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Innovare
per crescere
S
empre molto stimolanti gli incontri Asis, che l’Associazione
studi sull’industria della salute
organizza ogni anno a Tirrenia. Molti, tra
i presenti, gli esponenti delle aziende farmaceutiche, ma anno dopo anno si dà
sempre più spazio agli argomenti che
stanno a cuore ai farmacisti: nell’edizione 2013, dal titolo “Innovare per crescere” (vedi box a pagina 27), un’intera sessione è stata dedicata alla ricetta elettronica - ve ne parleremo sul prossimo numero - e la mattinata del sabato al cambiamento del “bene farmacia”.
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Il premio “Innovare per crescere” quest’anno è andato a Mauro Marchi, presidente della Palladio Zannini, azienda cartotecnica del settore farmaceutico e a
Stefano Pessina e Ornella Barra, rispettivamente Executive chairman e Chief executive Pharmaceutical Wholesale Division di Alliance Boots.
Di recente il Gruppo ha annunciato una
partnership con AmerisourceBergen, che
segue quella dell’anno scorso con Walgreens e Stefano Pessina, nella sua lezione magistrale che ha preceduto i lavori del
venerdì mattina, ha raccontato la storia di
Tre giorni di dibattiti
e convegni a Tirrenia,
al tradizionale incontro
organizzato dall’Asis.
E ampio spazio dedicato
al “bene farmacia”,
da proteggere
DI LAURA BENFENATI
Alliance Boots: «L’allungarsi dell’aspettativa di vita delle persone in realtà “gioca a
favore” dell’industria healthcare, destinata a una continua crescita futura. Certo gli
attori della filiera devono lavorare insieme
per il bene dei soggetti coinvolti e dei consumatori. La crisi che stiamo attraversando è molto dura ma abbiamo il dovere di
vederla come una sfida, una possibilità
unica di “rimescolare le carte”. Chi è capace di anticipare e adattarsi al cambiamento supera ogni crisi e ha l’opportunità
unica di ripartire in posizione di vantaggio
rispetto ai concorrenti».
I giovani
in primo
piano
Pessina ha ripercorso la sua storia, che lo
ha portato ai vertici dell’imprenditoria
mondiale, ricordando quando concludeva
accordi soltanto con il commercialista e
Ornella Barra, senza banche e avvocati e
«le probabilità di successo erano più o meno la stesse di quelle di oggi». Certo le cifre
in questione sono un po’ diverse. «Quando
ho capito che l’Italia non mi avrebbe permesso la crescita che volevo, sono andato
in Francia, poi in Gran Bretagna, ora in
America, dove ho realizzato il mio sogno,
perché lì si possono fare cose che in Europa sono difficili», ha raccontato Pessina.
«Con Boots ho fatto l’accordo con Walgreens e così è stato possibile l’accordo
con AmerisourceBergen: partendo dalla
distribuzione intermedia questo passo era
più difficile». Con l’ultimo accordo stiamo
parlando di un’azienda di 200 miliardi di
dollari di fatturato, con 400.000 dipendenti, 6 miliardi di utili post imposte, la prima
catena di farmacie sia in Europa sia negli
Stati Uniti - quasi 12.000 complessive - il
primo distributore intermedio sia in Europa sia negli Stati Uniti, 5 miliardi di pezzi
movimentati, una presenza in 26 Paesi.
Come è stato possibile tutto questo? «Si
tratta di una storia industriale, di reale valore e di creazione di utili, stiamo parlando
di una società innovativa che ha sempre
curato i clienti delle sue farmacie», ha
spiegato l’imprenditore che, partito dal
mondo farmacia nel nostro Paese, è oggi
nella lista di Forbes tra gli uomini più ricchi
del mondo. «Siamo un’azienda globale:
esaurite le idee, il segreto è sempre trovare
un’azienda più grande per amplificare il beneficio delle proprie idee e poi ne arrivano altre,
nuove. Eravamo distributori intermedi all’avanguardia in Italia
e quel modello lo abbiamo portato in Francia. Lì abbiamo capito come integrare le farmacie che Unichem aveva - e la distribuzione e siamo andati in
Boots. Il know how di Boots lo
abbiamo portato in Walgreens:
in quella società la parte di non farmaco è
meno profittevole e la renderemo profittevole. Bisogna sempre pensare al bene dell’azienda, se è necessario rinunciare al
controllo di una parte lo si deve fare. Se
fossi rimasto in Italia probabilmente la nostra azienda italiana sarebbe più grande e
migliore ma senza nessun valore. Obama
oggi si vuole prendere più cura della salute dei cittadini, ci sono 50 milioni di persone senza assistenza sanitaria, la farmacia
americana avrà un peso fondamentale se
saprà avvicinarsi al cliente».
E i farmacisti italiani? A loro Pessina ha
raccomandato di smettere di vivere nel
passato, le trasformazioni sono già in atto
ma richiedono tempi lunghi, la discussione sulle catene in Italia oggi è ridicola,
dall’e-commerce all’uscita dei farmaci
dal canale farmacia, la crisi accelererà
tutti questi processi.
PIÙ OTTIMISMO
Non stiamo parlando di una crisi congiunturale ma di una fase di trasformazione ra- >
Asis, l’associazione studi
sull’industria della salute,
promuove studi e iniziative
scientifiche e culturali
di interesse dell’industria
farmaceutica e dei prodotti
per la salute e ha tra i suoi
obiettivi quello di riunire mondo
del lavoro, istituzioni
e università per poter insieme
promuovere ricerca, sviluppo
e formazione nell’ambito delle
scienze della vita. Ogni anno, a Tirrenia,
l’associazione organizza
“Gli incontri”, quest’anno dal titolo
“Innovare per crescere”.
«L’auspicio è che da questi incontri
emerga sempre di più la voglia
di lavorare insieme - università,
associazioni, imprese - per trovare nuovi
stimoli che favoriscano la crescita
delle nuove generazioni nel settore delle
scienze della vita», ci ha detto
il presidente Marco Macchia.
L’attenzione ai giovani, da parte
dell’associazione, ha dato vita,
in collaborazione con la Fondazione
Carlo Erba, a due premi per dottori
di ricerca, che durante il loro recente
periodo di dottorato abbiano svolto
ricerche innovative nel campo delle
malattie oncologiche e neurodegenerative.
Il bando è disponibile sul sito
www.asis2013.it.
I partecipanti al convegno
del sabato mattina:
al centro Franco Falorni
e secondo da sinistra,
in alto, Marco Macchia,
presidente dell’Asis
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Da sinistra
Stefano Pessina,
Marco Macchia
ed Elio Fontana
dicale, come ha sottolineato Marco Frey,
della Scuola Sant’Anna di Pisa: «Vivremo
di sicuro in un mondo più parco, in cui ci
sarà crescita ma qualitativa. La crisi ha provocato una perdita nel livello del Pil potenziale, i giovani sono i più colpiti, nelle università stiamo perdendo la possibilità di
avere risorse per il futuro. È necessario
puntare su ricerca e innovazione private,
su maggiori servizi nel manifatturiero, internazionalizzazione e diversificazione dei
prodotti e dei mercati, green economy,
crescita dimensionale, interna e per aggregazione. E si deve investire in formazione e
motivazione del proprio capitale umano».
La situazione difficile nel nostro Paese è
stata riassunta bene con i numeri del rapporto Censis 2013 da Ornella Barra: i costi
burocratici gravano sulle imprese per 26
milioni di euro l’anno, nel 2012 i consumi
pro capite degli italiani sono tornati ai livelli del 1997, il carico fiscale sulle famiglie è
salito dal 42 per cento del 2007 al 45 per
cento di oggi e addirittura al 52 per cento
negli ultimi tre mesi del 2012: «Questa crisi è così lunga e riguarda tutti i Paesi, nessuno escluso, che niente sarà più come
prima, stanno mutando i fondamentali del
sistema economico e produttivo. L’onda
dei mercati emergenti è inarrestabile anche nel settore farmaceutico ma l’Italia è
destinata a mantenere la sua posizione al
settimo posto almeno fino al 2016. E per le
farmacie ci sono molte opportunità, perché il paziente esce prima dall’ospedale e
ha bisogno di farmaci e quindi il sistema
distributivo diventerà sempre più importante. Certo dobbiamo credere di più in
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tutte le caratteristiche positive - capacità di
adattamento, innovazione, creatività - che
ci contraddistinguono e vendere meglio il
valore del made in Italy». L’Italia, ha concluso Barra, può tornare a crescere grazie
alla sua capacità di internazionalizzarsi e
restare attrattiva, superando i vincoli del sistema Paese e un contesto non favorevole, con costi spesso troppo alti per energia,
trasporti, burocrazia e fisco. Un dato positivo è che la torta è comunque in crescita:
la spesa complessiva mondiale per
l’health care potrebbe toccare i 1.200 miliardi di dollari nel 2016.
L’eccellenza italiana è stata raccontata da
Stefano Rimondi di Assobiomedica: il 60
per cento dei prodotti per la dialisi arriva da
Mirandola, distretto duramente colpito dal
terremoto in Emilia dello scorso anno. L’associazione per le tecnologie biomediche,
diagnostiche, apparecchiature medicali,
dispositivi medici borderline, servizi e telemedicina ha immediatamente creato una
task force e non c’è stato un solo paziente
che abbia saltato una seduta di dialisi. Oggi
la gran parte della ripresa delle aziende colpite dal terremoto è già avvenuta e nel 2012
è addirittura aumentato il fatturato. C’è però
bisogno di innovazione per continuare a
competere e la spending review è peggio
del terremoto, ha detto Rimondi.
Se si fanno fuori le strutture si mette a rischio la salute della gente, ha sottolineato
anche Annarosa Racca, presidente di Federfarma: «Dobbiamo ridurre costi e attività
in ambito ospedaliero e potenziare l’assistenza territoriale, le farmacie dovranno fornire nuovi servizi, come l’Adi, la presa in ca-
rico dei pazienti cronici, ma prima di tutto si
devono rivedere il sistema di remunerazione e la convenzione nazionale, scaduta da
oltre 15 anni». E ha rincarato la dose il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi, che ha ricordato il grave danno per
le imprese, pagate dalla pubblica amministrazione a 230-260 giorni. Se le aziende
decidessero di spostare la produzione negli
altri Paesi, il danno economico per l’Italia
sarebbe enorme: «Serve un quadro normativo e regolatorio chiaro, si deve investire in
produzione, ricerca e sviluppo, risorse
umane qualificate ed export. Il Paese deve
puntare sui settori più competitivi e la farmaceutica è un’eccellenza: il 9 per cento
della ricerca e dello sviluppo nel nostro Paese è sostenuto dalle imprese del farmaco».
IL BENE FARMACIA
Uno dei principali obiettivi di Asis, ben illustrato da Marco Macchia, presidente oltre
La foto “Sic Volo”: in un momento di svolta,
in cui la farmacia è sotto assedio, bersaglio
di innumerevoli strali, il farmacista deve avere
estremamente chiari dinanzi a sé i propri obiettivi.
Solo così, dopo il martirio, potrà giungere una
resurrezione. “Sic volo”: chi pronuncia la frase?
I nemici della farmacia, che sognano di vedere
finalmente giungere al capolinea una casta
di monopolisti o il farmacista stesso, finalmente
cosciente dei molti errori commessi?
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Il cuore di Carlo
Al concorso “Il cuore di Carlo”, edizione
2013 hanno partecipato gli studenti
del Corso in economia aziendale
a.a. 2012-2013 - dipartimento di Farmacia
dell’università di Pisa, tenuto da Franco
Falorni. Ecco i finalisti.
- Gruppo PENDOLO composto da:
Francesca Ceragioli, Gemma Mimiri,
Martina Calamari, Sara Ferraro.
- Gruppo PUZZLE composto da:
Giulia Pellegrini, Stefania Gallucci.
VIDEO
- “La pillola va giù” di Denisa Zarka.
- “Terremoto L’Aquila” di Fabrizia Collaciani
(vincitrice dell’edizione 2013).
- “Maestro di sci e di vita” di Andera Manca.
“Farmacia senza frontiere (cannocchiale)“
di Virginia Cacciamano.
- Gruppo PISANI composto da:
Cataldo Filippelli, Fabiana Frusi,
Ilaria Pisani, Silvia Cerasoli, Valentina Citerà.
FOTOGRAFIE
- “Il pollice verde”, di Gilda Guaia.
- “Mettersi in gioco, buttarsi (in piscina)”
del Gruppo JORI composto da:
Benedetta Bagnoli e Jacopo Jori.
- “Il coraggio, in bilico su un masso”,
di Francesca Desideri.
Oltre agli studenti, hanno partecipato
al concorso i farmacisti della commissione
valutatrice del concorso. Ecco i loro lavori.
- La foto con l’iconografia di “San
Sebastiano” dal titolo “Sic Volo” di Enrico
Caroti Ghelli e di Davide Abate.
- “Il superfarmacista”
di Emanuele De Libero.
- “Il capitale umano” di Ilaria Lotti.
- “Take care” di Francesco Martini.
- “La bilancia” di Sandra Palandri.
- “Avatar” di Cecilia Comparini.
I video e le fotografie sono visibili sul sito
del Laboratorio Farmacia
www.laboratoriofarmacia.it.
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Il pendolo in quanto metafora di azienda
in movimento e di farmacia inserita in un sistema
in cui il singolo vive in sinergia con gli altri
che dell’associazione, anche del corso di
laurea in Chimica e tecnologie farmaceutiche all’università di Pisa, è aprire le porte
dell’università al mondo del lavoro e aggregare queste realtà con le istituzioni.
“Innovare per crescere” significa anche
questo: «Tutti dobbiamo fare rete per costruire il futuro dei nostri giovani e con
questo spirito è nata la collaborazione tra
la nostra università e il mondo del lavoro»,
ha spiegato Macchia.
Gli studenti del Corso di economia aziendale della facoltà di Farmacia quest’anno
hanno presentato una serie di progetti - video, fotografie, realizzazioni originali - nell’ambito del concorso “Il cuore di Carlo”,
alla sua prima edizione (vedi box a fianco), promosso da Assinde e Laboratorio
Farmacia. Il titolo della sessione del sabato mattina, dedicata alla farmacia, era “Innovare per crescere… l’inizio”: università,
studenti e mondo del lavoro: sistema sinergico per gestire e affrontare positivamente il cambiamento del bene farmacia.
«Se è un bene, bisogna cercare di proteggerlo», ha esordito Franco Falorni, commercialista di Pisa e docente al Corso di
economia aziendale, «non ci si deve
aspettare che l’università vada in farmacia, è la farmacia che deve andare in università. Sprechiamo tanti talenti, abbiamo
molte persone che non sappiamo sfruttare, dobbiamo lavorare con le nostre università. È necessaria una rivoluzione culturale, bisogna cambiare atteggiamento
attitudinale, investire in consapevolezza,
capitale umano, comunicazione, talento,
coraggio, passione, squadra, cambiamento, professionalità, gioia, insomma in
economia della conoscenza».
Di tutti i lavori pervenuti ne sono stati selezionati sedici, dieci degli studenti e sei dei
farmacisti della giuria, tra i quali il pubblico presente ha decretato il vincitore: Fabrizia Collaciani, originaria dell’Aquila
colpita dal terremoto, che ha raccontato
in un video un luogo ferito. Lo scenario rimanda in modo automatico alle sofferenze e alle difficoltà di una comunità,
non filmata, che non dimenticherà e che
è ancora lontana da una sperata normalità del proprio vivere quotidiano. Poi
però l'immagine dell’insegna di una farmacia su una baracca provvisoria ci dice
che la popolazione cerca di andare
avanti e che il farmacista è là a svolgere il
suo servizio, accanto alla sua gente.
Clown, musica, momenti di commozione,
intensa la mattinata del sabato all’insegna
della gioia, del ritmo, della solidarietà come atteggiamento positivo per risolvere i
problemi. «Chi è Carlo?», si chiedevano i
presenti. «Un farmacista, un sindaco, una
persona vivace mancata prematuramente, la cui figlia, Virginia Cacciamano, è una
studentessa del Corso di laurea», ha spiegato Falorni. «Il cuore del farmacista di cosa deve essere pieno? Abbiamo chiesto ai
ragazzi di raccontarci tutti i valori di Carlo».
Ed ecco allora, tra i sedici lavori, il pendolo, il puzzle, il pollice verde, il cannocchiale, il coraggio di buttarsi. Servono i progetti ma serve anche velocità nel realizzarli.
Amara la considerazione di Carlo Ghiani,
presidente di Credifarma: «Stefano Pessina non ha detto niente di nuovo nella sua
lezione magistrale, quindici anni fa allo
Sheraton di Genova ci descrisse quello
che sarebbe successo e che ci avrebbe
portato nella situazione in cui siamo ora.
Possiamo elencare una miriade di momenti perduti e oggi siamo disorientati su
cosa e su come fare. C’è una certa carenza di immaginazione, speriamo che le
nuove generazioni siano più agguerrite,
c’è da lavorare sodo».
I giovani sono avvertiti, hanno una grande
responsabilità. Se la farmacia di oggi rimpiange le troppe occasioni perse, quella
di domani è in mano loro, di quest’onda
di entusiasmo, passione e speranza. Non
smettiamo di sostenerla.
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