Funzioni del cibo.
Funzione energetica per il mantenimento delle attività basali e
volontarie, della t° corporea e per lo svolgimento delle biotrasformazioni chimiche nei processi fisiologici.
Funzione plastica per l’accrescimento ed il rinnovamento dei tessuti.
Funzione bio-regolatrice e protettiva dei processi vitali dell’organismo.
Carboidrati: (zuccheri e fibre) hanno la funzione principale di
fornire energia (1 g fornisce circa 4 calorie) e sono diffusi soprattutto
negli alimenti vegetali, nel latte e nei suoi derivati. Si dividono in
zuccheri semplici quali il fruttosio ed il glucosio ed in zuccheri
complessi. Un regime alimentare corretto deve mantenere un
rapporto equilibrato tra zuccheri semplici e complessi in quanto i
primi forniscono energia immediata, i secondi energia a lunga
durata – si deve comunque prediligere l’assunzione di carboidrati
complessi quali saccarosio ed amidi contenuti ad esempio nella
pasta, pane, riso e patate mentre i dolci, ricchi di zuccheri semplici,
dovrebbero essere assunti con moderazione. Le fibre sono
costituite da polisaccaridi (carboidrati complessi) quali cellulosa,
emicellulosa, lignina, pectine, gomme e mucillagini presenti perlopiù
nel regno vegetale. Tali sostanze migliorano la funzionalità
intestinale, prevengono l’accumulo di tossine, modificano
favorevolmente il tipo di flora intestinale ( probiotici), favoriscono il
raggiungimento del senso di sazietà ed inoltre alcune fibre,
particolarmente ricche di mucillagini, formano soluzioni vischiose in
grado di rallentare l’assorbimento intestinale di trigliceridi e
colesterolo. E’ consigliato pertanto l’assunzione giornaliera di
almeno due porzioni di frutta e verdura e l’impiego, anche saltuario,
di pasta, riso e pane integrale (in caso contrario integrare con
preparati a base di crusca e pectine).
Proteine : sono i costituenti principali di tessuti (pelle, mucose, muscoli,
organi, sangue, ossa), degli anticorpi, d’ormoni ed enzimi. Strutturalmente sono
formazioni complesse costituite da elementi più semplici, i peptidi, a loro volta
formati dall’unione d’elementi singoli, tra loro legati a catena, gli aminoacidi
(a.a). L’organismo non essendo in grado di produrre tutti gli aminoacidi deve
necessariamente introdurre la frazione mancante (aminoacidi essenziali) con
la dieta. Le proteine contenute negli alimenti d’origine animale, più ricche di
aminoacidi essenziali, sono considerate ad alto valore biologico – tuttavia
assemblando nella dieta alimenti vegetali, cereali, legumi, riso, ecc. si
possono ottenere regimi alimentari pressoché completi.
Grassi: forniscono una buona quantità d’energia (1 g
fornisce circa 9 cal); normalmente costituiscono sedi
di deposito energetico – sono costituenti essenziali
delle membrane cellulari e rientrano nelle sintesi
ormonali. Si dividono, dal punto di vista alimentare, in
grassi di condimento, aggiunti ai cibi per migliorarne
le caratteristiche organolettiche, e grassi costituenti,
già presenti cioè in numerosi cibi ed assunti pertanto
con le carni, gli insaccati, i formaggi, le uova ecc. Tra i
grassi di condimento distinguiamo quelli d’origine
animale (burro, strutto, lardo) ricchi di acidi grassi
saturi e quelli d’origine vegetale (olio d’oliva, di mais,
di girasole…) più ricchi di acidi grassi polinsaturi.
Questi ultimi dovrebbero essere preferiti in quanto
esercitano un’azione positiva nel controllo del
colesterolo e dei trigliceridi. I grassi saturi (perlopiù
solidi) possono invece esporre a rischi cardiovascolari
se consumati in quantità eccessiva. Le società
industrializzate denotano consumi elevati di grassi
(preconfezionati e condimenti) facendo salire il rischio
di patologie cardiovascolari legate a problemi di
soprappeso ed aterosclerosi ipercolesterolemica.
Vitamine: sono sostanze azotate (amine della vita), strutturalmente molto diverse tra
loro, che svolgono un ruolo insostituibile in molteplici azioni regolatrici – si dividono in
idrosolubili (complesso B, C) e liposolubili (A, D, E, K): L’associazione A, E e C viene
sfruttata in quanto capace di una potente azione antiossidante, prevenendo così
l’invecchiamento ed il deterioramento dei tessuti organici. Le vitamine idrosolubili si
trovano prevalentemente in carni, cereali integrali, legumi, vegetali mentre quelle
liposolubili in latticini, uova, fegato, verdure (provitamina A in carote ed altre verdure
giallo-arancioni), olio, germe di grano (vit. E)
Sali minerali: sono sostanze inorganiche che svolgono nel nostro organismo
funzione di struttura, controllo e regolazione dei processi omeostatici dei processi
vitali. Alcuni sali sono presenti in quantità ponderale (es. Ca++ nel tessuto osseo)
mentre altri solo in tracce (Zn, Va, Cr….) e svolgono attività di catalizzatori in
numerosi processi enzimatici.
Acqua: è il costituente principale del
nostro corpo – è l’ambiente in cui si
svolgono tutti gli scambi metabolici,
avviene il trasporto di materiale nutritivo
e partecipa attivamente (traspirazione e
perspirazione) al mantenimento della
corretta t° corporea. E’ necessario
introdurre un’adeguata quantità di liquidi
per evitare precipitazione di sali (ossalati
ed urati) a livello renale con rischio di
calcolosi o per diluire eventuali carichi
proteici (come ad es. in numerose attività
sportive) evitando così danni al
parenchima renale.
PIRAMIDE ALIMENTARE
La prima colazione: il 1° errore
Le comunità industrializzate tendono a sottovalutare il significato della prima colazione: una tazza di caffè
con una pasta al mattino per gli adulti ed un po’ di latte coi biscotti per i più giovani per poi replicare spesso,
in tarda mattinata, con spuntini eccessivamente ricchi in orari troppo vicini al pranzo.
Svilire la prima colazione significa lasciare senza carburante un organismo privo di alimenti da almeno 7-8
ore – la conseguenza potrebbe essere una modesta ipoglicemia con conseguente debolezza e difficoltà di
concentrazione.
La prima colazione ideale deve essere un pasto leggero ma comunque in grado di fornire almeno 350-450
calorie ( circa il 20% del fabbisogno giornaliero). Gli alimenti prevalenti in questa fase della giornata devono
essere i carboidrati mentre non dovrebbero essere assunti grassi – parte dei carboidrati và assunta come
zuccheri semplici ( miele, frutta, zucchero, confetture) per rendere disponibile energia immediata, mentre il
resto da amidi quali cereali, fiocchi, pane , biscotti secchi, fette biscottate per mantenere costante e
prolungata l’erogazione energetica nel tempo. La presenza di latticini è importantissima per l’apporto di
Ca++ e vitamine del gruppo B (meglio il latte fresco pastorizzato) – lo yogurt migliore è quello bianco senza
conservanti ed aromatizzanti ( la frutta può essere aggiunta in un secondo tempo). Tra i carboidrati, i migliori
al mattino, sono i biscotti tradizionali secchi mentre non andrebbero usati quelli ripieni, ricoperti di cacao
perché decisamente grassi – ottimi i cereali in fiocchi. Spesso i nostri bambini sono abituati ad una colazione
frettolosa che viene completata poi a metà mattina con merendine, gradevoli ma ricche di zuccheri raffinati
ed additivi vari. Le bevande zuccherine poi incrementano notevolmente le calorie a tal punto da essere
state annoverate tra le concause dell’obesità infantile.
Il pranzo e la cena:
Una buona prima colazione permette un pranzo più leggero.
Un pranzo dovrebbe coprire circa il 30-35% del fabbisogno calorico giornaliero, mentre la cena il
restante 35-40% ( meno se si è abituati a consumare una merenda pomeridiana).
Questi pasti dovrebbero sempre comprendere:
Amidi (pasta, riso, pane e grissini)
Proteine (limitando quelle animali) – il formaggio costituisce un ottimo secondo piatto, alternativo a
carne o pesce; è pessima abitudine quindi mangiare questi alimenti facendoli seguire in conclusione da
svariati assaggi di formaggio.
Deve essere sempre presente frutta e verdura (non esistono dati scientifici che attestino la necessità di
assumere frutta lontano dai pasti per evitare fermentazioni – spesso, invece, la presenza di alcuni
principi vegetali, stimolano la digestione e l’assorbimento dei nutrienti presenti)
La bevanda più idonea è comunque l’acqua – per soddisfare il gusto è meglio ricorrere ai succhi
vegetali o di frutta piuttosto che a bibite gassate. Una buona acqua minerale dovrebbe avere un residuo
fisso < 500 mg/ml, Na+ < 20 mg/ml, Cl- < 25 mg/ml, NO3 < 25 mg/ml (max 10 mg/ml donne in
gravidanza e lattanti). Fare molta attenzione alle bevande alcoliche – solo il 5% viene rapidamente
eliminato; il restante è metabolizzato a livello epatico con un sovraccarico di lavoro metabolico.
La dieta vegetariana
Secondo una definizione accademica dell’A.V.I (Associazione Vegetariani Italiana)
viene considerato vegetariano chi esclude dalla propria dieta carne e pesce senza
però escludere i vari derivati quali uova e formaggi – se anche questi ultimi non
vengono accettati si parla di “vegani”.
Generalmente le diete vegetariane sono ipocaloriche rispetto a quelle normali e
pertanto comportano una diminuzione dei rischi connessi al sovrappeso.
Sono molto ricche di fibre e migliorano pertanto la motilità intestinale
Comportano una bassa presenza di colesterolo
Il potere nutritivo delle sole proteine vegetali è comunque minore rispetto a quella di
una dieta meno drastica e più bilanciata.
Una dieta vegana può comportare una cartenza di Ca++ (molti adulti possono
diventare predisposti all’osteoporosi in seguito ad una dieta non equilibrata. Il Fe++
vegetale viene assorbito con più difficoltà rispetto a quello contenuto nelle carni.
La Vitamina B12 è assente nei vegetali.
Legame cibo-salute
Il legame cibo-salute
strettissimo e un’alimentazione
sicura ed equilibrata è
essenziale per il
raggiungimento ed il
mantenimento del benessere.
In una società altamente
industrializzata, dove la realtà
produttiva, ambientale ed
economica, gioca un ruolo
basilare si vengono a
delineare dei fattori di rischio
legati alla qualità di vita che si
conduce:
La scienza ha però individuato negli alimenti un buon numero di sostanze che svolgono un
importantissimo ruolo di prevenzione, i cosiddetti fattori protettivi.
Acidi grassi polinsaturi della serie linoleico, linoleico ed arachidonico (funzionalità della
membrana cellulare, produzione di prostaglandine, metabolismo ossigenativi cellulare)
Acidi grassi omega 3 e 6 (protezione dall’eccessivo accumulo di trigliceridi e colesterolo –
partecipano alla regolazione dei processi antinfiammatori)
Acido folico (importantissimo fattore per l’accrescimento cellulare la cui carenza viene legata
a disfunzioni neurologiche del neonato – è reperibile in fegato, lievito di birra e vegetali a
foglie scure)
Bioflavonoidi e Vit. C (eterogeneo gruppo di sostanze contenute in numerosi tipi di frutta e
verdura – le rutine degli agrumi svolgono attività protettiva vasale – gli antacianosidi del
mirtillo svolgono azione positiva a livello visivo, la Vit C svolge azione positiva sulle difese
immunitarie e sui processi ossidativi)
Alimentazione troppo ricca di grassi
(aterosclerosi, ipercolesterolemia, obesità,
ipertensione conseguente)
Eccessiva introduzione di proteine (problemi
renali, azotemia, iperuricemia)
Abuso di bevande alcoliche (danni epatici,
disturbi neurologici, tumori)
Eccessivo consumo di zuccheri raffinati
(obesità, carie, diabete)
Consumo eccessivo di sale (ipertensione)
Eccessivo consumo di cibi voluttuari
(intolleranze alimentari dovute al metodo ad agli
ingredienti usati ( conservanti, coloranti,
stabilizzanti, aromatizzanti, esaltanti del sapore
e additivi in genere)
Ipernutrizione (obesità infantile: è in genere
un’obesità iperplastica, legata cioè all’eccessivo
numero di adipociti (cellule costituenti il tessuto
adiposo) – la causa risiede normalmente in
un’ipernutrizione e comporta l’impossibilità in
età adulta di eliminare la predisposizione
all’aumento ponderale; l’obesità in età adulta: è
in genere un’obesità ipertrofica, legata cioè
all’aumento volumetrico delle cellule adipose, e
può essere efficacemente controllata con una
dieta adeguata.
Coenzima Q10 (azione antiossidante – svolge azione importantissima nei processi
energetici – reperibile in carne, pesce, germe di grano ed olio di soja)
Selenio (azione antiossidante e preventiva contro i danni da eventuali intossicazioni
con metalli pesanti – è presente in acque minerali e vegetali – attenzione ai
sovradosaggi)
Licopene, resveratrolo e catechine (potenti antiossidanti, possono coadiuvare la
prevenzione di alcuni tipi di cancro ed intervenire positivamente nell’organismo
limitando i danni ossidativi – si trovano nei pomodori, melone, uva, the verde,
fragola e papaia)
Betacarotene (presente in buona quantità in frutta e verdura giallo-arancione,
unitamente a Vit. C, Vit. E e Selenio compongono un efficace mix antiossidante.
Tocoferolo ( vitamina E ): reperibile in buone quantità nell’olio di germe di grano è
un ottimo antiossidante.
Cibo: scelta e preparazione
La cottura degli alimenti influenza enormemente le loro caratteristiche:
• intenerisce il cibo
• uccide la maggior parte dei batteri termolabili rendendo in tal modo i cibi più
sicuri ed igienici
• esalta gusto o aroma
• inizia i processi demolitivi facilitando il compito dell’apparato digerente
In acqua (lessatura): in genere questo metodo impoverisce il cibo di sali e vitamine
idrosolubili
A vapore: per evitare o limitare la perdita di nutrienti idrosolubili si evita il contatto del
cibo con l’acqua (pentola a vapore) o riducendo i tempi di contatto tra cibo ed acqua
(pentola a pressione – cuocendo a temperature più elevate ed in pochissima acqua,
sali, vitamine non termolabili ed aromi subiscono perdite molto basse)
Metodi di cottura:
Nei grassi: se la quantità di grassi ricopre l’alimento si parla di frittura mentre se è tale da ricoprire il fondo
del recipiente si parla di cottura saltata – con la frittura il condimento raggiunge temperature molto elevate
che se da un lato può esaltare le caratteristiche organolettiche del cibo, dall’altro può modificarsi in
composti poco digeribili – oltre una certa temperatura (punto di fumo) i condimenti grassi si
decompongono liberando una sostanza acre e talvolta irritante (acroleina) nonché avvolgono il cibo con
acidi grassi liberi, nocivi per l’organismo. Tra gli oli, quello più adatto alla frittura è l’olio di arachide (punto di
fumo più alto – circa 198°), seguito da quello di girasole, di mais, di soja ed infine dall’olio di oliva (punto di
fumo più basso – circa 175°). Tra i condimenti solidi, il lardo ha il punto di fumo più elevato 192°, mentre il
burro il più basso, 162°.
Per realizzare fritti leggeri è necessario friggere a t° elevate (senza far fumare l’olio) in quanto a t°
troppo basse il grasso potrebbe penetrare nel cibo rendendo il fritto pesante ed altamente calorico –
miscelare oli a punto di fumo diversi (ad es. olio di arachide + olio d’oliva) – ridurre il cibo da friggere in
pezzi piccoli – scolare bene i fritti asciugandoli su carta assorbente.
Microonde: questo metodo di cottura si differenzia totalmente da quelli convenzionali per il metodo con cui
viene prodotto il calore – l’alimento viene esposto ad onde elettromagnetiche che, assorbite, inducono nelle
particelle costituenti l’alimento una rapidissima vibrazione – l’attrito che ne deriva porta ad un veloce
innalzamento della t° e quindi alla cottura – caratteristico di questo sistema è che lo sviluppo di calore
procede dall’interno verso l’esterno. La velocità con cui si raggiungono alte t° rende questo metodo
particolarmente igienico e pratico – permette inoltre una cottura priva di condimenti, particolarmente
indicata pertanto in diete ipocaloriche con pochi grassi.
Attenzione agli additivi
Gli additivi sono sostanze chimiche che vengono aggiunti alla maggior parte degli alimenti confezionati
industrialmente – secondo la specifica funzione, gli additivi vengono classificati in ;
Conservanti: ritardano l’alterazione dei cibi limitando la proliferazione microbica. Tra questi annoveriamo
l’acido benzoico, nitrati, nitriti, solfiti ecc. I nitriti ed i nitrati, impiegati da anni nella preparazione d’insaccati in
quanto ottimi conservanti (ad esempio evitano lo sviluppo del pericoloso botulino), sono in grado di dare alla
carne un colorito rosso vivo decisamente invitante (e pertanto abusato come conservante di molte carni in
scatola) ma nell’organismo possono dare origine a nitrosammine, pericolose perché potenzialmente
cancerogene. Oggi sono in commercio insaccati e carni, privi di nitrati e nitriti, la cui conservazione è affidata
a particolari tecnologie.
Coloranti: hanno lo scopo di rendere l’alimento più attraente; spesso d’origine naturale sono stati soppiantati
oggi dai più economici coloranti chimici. Tra questi troviamo sotto inchiesta l’eritrosina (E 127) – colore rosso
per la potenziale azione sulla tiroide, la curcumina (E100) – colore giallo potenzialmente nociva per il fegato,
la tartrazina (E102) – colore giallo per l’azione eccitante sui bambini.
Antiossidanti: si usa per impedire l’azione ossidativa dell’ossigeno sui cibi che
porta all’annerimento di vegetali (specialmente quelli ricchi di Fe++). Tra questi
citiamo l’acido ascorbico, i tocoferoli, esteri dell’acido gallico, solfiti, il BHA ed il
BHT. Il butilidrossianisolo (BHA) ed il butilidrossitoluolo (BHT), impiegati nei
chewing-gum e nelle patatine fritte, sono stati correlati a disfunzioni renali (per ora
solo in animali da laboratorio).
Addensanti, stabilizzanti e gelificanti: vengono usati per aumentare la
morbidezza dei prodotti, renderli più gradevoli e migliorarne il comportamento alla
cottura. Tra questi citiamo i polifosfati, gli arginati, la carragenina, la gomma
arabica, l’agar-agar, le pectine, le gelatine, ecc. I polifosfati, capaci di trattenere
notevoli quantità d’acqua, trovano ampio impiego nella preparazione di formaggini
molli, prosciutto cotto, budini, ecc. – queste sostanze tendono però a sequestrare il
Ca++ degli alimenti diminuendone il potere nutritivo.
Esaltatori di sapidità: il più usato e il glutammato di Na+, comune in salse, ripieni,
dadi, brodi,carni conservate ecc. Il glutammato può essere però il responsabile
d’improvvise cefalee, senso di caldo dovuti a problemi circolatori (la cosiddetta
sindrome da ristorante cinese, in quanto uno degli ingredienti principali, la salsa di
soja, è particolarmente ricca di glutammato).
Edulcoranti: vengono impiegati al posto dello zucchero per il potere dolcificante.
Citiamo l’aspartame, la saccarina, il ciclamato, il maltitolo, il sorbitolo e lo xilitolo. Se
il loro impiego e giustificato nei diabetici, lo è meno nelle diete dimagranti in quanto
se assunti in eccesso possono creare problemi – non dovrebbero essere assunti in
gravidanza e sotto i tre anni – nel dubbio è meglio orientarsi sull’aspartame per il
quale è fissata una dose massima assumibile molto elevata e pertanto difficilmente
superabile.
La nutrizione nell’anziano
Un’alimentazione razionale ed adeguata è da
considerare un elemento primario per il
mantenimento di un buono stato di salute in
tutte le età.
Negli ultimi anni in Italia e nei paesi
industrializzati il tema anziani è diventato
oggetto d’interesse demografico e sociologico in
quanto l’aumento dell’età media ha indotto a
produrre studi sull’invecchiamento della
popolazione e sugli aspetti ad esso connessi.
Se da un lato l’aumento dello stato di salute
comporta un significativo aumento della vita
media dall’altro diventa un problema di ordine
economico legato ad un maggior esborso in
cure, pensioni etc.
Uno dei problemi più vissuti dall’anziano è
l’estromissione dal mondo del lavoro,
accompagnato da un progressivo restringimento
della vita sociale e familiare e spesso, accanto
alla consapevolezza di una minor funzionalità
corporea, s’instaura un processo depressivo.
La massa corporea magra di un uomo di
25 anni è di circa 60 kg che scende a 48
in un uomo di 75-80 anni; la perdita
interessa principalmente la massa
muscolare, ma anche organi quali fegato
e cervello. La massa grassa invece tende
ad aumentare. I principali mutamenti
dell’organismo anziano sono:
Diminuzione del metabolismo basale
Peggioramento del metabolismo glucidico
Incremento plasmatico e tissutale di lipidi
Aumento della sensibilità gustativa e
diminuzione di quella olfattiva
Alterazione della dentizione fino
all’adentalia completa
Riduzione della saliva
Iposecrezione gastrica
Ipotonia intestinale
Alterato assorbimento di calcio ed altri
nutrienti
Il fabbisogno energetico si riduce con l’età ( circa il 4% ogni 10 anni a partire dai 40 anni) per cui si
calcola che nell’anziano le calorie necessarie sono circa il 22% in meno del giovane adulto.
Paradossalmente studi hanno evidenziato come un modico soprappeso possa invece essere utile
nell’anziano: l’adipe protegge da traumi, riduce lo stress termico e metabolico. Un concetto basilare è la
differenza tra iponutrizione e malnutrizione: nell’anziano, perlopiù di sesso maschile, la non dimestichezza
con nozioni culinarie, la scarsa preoccupazione del ruolo degli alimenti nella salute, l’apatia o
l’indifferenza verso una cultura alimentare e, non meno importante, il costo eccessivo di taluni prodotti
sono un ostacolo importante ad una dieta equilibrata. A parte le neoplasie, molte condizioni patologiche
quali scompensi cardiaci, broncopneumopatie ostruttive, Parkinson e demenza impongono un’attenzione
più accurata sull’alimentazione. Spesso sintomi da carenza vitaminica quali debolezza, difficoltà ad
iniziare i movimenti, confusione vengono attribuiti ad altri fattori o trascurati; alterata sensibilità agli arti,
crampi notturni, confusione mentale sono talvolta associabili a carenza di acido folico o vitamine del
gruppo B mentre alterazioni a gengive e mucose a carenze di vit. C
Molti farmaci possono inoltre influenzare alcuni aspetti nutrizionali:
Molti farmaci possono inoltre influenzare alcuni aspetti
nutrizionali:
• Perdita di K+ da diuretici
• Riduzione dell’appetito o nausea
• Succo di pompelmo innalza attività Ca++ antagonisti
• Warfarin aumenta attività col gelato e diminuisce con
soja, aglio e fagioli
• Antiipertensivi assunti con formaggi, vino o birra
possono dare cefalea ed ipertensione (tiramina)
• E’ molto frequente in età avanzata la presenza di una
patologia cronica che in qualche modo influenzi
l’attività nutrizionale.
• Patologie dentarie
• Patologie gastro intestinali
• Patologie epatiche (colecisti)
• Demenza senile
• Invalidità motoria
• Neoplasie
• Allettamento prolungato
• Diabete senile
• Ipertensione ed ipercolesterolemia
Caratteristiche biochimiche e funzionali di composti ad azione protettiva
ed antitumorale di derivazione alimentare.
Acidi grassi polinsaturi
omega-3 ed omega-6
Gli acidi grassi essenziali (cioè non
sintetizzabili dall’organismo)
della serie omega 3 e 6
rappresentano una fondamentale
famiglia di composti dotati di
attività funzionale ed
antiossidante a livello cellulare e
metabolico.
Gli omega -3 ( acido alfa linolenico)
sono particolarmente abbondanti
in alimenti provenienti dai mari
freddi ( merluzzo, salmone,
pesce azzurro, krill …), in varie
alghe marine e nell’olio di semi di
lino.
I principali grassi del gruppo omega-3 sono:
• acido alfa-linolenico o ALA
• acido eicosapentaenoico o EPA
• acido docosaesaenoico o DHA
EPA e DHA, fondamentali per la corretta trasmissione degli impulsi nervosi, vengono sintetizzati
in piccola quantità a partire da ALA.
Gli acidi della serie omega-3 e 6 sono molto
importanti per:
• crescita
• produzione di energia
• Integrità delle membrane cellulari e
mitocondriali
• miglior tolleranza ai carboidrati
• riduzione del rischio cardiovascolare
• rafforzamento della prevenzione in campo
oncologico
• prevenzione e cura di alcune patologie
cutanee.
Gli omega-3 si trovano maggiormente negli alimenti di origine animale mentre gli omega-6 sono
abbondanti in quelli di origine vegetale
CAROTENOIDI: comprendono oltre 600 composti, prevalentemente pigmenti naturali di origine vegetale. I
principali sono alfa e beta-carotene, licopene, zeaxantina e luteina.
Il betacarotene si trova perlopiù in ortaggi di colore giallo-arancio mentre il licopene nei pomodori. Alcuni
carotenoidi vengono convertiti in vitamina A ( retinolo ). Ha attività di scavenger dei radicali liberi. Il
contenuto medio di beta-carotene nei vegetali dipende dalla varietà, stagione e grado di maturazione
mentre la biodisponibilità dipende anche dal metodo di preparazione prima del consumo.
Il licopene deve il nome all’alto contenuto con cui si trova nei pomodori ( Solanum Lycopersicum ). Altre fonti
sono melone, anguria, uva e pompelmo rosa.
La luteina è un carotenoide presente in spinaci, insalata verde, porrie piselli. La zeaxantina, carotenoide
della stessa famiglia ( xantofille ) della luteina si trova prevalentemente nel mais ( Zea Mais ). Entrambe
sono tra i maggiori costituenti del pigmento maculato della retina umana. Dal punto di vista commerciale
la principale fonte di xantofille è costituita dai fiori di Tagete Erecta, meglio conosciuta come Marigold.
I carotenoidi esercitano un possibile effetto protettivo cellulare in campo oncologico grazie ad attività quali:
•
Attività antiossidante
•
Attività protettiva verso il DNA
•
Stimolazione sistema immunitario
•
Aumento del catabolismo di alcune sostanze carcinogene
VITAMINA E e TOCOFEROLI
La Vitamina E consiste in una famiglia di 8 componenti: 4 tocotrienoli e 4 tocoferoli tutti con
importanti attività biologiche ed antiossidanti.
Gli alimenti ricchi di vitamina E sono germe di grano, semi di girasole, mandorle, pinoli,
spinaci e tanti altri.
PROBIOTICI e PREBIOTICI
Sono due classi d’integratori alimentari con azioni mirate direttamente all’intestino ed
indirettamente a tutto l’organismo. In linea generale la loro funzione è di promuovere la
proliferazione e l’equilibrio della composizione batterica che costituisce l’ecosistema
intestinale. Questi è infatti costituito da centinaia di specie batteriche diverse le cui attività
metaboliche influenzano lo stato di salute dell’intero organismo. In seguito a diversi fattori
si può assistere ad uno sbilanciamento della microflora intestinale (disbiosi ) che rende
l’organismo stesso più suscettibile all’attacco di patogeni e lo espone ad un rischio
maggiore di sviluppare patologie di vario genere.
L’attività salutistica di probiotici e prebiotici è legata alla loro capacità di modulare
l’immunocompetenza della mucosa intestinale e di regolarne la permeabilità. La
combinazione alimentare di entrambi porta alla definizione di simbiotici.
I probiotici sono microrganismi le cui attività funzionali
sono in grado di creare, mantenere o migliorare
l’equilibrio della cosiddetta flora intestinale.Tra i ceppi
più comuni ricordiamo i Lactobacillus ( L.acidophilus,
L.casei e L.bulgaris ) ed i Bifidobacterium.
I prebiotici sono invece componenti alimentari non
digeribili che favoriscono selettivamente lo sviluppo e
l’attività metabolica di specifici ceppi microbici,
importanti per il buon funzionamento e la salute
dell’organismo. Tra i più conosciuti i fruttooligosaccaridi e l’inulina.
.
Tra le proprietà salutistiche ricordiamo:
• detossificazione a livello intestinale con degradazione di amine cancerogene e riduzione di attività di enzimi
implicati nella cancerogenesi
• Immunomodulazione con produzione di IgA
• miglioramento della funzione barriera dell’intestino
• prevenzione delle infezioni opportunistiche conseguenti a terapie antibiotiche
• riduzione conclamata del rischio di sviluppo di cancro al colon
• aumentata produzione di acidi grassi a catena corta che inibiscono la proliferazione di cellule tumorali
• aumento dell’attività proteolitica intestinale con riduzione di ammonio e para-cresoli nelle feci.
• riduzione o neutralizzazione di composti mutageni.
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