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Intervista alla signora Anna
Schaffler di Egna
a cura di Letizia Flaim
Lei è nata nel 1926. Ha incominciato a frequentare le scuole nel 1932.
Lei si ricorda qualcosa delle elementari?
Qualcosa sì. Sono andata a scuola a Egna. Ho frequentato le scuole italiane perché eravamo in epoca fascista e mi ricordo che c’erano delle brave
maestre. In prima classe la signora Moreschini, in seconda la Tamanini,
se non mi sbaglio, se non inverto, in terza la Santini e in quarta non mi
ricordo. La Santini non mi ricordo se ha fatto la terza o la quarta e c’era
anche il marito. In quarta il marito e in quinta la Gariboldi che era una
bravissima maestra. Ecco queste sono state le mie maestre.
Ha trovato differenze tra le maestre donne e l’uomo che ha avuto,
come severità, come impostazione?
Non tanto, no. Mi sono trovata bene con tutte. C’era una maestra molto
portata verso il fascismo, ma io non l’ho mai avuta, la Lodi, ma io non
l’ho mai avuta. Lei portava avanti tutti gli incontri che si facevano vestite
da Giovani Italiane.
Si dava molta importanza a quell’epoca alla ginnastica, all’igiene
personale
Sì. Questa per esempio, non so se ero in quinta classe, questa era la maestra
Gariboldi e questa ero io, ero molto mingherlina.
Classi molto numerose e tutte femmine? Ma c’era la divisione maschi
e femmine?
Non mi ricordo. Può darsi che ci siano state.
Questa era l’aula?
Sì, era molto austera, non c’era attaccato ancora nulla alle pareti.
C’erano maschi e femmine. C’era Rizzardi il parroco di Egna. C’era il
cappellano, non mi ricordo come si chiamava. E anche l’assistente della
parrocchia.
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© Foto M. Furlan - Egna (Bz)
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Egna: classe maschile con il maestro Lombardo, 1925.
© Foto M. Furlan - Egna (Bz)
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Egna: esercizi ginnici delle piccole italiane, 1925.
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Durante il fascismo ha dovuto frequentare la scuola in lingua italiana
nonostante fosse di madrelingua tedesca. Ha avuto problemi? Ha
frequentato anche l’asilo italiano?
Si ho frequentato l’asilo. Problemi, sì, perche bisognava parlare sempre in
italiano, non si poteva parlare il tedesco, allora.
Anche perché le maestre erano di qui o venivano da regioni italiane?
Una era milanese e penso che anche quest’altra era italiana
E nella classe ci sono stati episodi di bambini che non riuscivano a
parlare in italiano, che venivano puniti? Perchè ci saranno state delle
persone che avranno avuto problemi, per esempio c’era un particolare problema che si ricorda? Alunni che non riuscivano a scrivere o
a parlare?
Non mi ricordo di questo
E negli anni di scuola si ricorda qualche evento particolare?
Io mi sono sempre trovata bene a scuola, imparavo facilmente e in grammatica ero scarsa sempre, ma in lingua in quinta la maestra mi diceva
sempre “è farina del tuo sacco?” Scrivevo molto bene in italiano. Avevo
facilità a scrivere in italiano, cioè ad esprimermi.
Sfogliando i registri delle maestre ho notato che molte di loro pur
vedendo i problemi linguistici dei bambini hanno sempre cercato di
capirli, mentre i maestri, provenendo da una formazione militare,
erano più severi nel denunciare quei bambini che frequentavano la
Katakombenschule.
A proposito di Katakombenschule, mia mamma faceva la bambinaia dalla
signora Seeber Menghin di Egna da quando aveva 14 anni fino a quando
si è sposata. Allora la signora, quando ci sono state le scuole catacombe è
venuta da mia mamma e ha chiesto se noi potevamo andare. La mamma
ha detto “non li mando perché ho paura dei fascisti, che poi noi siamo
poveri, se per caso lo scoprono, veniamo puniti..”. E allora non ci ha
mandati, però il tedesco io, leggere e scrivere, l’ho imparato da mia madre, perché lei a suo tempo ha fatto le scuole italiane perché lei era della
val di Fiemme, cioè Trodena e ha fatto le scuole tedesche e allora lei ci ha
insegnato a leggere e scrivere. Se io oggi so leggere e scrivere in tedesco è
merito di mia madre perché io le scuole non le ho fatte, in tedesco.
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© Foto M. Furlan - Egna (Bz)
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Egna: la sede della GIL (Gioventù Italiana del Littorio), anni Trenta del Novecento.
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Egna: scuola elementare femminile, anni Trenta del Novecento.
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Per cui sua madre lavorava dalla signora Seeber Menghin che è diventata maestra delle Katakombenschulen, e dopo che ha detto che non vi
avrebbe mandati alla Katakombenschule ha continuato a lavorare lì?
No perché si era già sposata e non lavorava più lì.
Lei ha fratelli?
Sì, un fratello più grande e una sorella più giovane.
In paese non erano tantissimi quelli che frequentavano la Katakombenschule?
No.
Avete avuto problemi per il fatto di non aver frequentato le Katakombenchulen?
Siamo stati un po’ emarginati come famiglia, specialmente poi quando ci
sono state le opzioni del ’39. Mia mamma ha detto a mio papà che se lui
voleva, poteva andare in Germania, ma lei non si sarebbe mossa da qua.
Siccome noi avevamo un cognome tedesco, è venuto un carabiniere e ha
detto “Lei signor Schaffler ha un cognome tedesco, è obbligato ad andare
a votare o per la Germania, o per rimanere qui”.
Quando poi l’hanno saputo gli amici ci hanno un po’ emarginati.
Perché sua madre ha detto che non si sarebbe mossa da qua?
Sì, mia nonna quando lo ha saputo è venuta da Trodena e so che le ha
dato uno schiaffo e ha detto “perché hai fatto questo?”
Perché sua nonna aveva optato per la Germania?
Sì, per andare.
Ho capito. Sua madre no e suo papà?
Il papà ha aderito alla volontà della mamma ed è rimasto. Però lì abbiamo
perso molti amici, ci chiamavano traditori, spie [...]. Abbiamo perso anche
tante amicizie a scuola, eravamo emarginate.
Nel 1939 Lei frequentava le scuole medie? Cosa ha fatto dopo le scuole
elementari?
Ho fatto un avviamento professionale, due anni di scuola.
E poi dopo l’avviamento ha cominciato a lavorare?
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Egna: anni Cinquanta del Novecento.
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Sì perché c’era il pericolo di dover andare in Germania e allora la mamma
mi ha mandata a lavorare, a fare cassettine, a inchiodare cassette per le
mele.
E poi comunque voi e la nonna non siete andati in Germania?
No, non siamo partiti.
Quando ha cominciato a fare l’insegnante?
Dopo la guerra. Non so l’anno giusto, ho insegnato 20 anni. Mi sembra
a partire dal 1948.
Lei era insegnante di religione nella scuola italiana?
Sì siccome io insegnavo catechismo alle bambine nella parrocchia, avevo
dei gruppi. Ho fatto 10 anni. Poi dato che c’era bisogno di insegnanti
italiani, il parroco mi ha detto che potevo andare.
Non volevo andare a scuola, ma poi ci sono andata e sono stata contenta.
Ho insegnato 20 anni a Egna e gli ultimi 10 anche a Salorno.
Avevo il visto del vescovo per l’insegnamento nella scuola.
È strano che potesse insegnare religione nella scuola italiana pur essendo di lingua tedesca.
Poi volevano ben trasferirmi, ma ormai ero nella scuola italiana e sono
rimasta lì.
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Si ricorda di feste particolari, aneddoti del periodo della scuola?
Sì che c’erano quelle feste fasciste, si marciava per il paese vestite da piccole italiane.
Ma tutte nella classe erano vestite così, non c’era nessuno che si era
rifiutato?
No non potevano, andavano incontro a problemi della famiglia.
Le ragazze che si rifiutavano di venire vestite da Piccole italiane il sabato
fascista rischiavano delle punizioni.
Suo fratello e sua sorella non hanno avuto problemi a scuola??
C’era una maestra molto severa, Voltolini si chiamava. E Lodi era quella che
comandava durante il fascismo. E so che a mia sorella era caduto per terra
il portamatite in legno e non glielo ha più dato fino alla fine dell’anno.
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Egna: la maestra Schaffler e i suoi alunni, anni Sessanta del
Novecento.
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