CONFIMI
30 ottobre 2015
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INDICE
CONFIMI
30/10/2015 La Provincia di Cremona - Nazionale
A MEDeA 9.600 euro
5
30/10/2015 Prima Pagina Modena - Modena
Anche l'imprenditoria modenese nella 'missione' di Renzi in Sudamerica
6
CONFIMI WEB
29/10/2015 www.castedduonline.it 13:50
Franco Cardia: "Edilizia privata a Cagliari sempre più nel caos
8
SCENARIO ECONOMIA
30/10/2015 Corriere della Sera - Nazionale
Banche in crisi, il piano B di Bankitalia
10
30/10/2015 Il Sole 24 Ore
La staffetta della crescita passa a Usa e Europa
11
30/10/2015 Il Sole 24 Ore
Restituire stabilità al futuro di Telecom
12
30/10/2015 Il Sole 24 Ore
Telecom Italia, avanza la «scalata» francese
14
30/10/2015 La Repubblica - Nazionale
Saccomanni: "Corsa ai bond in perdita per l'eccesso di liquidità mondiale"
17
30/10/2015 La Repubblica - Nazionale
In crisi i simboli della Germania: Deutsche Bank in profondo rosso per 6 miliardi
18
30/10/2015 La Repubblica - Nazionale
Bassetti. Non fate i "ganassa" la vera sfida inizia ora
19
30/10/2015 L'Espresso
Grazie all'Europa arriva "Banche pulite"
20
30/10/2015 MF - Nazionale
L'ad Mauri a Class Cnbc: nei libri il futuro di Mondadori
21
30/10/2015 MF - Nazionale
Eni in rosso ma col record di barili
23
30/10/2015 MF - Nazionale
I tre moschettieri dei new media
25
30/10/2015 MF - Nazionale
Il fattore Yellen non conta, la Bce lancerà comunque il super Qe
27
30/10/2015 MF - Nazionale
COSI L'EXPO HA RIACCESO L'ITALIA
29
CONFIMI
2 articoli
30/10/2015
Pag. 14
diffusione:16813
tiratura:22530
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Passi da dea. Un mese fa la sfilata delle donne che hanno sconfitto il tumore
A MEDeA 9.600 euro
Consegnato l'incasso della serata benefica
di Francesca Morandi Il 27 settembre, sulla passerella allestita a Cascina Farisengo di Bonemerse, quindici
donne che hanno sconfitto il tumore, hanno 'sfilato per la vita', lanciando un messaggio forte: l'importanza
della prev e n z i o n e . ' P a s s i d a d e a ....donne per MEDeA ... per la prevenzione oncologica
femminile», la serata benefica, il cui ricavato è andato a MEDeA: 9.600 euro consegnati a Rodolfo
Passalacqua , primario di Oncologia e presidente onorario di MEDeA, e al presidente dell'associazione,
Donatello Misani , un mese esatto dopo, il 27 ottobre scorso a Casa MEDeA. «Con orgoglio e con
soddisfazione siamo qui per consegnare una cifra importante. Un grazie immenso a tutti coloro che hanno
partecipato e contribuito alla serata, agli sponsor e a tutti quelli che hanno lavorato gratis». Patrizia
Lombardi ha rotto il ghiaccio. A lei, una sera, è nata l'idea della sfilata: «Avevo appena terminato un
percorso oncologico e volevo dare un senso a quello che mi stava succedendo, perché io sono stata
fortunata, perché se il mio percorso oncologico è stato breve rispetto ad altri, è perché c'è stata
prevenzione». L'idea di Patrizia si è concretizzata con l'aiuto di due amiche: Nicoletta Mezzadri , presidente
del Gruppo Donne di Apindustria, e Anna Garavelli . Tre 'dee' che hanno chiamato a raccolta le altre 'deemodelle'. «Noi ormai non ci fermiamo più. Questa è l'occasione per presentare la nostra prossima iniziativa,
'Il calendario delle dee'», ha detto Nicoletta. Una proposta «che ci è stata fatta in quella serata dalla
fotografa Al essandra Diamanti dello studio Diagaz, che ha offerto il suo contributo». Nicoletta ha
raccontato la «domenica di scatti», un pomeriggio «molto impegnativo, intenso, divertente; trovarsi tra
donne che si conoscono sì e no, in quel momento vederci, confrontarci, sorriderci, vedere le nostre cicatrici,
è stato un momento di grande forza. Si è creata una cosa magica. Si dice che sia più bello donare che
ricevere. In questa occasione invece possiamo dire che sia bello sia donare che ricevere, perché abbiamo
donato un aiuto economico che attraverso MEDeA può andare a beneficio della comunità, ma quello che
abbiamo ricevuto è stato di gran lunga superiore. Queste dee stanno creando qualcosa di bello, ormai non
ci ferma più nessuno, stiamo facendo piccoli passi». Lunedì è iniziata la prenotazioni dei calendari. «Nel
giro di un quarto d'ora, 80 prenotazioni», ha detto con orgoglio Nicoletta . E poi il suo appello: «Se ognuno
di voi ci aiuta a raccogliere le prenotazioni, daremo ancora il nostro contributo all'associazione MEDeA».
Anna Garavelli si è complimentata con quanto sta facendo MEDeA, «perché questa struttura sarà un
grande aiuto fisico ed emotivo per tantissime famiglie cremonesi, che esorto a comprare il calendario.
Perché sono cose che si crede succedano sempre fuori dalla porta di casa nostra. Quando arriva nelle
nostre case, il tumore è come una bomba e il secondo dopo ci si rende conto che ci sono queste realtà che
ti trasmettono il calore che ti toglie la parola tumore già da sola». A n n a h a a n n u n c i a t o c h e
«'Passettini da dea' è già in programmazione per l'a nno prossimo». Le 'dee' non le ferma più nessuno. Da
sinistra, Misani Passalacqua Lombardi, Mezzadri e Garavelli
CONFIMI - Rassegna Stampa 30/10/2015 - 30/10/2015
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30/10/2015
Pag. 13 Ed. Modena
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NUOVI MERCATI I presidenti di Aniem e Assolegno col premier
Anche l'imprenditoria modenese nella 'missione' di Renzi in Sudamerica
Anche l'i m p re n d i t o r i a modenese era rappresentata nel viaggio in Sud e Centro America, che Matteo
Renzi ha concluso a Cuba, dopo diversi giorni di meeting, con la visita a Raul Castro. Dino Piacentini,
presidente di Aniem (l'a s s ociazione delle pmi edili) ed Emanuele Orsini (presidente di Assolegno) hanno
preso parte alla 'mi s si o ne ', che ha visto protagonista una novantina di imprese, con cui l'Italia ha
rafforzato i rapporti istituzionali ed economici con alcune realtà dell'America Latina, tra cui Cile (prima
tappa, con accordi sulla doppia imposizione fiscale e la presenza di Banca Prossima, l'istituto del Gruppo
Isp dedicato al nonprofit), Colombia e Pe r ù . La missione italiana si è inserita in un contesto di importante
espansione de ll'export in Sudamerica e in una storica fase di svolta nelle relazioni tra Usa e Cuba, che sta
portando l'Avana all'aper tura ai capitali stranieri. (fra.tom.) GOVERNO E IMPRESE Sopra il premier Renzi.
A fianco Dino Piacentini (Aniem) ed Emanuele Orsini (Assolegno)
CONFIMI - Rassegna Stampa 30/10/2015 - 30/10/2015
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CONFIMI WEB
1 articolo
29/10/2015 13:50
Sito Web
www.castedduonline.it
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Franco Cardia: "Edilizia privata a Cagliari sempre più nel caos
Dopo l'esposto in Procura, altre bordate del presidente degli edili contro il dirigente del Comune
Castrignano
Il Servizio Edilizia Privata sempre più nel caos. Ad affermarlo è il Presidente della Sezione Edili dell'ANIEM,
Ing. Franco Cardia, che con un esposto presentato alla Procura della Repubblica contesta la legittimità
dell'assunzione del dirigente responsabile del servizio di edilizia privata nell'assessorato all'urbanistica del
Comune di Cagliari e ne denuncia il mal funzionamento. Riportiamo integralmente la nota dell'Ig. Franco
Cardia. "E' bene evidenziare la situazione creatasi nell'Assessorato all'Urbanistica del Comune di Cagliari,
Servizio Edilizia Privata, il cui Dirigente responsabile, Ing. Riccardo Castrignano, riveste un ruolo la cui
professionalità sembrerebbe non idonea all'incarico conferitogli e non ultimo in contrasto per violazione di
norme. Quanto succitato è oggetto di indagine da parte della Guardia di Finanza delegata dalla Procura
della Repubblica, nella figura del P.M. Maria Grazia Genoese, a seguito di esposto presentato dal
Presidente della Sezione degli Edili dell'Aniem, Ing. Franco Cardia, dalla quale emergono che l'Ing.
Castrignano è stato assunto dal Comune di Cagliari nel Dicembre 2010 proveniente per mobilità esterna
dall'ASL n. 1 di Sassari dopo appena un anno e nove mesi dall'assunzione presso la stessa struttura
sanitaria in netto contrasto con quanto disposto dall'art. che prevede lo spostamento per mobilità dopo aver
maturato cinque anni di anzianità nella sede di prima nomina. Si sottolinea inoltre che la sua non idoneità a
ricoprire il ruolo di responsabile dell'Edilizia Privata, è da ricercarsi sulla specializzazione di laurea,
Ingegneria Elettrica, totalmente diversa dalla professionalità specifica richiesta per ricoprire l'attuale
incarico (materie trattate urbanistica ed edilizia) e non ultimo non avere il requisito indispensabile previsto
dalla norma per le mobilità esterne così come citato nell'art. 35 del D.Lgs, oltre che la maturità richiesta per
ricoprire il ruolo di dirigente. Il bando che ha permesso all'Ing. Castrignano di partecipare alla selezione a
firma
dell'allora Dirigente Francesca Brundu era carente del requisito fondamentale così come citato. Nonostante
ciò, la selezione è stata effettuata ritenendo l'Ing. Castrignano idoneo e successivamente è stato richiesto il
nullaosta all'ASL n. 1 di Sassari per il suo trasferimento episodio questo molto dubbio in quanto l'Ing.
Castrignano era assunto da appena un anno e nove mesi con un concorso indetto dalla ASL nel lontano
2001 e svoltosi nel 2009, rinunciando la stessa ASL alla professionalità che per anni era indispensabile. E'
da sottolineare inoltre che l'Ing. Lamberto Tomasi, secondo classificato alla selezione per mobilità, ha fatto
ricorso al TAR Sardegna per l'annullamento della stessa nomina per motivazioni riconducibili al non
corretto svolgimento della prova di selezione, in primis, con il Presidente della Commissione, Dott. Pietro
Cadau, incompatibile con il concorrente Ing. Tomasi perché in quel periodo erano rispettivamente uno il
Presidente di Abbanoa S.p.A. (controllato), e l'altro il Presidente dell'Autorità d'Ambito (controllore).
Quanto su rappresentato relativamente alla nomina di Castrignano giustifica il carente e cronico mal
funzionamento del Servizio Edilizia relativamente a interpretazione di norme, regolamenti, direttive per il
disbrigo delle pratiche con decisioni assunte ignorando normalmente le più elementari norme di costruzione
e urbanistiche, di cui sia gli ordini professionali che le varie categorie di associazioni di imprese lamentano
da diversi anni. Con l'esposto presentato, si spera in un miglioramento del Servizio".
CONFIMI WEB - Rassegna Stampa 30/10/2015 - 30/10/2015
8
SCENARIO ECONOMIA
13 articoli
30/10/2015
Pag. 41
diffusione:298071
tiratura:412069
Banche in crisi, il piano B di Bankitalia
Fabrizio Massaro
Il Parlamento dovrebbe introdurre entro l'anno i decreti che applicano la nuova direttiva Ue sulle crisi
bancarie che entra in vigore nel 2016, per evitare un passaggio non ordinato al nuovo sistema. L'appello è
del vicedirettore generale della Banca d'Italia, Fabio Panetta, ieri al Senato. La risoluzione resta «l'extrema
ratio» in caso di dissesto di un istituto anche perché nuova regola del «bail-in», cioè che soci e creditori
sopportano le perdite prima che intervenga lo Stato, è potenzialmente «dirompente». In teoria anche i
depositanti sopra i 100 mila euro potrebbero essere toccati, visto che per essi non scatta la garanzia dei
depositi, ma il fatto che prima vengano aggrediti azioni e bond «minimizza di fatto la probabilità che essi
subiscano perdite in situazioni di dissesto». Il caso non è teorico. Panetta non le cita ma in Italia ci sono
ben quattro banche commissariate che devono essere ricapitalizzate dal Fondo interbancario di tutela dei
depositi. Ma la Commissione Ue tende «a qualificare come aiuto di Stato gli interventi dei sistemi di
garanzia diversi dal rimborso dei depositi». «Tale orientamento» per Panetta «appare in contrasto con la
natura privatistica di tali interventi, che utilizzano risorse del sistema bancario e non dello Stato» e su base
volontaria. «Sarebbero comunque ammissibili gli interventi di sostegno effettuati dal sistema bancario con
risorse aggiuntive, al di fuori degli schemi di garanzia dei depositanti». Per Banca Marche, Popolare Etruria,
CariFerrara, CariChieti c'è insomma una via d'uscita.
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SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 30/10/2015 - 30/10/2015
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La Lente
30/10/2015
Pag. 1
diffusione:150811
tiratura:209613
La staffetta della crescita passa a Usa e Europa
Fabrizio Galimberti
Inuovi sussidi di disoccupazione in America sono oggi ai livelli più bassi da 42 anni (e nel 1973 c'erano 110
milioni di americani in meno). Il Pil americano del terzo trimestre ha rallentato, ma meno di quanto sembri:
gli strappi delle scorte hanno abbassato il tasso di crescita all'1,5%, ma la domanda interna privata
(domanda finale meno spesa pubblica) ha mantenuto un ritmo di crescita superiore al 3%, confermando il
ruolo di "locomotiva" che gli Usa hanno meritoriamente assunto. Nell'Eurozona il superindice della
Commissione Ue è (inaspettatamente) aumentato ancora: la buona performance di Francia e Italia ha più
che compensato il dato negativo della Germania. E in Italia i dati dell'altro ieri (la fiducia di famiglie e
imprese balza in altoe torna ai livelli pre-crisi), confermano il buon tono di una congiuntura che,
abbandonato il piano inclinato della decadenza, si avviaa risalire la sinusoide del ciclo. Mentre i mercati
sfogliano la margherita dei tassi americani - aumenteranno a dicembre? o no? - le correnti profonde
dell'economia mondiale vanno scorrendo verso uno scenario diverso dal passato. Diventa più chiaro - e
l'andamento comparato delle Borse lo confermache il testimone della crescita, saldamente tenuto negli anni
scorsi dai Paesi emergenti, sta passando ai Paesi atlantici. Anche sei tassi di crescita sono più elevati per
gli emergenti, il loro rallentamento, unitamente alla tenuta, se non all'accelerazione di America ed Europa,
indica un cambiamento della staffetta. In Europa,e più ancora in Italia,i rischi della crescita sono, per la
prima volta da tempo, segnatamente verso l'alto. E, se le emozioni cedono alla freddezza delle cifre, anche
l'epocale sconvolgimento della pressione migratoria in atto può portarea un impatto macroeconomico
positivo. Certamente, c'è chi teme esiti diversi: dopo la "prima ondata" della crisi (la Grande recessione del
2008-09) ne è venuta una seconda (la crisi da debiti sovrani del 2011-12) e sta per principiare la terza (crisi
dei Paesi emergenti). In questo mondo difficile non mancano maii profeti di sventura;e magari talvolta
hanno anche ragione. Ma per adesso quanti preferiscano vedere il bicchiere mezzo pieno hanno solide
ragioni per farlo.
Foto: [email protected]
SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 30/10/2015 - 30/10/2015
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LE VIE DEL RILANCIO
30/10/2015
Pag. 1,30
diffusione:150811
tiratura:209613
Restituire stabilità al futuro di Telecom
Alessandro Plateroti
Se qualcuno aveva ancora dei dubbi sull'urgenza di restituire a Telecom Italia soci di controllo stabili e
soprattutto con progetti trasparenti, il blitz del finanziere francese Xavier Niel ha piegato anche le ultime
resistenze. Se il mercato, i concorrenti, le banche, i fondi o gli investitori privati non sono in grado di
esprimere soluzioni stabili e concrete per dare certezze e risorse ai piani di sviluppo del management - e
soprattutto alla domanda del Paese di forti investimenti sulle nuove reti - affrontare il caso-Telecom è urgente
e necessario anche ai massimi livelli istituzionali. Lasciare le cose come stanno, e vista la piega che stanno
prendendo ora gli eventi, immobilismo e indifferenza non sono più un'opzione: rischiano soltanto di
peggiorare un quadro già caotico, una deriva il cui prezzo finale rischia di essere altissimo. Continua pagina
30 Continua da pagina 01 Sull'azienda e i suoi dipendenti, innanzitutto, ma anche sui piccoli azionisti e
soprattutto sulla speranza di avere un grande operatore nazionale in grado di aiutare il Governo a centrare
gli obiettivi dell'agenda digitale. Per quanto importanti sul piano della concorrenza,i nuovi operatori della
telefonia italiana non hanno le risorse, le dimensionie le infrastrutture per assumere un ruolo-guida
nell'ammodernamento della rete nazionale di telecomunicazioni. Da troppo tempo si discute del futuro della
rete, della sua proprietà, di Metroweb, della fibra otticae del ramee di come tutelare l'interesse pubblico nel
mercato più strategico per la competitività e la crescita del Paese: nulla di concreto è stato fatto, sia sulla
delicata questione del controllo e della gestione del network in fibra ottica, sia sulla strada da seguire per
armonizzare gli obiettivi del Governo con quelli di un'impresa quotatae a controllo privato, quindi obbligataa
rispondere delle proprie scelte innanzitutto con i propri azionisti. In questo senso, il caso-Telecom potrebbe
diventare il primo vero test di mercatoe di ruolo anche per la nuova gestione della Cassa depositie prestiti,
che già con Gornoe Bassanini aveva cercato inutilmente di ricomporre le diverse opinioni, ambizionie
progetti della squadra economica del Governo sul futuro di Telecom Italia. Un lavoro che spetta ora al
tandem Costamagna-Gallia, impegnati proprio in questi giorni sul nuovo piano industriale della Cdp: che
priorità è stata data al caso-Telecom Italia? E soprattutto, come intende muoversi la Cassa sulle due
questioni più spinose e urgenti, ovvero la creazionee la gestione della nuova rete nazionale in fibra ottica e
la necessità di avere come controparte una società con soci stabilie di lungo periodo? Anche se lo Stato
non è più azionista della compagnia (e un suo rientro nel capitale sarebbe poco opportuno visto l'impegno
del Governo sulle privatizzazioni), il fatto stesso che abbia conservato la golden share per impedire take
over stranieri non graditiè più che sufficiente per attribuire alla compagnia telefonica un rilievoe un interesse
pubblico che va tutelato.I due manager al vertice di Telecom, Marco Patuanoe Giuseppe Recchi, hanno
fattoe stanno facendo il massimo per tutelare la compagniae attuare gli obiettivie gli investimenti promessi
dal piano industriale, ma la forzae la credibilità del managementè legata anchee soprattutto all'affidabilitàe
allla qualità dei suoi azionisti di controllo. E chi sono oggi gli azionisti di controllo? Forse Bollorè, che pur
avendo il 20% del capitale di Telecom non ha ancora neppure un rappresentante nel board?A questo
proposito: perchè Bollorè ha spacchettato la quota in Telecom in due pacchetti, affidandonene una metà a
Vivendi e l'altra a una società finanziaria di partecipazioni?E ora cheè arrivata la sorpresa di Xavier Niel,a
cui rumor di mercato attribuiscono una quota di azioni Telecom ben superiore all'11% annunciato ieri, che
intende fare Bollorè - presentatosi come investitore di lungo periodo- per difendere il proprio investimento?
Sei due francesi, come dicono, non hanno nessun legame o accordi segreti, il problema di Vivendiè
concreto ed urgente. Ma anche nel caso in cui Niel, che ha comprato le azioni Telecom non attraverso la
sua società internet francese Iliad ma con il proprio "family office", non abbia intenzioni ostili ma obiettivi
puramente speculativi, la situazione non migliora: significa soltanto che Telecom Italia non è più percepita
come un gruppo telefonico ma come terreno di scorribande, con un titolo fragile ed espostoa ogni tipo di
SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 30/10/2015 - 30/10/2015
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La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
IL COMMENTO
30/10/2015
Pag. 1,30
diffusione:150811
tiratura:209613
SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 30/10/2015 - 30/10/2015
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La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
manovrao speculazione. Nonè più tollerabile assistere alla giostra delle più improbabili offerte di matrimonio
o di conquista provenienti da ogni parte dela mondo: un giorno c'è l'egiziano Naguib Sawiris, un altro c'è il
cinese Li Ka Shing, un giorno spunta l'americano Sol Trujillo, un altro spuntano i russi di Vimpelcom.
Persino Tim Brasilè finita nel tritacarne: il progetto del finanziere russo che controlla Vimpelcom di far
fondere Tim con Oi, non sembra infatti credibilea nessuno. Senza contare i sospetti che ancora circondano
l'ingresso in Telecom di Vincent Bollorè: ha davvero a cuore le sorti di Telecom e dell'Italia o è entrato nel
capitale con altri obiettivi e per conto di altri investitori? Nel mondo della finanza si continua a dire che
Bollorè agisce per conto di Berlusconi, ma altri accreditano l'ipotesi che dietro il francese ci siano invece gli
spagnoli di Telefonica: tra Alierta e Bollorè ci sono rapporti personali e finanziari consolidati e il finanziere
francese sarebbe una sorta di Cavallo di Troia per la riconquista spagnola di Telecom Italia. Comunque
sia,è giunta l'ora di fare chiarezza. Anche senza scomodare la golden share o invocare il ritorno dello
Stato-azionista, il caos societario e borsistico intorno a Telecom Italia hanno raggiunto un livello di guardia
che richiede l'attenzione del Governo. Convocare le parti, pretendere spiegazioni sui comportamenti e gli
obiettivi, esigere trasparenza sui pianie sulle cordate per la compagnia, sarebbe certamente un buon avvio.
30/10/2015
Pag. 33
diffusione:150811
tiratura:209613
Telecom Italia, avanza la «scalata» francese
Dopo Vivendi al 20%, spunta con l'11,2% attraverso derivati il finanziere transalpino Xavier Niel
Antonella Olivieri
pPartita francese su Telecom Italia.A sorpresa, nel capitale dell'incumbent tricolore spunta un nuovo
azionista francese con l'11,209% a termine: il patron di Iliad, Xavier Niel, che però non ha agito con la
società di tlc che controlla, bensì con il veicolo Rock Investment, data di fondazione 16 settembre 2013. A
denunciare l'operazione alla Consob è stato lo stesso Niel già nella serata di mercoledì. Ieri poi, l'Authority
di Borsa - che evidentemente ha voluto capire meglio la natura dei contratti- ne ha dato notizia
particolareggiata nell'aggiornamento delle partecipazioni rilevanti. L'imprenditore/finanziere francese,
dunque, al 21 ottobre ha una posizione lunga di oltre l'11%, tramite la società indirettamente controllata
Rock investment, composta da «una partecipazione potenziale pari al 6,1% del capitale con diritto di voto
derivante dalla stipula di differenti contratti di opzione "call" (un contratto relativo ad un 4,888% che prevede
il regolamento al 21 giugno 2016; un contratto relativo a uno 0,606% che prevede il regolamento in cinque
tranche tra un giorno lavorativo precedente e tre giorni lavorativi successivi al 21 settembre 2017; un
contratto relativo a uno 0,606% che prevede il regolamento in cinque tranche tra un giorno lavorativo
precedente e tre giorni lavorativi successivi al 21 novembre 2017) e da «altre posizioni lunghe pari al
5,109% del capitale con diritto di voto». pTutti acquisti a termine, comunque, tramite derivati che spostano
alla metà dell'anno prossimo l'inizio dell'esercizio delle opzioni contrattuali con l'assunzione a termine dei
relativi diritti di voto. Chiaro che per la Consob la cosa non finisce qui. Nell'azionariato di Telecom Italia da
maggio è presente un altro azionista francese - Vivendi - che, in pochi mesi, è salito dall'8% ereditato da
telefonica fino a superare la soglia rilevante del 20%, diventando così il socio di riferimento di Telecom Italia
con la quota più elevata mai detenuta da un privato, un pacchetto che oltretutto è stato accumulato con un
prezzo di carico intorno a 1,14 euro, addirittura a sconto rispetto alle ultime quotazioni di Borsa, con il titolo
che ieri ha chiuso in rialzo dell'8,7% a 1,26 euro, un livello mai più toccato dal luglio del 2008. C'è un
collegamento tra i due soci transalpini? In comune i due hanno la nazionalità, se c'è altro - un'ipotetica
azione di concerto - sarà compito della Consob accertarlo attivando le procedure di collaborazione
internazionale che richiedono un po' più di tempo delle indagini condotte in casa. «La questione è
all'attenzione degli uffici della Consob»,è quanto può dire finora l'Authority. Se fosse accertata l'azione di
concerto le due partecipazioni francese, compresa quella potenziale del nuovo entrante, si sommerebbero
ad arrivare oltre il 31%: sarebbe cioè superata la soglia dell'Opa che, per le società a larga
capitalizzazione, è del 25 per cento. D'altra parte un'eventuale conversione delle risparmio che il vertice di
Telecom quest'estate non escludeva- nonè questione di se, ma di quando», aveva detto agli analisti in
conference call lo scorso agosto l'ad Marco Patuano diluirebbe anche la partecipazione sommata ben al di
sotto della soglia dell'Opa e cioè a meno del 22 per cento. Ambienti parigini, sia a livello di società Vivendi,
sia a livello di azionista di riferimento, negano azioni di concerto con l'iniziativa di Niel, che sarebbe stata
presa a loro insaputa. Tuttavia, da questi stessi ambienti, non trapela preoccupazione per una mossa che
non viene considerata "ostile". Quale sarebbe allora la finalità di questo ingresso a termine e perchè
spostare così in là nel tempo la data dell'esercizio delle opzioni? Da Niel ovviamente non sono arrivate
delucidazioni, ma si dice che sia assitito da Lazard, un'istituzione nell'establishment francese. Per contro,
chi ha parlato con l'altro fronte parigino riferisce della volontà di Vivendi e del suo presidente Vincent
Bolloré di tener fede agli impegni presi direttamente con il Governo italianoe con il premier Matteo Renzi nel
mantenere l'indipendenza di Telecom Italia e la sua stabilità. Stabilità in termini di strategie e mantenimento
dell'attuale management, una posizione in sostanza di "difesa" di Telecom così come è oggi. Sorpresa
SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 30/10/2015 - 30/10/2015
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La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Tlc. Acquistate le quote senza diritti di voto fino a giugno 2016 - La Consob in azione per verificare eventuali
azioni di concerto con Bolloré - In Borsa il titolo vola: +8,7%
30/10/2015
Pag. 33
diffusione:150811
tiratura:209613
SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 30/10/2015 - 30/10/2015
15
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
anche in casa Telecom. Ieri l'ad Marco Patuano ha detto che l'azienda non era a conoscenza in anticipo
delle mosse di Niel, nè di avere avuto contatti con lui. Però - ha rivendicato - il fatto che in Telecom abbiano
investito «esperti del mondo delle telecomunicazioni significa che la nostra strategia è quella giusta e viene
ritenuta in grado di creare valore». «Mi rendo conto - ha aggiunto - che è troppo facile dire che tutti gli
azionisti sono i benvenuti, ma in questo caso si tratta di esperti del settore che così confermano che stiamo
facendo bene». Legami tra i due soci francesi? «Personalmente non credo - ha risposto Patuanoa chi glielo
chiedeva- Al di là del fatto che andare oltre il 30% comporta ripercussioni giuridiche, per quanto ne so non ci
sono liaisons». Silenzio dal Governo di Roma che però non risulta essere stato informato della nuova
iniziativa francese nè sembra aver evidenza di mosse riconducibili all'ex-monopolista transalpino Orange
che ha lo Stato come azionista di riferimento. «È inaccettabile che la quarta azienda del Paese passi con
un'Opa strisciante sotto il controllo di azionisti puramente finanziari tra il silenzio assordante del Governo e
dell'intera classe politica», così i piccoli azionisti/dipendenti dell'Asati che denunciano un rischio per la
tenuta dell'occupazione del gruppo, per i diritti calpestati dei piccoli azionisti e, in un'ultima analisi, per
l'intero Paese, vista la strategicità di Telecom, per la rete nazionale di tlc e quella internazionale di Sparkle
che "interfaccia", tra l'altro, con l'area calda del Medioriente. Di questi tempi, poi...
Vivendi
Il capitale di Telecom Italia
+8,62%
20,031
11,209
3,581
2,068
+6,60% Jpmorgan Chase & Co. Rock Investment The People's Bank of China L'AZIONARIATO LA
REAZIONE DI BORSA Telecom Italia ordinarie Telecom Italia Risparmio (*) tramite una posizione lunga I
principali azionisti. Dati in %
Soci francesi
L'ingresso di Xavier Niel
I tre riassetti azionari
36,89
31,46
1,64 1,64
<2,00
2,08
22,45
TELCO
4,30
7,34 7,34
<5.00
19,32
6,50
8,30
66,00
0,876
2,07
3,58
30/10/2015
Pag. 33
diffusione:150811
tiratura:209613
SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 30/10/2015 - 30/10/2015
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11,21*
20,03
1,260 Findim OGGI Suddivisa in: TELECOM Generali Intesa Sanpaolo Telefonica Mediobanca Di Telecom
FINDIM Generali Vivendi Intesa Sanpaolo BlackRock Telefonica Al servizio del convertendo Mediobanca
The People's Bank of China Di Telecom Xavier Niel Vivendi Rock Investment Jpmorgan Chase & Co.
+8,62% The people's Bank of China Var. di ieri Di Telecom 1 GIUGNO 2015 1 GENNAIO 2015 I principali
azionisti. Dati in % Prima dello scioglimento di Telco Andamento del titolo a Milano L'ascesa di Vivendi e la
scissione di Telco
(*) Rock Investment (Xavier Niel) tramite una posizione lunga L'EVOLUZIONE DELL'AZIONARIATO DI
TELECOM GEN FEB MAR APR MAG GIU LUG AGO SET OTT
30/10/2015
Pag. 15
diffusione:289003
tiratura:424634
Saccomanni: "Corsa ai bond in perdita per l'eccesso di liquidità
mondiale"
Dove dovrebbero investire fondi e banche, di fronte alla frenata dei Paesi emergenti? Anche noi nel club dei
paesi con tassi negativi. Ma c'è pure una lenta ripresa dell' economia reale
EUGENIO OCCORSIO
ROMA. «L'inedita situazione dei titoli a rendimento negativo, un "club" in cui adesso è entrata anche l'Italia,
rispecchia un momento particolare a livello mondiale. Si è diffuso quello che tecnicamente si chiama
"rischio di controparte": pensiamo ai grandi investitori, ai fondi pensione, alle compagnie di assicurazione
globali, anche alle banche. Bene: dove dovrebbero investire, con la Cina che rallenta, gli altri Brics che
rappresentano un'incognita, una larga parte dei Paesi emergenti in difficoltà? Il rendimento è solo una parte
della valutazione, c'è anche la sicurezza. E questa la garantisce un ristretto numero di Paesi, fra cui
l'Italia». Fabrizio Saccomanni, ministro del Tesoro nel governo Letta fino al febbraio 2014 dopo una carriera
in Bankitalia, dove è stato direttore generale dal 2006 al 2013, oggi insegna Economia alla Luiss. «Il prezzo
di un titolo lo fa la domanda, magari di chi presuppone che con il capital gain, rivendendo il titolo al
momento giusto sul mercato secondario, si rifarà dei mancati interessi, e così avviene anche per l'Italia».
Diciotto miliardi in tre anni per il bilancio pubblico, altro che spending review.
«Bisognerebbe che questa situazione durasse tre anni... La riduzione dei tassi realizzata finora ha
comunque generato risparmi che consentiranno di accrescere la spesa o ridurre le tasse, sostenendo la
ripresa».
Qualcosa di paradossale resta: come spiega ai suoi studenti perché bisogna investire in un titolo che
anziché dare interessi, costa pure qualcosa? «È chiaro che parliamo di una situazione che realisticamente
non dovrebbe durare a lungo. C'è un eccesso di liquidità in tutto il mondo, e diciamo pure che ad esso
contribuisce il quantitative easing, e c'è contemporaneamente un'avversione al rischio, nonché
un'incertezza alla quale invece contribuisce il continuo rinvio dell'aumento dei tassi della Fed. Un aumento
che avrà effetti pesanti per i Paesi emergenti indebitati in dollari. Nell'attesa di questa fase, c'è una sorta di
stasi, di sospensione. E i soldi finiscono nei titoli degli Stati più sicuri».
Perchè non vengono investiti in attività produttive? «Guardi che almeno per quanto riguarda l'Italia, com'è
emerso nella recente Giornata del risparmio, c'è una lenta ma graduale ripresa degli investimenti e delle
erogazioni bancarie, dai mutui casa fino ai finanziamenti industriali. Del resto se ormai è acclarato che si va
verso l'1% di crescita, vuol dire che incontrovertibilmente la ripresa è avviata.
La tendenza delle banche a fare prestiti col contagocce si è invertita. Certo, si potrebbe fare di più,
combinando investimenti pubblici e privati».
Ma dov'è il "lower bound", quand'è insomma che un tasso è troppo negativo? «Difficile dirlo. Come dicevo
però a questi livelli di tassi si potrebbe investire di più a livello europeo. Ma la Germania, il Paese guida che
potrebbe permetterselo, è riluttante a investire in opere pubbliche perché dice che così lascia alle
generazioni future un debito pesante. Solo che così lascia infrastrutture fatiscenti e investimenti mancati».
Sul quantitative easing, l'economista Munchau dice che l'unica a guadagnarci è l'Italia, aggiungendo bontà
sua che comunque ne vale la pena. È riduttivo? «Se l'euro è sceso e c'è più liquidità in giro, il beneficio è
per tutti. È vero che l'Italia ha un debito alto, ma solo in termini proporzionali.
La Germania ha lo stesso debito nostro, solo che essendo il Pil maggiore il rapporto è minore».
Foto: ECONOMISTA Fabrizio Saccomanni è stato ministro dell'Economia. Fino al 2013 è stato direttore
generale di Bankitalia
SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 30/10/2015 - 30/10/2015
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L'INTERVISTA
30/10/2015
Pag. 34
diffusione:289003
tiratura:424634
In crisi i simboli della Germania: Deutsche Bank in profondo rosso per 6
miliardi
Saranno chiuse le attività in dieci Paesi. Oltre 35 mila esuberi di cui 9 mila diretti
LUCA PAGNI
MILANO. Non c'è pace per i simboli della potenza tedesca.
Alle spalle della locomotiva economica capace di trascinare tutta l'Europa, qualche vagone rischia di
deragliare.
Perché i guai non si limitano alla sola Volkswagen. Ma ora travolgono anche Deutsche Bank, il primo
istituto di credito della Germania, nonché uno principali di tutto il Vecchio Continente.
Per la prima volta da quindici anni, DB ha presentato una trimestrale in profondo rosso per 6 miliardi,
quando soltanto tre mesi fa, nel periodo compreso tra aprile e giugno, la perdita si era limitata a soli 94
milioni. Tutta colpa dello sfortunato investimento in Cina, per le perdite accumulate a causa della
partecipazione detenuta nell'istituto Hua Xia Bank. Nonché delle vicende giudiziarie che hanno visto
coinvolta la banca tedesca: soltanto nell'aprile scorso, Deutsche Bank aveva accettato di pagare 2,5
miliardi di euro alle autorità di vigilanza americane e inglesi per il suo coinvolgimento nello scandalo per la
manipolazione del Libor.
Le svalutazioni di bilancio avranno pesanti conseguenze, sia finanziarie che industriali.
Da una parte il management ha deciso di sospendere i dividendi per il 2015 e il 2016: tornerà a distribuirli
soltanto dal 2017. Pesanti le ripercussioni sul fronte occupazionale: nel complesso saranno 35mila i posti di
lavoro - sia diretti che indiretti - che verranno tagliati all'interno di un piano di riduzione dei costi per 3,8
miliardi. Il taglio di personale ha il suo numero più rilevante (19mila persone) attorno a Post Bank, la
controllata messa in vendita.
Deutsche Bank dovrà fare a meno di 9mila dipendenti, a cui si aggiungeranno 6mila persone con contratti
esterni, per la chiusura di sedi dall'Argentina alla Nuova Zelanda.
Nessun ridimensionamento, invece, per i 4mila dipendenti presenti in Italia, che «rimane un mercato
chiave - secondo quanto affermato dai vertici della banca - rappresenta il secondo mercato europeo per il
gruppo e qualsiasi rumor di un presunto ritiro è totalmente infondato».
Foto: AL VERTICE John Cryan, 54 anni, è uno dei due amministratori delegati di Deutsche Bank
SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 30/10/2015 - 30/10/2015
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IL PUNTO
30/10/2015
Pag. 46
diffusione:289003
tiratura:424634
Bassetti. Non fate i "ganassa" la vera sfida inizia ora
La città si trasformi nella porta d'ingresso verso un mondo glocal Puntare solo su un modesto aumento del
Pil o del turismo rischia di vanificare gli sforzi fatti
ORIANA LISO
MILANO «CARI milanesi ora abbiamo davanti un compito più difficile di quello di sei mesi fa: adesso
dobbiamo dimostrare che Expo è una traiettoria storica, politica ed economica che può servire non solo a
Milano, ma all'Italia e a tutto il Mediterraneo. Ci possiamo riuscire, però, soltanto se non decliniamo questo
successo con la prosopopea del milanese "ganassa", accontentandoci dei piccoli risultati nel turismo o
negli accordi commerciali». Piero Bassetti, presidente di Globus et locus e storico osservatore delle cose
milanesi: a fine Expo, cosa resta a Milano? «Beh, spero non soltanto l'Albero della Vita. Perché le
premesse di una grande eredità ci sono tutte. Intanto, Expo ha dato dignità a Milano come soggetto del
dibattito politico internazionale.
Prima di tutto, però, lascia qualcosa a tutti i milanesi: un plus di fiducia e di consapevolezza molto
evidente. Usciamo da questi sei mesi con una nuova coscienza di noi, che contrasta con l'abitudine di
vederci come un Paese che non sa far funzionare le cose».
Siamo diventati Expottimisti in corsa? «Pensi al milanese medio che dice: ce l'abbiamo fatta, siamo stati
bravi. Che si sente parte della vittoria di Expo anche solo per il fatto di esserci stato. Tutti riconoscono
giustamente il ruolo del commissario Sala, ma tutti sentono anche un orgoglio nuovo, ed è un interessante
sintomo di un atteggiamento collettivo, che di solito non conosciamo. Era una sfida con un'asticella molto
alta, e siamo riusciti a saltarla. Come dicevo, però, adesso bisogna evitare il rischio di strafare».
Il rischio "ganassa", alla milanese.
«È quell'atteggiamento molto berlusconiano di ricavare da un'esperienza così positiva soltanto uno stimolo
alla propria vanità. Nel senso: guardate come siamo stati bravi. La sfida, invece, si apre adesso. Ed è
quella che ha tratteggiato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, di fatto, ha "aggiustato" la
rotta del Risorgimento, spostando la capitale a Milano. Dicendo a tutti che per far sì che l'Italia entri in
Europa serve che sia Milano a portarcela. Quindi, la sfida si vince solo se il successo di Expo viene
reinvestito nella direzione giusta, che non è quella di accontentarsi dei piccoli ma sicuri risultati del Pil della
città, ma quella di diventare la porta di ingresso verso un mondo che è sempre più glocal».
L'eredità di Expo, quindi, non si misura in termini di ritorno economico ma di capacità di guidare il
cambiamento? «In questi sei mesi, a fronte di un sicuro successo come organizzatori culturali e turistici - il
tema dei numeri - non abbiamo forse avuto lo stesso risultato sul tema di Expo, "Nutrire il pianeta",
nonostante la Carta di Milano e l'impegno appassionato di Slow Food e della Caritas. Allora sarebbe il caso
di ripartire da lì, proprio perché abbiamo dimostrato che sappiamo lavorare, adesso dobbiamo dimostrare di
saperlo fare anche con accuratezza. Se fossi il sindaco di Milano, per esempio, invece di rivendicare
ancora di essere la capitale morale, chiederei: perché la sede della Fao resta a Roma? Perché non la
trasferiamo a Milano?».
In questo senso intende il ruolo di guida della Milano post Expo? «Se l'Italia potesse, grazie a Expo,
migliorare la propria posizione tra i Paesi che danno un contributo al problema della nutrizione nel mondo,
Milano dovrebbe essere in prima fila: la Lombardia, del resto, è sempre stata luogo di produzione del cibo
dell'Europa. Serve, però, una maggioranza politica illuminata e un futuro sindaco che, continuando la
stagione di Pisapia, sia performante. Con queste basi e con la consapevolezza che abbiamo acquisito
possiamo provare a far sì che il successo di Expo non corra su un binario morto».
SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 30/10/2015 - 30/10/2015
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I personaggi / R2 L'imprenditore. INTERVISTA "Bisogna non accontentarsi del successo e pensare in
grande. Se fossi il sindaco chiederei che la sede della Fao venga spostata da Roma a Milano"
30/10/2015
Pag. 59 N.44 - 5 novembre 2015
diffusione:181008
tiratura:240347
Grazie all'Europa arriva "Banche pulite"
Non sono aumentati i misfatti dei banchieri. Ma solo quelli che vengono allo scoperto. Contro la corruzione,
però, i processi penali non bastano
Luigi Zingales
NON PASSA GIORNO senza una notizia di nuove incriminazioni di banchieri: dalle Marche a Vicenza da
Padova a Milano. Non vengono indagati solo per bancarotta, ma anche per distrazione di fondi, uso della
banca a fni personali, perfno favori a personaggi in odore di mafa. Con i tempi che corrono quando un clien
te entra in banca teme maggiormente di essere derubato da un banchiere che da un rapinatore. Che sta
succedendo? Non penso che il motivo sia un aumento della criminalità tra i banchieri: ad essere aumentata
è solo la frequenza con cui i loro crimini vengono esposti. Di questo dobbiamo ringraziare principalmente la
crisi e l'Europa. La crisi, perché negli anni di vacche grasse era facile coprire i misfatti. Oggi, dopo anni di
recessio ne e di crediti insoluti, tutti i nodi vengono al pettine. A facilitare il processo, però, contribuisce
anche l'Europa. Il trasferimento della vigilanza dei nostri maggiori istituti di credito dalla Banca d'Italia alla
Banca centrale europea ha fatto emergere miliardi di perdite nascoste, rendendo più diffcile per i banchieri
coprire i misfatti. Ma il motivo principale è la nuova regola per gestire le insolvenze banca rie che entrerà in
vigore il 1° gennaio 2016. Questa nuova regola impedisce al Governo di aiutare le banche in diffcoltà senza
prima aver fatto paga re le perdite non solo agli azionisti, ma anche agli obbligazionisti e ai depositi al di
sopra di 100 mila euro. Passati sono i tempi in cui la Banca d'Italia poteva evitare perdite ai creditori del
Banco Ambrosiano con generosi prestiti. Forzando le perdite sui creditori e i depositanti, la nuova regola
europea aumenta enormemente il costo politico di un'insolvenza ban caria. Per paura di incappare in questi
problemi in futuro o ispirata dalla Bce, la Banca d'Italia è diventata meno tollerante. Se da un lato dobbiamo
rallegrarci che queste notizie non signifchino necessariamente un aumento della criminalità dei colletti
bianchi, dall'altro dobbiamo preoccuparci della diffusione geografca e sociale di questi crimini.
Appropriazione indebita, abuso di uffcio e corruzione sono reati che generalmente associamo alla pubblica
amministrazione e ai politici. Ma in tutti i casi sopra menzionati si tratta di reati che sarebbero stati
commessi da non politici, nel settore privato. Anzi da Padova a Spoleto, da Vicenza alle Mar che le accuse
vedono coinvolto il "for fore" dell'imprenditoria locale. Per la stragrande maggioranza i reati sarebbero
anche stati commessi al Centro -Nord, non al Sud. QUESTO DIMOSTRA CHE la cultura dell'illegalità non è
presente solo al Sud e non è diffusa solo tra i politici, coinvolge l'intera Penisola e gran parte della nostra
classe dirigente. Se dobbiamo rallegrarci per questa operazione "banche pulite", dobbiamo preoccuparci
che non faccia la stessa fine dell'omologa operazione effettuata quasi 25 anni fa nel settore della pubblica
amministrazione. Come scrive giustamente l'ex sostituto pro curatore della Repubblica Gherardo Colombo
che di Mani Pulite fu un protagonista, «non è attraverso un processo penale che si può risolvere un
problema endemico come la corruzio ne in Italia». È un meccanismo necessario (soprattutto se si risolve in
tempi brevi e minimizzando gli inevitabili errori), ma non suffciente. «La cultura - ci ricorda sempre Colombo
- viene prima delle regole» e «se non si cambia la cultura, le regole che non le sono coerenti non vengono
rispettate». LA CULTURA, PERÒ, non può cambiare senza un'adeguata informazione. Di questo siamo
responsabili tutti noi che operiamo nel mondo dei media. Senza scandalismi e giustizialismi è necessario
esporre e condannare la corruzione, da qualunque parte essa venga, consapevoli che - purtroppo - nessun
partito, nessuna categoria sociale, nessuna regione ha il monopolio di questa piaga. Il secondo tassello è la
sanzione sociale. In Giappone i manager incriminati si suicidano dal disonore, in America si dimettono, in
Italia vengono quasi glorificati sui giornali. Senza una nuova cultura della classe dirigente l'Italia non potrà
mai curarsi dal male della corruzione.
SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 30/10/2015 - 30/10/2015
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Libero mercato www.lespresso.it
30/10/2015
Pag. 1.17
diffusione:98970
tiratura:162805
L'ad Mauri a Class Cnbc: nei libri il futuro di Mondadori
Antonio Lusardi
(Lusardi a pagina 17) Mondadori è stata protagonista di una delle operazioni più importanti dell'anno:
l'acquisizione di Rcs Libri. Che per la Casa di Segrate rappresenta la possibilità di rafforzarsi in un settore, i
libri, meno esposto dei quotidiani e dei periodici alla concorrenza dell'editoria digitale. Su questo tema e
sulle prospettive future Class Cnbc, la tv del gruppo Class, ieri ha intervistato in esclusiva l'ad di Mondadori,
Ernesto Mauri, uno dei relatori dell'Italian M&A and Private Equity Forum, organizzato da MergerMarket.
Domanda. Nell'editoria le operazioni di consolidamento sono ritenute azioni difensive, nel contesto di un
business oggi molto meno redditizio rispetto al passato. Lei è d'accordo? Risposta. Completamente. Nel
settore, sia in Italia che all'estero, sono sempre più frequenti operazioni del genere. Negli ultimi 7-8 anni,
con l'avvento del digitale, l'editoria è entrata in una crisi senza precedenti. Quindi è fondamentale
aggregarsi e consolidarsi, per aumentare quote di mercato e fatturato. Sono operazioni quasi indispensabili
se una grande casa editrice vuole sopravvivere. D. In tale scenario come si colloca l'acquisto di Rcs Libri?
R. In un'ottica di difesa del core business. Fino al 2008 Mondadori produceva profitti soprattutto da due
attività: libri e periodici, e questi ultimi erano la parte più importante del fatturato, il 55%, e più del 70% dei
margini. La rivoluzione digitale ha spostato il lettore su nuovi dispositivi, dove gli operatori non sono i
tradizionali editori. Un mutamento come questo diventa pericolosissimo per i player tradizionali, se non è
seguito da appropriate trasformazioni. L'acquisizione di Rcs va proprio in questo senso: spostare il core
business di Mondadori dai periodici ai libri, un settore dal futuro meno incerto e un mestiere che sappiamo
fare molto bene. Nei libri inoltre lo sviluppo del digitale comporta meno rischi: non ci sarà l'arrivo di nuovi
player come Google, e le case editrici di oggi ci saranno anche tra 20 anni. L'acquisizione di Rcs Libri
perciò è fondamentale per difendere il business nell'era digitale. D. Che tempi prevedete per il via libero
definitivo dell'Antitrust all'acquisizione? R. La procedura è iniziata. Abbiamo fatto la pre-notifica, ora
aspettiamo da loro il passaggio alla notifica. Poi ci sono tempi tecnici per sentire i vari componenti della
filiera, fino alla decisione della Commissione. L'attesa di solito va da 105 a 120 giorni, e noi speriamo che i
tempi siano quelli. Ci auguriamo inoltre che la decisione dell'Antitrust favorisca il mercato. Prima della crisi
avevamo il 31% del mercato, ora arriveremo al 35%, cosa potremmo fare oggi che non avremmo potuto
fare allora? Abbiamo investito qualcosa come 127 milioni in un settore cartaceo tradizionale, quando
avremmo potuto farlo in altri ambiti. Questo perché noi crediamo nei libri e vogliamo farne il nostro core
business. Perciò qualunque cosa l'Antitrust ci dica di fare e che favorisca il mercato noi siamo pronti a farla,
perché vogliamo rimanere in questo settore e anzi svilupparlo. D. Le strategie di mercato di Mondadori e di
Rcs Libri cambieranno a seguito dell'operazione? R. Assolutamente no. Noi di Mondadori abbiamo nel
settore libri diverse case editrici: Einaudi, Sperling, Piemme. Ognuna ha la sua autonomia, che è
fondamentale. È il valore di un'azienda editoriale. Ogni casa editrice ha una sua anima. Einaudi è diversa
da Mondadori, pubblica libri diversi. Figuriamoci se dopo aver acquisito Rizzoli non manterremo le singole
identità, anzi, le valorizzeremo. Quello che mettiamo in comune sono alcune funzioni trasversali come i
servizi. È importante per spingere il business a un livello superiore. È il nostro obiettivo. D. Quando pensate
di vedere i primi effetti in bilancio di un'operazione così grande e complessa? R. Presto. Siamo in questo
settore da 100 anni, lo conosciamo bene e abbiamo già risultati eccellenti, nel trade e nell'educational.
Perciò se facciamo bene ora, perché non dovremmo fare meglio dopo un'integrazione importante? D. Il
commercio online dei libri è oggetto di polemica tra editori e distributori. Insieme a Rcs Libri pensate di
avere una massa critica sufficiente a tenere testa ai colossi dell'online come Amazon? R. Amazon è
fondamentale. Ha un peso notevole nella vendita di libri ed e-book. Quindi bisogna fare i conti con essa. Ma
preferisco fare i conti con Amazon forte del 35% del mercato piuttosto che con il 25%. (riproduzione
SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 30/10/2015 - 30/10/2015
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INTERVISTA
30/10/2015
Pag. 1.17
diffusione:98970
tiratura:162805
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riservata)
MONDADORI
Ernesto Mauri 30 lug '15 30 ott '15 0,85 1,05 0,95 1,15 quotazioni in euro 1,11 € -1,34% IERI
SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 30/10/2015 - 30/10/2015
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30/10/2015
Pag. 1.11
diffusione:98970
tiratura:162805
Angela Zoppo
La produzione è salita dell'8% ma pesa il calo del prezzo del greggio Zoppo a pagina 11 Una crescita
produttiva record (+8,15%) cui fa da contraltare una perdita netta di 950 milioni nel trimestre, che gira in
negativo il risultato dei nove mesi per 360 milioni. Il tributo che Eni continua a pagare al calo del barile,
sceso sotto i 50 dollari, è riassunto nelle performance finanziare dei conti al 30 settembre, pubblicati ieri. Ha
pesato anche la mancata rinegoziazione di alcuni contratti take or pay per le forniture di gas. In particolare
è ancora in corso l'arbitrato con GasTerra. Arriva quanto mai a proposito, perciò, l'annunciato accordo per
la cessione del 12,5% di Saipem a Fsi; un'operazione che come ha detto a MF-Milano Finanza l'ad Claudio
Descalzi (si veda intervista di ieri) varrà al closing un beneficio netto di 5,4 miliardi e il deconsolidamento
immediato del debito per 5,1 miliardi, grazie a un altro 12,5% del capitale che Eni apporterà al patto di
sindacato col Fondo di Cdp. I successi produttivi, però, sono innegabili. Anche grazie alla scoperta giant di
Zohr, in Egitto, il gruppo può contare su risorse per oltre 1,2 miliardi di boe, più del doppio rispetto al target
di 500 milioni di boe che si era dato, a un costo unitario contenuto in 6 dollari al barile. Quest'ultimo è un
dato da non sottovalutare in un contesto che vede ancora i prezzi del petrolio al ribasso, perché consente di
fare comunque margini. Il Cane a sei zampe ha ridotto anche il costo operativo per barile a 7,3 dollari (12% rispetto a una guidance di -7%). La produzione è salita a 1,7 milioni di boe al giorno (+8,1% nel
trimestre, +8,7% nei nove mesi) e così Eni ha rivisto al rialzo la previsione di crescita annua a circa il 9%
(dal precedente 7%). Stimando il prezzo Brent a 55 dollari al barile, il gruppo conta di autofinanziare il
capex. «In questo trimestre, pur in un contesto debole di prezzi del petrolio, Eni continua a registrare
risultati importanti sia in termini di crescita upstream che di ristrutturazione dei business mid-dowsntream»,
ha detto l'ad Descalzi. «Nell'E&P la produzione è ancora in forte crescita e per la seconda volta nell'anno
rivediamo al rialzo le nostre previsioni, pressoché raddoppiando l'obiettivo originario». A spingere la
produzione saranno soprattutto i giacimenti in Venezuela, Norvegia, Stati Uniti, Angola, Egitto (ieri altri
successi esplorativi nel Delta del Nilo e nel deserto) e Congo. Si attendono anche maggiori volumi in Libia.
Bene anche i settori tradizionalmente più deboli, Chimica e Raffinazione e Marketing, grazie alla
ristrutturazione: l'ebit è il migliore mai registrato dall'analogo periodo del 2006 (+ 320 milioni di euro) e il
free cash flow è previsto positivo già nell'attuale esercizio, in anticipo di due anni sui piani. Si va verso il
risultato migliore degli ultimi 20 anni. Nei giorni scorsi fonti di mercato hanno parlato della possibile vendita
della controllata Versalis, e certo la recuperata salute della Chimica potrebbe aiutare. Migliora anche il Gas
& Power con ebit rettificato previsto al break-even già per questo esercizio, nonostante il posticipo della
conclusione degli arbitrati in corso. In generale, sul fronte finanziario il terzo trimestre ha registrato una
pesante frenata dell'utile operativo adjusted (esclusa Saipem), negativo per 600 milioni di euro (-79%).
Quello dei nove mesi si ferma così a 3,51 miliardi (-60%). Il calo del petrolio (-51%) è stato solo
parzialmente compensato dalla crescita produttiva, dalla riduzione dei costi e dal deprezzamento dell'euro
sul dollaro. In perdita per 290 milioni il risultato netto, sempre rettificato, del trimestre, che blocca a 760
milioni l'utile dei nove mesi (-76%). Oltre all'inevitabile contrazione dei ricavi del settore E&P, il gruppo ha
dovuto anche ridurre il valore delle scorte di greggio e prodotti petroliferi. Al 30 settembre 2015
l'indebitamento finanziario è aumentato a 18,41 miliardi (1,94 miliardi rispetto al primo semestre dell'anno)
soprattutto per l'acconto dividendo 2015 (1,42 miliardi) e degli investimenti (2,42 miliardi di euro). Se il
leverage, il rapporto tra indebitamento e patrimonio netto, è salito a 0,30 al 30 settembre scorso dallo 0,22
di fine 2014, con l'operazione Saipem scenderà dell'8%. (riproduzione riservata)
Dati del 3° trimestre 2015 - In milioni di euro
SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 30/10/2015 - 30/10/2015
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Eni in rosso ma col record di barili
30/10/2015
Pag. 1.11
diffusione:98970
tiratura:162805
SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 30/10/2015 - 30/10/2015
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Utile operativo adj. Utile netto adj Flusso di cassa operativa
Risultati operativi E&P
Produzione (mln barili al giorno) Prezzo medio Brent
GRAFICA MF-MILANO FINANZA
I GRANDI NUMERI DI ENI
ENI Fonte: relazione trimestrale Eni al 30 settembre 2015 2015 2014 Variazione 604 -289 1.710 1,703
50,26 $ 2.877 1.127 3.984 1,576 101,85 $ -79% -57,1% 8,1% -50,7% 29 lug '15 29 ott '15 12,5 15,5 14,5
13,5 16,5 quotazioni in euro 15 € -1,18% IERI
30/10/2015
Pag. 1.3
diffusione:98970
tiratura:162805
I tre moschettieri dei new media
Mr Iliad ha un patrimonio di 8,2 miliardi, il patron di Vivendi di 6,6 miliardi e il proprietario di Altice addirittura
di 16 miliardi. Hanno messo nel mirino tlc, connettività, contenuti, giochi e musica
Andrea Montanari
Sono rispettivamente il terzo, il nono e il 12esimo uomo più ricco di Francia. Sommano un patrimonio
disponibile totale di oltre 30 miliardi di dollari secondo Forbes. Sono i tre moschettieri del digitale, dell'online
e del risiko media-tlc di nuova generazione. Si chiamano Patrick Drahi, mister Altice-CablevisionSuddenlink-Numericable, Xavier Niel (Iliad, FreeMobile, Orange Swiss, Monaco Telecom, Le Monde e
Nouvel Observateur) e Vincent Bolloré che significa Vivendi, Havas, Ubisoft, Gameloft, Telecom Italia e
dulcis in fundo Mediobanca, della quale il finanziere bretone è il secondo azionista. Agiscono
separatamente, non intrecci d'affari, né apparentemente interessi comuni. Ma è come se ci fosse una regia
occulta che li spinga da alcuni anni a varcare i confini nazionali e andare alla conquista dell'Europa
mediterranea o, addirittura nel caso di Drahi (patrimonio di 16 miliardi di dollari), degli Stati Uniti. E proprio
quest'ultimo è stato protagonista di un doppio shopping made in Usa (Cablevision e Suddenlink) che
potrebbe non arrestarsi perché Oltreoceano il business della tv via cavo è in costante crescita nonostante
la minaccia di Netflix&Co. Ma Drahi si è impegnato pure nell'editoria con il 50% del quotidiano francese
Libération e le testate del gruppo belga Roularta ( L'Express e l'Expansion ), oltre a NexRadioTv e alle tv
israeliane i24News e Hot. Ma il vero protagonista di questi giorni è Niel. Classe 1967, proprietario di una
catena di peep-show a Parigi (business sul quale ironizzava in pubblico il grande amico Nicolas Sarkozy),
compagno di Delphine Arnault, figlia di Bernard, proprietario del colosso Lvmh e secondo uomo più ricco di
Francia (37,2 miliardi di dollari di patrimonio), Neil (8,2 miliardi di disponibilità) è entrato in scena sul
mercato a metà dagli anni Novanta con WorldNet, il primo internet provider nato in terra francese, rivenduto
poi sette anni dopo per 50 milioni di dollari. Poi nel 2002 lancia l'offerta triple play Freebox, fino ad arrivare
poi ai successi di FreeMobile e del gruppo Iliad che al 30 giugno presentava ricavi per 2,2 miliardi, un
ebitda di 725 milioni e un utile di 163 milioni a fronte però di un debito di 1,16 miliardi. Anche Niel, molto
stimato dal presidente francese François Hollande e amico dell'ex ministro della Cultura Aurélie Filippetti e
dell'ex responsabile dell'Economia, Arnauld Montebourg, ama l'editoria (è stato tra i finanziatori del sito
d'inchiesta Mediapart), le start-up (Deezer e WeMoms) e il venture capital (Kima lanciato nel 2010 nell'arco
di soli due anni finanziò ben 160 aziende). Ma non trascura le tlc visto che è entrato in Svizzera con
Orange. E probabilmente il cantiere della banda ultra-larga aperto dal governo Renzi potrebbe finire nel
mirino del 48enne imprenditore transalpino che al momento non pare avere nessun link con Bolloré ovvero
il primo socio di Telecom (20%). Proprio il finanziere bretone è a tutt'oggi in Italia il più conosciuto e attivo.
Non solo per il ruolo di peso in Mediobanca (oltre a una partecipazione frazionale nelle Generali), ovvero la
merchant bank più importante del mercato nazionale e con interessi nei principali paesi europei. Bolloré
può contare sulla cassa miliardaria di Vivendi che oramai controlla saldamente e con la quale può andare
all'assalto delle tlc e dei new media. C'è chi da tempo vede nel gruppo transalpino l'alleato strategico
fondamentale per il futuro di Mediaset, anche per creare un polo, magari passando proprio da Telecom,
Italia-Francia-Spagna. Anche se proprio in queste ultime settimane, il finanziere bretone ha messo gli occhi
su un altro business che non conosce intoppi: quello dei video-giochi. Così è già salito al 10% di Ubisoft,
terzo player mondiale del settore, e al 10% di Gameloft. Un modo anche questo per sbarcare negli Usa ed
essere sempre più globale. (riproduzione riservata)
Foto: Patrick Drahi
Foto: Xavier Niel con la compagna Delphine Arnault, figlia del patron di Lvmh, Bernard
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È PARTITA L'OFFENSIVA DI NIEL, BOLLORÉ E DRAHI PER DOMINARE L'EUROPA E NON SOLO
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Foto: Niel con il presidente francese, François Hollande
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Angelo De Mattia
Alcuni osservatori insistono nel sostenere che la Federal Reserve sta dimostrando eccessiva incertezza sui
tassi di interesse e che permane l'assenza, nella politica della banca centrale americana, di una regola
chiara. Eppure, nel rinviare al 15 e 16 dicembre l'assunzione di una decisione che consisterà nel
determinare se sia appropriato un aumento dei tassi, mercoledì scorso il Fomc, al termine della riunione, ha
precisato che all'uopo valuterà i progressi, realizzati e attesi, verso gli obiettivi di massima occupazione e di
inflazione al 2%. È difficile negare che questa volta vi sia stata chiarezza. I parametri sono stati
puntualmente esplicitati e non viene neppure più adombrato un giudizio non favorevole sulla ripresa,
limitandosi la Fed ad affermare che continuerà a monitorare gli sviluppi economici e finanziari. Questa
volta, la banca centrale è stata così trasparente che alcuni, i quali ritenevano che neppure a dicembre ci
sarebbe l'avvio di una stretta di politica monetaria, sono stati colti in contropiede, così, almeno inizialmente,
come la stessa Borsa. Insomma, l'interpretazione è stata quella di una sufficiente certezza circa l'aumento
del costo del denaro alla fine dell'anno. Certo, per non aver deciso ora, è da ritenere che la maggioranza
del Fomc ritiene non esaustivi le informazioni e i dati, consuntivi e prospettici, sui due versanti citati e,
comunque, mette in conto che l'esaustività, per poter poi compiutamente giudicare e deliberare, a dicembre
si conseguirà. Si può anche aggiungere che un certo peso nel rinvio potrebbero averlo avuto le motivazioni
politiche, con la distinzione tra repubblicani, prevalentemente falchi, e democratici, di norma colombe, a
maggior ragione nella lunga prospettiva delle elezioni presidenziali. Ma non si può trascurare che inflazione
e occupazione compongono il mandato della Fed e che, per entrambi questi fattori, non si è potuto
concludere, nel recente passato, che i livelli conseguiti fossero coerenti con la missione, la quale, tra l'altro,
prevede per l'inflazione, come accennato e quasi come per la Bce, l'obiettivo del 2% dal quale oggi è
lontana: sorge così la doverosità di valutare se la risalita, almeno pro futuro, sia probabile, essendo
inappropriata una stretta in presenza di un'inflazione anche prospettica molto distante dal suddetto livello.
Valutati gli elementi a favore e quelli contrari, si può, comunque, prevedere che a dicembre effettivamente
la Fed deciderà e si tratterà di verificare se si tratterà di un mero avvio di un cambiamento di politica molto
graduale, quasi soft, oppure se sarà consistente, anche per giocare d'anticipo sul rilancio dell'inflazione, se
quest'ultimo si prospetterà e non sarà bilanciato dalla lentezza o, addirittura, dall'assenza della crescita
dell'occupazione. In ogni caso, accanto ad alcuni problemi che l'eventuale aumento dei tassi americani
comporterà (alla cui decisione non potrà non concorrere, anche se non in primissimo piano, la valutazione
del contesto internazionale, della situazione dei Paesi emergenti e dell'economia cinese) vi sarà l'aspetto
positivo, in parte già delineatosi, della ripresa in atto che esso presupporrà e con tale aumento si
certificherà. Se, comunque, la Bce attendeva una decisione della Fed (ma è da ritenere che gli esponenti
dell'Istituto conoscessero meglio di tanti altri le ragioni che avrebbero impedito mercoledì di deliberare)
potrà essere rimasta delusa, dal momento che sarà chiamata a decidere sul quantitative easing e sugli altri
strumenti di politica monetaria, anch'essa a dicembre, ma prima della Fed. Vedremo nei prossimi giorni le
eventuali decisioni della Banca del Giappone. Ma l'Istituto di Francoforte verosimilmente riterrà che
l'accennata seduta della Fed non si tradurrà in un nuovo nulla di fatto e potrà mettere in conto le probabilità
di un rafforzamento del dollaro, con impatto sul cambio con la moneta unica, che, però, non sarà motivo
sufficiente per non agire da parte della stessa Bce, rinviando, pure essa, a una successiva riunione.
Impone una scelta la lontananza dell'inflazione dal livello che possa far dire assolto il mandato sul
mantenimento della stabilità dei prezzi, su cui troppo lentamente, in un'eventuale alternativa, agirebbe il
cambio, oltreché non certo compiutamente. Ovviamente, la Bce dovrà completare la valutazione dei dati
economico-finanziari e dell'impatto che il Qe ha sinora avuto sui sistemi bancari, sui debiti pubblici e
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Il fattore Yellen non conta, la Bce lancerà comunque il super Qe
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sull'economia in genere, così come andrà esaminato l'effetto della vigente penalizzazione dei depositi. Non
mancano voci contrarie, soprattutto tedesche, come ormai è rituale in Germania, a misure che si
potrebbero adottare a dicembre sul Qe o sui depositi ovvero su entrambi. Queste voci rilevano che il Qe è
iniziato da non molto tempo e, quindi, si può ancora attendere prima di decidere. Non si capisce ancora
bene se si tratti di ostacoli posti preventivamente per poi tentare di ridimensionare la portata dei
provvedimenti che fossero proposti da Draghi ovvero si tratti di una volontà determinata a contrastare
comunque una decisione. Tuttavia, dato l'impegno assunto in prima persona da Mario Draghi, la riunione di
dicembre non potrà sottrarsi, per ragioni di credibilità, a una deliberazione, una volta che i dati
confermeranno i presupposti, cosa molto probabile, per decidere. Una decisione anche a maggioranza: non
sarebbe la prima volta di una tale modalità di voto. Sarà preferibile un'azione d'urto, netta e determinata,
piuttosto che una misura a prevalente effetto segnaletico. Ora che la ripresa, pur ancora debole, appare
meno incerta, è il caso di sfruttare il contesto ed evitare una rateizzazione degli interventi. Siamo in una
situazione assai lontana dal 2012 e dalla famosa dichiarazione di Draghi sulla difesa della moneta unica, si
iniziano a fare i conti con un ambiente di tassi d'interesse negativi, anche se non è prossima la trappola
della liquidità: un forte impulso che agisca su quantità, qualità, importi, scaglionamenti del Qe, senza
peraltro trascurare gli strumenti della non ridimensionata panoplia della Bce, appare più che opportuno,
necessario e strategicamente assai importante. (riproduzione riservata)
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COSI L'EXPO HA RIACCESO L'ITALIA
Martina: oltre 24 mld di euro di export alimentare in otto mesi Puntiamo a un soggetto creditizio forte che
affianchi le imprese
LUIGI CHIARELLO
«Quasi 24 mld di export agroalimentare nei primi otto mesi del 2015. Non era mai successo. Una ricaduta
formidabile sul turismo, specie a Milano. Investimenti esteri in aumento di un mld. E soprattutto un capitale
di fiducia riguadagnato e il rilancio dell'immagine dell'Italia nel mondo»: in questi punti Maurizio Martina,
ministro alle politiche agricole con delega all'Expo, focalizza il lascito dell'Esposizione Universale di Milano
al paese dopo sei mesi di frenetica attività. Domanda. Ministro, tracciamo un bilancio di Expo. Sono stati
mesi intensi, che cosa hanno prodotto per il paese? Risposta. Sono stati sei mesi strepitosi: Expo ha
dimostrato la forza del nostro paese. Siamo stati all'altezza di una sfida affascinante e impegnativa. L'Italia
ha rafforzato la sua diplomazia economica, a partire da un'area cruciale come quella del Mediterraneo. E la
leva della cooperazione agricola e alimentare si è rivelata un asset cruciale. Ci sono stati più di 50 mila
incontri fra imprese nei sei mesi, moltissime delegazioni internazionali hanno visitato i nostri distretti
produttivi. D. Lei ha guidato il processo della Carta di Milano. Al di la delle buone intenzioni, come fare in
modo che un simile heritage sia recepito dai paesi? R. Con la Carta di Milano l'Italia ha contribuito
all'aggiornamento degli Obiettivi del Millennio approvati a settembre dall' Onu. Per la prima volta un'Expo si
chiude con un impegno preciso di respiro internazionale, sottoscritto da più di un milione di persone. Il più
grande successo è stato proprio la partecipazione consapevole dei 21 milioni di visitatori, di chi ha animato
più di 7 mila dibattiti, delle 140 università e centri di ricerca che hanno approfondito il tema dell'Esposizione.
Oltre 2 milioni di studenti hanno partecipato attivamente alla discussione globale sul tema della lotta alla
fame, del contrasto agli sprechi, del rispetto delle risorse naturali e della biodiversità. Saranno loro la
generazione Fame zero. D. La macchina organizzativa ha funzionato al meglio (a parte le code degli ultimi
mesi), nonostante i ritardi iniziali. R. Fino al 30 aprile erano in tanti a chiedere se Expo avrebbe aperto in
tempo. Questi sei mesi hanno dimostrato che l'Italia sa affrontare i problemi e risolverli. Expo non è stato un
miracolo, ma il frutto di un lavoro quotidiano enorme. Dobbiamo esserne orgogliosi e ringraziare ognuno dei
9 mila operai che hanno costruito il sito e le 10 mila persone, tra volontari e impiegati, che ogni giorno
hanno lavorato a Rho. Tanto del successo di Expo lo dobbiamo a loro. D. Euler Hermes (gruppo Allianz) ha
quantificato in 3 miliardi di euro l'attivo generato, contando l'indotto. Uno 0,1% di crescita di pil R. C'è stato
un impatto economico molto positivo e che potrà generare ancora effetti nei prossimi anni. Guardiamo agli
investimenti stranieri che hanno superato 1 miliardo di euro o all'incremento del turismo, che in particolare
su Milano ha fatto registrare tassi da record come ad esempio il +49% di agosto. Dobbiamo considerare
anche il capitale di fiducia che Expo ha generato e il rilancio di immagine del nostro paese nel mondo.
Usciamo più forti da questa esperienza. D. Le prospettive di crescita per l'export di agroalimentare made in
Italy? Lei puntava ai 50 mld di euro entro il 2020 R. Siamo arrivati a quasi 24 miliardi in otto mesi. Non era
mai successo. L'obiettivo per il 2016 era 36 miliardi e siamo nelle condizioni di fare anche meglio. Nei mesi
di Expo abbiamo visto le esportazioni agroalimentari crescere con tassi formidabili in alcuni mercati, a
partire dal +20% negli Usa. Nelle prossime settimane proprio negli Stati Uniti partirà la campagna che
abbiamo realizzato con il ministero dello sviluppo economico. Attacchiamo l'italian sounding, promuovendo
le nostre qualità autentiche. Abbiamo deciso di investire oltre 50 milioni di euro e aiutare le aziende anche
attraverso accordi mirati con la grande distribuzione americana. D. Come consoliderete il comparto? La
fusione tra Ismea e Isa aiuterà a creare un nuovo volano creditizio? R. Vogliamo creare un soggetto forte,
operativo, al fianco delle imprese sul delicato fronte del credito. Siamo in una fase cruciale. I 400 milioni di
euro della Banca europea degli investimenti per le piccole e medie imprese agroalimentari italiane sono un
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INTERVISTA
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segnale importante. Dobbiamo continuare il lavoro, pensando soprattutto ai giovani. Per loro abbiamo
pronta una misura da 50 milioni di euro sempre con la Bei. Dopo aver accorpato Cra e Inea nel nuovo ente
di ricerca Crea, soppresso l'ex Agensud, abbiamo proseguito nell'operazione di razionalizzazione degli enti.
Risparmio ed efficienza sono le nostre parole d'ordine. D. In definitiva, qual è l'eredità che lascia Expo
all'Italia? R. Il paese esce da Expo più consapevole dei suoi punti di forza. Abbiamo ripreso a fare
diplomazia economica ai massimi livelli, ci siamo rafforzati come paese di primo livello sul fronte agricolo e
agroalimentare. In casa nostra l'ultima legge di stabilità, ad esempio, è la più «agricola» degli ultimi anni,
con investimenti per oltre 800 milioni di euro e un forte taglio di tasse attraverso la cancellazione di Irap e
Imu sui terreni delle imprese agricole. Con Expo abbiamo seminato per sei mesi, ora siamo pronti a
raccogliere frutti importanti.
Foto: Maurizio Martina
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