Industria
VICENTINA
GIUSEPPE CENZATO
Il vicentino
che pensò
al Mezzogiorno
METAREGIONE
Un “protocollo d’intenti”
tra le associazioni industriali
di sei grandi aree, per ragionare
insieme e competere meglio
L’UOMO AL CENTRO
Cresce, nelle aziende vicentine, l’importanza
della Responsabilità Sociale d’Impresa
3/2009
DICEMBRE 2009 – sped. in abb. post. - trimestrale - 70% - P.T. Vicenza Ferrovia - tassa riscossa - taxe perçue - Italia
MAGAZINE DI INFORMAZIONE ECONOMICA PER LE IMPRESE
c ors i v o
di Roberto Zuccato
Presidente
di Confindustria Vicenza
Se manca il coraggio
delle decisioni
D
i recente, un emendamento della Finanziaria
regionale approvato per fermare due progetti
di termovalorizzatori a Treviso e Rovigo, ha
portato al “blocco” totale delle autorizzazioni
per impianti di smaltimento e recupero rifiuti in tutto
il Veneto. Dopo aver atteso mesi e anni in procedure
infinite, aver investito soldi e risorse in progetti che
hanno già passato il vaglio degli organismi di tutela
ambientale, si sono così bloccati progetti aziendali
importanti per motivi che nulla hanno a che fare con
la loro qualità e utilità.
Il provvedimento colpisce l’iniziativa delle aziende
che hanno investito risorse economiche e ricerca
per sopperire alla carenza di pianificazione della
Regione. Quelli in ballo sono progetti che rispondono
a un bisogno di soluzioni ambientali corrette ed
economicamente sostenibili per risolvere il problema
dei rifiuti. Un problema che da troppi anni le aziende
sono costrette ad affrontare nella totale indifferenza
delle amministrazioni locali.
Il consiglio regionale, con una decisione trasversale
votata da esponenti di tutti i partiti, si è trincerato
dietro un provvedimento di sospensione perché
non ha avuto il coraggio di esprimere la propria
contrarietà a iniziative specifiche e ha così sospeso
in modo indiscriminato tutti i progetti di impianti di
smaltimento rifiuti e perfino di recupero. Si tratta di
un provvedimento che ha effetti gravi per il sistema
industriale: in questo modo la già nota carenza
di impianti e infrastrutture ambientali nella nostra
regione viene consolidata, e per tempi imprecisati,
dal momento che tutto viene rimandato all’adozione
del Piano regionale di smaltimento dei rifiuti speciali,
un piano previsto fin dalla legge 33 del 1985, ad
oggi ancora irresponsabilmente disattesa. Il sistema
industriale sarà costretto a cercare soluzioni per i
propri rifiuti sempre più lontane e sempre più onerose,
ma si riflette anche sull’ambiente, impedendo la
realizzazione di infrastrutture necessarie a tutelarne
l’integrità e la qualità. C’è anche “odore” di illegittimità,
nell’emendamento regionale, perché si vanno a
modificare norme e procedure stabilite con legge
dello Stato. In questo caso, dunque, abbiamo assistito
a un colpo di mano del partito del no, un partito
trasversale che è sempre
in agguato per sabotare chi
cerca di prendere decisioni, Q uello che il sistema
soprattutto quando sono industriale e civile veneto
necessarie per supplire alla si attende dai propri
latitanza della politica.Quello amministratori è il coraggio
che il sistema industriale e
di scegliere. Non si possono
civile veneto si attende dai
propri amministratori è il aspettare 25 anni per avere un
coraggio di scegliere. Non Piano dei rifiuti, e non sapere
si possono aspettare 25 quanti altri ce ne vorranno
anni per avere un Piano perché anche la Regione
dei rifiuti, e non sapere
Veneto si adegui alle regole
quanti altri ce ne vorranno
che essa stessa si è data per
perché anche la Regione
Veneto si adegui alle regole conformarsi alle leggi dello
che essa stessa si è data Stato e alle Direttive Europee.
per conformarsi alle leggi Dalla Regione ci aspettiamo
dello Stato e alle Direttive soluzioni, non comportamenti
Europee. Dalla Regione ci
pilateschi.
aspettiamo soluzioni, non
comportamenti pilateschi.
1
3/2009
Direttore responsabile
Stefano Tomasoni
Hanno collaborato
Tarcisio Bellò
Marta Cardini
Maria Luisa Duso
Eros Maccioni
Chiara Roverotto
Progetto grafico
Patrizia Peruffo
Stampa
Tipografia Rumor S.r.l.,
Vicenza
Pubblicità
Oepi, Verona
Editore
Istituto Promozionale
per l’Industria srl - soc. unip.
Piazza Castello, 3 - Vicenza
Anno ventottesimo
Numero 3
Dicembre 2009
Una copia € 4,00
Registrazione Tribunale di
Vicenza
n. 431 del 23.2.1982
Questo numero è stato
stampato
in 4.000 copie.
È vietata la riproduzione
anche parziale di articoli
e illustrazioni senza
autorizzazione e senza
citare la fonte.
FOTOGRAFIE
Archivio Associazione Industriali
pag. 12 in basso, 15, 50, 51,
52; Archivio Calpeda 24, 25;
Archivio Costruzioni Cogato 26,
27; Archivio Laverda 33 in alto;
Archivio Metra 30, 31;
Studio Reporter 48, 49;
Archivio Pedon 32 in basso;
Archivio www.positanonews.it 38;
Archivio Sandrigarden 32 in alto;
Archivio SEA 28, 29; Archivio
Siggi Group 22, 23; Archivio
Spedizione Chantir Gah 2009
44, 45, 46, 47; Archivio STIL
Service 33 in basso; Archivio
Storico ENEL 34, 36; Archivio
Unindustria Napoli 41; Colorfoto
16, 17, 18, 19, 21; Istockfoto
4/5, 6, 8, 9, 12, 13, 14, 20
Copertina
Archivio Storico Enel
4
corsivo
1. Se manca il coraggio
delle decisioni
di Roberto Zuccato
focus
4. Un patto a sei
nel cuore dell'Europa
di Stefano Tomasoni
12
argomenti
12. C'è sempre bisogno
di stage
di Stefano Tomasoni
imprese
22. Quelli che vestono
il lavoro e la scuola
di Chiara Roverotto
24. Una produzione tutta italiana
di Stefano Tomasoni
14. L'uomo al centro
16. Quando vince la bontà
20. Nuove tesi
di Marialuisa Duso
di Marta Cardini
26. Trasformatori su misura
di Marta Cardini
28. Quattro generazioni sul territorio
30. La forza del gruppo
31. Formazione premiata in Europa
32. Flash
14
personaggi
34. Il vicentino che pensò al Mezzogiorno
34
di Giuseppe Galasso
cultura e società
44. La sorgente nella neve
di Tarcisio Bellò
48. Carioche e trattori
di Eros Maccioni
associazione
50. Fatti e persone
44
numeri
54. Dati e statistiche
sull’economia vicentina
translation
56. Una selezione di articoli
tradotti in inglese
industria vicentina pubblicazione promossa dal Comitato provinciale
per la piccola industria dell’Associazione Industriali della provincia di Vicenza
di Stefano Tomasoni
f o c us
Un patto a sei
nel cuore
dell'europa
“Veneto, Friuli
Venezia Giulia,
Slovenia, Croazia e
Stiria: le associazioni
industriali di sei
grandi territori
ragionano insieme
per competere
meglio nell'Europa
”
a 27 e nel mondo
U
n “protocollo d’intenti” tra le associazioni industriali di sei aree cruciali
per lo sviluppo dell’Europa ha dato
corpo in questi mesi a un progetto
denominato “Metaregione”. Le aree in questioni sono il Veneto, il Friuli Venezia Giulia, la Slovenia, la Croazia, la Carinzia e la Stiria.
Il protocollo d’intenti nasce con la convinzio-
U n “protocollo d’intenti” tra le
associazioni industriali di sei aree cruciali
per lo sviluppo dell’Europa ha dato corpo
in questi mesi a un progetto denominato
“Metaregione”
5
f o c us
“La “Metaregione”
rappresenta per
ne che la “Metaregione” rappreimprese un territorio
senti per il sistema delle imprese
centrale e strategico
un territorio cennell’Europa a 27
trale e strategico nell’Europa a
membri
27 membri, che
la competizione mondiale e
la “mappa delle
produzioni industriali” che si va
ridefinendo in ragione della crisi internazionale affideranno ai territori della “metaregione”
un ruolo importante, e che le imprese possono trarre importanti vantaggi dalla creazione
di un “network” fra le proprie organizzazioni
di rappresentanza. Su queste basi, i promotori del progetto puntano a sviluppare con i
il sistema delle
”
6
governi regionali e nazionali di riferimento
un dialogo e un confronto su temi e politiche
verso cui le istituzioni dell’area esercitano un
ruolo e una responsabilità determinante per
lo sviluppo delle imprese e degli scambi commerciali.
“Un territorio strategico per l’Europa a 27”
“Questo progetto – spiega Luca Cielo, vicepresidente di Confindustria Veneto e presidente della Piccola – è nato grazie ad un ricerca
curata dalla Fondazione Nord Est in cui veniva
evidenziato come territorio centrale e strategico per lo sviluppo e la crescita della nuova
Europa a 27 membri, sia per volumi di Pil che
per sistema logistico infrastrutturale, proprio
quest’area, da noi poi denominata come Metaregione. Ulteriori ricerche e approfondimenti
hanno poi fatto emergere molte caratteristiche e peculiarità, che se ben valorizzate po-
tranno di sicuro assumere in futuro un
ruolo sempre più importante: la grande
concentrazione di Piccole Medie Imprese e la diffusa vocazione manifatturiera.
Partendo da queste caratteristiche e premesse abbiamo voluto dare vita a un nuovo progetto con respiro triennale, che ha
l’obiettivo di creare un vero e proprio
network di scambio e di confronto fra le
associazioni di rappresentanza delle imprese di questa macro area. Siamo certi
che la Metaregione potrà fornire una concreta possibilità di uscire dai propri confini, di mettersi a confronto, di trasmettere le buone pratiche e di imparare l’uno
dall’altro. La consapevolezza poi che la
crisi economica internazionale porterà
dei mutamenti nei mercati e negli scambi
fra i Paesi, e che la competizione in futuro sarà sempre più fatta da ‘sistemi d’imprese territoriali’, ha sicuramente incentivato a prendere parte a questo importante e ambizioso progetto. La Metaregione
è un’importante occasione soprattutto
per le Piccole e medie imprese, che in
questo momento sono molto esposte, ma
sono anche quelle che in passato hanno
"L a M e t a r e g i o n e è
un’importante occasione
soprattutto per le Piccole
e medie imprese, che in
questo momento sono
molto esposte, ma sono
anche quelle che in passato
hanno saputo reagire
meglio. Questo progetto
può diventare per loro una
sorta di piattaforma utile ad
esplorare i mercati dell’Est
Europa”
saputo reagire meglio proprio grazie a quella
particolare formula organizzativa che le rende
flessibili. Questo progetto può diventare per
loro una sorta di piattaforma utile ad esplorare
i mercati dell’Est Europa”.
Sulla base di questo progetto, Confindustria
Veneto ha realizzato di recente un convegno
sul tema delle infrastrutture necessarie per lo
sviluppo e la crescita dell’area della Metaregione. All’incontro, insieme con il presidente
Dalle infrastrutture alla formazione, l'impegno della Metaregione
Metaregione è un progetto voluto dalle rappresentanze
d’impresa di sei grandi regioni e paesi che hanno condiviso un percorso comune, attraverso la firma di un protocollo, discusso ed approvato il 23 luglio 2009, durante un
meeting organizzato a Trieste.
L’idea di creare un network permanente fra le associazioni
degli imprenditori dei paesi interessati è di Confindustria
Veneto: le associazioni di Friuli Venezia Giulia, Carinzia,
Stiria, Slovenia e Croazia ne hanno subito colto le potenzialità dando inizio a una attività di coordinamento e
scambio e ad iniziative concrete su terreni che vanno dalle
infrastrutture, alla formazione.
7
f o c us
degli Industriali del Veneto Andrea Tomat e al
presidente regionale della Piccola Luca Cielo,
hanno preso parte tutti i partner del progetto,
esperti e tecnici, tra cui Paolo Costa presidente dell’Autorità Portuale, Otmar Petschnig presidente della Federazione Industriali Austria in
Carinzia, Franco Miller delegato per Confindustria Veneto alle infrastrutture e trasporti,
Robert Sever direttore dell’Associazione Trasporti della Camera di Commercio della Slovenia, Jochen Pildner-Steinburg presidente della
Federazione Industriali Austria in Stiria, Paolo
Balistreri coordinatore del Comitato Transpadana. A rappresentare le istituzioni Renato
Chisso, assessore regionale alle politiche della
mobilità e infrastrutture, Josef Lobnig, presidente del Parlamento della Carinzia, Franz
Lückler, direttore del dipartimento infrastrutture della Stiria.
Tre priorita’ per le infrastrutture
Il convegno ha individuato tre progetti prioritari su cui concentrare l’attenzione: la realizzazione del Corridoio Baltico-Adriatico, la
8
costituzione di un network di collaborazione
tra i Porti del Nord Adriatico e la costruzione
delle infrastrutture necessarie per mettere
in rete, rispetto ai due grandi progetti ricordati l’intera area della Metaregione. A questo
proposito è stato sottoscritto un protocollo a
sostegno del Corridoio Baltico- Adriatico. Per
raggiungere questi obiettivi sarà necessario il
supporto finanziario della Comunità Europea;
per questo per la parte industriale si lavorerà
per creare un gruppo di lavoro permanente
che si dedichi al tema delle infrastrutture,
e entro la primavere del 2010 verrà chiesto
un incontro alla Commissione Europea per
presentare i progetti. “Il Veneto ha dimostrato
ancora una volta di saper mettere in campo
iniziative di grande valore e prospettiva – spiega Luca Cielo -. Siamo ormai consapevoli che
a competere in futuro non saranno solo le imprese, ma i sistemi territoriali, la Metaregione
rappresenta quindi un’ importante occasione.
La crescita economica di quest’area dipenderà
soprattutto dallo sviluppo delle infrastrutture”.
“C’è sicuramente convergenza nell’analisi, ma
"I l Veneto ha dimostrato ancora una
volta di saper mettere in campo iniziative
di grande valore e prospettiva – spiega
Luca Cielo - Siamo ormai consapevoli che
a competere in futuro non saranno solo
le imprese, ma i sistemi territoriali"
soprattutto un’ampia
condivisione politica
sulle strategie e prospettive economiche
dell’area, designata
Metaregione, che può
avere sviluppi di ampissimo respiro nella
logistica non solo per
l’Europa ma anche
per gli scambi mondiali, solo se sarà supportata e unita da strategie comuni – sottolinea Paolo Costa -. Si potrà ricreare attraverso
il sistema portuale del’Alto Adriatico, attraverso un sistema trasportistico combinato ed
intermodale una delle piattaforme logistiche
mondiali per il mercato dei containers e per il
traffico dei passeggeri”. “Il progetto di Metaregione è un atto di coraggio e di lungimiranza:
costruire un network, per l’elaborazione di politiche comuni – commenta Andrea Tomat,
presidente di Confindustria Veneto -. Come
rappresentanti delle imprese e delle economie
dell’area ci siamo battuti per
la realizzazione ed il rafforzamento del Corridoio 5, oggi
abbiamo condiviso l’opportunità di sviluppare
un altro collegamento strategico, il Corridoio
Adriatico-Baltico che può divenire una spina
dorsale per l’economia e per gli scambi fra i
paesi lungo la direttrice Austria, Slovenia, Polonia fino ai paesi Baltici e fino alla Russia per
gli scambi con i mercati mondiali. Ci stiamo
muovendo con rapidità e determinazione,
continuando a puntare sul tema delle infrastrutture materiali e immateriali e sul capitale
umano e la formazione” n
9
la f ifnoecst
us
ra
Le infrastrutture
per la Metaregione
G
li ultimi anni dello scorso decennio sono stati caratterizzati da due fenomeni epocali:
la caduta del muro di Berlino,
con la progressiva integrazione nel nostro sistema delle economie dei Paesi
dell’Europa centro orientale e balcanica, e la globalizzazione con l’ingresso
sui mercati di competitori fortissimi,
come Cina e India, che hanno radicalmente modificato la divisione del
lavoro tra i vari Paesi.
Il primo fenomeno ha generato una
crescita esponenziale dei traffici tra
le due “Europe”, crescita che ha interessato in maniera diretta e principale
proprio l’area della nostra Metaregione, con la necessità di organizzare i
traffici di transito che si sviluppano
L o sviluppo dei traffici
tra CINDIA ed Europa ha
raggiunto un tale livello
da rendere interessanti
collegamenti “dedicati”,
che facciano direttamente
la spola tra queste due
grandi aree economiche.
10
attualmente quasi esclusivamente attraverso la modalità “gomma”, per
trasformare un grave problema ambientale in una nuova importante opportunità economica.
L’Unione Europea si è posta questo
problema e intende dare una risposta
attraverso il potenziamento del trasporto ferroviario, con lo sviluppo dei
“grandi corridoi europei”. L’area della
Metaregione è attraversata da ben
quattro di questi grandi corridoi, che
si incrociano con il Corridoi V rispettivamente a Verona (Corridoio I verso
Berlino), a Mestre – Trieste (Corridoio
XXIII verso Danzica e il Baltico), e infine a Lubiana (Corridoio X verso la
Germania e i Balcani). Questa fortunata posizione geografica offre importanti prospettive nell’ambito della
logistica, consentendo di individuare
nell’area della Metaregione una delle
più importanti “piattaforme logistiche”
potenziali dell’intera Europa; consente
altresì di valorizzare la tradizionale
vocazione manifatturiera di molte delle nostre regioni, per rilanciare una
manifattura di qualità, competitiva e
integrata nell’economia globale.
Altrettanto rilevanti le conseguenze
trasportistiche del secondo “fenomeno
epocale”, la globalizzazione. Con la
fine del secolo scorso e con una successiva accelerazione nei primi anni
di questo decennio fino al 2007 (solo
parzialmente e temporaneamente frenata dalla gravissima crisi mondiale
di questi due ultimi anni), i prodotti
realizzati nei Paesi dell’Est Asiatico si
sono imposti sui mercati mondiali, generando un crescente flusso di merci,
specie per via marittima e attraverso
container, che ha avuto il suo elemento caratteristico nello sviluppo delle
cosiddette “navi giramondo”, che, in
partenza dalla Cina si dirigono verso
l’America sia attraverso la rotta del Pacifico, che attraverso l’Oceano Indiano,
Suez e il Mediterraneo, da dove proseguono verso il Mare del Nord e infine la costa atlantica degli USA. Si deve a questa nuova organizzazione dei
traffici mondiali la nascita e lo sviluppo
dei cosiddetti “hub”, collocati lungo
la rotta principale – per l’Italia Gioia
Tauro e successivamente Taranto, ma
anche Malta, Pireo e ultimo nato e in
forte crescita Port Said – e destinati ad
essere collegati con gli scali terminali
attraverso relazioni “feeder”.
In questa prima fase della globalizzazione gli scali del Nord Adriatico
hanno beneficiato marginalmente
dell’aumento dei traffici provenienti da
CINDIA, penalizzati dalla scarsa competitività, dai rari collegamenti e dalla
carenza delle vie d’accesso terrestri,
specie ferroviarie, con conseguente
di Franco Miller
Consigliere delegato alle infrastrutture, Confindustria Veneto
Chiediamo alla nostra classe politica di volere cogliere questa opportunità, gli operatori
economici sono pronti a fare la propria parte. È una sfida che possiamo e vogliamo vincere.
riduzione e frammentazione dei retroterra serviti.
La stessa conflittualità registrata tra
gli scali Nord Adriatici non ha in questi
anni agevolato il loro sviluppo, specie
nel traffico containers, nell’ambito dei
quali svolgono un ruolo insignificante
a livello di economia mondiale, movimentando 300/400 mila TEU all’anno
(poco di più Capodistria) rispetto ai 1,5
milioni di TEU di Genova e, soprattutto,
agli oltre 10 milioni di TEU di Rotterdam e Amburgo, per non parlare dei
quasi 20 milioni di TEU di Hong Kong,
Shanghai, Singapore.
Ma un nuovo fenomeno sta modificando ancora una volta lo scenario di
riferimento, ovvero lo sviluppo dei traffici tra CINDIA ed Europa ha raggiunto
un tale livello da rendere interessanti
collegamenti “dedicati”, che facciano direttamente la spola tra queste
due grandi aree economiche. Oltretutto è previsto con il 2012 l’apertura del “nuovo Suez”, che consentirà
l’attraversamento anche alle nuove
mega porta containers con pescaggio
14 – 16 metri e offrirà ai porti del
Nord Mediterraneo una grandissima
opportunità, legata ad una loro nuova
centralità nei flussi internazionali. Se
uniamo questa prospettiva a quella,
prima ricordata, della realizzazione
dei nuovi grandi “corridoi ferroviari”
europei, ecco che i porti del Nord del
Mediterraneo verranno a disporre di
collegamenti terrestri finalmente adeguati, in grado di estendere il loro retroterra all’intera Unione Europea, se
non addirittura alla Russia.
Per la prima volta dopo il 1400 si è riaperta “la rotta di Marco Polo” e i porti
del Nord Adriatico si possono proporre
in relazione ad una riacquistata centralità, alla quale vanno date adeguate risposte in termini di infrastrutture
portuali. Non possiamo nasconderci
che, allo stato attuale, nessuno dei
porti esistenti è in grado di ambire da
solo a svolgere questo ruolo: mancano
i fondali (Venezia), oppure gli spazi di
retro-porto (Trieste e Genova) o sono
inadeguati i collegamenti terrestri (Capodistria, Fiume).
Va pertanto analizzata l’opportunità
di realizzare un nuovo scalo, specializzato per il movimento containers
e organizzato secondo i più efficienti
esempi europei (Amburgo) o internazionali (Port Said). Questo scalo dovrà
avere gli standard tecnici (pescaggio,
aree di movimentazione, collegamenti
terrestri specie ferroviari) adeguato ai
livelli dei competitori internazionali,
così come a quei livelli dovranno collocarsi i costi di movimentazione delle
merci (apertura h 24, terminale automatizzato, adeguati magazzini e spazi
di stoccaggio merci nel retro-porto).
L’obiettivo si colloca sicuramente nel
medio termine, ma già nell’immediato
una nuova collaborazione tra gli scali
Nord Adriatici potrà consentire uno
sviluppo complessivo del sistema, che
ne aumenti l’appetibilità per i grandi
operatori mondiali, creando il presupposto per gli sviluppi successivi. Penso ad una collaborazione che punti ad
una specializzazione delle merci movimentate, ma anche dei retroscena
serviti, consentendo alle mega porta
containers dirette al Nord Adriatico di
poter contare, sia pure con due o più
toccate, su di un retroterra di dimensioni adeguate.
Negli ultimi tempi tra i porti della nostra Metaregione si è innescato un
proficuo dialogo, l’esigenza di collaborazione è ormai ampiamente condivisa, abbiamo pertanto imboccato la strada giusta. La portualità può
rappresentare una risorsa economica
straordinaria, in grado di completare
il panorama logistico delineato: riportarla ai livelli competitivi necessari
per assumere un ruolo nell’economia
globalizzata è una grande sfida.
Chiediamo alla nostra classe politica
di volere cogliere questa opportunità,
gli operatori economici sono pronti a
fare la propria parte. È una sfida che
possiamo e vogliamo vincere.
11
a rgo m e nt i
di Stefano Tomasoni
“È in momenti
difficili come questo
che la formazione
diventa un'arma
fondamentale per
essere competitivi
e formare leve di
”
giovani preparati
C'è sempre
bisogno di stage
L
Giuseppe Zigliotto
12
a crisi generale
di quest’ultimo
anno, con le prospettive incerte
che ancora lascia per il prossimo futuro, non si fa sentire
soltanto sulla tenuta del tessuto economico e produttivo, ma ha conseguenze che
scendono “a cascata” anche
in altri ambiti importanti, come quello della formazione.
Impegnate a stringere i denti e a concentrarsi sui propri
“core business” e sul mercato, le imprese vicentine tendono da qualche tempo a diminuire la
propria disponibilità a ospitare giovani in stage.
La tendenza riguarda sia le iniziative legate alle
scuole superiori, sia quelle legate all’università,
dove gli stage pre e post-laurea, le tesi di laurea
in azienda e altre forme di sinergie tra studio e
lavoro stanno segnando il passo.
“La disponibilità delle aziende ad aprirsi agli
stagisti e ad altre forme di collaborazione con la
scuola sta subendo indubbiamente una flessione – osserva Giuseppe Zigliotto, vicepresidente
dell’Associazione, con delega all’education -.
Questa tendenza può essere per certi versi
comprensibile, visto appunto il periodo molto
difficile che stiamo tutti attraversando. Tuttavia,
è un problema che impatta sui programmi di
formazione e orientamento che le scuole e le
associazioni realizzano ogni anno con la collaborazione fondamentale delle imprese. Come
Confindustria Vicenza chiediamo alle imprese
di tenere aperta la porta del dialogo con il
mondo della formazione. Invito tutti a fare uno
sforzo in questo senso e, anche se magari con
disponibilità inferiori al solito, a continuare ad
essere disponibili a ospitare giovani in stage.
È proprio nei momenti difficili come questo,
del resto, che la formazione diventa un’arma
fondamentale per essere competitivi, per formare leve di giovani preparati e pronti a raccogliere meglio le sfide che si presenteranno
in futuro e nel momento in cui la ripresa si
farà sentire. Avere risorse umane preparate è un
obiettivo prioritario, e oggi lo studio deve potersi accompagnare con l’esperienza diretta in
azienda per essere più efficace. Ai colleghi imprenditori chiedo dunque uno sforzo di sensibilizzazione e una rinnovata disponibilità in questo senso. Investire nei giovani è sempre una
scelta vincente”. Le iniziative di collaborazione
scuola-azienda che vanno in senso opposto a
quello segnalato, per fortuna non mancano. Da
segnalare, ad esempio, una recente iniziativa
della Zanetti Moda, che ha promosso la prima
edizione di un concorso chiamato “Arte e Camicia”, rivolto all’Istituto professionale “Montagna” di Vicenza per permettere agli studenti del
triennio dell’indirizzo moda di progettare un
capo di camiceria donna; il premio per il progetto vincente sarà la realizzazione del capo e
l’inserimento nella collezione estiva aziendale.
Un altro esempio arriva dall’Alto Vicentino, dove è in corso la seconda edizione di un progetto di alternanza scuola-lavoro che vede muoversi insieme una dozzina di aziende del territorio
in sinergia con l’Itis “De Pretto” di Schio.
Un esempio ulteriore è il nuovo bando dell’ormai tradizionale concorso “Storie d’Impresa”
promosso da Confindustria Vicenza, che ogni
anno vede numerosi gruppi di studenti delle
superiori partecipare al premio ed entrare a
diretto contatto con aziende del loro territorio
per raccontarne la storia e capirne le dinamiche aziendali. “Questi sono alcuni esempi
virtuosi di vicinanza tra scuola e aziende – dice
Zigliotto -. Sono esperienze che fanno capire
come sia utile prima di tutto alle stesse aziende
poter avvicinare giovani preparati e desiderosi
" Anche se c’è la crisi –
dice Giuseppe Zigliotto,
vicepresidente con delega
all’Education -, è importante
che le aziende aprano le
porte a stage e a progetti
con le scuole. È utile
tenere aperta la porta
del dialogo con il mondo
della formazione ed essere
disponibili a ospitare giovani
in stage”.
di imparare, che potenzialmente possono essere poi le risorse umane aziendali del futuro. È
giusto e utile valorizzare e sostenere le capacità
creative e progettuali dei giovani”. n
13
a rgo m e nt i
di Stefano Tomasoni
“La responsabilità
sociale d'impresa
è un investimento,
non un costo: tutte
le attività orientate
al miglioramento
della vita all'interno
o all'esterno
dell'azienda avranno
un indicatore
costi/benefici
”
positivo
M
L'uomo
al centro
atteo Cielo è, da qualche mese,
il nuovo delegato dell'Associazione per il tema della Responsabilità
Sociale d'Impresa (RSI). Un tema
che sta crescendo nell'attenzione delle imprese
vicentine e che ha dentro di sé molteplici sfaccettature. Con Cielo parliamo dei significati e
dell'importanza della RSI nelle imprese di oggi e
di domani.
- Cos’è, innanzitutto, la responsabilità sociale d’impresa?
“Il modo migliore per rispondere è partire dagli
esempi pratici. Mi piace citare i casi storici che
si possono considerare come le origini della responsabilità sociale d’impresa: da un lato il Lanificio Rossi che a fine Ottocento a Schio realizzò
un progetto urbanistico e sociale a favore dei
lavoratori, dall’altro lato la Marzotto con la ‘Città
Sociale’ degli anni Trenta del Novecento.
La definizione ‘responsabilità sociale d’impresa’,
è invece molto più recente, degli anni Ottanta.
Significa prendersi cura delle persone che lavorano in azienda rispettandone i diritti, coinvolgendo anche la comunità dove l’azienda è inserita, ma anche l’ambiente. Rispettare l’ambiente
vuol dire rispettare la comunità, le generazioni
14
future alle quali consegneremo poi i siti produttivi che abbiamo usato”.
- Che impatto tangibile ha la responsabilità
sociale d’impresa sull’azienda, specie in un
momento così difficile?
“Prima di tutto va vista come un investimento,
non come un costo. I benefici sono difficili da
calcolare, ma sono convinto che tutte le attività
orientate al miglioramento della vita all’interno
e all’esterno dell’azienda avranno un indicatore
costi/benefici positivo. Sapere ad esempio di
aver migliorato una postazione di lavoro in un
ufficio o in produzione, genera un beneficio
incalcolabile, perché questa persona lavorerà
meglio, sarà più produttiva, si legherà all’azienda
dando una prospettiva di continuità del proprio
lavoro. Le persone soddisfatte aiutano l’azienda
a superare il momento di crisi, trovando nuove strategie, impegnandosi e lavorando con
un obiettivo comune. Non mi aspetterei che
un’azienda socialmente responsabile superi per
questo motivo la crisi; avrà però una carta in più
da giocare: una squadra aziendale compatta con
un unico obiettivo”.
- Cosa pensa della certificazione di responsabilità sociale SA8000?
“È una norma di applicazione mondiale, che può
essere applicata a una azienda che costruisce
un grattacielo a Shanghai come a un’azienda vicentina di poche persone: codifica e raggruppa
norme di diritto del lavoro di qualunque nazione
del mondo. L’Italia è al primo posto con il 50%
di aziende certificate SA8000 in tutto il mondo,
in totale sono circa 1800. Oggi la regione Veneto
ha capito l’importanza di questo impegno delle
aziende e ha emanato già per il 2009, e lo ripeterà nel 2010, un bando regionale per le aziende
certificate SA8000, che verrà esteso alle aziende
registrate EMAS e OHSAS 18001. Si è capito che
premiare le aziende socialmente responsabili
crea un valore aggiunto non solo a livello locale
ma anche mondiale”.
- Ma le aziende che non si certificano
SA8000 possono essere considerate ugualmente socialmente responsabili?
“Assolutamente si, ci sono molte aziende vicentine già socialmente responsabili, ma non ne sono
magari consapevoli o non vogliono esternarlo
e quindi hanno scelto di non certificare questo
loro valore. Uno dei miei obiettivi come delegato per la responsabilità sociale di Confindustria
Vicenza è creare uno strumento di condivisione
delle esperienze, dove ogni singola azienda vicentina possa raccontarsi e confrontarsi. Vorrei
poi raccogliere i risultati e renderli disponibili
con un database di “Buone pratiche vicentine”,
che contenga una breve descrizione per ogni
attività socialmente responsabile, in modo che le
altre aziende possano trarre spunti da applicare
direttamente”.
- C’è bisogno di formazione degli imprenditori, su questi temi?
“Senza dubbio. Sono state create nuove figure
professionali negli ultimi anni, come il Manager
della responsabilità sociale, per le quali sono
previsti master ad hoc. Un progetto che vorrei
sviluppare è quello di organizzare un percorso
formativo sul tema, abbinandolo a visite aziendali nel Vicentino per vedere esempi di responsabilità sociale d’impresa applicata. Vedrei bene
un percorso unico tra Giovani imprenditori e Senior, coinvolgendo oltre all’imprenditore anche i
collaboratori, perché sono loro la parte attiva del
processo di responsabilità sociale d’impresa”.
- Come inizierebbe a occuparsi di RSI in
un’azienda che voglia impegnarsi su questo fronte?
“Inizierei dalla sicurezza sul lavoro. Non posso
pensare a un’azienda che sia molto attenta alla
comunità dove è inserita, all’ambiente, ma che
non sia impegnata a garantire l’incolumità dei
propri lavoratori. Per questo ritengo importante che l’area di Confindustria delegata alla RSI
collabori e sia quasi complementare con l’area
che si occupa di sicurezza sul lavoro. Garantire
M atteo Cielo è, da qualche mese, il
nuovo delegato dell'Associazione per
il tema della Responsabilità Sociale
d'Impresa (RSI). Un tema che sta crescendo
nell'attenzione delle
imprese vicentine
un ambiente di lavoro sicuro è una
sicurezza sia per il lavoratore che la
sua famiglia”.
- Spesso si confonde la responsabilità sociale d’impresa con la
solidarietà...
“Si, a volte c’è l’idea che fare delle
azioni di solidarietà significhi essere
socialmente responsabili. Questo
è in parte vero, occuparsi dei bisogni altrui al di fuori della propria
azienda è socialmente responsabile, ma terrei
le due cose distinte. Ad esempio come Giovani
imprenditori abbiamo diviso l’area Etica d’impresa e Solidarietà, per distinguere i due tipi di
azioni, quelle rivolte a tutti gli stakeholder con
cui l’azienda entra in contatto e quelle rivolte
ad aiutare i più bisognosi. Per quanto riguarda il
Gruppo Giovani, per la solidarietà abbiamo scelto di appoggiare un progetto e di condividerlo
con i Senior, per ottenere un’efficacia maggiore:
mi riferisco al progetto ‘Bambini Cardiopatici nel
mondo’ (www.bambinicardiopatici.it) del prof.
Alessandro Frigiola”. n
15
di Chiara Roverotto
a rgo m e nt i
Quando vince
LA BONTA'
“Bilancio positivo
del Premio della bontà
"S.Lucia" promosso dai
I
l Gruppo Giovani Imprenditori mette in campo la bontà, la solidarietà. Quella forza di dare
una mano al prossimo che spesso nemmeno
vediamo, percepiamo. Troppo presi da vite
frenetiche, da sensazioni che ci scivolano addosso senza incollarsi sulla pelle e farci rallentare,
pensare e meditare. E il Gruppo ha scelto i giovani per parlare di concetti che sembrano astrusi. Quasi avulsi in una società dove la crisi non
è solo economica, ma coinvolge valori, azioni e,
soprattutto, quel concetto di morale di cui nessuno parla più. E che difficilmente si riesce ad
insegnare se non portando esempi, risvegliando
16
Giovani Imprenditori e
dal Giornale di Vicenza
le coscienze di
per premiare giovani
fronte a fatti
concreti.
vicentini distintisi per
Ed è quello
gesti di generosità e
che i Giovani
Imprenditori
altruismo
di Confindustria Vicenza,
il Giornale di Vicenza con il patrocinio dell’Ufficio scolastico provinciale e il contributo della
Banca Popolare di Vicenza, e del Golf Club Vicenza, hanno realizzato con la prima edizione
del “Premio della Bontà”, che è stato assegnato il
”
In apertura, foto di gruppo della premiazione
in Comune a Vicenza, con i premiati e gli
organizzatori del premio.
Qui sotto, la vincitrice Martina Xausa
e la seconda premiata, Vanesa Ortiz Maldonado
giorno di S. Lucia nella sede delle Opere sociali
in piazza Duomo a Vicenza.
Non è stato che l’epilogo di un percorso che
voleva evidenziare gesti di generosità, altruismo.
Valori che costituiscono il fondamento per la
crescita della persona e lo sviluppo della società. Ecco perché i Giovani Imprenditori hanno
voluto sottolineare un concetto: etica.
«Pensare a chi ci sta attorno, sviluppare pratiche
che mettano l’individuo al centro di un sistema»
. Ecco gli intendimenti dei Giovani Imprenditori, che hanno aderito all’iniziativa lanciata da “Il
Giornale di Vicenza” con il Premio della Bontà.
Progetto accolto per mandare un messaggio,
per far sì che le giovani generazioni, anche
quando entreranno a far parte del mondo del
lavoro non si debbano dimenticare che prima di
tutto sono persone, per cui portatrici di valori.
«Volevamo far sì - ha sottolineato Matteo Cielo,
membro del consiglio direttivo dei Giovani
Imprenditori e delegato per la Responsabilità
sociale d'impresa di Confindustria Vicenza - che
tutti quelli che lavorano nella penombra avessero la possibilità di vedere il loro operato riconosciuto, apprezzato. La bontà appartiene spesso
a persone riservate e nascoste che lavorano a
testa bassa e costruiscono progetti meravigliosi
per la loro vita e per quella degli altri. Noi volevamo far sì che queste azioni venissero alla
luce e diventassero un esempio, una strada da
percorrere. Un segnale da lanciare all’interno di
una comunità dove i valori sono sempre scoraggianti, almeno quelli che guardano l’uomo e la
sua complessità».
Rivolto agli studenti delle scuole vicentine elementari, medie e superiori, il Premio della Bontà
“S.Lucia” ha riscosso un notevole successo con
molte segnalazioni che sono giunte nella redazione de “Il Giornale di Vicenza” soprattutto
dalla scuole della provincia.
Alla premiazione ha partecipato anche il cardiochirurgo Sandro Frigiola che ha fatto del volontariato e della solidarietà il suo sistema di vita,
costruendo ospedali per bambini nei Paesi più
sperduti, l’ultimo dei quali inaugurato qualche
settimana prima di Natale in Camerun.
Sono stati assegnati premi per un totale di 10 mila euro: 4 mila ad una studen-
« Noi volevamo far sì che queste azioni
venissero alla luce e diventassero un
esempio, una strada da percorrere. Un
segnale da lanciare all’interno di una
comunità dove i valori sono sempre
scoraggianti, almeno quelli che guardano
l’uomo e la sua complessità»
17
a rgo m e nt i
A destra, Samantha
Traforetti premiata dal
Presidente dei Giovani
Industriali Paolo Mantovani
Sotto, Stefania Spiller
Nella pagina di destra,
il dirigente scolastico Franco
Venturella consegna la
menzione a Matteo Zonta
«C i sono giovani che crescono all’insegna
di valori, forti, profondi che sanno
puntare gli occhi e il cuore verso
quell’attenzione necessaria per far sì che
anche chi non ha tutto, riesca almeno ad
avere attenzione e solidarietà»
18
tessa delle medie, 3 mila ciascuno a due
allieve delle superiori. Tre le menzioni per
altrettanti studenti che hanno fatto esperienze di solidarietà e di cooperazione.
Parlare di bontà nel terzo millennio può sembrare fuori luogo e, soprattutto, fuori tempo
in una società frenetica che consuma qualsiasi
concetto, pensiero, opera, che ingoia anche
affetti ed amicizia mettendoli in un calderone
dove non si sanno distinguere. Dove non trovano la forza per comunicare che la generosità
non ha tempo, che la solidarietà non ha limiti e
che la bontà si costruisce non solo attraverso
buone azioni , ma ripensando a quel concetto
di etica che dovrebbe far meditare ragazzi e
non solo.
«Invece - ha ricordato il presidente del Gruppo Giovani, Paolo Mantovani - ci sono giovani che crescono all’insegna di valori, forti, profondi che sanno puntare gli occhi e il
cuore verso quell’attenzione necessaria per
far sì che anche chi non ha tutto, riesca almeno ad avere attenzione e solidarietà».
Mantovani ha espresso anche il desiderio che
il Premio della Bontà possa essere esteso in
futuro anche al di là della fascia d'età fino a
18 anni. Il Premio della Bontà ha messo in
campo qualcosa di importante nei confronti
di chi crede che pregi e meriti siano un bene
imprescindibile, che l’amicizia sia un pensiero
al quale non si possano voltare le spalle e che
c'è sempre la possibilità di reagire guardandoci
attorno se abbiamo un bagaglio culturale fatto
di quell’etica o meglio di quella morale che ci
dovrebbe muovere non solo nel mondo della
scuola, del lavoro, ma soprattutto per vivere in
società solidale e attiva. n
Questi i vincitori del Premio della bontà “S.Lucia”
1° premio a Martina Xausa,
scuola media “Laverda” di Breganze.
Martina ha 11 anni, da quando frequenta l’asilo si prende cura di una sua compagna di scuola, Beatrice che
vive su una sedia a rotelle. L’aiuta nei compiti e in tante
altre attività. «Credo che l’amicizia sia un grande sentimento. Ma è qualcosa che nasce subito, come una
scintilla. Ed è quello che ho percepito con Beatrice.
Lei non cammina, ma assieme voliamo. Con la fantasia
e non solo. Che cosa significa essere buoni? Per me
conta la spontaneità, soprattutto quando nasce dal cuore».
2° premio a Vanesa Ortiz Maldonado,
istituto magistrale “Fogazzaro” Vicenza
Quando la bontà si coniuga con uno spiccato senso di
responsabilità. Vanesa è in Italia da quattro anni e vive in
città con la madre e tre fratelli. Uno stipendio non basta e
lei, pur non rinunciando alla scuola, lavora come colf, in pizzeria, si occupa di altri bambini da accudire. «Non c’erano
altre scelte - confida- mamma da sola non ce la faceva. Mi
sono rimboccata le maniche per aiutare la mia famiglia ad
avere uno stile di vita decente. Il sacrificio non è pesante
se ti metti in gioco per persone che hanno bisogno di te».
3° premio di 3 mila euro a Samantha Traforetti
dell’istituto “Almerico da Schio” Vicenza.
«Scegliere un tirocinio all’interno dell’associazione Agendo,
genitori di ragazzi down per capire che cosa significa esse-
re solidali con chi dalla vita non è stato tanto fortunato, non
è stato semplice. Ma loro sono fantastici, è impossibile non
affezionarsi, non dimostrargli affetto, che rimane comunque
una piccola parte di quello che loro riescono a trasmettere.
L’amicizia? È un raggio di sole che attraversa molti angeli
e raggiunge ognuno di noi bucando le nostre menti per
riscaldare il cuore…», confessa Samantha.
Sono state assegnate, inoltre, tre menzioni:
Matteo Zonta, Istituto tecnico “Einaudi” di Bassano. «Mio
fratello ha avuto un incidente in motorino e ora vive su una
sedia a rotelle. Non l’ho mai lasciato. So che lui avrebbe
altrettanto con me…»
Stefania Spiller, Istituto superiore Statale di Asiago per
segretarie d’azienda. «Un amico ha avuto un arresto cardiaco, ha perso i sensi, è caduto e non si è più ripreso. Vive
su una sedia a rotelle, ma non l’ho mai abbandonato. Mi
occupo di lui in maniera sciolta, parlargli e stargli vicino mi
sembrava del tutto naturale. La nostra è un’amicizia che
aiuta a vivere meglio entrambi».
Tommaso Costalunga, liceo “Pigafetta”, Vicenza. Un Natale
trascorso in Guinea Bissau, la vicinanza di bambini malati,
ma desiderosi di vivere ha cambiato l’esistenza al giovane
vicentino. «Tornerò in Africa, spero di laurearmi in medicina
e poter svolgere il lavoro che impegnava molti volontari che
ho visto all’opera. Quell’esperienza mi ha cambiato- ammette-. Ho cominciato ad apprezzare atteggiamenti che prima
mi scivolavano addosso senza lasciarmi nulla».
19
di Stefano Tomasoni
a rgo m e nt i
“Novità in arrivo per
il Premio tesi di laurea
sull'economia vicentina,
storica iniziativa
dell'Associazione
”
per i giovani laureati
NUOVE
tesi
I
l Premio per tesi di laurea
sull'economia vicentina si
evolve. Dopo trentadue onorate edizioni, nelle quali ha messo in evidenza e premiato decine di tesi di
laurea di giovani laureati, il premio, promosso
da Confindustria Vicenza a partire dalla metà
degli anni Settanta, assumerà dal 2010 nuovi
connotati pur continuando a voler essere una
testimonianza del rapporto che lega le imprese
vicentine all'università e ai giovani, il concorso
sarà rivolto agli studenti delle lauree magistrali
presenti a Vicenza (sia nell'area economica che
di ingegneria) e assegnerà due borse di studio
(del valore di 3000 euro ciascuna, per una
durata minima di due mesi) per un soggiorno
all’estero con finalità di tesi o perfezionamento, presso sedi estere di aziende o enti economici. Il termine per la consegna delle domande
20
di ammissione scadrà il 31 maggio. I requisiti
per la partecipazione al concorso sono la cittadinanza italiana, la residenza in provincia di Vicenza o altre province venete, l’essere in regola
con gli esami e avere una media non inferiore
a 27/30, avere buone conoscenze linguistiche
comprovate da certificazione. Alla domanda di
partecipazione al concorso (scaricabile dal sito
Internet di Confindustria Vicenza: www.assind.
vi.it education – rapporti con scuola e università – università – premi e concorsi) vanno allegati il certificato di iscrizione con esami e CFU,
eventuali fotocopie di certificazioni linguistiche, una lettera di presentazione rilasciata da
un docente, il programma dello stage da svolgere all’estero. La domanda deve pervenire a
Confindustria Vicenza entro il 31 maggio 2010
(anche via email: [email protected]).
“L’obiettivo di questa radicale trasformazione
A sinistra, i quattro laureati premiati.
Qui sotto Keti Pozzan, Laura Giaretta,
Fabio Simonetto e Elisa Girardi
– spiega Giuseppe Zigliotto, vicepresidente
dell’Associazione, con delega all’Education - è
quello di confermare la vicinanza delle imprese
vicentine alla nostra sede universitaria e di fornire ai giovani uno strumento in più per completare la propria preparazione. In un mondo
globalizzato come quello in cui viviamo l’esperienza multiculturale e internazionale costituisce un tassello di fondamentale importanza”.
I vincitori del 2009
Per quanto riguarda l’edizione 2009, intanto,
sono stati quattro i riconoscimenti attribuiti,
due per ciascuna categoria in cui si divide il
premio: le tesi a carattere storico e quelle a
contenuto economico (il concorso è inoltre
differenziato in due ambiti, che distinguono i
lavori della laurea triennale e quelli dei percorsi successivi).
Per le lauree triennali, il primo premio è stato
vinto da Keti Pozzan, laureata a Venezia allo
Iuav con la tesi “Passato, presente e futuro della
Fabbrica Alta di Schio: la questione del recupero del patrimonio di archeologia industriale attraverso la lettura degli strumenti urbanistici”.
Il secondo premio è andato a Elisa Girardi, laureata a Verona in economia, con la tesi “Sartoria
e confezione industriale a confronto in ottica
di marketing”. Due i premi anche per le tesi
IL concorso sarà rivolto
agli studenti delle lauree
magistrali presenti a
Vicenza (sia nell'area
economica che di ingegneria) e assegnerà
due borse di studio (del valore di 3000
euro ciascuna, per una durata minima di
due mesi) per un soggiorno all’estero con
finalità di tesi o perfezionamento, presso
sedi estere di aziende o enti economici
delle lauree magistrali. Il primo premio è stato
assegnato a Laura Giaretta, laureata in lettere e
filosofia a Padova con la tesi “L’ultima migrazione dal Vicentino verso l’Argentina: testimonianze e memoria sul caso Lanerossi-Sudamerica
s.a.”. Il secondo premio è stato appannaggio di
Fabio Simonetto, laureato in ingegneria gestionale presso la sede universitaria vicentina con
la tesi “Implementazione della group assembly
e della gestione q.r.: analisi tecnica delle performance per una piccola azienda”. n
21
di Marialuisa Duso
impre se
Siggi Group
Quelli che vestono
il lavoro e la scuola
N el 2007
la nascita
del gruppo.
“Abbiamo
pensato
che fosse
importante
stare tutti
insieme e
abbiamo
concretizzato
questa idea con
la nuova sede
e la creazione
del Gruppo,
all’interno del
quale ogni
marchio ha
mantenuto
la sua precisa
identità”.
22
A
volerli presentare con l’immagine che forse li ha resi più famosi, sono “quelli dei grembiulini”:
belli, pratici, colorati. In realtà
Siggi Group, fresco di fusione fra le diverse società acquisite negli anni dalla famiglia Marta, è
lo specialista dell’abbigliamento professionale.
Era il 1966 quanto i fratelli Silvio e Gino Marta
(dalle prime sillabe dei loro nomi è derivato
il nome della società) dettero concretezza
al loro desiderio di diventare imprenditori.
Inizialmente si occuparono di commercio di
tessuti, poi della rivendita a grossisti di camicie, che facevano confezionare da terzi. Grazie
alla collaborazione con il parroco di Dorsino
(Tn), crearono nel vecchio teatro il loro primo laboratorio di confezione di camicie da
lavoro, gonne e camicette. Questo permise, fra
l’altro, di limitare il fenomeno dell’emigrazione in Svizzera delle donne del luogo, in cerca
di lavoro. Ma ben presto prese forma quella
che poi è diventata la fisionomia dell’azienda, specializzata nella confezione di abiti da
lavoro e di grembiulini. Fu prima affittato un
laboratorio a Schio, per trasferirsi poi in uno
stabile più grande a San Vito di Leguzzano. Un
passo importante fu compiuto nel 1990 con
l’acquisizione della Zaccaria, azienda nata nel
1947, leader nel settore dell’abbigliamento
professionale e della biancheria per la sanità.
Un’altra pietra miliare l’acquisizione, nel 2001,
della Ferracin, altra azienda storica, fondata nel
1885 come piccolo laboratorio artigiano che
produceva impermeabili da uomo e progressivamente specializzatasi nella produzione di
giubbotteria. Dal 2006 è diventata un marchio
di Siggi Confezioni e rappresenta oggi una
delle più importanti realtà italiane nei settori
della polizia locale, di aziende municipalizzate,
aziende di autotrasporti, amministrazioni pubbliche, aeroporti e aziende di servizi. L’azienda
si è ampliata, ma nel frattempo sono cresciuti
anche i figli e, in tempi diversi, sono entrati
Silvia e Roberta, figlie di Silvio, e anche Federica, Chiara e Alessandro, figli di Gino, attuale
presidente del gruppo. Una tappa importante
che ha visto i cinque cugini abbandonare pian
piano il ruolo di compagni di giochi, per spe-
“Siggi Group
produce
rimentarsi invece come
abbigliamento
soci. “È stata una metaprofessionale,
morfosi molto importante – racconta Silvia
confezioni bimbo,
Marta, amministratore
dispositivi medici
delegato -. Un giorno ci
siamo guardati negli oce di protezione
chi e ci siamo dati delle
individuale. È un
regole. Abbiamo comingruppo industriale
ciato a formarci, prima
a livello personale, poi
di riferimento
come team di lavoro.
per il mercato
D’abitudine ci confrontiamo, qualche volta ci
dell’abbigliamento
scontriamo, sicuramente
professionale e per la
condividiamo molto e ci
sentiamo una squadra”.
scuola.
“È stato un lavoro lungo
e impegnativo, ma utile – aggiunge Roberta, che si occupa di marketing -. Ci siamo appoggiati a una società di
formazione, la Gruemp di Padova, che ci ha
aiutato a gestire il passaggio generazione e manageriale”. La spinta del nuovo management
si è concretizzata in una serie di investimenti
importanti, in particolare sul sistema informatico, ma anche a livello societario con la nascita,
nel 2007, di Siggi Group Spa, che si pone come
stimento importanti: “Abbiagruppo industriale di riferimento per il mermo costruito una corazzata
cato dell’abbigliamento professionale e per la
– conferma Silvia – poi è
scuola.“Abbiamo pensato che fosse importante
arrivata la crisi, che ci ha
stare tutti insieme - spiega Silvia -. Abbiamo
rallentato, ma speriaconcretizzato questa idea con la nascita della
mo molto nel 2010”.
nuova sede e la creazione del Gruppo, all’interUna speranza tutt’alno del quale però ogni marchio ha mantenuto
tro che infondata perché
la sua precisa identità”. Siggi Group produce
negli ultimi mesi, oltre a
abbigliamento professionale, confezioni bimbo,
creare una nuova linea
dispositivi medici e di protezione individuale. per la scuola, pensare
I punti di forza dei prodotti sono l’idoneità
a nuovi prodotti per gli
all’uso, la conformità alle norme sulla sicurezhotel e la ristorazione,
za, la durata del prodotto nel tempo, il comfort
oltre alla linea Dr Blue
e la vestibilità, gli elevati standard qualitativi. pensata espressamente
“Abbiamo scommesso da sempre sulla qualità
per la sanità, Siggi si è
– precisa Roberta Marta - Queste caratteristiproposta per la prima
che, unite a innovazione e ricerca continua,
volta sui mercati esteidentificano l’unicità dei prodotti del Gruppo. ri. E ora conta di poter
Il servizio al cliente è l’obiettivo principale per
cominciare a raccoil successo”. Il nuovo corso è partito con inveglierne i frutti. n
”
23
di Marta Cardini
impre se
Calpeda
Una produzione
tutta italiana
L' azienda di
Montorso al
traguardo dei
cinquant'anni
con una
gamma di
prodotti a base
di ricerca e
innovazione,
e tutti fatti
in casa.
24
P
rodotti made in Italy, qualità, ricerca,
innovazione, continua sperimentazione. Sono queste solo alcune delle
strategie che hanno determinato il
successo aziendale della Calpeda, azienda di
Montorso, che festeggia i suoi cinquant’anni di
vita. L’azienda, a conduzione familiare, è leader
nel mercato di pompe ed elettropompe e fa
parte di un gruppo industriale che comprende fonderie per materiali metallici e aziende
produttrici di elettropompe sommerse. L’impresa produce oltre 2000 tipi di pompe con
un range di potenza da 0,5 a 200 kW. «L’acqua
è il nostro elemento e, con l’acqua, portiamo
in superficie la competenza e l’affidabilità che
contraddistinguono quotidianamente il lavoro
del nostro team - afferma Francesco Maiolo,
direttore commerciale dell’azienda -. Solo così,
senza mai dimenticare che lavoriamo per mi-
gliorare la qualità della vita, possiamo soddisfare completamente le necessità di chi si rivolge
a noi». Ogni giorno vengono pensate nuove
modalità per migliorare il prodotto testandone
la leggerezza, la trasportabilità e la resistenza.
Le singole pompe sono inoltre sottoposte a
collaudi di verifica dello standard qualitativo.
«Le nostre scelte aziendali vincenti - continua
Maiolo - riguardano soprattutto la produzione.
I nostri prodotti sono tutti “fatti in casa” cioè in
Italia. Guardiamo molto alla qualità, puntiamo a
continuare la ricerca per lo sviluppo di nuove
tecnologie e nuovi materiali. Offriamo ai nostri
clienti una vasta e specifica gamma di pompe
per diverse applicazioni: dall’uso domestico a
quello industriale, dal settore civile ed impiantistico all’agricoltura, dai sistemi di irrigazione
e drenaggio alle applicazioni per piscine, vasche idromassaggio e box doccia».
“Guardiamo al
futuro con lo
Un avanzato centro di ricerca e sviluppo turbomacchine, in collaborazione con alcune
università italiane e con centri di ricerca internazionali, infatti, garantisce ai prodotti Calpeda sempre nuovi contenuti tecnologici per il
risparmio di energia e la salvaguardia dell’ambiente. L’investimento in risorse e uomini per
la ricerca e per l’industrializzazione rende
Calpeda leader nell’efficienza in tutti i mercati
mondiali. E il prossimo obiettivo per il futuro
sarà infatti di aprire altre nuove filiali all’estero.
L’azienda è già presente a livello internazionale nei principali mercati europei ed asiatici e
possiede una rete di distributori sul territorio
mondiale, che offrono strutture di servizio ed
assistenza. Le sedi estere si trovano in Spagna,
Francia, Inghilterra, Irlanda, Germania,Turchia,
Thailandia, Malesia, Singapore, Taiwan, Corea
del Sud, Cina, Australia e India, l’ultima aperta
a luglio 2009. Sono tutte filiali che fungono
da uffici vendita e post vendita, perché la produzione avviene tutta in Italia. Calpeda, che
conta 224 dipendenti ed ha un fatturato medio
annuo di 68 milioni di euro, ricava il 59% del
fatturato dall’export. Esporta in 85 Paesi di
tutto il mondo. «Siamo presenti in un numero
sempre maggiore di Paesi nel mondo - spiega
Maiolo - in cui operiamo attraverso filiali di
proprietà e distributori, e in Italia abbiamo
una rete di distribuzione capillare. Siamo una
realtà che si è evoluta negli anni, guardando al
futuro sempre con lo spirito che ci ha portato
ad essere un punto di riferimento nel grande
mondo dell’acqua e della meccanica».
L’azienda è nata nel 1959, fondata da Vinicio
Mettifogo. E ha festeggiato i suoi primi 50 anni
con una pubblicazione. Lo stesso fondatore,
prima della sua prematura scomparsa (a soli
47 anni, nel 1973), ha lasciato un documento
che ripercorre le tappe dell’ascesa aziendale e distingue cinque fasi che rappresentano
l’acquisizione di una sempre maggior quota di
mercato. Dal 1959 al 1963 l’impresa ha preso
avvio con sensazioni di incertezza e pericolo.
Dal 1963 al 1967 c’è stato un periodo di lento
e costante consolidamento, seguito da una pausa di riflessione dal 1967 al 1970 per approdare dal 1970 al 1973 a una fase di fortissima
spirito che ci ha
portato ad essere
un punto di
riferimento nel
mondo dell'acqua
e della meccanica
”
affermazione.
Da allora la riuscita aziendale
è sempre stata
in crescendo.
Attualmente lo
stabilimento di
Montorso è di
30.000 mq coperti. Ancora oggi si possono
trovare i ricambi di elettropompe installate
quarant’anni fa. I prodotti Calpeda sono realizzati con materiali metallici di fusione prodotti
nelle fonderie del Gruppo: Fonderia Zardo,
con sede a Bolzano Vicentino, certificata ISO
9001, IGQ, TUV e DNV, specializzata in ghisa e
Fonderia Rubini di Schio, produttrice di bronzo. Due società sono specializzate nella produzione di pompe sommerse: Mettifogo Pompe,
certificata ISO 9001, progetta e realizza pompe
sommerse da 4” e 6” per pozzi artesiani e Subteck specializzata nella tecnologia applicata
alle pompe per pozzi profondi
e in applicazioni speciali. Fa parte della società
anche Blu Bleu, un’azienda impegnata nel settore
dell’idromassaggio, dei
box doccia e delle saune con sede a San Vito
al Tagliamento. La gestione informatica dell’intero Gruppo è affidata alla
società Calpeda Informatica, la quale si occupa e
coordina anche l’intero sistema operativo SAP. n
25
di Marta Cardini
impre se
SEA
L a SEA di
Arzignano
progetta
e produce
trasformatori
e offre una
gamma
completa di
prodotti, da
quelli standard
a quelli
personalizzati
su commessa.
26
Trasformatori
su misura
U
n’azienda di famiglia da tre generazioni in continua crescita. La SEA
di Arzignano progetta e produce
trasformatori e offre una gamma
completa di prodotti, da quelli standard a
quelli personalizzati su commessa.
«La flessibilità è la nostra principale caratteristica - spiegano Lucilla e Nicola Sartori, fratelli
managing director dell’azienda - che si articola nella possibilità di disegnare ogni tipo di
trasformatore. Se SEA è divenuta sinonimo di
tecnologia, affidabilità, sicurezza e giusto rapporto qualità -prezzo, lo si deve certamente
ai nostri manager, alla creatività ed esperienza
dei disegnatori, alla professionalità e alla preparazione dei tecnici ed al lavoro e impegno
di tutti. La migliore tecnologia è a disposizione per soddisfare ogni richiesta: trasformatori
monofasi, trifasi e speciali, isolati in olio, resina o aria con una vasta possibilità di configu-
razione per potenze e tensioni. Una gamma di
prodotti dall’elevato profilo qualitativo indirizzati ad ogni genere di utilizzatore: dalle grandi
imprese statali e multinazionali alle piccole e
medie realtà imprenditoriali». Oggi l’elevato
standard qualitativo raggiunto permette a SEA
di competere con i più importanti costruttori
di trasformatori in aria, resina e olio del mondo. Un’attenta politica aziendale volta a promuovere la ricerca, l’innovazione, lo sviluppo
di nuovi prodotti e in primo luogo la qualità
permette a SEA di essere un’importante società per azioni.
Lucilla e Nicola Sartori raccontano quali sono
le strategie e scelte aziendali che permettono
di competere a livello mondiale: «Puntiamo
molto su investimenti in ricerca e sviluppo
del prodotto, lavoriamo anche in collaborazione con l’Università di Padova per quanto riguarda i laboratori di ricerca. Ma fra le nostre
scelte aziendali più
importanti ci sono
anche il costante
ampliamento della
gamma produttiva
con l’inserimento
di nuovi prodotti e
l’ottimizzazione del
ciclo di lavoro. Inoltre abbiamo in previsione l’apertura
di un nuovo stabilimento ad agosto
2010 a Montecchio
Maggiore».
Insomma, un’azienda che sa stare sul
mercato, anche
seguendo i clienti
con il massimo impegno, lavorando con i partner e affrontando
nel modo migliore situazioni di mercato contingenti. L’azienda si avvale di 120 dipendenti
e ha una produzione annua superiore alle
3.500 unità, con un fatturato che nel 2008 è
stato di 64 milioni di euro, per il 50% determinato dalle esportazioni, in 44 Paesi del mondo. SEA è nata nel 1959 come piccolo laboratorio artigiano e si è consolidata negli anni in
una industria leader nel settore dell’elettromeccanica. «Il nostro marchio - commentano
i titolari - riassume l’esperienza e l’impegno di
un team affiatato capace di affermarsi in Europa e nel mondo. Attualmente siamo tra i maggiori costruttori di trasformatori d’Europa».
Un importante obiettivo raggiunto di recente
è stato il completamento della fornitura e del
montaggio di quattro trasformatori monofasi
AT/MT da 15 MVA presso la centrale idroelettrica Valsoera-Telessio, nel Parco Naturale del
Gran Paradiso in provincia di Torino. I quattro
trasformatori vanno a realizzare il banco trifase elevatore di gruppo con potenza nominale
45 MVA e un monofase resta di scorta. La centrale è collocata a circa 2000 metri di quota,
in un’area affascinante dal punto di vista paesaggistico, ma che ha reso particolarmente
impegnative le fasi logistiche della realizzazio-
In apertura, il trasporto
di un trasformatore
monofase presso al centrale
idroelettrica ValsoeraTelessio nel Parco naturale
del Gran Paradiso
“SEA è nata nel
1959 come piccolo
laboratorio artigiano e
si è consolidata negli
anni in una industria
leader nel settore
”
dell’elettromeccanica
ne. La commessa è stata
gestita “chiavi in mano” da
parte di SEA e comprendeva una serie di attività
complesse e rigidamente
schedulate all’interno del
piano di rinnovamento della centrale come
il sopralluogo con rilievo delle particolari
condizioni in sito, lo smontaggio e la demolizione dei trasformatori monofasi esistenti, il
progetto, la costruzione e il collaudo dei
nuovi trasformatori. L’azienda si
è occupata del trasporto, dello scarico e del
posizionamento in sito,
del rimontaggio, dei
trattamenti
termici e
del collaudo in sito.
«Per noi è
stata una
prova di
organizzazione e serietà
– commentano
Lucilla e Nicola
Sartori -, che abbiamo completato con
successo e grande orgoglio». ■
27
impre se
Costruzioni Cogato
Q
L' impresa
edile di Quinto
Vicentino,
alla quarta
generazione,
tocca i 130
anni di vita.
28
Quattro
generazioni
sul territorio
uando il passaggio generazionale
non è un problema, un'azienda
arriva tranquillamente a superare
i centotrent'anni di vita. È il caso
dell’Impresa Costruzioni Cogato geom. Alberto, impresa di quarta generazione che nel
2010 festeggia appunto i centotrenta anni di
vita. Il primo documento ufficiale risale infatti
al 2 marzo 1880 e riguarda la liquidazione di
spesa dei lavori di costruzione della chiesa
parrocchiale di Marola, a Torri di Quartesolo.
Il capostipite, primo elemento della “filiera”, è
Girolamo Cogato, capomastro come si diceva
allora, che in ambito provinciale opera nel
campo dell’edilizia civile, con particolare riguardo alle opere di culto come chiese e cam-
panili. Nella prima decade del secolo scorso
gli succede il figlio Angelo che continua fino
agli anni trenta nel solco tracciato dal padre:
edilizia civile, rurale e pubblica con scuole
e asili. Merita ricordare che in quel periodo,
come testimoniato da una targa rinvenuta
recentemente durante i lavori di restauro, nel
1922 l’impresa Cogato partecipa ai lavori di
manutenzione della carena della Basilica Palladiana di Vicenza. Negli anni Trenta la responsabilità del timone passa nelle mani di Antonio,
il quale comincia a diversificare il campo di
azione: alla tradizionale attività edilizia affianca una specifica attività in campo idraulicofluviale, dove si distingue per competenza e
capacità esecutiva, avendo come interlocutori
il Magistrato alle Acque di Venezia, il Genio
Civile di Vicenza, i Consorzi di Bonifica, Comuni e Provincie. Ad Antonio spetta anche il
compito di traghettare l’impresa attraverso
la difficoltà della seconda guerra mondiale;
nonostante tutto riesce
a tenere unita la struttura ed è in grado di parIl capostipite,
tecipare attivamente alla
primo elemento della
successiva fase della ricostruzione. Il recupero
“filiera”, è Girolamo
della stazione ferroviaria
Cogato, capomastro
di Mestre, ad esempio, è
opera sua. Inoltre consacome si diceva
pevole delle opportunità
allora, che in ambito
di riunire in una struttura
rappresentativa il mondo
provinciale opera nel
degli imprenditori, degli
campo dell’edilizia
edili in particolare, Antonio Cogato collabora alla
civile, con particolare
nascita dell’Associazione
riguardo alle opere
Industriali, alla quale aderisce fin dal novembre
di culto come chiese
del 1945. E così, di gee campanili.
nerazione in generazione
si arriva alla quarta. Nel
1974 nasce l’impresa attuale, guidata da Alberto Cogato, affiancato dal
gneria naturalistica. Tra i lavori eseguiti ultimafratello Luciano. Nella circostanza, complice
mente, a parte i molti eseguiti in ambito idraula crisi edilizia manifestatasi in quel periodo,
lico, alcuni vanno citati per la loro specificità,
si decide di cambiare parzialmente rotta: pur
come ad esempio la ristrutturazione e consocontinuando con i consueti lavori idraulici
lidamento delle gallerie di scarico del Lago di
lungo i fiumi Brenta, Bacchiglione, Astico-TeFimon, la scala di risalita pesce sul fiume Brensina e lungo i corsi d’acqua secondari della
ta in località Carturo (una delle più lunghe in
fascia pedemontana, o stradali, viene abbandoEuropa), un vallo in terre rinforzate a protezionato il settore dell’edilizia civile, a favore, vista
ne di un nucleo di abitazioni in comune di Lala sensibilità che si stava sviluppando nella
stebasse, la demolizione mediante esplosione
pubblica opinione a riguardo, di interventi sul
controllata di massi di roccia instabili prospiterritorio: consolidamento di terreni, esecucienti sull’abitato di S.Nazario in Valsugana.
zione di paramassi e paravalanghe, messa in
In conclusione, anche in questa congiuntura
sicurezza delle strade di montagna.
poco favorevole, sorretta sempre dalla volontà
L’impresa occupa attualmente 17 dipendenti
di fare come è scritto nel DNA della famiglia
(12 operai e 5 tecnico-amministrativi). Il suo
Cogato, le soddisfazioni non sono mancate e
sistema di qualità è certificato UNI EN ISO
l’impresa è pronta e determinata a lasciare un
9001-2000 e, come da attestazione EUROSOA,
segno anche negli anni a venire. Nell’organico
è abilitata all’esecuzione di lavori pubblici
dell’impresa è presente anche il figlio del tiper opere fluvial, strade, acquedotti, protetolare, Nicola. Vuoi vedere che non mancherà
zioni stradali, terre rinforzate e opere di ingeneanche la quinta generazione? n
“
”
In apertura, la chiesa di
Costozza e un'immagine
"storica" dei lavori di
ampliamento della chiesa di
Valproto; sotto, il fondatore
Girolamo Cogato.
Qui sopra, un intervento
idraulico con elitrasporto,
un'opera idraulica sul
torrente Astico e l'anfiteatro
realizzato al "Buso della
Rana" a Monte di Malo
29
impre se
Ferretto Group
La forza del gruppo
“Ferretto Group,
specializzato nella
progettazione
e realizzazione
di sistemi di
immagazzinaggio
sia statici che
dinamici, rappresenta
un “unicum” nel
”
panorama italiano.
F erretto
Group ha
acquisito
un’azienda
piemontese,
specializzata
nella
progettazione
meccanica
e ha deciso
importanti
aumenti del
capitale sociale.
30
F
erretto Group ha definito l'acquisto
del 60% di Tecfor, società piemontese specializzata nella progettazione
meccanica. L’acquisizione ha portato a un cambio di ragione sociale e di sede:
ora la società si chiama Euclide e ha sede a
Peveragno, in provincia di Cuneo.
“Questa operazione - spiega Umberto Ferretto,
amministratore delegato di Ferretto Group - è
il naturale sviluppo di una precedente acquisizione che ha portato il nostro Gruppo a
detenere marchi, brevetti e know-how della
società per azioni Bertello, che progetta e
realizza sistemi di archiviazione e magazzini
automatici e ha sede anch'essa in provincia di
Cuneo”.
Ferretto Group rappresenta un “unicum” nel
panorama italiano. Specializzato nella progettazione e realizzazione di sistemi di immagazzinaggio sia statici che dinamici, è oggi
costituito da 6 aziende: la sede centrale è a
Vicenza, il fatturato globale del Gruppo si aggira attorno ai 50 milioni di euro, i dipendenti
complessivamente sono circa 230. Attualmente Ferretto Group, già presente in India (Bangalore) attraverso la partecipata Armes Maini,
sta considerando la possibilità di avviare una
unità produttiva nella Repubblica Popolare Cinese per la realizzazione di sistemi automatici
di magazzinaggio e archiviazione.
Nonostante il momento di particolare difficoltà per le economie mondiali, il Ferretto Group
ha confermato la sua vitalità deliberando di
recente alcune operazioni di carattere straordinario. L'azienda storica Armes, specializzata
nella produzione di scaffalature metalliche
e che rappresenta di fatto la capogruppo, ha
elevato il proprio capitale sociale portandolo da 1,2 milioni di euro a 3 milioni di euro,
mediante sia l'utilizzo di riserve che apporto
di capitale fresco da parte della compagine
sociale. La società Promag, attiva nel settore
della produzione di sistemi automatici di magazzinaggio e di cui è amministratore delegato
Riccardo Ferretto, ha aumentato il capitale sociale portandolo a 1 milione di euro. ■
Forgital Italy
Formazione
premiata
in Europa
F
orgital Italy, azienda metalmeccanica di Velo d’Astico, e l’Itis “Rossi” di
Vicenza sono state rispettivamente l’unica azienda e l’unica scuola
italiana a rappresentare l’Italia all’incontro
“Industry & Schools: Bridging the Gap” che
si è svolto di recente a Bruxelles nella sede
del Comitato Economico e Sociale Europeo.
“Bridging the Gap” è un progetto promosso da
CEEMET, l’organizzazione imprenditoriale europea del settore metalmeccanico, attualmente presieduta dall’italiano Roberto Maglione,
di Federmeccanica. L’obiettivo dell’iniziativa è
affrontare il tema della difficoltà delle aziende
a reperire figure professionali tecnicamente
preparate, sempre più indispensabili per sostenere la competitività delle imprese e per
reagire alla crisi. Confindustria Vicenza ha
partecipato in modo molto attivo al progetto,
anche per la tradizionale “forza” del settore
metalmeccanico e delle iniziative formative al
riguardo. La carenza di figure professionali è
da tempo oggetto di confronto all’interno di
CEEMET e di scambio di informazioni e opinioni con l’organizzazione sindacale europea
del settore metalmeccanico, EMF. Da questo
confronto è scaturito il progetto ‘Industry &
Schools: Bridging the Gap’, che si pone alcuni
obiettivi di fondo: rafforzare la collaborazione
tra l’industria metalmeccanica e le scuole tecniche e professionali, fornire un’opportunità
di scambio di buone prassi a livello europeo,
evidenziare il valore aggiunto della collaborazione sia per le scuole che per le imprese,
fornire un’opportunità di discussione su cosa
può essere fatto a livello europeo per incentivare questa collaborazione, colmare il gap
tra le professionalità tecniche richieste dall’industria metalmeccanica e quelle fornite dalla
scuola. La prima fase operativa del progetto ha
visto la realizzazione, in tutti i paesi europei
membri della CEEMET, di una ricerca e di un
questionario per la raccolta delle informazioni
sulla collaborazione scuola-impresa. I questionari raccolti presso le aziende vicentine sono
stati trasmessi a Federmeccanica, che li ha
selezionati e ha poi segnalato l’esperienza di
Forgital Italy e dell’Itis “Rossi”, andati appunto
a rappresentare l’Italia all’incontro presso la
CEEMET. “Dare l’opportunità ai giovani di entrare in contatto con il mondo dell’impresa ha
di per sé un alto valore educativo - afferma Fabio Friso, direttore Risorse umane di Forgital
Italy, - e da 140 anni abbiamo sempre sentito
la responsabilità di mandare un messaggio di
fiducia ai giovani studenti. Queste esperienze,
infatti, sono un modo per ascoltare e anticipare il futuro attraverso l’incontro con le nuove
generazioni. Un futuro che, nella vita di tutti i
giorni e anche nella visione di Forgital Italy, è
strettamente collegato all’eccellenza tecnologica applicata ai metalli”. ■
F orgital Italy
ha partecipato,
unica realtà
produttiva
italiana, al
progetto
europeo
“Industry
& Schools:
Bridging the
Gap”.
31
f l a sh
Sandrigarden e Mtd fanno nascere Swm Italia
MTD e Sandrigarden srl hanno costituito una nuova società
commerciale mista, denominata SWM Italia srl. MTD, società
americana con stabilimenti produttivi anche in Germania e
Ungheria, è leader mondiale nella fabbricazione di trattorini da
giardino, di tosaerba, di spazzaneve e di motozappe venduti
con i marchi MTD, CUB CADET, YARDMAN e GUTBROD e ora
attivamente coinvolta nel rafforzamento della gamma WOLFGarten composta da sementi, fertilizzanti e articoli manuali per
il giardinaggio. Sandrigarden, azienda di Rosà fondata nel 1961,
è conosciuta, oltre che per l’ampia gamma di prodotti a scoppio
ed elettrici per il giardino e il tempo libero commercializzati con
i marchi Sandrigarden, Queen Garden e Britech, soprattutto per
la sua ampia gamma di tosaerba e barbecues. La nuova società SWM Italia è operativa dal 1° dicembre e ha sede a Molteno
(LC); il centro di distribuzione è a Rosà. Per la prossima stagione, la nuova società agirà pertanto da distributore esclusivo
per I’ltalia dei prodotti e dei marchi di Sandrigarden nonché del
prestigioso marchio WOLF-Garten di recente acquisizione da
parte di MTD, e sarà in grado di offrire una gamma di prodotti
per il giardino che va dalle sementi agli utensili manuali, alle
macchine per la cura del verde, ai barbecues, agli indumenti da
lavoro e altro. Le motivazioni alla base dell’accordo si riassumono nella convinzione che le sinergie derivanti dalla collaborazione fra Sandrigarden e MTD possano garantire una risposta
adeguata alle esigenze del mercato e possano permettere di
affrontare con successo le sfide della competizione globale: i
marchi, la gamma, le conoscenze tecniche e del mercato, la
capacità produttiva in Italia, Germania, Cina, Stati Uniti, Messico
e Ungheria saranno i veri punti di forza. Sandrigarden e MTD si
dicono convinte che SWM ITALIA possa raggiungere nei prossimi anni una posizione di prestigio nel mercato Italiano che, dopo Germania, Francia e UK, rappresenta il 4° mercato europeo.
" ETHIC AWARD 2009" PREMIA LA PEDON
La Pedon, azienda di Molvena leader
nel settore dei cereali e legumi secchi,
è stata insignita di un importante riconoscimento nell’ambito di “Ethic Award
2009 - Premio per un futuro sostenibile”.
Il concorso sulla responsabilità sociale
d’impresa ha premiato le imprese che
si sono distinte per iniziative concrete di
sviluppo sostenibile. Nel suo 25° anno
di attività la Pedon ha ottenuto la vittoria
per “Il sud del mondo”, una delle sette
categorie dei “Premi di area” grazie al
progetto “Scuola per i figli dei lavoratori
nello stabilimento del Gruppo Pedon in
Etiopia” che è stato valutato il miglior
progetto di sviluppo sostenibile rivolto appunto ai paesi del sud del mondo.
32
La motivazione fornita dalla giuria
del concorso riassume le prerogative del progetto: «Un supporto allo sviluppo di un paese dato
attraverso un approccio integrato, industriale e sociale, che vede
l’educazione e la scolarizzazione
dei bambini alla base di un processo di crescita. Un progetto inserito
nella comunità di riferimento che
risponde a un nuovo modo di fare economia nei paesi del Sud».
«È da diversi anni - afferma Remo Pedon, direttore generale di Pedon - che la
nostra azienda si impegna a promuovere
lungo tutta la filiera di approvvigionamento il rispetto e la valorizzazione delle per-
sone, l’assenza di discriminazioni di qualsiasi genere e la cura della sicurezza nei
luoghi di lavoro. Questo impegno rivolto
ai figli dei nostri dipendenti in Etiopia ci
rende particolarmente orgogliosi».
AGCO CONCENTRA
ALLA LAVERDA DI
BREGANZE
LA PRODUZIONE
DI MIETITREBBIE
PER L'EUROPA
AGCO, costruttore e distributore su scala
mondiale di macchine e attrezzature agricole, ha confermato i piani di incremento
della produzione di mietitrebbie in Europa Occidentale, concentrando l’attività
nello stabilimento Laverda di Breganze,
che dal 2004 produce mietitrebbie per
AGCO, nei marchi Massey Ferguson, Fendt
e Challenger, destinate alla distribuzione
in Europa, Africa e Medio Oriente. Questa
partnership si è ulteriormente rafforzata,
quando AGCO, nel giugno 2007, ha acquisito il 50% del pacchetto azionario di
Laverda dal Gruppo Argo. "La produzione,
l'assemblaggio e la fornitura da un unico
stabilimento concentreranno un'attenzione
e una continuità ancora più forti in favore
delle nostre attività nel settore delle mietitrebbie e permetterà un utilizzo più efficace della capacità produttiva, maggiori effi-
STIL SERVICE
CARICA DUE INTERE
NAVI PER L'ALGERIA
D
cienze e un incremento in termini di competitività" dichiara Gary Collar, Senior Vice
President e general manager AGCO EAME/
ANZ. Lo stabilimento di Breganze, che
occupa 450 addetti, produce mietitrebbie
da oltre 50 anni ed è uno dei più moderni
ed efficienti complessi produttivi dedicati
alla produzione di macchine e attrezzature
agricole in Europa. Dall'inizio della sua
collaborazione con AGCO, la produzione
di mietitrebbie è quasi raddoppiata e, con
l'aggiunta di queste ultime macchine, è
destinata a ulteriori significativi incrementi. A trasferimento ultimato, a Breganze
verrà prodotta una gamma completa di
mietitrebbie comprendente macchine a 5,
6 e 8 scuotipaglia, nonché la nuovissima
mietitrebbia ibrida, presentata in novembre ad Agritechnica, dove è stata insignita
del premio "Macchina dell'Anno".
ue intere navi-traghetto, per un totale
di oltre 2.000 metri lineari di capacità
di carico, sono state caricate a fine anno
nel porto di Savona con 105 megabisarche da 17,30 metri di lunghezza ciascuna, utilizzate per il trasporto di automobili. Un’operazione complessa portata a
termine in tempi record da STIL Service,
azienda di trasporti internazionali di Schio.
STIL Service ha ritirato le 105 bisarche
alla sede del fornitore, la Rolfo di Bra, e
le ha trasportate a Savona, svolgendo le
operazioni di imbarco e riempiendo totalmente le due grandi navi mercantili, in
gergo "ro-ro", una egiziana e una turca,
che sono poi partite per Algeri, destinate
al committente, la Universal Transit, primo
operatore nel settore del trasporto di auto.
Burro De Paoli a bordo di Costa Crociere
I
ll burro De Paoli salpa con la "Costa" e se ne va in crociera.
L'azienda di Bolzano Vicentino ha concluso un accordo con
la Carnival per la fornitura del proprio burro per le navi della
Costa Crociere (società che, appunto, fa parte del gruppo
americano) in partenza dai porti italiani per tutte le destinazioni. I turisti diretti ai Caraibi, o nel vicino Mediterraneo,
oppure in partenza per esotiche destinazioni, sanno che alla
mattina sul vassoio della colazione troveranno le confezioni
da dieci grammi di burro De Paoli. L'accordo, a valore annuale, prevede che l'azienda vicentina fornisca mille quintali
l'anno in queste mini-porzioni. Sono un miliardo di piccole
confezioni che usciranno dallo stabilimento di Bolzano Vicentino con destinazione i mari. «È stata la Costa Crociere
che ci è venuta a cercare - spiega con orgoglio Giuseppe De
Paoli - al termine di un'indagine per trovare l'azienda che rispondesse meglio alle proprie esigenze». La trattativa è stata
complessa, ma s'è risolta positivamente. De Paoli ha puntato
sul co-marketing: «Sulle confezioni non ci sarà soltanto il
nome della compagnia di navigazione ma anche il nostro»,
spiega. Fondata nel 1950 da Luigi De Paoli, attualmente
l'azienda produce ogni anno 75mila quintali di burro, in tutte
le varietà da quelle più tradizionali a quella a basso contenuto
di colesterolo, da quello nostrano al salato, dal delicato al
"biologico". Leader nella grande distribuzione, la De Paoli ha
45 dipendenti e un fatturato annuo di 24 milioni. Ha investito
3 milioni di euro per un ampliamento della sede.
33
personaggi
f o c us
di Giuseppe Galasso
Il vicentino
che pensò
al Mezzogiorno
N
Giuseppe Cenzato
interviene nel corso
di una cerimonia
per la consegna
di case ai lavoratori
(Archivio Storico Enel)
34
on vi fu nulla di fatale nell’incontro di Giuseppe Cenzato con Napoli. Dovuto inizialmente al caso,
quell’incontro si trasformò rapidamente in una scelta di vita; e, se qualcuno avesse detto alla fine che Cenzato era un napoletano d’adozione, avrebbe forse incontrato la sua
disapprovazione, e anche quella dei napoletani
che conoscevano Cenzato. Non di adozione si
era, infatti, trattato, bensì di un reciproco rapporto di riconoscimento e di identificazione.
Una tipica storia di persone e di ambienti in
cui i dati dell’esperienza, della vita, della storia
superano, fino a rimuoverli, quelli della geografia e delle appartenenze etniche; e una rapida
scorsa alla sua biografia lo conferma appieno.
A Napoli Cenzato era stato la prima volta nel
1906, per un brevissimo soggiorno dovuto a
ragioni di lavoro. Aveva 24 anni e si era laureato
ingegnere elettromeccanico due anni prima. La
scelta di quella specializzazione ingegneristica
non era allora proprio del tutto comune.
Era una scelta fatta da un giovane della provincia vicentina, che dimostrava già così una vivacità di ingegno e una sensibilità moderna, una
sensibilità alle dimensioni scientifiche e tecniche del mondo moderno, degne di attenzione.
E certo queste doti dovevano essere evidenti in
lui e contraddistinguerlo già come studente del
Politecnico di Milano, dove si laureò, se lo notò
subito Giuseppe Belluzzo, ormai avviato alle
sue grandi affermazioni accademiche e tecnico-
scientifiche, come
eminente e innovaLa vicenda
tore specialista nel
campo delle turbistraordinaria e poco
ne a vapore, a gas,
nota di Giuseppe
assiali a reazione radiale etc. e in quello
Cenzato, un vicentino
connesso di dinamo
che andò a fare
e trasformatori, che
gli valsero la grande
imprese al Sud e
e meritata fama di
spese la sua vita
cui godé poi sempre e, nel 1910, la
per lo sviluppo
cattedra universidel Mezzogiorno
taria. All’interesse
destato in Belluzzo
d’Italia.
il giovane ingegnere Cenzato, appena
laureato, fu debitore del suo primo impiego
presso la ditta Gadda & C., che produceva, fra
l’altro, una turbina idraulica a vapore su brevetto dello stesso Belluzzo. E anche in questo
primo impiego Cenzato si dové far notare, se la
Gadda lo inviò nel 1905 in Germania, a Baden,
ossia in uno dei paesi allora di avanguardia del
progresso tecnico e scientifico, anche e proprio
in quel settore della produzione di energia, verso il quale negli studi universitari si era orientato - evidentemente sotto l’influenza di Belluzzo
- l’interesse elettromeccanico di Cenzato.
Sarebbe rituale e superfluo sottolineare l’occasione che gli si offriva di conoscere in Germania un ambiente europeo in cui turbine,
dinamo, trasformatori erano studiati e prodotti
al maggiore livello del tempo. Di quel soggiorno in Germania il frutto giovò subito a Cenzato,
che nel seguente anno 1906 fu inviato dalla
Gadda a Napoli per eseguire l’impianto di una
turbina a vapore, brevetto Belluzzo, della potenza di 2000 kW, acquistata dalla Società Napoletana per Imprese Elettriche (SNIE) e collocata
nella centrale termoelettrica della Bufala, sita
nella zona industriale di Napoli costituita in regime di zona franca grazie alla mai abbastanza
lodata legge speciale del 1904 per l’industrializzazione della città.
A Napoli Cenzato sarebbe tornato solo tre anni
dopo, quando, passata la ditta Gadda al Tecno-
“
”
masio Brown Boveri, un’altra società elettrica
napoletana, la SME, ordinò al Tecnomasio di
fornirle trasformatori a 88000 volts - tensione
allora non ancora sperimentata in Italia - per
il trasporto di energia idroelettrica dal fiume
Pescara a Napoli. Fu per Cenzato la prova decisiva; e fu tanto positiva da indurre Maurizio
Capuano, che ben si può dire abbia avuto per
lui un’importanza non minore di Belluzzo, a farlo nominare direttore tecnico della SNIE, della
quale nel 1914, passata la SNIE alla SME, divenne anche direttore amministrativo. (...)
Gli anni della guerra e del dopoguerra furono
per Cenzato quelli della definitiva maturazione
come operatore tecnico ed economico. Direttore dal 1919 al 1928, e dal 1925 direttore generale, egli passò nel 1928 ad amministratore delegato e dal 1937 a presidente della SME, quale restò
fino al 1956. Le circostanze erano da ogni punto
di vista difficili. Alla pace nel 1918 subentrò una
crisi postbellica, e, mentre la si andava superando, cambiò l’assetto politico del paese con
l’avvento del fascismo al potere e con la trasformazione del regime liberale italiano in regime
L'uomo del Nord prestato al Sud
Un uomo del nord che, per
gran parte della vita, pensò
a come migliorare il sud.
Questo fu, in estrema sintesi,
Giuseppe Cenzato, un vicentino (nato a Lonigo nel 1884)
poco conosciuto che pure
attraversò due epoche, nella
prima metà del Novecento,
lasciando un contributo
importante al mondo dell’industria e alla società napoletana e campana: “È una figura
centrale della storia di Napoli e del Mezzogiorno nel ‘900”,
ha detto di lui Giovanni Lettieri, presidente di Confindustria
Napoli. A quarant’anni dalla morte, avvenuta a Napoli nel
1969, pubblichiamo il testo integrale della lectio magistralis
che Giuseppe Galasso, noto storico e docente universitario,
tenne a Napoli il 21 settembre 2007, in occasione della visita
del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
35
personaggi
sopra
Operai della Società Meridionale
di Elettricità, al lavoro
sulla linea Sila-Crotone, 1925.
(Archivio Storico Enel)
sotto
Ferrovia Val di Neto, 1930
(Archivio Storico Enel)
sempre più totalitario dal i 925 in poi.
Negli anni ‘30, pur non subendo, come è noto,
le conseguenze della grande crisi economica
mondiale del 1929 in altri paesi, l’economia
italiana si trovò di nuovo in anni difficili, caratterizzati inoltre dalla politica monetaria fascista
della “quota 90”, che determinava anch’essa
problemi non trascurabili negli scambi e nella
produzione del paese. Tuttavia, la stessa politica
fascista di grandi opere e lavori pubblici e, ancor più, la politica di riarmo e di potenziamento
militare determinarono una nuova fase di grande domanda industriale, che vide l’economia
nazionale assumere il caratteristico assetto societario, finanziario e mercantile destinato a una
duratura vicenda, i cui ultimi
effetti si sarebbero visti negli
ultimi decenni del secolo XX.
Nel ventennio fascista l’azione aziendale di Cenzato fu
volta a procurare alla SME in tutto il Mezzogiorno quella posizione dominante che già era stata
realizzata in Campania da Maurizio Captano,
dell’opera del quale egli dev’essere perciò considerato l’organico continuatore. (...)
I1 controllo dominante dell’energia elettrica
nel Mezzogiorno fu, inoltre, potenziato dalla
spregiudicata lucidità con cui fu condotta l’attività di controllo o eliminazione delle piccole
o minori società elettriche non solo nel campo
esclusivamente elettrico in cui la SME aveva
partecipazioni di varia entità, e perciò al momento della crisi del 1929 si poté rinunziare a
realizzare molti progetti di centrali a cui si era
pensato e si fece ricorso piuttosto all’acqui-
G li anni della guerra e del dopoguerra
furono per Cenzato quelli della
d e f i n i t i va m at u r a z i o n e
come operatore tecnico ed
economico. Direttore dal 1919
al 1928, e dal 1925 direttore
generale, egli passò nel 1928
ad amministratore delegato
e dal 1937 a presidente della
SME, quale restò fino al 1956
sto di energia dalla Terni. In compenso, grazie
all’abilità di Cenzato si ebbe sostanzialmente
successo nel curare il congiungimento degli
ormai molti impianti della SME, per cui si rese
possibile trasferire energia dall’uno all’altro di
essi, costituendo, in sostanza, un unico sistema
meridionale integrato di produzione e distribuzione. Si capisce, quindi, che Cenzato fosse
anche molto presto notato nelle sfere dirigenti
della Confindustria, nella quale il senatore Benni e poi Gino Olivetti ebbero con lui rapporti
improntati a uno spirito di collaborazione fondato su una base di grande stima, ancora una
volta, tecnica e professionale.
Un’azione di questa portata e a tanto vasto rag-
36
gio non sarebbe stata possibile se non si fosse
potuta avvalere di appoggi potenti. A Cenzato
toccò in sorte di incontrare in Alberto Beneduce, dopo Belluzzo e Capuano, il terzo uomo decisivo della sua vita. Naturalmente, erano incontri che prendevano il senso che concretamente
ebbero dalla qualità umana e dallo spessore dei
protagonisti. L’accoglienza e gli appoggi trovati
da Cenzato erano in intimo rapporto con ciò
che Cenzato offriva all’attenzione dei suoi interlocutori, e che non era soltanto una competenza
tecnica di prim’ordine. Era, intanto, una competenza immediatamente allargatasi al campo della
gestione aziendale, e, cosa più particolare, al
campo della tariffazione dei servizi di produzione e distribuzione dell’energia elettrica, di cui
Cenzato si affermò presto come uno dei maggiori esperti non solo in Italia. La stessa competenza lo portò, inoltre, ben presto a dedicare
un’attenzione precipua all’opera e alle istituzioni di alta formazione professionale e tecnica, in
un campo come il suo, in cui gestione e tecnica
non erano destinate a incontrarsi subito e senza
difficoltà (e va ricordato che, in armonia con un
indi- .rizzo di cui era stato un alfiere Orso Mario
Corbino, gli apparve ben presto importante la
collaborazione fra aziende e università, per cui
nel 1932 diede vita, nella scia della Fondazione
Politecnica Italiana, istituita a Milano nel 1926,
alla Fondazione Politecnica del Mezzogiorno
presso la Facoltà di Ingegneria dell’università
di Napoli). E altrettanto presto la sua divenne
anche una competenza che sfociava in una visione più generale dei problemi di sviluppo e di
gestione del sistema economico nazionale.
Fu tutto ciò ad attrarre su Cenzato l’attenzione
di Beneduce, forse il maggiore erede della visione di Nitti dell’energia idroelettrica come grande fattore di sviluppo anche in funzione della
crescita del Mezzogiorno e del superamento del
dualismo economico-sociale diventato strutturale in Italia più o meno dai primi tempi dell’unificazione nazionale. Beneduce volle, inoltre, dire
ben presto I’IRI, la grande istituzione che diede
all’Italia un primato pionieristico nel settore delle partecipazioni statali in regime capitalistico e
giovò fortemente, almeno per alcuni aspetti, alla
storia industriale del paese; e dal momento in
cui nel 1927 lo stesso Beneduce divenne presidente della Bastogi, ossia di uno dei santuari
dell’alta finanza italiana, volle anche dire una sua
parte di primaria importanza su questo piano. Si
comprendono così l’importanza dell’ingresso
di Beneduce nel consiglio di amministrazione
della SME; il criterio per cui Beneduce chiamò
Cenzato pressappoco in tutti i consigli delle
nuove società via via fondate dall’IRI o dalla
Bastogi; la parte essenziale giocata dall’IRI nella
sistemazione finanziaria che nel 1932-1934 fu
data alla SME, in rapporto alla crisi di quegli
anni, e che servì da modello per la soluzione di
qualche problema analogo; la considerazione
per Cenzato per cui Benedice si avvalse di tecnici e quadri dirigenti della SME per l’IRI o per
questa o quella società a cui si voleva dare un
certo indirizzo tecnico o gestionale.
Neppure l’amicizia e la considerazione di Beneduce sarebbero, però, bastate da sole a far
conseguire a Cenzato l’altissima posizione da
lui raggiunta. Beneduce voleva dire fascismo, e
Cenzato aderì al fascismo, come tanta parte del
mondo economico, finanziario, industriale del
paese, attratto, fra l’altro, dai caratteri, propri dello stesso fascismo, di regime di “ordine” politico
e sociale, di massima possibile limitazione delle
libere attività associative e sindacali nella vita
aziendale e di irreggimentazione imprenditoriale e sindacale nell’ordinamento corporativo, di
grandezza e potenza nazionale a cui appoggiare
una più facile presenza ed espansione economica sul mercato europeo e mondiale, di un
disegno (per quanto suscettibile di forti dubbi)
di autonomia produttiva nazionale come quello
detto dell’autarchia (con le opportunità che
esso offriva o sembrava offrire all’espansione
delle aziende italiane nella vita economica nazionale), di interventismo nella vita economica
con forti sostegni dati alle imprese attraverso
I’IRI e in altri modi (come largamente accadde
per le imprese elettriche).
Né il suo ingresso nel Partito fascista fu senza
qualche strascico. Lo si conosceva come di
idee legate alla tradizione repubblicana, dalla
quale, peraltro, si sa che derivarono varie scelte
fascistiche dei primissimi anni, prima del compromesso fra Mussolini e il Re. Quando Cenzato
37
personaggi
L a parte di Cenzato nella vita
napoletana, soprattutto dal 1920 in poi,
fu, quindi, di straordinario rilievo. Solo
in parte può essere evocata pensando
alle cariche istituzionali che ricoprì,
fra cui a partire dal 1932 furono la
presidenza dell’Unione Industriali della
Provincia. Cenzato non perse mai il senso
complessivo e unitario dei problemi del
Mezzogiorno come problemi scaturenti
da un dualismo economico-sociale di
fondo della realtà italiana
sopra
Una veduta
del porto di Napoli negli anni '20
(Archivio www.Positanonews.it)
38
decise di iscriversi al Partito, l’allora segretario
Nicola Sansanelli gli ottenne la retrodatazione
dell’iscrizione al 1926, ma la cosa non passò del
tutto sotto silenzio, e alla fine a Cenzato fu riconosciuto come anno di iscrizione il 1927.
L’adesione di Cenzato al fascismo si colorò, poi,
anche di un sentimento di viva ammirazione
per la personalità e per l’opera di Mussolini, al
quale telegrafava ancora nel marzo 1943 esprimendo l’auspicio di una completa vittoria italiana nella guerra in corso, nella quale egli vedeva
la condizione per un completamento dell’”opera redentrice” del
Mezzogiorno che attribuiva al regime. Già l’impresa etiopica gli
era apparsa di grande vantaggio,
in particolare, per Napoli, di cui
si esaltava il ruolo di “capolinea
dell’Impero”. Non che inseguisse cariche e carriere di partito.
Quando nel 1939 fu soppressa
la Camera dei Deputati e venne
istituita quella dei Fasci e delle
Corporazioni, Cenzato ne divenne
membro di diritto, essendo già
presidente di una Corporazione,
ma non fu per nulla molto assiduo
nella partecipazione ai lavori di
questa nuova istituzione fascista.
I1 regime fu, in altri termini, per lui uno stimolo
a un più potenziato esercizio delle sue attività
nel campo a lui congeniale, un’occasione per
dare a quelle attività una dimensione più difficile a raggiungersi in altre condizioni della vita del
paese. Non vi fu in lui - per generale riconoscimento - nessuna nota di volgare opportunismo
o di discutibile profitto. I1 che è dimostrato poi
anche dall’atteggiamento, indubbiamente non
comune allora, di comprensione che egli ebbe
verso persone notoriamente dissenzienti al regime, e, ancor più, dal tenace rigore col quale
escluse favoritismi politici o di regime nelle carriere aziendali e protesse, invece, quadri tecnicamente validi, anche se sgraditi al regime. Così
appoggiò e favorì nel 1938, insieme con Beneduce, il rientro nell’attività didattica di ordinario
di politica economica nell’università di Napoli
di Epicarmo Corbino, il fratello di Orso Mario,
che ne era stato sospeso per motivi politici. Più
ancora, si adoperò per fare ammettere nella Fondazione Politecnica del Mezzogiorno l’ingegnere
Giovanni Bertoli, che aveva subito condanne penali per la sua attività clandestina di comunista;
e non si astenne neppure dall’assumere ebrei
di provata qualificazione professionale anche
dopo l’emanazione delle leggi razziali nel 1938.
Nel 1939, quando, nel novembre, fu anche nominato cavaliere del Lavoro, Cenzato era, quindi, all’apice di una carriera trentennale, della
quale si erano fortemente accelerati i tempi e
i conseguimenti negli ultimi dieci anni. Napoli,
come già si sarà capito, e come è ben noto,
fu il teatro principale delle sue fortune, con
una immedesimazione intellettuale e affettiva
di cui si sarebbero avute nel corso del tempo
innumerevoli manifestazioni. E certo, questo
avvenne anche perché egli ravvisò nella città
il centro di uno sviluppo del Mezzogiorno che
negli anni precedenti alla prima guerra mondiale sembrò non solo possibile, ma anche ormai
avviato, come forse poi non lo è stato più nella
storia della città. Nella scia di Nitti, di cui sono
ben conosciuti gli stretti rapporti col Belluzzo,
anche Cenzato fu educato a credere che la questione meridionale non era una questione contadina e agraria, bensì urbana e industriale. (...)
La parte di Cenzato nella vita napoletana, soprattutto dal 1920 in poi, fu, quindi, di straordinario rilievo. Solo in parte può essere evocata
pensando alle cariche istituzionali che ricoprì,
fra cui a partire dal 1932 furono la presidenza
dell’Unione Industriali della Provincia, la nomina nel Consiglio provinciale dell’economia
corporativa (poi Consiglio provinciale delle
Corporazioni) di Napoli, nel quale Cenzato fu vicepresidente della sezione industriale, e,quindi,
alla vita della Camera di Commercio, che in
quei Consigli era stata assorbita e regolata.
Tralasciando altri elementi relativi più direttamente e strettamente alla vita associativa e
interna di questi organismi, un aspetto della presenza di Cenzato in essi va sottolineato, anche perché precoce, da un lato, e non
destinato a svanire col tempo, dall’altro lato.
Già subito è da ricordare che presso l’Unione
Industriali egli si fece promotore di un Comitato di studi economici (l’iniziale denominazione
di Comitato per il Mezzogiorno aveva incontrato la disapprovazione del regime, avverso
alla delineazione e rivendicazione di questioni
territoriali). Dal 1935 al 1939 il Comitato pubblicò la rivista «Questioni meridionali», diretta da
Cenzato con Francesco Giordani. (...)
Cenzato non perse mai, infatti, il senso complessivo e unitario dei problemi del Mezzogiorno
come problemi scaturenti da un dualismo economico-sociale di fondo della realtà italiana, e la
sua attività dopo il 1945 lo dimostra. Ma lo dimostra già anche un altro importante documento,
quello cioè che, come presidente dell’Unione Industriali napoletana egli inviò al già menzionato
presidente della Confindustria senatore Benni, il
cui oggetto specifico era, ovviamente, l’ambito
napoletano, ma con una proiezione dei problemi di tale ambito sul piano meridionale, anche
dal punto di vista della tipologia degli interventi
proposti (che proseguivano e sviluppavano la
linea della Legge speciale del 1904).
I1 titolo «Questioni meridionali», mentre obbediva all’esigenza politica che abbiamo accennato,
voleva, piuttosto, mettere in rilievo un dato già
ben presente agli studiosi del Mezzogiorno, ma
che non sempre, neppure in seguito, è apparso
debitamente sottolineato, e cioè la molteplice, e spesso perfino contraddittoria, fisionomia
dell’unico problema meridionale nel suo atteggiarsi da zona a zona, da settore a settore.
Una molteplicità, dunque, sinergica, non disarticolante e dissolutrice rispetto alla rappresentazione unitaria del Mezzogiorno come problema.
E ne è ulteriore conferma il documento che, in
piena guerra, nel 1941, d’intesa con Vincenzo
Tecchio, il benemerito avvocato napoletano,
vicepresidente del Consiglio provinciale delle
Corporazioni, col quale Cenzato ebbe un’intensa
e cordiale collaborazione, fu fatto pervenire come una memoria riservata al governo. Vi si tracciava il profilo di un intervento dello Stato volto
a favorire l’industrializzazione del Mezzogiorno,
ancora sulla linea della Legge del 1904, ma guardando all’intero Mezzogiorno e al complesso
delle attività economiche, e non esclusivamente
a quelle industriali. Può essere molto interessante notare che le risorse previste come necessarie per l’industrializzazione meridionale in un
periodo pluriennale sufficientemente lungo erano dell’ordine di 15-20 miliardi di lire di allora,
lire che equivalevano ad alquanto di più dell’euro dei primi anni 2000. E fu sulla base di queste
idee che Tecchio e Cenzato collaborarono anche
alla legge 1572 del 5 dicembre 1941, pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale del 4 febbraio 1942, per
il decentramento industriale in Italia in connessione coi nuovi impianti idroelettrici dell’Italia
centromeridionale e insulare. Questa lungimi-
39
personaggi
D OPO LA GUERRA, CENZATO SVOLSE
ANCORA UN RUOLO DI PRIMO PIANO PER LA
RICOSTRUZIONE E IL POTENZIAMENTO DEGLI
IMPIANTI E DELLA PRODUZIONE DELLA SME,
PARTECIPANDO (DA PROTAGONISTA) Alla
fondazione della SVIMEZ
rante memoria era anche il frutto di un Centro
Studi per il Mezzogiorno che Tecchio aveva,
alla fine, fatto sorgere nell’ambito del Consiglio
Provinciale delle Corporazioni, e fra i cui disegni
e attività risalta l’idea di un Istituto nazionale
40
di idrologia per l’irrigazione delle campagne e
di una Magistratura ai campi e alle acque della
Campania, nonché il tema “la solidarietà economica europea e il bacino mediterraneo” fissato
per un convegno della Società Italiana di Demografia e Statistica, che avrebbe dovuto svolgersi a Napoli il 21 dicembre 1942 e che non si
poté poi tenere per le circostanze della guerra.
L’esame dell’attività di Cenzato negli anni ‘30 dal
punto di vista qui seguito richiederebbe numerosi altri approfondimenti, ma già da quanto si è
detto traspare chiaramente il disegno meridionalistico ormai maturo in lui allorché per l’Italia si
apriva la seconda guerra mondiale, e che aveva
il pregio di non essere il disegno soltanto di una
sia pure non comune personalità, ma di esprimere, grazie anche all’indefessa attività dello
stesso Cenzato, il punto di vista di una sezione
importante della classe dirigente e della classe
economica e imprenditoriale di Napoli. (...) Nella visione meridionalistica di Cenzato c’è, però,
ancora un elemento di particolare importanza
da segnalare, ed è il ruolo che in essa era riservato a Napoli: un ruolo - sia subito detto - centrale
e direttivo; un ruolo in cui si ha uno degli ultimi
echi della concezione Napolicentrica del Mezzogiorno e dei suoi problemi; un ruolo in cui si
rifletteva fin troppo evidentemente la vicenda
biografica dello stesso Cenzato, ma questa stessa
vicenda veniva trascesa in un progetto che era
imperniato, sì, su Napoli, ma si proiettava poi
sull’intero spettro dello scacchiere meridionale,
guardando anche, al di là di esso, sia al piano nazionale, sia a quello euro-mediterraneo.
In nessuna occasione posteriore - se si prescinde da alcune velleitarie enunciazioni soprattutto
degli anni ‘50 - questa centralità di Napoli sarebbe apparsa nella stessa luce, quale cosa, insieme,
ovvia e imprescindibile, ma anche funzionale a
un grande disegno meridionale e italiano, come
nelle elaborazioni di Cenzato o fiorite intorno
a lui. Nella storia della cultura e della questione napoletana del secolo XX sarà da ricordare
questo estremo momento di centralità problematica e prospettica di Napoli nel quadro del
Mezzogiorno, del quale essa era stata fino a pochi decenni prima l’assorbente capitale politica
e aveva imposto al Regno che da essa prendeva
il nome un monopolio politico che la parte migliore del pensiero napoletano aveva acutamente cominciato a criticare già dalla fine del secolo
XVIII. Poteva apparire difficile che, caduti il fascismo e Mussolini, Cenzato potesse continuare
ad avere un ruolo apprezzabile nella nuova fase
della storia d’Italia apertasi fra il 1943 e il 1945.
Accadde, invece, che Cenzato non esitasse a
presentarsi di persona già il 30 settembre 1943,
la vigilia dell’ingresso degli Americani in Napoli,
e mentre i Tedeschi stavano ancora evacuando
la città, alla riunione di quel giorno del Comitato napoletano del Fronte Nazionale e che vi
fosse anche bene accolto dai rappresentanti di
tutti i partiti che ne facevano parte. Un comportamento troppo spregiudicato per chi fino al
marzo precedente testimoniava a Mussolini gli
auspici che abbiamo ricordato? In qualche modo lo si può e lo si deve ammettere. È, tuttavia,
certo che Cenzato sia stato preso, come tutti allora, dal terribile timore che i Tedeschi riuscissero, come effettivamente avevano intenzione di
fare, a distruggere tutto quanto di impianti e di
attrezzature fosse stato ad essi possibile prima
di ritirarsi, arrecando così un colpo micidiale alle possibilità napoletane di una ripresa, a data in
qualche modo ravvicinata, dalle condizioni terribili in cui la guerra aveva ridotto la città; e che
sia stata anche sua l’azione di salvaguardia di
quegli impianti e attrezzature in un settore così
fondamentale come quello elettrico, del quale
egli aveva la cura, in particolare per la centrale
termica di Vigliena e per la sottostazione elettrica di Frattamaggiore. Lo ricordava l’inge-
Giuseppe Cenzato, un uomo tra due epoche
Giuseppe Cenzato nasce a Lonigo il
20 marzo 1882. Nel 1904 si laurea
in Ingegneria industriale ed elettrotecnica al Politecnico di Milano. Nel
1905 è scelto dal prof. Giuseppe
Belluzzo come collaboratore per la
costruzione delle turbine a vapore,
ideate dallo stesso Belluzzo. Come
tale, è assunto dalla ditta “Gadda
& C”. Due anni dopo, in seguito
all’assorbimento della Gadda dal Tecnomasio Italiano Brown
Boveri, diventa capo dell’Ufficio Impianti. Fra gli altri, assume la responsabilità dell’impianto idroelettrico di Grosseto
e dell’Adamello. Nel 1912 si trasferisce a Napoli, dove si
dedica allo studio delle problematiche economiche meridionali. Nel 1912 è invitato a entrare come ingegnere capo
nella Società Napoletana per Imprese Elettriche del Gruppo
Meridionale di Elettricità. Accetta e si trasferisce dunque a
Napoli, iniziando a dedicarsi allo studio delle problematiche
economiche del sud d’Italia. Come diretto collaboratore di
Maurizio Capuano, uomo di fiducia dei finanzieri ginevrini
che controllano diverse società elettriche private a Napoli,
partecipa al programma di elettrificazione del Mezzogiorno
d’Italia e alla costituzione del Gruppo Meridionale di
Elettricità. Per oltre un quarantennio Cenzato si dedica
allo studio delle problematiche dell’economia meridionale,
apportando un notevole contributo allo sviluppo industriale
del Paese. Dal 1919 al 1943, nell’ambito del gruppo facente
capo alla Società Meridionale di Elettricità (SME), ricopre
cariche di grande responsabilità, come quelle di presidente del cda della SME stessa (1937), vicepresidente della
Società Elettrica della Campania, presidente della Società
Generale Pugliese di Elettricità (1928-1943) e presidente
della Società Elettrica delle Calabrie (1926-1943).
Il periodo dal 1935 al 1951 segna l’apice della carriera
professionale di Cenzato. La sua attività si esplica maggiormente nelle opere di ricostruzione e incentivazione dell’economia del Sud Italia. Già in precedenza si era adoperato per
favorire la penetrazione del capitalismo industriale nelle
regioni più periferiche del Mezzogiorno.
Tramite particolari provvidenze dello Stato nel settore delle
infrastrutture per incentivare i nuovi insediamenti industriali,
cerca di dirimere la questione meridionale. In questo ventennio è chiamato a svolgere incarichi di grande rilievo per
l’IRI, diviene presidente della Compagnia Nazionale delle
Imprese Elettriche, della Società delle Imprese Elettriche
d’Oltremare, delle Edizioni Scientifiche Italiane e dell’Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno
(SVIMEZ), dopo averne promosso la costituzione.Muore a
Napoli il 2 agosto 1969.
(Note biografiche tratte da documentazione a cura di Anna Iacopino e Ivana Visconti).
41
personaggi
Il porto di Napoli
com'è oggi e com'era
ai tempi di Cenzato
42
gnere Eugenio
Leanza, tecnico
della SME, nel
procedimento
dell’epurazione
allora decisa, al
quale Cenzato,
come era ovvio,
venne sottoposto. Leanza mise in rilievo tutta
l’azione svolta in questo senso da Cenzato fin
da11’8 settembre, e sottolineò in particolare
l’opera sua nel sabotare il reclutamento per il lavoro obbligatorio imposto dai Tedeschi, nonché
l’episodio più drammatico dell’azione di protezione degli impianti, delle attrezzature e del personale della SME accaduto il 27 settembre 1943,
nel quale lo stesso Leanza venne ferito mentre
girava in auto con Cenzato per la città per svolgere quella azione che riuscì nel complesso ad
assai buon fine. Fu anche rintracciato un documento informativo riservato della Federazione
fascista di Napoli per la conferma dei componenti del Consiglio dei Fasci e delle Corporazioni nel 1941-1942, in cui si definiva Cenzato
«elemento di grande competenza tecnica» senza
«alcuna benemerenza di partito o militare».
A loro volta, le autorità alleate testimoniarono
di essersi molto avvalse della sua opera per le
esigenze del loro sforzo militare e della ripresa
della vita civile dal momento del loro ingresso
in Napoli. Certo è che il conte Sforza, alto commissario per le sanzioni contro il fascismo, scriveva già l’8 novembre 1944 alla Commissione
Alleata interessata a queste procedure di non
essere «in possesso di alcun elemento obbiettivo e sostanziale a carico dell’ing. Cenzato» e che
quindi nulla ostava a che questi ricoprisse «quelle posizioni nel campo tecnico e finanziario che
[fosse] conveniente attribuirgli».
Così dalla procedura di epurazione Cenzato
uscì del tutto indenne e poté mantenere ancora
per molti anni il suo ruolo nella SME, svolgendo
un’azione di primo piano per la ricostruzione
postbellica e per un nuovo potenziamento degli
impianti e della produzione della SME, partecipando da protagonista alla fondazione della SVIMEZ nel 1946, redigendo documenti importanti
come la relazione su Il problema industriale del Mezzogiorno scritta nello stesso 1946
insieme con Salvatore Guidotti, collaborando
attivamente con Angelo Costa quando questi
fu presidente della Confindustria, mantenendo
una presenza attivissima nell’Unione Industriali
di Napoli e nel gruppo dei Cavalieri del lavoro,
seguendo con grande attenzione le vicende
della nascente integrazione europea, svolgendo
apprezzate e richieste consulenze per l’attività
legislativa e di governo dei primi governi della
Repubblica, e in vari altri modi.
Non v’è tuttavia, alcun dubbio che il “tempo
eroico” dell’esperienza e dell’opera di Cenzato
era passato. Troppo era diverso - checché si
dica sulla presunta continuità fra il prima e il
dopo - il mondo italiano, meridionale, italiano
del dopoguerra da quello dell’anteguerra. La
stessa più gloriosa impresa di lui, ossia quella
di aver portato la SME al monopolio elettrico
nel Mezzogiorno, divenne un capo di accusa.
Già nei primissimi anni del dopoguerra iniziò
violenta la polemica contro questo monopolio,
che era della SME nel Mezzogiorno come era
di altre società nella restante Italia, per cui si
parlò delle “sette sorelle” titolari del monopolio
stesso (che poi non erano davvero sette: SIP, La
Centrale, Edison, SADE, Terni, SME, SGES, SES...).
Non bisogna, infatti, mai dimenticare che la
grande affermazione della SME non fu affatto un
caso isolato nel panorama italiano: fu, invece, la
faccia meridionale di un processo di selezione
esclusivistica delle imprese elettriche italiane,
che finì col configurare nella vita economica
(e non solo economica) del paese un ristretto
e potente oligopolio. La polemica poté spesso
passare il segno e disconoscere quel molto che
il monopolio della SME aveva pur fatto per dotare il Mezzogiorno di una sua produzione e di un
suo servizio nel campo elettrico. Era, però, una
polemica che aveva anche molte frecce al suo
arco, per cui non la si può liquidare come una
deviante e ideologica escrescenza della vicenda
politica di quegli anni, e non erano pochi gli elementi di fatto che la potevano giustificare.
La soluzione del problema fu la nazionalizzazione dell’industria elettrica, ma già prima l’intensa,
e non di rado violenta, polemica antimonopolistica, di cui furono espressione alta e vigorosa
«I1 Mondo» e «L’Espresso», aveva portato alla sostituzione di Cenzato alla presidenza della SME,
il 22 giugno 1956, con l’avvocato Vito Antonio
Di Cagno. Sostituzione resasi fatale anche per-
I fatti parlano da sé e consegnano,
comunque, Cenzato alla storia come un
protagonista della industrializzazione
del Mezzogiorno, per quanti limiti essa
possa aver avuto, nella prima metà del
secolo XX
ché, appena si era cominciato a parlare di nazionalizzazione, i capitali svizzeri si erano ritirati
dalla SME e avevano ceduto le loro forti quote.
In effetti, la posizione di Cenzato era ormai
insostenibile. Egli sosteneva con assoluta intransigenza una linea di incondizionata funzione
dell’impresa privata, e osteggiava l’espansione
delle Partecipazioni Statali nel Mezzogiorno,
malgrado che la SME stessa vi appartenesse dopo che l’IRI aveva acquistato la partecipazione
della Banca Commerciale all’azienda.
Superfluo, a questo punto, fare bilanci conclusivi. I fatti parlano da sé e consegnano, comunque, Cenzato alla storia come un protagonista
della industrializzazione del Mezzogiorno, per
quanti limiti essa possa aver avuto, nella prima
metà del secolo XX. Un protagonista che rifletteva sulla sua esperienza, e ne traeva elementi
prospettici da cui il rapporto fra Mezzogiorno e
industria ha avuto alcune delle sue espressioni
programmatiche più forti e non periture. Una
visione demiurgica o taumaturgica farebbe torto alle sue qualità non comuni di elaboratore
razionale e ponderato di linee di azione economica e imprenditoriale. Basta al suo nome il non
piccolo contributo che, come si è detto, egli ha
dato alla vicenda del Mezzogiorno e della sua
modernizzazione e alla riflessione sul rapporto
fra industria, energia e sviluppo. Una riflessione
che ha trovato (e tuttora trova) nel Mezzogiorno
un campo esemplare di come esso si pone in
un’area di solo parziale sviluppo, e suona come
una solenne, anticipata smentita ai non pochi
che, dalla fine del secolo XX, sembrano negare
alla dimensione industriale e alla grande dimensione aziendale i ruoli e gli spazi tradizionali nel
processo di ulteriore sviluppo dello stesso Mezzogiorno, così come li si depreca, con ancora
maggiore approssimazione, al mondo e all’economia che (con molto equivoca terminologia)
vengono definiti post-industriali. n
43
c ultura e so c i et à
di Tarcisio Bellò
(Sezione Cai di Marostica)
LA sorgente
nella neve
B
ilancio decisamente positivo per la
spedizione “Chantir Gah 2009”, patrocinata dall’Associazione Sezioni
Vicentine del CAI e dalla Associazione Onlus Montagne Solidarietà di Avio. Il
gruppo guidato da Franco Brunello e Tarcisio
Bellò ha coronato la parte alpinistica con la
salita di tre splendide montagne della catena
dell’Hindukush. Oltre a questo si è concretizzata un’opera benefica costruendo un acquedotto per il villaggio pakistano di Gothulti.
L’idea, suggerita in agosto 2007 dal maestro locale Rasa Aman Sha, era stata accolta dal gruppo vicentino mettendo all’asta il nome di una
delle montagne inviolate e innominate scalate
lo stesso anno nella catena dell’Hindukush.
L’appello trasmesso da Licia Colò nel programma televisivo nazionale “Alle falde del Kiliman-
44
giaro” ha riscosso un notevole successo concludendosi positivamente con un gruppo sciistico
torinese che alla fine si è aggiudicato l’asta.
Così tra questa e altre iniziative correlate sono
stati raccolti circa diecimila euro sufficienti per
finanziare l’opera programmata.
La costruzione dell’acquedotto di Gothulti
Alla sorgente è stata costruita una presa cementizia poi i lavori sono proseguiti con l’interramento di oltre mille metri di tubo di polietilene
del diametro di due pollici e il completamento
al centro del paese di una vasca di stoccaggio
abbinata ad una graziosa fontana in pietra a
faccia vista. Con le direttive tecniche di Franco
Brunello e Pino Stecca, una ventina di volontari
e muratori locali hanno realizzato in pratica la
linea principale dell’acquedotto comunale che
fornisce oltre duecento litri di acqua al minuto.
Ma parlare semplicemente di acqua potabile
non sarebbe del tutto appropriato perché è
emerso che la sorgente individuata da Brunello
cinque anni fa trasporta acqua minerale purissima grazie ad un lungo tragitto sotterraneo nelle
ghiaie profonde della valle. La preziosa risorsa
vitale ha modo di filtrarsi e di purificarsi dalle
contaminazioni batteriche arricchendosi di sostanze che la rendono particolarmente dolce rispetto alle varie acque di superficie fluenti dai
ghiacciai di montagna. Infatti i fiumi di norma
risultano inquinati da sabbie finissime mentre
le acque derivate da scoline campestri convogliano una notevole carica batterica causata da
reflui domestici e scarichi di animali con grossi
problemi di salute pubblica.
Il getto della fontana cade gorgogliando su una
vasca di marmo. All’interno della casetta-fontana si accumulano un paio di metri cubi d’acqua
e dopo il ripristino di una seconda cisterna
sottostante è stato possibile servire anche la
scuola elementare del villaggio.
Le maggiori autorità locali sono state coinvolte
nel progetto e nell’esecuzione dell’opera come
il sindaco di Iskhoman, Mirza Mohammad, il
maestro Raza Aman Sha e il preside del comprensorio Sher Baz Khan che accompagnavano
in visita centinaia di scolari per spiegare l’importanza dell’acqua per la salute e il benessere della popolazione, o i responsabili della
fondazione internazionale Aga Khan, esperti
di progetti similari, che si sono complimentati
per la competenza con cui si stava eseguendo
il lavoro. A fine lavori si è proceduto all’inaugurazione ufficiale assieme ad un folto pubblico
presente, tra canti, balli, applausi, congratulazioni ed alcune scherzose spruzzate d’acqua.
Al termine una folla festosa e vociante di persone, giovani e ragazzini ha accompagnato il
gruppo vicentino fino alle vetture pronte per il
rientro in Italia.
Verso l’Haiz Gah
A fine luglio la squadra di alpinisti si è mossa
da Gothulti in direzione del campo base, verso
la testata della valle di Chantir e poi a est nella
valle Haiz Gah fino a quota 3580. Il luogo scelto
come campo base era praticamente
una sassaia e ha richiesto un grosso
lavoro per ottenere delle piazzole
necessarie agli attendamenti. Al termine però tutto il campo era opportunamente ombreggiato da secolari
betulle e la scelta si è dimostrata particolarmente felice visto il sole implacabile e accecante, con temperature
di oltre trenta gradi che avrebbe reso
proibitivo lo stazionamento diurno
all’interno delle tende. Due cascate,
precipitando da inaccessibili dirupi,
alimentavano un limpido ruscello
utilizzato per lavarsi e per rifornirsi
d’acqua. A fine luglio era già stato
installato il primo campo ai piedi del
ghiacciaio, a quota 4120.
Ai primi di agosto dieci alpinisti han-
“Una spedizione
vicentina, guidata
da Franco Brunello
e Tarcisio Bellò,
nella catena
dell’Hindukush,
tra alpinismo,
esplorazione e la
costruzione di un
piccolo ma vitale
acquedotto per il
villaggio pakistano
”
di Gothulti
no raggiunto campo due a quasi cinquemila
metri. Parte del percorso è stata attrezzata per
attraversare alcune zone crepacciate e un paio
di passaggi esposti su roccia. All’alba del 6 agosto si è continuata la risalita del ghiacciaio. Ma
la fatica si fece sentire:
Soltanto quattro dei partecipanti hanno potuto
concludere l’interminabile scalata alla cima
dell’Haiz Peak di 6105 metri. L’arrivo in vetta si
è svolto nella sera del 6 agosto mentre l’ultima
luce del giorno radeva le altissime creste inghiottite dalle ombre sempre più cupe del fondovalle. Mauro, Maurizio, Giovanna e io, solerti
dopo un fuggevole attimo di compiacimento
Qui sopra, alcuni
componenti della
spedizione vicentina
in Hindukush, tra
alpinismo e solidarietà
45
c ultura e so c i et à
“L'arrivo in
vetta mentre la
luce del giorno
radeva le altissime
e pochissimi fotogrammi abbiacreste inghiottite
mo cominciato
la discesa a corda
dalle ombre del
doppia che si è
fondovalle
protratta per tutta
la notte lungo la
stessa parete di salita. Dopo ventiquattro ore di
scalata, la squadra è stata accolta dai compagni
al campo due. Una brevissima dormita ha un
po’ mitigato l’esaurimento fisico che poi è stato
reso completo dal prosieguo della giornata e dal
trasporto a valle dei materiali.
”
Una montagna dedicata a Cristina Castagna
Rinfrancata la stanchezza alcuni scalatori hanno
allestito un nuovo campo due a 4600 metri di
46
B Ilancio positivo per
la spedizione “Chantir
Gah 2009”, patrocinata
dall’Associazione Sezioni
Vicentine del CAI. Il gruppo
guidato da Franco Brunello
e Tarcisio Bellò ha coronato
la parte alpinistica con la
salita di tre montagne della
catena dell’Hindukush e ha
realizzato un’opera benefica
costruendo un acquedotto
per il villaggio pakistano di
Gothul
altitudine, uno straordinario balcone panoramico con splendida visuale su immani bastionate
di roccia e ghiaccio, intersecate una all’altra per
quasi tutto l’orizzonte. Decine e decine di montagne dove nessun alpinista ha avuto ancora
l’opportunità di metterci piede.
La mattina del 10 agosto mi sono diretto al ver-
sante nord ovest di un caratteristico rilievo che
chiudeva la valle come massima elevazione di
un crinale montuoso a sé stante. Dopo quattro
ore di salita in solitaria ed alcuni tratti autoassicurati piuttosto difficili sono giunto al filo
della cresta rocciosa, qualche decina di metri
dal vertice della montagna alta 5311 metri. Coperta cautamente la breve distanza, sulle rocce
sommitali, ho inciso con una pietra e gli occhi
rigati di lacrime la scritta “Ciao Cristina” come
dedica all’amica Cristina Castagna precipitata
tragicamente sul Broad Peak poche settimane
prima. Lì vicino, su una fessura, è rimasto anche
un piccolo crocifisso. Dopo aver piantato un
chiodo mi sono calato con una prima corda
doppia verticale e poi altre fino al termine delle
difficoltà. Alle due del pomeriggio sono rientrato al campo. Il programma del giorno seguente
prevedeva il tentativo ad una cima inviolata con
altitudine riportata in cartografia di 5701 metri.
Così Mauro Boni e Franco Brunello hanno lasciato il campo alle cinque del mattino per inerpicarsi lungamente su un sinuoso canalone. Un
paio di ore dopo li seguiva la cordata Tarcisio
Bellò con il figlio Ettore di undici anni.
A quota 5400 c’è stato l’incontro fra le due
cordate. Mauro era ferito ad un braccio a causa
di una pietra venuta giù dall’alto. Prevedendo
ulteriori difficoltà assieme ai compagni è sceso
anche Ettore. Da solo ho proseguito l’ascensione e terminato il canalone ho affrontato un
pendio aperto a ventaglio. Sottili lame di neveghiaccio formate dall’irradiazione solare e dal
calore cedevano repentinamente sotto ai piedi
impegnandomi in una progressione piuttosto
instabile e pericolosa. Raggiunta la cresta sono
riuscito a superare gli ultimi tratti delicati poco
prima della grande calotta sommitale. Dalla cima ho tentato di dirigermi verso una struttura
di ghiaccio simile ad un’onda, che appariva leggermente più alta, ma poi ho dovuto desistere
perché si sprofondava dappertutto. Scattate varie foto, sono ritornato sui miei passi attrezzando diverse corde doppie.
Ricongiunto il gruppo al campo base, tutti i
partecipanti si sono incamminati verso valle per
completare i lavori, inaugurare la fontana e poi
rientrare in Italia.
In alto a sinistra, il
capospedizione Tarcisio
Bellò con il sindaco
di Iskhoman
I partecipanti
Nella spedizione vi erano sei soci delle sezioni
vicentine del Cai, con Franco Brunello, Mauro
Boni, Maurizio Tibaldo e Pino Stecca per Montecchio Maggiore, Tarcisio ed Ettore Bellò per
quella di Marostica, poi due soci del Cai di Padova, Federico Battaglin e Giovanna Galeazzo,
il vicentino Giuseppe Gaianigo e il medico emiliano Riccardo Ferrari. Inoltre il cineoperatore
Stefano Bandiera ha ripreso tutte le fasi della
spedizione per un filmato che racconta l’intervento umanitario vicentino e le relative ascensioni alpinistiche. n
La situazione geo-politica del Pakistan
Attentati telebani e lotta
armata messa in atto dal
governo pakistano fanno
continuamente notizia.
Così il Pakistan viene
dipinto come un paese
assolutamente pericoloso, con la conseguenza
drammatica che il settore turistico si è ridotto del settanta
per cento. In realtà i fatti di cronaca accadono a note-
vole distanza da Islamabad e a centinaia di chilometri
dalla regione dove ha operato la spedizione vicentina.
Zona che invece viene ritenuta del tutto tranquilla sotto
il profilo politico-religioso. Basti pensare che il sindaco
di Ishkoman, Mirza Mohammad, è stato eletto da una
larghissima maggioranza di votanti e che la comunità
di Gothulti riunita settimanalmente nella jamankana,
la moschea locale, varie volte ha pregato per il gruppo
vicentino perché portasse a termine i propri progetti
senza patire problemi personali o di salute.
47
di Eros Maccioni
c ul t ur a
CARIOCHE
e trattori
N
o, il Brasile non c’entra. Perché le
abbiano chiamate carioche forse
non lo sa nessuno, e la spiegazione delle verniciature sgargianti
non convince gran che. Ma fa lo stesso, l’importante è che questi ibridi meccanici sconosciuti ai più raccontano una storia di fatica,
ingegno e povertà in cui si specchia un ventennio buono della vita rurale italiana. Non
erano auto e neppure trattori, o meglio, erano
tutti e due. Negli anni Trenta e Quaranta, quando la forza lavoro nelle campagne era svuotata
dalle sanzioni e dalla guerra, servivano mezzi a
motore in grado di compiere prima e meglio
i lavori che per secoli avevano svolto le pariglie di buoi. Di trattori se ne vedevano pochi,
erano costosissimi e soldi nelle campagne non
ce n’erano. Ma l’inventiva sì, quella c’era, la miseria l’aveva allenata a dovere. Un’automobile
scassata ma non del tutto veniva smembrata,
saldata, adattata e rimodellata sotto un’altra
forma, con pezzi ricavati da altri veicoli, spesso residuati bellici. Andavano benissimo gli
chassis e i motori delle vecchie Fiat 501 e
503, che conservavano l’aspetto originario nel
48
muso, mentre nel retrotreno subivano l’innesto di pianali. Venivano applicate ruote più
grandi e l’alimentazione passava dalla benzina
al petrolio. Le migliori abilità del fabbro, del
meccanico e dell’elettrauto (ma potremmo
scomodare anche l’ingegnere), si intrecciavano nella creazione di questi Frankenstein della
meccanica, a metà fra la macchina agricola e il
veicolo da trasporto. Al pluridecorato Museo
dell’Automobile Bonfanti Vimar di Romano
d’Ezzelino va il merito di avere sottratto le carioche all’oblio generale: a fine ottobre è stata
inaugurata la mostra “Carioche e trattori – le
macchine che hanno cambiato l’agricoltura”,
visitabile fino al 5 aprile. Nei saloni dello stabile di via Torino si possono ammirare i giganti
che per mezzo secolo hanno ruggito sulle
campagne di tutta l’Italia. Il pezzo più antico è
la locomobile Brown e May del 1888.
Di solito veniva trinata dai buoi e con la forza
del vapore azionava trebbiatrici e altri macchinari. Impossibile non rimanere affascinati dalla maestosità dell’International Titan
del 1920, del Detroit della Fordson del 1921,
del John Deere del 1936 con le sue carat-
teristiche ruote anteriori ravvicinate.
Nei saloni
A questi trattori di
fabbricazione stradello stabile di via
niera facevano da
Torino si possono
contrappunto, senza sfigurare affatto,
ammirare i giganti
gli italiani. Come il
che per mezzo secolo
Superlandini prima
serie del ’36, a cui
hanno ruggito sulle
contendeva la scecampagne di tutta
na un’altra leggenda del solco, l’Orsi,
l’Italia.
presente al museo
Bonfanti Vimar con
il modello Argo degli anni ’50. Mostri di potenza che iniziavano a sbuffare dopo la laboriosa accensione a “testa calda”, un rituale che
continua ad affascinare gli appassionati alle
feste della trebbiatura riproposte sempre più
spesso dalle pro loco nei paesi. Tra le varie
curiosità della mostra anche un peso piuma
come lo “Scoiattolo” della Peschiera & Folli
di Casalmaggiore. Per le sue ridotte dimensioni non venne mai usato in agricoltura per
l’aratura o lavori simili ma solo per il traino
di carri di piccola taglia. A “Carioche e trattori” trovi anche il marchio che non t’aspetti,
come Lamborghini e Porsche. Quando non
erano ancora sinonimo di velocità pura, anche queste industrie blasonate diedero il loro
contributo ad alleviare le fatiche dei contadini. Era il 1947 quando la casa del toro firmò la
carioca Morris. Ferruccio Lamborghini, forte
dell’esperienza accumulata durante la guerra,
acquistò una camionetta in un centro Arar
(azienda recupero alienazione residuati) e
disegnò il trattore che voleva costruire. Ne
nacque una carioca, che il costruttore stesso
presentò alla festa del paese nel giorno di
San Biagio, riuscendo a venderne ben undici
pezzi. Il prototipo è esposto al Bonfanti-Vimar
per concessione del Centro Polifunzionale
Ferruccio Lamborghini Museum di Dosso.
Della Porsche è possibile ammirare invece lo
Junior D del 1955, un trattore particolarmente longevo, dato che fu prodotto fra il 1937
e il 1960. C’è anche una Buick, anzi, mezza:
“
”
A l pluridecorato Museo dell’Automobile
Bonfanti Vimar di Romano d’Ezzelino va
il merito di avere sottratto le carioche
all’oblio generale: a fine ottobre è
stata inaugurata la mostra “Carioche
e trattori – le macchine che hanno
cambiato l’agricoltura”
l’anteriore, che risale al 1925 e conserva tutta la sua regalità, contrasta con il posteriore
adattato artigianalmente nel 1947 all’uso di
traino e trasporto. In esposizione anche una
motoseminatrice Carraro del 1958, una motofalciatrice Bcs del 1946, una trebbia italo-svizzera del 1950 e un carro-officina degli anni
’40. Ad aumentare la suggestione nel visitatore è il sapiente allestimento delle sale con gli
arredi rustici della Siriola, un’associazione culturale di Romano d’Ezzelino che ogni anno,
al locale Palio delle Contrade, riproduce con
rara ricercatezza scenari e momenti di vita
agreste dei primi decenni del secolo scorso.
Questa è la trentaseiesima mostra tematica
allestita al Museo Bonfanti-Vimar, che negli
anni 1999, 2000, 2001, 2004 e 2007 è stato
insignito del riconoscimento di miglior museo europeo della motorizzazione. Anima e
principale propulsore di questa realtà è Nino
Balestra, che riveste la carica di presidente. n
In queste pagine
alcuni dei "pezzi" storici
esposti nella mostra
(foto Studio Reporter)
49
fa tti e pe r so n e
Giuseppe Valter Peretti
presidente della Sezione Concia
Giuseppe Valter Peretti è il nuovo presidente della Sezione
Concia di Confindustria Vicenza. Per lui si tratta di un ritorno
alla guida della sezione, avendola già presieduta dal 1993 al
1997. In seguito, dal ‘97 al 2001, Peretti ha ricoperto l’incarico
di vicepresidente di Confindustria Vicenza e, nello stesso periodo, anche quello di presidente nazionale dell’Unic, l’Unione
nazionale industrie conciarie, di cui attualmente è vicepresidente. 56 anni, presidente del Gruppo Peretti, che unisce tre
concerie, la Conceria Cristina, la Nuova Gasby e la Interleather,
Peretti guiderà per il prossimo biennio un consiglio direttivo di
sezione composto dai vicepresidenti Bernardo Finco (Conceria
Bernardo Finco, Bassano del Grappa) e Chiara Mastrotto (Gruppo Mastrotto, Arzignano) e dai consiglieri Umberto Anzolin (Conceria Anzolin, Montorso), Mirko Balsemin (Nice, Zermeghedo),
Francesco Dal Molin (I.C.A., Arzignano), Gianfranco Dalle Mese
(Conceria Montebello, Montebello Vicentino), Pietro De Sero (I.C.
Industria Conciaria, Arzignano), Antonio Forlin (Industria Conciaria
Europa, Tezze sul Brenta), Riccardo Grotto (Sirp, Cologna Veneta),
Carlo Rumor presidente
del Raggruppamento
Vicenza Citta’
Carlo Rumor è il nuovo presidente
del Raggruppamento Vicenza Città
di Confindustria Vicenza, che unisce
tutte le aziende associate con sede
nel capoluogo berico. Subentra a
Michele Amenduni, giunto a fine
mandato. Rumor, 63 anni, è titolare della Tipografia Rumor, storica
azienda grafica vicentina fondata
nel 1881 da Giacomo Rumor, iscritta dal 1945 all’Associazione
Industriali. Nell’ambito del suo impegno associativo, Rumor ha
anche ricoperto la carica di presidente della Sezione grafici, cartai
e cartotecnici dal 2001 al 2005. Il nuovo presidente guida un consiglio direttivo composto da Michele Amenduni (Acciaierie Valbruna),
Alessandro Bocchese (Maglificio Miles), Marco Bocchese (Bocchese), Roberto Candussi (Incos Italia), Claudio Cegalin (Videomedia),
Adamo Dalla Fontana (BDF Industries), Umberto Ferretto (Armes),
Marco Franchetto (Pulitalia), Giulio Olivotto (L.E.G.O.), Francesco Padovan (F.lli Padovan), Matteo Salin (Ash Multimedia), Silvano Spiller
(CMP Industries) e Luciano Vescovi (Impresa Vescovi Antonio).
50
Rino Mastrotto (Rino Mastrotto Group, Trissino), Gherardo Ruffoni
(Conceria del Corso, Arzignano) e Monica Tolio (Conceria Tolio,
Chiampo). Il rafforzamento del ruolo di rappresentanza della
categoria per essere protagonisti nelle scelte che riguardano il
settore, le tematiche ambientali, il potenziamento dei servizi agli
associati e la formazione sono alcune delle priorità che il nuovo
consiglio di sezione della concia si darà nel corso del mandato.
Manuel
Scortegagna
presidente del
Raggruppamento
Vicenza Nord Ovest
Manuel Scortegagna è il nuovo presidente del Raggruppamento Vicenza
Nord Ovest di Confindustria Vicenza. Subentra ad Alberto Zamperla, giunto a fine mandato. Scortegagna, 41
anni, all’interno dell’Associazione è anche presidente della Sezione
trasporto merci e persone e spedizionieri. Come imprenditore, è amministratore delegato della Scortrans di Altavilla Vicentina, azienda
di spedizioni internazionali presente a livello europeo con servizi di
trasporto terrestre e logistici e a livello mondiale con servizi aerei e
marittimi.Scortegagna è stato eletto in occasione dell’assemblea del
Raggruppamento Vicenza Nord Ovest, svoltosi a palazzo Bonin Longare. Per il prossimo biennio, il nuovo presidente potrà contare su un
consiglio direttivo composto da Michele Adda (OMPAR, Arcugnano),
Romano Bisin (Sepran, Isola Vicentina), Franco Fgerappi (Ferappi
Industria Serigrafica, Creazzo), Francesco Padovan (F.lli Padovan, Vicenza) e Alberto Zamperla (Zamperla, Altavilla Vicentina).
Servizi Innovativi
e tecnologici:
Luca Bortolami
presidente
della Sezione.
La Sezione Servizi innovativi e
tecnologici dell’Associazione ha eletto alla presidenza Luca
Bortolami (ICM Immagine Integrata, Vicenza). Con il rinnovo
delle cariche, il nuovo consiglio direttivo della Sezione è composto inoltre da Giovanna Arcaro (Equasoft, Vicenza), Ezio Barberini (Barberini Project, Vicenza), Odino Baù (Studio Marketing
& Services, Vicenza), Sergio Fontana (Intech, Cornedo Vicentino), Bruno Gabbiani (Gabbiani & Associati, Vicenza), Filippo
Miola (Array System, Grisignano di Zocco), Isabella Monti (CPE
Eredi Monti, Bassano del Grappa), Nicola Ronconi (Anthea, Vicenza), Matteo Salin (Ashmultimedia, Vicenza, past president),
Gianfranco Scalzotto (Qualitas Informatica, Santorso), Roberto
Zamparini (T-Systems Italia, Vicenza) e Christian Zurischi (Telecom Italia, Vicenza).
M atteo Salin vicepresidente del cnct
di Confindustria Servizi Innovativi
Matteo Salin, presidente di
Ash Multimedia e presidente
uscente della Sezione Servizi Innovativi e tecnologici di
Confindustria Vicenza, è stato
eletto vicepresidente del Comitato nazionale coordinamento
territoriale (CNCT) di Confindustria Servizi innovativi e tecnologici. Presidente è il salernitano
Roberto Magliulo. Il CNCT è un organo costituito dai presidenti e
dai rappresentanti delle Sezioni territoriali del settore presso le
Associazioni provinciali di Confindustria e delle Consulte regionali presenti sul territorio nell’ambito delle componenti territoriali
provinciali di Confindustria. Rappresenta 15 mila aziende italiane
del settore. Si tratta di un risultato importante, perché ottenuto
grazie ad un lavoro di squadra che ha visto compatti i sette
presidenti della Sezioni del Veneto, e che permette ora di poter
incidere maggiormente in ambito nazionale.
Una guida ai territori
e parchi industriali
del Vietnam
Una Guida ai Territori e Parchi Industriali del Vietnam. L’ha
realizzata Confindustria Vicenza per conto del Club dei 15,
associazione che unisce le associazioni industriali delle
province italiane dove è maggiore l’incidenza del manifatturiero. La guida è stata presentata in occasione della
recente visita del presidente del Vietnam Nguyen Minh
Triet a Confindustria a Roma. Il Vietnam è un paese dove le
dinamiche di sviluppo sembrano ripercorrere quelle della
Cina di vent’anni fa e dove non è quindi troppo tardi intervenire. È un mercato dalle grandi potenzialità, inserito in
un contesto commerciale, quello dell’ASEAN, fatto di 600
milioni di potenziali consumatori, e di realtà economiche,
come la Malesia, l’Indonesia o la Thailandia che guardano con molto interesse ai modelli di sviluppo delle Pmi
italiane.La ricerca dedicata ai parchi industriali vietnamiti
è stata realizzata in risposta all’interesse che le imprese
italiane mostrano di avere per
il Vietnam, in una logica di internazionalizzazione virtuosa:
non semplici spostamenti
dei processi produttivi, ma
realizzazione di basi logistiche e di servizi attraverso i quali posizionarsi sui
mercati in crescita.
51
fa tti e pe r so n e
I vincitori del concorso
“Il valore dell’etica per un futuro
piu’ equo e sostenibile”
Sono stati premiati, i vincitori del concorso “Il valore dell’etica
per un futuro più equo e sostenibile”, organizzato dal Raggruppamento di Valdagno dell’Associazione Industriali per
favorire, come spiega il bando, “una riflessione fra i giovani
sulle possibili azioni etiche che i governi, le istituzioni, le
amministrazioni pubbliche locali e il mondo imprenditoriale
dovrebbero adottare nei confronti delle economie emergenti
per garantire la sostenibilità delle attività economiche”. Il
primo premio, del valore di tremila euro, è stato vinto dall’I.I.S.
“Trissino” di Valdagno: il premio è stato ritirato dal dirigente
scolastico, prof. Nicodemo Gasparotto e dai ragazzi della
classe IV B, autori dell’elaborato vincitore. Per l.I.S. Luzzatti di
Valdagno che si è aggiudicato il secondo e il terzo premio (rispettivamente, duemila e mille euro) è intervenuta la dirigente
scolastica, prof.ssa Maria Cristina Benetti, i due docenti e i
ragazzi della 3° A Igea, divisi in due gruppi di lavoro.
Meccatronica, finanziati tutti i progetti presentati dal Distretto
La Regione Veneto finanzierà tutti e quattro i progetti presentati dal Distretto regionale della Meccatronica. I progetti, che spaziano dalle nanotecnologie
alle fiere internazionali,
alla ricerca sull’innovazione sia di prodotto che di
processo, hanno passato
a pieni voti il duro giudizio
regionale e verranno dunque finanziati. "È un risultato eccellente che deve farci riflettere sull’importanza della ricerca e
dell'internazionalizzazione per le nostre aziende - sottolinea
Filippo Giovanni Maria Carraro, rappresentante del Distretto
-. La richiesta di finanziamenti alla Regione è raddoppiata in
quest’ultimo anno, ciò significa che le nostre aziende hanno
reagito in maniera adeguata e sono pronte ad affrontare la ripresa che si verificherà durante il 2010. Grazie alla campagna
di comunicazione messa in atto dal Distretto sulle possibilità
di finanziamento, c'è stato un incremento significativo di idee
e progetti. Incremento che ha trovato, vista l'importanza delle
52
tematiche trattate, la giusta risposta da parte della Regione”.
Due dei quattro progetti presentati riguardano ricerche che
verranno condotte all’interno dei laboratori vicentini dell’Università di Padova. Ciò sta a dimostrare la crescente importanza dell’ateneo, capace di generare innovazione non fine a
se stessa ma creata appositamente per risolvere le concrete
problematiche di aziende e prodotti. L’ateneo lavora "gomito
a gomito" con le aziende, in un processo di ricerca finalizzato
al continuo miglioramento del prodotto sia in termini di funzionalità che di riduzione del costo. “Per quanto riguarda le
fiere internazionali – spiega Carraro - la strategia del distretto
punta moltissimo sull’internazionale; non a caso è stato citato,
da una indagine condotta da Unicredit, come miglior distretto
italiano per l’internazionalizzazione delle nostre imprese e dei
nostri prodotti. Il Distretto sarà presente alle più importanti
fiere internazionali, interloquendo con imprenditori e politici,
proponendosi come gruppo in grado di creare 'superprodotti', ovvero prodotti che si differenziano per costo, perfezione
di realizzazione e assistenza post vendita. Dobbiamo arrivare
al punto in cui l’appartenenza al Distretto della Meccatronica
diventi garanzia per l’acquirente e questo possiamo farlo solamente promuovendo capillarmente il Distretto”.
53
num e r i
L'anno è finito con segnali meno negativi
I risultati dell'indagine congiunturale realizzata dall'Associazione sul quarto trimestre 2009 fanno emergere un quadro economico ancora sostanzialmente negativo per l'industria vicentina, e
tuttavia caratterizzato da un calo più
contenuto di tutti i principali indicatori.
A fronte del 20% delle aziende che ha
dichiarato aumenti di produzione, il 61%
delle ditte ha segnalato cali produttivi ed il 72% delle imprese ha dichiarato un livello produttivo insoddisfacente.
In termini quantitativi, la produzione industriale vicentina è diminuita del 9%, a causa soprattutto della debolezza della domanda interna
(-9%) e del mercato europeo (-11%).
Qualche segnale di miglioramento si è verificato nelle esporta-
zioni verso i paesi extraeuropei.
Per quanto riguarda la consistenza del
portafoglio ordini, continua a presentare
una situazione tesa: un'azienda su due
(52%) ha lavoro assicurato per non più di
1 mese, mentre una su tre (35%) riesce ad
avere un'orizzonte un po' più ampio (fino
a 3 mesi), ma pur sempre molto limitato.
L'occupazione ha evidenziato un saldo negativo: in complesso gli addetti sono calati del 3%.
Gli incassi sono in ritardo in più della
metà delle imprese (56%) e la liquidità risulta tesa nel 38% dei casi.
Nel periodo ottobre-dicembre i prezzi
delle materie prime sono risultati sostanzialmente stabili. Per quanto riguarda i prezzi dei prodotti finiti si è verificato un decremento medio del 2%.
Produzione ed export
Saldi di Opinione
Le aspettative del mondo imprenditoriale
vicentino per il primo trimestre del 2010
delineano ancora un quadro molto incerto per i principali indicatori economici.
Si prevede una contrazione della produzione industriale e delle vendite sul mercato interno ed estero.
Per quanto riguarda le previsioni di investimento per il 2010, un dato tendenzialmente positivo è rappresentato dal leggero
aumento della percentuale di imprese che
prevede una crescita del livello degli investimenti rispetto alle precedenti rilevazioni.
Rimane ancora una quota consistente di aziende (42%) che ha dichiarato
di non avere in programma alcun investimento nei prossimi dodici mesi, dato comunque in miglioramento rispetto al terzo trimestre 2009.
Industria vicentina:
produzione e fatturato 1983-2008
numeri indice 1981=100
produzione
export
60
40
20
0
-20
-40
1984 1985 1986 1987 1988 1989 1990 1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008
54
Produzione Var. % Fatturato Var.%
1990 159,6 +1,5
1991 152,3
-4,6
1992 148,0
-2,8
1993 154,7 +4,5
1994 175,0 +13,1
1995 189,0 +10,6
1996 187,3
-0,9
1997 195,7 +4,5
1998 200,0 +2,2
1999 203,0 +1,5
2000 214,2 +5,5
2001 220,8 +3,1
2002 223,4 +1,2
2003 219,4
-1,8
2004 217,2
-1,0
2005 215,1
-1,0
2006 223,5 +3,9
2007 231,8 +3,7
2008 226,5
-2,3
Fonte: nostre stime
285,5
290,6
298,2
324,1
378,9
439,9
442,1
467,7
490,1
499,9
557,9
585,8
591,7
590,5
612,9
608,6
627,5
645,1
635,4
+7,6
+1,8
+2,6
+8,9
+16,9
+16,1
+0,5
+5,8
+4,8
+2,2
+11,6
+5,0
+1,0
-0,2
+3,8
-0,7
+3,1
+2,8
-1,5
Tassi e condizioni bancarie
al 31 dicembre 2009
Le esportazioni per paese. 2001-2008 (milioni di euro)
VICENZA-EXPORT
2004
2005
2006 2007 EUROPA8.200,9
7.865,4
9.408,4
10.505,0
9.505,8
Unione Europ.5.801,7
6.260,6
7.483,9
8.734,1
7.692,7
Francia1.223,9
1.192,7
1.406,5
1.524,4
1.401,5
Germania 1.456,7
1.331,3
1.626,1
1.841,7
1.656,6
UK 815,5
767,1
826,7
862,4
664,4
Spagna 713,2
662,4
789,7
855,8
686,3
Svizzera 488,6
446,2
485,3
500,3
522,9
Russia 197,8
235,9
336,5
456,8
497,3
Turchia 262,6
253,2
301,4
295,5
283,8
AFRICA 305,3
321,9
377,3
464,4
521,8
AMERICA1.739,9
1.621,3
1.815,4
1.732,3
1.597,4
Usa1.273,5
1.180,5
1.322,0
1.218,7
1.071,4
Canada 173,9
149,2
149,8
149,1
142,1
Messico 77,2
77,8
90,2
106,6
102,9
Brasile 65,9
64,9
66,2
77,1
96,8
ASIA1.618,7
1.698,4
2.060,6
2.083,8
2.053,5
Cina 277,9
273,7
337,4
340,4
325,7
Hong Kong 334,8
320,4
356,6
317,1
289,2
Giappone 178,0
184,8
194,2
183,2
169,4
Emirati Arabi 141,6
165,9
232,0
283,9
320,3
India 53,1
77,6
95,5
112,1
125,1
OCEANIA 124,6
128,3
136,1
168,9
187,9
Australia 105,7
108,3
118,5
148,3
166,8
11.659,6
13.823,6
14.961,0
13.870,6
TOT. GEN.
12.011,9
Indagine relativa alla provincia di Vicenza
su un campione di imprese con positivi indicatori
economico-finanziari
Conto corrente
2008*
Tasso franco commissione max scoperto 3,9%
Spese per operazione
1,6
Valuta per assegni fuori piazza
3,1 gg. Lav.
Anticipi su fattura/contratti
Tasso aperto
1,21%
Smobilizzo Italia
Tasso sbf
1,19%
Commissione incasso effetti cartaceo
2,9
Commissione incasso effetti elettronico
1,8
Valuta portafoglio cartaceo 4,4 giorni lavorativi
Valuta portafoglio elettronico 4,5 giorni lavorativi
Operazioni con l'estero
Tasso per anticipi export
1,33%
Spread a favore della banca su eurodivisa 0,43%
crediti di firma
Fideiussione Italia
0,52%
Indicatori di riferimento
BCE
Euribor 3 mesi lettera 365
Rendimento lordo titoli pubblici
Fonte: Istat - * dato provvisorio
1%
0,724%
3,212%
Scheda generale della provincia di Vicenza (2002-2008)
2002
2003
2004
2005
2006
2.722kmq
2.722kmq
2.722kmq
2.722kmq
2.722kmq
807.046
819.297
831.356
838.737
844.111
n.d
314.759
322.325
327.124
62.707
63.446
64.193
368.000
376.000
11.000
12.000
- nel settore produttivo
181.000
- nel terziario
176.000
Superficie territoriale Popolazione
Famiglie
Imprese attive non agricole
Occupati
- in agricoltura
Tasso disoccupazione
2007
2008
2.722kmq
2.722kmq
852.242
861.768
331.218
337.268
342.108
64.960
65.708
66.079
66.641
374.000
374.000
372.000
374.000
14.000
10.000
12.000
12.000
193.000
176.000
175.000
174.000
171.000
171.000
184.000
189.000
187.000
191.000
2,6%
2,5%
3,3%
3,5%
3,7%
Fatturato industria
41,0 miliardi € 40,9 miliardi € 42,5 miliardi €
42,2 miliardi €
43,5 miliardi €
44,7 miliardi €
44,0 miliardi €
Esportazioni
11,8 miliardi €
10,6 miliardi €
12,0 miliardi €
11,7 miliardi €
13,8 miliardi €
15,0miliardi €
13,9 miliardi €*
Importazioni
6,9 miliardi €
6,0 miliardi €
6,6 miliardi €
6,5 miliardi €
7,8 miliardi €
8,5 miliardi €
7,4 miliardi €*
19,3 miliardi €
19,7 miliardi €
20,1miliardi €
20,6 miliardi €
21,8 miliardi €
Reddito lordo
3,4%
-
%
-
Fonte: Istat - Il dato 2002 sul numero di famiglie non è ancora stato ricostruito - (*) dato provvisorio
55
tra nsl a t i o n
Strategic zone
for EU-27 member states
In the past few months a memorandum
of understanding between the manufacturers’ federations of the six key areas for Europe’s development set up a
project named “meta-region”. The areas
concerned are the Veneto, Friuli Venezia
Giulia, Slovenia, Croatia, Carinthia and
Styria. Such an agreement is based on
the belief that “meta-region” may become a major and strategic zone for EU27 member states. Indeed, worldwide
competition and the “map of industrial
productions” - which is now changing
due to the international downturn - will
give such a “meta-region” a leading role
and as well as important benefits once
organisations representing all business
sector will share common goals. The promoters of the project have thus set up a
network among the various federations
aimed to develop a dialogue and a debate with the local and national authorities
on issues which are of prime importance
to the development of firms and trade.
“This project – says Luca Cielo, vice-
56
president of Confindustria Veneto and
president of Small Enterprises – has been set up thanks to some research done by the North-East Foundation, which
identified the above-mentioned areas
which we then called “meta-region”. The
research pointed out that this region was
of strategic importance to the development and growth for a new 27-member
state Europe, owing to its GDP and logistic infrastructures. Further studies and
analyses have also stressed that the large concentration of small and mediumsized enterprises and the widespread
manufacturing vocation could play an
increasingly significant role if properly
fostered in the future. Taking that into
account, we decided to set up a threeyear project whose goal is to establish
a network of cooperation between the
various business federations and associations from this large region. We trust
that this “meta-region” may provide a
real chance of crossing the national borders, facing different realities, exchan-
ging good practice and learning from
each other’s experiences. Being aware
that the international economic downturn
will lead to new changes in markets and
trade, and that in the future the competition will increasingly consist of “business districts” , has definitely urged us
to promote this important and ambitious
project. The “meta-region” is a unique
opportunity for small and medium sized
enterprises, which are highly vulnerable
at the moment, but they also proved in
the past to cope with hard times better
than others, thanks to their own corporate structure which makes them highly
flexible. This project may become a sort
of platform to be used to get to know the
markets of Eastern Europe”. Confindustria Veneto has lately held a forum on
the infrastructures needed for the development and growth of the area included
in the “meta-region”. The meeting was
joined by Andrea Tomat, president of the
Veneto’s industrial employers; Luca Cielo,
regional president of small enterprises,
as well as all the partners of the project,
experts and professionals such as Paolo
Costa, head of the Port Authorities; Otmar
Petsching, president of the Austrian manufacturers’ federation in Carinthia; Franco Miller, head of infrastructure and transportation at Confindustria Veneto; Robert
Sever, head of the Transport Federation
of the Slovenian Chamber of Commerce;
Jochen Pildner-Steinburg, president of
the Austrian manufacturers’ federation in
Styria; Paolo Balisteri, coordinator of the
Transpadana Committee; Renato Chisso,
regional councillor for mobility and infrastructures; Josef Lobnig, president of
the Carinthia’s Parliament; Franz Luckler,
director of the infrastructure department
in Styria. The forum was organised along
three main priorities: first, the making of
the Baltic-Adriatic Corridor; second, the
setup of cooperation between the ports
of the Northern Adriatic sea; third, the
building of the infrastructures needed to
connect the areas included in the “metaregion”. To this purpose, an agreement
on the Baltic-Adriatic Corridor was signed. To achieve these goals, funds from
the EU will be needed, so a permanent
work group will be set up to deal with
infrastructure projects to be submitted to
the European Commission by next spring.
“The Veneto has once again proved to be
able to promote forward-looking projects
– says Luca Cielo -. We are well aware
that both enterprises and districts will
have to compete in the future, so the
“meta-region” is a key opportunity not to
be missed. The economic growth of this
area will chiefly depend on infrastructure
development”. “We all agree on the economic prospects of the “meta-region”,
which may lead to a great development
in logistics for European and worldwide
trade, on condition that this project is
promoted with shared strategies – says
Paolo Costa -. The Northern Adriatic port
infrastructure may become a world logistic platform for both container and
passenger traffic through a combined
and intermodal transport network”. “This
“meta-region” is a daring, far-sighted
project aimed to set up a network of
common shared policies – says Andrea
Tomat, president of Confindustria Veneto
-. As we represent the enterprises and
economies of the area, we worked hard
to set up and strengthen Corridor 5, and
now we also share the need to develop
another strategic link – the Adriatic-Baltic
Corridor, which may become the backbone of the economy and trade between
Austria, Slovenia, Poland up to the Baltic
countries and Russia, and world markets. We are working with determination and show our strong commitment
to infrastructures, human resources and
training”.
Corporate social
responsibility on the
rise
Appointed head for corporate social
responsibility by the Association a few
months ago, Matteo Cielo now talks
about an issue which has lately become
increasingly important to Vicenza’s firms,
as it is quite complex and has got different aspects to be taken into account.
- What is corporate social responsibility?
“The best way to answer this question is
to give a practical example. Let us take
into account a few instances which may
explain the historical origins of corporate
social responsibility. On the one hand
is Rossi cotton mill, which promoted
a social and urban project in Schio to
improve the staff’s health and working
conditions in the late 1800. On the other
hand, Marzotto factory had a “social village” built in the 1930s. Social corporate
responsibility is a much more recent
idea from the 1980s, which means caring for and protecting the staff’s rights,
also with the help of the local commu-
nity, and the environment. Protecting the
environment means protecting the community, future generations who will take
advantage of the production sites we
have used”.
- Is it possible to solve the current
downturn also through corporate
social responsibility?
“I wish it were so, but in today’s global
market where we deal with countries
which do do comply with safety standards with respect to their staff, workplace and community, it is not possible
for corporate policies to overcome this
crisis”.
- What is the real impact of corporate social responsibility on firms,
especially in these tough times?
“First, we must consider it as an investment rather than a cost. The benefits can hardly be assessed, but I am
confident that all the activities oriented
to improve health and safety inside and
outside the company will reach a posi-
57
tra nsl a t i o n
tive cost/benefit proportion. If you
manage to improve a working place in
an office or in the factory, you get a huge
benefit because an employee will work
in a better place, will produce more and
will become more committed to his or
her company. Having employees satisfied with their jobs helps the company
go through a critical situation, find new
strategies and share common goals. I
would not expect a socially responsible
company to overcome a crisis because
of that, but it will acquire further strength
if it has a committed, determined staff”.
- What do you think of SA8000 social responsibility certification?
“It is a world standard, which may be
applied to a firm building a skyscraper in
Shanghai as well as to a Vicenza-based
company with a few employees. This
standard includes labour regulations,
which apply to any country in the world.
Italy ranks first with 50% of firms certified SA8000 for a total of approx. 1,800
around the world. The Veneto Region has
recently gathered the importance of this
commitment shown by its businesses
and in 2009 gave a regional award to
those companies certified under SA8000,
which will be repeated this year also for
companies certified under EMAS and
OHSAS 18001. Awarding socially responsible companies has created added value
both locally and internationally”.
- Are the companies which are not
SA8000 certified still socially responsible?
58
“They are, definitely. There
are many companies from
Vicenza that are already
socially responsible, but
they may not be aware of that or do not
want to show it, so they have decided
not to certify such a value. One of my
goals as head for social responsibility
at Confindustria Vicenza is to set up an
initiative where our members can share
their experiences and accomplishments.
Then my idea is to gather the results of
these experiences and make them available on a database of “Vicenza’s good
practices”, which should include a brief
outline of socially responsible initiatives,
so that our member companies may gather ideas and suggestions to be applied
in their working environment”.
- Is training in this area needed for
entrepreneurs?
“Of course. In the past few years new
professions have been created such as
the manager in charge of his or her company’s social responsibility, with specific Master courses on the subject. My
project is to arrange for a training course
which should also include visits to companies across the Veneto to provide instances of corporate social responsibility.
A course for young and senior entrepreneurs would also be helpful both to the
company’s owner and his or her collaborators, because they are actively involved
in their company’s social responsibility
process”.
- How would you start to deal with
social responsibility in a company
willing to show its commitment to
that?
“I would start with safety in the workpla-
ce. I cannot think of a company which is
strongly committed to the local community but does not ensure its employees’
safety. That is the reason why the social
responsibility bureau at Confindustria Vicenza should work in close collaboration
with the work safety department. If you
ensure a safe working place, that means
safety for your staff and their families”.
- Corporate social responsibility is
often confused with sympathy...
“It is. Sometimes the idea of solidarity
seems to imply social responsibility. It
is true, in part, because helping others
outside your own company means being
socially responsible, but I would keep
the two ideas separate. For instance, our
Young Entrepreneurs’ Club has distinguished corporate ethics from solidarity,
i.e. the initiatives aimed to stakeholders
from those aimed at those who are in
need. In this respect, our Club, also helped by senior entrepreneurs to achieve
greater success, has chosen to support
a solidarity project for children with heart
disease (www.bambinicardiopatici.it) coordinated by prof. Alessandro Frigiola”.
Vicenza’s alpine
climbers amid Hindu
Kush mountains
and humanitarian
projects
The outcome of the “Chantir Gah 2009”
expedition, organised under the patronage of Vicenza’s alpine associations and
Onlus Solidarity Mountains of Avio, is
undoubtedly positive. The group headed by Franco Brunello and Tarcisio Bellò
climbed three enticing mountains of the
Hindu Kush range. At the same time, a
charity work aimed to build a waterworks
for the Pakistani village of Gothulti was
also completed. The idea suggested in
August 2007 by local master Rasa Aman
Sha was soon approved by Vicenza’s
alpine climbers. One of the unclimbed
and unnamed mountains within the Hindu Kush range was up for auction. The
appeal given by TV presenter Licia Colò
from her programme “Alle Falde del Kilimangiaro” scored a great success and
eventually a climbers’ group from Turin
was awarded the auction. This initiative
and a few others helped raise around €
10,000, enough to finance the waterworks. The construction of the Gothulti
waterworks A cement setting was built
at the spring; then more than 1,000 m of
a two-inch polyethylene pipe was buried
deep into the ground and a reservoir was
completed along with a lovely stonefaced fountain in the centre of the village. Under the technical guide of Franco
Brunello and Pino Stecca, around twenty
local volunteers and bricklayers built the
main line of the municipal waterworks,
which supplies over 200 litres of water
per minute. It is not at all fair to consider
such water just as drinking water, because the spring identified by Brunello five
years ago conveys pure mineral water,
thanks to a long underground journey
through the deep rocks of the valley. This
precious, vital resource penetrates and
purifies itself from any bacteria and also
enriches itself with substances that make it quite sweet compared to the surfa-
ce water from glaciers. Indeed, rivers are
usually polluted by very fine sands while
the water from … conveys a remarkable
amount of bacteria, caused by household
wastewater and animal waste with huge
public health problems. The fountain jet
falls bubbling into a marble tank, where
there are a couple of cubic metres of
water. After placing a second tank underneath, water was also conveyed to the
village’s primary school. The major local
authorities were involved in the project
and building work such as mayor Iskhoman, Mirza Mohammad, master Raza
Aman Sha and the headmaster of Sher
Baz Khan schools, who headed hundreds
of pupils to visit the waterworks, to explain the importance of water to public
health and welfare, as well as the experts
from the international Aga Khan foundation, who congratulated our technicians
on their skills and expertise they were
doing their job with. Once the work was
completed, a report was drawn up and
signed by Pakistani and Vicenza’s representatives. The waterworks was officially
inaugurated in front of a large public
amid dances, songs, applauses, cheers
and even some water splashes. At the
end of this cheerful festival, a crowd of
people from all ages said goodbye to the
crew of Vicenza’s technicians now ready
to get back to Italy.
Towards Haiz Gah
By late July the group of alpine climbers
had moved from Gothulti to the base
camp, towards the head of the Chantir
valley and then eastbound in the Haiz Gah
valley, at an altitude of 3,580 metres. The
site chosen as base camp was actually a
stone quarry and they did a hard job to
remove stones, in order to make room for
their tents. Eventually, the whole camp
was sheltered by century-old birch trees – a clever solution since the sun was
mercilessly glaring. Temperatures exceeded 30°C, which would make impossible
for anyone to stay inside the tents during
the day. Two waterfalls from inaccessible
cliffs fed a clear stream, which they used
to wash and as water supply.
59
tra nsl a t i o n
By the
end of July the first camp at
the foot of the glaciers was set up at
4,120 metres. By early August ten alpine climbers had reached camp 2 at
about 5,000 metres. Part of the route
was equipped to climb a few clefts and
a couple of rock climbs. On August 6
they began the ascent of the glacier at
sunrise. But they had begun feeling tired.
Only four climbers were able to complete
the never-ending ascent of the Haiz Peak
at 6,105 metres. The peak was reached
in the evening of the same day while the
last daylight was shining on the ridges
darkened by the ever-gloomier shades
of the valley below. Mauro, Maurizio, Giovanna and I, soon after a fleeting moment
of pride when we took very few pictures,
we began abseiling all night long along
the same side as the climb up.
After 24 hours of climbing had lapsed,
the group was welcomed by the others at
camp two. A very short sleep slightly helped us recover our strength, even though
the rest of the day was spent carrying the
equipment to the valley. After a little rest,
a few climbers put up a new camp at an
altitude of 4,600 metres, a breathtaking
view of huge ramparts made of rock and
ice alternating on the horizon - tens after
tens of mountains where no climber has
60
yet had the chance of climbing them. On 10 August in
the morning I set out to the
north-west face of a typical mountain which closed
the valley with the utmost
height of a self-supporting
mountain ridge. After four
hours of climbing on my
own and a few self-reassuring tough lengths, I reached the rocky ridge
tens of metres away from the 5311 m
mountain peak. After cautiously climbing the short length, I carved “Goodbye
Cristina” on the summit rocks with a
stone. Looking at these words with my
tear-stricked eyes, I remembered my
friend Cristina Castagna who had fallen
tragically on the Broad Peak a few weeks
earlier. In a cleft nearby there was still a
small crucifix. After driving a peg, I began abseiling using different ropes until
I reached the camp at two p.m.. The following day schedule consisted of making
a summit attempt at an altitude of 5,701
m as shown on the map. So Mauro Boni
and Franco Brunello left the camp at 5
a.m. to climb a steep slope. A couple of
hours later the roped-party made up of
Tarcisio Bellò and his eleven-year-old son
Ettore followed. The two roped parties
met at 5,400 m. Mauro had been hurt on
his arm by a rock fallen from above.
Also Ettore climbed down with his mates
as they expected further difficulties. I
began the ascent by myself and once
completed the canyon, I started climbing
an open fanned slope. Thin blades of
snow and ice made by thermal radiation
quickly broke under my feet so that I had
to climb in unsteady and dangerous con-
ditions. Once I reached the ridge, I was
able to cross over the last stretches just
before the great summit cap. From above
I tried to head towards a wave-like icy
structure, which seemed slightly higher,
but then I gave up because I kept sinking
everywhere. I took several pictures and
started abseiling. As I reached the base
camp, we all went down to the valley
to complete our work, inaugurate the
fountain and eventually go back to Italy.
Made in Italy
Made-in-Italy products, quality, research,
innovation, continuous experimentation
are just some of the strategies which
have marked Calpeda’s success on its
50th anniversary. This family-run company is a leading manufacturer of pumps
and electric pumps and belongs to an
industrial group consisting of foundries
and submerged electric pump manufacturers. Calpeda makes over 2,000 types
of pumps whose power range goes from
0.5 to 200 kW. “Water is the key element
but we also depend on our staff’s expertise and reliability – says Francesco
Maiolo, the company’s sales manager -.
In doing so, we can fully meet our customers’ needs, while keeping in mind that
we are working to improve the quality of
our lives”.
New methods aimed to improve our products are worked out daily by testing
their weight, transportability and strength. Each single pump is also subject to
quality control testing. “Our company’s
winning policies – says Maiolo – mostly
concern manufacturing. Our products are
all “home-made”, that is made in Italy.
We highly value quality, we are committed to research in order to develop new
technologies and materials. Our customers are provided with a wide and dedicated range of pumps used in various
applications: from household to industrial
use; from civil to farming use; from irrigation and drainage to swimming pools,
whirlpools and showers”. An advanced
research and development centre for turbomachines, in close collaboration with a
few Italian Universities and international
research centres, provides Calpeda products with ever-changing technologies
aimed at energy saving and protection
of the environment. The investment in
resources and staff for research and industrialisation makes Calpeda a highly
efficient company in worldwide markets.
The company’s next step for the future
is to open further new branches abroad.
Calpeda is already operating in the major
European and Asian markets and runs
a distribution network worldwide which
provides service and assistance. Foreign
branches are located in Spain, France,
Britain, Ireland, Germany, Turkey, Thailand, Malaysia, Singapore, Taiwan, South
Korea, China, Australia and India,
which was opened in July 2009.
These branches are sales and
post-sales outlets because manufacturing takes place in Italy.
224 employees work at Calpeda,
whose average annual turnover
amount to € 68 million, 59% of
which from exports. The firm exports to 85 countries all over the
world. “We are doing business
in an ever-growing number of
countries across the world – explains
Maiolo – where we operate through
own branches and distributors, and a
widespread distribution network in Italy.
Our business has been growing over the
years, always looking ahead with the
spirit which has made us a benchmark
in the water and mechanic industries”
Established by Vinicio Mettifogo in 1959,
Calpeda celebrates its 50 years of business with a publication. The company’s
founder, before his early death at 43 in
1973, left a document which portrays
the major steps in the company’s growth
and outlines 5 phases outlining the company’s acquisition of an ever-larger market share. From 1959 to 1963 the firm
began amid a scenario of uncertainties
and risk. From 1963 to 1967 there was
a slow, steady consolidation, followed by
stagnation from 1967 to 1970. Three years later the firm started to grow rapidly
again. Since then the company has been
growing steadily. The factory in Montorso
is based on a 30,000 sq m area and still
provides spare parts of pumps made 40
years ago.
Calpeda products are manufactured with
metal materials made in the Group’s
foundries: Fonderia Zardo based in Bolzano Vicentino, certified under ISO 9001,
IGQ, TUV and DNV, which specialises in
cast iron, and Fonderia Rubini of Schio, a
producer of bronze. There are two companies specialised in submerged pumps: Mettifogo Pumps, ISO 9001 certified,
designs and makes 4”to 6” submerged
pumps for artesian wells; Sutek is specialised in applied pump technology for
deep wells and special applications. The
Group also includes Blu Bleu, specialised
in whirlpools, showers and saunas, and
located in San Vito di Tagliamento. The
Group’s computers are managed by Calpeda Informatica, which also handles the
whole SAP operating systems.
50 years in the
transformers’
business
SEA of Arzignano, a three-generation
family-run company, designs and manufactures transformers and offers a full
range of products, from standard to customised articles. “Flexibility is our main
priority – say Nicola and Lucilla Sartori,
brother and sister and the company’s
managing directors – that is to say we
can design any type of transformer. SEA
has become a synonym of technology,
reliability, safety and fair quality and prices, thanks to our managers, our designers’ creativeness and expertise, our
technicians’ professional skills and qualification and everyone’s commitment.
The best technology is available to meet
any requirement such as single-pha-
61
tra nsl a t i o n
se, three-phase and special
transfomers, resin, oil or air insulated,
with a wide range of power and voltage
configuration. This high-quality range of
products is aimed at any user, from big
state and multinational companies to
small and medium-sized enterprises”.
The remarkable quality standard achieved enables SEA to compete with the
leading manufacturers of air, resin and
oil insulated transformers from all over
the world. A deft policy aimed to foster
research, innovation, the development of
new products, especially quality, enables
SEA to become a major public limited
company. Lucilla and Nicola Sartori report on the key corporate strategies and
policies needed to compete on a worldwide basis: “We are deeply committed
to research and development projects,
we also work in close collaboration with
Padua University as far as research laboratories are concerned. But among our
key policies is the steady development
of new products and work optimization.
A new factory is scheduled to open in
Montecchio Maggiore in August 2010”.
SEA also proves to be a successful firm
because they are strongly committed
to their customers, work with partners
and do their best to tackles contingent
62
market issues successfully. The
company has 120 employees
and its annual output exceeds
3,500 items. Its turnover was €
64 million in 2008, 50% of which
from exports into 44 countries
all over the world. Established
in 1959 as a craft firm, SEA has
become over the years a leading
industry in the electromechanical sector. “Our trademark – says the owners
– embodies our staff’s expertise and
commitment, which stands out throughout Europe and all over the world. We
are currently among the leading manufacturers of transformers in Europe”. A
prime goal lately accomplished has been
the supply and assembly of four singlephase AT/MT 15 MVA transformers at
Valsoera-Telessio hydro-electric power
plant in Gran Paradiso Natural Park in
the Turin province. The four transformers
are used in the three-phase 45 MVA lifting device and in a spare single-phase
device. The plant is to be found at an altitude of about 2000 m in a breathtaking
landscape but on a demanding site as far
as installation was concerned. This was
a turn-key commission done by SEA and
included a series of complex
scheduled activities within the
plant’s renovation plan such as
the survey of the site condition;
disassembly and demolition of
existing single-phase transformers; the project, construction
and testing of new transformers. The firm also handled
the transportation, unloading
and positioning on site, as well
as re-assembly, thermal tre-
atment and testing on site. “Our organisation and commitment were put to the
test – say Lucilla and Nicola Sartori – but
we did our job with success and pride”.
Revolutionary
farming machinery
on show
The garish colours of some farming machinery have nothing to do with Brazilian
hues or the fact that some called them
“cariocas”. This is not important. The
only thing that matters is that these mechanical hybrids unknown to most of
us embody stories of sheer hard work,
ingenuity and poverty portraying more
than twenty years of Italy’s rural life. These machineries were neither automobiles
nor tractors or, rather, they were both.
In the 1930s and 1940s, when labour in
the fields was scarce due to sanctions
and the war, mechanised equipment was
needed to speed work in the fields which
for centuries had been done by oxen.
There were very few, highly expensive
tractors and farmers did not have any
money. However, they had a lot of ingenuity, even though poverty had faded it.
A wrecked car would be disassembled,
and the parts welded, adjusted and made into new shapes, along with components taken from other vehicles, often war
vehicles. Chassis and motors of old Fiat
501 and 503 did a great job. The front of
these automobiles was kept while wagons were added in the rear axle. Larger
wheels were fitted and fuel changed from
petrol to oil. The best skills of a blacksmith, a mechanic or an electrician, and
even an engineer, were mingled in the
manufacture of these “Frankenstein-like”
machineries – half farming machine and
half hauling equipment. The merit of the
award-winning Bonfanti-Vimar automobile museum in Romano D’Ezzelino is
to have prevented the “cariocas” from
falling into neglect. Last October a show
named “Carioche e trattori – machines
that changed farming” was opened. In the
exhibition rooms of the museum located
in via Torino the giants which roared on
the fields throughout Italy will be on show
until 5 April. The oldest machine is the
Brown and May engine dated 1888. It
would be drawn by oxen and its steam
powered threshers and other machines.
You cannot resist the appeal of the majestic International Titan dated 1920, of
Detroit made by Fordson (1921), of John
Deere (1936) with its front close wheels.
These foreign tractors would not overshadow those manufactured in Italy such as
Superlandini, (1936, first version), and the
legendary Orsi (the 1950s, Argo model).
These powerful monsters began to puff
after starting a hot bulb engine, an operation which still charms machine-lovers
at country festivals increasingly organised
by local heritage centres in several rural
villages. Among the various artefacts is a
featherweight Scoiattolo by Peschiera &
Folli of Casalmaggiore. Due to its small
size, it was never used in ploughing or
similar work but only to draw small-sized
wagons. You would not surely expect to
find Lamborghini or Porsche makes at the
“Carioche e trattori” exhibition. At a time
when they were not high-speed vehicles
yet, these renowned industries also manufactured machineries to make farmers’
work easier in the fields. In 1947 Lamborghini produced the Morris machinery. Ferruccio Lamborghini, who had made great
experience during the war, bought
a war truck from a waste war
vehicle disposal centre and decided to design and manufacture a
tractor. The “carioca” he created
was showcased during the San
Biagio country festival and he
managed to sell 11 machines.
The prototype is now exhibited
at the Bonfanti-Vimar museum
with the permit of the Ferruccio
Lamborghini Museum of Dosso.
Porsche designed Junior D in 1955, a
tractor model which had long been manufactured between 1937 and 1960. There
is also a Buick, actually half of it. The front
dates back to 1925 and its majesty is in
full contrast with the rear made in 1947
and adapted to hauling purposes. A motordriven sowing machine from 1958 is also
exhibited, together with a BCS mowing
machine from 1946, an Italian-Swiss thresher from 1950 and a repair wagon
from the 1940s. The visitor will also be
struck by the rooms deftly fitted out in the
typical rustic furnishings made by Siriola,
a heritage association based in Romano
d’Ezzelino which every year reproduces
settings and rural life scenes of the early
1900 at the local horse races. This is
the 36th theme exhibition hosted at the
Bonfanti-Vimar museum which in 1999,
2000, 2001, 2004 and 2007 was given
the award for Europe’s best automobile
museum. The key supporter of the facility
is Nino Balestra, the museum’s chairman.
Sandrigarden and
MTD merge into
SWM Italia
MTD and Sandrigarden have merged into
a new company named SWM Italia Srl.
MTD, an American company with factories also in Germany and Hungary, is a
worldwide leading manufacturer of garden
tractors, lawnmowers, snow ploughs and
rotavators sold under trademarks such
as MTD, CUB CADET, YARDMAN and GUTBROD, and is now strongly committed to
strengthen the WOLF-Garten range, consisting of seeds, fertilizers and hand gardening tools. Based in Rosà, Sandrigarden
was established in 1961 and is known for
63
tra nsl a t i o n
the wide range of electric and engineoperated equipment for gardening and
leisure purposes sold under trademarks
such as Sandrigarden, Queen Garden
and Britech, as well as for its wide range of lawnmowers and barbecues. The
newly-established SWM Italia started
on 1 December and is based in Molteno
(LC), while the distribution centre is located in Rosà. For the next season the new
company will also act as sole distributor
for Italy of Sandrigarden products and trademarks, as well as the renowned WOLFGarten trademark recently purchased by
MTD. A wide variety of gardening articles
will also be offered, ranging from seeds to
hand gardening tools, from gardening machines to barbecues to work clothes and
others. The reasons underlying the merger
are summed up by the belief that this successful cooperation between Sandrigarden and MTD may suitably meet market
requirements and help them to cope with
the challenges of global competition. Trademarks, range, know-how and knowledge of the market, the production capacity
of Italy, Germany, China, the United States,
Mexico and Hungary will be their strengths. Sandrigarden and MTD believe that in
the next few years SWM Italia will accomplish an outstanding position on the Italian
market, which ranks fourth after Germany,
France and the UK.
Burro De Paoli on
board Costa Cruise
Liner
Burro de Paoli will be sailing on board
64
annual turnover of € 24 million. They
also invested € 3 million in the headquarters’extension.
Pedon gets “Ethic
award 2009”
“Costa” Cruise Liner. Based in Bolzano
Vicentino, Burro de Paoli reached an agreement with Carnival for the supply of its
own butter to Costa Cruise Liners, which
belong to the American Group, sailing from
Italian ports to all worldwide destinations.
The tourists heading for the Caribbean or
the nearby Mediterranean, or other exotic
destinations, will find on the breakfast tray
the ten-gram butter packets made by Burro de Paoli. The year-long agreement sets
out that the butter company will supply a
thousand of these small butter portions a
year. The output will reach around a billion
of small packets made in the factory of
Bolzano Vicentino and aimed to sea cruises. “Following a survey to find out which
company might better suit their requirements, we were invited by Costa Crociere
to discuss the matter – says proudly Giuseppe De Paoli”. The discussion was not
easy but eventually an agreement was reached. De Paoli believes in co-marketing:
Both our name and the name of the sea
company will be shown on the packets
– he explains. Established by Luigi De Paoli in 1950, the company now makes 75
thousand packets of butter every year in
a large variety of products, ranging from
traditional to low-cholesterol, from typical
to salted, from fine to organic. De Paoli
is a leading firm in the large distribution
network, with its 45 employees and an
Based in Molvena, Pedon is a leading
company in the field of dry cereals and
legumes and has been given an important prize named “Ethic Award 2009”
– “Award for a sustainable future”. The
competition on corporate social responsibility awarded the companies which stood out for key sustainable development
projects. On its 25th year of business Pedon was given an award for “the developing world”, one of the seven prize categories, thanks to a project about a school
for the workers’ children in the Group’s
factory based in Ethiopia. This was regarded as the best sustainable development
project for developing countries.
The reason given by the competition judges sums up the goals of the project: “It
supported the development of a country
through an industrial and social approach
which values education and schooling
as fundamental for the country’s growth.
For the local community the project represented a new way of doing business
in developing countries”. “For several years – says Remo Pedon, CEO of Pedon
– our company has been committed to
promoting respect and enhancement for
these people working for us, removing
any discrimination and caring for the safety in the workplace. Our commitment is
towards our employees’ children in Ethiopia, which makes us very proud”.
Scarica

Industria Vicentina 3-2009 - Associazione Industriali della