Industria VICENTINA GIUSEPPE CENZATO Il vicentino che pensò al Mezzogiorno METAREGIONE Un “protocollo d’intenti” tra le associazioni industriali di sei grandi aree, per ragionare insieme e competere meglio L’UOMO AL CENTRO Cresce, nelle aziende vicentine, l’importanza della Responsabilità Sociale d’Impresa 3/2009 DICEMBRE 2009 – sped. in abb. post. - trimestrale - 70% - P.T. Vicenza Ferrovia - tassa riscossa - taxe perçue - Italia MAGAZINE DI INFORMAZIONE ECONOMICA PER LE IMPRESE c ors i v o di Roberto Zuccato Presidente di Confindustria Vicenza Se manca il coraggio delle decisioni D i recente, un emendamento della Finanziaria regionale approvato per fermare due progetti di termovalorizzatori a Treviso e Rovigo, ha portato al “blocco” totale delle autorizzazioni per impianti di smaltimento e recupero rifiuti in tutto il Veneto. Dopo aver atteso mesi e anni in procedure infinite, aver investito soldi e risorse in progetti che hanno già passato il vaglio degli organismi di tutela ambientale, si sono così bloccati progetti aziendali importanti per motivi che nulla hanno a che fare con la loro qualità e utilità. Il provvedimento colpisce l’iniziativa delle aziende che hanno investito risorse economiche e ricerca per sopperire alla carenza di pianificazione della Regione. Quelli in ballo sono progetti che rispondono a un bisogno di soluzioni ambientali corrette ed economicamente sostenibili per risolvere il problema dei rifiuti. Un problema che da troppi anni le aziende sono costrette ad affrontare nella totale indifferenza delle amministrazioni locali. Il consiglio regionale, con una decisione trasversale votata da esponenti di tutti i partiti, si è trincerato dietro un provvedimento di sospensione perché non ha avuto il coraggio di esprimere la propria contrarietà a iniziative specifiche e ha così sospeso in modo indiscriminato tutti i progetti di impianti di smaltimento rifiuti e perfino di recupero. Si tratta di un provvedimento che ha effetti gravi per il sistema industriale: in questo modo la già nota carenza di impianti e infrastrutture ambientali nella nostra regione viene consolidata, e per tempi imprecisati, dal momento che tutto viene rimandato all’adozione del Piano regionale di smaltimento dei rifiuti speciali, un piano previsto fin dalla legge 33 del 1985, ad oggi ancora irresponsabilmente disattesa. Il sistema industriale sarà costretto a cercare soluzioni per i propri rifiuti sempre più lontane e sempre più onerose, ma si riflette anche sull’ambiente, impedendo la realizzazione di infrastrutture necessarie a tutelarne l’integrità e la qualità. C’è anche “odore” di illegittimità, nell’emendamento regionale, perché si vanno a modificare norme e procedure stabilite con legge dello Stato. In questo caso, dunque, abbiamo assistito a un colpo di mano del partito del no, un partito trasversale che è sempre in agguato per sabotare chi cerca di prendere decisioni, Q uello che il sistema soprattutto quando sono industriale e civile veneto necessarie per supplire alla si attende dai propri latitanza della politica.Quello amministratori è il coraggio che il sistema industriale e di scegliere. Non si possono civile veneto si attende dai propri amministratori è il aspettare 25 anni per avere un coraggio di scegliere. Non Piano dei rifiuti, e non sapere si possono aspettare 25 quanti altri ce ne vorranno anni per avere un Piano perché anche la Regione dei rifiuti, e non sapere Veneto si adegui alle regole quanti altri ce ne vorranno che essa stessa si è data per perché anche la Regione Veneto si adegui alle regole conformarsi alle leggi dello che essa stessa si è data Stato e alle Direttive Europee. per conformarsi alle leggi Dalla Regione ci aspettiamo dello Stato e alle Direttive soluzioni, non comportamenti Europee. Dalla Regione ci pilateschi. aspettiamo soluzioni, non comportamenti pilateschi. 1 3/2009 Direttore responsabile Stefano Tomasoni Hanno collaborato Tarcisio Bellò Marta Cardini Maria Luisa Duso Eros Maccioni Chiara Roverotto Progetto grafico Patrizia Peruffo Stampa Tipografia Rumor S.r.l., Vicenza Pubblicità Oepi, Verona Editore Istituto Promozionale per l’Industria srl - soc. unip. Piazza Castello, 3 - Vicenza Anno ventottesimo Numero 3 Dicembre 2009 Una copia € 4,00 Registrazione Tribunale di Vicenza n. 431 del 23.2.1982 Questo numero è stato stampato in 4.000 copie. È vietata la riproduzione anche parziale di articoli e illustrazioni senza autorizzazione e senza citare la fonte. FOTOGRAFIE Archivio Associazione Industriali pag. 12 in basso, 15, 50, 51, 52; Archivio Calpeda 24, 25; Archivio Costruzioni Cogato 26, 27; Archivio Laverda 33 in alto; Archivio Metra 30, 31; Studio Reporter 48, 49; Archivio Pedon 32 in basso; Archivio www.positanonews.it 38; Archivio Sandrigarden 32 in alto; Archivio SEA 28, 29; Archivio Siggi Group 22, 23; Archivio Spedizione Chantir Gah 2009 44, 45, 46, 47; Archivio STIL Service 33 in basso; Archivio Storico ENEL 34, 36; Archivio Unindustria Napoli 41; Colorfoto 16, 17, 18, 19, 21; Istockfoto 4/5, 6, 8, 9, 12, 13, 14, 20 Copertina Archivio Storico Enel 4 corsivo 1. Se manca il coraggio delle decisioni di Roberto Zuccato focus 4. Un patto a sei nel cuore dell'Europa di Stefano Tomasoni 12 argomenti 12. C'è sempre bisogno di stage di Stefano Tomasoni imprese 22. Quelli che vestono il lavoro e la scuola di Chiara Roverotto 24. Una produzione tutta italiana di Stefano Tomasoni 14. L'uomo al centro 16. Quando vince la bontà 20. Nuove tesi di Marialuisa Duso di Marta Cardini 26. Trasformatori su misura di Marta Cardini 28. Quattro generazioni sul territorio 30. La forza del gruppo 31. Formazione premiata in Europa 32. Flash 14 personaggi 34. Il vicentino che pensò al Mezzogiorno 34 di Giuseppe Galasso cultura e società 44. La sorgente nella neve di Tarcisio Bellò 48. Carioche e trattori di Eros Maccioni associazione 50. Fatti e persone 44 numeri 54. Dati e statistiche sull’economia vicentina translation 56. Una selezione di articoli tradotti in inglese industria vicentina pubblicazione promossa dal Comitato provinciale per la piccola industria dell’Associazione Industriali della provincia di Vicenza di Stefano Tomasoni f o c us Un patto a sei nel cuore dell'europa “Veneto, Friuli Venezia Giulia, Slovenia, Croazia e Stiria: le associazioni industriali di sei grandi territori ragionano insieme per competere meglio nell'Europa ” a 27 e nel mondo U n “protocollo d’intenti” tra le associazioni industriali di sei aree cruciali per lo sviluppo dell’Europa ha dato corpo in questi mesi a un progetto denominato “Metaregione”. Le aree in questioni sono il Veneto, il Friuli Venezia Giulia, la Slovenia, la Croazia, la Carinzia e la Stiria. Il protocollo d’intenti nasce con la convinzio- U n “protocollo d’intenti” tra le associazioni industriali di sei aree cruciali per lo sviluppo dell’Europa ha dato corpo in questi mesi a un progetto denominato “Metaregione” 5 f o c us “La “Metaregione” rappresenta per ne che la “Metaregione” rappreimprese un territorio senti per il sistema delle imprese centrale e strategico un territorio cennell’Europa a 27 trale e strategico nell’Europa a membri 27 membri, che la competizione mondiale e la “mappa delle produzioni industriali” che si va ridefinendo in ragione della crisi internazionale affideranno ai territori della “metaregione” un ruolo importante, e che le imprese possono trarre importanti vantaggi dalla creazione di un “network” fra le proprie organizzazioni di rappresentanza. Su queste basi, i promotori del progetto puntano a sviluppare con i il sistema delle ” 6 governi regionali e nazionali di riferimento un dialogo e un confronto su temi e politiche verso cui le istituzioni dell’area esercitano un ruolo e una responsabilità determinante per lo sviluppo delle imprese e degli scambi commerciali. “Un territorio strategico per l’Europa a 27” “Questo progetto – spiega Luca Cielo, vicepresidente di Confindustria Veneto e presidente della Piccola – è nato grazie ad un ricerca curata dalla Fondazione Nord Est in cui veniva evidenziato come territorio centrale e strategico per lo sviluppo e la crescita della nuova Europa a 27 membri, sia per volumi di Pil che per sistema logistico infrastrutturale, proprio quest’area, da noi poi denominata come Metaregione. Ulteriori ricerche e approfondimenti hanno poi fatto emergere molte caratteristiche e peculiarità, che se ben valorizzate po- tranno di sicuro assumere in futuro un ruolo sempre più importante: la grande concentrazione di Piccole Medie Imprese e la diffusa vocazione manifatturiera. Partendo da queste caratteristiche e premesse abbiamo voluto dare vita a un nuovo progetto con respiro triennale, che ha l’obiettivo di creare un vero e proprio network di scambio e di confronto fra le associazioni di rappresentanza delle imprese di questa macro area. Siamo certi che la Metaregione potrà fornire una concreta possibilità di uscire dai propri confini, di mettersi a confronto, di trasmettere le buone pratiche e di imparare l’uno dall’altro. La consapevolezza poi che la crisi economica internazionale porterà dei mutamenti nei mercati e negli scambi fra i Paesi, e che la competizione in futuro sarà sempre più fatta da ‘sistemi d’imprese territoriali’, ha sicuramente incentivato a prendere parte a questo importante e ambizioso progetto. La Metaregione è un’importante occasione soprattutto per le Piccole e medie imprese, che in questo momento sono molto esposte, ma sono anche quelle che in passato hanno "L a M e t a r e g i o n e è un’importante occasione soprattutto per le Piccole e medie imprese, che in questo momento sono molto esposte, ma sono anche quelle che in passato hanno saputo reagire meglio. Questo progetto può diventare per loro una sorta di piattaforma utile ad esplorare i mercati dell’Est Europa” saputo reagire meglio proprio grazie a quella particolare formula organizzativa che le rende flessibili. Questo progetto può diventare per loro una sorta di piattaforma utile ad esplorare i mercati dell’Est Europa”. Sulla base di questo progetto, Confindustria Veneto ha realizzato di recente un convegno sul tema delle infrastrutture necessarie per lo sviluppo e la crescita dell’area della Metaregione. All’incontro, insieme con il presidente Dalle infrastrutture alla formazione, l'impegno della Metaregione Metaregione è un progetto voluto dalle rappresentanze d’impresa di sei grandi regioni e paesi che hanno condiviso un percorso comune, attraverso la firma di un protocollo, discusso ed approvato il 23 luglio 2009, durante un meeting organizzato a Trieste. L’idea di creare un network permanente fra le associazioni degli imprenditori dei paesi interessati è di Confindustria Veneto: le associazioni di Friuli Venezia Giulia, Carinzia, Stiria, Slovenia e Croazia ne hanno subito colto le potenzialità dando inizio a una attività di coordinamento e scambio e ad iniziative concrete su terreni che vanno dalle infrastrutture, alla formazione. 7 f o c us degli Industriali del Veneto Andrea Tomat e al presidente regionale della Piccola Luca Cielo, hanno preso parte tutti i partner del progetto, esperti e tecnici, tra cui Paolo Costa presidente dell’Autorità Portuale, Otmar Petschnig presidente della Federazione Industriali Austria in Carinzia, Franco Miller delegato per Confindustria Veneto alle infrastrutture e trasporti, Robert Sever direttore dell’Associazione Trasporti della Camera di Commercio della Slovenia, Jochen Pildner-Steinburg presidente della Federazione Industriali Austria in Stiria, Paolo Balistreri coordinatore del Comitato Transpadana. A rappresentare le istituzioni Renato Chisso, assessore regionale alle politiche della mobilità e infrastrutture, Josef Lobnig, presidente del Parlamento della Carinzia, Franz Lückler, direttore del dipartimento infrastrutture della Stiria. Tre priorita’ per le infrastrutture Il convegno ha individuato tre progetti prioritari su cui concentrare l’attenzione: la realizzazione del Corridoio Baltico-Adriatico, la 8 costituzione di un network di collaborazione tra i Porti del Nord Adriatico e la costruzione delle infrastrutture necessarie per mettere in rete, rispetto ai due grandi progetti ricordati l’intera area della Metaregione. A questo proposito è stato sottoscritto un protocollo a sostegno del Corridoio Baltico- Adriatico. Per raggiungere questi obiettivi sarà necessario il supporto finanziario della Comunità Europea; per questo per la parte industriale si lavorerà per creare un gruppo di lavoro permanente che si dedichi al tema delle infrastrutture, e entro la primavere del 2010 verrà chiesto un incontro alla Commissione Europea per presentare i progetti. “Il Veneto ha dimostrato ancora una volta di saper mettere in campo iniziative di grande valore e prospettiva – spiega Luca Cielo -. Siamo ormai consapevoli che a competere in futuro non saranno solo le imprese, ma i sistemi territoriali, la Metaregione rappresenta quindi un’ importante occasione. La crescita economica di quest’area dipenderà soprattutto dallo sviluppo delle infrastrutture”. “C’è sicuramente convergenza nell’analisi, ma "I l Veneto ha dimostrato ancora una volta di saper mettere in campo iniziative di grande valore e prospettiva – spiega Luca Cielo - Siamo ormai consapevoli che a competere in futuro non saranno solo le imprese, ma i sistemi territoriali" soprattutto un’ampia condivisione politica sulle strategie e prospettive economiche dell’area, designata Metaregione, che può avere sviluppi di ampissimo respiro nella logistica non solo per l’Europa ma anche per gli scambi mondiali, solo se sarà supportata e unita da strategie comuni – sottolinea Paolo Costa -. Si potrà ricreare attraverso il sistema portuale del’Alto Adriatico, attraverso un sistema trasportistico combinato ed intermodale una delle piattaforme logistiche mondiali per il mercato dei containers e per il traffico dei passeggeri”. “Il progetto di Metaregione è un atto di coraggio e di lungimiranza: costruire un network, per l’elaborazione di politiche comuni – commenta Andrea Tomat, presidente di Confindustria Veneto -. Come rappresentanti delle imprese e delle economie dell’area ci siamo battuti per la realizzazione ed il rafforzamento del Corridoio 5, oggi abbiamo condiviso l’opportunità di sviluppare un altro collegamento strategico, il Corridoio Adriatico-Baltico che può divenire una spina dorsale per l’economia e per gli scambi fra i paesi lungo la direttrice Austria, Slovenia, Polonia fino ai paesi Baltici e fino alla Russia per gli scambi con i mercati mondiali. Ci stiamo muovendo con rapidità e determinazione, continuando a puntare sul tema delle infrastrutture materiali e immateriali e sul capitale umano e la formazione” n 9 la f ifnoecst us ra Le infrastrutture per la Metaregione G li ultimi anni dello scorso decennio sono stati caratterizzati da due fenomeni epocali: la caduta del muro di Berlino, con la progressiva integrazione nel nostro sistema delle economie dei Paesi dell’Europa centro orientale e balcanica, e la globalizzazione con l’ingresso sui mercati di competitori fortissimi, come Cina e India, che hanno radicalmente modificato la divisione del lavoro tra i vari Paesi. Il primo fenomeno ha generato una crescita esponenziale dei traffici tra le due “Europe”, crescita che ha interessato in maniera diretta e principale proprio l’area della nostra Metaregione, con la necessità di organizzare i traffici di transito che si sviluppano L o sviluppo dei traffici tra CINDIA ed Europa ha raggiunto un tale livello da rendere interessanti collegamenti “dedicati”, che facciano direttamente la spola tra queste due grandi aree economiche. 10 attualmente quasi esclusivamente attraverso la modalità “gomma”, per trasformare un grave problema ambientale in una nuova importante opportunità economica. L’Unione Europea si è posta questo problema e intende dare una risposta attraverso il potenziamento del trasporto ferroviario, con lo sviluppo dei “grandi corridoi europei”. L’area della Metaregione è attraversata da ben quattro di questi grandi corridoi, che si incrociano con il Corridoi V rispettivamente a Verona (Corridoio I verso Berlino), a Mestre – Trieste (Corridoio XXIII verso Danzica e il Baltico), e infine a Lubiana (Corridoio X verso la Germania e i Balcani). Questa fortunata posizione geografica offre importanti prospettive nell’ambito della logistica, consentendo di individuare nell’area della Metaregione una delle più importanti “piattaforme logistiche” potenziali dell’intera Europa; consente altresì di valorizzare la tradizionale vocazione manifatturiera di molte delle nostre regioni, per rilanciare una manifattura di qualità, competitiva e integrata nell’economia globale. Altrettanto rilevanti le conseguenze trasportistiche del secondo “fenomeno epocale”, la globalizzazione. Con la fine del secolo scorso e con una successiva accelerazione nei primi anni di questo decennio fino al 2007 (solo parzialmente e temporaneamente frenata dalla gravissima crisi mondiale di questi due ultimi anni), i prodotti realizzati nei Paesi dell’Est Asiatico si sono imposti sui mercati mondiali, generando un crescente flusso di merci, specie per via marittima e attraverso container, che ha avuto il suo elemento caratteristico nello sviluppo delle cosiddette “navi giramondo”, che, in partenza dalla Cina si dirigono verso l’America sia attraverso la rotta del Pacifico, che attraverso l’Oceano Indiano, Suez e il Mediterraneo, da dove proseguono verso il Mare del Nord e infine la costa atlantica degli USA. Si deve a questa nuova organizzazione dei traffici mondiali la nascita e lo sviluppo dei cosiddetti “hub”, collocati lungo la rotta principale – per l’Italia Gioia Tauro e successivamente Taranto, ma anche Malta, Pireo e ultimo nato e in forte crescita Port Said – e destinati ad essere collegati con gli scali terminali attraverso relazioni “feeder”. In questa prima fase della globalizzazione gli scali del Nord Adriatico hanno beneficiato marginalmente dell’aumento dei traffici provenienti da CINDIA, penalizzati dalla scarsa competitività, dai rari collegamenti e dalla carenza delle vie d’accesso terrestri, specie ferroviarie, con conseguente di Franco Miller Consigliere delegato alle infrastrutture, Confindustria Veneto Chiediamo alla nostra classe politica di volere cogliere questa opportunità, gli operatori economici sono pronti a fare la propria parte. È una sfida che possiamo e vogliamo vincere. riduzione e frammentazione dei retroterra serviti. La stessa conflittualità registrata tra gli scali Nord Adriatici non ha in questi anni agevolato il loro sviluppo, specie nel traffico containers, nell’ambito dei quali svolgono un ruolo insignificante a livello di economia mondiale, movimentando 300/400 mila TEU all’anno (poco di più Capodistria) rispetto ai 1,5 milioni di TEU di Genova e, soprattutto, agli oltre 10 milioni di TEU di Rotterdam e Amburgo, per non parlare dei quasi 20 milioni di TEU di Hong Kong, Shanghai, Singapore. Ma un nuovo fenomeno sta modificando ancora una volta lo scenario di riferimento, ovvero lo sviluppo dei traffici tra CINDIA ed Europa ha raggiunto un tale livello da rendere interessanti collegamenti “dedicati”, che facciano direttamente la spola tra queste due grandi aree economiche. Oltretutto è previsto con il 2012 l’apertura del “nuovo Suez”, che consentirà l’attraversamento anche alle nuove mega porta containers con pescaggio 14 – 16 metri e offrirà ai porti del Nord Mediterraneo una grandissima opportunità, legata ad una loro nuova centralità nei flussi internazionali. Se uniamo questa prospettiva a quella, prima ricordata, della realizzazione dei nuovi grandi “corridoi ferroviari” europei, ecco che i porti del Nord del Mediterraneo verranno a disporre di collegamenti terrestri finalmente adeguati, in grado di estendere il loro retroterra all’intera Unione Europea, se non addirittura alla Russia. Per la prima volta dopo il 1400 si è riaperta “la rotta di Marco Polo” e i porti del Nord Adriatico si possono proporre in relazione ad una riacquistata centralità, alla quale vanno date adeguate risposte in termini di infrastrutture portuali. Non possiamo nasconderci che, allo stato attuale, nessuno dei porti esistenti è in grado di ambire da solo a svolgere questo ruolo: mancano i fondali (Venezia), oppure gli spazi di retro-porto (Trieste e Genova) o sono inadeguati i collegamenti terrestri (Capodistria, Fiume). Va pertanto analizzata l’opportunità di realizzare un nuovo scalo, specializzato per il movimento containers e organizzato secondo i più efficienti esempi europei (Amburgo) o internazionali (Port Said). Questo scalo dovrà avere gli standard tecnici (pescaggio, aree di movimentazione, collegamenti terrestri specie ferroviari) adeguato ai livelli dei competitori internazionali, così come a quei livelli dovranno collocarsi i costi di movimentazione delle merci (apertura h 24, terminale automatizzato, adeguati magazzini e spazi di stoccaggio merci nel retro-porto). L’obiettivo si colloca sicuramente nel medio termine, ma già nell’immediato una nuova collaborazione tra gli scali Nord Adriatici potrà consentire uno sviluppo complessivo del sistema, che ne aumenti l’appetibilità per i grandi operatori mondiali, creando il presupposto per gli sviluppi successivi. Penso ad una collaborazione che punti ad una specializzazione delle merci movimentate, ma anche dei retroscena serviti, consentendo alle mega porta containers dirette al Nord Adriatico di poter contare, sia pure con due o più toccate, su di un retroterra di dimensioni adeguate. Negli ultimi tempi tra i porti della nostra Metaregione si è innescato un proficuo dialogo, l’esigenza di collaborazione è ormai ampiamente condivisa, abbiamo pertanto imboccato la strada giusta. La portualità può rappresentare una risorsa economica straordinaria, in grado di completare il panorama logistico delineato: riportarla ai livelli competitivi necessari per assumere un ruolo nell’economia globalizzata è una grande sfida. Chiediamo alla nostra classe politica di volere cogliere questa opportunità, gli operatori economici sono pronti a fare la propria parte. È una sfida che possiamo e vogliamo vincere. 11 a rgo m e nt i di Stefano Tomasoni “È in momenti difficili come questo che la formazione diventa un'arma fondamentale per essere competitivi e formare leve di ” giovani preparati C'è sempre bisogno di stage L Giuseppe Zigliotto 12 a crisi generale di quest’ultimo anno, con le prospettive incerte che ancora lascia per il prossimo futuro, non si fa sentire soltanto sulla tenuta del tessuto economico e produttivo, ma ha conseguenze che scendono “a cascata” anche in altri ambiti importanti, come quello della formazione. Impegnate a stringere i denti e a concentrarsi sui propri “core business” e sul mercato, le imprese vicentine tendono da qualche tempo a diminuire la propria disponibilità a ospitare giovani in stage. La tendenza riguarda sia le iniziative legate alle scuole superiori, sia quelle legate all’università, dove gli stage pre e post-laurea, le tesi di laurea in azienda e altre forme di sinergie tra studio e lavoro stanno segnando il passo. “La disponibilità delle aziende ad aprirsi agli stagisti e ad altre forme di collaborazione con la scuola sta subendo indubbiamente una flessione – osserva Giuseppe Zigliotto, vicepresidente dell’Associazione, con delega all’education -. Questa tendenza può essere per certi versi comprensibile, visto appunto il periodo molto difficile che stiamo tutti attraversando. Tuttavia, è un problema che impatta sui programmi di formazione e orientamento che le scuole e le associazioni realizzano ogni anno con la collaborazione fondamentale delle imprese. Come Confindustria Vicenza chiediamo alle imprese di tenere aperta la porta del dialogo con il mondo della formazione. Invito tutti a fare uno sforzo in questo senso e, anche se magari con disponibilità inferiori al solito, a continuare ad essere disponibili a ospitare giovani in stage. È proprio nei momenti difficili come questo, del resto, che la formazione diventa un’arma fondamentale per essere competitivi, per formare leve di giovani preparati e pronti a raccogliere meglio le sfide che si presenteranno in futuro e nel momento in cui la ripresa si farà sentire. Avere risorse umane preparate è un obiettivo prioritario, e oggi lo studio deve potersi accompagnare con l’esperienza diretta in azienda per essere più efficace. Ai colleghi imprenditori chiedo dunque uno sforzo di sensibilizzazione e una rinnovata disponibilità in questo senso. Investire nei giovani è sempre una scelta vincente”. Le iniziative di collaborazione scuola-azienda che vanno in senso opposto a quello segnalato, per fortuna non mancano. Da segnalare, ad esempio, una recente iniziativa della Zanetti Moda, che ha promosso la prima edizione di un concorso chiamato “Arte e Camicia”, rivolto all’Istituto professionale “Montagna” di Vicenza per permettere agli studenti del triennio dell’indirizzo moda di progettare un capo di camiceria donna; il premio per il progetto vincente sarà la realizzazione del capo e l’inserimento nella collezione estiva aziendale. Un altro esempio arriva dall’Alto Vicentino, dove è in corso la seconda edizione di un progetto di alternanza scuola-lavoro che vede muoversi insieme una dozzina di aziende del territorio in sinergia con l’Itis “De Pretto” di Schio. Un esempio ulteriore è il nuovo bando dell’ormai tradizionale concorso “Storie d’Impresa” promosso da Confindustria Vicenza, che ogni anno vede numerosi gruppi di studenti delle superiori partecipare al premio ed entrare a diretto contatto con aziende del loro territorio per raccontarne la storia e capirne le dinamiche aziendali. “Questi sono alcuni esempi virtuosi di vicinanza tra scuola e aziende – dice Zigliotto -. Sono esperienze che fanno capire come sia utile prima di tutto alle stesse aziende poter avvicinare giovani preparati e desiderosi " Anche se c’è la crisi – dice Giuseppe Zigliotto, vicepresidente con delega all’Education -, è importante che le aziende aprano le porte a stage e a progetti con le scuole. È utile tenere aperta la porta del dialogo con il mondo della formazione ed essere disponibili a ospitare giovani in stage”. di imparare, che potenzialmente possono essere poi le risorse umane aziendali del futuro. È giusto e utile valorizzare e sostenere le capacità creative e progettuali dei giovani”. n 13 a rgo m e nt i di Stefano Tomasoni “La responsabilità sociale d'impresa è un investimento, non un costo: tutte le attività orientate al miglioramento della vita all'interno o all'esterno dell'azienda avranno un indicatore costi/benefici ” positivo M L'uomo al centro atteo Cielo è, da qualche mese, il nuovo delegato dell'Associazione per il tema della Responsabilità Sociale d'Impresa (RSI). Un tema che sta crescendo nell'attenzione delle imprese vicentine e che ha dentro di sé molteplici sfaccettature. Con Cielo parliamo dei significati e dell'importanza della RSI nelle imprese di oggi e di domani. - Cos’è, innanzitutto, la responsabilità sociale d’impresa? “Il modo migliore per rispondere è partire dagli esempi pratici. Mi piace citare i casi storici che si possono considerare come le origini della responsabilità sociale d’impresa: da un lato il Lanificio Rossi che a fine Ottocento a Schio realizzò un progetto urbanistico e sociale a favore dei lavoratori, dall’altro lato la Marzotto con la ‘Città Sociale’ degli anni Trenta del Novecento. La definizione ‘responsabilità sociale d’impresa’, è invece molto più recente, degli anni Ottanta. Significa prendersi cura delle persone che lavorano in azienda rispettandone i diritti, coinvolgendo anche la comunità dove l’azienda è inserita, ma anche l’ambiente. Rispettare l’ambiente vuol dire rispettare la comunità, le generazioni 14 future alle quali consegneremo poi i siti produttivi che abbiamo usato”. - Che impatto tangibile ha la responsabilità sociale d’impresa sull’azienda, specie in un momento così difficile? “Prima di tutto va vista come un investimento, non come un costo. I benefici sono difficili da calcolare, ma sono convinto che tutte le attività orientate al miglioramento della vita all’interno e all’esterno dell’azienda avranno un indicatore costi/benefici positivo. Sapere ad esempio di aver migliorato una postazione di lavoro in un ufficio o in produzione, genera un beneficio incalcolabile, perché questa persona lavorerà meglio, sarà più produttiva, si legherà all’azienda dando una prospettiva di continuità del proprio lavoro. Le persone soddisfatte aiutano l’azienda a superare il momento di crisi, trovando nuove strategie, impegnandosi e lavorando con un obiettivo comune. Non mi aspetterei che un’azienda socialmente responsabile superi per questo motivo la crisi; avrà però una carta in più da giocare: una squadra aziendale compatta con un unico obiettivo”. - Cosa pensa della certificazione di responsabilità sociale SA8000? “È una norma di applicazione mondiale, che può essere applicata a una azienda che costruisce un grattacielo a Shanghai come a un’azienda vicentina di poche persone: codifica e raggruppa norme di diritto del lavoro di qualunque nazione del mondo. L’Italia è al primo posto con il 50% di aziende certificate SA8000 in tutto il mondo, in totale sono circa 1800. Oggi la regione Veneto ha capito l’importanza di questo impegno delle aziende e ha emanato già per il 2009, e lo ripeterà nel 2010, un bando regionale per le aziende certificate SA8000, che verrà esteso alle aziende registrate EMAS e OHSAS 18001. Si è capito che premiare le aziende socialmente responsabili crea un valore aggiunto non solo a livello locale ma anche mondiale”. - Ma le aziende che non si certificano SA8000 possono essere considerate ugualmente socialmente responsabili? “Assolutamente si, ci sono molte aziende vicentine già socialmente responsabili, ma non ne sono magari consapevoli o non vogliono esternarlo e quindi hanno scelto di non certificare questo loro valore. Uno dei miei obiettivi come delegato per la responsabilità sociale di Confindustria Vicenza è creare uno strumento di condivisione delle esperienze, dove ogni singola azienda vicentina possa raccontarsi e confrontarsi. Vorrei poi raccogliere i risultati e renderli disponibili con un database di “Buone pratiche vicentine”, che contenga una breve descrizione per ogni attività socialmente responsabile, in modo che le altre aziende possano trarre spunti da applicare direttamente”. - C’è bisogno di formazione degli imprenditori, su questi temi? “Senza dubbio. Sono state create nuove figure professionali negli ultimi anni, come il Manager della responsabilità sociale, per le quali sono previsti master ad hoc. Un progetto che vorrei sviluppare è quello di organizzare un percorso formativo sul tema, abbinandolo a visite aziendali nel Vicentino per vedere esempi di responsabilità sociale d’impresa applicata. Vedrei bene un percorso unico tra Giovani imprenditori e Senior, coinvolgendo oltre all’imprenditore anche i collaboratori, perché sono loro la parte attiva del processo di responsabilità sociale d’impresa”. - Come inizierebbe a occuparsi di RSI in un’azienda che voglia impegnarsi su questo fronte? “Inizierei dalla sicurezza sul lavoro. Non posso pensare a un’azienda che sia molto attenta alla comunità dove è inserita, all’ambiente, ma che non sia impegnata a garantire l’incolumità dei propri lavoratori. Per questo ritengo importante che l’area di Confindustria delegata alla RSI collabori e sia quasi complementare con l’area che si occupa di sicurezza sul lavoro. Garantire M atteo Cielo è, da qualche mese, il nuovo delegato dell'Associazione per il tema della Responsabilità Sociale d'Impresa (RSI). Un tema che sta crescendo nell'attenzione delle imprese vicentine un ambiente di lavoro sicuro è una sicurezza sia per il lavoratore che la sua famiglia”. - Spesso si confonde la responsabilità sociale d’impresa con la solidarietà... “Si, a volte c’è l’idea che fare delle azioni di solidarietà significhi essere socialmente responsabili. Questo è in parte vero, occuparsi dei bisogni altrui al di fuori della propria azienda è socialmente responsabile, ma terrei le due cose distinte. Ad esempio come Giovani imprenditori abbiamo diviso l’area Etica d’impresa e Solidarietà, per distinguere i due tipi di azioni, quelle rivolte a tutti gli stakeholder con cui l’azienda entra in contatto e quelle rivolte ad aiutare i più bisognosi. Per quanto riguarda il Gruppo Giovani, per la solidarietà abbiamo scelto di appoggiare un progetto e di condividerlo con i Senior, per ottenere un’efficacia maggiore: mi riferisco al progetto ‘Bambini Cardiopatici nel mondo’ (www.bambinicardiopatici.it) del prof. Alessandro Frigiola”. n 15 di Chiara Roverotto a rgo m e nt i Quando vince LA BONTA' “Bilancio positivo del Premio della bontà "S.Lucia" promosso dai I l Gruppo Giovani Imprenditori mette in campo la bontà, la solidarietà. Quella forza di dare una mano al prossimo che spesso nemmeno vediamo, percepiamo. Troppo presi da vite frenetiche, da sensazioni che ci scivolano addosso senza incollarsi sulla pelle e farci rallentare, pensare e meditare. E il Gruppo ha scelto i giovani per parlare di concetti che sembrano astrusi. Quasi avulsi in una società dove la crisi non è solo economica, ma coinvolge valori, azioni e, soprattutto, quel concetto di morale di cui nessuno parla più. E che difficilmente si riesce ad insegnare se non portando esempi, risvegliando 16 Giovani Imprenditori e dal Giornale di Vicenza le coscienze di per premiare giovani fronte a fatti concreti. vicentini distintisi per Ed è quello gesti di generosità e che i Giovani Imprenditori altruismo di Confindustria Vicenza, il Giornale di Vicenza con il patrocinio dell’Ufficio scolastico provinciale e il contributo della Banca Popolare di Vicenza, e del Golf Club Vicenza, hanno realizzato con la prima edizione del “Premio della Bontà”, che è stato assegnato il ” In apertura, foto di gruppo della premiazione in Comune a Vicenza, con i premiati e gli organizzatori del premio. Qui sotto, la vincitrice Martina Xausa e la seconda premiata, Vanesa Ortiz Maldonado giorno di S. Lucia nella sede delle Opere sociali in piazza Duomo a Vicenza. Non è stato che l’epilogo di un percorso che voleva evidenziare gesti di generosità, altruismo. Valori che costituiscono il fondamento per la crescita della persona e lo sviluppo della società. Ecco perché i Giovani Imprenditori hanno voluto sottolineare un concetto: etica. «Pensare a chi ci sta attorno, sviluppare pratiche che mettano l’individuo al centro di un sistema» . Ecco gli intendimenti dei Giovani Imprenditori, che hanno aderito all’iniziativa lanciata da “Il Giornale di Vicenza” con il Premio della Bontà. Progetto accolto per mandare un messaggio, per far sì che le giovani generazioni, anche quando entreranno a far parte del mondo del lavoro non si debbano dimenticare che prima di tutto sono persone, per cui portatrici di valori. «Volevamo far sì - ha sottolineato Matteo Cielo, membro del consiglio direttivo dei Giovani Imprenditori e delegato per la Responsabilità sociale d'impresa di Confindustria Vicenza - che tutti quelli che lavorano nella penombra avessero la possibilità di vedere il loro operato riconosciuto, apprezzato. La bontà appartiene spesso a persone riservate e nascoste che lavorano a testa bassa e costruiscono progetti meravigliosi per la loro vita e per quella degli altri. Noi volevamo far sì che queste azioni venissero alla luce e diventassero un esempio, una strada da percorrere. Un segnale da lanciare all’interno di una comunità dove i valori sono sempre scoraggianti, almeno quelli che guardano l’uomo e la sua complessità». Rivolto agli studenti delle scuole vicentine elementari, medie e superiori, il Premio della Bontà “S.Lucia” ha riscosso un notevole successo con molte segnalazioni che sono giunte nella redazione de “Il Giornale di Vicenza” soprattutto dalla scuole della provincia. Alla premiazione ha partecipato anche il cardiochirurgo Sandro Frigiola che ha fatto del volontariato e della solidarietà il suo sistema di vita, costruendo ospedali per bambini nei Paesi più sperduti, l’ultimo dei quali inaugurato qualche settimana prima di Natale in Camerun. Sono stati assegnati premi per un totale di 10 mila euro: 4 mila ad una studen- « Noi volevamo far sì che queste azioni venissero alla luce e diventassero un esempio, una strada da percorrere. Un segnale da lanciare all’interno di una comunità dove i valori sono sempre scoraggianti, almeno quelli che guardano l’uomo e la sua complessità» 17 a rgo m e nt i A destra, Samantha Traforetti premiata dal Presidente dei Giovani Industriali Paolo Mantovani Sotto, Stefania Spiller Nella pagina di destra, il dirigente scolastico Franco Venturella consegna la menzione a Matteo Zonta «C i sono giovani che crescono all’insegna di valori, forti, profondi che sanno puntare gli occhi e il cuore verso quell’attenzione necessaria per far sì che anche chi non ha tutto, riesca almeno ad avere attenzione e solidarietà» 18 tessa delle medie, 3 mila ciascuno a due allieve delle superiori. Tre le menzioni per altrettanti studenti che hanno fatto esperienze di solidarietà e di cooperazione. Parlare di bontà nel terzo millennio può sembrare fuori luogo e, soprattutto, fuori tempo in una società frenetica che consuma qualsiasi concetto, pensiero, opera, che ingoia anche affetti ed amicizia mettendoli in un calderone dove non si sanno distinguere. Dove non trovano la forza per comunicare che la generosità non ha tempo, che la solidarietà non ha limiti e che la bontà si costruisce non solo attraverso buone azioni , ma ripensando a quel concetto di etica che dovrebbe far meditare ragazzi e non solo. «Invece - ha ricordato il presidente del Gruppo Giovani, Paolo Mantovani - ci sono giovani che crescono all’insegna di valori, forti, profondi che sanno puntare gli occhi e il cuore verso quell’attenzione necessaria per far sì che anche chi non ha tutto, riesca almeno ad avere attenzione e solidarietà». Mantovani ha espresso anche il desiderio che il Premio della Bontà possa essere esteso in futuro anche al di là della fascia d'età fino a 18 anni. Il Premio della Bontà ha messo in campo qualcosa di importante nei confronti di chi crede che pregi e meriti siano un bene imprescindibile, che l’amicizia sia un pensiero al quale non si possano voltare le spalle e che c'è sempre la possibilità di reagire guardandoci attorno se abbiamo un bagaglio culturale fatto di quell’etica o meglio di quella morale che ci dovrebbe muovere non solo nel mondo della scuola, del lavoro, ma soprattutto per vivere in società solidale e attiva. n Questi i vincitori del Premio della bontà “S.Lucia” 1° premio a Martina Xausa, scuola media “Laverda” di Breganze. Martina ha 11 anni, da quando frequenta l’asilo si prende cura di una sua compagna di scuola, Beatrice che vive su una sedia a rotelle. L’aiuta nei compiti e in tante altre attività. «Credo che l’amicizia sia un grande sentimento. Ma è qualcosa che nasce subito, come una scintilla. Ed è quello che ho percepito con Beatrice. Lei non cammina, ma assieme voliamo. Con la fantasia e non solo. Che cosa significa essere buoni? Per me conta la spontaneità, soprattutto quando nasce dal cuore». 2° premio a Vanesa Ortiz Maldonado, istituto magistrale “Fogazzaro” Vicenza Quando la bontà si coniuga con uno spiccato senso di responsabilità. Vanesa è in Italia da quattro anni e vive in città con la madre e tre fratelli. Uno stipendio non basta e lei, pur non rinunciando alla scuola, lavora come colf, in pizzeria, si occupa di altri bambini da accudire. «Non c’erano altre scelte - confida- mamma da sola non ce la faceva. Mi sono rimboccata le maniche per aiutare la mia famiglia ad avere uno stile di vita decente. Il sacrificio non è pesante se ti metti in gioco per persone che hanno bisogno di te». 3° premio di 3 mila euro a Samantha Traforetti dell’istituto “Almerico da Schio” Vicenza. «Scegliere un tirocinio all’interno dell’associazione Agendo, genitori di ragazzi down per capire che cosa significa esse- re solidali con chi dalla vita non è stato tanto fortunato, non è stato semplice. Ma loro sono fantastici, è impossibile non affezionarsi, non dimostrargli affetto, che rimane comunque una piccola parte di quello che loro riescono a trasmettere. L’amicizia? È un raggio di sole che attraversa molti angeli e raggiunge ognuno di noi bucando le nostre menti per riscaldare il cuore…», confessa Samantha. Sono state assegnate, inoltre, tre menzioni: Matteo Zonta, Istituto tecnico “Einaudi” di Bassano. «Mio fratello ha avuto un incidente in motorino e ora vive su una sedia a rotelle. Non l’ho mai lasciato. So che lui avrebbe altrettanto con me…» Stefania Spiller, Istituto superiore Statale di Asiago per segretarie d’azienda. «Un amico ha avuto un arresto cardiaco, ha perso i sensi, è caduto e non si è più ripreso. Vive su una sedia a rotelle, ma non l’ho mai abbandonato. Mi occupo di lui in maniera sciolta, parlargli e stargli vicino mi sembrava del tutto naturale. La nostra è un’amicizia che aiuta a vivere meglio entrambi». Tommaso Costalunga, liceo “Pigafetta”, Vicenza. Un Natale trascorso in Guinea Bissau, la vicinanza di bambini malati, ma desiderosi di vivere ha cambiato l’esistenza al giovane vicentino. «Tornerò in Africa, spero di laurearmi in medicina e poter svolgere il lavoro che impegnava molti volontari che ho visto all’opera. Quell’esperienza mi ha cambiato- ammette-. Ho cominciato ad apprezzare atteggiamenti che prima mi scivolavano addosso senza lasciarmi nulla». 19 di Stefano Tomasoni a rgo m e nt i “Novità in arrivo per il Premio tesi di laurea sull'economia vicentina, storica iniziativa dell'Associazione ” per i giovani laureati NUOVE tesi I l Premio per tesi di laurea sull'economia vicentina si evolve. Dopo trentadue onorate edizioni, nelle quali ha messo in evidenza e premiato decine di tesi di laurea di giovani laureati, il premio, promosso da Confindustria Vicenza a partire dalla metà degli anni Settanta, assumerà dal 2010 nuovi connotati pur continuando a voler essere una testimonianza del rapporto che lega le imprese vicentine all'università e ai giovani, il concorso sarà rivolto agli studenti delle lauree magistrali presenti a Vicenza (sia nell'area economica che di ingegneria) e assegnerà due borse di studio (del valore di 3000 euro ciascuna, per una durata minima di due mesi) per un soggiorno all’estero con finalità di tesi o perfezionamento, presso sedi estere di aziende o enti economici. Il termine per la consegna delle domande 20 di ammissione scadrà il 31 maggio. I requisiti per la partecipazione al concorso sono la cittadinanza italiana, la residenza in provincia di Vicenza o altre province venete, l’essere in regola con gli esami e avere una media non inferiore a 27/30, avere buone conoscenze linguistiche comprovate da certificazione. Alla domanda di partecipazione al concorso (scaricabile dal sito Internet di Confindustria Vicenza: www.assind. vi.it education – rapporti con scuola e università – università – premi e concorsi) vanno allegati il certificato di iscrizione con esami e CFU, eventuali fotocopie di certificazioni linguistiche, una lettera di presentazione rilasciata da un docente, il programma dello stage da svolgere all’estero. La domanda deve pervenire a Confindustria Vicenza entro il 31 maggio 2010 (anche via email: [email protected]). “L’obiettivo di questa radicale trasformazione A sinistra, i quattro laureati premiati. Qui sotto Keti Pozzan, Laura Giaretta, Fabio Simonetto e Elisa Girardi – spiega Giuseppe Zigliotto, vicepresidente dell’Associazione, con delega all’Education - è quello di confermare la vicinanza delle imprese vicentine alla nostra sede universitaria e di fornire ai giovani uno strumento in più per completare la propria preparazione. In un mondo globalizzato come quello in cui viviamo l’esperienza multiculturale e internazionale costituisce un tassello di fondamentale importanza”. I vincitori del 2009 Per quanto riguarda l’edizione 2009, intanto, sono stati quattro i riconoscimenti attribuiti, due per ciascuna categoria in cui si divide il premio: le tesi a carattere storico e quelle a contenuto economico (il concorso è inoltre differenziato in due ambiti, che distinguono i lavori della laurea triennale e quelli dei percorsi successivi). Per le lauree triennali, il primo premio è stato vinto da Keti Pozzan, laureata a Venezia allo Iuav con la tesi “Passato, presente e futuro della Fabbrica Alta di Schio: la questione del recupero del patrimonio di archeologia industriale attraverso la lettura degli strumenti urbanistici”. Il secondo premio è andato a Elisa Girardi, laureata a Verona in economia, con la tesi “Sartoria e confezione industriale a confronto in ottica di marketing”. Due i premi anche per le tesi IL concorso sarà rivolto agli studenti delle lauree magistrali presenti a Vicenza (sia nell'area economica che di ingegneria) e assegnerà due borse di studio (del valore di 3000 euro ciascuna, per una durata minima di due mesi) per un soggiorno all’estero con finalità di tesi o perfezionamento, presso sedi estere di aziende o enti economici delle lauree magistrali. Il primo premio è stato assegnato a Laura Giaretta, laureata in lettere e filosofia a Padova con la tesi “L’ultima migrazione dal Vicentino verso l’Argentina: testimonianze e memoria sul caso Lanerossi-Sudamerica s.a.”. Il secondo premio è stato appannaggio di Fabio Simonetto, laureato in ingegneria gestionale presso la sede universitaria vicentina con la tesi “Implementazione della group assembly e della gestione q.r.: analisi tecnica delle performance per una piccola azienda”. n 21 di Marialuisa Duso impre se Siggi Group Quelli che vestono il lavoro e la scuola N el 2007 la nascita del gruppo. “Abbiamo pensato che fosse importante stare tutti insieme e abbiamo concretizzato questa idea con la nuova sede e la creazione del Gruppo, all’interno del quale ogni marchio ha mantenuto la sua precisa identità”. 22 A volerli presentare con l’immagine che forse li ha resi più famosi, sono “quelli dei grembiulini”: belli, pratici, colorati. In realtà Siggi Group, fresco di fusione fra le diverse società acquisite negli anni dalla famiglia Marta, è lo specialista dell’abbigliamento professionale. Era il 1966 quanto i fratelli Silvio e Gino Marta (dalle prime sillabe dei loro nomi è derivato il nome della società) dettero concretezza al loro desiderio di diventare imprenditori. Inizialmente si occuparono di commercio di tessuti, poi della rivendita a grossisti di camicie, che facevano confezionare da terzi. Grazie alla collaborazione con il parroco di Dorsino (Tn), crearono nel vecchio teatro il loro primo laboratorio di confezione di camicie da lavoro, gonne e camicette. Questo permise, fra l’altro, di limitare il fenomeno dell’emigrazione in Svizzera delle donne del luogo, in cerca di lavoro. Ma ben presto prese forma quella che poi è diventata la fisionomia dell’azienda, specializzata nella confezione di abiti da lavoro e di grembiulini. Fu prima affittato un laboratorio a Schio, per trasferirsi poi in uno stabile più grande a San Vito di Leguzzano. Un passo importante fu compiuto nel 1990 con l’acquisizione della Zaccaria, azienda nata nel 1947, leader nel settore dell’abbigliamento professionale e della biancheria per la sanità. Un’altra pietra miliare l’acquisizione, nel 2001, della Ferracin, altra azienda storica, fondata nel 1885 come piccolo laboratorio artigiano che produceva impermeabili da uomo e progressivamente specializzatasi nella produzione di giubbotteria. Dal 2006 è diventata un marchio di Siggi Confezioni e rappresenta oggi una delle più importanti realtà italiane nei settori della polizia locale, di aziende municipalizzate, aziende di autotrasporti, amministrazioni pubbliche, aeroporti e aziende di servizi. L’azienda si è ampliata, ma nel frattempo sono cresciuti anche i figli e, in tempi diversi, sono entrati Silvia e Roberta, figlie di Silvio, e anche Federica, Chiara e Alessandro, figli di Gino, attuale presidente del gruppo. Una tappa importante che ha visto i cinque cugini abbandonare pian piano il ruolo di compagni di giochi, per spe- “Siggi Group produce rimentarsi invece come abbigliamento soci. “È stata una metaprofessionale, morfosi molto importante – racconta Silvia confezioni bimbo, Marta, amministratore dispositivi medici delegato -. Un giorno ci siamo guardati negli oce di protezione chi e ci siamo dati delle individuale. È un regole. Abbiamo comingruppo industriale ciato a formarci, prima a livello personale, poi di riferimento come team di lavoro. per il mercato D’abitudine ci confrontiamo, qualche volta ci dell’abbigliamento scontriamo, sicuramente professionale e per la condividiamo molto e ci sentiamo una squadra”. scuola. “È stato un lavoro lungo e impegnativo, ma utile – aggiunge Roberta, che si occupa di marketing -. Ci siamo appoggiati a una società di formazione, la Gruemp di Padova, che ci ha aiutato a gestire il passaggio generazione e manageriale”. La spinta del nuovo management si è concretizzata in una serie di investimenti importanti, in particolare sul sistema informatico, ma anche a livello societario con la nascita, nel 2007, di Siggi Group Spa, che si pone come stimento importanti: “Abbiagruppo industriale di riferimento per il mermo costruito una corazzata cato dell’abbigliamento professionale e per la – conferma Silvia – poi è scuola.“Abbiamo pensato che fosse importante arrivata la crisi, che ci ha stare tutti insieme - spiega Silvia -. Abbiamo rallentato, ma speriaconcretizzato questa idea con la nascita della mo molto nel 2010”. nuova sede e la creazione del Gruppo, all’interUna speranza tutt’alno del quale però ogni marchio ha mantenuto tro che infondata perché la sua precisa identità”. Siggi Group produce negli ultimi mesi, oltre a abbigliamento professionale, confezioni bimbo, creare una nuova linea dispositivi medici e di protezione individuale. per la scuola, pensare I punti di forza dei prodotti sono l’idoneità a nuovi prodotti per gli all’uso, la conformità alle norme sulla sicurezhotel e la ristorazione, za, la durata del prodotto nel tempo, il comfort oltre alla linea Dr Blue e la vestibilità, gli elevati standard qualitativi. pensata espressamente “Abbiamo scommesso da sempre sulla qualità per la sanità, Siggi si è – precisa Roberta Marta - Queste caratteristiproposta per la prima che, unite a innovazione e ricerca continua, volta sui mercati esteidentificano l’unicità dei prodotti del Gruppo. ri. E ora conta di poter Il servizio al cliente è l’obiettivo principale per cominciare a raccoil successo”. Il nuovo corso è partito con inveglierne i frutti. n ” 23 di Marta Cardini impre se Calpeda Una produzione tutta italiana L' azienda di Montorso al traguardo dei cinquant'anni con una gamma di prodotti a base di ricerca e innovazione, e tutti fatti in casa. 24 P rodotti made in Italy, qualità, ricerca, innovazione, continua sperimentazione. Sono queste solo alcune delle strategie che hanno determinato il successo aziendale della Calpeda, azienda di Montorso, che festeggia i suoi cinquant’anni di vita. L’azienda, a conduzione familiare, è leader nel mercato di pompe ed elettropompe e fa parte di un gruppo industriale che comprende fonderie per materiali metallici e aziende produttrici di elettropompe sommerse. L’impresa produce oltre 2000 tipi di pompe con un range di potenza da 0,5 a 200 kW. «L’acqua è il nostro elemento e, con l’acqua, portiamo in superficie la competenza e l’affidabilità che contraddistinguono quotidianamente il lavoro del nostro team - afferma Francesco Maiolo, direttore commerciale dell’azienda -. Solo così, senza mai dimenticare che lavoriamo per mi- gliorare la qualità della vita, possiamo soddisfare completamente le necessità di chi si rivolge a noi». Ogni giorno vengono pensate nuove modalità per migliorare il prodotto testandone la leggerezza, la trasportabilità e la resistenza. Le singole pompe sono inoltre sottoposte a collaudi di verifica dello standard qualitativo. «Le nostre scelte aziendali vincenti - continua Maiolo - riguardano soprattutto la produzione. I nostri prodotti sono tutti “fatti in casa” cioè in Italia. Guardiamo molto alla qualità, puntiamo a continuare la ricerca per lo sviluppo di nuove tecnologie e nuovi materiali. Offriamo ai nostri clienti una vasta e specifica gamma di pompe per diverse applicazioni: dall’uso domestico a quello industriale, dal settore civile ed impiantistico all’agricoltura, dai sistemi di irrigazione e drenaggio alle applicazioni per piscine, vasche idromassaggio e box doccia». “Guardiamo al futuro con lo Un avanzato centro di ricerca e sviluppo turbomacchine, in collaborazione con alcune università italiane e con centri di ricerca internazionali, infatti, garantisce ai prodotti Calpeda sempre nuovi contenuti tecnologici per il risparmio di energia e la salvaguardia dell’ambiente. L’investimento in risorse e uomini per la ricerca e per l’industrializzazione rende Calpeda leader nell’efficienza in tutti i mercati mondiali. E il prossimo obiettivo per il futuro sarà infatti di aprire altre nuove filiali all’estero. L’azienda è già presente a livello internazionale nei principali mercati europei ed asiatici e possiede una rete di distributori sul territorio mondiale, che offrono strutture di servizio ed assistenza. Le sedi estere si trovano in Spagna, Francia, Inghilterra, Irlanda, Germania,Turchia, Thailandia, Malesia, Singapore, Taiwan, Corea del Sud, Cina, Australia e India, l’ultima aperta a luglio 2009. Sono tutte filiali che fungono da uffici vendita e post vendita, perché la produzione avviene tutta in Italia. Calpeda, che conta 224 dipendenti ed ha un fatturato medio annuo di 68 milioni di euro, ricava il 59% del fatturato dall’export. Esporta in 85 Paesi di tutto il mondo. «Siamo presenti in un numero sempre maggiore di Paesi nel mondo - spiega Maiolo - in cui operiamo attraverso filiali di proprietà e distributori, e in Italia abbiamo una rete di distribuzione capillare. Siamo una realtà che si è evoluta negli anni, guardando al futuro sempre con lo spirito che ci ha portato ad essere un punto di riferimento nel grande mondo dell’acqua e della meccanica». L’azienda è nata nel 1959, fondata da Vinicio Mettifogo. E ha festeggiato i suoi primi 50 anni con una pubblicazione. Lo stesso fondatore, prima della sua prematura scomparsa (a soli 47 anni, nel 1973), ha lasciato un documento che ripercorre le tappe dell’ascesa aziendale e distingue cinque fasi che rappresentano l’acquisizione di una sempre maggior quota di mercato. Dal 1959 al 1963 l’impresa ha preso avvio con sensazioni di incertezza e pericolo. Dal 1963 al 1967 c’è stato un periodo di lento e costante consolidamento, seguito da una pausa di riflessione dal 1967 al 1970 per approdare dal 1970 al 1973 a una fase di fortissima spirito che ci ha portato ad essere un punto di riferimento nel mondo dell'acqua e della meccanica ” affermazione. Da allora la riuscita aziendale è sempre stata in crescendo. Attualmente lo stabilimento di Montorso è di 30.000 mq coperti. Ancora oggi si possono trovare i ricambi di elettropompe installate quarant’anni fa. I prodotti Calpeda sono realizzati con materiali metallici di fusione prodotti nelle fonderie del Gruppo: Fonderia Zardo, con sede a Bolzano Vicentino, certificata ISO 9001, IGQ, TUV e DNV, specializzata in ghisa e Fonderia Rubini di Schio, produttrice di bronzo. Due società sono specializzate nella produzione di pompe sommerse: Mettifogo Pompe, certificata ISO 9001, progetta e realizza pompe sommerse da 4” e 6” per pozzi artesiani e Subteck specializzata nella tecnologia applicata alle pompe per pozzi profondi e in applicazioni speciali. Fa parte della società anche Blu Bleu, un’azienda impegnata nel settore dell’idromassaggio, dei box doccia e delle saune con sede a San Vito al Tagliamento. La gestione informatica dell’intero Gruppo è affidata alla società Calpeda Informatica, la quale si occupa e coordina anche l’intero sistema operativo SAP. n 25 di Marta Cardini impre se SEA L a SEA di Arzignano progetta e produce trasformatori e offre una gamma completa di prodotti, da quelli standard a quelli personalizzati su commessa. 26 Trasformatori su misura U n’azienda di famiglia da tre generazioni in continua crescita. La SEA di Arzignano progetta e produce trasformatori e offre una gamma completa di prodotti, da quelli standard a quelli personalizzati su commessa. «La flessibilità è la nostra principale caratteristica - spiegano Lucilla e Nicola Sartori, fratelli managing director dell’azienda - che si articola nella possibilità di disegnare ogni tipo di trasformatore. Se SEA è divenuta sinonimo di tecnologia, affidabilità, sicurezza e giusto rapporto qualità -prezzo, lo si deve certamente ai nostri manager, alla creatività ed esperienza dei disegnatori, alla professionalità e alla preparazione dei tecnici ed al lavoro e impegno di tutti. La migliore tecnologia è a disposizione per soddisfare ogni richiesta: trasformatori monofasi, trifasi e speciali, isolati in olio, resina o aria con una vasta possibilità di configu- razione per potenze e tensioni. Una gamma di prodotti dall’elevato profilo qualitativo indirizzati ad ogni genere di utilizzatore: dalle grandi imprese statali e multinazionali alle piccole e medie realtà imprenditoriali». Oggi l’elevato standard qualitativo raggiunto permette a SEA di competere con i più importanti costruttori di trasformatori in aria, resina e olio del mondo. Un’attenta politica aziendale volta a promuovere la ricerca, l’innovazione, lo sviluppo di nuovi prodotti e in primo luogo la qualità permette a SEA di essere un’importante società per azioni. Lucilla e Nicola Sartori raccontano quali sono le strategie e scelte aziendali che permettono di competere a livello mondiale: «Puntiamo molto su investimenti in ricerca e sviluppo del prodotto, lavoriamo anche in collaborazione con l’Università di Padova per quanto riguarda i laboratori di ricerca. Ma fra le nostre scelte aziendali più importanti ci sono anche il costante ampliamento della gamma produttiva con l’inserimento di nuovi prodotti e l’ottimizzazione del ciclo di lavoro. Inoltre abbiamo in previsione l’apertura di un nuovo stabilimento ad agosto 2010 a Montecchio Maggiore». Insomma, un’azienda che sa stare sul mercato, anche seguendo i clienti con il massimo impegno, lavorando con i partner e affrontando nel modo migliore situazioni di mercato contingenti. L’azienda si avvale di 120 dipendenti e ha una produzione annua superiore alle 3.500 unità, con un fatturato che nel 2008 è stato di 64 milioni di euro, per il 50% determinato dalle esportazioni, in 44 Paesi del mondo. SEA è nata nel 1959 come piccolo laboratorio artigiano e si è consolidata negli anni in una industria leader nel settore dell’elettromeccanica. «Il nostro marchio - commentano i titolari - riassume l’esperienza e l’impegno di un team affiatato capace di affermarsi in Europa e nel mondo. Attualmente siamo tra i maggiori costruttori di trasformatori d’Europa». Un importante obiettivo raggiunto di recente è stato il completamento della fornitura e del montaggio di quattro trasformatori monofasi AT/MT da 15 MVA presso la centrale idroelettrica Valsoera-Telessio, nel Parco Naturale del Gran Paradiso in provincia di Torino. I quattro trasformatori vanno a realizzare il banco trifase elevatore di gruppo con potenza nominale 45 MVA e un monofase resta di scorta. La centrale è collocata a circa 2000 metri di quota, in un’area affascinante dal punto di vista paesaggistico, ma che ha reso particolarmente impegnative le fasi logistiche della realizzazio- In apertura, il trasporto di un trasformatore monofase presso al centrale idroelettrica ValsoeraTelessio nel Parco naturale del Gran Paradiso “SEA è nata nel 1959 come piccolo laboratorio artigiano e si è consolidata negli anni in una industria leader nel settore ” dell’elettromeccanica ne. La commessa è stata gestita “chiavi in mano” da parte di SEA e comprendeva una serie di attività complesse e rigidamente schedulate all’interno del piano di rinnovamento della centrale come il sopralluogo con rilievo delle particolari condizioni in sito, lo smontaggio e la demolizione dei trasformatori monofasi esistenti, il progetto, la costruzione e il collaudo dei nuovi trasformatori. L’azienda si è occupata del trasporto, dello scarico e del posizionamento in sito, del rimontaggio, dei trattamenti termici e del collaudo in sito. «Per noi è stata una prova di organizzazione e serietà – commentano Lucilla e Nicola Sartori -, che abbiamo completato con successo e grande orgoglio». ■ 27 impre se Costruzioni Cogato Q L' impresa edile di Quinto Vicentino, alla quarta generazione, tocca i 130 anni di vita. 28 Quattro generazioni sul territorio uando il passaggio generazionale non è un problema, un'azienda arriva tranquillamente a superare i centotrent'anni di vita. È il caso dell’Impresa Costruzioni Cogato geom. Alberto, impresa di quarta generazione che nel 2010 festeggia appunto i centotrenta anni di vita. Il primo documento ufficiale risale infatti al 2 marzo 1880 e riguarda la liquidazione di spesa dei lavori di costruzione della chiesa parrocchiale di Marola, a Torri di Quartesolo. Il capostipite, primo elemento della “filiera”, è Girolamo Cogato, capomastro come si diceva allora, che in ambito provinciale opera nel campo dell’edilizia civile, con particolare riguardo alle opere di culto come chiese e cam- panili. Nella prima decade del secolo scorso gli succede il figlio Angelo che continua fino agli anni trenta nel solco tracciato dal padre: edilizia civile, rurale e pubblica con scuole e asili. Merita ricordare che in quel periodo, come testimoniato da una targa rinvenuta recentemente durante i lavori di restauro, nel 1922 l’impresa Cogato partecipa ai lavori di manutenzione della carena della Basilica Palladiana di Vicenza. Negli anni Trenta la responsabilità del timone passa nelle mani di Antonio, il quale comincia a diversificare il campo di azione: alla tradizionale attività edilizia affianca una specifica attività in campo idraulicofluviale, dove si distingue per competenza e capacità esecutiva, avendo come interlocutori il Magistrato alle Acque di Venezia, il Genio Civile di Vicenza, i Consorzi di Bonifica, Comuni e Provincie. Ad Antonio spetta anche il compito di traghettare l’impresa attraverso la difficoltà della seconda guerra mondiale; nonostante tutto riesce a tenere unita la struttura ed è in grado di parIl capostipite, tecipare attivamente alla primo elemento della successiva fase della ricostruzione. Il recupero “filiera”, è Girolamo della stazione ferroviaria Cogato, capomastro di Mestre, ad esempio, è opera sua. Inoltre consacome si diceva pevole delle opportunità allora, che in ambito di riunire in una struttura rappresentativa il mondo provinciale opera nel degli imprenditori, degli campo dell’edilizia edili in particolare, Antonio Cogato collabora alla civile, con particolare nascita dell’Associazione riguardo alle opere Industriali, alla quale aderisce fin dal novembre di culto come chiese del 1945. E così, di gee campanili. nerazione in generazione si arriva alla quarta. Nel 1974 nasce l’impresa attuale, guidata da Alberto Cogato, affiancato dal gneria naturalistica. Tra i lavori eseguiti ultimafratello Luciano. Nella circostanza, complice mente, a parte i molti eseguiti in ambito idraula crisi edilizia manifestatasi in quel periodo, lico, alcuni vanno citati per la loro specificità, si decide di cambiare parzialmente rotta: pur come ad esempio la ristrutturazione e consocontinuando con i consueti lavori idraulici lidamento delle gallerie di scarico del Lago di lungo i fiumi Brenta, Bacchiglione, Astico-TeFimon, la scala di risalita pesce sul fiume Brensina e lungo i corsi d’acqua secondari della ta in località Carturo (una delle più lunghe in fascia pedemontana, o stradali, viene abbandoEuropa), un vallo in terre rinforzate a protezionato il settore dell’edilizia civile, a favore, vista ne di un nucleo di abitazioni in comune di Lala sensibilità che si stava sviluppando nella stebasse, la demolizione mediante esplosione pubblica opinione a riguardo, di interventi sul controllata di massi di roccia instabili prospiterritorio: consolidamento di terreni, esecucienti sull’abitato di S.Nazario in Valsugana. zione di paramassi e paravalanghe, messa in In conclusione, anche in questa congiuntura sicurezza delle strade di montagna. poco favorevole, sorretta sempre dalla volontà L’impresa occupa attualmente 17 dipendenti di fare come è scritto nel DNA della famiglia (12 operai e 5 tecnico-amministrativi). Il suo Cogato, le soddisfazioni non sono mancate e sistema di qualità è certificato UNI EN ISO l’impresa è pronta e determinata a lasciare un 9001-2000 e, come da attestazione EUROSOA, segno anche negli anni a venire. Nell’organico è abilitata all’esecuzione di lavori pubblici dell’impresa è presente anche il figlio del tiper opere fluvial, strade, acquedotti, protetolare, Nicola. Vuoi vedere che non mancherà zioni stradali, terre rinforzate e opere di ingeneanche la quinta generazione? n “ ” In apertura, la chiesa di Costozza e un'immagine "storica" dei lavori di ampliamento della chiesa di Valproto; sotto, il fondatore Girolamo Cogato. Qui sopra, un intervento idraulico con elitrasporto, un'opera idraulica sul torrente Astico e l'anfiteatro realizzato al "Buso della Rana" a Monte di Malo 29 impre se Ferretto Group La forza del gruppo “Ferretto Group, specializzato nella progettazione e realizzazione di sistemi di immagazzinaggio sia statici che dinamici, rappresenta un “unicum” nel ” panorama italiano. F erretto Group ha acquisito un’azienda piemontese, specializzata nella progettazione meccanica e ha deciso importanti aumenti del capitale sociale. 30 F erretto Group ha definito l'acquisto del 60% di Tecfor, società piemontese specializzata nella progettazione meccanica. L’acquisizione ha portato a un cambio di ragione sociale e di sede: ora la società si chiama Euclide e ha sede a Peveragno, in provincia di Cuneo. “Questa operazione - spiega Umberto Ferretto, amministratore delegato di Ferretto Group - è il naturale sviluppo di una precedente acquisizione che ha portato il nostro Gruppo a detenere marchi, brevetti e know-how della società per azioni Bertello, che progetta e realizza sistemi di archiviazione e magazzini automatici e ha sede anch'essa in provincia di Cuneo”. Ferretto Group rappresenta un “unicum” nel panorama italiano. Specializzato nella progettazione e realizzazione di sistemi di immagazzinaggio sia statici che dinamici, è oggi costituito da 6 aziende: la sede centrale è a Vicenza, il fatturato globale del Gruppo si aggira attorno ai 50 milioni di euro, i dipendenti complessivamente sono circa 230. Attualmente Ferretto Group, già presente in India (Bangalore) attraverso la partecipata Armes Maini, sta considerando la possibilità di avviare una unità produttiva nella Repubblica Popolare Cinese per la realizzazione di sistemi automatici di magazzinaggio e archiviazione. Nonostante il momento di particolare difficoltà per le economie mondiali, il Ferretto Group ha confermato la sua vitalità deliberando di recente alcune operazioni di carattere straordinario. L'azienda storica Armes, specializzata nella produzione di scaffalature metalliche e che rappresenta di fatto la capogruppo, ha elevato il proprio capitale sociale portandolo da 1,2 milioni di euro a 3 milioni di euro, mediante sia l'utilizzo di riserve che apporto di capitale fresco da parte della compagine sociale. La società Promag, attiva nel settore della produzione di sistemi automatici di magazzinaggio e di cui è amministratore delegato Riccardo Ferretto, ha aumentato il capitale sociale portandolo a 1 milione di euro. ■ Forgital Italy Formazione premiata in Europa F orgital Italy, azienda metalmeccanica di Velo d’Astico, e l’Itis “Rossi” di Vicenza sono state rispettivamente l’unica azienda e l’unica scuola italiana a rappresentare l’Italia all’incontro “Industry & Schools: Bridging the Gap” che si è svolto di recente a Bruxelles nella sede del Comitato Economico e Sociale Europeo. “Bridging the Gap” è un progetto promosso da CEEMET, l’organizzazione imprenditoriale europea del settore metalmeccanico, attualmente presieduta dall’italiano Roberto Maglione, di Federmeccanica. L’obiettivo dell’iniziativa è affrontare il tema della difficoltà delle aziende a reperire figure professionali tecnicamente preparate, sempre più indispensabili per sostenere la competitività delle imprese e per reagire alla crisi. Confindustria Vicenza ha partecipato in modo molto attivo al progetto, anche per la tradizionale “forza” del settore metalmeccanico e delle iniziative formative al riguardo. La carenza di figure professionali è da tempo oggetto di confronto all’interno di CEEMET e di scambio di informazioni e opinioni con l’organizzazione sindacale europea del settore metalmeccanico, EMF. Da questo confronto è scaturito il progetto ‘Industry & Schools: Bridging the Gap’, che si pone alcuni obiettivi di fondo: rafforzare la collaborazione tra l’industria metalmeccanica e le scuole tecniche e professionali, fornire un’opportunità di scambio di buone prassi a livello europeo, evidenziare il valore aggiunto della collaborazione sia per le scuole che per le imprese, fornire un’opportunità di discussione su cosa può essere fatto a livello europeo per incentivare questa collaborazione, colmare il gap tra le professionalità tecniche richieste dall’industria metalmeccanica e quelle fornite dalla scuola. La prima fase operativa del progetto ha visto la realizzazione, in tutti i paesi europei membri della CEEMET, di una ricerca e di un questionario per la raccolta delle informazioni sulla collaborazione scuola-impresa. I questionari raccolti presso le aziende vicentine sono stati trasmessi a Federmeccanica, che li ha selezionati e ha poi segnalato l’esperienza di Forgital Italy e dell’Itis “Rossi”, andati appunto a rappresentare l’Italia all’incontro presso la CEEMET. “Dare l’opportunità ai giovani di entrare in contatto con il mondo dell’impresa ha di per sé un alto valore educativo - afferma Fabio Friso, direttore Risorse umane di Forgital Italy, - e da 140 anni abbiamo sempre sentito la responsabilità di mandare un messaggio di fiducia ai giovani studenti. Queste esperienze, infatti, sono un modo per ascoltare e anticipare il futuro attraverso l’incontro con le nuove generazioni. Un futuro che, nella vita di tutti i giorni e anche nella visione di Forgital Italy, è strettamente collegato all’eccellenza tecnologica applicata ai metalli”. ■ F orgital Italy ha partecipato, unica realtà produttiva italiana, al progetto europeo “Industry & Schools: Bridging the Gap”. 31 f l a sh Sandrigarden e Mtd fanno nascere Swm Italia MTD e Sandrigarden srl hanno costituito una nuova società commerciale mista, denominata SWM Italia srl. MTD, società americana con stabilimenti produttivi anche in Germania e Ungheria, è leader mondiale nella fabbricazione di trattorini da giardino, di tosaerba, di spazzaneve e di motozappe venduti con i marchi MTD, CUB CADET, YARDMAN e GUTBROD e ora attivamente coinvolta nel rafforzamento della gamma WOLFGarten composta da sementi, fertilizzanti e articoli manuali per il giardinaggio. Sandrigarden, azienda di Rosà fondata nel 1961, è conosciuta, oltre che per l’ampia gamma di prodotti a scoppio ed elettrici per il giardino e il tempo libero commercializzati con i marchi Sandrigarden, Queen Garden e Britech, soprattutto per la sua ampia gamma di tosaerba e barbecues. La nuova società SWM Italia è operativa dal 1° dicembre e ha sede a Molteno (LC); il centro di distribuzione è a Rosà. Per la prossima stagione, la nuova società agirà pertanto da distributore esclusivo per I’ltalia dei prodotti e dei marchi di Sandrigarden nonché del prestigioso marchio WOLF-Garten di recente acquisizione da parte di MTD, e sarà in grado di offrire una gamma di prodotti per il giardino che va dalle sementi agli utensili manuali, alle macchine per la cura del verde, ai barbecues, agli indumenti da lavoro e altro. Le motivazioni alla base dell’accordo si riassumono nella convinzione che le sinergie derivanti dalla collaborazione fra Sandrigarden e MTD possano garantire una risposta adeguata alle esigenze del mercato e possano permettere di affrontare con successo le sfide della competizione globale: i marchi, la gamma, le conoscenze tecniche e del mercato, la capacità produttiva in Italia, Germania, Cina, Stati Uniti, Messico e Ungheria saranno i veri punti di forza. Sandrigarden e MTD si dicono convinte che SWM ITALIA possa raggiungere nei prossimi anni una posizione di prestigio nel mercato Italiano che, dopo Germania, Francia e UK, rappresenta il 4° mercato europeo. " ETHIC AWARD 2009" PREMIA LA PEDON La Pedon, azienda di Molvena leader nel settore dei cereali e legumi secchi, è stata insignita di un importante riconoscimento nell’ambito di “Ethic Award 2009 - Premio per un futuro sostenibile”. Il concorso sulla responsabilità sociale d’impresa ha premiato le imprese che si sono distinte per iniziative concrete di sviluppo sostenibile. Nel suo 25° anno di attività la Pedon ha ottenuto la vittoria per “Il sud del mondo”, una delle sette categorie dei “Premi di area” grazie al progetto “Scuola per i figli dei lavoratori nello stabilimento del Gruppo Pedon in Etiopia” che è stato valutato il miglior progetto di sviluppo sostenibile rivolto appunto ai paesi del sud del mondo. 32 La motivazione fornita dalla giuria del concorso riassume le prerogative del progetto: «Un supporto allo sviluppo di un paese dato attraverso un approccio integrato, industriale e sociale, che vede l’educazione e la scolarizzazione dei bambini alla base di un processo di crescita. Un progetto inserito nella comunità di riferimento che risponde a un nuovo modo di fare economia nei paesi del Sud». «È da diversi anni - afferma Remo Pedon, direttore generale di Pedon - che la nostra azienda si impegna a promuovere lungo tutta la filiera di approvvigionamento il rispetto e la valorizzazione delle per- sone, l’assenza di discriminazioni di qualsiasi genere e la cura della sicurezza nei luoghi di lavoro. Questo impegno rivolto ai figli dei nostri dipendenti in Etiopia ci rende particolarmente orgogliosi». AGCO CONCENTRA ALLA LAVERDA DI BREGANZE LA PRODUZIONE DI MIETITREBBIE PER L'EUROPA AGCO, costruttore e distributore su scala mondiale di macchine e attrezzature agricole, ha confermato i piani di incremento della produzione di mietitrebbie in Europa Occidentale, concentrando l’attività nello stabilimento Laverda di Breganze, che dal 2004 produce mietitrebbie per AGCO, nei marchi Massey Ferguson, Fendt e Challenger, destinate alla distribuzione in Europa, Africa e Medio Oriente. Questa partnership si è ulteriormente rafforzata, quando AGCO, nel giugno 2007, ha acquisito il 50% del pacchetto azionario di Laverda dal Gruppo Argo. "La produzione, l'assemblaggio e la fornitura da un unico stabilimento concentreranno un'attenzione e una continuità ancora più forti in favore delle nostre attività nel settore delle mietitrebbie e permetterà un utilizzo più efficace della capacità produttiva, maggiori effi- STIL SERVICE CARICA DUE INTERE NAVI PER L'ALGERIA D cienze e un incremento in termini di competitività" dichiara Gary Collar, Senior Vice President e general manager AGCO EAME/ ANZ. Lo stabilimento di Breganze, che occupa 450 addetti, produce mietitrebbie da oltre 50 anni ed è uno dei più moderni ed efficienti complessi produttivi dedicati alla produzione di macchine e attrezzature agricole in Europa. Dall'inizio della sua collaborazione con AGCO, la produzione di mietitrebbie è quasi raddoppiata e, con l'aggiunta di queste ultime macchine, è destinata a ulteriori significativi incrementi. A trasferimento ultimato, a Breganze verrà prodotta una gamma completa di mietitrebbie comprendente macchine a 5, 6 e 8 scuotipaglia, nonché la nuovissima mietitrebbia ibrida, presentata in novembre ad Agritechnica, dove è stata insignita del premio "Macchina dell'Anno". ue intere navi-traghetto, per un totale di oltre 2.000 metri lineari di capacità di carico, sono state caricate a fine anno nel porto di Savona con 105 megabisarche da 17,30 metri di lunghezza ciascuna, utilizzate per il trasporto di automobili. Un’operazione complessa portata a termine in tempi record da STIL Service, azienda di trasporti internazionali di Schio. STIL Service ha ritirato le 105 bisarche alla sede del fornitore, la Rolfo di Bra, e le ha trasportate a Savona, svolgendo le operazioni di imbarco e riempiendo totalmente le due grandi navi mercantili, in gergo "ro-ro", una egiziana e una turca, che sono poi partite per Algeri, destinate al committente, la Universal Transit, primo operatore nel settore del trasporto di auto. Burro De Paoli a bordo di Costa Crociere I ll burro De Paoli salpa con la "Costa" e se ne va in crociera. L'azienda di Bolzano Vicentino ha concluso un accordo con la Carnival per la fornitura del proprio burro per le navi della Costa Crociere (società che, appunto, fa parte del gruppo americano) in partenza dai porti italiani per tutte le destinazioni. I turisti diretti ai Caraibi, o nel vicino Mediterraneo, oppure in partenza per esotiche destinazioni, sanno che alla mattina sul vassoio della colazione troveranno le confezioni da dieci grammi di burro De Paoli. L'accordo, a valore annuale, prevede che l'azienda vicentina fornisca mille quintali l'anno in queste mini-porzioni. Sono un miliardo di piccole confezioni che usciranno dallo stabilimento di Bolzano Vicentino con destinazione i mari. «È stata la Costa Crociere che ci è venuta a cercare - spiega con orgoglio Giuseppe De Paoli - al termine di un'indagine per trovare l'azienda che rispondesse meglio alle proprie esigenze». La trattativa è stata complessa, ma s'è risolta positivamente. De Paoli ha puntato sul co-marketing: «Sulle confezioni non ci sarà soltanto il nome della compagnia di navigazione ma anche il nostro», spiega. Fondata nel 1950 da Luigi De Paoli, attualmente l'azienda produce ogni anno 75mila quintali di burro, in tutte le varietà da quelle più tradizionali a quella a basso contenuto di colesterolo, da quello nostrano al salato, dal delicato al "biologico". Leader nella grande distribuzione, la De Paoli ha 45 dipendenti e un fatturato annuo di 24 milioni. Ha investito 3 milioni di euro per un ampliamento della sede. 33 personaggi f o c us di Giuseppe Galasso Il vicentino che pensò al Mezzogiorno N Giuseppe Cenzato interviene nel corso di una cerimonia per la consegna di case ai lavoratori (Archivio Storico Enel) 34 on vi fu nulla di fatale nell’incontro di Giuseppe Cenzato con Napoli. Dovuto inizialmente al caso, quell’incontro si trasformò rapidamente in una scelta di vita; e, se qualcuno avesse detto alla fine che Cenzato era un napoletano d’adozione, avrebbe forse incontrato la sua disapprovazione, e anche quella dei napoletani che conoscevano Cenzato. Non di adozione si era, infatti, trattato, bensì di un reciproco rapporto di riconoscimento e di identificazione. Una tipica storia di persone e di ambienti in cui i dati dell’esperienza, della vita, della storia superano, fino a rimuoverli, quelli della geografia e delle appartenenze etniche; e una rapida scorsa alla sua biografia lo conferma appieno. A Napoli Cenzato era stato la prima volta nel 1906, per un brevissimo soggiorno dovuto a ragioni di lavoro. Aveva 24 anni e si era laureato ingegnere elettromeccanico due anni prima. La scelta di quella specializzazione ingegneristica non era allora proprio del tutto comune. Era una scelta fatta da un giovane della provincia vicentina, che dimostrava già così una vivacità di ingegno e una sensibilità moderna, una sensibilità alle dimensioni scientifiche e tecniche del mondo moderno, degne di attenzione. E certo queste doti dovevano essere evidenti in lui e contraddistinguerlo già come studente del Politecnico di Milano, dove si laureò, se lo notò subito Giuseppe Belluzzo, ormai avviato alle sue grandi affermazioni accademiche e tecnico- scientifiche, come eminente e innovaLa vicenda tore specialista nel campo delle turbistraordinaria e poco ne a vapore, a gas, nota di Giuseppe assiali a reazione radiale etc. e in quello Cenzato, un vicentino connesso di dinamo che andò a fare e trasformatori, che gli valsero la grande imprese al Sud e e meritata fama di spese la sua vita cui godé poi sempre e, nel 1910, la per lo sviluppo cattedra universidel Mezzogiorno taria. All’interesse destato in Belluzzo d’Italia. il giovane ingegnere Cenzato, appena laureato, fu debitore del suo primo impiego presso la ditta Gadda & C., che produceva, fra l’altro, una turbina idraulica a vapore su brevetto dello stesso Belluzzo. E anche in questo primo impiego Cenzato si dové far notare, se la Gadda lo inviò nel 1905 in Germania, a Baden, ossia in uno dei paesi allora di avanguardia del progresso tecnico e scientifico, anche e proprio in quel settore della produzione di energia, verso il quale negli studi universitari si era orientato - evidentemente sotto l’influenza di Belluzzo - l’interesse elettromeccanico di Cenzato. Sarebbe rituale e superfluo sottolineare l’occasione che gli si offriva di conoscere in Germania un ambiente europeo in cui turbine, dinamo, trasformatori erano studiati e prodotti al maggiore livello del tempo. Di quel soggiorno in Germania il frutto giovò subito a Cenzato, che nel seguente anno 1906 fu inviato dalla Gadda a Napoli per eseguire l’impianto di una turbina a vapore, brevetto Belluzzo, della potenza di 2000 kW, acquistata dalla Società Napoletana per Imprese Elettriche (SNIE) e collocata nella centrale termoelettrica della Bufala, sita nella zona industriale di Napoli costituita in regime di zona franca grazie alla mai abbastanza lodata legge speciale del 1904 per l’industrializzazione della città. A Napoli Cenzato sarebbe tornato solo tre anni dopo, quando, passata la ditta Gadda al Tecno- “ ” masio Brown Boveri, un’altra società elettrica napoletana, la SME, ordinò al Tecnomasio di fornirle trasformatori a 88000 volts - tensione allora non ancora sperimentata in Italia - per il trasporto di energia idroelettrica dal fiume Pescara a Napoli. Fu per Cenzato la prova decisiva; e fu tanto positiva da indurre Maurizio Capuano, che ben si può dire abbia avuto per lui un’importanza non minore di Belluzzo, a farlo nominare direttore tecnico della SNIE, della quale nel 1914, passata la SNIE alla SME, divenne anche direttore amministrativo. (...) Gli anni della guerra e del dopoguerra furono per Cenzato quelli della definitiva maturazione come operatore tecnico ed economico. Direttore dal 1919 al 1928, e dal 1925 direttore generale, egli passò nel 1928 ad amministratore delegato e dal 1937 a presidente della SME, quale restò fino al 1956. Le circostanze erano da ogni punto di vista difficili. Alla pace nel 1918 subentrò una crisi postbellica, e, mentre la si andava superando, cambiò l’assetto politico del paese con l’avvento del fascismo al potere e con la trasformazione del regime liberale italiano in regime L'uomo del Nord prestato al Sud Un uomo del nord che, per gran parte della vita, pensò a come migliorare il sud. Questo fu, in estrema sintesi, Giuseppe Cenzato, un vicentino (nato a Lonigo nel 1884) poco conosciuto che pure attraversò due epoche, nella prima metà del Novecento, lasciando un contributo importante al mondo dell’industria e alla società napoletana e campana: “È una figura centrale della storia di Napoli e del Mezzogiorno nel ‘900”, ha detto di lui Giovanni Lettieri, presidente di Confindustria Napoli. A quarant’anni dalla morte, avvenuta a Napoli nel 1969, pubblichiamo il testo integrale della lectio magistralis che Giuseppe Galasso, noto storico e docente universitario, tenne a Napoli il 21 settembre 2007, in occasione della visita del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. 35 personaggi sopra Operai della Società Meridionale di Elettricità, al lavoro sulla linea Sila-Crotone, 1925. (Archivio Storico Enel) sotto Ferrovia Val di Neto, 1930 (Archivio Storico Enel) sempre più totalitario dal i 925 in poi. Negli anni ‘30, pur non subendo, come è noto, le conseguenze della grande crisi economica mondiale del 1929 in altri paesi, l’economia italiana si trovò di nuovo in anni difficili, caratterizzati inoltre dalla politica monetaria fascista della “quota 90”, che determinava anch’essa problemi non trascurabili negli scambi e nella produzione del paese. Tuttavia, la stessa politica fascista di grandi opere e lavori pubblici e, ancor più, la politica di riarmo e di potenziamento militare determinarono una nuova fase di grande domanda industriale, che vide l’economia nazionale assumere il caratteristico assetto societario, finanziario e mercantile destinato a una duratura vicenda, i cui ultimi effetti si sarebbero visti negli ultimi decenni del secolo XX. Nel ventennio fascista l’azione aziendale di Cenzato fu volta a procurare alla SME in tutto il Mezzogiorno quella posizione dominante che già era stata realizzata in Campania da Maurizio Captano, dell’opera del quale egli dev’essere perciò considerato l’organico continuatore. (...) I1 controllo dominante dell’energia elettrica nel Mezzogiorno fu, inoltre, potenziato dalla spregiudicata lucidità con cui fu condotta l’attività di controllo o eliminazione delle piccole o minori società elettriche non solo nel campo esclusivamente elettrico in cui la SME aveva partecipazioni di varia entità, e perciò al momento della crisi del 1929 si poté rinunziare a realizzare molti progetti di centrali a cui si era pensato e si fece ricorso piuttosto all’acqui- G li anni della guerra e del dopoguerra furono per Cenzato quelli della d e f i n i t i va m at u r a z i o n e come operatore tecnico ed economico. Direttore dal 1919 al 1928, e dal 1925 direttore generale, egli passò nel 1928 ad amministratore delegato e dal 1937 a presidente della SME, quale restò fino al 1956 sto di energia dalla Terni. In compenso, grazie all’abilità di Cenzato si ebbe sostanzialmente successo nel curare il congiungimento degli ormai molti impianti della SME, per cui si rese possibile trasferire energia dall’uno all’altro di essi, costituendo, in sostanza, un unico sistema meridionale integrato di produzione e distribuzione. Si capisce, quindi, che Cenzato fosse anche molto presto notato nelle sfere dirigenti della Confindustria, nella quale il senatore Benni e poi Gino Olivetti ebbero con lui rapporti improntati a uno spirito di collaborazione fondato su una base di grande stima, ancora una volta, tecnica e professionale. Un’azione di questa portata e a tanto vasto rag- 36 gio non sarebbe stata possibile se non si fosse potuta avvalere di appoggi potenti. A Cenzato toccò in sorte di incontrare in Alberto Beneduce, dopo Belluzzo e Capuano, il terzo uomo decisivo della sua vita. Naturalmente, erano incontri che prendevano il senso che concretamente ebbero dalla qualità umana e dallo spessore dei protagonisti. L’accoglienza e gli appoggi trovati da Cenzato erano in intimo rapporto con ciò che Cenzato offriva all’attenzione dei suoi interlocutori, e che non era soltanto una competenza tecnica di prim’ordine. Era, intanto, una competenza immediatamente allargatasi al campo della gestione aziendale, e, cosa più particolare, al campo della tariffazione dei servizi di produzione e distribuzione dell’energia elettrica, di cui Cenzato si affermò presto come uno dei maggiori esperti non solo in Italia. La stessa competenza lo portò, inoltre, ben presto a dedicare un’attenzione precipua all’opera e alle istituzioni di alta formazione professionale e tecnica, in un campo come il suo, in cui gestione e tecnica non erano destinate a incontrarsi subito e senza difficoltà (e va ricordato che, in armonia con un indi- .rizzo di cui era stato un alfiere Orso Mario Corbino, gli apparve ben presto importante la collaborazione fra aziende e università, per cui nel 1932 diede vita, nella scia della Fondazione Politecnica Italiana, istituita a Milano nel 1926, alla Fondazione Politecnica del Mezzogiorno presso la Facoltà di Ingegneria dell’università di Napoli). E altrettanto presto la sua divenne anche una competenza che sfociava in una visione più generale dei problemi di sviluppo e di gestione del sistema economico nazionale. Fu tutto ciò ad attrarre su Cenzato l’attenzione di Beneduce, forse il maggiore erede della visione di Nitti dell’energia idroelettrica come grande fattore di sviluppo anche in funzione della crescita del Mezzogiorno e del superamento del dualismo economico-sociale diventato strutturale in Italia più o meno dai primi tempi dell’unificazione nazionale. Beneduce volle, inoltre, dire ben presto I’IRI, la grande istituzione che diede all’Italia un primato pionieristico nel settore delle partecipazioni statali in regime capitalistico e giovò fortemente, almeno per alcuni aspetti, alla storia industriale del paese; e dal momento in cui nel 1927 lo stesso Beneduce divenne presidente della Bastogi, ossia di uno dei santuari dell’alta finanza italiana, volle anche dire una sua parte di primaria importanza su questo piano. Si comprendono così l’importanza dell’ingresso di Beneduce nel consiglio di amministrazione della SME; il criterio per cui Beneduce chiamò Cenzato pressappoco in tutti i consigli delle nuove società via via fondate dall’IRI o dalla Bastogi; la parte essenziale giocata dall’IRI nella sistemazione finanziaria che nel 1932-1934 fu data alla SME, in rapporto alla crisi di quegli anni, e che servì da modello per la soluzione di qualche problema analogo; la considerazione per Cenzato per cui Benedice si avvalse di tecnici e quadri dirigenti della SME per l’IRI o per questa o quella società a cui si voleva dare un certo indirizzo tecnico o gestionale. Neppure l’amicizia e la considerazione di Beneduce sarebbero, però, bastate da sole a far conseguire a Cenzato l’altissima posizione da lui raggiunta. Beneduce voleva dire fascismo, e Cenzato aderì al fascismo, come tanta parte del mondo economico, finanziario, industriale del paese, attratto, fra l’altro, dai caratteri, propri dello stesso fascismo, di regime di “ordine” politico e sociale, di massima possibile limitazione delle libere attività associative e sindacali nella vita aziendale e di irreggimentazione imprenditoriale e sindacale nell’ordinamento corporativo, di grandezza e potenza nazionale a cui appoggiare una più facile presenza ed espansione economica sul mercato europeo e mondiale, di un disegno (per quanto suscettibile di forti dubbi) di autonomia produttiva nazionale come quello detto dell’autarchia (con le opportunità che esso offriva o sembrava offrire all’espansione delle aziende italiane nella vita economica nazionale), di interventismo nella vita economica con forti sostegni dati alle imprese attraverso I’IRI e in altri modi (come largamente accadde per le imprese elettriche). Né il suo ingresso nel Partito fascista fu senza qualche strascico. Lo si conosceva come di idee legate alla tradizione repubblicana, dalla quale, peraltro, si sa che derivarono varie scelte fascistiche dei primissimi anni, prima del compromesso fra Mussolini e il Re. Quando Cenzato 37 personaggi L a parte di Cenzato nella vita napoletana, soprattutto dal 1920 in poi, fu, quindi, di straordinario rilievo. Solo in parte può essere evocata pensando alle cariche istituzionali che ricoprì, fra cui a partire dal 1932 furono la presidenza dell’Unione Industriali della Provincia. Cenzato non perse mai il senso complessivo e unitario dei problemi del Mezzogiorno come problemi scaturenti da un dualismo economico-sociale di fondo della realtà italiana sopra Una veduta del porto di Napoli negli anni '20 (Archivio www.Positanonews.it) 38 decise di iscriversi al Partito, l’allora segretario Nicola Sansanelli gli ottenne la retrodatazione dell’iscrizione al 1926, ma la cosa non passò del tutto sotto silenzio, e alla fine a Cenzato fu riconosciuto come anno di iscrizione il 1927. L’adesione di Cenzato al fascismo si colorò, poi, anche di un sentimento di viva ammirazione per la personalità e per l’opera di Mussolini, al quale telegrafava ancora nel marzo 1943 esprimendo l’auspicio di una completa vittoria italiana nella guerra in corso, nella quale egli vedeva la condizione per un completamento dell’”opera redentrice” del Mezzogiorno che attribuiva al regime. Già l’impresa etiopica gli era apparsa di grande vantaggio, in particolare, per Napoli, di cui si esaltava il ruolo di “capolinea dell’Impero”. Non che inseguisse cariche e carriere di partito. Quando nel 1939 fu soppressa la Camera dei Deputati e venne istituita quella dei Fasci e delle Corporazioni, Cenzato ne divenne membro di diritto, essendo già presidente di una Corporazione, ma non fu per nulla molto assiduo nella partecipazione ai lavori di questa nuova istituzione fascista. I1 regime fu, in altri termini, per lui uno stimolo a un più potenziato esercizio delle sue attività nel campo a lui congeniale, un’occasione per dare a quelle attività una dimensione più difficile a raggiungersi in altre condizioni della vita del paese. Non vi fu in lui - per generale riconoscimento - nessuna nota di volgare opportunismo o di discutibile profitto. I1 che è dimostrato poi anche dall’atteggiamento, indubbiamente non comune allora, di comprensione che egli ebbe verso persone notoriamente dissenzienti al regime, e, ancor più, dal tenace rigore col quale escluse favoritismi politici o di regime nelle carriere aziendali e protesse, invece, quadri tecnicamente validi, anche se sgraditi al regime. Così appoggiò e favorì nel 1938, insieme con Beneduce, il rientro nell’attività didattica di ordinario di politica economica nell’università di Napoli di Epicarmo Corbino, il fratello di Orso Mario, che ne era stato sospeso per motivi politici. Più ancora, si adoperò per fare ammettere nella Fondazione Politecnica del Mezzogiorno l’ingegnere Giovanni Bertoli, che aveva subito condanne penali per la sua attività clandestina di comunista; e non si astenne neppure dall’assumere ebrei di provata qualificazione professionale anche dopo l’emanazione delle leggi razziali nel 1938. Nel 1939, quando, nel novembre, fu anche nominato cavaliere del Lavoro, Cenzato era, quindi, all’apice di una carriera trentennale, della quale si erano fortemente accelerati i tempi e i conseguimenti negli ultimi dieci anni. Napoli, come già si sarà capito, e come è ben noto, fu il teatro principale delle sue fortune, con una immedesimazione intellettuale e affettiva di cui si sarebbero avute nel corso del tempo innumerevoli manifestazioni. E certo, questo avvenne anche perché egli ravvisò nella città il centro di uno sviluppo del Mezzogiorno che negli anni precedenti alla prima guerra mondiale sembrò non solo possibile, ma anche ormai avviato, come forse poi non lo è stato più nella storia della città. Nella scia di Nitti, di cui sono ben conosciuti gli stretti rapporti col Belluzzo, anche Cenzato fu educato a credere che la questione meridionale non era una questione contadina e agraria, bensì urbana e industriale. (...) La parte di Cenzato nella vita napoletana, soprattutto dal 1920 in poi, fu, quindi, di straordinario rilievo. Solo in parte può essere evocata pensando alle cariche istituzionali che ricoprì, fra cui a partire dal 1932 furono la presidenza dell’Unione Industriali della Provincia, la nomina nel Consiglio provinciale dell’economia corporativa (poi Consiglio provinciale delle Corporazioni) di Napoli, nel quale Cenzato fu vicepresidente della sezione industriale, e,quindi, alla vita della Camera di Commercio, che in quei Consigli era stata assorbita e regolata. Tralasciando altri elementi relativi più direttamente e strettamente alla vita associativa e interna di questi organismi, un aspetto della presenza di Cenzato in essi va sottolineato, anche perché precoce, da un lato, e non destinato a svanire col tempo, dall’altro lato. Già subito è da ricordare che presso l’Unione Industriali egli si fece promotore di un Comitato di studi economici (l’iniziale denominazione di Comitato per il Mezzogiorno aveva incontrato la disapprovazione del regime, avverso alla delineazione e rivendicazione di questioni territoriali). Dal 1935 al 1939 il Comitato pubblicò la rivista «Questioni meridionali», diretta da Cenzato con Francesco Giordani. (...) Cenzato non perse mai, infatti, il senso complessivo e unitario dei problemi del Mezzogiorno come problemi scaturenti da un dualismo economico-sociale di fondo della realtà italiana, e la sua attività dopo il 1945 lo dimostra. Ma lo dimostra già anche un altro importante documento, quello cioè che, come presidente dell’Unione Industriali napoletana egli inviò al già menzionato presidente della Confindustria senatore Benni, il cui oggetto specifico era, ovviamente, l’ambito napoletano, ma con una proiezione dei problemi di tale ambito sul piano meridionale, anche dal punto di vista della tipologia degli interventi proposti (che proseguivano e sviluppavano la linea della Legge speciale del 1904). I1 titolo «Questioni meridionali», mentre obbediva all’esigenza politica che abbiamo accennato, voleva, piuttosto, mettere in rilievo un dato già ben presente agli studiosi del Mezzogiorno, ma che non sempre, neppure in seguito, è apparso debitamente sottolineato, e cioè la molteplice, e spesso perfino contraddittoria, fisionomia dell’unico problema meridionale nel suo atteggiarsi da zona a zona, da settore a settore. Una molteplicità, dunque, sinergica, non disarticolante e dissolutrice rispetto alla rappresentazione unitaria del Mezzogiorno come problema. E ne è ulteriore conferma il documento che, in piena guerra, nel 1941, d’intesa con Vincenzo Tecchio, il benemerito avvocato napoletano, vicepresidente del Consiglio provinciale delle Corporazioni, col quale Cenzato ebbe un’intensa e cordiale collaborazione, fu fatto pervenire come una memoria riservata al governo. Vi si tracciava il profilo di un intervento dello Stato volto a favorire l’industrializzazione del Mezzogiorno, ancora sulla linea della Legge del 1904, ma guardando all’intero Mezzogiorno e al complesso delle attività economiche, e non esclusivamente a quelle industriali. Può essere molto interessante notare che le risorse previste come necessarie per l’industrializzazione meridionale in un periodo pluriennale sufficientemente lungo erano dell’ordine di 15-20 miliardi di lire di allora, lire che equivalevano ad alquanto di più dell’euro dei primi anni 2000. E fu sulla base di queste idee che Tecchio e Cenzato collaborarono anche alla legge 1572 del 5 dicembre 1941, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 4 febbraio 1942, per il decentramento industriale in Italia in connessione coi nuovi impianti idroelettrici dell’Italia centromeridionale e insulare. Questa lungimi- 39 personaggi D OPO LA GUERRA, CENZATO SVOLSE ANCORA UN RUOLO DI PRIMO PIANO PER LA RICOSTRUZIONE E IL POTENZIAMENTO DEGLI IMPIANTI E DELLA PRODUZIONE DELLA SME, PARTECIPANDO (DA PROTAGONISTA) Alla fondazione della SVIMEZ rante memoria era anche il frutto di un Centro Studi per il Mezzogiorno che Tecchio aveva, alla fine, fatto sorgere nell’ambito del Consiglio Provinciale delle Corporazioni, e fra i cui disegni e attività risalta l’idea di un Istituto nazionale 40 di idrologia per l’irrigazione delle campagne e di una Magistratura ai campi e alle acque della Campania, nonché il tema “la solidarietà economica europea e il bacino mediterraneo” fissato per un convegno della Società Italiana di Demografia e Statistica, che avrebbe dovuto svolgersi a Napoli il 21 dicembre 1942 e che non si poté poi tenere per le circostanze della guerra. L’esame dell’attività di Cenzato negli anni ‘30 dal punto di vista qui seguito richiederebbe numerosi altri approfondimenti, ma già da quanto si è detto traspare chiaramente il disegno meridionalistico ormai maturo in lui allorché per l’Italia si apriva la seconda guerra mondiale, e che aveva il pregio di non essere il disegno soltanto di una sia pure non comune personalità, ma di esprimere, grazie anche all’indefessa attività dello stesso Cenzato, il punto di vista di una sezione importante della classe dirigente e della classe economica e imprenditoriale di Napoli. (...) Nella visione meridionalistica di Cenzato c’è, però, ancora un elemento di particolare importanza da segnalare, ed è il ruolo che in essa era riservato a Napoli: un ruolo - sia subito detto - centrale e direttivo; un ruolo in cui si ha uno degli ultimi echi della concezione Napolicentrica del Mezzogiorno e dei suoi problemi; un ruolo in cui si rifletteva fin troppo evidentemente la vicenda biografica dello stesso Cenzato, ma questa stessa vicenda veniva trascesa in un progetto che era imperniato, sì, su Napoli, ma si proiettava poi sull’intero spettro dello scacchiere meridionale, guardando anche, al di là di esso, sia al piano nazionale, sia a quello euro-mediterraneo. In nessuna occasione posteriore - se si prescinde da alcune velleitarie enunciazioni soprattutto degli anni ‘50 - questa centralità di Napoli sarebbe apparsa nella stessa luce, quale cosa, insieme, ovvia e imprescindibile, ma anche funzionale a un grande disegno meridionale e italiano, come nelle elaborazioni di Cenzato o fiorite intorno a lui. Nella storia della cultura e della questione napoletana del secolo XX sarà da ricordare questo estremo momento di centralità problematica e prospettica di Napoli nel quadro del Mezzogiorno, del quale essa era stata fino a pochi decenni prima l’assorbente capitale politica e aveva imposto al Regno che da essa prendeva il nome un monopolio politico che la parte migliore del pensiero napoletano aveva acutamente cominciato a criticare già dalla fine del secolo XVIII. Poteva apparire difficile che, caduti il fascismo e Mussolini, Cenzato potesse continuare ad avere un ruolo apprezzabile nella nuova fase della storia d’Italia apertasi fra il 1943 e il 1945. Accadde, invece, che Cenzato non esitasse a presentarsi di persona già il 30 settembre 1943, la vigilia dell’ingresso degli Americani in Napoli, e mentre i Tedeschi stavano ancora evacuando la città, alla riunione di quel giorno del Comitato napoletano del Fronte Nazionale e che vi fosse anche bene accolto dai rappresentanti di tutti i partiti che ne facevano parte. Un comportamento troppo spregiudicato per chi fino al marzo precedente testimoniava a Mussolini gli auspici che abbiamo ricordato? In qualche modo lo si può e lo si deve ammettere. È, tuttavia, certo che Cenzato sia stato preso, come tutti allora, dal terribile timore che i Tedeschi riuscissero, come effettivamente avevano intenzione di fare, a distruggere tutto quanto di impianti e di attrezzature fosse stato ad essi possibile prima di ritirarsi, arrecando così un colpo micidiale alle possibilità napoletane di una ripresa, a data in qualche modo ravvicinata, dalle condizioni terribili in cui la guerra aveva ridotto la città; e che sia stata anche sua l’azione di salvaguardia di quegli impianti e attrezzature in un settore così fondamentale come quello elettrico, del quale egli aveva la cura, in particolare per la centrale termica di Vigliena e per la sottostazione elettrica di Frattamaggiore. Lo ricordava l’inge- Giuseppe Cenzato, un uomo tra due epoche Giuseppe Cenzato nasce a Lonigo il 20 marzo 1882. Nel 1904 si laurea in Ingegneria industriale ed elettrotecnica al Politecnico di Milano. Nel 1905 è scelto dal prof. Giuseppe Belluzzo come collaboratore per la costruzione delle turbine a vapore, ideate dallo stesso Belluzzo. Come tale, è assunto dalla ditta “Gadda & C”. Due anni dopo, in seguito all’assorbimento della Gadda dal Tecnomasio Italiano Brown Boveri, diventa capo dell’Ufficio Impianti. Fra gli altri, assume la responsabilità dell’impianto idroelettrico di Grosseto e dell’Adamello. Nel 1912 si trasferisce a Napoli, dove si dedica allo studio delle problematiche economiche meridionali. Nel 1912 è invitato a entrare come ingegnere capo nella Società Napoletana per Imprese Elettriche del Gruppo Meridionale di Elettricità. Accetta e si trasferisce dunque a Napoli, iniziando a dedicarsi allo studio delle problematiche economiche del sud d’Italia. Come diretto collaboratore di Maurizio Capuano, uomo di fiducia dei finanzieri ginevrini che controllano diverse società elettriche private a Napoli, partecipa al programma di elettrificazione del Mezzogiorno d’Italia e alla costituzione del Gruppo Meridionale di Elettricità. Per oltre un quarantennio Cenzato si dedica allo studio delle problematiche dell’economia meridionale, apportando un notevole contributo allo sviluppo industriale del Paese. Dal 1919 al 1943, nell’ambito del gruppo facente capo alla Società Meridionale di Elettricità (SME), ricopre cariche di grande responsabilità, come quelle di presidente del cda della SME stessa (1937), vicepresidente della Società Elettrica della Campania, presidente della Società Generale Pugliese di Elettricità (1928-1943) e presidente della Società Elettrica delle Calabrie (1926-1943). Il periodo dal 1935 al 1951 segna l’apice della carriera professionale di Cenzato. La sua attività si esplica maggiormente nelle opere di ricostruzione e incentivazione dell’economia del Sud Italia. Già in precedenza si era adoperato per favorire la penetrazione del capitalismo industriale nelle regioni più periferiche del Mezzogiorno. Tramite particolari provvidenze dello Stato nel settore delle infrastrutture per incentivare i nuovi insediamenti industriali, cerca di dirimere la questione meridionale. In questo ventennio è chiamato a svolgere incarichi di grande rilievo per l’IRI, diviene presidente della Compagnia Nazionale delle Imprese Elettriche, della Società delle Imprese Elettriche d’Oltremare, delle Edizioni Scientifiche Italiane e dell’Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno (SVIMEZ), dopo averne promosso la costituzione.Muore a Napoli il 2 agosto 1969. (Note biografiche tratte da documentazione a cura di Anna Iacopino e Ivana Visconti). 41 personaggi Il porto di Napoli com'è oggi e com'era ai tempi di Cenzato 42 gnere Eugenio Leanza, tecnico della SME, nel procedimento dell’epurazione allora decisa, al quale Cenzato, come era ovvio, venne sottoposto. Leanza mise in rilievo tutta l’azione svolta in questo senso da Cenzato fin da11’8 settembre, e sottolineò in particolare l’opera sua nel sabotare il reclutamento per il lavoro obbligatorio imposto dai Tedeschi, nonché l’episodio più drammatico dell’azione di protezione degli impianti, delle attrezzature e del personale della SME accaduto il 27 settembre 1943, nel quale lo stesso Leanza venne ferito mentre girava in auto con Cenzato per la città per svolgere quella azione che riuscì nel complesso ad assai buon fine. Fu anche rintracciato un documento informativo riservato della Federazione fascista di Napoli per la conferma dei componenti del Consiglio dei Fasci e delle Corporazioni nel 1941-1942, in cui si definiva Cenzato «elemento di grande competenza tecnica» senza «alcuna benemerenza di partito o militare». A loro volta, le autorità alleate testimoniarono di essersi molto avvalse della sua opera per le esigenze del loro sforzo militare e della ripresa della vita civile dal momento del loro ingresso in Napoli. Certo è che il conte Sforza, alto commissario per le sanzioni contro il fascismo, scriveva già l’8 novembre 1944 alla Commissione Alleata interessata a queste procedure di non essere «in possesso di alcun elemento obbiettivo e sostanziale a carico dell’ing. Cenzato» e che quindi nulla ostava a che questi ricoprisse «quelle posizioni nel campo tecnico e finanziario che [fosse] conveniente attribuirgli». Così dalla procedura di epurazione Cenzato uscì del tutto indenne e poté mantenere ancora per molti anni il suo ruolo nella SME, svolgendo un’azione di primo piano per la ricostruzione postbellica e per un nuovo potenziamento degli impianti e della produzione della SME, partecipando da protagonista alla fondazione della SVIMEZ nel 1946, redigendo documenti importanti come la relazione su Il problema industriale del Mezzogiorno scritta nello stesso 1946 insieme con Salvatore Guidotti, collaborando attivamente con Angelo Costa quando questi fu presidente della Confindustria, mantenendo una presenza attivissima nell’Unione Industriali di Napoli e nel gruppo dei Cavalieri del lavoro, seguendo con grande attenzione le vicende della nascente integrazione europea, svolgendo apprezzate e richieste consulenze per l’attività legislativa e di governo dei primi governi della Repubblica, e in vari altri modi. Non v’è tuttavia, alcun dubbio che il “tempo eroico” dell’esperienza e dell’opera di Cenzato era passato. Troppo era diverso - checché si dica sulla presunta continuità fra il prima e il dopo - il mondo italiano, meridionale, italiano del dopoguerra da quello dell’anteguerra. La stessa più gloriosa impresa di lui, ossia quella di aver portato la SME al monopolio elettrico nel Mezzogiorno, divenne un capo di accusa. Già nei primissimi anni del dopoguerra iniziò violenta la polemica contro questo monopolio, che era della SME nel Mezzogiorno come era di altre società nella restante Italia, per cui si parlò delle “sette sorelle” titolari del monopolio stesso (che poi non erano davvero sette: SIP, La Centrale, Edison, SADE, Terni, SME, SGES, SES...). Non bisogna, infatti, mai dimenticare che la grande affermazione della SME non fu affatto un caso isolato nel panorama italiano: fu, invece, la faccia meridionale di un processo di selezione esclusivistica delle imprese elettriche italiane, che finì col configurare nella vita economica (e non solo economica) del paese un ristretto e potente oligopolio. La polemica poté spesso passare il segno e disconoscere quel molto che il monopolio della SME aveva pur fatto per dotare il Mezzogiorno di una sua produzione e di un suo servizio nel campo elettrico. Era, però, una polemica che aveva anche molte frecce al suo arco, per cui non la si può liquidare come una deviante e ideologica escrescenza della vicenda politica di quegli anni, e non erano pochi gli elementi di fatto che la potevano giustificare. La soluzione del problema fu la nazionalizzazione dell’industria elettrica, ma già prima l’intensa, e non di rado violenta, polemica antimonopolistica, di cui furono espressione alta e vigorosa «I1 Mondo» e «L’Espresso», aveva portato alla sostituzione di Cenzato alla presidenza della SME, il 22 giugno 1956, con l’avvocato Vito Antonio Di Cagno. Sostituzione resasi fatale anche per- I fatti parlano da sé e consegnano, comunque, Cenzato alla storia come un protagonista della industrializzazione del Mezzogiorno, per quanti limiti essa possa aver avuto, nella prima metà del secolo XX ché, appena si era cominciato a parlare di nazionalizzazione, i capitali svizzeri si erano ritirati dalla SME e avevano ceduto le loro forti quote. In effetti, la posizione di Cenzato era ormai insostenibile. Egli sosteneva con assoluta intransigenza una linea di incondizionata funzione dell’impresa privata, e osteggiava l’espansione delle Partecipazioni Statali nel Mezzogiorno, malgrado che la SME stessa vi appartenesse dopo che l’IRI aveva acquistato la partecipazione della Banca Commerciale all’azienda. Superfluo, a questo punto, fare bilanci conclusivi. I fatti parlano da sé e consegnano, comunque, Cenzato alla storia come un protagonista della industrializzazione del Mezzogiorno, per quanti limiti essa possa aver avuto, nella prima metà del secolo XX. Un protagonista che rifletteva sulla sua esperienza, e ne traeva elementi prospettici da cui il rapporto fra Mezzogiorno e industria ha avuto alcune delle sue espressioni programmatiche più forti e non periture. Una visione demiurgica o taumaturgica farebbe torto alle sue qualità non comuni di elaboratore razionale e ponderato di linee di azione economica e imprenditoriale. Basta al suo nome il non piccolo contributo che, come si è detto, egli ha dato alla vicenda del Mezzogiorno e della sua modernizzazione e alla riflessione sul rapporto fra industria, energia e sviluppo. Una riflessione che ha trovato (e tuttora trova) nel Mezzogiorno un campo esemplare di come esso si pone in un’area di solo parziale sviluppo, e suona come una solenne, anticipata smentita ai non pochi che, dalla fine del secolo XX, sembrano negare alla dimensione industriale e alla grande dimensione aziendale i ruoli e gli spazi tradizionali nel processo di ulteriore sviluppo dello stesso Mezzogiorno, così come li si depreca, con ancora maggiore approssimazione, al mondo e all’economia che (con molto equivoca terminologia) vengono definiti post-industriali. n 43 c ultura e so c i et à di Tarcisio Bellò (Sezione Cai di Marostica) LA sorgente nella neve B ilancio decisamente positivo per la spedizione “Chantir Gah 2009”, patrocinata dall’Associazione Sezioni Vicentine del CAI e dalla Associazione Onlus Montagne Solidarietà di Avio. Il gruppo guidato da Franco Brunello e Tarcisio Bellò ha coronato la parte alpinistica con la salita di tre splendide montagne della catena dell’Hindukush. Oltre a questo si è concretizzata un’opera benefica costruendo un acquedotto per il villaggio pakistano di Gothulti. L’idea, suggerita in agosto 2007 dal maestro locale Rasa Aman Sha, era stata accolta dal gruppo vicentino mettendo all’asta il nome di una delle montagne inviolate e innominate scalate lo stesso anno nella catena dell’Hindukush. L’appello trasmesso da Licia Colò nel programma televisivo nazionale “Alle falde del Kiliman- 44 giaro” ha riscosso un notevole successo concludendosi positivamente con un gruppo sciistico torinese che alla fine si è aggiudicato l’asta. Così tra questa e altre iniziative correlate sono stati raccolti circa diecimila euro sufficienti per finanziare l’opera programmata. La costruzione dell’acquedotto di Gothulti Alla sorgente è stata costruita una presa cementizia poi i lavori sono proseguiti con l’interramento di oltre mille metri di tubo di polietilene del diametro di due pollici e il completamento al centro del paese di una vasca di stoccaggio abbinata ad una graziosa fontana in pietra a faccia vista. Con le direttive tecniche di Franco Brunello e Pino Stecca, una ventina di volontari e muratori locali hanno realizzato in pratica la linea principale dell’acquedotto comunale che fornisce oltre duecento litri di acqua al minuto. Ma parlare semplicemente di acqua potabile non sarebbe del tutto appropriato perché è emerso che la sorgente individuata da Brunello cinque anni fa trasporta acqua minerale purissima grazie ad un lungo tragitto sotterraneo nelle ghiaie profonde della valle. La preziosa risorsa vitale ha modo di filtrarsi e di purificarsi dalle contaminazioni batteriche arricchendosi di sostanze che la rendono particolarmente dolce rispetto alle varie acque di superficie fluenti dai ghiacciai di montagna. Infatti i fiumi di norma risultano inquinati da sabbie finissime mentre le acque derivate da scoline campestri convogliano una notevole carica batterica causata da reflui domestici e scarichi di animali con grossi problemi di salute pubblica. Il getto della fontana cade gorgogliando su una vasca di marmo. All’interno della casetta-fontana si accumulano un paio di metri cubi d’acqua e dopo il ripristino di una seconda cisterna sottostante è stato possibile servire anche la scuola elementare del villaggio. Le maggiori autorità locali sono state coinvolte nel progetto e nell’esecuzione dell’opera come il sindaco di Iskhoman, Mirza Mohammad, il maestro Raza Aman Sha e il preside del comprensorio Sher Baz Khan che accompagnavano in visita centinaia di scolari per spiegare l’importanza dell’acqua per la salute e il benessere della popolazione, o i responsabili della fondazione internazionale Aga Khan, esperti di progetti similari, che si sono complimentati per la competenza con cui si stava eseguendo il lavoro. A fine lavori si è proceduto all’inaugurazione ufficiale assieme ad un folto pubblico presente, tra canti, balli, applausi, congratulazioni ed alcune scherzose spruzzate d’acqua. Al termine una folla festosa e vociante di persone, giovani e ragazzini ha accompagnato il gruppo vicentino fino alle vetture pronte per il rientro in Italia. Verso l’Haiz Gah A fine luglio la squadra di alpinisti si è mossa da Gothulti in direzione del campo base, verso la testata della valle di Chantir e poi a est nella valle Haiz Gah fino a quota 3580. Il luogo scelto come campo base era praticamente una sassaia e ha richiesto un grosso lavoro per ottenere delle piazzole necessarie agli attendamenti. Al termine però tutto il campo era opportunamente ombreggiato da secolari betulle e la scelta si è dimostrata particolarmente felice visto il sole implacabile e accecante, con temperature di oltre trenta gradi che avrebbe reso proibitivo lo stazionamento diurno all’interno delle tende. Due cascate, precipitando da inaccessibili dirupi, alimentavano un limpido ruscello utilizzato per lavarsi e per rifornirsi d’acqua. A fine luglio era già stato installato il primo campo ai piedi del ghiacciaio, a quota 4120. Ai primi di agosto dieci alpinisti han- “Una spedizione vicentina, guidata da Franco Brunello e Tarcisio Bellò, nella catena dell’Hindukush, tra alpinismo, esplorazione e la costruzione di un piccolo ma vitale acquedotto per il villaggio pakistano ” di Gothulti no raggiunto campo due a quasi cinquemila metri. Parte del percorso è stata attrezzata per attraversare alcune zone crepacciate e un paio di passaggi esposti su roccia. All’alba del 6 agosto si è continuata la risalita del ghiacciaio. Ma la fatica si fece sentire: Soltanto quattro dei partecipanti hanno potuto concludere l’interminabile scalata alla cima dell’Haiz Peak di 6105 metri. L’arrivo in vetta si è svolto nella sera del 6 agosto mentre l’ultima luce del giorno radeva le altissime creste inghiottite dalle ombre sempre più cupe del fondovalle. Mauro, Maurizio, Giovanna e io, solerti dopo un fuggevole attimo di compiacimento Qui sopra, alcuni componenti della spedizione vicentina in Hindukush, tra alpinismo e solidarietà 45 c ultura e so c i et à “L'arrivo in vetta mentre la luce del giorno radeva le altissime e pochissimi fotogrammi abbiacreste inghiottite mo cominciato la discesa a corda dalle ombre del doppia che si è fondovalle protratta per tutta la notte lungo la stessa parete di salita. Dopo ventiquattro ore di scalata, la squadra è stata accolta dai compagni al campo due. Una brevissima dormita ha un po’ mitigato l’esaurimento fisico che poi è stato reso completo dal prosieguo della giornata e dal trasporto a valle dei materiali. ” Una montagna dedicata a Cristina Castagna Rinfrancata la stanchezza alcuni scalatori hanno allestito un nuovo campo due a 4600 metri di 46 B Ilancio positivo per la spedizione “Chantir Gah 2009”, patrocinata dall’Associazione Sezioni Vicentine del CAI. Il gruppo guidato da Franco Brunello e Tarcisio Bellò ha coronato la parte alpinistica con la salita di tre montagne della catena dell’Hindukush e ha realizzato un’opera benefica costruendo un acquedotto per il villaggio pakistano di Gothul altitudine, uno straordinario balcone panoramico con splendida visuale su immani bastionate di roccia e ghiaccio, intersecate una all’altra per quasi tutto l’orizzonte. Decine e decine di montagne dove nessun alpinista ha avuto ancora l’opportunità di metterci piede. La mattina del 10 agosto mi sono diretto al ver- sante nord ovest di un caratteristico rilievo che chiudeva la valle come massima elevazione di un crinale montuoso a sé stante. Dopo quattro ore di salita in solitaria ed alcuni tratti autoassicurati piuttosto difficili sono giunto al filo della cresta rocciosa, qualche decina di metri dal vertice della montagna alta 5311 metri. Coperta cautamente la breve distanza, sulle rocce sommitali, ho inciso con una pietra e gli occhi rigati di lacrime la scritta “Ciao Cristina” come dedica all’amica Cristina Castagna precipitata tragicamente sul Broad Peak poche settimane prima. Lì vicino, su una fessura, è rimasto anche un piccolo crocifisso. Dopo aver piantato un chiodo mi sono calato con una prima corda doppia verticale e poi altre fino al termine delle difficoltà. Alle due del pomeriggio sono rientrato al campo. Il programma del giorno seguente prevedeva il tentativo ad una cima inviolata con altitudine riportata in cartografia di 5701 metri. Così Mauro Boni e Franco Brunello hanno lasciato il campo alle cinque del mattino per inerpicarsi lungamente su un sinuoso canalone. Un paio di ore dopo li seguiva la cordata Tarcisio Bellò con il figlio Ettore di undici anni. A quota 5400 c’è stato l’incontro fra le due cordate. Mauro era ferito ad un braccio a causa di una pietra venuta giù dall’alto. Prevedendo ulteriori difficoltà assieme ai compagni è sceso anche Ettore. Da solo ho proseguito l’ascensione e terminato il canalone ho affrontato un pendio aperto a ventaglio. Sottili lame di neveghiaccio formate dall’irradiazione solare e dal calore cedevano repentinamente sotto ai piedi impegnandomi in una progressione piuttosto instabile e pericolosa. Raggiunta la cresta sono riuscito a superare gli ultimi tratti delicati poco prima della grande calotta sommitale. Dalla cima ho tentato di dirigermi verso una struttura di ghiaccio simile ad un’onda, che appariva leggermente più alta, ma poi ho dovuto desistere perché si sprofondava dappertutto. Scattate varie foto, sono ritornato sui miei passi attrezzando diverse corde doppie. Ricongiunto il gruppo al campo base, tutti i partecipanti si sono incamminati verso valle per completare i lavori, inaugurare la fontana e poi rientrare in Italia. In alto a sinistra, il capospedizione Tarcisio Bellò con il sindaco di Iskhoman I partecipanti Nella spedizione vi erano sei soci delle sezioni vicentine del Cai, con Franco Brunello, Mauro Boni, Maurizio Tibaldo e Pino Stecca per Montecchio Maggiore, Tarcisio ed Ettore Bellò per quella di Marostica, poi due soci del Cai di Padova, Federico Battaglin e Giovanna Galeazzo, il vicentino Giuseppe Gaianigo e il medico emiliano Riccardo Ferrari. Inoltre il cineoperatore Stefano Bandiera ha ripreso tutte le fasi della spedizione per un filmato che racconta l’intervento umanitario vicentino e le relative ascensioni alpinistiche. n La situazione geo-politica del Pakistan Attentati telebani e lotta armata messa in atto dal governo pakistano fanno continuamente notizia. Così il Pakistan viene dipinto come un paese assolutamente pericoloso, con la conseguenza drammatica che il settore turistico si è ridotto del settanta per cento. In realtà i fatti di cronaca accadono a note- vole distanza da Islamabad e a centinaia di chilometri dalla regione dove ha operato la spedizione vicentina. Zona che invece viene ritenuta del tutto tranquilla sotto il profilo politico-religioso. Basti pensare che il sindaco di Ishkoman, Mirza Mohammad, è stato eletto da una larghissima maggioranza di votanti e che la comunità di Gothulti riunita settimanalmente nella jamankana, la moschea locale, varie volte ha pregato per il gruppo vicentino perché portasse a termine i propri progetti senza patire problemi personali o di salute. 47 di Eros Maccioni c ul t ur a CARIOCHE e trattori N o, il Brasile non c’entra. Perché le abbiano chiamate carioche forse non lo sa nessuno, e la spiegazione delle verniciature sgargianti non convince gran che. Ma fa lo stesso, l’importante è che questi ibridi meccanici sconosciuti ai più raccontano una storia di fatica, ingegno e povertà in cui si specchia un ventennio buono della vita rurale italiana. Non erano auto e neppure trattori, o meglio, erano tutti e due. Negli anni Trenta e Quaranta, quando la forza lavoro nelle campagne era svuotata dalle sanzioni e dalla guerra, servivano mezzi a motore in grado di compiere prima e meglio i lavori che per secoli avevano svolto le pariglie di buoi. Di trattori se ne vedevano pochi, erano costosissimi e soldi nelle campagne non ce n’erano. Ma l’inventiva sì, quella c’era, la miseria l’aveva allenata a dovere. Un’automobile scassata ma non del tutto veniva smembrata, saldata, adattata e rimodellata sotto un’altra forma, con pezzi ricavati da altri veicoli, spesso residuati bellici. Andavano benissimo gli chassis e i motori delle vecchie Fiat 501 e 503, che conservavano l’aspetto originario nel 48 muso, mentre nel retrotreno subivano l’innesto di pianali. Venivano applicate ruote più grandi e l’alimentazione passava dalla benzina al petrolio. Le migliori abilità del fabbro, del meccanico e dell’elettrauto (ma potremmo scomodare anche l’ingegnere), si intrecciavano nella creazione di questi Frankenstein della meccanica, a metà fra la macchina agricola e il veicolo da trasporto. Al pluridecorato Museo dell’Automobile Bonfanti Vimar di Romano d’Ezzelino va il merito di avere sottratto le carioche all’oblio generale: a fine ottobre è stata inaugurata la mostra “Carioche e trattori – le macchine che hanno cambiato l’agricoltura”, visitabile fino al 5 aprile. Nei saloni dello stabile di via Torino si possono ammirare i giganti che per mezzo secolo hanno ruggito sulle campagne di tutta l’Italia. Il pezzo più antico è la locomobile Brown e May del 1888. Di solito veniva trinata dai buoi e con la forza del vapore azionava trebbiatrici e altri macchinari. Impossibile non rimanere affascinati dalla maestosità dell’International Titan del 1920, del Detroit della Fordson del 1921, del John Deere del 1936 con le sue carat- teristiche ruote anteriori ravvicinate. Nei saloni A questi trattori di fabbricazione stradello stabile di via niera facevano da Torino si possono contrappunto, senza sfigurare affatto, ammirare i giganti gli italiani. Come il che per mezzo secolo Superlandini prima serie del ’36, a cui hanno ruggito sulle contendeva la scecampagne di tutta na un’altra leggenda del solco, l’Orsi, l’Italia. presente al museo Bonfanti Vimar con il modello Argo degli anni ’50. Mostri di potenza che iniziavano a sbuffare dopo la laboriosa accensione a “testa calda”, un rituale che continua ad affascinare gli appassionati alle feste della trebbiatura riproposte sempre più spesso dalle pro loco nei paesi. Tra le varie curiosità della mostra anche un peso piuma come lo “Scoiattolo” della Peschiera & Folli di Casalmaggiore. Per le sue ridotte dimensioni non venne mai usato in agricoltura per l’aratura o lavori simili ma solo per il traino di carri di piccola taglia. A “Carioche e trattori” trovi anche il marchio che non t’aspetti, come Lamborghini e Porsche. Quando non erano ancora sinonimo di velocità pura, anche queste industrie blasonate diedero il loro contributo ad alleviare le fatiche dei contadini. Era il 1947 quando la casa del toro firmò la carioca Morris. Ferruccio Lamborghini, forte dell’esperienza accumulata durante la guerra, acquistò una camionetta in un centro Arar (azienda recupero alienazione residuati) e disegnò il trattore che voleva costruire. Ne nacque una carioca, che il costruttore stesso presentò alla festa del paese nel giorno di San Biagio, riuscendo a venderne ben undici pezzi. Il prototipo è esposto al Bonfanti-Vimar per concessione del Centro Polifunzionale Ferruccio Lamborghini Museum di Dosso. Della Porsche è possibile ammirare invece lo Junior D del 1955, un trattore particolarmente longevo, dato che fu prodotto fra il 1937 e il 1960. C’è anche una Buick, anzi, mezza: “ ” A l pluridecorato Museo dell’Automobile Bonfanti Vimar di Romano d’Ezzelino va il merito di avere sottratto le carioche all’oblio generale: a fine ottobre è stata inaugurata la mostra “Carioche e trattori – le macchine che hanno cambiato l’agricoltura” l’anteriore, che risale al 1925 e conserva tutta la sua regalità, contrasta con il posteriore adattato artigianalmente nel 1947 all’uso di traino e trasporto. In esposizione anche una motoseminatrice Carraro del 1958, una motofalciatrice Bcs del 1946, una trebbia italo-svizzera del 1950 e un carro-officina degli anni ’40. Ad aumentare la suggestione nel visitatore è il sapiente allestimento delle sale con gli arredi rustici della Siriola, un’associazione culturale di Romano d’Ezzelino che ogni anno, al locale Palio delle Contrade, riproduce con rara ricercatezza scenari e momenti di vita agreste dei primi decenni del secolo scorso. Questa è la trentaseiesima mostra tematica allestita al Museo Bonfanti-Vimar, che negli anni 1999, 2000, 2001, 2004 e 2007 è stato insignito del riconoscimento di miglior museo europeo della motorizzazione. Anima e principale propulsore di questa realtà è Nino Balestra, che riveste la carica di presidente. n In queste pagine alcuni dei "pezzi" storici esposti nella mostra (foto Studio Reporter) 49 fa tti e pe r so n e Giuseppe Valter Peretti presidente della Sezione Concia Giuseppe Valter Peretti è il nuovo presidente della Sezione Concia di Confindustria Vicenza. Per lui si tratta di un ritorno alla guida della sezione, avendola già presieduta dal 1993 al 1997. In seguito, dal ‘97 al 2001, Peretti ha ricoperto l’incarico di vicepresidente di Confindustria Vicenza e, nello stesso periodo, anche quello di presidente nazionale dell’Unic, l’Unione nazionale industrie conciarie, di cui attualmente è vicepresidente. 56 anni, presidente del Gruppo Peretti, che unisce tre concerie, la Conceria Cristina, la Nuova Gasby e la Interleather, Peretti guiderà per il prossimo biennio un consiglio direttivo di sezione composto dai vicepresidenti Bernardo Finco (Conceria Bernardo Finco, Bassano del Grappa) e Chiara Mastrotto (Gruppo Mastrotto, Arzignano) e dai consiglieri Umberto Anzolin (Conceria Anzolin, Montorso), Mirko Balsemin (Nice, Zermeghedo), Francesco Dal Molin (I.C.A., Arzignano), Gianfranco Dalle Mese (Conceria Montebello, Montebello Vicentino), Pietro De Sero (I.C. Industria Conciaria, Arzignano), Antonio Forlin (Industria Conciaria Europa, Tezze sul Brenta), Riccardo Grotto (Sirp, Cologna Veneta), Carlo Rumor presidente del Raggruppamento Vicenza Citta’ Carlo Rumor è il nuovo presidente del Raggruppamento Vicenza Città di Confindustria Vicenza, che unisce tutte le aziende associate con sede nel capoluogo berico. Subentra a Michele Amenduni, giunto a fine mandato. Rumor, 63 anni, è titolare della Tipografia Rumor, storica azienda grafica vicentina fondata nel 1881 da Giacomo Rumor, iscritta dal 1945 all’Associazione Industriali. Nell’ambito del suo impegno associativo, Rumor ha anche ricoperto la carica di presidente della Sezione grafici, cartai e cartotecnici dal 2001 al 2005. Il nuovo presidente guida un consiglio direttivo composto da Michele Amenduni (Acciaierie Valbruna), Alessandro Bocchese (Maglificio Miles), Marco Bocchese (Bocchese), Roberto Candussi (Incos Italia), Claudio Cegalin (Videomedia), Adamo Dalla Fontana (BDF Industries), Umberto Ferretto (Armes), Marco Franchetto (Pulitalia), Giulio Olivotto (L.E.G.O.), Francesco Padovan (F.lli Padovan), Matteo Salin (Ash Multimedia), Silvano Spiller (CMP Industries) e Luciano Vescovi (Impresa Vescovi Antonio). 50 Rino Mastrotto (Rino Mastrotto Group, Trissino), Gherardo Ruffoni (Conceria del Corso, Arzignano) e Monica Tolio (Conceria Tolio, Chiampo). Il rafforzamento del ruolo di rappresentanza della categoria per essere protagonisti nelle scelte che riguardano il settore, le tematiche ambientali, il potenziamento dei servizi agli associati e la formazione sono alcune delle priorità che il nuovo consiglio di sezione della concia si darà nel corso del mandato. Manuel Scortegagna presidente del Raggruppamento Vicenza Nord Ovest Manuel Scortegagna è il nuovo presidente del Raggruppamento Vicenza Nord Ovest di Confindustria Vicenza. Subentra ad Alberto Zamperla, giunto a fine mandato. Scortegagna, 41 anni, all’interno dell’Associazione è anche presidente della Sezione trasporto merci e persone e spedizionieri. Come imprenditore, è amministratore delegato della Scortrans di Altavilla Vicentina, azienda di spedizioni internazionali presente a livello europeo con servizi di trasporto terrestre e logistici e a livello mondiale con servizi aerei e marittimi.Scortegagna è stato eletto in occasione dell’assemblea del Raggruppamento Vicenza Nord Ovest, svoltosi a palazzo Bonin Longare. Per il prossimo biennio, il nuovo presidente potrà contare su un consiglio direttivo composto da Michele Adda (OMPAR, Arcugnano), Romano Bisin (Sepran, Isola Vicentina), Franco Fgerappi (Ferappi Industria Serigrafica, Creazzo), Francesco Padovan (F.lli Padovan, Vicenza) e Alberto Zamperla (Zamperla, Altavilla Vicentina). Servizi Innovativi e tecnologici: Luca Bortolami presidente della Sezione. La Sezione Servizi innovativi e tecnologici dell’Associazione ha eletto alla presidenza Luca Bortolami (ICM Immagine Integrata, Vicenza). Con il rinnovo delle cariche, il nuovo consiglio direttivo della Sezione è composto inoltre da Giovanna Arcaro (Equasoft, Vicenza), Ezio Barberini (Barberini Project, Vicenza), Odino Baù (Studio Marketing & Services, Vicenza), Sergio Fontana (Intech, Cornedo Vicentino), Bruno Gabbiani (Gabbiani & Associati, Vicenza), Filippo Miola (Array System, Grisignano di Zocco), Isabella Monti (CPE Eredi Monti, Bassano del Grappa), Nicola Ronconi (Anthea, Vicenza), Matteo Salin (Ashmultimedia, Vicenza, past president), Gianfranco Scalzotto (Qualitas Informatica, Santorso), Roberto Zamparini (T-Systems Italia, Vicenza) e Christian Zurischi (Telecom Italia, Vicenza). M atteo Salin vicepresidente del cnct di Confindustria Servizi Innovativi Matteo Salin, presidente di Ash Multimedia e presidente uscente della Sezione Servizi Innovativi e tecnologici di Confindustria Vicenza, è stato eletto vicepresidente del Comitato nazionale coordinamento territoriale (CNCT) di Confindustria Servizi innovativi e tecnologici. Presidente è il salernitano Roberto Magliulo. Il CNCT è un organo costituito dai presidenti e dai rappresentanti delle Sezioni territoriali del settore presso le Associazioni provinciali di Confindustria e delle Consulte regionali presenti sul territorio nell’ambito delle componenti territoriali provinciali di Confindustria. Rappresenta 15 mila aziende italiane del settore. Si tratta di un risultato importante, perché ottenuto grazie ad un lavoro di squadra che ha visto compatti i sette presidenti della Sezioni del Veneto, e che permette ora di poter incidere maggiormente in ambito nazionale. Una guida ai territori e parchi industriali del Vietnam Una Guida ai Territori e Parchi Industriali del Vietnam. L’ha realizzata Confindustria Vicenza per conto del Club dei 15, associazione che unisce le associazioni industriali delle province italiane dove è maggiore l’incidenza del manifatturiero. La guida è stata presentata in occasione della recente visita del presidente del Vietnam Nguyen Minh Triet a Confindustria a Roma. Il Vietnam è un paese dove le dinamiche di sviluppo sembrano ripercorrere quelle della Cina di vent’anni fa e dove non è quindi troppo tardi intervenire. È un mercato dalle grandi potenzialità, inserito in un contesto commerciale, quello dell’ASEAN, fatto di 600 milioni di potenziali consumatori, e di realtà economiche, come la Malesia, l’Indonesia o la Thailandia che guardano con molto interesse ai modelli di sviluppo delle Pmi italiane.La ricerca dedicata ai parchi industriali vietnamiti è stata realizzata in risposta all’interesse che le imprese italiane mostrano di avere per il Vietnam, in una logica di internazionalizzazione virtuosa: non semplici spostamenti dei processi produttivi, ma realizzazione di basi logistiche e di servizi attraverso i quali posizionarsi sui mercati in crescita. 51 fa tti e pe r so n e I vincitori del concorso “Il valore dell’etica per un futuro piu’ equo e sostenibile” Sono stati premiati, i vincitori del concorso “Il valore dell’etica per un futuro più equo e sostenibile”, organizzato dal Raggruppamento di Valdagno dell’Associazione Industriali per favorire, come spiega il bando, “una riflessione fra i giovani sulle possibili azioni etiche che i governi, le istituzioni, le amministrazioni pubbliche locali e il mondo imprenditoriale dovrebbero adottare nei confronti delle economie emergenti per garantire la sostenibilità delle attività economiche”. Il primo premio, del valore di tremila euro, è stato vinto dall’I.I.S. “Trissino” di Valdagno: il premio è stato ritirato dal dirigente scolastico, prof. Nicodemo Gasparotto e dai ragazzi della classe IV B, autori dell’elaborato vincitore. Per l.I.S. Luzzatti di Valdagno che si è aggiudicato il secondo e il terzo premio (rispettivamente, duemila e mille euro) è intervenuta la dirigente scolastica, prof.ssa Maria Cristina Benetti, i due docenti e i ragazzi della 3° A Igea, divisi in due gruppi di lavoro. Meccatronica, finanziati tutti i progetti presentati dal Distretto La Regione Veneto finanzierà tutti e quattro i progetti presentati dal Distretto regionale della Meccatronica. I progetti, che spaziano dalle nanotecnologie alle fiere internazionali, alla ricerca sull’innovazione sia di prodotto che di processo, hanno passato a pieni voti il duro giudizio regionale e verranno dunque finanziati. "È un risultato eccellente che deve farci riflettere sull’importanza della ricerca e dell'internazionalizzazione per le nostre aziende - sottolinea Filippo Giovanni Maria Carraro, rappresentante del Distretto -. La richiesta di finanziamenti alla Regione è raddoppiata in quest’ultimo anno, ciò significa che le nostre aziende hanno reagito in maniera adeguata e sono pronte ad affrontare la ripresa che si verificherà durante il 2010. Grazie alla campagna di comunicazione messa in atto dal Distretto sulle possibilità di finanziamento, c'è stato un incremento significativo di idee e progetti. Incremento che ha trovato, vista l'importanza delle 52 tematiche trattate, la giusta risposta da parte della Regione”. Due dei quattro progetti presentati riguardano ricerche che verranno condotte all’interno dei laboratori vicentini dell’Università di Padova. Ciò sta a dimostrare la crescente importanza dell’ateneo, capace di generare innovazione non fine a se stessa ma creata appositamente per risolvere le concrete problematiche di aziende e prodotti. L’ateneo lavora "gomito a gomito" con le aziende, in un processo di ricerca finalizzato al continuo miglioramento del prodotto sia in termini di funzionalità che di riduzione del costo. “Per quanto riguarda le fiere internazionali – spiega Carraro - la strategia del distretto punta moltissimo sull’internazionale; non a caso è stato citato, da una indagine condotta da Unicredit, come miglior distretto italiano per l’internazionalizzazione delle nostre imprese e dei nostri prodotti. Il Distretto sarà presente alle più importanti fiere internazionali, interloquendo con imprenditori e politici, proponendosi come gruppo in grado di creare 'superprodotti', ovvero prodotti che si differenziano per costo, perfezione di realizzazione e assistenza post vendita. Dobbiamo arrivare al punto in cui l’appartenenza al Distretto della Meccatronica diventi garanzia per l’acquirente e questo possiamo farlo solamente promuovendo capillarmente il Distretto”. 53 num e r i L'anno è finito con segnali meno negativi I risultati dell'indagine congiunturale realizzata dall'Associazione sul quarto trimestre 2009 fanno emergere un quadro economico ancora sostanzialmente negativo per l'industria vicentina, e tuttavia caratterizzato da un calo più contenuto di tutti i principali indicatori. A fronte del 20% delle aziende che ha dichiarato aumenti di produzione, il 61% delle ditte ha segnalato cali produttivi ed il 72% delle imprese ha dichiarato un livello produttivo insoddisfacente. In termini quantitativi, la produzione industriale vicentina è diminuita del 9%, a causa soprattutto della debolezza della domanda interna (-9%) e del mercato europeo (-11%). Qualche segnale di miglioramento si è verificato nelle esporta- zioni verso i paesi extraeuropei. Per quanto riguarda la consistenza del portafoglio ordini, continua a presentare una situazione tesa: un'azienda su due (52%) ha lavoro assicurato per non più di 1 mese, mentre una su tre (35%) riesce ad avere un'orizzonte un po' più ampio (fino a 3 mesi), ma pur sempre molto limitato. L'occupazione ha evidenziato un saldo negativo: in complesso gli addetti sono calati del 3%. Gli incassi sono in ritardo in più della metà delle imprese (56%) e la liquidità risulta tesa nel 38% dei casi. Nel periodo ottobre-dicembre i prezzi delle materie prime sono risultati sostanzialmente stabili. Per quanto riguarda i prezzi dei prodotti finiti si è verificato un decremento medio del 2%. Produzione ed export Saldi di Opinione Le aspettative del mondo imprenditoriale vicentino per il primo trimestre del 2010 delineano ancora un quadro molto incerto per i principali indicatori economici. Si prevede una contrazione della produzione industriale e delle vendite sul mercato interno ed estero. Per quanto riguarda le previsioni di investimento per il 2010, un dato tendenzialmente positivo è rappresentato dal leggero aumento della percentuale di imprese che prevede una crescita del livello degli investimenti rispetto alle precedenti rilevazioni. Rimane ancora una quota consistente di aziende (42%) che ha dichiarato di non avere in programma alcun investimento nei prossimi dodici mesi, dato comunque in miglioramento rispetto al terzo trimestre 2009. Industria vicentina: produzione e fatturato 1983-2008 numeri indice 1981=100 produzione export 60 40 20 0 -20 -40 1984 1985 1986 1987 1988 1989 1990 1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 54 Produzione Var. % Fatturato Var.% 1990 159,6 +1,5 1991 152,3 -4,6 1992 148,0 -2,8 1993 154,7 +4,5 1994 175,0 +13,1 1995 189,0 +10,6 1996 187,3 -0,9 1997 195,7 +4,5 1998 200,0 +2,2 1999 203,0 +1,5 2000 214,2 +5,5 2001 220,8 +3,1 2002 223,4 +1,2 2003 219,4 -1,8 2004 217,2 -1,0 2005 215,1 -1,0 2006 223,5 +3,9 2007 231,8 +3,7 2008 226,5 -2,3 Fonte: nostre stime 285,5 290,6 298,2 324,1 378,9 439,9 442,1 467,7 490,1 499,9 557,9 585,8 591,7 590,5 612,9 608,6 627,5 645,1 635,4 +7,6 +1,8 +2,6 +8,9 +16,9 +16,1 +0,5 +5,8 +4,8 +2,2 +11,6 +5,0 +1,0 -0,2 +3,8 -0,7 +3,1 +2,8 -1,5 Tassi e condizioni bancarie al 31 dicembre 2009 Le esportazioni per paese. 2001-2008 (milioni di euro) VICENZA-EXPORT 2004 2005 2006 2007 EUROPA8.200,9 7.865,4 9.408,4 10.505,0 9.505,8 Unione Europ.5.801,7 6.260,6 7.483,9 8.734,1 7.692,7 Francia1.223,9 1.192,7 1.406,5 1.524,4 1.401,5 Germania 1.456,7 1.331,3 1.626,1 1.841,7 1.656,6 UK 815,5 767,1 826,7 862,4 664,4 Spagna 713,2 662,4 789,7 855,8 686,3 Svizzera 488,6 446,2 485,3 500,3 522,9 Russia 197,8 235,9 336,5 456,8 497,3 Turchia 262,6 253,2 301,4 295,5 283,8 AFRICA 305,3 321,9 377,3 464,4 521,8 AMERICA1.739,9 1.621,3 1.815,4 1.732,3 1.597,4 Usa1.273,5 1.180,5 1.322,0 1.218,7 1.071,4 Canada 173,9 149,2 149,8 149,1 142,1 Messico 77,2 77,8 90,2 106,6 102,9 Brasile 65,9 64,9 66,2 77,1 96,8 ASIA1.618,7 1.698,4 2.060,6 2.083,8 2.053,5 Cina 277,9 273,7 337,4 340,4 325,7 Hong Kong 334,8 320,4 356,6 317,1 289,2 Giappone 178,0 184,8 194,2 183,2 169,4 Emirati Arabi 141,6 165,9 232,0 283,9 320,3 India 53,1 77,6 95,5 112,1 125,1 OCEANIA 124,6 128,3 136,1 168,9 187,9 Australia 105,7 108,3 118,5 148,3 166,8 11.659,6 13.823,6 14.961,0 13.870,6 TOT. GEN. 12.011,9 Indagine relativa alla provincia di Vicenza su un campione di imprese con positivi indicatori economico-finanziari Conto corrente 2008* Tasso franco commissione max scoperto 3,9% Spese per operazione 1,6 Valuta per assegni fuori piazza 3,1 gg. Lav. Anticipi su fattura/contratti Tasso aperto 1,21% Smobilizzo Italia Tasso sbf 1,19% Commissione incasso effetti cartaceo 2,9 Commissione incasso effetti elettronico 1,8 Valuta portafoglio cartaceo 4,4 giorni lavorativi Valuta portafoglio elettronico 4,5 giorni lavorativi Operazioni con l'estero Tasso per anticipi export 1,33% Spread a favore della banca su eurodivisa 0,43% crediti di firma Fideiussione Italia 0,52% Indicatori di riferimento BCE Euribor 3 mesi lettera 365 Rendimento lordo titoli pubblici Fonte: Istat - * dato provvisorio 1% 0,724% 3,212% Scheda generale della provincia di Vicenza (2002-2008) 2002 2003 2004 2005 2006 2.722kmq 2.722kmq 2.722kmq 2.722kmq 2.722kmq 807.046 819.297 831.356 838.737 844.111 n.d 314.759 322.325 327.124 62.707 63.446 64.193 368.000 376.000 11.000 12.000 - nel settore produttivo 181.000 - nel terziario 176.000 Superficie territoriale Popolazione Famiglie Imprese attive non agricole Occupati - in agricoltura Tasso disoccupazione 2007 2008 2.722kmq 2.722kmq 852.242 861.768 331.218 337.268 342.108 64.960 65.708 66.079 66.641 374.000 374.000 372.000 374.000 14.000 10.000 12.000 12.000 193.000 176.000 175.000 174.000 171.000 171.000 184.000 189.000 187.000 191.000 2,6% 2,5% 3,3% 3,5% 3,7% Fatturato industria 41,0 miliardi € 40,9 miliardi € 42,5 miliardi € 42,2 miliardi € 43,5 miliardi € 44,7 miliardi € 44,0 miliardi € Esportazioni 11,8 miliardi € 10,6 miliardi € 12,0 miliardi € 11,7 miliardi € 13,8 miliardi € 15,0miliardi € 13,9 miliardi €* Importazioni 6,9 miliardi € 6,0 miliardi € 6,6 miliardi € 6,5 miliardi € 7,8 miliardi € 8,5 miliardi € 7,4 miliardi €* 19,3 miliardi € 19,7 miliardi € 20,1miliardi € 20,6 miliardi € 21,8 miliardi € Reddito lordo 3,4% - % - Fonte: Istat - Il dato 2002 sul numero di famiglie non è ancora stato ricostruito - (*) dato provvisorio 55 tra nsl a t i o n Strategic zone for EU-27 member states In the past few months a memorandum of understanding between the manufacturers’ federations of the six key areas for Europe’s development set up a project named “meta-region”. The areas concerned are the Veneto, Friuli Venezia Giulia, Slovenia, Croatia, Carinthia and Styria. Such an agreement is based on the belief that “meta-region” may become a major and strategic zone for EU27 member states. Indeed, worldwide competition and the “map of industrial productions” - which is now changing due to the international downturn - will give such a “meta-region” a leading role and as well as important benefits once organisations representing all business sector will share common goals. The promoters of the project have thus set up a network among the various federations aimed to develop a dialogue and a debate with the local and national authorities on issues which are of prime importance to the development of firms and trade. “This project – says Luca Cielo, vice- 56 president of Confindustria Veneto and president of Small Enterprises – has been set up thanks to some research done by the North-East Foundation, which identified the above-mentioned areas which we then called “meta-region”. The research pointed out that this region was of strategic importance to the development and growth for a new 27-member state Europe, owing to its GDP and logistic infrastructures. Further studies and analyses have also stressed that the large concentration of small and mediumsized enterprises and the widespread manufacturing vocation could play an increasingly significant role if properly fostered in the future. Taking that into account, we decided to set up a threeyear project whose goal is to establish a network of cooperation between the various business federations and associations from this large region. We trust that this “meta-region” may provide a real chance of crossing the national borders, facing different realities, exchan- ging good practice and learning from each other’s experiences. Being aware that the international economic downturn will lead to new changes in markets and trade, and that in the future the competition will increasingly consist of “business districts” , has definitely urged us to promote this important and ambitious project. The “meta-region” is a unique opportunity for small and medium sized enterprises, which are highly vulnerable at the moment, but they also proved in the past to cope with hard times better than others, thanks to their own corporate structure which makes them highly flexible. This project may become a sort of platform to be used to get to know the markets of Eastern Europe”. Confindustria Veneto has lately held a forum on the infrastructures needed for the development and growth of the area included in the “meta-region”. The meeting was joined by Andrea Tomat, president of the Veneto’s industrial employers; Luca Cielo, regional president of small enterprises, as well as all the partners of the project, experts and professionals such as Paolo Costa, head of the Port Authorities; Otmar Petsching, president of the Austrian manufacturers’ federation in Carinthia; Franco Miller, head of infrastructure and transportation at Confindustria Veneto; Robert Sever, head of the Transport Federation of the Slovenian Chamber of Commerce; Jochen Pildner-Steinburg, president of the Austrian manufacturers’ federation in Styria; Paolo Balisteri, coordinator of the Transpadana Committee; Renato Chisso, regional councillor for mobility and infrastructures; Josef Lobnig, president of the Carinthia’s Parliament; Franz Luckler, director of the infrastructure department in Styria. The forum was organised along three main priorities: first, the making of the Baltic-Adriatic Corridor; second, the setup of cooperation between the ports of the Northern Adriatic sea; third, the building of the infrastructures needed to connect the areas included in the “metaregion”. To this purpose, an agreement on the Baltic-Adriatic Corridor was signed. To achieve these goals, funds from the EU will be needed, so a permanent work group will be set up to deal with infrastructure projects to be submitted to the European Commission by next spring. “The Veneto has once again proved to be able to promote forward-looking projects – says Luca Cielo -. We are well aware that both enterprises and districts will have to compete in the future, so the “meta-region” is a key opportunity not to be missed. The economic growth of this area will chiefly depend on infrastructure development”. “We all agree on the economic prospects of the “meta-region”, which may lead to a great development in logistics for European and worldwide trade, on condition that this project is promoted with shared strategies – says Paolo Costa -. The Northern Adriatic port infrastructure may become a world logistic platform for both container and passenger traffic through a combined and intermodal transport network”. “This “meta-region” is a daring, far-sighted project aimed to set up a network of common shared policies – says Andrea Tomat, president of Confindustria Veneto -. As we represent the enterprises and economies of the area, we worked hard to set up and strengthen Corridor 5, and now we also share the need to develop another strategic link – the Adriatic-Baltic Corridor, which may become the backbone of the economy and trade between Austria, Slovenia, Poland up to the Baltic countries and Russia, and world markets. We are working with determination and show our strong commitment to infrastructures, human resources and training”. Corporate social responsibility on the rise Appointed head for corporate social responsibility by the Association a few months ago, Matteo Cielo now talks about an issue which has lately become increasingly important to Vicenza’s firms, as it is quite complex and has got different aspects to be taken into account. - What is corporate social responsibility? “The best way to answer this question is to give a practical example. Let us take into account a few instances which may explain the historical origins of corporate social responsibility. On the one hand is Rossi cotton mill, which promoted a social and urban project in Schio to improve the staff’s health and working conditions in the late 1800. On the other hand, Marzotto factory had a “social village” built in the 1930s. Social corporate responsibility is a much more recent idea from the 1980s, which means caring for and protecting the staff’s rights, also with the help of the local commu- nity, and the environment. Protecting the environment means protecting the community, future generations who will take advantage of the production sites we have used”. - Is it possible to solve the current downturn also through corporate social responsibility? “I wish it were so, but in today’s global market where we deal with countries which do do comply with safety standards with respect to their staff, workplace and community, it is not possible for corporate policies to overcome this crisis”. - What is the real impact of corporate social responsibility on firms, especially in these tough times? “First, we must consider it as an investment rather than a cost. The benefits can hardly be assessed, but I am confident that all the activities oriented to improve health and safety inside and outside the company will reach a posi- 57 tra nsl a t i o n tive cost/benefit proportion. If you manage to improve a working place in an office or in the factory, you get a huge benefit because an employee will work in a better place, will produce more and will become more committed to his or her company. Having employees satisfied with their jobs helps the company go through a critical situation, find new strategies and share common goals. I would not expect a socially responsible company to overcome a crisis because of that, but it will acquire further strength if it has a committed, determined staff”. - What do you think of SA8000 social responsibility certification? “It is a world standard, which may be applied to a firm building a skyscraper in Shanghai as well as to a Vicenza-based company with a few employees. This standard includes labour regulations, which apply to any country in the world. Italy ranks first with 50% of firms certified SA8000 for a total of approx. 1,800 around the world. The Veneto Region has recently gathered the importance of this commitment shown by its businesses and in 2009 gave a regional award to those companies certified under SA8000, which will be repeated this year also for companies certified under EMAS and OHSAS 18001. Awarding socially responsible companies has created added value both locally and internationally”. - Are the companies which are not SA8000 certified still socially responsible? 58 “They are, definitely. There are many companies from Vicenza that are already socially responsible, but they may not be aware of that or do not want to show it, so they have decided not to certify such a value. One of my goals as head for social responsibility at Confindustria Vicenza is to set up an initiative where our members can share their experiences and accomplishments. Then my idea is to gather the results of these experiences and make them available on a database of “Vicenza’s good practices”, which should include a brief outline of socially responsible initiatives, so that our member companies may gather ideas and suggestions to be applied in their working environment”. - Is training in this area needed for entrepreneurs? “Of course. In the past few years new professions have been created such as the manager in charge of his or her company’s social responsibility, with specific Master courses on the subject. My project is to arrange for a training course which should also include visits to companies across the Veneto to provide instances of corporate social responsibility. A course for young and senior entrepreneurs would also be helpful both to the company’s owner and his or her collaborators, because they are actively involved in their company’s social responsibility process”. - How would you start to deal with social responsibility in a company willing to show its commitment to that? “I would start with safety in the workpla- ce. I cannot think of a company which is strongly committed to the local community but does not ensure its employees’ safety. That is the reason why the social responsibility bureau at Confindustria Vicenza should work in close collaboration with the work safety department. If you ensure a safe working place, that means safety for your staff and their families”. - Corporate social responsibility is often confused with sympathy... “It is. Sometimes the idea of solidarity seems to imply social responsibility. It is true, in part, because helping others outside your own company means being socially responsible, but I would keep the two ideas separate. For instance, our Young Entrepreneurs’ Club has distinguished corporate ethics from solidarity, i.e. the initiatives aimed to stakeholders from those aimed at those who are in need. In this respect, our Club, also helped by senior entrepreneurs to achieve greater success, has chosen to support a solidarity project for children with heart disease (www.bambinicardiopatici.it) coordinated by prof. Alessandro Frigiola”. Vicenza’s alpine climbers amid Hindu Kush mountains and humanitarian projects The outcome of the “Chantir Gah 2009” expedition, organised under the patronage of Vicenza’s alpine associations and Onlus Solidarity Mountains of Avio, is undoubtedly positive. The group headed by Franco Brunello and Tarcisio Bellò climbed three enticing mountains of the Hindu Kush range. At the same time, a charity work aimed to build a waterworks for the Pakistani village of Gothulti was also completed. The idea suggested in August 2007 by local master Rasa Aman Sha was soon approved by Vicenza’s alpine climbers. One of the unclimbed and unnamed mountains within the Hindu Kush range was up for auction. The appeal given by TV presenter Licia Colò from her programme “Alle Falde del Kilimangiaro” scored a great success and eventually a climbers’ group from Turin was awarded the auction. This initiative and a few others helped raise around € 10,000, enough to finance the waterworks. The construction of the Gothulti waterworks A cement setting was built at the spring; then more than 1,000 m of a two-inch polyethylene pipe was buried deep into the ground and a reservoir was completed along with a lovely stonefaced fountain in the centre of the village. Under the technical guide of Franco Brunello and Pino Stecca, around twenty local volunteers and bricklayers built the main line of the municipal waterworks, which supplies over 200 litres of water per minute. It is not at all fair to consider such water just as drinking water, because the spring identified by Brunello five years ago conveys pure mineral water, thanks to a long underground journey through the deep rocks of the valley. This precious, vital resource penetrates and purifies itself from any bacteria and also enriches itself with substances that make it quite sweet compared to the surfa- ce water from glaciers. Indeed, rivers are usually polluted by very fine sands while the water from … conveys a remarkable amount of bacteria, caused by household wastewater and animal waste with huge public health problems. The fountain jet falls bubbling into a marble tank, where there are a couple of cubic metres of water. After placing a second tank underneath, water was also conveyed to the village’s primary school. The major local authorities were involved in the project and building work such as mayor Iskhoman, Mirza Mohammad, master Raza Aman Sha and the headmaster of Sher Baz Khan schools, who headed hundreds of pupils to visit the waterworks, to explain the importance of water to public health and welfare, as well as the experts from the international Aga Khan foundation, who congratulated our technicians on their skills and expertise they were doing their job with. Once the work was completed, a report was drawn up and signed by Pakistani and Vicenza’s representatives. The waterworks was officially inaugurated in front of a large public amid dances, songs, applauses, cheers and even some water splashes. At the end of this cheerful festival, a crowd of people from all ages said goodbye to the crew of Vicenza’s technicians now ready to get back to Italy. Towards Haiz Gah By late July the group of alpine climbers had moved from Gothulti to the base camp, towards the head of the Chantir valley and then eastbound in the Haiz Gah valley, at an altitude of 3,580 metres. The site chosen as base camp was actually a stone quarry and they did a hard job to remove stones, in order to make room for their tents. Eventually, the whole camp was sheltered by century-old birch trees – a clever solution since the sun was mercilessly glaring. Temperatures exceeded 30°C, which would make impossible for anyone to stay inside the tents during the day. Two waterfalls from inaccessible cliffs fed a clear stream, which they used to wash and as water supply. 59 tra nsl a t i o n By the end of July the first camp at the foot of the glaciers was set up at 4,120 metres. By early August ten alpine climbers had reached camp 2 at about 5,000 metres. Part of the route was equipped to climb a few clefts and a couple of rock climbs. On August 6 they began the ascent of the glacier at sunrise. But they had begun feeling tired. Only four climbers were able to complete the never-ending ascent of the Haiz Peak at 6,105 metres. The peak was reached in the evening of the same day while the last daylight was shining on the ridges darkened by the ever-gloomier shades of the valley below. Mauro, Maurizio, Giovanna and I, soon after a fleeting moment of pride when we took very few pictures, we began abseiling all night long along the same side as the climb up. After 24 hours of climbing had lapsed, the group was welcomed by the others at camp two. A very short sleep slightly helped us recover our strength, even though the rest of the day was spent carrying the equipment to the valley. After a little rest, a few climbers put up a new camp at an altitude of 4,600 metres, a breathtaking view of huge ramparts made of rock and ice alternating on the horizon - tens after tens of mountains where no climber has 60 yet had the chance of climbing them. On 10 August in the morning I set out to the north-west face of a typical mountain which closed the valley with the utmost height of a self-supporting mountain ridge. After four hours of climbing on my own and a few self-reassuring tough lengths, I reached the rocky ridge tens of metres away from the 5311 m mountain peak. After cautiously climbing the short length, I carved “Goodbye Cristina” on the summit rocks with a stone. Looking at these words with my tear-stricked eyes, I remembered my friend Cristina Castagna who had fallen tragically on the Broad Peak a few weeks earlier. In a cleft nearby there was still a small crucifix. After driving a peg, I began abseiling using different ropes until I reached the camp at two p.m.. The following day schedule consisted of making a summit attempt at an altitude of 5,701 m as shown on the map. So Mauro Boni and Franco Brunello left the camp at 5 a.m. to climb a steep slope. A couple of hours later the roped-party made up of Tarcisio Bellò and his eleven-year-old son Ettore followed. The two roped parties met at 5,400 m. Mauro had been hurt on his arm by a rock fallen from above. Also Ettore climbed down with his mates as they expected further difficulties. I began the ascent by myself and once completed the canyon, I started climbing an open fanned slope. Thin blades of snow and ice made by thermal radiation quickly broke under my feet so that I had to climb in unsteady and dangerous con- ditions. Once I reached the ridge, I was able to cross over the last stretches just before the great summit cap. From above I tried to head towards a wave-like icy structure, which seemed slightly higher, but then I gave up because I kept sinking everywhere. I took several pictures and started abseiling. As I reached the base camp, we all went down to the valley to complete our work, inaugurate the fountain and eventually go back to Italy. Made in Italy Made-in-Italy products, quality, research, innovation, continuous experimentation are just some of the strategies which have marked Calpeda’s success on its 50th anniversary. This family-run company is a leading manufacturer of pumps and electric pumps and belongs to an industrial group consisting of foundries and submerged electric pump manufacturers. Calpeda makes over 2,000 types of pumps whose power range goes from 0.5 to 200 kW. “Water is the key element but we also depend on our staff’s expertise and reliability – says Francesco Maiolo, the company’s sales manager -. In doing so, we can fully meet our customers’ needs, while keeping in mind that we are working to improve the quality of our lives”. New methods aimed to improve our products are worked out daily by testing their weight, transportability and strength. Each single pump is also subject to quality control testing. “Our company’s winning policies – says Maiolo – mostly concern manufacturing. Our products are all “home-made”, that is made in Italy. We highly value quality, we are committed to research in order to develop new technologies and materials. Our customers are provided with a wide and dedicated range of pumps used in various applications: from household to industrial use; from civil to farming use; from irrigation and drainage to swimming pools, whirlpools and showers”. An advanced research and development centre for turbomachines, in close collaboration with a few Italian Universities and international research centres, provides Calpeda products with ever-changing technologies aimed at energy saving and protection of the environment. The investment in resources and staff for research and industrialisation makes Calpeda a highly efficient company in worldwide markets. The company’s next step for the future is to open further new branches abroad. Calpeda is already operating in the major European and Asian markets and runs a distribution network worldwide which provides service and assistance. Foreign branches are located in Spain, France, Britain, Ireland, Germany, Turkey, Thailand, Malaysia, Singapore, Taiwan, South Korea, China, Australia and India, which was opened in July 2009. These branches are sales and post-sales outlets because manufacturing takes place in Italy. 224 employees work at Calpeda, whose average annual turnover amount to € 68 million, 59% of which from exports. The firm exports to 85 countries all over the world. “We are doing business in an ever-growing number of countries across the world – explains Maiolo – where we operate through own branches and distributors, and a widespread distribution network in Italy. Our business has been growing over the years, always looking ahead with the spirit which has made us a benchmark in the water and mechanic industries” Established by Vinicio Mettifogo in 1959, Calpeda celebrates its 50 years of business with a publication. The company’s founder, before his early death at 43 in 1973, left a document which portrays the major steps in the company’s growth and outlines 5 phases outlining the company’s acquisition of an ever-larger market share. From 1959 to 1963 the firm began amid a scenario of uncertainties and risk. From 1963 to 1967 there was a slow, steady consolidation, followed by stagnation from 1967 to 1970. Three years later the firm started to grow rapidly again. Since then the company has been growing steadily. The factory in Montorso is based on a 30,000 sq m area and still provides spare parts of pumps made 40 years ago. Calpeda products are manufactured with metal materials made in the Group’s foundries: Fonderia Zardo based in Bolzano Vicentino, certified under ISO 9001, IGQ, TUV and DNV, which specialises in cast iron, and Fonderia Rubini of Schio, a producer of bronze. There are two companies specialised in submerged pumps: Mettifogo Pumps, ISO 9001 certified, designs and makes 4”to 6” submerged pumps for artesian wells; Sutek is specialised in applied pump technology for deep wells and special applications. The Group also includes Blu Bleu, specialised in whirlpools, showers and saunas, and located in San Vito di Tagliamento. The Group’s computers are managed by Calpeda Informatica, which also handles the whole SAP operating systems. 50 years in the transformers’ business SEA of Arzignano, a three-generation family-run company, designs and manufactures transformers and offers a full range of products, from standard to customised articles. “Flexibility is our main priority – say Nicola and Lucilla Sartori, brother and sister and the company’s managing directors – that is to say we can design any type of transformer. SEA has become a synonym of technology, reliability, safety and fair quality and prices, thanks to our managers, our designers’ creativeness and expertise, our technicians’ professional skills and qualification and everyone’s commitment. The best technology is available to meet any requirement such as single-pha- 61 tra nsl a t i o n se, three-phase and special transfomers, resin, oil or air insulated, with a wide range of power and voltage configuration. This high-quality range of products is aimed at any user, from big state and multinational companies to small and medium-sized enterprises”. The remarkable quality standard achieved enables SEA to compete with the leading manufacturers of air, resin and oil insulated transformers from all over the world. A deft policy aimed to foster research, innovation, the development of new products, especially quality, enables SEA to become a major public limited company. Lucilla and Nicola Sartori report on the key corporate strategies and policies needed to compete on a worldwide basis: “We are deeply committed to research and development projects, we also work in close collaboration with Padua University as far as research laboratories are concerned. But among our key policies is the steady development of new products and work optimization. A new factory is scheduled to open in Montecchio Maggiore in August 2010”. SEA also proves to be a successful firm because they are strongly committed to their customers, work with partners and do their best to tackles contingent 62 market issues successfully. The company has 120 employees and its annual output exceeds 3,500 items. Its turnover was € 64 million in 2008, 50% of which from exports into 44 countries all over the world. Established in 1959 as a craft firm, SEA has become over the years a leading industry in the electromechanical sector. “Our trademark – says the owners – embodies our staff’s expertise and commitment, which stands out throughout Europe and all over the world. We are currently among the leading manufacturers of transformers in Europe”. A prime goal lately accomplished has been the supply and assembly of four singlephase AT/MT 15 MVA transformers at Valsoera-Telessio hydro-electric power plant in Gran Paradiso Natural Park in the Turin province. The four transformers are used in the three-phase 45 MVA lifting device and in a spare single-phase device. The plant is to be found at an altitude of about 2000 m in a breathtaking landscape but on a demanding site as far as installation was concerned. This was a turn-key commission done by SEA and included a series of complex scheduled activities within the plant’s renovation plan such as the survey of the site condition; disassembly and demolition of existing single-phase transformers; the project, construction and testing of new transformers. The firm also handled the transportation, unloading and positioning on site, as well as re-assembly, thermal tre- atment and testing on site. “Our organisation and commitment were put to the test – say Lucilla and Nicola Sartori – but we did our job with success and pride”. Revolutionary farming machinery on show The garish colours of some farming machinery have nothing to do with Brazilian hues or the fact that some called them “cariocas”. This is not important. The only thing that matters is that these mechanical hybrids unknown to most of us embody stories of sheer hard work, ingenuity and poverty portraying more than twenty years of Italy’s rural life. These machineries were neither automobiles nor tractors or, rather, they were both. In the 1930s and 1940s, when labour in the fields was scarce due to sanctions and the war, mechanised equipment was needed to speed work in the fields which for centuries had been done by oxen. There were very few, highly expensive tractors and farmers did not have any money. However, they had a lot of ingenuity, even though poverty had faded it. A wrecked car would be disassembled, and the parts welded, adjusted and made into new shapes, along with components taken from other vehicles, often war vehicles. Chassis and motors of old Fiat 501 and 503 did a great job. The front of these automobiles was kept while wagons were added in the rear axle. Larger wheels were fitted and fuel changed from petrol to oil. The best skills of a blacksmith, a mechanic or an electrician, and even an engineer, were mingled in the manufacture of these “Frankenstein-like” machineries – half farming machine and half hauling equipment. The merit of the award-winning Bonfanti-Vimar automobile museum in Romano D’Ezzelino is to have prevented the “cariocas” from falling into neglect. Last October a show named “Carioche e trattori – machines that changed farming” was opened. In the exhibition rooms of the museum located in via Torino the giants which roared on the fields throughout Italy will be on show until 5 April. The oldest machine is the Brown and May engine dated 1888. It would be drawn by oxen and its steam powered threshers and other machines. You cannot resist the appeal of the majestic International Titan dated 1920, of Detroit made by Fordson (1921), of John Deere (1936) with its front close wheels. These foreign tractors would not overshadow those manufactured in Italy such as Superlandini, (1936, first version), and the legendary Orsi (the 1950s, Argo model). These powerful monsters began to puff after starting a hot bulb engine, an operation which still charms machine-lovers at country festivals increasingly organised by local heritage centres in several rural villages. Among the various artefacts is a featherweight Scoiattolo by Peschiera & Folli of Casalmaggiore. Due to its small size, it was never used in ploughing or similar work but only to draw small-sized wagons. You would not surely expect to find Lamborghini or Porsche makes at the “Carioche e trattori” exhibition. At a time when they were not high-speed vehicles yet, these renowned industries also manufactured machineries to make farmers’ work easier in the fields. In 1947 Lamborghini produced the Morris machinery. Ferruccio Lamborghini, who had made great experience during the war, bought a war truck from a waste war vehicle disposal centre and decided to design and manufacture a tractor. The “carioca” he created was showcased during the San Biagio country festival and he managed to sell 11 machines. The prototype is now exhibited at the Bonfanti-Vimar museum with the permit of the Ferruccio Lamborghini Museum of Dosso. Porsche designed Junior D in 1955, a tractor model which had long been manufactured between 1937 and 1960. There is also a Buick, actually half of it. The front dates back to 1925 and its majesty is in full contrast with the rear made in 1947 and adapted to hauling purposes. A motordriven sowing machine from 1958 is also exhibited, together with a BCS mowing machine from 1946, an Italian-Swiss thresher from 1950 and a repair wagon from the 1940s. The visitor will also be struck by the rooms deftly fitted out in the typical rustic furnishings made by Siriola, a heritage association based in Romano d’Ezzelino which every year reproduces settings and rural life scenes of the early 1900 at the local horse races. This is the 36th theme exhibition hosted at the Bonfanti-Vimar museum which in 1999, 2000, 2001, 2004 and 2007 was given the award for Europe’s best automobile museum. The key supporter of the facility is Nino Balestra, the museum’s chairman. Sandrigarden and MTD merge into SWM Italia MTD and Sandrigarden have merged into a new company named SWM Italia Srl. MTD, an American company with factories also in Germany and Hungary, is a worldwide leading manufacturer of garden tractors, lawnmowers, snow ploughs and rotavators sold under trademarks such as MTD, CUB CADET, YARDMAN and GUTBROD, and is now strongly committed to strengthen the WOLF-Garten range, consisting of seeds, fertilizers and hand gardening tools. Based in Rosà, Sandrigarden was established in 1961 and is known for 63 tra nsl a t i o n the wide range of electric and engineoperated equipment for gardening and leisure purposes sold under trademarks such as Sandrigarden, Queen Garden and Britech, as well as for its wide range of lawnmowers and barbecues. The newly-established SWM Italia started on 1 December and is based in Molteno (LC), while the distribution centre is located in Rosà. For the next season the new company will also act as sole distributor for Italy of Sandrigarden products and trademarks, as well as the renowned WOLFGarten trademark recently purchased by MTD. A wide variety of gardening articles will also be offered, ranging from seeds to hand gardening tools, from gardening machines to barbecues to work clothes and others. The reasons underlying the merger are summed up by the belief that this successful cooperation between Sandrigarden and MTD may suitably meet market requirements and help them to cope with the challenges of global competition. Trademarks, range, know-how and knowledge of the market, the production capacity of Italy, Germany, China, the United States, Mexico and Hungary will be their strengths. Sandrigarden and MTD believe that in the next few years SWM Italia will accomplish an outstanding position on the Italian market, which ranks fourth after Germany, France and the UK. Burro De Paoli on board Costa Cruise Liner Burro de Paoli will be sailing on board 64 annual turnover of € 24 million. They also invested € 3 million in the headquarters’extension. Pedon gets “Ethic award 2009” “Costa” Cruise Liner. Based in Bolzano Vicentino, Burro de Paoli reached an agreement with Carnival for the supply of its own butter to Costa Cruise Liners, which belong to the American Group, sailing from Italian ports to all worldwide destinations. The tourists heading for the Caribbean or the nearby Mediterranean, or other exotic destinations, will find on the breakfast tray the ten-gram butter packets made by Burro de Paoli. The year-long agreement sets out that the butter company will supply a thousand of these small butter portions a year. The output will reach around a billion of small packets made in the factory of Bolzano Vicentino and aimed to sea cruises. “Following a survey to find out which company might better suit their requirements, we were invited by Costa Crociere to discuss the matter – says proudly Giuseppe De Paoli”. The discussion was not easy but eventually an agreement was reached. De Paoli believes in co-marketing: Both our name and the name of the sea company will be shown on the packets – he explains. Established by Luigi De Paoli in 1950, the company now makes 75 thousand packets of butter every year in a large variety of products, ranging from traditional to low-cholesterol, from typical to salted, from fine to organic. De Paoli is a leading firm in the large distribution network, with its 45 employees and an Based in Molvena, Pedon is a leading company in the field of dry cereals and legumes and has been given an important prize named “Ethic Award 2009” – “Award for a sustainable future”. The competition on corporate social responsibility awarded the companies which stood out for key sustainable development projects. On its 25th year of business Pedon was given an award for “the developing world”, one of the seven prize categories, thanks to a project about a school for the workers’ children in the Group’s factory based in Ethiopia. This was regarded as the best sustainable development project for developing countries. The reason given by the competition judges sums up the goals of the project: “It supported the development of a country through an industrial and social approach which values education and schooling as fundamental for the country’s growth. For the local community the project represented a new way of doing business in developing countries”. “For several years – says Remo Pedon, CEO of Pedon – our company has been committed to promoting respect and enhancement for these people working for us, removing any discrimination and caring for the safety in the workplace. Our commitment is towards our employees’ children in Ethiopia, which makes us very proud”.