Università degli Studi di Torino Facoltà di Scienze Politiche Corso di laurea magistrale in Sviluppo, Ambiente e Cooperazione TESI DI LAUREA RETI AGROALIMENTARI ALTERNATIVE UN CASO STUDIO NELL’AREA SUD-OVEST DELLA PROVINCIA DI TORINO RELATORE Prof. Egidio Dansero CANDIDATO Simone Cercaci Matricola: 285954 ANNO ACCADEMICO 2012/2013 -1- Indice generale Introduzione. ....................................................................................................... - 4 PARTE I - Reti Agroalimentari Alternative ........................................................ - 9 1.1 Una realtà in cerca di definizione.............................................................. - 9 1.1.1 Dalla teoria alla pratica .................................................................... - 14 1.1.2 Approccio geografico: territorialità RAA tra radicamento e ancoraggio ............................................................................................. - 17 1.2 I Gruppi di Acquisti Solidali ................................................................... - 24 1.2.1 Nascita, sviluppo e tendenze ............................................................ - 28 1.2.2 I Distretti di Economia Solidale ....................................................... - 30 1.3 Lo sviluppo delle RAA in Italia. ............................................................. - 34 1.3.1 Il sistema agricolo piemontese ......................................................... - 37 1.3.2 Le RAA in Piemonte ........................................................................ - 39 1.3.3 Le politiche piemontesi, tra riconoscimento e supporto .................. - 42 Parte II: Inquadramento territoriale ................................................................... - 44 2.1 Il sistema metropolitano torinese ............................................................ - 45 2.1.1 Dinamiche in atto e progettualità nell’area metropolitana ............... - 48 2.1.2 Il PTI Metro-montano. ..................................................................... - 53 2.2 L’ambito Sud Ovest di Orbassano e Rivalta ........................................... - 63 2.2.1 Caratteristiche ambientali: ............................................................... - 67 2.2.2 L’agricoltura e il rapporto uomo-ambiente: ..................................... - 72 2.2.3 Caratteristiche socio-economiche: ................................................... - 76 2.2.4 Il fenomeno dell’erosione dei suoli .................................................. - 79 2.2.5 Il consumo dei suoli fertili ............................................................... - 83 -2- 2.3 Scenari: Il contratto del Sangone ............................................................ - 86 2.3.1 Il progetto EIDO2050 ...................................................................... - 90 Parte III: La ricerca sul campo .......................................................................... - 93 3.1 Presentazione e caratteristiche trasversali dei GAS analizzati................ - 93 3.1.1 Il network di relazioni dei GAS ..................................................... - 101 3.2.1 Il network e l’organizzazione territoriale della filiera .................... - 113 3.2.2 Localizzazione delle realtà coivolte ............................................... - 116 3.2.3 Considerazioni sulla tipologia di RAA e sul suo radicamento territoriale. ............................................................................................... - 126 Conclusioni ..................................................................................................... - 131 Bibliografia ..................................................................................................... - 134 - -3- Introduzione. La tendenza dominante nelle produzioni agroalimentari è una sempre maggiore separazione tra i luoghi di produzione e i luoghi di consumo e quindi tra il fattore terra e il cibo. Ciò si fonda sulla standardizzazione dei prodotti alimentari (qualitativa e quantitativa), dei metodi di distribuzione e di commercializzazione, anche attraverso la regolamentazione legislativa del settore. Attualmente i cibi che giungono sulla tavola dei consumatori provengono sempre meno dai territori di appartenenza, in quanto le catene commerciali si sono allungate e la dislocazione delle produzioni rappresenta la strategia dominante all’interno dell’attuale mercato globale. Esistono però delle tendenze di nicchia che stanno interessando sempre più i consumatori, i ricercatori e gli enti pubblici in quanto fondano la loro attività sulla qualità ambientale e territoriale dei prodotti. Rientrano tra queste: l’agricoltura biologica, i prodotti tipici e le relazioni di filiera corta intese sia in senso spaziale (distanza chilometrica tra luoghi di produzione e luoghi di consumo) e sia in senso funzionale (riduzione degli intermediari nelle relazioni tra produttori e consumatori). Su queste tendenze sorgono le riflessioni del mondo scientifico volte ad indagare i sistemi locali territoriali in quanto spazi d’interazione in cui i soggetti costruiscono reti basate su relazioni di prossimità fisica e rapporti di fiducia, reciprocità e cooperazione (Dematteis, 2003). Alcuni nuovi filoni di ricerca studiano le forme locali di organizzazione degli spazi rurali che promuovono processi di azione collettiva per la valorizzazione dei territori e delle produzioni locali di “qualità”, rispettando l’ambiente e il lavoro dell’uomo. La letteratura scientifica ha definito con l’espressione Alternative Food Networks (AFN), o Reti Agroalimentari Alternative (RAA), la rete di soggetti che sviluppa nuove tipologie di produzione, vendita e commercializzazione dei prodotti agroalimentari con l’obiettivo di salvaguardare l’ambiente, ridurre l’impatto delle produzioni sui terreni, dare una svolta di qualità ai propri consumi e stimolare rapporti diretti -4- produttori-consumatori (Goodman and Goodman, 2007). Inoltre tali tematiche interessano anche l’attuale dibattito internazionale sulle “green niches” e sui cambiamenti che esse possono apportare all’interno del regime socio-tecnico dominante, soprattutto grazie al sostegno di gruppi di consumatori critici che li sostengono. Tra questi i Gruppi di Acquisto Solidale rappresentano un ampio bacino di mercato da un lato e dall’altro, attraverso il loro network di relazioni, si evolvono in forme organizzative sempre più complesse con l’obiettivo di costruire ampi distretti di economia solidale al cui interno viene chiuso l’intero ciclo produzione-consumo. (Smith 2006). La politica Agricola Comunitaria (PAC), a partire dagli anni ’90, ha costantemente ampliato gli interventi nel settore agroalimentare e le risorse finanziarie destinate alla riduzione delle esternalità negative delle produzioni, sostenendo gli agricoltori che adottano pratiche a basso impatto ambientale. Anche a livello locale si assiste ad un maggiore ricerca da parte dei consumatori di beni di qualità. In una situazione generale di attenzione alla terra e di evoluzione del mondo agricolo sembrano emergere con più forza nuove forme per riorganizzare la catena produzione – distribuzione - consumo, in opposizione alle logiche del modello tradizionale e dominante. Il presente lavoro nasce con un periodo di tirocinio presso il Comune di Rivalta, iniziato a Luglio 2013, proprio dalla volontà di due gruppi di consumatori al fine di cooperare con l’amministrazione comunale e con il mondo universitario per organizzare un possibile progetto di salvaguardia e valorizzazione del territorio basato sul cibo. Per comprendere meglio i rapporti multidimensionali che caratterizzano le Reti Agroalimentari Alternative (RAA) l’indagine ha utilizzato due principali percorsi di ricerca: sul piano teorico si considera il dibattito internazionale intorno alle RAA, per indagare limiti, possibilità e per conoscere le forme che esse assumono sul territorio; mentre sul piano empirico, si analizza un esempio concreto di rete locale, volta a promuovere forme di agricoltura eco-sostenibili e a strutturare canali commerciali brevi che valorizzino il lavoro, la qualità e il territorio che li ha prodotti. -5- La prima fase di ricerca ha riguardato l’analisi dei Gruppi di Acquisto Solidale (GAS) presenti sul territorio comunale e il loro complesso network di relazioni. In questa analisi si è evidenziato cha i GAS intervistati hanno relazioni con altri attori a tutte le scale (intra-locale e inter-locale) di tre tipi: tra consumatore e consumatore (tra pari); tra consumatore e produttore; e tra consumatore e altre organizzazioni (inter-organizzative). Queste relazioni attivano processi di apprendimento reciproco di tipo pratico-tecnico, cognitivo e teorico in grado di alterare le abitudini e gli stili di vita degli attori, tali da poter definire i GAS come dei “laboratori di innovazione socio-tecnica” (Rossi e Brunori, 2011). A partire da queste prime considerazioni, il presente lavoro cerca di rispondere ad alcuni interrogativi emersi durante le varie interviste con i membri dei GAS e con gli amministratori locali: si può costruire una filiera corta all’interno del contesto locale? Quale territorio può essere definito locale e qual’è il suo stato di naturalità? Quale può essere il ruolo dei GAS e degli enti pubblici nel progetto? Ci sono degli attori mancanti o delle criticità tali da rendere il progetto irrealizzabile? Nella seconda fase si è quindi analizzato il contesto locale, ricercando di una scala d’azione idonea e obiettivi condivisibili, a partire dalle linee guida contenute nei piani e nei programmi di sviluppo territoriale della Regione Piemonte e della Provincia di Torino; fino all’individuazione degli obiettivi e delle strategie delle amministrazioni comunali volte alla salvaguardia e alla valorizzazione del patrimonio naturale, storico e culturale. Il presente lavoro è stato suddiviso in tre parti. Nella prima si indaga il vasto universo delle RAA all’interno della letteratura scientifica, cercando di mettere in rilievo le caratteristiche trasversali delle varie esperienze delle stesse, attraverso l’analisi della loro evoluzione nel tempo e nello spazio. Tra le varie chiavi di lettura possibili nel trattare il tema delle RAA, quella del radicamento territoriale ha permesso di indirizzare e guidare la ricerca sul campo anche da un punto di vista pratico. Nell’attuale dibattito scientifico si assiste a un tentativo di sistematizzazione delle varie esperienze in -6- atto, con particolare riferimento alla realtà italiana e piemontese. Nel contesto piemontese si è cercato di inquadrare la realtà di cui si occupa la ricerca sul campo, ponendo attenzione alle politiche pubbliche a sostegno delle RAA e in particolare alle dinamiche dei Gruppi di Acquisto Solidale (GAS), al fine di fornire alcuni elementi concettuali necessari per affrontare e comprendere il caso studio. Nella seconda fase si descrive il particolare contesto territoriale in cui sono situate le singole realtà intervistate, cioè l’area sud ovest del sistema metropolitano torinese. La definizione del contesto “locale” rispetto all’ambiente esterno è stata eseguita seguendo le linee guida della pianificazione territoriale regionale e provinciale (PTR e PTCP2). Si mettono in rilievo le risorse potenziali naturali e socio-economiche, le dinamiche in atto e le criticità presenti sul territorio locale. L’attenzione si focalizza sulla relazione di interdipendenza tra uomonatura che ha plasmato il paesaggio attuale. In questa parte si descrivono gli obiettivi di sviluppo locale comunali e le azioni intraprese attraverso delle amministrazioni il Patto Territoriale del Sangone e il successivo Contratto di Fiume (CdF). Le scelte adottate dal piano d’azione legato al CdF sono l’esito di un processo di partecipazione che si fondano su una visione condivisa del fiume e del territorio peri-fluviale, il cui fine è la valorizzazione del territorio rurale e urbanizzato che intrattiene con il Torrente Sangone relazioni culturali, simboliche ed economiche. La terza parte è dedicata alla ricerca sul campo. Si descrivono le realtà intervistate e, in particolare, il loro coinvolgimento all’interno di un progetto locale denominato “Farina del nostro sacco” inserito in un più ampio progetto finalizzato alla costruzione di un Distretto di Economia Solidale nella zona Ovest di Torino. In quanto reti, l’attenzione non è solo rivolta all’acquisto e al consumo di beni, ma anche ai benefici non economici generati dall’interazione sociale, come ad esempio lo scambio di informazioni e la diffusione di buone prassi. L’approccio geografico al radicamento permette di analizzare le singole esperienze di RAA in termini di prossimità tra consumatori e produttori intesa in senso fisico, funzionale e culturale. Infine, il caso studio “farina del -7- nostro sacco” viene preso come modello di successo per analizzare la filiera ortofrutticola e una sua possibile valorizzazione nel contesto locale. Il lavoro è stato svolto mediante un’analisi prevalentemente qualitativa del contesto e delle esperienze analizzate, attraverso una serie di interviste ad attori privilegiati. L’analisi quantitativa ha riguardato alcuni elementi chiave a supporto delle ipotesi di ricerca. -8- PARTE I - Reti Agroalimentari Alternative 1.1 Una realtà in cerca di definizione Il processo di modernizzazione e globalizzazione dell'economia degli ultimi decenni ha modificato profondamente l'intero sistema agroalimentare mondiale favorendo la crescita di ciò che Van del Ploeg definisce Impero1. L'impero è un sistema regolatore che tende ad essere dominante ed è rappresentato da una moltitudine di espressioni specifiche (gruppi dell'agro-business, grandi rivenditori, apparati statali, leggi e tecnologie), il cui insieme costituisce un regime sociotecnico. Questi sono veri e propri Imperi Alimentari, cioè quell’insieme di regole incluse in un complesso coerente di sapere scientifico, tecniche ingegneristiche, tecnologie dei processi produttivi, caratteristiche dei prodotti, modalità di definizione dei problemi, il tutto radicato nelle istituzioni e nelle infrastrutture.(Ploeg, 2009, p.15) Ciò ha comportato la diffusione di un modello di produzione agroindustriale massificato e standardizzato, e l’adozione di nuove modalità di organizzazione del lavoro e della società. Attualmente il settore agro-alimentaresi caratterizza per una crescente separazione tra luoghi di produzione e quelli di consumo. Ciò è possibile attraverso un'elevata decontestualizzazione dei prodotti agricoli, in cui i luoghi di produzione e consumo intesi come località specifiche non hanno più rilevanza. Altro elemento che caratterizza l'Impero è quello di non creare valore aggiunto e ricadute economiche sul territorio, ma semplicemente quello di sfruttare al massimo le risorse a disposizione trasferendone i profitti al centro del sistema. Nella pratica l’impero trae i suoi profitti attraverso un mix di elementi come capitale economico, tecnologia e marketing spesso anticipate da un intensa azione di lobby politica. 1 Van der Ploeg J.D., 2009, “I nuovi Contadini”, Donzelli Editore, Roma -9- L'innovazione tecnologica ha un ruolo chiave al fine di ottenere prodotti più funzionali alle dinamiche produttive e ai gusti di un mercato globale, e quindi all'attuazione della strategie basate sull'outsourcing, ovvero il reperimento all'esterno dell'azienda di tutti i fattori produttivi poi trasformati all'interno di quest'ultima. Il risultato di questo processo è dato dall'aumento di filiere lunghe, governate da strategie commerciali quali la costanza delle caratteristiche merceologiche, l'ampia varietà e la destagionalizzazione dei prodotti e le campagne pubblicitarie. Il network di relazioni tra i soggetti presenti nella catena produzione – distribuzione - consumo descritto appare orchestrate da pochi macro-attori economici con pochi centri di potere separati dai luoghi di produzione. Le criticità e gli effetti negativi derivanti da questi processi evolutivi, sono divenuti oggetto di intenso dibattito: • La perdita di potere decisionale degli agricoltori sul tipo di prodotto, sui processi produttivi e sui mercati a cui rivolgersi. Inoltre l'agricoltore diventa semplice coltivatore in quanto gli viene negato ogni difformità dal modello prestabilito: viene negato il saper fare dei singoli e con esso ogni tradizione locale. • L'elevato impatto ambientale delle tecniche utilizzate: dall'uso di pesticidi chimici fino ai trasporti legati alla commercializzazione; • La standardizzazione degli alimenti e la perdita delle loro qualità organolettiche, spesso legata all'aggiunta di sostanze chimiche che ne permettono una maggiore conservazione; • l'incremento di patologie legate a modelli e pratiche alimentari scorrette; • la separazione sociale culturale e geografica dei luoghi di produzione e consumo con la conseguente perdita di conoscenza e buone pratiche comuni; Accanto a questo processo, in relazione e come reazione agli effetti sopra elencati, si sono sviluppate nel corso degli anni strategie alternative da parte dei contadini. Ploeg individua tre strategie possibili a livello micro su cui gli attori locali organizzano le strategie di “sopravvivenza”:il Deepening (Valorizzazione), - 10 - il Broadening (Differenziazione) e il Regrounding (Rifondazione). Attualmente queste strategie si incrociano con le nuove preferenze dei consumatori intenzionati ad aumentare il proprio potere decisionale a scapito delle regole della GDO, e a ri-creare un legame tra produzione alimentare e risorse naturali, culturali e sociali del territorio. L'elemento comune a tali pratiche, infatti, è rappresentato dalla “svolta sulla qualità” (the quality turn), sia da parte dei produttori, sia da parte dei consumatori. Queste realtà sono significative in quanto rappresentano delle “nicchie verdi”2 rispetto alle tendenze del settore agro-alimentare. Queste esperienze di nicchia, dal punto di vista numerico ed economico, hanno un alto potenziale di innovazione poiché se superate determinate soglie possono modificare le logiche della GDO fino ad esserne inglobate. In letteratura questo insieme di strategie eterogenee e, a volte, in contrasto fra loro rimanda al vasto universo delle Reti Agroalimentari Alternative (RAA), o Alternative Food Networks (AFNs) e sono definiti da alcune generali caratteristiche costitutive3 (Tregear, 2011), tra le quali si annoverano: il radicamento sul territorio; il valore aggiunto economico per i produttori e per le aree rurali; l’eco-compatibilità della produzione; l’equità e la democraticità delle relazioni tra produttori e consumatori; la qualità dei prodotti e la presenza di filiere corte di distribuzione. Pur nell’impossibilità di individuare caratteristiche comuni a tutte le esperienze che possono fare riferimento agli AFN, Mardsen, Banks e Bristow4 (2000) ne identificano tre principali tipologie che tuttoggi sembrano valide: –Face to face (faccia a faccia): si fa riferimento a quelle tipologie di RAA basate su una relazione diretta tra produttore e consumatore 2 Smith A., “Green niches in sustainable development: the case of organic food in the United Kingdom”, Environment and Planning C: Government and Policy, 24, pp. 439-458, 2006. 3 Tregear A., 2011, “Progressing knowledge in alternative and local food networks:critical reflections and a research agenda”, Journal of Rural Studies, 27: 419-430. 4 Mardsen, Banks, Bristow (2000) “Food Supply Chain Approaches: Exploring their Role in Rural Development”, Sociologia Ruralis, 40, 4: 424-438. - 11 - senza ulteriori intermediari. Sono generalmente legate a relazioni fiduciarie, alla conoscenza reciproca e alla condivisione di metodi, tecniche produttive e saperi. –Filiere corte: si fa riferimento a quelle esperienze all'interno delle quali i prodotti sono commercializzati e distribuiti attraverso la creazione di nuovi luoghi di vendita in cui l'aspetto locale e territoriale dei prodotti assume un ruolo fondamentale. É proprio la prossimità tra attori e territorio che conferisce un valore aggiunto all'esperienza dal punto di vista comunitario e sociale. –Filiere estese spazialmente: si fa riferimento a quelle tipologie realtà che basano la loro esistenza sulla certificazione e la tracciabilità dei prodotti e possono raggiungere consumatori su ampie scale, fino al livello globale. La necessità di acquistare prodotti del proprio territorio perde la sua centralità ma il consumatore è spinto all'acquisto proprio in virtù della conoscenza del luogo di origine. Tali tipologie sovrapposizioni differenti e di RAA possono complementarietà: le presentare filiere corte alcune possono naturalmente fondarsi su relazioni fiduciarie (sebbene non sia un fattore necessario) così come produttori coinvolti in filiere estese spazialmente possono costruire anche importanti legami corti. Per via di queste caratteristiche risulta impossibile considerare determinate esperienze sotto la categoria di “reti alternative” senza analizzarle nella loro specificità e valenza spaziale e territoriale. Nonostante ciò, Sonnino e Mardsen5 (2006) riconoscono altre due caratteristiche trasversali alle diverse tipologie di RAA, sebbene la loro definizione resti ambigua. La prima caratteristica è il radicamento territoriale degli AFN (in inglese, embeddedness) che esprime il particolare legame di interdipendenza tra le diverse RAA e i rispettivi luoghi d’origine.La seconda è il contenuto informativo contenuto al loro interno sia rispetto ai prodotti, sia verso i territori. Tale informazione può riguardare la qualità del prodotto sotto diversi punti di vista come le 5 Sonnino R., Marsden T., 2006, “Beyond the divide: rethinking relationships between alternative and conventional food networks in Europe”, Journal of Economic Geography, 6: 181-199. - 12 - modalità produttive, l’impatto ambientale, il suo valore “culturale”, e così via. In più, l’informazione può essere resa esplicita o meno attraverso sistemi di certificazioni formali o informali ma, in ogni modo, è comunicata al consumatore finale che sceglie il prodotto in base a tali informazioni. L'interesse attuale verso gli AFNs è dato dal ruolo centrale che il territorio riveste in tali esperienze. Nel cosiddetto approccio territorialista allo sviluppo si propone una visione di territorio come prodotto complesso in un rapporto co-evolutivo società-ambiente. Ai fini del nostro ragionamento è tuttavia utile, seguendo Dematteis6 (2007), distinguere concettualmente differenti significati di territorio, a crescente complessità, che generalmente si intrecciano nei discorsi sullo sviluppo locale. In questo ambito, il territorio può infatti essere pensato come: 1. “semplice supporto, cioè ambito spaziale delle interazioni tra i soggetti attori delle previste azioni di sviluppo; 2. contenitore di risorse potenziali “immobili” (materiali e immateriali), definibili oggettivamente da esperti esterni in termini di vocazioni; 3. luogo di possibile esercizio e governance della territorialità attiva, cioè come combinazione dei significati 1 e 2 suddetti, in cui l’interazione degli attori (locali e non) si lega alle valorizzazioni delle risorse locali, trasformandole da potenziali in fruibili ed eventualmente esportabili; 4. attore collettivo locale: rete di soggetti pubblici e privati, capace di auto-organizzarsi al fine di progettare e autogestire il proprio sviluppo quindi anche quella parte “attiva” del capitale territoriale che sfugge all’ottica esogena del punto 2 e che è in grado di produrre risorse aggiuntive attivando giochi a somma positiva (Dematteis, 20037). 6 Dematteis G., 2007, “Per una geografia dell’agire collettivo”. Introduzione, in Borgarello G. 7 Dematteis G., 2003 “Introduzione” in Dematteis G., Ferlaino F (a cura di) Atti del Convegno “Il mondo e i luoghi: geografie dell'identita e del cambiamento”, - 13 - Questo approccio risulta fecondo nello studio degli AFNs, contribuendo a definire meglio quei concetti di territorialità e di radicamento necessari a valutare le singole esperienze studiate. Questo tipo di approccio all’analisi delle RAA gravita su tre oggetti d’indagine: 1. la presenza di dispositivi (personali/impersonali) che veicolano al consumatore l’informazione relativa al rapporto tra prodotto, produttore e territorio; 2. il tipo di costi e benefici connessi agli scambi lungo la catena, e la possibile emergenza di benefici dalle relazioni personali connesse allo scambio stesso; 3. la prossimità (spaziale, funzionale e culturale) tra produttore e consumatore, misurabile in termini di assenza di distanza. 1.1.1 Dalla teoria alla pratica Passando dalla teoria alla praticale esperienze di Reti Algroalimentari Alternative si traducono in un'insieme di pratiche molto differenti tra loro, sia sotto il profilo organizzativo (della produzione e del consumo), sia delle relazioni con il territorio. Tali forme mostrano una grande variabilità territoriale, in quanto spesso sono legate a tradizioni produttive e alimentari radicate nella storia e nella culturale dei vari luoghi d'origine. In Italia, sono principalmente riconoscibili tre forme di RAA: • i mercati contadini (farmer’s market), luoghi auto-organizzati dove i produttori esercitano una vendita diretta dei propri prodotti con una cadenza periodica. Sono diffusi sia nelle aree urbane sia in quelle rurali, e in genere possono partecipare sia produttori locali che non. L’obiettivo dei mercati trascende la semplice vendita di prodotti alimentari, per divenire occasione di promozione turistica e riqualificazione territoriale del luogo ospitante il mercato. In questo senso sono molte le iniziative Torino, IRES Piemonte, p VII-XIX. - 14 - promosse dalle varie confederazioni di categoria, come ad esempio i “mercati di campagna amica” di Coldiretti. • i gruppi di acquisto (box schemes), gruppi di persone che acquistano periodicamente, attraverso ordini collettivi, prodotti alimentari e non solo. Un’evoluzione dei gruppi di acquisto, poco presente in Italia, sono le community supported agricolture(CSA), forme di supporto comunitario e collettivo dei produttori locali. Le CSA funzionano sulla base di una relazione di partenariato tra uno o più produttori e un gruppo (o comunità) di consumatori che contribuiscono attivamente a garantire ex-ante il bilancio operativo dell’attività agricola. In questo modo, produttori e consumatori condividono costi e rischi di produzione, consentendo una maggiore programmazione e pianificazione della produzione. • La vendita diretta, che può avvenire in diverse forme: presso il produttore, oppure presso distributori e punti vendita in cui convergono prodotti di diverse aziende agricole. Come nel caso dei farmer’s market, anche il settore della vendita diretta è stato oggetto di iniziative promosse dalle diverse associazioni di agricoltori. La vendita diretta si presta particolarmente bene ad alcune tipologie di prodotti (ad esempio, il settore caseario) e si lega al turismo locale, spesso di tipo stagionale, e alla presenza di fiere, sagre, feste di paese, e così via. Sebbene esistano, anche in Italia, moltissime altre definizioni o esperienze di riconducibili alle RAAè possibile affermare che le diverse tipologie possano essere ricondotte grosso modo a queste tre forme prevalenti. Indubbiamente, il progressivo affermarsi di molteplici tipologie di RAA, insieme al riconoscimento da parte di soggetti pubblici e privati e il crescente interesse da parte dei consumatori, ha portato in alcuni casi a rileggere l’approccio scientifico più radicale originario, introducendo nuove chiavi di lettura per interpretare queste realtà. Tra queste, il riferimento al concetto di “nicchia verde”, formulato da - 15 - alcuni autori nel dibattito internazionale sulla diffusione di agricoltura biologica in un più ampio dibattito sull’innovazione e transizione dei regimi socio-tecnici (Smith, 2006), presenta alcuni spunti di riflessione critica di grande interesse. In una prospettiva socio-tecnica, le iniziative di nicchia possono, da un lato, rimanere come tali e rivolgersi a quote marginali del mercato; dall’altro lato, possono costituire fonti di potenziale cambiamento in grado, se gestite in modo strategico, di alimentare importanti trasformazioni nel regime dominante. In caso di successo, possono raggiungere dimensioni significative per aprirsi a nuovi mercati, attirare più ampi interessi e andare incontro a forme più strutturate e istituzionalizzate non più in semplice alternativa al modello dominante, ma in aperta competizione con esso.(Dansero, 2011).8 Dall’altro lato, riassorbimento però, tale all’interno trasformazione delle logiche del può portarle mercato ad un dominante, causando una perdita dei presupposti originari che avevano motivato la nascita della nicchia. Proprio per questo, la visione “evolutiva” degli RAA – che può essere schematizzata nella sequenza radicalizzazione, consolidamento e istituzionalizzazione – si può accompagnare a una lettura più critica, che vede la compresenza di modelli differenti, non necessariamente in rete o dialoganti l’uno con l’altro, ma anzi in grado di interfacciarsi o contrapporsi in modo differente con il sistema produttivo convenzionale.(Dansero, De Luca, Puttilli) La realtà delle Alternative food Networks è diventata sempre più comune nelle esperienze di produzione e consumo tanto che c'è chi sostiene che tale tendenza sia sempre meno un'alternativa alla GDO, quanto piuttosto una parte di essa basata però su un'attenzione particolare all'intercettazione dei gusti e dei bisogni dei consumatori, della loro ricerca di qualità e sicurezza alimentare (Sonnino e Marsden, 2006). 8 Dansero E., 2011, “Energie da contraddizione: innovazioni rurali e territorio. Riflessioni da alcune esperienze in Italia e in Piemonte”, in Saquet M. A., Dansero E.,Candiotto L. (a cura di), Geografia da e para a cooperação a desenvolvimento territorial: experiências brasileiras e italianas, São Paulo: Outras Expressões, pp. 201- 223. - 16 - Gli AFNs sono stati recentemente ridefiniti come Food Community Networks (FCNs)9 ovvero come reti alimentari comunitarie tra consumatori e produttori. Con questo termine si vuole indicare quelle esperienze in cui i gruppi di consumatori e i produttori decidono di coordinarsi verticalmente, aumentando così il livello di condivisione delle scelte e delle informazioni e sostituendo la certificazione formalizzata con un rapporto di fiducia. Questo tipo di definizione può essere riferita però solo a determinati tipi di RAA, come ad esempio le community supported agricolture (CSA), ancora poco sviluppate in Italia ma ampiamente diffuse all'estero. L'importanza rivestita da queste esperienze, che la letteratura scientifica riconduce all'universo degli Reti Agroalimentari Alternative (RAA), risiede nella diversità di forme e significati assunti nel concreto da ogni esperienza. I benefici generati dall’interazione sociale superano la semplice dimensione economica in quanto sono espressione della ricerca e creazione di nuove modalità di iterazione attorno alla produzione e al consumo di cibo. Tali pratiche coinvolgono i soggetti interessati intorno ad una moltitudine di valori, principi e finalità in risposta ad istanze di carattere etico, culturale e ad un nuovo interesse nei confronti dei territori d'appartenenza. 1.1.2 Approccio geografico: territorialità RAA tra radicamento e ancoraggio Nell'analisi delle RAA attraverso una prospettiva geografica il ruolo del territorio assume una posizione centrale. Gli reti alternative sono caratterizzate da una profonda ristrutturazione del rapporto tra cibo e territorio basata sulla riscoperta di un legame spaziale, sociale, culturale ed economico tra luoghi, produttori e consumatori. Seguendo un approccio ispirato alla riflessione sul territorio così come è stata maturata all'interno della cosiddetta “scuola territorialista italiana” (Magnaghi 2006, Dematteis, Governa 2005, Governa, Salone, 9 http://agriregionieuropa.univpm.it/dettart.php?id_articolo=952 - 17 - 2005), il territorio viene concepito come una entità complessa e multidimensionale, superando quindi una concezione dello spazio come supporto passivo di attività e funzioni o come contenitore di risorse. Una visione territorialista dello spazio implica la considerazione di un insieme di relazioni materiali e immateriali che interessano sia la dimensione spaziale, sia le relazioni degli attori alle diverse scale e tra questi e le risorse locali. Così considerato, il territorio è un sistema locale territoriale, caratterizzato da relazioni economiche, sociali, culturali e ambientali che si organizzano a scale sovrapposte. Per Dematteis10 (2003) invece “un territorio non è una semplice area geografica, una pura entità materiale. Non è una cosa, ma un insieme di relazioni”. In quanto tale chiama in gioco componenti sociali ed economiche (residenti, associazioni, istituzioni ecc.), aspetti ambientali (infrastrutture, consumo di suolo), aspetti culturali (tradizioni locali, identità locale). La territorialità fa quindi riferimento sia ai rapporti con gli altri individui e gruppi sociali, sia alle relazioni con l'ambiente naturale e gli ecosistemi. Dematteis11 (2007) propone di leggere la territorialità attraverso un approccio interpretativo molto efficace nell'ottica di un'analisi delle varie esperienze di RAA. L'insieme delle relazioni tra attori e territorio che costituiscono la territorialità, possono essere concepite su tre livelli complementari12 (Dansero, Puttilli, 2012): 1. una dimensione spaziale delle relazioni, ovvero l'organizzazione delle relazioni tra gli attori sociali nello spazio e alle diverse scale geografiche, da una scala locale ad una globale; 10 Dematteis G., 2003 “Introduzione” in Dematteis G., Ferlaino F (a cura di) Atti del Convegno “Il mondo e i luoghi: geografie dell'identita e del cambiamento”, Torino, IRES Piemonte, p VII-XIX. 11 Dematteis G. (2007), Per una geografia dell’agire collettivo. Introduzione, in Borgarello G., Dansero E., Dematteis G., Governa F., Zobel B., Linee guida per lavorare insieme nei sistemi territoriali locali. Progetto “Promozione della sostenibilità nel Pinerolese”. Un percorso di ricerca/azione territoriale, Torino: Provincia di Torino - Regione Piemonte, pp. 27-32. 12 Dansero E., De Luca A., Puttilli M., 2012, “Green Economy e territorio. Innovazioni ambientali e pratiche territoriali per un'eco-ristrutturazione della società” - 18 - 2. una dimensione delle risorse sia materiali che immateriali, ovvero quelle particolari risorse presenti sul territorio mobilitate dagli attori al fine di raggiungere i propri obiettivi strategici di territorialità; 3. la dimensione delle relazioni sociali tra gli attori ovvero quella modalità in cui gli attori sociali presenti sul territorio entrano in relazione al fine di raggiungere obiettivi comuni e valorizzare le risorse del territorio. Queste tre dimensioni della territorialità possono essere utilizzate per analizzare il radicamento di ogni esperienza. Infatti ogni RAA, qualsiasi sia la sua forma organizzativa e la rete di relazioni con i soggetti attivata sul territorio, esprime una propria forma di territorialità che si manifesta nel particolare rapporto con il territorio sia sul piano spaziale, sia su quello delle risorse, sia, infine, sul piano delle relazioni. La Figura riportata di seguito, mostra le dimensioni della territorialità secondo u punto di vista multi scalare e interdisciplinare. Figura 1.Errore. Per applicare 0 al testo da visualizzare in questo punto, utilizzare la scheda Home..1: Le dimensioni della territorialità. Fonte: Dansero, Puttilli 2012. Ciascuna dimensione si sviluppa lungo due poli opposti nei quali è possibile identificare la territorialità di ogni caso studio. Un altro elemento da considerare nel rapporto tra RAA e territorio è il fatto di proporre e riproporre un diverso rapporto tra aree urbane e aree rurali. Laddove il sistema agricolo dominante ha generato una - 19 - netta separazione tra luoghi di produzione e luoghi di consumo, le RAA cercano di collegare le città consumatrici di risorse, alle campagne produttrici di risorse. Tale recupero avviene attraverso un rapporto di interdipendenza e scambio reciproco che, ancora una volta, si compone di più dimensioni: economiche (in termini di risparmio per un accorciamento della filiera produttiva e di sostegno all'economia locale), ambientali, (per le ricadute positive sull’ambiente derivanti dall'accorciamento della filiera come la riduzione degli imballaggi e dell'impatto ambientale legato ai trasporti), socio-culturali (per la riattivazione di un legame tra zone altrimenti prive di contatto e la riscoperta di pratiche, di sapienza contadina, di colture e culture locali nel rispetto della stagionalità dei prodotti). Il particolare legame di interdipendenza tra RAA e specifici territori, anche se ogni esperienza è da considerarsi nella sua unicità, è definito radicamento territoriale (embeddedness). Il radicamento degli RAA in luoghi specifici contrasta con il modello del sistema economico dominante in cui i cibi sono considerati privi di radici territoriali e inseriti in flussi di mercato spersonalizzanti (Tregear, 2011). Recentemente, il concetto di radicamento ha ricevuto una forte attenzione da parte della letteratura scientifica nello studio degli Alternative Food Networks. Nonostante sia stato declinato in una moltitudine di forme ambigue e confuse (territoriale, sociale, socioculturale, geografica, ambientale, etc. il concetto di radicamento appare come una chiave di lettura feconda per lo studio degli AFNs. Il radicamento13, seguendo Dansero, De Luca, Puttilli, (2012), si esprime su tre dimensioni parallele alle diverse dimensioni della territorialità degli AFNs, la dimensione spaziale, la dimensione delle risorse e la dimensione sociale. Come mostra la Fig.1.2 ciascuna dimensione, ancora una volta, si colloca tra due polarità all'interno delle quali diverse situazioni di radicamento possono coesistere. - 20 - Figura 1.2: : Le dimensioni del radicamento. Fonte: Dansero, De Luca, Puttilli, 2012 Le sei polarità individuate, infatti, non devono esser viste in modo esclusivo le une rispetto alle altre ma, al contrario, le diverse esperienze di AFNs possono posizionarsi all'incrocio tra dimensioni anche molto diverse tra loro. La figura successiva mostra le forme del radicamento territoriale,l'asse verticale esprime le varie forme di radicamento nella dimensione sociale; l'asse orizzontale la dimensione spaziale mentre l'asse inclinato, concepito come un asse tridimensionale, esprime le diverse posizioni di radicamento rispetto alla dimensione delle risorse. Figura 1.3: Forme di radicamento territoriale. Fonte: Dansero, De Luca, Puttilli, 2012 Per indicare il particolare rapporto instaurato dagli RAA con il territorio, si possono utilizzare due metafore: ancoraggio e radicamento. Il - 21 - termine ancoraggio, nella lingua italiana, indica il “collegamento di un elemento o struttura mobile ad un punto stabile”. Nel caso del radicamento, invece, il riferimento diretto è alla botanica, cioè alle piante che, affondando le radici nel terreno, vi si radicano in forma stabile. A differenza delle operazioni di ancoraggio, quelle del radicamento presuppongono che si crei un'interazione forte tra gli attori e il territorio circostante. La metafora del radicamento consente di leggere quelle esperienze di RAA che si fondano su un rapporto di interdipendenza assoluta e imprescindibile con il territorio. Un AFN radicato nel territorio è un AFN che (Dansero, De Luca, Puttilli, 2012): − si organizza in uno spazio di prossimità sia fisico che funzionale, all'interno del quale la distanza tra produttore e consumatore è minima e le relazioni dirette; − trae vantaggio da risorse territoriali, sia materiali sia immateriali, specifiche proprie del determinato contesto in cui si inserisce. Ad esempio produzioni locali esito di particolari tipi di produzioni sedimentatesi nel corso del tempo, ma anche l'insieme dei valori culturali associati ad un prodotto appartenente ad un determinato luogo; − trae beneficio da reti di relazioni auto-organizzate, di tipo orizzontale e basate su rapporti di fiducia e scambio reciproco che assumono la forma di comunità e di gruppo. La metafora dell'ancoraggio, invece, permette di leggere quegli AFNs che sono legati ad un particolare territorio in un rapporto di interdipendenza, ma attraverso reti di relazioni più fluide che possono cambiare con facilità nel corso del tempo, ovvero quelle realtà che: – sono organizzate in uno spazio la cui distanza può ampliarsi notevolmente raggiungendo scale nazionali e internazionali. Gli attori che partecipano alla filiera sono ancorati a flussi che trascendono la dimensione locale, per organizzarsi su scale più ampie; – traggono vantaggio da risorse territoriali non necessariamente specifiche ma che tendono ad a livelli di standardizzazione più elevati; - 22 - – i rapporti tra i vari attori che partecipano alla filiera sono più funzionali, regolati da rapporti commerciali e meno caratterizzati da relazioni fiduciarie e comunitarie. Una Rete alternativa si radica nel territorio quando, attraverso l'interazione con gli attori presenti localmente, si sviluppano nuove relazioni che non è possibile replicare in altri luoghi, e che aiutano la rete a crescere, espandersi e compattarsi. In quest'ottica il radicamento fa presa sulle risorse territoriali materiali e immateriali strategiche strettamente necessarie alla rete stessa. Può trattarsi sia delle risorse materiali (risorse naturali specifiche, patrimonio costruito) e immateriali (atmosfera culturale, attitudine alla cooperazione, virtù civiche) che hanno generato l'ancoraggio originario, sia condizioni che si sono generate in seguito all'ancoraggio, ossia gli effetti sinergici tra la rete di relazioni con altri attori presenti sul territorio anche su scale sovra-locali. Sia le filiere radicate, sia quelle ancorate al territorio, possono andare incontro a fenomeni di sradicamento o di disancoraggio. Nel caso dello sradicamento, la perdita del riferimento al territorio di origine può comportare la fine della rete in quanto la filiera è estremamente ancorata al sistema locale di produzione e consumo. Nel caso dell'ancoraggio invece, la riorganizzazione e l'apertura di nuove relazioni funzionali, appare più semplice non essendo strettamente e intrinsecamente legata a caratteristiche tipiche di un determinato territorio. Particolarmente importante appare quindi il ruolo delle istituzioni pubbliche che possono contribuire a rafforzare la costruzione di tali reti di attori. L'attivazione diretta o indiretta degli attori sociali avviene insieme, e in relazione, al territorio di riferimento. Il radicamento territoriale della rete attivata dall'AFN, si configura come una fase del processo di costruzione del territorio, che deriva dal confronto, anche conflittuale a volte, tra gli attori che condividono un'identità territoriale, e le potenzialità del territorio stesso. - 23 - 1.2 I Gruppi di Acquisti Solidali Tra le tipologie di AFNs proposta da Mardsen, Banks e Bistow (2000), la filiera corta permette l'incontro delle esigenze di quei consumatori critici e di quelle aziende alla ricerca di pratiche di produzione e di commercializzazione esterne alle logiche dell'economia globale. Queste pratiche alternative, tra cui le esperienze dei gruppi di acquisto solidale, sono fondate sul concetto di economia solidale che “propone di democratizzare l'economia locale, di legittimare l'economia non mercantile, di valorizzare gli scambi non monetari ed informali”14 (Biolghini, 2007?). L'obiettivo è quello di creare luoghi di vendita alternativi rispetto alla grande distribuzione, all'interno dei quali ogni membro ricerca in prima persona prodotti locali mediante un rapporto fiduciario e la relazione diretta con i produttori del territorio. I gruppi di acquisto solidali, o gas, sono gruppi di persone che acquistano insieme seguendo il principio della solidarietà, il che li porta a preferire produttori piccoli, locali, rispettosi dell'ambiente e delle persone, con cui entrano in relazione diretta. Il concetto che sta alla base dei gas è quello di "filiera corta", cioè l'avvicinamento fra produttore e consumatore finale, sia in termini geografici, privilegiando le aziende più vicine, sia in termini "funzionali", tagliando gli intermediari quali i grossisti e i negozianti L'elemento distintivo dei gas è la solidarietà che si esprime su tre dimensioni15 (Saroldi, 2008): verso il territorio preferendo i piccoli produttori locali; verso il terzo mondo attraverso il canale del commercio equo; tra consumatori stessi, tramite lo scambio di informazioni e il lavoro volontario che sta alla base del gruppo. Inoltre, queste realtà si contraddistinguono per il continuo tentativo avvicinare i produttori e consumatori finali, sia in termini geografici, privilegiando le aziende più vicine, sia in termini "funzionali", tagliando gli intermediari quali i grossisti e la grande distribuzione. L'obiettivo dei gas è acquistare prodotti rispettosi 14 Biolghini 2007… 15 Saroldi A., 2008, “L'economia Solidale dai GAS ai Distretti”, Contributo per la guida all'economia solidale delle province di Lucca, Livorno, Pisa (pubblicato on line:www.retegas.org) - 24 - dell'ambiente e dell'uomo, in linea con i principi del consumo critico e promuovere lo sviluppo di un'economia solidale incentrata sul benessere dell'uomo e non sui benefici economici.(Saroldi, 2008). In generale, i benefici riconducibili alla presenza di un gas all’interno di un determinato sistema locale dipendono molto dal loro radicamento territoriale, e si possono dividere in tre categorie o scale: • Ambientale: a scala macro si riducono gli imballaggi, i rifiuti non riciclabili, i consumi energetici e le emissioni legate al trasporto, inoltre la scelta del biologico si traduce in una maggiore attenzione verso la conservazione dei suoli e della loro fertilità. • Sociale: si migliora la condizione economico-sociale dei produttori e di tutte le persone impiegate, anche di soggetti vulnerabili reinseriti nel mondo del lavoro attraverso esperienze di agricoltura sociale. Quest'ultima tendenza dell'agricoltura, che sfrutta la multifunzionalità aziendale per rispondere ad esigenze concrete del territorio, oltre a proporsi come alternativa al sistema di welfare, può generare benefici per l'intera collettività. • Individuale: vantaggi esprimono in generati termini dalla economici relazione sociale; (risparmio), si culturali (apprendimento pratico, cognitivo e teorico) e di salute del corpo. I benefici dei singoli membri variano da attore ad attore, anche in base al ruolo rivestito da ciascuno nel più ampio network di relazioni presente sul territorio. (Questi vantaggi sono disponibili a tutti gli attori che si relazionano con i GAS ma esterni ad essi a tutte le scale, dagli agricoltori alla comunità locale fino agli enti pubblici e le associazioni di categoria.) Alla base delle azioni dei GAS c’è, in primo luogo, un bisogno di cibo di qualità accessibile economicamente, ma c’è anche “un senso profondo di insoddisfazione e sfiducia nei confronti del sistema di produzionedistribuzione convenzionale e un conseguente desiderio più profondo si riacquisire autonomia e controllo sulle proprie scelte di consumo”, oltre - 25 - a un più generale bisogno di socializzazione e partecipazione politica.16 (Rossi e Brunori, 2011). In risposta a tali esigenze, le pratiche di acquisto e consumo vengono riorganizzate attraverso processi di apprendimento reciproco basati sull’ interazione sociale. Anche per questo, i GAS rappresentano delle “nicchie” rispetto al regime sociotecnico dominante, in grado di sperimentare forme innovative di produzione, distribuzione, consumo generando alternative praticabili in risposta alla crisi. Per comprendere il ruolo dei GAS come nicchie è utile concentrarsi sui processi di apprendimento che avvengono attraverso l’iterazione sociale tra persone a diverso grado di consapevolezza. Tali processi hanno luogo in tre ambiti di relazioni a tutte le scale geografiche: • interazione tra pari: fondamentale trasformare l’atteggiamento dei singoli consumatori verso il cibo e per modificare i loro stili di vita. In questo ambito infatti, ciascuno è portatore di valori, convinzioni e conoscenza accumulata attraverso altri network e l’interazione sociale porta alla condivisione di buone pratiche e allo sviluppo di capitale sociale e comunitario. • interazione tra produttori e consumatori: necessaria per elaborate soluzioni agli specifici bisogni: la qualità del cibo (biologico, locale, tradizionale, ecc.), la dimensione economica della relazione (prezzo giusto, condivisione del rischio, modalità di scambio) e gli altri aspetti di natura non economica (fiducia, conoscenza diretta). • interazione con altre organizzazioni: rientrano in questa dimensione le interazioni con altri attori, organizzazioni e network che condividono i medesimi principi e obiettivi dei GAS, cioè la costruzione di sistemi alimentari alternativi e di modelli economici più “sostenibili” ( enti locali, imprese del terzo settore, istituti di ricerca, movimenti sociali, comitati di cittadini,associazioni di agricoltori, culturali e ambientaliste). Proprio le relazioni che si sviluppano in quest’ultimo (inter16 A. Rossi, G. Brunori, 2011 Le Pratiche di consumo alimentare come fattori di cambiamento. Il caso dei Gruppi di Acquisto Solidale AgriRegioniEuropa, 7, 27 - 26 - organizzativi) sono alla base della possibilità di sviluppare nuove forme di cittadinanza alimentare, per lo sviluppo di impegno civico e politico favorendo alla creazione di nuove forme di mobilitazione sociale. Si possono identificare tre livelli di apprendimento attraverso cui gli attori affrontano i vincoli (materiali e immateriali) che si frappongono all’adozione di pratiche sostenibili , e sviluppano consapevolezza per ulteriori forme di cittadinanza: apprendimento tecnico e organizzativo; apprendimento cognitivo; apprendimento teorico. Questi diversi livelli di apprendimento avvengono in tutti gli ambiti di relazione, e spiegano la complessità del processo di apprendimento di tipo cumulativo. Lo schema seguente riassume il processo di apprendimento: Tabella 1.1: Dimensioni dell’apprendimento tramite l’interazione sociale. Fonte: Rossi, Brunori, 2001 Relazioni tra pari Relazioni Relazioni produttori- interorganizzative consumatori Apprendi Acquisizione di Acquisizione di Sviluppo mento conoscenze a conoscenze su forme Tecnico- abilità pratiche processi produttivi, etico e di cittadinanza organizza riguardo al cibo; gestione degli ordini alimentare; tivo gestione acquisti e collaborazione definizione soluzioni specifiche. di di “altre” consumo ad iniziative e progetti di diversa natura. Apprendi Rafforzamento mento dell’identità cognitivo gruppo e Acquisizione di dei conoscenze Allargamento su della conoscenza; stagionalità, rafforzamento dei principi biodiversitàe principi di solidarietà e personali; senso problemi responsabilità; di responsabilità dell’attività agricola. e solidarietà Apprendi Sviluppo di Sviluppo mento capitale sociale e consapevolezza teorico comunitario; relativa sviluppo di senso problematiche - 27 - di una Crescita cittadinanza alle di intesa come impegno civico e politico; adesione ad critico e legate al cibo, alla altre consapevolezza sua mobilitazione politica applicata alla relazione città- sia sul territorio e sia ad altri ambiti campagna a scala più ampia. sostenibilità, e alla forme di sociale multifunzionalità dell’agricoltura. Sotto questo punto di vista, i GAS stanno rappresentano dei “laboratori importanti per lo sviluppo del ruolo della società civile… in grado di contribuire ad un più ampio cambiamento culturale” (Rossi e Brunori, 2011). Nella stessa prospettiva, i GAS rappresentano laboratori di cambiamento istituzionale, poiché avendo iniziato a sperimentare sistemi socio-tecnici alternativi, essi stanno iniziando a porre nuove questioni nelle relazioni con le istituzioni pubbliche e a livello di agenda politica. Nella pratica, c’è una grande eterogeneità tra i gruppi di acquisto per numero di famiglie e per modalità organizzative, infatti molti sono informali mentre altri sono costituiti in associazione, ma ciò che li accomuna è il modus operandi: dopo aver scelto i produttori, il gruppo raccoglie le richieste di ogni membro, le somma per formare l'ordine del gruppo e lo trasmette al produttore. Quest'ultimo consegna la merce nel luogo e nei tempi prestabiliti, dove ciascun membro passa a ritirare la propria parte. In conclusione queste iniziative di costruzione dal basso di un nuovo sistema socio-tecnico esprimono un bisogno di modelli alternativi di produzione, distribuzione e consumo. L’esperienza dei GAS rappresenta la realizzazione a livello micro di una moralizzazione dell’economia. Queste esperienze di innovazione sociale stanno mostrando la direzione verso cui andare, al fine di integrare le istanze etiche e le altre istanze che provengono dal basso all’interno di una modalità alternativa di governance dei modelli alimentari. (Rossi e Brunori, 2011) 1.2.1 Nascita, sviluppo e tendenze In Italia l'esperienza dei gruppi di acquisto nasce a Fidenza nel 1994, - 28 - sulla spinta delle esperienze di economia solidale precedenti, in particolare quelle legate al consumo critico ed al commercio equo e solidale. Negli anni a seguire l'esperienza si diffonde tramite passaparola lungo tutto il paese, nel 1997 si costituisce la prima rete gas con l'obiettivo di favorire la diffusione, lo scambio di informazioni e l'aiuto reciproco dei gruppi di acquisto, e nel '99 viene scritto il documento base dei gas contenente le caratteristiche principali di questa pratica. Da allora il numero dei gas è aumentato di anno in anno attraverso il passaparola o per gemmazione di nuovi nuclei da gruppi esistenti. La situazione attuale vede una maggiore vivacità nel centro-nord, specialmente intorno alle grandi città di Milano, Genova e Torino. Tale vivacità è il segnale di come “le città si dimostrano non solo un semplice mercato di sbocco dei prodotti provenienti dalle campagne, ma sempre più efficaci laboratori di progettazione di AFN da cui partono richieste di consumo critico e di un coinvolgimento diretto di un numero crescente di persone nell'organizzazione pratica delle reti” (Dansero, De Luca, Puttilli, 2012). La crescita numerica delle realtà nazionali e le potenzialità di una tale rete di influire sull'economia reale sono chiare già dal Convegno nazionale di Marzabotto del 2002, durante la quale si pone enfasi sul ruolo dei gas a livello locale , tramite la creazione di filiere corte coinvolgendo i portatori di interessi del territorio, dalla produzione alla distribuzione. Allo stesso tempo ci si interroga sulla possibilità di interventi coordinati a una scala più ampia, che ha portato agli attuali progetti dei grandi numeri e ai distretti di economia solidale. Gli strumenti che un gas può utilizzare per ampliare le proprie possibilità di acquisto sono tre: - le retine, o intergas, sono uno strumento di coordinamento a scala locale che promuove e coordina gli acquisti dei gas appartenenti alla stessa zona geografica, in particolare per ottenere vantaggi di scala sia in termini di prezzo, sia di logistica e trasporti. Tipico esempio è rappresentato dalle arance siciliane, un caso oramai sperimentato e studiato da diversi anni e coordinato a livello dell'intera provincia - 29 - torinese con evidenti benefici a livello di traffico veicolare e le emissioni inquinanti e clima-alteranti annesse. - I progetti dei grandi numeri sono strumenti di coordinamento a scala nazionale, più efficace per quelle tipologie di filiere produttive complesse tecnologicamente, come ad esempio l'attuale progetto volto alla promozione di energia prodotta da fonti rinnovabili tramite l'acquisto di impianti fotovoltaici. - I distretti di economia solidale sono strumenti innovativi di coordinamento che hanno l'obiettivo di aumentare l'efficacia dei gas nella trasformazione dell'economia e del territorio allargando il paniere di beni e servizi provenienti da filiere ricche di relazioni e di valori socio-culturali. L'elemento distintivo di una rete come quella dei gas rispetto ad altre forme di organizzazione risiede nel riconoscere ed attribuire il potere decisionale al livello più basso possibile. A livello di rete si traduce nella libertà di ogni singolo gas ad aderire ai progetti decisi a livelli più alto in linea con principio che lega il singolo attore al proprio gruppo. Questo è uno degli elementi che distinguono una rete come quella dei gas rispetto ad altre forme di organizzazione. La rete dei gas ha una struttura estremamente orizzontale in cui i singoli gruppi sono l'elemento attivo; questo consente l'integrazione e il sostegno reciproco tra gruppi anche molto diversi tra di loro. In questo modo, i gas promuovono la ricerca di soluzioni collaborative a tutti i livelli: all'interno del gruppo, con i produttori e verso gli altri gruppi (Saroldi, 2008) 1.2.2 I Distretti di Economia Solidale Caratteristica dimostrata dagli AFNs è la continua ricerca di forme organizzative più ampie a livello di scala ed efficienti in termini di trasporti; in quest'ottica si può interpretare la transizione verso forme distrettuali più ampie di economie di solidarietà (DES, Distretto di Economia Solidale) che alcuni gruppi di gas stanno avviando sul loro territorio attraverso la sperimentazione della strategia delle reti, che consiste nella creazione di reti in cui sono presenti flussi di informazioni, pratiche comuni, beni e servizi prodotti dalle realtà - 30 - dell'economia solidale. L'obiettivo è che le realtà solidali (Gas, botteghe del commercio equo e solidale, realtà di finanza etica e di turismo responsabile, piccoli agricoltori biologici, cooperative, ecc.) presenti su un determinato territorio possano sostenersi e rafforzarsi a vicenda creando spazi per un'economia diversa, finalizzata al benessere di tutti, che favorisca la socialità e allo stesso tempo difenda l'ambiente e le condizioni di lavoro; la finalità ultima dello sviluppo di tali reti è di collaborare alla promozione e alla costruzione del territorio. Il termine distretto utilizzato in Italia per definire queste reti locali si rifà alla tradizione dei distretti industriali per indicare la vocazione di un territorio, ma nella prospettiva di un intreccio tra produzioni e consumi di diverso tipo, e quindi ben al di fuori della logica di una destinazione pressoché univoca di un territorio presente nel concetto dei distretti convenzionali (Saroldi, 2008). In Italia la proposta delle reti di economia solidale prende forma in modo compiuto nel 2002 sotto la spinta di diversi fattori: l'estrema vivacità italiana di esperienze di economia solidale nei diversi settori come i gas, la diffusione in Italia di reti dedicate all'economia di giustizia, come la Rete di Lilliput e la diffusione a livello internazionali di reti che considerano l'economia solidale e le sue reti una strategia organica per contrastare il sistema attuale e costruire un'alternativa. Il primo passo intrapreso dal gruppo di lavoro costituito su proposta della Rete Lilliput nel 2002, è stato la redazione della “Carta per la rete italiana di economia solidale”17 in cui sono descritte le caratteristiche comuni all'economia solidale: • relazioni tra i soggetti economici basate sui principi di reciprocità e cooperazione; • giustizia e rispetto delle persone (condizioni di lavoro, salute, formazione, inclusione sociale, garanzia dei diritti essenziali); 17 • rispetto dell’ambiente (sostenibilità ecologica); • partecipazione democratica; • disponibilità a entrare in rapporto con il territorio (partecipazione Carta per la rete italiana di conomia solidale (RES), marzo 2007. Disponibile su www.retecosol.org - 31 - al «progetto locale»); • disponibilità a entrare in relazione con le altre realtà dell'economia solidale condividendo un percorso comune; • impiego degli utili per scopi di utilità sociale. Sempre la Carta RES propone la sperimentazione dei distretti di economia solidale per verificare nella pratica l'efficacia della strategia delle reti. Nella pratica ad oggi si sono sviluppate esperienze differenti in termini di scala, numeri e struttura organizzativa coglibile a livello di caso studio, in tutti i casi lo sviluppo dei distretti si può dividere in due fasi. La prima fase inizia con la costituzione del gruppo promotore, in alcuni casi sotto l'impulso di un Ente Locale, che decide come organizzare la sua attività, se costituirsi formalmente e definisce una sua carta dei principi. Nella seconda si portano avanti progetti per la promozione dell'economia solidale e per la costruzione di filiere partecipate, con l'obiettivo di costruire il distretto e promuovere il territorio. Ad esempio il DES di Torino e provincia è nato nel 200918 e tra le prime attività che ha svolto c'è l'organizzazione di un corso per l'animazione di reti, denominato Un ponte sul distretto, finalizzato alla formazione di nuovi gruppi di lavoro e di nuove progettualità. Da questa esperienza nasce il Gruppo di lavoro DESTOvest, formato in primo luogo dai gas e alcune realtà agricole del territorio sud-ovest della provincia torinese, il cui primo progetto riguarda la costruzione di una filiera del pane corta e solidale, che verrà illustrata in modo più dettagliato successivamente. I temi centrali sul futuro sviluppo dei distretti emersi a Verona nel 2008, in occasione dell'incontro tra i gruppi promotori dei distretti promosso dal Tavolo RES, ruotano intorno alla logistica e alla ricerca di una visione di sviluppo condivisa. La riflessione riguardante la logistica, che è partita dalle esperienze sviluppate fin'ora, e che prende il nome di Piccola Distribuzione 18 Carta dei principi condivisi, Distretto di economia Solidale di Torino e Provincia (DESTO), marzo 2009. Disponibile su www.retecosol.org - 32 - Organizzata (PDO), è alla ricerca di un modello di distribuzione coerente con le caratteristiche dell'economia solidale e con la strategia delle reti, e quindi in grado di rafforzare la rete e di veicolare anche occasioni di relazione oltre che prodotti e servizi. (Saroldi, 2008) Siccome i modelli di distribuzione sono strettamente legati alla visione strategica che si ha del territorio, l'attenzione si concentra sugli scenari di sviluppo più desiderabil. Anche per il fatto che certi prodotti rischiano di perdere il loro significato fuori dalla cerchia di relazioni che li ha generati, si sta cercando una forma di distribuzione capace di valorizzare tali risorse relazionali. Dalle riflessioni attuali ciò che emerge è la consapevolezza della necessità, da un lato, di reperire le risorse economiche per sostenere le progettualità delle varie reti locali e, dall'altro, di sviluppare degli strumenti specifici per l'animazione ed il mantenimento di queste reti che sono fortemente basate sulle relazioni a al tempo stesso estremamente fragili e perciò hanno bisogno di sostegno. Probabilmente sarà su queste difficoltà che nei prossimi anni si giocherà il futuro dell'esperienza dei distretti di economia solidale. Nonostante le difficoltà, lo strumento del distretto rappresenta una potenziale fonte di trasformazione del territorio, grazie all'azione coordinata dei soggetti coinvolti aperta e orientata verso lo stesso. Infine, un aspetto rilevante della realtà italiana è il crescente interesse da parte del mondo privato, in particolare delle associazioni di categoria, nei confronti delle RAA e, per contro, lo scarso supporto delle politiche pubbliche. La realtà delle filiere alternative sembra essere riconosciuta dagli enti pubblici, ma ancora scarsamente inquadrata in politiche di supporto consapevoli delle effettive caratteristiche delle RAA (Dansero, De Luca, Puttilli, 2012). Nella terza parte di questo lavoro si cercherà di analizzare le esperienze di alcuni gruppi d'acquisto della zona sud-ovest di Torino.L'obiettivo è di mettere in luce quel particolare legame di interdipendenza che hanno sviluppato con il territorio utilizzando una prospettiva geografica del radicamento territoriale ponendo l'attenzione su queste chiavi di lettura. - 33 - 1.3 Lo sviluppo delle RAA in Italia. Studiare lo stato delle RAA in Italia non è compito facile sia per l’eterogeneità delle singole esperienze e sia per l’assenza di un database affidabile a scala nazionale. Secondo i dati pubblicati dall’Osservatorio internazionale sulla vendita diretta nelle aziende agricole”, realizzato da Agri2000 e Coldiretti, il numero di aziende che praticano la vendita diretta è passato dalle 36.000 unità del 2005 alle 63.500 del 200919 (Gardini, Lazzarin, Cristofori, 2009). Osservando la loro distribuzione geografica si rileva che la Toscana ospita il maggior numero di aziende seguita da Lombarida, Veneto e Piemonte. In generale si osserva una netta frattura tra le regioni settentrionali e meridionali d’Italia per sviluppo di questa tipologia di RAA, ad eccezione della Regione Sicilia. Figura 1.4: Percentuale delle imprese coinvolte in attività di vendita diretta, per regione. Fonte: Gardini, Lazzarini, Cristofori, 2009 La figura 1.5 mostra che i prodotti più venduti in Italia presso i farmer’s markets sono: vino, ortofrutticoli e caseari. risultano. Risultano inoltre importanti anche la vendita di piante ornamentali, di carni e insaccati e di miele. 19 Gardini C., Lazzarin C., Cristofori C. (2009), Osservatorio internazionale sulla vendita diretta nelle aziende agricole, quarta edizione 2009, Agri2000, Coldiretti. - 34 - Figura 1.5: Percentuale dei prodotti commercializzati attraverso i farmer’s markets- Fonte: Gardini, Lazzarini, Cristofori, 2009 La realtà dei farmer’s markets ha catturato negli ultimi anni l’attenzione di diversi attori pubblici e privati: oltre ai mercati promossi dalla Coldiretti, sono numerosi i comuni che ospitano e organizzano mercati locali e iniziative “dal basso” come i mercati di genuinoclandestino. La realtà dei GAS ha registrato una forte crescita fin dagli anni 90: nel 2011 erano quasi 900 i gruppi registrati al sito www.retegas.org, di cui 14 in forma di reti di GAS. Da segnalare positivamente la legge varata dalla regione Umbria per il finanziamento di gruppi d’acquisto solidale. Anche i GAS, come la vendita diretta, è un fenomeno che interessa in prevalenza le grandi città e regioni del centro-nord con Milano e Lombardia in testa. Oltre all’evidente espansione delle RAA in italia, è possibile sviluppare alcune considerazioni sugli aspetti di natura territoriale che tale fenomeno ha recentemente assunto. Innanzitutto, la realtà italiana è segnata da forti differenze territoriali a tutte le scale. Si registrano sia una frattura tra nord e sud e sia una differenziazione intra-regionale nelle tipologie di prodotti che circolano. Tali differenze sembrano celare una forte interdipendenza tra i maggiori centri urbani (Torino, Milano e Genova) e le reti agroalimentari alternative. Le grandi città, e i consumatori da cui parte la domanda di cibo, rappresentano sempre di più un’efficace cabina di regia per la costruzione di filiere corte. Un secondo aspetto che contraddistingue le realtà italiane è la tendenza ad evolvere in forme organizzative più complesse, in grado di - 35 - rispondere alla richiesta della piccola distribuzione. In quest’ottica è particolarmente interessante l’azione avviata da diversi GAS per passare ad un’economia di solidarietà distrettuale (DES) attraverso i quali integrare intere filiere produttive. Infine, in tutta Italia si nota uno scarso supporto offerto dalle politiche pubbliche, fatta eccezione per le Regioni Toscana e Umbria che hanno riconosciuto formalmente queste realtà. Piuttosto le RAA sembrano essere oggetto di un crescente interesse da parte del mondo privato che le concepisce come uno spazio di azione e affermazione. Come dimostrato dalle recenti ricerche sulla diffusione dellle RAA nelle sue molteplici espressioni, la regione Piemonte si colloca in una posizione privilegiata e si presenta come una realtà estremamente eterogenea, sotto diversi punti di vista. Negli ultimi vent’anni, la regione ha visto l’origine di iniziative che, collocatesi a pieno diritto nella realtà degli AFN, hanno via via acquisito una dimensione e una rilevanza internazionale e globale, affermando sempre di più la realtà piemontese come una regione d’eccellenza dal punto di vista della qualità delle produzioni agro-alimentari, della cultura del cibo e della valorizzazione dei prodotti di qualità.(Dansero, De Luca, Puttilli, 2012) L’esperienza di Slow Food, iniziato a fine anni ‘nella regione culturale delle Langhe si è dimostrata essere la prima realtà capace di indirizzare e influenzare pesantemente le iniziative e le politiche nei campi dello sviluppo rurale e contadino alla scala internazionale e in diverse parti del mondo. Attraverso le esperienze sorte all’interno e accanto al movimento Gastronomiche Madre), il di di Pollenzo, territorio Slow Eataly, regionale ha Food (l’Università di Scienze l’evento internazionale acquisito grande Terra visibilità e considerazione alla scala interazionale consentendo, allo stesso tempo, l’insorgere di innumerevoli esperienze e di una cultura del cibo sempre più diffusa in tutto il territorio regionale. Al contempo, il territorio regionale ospita un discreto numero di produzioni specifiche (DOP e IGP) e più di quaranta vini a denominazione controllata – DOC. Anche la struttura delle imprese agricole piemontesi si presta - 36 - particolarmente caratterizzata alla da fioritura una di piccola esperienze produzione di RAA, abbastanza essendo diffusa e diversificata, fondata ancora sull’unità familiare. Negli ultimi anni, la regione ha visto sorgere, accanto alle più strutturate esperienze già menzionate, numerose altre pratiche riconducibili alla letteratura sugli RAA: farmer’s market, gruppi di acquisto e vendita diretta. Si tratta di pratiche che, sebbene ampiamente diffuse sul territorio regionale e in significativa espansione, sono ancora scarsamente studiate e osservate. 1.3.1 Il sistema agricolo piemontese Si può descrivere il quadro attuale del sistema agricolo piemontese a partire dai risultati definitive del 6° censimento generale dell’agricoltura pubblicati dalla Regione Piemonte20. Essi consentono di definire le principali caratteristiche strutturali dell’agricoltura piemontese. Secondo il censimento le aziende attive in piemonte nel 2011 sono 67 mila, facendo registrare un calo del 37% rispetto al 2000. Inoltre diminuisce la superficie agricola utilizzata pari a 1,011 milioni di etteri (-5%) e, di conseguenza, cresce la SAU media aziendale (da 10 ha a 15 ha) ponendo il Piemonte alla pari con la media europea (14 ha). La superficie agricola utilizzata (SAU) media aziendale è aumentata rispetto al 2000 in tutto il territorio Piemontese, anche se in modo più acuto in collina (da 5 a 8,6 ha), minore in montagna (da 18,4 a 21,1 ha) e in misura intermedia in pianura (da 19,5 a 22,2 ha). Questo è avvenuto principalmente grazie all’acquisizione di terreni in affitto o in uso gratuito a scapito della SAU in proprietà che cala del 31% rispetto al 2000 ( da 663 mila a 457 mila ettari). Analizzando il peso economico delle aziende e la loro collocazione geografica emerge l’importanza delle aziende di pianura e la residualità delle aziende di montagna. Tra Provincie del Piemonte, Cuneo risulta quella economicamente più importante in quanto le aziende locali producono il 44% della 20 Perosino M., Cora L., 2013, 6° censimento generale dell’agricoltura. Raccogliamo le risposte, seminiamo futuro. Regione Piemonte. - 37 - produzione standard dell’intera regione. Inoltre, rispetto ai censimenti precedenti, emerge il peso crescente dei giovani conduttori (sia tra gli uomini che fra le donne) a scapito degli over 65, anche se la media di giornate lavorative aziendali diminuisce con l’età e in generale è inferiore per le donne. Dalle informazioni del 6° Censimento sull’agricoltura risulta chiaro che in Piemonte la ristrutturazione del settore agricolo si caratterizza per il ridimensionamento delle aziende di piccole dimensioni e l’accresciuta importanza delle grandi aziende. Secondo l’ultimo censimento sull’agricoltura, le aziende piemontesi orientano le loro produzioni verso i seminativi nelle pianure di Vercelli, Novara e Alessandria; verso le coltivazioni permanenti (viticoltura) nelle Langhe-Monferrato e nel cuneese (frutticoltura); verso l’allevamento di erbivori nell’arco alpino e nella pianura torinese e verso l’allevamento di granivori nella pianura cuneese (suini) e del basso Monferrato (avicoli). Anche in Piemonte, come nel resto d’Italia il settore zootecnico è quello più colpito dall’attuale riduzione del numero di aziende attive, mentre negli ultimi anni è cresciuta l’importanza del mais, in termini di superficie coltivata, a scapito delle superfici coltivate a grano. Per quanto riguarda il settore ortofrutticolo, particolarmente interessante nel caso delle RAA, si registra “nel 2010 una riduzione delle superfici agricole aziendali e del volume di produzione, mentre il rendimento delle produzioni biologiche (orticole e mele in particolare) è andato aumentando del 5,5%. Le ridotte dimensioni delle aziende ortofrutticole spiegano una particolare forma organizzativa della filiera piemontese in tale settore, e cioè che il raggio di produzione, distribuzione e consumo della produzione sia contenuto all’interno della regione e sia pressocché assorbito dai principali mercati cittadini (in primis quello torinese). Pur presentando una certa specializzazione territoriale, il settore agricolo piemontese non presenta vere e proprie monospecializzazioni produttive sullo stile Europeo, dove grandi aziende gestiscono aree vaste coperte da un unico tipo di produzione. In Piemonte, l’unica monocoltura è costituita dal riso nelle aree del - 38 - Biellese e Vercellese. (Dansero, De Luca, Puttilli,2012). 1.3.2 Le RAA in Piemonte LA diffusione delle RAA è in forte crescita, specialmente nella Provincia di Torino, a conferma dell’importante ruolo svolto dagli agglomerati urbani per il loro sviluppo. In questo paragrafo si descrivono in modo più approfondito le caratteristiche e l’importanza delle tre forme di RAA più diffuse in Piemonte e nel resto d’Italia: la vendita diretta, i mercati contadini (farmer’s markets) e i GAS. Pur nella difficoltà nel reperire i dati su questi fenomeni la forma di AFN di gran lunga più diffusa in Piemonte risulta essere quella della vendita diretta. Nella ricerca sono state individuate 884 aziende agricole attive sul territorio piemontese, appartenenti ai circuiti di Coldiretti e Cia, e 77 cooperative. Dai risultati si nota che: • Le cooperative si concentrano nelle Province di Cuneo e Torino, dove supportano principalmente il settore ortofrutticolo. • La provincia di Cuneo si caratterizza per una elevata produzione frutticolo e zootecnica di qualità che la colloca nei circuiti dei prodotti tipici locali. • La maggior parte delle aziende trasformano in azienda i loro prodotti anche per settori che non necessitano di trasformazioni, come l’ortofrutta. Ciò rappresenta un possibile aumento dei guadagni e risponde alla strategia di diversificazione dei prodotti. • Dal lato della qualità dei prodotti, la aziende censite si dividono tra produttori che utilizzano tecniche biologiche certificate e aziende che svolgono produzioni ecocompatibili in assenza di una certificazione formale. Nella stessa ricerca vengono analizzati i farmer’s markets attivi, attraverso i dati contenuti nel censimento effettuato da Coldiretti all’interno del progetto “Campagna Amica”. I mercati sostenuti da Coldiretti sul territorio regionale risultano essere 122, divisi tra farmer’s markets e mercati di Campagna Amica (a cui partecipano sono realtà Coldiretti). Dalla ricerca emerge che: - 39 - • I mercati dei produttori sul territorio Piemontese rivelano una massiccia presenza nelle provincie di Torino e Cuneo • I mercati selezionati risultano distribuiti in maniera relativamente omogenea per quanto riguarda la loro frequenza (tab. 13): in quasi tutte le provincie piemontesi vengono organizzati almeno un mercato settimanale ed uno mensile che raccolgono produttori della filiera comunale e prevalentemente provinciale. • Tra i prodotti commercializzati nei mercati (tab. X), l’ortofrutta risulta essere presente in tutti i mercati. Si registra anche una buona e costante presenza di prodotti lattierocaseari tra i quali spiccano i distributori di latte crudo; meno spesso, ma comunque con frequenza, sono presenti anche carne e cereali e prodotti da forno. Si evidenzia la presenza di altri prodotti come piante, uova e prodotti trasformati, dato che risulta in linea con le tendenze all'aumento della commercializzazione di piante e prodotti trasformati messi in evidenza dall'Osservatorio sulla Vendita diretta in Italia. • Per quel che riguarda la qualità dei prodotti, solo uno dei 122 mercati selezionati risulta essere un mercato di biologico certificato e si svolge a Torino una volta alla settimana. Tabella 1.6: Prodotti trattati nei mercati contadini. Fonte: Dansero, De Luca Puttilli 2012 Prodotti Mercati commercializzati nei tipologia 122 dei prodotto mercati produttori della Regione Piemonte Ortofrutta 122 Lattte e Formaggi 113 Carne 86 Cereali 73 - 40 - per di Trasformato 59 Piante e uova 84 I Gruppi d’Acquisto Solidale (GAS) sono una delle realtà innovative di commercializzazione dei prodotti agroalimentari che più si è sviluppata negli ultimi anni. In Piemonte le realtà censite nel 2011 sono poco più di 100 (rispetto ai 900 gruppi presenti in Italia e registrati sul sito regas.org.), di cui quasi l’80% situati nella provincia di Torino. Tali cifre restano indicative, in quanto queste realtà sono ancora poco studiate e perché molti gruppi effettuano acquisti collettivamente in modo informale. Inoltre, si registra la nascita di nuove forme di acquisto che promuovono la responsabilizzazione dei consumatori rifacendosi al modello dei GAS. A riguardo, la Provincia di Torino con il supporto del movimento dei consumatori ha istituito dieci Gruppi d’Acquisto Collettivi (GAC) in comuni o quartieri vulnerabili da un punto di vista sociale. Inoltre i GAS e il loro bacino di consumatori, forniscono lo “spazio” necessario per la sopravvivenza economica e per lo sviluppo di realtà innovative, come le cooperative sociali il cui fine ultimo è il reinserimento nel mondo del lavoro di soggetti con disagio psico-fisico o sociale. Tab. 1.7: Tipologie di GAS piemontesi. Fonte Dansero, De Luca, Puttili, 2012 Gas Associazioni Reti di GAC GAS che GAS che Tot. che GAS ordinano ordinano costituiscono prodotti produttori un GAS non certificati BIO da alimentari 103 20 4 10 45 53 I 103 GAS presenti sul territorio provinciale sono estremamente eterogenei tra loro: alcuni gruppi hanno una rigida organizzazione degli ordini e delle consegne, sono formati da un alto numero di famiglie, hanno un sito internet e fanno parte di una rete più ampia per la gestione dei grandi ordini; quelli invece di dimensioni più ridotte - 41 - raggruppano famiglie che vivono nelle vicinanze e gestiscono gli acquisti in modo autonomo. In genere i GAS più grandi riescono a gestire una più ampia gamma di prodotti, anche non alimentari, come detersivi, cosmetici e prodotti per la cura del corpo. Come si vede dalla tabella X, il 20% dei GAS nasce in quanto parte più ampia della progettazione di associazioni che promuovono la filiera corta e la qualità ambientale. Altri GAS invece sono nati dalla “filiazione” di GAS più grandi, come nel caso del GAS di Almese, staccatosi dal GAS di Avigliana Giaveno. Infine, anche se tutti i GAS promuovono l’acquisto di prodotti di qualità ed ecocompatibili, solo la metà dei GAS registrati compie i propri acquisti anche da produttori certificati. Questo elemento conferma quanto la certificazione biologica non rappresenti una discriminante nella scelta del produttore poiché più spesso le relazioni dirette e di fiducia instaurate permettono al consumatore di conoscere in piena trasparenza l’azienda agricola da cui acquista e le modalità di produzione da essa adottate.(Dansero, Puttilli) 1.3.3 Le politiche piemontesi, tra riconoscimento e supporto Dato che le realtà delle RAA ricopre un ruolo sempre maggiore a livello regionale, è utile chiedersi quale possa essere il ruolo delle istituzioni e delle politiche di sviluppo rurale a supporto di tali esperienze A scala regionale si osserva un comportamento ambivalente: da un lato gli AFN non hanno avuto un riconoscimento legislativo da parte del consiglio Regionale, né vi si fa riferimento nei documenti di pianificazione locale, dall’altro lo sviluppo delle RAA è stato promosso attraverso due bandi regionali, nel 2009, a sostegno dei GAS e dei farmer’s markets. La Provincia di Torino invece ha elaborato negli anni una serie di proposte per la valorizzazione del settore agroalimentare locale a partire dalla costituzione di un marchio denominato “paniere dei prodotti tipici” che riconosce 33 prodotti rappresentativi delle specialità locali della Provincia di Torino. Il progetto prevede inoltre, la valorizzazione delle strutture di turismo rurale, l’attivazione di azioni di - 42 - educazione alimentare e il sostegno alle strutture commerciali e produttive delle aziende agricole. Un altro marchio promosso dalla Provincia torinese è quello della “Strada Reale dei Vini Torinesi”, un’associazione nata nel 2008 formata da produttori di vino, operatori turistici ed enogastronomici, enti pubblici, consorzi e associazioni per un torale di 160 soci. Questa realtà si propone di valorizzare in senso turistico le produzioni vitivinicole e agricole attraverso l’integrazione della qualità del territorio e del cibo locale. la Strada Reale dei Vini interessa i territori del Canavese, della Collina Torinese, del Pienerolese e della Val Susa dove vengono prodotti 25 tipologie di vini DOC. Altre azioni significative interessano la scala comunale, soprattutto attraverso la promozione di mercati contadini e fiere gastronomiche anche in collaborazione con le organizzazioni agricole, che mirano a valorizzare le produzioni locali. Altre iniziative significative hanno riguardato la ristorazione collettiva, e nello specifico le mense ospedaliere e scolastiche. La politiche di promozione delle RAA elaborate dalla Provincia di Torino sembrano essere incentrate “sull’integrazione tra lo sviluppo di un’agricoltura locale di qualità, l’offerta turistica e la valorizzazione territoriale”. In parallelo viene rilanciata l’immagine del territorio attraverso il riconoscimento dei prodotti a marchio DOC,DOCG, IGP e vengono istituiti nuovi marchi per certificare la qualità, la tipicità e la provenienza dei prodotti provinciali. In sinergia con queste strategie rientra la politica degli eventi pubblici finalizzati a ri-avvicinare produttori e consumatori e promuovendo i GAS e la loro rete. Rientrano in questo gruppo di iniziative l’evento inaugurato nel 2010 Rururbal e il progetto in collaborazione con il Movimento dei Consumatori per facilitare l’attivazione di GAC sul territorio. - 43 - Parte II: Inquadramento territoriale In questa parte si descrive il territorio a Sud Ovest di Torino in cui è collocato il Comune di Rivalta T.se a partire dall’analisi delle strategie degli attori forti, cioè gli enti pubblici, dalla scala locale a quella nazionale. L’obiettivo è individuare un un’area vasta di progetto capace di superare i singoli confini comunali in un ottica di interdipendenza dei luoghi e delle persone. Particolarmente importanti sono gli strumenti di pianificazione e programmazione strategica della regione Piemonte (Piano Territoriale Regionale e Piano Paesaggistico Regionale) e provinciale (Piano Territoriale di Coordinamento). Questi strumenti forniscono le linee guida e gli obiettivi strategici a cui tutti gli enti subordinati debbono conformarsi. Le dinamiche attuali tendono a una riorganizzazione del sistema metropolitano in forma reticolare e policentrica, affidando ai singoli comuni il compito di attuare le trasformazioni auspicate. Ciò sta contribuendo a una sempre maggiore organizzazione degli enti locali fondata sulla cooperazione ed perseguita attraverso i Patti Territoriali e i Programmi Territoriali Integrati (PTI). Le esperienze degli ultimi anni mettono in luce l’efficacia di tali strumenti e riconosce i meriti della programmazione partecipata nel favorire la transizione verso modelli economici e sociali eco-compatibili. Infatti i PTI riescono a coordinare le varie azioni di riqualificazione territoriale intraprese dai singoli comuni migliorandone l’efficacia complessiva. La tendenza attuale vede un crescente impegno delle amministrazioni locali nel portare avanti queste esperienze di sviluppo locale fondate sulla cooperazione, puntando sulla valorizzazione delle eccellenze enogastronomiche, naturali, architettoniche e paesaggistiche per promuovere il territorio, la sua storia e la sua cultura. - 44 - 2.1 Il sistema metropolitano torinese Figura 2.1: .1: L’Area Metropolitana di TorinoFonte: Torino Internazionale21 , Il territorio della Provincia di Torino, situata nel quadrante nordnord occidentale identale della regione Piemonte, appare incentrato sulla polarità metropolitana della città di Torino, nonostante la presenza di alcuni rilevanti sistemi territoriali periferici come il canavesano e le valli olimpiche. La relazione di interdipendenza tra il tra il territorio oggetto d’analisi e la città di Torino trova conferma nel Piano Territoriale e in quello Paesaggistico della Regione Regione Piemonte (PTR e PPR). Infatti, secondo gli elaborati regionali, regionali, i Comuni situati a Sud Ovest di Torino fanno parte del più ampio sistema sistema metropolitano torinese (Ambito ( di 21 Caramazza amazza C., Carriero V, Grandino C., 2013,Mappatura delle trasformazioni metropolitane. Fenomeni e temi per una strategia territoriale, (a cura di) Caruso N. per Ass. Torino Internazionale (disponibile sul sito torinostrategica.it) - 45 - Integrazione Territoriale di Torino22 e Ambito Torinese23). Secondo gli elaborati del PTR, l’Ambito di Integrazione Territoriale di Torino è composto dalla Città di Torino e i 38 Comuni che gravitano intorno ad essa. All’interno del territorio metropolitano si trovano diversi centri urbani (Settimo T.se, Venaria Reale, Collegno, Rivoli, Grugliasco, Orbassano, Nichelino e Moncalieri) che rappresentano dei poli di attrazione secondari rispetto a Torino. Questi comuni sono situati ai diversi punti cardinali della prima cintura e rappresentano le “porte” del sistema metropolitano. Nel Documento programmatico Per un nuovo Piano Territoriale programmatico (Regione Piemonte,2005) il sistema metropolitano torinese viene individuato come una componente strategica per la riqualificazione economica, tecnologica, culturale, produttiva dell’intero sistema regionale24 e come motore dello sviluppo regionale. Nello stesso documento viene valutato negativamente il modello di crescita spaziale delle aree urbanizzate prevalso nel passato, che ha generato un elevato consumo di suolo, la distruzione del patrimonio naturale e l’attuale modello di mobilità fondato sull’utilizzo dei mezzi privati. Per questo nel Documento programmatico si raccomanda uno sviluppo territoriale strutturato secondo uno schema reticolare e policentrico A livello provinciale le strategie di policentrismo vengono riprese e attuate dal Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Torino (PTCP2, 2011). Con questo strumento di pianificazione territoriale la Provincia individua 26 Ambiti di Approfondimento Sovracomunale (AAS) che costituiscono le sedi di confronto ed approfondimento di “area vasta” utili per condividere e sviluppare politiche di potenziamento del sistema policentrico. Inoltre gli AAS permettono di superare i limiti delle politiche urbanistiche locali perseguendo in modo più efficace gli obiettivi strategici regionali e provinciali. Per la conurbazione torinese, seppur assunta 22 come area unitaria di AIT n 9 Assessorato Politiche Territoriali (2007), Piano territoriale regionale. Quadro di riferimento strutturale, Torino, Regione Piemonte. 23 Ambito n.39 Regione Piemonte, 2009, Relazione illustrativa, PPR. 24 Assessorato Politiche Territoriali (2005), Per un nuovo piano territoriale regionale. Documento programmatico, Torino, Regione Piemonte - 46 - interrelazioni sovra-comunali, il PTC2 prevede un’articolazione in sei quadranti in relazione reciproca con la città di Torino: • Nord Est: Caselle-Borgaro-Settimo-S,Mauro; • Nord Ovest: Venaria • Ovest: Rivoli-Collegno • Sud Ovest: Orbassano-Rivalta • Sud Est: Moncalieri-Nichelino • Est: Chieri I Comuni situati a nel territorio a corona della città di Torino, sono stati raggruppati in 26 AAS in base alla presenza di poli urbani capaci di svolgere un ruolo di riferimento rispetto agli altri, tenendo conto del livello dei servizi, dei trasporti e della viabilità25. Nel caso analizzato, la presenza di specializzazioni produttive agricole e industriali nei Comuni di Airasca e None hanno determinato il loro inserimento nell’ambito n.13 (Area Metropolitana Torinese Sud-Ovest), seppur parzialmente sotto l’influenza di Pinerolo. Nella premessa della relazione definitiva del PTC2 si legge che: L’attenzione alla tutela dell’ambiente e del territorio riveste oggi un’importanza fondamentale e deve essere al centro di ogni azione politica e amministrativa. Inoltre il PTC2 riconosce che i processi di trasformazione del territorio necessitano di un governo di area vasta capace di cogliere i fenomeni socio-economici che li caratterizzano e che si concretizzano in modo puntuale all’interno di singole municipalità. L’obiettivo è quello di programmare lo sviluppo del territorio in modo condiviso e co- pianificato al fine di scongiurare la competizione fra luoghi in uno stesso ambito territoriale. La diversità territoriale viene quindi riconosciuto come un valore aggiunto. La “qualità territoriale come fattore di sviluppo” va perseguita su più fronti attraverso tutte le politiche pubbliche e può essere monitorato 25 Relazione definitiva PTC2, Provincia di Torino,2011. p64 - 47 - attraverso l’analisi dei flussi abitativi. Questi indicano quali luoghi sono ricchi di bellezze paesaggistiche e naturalistiche capaci di attrarre, non solo nuovi residenti, ma anche turisti e insediamenti produttivi e di ricerca attenti alla qualità delle risorse primarie (aria,acqua e suolo). A fronte di questi obiettivi strageci, Il PTC2 riconosce innanzitutto alcune problematiche emergenti trasversali all’intera provincia, cioè: • Il quadro economico • i cambiamenti climatici: • Processi di trasformazione e di utilizzo della risorsa territorio e consumo di suolo Il consumo di suolo e l’erosione dei suoli fertili sono, come si vedrà in seguito, alcune delle principali criticità dell’area sud-ovest del sistema metropolitano torinese, oltre che dell’intera Provincia. 2.1.1 Dinamiche in atto e progettualità nell’area metropolitana Come si legge nel “Terzo rapporto triennale sugli scenari evolutivi del Piemonte” pubblicato nel 2008 da IRES Piemonte, il territorio del sistema metropolitano oggi si caratterizza per tre fondamentali passaggi strutturali ben documentati dalle recenti analisi socioeconomiche26: • Il salto di qualità affrontato dal sistema metropolitano nel suo complesso ha rilanciato l’immagine della città di Torino a livello internazionale, anche grazie alla spinta dei Giochi Olimpici Invernali del 2006. I passaggi più importanti sono stati: la risistemazione proseguita con urbana il Primo avviata e dal Secondo Piano Piano Regolatore e Strategico; la ridislocazione delle imprese manifatturiere nella cintura torinese; la concentrazione nel centro città delle funzioni direzionali, 26 Casalino C, Mazzoccoli A, 2008 ,Irescenari. I quadranti del territorio piemontese: le prospettive del nord-ovest. Terzo rapporto triennale sugli scenari evolutivi del Piemonte, 2008/17. IRES Piemonte,. Pag.14. - 48 - terziarie, di ricerca, di innovazione e di cultura • L’espansione dell’area metropolitana ha, negli ultimi vent’anni, esteso il suo raggio d’influenza su tutto il territorio piano-collinare dell’area centrale della regione. I processi di trasformazione territoriale del sistema metropolitano si sono tradotti in un fenomeno di urbanizzazione sparsa ad alta consumo di risorse territoriali (suolo, equilibri idrografici e geologici, sistemi ecologici) e dal forte impatto infrastrutturale. • Le potenzialità policentriche del sistema metropolitano potrebbero dare luogo a una effettiva riorganizzazione della governance territoriale. Ciò trova riscontro nell’idea di “Città di Città” proposta metropolitana di dal Secondo Torino e Piano Strategico nell’organizzazione dell’area territoriale proposta dal Piano Territoriale Regionale (PTR) e dei Programmi Territoriali Integrati (PTI). Le linee guida per il riassetto del territorio “muovono verso uno scenario multipolare, integrato e diffuso, in cui ai principali nodi vengono conferite funzioni particolari, tali da affidare a ciascun punto un ruolo strategico in un ambito metropolitano più ampio: la Città di città.”(pag.16, ibid.) Sono esempi di questo assetto i diversi centri di eccellenza presenti sul territorio, come il polo sanitario di Orbassano e la limitrofa piattaforma logistica SITO-CAAT, il polo aereonautico di Caselle e il polo culturale - turistico della Reggia di Venaria. “La sfida attuale è dunque quella di valorizzare e mettere a sistema il policentrismo emergente, attivando le reti di attori locali e ricercando un coinvolgimento progettuale delle Istituzioni locali e impostando le opportune forme di governance cooperativa”.(pag.16, ibid.). Un primo segnale in grado di confermare questa ipotesi di evoluzione della geografia metropolitana può essere individuato “nella spontanea aggregazione cooperativa adottata dai comuni peri-metropolitani nella proposizione dei Programmi Territoriali Integrati. Ciò “genera nodi di interscambio e potenziali polarità funzionali in grado di proiettare la - 49 - propria influenza sulle corrispondenti porzioni territoriali di seconda e terza corona.”(pag.21, ibid ) L’attenzione per il territorio torinese è al centro delle politiche pubbliche a tutte le scale di governo, e attualmente ruotano intorno a 4 elementi: Infrastrutture, mobilità, sostenibilità e qualità urbana. Tra queste , la dotazione infrastrutturale è un elemento fondamentale per definire le traiettorie di sviluppo dei singoli territori e per la realizzazione di un sistema metropolitano policentrico. sul territorio si sovrappongono due macro-disegni della città a cui corrispondono a due linee di sviluppo infrastrutturale: una radiale e una tangenziale. La prima rispecchia le trasformazioni storiche della città, dall’origine disegno romano fino alla città Capitale Sabauda. Come si vede dalla figura sottostante, l’ambito territoriale di Orbassano e Rivalta è intercluso Corso Francia e corso Unione Sovietica, che collegano le Residenze Sabaude di Rivoli e Stupinigi con il Palazzo Reale Figura 2.2 – La città capitale. Fonte: Torino Internazionale, 2005 La seconda linea strategica, definita tangenziale, si sviluppa circondando Torino. Rientrano in questo secondo gruppo i progetti di completamento e di ridefinizione del sistema tangenziale torinese, specialmente dove le strade principali incontrano il sistema di trasporto su gomma (Drosso, Bruere, Stura). Osservando l’immagine denominata dagli autori La città Rete si osserva che l’area oggetto di - 50 - questa analisi sia, in parte, un tutt’uno con l’urbanizzato della metropoli. La linea tangenziale separa le aree più urbanizzate da quelle libere e la presenza dell’Autostrada per Pinerolo potrebbe generare una ulteriore urbanizzazione, soprattutto nei pressi del SITO di Orbassano Figura 2.3 – La città rete: Torino Internazionale, 2005 La città rete Negli ultimi anni il progetto Corona Verde ha avviato una serie di azioni volte alla riqualificazione degli ambienti naturali e insediativi per rilanciare l’immagine della metropoli proprio a partire dall’immagine della “corona di delizie” sabaude. Insieme al progetto Torino città delle acque riveste, questa esperienza sta ottenendo numerosi risultati e riconoscimenti. - 51 - Figura 2.4: Fonte: Il tentativo è quello di favorire la costruzione di una configurazione reticolare e policentrica del sistema metropolitano che si sovrapponga alla strutturazione storica “radiale”. Questa strategia è individuabile nei progetti Corona Verde e Torino Città d’Acque che disegnano traiettorie di riqualificazione dell’intera area metropolitana. Dal punto di vista della mobilità il tema del servizio ferroviario Metropolitano e della sua connessione con i centri di interscambio ferroviari della provincia torinese, nel caso specifico con la stazione merci di Orbassano. Questi progetti sono di grande interesse sia per la ridefinizione del ruolo del ferro nel trasporto pubblico locale, sia per riqualificare i tessuti urbani locali. La proposta delle due nuove linee della Metropolitana, verso Mirafiori Sud e verso Vanchiglia, danno nuove prospettive di sviluppo e di rigenerazione dell’urbanizzato. - 52 - Figura 2.3 La nuova città Un altro tema strategico per il nuovo Piano è il completamento di corso Marche, strettamente collegato a due questioni vitali per l’area torinese: il futuro del nodo ferroviario di Orbassano e il destino di Mirafiori. La mancata realizzazione di un efficace asse di connessione con la gronda merci dell’alta capacità renderebbe di fatto inutile lo scalo di Orbassano che già oggi ha tassi di utilizzo molto al di sotto della propria capacità. 2.1.2 Il PTI Metro-montano. In questo quadro generale, la riqualificazione della metropoli torinese trova nei Programmi Territoriali Integrati lo strumento ideale per coordinare lo politiche di sviluppo locali intraprese dai singoli sottoambiti e ricevere i finanziamenti previsti dai Fondi strutturali nazionali ed europei. Tali programmi hanno come obiettivo uno sviluppo di tipo multipolare e trovano attuazione in una serie di azioni organiche volte al riassetto territoriale e ambientale. Nella pratica, le trasformazioni del territorio previste dalla pianificazione strategica sono affidate alle - 53 - amministrazioni comunali che trovano nei piani territoriali strategici un fondamentale strumento di pianificazione sovra-locali. Ricostruire il rapporto tra i territori montani e collinari a ovest della città di Torino con i territori pianeggianti su cui sorge la metropoli è l'obiettivo del Progetto integrato d'area (P.I.A) di sviluppo economicosociale denominato “Accompagnare lo sviluppo”. La provincia di Torino, capofila di questo progetto, ha promosso l'integrazione di due Patti Territoriali sviluppati singolarmente da diversi enti locali: i PTI della Zona Ovest di Torino e del Sangone. L'obiettivo è quello di raggiungere una gestione più efficace del territorio Ovest e Sud–Ovest dell’area metropolitana grazie alla collaborazione tra tutti i soggetti interessati. I processi di sviluppo locale proposti dai Patti integrati si basano sul ripristino dei copri idrici principali e delle relative fasce fluviali al fine valorizzare le risorse naturali, storiche, architettoniche e culturali presenti nell’area. Ciò deve avvenire a partire dai maggiori poli di attrazione turistica.(la Reggia di Venaria e il Castello di Rivoli)27. Il territorio interessato si estende su una superficie di 439,97 Kmq e comprende 22 comuni così suddivisi: • Patto Territoriale del Sangone: Comuni di Beinasco, Sangano, Rivalta, Reano, Giaveno, Coazze, Piossasco, Trana, Valgioie, Orbassano, Bruino. • Patto territoriale della Zona Ovest: Comuni di Alpignano, Buttigliera Alta, Collegno, Rivoli, Grugliasco, Villarbasse, San Gillio, Druento, Venaria Reale, Pianezza, Rosta. I principali poli urbani sono: Rivoli, Grugliasco e Venaria Reale nella zona Ovest di Torino;Orbassano e Rivalta nella zona sud-ovest; e Giaveno e Coazze per la comunità montana della Valle Sangone. Il gruppi di comuni aderenti ai due piani territoriali presentano una certa omogeneità economica, culturale e storica. Si tratta di comuni di piccole e medie dimensioni, la cui espansione demografica e urbana si è concentrata tra il 1960 e il 1980 a causa dei flussi migratori in arrivo dall'esterno della regione Piemonte. 27 Accompagnare lo sviluppo - 54 - Il sistema territoriale interessato dal PTI Metro-montano, con la Città di Rivoli come capofila, si caratterizza come una cerniera che riunisce l’area metropolitana e l’area montana ad Ovest di Torino. L’area interessata da questo programma può essere suddivisa in tre aree28: I. la Zona Ovest, Importante porta d’ingresso verso la metropoli lungo la via franchigena su cui si è strutturata nei secoli la metropoli torinese. In quest’area abitano quasi 200 mila persone II. l’Area del Sangone: territorio che rappresenta una cerniera geografica tra area metropolitana e territorio prealpino e montano e si distingue per la facilità di accesso alle principali arterie di comunicazione della provincia di Torino, La popolazione residente è di oltre 100 mila abitanti. III. la Comunità montana Bassa Valle di Susa e Val Cenischia: profondo che segna trasversalmente le Alpi occidentali e pare continuare la pianura pedemontana sino ai piedi delle vette alpine, la cui collocazione strategica nel contesto europeo la rende canale di scambio interregionale e uno dei nodi delle politiche di intervento di assetto territoriale regionale, per totale di 69.655 abitanti 28 PROGRAMMA TERRITORIALE INTEGRATO Regione Piemonte – Bando Programmi Territoriali Integrati per gli anni 2006- 2007 - 55 - Figura 2.2: Rappresentazione dei PTI a Ovest di Torino. Fonte: Regione Piemonte29 Legenda: L’obiettivo di riqualificazione territoriale e di sviluppo locale del piano strategico viene perseguito attraverso la valorizzazione del patrimonio storico e naturale promuovendo in chiave turistica le attività agricole del territorio. Ciò che appare come il punto di forza dell’area è la sua connessione con il sistema metropolitano, estendendosi lungo una delle direttrici storiche 29 della struttura urbana dell’area torinese. Quest’area Regione Piemonte, 2010, I Programmi Territoriali Integrati in Piemonte Coalizioni, progetti e governante dell’attuazione, Rapporto di Ricerca LAPO, Torino - 56 - costituisce, infatti, uno snodo ed una porta di ingresso attraverso le direttici viarie che sul settore occidentale si snodano verso la Francia. L’idea che guida la strategia di sviluppo di medio-lungo consiste nel riqualificare il sistema territoriale Metromontano, puntando ad una economia competitiva e dinamica, basata sulla conoscenza, la ricerca, l’innovazione e le reti di collaborazione tra imprese, che, allo stesso tempo, assolva l’imperativo dello sviluppo sostenibile . [..] uno sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri4 L’idea guida di sviluppo locale viene riassunta con lo slogan competitività sostenibile ed ha come obiettivi generali: • la riqualificazione del territorio in senso ambientale e di equilibrio energetico; • riqualificazione del territorio e delle sue produzioni, nell’ottica di una valorizzazione anche turistica; • il miglioramento della qualità della vita investendo su risorse umane in termini di conoscenza e di introduzione di buone pratiche. Questi fattori rientrano all’interno dei diversi documenti ed atti di programmazione regionale, con coerenze sia a livello di analisi di scenario che di corrispondenza di obiettivi, e possono quindi accedere a particolari fondi di sviluppo. Nel contesto territoriale emergono quattro elementi di particolare interesse, che rappresentano altrettanti punti di forza per strategie future. Il primo è il paesaggio industriale ad elevata concentrazione di imprese, che, nonostante il processo di ristrutturazione industriale in atto, vede nel comparto manifatturiero il settore più competitivo dell’area metropolitana, tradizionalmente legata all’indotto dell’automobile. Inoltre, il trasferimento di quote non marginali di popolazione dall’area urbana torinese ai comuni della prima e seconda cintura ha avuto un’influenza diretta anche sulle imprese locali favorendo la nascita e lo sviluppo di aziende commerciali e di servizio nate per soddisfare i bisogni espressi dai nuovi residenti. Il settore - 57 - alimentare comprende oltre 350 operatori distribuiti lungo tutta la catena produttiva e, nonostante la contrazione subita dall’agricoltura, contribuiscono alla diversificazione del panorama economico. La cooperazione tra imprese non è uno dei punti forte del territorio ed è evidenziato dalla tendenziale assenza di cluster o sistemi d’impresa a livello locale. In secondo luogo sono presenti un insieme significativo di risorse naturali, paesaggistiche, architettorniche e culturali, localizzate in buona parte in corrispondenza dei principali corsi d’acqua: • Il sistema Asta della Dora, corridoio ecologico di rilevanza regionale, che si snoda attraverso i territori dei comuni della Zona Ovest a monte di Torino (Collegno, Pianezza, Alpignano, Rivoli). Il percorso del fiume ha limitato l’urbanizzazione d ampie aree del territorio naturali o occupate da attività agricole. Lungo il fiume i campi coltivati si alternano alla vegetazione spontanea e da foreste fluviali. In modo puntuale sono poi presenti alcuni insediamenti di carattere industriale non più attivi perché legati. • Il sistema fluviale rappresentato dall’asta del Sangone e dai torrenti Sangonetto e Chisola, dove sono state già avviate azioni di significativo recupero ambientale e di promozione culturale ed enogastronomica. L’alta valle ha una forte potenzialità turistica ed è dotata di ampi boschi. Nella media e bassa un’economia valle, basata rispettivamente sull’agricoltura e caratterizzate da sull’industria, la vegetazione boschiva è limitata ad alcune porzioni di territorio prossime alle aste fluviali • Il Parco Orsiera Rocciavré, il Parco dei Laghi di Avigliana, la presenza di oasi naturalistiche e di siti di interesse comunitario (SIC), come il Monte Musinè e dei Laghi di Caselette, in cui ricade anche il sito del Lago Borgarino. Inoltre sono presenti sul territorio numerosi elementi di interesse storico culturale ed architettonico: la Sacra di S.Michele, l’Abbazia di S.Antonio di Ranverso, che rappresenta uno dei complessi abbaziali più importanti della Bassa Valle di Susa; il Castello di Rivoli e il più generale sistema delle Residenze Sabaude (Venaria, Stupinigi). - 58 - Inoltre, esistono una serie di beni di pregio, anche se di interesse minore come per esempio i castelli di Avigliana e di Piossasco, la cascina del Rifoglietto, la chiesa di San Vittore, il monastero, il ricetto in comune di Rivalta; la cappella Pilotti e la croce Barone in comune di Volvera. Nel territorio amministrato dalla Comunità Montana, inoltre, vi è la presenza di pregevoli centri storici con evidenti segni archeologici (vestigia preistoriche, romane, medioevali, barocche, castelli, torri, musei ed ecomusei, abbazie, monasteri, conventi, parrocchiali, vette e rocce sacre, cicli affrescati, arredi sacri, chiuse Longobarde. Infine, uno degli elementi di maggiore forza dell’area restano i sistemi infrastrutturali e logistici, quali la metropolitana, i sistemi di trasporto ferroviario e autostradale, nonché strutture intermodali, come l’interporto di livello nazionale SITO ad Orbassano), localizzate al confine dei comuni di Torino, Orbassano, Beinasco, Rivalta, Rivoli e Grugliasco. Queste strutture saranno potenziate nei prossimi anni sia per connettere la popolazione dell’area sud-ovest al sistema metropolitano, sia per il passaggio della linea ad alta velocità-capacità Torino-Lione. Un ruolo fondamentale nel progetto è svolto dalle agenzie di sviluppo, Zona Ovest di Torino S.r.l e Assot,, enti che permettono un più agevole dialogo fra territori e amministratori statali, nonché esprimono una conoscenza approfondita ed aggregata del territorio. In particolare, la Zona Ovest di Torino S.r.l. è l’unica società pubblica nata nella Provincia di Torino per gestire direttamente l’erogazione dei finanziamenti ottenuti relativamente ai due patti territoriali (agricolo e generalista), come esperienza virtuosa. Ruolo altrettanto importante è ricoperto dall’altra Agenzia di Sviluppo, Assot srl, che ha sede ad Orbassano e che coordina e governa i processi di sviluppo sovralocali dell’Area del Sangone Tabella 2.1 analisi Forza PS Storica vocazione industriale SWOT: Fonte: PTI metro montano, bando 2006-07 Debolezza Opportunità Minacce Scarsa Collocazione in Concorrenza propensione un area di dei paesi all’innovazione e interesse emergenti nei - 59 - produttiva e elevata concentrazio ne di imprese che operano nel comparto manifatturier o Buona accessibilità e dotazione di sistemi infrastruttura li che facilitano l’attrazione di investimenti produttivi. all’internalizzazio ne. Sono assenti Reti di collaborazione tra imprese. Scarso livello qualitativo dei servizi alle imprese Presenza di aree produttive dismesse Scarse adozione di processi e tecnologie per l’efficienza energetica e la produzione di energia. internazionale ad elevata capacità di crescita. Progetti innovativi di interesse provinciale come Envipark. Possibilità di investimenti in produzione energia alternativa e risparmio energetico. prodotti a elevata intensità di lavoro e alto contenuto tecnologico. Rischio di marginalizzazi one. Aumento costi delle risorse energetiche. RT Storica vocazione agricola con 350 aziende attive nel settore agro – industriale Significativa presenza di risorse naturali e forestali (rete di affluenti del fiume Po’ e Parco Orsiera Rocciavrè). Patrimonio Storico e architettonic o considerevol e Squilibrio tra urbano e periurbano. Scarse innovazione delle aziende agricole. Aree degradate a ridosso dei fiumi a causa della forte pressione insediativa. Deboli strategie di marketing territoriale e relativa assenza di realta imprenditoriali finalizzate alla promozione dello stesso. Diffusione dei temi di sviluppo sostenibile tra attori pubblici, privati e i cittadini Offerta diversificata del territorio anche grazie a politiche e azioni di promozione regionale e nazionale dei beni culturali, paesaggistici e storici. Rischio di abbandono dell’imprendit orialità agricola negli ambiti periurbani. Mancanza di una continuità longitudinale dei fiumi ed eccessiva pressione delle attività antropiche C Elevato inquinamento atmosferico legati a fenomeni di congestione del traffico. Carenza di figure professionali Presenza di progetti concreti e disponibilità di risorse finanziarie (comunitarie e nazionali) per Invecchiamen to della forza lavoro, indice di scarsa capacità attrattiva, a causa dell’andament Presenza di strutture per la logistica: strutture intermodali (SITO e Movicentri). Buona - 60 - dotazione di strutture formative dal livello base sino alle eccellenze. connesse alle tematiche energeticoambientali. Espulsione forza lavoro a causa delle recenti ristrutturazioni aziendali. razionalizzare la mobilità Costituzione di nuove reti sovra – locali e investimenti in capitale umano, formazione e lavoro. o demografico generale. Il lavoro di tutti gli attori coinvolti nel processo di co-pianificazione ruotato intorno alla ricerca della dimensione territoriale della sostenibilità, in particolare per: • la qualità territoriale, intesa come rete di servizi e fruibilità dei beni collettivi; • l’efficienza territoriale, intesa come programmazione della aree produttive, di quelle naturali e dell’riequilibrio delle fonti energetiche; • l’identità territoriale, intesa come capacità di promozione e salvaguardia delle peculiarità locali , così come la qualificazione delle risorse umane. Partendo da questa convinzione e al fine di perseguire i tre obiettivi strategici del programma sono stati proposti e avviati alcuni progetti prioritari elencati nella tabella seguente. Tabella 2.2 I progetti Prioritari. Fonte PTI bando 2006-07 PS Sistema Apea - Collegno PIP PS Sistema Apea – Rivoli: PS Sistema Apea – Sistema Sangone (Beinasco, Bruino, Orbassano, Piossasco, Rivalta, Volvera): Area Roz (S. Giorio di Susa): PS RT Sistema Asta Dora-Sangone: processo di costituzione della Zona di Salvaguardia della Dora Riparia. RT Sistema Asta Dora-Sangone: Interventi - 61 - di 26 milioni di euro forte investimento privato 14,2 milioni di euro partenariato pubblico privato 6 milioni di euro Partenariato pubblico privato 6 milioni di euro partenariato pubblico privato 400.000 euro pubblico 3 milioni di euro funzionali, di valorizzazione turistico ambientale e monitoraggio qualità ecosistemi fluviali. RT Sistema Asta Dora-Sangone: Riqualificazione Aree Industriali di Rivalta, Piossasco e Volvera. RT Sistema Asta Dora-Sangone: Recupero funzionale Sant’Antonio di Ranverso. RT Sistema Asta Dora-Sangone: Rinaturalizzazione Aste Sangone, Sangonetto, Chisola e monitoraggio qualità ecosistemi fluviali. C Politiche attive del Lavoro e Interventi formativi: C Sistemazione Area S. Luigi: C Piano marketing Sacra di S. Michele: pubblico 2.2 milioni di euro forte partecipazione investimenti privati 750.000 partenariato pubblico privato 1,7 milioni Fondi pubblici 2,5 milioni di euro Partenariato pubblico privato 1,1 milioni di euro Fondi pubblci 685 mila euro. Fondi pubblici Nei confronti dell’obiettivo di sviluppo policentrico il Programma Metromontano intende muovere il territorio verso un nodo forte della rete metropolitana attraverso la definizione di polarità riconoscibili, con separazione fra aree urbanizzate e spazi aperti, corridoi e trame verdi fortemente interconnesse. Per il suo stesso sviluppo storico l’area si caratterizza per la crescita esponenziale dell’urbanizzazione, dell’elevato consumo di suolo e della distruzione del patrimonio naturale. Si ritrovano infatti in questo territorio tutti i problemi del sovraccarico logistico e della concentrazione delle funzionalità nell’area prossima a Torino, con il relativo depauperamento delle risorse umane e naturali. Perciò le strategie intraprese dai portatori di interessi locali sono: • il perseguimento di economie di scala (nella scienza e nella tecnologia, nella finanza internazionale, nei servizi della new economy) a livello metropolitano; • il recupero del modello di città compatta, nell’integrazione di attività economiche, residenziali e fruibilità dell’ambiente; • l’adozione di un modello di metropoli reticolare e sostenibile, organizzato a più nuclei di città che facilitino la coesione sociale e la sostenibilità ambientale. - 62 - E’ evidente come i tre obiettivi strategici del Programma si riflettano sui diversi ambiti di azione, in particolare produttivo, ambientale, energetico e di valorizzazione delle risorse umane. Giocano un ruolo chiave la riqualificazione delle aree di insediamento e la salvaguardia dei patrimoni naturalistici e storico-culturali attraverso la promozione turistica. A questo si affianca la tematica delle risorse umane ed anche, pur se in maniera più limitata, la mobilità di persone e merci, sempre nell’ambito della metropoli sostenibile e del sistema policentrico reticolare a valenza metropolitana. Per le dotazioni insediative e infrastrutturali l’area mostra delle effettive potenzialità di “nodo” nel modello reticolare auspicato a livello regionale. Come mostra la figura sottostante infatti, il territorio sud-ovest è fortemente attraversato da direttrici radiali e reticolari che si incrociano nella “terra di mezzo” tre Rivalta, Beinasco e Orbassano, in cui ha sede il centro intermodale SITO. 2.2 L’ambito Sud Ovest di Orbassano e Rivalta - 63 - Figura 2.3: L’Ambito di Approfondimento Sovra-comunale di Orbassano-Rivalta. Fonte:Provincia di Torino, Tav. 2.130, PTCP2 L’Ambito di approfondimento sovracomunale n.13 – Area Metropolitana Torinese – Sud Ovest: Orbassano-Rivalta, (Aas n.13 – AMT – S.O.), di seguito ambito di Orbassano-Rivalta, è composto da otto Comuni: Airasca, Beinasco, Bruino, None, Orbassano, Piossasco, Rivalta di Torino e Volvera. Dal nome risulta evidente come, a scala provinciale, il territorio d’indagine sia caratterizzato dalla prossimità con la città di Torino in termini geografici e funzionali (mobilità, istruzione, lavoro). Inoltre i comuni di Orbassano e Rivalta di Torino vengono riconosciuti come i due poli urbani principali attorno cui gravitano gli altri Comuni dell’ambito sud-ovest. I due elementi naturali che caratterizzano a livello strutturale il paesaggio dono i sistemi idrici dei Torrenti Sangone e Chisola, alimentati da numerosi affluenti secondari che solcano le pendici del Monte S. Giorgio e della Collina morenica al confine nord-occidentale. La gola tra questi due rilievi separa il tratto montano da quello pianeggiante, che da Bruino si estende fino al Po. I Comuni di Bruino, Rivalta, Orbassano e Beinasco sono situati nel tratto del bacino definito “urbano” dagli strumenti di pianificazione territoriale, per distinguerlo 30 Tavola 2.1 sistema dei servizi, Allegati PTC2 - 64 - dal restante territorio del bacino ad ovest di Bruino (tratto montano e rurale). Qui i processi insediativi degli ultimi secoli hanno saldato i diversi centri storici alla Città di Torino e il paesaggio è di tipo periurbano e frammentato. Per la sua collocazione geografica l’ambito rappresenta un “ponte” tra il sistema di pianura fluviale, su cui sorge l’area metropolitana torinese, e i territori pedemontani e montani dell’arco alpino al confine sud-occidentale della Provincia di Torino. Il ruolo di “cerniera” dell’ambito di Orbassano e Rivalta è confermato dalla presenza di una fitta rete di infrastrutture materiali (strade, autostrade e ferrovie). Siccome la dotazione infrastrutturale è un elemento “catalizzatore” di processi insediativi sia a scopo residenziale e sia a scopo economico-produttivo, risulta utile soffermarsi su quelle presenti sul territorio. Figura 2.4: La rete infrastrutturale. Fonte: Provincia di Torino31 Nel quadrante nord-orientale dell’ambito, perimetrato dalla tangenziale di Torino, è situata l’area industriale SITO-CAAT di Orbassano che risulta essere il centro della mobilità dell’area. Poco lontano, nei pressi del raccordo autostradale tra Beinasco e Torino (Drosso), inizia la 31 Provincia di Torino, 2011Tavola4.2 “carta delle gerarchie della viabilità e sistema delle adduzioni all’area torinese, PTCP2. - 65 - tratta autostradale Torino-Pinerolo (A55), completata in occasione dell’evento olimpico del 2006, che taglia in direzione sud-ovest il territorio analizzato. I Comuni di Airasca e None, situati a sud della A55, sono connessi all’area metropolitana e a Pinerolo anche grazie al servizio ferroviario regionale, mentre la mobilità in tutti gli altri Comuni è fondata sui mezzi stradali pubblici e privati. Corso Orbassano, e l’imbocco della SP6 lungo cui si snoda il raccordo autostradale, è il nodo centrale della mobilità dell’area per motivi lavorativi, formativi e ludico-ricreativi in quanto attraversa i nuclei urbani di Beinasco, Orbassano. Sulla circonvallazione di Orbassano, oltre alla SP.6, confluiscono le altre direttrici storiche da cui si possono raggiungere facilmente i centri di Rivalta e di Rivoli a nord, e di Airasca e di None prendendo la SR.23 da Stupinigi in direzione Pinerolo. Per importanza gerarchica, seguono alcune importanti bretelle connettono le precedenti: lungo la sponda nord del Sangone collega Beinasco a Rivalta; mentre lungo la sponda sud Orbassano è collegata a Bruino e al resto della ValSangone; la SS589 invece connette la ValSangone con Volvera, passando per Bruino e Piossasco prima, e diramandosi poi verso None e Airasca. Appare evidente che l’area al confine con Torino è quella maggiormente dotata di infrastrutture stradali mentre è poco sfruttato lo scambio ferroviario di Orbassano, attualmente al centro di diversi progetti di riqualificazione volti una mobilità più sostenibile dell’intera area metropolitana. In generale l’interesse per tali progetti varia a seconda della scala di riferimento e in base alla percezione dei singoli attori (locale e non) riguardo i possibili esiti. Gli attori interni al territorio, prevalentemente nell’area settentrionale, sono scarsamente convinti sui benefici legati alla realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione mentre danno maggiore importanza al completamento dei progetti di mobilità locale con il resto del territorio metropolitano e provinciale. Rientrano in questa seconda categoria la linea smf5 finalizzata ad offrire un servizio di collegamento tra i singoli comuni e le stazioni ferroviarie Torinesi, valorizzando l’area in cui sorgono il polo medico e - 66 - universitario S.Luigi di Orbassanoe l’area industriale SITO-CAAT. Di recente i servizi pubblici stanno lentamente migliorando, ne sono un esempi pratici la nuova linea 117 che collega i comuni di Rivalta, Orbassano e Piossasco con la stazione metropolitana di Collegno, il potenziamento della linea 2R e il servizio MeBUS che connette Orbassano Rivalta e le sue frazioni con gli Ospedali di Orbassano, Rivoli e Candiolo32. La rete così composta collega gli attori interni all’ambito di OrbassanoRivalta tra loro, ma anche con gli attori non locali a tutte le scale. La dotazione infrastrutturale conferma la posizione baricentrica del territorio rispetto alle Città di Pinerolo e Torino, presentando anche un buon collegamento con le valli Sangone e Susa. Rispetto a queste due valli i Comuni di Bruino e Rivalta rivestono il ruolo di porta d’ingresso obbligatorie. I flussi di mobilità si concentrano sulle statali all’altezza degli imbocchi autostradali e in prossimità con la città di Torino. Il comune di Orbassano è al centro della mobilità dell’ambito, ben rappresentata dalla circonvallazione esterna. 2.2.1 Caratteristiche ambientali: 32 Notizie prese dal quotidiano di informazione locale Rivalta Informa, numero 1 – 2014, pag. 5 - 67 - Figura 2.5: Sistema del verde e delle aree libere 33 Nel complesso il territorio d'indagine ha una superficie di 16.113,7 ettari, distribuiti in modo non omogeneo tre i vari comuni: infatti, Piossasco con i suoi 4.014,7 ettari è il Comune con le dimensioni maggiori, mentre Beinasco e Bruino hanno dimensioni sicuramente minori al resto del gruppo, rispettivamente di 673,5 ha e 557 ha. Nello specifico, il territorio del quadrante Sud Ovest è prevalentemente pianeggiante (13.833,6 ha pari all’85,8% del totale) ed ha caratteri collinari (5,3%) o montani (8,9%) solo nell’area nord-occidentale dell’ambito. In questa zona infatti, il Monte S. Giorgio e la Collina Morenica formano un imbuto che separa il tratto montano della ValSangone da quello di pianura. Gli elementi che compongono il paesaggio dei territori prevalentemente pianeggianti a sud-ovest di Torino sono costituiti dai rilievi del M. S. Giorgio e della collina morenica di Rivoli (limite nordoccidentale) attraversati da una fitta rete di rii e torrenti che 33 Tavola 3.1 - Sistema del verde e delle aree libere. Provincia di Torino, 2011 - 68 - alimentano i corsi d’acqua principali, cioè i torrenti Chisola e Sangone. Le fasce fluviali dei due torrenti attraversano l’intero ambito di Orbassano e Rivalta e ne tracciano i confini settentrionali e meridionali. Nel loro tratto di pianura entrambi i corsi d’acqua si caratterizzano per percorsi fluviali tendenzialmente rettilinei, con letti ciottolosi e sabbiosi, e costeggiati solo in minima parte da fasce di bosco. Il paesaggio si caratterizza per l'alternanza di campi a seminativi e destinati alla praticoltura. Il Monte S. Giorgio e la Collina Morenica sono situati a nord-ovest dell’ambito e fanno parte del più ampio anfiteatro morenico di RivoliAvigliana, generato dall’azione dell’attuale fiume Dora. In questo quadro, i Lagni di Avigliana narrano un passato in cui la Dora superando la Chiusa di S. Michele scendeva a Sud, aggirando la Collina Morenica, per unirsi al Sangone prima di confluire nel Po. Le acque che formano i laghi di Avigliana, e l’adiacente zona umida, sono infatti rimaste intrappolate dalla separazione dei due corsi d’acqua. Il paesaggio dei versanti collinari è ricco di elementi legati al passato agricolo, anche se le aree adibite a vigne diminuiscono o sono abbandonate. Dai processi che hanno dato origine al sistema di pianura fluviale torinese, dipendono la struttura chimica dei suoli e la loro attitudine all’attività agricola. In base ai dati contenuti nella tabella 2.2 l’area sud-ovest del quadrante metropolitano ha una discreta vocazione all’attività agricola, in quanto le aree fertili sono il 45,5% del totale (7.335,7 ha), anche se solo l’1,5%, ovvero 238,3 ettari, rientra nella classe I e quindi di maggiore pregio. I suoli più pregiati sono concentrati nella parte orientale dell’ambito e costituiti dalle aree di pianura limitrofe al tratto finale del torrente Sangone e alla fascia fluviale del torrente Chisola. Al contrario, la parte pedemontana a nord-ovest dell’ambito ha una scarsa dotazione di terreni fertili concentrati a ridosso dei corsi d’acqua. Le differenze a livello comunale sono notevoli e in generale rispecchiano le caratteristiche morfologiche dell’area: la fertilità dei suoli aumenta andando verso Ovest, dove la pianura Torinese è più strutturata. I Comuni più dotati di suoli pregiati - 69 - sono Beinasco (81%) e Orbassano (64%) mentre i meno dotati sono Piossasco (27%) e Bruino che ne è sprovvisto. I comuni situati nell’area meridionale e attraversati dal torrente Chisola hanno valori simili tra loro, con massimi a Volvera (59%) e minimi a None (41%), inoltre in quest’area si trova la gran parte dei suoli di maggiore pregio (classe I). Tabella 2.3: I suoli fertili, le aree boschive e le risorse idriche. Elaborazione propria. Fonte: Provincia di Torino Le aree boschive, seppur rappresentino l’11,5% del territorio di indagine, si concentrano nelle aree del Monte S. Giorgio, della collina morenica e, in misura minore, lungo i principali corsi d’acqua. Piossasco detiene più del 2/3 del patrimonio forestale dell’intero ambito, mentre le rimanenti aree boschive integre sono situate a Rivalta (212 ha) e ad Orbassano (139 ha). Negli altri Comuni invece, le aree boschive non raggiungono il 2,5% del territorio comunale. Per quel che riguarda la gestione delle risorse idriche, secondo le indicazioni del Piano di Assetto Idrogeologico dell’Autorità di Bacino del - 70 - fiume Po, le aree a rischio di esondazione rappresentano il 14,8% (2.390,9 ha) della superficie totale . Tali aree si concentrano nei comuni di Rivalta(618,9 ha), Volvera (606 ha), Piossasco(454,1 ha) e None(417,3 ha). La ricchezza idrica sembra essere un elemento comune a tutti i comuni, anche se la qualità e la quantità delle acque diminuiscono proporzionalmente alla vicinanza con Torino. Soprattutto il Sangone è compromesso già a Rivalta di Torino, prima di scomparire tra l’urbanizzato di Beinasco e Nichelino. In totale le fasce fluviali hanno una superficie di 1.041,7 pari all’8,1% del totale delle aree libere dal costruito dell’intero ambito e sono situate prevalentemente nei comuni di None(246,3 ha), Volvera (231,5 ha), Rivalta(222,7 ha) e Piossasco(121,9 ha). Tabella 2.4: Il patrimonio naturale, storico e culturale. propria, fonte Provincia di Torino Oltre ai rischi connessi alle esondazioni, le fasce fluviali sono rilevanti da un punto di vista ambientale poiché rappresentano importanti corridoi ecologici tra le aree verdi poste a corona del sistema metropolitano torinese. I corridoi ecologici si estendono per 2.398,9 ha (18,7% delle aree libere) e si concentrano nei quattro comuni analizzati in precedenza anche se in termini differenti: Piossasco spicca con i suoi 837,9 ha di corridoi ecologici, seguita da Volvera(587,3 ha), Rivalta(482,8 ha) e None(291 ha). Questi dati mostrano come il rapporto tra fasce fluviali e corridoi - 71 - ecologici non sia costante per tutti i territori analizzati, infatti mentre a None il rapporto tra le due aree è quasi di uno a uno, a Piossasco è di uno a sei, mentre a Rivalta e a Volvera è di 1 a 2. Ciò dipende dal patrimonio naturale di cui è dotato ogni singolo comune in generale, e dallo stato di salute e dall’estensione delle aree boschive nello specifico. Questo nuovo elemento dà un’immagine generale dell’ambito sud-ovest in cui le aree di maggiore pregio naturalistico sono costituite dai terreni collinari e montani di Piossasco, Rivalta e Orbassano, veri e propri polmoni verdi dell’intera area, e dalla fascia fluviale del torrente Sangone. Questa fotografia dell’area trova conferma se si osserva la distribuzione geografica delle Aree Protette d’interesse regionale o provinciale. Il territorio sud-ovest del sistema metropolitano torinese ospita su 1469,4 ha (11% del totale) due Aree Protette: il Parco naturale del Monte S. Giorgio e il Parco fluviale del Torrente Sangone. Tali aree sono interessare principalmente i comuni di Orbassano(440,8 ha), Rivalta(512,3 ha), Piossasco (387,8 ha), Beinasco (111 ha) e, solo in misura minore, Bruino. Non sono state istituite Aree Protette invece, nei comuni di Airasca, None e Volvera nonostante presentino una discreta ricchezza naturale e paesaggistica. 2.2.2 L’agricoltura e il rapporto uomo-ambiente: L’attività agricola è il simbolo del rapporto co-evolutivo uomo-natura e trova una sua rappresentazione in chiave ecologica e sociale nelle attuali tendenze “green” che interessano questo settore. Le strategie adottate dalle realtà “radicate” in questo settore sono guidate dalla ricerca della qualità, volte alla riduzione degli intermediari lungo la catena produttiva e alla diversificazione dei prodotti, oltre a cercare di soddisfare bisogni sociali e naturali. La diversificazione dei prodotti è sempre stata una peculiarità del “mondo contadino”, così come la ricerca di chiudere all’interno dell’azienda i cicli produttivi, riducendo al minimo gli scarti. Seppur il settore agricolo sia tuttora presente nell’ambito di Orbassano-Rivalta, come per il resto del territorio provinciale e regionale, la sua importanza in termini di addetti è - 72 - sicuramente marginale all’economia del territorio. Eppure fino agli anni 60 circa la metà della popolazione attiva residente nei comuni al centro di questa ricerca era dedita all’agricoltura. Nel libro ”Rivalta ieri”, lo scrittore rivaltese Gino Gallo ricostruisce il modello contadino passato attraverso l’intreccio di ricerche storiche, di ricordi d’infanzia e elementi del paesaggio esistenti. Data la somiglianza dei terreni che formano l’ambito Orbassano-Rivalta, si può ipotizzare che le produzioni e le attività svolte dai contadini rivaltesi fossero pratiche comuni a tutto il territorio. Prima di descrivere il mondo agricolo del 900 l’autore traccia con l’aiuto di documenti storici quali prodotti fossero prodotti dal Medioevo in poi. “Dagli Statuti (Prescrizioni) accorsati a Rivalta nel 1297 dai signori del luogo, si apprende che a quel tempo si coltivavano vigneti, grano, legumi, frutta(mele, pere, ciliegie, albicocche, pesche, fichi, castagne e noci), fieno, canapa e negli orti le rape34. Col tempo si aggiunsero altre coltivazioni: fave, ceci, cicerchi, avena e segale. A metà del XIX sec i frutti del suolo rivaltese erano: grano, granoturco, segale, legumi, patate, fieno, noci, uva, castagne, frutta e foglie di gelso. Da allora fino agli anni 50-60 il ruolo del settore agricolo sul territorio è andato diminuendo, fino all’apice del boom-economico. I ricordi dell’autore descrivono il sistema agricolo di quegli anni: i terreni coltivabili, salvo quelli situati intorno alle grandi cascine erano di piccole e medie dimensioni e con proprietà molto frammentate. Gli appezzamenti di pianura erano coltivati a prati o a campi di granturco o grano, segale, avena e patate. Inoltre, i terreni precollinari erano per la maggior parte coltivati a vigneto e quelli situati nella parte alta della collina erano invece mantenuti a bosco ceduo. Ciò era guidato dalla necessità di ottenere un raccolto costante per se e per gli animali allevati. Il frumento, la segale e l’avena venivano trasformate in farine per la panificazione; mentre il mais era coltivato per la farina di polenta, e solo in parte minore per l’alimentazione animale. Inoltre la diversificazione serviva a chiudere i cicli produttivi il più possibile o per creare valore aggiunto. Ad esempio, sui campi a prati veniva seminato 34 Gallo G., 2009, Rivalta ieri, Seneca edizioni, Torino. - 73 - anche trifoglio ed erba medica utili sia agli animali e sia ai suoli. I gelsi e il ciclo della bachicoltura, invece, rappresentano una delle ultime innovazioni del mondo contadino, che si diffuse rapidamente nell’area nei primi decenni del 1800. Questa tipo di attività coinvolgeva le donne ed i bambini, inoltre le foglie venivano usate anche come lettiere per i conigli e le more utilizzate per realizzare confetture. Come ricorda lo scrittore rivaltese la coltivazione di gelso ebbe grande sviluppo nel territorio e , chi possedeva terreni ne piantava lunghe file a fianco delle strade e lungo i fossi d’irrigazione. All’epoca dal centro di Rivalta si diramavano filari di gelsi fino alle cascine Prabernasca a sud e Doirone a Est. Dopo più di mezzo secolo restano poche tracce dei filari di gelso che caratterizzavano il paesaggio della zona, ma grazie ai dati raccolti da Istat nel 2011 è possibile analizzare l’attuale utilizzo dei suoli dell’ambito di Orbassano-Rivalta, e dello stato del settore nel suo complesso. Lo scopo è quello di conoscere quali beni vengono prodotti e, di conseguenza, se sono destinati all’alimentazione umana o se entrano come materie prime in altri cicli produttivi, generatori di valore aggiunto sul territorio. Osservando i dati raccolti nella tabella YY si nota che la Superficie Agricola Totale (SAT) è di circa 8.000 ettari, di cui quasi 7.500 utilizzate. Da un punto di vista quantitativo, tali aree si concentrano nella parte meridionale dell’ambito, estendendosi a sud degli agglomerati urbani di Orbassano e Piossasco fino al confine. Tabella 2.5: Utilizzo delle superfici agricole aziendali. Elaborazione propria. Fonte Istat, 2011 Area SAT SAU seminativi prati vite Coltivazion i legnose AMT S-O 8007 7479.8 6096.5 1295.2 8,7 70.1 1141.1 1056.9 956.8 71.8 0 25.8 Beinasco 120.5 117.3 102.6 12.7 0 2 Bruino 136.1 130.5 66.2 61.6 2.3 0.2 1820.4 1706.1 1395.5 306.4 0 2.3 Orbassano 950.5 897.0 741.5 169.0 0 0.46 Piossasco 1574.6 1436.7 1033.2 367 3.5 31.3 Airasca None - 74 - Rivalta T.se Volvera 948.4 898 741.4 135.9 2.9 5.27 1315.5 1248.3 1074.2 169.8 0 2.7 Analizzando invece come viene utilizzato il suolo si nota come le superfici agricole utilizzate sono adibite alla coltivazione di seminativi, alla praticultura. Nelle aree rimanenti invece, soprattutto collinari, sono presenti vigneti, pascoli, e alberi da guscio. Questa composizione rispecchia il paesaggio che caratterizza il sistema agricolo dell’area e dell’intera pianura provinciale. Inoltre, questo uso del suolo è spesso secondario rispetto all’allevamento e alle attività di trasformazione connesse, principale attività delle aziende agricole locali. Infatti gran parte di campi sono coltivati quasi esclusivamente a mais o altri seminativi semplici destinati l’alimentazione animale o al mercato “globale”. in questo settore sono diverse le aziende innovative presenti nell’area come l’Azienda agricola Ramasotto, a Piossasco, che vende direttamente in azienda, a gruppi d’acquisto e, ultimamente, anche a privati attraverso un sito web. Attualmente un'altra attività forte nell’area è quella floro-vivaistica come dimostra la presenza di numerosi vivai ai margini dei centri abitati, specialmente in prossimità della circonvallazione di Orbassano (Bertolotto, Balbo, Volvera,). Nell’area sud-ovest di Torino l’attività agricola risulta marginale rispetto alle altre attività economiche locali sia in termine di produzioni “tipiche” sia in termini di addetti. Le uniche eccellenze sono legate alle attività di trasformazione, come il tomino di rivalta e la pasticceria. Negli ultimi anni sia gli enti pubblici sia le associazioni di categoria (Coldiretti, CIA) stanno cercando di rilanciare l’attività agricola dell’intera Provincia di Torino in chiave multifunzionale. Nell’area sud-ovest, oltre al tradizionale sistema di mercati settimanali presente in tutti i Comuni in giorni differenti, l’impegno della Coldiretti è tangibile a Beinasco, con il mercato settimanale di Campagna Amica, e a Orbassano in cui c’è una bottega specializzata alla commercializzazione della rete sociale. Rispetto alla zona Ovest di Torino e alla Valsangone, il rinnovamento del settore agroalimentare non si riesce a cogliere, nonostante la - 75 - presenza di alcune realtà interessanti. Inoltre i progetti promossi da Coldiretti nell’area di Torino sud ed ovest, come MiraOrti e Urbi&Orti, si stanno legando a progetti più ampi nella prima cintura, come ad esempio Nichelino Fertile e Stupinigi Fertile. Questi progetti coinvolgono in parte solo i territori meridionali dell’ambito sud ovest di Orbassano e Rivalta in quanto dotati di suoli più pregiati e di un sistema agricolo più strutturato. Non c’è invece un progetto chiaro di rilancio dell’attività agricola locale nei Comuni situati nella prima cintura e lungo la fascia fluviale del torrente Sangone fino a Piossasco, dove l’urbanizzazione ha consumato gran parte dei suoli di maggiore pregio frammentando le aree rimanenti, ad esclusione delle aree montane e collinari. In conclusione il territorio d’indagine presenta un paesaggio molto vario, dominato sullo sfondo dall’arco alpino e caratterizzato da rilievi collinari e montani nelle pare nordoccidentali adibiti a bosco, alberi da guscio, vigne, e prati. Mentre nel resto del territorio pianeggiante la parte meridionale dell’ambito ha un sistema agricolo ancora integro, dotato di suoli fertili e acque irrigue. Le fasce fluviali dei torrenti Sangone e Chisola, insieme alla vegetazione spondale e al sistema agricolo, rappresentano i corridoi ecologici che connettono i siti di maggiore pregio, presenti nel territorio, cioè il Monte S. Giorgio e la fascia pedecollinare di Rivalta a Nord del Sangone, ai restanti nodi della rete ecologica provinciale, in particolare alle diverse Aree Protette che circondano il quadrante ( Parco Fluviale del Fiume Po, Parco Naturale di Stupinigi, di Avigliana, di Rivoli, dell’Orsiera e della Val Troncea) e si intrecciano con il sistema di aree verdi e parchi urbani a sud di Torino (Colonnetti, Rignon ). 2.2.3 Caratteristiche socio-economiche: Dal punto di vista demografico, la popolazione residente nell’area d’indagine è di 107.058 abitanti, distribuiti in modo più o meno omogeneo tra i vari comuni. I Comuni situati nella parte settentrionale dell’ambito hanno una popolazione che varia dai 18.000 abitanti di Piossasco e Beinasco ai 22.000 di Orbassano. Al contrario i Comuni - 76 - meno abitati sono situati nella parte meridionale dell’ambito, ad eccezione di Bruino. Airasca risulta essere l’unico comune ad avere una popolazione residente inferiore ai 5.000 abitanti, mentre Volvera, None e Bruino hanno una popolazione di circa 8.000 abitanti. Tabella 2.6. : La popolazione e il consumo del territorio. Fonte: Provincia Torino, 2013 Territorio AMT – sud-ovest Superficie Popolazione Densità Aree (ha) residente abitativa urbanizzate (ab./kmq) (%) 16.113,7 107.058 664,4 20,7 1.574,2 3.819 224,6 10,02 653,4 18.104 2.770 63,8 557 8.479 1.522,3 61,8 None 2.464,3 7.998 322.5 14,6 Orbassano 2.220,9 22.537 1.013,8 27,7 Piossasco 4.014,7 18.186 453,0 9,5 Rivalta di Torino 2.510,9 19.245 776,4 28,8 Volvera 2.098,3 8.690 414,0 15,0 Airasca Beinasco Bruino La densità abitativa, intesa come rapporto tra popolazione residente e superficie totale, permette di inquadrare meglio il fenomeno del consumo di suolo nell’intero ambito e cogliere le criticità dei singoli Comuni. La densità abitativa media dell’intero ambito d’indagine è di 664,4 abitanti per kilometro quadrato, a livello intercomunale le differenze sono notevoli e mostrano quanto la vicinanza con la città di Torino sia stato un fattore chiave. Mostrano valori sopra la media tutti i Comuni situati nel tratto pianeggiante del torrente Sangone, con massimi nei Comuni di Beinasco (2.770 ab./kmq) e Bruino (1.522,3). Invece, i Comuni che hanno una densità abitativa inferiore alla media dell’ambito sono situati nell’area meridionale dell’ambito. In particolare Airasca e None sono i Comuni meno densamente popolati con, rispettivamente, 224,6 e 322,5 abitanti per kilometro quadrato. (confronto valori provinciali e area metropolitana di consumo suolo e densità abitativa). - 77 - Aggregando i dati comunali disponibili sulla banca dati online della Provincia di Tirino, il suolo dell'ambito di approfondimento sovracomunale di Orbassano-Rivalta risulta consumato per il 20,7% del totale (3.328,4 ettari) anche se con differenze notevoli a livello comunale. I comuni di Beinasco e Bruino, più vicini a Torino e con una superficie territoriale ridotta e pianeggiante, hanno consumato più del 60% del loro territorio. Dal lato opposto si collocano i comuni più distanti dalla metropoli torinese, come Airasca Piossasco e Volvera, in cui il suolo antropizzato è inferiore al 15%. I poli urbani principali, Rivalta e Orbassano, si trovano invece a metà strada con un’area urbanizzata pari a quasi il 30% del territorio comunale. Le differenze tra i vari comuni e la distribuzione geografica dell’urbanizzato confermano quanto contenuto nella Relazione del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale di Torino (PTCP2, 2011): ”Nella Provincia di Torino del territorio, le aree “costruite” per usi urbani, produttivi, infrastrutturali, di servizio,..., si concentrano nell’Area metropolitana, e si diramano poi verso i fondovalle seguendo i principali sistemi infrastrutturali lineari (strade ferrovie, canalizzazioni)”. Come per il resto del territorio della provincia di Torino, anche all’interno dell’ambito territoriale di Orbassano e Rivalta le aree di pianura suono quelle che hanno ospitato la maggior parte dei processi insediativi Il paesaggio prevalentemente rurale di inizio ‘900 è stato trasformato e frammentato dai processi insediativi degli ultimi secoli al punto che attualmente il territorio può essere definito “periurbano”. Tabella 2.7: Caratteristiche ambientali. Fonte: Provincia Torino, 2013 Tabella 2.1 – Caratteristiche ambientali - 78 - I processi insediativi hanno frammentato il paesaggio fino a trasformarlo da rurale a periurbano, specialmente in prossimità di Torino. Il paesaggio, degradato e frammentato verso est in prossimità dell’area metropolitana, mette in mostra le criticità del territorio, cioè: la crisi del settore agricolo, l’irrazionalità dei processi insediativi e le difficoltà nella manutenzione e valorizzazione del patrimonio storico, architettonico e culturale. 2.2.4 Il fenomeno dell’erosione dei suoli Il fenomeno dell’erosione del suolo non è un fenomeno recente ed è legato sia all’andamento demografico e sia ai processi di insediamento (residenziale, produttivi e infrastrutturali) che lo hanno influenzato e sostenuto. La crescita della popolazione e del reticolo urbano inizia a interessare l’intero territorio della Provincia di Torino a partire del 1800. Infatti, “agli inizi dell’Ottocento l'intera provincia è caratterizzata da un reticolo urbano composto da aree di dimensione ridotte distribuite in pianura e, con densità minore, lungo i fondovalle principali: la superficie urbanizzata in questo periodo rappresenta l'1% del territorio provinciale35. Nel periodo centrale del XIX secolo, con i primi processi migratori legati alla crisi del sistema agricolo la superficie urbanizzata aumenta di oltre il 2% del totale. In questo periodo le aree urbanizzate del la città di Torino aumenta di nove volte in cinquant’anni. Tra l’ultimo ventennio dell’800 e il primo decennio del '900 è lo sviluppo industriale, trainato dalla nascita della Fiat, a determinare un forte aumento dei processi migratori “interni” all'ambito regionale e diretti verso Torino. Il massiccio incremento della popolazione di questo periodo trova riscontro con la nascita di nuove aree urbanizzate all’esterno della città, nella crescita dei quartieri popolari periferici e degli agglomerati urbani della prima cintura torinese. Sull'area torinese si osserva un generale aumento degli 35 Csipiemonte, 2009, Trasformazioni territoriali della provincia di Torino, T 2 - “quaderni del territorio”. N. 2, Provincia di Torino, - 79 - insediamenti lungo gli assi stradali principali, mentre nel resto del territorio prevale un'azione di consolidamento del costruito. L'apice di queste dinamiche migratorie viene raggiunto nel periodo centrale del XX secolo a seguito del boom industriale. In questo periodo l’aumento di popolazione viene assorbito attraverso un ulteriore sviluppo delle superfici urbanizzate dell’area metropolitana. “Le aree periferiche si saturano (il territorio comunale di Torino è antropizzato per l’80%) e i centri collocati lungo i maggiori assi di collegamento si fondono: Torino, Rivoli e Collegno ad Ovest; Settimo T.se a Nord; Moncalieri a Sud; Orbassano e Beinasco a Sud-Ovest36.) Nell’area metropolitana questa tendenza cambia a partire dagli anni ’70, all’alba di un periodo di crisi del settore industriale durante il quale le attività produttive sono state rilocalizzate all’esterno dei confini amministrativi della Città di Torino. Figura 2.6: Trand del suolo consumato e della popolazione residente. Fonte: Proncia di Torino37 Nel periodo 1990-2000 il rapporto tra andamento demografico e consumo di suolo assume per la prima volta un nuovo trend a livello provinciale: mentre il suolo consumato cresce a ritmi costanti, la popolazione residente diminuisce. Questa tendenza si era già registrata 36 Provincia di Torino, PTC2, Relazione definitiva, p 53 37 - 80 - nell’Area Metropolitana Torinese a partire dagli anni '70, quando una parte della popolazione residente a Torino si trasferì nei comuni limitrofi, in particolare nell'area ovest e sud-ovest. In queste aree i flussi migratori hanno riguardato giovani coppie appartenenti al ceto medio e ciò ha contribuito al boom demografico registrato nei decenni successivi. Le ragioni che hanno portato molte persone a traslocare in queste aree sono legate alla migliore qualità dell'ambiente e ai prezzi più economici degli immobili.(cit. ibid. Trasformazioni territoriali della provincia di Torino, T 2 - “quaderni del territorio”. N. 2, 2009, Provincia di Torino, Csipiemonte) In questo periodo si osserva un calo della popolazione residente nella città di Torino a fronte di un aumento forzatamente ridotto delle superfici urbanizzate. Questa situazione risulta generalizzabile a livello provinciale nel decennio successivo (1990 – 2000), quando per la prima volta a livello provinciale si registra un calo demografico (-6%). Gli unici territori che registrano ancora un saldo positivo sono la Valle di Susa(+6%), il Canavesano (+3%) e il Carmagnolese (+2%). L'evidente cambiamento nella relazione tra l'andamento demografico e la crescita delle superfici antropizzate che caratterizza l'ambito metropolitano è osservabile in tutto il territorio provinciale nel periodo 1990-2006. Su un totale provinciale di 860 kmq, la superficie urbanizzata è passata dal 7,2% all'8,3%, con un tasso medio di incremento annuo del 0,9%; in totale il suolo consumato è pari a 7.479 ha. La crescita delle superficie urbanizzata dell'Area Metropolitana torinese fa registra i tassi di incremento annui più alti della provincia. Nel periodo 1990-2006 le aree urbanizzate della metropoli torinese sono aumentate a un tasso medio annuo del 2%, maggiore solo a 4 comuni su 38 che compongono l'AIT. Sono 18 i comuni (40% dell'intera AMT) che hanno tassi di incremento pari e superiori al 4%, con il picco del 8,6% di Bruino. Nell'area Metropolitana gran parte delle trasformazioni hanno interessato le aree a destinazione produttiva e commerciale in linea con l’attuale tendenza che prevede grossi poli di attrazione al di fuori del contesto urbano come, ad esempio, la nuova area commerciale - 81 - sotto la tangenziale nord, e il nuovo CAAT (Centro Agro-Alimentare Torinese) di Orbassano. La sintesi storica dei fenomeni socio-economici permette di comprendere meglio l’andamento demografico dell’ambito territoriale di Orbassano e Rivalta, e di cogliere le peculiarità dei singoli comuni, anche in relazione al restante territorio provinciale, regionale e nazionale. Nel periodo 1970-2011 la popolazione residente nel territorio analizzato aumenta di 63 punti percentuale passando da 65.539 a 107.058 abitanti. Durante questo arco di tempo la popolazione residente è cresciuta a ritmi elevati fino ultimi anni del XX sec per poi rallentare fino all’attuale fase di stabilizzazione. In particolare nel periodo 1991-2011 ci osserva che la popolazione residente è cresciuta di più nei primi anni del 2000, confermando il trend metropolitano. un tasso medio di crescita. I dati a livello comunale invece mostrano alcuni elementi utili per approfondire l’indagine. Innanzitutto il Comune di Beinasco è l’unico in cui la popolazione residente decresce a partire dagli anni ’70, in linea con i valori registrati per la popolazione della città di Torino. La popolazione residente a None è l’unica ad avere un tasso di crescita inferiore a quello di Orbassano, mentre nei comuni di seconda e terza cintura i residenti crescono a ritmi molto elevati. Inoltre dividendo il periodo 1991-2011 in due nota come il boom demografico di Piossasco e Volvera risale a fenomeni più recenti, probabilmente legate anche al completamento dell’autostrada Torino-Pinerolo. Tabella 2.8 – Popolazione residente. Elaborati propri. Fonte: Provincia di Torino - 82 - La situazione degli ultimi anni vede una generale stabilizzazione della popolazione residente in tutti i comuni appartenenti all’ambito territoriale di Orbassano e Rivalta. Quello che invece aumenta in modo costante, così come le aree urbanizzate, sono il numero delle famiglie in quanto i membri diminuiscono. 2.2.5 Il consumo dei suoli fertili Il tema della salvaguardia ambientale è centrale nel PTC della Provincia di Torino, che individua nella tutela e valorizzazione del sistema agricolo di pianura un elemento chiave nella gestione del suolo. Quest'attività, se svolta con un impegno ecologico, svolge un'importante condizione operativa per la salvaguardia dell'ambiente in ogni sua parte e per la manutenzione del territorio. Per questo nel Piano territoriale le attività agricole sono assunte come contesto di base e riferimento per la tutela ambientale al pari di tutte le altre aree vegetate (corridoi ecologici e faunistici, fasce fluviali, aree a parco o a altro titolo tutelare, ecc.). Al fine di evitare di compromettere ulteriormente la continuità agricola, il PTC tutela le aree di maggiore potenzialità agricola e legnosa o di interesse faunistico e paesaggistico, la cui destinazione d'uso può essere cambiata solo per interesse collettivo. Per questo è utile prendere in considerazione quali suoli vengono compromessi dai processi di antropizzazione, con particolare attenzione ai terreni ad alta vocazione agricola. Secondo lo studio della provincia di Torino sulle trasformazioni territoriali della provincia di Torino, si osserva che tra il 1990 e il 2006 il patrimonio provinciale ha perso 28.600 ha di suolo a spiccata - 83 - vocazione agricola su 155.219 ha. Negli ultimi sei anni la perdita è stata pari a 3.978 ha. Nel 2006 il suolo ormai consumato è il 18,4% del patrimonio provinciale, ovvero +2,5 punti percentuale rispetto al '9038. A livello provinciale si nota che le aree con una maggiore attitudine all'attività agricola sono il Carmagnolese e l'area metropolitana. La percentuale di aree di pregio rispetto alla superficie totale diminuisce per il Pinerolese, Chivassese e Eporediese; mentre le aree prevalentemente montane, come il Canavese, la Val Susa e Lanzo-Ciriè, sono nel complesso scarsamente votate all'attività agricola. Nell'area metropolitana di Torino l'erosione dei suoli fertili ha compromesso un terzo dei suoli fertili. Il territorio pianeggiante dell'Area Metropolitana Torinese si caratterizza per una spiccata vocazione agricola dal punto di vista della fertilità dei suoli, infatti il 60% del territorio metropolitano rientra nelle classi I e II da IPLA. Analizzando l'evoluzione del processo di consumo dei soli suoli di pregio rispetto ai tre periodi(fino al 1990, 1990-2000, 2000-20006) di ciascun comune dell'AMT si nota che la saturazione del territorio risale a eventi poco recenti 38 Trasformazioni territoriali della provincia di Torino, T 2 - “quaderni del territorio”. N. 2, 2009, Provincia di Torino, Csipiemonte - 84 - Figura 2.7 – Percentuale di territorio consumato nell’Area Metropolitana di Torino suddivisa per comune. Fonte: Provincia di Torino, 2009. .Molti dei comuni mostrano dei livelli di consumo maggiori alla media provinciale del 2006 già prima del 2000. Dalla figura si può comunque osservare la continua progressione dell’erosione del suolo anche n comuni fortemente antropizzati, come Beinasco e Bruino. In questi comuni i suoli erosi hanno raggiunto quasi il 50% dei suoli fertili di già modeste dimensioni. Anche Rivalta Orbassano mostrano livelli di erosione superiori alla media provinciale e l’inarrestarsi del fenomeno nel corso del tempo. I comuni di Piossasco e Volvera mostrano valori al di sotto della media, ma i processi di erosione sono considerevolmente aumentati negli ultimi anni. L'attività agricola nei territori limitrofi alla città di Torino è fortemente minacciata dal legame stesso con la città. Infatti un discreto numero di comuni registrano dei tassi di crescita dell'urbanizzato superiori a quelli medi dell'AMT, segno di un possibile spostamento della popolazione e delle attività produttive verso l’esterno della città. - 85 - La prossimità con la città di Torino, in senso spaziale e funzionale: la dotazione di risorse materiali e immateriali come le infrastrutture e servizi per la mobilità (strade, autostrade, ferrovie, piste ciclabili e servizi pubblici), e per le comunicazioni. Altro fattore è da ricercare nell’ integrità del sistema naturale e architettonico. Infine la dotazione di capitale umano dei singoli territori è il fattore chiave di molte esperienze radicate nel territorio. In quest’ottica la crisi industriale degli ultimi decenni, l’esclusione dal mondo del lavoro, sia per i giovani laureati e sia per gli adulti cassaintegrati, possono diventare protagonisti o risorse chiave (in termini di Know-how) per la riuscita di progetti di sviluppo locale. 2.3 Scenari: Il contratto del Sangone In On the Road da J.Kerouac il fiume è il simbolo per eccellenza del territorio. Nel fiume infatti gli abitanti di un luogo riconoscono se stessi, il proprio territorio e le trasformazioni storiche. Per l’importanza che la risorsa idrica riveste nella vita di tutti i giorni (salute umana, economia, tempo libero) comprendere e gestire i problemi e le attività economiche in modo compatibile per l’ambiente è diventato un imperativo categorico. I principi di sostenibilità ed equità orientano le politiche di gestione del territorio dalla scala globale a quella locale. A livello provinciale, il Torrente Sangone rappresenta uno dei corpi idrici maggiormente compromessi; tale specificità ha fatto sì che a partire dal 2001 sia stato oggetto di progetti mirati alla sua riqualificazione39. Tra queste, i progetti “Sangone per tutti”(2001) e “Progetto 33 – Riqualificazione e promozione del bacino fluviale del Sangone” (2003) rappresentano delle esperienze di indagine territoriale significative sotto due aspetti. Da un lato sono state meglio definite le risorse e le criticità presenti, dall’altro il processo partecipativo ha attivato meccanismi di collaborazione tra enti pubblici e privati. A partire da questi progetti si sono ampliati i territori e gli 39 www.provincia.torino.gov.it/ambiente/risorse_idriche/pubblicazioni/contratto_sangone. - 86 - attori da coinvolgere nella riqualificazione del corpo idrico avviata con l’esperienza del Contratto di Fiume del Torrente Sangone. Questo contratto è stato sottoscritto in data 11 marzo 2009 da Regione Piemonte, Provincia di Torino, Comuni e Enti interessati. Il CdF è strumento in stretta relazione con gli obiettivi del Piano di Tutela delle Acque della Regione Piemonte (PTA, 2007) di valorizzazione dello stato complessivo dell’ecosistema (alveo, sponde e aree perifluviali), della compatibilità degli usi del suolo e delle pressioni insediative, che possono influenzare direttamente o indirettamente il corpo idrico. Inoltre è uno strumento di governo del territorio fluviale utile ad individuare strategie, azioni, regole condivise e progetti per la riqualificazione ambientale e paesaggistica, economica e sociale.(Ingaramo, Voghera 2012). Il Piano territoriale di Coordinamento Provinciale di Torino (PTCP2, 2011) promuove il miglioramento della qualità delle acque e la loro valorizzazione attraverso una nuova governance dei territori fluviali, fondata sulla partecipazione. Il CdF del bacino del Sangone è la prima esperienza approvata in Piemonte di pianificazione e progettazione partecipata di un bacino fluviale e del suo territorio. “E’ senza dubbio un interessante sperimentazione per costruire piani e progetti d’area vasta e locali secondo un approccio bottom-up, che si fonda sul coinvolgimento diretto degli attori istituzionali e sociali e sella popolazione (partecipazione a forum, workshops e assemblee) per la definizione di prospettive condivise di sviluppo locali.”pag2 Tuttavia come altri strumenti di pianificazione, il CdF definisce quadri d’azione generali che rischiano di non trovare attuazione se non scendono alla scala del progetto. Il percorso che ha portato al CdF del Sangone ha avuto inizio con la sottoscrizione del Patto Territoriale del Sangone sotto il coordinamento di Assot nel 1999 e continua tutt’ora attraverso la collaborazione crescente con le università torinesi. La fase di negoziazione portata avanti in questi anni ha interessato tutti i principali portatori di interesse che gravitano sul bacino del Sangone. In questo periodo sono stati individuati e condivisi gli obiettivi di riqualificazione suddivisi in 5 - 87 - obiettivi generali considerati trasversali a più azioni contenute nel Piano d’Azione avviato con la sottoscrizione del contratto. Nella tabella vengono elencati gli obiettivi generali e i relativi sotto-obiettivi. Tabella 2.9: Obiettivi strategici del Patto del Sangone. A: Qualità dell’ambiente del corso La prima analisi ambientale indicava d’acqua tra A1: contenimento alla fonte le criticità per l’inquinamento il Sangone da (in sostanze dell’inquinante pericolose particolare alcuni A2: colletta mento degli scarichi solventi clorurati) delle acque e dei sedimenti e la presenza in alcune zone di numerosi scarichi di origine domestica non collettati. B: Portata idrica adeguata in alveo I dati raccolti durante la fase conoscitiva hanno evidenziato situazioni di carenza idrica sia nel tratto montano e sia nel medio tratto del Sangone. Ad aggravare la situazione di aggiunge il fatto che nel tratto vallivo si concentrino notevoli prelievi d’acqua per uso irriguo, mentre nel tratto a monte si susseguono prelievi a scopo energetico. Si è deciso di avviare uno studio di ricognizione dul territorio finalizzato all’individuazione dei siti idonei alla raccolta di acqua piovana per scopo irrigui B1: Diminuzione dei prelievi idrici C: Difesa idraulica Sul C2: difesa spondale ed osservazione progettate in materia di trasporto solido puntuali C3: manutenzione ordinaria del territorio per esistono risolvere senza tener opere situazioni conto delle dinamiche del corso d’acqua territorio D: Recupero ambientale del bacino Definire teoricamente D1: riqualificazione ambiti perifluviali cartograficamente D2: Connessione delle piste ciclabili perifluviali in modo condiviso, ovvero esistenti e delle aree attrezzate per definire il limite delle aree che hanno praticare sport diversi tipi di relazioni con il corso gli e ambiti d’acqua non limitandosi alle aree di stretta pertinenza fluviale intese in - 88 - funzione della difesa idraulica (Fasce PAI) (cit. pag.80) Necessaria una revisione ed implementazione dei dati territoriali a dosposizione e un aggiornamento del catasto delle aree del demanio idrico E: Promozione integrata di iniziative di fruizione ed eventi di eventi sul sensibilizzazione E1: Coordinamento territorio di bacino due temi: la connessione delle piste ciclabili esistenti e delle aree attrezzate; e il coordinamento degli eventi fruitivi. Connessione dei percorsi ciclabili che includa i principali nodi culturali, ambientali e paesaggistici. Dal punto di vista della promozione turistica, si auspica un coordinamento degli eventi fieristici e culturali volontà già di esistenti, organizzare sensibilizzazione oltre eventi sulla alla di tematica “acqua”. Progetto IN.F.E.A “I.D.R.A” con partecipazione del Politecnico e della Provincia di Torino. Ciò che emerge è l’assoluta necessità di un coordinamento sia delle strategie e delle decisioni che competono ai diversi soggetti e sia delle azioni puntuali di riqualificazione intraprese sui singoli territori. La collaborazione con gli istituti universitari ha contribuito alla realizzazione del “Masterplan del Piano d’Azione del Contratto di Fiume del bacino del Torrente Sangone”. Il lavoro degli studenti è stato coordinato dallo studio Sferalab con il sostegno della provincia torinese e ha coinvolto alcuni docenti della II Facoltà di Architettura e della Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali. Al termine del periodo di progettazione (marzo- giugno 2009) sono state presentate 5 proposte progettuali in forma di elaborati grafici e relazioni descrittive. Le migliori 3 idee progettuali sono state integralmente pubblicate in un volume disponibile dal sito della provincia. Da settembre 2009 il percorso progettuale ha mirato a valorizzare gli - 89 - elaborati degli studenti integrandoli in un unico Masterplan di bacino del Sangone. Tra queste si segnala una mostra itinerante che nell’estate 2010 ha promosso l’idea di Masterplan nei comuni di Bruino, Giaveno e Rivalta in occasione di eventi e fiere di promozione del territorio. La collaborazione con le università stanno rappresentando una strategia consolidata nell’area del Sangone e attualmente gli sforzi maggiori sono impiegati nel difficile compito di adempiere agli obblighi del PTCP2. A titolo di esempio pratico e incisivo, il nuovo PRG di Bruino è stato recentemente modificato salvaguardando le connessioni ecologiche rafforzate da un agriparco urbano in linea con l’immagine del Masterplan. Gli esiti progettuali del processo di partecipazione sono stati elaborati in un Workshop di progettazione interdisciplinare tra la Facoltà di Architettura, Scienze naturali e Agraria, mirato alla realizzazione di un Masterplan del Piano d’Azione del contratto di Fiume del bacino del torrente Sangone. 2.3.1 Il progetto EIDO205040 Il nome del progetto (Eido-) significa apparire, mostrarsi, guardare, osservare, ma anche forgiare, modellare bellezza, idea.. EIDO2050 descrive le trasformazioni del territorio comunale di Rivalta di Torino e del suo paesaggio attraverso una serie di azioni puntuali coordinate a scala d’area vasta. Queste trasformazioni vengono descritte in tre momenti differenti: 2016, 2025 e 2050. Nello scenario dipinto dagli autori le trasformazioni territoriali muovono dalla connessione di due “parchi” di nuova concezione denominati parco Agrario ed Eco-parco contemporaneo. Il primo parte dalle pendici orientali della collina morenica e si estende nel corso del tempo in tutte le aree agricole a nord del Sangone, mentre L’Eco-parco è situato nel territorio a sud del 40 Progetto pubblicato a marzo 2010 sul sito europaconcorsi.com sotto la sezione projects. Gli autori del progetto EIDO2050 sono P. Pagnotta, A. Vigetti, R. Ingaramo, A. Voghera, P. Tosoni e A. Longhi. - 90 - torrente, limitrofi al Comune di Orbassano, un tempo adibiti a discarica. Il progetto si fonda sull’integrazione di questi due “poli di sviluppo” con 3 obiettivi generali: ri-costruire il territorio: in modo innovativo e sostenibile. Ri-funzionalizzazione dell’intera area seguendo i principi di sostenibilità economica e qualità della vita Ri-proposizione con visione innovativa del patrimonio storico Rientra in quest’ultimo obiettivo l’idea di trasformare Cascina Rifoglietto in un vitale centro didattico e sede di un museo definito Parco della Sostenibilità storica, a memoria del nucleo autosufficiente nel passato (Ingaramo, 2010) A partire dalle radici storiche, considerando le criticità del territorio e immaginando traiettorie innovative e sostenibili di sviluppo il gruppo di lavoro descrive precisamente la funzione dei due poli e individua una serie di risorse e azioni possibili strettamente intrecciate tra loro. Il parco agrario nasce con l’obiettivo di salvaguardare il territorio sostenendo le aziende agricole del territorio. Le azioni suggerite sono incentrate da un lato sulla transizione delle attività agricole in chiave eco-compatibile e sull’altro nella ridefinizione del ruolo delle cascine storiche. Nel progetto queste ultime sono strettamente integrate tra loro con piste ciclabili e pedonali incentrati sugli elementi naturali di maggiore pregio. Inoltre le varie aziende agricole hanno ruoli “multifunzionali” complementari e produzioni diverse. Tra queste si elencano a titolo di esempio: bottega biologica in C. Pigay; agriturismo in C. Belvedere; il parco “La sostenibilità storica” di C. Rifoglietto; i bed & Breakfast in Abbraccata, La Cascinotta, Prabernasca; maneggio in Tavella Presidio Slow Food in Cottino; degustazione vini in Amateis – Vacca. La salvaguardia e la riqualificazione del territorio sono perseguiti attraverso il coordinamento delle aziende agricole che hanno il compito di tradurre in pratica le singole azioni puntuali attingendo dai finanziamenti delle politiche comunitarie (PAC). L’eco-parco a sud del Sangone appare negli elaborati come un ventaglio che si estende,a partire da un Silos al confine con Orbassano, fino alle sponde a nord del Sangone. L’immagine di ventaglio è - 91 - rafforzata da una serie di percorsi tematici che terminano con moli affacciati sul corso d’acqua. Per rafforzare l’immagine di innovazione tecnologica in quest’area hanno sede le attività didattiche, sociali, fruitive e produttive legate all’innovazione. La Ex-Oma si trasforma in un arena-cinema all’aperto e diventa centro delle attività ludiche e ricreative “giovanili”. Nelle ridotte aree agricole rimaste si ipotizza la coltivazione sia principalmente di per colture officinali percorsi di e ornamentali empowerment, e sia utilizzati di colture energetiche come la colza e il girasole segno transizione verso la sostenibilità. - 92 - Parte III: La ricerca sul campo 3.1 Presentazione e caratteristiche trasversali dei GAS analizzati I tre gruppi di acquisto intervistati possono essere definiti come esperienze di filiera corta poiché il loro obiettivo principale è accorciare la distanza tra produttori e consumatori, sebbene ogni gruppo segua strategie e logiche d'azione proprie. Fin dal principio appare evidente che i tre gas analizzati sono accumunati da diverse caratteristiche, tra cui la localizzazione geografica e il periodo di formazione. Infatti i tre gas intervistati sono sorti nei comuni di Rivalta e Piossasco, entrambi a Sud-Ovest della Città di Torino, tra la fine degli anni ’90 e i primi anni del terzo millennio. Ciò qualifica i gruppi come gruppi storici rispetto alle numerose esperienze di questo tipo che si sono moltiplicate negli ultimi anni. Infatti i gruppi analizzati hanno appreso da tempo come gestire tutte le fasi necessarie al buon funzionamento degli stessi, definendo soluzioni pratiche più o meno formalizzate a seconda dei casi. Queste prassi sono state perfezionate nel tempo e sono il risultato dell’interazione sociale con altri attori locali e non (singoli consumatori e produttori, gas, organizzazioni di categoria e associazioni di cittadini). Il network di relazioni permette a tutti i gas analizzati di reperire tutti i beni e i servizi di cui necessitano nella vita di tutti i giorni. In conformità alle strategie di tutti i Gruppi di Acquisto Solidali, anche le realtà intervistate orientano i propri acquisti verso i piccoli produttori locali attenti alla qualità dei prodotti, all’ambiente e ai diritti dei lavoratori. La scelta di fornitori esterni al contesto regionale dipende principalmente dalla tipicità dei prodotti acquistati, ciò risponde al loro legame con i rispettivi territori di origine. Si osserva però anche la presenza di una serie di prodotti che risultano assenti o quasi nel contesto provinciale e regionale come i detersivi, i cosmetici e i prodotti per l’igiene personale. Oltre alle relazioni con i fornitori, i membri dei gas analizzati hanno - 93 - intrecciato una fitta rete di relazioni con altri consumatori e altre organizzazioni con cui condividono valori e cultura. Le relazioni “tra pari” sono alla base di queste esperienze e della loro evoluzione, ma descriverle in modo esaustivo risulta impossibile data la loro natura pulviscolare. Risultano invece di più facile lettura le relazioni tra i membri dei gas e altre organizzazioni presenti sul territorio locale e non solo. Infatti, le relazioni più significative di questo tipo hanno dato il via a forme di collaborazione durature e di sostegno reciproco. A livello provinciale rientrano in questa categoria le relazioni con l’Associazione Gastorino e con le realtà impegnate nella costruzione del Distretto di Economia Solidale di Torino Ovest (DESTOvest), ma anche con i movimenti a difesa dell’ambiente e della salute dell’uomo (Legambiente, comitati NoTav e NoInc). Al fine di mettere in luce le peculiarità di ogni singola esperienza, di seguito sono presentati i singoli gruppi d'acquisto, la loro genesi, l'organizzazione interna, le criticità odierne e i progetti futuri. Scheda 1: GAS CAMPO APERTO Breve descrizione della realtà Il GAS CAMPO APERTO nel 2013 ha festeggiato i primi 10 anni di attività e deve la sua nascita a un gruppo di 7-8 donne, i cui figli frequentavano la stessa scuola. Queste decisero di iniziare a fare la spesa in modo collettivo, convinte dell'importanza che un'alimentazione sana riveste per la salute del bambino e dell'uomo in generale. L'istituto scolastico è stato fondamentale come luogo d’incontro e per la definizione degli ordini da sempre in linea con i valori e la cultura dei Gruppi d'Acquisto Solidali: rispetto dell'uomo, dell'ambiente e preferenza per aziende piccole e locali. Attualmente l'organizzazione interna del gruppo riveste una grande importanza. Infatti il problema maggiore risiede nella raccolta degli ordini e nella distribuzione finale dei prodotti acquistati, dato l'alto numero di famiglie e l'ampia gamma tra cui poter scegliere. Rispetto al passato queste operazioni sono molto più semplici grazie alla posta elettronica e alla condivisione di file. Attualmente ciascun membro aggiunge i propri ordini a quelli del gruppo aprendo e modificando un file condiviso sul web, grazie al servizio google drive di Gmail. La partecipazione di tutti è fondamentale: a rotazione ciascuno si occupa di recapitare l'ordine collettivo al fornitore, di pagare alla consegna e custodire - 94 - le merci fino al momento della distribuzione. Compito di tutti è collaborare al massimo con il responsabile dell'ordine, ovvero pagare esattamente la cifra corrispondente alla propria quota e ritirare la spesa nei tempi concordati. Questa suddivisione interna dei compiti sarebbe impossibile senza un forte senso di gruppo e una buona collaborazione, per questo ogni persona che vuole unirsi al GAS deve dimostrare di essere affidabile, mettendo a disposizione un po' del proprio tempo libero per conoscere gli altri membri, apprendere come effettuare gli ordini via mail e quant'altro. I progetti per il futuro si concentrano da un lato sulla sperimentazione di nuove forme d'acquisto con i produttori e, dall'altro, sul potenziamento delle relazioni con le piccole realtà economiche del territorio. Si osserva in particolare l’attuale tentativo di supportare i piccoli commercianti della zona colpiti dalla crisi economica e dalla concorrenza delle grandi catene di distribuzione. In quest'ottica si è iniziato a collaborare dal 2013 con un piccolo minimarket situato nel centro storico, che si è rivolto al gruppo d'acquisto per trovare soluzioni innovative alla crisi. Attualmente il commerciante riceve e ospita alcuni prodotti destinati al GAS, ha ampliato la gamma di prodotti di “qualità” disponibili nel negozio e aumentato il numero di ingressi grazie al ritiro delle merci e il passaparola tra le persone. La sopracitata forma di collaborazione si ispira all'esperienza maturata negli anni con la Cascina Rivaltese, superandola per creatività e innovazione. Infatti l’accordo con l’azienda agricola consiste in uno sconto del 10% sul prezzo degli acquisti effettuati dai membri del gruppo direttamente in cascina. Al momento il progetto a cui il GAS CAMPO APERTO, in collaborazione con il GRAC, sta lavorando maggiormente riguarda la fornitura di verdura e ortaggi. Sulla scia del progetto “Farina del nostro sacco”, il loro intento è quello di riuscire a soddisfare parte della propria domanda interna di questi beni da uno o più produttori, preferibilmente locali e impegnati nel sociale, attraverso un patto di solidarietà fondato sulla definizione partecipata del prezzo giusto per ogni prodotto, nonché la quantità annua destinata al gruppo. Dimensione dello spazio: Nel corso degli anni il GAS CAMPO APERTO, che conta 80 famiglie nel 2013, ha instaurato una fitta rete di rapporti con altri soggetti del territorio piemontese e non solo. Attualmente i fornitori a cui si rivolge sono più di 35, e coprono la maggior parte dei generi alimentari, bevande alcoliche e analcoliche, fino ai prodotti per la casa e l'igiene. Dal punto di vista spaziale circa la metà delle relazioni di scambio avviene all'interno dei confini regionali, di cui la quasi totalità in un raggio di 50 km. - 95 - L'altra metà è suddivisa tra prodotti stagionali legati a località ed ecosistemi spefici, compresi i prodotti del commercio equo, che si estendono su scala nazionale e internazionale. Infine si osserva un gruppo consistente di aziende localizzate al centro nord che soddisfa la domanda di particolari tipologie di beni, come cosmetici e prodotti per la pulizia, che necessitano di un'organizzazione maggiore dei processi produttivi. Dal punto di vista funzionale, il gruppo cerca dove possibile di applicare i principi della filiera corta, cercando sempre di instaurare un rapporto diretto con i produttori ed eliminare gli intermediari; ciò non sempre è possibile, per questo il gruppo si appoggia alla rete gas torino e al commercio equo e solo come ultima opzione si rivolge a intermediari commerciali. Dimensione delle risorse: Dal lato delle risorse il gruppo offre un'ampia gamma di prodotti, tanto che alcuni prodotti non sono neanche ricercati dagli altri gruppi come il pesce e i prodotti a base di soia. Questa scelta che da un lato mette in secondo piano la centralità del locale, si fonda sulla ricerca delle aziende più affidabili e più attente all'ambiente sulla base di un rapporto diretto o di una certificazione di qualità. L'ampiezza stessa dell'offerta rispecchia la ricerca di una molteplicità di prodotti specifici che solo alcune aziende producono, caso emblematico è rappresentato dal sedano rosso di Orbassano (Slow food) Dimensione delle relazioni Le relazioni sono di tipo orizzontale e fondate sulla cooperazione sia all'interno del gruppo sia all'esterno. Durante gli anni il gruppo ha rafforzato le relazioni interne tramite una serie di iniziative capaci di creare “beni collettivi” come il passaggio di informazioni e di libri (tramite una biblioteca collettiva), o lo scambio di vestiti e oggetti inutilizzati. Inoltre, il GAS CAMPO APERTO è in relazione con gli altri gas del territorio nazionale e provinciale, in particolare con l’Associazione GasTorino e al gruppo di lavoro DESTOvest. Inoltre è in rete con le più ampia esperienze di economia equa e solidale (Altromercato) e di economia della giustizia (rete Lilliput). Per ciò che riguarda le relazioni con il territorio e la comunità, il gruppo è molto attivo. Organizza eventi culturali e laboratori di autoproduzione annuali dal 2003, anno di fondazione, soprattutto sulle tematiche legate ai rifiuti e al consumo critico. Alcune di queste iniziative stanno iniziando a dare i loro frutti anche in altre realtà comunali, come nel caso della scuola media di Tetti Francesi, la quale sta programmando l'eliminazione dei detersivi chimici dopo - 96 - la partecipazione del dirigente scolastico a diverse attività proposte dal gruppo. Scheda 2: Gruppo Rivaltese Acquisti Consapevoli GRAC Localizzazione: Rivalta di Torino, Via dei Mille Famiglie servite nel 2013: circa 20 Anno di nascita: informalmente 1995 Breve descrizione della realtà Il gruppo nasce nella seconda metà degli anni novanta in modo informale al termine di un percorso di riflessione sul consumo critico organizzato dal “Gruppo di revisione di vita”. All’interno di questo gruppo figuravano anche alcune delle famiglie fondatrici del GRAC. Infatti, fin dal principio il gruppo si contraddistingue per una elevata consapevolezza sulla difficoltà di reperire tutte le informazioni necessarie per valutare la qualità di un prodotti. Per questo il gruppo si appoggia tutt’ora come in passato alla rete del commercio equo e dei gas presenti sul territorio torinese per effettuare l'acquisto di molti prodotti. (manca riferimento retegastorino - e altri) Per il resto la scelta dei fornitori, il gruppo si orienta verso quelle piccole realtà locali che svolgono le proprie attività in modo sostenibile, che valorizzano le specificità del territorio anche investendo sulla biodivirsità e che rispettano i diritti dei lavoratori. L'organizzazione interna è di tipo informale, gli ordini non sono effettuati con scadenze prestabilite ma avvengono in base alle esigenze dei singoli e del gruppo. Nel 2013 gli acquisti effettuati attraverso canali che colmano il gap informativo, come la rete GASTorino e il commercio equo, rappresntano circa la metà della spesa annua del gruppo; si tratta di annuali, spesso coordinati a livello provinciale, di generi stagionali o non deperibili ma distanti dai luoghi di produzione, come le arance e caffè. Le famiglie che formano il GRAC sono relazionate fra loro in modo forte, infatti risiedono tutte nello stesso quartiere e la maggior parte nello stesso complesso abitativo dove, nei primi anni '90 il nucleo fondatore del gruppo decise collettivamente di trasferirsi. L'area residenziale di V. dei Mille, carica di relazioni di buon vicinato, è un luogo chiave che ha favorito la nascita del gruppo e che tutt'ora permette un'organizzazione snella ma al tempo stesso efficace delle attività. Attualmente lo stabile rappresenta la sede logistica del gruppo, in cui tutti gli ordini vengono consegnati e, successivamente, distribuiti alle varie famiglie; ciò semplifica le fasi più delicate dell'acquisto in - 97 - collettività e ribadisce l'importanza di avere a disposizione una sede, o un luogo fisico, per lo sviluppo stesso dei gas. .Le relazioni sono orizzontali, stabili e continuative, anche per via della peculiarità che avvicina ai gruppi di acquisto condominiali per caratteristiche geografiche. Il gruppo ha sviluppato nel corso degli anni relazioni stabili e continuative con gli altri GAS del territorio provinciale, con i quali condivide fornitori e progettualità, inoltre è in rete le realtà dell'economia solidale in genere, e del DESTO in particolare. In particolare c'è una relazione molto forte con l'altro gas rivaltese, Campo Aperto, che si fonda sulla cooperazione; attualmente i due gruppi si organizzano insieme per l'acquisto di determinati ordini al fine di ridurre da un lato i trasporti e, dall'altro, sfruttare al meglio le risorse organizzative di ciascun gruppo. I legami tra i membri del gruppo, oltre a essere facilitate dalla convivenza nello stesso comune, si sono rafforzate negli ultimi anni per via di alcune politiche pubbliche, come la costruzione della linea ad alta velocità TorinoLione e dell'inceneritore del Gerbido, che hanno generato una grande preoccupazione fra la cittadinanza legata alle possibili ricadute in termini di inquinamento e salute. Dimensione dello spazio: La rete da cui il gruppo acquista beni alimentari e non, è composta da 18 attori e si estende su tutto il territorio nazionale. La centralità del locale è rappresentato da 10 aziende piemontesi, tutte nel raggio di 50km da Rivalta. Le 8 aziende più distanti sono localizzate per metà al centro-nord e per metà al sud, quasi esclusivamente in Sicilia. Dal lato funzionale, per oltre la metà dei prodotti acquistati il gas rappresenta l'unico intermediario con il fornitore e le relazioni sono dirette. Negli altri casi di fornitura, comunque significativi per comprendere il modus operandi del gruppo, si osserva la ricerca di organizzarsi verticalmente con le altre realtà del territorio: il gas Campo Aperto e l’Associazione Gas-torino per l'acquisto di generi come olio, parmigiano, pasta, arance, ma non solo; e la rete del commercio equo per quei beni la cui filiera è estesa su scala internazionale. Ciò allunga la filiera in termini di intermediari “leggeri”, che possono generare benefici ambientale e sociali. In genere la filiera tende ad essere la più corta possibile, anche se a volte la distanza fisica diverge da quella funzionale. Dimensione delle risorse: Il gruppo tra vantaggio da risorse specifiche del territorio, sia materiali che immateriali; in modo prevalente del territorio comunale e provinciale. - 98 - I beni acquistati sono altamente specifici, legati agli ecosistemi di provenienza o frutto della cultura e del saper fare locale. Tali caratteristiche vengono ricercate attraverso una legame diretto con il produttore, delle tecniche utilizzate e dei luoghi di provenienza in generale. In questo quadro la certificazione formale non è un fattore indispensabile, e passa in secondo piano rispetto alla conoscenza diretta. Altra risorsa di fondamentale importanza per il gruppo è rappresentata dalla sede del GRAC, se così può essere definita l'area residenziale in cui abita la maggior parte del gruppo. Infine il gruppo sfrutta la rete di attori e di relazioni presente sul territorio comunale e provinciale per raggiungere i propri obiettivi attraverso una strategia basate sulla cooperazione e cercando soluzioni vantaggiose per tutti gli attori coinvolti. Dimensione delle relazioni: Trae beneficio da reti di relazioni auto-organizzate, di tipo orizzontale e basate su rapporti di fiducia e scambio reciproco. Tali reti sono utilizzate in primo luogo per colmare il gap informativo necessario per un consumo realmente consapevole e per entrare in contatto con le aziende più meritevoli di sostegno. Inoltre tale rete permette al gruppo di organizzarsi funzionalmente con altre realtà, di consumo e di vendita, che le permettono di ottenere benefici di scala. Ciò permette al gruppo di operare in modo efficiente anche se numericamente piccolo e organizzato in modo informale. Scheda 3: ASSOCIAZIONE GASSE Piossasco Anno di nascita: 2007 (2001 informalmente) Famiglie servite (2013): 20 Breve descrizione della realtà La storia dell'Associazione GASSE ha inizio nel 2001 quando un primo gruppo, formato da 5-6 famiglie amiche e residenti della stessa zona comunale, decise di aquistare collettivamente diversi generi alimentari di qualità con l'intento di nutrirsi in modo sano e di risparmiare sulla spesa. Nel 2007 il gruppo si costituisce formalmente l'Associazione GASSE per poter aderire al progetto GAC nato col patrocinio della Provincia di Torino, avente come obiettivo il coordinamento degli ordini dei vari gruppi d'acquisto presenti sul territorio. Dal 2001 ad oggi il numero di famiglie aderenti a ll'Ass. GASSE è cresciuto da 5 a 20, arrivando anche a 50 durante la partecipazione al - 99 - progetto GAC che col tempo, però, ha mostrato i suoi limiti. In particolare i maggiori contrasti si sono verificati su questioni legate ai criteri di scelta dei fornitori. L'associazione condivide gli stessi valori dei gruppi d'acquisto solidali: per la scelta dei produttori la qualità del prodotto finale è la condizione necessaria. Per i prodotti freschi come verdura, carne e formaggio la “qualità” viene valutata attraverso la vicinanza territoriale e la conoscenza diretta col produttore, mentre per i grandi ordini annuali come pasta, parmigiano, e olio la certificazione diventa cruciale, anche attraverso la testimonianza di altri consumatori. Da questo punto di vista il network di relazioni con gli altri GAS del territorio è fondamentale per la ricerca continua di nuovi produttori che soddisfino le richieste sociali del gruppo. L'Associazione partecipa, ed ha contribuito alla nascita, del progetto “Farina del nostro sacco”, nel 2013 ha avuto la responsabilità di organizzare un laboratorio di panificazione con lievito madre legata alla promozione del progetto stesso. In tale occasione il gruppo, con il patrocinio dell'amministrazione comunale, è riuscito ad organizzare una giornata aperta a tutti, che ha coinvolto produttori locali e associazioni del territorio, arricchendone il progamma con dibattiti, workshops e un mercato a cielo aperto. Il problema principale resta quello di sempre, la mancanza di uno spazio da poter adibire a magazzino per ricevere e distribuire gli ordini. Questo viene ovviato di volta in volta con semplicità grazie all'attivismo e la disponibilità di tutti i membri. Guardando al futuro l'Associazione GASSE non pensa ad ingrandire il numero dei propri membri, ma preferisce concentrarsi sulle le iniziative portate avanti dai singoli membri. Negli ultimi anni infatti, è cresciuta la voglia dei singoli di cimentarsi nell'autoproduzione oltre che del pane, anche di saponi, creme cosmetiche, salsa e vino. Dimensione dello spazio: la distanza fisica tra il gruppo e i vari fornitori si estende sull'intero territorio nazionale sulla base delle specificità territoriale di ogni bene. Delle 19 aziende con cui è in relazione, 11 sono localizzate in Piemonte, di cui 8 nella provincia di Torino in un raggio di 50km da Piossasco. Senza considerare il canale del commercio equo, che si estende su scala internazionale, le aziende localizzate fuori dal Piemonte si trovano quasi esclusivamente nel centronordad eccezione di due realtà localizzate in meridione. In tutti i casi la distanza funzionale è ridotta al minimo: la rete si distingue per la prevalenza di relazioni dirette anche con i fornitori più distanti, mentre sono ridotte le - 100 - filiere che presentano intermediari leggeri e non. Dimesione delle risorse: L'associazione Gasse trae vantaggio de risorse specifiche del territorio in cui è inserita e da cui arrivano i prodotti acquistati. Nel corso degli anni ha sperimentato diversi strumenti messi a disposizione dalle politiche regionali e provinciali al fine di soddisfare le esigenze del momento, oltre a sfruttare il ruolo di coordinamento offerto dall’Associazione Gastorino. I prodotti vengono acquistati in base ai loro luoghi d'origine e alle tecniche utilizzate lungo la filiera produttiva, che si traduce spesso nel saper fare locale e non attraverso sistemi di certificazione dei prodotti o dei processi. La predominanza di filiere interne alla regione rispecchia quell'immagine di eccellenza agro-alimentare che si sta sviluppando negli ultimi anni grazie anche ad esperienze di carattere più commerciale come Eataly. Dimensione delle relazioni: Il gruppo si fonda sulle relazioni inter-personali da un lato per la selezioni dei fornitori più affidabili, dall'altro auto-organizzarsi sia internamente sia con altre realtà del territorio comunale e provinciale. A scala locale il gruppo intreccia necessità e obiettivi con associazioni ed altri gruppi portatori di interesse basate principalmente dalla condivisione di valori ambientali e sociali, come la salvaguardia del territorio e il reinserimento lavorativo dei soggetti più vulnerabili, portatori di disagio psiofisico o sociale. 3.1.1 Il network di relazioni dei GAS L'insieme delle relazioni di fornitura dei tre gruppi è utile per avere un'istantanea di quello che rappresenta il territorio regionale e nazionale per queste realtà, che fondano la loro esistenza sul concetto di solidarietà verso i piccoli produttori locali e non, impegnati nella salvaguardia dell'ambiente e nella valorizzazione dei prodotti agroalimentari del territorio in cui sono localizzati. Questo elemento permette, sovrapponendo le reti di ciascun gruppo e degli altri RAA che si stanno sviluppando, di effettuare una mappatura dei prodotti tipici e dei relativi fornitori, su più scale dal locale al globale, ed ottenere così l'immagine di quelle che sono i prodotti e i luoghi percepiti come di qualità. Nella tabella 3.3.1 sono elencati tutti i fornitori dei gas intervistati, i - 101 - beni che vengono acquistati, i luoghi di provenienza e la distanza in termini di chilometri - 102 - Tabella 3.1 : Le aziende in relazione con i gas analizzati, prodotti, luoghi d’origine e distanza TILO BENE EQUO DI GRUPPI D'ACQUISTO Tutti Tutti AREE FORNITORI Verona Rim ini Ctm altromercato Officina Naturae Wip Naturaequa Antos Prodotti pulizia, igiene personale Ecobeauty GAS C.A. Coop Hierba Buena GASSE As torflex Cooperativa Iris Progetto “Farina Nostro Sacco” Destovest Cas cina dei conti Tutti grac gasse Valli Unite -Az. Ag. Fior di loto Cas cina Belvedere C.A. GASSE Tutti GAS GASSE 300 260 Domuns olivarum C.A. Az. Agr. Giorgio Di Aimone Liriodendro Az. Agr. GAS C.A. Az Agr. Di Fiorini Eliana Formaggi – carni e GRAC salumi GASSE MIELE Az. Agr. Rolle Az Agr. Ram asotto 310 Olio extra-vergine Olio extra-vergine Olio, pesto, olive, Prodotti cos m etici Olio, m andorle Az. Agr. di Gardiol Sara Az. Agr. SA REINA GRAC ORTOFRU TTA GASSE FRUTTA SECCA GRAC GASSE Alcolici GASSE C.A. BEVANDE VARIE C.A. C.A. 200 1700 1160 250 carni bianche 20 di Carm agnola – Torino Borgaro Torinesese – Torino Aos ta Villafranca Piem onte – Torino Pioss as co – Torino m ozzarella di bufala carni e s alum i Form aggio e carne di capra Carne Carne bovina e s uina Rivalta di Torino – Torino Miele Pioss as co e m iele Villarbass e – Torino San Secondo Pinerolo – Torino Mars ala – Trapani Masainas – Cagliari Il Frutto Permesso C.A. 135 10 70 cons erve. parm igiano, s alum i, prosciutto di parm a, conserve As s. Prog. Davide Azienda Agricola m ele,kiwi, patate Bricherasio - Torino Roncaglia Cum iana – Torino Cascina dei Frutasè verdura Rivalta di Torino – La Cascina rivaltese frutta e verdura Torino C.A 160 700 1000 olio Perm igiano GASSE I Frutti del Sole PESCE 470 Bas signana GAS GRAC 35 35 pasta, snack, tis ane, ecc GRAC Tutti 30 farine, tras form azione m ais trasform ati,sott'olio,s nack,cereali ,pasta,legum i Fross as co – Torino Zabo – Il Casale di Parma Parm a Azienda Agricola Chicco Luca 390 185 100 farine Morro D'oro – Teram o Peschici – Foggia Al Vecchio Frantoio Sommariva Tradizione Albenga (SV) agricola Az. Agr. Carus o Agrigento Terranova da Sibari – Az. Agr. Baffa Cosenza Fidenza – Prato La Persegona GAS C.A. GRAC olio Mantova calzature Calvatone – Crem ona Pas ta,s nack, farine, pas sata. ris o, farine, m iele, pasta, Bereguardo - Pavia form aggi, olio Cos ta Vescovado – farine, vino Ales sandria cereali, alim enti colazione,s nack Gruglias co – Torino ecc Bianzè – Vercelli Riso Cascine Orsine gas c.a gasse GAS GRAC 200 Pinerolese Os as co – Torino San Clem ente – Rim ini Settim o di Pes cantina – Varese Food for All 400 470 prodotti del com m ercio equo cos m etici, detersivi prodotti m onous o naturali per l'igiene personale(as sorbenti, Prato pannolini, s alviette,ecc) Genova cos m es i etica e naturale Ozzano – Ales sandria prodotti cos m etici,olii ess enziali Chius a San Michele – prodotti di igiene pers onale, Torino ecodetersivi Veduggio con Colzano Saponi cosm etici – oli – Monza e Brianza es senziali – dentifrici del - La Madre Terra prodotti cerealicoli DISTANZA KM PRODOTTI Località di m irtilli frutta e verdura, conserve, m arm ellate, pas ta ecc carciofi frutta e verdura, conserve, m arm ellate, succhi, carne e form aggi Bibiana – Torino Cascina Gorgia Presidio sedano ross o Orbass ano -Torino Slow Food Azienda Agricola Sara Rivalta di Torino – fragole, m irtilli e lam poni Torino Droetto Ferrandes Pantelleria – Trapani capperi Le Galline Felici Siracusa Frutta Fraz. Torriana, Barge Az Agricola Bargiolina m ele,kiwi, m arm ellate Cuneo Az. Agr. La terra del s ole Lentin – Siracus a agrum i Coop Piccoli Frutti della F.ne Maddalena, piccoli frutti – legna Vals angone Giaveno – Torino nocciole, m andorle, pis taccchi, F.lli Damiano Torrenova – Mes sina nocciole Prod privato Asti nocciole Montiglio Monferrato Az. Agr. Ferroro Asti vino Torino Birrificio San Paolo birra prodotti a base di soia, bevande, Sun-Soy -Food Pianoro – Bologna pas ta fresca ripiena bevande al ris o, avena, s oia, THE BRIDGE latte vegetale San Pietro Mussolino farro, gelati al ris o, panna da - Vicenza cucina succhi di frutta,m arm ellate, Achillea Paes ana – Cuneo conserve Lavagna – Genova Aqua srl orate e branzini Pes ce fres co com preso cozze e Consumare Giustox Torino vongole Elaborati propri - 103 - 250 42 25 130 35 0 0 0-10 35 10 0 35 1750 1000 40 5 0 1750 1600 45 1600 20 1500 70 75 15 360 350 50 225 25 Osservando i prodotti e i luoghi d'origine si osserva che molti generi alimentari (carne, verdura, miele, formaggio, vino e prodotti cerealicoli) sono prodotti in Piemonte, che conferma l'immagine di qualità del settore agro-alimentare. Allo stesso tempo si osserva che molti prodotti provenienti dal centro nord sono prodotti lavorati, caratterizzati da filiere più lunghe in termini funzionali e processi produttivi con una maggiore complessità tecnologica. Su questo settore il territorio regionale mostra di non essere competitivo con altre regioni del Nord, anche se emerge la presenza di alcune piccole realtà locali. Un ultimo elemento che risalta è la presenza di alcune aziende che riforniscono più di uno dei gas intervistati, oltre che altri gas o GAC della provincia. Queste aziende sono quelle che per prime o in maniera più efficace si sono aperte alle esigenze dei gas, con cui hanno instaurato rapporti di fiducia e grazie alle quali si sono “fatte una reputazione”. Focalizzare l'attenzione sulle aziende localizzate in Piemonte permette di osservare meglio come i gas orientano le loro scelte verso determinate aree regionali sia in base alla specificità locali sia in base alle caratteristiche stesse dei prodotti. La prima grande divisione può essere fatta tra prodotti freschi, il cui consumo deve avvenire in tempi brevi dall'acquisto e prodotti a lunga conservazione: per il primo tipo beni, composto esclusivamente da generi alimentari, i gruppi si rivolgono ad aziende localizzate entro un raggio di 50km; mentre per la seconda categoria le distanze aumentano e, spesso, le aziende vengono selezionate all'interno di un'area rinomata per quei determinati prodotti, come il vino e le nocciole dell'astigiano, i prodotti cerealicoli provenienti dal Pinerolese oltre che da Alessandria e da Vercelli. Interessante notare la presenza di due aziende che non riforniscono generi alimentari, di cui una nei pressi di Alessandria che commercializza prodotti cosmetici e l'altra di chiusa San Michele che produce eco-detersivi e prodotti per l'igiene personale. - 104 - Concentrandosi sulle aziende più vicine ai gas si osserva che, nonostante la presenza di alcuni fornitori in area metropolitana, la maggior si trova in aree più distanti dalla metropoli torinese, nei comuni a ridosso delle aree montane, caratterizzati da un paesaggio di ambiente rurale ancora intatto ma che necessita sostegno economico per essere salvaguardato. Tabella 3.2: Le aziende piemontesi in relazione con i GAS analizzati AREE FORNITORI PRODOTTI LOCALITA' Valli Unite -Az. Ag. DISTANZA KM farine, vino 135 Antos Ozzano – Alessandria prodotti cosmetici 100 Az. Agr. Ferroro Montiglio Monferrato - Asti vino 75 Prod privato Asti nocciole 70 Cascina Belvedere Bianzè – Vercelli Riso 70 Achillea Paesana – Cuneo succhi di frutta,marmellate, conserve 50 Az Agricola Bargiolina Fraz. Torriana, Barge - Cuneo mele,kiwi, marm ellate 45 mozzarella di bufala 42 Bibiana – Torino frutta e verdura, conserve, marmellate, succhi, carne e formaggi 40 35 Costa Vescovado – Alessandria Azienda Agricola di Chicco Luca Carmagnola – Torino Il Frutto Permesso Progetto “Farina Sacco” - Destovest del Nostro Pinerolese farine di grano tenero, saraceno e monococco Cascina dei conti Osasco – Torino farine, trasformazione mais 35 Az. Agr. Rolle Villafranca Piemonte – Torino Carne 35 Azienda Agricola Roncaglia Bricherasio - Torino mele,kiwi, patate 35 Ecobeauty San Secondo di Pinerolo – Torino Chiusa San Michele – Torino mirtilli ecodetersivi, igiene personale 35 30 Liriodendro Az. Agr. Borgaro Torinesese – Torino carni e salumi 25 Frossasco – Torino Coop Piccoli Frutti della Valsangone F.ne Maddalena, Giaveno – Torino Torino Birrificio San Paolo Grugliasco – Torino Fior di loto Ass. Prog. Davide Piossasco e Villarbasse – Torino Cumiana – Torino Cascina dei Frutasè Cascina Gorgia Presidio Slow Orbassano -Torino Food carni bianche 20 20 15 10 0-10 10 Az Agr. Ramasotto Piossasco – Torino Carne bovina e suina 0 Bassignana Rivalta di Torino – Torino Miele 0 Rivalta di Torino – Torino frutta e verdura 0 Rivalta di Torino – Torino fragole, mirtilli e lamponi 0 Az. Agr. di Gardiol Sara Az. Agr. Di Aimone Giorgio La Cascina rivaltese Azienda Agricola Sara Droetto piccoli frutti – legna birra cereali, alimenti colazione,snack ecc miele verdura sedano rosso, verdura 5 Elaborati propri La distribuzione delle aziende piemontesi in relazione con i gruppi analizzati è rappresentata dalle figure seguenti, la prima a scala regionale e la seconda a scala provinciale. Le immagini - 105 - mostrano come esse si concentrino nel raggio d'azione dei gas, specialmente lungo un'asse immaginario che dalla valle di susa e arriva al cuneese, parallelo all'arco alpino. A scala provinciale sembra emergere anche un altro elemento interessante all’analisi: anche l’accessibilità e la prossimità alle arterie principali sembra essere un fattore di forza. Questo vale in particolare per le aziende agricole nell’area sud-ovest di Torino. Fig. 3.1: rappresentazione geografica delle aziende coivolte. Elaborazione propria Scala Regionale Scala Provinciale Tra i soggetti coinvolti negli AFNs esaminati sono cinque quelli che si trovano nello stesso comune in cui operano i gas, di cui tre a Rivalta e due a Piossasco. L'associazione GASSE acquista sul territorio carni e salumi da una piccola azienda e miele da un'associazione che sostiene e forma al lavoro, giovani ragazzi portatori di disagio psichico. Anche il GRAC acquista il miele da un apicoltore di Rivalta, anche grazie alla presenza della collina morenica; mentre il GAS CAMPO APERTO acquista da due azionde del territorio comunale frutta e verdura biologica e piccoli frutti. La scelta di questi fornitori, e degli altri, si fonda su relazioni dirette che si sono rinforzate negli anni. In generale il bacino di aziende agricole in relazione con i gas analizzasi conferma l’immagine del territorio piemontese come ricco da un punto di vista agro-alimentare. A scala provinciale le - 106 - relazioni più brevi soddisfano le necessità quotidiane dei verdura, ortaggi, frutti di bosco e miele. Anche le produzioni di carni, latte e derivati sono considerevoli anche se i produttori locali inseriti nel network dei GAS risultano limitati rispetto al numero di aziende presenti. Questo elemento potrebbe essere correlato, in una certa misura, alla diffusione di saperi e buone pratiche in risposta ai problemi legati all’eccessivo consumo di carne e più in generale ai danni provocati all’ambiente dall’attività zootecnica. Molte delle aziende in rete con i gas riforniscono anche gli 11 GAC del territorio, e/o aderiscono ai mercati di campagna amica, bollino di qualità della Coldiretti per valorizzare quelle imprese che operano nel sociale non tralasciando la qualità del prodotto. L'incrocio e la sovrapposizione delle reti di relazioni instaurate da ciascun gas mostra delle linee comuni d'azione, osservabile anche attraverso l'osservazione dei fornitori dell'associazione gastorino e dei GAC torinesi: cercare di soddisfare la propria domanda rivolgendosi a produttori locali che adottano processi produttivi ecosostenibili e che generano benefici per la collettività ed il territorio. Tabella 3.3: Dimensioni della RAA Rete Disp. Relazioni Prossimità Tipolog Informativi ia RAA CAMPO Impersonali Benefici Medio-alta dal punto di Filiera APERTO per prodotti non vista spaziale dovuta corta “complessi” monetari. all’ampia Inter- Forti acquisti. varietà di Ambie Gli nte personali in relazioni tra intermediari lungo la tutti gli altri membri e catena casi. la consumo sono ridotti con comunità. produzione – al minimo. Dal punto di vista culturale il gruppo ha una forte - 107 - sensibilità per l’ambiente e la natura. Visione olistica del mondo GRAC Inter- Benefici Alta prossimità Filiera personali: i non spaziale. fornitori monetari L’alta prossimità Cooper vengono soprattutto funzionale è selezionati in termini di alla spiccata attitudine attraverso il soddisfazio passa- ne corta dovuta azione del gruppo a ricercare morale. soluzioni in rete con parola o per Legami con altri attori. GASSE conoscenza paesi in via diretta. di sviluppo. Inter- Benefici Prossimità molto alta Filiera personali: non in termini spaziali a cui corta la monetari corrisponde un’elevata Sociale conoscenza derivanti da prossimità funzionale. diretta dei relazioni Realtà attenta al fornitori “tra resta Forte essenziale. legame con sociale. In particolare La pari”. territorio dal punto di vista ambientale rete le realtà del verso serve per territorio portatori orientare che nuovi operano nel acquisti. sociale i giovani di disagio psico-fisico e sociale. - 108 - e - 109 - 3.2 Caso studio: il progetto “Farina del Nostro sacco” Il progetto “Farina del nostro sacco” nasce nel 2010 con la sottoscrizione di un “Patto di collaborazione per un economia solidale” da parte di alcune aziende agricole, e diversi GAS finalizzato alla creazione di una filiera corta del pane fondata sui valori dell'economia solidale. Questo è il primo progetto portato avanti dal gruppo di lavoro denominatosi DESTOvest nato nel 2009 al termine di un corso di formazione, promosso dal Distretto di Economia Solidale di Torino e Provincia (DESTO), dal nome “Un ponte sul distretto”. Quest’ultimo era finalizzato ad animare le reti di economia solidale del territorio con l'obiettivo specifico di formare nuovi gruppi di lavoro e attivare nuovi percorsi di progettazione. Un Distretto di Economia Solidale (DES) è un luogo economico, sociale e culturale espresso da una rete di soggetti del territorio, che si ispira alle esperienze delle reti di economia solidale del Sud America. E’ un territorio vitale, dinamico e aperto fondato sui principi di giustizia, solidarietà e sostenibilità ambientale. Ogni distretto è in collegamento con gli altri DES nazionali e si fonda sulle relazioni tra i soggetti che lo formano, ovvero produttori di beni, i fornitori di servizi, gli acquirenti singoli e organizzati e le associazioni che condividono i principi dell'economia solidale. La rete ha una struttura policentrica caratterizzata dall'autonomia organizzativa dei singoli distretti, uniti fra loro da legami orizzontali in cui nessun nodo spicca per centralità. L'esperienza di filiera corta promossa da DESTOvest è una strategia innovativa per sostenere uno sviluppo rurale altro rispetto al trend dominante del territorio provinciale. Infatti sul territorio la maggior parte delle aziende agricole e zootecniche sono di stampo tradizionale, orientate al mercato globale e alle opportunità delle politiche comunitarie.Perciò il progetto rappresenta una sfida sia al modello dominante di impresa agricola, sia al modello di sviluppo dell'intera economia locale. Gli obiettivi che accomunano i soggetti coinvolti sono: • ricercare, mantenere e migliorare parti del territorio destinati o da destinare ad uso agricolo; - 110 - • privilegiare la cooperazione e lo scambio tra piccole realtà: GAS/gruppi organizzati, realtà agricole e artigianali, soprattutto se orientate allo sviluppo di occupazione per soggetti svantaggiati; • diffondere la pratica della produzione biologica, tipica, locale e stagionale per promuovere la salute delle persone, il rispetto del territorio e dei cicli produttivi naturali; • sperimentare la filiera corta, intesa come quell'insieme di attività che prevede una relazione diretta tra chi produce e chi consuma per la fornitura di prodotti di qualità, riducendo i passaggi intermedi, con l'attenzione a valorizzare il lavoro degli operatori coinvolti e favorendo la diretta partecipazione degli acquirenti; • sperimentare un rapporto commerciale tra i diversi soggetti fondato sulla correttezza e la trasparenza, costruendo insieme il “prezzo giusto” dei prodotti; • contribuire finanziariamente al mantenimento e allo sviluppo del progetto; • Per diffondere il significato e gli obiettivi del progetto sul territorio. la realizzazione degli obiettivi comuni è di fondamentale importanza che tutti i soggetti coinvolti nella filiera corta lavorino insieme in modo responsabile in un'ottica di reciprocità. Il percorso di realizzazione della filiera diventa quindi un percorso di apprendimento reciproco e progressivo, basato sulla ricerca di nuove forme di relazioni produttive, commerciali e di consumo. Il consumatore da agente passivo diventa “co-produttore” anche partecipando economicamente al rischio d'impresa, mentre i produttori si assumono la responsabilità della qualità del prodotto e della completa trasparenza e correttezza commerciale. In questo quadro il Gruppo di lavoro DESTOvest organizza e promuove momenti di approfondimento e confronto sul progetto, sulla costruzione del “prezzo giusto”, sui prodotti e sulla filiera al fine favorire la conoscenza diretta con la terra coltivata e i suoi cicli produttivi. I vari gruppi d'acquisto contribuiscono alla logistica e alla promozione dei prodotti dell'economia solidale all'interno del distretto - 111 - anche tramite eventi ricreativi e formativi aperti alla cittadinanza. L'esperienza di filiera corta parte nel 2010 come progetto pilota finalizzato a creare una filiera del pane solidale all'interno al DES torinese, e nello specifico per l'area a sud-ovest della citta di Torino fino al Pinerolese. Il progetto “Farina del nostro sacco” parte per il periodo 2012-2013, con ambizioni più grandi rispetto alle esperienze passate, con la sottoscrizione di un nuovo patto di collaborazione contenente alcune modifiche. I cambiamenti più evidenti riguardano le aziende coinvolte: in primo luogo si è scelto di affidare la pulitura della granella, cruciale per la qualità e quantità finale del prodotto, ad una piccola azienda agricola del cuneese non coinvolta precedentemente. Inoltre per motivi economici e logistici l'azienda agricola Cascina Rivaltese, che coltivava grano tenero nella fase pilota, non è più tra i firmatari del patto e ad oggi svolge il ruolo di polo logistico alle porte di Rivalta, ospitando la farina pronta alla consegna all'interno del proprio magazzino. Al suo posto è subentrata una nuova azienda agricola del pinerolese, semplificando e riducendo i trasporti per i vari processi produttivi. Restano invariati invece la logica di fondo, il metodo di pianificazione e di progettazione. Perciò di seguito si analizzerà più nel dettaglio esclusivamente il progetto “Farina del nostro sacco” per il periodo 2012-2013, cercando di metterne in risalto gli elementi essenziali della filiera con un approccio territoriale con l’obiettivo di cogliere il contributo che questa tipologia di rete alimentare alternativa può dare allo sviluppo del territorio. I soggetti firmatari del patto di economia solidale hanno stabilito, con atto formale, un rapporto di collaborazione, fondato sulla fiducia, finalizzato alla promozione dei prodotti e servizi inerenti la filiera di farina e granella di frumento di grano tenero. I base agli obiettivi comuni i gruppi di consumatori si impegnano a: promuovere le medesime modalità di Patto Solidale in altri ambiti collettivi di consumo del DESTO e di altre realtà; versare a ridosso della semina il 50% del costo di produzione della granella relativo alle quantità prenotate, come quota di partecipazione e di condivisione dei - 112 - rischi e dei benefici della coltivazione; pagare i prodotti e i servizi inerenti la filiera produttiva successivamente ad ogni consegna e distribuzione ai GAS della farina e della granella confezionata. Dall’altro lato gli agricoltori e le aziende agricole che rappresentano si impegnano a: rendere note tempestivamente a DESTOvest ogni modifica delle caratteristiche dei prodotti, tale da incidere con effetto sostanziale sulla qualità, quantità o sul costo dei medesimi; versare a DESTOvest il contributo del 2% del costo della farina confezionata. Dopo le sperimentazioni della filiera con la semina/raccolto dei primi due anni, il progetto per il 2013 si pone i seguenti obiettivi e azioni: • cooperazione e scambio tra GAS/gruppi organizzati e piccole realtà agricole/artigianali situate nell'area sud/ovest della Provincia di Torino; • utilizzo di terreni agricoli con l'applicazione della rotazione colturale, tecnica per il miglioramento o il mantenimento della fertilità del terreno; • conversione, nell'arco di tre anni, di terreni agricoli ad uso di agricoltura convenzionale o a prato, alla coltivazione con tecniche di massimo rispetto ambientale, con esclusione totale di prodotti chimici di sintesi e manipolati geneticamente; • produzione di granella di frumento tenero di buona qualità panificatoria; • molitura della granella in impianto artigianale con macina a pietra; • produzione di farina di grano tenero tipo “1”, integrale e di granella confezionata; • organizzazione logistica delle fasi di trasporto; • corso di panificazione con lievito naturale. 3.2.1 Il network e l’organizzazione territoriale della filiera Il Gruppo di lavoro, in collaborazione con tutti i soggetti coinvolti, ha pianificato l'intera filiera del pane, dalla costruzione della domanda fino ai corsi di panificazione. I soggetti coinvolti per la realizzazione del progetto, la località d’origine e il loro ruolo all’interno del progetto “Farina del nostro sacco” sono - 113 - elencate nella tabella seguente. Tabella 3.4 Le realtà coinvolte nel progetto Farina del nostro sacco DESTOVEST: FARINA DEL NOSTRO SACCO 2012/2013 SOGGETTI LOCALITà RUOLO NELLA FILIERA Provincia di Torino, zona Progettazione - Pianificazione – Gruppo di lavoro Destovest Ovest Commercializzazione Miradolo, San secondo di Az. Agr. Gardiol Pinerolo (TO) Coltivazione Az. Agr. Marina Parisa Cascina Nuova terapeutica – comunità Az Agr. Cascina dei Conti San Secondo di Pinerolo (TO) Coltivazione Coltivazione - Polo logistico: Roletto (TO) Stoccaggio granella Osasco (TO) GAS Campo Aperto Rivalta di Torino (TO) GRAC (Gruppo Rivaltese Acquisti Consapevoli) Rivalta di Torino (TO) Associazione “Filo comunità famiglie” d'erba – Coltivazione Distribuzione - Molitura - Consumo Consumo Associazione GASSE GASALPI GASDALBASS SANTA GASGIULIA Piossasco (TO) Alpignano (TO) Avigliana-Giaveno (TO) Torino Consumo Forno sociale utilizzabile dagli associati. Consumo - Laboratorio 2013 di panificazione Consumo Consumo Consumo Cooperativa MAG4 Piemonte Torino Finanziario Banca delTempo di Rivalta Rivalta di Torino (TO) Altro Rivalta di Torino (TO) Altri soggetti esterni al Gruppo DESTOvest Az. Agr. Arese Franco La Cascina rivaltese Centallo (CN) Rivalta di Torino (TO) Pulitura Polo logistico: distribuzione finale vendita diretta Tra i firmatari del patto di solidarietà ci sono, oltre al gruppo promotore, quattro aziende agricole, sette gruppi di consumatori e due realtà del mondo economico e sociale. Inoltre si sono rivelate di fondamentale importanza due aziende esterne al patto di solidarietà. Attraverso l’interazione sociale e l’apprendimento reciproco sono state pianificate tutte le fasi necessarie alla realizzazione del progetto, cioè: 1. La domanda: Le famiglie dei GAS/gruppi coinvolti prenotano, in anticipo rispetto alla semina la propria quota di farina, indicando la tipologia (farina tipo “1” o intergrale o granella confezionata) e il tipo di confezionamento ( 5 o 1 kg). 2. La condivisione dei rischi e dei benefici: i consumatori versano un contributo pari al 50% del costo di produzione della granella prenotata a ridosso della semina; tale contributo rappresenta una quota di partecipazione e di condivisione dei rischi e dei benefici. Compito degli agricoltori è di garantire l'attitudine del terreno alla coltura del grano impegnandosi allo stesso tempo per una corretta gestione del suolo. 3. La semina: il grano tenero prenotato viene coltivato da tre aziende - 114 - agricole del pinerolese, un'associazione di aderenti promozione a del Strada territorio reale e del dei Vini, turismo responsabile sostenuta dalla Provincia di Torino 4. La pulitura della granella: dato che nei due anni passati la pulitura si è rivelato un passaggio critico, nel 2012 si è deciso di rivolgersi all'azienda Agricola di Arese Franco a Centallo (CN). L’azienda è specializzata nella selezione e nella pulitura di cereali ed è facilmente raggiungibile dai luoghi di produzione anche se situata in un'altra Provincia. Infatti per la buona conservazione della granella è indispensabile effettuare una scrupolosa pulitura in condizioni ottimali subito dopo la raccolta, per prevenire lo sviluppo di micotossine. 5. Lo stoccaggio: I sacchi da 25kg di granella pulita sono stoccati presso i locali messi a disposizione da uno dei produttori coinvolti, la Comunità terapeutica Cascina Nuova di Roletto (TO). 6. La molitura: La granella pulita viene macinata con un vecchio mulino a pietra da poco restaurato dall'azienda agricola Cascina dei Conti di Osasco (TO). L'azienda ha da anni sviluppato relazioni con i gas locali e provinciali, tra le attività connesse al progetto c'è anche la coltivazione di grano saraceno e monococco che macina direttamente in azienda. 7. Il trasporto: ogni trasposto è pianificato precedentemente e organizzato a seconda dei casi dai coltivatori, da DESTOvest o dai consumatori finali. Più avanti sono riassunti in una tabella che ne descrive gli elementi chiave. 8. La certificazione: autocertificazione dei metodi di conduzione agro-ecologica da parte dei coltivatori. Tutti applicano particolari metodi di produzione volti a una gestione sostenibile dei suoli. Alcune aziende hanno ottenuto la certificazione biologica per i propri prodotti, mentre altre hanno conversione. - 115 - avviato il processo di 9. Le analisi: Effettuate per il terzo anno consecutivo in collaborazione con il Laboratorio di analisi della Camera di Commercio di Torino. L’obiettivo del 2013 è redigere l'etichetta nutrizionale della farina. 10. La panificazione: Nel 2013 l'organizzazione dell'annuale laboratorio di panificazione con pasta madre è stata affidata all'Associazione GASSE di Piossasco. Il primo passaggio necessario alla sottoscrizione dell'accordo è stato l'elaborazione di un piano economico con la collaborazione di tutte le parti interessate. Questo ha compreso tutti i costi sostenuti dai vari attori a partire dalle sementi fino alla molitura e al confezionamento delle varie tipologie di farina. 3.2.2 Localizzazione delle realtà coivolte La localizzazione degli attori e le relazioni di scambio che avvengono lungo tutta la filiera sono elementi importanti per cogliere la territorialità di una rete alternativa. A tal proposito, di seguito vengono presentate le aziende coinvolte e le attività che svolgono sia per il progetto sia per il territorio in generale e successivamente vengono ricostruiti gli scambi lungo la filiera tramite l'utilizzo di mappe a diverse scale. Scheda 1: Comunità terapeutica Cascina Nuova Tipologia di azienda:Comunità terapeutica Localizzazione:Via S. Brigida 63, Roletto (TO) Ruolo nel progetto:Coltivazione e stoccaggio della granella in attesa della molitura Breve descrizione dell'azttività: Uno degli aspetti fondamentali della comunità terapeutica è il lavoro quotidiano, a cui partecipano gli ospiti della comunità, legato all'allevamento di animali e alla coltivazione di ortaggi destinati alla vendita e in parte al fabbisogno interno. Gli ortaggi dispongono di certificazione biologica, mentre i bovini, di razza piemontese, ricevono alimentazione OGM free; entrambi i - 116 - prodotti sono venduti ai Gruppo d'Acquisto Solidali (GAS) e destinati al consumo della comunità stessa. Nel 2010, in via sperimentale, inizia a coltivare frumento di grano tenero in una porzione di terreno prima coltivata a prato per la produzione di foraggio, partecipando attivamente alla realizzazione del progetto “Farina del Nostro Sacco”. Scheda 2: Azienda Agricola Cascina Gardiol Localizzazione: San Secondo di Pinerolo (TO).Frazione Miradolo, Via Chiesa di Miradolo 3 Ruolo nel progetto: Coltivazione di grano Saraceno e di grano tenero Tipologia d'azienda: Azienda a conduzione familiare, B&b Breve descrizione dell'attività: Essendo un'azienda di tipo misto la Cascina produce: molta della frutta coltivabile a queste latitudini ovvero mele, uva, mirtilli giganti e altri piccoli frutti, drupacee e actinidie, oltre ad alcune specie rappresentate da pochi esemplari; · un discreto numero di ortive, principalmente per il consumo familiare, sporadicamente per la vendita;. L’Azienda condivide, e cerca di applicare dove le condizioni lo permettono, i principi e i metodi della coltivazione biologica, o quelli della lotta integrata; tuttavia al momento non aderisce al sistema di certificazione per l'agricoltura biologica. Tutti i prodotti vengono normalmente venduti al dettaglio in Cascina, ai Gruppi di Acquisto (GAS) in genere e ad un laboratorio di pasticceria artigianale di Torre Pellice; l'obiettivo è di instaurare un rapporto di fiducia diretto con il consumatore, anche dando la possibilità di visitare l'azienda e le le relative lavorazioni. Tra i servizi connessi l'azienda gestisce un b&b all'interno della cascina, inoltre i rapporti con l'esterno sono facilitati da un sito web in ui sono facilmente reperibili contatti e informazioni sui prodotti e sulle attività portate avanti sul territorio. - 117 - La Cascina, inoltre, organizza delle giornate enogastronomiche e culturali per far scoprire ed apprezzare, a chi lo desideri, il territorio agrario pinerolese. I percorsi sono situati sulla neonata Strada reale dei vini torinesi e ne coinvolgono alcuni soci aderenti (produttori, ristoratori, agriturismi...) Scheda 3 - Azienda Agricola Marina Parisa - Favè Localizzazione: S. Secondo di Pinerolo (TO), Prarostino, Via Ruata 56. Ruolo nel progetto: Coltivazione di frumento di grano tenero. Tipologia d'azienda: Piccola azienda a conduzione familiare polifunzionale, b&b e ristorante. Breve descrizione dell'attività: Il nucleo aziendale è a Prarostino, zona pedemontana a 550m di altitudine, ed ha una superficie di 4,5 ha di terreno su cui convivono alberi da frutta (mele, ciliegie, piccoli frutti), patate, ortaggi e uva. Inoltre l'azienda pratica l'allevamento di bovini per la produzione di latte e la sua trasformazione in formaggi freschi e stagionati. Da molti anni si cerca di attuare coltivazioni a basso impatto ambientale, usando metodi che si possono definire biologici e dal 2010 si è deciso di percorrere l’iter per la certificazione biologica. Tutti i prodotti vengono venduti sia in azienda sia a Gruppi d'Acquisto Solidale, in entrambi i casi il rapporto diretto con i consumatori e la fiducia che ne deriva, rappresenta l'elemento fondante dello scambio. A tal fine, è possibile visitare l'azienda, partecipare ai lavori stagionali e soggiornare all'interno della stessa; inoltre vengono organizzate cene e pranzi con menù a tema o stagionali. Scheda 4 - Azienda Agricola Cascina dei Conti Localizzazione: Osasco (TO),via Pinerolo 44. Ruolo nel progetto: Coltivazione: grano Saraceno e Monococco; Molitura e confezionamento farine e granella. Tipologia d'azienda: Azienda specializzata in prodotti tipici con certificazione della qualità. - 118 - Breve descrizione dell'attività: L'azienda si trova immersa nella verde pianura pinerolese, con una splendida veduta sul Monviso. Il progressivo abbandono di colture e varietà locali stava per comportare, nel corso del tempo, la perdita del patrimonio ambientale e biologico che costituisce la "biodiversità agricola" del territorio, ma grazie al desiderio, sempre più diffuso, di riscoprire alimenti con sapori e aromi ormai dimenticati l'azienda si è sentita in dovere di tornare a coltivare antiche varietà di cereali che poi vengono trasformate senza modificarne qualità e proprietà: Gran Turco Pignoletto, Mais della qualità detta Ottofile, Grano Saraceno e Monococco, antica varietà di piccolo farro (coltivato nei campi situati a Pinerolo - frazione Abbadia), vengono forniti sia in semi (decorticati nel caso del monococco), sia in farina.Di anno in anno i semi di queste antiche "cultivar" vengono conservati e custoditi dal proprietario dell'azienda; inoltre la Cascina trasforma direttamente la granella in farina grazie ad un antico mulino in pietra che ha recuperato e restaurato L'azienda aderisce al sistema di certificazione al biologico, iniziando nel 2009 il processo di conversione a coltivazione con metodi biologici. Alla produzione di cereali l'azienda affianca l'allevamento e la vendita di lumache della specie HELIX Pomatia preparate al naturale, cioè in salamoia, promuovendone l'impiego in cucina anche tramite la diffusione di specifiche ricette culinarie. La vendita di tutti i prodotti avviene principalmente attraverso la vendita diretta in cascina e ai GAS, ad oggi non è ancora possibile effettuare tramite sito web, anche se è tra gli obiettivi dell'azienda. Scheda 5 - Azienda Agricola Arese Franco Localizzazione: Centallo (CN), Via Madonna dei Prati Ruolo nel progetto: Pulitura della granella e confezionamento in sacchi da 25 kg. Tipologia d'azieda: Piccola azienda a conduzione familiare. Breve descrizione dell'attività: - 119 - L'azienda agricola di Arese Franco, situata a nord della provincia di cuneo, è specializzata nella fasi più delicate dalla lavorazione dei prodotti cerealico, ovvero la pulitura. Questa fase è caratterizzata da un'elevata complessità, in quanto fattori qualitativi del prodotto e dell'ambiente possono incidere anche negativamente sul prodotto finale ao favorire la diffusione di micotossine. L'azienda opera nel rispetto dell'ambiente in cui è immersa e utilizza pratiche di lavoro tradizionali. Inoltre l'azienda è specializzata nella trasformazione di frutta, che effettua attraverso l'essicazione. Scheda 6 – Azienda Agricola Cascina Rivaltese Localizzazione: Rivalta Di Torino (TO), Via S. Luigi, 87/59 Ruolo nel progetto: Polo logistico per la distribuzione finale. Tipologia d'azienda: Azienda agricola e zootecnica Breve descrizione dell'attività: Dopo i primi anni di sperimentazione del progetto, durante i quali partecipava alla produzione di grano tenero, il ruolo della Cascina Rivaltese è di tipo logistico; infatti le confezioni di granella e di farina, pronte per essere distribuite ai membri dei vari GAS adernti al progetto, vengono ospitate negli spazi dell'azienda agricola fino alla data fissata per la distribuzione. L'azienda è impegnata dal 2004 nella ricerca delle antiche tradizioni contadine piemontesi legate alla coltivazione manuale, produce ortaggi e cereali (frumento di grano tenero e pignoletto rosso, antica varietà di mais) con il metodo di coltivazione biologica certificato e alleva animali da cortile nutriti con il foraggio e i cereali prodotti dalla stessa. Inoltre vengono coltivate piantine aromatiche e riproposte antiche erbe per uso alimentare come l'ortica e la salvia di San Pietro. Tutti i prodotti collaborazione vengono con i GAS venduti del direttamente territorio in comunale azienda, è la sancito formalmente da diversi anni attraverso l'applicazione di uno sconto del 10% sulla spesa effettuata in cascina, accordo che soddisfa le esigenze sia dell'azienda, che ha trovato acquirenti stabili, sia delle - 120 - singole famiglie che possono effettuare la spesa in maniera tradizionale risparmiando. Dalla descrizione delle aziende agricole coinvolte e delle loro attività si colgono alcune caratteristiche comuni, che possono essere visti come punti di forza nelle evoluzioni green del settore. Infatti le attività complementari alla principale sono notevoli, oltre a una buona diversificazione dei prodotti. Altro elemento di forza sono le tecniche di produzione utilizzate, in linea con i principi della lotta integrata o attraverso la certificazione biologica. Le aziende del pinerolese inoltre sono inserite in un circuito più ampio di promozione del territorio incentrata sull’enogastronomia. L’affermazione di una cultura del cibo in queste aree infatti, trova ad oggi forza in una notevole naturalità degli spazi. Può essere indicativo di necessità economica il fatto che sia le aziende Pinerolesi, sia le altre si trovino in piccoli comuni o comunque in aree di frangia. Si possono fare alcune considerazioni iniziali osservando la distribuzione geografica degli attori coinvolti. Come mostra la figura seguente, ben quattro aziende agricole su si trovano nel Pinerolese. Qui infatti viene coltivato, macinato e confezionato il grano tenero commercializzato attraverso il progetto studiato. Le altre due aziende invece sono coinvolte solo in misura minore. L’azienda agricola di Arese Franco collocata nella provincia di Cuneo in prossimità di quella torinese si occupa della pulitura della granella, mentre Cascina Rivaltese ospita la farina acquistata dai vari gruppi. - 121 - Figura 3.2:: localizzazione delle aziende agricole Elaborazione propria La situazione è diversa se si osserva la collocazione dei gas o delle associazioni di consumatori che partecipano al progetto. Innanzitutto esse riescono a essere inquadrate attraverso una scala minore, il che denota una concentrazione geografica maggiore. I consumatori sono situati all’interno del sistema metropolitano torinese o nei territori a Ovest e a Sud-Ovest Ovest di esso. Il Comune di Rivalta risulta quello in cui si concentrano la maggior parte dei gruppi di consumatori, ovvero i GAS CAMPO APERTO e GRAC e l’Associazione Il Filo d’erba”. La rappresentazione grafica aiuta a comprendere meglio quanto emerso dalle interviste con i diversi attori coinvolti: la centralità dei gruppi rivaltesi nell’organizzazione del progetto. Ciò spiega in parte la scelta di utilizzare tilizzare gli spazi di Cascina Rivaltese per semplificare la distribuzione della farina tra i vari acquirenti. Infatti gran parte della farina prenotata finisce nelle case dei rivaltesi e dei loro amici. - 122 - Figura 3.3: Localizzazione dei Gruppi di Acquisto Solidale Elaborazione propria Per approfondire l’analisi si è scelto di indagare i legami tra gli attori e le risorse disponibili sul territorio. Nel caso studiato i soggetti e i luoghi si relazionano vicendevolmente al fine di chiudere l'intero ciclo produttivo all'interno del distretto. I trasporti necessari rappresentano legami facilmente misurabili, utilizzati largamente in letteratura per valutare l'impatto ambientale di alimenti e non solo. Tra questi i food miles misurano i chilometri che il prodotto ha “percorso” durante l'intero ciclo produttivo. Nella tabella seguente vengono riassunti i trasporti necessari a far giungere a casa dei consumatori la farina prodotta attraverso questa filiera autoorganizzata, e chi ha effettuato il trasporto. Tabella 3.Errore. Per applicare 0 al testo da visualizzare in questo punto, utilizzare la scheda Home..2: Descrizione dei trasporti Trasporto Organizzatore Tragitto T1)Raccolta- Coltivatori Pulitura Distanza Da Roletto e S. 56 km Secondo di Pinerolo a Totale 56 Km Centallo (CN) T2)Pulitura Stoccaggio – DESTOvest Centallo (CN) 56 Km – Roletto (TO) - 123 - 56km T3)Stoccaggio – Cascina Roletto (TO) a 9 km Molitura 3 volte Osasco (TO) T4)Trasporto Nuova a DESTOvest Osasco (TO) a 29 Km Rivalta 3 volte Rivalta (TO) T5)Distribuzione singoli Alpingano, finale 3 volte membri - 27 km 87 Km - dei Avigliana, GAS Piossasco, Torino a Rivalta T.se Totale dei trasporti previsti per l’anno 2013-2014 226 Km Analizzando i trasporti risulta immediatamente evidente quanto incide la sola pulitura in termini di Kilometri percorsi dalla farina. Infatti vengono percorsi più di 100km solo per ottenere la granella pronta alla macina stoccata a Roletto. Anche i tre trasporti a Rivalta T.se hanno il loro peso, mentre risultano marginali tutti i trasporti necessari alla macina e al confezionamento dei prodotti. Non sono stati calcolati invece i kilometri percorsi dai consumatori in quanto difficilmente misurabili. Infatti ogni gruppo si auto-organizza sulle modalità di ritiro della merce ordinata, che varia sensibilmente da un gruppo ad un altro. Le due figure seguenti descrivono i trasporti che avvengono lungo la catena produzione - distribuzione – consumo. La rappresentazione grafica dei trasporti tra le aziende agricole mostra più chiaramente quanto pesino i trasporti per la pulitura e per la distribuzione finale rispetto agli altri. Le fasi produttive più remunerative vengono svolte dalle aziende agricole del pinerolese, che si dimostrano particolarmente attive nella promozione del “meglio” locale. Dalla figura si evince inoltre che i beni prodotti sono destinati al consumo in un’area prossima alla Città di Torino. Questo può rappresentare quel legame tra città e campagna tanto desiderato dai sostenitori delle Reti Alimentari Alternative. Un rapporto reciproco capace da un lato di procurare una fonte d’alimentazione sana e sicura, e dall’altro uno spazio di mercato vitale. - 124 - Figura 3.4:: Rappresentazione dei trasporti La figura seguente mostra invece i legami tra i gruppi di consumatori distribuiti in maniera radiale rispetto a Rivalta di Torino. Come già detto tre gruppi si trovano nei pressi del punto di raccolta, mentre gli altri consumatori sono situati nei comuni limitrofi. Figura 3.5:: Rappresentazione dei legami tra i gruppi di acquisto acq Le famiglie più distanti sono quelle residenti a Giaveno ed Avigliana, servite dal GASDALBASS e di Torino aderenti al GAS di piazza Santa Giulia. In entrambi i casi Cascina Rivaltese è facilmente raggiungibile essendo limitrofa alla statale che connette rivalta all’uscita/entrata autorstadale del Sito di Orbassano. - 125 - 3.2.3 Considerazioni sulla tipologia di RAA e sul suo radicamento territoriale. Come già detto in precedenza la definizione operativa di AFN che si è sceto di utilizzare si concentra su tre dimensioni: • la presenza di dispositivi (personali/impersonali) che veicolano al consumatore l’informazione relativa al rapporto tra prodotto, produttore e territorio; • il tipo di costi e benefici connessi agli scambi lungo la catena, e la possibile emergenza di benefici dalle relazioni personali connesse allo scambio stesso; • la prossimità (spaziale, funzionale e culturale) tra produttore e consumatore, misurabile in termini di assenza di distana. Dispositivi di trasmissione dell’informazione. Inter-personali: fiducia tra gli attori derivante dall’appartenenza alla rete gastorino e alla più ampia rete DESTO. Inoltre le visite in campo organizzate e promosse dal gruppo di lavoro DESTOvest rafforzano le relazioni tra consumatori e produttori e tra tutti gli attori coinvolti. L’interazione sociale si è tradotta in una moltitudine di conoscenze apprese a livello pratico (panificazione e buone pratiche), conoscitivo (biodiversità, problematiche dell’attività agricola) e teorico (consapevolezza problematiche legate al cibo) IMPERSONALI: Le qualità del prodotto viene dimostrata con la completa trasparenza riguardo le tecniche di produzione e dei loro costi attraverso la stesura di un piano economico annuale. In quest’ottica si può vedere anche l’attuale obiettivo di l’etichettatura con i valori nutrizionali delle farine commercializzate. Continua la collaborazione con la Camera di Commercio di Torino per analizzare i terreni delle aziende agricole coinvolte e monitorare l’impatto ambientale. Sotto l’aspetto culturale sono state raccolte e diffuse ricette culinarie per promuovere i prodotti del progetto sul territorio. Inoltre viene organizzato annualmente un evento aperto al pubblico in cui è possibile svolgere un laboratorio di panificazione con pasta madre. - 126 - Benefici Relazionali MONETARI: Per i produttori il progetto rappresenta principalmente un nuovo sbocco commerciale e offre la possibilità di diversificare i propri prodotti. Inoltre il processo di autocertificazione instaurato con questo progetto permette di risparmiare i costi di una certificazione biologica formale. NON MONETARI: Fanno parte di questa categoria quelli che vengono definiti beni relazionali, cioè i benefici goduti da tutti i soggetti coinvolti in genere, e dai rappresentanti delle realtà più attive nello specifico. I fenomeni più evidenti sono le relazioni tra due o più organizzazioni, caratterizzate da legami stabili nel tempo e basati sulla fiducia reciproca, come la collaborazione in progetti comuni, l’organizzazione di eventi aperti alla comunità legati alla promozione di una cultura del cibo nel rispetto del territorio. Infine si è osservata una generale “soddisfazione morale” di tutti i gruppi di consumatori nell’aver partecipato al progetto e della sua realizzazione. Ciò deriva anche dal fatto di aver auto-prodotto una farina impossibile da trovare all’esterno della rete e quindi senza prezzo. Prossimità SPAZIALE: Tutti gli attori sono localizzati nella provincia di Torino, ad esclusione dell’azienda agricola che si occupa della pulitura della granella. La distribuzione geografica degli attori mostra produttori si concentrano nel Pienerolese mentre i che i gruppi di consumatori si concentrano nella zona sud-ovest di Torino e nei comuni limitrofi. FUNZIONALE: il progetto si caratterizza per l’eliminazione degli intermediari attraverso lungo la catena l’auto-organizzazione produzione-distribuzione-consumo fondata sulla progettazione partecipata. Inoltre i soggetti a monte e a valle coincidono in quanto i consumatori sono anche co-produttori finanziando anticipatamente il raccolto e partecipando direttamente al rischio d’impresa. - 127 - CULTURALE: Si è osservata una notevole condivisioni dei valori legati alla qualità del cibo e del luoghi d’origine. Ciò si è tradotto nel tempo con forme continuative di promozione del territorio rurale e di diffusione delle buone pratiche adottate da alcune realtà di nicchia. L’incrocio tra le diverse dimensioni analitiche permette di strutturare uno spazio degli attributi e una conseguente tipologia degli AFNs Tabella 3.Errore. Per applicare 0 al testo da visualizzare in questo punto, utilizzare la scheda Home..3: spazio degli attributi della RAA analizzata Rete Disp. Relazioni Prossimità Tipologia Informativi RAA Farina Impersonali Prevalentemente di Relativament del e personali tipo nostro per sacco specifiche. fitta rete di legami spaziale. Apprendime corti tra le aziende Alta comunitario. e risorse Presenza di alta in filiera corta una senso definita come e Community nto pratico, e tra i gas. Legami tendente cognitivo e lunghi e meno forti “zero” teorico. tra singoli gas singole aziende. I benefici a Supported in Agricolture” e termini (CSA) funzionali: non sovrapposizi monetari superano one quelli monetari. Tipologia di tra produttori e consumatori L'analisi mostra in che termini la rete analizzata può essere considerata alternativa e potenzialmente esportabile. Infatti la filiera corta e la prossimità tra i soggetti coinvolti, la presenza di dispositivi sia personali sia impersonali che trasmettono al consumatore informazioni sulla qualità del prodotto e la presenza di benefici monetari e non monetari derivanti dall'iterazione sociale sono caratteristiche comuni a tutte le tipologie di RAA di successo. L’analisi del progetto Farina del nostro sacco mette in luce alcuni elementi interessanti per lo studio di queste esperienze: - 128 - Dal punto di vista dei dispositivi che trasmettono al consumatore le informazioni relative alla qualità del prodotto si nota la peculiarità della rete: la ricerca continua di dispositivi impersonali caratterizzati dalla trasparenza capaci da un lato di legittimare la qualità del prodotto sul modello della grande distribuzione e dall’altro promuovere e valorizzare il territorio d’origine e la sua cultura. Ne sono esempi pratici il piano economico, l'autocertificazione, le analisi di laboratorio e la redazione di ricettari. Le relazioni inter-personali sono stati, e restano, fondamentali per la nascita e la continuazione del progetto. I benefici monetari generati dall’interazione sociale sono radicati nel territorio provinciale e più precisamente nel pinerolese dove sono concentrate le aziende agricole. Invece dal lato dei consumatori risultano più importanti i benefici non monetari e la soddisfazione morale per la partecipazione al progetto, oltre a quella personale nella preparazione degli alimenti e del loro consumo. Tale soddisfazione si traduce nel concreto in una certificazione ex-post da parte dei consumatori, di tipo informale, fondamentale per la continuazione del progetto e per diffondere l'iniziativa sul territorio, in special modo a famiglie, gruppi di consumatori ed associazioni presenti nei vari comuni coinvolti. Infine la rete è caratterizzata da un'alta prossimità generale: in senso spaziale e funzionale l'organizzazione dell'intera filiera avviene su scala provinciale. in senso culturale si rileva una forte condivisione dei valori tra tutti i soggetti coinvolti e il Gruppo DESTOvest. Questi sono espressi formalmente sia nel patto di collaborazione per il progetto “Farina del nostro”, sia nella carta dei principi condivisi del Distretto di Economia Solidale di Torino e Provincia firmato nel 2009. Altro elemento interessante è dato dall'appartenenza delle aziende agricole del pinerolese all'Associazione “La Strada Reale dei Vini Torinesi” (http://www.stradarealevinitorinesi.it ), costituita nel 2008 e formata enogastronomici da produttori privati, Enti di vino, pubblici, - 129 - operatori Consorzi, turistici associazioni ed e organizzazioni collettivi con lo scopo di promuovere uno sviluppo ecosostenibile del territorio fondato sulla valorizzazione in senso turistico delle produzioni. Ciò mostra che le politiche pubbliche a supporto al settore agricolo in chiave “green” possono integrarsi sia con i programmi di valorizzazione del territorio e sia con le iniziative nate dal basso e portate avanti dalle singole realtà. - 130 - Conclusioni Per valutare oggettivamente la possibilità di esportare il modello di filiera corta costruito dal gruppo di lavoro DESTOvest è necessario evidenziare quelli che possono essere riconosciuti come elementi chiave per la riuscita dello stesso. Per prima cosa dall’analisi è emerso che la filiera costruita con il progetto “Farina del nostro sacco” rientra in quel contenitore di esperienze che la letteratura identifica con il termine Community Supported Agricolture (CSA). Come tali, sono spesso legati a una prossimità relativamente breve tra i luoghi d’origine e quelli di consumo. Nel caso studiato i luoghi di produzione coincidono con l’area settentrionale del Pinerolese, mentre il consumo avviene all’interno dei i Comuni gravitanti su Rivalta di Torino, fino al cuore della città. Dal punto di vista delle risorse, i prodotti scambiati non sono solo alimenti ma portatori di simboli, valori e cultura. Infatti la scelta dei produttori si basa sulla conoscenza reciproca, sullo scambio di informazioni, di saperi e di fiducia. Le relazioni diventano quindi risorse fondamentali per garantire la nascita e la riuscita del progetto. Nel caso studio, una serie di relazioni di fiducia tra gli attori coinvolti ha permesso il coordinamento delle necessità e degli obiettivi di ciascun attore, riuscendo a costruire una filiera corta e solidale dal basso. La distribuzione geografica dei soggetti lascia immaginare un network più denso in due aree in cui si suddividono i contadini e i consumatori. Questi ultimi si concentrano nel Comune di Rivalta dove sono collocati due delle realtà analizzate in questa ricerca, i GAS Campo Aperto e G.R.A.C. L’indagine condotta durante il periodo di tirocinio ha evidenziato che, data la loro longevità, i gruppi rivaltesi sono portatori di un sapere pratico, cognitivo e teorico che rappresenta una risorsa importante per il territorio. La strategia fondata sulle reti adottata dai GAS permette loro non solo di soddisfare i propri bisogni alimentari ma anche di promuovere la transizione verso una società eco-compatibile. Sotto quest’aspetto il patrimonio naturale, paesaggistico e architettonico è un elemento fondamentale per l’immagine del cibo, dei luoghi e delle loro radici. Nell’area analizzata appare ancora minima l’attenzione degli enti locali alle - 131 - diverse tipologie di Reti Alimentari Alternative e ad una loro integrazione, per una valorizzazione del patrimonio storico-culturale e del settore agro-alimentare radicato sul territorio. Proprio questo settore economico, seppur marginale per addetti o reddito, risulta il più critico tra i settori metropolitano produttivi torinese, nell’area segnato da sud-ovest una del pressione sistema antropica decrescente uscendo dal capoluogo piemontese. L’impatto ambientale dovuto all’insediamento residenziale ed economico lascia pochi varchi visivi di paesaggio liberi nelle aree a Nord del Sangone e interne alla linea della tangenziale torinese. In quest’area le zone agricole rimaste integre, seppur frammentate in appezzamenti ridotti, si concentrano a Rivalta di Torino e le connessioni ecologiche presentano ancora criticità evidenti. Andando verso sud il paesaggio periurbano persiste fino all’asse di collegamento Piossasco – Orbassano - Stupinigi. A Sud di questo, il sistema naturale risulta ancora integro anche se l’incremento demografico registrato nei Comuni di Volvera e di Piossasco dopo il completamento interrogativi dell’autostrada sullo stop alla Torino–Pinerolo cementificazione. fanno Le emergere politiche di riqualificazione urbana sono infatti incentrate sui beni di particolare pregio simbolico, come la reggia di Stupinigi, il parco fluviale del Sangone e gli adiacenti nuclei storici, tipo il Monastero di Rivalta e il complesso signorile fortificato locale. A differenza del Pinerolese, in cui i coltivatori sono inseriti in circuiti di promozione del territorio, in questo territorio non si riesce a leggere un vero rinnovamento del settore agricolo. Le nuove tendenze “green” dal settore, fondate su qualità dei prodotti, efficienza energetica e multifunzionalità, sono poco percepibili e il numero di aziende innovative è ridotto . Infatti l’area si caratterizza per la tradizionalità delle imprese, poco specializzate in chiave multifunzionale, la cui attività principale resta l’allevamento per la vendita di carni, insaccati, formaggi e simili. Le produzioni di verdura e di ortaggi o altre colture destinate direttamente al consumo umano restano esigue, mentre è tuttora praticata l’apicoltura nelle aree collinari di Rivalta e Piossasco. Dal contesto si possono intravedere due strategie possibili di progettazione da parte dei GAS a scala locale. La - 132 - prima a supporto degli agricoltori nell’area meridionale dell’ambito per contrastare la frammentazione del paesaggio, cercando di importare il progetto del pane. La seconda, invece, interna all’area del Sangone, dove la rete di relazioni instaurate nel tempo può contribuire alla transizione dell’area verso lo scenario del Masterplan di bacino. In questa seconda opzione i GAS possono svolgere una fondamentale azione di diffusione di saperi e di buone prassi utili ad accelerare una transizione economica e sociale. - 133 - Bibliografia Van der Ploeg J.D., 2009, “I nuovi Contadini”, Donzelli Editore, Roma. Smith A., “Green niches in sustainable development: the case of organic food in the United Kingdom”, Environment and Planning C: Government and Policy, 24, pp. 439- 458, 2006. Tregear A., 2011, “Progressing knowledge in alternative and local food networks: critical reflections and a research agenda”, Journal of Rural Studies, 27: 419-430. Mardsen, Banks, Bristow (2000) “Food Supply Chain Approaches: Exploring heir Role in Rural Development”, Sociologia Ruralis, 40, 4: 424-438. Sonnino R., Marsden T., 2006, “Beyond the divide: rethinking relationships between alternative and conventional food networks in Europe”, Journal of Economic Geography, 6: 181-199. Dematteis G. (2007), Per una geografia dell’agire collettivo. 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