Università degli Studi di Torino
Facoltà di Scienze Politiche
Corso di laurea magistrale in Sviluppo, Ambiente e
Cooperazione
TESI DI LAUREA
RETI AGROALIMENTARI ALTERNATIVE
UN CASO STUDIO NELL’AREA SUD-OVEST DELLA
PROVINCIA DI TORINO
RELATORE
Prof. Egidio Dansero
CANDIDATO
Simone Cercaci
Matricola: 285954
ANNO ACCADEMICO 2012/2013
-1-
Indice generale
Introduzione. ....................................................................................................... - 4 PARTE I - Reti Agroalimentari Alternative ........................................................ - 9 1.1 Una realtà in cerca di definizione.............................................................. - 9 1.1.1 Dalla teoria alla pratica .................................................................... - 14 1.1.2 Approccio
geografico:
territorialità
RAA tra
radicamento
e
ancoraggio ............................................................................................. - 17 1.2 I Gruppi di Acquisti Solidali ................................................................... - 24 1.2.1 Nascita, sviluppo e tendenze ............................................................ - 28 1.2.2 I Distretti di Economia Solidale ....................................................... - 30 1.3 Lo sviluppo delle RAA in Italia. ............................................................. - 34 1.3.1 Il sistema agricolo piemontese ......................................................... - 37 1.3.2 Le RAA in Piemonte ........................................................................ - 39 1.3.3 Le politiche piemontesi, tra riconoscimento e supporto .................. - 42 Parte II: Inquadramento territoriale ................................................................... - 44 2.1 Il sistema metropolitano torinese ............................................................ - 45 2.1.1 Dinamiche in atto e progettualità nell’area metropolitana ............... - 48 2.1.2 Il PTI Metro-montano. ..................................................................... - 53 2.2 L’ambito Sud Ovest di Orbassano e Rivalta ........................................... - 63 2.2.1 Caratteristiche ambientali: ............................................................... - 67 2.2.2 L’agricoltura e il rapporto uomo-ambiente: ..................................... - 72 2.2.3 Caratteristiche socio-economiche: ................................................... - 76 2.2.4 Il fenomeno dell’erosione dei suoli .................................................. - 79 2.2.5 Il consumo dei suoli fertili ............................................................... - 83 -2-
2.3 Scenari: Il contratto del Sangone ............................................................ - 86 2.3.1 Il progetto EIDO2050 ...................................................................... - 90 Parte III: La ricerca sul campo .......................................................................... - 93 3.1 Presentazione e caratteristiche trasversali dei GAS analizzati................ - 93 3.1.1 Il network di relazioni dei GAS ..................................................... - 101 3.2.1 Il network e l’organizzazione territoriale della filiera .................... - 113 3.2.2 Localizzazione delle realtà coivolte ............................................... - 116 3.2.3 Considerazioni sulla tipologia di RAA e sul suo radicamento
territoriale. ............................................................................................... - 126 Conclusioni ..................................................................................................... - 131 Bibliografia ..................................................................................................... - 134 -
-3-
Introduzione.
La tendenza dominante nelle produzioni agroalimentari è una sempre
maggiore separazione tra i luoghi di produzione e i luoghi di consumo e
quindi tra il fattore terra e il cibo. Ciò si fonda sulla standardizzazione
dei prodotti alimentari (qualitativa e quantitativa), dei metodi di
distribuzione
e
di
commercializzazione,
anche
attraverso
la
regolamentazione legislativa del settore. Attualmente i cibi che
giungono sulla tavola dei consumatori provengono sempre meno dai
territori di appartenenza, in quanto le catene commerciali si sono
allungate e la dislocazione delle produzioni rappresenta la strategia
dominante all’interno dell’attuale mercato globale. Esistono però delle
tendenze di nicchia che stanno interessando sempre più i consumatori,
i ricercatori e gli enti pubblici in quanto fondano la loro attività sulla
qualità ambientale e territoriale dei prodotti. Rientrano tra queste:
l’agricoltura biologica, i prodotti tipici e le relazioni di filiera corta intese
sia in senso spaziale (distanza chilometrica tra luoghi di produzione e
luoghi di consumo) e sia in senso funzionale (riduzione degli
intermediari nelle relazioni tra produttori e consumatori).
Su queste tendenze sorgono le riflessioni del mondo scientifico volte ad
indagare i sistemi locali territoriali in quanto spazi d’interazione in cui i
soggetti costruiscono reti basate su relazioni di prossimità fisica e
rapporti di fiducia, reciprocità e cooperazione (Dematteis, 2003).
Alcuni nuovi filoni di ricerca studiano le forme locali di organizzazione
degli spazi rurali che promuovono processi di azione collettiva per la
valorizzazione dei territori e delle produzioni locali di “qualità”,
rispettando l’ambiente e il lavoro dell’uomo.
La letteratura scientifica ha definito con l’espressione Alternative Food
Networks (AFN), o Reti Agroalimentari Alternative (RAA), la rete di
soggetti che sviluppa nuove tipologie di produzione, vendita e
commercializzazione dei prodotti agroalimentari con l’obiettivo di
salvaguardare l’ambiente, ridurre l’impatto delle produzioni sui terreni,
dare una svolta di qualità ai propri consumi e stimolare rapporti diretti
-4-
produttori-consumatori (Goodman and Goodman, 2007). Inoltre tali
tematiche interessano anche l’attuale dibattito internazionale sulle
“green niches” e sui cambiamenti che esse possono apportare
all’interno del regime socio-tecnico dominante, soprattutto grazie al
sostegno di gruppi di consumatori critici che li sostengono. Tra questi i
Gruppi di Acquisto Solidale rappresentano un ampio bacino di mercato
da un lato e dall’altro, attraverso il loro network di relazioni, si
evolvono in forme organizzative sempre più complesse con l’obiettivo
di costruire ampi distretti di economia solidale al cui interno viene
chiuso l’intero ciclo produzione-consumo. (Smith 2006).
La politica Agricola Comunitaria (PAC), a partire dagli anni ’90, ha
costantemente ampliato gli interventi nel settore agroalimentare e le
risorse finanziarie destinate alla riduzione delle esternalità negative
delle produzioni, sostenendo gli agricoltori che adottano pratiche a
basso impatto ambientale. Anche a livello locale si assiste ad un
maggiore ricerca da parte dei consumatori di beni di qualità.
In una situazione generale di attenzione alla terra e di evoluzione del
mondo agricolo sembrano emergere con più forza nuove forme per
riorganizzare la catena produzione – distribuzione - consumo, in
opposizione alle logiche del modello tradizionale e dominante.
Il presente lavoro nasce con un periodo di tirocinio presso il Comune di
Rivalta, iniziato a Luglio 2013, proprio dalla volontà di due gruppi di
consumatori al fine di cooperare con l’amministrazione comunale e con
il mondo universitario per organizzare un possibile progetto di
salvaguardia e valorizzazione del territorio basato sul cibo.
Per comprendere meglio i rapporti multidimensionali che caratterizzano
le Reti Agroalimentari Alternative (RAA) l’indagine ha utilizzato due
principali percorsi di ricerca: sul piano teorico si considera il dibattito
internazionale intorno alle RAA, per indagare limiti, possibilità e per
conoscere le forme che esse assumono sul territorio; mentre sul piano
empirico, si analizza un esempio concreto di rete locale, volta a
promuovere forme di agricoltura eco-sostenibili e a strutturare canali
commerciali brevi che valorizzino il lavoro, la qualità e il territorio che li
ha prodotti.
-5-
La prima fase di ricerca ha riguardato l’analisi dei Gruppi di Acquisto
Solidale (GAS) presenti sul territorio comunale e il loro complesso
network di relazioni. In questa analisi si è evidenziato cha i GAS
intervistati hanno relazioni con altri attori a tutte le scale (intra-locale
e inter-locale) di tre tipi: tra consumatore e consumatore (tra pari); tra
consumatore e produttore; e tra consumatore e altre organizzazioni
(inter-organizzative).
Queste
relazioni
attivano
processi
di
apprendimento reciproco di tipo pratico-tecnico, cognitivo e teorico in
grado di alterare le abitudini e gli stili di vita degli attori, tali da poter
definire i GAS come dei “laboratori di innovazione socio-tecnica” (Rossi
e Brunori, 2011). A partire da queste prime considerazioni, il presente
lavoro cerca di rispondere ad alcuni interrogativi emersi durante le
varie interviste con i membri dei GAS e con gli amministratori locali: si
può costruire una filiera corta all’interno del contesto locale? Quale
territorio può essere definito locale e qual’è il suo stato di naturalità?
Quale può essere il ruolo dei GAS e degli enti pubblici nel progetto? Ci
sono degli attori mancanti o delle criticità tali da rendere il progetto
irrealizzabile?
Nella seconda fase si è quindi analizzato il contesto locale, ricercando
di una scala d’azione idonea e obiettivi condivisibili, a partire dalle linee
guida contenute nei piani e nei programmi di sviluppo territoriale della
Regione Piemonte e della Provincia di Torino; fino all’individuazione
degli obiettivi e delle strategie delle amministrazioni comunali volte alla
salvaguardia e alla valorizzazione del patrimonio naturale, storico e
culturale.
Il presente lavoro è stato suddiviso in tre parti.
Nella prima si indaga il vasto universo delle RAA all’interno della
letteratura scientifica, cercando di mettere in rilievo le caratteristiche
trasversali delle varie esperienze delle stesse, attraverso l’analisi della
loro evoluzione nel tempo e nello spazio. Tra le varie chiavi di lettura
possibili nel trattare il tema delle RAA, quella del radicamento
territoriale ha permesso di indirizzare e guidare la ricerca sul campo
anche da un punto di vista pratico. Nell’attuale dibattito scientifico si
assiste a un tentativo di sistematizzazione delle varie esperienze in
-6-
atto, con particolare riferimento alla realtà italiana e piemontese. Nel
contesto piemontese si è cercato di inquadrare la realtà di cui si
occupa la ricerca sul campo, ponendo attenzione alle politiche
pubbliche a sostegno delle RAA e in particolare alle dinamiche dei
Gruppi di Acquisto Solidale (GAS), al fine di fornire alcuni elementi
concettuali necessari per affrontare e comprendere il caso studio.
Nella seconda fase si descrive il particolare contesto territoriale in cui
sono situate le singole realtà intervistate, cioè l’area sud ovest del
sistema metropolitano torinese. La definizione del contesto “locale”
rispetto all’ambiente esterno è stata eseguita seguendo le linee guida
della pianificazione territoriale regionale e provinciale (PTR e PTCP2).
Si mettono in rilievo le risorse potenziali naturali e socio-economiche,
le dinamiche in atto e le criticità presenti sul territorio locale.
L’attenzione si focalizza sulla relazione di interdipendenza tra uomonatura che ha plasmato il paesaggio attuale. In questa parte si
descrivono
gli
obiettivi
di
sviluppo
locale
comunali e le azioni intraprese attraverso
delle
amministrazioni
il Patto Territoriale del
Sangone e il successivo Contratto di Fiume (CdF). Le scelte adottate
dal piano d’azione legato al CdF sono l’esito di un processo di
partecipazione che si fondano su una visione condivisa del fiume e del
territorio peri-fluviale, il cui fine è la valorizzazione del territorio rurale
e urbanizzato che intrattiene con il Torrente Sangone relazioni
culturali, simboliche ed economiche.
La terza parte è dedicata alla ricerca sul campo. Si descrivono le realtà
intervistate e, in particolare, il loro coinvolgimento all’interno di un
progetto locale denominato “Farina del nostro sacco” inserito in un più
ampio progetto finalizzato alla costruzione di un Distretto di Economia
Solidale nella zona Ovest di Torino. In quanto reti, l’attenzione non è
solo rivolta all’acquisto e al consumo di beni, ma anche ai benefici non
economici generati dall’interazione sociale, come ad esempio lo
scambio di informazioni e la diffusione di buone prassi. L’approccio
geografico al radicamento permette di analizzare le singole esperienze
di RAA in termini di prossimità tra consumatori e produttori intesa in
senso fisico, funzionale e culturale. Infine, il caso studio “farina del
-7-
nostro sacco” viene preso come modello di successo per analizzare la
filiera ortofrutticola e una sua possibile valorizzazione nel contesto
locale. Il lavoro è stato svolto mediante un’analisi prevalentemente
qualitativa del contesto e delle esperienze analizzate, attraverso una
serie di interviste ad attori privilegiati. L’analisi quantitativa ha
riguardato alcuni elementi chiave a supporto delle ipotesi di ricerca.
-8-
PARTE I - Reti Agroalimentari Alternative
1.1 Una realtà in cerca di definizione
Il processo di modernizzazione e globalizzazione dell'economia degli
ultimi
decenni
ha
modificato
profondamente
l'intero
sistema
agroalimentare mondiale favorendo la crescita di ciò che Van del Ploeg
definisce Impero1. L'impero è un sistema regolatore che tende ad
essere dominante ed è rappresentato da una moltitudine di espressioni
specifiche
(gruppi
dell'agro-business,
grandi
rivenditori,
apparati
statali, leggi e tecnologie), il cui insieme costituisce un regime sociotecnico. Questi sono veri e propri Imperi Alimentari, cioè quell’insieme
di regole incluse in un complesso coerente di sapere scientifico,
tecniche
ingegneristiche,
tecnologie
dei
processi
produttivi,
caratteristiche dei prodotti, modalità di definizione dei problemi, il tutto
radicato nelle istituzioni e nelle infrastrutture.(Ploeg, 2009, p.15)
Ciò ha comportato la diffusione di un modello di produzione agroindustriale massificato e standardizzato, e l’adozione di nuove modalità
di organizzazione del lavoro e della società. Attualmente il settore
agro-alimentaresi caratterizza per una crescente separazione tra luoghi
di produzione e quelli di consumo.
Ciò è possibile attraverso
un'elevata decontestualizzazione dei prodotti agricoli, in cui i luoghi di
produzione e consumo intesi come località specifiche non hanno più
rilevanza. Altro elemento che caratterizza l'Impero è quello di non
creare valore aggiunto e ricadute economiche sul territorio, ma
semplicemente quello di sfruttare al massimo le risorse a disposizione
trasferendone i profitti al centro del sistema. Nella pratica l’impero trae
i suoi profitti attraverso un mix di elementi come capitale economico,
tecnologia e marketing spesso anticipate da un intensa azione di lobby
politica.
1
Van der Ploeg J.D., 2009, “I nuovi Contadini”, Donzelli Editore, Roma
-9-
L'innovazione tecnologica ha un ruolo chiave al fine di ottenere prodotti
più funzionali alle dinamiche produttive e ai gusti di un mercato
globale, e quindi all'attuazione della strategie basate sull'outsourcing,
ovvero il reperimento all'esterno dell'azienda di tutti i fattori produttivi
poi trasformati all'interno di quest'ultima. Il risultato di questo
processo è dato dall'aumento di filiere lunghe, governate da strategie
commerciali quali la costanza delle caratteristiche merceologiche,
l'ampia varietà
e la destagionalizzazione dei prodotti e le campagne
pubblicitarie. Il network di relazioni tra i soggetti presenti nella catena
produzione – distribuzione - consumo descritto appare orchestrate da
pochi macro-attori economici con pochi centri di potere separati dai
luoghi di produzione.
Le criticità e gli effetti negativi derivanti da questi processi evolutivi,
sono divenuti oggetto di intenso dibattito:
•
La perdita di potere decisionale degli agricoltori sul tipo di
prodotto, sui processi produttivi e sui mercati a cui rivolgersi.
Inoltre l'agricoltore diventa semplice coltivatore in quanto gli
viene negato ogni difformità dal modello prestabilito: viene
negato il saper fare dei singoli e con esso ogni tradizione locale.
•
L'elevato impatto ambientale delle tecniche utilizzate: dall'uso di
pesticidi chimici fino ai trasporti legati alla commercializzazione;
•
La standardizzazione degli alimenti e la perdita delle loro qualità
organolettiche, spesso legata all'aggiunta di sostanze chimiche
che ne permettono una maggiore conservazione;
•
l'incremento di patologie legate a modelli e pratiche alimentari
scorrette;
•
la separazione sociale culturale e geografica dei luoghi di
produzione e consumo con la conseguente perdita di conoscenza
e buone pratiche comuni;
Accanto a questo processo, in relazione
e come reazione agli effetti
sopra elencati, si sono sviluppate nel corso degli anni strategie
alternative da parte dei contadini. Ploeg individua tre strategie possibili
a livello micro su cui gli attori locali organizzano le strategie di
“sopravvivenza”:il
Deepening
(Valorizzazione),
- 10 -
il
Broadening
(Differenziazione) e il Regrounding (Rifondazione). Attualmente queste
strategie si incrociano con le nuove preferenze dei consumatori
intenzionati ad aumentare il proprio potere decisionale a scapito delle
regole della GDO, e a ri-creare un legame tra produzione alimentare e
risorse naturali, culturali e sociali del territorio. L'elemento comune a
tali pratiche, infatti, è rappresentato dalla “svolta sulla qualità” (the
quality turn), sia da parte dei produttori, sia da parte dei consumatori.
Queste realtà sono significative in quanto rappresentano delle “nicchie
verdi”2
rispetto alle tendenze del settore agro-alimentare. Queste
esperienze di nicchia, dal punto di vista numerico ed economico, hanno
un alto potenziale di innovazione poiché se
superate determinate
soglie possono modificare le logiche della GDO fino ad esserne
inglobate.
In letteratura questo insieme di strategie eterogenee e, a volte, in
contrasto fra loro rimanda al vasto universo delle Reti Agroalimentari
Alternative (RAA), o Alternative Food Networks (AFNs) e sono definiti
da alcune generali caratteristiche costitutive3 (Tregear, 2011), tra le
quali si annoverano: il radicamento sul territorio; il valore aggiunto
economico per i produttori e per le aree rurali; l’eco-compatibilità della
produzione; l’equità e la democraticità delle relazioni tra produttori e
consumatori; la qualità dei prodotti e la presenza di filiere corte di
distribuzione.
Pur nell’impossibilità di individuare caratteristiche comuni a tutte le
esperienze che possono fare riferimento agli AFN, Mardsen, Banks e
Bristow4 (2000) ne identificano tre principali tipologie che tuttoggi
sembrano valide:
–Face to face (faccia a faccia): si fa riferimento a quelle tipologie di
RAA basate su una relazione diretta tra produttore e consumatore
2
Smith A., “Green niches in sustainable development: the case of organic
food in the United Kingdom”, Environment and Planning C: Government and
Policy, 24, pp. 439-458, 2006.
3
Tregear A., 2011, “Progressing knowledge in alternative and local food
networks:critical reflections and a research agenda”, Journal of Rural Studies,
27: 419-430.
4
Mardsen, Banks, Bristow (2000) “Food Supply Chain Approaches: Exploring
their Role in Rural Development”, Sociologia Ruralis, 40, 4: 424-438.
- 11 -
senza ulteriori intermediari. Sono generalmente legate a relazioni
fiduciarie, alla conoscenza reciproca e alla condivisione di metodi,
tecniche produttive e saperi.
–Filiere corte: si fa riferimento a quelle esperienze all'interno delle
quali i prodotti sono commercializzati e distribuiti attraverso la
creazione di nuovi luoghi di vendita in cui l'aspetto locale e territoriale
dei prodotti assume un ruolo fondamentale. É proprio la prossimità tra
attori e territorio che conferisce un valore aggiunto all'esperienza dal
punto di vista comunitario e sociale.
–Filiere estese spazialmente: si fa riferimento a quelle tipologie realtà
che basano la loro esistenza sulla certificazione e la tracciabilità dei
prodotti e possono raggiungere consumatori su ampie scale, fino al
livello globale. La necessità di acquistare prodotti del proprio territorio
perde la sua centralità ma il consumatore è spinto all'acquisto proprio
in virtù della conoscenza del luogo di origine.
Tali
tipologie
sovrapposizioni
differenti
e
di
RAA
possono
complementarietà:
le
presentare
filiere
corte
alcune
possono
naturalmente fondarsi su relazioni fiduciarie (sebbene non sia un
fattore necessario) così come produttori coinvolti in filiere estese
spazialmente possono costruire anche importanti legami corti. Per via
di queste caratteristiche risulta impossibile considerare determinate
esperienze sotto la categoria di “reti alternative” senza analizzarle nella
loro specificità e valenza spaziale e territoriale. Nonostante ciò,
Sonnino e Mardsen5 (2006) riconoscono altre due caratteristiche
trasversali alle diverse tipologie di RAA, sebbene la loro definizione
resti ambigua.
La prima caratteristica è il radicamento territoriale degli AFN (in
inglese,
embeddedness)
che
esprime
il
particolare
legame
di
interdipendenza tra le diverse RAA e i rispettivi luoghi d’origine.La
seconda è il contenuto informativo contenuto al loro interno sia
rispetto ai prodotti, sia verso i territori. Tale informazione può
riguardare la qualità del prodotto sotto diversi punti di vista come le
5
Sonnino R., Marsden T., 2006, “Beyond the divide: rethinking relationships
between alternative and conventional food networks in Europe”, Journal of
Economic Geography, 6: 181-199.
- 12 -
modalità produttive, l’impatto ambientale, il suo valore “culturale”, e
così via. In più, l’informazione può essere resa esplicita o meno
attraverso sistemi di certificazioni formali o informali ma, in ogni modo,
è comunicata al consumatore finale che sceglie il prodotto in base a tali
informazioni.
L'interesse attuale verso gli AFNs è dato dal ruolo centrale che il
territorio
riveste
in
tali
esperienze.
Nel
cosiddetto
approccio
territorialista allo sviluppo si propone una visione di territorio come
prodotto complesso in un rapporto co-evolutivo società-ambiente. Ai
fini del nostro ragionamento è tuttavia utile, seguendo Dematteis6
(2007), distinguere concettualmente differenti significati di territorio, a
crescente complessità, che generalmente si intrecciano nei discorsi
sullo sviluppo locale. In questo ambito, il territorio può infatti essere
pensato come:
1. “semplice supporto, cioè ambito spaziale delle interazioni tra i
soggetti attori delle previste azioni di sviluppo;
2. contenitore
di
risorse
potenziali
“immobili”
(materiali
e
immateriali), definibili oggettivamente da esperti esterni in
termini di vocazioni;
3. luogo di possibile esercizio e governance della territorialità
attiva, cioè come combinazione dei significati 1 e 2 suddetti, in
cui
l’interazione
degli
attori
(locali
e
non)
si
lega
alle
valorizzazioni delle risorse locali, trasformandole da potenziali in
fruibili ed eventualmente esportabili;
4. attore collettivo locale: rete di soggetti pubblici e privati, capace
di auto-organizzarsi al fine di progettare e autogestire il proprio
sviluppo
quindi
anche
quella
parte
“attiva”
del
capitale
territoriale che sfugge all’ottica esogena del punto 2 e che è in
grado di produrre risorse aggiuntive attivando giochi a somma
positiva (Dematteis, 20037).
6
Dematteis G., 2007, “Per una geografia dell’agire collettivo”. Introduzione, in
Borgarello G.
7
Dematteis G., 2003 “Introduzione” in Dematteis G., Ferlaino F (a cura di) Atti
del Convegno “Il mondo e i luoghi: geografie dell'identita e del cambiamento”,
- 13 -
Questo approccio risulta fecondo nello studio degli AFNs, contribuendo
a definire meglio quei concetti di territorialità e di radicamento
necessari a valutare le singole esperienze studiate. Questo tipo di
approccio all’analisi delle RAA gravita su tre oggetti d’indagine:
1. la presenza di dispositivi (personali/impersonali) che veicolano al
consumatore l’informazione relativa al rapporto tra prodotto,
produttore e territorio;
2. il tipo di costi e benefici connessi agli scambi lungo la catena, e
la possibile emergenza di benefici dalle relazioni personali
connesse allo scambio stesso;
3. la prossimità (spaziale, funzionale e culturale) tra produttore e
consumatore, misurabile in termini di assenza di distanza.
1.1.1 Dalla teoria alla pratica
Passando dalla teoria alla praticale esperienze di Reti Algroalimentari
Alternative si traducono in un'insieme di pratiche molto differenti tra
loro, sia sotto il profilo organizzativo (della produzione e del consumo),
sia delle relazioni con il territorio. Tali forme mostrano una grande
variabilità territoriale, in quanto spesso sono legate a tradizioni
produttive e alimentari radicate nella storia e nella culturale dei vari
luoghi d'origine.
In Italia, sono principalmente riconoscibili tre forme di RAA:
•
i mercati contadini (farmer’s market), luoghi auto-organizzati
dove i produttori esercitano una vendita diretta dei propri
prodotti con una cadenza periodica. Sono diffusi sia nelle aree
urbane sia in quelle rurali, e in genere possono partecipare sia
produttori locali che non. L’obiettivo dei mercati trascende la
semplice vendita di prodotti alimentari, per divenire occasione di
promozione turistica e riqualificazione territoriale del luogo
ospitante il mercato. In questo senso sono molte le iniziative
Torino, IRES Piemonte, p VII-XIX.
- 14 -
promosse dalle varie confederazioni di categoria, come ad
esempio i “mercati di campagna amica” di Coldiretti.
•
i gruppi di acquisto (box schemes), gruppi di persone che
acquistano periodicamente, attraverso ordini collettivi, prodotti
alimentari e non solo. Un’evoluzione dei gruppi di acquisto, poco
presente
in
Italia,
sono
le
community
supported
agricolture(CSA), forme di supporto comunitario e collettivo dei
produttori locali. Le CSA funzionano sulla base di una relazione
di partenariato tra uno o più produttori e un gruppo (o
comunità) di consumatori che contribuiscono attivamente a
garantire ex-ante il bilancio operativo dell’attività agricola. In
questo modo, produttori e consumatori condividono costi e rischi
di produzione, consentendo una maggiore programmazione e
pianificazione della produzione.
•
La vendita diretta, che può avvenire in diverse forme: presso il
produttore, oppure presso distributori e punti vendita in cui
convergono prodotti di diverse aziende agricole. Come nel caso
dei farmer’s market, anche il settore della vendita diretta è stato
oggetto di iniziative promosse dalle diverse associazioni di
agricoltori. La vendita diretta si presta particolarmente bene ad
alcune tipologie di prodotti (ad esempio, il settore caseario) e si
lega al turismo locale, spesso di tipo stagionale, e alla presenza
di fiere, sagre, feste di paese, e così via.
Sebbene esistano, anche
in Italia, moltissime altre definizioni o
esperienze di riconducibili alle RAAè possibile affermare che le diverse
tipologie possano essere ricondotte grosso modo a queste tre forme
prevalenti.
Indubbiamente, il progressivo affermarsi di molteplici tipologie di RAA,
insieme al riconoscimento da parte di soggetti pubblici e privati e il
crescente interesse da parte dei consumatori, ha portato in alcuni casi
a rileggere l’approccio scientifico più radicale originario, introducendo
nuove chiavi di lettura per interpretare queste realtà.
Tra queste, il riferimento al concetto di “nicchia verde”, formulato da
- 15 -
alcuni autori nel dibattito internazionale sulla diffusione di agricoltura
biologica in un più ampio dibattito sull’innovazione e transizione dei
regimi socio-tecnici (Smith, 2006), presenta alcuni spunti di riflessione
critica di grande interesse.
In una prospettiva socio-tecnica, le iniziative di nicchia possono, da un
lato, rimanere come tali e rivolgersi a quote marginali del mercato;
dall’altro lato, possono costituire fonti di potenziale cambiamento in
grado, se gestite in modo strategico, di alimentare importanti
trasformazioni nel regime dominante. In caso di successo, possono
raggiungere dimensioni significative per aprirsi a nuovi mercati,
attirare più ampi interessi e andare incontro a forme più strutturate e
istituzionalizzate non più in semplice alternativa al modello dominante,
ma in aperta competizione con esso.(Dansero, 2011).8
Dall’altro
lato,
riassorbimento
però,
tale
all’interno
trasformazione
delle
logiche
del
può
portarle
mercato
ad
un
dominante,
causando una perdita dei presupposti originari che avevano motivato la
nascita della nicchia. Proprio per questo, la visione “evolutiva” degli
RAA – che può essere schematizzata nella sequenza radicalizzazione,
consolidamento e istituzionalizzazione – si può accompagnare a una
lettura più critica, che vede la compresenza di modelli differenti, non
necessariamente in rete o dialoganti l’uno con l’altro, ma anzi in grado
di interfacciarsi o contrapporsi in modo differente con il sistema
produttivo convenzionale.(Dansero, De Luca, Puttilli)
La realtà delle Alternative food Networks è diventata sempre più
comune nelle esperienze di produzione e consumo tanto che c'è chi
sostiene che tale tendenza sia sempre meno un'alternativa alla GDO,
quanto piuttosto una parte di essa basata però su un'attenzione
particolare all'intercettazione dei gusti e dei bisogni dei consumatori,
della loro ricerca di qualità e sicurezza alimentare (Sonnino e Marsden,
2006).
8
Dansero E., 2011, “Energie da contraddizione: innovazioni rurali e territorio.
Riflessioni da alcune esperienze in Italia e in Piemonte”, in Saquet M. A.,
Dansero E.,Candiotto L. (a cura di), Geografia da e para a cooperação a
desenvolvimento territorial: experiências brasileiras e italianas, São Paulo:
Outras Expressões, pp. 201- 223.
- 16 -
Gli AFNs sono stati recentemente ridefiniti come Food Community
Networks (FCNs)9
ovvero come reti alimentari comunitarie tra
consumatori e produttori. Con questo termine si vuole indicare quelle
esperienze in cui i gruppi di consumatori e i produttori decidono di
coordinarsi verticalmente, aumentando così il livello di condivisione
delle scelte e delle informazioni e sostituendo la certificazione
formalizzata con un rapporto di fiducia. Questo tipo di definizione può
essere riferita però solo a determinati tipi di RAA, come ad esempio le
community supported agricolture (CSA), ancora poco sviluppate in
Italia ma ampiamente diffuse all'estero.
L'importanza
rivestita
da
queste
esperienze,
che
la
letteratura
scientifica riconduce all'universo degli Reti Agroalimentari Alternative
(RAA), risiede nella diversità di forme e significati assunti nel concreto
da ogni esperienza. I benefici generati dall’interazione sociale superano
la semplice dimensione economica in quanto sono espressione della
ricerca e creazione di nuove modalità di iterazione attorno alla
produzione e al consumo di cibo. Tali pratiche coinvolgono i soggetti
interessati intorno ad una moltitudine di valori, principi e finalità in
risposta ad istanze di carattere etico, culturale e ad un nuovo interesse
nei confronti dei territori d'appartenenza.
1.1.2
Approccio
geografico:
territorialità
RAA
tra
radicamento e ancoraggio
Nell'analisi delle RAA attraverso una prospettiva geografica il ruolo del
territorio assume una posizione centrale. Gli reti alternative sono
caratterizzate da una profonda ristrutturazione del rapporto tra cibo e
territorio basata sulla riscoperta di un legame spaziale, sociale,
culturale ed economico tra luoghi, produttori e consumatori.
Seguendo un approccio ispirato alla riflessione sul territorio così come
è stata maturata all'interno della cosiddetta “scuola territorialista
italiana” (Magnaghi 2006, Dematteis, Governa 2005, Governa, Salone,
9
http://agriregionieuropa.univpm.it/dettart.php?id_articolo=952
- 17 -
2005), il territorio viene concepito come una entità complessa e
multidimensionale, superando quindi una concezione dello spazio come
supporto passivo di attività e funzioni o come contenitore di risorse.
Una visione territorialista dello spazio implica la considerazione di un
insieme di relazioni materiali e immateriali che interessano sia la
dimensione spaziale, sia le relazioni degli attori alle diverse scale e tra
questi e le risorse locali. Così considerato, il territorio è un sistema
locale territoriale, caratterizzato da relazioni economiche, sociali,
culturali e ambientali che si organizzano a scale sovrapposte. Per
Dematteis10 (2003) invece “un territorio non è una semplice area
geografica, una pura entità materiale. Non è una cosa, ma un insieme
di relazioni”. In quanto tale chiama in gioco componenti sociali ed
economiche (residenti, associazioni, istituzioni ecc.), aspetti ambientali
(infrastrutture, consumo di suolo), aspetti culturali (tradizioni locali,
identità locale). La territorialità fa quindi riferimento sia ai rapporti con
gli altri individui e gruppi sociali, sia alle relazioni con l'ambiente
naturale e gli ecosistemi. Dematteis11 (2007) propone di leggere la
territorialità attraverso un approccio interpretativo molto efficace
nell'ottica di un'analisi delle varie esperienze di RAA.
L'insieme delle relazioni tra attori e territorio che costituiscono la
territorialità, possono essere concepite su tre livelli complementari12
(Dansero, Puttilli, 2012):
1. una dimensione spaziale delle relazioni, ovvero l'organizzazione
delle relazioni tra gli attori sociali nello spazio e alle diverse scale
geografiche, da una scala locale ad una globale;
10
Dematteis G., 2003 “Introduzione” in Dematteis G., Ferlaino F (a cura di)
Atti del Convegno “Il mondo e i luoghi: geografie dell'identita e del
cambiamento”, Torino, IRES Piemonte, p VII-XIX.
11
Dematteis G. (2007), Per una geografia dell’agire collettivo. Introduzione, in
Borgarello G., Dansero E., Dematteis G., Governa F., Zobel B., Linee guida per
lavorare insieme nei sistemi territoriali locali. Progetto “Promozione della
sostenibilità nel Pinerolese”. Un percorso di ricerca/azione territoriale, Torino:
Provincia di Torino - Regione Piemonte, pp. 27-32.
12
Dansero E., De Luca A., Puttilli M., 2012, “Green Economy e territorio.
Innovazioni ambientali e pratiche territoriali per un'eco-ristrutturazione della
società”
- 18 -
2. una dimensione delle risorse sia materiali che immateriali,
ovvero quelle particolari risorse presenti sul territorio mobilitate
dagli attori al fine di raggiungere i propri obiettivi strategici di
territorialità;
3. la dimensione delle relazioni sociali tra gli attori ovvero quella
modalità in cui gli attori sociali presenti sul territorio entrano in
relazione al fine di raggiungere obiettivi comuni e valorizzare le
risorse del territorio.
Queste tre dimensioni della territorialità possono essere utilizzate per
analizzare il radicamento di ogni esperienza. Infatti ogni RAA, qualsiasi
sia la sua forma organizzativa e la rete di relazioni con i soggetti
attivata sul territorio, esprime una propria forma di territorialità che si
manifesta nel particolare rapporto con il territorio sia sul piano
spaziale, sia su quello delle risorse, sia, infine, sul piano delle relazioni.
La Figura riportata di seguito, mostra le dimensioni della territorialità
secondo u punto di vista multi scalare e interdisciplinare.
Figura 1.Errore. Per applicare 0 al testo da visualizzare in questo punto, utilizzare la
scheda Home..1: Le dimensioni della territorialità. Fonte: Dansero, Puttilli
2012.
Ciascuna dimensione si sviluppa lungo due poli opposti nei quali è
possibile identificare la territorialità di ogni caso studio.
Un altro elemento da considerare nel rapporto tra RAA e territorio è il
fatto di proporre e riproporre un diverso rapporto tra aree urbane e
aree rurali. Laddove il sistema agricolo dominante ha generato una
- 19 -
netta separazione tra luoghi di produzione e luoghi di consumo, le RAA
cercano di collegare le città consumatrici di risorse, alle campagne
produttrici di risorse. Tale recupero avviene attraverso un rapporto di
interdipendenza e scambio reciproco che, ancora una volta, si compone
di più dimensioni: economiche (in termini
di risparmio per un
accorciamento della filiera produttiva e di sostegno all'economia
locale), ambientali, (per le ricadute positive sull’ambiente derivanti
dall'accorciamento della filiera come la riduzione degli imballaggi e
dell'impatto ambientale legato ai trasporti), socio-culturali (per la
riattivazione di un legame tra zone altrimenti prive di contatto e la
riscoperta di pratiche, di sapienza contadina, di colture e culture locali
nel rispetto della stagionalità dei prodotti).
Il particolare legame di interdipendenza tra RAA e specifici territori,
anche se ogni esperienza è da considerarsi nella sua unicità, è definito
radicamento territoriale (embeddedness). Il radicamento degli RAA in
luoghi specifici contrasta con il modello del sistema economico
dominante in cui i cibi sono considerati privi di radici territoriali e
inseriti in flussi di mercato spersonalizzanti (Tregear, 2011).
Recentemente, il concetto di radicamento ha ricevuto una forte
attenzione da parte della letteratura scientifica nello studio degli
Alternative Food Networks. Nonostante sia stato declinato in una
moltitudine
di
forme
ambigue
e
confuse
(territoriale,
sociale,
socioculturale, geografica, ambientale, etc. il concetto di radicamento
appare come una chiave di lettura feconda per lo studio degli AFNs.
Il radicamento13, seguendo Dansero, De Luca, Puttilli, (2012), si
esprime su tre dimensioni parallele alle diverse dimensioni della
territorialità degli AFNs, la dimensione spaziale, la dimensione delle
risorse e la dimensione sociale.
Come mostra la Fig.1.2
ciascuna dimensione, ancora una volta, si
colloca tra due polarità all'interno delle quali diverse situazioni di
radicamento possono coesistere.
- 20 -
Figura 1.2: : Le dimensioni del radicamento. Fonte: Dansero, De
Luca,
Puttilli, 2012
Le sei polarità individuate, infatti, non devono esser viste in modo
esclusivo le une rispetto alle altre ma, al contrario, le diverse
esperienze di AFNs possono posizionarsi all'incrocio tra dimensioni
anche molto diverse tra loro.
La figura successiva mostra le forme del radicamento territoriale,l'asse
verticale esprime le varie forme di radicamento nella dimensione
sociale; l'asse orizzontale
la dimensione spaziale mentre
l'asse
inclinato, concepito come un asse tridimensionale, esprime le diverse
posizioni di radicamento rispetto alla dimensione delle risorse.
Figura 1.3: Forme di radicamento territoriale. Fonte: Dansero, De Luca,
Puttilli, 2012
Per indicare il particolare rapporto instaurato dagli RAA con il territorio,
si possono utilizzare due metafore: ancoraggio e radicamento. Il
- 21 -
termine ancoraggio, nella lingua italiana, indica il “collegamento di un
elemento o struttura mobile ad un punto stabile”. Nel caso del
radicamento, invece, il riferimento diretto è alla botanica, cioè alle
piante che, affondando le radici nel terreno, vi si radicano in forma
stabile. A
differenza delle
operazioni di ancoraggio, quelle
del
radicamento presuppongono che si crei un'interazione forte tra gli
attori e il territorio circostante. La metafora del radicamento consente
di leggere quelle esperienze di RAA che si fondano su un rapporto di
interdipendenza assoluta e imprescindibile con il territorio.
Un AFN radicato nel territorio è un AFN che (Dansero, De Luca, Puttilli,
2012):
−
si organizza in uno spazio di prossimità sia fisico che funzionale,
all'interno del quale la distanza tra produttore e consumatore è
minima e le relazioni dirette;
−
trae
vantaggio
da
risorse
territoriali,
sia
materiali
sia
immateriali, specifiche proprie del determinato contesto in cui si
inserisce. Ad esempio produzioni locali esito di particolari tipi di
produzioni sedimentatesi nel corso del tempo, ma anche
l'insieme
dei
valori
culturali
associati
ad
un
prodotto
appartenente ad un determinato luogo;
−
trae beneficio da reti di relazioni auto-organizzate, di tipo
orizzontale e basate su rapporti di fiducia e scambio reciproco
che assumono la forma di comunità e di gruppo.
La metafora dell'ancoraggio, invece, permette di leggere quegli AFNs
che sono legati ad un particolare territorio in un rapporto di
interdipendenza, ma attraverso reti di relazioni più fluide che possono
cambiare con facilità nel corso del tempo, ovvero quelle realtà che:
– sono organizzate in uno spazio la cui distanza può ampliarsi
notevolmente raggiungendo scale nazionali e internazionali. Gli attori
che partecipano alla filiera sono ancorati a flussi che trascendono la
dimensione locale, per organizzarsi su scale più ampie;
– traggono vantaggio da risorse territoriali non necessariamente
specifiche ma che tendono ad a livelli di standardizzazione più elevati;
- 22 -
– i rapporti tra i vari attori che partecipano alla filiera sono più
funzionali, regolati da rapporti commerciali e meno caratterizzati da
relazioni fiduciarie e comunitarie.
Una Rete alternativa si radica nel territorio quando, attraverso
l'interazione con gli attori presenti localmente, si sviluppano nuove
relazioni che non è possibile replicare in altri luoghi, e che aiutano la
rete
a
crescere,
espandersi
e
compattarsi.
In
quest'ottica
il
radicamento fa presa sulle risorse territoriali materiali e immateriali
strategiche strettamente necessarie alla rete stessa. Può trattarsi sia
delle risorse materiali (risorse naturali specifiche, patrimonio costruito)
e immateriali (atmosfera culturale, attitudine alla cooperazione, virtù
civiche) che hanno generato l'ancoraggio originario, sia condizioni che
si sono generate in seguito all'ancoraggio, ossia gli effetti sinergici tra
la rete di relazioni con altri attori presenti sul territorio anche su scale
sovra-locali.
Sia le filiere radicate, sia quelle ancorate al territorio, possono andare
incontro a fenomeni di sradicamento o di disancoraggio. Nel caso dello
sradicamento, la perdita del riferimento al territorio di origine può
comportare la fine della rete in quanto la filiera è estremamente
ancorata al sistema locale di produzione e consumo. Nel caso
dell'ancoraggio invece, la riorganizzazione e l'apertura di nuove
relazioni funzionali, appare più semplice non essendo strettamente e
intrinsecamente legata a caratteristiche tipiche di un determinato
territorio.
Particolarmente importante appare quindi il ruolo delle istituzioni
pubbliche che possono contribuire a rafforzare la costruzione di tali reti
di attori. L'attivazione diretta o indiretta degli attori sociali avviene
insieme, e in relazione, al territorio di riferimento.
Il radicamento territoriale della rete attivata dall'AFN, si configura
come una fase del processo di costruzione del territorio, che deriva dal
confronto, anche conflittuale a volte, tra gli attori che condividono
un'identità territoriale, e le potenzialità del territorio stesso.
- 23 -
1.2 I Gruppi di Acquisti Solidali
Tra le tipologie di AFNs proposta da Mardsen, Banks e Bistow (2000),
la filiera corta permette l'incontro delle esigenze di quei consumatori
critici e di quelle aziende alla ricerca di pratiche di produzione e di
commercializzazione esterne alle logiche dell'economia globale. Queste
pratiche alternative, tra cui le esperienze dei gruppi di acquisto
solidale, sono fondate sul concetto di economia solidale che “propone
di democratizzare l'economia locale, di legittimare l'economia non
mercantile, di valorizzare gli scambi non monetari ed informali”14
(Biolghini, 2007?). L'obiettivo è quello di creare luoghi di vendita
alternativi rispetto alla grande distribuzione, all'interno dei quali ogni
membro ricerca in prima persona prodotti locali mediante un rapporto
fiduciario e la relazione diretta con i produttori del territorio.
I gruppi di acquisto solidali, o gas, sono gruppi di persone che
acquistano insieme seguendo il principio della solidarietà, il che li porta
a preferire produttori piccoli, locali, rispettosi dell'ambiente e delle
persone, con cui entrano in relazione diretta. Il concetto che sta alla
base dei gas è quello di "filiera corta", cioè l'avvicinamento fra
produttore e consumatore finale, sia in termini geografici, privilegiando
le aziende più vicine, sia in termini "funzionali", tagliando gli
intermediari quali i grossisti e i negozianti L'elemento distintivo dei gas
è la solidarietà che si esprime su tre dimensioni15 (Saroldi, 2008):
verso il territorio preferendo i piccoli produttori locali; verso il terzo
mondo attraverso il canale del commercio equo; tra consumatori
stessi, tramite lo scambio di informazioni e il lavoro volontario che sta
alla base del gruppo. Inoltre, queste realtà si contraddistinguono per il
continuo tentativo avvicinare i produttori e consumatori finali, sia in
termini geografici, privilegiando le aziende più vicine, sia in termini
"funzionali", tagliando gli intermediari quali i grossisti e la grande
distribuzione. L'obiettivo dei gas è acquistare prodotti rispettosi
14
Biolghini 2007…
15
Saroldi A., 2008, “L'economia Solidale dai GAS ai Distretti”, Contributo per
la guida all'economia solidale delle province di Lucca, Livorno, Pisa (pubblicato
on line:www.retegas.org)
- 24 -
dell'ambiente e dell'uomo, in linea con i principi del consumo critico e
promuovere
lo
sviluppo
di
un'economia
solidale
incentrata
sul
benessere dell'uomo e non sui benefici economici.(Saroldi, 2008).
In generale, i benefici riconducibili alla presenza di un gas all’interno di
un determinato sistema locale dipendono molto dal loro radicamento
territoriale, e si possono dividere in tre categorie o scale:
•
Ambientale: a scala macro si riducono gli imballaggi, i rifiuti non
riciclabili, i consumi energetici e le emissioni legate al trasporto,
inoltre la scelta del biologico si traduce in una maggiore
attenzione verso la conservazione dei suoli e della loro fertilità.
•
Sociale:
si
migliora
la
condizione
economico-sociale
dei
produttori e di tutte le persone impiegate, anche di soggetti
vulnerabili reinseriti nel mondo del lavoro attraverso esperienze
di agricoltura sociale. Quest'ultima tendenza dell'agricoltura, che
sfrutta la multifunzionalità aziendale per rispondere ad esigenze
concrete del territorio,
oltre a proporsi come alternativa al
sistema di welfare, può generare benefici per l'intera collettività.
•
Individuale:
vantaggi
esprimono
in
generati
termini
dalla
economici
relazione
sociale;
(risparmio),
si
culturali
(apprendimento pratico, cognitivo e teorico) e di salute del
corpo. I benefici dei singoli membri variano da attore ad attore,
anche in base al ruolo rivestito da ciascuno nel più ampio
network di relazioni presente sul territorio. (Questi vantaggi
sono disponibili a tutti gli attori che si relazionano con i GAS ma
esterni ad essi a tutte le scale, dagli agricoltori alla comunità
locale fino agli enti pubblici e le associazioni di categoria.)
Alla base delle azioni dei GAS c’è, in primo luogo, un bisogno di cibo di
qualità accessibile economicamente, ma c’è anche “un senso profondo
di insoddisfazione e sfiducia nei confronti del sistema di produzionedistribuzione convenzionale e un conseguente desiderio più profondo si
riacquisire autonomia e controllo sulle proprie scelte di consumo”, oltre
- 25 -
a un più generale bisogno di socializzazione e partecipazione politica.16
(Rossi e Brunori, 2011). In risposta a tali esigenze, le pratiche di
acquisto e consumo vengono riorganizzate attraverso processi di
apprendimento reciproco basati sull’ interazione sociale. Anche per
questo, i GAS rappresentano delle “nicchie” rispetto al regime sociotecnico dominante, in grado di sperimentare forme innovative di
produzione, distribuzione, consumo generando alternative praticabili in
risposta alla crisi.
Per comprendere il ruolo dei GAS come nicchie è utile concentrarsi sui
processi di apprendimento che avvengono attraverso l’iterazione
sociale tra persone a diverso grado di consapevolezza. Tali processi
hanno luogo in tre ambiti di relazioni a tutte le scale geografiche:
•
interazione tra pari: fondamentale trasformare l’atteggiamento
dei singoli consumatori verso il cibo e per modificare i loro stili di
vita. In questo ambito infatti, ciascuno è portatore di valori,
convinzioni e conoscenza accumulata attraverso altri network e
l’interazione sociale porta alla condivisione di buone pratiche e
allo sviluppo di capitale sociale e comunitario.
•
interazione
tra
produttori
e
consumatori:
necessaria
per
elaborate soluzioni agli specifici bisogni: la qualità del cibo
(biologico, locale, tradizionale, ecc.), la dimensione economica
della relazione (prezzo giusto, condivisione del rischio, modalità
di scambio) e gli altri aspetti di natura non economica (fiducia,
conoscenza diretta).
•
interazione
con
altre
organizzazioni:
rientrano
in
questa
dimensione le interazioni con altri attori, organizzazioni e
network che condividono i medesimi principi e obiettivi dei GAS,
cioè la costruzione di sistemi alimentari alternativi e di modelli
economici più “sostenibili” ( enti locali, imprese del terzo
settore,
istituti
di
ricerca,
movimenti
sociali,
comitati
di
cittadini,associazioni di agricoltori, culturali e ambientaliste).
Proprio le relazioni che si sviluppano in quest’ultimo (inter16
A. Rossi, G. Brunori, 2011 Le Pratiche di consumo alimentare come fattori di cambiamento. Il
caso dei Gruppi di Acquisto Solidale AgriRegioniEuropa, 7, 27
- 26 -
organizzativi) sono alla base della possibilità di sviluppare nuove
forme di cittadinanza alimentare, per lo sviluppo di impegno
civico e politico favorendo alla creazione di nuove forme di
mobilitazione sociale.
Si possono identificare tre livelli di apprendimento attraverso cui gli
attori affrontano i vincoli (materiali e immateriali) che si frappongono
all’adozione di pratiche sostenibili , e sviluppano consapevolezza per
ulteriori forme di cittadinanza: apprendimento tecnico e organizzativo;
apprendimento cognitivo; apprendimento teorico. Questi diversi livelli
di apprendimento avvengono in tutti gli ambiti di relazione, e spiegano
la complessità del processo di apprendimento di tipo cumulativo. Lo
schema seguente riassume il processo di apprendimento:
Tabella 1.1: Dimensioni dell’apprendimento tramite l’interazione sociale.
Fonte: Rossi, Brunori, 2001
Relazioni
tra
pari
Relazioni
Relazioni
produttori-
interorganizzative
consumatori
Apprendi
Acquisizione
di
Acquisizione
di
Sviluppo
mento
conoscenze
a
conoscenze
su
forme
Tecnico-
abilità
pratiche
processi produttivi,
etico e di cittadinanza
organizza
riguardo al cibo;
gestione degli ordini
alimentare;
tivo
gestione acquisti
e
collaborazione
definizione
soluzioni specifiche.
di
di
“altre”
consumo
ad
iniziative e progetti di
diversa natura.
Apprendi
Rafforzamento
mento
dell’identità
cognitivo
gruppo
e
Acquisizione
di
dei
conoscenze
Allargamento
su
della
conoscenza;
stagionalità,
rafforzamento
dei
principi
biodiversitàe
principi di solidarietà e
personali; senso
problemi
responsabilità;
di responsabilità
dell’attività agricola.
e solidarietà
Apprendi
Sviluppo
di
Sviluppo
mento
capitale sociale e
consapevolezza
teorico
comunitario;
relativa
sviluppo di senso
problematiche
- 27 -
di
una
Crescita
cittadinanza
alle
di
intesa
come impegno civico e
politico; adesione ad
critico
e
legate al cibo, alla
altre
consapevolezza
sua
mobilitazione
politica applicata
alla relazione città-
sia sul territorio e sia
ad altri ambiti
campagna
a scala più ampia.
sostenibilità,
e
alla
forme
di
sociale
multifunzionalità
dell’agricoltura.
Sotto questo punto di vista, i GAS stanno rappresentano dei “laboratori
importanti per lo sviluppo del ruolo della società civile… in grado di
contribuire ad un più ampio cambiamento culturale” (Rossi e Brunori,
2011). Nella stessa prospettiva, i GAS rappresentano laboratori di
cambiamento istituzionale, poiché avendo iniziato a sperimentare
sistemi socio-tecnici alternativi, essi stanno iniziando a porre nuove
questioni nelle relazioni con le istituzioni pubbliche e a livello di agenda
politica.
Nella pratica, c’è una grande eterogeneità tra i gruppi di acquisto per
numero di famiglie e per modalità organizzative, infatti molti sono
informali mentre altri sono costituiti in associazione, ma ciò che li
accomuna è il modus operandi: dopo aver scelto i produttori, il gruppo
raccoglie le richieste di ogni membro, le somma per formare l'ordine
del gruppo e lo trasmette al produttore. Quest'ultimo consegna la
merce nel luogo e nei tempi prestabiliti, dove ciascun membro passa a
ritirare la propria parte.
In conclusione queste iniziative di costruzione dal basso di un nuovo
sistema socio-tecnico esprimono un bisogno di modelli alternativi di
produzione, distribuzione e consumo. L’esperienza dei GAS rappresenta
la realizzazione a livello micro di una moralizzazione dell’economia.
Queste
esperienze
di
innovazione
sociale
stanno
mostrando
la
direzione verso cui andare, al fine di integrare le istanze etiche e le
altre istanze che provengono dal basso all’interno di una modalità
alternativa di governance dei modelli alimentari. (Rossi e Brunori,
2011)
1.2.1 Nascita, sviluppo e tendenze
In Italia l'esperienza dei gruppi di acquisto nasce a Fidenza nel 1994,
- 28 -
sulla spinta delle esperienze
di economia solidale precedenti, in
particolare quelle legate al consumo critico ed al commercio equo e
solidale.
Negli
anni
a
seguire
l'esperienza
si
diffonde
tramite
passaparola lungo tutto il paese, nel 1997 si costituisce la prima rete
gas con l'obiettivo di favorire la diffusione, lo scambio di informazioni e
l'aiuto reciproco dei gruppi di acquisto, e nel '99 viene scritto il
documento base dei gas contenente le caratteristiche principali di
questa pratica.
Da allora il numero dei gas è aumentato di anno in anno attraverso il
passaparola o per gemmazione di nuovi nuclei da gruppi esistenti. La
situazione attuale vede una maggiore vivacità nel centro-nord,
specialmente intorno alle grandi città di Milano, Genova e Torino. Tale
vivacità è il segnale di come “le città si dimostrano non solo un
semplice mercato di sbocco dei prodotti provenienti dalle campagne,
ma sempre più efficaci laboratori di progettazione di AFN da cui
partono richieste di consumo critico e di un coinvolgimento diretto di
un numero crescente di persone nell'organizzazione pratica delle reti”
(Dansero, De Luca, Puttilli, 2012).
La crescita numerica delle realtà nazionali e le potenzialità di una tale
rete di influire sull'economia reale sono chiare già dal Convegno
nazionale di Marzabotto del 2002, durante la quale si pone enfasi sul
ruolo dei gas a livello locale , tramite la creazione di filiere corte
coinvolgendo i portatori di interessi del territorio, dalla produzione alla
distribuzione. Allo stesso tempo ci si interroga sulla possibilità di
interventi coordinati a una scala più ampia, che ha portato agli attuali
progetti dei grandi numeri e ai distretti di economia solidale.
Gli strumenti che un gas può utilizzare per ampliare le proprie
possibilità di acquisto sono tre:
- le retine, o intergas, sono uno strumento di coordinamento a scala
locale che promuove e coordina gli acquisti dei gas appartenenti alla
stessa zona geografica, in particolare per ottenere vantaggi di scala sia
in termini di prezzo, sia di logistica e trasporti. Tipico esempio è
rappresentato dalle arance siciliane, un caso oramai sperimentato e
studiato da diversi anni e coordinato a livello dell'intera provincia
- 29 -
torinese con evidenti benefici a livello di traffico veicolare e le emissioni
inquinanti e clima-alteranti annesse.
- I progetti dei grandi numeri sono strumenti di coordinamento a scala
nazionale, più efficace per quelle tipologie di filiere produttive
complesse tecnologicamente, come ad esempio l'attuale progetto volto
alla promozione di energia prodotta da fonti rinnovabili tramite
l'acquisto di impianti fotovoltaici.
- I distretti di economia solidale sono strumenti innovativi di
coordinamento che hanno l'obiettivo di aumentare l'efficacia dei gas
nella trasformazione dell'economia e del territorio allargando il paniere
di beni e servizi provenienti da filiere ricche di relazioni e di valori
socio-culturali.
L'elemento distintivo di una rete come quella dei gas rispetto ad altre
forme di organizzazione risiede nel riconoscere ed attribuire il potere
decisionale al livello più basso possibile. A livello di rete si traduce nella
libertà di ogni singolo gas ad aderire ai progetti decisi a livelli più alto
in linea con principio che lega il singolo attore al proprio gruppo.
Questo è uno degli elementi che distinguono una rete come quella dei
gas rispetto ad altre forme di organizzazione. La rete dei gas ha una
struttura estremamente orizzontale in cui i singoli gruppi sono
l'elemento
attivo;
questo
consente
l'integrazione
e
il
sostegno
reciproco tra gruppi anche molto diversi tra di loro. In questo modo, i
gas promuovono la ricerca di soluzioni collaborative a tutti i livelli:
all'interno del gruppo, con i produttori e verso gli altri gruppi (Saroldi,
2008)
1.2.2 I Distretti di Economia Solidale
Caratteristica dimostrata dagli AFNs è la continua ricerca di forme
organizzative più ampie a livello di scala ed efficienti in termini di
trasporti; in quest'ottica si può interpretare la transizione verso forme
distrettuali più ampie di economie di solidarietà (DES, Distretto di
Economia Solidale) che alcuni gruppi di gas stanno avviando sul loro
territorio attraverso la sperimentazione della strategia delle reti, che
consiste
nella creazione
di reti in cui sono
presenti flussi di
informazioni, pratiche comuni, beni e servizi prodotti dalle realtà
- 30 -
dell'economia solidale. L'obiettivo è che le realtà solidali (Gas, botteghe
del commercio equo e solidale, realtà di finanza etica e di turismo
responsabile, piccoli agricoltori biologici, cooperative, ecc.) presenti su
un determinato territorio possano sostenersi e rafforzarsi a vicenda
creando spazi per un'economia diversa, finalizzata al benessere di
tutti, che favorisca la socialità e allo stesso tempo difenda l'ambiente e
le condizioni di lavoro; la finalità ultima dello sviluppo di tali reti è di
collaborare alla promozione e alla costruzione del territorio.
Il termine distretto utilizzato in Italia per definire queste reti locali si
rifà alla tradizione dei distretti industriali per indicare la vocazione di
un territorio, ma nella prospettiva di un intreccio tra produzioni e
consumi di diverso tipo, e quindi ben al di fuori della logica di una
destinazione pressoché univoca di un territorio presente nel concetto
dei distretti convenzionali (Saroldi, 2008).
In Italia la proposta delle reti di economia solidale prende forma in
modo compiuto nel 2002 sotto la spinta di diversi fattori: l'estrema
vivacità italiana di esperienze di economia solidale nei diversi settori
come i gas, la diffusione in Italia di reti dedicate all'economia di
giustizia, come la Rete di Lilliput e la diffusione a livello internazionali
di reti che considerano l'economia solidale e le sue reti una strategia
organica per contrastare il sistema attuale e costruire un'alternativa.
Il primo passo intrapreso dal gruppo di lavoro costituito su proposta
della Rete Lilliput nel 2002, è stato la redazione della “Carta per la rete
italiana di economia solidale”17 in cui sono descritte le caratteristiche
comuni all'economia solidale:
•
relazioni tra i soggetti economici basate sui principi di reciprocità
e cooperazione;
•
giustizia e rispetto delle persone (condizioni di lavoro, salute,
formazione, inclusione sociale, garanzia dei diritti essenziali);
17
•
rispetto dell’ambiente (sostenibilità ecologica);
•
partecipazione democratica;
•
disponibilità a entrare in rapporto con il territorio (partecipazione
Carta per la rete italiana di conomia solidale (RES), marzo 2007. Disponibile
su www.retecosol.org
- 31 -
al «progetto locale»);
•
disponibilità
a
entrare
in
relazione
con
le
altre
realtà
dell'economia solidale condividendo un percorso comune;
•
impiego degli utili per scopi di utilità sociale.
Sempre la Carta RES propone la sperimentazione dei distretti di
economia solidale per verificare nella pratica l'efficacia della strategia
delle reti. Nella pratica ad oggi si sono sviluppate esperienze differenti
in termini di scala, numeri e struttura organizzativa coglibile a livello di
caso studio, in tutti i casi lo sviluppo dei distretti si può dividere in due
fasi. La prima fase inizia con la costituzione del gruppo promotore, in
alcuni casi sotto l'impulso di un Ente Locale, che decide come
organizzare la sua attività, se costituirsi formalmente e definisce una
sua carta dei principi. Nella seconda si portano avanti progetti per la
promozione dell'economia solidale e per la costruzione di filiere
partecipate, con l'obiettivo di costruire il distretto e promuovere il
territorio.
Ad esempio il DES di Torino e provincia è nato nel 200918 e tra le prime
attività che ha svolto c'è l'organizzazione di un corso per l'animazione
di reti, denominato Un ponte sul distretto, finalizzato alla formazione di
nuovi gruppi di lavoro e di nuove progettualità. Da questa esperienza
nasce il Gruppo di lavoro DESTOvest, formato in primo luogo dai gas e
alcune realtà agricole del territorio sud-ovest della provincia torinese, il
cui primo progetto riguarda la costruzione di una filiera del pane corta
e
solidale,
che
verrà
illustrata
in
modo
più
dettagliato
successivamente.
I temi centrali sul futuro sviluppo dei distretti emersi a Verona nel
2008, in occasione dell'incontro tra i gruppi promotori dei distretti
promosso dal Tavolo RES, ruotano intorno alla logistica e alla ricerca di
una visione di sviluppo condivisa.
La riflessione riguardante la logistica, che è partita dalle esperienze
sviluppate fin'ora, e che prende il nome di Piccola Distribuzione
18
Carta dei principi condivisi, Distretto di economia Solidale di Torino e
Provincia (DESTO), marzo 2009. Disponibile su www.retecosol.org
- 32 -
Organizzata (PDO), è alla ricerca di
un modello di distribuzione
coerente con le caratteristiche dell'economia solidale e con la strategia
delle reti, e quindi in grado di rafforzare la rete e di veicolare anche
occasioni di relazione oltre che prodotti e servizi. (Saroldi, 2008)
Siccome i modelli di distribuzione sono strettamente legati alla visione
strategica che si ha del territorio, l'attenzione si concentra sugli scenari
di sviluppo più desiderabil. Anche per il fatto che certi prodotti
rischiano di perdere il loro significato fuori dalla cerchia di relazioni che
li ha generati, si sta cercando una forma di distribuzione capace di
valorizzare tali risorse relazionali.
Dalle riflessioni attuali ciò che emerge è la consapevolezza della
necessità, da un lato, di reperire le risorse economiche per sostenere le
progettualità delle varie reti locali e, dall'altro, di sviluppare degli
strumenti specifici per l'animazione ed il mantenimento di queste reti
che sono fortemente basate sulle relazioni a al tempo stesso
estremamente fragili e perciò hanno bisogno di sostegno.
Probabilmente sarà su queste difficoltà che nei prossimi anni si
giocherà il futuro dell'esperienza dei distretti di economia solidale.
Nonostante le difficoltà, lo strumento del distretto rappresenta una
potenziale fonte di trasformazione del territorio, grazie all'azione
coordinata dei soggetti coinvolti aperta e orientata verso lo stesso.
Infine, un aspetto rilevante della realtà italiana è il crescente interesse
da parte del mondo privato, in particolare delle associazioni di
categoria, nei confronti delle RAA e, per contro, lo scarso supporto
delle politiche pubbliche. La realtà delle filiere alternative sembra
essere riconosciuta dagli enti pubblici, ma ancora scarsamente
inquadrata
in
politiche
di
supporto
consapevoli
delle
effettive
caratteristiche delle RAA (Dansero, De Luca, Puttilli, 2012). Nella terza
parte di questo lavoro si cercherà di analizzare le esperienze di alcuni
gruppi d'acquisto della zona sud-ovest di Torino.L'obiettivo è di mettere
in
luce
quel
particolare
legame
di
interdipendenza
che
hanno
sviluppato con il territorio utilizzando una prospettiva geografica del
radicamento territoriale ponendo l'attenzione su queste chiavi di
lettura.
- 33 -
1.3 Lo sviluppo delle RAA in Italia.
Studiare lo stato delle RAA in Italia non è compito facile sia per
l’eterogeneità delle singole esperienze e sia per l’assenza di un
database affidabile a scala nazionale. Secondo i dati pubblicati
dall’Osservatorio internazionale sulla vendita diretta nelle aziende
agricole”, realizzato da Agri2000 e Coldiretti, il numero di aziende che
praticano la vendita diretta è passato dalle 36.000 unità del 2005 alle
63.500 del 200919 (Gardini, Lazzarin, Cristofori, 2009). Osservando la
loro distribuzione geografica si rileva che la Toscana ospita il maggior
numero di aziende seguita da Lombarida, Veneto e Piemonte.
In
generale si osserva una netta frattura tra le regioni settentrionali e
meridionali d’Italia per sviluppo di questa tipologia di RAA, ad
eccezione della Regione Sicilia.
Figura 1.4: Percentuale delle imprese coinvolte in attività di vendita diretta,
per regione. Fonte: Gardini, Lazzarini, Cristofori, 2009
La figura 1.5 mostra che i prodotti più venduti in Italia presso i
farmer’s
markets
sono:
vino,
ortofrutticoli
e
caseari.
risultano.
Risultano inoltre importanti anche la vendita di piante ornamentali, di
carni e insaccati e di miele.
19
Gardini C., Lazzarin C., Cristofori C. (2009), Osservatorio internazionale sulla vendita
diretta nelle aziende agricole, quarta edizione 2009, Agri2000, Coldiretti.
- 34 -
Figura 1.5: Percentuale dei prodotti commercializzati attraverso i farmer’s
markets- Fonte: Gardini, Lazzarini, Cristofori, 2009
La
realtà
dei
farmer’s
markets
ha
catturato
negli ultimi anni
l’attenzione di diversi attori pubblici e privati: oltre ai mercati promossi
dalla Coldiretti, sono numerosi i comuni che ospitano e organizzano
mercati locali e iniziative “dal basso” come i mercati di genuinoclandestino.
La realtà dei GAS ha registrato una forte crescita fin dagli anni 90: nel
2011 erano quasi 900 i gruppi registrati al sito www.retegas.org, di cui
14 in forma di reti di GAS. Da segnalare positivamente la legge varata
dalla regione Umbria per il finanziamento di gruppi d’acquisto solidale.
Anche i GAS, come la vendita diretta, è un fenomeno che interessa in
prevalenza le grandi città e regioni del centro-nord con Milano e
Lombardia in testa. Oltre all’evidente espansione delle RAA in italia, è
possibile sviluppare alcune considerazioni sugli aspetti di natura
territoriale che tale fenomeno ha recentemente assunto.
Innanzitutto, la realtà italiana è segnata da forti differenze territoriali a
tutte le scale. Si registrano sia una frattura tra nord e sud e sia una
differenziazione intra-regionale nelle tipologie di prodotti che circolano.
Tali differenze sembrano celare una forte interdipendenza tra i
maggiori
centri
urbani
(Torino,
Milano
e
Genova)
e
le
reti
agroalimentari alternative. Le grandi città, e i consumatori da cui parte
la domanda di cibo, rappresentano sempre di più un’efficace cabina di
regia per la costruzione di filiere corte.
Un secondo aspetto che contraddistingue le realtà italiane è la
tendenza ad evolvere in forme organizzative più complesse, in grado di
- 35 -
rispondere alla richiesta della piccola distribuzione. In quest’ottica è
particolarmente interessante l’azione avviata da diversi GAS per
passare ad un’economia di solidarietà distrettuale (DES) attraverso i
quali integrare intere filiere produttive.
Infine, in tutta Italia si nota uno scarso supporto offerto dalle politiche
pubbliche, fatta eccezione per le Regioni Toscana e Umbria che hanno
riconosciuto formalmente queste realtà.
Piuttosto le RAA sembrano essere oggetto di un crescente interesse da
parte del mondo privato che le concepisce come uno spazio di azione e
affermazione.
Come dimostrato dalle recenti ricerche sulla diffusione dellle RAA nelle
sue molteplici espressioni, la regione Piemonte si colloca in una
posizione privilegiata e si presenta come una realtà estremamente
eterogenea, sotto diversi punti di vista. Negli ultimi vent’anni, la
regione ha visto l’origine di iniziative che, collocatesi a pieno diritto
nella realtà degli AFN, hanno via via acquisito una dimensione e una
rilevanza internazionale e globale, affermando sempre di più la realtà
piemontese come una regione d’eccellenza dal punto di vista della
qualità delle produzioni agro-alimentari, della cultura del cibo e della
valorizzazione dei prodotti di qualità.(Dansero, De Luca, Puttilli, 2012)
L’esperienza di Slow Food, iniziato a fine anni ‘nella regione culturale
delle Langhe si è dimostrata essere la prima realtà capace di
indirizzare e influenzare pesantemente le iniziative e le politiche nei
campi dello sviluppo rurale e contadino alla scala internazionale e in
diverse parti del mondo. Attraverso le esperienze sorte all’interno e
accanto
al
movimento
Gastronomiche
Madre),
il
di
di
Pollenzo,
territorio
Slow
Eataly,
regionale
ha
Food
(l’Università
di
Scienze
l’evento
internazionale
acquisito
grande
Terra
visibilità
e
considerazione alla scala interazionale consentendo, allo stesso tempo,
l’insorgere di innumerevoli esperienze e di una cultura del cibo sempre
più diffusa in tutto il territorio regionale. Al contempo, il territorio
regionale ospita un discreto numero di produzioni specifiche (DOP e
IGP) e più di quaranta vini a denominazione controllata – DOC.
Anche la struttura delle
imprese agricole piemontesi si presta
- 36 -
particolarmente
caratterizzata
alla
da
fioritura
una
di
piccola
esperienze
produzione
di
RAA,
abbastanza
essendo
diffusa
e
diversificata, fondata ancora sull’unità familiare.
Negli ultimi anni, la regione ha visto sorgere, accanto alle più
strutturate
esperienze
già
menzionate,
numerose
altre
pratiche
riconducibili alla letteratura sugli RAA: farmer’s market, gruppi di
acquisto e vendita diretta. Si tratta di pratiche che, sebbene
ampiamente
diffuse
sul
territorio
regionale
e
in
significativa
espansione, sono ancora scarsamente studiate e osservate.
1.3.1 Il sistema agricolo piemontese
Si può descrivere il quadro attuale del sistema agricolo piemontese a
partire
dai
risultati
definitive
del
6°
censimento
generale
dell’agricoltura pubblicati dalla Regione Piemonte20. Essi consentono di
definire
le
principali
caratteristiche
strutturali
dell’agricoltura
piemontese. Secondo il censimento le aziende attive in piemonte nel
2011 sono 67 mila, facendo registrare un calo del 37% rispetto al
2000. Inoltre diminuisce la superficie agricola utilizzata pari a 1,011
milioni di etteri (-5%) e, di conseguenza, cresce la SAU media
aziendale (da 10 ha a 15 ha) ponendo il Piemonte alla pari con la
media europea (14 ha).
La superficie agricola utilizzata (SAU) media aziendale è aumentata
rispetto al 2000 in tutto il territorio Piemontese, anche se in modo più
acuto in collina (da 5 a 8,6 ha), minore in montagna (da 18,4 a 21,1
ha) e in misura intermedia in pianura (da 19,5 a 22,2 ha). Questo è
avvenuto principalmente grazie all’acquisizione di terreni in affitto o in
uso gratuito a scapito della SAU in proprietà che cala del 31% rispetto
al 2000 ( da 663 mila a 457 mila ettari). Analizzando il peso economico
delle aziende e la loro collocazione geografica emerge l’importanza
delle aziende di pianura e la residualità delle aziende di montagna. Tra
Provincie del Piemonte, Cuneo risulta quella economicamente più
importante in quanto le aziende locali producono il 44% della
20
Perosino M., Cora L., 2013, 6° censimento generale dell’agricoltura. Raccogliamo le risposte,
seminiamo futuro. Regione Piemonte.
- 37 -
produzione standard dell’intera regione.
Inoltre, rispetto ai censimenti precedenti, emerge il peso crescente dei
giovani conduttori (sia tra gli uomini che fra le donne) a scapito degli
over 65, anche se la media di giornate lavorative aziendali diminuisce
con l’età e in generale è inferiore per le donne.
Dalle informazioni del 6° Censimento sull’agricoltura risulta chiaro che
in Piemonte la ristrutturazione del settore agricolo si caratterizza per il
ridimensionamento delle aziende di piccole dimensioni e l’accresciuta
importanza delle grandi aziende.
Secondo l’ultimo censimento sull’agricoltura, le aziende piemontesi
orientano le loro produzioni verso i seminativi nelle pianure di Vercelli,
Novara e Alessandria; verso le coltivazioni permanenti (viticoltura)
nelle
Langhe-Monferrato
e
nel
cuneese
(frutticoltura);
verso
l’allevamento di erbivori nell’arco alpino e nella pianura torinese e
verso l’allevamento di granivori nella pianura cuneese (suini) e del
basso Monferrato (avicoli).
Anche in Piemonte, come nel resto d’Italia il settore zootecnico è quello
più colpito dall’attuale riduzione del numero di aziende attive, mentre
negli ultimi anni è cresciuta l’importanza del mais, in termini di
superficie coltivata, a scapito delle superfici coltivate a grano.
Per
quanto
riguarda
il
settore
ortofrutticolo,
particolarmente
interessante nel caso delle RAA, si registra “nel 2010 una riduzione
delle superfici agricole aziendali e del volume di produzione, mentre il
rendimento delle produzioni biologiche (orticole e mele in particolare) è
andato aumentando del 5,5%. Le ridotte dimensioni delle aziende
ortofrutticole spiegano una particolare forma organizzativa della filiera
piemontese in tale settore, e cioè che il raggio di produzione,
distribuzione e consumo della produzione sia contenuto all’interno della
regione e sia pressocché assorbito dai principali mercati cittadini (in
primis quello torinese). Pur presentando una certa specializzazione
territoriale, il settore agricolo piemontese non presenta vere e proprie
monospecializzazioni produttive sullo
stile Europeo, dove grandi
aziende gestiscono aree vaste coperte da un unico tipo di produzione.
In Piemonte, l’unica monocoltura è costituita dal riso nelle aree del
- 38 -
Biellese e Vercellese. (Dansero, De Luca, Puttilli,2012).
1.3.2 Le RAA in Piemonte
LA diffusione delle RAA è in forte crescita, specialmente nella Provincia
di Torino, a conferma dell’importante ruolo svolto dagli agglomerati
urbani per il loro sviluppo. In questo paragrafo si descrivono in modo
più approfondito le caratteristiche e l’importanza delle tre forme di RAA
più diffuse in Piemonte e nel resto d’Italia: la vendita diretta, i mercati
contadini (farmer’s markets) e i GAS.
Pur nella difficoltà nel reperire i dati su questi fenomeni la forma di
AFN di gran lunga più diffusa in Piemonte risulta essere quella della
vendita diretta. Nella ricerca sono state individuate 884 aziende
agricole attive sul territorio piemontese, appartenenti ai circuiti di
Coldiretti e Cia, e 77 cooperative. Dai risultati si nota che:
•
Le cooperative si concentrano nelle Province di Cuneo e
Torino, dove supportano principalmente il settore ortofrutticolo.
•
La provincia di Cuneo
si caratterizza per una elevata
produzione frutticolo e zootecnica di qualità che la colloca nei
circuiti dei prodotti tipici locali.
•
La maggior parte delle aziende trasformano in azienda i
loro
prodotti
anche
per
settori
che
non
necessitano
di
trasformazioni, come l’ortofrutta. Ciò rappresenta un possibile
aumento
dei
guadagni
e
risponde
alla
strategia
di
diversificazione dei prodotti.
•
Dal lato della qualità dei prodotti, la aziende censite si
dividono
tra
produttori
che
utilizzano
tecniche
biologiche
certificate e aziende che svolgono produzioni ecocompatibili in
assenza di una certificazione formale.
Nella stessa ricerca vengono analizzati i farmer’s markets attivi,
attraverso i dati contenuti nel censimento effettuato da Coldiretti
all’interno del progetto “Campagna Amica”. I mercati sostenuti da
Coldiretti sul territorio regionale risultano essere 122, divisi tra
farmer’s markets e mercati di Campagna Amica (a cui partecipano
sono realtà Coldiretti). Dalla ricerca emerge che:
- 39 -
•
I mercati dei produttori sul territorio Piemontese rivelano
una massiccia presenza nelle provincie di Torino e Cuneo
•
I
mercati selezionati risultano
distribuiti
in
maniera
relativamente omogenea per quanto riguarda la loro frequenza
(tab. 13): in quasi tutte le provincie piemontesi vengono
organizzati almeno un mercato settimanale ed uno mensile che
raccolgono produttori della filiera comunale e prevalentemente
provinciale.
•
Tra i prodotti commercializzati nei mercati (tab. X),
l’ortofrutta risulta essere presente in tutti i mercati. Si registra
anche una buona e costante presenza di prodotti lattierocaseari tra i quali spiccano i distributori di latte crudo; meno
spesso, ma comunque con frequenza, sono presenti anche carne
e cereali e prodotti da forno. Si evidenzia la presenza di altri
prodotti come piante, uova e prodotti trasformati, dato che
risulta
in
linea
con
le
tendenze
all'aumento
della
commercializzazione di piante e prodotti trasformati messi in
evidenza dall'Osservatorio sulla Vendita diretta in Italia.
•
Per quel che riguarda la qualità dei prodotti, solo uno dei
122 mercati selezionati risulta essere un mercato di biologico
certificato e si svolge a Torino una volta alla settimana.
Tabella 1.6: Prodotti trattati nei mercati contadini. Fonte: Dansero, De
Luca Puttilli 2012
Prodotti
Mercati
commercializzati
nei tipologia
122
dei prodotto
mercati
produttori
della
Regione Piemonte
Ortofrutta
122
Lattte e Formaggi
113
Carne
86
Cereali
73
- 40 -
per
di
Trasformato
59
Piante e uova
84
I Gruppi d’Acquisto Solidale (GAS) sono una delle realtà innovative di
commercializzazione dei prodotti agroalimentari che più si è sviluppata
negli ultimi anni. In Piemonte le realtà censite nel 2011 sono poco più
di 100 (rispetto ai 900 gruppi presenti in Italia e registrati sul sito
regas.org.), di cui quasi l’80% situati nella provincia di Torino. Tali cifre
restano indicative, in quanto queste realtà sono ancora poco studiate e
perché molti gruppi effettuano acquisti collettivamente in modo
informale. Inoltre, si registra la nascita di nuove forme di acquisto che
promuovono la responsabilizzazione dei consumatori rifacendosi al
modello dei GAS. A riguardo, la Provincia di Torino con il supporto del
movimento
dei consumatori ha
istituito
dieci Gruppi d’Acquisto
Collettivi (GAC) in comuni o quartieri vulnerabili da un punto di vista
sociale.
Inoltre i GAS e il loro bacino di consumatori, forniscono lo
“spazio” necessario per la sopravvivenza economica e per lo sviluppo di
realtà innovative, come le cooperative sociali il cui fine ultimo è il
reinserimento nel mondo del lavoro di soggetti con disagio psico-fisico
o sociale.
Tab. 1.7: Tipologie di GAS piemontesi. Fonte Dansero, De Luca, Puttili, 2012
Gas
Associazioni
Reti di GAC
GAS
che GAS
che
Tot.
che
GAS
ordinano
ordinano
costituiscono
prodotti
produttori
un GAS
non
certificati BIO
da
alimentari
103
20
4
10
45
53
I 103 GAS presenti sul territorio provinciale sono estremamente
eterogenei tra loro: alcuni gruppi hanno una rigida organizzazione degli
ordini e delle consegne, sono formati da un alto numero di famiglie,
hanno un sito internet e fanno parte di una rete più ampia per la
gestione dei grandi ordini; quelli invece di dimensioni più ridotte
- 41 -
raggruppano famiglie che vivono nelle vicinanze e gestiscono gli
acquisti in modo autonomo. In genere i GAS più grandi riescono a
gestire una più ampia gamma di prodotti, anche non alimentari, come
detersivi, cosmetici e prodotti per la cura del corpo.
Come si vede dalla tabella X, il 20% dei GAS nasce in quanto parte più
ampia della progettazione di associazioni che promuovono la filiera
corta e la qualità ambientale. Altri GAS invece sono nati dalla
“filiazione” di GAS più grandi, come nel caso del GAS di Almese,
staccatosi dal GAS di Avigliana Giaveno.
Infine, anche se tutti i GAS promuovono l’acquisto di prodotti di qualità
ed ecocompatibili, solo la metà dei GAS registrati compie i propri acquisti
anche da produttori certificati. Questo elemento conferma quanto la
certificazione biologica non rappresenti una discriminante nella scelta
del produttore poiché più spesso le relazioni dirette e di fiducia
instaurate
permettono
al
consumatore
di
conoscere
in
piena
trasparenza l’azienda agricola da cui acquista e le modalità di
produzione da essa adottate.(Dansero, Puttilli)
1.3.3 Le politiche piemontesi, tra riconoscimento e supporto
Dato che le realtà delle RAA ricopre un ruolo sempre maggiore a livello
regionale, è utile chiedersi quale possa essere il ruolo delle istituzioni e
delle politiche di sviluppo rurale a supporto di tali esperienze
A scala regionale si osserva un comportamento ambivalente: da un
lato gli AFN non hanno avuto un riconoscimento legislativo da parte del
consiglio
Regionale,
né
vi
si
fa
riferimento
nei
documenti
di
pianificazione locale, dall’altro lo sviluppo delle RAA è stato promosso
attraverso due bandi regionali, nel 2009, a sostegno dei GAS e dei
farmer’s markets.
La Provincia di Torino invece ha elaborato negli anni una serie di
proposte per la valorizzazione del settore agroalimentare locale a
partire dalla costituzione di un marchio denominato “paniere dei
prodotti tipici” che riconosce 33 prodotti rappresentativi delle specialità
locali della Provincia di Torino. Il progetto prevede inoltre,
la
valorizzazione delle strutture di turismo rurale, l’attivazione di azioni di
- 42 -
educazione alimentare e il sostegno alle strutture commerciali e
produttive delle aziende agricole.
Un altro marchio promosso dalla Provincia torinese è quello della
“Strada Reale dei Vini Torinesi”, un’associazione nata nel 2008 formata
da produttori di vino, operatori turistici ed enogastronomici, enti
pubblici, consorzi e associazioni per un torale di 160 soci. Questa realtà
si propone di valorizzare in senso turistico le produzioni vitivinicole e
agricole attraverso l’integrazione della qualità del territorio e del cibo
locale. la Strada Reale dei Vini interessa i territori del Canavese, della
Collina Torinese, del Pienerolese e della Val Susa dove vengono
prodotti 25 tipologie di vini DOC. Altre azioni significative interessano
la scala comunale, soprattutto attraverso la promozione di mercati
contadini e fiere gastronomiche anche in collaborazione con le
organizzazioni agricole, che mirano a valorizzare le produzioni locali.
Altre iniziative significative hanno riguardato la ristorazione collettiva, e
nello specifico le mense ospedaliere e scolastiche. La politiche di
promozione delle RAA elaborate dalla Provincia di Torino sembrano
essere incentrate “sull’integrazione tra lo sviluppo di un’agricoltura
locale di qualità, l’offerta turistica e la valorizzazione territoriale”. In
parallelo
viene
rilanciata
l’immagine
del
territorio
attraverso
il
riconoscimento dei prodotti a marchio DOC,DOCG, IGP e vengono
istituiti nuovi marchi per certificare la qualità, la tipicità e la
provenienza dei prodotti provinciali. In sinergia con queste strategie
rientra la politica degli eventi pubblici finalizzati a ri-avvicinare
produttori e consumatori e promuovendo i GAS e la loro rete.
Rientrano in questo gruppo di iniziative l’evento inaugurato nel 2010
Rururbal e
il progetto in collaborazione con il Movimento dei
Consumatori per facilitare l’attivazione di GAC sul territorio.
- 43 -
Parte II: Inquadramento territoriale
In questa parte si descrive il territorio a Sud Ovest di Torino in cui è
collocato il Comune di Rivalta T.se a partire dall’analisi delle strategie
degli attori forti, cioè gli enti pubblici, dalla scala locale a quella
nazionale. L’obiettivo è individuare un un’area vasta di progetto capace
di superare i singoli confini comunali in un ottica di interdipendenza dei
luoghi e delle persone. Particolarmente importanti sono gli strumenti di
pianificazione e programmazione strategica della regione Piemonte
(Piano Territoriale Regionale e Piano Paesaggistico Regionale) e
provinciale (Piano Territoriale di Coordinamento). Questi strumenti
forniscono le linee guida e gli obiettivi strategici a cui tutti gli enti subordinati
debbono conformarsi. Le dinamiche attuali tendono a una riorganizzazione del
sistema metropolitano in forma reticolare e policentrica, affidando ai singoli
comuni il compito di attuare le trasformazioni auspicate. Ciò sta contribuendo a
una sempre maggiore organizzazione degli enti locali fondata sulla cooperazione
ed perseguita attraverso i Patti Territoriali e i Programmi Territoriali Integrati
(PTI). Le esperienze degli ultimi anni mettono in luce l’efficacia di tali strumenti
e riconosce i meriti della programmazione partecipata nel favorire la transizione
verso modelli economici e sociali eco-compatibili. Infatti i PTI riescono a
coordinare le varie azioni di riqualificazione territoriale intraprese dai singoli
comuni migliorandone l’efficacia complessiva.
La tendenza attuale vede un
crescente impegno delle amministrazioni locali nel portare avanti queste
esperienze di sviluppo locale fondate sulla cooperazione, puntando sulla
valorizzazione delle eccellenze enogastronomiche, naturali, architettoniche e
paesaggistiche per promuovere il territorio, la sua storia e la sua cultura.
- 44 -
2.1 Il sistema metropolitano torinese
Figura 2.1:
.1: L’Area Metropolitana di TorinoFonte: Torino Internazionale21 ,
Il territorio della Provincia di Torino, situata nel quadrante nordnord
occidentale
identale della regione Piemonte, appare incentrato sulla polarità
metropolitana della città di Torino, nonostante la presenza di alcuni
rilevanti sistemi territoriali periferici come il
canavesano e le valli
olimpiche. La relazione di interdipendenza tra il tra il territorio oggetto
d’analisi e la città di Torino trova conferma nel Piano Territoriale e in
quello Paesaggistico della Regione
Regione Piemonte (PTR e PPR). Infatti,
secondo gli elaborati regionali,
regionali, i Comuni situati a Sud Ovest di Torino
fanno parte del più ampio sistema
sistema metropolitano torinese (Ambito
(
di
21
Caramazza
amazza C., Carriero V, Grandino C., 2013,Mappatura delle
trasformazioni metropolitane. Fenomeni e temi per una strategia territoriale,
(a cura di) Caruso N. per Ass. Torino Internazionale (disponibile sul sito
torinostrategica.it)
- 45 -
Integrazione Territoriale di Torino22 e Ambito Torinese23). Secondo gli
elaborati del PTR, l’Ambito di Integrazione Territoriale di Torino è
composto dalla Città di Torino e i 38 Comuni che gravitano intorno ad
essa. All’interno del territorio metropolitano si trovano diversi centri
urbani (Settimo T.se, Venaria Reale, Collegno, Rivoli, Grugliasco,
Orbassano, Nichelino e Moncalieri) che rappresentano dei poli di
attrazione secondari rispetto a Torino. Questi comuni
sono situati ai
diversi punti cardinali della prima cintura e rappresentano le “porte”
del sistema metropolitano.
Nel Documento
programmatico
Per un
nuovo
Piano
Territoriale
programmatico (Regione Piemonte,2005) il sistema metropolitano
torinese viene individuato come una componente strategica per la
riqualificazione economica, tecnologica, culturale, produttiva dell’intero
sistema regionale24 e come motore dello sviluppo regionale. Nello
stesso documento viene valutato negativamente il modello di crescita
spaziale delle aree urbanizzate prevalso nel passato, che ha generato
un elevato consumo di suolo, la distruzione del patrimonio naturale e
l’attuale modello di mobilità fondato sull’utilizzo dei mezzi privati. Per
questo nel Documento programmatico si raccomanda uno sviluppo
territoriale strutturato secondo uno schema reticolare e policentrico
A livello provinciale le strategie di policentrismo vengono riprese e
attuate dal Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Torino
(PTCP2, 2011). Con questo strumento di pianificazione territoriale la
Provincia individua 26 Ambiti di Approfondimento Sovracomunale
(AAS) che costituiscono le sedi di confronto ed approfondimento di
“area
vasta”
utili
per
condividere
e
sviluppare
politiche
di
potenziamento del sistema policentrico. Inoltre gli AAS permettono di
superare i limiti delle politiche urbanistiche locali perseguendo in modo
più efficace gli obiettivi strategici regionali e provinciali. Per la
conurbazione
torinese,
seppur
assunta
22
come
area
unitaria
di
AIT n 9 Assessorato Politiche Territoriali (2007), Piano territoriale regionale.
Quadro di riferimento strutturale, Torino, Regione Piemonte.
23
Ambito n.39 Regione Piemonte, 2009, Relazione illustrativa, PPR.
24
Assessorato Politiche Territoriali (2005), Per un nuovo piano territoriale
regionale. Documento programmatico, Torino, Regione Piemonte
- 46 -
interrelazioni sovra-comunali, il PTC2 prevede un’articolazione in sei
quadranti in relazione reciproca con la città di Torino:
•
Nord Est: Caselle-Borgaro-Settimo-S,Mauro;
•
Nord Ovest: Venaria
•
Ovest: Rivoli-Collegno
•
Sud Ovest: Orbassano-Rivalta
•
Sud Est: Moncalieri-Nichelino
•
Est: Chieri
I Comuni situati a nel territorio a corona della città di Torino, sono stati
raggruppati in 26 AAS in base alla presenza di poli urbani capaci di
svolgere un ruolo di riferimento rispetto agli altri, tenendo conto del
livello dei servizi, dei trasporti e della viabilità25. Nel caso analizzato, la
presenza di specializzazioni produttive agricole e industriali nei Comuni
di Airasca e None hanno determinato il loro inserimento nell’ambito
n.13 (Area Metropolitana Torinese Sud-Ovest), seppur parzialmente
sotto l’influenza di Pinerolo.
Nella premessa della relazione definitiva del PTC2 si legge che:
L’attenzione alla tutela dell’ambiente e del territorio riveste oggi
un’importanza fondamentale e deve essere al centro di ogni azione
politica e amministrativa.
Inoltre il PTC2 riconosce che i processi di trasformazione del territorio
necessitano di un governo di area vasta capace di cogliere i fenomeni
socio-economici che li caratterizzano e che si concretizzano in modo
puntuale all’interno di singole municipalità. L’obiettivo è quello di
programmare lo sviluppo del territorio
in modo condiviso e co-
pianificato al fine di scongiurare la competizione fra luoghi in uno
stesso
ambito
territoriale.
La
diversità
territoriale
viene
quindi
riconosciuto come un valore aggiunto.
La “qualità territoriale come fattore di sviluppo” va perseguita su più
fronti attraverso tutte le politiche pubbliche e può essere monitorato
25
Relazione definitiva PTC2, Provincia di Torino,2011. p64
- 47 -
attraverso l’analisi dei flussi abitativi. Questi indicano quali luoghi sono
ricchi di bellezze paesaggistiche e naturalistiche capaci di attrarre, non
solo nuovi residenti, ma anche turisti e insediamenti produttivi e di
ricerca attenti alla qualità delle risorse primarie (aria,acqua e suolo).
A fronte di questi obiettivi strageci, Il PTC2 riconosce innanzitutto
alcune problematiche emergenti trasversali all’intera provincia, cioè:
•
Il quadro economico
•
i cambiamenti climatici:
•
Processi di trasformazione e di utilizzo della risorsa
territorio e consumo di suolo
Il consumo di suolo e l’erosione dei suoli fertili sono, come si vedrà in
seguito, alcune delle principali criticità dell’area sud-ovest del sistema
metropolitano torinese, oltre che dell’intera Provincia.
2.1.1 Dinamiche in atto e progettualità nell’area metropolitana
Come si legge nel “Terzo rapporto triennale sugli scenari evolutivi del
Piemonte” pubblicato nel 2008 da IRES Piemonte, il territorio del
sistema metropolitano oggi si caratterizza per tre fondamentali
passaggi
strutturali
ben
documentati
dalle
recenti
analisi
socioeconomiche26:
•
Il salto di qualità affrontato dal sistema metropolitano nel
suo complesso ha rilanciato l’immagine della città di Torino a
livello internazionale,
anche grazie alla spinta dei Giochi
Olimpici Invernali del 2006. I passaggi più importanti sono stati:
la
risistemazione
proseguita
con
urbana
il
Primo
avviata
e
dal
Secondo
Piano
Piano
Regolatore
e
Strategico;
la
ridislocazione delle imprese manifatturiere nella cintura torinese;
la concentrazione nel centro città delle funzioni direzionali,
26
Casalino C, Mazzoccoli A, 2008 ,Irescenari. I quadranti del territorio piemontese: le
prospettive del nord-ovest. Terzo rapporto triennale sugli scenari evolutivi del
Piemonte, 2008/17. IRES Piemonte,. Pag.14.
- 48 -
terziarie, di ricerca, di innovazione e di cultura
•
L’espansione
dell’area
metropolitana
ha,
negli
ultimi
vent’anni, esteso il suo raggio d’influenza su tutto il territorio
piano-collinare dell’area centrale della regione. I processi di
trasformazione territoriale del sistema metropolitano si sono
tradotti in un fenomeno di urbanizzazione sparsa ad alta
consumo di risorse territoriali (suolo, equilibri idrografici e
geologici, sistemi ecologici) e dal forte impatto infrastrutturale.
•
Le potenzialità policentriche del sistema metropolitano
potrebbero dare luogo a una effettiva riorganizzazione della
governance territoriale. Ciò trova riscontro nell’idea di “Città di
Città”
proposta
metropolitana
di
dal
Secondo
Torino
e
Piano
Strategico
nell’organizzazione
dell’area
territoriale
proposta dal Piano Territoriale Regionale (PTR) e dei Programmi
Territoriali Integrati (PTI).
Le linee guida per il riassetto del territorio “muovono verso uno
scenario multipolare, integrato e diffuso, in cui ai principali nodi
vengono conferite funzioni particolari, tali da affidare a ciascun punto
un ruolo strategico in un ambito metropolitano più ampio: la Città di
città.”(pag.16, ibid.) Sono esempi di questo assetto i diversi centri di
eccellenza presenti sul territorio, come il polo sanitario di Orbassano e
la limitrofa piattaforma logistica SITO-CAAT, il polo aereonautico di
Caselle e il polo culturale - turistico della Reggia di Venaria.
“La sfida attuale è dunque quella di valorizzare e mettere a sistema il
policentrismo emergente, attivando le reti di attori locali e ricercando
un coinvolgimento progettuale delle Istituzioni locali e impostando le
opportune forme di governance cooperativa”.(pag.16, ibid.).
Un primo segnale in grado di confermare questa ipotesi di evoluzione
della geografia metropolitana può essere individuato “nella spontanea
aggregazione cooperativa adottata dai comuni peri-metropolitani nella
proposizione dei Programmi Territoriali Integrati. Ciò “genera nodi di
interscambio e potenziali polarità funzionali in grado di proiettare la
- 49 -
propria influenza sulle corrispondenti porzioni territoriali di seconda e
terza corona.”(pag.21, ibid )
L’attenzione per il territorio torinese è al centro delle politiche
pubbliche a tutte le scale di governo, e attualmente ruotano intorno a
4 elementi: Infrastrutture, mobilità, sostenibilità e qualità urbana.
Tra queste , la dotazione infrastrutturale è un elemento fondamentale
per definire le traiettorie di sviluppo dei singoli territori e per la
realizzazione di un sistema metropolitano policentrico. sul territorio si
sovrappongono due macro-disegni della città a cui corrispondono a due
linee di sviluppo infrastrutturale: una radiale e una tangenziale. La
prima rispecchia le trasformazioni storiche della città, dall’origine
disegno romano fino alla città Capitale Sabauda. Come si vede dalla
figura sottostante, l’ambito territoriale di Orbassano e Rivalta è
intercluso Corso Francia e corso Unione Sovietica, che collegano le
Residenze Sabaude di Rivoli e Stupinigi con il Palazzo Reale
Figura 2.2 – La città capitale. Fonte: Torino Internazionale, 2005
La
seconda
linea
strategica,
definita
tangenziale,
si
sviluppa
circondando Torino. Rientrano in questo secondo gruppo i progetti di
completamento e di ridefinizione del sistema tangenziale torinese,
specialmente dove le strade principali incontrano il sistema di trasporto
su
gomma
(Drosso,
Bruere,
Stura).
Osservando
l’immagine
denominata dagli autori La città Rete si osserva che l’area oggetto di
- 50 -
questa analisi sia, in parte, un tutt’uno con l’urbanizzato della
metropoli. La linea tangenziale separa le aree più urbanizzate da quelle
libere e la presenza dell’Autostrada per Pinerolo potrebbe generare una
ulteriore urbanizzazione, soprattutto nei pressi del SITO di Orbassano
Figura 2.3 – La città rete: Torino Internazionale, 2005
La città rete
Negli ultimi anni il progetto Corona Verde ha avviato una serie di azioni
volte alla riqualificazione degli ambienti naturali e insediativi per
rilanciare l’immagine della metropoli proprio a partire dall’immagine
della “corona di delizie” sabaude. Insieme al progetto Torino città delle
acque riveste, questa esperienza sta ottenendo numerosi risultati e
riconoscimenti.
- 51 -
Figura 2.4: Fonte:
Il tentativo è quello di favorire la costruzione di una configurazione
reticolare e policentrica del sistema metropolitano che si sovrapponga
alla strutturazione storica “radiale”. Questa strategia è individuabile nei
progetti Corona Verde e Torino Città d’Acque che disegnano traiettorie
di riqualificazione dell’intera area metropolitana.
Dal punto di vista della mobilità il tema del servizio ferroviario
Metropolitano e della sua connessione con i centri di interscambio
ferroviari della provincia torinese, nel caso specifico con la stazione
merci di Orbassano. Questi progetti sono di grande interesse sia per la
ridefinizione del ruolo del ferro nel trasporto pubblico locale, sia per
riqualificare i tessuti urbani locali. La proposta delle due nuove linee
della Metropolitana, verso Mirafiori Sud e verso
Vanchiglia, danno
nuove prospettive di sviluppo e di rigenerazione dell’urbanizzato.
- 52 -
Figura 2.3 La nuova città
Un altro tema strategico per il nuovo Piano è il completamento di corso
Marche, strettamente collegato a due questioni vitali per l’area
torinese: il futuro del nodo ferroviario di Orbassano e il destino di
Mirafiori. La mancata realizzazione di un efficace asse di connessione
con la gronda merci dell’alta capacità renderebbe di fatto inutile lo
scalo di Orbassano che già oggi ha tassi di utilizzo molto al di sotto
della propria capacità.
2.1.2 Il PTI Metro-montano.
In questo quadro generale, la riqualificazione della metropoli torinese
trova nei Programmi Territoriali Integrati lo strumento ideale per
coordinare lo politiche di sviluppo locali intraprese dai singoli sottoambiti e ricevere i finanziamenti previsti dai Fondi strutturali nazionali
ed europei. Tali programmi hanno come obiettivo uno sviluppo di tipo
multipolare e trovano attuazione in una serie di azioni organiche volte
al riassetto territoriale e ambientale. Nella pratica, le trasformazioni del
territorio previste dalla pianificazione strategica sono affidate alle
- 53 -
amministrazioni comunali che trovano nei piani territoriali strategici un
fondamentale strumento di pianificazione sovra-locali.
Ricostruire il rapporto tra i territori montani e collinari a ovest della
città di Torino con i territori pianeggianti su cui sorge la metropoli è
l'obiettivo del Progetto integrato d'area (P.I.A) di sviluppo economicosociale denominato “Accompagnare lo sviluppo”.
La provincia di Torino, capofila di questo progetto, ha promosso
l'integrazione di due Patti Territoriali sviluppati singolarmente da
diversi enti locali: i PTI della Zona Ovest di Torino e del Sangone.
L'obiettivo è quello di raggiungere una gestione più efficace del
territorio Ovest e Sud–Ovest dell’area metropolitana grazie alla
collaborazione tra tutti i soggetti interessati. I processi di sviluppo
locale proposti dai Patti integrati si basano sul ripristino dei copri idrici
principali e delle relative fasce fluviali al fine valorizzare le risorse
naturali, storiche, architettoniche e culturali presenti nell’area. Ciò
deve avvenire a partire dai maggiori poli di attrazione turistica.(la
Reggia di Venaria e il Castello di Rivoli)27.
Il territorio interessato si estende su una superficie di 439,97 Kmq e
comprende 22 comuni così suddivisi:
• Patto Territoriale del Sangone: Comuni di Beinasco, Sangano,
Rivalta,
Reano,
Giaveno,
Coazze,
Piossasco,
Trana,
Valgioie,
Orbassano, Bruino.
• Patto territoriale della Zona Ovest: Comuni di Alpignano, Buttigliera
Alta, Collegno, Rivoli, Grugliasco, Villarbasse, San Gillio, Druento,
Venaria Reale, Pianezza, Rosta.
I principali poli urbani sono: Rivoli, Grugliasco e Venaria Reale nella
zona Ovest di Torino;Orbassano e Rivalta nella zona sud-ovest; e
Giaveno e Coazze per la comunità montana della Valle Sangone. Il
gruppi di comuni aderenti ai due piani territoriali presentano una certa
omogeneità economica, culturale e storica. Si tratta di comuni di
piccole e medie dimensioni, la cui espansione demografica e urbana si
è concentrata tra il 1960 e il 1980 a causa dei flussi migratori in arrivo
dall'esterno della regione Piemonte.
27
Accompagnare lo sviluppo
- 54 -
Il sistema territoriale interessato dal PTI Metro-montano, con la Città
di Rivoli come capofila, si caratterizza come una cerniera che riunisce
l’area metropolitana e l’area montana ad Ovest di Torino. L’area
interessata da questo programma può essere suddivisa in tre aree28:
I.
la Zona Ovest, Importante porta d’ingresso verso la metropoli
lungo la via franchigena su cui si è strutturata nei secoli la
metropoli torinese. In quest’area abitano quasi 200 mila persone
II.
l’Area del Sangone: territorio che rappresenta una cerniera
geografica tra area metropolitana e territorio prealpino e
montano e si distingue per la facilità di accesso alle principali
arterie
di
comunicazione
della
provincia
di
Torino,
La
popolazione residente è di oltre 100 mila abitanti.
III.
la Comunità montana Bassa Valle di Susa e Val Cenischia:
profondo che segna trasversalmente le Alpi occidentali e pare
continuare la pianura pedemontana sino ai piedi delle vette
alpine, la cui collocazione strategica nel contesto europeo la
rende canale di scambio interregionale e uno dei nodi delle
politiche di intervento di assetto territoriale regionale, per totale
di 69.655 abitanti
28
PROGRAMMA TERRITORIALE INTEGRATO Regione Piemonte – Bando
Programmi Territoriali Integrati per gli anni 2006- 2007
- 55 -
Figura 2.2: Rappresentazione dei PTI a Ovest di Torino. Fonte: Regione
Piemonte29
Legenda:
L’obiettivo di riqualificazione territoriale e di sviluppo locale del piano
strategico viene perseguito attraverso la valorizzazione del patrimonio
storico e naturale promuovendo in chiave turistica le attività agricole
del territorio.
Ciò che appare come il punto di forza dell’area è la sua connessione
con il sistema metropolitano, estendendosi lungo una delle direttrici
storiche
29
della
struttura
urbana
dell’area
torinese.
Quest’area
Regione Piemonte, 2010, I Programmi Territoriali Integrati in Piemonte
Coalizioni, progetti e governante dell’attuazione, Rapporto di Ricerca LAPO,
Torino
- 56 -
costituisce, infatti, uno snodo ed una porta di ingresso attraverso le
direttici viarie che sul settore occidentale si snodano verso la Francia.
L’idea che guida la strategia di sviluppo di medio-lungo consiste nel
riqualificare il sistema territoriale Metromontano, puntando ad una
economia competitiva e dinamica, basata sulla conoscenza, la ricerca,
l’innovazione e le reti di collaborazione tra imprese, che, allo stesso
tempo, assolva l’imperativo dello sviluppo sostenibile . [..] uno
sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la
capacità delle generazioni future di soddisfare i propri4
L’idea
guida
di
sviluppo
locale
viene
riassunta
con
lo
slogan
competitività sostenibile ed ha come obiettivi generali:
•
la riqualificazione del territorio in senso ambientale e di
equilibrio energetico;
•
riqualificazione del territorio e delle sue produzioni, nell’ottica di
una valorizzazione anche turistica;
•
il miglioramento della qualità della vita
investendo su risorse
umane in termini di conoscenza e di introduzione di buone
pratiche.
Questi fattori rientrano all’interno dei diversi documenti ed atti di
programmazione regionale, con coerenze sia a livello di analisi di
scenario che di corrispondenza di obiettivi, e possono quindi accedere
a particolari fondi di sviluppo.
Nel contesto territoriale emergono quattro elementi di particolare
interesse, che
rappresentano altrettanti punti di forza per strategie
future.
Il primo è il paesaggio industriale ad elevata concentrazione di
imprese, che, nonostante il processo di ristrutturazione industriale in
atto, vede nel comparto manifatturiero il settore più competitivo
dell’area
metropolitana,
tradizionalmente
legata
all’indotto
dell’automobile. Inoltre, il trasferimento di quote non marginali di
popolazione dall’area urbana torinese ai comuni della prima e seconda
cintura ha avuto un’influenza diretta anche sulle imprese locali
favorendo la nascita e lo sviluppo di aziende commerciali e di servizio
nate per soddisfare i bisogni espressi dai nuovi residenti. Il settore
- 57 -
alimentare comprende oltre 350 operatori distribuiti lungo tutta la
catena produttiva e, nonostante la contrazione subita dall’agricoltura,
contribuiscono alla diversificazione del panorama economico. La
cooperazione tra imprese non è uno dei punti forte del territorio ed è
evidenziato dalla tendenziale assenza di cluster o sistemi d’impresa a
livello locale. In secondo luogo sono presenti un insieme significativo di
risorse naturali, paesaggistiche, architettorniche e culturali, localizzate
in buona parte in corrispondenza dei principali corsi d’acqua:
•
Il sistema Asta della Dora, corridoio ecologico di rilevanza
regionale, che si snoda attraverso i territori dei comuni della
Zona Ovest a monte di Torino (Collegno, Pianezza, Alpignano,
Rivoli). Il percorso del fiume ha limitato l’urbanizzazione d ampie
aree del territorio naturali o occupate da attività agricole. Lungo
il fiume i campi coltivati si alternano alla vegetazione spontanea
e da foreste fluviali. In modo puntuale sono poi presenti alcuni
insediamenti di carattere industriale non più attivi perché legati.
•
Il sistema fluviale rappresentato dall’asta del Sangone e
dai torrenti Sangonetto e Chisola, dove sono state già
avviate
azioni
di
significativo
recupero
ambientale
e
di
promozione culturale ed enogastronomica. L’alta valle ha una
forte potenzialità turistica ed è dotata di ampi boschi. Nella
media
e
bassa
un’economia
valle,
basata
rispettivamente
sull’agricoltura
e
caratterizzate
da
sull’industria,
la
vegetazione boschiva è limitata ad alcune porzioni di territorio
prossime alle aste fluviali
•
Il Parco Orsiera Rocciavré, il Parco dei Laghi di Avigliana,
la
presenza
di
oasi
naturalistiche
e
di
siti
di
interesse
comunitario (SIC), come il Monte Musinè e dei Laghi di
Caselette, in cui ricade anche il sito del Lago Borgarino.
Inoltre sono presenti sul territorio numerosi elementi di interesse
storico culturale ed architettonico: la Sacra di S.Michele, l’Abbazia
di S.Antonio di Ranverso, che rappresenta uno dei complessi abbaziali
più importanti della Bassa Valle di Susa; il Castello di Rivoli e il più
generale sistema delle Residenze Sabaude (Venaria, Stupinigi).
- 58 -
Inoltre, esistono una serie di beni di pregio, anche se di interesse
minore come per esempio i castelli di Avigliana e di Piossasco, la
cascina del Rifoglietto, la chiesa di San Vittore, il monastero, il ricetto
in comune di Rivalta; la cappella Pilotti e la croce Barone in comune di
Volvera.
Nel territorio amministrato
dalla Comunità Montana, inoltre, vi è la
presenza di pregevoli centri storici con evidenti segni archeologici
(vestigia preistoriche, romane, medioevali, barocche, castelli, torri,
musei ed ecomusei, abbazie, monasteri, conventi, parrocchiali, vette e
rocce sacre, cicli affrescati, arredi sacri, chiuse Longobarde.
Infine, uno degli elementi di maggiore forza dell’area restano i
sistemi infrastrutturali e logistici, quali la metropolitana, i sistemi
di trasporto ferroviario e autostradale, nonché strutture intermodali,
come l’interporto di livello nazionale SITO ad Orbassano), localizzate al
confine dei comuni di Torino, Orbassano, Beinasco, Rivalta, Rivoli e
Grugliasco. Queste strutture saranno potenziate nei prossimi anni sia
per
connettere
la
popolazione
dell’area
sud-ovest
al
sistema
metropolitano, sia per il passaggio della linea ad alta velocità-capacità
Torino-Lione.
Un ruolo fondamentale nel progetto è svolto dalle agenzie di sviluppo,
Zona Ovest di Torino S.r.l e Assot,, enti che permettono un più agevole
dialogo fra territori e amministratori statali, nonché esprimono una
conoscenza approfondita ed aggregata del territorio. In particolare, la
Zona Ovest di Torino S.r.l. è l’unica società pubblica nata nella
Provincia
di
Torino
per
gestire
direttamente
l’erogazione
dei
finanziamenti ottenuti relativamente ai due patti territoriali (agricolo e
generalista), come esperienza virtuosa. Ruolo altrettanto importante è
ricoperto dall’altra Agenzia di Sviluppo, Assot srl, che ha sede ad
Orbassano e che coordina e governa i processi di sviluppo sovralocali
dell’Area del Sangone
Tabella 2.1 analisi
Forza
PS Storica
vocazione
industriale
SWOT: Fonte: PTI metro montano, bando 2006-07
Debolezza
Opportunità
Minacce
Scarsa
Collocazione in Concorrenza
propensione
un
area
di dei
paesi
all’innovazione e interesse
emergenti nei
- 59 -
produttiva e
elevata
concentrazio
ne
di
imprese che
operano nel
comparto
manifatturier
o
Buona
accessibilità
e dotazione
di
sistemi
infrastruttura
li
che
facilitano
l’attrazione
di
investimenti
produttivi.
all’internalizzazio
ne.
Sono assenti Reti
di collaborazione
tra imprese.
Scarso
livello
qualitativo
dei
servizi
alle
imprese
Presenza di aree
produttive
dismesse
Scarse adozione
di
processi
e
tecnologie
per
l’efficienza
energetica e la
produzione
di
energia.
internazionale
ad
elevata
capacità
di
crescita.
Progetti
innovativi
di
interesse
provinciale
come Envipark.
Possibilità
di
investimenti in
produzione
energia
alternativa
e
risparmio
energetico.
prodotti
a
elevata
intensità
di
lavoro e alto
contenuto
tecnologico.
Rischio
di
marginalizzazi
one.
Aumento costi
delle
risorse
energetiche.
RT Storica
vocazione
agricola con
350 aziende
attive nel
settore agro
– industriale
Significativa
presenza di
risorse
naturali e
forestali
(rete di
affluenti del
fiume Po’ e
Parco Orsiera
Rocciavrè).
Patrimonio
Storico e
architettonic
o
considerevol
e
Squilibrio tra
urbano e
periurbano.
Scarse
innovazione delle
aziende agricole.
Aree degradate a
ridosso dei fiumi
a causa della
forte pressione
insediativa.
Deboli strategie
di marketing
territoriale e
relativa assenza
di realta
imprenditoriali
finalizzate alla
promozione dello
stesso.
Diffusione dei
temi di
sviluppo
sostenibile tra
attori pubblici,
privati e i
cittadini
Offerta
diversificata
del territorio
anche grazie a
politiche e
azioni di
promozione
regionale e
nazionale dei
beni culturali,
paesaggistici e
storici.
Rischio di
abbandono
dell’imprendit
orialità
agricola negli
ambiti
periurbani.
Mancanza di
una continuità
longitudinale
dei fiumi ed
eccessiva
pressione
delle attività
antropiche
C
Elevato
inquinamento
atmosferico
legati a fenomeni
di congestione
del traffico.
Carenza di figure
professionali
Presenza di
progetti
concreti e
disponibilità di
risorse
finanziarie
(comunitarie e
nazionali) per
Invecchiamen
to della forza
lavoro, indice
di scarsa
capacità
attrattiva, a
causa
dell’andament
Presenza di
strutture per
la logistica:
strutture
intermodali
(SITO e
Movicentri).
Buona
- 60 -
dotazione di
strutture
formative dal
livello base
sino alle
eccellenze.
connesse alle
tematiche
energeticoambientali.
Espulsione forza
lavoro a causa
delle recenti
ristrutturazioni
aziendali.
razionalizzare
la mobilità
Costituzione di
nuove reti
sovra – locali e
investimenti in
capitale
umano,
formazione e
lavoro.
o demografico
generale.
Il lavoro di tutti gli attori coinvolti nel processo di co-pianificazione
ruotato
intorno
alla
ricerca
della
dimensione
territoriale
della
sostenibilità, in particolare per:
•
la qualità territoriale, intesa come rete di servizi e fruibilità dei
beni collettivi;
•
l’efficienza territoriale, intesa come programmazione della aree
produttive, di quelle naturali e
dell’riequilibrio
delle fonti
energetiche;
•
l’identità territoriale, intesa come capacità di promozione e
salvaguardia delle peculiarità locali , così come la qualificazione
delle risorse umane.
Partendo da questa convinzione e al fine di perseguire i tre obiettivi
strategici del programma sono stati proposti e avviati alcuni progetti
prioritari elencati nella tabella seguente.
Tabella 2.2 I progetti Prioritari. Fonte PTI bando 2006-07
PS
Sistema Apea - Collegno PIP
PS
Sistema Apea – Rivoli:
PS
Sistema Apea – Sistema Sangone
(Beinasco, Bruino, Orbassano, Piossasco,
Rivalta, Volvera):
Area Roz (S. Giorio di Susa):
PS
RT Sistema Asta Dora-Sangone: processo di
costituzione della Zona di Salvaguardia
della Dora Riparia.
RT Sistema Asta Dora-Sangone: Interventi
- 61 -
di 26 milioni di euro
forte investimento
privato
14,2 milioni di euro
partenariato pubblico privato
6 milioni di euro
Partenariato pubblico privato
6 milioni di euro
partenariato pubblico privato
400.000 euro pubblico
3 milioni di euro
funzionali, di valorizzazione turistico ambientale e monitoraggio qualità
ecosistemi fluviali.
RT Sistema Asta Dora-Sangone:
Riqualificazione Aree Industriali di
Rivalta, Piossasco e Volvera.
RT Sistema Asta Dora-Sangone: Recupero
funzionale Sant’Antonio di Ranverso.
RT Sistema Asta Dora-Sangone:
Rinaturalizzazione Aste Sangone,
Sangonetto, Chisola e monitoraggio
qualità ecosistemi fluviali.
C
Politiche attive del Lavoro e Interventi
formativi:
C
Sistemazione Area S. Luigi:
C
Piano marketing Sacra di S. Michele:
pubblico
2.2 milioni di euro
forte partecipazione
investimenti privati
750.000 partenariato
pubblico privato
1,7 milioni
Fondi pubblici
2,5 milioni di euro
Partenariato pubblico
privato
1,1 milioni di euro
Fondi pubblci
685 mila euro.
Fondi pubblici
Nei confronti dell’obiettivo di sviluppo policentrico il Programma Metromontano intende muovere il territorio verso un nodo forte della rete
metropolitana attraverso la definizione di polarità riconoscibili, con
separazione fra aree urbanizzate e spazi aperti, corridoi e trame verdi
fortemente interconnesse. Per il suo stesso sviluppo storico l’area si
caratterizza
per
la
crescita
esponenziale
dell’urbanizzazione,
dell’elevato consumo di suolo e della distruzione del patrimonio
naturale. Si ritrovano infatti in questo territorio tutti i problemi del
sovraccarico
logistico
e
della
concentrazione
delle
funzionalità
nell’area prossima a Torino, con il relativo depauperamento delle
risorse umane e naturali. Perciò le strategie intraprese dai portatori di
interessi locali sono:
•
il perseguimento di economie di scala (nella scienza e nella
tecnologia, nella finanza internazionale, nei servizi della new
economy) a livello metropolitano;
•
il recupero del modello di città compatta, nell’integrazione di
attività economiche, residenziali e fruibilità dell’ambiente;
•
l’adozione di un modello di metropoli reticolare e sostenibile,
organizzato a più nuclei di città che facilitino la coesione sociale
e la sostenibilità ambientale.
- 62 -
E’ evidente come i tre obiettivi strategici del Programma si riflettano
sui diversi ambiti di azione, in particolare produttivo, ambientale,
energetico e di valorizzazione delle risorse umane. Giocano un ruolo
chiave la riqualificazione delle aree di insediamento e la salvaguardia
dei patrimoni naturalistici e storico-culturali attraverso la promozione
turistica.
A questo si affianca la tematica delle risorse umane ed
anche, pur se in maniera più limitata, la mobilità di persone e merci,
sempre
nell’ambito
della
metropoli
sostenibile
e
del
sistema
policentrico reticolare a valenza metropolitana.
Per le dotazioni insediative e infrastrutturali l’area mostra delle
effettive potenzialità
di “nodo” nel modello reticolare auspicato a
livello regionale. Come mostra la figura sottostante infatti, il territorio
sud-ovest è fortemente attraversato da direttrici radiali e reticolari che
si incrociano nella “terra di mezzo” tre Rivalta, Beinasco e Orbassano,
in cui ha sede il centro intermodale SITO.
2.2 L’ambito Sud Ovest di Orbassano e Rivalta
- 63 -
Figura 2.3: L’Ambito di Approfondimento Sovra-comunale di Orbassano-Rivalta.
Fonte:Provincia di Torino, Tav. 2.130, PTCP2
L’Ambito di approfondimento sovracomunale n.13 – Area Metropolitana
Torinese – Sud Ovest: Orbassano-Rivalta, (Aas n.13 – AMT – S.O.), di
seguito ambito di Orbassano-Rivalta, è composto da otto Comuni:
Airasca, Beinasco, Bruino, None, Orbassano, Piossasco, Rivalta di
Torino e Volvera. Dal nome risulta evidente come, a scala provinciale, il
territorio d’indagine sia caratterizzato dalla prossimità con la città di
Torino in termini geografici e funzionali (mobilità, istruzione, lavoro).
Inoltre i comuni di Orbassano e Rivalta di Torino vengono riconosciuti
come i due poli urbani principali attorno cui gravitano gli altri Comuni
dell’ambito sud-ovest.
I due elementi naturali che caratterizzano a livello strutturale il
paesaggio dono i sistemi idrici dei Torrenti Sangone e Chisola,
alimentati da numerosi affluenti secondari che solcano le pendici del
Monte S. Giorgio e della Collina morenica al confine nord-occidentale.
La gola tra questi due rilievi separa il tratto montano da quello
pianeggiante, che da Bruino si estende fino al Po. I Comuni di Bruino,
Rivalta, Orbassano e Beinasco sono situati nel tratto del bacino definito
“urbano” dagli strumenti di pianificazione territoriale, per distinguerlo
30
Tavola 2.1 sistema dei servizi, Allegati PTC2
- 64 -
dal restante territorio del bacino ad ovest di Bruino (tratto montano e
rurale). Qui i processi insediativi degli ultimi secoli hanno saldato i
diversi centri storici alla Città di Torino e il paesaggio è di tipo
periurbano e frammentato. Per la sua collocazione geografica l’ambito
rappresenta un “ponte” tra il sistema di pianura fluviale, su cui sorge
l’area metropolitana torinese, e i territori pedemontani e montani
dell’arco alpino al confine sud-occidentale della Provincia di Torino. Il
ruolo di “cerniera” dell’ambito di Orbassano e Rivalta è confermato
dalla presenza di una fitta rete di infrastrutture materiali (strade,
autostrade e ferrovie). Siccome la dotazione infrastrutturale è un
elemento “catalizzatore” di processi insediativi sia a scopo residenziale
e sia a scopo economico-produttivo, risulta utile soffermarsi su quelle
presenti sul territorio.
Figura 2.4: La rete infrastrutturale. Fonte: Provincia di Torino31
Nel quadrante nord-orientale dell’ambito, perimetrato dalla tangenziale
di Torino, è situata l’area industriale SITO-CAAT di Orbassano che
risulta essere il centro della mobilità dell’area. Poco lontano, nei pressi
del raccordo autostradale tra Beinasco e Torino (Drosso), inizia la
31
Provincia di Torino, 2011Tavola4.2 “carta delle gerarchie della viabilità e
sistema delle adduzioni all’area torinese, PTCP2.
- 65 -
tratta autostradale Torino-Pinerolo (A55), completata in occasione
dell’evento olimpico del 2006, che taglia in direzione sud-ovest il
territorio analizzato. I Comuni di Airasca e None,
situati a sud della
A55, sono connessi all’area metropolitana e a Pinerolo anche grazie al
servizio ferroviario regionale, mentre la mobilità in tutti gli altri Comuni
è fondata sui mezzi stradali pubblici e privati. Corso Orbassano, e
l’imbocco della SP6 lungo cui si snoda il raccordo autostradale,
è il
nodo centrale della mobilità dell’area per motivi lavorativi, formativi e
ludico-ricreativi in quanto attraversa i nuclei urbani di Beinasco,
Orbassano. Sulla circonvallazione di Orbassano, oltre alla SP.6,
confluiscono le altre direttrici storiche da cui si possono raggiungere
facilmente i centri di Rivalta e di Rivoli a nord, e di Airasca e di None
prendendo la SR.23 da Stupinigi in direzione Pinerolo.
Per
importanza
gerarchica,
seguono
alcune
importanti
bretelle
connettono le precedenti: lungo la sponda nord del Sangone collega
Beinasco a Rivalta; mentre lungo la sponda sud
Orbassano
è
collegata a Bruino e al resto della ValSangone; la SS589 invece
connette la ValSangone con Volvera, passando per Bruino e Piossasco
prima, e diramandosi poi verso None e Airasca.
Appare
evidente
che
l’area
al
confine
con
Torino
è
quella
maggiormente dotata di infrastrutture stradali mentre è poco sfruttato
lo scambio ferroviario di Orbassano, attualmente al centro di diversi
progetti di riqualificazione volti una mobilità più sostenibile dell’intera
area metropolitana.
In generale l’interesse per tali progetti varia a seconda della scala di
riferimento e in base alla percezione dei singoli attori (locale e non)
riguardo i possibili esiti. Gli attori interni al territorio, prevalentemente
nell’area settentrionale, sono scarsamente convinti sui benefici legati
alla realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione
mentre danno maggiore importanza al completamento dei progetti di
mobilità locale con il resto del territorio metropolitano e provinciale.
Rientrano in questa seconda categoria la linea smf5 finalizzata ad
offrire un servizio di collegamento tra i singoli comuni e le stazioni
ferroviarie Torinesi, valorizzando l’area in cui sorgono il polo medico e
- 66 -
universitario S.Luigi di Orbassanoe l’area industriale SITO-CAAT. Di
recente i servizi pubblici stanno lentamente migliorando, ne sono un
esempi pratici la nuova linea 117 che collega i comuni di Rivalta,
Orbassano e Piossasco con la stazione metropolitana di Collegno, il
potenziamento della linea 2R e il servizio MeBUS che connette
Orbassano Rivalta e le sue frazioni con gli Ospedali di Orbassano, Rivoli
e Candiolo32.
La rete così composta collega gli attori interni all’ambito di OrbassanoRivalta tra loro, ma anche con gli attori non locali a tutte le scale. La
dotazione
infrastrutturale
conferma la
posizione
baricentrica del
territorio rispetto alle Città di Pinerolo e Torino, presentando anche un
buon collegamento con le valli Sangone e Susa. Rispetto a queste due
valli i Comuni di Bruino e Rivalta rivestono il ruolo di porta d’ingresso
obbligatorie. I flussi di mobilità si concentrano sulle statali all’altezza
degli imbocchi autostradali e in prossimità con la città di Torino. Il
comune di Orbassano è al centro della mobilità dell’ambito, ben
rappresentata dalla circonvallazione esterna.
2.2.1 Caratteristiche ambientali:
32
Notizie prese dal quotidiano di informazione locale Rivalta Informa, numero 1 – 2014, pag. 5
- 67 -
Figura 2.5: Sistema del verde e delle aree libere 33
Nel complesso il territorio d'indagine ha una superficie di 16.113,7
ettari, distribuiti in modo non omogeneo tre i vari comuni: infatti,
Piossasco con i suoi 4.014,7 ettari è il Comune con le dimensioni
maggiori, mentre Beinasco e Bruino hanno dimensioni sicuramente
minori al resto del gruppo, rispettivamente di 673,5 ha e 557 ha. Nello
specifico, il territorio del quadrante Sud Ovest è prevalentemente
pianeggiante (13.833,6 ha pari all’85,8% del totale) ed ha caratteri
collinari (5,3%) o montani (8,9%) solo nell’area nord-occidentale
dell’ambito.
In questa zona infatti, il Monte S. Giorgio e la Collina
Morenica formano un imbuto che separa il tratto montano della
ValSangone da quello di pianura.
Gli
elementi
che
compongono
il
paesaggio
dei
territori
prevalentemente pianeggianti a sud-ovest di Torino sono costituiti dai
rilievi del M. S. Giorgio e della collina morenica di Rivoli (limite nordoccidentale) attraversati da una fitta rete di rii e torrenti che
33
Tavola 3.1 - Sistema del verde e delle aree libere. Provincia di Torino,
2011
- 68 -
alimentano i corsi d’acqua principali, cioè i torrenti Chisola e Sangone.
Le fasce fluviali dei due torrenti attraversano l’intero ambito di
Orbassano e Rivalta e ne tracciano i confini settentrionali e meridionali.
Nel loro tratto di pianura entrambi i corsi d’acqua si caratterizzano per
percorsi
fluviali
tendenzialmente
rettilinei,
con
letti
ciottolosi
e
sabbiosi, e costeggiati solo in minima parte da fasce di bosco. Il
paesaggio si caratterizza per l'alternanza di campi a seminativi e
destinati alla praticoltura.
Il Monte S. Giorgio e la Collina Morenica sono situati a nord-ovest
dell’ambito e fanno parte del più ampio anfiteatro morenico di RivoliAvigliana, generato dall’azione dell’attuale fiume Dora. In questo
quadro, i Lagni di Avigliana narrano un passato in cui la Dora
superando la Chiusa di S. Michele scendeva a Sud, aggirando la Collina
Morenica, per unirsi al Sangone prima di confluire nel Po. Le acque che
formano i laghi di Avigliana, e l’adiacente zona umida, sono infatti
rimaste intrappolate dalla separazione dei due corsi d’acqua. Il
paesaggio dei versanti collinari è ricco di elementi legati al passato
agricolo, anche se le aree adibite a vigne diminuiscono o sono
abbandonate.
Dai processi che hanno dato origine al sistema di pianura fluviale
torinese, dipendono la struttura chimica dei suoli e la loro attitudine
all’attività agricola. In base ai dati contenuti nella tabella 2.2 l’area
sud-ovest del quadrante metropolitano ha una discreta vocazione
all’attività agricola, in quanto le aree fertili sono il 45,5% del totale
(7.335,7 ha), anche se solo l’1,5%, ovvero 238,3 ettari, rientra nella
classe I e quindi di maggiore pregio. I suoli più pregiati sono
concentrati nella parte orientale dell’ambito e costituiti dalle aree di
pianura limitrofe al tratto finale del torrente Sangone e alla fascia
fluviale del torrente Chisola. Al contrario, la parte pedemontana a
nord-ovest dell’ambito ha una scarsa dotazione di terreni fertili
concentrati a ridosso dei corsi d’acqua. Le differenze a livello comunale
sono notevoli e in generale rispecchiano le caratteristiche morfologiche
dell’area: la fertilità dei suoli aumenta andando verso Ovest, dove la
pianura Torinese è più strutturata. I Comuni più dotati di suoli pregiati
- 69 -
sono Beinasco (81%) e Orbassano (64%) mentre i meno dotati sono
Piossasco (27%) e Bruino che ne è sprovvisto. I comuni situati
nell’area meridionale e attraversati dal torrente Chisola hanno valori
simili tra loro, con massimi a Volvera (59%) e minimi a None (41%),
inoltre in quest’area si trova la gran parte dei suoli di maggiore pregio
(classe I).
Tabella 2.3: I suoli fertili, le aree boschive e le risorse idriche. Elaborazione
propria. Fonte: Provincia di Torino
Le aree boschive, seppur rappresentino l’11,5% del territorio di
indagine, si concentrano nelle aree del Monte S. Giorgio, della collina
morenica e, in misura minore, lungo i principali corsi d’acqua.
Piossasco detiene più del 2/3 del patrimonio forestale dell’intero
ambito, mentre le rimanenti aree boschive integre sono situate a
Rivalta (212 ha) e ad Orbassano (139 ha). Negli altri Comuni invece, le
aree boschive non raggiungono il 2,5% del territorio comunale.
Per quel che riguarda la gestione delle risorse idriche, secondo le
indicazioni del Piano di Assetto Idrogeologico dell’Autorità di Bacino del
- 70 -
fiume Po, le aree a rischio di esondazione rappresentano il 14,8%
(2.390,9 ha) della superficie totale . Tali aree si concentrano nei
comuni di Rivalta(618,9 ha), Volvera (606 ha), Piossasco(454,1 ha) e
None(417,3 ha). La ricchezza idrica sembra essere un elemento
comune a tutti i comuni, anche se la qualità e la quantità delle acque
diminuiscono proporzionalmente alla vicinanza con Torino. Soprattutto
il Sangone è compromesso già a Rivalta di Torino, prima di scomparire
tra l’urbanizzato di Beinasco e Nichelino.
In totale le fasce fluviali hanno una superficie di 1.041,7 pari all’8,1%
del totale delle aree libere dal costruito dell’intero ambito e sono
situate prevalentemente nei comuni di None(246,3 ha), Volvera (231,5
ha), Rivalta(222,7 ha) e Piossasco(121,9 ha).
Tabella 2.4: Il patrimonio naturale, storico e culturale. propria, fonte Provincia di Torino
Oltre ai rischi connessi alle esondazioni, le fasce fluviali sono rilevanti
da un punto di vista ambientale poiché rappresentano importanti
corridoi ecologici tra le aree verdi poste a corona del sistema
metropolitano torinese.
I corridoi ecologici si estendono per 2.398,9 ha (18,7% delle aree
libere) e si concentrano nei quattro comuni analizzati in precedenza
anche se in termini differenti: Piossasco spicca con i suoi 837,9 ha di
corridoi ecologici, seguita da Volvera(587,3 ha), Rivalta(482,8 ha) e
None(291 ha).
Questi dati mostrano come il rapporto tra fasce fluviali e corridoi
- 71 -
ecologici non sia costante per tutti i territori analizzati, infatti mentre a
None il rapporto tra le due aree è quasi di uno a uno, a Piossasco è di
uno a sei, mentre a Rivalta e a Volvera è di 1 a 2. Ciò dipende dal
patrimonio naturale di cui è dotato ogni singolo comune in generale, e
dallo stato di salute e dall’estensione delle aree boschive
nello
specifico. Questo nuovo elemento dà un’immagine generale dell’ambito
sud-ovest in cui le aree di maggiore pregio naturalistico sono costituite
dai terreni collinari e montani di Piossasco, Rivalta e Orbassano, veri e
propri polmoni verdi dell’intera area, e dalla fascia fluviale del torrente
Sangone.
Questa
fotografia
dell’area
trova
conferma
se
si
osserva
la
distribuzione geografica delle Aree Protette d’interesse regionale o
provinciale. Il territorio sud-ovest del sistema metropolitano torinese
ospita su 1469,4 ha (11% del totale) due Aree Protette: il Parco
naturale del Monte S. Giorgio e il Parco fluviale del Torrente Sangone.
Tali aree sono interessare principalmente i comuni di Orbassano(440,8
ha), Rivalta(512,3 ha), Piossasco (387,8 ha), Beinasco (111 ha) e, solo
in misura minore, Bruino. Non sono state istituite Aree Protette invece,
nei comuni di Airasca, None e Volvera nonostante presentino una
discreta ricchezza naturale e paesaggistica.
2.2.2 L’agricoltura e il rapporto uomo-ambiente:
L’attività agricola è il simbolo del rapporto co-evolutivo uomo-natura e
trova una sua rappresentazione in chiave ecologica e sociale nelle
attuali tendenze “green” che interessano questo settore. Le strategie
adottate dalle realtà “radicate” in questo settore sono guidate dalla
ricerca della qualità, volte alla riduzione degli intermediari lungo la
catena produttiva e alla diversificazione dei prodotti, oltre a cercare di
soddisfare bisogni sociali e naturali. La diversificazione dei prodotti è
sempre stata una peculiarità del “mondo contadino”, così come la
ricerca di chiudere all’interno dell’azienda i cicli produttivi, riducendo al
minimo gli scarti. Seppur il settore agricolo sia tuttora presente
nell’ambito di Orbassano-Rivalta, come per il resto del territorio
provinciale e regionale, la sua importanza in termini di addetti è
- 72 -
sicuramente marginale all’economia del territorio.
Eppure fino agli anni 60 circa la metà della popolazione attiva residente
nei comuni al centro di questa ricerca era dedita all’agricoltura. Nel
libro ”Rivalta ieri”, lo scrittore rivaltese Gino Gallo ricostruisce il
modello contadino passato attraverso l’intreccio di ricerche storiche, di
ricordi
d’infanzia
e
elementi
del
paesaggio
esistenti.
Data
la
somiglianza dei terreni che formano l’ambito Orbassano-Rivalta, si può
ipotizzare che le produzioni e le attività svolte dai contadini rivaltesi
fossero pratiche comuni a tutto il territorio. Prima di descrivere il
mondo agricolo del 900 l’autore traccia con l’aiuto di documenti storici
quali prodotti fossero prodotti dal Medioevo in poi. “Dagli Statuti
(Prescrizioni) accorsati a Rivalta nel 1297 dai signori del luogo, si
apprende che a quel tempo si coltivavano vigneti, grano, legumi,
frutta(mele, pere, ciliegie, albicocche, pesche, fichi, castagne e noci),
fieno, canapa e negli orti le rape34. Col tempo si aggiunsero altre
coltivazioni: fave, ceci, cicerchi, avena e segale. A metà del XIX sec i
frutti del suolo rivaltese erano: grano, granoturco, segale, legumi,
patate, fieno, noci, uva, castagne, frutta e foglie di gelso. Da allora fino
agli anni 50-60 il ruolo del settore agricolo sul territorio è andato
diminuendo, fino all’apice del boom-economico. I ricordi dell’autore
descrivono il sistema agricolo di quegli anni: i terreni coltivabili, salvo
quelli situati intorno alle grandi cascine erano di piccole e medie
dimensioni e con proprietà molto frammentate. Gli appezzamenti di
pianura erano coltivati a prati o a campi di granturco o grano, segale,
avena e patate. Inoltre, i terreni precollinari erano per la maggior parte
coltivati a vigneto e quelli situati nella parte alta della collina erano
invece mantenuti a bosco ceduo. Ciò era guidato dalla necessità di
ottenere un raccolto costante per se e per gli animali allevati. Il
frumento, la segale e l’avena venivano trasformate in farine per la
panificazione; mentre il mais era coltivato per la farina di polenta, e
solo
in
parte
minore
per
l’alimentazione
animale.
Inoltre
la
diversificazione serviva a chiudere i cicli produttivi il più possibile o per
creare valore aggiunto. Ad esempio, sui campi a prati veniva seminato
34
Gallo G., 2009, Rivalta ieri, Seneca edizioni, Torino.
- 73 -
anche trifoglio ed erba medica utili sia agli animali e sia ai suoli. I gelsi
e il ciclo della bachicoltura, invece, rappresentano una delle ultime
innovazioni del mondo contadino, che si diffuse rapidamente nell’area
nei primi decenni del 1800. Questa tipo di attività coinvolgeva le donne
ed i bambini, inoltre le foglie venivano usate anche come lettiere per i
conigli e le more utilizzate per realizzare confetture. Come ricorda lo
scrittore rivaltese la coltivazione di gelso ebbe grande sviluppo nel
territorio e , chi possedeva terreni ne piantava lunghe file a fianco delle
strade e lungo i fossi d’irrigazione. All’epoca dal centro di Rivalta si
diramavano filari di gelsi fino alle cascine Prabernasca a sud e Doirone
a Est. Dopo più di mezzo secolo restano poche tracce dei filari di gelso
che caratterizzavano il paesaggio della zona, ma grazie ai dati raccolti
da Istat nel 2011 è possibile analizzare l’attuale utilizzo dei suoli
dell’ambito di Orbassano-Rivalta, e dello stato del settore nel suo
complesso. Lo scopo è quello di conoscere quali beni vengono prodotti
e, di conseguenza, se sono destinati all’alimentazione umana o se
entrano come materie prime in altri cicli produttivi, generatori di valore
aggiunto sul territorio. Osservando i dati raccolti nella tabella YY si
nota che la Superficie Agricola Totale (SAT) è di circa 8.000 ettari, di
cui quasi 7.500 utilizzate. Da un punto di vista quantitativo, tali aree si
concentrano nella parte meridionale dell’ambito,
estendendosi a sud
degli agglomerati urbani di Orbassano e Piossasco fino al confine.
Tabella 2.5: Utilizzo delle superfici agricole aziendali. Elaborazione propria. Fonte Istat,
2011
Area
SAT
SAU
seminativi
prati
vite
Coltivazion
i legnose
AMT S-O
8007
7479.8
6096.5
1295.2
8,7
70.1
1141.1
1056.9
956.8
71.8
0
25.8
Beinasco
120.5
117.3
102.6
12.7
0
2
Bruino
136.1
130.5
66.2
61.6
2.3
0.2
1820.4
1706.1
1395.5
306.4
0
2.3
Orbassano
950.5
897.0
741.5
169.0
0
0.46
Piossasco
1574.6
1436.7
1033.2
367
3.5
31.3
Airasca
None
- 74 -
Rivalta T.se
Volvera
948.4
898
741.4
135.9
2.9
5.27
1315.5
1248.3
1074.2
169.8
0
2.7
Analizzando invece come viene utilizzato il suolo si nota come le
superfici agricole utilizzate sono adibite alla coltivazione di seminativi,
alla praticultura.
Nelle aree rimanenti invece, soprattutto collinari,
sono presenti vigneti, pascoli, e alberi da guscio. Questa composizione
rispecchia il paesaggio che caratterizza il sistema agricolo dell’area e
dell’intera pianura provinciale.
Inoltre,
questo
uso
del
suolo
è
spesso
secondario
rispetto
all’allevamento e alle attività di trasformazione connesse, principale
attività delle aziende agricole locali. Infatti gran parte di campi sono
coltivati quasi esclusivamente a mais o altri seminativi semplici
destinati l’alimentazione animale o al mercato “globale”. in questo
settore sono diverse le aziende innovative presenti nell’area come
l’Azienda agricola Ramasotto, a Piossasco, che vende direttamente in
azienda, a gruppi d’acquisto e, ultimamente, anche a privati attraverso
un sito web.
Attualmente un'altra attività forte nell’area
è quella
floro-vivaistica come dimostra la presenza di numerosi vivai ai margini
dei centri abitati, specialmente in prossimità della circonvallazione di
Orbassano (Bertolotto, Balbo, Volvera,). Nell’area sud-ovest di Torino
l’attività
agricola
risulta
marginale
rispetto
alle
altre
attività
economiche locali sia in termine di produzioni “tipiche” sia in termini di
addetti.
Le
uniche
eccellenze
sono
legate
alle
attività
di
trasformazione, come il tomino di rivalta e la pasticceria. Negli ultimi
anni sia gli enti pubblici sia le associazioni di categoria (Coldiretti, CIA)
stanno cercando di rilanciare l’attività agricola dell’intera Provincia di
Torino
in
chiave
multifunzionale.
Nell’area
sud-ovest,
oltre
al
tradizionale sistema di mercati settimanali presente in tutti i Comuni in
giorni differenti, l’impegno della Coldiretti è tangibile a Beinasco, con il
mercato settimanale di Campagna Amica, e a Orbassano in cui c’è una
bottega specializzata alla commercializzazione della rete sociale.
Rispetto alla zona Ovest di Torino e alla Valsangone, il rinnovamento
del settore agroalimentare non si riesce a cogliere, nonostante la
- 75 -
presenza di alcune realtà interessanti. Inoltre i progetti promossi da
Coldiretti nell’area di Torino sud ed ovest, come MiraOrti e Urbi&Orti, si
stanno legando a progetti più ampi nella prima cintura, come ad
esempio
Nichelino
Fertile
e
Stupinigi
Fertile.
Questi
progetti
coinvolgono in parte solo i territori meridionali dell’ambito sud ovest di
Orbassano e Rivalta in quanto dotati di suoli più pregiati e di un
sistema agricolo più strutturato. Non c’è invece un progetto chiaro di
rilancio dell’attività agricola locale nei Comuni situati nella prima
cintura e lungo la fascia fluviale del torrente Sangone fino a Piossasco,
dove l’urbanizzazione ha consumato gran parte dei suoli di maggiore
pregio frammentando le aree rimanenti, ad esclusione delle aree
montane e collinari.
In conclusione il territorio d’indagine presenta un paesaggio molto
vario, dominato sullo sfondo dall’arco alpino e caratterizzato da rilievi
collinari e montani nelle pare nordoccidentali adibiti a bosco, alberi da
guscio, vigne, e prati. Mentre nel resto del territorio pianeggiante la
parte meridionale dell’ambito ha un sistema agricolo ancora integro,
dotato di suoli fertili e acque irrigue. Le fasce fluviali dei torrenti
Sangone e Chisola, insieme alla vegetazione spondale e al sistema
agricolo, rappresentano i corridoi ecologici che connettono i siti di
maggiore pregio, presenti nel territorio, cioè il Monte S. Giorgio e la
fascia pedecollinare di Rivalta a Nord del Sangone, ai restanti nodi
della rete ecologica provinciale, in particolare alle diverse Aree Protette
che circondano il quadrante ( Parco Fluviale del Fiume Po, Parco
Naturale di Stupinigi, di Avigliana, di Rivoli, dell’Orsiera e della Val
Troncea) e si intrecciano con il sistema di aree verdi e parchi urbani a
sud di Torino (Colonnetti, Rignon ).
2.2.3 Caratteristiche socio-economiche:
Dal punto di vista demografico, la popolazione residente nell’area
d’indagine è di 107.058 abitanti, distribuiti in modo più o meno
omogeneo tra i vari comuni. I Comuni situati nella parte settentrionale
dell’ambito hanno una popolazione che varia dai 18.000 abitanti di
Piossasco e Beinasco ai 22.000 di Orbassano. Al contrario i Comuni
- 76 -
meno abitati sono situati nella parte meridionale dell’ambito, ad
eccezione di Bruino. Airasca risulta essere l’unico comune ad avere una
popolazione residente inferiore ai 5.000 abitanti, mentre Volvera, None
e Bruino hanno una popolazione di circa 8.000 abitanti.
Tabella 2.6. : La popolazione e il consumo del territorio. Fonte: Provincia Torino, 2013
Territorio
AMT – sud-ovest
Superficie
Popolazione
Densità
Aree
(ha)
residente
abitativa
urbanizzate
(ab./kmq)
(%)
16.113,7
107.058
664,4
20,7
1.574,2
3.819
224,6
10,02
653,4
18.104
2.770
63,8
557
8.479
1.522,3
61,8
None
2.464,3
7.998
322.5
14,6
Orbassano
2.220,9
22.537
1.013,8
27,7
Piossasco
4.014,7
18.186
453,0
9,5
Rivalta di Torino
2.510,9
19.245
776,4
28,8
Volvera
2.098,3
8.690
414,0
15,0
Airasca
Beinasco
Bruino
La densità abitativa, intesa come rapporto tra popolazione residente e
superficie totale, permette di inquadrare meglio il fenomeno del
consumo di suolo nell’intero ambito e cogliere le
criticità dei singoli
Comuni. La densità abitativa media dell’intero ambito d’indagine è di
664,4 abitanti per kilometro quadrato, a livello intercomunale le
differenze sono notevoli e mostrano quanto la vicinanza con la città di
Torino sia stato un fattore chiave. Mostrano valori sopra la media tutti i
Comuni situati nel tratto pianeggiante del torrente Sangone, con
massimi nei Comuni di Beinasco (2.770 ab./kmq) e Bruino (1.522,3).
Invece, i Comuni che hanno una densità abitativa inferiore alla media
dell’ambito sono situati nell’area meridionale dell’ambito. In particolare
Airasca e None sono i Comuni meno densamente popolati con,
rispettivamente, 224,6 e 322,5 abitanti per kilometro quadrato.
(confronto valori provinciali e area metropolitana di consumo suolo e
densità abitativa).
- 77 -
Aggregando i dati comunali disponibili sulla banca dati online della
Provincia
di
Tirino,
il
suolo
dell'ambito
di
approfondimento
sovracomunale di Orbassano-Rivalta risulta consumato per il 20,7%
del totale (3.328,4 ettari) anche se con differenze notevoli a livello
comunale. I comuni di Beinasco e Bruino, più vicini a Torino e con una
superficie territoriale ridotta e pianeggiante, hanno consumato più del
60% del loro territorio. Dal lato opposto si collocano i comuni più
distanti dalla metropoli torinese, come Airasca Piossasco e Volvera, in
cui il suolo antropizzato è inferiore al 15%. I poli urbani principali,
Rivalta e Orbassano, si trovano invece a metà strada con un’area
urbanizzata pari a quasi il 30% del territorio comunale. Le differenze
tra i vari comuni e la distribuzione geografica dell’urbanizzato
confermano quanto contenuto nella Relazione del Piano Territoriale di
Coordinamento Provinciale di Torino (PTCP2, 2011): ”Nella Provincia di
Torino del territorio, le aree “costruite” per usi urbani, produttivi,
infrastrutturali, di servizio,..., si concentrano nell’Area metropolitana, e
si diramano poi verso i fondovalle seguendo i principali sistemi
infrastrutturali lineari (strade ferrovie, canalizzazioni)”.
Come per il resto del territorio della provincia di Torino, anche
all’interno dell’ambito territoriale di Orbassano e Rivalta le aree di
pianura suono quelle che hanno ospitato la maggior parte dei processi
insediativi Il paesaggio prevalentemente rurale di inizio ‘900 è stato
trasformato e frammentato dai processi insediativi degli ultimi secoli al
punto che attualmente il territorio può essere definito “periurbano”.
Tabella 2.7: Caratteristiche ambientali. Fonte: Provincia Torino, 2013
Tabella 2.1 – Caratteristiche ambientali
- 78 -
I
processi
insediativi
hanno
frammentato
il
paesaggio
fino
a
trasformarlo da rurale a periurbano, specialmente in prossimità di
Torino. Il paesaggio, degradato e frammentato verso est in prossimità
dell’area metropolitana, mette in mostra le criticità del territorio, cioè:
la crisi del settore agricolo, l’irrazionalità dei processi insediativi e le
difficoltà nella manutenzione e valorizzazione del patrimonio storico,
architettonico e culturale.
2.2.4 Il fenomeno dell’erosione dei suoli
Il fenomeno dell’erosione del suolo non è un fenomeno recente ed è
legato sia all’andamento demografico e sia ai processi di insediamento
(residenziale, produttivi e infrastrutturali) che lo hanno influenzato e
sostenuto. La crescita della popolazione e del reticolo urbano inizia a
interessare l’intero territorio della Provincia di Torino a partire del
1800. Infatti, “agli inizi dell’Ottocento l'intera provincia è caratterizzata
da un reticolo urbano composto da aree di dimensione ridotte
distribuite in pianura e, con densità minore, lungo i fondovalle
principali: la superficie urbanizzata in questo periodo rappresenta l'1%
del territorio provinciale35. Nel periodo centrale del XIX secolo, con i
primi processi migratori legati alla crisi del sistema agricolo la
superficie urbanizzata aumenta di oltre il 2% del totale. In questo
periodo le aree urbanizzate del la città di Torino aumenta di nove volte
in cinquant’anni. Tra l’ultimo ventennio dell’800 e il primo decennio del
'900 è lo sviluppo industriale, trainato dalla nascita della Fiat, a
determinare
un
forte
aumento
dei
processi
migratori
“interni”
all'ambito regionale e diretti verso Torino. Il massiccio incremento della
popolazione di questo periodo trova riscontro con la nascita di nuove
aree urbanizzate all’esterno della città, nella crescita dei quartieri
popolari periferici e degli agglomerati urbani della prima cintura
torinese. Sull'area torinese si osserva un generale aumento degli
35
Csipiemonte, 2009, Trasformazioni territoriali della provincia di Torino, T 2 -
“quaderni del territorio”. N. 2, Provincia di Torino,
- 79 -
insediamenti lungo gli assi stradali principali, mentre nel resto del
territorio prevale un'azione di consolidamento del costruito. L'apice di
queste dinamiche migratorie viene raggiunto nel periodo centrale del
XX secolo a seguito del boom industriale. In questo periodo l’aumento
di popolazione viene assorbito attraverso un ulteriore sviluppo delle
superfici urbanizzate dell’area metropolitana. “Le aree periferiche si
saturano (il territorio comunale di Torino è antropizzato per l’80%) e i
centri collocati lungo i maggiori assi di collegamento si fondono:
Torino, Rivoli e Collegno ad Ovest; Settimo T.se a Nord; Moncalieri a
Sud; Orbassano e Beinasco a Sud-Ovest36.)
Nell’area metropolitana questa tendenza cambia a partire dagli anni
’70, all’alba di un periodo di crisi del settore industriale durante il quale
le attività produttive sono state rilocalizzate all’esterno dei confini
amministrativi della Città di Torino.
Figura 2.6: Trand del suolo consumato e della popolazione residente. Fonte: Proncia di
Torino37
Nel periodo 1990-2000 il rapporto tra andamento demografico e
consumo di suolo assume per la prima volta un nuovo trend a livello
provinciale: mentre il suolo consumato cresce a ritmi costanti, la
popolazione residente diminuisce. Questa tendenza si era già registrata
36
Provincia di Torino, PTC2, Relazione definitiva, p 53
37
- 80 -
nell’Area Metropolitana Torinese a partire dagli anni '70, quando una
parte della popolazione residente a Torino si trasferì nei comuni
limitrofi, in particolare nell'area ovest e sud-ovest. In queste aree i
flussi migratori hanno riguardato giovani coppie appartenenti al ceto
medio e ciò ha contribuito al boom demografico registrato nei decenni
successivi. Le ragioni che hanno portato molte persone a traslocare in
queste aree sono legate alla migliore qualità dell'ambiente e ai prezzi
più economici degli immobili.(cit. ibid. Trasformazioni territoriali della
provincia di Torino, T 2 - “quaderni del territorio”. N. 2, 2009, Provincia
di Torino, Csipiemonte)
In questo periodo si osserva un calo della popolazione residente nella
città di Torino a fronte di un aumento forzatamente ridotto delle
superfici urbanizzate. Questa situazione risulta generalizzabile a livello
provinciale nel decennio successivo (1990 – 2000), quando per la
prima volta a livello provinciale si registra un calo demografico (-6%).
Gli unici territori che registrano ancora un saldo positivo sono la Valle
di Susa(+6%), il Canavesano (+3%) e il Carmagnolese (+2%).
L'evidente cambiamento nella relazione tra l'andamento demografico e
la crescita delle superfici antropizzate che caratterizza l'ambito
metropolitano è osservabile in tutto il territorio provinciale nel periodo
1990-2006. Su un totale provinciale di 860 kmq, la superficie
urbanizzata è passata dal 7,2% all'8,3%, con un tasso medio di
incremento annuo del 0,9%; in totale il suolo consumato è pari a
7.479
ha.
La
crescita
delle
superficie
urbanizzata
dell'Area
Metropolitana torinese fa registra i tassi di incremento annui più alti
della provincia. Nel periodo 1990-2006 le aree urbanizzate della
metropoli torinese sono aumentate a un tasso medio annuo del 2%,
maggiore solo a 4 comuni su 38 che compongono l'AIT. Sono 18 i
comuni (40% dell'intera AMT) che hanno tassi di incremento pari e
superiori al 4%, con il picco del 8,6% di Bruino.
Nell'area
Metropolitana
gran
parte
delle
trasformazioni
hanno
interessato le aree a destinazione produttiva e commerciale in linea
con l’attuale tendenza che prevede grossi poli di attrazione al di fuori
del contesto urbano come, ad esempio, la nuova area commerciale
- 81 -
sotto la tangenziale nord, e il nuovo CAAT (Centro Agro-Alimentare
Torinese) di Orbassano.
La
sintesi
storica
dei
fenomeni
socio-economici
permette
di
comprendere meglio l’andamento demografico dell’ambito territoriale
di Orbassano e Rivalta, e di cogliere le peculiarità dei singoli comuni,
anche in relazione al restante territorio provinciale, regionale e
nazionale.
Nel periodo
1970-2011
la
popolazione
residente
nel
territorio analizzato aumenta di 63 punti percentuale passando da
65.539 a 107.058 abitanti.
Durante questo arco di tempo la
popolazione residente è cresciuta a ritmi elevati fino ultimi anni del XX
sec per poi rallentare fino all’attuale fase di stabilizzazione. In
particolare nel periodo 1991-2011 ci osserva che la popolazione
residente è cresciuta di più nei primi anni del 2000, confermando il
trend metropolitano. un tasso medio di crescita. I dati a livello
comunale invece mostrano alcuni elementi utili per approfondire
l’indagine. Innanzitutto il Comune di Beinasco è l’unico in cui la
popolazione residente decresce a partire dagli anni ’70, in linea con i
valori registrati per la popolazione della città di Torino. La popolazione
residente a None è l’unica ad avere un tasso di crescita inferiore a
quello di Orbassano, mentre nei comuni di seconda e terza cintura i
residenti crescono a ritmi molto elevati. Inoltre dividendo il periodo
1991-2011 in due nota come il boom demografico di Piossasco e
Volvera risale a fenomeni più recenti, probabilmente legate anche al
completamento dell’autostrada Torino-Pinerolo.
Tabella 2.8 – Popolazione residente. Elaborati propri. Fonte: Provincia di Torino
- 82 -
La situazione degli ultimi anni vede una generale stabilizzazione della
popolazione
residente
in
tutti
i
comuni
appartenenti
all’ambito
territoriale di Orbassano e Rivalta. Quello che invece aumenta in modo
costante, così come le aree urbanizzate, sono il numero delle famiglie
in quanto i membri diminuiscono.
2.2.5 Il consumo dei suoli fertili
Il tema della salvaguardia ambientale è centrale nel PTC della Provincia
di Torino, che individua nella tutela e valorizzazione del sistema
agricolo di pianura un elemento chiave nella gestione del suolo.
Quest'attività,
se
svolta
con
un
impegno
ecologico,
svolge
un'importante condizione operativa per la salvaguardia dell'ambiente in
ogni sua parte e per la manutenzione del territorio. Per questo nel
Piano territoriale le attività agricole sono assunte come contesto di
base e riferimento per la tutela ambientale al pari di tutte le altre aree
vegetate (corridoi ecologici e faunistici, fasce fluviali, aree a parco o a
altro titolo tutelare, ecc.). Al fine di evitare di compromettere
ulteriormente la continuità agricola, il PTC tutela le aree di maggiore
potenzialità agricola e legnosa o di interesse faunistico e paesaggistico,
la cui destinazione d'uso può essere cambiata solo per interesse
collettivo. Per questo è utile prendere in considerazione quali suoli
vengono compromessi dai processi di antropizzazione, con particolare
attenzione ai terreni ad alta vocazione agricola.
Secondo lo studio della provincia di Torino sulle trasformazioni
territoriali della provincia di Torino, si osserva che tra il 1990 e il 2006
il patrimonio provinciale ha perso 28.600 ha di suolo a spiccata
- 83 -
vocazione agricola su 155.219 ha. Negli ultimi sei anni la perdita è
stata pari a 3.978 ha. Nel 2006 il suolo ormai consumato è il 18,4%
del patrimonio provinciale, ovvero +2,5 punti percentuale rispetto al
'9038. A livello provinciale si nota che le aree con una maggiore
attitudine
all'attività
agricola
sono
il
Carmagnolese
e
l'area
metropolitana. La percentuale di aree di pregio rispetto alla superficie
totale diminuisce per il Pinerolese, Chivassese e Eporediese; mentre le
aree prevalentemente montane, come il Canavese, la Val Susa e
Lanzo-Ciriè,
sono
nel
complesso
scarsamente
votate
all'attività
agricola.
Nell'area
metropolitana
di
Torino
l'erosione
dei
suoli
fertili
ha
compromesso un terzo dei suoli fertili. Il territorio pianeggiante
dell'Area Metropolitana Torinese si caratterizza per una spiccata
vocazione agricola dal punto di vista della fertilità dei suoli, infatti il
60% del territorio metropolitano rientra nelle classi I e II da IPLA.
Analizzando l'evoluzione del processo di consumo dei soli suoli di
pregio rispetto ai tre periodi(fino al 1990, 1990-2000, 2000-20006) di
ciascun comune dell'AMT si nota che la saturazione del territorio risale
a eventi poco recenti
38
Trasformazioni territoriali della provincia di Torino, T 2 - “quaderni del
territorio”. N. 2, 2009, Provincia di Torino, Csipiemonte
- 84 -
Figura 2.7 – Percentuale di territorio consumato nell’Area Metropolitana di Torino suddivisa
per comune. Fonte: Provincia di Torino, 2009.
.Molti dei comuni mostrano dei livelli di consumo maggiori alla media
provinciale del 2006 già prima del 2000.
Dalla figura si può comunque osservare la continua progressione
dell’erosione del suolo anche n comuni fortemente antropizzati, come
Beinasco e Bruino. In questi comuni i suoli erosi hanno raggiunto quasi
il 50% dei suoli fertili di già modeste dimensioni. Anche Rivalta
Orbassano mostrano livelli di erosione superiori alla media provinciale
e l’inarrestarsi del fenomeno nel corso del tempo. I comuni di
Piossasco e Volvera mostrano valori al di sotto della media, ma i
processi di erosione sono considerevolmente aumentati negli ultimi
anni.
L'attività agricola nei territori limitrofi alla città di Torino è fortemente
minacciata dal legame stesso con la città. Infatti un discreto numero di
comuni registrano dei tassi di crescita dell'urbanizzato superiori a quelli
medi dell'AMT, segno di un possibile spostamento della popolazione e
delle attività produttive verso l’esterno della città.
- 85 -
La prossimità con la città di Torino, in senso spaziale e funzionale: la
dotazione di risorse materiali e immateriali come le infrastrutture e
servizi per la mobilità (strade, autostrade, ferrovie, piste ciclabili e
servizi pubblici), e per le comunicazioni. Altro fattore è da ricercare
nell’ integrità del sistema naturale e architettonico. Infine la dotazione
di capitale umano dei singoli territori è il fattore chiave di molte
esperienze radicate nel territorio. In quest’ottica la crisi industriale
degli ultimi decenni, l’esclusione dal mondo del lavoro, sia per i giovani
laureati
e
sia
per
gli
adulti
cassaintegrati,
possono
diventare
protagonisti o risorse chiave (in termini di Know-how) per la riuscita di
progetti di sviluppo locale.
2.3 Scenari: Il contratto del Sangone
In On the Road da J.Kerouac il fiume è il simbolo per eccellenza del
territorio. Nel fiume infatti gli abitanti di un luogo riconoscono se
stessi, il proprio territorio e le trasformazioni storiche. Per l’importanza
che la risorsa idrica riveste nella vita di tutti i giorni (salute umana,
economia, tempo libero) comprendere e gestire i problemi e le attività
economiche in modo compatibile per l’ambiente è diventato un
imperativo categorico. I principi di sostenibilità ed equità orientano le
politiche di gestione del territorio dalla scala globale a quella locale.
A livello provinciale, il Torrente Sangone rappresenta uno dei corpi
idrici maggiormente compromessi; tale specificità ha fatto sì che a
partire dal 2001 sia stato oggetto di progetti mirati alla sua
riqualificazione39. Tra queste, i progetti “Sangone per tutti”(2001) e
“Progetto 33 – Riqualificazione e promozione del bacino fluviale del
Sangone”
(2003)
rappresentano
delle
esperienze
di
indagine
territoriale significative sotto due aspetti. Da un lato sono state meglio
definite
le
risorse
e
le
criticità
presenti,
dall’altro
il
processo
partecipativo ha attivato meccanismi di collaborazione tra enti pubblici
e privati. A partire da questi progetti si sono ampliati i territori e gli
39
www.provincia.torino.gov.it/ambiente/risorse_idriche/pubblicazioni/contratto_sangone.
- 86 -
attori da coinvolgere nella riqualificazione del corpo idrico avviata con
l’esperienza del Contratto di Fiume del Torrente Sangone. Questo
contratto è stato sottoscritto in data 11 marzo 2009 da Regione
Piemonte, Provincia di Torino, Comuni e Enti interessati.
Il CdF è strumento in stretta relazione con gli obiettivi del Piano di
Tutela
delle
Acque
della
Regione
Piemonte
(PTA,
2007)
di
valorizzazione dello stato complessivo dell’ecosistema (alveo, sponde e
aree perifluviali), della compatibilità degli usi del suolo e delle pressioni
insediative, che possono influenzare direttamente o indirettamente il
corpo idrico. Inoltre è uno strumento di governo del territorio fluviale
utile ad individuare strategie, azioni, regole condivise e progetti per la
riqualificazione
ambientale
e
paesaggistica,
economica
e
sociale.(Ingaramo, Voghera 2012).
Il Piano territoriale di Coordinamento Provinciale di Torino (PTCP2,
2011) promuove il miglioramento della qualità delle acque e la loro
valorizzazione attraverso una nuova governance dei territori fluviali,
fondata sulla partecipazione. Il CdF del bacino del Sangone è la prima
esperienza approvata in Piemonte di pianificazione e progettazione
partecipata di un bacino fluviale e del suo territorio. “E’ senza dubbio
un interessante sperimentazione per costruire piani e progetti d’area
vasta e locali secondo un approccio bottom-up, che si fonda sul
coinvolgimento diretto degli attori istituzionali e sociali e sella
popolazione (partecipazione a forum, workshops e assemblee) per la
definizione di prospettive condivise di sviluppo locali.”pag2
Tuttavia come altri strumenti di pianificazione, il CdF definisce quadri
d’azione generali che rischiano di non trovare attuazione se non
scendono alla scala del progetto.
Il percorso che ha portato al CdF del Sangone ha avuto inizio con la
sottoscrizione del Patto Territoriale del Sangone sotto il coordinamento
di Assot nel 1999 e continua tutt’ora attraverso la collaborazione
crescente con le università torinesi. La fase di negoziazione portata
avanti in questi anni ha interessato tutti i principali portatori di
interesse che gravitano sul bacino del Sangone. In questo periodo sono
stati individuati e condivisi gli obiettivi di riqualificazione suddivisi in 5
- 87 -
obiettivi generali considerati trasversali a più azioni contenute nel
Piano d’Azione avviato con la sottoscrizione del contratto. Nella tabella
vengono elencati gli obiettivi generali e i relativi sotto-obiettivi.
Tabella 2.9: Obiettivi strategici del Patto del Sangone.
A: Qualità dell’ambiente del corso
La prima analisi ambientale indicava
d’acqua
tra
A1:
contenimento
alla
fonte
le
criticità
per
l’inquinamento
il
Sangone
da
(in
sostanze
dell’inquinante
pericolose
particolare
alcuni
A2: colletta mento degli scarichi
solventi clorurati) delle acque e dei
sedimenti e la presenza in alcune
zone di numerosi scarichi di origine
domestica non collettati.
B: Portata idrica adeguata in alveo
I dati raccolti durante la fase
conoscitiva
hanno
evidenziato
situazioni di carenza idrica sia nel
tratto montano e sia nel medio tratto
del Sangone. Ad aggravare la
situazione di aggiunge il fatto che nel
tratto vallivo si concentrino notevoli
prelievi d’acqua per uso irriguo,
mentre nel tratto a monte si
susseguono
prelievi
a
scopo
energetico.
Si è deciso di avviare uno studio di
ricognizione dul territorio finalizzato
all’individuazione dei siti idonei alla
raccolta di acqua piovana per scopo
irrigui
B1: Diminuzione dei prelievi idrici
C: Difesa idraulica
Sul
C2: difesa spondale ed osservazione
progettate
in materia di trasporto solido
puntuali
C3:
manutenzione
ordinaria
del
territorio
per
esistono
risolvere
senza
tener
opere
situazioni
conto
delle
dinamiche del corso d’acqua
territorio
D: Recupero ambientale del bacino
Definire
teoricamente
D1: riqualificazione ambiti perifluviali
cartograficamente
D2: Connessione delle piste ciclabili
perifluviali in modo condiviso, ovvero
esistenti e delle aree attrezzate per
definire il limite delle aree che hanno
praticare sport
diversi tipi di relazioni con il corso
gli
e
ambiti
d’acqua non limitandosi alle aree di
stretta pertinenza fluviale intese in
- 88 -
funzione della difesa idraulica (Fasce
PAI) (cit. pag.80) Necessaria una
revisione ed implementazione dei dati
territoriali
a
dosposizione
e
un
aggiornamento del catasto delle aree
del demanio idrico
E: Promozione integrata di iniziative
di
fruizione
ed
eventi
di
eventi
sul
sensibilizzazione
E1:
Coordinamento
territorio di bacino
due temi: la connessione delle piste
ciclabili
esistenti
e
delle
aree
attrezzate; e il coordinamento degli
eventi
fruitivi.
Connessione
dei
percorsi ciclabili che includa i
principali nodi culturali, ambientali e
paesaggistici.
Dal punto di vista della promozione
turistica,
si
auspica
un
coordinamento degli eventi fieristici e
culturali
volontà
già
di
esistenti,
organizzare
sensibilizzazione
oltre
eventi
sulla
alla
di
tematica
“acqua”. Progetto IN.F.E.A “I.D.R.A”
con partecipazione del Politecnico e
della Provincia di Torino.
Ciò che emerge è l’assoluta necessità di un coordinamento sia delle
strategie e delle decisioni che competono ai diversi soggetti e sia delle
azioni puntuali di riqualificazione intraprese sui singoli territori.
La collaborazione con gli istituti universitari ha contribuito alla
realizzazione del “Masterplan del Piano d’Azione del Contratto di Fiume
del bacino del Torrente Sangone”. Il lavoro degli studenti è stato
coordinato dallo studio Sferalab con il sostegno della provincia torinese
e ha coinvolto alcuni docenti della II Facoltà di Architettura e della
Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali. Al termine del
periodo di progettazione (marzo- giugno 2009) sono state presentate 5
proposte progettuali in forma di elaborati grafici e relazioni descrittive.
Le migliori 3 idee progettuali sono state integralmente pubblicate in un
volume disponibile dal sito della provincia.
Da settembre 2009 il percorso progettuale ha mirato a valorizzare gli
- 89 -
elaborati degli studenti integrandoli in un unico Masterplan di bacino
del Sangone. Tra queste si segnala una mostra itinerante che
nell’estate 2010 ha promosso l’idea di Masterplan nei comuni di Bruino,
Giaveno e Rivalta in occasione di eventi e fiere di promozione del
territorio.
La collaborazione
con le
università stanno
rappresentando
una
strategia consolidata nell’area del Sangone e attualmente gli sforzi
maggiori sono impiegati nel difficile compito di adempiere agli obblighi
del PTCP2. A titolo di esempio pratico e incisivo, il nuovo PRG di Bruino
è stato recentemente modificato
salvaguardando le connessioni
ecologiche rafforzate da un agriparco urbano in linea con l’immagine
del Masterplan.
Gli esiti progettuali del processo di partecipazione sono stati elaborati
in un Workshop di progettazione interdisciplinare tra la Facoltà di
Architettura, Scienze naturali e Agraria, mirato alla realizzazione di un
Masterplan del Piano d’Azione del contratto di Fiume del bacino del
torrente Sangone.
2.3.1 Il progetto EIDO205040
Il nome del progetto (Eido-) significa apparire, mostrarsi, guardare,
osservare, ma anche forgiare, modellare bellezza, idea.. EIDO2050
descrive le trasformazioni del territorio comunale di Rivalta di Torino e
del suo paesaggio attraverso una serie di azioni puntuali coordinate a
scala d’area vasta. Queste trasformazioni vengono descritte in tre
momenti differenti: 2016, 2025 e 2050. Nello scenario dipinto dagli
autori le trasformazioni territoriali muovono dalla connessione di due
“parchi” di nuova concezione denominati parco Agrario ed Eco-parco
contemporaneo. Il primo parte dalle pendici orientali della collina
morenica e si estende nel corso del tempo in tutte le aree agricole a
nord del Sangone, mentre L’Eco-parco è situato nel territorio a sud del
40
Progetto pubblicato a marzo 2010 sul sito europaconcorsi.com sotto la sezione projects. Gli
autori del progetto EIDO2050 sono P. Pagnotta, A. Vigetti, R. Ingaramo, A. Voghera, P. Tosoni e A.
Longhi.
- 90 -
torrente, limitrofi al Comune di Orbassano, un tempo adibiti a
discarica. Il progetto si fonda sull’integrazione di questi due “poli di
sviluppo” con 3 obiettivi generali:
ri-costruire il territorio: in modo innovativo e sostenibile.
Ri-funzionalizzazione dell’intera area seguendo i principi di sostenibilità
economica e qualità della vita
Ri-proposizione con visione innovativa del patrimonio storico
Rientra
in
quest’ultimo
obiettivo
l’idea
di
trasformare
Cascina
Rifoglietto in un vitale centro didattico e sede di un museo definito
Parco della Sostenibilità storica, a memoria del nucleo autosufficiente
nel passato (Ingaramo, 2010)
A partire dalle radici storiche, considerando le criticità del territorio e
immaginando traiettorie innovative e sostenibili di sviluppo il gruppo di
lavoro descrive precisamente la funzione dei due poli e individua una
serie di risorse e azioni possibili strettamente intrecciate tra loro.
Il parco agrario nasce con l’obiettivo di salvaguardare il territorio
sostenendo le aziende agricole del territorio. Le azioni suggerite sono
incentrate da un lato sulla transizione delle attività agricole in chiave
eco-compatibile e sull’altro nella ridefinizione del ruolo delle cascine
storiche. Nel progetto queste ultime sono strettamente integrate tra
loro con piste ciclabili e pedonali incentrati sugli elementi naturali di
maggiore
pregio. Inoltre
le
varie
aziende
agricole hanno
ruoli
“multifunzionali” complementari e produzioni diverse. Tra queste si
elencano a titolo di esempio: bottega biologica in C. Pigay; agriturismo
in C. Belvedere; il parco “La sostenibilità storica” di C. Rifoglietto; i bed
& Breakfast in Abbraccata, La Cascinotta, Prabernasca; maneggio in
Tavella Presidio Slow Food in Cottino; degustazione vini in Amateis –
Vacca. La salvaguardia
e
la
riqualificazione
del territorio
sono
perseguiti attraverso il coordinamento delle aziende agricole che hanno
il compito di tradurre in pratica le singole azioni puntuali attingendo dai
finanziamenti delle politiche comunitarie (PAC).
L’eco-parco a sud del Sangone appare negli elaborati come un
ventaglio che si estende,a partire da un Silos al confine con Orbassano,
fino alle sponde a nord del Sangone. L’immagine di ventaglio è
- 91 -
rafforzata da una serie di percorsi tematici che terminano con moli
affacciati sul corso d’acqua. Per rafforzare l’immagine di innovazione
tecnologica in quest’area hanno sede le attività didattiche, sociali,
fruitive e produttive legate all’innovazione. La Ex-Oma si trasforma in
un arena-cinema all’aperto e diventa centro delle attività ludiche e
ricreative “giovanili”. Nelle ridotte aree agricole rimaste si ipotizza la
coltivazione
sia
principalmente
di
per
colture
officinali
percorsi di
e
ornamentali
empowerment,
e
sia
utilizzati
di colture
energetiche come la colza e il girasole segno transizione verso la
sostenibilità.
- 92 -
Parte III: La ricerca sul campo
3.1 Presentazione e caratteristiche trasversali dei GAS
analizzati
I tre gruppi di acquisto intervistati possono essere definiti come
esperienze di filiera corta poiché il loro obiettivo principale è accorciare
la distanza tra produttori e consumatori, sebbene ogni gruppo segua
strategie e logiche d'azione proprie. Fin dal principio appare evidente
che i tre gas analizzati sono accumunati da diverse caratteristiche, tra
cui la localizzazione geografica e il periodo di formazione. Infatti i tre
gas intervistati sono sorti nei comuni di Rivalta e Piossasco, entrambi a
Sud-Ovest della Città di Torino, tra la fine degli anni ’90 e i primi anni
del terzo millennio. Ciò qualifica i gruppi come gruppi storici rispetto
alle numerose esperienze di questo tipo che si sono moltiplicate negli
ultimi anni. Infatti i gruppi analizzati hanno appreso da tempo come
gestire tutte le fasi necessarie al buon funzionamento degli stessi,
definendo soluzioni pratiche più o meno formalizzate a seconda dei
casi. Queste prassi sono state perfezionate nel tempo e sono il risultato
dell’interazione sociale con altri attori locali e non (singoli consumatori
e produttori, gas, organizzazioni di categoria e associazioni di
cittadini). Il network di relazioni permette a tutti i gas analizzati di
reperire tutti i beni e i servizi di cui necessitano nella vita di tutti i
giorni.
In conformità alle strategie di tutti i Gruppi di Acquisto Solidali, anche
le realtà intervistate orientano i propri acquisti verso i piccoli produttori
locali attenti alla qualità dei prodotti, all’ambiente e ai diritti dei
lavoratori. La scelta di fornitori esterni al contesto regionale dipende
principalmente dalla tipicità dei prodotti acquistati, ciò risponde al loro
legame con i rispettivi territori di origine. Si osserva però anche la
presenza di una serie di prodotti che risultano assenti o quasi nel
contesto provinciale e regionale come i detersivi, i cosmetici e i
prodotti per l’igiene personale.
Oltre alle relazioni con i fornitori, i membri dei gas analizzati hanno
- 93 -
intrecciato una fitta rete di relazioni con altri consumatori e altre
organizzazioni con cui condividono valori e cultura. Le relazioni “tra
pari” sono alla base di queste esperienze e della loro evoluzione, ma
descriverle in modo esaustivo risulta impossibile data la loro natura
pulviscolare. Risultano invece di più facile lettura le relazioni tra i
membri dei gas e altre organizzazioni presenti sul territorio locale e
non solo. Infatti, le relazioni più significative di questo tipo hanno dato
il via a forme di collaborazione durature e di sostegno reciproco. A
livello provinciale rientrano in questa categoria le relazioni con
l’Associazione Gastorino e con le realtà impegnate nella costruzione del
Distretto di Economia Solidale di Torino Ovest (DESTOvest), ma anche
con i movimenti a difesa dell’ambiente e della salute dell’uomo
(Legambiente, comitati NoTav e NoInc).
Al fine di mettere in luce le peculiarità di ogni singola esperienza, di
seguito sono presentati i singoli gruppi d'acquisto, la loro genesi,
l'organizzazione interna, le criticità odierne e i progetti futuri.
Scheda 1: GAS CAMPO APERTO
Breve descrizione della realtà
Il GAS CAMPO APERTO nel 2013 ha festeggiato i primi 10 anni di attività e
deve la sua nascita a un gruppo di 7-8 donne, i cui figli frequentavano la
stessa scuola. Queste decisero di iniziare a fare la spesa in modo collettivo,
convinte dell'importanza che un'alimentazione sana riveste per la salute del
bambino e dell'uomo in generale. L'istituto scolastico è stato fondamentale
come luogo d’incontro e per la definizione degli ordini da sempre in linea con
i valori e la cultura dei Gruppi d'Acquisto Solidali: rispetto dell'uomo,
dell'ambiente e preferenza per aziende piccole e locali.
Attualmente
l'organizzazione
interna
del
gruppo
riveste
una
grande
importanza. Infatti il problema maggiore risiede nella raccolta degli ordini e
nella distribuzione finale dei prodotti acquistati, dato l'alto numero di famiglie
e l'ampia gamma tra cui poter scegliere. Rispetto al passato queste
operazioni sono molto più semplici grazie alla posta elettronica e alla
condivisione di file. Attualmente ciascun membro aggiunge i propri ordini a
quelli del gruppo aprendo e modificando un file condiviso sul web, grazie al
servizio google drive di Gmail.
La partecipazione di tutti è fondamentale: a rotazione ciascuno si occupa di
recapitare l'ordine collettivo al fornitore, di pagare alla consegna e custodire
- 94 -
le merci fino al momento della distribuzione. Compito di tutti è collaborare al
massimo con il responsabile dell'ordine, ovvero pagare esattamente la cifra
corrispondente alla propria quota e ritirare la spesa nei tempi concordati.
Questa suddivisione interna dei compiti sarebbe impossibile senza un forte
senso di gruppo e una buona collaborazione, per questo ogni persona che
vuole unirsi al GAS deve dimostrare di essere affidabile, mettendo a
disposizione un po' del proprio tempo libero per conoscere gli altri membri,
apprendere come effettuare gli ordini via mail e quant'altro.
I progetti per il futuro si concentrano da un lato sulla sperimentazione di
nuove forme d'acquisto con i produttori e, dall'altro, sul potenziamento delle
relazioni con le piccole realtà economiche del territorio. Si osserva in
particolare l’attuale tentativo di supportare i piccoli commercianti della zona
colpiti dalla crisi economica e dalla concorrenza delle grandi catene di
distribuzione. In quest'ottica si è iniziato a collaborare dal 2013 con un
piccolo minimarket situato nel centro storico, che si è rivolto al gruppo
d'acquisto
per
trovare
soluzioni
innovative
alla
crisi.
Attualmente
il
commerciante riceve e ospita alcuni prodotti destinati al GAS, ha ampliato la
gamma di prodotti di “qualità” disponibili nel negozio e aumentato il numero
di ingressi grazie al ritiro delle merci e il passaparola tra le persone. La
sopracitata forma di collaborazione si ispira all'esperienza maturata negli anni
con la Cascina Rivaltese, superandola per creatività e innovazione. Infatti
l’accordo con l’azienda agricola consiste in uno sconto del 10% sul prezzo
degli acquisti effettuati dai membri del gruppo direttamente in cascina.
Al momento il progetto a cui il GAS CAMPO APERTO, in collaborazione con il
GRAC, sta lavorando maggiormente riguarda la fornitura di verdura e ortaggi.
Sulla scia del progetto “Farina del nostro sacco”, il loro intento è quello di
riuscire a soddisfare parte della propria domanda interna di questi beni da
uno o più produttori, preferibilmente locali e impegnati nel sociale, attraverso
un patto di solidarietà fondato sulla definizione partecipata del prezzo giusto
per ogni prodotto, nonché la quantità annua destinata al gruppo.
Dimensione dello spazio:
Nel corso degli anni il GAS CAMPO APERTO, che conta 80 famiglie nel 2013,
ha instaurato una fitta rete di rapporti con altri soggetti del territorio
piemontese e non solo. Attualmente i fornitori a cui si rivolge sono più di 35,
e coprono la maggior parte dei generi alimentari, bevande alcoliche e
analcoliche, fino ai prodotti per la casa e l'igiene.
Dal punto di vista spaziale circa la metà delle relazioni di scambio avviene
all'interno dei confini regionali, di cui la quasi totalità in un raggio di 50 km.
- 95 -
L'altra metà è suddivisa tra prodotti stagionali legati a località ed ecosistemi
spefici, compresi i prodotti del commercio equo, che si estendono su scala
nazionale e internazionale. Infine si osserva
un gruppo consistente di
aziende localizzate al centro nord che soddisfa la domanda di particolari
tipologie di beni, come cosmetici e prodotti per la pulizia, che necessitano di
un'organizzazione maggiore dei processi produttivi.
Dal punto di vista funzionale, il gruppo cerca dove possibile di applicare i
principi della filiera corta, cercando sempre di instaurare un rapporto diretto
con i produttori ed eliminare gli intermediari; ciò non sempre è possibile, per
questo il gruppo si appoggia alla rete gas torino e al commercio equo e solo
come ultima opzione si rivolge a intermediari commerciali.
Dimensione delle risorse:
Dal lato delle risorse il gruppo offre un'ampia gamma di prodotti, tanto che
alcuni prodotti non sono neanche ricercati dagli altri gruppi come il pesce e i
prodotti a base di soia. Questa scelta che da un lato mette in secondo piano
la centralità del locale, si fonda sulla ricerca delle aziende più affidabili e più
attente all'ambiente sulla base di un rapporto diretto o di una certificazione di
qualità. L'ampiezza stessa dell'offerta rispecchia la ricerca di una molteplicità
di prodotti specifici che solo alcune aziende producono, caso emblematico è
rappresentato dal sedano rosso di Orbassano (Slow food)
Dimensione delle relazioni
Le relazioni sono di tipo orizzontale e fondate sulla cooperazione sia
all'interno del gruppo sia all'esterno.
Durante gli anni il gruppo ha rafforzato le relazioni interne tramite una serie
di iniziative capaci di creare “beni collettivi” come il passaggio di informazioni
e di libri (tramite una biblioteca collettiva), o lo scambio di vestiti e oggetti
inutilizzati.
Inoltre, il GAS CAMPO APERTO è in relazione con gli altri gas del territorio
nazionale e provinciale, in particolare con l’Associazione GasTorino e al
gruppo di lavoro DESTOvest. Inoltre è in rete con le più ampia esperienze di
economia equa e solidale (Altromercato) e di economia della giustizia (rete
Lilliput).
Per ciò che riguarda le relazioni con il territorio e la comunità, il gruppo è
molto attivo. Organizza eventi culturali e laboratori di autoproduzione annuali
dal 2003, anno di fondazione, soprattutto sulle tematiche legate ai rifiuti e al
consumo critico. Alcune di queste iniziative stanno iniziando a dare i loro
frutti anche in altre realtà comunali, come nel caso della scuola media di Tetti
Francesi, la quale sta programmando l'eliminazione dei detersivi chimici dopo
- 96 -
la partecipazione del dirigente scolastico a diverse attività proposte dal
gruppo.
Scheda 2: Gruppo Rivaltese Acquisti Consapevoli GRAC
Localizzazione: Rivalta di Torino, Via dei Mille
Famiglie servite nel 2013: circa 20
Anno di nascita: informalmente 1995
Breve descrizione della realtà
Il gruppo nasce nella seconda metà degli anni novanta in modo informale al
termine di un percorso di riflessione sul consumo critico organizzato dal
“Gruppo di revisione di vita”. All’interno di questo gruppo figuravano anche
alcune delle famiglie fondatrici del GRAC. Infatti, fin dal principio il gruppo si
contraddistingue per una elevata consapevolezza sulla difficoltà di reperire
tutte le informazioni necessarie per valutare la qualità di un prodotti. Per
questo il gruppo
si appoggia tutt’ora come in passato alla rete del
commercio equo e dei gas presenti sul territorio torinese per effettuare
l'acquisto di molti prodotti. (manca riferimento retegastorino - e altri)
Per il resto la scelta dei fornitori, il gruppo si orienta
verso quelle piccole
realtà locali che svolgono le proprie attività in modo sostenibile, che
valorizzano le specificità del territorio anche investendo sulla biodivirsità e
che rispettano i diritti dei lavoratori. L'organizzazione interna è di tipo
informale, gli ordini non sono effettuati con scadenze prestabilite ma
avvengono in base alle esigenze dei singoli e del gruppo.
Nel 2013 gli acquisti effettuati attraverso canali che colmano il gap
informativo, come la rete GASTorino e il commercio equo, rappresntano circa
la metà della spesa annua del gruppo; si tratta di annuali, spesso coordinati a
livello provinciale, di generi stagionali o non deperibili ma distanti dai luoghi
di produzione, come le arance e caffè.
Le famiglie che formano il GRAC sono relazionate fra loro in modo forte,
infatti risiedono tutte nello stesso quartiere e la maggior parte nello stesso
complesso abitativo dove, nei primi anni '90 il nucleo fondatore del gruppo
decise collettivamente di trasferirsi. L'area residenziale di V. dei Mille, carica
di relazioni di buon vicinato, è un luogo chiave che ha favorito la nascita del
gruppo e che tutt'ora permette un'organizzazione snella ma al tempo stesso
efficace delle attività. Attualmente lo stabile rappresenta la sede logistica del
gruppo, in cui tutti gli ordini vengono consegnati e, successivamente,
distribuiti alle varie famiglie; ciò semplifica le fasi più delicate dell'acquisto in
- 97 -
collettività e ribadisce l'importanza di avere a disposizione una sede, o un
luogo fisico, per lo sviluppo stesso dei gas. .Le relazioni sono orizzontali,
stabili e continuative, anche per via della peculiarità che avvicina ai gruppi di
acquisto condominiali per caratteristiche geografiche.
Il gruppo ha sviluppato nel corso degli anni relazioni stabili e continuative con
gli altri GAS del territorio provinciale, con i quali condivide fornitori e
progettualità, inoltre è in rete le realtà dell'economia solidale in genere, e del
DESTO in particolare. In particolare c'è una relazione molto forte con l'altro
gas rivaltese, Campo Aperto, che si fonda sulla cooperazione; attualmente i
due gruppi si organizzano insieme per l'acquisto di determinati ordini al fine
di ridurre da un lato i trasporti e, dall'altro, sfruttare al meglio le risorse
organizzative di ciascun gruppo.
I legami tra i membri del gruppo, oltre a essere facilitate dalla convivenza
nello stesso comune, si sono rafforzate negli ultimi anni per via di alcune
politiche pubbliche, come la costruzione della linea ad alta velocità TorinoLione e dell'inceneritore del Gerbido, che hanno generato una grande
preoccupazione fra la cittadinanza legata alle possibili ricadute in termini di
inquinamento e salute.
Dimensione dello spazio:
La rete da cui il gruppo acquista beni alimentari e non, è composta da 18
attori e si estende su tutto il territorio nazionale. La centralità del locale è
rappresentato da 10 aziende piemontesi, tutte nel raggio di 50km da Rivalta.
Le 8 aziende più distanti sono localizzate per metà al centro-nord e per metà
al sud, quasi esclusivamente in Sicilia.
Dal lato funzionale, per oltre la metà dei prodotti acquistati
il gas
rappresenta l'unico intermediario con il fornitore e le relazioni sono dirette.
Negli altri casi di fornitura, comunque significativi per comprendere il modus
operandi del gruppo, si osserva la ricerca di organizzarsi verticalmente con le
altre realtà del territorio: il gas Campo Aperto e l’Associazione Gas-torino per
l'acquisto di generi come olio, parmigiano, pasta, arance, ma non solo; e la
rete del commercio equo per quei beni la cui filiera è estesa su scala
internazionale. Ciò allunga la filiera in termini di intermediari “leggeri”, che
possono generare benefici ambientale e sociali.
In genere la filiera tende ad essere la più corta possibile, anche se a volte la
distanza fisica diverge da quella funzionale.
Dimensione delle risorse:
Il gruppo tra vantaggio da risorse specifiche del territorio, sia materiali che
immateriali; in modo prevalente del territorio comunale e provinciale.
- 98 -
I
beni
acquistati
sono
altamente
specifici,
legati
agli
ecosistemi
di
provenienza o frutto della cultura e del saper fare locale. Tali caratteristiche
vengono ricercate attraverso una legame diretto con il produttore, delle
tecniche utilizzate e dei luoghi di provenienza in generale. In questo quadro
la certificazione formale non è un fattore indispensabile, e passa in secondo
piano rispetto alla conoscenza diretta.
Altra risorsa di fondamentale importanza per il gruppo è rappresentata dalla
sede del GRAC, se così può essere definita l'area residenziale in cui abita la
maggior parte del gruppo.
Infine il gruppo sfrutta la rete di attori e di relazioni presente sul territorio
comunale e provinciale per raggiungere i propri obiettivi attraverso una
strategia basate sulla cooperazione e cercando soluzioni vantaggiose per tutti
gli attori coinvolti.
Dimensione delle relazioni:
Trae beneficio da reti di relazioni auto-organizzate, di tipo orizzontale e
basate su rapporti di fiducia e scambio reciproco. Tali reti sono utilizzate in
primo luogo per colmare il gap informativo necessario per un consumo
realmente consapevole e per entrare in contatto con le aziende più meritevoli
di
sostegno.
Inoltre
tale
rete
permette
al
gruppo
di
organizzarsi
funzionalmente con altre realtà, di consumo e di vendita, che le permettono
di ottenere benefici di scala. Ciò permette al gruppo di operare in modo
efficiente anche se numericamente piccolo e organizzato in modo informale.
Scheda 3: ASSOCIAZIONE GASSE
Piossasco
Anno di nascita: 2007 (2001 informalmente)
Famiglie servite (2013): 20
Breve descrizione della realtà
La storia dell'Associazione GASSE ha inizio nel 2001 quando un primo gruppo,
formato da 5-6 famiglie amiche e residenti della stessa zona comunale,
decise di aquistare collettivamente diversi generi alimentari di qualità con
l'intento di nutrirsi in modo sano e di risparmiare sulla spesa. Nel 2007 il
gruppo si costituisce formalmente l'Associazione GASSE per poter aderire al
progetto GAC nato col patrocinio della Provincia di Torino, avente come
obiettivo il coordinamento degli ordini dei vari gruppi d'acquisto presenti sul
territorio. Dal 2001 ad oggi il numero di famiglie aderenti a ll'Ass. GASSE è
cresciuto da 5 a 20, arrivando anche a 50 durante la partecipazione al
- 99 -
progetto GAC che col tempo, però, ha mostrato i suoi limiti. In particolare i
maggiori contrasti si sono verificati su questioni legate ai criteri di scelta dei
fornitori. L'associazione condivide gli stessi valori dei gruppi d'acquisto
solidali: per la scelta dei produttori la qualità del prodotto finale è la
condizione necessaria. Per i prodotti freschi come verdura, carne e formaggio
la “qualità” viene valutata attraverso la vicinanza territoriale e la conoscenza
diretta col produttore, mentre per i grandi ordini annuali come pasta,
parmigiano, e olio la certificazione diventa cruciale, anche attraverso la
testimonianza di altri consumatori. Da questo punto di vista il network di
relazioni con gli altri GAS del territorio è fondamentale per la ricerca continua
di nuovi produttori che soddisfino le richieste sociali del gruppo.
L'Associazione partecipa, ed ha contribuito alla nascita, del progetto “Farina
del nostro sacco”, nel 2013 ha avuto la responsabilità di organizzare un
laboratorio di panificazione con lievito madre legata alla promozione del
progetto
stesso.
In
tale
occasione
il
gruppo,
con
il
patrocinio
dell'amministrazione comunale, è riuscito ad organizzare una giornata aperta
a tutti, che ha coinvolto produttori locali e associazioni del territorio,
arricchendone il progamma con dibattiti, workshops e un mercato a cielo
aperto.
Il problema principale resta quello di sempre, la mancanza di uno spazio da
poter adibire a magazzino per ricevere e distribuire gli ordini. Questo viene
ovviato di volta in volta con semplicità grazie all'attivismo e la disponibilità di
tutti i membri.
Guardando al futuro l'Associazione GASSE non pensa ad ingrandire il numero
dei propri membri, ma preferisce concentrarsi sulle le iniziative portate avanti
dai singoli membri. Negli ultimi anni infatti, è cresciuta la voglia dei singoli di
cimentarsi nell'autoproduzione oltre che del pane, anche di saponi, creme
cosmetiche, salsa e vino.
Dimensione dello spazio:
la distanza fisica tra il gruppo e i vari fornitori si estende sull'intero territorio
nazionale sulla base delle specificità territoriale di ogni bene. Delle 19
aziende con cui è in relazione, 11 sono localizzate in Piemonte, di cui 8 nella
provincia di Torino in un raggio di 50km da Piossasco. Senza considerare il
canale del commercio equo, che si estende su scala internazionale, le aziende
localizzate fuori dal Piemonte si trovano quasi esclusivamente nel centronordad eccezione di due realtà localizzate in meridione. In tutti i casi la
distanza funzionale è ridotta al minimo: la rete si distingue per la prevalenza
di relazioni dirette anche con i fornitori più distanti, mentre sono ridotte le
- 100 -
filiere che presentano intermediari leggeri e non.
Dimesione delle risorse:
L'associazione Gasse trae vantaggio de risorse specifiche del territorio in cui è
inserita e da cui arrivano i prodotti acquistati.
Nel corso degli anni ha sperimentato diversi strumenti messi a disposizione
dalle politiche regionali e provinciali al fine di soddisfare le esigenze del
momento, oltre a sfruttare il ruolo di coordinamento offerto dall’Associazione
Gastorino.
I prodotti vengono acquistati in base ai loro luoghi d'origine e alle tecniche
utilizzate lungo la filiera produttiva, che si traduce spesso nel saper fare
locale e non attraverso sistemi di certificazione dei prodotti o dei processi. La
predominanza di filiere interne alla regione rispecchia quell'immagine di
eccellenza agro-alimentare che si sta sviluppando negli ultimi anni grazie
anche ad esperienze di carattere più commerciale come Eataly.
Dimensione delle relazioni:
Il gruppo si fonda sulle relazioni inter-personali da un lato per la selezioni dei
fornitori più affidabili, dall'altro auto-organizzarsi sia internamente sia con
altre realtà del territorio comunale e provinciale. A scala locale il gruppo
intreccia necessità e obiettivi con associazioni ed altri gruppi portatori di
interesse basate principalmente dalla condivisione di valori ambientali e
sociali, come la salvaguardia del territorio e il reinserimento lavorativo dei
soggetti più vulnerabili, portatori di disagio psiofisico o sociale.
3.1.1 Il network di relazioni dei GAS
L'insieme delle relazioni di fornitura dei tre gruppi è utile per avere
un'istantanea di quello che rappresenta il territorio regionale e
nazionale per queste realtà, che fondano la loro esistenza sul concetto
di solidarietà verso i piccoli produttori locali e non, impegnati nella
salvaguardia dell'ambiente e nella valorizzazione dei prodotti agroalimentari del territorio in cui sono localizzati. Questo elemento
permette, sovrapponendo le reti di ciascun gruppo e degli altri RAA che
si stanno sviluppando, di effettuare una mappatura dei prodotti tipici e
dei relativi fornitori, su più scale dal locale al globale, ed ottenere così
l'immagine di quelle che sono i prodotti e i luoghi percepiti come di
qualità.
Nella tabella 3.3.1 sono elencati tutti i fornitori dei gas intervistati, i
- 101 -
beni che vengono acquistati, i luoghi di provenienza e la distanza in
termini di chilometri
- 102 -
Tabella 3.1 : Le aziende in relazione con i gas analizzati, prodotti, luoghi
d’origine e distanza
TILO
BENE
EQUO
DI GRUPPI
D'ACQUISTO
Tutti
Tutti
AREE FORNITORI
Verona
Rim ini
Ctm altromercato
Officina Naturae
Wip
Naturaequa
Antos
Prodotti
pulizia,
igiene
personale
Ecobeauty
GAS C.A.
Coop Hierba Buena
GASSE
As torflex
Cooperativa Iris
Progetto
“Farina
Nostro
Sacco”
Destovest
Cas cina dei conti
Tutti
grac gasse
Valli Unite -Az. Ag.
Fior di loto
Cas cina Belvedere
C.A.
GASSE
Tutti
GAS
GASSE
300
260
Domuns olivarum
C.A. Az.
Agr.
Giorgio
Di
Aimone
Liriodendro Az. Agr.
GAS C.A.
Az Agr. Di Fiorini Eliana
Formaggi –
carni
e GRAC
salumi
GASSE
MIELE
Az. Agr. Rolle
Az Agr. Ram asotto
310
Olio extra-vergine
Olio extra-vergine
Olio,
pesto,
olive,
Prodotti cos m etici
Olio, m andorle
Az. Agr. di Gardiol Sara
Az. Agr. SA REINA
GRAC
ORTOFRU
TTA
GASSE
FRUTTA
SECCA
GRAC
GASSE
Alcolici
GASSE
C.A.
BEVANDE
VARIE
C.A.
C.A.
200
1700
1160
250
carni bianche
20
di
Carm agnola – Torino
Borgaro Torinesese –
Torino
Aos ta
Villafranca Piem onte –
Torino
Pioss as co – Torino
m ozzarella di bufala
carni e s alum i
Form aggio e carne di capra
Carne
Carne bovina e s uina
Rivalta di Torino –
Torino
Miele
Pioss as co
e
m iele
Villarbass e – Torino
San
Secondo
Pinerolo – Torino
Mars ala – Trapani
Masainas – Cagliari
Il Frutto Permesso
C.A.
135
10
70
cons erve.
parm igiano, s alum i, prosciutto di
parm a, conserve
As s. Prog. Davide
Azienda
Agricola
m ele,kiwi, patate
Bricherasio - Torino
Roncaglia
Cum iana – Torino
Cascina dei Frutasè
verdura
Rivalta di Torino –
La Cascina rivaltese
frutta e verdura
Torino
C.A
160
700
1000
olio
Perm igiano
GASSE
I Frutti del Sole
PESCE
470
Bas signana
GAS
GRAC
35
35
pasta, snack, tis ane, ecc
GRAC
Tutti
30
farine, tras form azione m ais
trasform ati,sott'olio,s nack,cereali
,pasta,legum i
Fross as co – Torino
Zabo – Il Casale di Parma Parm a
Azienda
Agricola
Chicco Luca
390
185
100
farine
Morro D'oro – Teram o
Peschici – Foggia
Al Vecchio Frantoio
Sommariva
Tradizione
Albenga (SV)
agricola
Az. Agr. Carus o
Agrigento
Terranova da Sibari –
Az. Agr. Baffa
Cosenza
Fidenza – Prato
La Persegona
GAS C.A.
GRAC
olio
Mantova
calzature
Calvatone – Crem ona Pas ta,s nack, farine, pas sata.
ris o,
farine,
m iele,
pasta,
Bereguardo - Pavia
form aggi, olio
Cos ta Vescovado –
farine, vino
Ales sandria
cereali, alim enti colazione,s nack
Gruglias co – Torino
ecc
Bianzè – Vercelli
Riso
Cascine Orsine
gas c.a
gasse
GAS
GRAC
200
Pinerolese
Os as co – Torino
San
Clem ente
–
Rim ini
Settim o di Pes cantina
– Varese
Food for All
400
470
prodotti del com m ercio equo
cos m etici, detersivi
prodotti m onous o naturali per
l'igiene
personale(as sorbenti,
Prato
pannolini, s alviette,ecc)
Genova
cos m es i etica e naturale
Ozzano – Ales sandria prodotti cos m etici,olii ess enziali
Chius a San Michele – prodotti di igiene pers onale,
Torino
ecodetersivi
Veduggio con Colzano Saponi
cosm etici
–
oli
– Monza e Brianza
es senziali – dentifrici
del
-
La Madre Terra
prodotti
cerealicoli
DISTANZA
KM
PRODOTTI
Località
di
m irtilli
frutta
e
verdura,
conserve,
m arm ellate, pas ta ecc
carciofi
frutta
e
verdura,
conserve,
m arm ellate, succhi, carne e
form aggi
Bibiana – Torino
Cascina Gorgia Presidio
sedano ross o
Orbass ano -Torino
Slow Food
Azienda
Agricola
Sara Rivalta di Torino –
fragole, m irtilli e lam poni
Torino
Droetto
Ferrandes
Pantelleria – Trapani
capperi
Le Galline Felici
Siracusa
Frutta
Fraz. Torriana, Barge Az Agricola Bargiolina
m ele,kiwi, m arm ellate
Cuneo
Az. Agr. La terra del s ole
Lentin – Siracus a
agrum i
Coop Piccoli Frutti della F.ne
Maddalena,
piccoli frutti – legna
Vals angone
Giaveno – Torino
nocciole, m andorle, pis taccchi,
F.lli Damiano
Torrenova – Mes sina
nocciole
Prod privato
Asti
nocciole
Montiglio Monferrato Az. Agr. Ferroro
Asti
vino
Torino
Birrificio San Paolo
birra
prodotti a base di soia, bevande,
Sun-Soy -Food
Pianoro – Bologna
pas ta fresca ripiena
bevande al ris o, avena, s oia,
THE BRIDGE latte vegetale San Pietro Mussolino farro, gelati al ris o, panna da
- Vicenza
cucina
succhi
di
frutta,m arm ellate,
Achillea
Paes ana – Cuneo
conserve
Lavagna – Genova
Aqua srl
orate e branzini
Pes ce fres co com preso cozze e
Consumare Giustox
Torino
vongole
Elaborati propri
- 103 -
250
42
25
130
35
0
0
0-10
35
10
0
35
1750
1000
40
5
0
1750
1600
45
1600
20
1500
70
75
15
360
350
50
225
25
Osservando i prodotti e i luoghi d'origine si osserva che molti generi
alimentari
(carne,
verdura,
miele,
formaggio,
vino
e
prodotti
cerealicoli) sono prodotti in Piemonte, che conferma l'immagine di
qualità del settore agro-alimentare. Allo stesso tempo si osserva che
molti prodotti provenienti dal centro nord sono prodotti lavorati,
caratterizzati da filiere più lunghe in termini funzionali e processi
produttivi con una maggiore complessità tecnologica. Su questo
settore il territorio regionale mostra di non essere competitivo con
altre regioni del Nord, anche se emerge la presenza di alcune piccole
realtà locali.
Un ultimo elemento che risalta è la presenza di alcune aziende che
riforniscono più di uno dei gas intervistati, oltre che altri gas o GAC
della provincia. Queste aziende sono quelle che per prime o in maniera
più efficace si sono aperte alle esigenze dei gas, con cui hanno
instaurato rapporti di fiducia e grazie alle quali si sono “fatte una
reputazione”.
Focalizzare l'attenzione sulle aziende localizzate in Piemonte permette
di osservare meglio come i gas orientano le loro scelte verso
determinate aree regionali sia in base alla specificità locali sia in base
alle caratteristiche stesse dei prodotti. La prima grande divisione può
essere fatta tra prodotti freschi, il cui consumo deve avvenire in tempi
brevi dall'acquisto e prodotti a lunga conservazione: per il primo tipo
beni, composto esclusivamente da generi alimentari, i gruppi si
rivolgono ad aziende localizzate entro un raggio di 50km; mentre per
la seconda categoria le distanze aumentano e, spesso, le aziende
vengono
selezionate
all'interno
di
un'area
rinomata
per
quei
determinati prodotti, come il vino e le nocciole dell'astigiano, i prodotti
cerealicoli provenienti dal Pinerolese oltre che da Alessandria e da
Vercelli. Interessante notare la presenza di due aziende che non
riforniscono generi alimentari, di cui una nei pressi di Alessandria che
commercializza prodotti cosmetici e l'altra di chiusa San Michele che
produce eco-detersivi e prodotti per l'igiene personale.
- 104 -
Concentrandosi sulle aziende più vicine ai gas si osserva che,
nonostante la presenza di alcuni fornitori in area metropolitana,
la maggior si trova in aree più distanti dalla metropoli torinese,
nei comuni a ridosso delle aree montane, caratterizzati da un
paesaggio di ambiente rurale ancora intatto ma che necessita
sostegno economico per essere salvaguardato.
Tabella 3.2: Le aziende piemontesi in relazione con i GAS analizzati
AREE FORNITORI
PRODOTTI
LOCALITA'
Valli Unite -Az. Ag.
DISTANZA
KM
farine, vino
135
Antos
Ozzano – Alessandria
prodotti cosmetici
100
Az. Agr. Ferroro
Montiglio Monferrato - Asti
vino
75
Prod privato
Asti
nocciole
70
Cascina Belvedere
Bianzè – Vercelli
Riso
70
Achillea
Paesana – Cuneo
succhi di frutta,marmellate, conserve
50
Az Agricola Bargiolina
Fraz. Torriana, Barge - Cuneo
mele,kiwi, marm ellate
45
mozzarella di bufala
42
Bibiana – Torino
frutta e verdura, conserve, marmellate,
succhi, carne e formaggi
40
35
Costa Vescovado – Alessandria
Azienda Agricola di Chicco Luca Carmagnola – Torino
Il Frutto Permesso
Progetto “Farina
Sacco” - Destovest
del
Nostro
Pinerolese
farine di grano tenero, saraceno e
monococco
Cascina dei conti
Osasco – Torino
farine, trasformazione mais
35
Az. Agr. Rolle
Villafranca Piemonte – Torino
Carne
35
Azienda Agricola Roncaglia
Bricherasio - Torino
mele,kiwi, patate
35
Ecobeauty
San Secondo di Pinerolo – Torino
Chiusa San Michele – Torino
mirtilli
ecodetersivi, igiene personale
35
30
Liriodendro Az. Agr.
Borgaro Torinesese – Torino
carni e salumi
25
Frossasco – Torino
Coop Piccoli Frutti della Valsangone F.ne Maddalena, Giaveno – Torino
Torino
Birrificio San Paolo
Grugliasco – Torino
Fior di loto
Ass. Prog. Davide
Piossasco e Villarbasse – Torino
Cumiana – Torino
Cascina dei Frutasè
Cascina Gorgia Presidio Slow
Orbassano -Torino
Food
carni bianche
20
20
15
10
0-10
10
Az Agr. Ramasotto
Piossasco – Torino
Carne bovina e suina
0
Bassignana
Rivalta di Torino – Torino
Miele
0
Rivalta di Torino – Torino
frutta e verdura
0
Rivalta di Torino – Torino
fragole, mirtilli e lamponi
0
Az. Agr. di Gardiol Sara
Az. Agr. Di Aimone Giorgio
La Cascina rivaltese
Azienda Agricola Sara Droetto
piccoli frutti – legna
birra
cereali, alimenti colazione,snack ecc
miele
verdura
sedano rosso, verdura
5
Elaborati propri
La distribuzione delle aziende piemontesi in relazione con i
gruppi analizzati è rappresentata dalle figure seguenti, la prima a
scala regionale e la seconda a scala provinciale. Le immagini
- 105 -
mostrano come esse si concentrino nel raggio d'azione dei gas,
specialmente lungo un'asse immaginario che dalla valle di susa e
arriva al cuneese, parallelo all'arco alpino. A scala provinciale
sembra
emergere
anche
un
altro
elemento
interessante
all’analisi: anche l’accessibilità e la prossimità alle arterie
principali sembra essere un fattore di forza. Questo vale in
particolare per le aziende agricole nell’area sud-ovest di Torino.
Fig. 3.1: rappresentazione geografica delle aziende coivolte. Elaborazione
propria
Scala Regionale
Scala Provinciale
Tra i soggetti coinvolti negli AFNs esaminati sono cinque
quelli
che si trovano nello stesso comune in cui operano i gas, di cui tre
a Rivalta e due a Piossasco. L'associazione GASSE acquista sul
territorio carni e salumi da una piccola azienda e miele da
un'associazione che sostiene e forma al lavoro, giovani ragazzi
portatori di disagio psichico. Anche il GRAC acquista il miele da
un apicoltore di Rivalta, anche grazie alla presenza della collina
morenica; mentre il GAS CAMPO APERTO acquista da due
azionde del territorio comunale frutta e verdura biologica e
piccoli frutti. La scelta di questi fornitori, e degli altri, si fonda su
relazioni dirette che si sono rinforzate negli anni.
In generale il bacino di aziende agricole in relazione con i gas
analizzasi conferma l’immagine del territorio piemontese come
ricco da un punto di vista agro-alimentare. A scala provinciale le
- 106 -
relazioni più brevi soddisfano le necessità quotidiane dei verdura,
ortaggi, frutti di bosco e miele. Anche le produzioni di carni, latte
e derivati sono considerevoli anche se i produttori locali inseriti
nel network dei GAS risultano limitati rispetto al numero di
aziende presenti. Questo elemento potrebbe essere correlato, in
una certa misura, alla diffusione di saperi e buone pratiche in
risposta ai problemi legati all’eccessivo consumo di carne e più in
generale ai danni provocati all’ambiente dall’attività zootecnica.
Molte delle aziende in rete con i gas riforniscono anche gli 11
GAC del territorio, e/o aderiscono ai mercati di campagna amica,
bollino di qualità della Coldiretti per valorizzare quelle imprese
che operano nel sociale non tralasciando la qualità del prodotto.
L'incrocio e la sovrapposizione delle reti di relazioni instaurate da
ciascun gas mostra delle linee comuni d'azione, osservabile
anche attraverso l'osservazione dei fornitori dell'associazione
gastorino e dei GAC torinesi: cercare di soddisfare la propria
domanda rivolgendosi a produttori locali che adottano processi
produttivi ecosostenibili e che generano benefici per la collettività
ed il territorio.
Tabella 3.3: Dimensioni della RAA
Rete
Disp.
Relazioni
Prossimità
Tipolog
Informativi
ia RAA
CAMPO
Impersonali
Benefici
Medio-alta dal punto di Filiera
APERTO
per prodotti non
vista spaziale dovuta corta
“complessi”
monetari.
all’ampia
Inter-
Forti
acquisti.
varietà
di Ambie
Gli nte
personali in relazioni tra intermediari lungo la
tutti gli altri membri
e catena
casi.
la consumo sono ridotti
con
comunità.
produzione
–
al minimo. Dal punto
di
vista
culturale
il
gruppo ha una forte
- 107 -
sensibilità
per
l’ambiente e la natura.
Visione
olistica
del
mondo
GRAC
Inter-
Benefici
Alta
prossimità Filiera
personali: i non
spaziale.
fornitori
monetari
L’alta
prossimità Cooper
vengono
soprattutto
funzionale
è
selezionati
in termini di alla spiccata attitudine
attraverso il soddisfazio
passa-
ne
corta
dovuta azione
del gruppo a ricercare
morale. soluzioni in rete con
parola o per Legami con altri attori.
GASSE
conoscenza
paesi in via
diretta.
di sviluppo.
Inter-
Benefici
Prossimità molto alta Filiera
personali:
non
in termini spaziali a cui corta
la
monetari
corrisponde un’elevata Sociale
conoscenza
derivanti da prossimità funzionale.
diretta
dei relazioni
Realtà
attenta
al
fornitori
“tra
resta
Forte
essenziale.
legame con sociale. In particolare
La
pari”. territorio dal punto di
vista
ambientale
rete le realtà del verso
serve
per territorio
portatori
orientare
che
nuovi
operano nel
acquisti.
sociale
i
giovani
di
disagio
psico-fisico e sociale.
- 108 -
e
- 109 -
3.2 Caso studio: il progetto “Farina del Nostro sacco”
Il progetto
“Farina
del nostro
sacco” nasce
nel 2010
con
la
sottoscrizione di un “Patto di collaborazione per un economia solidale”
da parte di alcune aziende agricole, e diversi GAS finalizzato alla
creazione di una filiera corta del pane fondata sui valori dell'economia
solidale.
Questo è il primo progetto portato avanti dal gruppo di lavoro
denominatosi DESTOvest nato nel 2009 al termine di un corso di
formazione, promosso dal Distretto di Economia Solidale di Torino e
Provincia (DESTO), dal nome “Un ponte sul distretto”. Quest’ultimo era
finalizzato ad
animare le reti di economia solidale del territorio con
l'obiettivo specifico di formare nuovi gruppi di lavoro e attivare nuovi
percorsi di progettazione.
Un Distretto di Economia Solidale (DES) è un luogo economico, sociale
e culturale espresso da una rete di soggetti del territorio, che si ispira
alle esperienze delle reti di economia solidale del Sud America. E’ un
territorio vitale, dinamico e aperto fondato sui principi di giustizia,
solidarietà e sostenibilità ambientale. Ogni distretto è in collegamento
con gli altri DES nazionali e si fonda sulle relazioni tra i soggetti che lo
formano, ovvero produttori di beni, i fornitori di servizi, gli acquirenti
singoli e organizzati e le associazioni che condividono i principi
dell'economia
solidale.
La
rete
ha
una
struttura
policentrica
caratterizzata dall'autonomia organizzativa dei singoli distretti, uniti fra
loro da legami orizzontali in cui nessun nodo spicca per centralità.
L'esperienza di filiera corta promossa da DESTOvest è una strategia
innovativa per sostenere uno sviluppo rurale altro rispetto al trend
dominante del territorio provinciale. Infatti sul territorio la maggior
parte delle aziende agricole e zootecniche sono di stampo tradizionale,
orientate
al
mercato
globale
e
alle
opportunità
delle
politiche
comunitarie.Perciò il progetto rappresenta una sfida sia al modello
dominante di impresa agricola, sia
al modello di sviluppo dell'intera
economia locale.
Gli obiettivi che accomunano i soggetti coinvolti sono:
•
ricercare, mantenere e migliorare parti del territorio destinati o
da destinare ad uso agricolo;
- 110 -
•
privilegiare la cooperazione e lo scambio tra piccole realtà:
GAS/gruppi organizzati, realtà agricole e artigianali, soprattutto
se
orientate
allo
sviluppo
di
occupazione
per
soggetti
svantaggiati;
•
diffondere la pratica della produzione biologica, tipica, locale e
stagionale per promuovere la salute delle persone, il rispetto del
territorio e dei cicli produttivi naturali;
•
sperimentare la filiera corta, intesa come quell'insieme di attività
che prevede una relazione diretta tra chi produce e chi consuma
per la fornitura di prodotti di qualità, riducendo i passaggi
intermedi, con l'attenzione a valorizzare il lavoro degli operatori
coinvolti e favorendo la diretta partecipazione degli acquirenti;
•
sperimentare un rapporto commerciale tra i diversi soggetti
fondato sulla correttezza e la trasparenza, costruendo insieme il
“prezzo giusto” dei prodotti;
•
contribuire finanziariamente al mantenimento e allo sviluppo del
progetto;
•
Per
diffondere il significato e gli obiettivi del progetto sul territorio.
la
realizzazione
degli
obiettivi
comuni
è
di
fondamentale
importanza che tutti i soggetti coinvolti nella filiera corta lavorino
insieme in modo responsabile in un'ottica di reciprocità. Il percorso di
realizzazione della filiera diventa quindi un percorso di apprendimento
reciproco e progressivo, basato sulla ricerca di nuove forme di relazioni
produttive, commerciali e di consumo.
Il consumatore da agente passivo diventa “co-produttore” anche
partecipando economicamente al rischio d'impresa, mentre i produttori
si assumono la responsabilità della qualità del prodotto e della
completa trasparenza e correttezza commerciale.
In questo quadro il Gruppo di lavoro DESTOvest organizza e promuove
momenti
di
approfondimento
e
confronto
sul
progetto,
sulla
costruzione del “prezzo giusto”, sui prodotti e sulla filiera al fine
favorire la conoscenza diretta con la terra coltivata e i suoi cicli
produttivi. I vari gruppi d'acquisto contribuiscono alla logistica e alla
promozione dei prodotti dell'economia solidale all'interno del distretto
- 111 -
anche tramite eventi ricreativi e formativi aperti alla cittadinanza.
L'esperienza di filiera corta parte nel 2010 come progetto pilota
finalizzato a creare una filiera del pane solidale all'interno al DES
torinese, e nello specifico per l'area a sud-ovest della citta di Torino
fino al Pinerolese. Il progetto “Farina del nostro sacco” parte per il
periodo 2012-2013, con ambizioni più grandi rispetto alle esperienze
passate, con la sottoscrizione di un nuovo patto di collaborazione
contenente alcune modifiche. I cambiamenti più evidenti riguardano le
aziende coinvolte: in primo luogo si è scelto di affidare la pulitura della
granella, cruciale per la qualità e quantità finale del prodotto, ad una
piccola azienda agricola del cuneese non coinvolta precedentemente.
Inoltre per motivi economici e logistici l'azienda agricola Cascina
Rivaltese, che coltivava grano tenero nella fase pilota, non è più tra i
firmatari del patto e ad oggi svolge il ruolo di polo logistico alle porte di
Rivalta, ospitando la farina pronta alla consegna all'interno del proprio
magazzino. Al suo posto è subentrata una nuova azienda agricola del
pinerolese, semplificando e riducendo i trasporti per i vari processi
produttivi.
Restano invariati invece la logica di fondo, il metodo di pianificazione e
di progettazione. Perciò di seguito si analizzerà più nel dettaglio
esclusivamente il progetto “Farina del nostro sacco” per il periodo
2012-2013, cercando di metterne in risalto gli elementi essenziali della
filiera con un approccio territoriale con l’obiettivo di cogliere il
contributo che questa tipologia di rete alimentare alternativa può dare
allo sviluppo del territorio.
I soggetti firmatari del patto di economia solidale hanno stabilito, con
atto formale, un rapporto di collaborazione, fondato sulla fiducia,
finalizzato alla promozione dei prodotti e servizi inerenti la filiera di
farina e granella di frumento di grano tenero.
I base agli obiettivi comuni i gruppi di consumatori si impegnano a:
promuovere le medesime modalità di Patto Solidale in altri ambiti
collettivi di consumo del DESTO e di altre realtà; versare a ridosso
della semina il 50% del costo di produzione della granella relativo alle
quantità prenotate, come quota di partecipazione e di condivisione dei
- 112 -
rischi e dei benefici della coltivazione; pagare i prodotti e i servizi
inerenti la filiera produttiva successivamente ad ogni consegna e
distribuzione ai GAS della farina e della granella confezionata.
Dall’altro lato gli agricoltori e le aziende agricole che rappresentano si
impegnano a: rendere note tempestivamente a DESTOvest ogni
modifica delle caratteristiche dei prodotti, tale da incidere con effetto
sostanziale sulla qualità, quantità o sul costo dei medesimi; versare a
DESTOvest il contributo del 2% del costo della farina confezionata.
Dopo le sperimentazioni della filiera con la semina/raccolto dei primi
due anni, il progetto per il 2013 si pone i seguenti obiettivi e azioni:
•
cooperazione e scambio tra GAS/gruppi organizzati e piccole
realtà
agricole/artigianali
situate
nell'area
sud/ovest
della
Provincia di Torino;
•
utilizzo di terreni agricoli con l'applicazione della rotazione
colturale, tecnica per il miglioramento o il mantenimento della
fertilità del terreno;
•
conversione, nell'arco di tre anni, di terreni agricoli ad uso di
agricoltura convenzionale o a prato, alla coltivazione con
tecniche di massimo rispetto ambientale, con esclusione totale
di prodotti chimici di sintesi e manipolati geneticamente;
•
produzione di granella di frumento tenero di buona qualità
panificatoria;
•
molitura della granella in impianto artigianale con macina a
pietra;
•
produzione di farina di grano tenero tipo “1”, integrale e di
granella confezionata;
•
organizzazione logistica delle fasi di trasporto;
•
corso di panificazione con lievito naturale.
3.2.1 Il network e l’organizzazione territoriale della filiera
Il Gruppo di lavoro, in collaborazione con tutti i soggetti coinvolti, ha
pianificato l'intera filiera del pane, dalla costruzione della domanda fino
ai corsi di panificazione.
I soggetti coinvolti per la realizzazione del progetto, la località d’origine
e il loro ruolo all’interno del progetto “Farina del nostro sacco” sono
- 113 -
elencate nella tabella seguente.
Tabella 3.4 Le realtà coinvolte nel progetto Farina del nostro sacco
DESTOVEST: FARINA DEL NOSTRO SACCO 2012/2013
SOGGETTI
LOCALITà
RUOLO NELLA FILIERA
Provincia di Torino, zona Progettazione - Pianificazione –
Gruppo di lavoro Destovest
Ovest
Commercializzazione
Miradolo, San secondo di
Az. Agr. Gardiol
Pinerolo (TO)
Coltivazione
Az. Agr. Marina Parisa
Cascina
Nuova
terapeutica
–
comunità
Az Agr. Cascina dei Conti
San Secondo di Pinerolo (TO) Coltivazione
Coltivazione - Polo logistico:
Roletto (TO)
Stoccaggio granella
Osasco (TO)
GAS Campo Aperto
Rivalta di Torino (TO)
GRAC (Gruppo Rivaltese Acquisti
Consapevoli)
Rivalta di Torino (TO)
Associazione
“Filo
comunità famiglie”
d'erba
–
Coltivazione
Distribuzione
-
Molitura
-
Consumo
Consumo
Associazione GASSE
GASALPI
GASDALBASS
SANTA GASGIULIA
Piossasco (TO)
Alpignano (TO)
Avigliana-Giaveno (TO)
Torino
Consumo
Forno
sociale
utilizzabile dagli associati.
Consumo - Laboratorio 2013 di
panificazione
Consumo
Consumo
Consumo
Cooperativa MAG4 Piemonte
Torino
Finanziario
Banca delTempo di Rivalta
Rivalta di Torino (TO)
Altro
Rivalta di Torino (TO)
Altri soggetti esterni al Gruppo DESTOvest
Az. Agr. Arese Franco
La Cascina rivaltese
Centallo (CN)
Rivalta di Torino (TO)
Pulitura
Polo
logistico:
distribuzione
finale vendita diretta
Tra i firmatari del patto di solidarietà ci sono, oltre al gruppo
promotore, quattro aziende agricole, sette gruppi di consumatori e due
realtà del mondo economico e sociale. Inoltre si sono rivelate di
fondamentale importanza due aziende esterne al patto di solidarietà.
Attraverso l’interazione sociale e l’apprendimento reciproco sono state
pianificate tutte le fasi necessarie alla realizzazione del progetto, cioè:
1. La domanda: Le famiglie dei GAS/gruppi coinvolti prenotano, in
anticipo rispetto alla semina la propria quota di farina, indicando la
tipologia (farina tipo “1” o intergrale o granella confezionata) e il
tipo di confezionamento ( 5 o 1 kg).
2. La condivisione dei rischi e dei benefici: i consumatori versano un
contributo pari al 50% del costo di produzione della granella
prenotata a ridosso della semina; tale contributo rappresenta una
quota di partecipazione e di condivisione dei rischi e dei benefici.
Compito degli agricoltori è di garantire l'attitudine del terreno alla
coltura del grano impegnandosi allo stesso tempo per una corretta
gestione del suolo.
3. La semina: il grano tenero prenotato viene coltivato da tre aziende
- 114 -
agricole
del
pinerolese,
un'associazione
di
aderenti
promozione
a
del
Strada
territorio
reale
e
del
dei
Vini,
turismo
responsabile sostenuta dalla Provincia di Torino
4. La pulitura della granella: dato che nei due anni passati la pulitura
si è rivelato un passaggio critico, nel 2012 si è deciso di rivolgersi
all'azienda Agricola di Arese Franco a Centallo (CN). L’azienda è
specializzata nella selezione e nella pulitura di cereali ed è
facilmente raggiungibile dai luoghi di produzione anche se situata
in un'altra Provincia. Infatti per la buona conservazione della
granella è indispensabile effettuare una scrupolosa pulitura in
condizioni ottimali subito dopo la raccolta, per prevenire lo
sviluppo di micotossine.
5. Lo stoccaggio: I sacchi da 25kg di granella pulita sono stoccati
presso i locali messi a disposizione da uno dei produttori coinvolti,
la Comunità terapeutica Cascina Nuova di Roletto (TO).
6. La molitura: La granella pulita viene macinata con un vecchio
mulino a pietra da poco restaurato dall'azienda agricola Cascina dei
Conti di Osasco (TO). L'azienda ha da anni sviluppato relazioni con
i gas locali e provinciali, tra le attività connesse al progetto c'è
anche la coltivazione di grano saraceno e monococco che macina
direttamente in azienda.
7. Il trasporto: ogni trasposto è pianificato precedentemente e
organizzato a seconda dei casi dai coltivatori, da DESTOvest o dai
consumatori finali. Più avanti sono riassunti in una tabella che ne
descrive gli elementi chiave.
8. La certificazione: autocertificazione dei metodi di conduzione
agro-ecologica da parte dei coltivatori. Tutti applicano particolari
metodi di produzione volti a una gestione sostenibile dei suoli.
Alcune aziende hanno ottenuto la certificazione biologica per i
propri
prodotti,
mentre
altre
hanno
conversione.
- 115 -
avviato
il
processo
di
9. Le
analisi:
Effettuate
per
il
terzo
anno
consecutivo
in
collaborazione con il Laboratorio di analisi della Camera di
Commercio di Torino. L’obiettivo del 2013 è redigere l'etichetta
nutrizionale della farina.
10.
La panificazione: Nel 2013 l'organizzazione dell'annuale
laboratorio di panificazione con pasta madre è stata affidata
all'Associazione GASSE di Piossasco.
Il primo passaggio necessario alla sottoscrizione dell'accordo è stato
l'elaborazione di un piano economico con la collaborazione di tutte le
parti interessate. Questo ha compreso tutti i costi sostenuti dai vari
attori a partire dalle sementi fino alla molitura e al confezionamento
delle varie tipologie di farina.
3.2.2 Localizzazione delle realtà coivolte
La localizzazione degli attori e le relazioni di scambio che avvengono
lungo tutta la filiera sono elementi importanti per cogliere la
territorialità di una rete alternativa. A tal proposito, di seguito vengono
presentate le aziende coinvolte e le attività che svolgono sia per il
progetto sia per il territorio in generale e successivamente vengono
ricostruiti gli scambi lungo la filiera tramite l'utilizzo di mappe a diverse
scale.
Scheda 1: Comunità terapeutica Cascina Nuova
Tipologia di azienda:Comunità terapeutica
Localizzazione:Via S. Brigida 63, Roletto (TO)
Ruolo nel progetto:Coltivazione e stoccaggio della granella in attesa
della molitura
Breve descrizione dell'azttività:
Uno degli aspetti fondamentali della comunità terapeutica è il lavoro
quotidiano, a cui partecipano gli ospiti della comunità, legato
all'allevamento di animali e alla coltivazione di ortaggi destinati alla
vendita e in parte al fabbisogno interno.
Gli ortaggi dispongono di certificazione biologica, mentre i bovini, di
razza piemontese, ricevono alimentazione OGM free; entrambi i
- 116 -
prodotti sono venduti ai Gruppo d'Acquisto Solidali (GAS) e destinati al
consumo della comunità stessa.
Nel 2010, in via sperimentale, inizia a coltivare frumento di grano
tenero in una porzione di terreno prima coltivata a prato per la
produzione di foraggio, partecipando attivamente alla realizzazione del
progetto “Farina del Nostro Sacco”.
Scheda 2: Azienda Agricola Cascina Gardiol
Localizzazione: San Secondo di Pinerolo (TO).Frazione Miradolo, Via
Chiesa di Miradolo 3
Ruolo nel progetto: Coltivazione di grano Saraceno e di grano
tenero
Tipologia d'azienda: Azienda a conduzione familiare, B&b
Breve descrizione dell'attività:
Essendo un'azienda di tipo misto la Cascina produce: molta della
frutta coltivabile a queste latitudini ovvero mele, uva, mirtilli giganti e
altri piccoli frutti, drupacee e actinidie, oltre ad alcune specie
rappresentate da pochi esemplari; · un discreto numero di ortive,
principalmente per il consumo familiare, sporadicamente per la
vendita;.
L’Azienda condivide, e cerca di applicare dove le condizioni lo
permettono, i principi e i metodi della coltivazione biologica, o quelli
della lotta integrata; tuttavia al momento non aderisce al sistema di
certificazione per l'agricoltura biologica.
Tutti i prodotti vengono normalmente venduti al dettaglio in Cascina,
ai
Gruppi di Acquisto (GAS) in genere e ad un laboratorio di
pasticceria artigianale di Torre Pellice;
l'obiettivo è di instaurare un
rapporto di fiducia diretto con il consumatore, anche dando la
possibilità di visitare l'azienda e le le relative lavorazioni.
Tra i servizi connessi l'azienda gestisce un b&b all'interno della
cascina, inoltre i rapporti con l'esterno sono facilitati da un sito web in
ui sono facilmente reperibili contatti e informazioni sui prodotti e sulle
attività portate avanti sul territorio.
- 117 -
La Cascina, inoltre, organizza delle giornate enogastronomiche e
culturali per far scoprire ed apprezzare, a chi lo desideri, il territorio
agrario pinerolese. I percorsi sono situati sulla neonata Strada reale
dei vini torinesi e ne coinvolgono alcuni soci aderenti (produttori,
ristoratori, agriturismi...)
Scheda 3 - Azienda Agricola Marina Parisa - Favè
Localizzazione: S. Secondo di Pinerolo (TO), Prarostino, Via Ruata
56.
Ruolo nel progetto: Coltivazione di frumento di grano tenero.
Tipologia
d'azienda:
Piccola
azienda
a
conduzione
familiare
polifunzionale, b&b e ristorante.
Breve descrizione dell'attività:
Il nucleo aziendale è a Prarostino, zona pedemontana a 550m di
altitudine, ed ha una superficie di 4,5 ha di terreno su cui convivono
alberi da frutta (mele, ciliegie, piccoli frutti), patate, ortaggi e uva.
Inoltre l'azienda pratica l'allevamento di bovini per la produzione di
latte e la sua trasformazione in formaggi freschi e stagionati. Da molti
anni si cerca di attuare coltivazioni a basso impatto ambientale,
usando metodi che si possono definire biologici e dal 2010 si è deciso
di percorrere l’iter per la certificazione biologica.
Tutti i prodotti vengono venduti sia in azienda sia a Gruppi d'Acquisto
Solidale, in entrambi i casi il rapporto diretto con i consumatori e la
fiducia che ne deriva, rappresenta l'elemento fondante dello scambio.
A tal fine, è possibile visitare l'azienda, partecipare ai lavori stagionali
e soggiornare all'interno della stessa; inoltre vengono organizzate
cene e pranzi con menù a tema o stagionali.
Scheda 4 - Azienda Agricola Cascina dei Conti
Localizzazione: Osasco (TO),via Pinerolo 44.
Ruolo nel progetto: Coltivazione: grano Saraceno e Monococco;
Molitura e confezionamento farine e granella.
Tipologia d'azienda: Azienda specializzata in prodotti tipici con
certificazione della qualità.
- 118 -
Breve descrizione dell'attività:
L'azienda si trova immersa nella verde pianura pinerolese, con una
splendida veduta sul Monviso.
Il progressivo abbandono di colture e varietà locali stava per
comportare, nel corso del tempo, la perdita del patrimonio ambientale
e biologico che costituisce la "biodiversità agricola" del territorio, ma
grazie al desiderio, sempre più diffuso, di riscoprire alimenti con sapori
e aromi ormai dimenticati l'azienda si è sentita in dovere di tornare a
coltivare antiche varietà di cereali che poi vengono trasformate senza
modificarne qualità e proprietà: Gran Turco Pignoletto, Mais della
qualità detta Ottofile, Grano Saraceno e Monococco, antica varietà di
piccolo farro (coltivato nei campi situati a Pinerolo - frazione Abbadia),
vengono forniti sia in semi (decorticati nel caso del monococco), sia in
farina.Di anno in anno i semi di queste antiche "cultivar" vengono
conservati e custoditi dal proprietario dell'azienda; inoltre la Cascina
trasforma direttamente la granella in farina grazie ad un antico mulino
in pietra che ha recuperato e restaurato
L'azienda aderisce al sistema di certificazione al biologico, iniziando
nel 2009 il processo di conversione a coltivazione con metodi biologici.
Alla produzione di cereali l'azienda affianca l'allevamento e la vendita
di lumache della specie HELIX Pomatia preparate al naturale, cioè in
salamoia, promuovendone l'impiego in cucina anche tramite la
diffusione di specifiche ricette culinarie. La vendita di tutti i prodotti
avviene principalmente attraverso la vendita diretta in cascina e ai
GAS, ad oggi
non è ancora possibile effettuare tramite sito web,
anche se è tra gli obiettivi dell'azienda.
Scheda 5 - Azienda Agricola Arese Franco
Localizzazione: Centallo (CN), Via Madonna dei Prati
Ruolo nel progetto: Pulitura della granella e confezionamento in
sacchi da 25 kg.
Tipologia d'azieda:
Piccola azienda a conduzione familiare.
Breve descrizione dell'attività:
- 119 -
L'azienda agricola di Arese Franco, situata a nord della provincia di
cuneo, è specializzata nella fasi più delicate dalla lavorazione dei
prodotti cerealico, ovvero la pulitura. Questa fase è caratterizzata da
un'elevata complessità, in quanto fattori qualitativi del prodotto e
dell'ambiente possono incidere anche negativamente sul prodotto
finale ao favorire la diffusione di micotossine.
L'azienda opera nel rispetto dell'ambiente in cui è immersa e utilizza
pratiche di lavoro tradizionali.
Inoltre l'azienda è specializzata nella trasformazione di frutta, che
effettua attraverso l'essicazione.
Scheda 6 – Azienda Agricola Cascina Rivaltese
Localizzazione: Rivalta Di Torino (TO), Via S. Luigi, 87/59
Ruolo nel progetto: Polo logistico per la distribuzione finale.
Tipologia d'azienda: Azienda agricola e zootecnica
Breve descrizione dell'attività:
Dopo i primi anni di sperimentazione del progetto, durante i quali
partecipava alla produzione di grano tenero, il ruolo della Cascina
Rivaltese è di tipo logistico; infatti le confezioni di granella e di farina,
pronte per essere distribuite ai membri dei vari GAS adernti al
progetto, vengono ospitate negli spazi dell'azienda agricola fino alla
data fissata per la distribuzione.
L'azienda è impegnata dal 2004 nella ricerca delle antiche tradizioni
contadine piemontesi legate alla coltivazione manuale, produce
ortaggi e cereali (frumento di grano tenero e pignoletto rosso, antica
varietà di mais) con il metodo di coltivazione biologica certificato e
alleva animali da cortile nutriti con il foraggio e i cereali prodotti dalla
stessa. Inoltre vengono coltivate piantine aromatiche e riproposte
antiche erbe per uso alimentare come l'ortica e la salvia di San Pietro.
Tutti
i
prodotti
collaborazione
vengono
con
i
GAS
venduti
del
direttamente
territorio
in
comunale
azienda,
è
la
sancito
formalmente da diversi anni attraverso l'applicazione di uno sconto del
10% sulla spesa effettuata in cascina, accordo che soddisfa le
esigenze sia dell'azienda, che ha trovato acquirenti stabili, sia delle
- 120 -
singole
famiglie
che
possono
effettuare
la
spesa
in
maniera
tradizionale risparmiando.
Dalla descrizione delle aziende agricole coinvolte e delle loro attività si
colgono alcune caratteristiche comuni, che possono essere visti come
punti di forza nelle evoluzioni green del settore. Infatti le attività
complementari alla principale sono notevoli, oltre a una buona
diversificazione dei prodotti. Altro elemento di forza sono le tecniche di
produzione utilizzate, in linea con i principi della lotta integrata o
attraverso la certificazione biologica. Le aziende del pinerolese inoltre
sono inserite in un circuito più ampio di promozione del territorio
incentrata sull’enogastronomia. L’affermazione di una cultura del cibo
in queste aree infatti, trova ad oggi forza in una notevole naturalità
degli spazi. Può essere indicativo di necessità economica il fatto che sia
le aziende Pinerolesi, sia le altre si trovino in piccoli comuni o
comunque in aree di frangia.
Si
possono
fare
alcune
considerazioni
iniziali
osservando
la
distribuzione geografica degli attori coinvolti. Come mostra la figura
seguente, ben quattro aziende agricole su si trovano nel Pinerolese.
Qui infatti viene coltivato, macinato e confezionato il grano tenero
commercializzato attraverso il progetto studiato. Le altre due aziende
invece sono coinvolte solo in misura minore. L’azienda agricola di Arese
Franco collocata nella provincia di Cuneo in prossimità di quella
torinese si occupa della pulitura della granella, mentre Cascina
Rivaltese ospita la farina acquistata dai vari gruppi.
- 121 -
Figura 3.2:: localizzazione delle aziende agricole
Elaborazione propria
La situazione è diversa se si osserva la collocazione dei gas o delle
associazioni di consumatori che partecipano al progetto. Innanzitutto
esse riescono a essere inquadrate attraverso una scala minore, il che
denota una concentrazione geografica maggiore. I consumatori sono
situati all’interno del sistema metropolitano torinese o nei territori a
Ovest e a Sud-Ovest
Ovest di esso. Il Comune di Rivalta risulta quello in cui
si concentrano la maggior parte dei gruppi di consumatori, ovvero i
GAS CAMPO APERTO e GRAC e l’Associazione Il Filo d’erba”. La
rappresentazione grafica aiuta a comprendere meglio quanto emerso
dalle interviste con i diversi attori coinvolti: la centralità dei gruppi
rivaltesi nell’organizzazione del progetto. Ciò spiega in parte la scelta
di utilizzare
tilizzare
gli spazi di Cascina
Rivaltese
per
semplificare
la
distribuzione della farina tra i vari acquirenti. Infatti gran parte della
farina prenotata finisce nelle case dei rivaltesi e dei loro amici.
- 122 -
Figura 3.3: Localizzazione dei Gruppi di Acquisto Solidale
Elaborazione propria
Per approfondire l’analisi si è scelto di indagare i legami tra gli attori e
le risorse disponibili sul territorio. Nel caso studiato i soggetti e i luoghi
si relazionano vicendevolmente al fine di chiudere l'intero ciclo
produttivo all'interno del distretto.
I trasporti necessari rappresentano legami facilmente misurabili,
utilizzati largamente in letteratura per valutare l'impatto ambientale di
alimenti e non solo. Tra questi i food miles misurano i chilometri che il
prodotto ha “percorso” durante l'intero ciclo produttivo. Nella tabella
seguente vengono riassunti i trasporti necessari a far giungere a casa
dei consumatori la farina prodotta attraverso questa filiera autoorganizzata, e chi ha effettuato il trasporto.
Tabella 3.Errore. Per applicare 0 al testo da visualizzare in questo punto, utilizzare la
scheda Home..2: Descrizione dei trasporti
Trasporto
Organizzatore Tragitto
T1)Raccolta-
Coltivatori
Pulitura
Distanza
Da Roletto e S. 56 km
Secondo
di
Pinerolo
a
Totale
56 Km
Centallo (CN)
T2)Pulitura
Stoccaggio
– DESTOvest
Centallo
(CN) 56 Km
– Roletto (TO)
- 123 -
56km
T3)Stoccaggio – Cascina
Roletto (TO) a 9 km
Molitura 3 volte
Osasco (TO)
T4)Trasporto
Nuova
a DESTOvest
Osasco (TO) a 29 Km
Rivalta 3 volte
Rivalta (TO)
T5)Distribuzione singoli
Alpingano,
finale 3 volte
membri
-
27 km
87 Km
-
dei Avigliana,
GAS
Piossasco,
Torino
a
Rivalta T.se
Totale dei trasporti previsti per l’anno 2013-2014
226 Km
Analizzando i trasporti risulta immediatamente evidente quanto incide
la sola pulitura in termini di Kilometri percorsi dalla farina. Infatti
vengono percorsi più di 100km solo per ottenere la granella pronta alla
macina stoccata a Roletto. Anche i tre trasporti a Rivalta T.se hanno il
loro peso, mentre risultano marginali tutti i trasporti necessari alla
macina e al confezionamento dei prodotti. Non sono stati calcolati
invece i kilometri percorsi dai consumatori in quanto difficilmente
misurabili. Infatti ogni gruppo si auto-organizza sulle modalità di ritiro
della merce ordinata, che varia sensibilmente da un gruppo ad un
altro.
Le due figure seguenti descrivono i trasporti che avvengono lungo la
catena produzione - distribuzione – consumo. La rappresentazione
grafica dei trasporti tra le aziende agricole mostra più chiaramente
quanto pesino i trasporti per la pulitura e per la distribuzione finale
rispetto agli altri. Le fasi produttive più remunerative vengono svolte
dalle
aziende
agricole
del
pinerolese,
che
si
dimostrano
particolarmente attive nella promozione del “meglio” locale. Dalla
figura si evince inoltre che i beni prodotti sono destinati al consumo in
un’area prossima alla Città di Torino. Questo può rappresentare quel
legame tra città e campagna tanto desiderato dai sostenitori delle Reti
Alimentari Alternative. Un rapporto reciproco capace da un lato di
procurare una fonte d’alimentazione sana e sicura, e dall’altro uno
spazio di mercato vitale.
- 124 -
Figura 3.4:: Rappresentazione dei trasporti
La figura seguente mostra invece i legami tra i gruppi di consumatori
distribuiti in maniera radiale rispetto a Rivalta di Torino. Come già
detto tre gruppi si trovano nei pressi del punto di raccolta, mentre gli
altri consumatori sono situati nei comuni limitrofi.
Figura 3.5:: Rappresentazione dei legami tra i gruppi di acquisto
acq
Le famiglie più distanti sono quelle residenti a Giaveno ed Avigliana,
servite dal GASDALBASS e di Torino aderenti al GAS di piazza Santa
Giulia. In entrambi i casi Cascina Rivaltese è facilmente raggiungibile
essendo limitrofa alla statale che connette rivalta all’uscita/entrata
autorstadale del Sito di Orbassano.
- 125 -
3.2.3 Considerazioni sulla tipologia di RAA e sul suo radicamento
territoriale.
Come già detto in precedenza la definizione operativa di AFN che si è
sceto di utilizzare si concentra su tre dimensioni:
•
la presenza di dispositivi (personali/impersonali) che veicolano al
consumatore l’informazione relativa al rapporto tra prodotto,
produttore e territorio;
•
il tipo di costi e benefici connessi agli scambi lungo la catena, e
la possibile emergenza di benefici dalle relazioni personali
connesse allo scambio stesso;
•
la prossimità (spaziale, funzionale e culturale) tra produttore e
consumatore, misurabile in termini di assenza di distana.
Dispositivi di trasmissione dell’informazione.
Inter-personali: fiducia tra gli attori derivante dall’appartenenza alla
rete gastorino e alla più ampia rete DESTO. Inoltre le visite in campo
organizzate e promosse dal gruppo di lavoro DESTOvest rafforzano le
relazioni tra consumatori e produttori e tra tutti gli attori coinvolti.
L’interazione sociale si è tradotta in una moltitudine di conoscenze
apprese a livello pratico (panificazione e buone pratiche), conoscitivo
(biodiversità,
problematiche
dell’attività
agricola)
e
teorico
(consapevolezza problematiche legate al cibo)
IMPERSONALI: Le qualità del prodotto viene dimostrata con la
completa trasparenza riguardo le tecniche di produzione e dei loro
costi attraverso la stesura di un piano economico annuale. In
quest’ottica si può vedere anche l’attuale obiettivo di l’etichettatura
con i valori nutrizionali delle farine commercializzate. Continua la
collaborazione con la Camera di Commercio di Torino per analizzare i
terreni
delle
aziende
agricole
coinvolte
e
monitorare
l’impatto
ambientale.
Sotto l’aspetto culturale sono state raccolte e diffuse ricette culinarie
per promuovere i prodotti del progetto sul territorio. Inoltre viene
organizzato annualmente un evento aperto al pubblico in cui è
possibile svolgere un laboratorio di panificazione con pasta madre.
- 126 -
Benefici Relazionali
MONETARI: Per i produttori il progetto rappresenta principalmente un
nuovo sbocco commerciale e offre la possibilità di diversificare i propri
prodotti. Inoltre il processo di autocertificazione instaurato con questo
progetto permette di risparmiare i costi di una certificazione biologica
formale.
NON MONETARI: Fanno parte di questa categoria quelli che vengono
definiti beni relazionali, cioè i benefici goduti da tutti i soggetti
coinvolti in genere, e dai rappresentanti delle realtà più attive nello
specifico. I fenomeni più evidenti sono le relazioni tra due o più
organizzazioni, caratterizzate da legami stabili nel tempo e basati sulla
fiducia
reciproca,
come
la
collaborazione
in
progetti
comuni,
l’organizzazione di eventi aperti alla comunità legati alla promozione di
una cultura del cibo nel rispetto del territorio.
Infine si è osservata una generale “soddisfazione morale” di tutti i
gruppi di consumatori nell’aver partecipato al progetto e della sua
realizzazione. Ciò deriva anche dal fatto di aver auto-prodotto una
farina impossibile da trovare all’esterno della rete e quindi senza
prezzo.
Prossimità
SPAZIALE: Tutti gli attori sono localizzati nella provincia di Torino, ad
esclusione dell’azienda agricola che si occupa della pulitura della
granella. La distribuzione geografica degli attori mostra
produttori
si
concentrano
nel
Pienerolese
mentre
i
che i
gruppi
di
consumatori si concentrano nella zona sud-ovest di Torino e nei
comuni limitrofi.
FUNZIONALE: il progetto si caratterizza per l’eliminazione degli
intermediari
attraverso
lungo
la
catena
l’auto-organizzazione
produzione-distribuzione-consumo
fondata
sulla
progettazione
partecipata. Inoltre i soggetti a monte e a valle coincidono in quanto i
consumatori sono anche co-produttori finanziando anticipatamente il
raccolto e partecipando direttamente al rischio d’impresa.
- 127 -
CULTURALE: Si è osservata una notevole condivisioni dei valori legati
alla qualità del cibo e del luoghi d’origine. Ciò si è tradotto nel tempo
con forme continuative di promozione del territorio rurale e di
diffusione delle buone pratiche adottate da alcune realtà di nicchia.
L’incrocio tra le diverse dimensioni analitiche permette di strutturare
uno spazio degli attributi e una conseguente tipologia degli AFNs
Tabella 3.Errore. Per applicare 0 al testo da visualizzare in questo punto, utilizzare la
scheda Home..3: spazio degli attributi della RAA analizzata
Rete
Disp.
Relazioni
Prossimità
Tipologia
Informativi
RAA
Farina
Impersonali
Prevalentemente di Relativament
del
e personali tipo
nostro
per
sacco
specifiche.
fitta rete di legami spaziale.
Apprendime
corti tra le aziende Alta
comunitario. e
risorse Presenza
di
alta
in filiera corta
una senso
definita
come
e Community
nto pratico, e tra i gas. Legami tendente
cognitivo e lunghi e meno forti “zero”
teorico.
tra singoli gas
singole aziende.
I
benefici
a Supported
in Agricolture”
e termini
(CSA)
funzionali:
non sovrapposizi
monetari superano one
quelli monetari.
Tipologia di
tra
produttori
e
consumatori
L'analisi mostra in che termini la rete analizzata può essere considerata
alternativa e potenzialmente esportabile. Infatti la filiera corta e la
prossimità tra i soggetti coinvolti, la presenza di dispositivi sia
personali sia impersonali che trasmettono al consumatore informazioni
sulla qualità del prodotto e la presenza di benefici monetari e non
monetari derivanti dall'iterazione sociale sono caratteristiche comuni a
tutte le tipologie di RAA di successo.
L’analisi del progetto Farina del nostro sacco mette in luce alcuni
elementi interessanti per lo studio di queste esperienze:
- 128 -
Dal punto di vista dei dispositivi che trasmettono al consumatore le
informazioni relative alla qualità del prodotto si nota la peculiarità della
rete: la ricerca continua di dispositivi impersonali caratterizzati dalla
trasparenza capaci da un lato di legittimare la qualità del prodotto sul
modello della grande distribuzione e dall’altro promuovere e valorizzare
il territorio d’origine e la sua cultura. Ne sono esempi pratici il piano
economico, l'autocertificazione, le analisi di laboratorio e la redazione
di ricettari.
Le relazioni inter-personali sono stati, e restano, fondamentali per la
nascita e la continuazione del progetto.
I benefici monetari generati dall’interazione sociale sono radicati nel
territorio provinciale e più precisamente nel pinerolese dove sono
concentrate le aziende agricole. Invece dal lato dei consumatori
risultano più importanti i benefici non monetari e la soddisfazione
morale per la partecipazione al progetto, oltre a quella personale nella
preparazione degli alimenti e del loro consumo.
Tale soddisfazione si traduce nel concreto in una certificazione ex-post
da parte dei consumatori, di tipo informale, fondamentale per la
continuazione del progetto e per diffondere l'iniziativa sul territorio, in
special modo a famiglie, gruppi di consumatori ed associazioni presenti
nei vari comuni coinvolti.
Infine la rete è caratterizzata da un'alta prossimità generale: in senso
spaziale e funzionale l'organizzazione dell'intera filiera avviene su scala
provinciale. in senso culturale si rileva una forte condivisione dei valori
tra tutti i soggetti coinvolti e il Gruppo DESTOvest. Questi sono
espressi formalmente sia nel patto di collaborazione per il progetto
“Farina del nostro”, sia nella carta dei principi condivisi del Distretto di
Economia Solidale di Torino e Provincia firmato nel 2009.
Altro elemento interessante è dato dall'appartenenza delle aziende
agricole del pinerolese all'Associazione “La Strada Reale dei Vini
Torinesi” (http://www.stradarealevinitorinesi.it ), costituita nel
2008
e
formata
enogastronomici
da
produttori
privati,
Enti
di
vino,
pubblici,
- 129 -
operatori
Consorzi,
turistici
associazioni
ed
e
organizzazioni collettivi con lo scopo di promuovere uno sviluppo
ecosostenibile del territorio fondato sulla valorizzazione in senso
turistico delle produzioni.
Ciò mostra che le politiche pubbliche a supporto al settore agricolo in
chiave “green” possono integrarsi sia con i programmi di valorizzazione
del territorio e sia con le iniziative nate dal basso e portate avanti dalle
singole realtà.
- 130 -
Conclusioni
Per valutare oggettivamente la possibilità di esportare il modello di
filiera corta costruito dal gruppo di lavoro DESTOvest è necessario
evidenziare quelli che possono essere riconosciuti come elementi
chiave per la riuscita dello stesso. Per prima cosa dall’analisi è emerso
che la filiera costruita con il progetto “Farina del nostro sacco” rientra
in quel contenitore di esperienze che la letteratura identifica con il
termine Community Supported Agricolture (CSA). Come tali, sono
spesso legati a una prossimità relativamente breve tra i luoghi
d’origine e quelli di consumo. Nel caso studiato i luoghi di produzione
coincidono con l’area settentrionale del Pinerolese, mentre il consumo
avviene all’interno dei i Comuni gravitanti su Rivalta di Torino, fino al
cuore della città. Dal punto di vista delle risorse, i prodotti scambiati
non sono solo alimenti ma portatori di simboli, valori e cultura. Infatti
la scelta dei produttori si basa sulla conoscenza reciproca, sullo
scambio di informazioni, di saperi e di fiducia. Le relazioni diventano
quindi risorse fondamentali per garantire la nascita e la riuscita del
progetto. Nel caso studio, una serie di relazioni di fiducia tra gli attori
coinvolti ha permesso il coordinamento delle necessità e degli obiettivi
di ciascun attore, riuscendo a costruire una filiera corta e solidale dal
basso. La distribuzione geografica dei soggetti lascia immaginare un
network più denso in due aree in cui si suddividono i contadini e i
consumatori. Questi ultimi si concentrano nel Comune di Rivalta dove
sono collocati due delle realtà analizzate in questa ricerca, i GAS
Campo Aperto e G.R.A.C. L’indagine condotta durante il periodo di
tirocinio ha evidenziato che, data la loro longevità, i gruppi rivaltesi
sono
portatori di un sapere pratico, cognitivo e teorico che
rappresenta una risorsa importante per il territorio. La strategia
fondata sulle reti adottata dai GAS permette loro non solo di soddisfare
i propri bisogni alimentari ma anche di promuovere la transizione verso
una società eco-compatibile.
Sotto quest’aspetto il patrimonio
naturale, paesaggistico e architettonico è un elemento fondamentale
per l’immagine del cibo, dei luoghi e delle loro radici. Nell’area
analizzata appare ancora minima l’attenzione degli enti locali alle
- 131 -
diverse
tipologie
di
Reti Alimentari
Alternative
e
ad
una
loro
integrazione, per una valorizzazione del patrimonio storico-culturale e
del settore agro-alimentare radicato sul territorio. Proprio questo
settore economico, seppur marginale per addetti o reddito, risulta il più
critico
tra
i
settori
metropolitano
produttivi
torinese,
nell’area
segnato
da
sud-ovest
una
del
pressione
sistema
antropica
decrescente uscendo dal capoluogo piemontese. L’impatto ambientale
dovuto all’insediamento residenziale ed economico lascia pochi varchi
visivi di paesaggio liberi nelle aree a Nord del Sangone e interne alla
linea della tangenziale torinese. In quest’area le zone agricole rimaste
integre, seppur frammentate in appezzamenti ridotti, si concentrano a
Rivalta di Torino e le connessioni ecologiche presentano ancora criticità
evidenti. Andando verso sud il paesaggio periurbano persiste fino
all’asse di collegamento Piossasco – Orbassano - Stupinigi. A Sud di
questo, il sistema naturale risulta ancora integro anche se l’incremento
demografico registrato nei Comuni di Volvera e di Piossasco dopo il
completamento
interrogativi
dell’autostrada
sullo
stop
alla
Torino–Pinerolo
cementificazione.
fanno
Le
emergere
politiche
di
riqualificazione urbana sono infatti incentrate sui beni di particolare
pregio simbolico, come la reggia di Stupinigi, il parco fluviale del
Sangone e gli adiacenti nuclei storici, tipo il Monastero di Rivalta e il
complesso signorile fortificato locale. A differenza del Pinerolese, in cui
i coltivatori sono
inseriti in circuiti di promozione del territorio, in
questo territorio non si riesce a leggere un vero rinnovamento del
settore agricolo. Le nuove tendenze “green” dal settore, fondate su
qualità dei prodotti, efficienza energetica e multifunzionalità, sono poco
percepibili e il numero di aziende innovative è ridotto . Infatti l’area si
caratterizza per la tradizionalità delle imprese, poco specializzate in
chiave multifunzionale, la cui attività principale resta l’allevamento per
la vendita di carni, insaccati, formaggi e simili. Le produzioni di verdura
e di ortaggi o altre colture destinate direttamente al consumo umano
restano esigue, mentre è tuttora praticata l’apicoltura nelle aree
collinari di Rivalta e Piossasco. Dal contesto si possono intravedere due
strategie possibili di progettazione da parte dei GAS a scala locale. La
- 132 -
prima a supporto degli agricoltori nell’area meridionale dell’ambito per
contrastare la frammentazione del paesaggio, cercando di importare il
progetto del pane. La seconda, invece, interna all’area del Sangone,
dove la rete di relazioni instaurate nel tempo può contribuire alla
transizione dell’area verso lo scenario del Masterplan di bacino. In
questa seconda opzione i GAS possono svolgere una fondamentale
azione di diffusione di saperi e di buone prassi utili ad accelerare una
transizione economica e sociale.
- 133 -
Bibliografia
Van der Ploeg J.D., 2009, “I nuovi Contadini”, Donzelli Editore, Roma.
Smith A., “Green niches in sustainable development: the case of
organic food in the United Kingdom”, Environment and Planning C:
Government and Policy, 24, pp. 439- 458, 2006.
Tregear A., 2011, “Progressing knowledge in alternative and local food
networks:
critical reflections and a research agenda”, Journal of Rural Studies,
27: 419-430.
Mardsen, Banks, Bristow (2000) “Food Supply Chain Approaches:
Exploring heir Role in Rural Development”, Sociologia Ruralis, 40, 4:
424-438.
Sonnino R., Marsden T., 2006, “Beyond the divide: rethinking
relationships between alternative and conventional food networks in
Europe”, Journal of Economic Geography, 6: 181-199.
Dematteis G. (2007), Per una geografia dell’agire collettivo.
Introduzione, in Borgarello G., Dansero E., Dematteis G., Governa F.,
Zobel B., Linee guida per lavorare insieme nei sistemi territoriali locali.
Progetto “Promozione della sostenibilità nel Pinerolese”. Un percorso di
ricerca/azione territoriale, Torino: Provincia di Torino - Regione
Piemonte, pp. 27-32.
Dematteis G., 2003 “Introduzione” in Dematteis G., Ferlaino F (a cura
di) Atti del Convegno “Il mondo e i luoghi: geografie dell'identita e del
cambiamento”, Torino, IRES Piemonte, p VII-XIX.
Goodman D, Goodman M.K. , 2007 “Alternative Food Networks”
Encyclopedia of Human Geography.
Dansero E., 2011, “Energie da contraddizione: innovazioni rurali e
territorio. Riflessioni da alcune esperienze in Italia e in Piemonte”, in
Saquet M. A., Dansero E.,Candiotto L. (a cura di), Geografia da e para
a cooperação a desenvolvimento territorial: experiências brasileiras e
italianas, São Paulo: Outras Expressões, pp. 201- 223.
Saroldi A., 2008, “L'economia Solidale dai GAS ai Distretti”, Contributo
per la guida all'economia solidale delle province di Lucca, Livorno, Pisa
(pubblicato online: www.retegas.org)
Dansero E., De Luca A., Puttilli M., 2012, Green economy e territorio.
Innovazioni ambientali e pratiche territoriali per un’ecoristrutturazione
della società, in EU-POLIS, Torino e i territori piemontesi fra locale e
globale. Politiche, reti e ancoraggi territoriali nella prospettiva placebased per la nuova programmazione 2014-2020,
- 134 -
Rossi A., Brunori G., 2011, Le Pratiche di consumo alimentare come
fattori di cambiamento. Il caso dei Gruppi di Acquisto Solidale
AgriRegioniEuropa 7, 27 (rivista on-line: Agriregionieuropa.univpm.it).
Carta per la rete italiana di conomia solidale (RES), marzo 2007.
Disponibile su www.retecosol.org
Carta dei principi condivisi, Distretto di economia Solidale di Torino e
Provincia (DESTO), marzo 2009. Disponibile su www.retecosol.org
Gardini C., Lazzarin C., Cristofori C. (2009), Osservatorio
internazionale sulla vendita diretta nelle aziende agricole, quarta
edizione 2009, Agri2000, Coldiretti.
Carmagnani E., Dansero E., De Rossi A., Robiglio M., 2005, “Territori e
strategia. Le trasformazione della città alla luce del Piano Strategico”,
in “Scenari per il sistema locale. Valutazioni sul Piano Strategico di
Torino e sulle prospettive di sviluppo nell’area metropolitana”,
Associazione Torino Internazionale.
Caramazza C., Carriero V, Grandino C., 2013,Mappatura delle
trasformazioni metropolitane. Fenomeni e temi per una strategia
territoriale, (a cura di) Caruso N. per Ass. Torino Internazionale
(disponibile sul sito torinostrategica.it)
Gallo G., 2009, Rivalta ieri, Seneca edizioni, Torino.
Ingaramo A, Voghera A., P. Tosoni, P. Pagnotta P, A. Vigetti, R. e A.
Longhi, 2010, Progetto EIDO2050, europaconcorsi.com
Voghera A, Regis D., 2012, Valorizzazione ecologica e paesaggistica
nel piano locale. Una sperimentazione in Provincia di Torino, in Atti
della XV Conferenza Nazionale SIU L’urbanistica che cambia. Rischi e
valori, Planum, The Journal of Urbanism, n.25, vol2/2012, Pescara.
Cavallo A., Giafrè F., Mastronardi L. Marino D., 2013 Exploring the role
innovation in short food supplì chain’s experiences: The case of Italy, V
AESOP Sustainable Food Planning Conference Innovation in urban
system. Flow session, Montpellier.
Casalino C, Mazzoccoli A, “Irescenari. I quadranti del territorio
piemontese: le prospettive del nord-ovest. Terzo rapporto triennale
sugli scenari evolutivi del Piemonte, 2008/17”. IRES Piemonte, 2008.
Granovetter, M., "Economic Action and Social Structure: the Problem of
Embeddedness.", American Journal of Sociology, 91 (1985), 481-93.
Perosino M., Cora L., 2013, 6° censimento generale dell’agricoltura.
Raccogliamo le risposte, seminiamo futuro. Regione Piemonte.
- 135 -
Documenti
Assessorato Politiche Territoriali (2005), Per un nuovo piano territoriale
regionale. Documento programmatico, Torino, Regione Piemonte.
Assessorato Politiche Territoriali (2007), Piano territoriale regionale.
Quadro di riferimento strutturale, Torino, Regione Piemonte.
Provincia di Torino, 2011, Relazione definitiva PTC2
PROGRAMMA TERRITORIALE INTEGRATO Regione Piemonte – Bando
Programmi Territoriali Integrati per gli anni 2006- 2007
Regione Piemonte, 2010, I Programmi Territoriali Integrati in Piemonte
Coalizioni, progetti e governante dell’attuazione, Rapporto di Ricerca
LAPO, Torino
Provincia di Torino, 2011, Tavola4.2 carta delle gerarchie della viabilità
e sistema delle adduzioni all’area torinese, PTCP2.
Provincia di Torino, 2011, Tavola 3.1 Sistema del verde e delle aree
libere, PTCP2.
Trasformazioni territoriali della provincia di Torino, T 2 - “quaderni del
territorio”. N. 2, 2009, Provincia di Torino, Csipiemonte
Provincia di Torino, Allegato II ”Ambiti di Aggregazione progettuale”,
Rapporto Finale del Progetto Corona Verde, 2007
Il contratto del bacino del Torrente sangone, 2010, Edizioni Provincia
di Torino
Sitografia
www.regione.piemonte.it
www.peovincia.torino.gov.it
Gruppi di Acquisto Solidale: www.retegas.org
Rete di Economia Solidale: www.retecosol.org
www.retelilliput.org
www.agriregionieuropa.univpm.it
www.stradarealevinitorinesi.it
- 136 -
- 137 -
Scarica

reti agroalimentari alternative