REGIONE VENETO Assessorato alle Politiche Sociali, Volontariato e Non-Profit Direzione Regionale per i Servizi Sociali Programmi e modelli di prevenzione primaria delle dipendenze: i diversi aspetti della valutazione Daniela Orlandini, Rosa Nardelli, Elena Bottignolo Programmi e modelli di prevenzione primaria delle dipendenze: i diversi aspetti della valutazione Daniela Orlandini Psicologo dipendente, dirigente dell’U.O. Prevenzione Dipendenze del Dipartimento delle Dipendenze – Azienda ULSS 12 Veneziana. Responsabile del Progetto “Itinerari” della Regione Veneto Rosa Nardelli Psicologo collaboratore dell’U.O. Prevenzione Dipendenze del Dipartimento delle Dipendenze – Azienda ULSS 12 Veneziana Elena Bottignolo Psicologo collaboratore dell’U.O. Prevenzione Dipendenze del Dipartimento delle Dipendenze – Azienda ULSS 12 Veneziana Per informazioni e richieste: Unità Operativa Prevenzione Dipendenze Dipartimento delle Dipendenze – Azienda ULSS 12 Veneziana Piazzale Lorenzo Giustiniani, 11/e Tel. 041 2608807/08 – Fax 041 2608841 e-mail: [email protected] La presente pubblicazione è stata realizzata all’interno del Progetto Itinerari 2000, finanziato dal Fondo Regionale Lotta alla Droga della Regione Veneto. Regione Veneto Assessorato alle Politiche Sociali, Volontariato e Non-Profit Assessore Antonio De Poli Palazzo Balbi, Dorsoduro, 3901 – 30123 Venezia Tel. 041 2792881 - Fax 041 2792883 e-mail: [email protected] Direzione Regionale per i Servizi Sociali – Dirigente Sante Bressan Servizio Prevenzione delle Devianze – Dirigente Lorenzo Rampazzo Rio Novo - Dorsoduro, 3493 – 30123 Venezia Tel. 041 2791412/13 – Fax 041 2791410 e-mail: [email protected] Pubblicazione “no profit” - Vietata la vendita Stampato in Italia Novembre, 2002 “We don’t need to reinvent wheel.… We need to learn from the best” (Commonwealth Club, Jan. 4, 1995) 15 PRIMA PARTE – ALCUNI PUNTI DI RIFERIMENTI PER LA VALUTAZIONE IN CAMPO PREVENTIVO 17 CAP. 1 Aspetti metodologici della prevenzione delle dipendenze: progettazione e valutazione 1.1. Premessa 1.2. Progettazione 1.3. Approcci teorici alla progettazione 1.4. Come stendere un progetto 1.5. Valutazione 1.6. Valutazione partecipata 1.7. Aspetti teorici della valutazione 1.8. Come si fa la valutazione 1.9. Problemi della valutazione nella prevenzione 1.10. In sintesi 17 17 18 19 21 24 26 26 27 28 31 32 33 34 36 36 37 37 38 38 39 40 41 43 44 46 47 48 49 49 52 53 54 CAP. 2 Referenti internazionali, europei e nazionali per la valutazione della prevenzione delle dipendenze 2.1. SAMSHA e CSAP 2.2. Le guide CSAP – SAMSHA 2.2.1. Science-based substance abuse prevention: a guide 2.2.2. Promising and proven substance abuse prevention programs 2.2.3. Principles of substance abuse prevention 2.2.4. 2000 Annual Summary. Effective prevention principles and programs 2.2.5. Guidelines and benchmarks for prevention programming 2.2.6. Preventing problem related to alcohol availability: environmental approches 2.3. Il Decision Support System (DSS) del CSAP 2.4. NIDA 2.5. La guida del NIDA 2.6. The Cochrane Collaboration 2.7. EMCDDA-OEDT e rete REITOX 2.8. Le linee guida dell’EMCDDA 2.9. IREFREA 2.10. COST e AZIONE COST - A6 EUROPA 2.11. Gruppo Pompidou 2.12. Il manuale del Gruppo Pompidou 2.13. OIDT e Focal Point Italiano 2.14. COST - A6 Italia 2.15. Le linee guida del COST - A6 Italia 2.16. AIV - Associazione Italiana di Valutazione 55 SECONDA PARTE – ANALISI DELL’EFFICIACIA DEI PROGRAMMI DI PREVENZIONE DELLE DIPENDENZE 57 CAP. 3 La prevenzione basata sull'evidenza e/o sull'efficacia 9 57 58 62 63 66 70 73 75 75 76 76 77 79 80 81 82 84 86 87 89 90 91 92 93 95 97 99 100 100 101 102 102 107 107 108 111 10 114 117 120 124 127 130 133 3.1. Cos’è la prevenzione basata sull’evidenza e/o sull’efficacia 3.2. I domini del CSAP 3.3. I fattori di rischio ed i fattori di protezione 3.3.1. Fattori di rischio e fattori di protezione specifici per uso e abuso di sostanze 3.3.2. Fattori di rischio e fattori di protezione del CSAP 3.3.3. Fattori di rischio e fattori di protezione nella fase di iniziazione all'uso di sostanze psicoattive: alcuni contributi italiani 3.4. Conclusioni CAP. 4 Analisi ragionata di progetti di prevenzione delle dipendenze sostenuti da valutazione a livello internazionale 4.1. Descrizione del processo di analisi 4.2. I progetti selezionati 4.2.1. All Stars 4.2.2. ATLAS - Athletes Training and Learning to Avoid Steroids 4.2.3. CMCA - Communities Mobilizing for Change on Alcohol 4.2.4. RHRD - Community Trials Intervention to Reduce High-Risk Drinking 4.2.5. CLFC - Creating Lasting Family Connections 4.2.6. Early Risers Skills for Success Programm 4.2.7. LST – Lifeskills Training 4.2.8. PDFY – Preparing for the drugs free years 4.2.9. Project Alert 4.2.10. Project Success 4.2.11. TND – Project toward no drug abuse 4.2.12. TNT – Project toward no tabacco use 4.2.13. RSAP – Residential Student Assistance Program 4.2.14. Start taking alcohol risk seriously (STARS) for families 4.2.15. KACM – Keep a clear mind 4.3. La prevenzione specifica in campo alcologico 4.3.1. Disponibilità di alcol ai minorenni 4.3.2. Aumento di tasse e prezzi degli alcolici 4.3.3. Interventi indirizzati ai gestori di esercizi che vendono e servono alcolici 4.3.4. Disponibilità di alcol all'intera comunità 4.3.5. Azioni dirette all'orario ed ai giorni di vendita 4.3.6. Interventi di prevenzione di comunità atti a regolare, modificare e migliorare le leggi e le politiche che riguardano il consumo di alcol CAP. 5 Analisi ragionata di progetti di prevenzione delle dipendenze sostenuti da valutazione a livello europeo 5.1. I riferimenti a livello europeo: EDDRA 5.2. Analisi ragionata dei progetti di prevenzione inseriti in EDDRA 5.2.1. Primary prevention health promotion programme against dependent substance use "Standing on my feet" 5.2.2. Young people as peer educators in drug misuse 5.2.3. Tobacco, alcohol and education 5.2.4. Selvästi nuori (Sober Youth) 5.2.5. Giovani e salute verso il 2000 5.2.6. Health promotion programme at the secondary education 5.2.7. The art of living – Life competence programme for schools 5.2.8. Construyendo salud (Building up health) – Improvement of personal and social skills 137 141 144 149 152 157 157 157 158 158 158 159 160 163 166 166 5.2.9. Tu decides (it’s up to you) – Spanish educational drugs programme 5.2.10. Score with football 5.2.11. Longing and addiction – Travelling exhibition on addiction prevention 5.2.12. Drugs – Don’t fool yourself. Danish primary prevention programme 5.2.13. European networking in addicion-prevention CAP. 6 Analisi dei programmi di prevenzione a scuola in Europa (Analisi di EDDRA ) Gregor Burkhart e Lorena Crusellas 6.1. Introduzione: come funziona EDDRA 6.2. L’analisi dei programmi scolastici e di comunità in EDDRA 6.3. Discussione dei risultati: programmi scolastici in EDDRA 6.3.1. Caratteristiche generali 6.3.2. Classificazione per obiettivi 6.3.3. Classificazione per modelli 6.3.4. Classificazione in base agli indicatori della valutazione 6.4. Conclusioni 6.5. Prossimi passi 6.6. Lista degli obiettivi e dei modelli nei programmi di prevenzione a scuola Bibliografia 173 TERZA PARTE – LE META-ANALISI E LE REVISIONI SISTEMATICHE DEI PROGETTI DI PREVENZIONE DELLE DIPENDENZE 175 188 CAP. 7 Le meta-analisi e le revisioni sistematiche dei progetti di prevenzione delle dipendenze 7.1. Cos'è una meta-analisi 7.2. Le meta-analisi di Nancy Tobler 7.3. Una meta-analisi in ambito familiare 7.4. Le revisioni sistematiche del The Cochrane Collaboration 7.5. Le revisioni sistematiche nell'ambito della prevenzione del fumo di tabacco del Cochrane 7.6. Analisi delle meta-analisi relative alla prevenzione aspecifica 191 191 195 CAP. 8 8.1 Breve sintesi 8.2 Alcune considerazioni conclusive 197 BIBLIOGRAFIA 175 176 182 185 186 11 12 La Regione Veneto, da sempre, attenta al benessere dei suoi cittadini ed alla promozione di stili di vita sani, è impegnata in numerosi progetti ed azioni di contrasto all’uso di droghe legali ed illegali. A fronte di tale fenomeno, che rappresenta un comportamento a rischio complesso e multifattoriale, la Regione Veneto ha espresso in modo chiaro le politiche e le strategie che intende perseguire, così come indicato nel documento programmatico di base “Le politiche regionali per una società libera dalle droghe” (2000), che trova continuità operativa negli “Indirizzi per gli Interventi nel Settore delle dipendenze” (2002). In tali linee di indirizzo tra le priorità di intervento individuate si pone particolare enfasi sulla prevenzione primaria sia nell’ambito scolastico che nei luoghi del tempo libero e del divertimento che nel mondo del lavoro. La Regione Veneto auspica l’implementazione di: Una prevenzione che dia risalto alle molteplici risorse dei giovani per fronteggiare l’offerta del mercato della droga e che permetta alle nuove generazioni di investire sul loro futuro e su scelte di vita positive. Una prevenzione permanente, integrata ed attenta alle rapide e continue trasformazioni del contesto entro il quale si esplica. Una prevenzione dove l’integrazione fra pubblico e privato sociale è il punto di forza come pure il lavoro di rete, strumento indispensabile per creare un sistema di azioni e di strategie sinergiche e coordinate. Una prevenzione matura capace di modelli innovativi, flessibili, riproducibili ed efficaci basati sull’evidenza scientifica. Da queste considerazioni nasce anche il progetto Itinerari che dal 1999 opera nel Veneto per la promozione della rete territoriale delle agenzie del pubblico, del privato sociali e dell’associazionismo impegnate nell’ambito della prevenzione primaria, per la ricerca nel campo delle dipendenze e per lo sviluppo tecnico-scientifico attraverso la creazione e divulgazione di strumenti idonei a fornire un supporto alla Regione Veneto ed agli operatori del settore. A tal riguardo, sentita la necessità di fare il punto sull’evidenza scientifica in questo campo, è stata realizzata la pubblicazione “Programmi e modelli di prevenzione primaria delle dipenden ze: i diversi aspetti della valutazione” che sono lieto di presentare. Questo lavoro è il frutto di un’analisi di autorevoli fonti internazionali ed europee relativa alle evidenze scientifiche nel campo della prevenzione delle dipendenze. Al fine di implementare un approccio alla prevenzione basato sull’evidenza scientifica, che permetta di attivare pratiche preventive che possano garantire risultati soddisfacenti ed efficaci, tale pubblicazione viene offerta agli operatori veneti, e non solo, del settore e raccomandata nella programmazione e progettazione dei Piani triennali del Fondo Regionale di Intervento per la Lotta alla Droga 2003-2005. Un sentito ringraziamento va, quindi,agli autori ed a quanti intenderanno avvalersi di questo contributo per migliorare la propria operatività. Antonio De Poli Assessore alle Politiche Sociali, Volontariato e Non-Profit 13 14 PRIMA PARTE Alcuni punti di riferimento per la valutazione in campo preventivo 1.1. Premessa Perché parlare di progettazione e valutazione insieme? Nella prevenzione delle dipendenze, ma più in generale in tutti gli interventi di tipo sociale e socio-sanitario, un approccio metodologicamente corretto prevede che si parta dall’una per arrivare all’altra e che siano da intendersi solo come momenti diversi di uno stesso processo. La stessa parola “progetto” può essere utilizzata con due significati diversi: progetto come percorso di realizzazione di un intervento (verifica preprogettuale, ideazione, realizzazione, gestione e verifica/valutazione) e progetto come stesura su cartaceo di un disegno d'intervento. Nella prima accezione la valutazione diviene una fase specifica del processo che si definisce “progetto”. La valutazione, e in modo specifico la valutazione partecipata, è da intendersi come fase di un processo di progettazione che vede coinvolti, a diverso titolo e a diversi livelli, un ampio numero di soggetti (utenti, operatori, enti pubblici, privato sociale, e così via) e dove, con finalità di verifica ed approfondimento dei processi e dei risultati e senza finalità sanzionatorie, si cercano di individuare le linee di miglioramento del servizio reso all’utente (De Ambrogio, 2000). In effetti, attualmente, si rileva una forte attenzione al progettare e al valutare anche perché è emersa una forte esigenza di innovare, sperimentare e rendere flessibili i meccanismi di soluzione dei problemi sociali. D’altronde, un intervento sviluppato in modo metodologicamente attento, procede attraverso un processo di continuo accomodamento fra progettazione, azione e valutazione dei risultati. Questo è garanzia di “qualità totale” del lavoro svolto (Gelinier e Pumir, 1999; Cuppini e Pirotti, 1999; Stame 1998; Bezzi 2001). La logica della “qualità totale” insiste sull’importanza della partecipazione e del coinvolgimento di tutti gli attori coinvolti nel processo di sviluppo e crescita, del continuo adeguamento alla complessità delle trasformazioni sociali e della centralità del “fattore persona”, anche nella ricerca delle risposte ai bisogni dell’utente/cliente. La capacità di progettare e valutare i propri interventi è una delle caratteristiche peculiari dei servizi più innovativi (Nizzoli, Ghirardini e Montanaro, 1999), capaci di adattarsi ai contesti che cambiano e soprattutto di cambiare i contesti in cui operano in un’ottica d'empowerment (Zani e Polmonari, 1996; Arcidiacono, Gelli e Putton, 1996). Tali tipologie di servizi innovativi, di solito, si caratterizzano per una diversa organizzazione del lavoro: flessibilità di orari, flessibilità di ruoli, valorizzazione delle competenze specifiche, attenzione alle risorse umane, lavoro fuori della sede del servizio, interazioni fra servizi diversi. In particolare, lavorando per progetti si tende a raggiungere obiettivi e non più a svolgere mansioni specifiche di un ruolo. 1.2. Progettazione Sempre più, anche nel settore della prevenzione delle dipendenze, si lavora per o su progetti. Spesso è proprio questa modalità di lavoro che porta all’innovazione poiché consente di introdurre novità all’interno di un “fare” predefinito o, più semplicemente, introduce cambiamento e, quindi, modifica delle situazioni statiche o problematiche. Il progettare è spesso inteso come “prefigurazione dell’azione, del processo, quindi delle sequenze di atti che dovrebbero portare ad un risultato anticipato predefinito: l’obiettivo. Il termine progetto rimanda a volte più alla dimensione ideativa, altre volte più al modo di realizzarla. È un termine di derivazione francese e ancor prima latina che discende da proiectare (esporre) e da proicere (gettare avanti)” (Orsenigo, 1999; pag. 25). Leone e Prezza (1999) ricordano tre motivazioni prevalenti che attualmente portano gli operatori a elaborare progetti valutabili: 1. le scarse risorse finanziarie disponibili per le politiche sociali e, quindi, l’esigenza di 17 18 reperire in altro modo finanziamenti pubblici (regionali, nazionali ed europei); 2. la necessità di produrre, a parità di risorse, degli interventi innovativi, flessibili e sempre più rispondenti alle esigenze ed ai bisogni degli utenti (persone, enti, organizzazioni, ecc.); 3. la spinta verso “l’organizzazione a rete dei servizi” al fine di definire strategie concertate tra organizzazioni pubbliche e private. Di sovente, il progetto è il frutto di interazioni e di confronti fra più attori sociali, diventa coprogetto ed è, quindi, capace di cogliere maggiormente la complessità del sociale. In tal senso, crea e/o valorizza la “rete” dei servizi e può diventare un esempio di “lavoro di rete”. Ma la progettazione potrebbe essere definita, prima di tutto, un’attività cognitiva, che guida il cambiamento, che parte dal “problem posing” ed arriva al “problem solving”. Essa può essere considerata adeguata solo se legata ad un esame di realtà e se ne si salvaguarda la fattibilità. Sempre secondo Leone e Prezza (1999), durante l’elaborazione dei progetti in contesti sociali e socio-sanitari, è importante prestare attenzione a molteplici dimensioni: - aspetti metodologici - aspetti finanziari - processi organizzativi - processi decisionali - processi negoziali - reti interorganizzazione. In questo settore la complessità della realtà sociale con cui ci si confronta, il più delle volte, non consente l’applicazione acritica di modelli elaborati in altri contesti né consente semplificazioni (Martini, 2001). La progettazione dei servizi alle persone si caratterizza, e allo stesso tempo si differenzia dalla progettazione in altri settori, per alcuni elementi definienti: - gli obiettivi sono i cambiamenti personali e sociali - il target sono persone - ha forti valenze valoriali, affettive ed etiche - coinvolge personale con competenze professionali nei campi psicologico, sociale, sanitario ed educativo - richiede l’interazione fra una pluralità di soggetti e di organizzazioni (Leone e Prezza, 1999). Importante è la formazione di chi si occupa di progettazione nel campo preventivo. Oltre ad una competenza di base nell’area dipenden- ze, chi si occupa di prevenzione deve avere delle chiare competenze nell’area della prevenzione in generale; chi si occupa di progettazione nella prevenzione, deve seguire, inoltre, dei percorsi di formazione relativi a valutazione e progettazione (Fig. 1). Importante è sottolineare che tale tipo di formazione è da considerarsi pre-requisito della progettazione e non va confusa con la formazione che può essere prevista all’interno di un progetto e che, in quanto tale, è attinente prevalentemente all’acquisizione di strumenti e tecniche. Fig. 1. I pre-requisiti della progettazione nella prevenzione delle dipendenze. La progettazione nella prevenzione primaria e secondaria delle dipendenze presenta le seguenti specificità: - il target è un gruppo, formale o informale, e quasi mai un singolo; - il target può essere raggiunto anche in modo indiretto, tramite i cosiddetti intermediari (ad esempio, agire in termini di formazione degli insegnanti e dei genitori al fine di prevenire l’uso di sostanze nei giovani); - si creano collaborazioni e si uniscono in rete delle realtà anche molto diverse fra loro (scuola, associazioni, Medici di Medicina Generale, agenzie e servizi sociali e sanitari, privato sociale, ecc.). 1.3. Approcci teorici alla progettazione Parlando di progettazione, molta importanza hanno sicuramente gli aspetti culturali e metodologici, ma altrettanto importanti risultano quelli teorici di riferimento. D’Angella e Orsenigo (1999) e Leone e Prezza (1999) identificano tre approcci teorici alla progettazione che si possono collocare lungo un continuum che va dalla massima alla minima pre-strutturazione dell’intervento; si tratta degli approcci sinottico-razionale (o di pianificazione), concertativo/partecipativo (o di problem solving) ed euristico (o della progettazione dialogica). Il primo è caratterizzato da una causalità lineare secondo la quale, identificata la causa di un problema, è possibile strutturare progetti che la fronteggino direttamente; in tale tipo di approccio la tendenza è quella di utilizzare interventi strutturati e strumenti predeterminati. Tale approccio rischia di essere troppo semplificatorio della realtà sociale, per definizione complessa. Il secondo approccio è caratterizzato dalla progettazione partecipata e valorizza la dimensione processuale, l’interazione sociale ed il livello cognitivo ed emotivo. La progettazione diventa così un insieme di decisioni (strategiche, operative, ecc.) e di soluzione di problemi, frutto di processi di negoziazione fra le parti e fra gli attori sociali coinvolti, i quali direzionano il corso stesso della progettazione. In quest'approccio il cambiamento della realtà da immaginare è negoziato con gli stessi destinatari. In quest’ottica, ovviamente, i problemi sociali non sono il frutto lineare di cause predefinite. Nel terzo approccio si rinuncia a conseguire obiettivi predeterminati; si chiariscono il fine, le strategie, il contesto e si procede con un processo condiviso di ricerca partecipata (action-research) dove si definiscono con gli stessi destinatari gli obiettivi specifici e gli interventi. L’approccio concertativo è flessibile e si definiscono a priori solo alcuni obiettivi; l’approccio euristico non individua a priori alcun obiettivo specifico ma parte da un’analisi del contesto valorizzando, in tale analisi, proprio le risorse formali ed informali del contesto stesso. Nel settore della prevenzione delle dipendenze l’approccio da utilizzare può essere diver- Fig. 2. Gli approcci alla progettazione. so seconda la tipologia di progetto che si intende proporre. Nel caso di progetti altamente innovativi, finalizzati alla creazione e/o alla sperimentazione di modelli di intervento nuovi, sembra più opportuno utilizzare un approccio meno strutturato, di tipo partecipativo od euristico; nel caso di progetti già implementati e la cui efficacia è già stata verificata si può procedere con approcci più strutturati finalizzati alla riproduzione e all’adattamento (Fig. 2). Nell’esperienza dell’Unità Operativa di Prevenzione delle Dipendenze dell’Azienda ULSS 12 ci sono due progetti che ben rappresentano le differenze prima enunciate. Nello specifico gli interventi nelle scuole (“Nuove frontiere” e “Gli adulti si interrogano”, progetti di prevenzione primaria dell’uso di sostanze psicoattive e dei comportamenti a rischio nelle scuole medie inferiori e superiori) hanno raggiunto, dopo molti anni di azione, analisi e verifica, un elevato livello di strutturazione. Invece, un progetto altamente innovativo quale “Itinerari” (Progetto di sviluppo della rete territoriale nel settore della prevenzione dell’uso di sostanze psicoattive nella Regione Veneto) è partito con un basso livello di strutturazione e, a fronte di obiettivi generali e finalità già inizialmente ben definiti, gli obiettivi specifici sono stati identificati e messi a punto in corso d’opera partendo da riflessioni e valutazioni basate sull’analisi dell’azione. 1.4 Come stendere un progetto Le fasi della pianificazione di un progetto possono così essere riassunte: verifica preprogettuale, ideazione, realizzazione, gestione e verifica/valutazione (www.northeastcapt.org/science/default.asp). La fase pre-progettuale deve prevedere la conoscenza del territorio, la conoscenza delle agenzie e dei servizi che operano sullo stesso, la verifica dell’attivazione della rete oltre a competenze tecniche dell’operatore. Tali conoscenze e competenze sono da intendersi come requisiti pre-progetto. Tali pre-requisiti di conoscenza e competenza vanno distinti dalle fasi di conoscenza e monitoraggio del territorio, spesso previste negli stessi progetti. Questi, infatti, possono prevedere una fase conoscitiva ma non si può mai partire senza tener conto del territorio, degli aspetti demografici locali, delle 19 20 agenzie territoriali. Fasi determinanti dell’andamento di tutto il lavoro sono la costruzione e la stesura del progetto cartaceo. Rispetto al come stendere un progetto ci sono approcci diversi. Sicuramente non possono mancare: - decodifica della domanda e/o analisi dei bisogni; - definizione e analisi del problema; - identificazione degli obiettivi, generali ed operativi; - identificazione della popolazione bersaglio; - esplicitazione dei modelli teorici di riferimento; - definizione delle modalità d’intervento e delle attività; - definizione delle fasi e della loro durata; - definizione delle modalità di valutazione; - definizione di risorse umane, strumentali ed economiche a disposizione o da richiedere; - congruenza e logicità interna. Una peculiarità della prevenzione è che, spesso, non vi è una domanda esplicita, mentre vi è di solito la lettura di un bisogno non ancora espresso. L’Ufficio per la Prevenzione dell’Abuso di Sostanze (Center for Substance Abuse Prevention – CSAP) degli Stati Uniti ha individuato delle linee guida per la pianificazione in fasi delle azioni preventive (www.northeastcapt.org/science/default.asp). I passi che vengono indicati per l’implementazione del processo sono i seguenti: 1. Assessment dei bisogni; 2. Sviluppo degli obiettivi preventivi; 3. Determinazione degli indicatori; 4. Individuazione delle risorse necessarie; 5. Identificazione di risorse economiche; 6. Divisione in compiti; 7. Implementazione; 8. Valutazione; 9. Aggiustamento del programma. Per ciascuno di questi passi sono elencate delle domande specifiche che aiutano a definire il proprio lavoro. Da segnalare è anche EDDRA, il Sistema Informativo sulla Riduzione della Domanda di Droga (Exchange Drug Demand Reduction Activities – www.reitox.emcdda.org/eddra/welcome.html) dell’EMCDDA. Si tratta di un database, disponibile anche su Internet nel sito dell’Osservatorio di Lisbona, che raccoglie informazioni sui programmi di qualità relativi alla “riduzione della domanda” esistenti in Europa. EDDRA è una banca dati di progetti già realizzati, ma le linee che traccia e le domande che propone per l’inserimento dei dati possono rivelarsi un’utilissima traccia anche nella stesura dei progetti. Nella Regione Veneto, la gestione del Fondo Regionale Lotta alla droga – esercizi finanziari 1997/98/99 – ha visto una metà degli investimenti, sia in numero di progetti sia in termini di finanziamento, nei progetti finalizzati alla riduzione della domanda di droghe. La scelta degli stessi è stata guidata anche da alcune riflessioni precedenti relative ai punti deboli della progettazione e della valutazione nell’ambito regionale: 1. disomogeneità della distribuzione territoriale delle risorse e conseguente scostamento dai bisogni reali; 2. mancanza di una programmazione locale congiunta dei progetti che coinvolgessero tutti i soggetti pubblici e privati del settore; 3. “centralismo regionale” nella valutazione dei progetti da finanziare solo sulla base di documentazione cartacea e non di reale riscontro; 4. scarso o nullo coordinamento a livello locale (di ULSS o distretto) dei progetti finanziati; 5. scarsa definizione, in termini osservabili e misurabili, degli obiettivi specifici e dei risultati attesi dei diversi progetti; 6. assenza di indicatori qualitativi di output (attività prodotte) e di outcome (risultati degli interventi), sia dei singoli progetti, sia a livello di aree prioritarie di intervento, che consentissero una valutazione degli esiti dei progetti finanziati; 7. scarsa specificazione delle aree d’intervento (Rampazzo, 2000). La Regione Veneto ha ripartito il Fondo Regionale destinandolo per l’80% al “Piano triennale d’intervento”, progetti da elaborare e realizzare all’interno dei territori delle singole ULSS, e per la restante parte ai progetti sovra-ULSS e ai progetti a carattere regionale. Nella realizzazione e predisposizione dell’ultimo “Piano triennale di intervento – Area Dipendenze”, la Regione ha individuato 11 aree d’intervento prioritarie, tre delle quali relative alla prevenzione: - la prevenzione dei comportamenti a rischio durante il tempo libero; - la prevenzione primaria dell’uso di sostanze psicoattive in ambito scolastico; - la prevenzione primaria dell’uso di sostanze psicoattive nel mondo del lavoro (Rampazzo, 2000). Nel documento “Gestione del Fondo regionale d’intervento per la Lotta alla Droga. Esercizi finanziari statali 1997/98/99” (Assessorato ai Servizi e alle Politiche Sociali - Regione del Veneto, documento non pubblicato) della Regione Veneto, vengono illustrate le generalità e le finalità del “Piano triennale d’intervento” elaborate a livello di ogni singola Azienda ULSS. Le indicazioni date dalla Regione per stilare i progetti del Fondo riguardano: - gli obiettivi da raggiungere ed i relativi indicatori quantitativi per la misurazione dei risultati, distinguendo le prestazioni rese dagli esiti prodotti, in relazione alle specifiche esigenze presenti sul territorio in cui il progetto deve essere realizzato; - i tempi di realizzazione, le fasi e gli obiettivi intermedi; - le modalità operative che si intendono utilizzare per il raggiungimento degli obiettivi; - la gestione operativa a cura dell’organismo che ha presentato il progetto; - le modalità per la diffusione dei risultati; - le amministrazioni pubbliche, i servizi, le reti assistenziali, le organizzazioni private con i quali è previsto un collegamento per la realizzazione del progetto; - i costi di realizzazione, disaggregati per componenti, comprese le risorse umane da impiegare e gli oneri per l’acquisto di beni e servizi. Nel caso di acquisizione di beni durevoli, nell’elaborato dovrà essere indicato il mantenimento della destinazione d’uso originaria anche dopo la conclusione del progetto; - le modalità di protezione del personale impiegato, nel caso che la realizzazione del progetto comporti il contatto ripetuto con situazioni di grave disagio o rischio. 1. 5. Valutazione Intorno alla valutazione si è recentemente sviluppato un dibattito che dimostra l’interesse a documentare e verificare l’efficienza e l’efficacia dei processi e degli effetti degli interventi realizzati nel settore della prevenzione delle dipendenze. L’utilità della valutazione è ormai diffusamente riconosciuta, ma, in pratica, non sono ancora molti gli interventi di prevenzione che in Europa e in Italia vengono sottoposti a protocolli valutativi. Questa carenza deriva, probabilmente, dalla difficoltà intrinseca a valutare gli interventi di prevenzione delle dipendenze poiché essi sono caratterizzati da un elevato grado di complessità ed articolazione. È implicito, comunque, che solo la chiarezza degli obiettivi del progetto e dei percorsi per raggiungerli rappresenta il presupposto per la definizione di un qualsiasi progetto di valutazione; valutare un progetto significa proprio identificare gli effetti che ha prodotto e verificare se tali effetti corrispondono agli obiettivi prefissati (Martini, 2001). La prevenzione, d’altronde, è al confine fra il sociale e il sanitario e ciò crea sicuramente delle difficoltà nella valutazione e nella ricerca di indicatori utili a fini valutativi (Fig. 3). Passando dall’area sociale a quella sanitaria, e quindi transitando dalla prevenzione primaria a quella secondaria, aumenta la possibilità di reperire indicatori utili per la valutazione, soprattutto per la valutazione di risultato. D’altronde da un lato si lavora di più su opinioni, atteggiamenti e comportamenti, dall’altra su comportamenti strutturati di dipendenza, comportamenti devianti, disturbi e sintomi (Fig. 4). Gregor Burkhart dell’Osservatorio Europeo Fig. 3. Prevenzione di problematiche e feno meni e loro valutazione. 21 Fig. 4. Tipologie di interventi e loro valutazio ne. delle Droghe e delle Tossicodipendenze (Verona, 2000), ha sottolineato come la valutazione degli interventi di prevenzione sia attualmente molto scarsa e non soddisfi criteri scientifici in tutta l’Unione Europea. Le conseguenze di ciò sono da identificarsi nell’inadeguatezza nell’allocazione delle risorse, nel rischio di implementare interventi non corretti scientificamente e professionalmente, nel non sviluppare strategie d’intervento adeguate e riproducibili, nel dare alla pubblica opinione un’immagine negativa di sé in termini di dispendio di fondi pubblici. L’idea di sviluppare delle linee guida di valutazione valide a livello europeo ha avuto origine proprio da questo tipo di riflessioni e si propone di omogeneizzare le modalità valutative degli interventi di prevenzione in tutti gli Stati Europei. Le “Linee Guida per la valutazione degli interventi preventivi nel campo delle tossicodipendenze” (Kroger, Winter e Shaw, 1997) dell’EMCDDA (Osservatorio Europeo delle Droghe e delle Tossicodipendenze – www.emcdda.org), tradotte in italiano dal gruppo di riferimento del COST A6 Italia (Kroger, Winter e Shaw, 1997; Buccoliero, Sorio e Tinarelli, 1999; AA.VV., 1999), sono uno strumento sicuramente utile nel campo della prevenzione delle dipendenze. Sono state predisposte per fornire agli operatori del settore uno strumento per la valutazione dei programmi di prevenzione, indipendentemente dall’azione cui essi sono destinati, e per una comparazione dei risultati, un confronto ed uno scambio di opinioni e programmi fra gli Stati membri dell’Unione Europea. Secondo tali Linee Guida, per valutazione nella prevenzione si può intendere la raccolta, l’analisi e l’interpretazione sistematica di dati ed informazioni su come si realizza un intervento preventivo e su quali sono i suoi effetti. Le informazioni ottenute possono essere utilizzate per modificare, confermare o abbandonare il progetto realizzato, in una continua interfaccia fra progettazione, azione e valutazione. 22 Durante la Iª Conferenza Europea sulla valutazione nella prevenzione che si è tenuta a Lisbona nel marzo del 1997 è stata presentata la versione inglese delle Linee Guida europee (“Guidelines for the evaluation of drug prevention). La IIª Conferenza Europea di Valutazione della Prevenzione, tenutasi a Strasburgo dal 2 al 4 dicembre del 1999, ha sottolineato l’importanza della valutazione nelle attività di prevenzione ed ha raccomandato di promuovere l’uso sistematico delle suddette guide, in linea con uno degli obiettivi prioritari dell’EMCDDA, in altre parole la diffusione di una cultura della valutazione delle attività di riduzione della domanda. La Conferenza ha proposto riflessioni su: - recenti progressi della ricerca e della pratica nella prevenzione e nella valutazione degli interventi; - esempi di applicazione della valutazione in diversi settori della prevenzione; - analisi dei costi – benefici della valutazione; - limiti della valutazione; - necessità della formazione per l’acquisizione di abilità valutative; - definizione dei criteri di qualità degli interventi mediante la valutazione; - individuazione delle prospettive di sviluppo della valutazione. Durante tale Conferenza sono state presentate ed approvate delle Raccomandazioni, facilitanti e rinforzanti l’integrazione della valutazione nei programmi di prevenzione e nelle strategie degli Stati Membri destinate a chi lavora nella prevenzione. Queste raccomandazioni sono state sintetizzate ed etichettate da parte dell’EMCDDA come di seguito riportato e l’EMCDDA consiglia di utilizzarle fin da subito nella pratica (EMCDDA, 2000) (Tab. 1). Tab. 1. Sintesi delle Raccomandazioni della IIª Conferenza Europea “Valutazione nella prevenzione delle dipendenze da droghe”: 01. Migliorare la prevenzione: i processi di valutazione, nonostante implichino dei costi finanziari, dovrebbero assicurare che i programmi di prevenzione all’uso di sostanze siano meglio focalizzati e più efficaci. 02. Mezzi per la valutazione: al fine di sviluppare ed attuare protocolli di valutazione adeguati all’interno di tutti i programmi e progetti di prevenzione all’uso di sostanze dovrebbero essere disponibili i mezzi adeguati (incluse le risorse finanziarie). 03. Importanza dell’assessment dei bisogni: l’assessment dei bisogni e la valutazione sono ecceziona- li per attuare efficaci strategie di prevenzione all’uso di sostanze e sono parte integrante dell’attività e dei programmi a tutti i livelli della prevenzione stessa, quali quello internazionale, nazionale, regionale o locale. Un adeguato assessment dei bisogni deve essere incluso nella valutazione fin dal suo primo stadio e dovrebbe fungere da strumento di feedback durante tutto il processo di valutazione. 04. Stabilire criteri qualitativi basati su quanto ha definito l’EMCDDA: il bisogno di disporre di un comune accordo per quel che riguarda i criteri qualitativi della valutazione – come, ad esempio, definire in modo chiaro e coerente obiettivi, scopi e risorse disponibili – è sempre più necessario.Nel definire questi criteri si dovrebbero tenere in considerazione le “Guidelines for the evaluation of drug preven tion” dettate dall’EMCDDA e la sua banca dati relativa agli strumenti di valutazione (EIB). Il valore di queste linee guida per la valutazione della prevenzione all’uso di sostanze è riconosciuto a livello internazionale. Nonostante questo, diventa fondamentale adattarle ad ogni specifica realtà culturale. 05. Lo sviluppo di cooperazioni: tra le autorità (politiche e di altro tipo) e le figure professionali che hanno a che fare con la prevenzione all’uso di sostanze e, nello specifico, con le procedure di valutazione, ci dovrebbe essere stretta collaborazione. 06. Coinvolgere gli attori e gli utenti della valutazione: le procedure di valutazione dovrebbero essere definite in stretta collaborazione fra chi definisce i programmi di prevenzione e chi poi li attua, come da chi utilizzerà i risultati della valutazione. Le persone chiave coinvolte nel programma dovrebbero essere coinvolte anche nella pianificazione della valutazione e tutte le persone coinvolte dovrebbero ricevere feedback continui. 07. Utilizzare i risultati della valutazione: i risultati della valutazione dovrebbero essere usati per sviluppare e ridefinire i programmi di prevenzione all’uso di sostanze esistenti e, dove ciò venga ritenuto appropriato, per selezionare quali progetti poi attuare. 08. Interpretare i risultati della valutazione in modo adeguato: ciò che risulta fondamentale è facilitare il dialogo in merito ai risultati della valutazione fra chi mette in pratica le strategie di prevenzione e chi le definisce in modo da poter meglio sviluppare i nuovi programmi di prevenzione all’uso di sostanze. 09. Ruolo della valutazione interna: essenziale è la valutazione interna di progetti e programmi che dovrebbe essere intrapresa dalla fase della pianificazione a quella dell’implementazione. 10. Ruolo della valutazione esterna: chi viene coinvolto in un programma di prevenzione all’uso di sostanze dovrebbe stabilire se viene richiesta anche un valutazione esterna, prima che il progetto o programma inizi. In questo caso, il coinvolgimento del valutatore esterno dovrebbe avere luogo almeno per tutta la durata del progetto stesso. 11. Insegnare la valutazione, a differenti livelli e figure: è importante definire anche dei programmi di insegnamento delle modalità di valutazione: a. per chi si occupa di sviluppare strategie di prevenzione al fine di facilitare l’integrazione della valutazione allo stadio di pianificazione; b. per chi si occupa non solo della pianificazione dei programmi di prevenzione, ma anche della loro attuazione. L’EMCDDA può essere punto di riferimento nello sviluppare corsi centrati su questo argomento. 12. Scambiarsi strumenti ed esperienze fra i Paesi Europei e non: lo scambio di conoscenze e mezzi relativi alla valutazione della prevenzione all’uso di sostanze dovrebbe essere rinforzato a livello europeo come a quello internazionale e dei Paesi del Terzo Mondo, con particolare riguardo ai bisogni di valutazione ed alle richieste dei Paesi che stanno per entrare nell’Unione Europea. Anche per questo le informazioni sui risultati della valutazione e ricerca dovrebbero essere redatte a livello nazionale ed europeo e pubblicate come risorse per pianificare i programmi di prevenzione. L’Exchange dell’EMCDDA sul sistema informativo relativo all’azione di riduzione della domanda di sostanze, dovrebbe essere considerato un importante strumento per questo tipo di scambio di esperienze. 13. Usare la ricerca etnografica per la valutazione: prendendo in considerazione i fattori etnografici del contesto sociale dei gruppi target (norme, valori, stili di vita) è più probabile accrescere la probabilità che essi accettino gli interventi, e gli stessi gruppi target dovrebbero essere considerati fonte fondamentale di informazioni nel processo di assessment dei bisogni. 14. Metodi innovativi integrati: assessment dei bisogni fra i gruppi target ed i processi di valutazione centrati su questi ultimi richiedono metodi innovativi e qualitativi che si aggiungono ai tradizionali questionari utilizzati. Mappare ne è un esempio dinamico e proattivo. 15. Sviluppare nuovi approcci: ciò che dovrebbe essere riconosciuto e incoraggiato, in particolare a livello europeo, è il bisogno di attuare sempre nuove ricerche nel campo della valutazione. 23 24 L’EMCDDA ha messo a punto una banca dati degli strumenti utili per la valutazione nella prevenzione, l’EIB (Evaluation Instruments Bank – www.emcdda.org/responses/methods_tools/eib.shtml). Si tratta di un archivio di strumenti creato per incoraggiare la valutazione e per incentivare la standardizzazione di questi strumenti a livello europeo. La III° Conferenza Mondiale sulla Prevenzione dall’Uso di Droghe “Network Mondiale: Nuove Frontiere nella Prevenzione dalla Droga per Giovani e Comunità”, tenutasi a Palermo nel settembre 2000, è stata occasione di incontro fra circa 500 esperti delle Agenzie Governative e Non Governative, delle Organizzazioni Internazionali e del Privato Sociale di 70 Paesi dell’Asia-Pacifica, del Nord America e dei Carabi, dell’America Centro Meridionale, dell’Europa Orientale ed Occidentale, dell’Africa e del Medio Oriente. Una prima considerazione emersa durante questa Conferenza è stata che l’Europa è più avanti, rispetto all’Asia ed al Sud America, nel dedicarsi alla prevenzione di base dall’uso di droghe in quanto ha adottato approcci tecnici e scientifici mirati. Una seconda considerazione emersa è che, facendo uso dei progressi della tecnologia informatica, la quale permette di diffondere i risultati delle scoperte tecnico-scientifiche in modo rapido, è possibile pensare di superare le differenze sopra evidenziate fra Paesi diversi. Non a caso, scopo della Conferenza è stato proprio quello di promuovere l’uso di Internet nel campo della prevenzione e lo sviluppo di una rete di coalizione mondiale sulla prevenzione di base che renda l’informazione più accessibile agli individui, alle istituzioni e alle organizzazioni, così da ottimizzare gli sforzi individuali dei singoli Stati (Drug Prevention Network of Americas – DPNA; www.dpna.org). Durante la III° Conferenza sono state presentate le conclusioni della precedente II° Conferenza Mondiale, tenutasi a Bangkok nel 1999, tra le quali si segnala il punto n.16 che ricorda l’importanza della valutazione negli interventi preventivi: “Tutti i programmi di prevenzione delle dipendenze da droghe devono avere una componente di valutazione dell’efficacia”. La valutazione è anche parte integrante dell’“E.U. Action Plan to Combat Drugs 2000-2004” ( w w w. v o l o n t a r i a t o . i t / t o s s i c o / u e d r o g a . h t m l ; Lewis, 2000), che sottolinea la sua importan- za per la progettazione stessa delle azioni comunitarie. Ma la valutazione non è solo un problema di tipo tecnico e/o metodologico; ci sono dei fattori politici e culturali, questi ultimi legati alla diffusione della cultura valutativa fra gli stessi operatori, da non sottovalutare. Non da meno è la stessa doppia valenza del termine valutazione, inteso sia come giudizio e controllo, ma anche come occasione di cambiamento e crescita. Di solito si valuta, “per individuare spazi di miglior precisazione e definizione dell’oggetto della propria azione preventiva, per individuare in modo più mirato cambiamenti attesi rispetto a quelli riscontrati, per immettere aggiustamenti e regolazioni a fronte di effetti rilevati e inattesi, per capire, facendo il punto sulla situazione, come il proprio lavoro si sta collocando nella complessità delle variabili con cui si interagisce” (Regoliosi, 1994). In questo senso, valutare significa, però, anche esporsi al rischio di constatare un risultato insufficiente o negativo rispetto alle attese e ciò potrebbe significare dover riconsiderare il progetto e la sua realizzazione e potrebbe voler dire mettere in discussione la professionalità di un operatore o di un servizio impegnati nel progetto che è stato valutato o il finanziamento dello stesso. Questo spiegherebbe anche perché talvolta non si valuti e perché la valutazione sia così scarsamente diffusa (Spiller, 1999). In realtà, i progetti valutati dovrebbero essere particolarmente valorizzati, anche se gli esiti non sono positivi o attesi, proprio perché sono fonte di apprendimento e di miglioramento per tutti coloro che lavorano nello stesso settore. 1.6. Valutazione partecipata Esistono livelli e aspetti diversi della valutazione (Piva, 1994), che variano a seconda della parte sociale e dell’attore sociale considerati: - il legislatore ed il politico saranno interessati alla rilevanza sociale e alla legittimità del problema sul quale va ad intervenire con il progetto. Valuteranno, cioè, se c’è congruenza fra indicazioni legislative e programmatiche ed obiettivi del progetto o se ci sono carenze legislative che impediscono lo sviluppo di progetti inerenti problemi che stanno assumendo rilevanza sociale; - gli amministratori faranno attenzione al bilancio e, quindi, ai costi del progetto e/o al rapporto costi/benefici (efficienza); - i finanziatori verificheranno non solo i costi, ma anche la congruenza dell’intervento con il progetto che hanno finanziato; - la popolazione in senso lato ed i destinatari diretti dell’intervento andranno a valutare la rilevanza sociale del problema affrontato, l’accessibilità all’intervento da parte di tutti i potenziali beneficiari, la condivisibilità dei valori trasmessi dal progetto, il rispetto della dignità e dei diritti dei beneficiari; - gli operatori saranno interessati a verificare il processo (valutazione di processo), il raggiungimento degli obiettivi del progetto (efficacia), il raggiungimento dei risultati attesi (output e outcome), quali sono stati i cambiamenti non previsti introdotti dal progetto (impatto), la riproducibilità e trasferibilità del modello; - i consulenti esterni adotteranno l’ottica del loro committente, indipendentemente dal livello in cui esso si colloca. Valutare in ambito sociale e socio-sanitario significa anche attribuire un valore a dei fatti che accadono e, poiché sono gli attori coinvolti nel processo quelli che danno valore ad un dato evento e, quindi, valutano, non si può che parlare di valutazione partecipata. Obiettivo della valutazione partecipata deve essere non solo la produzione di un dato, ma soprattutto la promozione di coloro che producono ed interpretano il dato, lo riconoscono come proprio e se ne assumono la responsabilità rispetto all’azione successiva (Martini, 1996). Essa include, inoltre, un processo di negoziazione fra i diversi attori sociali portatori di interessi e valori diversi, tutti inseriti in un determinato contesto sociale, etico, culturale e politico. Come sostiene Martini (2001), siamo ancora lontani da una valutazione completamente “oggettiva” e “scientifica” e ci muoviamo piuttosto all’interno di un modello che richiama le teorie sistemiche e della complessità, secondo le quali “l’atteggiamento più corretto da assumere per permettere una valutazione è quello della descrizione dei fatti e delle loro interrelazioni, rinunciando alla pretesa della misura oggettiva per fenomeni sociali complessi” (pag. 7). Questo, però non deve esimere dallo sforzo di puntare, almeno per quanto riguarda il metodo e le strategie di valutazione, ad una verificabilità dell’efficacia e ad una riproduci- bilità del modello. La valutazione partecipata, all’interno dei servizi sociali e socio-sanitari, rappresenta il processo di costruzione dei significati dell’azione e coinvolge tutti gli attori sociali, rimotivando gli operatori a livello personale e professionale, consentendo agli utenti di essere soggetti più consapevoli e fornendo alle forze sociali degli importanti feed-back utili a livello decisionale. Sicuramente porta ad un miglioramento della qualità e ad una riorganizzazione del lavoro (ottimizzazione delle risorse, riorganizzazione delle funzioni e distribuzione dei compiti sulla base delle competenze); innesca, poi, un processo di cambiamento che può rivelarsi utile agli operatori dal punto di vista motivazionale ed in termini di prevenzione del burnout. Va ricordato, inoltre, che utilizzare la valutazione partecipata nei servizi sociali e sociosanitari è coerente con la missione degli stessi. Coinvolgendo nel percorso valutativo attori sociali quali i rappresentanti della comunità locale e gli utenti stessi si innesca in loro un processo di apprendimento e di crescita e, superata la stretta separazione fra valutatore e valutato, tutti i soggetti in campo diventano valutatori di se stessi e fruitori dei risultati della valutazione (De Ambrogio, 2000). De Ambrogio (2000) ricorda tre principi, ridefiniti a partire da quelli assunti dal Ministero della Sanità nel programma di attuazione della Carta dei Servizi (Ministero della Sanità, 1997), che risulta utile applicare nei processi di valutazione partecipata: 1. Principio di autovalutazione: ogni soggetto interessato dalla valutazione è responsabile ed utilizzatore della propria valutazione (acquisisce informazioni per migliorare il proprio operato in relazione all’obiettivo comune); 2. Principio dei diversi livelli di valutazione: il processo di valutazione interessa tutti i livelli istituzionali coinvolti nell’erogazione di un intervento preventivo e ciascuno vi può trarre utili informazioni sulle proprie politiche e sul proprio operato; 3. Principio di confrontabilità: le valutazioni devono essere condotte sulla base di criteri di giudizio e metodi omogenei e permettere confronti nel corso del tempo, anche fra più esperienze, nella logica dell’apprendimento dalle “buone prassi” (best practise) e dai casi di 25 eccellenza (benchmarking). Ma in concreto, poi, chi è che valuta? Secondo Martini (2001), la valutazione non è semplicemente un atto tecnico, oggettivo e separato dal progetto e, quindi, non si può pensare di affidarlo a soggetti esterni, esperti di valutazione, ma poco competenti del lavoro che devono andare a valutare e dei modelli su cui questo si basa. Solo chi è addentro al progetto ha le competenze per articolare una valutazione, anche se la sua implicazione affettiva lo espone al rischio di distorsioni e può far diminuire l’attendibilità delle rilevazioni. Chi è estraneo al progetto, anche se più neutrale, non conosce aspetti teorici, eventi, persone e, quindi difficilmente riesce a cogliere quei segnali, a volte deboli, che sono essenziali nella valutazione del progetto e che solo chi vi lavora conosce. Ciò vale a maggior ragione quando i risultati che si vogliono produrre non sono separabili dal processo e dalle relazioni che si instaurano fra le persone. Secondo De Ambrogio (2000), nel contesto della valutazione partecipata, il conduttore del processo più che come un valutatore è da intendersi come un esperto di valutazione partecipata che dovrà essere garante della metodologia valutativa per progettare e realizzare le operazioni di ricerca, facilitatore dei processi di comunicazione nel gruppo, mobilitatore di competenze ed integratore di risorse. 26 1.7. Aspetti teorici della valutazione Così come è avvenuto per la progettazione, anche nel caso della valutazione, è possibile identificare almeno due approcci, uno realista e l’altro costruttivista, il primo in linea con l’approccio logico-razionale alla valutazione ed il secondo con quello concertativo/partecipativo/dialogico. Secondo l’approccio realista/razionalista alla valutazione esistono delle situazioni oggettive, indipendenti dal contesto, che determinano le modalità di realizzazione e i risultati degli interventi sociali. Al valutatore basta individuare i metodi più adatti per misurare i risultati in una logica lineare di causa-effetto. L’approccio costruttivista alla valutazione parte dal presupposto che non esistono condizioni di oggettività assoluta e che, ciascun valutatore, sarà guidato nella valutazione dai propri presupposti cognitivi. In questo approccio i percorsi di valutazione coinvolgono sia i valutatori sia chi lavora per la realizzazione del progetto e si segue una logica di tipo circolare (Neresini, 1994; D’Angella, 1999). 1.8. Come fare valutazione La valutazione può essere realizzata in momenti diversi di un intervento: ● valutazione iniziale (o di progetto o exante); ● valutazione in itinere (o di processo); ● valutazione finale (o di risultato o expost); ● valutazione a distanza (o follow-up). Le Linee Guida europee indicano le seguenti come informazioni preliminari indispensabili per la pianificazione della valutazione già nella fase di progettazione: - conoscere e definire il fenomeno; - chiarire il perché può essere considerato necessario l’intervento preventivo; - esplicitare i concetti teorici di base; - definire le persone o il gruppo bersaglio; - chiarire gli obiettivi relativi all’uso di sostanze; - chiarire gli obiettivi relativi ad altre variabili; - individuare i metodi; - definire la durata; - individuare le risorse. Già qui si evince quanto sia stretto il rapporto fra progettazione e valutazione: in effetti, le indicazioni relative alla valutazione di progetto non sono altro che le indicazioni prima riportate per la definizione del progetto stesso. La valutazione di processo indicata nelle suddette Linee Guida implica l’esplicitazione di: - cosa è effettivamente accaduto; - se, e in che misura, è stato rispettato il progetto; - se, e in che misura, è stato raggiunto il target; - che scarto c’è tra quanto pianificato e quanto attuato; - quali metodi, quali strumenti, quali variabili e quali indicatori sono stati utilizzati per valutare l’intervento; - quali sono i punti di forza ed i punti di debolezza dell’intervento; - quali sono le considerazioni, le proposte e le raccomandazioni utilizzabili in progetti simili. Si tratta di definire in che misura sono stati raggiunti gli obiettivi intermedi, se i tempi ed i costi sono in linea con le previsioni, se vi è congruenza fra obiettivi e strategie. In questo modo la valutazione supporta il processo di realizzazione e fornisce ai responsabili dei progetti e agli operatori coinvolti degli elementi utili alla gestione del progetto stesso (Guaita, 1998). La valutazione di risultato è finalizzata a rilevare: - i dati di contesto; - i risultati a breve termine e quelli a medio termine; - il rapporto costi/benefici; - il rapporto costi/efficacia. La valutazione a distanza è finalizzata a rilevare: - gli esiti; - i risultati a lungo termine. Per l’EMCDDA, la valutazione nella prevenzione dovrebbe rispondere ai seguenti quesiti: "Qual è la natura e la portata del problema? Quali azioni possono modificare il problema? Chi sono i destinatari dell’intervento? L’azione raggiunge il gruppo target? L’intervento viene attuato secondo il protocollo stabilito? L’intervento è efficace?" Rispondere a questi quesiti dovrebbe consentire di distinguere i progetti di prevenzione efficaci da quelli inefficaci. Le prospettive e le necessità che si rilevano nelle Linee Guida Europee relativamente alla valutazione sono le seguenti: 1. necessità di sperimentarle e di trasferire le conoscenze scientifiche a livello di implementazione operativa; 2. necessità di inserire i criteri relativi alla qualità e alla valutazione all’interno della progettazione 3. prevedere la valutazione anche all’interno dei finanziamenti; 4. insistere sulla coerenza interna dei progetti. 1.9. Problemi della valutazione nella prevenzione La prevenzione delle dipendenze, come abbiamo visto, ha delle sue specificità e delle sue problematicità che si riflettono anche nella valutazione. Nello specifico, la valutazione di progetto e quella di processo risulta- no essere le meno complicate nell’applicazione. Diverso è se si parla di valutazione di risultato, in quanto rappresenta una valutazione complessa da effettuare in ambito preventivo. Nel campo della prevenzione gli obiettivi perseguibili sono molteplici. Il più delle volte non è possibile pensare al loro raggiungimento “in termini dicotomici (raggiunto/non raggiunto), ma è molto più probabile pensare che fra i due estremi esista una scala di grigi” (Guaita, 1998, pag. 98). La valutazione deve essere, allora, il più possibile puntuale e sensibile, così da dare un quadro chiaro degli effetti prodotti e dei problemi dai quali ripartire con nuove iniziative, e ciò si può fare solo se gli obiettivi sono descritti in termini operazionali, cioè se individuano concretamente gli effetti attesi dall’intervento messo in atto (Guaita, 1998). Inoltre, in prevenzione, molteplici sono anche le variabili intervenienti (non previste e/o misurate), che possono avere influenza sui risultati. D’altronde va detto che solo l’utilizzo di un gruppo di controllo con le stesse caratteristiche del gruppo sperimentale, sottoposto all’intervento, potrebbe consentire la gestione ed il controllo di ciò, ma tale tipo di metodologia di ricerca viene poco usata nella pratica della prevenzione. Altro problema non banale nella prevenzione delle dipendenze, prima anticipato, riguarda gli indicatori di risultato. Essi sono di difficile identificazione nonché di difficile misurazione. Spesso è necessario utilizzare indicatori indiretti, molto diversi da quelli che classicamente si utilizzano nei settori della cura e della riabilitazione. Alcuni esempi potrebbero essere i comportamenti a rischio dei giovani, gli episodi di eccedenze, l’attrazione per il rischio. Gli indicatori, per essere definiti tali, devono sì essere sintetici, ma devono anche rispettare requisiti metodologici di validità ed attendibilità e requisiti concettuali di pertinenza, rilevanza, specificità e sensibilità (Cavallo, 1988) (Tab. 2). Nel caso della valutazione degli esiti, un proTab.2. Requisiti degli indicatori e delle modalità per la loro misurazione (adattato da Leone e Prezza, 1999). Requisiti concettuali degli Indicatori: 1. Pertinenza: l’indicatore è pertinente se misura una caratteristica essenziale del fenomeno che si vuole rilevare. 27 2. Rilevanza: la rilevanza è relativa all’ordine d’importanza della caratteristica del fenomeno colta dall’indicatore. Essa può essere valutata sia rispetto al fenomeno e all’obiettivo specifico, sia rispetto allo scopo generale del progetto. 3. Specificità: l’indicatore costituisce una caratteristica esclusiva del fenomeno esaminato. 4. Sensibilità: l’indicatore è capace di evidenziare differenze nel livello, nell’intensità del fenomeno. Requisiti metodologici legati alla Misurazione degli Indicatori: 1. Validità: una misura è valida se misura proprio il fenomeno o quegli aspetti del fenomeno che con essa si vuole studiare. 2. Attendibilità: l’attendibilità si riferisce alla precisione e alla ripetibilità della misurazione. Una misura è attendibile quando, utilizzata più volte, dà sempre gli stessi risultati. Requisiti di natura pratica legati alla Misurazione degli indicatori: 1. Fattibilità: Per misurare e rilevare gli indicatori sono necessarie risorse in termini di competenze, tempo e strumenti. La scelta finale rispetto al numero e al tipo di indicatori da utilizzare va fatta tenendo conto sia delle proprietà e caratteristiche degli stessi, che della finalità e importanza della ricerca e delle risorse disponibili e attivabili. 28 blema piuttosto sentito è rappresentato dalla necessità di attivarsi per garantire la tutela della privacy in base alle norme della legge 675/96 che vincola, anche gli operatori della prevenzione, alla richiesta del consenso informato dell’utente per poter effettuare follow up (www.privacy.it) . Altro problema non da poco è rappresentato dalla difficoltà a definire la riproducibilità e la trasferibilità di un progetto. In questo senso è molto attivo il filone della “scienza basata sulle evidenze” (cfr. Cap. 3). I termini “basato sulle evidenze scientifiche” e “basato sulla ricerca” sono usati per indicare quei programmi che hanno ben mostrato la loro efficacia. Si tratta di un approccio molto interessante, tipicamente americano e ancora poco utilizzato in ambito europeo. Anche gli interessanti lavori di meta-analisi dei progetti di prevenzione dell’uso di sostanze fra gli adolescenti (cfr. Cap. 7), sono nati nel contesto statunitense. I criteri generali di tale approccio includono: - il grado con cui il programma si basa su teorie e modelli ben definiti; - il grado con cui la popolazione target identificata beneficia dell’intervento; - la qualità e l’appropriatezza della modalità di raccolta dei dati e delle procedure utilizzate per l’analisi; - il grado con cui si rilevano un alto nume ro di relazioni di causa-effetto (www.pre- ventiondss.org ). Tornando alla riproducibilità ed alla trasferibilità, è indubbio che esse rappresentino uno dei livelli più difficili della valutazione perché difficile è affermare che un progetto che ha sortito dei risultati in un determinato contesto possa produrre gli stessi effetti in un contesto diverso. È possibile, però, individuare le condizioni che hanno influito sul raggiungimento dell’obiettivo, le variabili interne ed esterne da controllare o sulle quali intervenire per migliorare l’esito stesso del progetto (Guaita, 1998). Nella valutazione, poi, si possono incontrare numerosi problemi di tipo tecnico inerenti, ad esempio, la metodologia della ricerca, la misurazione, l’analisi dei dati (EMCDDA, 1998). 1.10. In sintesi Alla luce della complessità finora evidenziata risulta utile riportare dieci criteri generali, evidenziati dal Center for Substance Abuse Prevention (CSAP) del SAHMSA (1997b). Questi esplicano le condizioni necessarie al fine di incrementare la probabilità di selezionare ed implementare interventi efficaci, e quindi ben progettati e ben valutati, di prevenzione. In base a questi dieci criteri l’intervento deve: ● essere sensibile alla popolazione target identificata (ci sono ragioni specifiche per pensare che la popolazione target risponda positivamente all’intervento?); ● essere caratterizzato da obiettivi chiari e realistici (i risultati che si vogliono ottenere sono stati identificati in modo chiaro e realistico?); ● essere basato su di un modello concettuale di riferimento supportato da evidenza empirica (esiste evidenza scientifica che permetta di confrontare i risultati dell’intervento effettuato con quanto presente in letteratura e di confermarne quindi l’efficacia?); ● avere una correttezza concettuale (esiste una spiegazione plausibile che correli l’intervento preventivo implementato ed i risultati ottenuti?); ● incoraggiare la partecipazione delle organizzazioni e dei soggetti chiave e la loro integrazione (l’intervento preventivo coinvolge nella pianificazione ed implementazione i soggetti e le organizzazioni chiave? Il disegno dell’intervento considera adeguatamente la complessità del sistema e l’interdipendenza degli elementi coinvolti?); ● utilizzare le risorse in modo sinergico ed adeguato (sono state considerate le risorse disponibili a cui può far riferimento l’intervento di prevenzione?); ● riservare particolare attenzione alla definizione di tempi, intensità e durata pro- prie dell’intervento (sono stati definiti in termine di efficacia tempi, intensità e durata dell’intervento?); ● garantire la qualità delle sue azioni (viene riservata particolare attenzione ad ogni componente dell’implementazione dell’intervento, in modo da garantirne la qualità?); ● attuare la valutazione del processo e dei risultati (viene valutata l’efficacia dell’intervento attraverso un’adeguata valutazione di processo e di risultati?). Nonostante la rilevanza di ogni singolo punto sopra enucleato, è importante precisare come la presenza di solo alcuni di questi criteri non garantisca la pianificazione e l'implementazione di un intervento di prevenzione efficace, in quanto è il ricorso all’insieme di questi punti che soddisfa tale obiettivo. I criteri sopra sintetizzati vengono raggruppati in tre domini principali, indicati nella figura sottostante (Fig. 5.). Nella tabella sottostante si riportano, inoltre, Fig. 5. Raggruppamenti dei 10 criteri in tre domini (tradotto ed adattato da: Samsha CSAP, “Guidelines and benchmarks for prevention program ming”, 1997). 29 quali potrebbero essere le conseguenze, in termini di efficacia dell’intervento preventivo, di un mancato soddisfacimento dei criteri sopra descritti. In sintesi, la progettazione e la valutazione risultano essere tematiche che è necessario affrontare da più punti di vista: teorico, pratico, metodologico e culturale. Importante è diffondere l’idea di “cultura della progettazione” e “cultura della valutazione”, partendo da una sensibilizzazione verso queste tematiche per arrivare ad un cambiamento culturale che coinvolga gli operatori del settore e che faccia divenire le pratiche della progettazione e della valutazione un modus operandi e non un fare occasionale. Ciò significa che, se da un lato è necessario incrementare la formazione degli operatori, dall’altro è indispensabile puntare sulla valutazione fin dalle fasi della progettazione, valorizzando in tal senso il ruolo dei responsabili di progetto. D’altronde anche l’acquisizione di competenze progettuali e valutative è un processo ed il suo raggiungimento non può essere che un obiettivo a lungo termine che richiede una serie di passi intermedi, in particolare in termini di formazione, sperimentazione e confronto. In questo secondo capitolo saranno sinteticaTab. 3. Gli effetti del mancato utilizzo dei cri teri (Tradotto ed adattato da: Samsha CSAP, “Guidelines and benchmarks for prevention programming”, 1997). CRITERI EFFETTI IN SITUAZIONI DI MANCATO UTILIZZO DEI CRITERI Conoscenza della popolazione target Selezione di strategie d’intervento culturalmente inappropriate; comportamento ostacolante da parte della comunità; mancanza di supporto Obiettivi chiari e realistici Mancanza di precisione ed aspettative non coerenti Evidenza empirica dell’efficacia Presenza di errori evitabili attraverso lo studio dell’evidenza empirica Coerenza concettuale Incapacità di focalizzare efficacemente il problema e di identificare effetti non correlati o precedentemente identificati Partecipazione attiva Mancanza di interesse e supporto da parte delle figure chiave e delle organizzazioni Integrazione del sistema Frammentazione ed utilizzo inefficiente delle risorse presenti; mancanza di sinergia; competizione non produttiva Utilizzazione delle risorse in modo sinergico ed adeguato Carico di lavoro eccessivo rispetto al numero di operatori presenti; conseguenti ritardi, costi aggiuntivi e scarsa attenzione alla qualità Definizione di tempi, intensità e durata Risorse mal indirizzate; mancati realizzazione ed utilizzo delle risorse potenziali precedentemente identificate Attenzione alla qualità Indebolire il potenziale effetto dell’intervento tralasciando elementi chiave Valutazione del processo e dei risultati Impossibilità di correggere e migliorare l’intervento e di definirne l’efficacia 30 mente presentati alcuni dei referenti internazionali, europei e nazionali per la valutazione nel settore della prevenzione delle dipendenze. Si tratta di organismi nazionali o sovranazionali, prevalentemente governativi e/o di alta rilevanza scientifica, che si occupano di dipendenze da sostanze psicoattive in tutti i suoi aspetti, compresa la prevenzione. Laddove ciò è stato possibile o lo si è ritenuto utile, per ciascun referente sono stati selezionati e presentati alcuni strumenti, in particolare guide, da loro stessi messi a punto INTERNAZIONALI EUROPEI (Tab. 4). Si è ritenuto utile inserire questo capitolo al fine di fornire agli operatori della prevenzione dei punti di riferimento chiari nel vasto panorama nazionale ed internazionale, sia in termini di enti ed organizzazioni sia di strumenti. 2.1. SAMSHA e CSAP Tab. 4. I referenti internazionali, nazionali ed europei individuati e gli strumenti da essi messi a punto. REFERENTI STRUMENTI SAMSHA CSAP Guide: - Science-Based Substance Abuse Prevention: A Guide (Guide to Sciencebased practices 1) – 2001c - Promising And Proven Substance Abuse Prevention Programs (Guide to Sciencebased practices 2) – 2001b - Principles of Substance Abuse Prevention (Guide to Science-based practices 3) – 2001a - 2000 Annual Summary. Effective Prevention Principles and Programs – 2000a - Guidelines and benchmarks for prevention programming - 1997 - Preventing problems related to alcohol availability: environmental approches 1999 Strumenti: - Decision Support System (DSS) NIDA Guida: - Prevention Principles for Children and Adolescents – (2001) GRUPPO COCHRANE Pubblicazione: - Prevenzione dell’abitudine al fumo nei giovani. Effective Health Care - 2000 EMCDDA e RETE REITOX Linee guida europee: - Guidelines for the evaluation drugs prevention - 1997 - Guidelines for the evaluation of outreach work - 2001 Banche Dati: - EDDRA - EIB 31 IREFREA COST A 6 Europa GRUPPO POMPIDOU NAZIONALI Focal Point Italiano del Gruppo Reitox (OIDT) COST A 6 Italia Associazione Italiana di Valutazione (AIV) 32 Guida: - Handbook prevention. Alcohol, drugs and tobacco - 1998 SAMHSA (Substance Abuse and Mental Health Services Administration) è un’agenzia federale americana che mira al miglioramento della qualità e della disponibilità della prevenzione, del trattamento e dei servizi che si occupano di abuso di sostanze e di malattie mentali. A tal fine collabora con numerosi Stati dell’America, comunità ed organizzazioni private ed ospita numerosi altri centri che si occupano di abuso di sostanze e salute mentale, inclusi i Center for Mental Health Services (CMHS), il Center for Substance Abuse Treatment (CSAT) ed il Center for Substance Abuse Prevention (CSAP): 1.Il Center for Mental Health Services (CMHS) lavora al fine di costruire negli Stati Uniti un’efficace infrastruttura dei servizi di salute mentale basata sulla comunità. Obiettivi principali del centro sono migliorare la disponibilità e l’accessibilità di servizi di alta qualità per persone che soffrono o hanno sofferto di malattie mentali e per le loro famiglie. Il sito di riferimento è www.mentalhealth.org 2.Il Center for Substance Abuse Treatment (CSAT) mira a migliorare la qualità e la disponibilità dei servizi che si - Traduzione delle Linee guida Europee dell’EMCDDA: Linee Guida per la valutazione degli interventi preventivi nel campo delle tossicodipendenze - 1997 - Linee Guida Integrate per la valutazione della prevenzione primaria in Italia - 1999 - Analisi Comparata delle Linee guida europee e Linee guida rielaborate dal gruppo italiano - 1999 - Modelli di valutazione della prevenzione primaria in Europa - 1999 Rivista trimestrale: - Rassegna Italiana di valutazione occupano del trattamento dell’abuso di sostanze e lavora al fine di sviluppare e supportare politiche e programmi basati sull’evidenza scientifica ed indirizzati a chi abusa di alcol o di altre droghe. Il sito di riferimento è www.samhsa.gov/centers/csat2002/index.html 3.Il Center for Substance Abuse Prevention (CSAP) è il punto di riferimento centrale degli USA per l’identificazione e la promozione di strategie efficaci per prevenire l’abuso di sostanze, comprendendo fra queste le droghe illecite, l’inadeguato utilizzo di farmaci, il consumo di tabacco ed il consumo eccessivo od illegale di alcol. CSAP lavora per dare, quindi, agli americani i mezzi necessari per contrastare l’abuso di sostanze, rafforzando le famiglie e le comunità e sviluppando conoscenze sui diversi tipi di prevenzione per le diverse popolazioni a rischio di abuso. I programmi riconosciuti dal Centro promuovono lo sviluppo, l’applicazione e la diffusione di nuove conoscenze in questo campo, sia nei bambini e nei giovani che negli adulti. Il CSAP propone tre tipologie di programmi: a) “Model Program”: programmi basati sull’evidenza scientifica e selezionati da esperti nel campo della prevenzione primaria delle dipendenze. Possiedono una chiara teoria di riferimento ed una solida metodologia di ricerca, che permette di verificare la relazione fra l’intervento attuato e l’effetto segnalato, escludendo la presenza di altre variabili. Sono completi e possono essere riprodotti in contesti territoriali differenti (un’ampia trattazione si ritrova all’interno del cap. 4). b) “Effective Program”: soddisfano tutti i criteri identificati dai “Model Program”, a parte il fatto che non sono ancora pronti per la diffusione in quanto incompleti, non ancora pronti per la divulgazione, o per la mancanza di capacità di diffusione da parte di chi li ha ideati. c) “Promising Program”: programmi interessanti, ma che richiedono ulteriore evidenza scientifica e verifiche della consistenza dei risultati positivi. Quando un programma è identificato come “Model program”, il CSAP può decidere di supportarne la divulgazione, mettere in connessione i responsabili del programma con le organizzazioni che possono consentirne la divulgazione, promuoverlo sia a livello nazionale tramite i propri State Incentive Grant (SIG ), sia a livello locale attraverso i suoi sei CAPTs (Centers for the Application of Prevention Tecnologies) e, infine, mettere in contatto i responsabili del progetto con i rappresentanti nazionali di importanti organizzazioni governative e non. Il principale sito di riferimento è www.samsha.gov/csap; nello specifico per i “Models programs” è www.samsha.gov/csap/modelprograms. Al CSAP afferiscono sei centri di applicazione delle tecnologie preventive, dislocati in aree territoriali che raggruppano più Stati (Centers for the application of Prevention Technology – CAPT), ciascuno dei quali diffonde il materiale del CSAP, produce materiali propri, fornisce supporto e mette in relazione fra loro gli operatori del settore. Il National CAPT Program fornisce assistenza tecnica e supporto agli Stati ed alle comunità che aiutano quelle organizzazioni che adotta- no un programma di prevenzione delle dipendenze basato sulle evidenze scientifiche. Si tratta, quindi, di uno strumento pratico per incrementare l’impatto della prevenzione scientificamente valida e, ciascuno di questi CAPT, ha un proprio sito che contiene informazioni sia relative al livello centrale, sia relative al livello locale, relative all’applicazione dei principi di prevenzione basati sulle evidenze. Gli indirizzi di questi siti sono: a) Border CAPT – www.bordercapt.org b) Central CAPT – www.miph.org/capt/ c) Northeast CAPT – www.edc.org/capt d) Southeast CAPT – www.cenaccsys.com/secapt o www.secapt.org e) Southwest CAPT – www.swcapt/org f) Western CAPT – www.unr.edu/westcapt 2.2. Le guide CSAP-SAMSHA Le sei guide del CSAP (Center for Substance Abuse Prevention) del SAMSHA di seguito presentate forniscono dati basati sulle evidenze scientifiche, con risultati misurabili e sono state strutturate per aiutare chi progetta a formulare programmi ben definiti di prevenzione delle dipendenze e a valutarli in modo scientificamente difendibile (www.samhsa.gov/csap). Le prime tre “Guide to Science-based practices” sono: 1. SCIENCE-BASED SUBSTANCE ABUSE PREVENTION: A GUIDE (2001c) 2. PROMISING AND PROVEN SUBSTANCE ABUSE PREVENTION PROGRAMS (2001b) 3. PRINCIPLES OF SUBSTANCE ABUSE PREVENTION (2001c) Le altre tre guide selezionate sono : 4. 2000 ANNUAL SUMMARY. EFFECTIVE PREVENTION PRINCIPLES AND PROGRAMS (2000a) 5. GUIDELINES AND BENCHMARKS FOR PREVENTION PROGRAMMING (1997) 6. PREVENTING PROBLEM RELATED TO ALCOHOL AVAILABILITY: ENVIRONMENTAL APPROCHES (2001). 33 2.2.1. SCIENCE-BASED SUBSTANCE ABUSE PREVENTION: A GUIDE La prima guida è la sintesi di una precedente e più ampia monografia “A guide to science practices in substance abuse prevention” (1998). La guida individua i fattori di rischio ed i fattori protettivi che aiutano a determinare la vulnerabilità individuale alla sostanze d’abuso. Esamina anche le strategie qualitative e quantitative del CSAP per la valutazione dei programmi di prevenzione delle dipendenze esistenti e per lo sviluppo di “buone pratiche”. La guida è stata messa a punto per operatori coinvolti nello sviluppo, nell’implementazione e valutazione di programmi di prevenzione delle dipendenze da sostanze, allo scopo di: 1. descrivere l’evoluzione del modello concettuale che fornisce una struttura unificata alla prevenzione delle dipendenze; 2. discutere i principi che forniscono le basi per la comprensione e la definizione dei risultati scientifici difendibili; 3. illustrare come il CSAP applica specifici principi e criteri per reperire studi, principi di prevenzione e modelli preventivi. Per quanto riguarda il primo punto, il modello concettuale si basa sui fattori di rischio e sui fattori protettivi. La teoria e la struttura teorica nel campo della prevenzione delle dipendenze si sta evolvendo, anche grazie alle intuizioni emerse dalle ricerche empiriche. Attraverso tali importanti sviluppi si è arrivati a focalizzare i fattori di rischio ed i fattori protettivi come elementi unificanti dal punto di vista descrittivo e predittivo. Una delle ipotesi più supportata è che maggiori sono i fattori di rischio nelle esperienze infantili ed adolescenziali, più è probabile che abbiano luogo, nell’adolescenza o quando si è giovani adulti, esperienze di uso di sostanze e problemi correlati (Bry e Krinsley, 1990, Newcomb e Felix-Ortiz, 1992). I fattori di rischio includono aspetti biologici, psicologici, comportamentali, sociali, ambientali e familiari (cfr. Cap. 3). I fattori protettivi, quali una famiglia solida e la capacità di avere successo a scuola, salvaguardano i giovani dall’uso di sostanze. Le ricerche hanno dimostrato che l’esposizione a fattori di rischio non necessariamente comporta l’avvicinamento al consumo di sostanze. Questo perché, in molti casi, oltre ad esserci la presenza di fattori di rischio, c’è anche la compresenza di fattori protettivi. I fattori protettivi funzionano come variabili mediatrici che possono prevenire, posticipare o ridurre l’impatto con l’uso di sostanze (Cfr. Cap. 3). I fattori di rischio ed i fattori protettivi esistono a vari livelli e, per tale motivo, la guida propone sei domini, ovvero sei ambiti in ciascuno dei quali sono indicate specifiche subcategorie di rischio (Tab. 5). Una più specifica ed ampia illustrazione di questi domini viene ripresa nel capitolo 4, paragrafo 4.2. Tab. 5. I domini individuati dal CSAP (tradotto e adattato da “Science-based substance abuse prevention: a guide”). DOMINIO Individuo Pari Famiglia Scuola/lavoro Comunità Società e ambiente SUBCATEGORIA DI RISCHIO Predisposizioni biologiche e psicologiche, attitudini, valori, conoscenze, problemi comportamentali Norme, attività, legami Funzioni, management, legami Legami, clima, politiche sociali, prestazioni Legami, norme, risorse, consapevolezza, attivismo Norme, sanzioni e politiche sociali abilità, I domini non sono statici, interagiscono l’uno con l’altro e cambiano spesso. In particolare, la guida pone l’accento sul fatto che l’uso di sostanze è solo uno dei possibili comportamenti a rischio e che fra questi ed i fattori di rischio e di protezione possano esserci più interazioni. Inoltre, comportamenti a rischio diversi possono essere determinati dagli stessi fattori di rischio. In tal senso propone uno schema, denominato Rete di influenze dove si illustra la connessione fra i domini, i relativi fattori di rischio e di protezione ed i comportamenti a rischio che possono manifestarsi nell’individuo (Fig. 6). Fig. 6. La Rete delle influenze fra individuo e domini (tradotto e adattato da “Science-based substance abuse prevention: a guide”). 34 La rete delle influenze e la classificazione IOM (Institute of Medicine) forniscono dei riferimenti concettuali e organizzativi per definire i programmi di prevenzione. Il sistema di classificazione IOM (Institute of Medicine) riguarda i programmi di prevenzione ed è utile nella comprensione dei diversi obiettivi dei differenti interventi e per associare questi ultimi con i bisogni della popolazione target (Gordon, 1987). Tale classificazione unifica la tradizionale ripartizione in interventi di prevenzione primaria, secondaria e terziaria con il modello concettuale dei fattori di rischio e di protezione. Parla di interventi universali destinati alla popolazione generale senza particolari fattori di rischio; di interventi selettivi che riguardano coloro con rischio medio-alto, individuati in base alla natura ed al numero dei fattori di rischio rispetto all’uso di sostanze a cui essi sono esposti; di interventi specifici diretti ad individui che usano ed abusano di sostanze. Così come il Modello della Rete delle influenze può essere utilizzato per sistematizzare i fattori di rischio e di protezione, così il sistema di classificazione dei programmi IOM può essere usato come un modo per organizzare i programmi e per collegarli con le esigenze reali della popolazione target (Kumpfer e Baxley, 1997). Per quanto riguarda il secondo tema trattato nella guida, il CSAP individua i principi che forniscono le basi per la comprensione e la definizione dei risultati scientificamente difendibili. La forza delle scienze e dei metodi scientifici è che utilizzano procedure standardizzate e strettamente definite per determinare come gli eventi sono causalmente correlati fra loro. Nel valutare i programmi di prevenzione si possono utilizzare evidenze qualitative e quantitative. I dati quantitativi rappresentano il materiale utilizzato per le analisi statistiche, mentre i dati qualitativi forniscono informazioni descrittive necessarie per spiegare gli effetti dell’intervento. Di seguito, nella figura 7, è illustrata la piramide che rappresenta quali tecniche utilizzare per raccogliere dati e dove è possibile identificare la progressione dalle tecniche qualitative a quelle quantitative. Gli approcci quantitativi rappresentano solo una piccola parte della piramide e, inoltre, secondo il CSAP, un importante contributo nel campo della prevenzione lo hanno dato proprio gli studi qualitativi. Sempre secondo il CSAP, indipendentemente dalle modalità di raccolta qualitative o quantitative, quando i risultati sono supportati da principi scientifici, essi possono essere usati legittimamente per costruire ed implementare interventi di prevenzione definibili come efficaci. Fig. 7. Piramide delle modalità di raccolta dei dati (tradotto e adattato da “Science-based substance abuse prevention: a guide”). L’ultimo dei tre punti trattati in questa guida esplicita come il CSAP applichi specifici principi e criteri per selezionare studi, valutazioni di programmi e modelli preventivi. I criteri per la review dei programmi sono nove: la teoria di riferimento, le strategie di campionamento ed implementazione, le tecniche di misurazione, la raccolta dati, la fedeltà dell’intervento, l’analisi, la validità, l’integrità e l’utilità. Ogni criterio viene valutato su di una scala Likert a cinque punti. Un esempio di questo modo di procedere nella selezione dei programmi è rappresentato nel catalogo “CSAP Model Programs” descritto nel capitolo 4. Tali criteri sono stati ripresi e rielaborati anche all’interno della più recente guida “2000 Annual Summary. Effective prevention principles and programs”, di seguito riportata. Il CSAP, per identificare interventi e principi di prevenzione scientificamente difendibili, ha preso in considerazione studi che utilizzavano tecniche meta-analitiche quantitative e qualitative. Infatti, le tecniche meta-analitiche, sia quantitative che qualitative, usano precise regole di inclusione che rispecchiano proprio i nove criteri del CSAP prima accennati (Tab. 6). Il CSAP si è basato proprio su tali meta-analisi per identificare i principi ed i programmi che ha descritto poi nelle due pubblicazioni “Promising and proven substance abuse prevention programs” (2001b) e “Principles of substance abuse prevention” (2001c) di seguito presentate. 35 Tab. 6. Metodi utilizzati dal CSAP per la selezione di principi e programmi scientificamente difendibili e relative tematiche analizzate. 1. Meta-analisi qualitative - Le strategie ambientali per la prevenzione dell’abuso di sostanze: analisi dell'efficacia delle politiche per la riduzione dei problemi legati al consumo di alcol, tabacco e droghe illecite; - Il ruolo dell’educazione nella prevenzione dell’abuso di sostanze; - Il ruolo delle informazioni e dei mass media nella prevenzione diretta ai giovani; - Il ruolo dell’identificazione e delle raccomandazioni nella prevenzione diretta ai giovani; - Una revisione delle attività alternative e dei programmi di prevenzione (CSAP Rapporto tecnico, 13, 1996). 2. Giudici esperti Oltre ad informazioni dedotte dalle revisioni critiche, il CSAP ha incorporato anche informazioni dedotte da procedure di consenso esperto, laddove membri esperti hanno valutato la fedeltà dell’implementazione ed il rigore scientifico delle ricerche sottoposte ad analisi. 3. Meta-analisi quantitative Il CSAP ha utilizzato i seguenti lavori di meta-analisi quantitativi: - Le meta-analisi di Tobler sui programmi di prevenzione in ambito scolastico (1986, 1992); - La meta-analisi di Tobler & Stratton del 1997; - Le stesse meta-analisi del CSAP che hanno messo a fuoco specifiche aree tematiche relative, ad esempio, all’uso di marijuana fra i giovani, all’uso di alcol e tabacco tra i giovani e all’efficacia dei programmi scolastici. 2.2.2. PROMISING AND PROVEN SUBSTANCE ABUSE PREVENTION PROGRAMS La seconda guida propone un sintetico catalogo di programmi efficaci “comprovati e promettenti”. I programmi considerati sono sostenuti da agenzie governative quali lo stesso CSAP, il NIDA, il NIAAA, il Dipartimento di Educazione americano, ecc. Questa guida rappresenta la versione cartacea, e in quanto tale statica, di uno strumento più dinamico e continuamente aggiornato reperibile sul sito internet http://modelprograms.samhsa.gov e già descritto in termini di Model Programs. In questa guida i 75 programmi presentati vengono prima elencati in ordine alfabetico (INDEX I), poi descritti in termini di tipologia di intervento per ciascuno dei sei domini - individuo, famiglia, pari, scuola, comunità, e società-ambiente - (INDEX II) ed, infine, descritti in termini di tipologia di risultato per ciascuno dei sei domini (INDEX III). La guida propone, poi, delle griglie di sintesi dei programmi definite Data Matrix. In queste griglie, per ciascun dominio (individuo, famiglia, pari, scuola, comunità, e società-ambiente), si vanno a definire i fattori di rischio e quelli di protezione; per ciascuno di essi vengono descritti, poi, i programmi che se ne occupano in termini di nome, fascia di età, categoria IOM (interventi universali, selettivi e specifici) e strategie specifiche di prevenzione e trattamento dell’abuso di sostanze (SAPT). È importante notare che i programmi spesso sono complessi e contengono riferimenti a domini e a fattori di rischio multipli. Di conseguenza, molti programmi appaiono sotto più di un dominio e sono inclusi in più di una matrice. Inoltre, le matrici di questa guida, che consentono agli operatori di identificare i programmi verso i quali dirigere il proprio interesse in base alle proprie necessità, sono da considerarsi un “lavoro in corso” che va continuamente aggiornato in base alle nuove scoperte. 36 2.2.3. PRINCIPLES OF SUBSTANCE ABUSE PREVENTION La terza guida ripropone, in modo più articolato ed approfondito, i sei domini del CSAP già citati e che saranno ampiamente ripresi ed approfonditi nel capitolo 4. In particolare, raccoglie i risultati legati ai fattori di rischio per l’abuso di sostanze nei differenti domini e le strategie d’intervento efficaci per la prevenzione dell’abuso di sostanze e per la riduzione dei comportamenti di consumo. Infatti, il testo contiene descrizioni particolareggiate di ogni principio all'interno di ogni dominio ed, inoltre, collega i domini con le strategie di prevenzione e trattamento identificate dal CSAP stesso e definite SAPT (Substance Abuse Prevention and Treatment Strategies). Le SAPT includono: 1. Divulgazione di informazioni per incrementare la conoscenza ed i cambiamenti di atteggiamenti verso l’uso e l’abuso di sostanze attraverso attività quali, ad esempio, la discussione in classe e le campagne dei media. 2. Educazione preventiva per far acquisire ai partecipanti importanti abilità sociali, quali la resistenza alle pressioni dei pari verso l’uso di droghe, e abilità decisionali. 3. Proposta di alternative ed opportunità di partecipazione in attività libere dalle droghe per sostituire, ridurre o eliminare il coinvolgimento in attività legate all’uso di sostanze. 4. Identificazione dei soggetti con probabili problemi legati all’uso di sostanze ed invio alle strutture di diagnosi e cura. 5. Processi basati sulla comunità per espandere le risorse dedicate alla prevenzione attraverso attività quali la costruzione di una rete territoriale. 6. Approcci ambientali per promuovere politiche di cambiamento che riducano i fattori di rischio e preservino o incrementino i fattori protettivi. Questa guida può essere utile agli operatori per trarre considerazioni o idee per interventi da effettuare in ambito preventivo, per identificare quelli efficaci in ciascun dominio e per giustificare l'uso di uno o più interventi in un programma. Valutatori, recensori e policymakers possono trovarla utile anche come rapido strumento per avere una veduta d'insieme dello stato dell'arte nella prevenzione e per accertarsi se un programma stia effettivamente assumendo principi scientificamente difendibili nei propri interventi. 2.2.4. 2000 ANNUAL SUMMARY. EFFECTIVE PREVENTION PRINCIPLES AND PROGRAMS Questa quarta guida prodotta dal National Center for the Advancement of Prevention (NCAP) del CSAP vuole essere un ulteriore strumento utile per esaminare i principi scientifici su cui basare la prevenzione dell’abuso di sostanze. In particolare, all’interno di questa guida vengono approfonditi sette specifici punti: a. La conoscenza basata su principi scientifici: include il corpo di ricerche prodotte a livello universitario e di altre istituzioni accademiche in merito alla natura dei problemi correlati all’abuso di sostanze ed al loro ridimensionamento. b. La presentazione del National Registry of Effective Prevention Programs (NREPP): si tratta di un organismo a livello nazionale che si pone come obiettivo l’identificazione, l’analisi e la diffusione di programmi di prevenzione efficaci, sulla base dei seguenti quindici principi di riferimento: - la teoria, cioè la presenza nel programma di principi chiari e ben articolati; - l’attendibilità, vale a dire la verifica della progettazione; - la valutazione dell’implementazione del programma, cioè la verifica dei risultati raggiunti; - le strategie di campionamento e di implementazione, che interessano la selezione e la gestione dei partecipanti al programma; - la capacità di attrazione del programma, tenendo presente il numero di partecipanti persi, nel corso della attuazione; - le misure dei risultati, che permettono di valutare il cambiamento del comportamento precedentemente identificato; - i dati mancanti, che si riferiscono alle informazioni mancanti riguardanti i partecipanti ancora presenti nel programma; - la raccolta dei dati, che esplicita la qualità delle procedure di misurazione dei dati; - le analisi dei dati, che valutano la loro adeguatezza tecnica; - la presenza di altri fattori causali plausibili per spiegare e giustificare i risultati ottenuti; - l’integrità, cioè il livello di confidenza dei dati ottenuti sulla base della qualità dell’implementazione, del disegno sperimentale e di come è stata effettuata la valutazione; - l’utilità, che descrive se ed a che livello il programma è appropriato e pronto per essere divulgato ed applicato; - le repliche, cioè il numero di situazioni in cui un programma è stato utilizzato e valutato. Infatti, anche se uno studio ne dimostra l’efficacia, altre applicazioni possono meglio confermarne i risultati; - la capacità di diffusione, che determina se il programma ed i suoi materiali possono essere utilizzati da altri; - l’adeguatezza alla cultura ed all’età del gruppo target. c. I fattori di rischio e quelli di protezione: breve descrizione concettuale dì ciò che si intende per fattore di rischio e di protezione. d. La conoscenza sui fattori di rischio e di protezione: quanto finora è presente in letteratura a tal proposito, suddiviso ed ampliato in sette domini (l’individuo, la famiglia, la scuola, i pari, la comunità, la società ed il luogo di lavoro). e. I principi specifici di efficacia: sempre con riferimento ai domini appena sopra citati, vengono considerati i rispettivi principi scientifici significativi. Per il dominio “luogo di lavoro” non esistono ancora dei chiari riferimenti in quanto la ricerca è ancora insufficiente. f. Le nuove problematiche emergenti: sottolinea come la prevenzione dell’abuso di sostanze sia in continuo cambiamento. g. I programmi efficaci di prevenzione all’abuso di sostanze: vengono identificati e descritti progetti che rispondono ai criteri di efficacia identificati dal NREPP. 2.2.5. GUIDELINES AND BENCHMARKS FOR PREVENTION PROGRAMMING Nonostante questa guida risalga al 1997, si ritiene possa essere un utile strumento per gli operatori del settore, in quanto sintetizza aspetti metodologici ed operativi importanti. Nello specifico, in questo documento vengono proposte 10 linee-guida, già precedentemente illustrate nel Cap. 1, e che possono aiutare il 37 professionista nel: ● Valutare la fattibilità e la potenziale efficacia delle opzioni disponibili e selezionare l’approccio più adeguato; ● Analizzare ciò che si potrebbe raggiungere attraverso un programma preventivo; ● Rafforzare le azioni preventive in via di sviluppo; ● Pianificare e disegnare nuove azioni preventive; ● Definire le priorità di intervento; ● Valutare le risorse. Le suddette linee-guida possono essere suddivise in tre aree principali: ● La prima area riguarda la selezione di strategie efficaci, che possono contribuire a meglio definire l’adeguatezza di una strategia sulla base, ad esempio, degli obiettivi preposti e della popolazione che si vuole raggiungere; ● La seconda riporta tre linee guida che si focalizzano nelle interrelazioni esistenti fra le figure e le organizzazioni coinvolte nello sforzo preventivo; ● La terza illustra importanti considerazioni riguardo all’implementazione degli interventi. La sequenza delle linee guida riflette, quindi, la progressione dalla pianificazione all’implementazione, ed il professionista può fare riferimento, inoltre, ad un'utile check-list per la loro applicazione. 2.2.6. PREVENTING PROBLEM RELATED TO ALCOHOL AVAILABILITY: ENVIRONMENTAL APPROCHES Per quanto riguarda questa guida, che si occupa specificatamente di problemi legati all’uso e abuso di alcol, si rimanda all’estesa trattazione del paragrafo 4.3. 38 2.3. Il DECISION SUPPORT SISTEM (DSS) DEL CSAP Il Decision Support System è uno strumento del CSAP che permette di pianificare, implementare e valutare i propri progetti di prevenzione attraverso un sistema computerizzato on-line, guidato step by step. Si tratta di uno strumento complesso che fornisce agli operatori del settore un importante supporto nella costruzione di un nuovo progetto attraverso l’esplicitazione di cinque fasi. La prima fase del DSS prevede la valutazione dei propri bisogni - Assess your needs - secondo questi punti: l Costruire un profilo di base dei bisogni; l Identificare ulteriori fonti di dati presenti; l Pianificare ed implementare un’adeguata raccolta dei dati disponibili; l Definire la popolazione ed il contesto a cui si vuole rivolgere il progetto, sulla base dei dati raccolti; l Definire gli obiettivi del progetto; l Dare una visione di insieme a tutti i fattori fino ad ora elencati. La seconda fase del DSS interessa la valutazione e lo sviluppo di capacità - Assess and Develop Capacity - e permette di: l Descrivere le proprie capacità; l Definire il proprio piano strategico d’azione; l Monitorare i propri progressi. La terza fase permette la selezione di programmi ed interventi - Select Programs and Practices - e riporta un archivio di iniziative di prevenzione utili per: l Meglio comprendere termini e criteri rilevanti per il proprio progetto; l Consultare progetti ed iniziative efficaci; l Confrontare i progetti. La quarta fase riguarda l’implementazione del progetto - Implement Programs - relativamente a: l Sviluppo di un piano di implementazione del progetto; l Implementazione di un progetto di prevenzione efficace ed adeguato. La quinta fase, denominata Evaluate Programs and Practices, guida l’importante processo di valutazione dal momento della pianificazione a quello della implementazione. Inoltre, il DSS offre dei servizi di supporto riguardanti: l La stesura di brevi riassunti inerenti ai progetti di prevenzione, utili anche per collaboratori ed altri consulenti –Write your reports-; l La definizione di eventuali connessioni fra progetti; l L’accesso ad un utile documentazione - Get training & Technical Support -; l Il trasferimento e la condivisione di informazioni su progetti ed iniziative. Il sito di riferimento è www.preventiondss.org 2.4. NIDA I recenti sviluppi scientifici hanno rinnovato radicalmente il nostro modo di considerare l'abuso di droghe e la dipendenza e, a ciò, ha notevolmente contribuito il National Institute on Drug Abuse (NIDA). NIDA è nato nel 1974, e, nell’ottobre 1992, è diventato parte del National Institute of Health, Department of Health and Human Service degli USA. Obiettivi del NIDA sono supportare e condurre ricerche all’interno di discipline diversificate, assicurare una rapida diffusione ed un efficace utilizzo dei risultati di queste ricerche e delle conoscenze basate sulle evidenze scientifiche al fine di garantire un significativo progresso nella prevenzione, nel trattamento e nelle politiche delle dipendenze. Come riportato nel sito w w w. d r u g a b u s e . g o v / N I D AWe l c o m e . h t m l , NIDA sostiene oltre l’85% della ricerca nel mondo sugli aspetti di salute correlati all’uso di sostanze psicoattive. NIDA non sta lavorando solo sulle opportunità e sulle tecnologie per un’ulteriore o maggiore comprensione dell’azione delle sostanze psicoattive sul Sistema Nervoso Centrale e sul comportamento, ma sta lavorando anche per assicurare il rapido ed efficace trasferimento di queste informazioni scientifiche agli operatori che si occupano di politiche sociali e sanitarie, di promozione della salute, di dipendenze, di salute pubblica ed alla popolazione generale. In passato, il NIDA si è occupato molto di tutto ciò che ha a che fare con aspetti biologici e genetici dell’addiction e del trattamento. Più avanti si è occupato anche di aspetti psicologici, sociali ed ambientali legati all’uso e all’abuso. In particolare, ad agosto 2002, risulta aver messo a punto 180 Research Monographs, delle quali otto dedicate al tema della prevenzione. Si tratta di: 1. Preventing adolescent drug abuse: intervention strategies (Glynn, Leukefeld e Ludford, 983); 2. Preventing research: deterring drug abuse among children and adolescents (Bell e Battjes, 1987); 3. Drug abuse prevention intervention research: methodological issues (1991); 4. Scientific methods for prevention intervention research (Càzares e Beatty, 1994); 5. Advances in prevention intervention research (Collins e Seitz, 1997); 6. Meta-Analysis of drug abuse prevention programs (Bukoski, 1997); 7. Cost-Benefit/Cost-effectiveness Research of Drug Abuse Prevention: implications for programming and policy (Bukoski e Evans, 1998); 8. Drug abuse prevention through family interventions (Ashery, Robertson e Kumpfer, 1998). Tutte, esclusa la n. 3, sono direttamente reperibili sul sito internet www.nida.nih.gov. La prevenzione, comunque, rientra anche fra gli obiettivi di sviluppo futuri del NIDA. Questo, in particolare, per quanto riguarda la prevenzione precoce nei giovani, l’identificazione dei fattori di protezione e di resistenza per quegli individui che hanno molteplici fattori di rischio, lo sviluppo di efficaci tecniche preventive, la divulgazione dei risultati delle ricerche relative alla prevenzione delle dipendenze e la diffusione dell’uso delle informazioni scientifiche nella pratica preventiva. L'Istituto è organizzato in divisioni ed uffici, ognuno dei quali si occupa di aspetti specifici delle dipendenze. Per quanto riguarda la prevenzione, all’interno della Divisione di Epidemiologia, Servizi e Ricerca in Prevenzione, esiste proprio una branca definita Prevention Research Branch. Questa specifica sezione supporta programmi di ricerca di prevenzione delle dipendenze che: vanno ad esplorare modelli e/o teorie innovative per lo sviluppo di nuovi approcci preventivi; esaminano efficacia ed efficienza di approcci preventivi con target diversi ed in contesti territoriali diversificati; investigano processi; chiarificano aspetti organizzativi e gestionali dei Servizi che si occupano di prevenzione in modo efficace ed efficiente; sviluppano e testano appropriate metodologie di complessi aspetti della scienza preventiva. In effetti, le aree d’intervento in cui si muove questa sezione del NIDA sono: - la ricerca di base nella prevenzione; - la ricerca sugli interventi di prevenzione efficaci ed efficienti (universali, selettivi e specifici); - la ricerca sui Servizi che si occupano di prevenzione; - la metodologia nella prevenzione. Il NIDA si muove, poi, su molti altri fronti paralleli o trasversali rispetto a quelli già indicati. Il sito w w w. d r u g a b u s e . g o v / N I D AWe l c o m e . h t m l 39 40 presenta una sezione di tipo informativo, molto curata, sulle sostanze psicoattive, differenziata per studenti-giovani, genitoridocenti e ricercatori-professionisti della salute. Ad esempio, all’interno della parte dedicata a studenti e docenti (NIDA goes tho school) è possibile reperire informazioni e, solo per i docenti, strumenti e curricoli da implementare in classe. Attiva, inoltre, campagne informative; quella più recente riguarda gli steroidi (Game Plan) e rientra all’interno di una campagna più ampia che si chiama Keep your Body Healthy, la quale ha proseguito il lavoro avviato con la precedente campagna Keep your Brain Healthy. Si tratta di campagne mass-mediatiche molto centrate su aspetti di tipo informativo legati alla salute e agli aspetti fisici dell’uso di sostanze. Il NIDA si occupa anche di studi longitudinali quali il Monitoring The Future Survey, un’indagine rappresentativa avviata nel 1997 dall’Università del Michigan che ha coinvolto tutti gli Stati Uniti, relativa all’uso, e alla propensione all’uso, di sostanze psicoattive illecite negli studenti (uso nella vita, uso passato, attuale e quotidiano di sostanze illecite, alcol e tabacco). Inoltre, finanzia direttamente ricerche ed interventi di prevenzione delle dipendenze, purché rientrino fra gli obiettivi ed utilizzino approcci condivisi dallo stesso ente. Altre attività portate avanti dal NIDA, e che comunque rientrano fra gli obiettivi di divulgazione dello stesso, sono il NIDA InfoFacts ed i brevi periodici on-line (Community Drug Alert, NIDA Notes newsletter, NIDAResearch Reports, NIDA Science & Practice Perspectives). Il NIDA InfoFacts raccoglie una serie di interessanti documenti, organizzati per argomenti: - Comprensione dell’uso e dell’abuso di sostanze psicoattive; - Effetti sulla salute di sostanze specifiche quali tabacco, cocaina, MDMA, eroina, inalanti, LSD, Marijuana, steroidi, ecc.; - AIDS e abuso di sostanze; - Prevenzione e trattamento; - Dati di ricerca; - Novità; - Informazioni del NIDA; - Eventi e conferenze; - Altri Servizi informativi sulle dipendenze. Per quanto riguarda i periodici on-line, sul sito del NIDA è possibile reperire: - Community Drug Alert: diffonde informazioni del NIDA’s Community Epidemiology Work Group, che raccoglie epidemiologi e ricercatori di 21 aree metropolitane degli USA; - NIDA Notes: raccoglie ricerche nelle aree trattamento, prevenzione, epidemiologia, neuroscienze, scienze del comportamento, servizi di salute e AIDS e, inoltre, promuove la comunicazione fra clinici, ricercatori, amministratori, politici e popolazione generale; - NIDA Research Reports: si tratta di una serie di report che sintetizzano i risultati di ricerche scientifiche, prevalentemente relativi a specifiche sostanze d’abuso, al fine di renderli fruibili da tutti (legislatori, educatori, operatori, ecc.); - NIDA Science & Practice Perspectives: si rivolge a professionisti del settore e promuove il dialogo fra ricercatori e finanziatori dei progetti al fine di migliorare il trattamento e la ricerca relativi alle dipendenze. Da segnalare, infine, la conferenza organizzata a Washington dal NIDA nel 2001 “2nd National Conference on Drug Abuse Prevention Research”, all’interno della quale sono stati affrontati temi quali i fattori di rischio e di protezione nella definizione di un programma efficace, il ruolo della famiglia rispetto ai rischi precoci, il ruolo della scuola negli interventi di prevenzione precoci, come la comunità può introdurre norme positive, come i media possono indurre cambiamenti nel comportamento, alcuni esempi di programmi definiti efficaci e altro ancora. Gli abstract dei lavori presentati durante la conferenza sono reperibili all’interno del sito internet sopra indicato. 2.5. La guida del NIDA Il NIDA ha recentemente messo a punto una sintetica guida “Prevention Principles for Children and Adolescents” (2001), strutturata prevalentemente per rispondere a domande su tematiche di interesse per gli operatori che si occupano di prevenzione delle dipendenze. In particolare, le tematiche e le domande che si ritrovano nel testo sono: 1. Fattori di rischio e fattori di protezione: Quali sono i fattori di rischio ed i fattori di protezione? Chi si occupa di progettazione nella prevenzione come può usare i fattori di rischio e di protezione nello sviluppo dei programmi? Qual è il periodo più ad alto rischio per il consumo di droghe fra i giovani? Quando inizia il consumo di droghe e come esso procede? 2. Prevenzione dell’abuso di droghe nella comunità: Come i testimoni privilegiati della comunità valutano il livello di rischio di abuso di droghe nella comunità? I testimoni privilegiati della comunità come possono valutare l’efficacia degli sforzi preventivi? I principi di prevenzione per i programmi di comunità, per i programmi scolastici e per i programmi destinati alla famiglia. I testimoni privilegiati come possono motivare la comunità ad agire ed implementare nuovi programmi di prevenzione? I progettisti come possono essere sicuri che le strategie preventive sono in linea con i bisogni della comunità? La comunità come può prendere a modello un programma promettente ed implementarlo efficacemente? La valutazione come può aiutare i testimoni privilegiati a valutare i propri progressi ed i progressi della comunità contro il problema delle droghe? 3. Alcuni programmi di prevenzione delle dipendenze basati sulle ricerche scientifiche, la maggior parte dei quali saranno ampiamente analizzati nel capitolo 4. Project STAR, Life skills Trainig Program, Adolescent Alcohol Prevention Trial (AAPT), Seattle Social Development Project, Adolescent training and learning to avoid steroids: the ATLAS Program, Project Family, Strengthening Families Program, Focus on Families, Reconnecting Youth program, Adolescent Transitions Program. Si ritiene importante segnalare questa guida in quanto si tratta della più recente pubblicazione del NIDA in questo campo, utile per la divulgazione scientifica anche a docenti, testimoni privilegiati, educatori, ecc., ma, proprio per questo, un po’ troppo sintetica per le esigenze di un professionista. 2.6. THE COCHRANE COLLABORATION The Cochrane Collaboration è una grossa organizzazione internazionale non profit, fondata nel 1992 nel Regno Unito con l'obiettivo di produrre, aggiornare e diffondere revisioni sistematiche della letteratura scientifica nei diversi ambiti della medicina basata sulle evidenze (www.cochrane.org). L’Organizzazione si è sviluppata rapidamente e si è successivamente allargata, coinvolgendo ricercatori, clinici e utenti di paesi diversi, che collaborano alla conduzione delle revisioni. Queste affrontano anche tematiche non strettamente cliniche, ma anche di educazione alla salute, prevenzione, ecc. Non si occupa nello specifico di dipendenze, ma questa rappresenta una delle tematiche delle quali si occupa.Attualmente è un’organizzazione internazionale che offre supporti per la presa di decisione circa la salute pubblica preparando, diffondendo e garantendo l’accessibilità a reviews sistematiche sugli effetti degli interventi sulla salute. I dieci principi su cui si basa The Cochrane Collaboration sono: 1. collaborazione, interna ed esterna alla Collaboration; 2. crescita grazie all’entusiasmo e ai contributi individuali, ottenuti in quanto è previsto il coinvolgimento di persone con differenti competenze e con differenti backgrounds; 3. evitamento delle duplicazioni dei lavori, grazie ad una buona gestione e ad un buon coordinamento degli stessi; 4. riduzione al minimo degli errori, grazie al rigore scientifico nell’approccio, all’ampia apertura nella partecipazione ai lavori ed all’evitamento di conflitti; 5. aggiornamento continuo dei dati, grazie all’identificazione ed all’incorporazione delle nuove evidenze; 6. assicurazione della rilevanza delle informazioni raccolte per la presa di decisioni nella sanità pubblica; 7. assicurazione dell’accesso alle informazioni raccolte, tramite la divulgazione delle stesse; 8. miglioramento continuo della qualità del proprio lavoro; 9. continuità, assicurando che la responsabilità delle reviews, del processo editoriale e le funzioni chiave siano mantenute nel tempo e rinnovate; 10. promozione di un’ampia partecipazione. The Cochrane Collaboration si compone di gruppi tematici internazionali, attualmente più di cinquanta, che collaborano per la definizione ed il mantenimento nel tempo delle reviews. I membri di ciascun gruppo (ricercatori, professionisti della salute, utenti dei Servizi pubblici e altri), che hanno interesse ad approfondire un argomento specifico, preparano e propongono un piano di lavoro. Il piano viene sviluppato con il contributo dello staff di uno dei Centri Cochrane, centri nazio- 41 42 nali che collettivamente condividono la responsabilità di coordinare lo sviluppo della Cochrane Collaboration. Il piano definisce gli obiettivi, le procedure per raggiungerli, i criteri di identificazione e raggruppamento degli studi più importanti sull’argomento e le modalità per la predisposizione della review. I gruppi sono supportati nello svolgimento dei loro compiti da materiale e training messi a disposizione dagli stessi Centri Cochrane. Anche l’Italia ha il suo The Italian Cochrane Centre (CCI), nato nel 1994 con lo scopo di promuovere in Italia ed in alcuni Paesi dell’Europa Meridionale (Spagna, Francia, Portogallo e Grecia) le attività del Cochrane Collaboration. Esso condivide le finalità generali dell’organizzazione ed, insieme agli altri 13 Centri Cochrane nel mondo, opera per la divulgazione delle reviews, offre assistenza tecnica e metodologica agli operatori che collaborano ai gruppi e organizza brevi workshop sulle metodologie delle revisioni sistematiche. Per sostenere e diffondere le attività Cochrane in Italia, a partire dal 1997, è stata creata una rete di istituzioni diffuse su tutto il territorio nazionale che sono impegnate a sostenere le attività del CCI, ciascuno sulla base delle proprie specifiche competenze. Tali istituzioni fanno parte di gruppi internazionali per la definizione di specifiche reviews sistematiche (www.areas.it ). Le reviews messe a punto dai singoli gruppi Cochrane vengono pubblicate nel The Cochrane Collaboration Database of Systematic Reviews, le cui sintesi si trovano nel sito www.cochrane.org all’interno del The Cochrane Library. Lo scopo principale delle revisioni sistematiche della letteratura scientifica del Cochrane è di fornire informazioni circa le prove di efficacia di interventi soprattutto di cura ed, in misura minore, di prevenzione. Le revisioni prendono in considerazione solo studi, relativi ad un argomento definito, che hanno un buon fondamento dal punto di vista teorico e che utilizzano una metodologia rigorosa. Il processo editoriale per la definizione di una revisione prevede l’identificazione di un quesito di rilevanza clinica, la registrazione di un titolo e la successiva pubblicazione di un protocollo. Nel protocollo si definiscono gli obiettivi, le strategie, i metodi e le analisi statistiche che si adotteranno nel portare avanti la revisione. Effettuato il lavoro di analisi degli studi, a ciascuno di quelli inclusi vengono attribuiti dei punteggi su tre dimensioni: Rischio di distorsione, Interpretazione, Relazione con i singoli criteri di studio. Laddove gli studi considerati sono omogenei, vengono anche effettuate delle meta-analisi prima della pubblicazione della revisione sistematica (cfr. Cap. 7). Alcuni dei gruppi di Cochrane Collaboration che risultano particolarmente interessanti per chi lavora nel settore della prevenzione sono il Drugs and Alcohol Review Group, recentemente costituitosi, ed il Tobacco Addiction Group. Il Drugs and Alcohol Review Group dal 1998 si occupa della conduzione di revisioni sistematiche dei trial sulla prevenzione, il trattamento e la riabilitazione dell'uso problematico di sostanze psicoattive lecite ed illecite (escluso il tabacco, oggetto del lavoro dell’altro gruppo Cochrane). Composto di sette editori che operano in Australia, Francia, Gran Bretagna USA ed Italia, il gruppo ha base editoriale a Roma presso il Dipartimento di Epidemiologia della ASL RME (Roma). La base editoriale di questo gruppo sta sviluppando un registro dei trial che comprende studi pubblicati e non pubblicati ricercati sistematicamente sulle basi di dati elettronici e, manualmente, sui giornali non indicizzati. Gli studi non pubblicati vengono identificati tramite contatti personali con ricercatori e case farmaceutiche. Questo gruppo, al marzo 2002, ha pubblicato 14 revisioni sistematiche e 10 protocolli. Le prime revisioni sono relative alla disintossicazione ed alle terapie di mantenimento per la dipendenza da oppiacei, le successive riguardano le terapie per la dipendenza da cocaina, le altre revisioni puntano l’attenzione sui problemi legati all’abuso di amfetamine e l’ultima revisione pubblicata tratta della dipendenza da alcol. Fra i protocolli ce n’è uno riguardante la prevenzione scolastica dell’uso di droghe illegali, però ancora in via di definizione, e un altro di prevenzione primaria dell’abuso di alcol fra i giovani. In quest’ultimo, seppure ancora in corso d’opera, sono stati analizzati 56 studi, raccolti prevalentemente da data-base elettronici, e si è giunti alla conclusione che è ancora necessario intraprendere ricerche relative ad importanti variabili di risultato, che la metodologia e la valutazione necessitano di miglioramenti e che gli interventi che si focalizzano su aspetti culturali necessitano di svi- luppi ulteriori e di una rigorosa valutazione. Il Tobacco Addiction Group si occupa della conduzione di revisioni sistematiche dei trial sulla prevenzione e il trattamento del tabagismo. Il gruppo ha base editoriale in Inghilterra, presso il Department of Public Health and Primary Health Care dell’Institute of Health Sciences di Oxford. Questo gruppo, al marzo 2002, ha pubblicato 27 revisioni sistematiche e 6 protocolli. Fra le reviews, quelle che interessano la prevenzione sono: - Community intervention for reducing smoking among adults; - Community intervention for reducing smoking in young people; - Intervention for preventing tobacco smoking in public places; - Intervention for preventing tobacco sales to minors; - Mass media interventions for preventing smoking in young people. Dei risultati di alcune di queste reviews si parlerà più nello specifico nel capitolo 7. Fra i protocolli di questo gruppo vale la pena segnalare il “School-based programmes for preventing smoking”, del quale, però, non si hanno ancora i risultati definitivi. 2.7. EMCDDA - OEDT e rete REITOX L’EMCDDA (European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction) di Lisbona è meglio noto in Italia come OEDT (Osservatorio Europeo delle Droghe e delle Tossicodipendenze). È l’agenzia della Comunità Europea, alla quale fa quindi riferimento anche l’Italia, istituita nel 1993 con lo scopo di descrivere e monitorare in modo chiaro e preciso il fenomeno droghe nell’Unione Europea e di fornire all’opinione pubblica e alle istituzioni “informazioni obiettive, affidabili e comparabili a livello europeo” (www.emcdda.org). Le principali funzioni dell’Osservatorio sono: - la raccolta e l’analisi dei dati esistenti sulle droghe; - il miglioramento della metodologia di confronto dei dati; - la diffusione dei dati; - la cooperazione con enti ed organizzazioni europee ed internazionali e con paesi terzi. Il lavoro dell’Osservatorio si concentra su raccolta, analisi e diffusione di dati relativi a: - domanda e riduzione della domanda di droghe; - strategie e politiche nazionali e comunitarie; - cooperazione internazionale e geopolitica dell’offerta; - controllo del commercio di stupefacenti, di sostanze psicotrope e di precursori; - implicazioni del fenomeno droghe per i paesi produttori, consumatori e di transito. L’EMCDDA non opera isolatamente, ma si avvale di una rete di 15 centri nazionali di informazione, i Punti Focali Nazionali, uno per ogni Stato membro. Insieme al Punto Focale della Commissione Europea, questi centri formano REITOX, la Rete Europea di Informazione sulle Droghe e le Tossicodipendenze. L’Osservatorio Europeo collabora, inoltre, con diversi organismi europei fra i quali le istituzioni e le agenzie dell’Unione Europea, i centri specializzati e le ONG (Organizzazioni Non Governative). In particolare ha un mandato specifico per collaborare con sei organizzazioni europee ed internazionali: - il Programma delle Nazioni Unite per il Controllo Internazionale delle Droghe (UNDCP); - il Gruppo Pompidou del Consiglio d’Europa; - l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS); - l’Organizzazione Mondiale delle Dogane (OMD); - l’Europol; - l’Interpol. Quanto prodotto e diffuso dall’EMCDDA risulta di supporto per gli operatori che lavorano nell’area delle dipendenze poiché, da una parte, propone dati epidemiologici utili per l’analisi dei bisogni e, dall’altra, propone strategie, tecniche e strumenti di riduzione della domanda utili anche per la prevenzione. Per quanto riguarda gli aspetti epidemiologici, grazie ai Punti Focali della rete REITOX, l’EMCDDA pubblica annualmente sia la “Relazione annuale sull’evoluzione del fenomeno droga nell’Unione Europea” sia “I trend”, cioè le linee di tendenza di sviluppo del fenomeno droga in Europa. La relazione annuale ed i trend sono disponibili in più lingue, compreso l’italiano, e sono scaricabili direttamente da Internet dal sito www.emcdda.org. Per quanto riguarda, invece, la prevenzione, curata dal Dipartimento di Riduzione della 43 domanda, l’EMCDDA ha messo a punto le Linee Guida per la valutazione degli interventi preventivi nel campo delle tossicodipendenze (1997), valide a livello europeo e tradotte anche in Italiano dal COST A6 Italia (cfr. paragrafo 2.10.), e le Guidelines for the evaluation of outreach work (2001), linee guida europee per il lavoro di strada (cfr. paragrafo 2.8.), e alcuni numeri della collana “Insight”, pubblicazioni tascabili che riportano i risultati di ricerche e studi dell’OEDT su tematiche di attualità. Tale impegno nell’ambito preventivo trae origine dalla riflessione che la valutazione degli interventi di prevenzione nell’Unione Europea è attualmente molto scarsa e non soddisfa criteri scientifici, con conseguenze quali l’inadeguatezza nell’allocazione delle risorse, il rischio di implementare interventi non corretti scientificamente e professionalmente, il non sviluppare strategie d’intervento adeguate e riproducibili, il dare alla pubblica opinione un’immagine negativa in termini di dispendio di fondi pubblici. Gratuitamente e sul suo sito internet, l’EMCDDA mette, poi, a disposizione degli operatori altre interessanti pubblicazioni, oltre quelle già citate, delle utili banche dati ed un bollettino bimestrale, DrugNet Europe, il quale fornisce un resoconto periodico delle attività dell’Osservatorio. Fra le banche dati la prima da segnalare è EDDRA, l’Exchange on Drug Demand 44 Reduction Action Information System, la banca dati europea dei progetti di riduzione della domanda in Europa (www.reitox.emcdda.org/eddra/welcome.html) della quale parleremo ampiamente più avanti nei capitoli 5 e 6. La seconda è EIB, l’Evaluation Instruments Bank, recentemente inserita nel sito dell’EMCDDAe che in futuro potrà diventare un importante strumento di lavoro per gli operatori della prevenzione (www.emcdda.org/responses/methods_tools /eib.shtml). Si tratta di un archivio di strumenti creato per incoraggiare la valutazione e la standardizzazione di strumenti per la valutazione degli interventi sia preventivi che di trattamento (cura e riabilitazione). EIB è stata lanciata nel giugno 2000, ed attualmente (giugno 2002) contiene 31 strumenti relativi alla valutazione nella prevenzione e 222 di valutazione dei trattamenti. La sproporzione numerica fra strumenti di valutazione degli interventi preventivi e strumenti di valutazione dei trattamenti non potrebbe rendere più chiare le difficoltà della valutazione in questo campo e le difficoltà, quindi, di reperimento di strumenti idonei. La ricerca in EIB può essere effettuata per parole chiave, per categorie ed a tutto testo, in linguaggio html e in formato pdf. Da rilevare è che gli strumenti non sono prontamente utilizzabili in quanto necessitano sia di una traduzione che di una validazione per il contesto italiano. 2.8. LE LINEE GUIDA DELL’EMCDDA La costruzione delle “Guidelines for the evaluation of drug prevention” ( Kroger, Winter e Shaw, 1997), tradotte in italiano dal gruppo COST A6 e dall’IEFCoS con il titolo “Linee guida europee per la valutazione degli interventi preventivi nel campo delle tossicodipendenze”, è stata commissionata dall’EMCDDA all’IFT (Institut fur Therapieforschung) di Monaco di Baviera, al fine di ottenere uno strumento che consentisse la valutazione dei programmi di prevenzione, indipendentemente dall’azione a cui sono destinati, e che consentisse una comparazione dei risultati, un confronto ed uno scambio di opinioni e programmi fra gli Stati membri dell’Unione Europea. La messa a punto delle linee guida è avvenuta in più fasi: analisi di alcuni interventi di prevenzione a livello europeo; stesura delle linee guida in base agli esiti della valutazione dei progetti e della rassegna della letteratura scientifica in occasione di un seminario organizzato dall’IFT nel 1996; presentazione della versione corretta della guida nel marzo 1997 e sua verifica e valutazione; sperimentazione della seconda versione della guida in uno studio di fattibilità che ha interessato 20 progetti di 13 Stati membri dell’Unione Europea; stesura della versione definitiva utilizzabile in tutti gli interventi di prevenzione delle tossicodipendenze. Le linee guida definiscono i tre livelli della valutazione: 1. di progetto; 2. di processo; 3. di risultato. Tale guida individua come indispensabili per la pianificazione della valutazione già nella fase di progettazione le seguenti informazioni preliminari: - conoscere e definire il fenomeno; - chiarire il perché può essere considerato necessario l’intervento preventivo; - esplicitare i concetti teorici di base; - definire le persone o il gruppo bersaglio; - chiarire gli obiettivi relativi all’uso di sostanze; - chiarire gli obiettivi relativi ad altre variabili; - individuare i metodi; - definire la durata; - individuare le risorse. La valutazione di processo, indicata nelle linee guida, implica l’esplicitazione di: - cosa è effettivamente accaduto; - se ed in che misura è stato rispettato il progetto; - se ed in che misura è stato raggiunto il target; - che scarto c’è tra quanto pianificato e quanto attuato; - quali metodi, quali strumenti, quali variabili e quali indicatori sono stati utilizzati per valutare l’intervento; - quali sono i punti di forza ed i punti di debolezza dell’intervento; - quali sono le considerazioni, le proposte e le raccomandazioni utilizzabili in progetti simili. La valutazione di risultato è finalizzata a rilevare: - i dati di contesto; - i risultati a breve termine e quelli a lungo termine; - il rapporto costi/benefici; - il rapporto costi/efficacia. Le prospettive e le necessità che si rilevano relativamente alle linee guida sono le seguenti: 1. necessità di sperimentarle e di trasferire le conoscenze scientifiche a livello di implementazione operativa; 2. necessità di inserire i criteri relativi alla qualità ed alla valutazione all’interno della progettazione e prevederla anche all’interno dei finanziamenti; 3. necessità di insistere sulla coerenza interna dei progetti. Queste linee guida rappresentano uno degli strumenti per la valutazione degli interventi preventivi più importanti a livello europeo. L’EMCDDA ha fatto un grosso sforzo per diffonderle in tutti i Paesi membri ed, essendo tradotte anche in italiano, sicuramente rappresentano lo strumento disponibile più importante per gli operatori che si occupano prevenzione delle dipendenze. Le Guidelines for the evaluation of outreach work del 2001, linee guida europee per il lavoro di strada, sono il secondo manuale sulla valutazione in campo preventivo messo a punto dall’EMCDDA. È stato inizialmente pensato per creare un linguaggio comune ed avviare un dialogo fra operatori di Paesi ed Agenzie diverse che lavorano in situazioni molto differenti fra loro (ad esempio nelle stazioni ferroviarie piuttosto che nelle discoteche), e con target diversi (ad esempio giovani piuttosto che transessuali). Il bisogno di linee guide in questo settore era già emerso nella pubblicazione Insight dell’EMCDDA Outreach work among drug users in Europe (1999) ed è stato portato avanti con questo lavoro. Queste linee guida sono nate grazie alla collaborazione di referenti di tutti i Paesi dell’UE che hanno risposto ad un questionario inviato dall’EMCDDA. La guida, quindi, è stata realizzata con il contributo dei cosiddetti stakeholders, vale a dire individui, gruppi e agenzie con un interesse verso questo specifico ambito della prevenzione. La prima stesura del documento è stata discussa all’interno di un workshop tenutosi a Lisbona e le raccomandazioni emerse in quell’occasione hanno contribuito a definire la versione finale del lavoro. La guida fornisce esempi di differenti setting di lavoro di strada ed è strutturata in modo tale da risultare più utile per l’operatività che per la valutazione in senso stretto. La guida è destinata ai responsabili di progetto e allo staff di operatori che vi lavorano. La guida contiene molti esempi operativi ed é composta di quattro parti, le prime tre dedicate ad un approccio generale alla valutazione, alla definizione del progetto, alla sua implementazione e alle tecniche di intervento. Nella quarta parte contiene inoltre un glossario con i concetti chiave che appaiono nel testo. Il lavoro di strada si occupa di ambiti della prevenzione diversi fra loro quali la prevenzione primaria/universale, la prevenzione secondaria/selettiva e le attività di riduzione del danno o di prevenzione terziaria/specifica. Tradizionalmente, è stato lo strumento migliore per raggiungere gruppi a rischio, difficilmente raggiungibili in altre situazioni più strutturate o che raramente afferiscono ai Servizi pubblici. Attualmente, lo si ritiene molto utile anche per intervenire in situazioni meno problematiche legate a nuovi trend di consumo, nuove modalità d’uso, nuovi gruppi target (senza fissa dimora, frequentatori di club, ecc.). Politici ed operatori di tutto il mondo riconoscono l’importanza del lavoro di strada nel campo delle dipendenze, ma ciò non significa che tutto quello che si fa in questo settore vada bene o sia efficace. Sia i politici che gli operatori e l’opinione pubblica hanno bisogno di valu- 45 tare se sta effettivamente perseguendo i suoi obiettivi e sta raggiungendo i propri scopi e, questa guida, rappresenta un primo importante passo ed un supporto nei progetti di outreach sia per definire scopi ed obiettivi, sia per definire, valutare e migliorare le attività. 46 2.9. IREFREA L’IREFREAè un istituto di ricerca fondato nel 1988 a Lione (Francia), che, attualmente, forma una rete Europea con sei sedi permanenti e diversi partner di ricerca distribuiti in 13 paesi europei. Il suo scopo è di promuovere collaborazioni professionali tra esperti Europei che si occupano di disagio giovanile, prevenzione della tossicodipendenza e riduzione della domanda di sostanze stupefacenti. I principali ambiti dell'attività di IREFREA sono la ricerca, la prevenzione primaria applicata, i programmi di intervento, gli studi teorici e scientifici dei fattori di rischio ed i gruppi di lavoro formativi. Il sito dell’istituto, dal quale è possibile scaricare anche le pubblicazioni che saranno di seguito descritte, è www.irefrea.org. IREFREA sostiene la promozione di attività di: ● Prevenzione primaria precoce, operante prima che il disagio giovanile sia evidente e radicato. Questo comporta uno sviluppo nella comprensione dei fattori di rischio in infanzia e in adolescenza e l’implementazione di programmi d'intervento precoce. ● Prevenzione globale primaria, in grado di affrontare diversi problemi diffusi tra gli adolescenti, quali il consumo di sostanze stupefacenti, i disturbi comportamentali ed i segnali di maltrattamento. ● Prevenzione primaria integrata, operante negli ambiti educativo, ricreativo, culturale e nel sistema familiare. Dal 1996, IREFREA sta sviluppando tre progetti di ricerca, realizzati con il sostegno della Commissione Europea-DG V: 1. Progetto Sonar, riguardante le nuove tendenze del consumo di droghe, in particolare quelle di sintesi (ecstasy) ed i comportamenti sociali in cinque città Europee. Il progetto coinvolge 10 paesi Europei (Austria, Francia, Finlandia, Germania, Grecia, Italia, Olanda, Portogallo, Spagna, Regno Unito). Le pubblicazioni finora prodotte all’interno di tale progetto riguardano l’uso ricreazionale delle droghe e sono: ● Risk and Control in the Recreational Drug Culture (Calafat et al., 2001). Questa ricerca sull’uso ricreazionale delle sostanze psicoattive da parte dei giovani, in particolare durante il weekend, ha previsto una raccolta dei dati quantitativi su 2.700 giovani europei di nove città. Inoltre sono stati condotti studi etnografici in ciascuna città ed analizzati sia dati quantitativi che qualitativi. ● Night Life in Europe and Recreative Drug Use (Calafat et al., 1999). Questa pubblicazione descrive i patterns d’uso ricreazionale delle sostanze psicoattive tra i giovani europei di nove città, intervistati nel 1998. Il campione include 2.700 soggetti. Sono state effettuate, inoltre, più di quaranta interviste a personechiave e sono riportate delle dettagliate descrizioni degli ambienti di vita notturna e della cultura del divertimento. ● Characteristics and Social Representation of Ecstasy in Europe (Calafat et al., 1998). Descrive il fenomeno della diffusione dell’ecstasy in cinque aree europee nonché le motivazioni e le attitudini verso l’uso di ecstasy tra i consumatori di droghe sintetiche in relazione ai forti consumatori di droghe. Il campione riguarda 1.627 giovani, intervistati con un questionario strutturato. 2. Progetto famiglia al quale partecipano Francia, Spagna, Italia e Portogallo. Relativamente a questo progetto sono disponibili due pubblicazioni: ● Family: the challenge of prevention of drug use (Mendes et al., 2001). Dopo una trattazione dei modelli teorici e delle strategie dei programmi preventivi nel campo delle dipendenze, questa pubblicazione si focalizza sulla famiglia come ambito privilegiato della prevenzione. Viene anche riportato un lavoro di metaanalisi dei programmi di prevenzione primaria familiare realizzati in cinque paesi europei (Cfr. Cap. 7, paragrafo 7.3.). ● Family Relationships and Primary Prevention of Drug Use in Early Adolescence (Mendes et al., 1999). Si tratta di una pubblicazione precedente che fornisce un panorama dello stato dell’arte in questo campo. 3. Progetto Donne, riguardante le caratteristiche dell'identità femminile correlate ai proble- mi delle dipendenze, alle problematiche familiari e all'approccio terapeutico. Hanno partecipato a questo progetto Germania, Francia, Spagna, Italia, Portogallo. È stato pubblicato il libro Women Drug Abuse in Europe: Gender Identity (Stocco et al., 2000), che affronta il problema della dipendenza al femminile attraverso contributi sia di rassegna e stato dell’arte, sia riportando una specifica ricerca effettuata all’interno del Progetto Donne. 2.10. COST e AZIONE COST - A6 EUROPA Il termine COST è l’acronimo di “Cooperation Européenne dans les Science et la Tecnologie”, e sta ad indicare un programma di Cooperazione Europea mirato al coordinamento europeo delle attività di ricerca svolte nei paesi membri in settori specifici (http://www.infoset.ch/inst/costa6/). Le Azioni COST hanno coinvolto 25 paesi Europei: gli Stati membri della U.E. e altri paesi dell'Est Europeo (Rep. Ceca, Rep. Slovacca, Ungheria, Polonia, Turchia, Slovenia, Croazia). Le aree di Azione COST sono state quindici, in settori quali: Informatica, Telecomunicazioni, Trasporti, Oceanografia, Materiali, Ambiente, Meteorologia, Agricoltura, Tecnologia alimentare, Scienze Sociali, Ricerca medica, Ingegneria civile, Chimica, Foreste, Dinamiche dei fluidi. La Cooperazione COST è partita nel 1971 ed il suo meccanismo di funzionamento è stato caratterizzato dai seguenti principi basilari: a) Tutti gli stati membri del COST, così come la Commissione Europea, hanno potuto proporre proprie Azioni COST; b) La partecipazione a queste Azioni COST è stata volontaria e libera, associando solo i paesi interessati; c) Le spese di coordinamento delle singole Azioni sono state finanziate sia dai paesi partecipanti che dalla Commissione della Comunità Europea; d) La cooperazione è stata realizzata attraverso la formulazione di azioni concertate che hanno orientato e coordinato i progetti di ricerca nazionali nei settori identificati. Le attività sono state gestite da un Comitato di gestione Management Committee, costituito per ciascuna Azione proposta. In effetti, quindi, le Azioni Cost, più che effettuare ricerche, mirano a creare le premesse per l’incontro tra i ricercatori dei Paesi parte- cipanti. Ogni delegato nazionale al Management Committee ha avuto il compito di coordinare a livello del proprio Paese, l'Azione COST cui aveva aderito, ed, in particolare, è stato responsabile della divulgazione delle informazioni. D’interesse per la prevenzione è l’Azione COST nel settore delle Scienze Sociali, definita nello specifico Azione COST - A6, e che ha cercato di sviluppare l’obiettivo della Valutazione dell'azione contro la droga in Europa, sia nei suoi aspetti legati alle politiche, alla prevenzione ed ai trattamenti, che negli aspetti legati agli strumenti di valutazione da utilizzare. L’azione COST - A6 ha avuto il suo primo momento formale del workshop tenutosi a Zurigo il 26 e 27 Febbraio 1993. In un primo momento hanno aderito all'azione COST - A6 Belgio, Finlandia, Olanda, Norvegia, Svizzera, e, successivamente, si sono aggiunti Italia, Danimarca, Svezia, Germania, Grecia, Polonia, Portogallo, Francia e Austria. Agli incontri di COST - A6 hanno, inoltre, partecipato, in qualità di osservatori permanenti, rappresentanti del Gruppo Pompidou, dell'UNDCP, della DG5 della CE (Drugs Unit) e dell’EMCDDA. Le attività del COST - A6 si sono sviluppate in cinque aree di intervento, identificando per ciascun gruppo di lavoro un coordinatore. I gruppi sono così stati organizzati: 1. Gruppo di Lavoro n° 1 – Valutazione delle politiche dei cambiamenti nelle politiche e nelle risposte della società alle politiche Coordinamento dell’Olanda. Obiettivo: Studio comparativo delle politiche Europee in tema di Abuso di Sostanze. I principali argomenti affrontati sono stati: - L'uso e l’uso scorretto dei dati statistici nella formulazione delle politiche contro la droga; - Confronto tra legislazione ed intervento; - Formulazione delle politiche nazionali; - Formulazione e valutazione delle politiche nazionali per l'organizzazione dei servizi di trattamento delle tossicodipendenze e degli interventi per la riduzione del danno; - Diritti umani dei consumatori di droghe. 2. Gruppo di Lavoro n° 2 - Valutazione della prevenzione primaria - Coordinamento dell’Austria. Obiettivo: Valutazione degli interventi di pre- 47 48 venzione primaria. I principali argomenti affrontati sono stati: - Definizione delle metodologie e degli indicatori per la valutazione degli interventi di prevenzione primaria; - Definizione dello stato dell'arte in tema di prevenzione primaria e sua valutazione negli Stati membri e formulazione delle linee guida per la valutazione degli interventi; - Valutazione degli interventi di prevenzione primaria per il consumo delle sostanze d'abuso legali. 3. Gruppo di Lavoro n° 3 - Valutazione dei trattamenti – Coordinamento dell’Italia. Obiettivo: Valutazione dei trattamenti dei comportamenti di abuso di droghe. I principali argomenti affrontati sono stati: - Analisi delle ricerche disponibili sulla valutazione dei trattamenti nei vari Paesi; - Analisi di metodologie e di strumenti da usare nella valutazione; - Analisi dei protocolli di ricerche comparative nel settore; - Analisi degli studi esistenti di valutazione dei costi/benefici del trattamento; - Predisposizione di Linee Guida per la Valutazione dei Trattamenti. 4. Gruppo di Lavoro n° 4 - Sviluppo degli strumenti di valutazione – Coordinamento della Svizzera. Obiettivo: Identificazione e standardizzazione di strumenti di valutazione da utilizzare a livello Europeo. I principali argomenti affrontati sono stati: - Costruzione, validazione e sperimentazione di una scala di valutazione del grado di severità delle Dipendenze da Sostanze. Europ - ASI (European Addiction Severity Index); - Allestimento di programmi di addestramento europei per l'uso dell'Europ-ASI così da poter rendere comparabile la descrizione dei casi inseriti nelle ricerche sulla valutazione dei trattamenti; - Costruzione, validazione di un sistema europeo di classificazione e di descrizione dei servizi e delle strutture impegnate nel trattamento dei Comportamenti d'Abuso. 5. Gruppo di Lavoro n° 5 - Delinquenza legata all’abuso di droghe – Coordinamento del Belgio. Obiettivo: Valutazione dei rapporti tra abuso di sostanze e criminalità. I principali argomenti affrontati sono stati: - Studio dei sistemi di traffico illecito di sostanze illegali tra i vari paesi europei e livello di delinquenza nei singoli Stati: - Valutazione degli interventi di controllo sul piccolo spaccio di sostanze illegali in rapporto alla criminalità organizzata. L’Azione COST - A6 è terminata nel Dicembre 1997 con un seminario conclusivo tenutosi a Zurigo (Coletti, 1999). 2.11. Gruppo Pompidou Il Gruppo Pompidou del Consiglio d’Europa di Strasburgo è stato istituito nel 1971 dal presidente francese George Pompidou con l’obiettivo di occuparsi dei diversi aspetti dell’uso e abuso di sostanze psicoattive. Dal 1980 è stato incorporato nel Consiglio d'Europa ed ha sede a Strasburgo (www.minwelfare.it/main/areatossicodipendenze/tx-europaprt.asp). I membri del Gruppo sono: Stati membri dell'U.E, Svizzera, Norvegia, Turchia, Malta, Cipro, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, San Marino, Liechtenstein, Slovenia, Bulgaria, Croazia, Estonia, Federazione Russa, Commissione Europea, EMCDDA e Organizzazione Mondiale della Sanità. Ciascun Paese componente nomina un proprio rappresentante all’interno del Gruppo, denominato Corrispondente Permanente. I Corrispondenti Permanenti si riuniscono due volte l'anno e fungono da polo di ricezione di tutte le iniziative programmate dal Gruppo, creando un’interfaccia con le Istituzioni che trattano le problematiche della droga e della tossicodipendenza a livello nazionale. Tutti i membri, poi, si riuniscono a livello ministeriale ogni tre anni, in occasione della Conferenza paneuropea. Lo scopo del Gruppo consiste nell'esaminare sia i problemi dell'abuso che quelli del traffico di droghe da un punto di vista multidisciplinare. Per fare questo si avvale della collaborazione di sottogruppi di esperti che si occupano di precursori chimici, riciclaggio di denaro sporco, epidemiologia, trattamento e recupero, prevenzione, ecc. In alcuni casi finanzia direttamente studi e ricerche finalizzati, in un'ottica di confronto fra le diverse realtà nazionali e metropolitane dei diversi Paesi, pur essendo esso stesso finanziato dai contributi volontari dei Paesi membri e non ricevendo alcun contributo dall'Unione Europea. I principali temi oggetto di studio del Gruppo Pompidou, non necessariamente tutti legati alla prevenzione, sono: ● Il reinserimento sociale del tossicodipendente; ● La gravidanza e la tossicodipendenza; ● I programmi di formazione del personale specializzato nella prevenzione/riduzione della domanda; ● Le donne e la droga. Il Gruppo Pompidou ha istituito, al suo interno, un Gruppo di Lavoro in materia di Prevenzione. Inoltre, sempre per quanto riguarda le tematiche della prevenzione, il Gruppo Pompidou lavora in stretta collaborazione con l’EMCDDA, anche al fine di evitare inutili duplicazioni delle attività e di garantire una complementarietà delle azioni, visto che gli obiettivi dei due Enti, a tal riguardo, sono molto simili. I lavori di questo gruppo, però, non sono di facile reperimento poiché solo ora è in corso di attivazione il sito web del Gruppo. 2.13. OIDT e Focal Point Italiano L’OIDT, ovvero l’Osservatorio Italiano per la Verifica del Fenomeno delle Droghe e delle Tossicodipendenze, è stato istituito con decreto dell’allora Ministero per la Solidarietà Sociale in data 14 settembre 1999. Si tratta di “un polo di informazione e di aggiornamento (collegato attraverso l’attività del Punto Focale Italiano, anche alla rete REITOX europea), per l’interpretazione scientifica del fenomeno e delle interrelazione di ordine sociale e culturale, nonché di proposta di strategie di intervento e di metodologie per la valutazione della loro efficacia” (www.minwelfare.it/main/AreaTossicodipendenze/TxOrganismiPRT.asp). Istituito inizialmente presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per gli Affari Sociali, è attualmente all’interno della Direzione Generale per la Prevenzione ed il Recupero delle Tossicodipendenze e Alcoldipendenze e per l’Osservatorio Permanente per la Verifica dell’Andamento del Fenomeno delle Droghe e delle Tossicodipendenze, Dipartimento delle Politiche Sociali e Previdenziali del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali o Ministero del Welfare. L’Osservatorio, svolge le seguenti attività: 1. raccolta, elaborazione ed interpretazione di dati e informazioni statistico-epidemiologiche e di documentazione sul consumo, l’abuso, lo spaccio e il traffico di stupefacenti e sostanze psicotrope; 2. supporto tecnico-scientifico per: [a] l'elaborazione delle politiche di contrasto al consumo, all’abuso, allo spaccio ed al traffico di stupefacenti e sostanze psicotrope; [b] il soddisfacimento delle esigenze informative e di documentazione delle amministrazioni pubbliche centrali, territoriali e locali e delle organizzazioni del privato sociale operanti nel campo della prevenzione, dei trattamenti e del recupero degli stati di uso e abuso di droghe; [c] la cura dei rapporti con le istituzioni europee ed extraeuropee che operano nel settore, al fine di un sistematico 2.12. Il manuale del Gruppo Pompidou Il Gruppo di Lavoro sulla Prevenzione del Gruppo Pompidou, insieme con il Consiglio d’Europa ed al Jellinek Consultancy di Amsterdam, ha messo a punto un manuale di prevenzione della tossicodipendenza dal titolo Handbook Prevention: alcohol, drugs and tabacco (Van der Stel e Voordewind, 1998). Il manuale fornisce indicazioni di carattere operativo sugli aspetti più rilevanti di cui tener conto nelle fasi di pianificazione, attuazione e valutazione delle attività di prevenzione. Il manuale descrive diversi approcci preventivi e, grazie alle check list, alle linee guida, ai consigli operativi ed ai piani operativi, fornisce all’operatore elementi per la costruzione di un programma preventivo. L’Handbook è stato costruito nel corso di due anni e si è avvalso della collaborazione del Gruppo di Lavoro sulla Prevenzione, il quale ha commentato diverse versioni preliminari del manuale e, grazie ai consigli e alle linee guida in esso contenuti, ha messo a punto diversi progetti-pilota che sono stati, poi, implementati. Questo ha consentito anche una verifica pratica del manuale stesso in Europa e lo fa diventare uno strumento che fornisce utili e sintetiche indicazioni, seppure, a nostro avviso, non sufficienti, a chi si occupa di prevenzione primaria dei problemi conseguenti all’uso di alcol, droghe e tabacco. Il manuale è stato recentemente tradotto in italiano dall’Associazione Lombarda Tossicodipendenza – ALT Onlus con il titolo “Manuale di prevenzione: alcol, droghe e tabacco” (2001). Oltre alla traduzione integrale e completa, il testo contiene un capitolo aggiuntivo che esamina la realtà dell’intervento preventivo in Italia in termini di problemi, risorse e riferimenti utili. 49 interscambio di informazioni e documentazioni. L’Osservatorio è articolato in tre settori operativi: 1. Il settore statistico-epidemiologico: cura la raccolta, l’elaborazione e l’analisi dei dati relativi al consumo e all’abuso degli stupefacenti e delle sostanze psicotrope, migliorando e standardizzando l’attuale raccolta dei dati; coordina e svolge ricerche specifiche su aspetti statistico-epidemiologici del consumo; mette a punto la Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia; all’interno del sito web www.puntofocale.it sono reperibili anche le relazioni del 1999, del 2000 e del 2001. 2. Il settore riduzione della domanda: cura la raccolta della documentazione e l’elaborazione dei dati relativi alle attività di amministrazioni pubbliche centrali, territoriali e locali e del privato sociale impegnate nelle attività di prevenzione, trattamento e riabilitazione delle tossicodipendenze, nonché del consumo, abuso, spaccio e traffico di stupefacenti e sostanze psicotrope; cura il coordinamento delle attività di ricerca nel settore; cura il rapporto tra le diverse reti di operatori presenti sul territorio nazionale; cura la produzione, la distribuzione di documentazione e bibliografia specifica del settore. 3. Il Punto Focale Nazionale: cura il collegamento con l’Osservatorio Europeo Delle Droghe e Delle Tossicodipendenze di Lisbona (EMCDDA- OEDT), ne recepisce le indicazioni sulle attività da svolgere sul territorio nazionale, diffonde il materiale, le raccomandazioni, le pubblicazioni, i risultati delle ricerche; cura la raccolta e l'elaborazione dei dati statistico-epidemiologici ai fini della predisposizione del Rapporto annuale nazionale per l’OEDT e gli propone indicazioni ed elementi provenienti da esperienze nazionali; cura l’attività d i s v i l u p p o d e l l a rete informat i v a r e l a t i v a a R E I T O X (www.minwelfare.it/main/AreaTossicodipendenze/documenti/DM140999PRT.asp). 50 Il Punto Focale Nazionale italiano, quindi, pur essendo uno dei tre settori operativi dell’OIDT, ha una sua autonomia funzionale, un suo sito ed un responsabile diverso dal responsabile dell’OIDT (www.puntofocale.it oppure www.ceis.it/focalpoint). Rappresenta il Centro nazionale di informazione di REI- TOX, la Rete Europea di Informazione sulle Droghe e le Tossicodipendenze. Il Focal Point italiano ha sottoscritto un accordo di collaborazione con il Centro Italiano di Solidarietà (CEIS) di Roma per il supporto operativo relativamente a tutti gli impegni che annualmente vengono assunti con l’EMCDDA. Nel sito si trovano i materiali dell’EMCDDA in inglese e, laddove disponibili, anche in italiano. Inoltre, ci sono gli atti della Terza Conferenza Nazionale sui Problemi connessi con la diffusione delle sostanze stupefacenti e psicotrope (Genova, 2000). Nello specifico, il Punto Focale svolge le seguenti attività: - Preparazione e presentazione del Rapporto Nazionale e delle Tabelle Statistiche per l’Italia. Il Rapporto Nazionale raccoglie informazioni qualitative e quantitative da fonti nazionali, regionali e locali di tutto il territorio italiano, al fine di fornire dati ed analisi sugli aspetti del problema droga in Italia. Le Tabelle Statistiche sono create sulla base di dati nazionali raccolti dalle istituzioni pubbliche competenti, contengono informazioni relative a singoli anni e indicano le tendenze del consumo di droga nel tempo. Sul sito è reperibile questo materiale relativo al 2001 ed, in inglese, la Relazione Annuale sull’evoluzione del problema delle droghe, fornita all’EMCDDA per la realizzazione della Relazione annuale sull’evoluzione del fenomeno della droga nell’Unione Europea (2001). - Identificazione e presentazione di Progetti italiani da inserire nel Data Base di EDDRA. - Implementazione dell’Azione Congiunta sulle Nuove Droghe Sintetiche in Italia. Si tratta di una collaborazione a livello europeo che coinvolge l’EMCDDA e l’Europol, finalizzata ad individuare l’immissione sul mercato di nuove droghe sintetiche, ad effettuare una stima dei rischi correlati all’assunzione di queste sostanze ed a diffondere misure di controllo all’interno dell’Unione Europea. - Sviluppo ed implementazione degli Indicatori Epidemiologici di Base in Italia. L’EMCDDA ha individuato cinque indicatori epidemiologici di base (indagini sulla popolazione generale, valutazio- ni di prevalenza dell’abuso di droga, domanda di trattamento, mortalità e decessi correlati all’abuso di droga, malattie infettive correlate all’abuso di droghe) al fine di sviluppare dati comuni e comparabili sull’abuso di sostanze psicoattive in tutto il territorio dell’Unione Europea. - Preparazione della Mappa Informativa Nazionale. Questa fornisce un quadro completo e continuamente aggiornato della fonte, del tipo e del flusso di informazioni sulle tossicodipendenze in Italia. - Infrastruttura tecnica. Funge da collegamento con gli altri Focal Point, con l’EMCDDA e le altre istituzioni ed organizzazioni che si occupano di droga in Italia. In particolare, le attività del Punto Focale Italiano sono: A. A livello nazionale: I. Statistica ed Epidemiologia Miglioramento della qualità (copertura, attendibilità, validità e comparabilità) degli indicatori epidemiologici essenziali del problema droga. La finalità è di fornire un quadro completo dell'andamento del fenomeno dell'uso di droga. Questo obiettivo si sta perseguendo attraverso: [a] Il sistema nazionale di reporting delle Regioni nei confronti del Ministero del Welfare, Dipartimento delle politiche sociali e previdenziali. Questo sistema fornisce informazioni sugli utenti in trattamento presso i servizi pubblici e privati. [b] L’indicatore delle emergenze non mortali (in via di sviluppo). L’obiettivo è di fornire informazioni sulle conseguenze dell’uso di droga per la salute, sulle sostanze che causano problemi di salute, sulle nuove sostanze di abuso e sulla necessità di servizi che forniscano trattamento medico ai tossicodipendenti. [c] Altri indicatori come, per es.: infezioni da epatiti e da AIDS, arresti correlati alla droga, condanne penali, sequestri di droga, decessi e le sanzioni amministrative. II. Riduzione della domanda di droga [a] Sviluppo di metodologie e contenuti al fine di inserire progetti italiani nel sistema EDDRA. [b] Sviluppo di data base con l’elenco delle organizzazioni italiane che si occupano della riduzione della domanda di droga al fine di favorire lo scambio di informazioni, forme di partenariato e standard di qualità. [c] Supporto per i sistemi di monitoraggio e valutazione all’interno di programmi di riduzione della domanda, attraverso l’utilizzo di strumenti sviluppati dall’EMCDDA e da altri. III. Documentazione [a] Preparazione di una bibliografia on-line sulle droghe e le tossicodipendenze che comprenda le pubblicazioni (libri, articoli pubblicati su giornali scientifici e materiale distribuito durante conferenze e seminari). I titoli vengono forniti in italiano e in inglese. [b] Pubblicazione nel sito web di una selezione di documenti e data base. IV. Infrastruttura tecnica [a] Sviluppo, pubblicazione e manutenzione di un sito web interattivo per il Punto Focale. [b] Mailing-list e connessioni e-mail con le organizzazioni italiane e con gruppi di discussione su temi ed aree particolari di attività. B. A livello Europeo La priorità è costituita dalla cooperazione con gli altri Punti Focali Nazionali e con l'EMCDDA. In particolare, il Punto Focale Italiano è impegnato nelle seguenti attività: 1.Sviluppo di metodologie comuni di raccolta dei dati nel campo della domanda (indicatori statistici ed epidemiologici) e della riduzione della domanda (prevenzione, trattamento, post-cura). 2.Standardizzazione delle informazioni contenute nei rapporti nazionali per l’EMCDDA. 3.Sviluppo del data base legislativo. Ci si è soffermati nella descrizione di finalità, compiti e struttura dell’OIDT e del Punto Focale, anche se fino ad ora non hanno proposto strumenti specifici per la prevenzione, in quanto rappresentano i riferimenti principali nonché ufficiali dell’Italia. 2.14. COST - A6 Italia Il COST-A6 Italia rappresenta lo sviluppo italiano dell’Azione COST - A6 Europa “Valutazione delle azioni contro l’abuso di sostanze in Europa” prima descritto (www.mclink.it/assoc/itaca-italia oppure 51 52 www.itaca-europa.org/paginas/main.htlm). In Italia l’Azione COST - A6 è stata portata avanti grazie ad un progetto finanziato dal Fondo Nazionale Lotta alla Droga, esercizio finanziario 1994, affidato dal Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica (MURST) all’I.E.F.Co.S., Istituto Europeo di Formazione e Consulenza Sistemica di Roma. Nello specifico, nel 1994, fu presentato un progetto italiano, parallelo all’azione europea, che aveva come scopo fondamentale quello di favorire la diffusione delle iniziative e delle indicazioni emerse dai lavori scientifici europei nella realtà italiana. Fino ad allora, infatti, il tema della valutazione era stato poco trattato, soprattutto per quanto riguarda la prevenzione. Il progetto approvato, dal titolo Azione COST - A6 - Italia Integrazione e sviluppo in Italia dell'Azione COST-A6 della Commissione della Comunità Europea dal titolo: "Valutazione delle azioni contro l'Abuso di Sostanze in Europa", consisteva in un insieme di sotto progetti che avevano due obiettivi fondamentali: 1.favorire la partecipazione degli esperti italiani alle iniziative dell’azione europea. Questa parte venne chiamata "azioni di supporto e di integrazione"; 2.sviluppare e diffondere in Italia la cultura, le pratiche e gli strumenti per la valutazione, così come venivano interpretati nell’azione europea e provvedere ad un loro adattamento alla realtà italiana. Questa parte prese il nome di "azioni di sviluppo". Viste le specifiche caratteristiche del panorama italiano, fu deciso di concentrare gli sforzi delle "azioni di sviluppo" su tre aspetti principali denominati Progetti Operativi: - Progetto Operativo 1 (PO1): dedicato alla valutazione della prevenzione. - Progetto Operativo 2 (PO2): dedicato alla valutazione dei trattamenti. - Progetto Operativo 3 (PO3): dedicato agli strumenti per la valutazione dei trattamenti. Per quanto riguarda il PO1 sulla valutazione degli interventi di prevenzione primaria, il progetto si propose di creare un Network permanente tra le diverse strutture impegnate nel settore della valutazione delle azioni preventive, di incentivare il collegamento e lo scambio di dati tra tali strutture e con i centri di documentazione e di supportare ed integrare le iniziative dell’Azione COST A6 a livello europeo. Per implementare tale progetto si costituì un gruppo organizzativo e si individuò nella Promeco di Ferrara il capofila, si costituì un gruppo di esperti a livello nazionale al fine di creare un network nazionale che collaborasse strettamente con il Focal Point italiano e con l’EMCDDA. L’interesse del gruppo si centrò fin dall’inizio sulla traduzione e definizione delle Linee Guida per la Valutazione della Prevenzione Primaria (cfr. paragrafo 2.8.). Il Piano d’Azione della suddetta guida europea: - la traduzione tecnica e concettuale delle Guidelines europee; - la sperimentazione della versione italiana presso i 12 centri del network nazionale aderenti al progetto; - la pubblicazione delle linee guide italiane. Al termine di questo lavoro, il gruppo ha messo a punto e pubblicato il seguente materiale: 1. Linee Guida per la valutazione della prevenzione dell’abuso di droghe (1997), traduzione delle linee guida europee nell’area prevenzione delle dipendenze dell’EMCDDA precedentemente citata nel paragrafo 2.8.; 2. Linee guida integrate per la valutazione della prevenzione primaria. Progetto COST A6 Italia (1999) (cfr. paragrafo 2.14); 3. Analisi comparata delle Linee G u i d a europee e Linee Guida rielaborate dal gruppo italiano (1999). Questo materiale non è disponibile sul sito internet di riferimento per l’azione COST A6 Italia. Da segnalare anche il testo Modelli di Valutazione della Prevenzione Primaria in Europa (Buccoliero, Sorio e Tinarelli, 1999), messo a punto dal gruppo di Promeco. Nel volume vengono raccolte significative esperienze di valutazione di alcuni Paesi dell’Unione Europea, fra i quali Olanda, Germania, Austria, Spagna, Belgio e Italia, e vengono messi a confronto diversi modelli di prevenzione primaria al fine di individuare le metodologie più opportune per la valutazione. Il testo è stato steso grazie alla collaborazione di molti degli esperti che hanno partecipato ai lavori del Gruppo COST A6 Italia ed Europa. Il Progetto Operativo 2 “Valutazione dei trattamenti” si centrò sull’analisi delle esperienze italiane nel campo della valutazione dei trattamenti e, al contempo, favorì l’acquisizione delle Linee Guida Europee per la Valutazione dei Trattamenti. Si tratta di un insieme di indicazioni attraverso le quali un servizio, un centro di trattamento, un gruppo di operatori, un manager di una struttura possono disegnare uno studio valutativo specifico per le loro attività partendo dalla loro realtà e dalle loro risorse. Le Linee Guida per la Valutazione dei Trattamenti furono prima tradotte dall’inglese, poi adattate al contesto italiano da un gruppo di esperti e infine diffuse in un testo intitolato “Linee guida per la valutazione dei trattamenti nel campo dell’abuso di droghe e della tossicodipendenza” (Coletti, 1999). Il Progetto Operativo 3 scelse di impegnarsi su due strumenti in particolare: l’EuropASi ed il MAPS. L’EuropASI è la versione europea dell’Addiction Severity Index, messa a punto da Thomas MacLellan, che rispondeva all’esigenza di avere uno strumento esaustivo delle varie aree di vita del tossicodipendente. Il MAPS (acronimo di: Monitoring Area and Phase) è stato sviluppato all’interno della ricerca "Biomed II- IPTRP" (Improving Psychiatric Treatment in Residential Programmes) da un team di ricercatori svedesi. La logica del MAPS ruota attorno all’esigenza di raccogliere dati relativi ad un programma di trattamento e riferibili alle aree dell’ASI e, contemporaneamente, anche alle cinque fasi della motivazione al cambiamento così come proposte da Prochaska e Di Clemente. Nel 1997, così come è giunto a termine il COST – A6 Europa, così è giunta al termine anche l’Azione COST- A6 Italia, con un grave danno rispetto alla possibilità di procedere con la divulgazione e la verifica del lavoro svolto. 2.15. LE LINEE GUIDA DEL COST - A6 Italia Come già prima evidenziato, il gruppo COST - A6 Italia ha elaborato le “Linee guida integrate per la valutazione della prevenzione primaria”. Progetto COST A6 Italia (1999). Il gruppo di lavoro è partito con la traduzione delle Linee Guida Europee ed è arrivato a costruire le Linee Guida Integrate. Ha, poi, messo a confronto i due modelli, quello europeo e quello italiano, spiegandone similitudini e differenze (Analisi comparata delle Linee Guida europee e Linee Guida rielaborate dal gruppo italiano, 1999). Le Linee Guida Integrate sono disponibili sia in cartaceo che in CD Rom, ma non on-line. Obiettivo delle stesse è quello di fornire informazioni di base sulle opzioni, gli elementi e le procedure di valutazione degli interventi preventivi agli operatori che si occupano di prevenzione primaria specifica e aspecifica. Esse non sono direttamente traducibili in valutazione; permettono, invece, di programmarne il disegno, di identificarne le priorità, di completarne tutti gli aspetti necessari e dovrebbero facilitare la condivisione della terminologia, della concettualizzazione e della metodologia per la ricerca valutativa. Infatti, non intendono raccomandare un modello di prevenzione o un metodo di valutazione specifico, ma vogliono indicare una metodologia generale applicabile a progetti sia di prevenzione specifica delle dipendenze che di prevenzione aspecifica del disagio. La prima parte delle Linee guida integrate riguarda la valutazione del progetto. Le domande proposte servono ai progettisti per verificare se il loro lavoro contiene tutti gli elementi rilevanti ed utili per la costruzione del progetto. La seconda parte riguarda l'esecuzione del progetto (il processo) e le domande proposte servono per verificare se l'intervento di prevenzione si sta svolgendo in modo adeguato e per coglierne i limiti in itinere. La terza parte indirizza la valutazione dei risultati, allo scopo di verificarne il successo o l'insuccesso. La quarta parte, infine, riguarda la divulgazione dei risultati della prevenzione. È importante sottolineare che la struttura modulare delle linee guida, può essere utilizzata sia come vademecum per la valutazione, sia come strumento di rilevazione dei progetti, degli interventi, dei risultati e dei metodi di divulgazione degli esiti. 2.16. AIV – ASSOCIAZIONE ITALIANA DI VALUTAZIONE L’AIV, Associazione Italiana di Valutazione, è un’associazione non profit fondata nel 1997 che ha lo scopo di promuovere e sviluppare la cultura della valutazione tramite la diffusione della pratica della valutazione degli inter- venti e dei processi decisionali pubblici e privati, il dibattito sui metodi e sulle tecniche, la formazione dei valutatori. Non si occupa specificatamente di prevenzione nel campo delle dipendenze, ma di tematiche anche molto diverse tra di loro (Politiche del Lavoro, Fondi Strutturali Europei, modernizzazione 53 54 dell’Amministrazione Pubblica, Politiche Sanitarie, ecc.) che però sono tutte trasversalmente toccate dal problema della valutazione. Le sue caratteristiche principali sono: 1. la multidisciplinarietà e la multiprofessionalità: intende, cioè, favorire il dialogo fra saperi, professioni e ruoli, rivolgendosi sia ai professionisti che intendono confrontarsi e scambiare esperienze, sia agli utilizzatori della valutazione (quadri, dirigenti pubblici, operatori dei servizi, associazioni) che intendono partecipare ai processi valutativi con maggiore capacità critica; 2. l’intensa azione culturale e formativa rivolta ai giovani che intendono mettersi alla prova con queste attività; 3. la chiara separazione delle azioni associative dalle attività professionali dei valutatori. L’AIV organizza annualmente un Congresso Scientifico, numerosi Seminari e Giornate di Studio dedicati a tematiche specifiche, Scuole estive di carattere introduttivo e di specializzazione. È possibile reperire il materiale presentato ai congressi e altre informazioni sull’associazione nel sito www.valutazioneitaliana.it. L’AIV cura la pubblicazione della collana Valutazione, della rivista Rassegna Italiana di Valutazione, bimensile multidisciplinare di ricerca sociale, analisi valutativa, programmazione e scienze umane, e dell’Annuario AIV, una pubblicazione periodica sullo stato dell’arte e le prospettive della valutazione in Italia. Inoltre, invia per e-mail agli iscritti all’associazione una Newsletter periodica di tipo informativo. Pur non occupandosi in maniera specifica di prevenzione delle dipendenze, tale associazione si ritiene interessante da segnalare poiché è uno dei pochi gruppi organizzati che, da un po’ di anni, si occupa della tematica della valutazione in Italia. La prevenzione delle dipendenze può apprendere da altri settori che si occupano della valutazione e ci possano essere, in altre discipline, modelli e strumenti mutuabili e/o adattabili nel settore preventivo. In occasione dei Congressi di Bari del 2001 e di Bologna del 2002, un gruppo di discussione di operatori del settore ha affrontato il difficile tema dei “problemi della pratica” nel fare valutazione, anche in ambito preventivo. Oltre all’interessante scambio avvenuto all’interno del gruppo, l’esigenza emersa di un confronto continuo fra valutatori e fra valutatori e committenti relativamente alle tematiche della valutazione ha portato all’idea di una lista di discussione elettronica. Ne è stata attivata una gratuita e in via sperimentale, all’indirizzo http://it.egroups.com/group/valutazione. SECONDA PARTE Analisi dei programmi di prevenzione delle dipendenze 56 3.1. Cos’è la prevenzione basata sull’evidenza e/o sull’efficacia Quando si parla di “science-based” ci si riferisce ad un processo in cui esperti, utilizzando criteri condivisi relativamente alle modalità di analisi di studi e ricerche, pervengono ad un consenso circa la credibilità e la sostenibilità dei risultati della valutazione degli stessi. (www.northeastcapt.org/science/framework/glossary.asp). Questo termine è utilizzato non solo per descrivere il processo, ma anche per indicare il singolo programma che risulta essere efficace. “Basato sull’evidenza” e “basato sulla ricerca” spesso sono utilizzati come sinonimi di “basato sulla scienza”. I criteri che caratterizzano programmi “science based” sono: - essere basati su teorie e modelli ben definiti; - utilizzare modalità di raccolta dati e procedure di analisi appropriate; - possedere un alto livello di relaz i o n i causa-effetto; - poter raggiungere la popolazione di riferimento. Questo tipo di approccio è utilizzato in più discipline. Storicamente è stata la medicina a farlo proprio per ricercare gli elementi di efficacia degli interventi. In particolare, si è avvicinata prima la medicina clinica e, poi, quella delle dipendenze; solo più avanti l’approccio science-based è arrivato anche nella prevenzione delle dipendenze. L’approccio alla prevenzione delle dipendenze basato sull’evidenza scientifica permette di individuare pratiche preventive che possano garantire risultati soddisfacenti ed efficaci. Ricorre, infatti, a programmi analizzati da esperti del settore, sulla base di criteri prestabiliti in base alla ricerca empirica. Essi esplicano una teoria di riferimento, utilizzano una chiara metodologia di ricerca e possono affermare che gli effetti ottenuti sono correlati al programma implementato e non ad altre variabili esterne. Un elemento di criticità che va segnalato e che differenzia, in alcuni casi, la realtà italiana dalle altre è che, in molti contesti, le fonti consultate riportano dati di efficacia più vicini ad una prevenzione aspecifica che ad una specifica delle dipendenze. La storia della prevenzione basata sull’efficacia è relativamente recente. Una prima review di ricerche nel campo è quella messa a punto dal NIDA nel 1983, Preventing Adolescent Drug Abuse: Intervention Strategies (Glynn, Leukefeld e Lundford, 1983). Questo lavoro sottolinea l’inadeguatezza teorica e metodologica dell’epoca in questo campo, l’impossibilità di capire come i programmi preventivi effettivamente agissero, la difficoltà a capire perché alcuni programmi risultassero efficaci ed altri no, perché alcuni lo erano in certi setting e non in altri e con alcuni target e non con altri. Nell’arco degli ultimi vent’anni, partendo da questo primo lavoro, sono stati fatti molti passi avanti nella prevenzione basata sulle evidenze. Molto è già stato presentato nel capitolo 2 e altro è stato analizzato nel corso di tutto questo lavoro. È importante, comunque, sottolineare che il contributo della prevenzione basata sull’efficacia, seppure ancora in fase di sviluppo, dovrebbe rappresentare la base per la progettazione e per la programmazione. In un documento dell’Office of National Drug Control Policy degli USA vengono indicati alcuni come principi da considerare per una prevenzione efficace (www.whitehousedrugpolicy.gov): 1. selezionare e definire chiaramente il target; 2. rivolgersi alle diverse forme di abuso di sostanze; 3. f o c a l i z z a r s i s u i m a g g i o r i f a t t o r i d i rischio e di protezione; 4. intervenire con le famiglie; 5. intervenire nelle altre maggiori istituzioni della comunità; 6. intervenire abbastanza precocemente; 7. intervenire abbastanza spesso; 8. considerare ed utilizzare risorse e marketing; 9. fare azione informativa; 10. fortificare attitudini e norme anti-droga; 57 58 11. fortificare life-skills e capacità di rifiutare le droghe; 12. considerare attività alternative; 13. usare tecniche interattive. Anche il Northeast CAPT del CSAP (www.northeastcapt.org/science/default.asp) che, come si è già visto nel capitolo 2, rappresenta uno dei più importanti organismi che si occupa di prevenzione delle dipendenze, identifica tre chiavi del successo in prevenzione emerse dalle review di programmi di prevenzione delle dipendenze basati sull’evidenza scientifica: 1. Seguire modelli teorici che considerino approcci sia individuali che ambientali. Le molte teorie che vengono considerate nei programmi presentano ipotesi circa il cambiamento, o il mantenimento di comportamenti positivi, e circa i fattori che supportano il cambiamento. Nello sviluppare dei programmi preventivi è importante considerare l’intero spettro di teorie circa i cambiamenti individuali, organizzativi e sociali. 2. Applicare strategie diversificate in setting diversificati. Quando i programmi preventivi utilizzano strategie diversificate per raggiungere un unico obiettivo la probabilità di successo degli stessi aumenta. 3. Seguire un disegno logico nella progettazione che includa la valutazione. Per ottenere dei risultati positivi nel processo di pianificazione strategica è necessario effettuare un’analisi dei bisogni, un’analisi della popolazione coinvolta, definire delle attività chiaramente collegate agli obiettivi e alle finalità del programma, implementare strategie e modelli basati sulle evidenze scientifiche e valutare i risultati del programma al fine di ottenere dei feedback per poter ridefinire il programma stesso. Anche a livello europeo, si raccomanda di procedere nella direzione dell’implementazione di programmi efficaci; il Gruppo Pompidou del Consiglio d’Europa (Van der Stel e Voordewind, 1998), infatti, sottolinea come sia molto importante il puntare sulla programmazione e sulla valutazione degli interventi preventivi, nonché sostenere un lavoro preventivo per progetti. Per altro, tutte le fonti consultate dagli autori, nazionali ed internazionali, raccomandano che nei programmi di prevenzione ci sia mas- sima coerenza fra obiettivi, modelli teorici di riferimento ed indicatori utilizzati per la valutazione, nonché tra questi tre elementi e le attività che si mettono in atto. Di seguito, in questo capitolo, si analizzeranno prima alcuni principi scientificamente comprovati e definibili come efficaci per la prevenzione delle dipendenze e poi, si affronterà, nello specifico, il tema dei fattori di rischio e di protezione, in quanto numerosi studi recenti li indicano come elementi fondamentali nella struttura descrittiva e predittiva degli interventi di prevenzione. 3.2. I domini del CSAP Il CSAP del SAMHSA (2001c) ha messo a punto una sintetica lista di principi scientificamente difendibili e comprovati, utili per strutturare programmi di prevenzione delle dipendenze efficaci. Questi principi sono organizzati in sei domini, cioè sei specifiche aree di interesse (individuale, della famiglia, dei pari, della scuola, della comunità e della società) che sono di seguito presentati in quanto si ritiene che sia la più importante ed esauriente lista di indicazioni “science-based”. Dominio individuale: I-1. Costruire abilità sociali e personali, in quanto in grado di stimolare comportamenti contrastanti il consumo di sostanze (Bell, Ellickson & Harrison, 1993; Botvin, Baker, Dusenbury, Botvin & Diaz, 1995; Ellickson, Bell & McGuigan, 1993; Hansen, 1996; Pentz. et al., 1990; Schinke & Cole, 1995; Tobler, 1986,1992). I-2. Progettare interventi culturalmente sensibili che considerano variabili quali razza, sesso ed età dei soggetti al quale è indirizzato (Botvin, Schinke, Epstein, & Diaz, 1994; CSAP, 1996). I-3. Enfatizzare le conseguenze a breve termine del consumo di sostanze ( Flay & Sobel, 1993; Flynn et al., 1997; Paglia & Room, 1998). I-4. La divulgazione di informazioni e le campagne implementate dai mass-media possono essere efficaci solo se associate ad interventi di altro tipo (Flynn et al.,1992, 1997; Flynn, Worden, Secker-Walker, Badger, & Geller, 1995). I-5. Offrire alternative positive che raggiungano i giovani negli ambienti ad alto rischio e che possano promuovere lo sviluppo di abilità personali e sociali. (CSAP, 1996; Tobler, 1986). I-6. Riconoscere le eventuali relazioni esistenti tra uso di sostanze ed altre problematiche adolescenziali quali la presenza di problemi familiari, disordini mentali, fallimento scolastico, delinquenza. (Compas, Hinden & Gerhardt, 1995). I-7. Progettare interventi di prevenzione capaci di identificare e segnalare precocemente gli eventuali consumatori che necessitano di trattamento (Brounstein & Zweig, 1996; Johnson et al., 1996). I-8. Garantire il trasporto per i partecipanti più giovani può incoraggiare la loro partecipazione all'intervento (Brounstein & Zweig, 1996). Dominio della Famiglia: F-1. Rivolgere l’intervento all’intera famiglia, cioè sia ai genitori che ai figli (Dent et al., 1995; Dishion, Andrews, Kavanagh & Soberman, 1996; Hawkins et al., 1992; Kumpfer et al., 1996; Pentz et al., 1989; Walter, Vaughn & Wynder, 1989). F-2. Facilitare lo sviluppo di relazioni all'interno del gruppo dei genitori e rispondere ai loro bisogni personali può promuovere la loro partecipazione al programma (Cohen et Linton, 1995; Creating Lasting Family Connection, 1998; Resnik et Wojcicki, 1991; Kumpfer & Alvarado, 1995). F-3. Considerare la presenza di particolari problematiche culturali e razziali nelle famiglie appartenenti ad una minoranza, quali ad esempio l’influenza della religione, la presenza di differenze linguistiche e lo status socioeconomico (Kumpfer & Alvarado, 1995; Kumpfer et al., 1997; Szapocznik et al., 1997). F-4. Focalizzare l’intervento non solo nel dare informazioni sulle funzioni genitoriali, ma anche promuovere nei genitori stessi lo sviluppo di specifiche abilità (Bry & Canby, 1986; Kumpfer et al., 1996; Szapocznik et al., 1988). F-5. Enfatizzare i legami familiari (Dishion & McMahon, 1998; Szapocznik et al., 1988). F-6. Offrire sessioni di intervento dove i genitori ed i figli possano apprendere specifiche abilità ed esercitarle (Brounstein et al., 1996; DeMarsh & Kumpfer, 1986; Dishion & McMahon, 1998; Kumpfer & Baxley, 1997). F-7. Migliorare le capacità di ascolto e di relazione dei genitori (Brounstein & Zweig, 1996; Kumpfer et al., 1997). F-8. Promuovere nei genitori l'utilizzo di posi- tive e costanti tecniche di disciplina e il monitoraggio del comportamento dei propri figli (DeMarsh & Kumpfer, 1986). F-9. Utilizzare tecniche attive di apprendimento può incrementare lo sviluppo di nuove abilità al fine di migliorare la comunicazione in famiglia (Dishion & McMahon, 1998; Patterson & Chamberlain, 1994; Szapocznik et al., 1988; Webster-Stratton & Herbert, 1993). F-10. Adottare strategie ed incentivi per superare le resistenza dei genitori ai programmi di prevenzione (Kumpfer & Alvarado, 1995). F-11. Un intervento supportivo di almeno 12 sessioni di counseling può migliorare il comportamento e le capacità dei genitori che fanno uso di sostanze e può decrementare il loro livello di consumo e quello dei propri figli (Bry, 1994; Kumpfer et al., 1996; Olds, 1997). F-12. Migliorare il funzionamento familiare attraverso la terapia familiare quando indicato (DeMarsh & Kumpfer, 1986; Kumpfer et al.,1996). F-13. Identificare luoghi alternativi all’ambiente scolastico, quali ad esempio centri ricreativi e religiosi, al fine di garantire la partecipazione dell’intera famiglia all’intervento (Johnson et al., 1996; Kumpfer et al., 1996). F-14. L’utilizzo di video durante le attività di prevenzione può essere uno strumento efficace nell’apprendimento di abilità da parte dei genitori (Webster-Stratton, 1990; Webster-Stratton & Herbert, 1993). Dominio dei Pari: P-1. Strutturare attività ed eventi alternativi al consumo può offrire ai giovani la possibilità di interazione sociale in ambienti liberi dal consumo di sostanze (CSAP, 1996; Williams & Perry, 1998). P-2. Attività alternative focalizzate sull’incremento di abilità sociali e personali risultano efficaci per i giovani negli ambienti ad alto rischio, al fine di evitare la manifestazione di comportamenti problematici (Tobler, 1986). P-3. Programmi alternativi efficaci richiedono il ricorso a diversi approcci ed un consistente investimento di tempo da parte dei partecipanti (Schaps, Di Bartolo, Moskowitz, Palley & Churgin, 1981; Shaw, Rosati, Salzman, Coles & McGeary, 1997; Tobler, 1986). P-4. Gli eventi alternativi possono servire a comunicare le norme dei pari contro l’uso di alcol e di sostanze illecite ed evidenziare le 59 posizioni della comunità in merito al non consumo (CSAP, 1996; Rohrbach, Johnson Mansergh, Fishkin & Neumann, 1997). P-5. Coinvolgere i giovani nello sviluppo degli stessi programmi incrementa la loro partecipazione attiva (Armstrong, 1992; Komro et al., 1996). P-6. Gli interventi condotti da pari risultano essere maggiormente efficaci di quelli condotti solo da adulti (Komro et al., 1996; Tobler, 1986,1992). P-7. Contenere gli effetti di norme e comportamenti devianti creando un ambiente dove giovani con problemi di comportamento possano interagire con altri giovani non problematici (Dishion et al., 1996; Dishion & McMahon, 1998). 60 Dominio della scuola: S-1. Interventi che mirano a fornire unicamente informazioni sulle conseguenze negative dell’uso di sostanze sono considerati una strategia preventiva poco efficace, in quanto non in grado di produrre significativi cambiamenti misurabili nel comportamento e negli atteggiamenti relativi al consumo (Tobler, 1986). S-2. Gli interventi atti a modificare le errate opinioni esistenti relativamente alla prevalenza dell’uso di sostanze risultano modificare gli atteggiamenti verso il consumo delle stesse (Errecart et al., 1991; Hansen & Graham, 1991) e risultano maggiormente efficaci quando combinati con approcci educativi, quali ad esempio l’incremento delle abilità sociali (Shope, Kloska, Dielman, & Maharg, 1994). S-3. Gli interventi condotti dai pari risultano essere maggiormente efficaci di quelli condotti solo dagli adulti, o nello specifico, solo dagli insegnanti (St. Pierre, Kaltreider, Mark & Aitkin, 1992; Tobler, 1986, 1992). S-4. Utilizzare approcci interattivi permette agli studenti di mettere in pratica le abilità acquisite e di sentirsi maggiormente coinvolti negli interventi di prevenzione (Botvin et al., 1994, 1995; Brounstein & Zweig, 1996; Komro et al., 1996; Walter et al., 1989; Williams & Perry, 1998). S-5. Utilizzare sessioni supplementari di intervento permette di rinforzare e mantenere nel tempo le abilità acquisite (Botvin, 1994, 1995). S-6. Coinvolgere i genitori negli interventi attuati in ambito scolastico (Dent et al., 1995; Dishion et al., 1996; Kumpfer et al., 1996; Pentz, 1989; Walter et al.,1989). S-7. Le politiche scolastiche debbono chiaramente esprimere il loro impegno nella prevenzione delle dipendenze e debbono coinvolgere non solo gli studenti, ma anche il corpo scolastico docente e non docente (Paglia & Room, 1998). Dominio della comunità : C-1. Sviluppare strategie di prevenzione integrate e complete piuttosto che focalizzate su singoli eventi (Paglia & Room, 1998; CSAP, 1996). C-2. Controllare l'ambiente circostante le scuole e le altre aree dove i giovani si raggruppano, aiuta a rafforzare le norme dettate dalla comunità contro il consumo di sostanze (Davis, Smith, Lurigio & Skogan, 1991; Eck & Wartell, in stampa; Gruenewald, Ponicki & Holder, 1993). C-3. Le strategie di mentoring degli adulti sono importanti mezzi per ridurre il consumo di sostanze ed incrementare nei giovani atteggiamenti positivi verso gli altri, il futuro e la scuola (Brounstein & Zweig, 1996; CSAP, 1996; LoSciuto et al., 1996). C-4. Le agenzie (educative, ricreative, ecc.) presenti nella comunità possono incrementare gli atteggiamenti positivi dei giovani verso gli altri, il futuro e la comunità stessa (Brounstein et al., 1996; CSAP, 1996; LoSciuto et al., 1996). C-5. Mentori maggiormente coinvolti realizzano migliori risultati di quelli coinvolti in misura minore (Brounstein et al., 1996; LoSciuto et al, 1996). C-6. Enfatizzare ai datori di lavoro i costi dell'uso di sostanze fra i lavoratori, anche in termini di perdita della produttività, al fine di renderli più attivi nei confronti della prevenzione (Cook, Back & Trudeau, 1996; Frankish, Johnson, Ratner, & Lovato, 1997). C-7. Comunicare una chiara politica inerente l'abuso di sostanze nei luoghi di lavoro promuove importanti cambiamenti nelle norme relative allo stesso (Ames & Janes, 1987; Cook et al., 1996). C-8. Di fronte alla definizione di obiettivi comuni, riunire i rappresentanti di ogni organizzazione della rete coinvolta nella prevenzione delle dipendenze (Christenson, Fendley, & Robinson, 1989; Edelman & Springer, 1995; Warren, Rodgers & Evers, 1975; Chavis & Florin, 1990; CSAP, 1997a; 1997b; Warren et al, 1975; CSAP, 1997b). C-9. Motivare ciascun membro della rete territoriale ad una partecipazione attiva attraverso rinforzi significativi (Join Together, 1996; Nistler, 1996). C-10. Definire gli specifici obiettivi ed assegnare specifiche responsabilità per il loro conseguimento ai diversi punti della rete (Christenson et al., 1989; Join Together, 1996; Rohrbach et al, 1997). C-11. Assicurare la pianificazione secondo una comprensione dei problemi correlati alle sostanze e basata sull’evidenza empirica (Armstrong, 1992; Gabriel, 1997; Join Together, 1996; Reynolds, Stewart & Fisher, 1997). C-12. Individuare obiettivi basati sui risultati sulla base dei quali vengono definite strategie ed azioni (Forster, Hourigan, & McGovern, 1992; Join Together, 1996; Reynolds, Stewart, & Fisher, 1997). C-13. Sostenere numerose e differenziate attività preventive piuttosto che un singolo intervento (CSAP, 2000a). C-14. Organizzare l’intervento rispettando le caratteristiche locali (CSAP, 2000a). C-15. Stimare l'efficacia di un programma attraverso una valutazione dei risultati e attraverso quest’ultima apportare delle modifiche al piano di azione al fine di raggiungere gli obiettivi (CSAP, 1997b, 2000a; Forster et al, 1992; Gabriel, 1997; Join Together 1996; Keay, Woodruff, Wildey & Kenney, 1993). C-16. Coinvolgere i punti della rete (Join Together, 1996). Dominio della società/ambiente: S/E-1. La consapevolezza della comunità e gli sforzi dei media possono essere efficaci strumenti per incrementare la percezione relativa alla probabilità di sperimentare paure e sanzioni relative al consumo e per ridurre la non salvaguardia delle norme da parte dei rivenditori di sostanze (Lewit, Coate, & Grossman, 1981; Schneider, Klein & Murphy, 1981). S/E-2. Un utilizzo appropriato dei massmedia incrementa la consapevolezza nella comunità ed influenza in modo significativo le norme della stessa inerenti il consumo di sostanze (Paglia & Room, 1998). Le campagne rivolte ai giovani che vengono attuate attraverso i mass-media devono rispondere alle caratteristiche di questo specifico target: infatti, le percezioni e le capacità che per- mettono di cogliere i messaggi comunicati attraverso i media, variano sulla base del sesso, della cultura e dello sviluppo cognitivo (Flynn et al., 1992, 1997). S/E-3. Le campagne dei mass-media devono definire obiettivi chiari per ogni messaggio che deve essere comunicato (Flynn., et al. 1997). S/E-4. Evitare l'uso di figure autoritarie nelle campagne dei media indirizzate ai giovani in ambienti ad alto rischio, bensì utilizzare modelli a loro vicini (Flynn et al., 1992). S/E-5. Messaggi dei mass-media efficaci sono quelli implementati in modo continuativo e frequente nel tempo (Flynn et al., 1997) S/E-6. Messaggi dei mass-media efficaci sono quelli trasmessi attraverso molteplici canali e nel momento in cui è più probabile che il pubblico cui si indirizzano stia vedendo o ascoltando (Flynn et al., 1992, 1997). S/E-7. Dare controinformazione rispetto ai produttori che promuovono il consumo di tabacco riduce la vendita di sigarette ed il loro consumo (Chaloupka & Grossman, 1996; Flay, 1987; Flynn et al., 1992; Wallack & DeJong, 1995). S/E-8. La diffusione di informazioni relative alle conseguenze del consumo di alcol, pur influenzando gli atteggiamenti e le intenzioni in merito al consumo, non sembrano avere particolare riscontro nei confronti del comportamento (Barlow & Wogalter, 1993; Hilton, 1993; Laughery,Young, Vaubel, & Brelsford, 1993). S/E-9. Promuovere restrizioni sull’uso del tabacco nei luoghi di lavoro pubblici e privati influenza la vendita di sigarette ed il loro consumo da parte di giovani ed adulti (Chaloupka & Saffer, 1992; Chaloupka, 1992; Chaloupka & Pacula, 1997; Evans, Farrelly & Montgomery, 1996; Ohsfeldt, Boyle & Capilouto, 1999; Wasserman, Manning, Newhouse & Winkler, 1991). S/E-10. Le leggi che tutelano l’“aria pulita” in ambienti chiusi riducono l’esposizione al fumo passivo e contribuiscono a modificare le norme relative all’accettabilità sociale del fumo (DHHS, 1994). S/E-11. Promuovere la formazione dei gestori degli esercizi che servono bevande alcoliche e rafforzare le leggi in merito (Williams & Perry, 1998; Altman, Rasenick-Douss,Foster & Tye, 1991; DiFranza & Brown, 1992; DiFranza, Savageau & Aisquith, 1996; Skretny, Cummings, Sciandra & Marshall, 61 62 1990). S/E-12. Incrementare la responsabilità legale di chi vende o serve alcolici (Wagenaar & Holder, 1991). S/E-13. Incrementare il prezzo di alcol e tabacco riduce la prevalenza del loro consumo. In particolare per quanto riguarda l’alcol, l’incremento del prezzo riduce i problemi alcol-correlati, inclusi ad esempio gli incidenti stradali e la percentuale di patologie alcolcorrelate (Cook, 1981; Cook & Moore, 1993; Cook & Tauchen, 1982; Cook & Tauchen, 1984; Sloan, Reilly & Schenzler, 1994). S/E-14. Incrementare l’età minima per l’acquisto di alcol a 21 anni decrementa il consumo di alcolici fra i giovani e i problemi alcol-correlati quali ad esempio gli incidenti stradali (Jones, Pieper, & Robertson, 1992; Parker & Rebhun, 1995). S/E-15. Limitare la densità degli esercizi di vendita di alcol (Gruenewald et al., 1993; Gruenewald & Ponicki, 1995b; Scribner, MacKinnon & Dwyer, 1995; Gruenewald & Ponicki, 1995; Gruenewald, Ponicki & Mitchell, 1995, Scribner et al., 1995). S/E-16. Impiegare strategie di cittadinanza attiva per ridurre la vendita di sostanze illegali e la microcriminalità connessa (Davis et al, 1991; Eck & Wartell, in press.; GreenMazarolle, Roehl, & Kadleck, in stampa; Lurigio et al., 1993; Rosenbaum & Lavrakas, 1993; Smith, Davis, Hillenbrand, & Goretsky, 1992). S/E-17. Applicare le leggi relative all’età minima legale per l’acquisto di alcol e tabacco in modo chiaro ed efficace (Cummings & Coogan, 1992; Feighery et al., 1991; Forster et al., 1998; Jason, Billows, Schnop-Wyatt & King, 1996; Jason, Ji, Anes, & Birkhead, 1991; Preusser, Williams, & Weinstein, 1994). S/E-18. La comunità può influenzare attraverso feedback positivi e negativi i venditori di alcol e tabacco, al fine di rispettare le norme vigenti (Biglan et al., 1995; Lewis, Huebner, & Yarborough, 1996). S/E-19. Attuare frequentemente operazioni di controllo riduce la non salvaguardia delle norme da parte dei rivenditori (Lewis et al., 1996; Preusser et al., 1994). S/E-20. Perfezionare le leggi definite "consumo e perdo" in relazione alle quali ad esempio vi possa essere la sospensione della patente di guida in caso di consumo di alcol o di altre sostanze (Preusser, Ulmer & Preusser, 1992). S/E-21. Mettere in atto leggi e politiche di prevenzione della guida pericolosa in quanto esse riducono il numero di incidenti dovuti al consumo di alcol nella popolazione generale ed in particolare fra i giovani (Kloeden & McLean, 1994; Hingson, Heeren, & Winter, 1994; Johnson,1995). S/E-22. Implementare le leggi esistenti in relazione alla guida pericolosa incrementa la percezione del rischio di essere sanzionato per guida associata a consumo di alcol (Voas, Holder, & Gruenewald, 1997). S/E-23. Associare ai posti di blocco stradali l’utilizzo dell’etilometro (Ferguson, Wells & Lund, 1995; Jones & Lund, 1985). S/E-24. Revocare patenti di guida in caso di guida associata a consumo di alcol (Hingson, 1993; Klein, 1989; Ross & Gilliland, 1991; Zador, Lund, Fields & Weinberg, 1989; Stewart, Gruenewald, & Roth, 1989). S/E-25. Fermare o sequestrare il veicolo ai soggetti fermati per guida pericolosa e in stato di ebbrezza (Voas, Tippetts & Taylor, 1997, 1998; Voas, Tippetts & Lange, 1997). S/E-26. Rafforzare politiche e leggi specifiche per la guida associata al consumo di alcol nei conducenti minorenni (ad esempio ridurre il limite alcolemico rispetto agli adulti) in quanto questo riduce le morti per incidenti stradali fra i giovani (Blomberg, 1993; Hingson et al., 1994; Hingson, Heeren, Howland & Winter, 1993; National Transportation Safety Board, 1993; Sweedler, 1990). 3.3. I fattori di rischio ed i fattori di protezione Lo studio dei fattori di rischio e dei fattori di protezione nasce in un ambito medico-igienistico e, solo avanti nel tempo, diventa d’interesse anche per la ricerca in campo preventivo. I fattori di rischio definiscono le condizioni nelle quali è più probabile che si sviluppi un certo comportamento disadattivo ed agiscono a tutti i livelli della società: individuo, famiglia, scuola, gruppo dei pari, situazione di lavoro, ambiente e la stessa comunità. (Chavis, De Pietro e Martini, 1994). Lo studio di questi fattori si è evoluto nel corso del tempo direzionandosi da una parte, verso lo studio di fattori di rischio aspecifici (relativi in altre parole ad una molteplicità di forme di disagio e/o di devianza) e specifici, (relativi in altre parole al consumo di sostanze); dall’altra, verso l’analisi dei fattori di protezione, in particolare di quelli aspecifici, e genericamente protettivi legati alle life skills, quali ad esempio, le abilità sociali e le abilità decisionali. Come i fattori di rischio, anche quelli di protezione agiscono a vari livelli quali sono considerati ad esempio la famiglia, la scuola, il gruppo dei pari, l’individuo e la comunità. Per quanto riguarda quest’ultima ad esempio, Chavis et al. (1994) hanno evidenziato i seguenti fattori protettivi: 1. gli individui hanno a disposizione all’interno della comunità una serie di risorse come la casa, i servizi socio-sanitari, le strutture educative per i bambini e per i giovani, le strutture ricreative, la formazione professionale; 2. la comunità facilita e mantiene la rete del sostegno sociale, come la parrocchia, la scuola, le organizzazioni, il vicinato, il gruppo dei pari; 3. la comunità coinvolge giovani ed adulti nei servizi comunitari; 4. la comunità sviluppa opportunità per il controllo collettivo della comunità stessa. Un altro esempio fornito da Benard (1991) mette in luce i fattori di protezione aspecifici rispetto all’individuo, ovvero caratteristiche dei ragazzi che consentono loro di fronteggiare adeguatamente le situazioni di difficoltà ambientale: - essere socialmente competente (flessibile, empatico, comunicativo, capace di humor, ecc.); - avere una buona capacità di soluzione dei problemi; - avere un forte senso della propria identità e della propria capacità di esercitare un controllo sull’ambiente; - avere delle buone aspettative di salute e una visione positiva del futuro. In una ricerca svolta da Barbaranelli et al. (1998) è stato rilevato inoltre come una funzione cruciale nella protezione dal rischio psicosociale sia giocata dall’autoefficacia e dalla dimensione della comunicazione interna alla famiglia. Per quanto riguarda la prima variabile, essa riguarda la percezione e la valutazione che una persona fa delle proprie capacità di affrontare con successo un determinato settore della realtà ed è stato dimostrato come essa possa incidere sulle aspira- zioni ed obiettivi propri di ogni individuo, sull’impegno che esso utilizza per raggiungerle e sulla capacità di fronteggiare le frustrazioni (Schwarzer, 1992; Bandura, 1997). Barbaranelli et al. (1998) hanno dimostrato che la consapevolezza di poter resistere alle pressioni dei pari e di saper gestire in modo adeguato emozioni positive o negative, fungono da meccanismi di autoprotezione interna, e diminuiscono possibili esiti di disagio, anche attraverso l’apporto di una buona comunicazione con i genitori. Questa seconda variabile permette, infatti, di mantenere dei buoni legami familiari che consentono al genitore di esercitare un’adeguata attività di monitoraggio sulle attività del figlio ed a quest’ultimo di non isolarsi, ripiegandosi su se stesso o sfidando, attraverso condotte rischiose, l’autorità genitoriale. Per quanto riguarda i fattori di rischio aspecifici, va considerato che l’esposizione a questi ultimi ha effetti cumulativi: la probabilità che comportamenti disadattivi compaiano aumenta a causa del numero, dell’intensità e della durata dei fattori di rischio. D’altro canto, come Sameroff (1991) indica, anche la presenza o l’assenza di fattori di protezione che interagiscono con quelli di rischio, può ridurre od ampliare l’effetto di quest’ultimi. Maggiolini e Riva (1999) hanno identificato, ad esempio, quali fattori di rischio la provenienza da famiglie multiproblematiche, la residenza in un territorio a rischio, le ridotte capacità di simbolizzazione e mentalizzazione, che comportano la tendenza a comunicare i propri conflitti attraverso l’azione piuttosto che il linguaggio. Secondo questi autori, i fattori di rischio possono comprendere, quindi, sia la vulnerabilità individuale che il disagio familiare e sociale. Come vedremo più avanti, ci sono molti elementi nelle ricerche sui fattori di rischio e di protezione che consentono di affermare che promuovere o riforzare fattori di protezione può effettivamente proteggere da rischi i giovani nella loro vita. 3.3.1. Fattori di rischio e fattori di protezione specifici per l’uso e abuso di sostanze Come abbiamo più volte messo in luce, i numerosi studi degli ultimi anni che fanno riferimento alla prevenzione basata sull’evidenza, hanno permesso la programmazione ed implementazione di interventi sempre più 63 64 completi ed adeguati. Recentemente, è stata evidenziata inoltre la connessione esistente fra l’efficacia di questi interventi ed i fattori di rischio e di protezione. Si è ritenuto quindi utile e necessario soffermarsi anche su questi fattori, riservando loro uno spazio specifico. In una recente guida del CSAP (2000a), nei fattori di protezione vengono identificati atteggiamenti, comportamenti, credenze, situazioni od azioni che incrementano, in un individuo, un gruppo, un’organizzazione o comunità, la capacità di rispondere in modo adeguato ad eventi particolarmente stressanti (ad esempio la morte di un genitore, il divorzio, l'abuso sessuale, l'essere senza casa o un evento catastrofico) od altri tipi di avversità. Tali fattori possono inibire, ridurre o attenuare la probabilità dell'uso e/o abuso di sostanze. Al contrario, i fattori di rischio identificati nella suddetta guida riguardano atteggiamenti, comportamenti, credenze, situazioni od azioni che possono porre un individuo, un gruppo, un'organizzazione o comunità in una condizione di rischio rispetto al consumo e/o abuso di alcol e altre sostanze e ai problemi ad essi correlati. Si deve sottolineare che un fattore di rischio non porta necessariamente alla comparsa di uso ed abuso di sostanze, e sembra piuttosto che esso sia determinato dalla compresenza di più fattori. Inoltre, è necessario evidenziare come, nonostante una mole sempre maggiore di ricerche e studi si interessino di questo campo, a nostro parere non emerge ancora una chiara distinzione fra quali siano i fattori di rischio e di protezione associati ai diversi stili di consumo (come ad esempio l’uso sperimentale e ricreativo, l’abuso e la dipendenza), ed al diverso tipo di sostanza consumata. Si deve considerare il potere del controbilanciamento dei fattori di protezione rispetto a quelli di rischio. Ad esempio, nel decimo Special Report to the U.S. Congress Congress on Alcohol and Health dell’U.S. Department of Health and Human Services (2000) vengono identificate specifiche caratteristiche personali rilevate in età precoce, quali la presenza d’iperattività, un basso span attentivo ed un’elevata emotività, che possono essere considerate fattori di rischio per lo sviluppo di problemi alcol-correlati durante l'adolescenza e di alcolismo in età adulta (Tarter & Vanyukov, 1994). Tali fattori di rischio possono portare alla manifestazione del suddetto comportamento, laddove esista anche un rinforzo familiare e gruppale dello stesso. Come già detto quest’interrelazione viene inoltre influenzata, nel corso della vita dell'individuo, da una serie di processi cognitivi, motivazionali ed esperienziali, tali da non permettere la definizione di una causalità lineare fra i fattori di rischio ed il comportamento. Dall’esempio sopra riportato appaiono rilevanti alcuni fattori di rischio presenti sin dall’età più precoce e che necessariamente fanno riferimento all’ambito familiare. Per tale motivo, di seguito forniremo una sintesi dei diversi fattori di rischio e di protezione identificati in quest’ambito. Si tratta nello specifico di fattori che coinvolgono prevalentemente i genitori e secondariamente l’intero contesto familiare. Numerosi studi hanno dimostrato, infatti, come la presenza di genitori che hanno un abuso o dipendenza da sostanze ponga il figlio in una condizione di alto rischio per l’abuso di sostanze (Bry, 1994; Dumka et al., 1995), rischio che risulta essere sia genetico, che psicologico, che sociale (Bry, 1994; Dumka et al, 1995; Johnson e Montgomery, 1989; Merikangas, Dieker e Fenton, 1998; Van Hasselt et al., 1993). In tal senso, a titolo di esempio, si possono citare gli importanti progressi ottenuti sulle determinanti genetico-familiari nell’eziopatogenesi dell’alcoldipendenza: sono stati infatti considerati i figli degli alcolisti conducendo studi sulle famiglie, sui soggetti adottati, sui gemelli e sui gemelli adottati, al fine di dimostrare che la vulnerabilità all’alcoldipendenza è influenzata anche da fattori genetico-ereditari predisponenti. Gli studi gemellari più recenti attribuiscono infatti il 44% delle variazioni per il rischio di alcolismo a fattori genetici (True et al., 1999), confermando in questo modo quanto emerso precedentemente. Allo stesso modo, l’importanza di tali fattori viene confermata dalle indagini condotte sul patrimonio cromosomico e dalle valutazioni epidemiologiche condotte sui parenti dei soggetti alcolisti, che evidenziano come i parenti di primo grado abbiano una probabilità sette volte maggiore di diventare alcolisti, rispetto a quelli che non risultano avere un parente alcolista (Merikangas et al., 1990). Recentemente è emerso che i parenti di soggetti che abusano di sostanze riportano un rischio di otto volte superiore per lo sviluppo di un disordine da uso di sostanze (Merikangas et al., 1998). Oltre alle ricerche sui fattori genetici, molte sono comunque quelle condotte sui fattori familiari-ambientali, in quanto distinguere il ruolo dell’ereditarietà da quello dell’ambiente risulta essere estremamente difficile. In tal senso le ricerche hanno messo in luce importanti fattori di rischio che riguardano la famiglia che includono l’uso di alcol, tabacco ed altre sostanze da parte di genitori e fratelli, la presenza di un atteggiamento positivo da parte della famiglia nei confronti del consumo, la mancanza di attaccamento alle figure genitoriali da parte del ragazzo, la presenza di abuso psicologico o fisico verso lo stesso ed un’inadeguata gestione familiare da parte dei genitori (Hawkins et al, 1992). I fattori protettivi includono invece un forte legame tra il ragazzo e la famiglia, le capacità di monitoraggio e supervisione da parte dei genitori ed il supporto emotivo verso il ragazzo e le due difficoltà (Ge et al., 1996; Hawkins et al., 1992). Ad esempio, gli studi longitudinali e trasversali condotti da Dishon et al. (1988) hanno dimostrato l’importanza della famiglia come ambito centrale per gli interventi preventivi, in quanto l’incrementare nei genitori la manifestazione di comportamenti che hanno dimostrato avere una funzione protettiva, può avere una ricaduta positiva sul figlio. Inoltre, questi autori hanno dimostrato che le abilità genitoriali necessarie a contrastare i fattori di rischio possono essere apprese, permettendo in questo modo di prevenire la comparsa precoce di uso di sostanze nei propri figli. Il ruolo della famiglia risulta particolarmente importante in adolescenza, momento della vita nel quale avvengono i primi contatti con le sostanze. Inoltre è stato rilevato come il rischio associato alla presenza di pari che consumano sostanze possa essere compensato da un’adeguata relazione con i propri familiari (Brook et al., 1990). Di particolare interesse è la proposta di suddividere i fattori di rischio in due categorie riguardanti il contesto familiare: una altamente specifica per il consumo di sostanze ed una più generale, non specifica (Merikangas et al., 1998). Per quanto riguarda la prima categoria, essa include: l’esposizione alle sostanze in fase prenatale dello sviluppo (Dunkan et al., 1995), la presenza di modelli familiari che consumano od abusano di sostanze o che ricorrono alle stesse come meccanismo di coping (Patterson, 1986) ed infine l’accettazione dell’abuso di sostanze da parte dei genitori, fattore che può incrementare la disponibilità in casa delle sostanze stesse (Barnes & Welte, 1986; Brook et al., 1986). Vengono invece considerati fattori non specifici: una famiglia caratterizzata da legami instabili o fratture, la presenza di disaccordo o conflitti fra i genitori, l’esposizione ad alti livelli di stress acuto o cronico, la presenza di psicopatologia in famiglia, situazioni di abuso fisico, sessuale ed emotivo e deprivazione sociale. Di fronte al complesso campo della prevenzione delle dipendenze basata sui fattori di rischio e di protezione, proponiamo alcune indicazioni proposte da un autore spagnolo (Moncada, 1997): 1) esistono fattori associati al consumo di sostanze ed altri associati al non consumo; 2) questi fattori sono stati classificati in letteratura in fattori che riguardano l’individuo e le sue relazioni (intrapersonali ed interpersonali), e fattori ambientali o del contesto; 3) una maggiore concentrazione di fattori rende maggiore il rischio o la protezione; 4) esistono differenti fattori di rischio per le diverse sostanze; 6) alcuni fattori di rischio hanno un'influenza costante, mentre altri hanno una maggiore importanza in età specifiche (ad esempio la pressione di gruppo durante l’adolescenza); 8) in base agli strumenti di misura ed agli indicatori che si utilizzano si evidenzia una maggiore o minore correlazione fra i fattori di rischio e l'uso di sostanze; 9) vi sono dei fattori che sono causa indiretta del comportamento a rischio, il cui effetto è mediato dalla presenza di fattori di rischio direttamente correlati allo stesso; 10) sono stati evidenziati fattori di rischio e protezione comuni ad una gran quantità di condotte problematiche o disadattive, come le gravidanze non desiderate, il fallimento scolastico, la violenza, la delinquenza giovanile. Alcune di queste predicono anche l'uso problematico di sostanze. 65 3.3.2. Fattori di rischio e fattori di protezione del CSAP Si propone di seguito una recente sintesi dei fattori di rischio e di protezione per l’uso ed abuso di sostanze riportata dal CSAP (2000a). Tali fattori sono frutto di un’analisi della letteratura e sono relativi a sette specifici domini quali sono: l’individuo, la famiglia, la scuola, i pari, la comunità, l’ambiente ed il luogo di lavoro. 66 INDIVIDUO: ● Numerose ricerche indicano come il consumo di sigarette o di sostanze sia meno probabile per i giovani che pensano possa causare loro un danno fisico (Johnston, O’Malley & Bachman, 1991). Inoltre, come evidenziato da recenti indagini, i giovani risultano essere maggiormente colpiti dagli effetti immediati del consumo di tabacco, piuttosto che da quelli a lungo termine (Flay & Sobel, 1983; Flynn, Worden, Secker-Walker, Pirie, Badger, & Carpenter, 1997; Paglia & Room, 1998); ● Molti autori (Bates, White, & Labouvie, 1994; Donohew, Hoyle, Clayton, & Skinner, 1999; Earleywine & Finn, 1991; Everett & Palmgreen, 1995) hanno evidenziato come una personalità che predilige la continua ricerca di nuove sensazioni o le situazioni ad alto rischio e che va alla scoperta dell’inconsueto (Arnett, 1996; Stephenson, Palmgreen, Hoyle, & Donohew, 1999; Zuckerman, 1994) sia legata nei giovani ad un consumo di alcol e di altre sostanze. ● Numerose ricerche rivelano come un’espressione inadeguata della rabbia aumenti la possibilità di entrare in contatto con pari devianti e di sviluppare norme devianti (Oetting & Lynch, in press). Disturbi del comportamento, ansia e atti di aggressione sono stati definiti stabili precursori di un successivo consumo di sostanze (Hinshaw, Lahey, & Hart, 1993; Loeber, 1990). Il consumo di sostanze risulta essere maggiormente probabile nei giovani considerati aggressivi dagli insegnanti, piuttosto che in quelli non considerati tali (Farrington, 1991). Allo stesso modo, gli arresti per atti violenti risultano essere correlati all’abuso di sostanze (Weisz, Martin, Walter, & Fernandez, 1991). ● Sulla base delle ricerche disponibili, la manifestazione di comportamenti aggressivi e distruttivi in classe risulta predire l’abuso di sostanze, in particolar modo fra i maschi (Kellam & Anthony, 1998). ● Numerose ricerche evidenziano come l’abuso di sostanze sia meno probabile nei giovani che possiedono valori tradizionali (Newcomb & Felix-Ortiz, 1992). È meno probabile inoltre che l’abuso sia presente in giovani che danno importanza al successo accademico, piuttosto che in quelli che evidenziano l’importanza dell’indipendenza (Wynn, Schulenberg, Kloska, & Laetz, 1997). ● Numerose ricerche hanno sottolineato come i giovani che possiedono competenze sociali o “life skills” siano maggiormente capaci di resistere all’abuso di sostanze (Botvin, Schinke, Epstein, Diaz, & Botvin, 1995). ● Come evidenziato dai risultati ottenuti in diverse ricerche, i giovani che manifestano problemi comportamentali sono maggiormente a rischio rispetto al consumo ed all’abuso di tabacco, alcol ed altre sostanze (Baron, 1999). FAMIGLIA: ● I dati raccolti in relazione al dominio della famiglia rilevano come un comportamento parentale mediocre aggravi la presenza di comportamenti anti-sociali nell’infanzia e nell’adolescenza del figlio (Dishion, Capaldi, Spracklen, & Li, 1995). Altre ricerche evidenziano inoltre come la presenza di comportamenti genitoriali negativi possa predire l’abuso di sostanze nell’adolescente (Jackson, Henricksen, Dickinson, & Levine, 1997; Jones & Houts, 1992). L’assenza o l’inconsistenza di disciplina genitoriale risulta predire il consumo di sostanze nei ragazzi più giovani (Kumpfer & Alvarado, 1995; Yoshikawa, 1994), mentre il ricorso ad una chiara delimitazione ambientale e a ricompense in presenza di comportamenti positivi è associato ad una riduzione nel consumo di sostanze (Brook, Brook, Gordon, Whiteman, & Cohen, 1990; Fletcher & Jefferies, 1999). ● In numerosi studi si evidenzia come un’insoddisfacente legame fra genitori e figli sia associato ad una situazione di rischio per il consumo di sostanze (Brook, Whiteman, Finch, & Cohen, 2000). ● Il legame familiare risulta essere di particolare importanza nelle famiglie di emigrati (Szapocznik, Santisteban, Rio, Perez-Vidal, & Santisteban, 1989). Inoltre, gli interventi di prevenzione che riconoscono e considerano la diversa cultura familiare hanno ottenuto risultati positivi (Kumpfer & Alvarado, 1995). ● Alcune ricerche hanno sottolineato come dinamiche familiari positive siano associate ad un migliore legame fra i membri della famiglia (Hawkins, Catalano, & Miller, 1992). ● In numerose ricerche viene evidenziato che la presenza di relazioni intime e reciprocamente rinforzanti fra genitore e figlio sono associate ad un minore abuso di sostanze (Brook et al., 1990; Werner & Smith, 1992). ● Numerose ricerche hanno dimostrato che un forte attaccamento fra genitore e figlio incrementa l’internalizzazione da parte dei figli di norme tradizionali e comportamenti associati al non consumo (Brook et al., 1990). ● Dati raccolti da molte ricerche indicano che il monitoraggio genitoriale e la loro supervisione nei confronti delle attività e delle relazioni dei figli, protegge quest’ultimi dall’abuso di sostanze (Catalano, Morrison, Wells, Gillmore, Iritani, & Hawkins, 1992; Chilcoat, Dishion, & Anthony, 1995; Fletcher, Darling, & Steinberg, 1995). SCUOLA: ● Gli studi condotti relativi al dominio della scuola evidenziano come un profilo ad alto rischio composto da scarsa performance scolastica, assenteismo, precoce abbandono scolastico e segnalazioni di quest’ultimo da parte del personale della scuola, predicono una futura inadempienza dell’obbligo scolastico, abbandono scolastico e coinvolgimento con le sostanze (Herting, 1990). Uno studio ha dimostrato che al contrario un notevole rendimento scolastico riduce la probabilità di consumo frequente di sostanze fra gli studenti frequentanti il nono grado della scuola superiore (in Italia la prima superiore) (Hundleby & Mercer, 1987). ● Una scarsa performance nel percorso educativo è spesso la risultante di un processo di disinvestimento fra il bambino e la scuola, come evidenziato da numerosi studi (Eggert, Thompson, Herting, Nicholas, & Dicker, 1994; Maguin & Loeber, 1996; Reiff, 1998; Shannon, James, & Gansneder, 1993). I risultati emersi da una ricerca condotta a livello americano su studenti frequentanti la scuola superiore indicano che il consumo di sostanze è significativamente più basso fra gli studenti che pianificano di andare all’università, piuttosto che in quelli che non hanno quest’intenzione. Il grado di attaccamento alla scuola predice inoltre la successiva varietà e frequenza di consumo di sostanze in ragazzi e ragazze bianchi e di colore (Gottfredson & Gottfredson, 1992; Gottfredson & Koper, 1996). ● Numerose indagini hanno dimostrato che la presenza di un forte legame con la scuola protegge dall’abuso di sostanze e da altri comportamenti a rischio (Resnick et al., 1997). ● Almeno uno studio ha dimostrato che un clima scolastico negativo, caotico e pericoloso può contribuire ad incrementare la manifestazione di comportamenti problematici fra gli studenti (Hawkins, Catalano, Morrison, O’Donnell, Abbott, & Day, 1992). ● I dati evidenziano come l’esistenza di un grave ritardo fra l’età cronologica dello studente ed il suo livello scolastico, lo ponga in una situazione di rischio per l’abuso di sostanze (Dembo, Schmeidler, Nini-Gough, & Manning, 1998). I giovani frequentanti le “alternative high school”, cioè scuole superiori per studenti problematici, fanno maggior uso di tutte le sostanze rispetto agli studenti frequentanti una “normale” scuola superiore (Grunbaum et al., 1999). I dati evidenziano inoltre che gli studenti che frequentano scuole private, rispetto a quelli che frequentano le scuole pubbliche, riportano maggior consumo di alcol, guida associata ad alcol, consumo di tabacco e marijuana ed attività sessuale associata al consumo (Valois, Thatcher, Drane, & Reininger, 1997). PARI ● Il consumo da parte dei pari è considerato uno fra i più forti fattori predittivi del consumo di sostanze da parte di un individuo ((Barnes & Welte, 1986; Brook et al., 1990; Butcher, Williams, Graham, Tellegen, & Ben-Porah, 1992). Numerosi studi confermano l’importanza di questo fattore in diversi gruppi razziali (Brook, Whiteman, Balka, Win, & Gursen, 1998; Byram & Fly, 1984; Harford, 1985). Altri ricercatori hanno evidenziato come la pressione dei pari sia più debole nei giovani di colore che in quelli di provenienza latina o bianca (Brannock, Schandler, & Oncley, 1990; Newcomb & Bentler, 1986). ● Numerosi studi hanno dimostrato l’esisten- 67 za di una correlazione fra il coinvolgimento in attività strutturate con i pari (ad es. attività extrascolastiche) e bassi livelli di consumo di sostanze (Buckhalt, Halpin, Noel, & Meadows, 1992; Richardson et al., 1989; Selnow & Crano, 1986; Voydanoff & Donnelly, 1999). ● I dati raccolti da numerosi studi confermano che i giovani sovrastimano la reale prevalenza di tutte le forme di consumo delle sostanze (Hansen, 1989; Chassin, Presson, Sherman, Corty, & Olshavsky, 1984; Graham, Marks, & Hansen, 1991; Sussman, Dent, Mestel-Rauch, Johnson, Hansen, & Flay, 1988). ● L’associazione con un pari deviante è considerata un forte fattore predittivo del consumo di sostanze (Dishion et al., 1995; Swisher, 1992). Una bassa accettazione da parte dei pari sembra porre il giovane in una condizione di rischio nei confronti di problemi scolastici e criminalità, che sono importanti fattori di rischio per il consumo di sostanze (Coie, 1990; Kupersmidt, Coie, & Dodge, 1990). Altre ricerche hanno dimostrato che i giovani fortemente orientati verso i pari e con un “locus of control” esterno sono maggiormente vulnerabili di quelli orientati verso i pari in misura minore e con “locus of control” interno nei confronti del consumo di sostanze e di altri comportamenti problematici (Swisher, 1992). ● Studi empirici dimostrano che il coinvolgimento dei pari nell’implementazione dell’intervento preventivo e nell’educazione normativa sembra essere di particolare rilevanza nel raggiungimento del successo da parte dello stesso (Bell, Ellickson, & Harrison, 1993; Botvin, Baker, Filazzola, & Botvin, 1990; Dielman, Kloska, Leech, Schulenberg, & Shope, 1992; Dryfoos, 1993). 68 COMUNITÁ ● Un precoce accesso al tabacco, all’alcol e alle altre sostanze incrementa la probabilità che il giovane faccia uso di sostanze. Alcuni studi hanno dimostrato infatti che in America i minori riescono ad acquistare sigarette più del 70% delle volte (Altman, Foster, Rasenick-Douss, & Tye, 1989; Forster, Hourigan, & McGovern,1992; Radecki & Zdunich, 1993). In Washington D.C., Westchester County (New York) e Albany (New York) sostanza alcoliche sono state vendute ad acquirenti minorenni il 97%, l’80% ed il 44% delle volte (Preusser & Williams, 1992). ● Numerose ricerche hanno dimostrato che le comunità con poche risorse disponibili dimostrano alte percentuali di consumo di sostanze da parte di adolescenti (Dusenbury, Kerner, Baker, Botvin, James-Ortiz, & Zauber, 1992; Johnston, O’Malley, & Bachman, 1999; Hechinger, 1992; Oetting & Beauvais, 1990; Schinke, Orlandi, & Cole, 1992). AMBIENTE ● La possibilità di comprare alcol è significativamente correlata al suo consumo ed a problematiche presenti sia nella popolazione generale che fra i giovani (Adrian & Ferguson, 1987; Clements & Johnson, 1983; Coate & Grossman, 1988; Gruenewald, Ponicki, & Holder, 1993; Levy & Sheflin, 1985; Saffer & Grossman, 1987; Selvanathan, 1998). ● Uno studio del 1990 ha stimato che le vendite illegali di prodotti del tabacco a minori sono state annualmente più di un miliardo (DiFranza & Tye, 1990). Le ricerche hanno inoltre dimostrato che l’età ed il sesso dei giovani influenza il loro accesso ad alcol e tabacco. Secondo alcuni studi infatti le ragazze hanno meno difficoltà nell’acquistare tabacco che non i ragazzi (Forster et al., 1992; Wakefield, Carrangis, Wilson, & Reynolds, 1992), anche se altre ricerche non hanno dimostrato una tale disparità (Centers for Disease Control, 1993; Skretny, Cummings, Sciandra, & Marshall, 1990). Inoltre, alcune ricerche hanno dimostrato che i rivenditori sono maggiormente disposti alla vendita nei riguardi di acquirenti minorenni più vecchi (Altman et al., 1989; Jason, Billows, Schnopp-Wyatt, & King, 1996; Landrine, Klonoff, & Fritz, 1994; Wakefield et al., 1992). Fortunatamente, si è osservato di recente un miglioramento nella “compliance” dei rivenditori, anche se i giovani di tutte le età continuano ad avere un facile accesso al tabacco (DiFranza, Savageau, & Aisquith, 1996). Nelle città dove è stata applicata una specifica legislazione inerente il tabacco, sono state rilevate percentuali di acquisto minori (Radecki, 1994). ● Nei confronti delle sostanze illegali il ricorso a strategie antidroga locali possono esse- re efficaci in aree geografiche piccole nell’ostacolare i rivenditori e controllare il numero e la densità degli esercizi di vendita. Queste strategie possono inoltre contribuire a ridurre la criminalità (Davis, Smith, Lurigio, & Skogan, 1991; Eck & Wartell, in press; Green-Mazarolle, Roehl, & Kadleck, 1997; Lurigio et al., 1993; Rosenbaum & Lavrakas, 1993; Smith, Davis, Hillenbrand, & Goretzky, 1992). ● Molti studi hanno dimostrato che l’incremento del prezzo dell’alcol e del tabacco è una strategia efficace al fine di ridurne il consumo (Chaloupka & Grossman, 1996; Edwards et al., 1994; Evans & Farrelly, 1997; National Cancer Institute, 1993; U.S. Department of Health and Human Services, 1992). ● Incrementare l’età minima legale per l’acquisto di alcol a ventuno anni è stato efficace nel decrementare il consumo di alcol fra i giovani (O’Malley & Wagenaar, 1991; Wagenaar, 1993), in particolar modo per quanto riguarda la birra (Berger & Snortum, 1985), e nel ridurre gli incidenti stradali correlati al consumo di alcol (National Highway Traffic Safety Administration, 1995; Toomey, Rosenfeld, & Waggoner, 1996). AMBIENTE DI LAVORO ● Lo studio di Valois, Dunham, Jackson & Waller (1999) ha riportato che gli adolescenti che lavorano più di 15 ore alla settimana sono esposti a maggior rischio rispetto al consumo di sostanze. ● Un'indagine americana del 1997 ha indicato che il 7.6% dei lavoratori a tempo pieno siano forti bevitori e che il 7.7% consumi sostanze illegali (Zhang, Huang & Brittingham, 1999). ● Numerosi studi esistenti hanno rivelato come siano state evidenziate associazioni significative anche se relativamente basse fra lo stress nel luogo di lavoro ed elevati livelli di consumo di alcol (Bennett & Lehman, 1998; Lehman, Farabee, Holcom & Simpson, 1995; Martin & Roman, 1996). ● Due studi hanno riportato forti associazioni fra il sentirsi alienati dal lavoro ed il consumo di alcol nei lavoratori stessi (Lehman & Simpsom, 1992; Rosenbaum, Lehman, Olson & Holcom, 1992), nonostante altri ricercatori ne abbiamo fortemente contestato la metodologia (Parker & Farmer, 1990). Si è rilevato inoltre che questo tipo di alienazione o estraniazione dal lavoro risultava essere associata al consumo di altre sostanze da parte dei lavoratori (Lehman et al., 1995). ● I lavoratori si avvicinano all'alcol sulla base della loro professione (National Opinion Research Center, 1996). Questa ricerca è sostenuta dalla teoria per cui professioni caratterizzate da elevato consumo di alcol attirano persone in cerca di lavoro inclini a questi comportamenti, suggerendo come per esempio siano state riscontrate alte percentuali di consumo fra barman e ristoratori (Hoffman, Larison & Sanderson, 1997). ● Alcune ricerche hanno inoltre suggerito che, quando i lavoratori comunicano la loro disapprovazione nei confronti delle politiche relative al consumo ed all'abuso di sostanze implementate dalla compagnia per cui lavorano, è maggiormente probabile che le norme del luogo di lavoro vengano modificate (Ames & Janes, 1992; Cook, Back & Trudeau, 1996). In base ad uno studio, il consumo di alcol alla pausa pranzo nel luogo di lavoro è di gran lunga più diffuso di quanto generalmente si creda (Mangione et al., 1999). ● Il test sulle urine è stato validato come metodologia efficace per l'identificazione del consumo recente di sostanze illecite da parte di chi richiede il lavoro (Macdonald & Roman, 1995). In base ai dati raccolti a livello americano, il 25% dei luoghi di lavoro hanno utilizzato saltuariamente nel 1997 test per valutare il consumo di sostanze in loco, rispetto al 20% nel 1994 (Zhang et al., 1999). Indagini americane su campioni rappresentativi di lavoratori dimostrano come vi sia un importante supporto pubblico nei confronti dei test atti a valutare il consumo di sostanze, basato sull'assunzione che la presenza di consumatori di sostanze sul luogo di lavoro sia pericolosa e non accettata (Roman & Blum, 1999). ● Le ricerche confermano inoltre che i postumi delle ubriacature influenzano in modo rilevante le funzioni motorie e cognitive, creando rischi di cattiva comprensione, conflitto interpersonale ed incidenti (Moore, 1998). Almeno due studi dimostrano inoltre che, anche se ciò non viene riconosciuto, essi contribuiscono significativamente ai problemi di performance lavorativa (Ames, Grube & Moore, 1997; Mangione et al., 1999). 69 70 3.3.3. Fattori di rischio e fattori di protezione nella fase di iniziazione all’uso di sostanze psicoattive: alcuni contributi italiani Negli ultimi decenni anche alcuni ricercatori italiani hanno studiato questi fenomeni attuando ricerche retrospettive sull’insieme di variabili che diversificano gruppi di consumatori dipendenti da gruppi di non consumatori o di consumatori saltuari, estrapolando così una serie di fattori di rischio associati alla sperimentazione, all’iniziazione e allo stabilizzazione del consumo di sostanze psicoattive (Ravenna, 1993, 1997a, 1997b, 1998, 2001; Bonino, 1998a, 1998b e 1999; Bonino e Cattelino, 1998; Borca, Ciairano e Bonino, 2001). Si presenteranno i lavori di questi autori specificatamente rispetto all’iniziazione nell’uso di sostanze psicoattive. Anche i lavori italiani confermano che nel primo contatto con la droga giocano un ruolo importante, le influenze interpersonali esercitate dai familiari e dai coetanei. Gli atteggiamenti positivi e tolleranti verso il consumo da parte di genitori, fratelli e coetanei influenzano l’opinione che l’adolescente elabora nei confronti della droga stessa. Anche lo stile educativo adottato dai genitori, sia quello di tipo lassista-permissivo che quello autoritario, e le relazioni intrafamiliari (rapporto genitori-figli e di coppia), influenzano non solo lo sviluppo psicosociale dell’adolescente, ma anche il suo stile di vita rispetto ai comportamenti a rischio. Anche i fattori situazionali come la disponibilità e l’accessibilità della droga, gli eventi di vita particolarmente stressanti e di disagio, le pressioni culturali rispetto all’uso di sostanze rivestono un ruolo importante. Per quanto riguarda i fattori personali i tratti favorenti l’iniziazione sono: l’impulsività, l’indipendenza, la ribellione, la tolleranza verso la trasgressione, un orientamento prevalente verso i pari ed il presente, la presenza di stati emozionali negativi (sentimenti di sfiducia, inadeguatezza, ansia e scarsa autostima), la ricerca di forti emozioni, un repertorio limitato ed inefficace di competenze sociali e di strategie relazionali e comunicative, l’adozione di comportamenti problematici precoci, la presenza di atteggiamenti e credenze positive verso l’uso, la sottovalutazione dei rischi connessi all’uso, le aspettative ed i significati positivi attribuiti alle droghe, un uso precoce di alcol e tabacco. I fattori sociodemografici importanti associati all’iniziazione sono il sesso maschile e l’età com- presa tra i 15 ed i 18 anni, anche se da più parti si segnalano delle modificazioni di genere (Ravenna, 1993; 1997b e 2001). Non devono tuttavia essere sottovalutate le motivazioni sottostanti il consumo di droghe: alterare i propri stati normali di coscienza per provare sensazioni e stati psicologici piacevoli, facilitare le relazioni sociali elevando la capacità comunicativa e condividendo sentimenti ed esperienze, ricercare e provare stati di eccitazione, specialmente durante le attività associate al divertimento. A tal riguardo una ricerca di Ravenna e Palmonari (1998), condotta su 220 studenti universitari, ha evidenziato come lo “sballo” sia ricercato principalmente per provare e sperimentare gli stati emozionali dell’estraniazione dalla realtà, del benessere, rilassamento ed eccitazione e non tanto per favorire le relazioni interpersonali. Da questa ricerca, così come da altre, emerge chiaramente che il consumo di droghe non si presenta in modo isolato, ma sempre associato ad altri comportamenti rischiosi: una carriera scolastica segnata da bocciature o fallimenti, incidenti stradali e abuso di alcol. Viene, inoltre, confermata che la maggiore diffusione e attrattività esercitata dai comportamenti rischiosi è tra gli adolescenti maschi piuttosto che femmine. Una ricerca condotta da Silvia Bonino e coll., fra il ’96 ed il ’97, su 2500 studenti adolescenti di età compresa tra i 14 e i 19 anni delle regioni Piemonte e Valle d’Aosta, ha studiato alcuni comportamenti rischiosi adottati in adolescenza (Bonino, 1998a, 1998b e 1999; Bonino e Cattelino, 1998; Borca, Ciairano e Bonino, 2001). La ricerca ha rilevato come l’iniziazione al consumo di marijuana, alcol e tabacco sia sempre più precoce: bere alcolici e fumare tabacco avviene mediamente prima dei 13 anni, mentre il primo spinello è fumato tra i 14 e i 15 anni. Il consumo è associato positivamente alla diffusione del comportamento tra gli amici e alla facilità d’acquisto delle sostanze. L’interazione infatti con altri adolescenti consumatori rafforza gli atteggiamenti favorevoli verso la droga e la sottovalutazione dei rischi per la salute: gli amici, quindi, si propongono come modello positivo nel processo di iniziazione al consumo. Si rileva, inoltre, che esiste un’omogeneità tra i sessi per quanto riguarda il consumo di tabacco, mentre il consumo abituale di bevande alcoliche e cannabinoidi è prevalente nei maschi, i quali ten- dono anche ad abusarne. La Tab.7 sintetizza i fattori di rischio associati al consumo di tabacco, alcol e cannabinoidi, rilevati dalla ricerca. Va specificato che: ● per quanto riguarda i fattori di rischio associati al consumo di tabacco, si sono considerati quelli relativi ai consumatori che fumano non più di 20 sigarette al giorno, che rappresentano il 38% del campione totale (vs. i non consumatori che rappresentano il 45% del campione. Il 7% è rappresentato da adolescenti forti fumatori, da coloro cioè che fumano più di 20 sigarette al giorno); ● per quanto riguarda il consumo di alcol, non risultando differenze significative tra bevitori saltuari ed abituali, ci si riferisce ai dati relativi ai “forti bevitori”, coloro che hanno bevuto più di 4-6 bicchieri ad ogni uscita negli ultimi 6 mesi e che rappresentano il 4 % del campione totale. Tab.7.: I fattori di rischio associati al consumo di tabacco, alcol e cannabinoidi rilevati dalla ricerca di Bonino-1998 CONSUMATORI TABACCO DI CONSUMATORI CANNABINOIDI DI CONSUMATORI ALCOL DI Valori Danno molta importanza alla autonomia rispetto alla scuola e alla salute Scarso valore attribuito alla scuola e alla religione. Scuola Insuccesso scolastico, desiderio di abbandonarla considerandola inutile, scarse aspettative rispetto alla propria realizzazione Scarso interesse e significato attribuito alla scuola e malessere ed insoddisfazione per la condizione di studenti Scarso significato attribuito alla scuola, considerata inutile. Frequenti bocciature durante la carriera scolastica e giudizi negativi al conseguimento della licenza della scuola media inferiore. Amici Orientamento verso i pari anche nelle scelte e nello stile di vita, ricerca di sostegno nei coetanei, frequenza di pub, discoteche e sale giochi, molto tempo con gli amici e con il partner. Orientamento verso i pari e verso attività edonistiche. I consumatori saltuari1 conducono una vita sociale più varia e più ricca dei consumatori abituali 2 Orientamento verso i pari e distacco dalla famiglia. Trascorrono molto tempo con i coetanei in attività di svago: pub, discoteche e sale giochi. Famiglia Stile educativo permissivo, scarso sostegno emotivo, assenza di regole e limiti. Il giovane fumatore ha un numero significativamente più alto di familiari fumatori. I consumatori saltuari, rispetto agli abituali, vivono minore conflittualità tra amici e genitori e trovano nella famiglia maggior sostegno emotivo. Gli abituali provengono da famiglie con scarso sostegno emotivo, assenza di regole e limiti. Assume un ruolo protettivo e trasmette il modello di consumo moderato associato alla convivialità e alla festa. La famiglia assume una funzione di controllo imponendo limiti e regole rispetto sia alla modalità che alla quantità assunta. Chi ha iniziato a bere in famiglia sono in genere bevitori moderati3 men- 71 tre chi ha iniziato a bere con gli amici sono in misura maggiore forti bevitori. Percezione del futuro Scarsa prospettiva temporale e preoccupazione manifesta per la vita. Orientamento verso il presente e scarsa progettualità a lungo termine. I saltuari mostrano una visione positiva e una maggiore progettualità. Pessimismo ed incertezza per il futuro. Percezione di sé Scarsa autoefficacia, elevato interesse per il sesso opposto, aspettative relazionali alte. I consumatori abituali hanno una percezione negativa di sé, bassa autostima ed alto senso di alienazione. Compromissione del senso di autoefficacia e della stima di sé. Altri comportamenti Bevono più alcolici e con maggiore frequenza; si ubriacano più spesso e hanno maggiori problemi legati all’uso di alcol; hanno una maggiore attività sessuale; usano di più marijuana e fumano più frequentemente spinelli; guidano di più in modo pericoloso; fanno più azioni pericolose solo per il gusto di farle; fanno più atti di vandalismo e di furto e violano maggiormente le norme. I consumatori hanno atteggiamenti più anticonvenzionali e trasgressivi rispetto ai non consumatori. Sono maggiormente coinvolti in altri comportamenti rischiosi: elevato uso di alcol e tabacco, furti, guida pericolosa, vandalismo, violazione di norme, attività sessuali promiscue ed hanno avuto problemi con la famiglia, gli amici, la polizia. 1I 2 3 72 consumatori saltuari, secondo questa ricerca, hanno fumato cannabis da 1 a 6 volte negli ultimi 6 mesi I consumatori abituali, secondo questa ricerca, hanno fumato cannabis da 2-3 volte al mese fino a tutti i giorni I consumatori moderati di alcol hanno bevuto un massimo di 2-3 bicchieri ad ogni uscita negli ultimi 6 mesi Nella già citata ricerca, Bonino e coll. (Bonino, 1998a, 1998b, 1999; Bonino e Cattelino, 1998; Borca, Ciairano e Bonino, 2001) giungono alle seguenti conclusioni circa le funzioni che le sostanze psicoattive assolvono nell’adolescenza: ● Il tabacco, l’alcol e i cannabinoidi rispon- dono al bisogno di realizzazione adulta; ● L’uso di sostanze può soddisfare anche il bisogno di trasgressione che si correla con azioni antisociali rischiose ed eccitanti (il danneggiamento delle proprietà altrui, furti, ecc.); ● Il consumo di tabacco, alcol e cannabi- noidi funge anche da rituale svolto in gruppo allo scopo di sancire la coesione, il riconoscimento e l’appartenenza. Fornisce identità ai suoi membri e favorisce la differenziazione con gruppi diversi dal proprio; ● Al consumo di alcol può venir attribuito anche un significato autoterapeutico. Aiuta a “dimenticare e fuggire” da una realtà percepita come problematica e di difficile gestione; ● L’abuso di alcol, specialmente nel fine settimana, acquista anche il significato di trasgredire e superare i limiti socialmente accettati e condivisi. I risultati rilevati da questa ricerca confermano, ancora una volta, che non si dovrebbe parlare di singoli comportamenti a rischio, ma di una costellazione di comportamenti problematici correlati tra loro e che assolvono le medesime funzioni, così come teorizzato da Jessor e Jessor (1977). 3.4. Conclusioni La prevenzione basata sulle evidenze, che si è sviluppata negli ultimi vent’anni nel campo delle dipendenze, sta via via progredendo, così come testimoniano le numerose e recenti pubblicazioni sull’argomento. Le conoscenze attuali sono ad un livello tale da rappresentare, ormai, un elemento irrinunciabile della programmazione, progettazione, implementazione e valutazione. Nonostante la letteratura presente sia prevalentemente straniera ed in lingua inglese, gli operatori italiani del settore non possono esimersi dal tenere in considerazione questi elementi nella loro operatività. Le “buone prassi” si costruiscono, infatti, anche sulla base delle indicazioni e dei principi estrapolati dalle ricerche grazie all’approccio science-based della prevenzione. A titolo di sintesi, si riportano importanti principi di base della prevenzione basata sulle evidenze, necessari al fine di strutturare efficaci programmi di prevenzione delle dipendenze, e la più recente lista dei fattori di rischio e dei fattori di protezione, elementi di studio verso cui è fortemente direzionata la prevenzione basata sulle evidenze (www.nida.nih.gov). I principi, messi a punto dal NIDA, sono: ● I programmi di prevenzione dovrebbero mirare alla prevenzione dell’abuso di tutte le sostanze, incluse il tabacco, l’al- col, la marijuana e gli inalanti; ● I programmi di prevenzione dovrebbero includere le abilità di rifiuto delle sostanze, rafforzare l’impegno personale contro il consumo delle stesse e incrementare la competenza sociale (ad esempio la comunicazione, le relazioni con i pari, l’autoefficacia e l’assertività): contemporaneamente risulta necessario rinforzare gli atteggiamenti contro il consumo; ● I programmi di prevenzione per gli adolescenti dovrebbero utilizzare metodologie interattive, come ad esempio la discussione in gruppo, piuttosto che tecniche didattiche di apprendimento; ● I programmi di prevenzione dovrebbero comprendere specifiche attività destinate ai genitori al fine di rinforzare nei ragazzi l’apprendimento, relativo ad esempio alle informazioni sulle sostanze e ad i loro effetti negativi, e al fine di creare opportunità di discussione in famiglia sul consumo di sostanze legali ed illegali, e sulle linee di condotta della famiglia inerenti il consumo; ● I programmi di prevenzione dovrebbero essere a lungo termine, e offrire la possibilità di rinforzare gli obiettivi originariamente preposti attraverso sessioni supplementari di intervento. Ad esempio, un intervento diretto a studenti di scuola elementare e media inferiore, dovrebbe includere sessioni da implementare al momento del passaggio dalla scuola media inferiore a quella superiore; ● I programmi di prevenzione indirizzati all’intera famiglia sono maggiormente efficaci di quelli che si focalizzano esclusivamente sui genitori o sui ragazzi; ● I programmi di prevenzione che includono campagne dei media e cambiamenti di politiche sociali, come ad esempio nuove strategie di regolazione che limitino l’accesso all’alcol, al tabacco od ad altre sostanze, sono maggiormente efficaci quando sono associati ad interventi in ambito scolastico e familiare; ● I programmi in ambito comunitario devono rafforzare le norme contro il consumo di sostanze in tutti gli ambiti preventivi, inclusi quello familiare e scolastico; ● La scuola offre la possibilità di raggiungere tutti i ragazzi, in particolar modo quelli a rischio per l’abuso di sostanze, 73 74 come ad esempio ragazzi con problemi comportamentali o difficoltà d’apprendimento e quelli a potenziale rischio di abbandono scolastico; ● I programmi di prevenzione dovrebbero essere specifici per l’abuso di sostanze ed adattarsi alla comunità locale; ● Più alto è il livello di rischio nella popolazione target, più intensivo e precoce deve essere lo sforzo preventivo attuato; ● I programmi di prevenzione devono essere specifici in base all’età del target cui si riferiscono ed appropriati al livello di sviluppo e a quello culturale dei destinatari; ● Programmi efficaci di prevenzione vanno considerati anche in termini di costo-beneficio. Ad esempio, si calcola che, in America, per ogni dollaro speso per la prevenzione dell’uso di sostanze, le comunità risparmiano da 4 a 5 dollari in costi di trattamento; ● I programmi di prevenzione dovrebbero mirare all’incremento dei fattori protettivi ed alla riduzione dei fattori di rischio. Alla luce delle più recenti ricerche, NIDA ha anche modificato la lista dei fattori di rischio e di protezione, proponendoli alla Seconda Conferenza Nazionale sulla Prevenzione dell’Abuso di Sostanze, che ha avuto luogo nell’agosto 2001 a Washington: A. Fattori protettivi: ● Legami familiari forti e positivi; ● Monitoraggio da parte dei genitori dei comportamenti dei figli e delle attività che conducono con i pari; ● Regole di condotta chiare che la famiglia fa rispettare; ● Coinvolgimento dei genitori nella vita dei loro figli; ● Successo scolastico; forte legame con le istituzioni, come ad esempio la scuola e le organizzazioni religiose; ● Ricorso a norme convenzionali sull'uso di sostanze. B. Fattori di rischio: ● Ambiente familiare disordinato, in particolare quando i familiari abusano di sostanze o soffrono di disturbi mentali; ● Genitorialità inefficace , in particolare nei confronti di bambini con difficoltà caratteriali e problemi comportamentali; ● Mancanza del legame di attaccamento fra genitore e figlio; ● Comportamento in classe inappropriato in quanto timido o aggressivo; ● Fallimento scolastico; ● Scarse abilità sociali; ● Affiliazione con pari caratterizzati da comportamenti devianti; ● Percezione che in ambito familiare, scolastico, dei pari e della comunità vi sia approvazione nei confronti del consumo. 4.1 Descrizione del processo di analisi L’idea di sviluppare una rassegna di progetti di prevenzione primaria delle dipendenze è nata dalla crescente necessità di confrontarsi con esperienze e modelli esistenti a livello internazionale, al fine di migliorare ed approfondire le nostre competenze progettuali e valutative e di identificare nuove risorse e strategie d’intervento. Prefissato questo obiettivo, abbiamo inizialmente consultato numeroso materiale presente a livello internazionale, selezionando dopo una prima valutazione, quattro cataloghi di progetti che, a nostro parere, riportavano in modo analitico non solo le caratteristiche dei progetti stessi, ma anche spunti sulla loro teoria di riferimento, dettagli sulla loro implementazione e significativi elementi di valutazione. I quattro cataloghi sono: 1. il “2000 Exemplary Substance Abuse Prevention Programs” a cura di SAMHSA/CSAP, NASADAD, NPN e CADCA, che propone 28 progetti ( w w w. h e a l t h . o r g / n e w s r o o m / e x e m p awards/ - 2000b); 2. il “Catalogo de Programas de Prevencion del Abuso de Drogas”, a cura del Centro de Estudios sobre Promocion de la Salud, Comunidad de Madrid, Consejerìa de Sanidad e Agencia Antidroga che riporta 15 progetti (2000); 3. il “CSAP Model Programs”, a cura di SAMHSA/CSAP, che propone 37 progetti, reperita in internet nel 2002 nel sito www.modelprograms.samhsa.gov/programs.cfm; 4. il “Prevention Principles for Children and Adolescent” del NIDAche riporta 10 progetti di prevenzione delle dipendenze basati su ricerche scientifiche (www.nida.nih.gov - 2001). Dopo aver identificato e scartato i progetti che non si occupavano di prevenzione primaria delle dipendenze (nei cataloghi erano compresi ad esempio progetti di terapia e cura), abbiamo selezionato quelli in comune nei tre cataloghi, in modo da poter raccogliere il maggior numero di informazioni possibili su ognuno di essi. Abbiamo inoltre identificato i diversi target presenti suddividendoli nei seguenti gruppi: 1. giovani a) studenti b) non studenti 2. adulti a) insegnanti b) genitori c) altri (ad es: allenatori) 3. comunità 4. misti Dopo aver verificato l’eterogeneità dei target presenti all’interno dei cataloghi ed aver suddiviso i progetti nei rispettivi gruppi, si è delineata la necessità di operare una seconda selezione rispetto ai numerosi progetti presi in considerazione. Si è quindi deciso di analizzare quelli che meglio degli altri rispondevano a tutte le voci di seguito elencate: a) titolo b) autore c) obiettivi d) ambito e) target f) riassunto g) struttura dell’intervento h) valutazione La descrizione riportata dal catalogo SAMHSA è quella che fornisce maggiori dettagli, in particolare per quanto riguarda la valutazione. Nonostante gli obiettivi, le strategie preventive ed i risultati siano diversi per ogni progetto selezionato, vi sono delle linee comuni da evidenziare. In primo luogo, qualsiasi sia l’ambito in cui sono stati implementati o la metodologia che hanno utilizzato, tutti sottolineano l’importanza di sviluppare relazioni adeguate fra i giovani e la loro famiglia, la comunità ed i loro pari. In secondo luogo, ogni progetto valuta e risponde a specifici bisogni del target a cui si riferisce e mira con successo a posporre la comparsa del consu- 75 mo di tabacco, alcol o sostanze illecite. In terzo luogo, oltre a ridurre la frequenza di consumo di alcol, tabacco ed altre sostanze illecite, ogni progetto mira a ridurre i fattori di rischio, incrementando quelli di protezione, rispetto alla iniziazione e alla stabilizzazione del consumo di sostanze. Di seguito vengono riportati i 15 progetti di prevenzione primaria delle dipendenze da noi selezionati che vengono presentati secondo le voci elencate. 4.2. I progetti selezionati 76 4.2.1. All Stars Autor e: William B. Hansen, Ph. D. Kathleen Simley Tangelwood Research Inc. 7017 Albert Pick Road, Suite D. Greensboro, NC 27409 Telefono: 336 – 6620090 800 – 8264539 800 – 8227148 Fax: 336 – 6620099 E-mail: [email protected] [email protected] Web site: www.tangelwood.net Obiettivi/finalità : mira a prevenire negli adolescenti la comparsa di comportamenti a rischio quali l’uso di sostanze, la violenza e l’attività sessuale precoce attraverso lo sviluppo di caratteristiche personali positive. Gener e: prevenzione comportamenti a rischio che includono l’uso di sostanze. Target : giovani adolescenti di età compresa fra gli 11 ed i 14 anni. Riassunto : alla luce di quanto emerso in letteratura, dove sono stati identificati alcuni importanti fattori che possono giocare un ruolo critico nell’avvicinare i giovani alla sperimentazione di sostanze e ad altri comportamenti ad alto rischio, il progetto All Stars mira a rafforzare, in particolare, cinque caratteristiche tipiche degli adolescenti in questa fascia di età, fondamentali per i loro effetti preventivi: ● lo sviluppo di ideali positivi ed aspirazioni future ● l’instaurarsi di norme di riferimento positive ● la costruzione di forte impegno personale ● la costituzione di forti legami personali con la scuola e con le organizzazioni inserite all’interno della comunità ● la promozione di un interesse positivo ed adeguato da parte dei genitori. Strutturazione dell’intervento : All Stars è disponibile in tre versioni, ognuna delle quali coinvolge gli adolescenti in piccoli gruppi di lavoro e di discussione, resi più significativi dall’utilizzo di videocassette, giochi ed attività artistiche. La prima versione prevede che sia l’insegnante a condurre l’intervento che, svolto in classe, comprende 13 lezioni di 45 minuti nel primo anno, 8 lezioni di rinforzo di 45 minuti nel secondo anno, incontri individuali con i ragazzi, se pur non obbligatori, ed un evento conclusivo al termine dell’intervento. La seconda versione, caratterizzata dallo stesso numero di lezioni della precedente, prevede però la presenza di un professionista della prevenzione, che interviene a scuola in veste di esperto esterno. Per quanto riguarda la terza versione, questa prevede l’attuazione dell’intervento in un setting non scolastico, ad esempio la parrocchia e i gruppi a carattere ricreativo. Pur focalizzandosi sugli stessi contenuti dei precedenti, utilizza un numero di lezioni differente: 9 lezioni della durata di 60 minuti nel primo anno, 7 incontri di rinforzo della durata di 60 minuti nel secondo. I genitori e gli adulti significativi partecipano a questo progetto attraverso i “compiti per casa” che vengono assegnati ai ragazzi e attraverso un incontro durante il quale viene fornito loro un utile CD-ROM. Vengono fornite inoltre delle indicazioni per il training indirizzato all’insegnante o a chiunque voglia condurre l’intervento. V alutazione Disegno valutativo : All Stars è stato testato attraverso uno studio pilota dal 1994 al 1995. È stato inoltre verificato attraverso una valutazione indipendente condotta dalla Dott.ssa Nancy Harrington dell’Università del Kentucky dal 1995 al 1998. Le scuole coinvolte da questo studio sono state assegnate ai seguenti tre gruppi: 1) gruppo di controllo (no All Stars); 2) Insegnante (attività condotte direttamente dall’insegnante); 3) Professionista (attività condotte da professionisti esterni). Tutte le valutazioni effettuate hanno indagato i fattori protettivi ed i fattori di rischio precedentemente identificati. La valutazione dei tre gruppi includeva il consumo di sostanze, la violenza e l’attività sessuale. Risultati : i risultati a breve termine indicano: ● un miglioramento rispetto ognuno dei fattori di rischio e di protezione oggetto del progetto; ● una riduzione nell’uso di sostanze; ● uno spostamento in avanti nell’età di inizio dell’attività sessuale; ● migliori risultati ottenuti dal gruppo condotto dall’insegnante rispetto a quello condotto dalprofessionista. Fattori protettivi da incrementare: Individuali Avere degli ideali Essere proiettati verso il futuro Fiducia nelle norme convenzionali Impegno nell’evitare comportamenti ad alto rischio Familiari Comunicazione con i genitori “Supervisione e monitoraggio” genitoriale Definizione di regole e modelli chiari Manifestazione di amore ed affetto Disciplina nel momento in cui risulta necessario Motivazione nel voler dare il buon esempio Pari Evidenza di opinioni positive nei pari leader Definizione di norme convenzionali sul comportamento Scuola Legame con la scuola Comunicazione fra studente ed insegnante Supporto dei genitori per le attività di prevenzione scolastiche Comunità Impegno per essere un cittadino attivo Partecipazione a iniziative rivolte alla comunità. Fattori di rischio da decrementare: Individuali Pressione percepita all’uso di sostanze Familiari Tolleranza genitoriale di comportamenti devianti Pari Offerta e pressione dei pari verso l’uso di sostanze Identificazione di modelli negativi dei pari. 4.2.2. ATLAS (Athletes Training and Learning to Avoid Steroids) Autor e: Linn Goldberg, M.D. Diane Elliot, M.D. Division of Health Promotion & Sports Medicine Oregon Health Sciences University, CR 110 3181 SW Sam Jackson Park Road Portland, OR 97201 77 78 Telefono: 503 - 4948051 Fax: 503 - 4941310 E-mail: [email protected] Web site: www.atlasprogram.com Distribuito da: Sunburst Technology Telefono: 800 – 4311934 Web site: www.sunburst.com Obiettivi/finalità : ATLAS è un progetto che mira a ridurre il consumo di steroidi anabolizzanti, alcol e prodotti che migliorano la prestazione fisica fra atleti maschi che frequentano la scuola superiore. Gener e: prevenzione specifica. Target : giovani atleti, studenti di scuola superiore di età compresa fra i 13 ed i 19 anni. Riassunto : il progetto utilizza le dinamiche che si sviluppano all’interno delle squadre sportive, porgendo particolare attenzione alla pressione positiva che i pari possono esercitare e mira a promuovere uno stile di vita sano ed a rinforzare il valore dell’allenamento come alternative al consumo. Strutturazione dell’intervento : gli studenti, membri di una stessa squadra, vengono coinvolti in 10 sessioni di attività, della durata di 45 minuti ciascuna. Attraverso attività interattive, quali giochi educativi ed esercizi di role-play, viene loro richiesto di lavorare in sottogruppi, ognuno dei quali rappresentato da un pari-leader. V alutazione Disegno valutativo : in un disegno sperimentale di controllo randomizzato, tre coorti distinte (1994, 1995, 1996) sono state valutate prima e dopo la sessione atletica. I risultati al follow-up di un anno sono disponibili per le coorti del 1994 e del 1995. 15 scuole superiori hanno utilizzato ATLAS e 16 scuole sono state utilizzate come controllo. Oltre ai risultati ottenuti tramite la sperimentazione, sono state inoltre raccolte misure oggettive (ad es. il peso corporeo e la forza muscolare) per valutare aspetti relativi alla promozione alla salute. Risultati : un anno dopo l’intervento, gli studenti che erano stati sottoposti alle attività del progetto dimostravano, rispetto al gruppo di controllo: ● una riduzione nell’intenzione di utilizzare steroidi anabolizzanti ● maggiori abilità di resistenza al consumo di sostanze ● riduzione dei fattori di rischio (ad es. minor fiducia nei messaggi pubblicitari) ● incremento dei fattori di protezione considerati (ad es. migliori comportamenti alimentari e maggior percezione della propria competenza atletica) ● definizione di un maggior numero di ragioni per non utilizzare steroidi anabolizzanti ● maggior percezione della squadra e dei pari come fonte di informazione ● miglior conoscenza su alcol, marijuana e steroidi anabolizzanti. Fattori protettivi da incrementar e Individuali Abilità di decision-making Conoscenza dell’alimentazione adeguata per uno sportivo Percezione della personale competenza atletica Senso della propria auto-efficacia relativa alla propria performance atletica Capacità di allenamento Ragioni per non consumare sostanze Adeguati comportamenti alimentari Percezione del rischio connesso al consumo di sostanze Informazioni sugli steroidi, alcol, ed altre sostanze d’abuso Scuola La quadra come fonte d’informazione Utilizzo delle possibilità di allenamento fornite dalla scuola Intolleranza degli allenatori nei riguardi del consumo di sostanze Pari Pari come fonte di informazioni corrette. Fattori di rischio da decrementare: Individuali Pressione negativa da parte dei pari Comunità Fiducia nei messaggi pubblicitari che promuovono prodotti per il miglioramento delle prestazioni sportive. 4.2.3. CMCA – Communities Mobilizing for Change on Alcohol Autor e: Alexander C. Wagenaar, Ph. D. Contatto : Becky Mitchell Alcohol Epidemiology Program Community Health Education University of Minnesota 1300 South Second Street, Suite 300 Minneapolis, MN 55454 – 1015 USA Telefono: 612 – 6258349 Fax: 612 - 6240315 Web site: www.epi.umn.edu/alcohol Obiettivi/finalità : CMCA è un progetto di comunità che mira a ridurre l’accesso all’alcol degli adolescenti. Gener e: prevenzione specifica. Target : giovani adolescenti di età compresa fra i 13 ed i 20 anni. Riassunto : iniziato nel 1991, il progetto CMCA mira a ridurre l’accesso all’alcol degli adolescenti, influenzando ed inducendo cambiamenti legali, istituzionali, sociali nell’intera comunità. Emerge infatti che il limitare la disponibilità dell’alcol agli adolescenti con età al di sotto del limite legale, non solo riduce il bere giovanile, ma invia un chiaro messaggio preventivo a tutta la comunità. Strutturazione dell’intervento : al fine di promuovere nella comunità importanti cambiamenti in merito alle politiche e agli interventi riguardanti il bere giovanile, il progetto CMCA si rivolge e coinvolge tutti i gruppi presenti nella comunità, dalle associazioni al volontariato, dalle agenzie pubbliche a quelle private. Oltre a sostenere gli sforzi e promuovere adeguate metodologie per ridurre il consumo di alcol negli adolescenti, questo progetto prevede l’inclusione e l’utilizzo di una documentazione specifica sull’argomento scritta da professionisti esperti. V alutazione Disegno valutativo : questo progetto è stato valutato attraverso 5 anni di studio randomizzato in 5 comunità. I dati sono stati raccolti sia prima dell’assegnazione casuale delle comunità al gruppo sperimentale od al gruppo di controllo, che al follow-up a distanza di 2.5 anni. I dati raccolti includono le rilevazioni all’interno della scuola, rivolte a studenti frequentanti dal nono al dodicesimo grado (ovvero dalla prima alla quarta superiore italiana), le indagini telefoniche che hanno interessato sia giovani che commercianti di alcol (direttamente intervistati sulla probabilità di vendere alcol ai giovani) e il monitoraggio di cambiamenti relativi agli interventi delle istituzioni nella comunità. Le analisi sono state basate su un modello di regressione misto, usando la comunità come unità di assegnazione, tenendo conto della concentrazione di singoli intervistati o di rivendite di alcol all’interno di ciascuna comunità. Risultati : i risultati ottenuti dimostrano come il progetto: ● abbia influenzato in modo significativo l’atteggiamento verso il bere dei ragazzi di età compresa fra i 18 ed i 20 anni ● abbia influenzato in modo significativo le pratiche dei locali che servono alcol ● potrebbe aver influenzato le pratiche dei luoghi dove vengono vendute bevande alcoliche confezionate. Altri risultati includono: ● l’incremento dei controlli svolti sull’età di chi acquista alcolici da parte degli stessi rivenditori ed una riduzione delle vendite ai minori ● un decremento della percentuale di adolescenti di età compresa fra i 18 ed i 20 anni che procurano alcol ai pari e che cercano di comperare alcol per loro stessi o di consumarlo in un locale ● un decremento degli arresti di adolescenti di età compresa fra i 18 ed i 20 anni per guida in stato di ebbrezza. Fattori protettivi da incrementar e: Comunità Politiche istituzionali che scoraggino l’uso di alcol Politiche pubbliche ed istituzionali che limitano la vendita di alcolici ai giovani Azione civica contro chi vende o procura illegalmente alcol ai giovani 79 Maggior interazione fra i diversi settori della comunità. Fattori di rischio da decrementare: Pari Pari che procurano alcol Pari che consumano alcol Comunità Alta disponibilità di alcol Supporto normativo alle vendite di alcol ai minorenni Supporto normativo al consumo di alcol ai giovani Scarsa applicazione delle leggi sull’alcol e dei loro regolamenti Mancanza di leggi o politiche istituzionali che limitino la disponibilità dell’alcol. 80 4.2.4. RHRD – Community Trials Intervention to Reduce High-Risk Drinking Autor e: Harold D. Holder, Ph. D. Prevention Research Center 2150 Shattuck Avenue, Suite 900 Berkeley, CA 94704 Telefono: 510 – 4861111 Fax: 510 - 6440594 E-mail: [email protected] Web site: www.PREV.org Obiettivi/finalità : RHRD è un progetto di comunità che mira a modificare i comportamenti a rischio correlati al consumo di alcol, quali ad esempio alcol e guida. Gener e: prevenzione specifica. Target : l’intera comunità (5-54 anni). Riassunto : il progetto RHRD mira a prevenire i comportamenti a rischio legati al consumo di alcol attraverso l’implementazione di cinque azioni preventive: ● limitare l’accesso all’alcol della popolazione ● rivolgere una specifica formazione ai gestori ed al personale dei locali e delle rivendite dove si può vendere alcol ● incrementare la percezione del rischio relativo ad alcol e guida ● porre particolare attenzione agli adolescenti, riducendo il loro accesso all’alcol ● mobilitare l’intera comunità. Le azioni intraprese prevedono l’incremento di pubblicazioni sulle problematiche alcol-correlate nella stampa e nei media locali, la modificazione delle politiche locali al fine di limitare l’accesso all’alcol, la riduzione della vendita di alcolici ai minori e la sensibilizzazione della popolazione sul problema alcol e guida e sulle sue conseguenze. Strutturazione dell’intervento : al fine di raggiungere gli obiettivi posti, le attività proposte mirano ad analizzare norme ed atteggiamenti rispetto al consumo di alcol, le dinamiche culturali e sociali che lo sottendono, come il sistema locale di distribuzione (regolazione delle licenze, restrizioni dell’uso). Tutto ciò richiede il coinvolgimento e la mobilitazione dell’intera comunità. V alutazione Disegno valutativo : il progetto è stato valutato attraverso un disegno longitudinale in diversi tempi di follow-up multipli in tre diverse comunità. Ad esse sono state abbinate delle comunità di controllo che non hanno ricevuto l’intervento. All’interno di questo disegno i risultati sono stati evidenziati attraverso un confronto caso-controllo. I dati raccolti all’interno del processo di valutazione includono: ● un’indagine telefonica con autovalutazioni sul consumo di alcol e sull’alcol e la guida ● la registrazione degli incidenti stradali ● indagini svolte nei pronto-soccorso ● indagini sui clienti abituali e sui minorenni ● una diffusione locale di informazioni relative all’alcol ● indagini condotte sulla strada nei fine-settimana. Risultati : ● decremento del 51% delle situazioni in cui il soggetto riportava di aver guidato in condizione “sopra il limite legale” nelle comunità che hanno ricevuto l’intervento rispetto le altre riduzione del 49% delle situazioni in cui il soggetto riportava di “aver bevuto un po’ troppo” ● riduzione del 6% riguardante il quantitativo di alcol consumato nelle occasioni in cui si è bevuto ● riduzione del 10% degli incidenti stradali verificatesi durante la notte ● riduzione del 6% degli incidenti stradali in cui il guidatore era ubriaco ● riduzione del 43% e del 2% dei casi di aggressioni registrati rispettivamente nei pronto-soccorso e nei ricoveri ospedalieri. Fattori protettivi da incrementare: Individuali Percezione dell’alto rischio di essere arrestati se si consuma alcol alla guida Famiglia Attenzione genitoriale alla disponibilità di alcol per i giovani a casa Comunità Formazione e responsabilizzazione di chi vende alcolici e relative politiche di vendita e di servizi Rafforzamento delle leggi relative all’alcol ed alla guida Pubblicità che accompagni i cambiamenti relativi alla disponibilità dell’alcol da parte dei giovani e che sottolinei il rapporto alcol e guida Richiamo dei media a sostegno del cambiamento delle politiche relative all’alcol Decremento della densità di rivenditori in base al territorio Decremento della disponibilità formale ed informale dell’alcol da parte dei giovani. Fattori di rischio da decrementare: Individuali Bassa percezione del rischio di essere arrestati se si consuma alcol e si guida Familiari Disponibilità dell’alcol ai minori in casa Comunità Diffusione di rivenditori di alcol nel territorio Vendita e somministrazione di alcolici ai minori nei locali Somministrazione di alcolici a clienti ubriachi nei bar e nei ristoranti Scarsa forza delle leggi su alcol e guida Scarso richiamo da parte dei media sugli sforzi attuati dalla comunità per combattere le problematiche correlate al bere. ● 4.2.5. CLFC - Creating Lasting Family Connections Autor e: Ted N. Strader, M.S. Council on Prevention and Education: Substances, Inc. (COPES) 845 Barret Avenue Louisville, KY 40204 Telefono: 502 - 5836820 Fax: 502 - 583683 E-mail: [email protected] Web site: http://copes.org/products.htm Obiettivi/finalità : questo progetto, destinato a ragazzi di età compresa fra i 9 ed i 17 anni ed alle loro famiglie, mira a fornire sia ai ragazzi che ai loro genitori, abilità personali che li possano rendere capaci di affrontare i fattori di rischio presenti nel loro ambiente di vita. Gener e: prevenzione comportamenti a rischio che includono l’uso di sostanze. Target : giovani adolescenti di età compresa fra i 9 ed i 17 anni. Riassunto : il progetto CLFC mira a prevenire la comparsa di comportamenti a rischio, tra i quali l’abuso di sostanze, promuovendo nei ragazzi come nei loro genitori, oltre che un’adeguata informazione, la crescita personale, la comunicazione interpersonale e lo sviluppo di specifiche capacità di rifiuto delle sostanze. Strutturazione dell’intervento : il progetto prevede il coinvolgimento dei ragazzi e dei genitori in 6 moduli, attuati con modalità altamente interattiva, che si focalizzano su tre componenti principali: le problematiche legate all’uso di sostanze, quelle inerenti la sfera personale, la comunicazione e le abilità che permettono di affrontare i comportamenti a rischio. V alutazione Disegno valutativo : il progetto è stato valutato rigorosamente attraverso procedure di assegnazione casuale, misure di validità ed attendibilità e metodi di analisi multivariata per rilevare le relazioni dirette fra il progetto ed i risultati. 81 Risultati : è stata dimostrata la presenza di effetti positivi sulla flessibilità dei giovani e delle loro famiglie e sull’uso di sostanze nei ragazzi di età compresa fra gli 11 ed i 15 anni. Il progetto inoltre ha dimostrato aumentare la flessibilità della comunità, rendendo competenti i volontari della stessa ad identificare, coinvolgere ed impegnare le famiglie. Particolarmente significativi risultano gli effetti sulla flessibilità dei familiari che includono: ● un miglioramento relativo alla conoscenza ed alle idee dei genitori sull’uso di sostanze ● un incremento del coinvolgimento dei giovani nel definire le regole che riguardano il consumo di sostanze ● un incremento al ricorso ai servizi della comunità. Per quanto riguarda la flessibilità dei giovani, altri effetti positivi riscontrabili sono: ● un incremento al ricorso ai servizi della comunità soprattutto quando i problemi personali e familiari diventano più seri ● il miglioramento dei legami con i propri genitori ed i propri fratelli ● un maggior coinvolgimento in specifiche situazioni comunitarie. Fattori protettivi da incrementare: Individuali Conoscenza e idee appropriate nei riguardi dell’uso di sostanze Atteggiamento negativo nei riguardi dell’uso di sostanze Capacità di rifiuto Legame con i genitori Comunicazione spontanea Partecipazione alla definizione di regole familiari Legame con la comunità Abilità sociali Famiglia Conoscenza e idee appropriate dei genitori nei riguardi delle sostanze Adeguato comportamento dei genitori rispetto alle sostanze Abilità di gestione familiare Legame con i giovani Coinvolgimento dei giovani nella definizione delle regole familiari (sia riguardo le sostanze che nei confronti di altro) Capacità di ricerca di aiuto per problematiche familiari e personali Aspettative e conseguenze appropriate Stabilità familiare, armonia, coesione e comunicazione positiva Attività ricreative familiari e di comunità Comunità Percezione dei giovani e dei genitori del supporto della comunità Accesso ai servizi sociali e sanitari Empowerment della comunità Responsabilità e flessibilità dei servizi sociali Servizi della comunità Scuola Legame della scuola con i giovani Frequenza scolastica Clima scolastico positivo. 82 4.2.6. Early Risers Skills for Success Programm Autor e: Gerald J. August, Ph. D. University of Minnesota F256/2B West 2450 Riverside Avenue Minneapolis, Minnesota 55454 - 1495 Telefono: 612 - 2739711 Fax: 612 - 2739779 E-mail: [email protected] Obiettivi/finalità : Early Risers Skill for Success è un progetto destinato a bambini ad alto rischio per uno sviluppo precoce di problemi di condotta, incluso il consumo di sostanze. Gener e: prevenzione comportamenti a rischio che includono l’uso di sostanze. Target : bambini di età compresa fra i 6 ed i 10 anni. Riassunto : questo progetto mira a promuovere, in bambini che manifestano importanti comportamenti a rischio e nei loro genitori, lo sviluppo di adeguati fattori di protezione, quali ad esempio un’immagine di sé positiva, buone capacità di problem-solving e di decisionmaking, abilità comunicative e di autoregolazione nei primi ed un adeguato stile di coping di fronte allo stress nei secondi. Strutturazione dell’intervento : Early Riders prevede due moduli fondamentali, CORE e FLEX, gestiti da un operatore esperto nel campo del lavoro sociale e familiare. Il primo si focalizza sui bambini e si svolge in contesto scolastico e in strutture comunitarie. In relazione a questa parte del progetto, le azioni garantite dall’operatore comprendono: ● visite regolari alla scuola del bambino ● incontri con gli insegnanti ● incontri individuali con lo studente ● facilitazione della comunicazione fra casa e scuola ● insegnamento delle abilità necessarie a “fare e sostenere” le amicizie ● dare il giusto riconoscimento agli sforzi dei bambini ● coordinare ed amministrare un programma scolastico estivo. Il modulo FLEX invece vuole fungere da supporto e strumento di empowerment nei confronti dei genitori e delle famiglie dei bambini. Anche in questo caso, l’operatore si rende garante di: ● visite regolari a casa ● sviluppo di relazioni di sostegno con i genitori ● valutazione dei bisogni e dei punti di forza della famiglia ● assistenza alla famiglia nella definizione degli obiettivi e nelle successive strategie di implementazione. V alutazione Disegno valutativo : il progetto è stato valutato utilizzando un disegno sperimentale in diversi tempi di follow-up, che riguardavano una valutazione di partenza e tre valutazioni annuali successive. I bambini venivano selezionati in base al rischio (ad es. comportamento aggressivo) manifestato durante la loro permanenza all’asilo ed assegnati casualmente (all’interno della scuola) al gruppo di controllo (che non riceveva l’intervento) o a quello sperimentale (che riceveva l’intervento). Una percentuale dell’82% dei soggetti ha preso parte a tutti i tre anni del progetto. La percentuale di abbandono e le caratteristiche di chi non ha completato lo studio non differiscono nel gruppo sperimentale ed in quello di controllo. Le variabili di risultato facevano riferimento a quattro aree (rendimento scolastico, competenza sociale, difficoltà di autoregolazione e coinvolgimento genitoriale), ognuna delle quali coinvolgeva molteplici e specifiche abilità. Risultati : i bambini ad alto rischio, i genitori dei quali avevano ricevuto il 50% o più delle visite a casa programmate dall’intervento, manifestarono un significativo miglioramento nel rendimento scolastico, un decremento delle difficoltà attentive e di concentrazione, un miglioramento delle abilità sociali ed in genere della competenza sociale. Confrontati con i bambini ad alto rischio del gruppo di controllo, dimostravano un miglioramento che riguardava numerose aree: ● miglioramento scolastico: miglioramento significativo relativo al rendimento scolastico, soprattutto per quanto riguarda le abilità di base della lettura. Il miglioramento riguardava sia i maschi che le femmine ● autoregolazione: sia i soggetti appartenenti al gruppo sperimentale come al gruppo di controllo manifestarono un decremento dei problemi riguardanti l’autoregolazione. Nonostante ciò, i bambini del gruppo sperimentale con un maggior livello di comportamenti aggressivi, dimostrarono un decremento significativo dei problemi comportamentali rispetto ai bambini con lo stesso livello di comportamento che facevano parte del gruppo di controllo ● competenza sociale: i bambini al alto rischio che avevano seguito tutti e tre gli anni di programma ebbero un miglioramento significativo nella competenza sociale, nell’adattamento sociale e nella leadership I genitori dei bambini che manifestavano i più alti livelli di comportamenti aggressivi, che ricevettero il 50% o più delle visite a casa programmate dall’intervento, riportarono un miglioramento della relazione con il proprio bambino e minor distress personale. Fattori di protezione da incrementar e Individuali Abilità di controllo emotivo e comportamentale Comportamento prosociale Abilità di comunicazione interpersonale 83 Abilità di problem-solving sociale Capacità di risoluzione dei conflitti e di gestione della rabbia Atteggiamento positivo verso la scuola Capacità di lettura, matematiche e di espressione attraverso la scrittura Affiliazione verso i propri pari Famiglia Autoefficacia genitoriale Empowerment Benessere personale Incremento del legame con la comunità Accesso ai servizi di supporto della comunità Comportamento educativo e di accudimento del genitore Scuola Insegnanti supportivi e competenti Scuole supportive. Fattori di rischio da decrementare: Individuali Comportamenti aggressivi e distruttivi precoci Cattive relazioni con i propri pari Alta reattività emozionale o regolazione emozionale problematica Famiglia Sistemi di supporto comunitario limitato Setodi disciplinari inefficaci ed inconsistenti Basso “monitoraggio e supervisione” Comunicazione severa e disapprovante Poco supporto e coinvolgimento Stimolazione educativa e supporto alla crescita limitati Disturbi mentali del genitore ed abuso di sostanze Mancanza di relazioni sociali e forte disaccordo Povertà e disoccupazione. 84 4.2.7. LST - Lifeskills Training Autor e: Gilbert J. Botvin, Ph. D. Contatto : Elizabeth Paul, Ed. D., M.P.H. National Health Promotion Associates, Inc. 141 South Central Avenue, Suite 208 Hartsdale, NY 10530 Telefono: 800 - 2934969 Fax: 914 - 6836998 E-mail: [email protected] Web site: www.lifeskillstraining.com Obiettivi/finalità : LST è un progetto che vuole influenzare i fattori psicologici e sociali che sostengono l’iniziazione alle sostanze ed il loro consumo precoce. Gener e: prevenzione specifica. Target : ragazzi di età compresa fra gli 8 ed i 14 anni. Riassunto : il progetto LST si focalizza su tre importanti fattori che possono influenzare in modo preponderante la scelta di consumare o meno sostanze: la ricerca ha infatti dimostrato che è meno probabile che i ragazzi che sviluppano abilità in queste tre aree manifestino successivamente comportamenti a rischio. In primo luogo, la presenza di capacità di resistenza alle sostanze permette agli adolescenti di riconoscere le false credenze inerenti il consumo e di gestire la pressione dei pari e dei media. Ciò permette loro di disporre di una scelta autonoma e consapevole, basata su un’adeguata raccolta di reali informazioni. La seconda area comprende fondamentali abilità personali, quali lo sviluppo di un’immagine di sé positiva e delle abilità decisionali e di problem-solving. In terzo luogo il progetto si focalizza sulla necessità di promuovere lo sviluppo di abilità sociali che rendano possibile la comunicazione e permettano una gestione assertiva e non passiva ed aggressiva delle situazioni relazionali. Strutturazione dell’intervento : LST si suddivide in due curricula principali: il primo per i ragazzi di età compresa fra gli 8 e gli 11 anni ed il secondo per quelli di età compresa fra gli 11 ed i 14 anni, entrambi articolati lungo un periodo di tre anni. Il primo comprende 24 sessioni di durata compresa fra i 30 ed i 45 minuti, mentre il secondo comprende 25 sessioni della durata di 45 minuti. Le sessioni comprendono letture, discussioni, ed altre attività che rendano i ragazzi in grado di disporre di informazioni adeguate sull’uso di sostanze e di sviluppare abilità personali e sociali che li rendano più forti e consapevoli di fronte ai fattori di rischio. V alutazione Disegno valutativo : negli ultimi vent’anni sono stati condotti una dozzina di studi al fine di valutare gli affetti di questo progetto. Fra questi ci sono: ● uno studio randomizzato ha valutato l’efficacia dell’utilizzo dei pari leader come promotori di abilità. Il numero di nuovi fumatori nel gruppo che ha ricevuto l’intervento con i pari leader è stato comparato con quello di un gruppo di controllo. I risultati sono stati confermati inoltre dall’analisi del tiocianato nella saliva, dove l’aumento del suo livello è indicativo del consumo di tabacco ● uno studio randomizzato ha comparato il consumo di alcol nell’ultimo mese ed il livello di consumo negli studenti appartenenti a un gruppo sperimentale ed a uno di controllo ● il National Institute of Drug Abuse (NIDA) ha svolto uno studio che coinvolgeva approssimativamente 1200 studenti frequentanti il settimo grado (corrispondente alla seconda media italiana) di 10 scuole superiori di New York (provenienti in misura maggiore da famiglie bianche ed appartenenti alla classe media). Lo studio comparava le percentuali di studenti che riportavano consumo di marijuana appartenenti a un gruppo sperimentale che aveva ricevuto l’intervento condotto dai pari leader, ad un altro gruppo che aveva anche ricevuto l’intervento aggiuntivo e ad un gruppo di controllo ● NIDA ha inoltre svolto uno studio randomizzato coinvolgendo 6000 studenti appartenenti a 56 scuole. Gli studenti hanno ricevuto l’intervento dal settimo al nono grado (ovvero dalla seconda media alla prima superiore italiana) ed i dati sono stati raccolti alla fine della corrispondente quarta superiore italiana. Risultati : i risultati del gruppo sperimentale rispetto ai controlli sono i seguenti: ● una riduzione dell’iniziazione al consumo di tabacco del 75%, percentuale che risulta del 67% dopo tre mesi dalla conclusione del progetto ● una riduzione dell’uso di alcol del 54%, del “bere pesante” del 73% e del 79% del bere fino ad ubriacarsi una o più volte alla settimana ● una riduzione dell’uso di marijuana del 71% e del 83% rispettivamente se consumata settimanalmente e più frequentemente ● una riduzione del policonsumo del 66% ● una riduzione sia a breve che a lungo termine dell’abuso di sostanze ● una riduzione del 25% del consumo di un pacchetto di sigarette al giorno ● una riduzione dell’uso degli inalanti, narcotici ed allucinogeni fino al 50% Fattori protettivi da incrementare: Individuali Sviluppo sociale, autostima ed autodisciplina Abilità di comunicazione Abilità di decision-making e di problem solving Abilità sociali Abilità assertive e di rifiuto Gestione dello stress e dell’ansia Definizione degli obiettivi, auto-monitoraggio, autorinforzo Famiglia Comunicazione efficace con i genitori e gli altri membri della famiglia Pari Resistenza alla pressione esercitata dai pari Abilità sociali Scuola Successo scolastico Definizione degli obiettivi. 85 Fattori di rischio da decrementar e: Individuali Primo contatto con le sostanze illegali, tabacco ed alcol Mancanza di autocontrollo ed assertività Pari Influenza positiva verso il consumo di sostanze. 86 4.2.8. PDFY - Preparing for the drugs free years Autor e: David J. Hawkins, Richard F. Catalano Contatto : David J. Hawkins Social Development Research Group University of Washington, School of Social Work 9725 3rd Avenue NE 401 Seattle, Washington 98115 USA E-mail:[email protected] Obiettivi/finalità : PDFY mira a fornire a genitori di adolescenti di età compresa fra gli 8 ed i 13 anni, la conoscenza e le abilità necessarie per guidare i figli lungo la prima fase dell’adolescenza. Gener e: prevenzione comportamenti a rischio che includono l’uso di sostanze. Target : famiglie con ragazzi di età compresa fra gli 8 ed i 13 anni. Riassunto : negli ultimi vent’anni, la ricerca ha dimostrato come un coinvolgimento genitoriale positivo sia un importante fattore di protezione in grado di incrementare la probabilità di successo scolastico dell’adolescente e di prepararlo meglio ad affrontare i problemi successivi, quali consumo di sostanze, violenza e comportamenti sessuali precoci. Questo progetto si propone di: ● rafforzare e rendere maggiormente chiare le aspettative della famiglia nei riguardi del comportamento dell’adolescente ● evidenziare le condizioni che promuovono le relazioni all’interno della famiglia ● insegnare agli adolescenti ed ai loro genitori abilità che permettano l’incontro fra l’adolescente e le aspettative di non consumo della famiglia. Strutturazione dell’intervento : anche se in alcune occasioni è possibile implementare il progetto in 10 incontri di 1 ora ciascuno, generalmente le attività sono articolate in 5 sessioni di 2 ore ciascuna, articolate lungo 5 settimane consecutive. Le diverse sessioni si basano su modalità interattive e sono focalizzate sull’acquisizione di abilità, cercando di dare ai genitori la possibilità di mettere in pratica quanto appena appreso e di ricevere utili feedback da operatori e da altri genitori. Viene fornito inoltre materiale didattico e video come spunti per poter discutere su un’ampia varietà di situazioni familiari. Il progetto è stato rivolto ai genitori in contesto scolastico, nei luoghi di lavoro, in ambito religioso ed ospedaliero e nelle prigioni. V alutazione Disegno valutativo : oltre all’iniziale sperimentazione sul campo, il progetto è stato valutato attraverso un trial controllato in ambiente rurale, come parte di un programma regionale radio-trasmesso implementato in diversi stati americani all’interno di un’organizzazione per l’educazione alla salute e di un progetto che si rivolgeva alle famiglie di colore. La valutazione più articolata è stata condotta dal Dr. Richard Spoth della Iowa State University all’interno di un trial randomizzato. A questo intervento parteciparono le famiglie di studenti iscritti al sesto grado (prima media italiana) di 33 scuole rurali in 19 regioni del Midwestern State. Le scuole erano state selezionate in base ad un programma di pasto gratuito ed alla dimensione della comunità (8500 ab. o più piccole). Le scuole sono state campionate a grappoli, ciascuno dei quali veniva formato sulla base della grandezza della scuola e della percentuale di studenti residenti in quartieri caratterizzati da basso reddito. Rispettando questi grappoli le scuole venivano assegnate casualmente al gruppo sperimentale (221 famiglie) od al gruppo di controllo (208 famiglie). Coloro che hanno completato sia il pre-test che il post-test erano principalmente famiglie caucasiche (98.6%) composte da due genitori (85%). Nel 51% dei casi, il bambino a cui faceva riferimento l’intervento era femmina. Risultati : l’analisi condotta al follow-up, ha rilevato come ad un anno di distanza dalla conclusione dell’intervento, i comportamenti dei genitori ne erano ancora influenzati positivamente. Anche dopo due anni dalla conclusione dell’intervento, i ragazzi del gruppo sperimentale che non avevano iniziato ad usare sostanze al follow-up di un anno erano in numero significativamente maggiore rispetto al gruppo di controllo. Inoltre, i ragazzi del gruppo sperimentale che avevano iniziato ad usare sostanze al follow-up di un anno erano in numero significativamente minore rispetto al gruppo di controllo. Dopo tre anni e mezzo, la percentuale di soggetti che avevano sperimentato la marijuana era significativamente minore nel gruppo sperimentale e così anche per le situazioni di eccedenza alcolica; per quanto riguarda il consumo di alcol, il gruppo sperimentale dimostrava minor consumo nei mesi precedenti, bassa frequenza d’uso e minor incremento d’uso. Fattori di protezione da incrementare: Individuali Opinioni che riguardano la salute e chiari modelli comportamentali Famiglia Possibilità per i ragazzi di essere coinvolti e di contribuire alla vita in famiglia Abilità di comunicazione in famiglia e di problem-solving Definizione di nuove abilità e coinvolgimento familiare Legame con la famiglia. Fattori di rischio da decrementare: Individuali Precoce iniziazione all’uso di sostanze Atteggiamento positivo all’uso di sostanze Famiglia Condizione di povertà della famiglia Conflitti familiari Condotte comportamentali problematiche dei genitori e atteggiamento positivo verso le stesse Pari Amici che coinvolgono in condotte comportamentali problematiche. 4.2.9. Project Alert Autor e: Phyllis L. Ellickson, Ph. D. RAND Telefono: 310 - 3930411 Fax: 310 – 3934818 In collaborazione con: BEST Foundation for a Drug-Free Tomorrow G. Bridget Ryan 725 S. Figueroa Street, Suite 1615 Los Angeles, CA 90017-5416 Telefono: 800 – 2537810 Fax: 213 - 6230585 E-mail: [email protected] Web site: www.projectalert.best.org Obiettivi/finalità : Project Alert è un progetto di prevenzione specifica che mira a ridurre l’iniziazione ed il regolare uso di sostanze. Gener e: prevenzione specifica Target : studenti di età compresa fra gli 11 ed i 14 anni. Riassunto : il progetto mira alla riduzione del consumo di sostanze specifiche quali l’alcol, il tabacco, la marijuana e gli inalanti. Attraverso attività diversificate, il progetto vuole motivare gli adolescenti a non consumare le suddette sostanze, insegnando loro strategie atte a resistere alla pressione dei pari e a stabilire delle norme contro l’uso di sostanze. Strutturazione dell’intervento : Project Alert è solitamente implementato in ambito scolastico da insegnanti che hanno ricevuto una specifica formazione, ma in alcune situazione è stato implementato anche in altri ambienti. Il progetto comprende 11 lezioni nel primo anno e 3 nel secondo. All’interno delle attività proposte vengono privilegiate le discussioni guidate in classe e le attività in piccoli gruppi, in quanto stimolano l’interazione fra pari, modificando le credenze e le percezioni degli studenti stessi. Inoltre, viene fatto largo uso di attività di role-play, in quanto quest’ultima aiuta ad apprendere ed implementare nuove ed importanti abilità di resistenza. Vengono inoltre dati “compiti per casa” al fine di permettere agli studenti di sperimentare quanto appreso e di coinvolgere anche i genitori. Per rinforzare questi contenuti, vengono utilizzati alcuni video che propongono un possibile modello di comportamento. V alutazione Disegno valutativo : il Project Alert ha utilizzato un disegno sperimentale pre e post-test con assegnazione randomizzata di 30 scuole al gruppo di controllo o a due gruppi sperimentali (un adulto come conduttore del gruppo-classe od un adulto ed un pari leader). Le scuole che hanno partecipato erano caratterizzate da diverse tipologie di studenti. In nove scuole il 50% o più degli studenti apparteneva a delle minoranze. In tutte le scuole coinvolte sono stati raccolti i dati prima e dopo l’intervento. Il consumo di sostanze riportato dagli studenti è 87 88 stato testato anche tramite la ricerca di sostanze nella saliva. Per analizzare i risultati inerenti il consumo di sostanze in funzione dell’intervento e delle covarianti considerate, è stata utilizzata la regressione lineare. Sono stati condotti molteplici controlli per poter scartare l’influenza di eventuali altre variabili sugli effetti oltre all’influenza dell’intervento. Tutte le analisi sono state aggiustate in base all’abbandono ed al cluster di appartenenza. Risultati : il progetto si è dimostrato efficace nelle scuole sia con alta che bassa presenza di minoranze etniche provenienti da diversi background socioeconomici, con i giovani che avevano sperimentato l’uso di sostanze e che erano a rischio per diventarne consumatori abituali, così come con giovani che non avevano mai assunto sostanze prima dell’intervento. Ha dimostrato di decrementare gli atteggiamenti e le credenze positive nei confronti delle sostanze, inclusa l’intenzione di consumarne, le credenze che riguardano la non pericolosità, e le percezioni che molti pari ne utilizzino. Ha incrementato inoltre l’opinione che ognuno possa resistere con successo sia alle pressioni esterne che a quelle interne rispetto il consumo di sostanze. Il progetto ha ridotto marcatamente il consumo di marijuana e di sigarette e la iniziazione all’uso della marijuana. Rispetto ai controlli, a quindici mesi dall’inizio dell’intervento si è rilevato come: ● le percentuali di iniziazione alla marijuana nei soggetti che avevano partecipato al progetto erano del 30% più basse ● la percentuale di consumatori attuali di questa sostanza erano del 60% più bassa nel gruppo sperimentale condotto dall’adulto ● il consumo attuale ed occasionale di sigarette nel gruppo sperimentale era del 20-25% più basso ● il consumo abituale e pesante di sigarette era da un terzo fino al 55% più basso nel gruppo sperimentale. Le opinioni contro le droghe erano significativamente incrementate, con effetti persistenti fino al decimo grado (seconda superiore italiana) e includevano: ● l’intenzione di non utilizzare sostanze nei successivi sei mesi ● l’opinione di poter affrontare con successo la pressione verso le sostanze ● l’opinione che le sostanze sono pericolose ● la percezione che solo una piccola parte del gruppo dei pari consuma sostanze e ne approva l’uso ● l’opinione che i pari rispettino chi non consuma. Fattori protettivi da incrementare: Individuali Ragioni per non consumare sostanze Percezioni che pochi pari utilizzano sostanze e che anzi la maggior parte le disapprovano Fiducia nella propria capacità di resistere alla pressione dei pari Intenzione a non utilizzare sostanze Convinzione che i pari rispettino chi non usa sostanze Abilità ad identificare ed opporsi alle attrattive verso le droghe Molteplici strategie per resistere alle sostanze Abilità di identificare e resistere alle pressioni interne verso l’uso Famiglia Comunicazione con i genitori ed altri adulti Scuola Definizione di norme contro l’uso di sostanze Apprendimento cooperativo Rispetto per gli altri Pari Motivazione ed abilità ad aiutare gli amici ad evitare l’uso di sostanze Comportamento responsabile secondo il modello dei pari. Fattori di rischio da decrementare: Individuali Attuale uso di alcol, tabacco e altre sostanze Intenzione di consumare sostanze in futuro Convinzione che l’uso di sostanze non sia pericoloso od abbia effetti positivi Convinzione che il consumo di sostanze sia normale Bassa autostima Abilità di rifiuto inadeguate Famiglia Mancanza di chiare norme contro il consumo Comunicazione povera Scuola Alti livelli di consumo di sostanze Poche norme contro il consumo Pari Consumo di sostanze dei pari Approvazione del consumo di sostanze. 4.2.10. Project Success Autor e: Ellen Morehouse, M. S. W., CASAC, CPP Student Assistance Services Corporation 660 White Plains Road Tarrytown, NY 10591 Telefono: 914 - 3321300 Fax: 914 - 3668826 E-mail: [email protected] Web site: www.sascorp.org Obiettivi/finalità : Project Success è un progetto che mira a prevenire e ridurre l’uso di sostanze in studenti di scuola media superiore ad alto rischio. Gener e: prevenzione specifica. Target : giovani adolescenti di età compresa fra i 14 ed i 18 anni. Riassunto : questo progetto è stato sviluppato e testato con studenti di scuola media superiore che hanno manifestato problemi emozionali, comportamentali e di apprendimento, quali ad esempio un basso rendimento scolastico, problemi disciplinari a scuola, condotte delinquenziali e gravidanze precoci. Il progetto mira a prevenire e ridurre l’uso di sostanze attraverso attività che migliorino le capacità di decision-making, di problem-solving, lo stile comunicativo e di coping, e la capacità di far fronte alla pressione dei pari. Strutturazione dell’intervento : date le caratteristiche problematiche del target a cui il progetto è indirizzato, è necessario che le attività vengano condotte da personale qualificato e con una vasta esperienza nel campo della prevenzione e del lavoro sociale. Infatti, oltre a mirate attività di informazione sulle diverse sostanze e le loro conseguenze, vengono previste attività di counseling individuale e di gruppo, ed anche incontri specifici con i genitori dei ragazzi. V alutazione Disegno valutativo : il disegno di valutazione del progetto prevedeva un pre-test ed un post-test per il gruppo sperimentale e per quello di controllo per un campione totale di 425 adolescenti. In due delle scuole coinvolte gli studenti sono stati assegnati casualmente al gruppo sperimentale che ha ricevuto l’intervento ed al gruppo di controllo, che non lo ha ricevuto. Nella terza scuola invece sono state assegnate in modo randomizzato al gruppo sperimentale ed a quello di controllo le classi. Tutti gli studenti assegnati al gruppo di controllo sono stati utilizzati nell’insieme come gruppo di controllo. Al fine di ottenere un secondo gruppo di controllo sono state utilizzate altre due scuole che non hanno preso parte al progetto: vi sono quindi due gruppi di controllo, un primo relativo alle scuole coinvolte ed un secondo relativo a quelle non coinvolte. Risultati : gli studenti che avevano preso parte al progetto manifestavano un decremento del 37% nel consumo di sostanze. In particolare, fra gli adolescenti che usavano sostanze aveva smesso il 23%, percentuale che scendeva al 5% nel gruppo di controllo. Per quel che riguarda gli adolescenti che non avevano smesso di utilizzare sostanze, c’era stata comunque una riduzione significativa del consumo, compresa fra il 17 ed il 26.6%, nel gruppo sperimentale. I dati del post-test relativi al consumo negli ultimi 30 giorni negli studenti (78) che avevano preso parte alla seconda annualità del progetto e che avevano riportato un uso al pre-test, hanno rilevato come: ● il 33% riportava di non utilizzare più alcol ● il 45% riportava di non utilizzare più marijuana ● il 23% riportava di non utilizzare più tabacco. Inoltre, questo progetto si è dimostrato efficace nei riguardi di entrambi i sessi e in studenti di varia etnia, frequentanti classi comprese il nono ed il dodicesimo grado (fra la prima e la quarta superiore italiana). Da evidenziare come abbiano tratto beneficio dal progetto non solo gli studenti che hanno preso parte al gruppo sperimentale, ma anche quelli del primo gruppo di controllo che non ne hanno avuta diretta esperienza, ma che appartenevano alle scuole dove veniva fatto l’intervento. 89 Fattori protettivi da incrementare: Individuali Autoefficacia e senso di padronanza Competenza sociale Famiglia Protezione familiare Scuola Partecipazione alle attività scolastiche. Fattori di rischio da decrementare: Individuali Atteggiamento positivo verso le sostanze d’abuso Depressione Violenza Famiglia Abuso di sostanze dei genitori Scuola Scarso rendimento scolastico Drop-out scolastico, fallimento ed alto assenteismo. 90 4.2.11. TND – Project toward no drug abuse Autor e: Steve Sussman, Ph. D. IPR - USC 1000 S. Fremont Avenue, Unit 8 Alhambra, CA 91803 Telefono: 626 - 4576635 Fax: 626 - 4574012 E-mail: [email protected] Web site: www.cceanet.org Obiettivi/finalità : TND è un progetto che mira a ridurre l’uso di sostanze negli adolescenti. Gener e: prevenzione specifica. Target : studenti adolescenti di età compresa fra gli 14 ed i 19 anni. Riassunto : al fine di prevenire l’uso di sostanze, questo progetto mira a promuovere negli studenti abilità personali, come le capacità di coping e di autocontrollo. Queste abilità permettono infatti di distinguere le false credenze esistenti nei riguardi delle sostanze dalle reali informazioni, di comprendere le conseguenze dell’uso di sostanze, di modificare e correggere le proprie percezioni errate in merito al consumo e di poter discutere delle sopraddette problematiche con altri. Strutturazione dell’intervento : il progetto, da attuarsi in contesto scolastico, prevede 12 sessioni di durata compresa fra i 40 ed i 50 minuti che comprendono momenti di lavoro sulla motivazione, sulle abilità sociali e sulle abilità di decision-making attraverso discussioni di gruppo, giochi, esercizi di role-playing e utilizzo di video. V alutazione Disegno valutativo : sono state testate due versioni del TND in tre diversi disegni sperimentali e coinvolgendo due o tre tipi di gruppi in ogni disegno. TND-I è il progetto originale articolato in 9 sessioni, mentre TND-II è composto di 12 sessioni che comprendono lezioni sulla marijuana e sul tabacco ed attualmente solo questa versione è diffusa. Dal 1997 al 1998 nella valutazione del TND-II sono state coinvolte 18 scuole superiori “differenziali” per studenti ad alto rischio. È stata effettuata una randomizzazione a grappoli assegnando sei scuole a ciascuna delle seguenti tre condizioni: 1) gruppo di controllo; 2) intervento composto di 12 sessioni in classe; 3) intervento composto di 12 sessioni di apprendimento autogestito. In una precedente valutazione del TND-I in tre scuole superiori, 26 classi sono state assegnate in modo randomizzato ai due gruppi (gruppo di controllo e gruppo sperimentale che ha ricevuto un intervento di nove lezioni) per circa 1000 studenti in ciascun gruppo. Risultati : nel progetto TND-II, attuato con studenti ad alto rischio, si è osservata una riduzione: ● del 27% nel consumo di tabacco ● del 22% nel consumo di marijuana ● del 9% in relazione ad un pesante uso di alcol ● del 26% fra coloro che facevano uso di droghe pesanti del 25% nei maschi che portavano armi. Per quanto riguarda il Progetto TND-I sperimentato nelle normali scuole superiori, si è osservata una riduzione: ● del 25% fra coloro che facevano uso di droghe pesanti ● del 12% fra coloro che facevano pesante uso di alcol ● del 19% fra i maschi nei riguardi del portare armi. Fattori protettivi da incrementare: Individuali Conoscenza accurata del decorso dell’abuso di sostanze, delle sue conseguenze e della sua prevalenza Comunicazione efficace, abilità di ascolto, abilità di coping sia nella sfera comportamentale che in quella cognitiva Comprensione empatica degli effetti dell’abuso di sostanze sugli altri Conoscenza delle strategie atte a smettere di fumare Comprensione dell’importanza della salute nel raggiungimento degli obiettivi che ci si è posti nella vita Autocontrollo, assertività e capacità di risoluzione dei conflitti Consapevolezza della propria capacità di attuare comportamenti moderati specifici Abilità di decision-making Impegno nel non usare sostanze Famiglia Comprensione degli effetti dell’abuso di sostanze sulla famiglia e sul come richiedere aiuto Scuola Impegno della scuola nel non permettere il consumo di sostanze Comunità Capacità di rifiuto degli stereotipi negativi. Fattori di rischio da decrementare: Individuali Bassa auto-stima Percezioni di autodifesa rispetto alle conseguenze dell’abuso di sostanze Fiducia nei miti esistenti che sostengono l’uso di sostanze ● 4.2.12. TNT – Project toward no tobacco use Autor e: Steve Sussman, Ph. D. IPR - USC 1000 S. Fremont Avenue, Unit 8 Alhambra, CA 91803 Telefono: 626 - 4576635 Fax: 626 - 4574012 E-mail: [email protected] Web site: www.cdc.gov/nccdphp/dash/rtc/curric7.htm Obiettivi/finalità : TNT è un progetto della University of Southern California che mira a ritardare l’iniziazione e a ridurre il consumo del tabacco negli adolescenti. Gener e: prevenzione specifica. Target : studenti adolescenti di età compresa fra i 10 ed i 15 anni. Riassunto : attuato in ambito scolastico da insegnanti specificatamente formati, questo progetto evidenzia come gli adolescenti possano resistere al consumo di tabacco: ● se resi consapevoli delle errate informazioni sociali esistenti sul tabacco ● se aiutati a sviluppare abilità personali che permettano loro di affrontare e contrastare la pressione verso il consumo da parte dei pari e dei media ● se viene loro fornita un’accurata informazione sulle conseguenze che il consumo di tabacco può avere sull’organismo ed in particolare, sull’instaurarsi di una pesante dipendenza fisica e psicologica. Strutturazione dell’intervento : il progetto TNT consiste in 10 incontri della durata di 40-50 minuti ciascuno, i cui contenuti vengono poi richiamati ad un anno di distanza in 2 incontri successivi. Oltre ad un manuale per gli insegnanti ed ad un altro di esercizi per gli studenti, le attività programmate includono la proiezione di due videocassette e la possibilità di utilizzare un kit contenente posters ed altro 91 materiale didattico. Le attività proposte durante il progetto miravano a fornire apprendimento sulla dipendenza da tabacco ed i danni correlati, sulla prevalenza del fenomeno, sulle abilità sociali, sulle immagini sociali dei media rispetto al tabacco e su come difendersi dal fumo passivo. Il coinvolgimento dello studente era facilitato attraverso l’assegnazione di cinque compiti per casa, un concorso svolto in classe, e due lezioni di rinforzo stabilite per l’anno successivo. V alutazione Disegno valutativo : il progetto è stato attuato con studenti frequentanti il settimo grado (la seconda media inferiore italiana) dei quali il 60% erano bianchi non-ispanici, il 27% erano ispanici, il 7% africani americani ed il 6% asiatici americani. Il disegno sperimentale ha coinvolto 6716 studenti di 48 scuole medie inferiori e prevedeva 5 condizioni: 4 gruppi sperimentali e uno di controllo che riceveva gli usuali interventi di educazione alla salute. Tre delle suddette quattro condizioni sperimentali miravano a neutralizzare gli effetti di ognuna delle singole variabili considerate (influenza sociale delle norme, influenza sociale delle informazioni, e conseguenze fisiche), mentre la quarta condizione riguardava tutte e tre le variabili. Per definire i risultati sono stati effettuati follow-up a distanza di uno e di due anni dal termine dell’intervento. Risultati : il trial sperimentale ha trovato che rispetto al gruppo di controllo si è potuto osservare: ● al follow-up di due anni un decremento del 26% nell’iniziazione al fumo di sigarette ● una riduzione del 30% all’iniziazione al consumo di tabacco da masticare o sniffare ● un decremento approssimativo del 60% nel consumo settimanale o più frequente di sigarette ● la cessazione di consumo settimanale o più frequente di consumo di tabacco da masticare o sniffare ● il progetto era efficace per diverse etnie di giovani. Fattori di protezione da incrementare: Individuali Conoscenza approfondita della dipendenza da tabacco, delle sue conseguenze e della sua prevalenza fra i pari Comunicazione efficace, capacità di rifiuto ed abilità di coping Comprensione di come i media ed i loro messaggi influenzino gli adolescenti a consumare tabacco Incremento dell’autostima Strategie per sostenere il non consumo di tabacco (attivismo) Famiglia Migliore comprensione della dipendenza da tabacco fra gli adulti Pari Rinforzare positivamente i comportamenti responsabili in classe Scuola Affermazione del non consumo di tabacco a scuola Comunità Attivismo (ad esempio lo scrivere lettere per scoraggiare la promozione dell’uso di tabacco o di altri prodotti nei mass media). Fattori di rischio da decrementare: Individuali Scarse abilità sociali Bassa auto-stima, suscettibilità nei confronti dell’influenza sociale negativa dei pari Comunità Miti sul consumo di tabacco Sovrastime della prevalenza del consumo di tabacco Immagini sociali relative al consumo di tabacco. 92 4.2.13 RSAP – Residential Student Assistance Program Autor e: Ellen R. Morehouse, ASW, CASAC Student Assistance Services 660 White Plains Road Tarrytown, NY 10591 Telefono: 914 - 3321300 Fax: 914 - 3668826 E-mail: [email protected] Web site: www.sascorp.org/residesap.htm Obiettivi/finalità : RSAP è un progetto di prevenzione all’uso di sostanze sviluppato per adolescenti inseriti in una struttura residenziale e che manifestano pesanti comportamenti a rischio. Gener e: prevenzione specifica. Target : giovani adolescenti a rischio di età compresa fra i 14 ed i 17 anni. Riassunto : il progetto RSAP si rivolge ad adolescenti inseriti in una struttura residenziale in quanto caratterizzati da molteplici fattori di rischio, quali ad esempio il consumo precoce di sostanze, genitori che abusano di sostanze, partecipazione ad atti delinquenziali o violenti, problemi psicologici e tentativi di suicidio. Questo progetto è basato sul “Westchester Student Assistance Model”, ed utilizza professionisti specificatamente formati per implementare interventi di prevenzione in strutture residenziali che mirano ad incrementare in questi ragazzi le abilità di decision-making e problem-solving, di gestione dello stress e della rabbia, lo stile comunicativo e le abilità di far fronte alla pressione dei pari. Strutturazione dell’intervento : date le caratteristiche problematiche del target è necessario che le attività vengano condotte da personale qualificato e con una vasta esperienza nel campo della prevenzione e del lavoro sociale. Infatti, oltre a mirate attività di informazione sulle diverse sostanze e le loro conseguenze (2 sessioni), sono previsti counseling individuale e di gruppo (dagli 8 ai 12 incontri). Importante che le attività svolte vengano integrate nella globale esperienza dei ragazzi all’interno delle strutture residenziali. V alutazione Disegno valutativo : il disegno sperimentale caso-controllo prevedeva un pre-test ed un post-test paragonando gruppi non equivalenti su un totale di 326 adolescenti. Approssimativamente hanno partecipato al RSAP 125 ragazzi residenti, mentre gli altri soggetti facenti parte del campione sono stati inseriti come gruppo di controllo, composto da ragazzi sia interni che esterni. Il gruppo di controllo interno era composto di soggetti residenti nella struttura che avevano scelto di non partecipare al RSAP. Il gruppo di controllo esterno includeva soggetti residenti in un’altra struttura che non partecipava al progetto. A tutti era stato richiesto di partecipare sia al pre-test che al posttest. Gli strumenti di valutazione utilizzati comprendevano una versione abbreviata del “Monitoring the Future Questionnaire”, il “Rosenberg Self Esteem Test”, e il “Global Assessment of Functioning”. Inoltre, sono state utilizzate le “Community Oriented Program Environment Scales” per misurare la percezione dell’ambiente da parte dei ragazzi residenti e dello staff. Confrontando i dati raccolti al pre-test e quelli al post-test, si è potuto osservare una significativa riduzione nell’uso di alcol, marijuana e tabacco nei ragazzi che hanno partecipato all’intervento. Risultati : nello specifico, in riferimento agli adolescenti che non riportavano consumo al momento del pre-test, i dati raccolti al post-test relativamente l’ultimo mese hanno rilevato che: ● l’82% degli adolescenti raggiunti dal progetto continuava a non consumare alcol ● l’83% continuava a non consumare marijuana ● il 78% continuava a non consumare tabacco. In riferimento agli adolescenti che riportavano consumo di sostanze al momento del pre-test, il post-test evidenziava come rispettivamente: ● il 72% non riportava nel mese precedente ulteriore consumo di alcol ● il 59% non riportava nel mese precedente ulteriore consumo di marijuana ● il 27% non riportava nel mese precedente ulteriore consumo di tabacco. Fattori protettivi da incrementare: Individuali Autoefficacia e senso di padronanza Competenza sociale Famiglia Prendere le distanze dai genitori con dipendenza da sostanze Fattori di rischio da decrementare: Individuali Coinvolgimento in attività delinquenziali e con la giustizia minorile Pesanti problemi emotivi o disabilità mentali Intenzioni suicide Famiglia Abuso di sostanze da parte dei genitori Maltrattamento e stato d’abbandono 93 94 4.2.14. Start taking alcohol risk seriously (Stars) for families Autor e: Chudley E. Werch, Ph. D., CHES, FAAHB Center for Drug Prevention and Health Promotion University of North Florida College of Health 4567 St. Johns Bluff Road, South Building 39/3042A Jacksonville, FL 32224-2645 Telefono: 904 - 6202847 Fax: 304 - 6201035 E-mail: [email protected] Obiettivi/finalità : STARS for families è un progetto di prevenzione al consumo di alcol in ragazzi di età compresa fra gli 11 ed i 14 anni. Gener e: prevenzione specifica. Target : giovani adolescenti di età compresa fra gli 11 ed i 14 anni. Riassunto : il progetto STARS for families mira a migliorare i fattori motivazionali e quelli protettivi ed influenzare i fattori di rischio, al fine di prevenire o ritardare fino all’età adulta il consumo di alcol negli adolescenti ed a ridurre la quantità e la frequenza del consumo già presente. Tre sono le principali strategie utilizzate nel progetto: ● consulenza da parte di personale sanitario su come poter evitare il consumo di alcol ● contatto con le famiglie mantenuto attraverso la spedizione di 10 cartoline contenenti brevi messaggi su cosa possono dire i genitori per aiutare i figli a non consumare alcol ● lezioni tenute a casa per la famiglia. Strutturazione dell’intervento : STARS for families richiede la partecipazione di personale sanitario precedentemente formato, al fine di implementare le consulenza in modo efficace ed accurato. A tali consulenze, di durata di non più 20 minuti, si accompagnano le cartoline spedite a casa ai genitori, concentrate 1 o 2 per settimana per 5 o 10 settimane: gli interventi proposti prevedono infatti il coinvolgimento della famiglia, al fine di modificare l’eventuale atteggiamento positivo della stessa verso l’alcol e di migliorare la comunicazione in merito a tale argomento fra genitori e figli. A tal fine il programma prevede di implementare a casa una parte delle lezioni previste. V alutazione Disegno valutativo : per più di otto anni, il “Center for Drug Prevention Research” dell’Università della Nord Florida ha condotto studi di ricerca su brevi interventi di prevenzione all’uso di alcol incluso STARS. Recentemente il centro ha studiato una versione modificata dello STARS for families utilizzando un sistema di valutazione randomizzato, che ne ha testato la fattibilità e l’efficacia nelle squadre sportive scolastiche. La valutazione ha coinvolto 178 studenti frequentanti dal settimo al nono grado (dalla seconda media inferiore alla prima media superiore italiana) e provenienti da una scuola urbana, una suburbana ed una rurale, dislocate in una contea del nord-est della Florida. Gli adolescenti che hanno partecipato sono stati reclutati dallo staff del progetto e presentati al personale infermieristico che partecipava al progetto durante le visite sportive. Molti soggetti erano di sesso maschile (52%), sia caucasici (75%) che americani-africani (13%), con un’età media di 13.1 anni (SD=1.00). I soggetti erano assegnati casualmente al gruppo sperimentale o a quello di controllo con post-test a sei mesi di distanza. Risultati : uno studio longitudinale ha evidenziato come per i partecipanti al progetto rispetto al controllo: ● fosse meno probabile a tre mesi dalla fine del programma, essere ad uno stadio avanzato di iniziazione all’alcol ● fosse meno probabile a tre mesi dalla fine del programma, avere bevuto alcol nell’ultima settimana e nell’ultimo mese ● fosse meno probabile a tre mesi dalla fine del programma, essersi ubriacato pesantemente nell’ultimo mese ● fosse meno probabile ad un anno dalla fine del programma, pensare di bere nei successivi sei mesi. Inoltre ad un anno dalla fine del programma: ● si è potuto verificare un decremento dell’intenzione di bere in futuro ● si è potuto assistere ad una maggiore motivazione al non consumo di alcol ● si sono potuti registrare meno fattori di rischio relativi al consumo di alcol. I risultati dei casi rispetto ai controlli, emersi dal post-test relativi alla versione modificata dello STARS for families, sottolineano come: ● pochi adolescenti programmano di bere nei prossimi 6 mesi ● pochi giovani affermano di aver bevuto pesantemente nei passati trenta giorni ● vi sia stato minor consumo pesante di alcol. Fattori protettivi da incrementare: Individuali Abilità di problem-solving Abilità sociali e di comunicazione Fiducia nei valori della società Motivazione nel perseguire obiettivi positivi Famiglia Alte aspettative genitoriali Aspettative chiare e coerenti Coinvolgimento genitoriale Pari Vicinanza con i pari che sono coinvolti in attività che non prevedono il consumo di alcol Società Alfabetizzazione dei media rispetto all’alcol Resistenza ai messaggi favorevoli all’uso. Fattori di rischio da decrementare: Individuali Mancanza di autocontrollo e di capacità di opporsi ai pari Atteggiamenti positivi verso il consumo di alcol Bassa fiducia nella propria capacità di rifiutare le offerte di alcol Famiglia Atteggiamento positivo della famiglia verso il consumo di alcol Regole ambigue, troppo flessibili o inconsistenti relative al consumo di alcol Pari Vicinanza a pari che consumano alcol Essere sensibili alla pressione negativa dei pari. 4.2.15. KACM – Keep a clear mind Autor e: Chudley Werch, Ph. D., FAAHB Michael Young, Ph. D., FAAHB Contatto : Michael Young Health Education Projects Office HP 326A University of Arkansas Fayetteville, AR 72701 Telefono: 501 - 5755639 Fax: 501 - 5756401 E-mail: [email protected] Web site: www.uark.edu/depts/hepoinfo/clear.html Obiettivi/finalità : KACM è un progetto di prevenzione all’uso di sostanze indirizzato a ragazzi di età compresa fra gli 8 ed i 12 anni ed ai loro genitori. Gener e: prevenzione specifica. Target : ragazzi di età compresa fra gli 8 ed i 12 anni. Riassunto : il presente progetto mira a sviluppare nei ragazzi specifiche abilità personali che li possono aiutare a rifiutare ed evitare il consumo di sostanze ed in particolare delle cosìddette “sostanze cancello”. Strutturazione dell’intervento : KACM è un progetto di prevenzione le cui attività vengono svolte a casa dai ragazzi insieme ai loro genitori: il materiale comprende 4 lezioni principali focalizzate su tabacco, alcol, marijuana e sul dire no alle droghe, 5 newsletters per i genitori ed incentivi (ad es. gadjets) per ogni lezione conclusa dal ragazzo. V alutazione Disegno valutativo : due studi pubblicati hanno valutato l’efficacia del programma KACM. Lo studio iniziale ha coinvolto 511 studenti frequentanti il quarto, quinto e sesto grado (la quarta e la quinta elementare e la prima media inferiore italiane) di sei scuole nel nordovest dell’Arkansas ed i loro genitori. Gli studenti erano stati suddivisi in base alla scuola ed al livello scolastico, poi ogni classe era assegnata casualmente al gruppo sperimentale o a quello di controllo; in quest’ultimo caso, la classe veniva comunque iscritta ad una lista di 95 attesa per partecipare al progetto. I dati relativi agli studenti e ai loro genitori erano stati raccolti circa due settimane prima e dopo la fine dell’intervento. Il secondo studio ha coinvolto 1447 studenti iscritti al quarto, quinto e sesto grado (la quarta e la quinta elementare e la prima media inferiore italiane) di diciotto scuole nello stato dell’Arkansas ed i loro genitori. Sei scuole sono state assegnate al programma KACM base, mentre altre sei a quello integrato con un intervento alla famiglia. Anche in questo caso le sei scuole rimanenti sono state inserite in una lista d’attesa e considerate gruppo di controllo. I dati del pre e del post-test sono stati comunque raccolti in tutte le 18 scuole. Ulteriori valutazioni del progetto sono ancora attualmente in atto. Risultati : i risultati riportati dai genitori che hanno partecipato al progetto includono: ● più del 20% dei genitori riporta nel loro figlio un miglioramento nelle capacità di far fronte alla pressione dei pari verso il consumo di alcol, tabacco e marijuana ● il 29% indica un decremento nell’aspettativa che i propri figli sperimenteranno sostanze ● il 14% dei genitori dichiara di avere una visione maggiormente realistica dell’uso di sostanze fra i giovani e degli effetti delle sostanze stesse. I risultati riportati dai ragazzi che hanno partecipato al progetto includono: ● un incremento del 59% nel numero di ragazzi che riportano che i propri genitori non approvano il consumo di marijuana ● un decremento del 15% del numero di ragazzi che pensano che consumeranno in futuro tabacco rispetto ad un aumento del 100% nel gruppo di controllo ● un decremento del 9% del numero di ragazzi relativo alle percezioni della diffusione dell’uso di sostanze fra i pari, rispetto ad un aumento del 18% nel gruppo di controllo. Fattori protettivi da incrementare: Individuali Abilità di problem-solving Abilità sociali e di comunicazione Fiducia nei valori della società Motivazione nel perseguire obiettivi positivi Precisa percezione nelle norme sociali Famiglia Alte aspettative genitoriali Aspettative chiare e coerenti Coinvolgimento genitoriale Società Alfabetizzazione dei media rispetto all’alcol Resistenza ai messaggi favorevoli all’uso. Fattori di rischio da decrementare: Individuali Mancanza di autocontrollo e di capacità di opporsi ai pari Atteggiamenti positivi verso il consumo Bassa fiducia nella propria capacità di rifiutare le offerte di alcol Famiglia Atteggiamento della famiglia che favorisce il consumo delle sostanze Regole ambigue, troppo flessibili o inconsistenti relative al consumo Pari Essere sensibili alla pressione negativa dei pari. 96 13 4.3. LA PREVENZIONE SPECIFICA IN CAMPO ALCOLOGICO Dedichiamo una particolare attenzione alla prevenzione in campo alcologico in quanto recenti ricerche hanno confermato come l’alcol sia oramai diventato la principale sostanza d’abuso fra i giovani: le stesse differenze di genere appaiono infatti in progressiva diminuzione, come l’età di primo contatto con l’alcol. L’ Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea da tempo la necessità di intervenire al fine di prevenire e ridurre i danni derivanti dal suo consumo, anche attraverso la promozione di efficaci politiche alcologiche e l’implementazione di specifiche strategie di intervento. In particolare, a livello europeo l’urgenza di azioni riguardanti l’alcol ed i giovani sono state oggetto della “Dichiarazione sui Giovani e l’Alcol” di Stoccolma (OMS, 2001) dove vengono riaffermati i cinque principi etici della “Carta Europea sull’Alcol” (OMS, 1995) e cioè: ● tutti hanno diritto a una famiglia, una comunità ed un ambiente di lavoro protetti da incidenti, violenza e da altre conseguenze negative del consumo alcolico ● tutti hanno diritto, fin dalla prima infanzia, ad un’informazione e ad un’educazione valide e imparziali riguardo gli effetti che il consumo di alcol esercita sulla salute, la famiglia e la società ● tutti i bambini e gli adolescenti hanno il diritto di crescere in un ambiente protetto dalle conseguenze negative del consumo di alcol e, per quanto possibile, dalla pubblicità di bevande alcoliche ● tutti coloro che consumano alcol secondo modalità dannose o a rischio, nonché i membri delle loro famiglie hanno diritto a trattamenti e cure accessibili ● tutti coloro che non desiderano consumare alcol o che non possono farlo per motivi di salute o per altre ragioni, hanno il diritto di essere salvaguardati dalle pressioni esercitate al bere e sostenuti nel loro comportamento di astinenza. La “Dichiarazione sui giovani e l’alcol” ribadisce l’importanza delle politiche sull’alcol dato che il consumo nei giovani riflette in gran parte gli atteggiamenti, le norme e le pratiche del mondo adulto. Il documento, inoltre, evidenzia la necessità di sviluppare obiettivi, politiche e attività di supporto specifiche per i giovani tenendo conto delle differenti condizioni sociali, giuridiche ed economiche e del contesto culturale proprio di ciascun Paese. In particolare, per quanto riguarda la prevenzione primaria si ritiene importante: 1. Stabilire i seguenti obiettivi: ● ridurre in maniera rilevante il numero dei giovani che iniziano a consumare alcol ● ritardare l’età in cui i giovani cominciano a consumare alcol ● ridurre in maniera rilevante le occasioni e la frequenza del consumo ad alto rischio da parte dei giovani, specialmente degli adolescenti e dei giovani adulti ● proporre e/o sviluppare delle alternative significative al consumo di alcol e di altre sostanze, e migliorare la formazione teorica e pratica di quanti lavorano a contatto con i giovani ● incrementare il livello di coinvolgimento dei giovani nella definizione delle politiche giovanili legate alla salute, in particolare per le questioni che riguardano l’alcol ● aumentare l’educazione dei giovani sull’alcol ● ridurre al minimo le pressioni esercitate sui giovani per incitarli al consumo, specialmente quelle derivanti dalle promozioni, distribuzioni gratuite, pubblicità, sponsorizzazioni e disponibilità relativi all’alcol, con particolare attenzione alle manifestazioni ● sostenere le azioni contro la vendita illegale di alcol ● garantire e/o migliorare l’accesso ai servizi sanitari e di counselling, specialmente per i giovani con problemi alcol correlati e/o i genitori o i membri della famiglia alcoldipendenti. 2. Promuovere une serie di efficaci politiche alcologiche in quattro grandi aree: ● fornire protezione: proteggere i bambini e gli adolescenti dalla promozione di alcol, dalle sponsorizzazioni e dalla commercializzazione dei produttori. Controllare la disponibilità delle bevande alcoliche attraverso provvedimenti che riguardino l’accesso all’alcol, l’età minima legale e le misure economiche, che influenzano il consumo da parte dei minori 97 promuovere l’educazione: incrementare la consapevolezza degli effetti dell’alcol, in particolare tra i giovani. Sviluppare programmi di promozione della salute che comprendano i temi dell’alcol in istituzioni educative, luoghi di lavoro, organizzazioni giovanili e comunità locali e che consentano ai genitori, agli insegnanti, ai leader giovanili e ai coetanei di poter aiutare i giovani ad apprendere e mettere in pratica responsabilmente le capacità utili nella vita per affrontare i problemi della pressione sociale e della gestione del rischio ● supportare gli ambienti di vita: creare opportunità in ambito familiare ed educativo in cui siano incoraggiate e favorite alternative sane alla cultura del bere ed in cui l’alcol non sia disponibile ● ridurre il danno: promuovere una maggiore comprensione riguardo le conseguenze negative del bere sull’individuo, la famiglia e la società. Garantire che negli ambienti in cui si consuma alcol (bar, ristoranti, …) sia attuata la formazione del personale responsabile del servizio, e mettere in atto o rinforzare le regole che proibiscono la vendita di alcol ai minori e alle persone in stato di ebbrezza. Rafforzare le misure e le sanzioni relative alla guida in stato di ebbrezza. 3. Stabilire un vasto processo per la realizzazione di strategie ed il perseguimento di obiettivi: ● costruire un impegno politico con i giovani attraverso lo sviluppo e la valutazione di piani complessivi a livello nazionale e di strategie, atti a ridurre il consumo di alcol ed i danni correlati ● sviluppare rapporti di partnership, specialmente con i giovani, attraverso adeguate reti locali che considerino i giovani stessi come risorsa e protagonisti delle decisioni che influenzano la loro vita ● sviluppare una strategia globale che ● affronti i problemi sociali e sanitari dei giovani in relazione ai temi dell’alcol, del tabacco, delle droghe e di temi correlati ● rafforzare la cooperazione internazionale tra gli Stati Membri per garantire l’efficacia delle misure politiche adottate. Riteniamo quindi necessario, all’interno dell’analisi ragionata da noi proposta, dedicare uno specifico spazio alla guida “Preventing Problems Related to Alcol Availability: Environmental Approaches” (1999) del Prevention Enhancement Protocols System (PEPS), insieme di documenti scientifici prodotti dal SAMHSA, che riporta l’evidenza scientifica di sei approcci di prevenzione che spostano l’attenzione dall’individuo all’ambiente e suggeriscono come un’adeguata gestione della disponibilità di alcol possa ridurne il consumo ed i problemi alcol-correlati e migliorare la qualità della vita dell’intera comunità. Questa guida mira, quindi, ad evidenziare e valutare strategie di prevenzione efficaci che non si rivolgono al singolo individuo, ma che coinvolgono l’intera comunità (Tab.8). Nello specifico, la guida si basa sull’assunto che la riduzione della disponibilità di alcol nella comunità attraverso politiche chiare ed efficaci possa ridurne l’uso o comunque modificarne le condizioni di consumo, con una conseguente riduzione di problemi alcol-correlati quali la violenza, gli incidenti stradali ed il consumo di alcolici nei minori. A tal fine, propone i sei approcci che vedremo di seguito illustrati: ● Disponibilità di alcol ai minorenni ● Aumento di tasse e prezzi degli alcolici ● Interventi indirizzati ai gestori di esercizi che vendono o servono alcolici ● Disponibilità di alcol all’intera comunità ● Azioni dirette all’orario ed i giorni di vendita ● Interventi di prevenzione di comunità atti a regolare, modificare e migliorare le leggi e le politiche che riguardano il consumo di alcol. Tab.8 98 Approccio individuale Comportamenti individuali Relazione individuale Sviluppo di progetti a breve termine Partecipazione individuale al problem - solving Approccio di comunità Politiche e cambiamenti nelle politiche Contesti sociali, politici ed economici dei problemi alcol-correlati Sviluppo di politiche a lungo termine Azione collettiva 13 Ognuno di questi approcci è stato valutato secondo quattro livelli di evidenza scientifica, assegnati sulla base di specifici criteri: Forte livello di evidenza: l’approccio produce l’effetto specificato. I criteri di inclusione in questa categoria sono: ● Consistenti risultati positivi di forte o medio effetto da una serie di studi comprendenti: - almeno tre ricerche ben eseguite con disegno sperimentale o quasi sperimentale oppure - due ricerche ben eseguite con disegno sperimentale o quasi sperimentale e risultati consistenti da almeno tre studi di casi ● L’utilizzo di almeno due differenti metodologie ● Chiaro ordine temporale fra intervento ed effetti ● Un ragionevole modello concettuale che possa escludere o controllare altri fattori causali o spiegazioni. Medio livello di evidenza: nonostante il numero od il rigore delle ricerche a cui ci si può riferire sia limitato, si può affermare che l’approccio produce l’effetto specificato. I criteri di inclusione in questa categoria sono: ● Consistenti risultati positivi da una serie di studi comprendenti: - almeno due ricerche ben eseguite con disegno sperimentale o quasi sperimentale oppure - almeno una ricerca ben eseguita e tre studi di casi che dimostrino chiari effetti statisticamente o qualitativamente significativi ● L’utilizzo di almeno due differenti metodologie ● Chiaro ordine temporale fra intervento ed effetti ● Un ragionevole modello concettuale che possa escludere o controllare altri fattori causali o spiegazioni. Livello di evidenza importante ma non sufficiente: l’approccio potrebbe produrre gli effetti desiderati, ma ciò non è stato ancora chiaramente dimostrato. I criteri di inclusione in questa categoria sono: ● Il livello di evidenza raggiunto necessita di ulteriore ricerca per sostenerne l’efficacia I risultati ottenuti sono equivoci. L’efficacia della ricerca è sostenuta da alcune ricerche, ma non da altre. Livello di evidenza di inefficacia: l’approccio non ha ottenuto i risultati desiderati. I criteri di inclusione in questa categoria sono: ● Assenza di effetti statisticamente significativi nella maggioranza delle ricerche eseguite, che includono almeno due ricerche quantitative con la grandezza del campione sufficiente a valutare la significatività dell’effetto oppure ● Assenza di effetti negativi statisticamente significativi nella maggioranza delle ricerche eseguite, che includono almeno due ricerche quantitative con la grandezza del campione sufficiente a valutare la significatività dell’effetto. Va comunque sottolineato che, data la complessità degli interventi in questo campo dove interagiscono molteplici fattori, si può verificare, ad esempio, che strategie che hanno un alto livello di evidenza nel medio termine, non riportano lo stesso livello di evidenza nel lungo termine. Riportiamo qui di seguito una sintesi dei sei approcci con i relativi livelli di evidenza. ● 4.3.1. Disponibilità di alcol ai minorenni Implementare e rafforzare le leggi che proibiscono la vendita di alcol ai minorenni riduce la possibilità che i rivenditori vendano alcol ai minori, diminuendo quindi la probabilità che gli stessi cerchino di comprarlo. È necessario perciò stabilire, modificare o rafforzare le leggi che riguardano il limite legale d’età sotto al quale è vietata la vendita e differenziare gli adulti dai minori per quanto riguarda l’alcolemia (BAC). L’evidenza scientifica riscontrata in questo approccio riguarda: a) forte evidenza che aumentando il limite legale d’età diminuiscono gli incidenti stradali b) media evidenza che aumentando il limite legale d’età diminuisce il consumo di alcol ed i conseguenti problemi alcolcorrelati all’alcol, diversi dagli incidenti stradali c) forte evidenza che è presente una grande vendita ai minori e che è possibile decrementarla d) media evidenza che il livello di applica- 99 zione delle leggi influenza la percentuale di acquisti da parte dei minori. La guida sottolinea nell’implementazione dell’approccio l’importanza dei seguenti elementi: ● è necessario creare legami fra i diversi sistemi della comunità (polizia locale, amministrazioni, e tutti coloro i quali mirano a promuovere nella comunità il rafforzamento dei valori e delle leggi che regolano il consumo di alcol in base all’età) ● le leggi e le politiche riguardanti il limite legale attuate dalla comunità devono essere coerenti con i messaggi di prevenzione provenienti dall’ambito locale ● il tentativo di rafforzare le leggi sul limite legale è dettato spesso da eventi tragici: prevenire significa in questo caso intervenire per anticipare questi eventi (ad esempio durante concerti, vacanze, etc.) ● molti giovani coltivano false credenze relative ad alcol e guida: è necessario intervenire in modo da modificarle. 100 4.3.2. Aumento di tasse e prezzi degli alcolici Di fronte all’introduzione di nuove tasse che incrementano il prezzo dell’alcol, i ricercatori hanno la possibilità di verificare quanto quest’aumento possa influenzare le percentuali di acquisto e di consumo. La maggioranza dei dati raccolti in merito a questo approccio provengono da osservazioni “naturali”. L’assunto è che significativi incrementi del prezzo riducono l’accessibilità dell’alcol, soprattutto nei più giovani. Al contrario, i “due al prezzo di uno” o altri tipi di promozione, come gli “happy-hour” sembrano aumentare la possibilità di consumo. L’evidenza scientifica riscontrata in questo approccio riguarda: a) forte evidenza che aumentando le tasse relative all’alcol si assista ad un moderato decremento del consumo di alcol b) forte evidenza che aumentando le tasse relative all’alcol si assista a un moderato decremento dei problemi alcol correlati, come gli incidenti stradali, gravi forme di cirrosi, e la guida in stato di ebbrezza c) media evidenza che aumentando le tasse relative all’alcol si assista a un’equivalente riduzione nel consumo di bevande alcoliche fra tutti i bevitori d) evidenza importante, ma non sufficiente che l’aumento delle tasse relative all’alcol abbia un forte effetto sull’iniziazione al bere fra i giovani adolescenti e) evidenza importante, ma non sufficiente che le promozioni con bevande alcoliche aumentino il consumo di alcol. Le raccomandazioni che emergono da questo approccio segnalano: ● l’incremento delle tasse deve tenere in considerazione il fenomeno dell’inflazione ed essere modificato nel tempo ● l’incremento delle tasse relative all’alcol deve riguardare tutto il territorio della comunità e quello limitrofo: non si può non considerare l’importanza di fattori quali il mercato nero fra un Paese e l’altro, i furti, ecc. 4.3.3. Interventi indirizzati ai gestori di esercizi che vendono e servono alcolici Il comportamento di chi serve alcolici e le strategie intraprese dagli esercizi di vendita possono influenzare il comportamento del cliente. Attuare interventi focalizzati su chi serve alcolici e sui gestori permette a costoro di riconoscere i sintomi dell’ubriachezza, riducendo in questo modo il rischio per il cliente di ubriacarsi pesantemente, di ferirsi e di ferire altri. A seguito di queste considerazioni, nell’implementazione dell’approccio si evidenzia come sia necessario: ● implementare interventi atti a favorire la responsabilizzazione del personale degli esercizi ● definire una legge che ne regoli la formazione ● rafforzare le leggi che proibiscono di servire alcol a clienti già ubriachi ● stabilire una coalizione di esperti nell’ambito sanitario e nel settore della prevenzione, al fine di promuovere ed assicurare la formazione per una gestione responsabile. L’evidenza scientifica riscontrata in questo approccio riguarda: a) forte evidenza che gli interventi focalizzati sul personale degli esercizi dove si vende alcol e le politiche d’intervento in questo ambito sono mezzi efficaci per frenare le vendite ai clienti ubriachi ed ai minori b) media evidenza che gli interventi focalizzati sul personale degli esercizi dove si vende alcol e le politiche d’intervento in questo ambito sono mezzi efficaci per migliorare il comportamento di chi serve alcolici, almeno a breve termine c) media evidenza che gli interventi focalizzati sul personale degli esercizi dove si vende alcol possono portare allo sviluppo di esercizi di vendita e strategie di gestione responsabili. Questa tipologia di intervento necessita della collaborazione governativa, anche alla luce del fatto che questo tipo di formazione avrà maggiore probabilità di raggiungere i suoi obiettivi se chi serve o gestisce l’esercizio ha chiara idea delle conseguenze legali e delle responsabilità legate al servire alcol ad un cliente ubriaco. Inoltre, la presenza di “stakeholders” (persone che dimostrano verso il problema particolare interesse di natura economico, politico, personale, etc.) che forniscono supporto ed organizzazione, rende questo approccio più facilmente implementabile. La guida raccomanda quindi di: ● rafforzare le leggi ● porre particolare attenzione a chi lavora in esercizi ad “alto rischio” (ad esempio quelli dove i guidatori che vengono fermati dalla polizia in stato di ebbrezza hanno acquistato alcol) e rivolgere l’intervento a chi lavora nel loro interno ● definire come la responsabilità di servire alcol a clienti già ubriachi non sia solo di chi serve l’alcolico, ma anche del proprietario dell’esercizio, sottolineandone le conseguenze legali (ad esempio la revoca della licenza) ● stabilire incentivi per motivare la partecipazione all’intervento ● intervenire precocemente ● ridurre le scappatoie legali, in modo da rendere meno precaria la revoca delle licenze ● definire chiari modelli da seguire per gli esercizi ● essere sicuri che gli esercizi offrano alternative al consumo di alcol (ad esempio alimentari o bibite analcoliche) ● garantire una continuità alla formazione. 4.3.4. Disponibilità di alcol all’intera comunità La disponibilità dell’alcol è associata a problemi di natura sociale e sanitario e può essere modificata attraverso azioni governative e di comunità. In questo senso si indicano due azioni principali: 1) il controllo delle densità delle rivendite nel territorio e la restrizione relativa ai giorni ed alle ore di vendita di alcol 2) la riduzione della disponibilità di alcol durante eventi sportivi e ricreativi, e in luoghi quali i parchi ed altre strutture pubbliche. L’evidenza scientifica riscontrata in questo approccio riguarda: a) media evidenza che un incremento nel numero delle rivendite pro capite (cioè in base alla popolazione residente in una certa area) aumenta la percentuale di consumo di alcol ed i problemi alcol correlati b) evidenza importante, ma non sufficiente che il controllo della disponibilità di alcol e di chi lo serve in occasione di eventi sportivi e momenti speciali riduce il numero di persone ubriache e la percentuale degli incidenti che le coinvolgono. I livelli di consumo di alcol e le percentuali di problemi alcol correlati tendono ad aumentare quando c’è una elevata densità di esercizi di vendita e la disponibilità di alcol tende ad essere a sua volta incrementata dall’aumento delle ore di vendita. Per quanto riguarda le restrizioni che si possono porre in eventi particolari, queste possono riguardare un ampio spettro di elementi, dall’età del personale che somministra gli alcolici alla grandezza dei contenitori dove si serve l’alcol, ai prezzi dell’alcol, ai tipi di sponsor e ai luoghi di consumo. Inoltre la vendita di alcol può cessare prima del termine dell’evento, in modo da dare la possibilità a chi consuma alcol di lasciar passare del tempo prima di mettersi alla guida. In conclusione viene sottolineata l’importanza dei seguenti punti nell’implementazione: ● raccogliere dati sulla densità degli esercizi di vendita ● coinvolgere le figure che si occupano di prevenzione in problematiche quali la regolazione della densità degli esercizi di vendita ● considerare il luogo dove viene aperto l’esercizio di vendita (può essere incompatibile con altre realtà presenti nel territorio). Nello specifico della gestione di eventi parti- 101 colari si considera particolarmente importante: ● definire fin dall’inizio un piano di gestione della disponibilità di alcol all’interno dell’evento ● fornire interventi specifici a chi deve servire l’alcol ● prima dell’evento sviluppare semplici linee-guida e pubblicizzarle ad esempio attraverso specifiche brochures ● fornire interventi formativi specifici a chi promuove l’evento. 4.3.5. Azioni dirette all’orario ed ai giorni di vendita Le normative possono influenzare la disponibilità di alcol definendo orari e giorni in cui viene permessa la vendita. Molte delle ricerche presenti in merito riportano esperienze in cui l’orario ed i giorni di vendita sono stati ampliati piuttosto che ridotti; ciò che si osserva in quest’ultimo caso è una tendenza all’aumento dei livelli di consumo di alcol e dei problemi alcol correlati. L’unico esperimento che prevedeva una riduzione (chiusura il sabato) è stato condotto in Norvegia ed ha riportato effetti positivi, ma non ha ottenuto il supporto politico necessario per continuare od essere esteso. L’evidenza scientifica riscontrata in questo approccio riguarda: a) media evidenza che un incremento nelle ore o nei giorni in cui viene venduto alcol aumenta la percentuale di consumo di alcol ed i problemi alcol-correlati. 102 4.3.6. Interventi di prevenzione di comunità atti a regolare, modificare e migliorare le leggi e le politiche che riguardano il consumo di alcol Gli interventi di prevenzione di comunità permettono di combinare tutte le strategie messe in atto dagli approcci precedentemente illustrati offrendo quindi un approccio più efficace, al quale per tale motivo dedichiamo uno specifico approfondimento. L’evidenza scientifica riscontrata in questo approccio riguarda: a) forte evidenza che gli interventi di prevenzione di comunità possano produrre un decremento nel consumo di alcol b) evidenza importante, ma non sufficiente che questi interventi siano in grado di ridurre il consumo di alcol correlato alla guida, gli incidenti stradali e la guida ad alta velocità. L’analisi dell’efficacia degli interventi di prevenzione di comunità si è basata su tre studi di ricerca e sei studi di casi che di seguito riportiamo a titolo esplicativo. I tre studi di ricerca sono i seguenti: 1) Hingson et al. (1996) hanno valutato l’efficacia del “Saving Lives Program”, espressione dell’impegno della comunità nel voler decrementare il consumo di alcol alla guida, i rischi ad esso correlati e gli incidenti stradali. Il programma comprendeva il ricorso ad iniziative quali campagne di sensibilizzazione attraverso i mass-media, l’organizzazione di specifiche giornate riservate alla sensibilizzazione nei confronti del consumo di alcol alla guida ed alta velocità, formazione del personale della polizia, eventi alcol-free, maggiore sorveglianza negli esercizi che vendono alcol, programmi di educazione e formazione per il personale degli ospedali e delle cliniche ostetriche. Le città dove è stato svolto l’intervento sono state confrontate con il resto dello Stato del Massachussetts e con cinque città che avevano avanzato proposte di analoghi progetti non finanziati. Questo studio quasi sperimentale ha valutato l’efficacia dell’intervento sugli incidenti stradali, sull’utilizzo delle cinture di sicurezza, sulla velocità di viaggio dei veicoli e sulla guida dopo il consumo di alcol. Il monitoraggio degli incidenti è stato effettuato sulla base dei dati del “Department of Transportation’s Fatal Accident Reporting System”, raccolti cinque anni prima e dopo l’inizio del programma. Ulteriori dati sono stati raccolti dal “Massachusetts Registry of Motor Vehicles” a partire da quattro anni prima fino a cinque anni dopo l’inizio del programma. Inoltre, sono state condotte cinque indagini sull’alta velocità e sull’uso delle cinture di sicurezza, svolte attraverso osservazioni dirette in un periodo di tempo compreso da un anno prima fino a quattro anni dopo l’inizio del programma. Ancora, sono state condotte quattro indagini telefoniche indipendenti e trasversali che hanno coinvolto 15188 giovani di età compresa fra i 16 ed i 19 anni ed adulti al di sopra dei 20 anni, al fine di valutare la presa di coscienza del programma, le opinioni esistenti sulle azioni di polizia e la frequenza delle situazioni di guida dopo aver consumato alcol. Nelle città in cui è stato attuato l’intervento, si è evidenziato nell’arco di cinque anni: a) un decremento del 25% degli incidenti mortali e del 42% degli incidenti mortali correlati al consumo di alcol b) un decremento del 43% della percentuale di veicoli osservati ad alta velocità ed un incremento del 17% dell’uso delle cinture di sicurezza c) un decremento del 40% degli adolescenti che guidavano dopo aver bevuto. 2) Il “Midwestern Prevention Project” è un altro importante studio longitudinale della durata di sei anni, attuato al fine di prevenire l’uso di alcol, sigarette e marijuana fra gli adolescenti. Il progetto includeva i massmedia, un programma educativo per adolescenti in ambito scolastico, interventi indirizzati ai genitori, strategie di organizzazione della comunità e programmazione sanitaria, introdotti in sequenza nelle comunità nell’arco di sei anni. Pentz et al. (1989) hanno valutato gli effetti delle diverse iniziative del progetto su una coorte di adolescenti di Kansas City, frequentanti il sesto e settimo livello della scuola media inferiore (prima e seconda media inferiore italiane) dal settembre del 1984 al gennaio del 1986. Il disegno sperimentale del “Midwestern Prevention Project” includeva uno studio quasi sperimentale a Kansas City ed uno studio randomizzato sperimentale a Indianapolis. Le iniziative del progetto incrementate dal settembre 1984 al gennaio 1986, comprendevano 10 sessioni centrate sullo sviluppo di abilità di resistenza all’abuso di sostanze, 10 sessioni di “compiti per casa” che comprendevano interviste attive ed attività di role-play con i genitori ed altri membri della famiglia, e il coinvolgimento dei mass-media. L’efficacia del progetto è stata rilevata attraverso la valutazione annuale del consumo di sostanze di adolescenti in diverse scuole, assegnate al gruppo sperimentale o a quello di controllo. Le misurazioni si sono focalizzate sulle caratteristiche demografiche, sul consumo di sostanze e su variabili psico-sociali correlate al consumo di sostanze. Al fine di incrementare l’accuratezza dei dati raccolti rispetto al consumo di tabacco, tramite un questionario di autovalutazione, è stato inoltre utilizzato un test di misurazione del monossido di carbonio. I risultati raccolti evidenziano come: a) le analisi svolte in 42 scuole hanno indicato come al follow-up di un anno, le percentuali di prevalenza del consumo di alcol, marijuana e sigarette fossero più basse nelle scuole interessate dall’intervento piuttosto che in quelle appartenenti al gruppo di controllo b) queste percentuali più basse erano dimostrate anche per razza, livello scolastico, status socio-economico e urbanizzazione c) l’incremento della prevalenza del consumo di sostanze nelle scuole del gruppo sperimentale era la metà rispetto alle scuole del gruppo di controllo. 3) Giesbrecht, Pronavi e Wood (1990) hanno valutato l’efficacia di un intervento di prevenzione di comunità atto a ridurre il consumo di alcol fra i forti bevitori. Questi autori hanno analizzato se un cambiamento nella percentuale di forti bevitori possa avere un impatto misurabile sulla distribuzione generale del consumo di alcol. Hanno inoltre analizzato il rapporto fra i forti bevitori e quelli moderati ed hanno valutato l’impatto di un intervento che offra ai primi un programma educativo e di counseling. Il cambiamento comportamentale è stato inoltre perseguito attraverso interventi educativi più generali, politiche locali sull’alcol e programmi di formazione per chi somministra gli alcolici. La valutazione ha riguardato due comunità, la comunità 1 (dove è stato attuato l’intervento) e la comunità 2 (comunità di controllo), tramite un pre-test e un post-test effettuato 24 mesi dopo. Il progetto di riduzione del consumo di alcol è stato attuato nella comunità 1 durante l’intervallo di tempo intercorso fra pre e post-test. Le indagini, condotte negli inverni del 1984 e del 1986, hanno valutato le abitudini alcoliche attraverso molteplici indicatori. I risultati ottenuti evidenziano come: a) i soggetti del gruppo sperimentale hanno ridotto il loro consumo di alcol durante la partecipazione allo studio. Dalla settimana prima che il programma iniziasse all’ultima settimana delle quale sono disponibili i dati, la percentuale di persone che consumava più di 14 unità alcoliche in ogni settimana è diminuita: la mediana infatti è scesa da 20 a 9 alcolici per settimana e la media da 15 a 7 b) in generale, la percentuale dei soggetti che consumava più di 14 alcolici per settimana è scesa dal 54% dell’inizio dell’intervento al 43% dopo la prima sessione di counseling ed al 21% dell’ultima settimana nella quale i dati sono dispo- 103 104 nibili c) sono aumentate le opportunità di promuovere l’intervento nella comunità attraverso annunci, interviste, sessioni di formazione, lavoro da parte dei servizi, consultazioni sulle problematiche correlate all’alcol d) è stata strutturata una commissione locale per definire delle linee guida relative alla somministrazione di alcolici nei locali e durante eventi speciali. I sei studi di casi considerati nella valutazione di efficacia dell’approccio di comunità sono: 1) Il “New Zealand Community Action Project” (Casswell and Gilmore, 1989; Steward e Casswell, 1993), il cui scopo principale è stato incrementare il livello del supporto pubblico nei confronti delle strategie di controllo del consumo di alcol, come ad esempio le restrizioni sulla sua disponibilità. Obiettivo intermedio è stato incrementare nella stampa e nella radio locale la quantità di materiale e contenuti centrati sull’alcol. Il progetto faceva ricorso quindi a campagne di sensibilizzazione effettuate attraverso i mass-media e a strategie organizzative attuate dalla comunità. Il progetto dimostrativo che ebbe luogo fra l’ottobre del 1982 e il febbraio 1985 ha utilizzato un disegno quasisperimentale nel quale sei città di provincia sono state associate in modo da formare due gruppi da tre città ciascuno. Ogni gruppo includeva una città in cui non veniva attuato l’intervento, una città che veniva esposta ad una campagna dei mass-media indirizzata ai giovani attraverso le televisioni e le radio commerciali, ed una terza città esposta alla stessa campagna, ma accompagnata da un ulteriore sforzo organizzativo da parte della comunità. I risultati ottenuti evidenziano come: a) il programma ha ottenuto effetti positivi nel caso dell’intervento focalizzato sui media ed in quello intensivo, non nel gruppo di controllo b) al contrario del gruppo di controllo dove si osserva un decremento, nelle città che hanno ricevuto l’intervento intensivo è aumentato il supporto relativo alle politiche sull’alcol, quali il limite legale dell’età ed i limiti sulle vendite di alcol nei supermercati c) nelle città interessate dall’intervento si è osservato inoltre un aumento della con- sapevolezza riguardante la pericolosità dell’alcol, non presente in quelle appartenenti al gruppo di controllo 2) L’alleanza di numerose associazioni, di commercianti e cittadini, di servizi ed uffici della città di Portland in Oregon con il “Portland Police Bureau” ha permesso la nascita e l’implementazione del “Central Precinct Neighborhood Alliance”, piano d’azione di comunità per ridurre l’abuso di alcol fra i bevitori che vivevano in strada ed i correlati problemi di criminalità e delinquenza. Gli sforzi attuati in questa direzione hanno permesso: a) un accordo fra i commercianti, gli ufficiali della polizia e le organizzazioni della comunità b) a commercianti, ufficiali di polizia e organizzazioni della comunità, di lavorare insieme per identificare gli alcolici che venivano consumati in strada c) alla polizia di rafforzare le ordinanze riguardanti la violazione delle leggi sugli alcolici d) secondo l’accordo citato al punto a), la graduale eliminazione delle vendite di birra ed alcolici al malto in contenitori più grandi di 16 once. 3) La campagna di educazione pubblica “Minors in Night Clubs” è stata organizzata dal “County Council on Alcolism and Drug Abuse” in New Jersey, in risposta ad un azione intrapresa dal “Wildwood City Council” (consiglio comunale). Tale iniziativa permetteva per un periodo di tempo sperimentale ai minori di età compresa fra i 18 ed i 20 anni di accedere agli esercizi che somministrano alcol, senza però poterlo consumare all’interno; l’intento era quello di rendere l’ordinanza permanente dopo la sperimentazione. Come risposta a tale iniziativa la campagna “Minors in Night Clubs” ha organizzato: a) attività alcol-free per giovani b) collaborazione con l’associazione alberghiera locale al fine di risolvere i problemi associati al consumo di alcol dei giovani negli alberghi e nei motel c) una campagna contro il bere nei minorenni sponsorizzata dalla locale “Alliance Municipal” d) una campagna attuata attraverso i massmedia contro l’ordinanza. In conseguenza a queste azioni intraprese, il “City Council” ha deciso di concludere il periodo sperimentale e di non rendere l’ordi- nanza permanente. 4) Il “Community Coalition for Substance Abuse Prevention and Treatment” ha proposto come obiettivo principale quello di ridurre la densità degli esercizi dove si vende e si somministra alcol, per diminuire la violenza associata ad una loro alta densità. La Coalizione tentava di dare voce ai cittadini, il cui attivismo si era intensificato a seguito delle rivolte razziali del 1992, durante le quali 400 esercizi erano stati danneggiati o distrutti. La Coalizione mirava a contrastare l’apertura di nuovi esercizi attraverso la concessione di altre licenze, assicurarsi che non si ricostruissero esercizi senza l’approvazione dell’intera comunità, esercitare pressioni sul “Los Angeles City Council” (consiglio comunale) affinché escludesse gli esercizi dove si vendeva e si somministrava alcol dalle ordinanze che facilitavano la rapida ricostruzione successiva alle rivolte e sviluppare un piano di supporto per i gestori degli esercizi che decidevano di utilizzare la loro precedente proprietà per usi diversi dalla vendita e somministrazione di alcol. Importanti risultati della Coalizione furono: a) dopo 15 giorni di pressione, il consiglio comunale emise un’ordinanza con emendamenti che escludevano gli esercizi di vendita e somministrazione di alcol dai processi di rapida ricostruzione b) su 400 esercizi distrutti vennero dati 56 permessi di ricostruzione c) dare voce alla pressione della comunità che ha permesso l’istituzione del “Mayor’s Task Force on Problem Liquor Store”, attraverso il quale i cittadini avevano la possibilità di esprimere le loro opinioni e preoccupazioni alle figure di rilevanza politica d) il ritiro degli emendamenti proposti che esentavano i supermercati ed altre attività simili dai processi di regolazione e revisione della eccessiva concentrazione degli esercizi. 5) L’“Escondido Community Alcohol Planning Project” (ECAPP) è un programma di prevenzione dell’”Institute for the Study of Social Change” dell’Università della California a Berkeley. L’ECAPP ha previsto l’istituzione di un comitato che riceveva assistenza tecnica relativa ad un’adeguata documentazione sulla disponibilità di alcol negli esercizi di vendita al dettaglio, negli ambienti pubblici e sociali, all’identificazione di strate- gie atte a rispondere alle problematiche in questo ambito, alla selezione di politiche e programmi di intervento ed alle successiva implementazione degli interventi. Oltre a permettere una maggiore integrazione ed istituzionalizzazione delle politiche di prevenzione al consumo di alcol a livello locale, l’ECAPP produsse i seguenti risultati: a) la città sviluppò ed implementò delle linee-guida di prevenzione specifica per regolare il consumo di alcol nei parchi della città e nelle aree ricreative b) la città effettuò una prima stesura delle ordinanze di permesso agli esercizi dove si vendeva alcol c) la città sviluppò un database su problemi ed indicatori della prevenzione al fine di pianificarne, monitorarne e valutarne gli interventi d) la città incorporò le politiche sull’alcol nei criteri atti a designare complessi di appartamenti come “zone libere dalle droghe”. 6) “The Association for Responsible Alcohol Control” (ARAC) è stata istituita da un gruppo di Latino ed altri attivisti in San Jose in California. I membri dell’ARAC miravano al cambiamento delle politiche sull’alcol a livello locale, partendo dalle leggi che regolavano l’apertura degli esercizi e la necessità che i residenti potessero avere voce in capitolo sulle decisioni riguardanti la disponibilità di alcol nel territorio. I risultati raggiunti dall’associazione furono i seguenti: a) il dipartimento della salute della contea ha creato un “Responsible Hospitality Council” al fine di esaminare l’uso pubblico e privato di alcol per poter sviluppare delle linee-guida per l’intera contea b) ARAC ha convinto i commercianti locali a interrompere la vendita di vino economico c) ARAC ha creato interesse da parte dei mass-media verso i temi relativi l’accessibilità di alcol ed i problemi alcol-correlati d) maggiore accettazione delle legislazione relativa all’alcol. La guida “Preventing Problems Related to Alcol Availability: Environmental Approaches” da noi proposta riserva particolare rilievo a quest’ultimo approccio, mettendo in luce i seguenti aspetti per la sua implementazione: 1) L’utilizzo di molteplici ed integrate strategie di prevenzione permette ad ogni sin- 105 gola strategia di potenziarsi e completarsi l’un l’altra. Ad esempio, per quanto riguarda la necessità di intervenire sui gestori di esercizi che vendono e servono alcolici, l’intervento di prevenzione di comunità potrebbe includere: a) l’utilizzo dei mass-media per promuoverne i messaggi ed i contenuti b) la formazione specifica del personale che somministra alcolici c) lo sviluppo di adeguate strategie e procedure di gestione adottate dagli esercizi che vendono o servono alcol d) il monitoraggio della comunità, al fine di rilevare l’eventuale somministrazione di alcol a clienti ubriachi o minorenni e) la collaborazione con il sistema legislativo in modo da poter garantire una presa di posizione forte e decisa. 2) Il garantire supporto continuo al cambiamento, per rendere efficace un intervento di prevenzione in quanto non ci si può focalizzare esclusivamente sull’iniziale implementazione 3) Il reclutamento continuo di nuovi membri che possano prendere parte all’intervento, garantisce di poter rispondere adeguatamente all’eventuale incremento della disponibilità di alcol e delle problematiche alcol-correlate 4) Il ricorso ad esperti negli interventi di prevenzione di comunità va incoraggiato in quanto fonti di informazione, guida e risorse 5) Il lavoro di rete permette a tutte le agenzie che fanno parte dell’intervento (ad esempio agenzie pubbliche e private, gruppi della comunità locale, gente comune) di integrarsi e partecipare attivamente 6) L’intervento va documentato definendone il percorso e le singole azioni all’interno della comunità 106 5.1. I RIFERIMENTI A LIVELLO EUROPEO: EDDRA Dopo aver proceduto ad un’analisi ragionata dei progetti di prevenzione a livello internazionale, abbiamo ritenuto necessario dedicare uno spazio specifico al livello europeo. Come illustrato nel Cap. 2, il più importante riferimento europeo nel campo della prevenzione è l’E.M.C.D.D.A. (European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction) di Lisbona che, tra le sue molteplici attività, ha realizzato EDDRA, (Exchange on Drug Demand Reduction Action Information System), la banca dati europea dei progetti di riduzione della domanda in Europa (www.reitox.emcdda.org/eddra/welcome.html). Obiettivo di EDDRA è rendere disponibili e far circolare informazioni, fino a poco tempo fa difficili da reperire, relative ai progetti più interessanti realizzati nei diversi paesi europei nel campo della prevenzione, della riduzione dei danni e del trattamento delle dipendenze. Il sistema intende, quindi, essere di supporto per chi si occupa di pianificazione e progettazione in questo campo. Anche in Italia c’è stata la possibilità di conoscere EDDRA, nello specifico attraverso il corso “Linee Guida Europee per la valutazione degli interventi ed EDDRA Training”, tenutosi a Verona il 5 e 6 giugno 2000. Tale corso è stato rivolto ai dirigenti per le tossicodipendenze di tutte le regioni italiane e ai componenti del Gruppo di lavoro interministeriale REITOX. I progetti presenti in EDDRA vengono prima selezionati da un EDDRA Manager a livello nazionale e successivamente vengono poi sottoposti ad uno studio di fattibilità relativo a realizzabilità, comparabilità, definizione dei metodi e delle strategie di implementazione e valutazione. In Tab. 9 sono riportati i criteri di inclusione dei progetti (www.minwelfare.it ). Tab. 9. I criteri di inclusione dei progetti nella banca dati EDDRA. 1. Il programma ha un’identificazione? 2. È disponibile l’informazione sull’approccio del programma? (programma scolastico, ambulatoriale, ecc.) 3. È definibile la situazione precedente al programma? (contesto relativo all’abuso di droghe, dati esistenti, percezione sociale e politica, ecc.) 4. Sono dichiarati gli obiettivi? (generali e specifici) 5. Sono disponibili gli assunti di base del programma? (le basi o le teorie sulle quali il programma è basato o gli assunti che hanno portato all’attuazione del programma) 6. I target groups – finale e strategico – sono identificati? 7. È conosciuta la condizione della popolazione bersaglio in relazione alle droghe illegali? 8. È disponibile l’informazione sulla popolazione direttamente raggiungibile dal programma? 9. Sono definite le sostanze a cui si rivolge il programma? 10. Il setting per l’attuazione del programma e l’area del setting sono identificati? 11. Sono identificate le attività svolte all’interno del programma? 12. Sono conosciute le caratteristiche delle risorse umane coinvolte nel programma? (tipo, numero e status lavorativo) 13. È disponibile l’informazione sulla copertura geografica del programma? (locale, regionale, ecc.) 14. È conosciuto il calendario del programma? (avvio o data di chiusura o di avvio di un progetto successivo) 15. La situazione del programma in relazione alla valutazione è definita? 107 16. È identificato il tipo di valutazione effettuata o in corso? ( metodo, tipo di valutatore, risultati) 17. Esiste un rapporto per i risultati qualitativi? (Per quello che è difficile da quantificare e da raccogliere tramite parametri) 18. È stimabile un budget annuale o totale del programma? 19. Sono identificate le fonti di finanziamento del programma? 20. È disponibile un abstract del programma? 108 Ogni progetto, sia nella banca dati sia nelle descrizioni successive, viene descritto attraverso uno specifico schema di riferimento che riprende i criteri di inclusione sopra riportati - il questionario EDDRA - organizzato nelle seguenti sezioni: - Identificazione; - Descrizione ed obiettivi; - Caratteristiche principali; - Valutazione del programma; - Risultati della valutazione; - Bilancio; - Sintesi; - Prodotti; - Osservazioni particolari. EDDRA attualmente contiene 257 programmi (dati rilevati a maggio 2002, ma riferiti a giugno 2001) provenienti da più paesi dell’U.E. e relativi ad argomenti diversi che vanno dalla prevenzione del consumo di droghe alla terapia e alla riduzione dei danni. Nel database di EDDRA consultabile nel sito internet ( w w w. e m c d d a . o r g / r e s p o n s e s / m e t h o d s tools/eddra.shtml) è possibile effettuare una “Ricerca guidata” o una “Ricerca avanzata”, a seconda che si posseggano o meno informazioni più specifiche su cosa si sta cercando. La ricerca guidata può essere effettuata per: 1. nome del progetto 2. gruppo bersaglio finale (adulti, giovani, bambini, famiglie, popolazione generale) 3. azione (es. alternative al consumo, arte, assistenza legale, ecc.) 4. stato relativo alla valutazione (svolta ripetutamente, in corso, da effettuare, effettuata) 5. popolazione target (es. hanno fatto uso di sostanze, consumatori di droghe, consumatori di droghe sperimentali, non consumatori di droghe, ecc.) 6. copertura geografica (Unione Europea, comunità linguistica, Internazionale, locale, nazionale, regionale) 7. approccio (es. nella prima infanzia, campagne dei media, formazione, programma comunitario, programma extrascolastico per giovani, programma scolastico, ecc.) 8. sostanze (es. alcol, cannabis, cocaina, ecc.) 9. Paese (tutti i Paesi dell’UE). Una delle criticità della banca dati è che non possono essere effettuate ricerche incrociando due o più degli elementi considerati (ad es. approccio con sostanze, popolazione target con approccio, ecc.). Inoltre, non è possibile effettuare una selezione per tematiche generali quali prevenzione, trattamento o riabilitazione. Altra criticità rilevata è che non c’è collegamento fra la banca dati dei progetti (EDDRA) e la banca dati degli strumenti (EIB) e, quindi, non è possibile conoscere gli strumenti utilizzati per la valutazione di ciascun progetto inserito in EDDRA, se non richiedendolo personalmente al referente del progetto. Si è ritenuto pertanto indispensabile fare riferimento alla banca dati EDDRA per procedere ad un’analisi ragionata a livello europeo dei progetti di prevenzione delle dipendenze sostenuti da valutazione. 5.2. Analisi ragionata dei progetti di prevenzione inseriti in EDDRA Nella banca dati di EDDRA sono presenti 85 programmi di prevenzione relativi all’ambito scolastico. Si è scelta la scuola come area da sottoporre ad analisi ragionata in quanto questo genere di programmi è tradizionalmente più diffuso, più chiaramente strutturato e, quindi, anche più facilmente sottoponibile e sottoposto a valutazione. Inoltre, da tale tipo di analisi si possono comunque trarre dei criteri di efficacia utilizzabili anche in contesti diversi. La nostra scelta è stata anche condizionata dalle modalità di ricerca guidata od avanzata di EDDRA, che come si é detto anche in precedenza, non permette un’age- vole ed immediata selezione dei progetti. I programmi considerati hanno come gruppo target prevalentemente bambini-giovani (79 programmi su 85) con un’età variabile fra i 5 ed i 30 anni (Tab. 10). Tab. 10. Target dei progetti contenuti nella banca dati EDDRA e che si riferiscono all’ambito scolastico. TARGET FINALE N° PROGRAMMI SOLO GLI ADULTI 3 SOLO BAMBINI-GIOVANI 55 SOLO LA FAMIGLIA 1 BAMBINI-GIOVANI e FAMIGLIA 5 BAMBINI-GIOVANI ed ADULTI 6 BAMBINI-GIOVANI /ADULTI e FAMIGLIA 8 BAMBINI-GIOVANI e POPOLAZIONE GENERALE 1 BAMBINI-GIOVANI/POPOLAZIONE GENERALE e FAMIGLIA 1 BAMBINI-GIOVANI/POPOLAZIONE GENERALE/ ADULTI e FAMIGLIA 3 GRUPPO TARGET FINALE NON DEFINITO 2 In tali programmi vi è una maggiore frequenza di programmi che coinvolgono giovani che frequentano il ciclo secondario della formazione scolastica (64 su 85). La ripartizione dei programmi EDDRA per nazione è illustrata nella figura sottostante Fig. 8. Ripartizione dei programmi contenuti nella banca dati EDDRA per nazione europea. Per quanto riguarda la valutazione, i progetti EDDRA si ripartiscono: in valutati, e con una valutazione in corso o ancora da effettuare al momento dell’inserimento nella banca dati; fra i progetti di prevenzione qui considerati 52 risultano essere già stati valutati (Fig. 9) e solo su questi è possibile effettuare un’analisi del tipo di valutazione (di progetto, di processo, di risultato e di impatto) (Fig. 10). 109 110 Fig. 9. Ripartizione dei programmi contenuti nella banca dati EDDRA per stato della valutazione. Fig. 10. Ripartizione dei programmi contenuti nella banca dati EDDRA per tipo di valutazione. L’analisi ragionata dei progetti della banca dati EDDRA di seguito riportata, si articola in due fasi: - una rassegna degli 85 programmi di prevenzione a scuola, descritti attraverso l’indicazione del nome del progetto, della nazione che lo ha implementato, del gruppo target, dell’età dello stesso e dello stato della valutazione (vedi appendice); - una ulteriore selezione ragionata di 13 progetti di prevenzione in ambito scolastico. Questi 13 programmi EDDRA sono stati individuati e selezionati in base ai seguenti criteri: - progetti con valutazione completata (non con valutazioni in corso o ancora da effettuare); - progetti valutati almeno su tre livelli (progetto, processo, risultato; non necessariamente sull’impatto); - programmi inseriti nell’analisi effettuata da G. Burkhart e L. Crusellas (esposta nel Cap. 6) - diversificazione, laddove possibile, dei Paesi di implementazione dei programmi. Di seguito presentiamo le schede riassuntive dei 13 programmi selezionati, riportate in base al questionario EDDRA: a) informazioni su chi contattare per il programma; b) logica del programma; c) dettagli relativi al programma; d) sintesi ed osservazioni speciali. 5.2.1. PRIMARY PREVENTION / HEALTH PROMOTION PROGRAMME AGAINST DEPENDENT SUBSTANCE USE “STANDING ON MY OWN FEET” A. Informazioni su chi contattare per il programma Organizzazione responsabile: Municipal Prevention Unit Against Dependent Substances and AIDS “NIKOS MOROS” Indirizzo: 9 Kapodistriou str. 491 00 Corfu - Grecia E-mail: [email protected] Per maggiori informazioni sul progetto rivolgersi a: Mrs Tseledi Anneta Telefono +30 6610 41111 Fax+30 6610 36327 E-mail [email protected] Organizzazioni associate: University Mental Health Research Institute (UMHRI) : ONG/Organizzazione di volontariato Directorate of Secondary Education of Corfu : Organizzazione governativa B. Logica del programma Sintesi Organizzazione governativa Situazione iniziale Questo particolare progetto pilota ha avuto origine da un Programma di Promozione della Salute attuato in 8 Licei di Corfù nell’anno scolastico 1998-1999 con lo scopo di prevenire l’uso di sostanze psicoattive. La realizzazione dell’iniziale programma di promozione della salute si basava sul materiale di addestramento “Standing on my own feet” con l’obiettivo non solo di sviluppare le abilità psico-sociali degli studenti, ma anche di stabilire un clima scolastico positivo e creativo, fortificando la personalità degli studenti per migliorare la comunicazione degli studenti tra loro e con i loro insegnanti. Partendo dal presupposto che la realizzazione di tali obiettivi sia di cruciale importanza per rafforzare e proteggere lo studente, si considerò utile rinforzare la realizzazione del programma e promuovere anche in altri corsi curricolari scolastici con questi principi metodologici e con queste tecniche. Nel contesto del secondo anno della realizzazione di tale programma (1999-2000), è stato implementato nelle stesse scuole (2 dei 7 Licei della città di Corfù e 5 dei 6 Licei Minori della parte settentrionale dell’isola) e con gli stessi studenti (300 studenti, in totale) un programma pilota con metodi di apprendimento attivo. Il programma è stato condotto dagli stessi 17 insegnanti che, allo stesso tempo, stavano seguendo il programma “Standing on my own feet”. A quegli insegnanti è stato chiesto di mettere in pratica da gennaio a maggio 2000 il programma pilota di apprendimento attivo, alternando questo con le tecniche di insegnamento convenzionali. Tipi di approccio programma scolastico Ambito di svolgimento altro scuola : ciclo secondario Obiettivo generale Rafforzare il ruolo degli insegnanti attraverso l’applicazione di metodi di apprendimento attivi durante le lezioni e l’acquisizione di un atteggiamento sostenitivo, cosicché il processo di apprendimento possa diventare più piacevole e la comunicazione possa essere ulteriormente rinforzata. Obiettivo specifico 1 Ogni insegnante implementa metodi di apprendimento attivo nei propri curricoli per 20 ore di insegnamento (un totale di 420 ore). Assunti di base 1 È stata utilizzata una sintesi dei modelli emotivo, cognitivo e psicosociale tra i quali i metodi di apprendimento attivo. Questo modello integrato fornisce agli studenti l’opportunità di sviluppare un pensiero attivo e critico così come di strutturare, valutare e consolidare nuove informazioni negli schemi conoscitivi già esistenti. Indice di valutazione 1 - Grado di partecipazione degli insegnanti al programma - Numero di insegnanti che dichiarano che il proprio ruolo si è fortificato Frequenza d’uso di metodi di apprendimento attivi - Grado di familiarità degli insegnanti con i metodi di apprendimento attivi e numero delle ore dedicate all’implementazione. Risultato della valutazione 1 Il programma pilota è stato applicato in 279 ore di insegnamento delle 420 previste. Questo è stato dovuto a classi perse a causa di fattori esterni, così come al fatto che alcuni insegnanti non avevano sufficiente familiarità con la metodologia per integrarla nelle proprie lezioni. Metodi di apprendimento attivi erano stati previsti per essere applicati a 21 soggetti in 16 classi di scuole diverse. Alla fine sono 111 112 stati applicati in 8 soggetti per 20 ore di insegnamento (come previsto), in altri 8 soggetti per più di 10 ore di insegnamento, in 4 soggetti per meno di 10 ore di insegnamento, mentre per 1 soggetto nessuno metodo di apprendimento attivo è stato applicato. Obiettivo specifico 2 Ogni insegnante che adotta tale atteggiamento attira l’interesse degli studenti, li motiva alla partecipazione attiva nel processo di apprendimento e promuove la comunicazione tra sé e gli studenti. Assunti di base 2 È stata utilizzata una sintesi dei modelli emotivo, cognitivo e psicosociale dei quali venivano usati i metodi di apprendimento attivo. Questo modello integrato fornisce agli studenti l’opportunità di sviluppare un pensiero attivo e critico così come di strutturare, valutare e consolidare nuove informazioni negli schemi conoscitivi già esistenti. Indice di valutazione 2 - Cambiamento dell’atteggiamento degli studenti (per es. partecipazione attiva) durante quelle lezioni dove i metodi di apprendimento attivi sono stati applicati - Cambiamento dell’atteggiamento degli insegnanti in termini di facilitare (a) l’interesse dei loro studenti verso la partecipazione attiva, e (b) la comunicazione tra studenti ed insegnanti. Risultato della valutazione 2 Prima della realizzazione del programma il 65.8% degli studenti riporta di partecipare attivamente alle lezioni, mentre questa percentuale arriva al 74.1% dopo il completamento del programma (8.4% di incremento). Prima della realizzazione del programma, il 22.6% degli studenti riporta che avrebbe gradito dei cambiamenti nel processo di insegnamento ed il 47.6% riporta un bisogno più specifico di relativo ad un metodo di insegnamento diverso. Dopo il completamento del programma le due percentuali precedentemente menzionate si sono ridotte a 19.2% e 22.6%. Inoltre, prima del programma il 9.8% degli studenti desiderava un cambiamento della relazione con l’insegnante, ed, in particolare, il 31.7% di loro avrebbe gradito un atteggiamento più amichevole-piacevole-impegnato da parte dell’insegnante, mentre il 21.2% avrebbe desiderato un cambiamento del comportamento dell’insegnante verso di loro. Al momento del completamento del programma, la percentuale degli studenti che chiedono un cambiamento nella loro relazione con i loro insegnanti è diminuita a 7.8%. C. Dettagli relativi al programma Stato della valutazione del programma è stato valutato : 06/2000 Tipo di valutazione Valutazione della situazione e delle misure e strategie appropriate da usare per il programma: Sì Valutazione (formativa) del processo, misura della qualità e dell’intensità dell’attuazione del programma e dell’accettazione del programma da parte dei partecipanti: Sì Valutazione globale (risultato e impatto), misura dei risultati dal punto di vista dell’esito - fino a che punto sono stati realizzati gli obiettivi: Sì Strumenti di valutazione e risorse a. Questionario di valutazione che è stato somministrato prima e dopo l’implementazione del programma agli studenti partecipanti e ai loro insegnanti. b. Compilazione di un diario da parte del docente dopo ciascuna lezione. c. Materiale della supervisione settimanale. Fonti di dati disponibili per la valutazione University Mental Health Research Institute (UMHRI) Tipo di valutatore valutatore interno Documenti di appoggio descrizione del programma Revisione contabile interno ed esterno Bilancio totale (in euro) Bilancio totale o costo totale approssimato (in particolare il costo delle ore di lavoro professionale dedicate al programma nell’arco dell’intero periodo di tempo, comprese le retribuzioni delle persone impegnate nel programma che sono pagate da un’altra organizzazione). da 10.000 a 50.000 euro Fonti di finanziamento Commissione europea 100 Disponibilità di materiali Notiziari - poster - altro Gruppo(i) target finale(i) adulti Adulti: posizione della popolazione target rispetto alle droghe illecite non consumatori di droga Copertura; dimensione del gruppo destinatario finale e del gruppo destinatario strategico (numero di persone, famiglie, ecc.) raggiunte dal programma ogni anno Gruppo destinatario strategico 17 Sostanze affrontate dal programma tutte le sostanze Ambito di attuazione altro scuola : ciclo secondario Zona in cui viene svolto zona rurale zona urbana zona metropolitana Azioni educazione (attitudine, abilità, ecc.) eventi (culturali, sociali, ecc.) informazione insegnamento/formazione materiale d’insegnamento poster produzione di CD pubblicazioni Copertura geografica locale regionale Numero Insegnanti/educatori Psicologi Medici Operatori sociali / assistenti sociali Impiegati Altro Numero esatto: 11-20 Numero esatto: 1-5 Numero esatto: 1-5 Numero esatto: 1-5 Numero esatto: 1-5 Numero esatto: 1-5 Posizione Numero complessivo di ore a settimana Numero esatto: 420 113 Numero di persone coinvolte nel programma D. Sintesi e osservazioni speciali Sintesi Lo scopo complessivo di questo particolare programma pilota era di esplorare la possibilità di espandere la metodologia usata nel programma di Promozione della Salute “Standing on my own feet” implementato nell’anno scolastico precedente. Si considerò che la specifica metodologia potesse contribuire a rinforzare la comunicazione, l’iniziativa, la collaborazione e l’incoraggiamento fra gli studenti. Il risul- tato atteso era che gli studenti avrebbero partecipato in modo attivo e creativo alle attività della classe. L’obiettivo generale del programma pilota era di rinforzare il ruolo degli insegnanti nel processo di insegnamento-apprendimento facilitando una comunicazione piacevole e sostanziale. Supervisioni settimanali al programma furono offerte dal responsabile del programma tramite il Centro di Prevenzione “NIKOS MOROS” al fine di assicurare una adeguata realizzazione dell’intervento e la soluzione delle possibili difficoltà. Il programma fu implementato da 17 insegnanti in 7 Licei di Corfù ed il numero totale di studenti che parteciparono al programma fu 300. In particolare, il programma ebbe luogo in 15 classi del secondo grado ed in 1 classe del primo grado dei Licei. Questo particolare programma pilota è stato implementato in contemporanea con il terzo anno di realizzazione del Programma di Promozione della Salute “Standing on my own feet” (il quale era nel suo 2° anno di realizzazione), nelle stesse classi e dagli stessi insegnanti. I risultati positivi del programma confermano le potenzialità dell’applicazione di un metodo pedagogico alternativo, e allo stesso tempo rivelano anche i termini e le condizioni necessarie affinché tale metodo alternativo risulti applicabile. Osservazioni Speciali Nel contesto della realizzazione del programma pilota, furono utilizzati l’addestramento e l’esperienza degli insegnanti acquisita durante gli anni precedenti. Inoltre, sui metodi di apprendimento attivi furono organizzati dalla Direzione all’Istruzione Secondaria di Corfù, dal Centro di Prevenzione “NIKOS MOROS” e dall’Istituto di Ricerca sulla Salute Mentale (UMHRI) dell’Università, tre giorni di seminario di addestramento. A seguito di ciò, gli insegnanti chiesero di implementare questi metodi da gennaio a maggio 2000, modificando i metodi di insegnamento fino ad allora utilizzati ed adottando le tecniche seguenti durante le lezioni: 1. l’associazione libera, 2. la drammatizzazione, 3. la discussione di gruppo, 4. il lavoro nei piccoli gruppi, 5. il lavoro di arte, 6. l’organizzazione di visite guidate, 7. l’immaginazione, 8. la video-proiezione, 9. le composizioni individuali, 10. i giochi pedagogici. Metodi di apprendimento attivi furono applicati ai seguenti contenuti: letteratura greca, storia, francese, economia domestica, matematica, fisica, chimica, geografia ed educazione fisica. I 17 insegnanti coinvolti erano: 10 insegnanti di letteratura greca, 2 di matematica, 2 insegnanti di economia domestica, 1 di biologia ed 1 di educazione fisica. 114 5.2.2. YOUNG PEOPLE AS PEER EDUCATORS IN DRUG MISUSE A. Informazioni su chi contattare per il programma Organizzazione responsabile: Trafford Substance Misuse Services Indirizzo: Chapel Road Sale Cheshire M33 1FD Greater Manchester United Kingdom Per maggiori informazioni sul progetto rivolgersi a: Tina James Telefono +44 161 - 912 3118 Fax +44 161 - 969 8378 E-mail [email protected] Organizzazioni associate: Partington/Carrington Single Regeneration Report Programme : Organizzazione governativa Salford and Trafford Health Authority : Organizzazione governativa Greater Manchester Open College Network : Altre B. Logica del programma Sintesi Altre Situazione iniziale Dalla consultazione di alcuni documenti pubblici relativi alla sicurezza della comunità di Partington e Carrington, due comunità situate in Greater Manchester, intrapresa nel 1998-1999, emerse che: - il 57% dei quindicenni affermava di bere alcol almeno una volta alla settimana – il 23% dei giovani affermava di aver provato droghe illegali; la cannabis era stata consumata dal 35% dei quattordicenni e dal 45% dei quindicenni; al 65% di tutti i quindicenni era stata offerta della cannabis; - le assenze dalla scuola erano superiori al 5%. Tipi di approccio formazione programma extrascolastico per i giovani programma scolastico Ambito di svolgimento scuola : ciclo secondario tempo libero : club di giovani Obiettivo generale L’obiettivo generale del programma è di incrementare le conoscenze delle droghe nei giovani e di sviluppare le loro abilità di comunicazione al fine di renderli capaci di esplorare ed analizzare tutti gli aspetti correlati ai compiti di sviluppo dell’adolescenza ed al confronto con i pari rispetto all’uso di sostanze. Obiettivo specifico 1 Il programma si propone l’obiettivo di sviluppare le conoscenze degli adolescenti rispetto alle droghe. Assunti di base 1 L’approccio di educazione fra pari permette ai giovani di far proprio l’apprendimento e li incoraggia all’assunzione di responsabilità rispetto ad esso. Indice di valutazione 1 Numero di educatori-pari che completano con successo il programma educativo; risultati dell’apprendimento; livello di soddisfazione rispetto ai contenuti del programma; livello di soddisfazione rispetto al modo di proporre il programma. Risultato della valutazione 1 Otto dei nove studenti completarono con successo il programma di peer-education. Un moderatore esterno del Greater Manchester Open College Network controllò i progressi di apprendimento degli studenti nei contenuti e nelle consegne del programma per tutta la sua durata. Il programma ricevette un rapporto di valutazione positivo e fu accreditato per l’anno 1999-2000 dal Greater Manchester Open College Network. Obiettivo specifico 2 Il programma puntava a sviluppare le abilità di comunicazione nei partecipanti per facilitare loro l’aggancio di altri giovani ed aiutarli ad adempiere al ruolo di peer-educators. Assunti di base 2 L’approccio di peer-education può conferire empowerment ai giovani i quali possono utilizzare iniziative creative e nuove per agganciare ed educare i pari rispetto all’uso di sostanze. Risultato della valutazione 2 Il rapporto di valutazione del moderatore concluse che la valutazione e i metodi di consegna erano adeguati. Il metodo sviluppò con successo le abilità di comunicazione degli studenti attraverso role-play, lavoro pratico e attraverso la scrittura e la realizzazione di uno spettacolo teatrale sul cattivo uso delle droghe. C. Dettagli relativi al programma Stato della valutazione del programma è stato valutato Tipo di valutazione Valutazione della situazione e delle misure e strategie appropriate da usare per il programma - Sì Valutazione (formativa) del processo; misura della qualità e dell’intensità dell’attuazione del programma e dell’accettazione del programma da parte dei partecipanti - Sì Valutazione globale (risultato e impatto) Misura dei risultati dal punto di vista dell’esito - fino a che punto sono stati realizzati gli obiettivi - Sì Strumenti di valutazione e risorse giornale di bordo che raccoglie quello che è stato appreso, fogli di autovalutazione, fogli di revisione dello studente, osservazione del trainer, moderatore esterno, rapporto di valutazione del moderatore Fonti di dati disponibili per la valutazione interviste e feedback del moderatore esterno; giornale di bordo; fogli di autovalutazione e fogli di revisione dello studente, rapporto del programma; osservazioni di moderatore e trainer registrate. Tipo di valutatore valutatore esterno Documenti di appoggio descrizione del programma Revisione contabile interno Bilancio totale (in euro); Bilancio totale o costo totale approssimato (in particolare il costo delle ore di lavoro professionale dedicate al pro gramma nell’arco dell’intero periodo di tempo, comprese le retribuzioni delle persone impegnate nel programma che sono pagate da un’al tra organizzazione): meno di 10.000 euro Bilancio annuale (in euro); Bilancio annuale o costo annuale approssimato (in particolare il costo delle ore di lavoro professionale dedica te al programma nell’arco dell’intero periodo di tempo, comprese le retribuzioni delle persone impegnate nel programma che sono paga te da un’altra organizzazione). 115 meno di 10.000 euro Fonti di finanziamento autorità locali 100 Fonti bibliografiche relative al programma Greater Manchester Open College Federation: Submission Pack 1999-2000. Manchester: GMOCF, 1999. Manifestazioni collaterali altro Disponibilità di materiali altro Gruppo(i) target finale(i) bambini/giovani (indicare la fascia d’età) Età : 13-18 Posizione della popolazione target rispetto alle droghe illecite Alcuni non consumatori di droga Alcuni consumatori sperimentali di droga Alcuni consumatori di droga Gruppo target strategico / agenti di cambiamento, intermediari cui ci si rivolge al fine di raggiungere il gruppo destinatario finale insegnanti/educatori pari ONG/organizzazioni non governative/organizzazioni di volontariato personale giudiziario e penale : sorveglianza di individui in libertà provvisoria Copertura; dimensione del gruppo destinatario finale e del gruppo destinatario strategico (numero di persone, famiglie, ecc.) raggiunte dal programma ogni anno Gruppo destinatario finale 9 Sostanze affrontate dal programma tutte le sostanze Ambito di attuazione scuola : ciclo secondario tempo libero : club di giovani Zona in cui viene svolto zona metropolitana Azioni alternative al consumo di droga arte consulenza e sostegno educazione (attitudine, abilità, ecc.) eventi (culturali, sociali, ecc.) informazione insegnamento/formazione materiale d’insegnamento opuscolo/volantino poster teatro video workshop Numero 116 Formatori Insegnanti/educatori Animatori Operatori sociali / assistenti sociali Numero esatto: 1-5 Ignoto o indeterminato Numero esatto: 1-5 Numero esatto: 1-5 Posizione Numero complessivo di ore a settimana Numero di persone coinvolte nel programma Copertura geografica locale Calendario prestabilito o in corso Programma in corso, dal (mese / anno) 01-GENNAIO-00 D. Sintesi e osservazioni speciali Sintesi Il programma che intendeva coinvolgere i giovani come peer-educators nei programmi di riduzione del consumo di droghe è stato realizzato a Sale, Manchester, nel 1999. Si partì con due unità educative rispetto alle droghe: a) I giovani ed il cattivo uso delle droghe b) le Abilità di Comunicazione nella peer education (Partington Peer Education Programme). Ogni unità consisteva in 10 ore di lavoro nella classe della scuola e di 20 ore di pratica supervisionata e non supervisionata per un periodo di 12 settimane. Scopo del programma era aumentare la conoscenza dei giovani rispetto alle droghe e di sviluppare le loro abilità di comunicazione nell’educazione fra pari. Uno scopo supplementare era direzionare il contenuto e le consegne di queste unità e misurarne l’efficacia dei metodi di valutazione. La prima parte del programma consisteva in sessioni di conoscenza sulle droghe che l’istruttore del programma ha attuato con alunni della Broadoak School di Partington, un’area di Greater Manchester. Al reclutamento per il programma seguì una sessione iniziale di training sulla “drugs education” con 40 studenti (anni 16-17), 10 classi per anno, durante la quale fu chiarito loro che il programma faceva parte integrante del percorso scolastico. Nove alunni espressero il loro interesse per la partecipazione al programma. I metodi di valutazione erano: a) istruttore e moderatore esterno che valutava mediante l’osservazione, b) la valutazione fra pari, c) valutazione attraverso esercizi che gli studenti registrarono nei loro quaderni di bordo. La seconda parte del programma consisteva nella richiesta ai partecipanti di formulare ed attuare una iniziativa di prevenzione usando le conoscenze sulle droghe acquisite durante la sessione educativa. I partecipanti scelsero di scrivere un pezzo teatrale utilizzando lo studio di casi. Durante le riunioni del dopo-scuola in un periodo di sei settimane, gli studenti scrissero una breve rappresentazione teatrale ed ogni persona rappresentò un ruolo diverso. Il pezzo fu realizzato nella settimana finale della scuola di fronte agli studenti più giovani. Nel finale, i giovani autori chiesero al pubblico cosa, secondo loro, sarebbe dovuto succedere usando domande già preparate. La valutazione del Partington Peer Education Programme da parte di un moderatore esterno del Greater Manchester open College Federation considerò solamente l’appropriatezza del programma come parte del suo schema di accreditamento. In questo contesto, il moderatore giudicò l’organizzazione e la gestione del programma, la coesione dell’esperienza di apprendimento, e l’appropriatezza delle consegne e dei metodi di valutazione. Il programma ricevette un rapporto di valutazione positivo e fu accreditato per l’anno 1999-2000 dal Greater Manchester open College Federation. Otto dei nove studenti completarono con successo il programma di istruzione fra pari e questo fu certificato come parte integrante del loro apprendimento scolastico. Feedback qualitativi dei partecipanti indicarono che gli studenti erano entusiasti ed impegnati nel programma. 5.2.3. TOBACCO, ALCOHOL AND EDUCATION. A. Informazioni su chi contattare per il programma Organizzazione responsabile: Regional Plan on Drugs. Board of Health of the Autonomous Government of Castilla- La Mancha. Indirizzo: Avda. de Francia, 4 45005 Toledo - Spagna Per maggiori informazioni sul progetto rivolgersi a: José Luis López Hernández - Carlos Alonso Sanz Telefono+34 925 267753 Fax +34 925267762 E-mail [email protected] B. Logica del programma Situazione iniziale La popolazione target - costituita da studenti del primo anno di Castilla - regione della Mancha, residenti in ambiente rurale e nelle piccole città. Trattasi di normale popolazione in età scolastica, le cui caratteristiche in relazione al consumo di droghe sono simili a quelle della complessiva popolazione spagnola in età scolare (lo studio di valutazione eseguito su di un campione non-rappresentativo di studenti di quattro centri scolastici non scoprì differenze significative con i loro equivalenti nazionali). Il tabacco, e principalmente l’alcol, sono le sostanze psicoattive più consumate dai giovani e, per questa ragione, richiedono i più grandi sforzi preventivi. Il programma “Tabacco, alcol ed educazione” rappresenta la risposta ad un bisogno identificato dagli insegnanti, che richiede un aumento del numero di attività e di risorse fornite loro per abilitarli in termini di educazione preventiva nel corso dei loro compiti quotidiani. Tipi di approccio programma scolastico Ambito di svolgimento 117 118 scuola: ciclo secondario Obiettivo generale Migliorare lo stato di salute degli studenti di Castilla-La Mancha. Obiettivo specifico 1 Ridurre l’uso di tabacco ed alcol, così come l’intenzione di consumare queste sostanze nel futuro. Assunti di base 1 Modello dell’Influenza sociale secondo il quale l’iniziazione nell’uso di droghe è il risultato di fattori sociali e personali. L’abitudine di usare sostanze psicoattive è acquisita tramite un processo di modeling e di rinforzo mediato da fattori personali come paure, atteggiamenti ed aspettative. Il consumo di sostanze è incoraggiato ed appoggiato dall’influenza sociale dei pari, della famiglia e dei mass-media. La vulnerabilità di fronte a queste influenze è determinata dalle conoscenze acquisite rispetto alla questione. Indice di valutazione 1 - Uso di Tabacco ed alcol - Intenzione di consumare tabacco ed alcol nel futuro - Conoscenza di tabacco ed alcol – Auto-regolazioni riferite all’uso di tabacco ed alcol – Autostima dei partecipanti - Atteggiamento assertivo in generale e specialmente relativamente all’uso di sostanze psicoattive. Risultato della valutazione 1 Nella versione “insegnante senza pari-leader “, il programma ha prodotto una significativa riduzione dell’uso di alcol e nell’intenzione di bere nel futuro. Obiettivo specifico 2 Incrementare la conoscenza degli studenti rispetto a tabacco ed alcol, al fine di generare auto-regolamentazioni meno tolleranti riferite all’uso di sostanze; incrementare le aspettative negative e decrementare quelle positive rispetto alle conseguenze dell’uso di queste sostanze. Assunti di base 2 Teoria dell’azione ragionata, laddove l’auto-regolamentazione soggettiva ed il controllo percepito del comportamento, determinano l’intenzione di utilizzare droghe. Risultato della valutazione 2 È stato individuato un incremento nel livello di conoscenza di alcol e tabacco, ma che non è attribuibile al programma (poiché questo appare anche nel gruppo di controllo). Relativamente alle auto-regolamentazioni riferite al consumo di tabacco ed alcol, il programma è servito per aumentare - secondo versioni diverse - il rifiuto generale dell’uso di alcol in genitori e pari, e dell’uso di tabacco fra i pari. La versione del programma “insegnante senza pari-leader” ha aumentato le aspettative negative connesse con l’uso di tabacco ed alcol. Il suo effetto sulle aspettative positive è stato quasi nullo, poiché queste si sono ridotte solamente in alcuni sottogruppi. Obiettivo specifico 3 Incrementare l’autostima e gli atteggiamenti assertivi fra gli studenti, specialmente riguardo al rifiuto di offerte d’uso di tabacco ed alcol. Assunti di base 3 Gli stessi dell’obiettivo specifico 1. Risultato della valutazione 3 Il programma non è servito per incrementare l’autostima dei partecipanti. Relativamente agli atteggiamenti assertivi - nella versione nella quale è stato applicato - il programma ha prodotto un incremento della probabilità di rifiuto delle offerte di usare alcol. D’altra parte la probabilità di rifiuto delle offerte di usare tabacco non è aumentata. C. Dettagli relativi al programma Stato della valutazione del programma è stato valutato Tipo di valutazione Valutazione della pianificazione del programma; valutazione della situazione e delle misure e strategie appropriate da usare per il programma - Sì Valutazione (formativa) del processo; misura della qualità e dell’intensità dell’attuazione del programma e dell’accettazione del programma da parte dei partecipanti - Sì Valutazione globale (risultato e impatto); misura dei risultati dal punto di vista dell’esito - fino a che punto sono stati realizzati gli obiettivi - Sì Strumenti di valutazione e risorse Questionari compilati dai partecipanti e costruiti “ad hoc”: Self-esteem Inventory (SEI), versione ridotta (Argyle et al., 1972), Scale for the search for sensations for children and adolescents (EBS-J) (Pérez, Ortete, Plá and Somo, 1987), Inventory of assertive attitude (Gambrill and Richey, 1975), Questionnaire on family atmosphere (FACES III) (Olson, Prontner, Lavee, 1985), Locus of Control Scale. Fonti di dati disponibili per la valutazione Regional Plan on Drugs. Board of Health of the Autonomous Government of Castilla- La Mancha. Tipo di valutatore valutatore interno Documenti di appoggio relazione finale Revisione contabile interno Bilancio totale (in euro); Bilancio totale o costo totale approssimato (in particolare il costo delle ore di lavoro professionale dedicate al pro gramma nell’arco dell’intero periodo di tempo, comprese le retribuzioni delle persone impegnate nel programma che sono pagate da un’al tra organizzazione). da 10.000 a 50.000 euro Fonti di finanziamento autorità regionali 100 Fonti bibliografiche relative al programma Alonso, C. (1993). Tabaco, alcohol y educación: una actuación preventiva. Toledo: Junta de Comunidades de Castilla- La Mancha. Alonso, C. y Del Barrio, V. (1997). Efectividad de tres intervenciones para la prevención del consumo de tabaco en el medio escolar. Revista de Psicología General y Aplicada, 50 (2), 223-241 Alonso, C. y Del Barrio, V. (1998). Efectividad de tres intervenciones para la prevención del consumo de alcohol en la escuela. Análisis y Modificación de Conducta, 24 (97), 679-701 Gruppo(i) target finale(i) bambini/giovani (indicare la fascia d’età) Età : 11-13 Bambini: posizione della popolazione target rispetto alle droghe illecite Tutti i non consumatori di droga Alcuni consumatori di droga sperimentali Bambini: gruppo target strategico / agenti di cambiamento intermediari cui ci si rivolge al fine di raggiungere il gruppo destinatario finale insegnanti/educatori pari Copertura; dimensione del gruppo destinatario finale e del gruppo destinatario strategico (numero di persone, famiglie, ecc.) raggiunte dal programma ogni anno Gruppo destinatario finale 227 Sostanze affrontate dal programma alcol tabacco Ambito di attuazione scuola: ciclo secondario Zona in cui viene svolto zona rurale zona urbana Azioni consigli da parte di gruppi di pari educazione (attitudine, abilità, ecc.) informazione materiale d’insegnamento Numero Insegnanti/educatori Altro Ignoto o indeterminato Ignoto o indeterminato Posizione Numero complessivo di ore a settimana Ignoto o indeterminato Ignoto o indeterminato 119 Numero di persone coinvolte nel programma Copertura geografica regionale Calendario prestabilito (mese/anno) Programma in corso, dal (mese/anno) 01-NOV-93 D. Sintesi e osservazioni speciali Sintesi Il programma è una delle azioni del Piano Regionale sulle Droghe di Castilla-La Mancha e contiene un’offerta di interventi diversificati e strutturati rispetto all’uso di sostanze legali, destinati all’ambito scolastico. Il programma intende migliorare lo stato di salute degli studenti di Castilla - La Mancha mediante: la riduzione dell’uso di tabacco ed alcol e dell’intenzione di consumare queste sostanze nel futuro; l’aumento di conoscenza negli studenti riguardo tabacco ed alcol, la generazione di auto-regolazioni soggettive meno tolleranti dell’uso di queste sostanze, così come l’incremento delle aspettative negative ed una riduzione delle aspettative positive riguardo alle conseguenze dell’uso di tabacco ed alcol; il potenziamento dell’autostima e degli atteggiamenti assertivi fra i partecipanti, specialmente con un riferimento al rifiuto delle offerte di fumare tabacco e consumare alcol. Il programma è stato sviluppato in 10 sessioni di lavoro nelle classi (durata 50 min.) ed è costituito da due parti: una relativa alle specifiche questioni dedicate a tabacco ed alcol (elaborazione, cause del consumo, effetti, ecc.) e l’altra concernente questioni meno specifiche progettate per aiutare i giovani a migliorare l’autostima, le abilità sociali (dire di no, difendere i propri diritti) e prendere decisioni. Il materiale include schede di lavoro per gli studenti e l’insegnante, e suggerisce una metodologia attiva basata sul lavoro di gruppo. Vi sono due versioni: con o senza pari-leader. Nella versione senza pari-leader, l’insegnante conduce l’attività dei gruppi e comunica i contenuti. Nella versione con pari-eader è prevista la presenza di un professionista esterno. Una volta che i pari-leader sono stati selezionati (si propone un meccanismo specifico per effettuare questa selezione), il loro lavoro consiste nel trasmettere informazioni e condurre il lavoro di gruppo con l’aiuto di schede appositamente strutturate per questo scopo. La valutazione di questo programma è stata portata avanti mediante uno studio basato su un disegno quasi-sperimentale con un gruppo di controllo non-equivalente con misurazioni pre e post-test. I risultati variano notevolmente da una versione all’altra ed indicano che la versione “insegnante senza pari-leader” è la più efficace con un effetto moderatamente positivo che emerge nella prevenzione dell’uso di alcol e un effetto minimo sul fumo di tabacco. D’altra parte nella versione “con pari-leader”, si è osservato un importante effetto “contro-preventivo” collegabile alla presenza del personale esterno. Osservazioni Speciali Non ci sono dati esatti per la popolazione diretta ed indiretta coinvolta nel programma. I materiali del programma sono stati distribuiti in 227 centri negli anni 1997-1998, ma essendo l’applicazione del programma non-obbligatoria, è impossibile valutare il numero esatto di persone coinvolto nel programma stesso. 120 5.2.4. SELVÄSTI NUORI (SOBER YOUTH) A. Informazioni su chi contattare per il programma Organizzazione responsabile: Savonlinna District Police Department Indirizzo: Tottinkatu 9 57130 Savonlinna - Finland Per maggiori informazioni sul progetto rivolgersi a: Taavitsainen Ville Telefono +358 15 5780 111 Fax +358 15 5780 105 E-mail [email protected] Organizzazioni associate: - Savonlinnan kaupunki: A-klinikka, sosiaalivirasto, koulutoimi ja vapaa-aikatoimi / - City of Savonlinna: A-Clinic, social services department, school administration and youth services : Altre - Savonlinnan alueen Lions-klubit / - Lions Clubs in the Savonlinna area : ONG/Organizzazione di volontariato B. Logica del programma Sintesi ONG/Organizzazione di volontariato Situazione iniziale Nell’area di Savonlinna fu individuata una grande disponibilità di droghe e la presenza di dozzine di consumatori. Nessuno aveva informazioni sui trattamenti e sulla loro organizzazione. Gli insegnanti, le autorità che si occupano di welfare sociale ed i genitori non avevano reali informazioni sui consumatori di sostanze psicoattive e sulle loro modalità d’uso. C’era bisogno di: - Orientamenti chiari per il trattamento. - Informazioni per genitori così come per le autorità che si occupavano di welfare sociale e per il personale della scuola. Fu individuato un appropriato gruppo target di giovani studenti e dei loro genitori. Fu definita un’organizzazione non ufficiale chiamata “Gruppo di lavoro sulle droghe”, che produsse materiali, un sistema di raccomandazioni per il trattamento ed una campagna informativa nelle scuole. Tipi di approccio disintossicazione formazione programma giudiziario o penale programma scolastico riduzione dei danni Ambito di svolgimento istituzioni giudiziarie o penali: commissariato di polizia mass media scuola: ciclo secondario tempo libero: bar tempo libero: discoteca Obiettivo generale Il programma puntò a produrre un cambiamento degli atteggiamenti verso le droghe. Un altro scopo era incoraggiare, genitori ed operatori che lavorano con i giovani, a collaborare per prevenire l’uso di droghe e l’intossicazione da alcol. Altro ancora ridurre l’uso e la tossicodipendenza fra i giovani. Si attendono risultati di tale intervento dopo l’anno 2000. Obiettivo specifico 1 Riduzione del numero di utenti a partire dal 1999 fra coloro che hanno 15 - 25 anni. I risultati relativi all’obiettivo potranno essere misurati dalle statistiche della polizia, dei centri di salute, delle scuole e delle cliniche. Assunti di base 1 Saranno fornite informazioni veritiere sui consumatori di droghe e sulla loro prevalenza nella zona, incluso gli effetti negativi risultanti, al fine di una corretta considerazione del problema da parte di genitori, persone che lavorano con adolescenti ed autorità. Sarà possibile fornire raccomandazione per il trattamento in una maniera opportuna. Indice di valutazione 1 Questionari somministrati ai genitori di ragazzi in età scolare nel 1998. - Copertura della campagna. - Accesso alle informazioni. Continuità e proposte per il miglioramento. Risultato della valutazione 1 Uno studio sulla copertura della campagna. Oltre l’85% delle persone selezionate per il questionario ha risposto ad esso. Una proporzione uguale ricevette informazioni in una riunione o attraverso materiale informativo consegnato a casa. Oltre l’80% dei genitori ha discusso di questi argomenti con i propri figli. Le persone hanno considerato la campagna estremamente importante e si auguravano che potesse continuare. Discussioni e lavori di gruppo in riunioni con esperti sono stati considerati particolarmente riusciti. Obiettivo specifico 2 Sforzi unitari fra i genitori dei giovani per ridurre l’uso di droghe. Responsabilizzazione dei genitori. C. Dettagli relativi al programma Stato della valutazione del programma è stato valutato Tipo di valutazione Valutazione della pianificazione del programma. Valutazione della situazione e delle misure e strategie appropriate da usare per il programma - Sì Valutazione (formativa) del processo. Misura della qualità e dell’intensità dell’attuazione del programma e dell’accettazione del programma da parte dei partecipanti - Sì Valutazione globale (risultato e impatto). Misura dei risultati dal punto di vista dell’esito - fino a che punto sono stati realizzati gli obiettivi - Sì Strumenti di valutazione e risorse - Indagini Fonti di dati disponibili per la valutazione - Questionari raccolti. Tipo di valutatore esaminatore interno ed esterno : - Savonlinnan terveydenhuolto-oppilaitos / - Savonlinna College of Health Professions. 121 122 Documenti di appoggio relazioni periodiche sullo stato di avanzamento Revisione contabile interno Bilancio totale (in euro). Bilancio totale o costo totale approssimato (in particolare il costo delle ore di lavoro professionale dedicate al programma nell’arco dell’intero periodo di tempo, comprese le retribuzioni delle persone impegnate nel programma che sono pagate da un’altra organizzazione). da 10.000 a 50.000 euro Bilancio annuale (in euro). Bilancio annuale o costo annuale approssimato (in particolare il costo delle ore di lavoro professionale dedica te al programma nell’arco dell’intero periodo di tempo, comprese le retribuzioni delle persone impegnate nel programma che sono paga te da un’altra organizzazione). da 10.000 a 50.000 euro Fonti di finanziamento autorità locali 70 organizzazioni non governative/organizzazioni di volontariato 30 Fonti bibliografiche relative al programma - “Selvästi Nuori”, vihjeitä vanhemmille / - ‘Selvästi Nuori’, tips for parents (Sober Youth). Manifestazioni collaterali altro seminari Disponibilità di materiali notiziari seminari Gruppo(i) target finale(i) bambini/giovani (indicare la fascia d’età) Età : 12-18 famiglia Bambini: posizione della popolazione target rispetto alle droghe illecite Tutti i non consumatori di droga Tutti i consumatori di droga sperimentali Tutti i consumatori di droga Tutti i tossicodipendenti Bambini: gruppo target strategico/agenti di cambiamento. Intermediari cui ci si rivolge al fine di raggiungere il gruppo destinatario finale insegnanti/educatori assistenti sociali psicologi operatori professionali della sanità personale giudiziario e penale : ufficiali di polizia Famiglia: posizione della popolazione target rispetto alle droghe illecite Alcuni non consumatori di droga Tutti i consumatori di droga sperimentali Famiglia: gruppo target strategico/agenti di cambiamento. Intermediari cui ci si rivolge al fine di raggiungere il gruppo destinatario finale gruppo di mutua assistenza insegnanti/educatori assistenti sociali psicologi 13 operatori professionali della sanità personale giudiziario e penale: ufficiali di polizia Copertura. Dimensione del gruppo destinatario finale e del gruppo destinatario strategico (numero di persone, famiglie, ecc.) raggiunte dal programma ogni anno Gruppo destinatario finale 350 Gruppo destinatario strategico 120 Sostanze affrontate dal programma tutte le sostanze Ambito di attuazione istituzioni giudiziarie o penali : commissariato di polizia mass media scuola: ciclo secondario tempo libero: bar tempo libero: discoteca Zona in cui viene svolto zona rurale zona urbana Azioni alternative al consumo di droga articoli di stampa consulenza e sostegno discoteca disintossicazione di pazienti ricoverati gruppo d’azione contro la droga informazione opuscolo/volantino riunioni di genitori sostegno psicologico Numero Formatori Insegnanti/educatori Animatori Psicologi Medici Infermieri Operatori sociali / assistenti sociali Agenti di polizia Altro Ignoto o indeterminato Ignoto o indeterminato Ignoto o indeterminato Ignoto o indeterminato Ignoto o indeterminato Ignoto o indeterminato Ignoto o indeterminato Numero esatto: 1-5 Ignoto o indeterminato Posizione Numero complessivo di ore a settimana variabile variabile variabile variabile Ignoto o indeterminato Ignoto o indeterminato Ignoto o indeterminato variabile Numero di persone coinvolte nel programma Copertura geografica regionale Calendario prestabilito (mese/anno) Programma in corso, dal (mese / anno) 01-JAN-96 D. Sintesi e osservazioni speciali Sintesi L’iniziativa ebbe inizio nel 1995 in una riunione del gruppo di lavoro Savonlinna che lavora sulla prevenzione dell’abuso di sostanze. L’iniziativa fu presa dalla polizia come risultato di casi concreti, laddove il sistema aveva fallito nell’offrire un opportuno trattamento. In questo incontro fu anche affermato che molte parti coinvolte non avevano conoscenze adeguate circa l’abuso di sostanze, i modi per indi- 123 viduarle ed i pericoli connessi. Come risultato si costituì un team che venne chiamato Gruppo di lavoro sulle droghe che ha implementato l’intero programma ed il piano con le raccomandazioni per il trattamento dei consumatori di droghe, messo a punto dalle autorità. Osservazioni Speciali Le parti coinvolte nel programma considerano importante proseguire con esso, basandosi sui feed-back ricevuti. La maggior parte dei partecipanti, benché impiegati comunali o statali, ha preso parte alle attività durante il proprio tempo libero. Gli insegnanti considerano la campagna come un sostegno per i loro sforzi pedagogici, e così sono stati attivamente coinvolti. Anche gli infermieri della scuola hanno percepito la campagna come utile per il loro lavoro di educazione alla salute, ed hanno attivamente contribuito alla sua realizzazione. I Lions Club locali hanno espresso un parere molto positivo verso la campagna ed hanno reso possibile la stampa del materiale informativo necessario per la distribuzione. La campagna, il suo materiale scritto o gli altri costi non sono stati sovvenzionati dallo Stato o dalle tasse comunali e molto del lavoro è stato fatto su una base volontaria. 124 5.2.5. GIOVANI E SALUTE VERSO IL 2000 A. Informazioni su chi contattare per il programma Organizzazione responsabile: Cooperativa sociale Prospettive Indirizzo via S. Martino, 1 22100 Como - Italia Per maggiori informazioni sul progetto rivolgersi a: Alberto Terzi Telefono ++39031/303366 Fax ++39031/304969 E-mail [email protected] Organizzazioni associate: Amministrazione Provinciale di Como : ONG/Organizzazione di volontariato Comunità Montana Valsassina, Val Varrone, Val D’Esino e Riviera : ONG/Organizzazione di volontariato Comunità Montana Lario Intelvese : ONG/Organizzazione di volontariato B. Logica del programma Sintesi ONG/Organizzazione di volontariato Situazione iniziale La Ricerca Giovani e Salute (anno 1996) del Centro Studi Prospettive effettuata su 2661 ragazzi delle scuole medie inferiori e 1033 delle scuole superiori mise in luce che: il 41,6% si è sentito offrire droga nelle scuole superiori e il 7,1% nelle scuole medie inferiori; il 31,25% l’ha presa in mano nelle superiori e il 3,4% nelle inferiori; il 25,75% dei ragazzi delle superiori ha detto che potrebbe provare la marijuana e il 3,9% delle scuole inferiori. Tipi di approccio programma scolastico Ambito di svolgimento scuola Obiettivo generale Migliorare la consapevolezza dei ragazzi circa alcuni comportamenti dannosi per la propria salute psicofisica. Contrastare la sottovalutazione di droghe come l’ecstasy, favorendo un’adeguata informazione e uno stato di allerta quando qualcuno ne propone il consumo. Obiettivo specifico 1 Migliorare la conoscenza di se stessi e dei compagni. Dedicare momenti di riflessione su se stessi. Migliorare le capacità di comunicazione per favorire relazioni più chiare fra i coetanei. Assunti di base 1 Il modello di riferimento teorico è quello della psicologia umanistica ed è fondato innanzitutto sui contributi di Rogers, Gordon e Rosenberg. L’operatore si propone come facilitatore dei processi di comunicazione nel gruppo e di autoconsapevolezza dei singoli. La persona è accolta e valorizzata a partire dai suoi bisogni, dalle emozioni e dai sentimenti ed è invitata a scoprire e costruire le proprie risposte. 13 Indice di valutazione 1 Percentuale di ragazzi che dichiara di: aver migliorato la conoscenza di alcuni aspetti della propria personalità, aver riconosciuto in se stessi qualità e capacità, aver migliorato la conoscenza delle difficoltà legate all’età, aver approfondito le proprie riflessione su alcune situazioni rischiose per la salute.Tipo di clima emotivo che si viene ad instaurare Risultato della valutazione 1 Il 60% dei ragazzi dichiara di aver migliorato la conoscenza di alcuni aspetti della propria personalità Il 58.9% dichiara di aver riconosciuto in se stessi qualità e capacità. Il 65.7% dichiara di aver approfondito la conoscenza dei compagni. Obiettivo specifico 2 Stimolare l’avvio di un processo di consapevolezza circa le problematiche adolescenziali, con particolare attenzione ai fenomeni di dipendenza. Assunti di base 2 Il modello di riferimento teorico è quello della psicologia umanistica ed è fondato innanzitutto sui contributi di Rogers, Gordon e Rosenberg. L’operatore si propone come facilitatore dei processi di comunicazione nel gruppo e di autoconsapevolezza dei singoli. La persona è accolta e valorizzata a partire dai suoi bisogni, dalle emozioni e dai sentimenti ed è invitata a scoprire e costruire le proprie risposte. Risultato della valutazione 2 Il 71.7% dichiara di aver migliorato la conoscenza delle difficoltà legate all’età. Il 64.8% dichiara di aver approfondito le proprie riflessioni su alcune situazioni rischiose per la salute. Rispettivamente il 69.2%, il 52.4% il 57.8% hanno dichiarato di aver migliorato la conoscenza di argomenti relativi a sostanze quali droga, alcool e tabacco. Obiettivo specifico 3 Incoraggiare la condivisione dei problemi e il confronto delle esperienze coi coetanei e gli adulti di riferimento facilitando l’espressione dei sentimenti e delle opinioni. Assunti di base 3 Il modello di riferimento teorico è quello della psicologia umanistica ed è fondato innanzitutto sui contributi di Rogers, Gordon e Rosenberg. L’operatore si propone come facilitatore dei processi di comunicazione nel gruppo e di autoconsapevolezza dei singoli. La persona è accolta e valorizzata a partire dai suoi bisogni, dalle emozioni e dai sentimenti ed è invitata a scoprire e costruire le proprie risposte. Risultato della valutazione 3 Buon clima instauratosi all’interno della classe. Caratteristiche del clima: Molto o abbastanza aperto per il 67.2% dei ragazzi; Molto o abbastanza caldo per il 60.3% dei ragazzi; Molto o abbastanza vivace per il 73.9% dei ragazzi (vivace si contrapponeva a noioso). C. Dettagli relativi al programma Stato della valutazione del programma è stato valutato Tipo di valutazione Valutazione della pianificazione del programma. Valutazione della situazione e delle misure e strategie appropriate da usare per il programma - Sì Valutazione (formativa) del processo. Misura della qualità e dell’intensità dell’attuazione del programma e dell’accettazione del programma da parte dei partecipanti - Sì Valutazione globale (risultato e impatto). Misura dei risultati dal punto di vista dell’esito - fino a che punto sono stati realizzati gli obiettivi - Sì Strumenti di valutazione e risorse Risorse umane utilizzate: un valutatore interno e la consulenza di esperti della società EMMEERRE di Padova. Risorse economiche utilizzate: circa £ 30.000.0000. Strumenti utilizzati: questionario compilato da ogni ragazzo al termine dell’intervento e una scheda di monitoraggio (diario di bordo) compilata dagli operatori. Fonti di dati disponibili per la valutazione Dipartimento Affari Sociali e Amministrazione Provinciale di Como: “Progetto giovani e salute”, Rapporto finale sulla valutazione degli interventi, Settembre 1999 (A cura di Paola Della Casa, Responsabile della valutazione Centro Studi Prospettive). Tipo di valutatore esaminatore interno ed esterno Documenti di appoggio relazione finale Revisione contabile interno ed esterno Bilancio totale (in euro). Bilancio totale o costo totale approssimato (in particolare il costo delle ore di lavoro professionale dedicate al pro gramma nell’arco dell’intero periodo di tempo, comprese le retribuzioni delle persone impegnate nel programma che sono pagate da un’al tra organizzazione). 125 da 50.000 a 100.000 euro Fonti di finanziamento governo nazionale 100 Fonti bibliografiche relative al programma Generazione casuale (testo edito da Prospettive e Amministrazione provinciale di Como) Manifestazioni collaterali conferenze seminari workshop Disponibilità di materiali conferenze opuscoli seminari video workshop Gruppo(i) target finale(i) bambini/giovani (indicare la fascia d’età) Età : 13-16 Bambini: posizione della popolazione target rispetto alle droghe illecite Alcuni non consumatori di droga Alcuni consumatori di droga sperimentali Bambini: gruppo target strategico / agenti di cambiamento. Intermediari cui ci si rivolge al fine di raggiungere il gruppo destinatario finale insegnanti/educatori parenti/famiglia : altre famiglie Copertura. Dimensione del gruppo destinatario finale e del gruppo destinatario strategico (numero di persone, famiglie, ecc.) raggiunte dal programma ogni anno Gruppo destinatario finale 2308 Sostanze affrontate dal programma tutte le sostanze Ambito di attuazione scuola Zona in cui viene svolto zona rurale zona urbana Azioni consulenza e sostegno educazione (attitudine, abilità, ecc.) informazione opuscolo/volantino pubblicità sulla stampa riunioni di genitori video Numero 126 Psicologi Sociologi Altro Numero esatto: 5 Numero esatto: 2 Numero esatto: 1-5 Posizione Numero complessivo di ore a settimana Ignoto o indeterminato Ignoto o indeterminato Ignoto o indeterminato Numero di persone coinvolte nel programma Copertura geografica locale Calendario prestabilito (mese/anno) Programma in corso, dal (mese / anno) 01-JAN-00 D. Sintesi e osservazioni speciali Sintesi La scelta di attivare questo progetto è conseguente ad un’azione di ricerca messa a punto dal Centro Studi Prospettive in collaborazione con l’Amministrazione provinciale e con diversi comuni ed è il proseguimento di un lavoro iniziato nel 1992. La responsabilità scientifica è del Centro con la supervisione di esperti dell’Istituto Iard di Milano. Il target prescelto (terza Media inferiore e biennio delle superiori) è stato scelto come target di alto interesse preventivo. L’obiettivo principale del progetto è lavorare sulla consapevolezza dei ragazzi, sulla comunicazione e con un metodo partecipativo tale da renderli protagonisti delle loro scelte e non oggetto di campagne informative mirate a sottolineare il semplice no alle droghe. La convinzione emersa al termine della valutazione è quella di proseguire nella direzione intrapresa, dedicando maggior tempo a queste iniziative e puntando soprattutto a valorizzare le risorse già presenti nei ragazzi e a far esplicitare le loro emozioni imparando a gestirle. Il progetto non presenta rigidità ed ha permesso di calibrare gli interventi in base al clima della classe e le esigenze più importanti del momento. 5.2.6. HEALTH PROMOTION PROGRAMME AT THE SECONDARY EDUCATION A. Informazioni su chi contattare per il programma Organizzazione responsabile: Drug Prevention Centre of the Prefecture of Ilias “INTERVENTIONS” Indirizzo: Othonos & Amalias str. 7 272 00 Amaliada - Grecia Per maggiori informazioni sul progetto rivolgersi a: Mrs. Hantzi Zoe Telefono 0030-622-29710 Fax 0030-622-29711 Organizzazioni associate: Directorate of Secondary Education of the Prefecture of Ilias - Health Education Office : Organizzazione governativa B. Logica del programma Sintesi Organizzazione governativa Situazione iniziale La Prefettura di Ilia ha approssimativamente 179.000 abitanti ed è un’area rurale-turistica. Lo status economico è valutato essere da medio ad alto. Durante l’estate il numero di turisti aumenta notevolmente. La distanza dalla città di Patras, dove c’è anche un grande porto, è solamente di 75 km. La Prefettura di Ilia ha 70 scuole di istruzione secondaria con 10.000 studenti, 700 insegnanti di ruolo e 300 provvisori. Prima dell’istituzione dell’Ufficio di Promozione della Salute all’interno della Direzione di Educazione Secondaria, avvenuta due anni fa, i programmi di promozione della salute implementati da insegnanti provvisori non avevano una struttura unificata e supportiva ed erano limitati in numero e durata. Per tutte queste ragioni, i responsabili dell’Ufficio di Promozione della Salute hanno chiesto la cooperazione del Centro di Prevenzione per favorire l’implementazione di programmi di promozione della salute. Tipi di approccio programma scolastico Ambito di svolgimento scuola : ciclo secondario Obiettivo generale Addestramento e coinvolgimento degli insegnanti nei programmi di promozione della salute, specialmente di quelli che lavorano in modo permanente. Il risultato del programma, atteso dopo il completamento dello stesso, comprende la conoscenza da parte degli insegnanti degli obiettivi e dei metodi dei programmi di promozione della salute, così come la richiesta da parte loro di implementare tali programmi nelle loro scuole. Obiettivo specifico 1 Conoscenza del contesto di realizzazione e degli obiettivi dei programmi di promozione della salute. Assunti di base 1 Modello cognitivo: sufficienti conoscenze ed informazioni sui programmi di promozione della salute possono incrementare l’interesse degli insegnanti verso l’implementazione di tali programmi. 127 128 Indice di valutazione 1 Dati quantitativi e qualitativi su: - conoscenza degli obiettivi dei programmi di promozione della salute - percezione degli insegnanti circa l’efficacia del metodo cooperativo ed esperienziale - abilità personale nell’implementazione di questo metodo - grado di adeguatezza nel progettare programmi di promozione della salute - numero di insegnanti che desiderano implementare tali programmi. Risultato della valutazione 1 Prima dell’implementazione del programma il 70% degli insegnanti consideravano il fornire informazioni a ciascun soggetto come l’obiettivo di base dei programmi di promozione della salute, mentre alla fine del programma l’80% dei partecipanti credevano che l’obiettivo del programma fosse rinforzare le abilità degli studenti attraverso il loro coinvolgimento personale. Obiettivo specifico 2 Presentazione e coinvolgimento degli insegnanti nel metodo cooperativo-esperienziale in quanto è una delle principali strategie di apprendimento alla base dei programmi di promozione della salute. Assunti di base 2 Sulla base delle teorie educazionali dell’apprendimento attivo, così come della piramide dell’apprendimento attivo, l’apprendimento cooperativo-esperienziale appare essere più efficace in quanto gli studenti sono attivamente coinvolti e hanno così l’opportunità di agire da soli. Risultato della valutazione 2 L’80% degli insegnanti non aveva precedenti esperienze con il metodo di apprendimento cooperativo. Alla fine del programma: il 90% considerava l’apprendimento cooperativo come un metodo di apprendimento efficace – l’80% sosteneva che il metodo di apprendimento cooperativo corrispondeva alle proprie attitudini e alle proprie aspirazioni – il 60% espresse la propria adeguatezza nell’implementare programmi di promozione della salute basati sul metodo di apprendimento cooperativo – l’80% espresse il proprio bisogno di acquisire maggiore familiarità con questo metodo specifico. Obiettivo specifico 3 Sostegno agli insegnanti nel progettare programmi di promozione della salute ed induzione del loro interesse per la realizzazione di tali programmi. Assunti di base 3 Il sostegno agli insegnanti nel progettare programmi di promozione della salute è un fattore di base che li influenza positivamente e li porta verso l’implementazione di tali programmi nelle loro scuole. Questi programmi migliorano le abilità di comunicazione degli studenti e promuovono la qualità della vita. Risultato della valutazione 3 Prima del programma, il 70% degli insegnanti affermavano di non essere capace di progettare un programma di promozione della salute da soli. Alla fine: - il 70% dei partecipanti valutò positivamente la pianificazione finale del programma al quale aveva partecipato. – il 60% progettò un programma integrato e soddisfacente. – il 60% espresse la propria speranza di implementare programmi di promozione della salute dopo avere avuto ulteriori addestramenti e supervisioni. – il 30% espresse la propria speranza di implementare subito un programma di promozione di salute. – il 10% affermò di non considerarsi capace di implementare un programma di promozione della salute. C. Dettagli relativi al programma Stato della valutazione del programma è stato valutato Tipo di valutazione Valutazione della pianificazione del programma. Valutazione della situazione e delle misure e strategie appropriate da usare per il programma - Sì Valutazione (formativa) del processo. Misura della qualità e dell’intensità dell’attuazione del programma e dell’accettazione del programma da parte dei partecipanti - Sì Valutazione globale (risultato e impatto). Misura dei risultati dal punto di vista dell’esito - fino a che punto sono stati realizzati gli obiettivi - Sì Strumenti di valutazione e risorse -Questionario KETHEA (“Skills for children of primary education”) e questionario dell’Educational Centre for the Prevention of Drug Abuse and the Promotion of Health (“Communication within the Family”) – Osservazioni e stime degli agenti preventivi – Descrizione del programma da parte dei partecipanti – Richieste di ulteriori implementazioni del programma. Fonti di dati disponibili per la valutazione Drug Prevention Centre of the Prefecture of Ilias “INTERVENTIONS” Tipo di valutatore valutatore interno Documenti di appoggio descrizione del programma Revisione contabile interno ed esterno Bilancio totale (in euro). Bilancio totale o costo totale approssimato (in particolare il costo delle ore di lavoro professionale dedicate al pro gramma nell’arco dell’intero periodo di tempo, comprese le retribuzioni delle persone impegnate nel programma che sono pagate da un’al tra organizzazione). meno di 10.000 euro Bilancio annuale (in euro). Bilancio annuale o costo annuale approssimato (in particolare il costo delle ore di lavoro professionale dedica te al programma nell’arco dell’intero periodo di tempo, comprese le retribuzioni delle persone impegnate nel programma che sono paga te da un’altra organizzazione). da 10.000 a 50.000 euro Fonti di finanziamento governo nazionale 20 Commissione europea 80 Gruppo(i) target finale(i) adulti Adulti: posizione della popolazione target rispetto alle droghe illecite Tutti i non consumatori di droga Copertura. Dimensione del gruppo destinatario finale e del gruppo destinatario strategico (numero di persone, famiglie, ecc.) raggiunte dal programma ogni anno Gruppo destinatario finale 80 Sostanze affrontate dal programma tutte le sostanze Ambito di attuazione scuola: ciclo secondario Zona in cui viene svolto zona rurale zona urbana zona metropolitana Azioni articoli di stampa educazione (attitudine, abilità, ecc.) eventi (culturali, sociali, ecc.) Numero Psicologi Sociologi Operatori sociali/assistenti sociali Numero di persone coinvolte nel programma Copertura geografica locale Calendario prestabilito (mese/anno) Numero esatto: 1-5 Numero esatto: 1-5 Numero esatto: 1-5 Posizione Numero complessivo di ore a settimana Numero esatto: 25 Numero esatto: 25 Numero esatto: 50 129 Programma in corso, dal (mese/anno) 01-JAN-99 D. Sintesi e osservazioni speciali Sintesi L’addestramento degli insegnanti di istruzione secondaria è parte del più ampio progetto “Promotion Programme at the Secondary Education”, implementata dal Centro di Prevenzione delle Dipendenze della Prefettura di Ilias “Interventions”. La Prefettura di Ilia ha 70 scuole di istruzione secondaria con 10.000 studenti, 700 insegnanti di ruolo e 300 provvisori. Prima dell’istituzione dell’Ufficio di Promozione della Salute di due anni fa, i programmi di promozione della salute implementati da insegnanti provvisori non avevano una struttura unificata ed erano limitati in numero e durata. Per tutte queste ragioni, i responsabili dell’Ufficio di Promozione della Salute chiesero la cooperazione del Centro di Prevenzione per favorire l’implementazione di programmi di promozione della salute. Addestrare e coinvolgere gli insegnanti nei programmi di promozione della salute erano gli obiettivi generali di questo progetto. Gli obiettivi specifici erano: a) fornire conoscenze sui metodi e gli obiettivi dei programmi di promozione della salute, basato sul modello cognitivo, b) coinvolgere gli insegnanti con il metodo cooperativo-esperienziale, strategia di apprendimento alla base dei programmi di promozione della salute e c) appoggiare gli insegnanti nel progettare programmi di promozione della salute e stimolare il loro interesse per la realizzazione di tali programmi. Il programma, che cominciò a gennaio 1999, fu indirizzato a 80 insegnanti. La valutazione dei primi seminari è già stata fatta e sia i risultati quantitativi che quelli qualitativi sono molto positivi. Per esempio, la maggior parte dei partecipanti capì che l’obiettivo principale dei programmi di promozione della salute è il rinforzo delle abilità sociali e personali degli studenti, piuttosto che il fornire loro informazioni. Ancora, il 90% considerò l’apprendimento cooperativo come un metodo di apprendimento molto efficace ed il 90% espresse la propria speranza di implementare programmi di promozione della salute, dopo avere avuto ulteriori training e supervisioni. Osservazioni speciali Ogni seminario di promozione della salute aveva una durata di 40 ore, da venerdì a domenica per due settimane consecutive. La risposta degli insegnanti era immediata e c’era un 100% di presenze relativamente al numero di partecipanti. Il 70% dei partecipanti era costituito da insegnanti di ruolo, e il 30% aveva già implementato programmi di promozione della salute in passato. Il materiale didattico usato per i seminari faceva parte del nel pacchetto “Stand on my own feet” (cfr. 6.2.1), e per la realizzazione del programma fu utilizzato il metodo esperienziale. 130 5.2.7. “THE ART OF LIVING” - LIFE COMPETENCE PROGRAMME FOR SCHOOLS A. Informazioni su chi contattare per il programma Organizzazione responsabile: Action community “Drug counselling”; sezione “prevenzione” Indirizzo Saargemünderstrasse 76 66119 Saarbrücken - Germania Per maggiori informazioni sul progetto rivolgersi a: Helmut Kuntz Telefono 0681 / 9854117 Fax 0681 / 854670 B. Logica del programma Situazione iniziale L’età media dei giovani che iniziano il consumo di droghe legali ed illegali è in diminuzione. Molti studenti del 7° ed 8° grado (corrispondenti a 11-16 anni) hanno già fatto esperienze con queste sostanze o hanno contatti con altri che consumano. I giovani le usano durante il tempo libero, da soli o in gruppo, ma anche a scuola. Un programma efficace deve occuparsi sia dei ragazzi che delle ragazze. Tipi di approccio programma scolastico Ambito di svolgimento comunità scuola: ciclo secondario tempo libero: club di giovani tempo libero: club sportivi Obiettivo generale Il programma è disegnato come un programma di competenze di vita (life skills). Oltre ad informazioni realistiche sulle sostanze adattate all’età dei destinatari, il programma promuove lo sviluppo della personalità, dell’autostima, delle strategie di soluzione di problemi e delle competenze individuali e sociali dei partecipanti. Obiettivo specifico 1 Sono state messe a punto alcune stime appropriate e ragionevoli sui consumi di sostanze quali importanti basi per le decisioni individuali attuali e future relative al consumo ed al non consumo. Assunti di base 1 Informazioni adeguate e ragionevoli rendono possibili decisioni adeguate. Risultato della valutazione 1 Gli studenti prendono più decisioni coscienti relativamente alle sostanze che potenzialmente possono creare dipendenza. Questo vuole dire, per esempio, che non iniziano il consumo, che lo riducono o lo fermano. Obiettivo specifico 2 Il comportamento nel gruppo sarà promosso in un modo tale che ciascuno trovi il proprio posto nel gruppo e possa sentirsi a proprio agio. Assunti di base 2 Le competenze di vita promuovono i fattori protettivi. Questo non garantisce l’astensione dalle sostanze, ma conduce ad una maggiore consapevolezza di sé e del proprio ambiente. Risultato della valutazione 2 I processi di gruppo sono direttamente osservabili e descritti in un modo qualitativo. Obiettivo specifico 3 Saranno regolate dipendenza e autonomia. Saranno promosse attenzione e cura. Assunti di base 3 Le persone le cui necessità primarie sono adeguatamente soddisfatte sono meno vulnerabili e quindi meno propensi al consumo di sostanze psicoattive. Risultato della valutazione 3 Contatti a lungo termine con i partecipanti mostrano che spesso continuano a considerare molto significativa l’esperienza di gruppo. C. Dettagli relativi al programma Stato della valutazione del programma è stato valutato Tipo di valutazione Valutazione della pianificazione del programma. Valutazione della situazione e delle misure e strategie appropriate da usare per il programma - Sì Valutazione (formativa) del processo. Misura della qualità e dell’intensità dell’attuazione del programma e dell’accettazione del programma da parte dei partecipanti - Sì Valutazione globale (risultato e impatto). Misura dei risultati dal punto di vista dell’esito - fino a che punto sono stati realizzati gli obiettivi - Sì Strumenti di valutazione e risorse Risorse umane: uno psicologo assunto temporaneamente Strumenti: ad es., “Frankfurt self concept scale” Tipo di valutatore valutatore interno Documenti di appoggio relazione finale documenti disponibili in tedesco e non pubblicati Revisione contabile interno Bilancio annuale (in euro). Bilancio annuale o costo annuale approssimato (in particolare il costo delle ore di lavoro professionale dedica te al programma nell’arco dell’intero periodo di tempo, comprese le retribuzioni delle persone impegnate nel programma che sono paga te da un’altra organizzazione). meno di 10.000 euro Fonti di finanziamento autorità locali 35 autorità regionali 35 autorità comunitarie 30 Fonti bibliografiche relative al programma “Die Kunst des Lebens” (Projektdokumentation) Manifestazioni collaterali 131 altro workshop Disponibilità di materiali opuscoli workshop Gruppo(i) target finale(i) bambini/giovani (indicare la fascia d’età) Età : 11-16 Bambini: posizione della popolazione target rispetto alle droghe illecite Alcuni non consumatori di droga Alcuni consumatori di droga sperimentali Alcuni consumatori di droga Copertura. Dimensione del gruppo destinatario finale e del gruppo destinatario strategico (numero di persone, famiglie, ecc.) raggiunte dal programma ogni anno Gruppo destinatario finale 100 Sostanze affrontate dal programma altro tutte le sostanze Ambito di attuazione comunità scuola: ciclo secondario tempo libero: club di giovani tempo libero: club sportivi Zona in cui viene svolto zona urbana zona metropolitana Azioni alternative al consumo di droga articoli di stampa avventura consigli da parte di gruppi di pari consulenza e sostegno cure educazione (attitudine, abilità, ecc.) insegnamento/formazione opuscolo/volantino riunioni di genitori sostegno psicologico trasmissioni radiofoniche workshop Numero 132 Insegnanti/educatori Psicologi Numero di persone coinvolte nel programma Numero esatto: 1-5 Numero esatto: 1-5 Posizione Numero complessivo di ore a settimana variabile variabile Copertura geografica locale regionale Calendario prestabilito (mese/anno) Programma in corso, dal (mese/anno) 01-APR-91 D. Sintesi e osservazioni speciali Sintesi Il progetto “The art of living” dell’azione comunitaria “Drug counselling” iniziò nel 1991 in Saarbrücken (Germania). Si trattava di un programma che intendeva promuovere le competenze di vita degli studenti, principalmente del 7° ed 8° grado. Il gruppo di lavoro, formatosi su base volontaria, forniva informazioni sulle sostanze, realistiche ed adeguate all’età, promuoveva lo sviluppo personale, l’autostima così come le strategie di soluzione dei problemi. La valutazione dell’ “The art of living” (valutazione della pianificazione, del processo e degli effetti) rivelò effetti positivi, ad es., rispetto ai processi di gruppo ed al modo individuale degli studenti di considerare le sostanze. Osservazioni speciali Lo specifico fattore d’efficacia del programma, che è l’intenso lavoro a livello relazionale, le dinamiche di gruppo ed i processi non possono, secondo gli Autori, essere valutate. Il progetto è stato richiesto ed eseguito, anche da altre istituzioni. 5.2.8. “CONSTRUYENDO SALUD” [BUILDING UP HEALTH]. IMPROVEMENT OF PERSONAL AND SOCIAL SKILLS. A. Informazioni su chi contattare per il programma Organizzazione responsabile: Departamento de Psicología Clínica y Psicobiología. Universidad de Santiago de Compostela (USC) [Department of Clinical Psychology and Psychobiology at the University of Santiago de Compostela (USC)] Indirizzo Universidad de Santiago de Compostela (USC) Campus Sur [South Campus] 15706 Santiago de Compostela - Spagna Per maggiori informazioni sul progetto rivolgersi a: José Antonio Gómez Fraguela Telefono +34-98-1563100 Fax +34-98-1521581 E-mail [email protected] B. Logica del programma Situazione iniziale I programmi di prevenzione devono essere basati su conoscenze scientifiche. Il team che realizzò questo progetto, che per più di 15 anni aveva eseguito ricerche su due dei principali problemi dell’adolescenza, vale a dire l’abuso di droghe ed il comportamento antisociale, sapeva che era necessario sviluppare strategie educative per ridurre e prevenire questi due problemi che generalmente vanno di pari passo ed hanno gli stessi fattori di rischio. Un gran numero di interventi diretti a ridurre l’abuso di droghe sono stati implementati e valutati negli ultimi trenta anni. Così, la migliore strategia per disegnare un programma di prevenzione non è da reinventare, ma può emergere semplicemente dalle rassegne scientifiche, scegliendo quelle strategie che hanno dimostrato di essere più efficaci ed adattandole alle proprie specifiche necessità. Fatte queste precisazioni abbiamo ritenuto che il programma sulle “Life Skills Training” di J.G. Botvin fosse fra quelli meglio valutati (Price, Cowen, Lorion e Ramos-Mckay, 1988; Lence, Gómez-Fraguela e Luengo, 1997; Gómez-Fraguela, 1998) (cfr. cap. 5.2.7). Così dal 1992 fu sviluppato un ampiamento ed un adattamento spagnolo di tale programma, attraverso due progetti sovvenzionati dalla Dirección de Generale Investigación Científica y Técnica [Istituto Generale per la Ricerca Scientifica e Tecnica] del Ministero dell’Istruzione e della Cultura. Tipi di approccio programma scolastico Ambito di svolgimento scuola : ciclo secondario Obiettivo generale Fornire agli adolescenti abilità personali e sociali necessarie per affrontare adeguatamente le influenze sociali che li incoraggiano a prendere droghe, ed in particolare per fronteggiare le pressione dei pari, dato che queste sono molto forti durante l’adolescenza. Obiettivo specifico 1 Evitare o ritardare l’uso di droghe e lo sviluppo di comportamenti antisociali fra gli adolescenti. Assunti di base 1 Nell’insieme, il programma è basato sulla Teoria del comportamento problematico (Jessor e Jessor 1977, 1980) la quale suggerisce l’esistenza di un numero di fattori di rischio comuni (antecedenti psico-sociali - la personalità, l’ambiente percepito - ed antecedenti compor- 133 134 tamentali), per una serie di diversi tipi di comportamento (uso di droghe, comportamento criminale, comportamento antisociale). Il programma è basato anche sul modello sequenziale di Kandel (1980) relativo all’uso di droghe. Indice di valutazione 1 La frequenza d’uso di tabacco, alcol e cannabis; il numero di sigarette fumate per settimana ed il numero di ubriacature nell’ultimo anno. Il comportamento aggressivo, i furti, gli atti criminali ed il vandalismo nell’ultimo anno. La suscettibilità alla persuasione e l’assertività, l’autostima, le abilità di soluzione dei problemi ed il controllo emotivo. Conoscenze, atteggiamenti ed intenzioni riguardo alle droghe. Risultato della valutazione 1 Uso di tabacco ed alcol: il programma è stato efficace nel ridurre il numero di ragazzi che si avviano ad usare queste sostanze. Una riduzione nell’uso di tabacco ed alcol si è notata anche fra i ragazzi che ne facevano uso prima dell’inizio del programma. Comportamento antisociale: il programma è riuscito a realizzare una riduzione della probabilità di un coinvolgimento individuale in comportamenti antisociali, quali assalti, furti e comportamenti criminali. Obiettivo specifico 2 Promuovere le abilità psico-sociali: controllo emotivo, presa di decisione, autostima, abilità sociali (comunicazione, conversazione, assertività), e ridurre la vulnerabilità alla persuasione. Assunti di base 2 La parte del programma sulle abilità psico-sociali si basa sulla Teoria dell’apprendimento sociale. Risultato della valutazione 2 Risultati positivi sono stati individuati nella parte del programma che riguarda le abilità sociali: gli individui mostravano, dopo la realizzazione del programma, un significativo incremento delle loro abilità nel risolvere conflitti, meno suscettibilità alla persuasione e maggiore assertività. La parte relativa al controllo emotivo e all’autostima non ha fornito i risultati attesi. Questo, però, non può essere interpretato come una mancanza di efficacia di questa parte del programma, ma come espressione dell’esigenza di estendere il periodo di valutazione al fine di individuare cambiamenti significativi; ad esempio, adottando in futuro strategie di valutazione a lungo termine o effettuando una revisione degli indicatori che misurano i cambiamenti. Obiettivo specifico 3 Cambiare i comportamenti intermedi con informazioni sulle droghe, l’intenzione di prendere droghe e gli atteggiamenti verso le droghe. Assunti di base 3 Teoria dell’Azione Ragionata di Fishbein and Azjen’s (1975). Risultato della valutazione 3 I partecipanti al programma ottennero maggiori conoscenze rispetto all’uso di tabacco, alcol e cannabis, e modificarono le proprie idee circa la prevalenza del consumo di tabacco. Similmente, il programma produsse soddisfacenti cambiamenti negli atteggiamenti verso le sostanze psicoattive, e vennero adottati atteggiamenti più critici. Infine, l’intenzione di usare tabacco, alcol o cannabis dichiarata era inferiore rispetto a quella del gruppo di controllo equivalente al programma di prevenzione. C. Dettagli relativi al programma Stato della valutazione del programma è stato valutato Tipo di valutazione Valutazione della pianificazione del programma. Valutazione della situazione e delle misure e strategie appropriate da usare per il programma - Sì Valutazione (formativa) del processo. Misura della qualità e dell’intensità dell’attuazione del programma e dell’accettazione del programma da parte dei partecipanti - Sì Valutazione globale (risultato e impatto). Misura dei risultati dal punto di vista dell’esito - fino a che punto sono stati realizzati gli obiettivi - Sì Strumenti di valutazione e risorse Furono effettuate due valutazioni, usando anche un gruppo di controllo ed un pre e post/test non-equivalente. Il post test fu effettuato tre mesi dopo il completamento del programma. Per la prima valutazione, fu eseguito un follow-up dopo un anno. Basandosi su studi precedenti effettuati dal team, le varie scale furono usate per valutare parti diverse del programma. Fonti di dati disponibili per la valutazione Lo staff del programma lavorava da più di 15 anni effettuando ricerche relative all’abuso di droghe ed ai comportamenti antisociali degli adolescenti. In particolare, aveva eseguito un studio longitudinale di quattro anni per monitorare l’incremento dell’uso di droghe fra gli adolescenti della Galicia (Lungo et al., 1995). Tipo di valutatore valutatore interno Documenti di appoggio descrizione del programma relazione finale Revisione contabile interno Bilancio totale (in euro). Bilancio totale o costo totale approssimato (in particolare il costo delle ore di lavoro professionale dedicate al pro gramma nell’arco dell’intero periodo di tempo, comprese le retribuzioni delle persone impegnate nel programma che sono pagate da un’al tra organizzazione). da 50.000 a 100.000 euro Bilancio annuale (in euro). Bilancio annuale o costo annuale approssimato (in particolare il costo delle ore di lavoro professionale dedica te al programma nell’arco dell’intero periodo di tempo, comprese le retribuzioni delle persone impegnate nel programma che sono paga te da un’altra organizzazione). da 10.000 a 50.000 euro Fonti di finanziamento governo nazionale 100 Fonti bibliografiche relative al programma Gómez-Fraguela, J.A. Avaliación dun programa de prevención do consumo de drogas aplicado no contexto escolar. Tesis Doctoral: Santiago de Compostela, 1998 Luengo Martín, MA y cols. La Prevención del Consumo de Drogas y la Conducta Antisocial en la Escuela. USC. Ministerio de Educación y Cultura, de Sanidad y Consumo y de Interior. Madrid, 1999 Manifestazioni collaterali conferenze workshop Disponibilità di materiali conferenze workshop Gruppo(i) target finale(i) bambini/giovani (indicare la fascia d’età) Età : 11-14 Bambini: posizione della popolazione target rispetto alle droghe illecite Tutti i non consumatori di droga Bambini: gruppo target strategico/agenti di cambiamento. Intermediari cui ci si rivolge al fine di raggiungere il gruppo destinatario finale insegnanti/educatori Copertura. Dimensione del gruppo destinatario finale e del gruppo destinatario strategico (numero di persone, famiglie, ecc.) raggiunte dal programma ogni anno Gruppo destinatario finale 9768 Sostanze affrontate dal programma alcol cannabis droghe sintetiche tabacco Ambito di attuazione scuola: ciclo secondario Zona in cui viene svolto zona urbana zona metropolitana Azioni educazione (attitudine, abilità, ecc.) informazione insegnamento/formazione materiale d’insegnamento 135 pubblicazioni workshop Numero Formatori Insegnanti/educatori Psicologi 136 Numero esatto: 21-30 Numero esatto: 101-500 Numero esatto: 1-5 Posizione Numero complessivo di ore a settimana Variabile Ignoto o indeterminato Variabile Numero di persone coinvolte nel programma Copertura geografica nazionale Calendario prestabilito (mese/anno) Data d’inizio 01-SEP-98 Data finale 01-JUN-01 Programma in corso, dal (mese/anno) 01-SEP-98 D. Sintesi e osservazioni speciali Sintesi “Construyendo Salud” [Sviluppando salute], è un programma di prevenzione globale, messo a punto per la scuola e che individua come gruppo bersaglio gli studenti di 12-14 anni. Consiste di un manuale per l’insegnante, un manuale per gli studenti ed un nastro registrato per sessioni di rilassamento, pubblicati dal Ministero dell’Istruzione. È un adattamento ed ampliamento del programma di prevenzione americano, “Life Skills Training” di G.J. Botvin (cfr. Cap. 5.2.7). L’obiettivo generale del programma è quello di fornire agli adolescenti le abilità necessarie per affrontare adeguatamente le influenze sociali che li incoraggiano a usare droghe, e particolarmente le pressione dei pari. Il programma, basato sulla Teoria del Comportamento problematico (Jessor e Jessor, 1977 1980) e su altri modelli che descrivono i comportamenti anti-sociali, ha i seguenti obiettivi specifici: 1) evitare o rimandare l’uso di droghe e lo sviluppo di comportamenti antisociali fra gli adolescenti. 2) promuovere le abilità psico-sociali: controllo emotivo, abilità decisionali, abilità sociali (comunicazione, conversazione, assertività), e ridurre la suscettibilità alla persuasione. 3) cambiare comportamenti intermedi con l’informazione sulle droghe, l’intenzione di prendere droghe e gli atteggiamenti verso le droghe. Metodologia: il programma è stato messo a punto per studenti dell’ultimo anno di istruzione primaria o del primo ciclo di istruzione secondaria. L’insegnante dovrebbe implementare il programma; dovrebbero ricevere 15 ore di addestramento, così come il sostegno durante la realizzazione del programma. Il programma è implementato all’interno della classe, e comprende diciassette sessioni regolari di 50 minuti, organizzate nelle seguenti sette parti: informazioni, autostima, abilità decisionali, controllo emotivo, abilità sociali, tolleranza e cooperazione, e tempo libero. Sono richieste strategie attive e partecipative. Valutazione: per le due valutazioni eseguite è stato usato un disegno quasi-sperimentale con pre-test/post-test e con un gruppo di controllo non-equivalente. La valutazione post-test è stata effettuata tre mesi dopo la realizzazione del programma. Nel primo studio è stato incluso anche un follow-up a distanza di un anno. Il gruppo campione era composto da 4895 adolescenti dell’ultimo anno di scuola primaria, in 123 scuole della Spagna. Di questi, ben 2567 alunni presero parte al programma. Si eseguirono degli studi per assicurare che entrambi i gruppi fossero simili all’inizio del programma. I risultati: nell’uso di tabacco ed alcol si ottenne una riduzione del numero di ragazzi che iniziavano ad usare queste sostanze. Anche fra coloro che il tabacco e l’alcol l’avevano già usato si notò una riduzione del consumo attribuibile al programma. Rispetto ai comportamenti antisociali si notò una riduzione della probabilità di un coinvolgimento individuale in comportamenti antisociali. ·Per quanto riguarda le abilità psico-sociali si notò un incremento significativo delle abilità degli individui nel risolvere conflitti, un grado più basso di suscettibilità alla persuasione ed una maggiore assertività. Le parti relative al controllo emotivo e all’autostima non diedero i risultati attesi. Rispetto ad atteggiamenti ed intenzioni si notò che i partecipanti al programma ottennero una maggiore conoscenza dell’uso di tabacco, alcol e cannabis, e cambiarono le loro idee circa la prevalenza del consumo di tabacco. Similmente, il programma produsse cambiamenti soddisfacenti degli atteggiamenti verso le sostanze psicoattive in quanto vennero adottati atteggiamenti più critici. Infine, l’intenzione di usare tabacco, alcol o cannabis era più bassa di quella del gruppo di controllo. Il programma “Construyendo Salud” [Sviluppando salute] ha inse- rito i suggerimenti ed i commenti emersi nella prima valutazione in una nuova versione per la scuola messa a punto per l’anno scolastico 1998-1999. È attualmente implementato in un gran numero di scuole sotto l’egida del Ministero dell’Istruzione e della Cultura (MEC). Osservazioni speciali Scale utilizzate per misurare gli indicatori di risultato durante la valutazione: Uso di droghe e comportamento antisociale: 1. Questionario sull’uso di droghe (CCD) di Luengo et al. (1995). 2. Questionario sul Comportamento Antisociale (CCA), sviluppato dal team del programma e che comprende 4 parti: aggressione, furto, comportamento criminale e vandalismo. Abilità sociali e personali: 1. Scala della Suscettibilità alla persuasione: sviluppato dal team di ricerca (5 punti). Si chiede ai partecipanti quanto attuerebbero alcuni comportamenti sotto la pressione dei propri compagni di classe. 2. Scala di autostima; tratta dal Questionario relativo al concetto di sé, forma A (AFA) di Musitu, García e Gutiérrez (1991) (17 punti). Il questionario comprende la concezione di sé scolastica, sociale e famigliare. 3. una versione adattata per adolescenti dell’Inventario di Problem Solving Sociale - riveduto, SPSI-R, sviluppato da Maydeu e D’Zurilla (1996). L’inventario misura i seguenti comportamenti: una visione negativa dei problemi; un stile razionale di coping; un stile impulsivo ed un stile di evitamento. 4. Inventario dell’Ansia di Stato-tratto di Spielberg, Gorsuch e Lushene (1972). 5. Scala della Rabbia della Scala Manifestazione della Rabbia di Stato-tratto di Spielberger, Gorsuch, Lushene, Vagg e Jacobs (1988) (10 punti). Atteggiamenti ed informazioni: 1. questionario Informazioni sulle Droghe (CID) messo a punto dal team di ricerca che però include alcuni punti del Questionario di Informazioni di Maciá (1995). 2. Questionario degli Atteggiamenti di Escámez (1990). 3. Scala dell’intenzione d’uso delle droghe (9 punti), basata sul Questionario degli atteggiamenti di Maciá (1995). 4. Scala dell’Assertività (15 punti), basata sull’Inventario di Assertività di Gambrill e Richey (1975). La Scala misura i seguenti comportamenti: rifiuto, avvio di contatti sociali, espressione di sentimenti positivi, espressione di opinioni diverse dagli altri, risposta assertiva quando vengono offerte delle droghe. 5.2.9. “TÚ DECIDES” [IT’S UP TO YOU] SPANISH EDUCATIONAL DRUGS PROGRAMME A. Informazioni su chi contattare per il programma Organizzazione responsabile: Equip de Promocio de la Salut. Servei d’Accio Social i Sanitat. [Health Promotion Team. Health and Social Action Service. Majorca Island Council. Indirizzo: Calle General Riera, 67 07010 Palma de Mallorca - Spagna Per maggiori informazioni sul progetto rivolgersi a: Miguel Amengual Telefono +34-971-761121 Fax +34-971-761746 E-mail [email protected] B. Logica del programma Situazione iniziale Secondo dati epidemiologici, l’età critica per l’avvio all’uso di sostanze è tra il 12esimo ed il 15esimo anno di età. Di conseguenza, a parte l’influenza di questi trend sulle politiche, l’educazione alle droghe, come parte dell’educazione alla salute, è richiesta dalla scuola. Uno studio di follow-up sulla popolazione della scuola secondaria dell’Isola di Maiorca, messo in atto tra il 1981 ed il 1992, mostra che i giovani di Maiorca consumano principalmente alcol, tabacco e cannabis; c’è una relazione tra il consumo di queste sostanze, in quanto più è alto il consumo di alcol, più è alta la probabilità di usare tabacco. Lo stesso dicasi per la cannabis, che è usata soprattutto da fumatori regolari di tabacco. In altre parole, l’uso di un tipo di droghe ci permette di predire l’uso di altre sostanze psicoattive. Tipi di approccio programma scolastico Ambito di svolgimento scuola: ciclo secondario Obiettivo generale Rendere abili gli adolescenti a prendere decisioni riguardo l’uso di droghe ed in relazione agli altri problemi che tipicamente riguardano questa età. Obiettivo specifico 1 137 138 Prevenire o rimandare l’uso di droghe legali e prevenire l’uso di droghe illegali. Assunti di base 1 Il programma è stato sviluppato prendendo in considerazione il complesso processo interno ed esterno coinvolto nell’avvio di un comportamento di consumo. Riguardo al primo obiettivo del programma, l’approccio fondamentale era che l’uso di droghe legali rappresenta il punto di partenza per quello di droghe illegali. L’uso di droghe è un processo che si evolve (teoria dell’escalation). Indice di valutazione 1 1. La riduzione, dopo uno e due anni, tramite la realizzazione del programma: del numero di adolescenti che consumano alcol, della quantità di alcol consumato, del numero di adolescenti che fumano tabacco, e della quantità di soldi spesi in bar e discoteche ogni settimana. 2. delle intenzioni comportamentali relative al fumo di tabacco e hashish. 3. dei cambiamenti negli atteggiamenti e nei valori relativi all’uso di droghe. Risultato della valutazione 1 Consumo di alcol: Dopo quattro mesi, il consumo di alcol era diminuito nel gruppo sperimentale, per es. sia il numero di consumatori che la quantità totale. Nel gruppo di controllo era invece rimasto lo stesso. Dopo il follow-up del primo anno, il numero di non consumatori era aumentato nel gruppo sperimentale, il numero di consumatori moderati era rimasto uguale ed il numero di consumatori ad alto rischio era diminuito. Dopo il follow-up del secondo anno, dei nuovi consumatori erano apparsi nel gruppo sperimentale, sebbene con bassi livelli di consumo. Nel gruppo di controllo, il numero di consumatori era notevolmente aumentato. Uso di tabacco: Dopo quattro mesi, il numero di fumatori era diminuito nel gruppo sperimentale ed il numero di fumatori del fine di settimana era sceso sotto il 50%, ma il numero di fumatori quotidiani era rimasto invariato. I livelli iniziali del gruppo di controllo erano rimasti invariati. Dopo il primo ed il secondo follow-up, le percentuali per il gruppo sperimentale erano rimaste le stesse di quelle emerse a quattro mesi dal programma. L’uso di tabacco nel gruppo di controllo era aumentato. La quantità di alcol consumato: il gruppo sperimentale non mostrò alcun cambiamento, diversamente dal gruppo di controllo dove le quantità consumate erano aumentate significativamente. La quantità di soldi spesi ogni settimana in alcol: non sono emerse grandi differenze nel gruppo sperimentale per quegli individui che già spendevano soldi in alcol. Obiettivo specifico 2 Migliorare la consapevolezza delle pressioni del gruppo e le abilità decisionali. Assunti di base 2 È difficile controllare tutti i possibili modi in cui può essere offerta la droga in un ambiente tipicamente adolescenziale, e l’acquisizione di conoscenze ed atteggiamenti su questo argomento. La strategia più adatta sembrò perciò quella di sviluppare la capacità per prendere decisioni responsabili e coerenti prendendo in considerazione tutti gli elementi coinvolti al momento dell’offerta di droghe. Risultato della valutazione 2 Il gruppo sperimentale aveva mostrato l’intenzione di adottare un modo di vivere che non includesse l’uso di droghe legali. Questo era emerso dalle risposte al questionario dove venivano considerate le varie alternative per incontrare gli amici senza dover andare al bar o in un qualche altro luogo dove fosse facile usare droghe. Venivano considerate anche le bibite analcoliche come possibile alternativa da chiedere al bar. Inoltre, gli individui del gruppo sperimentale iniziarono a tenere in gran conto l’influenza di genitori ed insegnanti, piuttosto che quello di persone che offrono droghe, o degli amici. Obiettivo specifico 3 Sviluppare conoscenza circa le questioni di salute e fortificare gli atteggiamenti critici verso le droghe. Assunti di base 3 Informazioni, atteggiamenti e valori sono importanti, così come è importante saper affrontare le offerte di droghe, e sapere quando la decisione di accettare o rifiutare l’offerta deve essere presa. Questo elemento é stato così considerato necessario e gli strumenti di presa di decisone sono stati inseriti nel programma. Risultato della valutazione 3 Gli atteggiamenti degli studenti del gruppo sperimentale verso l’uso di droghe divennero più maturi da quando questi individui si dimostrarono meno emotivi e con un maggior controllo riguardo agli argomenti collegati all’uso di droghe. Gli stessi atteggiamenti furono mostrati verso il consumo di sostanze da parte di altre persone. C. Dettagli relativi al programma Stato della valutazione del programma è stato valutato Tipo di valutazione Valutazione della pianificazione del programma. Valutazione della situazione e delle misure e strategie appropriate da usare per il pro- gramma - Sì Valutazione (formativa) del processo. Misura della qualità e dell’intensità dell’attuazione del programma e dell’accettazione del programma da parte dei partecipanti - Sì Valutazione globale (risultato e impatto). Misura dei risultati dal punto di vista dell’esito - fino a che punto sono stati realizzati gli obiettivi - Sì Strumenti di valutazione e risorse Fu usato un disegno quasi-sperimentale, con un gruppo di controllo. Per la raccolta dei dati fu utilizzato un questionario con pre e posttest, disegnato dagli autori del programma. La seconda valutazione (1987-1988) del programma fu finanziata parzialmente dal Centre for Educational Research and Reference (CIDE) del Ministero spagnolo di Istruzione e Scienza. Fonti di dati disponibili per la valutazione Durante la fase di pianificazione del programma, gli autori eseguirono una ricerca epidemiologica per trovare dati relativi all’uso di droghe e agli atteggiamenti verso le stesse fra gli adolescenti delle scuole secondarie di Majorca (tra i 14 ed i 18 anni). Tentarono anche di stabilire un modello di consumo dai risultati ottenuti. Sono stati coinvolti 3690 studenti del campione rappresentativo. Tipo di valutatore valutatore esterno Documenti di appoggio descrizione del programma relazione finale Revisione contabile interno Bilancio totale (in euro). Bilancio totale o costo totale approssimato (in particolare il costo delle ore di lavoro professionale dedicate al pro gramma nell’arco dell’intero periodo di tempo, comprese le retribuzioni delle persone impegnate nel programma che sono pagate da un’al tra organizzazione). da 500.000 a 1.000.000 euro Bilancio annuale (in euro). Bilancio annuale o costo annuale approssimato (in particolare il costo delle ore di lavoro professionale dedica te al programma nell’arco dell’intero periodo di tempo, comprese le retribuzioni delle persone impegnate nel programma che sono paga te da un’altra organizzazione). da 50.000 a 100.000 euro Fonti di finanziamento autorità locali 80 autorità regionali 20 Fonti bibliografiche relative al programma Calafat A, Amengual M, Guimerans C, Rodríguez Martos A, Ruiz R. Tu decides: 10 años de un programa de prevención escolar. Adicciones, 1995; 17(4): 509-526. Calafat A, Amengual M, Mejías G, Borrás M, Palmer A. Evaluación del programa de prevención escolar Tu dedices. Adicciones, 1989; 1 (2): 96-111. Rodríguez-Martos A, Torralba LL y Vecino C. ‘Decideix! Programa de prevención del abuso de drogas en enseñanza secundaria: la experiencia de Barcelona. Adicciones, 1996; 8 (2): 127-148. Manifestazioni collaterali workshop Disponibilità di materiali opuscoli poster workshop Gruppo(i) target finale(i) bambini/giovani (indicare la fascia d’età) Età : 13-16 Bambini: posizione della popolazione target rispetto alle droghe illecite alcuni non consumatori di droga alcuni consumatori di droga sperimentali Bambini: gruppo target strategico/agenti di cambiamento. Intermediari cui ci si rivolge al fine di raggiungere il gruppo destinatario finale insegnanti/educatori 139 parenti/familiari Copertura. Dimensione del gruppo destinatario finale e del gruppo destinatario strategico (numero di persone, famiglie, ecc.) raggiunte dal programma ogni anno Gruppo destinatario finale 7000 Sostanze affrontate dal programma alcol cannabis tabacco tutte le sostanze Ambito di attuazione scuola : ciclo secondario Zona in cui viene svolto zona rurale zona urbana zona metropolitana Azioni educazione (attitudine, abilità, ecc.) informazione insegnamento/formazione materiale d’insegnamento riunioni di genitori workshop Numero Formatori Insegnanti/educatori Psicologi Medici Operatori sociali/assistenti sociali 140 Numero esatto: 1-5 Numero esatto: 101-500 Numero esatto: 18 Numero esatto: 1-5 Numero esatto: 1-5 Posizione Numero complessivo di ore a settimana Numero esatto: 6 Variabile Numero esatto: 12 Numero esatto: 12 Numero di persone coinvolte nel programma Copertura geografica locale Calendario prestabilito (mese/anno) Programma in corso, dal (mese / anno)01-NOV-84 D. Sintesi e osservazioni speciali Sintesi Gli adolescenti di Maiorca, come quelli del resto della Spagna, fanno uso soprattutto di alcol, tabacco e hashish; l’alcol è la principale sostanza di abuso. In alcuni casi c’è un modello relativo all’iniziazione del consumo di sostanze: l’uso di un particolare tipo di sostanza prepara la persona all’uso di altre. Partendo dalla considerazione che la decisione di usare una sostanza dipende dalla capacità di una persona di prendere decisioni responsabili, il programma “Tú decides” è da considerarsi un mezzo per offrire un’educazione preventiva pratica ed efficace. Questo è stato dimostrato da 19 anni di realizzazione e dalle valutazioni eseguite finora. Il programma è diretto ad adolescenti nelle scuole di un’età fra i 13 ed i 16 anni. Può essere adattato anche ad altri ambienti non scolastici, purché possa essere eseguito con i partecipanti un lavoro continuativo. L’obiettivo generale del programma è rendere abili gli adolescenti nel prendere decisioni riguardo all’uso di droghe in relazione agli altri problemi tipici di questa fascia di età. Il programma è stato implementato in classi normali, dagli stessi insegnanti, come parte del curriculum scelto dal corpo insegnante. Consiste di 4 sessioni della durata variabile (ogni sessione comporta normalmente da una a tre lezioni), ed ogni sessione sviluppa una storia presentata in versione comica. Le storie non sono però il contenuto delle sessioni. Esse sono considerate esempi di possibili situazioni, e la loro funzione è di aiutare gli studenti a ricordare, immaginare ed associare le vere situazioni che loro hanno sperimentato o che è probabile che sperimentino nel futuro prossimo. Il vero contenuto delle sessioni sono le storie raccontate dagli studenti e le dinamiche di gruppo. Il lavoro del gruppo è quello di analizzare queste situazioni, razionalizzare ed esaminare possibili risposte diverse. La metodologia delle sessioni richiede una posizione neutrale da parte dell’insegnante, e l’uso di metodi di insegnamento attivi. Il programma deve essere condotto da un solo insegnante in ogni gruppo; viene consigliato di frequentare un corso di addestramento su tecniche di prevenzione e tecniche di insegnamento attivo per la classe. Gli autori raccomandano che i genitori degli adolescenti siano coinvolti nel lavoro preventivo di “Tú decides” e dà dei suggerimenti su come incoraggiarli a partecipare. Si raccomanda anche, laddove possibile, di collegare il programma agli altri di promozione della salute e ai programmi di prevenzione di comunità. La struttura didattica è identica per le 4 sessioni: distribuzione dei materiali, lettura individuale del materiale e lavoro di gruppo. La durata di massima del programma è di un mese e consiste di 4-9 lezioni che durano circa 50-60 minuti. Le lezioni sono organizzate preferibilmente a giorni alterni, con un massimo di intervallo di una settimana tra due sessioni. Efficienza e valutazioni di impatto sono state eseguite sul programma nel 1982, 1987-1988 e nel 1989-1992, usando un disegno quasi-sperimentale con un gruppo di controllo per tutti i tre gli anni. L’ultima valutazione ha incluso un controllo dopo il primo ed il secondo anno di realizzazione. La realizzazione del programma é stata valutata sistematicamente. Tutte le valutazioni mostrarono che il programma raggiunse i suoi obiettivi. Comparato col gruppo di controllo, il consumo di sostanze consumate di solito dagli adolescenti rimase stabile o decrebbe. Gli altri effetti notati, furono una posizione attiva contro le droghe offerte ed una maggiore responsabilità ed un’attivazione per cercare aiuto per gli amici con problemi di droghe. Anche la comunicazione all’interno delle famiglie migliorò. 5.2.10. SCORE WITH FOOTBALL A. Informazioni su chi contattare per il programma Organizzazione responsabile; Leyton Orient Community Sports Programme Indirizzo: Leyton Orient Football, Brisbane Road, Leyton E10 5NE London - United Kingdom Per maggiori informazioni sul progetto rivolgersi a: Neil Watson Telefono +44 181 5565973 Fax +44 181 9261015 E-mail [email protected] B. Logica del programma Situazione iniziale Il programma era stato messo a punto per bambini che vivono in città dove, in base alle statistiche locali, emergeva un rischio elevato di attuale o futuro uso di droghe dovuto al numero elevato di soggetti esclusi socialmente. C’era bisogno di una parte educativa da integrare nel curriculum scolastico come parte di un più ampio “progetto di modi di vivere sani” per i bambini fra i 9 e gli 11 anni che permettesse di ritardare l’età d’inizio del consumo e della sperimentazione. La parte di riabilitazione, fuori dalla scuola, è stato invece messa a punto per chi aveva più di 16 anni, età vicina al consumo illecito di droghe. Tipi di approccio programma comunitario programma extrascolastico per i giovani programma scolastico Ambito di svolgimento comunità scuola: elementare tempo libero: club sportivi Obiettivo generale La parte educativa era intesa come integrata nel curriculum scolastico per aumentare la consapevolezza circa l’uso di droghe, le pressioni dei pari e le scelte di vita. La parte di riabilitazione era focalizzata sul costruire e sul sostenere gruppi di pari e attività alternative. Obiettivo specifico 1 Si trattava di una parte educativa in grado di offrire una comprensione più ampia circa il prendere ed il sentire proprie delle scelte di vita e di offrire la possibilità di acquisire Life skills utili per resistere alle pressioni negative dei pari. Assunti di base 1 Le Life skills possono essere insegnate, ed i bambini sono capaci di aumentare la capacità di scegliere e di incrementare la consapevolezza riguardante le influenze che agiscono su di loro. Indice di valutazione 1 La valutazione è stata fatta considerando il numero di bambini arrivati al corso sulle Life skills ed i partecipanti al programma sportivo. 141 142 Gli aspetti qualitativi del progetto furono valutati da interviste con i partecipanti al gruppo dei ragazzi più grandi. Risultato della valutazione 1 Gli approcci adottati in maniera differenziata per i due gruppi di età hanno permesso di attivarsi a scuola con l’educazione sulle droghe e nel dopo scuola con le attività sportive offerte. Obiettivo specifico 2 Obiettivo specifico era incrementare l’abilità di sostenere un certo livello di interesse in una attività sportiva frequentando regolarmente le sessioni. Assunti di base 2 Lo sport può essere promosso come uno strumento chiave in approcci diversificati di prevenzione delle dipendenze, ed è una scelta divertente, attraente, sana, sostenibile per quei ragazzi ad alto rischio di uso di sostanze. Risultato della valutazione 2 Un programma sulle attività educative fu incluso nel curriculum per le scuole elementari, come parte di iniziative educative più ampie relative alle abilità di vita. C. Dettagli relativi al programma Stato della valutazione del programma è stato valutato Tipo di valutazione Valutazione della pianificazione del programma. Valutazione della situazione e delle misure e strategie appropriate da usare per il programma - Sì Valutazione (formativa) del processo. Misura della qualità e dell’intensità dell’attuazione del programma e dell’accettazione del programma da parte dei partecipanti - Sì Valutazione globale (risultato e impatto). Misura dei risultati dal punto di vista dell’esito - fino a che punto sono stati realizzati gli obiettivi - Sì Strumenti di valutazione e risorse La valutazione è stata portata avanti dal Dr. Tim Crabbe del Goldsmiths College. L’approccio era triangolare con dettagliate interviste registrate, analisi di documenti e valutazione dell’iniziale programma di lavoro. Fonti di dati disponibili per la valutazione Dati relativi al livello d’uso delle droghe sono stati forniti dal Dipartimento di ricerca del London Borough of Tower Hamlets. Tipo di valutatore valutatore esterno Documenti di appoggio relazioni periodiche sullo stato di avanzamento Revisione contabile esterno Bilancio totale (in euro). Bilancio totale o costo totale approssimato (in particolare il costo delle ore di lavoro professionale dedicate al pro gramma nell’arco dell’intero periodo di tempo, comprese le retribuzioni delle persone impegnate nel programma che sono pagate da un’al tra organizzazione). da 100.000 a 500.000 euro Bilancio annuale (in euro). Bilancio annuale o costo annuale approssimato (in particolare il costo delle ore di lavoro professionale dedica te al programma nell’arco dell’intero periodo di tempo, comprese le retribuzioni delle persone impegnate nel programma che sono paga te da un’altra organizzazione). da 100.000 a 500.000 euro Fonti di finanziamento governo nazionale 75 Commissione europea 25 Manifestazioni collaterali conferenze Disponibilità di materiali conferenze Gruppo(i) target finale(i) bambini/giovani (indicare la fascia d’età) Età : 9-10 Bambini: posizione della popolazione target rispetto alle droghe illecite alcuni non consumatori di droga alcuni consumatori di droga alcuni tossicodipendenti Bambini: gruppo target strategico/agenti di cambiamento. Intermediari cui ci si rivolge al fine di raggiungere il gruppo destinatario finale insegnanti/educatori pari ONG/organizzazioni non governative/organizzazioni di volontariato Copertura. Dimensione del gruppo destinatario finale e del gruppo destinatario strategico (numero di persone, famiglie, ecc.) raggiunte dal programma ogni anno Gruppo destinatario finale 250 Sostanze affrontate dal programma alcol cannabis cocaina e derivati inalanti/solventi oppiacei policonsumo prodotti farmaceutici tabacco Ambito di attuazione comunità scuola: elementare tempo libero: club sportivi Zona in cui viene svolto zona urbana zona metropolitana Azioni alternative al consumo di droga consulenza e sostegno educazione (attitudine, abilità, ecc.) insegnamento/formazione lavoro comunitario materiale d’insegnamento sport Numero di persone coinvolte nel programma Numero Formatori Insegnanti/educatori Animatori Psicologi Medici Infermieri Operatori sociali/assistenti sociali Agenti di polizia Altro Numero esatto: 1-5 Numero esatto: 1-5 Numero esatto: 1-5 Ignoto o indeterminato Numero esatto: 1-5 Ignoto o indeterminato Posizione Numero complessivo di ore a settimana Variabile Numero esatto: 4 Variabile Variabile Ignoto o indeterminato Ignoto o indeterminato Ignoto o indeterminato Variabile 143 Copertura geografica regionale Calendario prestabilito (mese/anno) Programma in corso, dal (mese/anno) 01-APR-98 D. Sintesi e osservazioni speciali Sintesi Il programma fu basato su un provvedimento comprendente una parte di educazione sulle droghe a scuola ed una parte di attività sportive fuori dalla scuola. I bambini della scuola elementare ed il corpo insegnante risposero bene all’inserimento di una componente di educazione sulle droghe nel curriculum scolastico. Le attività sportive offrirono un contesto alternativo per appuntamenti sociali non connessi all’uso di droghe, e promossero una serie di abilità organizzative come la puntualità, il lavoro di gruppo e la preparazione alle competizioni. Il successo continuativo dell’iniziativa fu visto come dipendente dal sostegno a lungo termine fornito dal programma rispetto alle diverse opportunità sportive. Emerse come importante che le sessioni di educazione sulle droghe a scuola presentassero una comunicazione costante sui pericoli inerenti l’uso di droghe, per bilanciare l’entusiasmo sperimentato dalle generazioni più vecchie che facevano parte della componente sportiva. Si pensò che la relazione tra i sentimenti generati dallo sport e dall’uso di droghe potrebbe essere problematica, e questo aspetto ha bisogno di essere preso seriamente in considerazione nella costruzione di iniziative simili. 144 5.2.11. “LONGING AND ADDICTION” TRAVELLING EXHIBITION ON ADDICTION PREVENTION A. Informazioni su chi contattare per il programma Organizzazione responsabile: Federal Centre for Health Education (FCHE) Indirizzo Ostmerheimer Strasse 220 D-51109 Köln - Germany Per maggiori informazioni sul progetto rivolgersi a: Beate Lausberg Telefono 0221-8992-214 Fax 0221-8992-300 E-mail [email protected] B. Logica del programma Situazione iniziale Nella nostra società, la “dipendenza” spesso è confusa con il consumo di droghe. Un significato più ampio di dipendenza che considera anche altre dipendenze non chimiche come, ad esempio, il comportamento compulsivo, non è molto diffuso. Inoltre, l’attenzione è stata focalizzata soprattutto sui pericoli della dipendenza piuttosto che sul presentare alternative. Questa tendenza si ritrova anche nella stampa. Tipi di approccio lavoro di animazione programma comunitario programma extrascolastico per i giovani programma scolastico servizi a bassa soglia Ambito di svolgimento ambito post-terapia: abitazione ambito post-terapia: educazione ambito post-terapia: lavoro comunità luogo di lavoro mass media scuola: ciclo secondario scuola: università tempo libero: club di giovani Obiettivo generale L’esposizione viaggiante “Longing and addiction” punta a diffondere un significato più ampio del termine dipendenza, che non è riferita esclusivamente ad una sostanza. Scopo della mostra è il rendere i visitatori consapevoli della propria disposizione alla dipendenza. Il focus è centrato sulle alternative al comportamento che crea dipendenza. Il dialogo e la comunicazione in generale, ad es. con counsellors professionisti ed addestrati, i progetti locali o fra visitatori, giocano un importante ruolo. Inoltre, l’esposizione è diretta a promuovere relazioni pubbliche nel campo della prevenzione delle dipendenze. Lo scopo è di mobilitare esperti locali e promuovere lo sviluppo di una rete tra loro. Sono stati indirizzati all’esposizione viaggiante in maniera particolare i cosiddetti “Moltiplicatori”, come gli insegnanti. Obiettivo specifico 1 Portare un significato più ampio del termine dipendenza (“Alcuni comportamenti possono scivolare verso la dipendenza”; “La dipendenza riguarda tutti”), così come delle alternative alla dipendenza. Assunti di base 1 Rendere i visitatori consapevoli della propria disposizione alla dipendenza. Mettere in luce che qualsiasi comportamento può scivolare verso la dipendenza quando l’equilibrio interno di una persona è compromesso. Indice di valutazione 1 - osservazione partecipata; - indagine condotta sui visitatori; - questionari completati dai partner e dai “moltiplicatori” immediatamente dopo ciascuna esposizione e, di nuovo, dopo un anno. Risultato della valutazione 1 Le indagini condotte sui visitatori confermano che il significato più ampio del termine dipendenza era stato compreso ed accettato da tutti i gruppi di età. Il numero di persone in disaccordo era molto piccolo, e molto raramente si associava la dipendenza solo con le droghe. Obiettivo specifico 2 Mobilitare esperti locali, iniziative ed istituzioni e promuovere lo sviluppo di una rete tra loro. Assunti di base 2 Per preparare l’esposizione mobile e successivamente per valutarla sono state effettuate delle riunioni cooperative tenute dal FCHE. Lo scopo di queste riunioni, era inizialmente quello di aumentare la mobilitazione e la rete fra gli esperti locali, le iniziative e le istituzioni, realizzando così effetti sinergici e migliorando la prevenzione a livello locale. Risultato della valutazione 2 Si evidenziò chiaramente che, già durante la fase preliminare dell’esposizione, la cooperazione tra i progetti di prevenzione locali era aumentata. I partner colsero l’opportunità di scambiare informazioni come esperti di prevenzione e sviluppare una rete. Obiettivo specifico 3 Migliorare le relazioni pubbliche nel campo della prevenzione delle dipendenze. Risultato della valutazione 3 La stampa parlò dell’esposizione in modo prevalentemente neutrale o positivo. Il modo di riportare era generalmente adeguato ai contenuti. I gestori dei progetti locali usarono l’occasione per presentare il loro lavoro ad un pubblico più ampio. C. Dettagli relativi al programma Stato della valutazione del programma è stato valutato Tipo di valutazione Valutazione della pianificazione del programma. Valutazione della situazione e delle misure e strategie appropriate da usare per il programma - Sì Valutazione (formativa) del processo. Misura della qualità e dell’intensità dell’attuazione del programma e dell’accettazione del programma da parte dei partecipanti - Sì Valutazione globale (risultato e impatto). Misura dei risultati dal punto di vista dell’esito - fino a che punto sono stati realizzati gli obiettivi - Sì Strumenti di valutazione e risorse La valutazione è stata effettuata da un istituto esterno (9.5 mesi (fino al 1 giugno 1999); 61.5 giorni di esposizione). Costi totali: DEM 73 800 (EUR 37 733.34). Fonti di dati disponibili per la valutazione - Report dei counsellors circa le esposizioni – articoli della stampa – documentazione annuale sulle esposizioni, risultati delle indagini – interviste. Tipo di valutatore valutatore esterno Documenti di appoggio descrizione del programma relazioni periodiche sullo stato di avanzamento relazione finale Revisione contabile interno 145 146 Bilancio totale (in euro). Bilancio totale o costo totale approssimato (in particolare il costo delle ore di lavoro professionale dedicate al pro gramma nell’arco dell’intero periodo di tempo, comprese le retribuzioni delle persone impegnate nel programma che sono pagate da un’al tra organizzazione). da 500.000 a 1.000.000 euro Bilancio annuale (in euro). Bilancio annuale o costo annuale approssimato (in particolare il costo delle ore di lavoro professionale dedica te al programma nell’arco dell’intero periodo di tempo, comprese le retribuzioni delle persone impegnate nel programma che sono paga te da un’altra organizzazione). da 500.000 a 1.000.000 euro Fonti di finanziamento autorità locali 1 autorità regionali 1 autorità comunitarie 1 governo nazionale 97 Manifestazioni collaterali altro workshop Disponibilità di materiali altro opuscoli poster workshop Gruppo(i) target finale(i) popolazione generale bambini/giovani (indicare la fascia d’età) Età: 9-18 adulti famiglia Adulti:posizione della popolazione target rispetto alle droghe illecite tutti i non consumatori di droga alcuni consumatori di droga sperimentali alcuni consumatori di droga alcuni tossicodipendenti alcune persone con problemi di salute legati alla droga alcune persone che hanno fatto uso di sostanze Adulti: gruppo target strategico/agenti di cambiamento. Intermediari cui ci si rivolge al fine di raggiungere il gruppo destinatario finale gruppo di mutua assistenza insegnanti/educatori assistenti sociali psicologi operatori sanitari parenti/familiari ex consumatori di droga ONG/organizzazioni non governative/organizzazioni di volontariato personale giudiziario e penale: ufficiali di polizia personale giudiziario e penale: sorveglianza di individui in libertà provvisoria Bambini: posizione della popolazione target rispetto alle droghe illecite tutti i non consumatori di droga alcuni consumatori di droga sperimentali alcuni consumatori di droga alcuni tossicodipendenti alcune persone con problemi di salute legati alla droga alcune persone che hanno fatto uso di sostanze - - Bambini: gruppo target strategico / agenti di cambiamento. Intermediari cui ci si rivolge al fine di raggiungere il gruppo destinatario finale gruppo di mutua assistenza insegnanti/educatori assistenti sociali psicologi operatori sanitari parenti/familiari ONG/organizzazioni non governative/organizzazioni di volontariato personale giudiziario e penale: ufficiali di polizia personale giudiziario e penale: sorveglianza di individui in libertà provvisoria Famiglia: posizione della popolazione target rispetto alle droghe illecite tutti i non consumatori di droga alcune persone con problemi di salute legati alla droga Copertura. Dimensione del gruppo destinatario finale e del gruppo destinatario strategico (numero di persone, famiglie, ecc.) raggiunte dal programma ogni anno Gruppo destinatario finale 125000 Sostanze affrontate dal programma tutte le sostanze Ambito di attuazione ambito post-terapia: abitazione ambito post-terapia: educazione ambito post-terapia: lavoro comunità luogo di lavoro mass media scuola: ciclo secondario scuola: università tempo libero: club di giovani Zona in cui viene svolto zona rurale zona urbana zona metropolitana Azioni alternative al consumo di droga altro arte articoli di stampa autoadesivi campagna consulenza e sostegno cure discoteca gadget in distribuzione gratuita educazione (attitudine, abilità, ecc.) esposizioni eventi (culturali, sociali, ecc.) giornate/settimane tematiche gruppo d’azione contro la droga informazione lavoro comunitario lavoro di strada 147 materiale d’insegnamento opuscolo/volantino poster produzione di CD pubblicità radiofonica pubblicità sulla stampa pubblicità televisiva sostegno psicologico trasmissioni radiofoniche trasmissioni televisive workshop équipe comunitaria di lotta alla droga Numero di persone coinvolte nel programma Numero Formatori Insegnanti/educatori Animatori Impiegati 148 Posizione Numero complessivo di ore a settimana Numero esatto: 1-5 Ignoto o indeterminato Numero esatto: 6-10 Numero esatto: 1-5 Copertura geografica locale nazionale regionale Calendario prestabilito (mese/anno) Programma in corso, dal (mese/anno) 01-SEP-96 D. Sintesi e osservazioni speciali Sintesi L’esposizione viaggiante “Longing and Addiction” fu lanciata nel 1996 dal Centro Federale per l’Educazione alla Salute (FCHE). Il suo obiettivo era di rendere i visitatori consapevoli della propria disposizione alla dipendenza. Il focus era diretto anche sulle alternative ai comportamenti che creano dipendenza. Inoltre, l’esposizione divulgava informazioni pubbliche sulle attività di prevenzione delle dipendenze. Scopo era anche quello di mobilitare gli esperti locali e di promuovere lo sviluppo di una rete tra loro. I cosiddetti “Moltiplicatori”, come gli insegnanti, sono stati coinvolti. L’esposizione avveniva all’interno di un padiglione mobile particolarmente attraente, messo in luoghi pubblici e centrali per dieci/tredici giorni. L’esposizione includeva la partecipazione di educatori locali e di counsellor che già lavoravano nel campo della prevenzione delle dipendenze. Nel padiglione, ciascun partner aveva una propria area espositiva nella quale presentare il proprio lavoro. L’entrata all’esposizione era gratuita. Era costituita da sette sezioni diverse: - “Panorama delle Dipendenze”: presentazione di una varietà di dipendenze; - “Labirinto della Vita”: storie personali di grandi cambiamenti di vita; - “Disco dell’Equilibrio”: una grande altalena nella quale i visitatori dovevano trovare e dovevano tenere il proprio equilibrio, da soli o in un gruppo; - “Cinema del godimento e dell’agio”: un video mostrava interviste con persone diverse e sul loro modo di rilassarsi nella propria vita quotidiana; “Informazioni e banco del Counselling”: presentazione da parte dei partner dei servizi offerti nella propria regione; - L’“Info-contenitore”: un’ampia varietà di informazioni gratuite su droghe e prevenzione delle dipendenze; - “Punti di Forza”: una presentazione delle alternative alla dipendenza che valorizzano le risorse individuali. Qui non venivano presentate soluzioni definitive, quanto piuttosto proposte di persone famose e di visitatori. Gruppi, soprattutto di bambini in età scolare, venivano guidati all’interno dell’esposizione ed avevano l’opportunità di partecipare a dei laboratori, che si tenevano in stanze separate, condotte da pedagogisti addestrati come counsellors (da otto a dieci persone). Una valutazione dell’esposizione rivelò che il significato più ampio di dipendenza era stato capito ed accettato dai visitatori. Inoltre, l’esposizione aveva promosso la cooperazione tra i progetti di prevenzione locali. Le relazioni pubbliche nel campo della prevenzione delle dipendenze erano migliorate. 5.2.12. DRUGS - DON’T FOOL YOURSELF. DANISH PRIMARY PREVENTION PROGRAMME A. Informazioni su chi contattare per il programma Organizzazione responsabile: The Healt Secretariat - County of Funen Per maggiori informazioni sul progetto rivolgersi a: Jesper Miller-Iversen Telefono (+45) 65 56 12 32 Fax (+45) 65 56 12 05 E-mail [email protected] Organizzazioni associate: Polizia locale : Organizzazione governativa The National Board of Health : Organizzazione governativa Fyns Stifttidende : Altre B. Logica del programma Sintesi Altre Situazione iniziale La campagna partì perché c’era incertezza circa l’incremento dell’uso di cannabis e del fumo di eroina fra i giovani di Funen. Prima che la campagna fosse lanciata, il giornale locale “Fyns Stifttidende”, aveva dato un grosso rilievo al problema delle droghe. Tipi di approccio campagna dei media formazione programma scolastico Ambito di svolgimento famiglia scuola: ciclo secondario scuola: elementare Obiettivo generale Informare i ragazzi fra i 10 ed i 16 anni ed i loro genitori ed influenzare i loro atteggiamenti relativi all’aspettativa che una maggiore conoscenza possa contribuire a plasmare le opinioni. Obiettivo specifico 1 Aumentare la conoscenza delle droghe fra i giovani di 10-16 anni di Funen Assunti di base 1 L’assunzione principale è quella le conoscenze di base sulle droghe e sul significato del benessere possano modellare l’opinione di una gran parte del gruppo target. Indice di valutazione 1 Le conoscenze del gruppo target erano misurate in relazione al gruppo di controllo tramite un questionario relativo alle conoscenze sulle droghe, agli atteggiamenti verso le droghe e all’intenzione di usarle. Risultato della valutazione 1 L’88% degli studenti erano consapevoli della campagna. In loro c’era stato un significativo incremento delle conoscenze ed un consolidamento dei loro atteggiamenti negativi. C’era una differenza considerevole tra il gruppo sperimentale ed il gruppo di controllo relativo alle conoscenze. Obiettivo specifico 2 Informare genitori su alcol e droghe ed incrementare la loro consapevolezza del benessere dei giovani. Assunti di base 2 Vedi sopra Risultato della valutazione 2 L’80-90% dei genitori avevano letto il dépliant a loro dedicato. Si erano formati un’opinione e l’avevano discussa con il figlio. Obiettivo specifico 3 Esaminare e sviluppare le scelte organizzative per canalizzare la prevenzione primaria. 149 150 Assunti di base 3 Questo è stato sviluppato come un esperimento basato su di un concetto innovativo. Risultato della valutazione 3 La forma organizzativa selezionata ha funzionato in modo soddisfacente e può essere raccomandata. C. Dettagli relativi al programma Stato della valutazione del programma è stato valutato Tipo di valutazione Valutazione della pianificazione del programma. Valutazione della situazione e delle misure e strategie appropriate da usare per il programma - Sì Valutazione (formativa) del processo. Misura della qualità e dell’intensità dell’attuazione del programma e dell’accettazione del programma da parte dei partecipanti - Sì Valutazione globale (risultato e impatto). Misura dei risultati dal punto di vista dell’esito - fino a che punto sono stati realizzati gli obiettivi - Sì Misura dei risultati dal punto di vista degli effetti ad ampio impatto a livello macro – Sì. Strumenti di valutazione e risorse Il bilancio per la valutazione fu offerto dal NBH. Le persone coinvolte erano un dottorando ed una conferenziera senior. 4 questionari diversi furono somministrati al gruppo target. Form per la registrazione dei dati. Fonti di dati disponibili per la valutazione Sono state effettuate delle indagini sugli studenti: alcuni degli studenti che presero parte al progetto ed alcuni che non ne presero parte; alcuni dei genitori; alcuni degli insegnanti. Riguardo alla valutazione dello sviluppo delle scelte organizzative per canalizzare la prevenzione primaria: tutte le persone contattate ed alcuni degli insegnanti. Tipo di valutatore esaminatore interno ed esterno : Centre for Health & Social Policy, Odense Univers Documenti di appoggio relazione finale Documenti disponibili in danese Revisione contabile interno Bilancio annuale (in euro). Bilancio annuale o costo annuale approssimato (in particolare il costo delle ore di lavoro professionale dedica te al programma nell’arco dell’intero periodo di tempo, comprese le retribuzioni delle persone impegnate nel programma che sono paga te da un’altra organizzazione). da 100.000 a 500.000 euro Fonti di finanziamento autorità regionali 80 governo nazionale 20 Fonti bibliografiche relative al programma Draborg E.U., S?gaard, J. 1995. A descriptive analysis of the evaluation results of the information campaign - “Drugs - don’t fool yourself” CHS Working Memorandum 1995:3, Odense University. Gruppo(i) target finale(i) bambini/giovani (indicare la fascia d’età) Età : 15-16 Bambini: posizione della popolazione target rispetto alle droghe illecite Tutti i non consumatori di droga alcuni consumatori di droga sperimentali Bambini: gruppo target strategico/agenti di cambiamento. Intermediari cui ci si rivolge al fine di raggiungere il gruppo destinatario finale insegnanti/educatori parenti/familiari : Copertura. Dimensione del gruppo destinatario finale e del gruppo destinatario strategico (numero di persone, famiglie, ecc.) raggiunte dal programma ogni anno Gruppo destinatario finale 6000 Gruppo destinatario strategico 14000 Sostanze affrontate dal programma cannabis droghe sintetiche oppiacei Ambito di attuazione famiglia scuola: ciclo secondario scuola: elementare Zona in cui viene svolto zona rurale zona urbana Azioni avventura campagna consulenza e sostegno informazione materiale d’insegnamento opuscolo/volantino poster teatro video Numero di persone coinvolte nel programma Numero Formatori Insegnanti/educatori Animatori Ex-consumatori Giornalisti Agenti di polizia Impiegati Numero esatto: 1-5 Ignoto o indeterminato Numero esatto: 1-5 Numero esatto: 1-5 Ignoto o indeterminato Ignoto o indeterminato Numero esatto: 1-5 Posizione Numero complessivo di ore a settimana Numero esatto: 74 Ignoto o indeterminato Variabile Numero esatto: 37 Ignoto o indeterminato Ignoto o indeterminato Numero esatto: 30 Copertura geografica regionale Calendario prestabilito (mese/anno) Programma in corso, dal (mese/anno) 01-AUG-94 D. Sintesi e osservazioni speciali Sintesi Tradizionalmente, i giovani danesi bevono molto alcol e fanno uso di droghe, cominciando fra i 12 ed i 14 anni. Nel 1994 stava aumentando la preoccupazione circa il consumo di cannabis ed eroina fra i giovani di Funen. La provincia di Funen, in cooperazione con le diverse istituzioni pubbliche, preparò il programma “Drugs - don’t fool yourself” con lo scopo di informare i giovani di 10-16 anni ed i loro genitori ed influenzarne gli atteggiamenti. La campagna era costituita da quattro elementi: 1. Un profilo generale della campagna attraverso manifesti ed un giornale speciale sulle droghe; 2. Un autobus sulle droghe all’interno del quale si tenevano delle lezioni; 3. Un musical; 4. Un dépliant per i genitori, ed un film sui problemi dell’abuso di droghe. Il progetto esaminò e sviluppò le scelte organizzative per la prevenzione primaria. La valutazione mostrò un aumento considerevole delle conoscenze sulle droghe, e che la campagna aveva consolidato 151 gli atteggiamenti negativi dei giovani verso le droghe. I genitori avevano letto il materiale e l’avevano discusso coi loro figli. Un secondo programma uguale è stato progettato per l’anno scolastico 1998/99. 152 5.2.13. EUROPEAN NETWORKING IN ADDICTION-PREVENTION A. Informazioni su chi contattare per il programma Organizzazione responsabile: Institute for Addiction Prevention Indirizzo Mozartstraße 43 4020 Linz - Austria Per maggiori informazioni sul progetto rivolgersi a: Roswitha Hölzl Telefono 0043-732-77 89 36/14 Fax 0043-732-77 89 36/20 E-mail [email protected] Organizzazioni associate: VIVID-Fachstelle für Suchtprävention Claudia Kahr Hans Sachs-Gasse 12/2 A-8010 Graz: ONG/Organizzazione di volontariato Young & Direct Evi Mittersteiner Andreas Hofer-Straße 36 I-39100 Bozen : ONG/Organizzazione di volontariato Samowar-Suchtpräventionsstelle Christian Jordi Bahnhofstraße 25 CH-8800 Thalwil: ONG/Organizzazione di volontariato B. Logica del programma Sintesi ONG/Organizzazione di volontariato Situazione iniziale Un’indagine iniziale mostrò che gli studenti tendevano a pensare che la prevenzione fosse possibile. Inoltre, ritenevano che le informazioni sulle droghe (vantaggi e svantaggi) ed un ambiente supportivo (parlare, avere prospettive future, clima positivo a scuola, ecc.) fossero elementi importanti. Ancora, gli studenti erano dell’idea che i fattori di rischio per la dipendenza esistono. Tipi di approccio altro formazione programma scolastico Ambito di svolgimento scuola: elementare tempo libero: club di giovani tempo libero: club sportivi tempo libero: discoteca Obiettivo generale - Allargare la competenza dei giovani nello sviluppare una vita - cultura personale - trasmettere loro l’idea della possibilità di influenzare il sistema sociale e personale - Promuovere conoscenze sulle dipendenze - Promuovere e sviluppare la capacità di gestire conflitto, piacere e sicurezza di sé. Obiettivo specifico 1 Uso dei pari per fortificare life skills e sicurezza di sé Assunti di base 1 - Un cambiamento degli atteggiamenti può essere mediato con successo da pari della stessa età (grande affidabilità delle persone della stessa età) – I pari sostengono ed ampliano le life skills. Indice di valutazione 1 - Gli atteggiamenti degli studenti e degli insegnanti verso la prevenzione delle cause della dipendenza – L’autostima degli studenti riguardo alle abitudini e riguardo alle posizioni nella classe – Gli insegnanti che valutano gli studenti guardando i cambiamenti in dimensioni diverse (la sicurezza di sé, il fronteggiamento dei problemi, ecc.) - Il giudizio degli insegnanti sul progetto. Risultato della valutazione 1 Due mesi dopo il training agli insegnanti è stato chiesto di rispondere ad un questionario relativo alla promozione delle life skills. Obiettivo specifico 2 Uso dei pari per creare conoscenza sulle dipendenze. Assunti di base 2 La conoscenza è un elemento di base della prevenzione - Uso delle teorie della comunicazione Risultato della valutazione 2 Miglioramento delle conoscenze sulle dipendenze. C. Dettagli relativi al programma Stato della valutazione del programma è stato valutato Tipo di valutazione Valutazione della pianificazione del programma. Valutazione della situazione e delle misure e strategie appropriate da usare per il programma - Sì Valutazione (formativa) del processo. Misura della qualità e dell’intensità dell’attuazione del programma e dell’accettazione del programma da parte dei partecipanti - Sì Valutazione globale (risultato e impatto). Misura dei risultati dal punto di vista dell’esito - fino a che punto sono stati realizzati gli obiettivi - Sì Strumenti di valutazione e risorse - EDP-infrastrutture of ISF – Questionario speciale messo a punto da ISF – per la valutazione in 10 città: 10 mesi a 1/2 tempo. Fonti di dati disponibili per la valutazione - Questionario pre e post somministrato agli studenti. Questionario post somministrato ai docenti. Descrizione delle scuole da parte dei collaboratori del progetto. Report qualitativo dei collaboratori e del coordinatore europeo Tipo di valutatore valutatore esterno : Institute for addiction research (ISF), Zurich Documenti di appoggio relazione finale Revisione contabile interno ed esterno Bilancio totale (in euro). Bilancio totale o costo totale approssimato (in particolare il costo delle ore di lavoro professionale dedicate al pro gramma nell’arco dell’intero periodo di tempo, comprese le retribuzioni delle persone impegnate nel programma che sono pagate da un’al tra organizzazione). da 10.000 a 50.000 euro Bilancio annuale (in euro). Bilancio annuale o costo annuale approssimato (in particolare il costo delle ore di lavoro professionale dedica te al programma nell’arco dell’intero periodo di tempo, comprese le retribuzioni delle persone impegnate nel programma che sono paga te da un’altra organizzazione). da 10.000 a 50.000 euro Fonti di finanziamento autorità regionali 50 Commissione europea 50 Fonti bibliografiche relative al programma La documentazione include materiale e valutazione. Lichtenhagen A., Dobler-Mikola A., Massenbach K. von, Müller V.: euro peers - ways to gain life-skills; a prevention-project of the EC. Available at the responsible center. Manifestazioni collaterali workshop Disponibilità di materiali pin/distintivi video workshop Gruppo(i) target finale(i) bambini/giovani (indicare la fascia d’età) Età : 11-14 adulti Adulti:posizione della popolazione target rispetto alle droghe illecite tutti i non consumatori di droga Bambini: posizione della popolazione target rispetto alle droghe illecite tutti i non consumatori di droga Bambini: gruppo target strategico/agenti di cambiamento. Intermediari cui ci si rivolge al fine di raggiungere il gruppo destinatario finale insegnanti/educatori 153 parenti/familiari: pari Copertura. Dimensione del gruppo destinatario finale e del gruppo destinatario strategico (numero di persone, famiglie, ecc.) raggiunte dal programma ogni anno Gruppo destinatario finale 200 Gruppo destinatario strategico 2000 Sostanze affrontate dal programma altro Ambito di attuazione scuola: elementare tempo libero: club di giovani tempo libero: club sportivi tempo libero: discoteca Zona in cui viene svolto zona rurale zona urbana Azioni alternative al consumo di droga arte avventura consigli da parte di gruppi di pari consulenza e sostegno cure informazione materiale d’insegnamento opuscolo/volantino workshop Numero di persone coinvolte nel programma Numero Formatori Animatori Impiegati 154 Numero esatto: 1-5 Numero esatto: 1-5 Numero esatto: 1-5 Posizione Numero complessivo di ore a settimana Numero esatto: 35 Variabile Numero esatto: 10 Copertura geografica regionale Calendario prestabilito (mese/anno) Programma in corso, dal (mese/anno) 01-JAN-00 D. Sintesi e osservazioni speciali Sintesi Il progetto fu eseguito dall’Istituto per la Prevenzione delle Dipendenze (Linz, Austria Superiore) come parte di una rete europea (Euro Peers) e ha riguardato giovani di 12-14 anni. Lavorando con pari addestrati all’interno delle loro classi, si dovrebbero migliorare la conoscenza sulla dipendenza e le abilità relative alla gestione dei conflitti e dovrebbe aumentare la sicurezza di sé. Anche le relazioni con gli insegnanti, i genitori e le famiglie facevano parte del progetto. I temi trattati riguardavano droghe legali ed illegali ed i comportamenti di dipendenza. La base teorica era che bambini e giovani tendono ad accettare la prevenzione più da persone della stessa età che da adulti. Le attività che ebbero luogo consistettero in un questionario-sondaggio ed in un addestramento fra pari, per aiutare a trasferire l’idea dell’Euro Peers nelle proprie classi. Il progetto fu valutato con un’indagine condotta con questionari strutturati per insegnanti e studenti. I risultati mostrarono cambiamenti positivi e più definiti nel gruppo dei pari. Tutti gli studenti aumentarono le loro conoscenze sulla dipendenza ed il clima di classe migliorò. Nell’opinione degli insegnanti austriaci anche gli studenti ben adattati potrebbero trarre profitto dalla partecipazione al progetto (dominando i conflitti, fronteggiando i problemi). Inoltre, gli insegnanti coinvolti erano più positivi dei loro colleghi europei sulle possibilità di sviluppo anche negli studenti che non avevano partecipato al progetto. Osservazioni speciali L’idea di un progetto comune nel campo della prevenzione primaria che dovrebbe avere luogo in più regioni europee nacque durante le Settimane Europee di Prevenzione delle Dipendenze che ebbero luogo nel 1992 e nel 1994. In quel contesto ebbe luogo una discussione sulla proposta di fare un progetto comune all’interno di una rete europea. Il progetto cominciò nel novembre del 1996 dopo la risposta positiva della commissione europea (DG e). Vi presero parte partecipanti di Belgio, Danimarca, Germania, Francia, Grecia, Italia, Austria, Spagna e Svizzera. 155 156 di Gregor Burkhart e Lorena Crusellas (Tradotto da Rosa Nardelli) 6.1. INTRODUZIONE: COME FUNZIONA EDDRA In risposta ad un bisogno crescente di informazioni moderne e comparabili sulle attività di riduzione della domanda all’interno dell’EU e per stabilire una rete tra professionisti che si occupano di droghe, nel 1997 l’EMCDDA creò il database EDDRA. Questo database contiene informazioni particolareggiate e standardizzate sui programmi di riduzione della domanda dei membri dell’Unione Europea ed è disponibile in internet (http://www.reitox.emcdda.org:8008/eddra). Attraverso il suo sistema di informazioni comparabili ed affidabili, EDDRA dà l’opportunità di conoscere caratteristiche e risultati di programmi (anche se sono stati degli insuccessi) permettendo di comparare concetti ed esperienze e di ottenere risultati ad un livello europeo. Le informazioni arrivano dal responsabile del programma che compila ed invia un questionario, elettronico o in formato Word, all’EDDRA manager nazionale (normalmente facente parte del Punto Focale Nazionale) che controlla e revisiona le informazioni, lo traduce in inglese e lo spedisce all’EMCDDA. Qui è controllato di nuovo per armonizzare definizioni ed ottenere informazioni comparabili. Queste informazioni sono spedite poi al Centro Traduzione dell’EU e quando ritorna all’EMCDDA finalmente è inserito nel database. In questo momento (estate 2001) EDDRA include 257 programmi. 6.2. L’ANALISI DI PROGRAMMI SCOLASTICI E DI COMUNITÀ IN EDDRA Questa analisi di EDDRA è solo una parte di un più grande programma dell’EMCDDA di analizzare le risposte di prevenzione per fornire agli Stati Membri informazioni sui programmi di prevenzione nell’Unione europea, includendo variabili quali n° di scuole che hanno dei programmi inclusi nei loro curriculum, gruppi target, materiali utilizzati, obiettivi e modelli teorici, indicatori chiave per la valutazione, definizioni di concetti di prevenzione basati sulla comunità e numeri di alunni, insegnanti o famiglie raggiunti, ecc. (vedasi http://www.emcdda.org/responses/themes/pr evention_schools_communities.shtml). In un primo momento di questo processo, furono ricercati in EDDRA 62 programmi attraverso la parola chiave “Programmi Scolastici”, e furono poi analizzati e classificati in base a gruppo target, obiettivi, modelli teorici ed indicatori. Di questi, 53 erano programmi specifici per la scuola provenienti da 14 Paesi. Per la presente analisi, solamente i campi “Obiettivo Specifico 1-3”, “Assunzioni di base 1-3” (modello teorico), “Gruppo Target”, e “Indicatori” è stato recuperato dal database ed analizzato. La letteratura disponibile sulla classificazione dei programmi di prevenzione e sui modelli teorici in prevenzione così come i manuali e le linee guida per la valutazione e le classificazioni degli indicatori sono stati usati per sviluppare una prima ed orientativa veduta d’insieme dei modelli e degli obiettivi maggiormente utilizzati. Questo permise di interpretare, adattare e ricompilare la descrizione di obiettivi e modelli nel database e creare un schema di classificazione di obiettivi, modelli teorici ed indicatori estratti dalle descrizioni dei programmi. Questo è utile per la definizione ed il confronto fra le strategie e gli obiettivi dei programmi di prevenzione. Le differenze fra le nazioni, circa le informazioni contenute in EDDRA, sono determinate da fattori strutturali che non consentono di trarre conclusioni direttamente da un’analisi di EDDRA circa lo stato dell’arte della prevenzione in ciascuno Stato membro. La rappresentazione dei programmi della prevenzione in EDDRA dipende grandemente, per esempio, dalla diffusione e pubblicità di EDDRA nel campo professionale, così come dalla cooperazione e dall’attività dei Punti Focali Nazionali che raccolgono e promuovono le informazioni su programmi della pre- 157 venzione nei loro Paesi. Il numero dei programmi che entrano in EDDRA dipende anche da quanto i programmi della prevenzione sono in grado di adempiere a quei criteri di qualità richiesti per poter entrare a far parte di EDDRA, in primo luogo la richiesta di un dettagliato disegno di valutazione. Questa analisi, dunque, non è necessariamente rappresentativa della realtà della prevenzione nei rispettivi Stati membri, ma si basa esclusivamente su di un gruppo selezionato di programmi di prevenzione. 6.3. DISCUSSIONE DEI RISULTATI: PROGRAMMI SCOLASTICI IN EDDRA 6.3.1. CARATTERISTICHE GENERALI Le sopra menzionate caratteristiche metodologiche contribuiscono a spiegare la differenza nel numero di programmi scolastici inclusi in EDDRA che va da 6 a 8 in Belgio, Finlandia, Germania, Grecia, Spagna e Regno Unito a 1 - 2 programmi in Portogallo, Svezia, Danimarca, Italia, Irlanda e Paesi Bassi. Considerando il gruppo target, si vede (tavola 4) che i programmi scolastici sono quasi sempre diretti a studenti dagli 8 ai 19 anni, eccetto in alcuni Paesi dove si trovano gli interventi più precoci (sotto l’età di 8anni) come Austria, Germania, Finlandia, Spagna e Svezia. In Danimarca e Regno Unito sono stati coinvolti studenti con più di 19 anni. Una grande parte del programmi coinvolge insegnanti e famiglie. 6.3.2. CLASSIFICAZIONE PER OBIETTIVI L’obiettivo generale di questi programmi di prevenzione è la riduzione di uso e abuso di droghe e la riduzione dei rischi associati al consumo. EDDRA permette di definire 3 obiettivi specifici (ed una assunzione di base per ciascuno di loro) per ogni programma; di conseguenza i 53 programmi presentarono una grande varietà di obiettivi specifici. Questi potrebbero essere classificati come segue: - Informazione/Consapevolezza (come riconoscere ed agire di fronte ad un problema di droghe, informazioni su droghe e rischi associati…). - Sviluppo di abilità personali e sociali (abilità sociali, resistere alla pressione del gruppo…). - Alternative all’uso di droghe (lo sport, la cultura, l’arte…). - Struttura e misure normative (politica delle droghe a scuola, sanzioni…). - Promozione della Salute. - Coinvolgimento della comunità (training per insegnanti, famiglie, mediatori sociali, creazione di reti locali). Sviluppare abilità personali e sociali è l’obiettivo più comune fra i programmi di prevenzione scolastici (27 programmi in 11 Paesi). In modo particolare i programmi della Germania sono diretti principalmente a realizzare questo obiettivo. Allo stesso tempo, la maggior parte dei Paesi ha fra i propri obiettivi speciTabella 1. Obiettivi nella prevenzione a scuola per ciascun Paese. Obiettivi Informazioni e consapevolezza N° di Paesi 12 Paesi con il maggior N° di programmi con questo obiettivo Grecia, Finlandia, Belgio, Paesi Bassi e Spagna Sviluppo delle abilità personali e sociali 11 Germania, Grecia, Austria, Belgio, Francia, Portogallo e Spagna 158 Coinvolgimento della comunità 10 Finlandia, Grecia, Regno Unito e Portogallo Promozione della salute Alternative all’uso di droghe Strutture e misure normative 6 3 3 Grecia e Spagna U.K, Danimarca e Germania Belgio, Paesi Bassi e Svezia fici l’incremento delle informazioni e della consapevolezza (12 Paesi in 17 programmi), ed il coinvolgimento della Comunità, attraverso training per genitori, insegnanti, mediatori sociali o tramite la creazione di reti locali che completano i programmi a scuola. Paesi come la Finlandia si focalizzano soprattutto sull’addestramento di insegnanti; Grecia, Regno Unito e Portogallo sul coinvolgimento di istituzioni e la creazione di reti locali; altri come Belgio, Paesi Bassi e Svezia sullo sviluppo di un sistema di misure normative e strutturali nelle scuole. Germania, Danimarca e Regno Unito spesso scelgono di proporre alternative all’uso di droghe. Nella maggior parte del programmi il trend è comunque quello di combinare più obiettivi: la principale triade è formata da Informazioni e Consapevolezza – Sviluppo delle Abilità Personali e Sociali – Coinvolgimento della Comunità. Da Spagna, Germania, Grecia e Regno Unito, i programmi presentati hanno, in modo chiaro, obiettivi concreti e definiti. Questo ha reso più facile classificare ed analizzare gli obiettivi specifici senza dover richiedere ulteriori dettagli per capirli di più. 6.3.3. CLASSIFICAZIONE PER MODELLI È stata effettuata una rassegna della letteratura disponibile sui modelli teorici che sono alla base dei programmi di prevenzione (Institut für Therapieforschung, 1994; Becoña Iglesias, E., 1999; Martínez Higueras, I. & Salvador Llivina, T., 1999; Springer, A. & Uhl, A., 1998; Olaio, T. y Belo, M. 2001) per stabilire una classificazione di modelli. I 53 programmi d’intervento a scuola considerati in EDDRA sono stati classificati utilizzando le informazioni contenute nel campo “assunzione di base” del questionario di EDDRA. A causa della mancanza di definizioni comuni fra i modelli teorici nei diversi Paesi, (ci sono definizioni poco chiare, mescolate con obiettivi o alcuni modelli creati di sana pianta) e poiché i modelli spesso non erano stati definiti secondo le classificazioni esistenti, la scelta è stata quella di creare una classificazione adattata, dedotta da quelle proposte nelle pubblicazioni di Elisardo Becoña, Paulo Moreira, e dell’Institut für Therapieforschung. Così, i modelli teorici di tutti i 53 programmi a scuola in EDDRA sono stati raggruppati come segue: - Promozione della salute. - Approccio con i pari: influenza ed imitazione (metodi di istruzione attraverso gruppi di pari, esperienze vissute da altri che possono portare a cambiamenti comportamentali…). - Modello delle Life Skill (Botvin). - Modello evolutivo (Kandel/DiClemente) - un gruppo di modelli con concezioni teoriche consequenziali ed evolutive. - Influenza sociale (Bandura). - Comportamenti a rischio (Jessor) - Conoscenza delle droghe (cognitivo). - Ecologico-ambientale (un gruppo di modelli focalizzato su di un livello macro-sociale, ambiente sociale, reti nelle comunità-istituzioni, le associazioni… che influenzerebbero gli individui ed i loro comportamenti di consumo). In linea generale, il Modello delle Life Skills è il più usato nei programmi di prevenzione a scuola di EDDRA (17 programmi in 8 Paesi), seguito dall’Approccio con i pari (12 programmi in 7 Paesi), dalla Conoscenza sulle droghe (11 programmi in 6 Paesi) e dal modello Ecologico -ambientale (11 programmi in 7 Paesi). In altre parole, relativamente ai programmi EDDRA solo nella metà degli Stati membri dell’EU si applicano i modelli Life Skills e Approccio con i Pari - considerati oggi efficaci (Tobler, N., 1992 1997, 2000 2001). Nella maggior parte dei Paesi, le attività sono basate su una combinazione dei quattro modelli menzionati. È interessante notare anche che modelli piuttosto tradizionali utilizzati nelle prime fasi di sviluppo delle attività preventive, quali quello basato sulla conoscenza razionale-cognitiva delle droghe, sono ancora piuttosto popolari in alcuni Paesi, mentre modelli ben descritti e definiti (ed anche più facili da valutare) quali quelli di Bandura, Jessors, Kandel e Di Clemente, sono applicati solamente in pochi Paesi. Paesi come Germania e Spagna presentano una forte e differenziata base teorica dei programmi, basata su modelli molto conosciuti e concretamente definiti, mentre in altri Paesi, come il Belgio, sono usate definizioni di modelli vaghi o particolari, che sono difficili da raggruppare con gli altri modelli nello schema di classificazione e necessitano spesso di essere classificati come “altri”. Interessante notare anche che modelli piuttosto noti e definiti quali l’Azione Ragionata 159 (Fishbein – Aijzen), l’Influenza Triadica (Flay – Petriatis) e lo Sviluppo Sociale (Catalano/Hawkins) non sono stati menzionati in nessuno dei programmi, mentre modelli meno noti come Contenitore (Lagemann), Piano (Koller), D. Leclercq, “modello Sistematico” “Gruppo-centred modello” e K. Toni sono stati segnalati, nonostante non appartengano ad una nomenclatura nota. La Spagna è l’unico Paese dove il modello dei comportamenti a rischio (Jessor) è applicato, nel programma Construyendo Salud. Tabella 2 – Modelli di prevenzione a scuola, Modelli banca dati degli strumenti valutativi EIB (http://www.emcdda.org/responses/methods _tools/eib.shtml), ma li completa creativamente ed è una fonte suggestiva di idee per metodi di valutazione fattivamente utilizzabili nella pratica quotidiana. La maggior parte degli indicatori utilizzati sono indicatori di processo e c’è un ammontare considerevole di variabili intermedie e relative. Entrambi questi dati suggeriscono che la maggior parte dei programmi ha scelto pragmaticamente l’approccio più praticabile (gli indicatori) per la valutazione, piuttosto che seguire richieste accademiche di rigorosi (e forse rigidi) disegni valutativi. N° di Paesi Paesi con il maggior N° di programmi con questo modello Modello delle Life Skills 8 Germania, Grecia Approccio con i pari: l’influenza e l’imita- 7 Germania, Grecia, Francia, UK Ecologico/ambientale 7 Finlandia, Grecia, Belgio Promozione della salute 6 Grecia e Austria Conoscenza delle droghe 6 Finlandia Influenza sociale 5 Spagna Azione-atteggiamento ragionato 4 Spagna Modello evolutivo 3 Spagna Comportamento a rischio 1 Spagna zione 160 per ciascun Paese. 6.3.4. CLASSIFICAZIONE IN BASE AGLI INDICATORI DELLA VALUTAZIONE Il numero ed i contenuti degli indicatori di valutazione in questa rassegna forniscono interessanti conclusioni sullo stato dell’arte della valutazione della prevenzione in Europa. Presumibilmente, i programmi di prevenzione inseriti in EDDRA sono all’avanguardia rispetto ai programmi disponibili negli Stati Membri, essendo strutturati bene ed almeno minimamente valutati. Una prima occhiata alla tabella 3 mostra che c’è una grande ed interessante varietà di indicatori usata e sviluppata per la valutazione di programmi. Questa selezione di indicatori differisce piuttosto radicalmente dagli indicatori tradizionalmente usati nella ricerca valutativa (Kumpfer, K.L., Shur, G.H. et al., 1993) e dagli strumenti di valutazione proposti nella Comparando gli indicatori scelti con gli obiettivi ed i modelli emergono alcune discrepanze: la maggior parte degli indicatori intermedi usati si concentra su opinioni ed atteggiamenti del gruppo target e ciò non è esattamente in linea con l’osservazione fatta circa i modelli teorici predominanti nella maggior parte dei Paesi considerati (Life Skills ed Approcci con i Pari). Inoltre, il più delle volte obiettivo principale è lo “sviluppare le abilità personali e sociali”, mentre “informazioni e consapevolezza” è solamente il secondo obiettivo per importanza. Questo conferma l’impressione che le valutazioni sono soprattutto centrate su tematiche facilmente misurabili ed operazionalizzabili, piuttosto che su quello che è direttamente correlabile agli obiettivi del programma ed ai modelli teorici dichiarati. In altre parole: informazioni, cono- scenze, consapevolezza ed opinioni sono più spesso valutate rispetto alle più attinenti tematiche delle abilità sociali, della pressione dei pari, della presa di decisione, dell’assertività, reali contenuti dei programmi di abilità personali e sociali. Inoltre, è noto che le variabili relate (vedi l’ultimo gruppo in tabella 3) – che rappresentano esempi interessanti di una valutazione più complessiva (impatto) degli effetti non direttamente riferiti al consumo - sono utilizzate solamente in 3 Paesi (FR-SP-GR). Le variabili relative all’outcome, che sono direttamente correlate al consumo, sono utilizzate con minor frequenza, evidentemente perché la valutazione dell’output richiede più costosi e complessi disegni di follow-up, che sono difficilmente proponibili sia in termini tecnici che in termini finanziari per la maggior parte dei programmi europei. Tabella 3 - Indicatori tratti dai programmi di Indicatori Paese/Programma FATTORI INTERMEDI/VARIABILI DI MEDIAZIONE 1. Conoscenze ed atteggiamenti verso prevenzione e Austria(2), cause di dipendenza (Studenti ed Insegnanti) Germania, Grecia(2), Portogallo 2. Autostima Austria, Spagna(2), Irlanda 3. Incremento nel campo psico-sociale/Life skill Austria, Spagna, Spagna(2), Germania, Grecia(2), Italia, Paesi Bassi, Irlanda 4. Opinioni degli studenti su uso di sostanze e politica Belgio, Spagna delle droghe a scuola / regolamentazioni 5. Misurazione delle Conoscenze e del cambiamento Danimarca (2), Spagna (2), di atteggiamento Germania 6. Insegnanti che valutano i cambiamenti nella dimen- Austria, Grecia sione della Sicurezza di sé… 7. Atteggiamento assertivo in generale (specialmente Spagna nei confronti delle sostanze) 8. Miglioramento della comunicazione in famiglia Grecia VARIABILI DI PROCESSO 1. Grado di soddisfazione e accettazione (valutazione Francia, Spagna (4), Germania e realizzazione del progetto) (2), Grecia (2), Portogallo 2. Intensità della partecipazione a progetto ed eventi Austria, Belgio, Francia Spagna (2), Germania (2), Grecia (2), U.K (3), Finlandia 161 3. Numero di domande durante il training e la supervi- Belgio sione del gruppo di lavoro 4. Numero di genitori coinvolti nel progetto Austria, Portogallo 5. Grado di partecipazione degli insegnanti Austria, Spagna, Grecia, Svezia 6. Numero di attività programmate nelle scuole Austria, Belgio, Germania 7. Interesse verso le informazioni personalizzate Francia 8. Giudizio che gli insegnanti hanno del progetto Austria, Spagna 9. Conoscenza degli obiettivi di promozione della Grecia, Italia salute 10. Valutazione dello sviluppo di rete / Germania, Portogallo Implicazione delle istituzioni locali 11. Livello di cooperazione con studenti, genitori e Grecia (2) colleghi 12. La realizzazione del lavoro di gruppo Grecia 13. Le richieste per il training con il materiale del Grecia progetto “Stand on my two feet” 14. Numero di hits nel sito (programmi di Internet) Svezia 15. Valutazione di comunicazione & contenuti / Italia struttura di gruppo & atmosfera 16. Numero di pari - educatori Regno Unito 17. Contatti effettuati e registrati dai pari - educa- Regno Unito 18. Accessibilità dell’informazione Finlandia 19. Continuità & proposte per il miglioramento Finlandia 20. Analisi del processo nel lavoro Finlandia tori VARIABILI DI OUTCOME 1. Percentuale di prevalenza dell’uso di alcol, tabac- Francia (2), Spagna (5), co, farmaci e droghe / prima e dopo Germania (2), U.K, Finlandia 2. Intenzione di cambiare i comportamenti a rischio Francia 3. Intenzione di usare droghe in futuro Danimarca (2), Spagna (3), Irlanda 162 4. Numero di sigarette fumate per settimana Spagna 5. Numero di ubriacature nell’ultimo anno Spagna 6. Effetti nella classe / scuola (prima e dopo) Austria, Germania la Grecia (2), i Paesi Bassi 7. Praticabilità della peer education Regno Unito VARIABILI CORRELATE 1. Sindromi depressive (scala di Kandel) Francia 2. Percentuale di tentativi di suicidio Francia 3. Percezione del benessere nella scuola & negli Francia ambienti di famiglia 4. Comportamento aggressivo, furti, e vandalismo nel- Spagna l’ultimo anno 5. Ammontare di soldi spesi in bar e discoteche ogni Spagna settimana 6. Calo dello stress scolastico degli studente Grecia 7. Numero di studenti che menzionano cambiamenti Grecia personali prevenzione di EDDRA. 6.4. CONCLUSIONI Tenendo presente le restrizioni metodologiche dell’analisi dei programmi di prevenzione di EDDRA, possono comunque essere dedotte delle conclusioni dai 53 programmi analizzati relativi alla prevenzione a scuola: a. TREND NEGLI OBIETTIVI SPECIFICI Come gli obiettivi affermati sono stati comparati ed adattati l’uno agli altri, così essi potrebbero essere classificati in 6 gruppi riferiti però solo in parte ai loro modelli teorici. Secondo questa procedura, c’è un trend generale nei programmi che si basa su di una combinazione di una triade di obiettivi: informazione/consapevolezza, sviluppo delle abilità di personali/sociali e coinvolgimento della comunità. La maggior parte degli obiettivi dichiarati dai programmi (60) ricade in questa triade. b. MOLTI MODELLI TEORICI PER PROGRAMMA. Nella maggior parte dei Paesi c’è la tendenza ad usare nello stesso programma molte caratteristiche provenienti dai seguenti modelli teorici: life skills, approccio con i pari, conoscenza delle droghe e modello ecologico/ambientale. È probabile che questo sia dovuto alle caratteristiche del questionario EDDRA che chiede un’assunzione di base di un modello teorico per ciascuno obiettivo del programma dichiarato. Questo incentiva forse una “sovra-dichiarazione” di modelli diversi, invece di portare a dichiarare lo stesso modello per tutti gli obiettivi. Ma è proba- bile anche che ciò rifletta semplicemente la realtà. c.DIFfERENZE TRA I PAESI RISPETTO ALLA CHIAREZZA E ALLA PRECISIONE CON CUI SI DEFINISCONO OBIETTIVI E MODELLI TEORICI. Questo può essere riferito ad una specifica cultura di “stile” scientifico in ogni Paese. Nei programmi di Germania, Spagna, Grecia e Regno Unito si usano molte concezioni di diversi modelli teorici conosciuti nella prevenzione dell’uso di droghe come: Influenza sociale (Bandura), Modello delle Life Skills (Botvin), Comportamenti a rischio (Jessor). La Finlandia usa principalmente il modello tradizionale di Conoscenza delle droghe. Nei programmi degli altri Paesi non emergono descrizioni molto chiare dei modelli e spesso questi si confondono con gli obiettivi. d. STATO DELLA VALUTAZIONE Il confronto tra Obiettivi e Modelli dichiarati ed Indicatori realmente utilizzati per la valutazione mostra che non è stato valutato il reale potenziale degli effetti dei programmi, come anche il cambiamento di opinioni e atteggiamenti e la valutazione di processo. e. CONCLUSIONE SULLA CULTURA SCIENTIFICA E LA RETE DI ATTIVITÀ NEGLI STATI MEMBRI. La distribuzione piuttosto eterogenea di modelli insieme col numero disuguale di ingressi di programmi di prevenzione a scuola in EDDRA supportano l’idea che ci siano culture scientifiche implicite riguardanti la prevenzione che differiscono da Stato mem- 163 bro a Stato membro; tali culture, però, non possono essere ricapitolate nell’approccio stereotipato “anglosassone” vs. “latino”, in quanto specialmente la Spagna presenta approcci fortemente basati su modelli teorici tratti dalla letteratura internazionale. Tutto ciò, comunque, potrebbe riflettere gli sforzi politici in ciascun Paese di basare gli interventi su teorie ed evidenza e, di conseguenza, di formare professionisti. f. È UNA IMMAGINE SELETTIVA Finalmente, è importante ripetere che qualsiasi conclusione ed interpretazione dedotte da programmi d’intervento preventivo a scuola di EDDRA sono basate su una “descrizione selettiva e soggettiva”, che è limitata dallo stesso meccanismo di raccolta di informazioni di EDDRA. Esso si basa sulle informazioni che gli Stati Membri danno dei propri programmi a cui hanno accesso (-> selettivo), e sulle informazioni fornite dallo stesso staff che segue il progetto (-> soggettivo). La realtà potrebbe essere molto diversa: -· ci potrebbero essere molto più programmi di prevenzione in un Stato Membro che non sono stati registrati (per ragioni politiche, tecniche o geografiche o altro ancora) o che non si riesce a descrivere secondo i requisiti di EDDRA -· la descrizione del programma contenuto nel questionario EDDRA non necessariamente corrisponde a quanto realmente realizzato. L’esperienza degli Stati Membri (Gageldonk, A., 2001, Atti della Conferenza di Alcorcón, in via di pubblicazione) e questa analisi di EDDRA (solo una coesione parziale tra obiettivi e modelli) suggerisce che questo non è sempre il caso. Tabella 4 – Tabella riassuntiva: gruppi target / obiettivi / modelli teorici / indicatori . Paese Austria Belgio N. di Gruppo target Programmi e la loro età 3 Bambini e gio- Informazione/consapevolezza 1 Promozione della salute 2 Fattori intermedi 3 vani 7-18 Promozione della salute 1 Approccio con pari 1 Processo 3 Abilità personali e sociali 3 Azione/atteggiamento ragionato 1 Outcome 1 Coinvolgimento comunità 2 Influenza sociale 1 Bambini e gio- Informazione/consapevolezza 2 Promozione della salute 1 Fattori intermedi 1 vani 8-19 Promozione della salute 1 Modello evolutivo 1 Processo 3 Abilità personali e sociali 3 Ecologico/ambientale 3 Struttura normativa 1 Altro 2 5 Frequenza di obiettivi per paese Frequenza di modelli per paese Frequenza di indicatori per paese Coinvolgimento comunità 2 Danimarca 2 Bambini e gio- Informazione/consapevolezza 1 Approccio con pari 1 Fattori intermedi 2 vani 11-30 Alternative 1 Conoscenza delle droghe 1 Outcome 2 Struttura normativa 1 Ecologico/ambientale 1 Coinvolgimento comunità 2 Finlandia 164 6 Bambini e gio- Informazione/consapevolezza 2 Promozione della salute 1 vani 7-18 Coinvolgimento comunità 4 Life Skill 1 Adulti, Influenza sociale 1 Famiglie e Conoscenza delle droghe 4 popolazione Ecologico/ambientale 2 generale Fattori intermedi 1 Francia 4 Bambini e gio- Informazione/consapevolezza 2 Approccio con pari 3 Processo 3 vani 9-25 Abilità personali e sociali 3 Life Skill 2 Outcome 3 Adulti e fami- Coinvolgimento comunità 1 Influenza sociale 1 Variabili relate 3 glie Conoscenza delle droghe 1 Ecologico/ambientale 1 Germania 8 Bambini e gio- Informazione/consapevolezza 1 Promozione della salute 1 Fattori intermedi 3 vani 5-18 Promozione della salute 1 Approccio con pari 2 Processo 6 Adulti, fami- Abilità personali e sociali 7 Life Skill 5 Outcome 3 glie e popola- Alternative 2 Azione/atteggiamento ragionato 1 zione genera- Coinvolgimento comunità 1 Conoscenza delle droghe 2 le Grecia Irlanda 6 2 Ecologico/ambientale 1 Bambini e gio- Informazione/consapevolezza 2 Promozione della salute 1 Fattori intermedi 6 vani 11-18 Promozione della salute 2 Approccio con pari 2 Processo 10 Adulti Abilità personali e sociali 3 Life Skill 4 Outcome 2 Struttura normativa 1 Conoscenza delle droghe 1 Variabili relate 2 Coinvolgimento comunità 3 Ecologico/ambientale 2 Bambini e gio- Informazione/consapevolezza 1 Approccio con pari 1 Fattori intermedi 2 vani 11-18 Abilità personali e sociali 1 Life Skill 2 Outcome 1 Conoscenza delle droghe 1 Italia 2 Bambini e gio- Informazione/consapevolezza 1 vani 13-16 Abilità personali e sociali 1 Altro 1 Fattori intermedi 1 Processo 2 Outcome 2 Olanda 2 Bambini e gio- Informazione/consapevolezza 2 Modello evolutivo 1 Fattori intermedi 1 vani 11-18 Abilità personali e sociali 2 Altro 1 Processo 3 Struttura normativa 1 Outcome 1 Coinvolgimento comunità 1 Portogallo 1 Bambini e gio- Abilità personali e sociali 1 Life Skill 4 Fattori intermedi 1 vani 9-18 Coinvolgimento comunità 1 Azione/atteggiamento ragionato 1 Processo 3 Influenza sociale 1 Spagna 6 Bambini e gio- Informazione/consapevolezza 3 Promozione della salute 1 Fattori intermedi 10 vani 5-18 Promozione della salute 2 Life Skill 1 Processo 10 Abilità personali e sociali 3 Modello evolutivo 3 Outcome 10 Azione/atteggiamento ragionato 3 Variabili relate 2 Influenza sociale 4 Conoscenza delle droghe 1 Comportamenti a rischio 1 Altro 1 165 Svezia 1 Bambini e gio- Struttura normativa 1 Altro 1 vani 7-19 Gran 5 Bretagna Fattori intermedi 3 Processo 3 Bambini e gio- Informazione/consapevolezza 1 Approccio con pari 2 Processo 2 vani 9-25 Promozione della salute 1 Life Skill 1 Outcome 3 Adulti e fami- Abilità personali e sociali 1 glie Alternative 2 Struttura normativa 1 Coinvolgimento comunità 3 TOTALE 53 Fattori intermedi 6 Informazione/consapevolezza 17 Promozione della salute 8 Fattori intermedi 34 Promozione della salute 8 Approccio con pari 12 Processo 48 Abilità personali e sociali 27 Life Skill 17 Outcome 25 Alternative 5 Modello evolutivo 5 Variabili relate 7 Struttura normativa 6 Azione/atteggiamento ragionato 6 Coinvolgimento comunità 16 Influenza sociale 8 Conoscenza delle droghe 11 Ecologico/ambientale 11 Comportamenti a rischio 1 6.5. PROSSIMI PASSI Sulla base dell’analisi di EDDRAè stato creato un questionario tradotto in 5 lingue. È stato costruito in forma breve con domande chiuse e scelte predefinite da selezionare ( ad es. elenco di obiettivi e modelli teorici tratti dall’analisi EDDRA) che facilitano la sua compilazione. Questo questionario è stato spedito ai Punti Focali Nazionali e ad alcune fonti dirette (ad es. organizzazioni e gruppi di lavoro che hanno programmi di prevenzione già noti al gruppo di lavoro dell’EMCDDA) con lo scopo di raccogliere segnali sulla copertura e l’estensione degli interventi di prevenzione, 166 INFORMAZIONE/CONSAPEVOLEZZA Europ network. In addiction-prevention Drug Policy at school Cles pour l’adolescence Drugs-don’t fool yourself The Vaasa model Prevnet multi-drug prev prog Primary prev of risk behaviours... A la carte prevention. The Art of Living Prev P. in school community Prev of addictive substances, promo of interp The Healthy Schools Project invece di concentrarsi su qualità e valutazione come EDDRA richiede. Questo esame può fornire una panoramica dei programmi di prevenzione effettuati in contesti scolastici nell’Unione Europea e può rappresentare un complemento all’analisi di EDDRA. 6.6. LISTA DEGLI OBIETTIVI E DEI MODELLI NEI PROGRAMMI DI PREVENZIONE A SCUOLA Tab. 5. OBIETTIVI NEI PROGRAMMI DI PREVENZIONE A SCUOLA IN EDDRA BIBLIOGRAFIA Austria Belgio Belgio Danimarca Finlandia Finlandia Francia Francia Germania Grecia Grecia Irlanda Young men & Health- towards 2000 The healthy school & drugs Consultation Project for Youngsters PPCDE Tobacco, alcohol & education Construyendo Salud Involve T= 19 Italia HEALTH PROMOTION Promote health-prevent addiction Drug prev. at primary school: Clase 2000 Health Promotion at Secondary Education Primary P.P against Substance Use at the Secondary La aventura de la vida Tu Decides Youth 2000 T= 8 Olanda Olanda Spagna Spagna Spagna U.K. 12 Austria Belgio Germania Grecia Grecia Spagna Spagna U.K 6 SVILUPPO DI ABILITÀ PERSONALI E SOCIALI Europ network. In addiction-prevention Promote health- prevent addiction Fantasy instead of Ecstasy Cles pour l’adolescence Drug prev. at primary school No problemo Health Patronage, a health prev action involving student nurses A la carte prevention Project for Life School Café The Art of Living Fit for Life Euro Peers Clase 2000 Real Ecstasy is inside of you. ALF-skills training Prev of addictive substances, promo of interp Prev P. in school community Prev P. targeted at secondary school On my Own Two Feet Young Men & Health- Towards 2000 The healthy school & drugs Adventure in the city Construyendo Salud Tobacco, alcohol & education Tu Decides Score with football T= 27 Francia Francia Germania Germania Germania Germania Germania Germania Germania Grecia Grecia Grecia Irlanda Italia Olanda Portugallo Spagna Spagna Spagna U.K 11 ALTERNATIVE ALL’USO DI DROGHE Wuthering Heights Longing and addiction Danimarca Germania Austria Austria Austria Belgio Belgio Belgio Francia 167 Real Ecstasy is inside of you Youth -art culture Score with football T=5 Germania U.K. U.K. 3 MISURE STRUTTURALI E NORMATIVE Drug Policy at school Drugs-don’t fool yourself. Prevention of addictive substances… The healthy school & drugs In the Walls Peer Education Initiative T=6 Belgio Danimarca Grecia Olanda Svezia U.K. 6 COINVOLGIMENTO DELLA COMUNITA’ Fantasy instead of Ecstasy Promote health-prevent addiction Drug Policy at school Wuthering Heights Drugs-don’t fool yourself The Vaasa model The Pilvi Group Together Project Selvästi Nuori Primary prev of risk behaviours... Step by Step Primary P.P against Substance Use at the Secondary Prev P. in school community Health Promotion at Secondary Education Consultation Project for Youngsters Adventure in the city Involve Peer Education Initiative Youth -art culture T=19 Austria Austria Belgio Danimarca Danimarca Finlandia Finlandia Finlandia Finlandia Francia Germania Grecia Grecia Grecia Olanda Portogallo U.K U.K U.K. 10 Fig. 1. OBIETTIVI NEI PROGRAMMI DI PREVENZIONE A SCUOLA IN EDDRA 168 Tab. 6. MODELLI D’INTERVENTO NEI PROGRAMMI PREVENTIVI SCOLASTICI IN EDDRA PROMOZIONE DELLA SALUTE Fantasy instead of Ecstasy Austria Promote health-prevent addiction Austria Drug prevention at primary school Belgio Together Project Finlandia Classe 2000 Germania Prevention P. targeted at secondary school Grecia Health Promotion at Secondary Education Grecia La aventura de la vida Spagna T=8 6 APPROCCIO CON I PARI: INFLUENZA ED IMITAZIONE European Networking in addiction-prevent Wuthering Heights Health patronage, a health prev action involving.. A la carte Prevention Project for Life Euro Peers Real Ecstasy is inside of you Prevention of addictive substances… Primary Prevention P. against substance use... On my Own Two Feet Involve Youth-art culture T=12 Austria Danimarca Francia Francia Francia Germania Germania Grecia Grecia Irlanda U.K U.K 7 MODELLO DELLE LIFE SKILL (BOTVIN) Pilvi vai Pouta? A la carte Prevention Primary prev. of risk behaviours… Classe 2000 Fit for Life School Café ALF-Life Skills training The Art of Living Prevention P. in school community Prevention P. targeted at secondary school Health Promotion at Secondary Education Prevention of addictive substances… On my Own Two Feet The Healthy Schools Project Adventure in the city PPCDE Score with Football T=17 Finlandia Francia Francia Germania Germania Germania Germania Germania Grecia Grecia Grecia Grecia Irlanda Irlanda Portogallo Spagna U.K. 8 MODELLO EVOLUTIVO (KANDEL, DI CLEMENTE…) Drug Policy at School Consultation Project for Youngsters PPCDE Construyendo Salud Tu decides T=5 Belgio Olanda Spagna Spagna Spagna 3 169 AZIONE /ATTEGGIAMENTO RAGIONATO (FISHBEIN-AIJZEN) Fantasy instead of Ecstasy Austria Real Ecstasy is inside of you Germania The Adventure in the city Portogallo PPCDE Spagna Tobacco, alcohol & education Spagna Construyendo Salud Spagna T=6 4 COMPORTAMENTI PROBLEMATICI E A RISCHIO (JESSOR) Construyendo Salud Spagna T=1 1 INFLUENZE SOCIALI (BANDURA) Fantasy instead of Ecstasy The Vaasa model Primary prev. of risk behaviours… Adventure in the city PPCDE Construyendo Salud PASE Project Tobacco, alcohol & education T=8 Austria Finlandia Francia Portogallo Spagna Spagna Spagna Spagna 5 CONOSCENZA DELLE DROGHE (MODELLO COGNITIVO) Drugs-don’t fool yourself Danimarca Selvästi Nuori Finlandia The Vaasa model Finlandia The Pilvi Group Finlandia Prevnet multi-drug prevention programme Finlandia Health patronage, a health prevention action Francia School Cafe Germania The Art of Living Germania Primary Prevention P. against substance use... Grecia The Healthy Schools Project Irlanda Tu decides Spagna T=11 6 170 MODELLO ECOLOGICO/AMBIENTALE Fantasy instead of Ecstasy: Cles pour L’Adolescence No Problemo Drug Policy at School. Wuthering Heights. The Vaasa model Together Project Project for Life Longing and addiction Prevention P. in school community Primary Prevention P. against substance use... T=11 ALTRO Austria Belgio Belgio Belgio Danimarca Finlandia Finlandia Francia Germania Grecia Grecia 7 Praxis & Resource-oriented models (Promote health-prevent addiction) Health Belief Model (Fantasy instead of Ecstasy) K. Tones (Drug Policy at school) D. Leclercq (Drug Prevention at Primary School) Humanistic psychology (Young Men & Health- towards 2000) ASE- model (Consultation Project for Youngsters) Diffusion Theory (PASE project) T=7 Austria Austria Belgio Belgio Italia Olanda Spagna 5 Fig. 2. MODELLI D’INTERVENTO NEI PROGRAMMI PREVENTIVI SCOLASTICI IN EDDRA ● Becoña Iglesias, E. (1999). Bases Teóricas que sustentan los programas de prevención de drogas. Madrid: Delegación del Gobierno para el Plan Nacional sobre Drogas. Ministerio del Interior. ● European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction (1998) Evaluating Drug Prevention in the European Unión, EMCDDA Scientific Monograph Series nº2, Luxembourg. ● European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction (1998) Guidelines for the evaluation of drug prevention, EMCDDA manuals, Luxembourg. ● Fundación de Ayuda contra la Drogadicción (2000). La FAD y los Programas Escolares. ● Institut für Therapieforschung (1994). Expert Report on Primary Prevention of Substance Abuse, IFT Research Report Series, Vol. 60. Munich: IFT Institut für Therapieforschung. ● Kumpfer, K.L., Shur, G.H. et al. (1993). Measurements in prevention – a manual on selecting and using instruments to evaluate prevention programs. CSAP Technical Report 8, CSAP, Rockville. 171 ● Luengo Martín, Mª Angeles. (1999) La Prevención del consumo de drogas y la conducta anti- social en la escuela: análisis y evaluación de un programa. Madrid: Ministerio de Educación y Cultura. ● Martínez Higueras, I y Salvador Llivina, T (1999). Catálogo de Programas de Prevención del abuso de Drogas. Madrid: Agencia Antidroga. ● Moreira, Paulo (2001). Para una prevenção que previna. Coimbra: Quarteto Editora. ● NIDA (1997). Preventing drug use among children and adolescents: a research-based guide. Bethseda, MD: National Institute on Drug Abuse. ● Plan Nacional sobre Drogas (1996) Criterios básicos de intervención en los programas de prevención de las drogodependencias. Madrid: Delegación del Gobierno para el Plan Nacional sobre Drogas. Ministerio del Interior. ● Plan Nacional sobre Drogas (2001) Guía para la prevención de las drogodependencias. Cuaderno del profesor. Madrid: Delegación del Gobierno para el Plan Nacional sobre Drogas. Ministerio del Interior. ● Progetto COST A6 (1999). Linee Guida integrate per la valuazione della prevenzione primaria. Roma: RICERCA. ● Springer, A. & Uhl, A. (Eds.)(1998). COST A6 – evaluation research in regard to primary prevention of drug abuse. ● Tobler, N., Stratton H.H.. Effectiveness of School-Based Drug Prevention Programs: A MetaAnalysis of the Research,, 1997, The Journal of Primary Prevention, 18(1), 71-128 ● Tobler, N.S., Drug Prevention Programs Can Work: Research Findings, 1992, Journal of Addictive Diseases, 11(3), 1-28 ● Tobler, N.S., et al., School-based Adolescent Prevention Programs: 1998 Meta-Analysis, 2000, The Journal of Primary Prevention, 20 (4) ● Tobler, N.S.: Prevention is a two-way process. Findings, Issue 5, Summer 2001, pp. 25-27. ● Olaio, T. y Belo, M. (2001). Family Drug Prevention.IREFREA seminar 2001. Vienna. http://www.irefrea.org/austria/Abstracts%20Irefrea-seminar%20Vienna.doc 172 TERZA PARTE Le meta-analisi e le revisioni sistematiche dei progetti di prevenzione delle dipendenze 174 7.1. Cos’è una meta-analisi La valutazione dei numerosi risultati scientifici presenti in letteratura risulta importante al fine di attivare un’azione preventiva efficace. Essa può infatti indicare quali pratiche preventive siano efficaci e quali strategie di prevenzione dell’abuso di sostanze debbano essere considerate implementabili nei programmi, al fine di ridurre l’incremento dell’uso di sostanze fra i giovani. Per supportare questo processo, risulta utile analizzare diversi studi pubblicati e, per fare questo, uno degli strumenti principali della prevenzione basata sull’efficacia è la meta-analisi. La meta-analisi fornisce un approccio standardizzato per l’identificazione, la selezione, la valutazione e l’interpretazione dei risultati di una grande varietà di ricerche ed è particolarmente utile nelle scienze emergenti per sintetizzarli, come, ad esempio, nella prevenzione delle dipendenze (Bukoski, 1997). La meta-analisi più che una singola tecnica è un approccio concettuale (Tobler, 1994). "È un'analisi dei risultati delle analisi statistiche" (Hedges ed Olkin 1985, p. 13) in quanto si riferisce ad una classe di metodi usati per integrare quantitativamente ed accorpare i risultati delle prime analisi dei dati originali delle ricerche. Deve essere vista come un approccio che consente una veduta d'insieme dei risultati globali di un gruppo di programmi. Infatti, si possono effettuare paragoni solo su gruppi di programmi, ma non su programmi singoli. Un vantaggio per la ricerca sugli interventi di prevenzione delle dipendenze, che singolarmente solo raramente mostrano risultati statisticamente significativi, è che, se i risultati risultano essere costanti in più studi, raggruppandoli si possono fare scoperte interessanti ed attendibili: la generalizzabilità è possibile proprio attraverso le aggregazioni meta-analitiche (Tobler, 1994). In passato, la mancanza di metodi sistematici per comparare i programmi ha limitato l'uso dei risultati delle ricerche. La letteratura tradizionale ha fatto rassegne delle ricerche sugli interventi di prevenzione di tipo narrativo e soggettivo, tendendo, ad esempio, ad usare campioni limitati e mancando di criteri scientifici. I metodi meta-analitici, invece, hanno risolto con successo questi problemi. Nonostante il rigore scientifico fin qui evidenziato, la meta-analisi rischia di essere parzialmente soggettiva a causa di tutta una serie di decisioni da prendere a priori riguardo al come e cosa indagare. Queste decisioni si riferiscono a: (1) le ricerche da includere nella revisione; (2) i modi per calcolare l’effect size ; (3) la scelta dei tipi di gruppi di controllo (Ingram, 1990). Comunque, contrariamente a quanto accade nelle revisioni tradizionali, queste decisioni sono chiaramente definite e articolate, cosicché le conseguenze delle stesse siano note quando si vanno ad interpretare i risultati. Secondo Tobler (1994), una delle più importanti ricercatrici nel campo della prevenzione basata sulle evidenze, i vantaggi delle metaanalisi sono: 1. Codifica/programmazione: ogni variabile è definita in modo concreto ed operazionale e ciò serve per tradurre le variabili in categorie chiaramente differenziate. Ciascuna categoria, ovvero ciascun sottogruppo di programmi considerati unitariamente, è esaminata e comparata con altre categorie e con l’intero raggruppamento dei programmi. Così, il successo di un programma è chiaramente definito dai suoi risultati e non da valutazioni soggettive. 2. Differenze come fonti di informazioni: le discordanze nei risultati possono fornire preziose informazioni e dovrebbero essere attentamente analizzate piuttosto che indurre a considerare inutile la ricerca. Ad esempio, le differenze fra i programmi rivelano a chi, a che età e per quanto tempo essi sono adatti. 3. Comparazione con un metro comune: calcolando l’effect size si possono comparare anche studi con campioni di dimensioni molto diverse fra loro e ciò può risultare utile nel campo della prevenzione delle dipendenze dove spesso ci sono discrepanze notevoli di tale tipo. 4. Significatività statistica non necessaria: gli 175 176 studi sulla prevenzione con adolescenti solo raramente mostrano risultati statisticamente significativi, ma le tecniche metaanalitiche usano tutti gli studi, indipendentemente dal livello della significatività rilevato nella ricerca originaria. Piccoli positivi effect size, però costanti in molti studi, possono dare luogo ad importanti scoperte. 5. Non rifiuto di programmi efficaci: la metaanalisi consente di fare meno errori di valutazione rispetto alle modalità di revisione tradizionali. 6. Risoluzione di risultati che appaiono contraddittori: la meta-analisi consente la chiarificazione di contraddizioni, che, a volte, possono essere solo apparenti. 7. Generalizzabilità: non è possibile effettuare generalizzazioni dei risultati ottenuti con un singolo studio, poiché essi potrebbero sempre essere il frutto di un caso. Inoltre, non è possibile identificare in una sola ricerca ogni variabile che influenza il successo di un programma. Solo l’integrazione meta-analitica offre conclusioni veramente generalizzabili. 8. Prospettive: la meta-analisi usa le ricerche precedenti per indicare le direzioni per la ricerca futura, individuando, ad esempio, biases sistematici o aree di dati mancanti (Tobler, 1994). Inoltre, l’autrice identifica gli elementi che possono introdurre criticità nelle meta-analisi: 1. le fonti dove sono pubblicate le ricerche originarie (letteratura pubblicata su fonti ufficiali, non pubblicata, ecc.); 2. le modalità di selezione degli studi da inserire nella meta-analisi; 3. la qualità dei dati; 4. l’eterogeneità delle ricerche; 5. gli errori metodologici ricorrenti. In realtà, però, va sottolineato che nel settore della prevenzione delle dipendenze non si ritrovano moltissime meta-analisi e, in questa sede, ne è stata effettuata una selezione. Anche il CSAP del Samsha (cfr. cap. 2), che, come si è visto, è un importante riferimento nel settore, ha fatto uso delle meta-analisi. Il CSAP distingue le meta-analisi che usano solo metodi quantitativi da quelle che utilizzano anche metodi qualitativi per produrre risultati aggregati (Cook et al., 1992; Light & Pillemer, 1984; Tobler, 1994). Entrambi i metodi si basano su giudizi qualitativi così come su informazioni quantitative, ma differiscono nelle modalità con cui trasformano i risultati, inizialmente osservati, in stime dell’effect size. Le meta-analisi quantitative codificano sistematicamente i risultati di ciascuno studio per ogni variabile che può influenzare i risultati del programma e convertono questi risultati in un punteggio standardizzato o effect size (Tobler, 1994). Il prodotto finale dell'analisi consiste così in un’unica stima dell’effetto per ciascuno specifico intervento. Inoltre, la standardizzazione permette alla meta-analisi di comparare programmi con campioni numericamente differenti e, se l’effect size è costante e positivo, aggregarli e realizzare un’unica significatività statistica. Le tecniche quantitative sono utili anche per identificare specifici interventi di prevenzione che abbiano effetti positivi costanti. Le tecniche meta-analitiche qualitative si basano sull’analisi completa dei programmi, integrando gli aspetti quantitativi con quelli qualitativi relativi all’analisi del processo. Ad esempio, integrano le informazioni ricavate da materiale pubblicato con altri dati non pubblicati quali i diari, i report finali, ecc. Sistematizzare procedure e categorizzare risultati di programmi attraverso tecniche meta-analitiche qualitative garantisce che vengano prese in considerazione sia le informazioni quantitative che quelle qualitative relative ai lavori effettuati, offrendo così dei vantaggi in più sia rispetto alle revisioni tradizionali che ai soli metodi quantitativi. Come già accennato, sia le tecniche quantitative che quelle qualitative, utilizzano regole chiare per l’inclusione delle informazioni e per la loro analisi, mentre le differenze riguardano le procedure, il livello di disaggregazione dei dati, l’insieme degli studi eleggibili per l’inclusione ed il rigore della revisione stessa. Anche se entrambe le tecniche hanno un importante ruolo, i loro scopi sono diversi. Le tecniche quantitative sono più utili nell'identificare interventi e fattori contestuali che influenzano l'efficacia, mentre le tecniche qualitative sono molto utili nell'identificare programmi efficaci, principi e modelli di intervento (CSAP, 2001c). 7.2. Le meta-analisi di Nancy Tobler I lavori meta-analitici relativi alla prevenzione delle dipendenze più noti nel mondo ed in Italia sono sicuramente da attribuire a Nancy Tobler (1992a, 1992b, 1993a, 1994, 1997a, 1997b, 2000 e 2001). Alcuni di questi lavori rappresentano indubbiamente dei capisaldi della letteratura sull’argomento ed hanno consentito l’estrapolazione di principi validi per l’implementazione di programmi di prevenzione efficaci. I due lavori di cui si parlerà in questa sede, che presentano la medesima meta-analisi dei programmi scolastici, sono stati entrambi pubblicati nel 1997. Si tratta di Meta-analisi di programmi di prevenzione delle dipendenze: risultati della meta-analisi del 1993, pubblicato dal NIDA, e di Effectiveness of schoolbased drug prevention programs: a metaanlysis of the research, scritto insieme a Stratton e pubblicato su The Journal of Primary Prevention. Questi due lavori sono considerati i più importanti della Tobler, riportano i medesimi dati e traggono origine da altre meta-analisi svolte dalla stessa autrice precedentemente. Infatti, la Tobler condusse una prima meta-analisi di 143 programmi di prevenzione per adolescenti già nel 1986. Nel 1992 (b) rianalizzò 91 programmi (dal pacchetto originale di 143 che misuravano solamente il cambiamento delle modalità di misurazione dell’uso di droghe. La meta-analisi proposta in questa sede è basata su 120 programmi di prevenzione delle dipendenze in ambito scolastico (Tobler, 1993, 1997a). Gli stessi programmi sono stati oggetto di una serie di approfondimenti successivi (1992a, 1994, 1997a, 1997b) nei quali vengono riportati metodologia, test statistici e principali risultati. Nella pubblicazione del 1994 i dati sono stati rianalizzati per verificare le scoperte del 1992 (a), usando un gruppo ridotto di variabili rilevanti come covarianti, in modo che il numero dei parametri fosse più in linea con il numero dei casi. Prima del 1993, il tipo di programma di prevenzione era determinato da un’unica dimensione: il contenuto o il tema del programma. Dal 1993 sono state incluse altre due dimensioni: il contenuto e il modo in cui il programma è stato attuato. Inoltre, nel 1993 e nel 1997 (a) i programmi di prevenzione di cui si parla sono stati limitati a programmi nelle scuole, mentre nel 1986 si sono inclusi sia programmi scolastici che programmi attuati nella comunità. La Tobler, partendo dalla considerazione che l’uso adolescenziale delle droghe ha avuto il picco massimo nel 1978, nella meta-analisi del 1993 ha analizzato solo dati dal ‘78 al ‘90 (contro l’analisi di dati dal ‘73 all’84 eseguita nel 1986). Infine, i risultati del 1993 includono sia le misure d’effetto non ponderate (UNES) sia quelle ponderate (WES): la nuova metodologia meta analitica è stata usata per evitare il problema potenziale di arrivare a conclusioni errate dovute a procedure statistiche inappropriate. In sintesi, il gruppo finale di programmi considerati nei lavori del 1993 e del 1997 include 81 programmi identificati dopo la meta-analisi del 1986 e 39 presi dalla stessa. Dopo questo lungo lavoro di ricerca, sono stati, quindi, individuati complessivamente 120 programmi di prevenzione delle dipendenze da sostanze psicoattive attuati nelle scuole. È stata effettuata una classificazione a priori per tipo di programma, ne sono state individuate sei tipologie sulla base del contenuto e delle modalità di attuazione, che, a loro volta, sono state categorizzate in programmi interattivi e non interattivi. Viste le differenti numerosità dei campioni nei 120 programmi, che oscillavano fra i 20 ed i 6000 studenti, sono state condotte sia misure d’effetto non ponderate (unweighted effect size) che misure d’effetto ponderate (weighted effect size), inserendo delle covarianti quali, ad esempio, l’estensione del campione, la droga analizzata, il tipo di gruppo di controllo, la tipologia di popolazione, ecc. È stata analizzata, poi, anche la relazione tra i contenuti del programma, la consegna e la portata del programma. Nella meta-analisi sono stati inclusi programmi scolastici di prevenzione delle dipendenze disponibili per tutte le tipologie di studenti (potrebbero aver coinvolto studenti con problemi di dipendenza strutturati, ma non sono specificatamente rivolti a loro) che: a) riportano la misurazione dei risultati; b) usano un gruppo di controllo o di comparazione (il gruppo di comparazione deve essere stato testato prima e dopo l’esperimento); c) riguardano classi dal grado 6 al 12 (corrispondenti alle classi medie inferiori e superiori italiane); d) si pongono obiettivi di prevenzione primaria e secondaria e/o di primo intervento (non di cura e/o riabilitazione); e) vedono la partecipazione di tutti i gruppi etnici presenti nella popolazione scolastica; 177 178 f) sono localizzati in Usa o Canada; g) sono pubblicati dopo il 1977. Per la codifica degli studi, è stato messo a punto un codebook con più di 250 variabili relative a: a) contenuti di programmi; b) caratteristiche dei partecipanti (sesso, età, classe socio-economica, etnia, ecc.); c) caratteristiche del programma (fonte della pubblicazione, obiettivi, tipo di droga, numero di persone coinvolte, centro di ricerca, ecc.); d) fattore di implementazione (intensità, durata, leaders, ecc.); e) metodologie di ricerca (disegno di ricerca, gruppo di controllo, validità, ecc.); f) test statistici (consistenza interna, testretest, ecc.); g) analisi dei dati (metodi di misurazione degli effetti). Nel lavoro di codifica, lo scopo principale è stato quello di ottenere più informazioni possibili riguardo i programmi. Se mancavano o c’erano dubbi da chiarire, sono stati contattati direttamente i ricercatori o approfonditi i testi. La Tobler e due ricercatori associati hanno codificato indipendentemente i dati e le interpretazioni ambigue degli stessi sono state discusse man mano che la ricerca procedeva. Un secondo Manuale per il calcolo delle misure d’effetto è stato messo a punto per convertire tutte le statistiche riassuntive incontrate. Si è proceduto garantendo: 1. L’indipendenza della misurazione dei risultati. Se venivano registrate due o più misure d’effetto (effect size) sulla stessa misura di risultato (outcome measure), veniva fatta la media e poi registrata come unico risultato. Usando questa procedura uno studente era rappresentato solo una volta in una categoria specifica di misura di risultato. 2. L’indipendenza per tipologia di droga considerata. Le misure di effetto sono state mantenute indipendenti per 5 categorie di droghe: tabacco, alcol, marijuana, droghe pesanti (cocaina, eroina, stimolanti, inalanti e sedativi) e “tutte le droghe”. Quest’ultima categoria si adattava ai programmi con varie combinazioni di droghe non riportate singolarmente. 3. L’indipendenza per sottopopolazioni. Se i risultati erano divisi per sesso, età e/o livel- lo d’uso della droga (non uso, uso sperimentale e uso), sono state calcolate misure d’effetto individuali. Per esempio, se erano riportati tre tipi di misura dei risultati per ragazzi e ragazze per tre livelli d’uso di droga, venivano computati 18 effetti (3 risultati x 2 sessi x 3 livelli). Per ottenere un effetto del programma per l’analisi finale, è stata fatta la media della misura d’effetto di ogni sottopopolazione. Per quanto riguarda le Variabili Indipendenti, ci sono alcune importanti considerazioni da fare relative al tipo di programma: a) Contenuto del programma. Il contenuto del programma è stato codificato in 30 elementi e fatto rientrare in sette raggruppamenti: conoscenza, affettività, capacità di rifiuto della droga, life skills, capacità di sicurezza, attività extracurriculari, e altro (Tab. 11). Gli elementi di contenuto sono stati codificati con Sì o con No e, perciò, lo schema di codifica non riflette il tempo speso in una particolare area di contenuto. b) Processo di gruppo. I metodi e le tecniche usati per applicare il contenuto del programma sono stati poco dibattuti nella letteratura del settore. I termini interattivo e non interattivo sono stati scelti per enfatizzare quello che accade realmente nella classe. Il tipo di processo di gruppo o le tecniche applicative sono stati incorporati nella definizione del tipo di programma. Dato che i programmi di prevenzione sono attuati sia con l’intera classe che con gruppi più piccoli, è stato appositamente rivisto, per descrivere tali processi, un sistema di classificazione di gruppo basato sulla tipologia di Toseland e Rivas (1984) (Tab. 12) Quattro tipi di gruppi (AB-C-D) sono stati identificati e classificati in un continuum che comprendeva progressivamente livelli maggiori di interazione tra i membri. c) Determinazione del tipo di programma. Una volta presa la decisione sul tipo di gruppo e sul contenuto, le due dimensioni sono state combinate per determinare il tipo di programma. Nella tabella 13, viene illustrata la combinazione tra i cinque più importanti raggruppamenti di contenuto (conoscenza, affettività, capacità di rifiuto, life skills, capacità di sicurezza), il tipo di gruppo ed il tipo di programma. TABELLA 11. Contenuti principali dei programmi di prevenzione delle dipendenze in ambito scolastico (Fonte: Tobler, 1993b). Conoscenza Conoscenza degli effetti delle droghe Conoscenza dell’influenza sociale e dei media Conoscenza dell’uso attuale delle droghe da parte dei pari Affettività Autostima e sentimenti Presa di coscienza personale e auto coscienza Attitudini, credenze e valori Capacità di rifiuto Capacità di rifiuto delle droghe Attività di impegno pubblico Capacità cognitive comportamentali Sistemi di supporto/lavori di gruppo con adolescenti che non usano droghe Life skills Abilità di comunicazione Abilità assertiva Abilità decisionali/di soluzione dei problemi Abilità di fronteggiamento (coping) Abilità sociali Capacità di definire obiettivi Identificazione delle alternative Capacità di sicurezza Capacità di proteggersi in una situazione dove sono presenti le droghe Capacità di proteggere i pari in una situazione dove sono presenti le droghe Sicurezza nel bere e nel guidare Attività extracurriculari Attività lavorative retribuite o tirocinio Attività sportive organizzate Attività culturali organizzate Attività ricreative non legate alla droga Lavoro volontario nella comunità Altro Consiglio/facilitazione/aiuto dei pari Compiti a casa Premi e rinforzi Coinvolgimento dei genitori 179 Coordinamento e coinvolgimento di tutta la comunità I programmi così ripartiti sono stati suddivisi TABELLA 12. Quattro tipi di gruppi (Fonte: Tobler, 1993b). Scopo Gruppo A Gruppo B Gruppo C Gruppo D Educare: Educare: Sviluppare: Sviluppare: conoscenza competenza intrapersonale, abilità interpersonali, relazioni con crescita intrapersonale e/o inter- vantaggi auto-consapevolezza, gli altri, incrementare i sentimenti di personale costruzione dell’autostima, accettazione attraverso positive sentimenti, valori, educazione interazioni con i pari affettiva Obiettivo Leadership Imparare Alcune presentazioni didatti- Incrementare abilità sociali e di Identificare possibili altri aderenti tramite pre- che; discussioni di gruppo, atti- comunicazione, migliorare le rela- al gruppo, presa di coscienza e sentazioni vità sperimentali individual- zioni interpersonali attraverso eser- sviluppo interpersonale tramite dis- didattiche mente orientate cizi strutturati, role-play ed attività cussioni e processi di gruppo dina- esperienziali individuali mico Leader Leader come insegnante che Leader come facilitatore delle attivi- Leader come facilitatore e col come inse- fornisce una struttura al grup- tà del gruppo che fornisce una ruolo di modello; i membri del gnante po struttura al gruppo gruppo si prendono la responsabilità della direzione del gruppo Focus Conoscenza Crescita individuale individuale Struttura Altamente Strutturato: partecipazione strutturato; passiva ed alcune volte attiva Focus sul gruppo come mediatore di Focus sia sul gruppo sia sui mem- interazione, coinvolgimento di tutti bri; crescita individuale attraverso gli individui l’esperienza di gruppo Strutturato: partecipazione attiva Limitatamente strutturato: con finalità aperte e partecipazione attiva partecipazione passiva Legame Nessuno Interesse comune per l’appren- Attività o situazioni comuni: legame Scopi comuni fra i membri; accordo dimento; sviluppo di capacità, fra i membri sull’utilizzo del gruppo come momen- legame limitato Composizione Tipica classe Similarità del livello educativo scolastica e di abilità to di crescita, legame fra i membri Possono essere diversi o omogenei Possono essere abbastanza diversi. Basato sulla capacità di lavorare attraverso crescita e sviluppo 180 Schemi di Dal leader Dal Leader ai membri, didatti- Da membro a membro; spesso rap- Altamente interattivo; i membri comunicazio- allo studen- co; in alcuni casi da membro a presentato in attività e comporta- spesso si assumono la responsabili- ne te membro durante la discussio- menti non verbali; coinvolgimento tà della comunicazione nel gruppo; ne; basso coinvolgimento per- personale da basso a moderato coinvolgimento da moderato ad sonale alto TABELLA 13. Definizione del programma in base al contenuto e al processo (Fonte: Tobler, 1993). CONTENUTO TIPO DI PROGRAMMA PROCESSO Non interattivo Conoscenza Conoscenza Conoscenza + Attitudini Bere + Guidare Bere + Guidare Solo conoscenza Gruppo A Film/teatro Gruppo A Gruppo A Tattica della paura Affettività Affettività Solo affettività Gruppo B + *ECM Gruppo B Conoscenza + Affettività Conoscenza + Affettività Gruppo B Conoscenza + Affettività + Attitudini + Valori Conoscenza+ Affettività + Decisione Conoscenza + Affettività + Generico Conoscenza + Affettività + Generico + Comunità Bere + Guidare Gruppo B Gruppo B Gruppo B Gruppo B Gruppo B Interattivo Interattivo Conoscenza + Rifiuto delle droghe Conoscenza + Rifiuto + Comunita ** Bere + Guidare Influenze sociali Gruppo C Gruppo C Gruppo C Conoscenza + Rifiuto delle droghe + Generiche Conoscenza + Rifiuto + Generiche + Comunita ** Bere + Guidare Life Skills Gruppo C Conoscenza + Cambiamento norme Conoscenza + Affettività Conoscenza+ Affettività Conoscenza + Affettività + Generico Conoscenza + Affettività + Rifiuto delle droghe +Generico Gruppo C Gruppo C Altro Gruppo C Gruppo C Gruppo D Gruppo C Gruppo D Note: *= Capacità di controllo effettivo della classe da parte degli insegnanti; **= Sforzo totale della comunità per sostenere il programma basato sulla scuola. 181 nelle sei categorie sopra indicate e, poi, raggruppati in due più ampie categorie: i programmi interattivi e quelli non interattivi. Per quanto riguarda le Variabili Dipendenti, la misura dei risultati dell’uso delle differenti droghe lecite ed illecite è stata effettuata tramite resoconti personali, scritti confidenzialmente nell’ambito della classe e spesso accompagnati da test bio-umorali di rilevazione dell’uso di droghe nella saliva. 182 I risultati di queste meta-analisi hanno messo in luce che i 70 programmi interattivi di prevenzione in ambito scolastico hanno avuto effetti positivi nel cambiare il comportamento degli adolescenti verso l’uso delle droghe, mentre i 44 programmi non interattivi non hanno sortito alcun effetto. Quest’ultimi non enfatizzano le interazioni fra i pari e la partecipazione attiva al programma, ma utilizzano metodi didattici tradizionali in cui il leader è l’insegnante e non coinvolge attivamente gli studenti. I programmi interattivi, invece, prevedono la partecipazione attiva di tutti gli studenti nelle attività della classe, attraverso, ad esempio, discussioni e brainstorming; prevedono una strutturazione in piccoli gruppi per lo svolgimento di attività, per l’introduzione dei contenuti del programma e per l’acquisizione di abilità e offrono al singolo la possibilità di sperimentare le nuove abilità acquisite in un clima supportivo. I programmi interattivi sono stati, quindi, significativamente superiori a quelli non interattivi per la loro capacità di modificare i comportamenti riguardanti l’uso di tutte le droghe come pure l’uso di tabacco, alcol, e marijuana considerati singolarmente e altre droghe illegali pesanti. Esiste comunque un limite, legato alla numerosità del campione. Tutte le implementazioni su larga scala (da 400 a 4000 studenti), sia con programmi interattivi che non interattivi, hanno mostrato un livellamento dell’efficacia verso il basso, vale a dire che programmi interattivi funzionano solo all’interno di piccoli gruppi. I risultati, ad ognuno dei quattro intervalli del re-test (1 anno, 2 anni, 3 anni, e > di 3 anni), mostrano che la grandezza delle misure d’effetto sono state mantenute per i primi tre anni e hanno mostrato una leggera diminuzione dopo i tre anni. Molto probabilmente, le variazioni minori attraverso il tempo sono dovute ai diversi gruppi di programmi inclusi in ogni intervallo. Nessun singolo intervallo, infatti, includeva tutti i programmi. Usando i primi risultati post test, i programmi interattivi appaiono significativamente migliori di quelli non interattivi. Di fronte alla complessità propria del procedimento meta-analitico, si è voluto descrivere in modo maggiormente approfondito la metaanalisi prodotta dalla Tobler, in quanto considerata una pietra miliare nel campo della valutazione dell’efficacia dei programmi di prevenzione e, in quanto tale, importante e necessario punto di riferimento. 7.3. Una meta-analisi in ambito familiare Come indicato nel capitolo 2, il libro Family: the challenge of prevention of drug use (Mendes et al., 2001) dell’IREFREA costituisce la presentazione e la discussione della ricerca Progetto famiglia, relativa agli anni 1999 e 2000, alla quale parteciparono Francia, Spagna, Italia e Portogallo. La pubblicazione, dopo una trattazione dei modelli teorici e delle strategie dei programmi preventivi nel campo delle dipendenze, si focalizza sulla famiglia come ambito privilegiato della prevenzione. Riporta, anche, un lavoro di meta-analisi dei programmi di prevenzione primaria familiare realizzati nei cinque paesi europei sopra menzionati. La ricerca è partita dalla constatazione che pochi studi, ricerche e programmi avevano preso in considerazione la famiglia in quanto parte attiva della prevenzione delle dipendenze nei giovani. Obiettivi della stessa erano la costruzione di uno strumento di valutazione per l'analisi dei programmi di prevenzione primaria e, quindi, uno studio comparato dei programmi e delle attività di prevenzione nei cinque paesi indicati attraverso la tecnica meta-analitica. Nella descrizione del lavoro ci si soffermerà, oltre che sui risultati, anche sull’approfondimento della metodologia utilizzata, poiché capire il sistema di analisi aiuta nell’individuazione dei criteri utili per la progettazione. È stata creata una griglia per l’analisi degli interventi con Attività di livello I e Attività di livello II. Questa griglia è stata costruita con l’obiettivo di facilitare la conoscenza completa ed equilibrata dello stato dell'arte in questo campo con obiettivi valutativi più globali, vale a dire riferibili alla credibilità, alla consistenza organica, teorica e metodologica dei programmi preventivi considerati. I due gruppi principali di attività preventive individuati sono: 1. Livello I: Attività occasionali, limitate nel tempo, che non fanno parte di una logica più ampia comprensiva di altre attività, come, ad esempio, attività di tipo informativo e di divulgazione di materiale, strutturate, occasionali o via mass-media, nonché attività ricreazionali finalizzate alla prevenzione dell’uso di sostanze. A questo livello c’è solo l’idea di informare per prevenire, ma manca una chiara struttura teorica alla base dell’intervento stesso. Per questo livello sono stati raggruppati i seguenti items: Istituzioni promotrici – Obiettivi – Durata – Livello d’intervento – Metodologia – Descrizione Generale – Team – Valutazione – Osservazioni. 2. Livello II: Attività a più lungo termine che integrano in una logica sistematica differenti generi di attività, includono agenti diversi, e si preoccupano di effettuare una valutazione basandosi su solidi modelli teorici. Si tratta, ad esempio, di programmi di prevenzione a scuola con interventi di livello curricolare, sviluppati nel corso di più anni, e di programmi che prevedono l'intervento di molti partner (governativi e non), a livelli diversi (comunità-scuolanorme-forze di polizia, ecc) e con un numero definito di anni programmati per il raggiungimento degli obiettivi di riduzione del consumo. Per questo livello sono stati raggruppati i seguenti items: Istituzioni promotrici – Obiettivi – Durata – Livello d’intervento – Metodologia - Descrizione Generale – Team – Modello Teorico Valutazione – Osservazioni. A ciascun gruppo di lavoro IREFREA dei cinque paesi partecipanti è stata inviata la griglia d'analisi precedentemente definita ed è stato chiesto di identificare, nel proprio Paese, il numero più alto di progetti di prevenzione rivolti alle famiglie, condotti nell'ultima decade (1990-2000). I progetti così identificati, sono stati spediti al gruppo portoghese, coordinatore della ricerca, insieme ai relativi rapporti di lavoro. Il gruppo portoghese ha, poi, raggruppato ed analizzato tutto questo materiale. Tutti i progetti sono stati analizzati e classificati in base alle singole caratteristiche come progetti con Attività di Livello I o di Livello II, e, successivamente sottoposti ad una meta-analisi relativa, prima, a dieci griglie (due per ogni paese, una per ciascun livello) e, poi, ai dati raggruppati dei cinque paesi (due griglie, una per il Livello I e l'altra per il Livello II). Il gruppo di progetti considerato è di 334, 9 dell'Austria, 12 della Francia, 265 dell’Italia, 16 del Portogallo e 32 della Spagna. Di questi, 316 appartengono al Livello I e solamente 18 al Livello II. Dalla prima parte della meta-analisi, effettuata considerando i singoli paesi, per ciascuno degli elementi della griglia sopra indicati, emergono alcune considerazioni importanti per entrambi i livelli. A. Per quanto riguarda il Livello I (11 progetti per il Portogallo, 26 per la Spagna, 8 per l’Austria, 11 per la Francia e 260 per l’Italia): ● Istituzioni che promuovono progetti di prevenzione primaria. Analizzando la natura delle istituzioni che promuovono la prevenzione primaria emerge che in Portogallo, Spagna e Francia c'è una grande eterogeneità, cioè ci sono istituzioni sia pubbliche sia private che promuovono i progetti. In Austria, i progetti sono completamente sotto la responsabilità di enti privati, mentre in Italia emerge un più ampio intervento del pubblico. ● Obiettivi dei progetti. Gli obiettivi generali sono espressi in termini di abilità da acquisire. Gli obiettivi specifici hanno a che fare con il comportamento atteso dopo un'azione o un insieme di attività. Questi dovrebbero essere formulati in termini operativi, ad esempio, integrando le componenti fondamentali degli obiettivi: condizioni, prestazioni e criteri di padronanza. I progetti presentati da Portogallo, Spagna e Austria menzionano, come obiettivo importante, lo sviluppo delle abilità sociali e personali, ad esempio, intendono insegnare alle famiglie come resistere a pressioni interne ed esterne. Un altro obiettivo che emerge in pressocché ogni progetto di tutti i Paesi, è il preparare le famiglie come agenti di prevenzione. In sintesi, si può concludere che gli obiettivi di Livello I hanno a che fare con un più ampio concetto della promozione della salute. ● Livelli d’intervento. Tutti i progetti considerati sono di tipo locale. Questo induce a sottolineare l'importanza del contesto sociale e culturale all’interno del quale il comportamento ha luogo, rinforzando l'idea che non è possibile intervenire a livello preventivo 183 184 senza tener conto di tale contesto. ● Metodologia. Tutti i paesi presentano metodologie attive e participative eccetto la Spagna, per la quale non è possibile raggruppare dati in questa categoria. L'uso di queste metodologie è il mezzo principe per raggiungere proprio obiettivi di sviluppo personale e sociale e, di per se stesse, esse sono fonte di apprendimento. ● Descrizione Generale. In questa categoria è possibile raggruppare dati solamente di due paesi (Portogallo e Austria). In Portogallo, più progetti hanno come contenuto l’accrescimento della consapevolezza di genitori ed educatori, attraverso sessioni di informazioni. L’Austria specificatamente riferisce della realizzazione di seminari destinati a gruppi di genitori. ● Durata. C'è una grossa discrepanza tra i progetti di questo studio e riguarda la loro durata nel tempo. Infatti, il Portogallo presenta progetti della durata di uno o più anni, la Spagna progetti che coprono da due mesi ad un anno, la Francia da sei mesi ad un anno, ma molti durano di più, e l’Italia solitamente con durata triennale. Non è stato possibile determinare la durata dei progetti presentati dall'Austria. ● Team. Solamente in Portogallo ed in Italia è possibile giungere a delle conclusioni riguardo al team di lavoro del progetto. In questi due paesi è presente una prospettiva multidisciplinare dove collaborano psicologi, educatori, animatori, ecc. ● Valutazione. Valutare un intervento, un progetto o programma di prevenzione vuol dire raggruppare sistematicamente, analizzare ed interpretare le informazioni sul modo in cui sono stati attuati gli interventi e sugli effetti che possono avere (EMCDDA, 1998). Le informazioni raccolte possono portare verso un arricchimento del programma o verso una sua definitiva eliminazione. Nonostante la necessità di una valutazione sia comunemente accettata, poche attività di prevenzione primaria sono state valutate in Europa. Ciò nonostante, nei progetti studiati ci sono dei riferimenti a studi ed azioni di tipo valutativo. In Portogallo, Spagna e Austria i progetti iniziano ad essere valutati a livello qualitativo e quantitativo. In Francia è scarsa ed in Italia non è stato possibile raggruppare dati riferiti a questo aspetto. B. Per quanto riguarda il Livello II (cin- que progetti per il Portogallo, sei per la Spagna, uno per l’Austria, uno per la Francia e due per l’Italia)7: ● Istituzioni che promuovono progetti di prevenzione primaria. La natura delle istituzioni che promuovono tale tipo di intervento non è diversa da quelli di Livello I. ● Obiettivi dei progetti. Portogallo, Spagna e Austria presentarono come obiettivi lo sviluppare abilità personali e sociali. Tali tipi d’intervento non dovrebbero essere limitati ai bambini, ma dovrebbero includere genitori, insegnanti, ecc. Infatti, uno degli scopi presentati dal Portogallo è la produzione di materiale informativo da utilizzare come strumento per il training degli agenti di prevenzione. Fare questo tipo di training è un obiettivo individuato da Portogallo, Spagna ed Italia, mentre la promozione di abilità genitoriali è un obiettivo menzionato da Italia, Francia ed Austria. ● Livelli d’intervento. Il livello d’intervento dei programmi è quasi sempre locale. ● Metodologia. Portogallo, Austria e Italia sottolineano l’uso di metodologie attive e partecipative. È utilizzato un ampio e vario set di tecniche pedagogiche, come tecniche di gruppo, role playing e brainstorming. ● Modelli Teorici. Uno dei criteri che differenzia il Livello I dal Livello II è l'esistenza di un modello teorico sottostante al progetto. Dall’analisi dei progetti dei cinque paesi studiati, si può concludere che tutti fanno riferimento a modelli teorici che rientrano nel Gruppo dei Modelli integrativi e Comprensivi, vale a dire l'Ecologic Model come definito da Kumpfer e Turner (1990-1991). Questo modello parte dalla Teoria dell'Ecologia Umana ed adotta una struttura che integra diversi aspetti relativi allo sviluppo dell'abuso di sostanze con elementi di contesto quali la povertà, l'impoverimento culturale, ecc. Si ritrovano, però, anche influenze di altri modelli teorici (Family Interactional Approch – Brook, Brook, Gordon et. al., 1990). ● Descrizione Generale. I progetti di Portogallo ed Austria hanno una significativa componente educativa che si focalizza su genitori e, in alcuni casi, su genitori, insegnanti e studenti. Il Portogallo menziona la produzione di materiale informativo e, Francia ed Austria, sottolineano l’importanza del fornire informazioni sull’uso e abuso di sostanze, attraverso conferenze, seminari e meeting di genitori. In Spagna e Italia non è stato possibile stimare dati su questo aspetto. ● Durata. Un altro aspetto che distinge il Livello I dal Livello II è l’estensione in durata. I progetti del Livello II durano più a lungo e sono composti da azioni regolari. I progetti italiani hanno una durata triennale, in Spagna continuano per tre o quattro anni, in Austria massimo un anno. ● Team. Per quanto concerne la costituzione della squadra di lavoro, il Portogallo rivela la propensione verso la multidisciplinarietà (psicologi, educatori, animatori, ecc.). Per il resto dei paesi, non è possibile reperire alcun genere di informazioni a riguardo. ● Valutazione. Generalmente, i progetti sono sottoposti a valutazione quantitativa e qualitativa. I progetti analizzati presentano una valutazione accurata, più regolare e con una struttura prima definita. In particolare, i progetti spagnoli rivelano una grande attenzione per la valutazione, sia ad un livello quantitativo che qualitativo. L’ Italia non presenta dati riguardanti la valutazione. La seconda fase della meta-analisi è stata condotta considerando tutti i progetti messi insieme, indipendentemente dal paese di provenienza, e suddivisi solo sui due livelli. Per quanto riguarda i 316 progetti del Livello I, gli obiettivi hanno a che fare con la trasmissione di informazioni e l’accrescimento della consapevolezza rispetto ai rischi connessi all’uso e abuso di sostanze, in una prospettiva educativa e di promozione della salute. Riguardo alla durata sono caratterizzati da azioni limitate nel tempo che spesso non rientrano in logiche più ampie. Per quanto concerne il livello di intervento, si può affermare che tutti agiscono ad un livello locale. La valutazione di questi progetti, quando presente, è di tipo qualitativo e quantitativo. È necessario sottolineare l'eterogeneità delle istituzioni responsabili, così come le difficoltà nel trovare una descrizione gene rale dei progetti, la mancanza di informazioni riguardanti il team, la difficoltà a comprendere la prassi operativa (fatta eccezione per le metodologie, prevalentemente attive e di gruppo). Per quanto riguarda, invece, i 15 progetti del Livello II, gli obiettivi riguardano lo sviluppo personale e di competenze sociali, nonché il training per diventare agenti preventivi nei familiari. Il livello di intervento è locale. Esiste un modello teorico e la durata del progetto è maggiore. La valutazione è più accurata e più chiaramente legata agli obiettivi indicati. Questa meta-analisi nell’ambito della prevenzione delle dipendenze, specificatamente rivolta all’ambito familiare, consente di mettere in luce alcune conclusioni a livello europeo, anche se, in molti casi, si tratta solo di ribadire concetti già precedentemente esposti ed individuati come efficaci in altre tipologie di interventi: - I progetti inclusi nel Livello I, che rappresentano il raggruppamento più consistente, riguardano attività non specifiche di prevenzione delle dipendenze e, più in generale, di promozione della salute. - Sono più frequenti le attività occasionali basate sul fornire informazioni, le quali rispondono a bisogni immediati di genitori ed educatori, ma che pur essendo necessarie, non sono sicuramente sufficienti, così come è emerso anche in altri contesti. - Gli obiettivi si concentrano sulla diffusione delle informazioni e sull’incremento della consapevolezza, senza mostrare significative differenze tra i due Livelli. - Non ci sono progetti di dimensione nazionale. - Molti dei progetti analizzati si possono raggruppare in quello che viene chiamato Ecologic Model. - La valutazione non è presente in molti progetti analizzati, soprattutto del Livello I. Alcuni di questi elementi non sono altro che constatazioni di dati di fatto relativi alle progettualità in corso, altri, invece, sono indicazioni emerse dall’analisi da tenere in considerazione nelle progettazioni future in questo campo. 7.4. Le revisioni sistematiche del The Cochrane Collaboration Accanto alle tecniche meta-analitiche, le revisioni sistematiche risultano utili per la valutazione dell’efficacia. La più importante organizzazione che se ne occupa è The Cochrane Collaboration (www.cochrane.org; Cfr. Cap. 2.) e si possono trovare informazioni in italiano relative ad esso nel sito della SITD (Società Italiana Tossicodipendenze), nella parte riservata a (www.sitd.org/coch/infococh.html). Scopo 185 186 principale delle revisioni sistematiche della letteratura scientifica è di fornire informazioni circa le prove di efficacia dei trattamenti. Le revisioni sistematiche si sono occupate prevalentemente dell’ambito clinico e, solo poche, come si vedrà, della prevenzione. Gli elementi cardine di queste revisioni sono l'esaustività della ricerca della letteratura e la metodologia rigorosa attraverso cui sono condotte. Come è noto, il disegno di studio più valido per la valutazione di efficacia dei trattamenti è lo studio controllato randomizzato, che garantisce una distribuzione omogenea fra i due gruppi di fattori che possono influenzare l'effetto dell'intervento sperimentale (per esempio la gravità della condizione in studio). Ogni anno vengono pubblicati circa 20.000 nuovi trial controllati randomizzati, per cui è spesso difficile mantenersi aggiornati se non si hanno a disposizione sintesi dei risultati di questi studi facilmente accessibili e disponibili. Le revisioni sistematiche hanno proprio l'obiettivo di analizzare e sintetizzare i risultati degli studi randomizzati controllati relativi al trattamento in oggetto. Più recentemente si sta discutendo sulle possibilità di inserire nelle revisioni studi non randomizzati, ma la metodologia da utilizzare non è stata ancora definita. Il processo editoriale per la definizione di una revisione prevede da parte degli autori l'identificazione di un quesito di rilevanza clinica, la registrazione di un titolo e la successiva pubblicazione del protocollo. Nel protocollo vengono definiti a priori: - gli obiettivi della revisione; - i criteri di inclusione degli studi, in termini di partecipanti (caratteristiche dei pazienti e della condizione), tipi di trattamento (gli interventi che saranno comparati) e disegno degli studi; - la strategia di ricerca che si intende utilizzare per l'identificazione degli studi nelle maggiori basi di dati; - i metodi che saranno adottati per la selezione degli studi e la valutazione di qualità; - le analisi statistiche che si intendono utilizzare per la comparazione. Prima della pubblicazione il protocollo passa attraverso un processo di peer-review. Una volta pubblicato il protocollo, si procede alla selezione delle referenze ottenute attraverso le strategie di ricerca ed alla lettura degli abstract per l'identificazione degli studi rilevanti. Questa fase è condotta da due o più revisori indipendentemente. I dati necessari all'analisi vengono estratti attraverso l'uso di moduli standardizzati. Gli studi eleggibili, sia inclusi sia esclusi, vengono descritti nella revisione con le relative ragioni di inclusione ed esclusione. La qualità metodologica degli studi inclusi nelle revisioni è valutata dagli autori secondo i criteri stabiliti da The Cochrane Collaboration e che si riferiscono ai principali rischi di distorsione (Distorsioni nella selezione; Distorsioni nell'esecuzione; Distorsioni dovute all'abbandono; Distorsioni nella valutazione). Ad ogni singolo studio incluso viene, quindi, assegnato un punteggio in base a Rischio di distorsione, Interpretazione e Relazione con i singoli criteri dello studio. Un eventuale passo successivo alla revisione sistematica è, ove possibile, la meta-analisi dei risultati degli studi. La meta-analisi si può fare solo quando gli studi sono omogenei rispetto a diverse caratteristiche (intervento valutato, esiti considerati, tipologia di pazienti inclusi, ecc.). 7.5. Le revisioni sistematiche nell’ambito della prevenzione del fumo di tabacco del Cochrane Come specificato nel capitolo 2, The Cochrane Collaboration ha, al proprio interno, un gruppo di lavoro che si chiama The Cochrane Tobacco Addiction Group, il quale ha messo a punto cinque interessanti reviews sulla prevenzione del fumo di tabacco (www.cochrane.org). Queste reviews sono: 1. Community interventions for reducing smoking among adults; 2. Community interventions for reducing smoking in young people; 3. Interventions for preventing tobacco smoking in public places; 4. Interventions for preventing tobacco sale to minors; 5. Mass media intervention for preventing smoking in young people. Esiste, poi, anche in italiano, un’edizione dell’Effective Health Care, un bimestrale sull’efficacia degli interventi sanitari, che affronta specificatamente il tema della Prevenzione dell’abitudine al fumo nei giovani e che sintetizza tutta una serie di prove sull’efficacia degli interventi riportate nelle revisioni siste- matiche del Cochrane e non solo. Tale lavoro indica che non esistono dei modi semplici, settoriali e unici per prevenire l’abitudine al fumo nei giovani e negli adolescenti poiché, a causa del complesso intreccio di fattori individuali, sociali e ambientali che influenzano la decisione di iniziare a fumare, solo approcci multipli, coordinati, sinergici ed a lungo termine, comprendenti educazione, offerta di interventi specifici del Sistema Sanitario Nazionale e interventi centrati sulle comunità locali, possono ottenere degli effetti. I fattori associati al rischio dell’iniziazione al fumo (Tyas e Pederson, 1998) sono: A. Ambientali: - genitori fumatori; - atteggiamento dei genitori verso il fumo (approvazione/disapprovazione); - fratelli fumatori; - ambiente familiare, attaccamento ai genitori; - coetanei fumatori; - atteggiamenti e norme osservati nei coetanei. B. Socio-demografici: - età; - provenienza etnica; - livello socio-economico; - indipendenza economica. C. Comportamentali-individuali: - rendimento scolastico; - stile di vita; - autostima; - atteggiamento verso il fumo ed i fumatori; - stress; - preoccupazioni per la salute. L’influenza dei pari e dei modelli familiari rispetto all’iniziazione è ormai universalmente riconosciuta, anche se non può essere definita come causa unica. Anche fattori quali la pubblicità, il prezzo, ecc. possono influenzare la scelta di un giovane; in effetti, è stato dimostrato che la pubblicità del tabacco porta ad un aumento della percentuale di fumatori (Burns et al., 1995; Pierce, Lee e Gilpin, 1994), mentre l’aumento del prezzo di vendita porta ad una riduzione del consumo stesso (Chaloupa e Wechsler, 1997). Gli interventi di prevenzione dell’abitudine al fumo, inoltre, dovrebbero essere adottati prima che i modelli di comportamenti legati al consumo si consolidino, e cioè dovrebbero coinvolgere anche soggetti giovani tra i 4 e gli 8 anni. Molto importante per l’attivazione di interven- ti preventivi in questo campo è, senza dubbio, il contesto scolastico. A scuola, mentre non sembrano essere particolarmente efficaci i programmi basati esclusivamente sul rinforzo delle conoscenze o su strategie terroristiche, hanno ottenuto molto successo quelli basati sul rinforzo sociale e sull’incremento della capacità di resistere alla pressione dei pari. Per questo settore particolare, la rassegna analizza i risultati di sette revisioni sistematiche, per un totale di 170 studi condotti negli Stati Uniti e nel Canada. Di queste, due riportano dati qualitativi (Thomas & Busby, 1999; Hansen, 1992) e cinque quantitativi (Tobler & stratton, 1997, Bruvold, 1993, Rooney & Murray, 1996, Ennett, Tobler, Ringwalt et al., 1994; Bruvold, 1990). In tutte emerge, appunto, che i programmi che creano ambienti sociali favorevoli allo sviluppo di capacità individuali o che sono compositi, cioè che comprendono anche informazioni, ma non solo queste, sono quelli che più di frequente forniscono risultati positivi. In tali tipologie d’intervento, la formazione rivolta agli insegnanti che svolgono i programmi ed il modo in cui essa viene attuata non sono ininfluenti rispetto all’efficacia. Non da meno, per l’ottenimento dell’efficacia, è il coinvolgimento dei genitori e degli altri membri della comunità in iniziative locali per l’interruzione e/o la prevenzione del fumo. Gli interventi a livello di comunità, basati su strategie integrate di intervento, possono, infatti, influenzare il comportamento dei giovani rispetto al fumo di tabacco. Tali interventi di comunità spesso prevedono diverse attività fra loro coordinate, quali la restrizione della vendita a certe fasce di età, la creazione di luoghi per non fumatori, l’avvio di campagne mass-mediatiche e di specifici programmi scolastici e/o lavorativi, nonché l’uso di diversi mezzi di comunicazione per rinforzare il messaggio educativo (Sorden & Arblaster, 1999). Misure normative come il divieto di vendita del tabacco ai minori, di per sé non sono sufficienti per fare prevenzione e non risultano essere particolarmente efficaci, ma fungono da rinforzo degli interventi e da elemento di sensibilizzazione per la comunità intera (Lancaster & Stead, 1999). Anche le campagne informative dei massmedia, locali e nazionali, possono essere utili per rinforzare i messaggi contro il fumo, in quanto capaci di influenzare le percezioni ed 187 i comportamenti sociali considerati accettabili da parte dei giovani. Una recente revisione ha visto l’identificazione di 63 studi sulle campagne mass-mediatiche (tramite giornali, manifesti, televisioni, spot cinematografici) per la prevenzione del fumo da tabacco (Sowden & Arblaster, 1999). Sei di questi, cinque statunitensi e uno norvegese, sono stati inseriti nella revisione. Tali campagne hanno una certa efficacia se l’intensità e la durata del messaggio sono adeguate e se il messaggio stesso è adattato all’età del target. L’insieme di queste revisioni relative al fumo, così come è emerso anche in altri ambiti, mettono in luce che le informazioni sono necessarie, ma non sufficienti, che l’ambito di intervento privilegiato è la scuola, che gli aspetti normativi possono essere di supporto e di rinforzo rispetto agli interventi e che risultano utili soprattutto i programmi compositi. 188 7.6. Analisi delle meta-analisi relative alla prevenzione aspecifica Si è pensato di inserire questo paragrafo che non fa riferimento alla prevenzione specifica delle dipendenze, in quanto si ritiene che da esso si possano trarre interessanti suggerimenti in campo preventivo. Si fa riferimento all’articolo di Santinello e Cenedese (2002) relativo ad una rassegna di programmi preventivi per minori. L’articolo sintetizza i risultati di molti studi e di alcuni importanti metaanalisi sull’efficacia dei programmi di prevenzione primaria/universale e secondaria/indicata. 1. Prevenzione Primaria/Universale Durlak e Wells (1997a), in un lavoro metaanalitico che ha analizzato progetti di prevenzione primaria nel campo della salute mentale, hanno esaminato 177 programmi rivolti a minori di 18 anni, 152 dei quali centrati sull’individuo e 25 sulle modificazioni di tipo ambientale. I risultati si differenziano a seconda del tipo di programma: a. Programmi di cambiamento a livello ambientale: funzionano quelli che intervengono nel setting scolastico (su aspetti psicosociali quali la formazione degli insegnanti, la promozione di nuovi modi di rapportarsi fra insegnanti e studenti, la modificazione delle modalità di valutazione degli studenti e dei curricula formativi, il coinvolgimento dei genitori in attività scolastiche, ecc.). Pare invece che non funzionino i programmi di parent training; b. Programmi relativi ai momenti di transizio ne: sono risultati molto efficaci, ad esempio, i programmi destinati alle madri che affrontano la maternità, quelli che facilitano il passaggio da una scuola ad un’altra, quelli che supportano momenti quali il divorzio dei genitori, ecc.; c. Programmi centrati sull’individuo: risultano essere efficaci sia quelli centrati sull’educazione affettiva (incremento della consapevolezza e dell’espressione delle proprie emozioni), che i training di problem solving (potenziamento delle abilità di soluzione dei problemi usando strategie cognitive finalizzate ad identificarli e sviluppare modalità efficaci per la loro risoluzione). Gli effetti maggiori di questi programmi si identificano nella fascia di età 2-7 anni, piuttosto che nei bambini più grandi. Altri programmi centrati sull’individuo sono quelli per lo sviluppo dell’assertività o sull’incremento dell’autostima. Relativamente a questi, l’utilizzo di modalità di intervento di tipo cognitivo-comportamentale (modeling, role playing, feedback, rinforzi, automonitoraggio, ecc.) risulta essere due volte più efficace delle strategie non comportamentali (discussioni di gruppo, attività animative, ecc.). d. Programmi di riduzione dei problemi (tradizionale approccio preventivo) e program mi di incremento di competenze (approccio centrato sulla promozione) non mostrano differenze significative fra loro rispetto all’efficacia. Solo se si parla dell’ambito scolastico i programmi per lo sviluppo di competenze risultano più efficaci di quelli orientati alla riduzione dei problemi. 2. Prevenzione Secondaria/Indicata In un altro lavoro, Durlak e Wells (1998) hanno esaminato, con una procedura metaanalitica, 130 programmi di prevenzione secondaria della salute mentale per bambini ed adolescenti di età inferiore ai 19 anni, individuando in tutti un buon livello di efficacia. Tali programmi sono stati suddivisi nelle seguenti categorie: a. Tipo di trattamento (comportamentale, cognitivo-comportamentale e non comportamentale): i primi due risultato molto efficaci per bambini con disturbi sub-clinici. Nel caso di problemi già conclamati, gli interventi cognitivo-comportamentali risul- tano più efficaci di quelli solo comportamentali, i quali, a loro volta, risultano più efficaci di quelli non comportamentali. Per incrementare le competenze, gli interventi comportamentali risultano più efficaci di quelli non comportamentali e quelli cognitivo-comportamentali hanno un risultato intermedio. b. Tipo di problema presentato (intrapsichico, di esternalizzazione – aggressività, disubbidienza, ecc. – mista fra le prime due categorie, scarso livello di prestazione scolastico e scarse relazioni sociali): l’efficacia maggiore è stata rilevata sui problemi di esternalizzzazione. c. Livello di sviluppo cognitivo (preoperazionale - < 7 anni-, concreto - > 7 e < 11 anni, formale - > 11 anni -): la fascia d’età fra i 7 e gli 11 anni risulta essere quella meno soggetta a cambiamenti dopo l’intervento. d. Metodologia di screening (risultati scolastici, misure attendibili, misure dell’attendibilità sconosciuta, altri): le metodologie di screening, se adeguate, garantiscono l’efficacia dell’intervento. e. Numero di misure dei risultati (una, più di una). Secondo Santinello e Cenedese (2002), dalle suddette meta-analisi, così come dall’altra letteratura presa in considerazione nell’articolo, è possibile evincere le seguenti indicazioni: a. Partire da una solida base teorica ed empi rica La cornice teorica aiuta a determinare gli obiettivi specifici, gli elementi operativi e le attività e a giustificare le scelte strategiche, le modalità di valutazione e l’interpretazione dei risultati. Fare riferimento ad una specifica teoria ed alle evidenze empiriche guida la progettazione e l’implementazione. b. Usare un approccio globale alla salute Utilizzare un approccio globale alla salute diventa importante data l’interconnessione fra i diversi fattori di rischio, quali vivere in quartieri poveri, scarsa qualità della scuola, pressione dei pari, basso status socioeconomico della famiglia, problemi comportamentali e psichici dei genitori, stili educativi dei genitori inadeguati, esordio precoce, stress, ecc. e la molteplicità delle problematiche (problemi di comportamento, insuccesso scolastico, scarsa salute fisica, incidenti fisici, abusi fisici, gravidan- ze indesiderate, uso di droghe, AIDS, ecc.). Premesso ciò, i programmi dovrebbero prevenire simultaneamente più conseguenze negative, e, contrastando i fattori di rischio, dovrebbero promuovere i fattori protettivi. Un intervento preventivo funziona se si pone degli obiettivi a più livelli (individuale, famiglia, scuola, gruppo dei pari e comunità), e ingloba più fattori di rischio e di protezione riguardanti i diversi livelli. A livello individuale, sono efficaci i programmi che potenziano l’adattamento ed il fronteggiamento (es. incremento delle abilità sociali, delle abilità di comunicazione, di autocontrollo, di problem solving e di assertività). I programmi di tipo esclusivamente informativo ed i programmi brevi di tipo didattico sono risultati inefficaci anche nel campo della prevenzione aspecifica, oltre che in quello della prevenzione specifica (Durlak, 1997b). La diffusione di tali programmi è dovuta, com’è noto, alla loro relativa economicità, alla facilità di implementazione e alla brevità dell’intervento, mentre i programmi più efficaci sono più complessi poiché intervengono a vari livelli (coetanei, genitori, rete sociale di sostegno, norme sociali, ecc.). L’attivazione della rete di sostegno sociale è un fattore protettivo importante da inserire all’interno dei programmi di prevenzione. c. Adottare una prospettiva a lungo termine La prevenzione necessita di interventi prolungati nel tempo per raggiungere e mantenere i risultati attesi o per verificarne l’efficacia con studi longitudinali. Ciò diventa possibile solo se il programma viene integrato e diventa parte stabile del sistema sociale o sanitario di una comunità. d. Utilizzare una metodologia di tipo interatti vo e partecipativo Come già indicato, lo studio meta-analitico di Tobler e Stratton del 1997 su 120 programmi di prevenzione dell’abuso di sostanze a scuola, e le meta-analisi sugli interventi di prevenzione del fumo di tabacco (Murray, Johnson, Luepker e Mittelmark, 1984; Glasgow e McCaul, 1985; Botvin e Dusenbury, 1987) hanno dimostrato che gli interventi di tipo partecipativo hanno un impatto maggiore sugli atteggiamenti e sul comportamento. Fornire informazioni aumenta le conoscenze e la consapevolezza degli effetti negativi delle sostanze, ma non modifica i com- 189 portamenti legati all’uso di queste (Botvin, 1995; Tobler, 1992). e. Provvedere alla documentazione e alla valutazione del programma Ciò contribuisce alla diffusione di metodologie efficaci e al miglioramento degli interventi. È auspicabile che l’approccio valutativo sia di tipo partecipativo e che coinvolga gli operatori. In conclusione, si osserva che, accanto ad una peculiarità delle evidenze nel campo della prevenzione specifica delle dipendenze, molti principi sono comuni anche alla prevenzione aspecifica. 190 8.1. Breve sintesi Questa pubblicazione è stata realizzata con l’intento di fornire un contributo tecnicoscientifico nel settore della valutazione dell’efficacia dei progetti di prevenzione delle dipendenze. Primo obiettivo del lavoro è quello di incrementare le conoscenze degli operatori che lavorano nel settore rispetto a tale tematica fornendo una vasta panoramica a livello internazionale ed europeo. Secondo obiettivo è quello di fornire elementi che siano spendibili e che possano avere una ricaduta nell’operatività, nella progettazione così come nell’implementazione e nella valutazione degli interventi. Nel primo capitolo del libro sono stati illustrati i riferimenti teorici di base della progettazione e valutazione in ambito preventivo, sottolineando come questi rappresentino momenti differenti di uno stesso processo e siano fra loro profondamente interconnesse (Cap.1). Tutte le fonti consultate per la stesura di questa prima parte del lavoro, raccomandano che nei programmi di prevenzione ci sia massima coerenza fra obiettivi, modelli teorici di riferimento ed indicatori utilizzati per la valutazione, nonché tra questi tre elementi e le attività che si mettono in atto. A titolo di sintesi, riportiamo a questo proposito le tre chiavi del successo nella prevenzione identificate dal Northeast CAPT del CSAP (www.northeastcapt.org/science/default.asp): 1. seguire modelli teorici che considerino approcci sia individuali sia ambientali; 2. applicare strategie diversificate in setting diversificati, perché questo offre maggiori probabilità di successo; 3. seguire un disegno logico nella progettazione che includa la valutazione. Nel secondo capitolo si è ritenuto altresì importante offrire un’ampia panoramica a livello internazionale, europeo e nazionale degli organismi che rappresentano un importante punto di riferimento per la programmazione, progettazione, implementazione e valutazione di progetti di prevenzione efficaci, e dei quali si segnala una selezione della documentazione prodotta (linee-guida, manuali, ecc.). La seconda e la terza parte della pubblicazione sono state dedicate alla prevenzione basata sull’efficacia. Attraverso l’analisi ragionata di progetti valutati a livello internazionale (Cap. 4) ed europeo (Cap. 5), nonché mediante una panoramica delle meta-analisi condotte in questo campo, si è voluto fornire un ampio quadro delle evidenze scientifiche emerse e dei progetti che le soddisfano. I principi della prevenzione “science-based” vengono delineati nel capitolo 3, che affronta anche la tematica dei fattori di rischio e di protezione. Negli ultimi anni, infatti, la prevenzione basata sull’evidenza si è sempre più orientata verso l’analisi dei fattori di rischio e di protezione, attualmente considerati elementi fondamentali nella struttura descrittiva e predittiva degli interventi. La più aggiornata lista dei fattori di rischio e di protezione nel campo delle dipendenze è stata prodotta dal NIDA nel 2001: A. Fattori protettivi: ● Legami familiari forti e positivi; ● Monitoraggio da parte dei genitori dei comportamenti dei figli e delle attività che conducono con i pari; ● Regole di condotta chiare che la famiglia fa rispettare; ● Coinvolgimento dei genitori nella vita dei loro figli; ● Successo scolastico; forte legame con le istituzioni, come ad esempio la scuola e le organizzazioni religiose; ● Ricorso a norme convenzionali sull'uso di sostanze. B. Fattori di rischio: ● Ambiente familiare disordinato, in particolare i familiari che abusano di sostanze o soffrono di disturbi mentali; ● Genitorialità inefficace, in particolare nei confronti di bambini con difficoltà caratteriali e problemi comportamentali; ● Mancanza del legame di attaccamento fra genitore e figlio; ● Comportamento in classe inappropriato in quanto timido o aggressivo; 191 ● Fallimento scolastico; ● Scarse abilità sociali; ● Affiliazione con pari caratterizzati da comportamenti devianti; ● Percezione che in ambito familiare, scolastico, dei pari e della comunità vi sia approvazione nei confronti del consumo di sostanze psicoattive. La rassegna analitica proposta nella seconda parte può essere sintetizzata, se pur in modo estremamente schematico, dalla lista dei principi scientificamente difendibili prodotta dal CSAP (2000), necessari al fine di strutturare programmi di prevenzione delle dipendenze efficaci. Dominio individuale: Costruire abilità sociali e personali. Progettare interventi sensibili che considerano variabili quali razza, sesso ed età dei soggetti al qual è indirizzato. Enfatizzare le conseguenze a breve termine del consumo di sostanze. Le campagne informative sono efficaci solo se associate ad interventi di altro tipo. Offrire alternative positive per promuovere lo sviluppo di abilità personali e sociali. Riconoscere le eventuali relazioni esistenti tra uso di sostanze ed altre problematiche adolescenziali. Identificare e segnalare precocemente gli eventuali consumatori che necessitano di trattamento. Garantire il trasporto per i partecipanti più giovani può incoraggiare la loro partecipazione all'intervento. 192 Dominio della Famiglia: Rivolgere l’intervento all’intera famiglia. Facilitare lo sviluppo di relazioni all'interno del gruppo dei genitori può promuovere la loro partecipazione al programma. Considerare la presenza di particolari problematiche culturali e razziali nelle famiglie appartenenti ad una minoranza. Promuovere nei genitori lo sviluppo di specifiche abilità, non solo dare informazioni. Enfatizzare i legami familiari. Offrire sessioni di intervento dove i genitori ed i figli possano apprendere specifiche abilità ed esercitarle. Migliorare le capacità di ascolto e di relazione dei genitori. Promuovere nei genitori l'utilizzo di positive e costanti tecniche di disciplina e il monitorag- gio del comportamento dei propri figli. Utilizzare tecniche attive di apprendimento può incrementare lo sviluppo di nuove abilità al fine di migliorare la comunicazione in famiglia. Adottare strategie ed utilizzare incentivi per superare le resistenza dei genitori ai programmi di prevenzione. Un intervento supportivo di almeno 12 sessioni di counseling può migliorare il comportamento e le capacità dei genitori che fanno uso di sostanze e può decrementare il loro livello di consumo e quello dei propri figli. Migliorare il funzionamento familiare attraverso la terapia familiare quando indicato. Identificare luoghi alternativi all’ambiente scolastico, al fine di garantire la partecipazione dell’intera famiglia all’intervento. L’utilizzo di video durante le attività di prevenzione può essere uno strumento efficace nell’apprendimento di abilità da parte dei genitori. Dominio dei Pari: Strutturare attività ed eventi alternativi al consumo può offrire ai giovani la possibilità di interazione sociale in ambienti liberi dal consumo di sostanze. Attività alternative focalizzate sull’incremento di abilità sociali e personali risultano efficaci per i giovani negli ambienti ad alto rischio al fine di evitare la manifestazione di comportamenti problematici. Programmi alternativi efficaci richiedono il ricorso a diversi approcci ed un consistente investimento di tempo da parte dei partecipanti. Gli eventi alternativi debbono servire a comunicare le norme dei pari contro l’uso di alcol e di sostanze illecite ed evidenziare le posizioni della comunità in merito al non consumo. Coinvolgere i giovani nello sviluppare programmi alternativi incrementa la loro partecipazione attiva. Gli interventi condotti da pari risultano essere maggiormente efficaci di quelli condotti solo da adulti. Contenere gli effetti di norme e comportamenti devianti creando un ambiente dove giovani con problemi di comportamento possano interagire con altri giovani non problematici. Dominio della scuola: Interventi che forniscono unicamente infor- mazioni sono poco efficaci, in quanto non in grado di produrre significativi cambiamenti misurabili nel comportamento e negli atteggiamenti relativi al consumo. Gli interventi atti a modificare le errate opinioni esistenti relativamente alla prevalenza dell’uso di sostanze risultano modificare gli atteggiamenti verso il consumo delle stesse e risultano maggiormente efficaci quando combinati con approcci educativi, quali ad esempio l’incremento delle abilità sociali. Gli interventi condotti dai pari risultano essere maggiormente efficaci di quelli condotti solo dagli adulti, o nello specifico, solo dagli insegnanti. Utilizzare approcci interattivi permette agli studenti di mettere in pratica le abilità acquisite e di sentirsi maggiormente coinvolti. Utilizzare sessioni supplementari di intervento permette di rinforzare e mantenere nel tempo le abilità acquisite. Coinvolgere i genitori negli interventi attuati in ambito scolastico. Le politiche scolastiche debbono chiaramente esprimere l’impegno in questo campo coinvolgendo non solo gli studenti, ma anche il corpo scolastico docente e non docente. Dominio della comunità: Sviluppare strategie di prevenzione integrate e complete piuttosto che focalizzate su singoli eventi. Controllare l'ambiente circostante le scuole e le altre aree dove i giovani si raggruppano, aiuta a rafforzare le norme dettate dalla comunità contro il consumo di sostanze. Le strategie di mentoring degli adulti sono importanti mezzi per ridurre il consumo di sostanze ed incrementare nei giovani atteggiamenti positivi verso gli altri, il futuro e la scuola. Le agenzie presenti nella comunità possono incrementare gli atteggiamenti positivi dei giovani verso gli altri, il futuro e la comunità stessa. Mentori maggiormente coinvolti realizzano migliori risultati di quelli coinvolti in misura minore. Enfatizzare ai datori di lavoro i costi dell'uso di sostanze fra i lavoratori, anche in termini di perdita della produttività, al fine di renderli più attivi nei confronti della prevenzione. Comunicare una chiara politica inerente l'abuso di sostanze nei luoghi di lavoro promuove importanti cambiamenti nelle norme concernenti lo stesso. Riunire i rappresentanti di ogni organizzazione coinvolta nella prevenzione per il raggiungimento di obiettivi comuni. Motivare ciascun membro della rete territoriale ad una partecipazione attiva attraverso rinforzi significativi. Definire gli specifici obiettivi ed assegnare specifiche responsabilità per il loro conseguimento ai diversi punti della rete. Assicurare la pianificazione secondo una comprensione dei problemi alcol-correlati basata sull’evidenza empirica. Individuare obiettivi basati sui risultati ed utilizzati per definire strategie ed azioni. Sostenere numerose e differenziate attività preventive piuttosto che un singolo intervento. Organizzare a seconda delle caratteristiche locali. Stimare l'efficacia di un programma attraverso una valutazione dei risultati e apportare delle modifiche al piano di azione al fine di raggiungere gli obiettivi. Coinvolgere i punti della rete. Dominio della società/ambiente: La consapevolezza della comunità e gli sforzi dei media possono essere efficaci strumenti per incrementare la percezione relativa alla probabilità di sperimentare paure e sanzioni relative al consumo e per ridurre la non salvaguardia delle norme da parte dei rivenditori di sostanze. Un utilizzo appropriato dei mass-media incrementa la consapevolezza nella comunità ed influenza in modo significativo le norme della stessa inerenti il consumo di sostanze. Inoltre, le campagne rivolte ai giovani devono rispondere alle caratteristiche di questo specifico target. Le campagne dei mass-media devono definire obiettivi chiari per ogni messaggio che deve essere comunicato. Utilizzare modelli vicini ai giovani nelle campagne dei media a loro indirizzate. Messaggi dei mass-media efficaci sono quelli implementati in modo continuativo e frequente nel tempo. Messaggi dei mass-media efficaci sono quelli trasmessi attraverso molteplici canali e nel momento nel qual è più probabile che il pubblico al quale si indirizzano stia vedendo o ascoltando. Dare controinformazione rispetto ai produtto- 193 194 ri di tabacco riduce la vendita di sigarette. La diffusione di informazioni relative alle conseguenze del consumo di alcol, pur influenzando gli atteggiamenti e le intenzioni in merito al consumo, non sembrano avere particolare riscontro nei confronti del comportamento. Promuovere restrizioni sull’uso del tabacco nei luoghi di lavoro pubblici e privati influenza la vendita di sigarette ed il loro consumo da parte di giovani ed adulti. Le leggi che tutelano l’“aria pulita” in ambienti chiusi, riducono l’esposizione al fumo passivo e contribuiscono a modificare le norme relative all’accettabilità sociale del fumo. Promuovere la formazione dei gestori degli esercizi che servono bevande alcoliche e rafforzare le leggi in merito. Incrementare la responsabilità legale di chi vende o serve alcolici. Incrementare il prezzo di alcol e tabacco riduce la prevalenza del loro consumo. Incrementare l’età minima per l’acquisto di alcol a 21 anni decrementa il consumo di alcolici fra i giovani e i problemi alcol-correlati come gli incidenti stradali. Limitare la densità degli esercizi di vendita di alcol. Impiegare strategie di cittadinanza attiva per ridurre la vendita di sostanze illegali e la microcriminalità connessa. Applicare le leggi relative all’età minima legale per l’acquisto di alcol e tabacco in modo chiaro ed efficace. La comunità può influenzare attraverso feedback positivi e negativi i venditori di alcol e tabacco, al fine di rispettare le norme vigenti. Attuare frequentemente operazioni di controllo riduce la non salvaguardia delle norme da parte dei rivenditori. Perfezionare le leggi definite "consumo e perdo" in relazione alle quali ad esempio vi possa essere la sospensione della patente di guida in caso di consumo di alcol o di altre sostanze. Mettere in atto leggi e politiche di prevenzione della guida pericolosa in quanto riducono il numero di incidenti dovuti al consumo di alcol nella popolazione generale ed in particolare fra i giovani. Implementare le leggi esistenti in relazione alla guida pericolosa incrementa la percezione del rischio di essere sanzionato per guida associata a consumo di alcol. Associare ai posti di blocco stradali l’utilizzo dell’etilometro. Revocare patenti di guida in caso di guida associata a consumo di alcol. Fermare o sequestrare il veicolo ai soggetti fermati per guida pericolosa e in stato di ebbrezza. Rafforzare politiche e leggi specifiche per la guida associata al consumo di alcol nei conducenti minorenni in quanto questo riduce le morti per incidenti stradali fra i giovani. A questa schematica lista è necessario aggiungere degli specifici elementi di approfondimento, che sono stati ampliamente trattati nel quarto capitolo, per quanto riguarda la prevenzione in campo alcologico e nel settimo, per quanto riguarda le meta-analisi. In primo luogo, va sottolineato come specifici interventi su disponibilità di alcol ai minorenni e aumento di tasse e prezzi di alcolici, interventi indirizzati ai gestori di esercizi che vendono e servono alcolici, disponibilità di alcol nell’intera comunità, azioni dirette all’orario ed ai giorni di vendita ed interventi di prevenzione di comunità atti a regolare, modificare e migliorare le leggi e le politiche che riguardano il consumo di alcol, incidono fortemente sulle abitudini alcoliche dei giovani. Soprattutto in merito a quest’ultima tipologia di intervento si sottolineano alcune importanti conclusioni riportate dal CSAP (1999): I. Gli interventi di prevenzione di comunità, atti a controllare la disponibilità di alcol, portano allo sviluppo di concomitanti attività preventive focalizzate sullo stesso; II. Gli interventi di prevenzione di comunità, atti a controllare la disponibilità di alcol, possono essere utilizzati al fine di incrementare l’efficacia di programmi di prevenzione che mirano alla riduzione del consumo di alcol; III. Le iniziative organizzate dalla comunità possono essere associate alle campagne promosse dai mass-media, al fine di incrementare la diffusione e la discussione inerenti le problematiche relative alla disponibilità di alcol ed i necessari cambiamenti nelle leggi locali e nelle politiche; IV. Lo sviluppo dei punti della rete permette il mantenimento dei cambiamenti relativi alle politiche sulla disponibilità dell’alcol ed alla promozione di ulteriori attività di prevenzione. L’ambito scolastico è stato oggetto di specifici approfondimenti, sia attraverso un capitolo dedicato all’analisi di programmi europei gentilmente fornito da Gregor Burkhart e Lorena Crusellas dell’EMCDDA (Cap. 6), sia grazie al capitolo dedicato alle meta-analisi (Cap. 7). Gli studi meta-analitici sulla prevenzione dell’abuso di sostanze a scuola della Tobler (1993, 1997a), una delle più importanti studiose in questo campo, hanno dimostrato che i programmi che funzionano meglio sono quelli che utilizzano strategie di tipo interattivo e che pongono l’accento sul coinvolgimento e lo scambio di idee tra studenti rispetto a quelli che non utilizzano strategie interattive. Si è giunti, così, all’importante conclusione che fornire informazioni aumenta le conoscenze e la consapevolezza degli effetti negativi delle sostanze, ma non modifica i comportamenti legati all’uso di queste. Conclusioni simili sono state tratte anche dalle meta-analisi sugli interventi di prevenzione del fumo di tabacco. Secondo queste ricerche, quindi, l’approccio di tipo informativo produce cambiamenti nelle conoscenze, ma gli interventi di tipo partecipativo hanno un impatto maggiore sugli atteggiamenti e sul comportamento. Dato che la scuola è considerata l’ambito naturale della prevenzione, in quanto “contenitore educativo” che può raggiungere tutti gli adolescenti, e che i programmi di prevenzione in ambito scolastico sono i più numerosi, valutati più accuratamente e maggiormente implementati, si ritiene utile riportare una lista di domande proposte dal NIDA (1997), che possono aiutare gli operatori nella strutturazione di programmi scolastici di prevenzione delle dipendenze basati su principi di evidenza scientifica: ● I programmi preventivi sono di natura continuativa, cioè si rivolgono ai ragazzi dal momento in cui cominciano la scuola materna alla loro uscita dalla scuola media superiore? Se non è così, raggiungono almeno i ragazzi durante il difficile momento che caratterizza gli ultimi anni delle scuole medie inferiori ed i primi delle scuole superiori? ● I programmi preventivi sono strutturati lungo più anni di intervento (dalla scuola media inferiore a quella superiore)? ● I programmi preventivi utilizzano interventi verificati e standardizzati, caratterizzati dalla presenza di specifico materiale per gli studenti e strutturati su un piano d’azione precedentemente identificato? ● I programmi preventivi, al fine di incrementare nei ragazzi le abilità di rifiuto delle sostanze, utilizzano metodologie attive (modeling, role playing, discussione, feedback di gruppo, rinforzo, generalizzazione, ecc.) ● I programmi preventivi incrementano il legame sociale dei ragazzi con la scuola e la comunità? ● I programmi preventivi si focalizzano: 1. sull’incremento della competenza sociale (comunicazione, auto-efficacia, assertività) e sullo sviluppo di abilità di rifiuto delle sostanze adeguate alla cultura ed al livello di sviluppo del target? 2. promuovono l’influenza positiva da parte dei pari? 3. promuovono le norme sociali contro il consumo di sostanze? 4. evidenziano metodologie atte ad incrementare abilità? 5. utilizzano un adeguato numero di sessioni d’intervento (da 10 a 15 nel primo anno di intervento e da 10 a 15 nella successiva annualità come rinforzo)? ● Al fine di massimizzare i benefici, i programmi preventivi assicurano il ricorso ad un disegno d’intervento efficace? ● Viene utilizzata una periodica valutazione al fine di determinare se il programma risulta efficace? 8.2. Alcune considerazioni conclusive Negli ultimi vent’anni, grazie ai numerosi studi condotti a livello internazionale ed europeo, la prevenzione basata sull’evidenza ha assunto sempre maggiore importanza nell’identificazione di pratiche preventive in grado di raggiungere risultati soddisfacenti ed efficaci. I programmi ai quali la prevenzione “science-based” fa riferimento sono, infatti, analizzati da esperti del settore sulla base di criteri prestabiliti evidenziati dalla ricerca empirica, esplicano una teoria di riferimento, utilizzano una chiara metodologia di ricerca e possono affermare che gli effetti ottenuti sono correlati al programma implementato e non ad altre variabili esterne. Numerosi ed importanti sono, quindi, i progressi registratisi in questo campo, soprattutto a livello internazionale, anche se non si 195 196 può non segnalare il fatto che, data la complessità dell’argomento, vi siano ambiti che ancora necessitano di ulteriori ricerche ed approfondimenti. Più problematica risulta la situazione a livello europeo, dove la prevenzione basata sull’evidenza è alla ricerca di conferme a sostegno della sua crescita; importanti punti di partenza, quanto meno per far circolare le conoscenze fra gli operatori delle dipendenze, sono le banche dati europee EDDRA (Exchange on Drug Demand Reduction Action Information System), la banca dati europea dei progetti di riduzione della domanda in Europa, ed EIB (Evaluation Instrument Bank), la banca dati degli strumenti di valutazione, entrambe dell’EMCDDA. Nel corso della pubblicazione, analizzando le più autorevoli fonti della prevenzione basate sull’efficacia, si è più volte messo in luce che la prevenzione sta, pian piano, abbandonando la sterile staticità delle teorie eziopatogenetiche per far ricorso ad un approccio preventivo focalizzato sui fattori di rischio e di protezione. Pur riconoscendo l’importanza dei modelli teorici di riferimento, questo importante progresso permette di uscire dalle logiche delle singole “scuole di pensiero”, dal continuo dibattito sugli assunti e sulle teorie di riferimento e contribuisce a stabilire una comune base di partenza tra gli operatori coinvolti, al di là dell’orientamento del singolo. La prevenzione basata sui fattori di rischio e di protezione necessiterebbe, però, di ulteriori approfondimenti che consentirebbero l’allestimento di interventi sempre più mirati. Secondo gli autori, in primo luogo andrebbero ricercati i fattori specifici di genere, in quanto da più parti è stato riscontrato l’aumento di ragazze adolescenti che consumano sostanze legali ed illegali. In secondo luogo, andrebbe colmata la carenza di ricerche sui fattori specifici relativi alle diverse modalità di consumo maggiormente diffuse fra i giovani (consumo occasionale e sperimentale piuttosto che consumo dipendente, ecc.) e del fenomeno del policonsumo. Attualmente, la prevenzione delle dipendenze basata sull’efficacia ha, quindi, tracciato una nuova strada da percorrere, definendone presupposti ed orientamenti. È necessario, ora, continuare e procedere lungo questa via che ha reso possibile il raggiungimento di così importanti risultati e, per fare ciò, un primo passo indispensabile è favorire la diffusione delle conoscenze acquisite fra gli operatori delle diverse agenzie. Con questa pubblicazione si desidera, proprio, offrire a chi si occupa di prevenzione una panoramica, la più completa possibile, della prevenzione basata sull’evidenza e dei progetti che ad essa fanno riferimento. Molti degli esempi descritti, infatti, permettono di esplicitare e comprendere chiaramente quali siano i criteri da soddisfare per garantirne l’efficacia. Pur riconoscendo, quindi, la necessità di allontanarsi da un intervento “fai da te”, estremamente ricco di elementi creativi ma poco riproducibili e valutabili, sembra importante sottolineare che anche l’opposto, cioè un’applicazione troppo rigida di principi efficaci, non possa essere considerata una “buona prassi”. Le buone prassi, infatti, si basano anche sulla contestualizzazione degli interventi rispetto alle specificità di target, ambiente, rete territoriale, risorse, ed utilizzano tecniche, strategie e principi per realizzare al meglio una prevenzione basata sull’evidenza scientifica e su relazioni educative significative. La prevenzione “science-based” pone come presupposto dell’efficacia dell’intervento l’adeguatezza del processo che si sviluppa attraverso la programmazione, la progettazione, l’implementazione e la valutazione. A questo proposito, non si può fare a meno di notare che, mentre per le prime tre esiste una vasta e accreditata letteratura, per la valutazione non è così. Nonostante le tecniche di valutazione inizino ad essere diffuse ed utilizzate, si registra la mancanza di lineeguida comuni che possano permettere la definizione di specifici strumenti e l’implementazione di un processo di valutazione adeguato e condiviso. Inoltre, poichè appare fondamentale che la valutazione entri a pieno titolo nei programmi, anche in termini di verifica costi-benifici, è necessario investire su di una specifica formazione degli operatori del settore. Accanto all’acquisizione di tecniche e competenze professionali, è necessario stimolare un cambiamento culturale che permetta di vedere nel processo di valutazione una risorsa e non una mera modalità di controllo o di esercizio accademico. AA.VV. (1999). Analisi comparata delle Linee Guida europee e le Linee Guida rielaborate dal gruppo italiano”. Ferrara. AA.VV. (1999). Linee guida integrate per la valutazione della prevenzione primaria. Progetto COSTA6 Italia. Ferrara. AA.VV. (1999). Linee guida per la valutazione dei trattamenti. Roma: IEFCOS. Adrian, M., & Ferguson, B. S. (1987). Demand for domestic and imported alcohol in Canada. Applied Economics, 19,531–540. Altman, D. G., Foster, V., Rasenick-Douss, L., & Tye, J. B. (1989). Reducing the illegal sale of cigarettes to minors. Journal of the American Medical Association, 261, 80–83. Altman, D., Rasenick-Douss, L., Foster, V., & Tye, J. (1991). Sustained effects of an educational program to reduce sales of cigarettes to minors. 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