REGIONE VENETO
Assessorato alle Politiche Sociali,
Volontariato e Non-Profit
Direzione Regionale per i Servizi Sociali
Programmi e modelli di
prevenzione primaria delle dipendenze:
i diversi aspetti della valutazione
Daniela Orlandini, Rosa Nardelli, Elena Bottignolo
Programmi e modelli di prevenzione primaria delle
dipendenze: i diversi aspetti della valutazione
Daniela Orlandini
Psicologo dipendente, dirigente dell’U.O. Prevenzione Dipendenze del Dipartimento
delle Dipendenze – Azienda ULSS 12 Veneziana. Responsabile del Progetto “Itinerari”
della Regione Veneto
Rosa Nardelli
Psicologo collaboratore dell’U.O. Prevenzione Dipendenze del Dipartimento delle
Dipendenze – Azienda ULSS 12 Veneziana
Elena Bottignolo
Psicologo collaboratore dell’U.O. Prevenzione Dipendenze del Dipartimento delle
Dipendenze – Azienda ULSS 12 Veneziana
Per informazioni e richieste:
Unità Operativa Prevenzione Dipendenze
Dipartimento delle Dipendenze – Azienda ULSS 12 Veneziana
Piazzale Lorenzo Giustiniani, 11/e
Tel. 041 2608807/08 – Fax 041 2608841
e-mail: [email protected]
La presente pubblicazione è stata realizzata all’interno del Progetto Itinerari 2000,
finanziato dal Fondo Regionale Lotta alla Droga della Regione Veneto.
Regione Veneto
Assessorato alle Politiche Sociali, Volontariato e Non-Profit
Assessore Antonio De Poli
Palazzo Balbi, Dorsoduro, 3901 – 30123 Venezia
Tel. 041 2792881 - Fax 041 2792883
e-mail: [email protected]
Direzione Regionale per i Servizi Sociali – Dirigente Sante Bressan
Servizio Prevenzione delle Devianze – Dirigente Lorenzo Rampazzo
Rio Novo - Dorsoduro, 3493 – 30123 Venezia
Tel. 041 2791412/13 – Fax 041 2791410
e-mail: [email protected]
Pubblicazione “no profit” - Vietata la vendita
Stampato in Italia
Novembre, 2002
“We don’t need to reinvent wheel.…
We need to learn from the best”
(Commonwealth Club, Jan. 4, 1995)
15
PRIMA PARTE – ALCUNI PUNTI DI RIFERIMENTI PER LA VALUTAZIONE IN CAMPO PREVENTIVO
17
CAP. 1
Aspetti metodologici della prevenzione delle dipendenze: progettazione e valutazione
1.1. Premessa
1.2. Progettazione
1.3. Approcci teorici alla progettazione
1.4. Come stendere un progetto
1.5. Valutazione
1.6. Valutazione partecipata
1.7. Aspetti teorici della valutazione
1.8. Come si fa la valutazione
1.9. Problemi della valutazione nella prevenzione
1.10. In sintesi
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CAP. 2
Referenti internazionali, europei e nazionali per la valutazione della prevenzione
delle dipendenze
2.1. SAMSHA e CSAP
2.2. Le guide CSAP – SAMSHA
2.2.1. Science-based substance abuse prevention: a guide
2.2.2. Promising and proven substance abuse prevention programs
2.2.3. Principles of substance abuse prevention
2.2.4. 2000 Annual Summary. Effective prevention principles and programs
2.2.5. Guidelines and benchmarks for prevention programming
2.2.6. Preventing problem related to alcohol availability: environmental approches
2.3. Il Decision Support System (DSS) del CSAP
2.4. NIDA
2.5. La guida del NIDA
2.6. The Cochrane Collaboration
2.7. EMCDDA-OEDT e rete REITOX
2.8. Le linee guida dell’EMCDDA
2.9. IREFREA
2.10. COST e AZIONE COST - A6 EUROPA
2.11. Gruppo Pompidou
2.12. Il manuale del Gruppo Pompidou
2.13. OIDT e Focal Point Italiano
2.14. COST - A6 Italia
2.15. Le linee guida del COST - A6 Italia
2.16. AIV - Associazione Italiana di Valutazione
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SECONDA PARTE – ANALISI DELL’EFFICIACIA DEI PROGRAMMI DI PREVENZIONE DELLE DIPENDENZE
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CAP. 3
La prevenzione basata sull'evidenza e/o sull'efficacia
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3.1. Cos’è la prevenzione basata sull’evidenza e/o sull’efficacia
3.2. I domini del CSAP
3.3. I fattori di rischio ed i fattori di protezione
3.3.1. Fattori di rischio e fattori di protezione specifici per uso e abuso di
sostanze
3.3.2. Fattori di rischio e fattori di protezione del CSAP
3.3.3. Fattori di rischio e fattori di protezione nella fase di iniziazione all'uso
di sostanze psicoattive: alcuni contributi italiani
3.4. Conclusioni
CAP. 4
Analisi ragionata di progetti di prevenzione delle dipendenze sostenuti da valutazione a livello internazionale
4.1. Descrizione del processo di analisi
4.2. I progetti selezionati
4.2.1. All Stars
4.2.2. ATLAS - Athletes Training and Learning to Avoid Steroids
4.2.3. CMCA - Communities Mobilizing for Change on Alcohol
4.2.4. RHRD - Community Trials Intervention to Reduce High-Risk Drinking
4.2.5. CLFC - Creating Lasting Family Connections
4.2.6. Early Risers Skills for Success Programm
4.2.7. LST – Lifeskills Training
4.2.8. PDFY – Preparing for the drugs free years
4.2.9. Project Alert
4.2.10. Project Success
4.2.11. TND – Project toward no drug abuse
4.2.12. TNT – Project toward no tabacco use
4.2.13. RSAP – Residential Student Assistance Program
4.2.14. Start taking alcohol risk seriously (STARS) for families
4.2.15. KACM – Keep a clear mind
4.3. La prevenzione specifica in campo alcologico
4.3.1. Disponibilità di alcol ai minorenni
4.3.2. Aumento di tasse e prezzi degli alcolici
4.3.3. Interventi indirizzati ai gestori di esercizi che vendono e servono alcolici
4.3.4. Disponibilità di alcol all'intera comunità
4.3.5. Azioni dirette all'orario ed ai giorni di vendita
4.3.6. Interventi di prevenzione di comunità atti a regolare, modificare e migliorare le leggi e le politiche che riguardano il consumo di alcol
CAP. 5
Analisi ragionata di progetti di prevenzione delle dipendenze sostenuti da valutazione a livello europeo
5.1. I riferimenti a livello europeo: EDDRA
5.2. Analisi ragionata dei progetti di prevenzione inseriti in EDDRA
5.2.1. Primary prevention health promotion programme against dependent
substance use "Standing on my feet"
5.2.2. Young people as peer educators in drug misuse
5.2.3. Tobacco, alcohol and education
5.2.4. Selvästi nuori (Sober Youth)
5.2.5. Giovani e salute verso il 2000
5.2.6. Health promotion programme at the secondary education
5.2.7. The art of living – Life competence programme for schools
5.2.8. Construyendo salud (Building up health) – Improvement of personal
and social skills
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5.2.9. Tu decides (it’s up to you) – Spanish educational drugs programme
5.2.10. Score with football
5.2.11. Longing and addiction – Travelling exhibition on addiction prevention
5.2.12. Drugs – Don’t fool yourself. Danish primary prevention programme
5.2.13. European networking in addicion-prevention
CAP. 6
Analisi dei programmi di prevenzione a scuola in Europa (Analisi di EDDRA )
Gregor Burkhart e Lorena Crusellas
6.1. Introduzione: come funziona EDDRA
6.2. L’analisi dei programmi scolastici e di comunità in EDDRA
6.3. Discussione dei risultati: programmi scolastici in EDDRA
6.3.1. Caratteristiche generali
6.3.2. Classificazione per obiettivi
6.3.3. Classificazione per modelli
6.3.4. Classificazione in base agli indicatori della valutazione
6.4. Conclusioni
6.5. Prossimi passi
6.6. Lista degli obiettivi e dei modelli nei programmi di prevenzione a scuola
Bibliografia
173
TERZA PARTE – LE META-ANALISI E LE REVISIONI SISTEMATICHE DEI PROGETTI DI PREVENZIONE DELLE DIPENDENZE
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188
CAP. 7
Le meta-analisi e le revisioni sistematiche dei progetti di prevenzione delle dipendenze
7.1. Cos'è una meta-analisi
7.2. Le meta-analisi di Nancy Tobler
7.3. Una meta-analisi in ambito familiare
7.4. Le revisioni sistematiche del The Cochrane Collaboration
7.5. Le revisioni sistematiche nell'ambito della prevenzione del fumo di tabacco
del Cochrane
7.6. Analisi delle meta-analisi relative alla prevenzione aspecifica
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191
195
CAP. 8
8.1 Breve sintesi
8.2 Alcune considerazioni conclusive
197
BIBLIOGRAFIA
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176
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185
186
11
12
La Regione Veneto, da sempre, attenta al benessere dei suoi cittadini ed alla promozione di stili
di vita sani, è impegnata in numerosi progetti ed azioni di contrasto all’uso di droghe legali ed
illegali.
A fronte di tale fenomeno, che rappresenta un comportamento a rischio complesso e multifattoriale, la Regione Veneto ha espresso in modo chiaro le politiche e le strategie che intende
perseguire, così come indicato nel documento programmatico di base “Le politiche regionali per
una società libera dalle droghe” (2000), che trova continuità operativa negli “Indirizzi per gli
Interventi nel Settore delle dipendenze” (2002).
In tali linee di indirizzo tra le priorità di intervento individuate si pone particolare enfasi sulla prevenzione primaria sia nell’ambito scolastico che nei luoghi del tempo libero e del divertimento
che nel mondo del lavoro.
La Regione Veneto auspica l’implementazione di:
Una prevenzione che dia risalto alle molteplici risorse dei giovani per fronteggiare l’offerta del
mercato della droga e che permetta alle nuove generazioni di investire sul loro futuro e su scelte
di vita positive.
Una prevenzione permanente, integrata ed attenta alle rapide e continue trasformazioni del contesto entro il quale si esplica.
Una prevenzione dove l’integrazione fra pubblico e privato sociale è il punto di forza come pure
il lavoro di rete, strumento indispensabile per creare un sistema di azioni e di strategie sinergiche
e coordinate.
Una prevenzione matura capace di modelli innovativi, flessibili, riproducibili ed efficaci basati sull’evidenza scientifica.
Da queste considerazioni nasce anche il progetto Itinerari che dal 1999 opera nel Veneto per la
promozione della rete territoriale delle agenzie del pubblico, del privato sociali e dell’associazionismo impegnate nell’ambito della prevenzione primaria, per la ricerca nel campo delle
dipendenze e per lo sviluppo tecnico-scientifico attraverso la creazione e divulgazione di strumenti idonei a fornire un supporto alla Regione Veneto ed agli operatori del settore.
A tal riguardo, sentita la necessità di fare il punto sull’evidenza scientifica in questo campo, è
stata realizzata la pubblicazione “Programmi e modelli di prevenzione primaria delle dipenden ze: i diversi aspetti della valutazione” che sono lieto di presentare. Questo lavoro è il frutto di
un’analisi di autorevoli fonti internazionali ed europee relativa alle evidenze scientifiche nel
campo della prevenzione delle dipendenze.
Al fine di implementare un approccio alla prevenzione basato sull’evidenza scientifica, che permetta di attivare pratiche preventive che possano garantire risultati soddisfacenti ed efficaci, tale
pubblicazione viene offerta agli operatori veneti, e non solo, del settore e raccomandata nella
programmazione e progettazione dei Piani triennali del Fondo Regionale di Intervento per la
Lotta alla Droga 2003-2005.
Un sentito ringraziamento va, quindi,agli autori ed a quanti intenderanno avvalersi di questo
contributo per migliorare la propria operatività.
Antonio De Poli
Assessore alle Politiche Sociali,
Volontariato e Non-Profit
13
14
PRIMA PARTE
Alcuni punti di riferimento
per la valutazione in campo preventivo
1.1. Premessa
Perché parlare di progettazione e valutazione insieme? Nella prevenzione delle dipendenze, ma più in generale in tutti gli interventi di tipo sociale e socio-sanitario, un approccio metodologicamente corretto prevede che
si parta dall’una per arrivare all’altra e che
siano da intendersi solo come momenti diversi di uno stesso processo. La stessa parola
“progetto” può essere utilizzata con due
significati diversi: progetto come percorso di
realizzazione di un intervento (verifica preprogettuale, ideazione, realizzazione, gestione e verifica/valutazione) e progetto come
stesura su cartaceo di un disegno d'intervento. Nella prima accezione la valutazione
diviene una fase specifica del processo che
si definisce “progetto”.
La valutazione, e in modo specifico la valutazione partecipata, è da intendersi come fase
di un processo di progettazione che vede
coinvolti, a diverso titolo e a diversi livelli, un
ampio numero di soggetti (utenti, operatori,
enti pubblici, privato sociale, e così via) e
dove, con finalità di verifica ed approfondimento dei processi e dei risultati e senza
finalità sanzionatorie, si cercano di individuare le linee di miglioramento del servizio reso
all’utente (De Ambrogio, 2000). In effetti,
attualmente, si rileva una forte attenzione al
progettare e al valutare anche perché è
emersa una forte esigenza di innovare, sperimentare e rendere flessibili i meccanismi di
soluzione dei problemi sociali. D’altronde, un
intervento sviluppato in modo metodologicamente attento, procede attraverso un processo di continuo accomodamento fra progettazione, azione e valutazione dei risultati.
Questo è garanzia di “qualità totale” del lavoro svolto (Gelinier e Pumir, 1999; Cuppini e
Pirotti, 1999; Stame 1998; Bezzi 2001). La
logica della “qualità totale” insiste sull’importanza della partecipazione e del coinvolgimento di tutti gli attori coinvolti nel processo
di sviluppo e crescita, del continuo adeguamento alla complessità delle trasformazioni
sociali e della centralità del “fattore persona”,
anche nella ricerca delle risposte ai bisogni
dell’utente/cliente.
La capacità di progettare e valutare i propri
interventi è una delle caratteristiche peculiari
dei servizi più innovativi (Nizzoli, Ghirardini e
Montanaro, 1999), capaci di adattarsi ai contesti che cambiano e soprattutto di cambiare
i contesti in cui operano in un’ottica d'empowerment (Zani e Polmonari, 1996;
Arcidiacono, Gelli e Putton, 1996). Tali tipologie di servizi innovativi, di solito, si caratterizzano per una diversa organizzazione del
lavoro: flessibilità di orari, flessibilità di ruoli,
valorizzazione delle competenze specifiche,
attenzione alle risorse umane, lavoro fuori
della sede del servizio, interazioni fra servizi
diversi. In particolare, lavorando per progetti
si tende a raggiungere obiettivi e non più a
svolgere mansioni specifiche di un ruolo.
1.2. Progettazione
Sempre più, anche nel settore della prevenzione delle dipendenze, si lavora per o su
progetti. Spesso è proprio questa modalità di
lavoro che porta all’innovazione poiché consente di introdurre novità all’interno di un
“fare” predefinito o, più semplicemente, introduce cambiamento e, quindi, modifica delle
situazioni statiche o problematiche.
Il progettare è spesso inteso come “prefigurazione dell’azione, del processo, quindi
delle sequenze di atti che dovrebbero portare ad un risultato anticipato predefinito: l’obiettivo. Il termine progetto rimanda a volte
più alla dimensione ideativa, altre volte più al
modo di realizzarla. È un termine di derivazione francese e ancor prima latina che
discende da proiectare (esporre) e da proicere (gettare avanti)” (Orsenigo, 1999; pag.
25).
Leone e Prezza (1999) ricordano tre motivazioni prevalenti che attualmente portano gli
operatori a elaborare progetti valutabili:
1. le scarse risorse finanziarie disponibili per
le politiche sociali e, quindi, l’esigenza di
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reperire in altro modo finanziamenti pubblici
(regionali, nazionali ed europei);
2. la necessità di produrre, a parità di risorse,
degli interventi innovativi, flessibili e sempre
più rispondenti alle esigenze ed ai bisogni
degli utenti (persone, enti, organizzazioni,
ecc.);
3. la spinta verso “l’organizzazione a rete dei
servizi” al fine di definire strategie concertate
tra organizzazioni pubbliche e private.
Di sovente, il progetto è il frutto di interazioni
e di confronti fra più attori sociali, diventa coprogetto ed è, quindi, capace di cogliere
maggiormente la complessità del sociale. In
tal senso, crea e/o valorizza la “rete” dei servizi e può diventare un esempio di “lavoro di
rete”. Ma la progettazione potrebbe essere
definita, prima di tutto, un’attività cognitiva,
che guida il cambiamento, che parte dal
“problem posing” ed arriva al “problem solving”. Essa può essere considerata adeguata solo se legata ad un esame di realtà e se
ne si salvaguarda la fattibilità.
Sempre secondo Leone e Prezza (1999),
durante l’elaborazione dei progetti in contesti
sociali e socio-sanitari, è importante prestare
attenzione a molteplici dimensioni:
- aspetti metodologici
- aspetti finanziari
- processi organizzativi
- processi decisionali
- processi negoziali
- reti interorganizzazione.
In questo settore la complessità della realtà
sociale con cui ci si confronta, il più delle
volte, non consente l’applicazione acritica di
modelli elaborati in altri contesti né consente
semplificazioni (Martini, 2001). La progettazione dei servizi alle persone si caratterizza,
e allo stesso tempo si differenzia dalla progettazione in altri settori, per alcuni elementi
definienti:
- gli obiettivi sono i cambiamenti personali e
sociali
- il target sono persone
- ha forti valenze valoriali, affettive ed etiche
- coinvolge personale con competenze professionali nei campi psicologico, sociale,
sanitario ed educativo
- richiede l’interazione fra una pluralità di soggetti e di organizzazioni (Leone e Prezza,
1999).
Importante è la formazione di chi si occupa di
progettazione nel campo preventivo. Oltre ad
una competenza di base nell’area dipenden-
ze, chi si occupa di prevenzione deve avere
delle chiare competenze nell’area della prevenzione in generale; chi si occupa di progettazione nella prevenzione, deve seguire,
inoltre, dei percorsi di formazione relativi a
valutazione e progettazione (Fig. 1).
Importante è sottolineare che tale tipo di formazione è da considerarsi pre-requisito della
progettazione e non va confusa con la formazione che può essere prevista all’interno
di un progetto e che, in quanto tale, è attinente prevalentemente all’acquisizione di
strumenti e tecniche.
Fig. 1. I pre-requisiti della progettazione nella
prevenzione delle dipendenze.
La progettazione nella prevenzione primaria
e secondaria delle dipendenze presenta le
seguenti specificità:
- il target è un gruppo, formale o informale, e
quasi mai un singolo;
- il target può essere raggiunto anche in
modo indiretto, tramite i cosiddetti intermediari (ad esempio, agire in termini di formazione degli insegnanti e dei genitori al fine di
prevenire l’uso di sostanze nei giovani);
- si creano collaborazioni e si uniscono in
rete delle realtà anche molto diverse fra loro
(scuola, associazioni, Medici di Medicina
Generale, agenzie e servizi sociali e sanitari,
privato sociale, ecc.).
1.3. Approcci teorici alla progettazione
Parlando di progettazione, molta importanza
hanno sicuramente gli aspetti culturali e
metodologici, ma altrettanto importanti risultano quelli teorici di riferimento.
D’Angella e Orsenigo (1999) e Leone e
Prezza (1999) identificano tre approcci teorici alla progettazione che si possono collocare lungo un continuum che va dalla massima
alla minima pre-strutturazione dell’intervento;
si tratta degli approcci sinottico-razionale (o
di pianificazione), concertativo/partecipativo
(o di problem solving) ed euristico (o della
progettazione dialogica).
Il primo è caratterizzato da una causalità
lineare secondo la quale, identificata la
causa di un problema, è possibile strutturare
progetti che la fronteggino direttamente; in
tale tipo di approccio la tendenza è quella di
utilizzare interventi strutturati e strumenti predeterminati. Tale approccio rischia di essere
troppo semplificatorio della realtà sociale, per
definizione complessa.
Il secondo approccio è caratterizzato dalla
progettazione partecipata e valorizza la
dimensione processuale, l’interazione sociale ed il livello cognitivo ed emotivo. La progettazione diventa così un insieme di decisioni (strategiche, operative, ecc.) e di soluzione di problemi, frutto di processi di negoziazione fra le parti e fra gli attori sociali coinvolti, i quali direzionano il corso stesso della
progettazione. In quest'approccio il cambiamento della realtà da immaginare è negoziato con gli stessi destinatari. In quest’ottica,
ovviamente, i problemi sociali non sono il
frutto lineare di cause predefinite.
Nel terzo approccio si rinuncia a conseguire
obiettivi predeterminati; si chiariscono il fine,
le strategie, il contesto e si procede con un
processo condiviso di ricerca partecipata
(action-research) dove si definiscono con gli
stessi destinatari gli obiettivi specifici e gli
interventi. L’approccio concertativo è flessibile e si definiscono a priori solo alcuni obiettivi; l’approccio euristico non individua a priori
alcun obiettivo specifico ma parte da un’analisi del contesto valorizzando, in tale analisi,
proprio le risorse formali ed informali del contesto stesso.
Nel settore della prevenzione delle dipendenze l’approccio da utilizzare può essere diver-
Fig. 2. Gli approcci alla progettazione.
so seconda la tipologia di progetto che si
intende proporre. Nel caso di progetti altamente innovativi, finalizzati alla creazione e/o
alla sperimentazione di modelli di intervento
nuovi, sembra più opportuno utilizzare un
approccio meno strutturato, di tipo partecipativo od euristico; nel caso di progetti già
implementati e la cui efficacia è già stata verificata si può procedere con approcci più
strutturati finalizzati alla riproduzione e all’adattamento (Fig. 2).
Nell’esperienza dell’Unità Operativa di
Prevenzione delle Dipendenze dell’Azienda
ULSS 12 ci sono due progetti che ben rappresentano le differenze prima enunciate.
Nello specifico gli interventi nelle scuole
(“Nuove frontiere” e “Gli adulti si interrogano”,
progetti di prevenzione primaria dell’uso di
sostanze psicoattive e dei comportamenti a
rischio nelle scuole medie inferiori e superiori) hanno raggiunto, dopo molti anni di azione, analisi e verifica, un elevato livello di
strutturazione. Invece, un progetto altamente
innovativo quale “Itinerari” (Progetto di sviluppo della rete territoriale nel settore della
prevenzione dell’uso di sostanze psicoattive
nella Regione Veneto) è partito con un basso
livello di strutturazione e, a fronte di obiettivi
generali e finalità già inizialmente ben definiti, gli obiettivi specifici sono stati identificati e
messi a punto in corso d’opera partendo da
riflessioni e valutazioni basate sull’analisi dell’azione.
1.4 Come stendere un progetto
Le fasi della pianificazione di un progetto
possono così essere riassunte: verifica preprogettuale, ideazione, realizzazione, gestione e verifica/valutazione (www.northeastcapt.org/science/default.asp).
La fase pre-progettuale deve prevedere la
conoscenza del territorio, la conoscenza
delle agenzie e dei servizi che operano sullo
stesso, la verifica dell’attivazione della rete
oltre a competenze tecniche dell’operatore.
Tali conoscenze e competenze sono da
intendersi come requisiti pre-progetto. Tali
pre-requisiti di conoscenza e competenza
vanno distinti dalle fasi di conoscenza e
monitoraggio del territorio, spesso previste
negli stessi progetti. Questi, infatti, possono
prevedere una fase conoscitiva ma non si
può mai partire senza tener conto del territorio, degli aspetti demografici locali, delle
19
20
agenzie territoriali.
Fasi determinanti dell’andamento di tutto il
lavoro sono la costruzione e la stesura del
progetto cartaceo. Rispetto al come stendere
un progetto ci sono approcci diversi.
Sicuramente non possono mancare:
- decodifica della domanda e/o analisi dei
bisogni;
- definizione e analisi del problema;
- identificazione degli obiettivi, generali ed
operativi;
- identificazione della popolazione bersaglio;
- esplicitazione dei modelli teorici di riferimento;
- definizione delle modalità d’intervento e
delle attività;
- definizione delle fasi e della loro durata;
- definizione delle modalità di valutazione;
- definizione di risorse umane, strumentali
ed economiche a disposizione o da
richiedere;
- congruenza e logicità interna.
Una peculiarità della prevenzione è che,
spesso, non vi è una domanda esplicita,
mentre vi è di solito la lettura di un bisogno
non ancora espresso.
L’Ufficio per la Prevenzione dell’Abuso di
Sostanze (Center for Substance Abuse
Prevention – CSAP) degli Stati Uniti ha individuato delle linee guida per la pianificazione
in fasi delle azioni preventive (www.northeastcapt.org/science/default.asp). I passi
che vengono indicati per l’implementazione
del processo sono i seguenti:
1. Assessment dei bisogni;
2. Sviluppo degli obiettivi preventivi;
3. Determinazione degli indicatori;
4. Individuazione delle risorse necessarie;
5. Identificazione di risorse economiche;
6. Divisione in compiti;
7. Implementazione;
8. Valutazione;
9. Aggiustamento del programma.
Per ciascuno di questi passi sono elencate
delle domande specifiche che aiutano a definire il proprio lavoro.
Da segnalare è anche EDDRA, il Sistema
Informativo sulla Riduzione della Domanda di
Droga (Exchange Drug Demand Reduction
Activities – www.reitox.emcdda.org/eddra/welcome.html) dell’EMCDDA. Si tratta di un
database, disponibile anche su Internet nel
sito dell’Osservatorio di Lisbona, che raccoglie informazioni sui programmi di qualità
relativi alla “riduzione della domanda” esistenti in Europa. EDDRA è una banca dati di
progetti già realizzati, ma le linee che traccia
e le domande che propone per l’inserimento
dei dati possono rivelarsi un’utilissima traccia
anche nella stesura dei progetti.
Nella Regione Veneto, la gestione del Fondo
Regionale Lotta alla droga – esercizi finanziari 1997/98/99 – ha visto una metà degli
investimenti, sia in numero di progetti sia in
termini di finanziamento, nei progetti finalizzati alla riduzione della domanda di droghe.
La scelta degli stessi è stata guidata anche
da alcune riflessioni precedenti relative ai
punti deboli della progettazione e della valutazione nell’ambito regionale:
1. disomogeneità della distribuzione territoriale delle risorse e conseguente scostamento dai bisogni reali;
2. mancanza di una programmazione
locale congiunta dei progetti che coinvolgessero tutti i soggetti pubblici e privati del settore;
3. “centralismo regionale” nella valutazione dei progetti da finanziare solo sulla
base di documentazione cartacea e non
di reale riscontro;
4. scarso o nullo coordinamento a livello
locale (di ULSS o distretto) dei progetti
finanziati;
5. scarsa definizione, in termini osservabili e misurabili, degli obiettivi specifici e
dei risultati attesi dei diversi progetti;
6. assenza di indicatori qualitativi di output
(attività prodotte) e di outcome (risultati
degli interventi), sia dei singoli progetti,
sia a livello di aree prioritarie di intervento, che consentissero una valutazione
degli esiti dei progetti finanziati;
7. scarsa specificazione delle aree d’intervento (Rampazzo, 2000).
La Regione Veneto ha ripartito il Fondo
Regionale destinandolo per l’80% al “Piano
triennale d’intervento”, progetti da elaborare
e realizzare all’interno dei territori delle singole ULSS, e per la restante parte ai progetti sovra-ULSS e ai progetti a carattere regionale. Nella realizzazione e predisposizione
dell’ultimo “Piano triennale di intervento –
Area Dipendenze”, la Regione ha individuato
11 aree d’intervento prioritarie, tre delle quali
relative alla prevenzione:
- la prevenzione dei comportamenti a
rischio durante il tempo libero;
- la prevenzione primaria dell’uso di
sostanze psicoattive in ambito scolastico;
- la prevenzione primaria dell’uso di
sostanze psicoattive nel mondo del lavoro (Rampazzo, 2000).
Nel documento “Gestione del Fondo regionale d’intervento per la Lotta alla Droga.
Esercizi finanziari statali 1997/98/99”
(Assessorato ai Servizi e alle Politiche Sociali
- Regione del Veneto, documento non pubblicato) della Regione Veneto, vengono illustrate le generalità e le finalità del “Piano
triennale d’intervento” elaborate a livello di
ogni singola Azienda ULSS.
Le indicazioni date dalla Regione per stilare i
progetti del Fondo riguardano:
- gli obiettivi da raggiungere ed i relativi
indicatori quantitativi per la misurazione
dei risultati, distinguendo le prestazioni
rese dagli esiti prodotti, in relazione alle
specifiche esigenze presenti sul territorio in cui il progetto deve essere realizzato;
- i tempi di realizzazione, le fasi e gli obiettivi intermedi;
- le modalità operative che si intendono
utilizzare per il raggiungimento degli
obiettivi;
- la gestione operativa a cura dell’organismo che ha presentato il progetto;
- le modalità per la diffusione dei risultati;
- le amministrazioni pubbliche, i servizi, le
reti assistenziali, le organizzazioni private con i quali è previsto un collegamento
per la realizzazione del progetto;
- i costi di realizzazione, disaggregati per
componenti, comprese le risorse umane
da impiegare e gli oneri per l’acquisto di
beni e servizi. Nel caso di acquisizione
di beni durevoli, nell’elaborato dovrà
essere indicato il mantenimento della
destinazione d’uso originaria anche
dopo la conclusione del progetto;
- le modalità di protezione del personale
impiegato, nel caso che la realizzazione
del progetto comporti il contatto ripetuto
con situazioni di grave disagio o rischio.
1. 5. Valutazione
Intorno alla valutazione si è recentemente
sviluppato un dibattito che dimostra l’interesse a documentare e verificare l’efficienza e
l’efficacia dei processi e degli effetti degli
interventi realizzati nel settore della prevenzione delle dipendenze.
L’utilità della valutazione è ormai diffusamente riconosciuta, ma, in pratica, non sono
ancora molti gli interventi di prevenzione che
in Europa e in Italia vengono sottoposti a protocolli valutativi. Questa carenza deriva, probabilmente, dalla difficoltà intrinseca a valutare gli interventi di prevenzione delle dipendenze poiché essi sono caratterizzati da un
elevato grado di complessità ed articolazione. È implicito, comunque, che solo la chiarezza degli obiettivi del progetto e dei percorsi per raggiungerli rappresenta il presupposto
per la definizione di un qualsiasi progetto di
valutazione; valutare un progetto significa
proprio identificare gli effetti che ha prodotto
e verificare se tali effetti corrispondono agli
obiettivi prefissati (Martini, 2001).
La prevenzione, d’altronde, è al confine fra il
sociale e il sanitario e ciò crea sicuramente
delle difficoltà nella valutazione e nella ricerca di indicatori utili a fini valutativi (Fig. 3).
Passando dall’area sociale a quella sanitaria,
e quindi transitando dalla prevenzione primaria a quella secondaria, aumenta la possibilità di reperire indicatori utili per la valutazione,
soprattutto per la valutazione di risultato.
D’altronde da un lato si lavora di più su opinioni, atteggiamenti e comportamenti, dall’altra su comportamenti strutturati di dipendenza, comportamenti devianti, disturbi e sintomi
(Fig. 4).
Gregor Burkhart dell’Osservatorio Europeo
Fig. 3. Prevenzione di problematiche e feno meni e loro valutazione.
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Fig. 4. Tipologie di interventi e loro valutazio ne.
delle Droghe e delle Tossicodipendenze
(Verona, 2000), ha sottolineato come la valutazione degli interventi di prevenzione sia
attualmente molto scarsa e non soddisfi criteri scientifici in tutta l’Unione Europea. Le
conseguenze di ciò sono da identificarsi nell’inadeguatezza nell’allocazione delle risorse,
nel rischio di implementare interventi non
corretti scientificamente e professionalmente, nel non sviluppare strategie d’intervento
adeguate e riproducibili, nel dare alla pubblica opinione un’immagine negativa di sé in
termini di dispendio di fondi pubblici.
L’idea di sviluppare delle linee guida di valutazione valide a livello europeo ha avuto origine proprio da questo tipo di riflessioni e si
propone di omogeneizzare le modalità valutative degli interventi di prevenzione in tutti gli
Stati Europei. Le “Linee Guida per la valutazione degli interventi preventivi nel campo
delle tossicodipendenze” (Kroger, Winter e
Shaw, 1997) dell’EMCDDA (Osservatorio
Europeo
delle
Droghe
e
delle
Tossicodipendenze – www.emcdda.org), tradotte in italiano dal gruppo di riferimento del
COST A6 Italia (Kroger, Winter e Shaw,
1997; Buccoliero, Sorio e Tinarelli, 1999;
AA.VV., 1999), sono uno strumento sicuramente utile nel campo della prevenzione
delle dipendenze. Sono state predisposte per
fornire agli operatori del settore uno strumento per la valutazione dei programmi di prevenzione, indipendentemente dall’azione cui
essi sono destinati, e per una comparazione
dei risultati, un confronto ed uno scambio di
opinioni e programmi fra gli Stati membri
dell’Unione Europea. Secondo tali Linee
Guida, per valutazione nella prevenzione si
può intendere la raccolta, l’analisi e l’interpretazione sistematica di dati ed informazioni
su come si realizza un intervento preventivo
e su quali sono i suoi effetti. Le informazioni
ottenute possono essere utilizzate per modificare, confermare o abbandonare il progetto
realizzato, in una continua interfaccia fra progettazione, azione e valutazione.
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Durante la Iª Conferenza Europea sulla valutazione nella prevenzione che si è tenuta a
Lisbona nel marzo del 1997 è stata presentata la versione inglese delle Linee Guida
europee (“Guidelines for the evaluation of
drug prevention). La IIª Conferenza Europea
di Valutazione della Prevenzione, tenutasi a
Strasburgo dal 2 al 4 dicembre del 1999, ha
sottolineato l’importanza della valutazione
nelle attività di prevenzione ed ha raccomandato di promuovere l’uso sistematico delle
suddette guide, in linea con uno degli obiettivi prioritari dell’EMCDDA, in altre parole la
diffusione di una cultura della valutazione
delle attività di riduzione della domanda.
La Conferenza ha proposto riflessioni su:
- recenti progressi della ricerca e della
pratica nella prevenzione e nella valutazione degli interventi;
- esempi di applicazione della valutazione
in diversi settori della prevenzione;
- analisi dei costi – benefici della valutazione;
- limiti della valutazione;
- necessità della formazione per l’acquisizione di abilità valutative;
- definizione dei criteri di qualità degli
interventi mediante la valutazione;
- individuazione delle prospettive di sviluppo della valutazione.
Durante tale Conferenza sono state presentate ed approvate delle Raccomandazioni,
facilitanti e rinforzanti l’integrazione della
valutazione nei programmi di prevenzione e
nelle strategie degli Stati Membri destinate a
chi lavora nella prevenzione. Queste raccomandazioni sono state sintetizzate ed etichettate da parte dell’EMCDDA come di
seguito riportato e l’EMCDDA consiglia di utilizzarle fin da subito nella pratica (EMCDDA,
2000) (Tab. 1).
Tab. 1. Sintesi delle Raccomandazioni della
IIª Conferenza Europea “Valutazione
nella prevenzione delle dipendenze
da droghe”:
01. Migliorare la prevenzione: i processi di valutazione, nonostante implichino dei costi finanziari,
dovrebbero assicurare che i programmi di prevenzione all’uso di sostanze siano meglio focalizzati
e più efficaci.
02. Mezzi per la valutazione: al fine di sviluppare ed attuare protocolli di valutazione adeguati all’interno di tutti i programmi e progetti di prevenzione all’uso di sostanze dovrebbero essere disponibili i
mezzi adeguati (incluse le risorse finanziarie).
03. Importanza dell’assessment dei bisogni: l’assessment dei bisogni e la valutazione sono ecceziona-
li per attuare efficaci strategie di prevenzione all’uso di sostanze e sono parte integrante dell’attività
e dei programmi a tutti i livelli della prevenzione stessa, quali quello internazionale, nazionale, regionale o locale. Un adeguato assessment dei bisogni deve essere incluso nella valutazione fin dal suo
primo stadio e dovrebbe fungere da strumento di feedback durante tutto il processo di valutazione.
04. Stabilire criteri qualitativi basati su quanto ha definito l’EMCDDA: il bisogno di disporre di un comune
accordo per quel che riguarda i criteri qualitativi della valutazione – come, ad esempio, definire in
modo chiaro e coerente obiettivi, scopi e risorse disponibili – è sempre più necessario.Nel definire
questi criteri si dovrebbero tenere in considerazione le “Guidelines for the evaluation of drug preven tion” dettate dall’EMCDDA e la sua banca dati relativa agli strumenti di valutazione (EIB). Il valore di
queste linee guida per la valutazione della prevenzione all’uso di sostanze è riconosciuto a livello internazionale. Nonostante questo, diventa fondamentale adattarle ad ogni specifica realtà culturale.
05. Lo sviluppo di cooperazioni: tra le autorità (politiche e di altro tipo) e le figure professionali che hanno
a che fare con la prevenzione all’uso di sostanze e, nello specifico, con le procedure di valutazione,
ci dovrebbe essere stretta collaborazione.
06. Coinvolgere gli attori e gli utenti della valutazione: le procedure di valutazione dovrebbero essere definite in stretta collaborazione fra chi definisce i programmi di prevenzione e chi poi li attua, come da
chi utilizzerà i risultati della valutazione. Le persone chiave coinvolte nel programma dovrebbero
essere coinvolte anche nella pianificazione della valutazione e tutte le persone coinvolte dovrebbero ricevere feedback continui.
07. Utilizzare i risultati della valutazione: i risultati della valutazione dovrebbero essere usati per sviluppare e ridefinire i programmi di prevenzione all’uso di sostanze esistenti e, dove ciò venga ritenuto
appropriato, per selezionare quali progetti poi attuare.
08. Interpretare i risultati della valutazione in modo adeguato: ciò che risulta fondamentale è facilitare il
dialogo in merito ai risultati della valutazione fra chi mette in pratica le strategie di prevenzione e chi
le definisce in modo da poter meglio sviluppare i nuovi programmi di prevenzione all’uso di sostanze.
09. Ruolo della valutazione interna: essenziale è la valutazione interna di progetti e programmi che
dovrebbe essere intrapresa dalla fase della pianificazione a quella dell’implementazione.
10. Ruolo della valutazione esterna: chi viene coinvolto in un programma di prevenzione all’uso di sostanze dovrebbe stabilire se viene richiesta anche un valutazione esterna, prima che il progetto o programma inizi. In questo caso, il coinvolgimento del valutatore esterno dovrebbe avere luogo almeno
per tutta la durata del progetto stesso.
11. Insegnare la valutazione, a differenti livelli e figure: è importante definire anche dei programmi di insegnamento delle modalità di valutazione: a. per chi si occupa di sviluppare strategie di prevenzione al
fine di facilitare l’integrazione della valutazione allo stadio di pianificazione; b. per chi si occupa non
solo della pianificazione dei programmi di prevenzione, ma anche della loro attuazione. L’EMCDDA
può essere punto di riferimento nello sviluppare corsi centrati su questo argomento.
12. Scambiarsi strumenti ed esperienze fra i Paesi Europei e non: lo scambio di conoscenze e mezzi relativi alla valutazione della prevenzione all’uso di sostanze dovrebbe essere rinforzato a livello europeo come a quello internazionale e dei Paesi del Terzo Mondo, con particolare riguardo ai bisogni di
valutazione ed alle richieste dei Paesi che stanno per entrare nell’Unione Europea. Anche per questo le informazioni sui risultati della valutazione e ricerca dovrebbero essere redatte a livello nazionale
ed europeo e pubblicate come risorse per pianificare i programmi di prevenzione. L’Exchange
dell’EMCDDA sul sistema informativo relativo all’azione di riduzione della domanda di sostanze,
dovrebbe essere considerato un importante strumento per questo tipo di scambio di esperienze.
13. Usare la ricerca etnografica per la valutazione: prendendo in considerazione i fattori etnografici del
contesto sociale dei gruppi target (norme, valori, stili di vita) è più probabile accrescere la probabilità che essi accettino gli interventi, e gli stessi gruppi target dovrebbero essere considerati fonte fondamentale di informazioni nel processo di assessment dei bisogni.
14. Metodi innovativi integrati: assessment dei bisogni fra i gruppi target ed i processi di valutazione centrati su questi ultimi richiedono metodi innovativi e qualitativi che si aggiungono ai tradizionali questionari utilizzati. Mappare ne è un esempio dinamico e proattivo.
15. Sviluppare nuovi approcci: ciò che dovrebbe essere riconosciuto e incoraggiato, in particolare a livello europeo, è il bisogno di attuare sempre nuove ricerche nel campo della valutazione.
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24
L’EMCDDA ha messo a punto una banca dati
degli strumenti utili per la valutazione nella
prevenzione, l’EIB (Evaluation Instruments Bank
– www.emcdda.org/responses/methods_tools/eib.shtml).
Si tratta di un archivio di strumenti creato per
incoraggiare la valutazione e per incentivare
la standardizzazione di questi strumenti a
livello europeo.
La III° Conferenza Mondiale sulla
Prevenzione dall’Uso di Droghe “Network
Mondiale: Nuove Frontiere nella Prevenzione
dalla Droga per Giovani e Comunità”, tenutasi a Palermo nel settembre 2000, è stata
occasione di incontro fra circa 500 esperti
delle Agenzie Governative
e Non
Governative,
delle
Organizzazioni
Internazionali e del Privato Sociale di 70
Paesi dell’Asia-Pacifica, del Nord America e
dei Carabi, dell’America Centro Meridionale,
dell’Europa Orientale ed Occidentale,
dell’Africa e del Medio Oriente. Una prima
considerazione emersa durante questa
Conferenza è stata che l’Europa è più avanti, rispetto all’Asia ed al Sud America, nel
dedicarsi alla prevenzione di base dall’uso di
droghe in quanto ha adottato approcci tecnici e scientifici mirati. Una seconda considerazione emersa è che, facendo uso dei progressi della tecnologia informatica, la quale
permette di diffondere i risultati delle scoperte tecnico-scientifiche in modo rapido, è possibile pensare di superare le differenze sopra
evidenziate fra Paesi diversi. Non a caso,
scopo della Conferenza è stato proprio quello di promuovere l’uso di Internet nel campo
della prevenzione e lo sviluppo di una rete di
coalizione mondiale sulla prevenzione di
base che renda l’informazione più accessibile agli individui, alle istituzioni e alle organizzazioni, così da ottimizzare gli sforzi individuali dei singoli Stati (Drug Prevention
Network
of
Americas
–
DPNA;
www.dpna.org). Durante la III° Conferenza
sono state presentate le conclusioni della
precedente II° Conferenza Mondiale, tenutasi a Bangkok nel 1999, tra le quali si segnala
il punto n.16 che ricorda l’importanza della
valutazione negli interventi preventivi:
“Tutti i programmi di prevenzione delle dipendenze da droghe devono avere una componente di valutazione dell’efficacia”. La valutazione è anche parte integrante dell’“E.U.
Action Plan to Combat Drugs 2000-2004”
( w w w. v o l o n t a r i a t o . i t / t o s s i c o / u e d r o g a . h t m l ;
Lewis, 2000), che sottolinea la sua importan-
za per la progettazione stessa delle azioni
comunitarie.
Ma la valutazione non è solo un problema di
tipo tecnico e/o metodologico; ci sono dei fattori politici e culturali, questi ultimi legati alla
diffusione della cultura valutativa fra gli stessi operatori, da non sottovalutare. Non da
meno è la stessa doppia valenza del termine
valutazione, inteso sia come giudizio e controllo, ma anche come occasione di cambiamento e crescita. Di solito si valuta, “per individuare spazi di miglior precisazione e definizione dell’oggetto della propria azione preventiva, per individuare in modo più mirato
cambiamenti attesi rispetto a quelli riscontrati, per immettere aggiustamenti e regolazioni
a fronte di effetti rilevati e inattesi, per capire,
facendo il punto sulla situazione, come il proprio lavoro si sta collocando nella complessità delle variabili con cui si interagisce”
(Regoliosi, 1994). In questo senso, valutare
significa, però, anche esporsi al rischio di
constatare un risultato insufficiente o negativo rispetto alle attese e ciò potrebbe significare dover riconsiderare il progetto e la sua
realizzazione e potrebbe voler dire mettere in
discussione la professionalità di un operatore
o di un servizio impegnati nel progetto che è
stato valutato o il finanziamento dello stesso.
Questo spiegherebbe anche perché talvolta
non si valuti e perché la valutazione sia così
scarsamente diffusa (Spiller, 1999). In realtà, i
progetti valutati dovrebbero essere particolarmente valorizzati, anche se gli esiti non sono
positivi o attesi, proprio perché sono fonte di
apprendimento e di miglioramento per tutti
coloro che lavorano nello stesso settore.
1.6. Valutazione partecipata
Esistono livelli e aspetti diversi della valutazione (Piva, 1994), che variano a seconda
della parte sociale e dell’attore sociale considerati:
- il legislatore ed il politico saranno interessati alla rilevanza sociale e alla legittimità del problema sul quale va ad intervenire con il progetto. Valuteranno, cioè,
se c’è congruenza fra indicazioni legislative e programmatiche ed obiettivi del
progetto o se ci sono carenze legislative
che impediscono lo sviluppo di progetti
inerenti problemi che stanno assumendo rilevanza sociale;
- gli amministratori faranno attenzione al
bilancio e, quindi, ai costi del progetto
e/o al rapporto costi/benefici (efficienza);
- i finanziatori verificheranno non solo i
costi, ma anche la congruenza dell’intervento con il progetto che hanno finanziato;
- la popolazione in senso lato ed i destinatari diretti dell’intervento andranno a
valutare la rilevanza sociale del problema affrontato, l’accessibilità all’intervento da parte di tutti i potenziali beneficiari,
la condivisibilità dei valori trasmessi dal
progetto, il rispetto della dignità e dei
diritti dei beneficiari;
- gli operatori saranno interessati a verificare il processo (valutazione di processo), il raggiungimento degli obiettivi del
progetto (efficacia), il raggiungimento
dei risultati attesi (output e outcome),
quali sono stati i cambiamenti non previsti introdotti dal progetto (impatto), la
riproducibilità e trasferibilità del modello;
- i consulenti esterni adotteranno l’ottica
del loro committente, indipendentemente dal livello in cui esso si colloca.
Valutare in ambito sociale e socio-sanitario
significa anche attribuire un valore a dei fatti
che accadono e, poiché sono gli attori coinvolti nel processo quelli che danno valore ad
un dato evento e, quindi, valutano, non si può
che parlare di valutazione partecipata.
Obiettivo della valutazione partecipata deve
essere non solo la produzione di un dato, ma
soprattutto la promozione di coloro che producono ed interpretano il dato, lo riconoscono come proprio e se ne assumono la
responsabilità rispetto all’azione successiva
(Martini, 1996). Essa include, inoltre, un processo di negoziazione fra i diversi attori
sociali portatori di interessi e valori diversi,
tutti inseriti in un determinato contesto sociale, etico, culturale e politico. Come sostiene
Martini (2001), siamo ancora lontani da una
valutazione completamente “oggettiva” e
“scientifica” e ci muoviamo piuttosto all’interno di un modello che richiama le teorie sistemiche e della complessità, secondo le quali
“l’atteggiamento più corretto da assumere
per permettere una valutazione è quello della
descrizione dei fatti e delle loro interrelazioni,
rinunciando alla pretesa della misura oggettiva per fenomeni sociali complessi” (pag. 7).
Questo, però non deve esimere dallo sforzo
di puntare, almeno per quanto riguarda il
metodo e le strategie di valutazione, ad una
verificabilità dell’efficacia e ad una riproduci-
bilità del modello.
La valutazione partecipata, all’interno dei
servizi sociali e socio-sanitari, rappresenta il
processo di costruzione dei significati dell’azione e coinvolge tutti gli attori sociali, rimotivando gli operatori a livello personale e professionale, consentendo agli utenti di essere
soggetti più consapevoli e fornendo alle forze
sociali degli importanti feed-back utili a livello
decisionale. Sicuramente porta ad un miglioramento della qualità e ad una riorganizzazione del lavoro (ottimizzazione delle risorse,
riorganizzazione delle funzioni e distribuzione dei compiti sulla base delle competenze);
innesca, poi, un processo di cambiamento
che può rivelarsi utile agli operatori dal punto
di vista motivazionale ed in termini di prevenzione del burnout.
Va ricordato, inoltre, che utilizzare la valutazione partecipata nei servizi sociali e sociosanitari è coerente con la missione degli
stessi. Coinvolgendo nel percorso valutativo
attori sociali quali i rappresentanti della
comunità locale e gli utenti stessi si innesca
in loro un processo di apprendimento e di
crescita e, superata la stretta separazione fra
valutatore e valutato, tutti i soggetti in campo
diventano valutatori di se stessi e fruitori dei
risultati della valutazione (De Ambrogio,
2000).
De Ambrogio (2000) ricorda tre principi, ridefiniti a partire da quelli assunti dal Ministero
della Sanità nel programma di attuazione
della Carta dei Servizi (Ministero della
Sanità, 1997), che risulta utile applicare nei
processi di valutazione partecipata:
1. Principio di autovalutazione: ogni soggetto interessato dalla valutazione è
responsabile ed utilizzatore della propria
valutazione (acquisisce informazioni per
migliorare il proprio operato in relazione
all’obiettivo comune);
2. Principio dei diversi livelli di valutazione:
il processo di valutazione interessa tutti i
livelli istituzionali coinvolti nell’erogazione di un intervento preventivo e ciascuno vi può trarre utili informazioni sulle
proprie politiche e sul proprio operato;
3. Principio di confrontabilità: le valutazioni devono essere condotte sulla base di
criteri di giudizio e metodi omogenei e
permettere confronti nel corso del
tempo, anche fra più esperienze, nella
logica dell’apprendimento dalle “buone
prassi” (best practise) e dai casi di
25
eccellenza (benchmarking).
Ma in concreto, poi, chi è che valuta?
Secondo Martini (2001), la valutazione non è
semplicemente un atto tecnico, oggettivo e
separato dal progetto e, quindi, non si può
pensare di affidarlo a soggetti esterni, esperti di valutazione, ma poco competenti del
lavoro che devono andare a valutare e dei
modelli su cui questo si basa. Solo chi è
addentro al progetto ha le competenze per
articolare una valutazione, anche se la sua
implicazione affettiva lo espone al rischio di
distorsioni e può far diminuire l’attendibilità
delle rilevazioni. Chi è estraneo al progetto,
anche se più neutrale, non conosce aspetti
teorici, eventi, persone e, quindi difficilmente
riesce a cogliere quei segnali, a volte deboli,
che sono essenziali nella valutazione del progetto e che solo chi vi lavora conosce. Ciò
vale a maggior ragione quando i risultati che
si vogliono produrre non sono separabili dal
processo e dalle relazioni che si instaurano
fra le persone. Secondo De Ambrogio (2000),
nel contesto della valutazione partecipata, il
conduttore del processo più che come un
valutatore è da intendersi come un esperto di
valutazione partecipata che dovrà essere
garante della metodologia valutativa per progettare e realizzare le operazioni di ricerca,
facilitatore dei processi di comunicazione nel
gruppo, mobilitatore di competenze ed integratore di risorse.
26
1.7. Aspetti teorici della valutazione
Così come è avvenuto per la progettazione,
anche nel caso della valutazione, è possibile
identificare almeno due approcci, uno realista e l’altro costruttivista, il primo in linea con
l’approccio logico-razionale alla valutazione
ed il secondo con quello concertativo/partecipativo/dialogico. Secondo l’approccio realista/razionalista alla valutazione esistono
delle situazioni oggettive, indipendenti dal
contesto, che determinano le modalità di realizzazione e i risultati degli interventi sociali.
Al valutatore basta individuare i metodi più
adatti per misurare i risultati in una logica
lineare di causa-effetto. L’approccio costruttivista alla valutazione parte dal presupposto
che non esistono condizioni di oggettività
assoluta e che, ciascun valutatore, sarà guidato nella valutazione dai propri presupposti
cognitivi. In questo approccio i percorsi di
valutazione coinvolgono sia i valutatori sia
chi lavora per la realizzazione del progetto e
si segue una logica di tipo circolare (Neresini,
1994; D’Angella, 1999).
1.8. Come fare valutazione
La valutazione può essere realizzata in
momenti diversi di un intervento:
● valutazione iniziale (o di progetto o exante);
● valutazione in itinere (o di processo);
● valutazione finale (o di risultato o expost);
● valutazione a distanza (o follow-up).
Le Linee Guida europee indicano le seguenti come informazioni preliminari indispensabili per la pianificazione della valutazione già
nella fase di progettazione:
- conoscere e definire il fenomeno;
- chiarire il perché può essere considerato necessario l’intervento preventivo;
- esplicitare i concetti teorici di base;
- definire le persone o il gruppo bersaglio;
- chiarire gli obiettivi relativi all’uso di
sostanze;
- chiarire gli obiettivi relativi ad altre variabili;
- individuare i metodi;
- definire la durata;
- individuare le risorse.
Già qui si evince quanto sia stretto il rapporto fra progettazione e valutazione: in effetti, le
indicazioni relative alla valutazione di progetto non sono altro che le indicazioni prima
riportate per la definizione del progetto stesso.
La valutazione di processo indicata nelle
suddette Linee Guida implica l’esplicitazione
di:
- cosa è effettivamente accaduto;
- se, e in che misura, è stato rispettato il
progetto;
- se, e in che misura, è stato raggiunto il
target;
- che scarto c’è tra quanto pianificato e
quanto attuato;
- quali metodi, quali strumenti, quali variabili e quali indicatori sono stati utilizzati
per valutare l’intervento;
- quali sono i punti di forza ed i punti di
debolezza dell’intervento;
- quali sono le considerazioni, le proposte
e le raccomandazioni utilizzabili in progetti simili.
Si tratta di definire in che misura sono stati
raggiunti gli obiettivi intermedi, se i tempi ed i
costi sono in linea con le previsioni, se vi è
congruenza fra obiettivi e strategie. In questo
modo la valutazione supporta il processo di
realizzazione e fornisce ai responsabili dei
progetti e agli operatori coinvolti degli elementi utili alla gestione del progetto stesso
(Guaita, 1998).
La valutazione di risultato è finalizzata a rilevare:
- i dati di contesto;
- i risultati a breve termine e quelli a medio
termine;
- il rapporto costi/benefici;
- il rapporto costi/efficacia.
La valutazione a distanza è finalizzata a rilevare:
- gli esiti;
- i risultati a lungo termine.
Per l’EMCDDA, la valutazione nella prevenzione dovrebbe rispondere ai seguenti quesiti: "Qual è la natura e la portata del problema? Quali azioni possono modificare il problema? Chi sono i destinatari dell’intervento?
L’azione raggiunge il gruppo target?
L’intervento viene attuato secondo il protocollo stabilito? L’intervento è efficace?"
Rispondere a questi quesiti dovrebbe consentire di distinguere i progetti di prevenzione efficaci da quelli inefficaci.
Le prospettive e le necessità che si rilevano
nelle Linee Guida Europee relativamente alla
valutazione sono le seguenti:
1. necessità di sperimentarle e di trasferire
le conoscenze scientifiche a livello di
implementazione operativa;
2. necessità di inserire i criteri relativi alla
qualità e alla valutazione all’interno della
progettazione
3. prevedere la valutazione anche all’interno dei finanziamenti;
4. insistere sulla coerenza interna dei progetti.
1.9. Problemi della valutazione nella prevenzione
La prevenzione delle dipendenze, come
abbiamo visto, ha delle sue specificità e delle
sue problematicità che si riflettono anche
nella valutazione. Nello specifico, la valutazione di progetto e quella di processo risulta-
no essere le meno complicate nell’applicazione. Diverso è se si parla di valutazione di
risultato, in quanto rappresenta una valutazione complessa da effettuare in ambito preventivo. Nel campo della prevenzione gli
obiettivi perseguibili sono molteplici. Il più
delle volte non è possibile pensare al loro
raggiungimento “in termini dicotomici (raggiunto/non raggiunto), ma è molto più probabile pensare che fra i due estremi esista una
scala di grigi” (Guaita, 1998, pag. 98). La
valutazione deve essere, allora, il più possibile puntuale e sensibile, così da dare un
quadro chiaro degli effetti prodotti e dei problemi dai quali ripartire con nuove iniziative,
e ciò si può fare solo se gli obiettivi sono
descritti in termini operazionali, cioè se individuano concretamente gli effetti attesi dall’intervento messo in atto (Guaita, 1998).
Inoltre, in prevenzione, molteplici sono anche
le variabili intervenienti (non previste e/o
misurate), che possono avere influenza sui
risultati. D’altronde va detto che solo l’utilizzo
di un gruppo di controllo con le stesse caratteristiche del gruppo sperimentale, sottoposto all’intervento, potrebbe consentire la
gestione ed il controllo di ciò, ma tale tipo di
metodologia di ricerca viene poco usata nella
pratica della prevenzione.
Altro problema non banale nella prevenzione
delle dipendenze, prima anticipato, riguarda
gli indicatori di risultato. Essi sono di difficile
identificazione nonché di difficile misurazione. Spesso è necessario utilizzare indicatori
indiretti, molto diversi da quelli che classicamente si utilizzano nei settori della cura e
della riabilitazione. Alcuni esempi potrebbero
essere i comportamenti a rischio dei giovani,
gli episodi di eccedenze, l’attrazione per il
rischio.
Gli indicatori, per essere definiti tali, devono
sì essere sintetici, ma devono anche rispettare requisiti metodologici di validità ed attendibilità e requisiti concettuali di pertinenza,
rilevanza, specificità e sensibilità (Cavallo,
1988) (Tab. 2).
Nel caso della valutazione degli esiti, un proTab.2. Requisiti degli indicatori e delle
modalità per la loro misurazione
(adattato da Leone e Prezza, 1999).
Requisiti concettuali degli Indicatori:
1. Pertinenza: l’indicatore è pertinente se misura una caratteristica essenziale del fenomeno
che si vuole rilevare.
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2. Rilevanza: la rilevanza è relativa all’ordine d’importanza della caratteristica del fenomeno
colta dall’indicatore. Essa può essere valutata sia rispetto al fenomeno e all’obiettivo specifico, sia rispetto allo scopo generale del progetto.
3. Specificità: l’indicatore costituisce una caratteristica esclusiva del fenomeno esaminato.
4. Sensibilità: l’indicatore è capace di evidenziare differenze nel livello, nell’intensità del fenomeno.
Requisiti metodologici legati alla Misurazione degli Indicatori:
1. Validità: una misura è valida se misura proprio il fenomeno o quegli aspetti del fenomeno
che con essa si vuole studiare.
2. Attendibilità: l’attendibilità si riferisce alla precisione e alla ripetibilità della misurazione.
Una misura è attendibile quando, utilizzata più volte, dà sempre gli stessi risultati.
Requisiti di natura pratica legati alla Misurazione degli indicatori:
1. Fattibilità: Per misurare e rilevare gli indicatori sono necessarie risorse in termini di competenze, tempo e strumenti. La scelta finale rispetto al numero e al tipo di indicatori da utilizzare va fatta tenendo conto sia delle proprietà e caratteristiche degli stessi, che della
finalità e importanza della ricerca e delle risorse disponibili e attivabili.
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blema piuttosto sentito è rappresentato dalla
necessità di attivarsi per garantire la tutela
della privacy in base alle norme della legge
675/96 che vincola, anche gli operatori della
prevenzione, alla richiesta del consenso
informato dell’utente per poter effettuare follow up (www.privacy.it) .
Altro problema non da poco è rappresentato
dalla difficoltà a definire la riproducibilità e la
trasferibilità di un progetto. In questo senso è
molto attivo il filone della “scienza basata
sulle evidenze” (cfr. Cap. 3). I termini “basato
sulle evidenze scientifiche” e “basato sulla
ricerca” sono usati per indicare quei programmi che hanno ben mostrato la loro efficacia. Si tratta di un approccio molto interessante, tipicamente americano e ancora poco
utilizzato in ambito europeo. Anche gli interessanti lavori di meta-analisi dei progetti di
prevenzione dell’uso di sostanze fra gli adolescenti (cfr. Cap. 7), sono nati nel contesto
statunitense.
I criteri generali di tale approccio includono:
- il grado con cui il programma si basa su
teorie e modelli ben definiti;
- il grado con cui la popolazione target
identificata beneficia dell’intervento;
- la qualità e l’appropriatezza della modalità di raccolta dei dati e delle procedure
utilizzate per l’analisi;
- il grado con cui si rilevano un alto nume ro di relazioni di causa-effetto (www.pre-
ventiondss.org ).
Tornando alla riproducibilità ed alla trasferibilità, è indubbio che esse rappresentino uno
dei livelli più difficili della valutazione perché
difficile è affermare che un progetto che ha
sortito dei risultati in un determinato contesto
possa produrre gli stessi effetti in un contesto
diverso. È possibile, però, individuare le condizioni che hanno influito sul raggiungimento
dell’obiettivo, le variabili interne ed esterne
da controllare o sulle quali intervenire per
migliorare l’esito stesso del progetto (Guaita,
1998).
Nella valutazione, poi, si possono incontrare
numerosi problemi di tipo tecnico inerenti, ad
esempio, la metodologia della ricerca, la
misurazione, l’analisi dei dati (EMCDDA,
1998).
1.10. In sintesi
Alla luce della complessità finora evidenziata
risulta utile riportare dieci criteri generali, evidenziati dal Center for Substance Abuse
Prevention (CSAP) del SAHMSA (1997b).
Questi esplicano le condizioni necessarie al
fine di incrementare la probabilità di selezionare ed implementare interventi efficaci, e
quindi ben progettati e ben valutati, di prevenzione. In base a questi dieci criteri l’intervento deve:
● essere sensibile alla popolazione target
identificata (ci sono ragioni specifiche
per pensare che la popolazione target
risponda positivamente all’intervento?);
● essere caratterizzato da obiettivi chiari e
realistici (i risultati che si vogliono ottenere sono stati identificati in modo chiaro e realistico?);
● essere basato su di un modello concettuale di riferimento supportato da evidenza empirica (esiste evidenza scientifica che permetta di confrontare i risultati dell’intervento effettuato con quanto
presente in letteratura e di confermarne
quindi l’efficacia?);
● avere una correttezza concettuale (esiste una spiegazione plausibile che correli l’intervento preventivo implementato
ed i risultati ottenuti?);
● incoraggiare la partecipazione delle
organizzazioni e dei soggetti chiave e la
loro integrazione (l’intervento preventivo
coinvolge nella pianificazione ed implementazione i soggetti e le organizzazioni chiave? Il disegno dell’intervento considera adeguatamente la complessità
del sistema e l’interdipendenza degli
elementi coinvolti?);
● utilizzare le risorse in modo sinergico ed
adeguato (sono state considerate le
risorse disponibili a cui può far riferimento l’intervento di prevenzione?);
● riservare particolare attenzione alla definizione di tempi, intensità e durata pro-
prie dell’intervento (sono stati definiti in
termine di efficacia tempi, intensità e
durata dell’intervento?);
● garantire la qualità delle sue azioni
(viene riservata particolare attenzione
ad ogni componente dell’implementazione dell’intervento, in modo da garantirne
la qualità?);
● attuare la valutazione del processo e dei
risultati (viene valutata l’efficacia dell’intervento attraverso un’adeguata valutazione di processo e di risultati?).
Nonostante la rilevanza di ogni singolo punto
sopra enucleato, è importante precisare
come la presenza di solo alcuni di questi criteri non garantisca la pianificazione e l'implementazione di un intervento di prevenzione
efficace, in quanto è il ricorso all’insieme di
questi punti che soddisfa tale obiettivo.
I criteri sopra sintetizzati vengono raggruppati in tre domini principali, indicati nella figura
sottostante (Fig. 5.).
Nella tabella sottostante si riportano, inoltre,
Fig. 5. Raggruppamenti dei 10 criteri in tre
domini (tradotto ed adattato da:
Samsha CSAP, “Guidelines and
benchmarks for prevention program ming”, 1997).
29
quali potrebbero essere le conseguenze, in
termini di efficacia dell’intervento preventivo,
di un mancato soddisfacimento dei criteri
sopra descritti.
In sintesi, la progettazione e la valutazione
risultano essere tematiche che è necessario
affrontare da più punti di vista: teorico, pratico, metodologico e culturale.
Importante è diffondere l’idea di “cultura della
progettazione” e “cultura della valutazione”,
partendo da una sensibilizzazione verso queste tematiche per arrivare ad un cambiamento culturale che coinvolga gli operatori del
settore e che faccia divenire le pratiche della
progettazione e della valutazione un modus
operandi e non un fare occasionale.
Ciò significa che, se da un lato è necessario
incrementare la formazione degli operatori,
dall’altro è indispensabile puntare sulla valutazione fin dalle fasi della progettazione,
valorizzando in tal senso il ruolo dei responsabili di progetto. D’altronde anche l’acquisizione di competenze progettuali e valutative
è un processo ed il suo raggiungimento non
può essere che un obiettivo a lungo termine
che richiede una serie di passi intermedi, in
particolare in termini di formazione, sperimentazione e confronto.
In questo secondo capitolo saranno sinteticaTab. 3. Gli effetti del mancato utilizzo dei cri teri (Tradotto ed adattato da: Samsha
CSAP, “Guidelines and benchmarks
for prevention programming”, 1997).
CRITERI
EFFETTI IN SITUAZIONI DI MANCATO UTILIZZO DEI CRITERI
Conoscenza della popolazione target
Selezione di strategie d’intervento culturalmente inappropriate; comportamento ostacolante
da parte della comunità; mancanza di supporto
Obiettivi chiari e realistici
Mancanza di precisione ed aspettative non
coerenti
Evidenza empirica dell’efficacia
Presenza di errori evitabili attraverso lo studio
dell’evidenza empirica
Coerenza concettuale
Incapacità di focalizzare efficacemente
il problema e di identificare effetti non correlati
o precedentemente identificati
Partecipazione attiva
Mancanza di interesse e supporto da parte
delle figure chiave e delle organizzazioni
Integrazione del sistema
Frammentazione ed utilizzo inefficiente delle
risorse presenti; mancanza di sinergia; competizione non produttiva
Utilizzazione delle risorse in modo sinergico ed
adeguato
Carico di lavoro eccessivo rispetto al numero
di operatori presenti; conseguenti ritardi, costi
aggiuntivi e scarsa attenzione alla qualità
Definizione di tempi, intensità e durata
Risorse mal indirizzate; mancati realizzazione
ed utilizzo delle risorse potenziali precedentemente identificate
Attenzione alla qualità
Indebolire il potenziale effetto dell’intervento
tralasciando elementi chiave
Valutazione del processo e dei risultati
Impossibilità di correggere e migliorare l’intervento e di definirne l’efficacia
30
mente presentati alcuni dei referenti internazionali, europei e nazionali per la valutazione
nel settore della prevenzione delle dipendenze. Si tratta di organismi nazionali o sovranazionali, prevalentemente governativi e/o di
alta rilevanza scientifica, che si occupano di
dipendenze da sostanze psicoattive in tutti i
suoi aspetti, compresa la prevenzione.
Laddove ciò è stato possibile o lo si è ritenuto utile, per ciascun referente sono stati selezionati e presentati alcuni strumenti, in particolare guide, da loro stessi messi a punto
INTERNAZIONALI
EUROPEI
(Tab. 4).
Si è ritenuto utile inserire questo capitolo al fine di
fornire agli operatori della prevenzione dei punti di
riferimento chiari nel vasto panorama nazionale ed
internazionale, sia in termini di enti ed organizzazioni sia di strumenti.
2.1. SAMSHA e CSAP
Tab. 4. I referenti internazionali, nazionali ed
europei individuati e gli strumenti da
essi messi a punto.
REFERENTI
STRUMENTI
SAMSHA CSAP
Guide:
- Science-Based Substance Abuse
Prevention: A Guide (Guide to Sciencebased practices 1) – 2001c
- Promising And Proven Substance Abuse
Prevention Programs (Guide to Sciencebased practices 2) – 2001b
- Principles of Substance Abuse Prevention
(Guide to Science-based practices 3) –
2001a
- 2000 Annual Summary. Effective
Prevention Principles and Programs –
2000a
- Guidelines and benchmarks for prevention
programming - 1997
- Preventing problems related to alcohol
availability: environmental approches 1999
Strumenti:
- Decision Support System (DSS)
NIDA
Guida:
- Prevention Principles for Children and
Adolescents – (2001)
GRUPPO COCHRANE
Pubblicazione:
- Prevenzione dell’abitudine al fumo nei
giovani. Effective Health Care - 2000
EMCDDA e RETE
REITOX
Linee guida europee:
- Guidelines for the evaluation drugs prevention - 1997
- Guidelines for the evaluation of outreach
work - 2001
Banche Dati:
- EDDRA - EIB
31
IREFREA
COST A 6 Europa
GRUPPO POMPIDOU
NAZIONALI
Focal Point Italiano del
Gruppo Reitox (OIDT)
COST A 6 Italia
Associazione Italiana
di Valutazione (AIV)
32
Guida:
- Handbook prevention. Alcohol, drugs and
tobacco - 1998
SAMHSA (Substance Abuse and Mental
Health Services Administration) è un’agenzia
federale americana che mira al miglioramento della qualità e della disponibilità della prevenzione, del trattamento e dei servizi che si
occupano di abuso di sostanze e di malattie
mentali.
A tal fine collabora con numerosi Stati
dell’America, comunità ed organizzazioni private ed ospita numerosi altri centri che si
occupano di abuso di sostanze e salute mentale, inclusi i Center for Mental Health
Services (CMHS), il Center for Substance
Abuse Treatment (CSAT) ed il Center for
Substance Abuse Prevention (CSAP):
1.Il Center for Mental Health Services
(CMHS) lavora al fine di costruire negli
Stati Uniti un’efficace infrastruttura dei
servizi di salute mentale basata sulla
comunità. Obiettivi principali del centro
sono migliorare la disponibilità e l’accessibilità di servizi di alta qualità per persone che soffrono o hanno sofferto di
malattie mentali e per le loro famiglie. Il
sito
di
riferimento
è
www.mentalhealth.org
2.Il Center for Substance Abuse
Treatment (CSAT) mira a migliorare la
qualità e la disponibilità dei servizi che si
- Traduzione delle Linee guida Europee
dell’EMCDDA: Linee Guida per la valutazione degli interventi preventivi nel campo
delle tossicodipendenze - 1997
- Linee Guida Integrate per la valutazione
della prevenzione primaria in Italia - 1999
- Analisi Comparata delle Linee guida europee e Linee guida rielaborate dal gruppo
italiano - 1999
- Modelli di valutazione della prevenzione
primaria in Europa - 1999
Rivista trimestrale:
- Rassegna Italiana di valutazione
occupano del trattamento dell’abuso di
sostanze e lavora al fine di sviluppare e
supportare politiche e programmi basati
sull’evidenza scientifica ed indirizzati a
chi abusa di alcol o di altre droghe. Il sito
di riferimento è www.samhsa.gov/centers/csat2002/index.html
3.Il Center for Substance Abuse
Prevention (CSAP) è il punto di riferimento centrale degli USA per l’identificazione e la promozione di strategie efficaci per prevenire l’abuso di sostanze,
comprendendo fra queste le droghe illecite, l’inadeguato utilizzo di farmaci, il
consumo di tabacco ed il consumo
eccessivo od illegale di alcol. CSAP
lavora per dare, quindi, agli americani i
mezzi necessari per contrastare l’abuso
di sostanze, rafforzando le famiglie e le
comunità e sviluppando conoscenze sui
diversi tipi di prevenzione per le diverse
popolazioni a rischio di abuso. I programmi riconosciuti dal Centro promuovono lo sviluppo, l’applicazione e la diffusione di nuove conoscenze in questo
campo, sia nei bambini e nei giovani che
negli adulti.
Il CSAP propone tre tipologie di programmi:
a) “Model Program”: programmi basati
sull’evidenza scientifica e selezionati da
esperti nel campo della prevenzione primaria delle dipendenze. Possiedono
una chiara teoria di riferimento ed una
solida metodologia di ricerca, che permette di verificare la relazione fra l’intervento attuato e l’effetto segnalato, escludendo la presenza di altre variabili. Sono
completi e possono essere riprodotti in
contesti territoriali differenti (un’ampia
trattazione si ritrova all’interno del cap.
4).
b) “Effective Program”: soddisfano tutti i
criteri identificati dai “Model Program”, a
parte il fatto che non sono ancora pronti
per la diffusione in quanto incompleti,
non ancora pronti per la divulgazione, o
per la mancanza di capacità di diffusione da parte di chi li ha ideati.
c) “Promising Program”: programmi interessanti, ma che richiedono ulteriore evidenza scientifica e verifiche della consistenza dei risultati positivi.
Quando un programma è identificato come
“Model program”, il CSAP può decidere di
supportarne la divulgazione, mettere in connessione i responsabili del programma con le
organizzazioni che possono consentirne la
divulgazione, promuoverlo sia a livello nazionale tramite i propri State Incentive Grant
(SIG ), sia a livello locale attraverso i suoi sei
CAPTs (Centers for the Application of
Prevention Tecnologies) e, infine, mettere in
contatto i responsabili del progetto con i rappresentanti nazionali di importanti organizzazioni governative e non.
Il principale sito di riferimento è www.samsha.gov/csap; nello specifico per i “Models
programs” è www.samsha.gov/csap/modelprograms.
Al CSAP afferiscono sei centri di applicazione delle tecnologie preventive, dislocati in
aree territoriali che raggruppano più Stati
(Centers for the application of Prevention
Technology – CAPT), ciascuno dei quali diffonde il materiale del CSAP, produce materiali propri, fornisce supporto e mette in relazione fra loro gli operatori del settore. Il
National CAPT Program fornisce assistenza
tecnica e supporto agli Stati ed alle comunità
che aiutano quelle organizzazioni che adotta-
no un programma di prevenzione delle dipendenze basato sulle evidenze scientifiche. Si
tratta, quindi, di uno strumento pratico per
incrementare l’impatto della prevenzione
scientificamente valida e, ciascuno di questi
CAPT, ha un proprio sito che contiene informazioni sia relative al livello centrale, sia
relative al livello locale, relative all’applicazione dei principi di prevenzione basati sulle evidenze. Gli indirizzi di questi siti sono:
a) Border CAPT – www.bordercapt.org
b) Central CAPT – www.miph.org/capt/
c) Northeast CAPT – www.edc.org/capt
d) Southeast CAPT –
www.cenaccsys.com/secapt o
www.secapt.org
e) Southwest CAPT – www.swcapt/org
f) Western CAPT – www.unr.edu/westcapt
2.2. Le guide CSAP-SAMSHA
Le sei guide del CSAP (Center for Substance
Abuse Prevention) del SAMSHA di seguito
presentate forniscono dati basati sulle evidenze scientifiche, con risultati misurabili e
sono state strutturate per aiutare chi progetta
a formulare programmi ben definiti di prevenzione delle dipendenze e a valutarli in modo
scientificamente
difendibile
(www.samhsa.gov/csap).
Le prime tre “Guide to Science-based practices” sono:
1. SCIENCE-BASED SUBSTANCE
ABUSE PREVENTION: A GUIDE
(2001c)
2. PROMISING AND PROVEN SUBSTANCE ABUSE PREVENTION PROGRAMS (2001b)
3. PRINCIPLES OF SUBSTANCE ABUSE
PREVENTION (2001c)
Le altre tre guide selezionate sono :
4. 2000 ANNUAL SUMMARY. EFFECTIVE
PREVENTION PRINCIPLES AND
PROGRAMS (2000a)
5. GUIDELINES AND BENCHMARKS
FOR PREVENTION PROGRAMMING
(1997)
6. PREVENTING PROBLEM RELATED
TO ALCOHOL AVAILABILITY: ENVIRONMENTAL APPROCHES (2001).
33
2.2.1. SCIENCE-BASED SUBSTANCE ABUSE PREVENTION: A GUIDE
La prima guida è la sintesi di una precedente e più ampia monografia “A guide to science practices in substance abuse prevention” (1998).
La guida individua i fattori di rischio ed i fattori protettivi che aiutano a determinare la vulnerabilità individuale alla sostanze d’abuso.
Esamina anche le strategie qualitative e quantitative del CSAP per la valutazione dei programmi di prevenzione delle dipendenze esistenti e per lo sviluppo di “buone pratiche”. La guida è stata messa a punto per operatori coinvolti nello sviluppo, nell’implementazione e valutazione di programmi di prevenzione delle dipendenze da sostanze, allo scopo di:
1. descrivere l’evoluzione del modello concettuale che fornisce una struttura unificata alla prevenzione delle dipendenze;
2. discutere i principi che forniscono le basi per la comprensione e la definizione dei risultati scientifici difendibili;
3. illustrare come il CSAP applica specifici principi e criteri per reperire studi, principi di prevenzione e modelli preventivi.
Per quanto riguarda il primo punto, il modello concettuale si basa sui fattori di rischio e sui fattori protettivi. La teoria e la struttura teorica nel campo della prevenzione delle dipendenze si sta evolvendo, anche grazie alle intuizioni emerse dalle ricerche empiriche. Attraverso
tali importanti sviluppi si è arrivati a focalizzare i fattori di rischio ed i fattori protettivi come elementi unificanti dal punto di vista descrittivo e predittivo.
Una delle ipotesi più supportata è che maggiori sono i fattori di rischio nelle esperienze infantili ed adolescenziali, più è probabile che abbiano luogo, nell’adolescenza o quando si è giovani adulti, esperienze di uso di sostanze e problemi correlati (Bry e Krinsley, 1990, Newcomb
e Felix-Ortiz, 1992). I fattori di rischio includono aspetti biologici, psicologici, comportamentali, sociali, ambientali e familiari (cfr. Cap. 3).
I fattori protettivi, quali una famiglia solida e la capacità di avere successo a scuola, salvaguardano i giovani dall’uso di sostanze. Le ricerche hanno dimostrato che l’esposizione a fattori di rischio non necessariamente comporta l’avvicinamento al consumo di sostanze. Questo
perché, in molti casi, oltre ad esserci la presenza di fattori di rischio, c’è anche la compresenza di fattori protettivi. I fattori protettivi funzionano come variabili mediatrici che possono prevenire, posticipare o ridurre l’impatto con l’uso di sostanze (Cfr. Cap. 3).
I fattori di rischio ed i fattori protettivi esistono a vari livelli e, per tale motivo, la guida propone sei domini, ovvero sei ambiti in ciascuno
dei quali sono indicate specifiche subcategorie di rischio (Tab. 5). Una più specifica ed ampia illustrazione di questi domini viene ripresa nel
capitolo 4, paragrafo 4.2.
Tab. 5. I domini individuati dal CSAP (tradotto e adattato da “Science-based substance abuse prevention: a guide”).
DOMINIO
Individuo
Pari
Famiglia
Scuola/lavoro
Comunità
Società e ambiente
SUBCATEGORIA DI RISCHIO
Predisposizioni biologiche e psicologiche, attitudini, valori, conoscenze,
problemi comportamentali
Norme, attività, legami
Funzioni, management, legami
Legami, clima, politiche sociali, prestazioni
Legami, norme, risorse, consapevolezza, attivismo
Norme, sanzioni e politiche sociali
abilità,
I domini non sono statici, interagiscono l’uno con l’altro e cambiano spesso. In particolare, la guida pone l’accento sul fatto che l’uso di
sostanze è solo uno dei possibili comportamenti a rischio e che fra questi ed i fattori di rischio e di protezione possano esserci più interazioni. Inoltre, comportamenti a rischio diversi possono essere determinati dagli stessi fattori di rischio. In tal senso propone uno schema,
denominato Rete di influenze dove si illustra la connessione fra i domini, i relativi fattori di rischio e di protezione ed i comportamenti a
rischio che possono manifestarsi nell’individuo (Fig. 6).
Fig. 6. La Rete delle influenze fra individuo e domini (tradotto e adattato da “Science-based substance abuse prevention: a guide”).
34
La rete delle influenze e la classificazione IOM (Institute of Medicine) forniscono dei riferimenti concettuali e organizzativi per definire i
programmi di prevenzione.
Il sistema di classificazione IOM (Institute of Medicine) riguarda i programmi di prevenzione ed è utile nella comprensione dei diversi obiettivi dei differenti interventi e per associare questi ultimi con i bisogni della popolazione target (Gordon, 1987). Tale classificazione unifica
la tradizionale ripartizione in interventi di prevenzione primaria, secondaria e terziaria con il modello concettuale dei fattori di rischio e di
protezione. Parla di interventi universali destinati alla popolazione generale senza particolari fattori di rischio; di interventi selettivi che
riguardano coloro con rischio medio-alto, individuati in base alla natura ed al numero dei fattori di rischio rispetto all’uso di sostanze a cui
essi sono esposti; di interventi specifici diretti ad individui che usano ed abusano di sostanze. Così come il Modello della Rete delle influenze può essere utilizzato per sistematizzare i fattori di rischio e di protezione, così il sistema di classificazione dei programmi IOM può essere usato come un modo per organizzare i programmi e per collegarli con le esigenze reali della popolazione target (Kumpfer e Baxley,
1997).
Per quanto riguarda il secondo tema trattato nella guida, il CSAP individua i principi che forniscono le basi per la comprensione e la definizione dei risultati scientificamente difendibili. La forza delle scienze e dei metodi scientifici è che utilizzano procedure standardizzate e
strettamente definite per determinare come gli eventi sono causalmente correlati fra loro. Nel valutare i programmi di prevenzione si possono utilizzare evidenze qualitative e quantitative. I dati quantitativi rappresentano il materiale utilizzato per le analisi statistiche, mentre
i dati qualitativi forniscono informazioni descrittive necessarie per spiegare gli effetti dell’intervento.
Di seguito, nella figura 7, è illustrata la piramide che rappresenta quali tecniche utilizzare per raccogliere dati e dove è possibile identificare la progressione dalle tecniche qualitative a quelle quantitative. Gli approcci quantitativi rappresentano solo una piccola parte della
piramide e, inoltre, secondo il CSAP, un importante contributo nel campo della prevenzione lo hanno dato proprio gli studi qualitativi.
Sempre secondo il CSAP, indipendentemente dalle modalità di raccolta qualitative o quantitative, quando i risultati sono supportati da principi scientifici, essi possono essere usati legittimamente per costruire ed implementare interventi di prevenzione definibili come efficaci.
Fig. 7. Piramide delle modalità di raccolta dei dati (tradotto e adattato da “Science-based substance abuse prevention: a guide”).
L’ultimo dei tre punti trattati in questa guida esplicita come il CSAP applichi specifici principi e criteri per selezionare studi, valutazioni di
programmi e modelli preventivi. I criteri per la review dei programmi sono nove: la teoria di riferimento, le strategie di campionamento
ed implementazione, le tecniche di misurazione, la raccolta dati, la fedeltà dell’intervento, l’analisi, la validità, l’integrità e l’utilità. Ogni
criterio viene valutato su di una scala Likert a cinque punti. Un esempio di questo modo di procedere nella selezione dei programmi è rappresentato nel catalogo “CSAP Model Programs” descritto nel capitolo 4. Tali criteri sono stati ripresi e rielaborati anche all’interno della
più recente guida “2000 Annual Summary. Effective prevention principles and programs”, di seguito riportata.
Il CSAP, per identificare interventi e principi di prevenzione scientificamente difendibili, ha preso in considerazione studi che utilizzavano
tecniche meta-analitiche quantitative e qualitative. Infatti, le tecniche meta-analitiche, sia quantitative che qualitative, usano precise regole di inclusione che rispecchiano proprio i nove criteri del CSAP prima accennati (Tab. 6). Il CSAP si è basato proprio su tali meta-analisi per
identificare i principi ed i programmi che ha descritto poi nelle due pubblicazioni “Promising and proven substance abuse prevention programs” (2001b) e “Principles of substance abuse prevention” (2001c) di seguito presentate.
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Tab. 6. Metodi utilizzati dal CSAP per la selezione di principi e programmi scientificamente difendibili e relative tematiche analizzate.
1. Meta-analisi qualitative
- Le strategie ambientali per la prevenzione dell’abuso di sostanze: analisi dell'efficacia delle politiche per la riduzione dei problemi legati al consumo di alcol, tabacco e droghe illecite;
- Il ruolo dell’educazione nella prevenzione dell’abuso di sostanze;
- Il ruolo delle informazioni e dei mass media nella prevenzione diretta ai giovani;
- Il ruolo dell’identificazione e delle raccomandazioni nella prevenzione diretta ai giovani;
- Una revisione delle attività alternative e dei programmi di prevenzione (CSAP Rapporto tecnico, 13, 1996).
2. Giudici esperti
Oltre ad informazioni dedotte dalle revisioni critiche, il CSAP ha incorporato anche informazioni dedotte da procedure di consenso esperto, laddove membri esperti hanno valutato la fedeltà dell’implementazione ed il rigore scientifico delle ricerche sottoposte ad analisi.
3. Meta-analisi quantitative
Il CSAP ha utilizzato i seguenti lavori di meta-analisi quantitativi:
- Le meta-analisi di Tobler sui programmi di prevenzione in ambito scolastico (1986, 1992);
- La meta-analisi di Tobler & Stratton del 1997;
- Le stesse meta-analisi del CSAP che hanno messo a fuoco specifiche aree tematiche relative, ad esempio, all’uso di marijuana fra
i giovani, all’uso di alcol e tabacco tra i giovani e all’efficacia dei programmi scolastici.
2.2.2. PROMISING AND PROVEN SUBSTANCE ABUSE PREVENTION PROGRAMS
La seconda guida propone un sintetico catalogo di programmi efficaci “comprovati e promettenti”. I programmi considerati sono sostenuti
da agenzie governative quali lo stesso CSAP, il NIDA, il NIAAA, il Dipartimento di Educazione americano, ecc. Questa guida rappresenta la
versione cartacea, e in quanto tale statica, di uno strumento più dinamico e continuamente aggiornato reperibile sul sito internet
http://modelprograms.samhsa.gov e già descritto in termini di Model Programs. In questa guida i 75 programmi presentati vengono prima
elencati in ordine alfabetico (INDEX I), poi descritti in termini di tipologia di intervento per ciascuno dei sei domini - individuo, famiglia,
pari, scuola, comunità, e società-ambiente - (INDEX II) ed, infine, descritti in termini di tipologia di risultato per ciascuno dei sei domini
(INDEX III).
La guida propone, poi, delle griglie di sintesi dei programmi definite Data Matrix. In queste griglie, per ciascun dominio (individuo, famiglia, pari, scuola, comunità, e società-ambiente), si vanno a definire i fattori di rischio e quelli di protezione; per ciascuno di essi vengono
descritti, poi, i programmi che se ne occupano in termini di nome, fascia di età, categoria IOM (interventi universali, selettivi e specifici) e
strategie specifiche di prevenzione e trattamento dell’abuso di sostanze (SAPT).
È importante notare che i programmi spesso sono complessi e contengono riferimenti a domini e a fattori di rischio multipli. Di conseguenza,
molti programmi appaiono sotto più di un dominio e sono inclusi in più di una matrice. Inoltre, le matrici di questa guida, che consentono
agli operatori di identificare i programmi verso i quali dirigere il proprio interesse in base alle proprie necessità, sono da considerarsi un
“lavoro in corso” che va continuamente aggiornato in base alle nuove scoperte.
36
2.2.3. PRINCIPLES OF SUBSTANCE ABUSE PREVENTION
La terza guida ripropone, in modo più articolato ed approfondito, i sei domini del CSAP già citati e che saranno ampiamente ripresi ed
approfonditi nel capitolo 4. In particolare, raccoglie i risultati legati ai fattori di rischio per l’abuso di sostanze nei differenti domini e le
strategie d’intervento efficaci per la prevenzione dell’abuso di sostanze e per la riduzione dei comportamenti di consumo. Infatti, il testo
contiene descrizioni particolareggiate di ogni principio all'interno di ogni dominio ed, inoltre, collega i domini con le strategie di prevenzione e trattamento identificate dal CSAP stesso e definite SAPT (Substance Abuse Prevention and Treatment Strategies). Le SAPT includono:
1. Divulgazione di informazioni per incrementare la conoscenza ed i cambiamenti di atteggiamenti verso l’uso e l’abuso di sostanze
attraverso attività quali, ad esempio, la discussione in classe e le campagne dei media.
2. Educazione preventiva per far acquisire ai partecipanti importanti abilità sociali, quali la resistenza alle pressioni dei pari verso l’uso
di droghe, e abilità decisionali.
3. Proposta di alternative ed opportunità di partecipazione in attività libere dalle droghe per sostituire, ridurre o eliminare il coinvolgimento in attività legate all’uso di sostanze.
4. Identificazione dei soggetti con probabili problemi legati all’uso di sostanze ed invio alle strutture di diagnosi e cura.
5. Processi basati sulla comunità per espandere le risorse dedicate alla prevenzione attraverso attività quali la costruzione di una rete
territoriale.
6. Approcci ambientali per promuovere politiche di cambiamento che riducano i fattori di rischio e preservino o incrementino i fattori
protettivi.
Questa guida può essere utile agli operatori per trarre considerazioni o idee per interventi da effettuare in ambito preventivo, per identificare quelli efficaci in ciascun dominio e per giustificare l'uso di uno o più interventi in un programma. Valutatori, recensori e policymakers possono trovarla utile anche come rapido strumento per avere una veduta d'insieme dello stato dell'arte nella prevenzione e per accertarsi se un programma stia effettivamente assumendo principi scientificamente difendibili nei propri interventi.
2.2.4. 2000 ANNUAL SUMMARY. EFFECTIVE PREVENTION PRINCIPLES AND PROGRAMS
Questa quarta guida prodotta dal National Center for the Advancement of Prevention (NCAP) del CSAP vuole essere un ulteriore strumento utile per esaminare i principi scientifici su cui basare la prevenzione dell’abuso di sostanze. In particolare, all’interno di questa guida
vengono approfonditi sette specifici punti:
a. La conoscenza basata su principi scientifici: include il corpo di ricerche prodotte a livello universitario e di altre istituzioni accademiche in merito alla natura dei problemi correlati all’abuso di sostanze ed al loro ridimensionamento.
b. La presentazione del National Registry of Effective Prevention Programs (NREPP): si tratta di un organismo a livello nazionale che si
pone come obiettivo l’identificazione, l’analisi e la diffusione di programmi di prevenzione efficaci, sulla base dei seguenti quindici
principi di riferimento:
- la teoria, cioè la presenza nel programma di principi chiari e ben articolati;
- l’attendibilità, vale a dire la verifica della progettazione;
- la valutazione dell’implementazione del programma, cioè la verifica dei risultati raggiunti;
- le strategie di campionamento e di implementazione, che interessano la selezione e la gestione dei partecipanti al programma;
- la capacità di attrazione del programma, tenendo presente il numero di partecipanti persi, nel corso della attuazione;
- le misure dei risultati, che permettono di valutare il cambiamento del comportamento precedentemente identificato;
- i dati mancanti, che si riferiscono alle informazioni mancanti riguardanti i partecipanti ancora presenti nel programma;
- la raccolta dei dati, che esplicita la qualità delle procedure di misurazione dei dati;
- le analisi dei dati, che valutano la loro adeguatezza tecnica;
- la presenza di altri fattori causali plausibili per spiegare e giustificare i risultati ottenuti;
- l’integrità, cioè il livello di confidenza dei dati ottenuti sulla base della qualità dell’implementazione, del disegno sperimentale e
di come è stata effettuata la valutazione;
- l’utilità, che descrive se ed a che livello il programma è appropriato e pronto per essere divulgato ed applicato;
- le repliche, cioè il numero di situazioni in cui un programma è stato utilizzato e valutato. Infatti, anche se uno studio ne dimostra
l’efficacia, altre applicazioni possono meglio confermarne i risultati;
- la capacità di diffusione, che determina se il programma ed i suoi materiali possono essere utilizzati da altri;
- l’adeguatezza alla cultura ed all’età del gruppo target.
c. I fattori di rischio e quelli di protezione: breve descrizione concettuale dì ciò che si intende per fattore di rischio e di protezione.
d. La conoscenza sui fattori di rischio e di protezione: quanto finora è presente in letteratura a tal proposito, suddiviso ed ampliato in
sette domini (l’individuo, la famiglia, la scuola, i pari, la comunità, la società ed il luogo di lavoro).
e. I principi specifici di efficacia: sempre con riferimento ai domini appena sopra citati, vengono considerati i rispettivi principi scientifici significativi. Per il dominio “luogo di lavoro” non esistono ancora dei chiari riferimenti in quanto la ricerca è ancora insufficiente.
f. Le nuove problematiche emergenti: sottolinea come la prevenzione dell’abuso di sostanze sia in continuo cambiamento.
g. I programmi efficaci di prevenzione all’abuso di sostanze: vengono identificati e descritti progetti che rispondono ai criteri di efficacia identificati dal NREPP.
2.2.5. GUIDELINES AND BENCHMARKS FOR PREVENTION PROGRAMMING
Nonostante questa guida risalga al 1997, si ritiene possa essere un utile strumento per gli operatori del settore, in quanto sintetizza aspetti metodologici ed operativi importanti.
Nello specifico, in questo documento vengono proposte 10 linee-guida, già precedentemente illustrate nel Cap. 1, e che possono aiutare il
37
professionista nel:
● Valutare la fattibilità e la potenziale efficacia delle opzioni disponibili e selezionare l’approccio più adeguato;
● Analizzare ciò che si potrebbe raggiungere attraverso un programma preventivo;
● Rafforzare le azioni preventive in via di sviluppo;
● Pianificare e disegnare nuove azioni preventive;
● Definire le priorità di intervento;
● Valutare le risorse.
Le suddette linee-guida possono essere suddivise in tre aree principali:
● La prima area riguarda la selezione di strategie efficaci, che possono contribuire a meglio definire l’adeguatezza di una strategia sulla
base, ad esempio, degli obiettivi preposti e della popolazione che si vuole raggiungere;
● La seconda riporta tre linee guida che si focalizzano nelle interrelazioni esistenti fra le figure e le organizzazioni coinvolte nello sforzo
preventivo;
● La terza illustra importanti considerazioni riguardo all’implementazione degli interventi.
La sequenza delle linee guida riflette, quindi, la progressione dalla pianificazione all’implementazione, ed il professionista può fare riferimento, inoltre, ad un'utile check-list per la loro applicazione.
2.2.6. PREVENTING PROBLEM RELATED TO ALCOHOL AVAILABILITY: ENVIRONMENTAL APPROCHES
Per quanto riguarda questa guida, che si occupa specificatamente di problemi legati all’uso e abuso di alcol, si rimanda all’estesa trattazione del paragrafo 4.3.
38
2.3. Il DECISION SUPPORT SISTEM (DSS) DEL CSAP
Il Decision Support System è uno strumento del CSAP che permette di pianificare, implementare e valutare i propri progetti di prevenzione attraverso un sistema computerizzato on-line, guidato step by step. Si tratta di uno strumento complesso che fornisce agli operatori del
settore un importante supporto nella costruzione di un nuovo progetto attraverso l’esplicitazione di cinque fasi.
La prima fase del DSS prevede la valutazione dei propri bisogni - Assess your needs - secondo questi punti:
l Costruire un profilo di base dei bisogni;
l Identificare ulteriori fonti di dati presenti;
l Pianificare ed implementare un’adeguata raccolta dei dati disponibili;
l Definire la popolazione ed il contesto a cui si vuole rivolgere il progetto, sulla base dei dati raccolti;
l Definire gli obiettivi del progetto;
l Dare una visione di insieme a tutti i fattori fino ad ora elencati.
La seconda fase del DSS interessa la valutazione e lo sviluppo di capacità - Assess and Develop Capacity - e permette di:
l Descrivere le proprie capacità;
l Definire il proprio piano strategico d’azione;
l Monitorare i propri progressi.
La terza fase permette la selezione di programmi ed interventi - Select Programs and Practices - e riporta un archivio di iniziative di prevenzione utili per:
l Meglio comprendere termini e criteri rilevanti per il proprio progetto;
l Consultare progetti ed iniziative efficaci;
l Confrontare i progetti.
La quarta fase riguarda l’implementazione del progetto - Implement Programs - relativamente a:
l Sviluppo di un piano di implementazione del progetto;
l Implementazione di un progetto di prevenzione efficace ed adeguato.
La quinta fase, denominata Evaluate Programs and Practices, guida l’importante processo di valutazione dal momento della pianificazione a quello della implementazione.
Inoltre, il DSS offre dei servizi di supporto riguardanti:
l La stesura di brevi riassunti inerenti ai progetti di prevenzione, utili anche per collaboratori ed altri consulenti –Write your reports-;
l La definizione di eventuali connessioni fra progetti;
l L’accesso ad un utile documentazione - Get training & Technical Support -;
l Il trasferimento e la condivisione di informazioni su progetti ed iniziative.
Il sito di riferimento è www.preventiondss.org
2.4. NIDA
I recenti sviluppi scientifici hanno rinnovato
radicalmente il nostro modo di considerare
l'abuso di droghe e la dipendenza e, a ciò, ha
notevolmente contribuito il National Institute
on Drug Abuse (NIDA).
NIDA è nato nel 1974, e, nell’ottobre 1992, è
diventato parte del National Institute of
Health, Department of Health and Human
Service degli USA. Obiettivi del NIDA sono
supportare e condurre ricerche all’interno di
discipline diversificate, assicurare una rapida
diffusione ed un efficace utilizzo dei risultati
di queste ricerche e delle conoscenze basate sulle evidenze scientifiche al fine di garantire un significativo progresso nella prevenzione, nel trattamento e nelle politiche delle
dipendenze.
Come
riportato
nel
sito
w w w. d r u g a b u s e . g o v / N I D AWe l c o m e . h t m l ,
NIDA sostiene oltre l’85% della ricerca nel
mondo sugli aspetti di salute correlati all’uso
di sostanze psicoattive. NIDA non sta lavorando solo sulle opportunità e sulle tecnologie per un’ulteriore o maggiore comprensione dell’azione delle sostanze psicoattive sul
Sistema Nervoso Centrale e sul comportamento, ma sta lavorando anche per assicurare il rapido ed efficace trasferimento di queste informazioni scientifiche agli operatori
che si occupano di politiche sociali e sanitarie, di promozione della salute, di dipendenze, di salute pubblica ed alla popolazione
generale. In passato, il NIDA si è occupato
molto di tutto ciò che ha a che fare con aspetti biologici e genetici dell’addiction e del trattamento. Più avanti si è occupato anche di
aspetti psicologici, sociali ed ambientali legati all’uso e all’abuso.
In particolare, ad agosto 2002, risulta aver
messo a punto 180 Research Monographs,
delle quali otto dedicate al tema della prevenzione. Si tratta di:
1. Preventing adolescent drug abuse: intervention strategies (Glynn, Leukefeld e
Ludford, 983);
2. Preventing research:
deterring drug
abuse among children and adolescents
(Bell e Battjes, 1987);
3. Drug abuse prevention intervention
research: methodological issues (1991);
4. Scientific methods for prevention intervention research (Càzares e Beatty,
1994);
5. Advances in prevention intervention
research (Collins e Seitz, 1997);
6. Meta-Analysis of drug abuse prevention
programs (Bukoski, 1997);
7. Cost-Benefit/Cost-effectiveness Research of Drug Abuse Prevention: implications for programming and policy
(Bukoski e Evans, 1998);
8. Drug abuse prevention through family
interventions (Ashery, Robertson e
Kumpfer, 1998).
Tutte, esclusa la n. 3, sono direttamente
reperibili sul sito internet www.nida.nih.gov.
La prevenzione, comunque, rientra anche fra
gli obiettivi di sviluppo futuri del NIDA.
Questo, in particolare, per quanto riguarda la
prevenzione precoce nei giovani, l’identificazione dei fattori di protezione e di resistenza
per quegli individui che hanno molteplici fattori di rischio, lo sviluppo di efficaci tecniche
preventive, la divulgazione dei risultati delle
ricerche relative alla prevenzione delle dipendenze e la diffusione dell’uso delle informazioni scientifiche nella pratica preventiva.
L'Istituto è organizzato in divisioni ed uffici,
ognuno dei quali si occupa di aspetti specifici delle dipendenze. Per quanto riguarda la
prevenzione, all’interno della Divisione di
Epidemiologia, Servizi e Ricerca in
Prevenzione, esiste proprio una branca definita Prevention Research Branch. Questa
specifica sezione supporta programmi di
ricerca di prevenzione delle dipendenze che:
vanno ad esplorare modelli e/o teorie innovative per lo sviluppo di nuovi approcci preventivi; esaminano efficacia ed efficienza di
approcci preventivi con target diversi ed in
contesti territoriali diversificati; investigano
processi; chiarificano aspetti organizzativi e
gestionali dei Servizi che si occupano di prevenzione in modo efficace ed efficiente; sviluppano e testano appropriate metodologie di
complessi aspetti della scienza preventiva. In
effetti, le aree d’intervento in cui si muove
questa sezione del NIDA sono:
- la ricerca di base nella prevenzione;
- la ricerca sugli interventi di prevenzione
efficaci ed efficienti (universali, selettivi e
specifici);
- la ricerca sui Servizi che si occupano di
prevenzione;
- la metodologia nella prevenzione.
Il NIDA si muove, poi, su molti altri fronti
paralleli o trasversali rispetto a quelli già indicati.
Il
sito
w w w. d r u g a b u s e . g o v / N I D AWe l c o m e . h t m l
39
40
presenta una sezione di tipo informativo,
molto curata, sulle sostanze psicoattive, differenziata per studenti-giovani, genitoridocenti e ricercatori-professionisti della salute. Ad esempio, all’interno della parte dedicata a studenti e docenti (NIDA goes tho
school) è possibile reperire informazioni e,
solo per i docenti, strumenti e curricoli da
implementare in classe. Attiva, inoltre, campagne informative; quella più recente riguarda gli steroidi (Game Plan) e rientra all’interno di una campagna più ampia che si chiama
Keep your Body Healthy, la quale ha proseguito il lavoro avviato con la precedente campagna Keep your Brain Healthy. Si tratta di
campagne mass-mediatiche molto centrate
su aspetti di tipo informativo legati alla salute
e agli aspetti fisici dell’uso di sostanze.
Il NIDA si occupa anche di studi longitudinali
quali il Monitoring The Future Survey, un’indagine rappresentativa avviata nel 1997
dall’Università del Michigan che ha coinvolto
tutti gli Stati Uniti, relativa all’uso, e alla propensione all’uso, di sostanze psicoattive illecite negli studenti (uso nella vita, uso passato, attuale e quotidiano di sostanze illecite,
alcol e tabacco). Inoltre, finanzia direttamente ricerche ed interventi di prevenzione delle
dipendenze, purché rientrino fra gli obiettivi
ed utilizzino approcci condivisi dallo stesso
ente.
Altre attività portate avanti dal NIDA, e che
comunque rientrano fra gli obiettivi di divulgazione dello stesso, sono il NIDA InfoFacts
ed i brevi periodici on-line (Community Drug
Alert, NIDA Notes newsletter, NIDAResearch
Reports, NIDA Science & Practice
Perspectives).
Il NIDA InfoFacts raccoglie una serie di interessanti documenti, organizzati per argomenti:
- Comprensione dell’uso e dell’abuso di
sostanze psicoattive;
- Effetti sulla salute di sostanze specifiche
quali tabacco, cocaina, MDMA, eroina,
inalanti, LSD, Marijuana, steroidi, ecc.;
- AIDS e abuso di sostanze;
- Prevenzione e trattamento;
- Dati di ricerca;
- Novità;
- Informazioni del NIDA;
- Eventi e conferenze;
- Altri Servizi informativi sulle dipendenze.
Per quanto riguarda i periodici on-line, sul
sito del NIDA è possibile reperire:
- Community Drug Alert: diffonde informazioni
del
NIDA’s
Community
Epidemiology Work Group, che raccoglie epidemiologi e ricercatori di 21 aree
metropolitane degli USA;
- NIDA Notes: raccoglie ricerche nelle
aree trattamento, prevenzione, epidemiologia, neuroscienze, scienze del
comportamento, servizi di salute e AIDS
e, inoltre, promuove la comunicazione
fra clinici, ricercatori, amministratori,
politici e popolazione generale;
- NIDA Research Reports: si tratta di una
serie di report che sintetizzano i risultati
di ricerche scientifiche, prevalentemente
relativi a specifiche sostanze d’abuso, al
fine di renderli fruibili da tutti (legislatori,
educatori, operatori, ecc.);
- NIDA Science & Practice Perspectives:
si rivolge a professionisti del settore e
promuove il dialogo fra ricercatori e
finanziatori dei progetti al fine di migliorare il trattamento e la ricerca relativi alle
dipendenze.
Da segnalare, infine, la conferenza organizzata a Washington dal NIDA nel 2001 “2nd
National Conference on Drug Abuse
Prevention Research”, all’interno della quale
sono stati affrontati temi quali i fattori di
rischio e di protezione nella definizione di un
programma efficace, il ruolo della famiglia
rispetto ai rischi precoci, il ruolo della scuola
negli interventi di prevenzione precoci, come
la comunità può introdurre norme positive,
come i media possono indurre cambiamenti
nel comportamento, alcuni esempi di programmi definiti efficaci e altro ancora. Gli
abstract dei lavori presentati durante la conferenza sono reperibili all’interno del sito
internet sopra indicato.
2.5. La guida del NIDA
Il NIDA ha recentemente messo a punto una sintetica guida “Prevention Principles for Children and Adolescents” (2001), strutturata prevalentemente per rispondere a domande su tematiche di interesse per gli operatori che si occupano di prevenzione delle dipendenze. In
particolare, le tematiche e le domande che si ritrovano nel testo sono:
1. Fattori di rischio e fattori di protezione:
Quali sono i fattori di rischio ed i fattori di protezione? Chi si occupa di progettazione nella prevenzione come può usare i fattori di
rischio e di protezione nello sviluppo dei programmi? Qual è il periodo più ad alto rischio per il consumo di droghe fra i giovani?
Quando inizia il consumo di droghe e come esso procede?
2. Prevenzione dell’abuso di droghe nella comunità:
Come i testimoni privilegiati della comunità valutano il livello di rischio di abuso di droghe nella comunità? I testimoni privilegiati
della comunità come possono valutare l’efficacia degli sforzi preventivi? I principi di prevenzione per i programmi di comunità, per
i programmi scolastici e per i programmi destinati alla famiglia. I testimoni privilegiati come possono motivare la comunità ad agire
ed implementare nuovi programmi di prevenzione? I progettisti come possono essere sicuri che le strategie preventive sono in linea
con i bisogni della comunità? La comunità come può prendere a modello un programma promettente ed implementarlo efficacemente? La valutazione come può aiutare i testimoni privilegiati a valutare i propri progressi ed i progressi della comunità contro il
problema delle droghe?
3. Alcuni programmi di prevenzione delle dipendenze basati sulle ricerche scientifiche, la maggior parte dei quali saranno ampiamente analizzati nel capitolo 4. Project STAR, Life skills Trainig Program, Adolescent Alcohol Prevention Trial (AAPT), Seattle Social
Development Project, Adolescent training and learning to avoid steroids: the ATLAS Program, Project Family, Strengthening Families
Program, Focus on Families, Reconnecting Youth program, Adolescent Transitions Program.
Si ritiene importante segnalare questa guida in quanto si tratta della più recente pubblicazione del NIDA in questo campo, utile per la divulgazione scientifica anche a docenti, testimoni privilegiati, educatori, ecc., ma, proprio per questo, un po’ troppo sintetica per le esigenze di
un professionista.
2.6. THE COCHRANE COLLABORATION
The Cochrane Collaboration è una grossa
organizzazione internazionale non profit, fondata nel 1992 nel Regno Unito con l'obiettivo
di produrre, aggiornare e diffondere revisioni
sistematiche della letteratura scientifica nei
diversi ambiti della medicina basata sulle evidenze
(www.cochrane.org). L’Organizzazione si è sviluppata rapidamente e si è successivamente
allargata, coinvolgendo ricercatori, clinici e
utenti di paesi diversi, che collaborano alla
conduzione delle revisioni. Queste affrontano
anche tematiche non strettamente cliniche,
ma anche di educazione alla salute, prevenzione, ecc. Non si occupa nello specifico di
dipendenze, ma questa rappresenta una
delle
tematiche
delle
quali
si
occupa.Attualmente è un’organizzazione
internazionale che offre supporti per la presa
di decisione circa la salute pubblica preparando, diffondendo e garantendo l’accessibilità a reviews sistematiche sugli effetti degli
interventi sulla salute. I dieci principi su cui si
basa The Cochrane Collaboration sono:
1. collaborazione, interna ed esterna alla
Collaboration;
2. crescita grazie all’entusiasmo e ai contributi individuali, ottenuti in quanto è previsto il coinvolgimento di persone con
differenti competenze e con differenti
backgrounds;
3. evitamento delle duplicazioni dei lavori,
grazie ad una buona gestione e ad un
buon coordinamento degli stessi;
4. riduzione al minimo degli errori, grazie al
rigore scientifico nell’approccio, all’ampia apertura nella partecipazione ai lavori ed all’evitamento di conflitti;
5. aggiornamento continuo dei dati, grazie
all’identificazione ed all’incorporazione
delle nuove evidenze;
6. assicurazione della rilevanza delle informazioni raccolte per la presa di decisioni nella sanità pubblica;
7. assicurazione dell’accesso alle informazioni raccolte, tramite la divulgazione
delle stesse;
8. miglioramento continuo della qualità del
proprio lavoro;
9. continuità, assicurando che la responsabilità delle reviews, del processo editoriale e le funzioni chiave siano mantenute nel tempo e rinnovate;
10. promozione di un’ampia partecipazione.
The Cochrane Collaboration si compone di
gruppi tematici internazionali, attualmente
più di cinquanta, che collaborano per la definizione ed il mantenimento nel tempo delle
reviews. I membri di ciascun gruppo (ricercatori, professionisti della salute, utenti dei
Servizi pubblici e altri), che hanno interesse
ad approfondire un argomento specifico, preparano e propongono un piano di lavoro. Il
piano viene sviluppato con il contributo dello
staff di uno dei Centri Cochrane, centri nazio-
41
42
nali che collettivamente condividono la
responsabilità di coordinare lo sviluppo della
Cochrane Collaboration. Il piano definisce gli
obiettivi, le procedure per raggiungerli, i criteri di identificazione e raggruppamento degli
studi più importanti sull’argomento e le
modalità per la predisposizione della review.
I gruppi sono supportati nello svolgimento dei
loro compiti da materiale e training messi a
disposizione dagli stessi Centri Cochrane.
Anche l’Italia ha il suo The Italian Cochrane
Centre (CCI), nato nel 1994 con lo scopo di
promuovere in Italia ed in alcuni Paesi
dell’Europa Meridionale (Spagna, Francia,
Portogallo e Grecia) le attività del Cochrane
Collaboration. Esso condivide le finalità
generali dell’organizzazione ed, insieme agli
altri 13 Centri Cochrane nel mondo, opera
per la divulgazione delle reviews, offre assistenza tecnica e metodologica agli operatori
che collaborano ai gruppi e organizza brevi
workshop sulle metodologie delle revisioni
sistematiche. Per sostenere e diffondere le
attività Cochrane in Italia, a partire dal 1997,
è stata creata una rete di istituzioni diffuse su
tutto il territorio nazionale che sono impegnate a sostenere le attività del CCI, ciascuno
sulla base delle proprie specifiche competenze. Tali istituzioni fanno parte di gruppi internazionali per la definizione di specifiche
reviews sistematiche (www.areas.it ).
Le reviews messe a punto dai singoli gruppi
Cochrane vengono pubblicate nel The
Cochrane Collaboration Database of
Systematic Reviews, le cui sintesi si trovano
nel sito www.cochrane.org all’interno del The
Cochrane Library.
Lo scopo principale delle revisioni sistematiche della letteratura scientifica del Cochrane
è di fornire informazioni circa le prove di efficacia di interventi soprattutto di cura ed, in
misura minore, di prevenzione. Le revisioni
prendono in considerazione solo studi, relativi ad un argomento definito, che hanno un
buon fondamento dal punto di vista teorico e
che utilizzano una metodologia rigorosa. Il
processo editoriale per la definizione di una
revisione prevede l’identificazione di un quesito di rilevanza clinica, la registrazione di un
titolo e la successiva pubblicazione di un protocollo. Nel protocollo si definiscono gli obiettivi, le strategie, i metodi e le analisi statistiche che si adotteranno nel portare avanti la
revisione. Effettuato il lavoro di analisi degli
studi, a ciascuno di quelli inclusi vengono
attribuiti dei punteggi su tre dimensioni:
Rischio di distorsione, Interpretazione,
Relazione con i singoli criteri di studio.
Laddove gli studi considerati sono omogenei,
vengono anche effettuate delle meta-analisi
prima della pubblicazione della revisione
sistematica (cfr. Cap. 7).
Alcuni dei gruppi di Cochrane Collaboration
che risultano particolarmente interessanti per
chi lavora nel settore della prevenzione sono
il Drugs and Alcohol Review Group, recentemente costituitosi, ed il Tobacco Addiction
Group.
Il Drugs and Alcohol Review Group dal 1998
si occupa della conduzione di revisioni sistematiche dei trial sulla prevenzione, il trattamento e la riabilitazione dell'uso problematico di sostanze psicoattive lecite ed illecite
(escluso il tabacco, oggetto del lavoro dell’altro gruppo Cochrane). Composto di sette editori che operano in Australia, Francia, Gran
Bretagna USA ed Italia, il gruppo ha base
editoriale a Roma presso il Dipartimento di
Epidemiologia della ASL RME (Roma). La
base editoriale di questo gruppo sta sviluppando un registro dei trial che comprende
studi pubblicati e non pubblicati ricercati
sistematicamente sulle basi di dati elettronici
e, manualmente, sui giornali non indicizzati.
Gli studi non pubblicati vengono identificati
tramite contatti personali con ricercatori e
case farmaceutiche.
Questo gruppo, al marzo 2002, ha pubblicato 14 revisioni sistematiche e 10 protocolli. Le
prime revisioni sono relative alla disintossicazione ed alle terapie di mantenimento per la
dipendenza da oppiacei, le successive
riguardano le terapie per la dipendenza da
cocaina, le altre revisioni puntano l’attenzione sui problemi legati all’abuso di amfetamine e l’ultima revisione pubblicata tratta della
dipendenza da alcol. Fra i protocolli ce n’è
uno riguardante la prevenzione scolastica
dell’uso di droghe illegali, però ancora in via
di definizione, e un altro di prevenzione primaria dell’abuso di alcol fra i giovani. In quest’ultimo, seppure ancora in corso d’opera,
sono stati analizzati 56 studi, raccolti prevalentemente da data-base elettronici, e si è
giunti alla conclusione che è ancora necessario intraprendere ricerche relative ad
importanti variabili di risultato, che la metodologia e la valutazione necessitano di
miglioramenti e che gli interventi che si focalizzano su aspetti culturali necessitano di svi-
luppi ulteriori e di una rigorosa valutazione.
Il Tobacco Addiction Group si occupa della
conduzione di revisioni sistematiche dei trial
sulla prevenzione e il trattamento del tabagismo. Il gruppo ha base editoriale in
Inghilterra, presso il Department of Public
Health and Primary Health Care dell’Institute
of Health Sciences di Oxford. Questo gruppo,
al marzo 2002, ha pubblicato 27 revisioni
sistematiche e 6 protocolli. Fra le reviews,
quelle che interessano la prevenzione sono:
- Community intervention for reducing
smoking among adults;
- Community intervention for reducing
smoking in young people;
- Intervention for preventing tobacco smoking in public places;
- Intervention for preventing tobacco sales
to minors;
- Mass media interventions for preventing
smoking in young people.
Dei risultati di alcune di queste reviews si
parlerà più nello specifico nel capitolo 7.
Fra i protocolli di questo gruppo vale la pena
segnalare il “School-based programmes for
preventing smoking”, del quale, però, non si
hanno ancora i risultati definitivi.
2.7. EMCDDA - OEDT e rete REITOX
L’EMCDDA (European Monitoring Centre for
Drugs and Drug Addiction) di Lisbona è
meglio noto in Italia come OEDT
(Osservatorio Europeo delle Droghe e delle
Tossicodipendenze). È l’agenzia della
Comunità Europea, alla quale fa quindi riferimento anche l’Italia, istituita nel 1993 con lo
scopo di descrivere e monitorare in modo
chiaro e preciso il fenomeno droghe
nell’Unione Europea e di fornire all’opinione
pubblica e alle istituzioni “informazioni obiettive, affidabili e comparabili a livello europeo”
(www.emcdda.org).
Le principali funzioni dell’Osservatorio sono:
- la raccolta e l’analisi dei dati esistenti
sulle droghe;
- il miglioramento della metodologia di
confronto dei dati;
- la diffusione dei dati;
- la cooperazione con enti ed organizzazioni europee ed internazionali e con
paesi terzi.
Il lavoro dell’Osservatorio si concentra su
raccolta, analisi e diffusione di dati relativi a:
- domanda e riduzione della domanda di
droghe;
- strategie e politiche nazionali e comunitarie;
- cooperazione internazionale e geopolitica dell’offerta;
- controllo del commercio di stupefacenti,
di sostanze psicotrope e di precursori;
- implicazioni del fenomeno droghe per i
paesi produttori, consumatori e di transito.
L’EMCDDA non opera isolatamente, ma si
avvale di una rete di 15 centri nazionali di
informazione, i Punti Focali Nazionali, uno
per ogni Stato membro. Insieme al Punto
Focale della Commissione Europea, questi
centri formano REITOX, la Rete Europea di
Informazione
sulle
Droghe
e
le
Tossicodipendenze.
L’Osservatorio Europeo collabora, inoltre,
con diversi organismi europei fra i quali le
istituzioni e le agenzie dell’Unione Europea, i
centri specializzati e le ONG (Organizzazioni
Non Governative). In particolare ha un mandato specifico per collaborare con sei organizzazioni europee ed internazionali:
- il Programma delle Nazioni Unite per il
Controllo Internazionale delle Droghe
(UNDCP);
- il Gruppo Pompidou del Consiglio
d’Europa;
- l’Organizzazione Mondiale della Sanità
(OMS);
- l’Organizzazione Mondiale delle Dogane
(OMD);
- l’Europol;
- l’Interpol.
Quanto prodotto e diffuso dall’EMCDDA risulta di supporto per gli operatori che lavorano
nell’area delle dipendenze poiché, da una
parte, propone dati epidemiologici utili per l’analisi dei bisogni e, dall’altra, propone strategie, tecniche e strumenti di riduzione della
domanda utili anche per la prevenzione.
Per quanto riguarda gli aspetti epidemiologici, grazie ai Punti Focali della rete REITOX,
l’EMCDDA pubblica annualmente sia la
“Relazione annuale sull’evoluzione del fenomeno droga nell’Unione Europea” sia “I
trend”, cioè le linee di tendenza di sviluppo
del fenomeno droga in Europa. La relazione
annuale ed i trend sono disponibili in più lingue, compreso l’italiano, e sono scaricabili
direttamente da Internet dal sito www.emcdda.org.
Per quanto riguarda, invece, la prevenzione,
curata dal Dipartimento di Riduzione della
43
domanda, l’EMCDDA ha messo a punto le
Linee Guida per la valutazione degli interventi preventivi nel campo delle tossicodipendenze (1997), valide a livello europeo e
tradotte anche in Italiano dal COST A6 Italia
(cfr. paragrafo 2.10.), e le Guidelines for the
evaluation of outreach work (2001), linee
guida europee per il lavoro di strada (cfr.
paragrafo 2.8.), e alcuni numeri della collana
“Insight”, pubblicazioni tascabili che riportano
i risultati di ricerche e studi dell’OEDT su
tematiche di attualità. Tale impegno nell’ambito preventivo trae origine dalla riflessione
che la valutazione degli interventi di prevenzione nell’Unione Europea è attualmente
molto scarsa e non soddisfa criteri scientifici,
con conseguenze quali l’inadeguatezza nell’allocazione delle risorse, il rischio di implementare interventi non corretti scientificamente e professionalmente, il non sviluppare
strategie d’intervento adeguate e riproducibili, il dare alla pubblica opinione un’immagine
negativa in termini di dispendio di fondi pubblici.
Gratuitamente e sul suo sito internet,
l’EMCDDA mette, poi, a disposizione degli
operatori altre interessanti pubblicazioni,
oltre quelle già citate, delle utili banche dati
ed un bollettino bimestrale, DrugNet Europe,
il quale fornisce un resoconto periodico delle
attività dell’Osservatorio.
Fra le banche dati la prima da segnalare è
EDDRA, l’Exchange on Drug Demand
44
Reduction Action Information System, la
banca dati europea dei progetti di riduzione
della domanda in Europa (www.reitox.emcdda.org/eddra/welcome.html) della quale parleremo ampiamente più avanti nei capitoli 5 e
6. La seconda è EIB, l’Evaluation
Instruments Bank, recentemente inserita nel
sito dell’EMCDDAe che in futuro potrà diventare un importante strumento di lavoro per gli
operatori
della
prevenzione
(www.emcdda.org/responses/methods_tools
/eib.shtml). Si tratta di un archivio di strumenti creato per incoraggiare la valutazione
e la standardizzazione di strumenti per la
valutazione degli interventi sia preventivi che
di trattamento (cura e riabilitazione). EIB è
stata lanciata nel giugno 2000, ed attualmente (giugno 2002) contiene 31 strumenti relativi alla valutazione nella prevenzione e 222 di
valutazione dei trattamenti. La sproporzione
numerica fra strumenti di valutazione degli
interventi preventivi e strumenti di valutazione dei trattamenti non potrebbe rendere più
chiare le difficoltà della valutazione in questo
campo e le difficoltà, quindi, di reperimento di
strumenti idonei. La ricerca in EIB può essere effettuata per parole chiave, per categorie
ed a tutto testo, in linguaggio html e in formato pdf. Da rilevare è che gli strumenti non
sono prontamente utilizzabili in quanto
necessitano sia di una traduzione che di una
validazione per il contesto italiano.
2.8. LE LINEE GUIDA DELL’EMCDDA
La costruzione delle “Guidelines for the evaluation of drug prevention” ( Kroger, Winter e Shaw, 1997), tradotte in italiano dal gruppo
COST A6 e dall’IEFCoS con il titolo “Linee guida europee per la valutazione degli interventi preventivi nel campo delle tossicodipendenze”,
è stata commissionata dall’EMCDDA all’IFT (Institut fur Therapieforschung) di Monaco di Baviera, al fine di ottenere uno strumento che consentisse la valutazione dei programmi di prevenzione, indipendentemente dall’azione a cui sono destinati, e che consentisse una comparazione dei risultati, un confronto ed uno scambio di opinioni e programmi fra gli Stati membri dell’Unione Europea.
La messa a punto delle linee guida è avvenuta in più fasi: analisi di alcuni interventi di prevenzione a livello europeo; stesura delle linee
guida in base agli esiti della valutazione dei progetti e della rassegna della letteratura scientifica in occasione di un seminario organizzato dall’IFT nel 1996; presentazione della versione corretta della guida nel marzo 1997 e sua verifica e valutazione; sperimentazione della
seconda versione della guida in uno studio di fattibilità che ha interessato 20 progetti di 13 Stati membri dell’Unione Europea; stesura della
versione definitiva utilizzabile in tutti gli interventi di prevenzione delle tossicodipendenze.
Le linee guida definiscono i tre livelli della valutazione:
1. di progetto;
2. di processo;
3. di risultato.
Tale guida individua come indispensabili per la pianificazione della valutazione già nella fase di progettazione le seguenti informazioni preliminari:
- conoscere e definire il fenomeno;
- chiarire il perché può essere considerato necessario l’intervento preventivo;
- esplicitare i concetti teorici di base;
- definire le persone o il gruppo bersaglio;
- chiarire gli obiettivi relativi all’uso di sostanze;
- chiarire gli obiettivi relativi ad altre variabili;
- individuare i metodi;
- definire la durata;
- individuare le risorse.
La valutazione di processo, indicata nelle linee guida, implica l’esplicitazione di:
- cosa è effettivamente accaduto;
- se ed in che misura è stato rispettato il progetto;
- se ed in che misura è stato raggiunto il target;
- che scarto c’è tra quanto pianificato e quanto attuato;
- quali metodi, quali strumenti, quali variabili e quali indicatori sono stati utilizzati per valutare l’intervento;
- quali sono i punti di forza ed i punti di debolezza dell’intervento;
- quali sono le considerazioni, le proposte e le raccomandazioni utilizzabili in progetti simili.
La valutazione di risultato è finalizzata a rilevare:
- i dati di contesto;
- i risultati a breve termine e quelli a lungo termine;
- il rapporto costi/benefici;
- il rapporto costi/efficacia.
Le prospettive e le necessità che si rilevano relativamente alle linee guida sono le seguenti:
1. necessità di sperimentarle e di trasferire le conoscenze scientifiche a livello di implementazione operativa;
2. necessità di inserire i criteri relativi alla qualità ed alla valutazione all’interno della progettazione e prevederla anche all’interno
dei finanziamenti;
3. necessità di insistere sulla coerenza interna dei progetti.
Queste linee guida rappresentano uno degli strumenti per la valutazione degli interventi preventivi più importanti a livello europeo.
L’EMCDDA ha fatto un grosso sforzo per diffonderle in tutti i Paesi membri ed, essendo tradotte anche in italiano, sicuramente rappresentano lo strumento disponibile più importante per gli operatori che si occupano prevenzione delle dipendenze.
Le Guidelines for the evaluation of outreach work del 2001, linee guida europee per il lavoro di strada, sono il secondo manuale sulla valutazione in campo preventivo messo a punto dall’EMCDDA. È stato inizialmente pensato per creare un linguaggio comune ed avviare un dialogo fra operatori di Paesi ed Agenzie diverse che lavorano in situazioni molto differenti fra loro (ad esempio nelle stazioni ferroviarie piuttosto che nelle discoteche), e con target diversi (ad esempio giovani piuttosto che transessuali).
Il bisogno di linee guide in questo settore era già emerso nella pubblicazione Insight dell’EMCDDA Outreach work among drug users in
Europe (1999) ed è stato portato avanti con questo lavoro. Queste linee guida sono nate grazie alla collaborazione di referenti di tutti i
Paesi dell’UE che hanno risposto ad un questionario inviato dall’EMCDDA. La guida, quindi, è stata realizzata con il contributo dei cosiddetti stakeholders, vale a dire individui, gruppi e agenzie con un interesse verso questo specifico ambito della prevenzione. La prima stesura del documento è stata discussa all’interno di un workshop tenutosi a Lisbona e le raccomandazioni emerse in quell’occasione hanno
contribuito a definire la versione finale del lavoro.
La guida fornisce esempi di differenti setting di lavoro di strada ed è strutturata in modo tale da risultare più utile per l’operatività che per
la valutazione in senso stretto. La guida è destinata ai responsabili di progetto e allo staff di operatori che vi lavorano.
La guida contiene molti esempi operativi ed é composta di quattro parti, le prime tre dedicate ad un approccio generale alla valutazione,
alla definizione del progetto, alla sua implementazione e alle tecniche di intervento. Nella quarta parte contiene inoltre un glossario con i
concetti chiave che appaiono nel testo.
Il lavoro di strada si occupa di ambiti della prevenzione diversi fra loro quali la prevenzione primaria/universale, la prevenzione secondaria/selettiva e le attività di riduzione del danno o di prevenzione terziaria/specifica. Tradizionalmente, è stato lo strumento migliore per
raggiungere gruppi a rischio, difficilmente raggiungibili in altre situazioni più strutturate o che raramente afferiscono ai Servizi pubblici.
Attualmente, lo si ritiene molto utile anche per intervenire in situazioni meno problematiche legate a nuovi trend di consumo, nuove modalità d’uso, nuovi gruppi target (senza fissa dimora, frequentatori di club, ecc.).
Politici ed operatori di tutto il mondo riconoscono l’importanza del lavoro di strada nel campo delle dipendenze, ma ciò non significa che
tutto quello che si fa in questo settore vada bene o sia efficace. Sia i politici che gli operatori e l’opinione pubblica hanno bisogno di valu-
45
tare se sta effettivamente perseguendo i suoi obiettivi e sta raggiungendo i propri scopi e, questa guida, rappresenta un primo importante passo ed un supporto nei progetti di outreach sia per definire scopi ed obiettivi, sia per definire, valutare e migliorare le attività.
46
2.9. IREFREA
L’IREFREAè un istituto di ricerca fondato nel
1988 a Lione (Francia), che, attualmente,
forma una rete Europea con sei sedi permanenti e diversi partner di ricerca distribuiti in
13 paesi europei.
Il suo scopo è di promuovere collaborazioni
professionali tra esperti Europei che si occupano di disagio giovanile, prevenzione della
tossicodipendenza e riduzione della domanda di sostanze stupefacenti. I principali ambiti dell'attività di IREFREA sono la ricerca, la
prevenzione primaria applicata, i programmi
di intervento, gli studi teorici e scientifici dei
fattori di rischio ed i gruppi di lavoro formativi. Il sito dell’istituto, dal quale è possibile
scaricare anche le pubblicazioni che saranno
di seguito descritte, è www.irefrea.org.
IREFREA sostiene la promozione di attività
di:
● Prevenzione primaria precoce, operante
prima che il disagio giovanile sia evidente e radicato. Questo comporta uno sviluppo nella comprensione dei fattori di
rischio in infanzia e in adolescenza e
l’implementazione di programmi d'intervento precoce.
● Prevenzione globale primaria, in grado
di affrontare diversi problemi diffusi tra
gli adolescenti, quali il consumo di
sostanze stupefacenti, i disturbi comportamentali ed i segnali di maltrattamento.
● Prevenzione primaria integrata, operante negli ambiti educativo, ricreativo, culturale e nel sistema familiare.
Dal 1996, IREFREA sta sviluppando tre progetti di ricerca, realizzati con il sostegno della
Commissione Europea-DG V:
1. Progetto Sonar, riguardante le nuove tendenze del consumo di droghe, in particolare
quelle di sintesi (ecstasy) ed i comportamenti sociali in cinque città Europee. Il progetto
coinvolge 10 paesi Europei (Austria, Francia,
Finlandia, Germania, Grecia, Italia, Olanda,
Portogallo, Spagna, Regno Unito). Le pubblicazioni finora prodotte all’interno di tale progetto riguardano l’uso ricreazionale delle droghe e sono:
● Risk and Control in the Recreational
Drug Culture (Calafat et al., 2001).
Questa ricerca sull’uso ricreazionale
delle sostanze psicoattive da parte dei
giovani, in particolare durante il weekend, ha previsto una raccolta dei dati
quantitativi su 2.700 giovani europei di
nove città. Inoltre sono stati condotti
studi etnografici in ciascuna città ed analizzati sia dati quantitativi che qualitativi.
● Night Life in Europe and Recreative
Drug Use (Calafat et al., 1999). Questa
pubblicazione descrive i patterns d’uso
ricreazionale delle sostanze psicoattive
tra i giovani europei di nove città, intervistati nel 1998. Il campione include 2.700
soggetti. Sono state effettuate, inoltre,
più di quaranta interviste a personechiave e sono riportate delle dettagliate
descrizioni degli ambienti di vita notturna
e della cultura del divertimento.
● Characteristics
and
Social
Representation of Ecstasy in Europe
(Calafat et al., 1998). Descrive il fenomeno della diffusione dell’ecstasy in cinque aree europee nonché le motivazioni
e le attitudini verso l’uso di ecstasy tra i
consumatori di droghe sintetiche in relazione ai forti consumatori di droghe. Il
campione riguarda 1.627 giovani, intervistati con un questionario strutturato.
2. Progetto famiglia al quale partecipano
Francia, Spagna, Italia e Portogallo.
Relativamente a questo progetto sono disponibili due pubblicazioni:
● Family: the challenge of prevention of
drug use (Mendes et al., 2001). Dopo
una trattazione dei modelli teorici e delle
strategie dei programmi preventivi nel
campo delle dipendenze, questa pubblicazione si focalizza sulla famiglia come
ambito privilegiato della prevenzione.
Viene anche riportato un lavoro di metaanalisi dei programmi di prevenzione primaria familiare realizzati in cinque paesi
europei (Cfr. Cap. 7, paragrafo 7.3.).
● Family Relationships and Primary
Prevention of Drug Use in Early
Adolescence (Mendes et al., 1999). Si
tratta di una pubblicazione precedente
che fornisce un panorama dello stato
dell’arte in questo campo.
3. Progetto Donne, riguardante le caratteristiche dell'identità femminile correlate ai proble-
mi delle dipendenze, alle problematiche familiari e all'approccio terapeutico. Hanno partecipato a questo progetto Germania, Francia,
Spagna, Italia, Portogallo. È stato pubblicato
il libro Women Drug Abuse in Europe:
Gender Identity (Stocco et al., 2000), che
affronta il problema della dipendenza al femminile attraverso contributi sia di rassegna e
stato dell’arte, sia riportando una specifica
ricerca effettuata all’interno del Progetto
Donne.
2.10. COST e AZIONE COST - A6 EUROPA
Il termine COST è l’acronimo di “Cooperation
Européenne dans les Science et la
Tecnologie”, e sta ad indicare un programma
di Cooperazione Europea mirato al coordinamento europeo delle attività di ricerca svolte
nei paesi membri in settori specifici
(http://www.infoset.ch/inst/costa6/). Le Azioni
COST hanno coinvolto 25 paesi Europei: gli
Stati membri della U.E. e altri paesi dell'Est Europeo (Rep. Ceca, Rep. Slovacca,
Ungheria, Polonia, Turchia, Slovenia,
Croazia). Le aree di Azione COST sono state
quindici, in settori quali: Informatica,
Telecomunicazioni, Trasporti, Oceanografia,
Materiali,
Ambiente,
Meteorologia,
Agricoltura, Tecnologia alimentare, Scienze
Sociali, Ricerca medica, Ingegneria civile,
Chimica, Foreste, Dinamiche dei fluidi.
La Cooperazione COST è partita nel 1971 ed
il suo meccanismo di funzionamento è stato
caratterizzato dai seguenti principi basilari:
a) Tutti gli stati membri del COST, così
come la Commissione Europea, hanno
potuto proporre proprie Azioni COST;
b) La partecipazione a queste Azioni
COST è stata volontaria e libera, associando solo i paesi interessati;
c) Le spese di coordinamento delle singole Azioni sono state finanziate sia dai
paesi
partecipanti
che
dalla
Commissione della Comunità Europea;
d) La cooperazione è stata realizzata attraverso la formulazione di azioni concertate che hanno orientato e coordinato i
progetti di ricerca nazionali nei settori
identificati. Le attività sono state gestite
da un Comitato di gestione Management
Committee, costituito per ciascuna
Azione proposta.
In effetti, quindi, le Azioni Cost, più che effettuare ricerche, mirano a creare le premesse
per l’incontro tra i ricercatori dei Paesi parte-
cipanti.
Ogni delegato nazionale al Management
Committee ha avuto il compito di coordinare
a livello del proprio Paese, l'Azione COST cui
aveva aderito, ed, in particolare, è stato
responsabile della divulgazione delle informazioni.
D’interesse per la prevenzione è l’Azione
COST nel settore delle Scienze Sociali, definita nello specifico Azione COST - A6, e che
ha cercato di sviluppare l’obiettivo della
Valutazione dell'azione contro la droga in
Europa, sia nei suoi aspetti legati alle politiche, alla prevenzione ed ai trattamenti, che
negli aspetti legati agli strumenti di valutazione da utilizzare.
L’azione COST - A6 ha avuto il suo primo
momento formale del workshop tenutosi a
Zurigo il 26 e 27 Febbraio 1993. In un primo
momento hanno aderito all'azione COST - A6
Belgio, Finlandia, Olanda, Norvegia,
Svizzera, e, successivamente, si sono
aggiunti
Italia,
Danimarca,
Svezia,
Germania, Grecia, Polonia, Portogallo,
Francia e Austria. Agli incontri di COST - A6
hanno, inoltre, partecipato, in qualità di
osservatori permanenti, rappresentanti del
Gruppo Pompidou, dell'UNDCP, della DG5
della CE (Drugs Unit) e dell’EMCDDA.
Le attività del COST - A6 si sono sviluppate
in cinque aree di intervento, identificando per
ciascun gruppo di lavoro un coordinatore. I
gruppi sono così stati organizzati:
1. Gruppo di Lavoro n° 1 – Valutazione delle
politiche dei cambiamenti nelle politiche e
nelle risposte della società alle politiche Coordinamento dell’Olanda.
Obiettivo: Studio comparativo delle politiche
Europee in tema di Abuso di Sostanze.
I principali argomenti affrontati sono stati:
- L'uso e l’uso scorretto dei dati statistici
nella formulazione delle politiche contro
la droga;
- Confronto tra legislazione ed intervento;
- Formulazione delle politiche nazionali;
- Formulazione e valutazione delle politiche nazionali per l'organizzazione dei
servizi di trattamento delle tossicodipendenze e degli interventi per la riduzione
del danno;
- Diritti umani dei consumatori di droghe.
2. Gruppo di Lavoro n° 2 - Valutazione della
prevenzione primaria - Coordinamento
dell’Austria.
Obiettivo: Valutazione degli interventi di pre-
47
48
venzione primaria.
I principali argomenti affrontati sono stati:
- Definizione delle metodologie e degli
indicatori per la valutazione degli interventi di prevenzione primaria;
- Definizione dello stato dell'arte in tema di
prevenzione primaria e sua valutazione
negli Stati membri e formulazione delle
linee guida per la valutazione degli interventi;
- Valutazione degli interventi di prevenzione primaria per il consumo delle sostanze d'abuso legali.
3. Gruppo di Lavoro n° 3 - Valutazione dei
trattamenti – Coordinamento dell’Italia.
Obiettivo: Valutazione dei trattamenti dei
comportamenti di abuso di droghe.
I principali argomenti affrontati sono stati:
- Analisi delle ricerche disponibili sulla
valutazione dei trattamenti nei vari
Paesi;
- Analisi di metodologie e di strumenti da
usare nella valutazione;
- Analisi dei protocolli di ricerche comparative nel settore;
- Analisi degli studi esistenti di valutazione
dei costi/benefici del trattamento;
- Predisposizione di Linee Guida per la
Valutazione dei Trattamenti.
4. Gruppo di Lavoro n° 4 - Sviluppo degli
strumenti di valutazione – Coordinamento
della Svizzera.
Obiettivo: Identificazione e standardizzazione di strumenti di valutazione da utilizzare a
livello Europeo.
I principali argomenti affrontati sono stati:
- Costruzione, validazione e sperimentazione di una scala di valutazione del
grado di severità delle Dipendenze da
Sostanze. Europ - ASI (European
Addiction Severity Index);
- Allestimento di programmi di addestramento europei per l'uso dell'Europ-ASI
così da poter rendere comparabile la
descrizione dei casi inseriti nelle ricerche sulla valutazione dei trattamenti;
- Costruzione, validazione di un sistema
europeo di classificazione e di descrizione dei servizi e delle strutture impegnate nel trattamento dei Comportamenti
d'Abuso.
5. Gruppo di Lavoro n° 5 - Delinquenza legata all’abuso di droghe – Coordinamento del
Belgio.
Obiettivo: Valutazione dei rapporti tra abuso
di sostanze e criminalità.
I principali argomenti affrontati sono stati:
- Studio dei sistemi di traffico illecito di
sostanze illegali tra i vari paesi europei e
livello di delinquenza nei singoli Stati:
- Valutazione degli interventi di controllo
sul piccolo spaccio di sostanze illegali in
rapporto alla criminalità organizzata.
L’Azione COST - A6 è terminata nel
Dicembre 1997 con un seminario conclusivo
tenutosi a Zurigo (Coletti, 1999).
2.11. Gruppo Pompidou
Il Gruppo Pompidou del Consiglio d’Europa
di Strasburgo è stato istituito nel 1971 dal
presidente francese George Pompidou con
l’obiettivo di occuparsi dei diversi aspetti dell’uso e abuso di sostanze psicoattive. Dal
1980 è stato incorporato nel Consiglio
d'Europa ed ha sede a Strasburgo
(www.minwelfare.it/main/areatossicodipendenze/tx-europaprt.asp). I membri del
Gruppo sono: Stati membri dell'U.E,
Svizzera, Norvegia, Turchia, Malta, Cipro,
Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia,
Ungheria, San Marino, Liechtenstein,
Slovenia, Bulgaria, Croazia, Estonia,
Federazione Russa, Commissione Europea,
EMCDDA e Organizzazione Mondiale della
Sanità. Ciascun Paese componente nomina
un proprio rappresentante all’interno del
Gruppo,
denominato
Corrispondente
Permanente. I Corrispondenti Permanenti si
riuniscono due volte l'anno e fungono da polo
di ricezione di tutte le iniziative programmate
dal Gruppo, creando un’interfaccia con le
Istituzioni che trattano le problematiche della
droga e della tossicodipendenza a livello
nazionale. Tutti i membri, poi, si riuniscono a
livello ministeriale ogni tre anni, in occasione
della Conferenza paneuropea.
Lo scopo del Gruppo consiste nell'esaminare
sia i problemi dell'abuso che quelli del traffico
di droghe da un punto di vista multidisciplinare. Per fare questo si avvale della collaborazione di sottogruppi di esperti che si occupano di precursori chimici, riciclaggio di denaro
sporco, epidemiologia, trattamento e recupero, prevenzione, ecc. In alcuni casi finanzia
direttamente studi e ricerche finalizzati, in
un'ottica di confronto fra le diverse realtà
nazionali e metropolitane dei diversi Paesi,
pur essendo esso stesso finanziato dai contributi volontari dei Paesi membri e non ricevendo alcun contributo dall'Unione Europea.
I principali temi oggetto di studio del Gruppo
Pompidou, non necessariamente tutti legati
alla prevenzione, sono:
● Il reinserimento sociale del tossicodipendente;
● La gravidanza e la tossicodipendenza;
● I programmi di formazione del personale specializzato nella prevenzione/riduzione della domanda;
● Le donne e la droga.
Il Gruppo Pompidou ha istituito, al suo interno, un Gruppo di Lavoro in materia di
Prevenzione. Inoltre, sempre per quanto
riguarda le tematiche della prevenzione, il
Gruppo Pompidou lavora in stretta collaborazione con l’EMCDDA, anche al fine di evitare
inutili duplicazioni delle attività e di garantire
una complementarietà delle azioni, visto che
gli obiettivi dei due Enti, a tal riguardo, sono
molto simili.
I lavori di questo gruppo, però, non sono di
facile reperimento poiché solo ora è in corso
di attivazione il sito web del Gruppo.
2.13. OIDT e Focal Point Italiano
L’OIDT, ovvero l’Osservatorio Italiano per la
Verifica del Fenomeno delle Droghe e delle
Tossicodipendenze, è stato istituito con
decreto dell’allora Ministero per la Solidarietà
Sociale in data 14 settembre 1999. Si tratta
di “un polo di informazione e di aggiornamento (collegato attraverso l’attività del
Punto Focale Italiano, anche alla rete REITOX europea), per l’interpretazione scientifica del fenomeno e delle interrelazione di
ordine sociale e culturale, nonché di proposta
di strategie di intervento e di metodologie per
la valutazione della loro efficacia” (www.minwelfare.it/main/AreaTossicodipendenze/TxOrganismiPRT.asp). Istituito inizialmente
presso la Presidenza del Consiglio dei
Ministri – Dipartimento per gli Affari Sociali, è
attualmente all’interno della Direzione
Generale per la Prevenzione ed il Recupero
delle Tossicodipendenze e Alcoldipendenze
e per l’Osservatorio Permanente per la
Verifica dell’Andamento del Fenomeno delle
Droghe
e
delle
Tossicodipendenze,
Dipartimento delle Politiche Sociali e
Previdenziali del Ministero del Lavoro e delle
Politiche Sociali o Ministero del Welfare.
L’Osservatorio, svolge le seguenti attività:
1. raccolta, elaborazione ed interpretazione di dati e informazioni statistico-epidemiologiche e di documentazione sul
consumo, l’abuso, lo spaccio e il traffico
di stupefacenti e sostanze psicotrope;
2. supporto tecnico-scientifico per:
[a] l'elaborazione delle politiche di
contrasto al consumo, all’abuso, allo
spaccio ed al traffico di stupefacenti e
sostanze psicotrope;
[b] il soddisfacimento delle esigenze
informative e di documentazione delle
amministrazioni pubbliche centrali, territoriali e locali e delle organizzazioni del
privato sociale operanti nel campo della
prevenzione, dei trattamenti e del recupero degli stati di uso e abuso di droghe;
[c] la cura dei rapporti con le istituzioni
europee ed extraeuropee che operano
nel settore, al fine di un sistematico
2.12. Il manuale del Gruppo Pompidou
Il Gruppo di Lavoro sulla Prevenzione del Gruppo Pompidou, insieme con il Consiglio d’Europa ed al Jellinek Consultancy di Amsterdam,
ha messo a punto un manuale di prevenzione della tossicodipendenza dal titolo Handbook Prevention: alcohol, drugs and tabacco (Van der
Stel e Voordewind, 1998). Il manuale fornisce indicazioni di carattere operativo sugli aspetti più rilevanti di cui tener conto nelle fasi di pianificazione, attuazione e valutazione delle attività di prevenzione. Il manuale descrive diversi approcci preventivi e, grazie alle check list,
alle linee guida, ai consigli operativi ed ai piani operativi, fornisce all’operatore elementi per la costruzione di un programma preventivo.
L’Handbook è stato costruito nel corso di due anni e si è avvalso della collaborazione del Gruppo di Lavoro sulla Prevenzione, il quale ha
commentato diverse versioni preliminari del manuale e, grazie ai consigli e alle linee guida in esso contenuti, ha messo a punto diversi progetti-pilota che sono stati, poi, implementati. Questo ha consentito anche una verifica pratica del manuale stesso in Europa e lo fa diventare uno strumento che fornisce utili e sintetiche indicazioni, seppure, a nostro avviso, non sufficienti, a chi si occupa di prevenzione primaria dei problemi conseguenti all’uso di alcol, droghe e tabacco.
Il manuale è stato recentemente tradotto in italiano dall’Associazione Lombarda Tossicodipendenza – ALT Onlus con il titolo “Manuale di
prevenzione: alcol, droghe e tabacco” (2001). Oltre alla traduzione integrale e completa, il testo contiene un capitolo aggiuntivo che esamina la realtà dell’intervento preventivo in Italia in termini di problemi, risorse e riferimenti utili.
49
interscambio di informazioni e documentazioni.
L’Osservatorio è articolato in tre settori operativi:
1. Il settore statistico-epidemiologico: cura
la raccolta, l’elaborazione e l’analisi dei dati
relativi al consumo e all’abuso degli stupefacenti e delle sostanze psicotrope, migliorando e standardizzando l’attuale raccolta dei
dati; coordina e svolge ricerche specifiche su
aspetti statistico-epidemiologici del consumo;
mette a punto la Relazione annuale al
Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia; all’interno del sito web
www.puntofocale.it sono reperibili anche le
relazioni del 1999, del 2000 e del 2001.
2. Il settore riduzione della domanda: cura
la raccolta della documentazione e l’elaborazione dei dati relativi alle attività di amministrazioni pubbliche centrali, territoriali e locali e del privato sociale impegnate nelle attività di prevenzione, trattamento e riabilitazione
delle tossicodipendenze, nonché del consumo, abuso, spaccio e traffico di stupefacenti
e sostanze psicotrope; cura il coordinamento
delle attività di ricerca nel settore; cura il rapporto tra le diverse reti di operatori presenti
sul territorio nazionale; cura la produzione, la
distribuzione di documentazione e bibliografia specifica del settore.
3. Il Punto Focale Nazionale: cura il collegamento con l’Osservatorio Europeo Delle
Droghe e Delle Tossicodipendenze di
Lisbona (EMCDDA- OEDT), ne recepisce le
indicazioni sulle attività da svolgere sul
territorio nazionale, diffonde il materiale,
le raccomandazioni, le pubblicazioni, i
risultati delle ricerche; cura la raccolta e
l'elaborazione dei dati statistico-epidemiologici ai fini della predisposizione del
Rapporto annuale nazionale per l’OEDT e
gli propone indicazioni ed elementi provenienti da esperienze nazionali; cura l’attività d i s v i l u p p o d e l l a rete informat i v a r e l a t i v a a R E I T O X (www.minwelfare.it/main/AreaTossicodipendenze/documenti/DM140999PRT.asp).
50
Il Punto Focale Nazionale italiano, quindi, pur
essendo uno dei tre settori operativi
dell’OIDT, ha una sua autonomia funzionale,
un suo sito ed un responsabile diverso dal
responsabile dell’OIDT (www.puntofocale.it
oppure www.ceis.it/focalpoint). Rappresenta
il Centro nazionale di informazione di REI-
TOX, la Rete Europea di Informazione sulle
Droghe e le Tossicodipendenze. Il Focal
Point italiano ha sottoscritto un accordo di
collaborazione con il Centro Italiano di
Solidarietà (CEIS) di Roma per il supporto
operativo relativamente a tutti gli impegni che
annualmente
vengono
assunti
con
l’EMCDDA. Nel sito si trovano i materiali
dell’EMCDDA in inglese e, laddove disponibili, anche in italiano. Inoltre, ci sono gli atti
della Terza Conferenza Nazionale sui
Problemi connessi con la diffusione delle
sostanze stupefacenti e psicotrope (Genova,
2000).
Nello specifico, il Punto Focale svolge le
seguenti attività:
- Preparazione e presentazione del
Rapporto Nazionale e delle Tabelle
Statistiche per l’Italia. Il Rapporto
Nazionale raccoglie informazioni qualitative e quantitative da fonti nazionali,
regionali e locali di tutto il territorio italiano, al fine di fornire dati ed analisi sugli
aspetti del problema droga in Italia. Le
Tabelle Statistiche sono create sulla
base di dati nazionali raccolti dalle istituzioni pubbliche competenti, contengono
informazioni relative a singoli anni e indicano le tendenze del consumo di droga
nel tempo. Sul sito è reperibile questo
materiale relativo al 2001 ed, in inglese,
la Relazione Annuale sull’evoluzione del
problema
delle
droghe,
fornita
all’EMCDDA per la realizzazione della
Relazione annuale sull’evoluzione del
fenomeno della droga nell’Unione
Europea (2001).
- Identificazione e presentazione di
Progetti italiani da inserire nel Data Base
di EDDRA.
- Implementazione dell’Azione Congiunta
sulle Nuove Droghe Sintetiche in Italia.
Si tratta di una collaborazione a livello
europeo che coinvolge l’EMCDDA e
l’Europol, finalizzata ad individuare l’immissione sul mercato di nuove droghe
sintetiche, ad effettuare una stima dei
rischi correlati all’assunzione di queste
sostanze ed a diffondere misure di controllo all’interno dell’Unione Europea.
- Sviluppo ed implementazione degli
Indicatori Epidemiologici di Base in
Italia. L’EMCDDA ha individuato cinque
indicatori epidemiologici di base (indagini sulla popolazione generale, valutazio-
ni di prevalenza dell’abuso di droga,
domanda di trattamento, mortalità e
decessi correlati all’abuso di droga,
malattie infettive correlate all’abuso di
droghe) al fine di sviluppare dati comuni
e comparabili sull’abuso di sostanze psicoattive in tutto il territorio dell’Unione
Europea.
- Preparazione della Mappa Informativa
Nazionale. Questa fornisce un quadro
completo e continuamente aggiornato
della fonte, del tipo e del flusso di informazioni sulle tossicodipendenze in
Italia.
- Infrastruttura tecnica. Funge da collegamento con gli altri Focal Point, con
l’EMCDDA e le altre istituzioni ed organizzazioni che si occupano di droga in
Italia.
In particolare, le attività del Punto Focale
Italiano sono:
A. A livello nazionale:
I. Statistica ed Epidemiologia
Miglioramento della qualità (copertura,
attendibilità, validità e comparabilità)
degli indicatori epidemiologici essenziali
del problema droga. La finalità è di fornire un quadro completo dell'andamento
del fenomeno dell'uso di droga. Questo
obiettivo si sta perseguendo attraverso:
[a] Il sistema nazionale di reporting
delle Regioni nei confronti del Ministero
del Welfare, Dipartimento delle politiche
sociali e previdenziali. Questo sistema
fornisce informazioni sugli utenti in trattamento presso i servizi pubblici e privati.
[b] L’indicatore delle emergenze non
mortali (in via di sviluppo). L’obiettivo è
di fornire informazioni sulle conseguenze dell’uso di droga per la salute, sulle
sostanze che causano problemi di salute, sulle nuove sostanze di abuso e sulla
necessità di servizi che forniscano trattamento medico ai tossicodipendenti.
[c] Altri indicatori come, per es.: infezioni da epatiti e da AIDS, arresti correlati alla droga, condanne penali, sequestri di droga, decessi e le sanzioni amministrative.
II. Riduzione della domanda di droga
[a] Sviluppo di metodologie e contenuti al fine di inserire progetti italiani nel
sistema EDDRA.
[b] Sviluppo di data base con l’elenco
delle organizzazioni italiane che si occupano della riduzione della domanda di
droga al fine di favorire lo scambio di
informazioni, forme di partenariato e
standard di qualità.
[c] Supporto per i sistemi di monitoraggio e valutazione all’interno di programmi di riduzione della domanda,
attraverso l’utilizzo di strumenti sviluppati dall’EMCDDA e da altri.
III. Documentazione
[a] Preparazione di una bibliografia
on-line sulle droghe e le tossicodipendenze che comprenda le pubblicazioni
(libri, articoli pubblicati su giornali scientifici e materiale distribuito durante conferenze e seminari). I titoli vengono forniti in italiano e in inglese.
[b] Pubblicazione nel sito web di una
selezione di documenti e data base.
IV. Infrastruttura tecnica
[a] Sviluppo, pubblicazione e manutenzione di un sito web interattivo per il
Punto Focale.
[b] Mailing-list e connessioni e-mail
con le organizzazioni italiane e con
gruppi di discussione su temi ed aree
particolari di attività.
B. A livello Europeo
La priorità è costituita dalla cooperazione con
gli altri Punti Focali Nazionali e con
l'EMCDDA. In particolare, il Punto Focale
Italiano è impegnato nelle seguenti attività:
1.Sviluppo di metodologie comuni di raccolta dei dati nel campo della domanda
(indicatori statistici ed epidemiologici) e
della riduzione della domanda (prevenzione, trattamento, post-cura).
2.Standardizzazione delle informazioni
contenute nei rapporti nazionali per
l’EMCDDA.
3.Sviluppo del data base legislativo.
Ci si è soffermati nella descrizione di finalità,
compiti e struttura dell’OIDT e del Punto
Focale, anche se fino ad ora non hanno proposto strumenti specifici per la prevenzione,
in quanto rappresentano i riferimenti principali nonché ufficiali dell’Italia.
2.14. COST - A6 Italia
Il COST-A6 Italia rappresenta lo sviluppo italiano dell’Azione COST - A6 Europa
“Valutazione delle azioni contro l’abuso di
sostanze in Europa” prima descritto
(www.mclink.it/assoc/itaca-italia
oppure
51
52
www.itaca-europa.org/paginas/main.htlm).
In Italia l’Azione COST - A6 è stata portata
avanti grazie ad un progetto finanziato dal
Fondo Nazionale Lotta alla Droga, esercizio
finanziario 1994, affidato dal Ministero
dell’Università e della Ricerca Scientifica e
Tecnologica (MURST) all’I.E.F.Co.S., Istituto
Europeo di Formazione e Consulenza
Sistemica di Roma. Nello specifico, nel 1994,
fu presentato un progetto italiano, parallelo
all’azione europea, che aveva come scopo
fondamentale quello di favorire la diffusione
delle iniziative e delle indicazioni emerse dai
lavori scientifici europei nella realtà italiana.
Fino ad allora, infatti, il tema della valutazione era stato poco trattato, soprattutto per
quanto riguarda la prevenzione. Il progetto
approvato, dal titolo Azione COST - A6 - Italia
Integrazione e sviluppo in Italia dell'Azione
COST-A6 della Commissione della Comunità
Europea dal titolo: "Valutazione delle azioni
contro l'Abuso di Sostanze in Europa", consisteva in un insieme di sotto progetti che
avevano due obiettivi fondamentali:
1.favorire la partecipazione degli esperti
italiani alle iniziative dell’azione europea. Questa parte venne chiamata
"azioni di supporto e di integrazione";
2.sviluppare e diffondere in Italia la cultura,
le pratiche e gli strumenti per la valutazione, così come venivano interpretati
nell’azione europea e provvedere ad un
loro adattamento alla realtà italiana.
Questa parte prese il nome di "azioni di
sviluppo".
Viste le specifiche caratteristiche del panorama italiano, fu deciso di concentrare gli sforzi delle "azioni di sviluppo" su tre aspetti principali denominati Progetti Operativi:
- Progetto Operativo 1 (PO1): dedicato
alla valutazione della prevenzione.
- Progetto Operativo 2 (PO2): dedicato
alla valutazione dei trattamenti.
- Progetto Operativo 3 (PO3): dedicato
agli strumenti per la valutazione dei trattamenti.
Per quanto riguarda il PO1 sulla valutazione
degli interventi di prevenzione primaria, il
progetto si propose di creare un Network permanente tra le diverse strutture impegnate
nel settore della valutazione delle azioni preventive, di incentivare il collegamento e lo
scambio di dati tra tali strutture e con i centri
di documentazione e di supportare ed integrare le iniziative dell’Azione COST A6 a
livello europeo. Per implementare tale progetto si costituì un gruppo organizzativo e si
individuò nella Promeco di Ferrara il capofila, si costituì un gruppo di esperti a livello
nazionale al fine di creare un network nazionale che collaborasse strettamente con il
Focal Point italiano e con l’EMCDDA.
L’interesse del gruppo si centrò fin dall’inizio
sulla traduzione e definizione delle Linee
Guida per la Valutazione della Prevenzione
Primaria (cfr. paragrafo 2.8.). Il Piano
d’Azione della suddetta guida europea:
- la traduzione tecnica e concettuale delle
Guidelines europee;
- la sperimentazione della versione italiana presso i 12 centri del network nazionale aderenti al progetto;
- la pubblicazione delle linee guide italiane.
Al termine di questo lavoro, il gruppo ha
messo a punto e pubblicato il seguente materiale:
1. Linee Guida per la valutazione della prevenzione dell’abuso di droghe (1997),
traduzione delle linee guida europee
nell’area prevenzione delle dipendenze
dell’EMCDDA precedentemente citata
nel paragrafo 2.8.;
2. Linee guida integrate per la valutazione
della prevenzione primaria. Progetto
COST A6 Italia (1999) (cfr. paragrafo
2.14);
3. Analisi comparata delle Linee G u i d a
europee e Linee Guida rielaborate dal
gruppo italiano (1999).
Questo materiale non è disponibile sul sito
internet di riferimento per l’azione COST A6
Italia.
Da segnalare anche il testo Modelli di
Valutazione della Prevenzione Primaria in
Europa (Buccoliero, Sorio e Tinarelli, 1999),
messo a punto dal gruppo di Promeco. Nel
volume vengono raccolte significative esperienze di valutazione di alcuni Paesi
dell’Unione Europea, fra i quali Olanda,
Germania, Austria, Spagna, Belgio e Italia, e
vengono messi a confronto diversi modelli di
prevenzione primaria al fine di individuare le
metodologie più opportune per la valutazione. Il testo è stato steso grazie alla collaborazione di molti degli esperti che hanno partecipato ai lavori del Gruppo COST A6 Italia
ed Europa.
Il Progetto Operativo 2 “Valutazione dei trattamenti” si centrò sull’analisi delle esperienze
italiane nel campo della valutazione dei trattamenti e, al contempo, favorì l’acquisizione
delle Linee Guida Europee per la Valutazione
dei Trattamenti. Si tratta di un insieme di indicazioni attraverso le quali un servizio, un
centro di trattamento, un gruppo di operatori,
un manager di una struttura possono disegnare uno studio valutativo specifico per le
loro attività partendo dalla loro realtà e dalle
loro risorse.
Le Linee Guida per la Valutazione dei
Trattamenti furono prima tradotte dall’inglese, poi adattate al contesto italiano da un
gruppo di esperti e infine diffuse in un testo
intitolato “Linee guida per la valutazione dei
trattamenti nel campo dell’abuso di droghe e
della tossicodipendenza” (Coletti, 1999).
Il Progetto Operativo 3 scelse di impegnarsi
su due strumenti in particolare: l’EuropASi ed
il MAPS. L’EuropASI è la versione europea
dell’Addiction Severity Index, messa a punto
da Thomas MacLellan, che rispondeva all’esigenza di avere uno strumento esaustivo
delle varie aree di vita del tossicodipendente.
Il MAPS (acronimo di: Monitoring Area and
Phase) è stato sviluppato all’interno della
ricerca "Biomed II- IPTRP" (Improving
Psychiatric Treatment in Residential
Programmes) da un team di ricercatori svedesi. La logica del MAPS ruota attorno all’esigenza di raccogliere dati relativi ad un programma di trattamento e riferibili alle aree
dell’ASI e, contemporaneamente, anche alle
cinque fasi della motivazione al cambiamento così come proposte da Prochaska e Di
Clemente.
Nel 1997, così come è giunto a termine il
COST – A6 Europa, così è giunta al termine
anche l’Azione COST- A6 Italia, con un grave
danno rispetto alla possibilità di procedere
con la divulgazione e la verifica del lavoro
svolto.
2.15. LE LINEE GUIDA DEL COST - A6 Italia
Come già prima evidenziato, il gruppo COST - A6 Italia ha elaborato le “Linee guida integrate per la valutazione della prevenzione primaria”. Progetto COST A6 Italia (1999).
Il gruppo di lavoro è partito con la traduzione delle Linee Guida Europee ed è arrivato a costruire le Linee Guida Integrate. Ha, poi, messo
a confronto i due modelli, quello europeo e quello italiano, spiegandone similitudini e differenze (Analisi comparata delle Linee Guida europee e Linee Guida rielaborate dal gruppo italiano, 1999).
Le Linee Guida Integrate sono disponibili sia in cartaceo che in CD Rom, ma non on-line. Obiettivo delle stesse è quello di fornire informazioni di base sulle opzioni, gli elementi e le procedure di valutazione degli interventi preventivi agli operatori che si occupano di prevenzione primaria specifica e aspecifica. Esse non sono direttamente traducibili in valutazione; permettono, invece, di programmarne il disegno, di identificarne le priorità, di completarne tutti gli aspetti necessari e dovrebbero facilitare la condivisione della terminologia, della
concettualizzazione e della metodologia per la ricerca valutativa. Infatti, non intendono raccomandare un modello di prevenzione o un
metodo di valutazione specifico, ma vogliono indicare una metodologia generale applicabile a progetti sia di prevenzione specifica delle
dipendenze che di prevenzione aspecifica del disagio.
La prima parte delle Linee guida integrate riguarda la valutazione del progetto. Le domande proposte servono ai progettisti per verificare
se il loro lavoro contiene tutti gli elementi rilevanti ed utili per la costruzione del progetto.
La seconda parte riguarda l'esecuzione del progetto (il processo) e le domande proposte servono per verificare se l'intervento di prevenzione si sta svolgendo in modo adeguato e per coglierne i limiti in itinere.
La terza parte indirizza la valutazione dei risultati, allo scopo di verificarne il successo o l'insuccesso.
La quarta parte, infine, riguarda la divulgazione dei risultati della prevenzione.
È importante sottolineare che la struttura modulare delle linee guida, può essere utilizzata sia come vademecum per la valutazione, sia
come strumento di rilevazione dei progetti, degli interventi, dei risultati e dei metodi di divulgazione degli esiti.
2.16. AIV – ASSOCIAZIONE ITALIANA DI
VALUTAZIONE
L’AIV, Associazione Italiana di Valutazione, è
un’associazione non profit fondata nel 1997
che ha lo scopo di promuovere e sviluppare
la cultura della valutazione tramite la diffusione della pratica della valutazione degli inter-
venti e dei processi decisionali pubblici e privati, il dibattito sui metodi e sulle tecniche, la
formazione dei valutatori. Non si occupa specificatamente di prevenzione nel campo delle
dipendenze, ma di tematiche anche molto
diverse tra di loro (Politiche del Lavoro, Fondi
Strutturali
Europei,
modernizzazione
53
54
dell’Amministrazione Pubblica, Politiche
Sanitarie, ecc.) che però sono tutte trasversalmente toccate dal problema della valutazione.
Le sue caratteristiche principali sono:
1. la multidisciplinarietà e la multiprofessionalità: intende, cioè, favorire il dialogo
fra saperi, professioni e ruoli, rivolgendosi sia ai professionisti che intendono
confrontarsi e scambiare esperienze, sia
agli utilizzatori della valutazione (quadri,
dirigenti pubblici, operatori dei servizi,
associazioni) che intendono partecipare
ai processi valutativi con maggiore
capacità critica;
2. l’intensa azione culturale e formativa
rivolta ai giovani che intendono mettersi
alla prova con queste attività;
3. la chiara separazione delle azioni associative dalle attività professionali dei
valutatori.
L’AIV organizza annualmente un Congresso
Scientifico, numerosi Seminari e Giornate di
Studio dedicati a tematiche specifiche,
Scuole estive di carattere introduttivo e di
specializzazione. È possibile reperire il materiale presentato ai congressi e altre informazioni sull’associazione nel sito www.valutazioneitaliana.it.
L’AIV cura la pubblicazione della collana
Valutazione, della rivista Rassegna Italiana di
Valutazione, bimensile multidisciplinare di
ricerca sociale, analisi valutativa, programmazione e scienze umane, e dell’Annuario
AIV, una pubblicazione periodica sullo stato
dell’arte e le prospettive della valutazione in
Italia. Inoltre, invia per e-mail agli iscritti
all’associazione una Newsletter periodica di
tipo informativo.
Pur non occupandosi in maniera specifica di
prevenzione delle dipendenze, tale associazione si ritiene interessante da segnalare poiché è uno dei pochi gruppi organizzati che,
da un po’ di anni, si occupa della tematica
della valutazione in Italia. La prevenzione
delle dipendenze può apprendere da altri settori che si occupano della valutazione e ci
possano essere, in altre discipline, modelli e
strumenti mutuabili e/o adattabili nel settore
preventivo.
In occasione dei Congressi di Bari del 2001 e
di Bologna del 2002, un gruppo di discussione di operatori del settore ha affrontato il difficile tema dei “problemi della pratica” nel fare
valutazione, anche in ambito preventivo.
Oltre all’interessante scambio avvenuto
all’interno del gruppo, l’esigenza emersa di
un confronto continuo fra valutatori e fra valutatori e committenti relativamente alle tematiche della valutazione ha portato all’idea di
una lista di discussione elettronica. Ne è
stata attivata una gratuita e in via sperimentale, all’indirizzo http://it.egroups.com/group/valutazione.
SECONDA PARTE
Analisi dei programmi
di prevenzione delle dipendenze
56
3.1. Cos’è la prevenzione basata sull’evidenza e/o sull’efficacia
Quando si parla di “science-based” ci si riferisce ad un processo in cui esperti, utilizzando criteri condivisi relativamente alle modalità di analisi di studi e ricerche, pervengono
ad un consenso circa la credibilità e la sostenibilità dei risultati della valutazione degli
stessi. (www.northeastcapt.org/science/framework/glossary.asp). Questo termine è utilizzato non solo per descrivere il processo,
ma anche per indicare il singolo programma
che risulta essere efficace.
“Basato sull’evidenza” e “basato sulla ricerca” spesso sono utilizzati come sinonimi di
“basato sulla scienza”.
I criteri che caratterizzano programmi “science based” sono:
- essere basati su teorie e modelli ben
definiti;
- utilizzare modalità di raccolta dati e procedure di analisi appropriate;
- possedere un alto livello di relaz i o n i causa-effetto;
- poter raggiungere la popolazione di riferimento.
Questo tipo di approccio è utilizzato in più
discipline. Storicamente è stata la medicina a
farlo proprio per ricercare gli elementi di efficacia degli interventi. In particolare, si è avvicinata prima la medicina clinica e, poi, quella
delle dipendenze; solo più avanti l’approccio
science-based è arrivato anche nella prevenzione delle dipendenze.
L’approccio alla prevenzione delle dipendenze basato sull’evidenza scientifica permette
di individuare pratiche preventive che possano garantire risultati soddisfacenti ed efficaci.
Ricorre, infatti, a programmi analizzati da
esperti del settore, sulla base di criteri prestabiliti in base alla ricerca empirica. Essi
esplicano una teoria di riferimento, utilizzano
una chiara metodologia di ricerca e possono
affermare che gli effetti ottenuti sono correlati al programma implementato e non ad altre
variabili esterne. Un elemento di criticità che
va segnalato e che differenzia, in alcuni casi,
la realtà italiana dalle altre è che, in molti
contesti, le fonti consultate riportano dati di
efficacia più vicini ad una prevenzione aspecifica che ad una specifica delle dipendenze.
La storia della prevenzione basata sull’efficacia è relativamente recente. Una prima
review di ricerche nel campo è quella messa
a punto dal NIDA nel 1983, Preventing
Adolescent Drug Abuse: Intervention
Strategies (Glynn, Leukefeld e Lundford,
1983). Questo lavoro sottolinea l’inadeguatezza teorica e metodologica dell’epoca in
questo campo, l’impossibilità di capire come i
programmi preventivi effettivamente agissero, la difficoltà a capire perché alcuni programmi risultassero efficaci ed altri no, perché alcuni lo erano in certi setting e non in
altri e con alcuni target e non con altri.
Nell’arco degli ultimi vent’anni, partendo da
questo primo lavoro, sono stati fatti molti
passi avanti nella prevenzione basata sulle
evidenze. Molto è già stato presentato nel
capitolo 2 e altro è stato analizzato nel corso
di tutto questo lavoro. È importante, comunque, sottolineare che il contributo della prevenzione basata sull’efficacia, seppure ancora in fase di sviluppo, dovrebbe rappresentare la base per la progettazione e per la programmazione.
In un documento dell’Office of National Drug
Control Policy degli USA vengono indicati
alcuni come principi da considerare per una
prevenzione efficace (www.whitehousedrugpolicy.gov):
1. selezionare e definire chiaramente
il target;
2. rivolgersi alle diverse forme di abuso di
sostanze;
3. f o c a l i z z a r s i s u i m a g g i o r i f a t t o r i
d i rischio e di protezione;
4. intervenire con le famiglie;
5. intervenire nelle altre maggiori istituzioni della comunità;
6. intervenire abbastanza precocemente;
7. intervenire abbastanza spesso;
8. considerare ed utilizzare risorse e marketing;
9. fare azione informativa;
10. fortificare attitudini e norme anti-droga;
57
58
11. fortificare life-skills e capacità di rifiutare le
droghe;
12. considerare attività alternative;
13. usare tecniche interattive.
Anche il Northeast CAPT del CSAP
(www.northeastcapt.org/science/default.asp)
che, come si è già visto nel capitolo 2, rappresenta uno dei più importanti organismi
che si occupa di prevenzione delle dipendenze, identifica tre chiavi del successo in prevenzione emerse dalle review di programmi
di prevenzione delle dipendenze basati sull’evidenza scientifica:
1. Seguire modelli teorici che considerino
approcci sia individuali che ambientali.
Le molte teorie che vengono considerate nei programmi presentano ipotesi
circa il cambiamento, o il mantenimento
di comportamenti positivi, e circa i fattori che supportano il cambiamento. Nello
sviluppare dei programmi preventivi è
importante considerare l’intero spettro di
teorie circa i cambiamenti individuali,
organizzativi e sociali.
2. Applicare strategie diversificate in setting diversificati. Quando i programmi
preventivi utilizzano strategie diversificate per raggiungere un unico obiettivo la
probabilità di successo degli stessi
aumenta.
3. Seguire un disegno logico nella progettazione che includa la valutazione. Per
ottenere dei risultati positivi nel processo
di pianificazione strategica è necessario
effettuare un’analisi dei bisogni, un’analisi della popolazione coinvolta, definire
delle attività chiaramente collegate agli
obiettivi e alle finalità del programma,
implementare strategie e modelli basati
sulle evidenze scientifiche e valutare i
risultati del programma al fine di ottenere dei feedback per poter ridefinire il programma stesso.
Anche a livello europeo, si raccomanda di
procedere nella direzione dell’implementazione di programmi efficaci; il Gruppo
Pompidou del Consiglio d’Europa (Van der
Stel e Voordewind, 1998), infatti, sottolinea
come sia molto importante il puntare sulla
programmazione e sulla valutazione degli
interventi preventivi, nonché sostenere un
lavoro preventivo per progetti.
Per altro, tutte le fonti consultate dagli autori,
nazionali ed internazionali, raccomandano
che nei programmi di prevenzione ci sia mas-
sima coerenza fra obiettivi, modelli teorici di
riferimento ed indicatori utilizzati per la valutazione, nonché tra questi tre elementi e le
attività che si mettono in atto.
Di seguito, in questo capitolo, si analizzeranno prima alcuni principi scientificamente
comprovati e definibili come efficaci per la
prevenzione delle dipendenze e poi, si
affronterà, nello specifico, il tema dei fattori di
rischio e di protezione, in quanto numerosi
studi recenti li indicano come elementi fondamentali nella struttura descrittiva e predittiva
degli interventi di prevenzione.
3.2. I domini del CSAP
Il CSAP del SAMHSA (2001c) ha messo a
punto una sintetica lista di principi scientificamente difendibili e comprovati, utili per strutturare programmi di prevenzione delle dipendenze efficaci. Questi principi sono organizzati in sei domini, cioè sei specifiche aree di
interesse (individuale, della famiglia, dei pari,
della scuola, della comunità e della società)
che sono di seguito presentati in quanto si
ritiene che sia la più importante ed esauriente lista di indicazioni “science-based”.
Dominio individuale:
I-1. Costruire abilità sociali e personali, in
quanto in grado di stimolare comportamenti
contrastanti il consumo di sostanze (Bell,
Ellickson & Harrison, 1993; Botvin, Baker,
Dusenbury, Botvin & Diaz, 1995; Ellickson,
Bell & McGuigan, 1993; Hansen, 1996;
Pentz. et al., 1990; Schinke & Cole, 1995;
Tobler, 1986,1992).
I-2. Progettare interventi culturalmente sensibili che considerano variabili quali razza,
sesso ed età dei soggetti al quale è indirizzato (Botvin, Schinke, Epstein, & Diaz, 1994;
CSAP, 1996).
I-3. Enfatizzare le conseguenze a breve termine del consumo di sostanze ( Flay &
Sobel, 1993; Flynn et al., 1997; Paglia &
Room, 1998).
I-4. La divulgazione di informazioni e le campagne implementate dai mass-media possono essere efficaci solo se associate ad interventi di altro tipo (Flynn et al.,1992, 1997;
Flynn, Worden, Secker-Walker, Badger, &
Geller, 1995).
I-5. Offrire alternative positive che raggiungano i giovani negli ambienti ad alto rischio e
che possano promuovere lo sviluppo di abilità personali e sociali. (CSAP, 1996; Tobler,
1986).
I-6. Riconoscere le eventuali relazioni esistenti tra uso di sostanze ed altre problematiche adolescenziali quali la presenza di problemi familiari, disordini mentali, fallimento
scolastico, delinquenza. (Compas, Hinden &
Gerhardt, 1995).
I-7. Progettare interventi di prevenzione
capaci di identificare e segnalare precocemente gli eventuali consumatori che necessitano di trattamento (Brounstein & Zweig,
1996; Johnson et al., 1996).
I-8. Garantire il trasporto per i partecipanti più
giovani può incoraggiare la loro partecipazione all'intervento (Brounstein & Zweig, 1996).
Dominio della Famiglia:
F-1. Rivolgere l’intervento all’intera famiglia,
cioè sia ai genitori che ai figli (Dent et al.,
1995; Dishion, Andrews, Kavanagh &
Soberman, 1996; Hawkins et al., 1992;
Kumpfer et al., 1996; Pentz et al., 1989;
Walter, Vaughn & Wynder, 1989).
F-2. Facilitare lo sviluppo di relazioni all'interno del gruppo dei genitori e rispondere ai loro
bisogni personali può promuovere la loro partecipazione al programma (Cohen et Linton,
1995; Creating Lasting Family Connection,
1998; Resnik et Wojcicki, 1991; Kumpfer &
Alvarado, 1995).
F-3. Considerare la presenza di particolari
problematiche culturali e razziali nelle famiglie appartenenti ad una minoranza, quali ad
esempio l’influenza della religione, la presenza di differenze linguistiche e lo status socioeconomico (Kumpfer & Alvarado, 1995;
Kumpfer et al., 1997; Szapocznik et al.,
1997).
F-4. Focalizzare l’intervento non solo nel
dare informazioni sulle funzioni genitoriali,
ma anche promuovere nei genitori stessi lo
sviluppo di specifiche abilità (Bry & Canby,
1986; Kumpfer et al., 1996; Szapocznik et
al., 1988).
F-5. Enfatizzare i legami familiari (Dishion &
McMahon, 1998; Szapocznik et al., 1988).
F-6. Offrire sessioni di intervento dove i genitori ed i figli possano apprendere specifiche
abilità ed esercitarle (Brounstein et al., 1996;
DeMarsh & Kumpfer, 1986; Dishion &
McMahon, 1998; Kumpfer & Baxley, 1997).
F-7. Migliorare le capacità di ascolto e di relazione dei genitori (Brounstein & Zweig, 1996;
Kumpfer et al., 1997).
F-8. Promuovere nei genitori l'utilizzo di posi-
tive e costanti tecniche di disciplina e il monitoraggio del comportamento dei propri figli
(DeMarsh & Kumpfer, 1986).
F-9. Utilizzare tecniche attive di apprendimento può incrementare lo sviluppo di nuove
abilità al fine di migliorare la comunicazione
in famiglia (Dishion & McMahon, 1998;
Patterson & Chamberlain, 1994; Szapocznik
et al., 1988; Webster-Stratton & Herbert,
1993).
F-10. Adottare strategie ed incentivi per
superare le resistenza dei genitori ai programmi di prevenzione (Kumpfer & Alvarado,
1995).
F-11. Un intervento supportivo di almeno 12
sessioni di counseling può migliorare il comportamento e le capacità dei genitori che
fanno uso di sostanze e può decrementare il
loro livello di consumo e quello dei propri figli
(Bry, 1994; Kumpfer et al., 1996; Olds, 1997).
F-12. Migliorare il funzionamento familiare
attraverso la terapia familiare quando indicato (DeMarsh & Kumpfer, 1986; Kumpfer et
al.,1996).
F-13. Identificare luoghi alternativi all’ambiente scolastico, quali ad esempio centri
ricreativi e religiosi, al fine di garantire la partecipazione dell’intera famiglia all’intervento
(Johnson et al., 1996; Kumpfer et al., 1996).
F-14. L’utilizzo di video durante le attività di
prevenzione può essere uno strumento efficace nell’apprendimento di abilità da parte
dei genitori (Webster-Stratton, 1990;
Webster-Stratton & Herbert, 1993).
Dominio dei Pari:
P-1. Strutturare attività ed eventi alternativi al
consumo può offrire ai giovani la possibilità di
interazione sociale in ambienti liberi dal consumo di sostanze (CSAP, 1996; Williams &
Perry, 1998).
P-2. Attività alternative focalizzate sull’incremento di abilità sociali e personali risultano
efficaci per i giovani negli ambienti ad alto
rischio, al fine di evitare la manifestazione di
comportamenti problematici (Tobler, 1986).
P-3. Programmi alternativi efficaci richiedono
il ricorso a diversi approcci ed un consistente
investimento di tempo da parte dei partecipanti (Schaps, Di Bartolo, Moskowitz, Palley
& Churgin, 1981; Shaw, Rosati, Salzman,
Coles & McGeary, 1997; Tobler, 1986).
P-4. Gli eventi alternativi possono servire a
comunicare le norme dei pari contro l’uso di
alcol e di sostanze illecite ed evidenziare le
59
posizioni della comunità in merito al non consumo (CSAP, 1996; Rohrbach, Johnson
Mansergh, Fishkin & Neumann, 1997).
P-5. Coinvolgere i giovani nello sviluppo degli
stessi programmi incrementa la loro partecipazione attiva (Armstrong, 1992; Komro et
al., 1996).
P-6. Gli interventi condotti da pari risultano
essere maggiormente efficaci di quelli condotti solo da adulti (Komro et al., 1996;
Tobler, 1986,1992).
P-7. Contenere gli effetti di norme e comportamenti devianti creando un ambiente dove
giovani con problemi di comportamento possano interagire con altri giovani non problematici (Dishion et al., 1996; Dishion &
McMahon, 1998).
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Dominio della scuola:
S-1. Interventi che mirano a fornire unicamente informazioni sulle conseguenze negative dell’uso di sostanze sono considerati una
strategia preventiva poco efficace, in quanto
non in grado di produrre significativi cambiamenti misurabili nel comportamento e negli
atteggiamenti relativi al consumo (Tobler,
1986).
S-2. Gli interventi atti a modificare le errate
opinioni esistenti relativamente alla prevalenza dell’uso di sostanze risultano modificare
gli atteggiamenti verso il consumo delle stesse (Errecart et al., 1991; Hansen & Graham,
1991) e risultano maggiormente efficaci
quando combinati con approcci educativi,
quali ad esempio l’incremento delle abilità
sociali (Shope, Kloska, Dielman, & Maharg,
1994).
S-3. Gli interventi condotti dai pari risultano
essere maggiormente efficaci di quelli condotti solo dagli adulti, o nello specifico, solo
dagli insegnanti (St. Pierre, Kaltreider, Mark
& Aitkin, 1992; Tobler, 1986, 1992).
S-4. Utilizzare approcci interattivi permette
agli studenti di mettere in pratica le abilità
acquisite e di sentirsi maggiormente coinvolti negli interventi di prevenzione (Botvin et al.,
1994, 1995; Brounstein & Zweig, 1996;
Komro et al., 1996; Walter et al., 1989;
Williams & Perry, 1998).
S-5. Utilizzare sessioni supplementari di
intervento permette di rinforzare e mantenere nel tempo le abilità acquisite (Botvin, 1994,
1995).
S-6. Coinvolgere i genitori negli interventi
attuati in ambito scolastico (Dent et al., 1995;
Dishion et al., 1996; Kumpfer et al., 1996;
Pentz, 1989; Walter et al.,1989).
S-7. Le politiche scolastiche debbono chiaramente esprimere il loro impegno nella prevenzione delle dipendenze e debbono coinvolgere non solo gli studenti, ma anche il
corpo scolastico docente e non docente
(Paglia & Room, 1998).
Dominio della comunità :
C-1. Sviluppare strategie di prevenzione integrate e complete piuttosto che focalizzate su
singoli eventi (Paglia & Room, 1998; CSAP,
1996).
C-2. Controllare l'ambiente circostante le
scuole e le altre aree dove i giovani si raggruppano, aiuta a rafforzare le norme dettate
dalla comunità contro il consumo di sostanze
(Davis, Smith, Lurigio & Skogan, 1991; Eck &
Wartell, in stampa; Gruenewald, Ponicki &
Holder, 1993).
C-3. Le strategie di mentoring degli adulti
sono importanti mezzi per ridurre il consumo
di sostanze ed incrementare nei giovani
atteggiamenti positivi verso gli altri, il futuro e
la scuola (Brounstein & Zweig, 1996; CSAP,
1996; LoSciuto et al., 1996).
C-4. Le agenzie (educative, ricreative, ecc.)
presenti nella comunità possono incrementare gli atteggiamenti positivi dei giovani verso
gli altri, il futuro e la comunità stessa
(Brounstein et al., 1996; CSAP, 1996;
LoSciuto et al., 1996).
C-5. Mentori maggiormente coinvolti realizzano migliori risultati di quelli coinvolti in
misura minore (Brounstein et al., 1996;
LoSciuto et al, 1996).
C-6. Enfatizzare ai datori di lavoro i costi dell'uso di sostanze fra i lavoratori, anche in termini di perdita della produttività, al fine di renderli più attivi nei confronti della prevenzione
(Cook, Back & Trudeau, 1996; Frankish,
Johnson, Ratner, & Lovato, 1997).
C-7. Comunicare una chiara politica inerente
l'abuso di sostanze nei luoghi di lavoro promuove importanti cambiamenti nelle norme
relative allo stesso (Ames & Janes, 1987;
Cook et al., 1996).
C-8. Di fronte alla definizione di obiettivi
comuni, riunire i rappresentanti di ogni organizzazione della rete coinvolta nella prevenzione delle dipendenze (Christenson,
Fendley, & Robinson, 1989; Edelman &
Springer, 1995; Warren, Rodgers & Evers,
1975; Chavis & Florin, 1990; CSAP, 1997a;
1997b; Warren et al, 1975; CSAP, 1997b).
C-9. Motivare ciascun membro della rete territoriale ad una partecipazione attiva attraverso rinforzi significativi (Join Together, 1996;
Nistler, 1996).
C-10. Definire gli specifici obiettivi ed assegnare specifiche responsabilità per il loro
conseguimento ai diversi punti della rete
(Christenson et al., 1989; Join Together,
1996; Rohrbach et al, 1997).
C-11. Assicurare la pianificazione secondo
una comprensione dei problemi correlati alle
sostanze e basata sull’evidenza empirica
(Armstrong, 1992; Gabriel, 1997; Join
Together, 1996; Reynolds, Stewart & Fisher,
1997).
C-12. Individuare obiettivi basati sui risultati
sulla base dei quali vengono definite strategie ed azioni (Forster, Hourigan, &
McGovern, 1992; Join Together, 1996;
Reynolds, Stewart, & Fisher, 1997).
C-13. Sostenere numerose e differenziate
attività preventive piuttosto che un singolo
intervento (CSAP, 2000a).
C-14. Organizzare l’intervento rispettando le
caratteristiche locali (CSAP, 2000a).
C-15. Stimare l'efficacia di un programma
attraverso una valutazione dei risultati e
attraverso quest’ultima apportare delle modifiche al piano di azione al fine di raggiungere
gli obiettivi (CSAP, 1997b, 2000a; Forster et
al, 1992; Gabriel, 1997; Join Together 1996;
Keay, Woodruff, Wildey & Kenney, 1993).
C-16. Coinvolgere i punti della rete (Join
Together, 1996).
Dominio della società/ambiente:
S/E-1. La consapevolezza della comunità e
gli sforzi dei media possono essere efficaci
strumenti per incrementare la percezione
relativa alla probabilità di sperimentare paure
e sanzioni relative al consumo e per ridurre la
non salvaguardia delle norme da parte dei
rivenditori di sostanze (Lewit, Coate, &
Grossman, 1981; Schneider, Klein & Murphy,
1981).
S/E-2. Un utilizzo appropriato dei massmedia incrementa la consapevolezza nella
comunità ed influenza in modo significativo le
norme della stessa inerenti il consumo di
sostanze (Paglia & Room, 1998). Le campagne rivolte ai giovani che vengono attuate
attraverso i mass-media devono rispondere
alle caratteristiche di questo specifico target:
infatti, le percezioni e le capacità che per-
mettono di cogliere i messaggi comunicati
attraverso i media, variano sulla base del
sesso, della cultura e dello sviluppo cognitivo
(Flynn et al., 1992, 1997).
S/E-3. Le campagne dei mass-media devono
definire obiettivi chiari per ogni messaggio
che deve essere comunicato (Flynn., et al.
1997).
S/E-4. Evitare l'uso di figure autoritarie nelle
campagne dei media indirizzate ai giovani in
ambienti ad alto rischio, bensì utilizzare
modelli a loro vicini (Flynn et al., 1992).
S/E-5. Messaggi dei mass-media efficaci
sono quelli implementati in modo continuativo e frequente nel tempo (Flynn et al., 1997)
S/E-6. Messaggi dei mass-media efficaci
sono quelli trasmessi attraverso molteplici
canali e nel momento in cui è più probabile
che il pubblico cui si indirizzano stia vedendo
o ascoltando (Flynn et al., 1992, 1997).
S/E-7. Dare controinformazione rispetto ai
produttori che promuovono il consumo di
tabacco riduce la vendita di sigarette ed il
loro consumo (Chaloupka & Grossman,
1996; Flay, 1987; Flynn et al., 1992; Wallack
& DeJong, 1995).
S/E-8. La diffusione di informazioni relative
alle conseguenze del consumo di alcol, pur
influenzando gli atteggiamenti e le intenzioni
in merito al consumo, non sembrano avere
particolare riscontro nei confronti del comportamento (Barlow & Wogalter, 1993; Hilton,
1993; Laughery,Young, Vaubel, & Brelsford,
1993).
S/E-9. Promuovere restrizioni sull’uso del
tabacco nei luoghi di lavoro pubblici e privati
influenza la vendita di sigarette ed il loro consumo da parte di giovani ed adulti
(Chaloupka & Saffer, 1992; Chaloupka,
1992; Chaloupka & Pacula, 1997; Evans,
Farrelly & Montgomery, 1996; Ohsfeldt,
Boyle & Capilouto, 1999; Wasserman,
Manning, Newhouse & Winkler, 1991).
S/E-10. Le leggi che tutelano l’“aria pulita” in
ambienti chiusi riducono l’esposizione al
fumo passivo e contribuiscono a modificare
le norme relative all’accettabilità sociale del
fumo (DHHS, 1994).
S/E-11. Promuovere la formazione dei gestori degli esercizi che servono bevande alcoliche e rafforzare le leggi in merito (Williams &
Perry, 1998; Altman, Rasenick-Douss,Foster
& Tye, 1991; DiFranza & Brown, 1992;
DiFranza, Savageau & Aisquith, 1996;
Skretny, Cummings, Sciandra & Marshall,
61
62
1990).
S/E-12. Incrementare la responsabilità legale di chi vende o serve alcolici (Wagenaar &
Holder, 1991).
S/E-13. Incrementare il prezzo di alcol e
tabacco riduce la prevalenza del loro consumo. In particolare per quanto riguarda l’alcol,
l’incremento del prezzo riduce i problemi
alcol-correlati, inclusi ad esempio gli incidenti stradali e la percentuale di patologie alcolcorrelate (Cook, 1981; Cook & Moore, 1993;
Cook & Tauchen, 1982; Cook & Tauchen,
1984; Sloan, Reilly & Schenzler, 1994).
S/E-14. Incrementare l’età minima per l’acquisto di alcol a 21 anni decrementa il consumo di alcolici fra i giovani e i problemi
alcol-correlati quali ad esempio gli incidenti
stradali (Jones, Pieper, & Robertson, 1992;
Parker & Rebhun, 1995).
S/E-15. Limitare la densità degli esercizi di
vendita di alcol (Gruenewald et al., 1993;
Gruenewald & Ponicki, 1995b; Scribner,
MacKinnon & Dwyer, 1995; Gruenewald &
Ponicki, 1995; Gruenewald, Ponicki &
Mitchell, 1995, Scribner et al., 1995).
S/E-16. Impiegare strategie di cittadinanza
attiva per ridurre la vendita di sostanze illegali e la microcriminalità connessa (Davis et
al, 1991; Eck & Wartell, in press.; GreenMazarolle, Roehl, & Kadleck, in stampa;
Lurigio et al., 1993; Rosenbaum & Lavrakas,
1993; Smith, Davis, Hillenbrand, & Goretsky,
1992).
S/E-17. Applicare le leggi relative all’età minima legale per l’acquisto di alcol e tabacco in
modo chiaro ed efficace (Cummings &
Coogan, 1992; Feighery et al., 1991; Forster
et al., 1998; Jason, Billows, Schnop-Wyatt &
King, 1996; Jason, Ji, Anes, & Birkhead,
1991; Preusser, Williams, & Weinstein,
1994).
S/E-18. La comunità può influenzare attraverso feedback positivi e negativi i venditori
di alcol e tabacco, al fine di rispettare le
norme vigenti (Biglan et al., 1995; Lewis,
Huebner, & Yarborough, 1996).
S/E-19. Attuare frequentemente operazioni di
controllo riduce la non salvaguardia delle
norme da parte dei rivenditori (Lewis et al.,
1996; Preusser et al., 1994).
S/E-20. Perfezionare le leggi definite "consumo e perdo" in relazione alle quali ad esempio vi possa essere la sospensione della
patente di guida in caso di consumo di alcol
o di altre sostanze (Preusser, Ulmer &
Preusser, 1992).
S/E-21. Mettere in atto leggi e politiche di
prevenzione della guida pericolosa in quanto
esse riducono il numero di incidenti dovuti al
consumo di alcol nella popolazione generale
ed in particolare fra i giovani (Kloeden &
McLean, 1994; Hingson, Heeren, & Winter,
1994; Johnson,1995).
S/E-22. Implementare le leggi esistenti in
relazione alla guida pericolosa incrementa la
percezione del rischio di essere sanzionato
per guida associata a consumo di alcol
(Voas, Holder, & Gruenewald, 1997).
S/E-23. Associare ai posti di blocco stradali
l’utilizzo dell’etilometro (Ferguson, Wells &
Lund, 1995; Jones & Lund, 1985).
S/E-24. Revocare patenti di guida in caso di
guida associata a consumo di alcol (Hingson,
1993; Klein, 1989; Ross & Gilliland, 1991;
Zador, Lund, Fields & Weinberg, 1989;
Stewart, Gruenewald, & Roth, 1989).
S/E-25. Fermare o sequestrare il veicolo ai
soggetti fermati per guida pericolosa e in
stato di ebbrezza (Voas, Tippetts & Taylor,
1997, 1998; Voas, Tippetts & Lange, 1997).
S/E-26. Rafforzare politiche e leggi specifiche per la guida associata al consumo di
alcol nei conducenti minorenni (ad esempio
ridurre il limite alcolemico rispetto agli adulti)
in quanto questo riduce le morti per incidenti
stradali fra i giovani (Blomberg, 1993;
Hingson et al., 1994; Hingson, Heeren,
Howland & Winter, 1993; National
Transportation
Safety
Board,
1993;
Sweedler, 1990).
3.3. I fattori di rischio ed i fattori di protezione
Lo studio dei fattori di rischio e dei fattori di
protezione nasce in un ambito medico-igienistico e, solo avanti nel tempo, diventa d’interesse anche per la ricerca in campo preventivo.
I fattori di rischio definiscono le condizioni
nelle quali è più probabile che si sviluppi un
certo comportamento disadattivo ed agiscono a tutti i livelli della società: individuo, famiglia, scuola, gruppo dei pari, situazione di
lavoro, ambiente e la stessa comunità.
(Chavis, De Pietro e Martini, 1994).
Lo studio di questi fattori si è evoluto nel
corso del tempo direzionandosi da una parte,
verso lo studio di fattori di rischio aspecifici
(relativi in altre parole ad una molteplicità di
forme di disagio e/o di devianza) e specifici,
(relativi in altre parole al consumo di sostanze); dall’altra, verso l’analisi dei fattori di protezione, in particolare di quelli aspecifici, e
genericamente protettivi legati alle life skills,
quali ad esempio, le abilità sociali e le abilità
decisionali.
Come i fattori di rischio, anche quelli di protezione agiscono a vari livelli quali sono considerati ad esempio la famiglia, la scuola, il
gruppo dei pari, l’individuo e la comunità. Per
quanto riguarda quest’ultima ad esempio,
Chavis et al. (1994) hanno evidenziato i
seguenti fattori protettivi:
1. gli individui hanno a disposizione all’interno della comunità una serie di risorse
come la casa, i servizi socio-sanitari, le
strutture educative per i bambini e per i
giovani, le strutture ricreative, la formazione professionale;
2. la comunità facilita e mantiene la rete
del sostegno sociale, come la parrocchia, la scuola, le organizzazioni, il vicinato, il gruppo dei pari;
3. la comunità coinvolge giovani ed adulti
nei servizi comunitari;
4. la comunità sviluppa opportunità per il
controllo collettivo della comunità stessa.
Un altro esempio fornito da Benard (1991)
mette in luce i fattori di protezione aspecifici
rispetto all’individuo, ovvero caratteristiche
dei ragazzi che consentono loro di fronteggiare adeguatamente le situazioni di difficoltà
ambientale:
- essere socialmente competente (flessibile, empatico, comunicativo, capace di
humor, ecc.);
- avere una buona capacità di soluzione
dei problemi;
- avere un forte senso della propria identità e della propria capacità di esercitare
un controllo sull’ambiente;
- avere delle buone aspettative di salute e
una visione positiva del futuro.
In una ricerca svolta da Barbaranelli et al.
(1998) è stato rilevato inoltre come una funzione cruciale nella protezione dal rischio
psicosociale sia giocata dall’autoefficacia e
dalla dimensione della comunicazione interna alla famiglia. Per quanto riguarda la prima
variabile, essa riguarda la percezione e la
valutazione che una persona fa delle proprie
capacità di affrontare con successo un determinato settore della realtà ed è stato dimostrato come essa possa incidere sulle aspira-
zioni ed obiettivi propri di ogni individuo, sull’impegno che esso utilizza per raggiungerle
e sulla capacità di fronteggiare le frustrazioni
(Schwarzer,
1992;
Bandura,
1997).
Barbaranelli et al. (1998) hanno dimostrato
che la consapevolezza di poter resistere alle
pressioni dei pari e di saper gestire in modo
adeguato emozioni positive o negative, fungono da meccanismi di autoprotezione interna, e diminuiscono possibili esiti di disagio,
anche attraverso l’apporto di una buona
comunicazione con i genitori. Questa seconda variabile permette, infatti, di mantenere
dei buoni legami familiari che consentono al
genitore di esercitare un’adeguata attività di
monitoraggio sulle attività del figlio ed a quest’ultimo di non isolarsi, ripiegandosi su se
stesso o sfidando, attraverso condotte
rischiose, l’autorità genitoriale.
Per quanto riguarda i fattori di rischio aspecifici, va considerato che l’esposizione a questi
ultimi ha effetti cumulativi: la probabilità che
comportamenti
disadattivi
compaiano
aumenta a causa del numero, dell’intensità e
della durata dei fattori di rischio. D’altro
canto, come Sameroff (1991) indica, anche
la presenza o l’assenza di fattori di protezione che interagiscono con quelli di rischio, può
ridurre od ampliare l’effetto di quest’ultimi.
Maggiolini e Riva (1999) hanno identificato,
ad esempio, quali fattori di rischio la provenienza da famiglie multiproblematiche, la
residenza in un territorio a rischio, le ridotte
capacità di simbolizzazione e mentalizzazione, che comportano la tendenza a comunicare i propri conflitti attraverso l’azione piuttosto
che il linguaggio. Secondo questi autori, i fattori di rischio possono comprendere, quindi,
sia la vulnerabilità individuale che il disagio
familiare e sociale.
Come vedremo più avanti, ci sono molti elementi nelle ricerche sui fattori di rischio e di
protezione che consentono di affermare che
promuovere o riforzare fattori di protezione
può effettivamente proteggere da rischi i giovani nella loro vita.
3.3.1. Fattori di rischio e fattori di protezione specifici per l’uso e abuso di
sostanze
Come abbiamo più volte messo in luce, i
numerosi studi degli ultimi anni che fanno
riferimento alla prevenzione basata sull’evidenza, hanno permesso la programmazione
ed implementazione di interventi sempre più
63
64
completi ed adeguati. Recentemente, è stata
evidenziata inoltre la connessione esistente
fra l’efficacia di questi interventi ed i fattori di
rischio e di protezione. Si è ritenuto quindi
utile e necessario soffermarsi anche su questi fattori, riservando loro uno spazio specifico.
In una recente guida del CSAP (2000a), nei
fattori di protezione vengono identificati
atteggiamenti, comportamenti, credenze,
situazioni od azioni che incrementano, in un
individuo, un gruppo, un’organizzazione o
comunità, la capacità di rispondere in modo
adeguato ad eventi particolarmente stressanti (ad esempio la morte di un genitore, il
divorzio, l'abuso sessuale, l'essere senza
casa o un evento catastrofico) od altri tipi di
avversità. Tali fattori possono inibire, ridurre o
attenuare la probabilità dell'uso e/o abuso di
sostanze. Al contrario, i fattori di rischio identificati nella suddetta guida riguardano atteggiamenti, comportamenti, credenze, situazioni od azioni che possono porre un individuo,
un gruppo, un'organizzazione o comunità in
una condizione di rischio rispetto al consumo
e/o abuso di alcol e altre sostanze e ai problemi ad essi correlati.
Si deve sottolineare che un fattore di rischio
non porta necessariamente alla comparsa di
uso ed abuso di sostanze, e sembra piuttosto
che esso sia determinato dalla compresenza
di più fattori. Inoltre, è necessario evidenziare come, nonostante una mole sempre maggiore di ricerche e studi si interessino di questo campo, a nostro parere non emerge
ancora una chiara distinzione fra quali siano
i fattori di rischio e di protezione associati ai
diversi stili di consumo (come ad esempio
l’uso sperimentale e ricreativo, l’abuso e la
dipendenza), ed al diverso tipo di sostanza
consumata.
Si deve considerare il potere del controbilanciamento dei fattori di protezione rispetto a
quelli di rischio. Ad esempio, nel decimo
Special Report to the U.S. Congress
Congress on Alcohol and Health dell’U.S.
Department of Health and Human Services
(2000) vengono identificate specifiche caratteristiche personali rilevate in età precoce,
quali la presenza d’iperattività, un basso
span attentivo ed un’elevata emotività, che
possono essere considerate fattori di rischio
per lo sviluppo di problemi alcol-correlati
durante l'adolescenza e di alcolismo in età
adulta (Tarter & Vanyukov, 1994). Tali fattori
di rischio possono portare alla manifestazione del suddetto comportamento, laddove esista anche un rinforzo familiare e gruppale
dello stesso. Come già detto quest’interrelazione viene inoltre influenzata, nel corso
della vita dell'individuo, da una serie di processi cognitivi, motivazionali ed esperienziali, tali da non permettere la definizione di una
causalità lineare fra i fattori di rischio ed il
comportamento.
Dall’esempio sopra riportato appaiono rilevanti alcuni fattori di rischio presenti sin dall’età più precoce e che necessariamente
fanno riferimento all’ambito familiare. Per tale
motivo, di seguito forniremo una sintesi dei
diversi fattori di rischio e di protezione identificati in quest’ambito. Si tratta nello specifico
di fattori che coinvolgono prevalentemente i
genitori e secondariamente l’intero contesto
familiare. Numerosi studi hanno dimostrato,
infatti, come la presenza di genitori che
hanno un abuso o dipendenza da sostanze
ponga il figlio in una condizione di alto rischio
per l’abuso di sostanze (Bry, 1994; Dumka et
al., 1995), rischio che risulta essere sia genetico, che psicologico, che sociale (Bry, 1994;
Dumka et al, 1995; Johnson e Montgomery,
1989; Merikangas, Dieker e Fenton, 1998;
Van Hasselt et al., 1993). In tal senso, a titolo di esempio, si possono citare gli importanti progressi ottenuti sulle determinanti genetico-familiari nell’eziopatogenesi dell’alcoldipendenza: sono stati infatti considerati i figli
degli alcolisti conducendo studi sulle famiglie, sui soggetti adottati, sui gemelli e sui
gemelli adottati, al fine di dimostrare che la
vulnerabilità all’alcoldipendenza è influenzata
anche da fattori genetico-ereditari predisponenti. Gli studi gemellari più recenti attribuiscono infatti il 44% delle variazioni per il
rischio di alcolismo a fattori genetici (True et
al., 1999), confermando in questo modo
quanto emerso precedentemente. Allo stesso modo, l’importanza di tali fattori viene confermata dalle indagini condotte sul patrimonio cromosomico e dalle valutazioni epidemiologiche condotte sui parenti dei soggetti
alcolisti, che evidenziano come i parenti di
primo grado abbiano una probabilità sette
volte maggiore di diventare alcolisti, rispetto
a quelli che non risultano avere un parente
alcolista (Merikangas et al., 1990).
Recentemente è emerso che i parenti di soggetti che abusano di sostanze riportano un
rischio di otto volte superiore per lo sviluppo
di un disordine da uso di sostanze
(Merikangas et al., 1998).
Oltre alle ricerche sui fattori genetici, molte
sono comunque quelle condotte sui fattori
familiari-ambientali, in quanto distinguere il
ruolo dell’ereditarietà da quello dell’ambiente
risulta essere estremamente difficile. In tal
senso le ricerche hanno messo in luce importanti fattori di rischio che riguardano la famiglia che includono l’uso di alcol, tabacco ed
altre sostanze da parte di genitori e fratelli, la
presenza di un atteggiamento positivo da
parte della famiglia nei confronti del consumo, la mancanza di attaccamento alle figure
genitoriali da parte del ragazzo, la presenza
di abuso psicologico o fisico verso lo stesso
ed un’inadeguata gestione familiare da parte
dei genitori (Hawkins et al, 1992). I fattori
protettivi includono invece un forte legame
tra il ragazzo e la famiglia, le capacità di
monitoraggio e supervisione da parte dei
genitori ed il supporto emotivo verso il ragazzo e le due difficoltà (Ge et al., 1996;
Hawkins et al., 1992). Ad esempio, gli studi
longitudinali e trasversali condotti da Dishon
et al. (1988) hanno dimostrato l’importanza
della famiglia come ambito centrale per gli
interventi preventivi, in quanto l’incrementare
nei genitori la manifestazione di comportamenti che hanno dimostrato avere una funzione protettiva, può avere una ricaduta positiva sul figlio. Inoltre, questi autori hanno
dimostrato che le abilità genitoriali necessarie a contrastare i fattori di rischio possono
essere apprese, permettendo in questo
modo di prevenire la comparsa precoce di
uso di sostanze nei propri figli.
Il ruolo della famiglia risulta particolarmente
importante in adolescenza, momento della
vita nel quale avvengono i primi contatti con
le sostanze. Inoltre è stato rilevato come il
rischio associato alla presenza di pari che
consumano sostanze possa essere compensato da un’adeguata relazione con i propri
familiari (Brook et al., 1990).
Di particolare interesse è la proposta di suddividere i fattori di rischio in due categorie
riguardanti il contesto familiare: una altamente specifica per il consumo di sostanze ed
una più generale, non specifica (Merikangas
et al., 1998). Per quanto riguarda la prima
categoria, essa include: l’esposizione alle
sostanze in fase prenatale dello sviluppo
(Dunkan et al., 1995), la presenza di modelli
familiari che consumano od abusano di
sostanze o che ricorrono alle stesse come
meccanismo di coping (Patterson, 1986) ed
infine l’accettazione dell’abuso di sostanze
da parte dei genitori, fattore che può incrementare la disponibilità in casa delle sostanze stesse (Barnes & Welte, 1986; Brook et
al., 1986).
Vengono invece considerati fattori non specifici: una famiglia caratterizzata da legami
instabili o fratture, la presenza di disaccordo
o conflitti fra i genitori, l’esposizione ad alti
livelli di stress acuto o cronico, la presenza di
psicopatologia in famiglia, situazioni di abuso
fisico, sessuale ed emotivo e deprivazione
sociale.
Di fronte al complesso campo della prevenzione delle dipendenze basata sui fattori di
rischio e di protezione, proponiamo alcune
indicazioni proposte da un autore spagnolo
(Moncada, 1997):
1) esistono fattori associati al consumo di
sostanze ed altri associati al non consumo;
2) questi fattori sono stati classificati in letteratura in fattori che riguardano l’individuo e le sue relazioni (intrapersonali ed
interpersonali), e fattori ambientali o del
contesto;
3) una maggiore concentrazione di fattori
rende maggiore il rischio o la protezione;
4) esistono differenti fattori di rischio per le
diverse sostanze;
6) alcuni fattori di rischio hanno un'influenza costante, mentre altri hanno una
maggiore importanza in età specifiche
(ad esempio la pressione di gruppo
durante l’adolescenza);
8) in base agli strumenti di misura ed agli
indicatori che si utilizzano si evidenzia
una maggiore o minore correlazione fra
i fattori di rischio e l'uso di sostanze;
9) vi sono dei fattori che sono causa indiretta del comportamento a rischio, il cui
effetto è mediato dalla presenza di fattori di rischio direttamente correlati allo
stesso;
10) sono stati evidenziati fattori di rischio e
protezione comuni ad una gran quantità
di condotte problematiche o disadattive,
come le gravidanze non desiderate, il
fallimento scolastico, la violenza, la
delinquenza giovanile. Alcune di queste
predicono anche l'uso problematico di
sostanze.
65
3.3.2. Fattori di rischio e fattori di protezione del CSAP
Si propone di seguito una recente sintesi dei
fattori di rischio e di protezione per l’uso ed
abuso di sostanze riportata dal CSAP
(2000a). Tali fattori sono frutto di un’analisi
della letteratura e sono relativi a sette specifici domini quali sono: l’individuo, la famiglia,
la scuola, i pari, la comunità, l’ambiente ed il
luogo di lavoro.
66
INDIVIDUO:
● Numerose ricerche indicano come il consumo di sigarette o di sostanze sia meno probabile per i giovani che pensano possa causare loro un danno fisico (Johnston, O’Malley
& Bachman, 1991). Inoltre, come evidenziato
da recenti indagini, i giovani risultano essere
maggiormente colpiti dagli effetti immediati
del consumo di tabacco, piuttosto che da
quelli a lungo termine (Flay & Sobel, 1983;
Flynn, Worden, Secker-Walker, Pirie,
Badger, & Carpenter, 1997; Paglia & Room,
1998);
● Molti autori (Bates, White, & Labouvie,
1994; Donohew, Hoyle, Clayton, & Skinner,
1999; Earleywine & Finn, 1991; Everett &
Palmgreen, 1995) hanno evidenziato come
una personalità che predilige la continua
ricerca di nuove sensazioni o le situazioni ad
alto rischio e che va alla scoperta dell’inconsueto
(Arnett,
1996;
Stephenson,
Palmgreen, Hoyle, & Donohew, 1999;
Zuckerman, 1994) sia legata nei giovani ad
un consumo di alcol e di altre sostanze.
● Numerose ricerche rivelano come un’espressione inadeguata della rabbia aumenti
la possibilità di entrare in contatto con pari
devianti e di sviluppare norme devianti
(Oetting & Lynch, in press). Disturbi del comportamento, ansia e atti di aggressione sono
stati definiti stabili precursori di un successivo consumo di sostanze (Hinshaw, Lahey, &
Hart, 1993; Loeber, 1990). Il consumo di
sostanze risulta essere maggiormente probabile nei giovani considerati aggressivi dagli
insegnanti, piuttosto che in quelli non considerati tali (Farrington, 1991). Allo stesso
modo, gli arresti per atti violenti risultano
essere correlati all’abuso di sostanze (Weisz,
Martin, Walter, & Fernandez, 1991).
● Sulla base delle ricerche disponibili, la
manifestazione di comportamenti aggressivi
e distruttivi in classe risulta predire l’abuso di
sostanze, in particolar modo fra i maschi
(Kellam & Anthony, 1998).
● Numerose ricerche evidenziano come l’abuso di sostanze sia meno probabile nei giovani che possiedono valori tradizionali
(Newcomb & Felix-Ortiz, 1992). È meno probabile inoltre che l’abuso sia presente in giovani che danno importanza al successo
accademico, piuttosto che in quelli che evidenziano l’importanza dell’indipendenza
(Wynn, Schulenberg, Kloska, & Laetz, 1997).
● Numerose ricerche hanno sottolineato
come i giovani che possiedono competenze
sociali o “life skills” siano maggiormente
capaci di resistere all’abuso di sostanze
(Botvin, Schinke, Epstein, Diaz, & Botvin,
1995).
● Come evidenziato dai risultati ottenuti in
diverse ricerche, i giovani che manifestano
problemi comportamentali sono maggiormente a rischio rispetto al consumo ed all’abuso di tabacco, alcol ed altre sostanze
(Baron, 1999).
FAMIGLIA:
● I dati raccolti in relazione al dominio della
famiglia rilevano come un comportamento
parentale mediocre aggravi la presenza di
comportamenti anti-sociali nell’infanzia e nell’adolescenza del figlio (Dishion, Capaldi,
Spracklen, & Li, 1995). Altre ricerche evidenziano inoltre come la presenza di comportamenti genitoriali negativi possa predire l’abuso di sostanze nell’adolescente (Jackson,
Henricksen, Dickinson, & Levine, 1997;
Jones & Houts, 1992). L’assenza o l’inconsistenza di disciplina genitoriale risulta predire
il consumo di sostanze nei ragazzi più giovani (Kumpfer & Alvarado, 1995; Yoshikawa,
1994), mentre il ricorso ad una chiara delimitazione ambientale e a ricompense in presenza di comportamenti positivi è associato
ad una riduzione nel consumo di sostanze
(Brook, Brook, Gordon, Whiteman, & Cohen,
1990; Fletcher & Jefferies, 1999).
● In numerosi studi si evidenzia come un’insoddisfacente legame fra genitori e figli sia
associato ad una situazione di rischio per il
consumo di sostanze (Brook, Whiteman,
Finch, & Cohen, 2000).
● Il legame familiare risulta essere di particolare importanza nelle famiglie di emigrati
(Szapocznik, Santisteban, Rio, Perez-Vidal,
& Santisteban, 1989). Inoltre, gli interventi di
prevenzione che riconoscono e considerano
la diversa cultura familiare hanno ottenuto
risultati positivi (Kumpfer & Alvarado, 1995).
● Alcune ricerche hanno sottolineato come
dinamiche familiari positive siano associate
ad un migliore legame fra i membri della
famiglia (Hawkins, Catalano, & Miller, 1992).
● In numerose ricerche viene evidenziato
che la presenza di relazioni intime e reciprocamente rinforzanti fra genitore e figlio sono
associate ad un minore abuso di sostanze
(Brook et al., 1990; Werner & Smith, 1992).
● Numerose ricerche hanno dimostrato che
un forte attaccamento fra genitore e figlio
incrementa l’internalizzazione da parte dei
figli di norme tradizionali e comportamenti
associati al non consumo (Brook et al.,
1990).
● Dati raccolti da molte ricerche indicano
che il monitoraggio genitoriale e la loro
supervisione nei confronti delle attività e delle
relazioni dei figli, protegge quest’ultimi dall’abuso di sostanze (Catalano, Morrison, Wells,
Gillmore, Iritani, & Hawkins, 1992; Chilcoat,
Dishion, & Anthony, 1995; Fletcher, Darling,
& Steinberg, 1995).
SCUOLA:
● Gli studi condotti relativi al dominio della
scuola evidenziano come un profilo ad alto
rischio composto da scarsa performance
scolastica, assenteismo, precoce abbandono
scolastico e segnalazioni di quest’ultimo da
parte del personale della scuola, predicono
una futura inadempienza dell’obbligo scolastico, abbandono scolastico e coinvolgimento con le sostanze (Herting, 1990). Uno studio ha dimostrato che al contrario un notevole rendimento scolastico riduce la probabilità
di consumo frequente di sostanze fra gli studenti frequentanti il nono grado della scuola
superiore (in Italia la prima superiore)
(Hundleby & Mercer, 1987).
● Una scarsa performance nel percorso educativo è spesso la risultante di un processo di
disinvestimento fra il bambino e la scuola,
come evidenziato da numerosi studi (Eggert,
Thompson, Herting, Nicholas, & Dicker,
1994; Maguin & Loeber, 1996; Reiff, 1998;
Shannon, James, & Gansneder, 1993). I
risultati emersi da una ricerca condotta a
livello americano su studenti frequentanti la
scuola superiore indicano che il consumo di
sostanze è significativamente più basso fra
gli studenti che pianificano di andare all’università, piuttosto che in quelli che non hanno
quest’intenzione. Il grado di attaccamento
alla scuola predice inoltre la successiva
varietà e frequenza di consumo di sostanze
in ragazzi e ragazze bianchi e di colore
(Gottfredson
&
Gottfredson,
1992;
Gottfredson & Koper, 1996).
● Numerose indagini hanno dimostrato che
la presenza di un forte legame con la scuola
protegge dall’abuso di sostanze e da altri
comportamenti a rischio (Resnick et al.,
1997).
● Almeno uno studio ha dimostrato che un
clima scolastico negativo, caotico e pericoloso può contribuire ad incrementare la manifestazione di comportamenti problematici fra
gli studenti (Hawkins, Catalano, Morrison,
O’Donnell, Abbott, & Day, 1992).
● I dati evidenziano come l’esistenza di un
grave ritardo fra l’età cronologica dello studente ed il suo livello scolastico, lo ponga in
una situazione di rischio per l’abuso di
sostanze (Dembo, Schmeidler, Nini-Gough,
& Manning, 1998). I giovani frequentanti le
“alternative high school”, cioè scuole superiori per studenti problematici, fanno maggior
uso di tutte le sostanze rispetto agli studenti
frequentanti una “normale” scuola superiore
(Grunbaum et al., 1999). I dati evidenziano
inoltre che gli studenti che frequentano scuole private, rispetto a quelli che frequentano le
scuole pubbliche, riportano maggior consumo di alcol, guida associata ad alcol, consumo di tabacco e marijuana ed attività sessuale associata al consumo (Valois,
Thatcher, Drane, & Reininger, 1997).
PARI
● Il consumo da parte dei pari è considerato
uno fra i più forti fattori predittivi del consumo
di sostanze da parte di un individuo ((Barnes
& Welte, 1986; Brook et al., 1990; Butcher,
Williams, Graham, Tellegen, & Ben-Porah,
1992). Numerosi studi confermano l’importanza di questo fattore in diversi gruppi razziali (Brook, Whiteman, Balka, Win, &
Gursen, 1998; Byram & Fly, 1984; Harford,
1985). Altri ricercatori hanno evidenziato
come la pressione dei pari sia più debole nei
giovani di colore che in quelli di provenienza
latina o bianca (Brannock, Schandler, &
Oncley, 1990; Newcomb & Bentler, 1986).
● Numerosi studi hanno dimostrato l’esisten-
67
za di una correlazione fra il coinvolgimento in
attività strutturate con i pari (ad es. attività
extrascolastiche) e bassi livelli di consumo di
sostanze (Buckhalt, Halpin, Noel, &
Meadows, 1992; Richardson et al., 1989;
Selnow & Crano, 1986; Voydanoff &
Donnelly, 1999).
● I dati raccolti da numerosi studi confermano che i giovani sovrastimano la reale prevalenza di tutte le forme di consumo delle
sostanze (Hansen, 1989; Chassin, Presson,
Sherman, Corty, & Olshavsky, 1984;
Graham, Marks, & Hansen, 1991; Sussman,
Dent, Mestel-Rauch, Johnson, Hansen, &
Flay, 1988).
● L’associazione con un pari deviante è considerata un forte fattore predittivo del consumo di sostanze (Dishion et al., 1995;
Swisher, 1992). Una bassa accettazione da
parte dei pari sembra porre il giovane in una
condizione di rischio nei confronti di problemi
scolastici e criminalità, che sono importanti
fattori di rischio per il consumo di sostanze
(Coie, 1990; Kupersmidt, Coie, & Dodge,
1990). Altre ricerche hanno dimostrato che i
giovani fortemente orientati verso i pari e con
un “locus of control” esterno sono maggiormente vulnerabili di quelli orientati verso i
pari in misura minore e con “locus of control”
interno nei confronti del consumo di sostanze
e di altri comportamenti problematici
(Swisher, 1992).
● Studi empirici dimostrano che il coinvolgimento dei pari nell’implementazione dell’intervento preventivo e nell’educazione normativa sembra essere di particolare rilevanza
nel raggiungimento del successo da parte
dello stesso (Bell, Ellickson, & Harrison,
1993; Botvin, Baker, Filazzola, & Botvin,
1990; Dielman, Kloska, Leech, Schulenberg,
& Shope, 1992; Dryfoos, 1993).
68
COMUNITÁ
● Un precoce accesso al tabacco, all’alcol e
alle altre sostanze incrementa la probabilità
che il giovane faccia uso di sostanze. Alcuni
studi hanno dimostrato infatti che in America
i minori riescono ad acquistare sigarette più
del 70% delle volte (Altman, Foster,
Rasenick-Douss, & Tye, 1989; Forster,
Hourigan, & McGovern,1992; Radecki &
Zdunich, 1993). In Washington D.C.,
Westchester County (New York) e Albany
(New York) sostanza alcoliche sono state
vendute ad acquirenti minorenni il 97%,
l’80% ed il 44% delle volte (Preusser &
Williams, 1992).
● Numerose ricerche hanno dimostrato che
le comunità con poche risorse disponibili
dimostrano alte percentuali di consumo di
sostanze da parte di adolescenti (Dusenbury,
Kerner, Baker, Botvin, James-Ortiz, &
Zauber, 1992; Johnston, O’Malley, &
Bachman, 1999; Hechinger, 1992; Oetting &
Beauvais, 1990; Schinke, Orlandi, & Cole,
1992).
AMBIENTE
● La possibilità di comprare alcol è significativamente correlata al suo consumo ed a
problematiche presenti sia nella popolazione
generale che fra i giovani (Adrian &
Ferguson, 1987; Clements & Johnson, 1983;
Coate & Grossman, 1988; Gruenewald,
Ponicki, & Holder, 1993; Levy & Sheflin,
1985;
Saffer
&
Grossman,
1987;
Selvanathan, 1998).
● Uno studio del 1990 ha stimato che le vendite illegali di prodotti del tabacco a minori
sono state annualmente più di un miliardo
(DiFranza & Tye, 1990). Le ricerche hanno
inoltre dimostrato che l’età ed il sesso dei
giovani influenza il loro accesso ad alcol e
tabacco. Secondo alcuni studi infatti le ragazze hanno meno difficoltà nell’acquistare
tabacco che non i ragazzi (Forster et al.,
1992; Wakefield, Carrangis, Wilson, &
Reynolds, 1992), anche se altre ricerche non
hanno dimostrato una tale disparità (Centers
for Disease Control, 1993; Skretny,
Cummings, Sciandra, & Marshall, 1990).
Inoltre, alcune ricerche hanno dimostrato che
i rivenditori sono maggiormente disposti alla
vendita nei riguardi di acquirenti minorenni
più vecchi (Altman et al., 1989; Jason,
Billows, Schnopp-Wyatt, & King, 1996;
Landrine, Klonoff, & Fritz, 1994; Wakefield et
al., 1992). Fortunatamente, si è osservato di
recente un miglioramento nella “compliance”
dei rivenditori, anche se i giovani di tutte le
età continuano ad avere un facile accesso al
tabacco (DiFranza, Savageau, & Aisquith,
1996). Nelle città dove è stata applicata una
specifica legislazione inerente il tabacco,
sono state rilevate percentuali di acquisto
minori (Radecki, 1994).
● Nei confronti delle sostanze illegali il ricorso a strategie antidroga locali possono esse-
re efficaci in aree geografiche piccole nell’ostacolare i rivenditori e controllare il numero
e la densità degli esercizi di vendita. Queste
strategie possono inoltre contribuire a ridurre
la criminalità (Davis, Smith, Lurigio, &
Skogan, 1991; Eck & Wartell, in press;
Green-Mazarolle, Roehl, & Kadleck, 1997;
Lurigio et al., 1993; Rosenbaum & Lavrakas,
1993; Smith, Davis, Hillenbrand, & Goretzky,
1992).
● Molti studi hanno dimostrato che l’incremento del prezzo dell’alcol e del tabacco è
una strategia efficace al fine di ridurne il consumo (Chaloupka & Grossman, 1996;
Edwards et al., 1994; Evans & Farrelly, 1997;
National Cancer Institute, 1993; U.S.
Department of Health and Human Services,
1992).
● Incrementare l’età minima legale per l’acquisto di alcol a ventuno anni è stato efficace
nel decrementare il consumo di alcol fra i giovani (O’Malley & Wagenaar, 1991;
Wagenaar, 1993), in particolar modo per
quanto riguarda la birra (Berger & Snortum,
1985), e nel ridurre gli incidenti stradali correlati al consumo di alcol (National Highway
Traffic Safety Administration, 1995; Toomey,
Rosenfeld, & Waggoner, 1996).
AMBIENTE DI LAVORO
● Lo studio di Valois, Dunham, Jackson &
Waller (1999) ha riportato che gli adolescenti che lavorano più di 15 ore alla settimana
sono esposti a maggior rischio rispetto al
consumo di sostanze.
● Un'indagine americana del 1997 ha indicato che il 7.6% dei lavoratori a tempo pieno
siano forti bevitori e che il 7.7% consumi
sostanze illegali (Zhang, Huang &
Brittingham, 1999).
● Numerosi studi esistenti hanno rivelato
come siano state evidenziate associazioni
significative anche se relativamente basse
fra lo stress nel luogo di lavoro ed elevati
livelli di consumo di alcol (Bennett & Lehman,
1998; Lehman, Farabee, Holcom & Simpson,
1995; Martin & Roman, 1996).
● Due studi hanno riportato forti associazioni fra il sentirsi alienati dal lavoro ed il consumo di alcol nei lavoratori stessi (Lehman &
Simpsom, 1992; Rosenbaum, Lehman,
Olson & Holcom, 1992), nonostante altri
ricercatori ne abbiamo fortemente contestato
la metodologia (Parker & Farmer, 1990). Si è
rilevato inoltre che questo tipo di alienazione
o estraniazione dal lavoro risultava essere
associata al consumo di altre sostanze da
parte dei lavoratori (Lehman et al., 1995).
● I lavoratori si avvicinano all'alcol sulla base
della loro professione (National Opinion
Research Center, 1996). Questa ricerca è
sostenuta dalla teoria per cui professioni
caratterizzate da elevato consumo di alcol
attirano persone in cerca di lavoro inclini a
questi comportamenti, suggerendo come per
esempio siano state riscontrate alte percentuali di consumo fra barman e ristoratori
(Hoffman, Larison & Sanderson, 1997).
● Alcune ricerche hanno inoltre suggerito
che, quando i lavoratori comunicano la loro
disapprovazione nei confronti delle politiche
relative al consumo ed all'abuso di sostanze
implementate dalla compagnia per cui lavorano, è maggiormente probabile che le
norme del luogo di lavoro vengano modificate (Ames & Janes, 1992; Cook, Back &
Trudeau, 1996). In base ad uno studio, il consumo di alcol alla pausa pranzo nel luogo di
lavoro è di gran lunga più diffuso di quanto
generalmente si creda (Mangione et al.,
1999).
● Il test sulle urine è stato validato come
metodologia efficace per l'identificazione del
consumo recente di sostanze illecite da parte
di chi richiede il lavoro (Macdonald & Roman,
1995). In base ai dati raccolti a livello americano, il 25% dei luoghi di lavoro hanno utilizzato saltuariamente nel 1997 test per valutare il consumo di sostanze in loco, rispetto al
20% nel 1994 (Zhang et al., 1999). Indagini
americane su campioni rappresentativi di
lavoratori dimostrano come vi sia un importante supporto pubblico nei confronti dei test
atti a valutare il consumo di sostanze, basato sull'assunzione che la presenza di consumatori di sostanze sul luogo di lavoro sia
pericolosa e non accettata (Roman & Blum,
1999).
● Le ricerche confermano inoltre che i postumi delle ubriacature influenzano in modo rilevante le funzioni motorie e cognitive, creando
rischi di cattiva comprensione, conflitto interpersonale ed incidenti (Moore, 1998).
Almeno due studi dimostrano inoltre che,
anche se ciò non viene riconosciuto, essi
contribuiscono significativamente ai problemi
di performance lavorativa (Ames, Grube &
Moore, 1997; Mangione et al., 1999).
69
70
3.3.3. Fattori di rischio e fattori di protezione
nella fase di iniziazione all’uso di sostanze
psicoattive: alcuni contributi italiani
Negli ultimi decenni anche alcuni ricercatori
italiani hanno studiato questi fenomeni
attuando ricerche retrospettive sull’insieme di
variabili che diversificano gruppi di consumatori dipendenti da gruppi di non consumatori
o di consumatori saltuari, estrapolando così
una serie di fattori di rischio associati alla
sperimentazione, all’iniziazione e allo stabilizzazione del consumo di sostanze psicoattive (Ravenna, 1993, 1997a, 1997b, 1998,
2001; Bonino, 1998a, 1998b e 1999; Bonino
e Cattelino, 1998; Borca, Ciairano e Bonino,
2001). Si presenteranno i lavori di questi
autori specificatamente rispetto all’iniziazione
nell’uso di sostanze psicoattive.
Anche i lavori italiani confermano che nel
primo contatto con la droga giocano un ruolo
importante, le influenze interpersonali esercitate dai familiari e dai coetanei. Gli atteggiamenti positivi e tolleranti verso il consumo da
parte di genitori, fratelli e coetanei influenzano l’opinione che l’adolescente elabora nei
confronti della droga stessa. Anche lo stile
educativo adottato dai genitori, sia quello di
tipo lassista-permissivo che quello autoritario, e le relazioni intrafamiliari (rapporto genitori-figli e di coppia), influenzano non solo lo
sviluppo psicosociale dell’adolescente, ma
anche il suo stile di vita rispetto ai comportamenti a rischio. Anche i fattori situazionali
come la disponibilità e l’accessibilità della
droga, gli eventi di vita particolarmente stressanti e di disagio, le pressioni culturali rispetto all’uso di sostanze rivestono un ruolo
importante. Per quanto riguarda i fattori personali i tratti favorenti l’iniziazione sono: l’impulsività, l’indipendenza, la ribellione, la tolleranza verso la trasgressione, un orientamento prevalente verso i pari ed il presente, la
presenza di stati emozionali negativi (sentimenti di sfiducia, inadeguatezza, ansia e
scarsa autostima), la ricerca di forti emozioni,
un repertorio limitato ed inefficace di competenze sociali e di strategie relazionali e comunicative, l’adozione di comportamenti problematici precoci, la presenza di atteggiamenti e
credenze positive verso l’uso, la sottovalutazione dei rischi connessi all’uso, le aspettative ed i significati positivi attribuiti alle droghe,
un uso precoce di alcol e tabacco. I fattori
sociodemografici importanti associati all’iniziazione sono il sesso maschile e l’età com-
presa tra i 15 ed i 18 anni, anche se da più
parti si segnalano delle modificazioni di
genere (Ravenna, 1993; 1997b e 2001). Non
devono tuttavia essere sottovalutate le motivazioni sottostanti il consumo di droghe: alterare i propri stati normali di coscienza per
provare sensazioni e stati psicologici piacevoli, facilitare le relazioni sociali elevando la
capacità comunicativa e condividendo sentimenti ed esperienze, ricercare e provare stati
di eccitazione, specialmente durante le attività associate al divertimento. A tal riguardo
una ricerca di Ravenna e Palmonari (1998),
condotta su 220 studenti universitari, ha evidenziato come lo “sballo” sia ricercato principalmente per provare e sperimentare gli
stati emozionali dell’estraniazione dalla realtà, del benessere, rilassamento ed eccitazione e non tanto per favorire le relazioni interpersonali. Da questa ricerca, così come da
altre, emerge chiaramente che il consumo di
droghe non si presenta in modo isolato, ma
sempre associato ad altri comportamenti
rischiosi: una carriera scolastica segnata da
bocciature o fallimenti, incidenti stradali e
abuso di alcol. Viene, inoltre, confermata che
la maggiore diffusione e attrattività esercitata
dai comportamenti rischiosi è tra gli adolescenti maschi piuttosto che femmine.
Una ricerca condotta da Silvia Bonino e coll.,
fra il ’96 ed il ’97, su 2500 studenti adolescenti di età compresa tra i 14 e i 19 anni
delle regioni Piemonte e Valle d’Aosta, ha
studiato alcuni comportamenti rischiosi adottati in adolescenza (Bonino, 1998a, 1998b e
1999; Bonino e Cattelino, 1998; Borca,
Ciairano e Bonino, 2001). La ricerca ha rilevato come l’iniziazione al consumo di marijuana, alcol e tabacco sia sempre più precoce: bere alcolici e fumare tabacco avviene
mediamente prima dei 13 anni, mentre il
primo spinello è fumato tra i 14 e i 15 anni. Il
consumo è associato positivamente alla diffusione del comportamento tra gli amici e alla
facilità
d’acquisto
delle
sostanze.
L’interazione infatti con altri adolescenti consumatori rafforza gli atteggiamenti favorevoli
verso la droga e la sottovalutazione dei rischi
per la salute: gli amici, quindi, si propongono
come modello positivo nel processo di iniziazione al consumo. Si rileva, inoltre, che esiste un’omogeneità tra i sessi per quanto
riguarda il consumo di tabacco, mentre il consumo abituale di bevande alcoliche e cannabinoidi è prevalente nei maschi, i quali ten-
dono anche ad abusarne.
La Tab.7 sintetizza i fattori di rischio associati al consumo di tabacco, alcol e cannabinoidi, rilevati dalla ricerca. Va specificato che:
● per quanto riguarda i fattori di rischio
associati al consumo di tabacco, si sono
considerati quelli relativi ai consumatori
che fumano non più di 20 sigarette al
giorno, che rappresentano il 38% del
campione totale (vs. i non consumatori
che rappresentano il 45% del campione.
Il 7% è rappresentato da adolescenti
forti fumatori, da coloro cioè che fumano
più di 20 sigarette al giorno);
● per quanto riguarda il consumo di alcol,
non risultando differenze significative tra
bevitori saltuari ed
abituali, ci si
riferisce ai dati relativi ai “forti bevitori”,
coloro che hanno bevuto più di 4-6 bicchieri ad ogni uscita negli ultimi 6 mesi e
che rappresentano il 4 % del campione
totale.
Tab.7.: I fattori di rischio associati al consumo di tabacco, alcol e cannabinoidi rilevati dalla
ricerca di Bonino-1998
CONSUMATORI
TABACCO
DI
CONSUMATORI
CANNABINOIDI
DI
CONSUMATORI
ALCOL
DI
Valori
Danno molta importanza
alla
autonomia
rispetto alla scuola e
alla salute
Scarso valore attribuito
alla scuola e alla religione.
Scuola
Insuccesso scolastico,
desiderio di abbandonarla considerandola
inutile, scarse aspettative rispetto alla propria
realizzazione
Scarso interesse e
significato attribuito alla
scuola e malessere ed
insoddisfazione per la
condizione di studenti
Scarso significato attribuito alla scuola, considerata inutile. Frequenti
bocciature durante la
carriera scolastica e
giudizi negativi al conseguimento della licenza della scuola media
inferiore.
Amici
Orientamento verso i
pari anche nelle scelte e
nello stile di vita, ricerca
di sostegno nei coetanei, frequenza di pub,
discoteche e sale giochi,
molto tempo con gli
amici e con il partner.
Orientamento verso i
pari e verso attività edonistiche.
I consumatori saltuari1
conducono una vita
sociale più varia e più
ricca dei consumatori
abituali 2
Orientamento verso i
pari e distacco dalla
famiglia. Trascorrono
molto tempo con i
coetanei in attività di
svago: pub, discoteche
e sale giochi.
Famiglia
Stile educativo permissivo, scarso sostegno
emotivo, assenza di
regole e limiti.
Il giovane fumatore ha
un numero significativamente più alto di familiari fumatori.
I consumatori saltuari,
rispetto agli abituali,
vivono minore conflittualità tra amici e genitori e trovano nella
famiglia maggior sostegno emotivo.
Gli abituali provengono
da famiglie con scarso
sostegno
emotivo,
assenza di regole e
limiti.
Assume un ruolo protettivo e trasmette il
modello di consumo
moderato associato alla
convivialità e alla festa.
La famiglia assume una
funzione di controllo
imponendo limiti e
regole rispetto sia alla
modalità che alla quantità assunta.
Chi ha iniziato a bere in
famiglia sono in genere
bevitori moderati3 men-
71
tre chi ha iniziato a bere
con gli amici sono in
misura maggiore forti
bevitori.
Percezione
del futuro
Scarsa prospettiva temporale e preoccupazione manifesta per la vita.
Orientamento verso il
presente e scarsa progettualità a lungo termine.
I saltuari mostrano una
visione positiva e una
maggiore progettualità.
Pessimismo ed incertezza per il futuro.
Percezione di
sé
Scarsa autoefficacia,
elevato interesse per il
sesso opposto, aspettative relazionali alte.
I consumatori abituali
hanno una percezione
negativa di sé, bassa
autostima ed alto senso
di alienazione.
Compromissione del
senso di autoefficacia e
della stima di sé.
Altri comportamenti
Bevono più alcolici e
con maggiore frequenza; si ubriacano più
spesso e hanno maggiori problemi legati
all’uso di alcol; hanno
una maggiore attività
sessuale; usano di più
marijuana e fumano più
frequentemente spinelli; guidano di più in
modo pericoloso; fanno
più azioni pericolose
solo per il gusto di farle;
fanno più atti di vandalismo e di furto e violano
maggiormente
le
norme.
I consumatori hanno
atteggiamenti più anticonvenzionali e trasgressivi rispetto ai non
consumatori.
Sono
maggiormente coinvolti
in altri comportamenti
rischiosi: elevato uso di
alcol e tabacco, furti,
guida pericolosa, vandalismo, violazione di
norme, attività sessuali
promiscue ed hanno
avuto problemi con la
famiglia, gli amici, la
polizia.
1I
2
3
72
consumatori saltuari, secondo questa ricerca, hanno fumato cannabis da 1 a 6 volte negli ultimi 6
mesi
I consumatori abituali, secondo questa ricerca, hanno fumato cannabis da 2-3 volte al mese fino a
tutti i giorni
I consumatori moderati di alcol hanno bevuto un massimo di 2-3 bicchieri ad ogni uscita negli ultimi
6 mesi
Nella già citata ricerca, Bonino e coll.
(Bonino, 1998a, 1998b, 1999; Bonino e
Cattelino, 1998; Borca, Ciairano e Bonino,
2001) giungono alle seguenti conclusioni
circa le funzioni che le sostanze psicoattive
assolvono nell’adolescenza:
● Il tabacco, l’alcol e i cannabinoidi rispon-
dono al bisogno di realizzazione adulta;
● L’uso di sostanze può soddisfare anche
il bisogno di trasgressione che si correla
con azioni antisociali rischiose ed eccitanti (il danneggiamento delle proprietà
altrui, furti, ecc.);
● Il consumo di tabacco, alcol e cannabi-
noidi funge anche da rituale svolto in
gruppo allo scopo di sancire la coesione,
il riconoscimento e l’appartenenza.
Fornisce identità ai suoi membri e favorisce la differenziazione con gruppi
diversi dal proprio;
● Al consumo di alcol può venir attribuito
anche un significato autoterapeutico.
Aiuta a “dimenticare e fuggire” da una
realtà percepita come problematica e di
difficile gestione;
● L’abuso di alcol, specialmente nel fine
settimana, acquista anche il significato
di trasgredire e superare i limiti socialmente accettati e condivisi.
I risultati rilevati da questa ricerca confermano, ancora una volta, che non si dovrebbe
parlare di singoli comportamenti a rischio, ma
di una costellazione di comportamenti problematici correlati tra loro e che assolvono le
medesime funzioni, così come teorizzato da
Jessor e Jessor (1977).
3.4. Conclusioni
La prevenzione basata sulle evidenze, che si
è sviluppata negli ultimi vent’anni nel campo
delle dipendenze, sta via via progredendo,
così come testimoniano le numerose e
recenti pubblicazioni sull’argomento. Le
conoscenze attuali sono ad un livello tale da
rappresentare, ormai, un elemento irrinunciabile della programmazione, progettazione,
implementazione e valutazione. Nonostante
la letteratura presente sia prevalentemente
straniera ed in lingua inglese, gli operatori italiani del settore non possono esimersi dal
tenere in considerazione questi elementi
nella loro operatività. Le “buone prassi” si
costruiscono, infatti, anche sulla base delle
indicazioni e dei principi estrapolati dalle
ricerche grazie all’approccio science-based
della prevenzione.
A titolo di sintesi, si riportano importanti principi di base della prevenzione basata sulle
evidenze, necessari al fine di strutturare efficaci programmi di prevenzione delle dipendenze, e la più recente lista dei fattori di
rischio e dei fattori di protezione, elementi di
studio verso cui è fortemente direzionata la
prevenzione
basata
sulle
evidenze
(www.nida.nih.gov).
I principi, messi a punto dal NIDA, sono:
● I programmi di prevenzione dovrebbero
mirare alla prevenzione dell’abuso di
tutte le sostanze, incluse il tabacco, l’al-
col, la marijuana e gli inalanti;
● I programmi di prevenzione dovrebbero
includere le abilità di rifiuto delle sostanze, rafforzare l’impegno personale contro il consumo delle stesse e incrementare la competenza sociale (ad esempio
la comunicazione, le relazioni con i pari,
l’autoefficacia e l’assertività): contemporaneamente risulta necessario rinforzare
gli atteggiamenti contro il consumo;
● I programmi di prevenzione per gli adolescenti dovrebbero utilizzare metodologie interattive, come ad esempio la discussione in gruppo, piuttosto che tecniche didattiche di apprendimento;
● I programmi di prevenzione dovrebbero
comprendere specifiche attività destinate ai genitori al fine di rinforzare nei
ragazzi l’apprendimento, relativo ad
esempio alle informazioni sulle sostanze
e ad i loro effetti negativi, e al fine di
creare opportunità di discussione in
famiglia sul consumo di sostanze legali
ed illegali, e sulle linee di condotta della
famiglia inerenti il consumo;
● I programmi di prevenzione dovrebbero
essere a lungo termine, e offrire la possibilità di rinforzare gli obiettivi originariamente preposti attraverso sessioni supplementari di intervento. Ad esempio, un
intervento diretto a studenti di scuola
elementare e media inferiore, dovrebbe
includere sessioni da implementare al
momento del passaggio dalla scuola
media inferiore a quella superiore;
● I programmi di prevenzione indirizzati
all’intera famiglia sono maggiormente
efficaci di quelli che si focalizzano esclusivamente sui genitori o sui ragazzi;
● I programmi di prevenzione che includono campagne dei media e cambiamenti di politiche sociali, come ad esempio nuove strategie di regolazione che
limitino l’accesso all’alcol, al tabacco od
ad altre sostanze, sono maggiormente
efficaci quando sono associati ad interventi in ambito scolastico e familiare;
● I programmi in ambito comunitario devono rafforzare le norme contro il consumo
di sostanze in tutti gli ambiti preventivi,
inclusi quello familiare e scolastico;
● La scuola offre la possibilità di raggiungere tutti i ragazzi, in particolar modo
quelli a rischio per l’abuso di sostanze,
73
74
come ad esempio ragazzi con problemi
comportamentali o difficoltà d’apprendimento e quelli a potenziale rischio di
abbandono scolastico;
● I programmi di prevenzione dovrebbero
essere specifici per l’abuso di sostanze
ed adattarsi alla comunità locale;
● Più alto è il livello di rischio nella popolazione target, più intensivo e precoce
deve essere lo sforzo preventivo attuato;
● I programmi di prevenzione devono
essere specifici in base all’età del target
cui si riferiscono ed appropriati al livello
di sviluppo e a quello culturale dei destinatari;
● Programmi efficaci di prevenzione
vanno considerati anche in termini di
costo-beneficio. Ad esempio, si calcola
che, in America, per ogni dollaro speso
per la prevenzione dell’uso di sostanze,
le comunità risparmiano da 4 a 5 dollari
in costi di trattamento;
● I programmi di prevenzione dovrebbero
mirare all’incremento dei fattori protettivi
ed alla riduzione dei fattori di rischio.
Alla luce delle più recenti ricerche, NIDA ha
anche modificato la lista dei fattori di rischio e
di protezione, proponendoli alla Seconda
Conferenza Nazionale sulla Prevenzione
dell’Abuso di Sostanze, che ha avuto luogo
nell’agosto 2001 a Washington:
A. Fattori protettivi:
● Legami familiari forti e positivi;
● Monitoraggio da parte dei genitori dei
comportamenti dei figli e delle attività
che conducono con i pari;
● Regole di condotta chiare che la famiglia fa rispettare;
● Coinvolgimento dei genitori nella
vita dei loro figli;
● Successo scolastico; forte legame con
le istituzioni, come ad esempio la scuola
e le organizzazioni religiose;
● Ricorso a norme convenzionali sull'uso
di sostanze.
B. Fattori di rischio:
● Ambiente familiare disordinato, in particolare quando i familiari abusano di
sostanze o soffrono di disturbi mentali;
● Genitorialità inefficace , in particolare
nei confronti di bambini con difficoltà
caratteriali e problemi comportamentali;
● Mancanza del legame di attaccamento
fra genitore e figlio;
● Comportamento in classe inappropriato
in quanto timido o aggressivo;
● Fallimento scolastico;
● Scarse abilità sociali;
● Affiliazione con pari caratterizzati da
comportamenti devianti;
● Percezione che in ambito familiare, scolastico, dei pari e della comunità vi sia
approvazione nei confronti del consumo.
4.1
Descrizione del processo di analisi
L’idea di sviluppare una rassegna di progetti
di prevenzione primaria delle dipendenze è
nata dalla crescente necessità di confrontarsi con esperienze e modelli esistenti a livello
internazionale, al fine di migliorare ed approfondire le nostre competenze progettuali e
valutative e di identificare nuove risorse e
strategie d’intervento.
Prefissato questo obiettivo, abbiamo inizialmente consultato numeroso materiale presente a livello internazionale, selezionando
dopo una prima valutazione, quattro cataloghi di progetti che, a nostro parere, riportavano in modo analitico non solo le caratteristiche dei progetti stessi, ma anche spunti sulla
loro teoria di riferimento, dettagli sulla loro
implementazione e significativi elementi di
valutazione.
I quattro cataloghi sono:
1. il “2000 Exemplary Substance Abuse
Prevention Programs” a cura di SAMHSA/CSAP, NASADAD, NPN e CADCA,
che
propone
28
progetti
( w w w. h e a l t h . o r g / n e w s r o o m / e x e m p awards/ - 2000b);
2. il “Catalogo de Programas de
Prevencion del Abuso de Drogas”, a
cura del Centro de Estudios sobre
Promocion de la Salud, Comunidad de
Madrid, Consejerìa de Sanidad e
Agencia Antidroga che riporta 15 progetti (2000);
3. il “CSAP Model Programs”, a cura di
SAMHSA/CSAP, che propone 37 progetti, reperita in internet nel 2002 nel sito
www.modelprograms.samhsa.gov/programs.cfm;
4. il “Prevention Principles for Children and
Adolescent” del NIDAche riporta 10 progetti di prevenzione delle dipendenze
basati
su
ricerche
scientifiche
(www.nida.nih.gov - 2001).
Dopo aver identificato e scartato i progetti
che non si occupavano di prevenzione primaria delle dipendenze (nei cataloghi erano
compresi ad esempio progetti di terapia e
cura), abbiamo selezionato quelli in comune
nei tre cataloghi, in modo da poter raccogliere il maggior numero di informazioni possibili
su ognuno di essi.
Abbiamo inoltre identificato i diversi target
presenti suddividendoli nei seguenti gruppi:
1. giovani
a) studenti
b) non studenti
2. adulti
a) insegnanti
b) genitori
c) altri (ad es: allenatori)
3. comunità
4. misti
Dopo aver verificato l’eterogeneità dei target
presenti all’interno dei cataloghi ed aver suddiviso i progetti nei rispettivi gruppi, si è delineata la necessità di operare una seconda
selezione rispetto ai numerosi progetti presi
in considerazione. Si è quindi deciso di analizzare quelli che meglio degli altri rispondevano a tutte le voci di seguito elencate:
a) titolo
b) autore
c) obiettivi
d) ambito
e) target
f) riassunto
g) struttura dell’intervento
h) valutazione
La descrizione riportata dal catalogo SAMHSA è quella che fornisce maggiori dettagli, in
particolare per quanto riguarda la valutazione.
Nonostante gli obiettivi, le strategie preventive ed i risultati siano diversi per ogni progetto selezionato, vi sono delle linee comuni da
evidenziare. In primo luogo, qualsiasi sia
l’ambito in cui sono stati implementati o la
metodologia che hanno utilizzato, tutti sottolineano l’importanza di sviluppare relazioni
adeguate fra i giovani e la loro famiglia, la
comunità ed i loro pari. In secondo luogo,
ogni progetto valuta e risponde a specifici
bisogni del target a cui si riferisce e mira con
successo a posporre la comparsa del consu-
75
mo di tabacco, alcol o sostanze illecite. In
terzo luogo, oltre a ridurre la frequenza di
consumo di alcol, tabacco ed altre sostanze
illecite, ogni progetto mira a ridurre i fattori di
rischio, incrementando quelli di protezione,
rispetto alla iniziazione e alla stabilizzazione
del consumo di sostanze.
Di seguito vengono riportati i 15 progetti di
prevenzione primaria delle dipendenze da
noi selezionati che vengono presentati
secondo le voci elencate.
4.2. I progetti selezionati
76
4.2.1. All Stars
Autor e: William B. Hansen, Ph. D.
Kathleen Simley
Tangelwood Research Inc.
7017 Albert Pick Road, Suite D.
Greensboro, NC 27409
Telefono: 336 – 6620090 800 – 8264539 800 – 8227148
Fax:
336 – 6620099
E-mail: [email protected]
[email protected]
Web site: www.tangelwood.net
Obiettivi/finalità : mira a prevenire negli adolescenti la comparsa di comportamenti a rischio quali l’uso di sostanze, la violenza e l’attività sessuale precoce attraverso lo sviluppo di caratteristiche personali positive.
Gener e: prevenzione comportamenti a rischio che includono l’uso di sostanze.
Target : giovani adolescenti di età compresa fra gli 11 ed i 14 anni.
Riassunto : alla luce di quanto emerso in letteratura, dove sono stati identificati alcuni importanti fattori che possono giocare un ruolo critico nell’avvicinare i giovani alla sperimentazione di sostanze e ad altri comportamenti ad alto rischio, il progetto All Stars mira a rafforzare, in particolare, cinque caratteristiche tipiche degli adolescenti in questa fascia di età, fondamentali per i loro effetti preventivi:
● lo sviluppo di ideali positivi ed aspirazioni future
● l’instaurarsi di norme di riferimento positive
● la costruzione di forte impegno personale
● la costituzione di forti legami personali con la scuola e con le organizzazioni inserite all’interno della comunità
● la promozione di un interesse positivo ed adeguato da parte dei genitori.
Strutturazione dell’intervento
: All Stars è disponibile in tre versioni, ognuna delle quali coinvolge gli adolescenti in piccoli gruppi di
lavoro e di discussione, resi più significativi dall’utilizzo di videocassette, giochi ed attività artistiche.
La prima versione prevede che sia l’insegnante a condurre l’intervento che, svolto in classe, comprende 13 lezioni di 45 minuti nel primo
anno, 8 lezioni di rinforzo di 45 minuti nel secondo anno, incontri individuali con i ragazzi, se pur non obbligatori, ed un evento conclusivo al termine dell’intervento.
La seconda versione, caratterizzata dallo stesso numero di lezioni della precedente, prevede però la presenza di un professionista della prevenzione, che interviene a scuola in veste di esperto esterno.
Per quanto riguarda la terza versione, questa prevede l’attuazione dell’intervento in un setting non scolastico, ad esempio la parrocchia e
i gruppi a carattere ricreativo. Pur focalizzandosi sugli stessi contenuti dei precedenti, utilizza un numero di lezioni differente: 9 lezioni
della durata di 60 minuti nel primo anno, 7 incontri di rinforzo della durata di 60 minuti nel secondo.
I genitori e gli adulti significativi partecipano a questo progetto attraverso i “compiti per casa” che vengono assegnati ai ragazzi e attraverso un incontro durante il quale viene fornito loro un utile CD-ROM.
Vengono fornite inoltre delle indicazioni per il training indirizzato all’insegnante o a chiunque voglia condurre l’intervento.
V alutazione
Disegno valutativo : All Stars è stato testato attraverso uno studio pilota dal 1994 al 1995. È stato inoltre verificato attraverso una valutazione indipendente condotta dalla Dott.ssa Nancy Harrington dell’Università del Kentucky dal 1995 al 1998. Le scuole coinvolte da questo studio sono state assegnate ai seguenti tre gruppi: 1) gruppo di controllo (no All Stars); 2) Insegnante (attività condotte direttamente
dall’insegnante); 3) Professionista (attività condotte da professionisti esterni).
Tutte le valutazioni effettuate hanno indagato i fattori protettivi ed i fattori di rischio precedentemente identificati. La valutazione dei tre
gruppi includeva il consumo di sostanze, la violenza e l’attività sessuale.
Risultati : i risultati a breve termine indicano:
● un miglioramento rispetto ognuno dei fattori di rischio e di protezione oggetto del progetto;
● una riduzione nell’uso di sostanze;
● uno spostamento in avanti nell’età di inizio dell’attività sessuale;
● migliori risultati ottenuti dal gruppo condotto dall’insegnante rispetto a quello condotto dalprofessionista.
Fattori protettivi da incrementare:
Individuali
Avere degli ideali
Essere proiettati verso il futuro
Fiducia nelle norme convenzionali
Impegno nell’evitare comportamenti ad alto rischio
Familiari
Comunicazione con i genitori
“Supervisione e monitoraggio” genitoriale
Definizione di regole e modelli chiari
Manifestazione di amore ed affetto
Disciplina nel momento in cui risulta necessario
Motivazione nel voler dare il buon esempio
Pari
Evidenza di opinioni positive nei pari leader
Definizione di norme convenzionali sul comportamento
Scuola
Legame con la scuola
Comunicazione fra studente ed insegnante
Supporto dei genitori per le attività di prevenzione scolastiche
Comunità
Impegno per essere un cittadino attivo
Partecipazione a iniziative rivolte alla comunità.
Fattori di rischio da decrementare:
Individuali
Pressione percepita all’uso di sostanze
Familiari
Tolleranza genitoriale di comportamenti devianti
Pari
Offerta e pressione dei pari verso l’uso di sostanze
Identificazione di modelli negativi dei pari.
4.2.2. ATLAS (Athletes Training and Learning to Avoid Steroids)
Autor e: Linn Goldberg, M.D.
Diane Elliot, M.D.
Division of Health Promotion & Sports Medicine
Oregon Health Sciences University, CR 110
3181 SW Sam Jackson Park Road
Portland, OR 97201
77
78
Telefono: 503 - 4948051
Fax:
503 - 4941310
E-mail: [email protected]
Web site: www.atlasprogram.com
Distribuito da:
Sunburst Technology
Telefono: 800 – 4311934
Web site: www.sunburst.com
Obiettivi/finalità : ATLAS è un progetto che mira a ridurre il consumo di steroidi anabolizzanti, alcol e prodotti che migliorano la prestazione fisica fra atleti maschi che frequentano la scuola superiore.
Gener e: prevenzione specifica.
Target : giovani atleti, studenti di scuola superiore di età compresa fra i 13 ed i 19 anni.
Riassunto : il progetto utilizza le dinamiche che si sviluppano all’interno delle squadre sportive, porgendo particolare attenzione alla pressione positiva che i pari possono esercitare e mira a promuovere uno stile di vita sano ed a rinforzare il valore dell’allenamento come alternative al consumo.
Strutturazione dell’intervento
: gli studenti, membri di una stessa squadra, vengono coinvolti in 10 sessioni di attività, della durata di
45 minuti ciascuna. Attraverso attività interattive, quali giochi educativi ed esercizi di role-play, viene loro richiesto di lavorare in sottogruppi, ognuno dei quali rappresentato da un pari-leader.
V alutazione
Disegno valutativo : in un disegno sperimentale di controllo randomizzato, tre coorti distinte (1994, 1995, 1996) sono state valutate
prima e dopo la sessione atletica. I risultati al follow-up di un anno sono disponibili per le coorti del 1994 e del 1995. 15 scuole superiori
hanno utilizzato ATLAS e 16 scuole sono state utilizzate come controllo. Oltre ai risultati ottenuti tramite la sperimentazione, sono state inoltre raccolte misure oggettive (ad es. il peso corporeo e la forza muscolare) per valutare aspetti relativi alla promozione alla salute.
Risultati : un anno dopo l’intervento, gli studenti che erano stati sottoposti alle attività del progetto dimostravano, rispetto al gruppo di
controllo:
● una riduzione nell’intenzione di utilizzare steroidi anabolizzanti
● maggiori abilità di resistenza al consumo di sostanze
● riduzione dei fattori di rischio (ad es. minor fiducia nei messaggi pubblicitari)
● incremento dei fattori di protezione considerati (ad es. migliori comportamenti alimentari e maggior percezione della propria competenza atletica)
● definizione di un maggior numero di ragioni per non utilizzare steroidi anabolizzanti
● maggior percezione della squadra e dei pari come fonte di informazione
● miglior conoscenza su alcol, marijuana e steroidi anabolizzanti.
Fattori protettivi da incrementar
e
Individuali
Abilità di decision-making
Conoscenza dell’alimentazione adeguata per uno sportivo
Percezione della personale competenza atletica
Senso della propria auto-efficacia relativa alla propria performance atletica
Capacità di allenamento
Ragioni per non consumare sostanze
Adeguati comportamenti alimentari
Percezione del rischio connesso al consumo di sostanze
Informazioni sugli steroidi, alcol, ed altre sostanze d’abuso
Scuola
La quadra come fonte d’informazione
Utilizzo delle possibilità di allenamento fornite dalla scuola
Intolleranza degli allenatori nei riguardi del consumo di sostanze
Pari
Pari come fonte di informazioni corrette.
Fattori di rischio da decrementare:
Individuali
Pressione negativa da parte dei pari
Comunità
Fiducia nei messaggi pubblicitari che promuovono prodotti per il miglioramento delle prestazioni sportive.
4.2.3. CMCA – Communities Mobilizing for Change on Alcohol
Autor e: Alexander C. Wagenaar, Ph. D.
Contatto : Becky Mitchell
Alcohol Epidemiology Program
Community Health Education
University of Minnesota
1300 South Second Street, Suite 300
Minneapolis, MN 55454 – 1015 USA
Telefono: 612 – 6258349
Fax:
612 - 6240315
Web site: www.epi.umn.edu/alcohol
Obiettivi/finalità : CMCA è un progetto di comunità che mira a ridurre l’accesso all’alcol degli adolescenti.
Gener e: prevenzione specifica.
Target : giovani adolescenti di età compresa fra i 13 ed i 20 anni.
Riassunto : iniziato nel 1991, il progetto CMCA mira a ridurre l’accesso all’alcol degli adolescenti, influenzando ed inducendo cambiamenti
legali, istituzionali, sociali nell’intera comunità. Emerge infatti che il limitare la disponibilità dell’alcol agli adolescenti con età al di sotto del
limite legale, non solo riduce il bere giovanile, ma invia un chiaro messaggio preventivo a tutta la comunità.
Strutturazione dell’intervento : al fine di promuovere nella comunità importanti cambiamenti in merito alle politiche e agli interventi
riguardanti il bere giovanile, il progetto CMCA si rivolge e coinvolge tutti i gruppi presenti nella comunità, dalle associazioni al volontariato, dalle agenzie pubbliche a quelle private. Oltre a sostenere gli sforzi e promuovere adeguate metodologie per ridurre il consumo di alcol
negli adolescenti, questo progetto prevede l’inclusione e l’utilizzo di una documentazione specifica sull’argomento scritta da professionisti
esperti.
V alutazione
Disegno valutativo : questo progetto è stato valutato attraverso 5 anni di studio randomizzato in 5 comunità. I dati sono stati raccolti sia
prima dell’assegnazione casuale delle comunità al gruppo sperimentale od al gruppo di controllo, che al follow-up a distanza di 2.5 anni.
I dati raccolti includono le rilevazioni all’interno della scuola, rivolte a studenti frequentanti dal nono al dodicesimo grado (ovvero dalla
prima alla quarta superiore italiana), le indagini telefoniche che hanno interessato sia giovani che commercianti di alcol (direttamente intervistati sulla probabilità di vendere alcol ai giovani) e il monitoraggio di cambiamenti relativi agli interventi delle istituzioni nella comunità. Le analisi sono state basate su un modello di regressione misto, usando la comunità come unità di assegnazione, tenendo conto della
concentrazione di singoli intervistati o di rivendite di alcol all’interno di ciascuna comunità.
Risultati : i risultati ottenuti dimostrano come il progetto:
● abbia influenzato in modo significativo l’atteggiamento verso il bere dei ragazzi di età compresa fra i 18 ed i 20 anni
● abbia influenzato in modo significativo le pratiche dei locali che servono alcol
● potrebbe aver influenzato le pratiche dei luoghi dove vengono vendute bevande alcoliche confezionate.
Altri risultati includono:
● l’incremento dei controlli svolti sull’età di chi acquista alcolici da parte degli stessi rivenditori ed una riduzione delle vendite ai minori
● un decremento della percentuale di adolescenti di età compresa fra i 18 ed i 20 anni che procurano alcol ai pari e che cercano di
comperare alcol per loro stessi o di consumarlo in un locale
● un decremento degli arresti di adolescenti di età compresa fra i 18 ed i 20 anni per guida in stato di ebbrezza.
Fattori protettivi da incrementar
e:
Comunità
Politiche istituzionali che scoraggino l’uso di alcol
Politiche pubbliche ed istituzionali che limitano la vendita di alcolici ai giovani
Azione civica contro chi vende o procura illegalmente alcol ai giovani
79
Maggior interazione fra i diversi settori della comunità.
Fattori di rischio da decrementare:
Pari
Pari che procurano alcol
Pari che consumano alcol
Comunità
Alta disponibilità di alcol
Supporto normativo alle vendite di alcol ai minorenni
Supporto normativo al consumo di alcol ai giovani
Scarsa applicazione delle leggi sull’alcol e dei loro regolamenti
Mancanza di leggi o politiche istituzionali che limitino la disponibilità dell’alcol.
80
4.2.4. RHRD – Community Trials Intervention to Reduce High-Risk Drinking
Autor e: Harold D. Holder, Ph. D.
Prevention Research Center
2150 Shattuck Avenue, Suite 900
Berkeley, CA 94704
Telefono: 510 – 4861111 Fax:
510 - 6440594
E-mail: [email protected]
Web site: www.PREV.org
Obiettivi/finalità : RHRD è un progetto di comunità che mira a modificare i comportamenti a rischio correlati al consumo di alcol, quali
ad esempio alcol e guida.
Gener e: prevenzione specifica.
Target : l’intera comunità (5-54 anni).
Riassunto : il progetto RHRD mira a prevenire i comportamenti a rischio legati al consumo di alcol attraverso l’implementazione di cinque
azioni preventive:
● limitare l’accesso all’alcol della popolazione
● rivolgere una specifica formazione ai gestori ed al personale dei locali e delle rivendite dove si può vendere alcol
● incrementare la percezione del rischio relativo ad alcol e guida
● porre particolare attenzione agli adolescenti, riducendo il loro accesso all’alcol
● mobilitare l’intera comunità.
Le azioni intraprese prevedono l’incremento di pubblicazioni sulle problematiche alcol-correlate nella stampa e nei media locali, la modificazione delle politiche locali al fine di limitare l’accesso all’alcol, la riduzione della vendita di alcolici ai minori e la sensibilizzazione della
popolazione sul problema alcol e guida e sulle sue conseguenze.
Strutturazione dell’intervento
: al fine di raggiungere gli obiettivi posti, le attività proposte mirano ad analizzare norme ed atteggiamenti rispetto al consumo di alcol, le dinamiche culturali e sociali che lo sottendono, come il sistema locale di distribuzione (regolazione
delle licenze, restrizioni dell’uso). Tutto ciò richiede il coinvolgimento e la mobilitazione dell’intera comunità.
V alutazione
Disegno valutativo : il progetto è stato valutato attraverso un disegno longitudinale in diversi tempi di follow-up multipli in tre diverse
comunità. Ad esse sono state abbinate delle comunità di controllo che non hanno ricevuto l’intervento. All’interno di questo disegno i risultati sono stati evidenziati attraverso un confronto caso-controllo. I dati raccolti all’interno del processo di valutazione includono:
● un’indagine telefonica con autovalutazioni sul consumo di alcol e sull’alcol e la guida
● la registrazione degli incidenti stradali
● indagini svolte nei pronto-soccorso
● indagini sui clienti abituali e sui minorenni
● una diffusione locale di informazioni relative all’alcol
● indagini condotte sulla strada nei fine-settimana.
Risultati :
● decremento del 51% delle situazioni in cui il soggetto riportava di aver guidato in condizione “sopra il limite legale” nelle comunità
che hanno ricevuto l’intervento rispetto le altre
riduzione del 49% delle situazioni in cui il soggetto riportava di “aver bevuto un po’ troppo”
● riduzione del 6% riguardante il quantitativo di alcol consumato nelle occasioni in cui si è bevuto
● riduzione del 10% degli incidenti stradali verificatesi durante la notte
● riduzione del 6% degli incidenti stradali in cui il guidatore era ubriaco
● riduzione del 43% e del 2% dei casi di aggressioni registrati rispettivamente nei pronto-soccorso e nei ricoveri ospedalieri.
Fattori protettivi da incrementare:
Individuali
Percezione dell’alto rischio di essere arrestati se si consuma alcol alla guida
Famiglia
Attenzione genitoriale alla disponibilità di alcol per i giovani a casa
Comunità
Formazione e responsabilizzazione di chi vende alcolici e relative politiche di vendita e di servizi
Rafforzamento delle leggi relative all’alcol ed alla guida
Pubblicità che accompagni i cambiamenti relativi alla disponibilità dell’alcol da parte dei giovani e che sottolinei il rapporto alcol e guida
Richiamo dei media a sostegno del cambiamento delle politiche relative all’alcol
Decremento della densità di rivenditori in base al territorio
Decremento della disponibilità formale ed informale dell’alcol da parte dei giovani.
Fattori di rischio da decrementare:
Individuali
Bassa percezione del rischio di essere arrestati se si consuma alcol e si guida
Familiari
Disponibilità dell’alcol ai minori in casa
Comunità
Diffusione di rivenditori di alcol nel territorio
Vendita e somministrazione di alcolici ai minori nei locali
Somministrazione di alcolici a clienti ubriachi nei bar e nei ristoranti
Scarsa forza delle leggi su alcol e guida
Scarso richiamo da parte dei media sugli sforzi attuati dalla comunità per combattere le problematiche correlate al bere.
●
4.2.5. CLFC - Creating Lasting Family Connections
Autor e: Ted N. Strader, M.S.
Council on Prevention and Education: Substances, Inc. (COPES)
845 Barret Avenue
Louisville, KY 40204
Telefono: 502 - 5836820 Fax: 502 - 583683
E-mail: [email protected]
Web site: http://copes.org/products.htm
Obiettivi/finalità : questo progetto, destinato a ragazzi di età compresa fra i 9 ed i 17 anni ed alle loro famiglie, mira a fornire sia ai
ragazzi che ai loro genitori, abilità personali che li possano rendere capaci di affrontare i fattori di rischio presenti nel loro ambiente di
vita.
Gener e: prevenzione comportamenti a rischio che includono l’uso di sostanze.
Target : giovani adolescenti di età compresa fra i 9 ed i 17 anni.
Riassunto : il progetto CLFC mira a prevenire la comparsa di comportamenti a rischio, tra i quali l’abuso di sostanze, promuovendo nei
ragazzi come nei loro genitori, oltre che un’adeguata informazione, la crescita personale, la comunicazione interpersonale e lo sviluppo di
specifiche capacità di rifiuto delle sostanze.
Strutturazione dell’intervento : il progetto prevede il coinvolgimento dei ragazzi e dei genitori in 6 moduli, attuati con modalità altamente interattiva, che si focalizzano su tre componenti principali: le problematiche legate all’uso di sostanze, quelle inerenti la sfera personale, la comunicazione e le abilità che permettono di affrontare i comportamenti a rischio.
V alutazione
Disegno valutativo : il progetto è stato valutato rigorosamente attraverso procedure di assegnazione casuale, misure di validità ed attendibilità e metodi di analisi multivariata per rilevare le relazioni dirette fra il progetto ed i risultati.
81
Risultati : è stata dimostrata la presenza di effetti positivi sulla flessibilità dei giovani e delle loro famiglie e sull’uso di sostanze nei ragazzi di età compresa fra gli 11 ed i 15 anni. Il progetto inoltre ha dimostrato aumentare la flessibilità della comunità, rendendo competenti
i volontari della stessa ad identificare, coinvolgere ed impegnare le famiglie. Particolarmente significativi risultano gli effetti sulla flessibilità dei familiari che includono:
● un miglioramento relativo alla conoscenza ed alle idee dei genitori sull’uso di sostanze
● un incremento del coinvolgimento dei giovani nel definire le regole che riguardano il consumo di sostanze
● un incremento al ricorso ai servizi della comunità.
Per quanto riguarda la flessibilità dei giovani, altri effetti positivi riscontrabili sono:
● un incremento al ricorso ai servizi della comunità soprattutto quando i problemi personali e familiari diventano più seri
● il miglioramento dei legami con i propri genitori ed i propri fratelli
● un maggior coinvolgimento in specifiche situazioni comunitarie.
Fattori protettivi da incrementare:
Individuali
Conoscenza e idee appropriate nei riguardi dell’uso di sostanze
Atteggiamento negativo nei riguardi dell’uso di sostanze
Capacità di rifiuto
Legame con i genitori
Comunicazione spontanea
Partecipazione alla definizione di regole familiari
Legame con la comunità
Abilità sociali
Famiglia
Conoscenza e idee appropriate dei genitori nei riguardi delle sostanze
Adeguato comportamento dei genitori rispetto alle sostanze
Abilità di gestione familiare
Legame con i giovani
Coinvolgimento dei giovani nella definizione delle regole familiari (sia riguardo le sostanze che nei confronti di altro)
Capacità di ricerca di aiuto per problematiche familiari e personali
Aspettative e conseguenze appropriate
Stabilità familiare, armonia, coesione e comunicazione positiva
Attività ricreative familiari e di comunità
Comunità
Percezione dei giovani e dei genitori del supporto della comunità
Accesso ai servizi sociali e sanitari
Empowerment della comunità
Responsabilità e flessibilità dei servizi sociali
Servizi della comunità
Scuola
Legame della scuola con i giovani
Frequenza scolastica
Clima scolastico positivo.
82
4.2.6. Early Risers Skills for Success Programm
Autor e: Gerald J. August, Ph. D.
University of Minnesota
F256/2B West
2450 Riverside Avenue
Minneapolis, Minnesota 55454 - 1495
Telefono: 612 - 2739711 Fax: 612 - 2739779
E-mail: [email protected]
Obiettivi/finalità : Early Risers Skill for Success è un progetto destinato a bambini ad alto rischio per uno sviluppo precoce di problemi
di condotta, incluso il consumo di sostanze.
Gener e: prevenzione comportamenti a rischio che includono l’uso di sostanze.
Target : bambini di età compresa fra i 6 ed i 10 anni.
Riassunto : questo progetto mira a promuovere, in bambini che manifestano importanti comportamenti a rischio e nei loro genitori, lo sviluppo di adeguati fattori di protezione, quali ad esempio un’immagine di sé positiva, buone capacità di problem-solving e di decisionmaking, abilità comunicative e di autoregolazione nei primi ed un adeguato stile di coping di fronte allo stress nei secondi.
Strutturazione dell’intervento : Early Riders prevede due moduli fondamentali, CORE e FLEX, gestiti da un operatore esperto nel campo
del lavoro sociale e familiare. Il primo si focalizza sui bambini e si svolge in contesto scolastico e in strutture comunitarie. In relazione a
questa parte del progetto, le azioni garantite dall’operatore comprendono:
● visite regolari alla scuola del bambino
● incontri con gli insegnanti
● incontri individuali con lo studente
● facilitazione della comunicazione fra casa e scuola
● insegnamento delle abilità necessarie a “fare e sostenere” le amicizie
● dare il giusto riconoscimento agli sforzi dei bambini
● coordinare ed amministrare un programma scolastico estivo.
Il modulo FLEX invece vuole fungere da supporto e strumento di empowerment nei confronti dei genitori e delle famiglie dei bambini. Anche
in questo caso, l’operatore si rende garante di:
● visite regolari a casa
● sviluppo di relazioni di sostegno con i genitori
● valutazione dei bisogni e dei punti di forza della famiglia
● assistenza alla famiglia nella definizione degli obiettivi e nelle successive strategie di implementazione.
V alutazione
Disegno valutativo : il progetto è stato valutato utilizzando un disegno sperimentale in diversi tempi di follow-up, che riguardavano una
valutazione di partenza e tre valutazioni annuali successive. I bambini venivano selezionati in base al rischio (ad es. comportamento
aggressivo) manifestato durante la loro permanenza all’asilo ed assegnati casualmente (all’interno della scuola) al gruppo di controllo (che
non riceveva l’intervento) o a quello sperimentale (che riceveva l’intervento). Una percentuale dell’82% dei soggetti ha preso parte a tutti
i tre anni del progetto. La percentuale di abbandono e le caratteristiche di chi non ha completato lo studio non differiscono nel gruppo sperimentale ed in quello di controllo. Le variabili di risultato facevano riferimento a quattro aree (rendimento scolastico, competenza sociale, difficoltà di autoregolazione e coinvolgimento genitoriale), ognuna delle quali coinvolgeva molteplici e specifiche abilità.
Risultati : i bambini ad alto rischio, i genitori dei quali avevano ricevuto il 50% o più delle visite a casa programmate dall’intervento, manifestarono un significativo miglioramento nel rendimento scolastico, un decremento delle difficoltà attentive e di concentrazione, un miglioramento delle abilità sociali ed in genere della competenza sociale. Confrontati con i bambini ad alto rischio del gruppo di controllo, dimostravano un miglioramento che riguardava numerose aree:
● miglioramento scolastico: miglioramento significativo relativo al rendimento scolastico, soprattutto per quanto riguarda le abilità di
base della lettura. Il miglioramento riguardava sia i maschi che le femmine
● autoregolazione: sia i soggetti appartenenti al gruppo sperimentale come al gruppo di controllo manifestarono un decremento dei
problemi riguardanti l’autoregolazione. Nonostante ciò, i bambini del gruppo sperimentale con un maggior livello di comportamenti aggressivi, dimostrarono un decremento significativo dei problemi comportamentali rispetto ai bambini con lo stesso livello di comportamento che facevano parte del gruppo di controllo
● competenza sociale: i bambini al alto rischio che avevano seguito tutti e tre gli anni di programma ebbero un miglioramento significativo nella competenza sociale, nell’adattamento sociale e nella leadership
I genitori dei bambini che manifestavano i più alti livelli di comportamenti aggressivi, che ricevettero il 50% o più delle visite a casa programmate dall’intervento, riportarono un miglioramento della relazione con il proprio bambino e minor distress personale.
Fattori di protezione da incrementar
e
Individuali
Abilità di controllo emotivo e comportamentale
Comportamento prosociale
Abilità di comunicazione interpersonale
83
Abilità di problem-solving sociale
Capacità di risoluzione dei conflitti e di gestione della rabbia
Atteggiamento positivo verso la scuola
Capacità di lettura, matematiche e di espressione attraverso la scrittura
Affiliazione verso i propri pari
Famiglia
Autoefficacia genitoriale
Empowerment
Benessere personale
Incremento del legame con la comunità
Accesso ai servizi di supporto della comunità
Comportamento educativo e di accudimento del genitore
Scuola
Insegnanti supportivi e competenti
Scuole supportive.
Fattori di rischio da decrementare:
Individuali
Comportamenti aggressivi e distruttivi precoci
Cattive relazioni con i propri pari
Alta reattività emozionale o regolazione emozionale problematica
Famiglia
Sistemi di supporto comunitario limitato
Setodi disciplinari inefficaci ed inconsistenti
Basso “monitoraggio e supervisione”
Comunicazione severa e disapprovante
Poco supporto e coinvolgimento
Stimolazione educativa e supporto alla crescita limitati
Disturbi mentali del genitore ed abuso di sostanze
Mancanza di relazioni sociali e forte disaccordo
Povertà e disoccupazione.
84
4.2.7. LST - Lifeskills Training
Autor e: Gilbert J. Botvin, Ph. D.
Contatto :
Elizabeth Paul, Ed. D., M.P.H.
National Health Promotion Associates, Inc.
141 South Central Avenue, Suite 208
Hartsdale, NY 10530
Telefono: 800 - 2934969
Fax:
914 - 6836998
E-mail: [email protected]
Web site: www.lifeskillstraining.com
Obiettivi/finalità : LST è un progetto che vuole influenzare i fattori psicologici e sociali che sostengono l’iniziazione alle sostanze ed il
loro consumo precoce.
Gener e: prevenzione specifica.
Target : ragazzi di età compresa fra gli 8 ed i 14 anni.
Riassunto : il progetto LST si focalizza su tre importanti fattori che possono influenzare in modo preponderante la scelta di consumare o
meno sostanze: la ricerca ha infatti dimostrato che è meno probabile che i ragazzi che sviluppano abilità in queste tre aree manifestino
successivamente comportamenti a rischio. In primo luogo, la presenza di capacità di resistenza alle sostanze permette agli adolescenti di
riconoscere le false credenze inerenti il consumo e di gestire la pressione dei pari e dei media. Ciò permette loro di disporre di una scelta
autonoma e consapevole, basata su un’adeguata raccolta di reali informazioni. La seconda area comprende fondamentali abilità personali, quali lo sviluppo di un’immagine di sé positiva e delle abilità decisionali e di problem-solving. In terzo luogo il progetto si focalizza sulla
necessità di promuovere lo sviluppo di abilità sociali che rendano possibile la comunicazione e permettano una gestione assertiva e non
passiva ed aggressiva delle situazioni relazionali.
Strutturazione dell’intervento : LST si suddivide in due curricula principali: il primo per i ragazzi di età compresa fra gli 8 e gli 11 anni
ed il secondo per quelli di età compresa fra gli 11 ed i 14 anni, entrambi articolati lungo un periodo di tre anni. Il primo comprende 24
sessioni di durata compresa fra i 30 ed i 45 minuti, mentre il secondo comprende 25 sessioni della durata di 45 minuti. Le sessioni comprendono letture, discussioni, ed altre attività che rendano i ragazzi in grado di disporre di informazioni adeguate sull’uso di sostanze e di
sviluppare abilità personali e sociali che li rendano più forti e consapevoli di fronte ai fattori di rischio.
V alutazione
Disegno valutativo : negli ultimi vent’anni sono stati condotti una dozzina di studi al fine di valutare gli affetti di questo progetto. Fra
questi ci sono:
● uno studio randomizzato ha valutato l’efficacia dell’utilizzo dei pari leader come promotori di abilità. Il numero di nuovi fumatori
nel gruppo che ha ricevuto l’intervento con i pari leader è stato comparato con quello di un gruppo di controllo. I risultati sono stati
confermati inoltre dall’analisi del tiocianato nella saliva, dove l’aumento del suo livello è indicativo del consumo di tabacco
● uno studio randomizzato ha comparato il consumo di alcol nell’ultimo mese ed il livello di consumo negli studenti appartenenti a un
gruppo sperimentale ed a uno di controllo
● il National Institute of Drug Abuse (NIDA) ha svolto uno studio che coinvolgeva approssimativamente 1200 studenti frequentanti il
settimo grado (corrispondente alla seconda media italiana) di 10 scuole superiori di New York (provenienti in misura maggiore da
famiglie bianche ed appartenenti alla classe media). Lo studio comparava le percentuali di studenti che riportavano consumo di marijuana appartenenti a un gruppo sperimentale che aveva ricevuto l’intervento condotto dai pari leader, ad un altro gruppo che aveva
anche ricevuto l’intervento aggiuntivo e ad un gruppo di controllo
● NIDA ha inoltre svolto uno studio randomizzato coinvolgendo 6000 studenti appartenenti a 56 scuole. Gli studenti hanno ricevuto
l’intervento dal settimo al nono grado (ovvero dalla seconda media alla prima superiore italiana) ed i dati sono stati raccolti alla
fine della corrispondente quarta superiore italiana.
Risultati : i risultati del gruppo sperimentale rispetto ai controlli sono i seguenti:
● una riduzione dell’iniziazione al consumo di tabacco del 75%, percentuale che risulta del 67% dopo tre mesi dalla conclusione del
progetto
● una riduzione dell’uso di alcol del 54%, del “bere pesante” del 73% e del 79% del bere fino ad ubriacarsi una o più volte alla settimana
● una riduzione dell’uso di marijuana del 71% e del 83% rispettivamente se consumata settimanalmente e più frequentemente
● una riduzione del policonsumo del 66%
● una riduzione sia a breve che a lungo termine dell’abuso di sostanze
● una riduzione del 25% del consumo di un pacchetto di sigarette al giorno
● una riduzione dell’uso degli inalanti, narcotici ed allucinogeni fino al 50%
Fattori protettivi da incrementare:
Individuali
Sviluppo sociale, autostima ed autodisciplina
Abilità di comunicazione
Abilità di decision-making e di problem solving
Abilità sociali
Abilità assertive e di rifiuto
Gestione dello stress e dell’ansia
Definizione degli obiettivi, auto-monitoraggio, autorinforzo
Famiglia
Comunicazione efficace con i genitori e gli altri membri della famiglia
Pari
Resistenza alla pressione esercitata dai pari
Abilità sociali
Scuola
Successo scolastico
Definizione degli obiettivi.
85
Fattori di rischio da decrementar
e:
Individuali
Primo contatto con le sostanze illegali, tabacco ed alcol
Mancanza di autocontrollo ed assertività
Pari
Influenza positiva verso il consumo di sostanze.
86
4.2.8. PDFY - Preparing for the drugs free years
Autor e: David J. Hawkins, Richard F. Catalano
Contatto : David J. Hawkins
Social Development Research Group
University of Washington, School of Social Work
9725 3rd Avenue NE 401
Seattle, Washington 98115 USA
E-mail:[email protected]
Obiettivi/finalità : PDFY mira a fornire a genitori di adolescenti di età compresa fra gli 8 ed i 13 anni, la conoscenza e le abilità necessarie per guidare i figli lungo la prima fase dell’adolescenza.
Gener e: prevenzione comportamenti a rischio che includono l’uso di sostanze.
Target : famiglie con ragazzi di età compresa fra gli 8 ed i 13 anni.
Riassunto : negli ultimi vent’anni, la ricerca ha dimostrato come un coinvolgimento genitoriale positivo sia un importante fattore di protezione in grado di incrementare la probabilità di successo scolastico dell’adolescente e di prepararlo meglio ad affrontare i problemi successivi, quali consumo di sostanze, violenza e comportamenti sessuali precoci. Questo progetto si propone di:
● rafforzare e rendere maggiormente chiare le aspettative della famiglia nei riguardi del comportamento dell’adolescente
● evidenziare le condizioni che promuovono le relazioni all’interno della famiglia
● insegnare agli adolescenti ed ai loro genitori abilità che permettano l’incontro fra l’adolescente e le aspettative di non consumo della
famiglia.
Strutturazione dell’intervento : anche se in alcune occasioni è possibile implementare il progetto in 10 incontri di 1 ora ciascuno, generalmente le attività sono articolate in 5 sessioni di 2 ore ciascuna, articolate lungo 5 settimane consecutive. Le diverse sessioni si basano su
modalità interattive e sono focalizzate sull’acquisizione di abilità, cercando di dare ai genitori la possibilità di mettere in pratica quanto
appena appreso e di ricevere utili feedback da operatori e da altri genitori. Viene fornito inoltre materiale didattico e video come spunti
per poter discutere su un’ampia varietà di situazioni familiari.
Il progetto è stato rivolto ai genitori in contesto scolastico, nei luoghi di lavoro, in ambito religioso ed ospedaliero e nelle prigioni.
V alutazione
Disegno valutativo : oltre all’iniziale sperimentazione sul campo, il progetto è stato valutato attraverso un trial controllato in ambiente
rurale, come parte di un programma regionale radio-trasmesso implementato in diversi stati americani all’interno di un’organizzazione
per l’educazione alla salute e di un progetto che si rivolgeva alle famiglie di colore. La valutazione più articolata è stata condotta dal Dr.
Richard Spoth della Iowa State University all’interno di un trial randomizzato. A questo intervento parteciparono le famiglie di studenti
iscritti al sesto grado (prima media italiana) di 33 scuole rurali in 19 regioni del Midwestern State. Le scuole erano state selezionate in base
ad un programma di pasto gratuito ed alla dimensione della comunità (8500 ab. o più piccole). Le scuole sono state campionate a grappoli, ciascuno dei quali veniva formato sulla base della grandezza della scuola e della percentuale di studenti residenti in quartieri caratterizzati da basso reddito. Rispettando questi grappoli le scuole venivano assegnate casualmente al gruppo sperimentale (221 famiglie) od
al gruppo di controllo (208 famiglie). Coloro che hanno completato sia il pre-test che il post-test erano principalmente famiglie caucasiche
(98.6%) composte da due genitori (85%). Nel 51% dei casi, il bambino a cui faceva riferimento l’intervento era femmina.
Risultati : l’analisi condotta al follow-up, ha rilevato come ad un anno di distanza dalla conclusione dell’intervento, i comportamenti dei
genitori ne erano ancora influenzati positivamente.
Anche dopo due anni dalla conclusione dell’intervento, i ragazzi del gruppo sperimentale che non avevano iniziato ad usare sostanze al
follow-up di un anno erano in numero significativamente maggiore rispetto al gruppo di controllo. Inoltre, i ragazzi del gruppo sperimentale che avevano iniziato ad usare sostanze al follow-up di un anno erano in numero significativamente minore rispetto al gruppo di controllo.
Dopo tre anni e mezzo, la percentuale di soggetti che avevano sperimentato la marijuana era significativamente minore nel gruppo sperimentale e così anche per le situazioni di eccedenza alcolica; per quanto riguarda il consumo di alcol, il gruppo sperimentale dimostrava
minor consumo nei mesi precedenti, bassa frequenza d’uso e minor incremento d’uso.
Fattori di protezione da incrementare:
Individuali
Opinioni che riguardano la salute e chiari modelli comportamentali
Famiglia
Possibilità per i ragazzi di essere coinvolti e di contribuire alla vita in famiglia
Abilità di comunicazione in famiglia e di problem-solving
Definizione di nuove abilità e coinvolgimento familiare
Legame con la famiglia.
Fattori di rischio da decrementare:
Individuali
Precoce iniziazione all’uso di sostanze
Atteggiamento positivo all’uso di sostanze
Famiglia
Condizione di povertà della famiglia
Conflitti familiari
Condotte comportamentali problematiche dei genitori e atteggiamento positivo verso le stesse
Pari
Amici che coinvolgono in condotte comportamentali problematiche.
4.2.9. Project Alert
Autor e: Phyllis L. Ellickson, Ph. D.
RAND
Telefono: 310 - 3930411 Fax: 310 – 3934818
In collaborazione con:
BEST Foundation for a Drug-Free Tomorrow
G. Bridget Ryan
725 S. Figueroa Street, Suite 1615
Los Angeles, CA 90017-5416
Telefono: 800 – 2537810
Fax:
213 - 6230585
E-mail: [email protected]
Web site: www.projectalert.best.org
Obiettivi/finalità : Project Alert è un progetto di prevenzione specifica che mira a ridurre l’iniziazione ed il regolare uso di sostanze.
Gener e: prevenzione specifica
Target : studenti di età compresa fra gli 11 ed i 14 anni.
Riassunto : il progetto mira alla riduzione del consumo di sostanze specifiche quali l’alcol, il tabacco, la marijuana e gli inalanti. Attraverso
attività diversificate, il progetto vuole motivare gli adolescenti a non consumare le suddette sostanze, insegnando loro strategie atte a resistere alla pressione dei pari e a stabilire delle norme contro l’uso di sostanze.
Strutturazione dell’intervento
: Project Alert è solitamente implementato in ambito scolastico da insegnanti che hanno ricevuto una
specifica formazione, ma in alcune situazione è stato implementato anche in altri ambienti. Il progetto comprende 11 lezioni nel primo
anno e 3 nel secondo. All’interno delle attività proposte vengono privilegiate le discussioni guidate in classe e le attività in piccoli gruppi,
in quanto stimolano l’interazione fra pari, modificando le credenze e le percezioni degli studenti stessi. Inoltre, viene fatto largo uso di attività di role-play, in quanto quest’ultima aiuta ad apprendere ed implementare nuove ed importanti abilità di resistenza. Vengono inoltre
dati “compiti per casa” al fine di permettere agli studenti di sperimentare quanto appreso e di coinvolgere anche i genitori. Per rinforzare questi contenuti, vengono utilizzati alcuni video che propongono un possibile modello di comportamento.
V alutazione
Disegno valutativo : il Project Alert ha utilizzato un disegno sperimentale pre e post-test con assegnazione randomizzata di 30 scuole al
gruppo di controllo o a due gruppi sperimentali (un adulto come conduttore del gruppo-classe od un adulto ed un pari leader). Le scuole
che hanno partecipato erano caratterizzate da diverse tipologie di studenti. In nove scuole il 50% o più degli studenti apparteneva a delle
minoranze. In tutte le scuole coinvolte sono stati raccolti i dati prima e dopo l’intervento. Il consumo di sostanze riportato dagli studenti è
87
88
stato testato anche tramite la ricerca di sostanze nella saliva. Per analizzare i risultati inerenti il consumo di sostanze in funzione dell’intervento e delle covarianti considerate, è stata utilizzata la regressione lineare. Sono stati condotti molteplici controlli per poter scartare
l’influenza di eventuali altre variabili sugli effetti oltre all’influenza dell’intervento. Tutte le analisi sono state aggiustate in base all’abbandono ed al cluster di appartenenza.
Risultati : il progetto si è dimostrato efficace nelle scuole sia con alta che bassa presenza di minoranze etniche provenienti da diversi background socioeconomici, con i giovani che avevano sperimentato l’uso di sostanze e che erano a rischio per diventarne consumatori abituali, così come con giovani che non avevano mai assunto sostanze prima dell’intervento. Ha dimostrato di decrementare gli atteggiamenti e
le credenze positive nei confronti delle sostanze, inclusa l’intenzione di consumarne, le credenze che riguardano la non pericolosità, e le
percezioni che molti pari ne utilizzino. Ha incrementato inoltre l’opinione che ognuno possa resistere con successo sia alle pressioni esterne che a quelle interne rispetto il consumo di sostanze. Il progetto ha ridotto marcatamente il consumo di marijuana e di sigarette e la iniziazione all’uso della marijuana. Rispetto ai controlli, a quindici mesi dall’inizio dell’intervento si è rilevato come:
● le percentuali di iniziazione alla marijuana nei soggetti che avevano partecipato al progetto erano del 30% più basse
● la percentuale di consumatori attuali di questa sostanza erano del 60% più bassa nel gruppo sperimentale condotto dall’adulto
● il consumo attuale ed occasionale di sigarette nel gruppo sperimentale era del 20-25% più basso
● il consumo abituale e pesante di sigarette era da un terzo fino al 55% più basso nel gruppo sperimentale.
Le opinioni contro le droghe erano significativamente incrementate, con effetti persistenti fino al decimo grado (seconda superiore italiana) e includevano:
● l’intenzione di non utilizzare sostanze nei successivi sei mesi
● l’opinione di poter affrontare con successo la pressione verso le sostanze
● l’opinione che le sostanze sono pericolose
● la percezione che solo una piccola parte del gruppo dei pari consuma sostanze e ne approva l’uso
● l’opinione che i pari rispettino chi non consuma.
Fattori protettivi da incrementare:
Individuali
Ragioni per non consumare sostanze
Percezioni che pochi pari utilizzano sostanze e che anzi la maggior parte le disapprovano
Fiducia nella propria capacità di resistere alla pressione dei pari
Intenzione a non utilizzare sostanze
Convinzione che i pari rispettino chi non usa sostanze
Abilità ad identificare ed opporsi alle attrattive verso le droghe
Molteplici strategie per resistere alle sostanze
Abilità di identificare e resistere alle pressioni interne verso l’uso
Famiglia
Comunicazione con i genitori ed altri adulti
Scuola
Definizione di norme contro l’uso di sostanze
Apprendimento cooperativo
Rispetto per gli altri
Pari
Motivazione ed abilità ad aiutare gli amici ad evitare l’uso di sostanze
Comportamento responsabile secondo il modello dei pari.
Fattori di rischio da decrementare:
Individuali
Attuale uso di alcol, tabacco e altre sostanze
Intenzione di consumare sostanze in futuro
Convinzione che l’uso di sostanze non sia pericoloso od abbia effetti positivi
Convinzione che il consumo di sostanze sia normale
Bassa autostima
Abilità di rifiuto inadeguate
Famiglia
Mancanza di chiare norme contro il consumo
Comunicazione povera
Scuola
Alti livelli di consumo di sostanze
Poche norme contro il consumo
Pari
Consumo di sostanze dei pari
Approvazione del consumo di sostanze.
4.2.10. Project Success
Autor e: Ellen Morehouse, M. S. W., CASAC, CPP
Student Assistance Services Corporation
660 White Plains Road
Tarrytown, NY 10591
Telefono: 914 - 3321300
Fax:
914 - 3668826
E-mail: [email protected]
Web site: www.sascorp.org
Obiettivi/finalità : Project Success è un progetto che mira a prevenire e ridurre l’uso di sostanze in studenti di scuola media superiore
ad alto rischio.
Gener e: prevenzione specifica.
Target : giovani adolescenti di età compresa fra i 14 ed i 18 anni.
Riassunto : questo progetto è stato sviluppato e testato con studenti di scuola media superiore che hanno manifestato problemi emozionali, comportamentali e di apprendimento, quali ad esempio un basso rendimento scolastico, problemi disciplinari a scuola, condotte delinquenziali e gravidanze precoci. Il progetto mira a prevenire e ridurre l’uso di sostanze attraverso attività che migliorino le capacità di decision-making, di problem-solving, lo stile comunicativo e di coping, e la capacità di far fronte alla pressione dei pari.
Strutturazione dell’intervento : date le caratteristiche problematiche del target a cui il progetto è indirizzato, è necessario che le attività vengano condotte da personale qualificato e con una vasta esperienza nel campo della prevenzione e del lavoro sociale. Infatti, oltre
a mirate attività di informazione sulle diverse sostanze e le loro conseguenze, vengono previste attività di counseling individuale e di gruppo, ed anche incontri specifici con i genitori dei ragazzi.
V alutazione
Disegno valutativo : il disegno di valutazione del progetto prevedeva un pre-test ed un post-test per il gruppo sperimentale e per quello di controllo per un campione totale di 425 adolescenti. In due delle scuole coinvolte gli studenti sono stati assegnati casualmente al gruppo sperimentale che ha ricevuto l’intervento ed al gruppo di controllo, che non lo ha ricevuto. Nella terza scuola invece sono state assegnate in modo randomizzato al gruppo sperimentale ed a quello di controllo le classi. Tutti gli studenti assegnati al gruppo di controllo sono
stati utilizzati nell’insieme come gruppo di controllo. Al fine di ottenere un secondo gruppo di controllo sono state utilizzate altre due scuole che non hanno preso parte al progetto: vi sono quindi due gruppi di controllo, un primo relativo alle scuole coinvolte ed un secondo relativo a quelle non coinvolte.
Risultati : gli studenti che avevano preso parte al progetto manifestavano un decremento del 37% nel consumo di sostanze. In particolare, fra gli adolescenti che usavano sostanze aveva smesso il 23%, percentuale che scendeva al 5% nel gruppo di controllo. Per quel che
riguarda gli adolescenti che non avevano smesso di utilizzare sostanze, c’era stata comunque una riduzione significativa del consumo, compresa fra il 17 ed il 26.6%, nel gruppo sperimentale. I dati del post-test relativi al consumo negli ultimi 30 giorni negli studenti (78) che
avevano preso parte alla seconda annualità del progetto e che avevano riportato un uso al pre-test, hanno rilevato come:
● il 33% riportava di non utilizzare più alcol
● il 45% riportava di non utilizzare più marijuana
● il 23% riportava di non utilizzare più tabacco.
Inoltre, questo progetto si è dimostrato efficace nei riguardi di entrambi i sessi e in studenti di varia etnia, frequentanti classi comprese il
nono ed il dodicesimo grado (fra la prima e la quarta superiore italiana). Da evidenziare come abbiano tratto beneficio dal progetto non
solo gli studenti che hanno preso parte al gruppo sperimentale, ma anche quelli del primo gruppo di controllo che non ne hanno avuta
diretta esperienza, ma che appartenevano alle scuole dove veniva fatto l’intervento.
89
Fattori protettivi da incrementare:
Individuali
Autoefficacia e senso di padronanza
Competenza sociale
Famiglia
Protezione familiare
Scuola
Partecipazione alle attività scolastiche.
Fattori di rischio da decrementare:
Individuali
Atteggiamento positivo verso le sostanze d’abuso
Depressione
Violenza
Famiglia
Abuso di sostanze dei genitori
Scuola
Scarso rendimento scolastico
Drop-out scolastico, fallimento ed alto assenteismo.
90
4.2.11. TND – Project toward no drug abuse
Autor e: Steve Sussman, Ph. D.
IPR - USC
1000 S. Fremont Avenue, Unit 8
Alhambra, CA 91803
Telefono: 626 - 4576635 Fax: 626 - 4574012
E-mail: [email protected]
Web site: www.cceanet.org
Obiettivi/finalità : TND è un progetto che mira a ridurre l’uso di sostanze negli adolescenti.
Gener e: prevenzione specifica.
Target : studenti adolescenti di età compresa fra gli 14 ed i 19 anni.
Riassunto : al fine di prevenire l’uso di sostanze, questo progetto mira a promuovere negli studenti abilità personali, come le capacità di
coping e di autocontrollo. Queste abilità permettono infatti di distinguere le false credenze esistenti nei riguardi delle sostanze dalle reali
informazioni, di comprendere le conseguenze dell’uso di sostanze, di modificare e correggere le proprie percezioni errate in merito al consumo e di poter discutere delle sopraddette problematiche con altri.
Strutturazione dell’intervento : il progetto, da attuarsi in contesto scolastico, prevede 12 sessioni di durata compresa fra i 40 ed i 50
minuti che comprendono momenti di lavoro sulla motivazione, sulle abilità sociali e sulle abilità di decision-making attraverso discussioni
di gruppo, giochi, esercizi di role-playing e utilizzo di video.
V alutazione
Disegno valutativo : sono state testate due versioni del TND in tre diversi disegni sperimentali e coinvolgendo due o tre tipi di gruppi in
ogni disegno. TND-I è il progetto originale articolato in 9 sessioni, mentre TND-II è composto di 12 sessioni che comprendono lezioni sulla
marijuana e sul tabacco ed attualmente solo questa versione è diffusa. Dal 1997 al 1998 nella valutazione del TND-II sono state coinvolte 18 scuole superiori “differenziali” per studenti ad alto rischio. È stata effettuata una randomizzazione a grappoli assegnando sei scuole a ciascuna delle seguenti tre condizioni: 1) gruppo di controllo; 2) intervento composto di 12 sessioni in classe; 3) intervento composto
di 12 sessioni di apprendimento autogestito. In una precedente valutazione del TND-I in tre scuole superiori, 26 classi sono state assegnate in modo randomizzato ai due gruppi (gruppo di controllo e gruppo sperimentale che ha ricevuto un intervento di nove lezioni) per circa
1000 studenti in ciascun gruppo.
Risultati : nel progetto TND-II, attuato con studenti ad alto rischio, si è osservata una riduzione:
● del 27% nel consumo di tabacco
● del 22% nel consumo di marijuana
● del 9% in relazione ad un pesante uso di alcol
● del 26% fra coloro che facevano uso di droghe pesanti
del 25% nei maschi che portavano armi.
Per quanto riguarda il Progetto TND-I sperimentato nelle normali scuole superiori, si è osservata una riduzione:
● del 25% fra coloro che facevano uso di droghe pesanti
● del 12% fra coloro che facevano pesante uso di alcol
● del 19% fra i maschi nei riguardi del portare armi.
Fattori protettivi da incrementare:
Individuali
Conoscenza accurata del decorso dell’abuso di sostanze, delle sue conseguenze e della sua prevalenza
Comunicazione efficace, abilità di ascolto, abilità di coping sia nella sfera comportamentale che in quella cognitiva
Comprensione empatica degli effetti dell’abuso di sostanze sugli altri
Conoscenza delle strategie atte a smettere di fumare
Comprensione dell’importanza della salute nel raggiungimento degli obiettivi che ci si è posti nella vita
Autocontrollo, assertività e capacità di risoluzione dei conflitti
Consapevolezza della propria capacità di attuare comportamenti moderati specifici
Abilità di decision-making
Impegno nel non usare sostanze
Famiglia
Comprensione degli effetti dell’abuso di sostanze sulla famiglia e sul come richiedere aiuto
Scuola
Impegno della scuola nel non permettere il consumo di sostanze
Comunità
Capacità di rifiuto degli stereotipi negativi.
Fattori di rischio da decrementare:
Individuali
Bassa auto-stima
Percezioni di autodifesa rispetto alle conseguenze dell’abuso di sostanze
Fiducia nei miti esistenti che sostengono l’uso di sostanze
●
4.2.12. TNT – Project toward no tobacco use
Autor e: Steve Sussman, Ph. D.
IPR - USC
1000 S. Fremont Avenue, Unit 8
Alhambra, CA 91803
Telefono: 626 - 4576635 Fax: 626 - 4574012
E-mail: [email protected]
Web site: www.cdc.gov/nccdphp/dash/rtc/curric7.htm
Obiettivi/finalità : TNT è un progetto della University of Southern California che mira a ritardare l’iniziazione e a ridurre il consumo del
tabacco negli adolescenti.
Gener e: prevenzione specifica.
Target : studenti adolescenti di età compresa fra i 10 ed i 15 anni.
Riassunto : attuato in ambito scolastico da insegnanti specificatamente formati, questo progetto evidenzia come gli adolescenti possano
resistere al consumo di tabacco:
● se resi consapevoli delle errate informazioni sociali esistenti sul tabacco
● se aiutati a sviluppare abilità personali che permettano loro di affrontare e contrastare la pressione verso il consumo da parte dei
pari e dei media
● se viene loro fornita un’accurata informazione sulle conseguenze che il consumo di tabacco può avere sull’organismo ed in particolare, sull’instaurarsi di una pesante dipendenza fisica e psicologica.
Strutturazione dell’intervento : il progetto TNT consiste in 10 incontri della durata di 40-50 minuti ciascuno, i cui contenuti vengono
poi richiamati ad un anno di distanza in 2 incontri successivi. Oltre ad un manuale per gli insegnanti ed ad un altro di esercizi per gli studenti, le attività programmate includono la proiezione di due videocassette e la possibilità di utilizzare un kit contenente posters ed altro
91
materiale didattico. Le attività proposte durante il progetto miravano a fornire apprendimento sulla dipendenza da tabacco ed i danni correlati, sulla prevalenza del fenomeno, sulle abilità sociali, sulle immagini sociali dei media rispetto al tabacco e su come difendersi dal fumo
passivo. Il coinvolgimento dello studente era facilitato attraverso l’assegnazione di cinque compiti per casa, un concorso svolto in classe, e
due lezioni di rinforzo stabilite per l’anno successivo.
V alutazione
Disegno valutativo : il progetto è stato attuato con studenti frequentanti il settimo grado (la seconda media inferiore italiana) dei quali
il 60% erano bianchi non-ispanici, il 27% erano ispanici, il 7% africani americani ed il 6% asiatici americani. Il disegno sperimentale ha
coinvolto 6716 studenti di 48 scuole medie inferiori e prevedeva 5 condizioni: 4 gruppi sperimentali e uno di controllo che riceveva gli
usuali interventi di educazione alla salute. Tre delle suddette quattro condizioni sperimentali miravano a neutralizzare gli effetti di ognuna delle singole variabili considerate (influenza sociale delle norme, influenza sociale delle informazioni, e conseguenze fisiche), mentre
la quarta condizione riguardava tutte e tre le variabili. Per definire i risultati sono stati effettuati follow-up a distanza di uno e di due anni
dal termine dell’intervento.
Risultati : il trial sperimentale ha trovato che rispetto al gruppo di controllo si è potuto osservare:
● al follow-up di due anni un decremento del 26% nell’iniziazione al fumo di sigarette
● una riduzione del 30% all’iniziazione al consumo di tabacco da masticare o sniffare
● un decremento approssimativo del 60% nel consumo settimanale o più frequente di sigarette
● la cessazione di consumo settimanale o più frequente di consumo di tabacco da masticare o sniffare
● il progetto era efficace per diverse etnie di giovani.
Fattori di protezione da incrementare:
Individuali
Conoscenza approfondita della dipendenza da tabacco, delle sue conseguenze e della sua prevalenza fra i pari
Comunicazione efficace, capacità di rifiuto ed abilità di coping
Comprensione di come i media ed i loro messaggi influenzino gli adolescenti a consumare tabacco
Incremento dell’autostima
Strategie per sostenere il non consumo di tabacco (attivismo)
Famiglia
Migliore comprensione della dipendenza da tabacco fra gli adulti
Pari
Rinforzare positivamente i comportamenti responsabili in classe
Scuola
Affermazione del non consumo di tabacco a scuola
Comunità
Attivismo (ad esempio lo scrivere lettere per scoraggiare la promozione dell’uso di tabacco o di altri prodotti nei mass media).
Fattori di rischio da decrementare:
Individuali
Scarse abilità sociali
Bassa auto-stima, suscettibilità nei confronti dell’influenza sociale negativa dei pari
Comunità
Miti sul consumo di tabacco
Sovrastime della prevalenza del consumo di tabacco
Immagini sociali relative al consumo di tabacco.
92
4.2.13
RSAP – Residential Student Assistance Program
Autor e: Ellen R. Morehouse, ASW, CASAC
Student Assistance Services
660 White Plains Road
Tarrytown, NY 10591
Telefono: 914 - 3321300
Fax:
914 - 3668826
E-mail: [email protected]
Web site: www.sascorp.org/residesap.htm
Obiettivi/finalità : RSAP è un progetto di prevenzione all’uso di sostanze sviluppato per adolescenti inseriti in una struttura residenziale e che manifestano pesanti comportamenti a rischio.
Gener e: prevenzione specifica.
Target : giovani adolescenti a rischio di età compresa fra i 14 ed i 17 anni.
Riassunto : il progetto RSAP si rivolge ad adolescenti inseriti in una struttura residenziale in quanto caratterizzati da molteplici fattori di
rischio, quali ad esempio il consumo precoce di sostanze, genitori che abusano di sostanze, partecipazione ad atti delinquenziali o violenti, problemi psicologici e tentativi di suicidio. Questo progetto è basato sul “Westchester Student Assistance Model”, ed utilizza professionisti specificatamente formati per implementare interventi di prevenzione in strutture residenziali che mirano ad incrementare in questi
ragazzi le abilità di decision-making e problem-solving, di gestione dello stress e della rabbia, lo stile comunicativo e le abilità di far fronte alla pressione dei pari.
Strutturazione dell’intervento
: date le caratteristiche problematiche del target è necessario che le attività vengano condotte da personale qualificato e con una vasta esperienza nel campo della prevenzione e del lavoro sociale. Infatti, oltre a mirate attività di informazione sulle diverse sostanze e le loro conseguenze (2 sessioni), sono previsti counseling individuale e di gruppo (dagli 8 ai 12 incontri).
Importante che le attività svolte vengano integrate nella globale esperienza dei ragazzi all’interno delle strutture residenziali.
V alutazione
Disegno valutativo : il disegno sperimentale caso-controllo prevedeva un pre-test ed un post-test paragonando gruppi non equivalenti
su un totale di 326 adolescenti. Approssimativamente hanno partecipato al RSAP 125 ragazzi residenti, mentre gli altri soggetti facenti
parte del campione sono stati inseriti come gruppo di controllo, composto da ragazzi sia interni che esterni. Il gruppo di controllo interno
era composto di soggetti residenti nella struttura che avevano scelto di non partecipare al RSAP. Il gruppo di controllo esterno includeva
soggetti residenti in un’altra struttura che non partecipava al progetto. A tutti era stato richiesto di partecipare sia al pre-test che al posttest. Gli strumenti di valutazione utilizzati comprendevano una versione abbreviata del “Monitoring the Future Questionnaire”, il
“Rosenberg Self Esteem Test”, e il “Global Assessment of Functioning”. Inoltre, sono state utilizzate le “Community Oriented Program
Environment Scales” per misurare la percezione dell’ambiente da parte dei ragazzi residenti e dello staff.
Confrontando i dati raccolti al pre-test e quelli al post-test, si è potuto osservare una significativa riduzione nell’uso di alcol, marijuana e
tabacco nei ragazzi che hanno partecipato all’intervento.
Risultati : nello specifico, in riferimento agli adolescenti che non riportavano consumo al momento del pre-test, i dati raccolti al post-test
relativamente l’ultimo mese hanno rilevato che:
● l’82% degli adolescenti raggiunti dal progetto continuava a non consumare alcol
● l’83% continuava a non consumare marijuana
● il 78% continuava a non consumare tabacco.
In riferimento agli adolescenti che riportavano consumo di sostanze al momento del pre-test, il post-test evidenziava come rispettivamente:
● il 72% non riportava nel mese precedente ulteriore consumo di alcol
● il 59% non riportava nel mese precedente ulteriore consumo di marijuana
● il 27% non riportava nel mese precedente ulteriore consumo di tabacco.
Fattori protettivi da incrementare:
Individuali
Autoefficacia e senso di padronanza
Competenza sociale
Famiglia
Prendere le distanze dai genitori con dipendenza da sostanze
Fattori di rischio da decrementare:
Individuali
Coinvolgimento in attività delinquenziali e con la giustizia minorile
Pesanti problemi emotivi o disabilità mentali
Intenzioni suicide
Famiglia
Abuso di sostanze da parte dei genitori
Maltrattamento e stato d’abbandono
93
94
4.2.14. Start taking alcohol risk seriously (Stars) for families
Autor e: Chudley E. Werch, Ph. D., CHES, FAAHB
Center for Drug Prevention and Health Promotion
University of North Florida
College of Health
4567 St. Johns Bluff Road, South Building 39/3042A
Jacksonville, FL 32224-2645
Telefono: 904 - 6202847
Fax:
304 - 6201035
E-mail: [email protected]
Obiettivi/finalità : STARS for families è un progetto di prevenzione al consumo di alcol in ragazzi di età compresa fra gli 11 ed i 14 anni.
Gener e: prevenzione specifica.
Target : giovani adolescenti di età compresa fra gli 11 ed i 14 anni.
Riassunto : il progetto STARS for families mira a migliorare i fattori motivazionali e quelli protettivi ed influenzare i fattori di rischio, al
fine di prevenire o ritardare fino all’età adulta il consumo di alcol negli adolescenti ed a ridurre la quantità e la frequenza del consumo
già presente. Tre sono le principali strategie utilizzate nel progetto:
● consulenza da parte di personale sanitario su come poter evitare il consumo di alcol
● contatto con le famiglie mantenuto attraverso la spedizione di 10 cartoline contenenti brevi messaggi su cosa possono dire i genitori per aiutare i figli a non consumare alcol
● lezioni tenute a casa per la famiglia.
Strutturazione dell’intervento
: STARS for families richiede la partecipazione di personale sanitario precedentemente formato, al fine
di implementare le consulenza in modo efficace ed accurato. A tali consulenze, di durata di non più 20 minuti, si accompagnano le cartoline spedite a casa ai genitori, concentrate 1 o 2 per settimana per 5 o 10 settimane: gli interventi proposti prevedono infatti il coinvolgimento della famiglia, al fine di modificare l’eventuale atteggiamento positivo della stessa verso l’alcol e di migliorare la comunicazione in
merito a tale argomento fra genitori e figli. A tal fine il programma prevede di implementare a casa una parte delle lezioni previste.
V alutazione
Disegno valutativo : per più di otto anni, il “Center for Drug Prevention Research” dell’Università della Nord Florida ha condotto studi
di ricerca su brevi interventi di prevenzione all’uso di alcol incluso STARS. Recentemente il centro ha studiato una versione modificata dello
STARS for families utilizzando un sistema di valutazione randomizzato, che ne ha testato la fattibilità e l’efficacia nelle squadre sportive
scolastiche. La valutazione ha coinvolto 178 studenti frequentanti dal settimo al nono grado (dalla seconda media inferiore alla prima
media superiore italiana) e provenienti da una scuola urbana, una suburbana ed una rurale, dislocate in una contea del nord-est della
Florida. Gli adolescenti che hanno partecipato sono stati reclutati dallo staff del progetto e presentati al personale infermieristico che partecipava al progetto durante le visite sportive. Molti soggetti erano di sesso maschile (52%), sia caucasici (75%) che americani-africani
(13%), con un’età media di 13.1 anni (SD=1.00). I soggetti erano assegnati casualmente al gruppo sperimentale o a quello di controllo
con post-test a sei mesi di distanza.
Risultati : uno studio longitudinale ha evidenziato come per i partecipanti al progetto rispetto al controllo:
● fosse meno probabile a tre mesi dalla fine del programma, essere ad uno stadio avanzato di iniziazione all’alcol
● fosse meno probabile a tre mesi dalla fine del programma, avere bevuto alcol nell’ultima settimana e nell’ultimo mese
● fosse meno probabile a tre mesi dalla fine del programma, essersi ubriacato pesantemente nell’ultimo mese
● fosse meno probabile ad un anno dalla fine del programma, pensare di bere nei successivi sei mesi.
Inoltre ad un anno dalla fine del programma:
● si è potuto verificare un decremento dell’intenzione di bere in futuro
● si è potuto assistere ad una maggiore motivazione al non consumo di alcol
● si sono potuti registrare meno fattori di rischio relativi al consumo di alcol.
I risultati dei casi rispetto ai controlli, emersi dal post-test relativi alla versione modificata dello STARS for families, sottolineano come:
● pochi adolescenti programmano di bere nei prossimi 6 mesi
● pochi giovani affermano di aver bevuto pesantemente nei passati trenta giorni
● vi sia stato minor consumo pesante di alcol.
Fattori protettivi da incrementare:
Individuali
Abilità di problem-solving
Abilità sociali e di comunicazione
Fiducia nei valori della società
Motivazione nel perseguire obiettivi positivi
Famiglia
Alte aspettative genitoriali
Aspettative chiare e coerenti
Coinvolgimento genitoriale
Pari
Vicinanza con i pari che sono coinvolti in attività che non prevedono il consumo di alcol
Società
Alfabetizzazione dei media rispetto all’alcol
Resistenza ai messaggi favorevoli all’uso.
Fattori di rischio da decrementare:
Individuali
Mancanza di autocontrollo e di capacità di opporsi ai pari
Atteggiamenti positivi verso il consumo di alcol
Bassa fiducia nella propria capacità di rifiutare le offerte di alcol
Famiglia
Atteggiamento positivo della famiglia verso il consumo di alcol
Regole ambigue, troppo flessibili o inconsistenti relative al consumo di alcol
Pari
Vicinanza a pari che consumano alcol
Essere sensibili alla pressione negativa dei pari.
4.2.15. KACM – Keep a clear mind
Autor e: Chudley Werch, Ph. D., FAAHB
Michael Young, Ph. D., FAAHB
Contatto :
Michael Young
Health Education Projects Office
HP 326A
University of Arkansas
Fayetteville, AR 72701
Telefono: 501 - 5755639
Fax:
501 - 5756401
E-mail: [email protected]
Web site: www.uark.edu/depts/hepoinfo/clear.html
Obiettivi/finalità : KACM è un progetto di prevenzione all’uso di sostanze indirizzato a ragazzi di età compresa fra gli 8 ed i 12 anni ed
ai loro genitori.
Gener e: prevenzione specifica.
Target : ragazzi di età compresa fra gli 8 ed i 12 anni.
Riassunto : il presente progetto mira a sviluppare nei ragazzi specifiche abilità personali che li possono aiutare a rifiutare ed evitare il
consumo di sostanze ed in particolare delle cosìddette “sostanze cancello”.
Strutturazione dell’intervento
: KACM è un progetto di prevenzione le cui attività vengono svolte a casa dai ragazzi insieme ai loro
genitori: il materiale comprende 4 lezioni principali focalizzate su tabacco, alcol, marijuana e sul dire no alle droghe, 5 newsletters per i
genitori ed incentivi (ad es. gadjets) per ogni lezione conclusa dal ragazzo.
V alutazione
Disegno valutativo : due studi pubblicati hanno valutato l’efficacia del programma KACM. Lo studio iniziale ha coinvolto 511 studenti
frequentanti il quarto, quinto e sesto grado (la quarta e la quinta elementare e la prima media inferiore italiane) di sei scuole nel nordovest dell’Arkansas ed i loro genitori. Gli studenti erano stati suddivisi in base alla scuola ed al livello scolastico, poi ogni classe era assegnata casualmente al gruppo sperimentale o a quello di controllo; in quest’ultimo caso, la classe veniva comunque iscritta ad una lista di
95
attesa per partecipare al progetto. I dati relativi agli studenti e ai loro genitori erano stati raccolti circa due settimane prima e dopo la fine
dell’intervento.
Il secondo studio ha coinvolto 1447 studenti iscritti al quarto, quinto e sesto grado (la quarta e la quinta elementare e la prima media inferiore italiane) di diciotto scuole nello stato dell’Arkansas ed i loro genitori. Sei scuole sono state assegnate al programma KACM base, mentre altre sei a quello integrato con un intervento alla famiglia. Anche in questo caso le sei scuole rimanenti sono state inserite in una lista
d’attesa e considerate gruppo di controllo. I dati del pre e del post-test sono stati comunque raccolti in tutte le 18 scuole. Ulteriori valutazioni del progetto sono ancora attualmente in atto.
Risultati : i risultati riportati dai genitori che hanno partecipato al progetto includono:
● più del 20% dei genitori riporta nel loro figlio un miglioramento nelle capacità di far fronte alla pressione dei pari verso il consumo
di alcol, tabacco e marijuana
● il 29% indica un decremento nell’aspettativa che i propri figli sperimenteranno sostanze
● il 14% dei genitori dichiara di avere una visione maggiormente realistica dell’uso di sostanze fra i giovani e degli effetti delle sostanze stesse.
I risultati riportati dai ragazzi che hanno partecipato al progetto includono:
● un incremento del 59% nel numero di ragazzi che riportano che i propri genitori non approvano il consumo di marijuana
● un decremento del 15% del numero di ragazzi che pensano che consumeranno in futuro tabacco rispetto ad un aumento del 100%
nel gruppo di controllo
● un decremento del 9% del numero di ragazzi relativo alle percezioni della diffusione dell’uso di sostanze fra i pari, rispetto ad un
aumento del 18% nel gruppo di controllo.
Fattori protettivi da incrementare:
Individuali
Abilità di problem-solving
Abilità sociali e di comunicazione
Fiducia nei valori della società
Motivazione nel perseguire obiettivi positivi
Precisa percezione nelle norme sociali
Famiglia
Alte aspettative genitoriali
Aspettative chiare e coerenti
Coinvolgimento genitoriale
Società
Alfabetizzazione dei media rispetto all’alcol
Resistenza ai messaggi favorevoli all’uso.
Fattori di rischio da decrementare:
Individuali
Mancanza di autocontrollo e di capacità di opporsi ai pari
Atteggiamenti positivi verso il consumo
Bassa fiducia nella propria capacità di rifiutare le offerte di alcol
Famiglia
Atteggiamento della famiglia che favorisce il consumo delle sostanze
Regole ambigue, troppo flessibili o inconsistenti relative al consumo
Pari
Essere sensibili alla pressione negativa dei pari.
96
13
4.3. LA PREVENZIONE SPECIFICA IN
CAMPO ALCOLOGICO
Dedichiamo una particolare attenzione alla
prevenzione in campo alcologico in quanto
recenti ricerche hanno confermato come l’alcol sia oramai diventato la principale sostanza d’abuso fra i giovani: le stesse differenze
di genere appaiono infatti in progressiva
diminuzione, come l’età di primo contatto con
l’alcol.
L’ Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea da tempo la necessità di intervenire al
fine di prevenire e ridurre i danni derivanti dal
suo consumo, anche attraverso la promozione di efficaci politiche alcologiche e l’implementazione di specifiche strategie di intervento.
In particolare, a livello europeo l’urgenza di
azioni riguardanti l’alcol ed i giovani sono
state oggetto della “Dichiarazione sui Giovani
e l’Alcol” di Stoccolma (OMS, 2001) dove
vengono riaffermati i cinque principi etici
della “Carta Europea sull’Alcol” (OMS, 1995)
e cioè:
● tutti hanno diritto a una famiglia, una
comunità ed un ambiente di lavoro protetti da incidenti, violenza e da altre conseguenze negative del consumo alcolico
● tutti hanno diritto, fin dalla prima infanzia,
ad un’informazione e ad un’educazione
valide e imparziali riguardo gli effetti che
il consumo di alcol esercita sulla salute,
la famiglia e la società
● tutti i bambini e gli adolescenti hanno il
diritto di crescere in un ambiente protetto dalle conseguenze negative del consumo di alcol e, per quanto possibile,
dalla pubblicità di bevande alcoliche
● tutti coloro che consumano alcol secondo modalità dannose o a rischio, nonché
i membri delle loro famiglie hanno diritto
a trattamenti e cure accessibili
● tutti coloro che non desiderano consumare alcol o che non possono farlo per
motivi di salute o per altre ragioni, hanno
il diritto di essere salvaguardati dalle
pressioni esercitate al bere e sostenuti
nel loro comportamento di astinenza.
La “Dichiarazione sui giovani e l’alcol”
ribadisce l’importanza delle politiche sull’alcol dato che il consumo nei giovani riflette in
gran parte gli atteggiamenti, le norme e le
pratiche del mondo adulto. Il documento,
inoltre, evidenzia la necessità di sviluppare
obiettivi, politiche e attività di supporto specifiche per i giovani tenendo conto delle differenti condizioni sociali, giuridiche ed economiche e del contesto culturale proprio di ciascun Paese. In particolare, per quanto riguarda la prevenzione primaria si ritiene importante:
1. Stabilire i seguenti obiettivi:
● ridurre in maniera rilevante il numero dei
giovani che iniziano a consumare alcol
● ritardare l’età in cui i giovani cominciano
a consumare alcol
● ridurre in maniera rilevante le occasioni
e la frequenza del consumo ad alto
rischio da parte dei giovani, specialmente degli adolescenti e dei giovani adulti
● proporre e/o sviluppare delle alternative
significative al consumo di alcol e di altre
sostanze, e migliorare la formazione
teorica e pratica di quanti lavorano a
contatto con i giovani
● incrementare il livello di coinvolgimento
dei giovani nella definizione delle politiche giovanili legate alla salute, in particolare per le questioni che riguardano
l’alcol
● aumentare l’educazione dei giovani sull’alcol
● ridurre al minimo le pressioni esercitate
sui giovani per incitarli al consumo, specialmente quelle derivanti dalle promozioni, distribuzioni gratuite, pubblicità,
sponsorizzazioni e disponibilità relativi
all’alcol, con particolare attenzione alle
manifestazioni
● sostenere le azioni contro la vendita illegale di alcol
● garantire e/o migliorare l’accesso ai servizi sanitari e di counselling, specialmente per i giovani con problemi alcol
correlati e/o i genitori o i membri della
famiglia alcoldipendenti.
2. Promuovere une serie di efficaci politiche
alcologiche in quattro grandi aree:
● fornire protezione: proteggere i bambini
e gli adolescenti dalla promozione di
alcol, dalle sponsorizzazioni e dalla
commercializzazione dei produttori.
Controllare la disponibilità delle bevande
alcoliche attraverso provvedimenti che
riguardino l’accesso all’alcol, l’età minima legale e le misure economiche, che
influenzano il consumo da parte dei
minori
97
promuovere l’educazione: incrementare
la consapevolezza degli effetti dell’alcol,
in particolare tra i giovani. Sviluppare
programmi di promozione della salute
che comprendano i temi dell’alcol in istituzioni educative, luoghi di lavoro, organizzazioni giovanili e comunità locali e
che consentano ai genitori, agli insegnanti, ai leader giovanili e ai coetanei di
poter aiutare i giovani ad apprendere e
mettere in pratica responsabilmente le
capacità utili nella vita per affrontare i
problemi della pressione sociale e della
gestione del rischio
● supportare gli ambienti di vita: creare
opportunità in ambito familiare ed educativo in cui siano incoraggiate e favorite alternative sane alla cultura del bere
ed in cui l’alcol non sia disponibile
● ridurre il danno: promuovere una maggiore comprensione riguardo le conseguenze negative del bere sull’individuo,
la famiglia e la società. Garantire che
negli ambienti in cui si consuma alcol
(bar, ristoranti, …) sia attuata la formazione del personale responsabile del
servizio, e mettere in atto o rinforzare le
regole che proibiscono la vendita di alcol
ai minori e alle persone in stato di
ebbrezza. Rafforzare le misure e le sanzioni relative alla guida in stato di
ebbrezza.
3. Stabilire un vasto processo per la realizzazione di strategie ed il perseguimento di
obiettivi:
● costruire un impegno politico con i giovani attraverso lo sviluppo e la valutazione di piani complessivi a livello nazionale e di strategie, atti a ridurre il consumo di alcol ed i danni correlati
● sviluppare rapporti di partnership, specialmente con i giovani, attraverso adeguate reti locali che considerino i giovani
stessi come risorsa e protagonisti delle
decisioni che influenzano la loro vita
● sviluppare una strategia globale che
●
affronti i problemi sociali e sanitari dei
giovani in relazione ai temi dell’alcol, del
tabacco, delle droghe e di temi correlati
● rafforzare la cooperazione internazionale tra gli Stati Membri per garantire l’efficacia delle misure politiche adottate.
Riteniamo quindi necessario, all’interno dell’analisi ragionata da noi proposta, dedicare
uno specifico spazio alla guida “Preventing
Problems Related to Alcol Availability:
Environmental Approaches” (1999) del
Prevention Enhancement Protocols System
(PEPS), insieme di documenti scientifici prodotti dal SAMHSA, che riporta l’evidenza
scientifica di sei approcci di prevenzione che
spostano l’attenzione dall’individuo all’ambiente e suggeriscono come un’adeguata
gestione della disponibilità di alcol possa
ridurne il consumo ed i problemi alcol-correlati e migliorare la qualità della vita dell’intera
comunità. Questa guida mira, quindi, ad evidenziare e valutare strategie di prevenzione
efficaci che non si rivolgono al singolo individuo, ma che coinvolgono l’intera comunità
(Tab.8). Nello specifico, la guida si basa sull’assunto che la riduzione della disponibilità
di alcol nella comunità attraverso politiche
chiare ed efficaci possa ridurne l’uso o
comunque modificarne le condizioni di consumo, con una conseguente riduzione di problemi alcol-correlati quali la violenza, gli incidenti stradali ed il consumo di alcolici nei
minori. A tal fine, propone i sei approcci che
vedremo di seguito illustrati:
● Disponibilità di alcol ai minorenni
● Aumento di tasse e prezzi degli alcolici
● Interventi indirizzati ai gestori di esercizi
che vendono o servono alcolici
● Disponibilità di alcol all’intera comunità
● Azioni dirette all’orario ed i giorni di vendita
● Interventi di prevenzione di comunità atti
a regolare, modificare e migliorare le
leggi e le politiche che riguardano il consumo di alcol.
Tab.8
98
Approccio individuale
Comportamenti individuali
Relazione individuale
Sviluppo di progetti a breve termine
Partecipazione individuale al
problem - solving
Approccio di comunità
Politiche e cambiamenti nelle politiche
Contesti sociali, politici ed economici dei
problemi alcol-correlati
Sviluppo di politiche a lungo termine
Azione collettiva
13
Ognuno di questi approcci è stato valutato
secondo quattro livelli di evidenza scientifica,
assegnati sulla base di specifici criteri:
Forte livello di evidenza: l’approccio produce
l’effetto specificato. I criteri di inclusione in
questa categoria sono:
● Consistenti risultati positivi di forte o
medio effetto da una serie di studi comprendenti:
- almeno tre ricerche ben eseguite con
disegno sperimentale o quasi sperimentale
oppure
- due ricerche ben eseguite con disegno
sperimentale o quasi sperimentale e
risultati consistenti da almeno tre studi
di casi
● L’utilizzo di almeno due differenti metodologie
● Chiaro ordine temporale fra intervento
ed effetti
●
Un ragionevole modello concettuale
che possa escludere o controllare altri
fattori causali o spiegazioni.
Medio livello di evidenza: nonostante il
numero od il rigore delle ricerche a cui ci si
può riferire sia limitato, si può affermare che
l’approccio produce l’effetto specificato. I criteri di inclusione in questa categoria sono:
● Consistenti risultati positivi da una serie
di studi comprendenti:
- almeno due ricerche ben eseguite con
disegno sperimentale o quasi sperimentale
oppure
- almeno una ricerca ben eseguita e tre
studi di casi che dimostrino chiari effetti statisticamente o qualitativamente
significativi
● L’utilizzo di almeno due differenti metodologie
● Chiaro ordine temporale fra intervento
ed effetti
●
Un ragionevole modello concettuale
che possa escludere o controllare altri
fattori causali o spiegazioni.
Livello di evidenza importante ma non sufficiente: l’approccio potrebbe produrre gli
effetti desiderati, ma ciò non è stato ancora
chiaramente dimostrato. I criteri di inclusione
in questa categoria sono:
● Il livello di evidenza raggiunto necessita di ulteriore ricerca per sostenerne l’efficacia
I risultati ottenuti sono equivoci.
L’efficacia della ricerca è sostenuta da
alcune ricerche, ma non da altre.
Livello di evidenza di inefficacia: l’approccio
non ha ottenuto i risultati desiderati. I criteri di
inclusione in questa categoria sono:
● Assenza di effetti statisticamente significativi nella maggioranza delle ricerche
eseguite, che includono almeno due
ricerche quantitative con la grandezza
del campione sufficiente a valutare la
significatività dell’effetto
oppure
● Assenza di effetti negativi statisticamente significativi nella maggioranza delle
ricerche eseguite, che includono almeno
due ricerche quantitative con la grandezza del campione sufficiente a valutare la significatività dell’effetto.
Va comunque sottolineato che, data la complessità degli interventi in questo campo
dove interagiscono molteplici fattori, si può
verificare, ad esempio, che strategie che
hanno un alto livello di evidenza nel medio
termine, non riportano lo stesso livello di evidenza nel lungo termine.
Riportiamo qui di seguito una sintesi dei sei
approcci con i relativi livelli di evidenza.
●
4.3.1. Disponibilità di alcol ai minorenni
Implementare e rafforzare le leggi che proibiscono la vendita di alcol ai minorenni riduce
la possibilità che i rivenditori vendano alcol ai
minori, diminuendo quindi la probabilità che
gli stessi cerchino di comprarlo. È necessario
perciò stabilire, modificare o rafforzare le
leggi che riguardano il limite legale d’età
sotto al quale è vietata la vendita e differenziare gli adulti dai minori per quanto riguarda
l’alcolemia (BAC).
L’evidenza scientifica riscontrata in questo
approccio riguarda:
a) forte evidenza che aumentando il limite
legale d’età diminuiscono gli incidenti
stradali
b) media evidenza che aumentando il limite legale d’età diminuisce il consumo di
alcol ed i conseguenti problemi alcolcorrelati all’alcol, diversi dagli incidenti
stradali
c) forte evidenza che è presente una grande vendita ai minori e che è possibile
decrementarla
d) media evidenza che il livello di applica-
99
zione delle leggi influenza la percentuale di acquisti da parte dei minori.
La guida sottolinea nell’implementazione dell’approccio l’importanza dei seguenti elementi:
● è necessario creare legami fra i diversi
sistemi della comunità (polizia locale,
amministrazioni, e tutti coloro i quali
mirano a promuovere nella comunità il
rafforzamento dei valori e delle leggi che
regolano il consumo di alcol in base
all’età)
● le leggi e le politiche riguardanti il limite
legale attuate dalla comunità devono
essere coerenti con i messaggi di prevenzione provenienti dall’ambito locale
● il tentativo di rafforzare le leggi sul limite legale è dettato spesso da eventi tragici: prevenire significa in questo caso
intervenire per anticipare questi eventi
(ad esempio durante concerti, vacanze,
etc.)
● molti giovani coltivano false credenze
relative ad alcol e guida: è necessario
intervenire in modo da modificarle.
100
4.3.2. Aumento di tasse e prezzi degli
alcolici
Di fronte all’introduzione di nuove tasse che
incrementano il prezzo dell’alcol, i ricercatori
hanno la possibilità di verificare quanto quest’aumento possa influenzare le percentuali
di acquisto e di consumo. La maggioranza
dei dati raccolti in merito a questo approccio
provengono da osservazioni “naturali”.
L’assunto è che significativi incrementi del
prezzo riducono l’accessibilità dell’alcol,
soprattutto nei più giovani. Al contrario, i “due
al prezzo di uno” o altri tipi di promozione,
come gli “happy-hour” sembrano aumentare
la possibilità di consumo.
L’evidenza scientifica riscontrata in questo
approccio riguarda:
a) forte evidenza che aumentando le tasse
relative all’alcol si assista ad un moderato decremento del consumo di alcol
b) forte evidenza che aumentando le tasse
relative all’alcol si assista a un moderato
decremento dei problemi alcol correlati,
come gli incidenti stradali, gravi forme di
cirrosi, e la guida in stato di ebbrezza
c) media evidenza che aumentando le
tasse relative all’alcol si assista a un’equivalente riduzione nel consumo di
bevande alcoliche fra tutti i bevitori
d) evidenza importante, ma non sufficiente
che l’aumento delle tasse relative all’alcol abbia un forte effetto sull’iniziazione
al bere fra i giovani adolescenti
e) evidenza importante, ma non sufficiente
che le promozioni con bevande alcoliche
aumentino il consumo di alcol.
Le raccomandazioni che emergono da questo approccio segnalano:
● l’incremento delle tasse deve tenere in
considerazione il fenomeno dell’inflazione ed essere modificato nel tempo
● l’incremento delle tasse relative all’alcol
deve riguardare tutto il territorio della
comunità e quello limitrofo: non si può
non considerare l’importanza di fattori
quali il mercato nero fra un Paese e l’altro, i furti, ecc.
4.3.3. Interventi indirizzati ai gestori di
esercizi che vendono e servono alcolici
Il comportamento di chi serve alcolici e le
strategie intraprese dagli esercizi di vendita
possono influenzare il comportamento del
cliente. Attuare interventi focalizzati su chi
serve alcolici e sui gestori permette a costoro di riconoscere i sintomi dell’ubriachezza,
riducendo in questo modo il rischio per il
cliente di ubriacarsi pesantemente, di ferirsi e
di ferire altri. A seguito di queste considerazioni, nell’implementazione dell’approccio si
evidenzia come sia necessario:
● implementare interventi atti a favorire la
responsabilizzazione del personale
degli esercizi
● definire una legge che ne regoli la formazione
● rafforzare le leggi che proibiscono di
servire alcol a clienti già ubriachi
● stabilire una coalizione di esperti nell’ambito sanitario e nel settore della prevenzione, al fine di promuovere ed assicurare la formazione per una gestione
responsabile.
L’evidenza scientifica riscontrata in questo
approccio riguarda:
a) forte evidenza che gli interventi focalizzati sul personale degli esercizi dove si
vende alcol e le politiche d’intervento in
questo ambito sono mezzi efficaci per
frenare le vendite ai clienti ubriachi ed ai
minori
b) media evidenza che gli interventi focalizzati sul personale degli esercizi dove si
vende alcol e le politiche d’intervento in
questo ambito sono mezzi efficaci per
migliorare il comportamento di chi serve
alcolici, almeno a breve termine
c) media evidenza che gli interventi focalizzati sul personale degli esercizi dove
si vende alcol possono portare allo sviluppo di esercizi di vendita e strategie di
gestione responsabili.
Questa tipologia di intervento necessita della
collaborazione governativa, anche alla luce
del fatto che questo tipo di formazione avrà
maggiore probabilità di raggiungere i suoi
obiettivi se chi serve o gestisce l’esercizio ha
chiara idea delle conseguenze legali e delle
responsabilità legate al servire alcol ad un
cliente ubriaco. Inoltre, la presenza di “stakeholders” (persone che dimostrano verso il
problema particolare interesse di natura economico, politico, personale, etc.) che forniscono supporto ed organizzazione, rende
questo approccio più facilmente implementabile.
La guida raccomanda quindi di:
● rafforzare le leggi
● porre particolare attenzione a chi lavora
in esercizi ad “alto rischio” (ad esempio
quelli dove i guidatori che vengono fermati dalla polizia in stato di ebbrezza
hanno acquistato alcol) e rivolgere l’intervento a chi lavora nel loro interno
● definire come la responsabilità di servire
alcol a clienti già ubriachi non sia solo di
chi serve l’alcolico, ma anche del proprietario dell’esercizio, sottolineandone
le conseguenze legali (ad esempio la
revoca della licenza)
● stabilire incentivi per motivare la partecipazione all’intervento
● intervenire precocemente
● ridurre le scappatoie legali, in modo da
rendere meno precaria la revoca delle
licenze
● definire chiari modelli da seguire per gli
esercizi
● essere sicuri che gli esercizi offrano
alternative al consumo di alcol (ad
esempio alimentari o bibite analcoliche)
● garantire una continuità alla formazione.
4.3.4. Disponibilità di alcol all’intera
comunità
La disponibilità dell’alcol è associata a problemi di natura sociale e sanitario e può
essere modificata attraverso azioni governative e di comunità. In questo senso si indicano due azioni principali:
1) il controllo delle densità delle rivendite
nel territorio e la restrizione relativa ai
giorni ed alle ore di vendita di alcol
2) la riduzione della disponibilità di alcol
durante eventi sportivi e ricreativi, e in
luoghi quali i parchi ed altre strutture
pubbliche.
L’evidenza scientifica riscontrata in questo
approccio riguarda:
a) media evidenza che un incremento nel
numero delle rivendite pro capite (cioè in
base alla popolazione residente in una
certa area) aumenta la percentuale di
consumo di alcol ed i problemi alcol correlati
b) evidenza importante, ma non sufficiente
che il controllo della disponibilità di alcol
e di chi lo serve in occasione di eventi
sportivi e momenti speciali riduce il
numero di persone ubriache e la percentuale degli incidenti che le coinvolgono.
I livelli di consumo di alcol e le percentuali di
problemi alcol correlati tendono ad aumentare quando c’è una elevata densità di esercizi
di vendita e la disponibilità di alcol tende ad
essere a sua volta incrementata dall’aumento delle ore di vendita. Per quanto riguarda le
restrizioni che si possono porre in eventi particolari, queste possono riguardare un ampio
spettro di elementi, dall’età del personale che
somministra gli alcolici alla grandezza dei
contenitori dove si serve l’alcol, ai prezzi dell’alcol, ai tipi di sponsor e ai luoghi di consumo. Inoltre la vendita di alcol può cessare
prima del termine dell’evento, in modo da
dare la possibilità a chi consuma alcol di
lasciar passare del tempo prima di mettersi
alla guida.
In conclusione viene sottolineata l’importanza dei seguenti punti nell’implementazione:
● raccogliere dati sulla densità degli esercizi di vendita
● coinvolgere le figure che si occupano di
prevenzione in problematiche quali la
regolazione della densità degli esercizi
di vendita
● considerare il luogo dove viene aperto
l’esercizio di vendita (può essere incompatibile con altre realtà presenti nel territorio).
Nello specifico della gestione di eventi parti-
101
colari si considera particolarmente importante:
● definire fin dall’inizio un piano di gestione
della disponibilità di alcol all’interno dell’evento
● fornire interventi specifici a chi deve servire l’alcol
● prima dell’evento sviluppare semplici
linee-guida e pubblicizzarle ad esempio
attraverso specifiche brochures
● fornire interventi formativi specifici a chi
promuove l’evento.
4.3.5. Azioni dirette all’orario ed ai giorni
di vendita
Le normative possono influenzare la disponibilità di alcol definendo orari e giorni in cui
viene permessa la vendita. Molte delle ricerche presenti in merito riportano esperienze in
cui l’orario ed i giorni di vendita sono stati
ampliati piuttosto che ridotti; ciò che si osserva in quest’ultimo caso è una tendenza
all’aumento dei livelli di consumo di alcol e
dei problemi alcol correlati. L’unico esperimento che prevedeva una riduzione (chiusura il sabato) è stato condotto in Norvegia ed
ha riportato effetti positivi, ma non ha ottenuto il supporto politico necessario per continuare od essere esteso.
L’evidenza scientifica riscontrata in questo
approccio riguarda:
a) media evidenza che un incremento nelle
ore o nei giorni in cui viene venduto alcol
aumenta la percentuale di consumo di
alcol ed i problemi alcol-correlati.
102
4.3.6. Interventi di prevenzione di comunità atti a regolare, modificare e migliorare
le leggi e le politiche che riguardano il
consumo di alcol
Gli interventi di prevenzione di comunità permettono di combinare tutte le strategie
messe in atto dagli approcci precedentemente illustrati offrendo quindi un approccio più
efficace, al quale per tale motivo dedichiamo
uno specifico approfondimento.
L’evidenza scientifica riscontrata in questo
approccio riguarda:
a) forte evidenza che gli interventi di prevenzione di comunità possano produrre
un decremento nel consumo di alcol
b) evidenza importante, ma non sufficiente
che questi interventi siano in grado di
ridurre il consumo di alcol correlato alla
guida, gli incidenti stradali e la guida ad
alta velocità.
L’analisi dell’efficacia degli interventi di prevenzione di comunità si è basata su tre studi
di ricerca e sei studi di casi che di seguito
riportiamo a titolo esplicativo.
I tre studi di ricerca sono i seguenti:
1) Hingson et al. (1996) hanno valutato l’efficacia del “Saving Lives Program”, espressione dell’impegno della comunità nel voler
decrementare il consumo di alcol alla guida, i
rischi ad esso correlati e gli incidenti stradali.
Il programma comprendeva il ricorso ad iniziative quali campagne di sensibilizzazione
attraverso i mass-media, l’organizzazione di
specifiche giornate riservate alla sensibilizzazione nei confronti del consumo di alcol alla
guida ed alta velocità, formazione del personale della polizia, eventi alcol-free, maggiore
sorveglianza negli esercizi che vendono
alcol, programmi di educazione e formazione
per il personale degli ospedali e delle cliniche
ostetriche. Le città dove è stato svolto l’intervento sono state confrontate con il resto dello
Stato del Massachussetts e con cinque città
che avevano avanzato proposte di analoghi
progetti non finanziati. Questo studio quasi
sperimentale ha valutato l’efficacia dell’intervento sugli incidenti stradali, sull’utilizzo delle
cinture di sicurezza, sulla velocità di viaggio
dei veicoli e sulla guida dopo il consumo di
alcol. Il monitoraggio degli incidenti è stato
effettuato sulla base dei dati del “Department
of Transportation’s Fatal Accident Reporting
System”, raccolti cinque anni prima e dopo l’inizio del programma. Ulteriori dati sono stati
raccolti dal “Massachusetts Registry of Motor
Vehicles” a partire da quattro anni prima fino
a cinque anni dopo l’inizio del programma.
Inoltre, sono state condotte cinque indagini
sull’alta velocità e sull’uso delle cinture di
sicurezza, svolte attraverso osservazioni
dirette in un periodo di tempo compreso da
un anno prima fino a quattro anni dopo l’inizio del programma. Ancora, sono state condotte quattro indagini telefoniche indipendenti e trasversali che hanno coinvolto 15188
giovani di età compresa fra i 16 ed i 19 anni
ed adulti al di sopra dei 20 anni, al fine di
valutare la presa di coscienza del programma, le opinioni esistenti sulle azioni di polizia
e la frequenza delle situazioni di guida dopo
aver consumato alcol.
Nelle città in cui è stato attuato l’intervento, si
è evidenziato nell’arco di cinque anni:
a) un decremento del 25% degli incidenti
mortali e del 42% degli incidenti mortali
correlati al consumo di alcol
b) un decremento del 43% della percentuale di veicoli osservati ad alta velocità ed
un incremento del 17% dell’uso delle
cinture di sicurezza
c) un decremento del 40% degli adolescenti che guidavano dopo aver bevuto.
2)
Il “Midwestern Prevention Project” è
un altro importante studio longitudinale della
durata di sei anni, attuato al fine di prevenire
l’uso di alcol, sigarette e marijuana fra gli
adolescenti. Il progetto includeva i massmedia, un programma educativo per adolescenti in ambito scolastico, interventi indirizzati ai genitori, strategie di organizzazione
della comunità e programmazione sanitaria,
introdotti in sequenza nelle comunità nell’arco di sei anni. Pentz et al. (1989) hanno valutato gli effetti delle diverse iniziative del progetto su una coorte di adolescenti di Kansas
City, frequentanti il sesto e settimo livello
della scuola media inferiore (prima e seconda media inferiore italiane) dal settembre del
1984 al gennaio del 1986. Il disegno sperimentale del “Midwestern Prevention Project”
includeva uno studio quasi sperimentale a
Kansas City ed uno studio randomizzato sperimentale a Indianapolis.
Le iniziative del progetto incrementate dal
settembre 1984 al gennaio 1986, comprendevano 10 sessioni centrate sullo sviluppo di
abilità di resistenza all’abuso di sostanze, 10
sessioni di “compiti per casa” che comprendevano interviste attive ed attività di role-play
con i genitori ed altri membri della famiglia, e
il coinvolgimento dei mass-media. L’efficacia
del progetto è stata rilevata attraverso la
valutazione annuale del consumo di sostanze di adolescenti in diverse scuole, assegnate al gruppo sperimentale o a quello di controllo. Le misurazioni si sono focalizzate sulle
caratteristiche demografiche, sul consumo di
sostanze e su variabili psico-sociali correlate
al consumo di sostanze. Al fine di incrementare l’accuratezza dei dati raccolti rispetto al
consumo di tabacco, tramite un questionario
di autovalutazione, è stato inoltre utilizzato
un test di misurazione del monossido di carbonio.
I risultati raccolti evidenziano come:
a) le analisi svolte in 42 scuole hanno indicato come al follow-up di un anno, le
percentuali di prevalenza del consumo
di alcol, marijuana e sigarette fossero
più basse nelle scuole interessate dall’intervento piuttosto che in quelle appartenenti al gruppo di controllo
b) queste percentuali più basse erano
dimostrate anche per razza, livello scolastico, status socio-economico e urbanizzazione
c) l’incremento della prevalenza del consumo di sostanze nelle scuole del gruppo
sperimentale era la metà rispetto alle
scuole del gruppo di controllo.
3)
Giesbrecht, Pronavi e Wood (1990)
hanno valutato l’efficacia di un intervento di
prevenzione di comunità atto a ridurre il consumo di alcol fra i forti bevitori. Questi autori
hanno analizzato se un cambiamento nella
percentuale di forti bevitori possa avere un
impatto misurabile sulla distribuzione generale del consumo di alcol. Hanno inoltre analizzato il rapporto fra i forti bevitori e quelli
moderati ed hanno valutato l’impatto di un
intervento che offra ai primi un programma
educativo e di counseling. Il cambiamento
comportamentale è stato inoltre perseguito
attraverso interventi educativi più generali,
politiche locali sull’alcol e programmi di formazione per chi somministra gli alcolici.
La valutazione ha riguardato due comunità,
la comunità 1 (dove è stato attuato l’intervento) e la comunità 2 (comunità di controllo),
tramite un pre-test e un post-test effettuato
24 mesi dopo. Il progetto di riduzione del
consumo di alcol è stato attuato nella comunità 1 durante l’intervallo di tempo intercorso
fra pre e post-test. Le indagini, condotte negli
inverni del 1984 e del 1986, hanno valutato le
abitudini alcoliche attraverso molteplici indicatori.
I risultati ottenuti evidenziano come:
a) i soggetti del gruppo sperimentale hanno
ridotto il loro consumo di alcol durante la
partecipazione allo studio. Dalla settimana prima che il programma iniziasse
all’ultima settimana delle quale sono disponibili i dati, la percentuale di persone
che consumava più di 14 unità alcoliche
in ogni settimana è diminuita: la mediana infatti è scesa da 20 a 9 alcolici per
settimana e la media da 15 a 7
b) in generale, la percentuale dei soggetti
che consumava più di 14 alcolici per settimana è scesa dal 54% dell’inizio dell’intervento al 43% dopo la prima sessione di counseling ed al 21% dell’ultima
settimana nella quale i dati sono dispo-
103
104
nibili
c) sono aumentate le opportunità di promuovere l’intervento nella comunità
attraverso annunci, interviste, sessioni
di formazione, lavoro da parte dei servizi, consultazioni sulle problematiche correlate all’alcol
d) è stata strutturata una commissione
locale per definire delle linee guida relative alla somministrazione di alcolici nei
locali e durante eventi speciali.
I sei studi di casi considerati nella valutazione di efficacia dell’approccio di comunità
sono:
1)
Il “New Zealand Community Action
Project” (Casswell and Gilmore, 1989;
Steward e Casswell, 1993), il cui scopo principale è stato incrementare il livello del supporto pubblico nei confronti delle strategie di
controllo del consumo di alcol, come ad
esempio le restrizioni sulla sua disponibilità.
Obiettivo intermedio è stato incrementare
nella stampa e nella radio locale la quantità
di materiale e contenuti centrati sull’alcol. Il
progetto faceva ricorso quindi a campagne di
sensibilizzazione effettuate attraverso i
mass-media e a strategie organizzative
attuate dalla comunità. Il progetto dimostrativo che ebbe luogo fra l’ottobre del 1982 e il
febbraio 1985 ha utilizzato un disegno quasisperimentale nel quale sei città di provincia
sono state associate in modo da formare due
gruppi da tre città ciascuno. Ogni gruppo
includeva una città in cui non veniva attuato
l’intervento, una città che veniva esposta ad
una campagna dei mass-media indirizzata ai
giovani attraverso le televisioni e le radio
commerciali, ed una terza città esposta alla
stessa campagna, ma accompagnata da un
ulteriore sforzo organizzativo da parte della
comunità. I risultati ottenuti evidenziano
come:
a) il programma ha ottenuto effetti positivi
nel caso dell’intervento focalizzato sui
media ed in quello intensivo, non nel
gruppo di controllo
b) al contrario del gruppo di controllo dove
si osserva un decremento, nelle città
che hanno ricevuto l’intervento intensivo
è aumentato il supporto relativo alle politiche sull’alcol, quali il limite legale dell’età ed i limiti sulle vendite di alcol nei
supermercati
c) nelle città interessate dall’intervento si è
osservato inoltre un aumento della con-
sapevolezza riguardante la pericolosità
dell’alcol, non presente in quelle appartenenti al gruppo di controllo
2)
L’alleanza di numerose associazioni,
di commercianti e cittadini, di servizi ed uffici
della città di Portland in Oregon con il
“Portland Police Bureau” ha permesso la
nascita e l’implementazione del “Central
Precinct Neighborhood Alliance”, piano
d’azione di comunità per ridurre l’abuso di
alcol fra i bevitori che vivevano in strada ed i
correlati problemi di criminalità e delinquenza. Gli sforzi attuati in questa direzione
hanno permesso:
a) un accordo fra i commercianti, gli ufficiali della polizia e le organizzazioni della
comunità
b) a commercianti, ufficiali di polizia e organizzazioni della comunità, di lavorare
insieme per identificare gli alcolici che
venivano consumati in strada
c) alla polizia di rafforzare le ordinanze
riguardanti la violazione delle leggi sugli
alcolici
d) secondo l’accordo citato al punto a), la
graduale eliminazione delle vendite di
birra ed alcolici al malto in contenitori più
grandi di 16 once.
3)
La campagna di educazione pubblica
“Minors in Night Clubs” è stata organizzata
dal “County Council on Alcolism and Drug
Abuse” in New Jersey, in risposta ad un azione intrapresa dal “Wildwood City Council”
(consiglio comunale). Tale iniziativa permetteva per un periodo di tempo sperimentale ai
minori di età compresa fra i 18 ed i 20 anni di
accedere agli esercizi che somministrano
alcol, senza però poterlo consumare all’interno; l’intento era quello di rendere l’ordinanza
permanente dopo la sperimentazione.
Come risposta a tale iniziativa la campagna
“Minors in Night Clubs” ha organizzato:
a) attività alcol-free per giovani
b) collaborazione con l’associazione alberghiera locale al fine di risolvere i problemi associati al consumo di alcol dei giovani negli alberghi e nei motel
c) una campagna contro il bere nei minorenni sponsorizzata dalla locale
“Alliance Municipal”
d) una campagna attuata attraverso i massmedia contro l’ordinanza.
In conseguenza a queste azioni intraprese, il
“City Council” ha deciso di concludere il
periodo sperimentale e di non rendere l’ordi-
nanza permanente.
4)
Il “Community Coalition for
Substance Abuse Prevention and
Treatment” ha proposto come obiettivo principale quello di ridurre la densità degli esercizi dove si vende e si somministra alcol, per
diminuire la violenza associata ad una loro
alta densità. La Coalizione tentava di dare
voce ai cittadini, il cui attivismo si era intensificato a seguito delle rivolte razziali del 1992,
durante le quali 400 esercizi erano stati danneggiati o distrutti. La Coalizione mirava a
contrastare l’apertura di nuovi esercizi attraverso la concessione di altre licenze, assicurarsi che non si ricostruissero esercizi senza
l’approvazione dell’intera comunità, esercitare pressioni sul “Los Angeles City Council”
(consiglio comunale) affinché escludesse gli
esercizi dove si vendeva e si somministrava
alcol dalle ordinanze che facilitavano la rapida ricostruzione successiva alle rivolte e sviluppare un piano di supporto per i gestori
degli esercizi che decidevano di utilizzare la
loro precedente proprietà per usi diversi dalla
vendita e somministrazione di alcol.
Importanti risultati della Coalizione furono:
a) dopo 15 giorni di pressione, il consiglio
comunale emise un’ordinanza con
emendamenti che escludevano gli esercizi di vendita e somministrazione di
alcol dai processi di rapida ricostruzione
b) su 400 esercizi distrutti vennero dati 56
permessi di ricostruzione
c) dare voce alla pressione della comunità
che ha permesso l’istituzione del
“Mayor’s Task Force on Problem Liquor
Store”, attraverso il quale i cittadini avevano la possibilità di esprimere le loro
opinioni e preoccupazioni alle figure di
rilevanza politica
d) il ritiro degli emendamenti proposti che
esentavano i supermercati ed altre attività simili dai processi di regolazione e
revisione della eccessiva concentrazione degli esercizi.
5)
L’“Escondido Community Alcohol
Planning Project” (ECAPP) è un programma di prevenzione dell’”Institute for the
Study of Social Change” dell’Università della
California a Berkeley. L’ECAPP ha previsto
l’istituzione di un comitato che riceveva assistenza tecnica relativa ad un’adeguata documentazione sulla disponibilità di alcol negli
esercizi di vendita al dettaglio, negli ambienti
pubblici e sociali, all’identificazione di strate-
gie atte a rispondere alle problematiche in
questo ambito, alla selezione di politiche e
programmi di intervento ed alle successiva
implementazione degli interventi.
Oltre a permettere una maggiore integrazione ed istituzionalizzazione delle politiche di
prevenzione al consumo di alcol a livello
locale, l’ECAPP produsse i seguenti risultati:
a) la città sviluppò ed implementò delle
linee-guida di prevenzione specifica per
regolare il consumo di alcol nei parchi
della città e nelle aree ricreative
b) la città effettuò una prima stesura delle
ordinanze di permesso agli esercizi
dove si vendeva alcol
c) la città sviluppò un database su problemi
ed indicatori della prevenzione al fine di
pianificarne, monitorarne e valutarne gli
interventi
d) la città incorporò le politiche sull’alcol nei
criteri atti a designare complessi di
appartamenti come “zone libere dalle
droghe”.
6)
“The Association for Responsible
Alcohol Control” (ARAC) è stata istituita da
un gruppo di Latino ed altri attivisti in San
Jose in California. I membri dell’ARAC miravano al cambiamento delle politiche sull’alcol
a livello locale, partendo dalle leggi che regolavano l’apertura degli esercizi e la necessità
che i residenti potessero avere voce in capitolo sulle decisioni riguardanti la disponibilità
di alcol nel territorio. I risultati raggiunti dall’associazione furono i seguenti:
a) il dipartimento della salute della contea
ha creato un “Responsible Hospitality
Council” al fine di esaminare l’uso pubblico e privato di alcol per poter sviluppare delle linee-guida per l’intera contea
b) ARAC ha convinto i commercianti locali
a interrompere la vendita di vino economico
c) ARAC ha creato interesse da parte dei
mass-media verso i temi relativi l’accessibilità di alcol ed i problemi alcol-correlati
d) maggiore accettazione delle legislazione
relativa all’alcol.
La guida “Preventing Problems Related to
Alcol Availability: Environmental Approaches”
da noi proposta riserva particolare rilievo a
quest’ultimo approccio, mettendo in luce i
seguenti aspetti per la sua implementazione:
1) L’utilizzo di molteplici ed integrate strategie di prevenzione permette ad ogni sin-
105
gola strategia di potenziarsi e completarsi l’un l’altra. Ad esempio, per quanto
riguarda la necessità di intervenire sui
gestori di esercizi che vendono e servono alcolici, l’intervento di prevenzione di
comunità potrebbe includere:
a) l’utilizzo dei mass-media per promuoverne i messaggi ed i contenuti
b) la formazione specifica del personale
che somministra alcolici
c) lo sviluppo di adeguate strategie e
procedure di gestione adottate dagli
esercizi che vendono o servono alcol
d) il monitoraggio della comunità, al fine
di rilevare l’eventuale somministrazione di alcol a clienti ubriachi o
minorenni
e) la collaborazione con il sistema legislativo in modo da poter garantire una
presa di posizione forte e decisa.
2) Il garantire supporto continuo al cambiamento, per rendere efficace un intervento di prevenzione in quanto non ci si può
focalizzare esclusivamente sull’iniziale
implementazione
3) Il reclutamento continuo di nuovi membri
che possano prendere parte all’intervento, garantisce di poter rispondere adeguatamente all’eventuale incremento
della disponibilità di alcol e delle problematiche alcol-correlate
4) Il ricorso ad esperti negli interventi di
prevenzione di comunità va incoraggiato
in quanto fonti di informazione, guida e
risorse
5) Il lavoro di rete permette a tutte le agenzie che fanno parte dell’intervento (ad
esempio agenzie pubbliche e private,
gruppi della comunità locale, gente
comune) di integrarsi e partecipare attivamente
6) L’intervento va documentato definendone il percorso e le singole azioni all’interno della comunità
106
5.1. I RIFERIMENTI A LIVELLO EUROPEO:
EDDRA
Dopo aver proceduto ad un’analisi ragionata
dei progetti di prevenzione a livello internazionale, abbiamo ritenuto necessario dedicare uno spazio specifico al livello europeo.
Come illustrato nel Cap. 2, il più importante
riferimento europeo nel campo della prevenzione è l’E.M.C.D.D.A. (European Monitoring
Centre for Drugs and Drug Addiction) di
Lisbona che, tra le sue molteplici attività, ha
realizzato EDDRA, (Exchange on Drug
Demand Reduction Action Information
System), la banca dati europea dei progetti di
riduzione della domanda in Europa (www.reitox.emcdda.org/eddra/welcome.html).
Obiettivo di EDDRA è rendere disponibili e
far circolare informazioni, fino a poco tempo
fa difficili da reperire, relative ai progetti più
interessanti realizzati nei diversi paesi europei nel campo della prevenzione, della riduzione dei danni e del trattamento delle dipendenze. Il sistema intende, quindi, essere di
supporto per chi si occupa di pianificazione e
progettazione in questo campo.
Anche in Italia c’è stata la possibilità di conoscere EDDRA, nello specifico attraverso il
corso “Linee Guida Europee per la valutazione degli interventi ed EDDRA Training”, tenutosi a Verona il 5 e 6 giugno 2000. Tale corso
è stato rivolto ai dirigenti per le tossicodipendenze di tutte le regioni italiane e ai componenti del Gruppo di lavoro interministeriale
REITOX.
I progetti presenti in EDDRA vengono prima
selezionati da un EDDRA Manager a livello
nazionale e successivamente vengono poi
sottoposti ad uno studio di fattibilità relativo a
realizzabilità, comparabilità, definizione dei
metodi e delle strategie di implementazione e
valutazione. In Tab. 9 sono riportati i criteri di
inclusione dei progetti (www.minwelfare.it ).
Tab. 9. I criteri di inclusione dei progetti nella
banca dati EDDRA.
1. Il programma ha un’identificazione?
2. È disponibile l’informazione sull’approccio del programma? (programma scolastico, ambulatoriale, ecc.)
3. È definibile la situazione precedente al programma? (contesto relativo all’abuso di droghe,
dati esistenti, percezione sociale e politica, ecc.)
4. Sono dichiarati gli obiettivi? (generali e specifici)
5. Sono disponibili gli assunti di base del programma? (le basi o le teorie sulle quali il programma è basato o gli assunti che hanno portato all’attuazione del programma)
6. I target groups – finale e strategico – sono identificati?
7. È conosciuta la condizione della popolazione bersaglio in relazione alle droghe illegali?
8. È disponibile l’informazione sulla popolazione direttamente raggiungibile dal programma?
9. Sono definite le sostanze a cui si rivolge il programma?
10. Il setting per l’attuazione del programma e l’area del setting sono identificati?
11. Sono identificate le attività svolte all’interno del programma?
12. Sono conosciute le caratteristiche delle risorse umane coinvolte nel programma? (tipo,
numero e status lavorativo)
13. È disponibile l’informazione sulla copertura geografica del programma? (locale, regionale, ecc.)
14. È conosciuto il calendario del programma? (avvio o data di chiusura o di avvio di un progetto successivo)
15. La situazione del programma in relazione alla valutazione è definita?
107
16. È identificato il tipo di valutazione effettuata o in corso? ( metodo, tipo di valutatore, risultati)
17. Esiste un rapporto per i risultati qualitativi? (Per quello che è difficile da quantificare e da
raccogliere tramite parametri)
18. È stimabile un budget annuale o totale del programma?
19. Sono identificate le fonti di finanziamento del programma?
20. È disponibile un abstract del programma?
108
Ogni progetto, sia nella banca dati sia nelle
descrizioni successive, viene descritto attraverso uno specifico schema di riferimento
che riprende i criteri di inclusione sopra riportati - il questionario EDDRA - organizzato
nelle seguenti sezioni:
- Identificazione;
- Descrizione ed obiettivi;
- Caratteristiche principali;
- Valutazione del programma;
- Risultati della valutazione;
- Bilancio;
- Sintesi;
- Prodotti;
- Osservazioni particolari.
EDDRA attualmente contiene 257 programmi
(dati rilevati a maggio 2002, ma riferiti a giugno 2001) provenienti da più paesi dell’U.E.
e relativi ad argomenti diversi che vanno
dalla prevenzione del consumo di droghe alla
terapia e alla riduzione dei danni. Nel database di EDDRA consultabile nel sito internet
( w w w. e m c d d a . o r g / r e s p o n s e s / m e t h o d s tools/eddra.shtml) è possibile effettuare una
“Ricerca guidata” o una “Ricerca avanzata”,
a seconda che si posseggano o meno informazioni più specifiche su cosa si sta cercando. La ricerca guidata può essere effettuata
per:
1. nome del progetto
2. gruppo bersaglio finale (adulti, giovani,
bambini, famiglie, popolazione generale)
3. azione (es. alternative al consumo, arte,
assistenza legale, ecc.)
4. stato relativo alla valutazione (svolta
ripetutamente, in corso, da effettuare,
effettuata)
5. popolazione target (es. hanno fatto uso
di sostanze, consumatori di droghe, consumatori di droghe sperimentali, non
consumatori di droghe, ecc.)
6. copertura geografica (Unione Europea,
comunità linguistica, Internazionale,
locale, nazionale, regionale)
7. approccio (es. nella prima infanzia, campagne dei media, formazione, programma comunitario, programma extrascolastico per giovani, programma scolastico,
ecc.)
8. sostanze (es. alcol, cannabis, cocaina,
ecc.)
9. Paese (tutti i Paesi dell’UE).
Una delle criticità della banca dati è che non
possono essere effettuate ricerche incrociando due o più degli elementi considerati (ad
es. approccio con sostanze, popolazione target con approccio, ecc.). Inoltre, non è possibile effettuare una selezione per tematiche
generali quali prevenzione, trattamento o
riabilitazione. Altra criticità rilevata è che non
c’è collegamento fra la banca dati dei progetti (EDDRA) e la banca dati degli strumenti
(EIB) e, quindi, non è possibile conoscere gli
strumenti utilizzati per la valutazione di ciascun progetto inserito in EDDRA, se non
richiedendolo personalmente al referente del
progetto.
Si è ritenuto pertanto indispensabile fare riferimento alla banca dati EDDRA per procedere ad un’analisi ragionata a livello europeo
dei progetti di prevenzione delle dipendenze
sostenuti da valutazione.
5.2. Analisi ragionata dei progetti di prevenzione inseriti in EDDRA
Nella banca dati di EDDRA sono presenti 85
programmi di prevenzione relativi all’ambito
scolastico. Si è scelta la scuola come area da
sottoporre ad analisi ragionata in quanto questo genere di programmi è tradizionalmente
più diffuso, più chiaramente strutturato e,
quindi, anche più facilmente sottoponibile e
sottoposto a valutazione. Inoltre, da tale tipo
di analisi si possono comunque trarre dei criteri di efficacia utilizzabili anche in contesti
diversi. La nostra scelta è stata anche condizionata dalle modalità di ricerca guidata od
avanzata di EDDRA, che come si é detto
anche in precedenza, non permette un’age-
vole ed immediata selezione dei progetti.
I programmi considerati hanno come gruppo
target prevalentemente bambini-giovani (79
programmi su 85) con un’età variabile fra i 5
ed i 30 anni (Tab. 10).
Tab. 10. Target dei progetti contenuti nella
banca dati EDDRA e che si riferiscono all’ambito scolastico.
TARGET FINALE
N° PROGRAMMI
SOLO GLI ADULTI
3
SOLO BAMBINI-GIOVANI
55
SOLO LA FAMIGLIA
1
BAMBINI-GIOVANI e FAMIGLIA
5
BAMBINI-GIOVANI ed ADULTI
6
BAMBINI-GIOVANI /ADULTI e FAMIGLIA
8
BAMBINI-GIOVANI e POPOLAZIONE GENERALE
1
BAMBINI-GIOVANI/POPOLAZIONE GENERALE e FAMIGLIA
1
BAMBINI-GIOVANI/POPOLAZIONE GENERALE/ ADULTI e FAMIGLIA
3
GRUPPO TARGET FINALE NON DEFINITO
2
In tali programmi vi è una maggiore frequenza di programmi che coinvolgono giovani che
frequentano il ciclo secondario della formazione scolastica (64 su 85).
La ripartizione dei programmi EDDRA per
nazione è illustrata nella figura sottostante
Fig. 8. Ripartizione dei programmi contenuti
nella banca dati EDDRA per nazione
europea.
Per quanto riguarda la valutazione, i progetti
EDDRA si ripartiscono: in valutati, e con una
valutazione in corso o ancora da effettuare al
momento dell’inserimento nella banca dati;
fra i progetti di prevenzione qui considerati 52
risultano essere già stati valutati (Fig. 9) e
solo su questi è possibile effettuare un’analisi del tipo di valutazione (di progetto, di processo, di risultato e di impatto) (Fig. 10).
109
110
Fig. 9. Ripartizione dei programmi contenuti
nella banca dati EDDRA per stato
della valutazione.
Fig. 10. Ripartizione dei programmi contenuti nella banca dati EDDRA per tipo di
valutazione.
L’analisi ragionata dei progetti della banca
dati EDDRA di seguito riportata, si articola in
due fasi:
- una rassegna degli 85 programmi di prevenzione a scuola, descritti attraverso l’indicazione del nome del progetto, della
nazione che lo ha implementato, del gruppo target, dell’età dello stesso e dello stato
della valutazione (vedi appendice);
- una ulteriore selezione ragionata di 13 progetti di prevenzione in ambito scolastico.
Questi 13 programmi EDDRA sono stati individuati e selezionati in base ai seguenti criteri:
- progetti con valutazione completata (non
con valutazioni in corso o ancora da effettuare);
- progetti valutati almeno su tre livelli (progetto, processo, risultato; non necessariamente sull’impatto);
- programmi inseriti nell’analisi effettuata da
G. Burkhart e L. Crusellas (esposta nel
Cap. 6)
- diversificazione, laddove possibile, dei
Paesi di implementazione dei programmi.
Di seguito presentiamo le schede riassuntive
dei 13 programmi selezionati, riportate in
base al questionario EDDRA:
a) informazioni su chi contattare per il programma;
b) logica del programma;
c) dettagli relativi al programma;
d) sintesi ed osservazioni speciali.
5.2.1. PRIMARY PREVENTION / HEALTH PROMOTION PROGRAMME AGAINST DEPENDENT SUBSTANCE USE
“STANDING ON MY OWN FEET”
A. Informazioni su chi contattare per il programma
Organizzazione responsabile: Municipal Prevention Unit Against Dependent Substances and AIDS “NIKOS MOROS”
Indirizzo: 9 Kapodistriou str. 491 00 Corfu - Grecia E-mail: [email protected]
Per maggiori informazioni sul progetto rivolgersi a:
Mrs Tseledi Anneta
Telefono +30 6610 41111 Fax+30 6610 36327 E-mail [email protected]
Organizzazioni associate:
University Mental Health Research Institute (UMHRI) : ONG/Organizzazione di volontariato
Directorate of Secondary Education of Corfu : Organizzazione governativa
B. Logica del programma
Sintesi
Organizzazione governativa
Situazione iniziale
Questo particolare progetto pilota ha avuto origine da un Programma di Promozione della Salute attuato in 8 Licei di Corfù nell’anno scolastico 1998-1999 con lo scopo di prevenire l’uso di sostanze psicoattive. La realizzazione dell’iniziale programma di promozione della
salute si basava sul materiale di addestramento “Standing on my own feet” con l’obiettivo non solo di sviluppare le abilità psico-sociali
degli studenti, ma anche di stabilire un clima scolastico positivo e creativo, fortificando la personalità degli studenti per migliorare la comunicazione degli studenti tra loro e con i loro insegnanti. Partendo dal presupposto che la realizzazione di tali obiettivi sia di cruciale importanza per rafforzare e proteggere lo studente, si considerò utile rinforzare la realizzazione del programma e promuovere anche in altri
corsi curricolari scolastici con questi principi metodologici e con queste tecniche. Nel contesto del secondo anno della realizzazione di tale
programma (1999-2000), è stato implementato nelle stesse scuole (2 dei 7 Licei della città di Corfù e 5 dei 6 Licei Minori della parte settentrionale dell’isola) e con gli stessi studenti (300 studenti, in totale) un programma pilota con metodi di apprendimento attivo. Il programma è stato condotto dagli stessi 17 insegnanti che, allo stesso tempo, stavano seguendo il programma “Standing on my own feet”. A
quegli insegnanti è stato chiesto di mettere in pratica da gennaio a maggio 2000 il programma pilota di apprendimento attivo, alternando questo con le tecniche di insegnamento convenzionali.
Tipi di approccio
programma scolastico
Ambito di svolgimento
altro
scuola : ciclo secondario
Obiettivo generale
Rafforzare il ruolo degli insegnanti attraverso l’applicazione di metodi di apprendimento attivi durante le lezioni e l’acquisizione di un
atteggiamento sostenitivo, cosicché il processo di apprendimento possa diventare più piacevole e la comunicazione possa essere ulteriormente rinforzata.
Obiettivo specifico 1
Ogni insegnante implementa metodi di apprendimento attivo nei propri curricoli per 20 ore di insegnamento (un totale di 420 ore).
Assunti di base 1
È stata utilizzata una sintesi dei modelli emotivo, cognitivo e psicosociale tra i quali i metodi di apprendimento attivo. Questo modello
integrato fornisce agli studenti l’opportunità di sviluppare un pensiero attivo e critico così come di strutturare, valutare e consolidare nuove
informazioni negli schemi conoscitivi già esistenti.
Indice di valutazione 1
- Grado di partecipazione degli insegnanti al programma - Numero di insegnanti che dichiarano che il proprio ruolo si è fortificato Frequenza d’uso di metodi di apprendimento attivi - Grado di familiarità degli insegnanti con i metodi di apprendimento attivi e numero
delle ore dedicate all’implementazione.
Risultato della valutazione 1
Il programma pilota è stato applicato in 279 ore di insegnamento delle 420 previste. Questo è stato dovuto a classi perse a causa di fattori esterni, così come al fatto che alcuni insegnanti non avevano sufficiente familiarità con la metodologia per integrarla nelle proprie
lezioni. Metodi di apprendimento attivi erano stati previsti per essere applicati a 21 soggetti in 16 classi di scuole diverse. Alla fine sono
111
112
stati applicati in 8 soggetti per 20 ore di insegnamento (come previsto), in altri 8 soggetti per più di 10 ore di insegnamento, in 4 soggetti per meno di 10 ore di insegnamento, mentre per 1 soggetto nessuno metodo di apprendimento attivo è stato applicato.
Obiettivo specifico 2
Ogni insegnante che adotta tale atteggiamento attira l’interesse degli studenti, li motiva alla partecipazione attiva nel processo di apprendimento e promuove la comunicazione tra sé e gli studenti.
Assunti di base 2
È stata utilizzata una sintesi dei modelli emotivo, cognitivo e psicosociale dei quali venivano usati i metodi di apprendimento attivo. Questo
modello integrato fornisce agli studenti l’opportunità di sviluppare un pensiero attivo e critico così come di strutturare, valutare e consolidare nuove informazioni negli schemi conoscitivi già esistenti.
Indice di valutazione 2
- Cambiamento dell’atteggiamento degli studenti (per es. partecipazione attiva) durante quelle lezioni dove i metodi di apprendimento
attivi sono stati applicati - Cambiamento dell’atteggiamento degli insegnanti in termini di facilitare (a) l’interesse dei loro studenti verso la
partecipazione attiva, e (b) la comunicazione tra studenti ed insegnanti.
Risultato della valutazione 2
Prima della realizzazione del programma il 65.8% degli studenti riporta di partecipare attivamente alle lezioni, mentre questa percentuale arriva al 74.1% dopo il completamento del programma (8.4% di incremento). Prima della realizzazione del programma, il 22.6%
degli studenti riporta che avrebbe gradito dei cambiamenti nel processo di insegnamento ed il 47.6% riporta un bisogno più specifico di
relativo ad un metodo di insegnamento diverso. Dopo il completamento del programma le due percentuali precedentemente menzionate
si sono ridotte a 19.2% e 22.6%. Inoltre, prima del programma il 9.8% degli studenti desiderava un cambiamento della relazione con l’insegnante, ed, in particolare, il 31.7% di loro avrebbe gradito un atteggiamento più amichevole-piacevole-impegnato da parte dell’insegnante, mentre il 21.2% avrebbe desiderato un cambiamento del comportamento dell’insegnante verso di loro. Al momento del completamento del programma, la percentuale degli studenti che chiedono un cambiamento nella loro relazione con i loro insegnanti è diminuita a 7.8%.
C. Dettagli relativi al programma
Stato della valutazione del programma
è stato valutato : 06/2000
Tipo di valutazione
Valutazione della situazione e delle misure e strategie appropriate da usare per il programma: Sì
Valutazione (formativa) del processo, misura della qualità e dell’intensità dell’attuazione del programma e dell’accettazione del programma da parte dei partecipanti: Sì
Valutazione globale (risultato e impatto), misura dei risultati dal punto di vista dell’esito - fino a che punto sono stati realizzati gli obiettivi: Sì
Strumenti di valutazione e risorse
a. Questionario di valutazione che è stato somministrato prima e dopo l’implementazione del programma agli studenti partecipanti e ai
loro insegnanti.
b. Compilazione di un diario da parte del docente dopo ciascuna lezione.
c. Materiale della supervisione settimanale.
Fonti di dati disponibili per la valutazione
University Mental Health Research Institute (UMHRI)
Tipo di valutatore
valutatore interno
Documenti di appoggio
descrizione del programma
Revisione contabile
interno ed esterno
Bilancio totale (in euro)
Bilancio totale o costo totale approssimato (in particolare il costo delle ore di lavoro professionale dedicate al programma nell’arco dell’intero periodo di tempo, comprese le retribuzioni delle persone impegnate nel programma che sono pagate da un’altra organizzazione).
da 10.000 a 50.000 euro
Fonti di finanziamento
Commissione europea 100
Disponibilità di materiali
Notiziari - poster - altro
Gruppo(i) target finale(i)
adulti
Adulti: posizione della popolazione target rispetto alle droghe illecite
non consumatori di droga
Copertura; dimensione del gruppo destinatario finale e del gruppo destinatario strategico (numero di persone, famiglie, ecc.) raggiunte dal
programma ogni anno
Gruppo destinatario strategico
17
Sostanze affrontate dal programma
tutte le sostanze
Ambito di attuazione
altro
scuola : ciclo secondario
Zona in cui viene svolto
zona rurale
zona urbana
zona metropolitana
Azioni
educazione (attitudine, abilità, ecc.)
eventi (culturali, sociali, ecc.)
informazione
insegnamento/formazione
materiale d’insegnamento
poster
produzione di CD
pubblicazioni
Copertura geografica
locale
regionale
Numero
Insegnanti/educatori
Psicologi
Medici
Operatori sociali / assistenti sociali
Impiegati
Altro
Numero esatto: 11-20
Numero esatto: 1-5
Numero esatto: 1-5
Numero esatto: 1-5
Numero esatto: 1-5
Numero esatto: 1-5
Posizione
Numero complessivo di ore a settimana
Numero esatto: 420
113
Numero di persone coinvolte nel programma
D. Sintesi e osservazioni speciali
Sintesi
Lo scopo complessivo di questo particolare programma pilota era di esplorare la possibilità di espandere la metodologia usata nel programma di Promozione della Salute “Standing on my own feet” implementato nell’anno scolastico precedente. Si considerò che la specifica metodologia potesse contribuire a rinforzare la comunicazione, l’iniziativa, la collaborazione e l’incoraggiamento fra gli studenti. Il risul-
tato atteso era che gli studenti avrebbero partecipato in modo attivo e creativo alle attività della classe. L’obiettivo generale del programma pilota era di rinforzare il ruolo degli insegnanti nel processo di insegnamento-apprendimento facilitando una comunicazione piacevole
e sostanziale. Supervisioni settimanali al programma furono offerte dal responsabile del programma tramite il Centro di Prevenzione
“NIKOS MOROS” al fine di assicurare una adeguata realizzazione dell’intervento e la soluzione delle possibili difficoltà. Il programma fu
implementato da 17 insegnanti in 7 Licei di Corfù ed il numero totale di studenti che parteciparono al programma fu 300.
In particolare, il programma ebbe luogo in 15 classi del secondo grado ed in 1 classe del primo grado dei Licei. Questo particolare programma pilota è stato implementato in contemporanea con il terzo anno di realizzazione del Programma di Promozione della Salute
“Standing on my own feet” (il quale era nel suo 2° anno di realizzazione), nelle stesse classi e dagli stessi insegnanti. I risultati positivi
del programma confermano le potenzialità dell’applicazione di un metodo pedagogico alternativo, e allo stesso tempo rivelano anche i termini e le condizioni necessarie affinché tale metodo alternativo risulti applicabile.
Osservazioni Speciali
Nel contesto della realizzazione del programma pilota, furono utilizzati l’addestramento e l’esperienza degli insegnanti acquisita durante gli anni precedenti. Inoltre, sui metodi di apprendimento attivi furono organizzati dalla Direzione all’Istruzione Secondaria di Corfù, dal
Centro di Prevenzione “NIKOS MOROS” e dall’Istituto di Ricerca sulla Salute Mentale (UMHRI) dell’Università, tre giorni di seminario di
addestramento. A seguito di ciò, gli insegnanti chiesero di implementare questi metodi da gennaio a maggio 2000, modificando i metodi
di insegnamento fino ad allora utilizzati ed adottando le tecniche seguenti durante le lezioni: 1. l’associazione libera, 2. la drammatizzazione, 3. la discussione di gruppo, 4. il lavoro nei piccoli gruppi, 5. il lavoro di arte, 6. l’organizzazione di visite guidate, 7. l’immaginazione, 8. la video-proiezione, 9. le composizioni individuali, 10. i giochi pedagogici. Metodi di apprendimento attivi furono applicati ai
seguenti contenuti: letteratura greca, storia, francese, economia domestica, matematica, fisica, chimica, geografia ed educazione fisica. I
17 insegnanti coinvolti erano: 10 insegnanti di letteratura greca, 2 di matematica, 2 insegnanti di economia domestica, 1 di biologia ed 1
di educazione fisica.
114
5.2.2. YOUNG PEOPLE AS PEER EDUCATORS IN DRUG MISUSE
A. Informazioni su chi contattare per il programma
Organizzazione responsabile: Trafford Substance Misuse Services
Indirizzo: Chapel Road Sale Cheshire M33 1FD Greater Manchester United Kingdom
Per maggiori informazioni sul progetto rivolgersi a:
Tina James
Telefono +44 161 - 912 3118 Fax +44 161 - 969 8378 E-mail [email protected]
Organizzazioni associate:
Partington/Carrington Single Regeneration Report Programme : Organizzazione governativa
Salford and Trafford Health Authority : Organizzazione governativa
Greater Manchester Open College Network : Altre
B. Logica del programma
Sintesi
Altre
Situazione iniziale
Dalla consultazione di alcuni documenti pubblici relativi alla sicurezza della comunità di Partington e Carrington, due comunità situate in
Greater Manchester, intrapresa nel 1998-1999, emerse che: - il 57% dei quindicenni affermava di bere alcol almeno una volta alla settimana – il 23% dei giovani affermava di aver provato droghe illegali; la cannabis era stata consumata dal 35% dei quattordicenni e dal
45% dei quindicenni; al 65% di tutti i quindicenni era stata offerta della cannabis; - le assenze dalla scuola erano superiori al 5%.
Tipi di approccio
formazione
programma extrascolastico per i giovani
programma scolastico
Ambito di svolgimento
scuola : ciclo secondario
tempo libero : club di giovani
Obiettivo generale
L’obiettivo generale del programma è di incrementare le conoscenze delle droghe nei giovani e di sviluppare le loro abilità di comunicazione al fine di renderli capaci di esplorare ed analizzare tutti gli aspetti correlati ai compiti di sviluppo dell’adolescenza ed al confronto
con i pari rispetto all’uso di sostanze.
Obiettivo specifico 1
Il programma si propone l’obiettivo di sviluppare le conoscenze degli adolescenti rispetto alle droghe.
Assunti di base 1
L’approccio di educazione fra pari permette ai giovani di far proprio l’apprendimento e li incoraggia all’assunzione di responsabilità rispetto ad esso.
Indice di valutazione 1
Numero di educatori-pari che completano con successo il programma educativo; risultati dell’apprendimento; livello di soddisfazione
rispetto ai contenuti del programma; livello di soddisfazione rispetto al modo di proporre il programma.
Risultato della valutazione 1
Otto dei nove studenti completarono con successo il programma di peer-education. Un moderatore esterno del Greater Manchester Open
College Network controllò i progressi di apprendimento degli studenti nei contenuti e nelle consegne del programma per tutta la sua durata. Il programma ricevette un rapporto di valutazione positivo e fu accreditato per l’anno 1999-2000 dal Greater Manchester Open College
Network.
Obiettivo specifico 2
Il programma puntava a sviluppare le abilità di comunicazione nei partecipanti per facilitare loro l’aggancio di altri giovani ed aiutarli
ad adempiere al ruolo di peer-educators.
Assunti di base 2
L’approccio di peer-education può conferire empowerment ai giovani i quali possono utilizzare iniziative creative e nuove per agganciare ed educare i pari rispetto all’uso di sostanze.
Risultato della valutazione 2
Il rapporto di valutazione del moderatore concluse che la valutazione e i metodi di consegna erano adeguati. Il metodo sviluppò con successo le abilità di comunicazione degli studenti attraverso role-play, lavoro pratico e attraverso la scrittura e la realizzazione di uno spettacolo teatrale sul cattivo uso delle droghe.
C. Dettagli relativi al programma
Stato della valutazione del programma
è stato valutato
Tipo di valutazione
Valutazione della situazione e delle misure e strategie appropriate da usare per il programma - Sì
Valutazione (formativa) del processo; misura della qualità e dell’intensità dell’attuazione del programma e dell’accettazione del programma da parte dei partecipanti - Sì
Valutazione globale (risultato e impatto)
Misura dei risultati dal punto di vista dell’esito - fino a che punto sono stati realizzati gli obiettivi - Sì
Strumenti di valutazione e risorse
giornale di bordo che raccoglie quello che è stato appreso, fogli di autovalutazione, fogli di revisione dello studente, osservazione del
trainer, moderatore esterno, rapporto di valutazione del moderatore
Fonti di dati disponibili per la valutazione
interviste e feedback del moderatore esterno; giornale di bordo; fogli di autovalutazione e fogli di revisione dello studente, rapporto del
programma; osservazioni di moderatore e trainer registrate.
Tipo di valutatore
valutatore esterno
Documenti di appoggio
descrizione del programma
Revisione contabile
interno
Bilancio totale (in euro); Bilancio totale o costo totale approssimato (in particolare il costo delle ore di lavoro professionale dedicate al pro gramma nell’arco dell’intero periodo di tempo, comprese le retribuzioni delle persone impegnate nel programma che sono pagate da un’al tra organizzazione):
meno di 10.000 euro
Bilancio annuale (in euro); Bilancio annuale o costo annuale approssimato (in particolare il costo delle ore di lavoro professionale dedica te al programma nell’arco dell’intero periodo di tempo, comprese le retribuzioni delle persone impegnate nel programma che sono paga te da un’altra organizzazione).
115
meno di 10.000 euro
Fonti di finanziamento
autorità locali 100
Fonti bibliografiche relative al programma
Greater Manchester Open College Federation: Submission Pack 1999-2000. Manchester: GMOCF, 1999.
Manifestazioni collaterali
altro
Disponibilità di materiali
altro
Gruppo(i) target finale(i)
bambini/giovani (indicare la fascia d’età) Età : 13-18
Posizione della popolazione target rispetto alle droghe illecite
Alcuni non consumatori di droga
Alcuni consumatori sperimentali di droga
Alcuni consumatori di droga
Gruppo target strategico / agenti di cambiamento, intermediari cui ci si rivolge al fine di raggiungere il gruppo destinatario finale
insegnanti/educatori
pari
ONG/organizzazioni non governative/organizzazioni di volontariato
personale giudiziario e penale : sorveglianza di individui in libertà provvisoria
Copertura; dimensione del gruppo destinatario finale e del gruppo destinatario strategico (numero di persone, famiglie, ecc.) raggiunte dal
programma ogni anno
Gruppo destinatario finale
9
Sostanze affrontate dal programma
tutte le sostanze
Ambito di attuazione
scuola : ciclo secondario
tempo libero : club di giovani
Zona in cui viene svolto
zona metropolitana
Azioni
alternative al consumo di droga
arte
consulenza e sostegno
educazione (attitudine, abilità, ecc.)
eventi (culturali, sociali, ecc.)
informazione
insegnamento/formazione
materiale d’insegnamento
opuscolo/volantino
poster
teatro
video
workshop
Numero
116
Formatori
Insegnanti/educatori
Animatori
Operatori sociali / assistenti sociali
Numero esatto: 1-5
Ignoto o indeterminato
Numero esatto: 1-5
Numero esatto: 1-5
Posizione
Numero complessivo di ore a settimana
Numero di persone coinvolte nel programma
Copertura geografica
locale
Calendario prestabilito o in corso
Programma in corso, dal (mese / anno) 01-GENNAIO-00
D. Sintesi e osservazioni speciali
Sintesi
Il programma che intendeva coinvolgere i giovani come peer-educators nei programmi di riduzione del consumo di droghe è stato
realizzato a Sale, Manchester, nel 1999. Si partì con due unità educative rispetto alle droghe: a) I giovani ed il cattivo uso delle droghe b)
le Abilità di Comunicazione nella peer education (Partington Peer Education Programme). Ogni unità consisteva in 10 ore di lavoro nella
classe della scuola e di 20 ore di pratica supervisionata e non supervisionata per un periodo di 12 settimane. Scopo del programma era
aumentare la conoscenza dei giovani rispetto alle droghe e di sviluppare le loro abilità di comunicazione nell’educazione fra pari. Uno scopo
supplementare era direzionare il contenuto e le consegne di queste unità e misurarne l’efficacia dei metodi di valutazione.
La prima parte del programma consisteva in sessioni di conoscenza sulle droghe che l’istruttore del programma ha attuato con alunni della
Broadoak School di Partington, un’area di Greater Manchester. Al reclutamento per il programma seguì una sessione iniziale di training
sulla “drugs education” con 40 studenti (anni 16-17), 10 classi per anno, durante la quale fu chiarito loro che il programma faceva parte
integrante del percorso scolastico. Nove alunni espressero il loro interesse per la partecipazione al programma. I metodi di valutazione
erano: a) istruttore e moderatore esterno che valutava mediante l’osservazione, b) la valutazione fra pari, c) valutazione attraverso esercizi che gli studenti registrarono nei loro quaderni di bordo.
La seconda parte del programma consisteva nella richiesta ai partecipanti di formulare ed attuare una iniziativa di prevenzione usando le
conoscenze sulle droghe acquisite durante la sessione educativa. I partecipanti scelsero di scrivere un pezzo teatrale utilizzando lo studio
di casi. Durante le riunioni del dopo-scuola in un periodo di sei settimane, gli studenti scrissero una breve rappresentazione teatrale ed ogni
persona rappresentò un ruolo diverso. Il pezzo fu realizzato nella settimana finale della scuola di fronte agli studenti più giovani. Nel finale, i giovani autori chiesero al pubblico cosa, secondo loro, sarebbe dovuto succedere usando domande già preparate.
La valutazione del Partington Peer Education Programme da parte di un moderatore esterno del Greater Manchester open College
Federation considerò solamente l’appropriatezza del programma come parte del suo schema di accreditamento. In questo contesto, il moderatore giudicò l’organizzazione e la gestione del programma, la coesione dell’esperienza di apprendimento, e l’appropriatezza delle consegne e dei metodi di valutazione. Il programma ricevette un rapporto di valutazione positivo e fu accreditato per l’anno 1999-2000 dal
Greater Manchester open College Federation. Otto dei nove studenti completarono con successo il programma di istruzione fra pari e questo fu certificato come parte integrante del loro apprendimento scolastico. Feedback qualitativi dei partecipanti indicarono che gli studenti
erano entusiasti ed impegnati nel programma.
5.2.3. TOBACCO, ALCOHOL AND EDUCATION.
A. Informazioni su chi contattare per il programma
Organizzazione responsabile: Regional Plan on Drugs. Board of Health of the Autonomous Government of Castilla- La Mancha.
Indirizzo: Avda. de Francia, 4 45005 Toledo - Spagna
Per maggiori informazioni sul progetto rivolgersi a:
José Luis López Hernández - Carlos Alonso Sanz
Telefono+34 925 267753 Fax +34 925267762 E-mail [email protected]
B. Logica del programma
Situazione iniziale
La popolazione target - costituita da studenti del primo anno di Castilla - regione della Mancha, residenti in ambiente rurale e nelle piccole città. Trattasi di normale popolazione in età scolastica, le cui caratteristiche in relazione al consumo di droghe sono simili a quelle della
complessiva popolazione spagnola in età scolare (lo studio di valutazione eseguito su di un campione non-rappresentativo di studenti di
quattro centri scolastici non scoprì differenze significative con i loro equivalenti nazionali). Il tabacco, e principalmente l’alcol, sono le
sostanze psicoattive più consumate dai giovani e, per questa ragione, richiedono i più grandi sforzi preventivi. Il programma “Tabacco, alcol
ed educazione” rappresenta la risposta ad un bisogno identificato dagli insegnanti, che richiede un aumento del numero di attività e di
risorse fornite loro per abilitarli in termini di educazione preventiva nel corso dei loro compiti quotidiani.
Tipi di approccio
programma scolastico
Ambito di svolgimento
117
118
scuola: ciclo secondario
Obiettivo generale
Migliorare lo stato di salute degli studenti di Castilla-La Mancha.
Obiettivo specifico 1
Ridurre l’uso di tabacco ed alcol, così come l’intenzione di consumare queste sostanze nel futuro.
Assunti di base 1
Modello dell’Influenza sociale secondo il quale l’iniziazione nell’uso di droghe è il risultato di fattori sociali e personali. L’abitudine di
usare sostanze psicoattive è acquisita tramite un processo di modeling e di rinforzo mediato da fattori personali come paure, atteggiamenti
ed aspettative. Il consumo di sostanze è incoraggiato ed appoggiato dall’influenza sociale dei pari, della famiglia e dei mass-media. La vulnerabilità di fronte a queste influenze è determinata dalle conoscenze acquisite rispetto alla questione.
Indice di valutazione 1
- Uso di Tabacco ed alcol - Intenzione di consumare tabacco ed alcol nel futuro - Conoscenza di tabacco ed alcol – Auto-regolazioni riferite all’uso di tabacco ed alcol – Autostima dei partecipanti - Atteggiamento assertivo in generale e specialmente relativamente all’uso di
sostanze psicoattive.
Risultato della valutazione 1
Nella versione “insegnante senza pari-leader “, il programma ha prodotto una significativa riduzione dell’uso di alcol e nell’intenzione
di bere nel futuro.
Obiettivo specifico 2
Incrementare la conoscenza degli studenti rispetto a tabacco ed alcol, al fine di generare auto-regolamentazioni meno tolleranti riferite all’uso di sostanze;
incrementare le aspettative negative e decrementare quelle positive rispetto alle conseguenze dell’uso di queste sostanze.
Assunti di base 2
Teoria dell’azione ragionata, laddove l’auto-regolamentazione soggettiva ed il controllo percepito del comportamento, determinano l’intenzione di utilizzare droghe.
Risultato della valutazione 2
È stato individuato un incremento nel livello di conoscenza di alcol e tabacco, ma che non è attribuibile al programma (poiché questo
appare anche nel gruppo di controllo). Relativamente alle auto-regolamentazioni riferite al consumo di tabacco ed alcol, il programma è
servito per aumentare - secondo versioni diverse - il rifiuto generale dell’uso di alcol in genitori e pari, e dell’uso di tabacco fra i pari. La
versione del programma “insegnante senza pari-leader” ha aumentato le aspettative negative connesse con l’uso di tabacco ed alcol. Il suo
effetto sulle aspettative positive è stato quasi nullo, poiché queste si sono ridotte solamente in alcuni sottogruppi.
Obiettivo specifico 3
Incrementare l’autostima e gli atteggiamenti assertivi fra gli studenti, specialmente riguardo al rifiuto di offerte d’uso di tabacco ed alcol.
Assunti di base 3
Gli stessi dell’obiettivo specifico 1.
Risultato della valutazione 3
Il programma non è servito per incrementare l’autostima dei partecipanti. Relativamente agli atteggiamenti assertivi - nella versione
nella quale è stato applicato - il programma ha prodotto un incremento della probabilità di rifiuto delle offerte di usare alcol. D’altra parte
la probabilità di rifiuto delle offerte di usare tabacco non è aumentata.
C. Dettagli relativi al programma
Stato della valutazione del programma
è stato valutato
Tipo di valutazione
Valutazione della pianificazione del programma; valutazione della situazione e delle misure e strategie appropriate da usare per il programma - Sì
Valutazione (formativa) del processo; misura della qualità e dell’intensità dell’attuazione del programma e dell’accettazione del programma da parte dei partecipanti - Sì
Valutazione globale (risultato e impatto); misura dei risultati dal punto di vista dell’esito - fino a che punto sono stati realizzati gli obiettivi - Sì
Strumenti di valutazione e risorse
Questionari compilati dai partecipanti e costruiti “ad hoc”: Self-esteem Inventory (SEI), versione ridotta (Argyle et al., 1972), Scale for
the search for sensations for children and adolescents (EBS-J) (Pérez, Ortete, Plá and Somo, 1987), Inventory of assertive attitude
(Gambrill and Richey, 1975), Questionnaire on family atmosphere (FACES III) (Olson, Prontner, Lavee, 1985), Locus of Control Scale.
Fonti di dati disponibili per la valutazione
Regional Plan on Drugs. Board of Health of the Autonomous Government of Castilla- La Mancha.
Tipo di valutatore
valutatore interno
Documenti di appoggio
relazione finale
Revisione contabile
interno
Bilancio totale (in euro); Bilancio totale o costo totale approssimato (in particolare il costo delle ore di lavoro professionale dedicate al pro gramma nell’arco dell’intero periodo di tempo, comprese le retribuzioni delle persone impegnate nel programma che sono pagate da un’al tra organizzazione).
da 10.000 a 50.000 euro
Fonti di finanziamento
autorità regionali
100
Fonti bibliografiche relative al programma
Alonso, C. (1993). Tabaco, alcohol y educación: una actuación preventiva. Toledo: Junta de Comunidades de Castilla- La Mancha.
Alonso, C. y Del Barrio, V. (1997). Efectividad de tres intervenciones para la prevención del consumo de tabaco en el medio escolar.
Revista de Psicología General y Aplicada, 50 (2), 223-241
Alonso, C. y Del Barrio, V. (1998). Efectividad de tres intervenciones para la prevención del consumo de alcohol en la escuela. Análisis
y Modificación de Conducta, 24 (97), 679-701
Gruppo(i) target finale(i)
bambini/giovani (indicare la fascia d’età) Età : 11-13
Bambini: posizione della popolazione target rispetto alle droghe illecite
Tutti i non consumatori di droga
Alcuni consumatori di droga sperimentali
Bambini: gruppo target strategico / agenti di cambiamento
intermediari cui ci si rivolge al fine di raggiungere il gruppo destinatario finale
insegnanti/educatori
pari
Copertura; dimensione del gruppo destinatario finale e del gruppo destinatario strategico (numero di persone, famiglie, ecc.) raggiunte dal
programma ogni anno
Gruppo destinatario finale
227
Sostanze affrontate dal programma
alcol
tabacco
Ambito di attuazione
scuola: ciclo secondario
Zona in cui viene svolto
zona rurale
zona urbana
Azioni
consigli da parte di gruppi di pari
educazione (attitudine, abilità, ecc.)
informazione
materiale d’insegnamento
Numero
Insegnanti/educatori
Altro
Ignoto o indeterminato
Ignoto o indeterminato
Posizione
Numero complessivo di ore a settimana
Ignoto o indeterminato
Ignoto o indeterminato
119
Numero di persone coinvolte nel programma
Copertura geografica
regionale
Calendario prestabilito (mese/anno)
Programma in corso, dal (mese/anno) 01-NOV-93
D. Sintesi e osservazioni speciali
Sintesi
Il programma è una delle azioni del Piano Regionale sulle Droghe di Castilla-La Mancha e contiene un’offerta di interventi diversificati e strutturati rispetto all’uso di sostanze legali, destinati all’ambito scolastico. Il programma intende migliorare lo stato di salute degli
studenti di Castilla - La Mancha mediante: la riduzione dell’uso di tabacco ed alcol e dell’intenzione di consumare queste sostanze nel futuro; l’aumento di conoscenza negli studenti riguardo tabacco ed alcol, la generazione di auto-regolazioni soggettive meno tolleranti dell’uso di queste sostanze, così come l’incremento delle aspettative negative ed una riduzione delle aspettative positive riguardo alle conseguenze dell’uso di tabacco ed alcol; il potenziamento dell’autostima e degli atteggiamenti assertivi fra i partecipanti, specialmente con un
riferimento al rifiuto delle offerte di fumare tabacco e consumare alcol. Il programma è stato sviluppato in 10 sessioni di lavoro nelle classi (durata 50 min.) ed è costituito da due parti: una relativa alle specifiche questioni dedicate a tabacco ed alcol (elaborazione, cause del
consumo, effetti, ecc.) e l’altra concernente questioni meno specifiche progettate per aiutare i giovani a migliorare l’autostima, le abilità
sociali (dire di no, difendere i propri diritti) e prendere decisioni. Il materiale include schede di lavoro per gli studenti e l’insegnante, e suggerisce una metodologia attiva basata sul lavoro di gruppo. Vi sono due versioni: con o senza pari-leader. Nella versione senza pari-leader, l’insegnante conduce l’attività dei gruppi e comunica i contenuti. Nella versione con pari-eader è prevista la presenza di un professionista esterno. Una volta che i pari-leader sono stati selezionati (si propone un meccanismo specifico per effettuare questa selezione), il loro
lavoro consiste nel trasmettere informazioni e condurre il lavoro di gruppo con l’aiuto di schede appositamente strutturate per questo scopo.
La valutazione di questo programma è stata portata avanti mediante uno studio basato su un disegno quasi-sperimentale con un gruppo
di controllo non-equivalente con misurazioni pre e post-test. I risultati variano notevolmente da una versione all’altra ed indicano che la
versione “insegnante senza pari-leader” è la più efficace con un effetto moderatamente positivo che emerge nella prevenzione dell’uso di
alcol e un effetto minimo sul fumo di tabacco. D’altra parte nella versione “con pari-leader”, si è osservato un importante effetto “contro-preventivo” collegabile alla presenza del personale esterno.
Osservazioni Speciali
Non ci sono dati esatti per la popolazione diretta ed indiretta coinvolta nel programma. I materiali del programma sono stati distribuiti
in 227 centri negli anni 1997-1998, ma essendo l’applicazione del programma non-obbligatoria, è impossibile valutare il numero esatto
di persone coinvolto nel programma stesso.
120
5.2.4. SELVÄSTI NUORI (SOBER YOUTH)
A. Informazioni su chi contattare per il programma
Organizzazione responsabile: Savonlinna District Police Department
Indirizzo: Tottinkatu 9 57130 Savonlinna - Finland
Per maggiori informazioni sul progetto rivolgersi a:
Taavitsainen Ville
Telefono
+358 15 5780 111 Fax +358 15 5780 105 E-mail [email protected]
Organizzazioni associate:
- Savonlinnan kaupunki: A-klinikka, sosiaalivirasto, koulutoimi ja vapaa-aikatoimi / - City of Savonlinna: A-Clinic, social services department, school administration and youth services : Altre
- Savonlinnan alueen Lions-klubit / - Lions Clubs in the Savonlinna area : ONG/Organizzazione di volontariato
B. Logica del programma
Sintesi
ONG/Organizzazione di volontariato
Situazione iniziale
Nell’area di Savonlinna fu individuata una grande disponibilità di droghe e la presenza di dozzine di consumatori. Nessuno aveva informazioni sui trattamenti e sulla loro organizzazione. Gli insegnanti, le autorità che si occupano di welfare sociale ed i genitori non avevano reali informazioni sui consumatori di sostanze psicoattive e sulle loro modalità d’uso. C’era bisogno di: - Orientamenti chiari per il trattamento. - Informazioni per genitori così come per le autorità che si occupavano di welfare sociale e per il personale della scuola. Fu individuato un appropriato gruppo target di giovani studenti e dei loro genitori. Fu definita un’organizzazione non ufficiale chiamata “Gruppo
di lavoro sulle droghe”, che produsse materiali, un sistema di raccomandazioni per il trattamento ed una campagna informativa nelle scuole.
Tipi di approccio
disintossicazione
formazione
programma giudiziario o penale
programma scolastico
riduzione dei danni
Ambito di svolgimento
istituzioni giudiziarie o penali: commissariato di polizia
mass media
scuola: ciclo secondario
tempo libero: bar
tempo libero: discoteca
Obiettivo generale
Il programma puntò a produrre un cambiamento degli atteggiamenti verso le droghe. Un altro scopo era incoraggiare, genitori ed operatori che lavorano con i giovani, a collaborare per prevenire l’uso di droghe e l’intossicazione da alcol. Altro ancora ridurre l’uso e la tossicodipendenza fra i giovani.
Si attendono risultati di tale intervento dopo l’anno 2000.
Obiettivo specifico 1
Riduzione del numero di utenti a partire dal 1999 fra coloro che hanno 15 - 25 anni. I risultati relativi all’obiettivo potranno essere misurati dalle statistiche della polizia, dei centri di salute, delle scuole e delle cliniche.
Assunti di base 1
Saranno fornite informazioni veritiere sui consumatori di droghe e sulla loro prevalenza nella zona, incluso gli effetti negativi risultanti, al fine di una corretta considerazione del problema da parte di genitori, persone che lavorano con adolescenti ed autorità. Sarà possibile fornire raccomandazione per il trattamento in una maniera opportuna.
Indice di valutazione 1
Questionari somministrati ai genitori di ragazzi in età scolare nel 1998. - Copertura della campagna. - Accesso alle informazioni. Continuità e proposte per il miglioramento.
Risultato della valutazione 1
Uno studio sulla copertura della campagna. Oltre l’85% delle persone selezionate per il questionario ha risposto ad esso. Una proporzione uguale ricevette informazioni in una riunione o attraverso materiale informativo consegnato a casa. Oltre l’80% dei genitori ha discusso di questi argomenti con i propri figli. Le persone hanno considerato la campagna estremamente importante e si auguravano che
potesse continuare. Discussioni e lavori di gruppo in riunioni con esperti sono stati considerati particolarmente riusciti.
Obiettivo specifico 2
Sforzi unitari fra i genitori dei giovani per ridurre l’uso di droghe. Responsabilizzazione dei genitori.
C. Dettagli relativi al programma
Stato della valutazione del programma
è stato valutato
Tipo di valutazione
Valutazione della pianificazione del programma. Valutazione della situazione e delle misure e strategie appropriate da usare per il programma - Sì
Valutazione (formativa) del processo. Misura della qualità e dell’intensità dell’attuazione del programma e dell’accettazione del programma da parte dei partecipanti - Sì
Valutazione globale (risultato e impatto). Misura dei risultati dal punto di vista dell’esito - fino a che punto sono stati realizzati gli obiettivi - Sì
Strumenti di valutazione e risorse
- Indagini
Fonti di dati disponibili per la valutazione
- Questionari raccolti.
Tipo di valutatore
esaminatore interno ed esterno : - Savonlinnan terveydenhuolto-oppilaitos / - Savonlinna College of Health Professions.
121
122
Documenti di appoggio
relazioni periodiche sullo stato di avanzamento
Revisione contabile
interno
Bilancio totale (in euro). Bilancio totale o costo totale approssimato (in particolare il costo delle ore di lavoro professionale dedicate al
programma nell’arco dell’intero periodo di tempo, comprese le retribuzioni delle persone impegnate nel programma che sono pagate da
un’altra organizzazione).
da 10.000 a 50.000 euro
Bilancio annuale (in euro). Bilancio annuale o costo annuale approssimato (in particolare il costo delle ore di lavoro professionale dedica te al programma nell’arco dell’intero periodo di tempo, comprese le retribuzioni delle persone impegnate nel programma che sono paga te da un’altra organizzazione).
da 10.000 a 50.000 euro
Fonti di finanziamento
autorità locali
70
organizzazioni non governative/organizzazioni di volontariato
30
Fonti bibliografiche relative al programma
- “Selvästi Nuori”, vihjeitä vanhemmille / - ‘Selvästi Nuori’, tips for parents (Sober Youth).
Manifestazioni collaterali
altro
seminari
Disponibilità di materiali
notiziari
seminari
Gruppo(i) target finale(i)
bambini/giovani (indicare la fascia d’età) Età : 12-18
famiglia
Bambini: posizione della popolazione target rispetto alle droghe illecite
Tutti i non consumatori di droga
Tutti i consumatori di droga sperimentali
Tutti i consumatori di droga
Tutti i tossicodipendenti
Bambini: gruppo target strategico/agenti di cambiamento. Intermediari cui ci si rivolge al fine di raggiungere il gruppo destinatario finale
insegnanti/educatori
assistenti sociali
psicologi
operatori professionali della sanità
personale giudiziario e penale : ufficiali di polizia
Famiglia: posizione della popolazione target rispetto alle droghe illecite
Alcuni non consumatori di droga
Tutti i consumatori di droga sperimentali
Famiglia: gruppo target strategico/agenti di cambiamento. Intermediari cui ci si rivolge al fine di raggiungere il gruppo destinatario finale
gruppo di mutua assistenza
insegnanti/educatori
assistenti sociali
psicologi
13
operatori professionali della sanità
personale giudiziario e penale: ufficiali di polizia
Copertura. Dimensione del gruppo destinatario finale e del gruppo destinatario strategico (numero di persone, famiglie, ecc.) raggiunte dal
programma ogni anno
Gruppo destinatario finale
350
Gruppo destinatario strategico
120
Sostanze affrontate dal programma
tutte le sostanze
Ambito di attuazione
istituzioni giudiziarie o penali : commissariato di polizia
mass media
scuola: ciclo secondario
tempo libero: bar
tempo libero: discoteca
Zona in cui viene svolto
zona rurale
zona urbana
Azioni
alternative al consumo di droga
articoli di stampa
consulenza e sostegno
discoteca
disintossicazione di pazienti ricoverati
gruppo d’azione contro la droga
informazione
opuscolo/volantino
riunioni di genitori
sostegno psicologico
Numero
Formatori
Insegnanti/educatori
Animatori
Psicologi
Medici
Infermieri
Operatori sociali / assistenti sociali
Agenti di polizia
Altro
Ignoto o indeterminato
Ignoto o indeterminato
Ignoto o indeterminato
Ignoto o indeterminato
Ignoto o indeterminato
Ignoto o indeterminato
Ignoto o indeterminato
Numero esatto: 1-5
Ignoto o indeterminato
Posizione
Numero complessivo di ore a settimana
variabile
variabile
variabile
variabile
Ignoto o indeterminato
Ignoto o indeterminato
Ignoto o indeterminato
variabile
Numero di persone coinvolte nel programma
Copertura geografica
regionale
Calendario prestabilito (mese/anno)
Programma in corso, dal (mese / anno) 01-JAN-96
D. Sintesi e osservazioni speciali
Sintesi
L’iniziativa ebbe inizio nel 1995 in una riunione del gruppo di lavoro Savonlinna che lavora sulla prevenzione dell’abuso di sostanze.
L’iniziativa fu presa dalla polizia come risultato di casi concreti, laddove il sistema aveva fallito nell’offrire un opportuno trattamento. In
questo incontro fu anche affermato che molte parti coinvolte non avevano conoscenze adeguate circa l’abuso di sostanze, i modi per indi-
123
viduarle ed i pericoli connessi. Come risultato si costituì un team che venne chiamato Gruppo di lavoro sulle droghe che ha implementato
l’intero programma ed il piano con le raccomandazioni per il trattamento dei consumatori di droghe, messo a punto dalle autorità.
Osservazioni Speciali
Le parti coinvolte nel programma considerano importante proseguire con esso, basandosi sui feed-back ricevuti. La maggior parte dei
partecipanti, benché impiegati comunali o statali, ha preso parte alle attività durante il proprio tempo libero. Gli insegnanti considerano la
campagna come un sostegno per i loro sforzi pedagogici, e così sono stati attivamente coinvolti. Anche gli infermieri della scuola hanno
percepito la campagna come utile per il loro lavoro di educazione alla salute, ed hanno attivamente contribuito alla sua realizzazione. I
Lions Club locali hanno espresso un parere molto positivo verso la campagna ed hanno reso possibile la stampa del materiale informativo
necessario per la distribuzione. La campagna, il suo materiale scritto o gli altri costi non sono stati sovvenzionati dallo Stato o dalle tasse
comunali e molto del lavoro è stato fatto su una base volontaria.
124
5.2.5. GIOVANI E SALUTE VERSO IL 2000
A. Informazioni su chi contattare per il programma
Organizzazione responsabile: Cooperativa sociale Prospettive
Indirizzo
via S. Martino, 1 22100 Como - Italia
Per maggiori informazioni sul progetto rivolgersi a:
Alberto Terzi
Telefono
++39031/303366 Fax ++39031/304969 E-mail [email protected]
Organizzazioni associate:
Amministrazione Provinciale di Como : ONG/Organizzazione di volontariato
Comunità Montana Valsassina, Val Varrone, Val D’Esino e Riviera : ONG/Organizzazione di volontariato
Comunità Montana Lario Intelvese : ONG/Organizzazione di volontariato
B. Logica del programma
Sintesi
ONG/Organizzazione di volontariato
Situazione iniziale
La Ricerca Giovani e Salute (anno 1996) del Centro Studi Prospettive effettuata su 2661 ragazzi delle scuole medie inferiori e 1033 delle
scuole superiori mise in luce che: il 41,6% si è sentito offrire droga nelle scuole superiori e il 7,1% nelle scuole medie inferiori; il 31,25%
l’ha presa in mano nelle superiori e il 3,4% nelle inferiori; il 25,75% dei ragazzi delle superiori ha detto che potrebbe provare la marijuana e il 3,9% delle scuole inferiori.
Tipi di approccio
programma scolastico
Ambito di svolgimento
scuola
Obiettivo generale
Migliorare la consapevolezza dei ragazzi circa alcuni comportamenti dannosi per la propria salute psicofisica. Contrastare la sottovalutazione di droghe come l’ecstasy, favorendo un’adeguata informazione e uno stato di allerta quando qualcuno ne propone il consumo.
Obiettivo specifico 1
Migliorare la conoscenza di se stessi e dei compagni. Dedicare momenti di riflessione su se stessi. Migliorare le capacità di comunicazione per favorire relazioni più chiare fra i coetanei.
Assunti di base 1
Il modello di riferimento teorico è quello della psicologia umanistica ed è fondato innanzitutto sui contributi di Rogers, Gordon e
Rosenberg. L’operatore si propone come facilitatore dei processi di comunicazione nel gruppo e di autoconsapevolezza dei singoli. La persona è accolta e valorizzata a partire dai suoi bisogni, dalle emozioni e dai sentimenti ed è invitata a scoprire e costruire le proprie risposte.
13
Indice di valutazione 1
Percentuale di ragazzi che dichiara di: aver migliorato la conoscenza di alcuni aspetti della propria personalità, aver riconosciuto in se
stessi qualità e capacità, aver migliorato la conoscenza delle difficoltà legate all’età, aver approfondito le proprie riflessione su alcune situazioni rischiose per la salute.Tipo di clima emotivo che si viene ad instaurare
Risultato della valutazione 1
Il 60% dei ragazzi dichiara di aver migliorato la conoscenza di alcuni aspetti della propria personalità
Il 58.9% dichiara di aver riconosciuto in se stessi qualità e capacità.
Il 65.7% dichiara di aver approfondito la conoscenza dei compagni.
Obiettivo specifico 2
Stimolare l’avvio di un processo di consapevolezza circa le problematiche adolescenziali, con particolare attenzione ai fenomeni di dipendenza.
Assunti di base 2
Il modello di riferimento teorico è quello della psicologia umanistica ed è fondato innanzitutto sui contributi di Rogers, Gordon e
Rosenberg. L’operatore si propone come facilitatore dei processi di comunicazione nel gruppo e di autoconsapevolezza dei singoli. La persona è accolta e valorizzata a partire dai suoi bisogni, dalle emozioni e dai sentimenti ed è invitata a scoprire e costruire le proprie risposte.
Risultato della valutazione 2
Il 71.7% dichiara di aver migliorato la conoscenza delle difficoltà legate all’età. Il 64.8% dichiara di aver approfondito le proprie riflessioni su alcune situazioni rischiose per la salute. Rispettivamente il 69.2%, il 52.4% il 57.8% hanno dichiarato di aver migliorato la conoscenza di argomenti relativi a sostanze quali droga, alcool e tabacco.
Obiettivo specifico 3
Incoraggiare la condivisione dei problemi e il confronto delle esperienze coi coetanei e gli adulti di riferimento facilitando l’espressione
dei sentimenti e delle opinioni.
Assunti di base 3
Il modello di riferimento teorico è quello della psicologia umanistica ed è fondato innanzitutto sui contributi di Rogers, Gordon e
Rosenberg. L’operatore si propone come facilitatore dei processi di comunicazione nel gruppo e di autoconsapevolezza dei singoli. La persona è accolta e valorizzata a partire dai suoi bisogni, dalle emozioni e dai sentimenti ed è invitata a scoprire e costruire le proprie risposte.
Risultato della valutazione 3
Buon clima instauratosi all’interno della classe. Caratteristiche del clima: Molto o abbastanza aperto per il 67.2% dei ragazzi; Molto o
abbastanza caldo per il 60.3% dei ragazzi; Molto o abbastanza vivace per il 73.9% dei ragazzi (vivace si contrapponeva a noioso).
C. Dettagli relativi al programma
Stato della valutazione del programma
è stato valutato
Tipo di valutazione
Valutazione della pianificazione del programma. Valutazione della situazione e delle misure e strategie appropriate da usare per il programma - Sì
Valutazione (formativa) del processo. Misura della qualità e dell’intensità dell’attuazione del programma e dell’accettazione del programma da parte dei partecipanti - Sì
Valutazione globale (risultato e impatto). Misura dei risultati dal punto di vista dell’esito - fino a che punto sono stati realizzati gli obiettivi - Sì
Strumenti di valutazione e risorse
Risorse umane utilizzate: un valutatore interno e la consulenza di esperti della società EMMEERRE di Padova. Risorse economiche utilizzate: circa £ 30.000.0000. Strumenti utilizzati: questionario compilato da ogni ragazzo al termine dell’intervento e una scheda di monitoraggio (diario di bordo) compilata dagli operatori.
Fonti di dati disponibili per la valutazione
Dipartimento Affari Sociali e Amministrazione Provinciale di Como: “Progetto giovani e salute”, Rapporto finale sulla valutazione degli
interventi, Settembre 1999 (A cura di Paola Della Casa, Responsabile della valutazione Centro Studi Prospettive).
Tipo di valutatore
esaminatore interno ed esterno
Documenti di appoggio
relazione finale
Revisione contabile
interno ed esterno
Bilancio totale (in euro). Bilancio totale o costo totale approssimato (in particolare il costo delle ore di lavoro professionale dedicate al pro gramma nell’arco dell’intero periodo di tempo, comprese le retribuzioni delle persone impegnate nel programma che sono pagate da un’al tra organizzazione).
125
da 50.000 a 100.000 euro
Fonti di finanziamento
governo nazionale
100
Fonti bibliografiche relative al programma
Generazione casuale (testo edito da Prospettive e Amministrazione provinciale di Como)
Manifestazioni collaterali
conferenze
seminari
workshop
Disponibilità di materiali
conferenze
opuscoli
seminari
video
workshop
Gruppo(i) target finale(i)
bambini/giovani (indicare la fascia d’età) Età : 13-16
Bambini: posizione della popolazione target rispetto alle droghe illecite
Alcuni non consumatori di droga
Alcuni consumatori di droga sperimentali
Bambini: gruppo target strategico / agenti di cambiamento. Intermediari cui ci si rivolge al fine di raggiungere il gruppo destinatario finale
insegnanti/educatori
parenti/famiglia : altre famiglie
Copertura. Dimensione del gruppo destinatario finale e del gruppo destinatario strategico (numero di persone, famiglie, ecc.) raggiunte dal
programma ogni anno
Gruppo destinatario finale
2308
Sostanze affrontate dal programma
tutte le sostanze
Ambito di attuazione
scuola
Zona in cui viene svolto
zona rurale
zona urbana
Azioni
consulenza e sostegno
educazione (attitudine, abilità, ecc.)
informazione
opuscolo/volantino
pubblicità sulla stampa
riunioni di genitori
video
Numero
126
Psicologi
Sociologi
Altro
Numero esatto: 5
Numero esatto: 2
Numero esatto: 1-5
Posizione
Numero complessivo di ore a settimana
Ignoto o indeterminato
Ignoto o indeterminato
Ignoto o indeterminato
Numero di persone coinvolte nel programma
Copertura geografica
locale
Calendario prestabilito (mese/anno)
Programma in corso, dal (mese / anno) 01-JAN-00
D. Sintesi e osservazioni speciali
Sintesi
La scelta di attivare questo progetto è conseguente ad un’azione di ricerca messa a punto dal Centro Studi Prospettive in collaborazione
con l’Amministrazione provinciale e con diversi comuni ed è il proseguimento di un lavoro iniziato nel 1992. La responsabilità scientifica è
del Centro con la supervisione di esperti dell’Istituto Iard di Milano. Il target prescelto (terza Media inferiore e biennio delle superiori) è
stato scelto come target di alto interesse preventivo. L’obiettivo principale del progetto è lavorare sulla consapevolezza dei ragazzi, sulla
comunicazione e con un metodo partecipativo tale da renderli protagonisti delle loro scelte e non oggetto di campagne informative mirate a sottolineare il semplice no alle droghe. La convinzione emersa al termine della valutazione è quella di proseguire nella direzione intrapresa, dedicando maggior tempo a queste iniziative e puntando soprattutto a valorizzare le risorse già presenti nei ragazzi e a far esplicitare le loro emozioni imparando a gestirle. Il progetto non presenta rigidità ed ha permesso di calibrare gli interventi in base al clima della
classe e le esigenze più importanti del momento.
5.2.6. HEALTH PROMOTION PROGRAMME AT THE SECONDARY EDUCATION
A. Informazioni su chi contattare per il programma
Organizzazione responsabile: Drug Prevention Centre of the Prefecture of Ilias “INTERVENTIONS”
Indirizzo: Othonos & Amalias str. 7 272 00 Amaliada - Grecia
Per maggiori informazioni sul progetto rivolgersi a:
Mrs. Hantzi Zoe
Telefono 0030-622-29710 Fax 0030-622-29711
Organizzazioni associate:
Directorate of Secondary Education of the Prefecture of Ilias - Health Education Office : Organizzazione governativa
B. Logica del programma
Sintesi
Organizzazione governativa
Situazione iniziale
La Prefettura di Ilia ha approssimativamente 179.000 abitanti ed è un’area rurale-turistica. Lo status economico è valutato essere da
medio ad alto. Durante l’estate il numero di turisti aumenta notevolmente. La distanza dalla città di Patras, dove c’è anche un grande porto,
è solamente di 75 km. La Prefettura di Ilia ha 70 scuole di istruzione secondaria con 10.000 studenti, 700 insegnanti di ruolo e 300 provvisori. Prima dell’istituzione dell’Ufficio di Promozione della Salute all’interno della Direzione di Educazione Secondaria, avvenuta due anni
fa, i programmi di promozione della salute implementati da insegnanti provvisori non avevano una struttura unificata e supportiva ed
erano limitati in numero e durata. Per tutte queste ragioni, i responsabili dell’Ufficio di Promozione della Salute hanno chiesto la cooperazione del Centro di Prevenzione per favorire l’implementazione di programmi di promozione della salute.
Tipi di approccio
programma scolastico
Ambito di svolgimento
scuola : ciclo secondario
Obiettivo generale
Addestramento e coinvolgimento degli insegnanti nei programmi di promozione della salute, specialmente di quelli che lavorano in modo
permanente. Il risultato del programma, atteso dopo il completamento dello stesso, comprende la conoscenza da parte degli insegnanti
degli obiettivi e dei metodi dei programmi di promozione della salute, così come la richiesta da parte loro di implementare tali programmi nelle loro scuole.
Obiettivo specifico 1
Conoscenza del contesto di realizzazione e degli obiettivi dei programmi di promozione della salute.
Assunti di base 1
Modello cognitivo: sufficienti conoscenze ed informazioni sui programmi di promozione della salute possono incrementare l’interesse degli
insegnanti verso l’implementazione di tali programmi.
127
128
Indice di valutazione 1
Dati quantitativi e qualitativi su: - conoscenza degli obiettivi dei programmi di promozione della salute - percezione degli insegnanti circa
l’efficacia del metodo cooperativo ed esperienziale - abilità personale nell’implementazione di questo metodo - grado di adeguatezza nel
progettare programmi di promozione della salute - numero di insegnanti che desiderano implementare tali programmi.
Risultato della valutazione 1
Prima dell’implementazione del programma il 70% degli insegnanti consideravano il fornire informazioni a ciascun soggetto come l’obiettivo di base dei programmi di promozione della salute, mentre alla fine del programma l’80% dei partecipanti credevano che l’obiettivo del programma fosse rinforzare le abilità degli studenti attraverso il loro coinvolgimento personale.
Obiettivo specifico 2
Presentazione e coinvolgimento degli insegnanti nel metodo cooperativo-esperienziale in quanto è una delle principali strategie di apprendimento alla base dei programmi di promozione della salute.
Assunti di base 2
Sulla base delle teorie educazionali dell’apprendimento attivo, così come della piramide dell’apprendimento attivo, l’apprendimento
cooperativo-esperienziale appare essere più efficace in quanto gli studenti sono attivamente coinvolti e hanno così l’opportunità di agire
da soli.
Risultato della valutazione 2
L’80% degli insegnanti non aveva precedenti esperienze con il metodo di apprendimento cooperativo. Alla fine del programma: il 90%
considerava l’apprendimento cooperativo come un metodo di apprendimento efficace – l’80% sosteneva che il metodo di apprendimento
cooperativo corrispondeva alle proprie attitudini e alle proprie aspirazioni – il 60% espresse la propria adeguatezza nell’implementare programmi di promozione della salute basati sul metodo di apprendimento cooperativo – l’80% espresse il proprio bisogno di acquisire maggiore familiarità con questo metodo specifico.
Obiettivo specifico 3
Sostegno agli insegnanti nel progettare programmi di promozione della salute ed induzione del loro interesse per la realizzazione di tali
programmi.
Assunti di base 3
Il sostegno agli insegnanti nel progettare programmi di promozione della salute è un fattore di base che li influenza positivamente e li
porta verso l’implementazione di tali programmi nelle loro scuole. Questi programmi migliorano le abilità di comunicazione degli studenti e promuovono la qualità della vita.
Risultato della valutazione 3
Prima del programma, il 70% degli insegnanti affermavano di non essere capace di progettare un programma di promozione della salute da soli. Alla fine: - il 70% dei partecipanti valutò positivamente la pianificazione finale del programma al quale aveva partecipato. – il
60% progettò un programma integrato e soddisfacente. – il 60% espresse la propria speranza di implementare programmi di promozione della salute dopo avere avuto ulteriori addestramenti e supervisioni. – il 30% espresse la propria speranza di implementare subito un
programma di promozione di salute. – il 10% affermò di non considerarsi capace di implementare un programma di promozione della
salute.
C. Dettagli relativi al programma
Stato della valutazione del programma
è stato valutato
Tipo di valutazione
Valutazione della pianificazione del programma. Valutazione della situazione e delle misure e strategie appropriate da usare per il programma - Sì
Valutazione (formativa) del processo. Misura della qualità e dell’intensità dell’attuazione del programma e dell’accettazione del programma da parte dei partecipanti - Sì
Valutazione globale (risultato e impatto). Misura dei risultati dal punto di vista dell’esito - fino a che punto sono stati realizzati gli obiettivi - Sì
Strumenti di valutazione e risorse
-Questionario KETHEA (“Skills for children of primary education”) e questionario dell’Educational Centre for the Prevention of Drug Abuse
and the Promotion of Health (“Communication within the Family”) – Osservazioni e stime degli agenti preventivi – Descrizione del programma da parte dei partecipanti – Richieste di ulteriori implementazioni del programma.
Fonti di dati disponibili per la valutazione
Drug Prevention Centre of the Prefecture of Ilias “INTERVENTIONS”
Tipo di valutatore
valutatore interno
Documenti di appoggio
descrizione del programma
Revisione contabile
interno ed esterno
Bilancio totale (in euro). Bilancio totale o costo totale approssimato (in particolare il costo delle ore di lavoro professionale dedicate al pro gramma nell’arco dell’intero periodo di tempo, comprese le retribuzioni delle persone impegnate nel programma che sono pagate da un’al tra organizzazione).
meno di 10.000 euro
Bilancio annuale (in euro). Bilancio annuale o costo annuale approssimato (in particolare il costo delle ore di lavoro professionale dedica te al programma nell’arco dell’intero periodo di tempo, comprese le retribuzioni delle persone impegnate nel programma che sono paga te da un’altra organizzazione).
da 10.000 a 50.000 euro
Fonti di finanziamento
governo nazionale
20
Commissione europea
80
Gruppo(i) target finale(i)
adulti
Adulti: posizione della popolazione target rispetto alle droghe illecite
Tutti i non consumatori di droga
Copertura. Dimensione del gruppo destinatario finale e del gruppo destinatario strategico (numero di persone, famiglie, ecc.) raggiunte dal
programma ogni anno
Gruppo destinatario finale
80
Sostanze affrontate dal programma
tutte le sostanze
Ambito di attuazione
scuola: ciclo secondario
Zona in cui viene svolto
zona rurale
zona urbana
zona metropolitana
Azioni
articoli di stampa
educazione (attitudine, abilità, ecc.)
eventi (culturali, sociali, ecc.)
Numero
Psicologi
Sociologi
Operatori sociali/assistenti sociali
Numero di persone coinvolte nel programma
Copertura geografica
locale
Calendario prestabilito (mese/anno)
Numero esatto: 1-5
Numero esatto: 1-5
Numero esatto: 1-5
Posizione
Numero complessivo di ore a settimana
Numero esatto: 25
Numero esatto: 25
Numero esatto: 50
129
Programma in corso, dal (mese/anno) 01-JAN-99
D. Sintesi e osservazioni speciali
Sintesi
L’addestramento degli insegnanti di istruzione secondaria è parte del più ampio progetto “Promotion Programme at the Secondary
Education”, implementata dal Centro di Prevenzione delle Dipendenze della Prefettura di Ilias “Interventions”. La Prefettura di Ilia ha 70
scuole di istruzione secondaria con 10.000 studenti, 700 insegnanti di ruolo e 300 provvisori. Prima dell’istituzione dell’Ufficio di
Promozione della Salute di due anni fa, i programmi di promozione della salute implementati da insegnanti provvisori non avevano una
struttura unificata ed erano limitati in numero e durata. Per tutte queste ragioni, i responsabili dell’Ufficio di Promozione della Salute chiesero la cooperazione del Centro di Prevenzione per favorire l’implementazione di programmi di promozione della salute. Addestrare e coinvolgere gli insegnanti nei programmi di promozione della salute erano gli obiettivi generali di questo progetto. Gli obiettivi specifici erano:
a) fornire conoscenze sui metodi e gli obiettivi dei programmi di promozione della salute, basato sul modello cognitivo, b) coinvolgere gli
insegnanti con il metodo cooperativo-esperienziale, strategia di apprendimento alla base dei programmi di promozione della salute e c)
appoggiare gli insegnanti nel progettare programmi di promozione della salute e stimolare il loro interesse per la realizzazione di tali programmi.
Il programma, che cominciò a gennaio 1999, fu indirizzato a 80 insegnanti. La valutazione dei primi seminari è già stata fatta e sia i risultati quantitativi che quelli qualitativi sono molto positivi. Per esempio, la maggior parte dei partecipanti capì che l’obiettivo principale dei
programmi di promozione della salute è il rinforzo delle abilità sociali e personali degli studenti, piuttosto che il fornire loro informazioni.
Ancora, il 90% considerò l’apprendimento cooperativo come un metodo di apprendimento molto efficace ed il 90% espresse la propria speranza di implementare programmi di promozione della salute, dopo avere avuto ulteriori training e supervisioni.
Osservazioni speciali
Ogni seminario di promozione della salute aveva una durata di 40 ore, da venerdì a domenica per due settimane consecutive. La risposta degli insegnanti era immediata e c’era un 100% di presenze relativamente al numero di partecipanti. Il 70% dei partecipanti era costituito da insegnanti di ruolo, e il 30% aveva già implementato programmi di promozione della salute in passato. Il materiale didattico usato
per i seminari faceva parte del nel pacchetto “Stand on my own feet” (cfr. 6.2.1), e per la realizzazione del programma fu utilizzato il
metodo esperienziale.
130
5.2.7. “THE ART OF LIVING” - LIFE COMPETENCE PROGRAMME FOR SCHOOLS
A. Informazioni su chi contattare per il programma
Organizzazione responsabile: Action community “Drug counselling”; sezione “prevenzione”
Indirizzo Saargemünderstrasse 76 66119 Saarbrücken - Germania
Per maggiori informazioni sul progetto rivolgersi a:
Helmut Kuntz
Telefono 0681 / 9854117 Fax 0681 / 854670
B. Logica del programma
Situazione iniziale
L’età media dei giovani che iniziano il consumo di droghe legali ed illegali è in diminuzione. Molti studenti del 7° ed 8° grado (corrispondenti a 11-16 anni) hanno già fatto esperienze con queste sostanze o hanno contatti con altri che consumano. I giovani le usano durante il tempo libero, da soli o in gruppo, ma anche a scuola. Un programma efficace deve occuparsi sia dei ragazzi che delle ragazze.
Tipi di approccio
programma scolastico
Ambito di svolgimento
comunità
scuola: ciclo secondario
tempo libero: club di giovani
tempo libero: club sportivi
Obiettivo generale
Il programma è disegnato come un programma di competenze di vita (life skills). Oltre ad informazioni realistiche sulle sostanze adattate all’età dei destinatari, il programma promuove lo sviluppo della personalità, dell’autostima, delle strategie di soluzione di problemi e
delle competenze individuali e sociali dei partecipanti.
Obiettivo specifico 1
Sono state messe a punto alcune stime appropriate e ragionevoli sui consumi di sostanze quali importanti basi per le decisioni individuali
attuali e future relative al consumo ed al non consumo.
Assunti di base 1
Informazioni adeguate e ragionevoli rendono possibili decisioni adeguate.
Risultato della valutazione 1
Gli studenti prendono più decisioni coscienti relativamente alle sostanze che potenzialmente possono creare dipendenza. Questo vuole
dire, per esempio, che non iniziano il consumo, che lo riducono o lo fermano.
Obiettivo specifico 2
Il comportamento nel gruppo sarà promosso in un modo tale che ciascuno trovi il proprio posto nel gruppo e possa sentirsi a proprio agio.
Assunti di base 2
Le competenze di vita promuovono i fattori protettivi. Questo non garantisce l’astensione dalle sostanze, ma conduce ad una maggiore
consapevolezza di sé e del proprio ambiente.
Risultato della valutazione 2
I processi di gruppo sono direttamente osservabili e descritti in un modo qualitativo.
Obiettivo specifico 3
Saranno regolate dipendenza e autonomia. Saranno promosse attenzione e cura.
Assunti di base 3
Le persone le cui necessità primarie sono adeguatamente soddisfatte sono meno vulnerabili e quindi meno propensi al consumo di sostanze psicoattive.
Risultato della valutazione 3
Contatti a lungo termine con i partecipanti mostrano che spesso continuano a considerare molto significativa l’esperienza di gruppo.
C. Dettagli relativi al programma
Stato della valutazione del programma
è stato valutato
Tipo di valutazione
Valutazione della pianificazione del programma. Valutazione della situazione e delle misure e strategie appropriate da usare per il programma - Sì
Valutazione (formativa) del processo. Misura della qualità e dell’intensità dell’attuazione del programma e dell’accettazione del programma da parte dei partecipanti - Sì
Valutazione globale (risultato e impatto). Misura dei risultati dal punto di vista dell’esito - fino a che punto sono stati realizzati gli obiettivi - Sì
Strumenti di valutazione e risorse
Risorse umane: uno psicologo assunto temporaneamente
Strumenti: ad es., “Frankfurt self concept scale”
Tipo di valutatore
valutatore interno
Documenti di appoggio
relazione finale
documenti disponibili in tedesco e non pubblicati
Revisione contabile
interno
Bilancio annuale (in euro). Bilancio annuale o costo annuale approssimato (in particolare il costo delle ore di lavoro professionale dedica te al programma nell’arco dell’intero periodo di tempo, comprese le retribuzioni delle persone impegnate nel programma che sono paga te da un’altra organizzazione).
meno di 10.000 euro
Fonti di finanziamento
autorità locali
35
autorità regionali
35
autorità comunitarie
30
Fonti bibliografiche relative al programma
“Die Kunst des Lebens” (Projektdokumentation)
Manifestazioni collaterali
131
altro
workshop
Disponibilità di materiali
opuscoli
workshop
Gruppo(i) target finale(i)
bambini/giovani (indicare la fascia d’età) Età : 11-16
Bambini: posizione della popolazione target rispetto alle droghe illecite
Alcuni non consumatori di droga
Alcuni consumatori di droga sperimentali
Alcuni consumatori di droga
Copertura. Dimensione del gruppo destinatario finale e del gruppo destinatario strategico (numero di persone, famiglie, ecc.) raggiunte dal
programma ogni anno
Gruppo destinatario finale
100
Sostanze affrontate dal programma
altro
tutte le sostanze
Ambito di attuazione
comunità
scuola: ciclo secondario
tempo libero: club di giovani
tempo libero: club sportivi
Zona in cui viene svolto
zona urbana
zona metropolitana
Azioni
alternative al consumo di droga
articoli di stampa
avventura
consigli da parte di gruppi di pari
consulenza e sostegno
cure
educazione (attitudine, abilità, ecc.)
insegnamento/formazione
opuscolo/volantino
riunioni di genitori
sostegno psicologico
trasmissioni radiofoniche
workshop
Numero
132
Insegnanti/educatori
Psicologi
Numero di persone coinvolte nel programma
Numero esatto: 1-5
Numero esatto: 1-5
Posizione
Numero complessivo di ore a settimana
variabile
variabile
Copertura geografica
locale
regionale
Calendario prestabilito (mese/anno)
Programma in corso, dal (mese/anno) 01-APR-91
D. Sintesi e osservazioni speciali
Sintesi
Il progetto “The art of living” dell’azione comunitaria “Drug counselling” iniziò nel 1991 in Saarbrücken (Germania). Si trattava di un
programma che intendeva promuovere le competenze di vita degli studenti, principalmente del 7° ed 8° grado. Il gruppo di lavoro, formatosi su base volontaria, forniva informazioni sulle sostanze, realistiche ed adeguate all’età, promuoveva lo sviluppo personale, l’autostima così come le strategie di soluzione dei problemi. La valutazione dell’ “The art of living” (valutazione della pianificazione, del processo e degli effetti) rivelò effetti positivi, ad es., rispetto ai processi di gruppo ed al modo individuale degli studenti di considerare le sostanze.
Osservazioni speciali
Lo specifico fattore d’efficacia del programma, che è l’intenso lavoro a livello relazionale, le dinamiche di gruppo ed i processi non possono, secondo gli Autori, essere valutate. Il progetto è stato richiesto ed eseguito, anche da altre istituzioni.
5.2.8. “CONSTRUYENDO SALUD” [BUILDING UP HEALTH]. IMPROVEMENT OF PERSONAL AND SOCIAL SKILLS.
A. Informazioni su chi contattare per il programma
Organizzazione responsabile: Departamento de Psicología Clínica y Psicobiología. Universidad de Santiago de Compostela (USC)
[Department of Clinical Psychology and Psychobiology at the University of Santiago de Compostela (USC)]
Indirizzo Universidad de Santiago de Compostela (USC) Campus Sur [South Campus] 15706 Santiago de Compostela - Spagna
Per maggiori informazioni sul progetto rivolgersi a:
José Antonio Gómez Fraguela
Telefono +34-98-1563100 Fax +34-98-1521581 E-mail [email protected]
B. Logica del programma
Situazione iniziale
I programmi di prevenzione devono essere basati su conoscenze scientifiche. Il team che realizzò questo progetto, che per più di 15
anni aveva eseguito ricerche su due dei principali problemi dell’adolescenza, vale a dire l’abuso di droghe ed il comportamento antisociale, sapeva che era necessario sviluppare strategie educative per ridurre e prevenire questi due problemi che generalmente vanno di pari
passo ed hanno gli stessi fattori di rischio. Un gran numero di interventi diretti a ridurre l’abuso di droghe sono stati implementati e valutati negli ultimi trenta anni. Così, la migliore strategia per disegnare un programma di prevenzione non è da reinventare, ma può emergere semplicemente dalle rassegne scientifiche, scegliendo quelle strategie che hanno dimostrato di essere più efficaci ed adattandole alle
proprie specifiche necessità. Fatte queste precisazioni abbiamo ritenuto che il programma sulle “Life Skills Training” di J.G. Botvin fosse fra
quelli meglio valutati (Price, Cowen, Lorion e Ramos-Mckay, 1988; Lence, Gómez-Fraguela e Luengo, 1997; Gómez-Fraguela, 1998) (cfr.
cap. 5.2.7). Così dal 1992 fu sviluppato un ampiamento ed un adattamento spagnolo di tale programma, attraverso due progetti sovvenzionati dalla Dirección de Generale Investigación Científica y Técnica [Istituto Generale per la Ricerca Scientifica e Tecnica] del Ministero
dell’Istruzione e della Cultura.
Tipi di approccio
programma scolastico
Ambito di svolgimento
scuola : ciclo secondario
Obiettivo generale
Fornire agli adolescenti abilità personali e sociali necessarie per affrontare adeguatamente le influenze sociali che li incoraggiano a prendere droghe, ed in particolare per fronteggiare le pressione dei pari, dato che queste sono molto forti durante l’adolescenza.
Obiettivo specifico 1
Evitare o ritardare l’uso di droghe e lo sviluppo di comportamenti antisociali fra gli adolescenti.
Assunti di base 1
Nell’insieme, il programma è basato sulla Teoria del comportamento problematico (Jessor e Jessor 1977, 1980) la quale suggerisce l’esistenza di un numero di fattori di rischio comuni (antecedenti psico-sociali - la personalità, l’ambiente percepito - ed antecedenti compor-
133
134
tamentali), per una serie di diversi tipi di comportamento (uso di droghe, comportamento criminale, comportamento antisociale). Il programma è basato anche sul modello sequenziale di Kandel (1980) relativo all’uso di droghe.
Indice di valutazione 1
La frequenza d’uso di tabacco, alcol e cannabis; il numero di sigarette fumate per settimana ed il numero di ubriacature nell’ultimo anno.
Il comportamento aggressivo, i furti, gli atti criminali ed il vandalismo nell’ultimo anno. La suscettibilità alla persuasione e l’assertività,
l’autostima, le abilità di soluzione dei problemi ed il controllo emotivo. Conoscenze, atteggiamenti ed intenzioni riguardo alle droghe.
Risultato della valutazione 1
Uso di tabacco ed alcol: il programma è stato efficace nel ridurre il numero di ragazzi che si avviano ad usare queste sostanze. Una riduzione nell’uso di tabacco ed alcol si è notata anche fra i ragazzi che ne facevano uso prima dell’inizio del programma.
Comportamento antisociale: il programma è riuscito a realizzare una riduzione della probabilità di un coinvolgimento individuale in comportamenti antisociali, quali assalti, furti e comportamenti criminali.
Obiettivo specifico 2
Promuovere le abilità psico-sociali: controllo emotivo, presa di decisione, autostima, abilità sociali (comunicazione, conversazione, assertività), e ridurre la vulnerabilità alla persuasione.
Assunti di base 2
La parte del programma sulle abilità psico-sociali si basa sulla Teoria dell’apprendimento sociale.
Risultato della valutazione 2
Risultati positivi sono stati individuati nella parte del programma che riguarda le abilità sociali: gli individui mostravano, dopo la realizzazione del programma, un significativo incremento delle loro abilità nel risolvere conflitti, meno suscettibilità alla persuasione e maggiore assertività. La parte relativa al controllo emotivo e all’autostima non ha fornito i risultati attesi. Questo, però, non può essere interpretato come una mancanza di efficacia di questa parte del programma, ma come espressione dell’esigenza di estendere il periodo di valutazione al fine di individuare cambiamenti significativi; ad esempio, adottando in futuro strategie di valutazione a lungo termine o effettuando una revisione degli indicatori che misurano i cambiamenti.
Obiettivo specifico 3
Cambiare i comportamenti intermedi con informazioni sulle droghe, l’intenzione di prendere droghe e gli atteggiamenti verso le droghe.
Assunti di base 3
Teoria dell’Azione Ragionata di Fishbein and Azjen’s (1975).
Risultato della valutazione 3
I partecipanti al programma ottennero maggiori conoscenze rispetto all’uso di tabacco, alcol e cannabis, e modificarono le proprie idee
circa la prevalenza del consumo di tabacco. Similmente, il programma produsse soddisfacenti cambiamenti negli atteggiamenti verso le
sostanze psicoattive, e vennero adottati atteggiamenti più critici. Infine, l’intenzione di usare tabacco, alcol o cannabis dichiarata era inferiore rispetto a quella del gruppo di controllo equivalente al programma di prevenzione.
C. Dettagli relativi al programma
Stato della valutazione del programma
è stato valutato
Tipo di valutazione
Valutazione della pianificazione del programma. Valutazione della situazione e delle misure e strategie appropriate da usare per il programma - Sì
Valutazione (formativa) del processo. Misura della qualità e dell’intensità dell’attuazione del programma e dell’accettazione del programma da parte dei partecipanti - Sì
Valutazione globale (risultato e impatto). Misura dei risultati dal punto di vista dell’esito - fino a che punto sono stati realizzati gli obiettivi - Sì
Strumenti di valutazione e risorse
Furono effettuate due valutazioni, usando anche un gruppo di controllo ed un pre e post/test non-equivalente. Il post test fu effettuato
tre mesi dopo il completamento del programma. Per la prima valutazione, fu eseguito un follow-up dopo un anno. Basandosi su studi precedenti effettuati dal team, le varie scale furono usate per valutare parti diverse del programma.
Fonti di dati disponibili per la valutazione
Lo staff del programma lavorava da più di 15 anni effettuando ricerche relative all’abuso di droghe ed ai comportamenti antisociali degli
adolescenti. In particolare, aveva eseguito un studio longitudinale di quattro anni per monitorare l’incremento dell’uso di droghe fra gli
adolescenti della Galicia (Lungo et al., 1995).
Tipo di valutatore
valutatore interno
Documenti di appoggio
descrizione del programma
relazione finale
Revisione contabile
interno
Bilancio totale (in euro). Bilancio totale o costo totale approssimato (in particolare il costo delle ore di lavoro professionale dedicate al pro gramma nell’arco dell’intero periodo di tempo, comprese le retribuzioni delle persone impegnate nel programma che sono pagate da un’al tra organizzazione).
da 50.000 a 100.000 euro
Bilancio annuale (in euro). Bilancio annuale o costo annuale approssimato (in particolare il costo delle ore di lavoro professionale dedica te al programma nell’arco dell’intero periodo di tempo, comprese le retribuzioni delle persone impegnate nel programma che sono paga te da un’altra organizzazione).
da 10.000 a 50.000 euro
Fonti di finanziamento
governo nazionale
100
Fonti bibliografiche relative al programma
Gómez-Fraguela, J.A. Avaliación dun programa de prevención do consumo de drogas aplicado no contexto escolar. Tesis Doctoral:
Santiago de Compostela, 1998
Luengo Martín, MA y cols. La Prevención del Consumo de Drogas y la Conducta Antisocial en la Escuela. USC. Ministerio de Educación y
Cultura, de Sanidad y Consumo y de Interior. Madrid, 1999
Manifestazioni collaterali
conferenze
workshop
Disponibilità di materiali
conferenze
workshop
Gruppo(i) target finale(i)
bambini/giovani (indicare la fascia d’età) Età : 11-14
Bambini: posizione della popolazione target rispetto alle droghe illecite
Tutti i non consumatori di droga
Bambini: gruppo target strategico/agenti di cambiamento. Intermediari cui ci si rivolge al fine di raggiungere il gruppo destinatario finale
insegnanti/educatori
Copertura. Dimensione del gruppo destinatario finale e del gruppo destinatario strategico (numero di persone, famiglie, ecc.) raggiunte dal
programma ogni anno
Gruppo destinatario finale
9768
Sostanze affrontate dal programma
alcol
cannabis
droghe sintetiche
tabacco
Ambito di attuazione
scuola: ciclo secondario
Zona in cui viene svolto
zona urbana
zona metropolitana
Azioni
educazione (attitudine, abilità, ecc.)
informazione
insegnamento/formazione
materiale d’insegnamento
135
pubblicazioni
workshop
Numero
Formatori
Insegnanti/educatori
Psicologi
136
Numero esatto: 21-30
Numero esatto: 101-500
Numero esatto: 1-5
Posizione
Numero complessivo di ore a settimana
Variabile
Ignoto o indeterminato
Variabile
Numero di persone coinvolte nel programma
Copertura geografica
nazionale
Calendario prestabilito (mese/anno)
Data d’inizio 01-SEP-98
Data finale 01-JUN-01
Programma in corso, dal (mese/anno) 01-SEP-98
D. Sintesi e osservazioni speciali
Sintesi
“Construyendo Salud” [Sviluppando salute], è un programma di prevenzione globale, messo a punto per la scuola e che individua come
gruppo bersaglio gli studenti di 12-14 anni. Consiste di un manuale per l’insegnante, un manuale per gli studenti ed un nastro registrato
per sessioni di rilassamento, pubblicati dal Ministero dell’Istruzione. È un adattamento ed ampliamento del programma di prevenzione
americano, “Life Skills Training” di G.J. Botvin (cfr. Cap. 5.2.7). L’obiettivo generale del programma è quello di fornire agli adolescenti le
abilità necessarie per affrontare adeguatamente le influenze sociali che li incoraggiano a usare droghe, e particolarmente le pressione dei
pari. Il programma, basato sulla Teoria del Comportamento problematico (Jessor e Jessor, 1977 1980) e su altri modelli che descrivono i
comportamenti anti-sociali, ha i seguenti obiettivi specifici: 1) evitare o rimandare l’uso di droghe e lo sviluppo di comportamenti antisociali fra gli adolescenti. 2) promuovere le abilità psico-sociali: controllo emotivo, abilità decisionali, abilità sociali (comunicazione, conversazione, assertività), e ridurre la suscettibilità alla persuasione. 3) cambiare comportamenti intermedi con l’informazione sulle droghe, l’intenzione di prendere droghe e gli atteggiamenti verso le droghe.
Metodologia: il programma è stato messo a punto per studenti dell’ultimo anno di istruzione primaria o del primo ciclo di istruzione secondaria. L’insegnante dovrebbe implementare il programma; dovrebbero ricevere 15 ore di addestramento, così come il sostegno durante la
realizzazione del programma. Il programma è implementato all’interno della classe, e comprende diciassette sessioni regolari di 50 minuti, organizzate nelle seguenti sette parti: informazioni, autostima, abilità decisionali, controllo emotivo, abilità sociali, tolleranza e cooperazione, e tempo libero. Sono richieste strategie attive e partecipative.
Valutazione: per le due valutazioni eseguite è stato usato un disegno quasi-sperimentale con pre-test/post-test e con un gruppo di controllo
non-equivalente. La valutazione post-test è stata effettuata tre mesi dopo la realizzazione del programma. Nel primo studio è stato incluso anche un follow-up a distanza di un anno. Il gruppo campione era composto da 4895 adolescenti dell’ultimo anno di scuola primaria,
in 123 scuole della Spagna. Di questi, ben 2567 alunni presero parte al programma. Si eseguirono degli studi per assicurare che entrambi i gruppi fossero simili all’inizio del programma.
I risultati: nell’uso di tabacco ed alcol si ottenne una riduzione del numero di ragazzi che iniziavano ad usare queste sostanze. Anche fra
coloro che il tabacco e l’alcol l’avevano già usato si notò una riduzione del consumo attribuibile al programma. Rispetto ai comportamenti antisociali si notò una riduzione della probabilità di un coinvolgimento individuale in comportamenti antisociali. ·Per quanto riguarda le
abilità psico-sociali si notò un incremento significativo delle abilità degli individui nel risolvere conflitti, un grado più basso di suscettibilità
alla persuasione ed una maggiore assertività. Le parti relative al controllo emotivo e all’autostima non diedero i risultati attesi. Rispetto ad
atteggiamenti ed intenzioni si notò che i partecipanti al programma ottennero una maggiore conoscenza dell’uso di tabacco, alcol e cannabis, e cambiarono le loro idee circa la prevalenza del consumo di tabacco. Similmente, il programma produsse cambiamenti soddisfacenti degli atteggiamenti verso le sostanze psicoattive in quanto vennero adottati atteggiamenti più critici. Infine, l’intenzione di usare
tabacco, alcol o cannabis era più bassa di quella del gruppo di controllo. Il programma “Construyendo Salud” [Sviluppando salute] ha inse-
rito i suggerimenti ed i commenti emersi nella prima valutazione in una nuova versione per la scuola messa a punto per l’anno scolastico
1998-1999. È attualmente implementato in un gran numero di scuole sotto l’egida del Ministero dell’Istruzione e della Cultura (MEC).
Osservazioni speciali
Scale utilizzate per misurare gli indicatori di risultato durante la valutazione: Uso di droghe e comportamento antisociale:
1. Questionario sull’uso di droghe (CCD) di Luengo et al. (1995).
2. Questionario sul Comportamento Antisociale (CCA), sviluppato dal team del programma e che comprende 4 parti: aggressione, furto,
comportamento criminale e vandalismo.
Abilità sociali e personali:
1. Scala della Suscettibilità alla persuasione: sviluppato dal team di ricerca (5 punti). Si chiede ai partecipanti quanto attuerebbero alcuni
comportamenti sotto la pressione dei propri compagni di classe.
2. Scala di autostima; tratta dal Questionario relativo al concetto di sé, forma A (AFA) di Musitu, García e Gutiérrez (1991) (17 punti). Il
questionario comprende la concezione di sé scolastica, sociale e famigliare.
3. una versione adattata per adolescenti dell’Inventario di Problem Solving Sociale - riveduto, SPSI-R, sviluppato da Maydeu e D’Zurilla
(1996). L’inventario misura i seguenti comportamenti: una visione negativa dei problemi; un stile razionale di coping; un stile impulsivo
ed un stile di evitamento.
4. Inventario dell’Ansia di Stato-tratto di Spielberg, Gorsuch e Lushene (1972).
5. Scala della Rabbia della Scala Manifestazione della Rabbia di Stato-tratto di Spielberger, Gorsuch, Lushene, Vagg e Jacobs (1988) (10
punti).
Atteggiamenti ed informazioni:
1. questionario Informazioni sulle Droghe (CID) messo a punto dal team di ricerca che però include alcuni punti del Questionario di
Informazioni di Maciá (1995).
2. Questionario degli Atteggiamenti di Escámez (1990).
3. Scala dell’intenzione d’uso delle droghe (9 punti), basata sul Questionario degli atteggiamenti di Maciá (1995).
4. Scala dell’Assertività (15 punti), basata sull’Inventario di Assertività di Gambrill e Richey (1975). La Scala misura i seguenti comportamenti: rifiuto, avvio di contatti sociali, espressione di sentimenti positivi, espressione di opinioni diverse dagli altri, risposta assertiva quando vengono offerte delle droghe.
5.2.9. “TÚ DECIDES” [IT’S UP TO YOU] SPANISH EDUCATIONAL DRUGS PROGRAMME
A. Informazioni su chi contattare per il programma
Organizzazione responsabile: Equip de Promocio de la Salut. Servei d’Accio Social i Sanitat. [Health Promotion Team. Health and Social
Action Service. Majorca Island Council.
Indirizzo: Calle General Riera, 67 07010 Palma de Mallorca - Spagna
Per maggiori informazioni sul progetto rivolgersi a:
Miguel Amengual
Telefono +34-971-761121 Fax +34-971-761746 E-mail [email protected]
B. Logica del programma
Situazione iniziale
Secondo dati epidemiologici, l’età critica per l’avvio all’uso di sostanze è tra il 12esimo ed il 15esimo anno di età. Di conseguenza, a
parte l’influenza di questi trend sulle politiche, l’educazione alle droghe, come parte dell’educazione alla salute, è richiesta dalla scuola.
Uno studio di follow-up sulla popolazione della scuola secondaria dell’Isola di Maiorca, messo in atto tra il 1981 ed il 1992, mostra che i
giovani di Maiorca consumano principalmente alcol, tabacco e cannabis; c’è una relazione tra il consumo di queste sostanze, in quanto più
è alto il consumo di alcol, più è alta la probabilità di usare tabacco. Lo stesso dicasi per la cannabis, che è usata soprattutto da fumatori
regolari di tabacco. In altre parole, l’uso di un tipo di droghe ci permette di predire l’uso di altre sostanze psicoattive.
Tipi di approccio
programma scolastico
Ambito di svolgimento
scuola: ciclo secondario
Obiettivo generale
Rendere abili gli adolescenti a prendere decisioni riguardo l’uso di droghe ed in relazione agli altri problemi che tipicamente riguardano
questa età.
Obiettivo specifico 1
137
138
Prevenire o rimandare l’uso di droghe legali e prevenire l’uso di droghe illegali.
Assunti di base 1
Il programma è stato sviluppato prendendo in considerazione il complesso processo interno ed esterno coinvolto nell’avvio di un comportamento di consumo. Riguardo al primo obiettivo del programma, l’approccio fondamentale era che l’uso di droghe legali rappresenta
il punto di partenza per quello di droghe illegali. L’uso di droghe è un processo che si evolve (teoria dell’escalation).
Indice di valutazione 1
1. La riduzione, dopo uno e due anni, tramite la realizzazione del programma: del numero di adolescenti che consumano alcol, della
quantità di alcol consumato, del numero di adolescenti che fumano tabacco, e della quantità di soldi spesi in bar e discoteche ogni settimana. 2. delle intenzioni comportamentali relative al fumo di tabacco e hashish. 3. dei cambiamenti negli atteggiamenti e nei valori relativi all’uso di droghe.
Risultato della valutazione 1
Consumo di alcol: Dopo quattro mesi, il consumo di alcol era diminuito nel gruppo sperimentale, per es. sia il numero di consumatori che
la quantità totale. Nel gruppo di controllo era invece rimasto lo stesso. Dopo il follow-up del primo anno, il numero di non consumatori era
aumentato nel gruppo sperimentale, il numero di consumatori moderati era rimasto uguale ed il numero di consumatori ad alto rischio era
diminuito. Dopo il follow-up del secondo anno, dei nuovi consumatori erano apparsi nel gruppo sperimentale, sebbene con bassi livelli di
consumo. Nel gruppo di controllo, il numero di consumatori era notevolmente aumentato.
Uso di tabacco: Dopo quattro mesi, il numero di fumatori era diminuito nel gruppo sperimentale ed il numero di fumatori del fine di settimana era sceso sotto il 50%, ma il numero di fumatori quotidiani era rimasto invariato. I livelli iniziali del gruppo di controllo erano rimasti invariati. Dopo il primo ed il secondo follow-up, le percentuali per il gruppo sperimentale erano rimaste le stesse di quelle emerse a
quattro mesi dal programma. L’uso di tabacco nel gruppo di controllo era aumentato.
La quantità di alcol consumato: il gruppo sperimentale non mostrò alcun cambiamento, diversamente dal gruppo di controllo dove le quantità consumate erano aumentate significativamente.
La quantità di soldi spesi ogni settimana in alcol: non sono emerse grandi differenze nel gruppo sperimentale per quegli individui che già
spendevano soldi in alcol.
Obiettivo specifico 2
Migliorare la consapevolezza delle pressioni del gruppo e le abilità decisionali.
Assunti di base 2
È difficile controllare tutti i possibili modi in cui può essere offerta la droga in un ambiente tipicamente adolescenziale, e l’acquisizione
di conoscenze ed atteggiamenti su questo argomento. La strategia più adatta sembrò perciò quella di sviluppare la capacità per prendere
decisioni responsabili e coerenti prendendo in considerazione tutti gli elementi coinvolti al momento dell’offerta di droghe.
Risultato della valutazione 2
Il gruppo sperimentale aveva mostrato l’intenzione di adottare un modo di vivere che non includesse l’uso di droghe legali. Questo era
emerso dalle risposte al questionario dove venivano considerate le varie alternative per incontrare gli amici senza dover andare al bar o
in un qualche altro luogo dove fosse facile usare droghe. Venivano considerate anche le bibite analcoliche come possibile alternativa da
chiedere al bar. Inoltre, gli individui del gruppo sperimentale iniziarono a tenere in gran conto l’influenza di genitori ed insegnanti, piuttosto che quello di persone che offrono droghe, o degli amici.
Obiettivo specifico 3
Sviluppare conoscenza circa le questioni di salute e fortificare gli atteggiamenti critici verso le droghe.
Assunti di base 3
Informazioni, atteggiamenti e valori sono importanti, così come è importante saper affrontare le offerte di droghe, e sapere quando la
decisione di accettare o rifiutare l’offerta deve essere presa. Questo elemento é stato così considerato necessario e gli strumenti di presa di
decisone sono stati inseriti nel programma.
Risultato della valutazione 3
Gli atteggiamenti degli studenti del gruppo sperimentale verso l’uso di droghe divennero più maturi da quando questi individui si dimostrarono meno emotivi e con un maggior controllo riguardo agli argomenti collegati all’uso di droghe. Gli stessi atteggiamenti furono
mostrati verso il consumo di sostanze da parte di altre persone.
C. Dettagli relativi al programma
Stato della valutazione del programma
è stato valutato
Tipo di valutazione
Valutazione della pianificazione del programma. Valutazione della situazione e delle misure e strategie appropriate da usare per il pro-
gramma - Sì
Valutazione (formativa) del processo. Misura della qualità e dell’intensità dell’attuazione del programma e dell’accettazione del programma da parte dei partecipanti - Sì
Valutazione globale (risultato e impatto). Misura dei risultati dal punto di vista dell’esito - fino a che punto sono stati realizzati gli obiettivi - Sì
Strumenti di valutazione e risorse
Fu usato un disegno quasi-sperimentale, con un gruppo di controllo. Per la raccolta dei dati fu utilizzato un questionario con pre e posttest, disegnato dagli autori del programma. La seconda valutazione (1987-1988) del programma fu finanziata parzialmente dal Centre
for Educational Research and Reference (CIDE) del Ministero spagnolo di Istruzione e Scienza.
Fonti di dati disponibili per la valutazione
Durante la fase di pianificazione del programma, gli autori eseguirono una ricerca epidemiologica per trovare dati relativi all’uso di droghe e agli atteggiamenti verso le stesse fra gli adolescenti delle scuole secondarie di Majorca (tra i 14 ed i 18 anni). Tentarono anche di
stabilire un modello di consumo dai risultati ottenuti. Sono stati coinvolti 3690 studenti del campione rappresentativo.
Tipo di valutatore
valutatore esterno
Documenti di appoggio
descrizione del programma
relazione finale
Revisione contabile
interno
Bilancio totale (in euro). Bilancio totale o costo totale approssimato (in particolare il costo delle ore di lavoro professionale dedicate al pro gramma nell’arco dell’intero periodo di tempo, comprese le retribuzioni delle persone impegnate nel programma che sono pagate da un’al tra organizzazione).
da 500.000 a 1.000.000 euro
Bilancio annuale (in euro). Bilancio annuale o costo annuale approssimato (in particolare il costo delle ore di lavoro professionale dedica te al programma nell’arco dell’intero periodo di tempo, comprese le retribuzioni delle persone impegnate nel programma che sono paga te da un’altra organizzazione).
da 50.000 a 100.000 euro
Fonti di finanziamento
autorità locali
80
autorità regionali
20
Fonti bibliografiche relative al programma
Calafat A, Amengual M, Guimerans C, Rodríguez Martos A, Ruiz R. Tu decides: 10 años de un programa de prevención escolar. Adicciones,
1995; 17(4): 509-526.
Calafat A, Amengual M, Mejías G, Borrás M, Palmer A. Evaluación del programa de prevención escolar Tu dedices. Adicciones, 1989; 1
(2): 96-111.
Rodríguez-Martos A, Torralba LL y Vecino C. ‘Decideix! Programa de prevención del abuso de drogas en enseñanza secundaria: la experiencia de Barcelona. Adicciones, 1996; 8 (2): 127-148.
Manifestazioni collaterali
workshop
Disponibilità di materiali
opuscoli
poster
workshop
Gruppo(i) target finale(i)
bambini/giovani (indicare la fascia d’età) Età : 13-16
Bambini: posizione della popolazione target rispetto alle droghe illecite
alcuni non consumatori di droga
alcuni consumatori di droga sperimentali
Bambini: gruppo target strategico/agenti di cambiamento. Intermediari cui ci si rivolge al fine di raggiungere il gruppo destinatario finale
insegnanti/educatori
139
parenti/familiari
Copertura. Dimensione del gruppo destinatario finale e del gruppo destinatario strategico (numero di persone, famiglie, ecc.) raggiunte dal
programma ogni anno
Gruppo destinatario finale
7000
Sostanze affrontate dal programma
alcol
cannabis
tabacco
tutte le sostanze
Ambito di attuazione
scuola : ciclo secondario
Zona in cui viene svolto
zona rurale
zona urbana
zona metropolitana
Azioni
educazione (attitudine, abilità, ecc.)
informazione
insegnamento/formazione
materiale d’insegnamento
riunioni di genitori
workshop
Numero
Formatori
Insegnanti/educatori
Psicologi
Medici
Operatori sociali/assistenti sociali
140
Numero esatto: 1-5
Numero esatto: 101-500
Numero esatto: 18
Numero esatto: 1-5
Numero esatto: 1-5
Posizione
Numero complessivo di ore a settimana
Numero esatto: 6
Variabile
Numero esatto: 12
Numero esatto: 12
Numero di persone coinvolte nel programma
Copertura geografica
locale
Calendario prestabilito (mese/anno)
Programma in corso, dal (mese / anno)01-NOV-84
D. Sintesi e osservazioni speciali
Sintesi
Gli adolescenti di Maiorca, come quelli del resto della Spagna, fanno uso soprattutto di alcol, tabacco e hashish; l’alcol è la principale
sostanza di abuso. In alcuni casi c’è un modello relativo all’iniziazione del consumo di sostanze: l’uso di un particolare tipo di sostanza prepara la persona all’uso di altre. Partendo dalla considerazione che la decisione di usare una sostanza dipende dalla capacità di una persona di prendere decisioni responsabili, il programma “Tú decides” è da considerarsi un mezzo per offrire un’educazione preventiva pratica
ed efficace. Questo è stato dimostrato da 19 anni di realizzazione e dalle valutazioni eseguite finora. Il programma è diretto ad adolescenti
nelle scuole di un’età fra i 13 ed i 16 anni. Può essere adattato anche ad altri ambienti non scolastici, purché possa essere eseguito con i
partecipanti un lavoro continuativo. L’obiettivo generale del programma è rendere abili gli adolescenti nel prendere decisioni riguardo all’uso di droghe in relazione agli altri problemi tipici di questa fascia di età. Il programma è stato implementato in classi normali, dagli stessi
insegnanti, come parte del curriculum scelto dal corpo insegnante. Consiste di 4 sessioni della durata variabile (ogni sessione comporta normalmente da una a tre lezioni), ed ogni sessione sviluppa una storia presentata in versione comica. Le storie non sono però il contenuto
delle sessioni. Esse sono considerate esempi di possibili situazioni, e la loro funzione è di aiutare gli studenti a ricordare, immaginare ed
associare le vere situazioni che loro hanno sperimentato o che è probabile che sperimentino nel futuro prossimo. Il vero contenuto delle
sessioni sono le storie raccontate dagli studenti e le dinamiche di gruppo. Il lavoro del gruppo è quello di analizzare queste situazioni, razionalizzare ed esaminare possibili risposte diverse. La metodologia delle sessioni richiede una posizione neutrale da parte dell’insegnante, e
l’uso di metodi di insegnamento attivi. Il programma deve essere condotto da un solo insegnante in ogni gruppo; viene consigliato di frequentare un corso di addestramento su tecniche di prevenzione e tecniche di insegnamento attivo per la classe. Gli autori raccomandano
che i genitori degli adolescenti siano coinvolti nel lavoro preventivo di “Tú decides” e dà dei suggerimenti su come incoraggiarli a partecipare. Si raccomanda anche, laddove possibile, di collegare il programma agli altri di promozione della salute e ai programmi di prevenzione di comunità.
La struttura didattica è identica per le 4 sessioni: distribuzione dei materiali, lettura individuale del materiale e lavoro di gruppo. La durata di massima del programma è di un mese e consiste di 4-9 lezioni che durano circa 50-60 minuti. Le lezioni sono organizzate preferibilmente a giorni alterni, con un massimo di intervallo di una settimana tra due sessioni. Efficienza e valutazioni di impatto sono state eseguite sul programma nel 1982, 1987-1988 e nel 1989-1992, usando un disegno quasi-sperimentale con un gruppo di controllo per tutti i
tre gli anni. L’ultima valutazione ha incluso un controllo dopo il primo ed il secondo anno di realizzazione. La realizzazione del programma é stata valutata sistematicamente. Tutte le valutazioni mostrarono che il programma raggiunse i suoi obiettivi. Comparato col gruppo
di controllo, il consumo di sostanze consumate di solito dagli adolescenti rimase stabile o decrebbe. Gli altri effetti notati, furono una posizione attiva contro le droghe offerte ed una maggiore responsabilità ed un’attivazione per cercare aiuto per gli amici con problemi di droghe. Anche la comunicazione all’interno delle famiglie migliorò.
5.2.10. SCORE WITH FOOTBALL
A. Informazioni su chi contattare per il programma
Organizzazione responsabile; Leyton Orient Community Sports Programme
Indirizzo: Leyton Orient Football, Brisbane Road, Leyton E10 5NE London - United Kingdom
Per maggiori informazioni sul progetto rivolgersi a:
Neil Watson
Telefono +44 181 5565973 Fax +44 181 9261015 E-mail [email protected]
B. Logica del programma
Situazione iniziale
Il programma era stato messo a punto per bambini che vivono in città dove, in base alle statistiche locali, emergeva un rischio elevato
di attuale o futuro uso di droghe dovuto al numero elevato di soggetti esclusi socialmente. C’era bisogno di una parte educativa da integrare nel curriculum scolastico come parte di un più ampio “progetto di modi di vivere sani” per i bambini fra i 9 e gli 11 anni che permettesse di ritardare l’età d’inizio del consumo e della sperimentazione. La parte di riabilitazione, fuori dalla scuola, è stato invece messa
a punto per chi aveva più di 16 anni, età vicina al consumo illecito di droghe.
Tipi di approccio
programma comunitario
programma extrascolastico per i giovani
programma scolastico
Ambito di svolgimento
comunità
scuola: elementare
tempo libero: club sportivi
Obiettivo generale
La parte educativa era intesa come integrata nel curriculum scolastico per aumentare la consapevolezza circa l’uso di droghe, le pressioni dei pari e le scelte di vita. La parte di riabilitazione era focalizzata sul costruire e sul sostenere gruppi di pari e attività alternative.
Obiettivo specifico 1
Si trattava di una parte educativa in grado di offrire una comprensione più ampia circa il prendere ed il sentire proprie delle scelte di
vita e di offrire la possibilità di acquisire Life skills utili per resistere alle pressioni negative dei pari.
Assunti di base 1
Le Life skills possono essere insegnate, ed i bambini sono capaci di aumentare la capacità di scegliere e di incrementare la consapevolezza riguardante le influenze che agiscono su di loro.
Indice di valutazione 1
La valutazione è stata fatta considerando il numero di bambini arrivati al corso sulle Life skills ed i partecipanti al programma sportivo.
141
142
Gli aspetti qualitativi del progetto furono valutati da interviste con i partecipanti al gruppo dei ragazzi più grandi.
Risultato della valutazione 1
Gli approcci adottati in maniera differenziata per i due gruppi di età hanno permesso di attivarsi a scuola con l’educazione sulle droghe
e nel dopo scuola con le attività sportive offerte.
Obiettivo specifico 2
Obiettivo specifico era incrementare l’abilità di sostenere un certo livello di interesse in una attività sportiva frequentando regolarmente le sessioni.
Assunti di base 2
Lo sport può essere promosso come uno strumento chiave in approcci diversificati di prevenzione delle dipendenze, ed è una scelta divertente, attraente, sana, sostenibile per quei ragazzi ad alto rischio di uso di sostanze.
Risultato della valutazione 2
Un programma sulle attività educative fu incluso nel curriculum per le scuole elementari, come parte di iniziative educative più ampie
relative alle abilità di vita.
C. Dettagli relativi al programma
Stato della valutazione del programma
è stato valutato
Tipo di valutazione
Valutazione della pianificazione del programma. Valutazione della situazione e delle misure e strategie appropriate da usare per il programma - Sì
Valutazione (formativa) del processo. Misura della qualità e dell’intensità dell’attuazione del programma e dell’accettazione del programma da parte dei partecipanti - Sì
Valutazione globale (risultato e impatto). Misura dei risultati dal punto di vista dell’esito - fino a che punto sono stati realizzati gli obiettivi - Sì
Strumenti di valutazione e risorse
La valutazione è stata portata avanti dal Dr. Tim Crabbe del Goldsmiths College. L’approccio era triangolare con dettagliate interviste registrate, analisi di documenti e valutazione dell’iniziale programma di lavoro.
Fonti di dati disponibili per la valutazione
Dati relativi al livello d’uso delle droghe sono stati forniti dal Dipartimento di ricerca del London Borough of Tower Hamlets.
Tipo di valutatore
valutatore esterno
Documenti di appoggio
relazioni periodiche sullo stato di avanzamento
Revisione contabile
esterno
Bilancio totale (in euro). Bilancio totale o costo totale approssimato (in particolare il costo delle ore di lavoro professionale dedicate al pro gramma nell’arco dell’intero periodo di tempo, comprese le retribuzioni delle persone impegnate nel programma che sono pagate da un’al tra organizzazione).
da 100.000 a 500.000 euro
Bilancio annuale (in euro). Bilancio annuale o costo annuale approssimato (in particolare il costo delle ore di lavoro professionale dedica te al programma nell’arco dell’intero periodo di tempo, comprese le retribuzioni delle persone impegnate nel programma che sono paga te da un’altra organizzazione).
da 100.000 a 500.000 euro
Fonti di finanziamento
governo nazionale
75
Commissione europea
25
Manifestazioni collaterali
conferenze
Disponibilità di materiali
conferenze
Gruppo(i) target finale(i)
bambini/giovani (indicare la fascia d’età) Età : 9-10
Bambini: posizione della popolazione target rispetto alle droghe illecite
alcuni non consumatori di droga
alcuni consumatori di droga
alcuni tossicodipendenti
Bambini: gruppo target strategico/agenti di cambiamento. Intermediari cui ci si rivolge al fine di raggiungere il gruppo destinatario finale
insegnanti/educatori
pari
ONG/organizzazioni non governative/organizzazioni di volontariato
Copertura. Dimensione del gruppo destinatario finale e del gruppo destinatario strategico (numero di persone, famiglie, ecc.) raggiunte dal
programma ogni anno
Gruppo destinatario finale
250
Sostanze affrontate dal programma
alcol
cannabis
cocaina e derivati
inalanti/solventi
oppiacei
policonsumo
prodotti farmaceutici
tabacco
Ambito di attuazione
comunità
scuola: elementare
tempo libero: club sportivi
Zona in cui viene svolto
zona urbana
zona metropolitana
Azioni
alternative al consumo di droga
consulenza e sostegno
educazione (attitudine, abilità, ecc.)
insegnamento/formazione
lavoro comunitario
materiale d’insegnamento
sport
Numero di persone coinvolte nel programma
Numero
Formatori
Insegnanti/educatori
Animatori
Psicologi
Medici
Infermieri
Operatori sociali/assistenti sociali
Agenti di polizia
Altro
Numero esatto: 1-5
Numero esatto: 1-5
Numero esatto: 1-5
Ignoto o indeterminato
Numero esatto: 1-5
Ignoto o indeterminato
Posizione
Numero complessivo di ore a settimana
Variabile
Numero esatto: 4
Variabile
Variabile
Ignoto o indeterminato
Ignoto o indeterminato
Ignoto o indeterminato
Variabile
143
Copertura geografica
regionale
Calendario prestabilito (mese/anno)
Programma in corso, dal (mese/anno) 01-APR-98
D. Sintesi e osservazioni speciali
Sintesi
Il programma fu basato su un provvedimento comprendente una parte di educazione sulle droghe a scuola ed una parte di attività sportive fuori dalla scuola. I bambini della scuola elementare ed il corpo insegnante risposero bene all’inserimento di una componente di educazione sulle droghe nel curriculum scolastico. Le attività sportive offrirono un contesto alternativo per appuntamenti sociali non connessi
all’uso di droghe, e promossero una serie di abilità organizzative come la puntualità, il lavoro di gruppo e la preparazione alle competizioni. Il successo continuativo dell’iniziativa fu visto come dipendente dal sostegno a lungo termine fornito dal programma rispetto alle
diverse opportunità sportive. Emerse come importante che le sessioni di educazione sulle droghe a scuola presentassero una comunicazione costante sui pericoli inerenti l’uso di droghe, per bilanciare l’entusiasmo sperimentato dalle generazioni più vecchie che facevano parte
della componente sportiva. Si pensò che la relazione tra i sentimenti generati dallo sport e dall’uso di droghe potrebbe essere problematica, e questo aspetto ha bisogno di essere preso seriamente in considerazione nella costruzione di iniziative simili.
144
5.2.11. “LONGING AND ADDICTION” TRAVELLING EXHIBITION ON ADDICTION PREVENTION
A. Informazioni su chi contattare per il programma
Organizzazione responsabile: Federal Centre for Health Education (FCHE)
Indirizzo Ostmerheimer Strasse 220 D-51109 Köln - Germany
Per maggiori informazioni sul progetto rivolgersi a:
Beate Lausberg
Telefono 0221-8992-214 Fax 0221-8992-300 E-mail [email protected]
B. Logica del programma
Situazione iniziale
Nella nostra società, la “dipendenza” spesso è confusa con il consumo di droghe. Un significato più ampio di dipendenza che considera anche altre dipendenze non chimiche come, ad esempio, il comportamento compulsivo, non è molto diffuso. Inoltre, l’attenzione è stata
focalizzata soprattutto sui pericoli della dipendenza piuttosto che sul presentare alternative. Questa tendenza si ritrova anche nella stampa.
Tipi di approccio
lavoro di animazione
programma comunitario
programma extrascolastico per i giovani
programma scolastico
servizi a bassa soglia
Ambito di svolgimento
ambito post-terapia: abitazione
ambito post-terapia: educazione
ambito post-terapia: lavoro
comunità
luogo di lavoro
mass media
scuola: ciclo secondario
scuola: università
tempo libero: club di giovani
Obiettivo generale
L’esposizione viaggiante “Longing and addiction” punta a diffondere un significato più ampio del termine dipendenza, che non è riferita esclusivamente ad una sostanza. Scopo della mostra è il rendere i visitatori consapevoli della propria disposizione alla dipendenza. Il
focus è centrato sulle alternative al comportamento che crea dipendenza. Il dialogo e la comunicazione in generale, ad es. con counsellors
professionisti ed addestrati, i progetti locali o fra visitatori, giocano un importante ruolo. Inoltre, l’esposizione è diretta a promuovere relazioni pubbliche nel campo della prevenzione delle dipendenze. Lo scopo è di mobilitare esperti locali e promuovere lo sviluppo di una rete
tra loro. Sono stati indirizzati all’esposizione viaggiante in maniera particolare i cosiddetti “Moltiplicatori”, come gli insegnanti.
Obiettivo specifico 1
Portare un significato più ampio del termine dipendenza (“Alcuni comportamenti possono scivolare verso la dipendenza”; “La dipendenza
riguarda tutti”), così come delle alternative alla dipendenza.
Assunti di base 1
Rendere i visitatori consapevoli della propria disposizione alla dipendenza. Mettere in luce che qualsiasi comportamento può scivolare
verso la dipendenza quando l’equilibrio interno di una persona è compromesso.
Indice di valutazione 1
- osservazione partecipata; - indagine condotta sui visitatori; - questionari completati dai partner e dai “moltiplicatori” immediatamente dopo ciascuna esposizione e, di nuovo, dopo un anno.
Risultato della valutazione 1
Le indagini condotte sui visitatori confermano che il significato più ampio del termine dipendenza era stato compreso ed accettato da tutti
i gruppi di età. Il numero di persone in disaccordo era molto piccolo, e molto raramente si associava la dipendenza solo con le droghe.
Obiettivo specifico 2
Mobilitare esperti locali, iniziative ed istituzioni e promuovere lo sviluppo di una rete tra loro.
Assunti di base 2
Per preparare l’esposizione mobile e successivamente per valutarla sono state effettuate delle riunioni cooperative tenute dal FCHE. Lo
scopo di queste riunioni, era inizialmente quello di aumentare la mobilitazione e la rete fra gli esperti locali, le iniziative e le istituzioni,
realizzando così effetti sinergici e migliorando la prevenzione a livello locale.
Risultato della valutazione 2
Si evidenziò chiaramente che, già durante la fase preliminare dell’esposizione, la cooperazione tra i progetti di prevenzione locali era
aumentata. I partner colsero l’opportunità di scambiare informazioni come esperti di prevenzione e sviluppare una rete.
Obiettivo specifico 3
Migliorare le relazioni pubbliche nel campo della prevenzione delle dipendenze.
Risultato della valutazione 3
La stampa parlò dell’esposizione in modo prevalentemente neutrale o positivo. Il modo di riportare era generalmente adeguato ai contenuti. I gestori dei progetti locali usarono l’occasione per presentare il loro lavoro ad un pubblico più ampio.
C. Dettagli relativi al programma
Stato della valutazione del programma
è stato valutato
Tipo di valutazione
Valutazione della pianificazione del programma. Valutazione della situazione e delle misure e strategie appropriate da usare per il programma - Sì
Valutazione (formativa) del processo. Misura della qualità e dell’intensità dell’attuazione del programma e dell’accettazione del programma da parte dei partecipanti - Sì
Valutazione globale (risultato e impatto). Misura dei risultati dal punto di vista dell’esito - fino a che punto sono stati realizzati gli obiettivi - Sì
Strumenti di valutazione e risorse
La valutazione è stata effettuata da un istituto esterno (9.5 mesi (fino al 1 giugno 1999); 61.5 giorni di esposizione). Costi totali: DEM
73 800 (EUR 37 733.34).
Fonti di dati disponibili per la valutazione
- Report dei counsellors circa le esposizioni – articoli della stampa – documentazione annuale sulle esposizioni, risultati delle indagini –
interviste.
Tipo di valutatore
valutatore esterno
Documenti di appoggio
descrizione del programma
relazioni periodiche sullo stato di avanzamento
relazione finale
Revisione contabile
interno
145
146
Bilancio totale (in euro). Bilancio totale o costo totale approssimato (in particolare il costo delle ore di lavoro professionale dedicate al pro
gramma nell’arco dell’intero periodo di tempo, comprese le retribuzioni delle persone impegnate nel programma che sono pagate da un’al
tra organizzazione).
da 500.000 a 1.000.000 euro
Bilancio annuale (in euro). Bilancio annuale o costo annuale approssimato (in particolare il costo delle ore di lavoro professionale dedica
te al programma nell’arco dell’intero periodo di tempo, comprese le retribuzioni delle persone impegnate nel programma che sono paga
te da un’altra organizzazione).
da 500.000 a 1.000.000 euro
Fonti di finanziamento
autorità locali
1
autorità regionali
1
autorità comunitarie
1
governo nazionale
97
Manifestazioni collaterali
altro
workshop
Disponibilità di materiali
altro
opuscoli
poster
workshop
Gruppo(i) target finale(i)
popolazione generale
bambini/giovani (indicare la fascia d’età) Età: 9-18
adulti
famiglia
Adulti:posizione della popolazione target rispetto alle droghe illecite
tutti i non consumatori di droga
alcuni consumatori di droga sperimentali
alcuni consumatori di droga
alcuni tossicodipendenti
alcune persone con problemi di salute legati alla droga
alcune persone che hanno fatto uso di sostanze
Adulti: gruppo target strategico/agenti di cambiamento. Intermediari cui ci si rivolge al fine di raggiungere il gruppo destinatario finale
gruppo di mutua assistenza
insegnanti/educatori
assistenti sociali
psicologi
operatori sanitari
parenti/familiari
ex consumatori di droga
ONG/organizzazioni non governative/organizzazioni di volontariato
personale giudiziario e penale: ufficiali di polizia
personale giudiziario e penale: sorveglianza di individui in libertà provvisoria
Bambini: posizione della popolazione target rispetto alle droghe illecite
tutti i non consumatori di droga
alcuni consumatori di droga sperimentali
alcuni consumatori di droga
alcuni tossicodipendenti
alcune persone con problemi di salute legati alla droga
alcune persone che hanno fatto uso di sostanze
-
-
Bambini: gruppo target strategico / agenti di cambiamento. Intermediari cui ci si rivolge al fine di raggiungere il gruppo destinatario finale
gruppo di mutua assistenza
insegnanti/educatori
assistenti sociali
psicologi
operatori sanitari
parenti/familiari
ONG/organizzazioni non governative/organizzazioni di volontariato
personale giudiziario e penale: ufficiali di polizia
personale giudiziario e penale: sorveglianza di individui in libertà provvisoria
Famiglia: posizione della popolazione target rispetto alle droghe illecite
tutti i non consumatori di droga
alcune persone con problemi di salute legati alla droga
Copertura. Dimensione del gruppo destinatario finale e del gruppo destinatario strategico (numero di persone, famiglie, ecc.) raggiunte dal
programma ogni anno
Gruppo destinatario finale
125000
Sostanze affrontate dal programma
tutte le sostanze
Ambito di attuazione
ambito post-terapia: abitazione
ambito post-terapia: educazione
ambito post-terapia: lavoro
comunità
luogo di lavoro
mass media
scuola: ciclo secondario
scuola: università
tempo libero: club di giovani
Zona in cui viene svolto
zona rurale
zona urbana
zona metropolitana
Azioni
alternative al consumo di droga
altro
arte
articoli di stampa
autoadesivi
campagna
consulenza e sostegno
cure
discoteca
gadget in distribuzione gratuita
educazione (attitudine, abilità, ecc.)
esposizioni
eventi (culturali, sociali, ecc.)
giornate/settimane tematiche
gruppo d’azione contro la droga
informazione
lavoro comunitario
lavoro di strada
147
materiale d’insegnamento
opuscolo/volantino
poster
produzione di CD
pubblicità radiofonica
pubblicità sulla stampa
pubblicità televisiva
sostegno psicologico
trasmissioni radiofoniche
trasmissioni televisive
workshop
équipe comunitaria di lotta alla droga
Numero di persone coinvolte nel programma
Numero
Formatori
Insegnanti/educatori
Animatori
Impiegati
148
Posizione
Numero complessivo di ore a settimana
Numero esatto: 1-5
Ignoto o indeterminato
Numero esatto: 6-10
Numero esatto: 1-5
Copertura geografica
locale
nazionale
regionale
Calendario prestabilito (mese/anno)
Programma in corso, dal (mese/anno) 01-SEP-96
D. Sintesi e osservazioni speciali
Sintesi
L’esposizione viaggiante “Longing and Addiction” fu lanciata nel 1996 dal Centro Federale per l’Educazione alla Salute (FCHE). Il suo
obiettivo era di rendere i visitatori consapevoli della propria disposizione alla dipendenza. Il focus era diretto anche sulle alternative ai
comportamenti che creano dipendenza. Inoltre, l’esposizione divulgava informazioni pubbliche sulle attività di prevenzione delle dipendenze. Scopo era anche quello di mobilitare gli esperti locali e di promuovere lo sviluppo di una rete tra loro. I cosiddetti “Moltiplicatori”,
come gli insegnanti, sono stati coinvolti. L’esposizione avveniva all’interno di un padiglione mobile particolarmente attraente, messo in luoghi pubblici e centrali per dieci/tredici giorni. L’esposizione includeva la partecipazione di educatori locali e di counsellor che già lavoravano nel campo della prevenzione delle dipendenze. Nel padiglione, ciascun partner aveva una propria area espositiva nella quale presentare il proprio lavoro. L’entrata all’esposizione era gratuita. Era costituita da sette sezioni diverse: - “Panorama delle Dipendenze”: presentazione di una varietà di dipendenze; - “Labirinto della Vita”: storie personali di grandi cambiamenti di vita; - “Disco dell’Equilibrio”:
una grande altalena nella quale i visitatori dovevano trovare e dovevano tenere il proprio equilibrio, da soli o in un gruppo; - “Cinema del
godimento e dell’agio”: un video mostrava interviste con persone diverse e sul loro modo di rilassarsi nella propria vita quotidiana; “Informazioni e banco del Counselling”: presentazione da parte dei partner dei servizi offerti nella propria regione; - L’“Info-contenitore”:
un’ampia varietà di informazioni gratuite su droghe e prevenzione delle dipendenze; - “Punti di Forza”: una presentazione delle alternative alla dipendenza che valorizzano le risorse individuali. Qui non venivano presentate soluzioni definitive, quanto piuttosto proposte di
persone famose e di visitatori. Gruppi, soprattutto di bambini in età scolare, venivano guidati all’interno dell’esposizione ed avevano l’opportunità di partecipare a dei laboratori, che si tenevano in stanze separate, condotte da pedagogisti addestrati come counsellors (da otto
a dieci persone). Una valutazione dell’esposizione rivelò che il significato più ampio di dipendenza era stato capito ed accettato dai visitatori. Inoltre, l’esposizione aveva promosso la cooperazione tra i progetti di prevenzione locali. Le relazioni pubbliche nel campo della prevenzione delle dipendenze erano migliorate.
5.2.12. DRUGS - DON’T FOOL YOURSELF. DANISH PRIMARY PREVENTION PROGRAMME
A. Informazioni su chi contattare per il programma
Organizzazione responsabile: The Healt Secretariat - County of Funen
Per maggiori informazioni sul progetto rivolgersi a:
Jesper Miller-Iversen
Telefono (+45) 65 56 12 32 Fax (+45) 65 56 12 05 E-mail [email protected]
Organizzazioni associate:
Polizia locale : Organizzazione governativa
The National Board of Health : Organizzazione governativa
Fyns Stifttidende : Altre
B. Logica del programma
Sintesi
Altre
Situazione iniziale
La campagna partì perché c’era incertezza circa l’incremento dell’uso di cannabis e del fumo di eroina fra i giovani di Funen. Prima che
la campagna fosse lanciata, il giornale locale “Fyns Stifttidende”, aveva dato un grosso rilievo al problema delle droghe.
Tipi di approccio
campagna dei media
formazione
programma scolastico
Ambito di svolgimento
famiglia
scuola: ciclo secondario
scuola: elementare
Obiettivo generale
Informare i ragazzi fra i 10 ed i 16 anni ed i loro genitori ed influenzare i loro atteggiamenti relativi all’aspettativa che una maggiore
conoscenza possa contribuire a plasmare le opinioni.
Obiettivo specifico 1
Aumentare la conoscenza delle droghe fra i giovani di 10-16 anni di Funen
Assunti di base 1
L’assunzione principale è quella le conoscenze di base sulle droghe e sul significato del benessere possano modellare l’opinione di una
gran parte del gruppo target.
Indice di valutazione 1
Le conoscenze del gruppo target erano misurate in relazione al gruppo di controllo tramite un questionario relativo alle conoscenze sulle
droghe, agli atteggiamenti verso le droghe e all’intenzione di usarle.
Risultato della valutazione 1
L’88% degli studenti erano consapevoli della campagna. In loro c’era stato un significativo incremento delle conoscenze ed un consolidamento dei loro atteggiamenti negativi. C’era una differenza considerevole tra il gruppo sperimentale ed il gruppo di controllo relativo
alle conoscenze.
Obiettivo specifico 2
Informare genitori su alcol e droghe ed incrementare la loro consapevolezza del benessere dei giovani.
Assunti di base 2
Vedi sopra
Risultato della valutazione 2
L’80-90% dei genitori avevano letto il dépliant a loro dedicato. Si erano formati un’opinione e l’avevano discussa con il figlio.
Obiettivo specifico 3
Esaminare e sviluppare le scelte organizzative per canalizzare la prevenzione primaria.
149
150
Assunti di base 3
Questo è stato sviluppato come un esperimento basato su di un concetto innovativo.
Risultato della valutazione 3
La forma organizzativa selezionata ha funzionato in modo soddisfacente e può essere raccomandata.
C. Dettagli relativi al programma
Stato della valutazione del programma
è stato valutato
Tipo di valutazione
Valutazione della pianificazione del programma. Valutazione della situazione e delle misure e strategie appropriate da usare per il programma - Sì
Valutazione (formativa) del processo. Misura della qualità e dell’intensità dell’attuazione del programma e dell’accettazione del programma da parte dei partecipanti - Sì
Valutazione globale (risultato e impatto). Misura dei risultati dal punto di vista dell’esito - fino a che punto sono stati realizzati gli obiettivi - Sì
Misura dei risultati dal punto di vista degli effetti ad ampio impatto a livello macro – Sì.
Strumenti di valutazione e risorse
Il bilancio per la valutazione fu offerto dal NBH. Le persone coinvolte erano un dottorando ed una conferenziera senior. 4 questionari
diversi furono somministrati al gruppo target. Form per la registrazione dei dati.
Fonti di dati disponibili per la valutazione
Sono state effettuate delle indagini sugli studenti: alcuni degli studenti che presero parte al progetto ed alcuni che non ne presero parte;
alcuni dei genitori; alcuni degli insegnanti. Riguardo alla valutazione dello sviluppo delle scelte organizzative per canalizzare la prevenzione primaria: tutte le persone contattate ed alcuni degli insegnanti.
Tipo di valutatore
esaminatore interno ed esterno : Centre for Health & Social Policy, Odense Univers
Documenti di appoggio
relazione finale
Documenti disponibili in danese
Revisione contabile
interno
Bilancio annuale (in euro). Bilancio annuale o costo annuale approssimato (in particolare il costo delle ore di lavoro professionale dedica te al programma nell’arco dell’intero periodo di tempo, comprese le retribuzioni delle persone impegnate nel programma che sono paga te da un’altra organizzazione).
da 100.000 a 500.000 euro
Fonti di finanziamento
autorità regionali
80
governo nazionale
20
Fonti bibliografiche relative al programma
Draborg E.U., S?gaard, J. 1995. A descriptive analysis of the evaluation results of the information campaign - “Drugs - don’t fool yourself” CHS Working Memorandum 1995:3, Odense University.
Gruppo(i) target finale(i)
bambini/giovani (indicare la fascia d’età) Età : 15-16
Bambini: posizione della popolazione target rispetto alle droghe illecite
Tutti i non consumatori di droga
alcuni consumatori di droga sperimentali
Bambini: gruppo target strategico/agenti di cambiamento. Intermediari cui ci si rivolge al fine di raggiungere il gruppo destinatario finale
insegnanti/educatori
parenti/familiari :
Copertura. Dimensione del gruppo destinatario finale e del gruppo destinatario strategico (numero di persone, famiglie, ecc.) raggiunte dal
programma ogni anno
Gruppo destinatario finale
6000
Gruppo destinatario strategico
14000
Sostanze affrontate dal programma
cannabis
droghe sintetiche
oppiacei
Ambito di attuazione
famiglia
scuola: ciclo secondario
scuola: elementare
Zona in cui viene svolto
zona rurale
zona urbana
Azioni
avventura
campagna
consulenza e sostegno
informazione
materiale d’insegnamento
opuscolo/volantino
poster
teatro
video
Numero di persone coinvolte nel programma
Numero
Formatori
Insegnanti/educatori
Animatori
Ex-consumatori
Giornalisti
Agenti di polizia
Impiegati
Numero esatto: 1-5
Ignoto o indeterminato
Numero esatto: 1-5
Numero esatto: 1-5
Ignoto o indeterminato
Ignoto o indeterminato
Numero esatto: 1-5
Posizione
Numero complessivo di ore a settimana
Numero esatto: 74
Ignoto o indeterminato
Variabile
Numero esatto: 37
Ignoto o indeterminato
Ignoto o indeterminato
Numero esatto: 30
Copertura geografica
regionale
Calendario prestabilito (mese/anno)
Programma in corso, dal (mese/anno) 01-AUG-94
D. Sintesi e osservazioni speciali
Sintesi
Tradizionalmente, i giovani danesi bevono molto alcol e fanno uso di droghe, cominciando fra i 12 ed i 14 anni. Nel 1994 stava aumentando la preoccupazione circa il consumo di cannabis ed eroina fra i giovani di Funen. La provincia di Funen, in cooperazione con le diverse istituzioni pubbliche, preparò il programma “Drugs - don’t fool yourself” con lo scopo di informare i giovani di 10-16 anni ed i loro genitori ed influenzarne gli atteggiamenti. La campagna era costituita da quattro elementi: 1. Un profilo generale della campagna attraverso
manifesti ed un giornale speciale sulle droghe; 2. Un autobus sulle droghe all’interno del quale si tenevano delle lezioni; 3. Un musical; 4.
Un dépliant per i genitori, ed un film sui problemi dell’abuso di droghe. Il progetto esaminò e sviluppò le scelte organizzative per la prevenzione primaria. La valutazione mostrò un aumento considerevole delle conoscenze sulle droghe, e che la campagna aveva consolidato
151
gli atteggiamenti negativi dei giovani verso le droghe. I genitori avevano letto il materiale e l’avevano discusso coi loro figli. Un secondo
programma uguale è stato progettato per l’anno scolastico 1998/99.
152
5.2.13. EUROPEAN NETWORKING IN ADDICTION-PREVENTION
A. Informazioni su chi contattare per il programma
Organizzazione responsabile: Institute for Addiction Prevention
Indirizzo Mozartstraße 43 4020 Linz - Austria
Per maggiori informazioni sul progetto rivolgersi a:
Roswitha Hölzl
Telefono 0043-732-77 89 36/14 Fax 0043-732-77 89 36/20 E-mail [email protected]
Organizzazioni associate:
VIVID-Fachstelle für Suchtprävention Claudia Kahr Hans Sachs-Gasse 12/2 A-8010 Graz: ONG/Organizzazione di volontariato
Young & Direct Evi Mittersteiner Andreas Hofer-Straße 36 I-39100 Bozen : ONG/Organizzazione di volontariato
Samowar-Suchtpräventionsstelle Christian Jordi Bahnhofstraße 25 CH-8800 Thalwil: ONG/Organizzazione di volontariato
B. Logica del programma
Sintesi
ONG/Organizzazione di volontariato
Situazione iniziale
Un’indagine iniziale mostrò che gli studenti tendevano a pensare che la prevenzione fosse possibile. Inoltre, ritenevano che le informazioni sulle droghe (vantaggi e svantaggi) ed un ambiente supportivo (parlare, avere prospettive future, clima positivo a scuola, ecc.) fossero elementi importanti. Ancora, gli studenti erano dell’idea che i fattori di rischio per la dipendenza esistono.
Tipi di approccio
altro
formazione
programma scolastico
Ambito di svolgimento
scuola: elementare
tempo libero: club di giovani
tempo libero: club sportivi
tempo libero: discoteca
Obiettivo generale
- Allargare la competenza dei giovani nello sviluppare una vita - cultura personale - trasmettere loro l’idea della possibilità di influenzare il sistema sociale e personale - Promuovere conoscenze sulle dipendenze - Promuovere e sviluppare la capacità di gestire conflitto,
piacere e sicurezza di sé.
Obiettivo specifico 1
Uso dei pari per fortificare life skills e sicurezza di sé
Assunti di base 1
- Un cambiamento degli atteggiamenti può essere mediato con successo da pari della stessa età (grande affidabilità delle persone della
stessa età) – I pari sostengono ed ampliano le life skills.
Indice di valutazione 1
- Gli atteggiamenti degli studenti e degli insegnanti verso la prevenzione delle cause della dipendenza – L’autostima degli studenti riguardo alle abitudini e riguardo alle posizioni nella classe – Gli insegnanti che valutano gli studenti guardando i cambiamenti in dimensioni
diverse (la sicurezza di sé, il fronteggiamento dei problemi, ecc.) - Il giudizio degli insegnanti sul progetto.
Risultato della valutazione 1
Due mesi dopo il training agli insegnanti è stato chiesto di rispondere ad un questionario relativo alla promozione delle life skills.
Obiettivo specifico 2
Uso dei pari per creare conoscenza sulle dipendenze.
Assunti di base 2
La conoscenza è un elemento di base della prevenzione - Uso delle teorie della comunicazione
Risultato della valutazione 2
Miglioramento delle conoscenze sulle dipendenze.
C. Dettagli relativi al programma
Stato della valutazione del programma
è stato valutato
Tipo di valutazione
Valutazione della pianificazione del programma. Valutazione della situazione e delle misure e strategie appropriate da usare per il programma - Sì
Valutazione (formativa) del processo. Misura della qualità e dell’intensità dell’attuazione del programma e dell’accettazione del programma da parte dei partecipanti - Sì
Valutazione globale (risultato e impatto). Misura dei risultati dal punto di vista dell’esito - fino a che punto sono stati realizzati gli obiettivi - Sì
Strumenti di valutazione e risorse
- EDP-infrastrutture of ISF – Questionario speciale messo a punto da ISF – per la valutazione in 10 città: 10 mesi a 1/2 tempo.
Fonti di dati disponibili per la valutazione
- Questionario pre e post somministrato agli studenti. Questionario post somministrato ai docenti. Descrizione delle scuole da parte dei
collaboratori del progetto. Report qualitativo dei collaboratori e del coordinatore europeo
Tipo di valutatore
valutatore esterno : Institute for addiction research (ISF), Zurich
Documenti di appoggio
relazione finale
Revisione contabile
interno ed esterno
Bilancio totale (in euro). Bilancio totale o costo totale approssimato (in particolare il costo delle ore di lavoro professionale dedicate al pro gramma nell’arco dell’intero periodo di tempo, comprese le retribuzioni delle persone impegnate nel programma che sono pagate da un’al tra organizzazione).
da 10.000 a 50.000 euro
Bilancio annuale (in euro). Bilancio annuale o costo annuale approssimato (in particolare il costo delle ore di lavoro professionale dedica te al programma nell’arco dell’intero periodo di tempo, comprese le retribuzioni delle persone impegnate nel programma che sono paga te da un’altra organizzazione).
da 10.000 a 50.000 euro
Fonti di finanziamento
autorità regionali
50
Commissione europea
50
Fonti bibliografiche relative al programma
La documentazione include materiale e valutazione.
Lichtenhagen A., Dobler-Mikola A., Massenbach K. von, Müller V.: euro peers - ways to gain life-skills; a prevention-project of the EC.
Available at the responsible center.
Manifestazioni collaterali
workshop
Disponibilità di materiali
pin/distintivi
video
workshop
Gruppo(i) target finale(i)
bambini/giovani (indicare la fascia d’età) Età : 11-14
adulti
Adulti:posizione della popolazione target rispetto alle droghe illecite
tutti i non consumatori di droga
Bambini: posizione della popolazione target rispetto alle droghe illecite
tutti i non consumatori di droga
Bambini: gruppo target strategico/agenti di cambiamento. Intermediari cui ci si rivolge al fine di raggiungere il gruppo destinatario finale
insegnanti/educatori
153
parenti/familiari:
pari
Copertura. Dimensione del gruppo destinatario finale e del gruppo destinatario strategico (numero di persone, famiglie, ecc.) raggiunte dal
programma ogni anno
Gruppo destinatario finale
200
Gruppo destinatario strategico
2000
Sostanze affrontate dal programma
altro
Ambito di attuazione
scuola: elementare
tempo libero: club di giovani
tempo libero: club sportivi
tempo libero: discoteca
Zona in cui viene svolto
zona rurale
zona urbana
Azioni
alternative al consumo di droga
arte
avventura
consigli da parte di gruppi di pari
consulenza e sostegno
cure
informazione
materiale d’insegnamento
opuscolo/volantino
workshop
Numero di persone coinvolte nel programma
Numero
Formatori
Animatori
Impiegati
154
Numero esatto: 1-5
Numero esatto: 1-5
Numero esatto: 1-5
Posizione
Numero complessivo di ore a settimana
Numero esatto: 35
Variabile
Numero esatto: 10
Copertura geografica
regionale
Calendario prestabilito (mese/anno)
Programma in corso, dal (mese/anno) 01-JAN-00
D. Sintesi e osservazioni speciali
Sintesi
Il progetto fu eseguito dall’Istituto per la Prevenzione delle Dipendenze (Linz, Austria Superiore) come parte di una rete europea (Euro
Peers) e ha riguardato giovani di 12-14 anni. Lavorando con pari addestrati all’interno delle loro classi, si dovrebbero migliorare la conoscenza sulla dipendenza e le abilità relative alla gestione dei conflitti e dovrebbe aumentare la sicurezza di sé. Anche le relazioni con gli
insegnanti, i genitori e le famiglie facevano parte del progetto. I temi trattati riguardavano droghe legali ed illegali ed i comportamenti di
dipendenza. La base teorica era che bambini e giovani tendono ad accettare la prevenzione più da persone della stessa età che da adulti.
Le attività che ebbero luogo consistettero in un questionario-sondaggio ed in un addestramento fra pari, per aiutare a trasferire l’idea
dell’Euro Peers nelle proprie classi. Il progetto fu valutato con un’indagine condotta con questionari strutturati per insegnanti e studenti. I
risultati mostrarono cambiamenti positivi e più definiti nel gruppo dei pari. Tutti gli studenti aumentarono le loro conoscenze sulla dipendenza ed il clima di classe migliorò. Nell’opinione degli insegnanti austriaci anche gli studenti ben adattati potrebbero trarre profitto dalla
partecipazione al progetto (dominando i conflitti, fronteggiando i problemi). Inoltre, gli insegnanti coinvolti erano più positivi dei loro colleghi europei sulle possibilità di sviluppo anche negli studenti che non avevano partecipato al progetto.
Osservazioni speciali
L’idea di un progetto comune nel campo della prevenzione primaria che dovrebbe avere luogo in più regioni europee nacque durante le
Settimane Europee di Prevenzione delle Dipendenze che ebbero luogo nel 1992 e nel 1994. In quel contesto ebbe luogo una discussione
sulla proposta di fare un progetto comune all’interno di una rete europea. Il progetto cominciò nel novembre del 1996 dopo la risposta
positiva della commissione europea (DG e). Vi presero parte partecipanti di Belgio, Danimarca, Germania, Francia, Grecia, Italia, Austria,
Spagna e Svizzera.
155
156
di Gregor Burkhart e Lorena Crusellas
(Tradotto da Rosa Nardelli)
6.1. INTRODUZIONE: COME FUNZIONA
EDDRA
In risposta ad un bisogno crescente di informazioni moderne e comparabili sulle attività
di riduzione della domanda all’interno dell’EU
e per stabilire una rete tra professionisti che
si occupano di droghe, nel 1997 l’EMCDDA
creò il database EDDRA. Questo database
contiene informazioni particolareggiate e
standardizzate sui programmi di riduzione
della domanda dei membri dell’Unione
Europea ed è disponibile in internet
(http://www.reitox.emcdda.org:8008/eddra).
Attraverso il suo sistema di informazioni comparabili ed affidabili, EDDRA dà l’opportunità
di conoscere caratteristiche e risultati di programmi (anche se sono stati degli insuccessi) permettendo di comparare concetti ed
esperienze e di ottenere risultati ad un livello
europeo.
Le informazioni arrivano dal responsabile del
programma che compila ed invia un questionario, elettronico o in formato Word,
all’EDDRA manager nazionale (normalmente
facente parte del Punto Focale Nazionale)
che controlla e revisiona le informazioni, lo
traduce in inglese e lo spedisce all’EMCDDA.
Qui è controllato di nuovo per armonizzare
definizioni ed ottenere informazioni comparabili. Queste informazioni sono spedite poi al
Centro Traduzione dell’EU e quando ritorna
all’EMCDDA finalmente è inserito nel database.
In questo momento (estate 2001) EDDRA
include 257 programmi.
6.2. L’ANALISI DI PROGRAMMI SCOLASTICI E DI COMUNITÀ IN EDDRA
Questa analisi di EDDRA è solo una parte di
un più grande programma dell’EMCDDA di
analizzare le risposte di prevenzione per fornire agli Stati Membri informazioni sui programmi di prevenzione nell’Unione europea,
includendo variabili quali n° di scuole che
hanno dei programmi inclusi nei loro curriculum, gruppi target, materiali utilizzati, obiettivi
e modelli teorici, indicatori chiave per la valutazione, definizioni di concetti di prevenzione
basati sulla comunità e numeri di alunni,
insegnanti o famiglie raggiunti, ecc. (vedasi
http://www.emcdda.org/responses/themes/pr
evention_schools_communities.shtml).
In un primo momento di questo processo,
furono ricercati in EDDRA 62 programmi
attraverso la parola chiave “Programmi
Scolastici”, e furono poi analizzati e classificati in base a gruppo target, obiettivi, modelli teorici ed indicatori. Di questi, 53 erano programmi specifici per la scuola provenienti da
14 Paesi. Per la presente analisi, solamente
i campi “Obiettivo Specifico 1-3”, “Assunzioni
di base 1-3” (modello teorico), “Gruppo
Target”, e “Indicatori” è stato recuperato dal
database ed analizzato.
La letteratura disponibile sulla classificazione
dei programmi di prevenzione e sui modelli
teorici in prevenzione così come i manuali e
le linee guida per la valutazione e le classificazioni degli indicatori sono stati usati per
sviluppare una prima ed orientativa veduta
d’insieme dei modelli e degli obiettivi maggiormente utilizzati. Questo permise di interpretare, adattare e ricompilare la descrizione
di obiettivi e modelli nel database e creare un
schema di classificazione di obiettivi, modelli
teorici ed indicatori estratti dalle descrizioni
dei programmi. Questo è utile per la definizione ed il confronto fra le strategie e gli
obiettivi dei programmi di prevenzione.
Le differenze fra le nazioni, circa le informazioni contenute in EDDRA, sono determinate
da fattori strutturali che non consentono di
trarre conclusioni direttamente da un’analisi
di EDDRA circa lo stato dell’arte della prevenzione in ciascuno Stato membro. La rappresentazione dei programmi della prevenzione in EDDRA dipende grandemente, per
esempio, dalla diffusione e pubblicità di
EDDRA nel campo professionale, così come
dalla cooperazione e dall’attività dei Punti
Focali Nazionali che raccolgono e promuovono le informazioni su programmi della pre-
157
venzione nei loro Paesi. Il numero dei programmi che entrano in EDDRA dipende
anche da quanto i programmi della prevenzione sono in grado di adempiere a quei criteri di qualità richiesti per poter entrare a far
parte di EDDRA, in primo luogo la richiesta di
un dettagliato disegno di valutazione. Questa
analisi, dunque, non è necessariamente rappresentativa della realtà della prevenzione
nei rispettivi Stati membri, ma si basa esclusivamente su di un gruppo selezionato di programmi di prevenzione.
6.3. DISCUSSIONE DEI RISULTATI: PROGRAMMI SCOLASTICI IN EDDRA
6.3.1. CARATTERISTICHE GENERALI
Le sopra menzionate caratteristiche metodologiche contribuiscono a spiegare la differenza nel numero di programmi scolastici inclusi
in EDDRA che va da 6 a 8 in Belgio,
Finlandia, Germania, Grecia, Spagna e
Regno Unito a 1 - 2 programmi in Portogallo,
Svezia, Danimarca, Italia, Irlanda e Paesi
Bassi.
Considerando il gruppo target, si vede (tavola 4) che i programmi scolastici sono quasi
sempre diretti a studenti dagli 8 ai 19 anni,
eccetto in alcuni Paesi dove si trovano gli
interventi più precoci (sotto l’età di 8anni)
come Austria, Germania, Finlandia, Spagna
e Svezia. In Danimarca e Regno Unito sono
stati coinvolti studenti con più di 19 anni. Una
grande parte del programmi coinvolge insegnanti e famiglie.
6.3.2. CLASSIFICAZIONE PER OBIETTIVI
L’obiettivo generale di questi programmi di
prevenzione è la riduzione di uso e abuso di
droghe e la riduzione dei rischi associati al
consumo. EDDRA permette di definire 3
obiettivi specifici (ed una assunzione di base
per ciascuno di loro) per ogni programma; di
conseguenza i 53 programmi presentarono
una grande varietà di obiettivi specifici.
Questi potrebbero essere classificati come
segue:
- Informazione/Consapevolezza (come riconoscere ed agire di fronte ad un problema
di droghe, informazioni su droghe e rischi
associati…).
- Sviluppo di abilità personali e sociali (abilità
sociali, resistere alla pressione del gruppo…).
- Alternative all’uso di droghe (lo sport, la cultura, l’arte…).
- Struttura e misure normative (politica delle
droghe a scuola, sanzioni…).
- Promozione della Salute.
- Coinvolgimento della comunità (training per
insegnanti, famiglie, mediatori sociali, creazione di reti locali).
Sviluppare abilità personali e sociali è l’obiettivo più comune fra i programmi di prevenzione scolastici (27 programmi in 11 Paesi). In
modo particolare i programmi della Germania
sono diretti principalmente a realizzare questo obiettivo. Allo stesso tempo, la maggior
parte dei Paesi ha fra i propri obiettivi speciTabella 1. Obiettivi nella prevenzione a scuola per ciascun Paese.
Obiettivi
Informazioni e consapevolezza
N° di
Paesi
12
Paesi con il maggior N° di programmi con questo obiettivo
Grecia, Finlandia, Belgio, Paesi
Bassi e Spagna
Sviluppo delle abilità personali e sociali
11
Germania,
Grecia,
Austria,
Belgio, Francia, Portogallo e
Spagna
158
Coinvolgimento della comunità
10
Finlandia, Grecia, Regno Unito
e Portogallo
Promozione della salute
Alternative all’uso di droghe
Strutture e misure normative
6
3
3
Grecia e Spagna
U.K, Danimarca e Germania
Belgio, Paesi Bassi e Svezia
fici l’incremento delle informazioni e della
consapevolezza (12 Paesi in 17 programmi),
ed il coinvolgimento della Comunità, attraverso training per genitori, insegnanti, mediatori sociali o tramite la creazione di reti locali
che completano i programmi a scuola.
Paesi come la Finlandia si focalizzano
soprattutto sull’addestramento di insegnanti;
Grecia, Regno Unito e Portogallo sul coinvolgimento di istituzioni e la creazione di reti
locali; altri come Belgio, Paesi Bassi e
Svezia sullo sviluppo di un sistema di misure
normative e strutturali nelle scuole.
Germania, Danimarca e Regno Unito spesso
scelgono di proporre alternative all’uso di
droghe.
Nella maggior parte del programmi il trend è
comunque quello di combinare più obiettivi:
la principale triade è formata da Informazioni
e Consapevolezza – Sviluppo delle Abilità
Personali e Sociali – Coinvolgimento della
Comunità.
Da Spagna, Germania, Grecia e Regno
Unito, i programmi presentati hanno, in modo
chiaro, obiettivi concreti e definiti. Questo ha
reso più facile classificare ed analizzare gli
obiettivi specifici senza dover richiedere ulteriori dettagli per capirli di più.
6.3.3. CLASSIFICAZIONE PER MODELLI
È stata effettuata una rassegna della letteratura disponibile sui modelli teorici che sono
alla base dei programmi di prevenzione
(Institut für Therapieforschung, 1994; Becoña
Iglesias, E., 1999; Martínez Higueras, I. &
Salvador Llivina, T., 1999; Springer, A. & Uhl,
A., 1998; Olaio, T. y Belo, M. 2001) per stabilire una classificazione di modelli. I 53 programmi d’intervento a scuola considerati in
EDDRA sono stati classificati utilizzando le
informazioni contenute nel campo “assunzione di base” del questionario di EDDRA. A
causa della mancanza di definizioni comuni
fra i modelli teorici nei diversi Paesi, (ci sono
definizioni poco chiare, mescolate con obiettivi o alcuni modelli creati di sana pianta) e
poiché i modelli spesso non erano stati definiti secondo le classificazioni esistenti, la
scelta è stata quella di creare una classificazione adattata, dedotta da quelle proposte
nelle pubblicazioni di Elisardo Becoña, Paulo
Moreira, e dell’Institut für Therapieforschung.
Così, i modelli teorici di tutti i 53 programmi a
scuola in EDDRA sono stati raggruppati
come segue:
- Promozione della salute.
- Approccio con i pari: influenza ed imitazione
(metodi di istruzione attraverso gruppi di
pari, esperienze vissute da altri che possono portare a cambiamenti comportamentali…).
- Modello delle Life Skill (Botvin).
- Modello evolutivo (Kandel/DiClemente) - un
gruppo di modelli con concezioni teoriche
consequenziali ed evolutive.
- Influenza sociale (Bandura).
- Comportamenti a rischio (Jessor)
- Conoscenza delle droghe (cognitivo).
- Ecologico-ambientale (un gruppo di modelli
focalizzato su di un livello macro-sociale,
ambiente sociale, reti nelle comunità-istituzioni, le associazioni… che influenzerebbero gli individui ed i loro comportamenti di
consumo).
In linea generale, il Modello delle Life Skills è
il più usato nei programmi di prevenzione a
scuola di EDDRA (17 programmi in 8 Paesi),
seguito dall’Approccio con i pari (12 programmi in 7 Paesi), dalla Conoscenza sulle
droghe (11 programmi in 6 Paesi) e dal
modello Ecologico -ambientale (11 programmi in 7 Paesi). In altre parole, relativamente
ai programmi EDDRA solo nella metà degli
Stati membri dell’EU si applicano i modelli Life Skills e Approccio con i Pari - considerati oggi efficaci (Tobler, N., 1992 1997, 2000
2001). Nella maggior parte dei Paesi, le attività sono basate su una combinazione dei
quattro modelli menzionati. È interessante
notare anche che modelli piuttosto tradizionali utilizzati nelle prime fasi di sviluppo delle
attività preventive, quali quello basato sulla
conoscenza razionale-cognitiva delle droghe,
sono ancora piuttosto popolari in alcuni
Paesi, mentre modelli ben descritti e definiti
(ed anche più facili da valutare) quali quelli di
Bandura, Jessors, Kandel e Di Clemente,
sono applicati solamente in pochi Paesi.
Paesi come Germania e Spagna presentano
una forte e differenziata base teorica dei programmi, basata su modelli molto conosciuti e
concretamente definiti, mentre in altri Paesi,
come il Belgio, sono usate definizioni di
modelli vaghi o particolari, che sono difficili
da raggruppare con gli altri modelli nello
schema di classificazione e necessitano
spesso di essere classificati come “altri”.
Interessante notare anche che modelli piuttosto noti e definiti quali l’Azione Ragionata
159
(Fishbein – Aijzen), l’Influenza Triadica (Flay
– Petriatis) e lo Sviluppo Sociale
(Catalano/Hawkins) non sono stati menzionati in nessuno dei programmi, mentre
modelli meno noti come Contenitore
(Lagemann), Piano (Koller), D. Leclercq,
“modello Sistematico” “Gruppo-centred
modello” e K. Toni sono stati segnalati, nonostante non appartengano ad una nomenclatura nota.
La Spagna è l’unico Paese dove il modello
dei comportamenti a rischio (Jessor) è applicato, nel programma Construyendo Salud.
Tabella 2 – Modelli di prevenzione a scuola,
Modelli
banca dati degli strumenti valutativi EIB
(http://www.emcdda.org/responses/methods
_tools/eib.shtml), ma li completa creativamente ed è una fonte suggestiva di idee per
metodi di valutazione fattivamente utilizzabili
nella pratica quotidiana. La maggior parte
degli indicatori utilizzati sono indicatori di processo e c’è un ammontare considerevole di
variabili intermedie e relative. Entrambi questi dati suggeriscono che la maggior parte dei
programmi ha scelto pragmaticamente l’approccio più praticabile (gli indicatori) per la
valutazione, piuttosto che seguire richieste
accademiche di rigorosi (e forse rigidi) disegni valutativi.
N° di
Paesi
Paesi con il maggior N° di programmi con questo modello
Modello delle Life Skills
8
Germania, Grecia
Approccio con i pari: l’influenza e l’imita-
7
Germania, Grecia, Francia, UK
Ecologico/ambientale
7
Finlandia, Grecia, Belgio
Promozione della salute
6
Grecia e Austria
Conoscenza delle droghe
6
Finlandia
Influenza sociale
5
Spagna
Azione-atteggiamento ragionato
4
Spagna
Modello evolutivo
3
Spagna
Comportamento a rischio
1
Spagna
zione
160
per ciascun Paese.
6.3.4. CLASSIFICAZIONE IN BASE AGLI
INDICATORI DELLA VALUTAZIONE
Il numero ed i contenuti degli indicatori di
valutazione in questa rassegna forniscono
interessanti conclusioni sullo stato dell’arte
della valutazione della prevenzione in
Europa. Presumibilmente, i programmi di
prevenzione inseriti in EDDRA sono all’avanguardia rispetto ai programmi disponibili negli
Stati Membri, essendo strutturati bene ed
almeno minimamente valutati. Una prima
occhiata alla tabella 3 mostra che c’è una
grande ed interessante varietà di indicatori
usata e sviluppata per la valutazione di programmi. Questa selezione di indicatori differisce piuttosto radicalmente dagli indicatori tradizionalmente usati nella ricerca valutativa
(Kumpfer, K.L., Shur, G.H. et al., 1993) e
dagli strumenti di valutazione proposti nella
Comparando gli indicatori scelti con gli obiettivi ed i modelli emergono alcune discrepanze: la maggior parte degli indicatori intermedi
usati si concentra su opinioni ed atteggiamenti del gruppo target e ciò non è esattamente in linea con l’osservazione fatta circa i
modelli teorici predominanti nella maggior
parte dei Paesi considerati (Life Skills ed
Approcci con i Pari). Inoltre, il più delle volte
obiettivo principale è lo “sviluppare le abilità
personali e sociali”, mentre “informazioni e
consapevolezza” è solamente il secondo
obiettivo per importanza. Questo conferma
l’impressione che le valutazioni sono soprattutto centrate su tematiche facilmente misurabili ed operazionalizzabili, piuttosto che su
quello che è direttamente correlabile agli
obiettivi del programma ed ai modelli teorici
dichiarati. In altre parole: informazioni, cono-
scenze, consapevolezza ed opinioni sono più
spesso valutate rispetto alle più attinenti
tematiche delle abilità sociali, della pressione
dei pari, della presa di decisione, dell’assertività, reali contenuti dei programmi di abilità
personali e sociali. Inoltre, è noto che le
variabili relate (vedi l’ultimo gruppo in tabella
3) – che rappresentano esempi interessanti
di una valutazione più complessiva (impatto)
degli effetti non direttamente riferiti al consumo - sono utilizzate solamente in 3 Paesi
(FR-SP-GR).
Le variabili relative all’outcome, che sono
direttamente correlate al consumo, sono utilizzate con minor frequenza, evidentemente
perché la valutazione dell’output richiede più
costosi e complessi disegni di follow-up, che
sono difficilmente proponibili sia in termini
tecnici che in termini finanziari per la maggior
parte dei programmi europei.
Tabella 3 - Indicatori tratti dai programmi di
Indicatori
Paese/Programma
FATTORI INTERMEDI/VARIABILI DI MEDIAZIONE
1. Conoscenze ed atteggiamenti verso prevenzione e
Austria(2),
cause di dipendenza (Studenti ed Insegnanti)
Germania, Grecia(2), Portogallo
2. Autostima
Austria, Spagna(2), Irlanda
3. Incremento nel campo psico-sociale/Life skill
Austria,
Spagna,
Spagna(2),
Germania,
Grecia(2), Italia, Paesi Bassi,
Irlanda
4. Opinioni degli studenti su uso di sostanze e politica
Belgio, Spagna
delle droghe a scuola / regolamentazioni
5. Misurazione delle Conoscenze e del cambiamento
Danimarca (2), Spagna (2),
di atteggiamento
Germania
6. Insegnanti che valutano i cambiamenti nella dimen-
Austria, Grecia
sione della Sicurezza di sé…
7. Atteggiamento assertivo in generale (specialmente
Spagna
nei confronti delle sostanze)
8. Miglioramento della comunicazione in famiglia
Grecia
VARIABILI DI PROCESSO
1. Grado di soddisfazione e accettazione (valutazione
Francia, Spagna (4), Germania
e realizzazione del progetto)
(2), Grecia (2), Portogallo
2. Intensità della partecipazione a progetto ed eventi
Austria, Belgio, Francia Spagna
(2), Germania (2), Grecia (2),
U.K (3), Finlandia
161
3. Numero di domande durante il training e la supervi-
Belgio
sione del gruppo di lavoro
4. Numero di genitori coinvolti nel progetto
Austria, Portogallo
5. Grado di partecipazione degli insegnanti
Austria, Spagna, Grecia, Svezia
6. Numero di attività programmate nelle scuole
Austria, Belgio, Germania
7. Interesse verso le informazioni personalizzate
Francia
8. Giudizio che gli insegnanti hanno del progetto
Austria, Spagna
9. Conoscenza degli obiettivi di promozione della
Grecia, Italia
salute
10.
Valutazione
dello
sviluppo
di
rete
/
Germania, Portogallo
Implicazione delle istituzioni locali
11.
Livello di cooperazione con studenti, genitori e
Grecia (2)
colleghi
12.
La realizzazione del lavoro di gruppo
Grecia
13.
Le richieste per il training con il materiale del
Grecia
progetto “Stand on my two feet”
14.
Numero di hits nel sito (programmi di Internet)
Svezia
15.
Valutazione di comunicazione & contenuti /
Italia
struttura di gruppo & atmosfera
16.
Numero di pari - educatori
Regno Unito
17.
Contatti effettuati e registrati dai pari - educa-
Regno Unito
18.
Accessibilità dell’informazione
Finlandia
19.
Continuità & proposte per il miglioramento
Finlandia
20.
Analisi del processo nel lavoro
Finlandia
tori
VARIABILI DI OUTCOME
1. Percentuale di prevalenza dell’uso di alcol, tabac-
Francia
(2),
Spagna
(5),
co, farmaci e droghe / prima e dopo
Germania (2), U.K, Finlandia
2. Intenzione di cambiare i comportamenti a rischio
Francia
3. Intenzione di usare droghe in futuro
Danimarca (2), Spagna (3),
Irlanda
162
4. Numero di sigarette fumate per settimana
Spagna
5. Numero di ubriacature nell’ultimo anno
Spagna
6. Effetti nella classe / scuola (prima e dopo)
Austria, Germania la Grecia (2),
i Paesi Bassi
7. Praticabilità della peer education
Regno Unito
VARIABILI CORRELATE
1. Sindromi depressive (scala di Kandel)
Francia
2. Percentuale di tentativi di suicidio
Francia
3. Percezione del benessere nella scuola & negli
Francia
ambienti di famiglia
4. Comportamento aggressivo, furti, e vandalismo nel-
Spagna
l’ultimo anno
5. Ammontare di soldi spesi in bar e discoteche ogni
Spagna
settimana
6. Calo dello stress scolastico degli studente
Grecia
7. Numero di studenti che menzionano cambiamenti
Grecia
personali
prevenzione di EDDRA.
6.4. CONCLUSIONI
Tenendo presente le restrizioni metodologiche dell’analisi dei programmi di prevenzione
di EDDRA, possono comunque essere
dedotte delle conclusioni dai 53 programmi
analizzati relativi alla prevenzione a scuola:
a. TREND NEGLI OBIETTIVI SPECIFICI
Come gli obiettivi affermati sono stati comparati ed adattati l’uno agli altri, così essi
potrebbero essere classificati in 6 gruppi riferiti però solo in parte ai loro modelli teorici.
Secondo questa procedura, c’è un trend
generale nei programmi che si basa su di
una combinazione di una triade di obiettivi:
informazione/consapevolezza, sviluppo delle
abilità di personali/sociali e coinvolgimento
della comunità. La maggior parte degli obiettivi dichiarati dai programmi (60) ricade in
questa triade.
b. MOLTI MODELLI TEORICI PER PROGRAMMA.
Nella maggior parte dei Paesi c’è la tendenza ad usare nello stesso programma molte
caratteristiche provenienti dai seguenti
modelli teorici: life skills, approccio con i pari,
conoscenza delle droghe e modello ecologico/ambientale. È probabile che questo sia
dovuto alle caratteristiche del questionario
EDDRA che chiede un’assunzione di base di
un modello teorico per ciascuno obiettivo del
programma dichiarato. Questo incentiva
forse una “sovra-dichiarazione” di modelli
diversi, invece di portare a dichiarare lo stesso modello per tutti gli obiettivi. Ma è proba-
bile anche che ciò rifletta semplicemente la
realtà.
c.DIFfERENZE TRA I PAESI RISPETTO
ALLA CHIAREZZA E ALLA PRECISIONE
CON CUI SI DEFINISCONO OBIETTIVI E
MODELLI TEORICI.
Questo può essere riferito ad una specifica
cultura di “stile” scientifico in ogni Paese. Nei
programmi di Germania, Spagna, Grecia e
Regno Unito si usano molte concezioni di
diversi modelli teorici conosciuti nella prevenzione dell’uso di droghe come: Influenza
sociale (Bandura), Modello delle Life Skills
(Botvin), Comportamenti a rischio (Jessor).
La Finlandia usa principalmente il modello
tradizionale di Conoscenza delle droghe. Nei
programmi degli altri Paesi non emergono
descrizioni molto chiare dei modelli e spesso
questi si confondono con gli obiettivi.
d. STATO DELLA VALUTAZIONE
Il confronto tra Obiettivi e Modelli dichiarati
ed Indicatori realmente utilizzati per la valutazione mostra che non è stato valutato il
reale potenziale degli effetti dei programmi,
come anche il cambiamento di opinioni e
atteggiamenti e la valutazione di processo.
e. CONCLUSIONE SULLA CULTURA
SCIENTIFICA E LA RETE DI ATTIVITÀ
NEGLI STATI MEMBRI.
La distribuzione piuttosto eterogenea di
modelli insieme col numero disuguale di
ingressi di programmi di prevenzione a scuola in EDDRA supportano l’idea che ci siano
culture scientifiche implicite riguardanti la
prevenzione che differiscono da Stato mem-
163
bro a Stato membro; tali culture, però, non
possono essere ricapitolate nell’approccio
stereotipato “anglosassone” vs. “latino”, in
quanto specialmente la Spagna presenta
approcci fortemente basati su modelli teorici
tratti dalla letteratura internazionale. Tutto
ciò, comunque, potrebbe riflettere gli sforzi
politici in ciascun Paese di basare gli interventi su teorie ed evidenza e, di conseguenza, di formare professionisti.
f. È UNA IMMAGINE SELETTIVA
Finalmente, è importante ripetere che qualsiasi conclusione ed interpretazione dedotte
da programmi d’intervento preventivo a scuola di EDDRA sono basate su una “descrizione selettiva e soggettiva”, che è limitata dallo
stesso meccanismo di raccolta di informazioni di EDDRA. Esso si basa sulle informazioni
che gli Stati Membri danno dei propri programmi a cui hanno accesso (-> selettivo), e
sulle informazioni fornite dallo stesso staff
che segue il progetto (-> soggettivo). La realtà potrebbe essere molto diversa:
-· ci potrebbero essere molto più programmi
di prevenzione in un Stato Membro che non
sono stati registrati (per ragioni politiche, tecniche o geografiche o altro ancora) o che non
si riesce a descrivere secondo i requisiti di
EDDRA
-· la descrizione del programma contenuto
nel questionario EDDRA non necessariamente corrisponde a quanto realmente realizzato. L’esperienza degli Stati Membri
(Gageldonk, A., 2001, Atti della Conferenza
di Alcorcón, in via di pubblicazione) e questa
analisi di EDDRA (solo una coesione parziale tra obiettivi e modelli) suggerisce che questo non è sempre il caso.
Tabella 4 – Tabella riassuntiva: gruppi target / obiettivi / modelli teorici / indicatori .
Paese
Austria
Belgio
N. di
Gruppo target
Programmi
e la loro età
3
Bambini e gio-
Informazione/consapevolezza 1
Promozione della salute 2
Fattori intermedi 3
vani 7-18
Promozione della salute 1
Approccio con pari 1
Processo 3
Abilità personali e sociali 3
Azione/atteggiamento ragionato 1
Outcome 1
Coinvolgimento comunità 2
Influenza sociale 1
Bambini e gio-
Informazione/consapevolezza 2
Promozione della salute 1
Fattori intermedi 1
vani 8-19
Promozione della salute 1
Modello evolutivo 1
Processo 3
Abilità personali e sociali 3
Ecologico/ambientale 3
Struttura normativa 1
Altro 2
5
Frequenza di obiettivi per paese
Frequenza di modelli per paese
Frequenza di indicatori per paese
Coinvolgimento comunità 2
Danimarca
2
Bambini e gio-
Informazione/consapevolezza 1
Approccio con pari 1
Fattori intermedi 2
vani 11-30
Alternative 1
Conoscenza delle droghe 1
Outcome 2
Struttura normativa 1
Ecologico/ambientale 1
Coinvolgimento comunità 2
Finlandia
164
6
Bambini e gio-
Informazione/consapevolezza 2
Promozione della salute 1
vani 7-18
Coinvolgimento comunità 4
Life Skill 1
Adulti,
Influenza sociale 1
Famiglie e
Conoscenza delle droghe 4
popolazione
Ecologico/ambientale 2
generale
Fattori intermedi 1
Francia
4
Bambini e gio-
Informazione/consapevolezza 2
Approccio con pari 3
Processo 3
vani 9-25
Abilità personali e sociali 3
Life Skill 2
Outcome 3
Adulti e fami-
Coinvolgimento comunità 1
Influenza sociale 1
Variabili relate 3
glie
Conoscenza delle droghe 1
Ecologico/ambientale 1
Germania
8
Bambini e gio-
Informazione/consapevolezza 1
Promozione della salute 1
Fattori intermedi 3
vani 5-18
Promozione della salute 1
Approccio con pari 2
Processo 6
Adulti, fami-
Abilità personali e sociali 7
Life Skill 5
Outcome 3
glie e popola-
Alternative 2
Azione/atteggiamento ragionato 1
zione genera-
Coinvolgimento comunità 1
Conoscenza delle droghe 2
le
Grecia
Irlanda
6
2
Ecologico/ambientale 1
Bambini e gio-
Informazione/consapevolezza 2
Promozione della salute 1
Fattori intermedi 6
vani 11-18
Promozione della salute 2
Approccio con pari 2
Processo 10
Adulti
Abilità personali e sociali 3
Life Skill 4
Outcome 2
Struttura normativa 1
Conoscenza delle droghe 1
Variabili relate 2
Coinvolgimento comunità 3
Ecologico/ambientale 2
Bambini e gio-
Informazione/consapevolezza 1
Approccio con pari 1
Fattori intermedi 2
vani 11-18
Abilità personali e sociali 1
Life Skill 2
Outcome 1
Conoscenza delle droghe 1
Italia
2
Bambini e gio-
Informazione/consapevolezza 1
vani 13-16
Abilità personali e sociali 1
Altro 1
Fattori intermedi 1
Processo 2
Outcome 2
Olanda
2
Bambini e gio-
Informazione/consapevolezza 2
Modello evolutivo 1
Fattori intermedi 1
vani 11-18
Abilità personali e sociali 2
Altro 1
Processo 3
Struttura normativa 1
Outcome 1
Coinvolgimento comunità 1
Portogallo
1
Bambini e gio-
Abilità personali e sociali 1
Life Skill 4
Fattori intermedi 1
vani 9-18
Coinvolgimento comunità 1
Azione/atteggiamento ragionato 1
Processo 3
Influenza sociale 1
Spagna
6
Bambini e gio-
Informazione/consapevolezza 3
Promozione della salute 1
Fattori intermedi 10
vani 5-18
Promozione della salute 2
Life Skill 1
Processo 10
Abilità personali e sociali 3
Modello evolutivo 3
Outcome 10
Azione/atteggiamento ragionato 3
Variabili relate 2
Influenza sociale 4
Conoscenza delle droghe 1
Comportamenti a rischio 1
Altro 1
165
Svezia
1
Bambini e gio-
Struttura normativa 1
Altro 1
vani 7-19
Gran
5
Bretagna
Fattori intermedi 3
Processo 3
Bambini e gio-
Informazione/consapevolezza 1
Approccio con pari 2
Processo 2
vani 9-25
Promozione della salute 1
Life Skill 1
Outcome 3
Adulti e fami-
Abilità personali e sociali 1
glie
Alternative 2
Struttura normativa 1
Coinvolgimento comunità 3
TOTALE
53
Fattori intermedi 6
Informazione/consapevolezza 17
Promozione della salute 8
Fattori intermedi 34
Promozione della salute 8
Approccio con pari 12
Processo 48
Abilità personali e sociali 27
Life Skill 17
Outcome 25
Alternative 5
Modello evolutivo 5
Variabili relate 7
Struttura normativa 6
Azione/atteggiamento ragionato 6
Coinvolgimento comunità 16
Influenza sociale 8
Conoscenza delle droghe 11
Ecologico/ambientale 11
Comportamenti a rischio 1
6.5. PROSSIMI PASSI
Sulla base dell’analisi di EDDRAè stato creato un questionario tradotto in 5 lingue. È stato
costruito in forma breve con domande chiuse
e scelte predefinite da selezionare ( ad es.
elenco di obiettivi e modelli teorici tratti dall’analisi EDDRA) che facilitano la sua compilazione. Questo questionario è stato spedito
ai Punti Focali Nazionali e ad alcune fonti
dirette (ad es. organizzazioni e gruppi di lavoro che hanno programmi di prevenzione già
noti al gruppo di lavoro dell’EMCDDA) con lo
scopo di raccogliere segnali sulla copertura e
l’estensione degli interventi di prevenzione,
166
INFORMAZIONE/CONSAPEVOLEZZA
Europ network. In addiction-prevention
Drug Policy at school
Cles pour l’adolescence
Drugs-don’t fool yourself
The Vaasa model
Prevnet multi-drug prev prog
Primary prev of risk behaviours...
A la carte prevention.
The Art of Living
Prev P. in school community
Prev of addictive substances, promo of interp
The Healthy Schools Project
invece di concentrarsi su qualità e valutazione come EDDRA richiede. Questo esame
può fornire una panoramica dei programmi di
prevenzione effettuati in contesti scolastici
nell’Unione Europea e può rappresentare un
complemento all’analisi di EDDRA.
6.6. LISTA DEGLI OBIETTIVI E DEI
MODELLI NEI PROGRAMMI DI PREVENZIONE A SCUOLA
Tab. 5. OBIETTIVI NEI PROGRAMMI DI
PREVENZIONE A SCUOLA IN EDDRA
BIBLIOGRAFIA
Austria
Belgio
Belgio
Danimarca
Finlandia
Finlandia
Francia
Francia
Germania
Grecia
Grecia
Irlanda
Young men & Health- towards 2000
The healthy school & drugs
Consultation Project for Youngsters
PPCDE
Tobacco, alcohol & education
Construyendo Salud
Involve
T= 19
Italia
HEALTH PROMOTION
Promote health-prevent addiction
Drug prev. at primary school:
Clase 2000
Health Promotion at Secondary Education
Primary P.P against Substance Use at the Secondary
La aventura de la vida
Tu Decides
Youth 2000
T= 8
Olanda
Olanda
Spagna
Spagna
Spagna
U.K.
12
Austria
Belgio
Germania
Grecia
Grecia
Spagna
Spagna
U.K
6
SVILUPPO DI ABILITÀ PERSONALI E SOCIALI
Europ network. In addiction-prevention
Promote health- prevent addiction
Fantasy instead of Ecstasy
Cles pour l’adolescence
Drug prev. at primary school
No problemo
Health Patronage, a health prev action involving
student nurses
A la carte prevention
Project for Life
School Café
The Art of Living
Fit for Life
Euro Peers
Clase 2000
Real Ecstasy is inside of you.
ALF-skills training
Prev of addictive substances, promo of interp
Prev P. in school community
Prev P. targeted at secondary school
On my Own Two Feet
Young Men & Health- Towards 2000
The healthy school & drugs
Adventure in the city
Construyendo Salud
Tobacco, alcohol & education
Tu Decides
Score with football
T= 27
Francia
Francia
Germania
Germania
Germania
Germania
Germania
Germania
Germania
Grecia
Grecia
Grecia
Irlanda
Italia
Olanda
Portugallo
Spagna
Spagna
Spagna
U.K
11
ALTERNATIVE ALL’USO DI DROGHE
Wuthering Heights
Longing and addiction
Danimarca
Germania
Austria
Austria
Austria
Belgio
Belgio
Belgio
Francia
167
Real Ecstasy is inside of you
Youth -art culture
Score with football
T=5
Germania
U.K.
U.K.
3
MISURE STRUTTURALI E NORMATIVE
Drug Policy at school
Drugs-don’t fool yourself.
Prevention of addictive substances…
The healthy school & drugs
In the Walls
Peer Education Initiative
T=6
Belgio
Danimarca
Grecia
Olanda
Svezia
U.K.
6
COINVOLGIMENTO DELLA COMUNITA’
Fantasy instead of Ecstasy
Promote health-prevent addiction
Drug Policy at school
Wuthering Heights
Drugs-don’t fool yourself
The Vaasa model
The Pilvi Group
Together Project
Selvästi Nuori
Primary prev of risk behaviours...
Step by Step
Primary P.P against Substance Use at the Secondary
Prev P. in school community
Health Promotion at Secondary Education
Consultation Project for Youngsters
Adventure in the city
Involve
Peer Education Initiative
Youth -art culture
T=19
Austria
Austria
Belgio
Danimarca
Danimarca
Finlandia
Finlandia
Finlandia
Finlandia
Francia
Germania
Grecia
Grecia
Grecia
Olanda
Portogallo
U.K
U.K
U.K.
10
Fig. 1. OBIETTIVI NEI PROGRAMMI DI PREVENZIONE A SCUOLA IN EDDRA
168
Tab. 6. MODELLI D’INTERVENTO NEI PROGRAMMI PREVENTIVI SCOLASTICI IN EDDRA
PROMOZIONE DELLA SALUTE
Fantasy instead of Ecstasy
Austria
Promote health-prevent addiction
Austria
Drug prevention at primary school
Belgio
Together Project
Finlandia
Classe 2000
Germania
Prevention P. targeted at secondary school
Grecia
Health Promotion at Secondary Education
Grecia
La aventura de la vida
Spagna
T=8
6
APPROCCIO CON I PARI: INFLUENZA ED IMITAZIONE
European Networking in addiction-prevent
Wuthering Heights
Health patronage, a health prev action involving..
A la carte Prevention
Project for Life
Euro Peers
Real Ecstasy is inside of you
Prevention of addictive substances…
Primary Prevention P. against substance use...
On my Own Two Feet
Involve
Youth-art culture
T=12
Austria
Danimarca
Francia
Francia
Francia
Germania
Germania
Grecia
Grecia
Irlanda
U.K
U.K
7
MODELLO DELLE LIFE SKILL (BOTVIN)
Pilvi vai Pouta?
A la carte Prevention
Primary prev. of risk behaviours…
Classe 2000
Fit for Life
School Café
ALF-Life Skills training
The Art of Living
Prevention P. in school community
Prevention P. targeted at secondary school
Health Promotion at Secondary Education
Prevention of addictive substances…
On my Own Two Feet
The Healthy Schools Project
Adventure in the city
PPCDE
Score with Football
T=17
Finlandia
Francia
Francia
Germania
Germania
Germania
Germania
Germania
Grecia
Grecia
Grecia
Grecia
Irlanda
Irlanda
Portogallo
Spagna
U.K.
8
MODELLO EVOLUTIVO (KANDEL, DI CLEMENTE…)
Drug Policy at School
Consultation Project for Youngsters
PPCDE
Construyendo Salud
Tu decides
T=5
Belgio
Olanda
Spagna
Spagna
Spagna
3
169
AZIONE /ATTEGGIAMENTO RAGIONATO (FISHBEIN-AIJZEN)
Fantasy instead of Ecstasy
Austria
Real Ecstasy is inside of you
Germania
The Adventure in the city
Portogallo
PPCDE
Spagna
Tobacco, alcohol & education
Spagna
Construyendo Salud
Spagna
T=6
4
COMPORTAMENTI PROBLEMATICI E A RISCHIO (JESSOR)
Construyendo Salud
Spagna
T=1
1
INFLUENZE SOCIALI (BANDURA)
Fantasy instead of Ecstasy
The Vaasa model
Primary prev. of risk behaviours…
Adventure in the city
PPCDE
Construyendo Salud
PASE Project
Tobacco, alcohol & education
T=8
Austria
Finlandia
Francia
Portogallo
Spagna
Spagna
Spagna
Spagna
5
CONOSCENZA DELLE DROGHE (MODELLO COGNITIVO)
Drugs-don’t fool yourself
Danimarca
Selvästi Nuori
Finlandia
The Vaasa model
Finlandia
The Pilvi Group
Finlandia
Prevnet multi-drug prevention programme
Finlandia
Health patronage, a health prevention action
Francia
School Cafe
Germania
The Art of Living
Germania
Primary Prevention P. against substance use...
Grecia
The Healthy Schools Project
Irlanda
Tu decides
Spagna
T=11
6
170
MODELLO ECOLOGICO/AMBIENTALE
Fantasy instead of Ecstasy:
Cles pour L’Adolescence
No Problemo
Drug Policy at School.
Wuthering Heights.
The Vaasa model
Together Project
Project for Life
Longing and addiction
Prevention P. in school community
Primary Prevention P. against substance use...
T=11
ALTRO
Austria
Belgio
Belgio
Belgio
Danimarca
Finlandia
Finlandia
Francia
Germania
Grecia
Grecia
7
Praxis & Resource-oriented models
(Promote health-prevent addiction)
Health Belief Model (Fantasy instead of Ecstasy)
K. Tones (Drug Policy at school)
D. Leclercq (Drug Prevention at Primary School)
Humanistic psychology (Young Men & Health- towards 2000)
ASE- model (Consultation Project for Youngsters)
Diffusion Theory (PASE project)
T=7
Austria
Austria
Belgio
Belgio
Italia
Olanda
Spagna
5
Fig. 2. MODELLI D’INTERVENTO NEI PROGRAMMI PREVENTIVI SCOLASTICI IN EDDRA
● Becoña Iglesias, E. (1999). Bases Teóricas que sustentan los programas de prevención de
drogas. Madrid: Delegación del Gobierno para el Plan Nacional sobre Drogas. Ministerio del
Interior.
● European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction (1998) Evaluating Drug Prevention
in the European Unión, EMCDDA Scientific Monograph Series nº2, Luxembourg.
● European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction (1998) Guidelines for the evaluation of drug prevention, EMCDDA manuals, Luxembourg.
● Fundación de Ayuda contra la Drogadicción (2000). La FAD y los Programas Escolares.
● Institut für Therapieforschung (1994). Expert Report on Primary Prevention of Substance
Abuse, IFT Research Report Series, Vol. 60. Munich: IFT Institut für Therapieforschung.
● Kumpfer, K.L., Shur, G.H. et al. (1993). Measurements in prevention – a manual on selecting
and using instruments to evaluate prevention programs. CSAP Technical Report 8, CSAP,
Rockville.
171
● Luengo Martín, Mª Angeles. (1999) La Prevención del consumo de drogas y la conducta anti-
social en la escuela: análisis y evaluación de un programa. Madrid: Ministerio de Educación
y Cultura.
● Martínez Higueras, I y Salvador Llivina, T (1999). Catálogo de Programas de Prevención del
abuso de Drogas. Madrid: Agencia Antidroga.
● Moreira, Paulo (2001). Para una prevenção que previna. Coimbra: Quarteto Editora.
● NIDA (1997). Preventing drug use among children and adolescents: a research-based guide.
Bethseda, MD: National Institute on Drug Abuse.
● Plan Nacional sobre Drogas (1996) Criterios básicos de intervención en los programas de
prevención de las drogodependencias. Madrid: Delegación del Gobierno para el Plan
Nacional sobre Drogas. Ministerio del Interior.
● Plan Nacional sobre Drogas (2001) Guía para la prevención de las drogodependencias.
Cuaderno del profesor. Madrid: Delegación del Gobierno para el Plan Nacional sobre Drogas.
Ministerio del Interior.
● Progetto COST A6 (1999). Linee Guida integrate per la valuazione della prevenzione primaria. Roma: RICERCA.
● Springer, A. & Uhl, A. (Eds.)(1998). COST A6 – evaluation research in regard to primary prevention of drug abuse.
● Tobler, N., Stratton H.H.. Effectiveness of School-Based Drug Prevention Programs: A MetaAnalysis of the Research,, 1997, The Journal of Primary Prevention, 18(1), 71-128
● Tobler, N.S., Drug Prevention Programs Can Work: Research Findings, 1992, Journal of
Addictive Diseases, 11(3), 1-28
● Tobler, N.S., et al., School-based Adolescent Prevention Programs: 1998 Meta-Analysis,
2000, The Journal of Primary Prevention, 20 (4)
● Tobler, N.S.: Prevention is a two-way process. Findings, Issue 5, Summer 2001, pp. 25-27.
● Olaio, T. y Belo, M. (2001). Family Drug Prevention.IREFREA seminar 2001. Vienna.
http://www.irefrea.org/austria/Abstracts%20Irefrea-seminar%20Vienna.doc
172
TERZA PARTE
Le meta-analisi
e le revisioni sistematiche
dei progetti
di prevenzione delle dipendenze
174
7.1. Cos’è una meta-analisi
La valutazione dei numerosi risultati scientifici presenti in letteratura risulta importante al
fine di attivare un’azione preventiva efficace.
Essa può infatti indicare quali pratiche preventive siano efficaci e quali strategie di prevenzione dell’abuso di sostanze debbano
essere considerate implementabili nei programmi, al fine di ridurre l’incremento dell’uso di sostanze fra i giovani. Per supportare
questo processo, risulta utile analizzare
diversi studi pubblicati e, per fare questo, uno
degli strumenti principali della prevenzione
basata sull’efficacia è la meta-analisi.
La meta-analisi fornisce un approccio standardizzato per l’identificazione, la selezione,
la valutazione e l’interpretazione dei risultati
di una grande varietà di ricerche ed è particolarmente utile nelle scienze emergenti per
sintetizzarli, come, ad esempio, nella prevenzione delle dipendenze (Bukoski, 1997).
La meta-analisi più che una singola tecnica è
un approccio concettuale (Tobler, 1994). "È
un'analisi dei risultati delle analisi statistiche"
(Hedges ed Olkin 1985, p. 13) in quanto si
riferisce ad una classe di metodi usati per
integrare quantitativamente ed accorpare i
risultati delle prime analisi dei dati originali
delle ricerche. Deve essere vista come un
approccio che consente una veduta d'insieme dei risultati globali di un gruppo di programmi. Infatti, si possono effettuare paragoni solo su gruppi di programmi, ma non su
programmi singoli. Un vantaggio per la ricerca sugli interventi di prevenzione delle dipendenze, che singolarmente solo raramente
mostrano risultati statisticamente significativi,
è che, se i risultati risultano essere costanti in
più studi, raggruppandoli si possono fare
scoperte interessanti ed attendibili: la generalizzabilità è possibile proprio attraverso le
aggregazioni meta-analitiche (Tobler, 1994).
In passato, la mancanza di metodi sistematici per comparare i programmi ha limitato
l'uso dei risultati delle ricerche. La letteratura
tradizionale ha fatto rassegne delle ricerche
sugli interventi di prevenzione di tipo narrativo e soggettivo, tendendo, ad esempio, ad
usare campioni limitati e mancando di criteri
scientifici. I metodi meta-analitici, invece,
hanno risolto con successo questi problemi.
Nonostante il rigore scientifico fin qui evidenziato, la meta-analisi rischia di essere parzialmente soggettiva a causa di tutta una
serie di decisioni da prendere a priori riguardo al come e cosa indagare. Queste decisioni si riferiscono a: (1) le ricerche da includere
nella revisione; (2) i modi per calcolare l’effect size ; (3) la scelta dei tipi di gruppi di controllo (Ingram, 1990). Comunque, contrariamente a quanto accade nelle revisioni tradizionali, queste decisioni sono chiaramente
definite e articolate, cosicché le conseguenze delle stesse siano note quando si vanno
ad interpretare i risultati.
Secondo Tobler (1994), una delle più importanti ricercatrici nel campo della prevenzione
basata sulle evidenze, i vantaggi delle metaanalisi sono:
1. Codifica/programmazione: ogni variabile è
definita in modo concreto ed operazionale
e ciò serve per tradurre le variabili in categorie chiaramente differenziate. Ciascuna
categoria, ovvero ciascun sottogruppo di
programmi considerati unitariamente, è
esaminata e comparata con altre categorie e con l’intero raggruppamento dei programmi. Così, il successo di un programma è chiaramente definito dai suoi risultati e non da valutazioni soggettive.
2. Differenze come fonti di informazioni: le
discordanze nei risultati possono fornire
preziose informazioni e dovrebbero essere attentamente analizzate piuttosto che
indurre a considerare inutile la ricerca. Ad
esempio, le differenze fra i programmi
rivelano a chi, a che età e per quanto
tempo essi sono adatti.
3. Comparazione con un metro comune: calcolando l’effect size si possono comparare anche studi con campioni di dimensioni
molto diverse fra loro e ciò può risultare
utile nel campo della prevenzione delle
dipendenze dove spesso ci sono discrepanze notevoli di tale tipo.
4. Significatività statistica non necessaria: gli
175
176
studi sulla prevenzione con adolescenti
solo raramente mostrano risultati statisticamente significativi, ma le tecniche metaanalitiche usano tutti gli studi, indipendentemente dal livello della significatività rilevato nella ricerca originaria. Piccoli positivi effect size, però costanti in molti studi,
possono dare luogo ad importanti scoperte.
5. Non rifiuto di programmi efficaci: la metaanalisi consente di fare meno errori di
valutazione rispetto alle modalità di revisione tradizionali.
6. Risoluzione di risultati che appaiono contraddittori: la meta-analisi consente la
chiarificazione di contraddizioni, che, a
volte, possono essere solo apparenti.
7. Generalizzabilità: non è possibile effettuare generalizzazioni dei risultati ottenuti
con un singolo studio, poiché essi potrebbero sempre essere il frutto di un caso.
Inoltre, non è possibile identificare in una
sola ricerca ogni variabile che influenza il
successo di un programma. Solo l’integrazione meta-analitica offre conclusioni
veramente generalizzabili.
8. Prospettive: la meta-analisi usa le ricerche
precedenti per indicare le direzioni per la
ricerca futura, individuando, ad esempio,
biases sistematici o aree di dati mancanti
(Tobler, 1994).
Inoltre, l’autrice identifica gli elementi che
possono introdurre criticità nelle meta-analisi:
1. le fonti dove sono pubblicate le ricerche
originarie (letteratura pubblicata su fonti
ufficiali, non pubblicata, ecc.);
2. le modalità di selezione degli studi da inserire nella meta-analisi;
3. la qualità dei dati;
4. l’eterogeneità delle ricerche;
5. gli errori metodologici ricorrenti.
In realtà, però, va sottolineato che nel settore della prevenzione delle dipendenze non si
ritrovano moltissime meta-analisi e, in questa
sede, ne è stata effettuata una selezione.
Anche il CSAP del Samsha (cfr. cap. 2), che,
come si è visto, è un importante riferimento
nel settore, ha fatto uso delle meta-analisi. Il
CSAP distingue le meta-analisi che usano
solo metodi quantitativi da quelle che utilizzano anche metodi qualitativi per produrre
risultati aggregati (Cook et al., 1992; Light &
Pillemer, 1984; Tobler, 1994). Entrambi i
metodi si basano su giudizi qualitativi così
come su informazioni quantitative, ma differiscono nelle modalità con cui trasformano i
risultati, inizialmente osservati, in stime dell’effect size. Le meta-analisi quantitative
codificano sistematicamente i risultati di ciascuno studio per ogni variabile che può
influenzare i risultati del programma e convertono questi risultati in un punteggio standardizzato o effect size (Tobler, 1994). Il prodotto finale dell'analisi consiste così in un’unica stima dell’effetto per ciascuno specifico
intervento. Inoltre, la standardizzazione permette alla meta-analisi di comparare programmi con campioni numericamente differenti e, se l’effect size è costante e positivo,
aggregarli e realizzare un’unica significatività
statistica. Le tecniche quantitative sono utili
anche per identificare specifici interventi di
prevenzione che abbiano effetti positivi
costanti.
Le tecniche meta-analitiche qualitative si
basano sull’analisi completa dei programmi,
integrando gli aspetti quantitativi con quelli
qualitativi relativi all’analisi del processo. Ad
esempio, integrano le informazioni ricavate
da materiale pubblicato con altri dati non
pubblicati quali i diari, i report finali, ecc.
Sistematizzare procedure e categorizzare
risultati di programmi attraverso tecniche
meta-analitiche qualitative garantisce che
vengano prese in considerazione sia le informazioni quantitative che quelle qualitative
relative ai lavori effettuati, offrendo così dei
vantaggi in più sia rispetto alle revisioni tradizionali che ai soli metodi quantitativi.
Come già accennato, sia le tecniche quantitative che quelle qualitative, utilizzano regole
chiare per l’inclusione delle informazioni e
per la loro analisi, mentre le differenze riguardano le procedure, il livello di disaggregazione dei dati, l’insieme degli studi eleggibili per
l’inclusione ed il rigore della revisione stessa.
Anche se entrambe le tecniche hanno un
importante ruolo, i loro scopi sono diversi. Le
tecniche quantitative sono più utili nell'identificare interventi e fattori contestuali che
influenzano l'efficacia, mentre le tecniche
qualitative sono molto utili nell'identificare
programmi efficaci, principi e modelli di intervento (CSAP, 2001c).
7.2. Le meta-analisi di Nancy Tobler
I lavori meta-analitici relativi alla prevenzione
delle dipendenze più noti nel mondo ed in
Italia sono sicuramente da attribuire a Nancy
Tobler (1992a, 1992b, 1993a, 1994, 1997a,
1997b, 2000 e 2001). Alcuni di questi lavori
rappresentano indubbiamente dei capisaldi
della letteratura sull’argomento ed hanno
consentito l’estrapolazione di principi validi
per l’implementazione di programmi di prevenzione efficaci.
I due lavori di cui si parlerà in questa sede,
che presentano la medesima meta-analisi
dei programmi scolastici, sono stati entrambi
pubblicati nel 1997. Si tratta di Meta-analisi
di programmi di prevenzione delle dipendenze: risultati della meta-analisi del 1993, pubblicato dal NIDA, e di Effectiveness of schoolbased drug prevention programs: a metaanlysis of the research, scritto insieme a
Stratton e pubblicato su The Journal of
Primary Prevention. Questi due lavori sono
considerati i più importanti della Tobler, riportano i medesimi dati e traggono origine da
altre meta-analisi svolte dalla stessa autrice
precedentemente. Infatti, la Tobler condusse
una prima meta-analisi di 143 programmi di
prevenzione per adolescenti già nel 1986.
Nel 1992 (b) rianalizzò 91 programmi (dal
pacchetto originale di 143 che misuravano
solamente il cambiamento delle modalità di
misurazione dell’uso di droghe.
La meta-analisi proposta in questa sede è
basata su 120 programmi di prevenzione
delle dipendenze in ambito scolastico
(Tobler, 1993, 1997a). Gli stessi programmi
sono stati oggetto di una serie di approfondimenti successivi (1992a, 1994, 1997a,
1997b) nei quali vengono riportati metodologia, test statistici e principali risultati. Nella
pubblicazione del 1994 i dati sono stati rianalizzati per verificare le scoperte del 1992 (a),
usando un gruppo ridotto di variabili rilevanti
come covarianti, in modo che il numero dei
parametri fosse più in linea con il numero dei
casi.
Prima del 1993, il tipo di programma di prevenzione era determinato da un’unica dimensione: il contenuto o il tema del programma.
Dal 1993 sono state incluse altre due dimensioni: il contenuto e il modo in cui il programma è stato attuato. Inoltre, nel 1993 e nel
1997 (a) i programmi di prevenzione di cui si
parla sono stati limitati a programmi nelle
scuole, mentre nel 1986 si sono inclusi sia
programmi scolastici che programmi attuati
nella comunità. La Tobler, partendo dalla
considerazione che l’uso adolescenziale
delle droghe ha avuto il picco massimo nel
1978, nella meta-analisi del 1993 ha analizzato solo dati dal ‘78 al ‘90 (contro l’analisi di
dati dal ‘73 all’84 eseguita nel 1986). Infine, i
risultati del 1993 includono sia le misure d’effetto non ponderate (UNES) sia quelle ponderate (WES): la nuova metodologia meta
analitica è stata usata per evitare il problema
potenziale di arrivare a conclusioni errate
dovute a procedure statistiche inappropriate.
In sintesi, il gruppo finale di programmi considerati nei lavori del 1993 e del 1997 include
81 programmi identificati dopo la meta-analisi del 1986 e 39 presi dalla stessa.
Dopo questo lungo lavoro di ricerca, sono
stati, quindi, individuati complessivamente
120 programmi di prevenzione delle dipendenze da sostanze psicoattive attuati nelle
scuole. È stata effettuata una classificazione
a priori per tipo di programma, ne sono state
individuate sei tipologie sulla base del contenuto e delle modalità di attuazione, che, a
loro volta, sono state categorizzate in programmi interattivi e non interattivi.
Viste le differenti numerosità dei campioni nei
120 programmi, che oscillavano fra i 20 ed i
6000 studenti, sono state condotte sia misure d’effetto non ponderate (unweighted effect
size) che misure d’effetto ponderate (weighted effect size), inserendo delle covarianti
quali, ad esempio, l’estensione del campione, la droga analizzata, il tipo di gruppo di
controllo, la tipologia di popolazione, ecc. È
stata analizzata, poi, anche la relazione tra i
contenuti del programma, la consegna e la
portata del programma.
Nella meta-analisi sono stati inclusi programmi scolastici di prevenzione delle dipendenze
disponibili per tutte le tipologie di studenti
(potrebbero aver coinvolto studenti con problemi di dipendenza strutturati, ma non sono
specificatamente rivolti a loro) che:
a) riportano la misurazione dei risultati;
b) usano un gruppo di controllo o di comparazione (il gruppo di comparazione deve
essere stato testato prima e dopo l’esperimento);
c) riguardano classi dal grado 6 al 12 (corrispondenti alle classi medie inferiori e
superiori italiane);
d) si pongono obiettivi di prevenzione primaria e secondaria e/o di primo intervento
(non di cura e/o riabilitazione);
e) vedono la partecipazione di tutti i gruppi
etnici presenti nella popolazione scolastica;
177
178
f) sono localizzati in Usa o Canada;
g) sono pubblicati dopo il 1977.
Per la codifica degli studi, è stato messo a
punto un codebook con più di 250 variabili
relative a:
a) contenuti di programmi;
b) caratteristiche dei partecipanti (sesso, età,
classe socio-economica, etnia, ecc.);
c) caratteristiche del programma (fonte della
pubblicazione, obiettivi, tipo di droga,
numero di persone coinvolte, centro di
ricerca, ecc.);
d) fattore di implementazione (intensità,
durata, leaders, ecc.);
e) metodologie di ricerca (disegno di ricerca,
gruppo di controllo, validità, ecc.);
f) test statistici (consistenza interna, testretest, ecc.);
g) analisi dei dati (metodi di misurazione
degli effetti).
Nel lavoro di codifica, lo scopo principale è
stato quello di ottenere più informazioni possibili riguardo i programmi. Se mancavano o
c’erano dubbi da chiarire, sono stati contattati direttamente i ricercatori o approfonditi i
testi. La Tobler e due ricercatori associati
hanno codificato indipendentemente i dati e
le interpretazioni ambigue degli stessi sono
state discusse man mano che la ricerca procedeva.
Un secondo Manuale per il calcolo delle
misure d’effetto è stato messo a punto per
convertire tutte le statistiche riassuntive
incontrate.
Si è proceduto garantendo:
1. L’indipendenza della misurazione dei risultati. Se venivano registrate due o più misure d’effetto (effect size) sulla stessa misura
di risultato (outcome measure), veniva
fatta la media e poi registrata come unico
risultato. Usando questa procedura uno
studente era rappresentato solo una volta
in una categoria specifica di misura di risultato.
2. L’indipendenza per tipologia di droga considerata. Le misure di effetto sono state
mantenute indipendenti per 5 categorie di
droghe: tabacco, alcol, marijuana, droghe
pesanti (cocaina, eroina, stimolanti, inalanti e sedativi) e “tutte le droghe”.
Quest’ultima categoria si adattava ai programmi con varie combinazioni di droghe
non riportate singolarmente.
3. L’indipendenza per sottopopolazioni. Se i
risultati erano divisi per sesso, età e/o livel-
lo d’uso della droga (non uso, uso sperimentale e uso), sono state calcolate misure d’effetto individuali. Per esempio, se
erano riportati tre tipi di misura dei risultati
per ragazzi e ragazze per tre livelli d’uso di
droga, venivano computati 18 effetti (3
risultati x 2 sessi x 3 livelli). Per ottenere un
effetto del programma per l’analisi finale, è
stata fatta la media della misura d’effetto di
ogni sottopopolazione.
Per quanto riguarda le Variabili Indipendenti,
ci sono alcune importanti considerazioni da
fare relative al tipo di programma:
a) Contenuto del programma. Il contenuto del
programma è stato codificato in 30 elementi e fatto rientrare in sette raggruppamenti: conoscenza, affettività, capacità di
rifiuto della droga, life skills, capacità di
sicurezza, attività extracurriculari, e altro
(Tab. 11). Gli elementi di contenuto sono
stati codificati con Sì o con No e, perciò, lo
schema di codifica non riflette il tempo
speso in una particolare area di contenuto.
b) Processo di gruppo. I metodi e le tecniche
usati per applicare il contenuto del programma sono stati poco dibattuti nella letteratura del settore. I termini interattivo e
non interattivo sono stati scelti per enfatizzare quello che accade realmente nella
classe. Il tipo di processo di gruppo o le
tecniche applicative sono stati incorporati
nella definizione del tipo di programma.
Dato che i programmi di prevenzione sono
attuati sia con l’intera classe che con
gruppi più piccoli, è stato appositamente
rivisto, per descrivere tali processi, un
sistema di classificazione di gruppo basato sulla tipologia di Toseland e Rivas
(1984) (Tab. 12) Quattro tipi di gruppi (AB-C-D) sono stati identificati e classificati
in un continuum che comprendeva progressivamente livelli maggiori di interazione tra i membri.
c) Determinazione del tipo di programma.
Una volta presa la decisione sul tipo di
gruppo e sul contenuto, le due dimensioni
sono state combinate per determinare il
tipo di programma. Nella tabella 13, viene
illustrata la combinazione tra i cinque più
importanti raggruppamenti di contenuto
(conoscenza, affettività, capacità di rifiuto,
life skills, capacità di sicurezza), il tipo di
gruppo ed il tipo di programma.
TABELLA 11. Contenuti principali dei programmi di prevenzione delle dipendenze in ambito scolastico (Fonte: Tobler, 1993b).
Conoscenza
Conoscenza degli effetti delle droghe
Conoscenza dell’influenza sociale e dei media
Conoscenza dell’uso attuale delle droghe da parte dei pari
Affettività
Autostima e sentimenti
Presa di coscienza personale e auto coscienza
Attitudini, credenze e valori
Capacità di rifiuto
Capacità di rifiuto delle droghe
Attività di impegno pubblico
Capacità cognitive comportamentali
Sistemi di supporto/lavori di gruppo con adolescenti che non usano droghe
Life skills
Abilità di comunicazione
Abilità assertiva
Abilità decisionali/di soluzione dei problemi
Abilità di fronteggiamento (coping)
Abilità sociali
Capacità di definire obiettivi
Identificazione delle alternative
Capacità di sicurezza
Capacità di proteggersi in una situazione dove sono presenti le droghe
Capacità di proteggere i pari in una situazione dove sono presenti le droghe
Sicurezza nel bere e nel guidare
Attività extracurriculari
Attività lavorative retribuite o tirocinio
Attività sportive organizzate
Attività culturali organizzate
Attività ricreative non legate alla droga
Lavoro volontario nella comunità
Altro
Consiglio/facilitazione/aiuto dei pari
Compiti a casa
Premi e rinforzi
Coinvolgimento dei genitori
179
Coordinamento e coinvolgimento di tutta la comunità
I programmi così ripartiti sono stati suddivisi
TABELLA 12. Quattro tipi di gruppi (Fonte: Tobler, 1993b).
Scopo
Gruppo A
Gruppo B
Gruppo C
Gruppo D
Educare:
Educare:
Sviluppare:
Sviluppare:
conoscenza
competenza intrapersonale,
abilità interpersonali, relazioni con
crescita intrapersonale e/o inter-
vantaggi
auto-consapevolezza,
gli altri, incrementare i sentimenti di
personale
costruzione dell’autostima,
accettazione attraverso positive
sentimenti, valori, educazione
interazioni con i pari
affettiva
Obiettivo
Leadership
Imparare
Alcune presentazioni didatti-
Incrementare abilità sociali e di
Identificare possibili altri aderenti
tramite pre-
che; discussioni di gruppo, atti-
comunicazione, migliorare le rela-
al gruppo, presa di coscienza e
sentazioni
vità sperimentali individual-
zioni interpersonali attraverso eser-
sviluppo interpersonale tramite dis-
didattiche
mente orientate
cizi strutturati, role-play ed attività
cussioni e processi di gruppo dina-
esperienziali individuali
mico
Leader
Leader come insegnante che
Leader come facilitatore delle attivi-
Leader come facilitatore e col
come inse-
fornisce una struttura al grup-
tà del gruppo che fornisce una
ruolo di modello; i membri del
gnante
po
struttura al gruppo
gruppo si prendono la responsabilità della direzione del gruppo
Focus
Conoscenza
Crescita individuale
individuale
Struttura
Altamente
Strutturato: partecipazione
strutturato;
passiva ed alcune volte attiva
Focus sul gruppo come mediatore di
Focus sia sul gruppo sia sui mem-
interazione, coinvolgimento di tutti
bri; crescita individuale attraverso
gli individui
l’esperienza di gruppo
Strutturato: partecipazione attiva
Limitatamente strutturato: con finalità aperte e partecipazione attiva
partecipazione passiva
Legame
Nessuno
Interesse comune per l’appren-
Attività o situazioni comuni: legame
Scopi comuni fra i membri; accordo
dimento; sviluppo di capacità,
fra i membri
sull’utilizzo del gruppo come momen-
legame limitato
Composizione
Tipica classe
Similarità del livello educativo
scolastica
e di abilità
to di crescita, legame fra i membri
Possono essere diversi o omogenei
Possono essere abbastanza diversi.
Basato sulla capacità di lavorare
attraverso crescita e sviluppo
180
Schemi di
Dal leader
Dal Leader ai membri, didatti-
Da membro a membro; spesso rap-
Altamente interattivo; i membri
comunicazio-
allo studen-
co; in alcuni casi da membro a
presentato in attività e comporta-
spesso si assumono la responsabili-
ne
te
membro durante la discussio-
menti non verbali; coinvolgimento
tà della comunicazione nel gruppo;
ne; basso coinvolgimento per-
personale da basso a moderato
coinvolgimento da moderato ad
sonale
alto
TABELLA 13. Definizione del programma in base al contenuto e al processo (Fonte: Tobler,
1993).
CONTENUTO
TIPO DI PROGRAMMA
PROCESSO
Non interattivo
Conoscenza
Conoscenza
Conoscenza + Attitudini
Bere + Guidare
Bere + Guidare
Solo conoscenza
Gruppo A
Film/teatro
Gruppo A
Gruppo A
Tattica della paura
Affettività
Affettività
Solo affettività
Gruppo B + *ECM
Gruppo B
Conoscenza + Affettività
Conoscenza +
Affettività
Gruppo B
Conoscenza + Affettività +
Attitudini + Valori
Conoscenza+ Affettività +
Decisione
Conoscenza + Affettività +
Generico
Conoscenza + Affettività +
Generico + Comunità
Bere + Guidare
Gruppo B
Gruppo B
Gruppo B
Gruppo B
Gruppo B
Interattivo
Interattivo
Conoscenza + Rifiuto delle droghe
Conoscenza + Rifiuto + Comunita **
Bere + Guidare
Influenze sociali
Gruppo C
Gruppo C
Gruppo C
Conoscenza + Rifiuto delle droghe +
Generiche
Conoscenza + Rifiuto + Generiche +
Comunita **
Bere + Guidare
Life Skills
Gruppo C
Conoscenza + Cambiamento norme
Conoscenza + Affettività
Conoscenza+ Affettività
Conoscenza + Affettività + Generico
Conoscenza + Affettività +
Rifiuto delle droghe +Generico
Gruppo C
Gruppo C
Altro
Gruppo C
Gruppo C
Gruppo D
Gruppo C
Gruppo D
Note: *= Capacità di controllo effettivo della classe da parte degli insegnanti; **= Sforzo totale
della comunità per sostenere il programma basato sulla scuola.
181
nelle sei categorie sopra indicate e, poi, raggruppati in due più ampie categorie: i programmi interattivi e quelli non interattivi.
Per quanto riguarda le Variabili Dipendenti, la
misura dei risultati dell’uso delle differenti
droghe lecite ed illecite è stata effettuata tramite resoconti personali, scritti confidenzialmente nell’ambito della classe e spesso
accompagnati da test bio-umorali di rilevazione dell’uso di droghe nella saliva.
182
I risultati di queste meta-analisi hanno messo
in luce che i 70 programmi interattivi di prevenzione in ambito scolastico hanno avuto
effetti positivi nel cambiare il comportamento
degli adolescenti verso l’uso delle droghe,
mentre i 44 programmi non interattivi non
hanno sortito alcun effetto. Quest’ultimi non
enfatizzano le interazioni fra i pari e la partecipazione attiva al programma, ma utilizzano
metodi didattici tradizionali in cui il leader è
l’insegnante e non coinvolge attivamente gli
studenti. I programmi interattivi, invece, prevedono la partecipazione attiva di tutti gli studenti nelle attività della classe, attraverso, ad
esempio, discussioni e brainstorming; prevedono una strutturazione in piccoli gruppi per
lo svolgimento di attività, per l’introduzione
dei contenuti del programma e per l’acquisizione di abilità e offrono al singolo la possibilità di sperimentare le nuove abilità acquisite
in un clima supportivo. I programmi interattivi
sono stati, quindi, significativamente superiori a quelli non interattivi per la loro capacità di
modificare i comportamenti riguardanti l’uso
di tutte le droghe come pure l’uso di tabacco,
alcol, e marijuana considerati singolarmente
e altre droghe illegali pesanti.
Esiste comunque un limite, legato alla numerosità del campione. Tutte le implementazioni su larga scala (da 400 a 4000 studenti), sia
con programmi interattivi che non interattivi,
hanno mostrato un livellamento dell’efficacia
verso il basso, vale a dire che programmi
interattivi funzionano solo all’interno di piccoli gruppi.
I risultati, ad ognuno dei quattro intervalli del
re-test (1 anno, 2 anni, 3 anni, e > di 3 anni),
mostrano che la grandezza delle misure d’effetto sono state mantenute per i primi tre anni
e hanno mostrato una leggera diminuzione
dopo i tre anni. Molto probabilmente, le variazioni minori attraverso il tempo sono dovute
ai diversi gruppi di programmi inclusi in ogni
intervallo. Nessun singolo intervallo, infatti,
includeva tutti i programmi. Usando i primi
risultati post test, i programmi interattivi
appaiono significativamente migliori di quelli
non interattivi.
Di fronte alla complessità propria del procedimento meta-analitico, si è voluto descrivere
in modo maggiormente approfondito la metaanalisi prodotta dalla Tobler, in quanto considerata una pietra miliare nel campo della
valutazione dell’efficacia dei programmi di
prevenzione e, in quanto tale, importante e
necessario punto di riferimento.
7.3. Una meta-analisi in ambito familiare
Come indicato nel capitolo 2, il libro Family:
the challenge of prevention of drug use
(Mendes et al., 2001) dell’IREFREA costituisce la presentazione e la discussione della
ricerca Progetto famiglia, relativa agli anni
1999 e 2000, alla quale parteciparono
Francia, Spagna, Italia e Portogallo. La pubblicazione, dopo una trattazione dei modelli
teorici e delle strategie dei programmi preventivi nel campo delle dipendenze, si focalizza sulla famiglia come ambito privilegiato
della prevenzione. Riporta, anche, un lavoro
di meta-analisi dei programmi di prevenzione
primaria familiare realizzati nei cinque paesi
europei sopra menzionati.
La ricerca è partita dalla constatazione che
pochi studi, ricerche e programmi avevano
preso in considerazione la famiglia in quanto
parte attiva della prevenzione delle dipendenze nei giovani. Obiettivi della stessa
erano la costruzione di uno strumento di
valutazione per l'analisi dei programmi di prevenzione primaria e, quindi, uno studio comparato dei programmi e delle attività di prevenzione nei cinque paesi indicati attraverso
la tecnica meta-analitica. Nella descrizione
del lavoro ci si soffermerà, oltre che sui risultati, anche sull’approfondimento della metodologia utilizzata, poiché capire il sistema di
analisi aiuta nell’individuazione dei criteri utili
per la progettazione.
È stata creata una griglia per l’analisi degli
interventi con Attività di livello I e Attività di
livello II.
Questa griglia è stata costruita con l’obiettivo
di facilitare la conoscenza completa ed equilibrata dello stato dell'arte in questo campo
con obiettivi valutativi più globali, vale a dire
riferibili alla credibilità, alla consistenza organica, teorica e metodologica dei programmi
preventivi considerati.
I due gruppi principali di attività preventive
individuati sono:
1. Livello I: Attività occasionali, limitate nel
tempo, che non fanno parte di una logica
più ampia comprensiva di altre attività,
come, ad esempio, attività di tipo informativo e di divulgazione di materiale, strutturate, occasionali o via mass-media, nonché attività ricreazionali finalizzate alla
prevenzione dell’uso di sostanze. A questo livello c’è solo l’idea di informare per
prevenire, ma manca una chiara struttura
teorica alla base dell’intervento stesso.
Per questo livello sono stati raggruppati i
seguenti items: Istituzioni promotrici –
Obiettivi – Durata – Livello d’intervento –
Metodologia – Descrizione Generale –
Team – Valutazione – Osservazioni.
2. Livello II: Attività a più lungo termine che
integrano in una logica sistematica differenti generi di attività, includono agenti
diversi, e si preoccupano di effettuare una
valutazione basandosi su solidi modelli
teorici. Si tratta, ad esempio, di programmi
di prevenzione a scuola con interventi di
livello curricolare, sviluppati nel corso di
più anni, e di programmi che prevedono
l'intervento di molti partner (governativi e
non), a livelli diversi (comunità-scuolanorme-forze di polizia, ecc) e con un
numero definito di anni programmati per il
raggiungimento degli obiettivi di riduzione
del consumo. Per questo livello sono stati
raggruppati i seguenti items: Istituzioni
promotrici – Obiettivi – Durata – Livello
d’intervento – Metodologia - Descrizione
Generale – Team – Modello Teorico Valutazione – Osservazioni.
A ciascun gruppo di lavoro IREFREA dei cinque paesi partecipanti è stata inviata la griglia d'analisi precedentemente definita ed è
stato chiesto di identificare, nel proprio
Paese, il numero più alto di progetti di prevenzione rivolti alle famiglie, condotti nell'ultima decade (1990-2000). I progetti così identificati, sono stati spediti al gruppo portoghese, coordinatore della ricerca, insieme ai
relativi rapporti di lavoro. Il gruppo portoghese ha, poi, raggruppato ed analizzato tutto
questo materiale. Tutti i progetti sono stati
analizzati e classificati in base alle singole
caratteristiche come progetti con Attività di
Livello I o di Livello II, e, successivamente
sottoposti ad una meta-analisi relativa,
prima, a dieci griglie (due per ogni paese,
una per ciascun livello) e, poi, ai dati raggruppati dei cinque paesi (due griglie, una
per il Livello I e l'altra per il Livello II).
Il gruppo di progetti considerato è di 334, 9
dell'Austria, 12 della Francia, 265 dell’Italia,
16 del Portogallo e 32 della Spagna. Di questi, 316 appartengono al Livello I e solamente 18 al Livello II.
Dalla prima parte della meta-analisi, effettuata considerando i singoli paesi, per ciascuno
degli elementi della griglia sopra indicati,
emergono alcune considerazioni importanti
per entrambi i livelli.
A.
Per quanto riguarda il Livello I (11
progetti per il Portogallo, 26 per la Spagna, 8
per l’Austria, 11 per la Francia e 260 per
l’Italia):
● Istituzioni che promuovono progetti di prevenzione primaria. Analizzando la natura
delle istituzioni che promuovono la prevenzione primaria emerge che in Portogallo,
Spagna e Francia c'è una grande eterogeneità, cioè ci sono istituzioni sia pubbliche sia
private che promuovono i progetti.
In Austria, i progetti sono completamente
sotto la responsabilità di enti privati, mentre
in Italia emerge un più ampio intervento del
pubblico.
● Obiettivi dei progetti. Gli obiettivi generali
sono espressi in termini di abilità da acquisire. Gli obiettivi specifici hanno a che fare con
il comportamento atteso dopo un'azione o un
insieme di attività. Questi dovrebbero essere
formulati in termini operativi, ad esempio,
integrando le componenti fondamentali degli
obiettivi: condizioni, prestazioni e criteri di
padronanza. I progetti presentati da
Portogallo, Spagna e Austria menzionano,
come obiettivo importante, lo sviluppo delle
abilità sociali e personali, ad esempio, intendono insegnare alle famiglie come resistere a
pressioni interne ed esterne. Un altro obiettivo che emerge in pressocché ogni progetto
di tutti i Paesi, è il preparare le famiglie come
agenti di prevenzione. In sintesi, si può concludere che gli obiettivi di Livello I hanno a
che fare con un più ampio concetto della promozione della salute.
● Livelli d’intervento. Tutti i progetti considerati sono di tipo locale. Questo induce a sottolineare l'importanza del contesto sociale e
culturale all’interno del quale il comportamento ha luogo, rinforzando l'idea che non è
possibile intervenire a livello preventivo
183
184
senza tener conto di tale contesto.
● Metodologia. Tutti i paesi presentano
metodologie attive e participative eccetto la
Spagna, per la quale non è possibile raggruppare dati in questa categoria. L'uso di
queste metodologie è il mezzo principe per
raggiungere proprio obiettivi di sviluppo personale e sociale e, di per se stesse, esse
sono fonte di apprendimento.
● Descrizione Generale. In questa categoria
è possibile raggruppare dati solamente di
due paesi (Portogallo e Austria). In
Portogallo, più progetti hanno come contenuto l’accrescimento della consapevolezza di
genitori ed educatori, attraverso sessioni di
informazioni. L’Austria specificatamente riferisce della realizzazione di seminari destinati
a gruppi di genitori.
● Durata. C'è una grossa discrepanza tra i
progetti di questo studio e riguarda la loro
durata nel tempo. Infatti, il Portogallo presenta progetti della durata di uno o più anni, la
Spagna progetti che coprono da due mesi ad
un anno, la Francia da sei mesi ad un anno,
ma molti durano di più, e l’Italia solitamente
con durata triennale. Non è stato possibile
determinare la durata dei progetti presentati
dall'Austria.
● Team. Solamente in Portogallo ed in Italia
è possibile giungere a delle conclusioni
riguardo al team di lavoro del progetto. In
questi due paesi è presente una prospettiva
multidisciplinare dove collaborano psicologi,
educatori, animatori, ecc.
● Valutazione. Valutare un intervento, un
progetto o programma di prevenzione vuol
dire raggruppare sistematicamente, analizzare ed interpretare le informazioni sul modo in
cui sono stati attuati gli interventi e sugli effetti che possono avere (EMCDDA, 1998). Le
informazioni raccolte possono portare verso
un arricchimento del programma o verso una
sua definitiva eliminazione. Nonostante la
necessità di una valutazione sia comunemente accettata, poche attività di prevenzione primaria sono state valutate in Europa.
Ciò nonostante, nei progetti studiati ci sono
dei riferimenti a studi ed azioni di tipo valutativo. In Portogallo, Spagna e Austria i progetti iniziano ad essere valutati a livello qualitativo e quantitativo. In Francia è scarsa ed in
Italia non è stato possibile raggruppare dati
riferiti a questo aspetto.
B.
Per quanto riguarda il Livello II (cin-
que progetti per il Portogallo, sei per la
Spagna, uno per l’Austria, uno per la Francia
e due per l’Italia)7:
● Istituzioni che promuovono progetti di prevenzione primaria. La natura delle istituzioni
che promuovono tale tipo di intervento non è
diversa da quelli di Livello I.
● Obiettivi dei progetti. Portogallo, Spagna e
Austria presentarono come obiettivi lo sviluppare abilità personali e sociali. Tali tipi d’intervento non dovrebbero essere limitati ai
bambini, ma dovrebbero includere genitori,
insegnanti, ecc. Infatti, uno degli scopi presentati dal Portogallo è la produzione di
materiale informativo da utilizzare come strumento per il training degli agenti di prevenzione. Fare questo tipo di training è un obiettivo individuato da Portogallo, Spagna ed
Italia, mentre la promozione di abilità genitoriali è un obiettivo menzionato da Italia,
Francia ed Austria.
● Livelli d’intervento. Il livello d’intervento dei
programmi è quasi sempre locale.
● Metodologia. Portogallo, Austria e Italia
sottolineano l’uso di metodologie attive e partecipative.
È utilizzato un ampio e vario set di tecniche
pedagogiche, come tecniche di gruppo, role
playing e brainstorming.
● Modelli Teorici. Uno dei criteri che differenzia il Livello I dal Livello II è l'esistenza di un
modello teorico sottostante al progetto.
Dall’analisi dei progetti dei cinque paesi studiati, si può concludere che tutti fanno riferimento a modelli teorici che rientrano nel
Gruppo dei Modelli integrativi e Comprensivi,
vale a dire l'Ecologic Model come definito da
Kumpfer e Turner (1990-1991). Questo
modello parte dalla Teoria dell'Ecologia
Umana ed adotta una struttura che integra
diversi aspetti relativi allo sviluppo dell'abuso
di sostanze con elementi di contesto quali la
povertà, l'impoverimento culturale, ecc. Si
ritrovano, però, anche influenze di altri
modelli teorici (Family Interactional Approch
– Brook, Brook, Gordon et. al., 1990).
● Descrizione Generale. I progetti di
Portogallo ed Austria hanno una significativa
componente educativa che si focalizza su
genitori e, in alcuni casi, su genitori, insegnanti e studenti. Il Portogallo menziona la
produzione di materiale informativo e,
Francia ed Austria, sottolineano l’importanza
del fornire informazioni sull’uso e abuso di
sostanze, attraverso conferenze, seminari e
meeting di genitori. In Spagna e Italia non è
stato possibile stimare dati su questo aspetto.
● Durata. Un altro aspetto che distinge il
Livello I dal Livello II è l’estensione in durata.
I progetti del Livello II durano più a lungo e
sono composti da azioni regolari. I progetti
italiani hanno una durata triennale, in Spagna
continuano per tre o quattro anni, in Austria
massimo un anno.
● Team. Per quanto concerne la costituzione
della squadra di lavoro, il Portogallo rivela la
propensione verso la multidisciplinarietà (psicologi, educatori, animatori, ecc.). Per il resto
dei paesi, non è possibile reperire alcun
genere di informazioni a riguardo.
● Valutazione. Generalmente, i progetti sono
sottoposti a valutazione quantitativa e qualitativa. I progetti analizzati presentano una
valutazione accurata, più regolare e con una
struttura prima definita. In particolare, i progetti spagnoli rivelano una grande attenzione
per la valutazione, sia ad un livello quantitativo che qualitativo. L’ Italia non presenta dati
riguardanti la valutazione.
La seconda fase della meta-analisi è stata
condotta considerando tutti i progetti messi
insieme, indipendentemente dal paese di
provenienza, e suddivisi solo sui due livelli.
Per quanto riguarda i 316 progetti del Livello
I, gli obiettivi hanno a che fare con la trasmissione di informazioni e l’accrescimento
della consapevolezza rispetto ai rischi connessi all’uso e abuso di sostanze, in una prospettiva educativa e di promozione della
salute. Riguardo alla durata sono caratterizzati da azioni limitate nel tempo che spesso
non rientrano in logiche più ampie. Per quanto concerne il livello di intervento, si può
affermare che tutti agiscono ad un livello
locale. La valutazione di questi progetti,
quando presente, è di tipo qualitativo e quantitativo. È necessario sottolineare l'eterogeneità delle istituzioni responsabili, così come
le difficoltà nel trovare una descrizione gene rale dei progetti, la mancanza di informazioni
riguardanti il team, la difficoltà a comprendere la prassi operativa (fatta eccezione per le
metodologie, prevalentemente attive e di
gruppo).
Per quanto riguarda, invece, i 15 progetti del
Livello II, gli obiettivi riguardano lo sviluppo
personale e di competenze sociali, nonché il
training per diventare agenti preventivi nei
familiari. Il livello di intervento è locale. Esiste
un modello teorico e la durata del progetto è
maggiore. La valutazione è più accurata e più
chiaramente legata agli obiettivi indicati.
Questa meta-analisi nell’ambito della prevenzione delle dipendenze, specificatamente
rivolta all’ambito familiare, consente di mettere in luce alcune conclusioni a livello europeo, anche se, in molti casi, si tratta solo di
ribadire concetti già precedentemente esposti ed individuati come efficaci in altre tipologie di interventi:
- I progetti inclusi nel Livello I, che rappresentano il raggruppamento più consistente,
riguardano attività non specifiche di prevenzione delle dipendenze e, più in generale, di promozione della salute.
- Sono più frequenti le attività occasionali
basate sul fornire informazioni, le quali
rispondono a bisogni immediati di genitori
ed educatori, ma che pur essendo necessarie, non sono sicuramente sufficienti,
così come è emerso anche in altri contesti.
- Gli obiettivi si concentrano sulla diffusione
delle informazioni e sull’incremento della
consapevolezza, senza mostrare significative differenze tra i due Livelli.
- Non ci sono progetti di dimensione nazionale.
- Molti dei progetti analizzati si possono raggruppare in quello che viene chiamato
Ecologic Model.
- La valutazione non è presente in molti progetti analizzati, soprattutto del Livello I.
Alcuni di questi elementi non sono altro che
constatazioni di dati di fatto relativi alle progettualità in corso, altri, invece, sono indicazioni emerse dall’analisi da tenere in considerazione nelle progettazioni future in questo
campo.
7.4. Le revisioni sistematiche del The
Cochrane Collaboration
Accanto alle tecniche meta-analitiche, le revisioni sistematiche risultano utili per la valutazione dell’efficacia. La più importante organizzazione che se ne occupa è The
Cochrane Collaboration (www.cochrane.org;
Cfr. Cap. 2.) e si possono trovare informazioni in italiano relative ad esso nel sito della
SITD (Società Italiana Tossicodipendenze),
nella
parte
riservata
a
(www.sitd.org/coch/infococh.html). Scopo
185
186
principale delle revisioni sistematiche della
letteratura scientifica è di fornire informazioni
circa le prove di efficacia dei trattamenti. Le
revisioni sistematiche si sono occupate prevalentemente dell’ambito clinico e, solo
poche, come si vedrà, della prevenzione. Gli
elementi cardine di queste revisioni sono l'esaustività della ricerca della letteratura e la
metodologia rigorosa attraverso cui sono
condotte.
Come è noto, il disegno di studio più valido
per la valutazione di efficacia dei trattamenti
è lo studio controllato randomizzato, che
garantisce una distribuzione omogenea fra i
due gruppi di fattori che possono influenzare
l'effetto dell'intervento sperimentale (per
esempio la gravità della condizione in studio). Ogni anno vengono pubblicati circa
20.000 nuovi trial controllati randomizzati,
per cui è spesso difficile mantenersi aggiornati se non si hanno a disposizione sintesi
dei risultati di questi studi facilmente accessibili e disponibili.
Le revisioni sistematiche hanno proprio l'obiettivo di analizzare e sintetizzare i risultati
degli studi randomizzati controllati relativi al
trattamento in oggetto. Più recentemente si
sta discutendo sulle possibilità di inserire
nelle revisioni studi non randomizzati, ma la
metodologia da utilizzare non è stata ancora
definita.
Il processo editoriale per la definizione di una
revisione prevede da parte degli autori l'identificazione di un quesito di rilevanza clinica, la
registrazione di un titolo e la successiva pubblicazione del protocollo.
Nel protocollo vengono definiti a priori:
- gli obiettivi della revisione;
- i criteri di inclusione degli studi, in termini di
partecipanti (caratteristiche dei pazienti e
della condizione), tipi di trattamento (gli
interventi che saranno comparati) e disegno degli studi;
- la strategia di ricerca che si intende utilizzare per l'identificazione degli studi nelle
maggiori basi di dati;
- i metodi che saranno adottati per la selezione degli studi e la valutazione di qualità;
- le analisi statistiche che si intendono utilizzare per la comparazione.
Prima della pubblicazione il protocollo passa
attraverso un processo di peer-review. Una
volta pubblicato il protocollo, si procede alla
selezione delle referenze ottenute attraverso
le strategie di ricerca ed alla lettura degli
abstract per l'identificazione degli studi rilevanti. Questa fase è condotta da due o più
revisori indipendentemente. I dati necessari
all'analisi vengono estratti attraverso l'uso di
moduli standardizzati. Gli studi eleggibili, sia
inclusi sia esclusi, vengono descritti nella
revisione con le relative ragioni di inclusione
ed esclusione. La qualità metodologica degli
studi inclusi nelle revisioni è valutata dagli
autori secondo i criteri stabiliti da The
Cochrane Collaboration e che si riferiscono
ai principali rischi di distorsione (Distorsioni
nella selezione; Distorsioni nell'esecuzione;
Distorsioni dovute all'abbandono; Distorsioni
nella valutazione).
Ad ogni singolo studio incluso viene, quindi,
assegnato un punteggio in base a Rischio di
distorsione, Interpretazione e Relazione con i
singoli criteri dello studio.
Un eventuale passo successivo alla revisione sistematica è, ove possibile, la meta-analisi dei risultati degli studi. La meta-analisi si
può fare solo quando gli studi sono omogenei rispetto a diverse caratteristiche (intervento valutato, esiti considerati, tipologia di
pazienti inclusi, ecc.).
7.5. Le revisioni sistematiche nell’ambito
della prevenzione del fumo di tabacco del
Cochrane
Come specificato nel capitolo 2, The
Cochrane Collaboration ha, al proprio interno, un gruppo di lavoro che si chiama The
Cochrane Tobacco Addiction Group, il quale
ha messo a punto cinque interessanti
reviews sulla prevenzione del fumo di tabacco (www.cochrane.org). Queste reviews
sono:
1. Community interventions for reducing
smoking among adults;
2. Community interventions for reducing
smoking in young people;
3. Interventions for preventing tobacco
smoking in public places;
4. Interventions for preventing tobacco sale
to minors;
5. Mass media intervention for preventing
smoking in young people.
Esiste, poi, anche in italiano, un’edizione
dell’Effective Health Care, un bimestrale sull’efficacia degli interventi sanitari, che affronta specificatamente il tema della Prevenzione
dell’abitudine al fumo nei giovani e che sintetizza tutta una serie di prove sull’efficacia
degli interventi riportate nelle revisioni siste-
matiche del Cochrane e non solo.
Tale lavoro indica che non esistono dei modi
semplici, settoriali e unici per prevenire l’abitudine al fumo nei giovani e negli adolescenti poiché, a causa del complesso intreccio di
fattori individuali, sociali e ambientali che
influenzano la decisione di iniziare a fumare,
solo approcci multipli, coordinati, sinergici ed
a lungo termine, comprendenti educazione,
offerta di interventi specifici del Sistema
Sanitario Nazionale e interventi centrati sulle
comunità locali, possono ottenere degli effetti.
I fattori associati al rischio dell’iniziazione al
fumo (Tyas e Pederson, 1998) sono:
A. Ambientali:
- genitori fumatori;
- atteggiamento dei genitori verso il fumo
(approvazione/disapprovazione);
- fratelli fumatori;
- ambiente familiare, attaccamento ai genitori;
- coetanei fumatori;
- atteggiamenti e norme osservati nei coetanei.
B. Socio-demografici:
- età;
- provenienza etnica;
- livello socio-economico;
- indipendenza economica.
C. Comportamentali-individuali:
- rendimento scolastico;
- stile di vita;
- autostima;
- atteggiamento verso il fumo ed i fumatori;
- stress;
- preoccupazioni per la salute.
L’influenza dei pari e dei modelli familiari
rispetto all’iniziazione è ormai universalmente riconosciuta, anche se non può essere
definita come causa unica. Anche fattori quali
la pubblicità, il prezzo, ecc. possono influenzare la scelta di un giovane; in effetti, è stato
dimostrato che la pubblicità del tabacco porta
ad un aumento della percentuale di fumatori
(Burns et al., 1995; Pierce, Lee e Gilpin,
1994), mentre l’aumento del prezzo di vendita porta ad una riduzione del consumo stesso (Chaloupa e Wechsler, 1997). Gli interventi di prevenzione dell’abitudine al fumo,
inoltre, dovrebbero essere adottati prima che
i modelli di comportamenti legati al consumo
si consolidino, e cioè dovrebbero coinvolgere
anche soggetti giovani tra i 4 e gli 8 anni.
Molto importante per l’attivazione di interven-
ti preventivi in questo campo è, senza dubbio, il contesto scolastico. A scuola, mentre
non sembrano essere particolarmente efficaci i programmi basati esclusivamente sul rinforzo delle conoscenze o su strategie terroristiche, hanno ottenuto molto successo quelli
basati sul rinforzo sociale e sull’incremento
della capacità di resistere alla pressione dei
pari. Per questo settore particolare, la rassegna analizza i risultati di sette revisioni sistematiche, per un totale di 170 studi condotti
negli Stati Uniti e nel Canada. Di queste, due
riportano dati qualitativi (Thomas & Busby,
1999; Hansen, 1992) e cinque quantitativi
(Tobler & stratton, 1997, Bruvold, 1993,
Rooney & Murray, 1996, Ennett, Tobler,
Ringwalt et al., 1994; Bruvold, 1990). In tutte
emerge, appunto, che i programmi che creano ambienti sociali favorevoli allo sviluppo di
capacità individuali o che sono compositi,
cioè che comprendono anche informazioni,
ma non solo queste, sono quelli che più di
frequente forniscono risultati positivi. In tali
tipologie d’intervento, la formazione rivolta
agli insegnanti che svolgono i programmi ed
il modo in cui essa viene attuata non sono
ininfluenti rispetto all’efficacia.
Non da meno, per l’ottenimento dell’efficacia,
è il coinvolgimento dei genitori e degli altri
membri della comunità in iniziative locali per
l’interruzione e/o la prevenzione del fumo. Gli
interventi a livello di comunità, basati su strategie integrate di intervento, possono, infatti,
influenzare il comportamento dei giovani
rispetto al fumo di tabacco. Tali interventi di
comunità spesso prevedono diverse attività
fra loro coordinate, quali la restrizione della
vendita a certe fasce di età, la creazione di
luoghi per non fumatori, l’avvio di campagne
mass-mediatiche e di specifici programmi
scolastici e/o lavorativi, nonché l’uso di diversi mezzi di comunicazione per rinforzare il
messaggio educativo (Sorden & Arblaster,
1999).
Misure normative come il divieto di vendita
del tabacco ai minori, di per sé non sono sufficienti per fare prevenzione e non risultano
essere particolarmente efficaci, ma fungono
da rinforzo degli interventi e da elemento di
sensibilizzazione per la comunità intera
(Lancaster & Stead, 1999).
Anche le campagne informative dei massmedia, locali e nazionali, possono essere utili
per rinforzare i messaggi contro il fumo, in
quanto capaci di influenzare le percezioni ed
187
i comportamenti sociali considerati accettabili da parte dei giovani. Una recente revisione
ha visto l’identificazione di 63 studi sulle campagne mass-mediatiche (tramite giornali,
manifesti, televisioni, spot cinematografici)
per la prevenzione del fumo da tabacco
(Sowden & Arblaster, 1999). Sei di questi,
cinque statunitensi e uno norvegese, sono
stati inseriti nella revisione. Tali campagne
hanno una certa efficacia se l’intensità e la
durata del messaggio sono adeguate e se il
messaggio stesso è adattato all’età del target.
L’insieme di queste revisioni relative al fumo,
così come è emerso anche in altri ambiti,
mettono in luce che le informazioni sono
necessarie, ma non sufficienti, che l’ambito di
intervento privilegiato è la scuola, che gli
aspetti normativi possono essere di supporto
e di rinforzo rispetto agli interventi e che risultano utili soprattutto i programmi compositi.
188
7.6. Analisi delle meta-analisi relative alla
prevenzione aspecifica
Si è pensato di inserire questo paragrafo che
non fa riferimento alla prevenzione specifica
delle dipendenze, in quanto si ritiene che da
esso si possano trarre interessanti suggerimenti in campo preventivo. Si fa riferimento
all’articolo di Santinello e Cenedese (2002)
relativo ad una rassegna di programmi preventivi per minori. L’articolo sintetizza i risultati di molti studi e di alcuni importanti metaanalisi sull’efficacia dei programmi di prevenzione primaria/universale e secondaria/indicata.
1. Prevenzione Primaria/Universale
Durlak e Wells (1997a), in un lavoro metaanalitico che ha analizzato progetti di prevenzione primaria nel campo della salute
mentale, hanno esaminato 177 programmi
rivolti a minori di 18 anni, 152 dei quali centrati sull’individuo e 25 sulle modificazioni di
tipo ambientale.
I risultati si differenziano a seconda del tipo di
programma:
a. Programmi di cambiamento a livello
ambientale: funzionano quelli che intervengono nel setting scolastico (su aspetti psicosociali quali la formazione degli insegnanti, la promozione di nuovi modi di rapportarsi fra insegnanti e studenti, la modificazione delle modalità di valutazione degli
studenti e dei curricula formativi, il coinvolgimento dei genitori in attività scolastiche,
ecc.). Pare invece che non funzionino i
programmi di parent training;
b. Programmi relativi ai momenti di transizio ne: sono risultati molto efficaci, ad esempio, i programmi destinati alle madri che
affrontano la maternità, quelli che facilitano
il passaggio da una scuola ad un’altra,
quelli che supportano momenti quali il
divorzio dei genitori, ecc.;
c. Programmi centrati sull’individuo: risultano
essere efficaci sia quelli centrati sull’educazione affettiva (incremento della consapevolezza e dell’espressione delle proprie
emozioni), che i training di problem solving
(potenziamento delle abilità di soluzione
dei problemi usando strategie cognitive
finalizzate ad identificarli e sviluppare
modalità efficaci per la loro risoluzione). Gli
effetti maggiori di questi programmi si identificano nella fascia di età 2-7 anni, piuttosto che nei bambini più grandi. Altri programmi centrati sull’individuo sono quelli
per lo sviluppo dell’assertività o sull’incremento dell’autostima. Relativamente a
questi, l’utilizzo di modalità di intervento di
tipo cognitivo-comportamentale (modeling,
role playing, feedback, rinforzi, automonitoraggio, ecc.) risulta essere due volte più
efficace delle strategie non comportamentali (discussioni di gruppo, attività animative, ecc.).
d. Programmi di riduzione dei problemi (tradizionale approccio preventivo) e program mi di incremento di competenze (approccio
centrato sulla promozione) non mostrano
differenze significative fra loro rispetto
all’efficacia. Solo se si parla dell’ambito
scolastico i programmi per lo sviluppo di
competenze risultano più efficaci di quelli
orientati alla riduzione dei problemi.
2. Prevenzione Secondaria/Indicata
In un altro lavoro, Durlak e Wells (1998)
hanno esaminato, con una procedura metaanalitica, 130 programmi di prevenzione
secondaria della salute mentale per bambini
ed adolescenti di età inferiore ai 19 anni, individuando in tutti un buon livello di efficacia.
Tali programmi sono stati suddivisi nelle
seguenti categorie:
a. Tipo di trattamento (comportamentale,
cognitivo-comportamentale e non comportamentale): i primi due risultato molto efficaci per bambini con disturbi sub-clinici.
Nel caso di problemi già conclamati, gli
interventi cognitivo-comportamentali risul-
tano più efficaci di quelli solo comportamentali, i quali, a loro volta, risultano più
efficaci di quelli non comportamentali. Per
incrementare le competenze, gli interventi
comportamentali risultano più efficaci di
quelli non comportamentali e quelli cognitivo-comportamentali hanno un risultato
intermedio.
b. Tipo di problema presentato (intrapsichico,
di esternalizzazione – aggressività, disubbidienza, ecc. – mista fra le prime due
categorie, scarso livello di prestazione scolastico e scarse relazioni sociali): l’efficacia
maggiore è stata rilevata sui problemi di
esternalizzzazione.
c. Livello di sviluppo cognitivo (preoperazionale - < 7 anni-, concreto - > 7 e < 11 anni,
formale - > 11 anni -): la fascia d’età fra i 7
e gli 11 anni risulta essere quella meno
soggetta a cambiamenti dopo l’intervento.
d. Metodologia di screening (risultati scolastici, misure attendibili, misure dell’attendibilità sconosciuta, altri): le metodologie di
screening, se adeguate, garantiscono l’efficacia dell’intervento.
e. Numero di misure dei risultati (una, più di
una).
Secondo Santinello e Cenedese (2002),
dalle suddette meta-analisi, così come dall’altra letteratura presa in considerazione nell’articolo, è possibile evincere le seguenti
indicazioni:
a. Partire da una solida base teorica ed empi rica
La cornice teorica aiuta a determinare gli
obiettivi specifici, gli elementi operativi e le
attività e a giustificare le scelte strategiche,
le modalità di valutazione e l’interpretazione dei risultati. Fare riferimento ad una
specifica teoria ed alle evidenze empiriche
guida la progettazione e l’implementazione.
b. Usare un approccio globale alla salute
Utilizzare un approccio globale alla salute
diventa importante data l’interconnessione
fra i diversi fattori di rischio, quali vivere in
quartieri poveri, scarsa qualità della scuola, pressione dei pari, basso status socioeconomico della famiglia, problemi comportamentali e psichici dei genitori, stili
educativi dei genitori inadeguati, esordio
precoce, stress, ecc. e la molteplicità delle
problematiche (problemi di comportamento, insuccesso scolastico, scarsa salute
fisica, incidenti fisici, abusi fisici, gravidan-
ze indesiderate, uso di droghe, AIDS,
ecc.). Premesso ciò, i programmi dovrebbero prevenire simultaneamente più conseguenze negative, e, contrastando i fattori di rischio, dovrebbero promuovere i fattori protettivi. Un intervento preventivo funziona se si pone degli obiettivi a più livelli
(individuale, famiglia, scuola, gruppo dei
pari e comunità), e ingloba più fattori di
rischio e di protezione riguardanti i diversi
livelli. A livello individuale, sono efficaci i
programmi che potenziano l’adattamento
ed il fronteggiamento (es. incremento delle
abilità sociali, delle abilità di comunicazione, di autocontrollo, di problem solving e di
assertività). I programmi di tipo esclusivamente informativo ed i programmi brevi di
tipo didattico sono risultati inefficaci anche
nel campo della prevenzione aspecifica,
oltre che in quello della prevenzione specifica (Durlak, 1997b). La diffusione di tali
programmi è dovuta, com’è noto, alla loro
relativa economicità, alla facilità di implementazione e alla brevità dell’intervento,
mentre i programmi più efficaci sono più
complessi poiché intervengono a vari livelli (coetanei, genitori, rete sociale di sostegno, norme sociali, ecc.). L’attivazione
della rete di sostegno sociale è un fattore
protettivo importante da inserire all’interno
dei programmi di prevenzione.
c. Adottare una prospettiva a lungo termine
La prevenzione necessita di interventi prolungati nel tempo per raggiungere e mantenere i risultati attesi o per verificarne l’efficacia con studi longitudinali. Ciò diventa
possibile solo se il programma viene integrato e diventa parte stabile del sistema
sociale o sanitario di una comunità.
d. Utilizzare una metodologia di tipo interatti vo e partecipativo
Come già indicato, lo studio meta-analitico
di Tobler e Stratton del 1997 su 120 programmi di prevenzione dell’abuso di
sostanze a scuola, e le meta-analisi sugli
interventi di prevenzione del fumo di tabacco (Murray, Johnson, Luepker e
Mittelmark, 1984; Glasgow e McCaul,
1985; Botvin e Dusenbury, 1987) hanno
dimostrato che gli interventi di tipo partecipativo hanno un impatto maggiore sugli
atteggiamenti e sul comportamento.
Fornire informazioni aumenta le conoscenze e la consapevolezza degli effetti negativi delle sostanze, ma non modifica i com-
189
portamenti legati all’uso di queste (Botvin,
1995; Tobler, 1992).
e. Provvedere alla documentazione e alla
valutazione del programma
Ciò contribuisce alla diffusione di metodologie efficaci e al miglioramento degli interventi. È auspicabile che l’approccio valutativo sia di tipo partecipativo e che coinvolga gli operatori.
In conclusione, si osserva che, accanto ad
una peculiarità delle evidenze nel campo
della prevenzione specifica delle dipendenze, molti principi sono comuni anche alla prevenzione aspecifica.
190
8.1. Breve sintesi
Questa pubblicazione è stata realizzata con
l’intento di fornire un contributo tecnicoscientifico nel settore della valutazione dell’efficacia dei progetti di prevenzione delle
dipendenze. Primo obiettivo del lavoro è
quello di incrementare le conoscenze degli
operatori che lavorano nel settore rispetto a
tale tematica fornendo una vasta panoramica
a livello internazionale ed europeo. Secondo
obiettivo è quello di fornire elementi che
siano spendibili e che possano avere una
ricaduta nell’operatività, nella progettazione
così come nell’implementazione e nella valutazione degli interventi.
Nel primo capitolo del libro sono stati illustrati i riferimenti teorici di base della progettazione e valutazione in ambito preventivo, sottolineando come questi rappresentino
momenti differenti di uno stesso processo e
siano fra loro profondamente interconnesse
(Cap.1). Tutte le fonti consultate per la stesura di questa prima parte del lavoro, raccomandano che nei programmi di prevenzione
ci sia massima coerenza fra obiettivi, modelli teorici di riferimento ed indicatori utilizzati
per la valutazione, nonché tra questi tre elementi e le attività che si mettono in atto. A titolo di sintesi, riportiamo a questo proposito le
tre chiavi del successo nella prevenzione
identificate dal Northeast CAPT del CSAP
(www.northeastcapt.org/science/default.asp):
1. seguire modelli teorici che considerino
approcci sia individuali sia ambientali;
2. applicare strategie diversificate in setting
diversificati, perché questo offre maggiori
probabilità di successo;
3. seguire un disegno logico nella progettazione che includa la valutazione.
Nel secondo capitolo si è ritenuto altresì
importante offrire un’ampia panoramica a
livello internazionale, europeo e nazionale
degli organismi che rappresentano un importante punto di riferimento per la programmazione, progettazione, implementazione e
valutazione di progetti di prevenzione efficaci, e dei quali si segnala una selezione della
documentazione prodotta (linee-guida,
manuali, ecc.).
La seconda e la terza parte della pubblicazione sono state dedicate alla prevenzione
basata sull’efficacia. Attraverso l’analisi
ragionata di progetti valutati a livello internazionale (Cap. 4) ed europeo (Cap. 5), nonché
mediante una panoramica delle meta-analisi
condotte in questo campo, si è voluto fornire
un ampio quadro delle evidenze scientifiche
emerse e dei progetti che le soddisfano. I
principi della prevenzione “science-based”
vengono delineati nel capitolo 3, che affronta
anche la tematica dei fattori di rischio e di
protezione. Negli ultimi anni, infatti, la prevenzione basata sull’evidenza si è sempre
più orientata verso l’analisi dei fattori di
rischio e di protezione, attualmente considerati elementi fondamentali nella struttura
descrittiva e predittiva degli interventi.
La più aggiornata lista dei fattori di rischio e
di protezione nel campo delle dipendenze è
stata prodotta dal NIDA nel 2001:
A. Fattori protettivi:
● Legami familiari forti e positivi;
● Monitoraggio da parte dei genitori dei comportamenti dei figli e delle attività che conducono con i pari;
● Regole di condotta chiare che la famiglia fa
rispettare;
● Coinvolgimento dei genitori nella vita dei
loro figli;
● Successo scolastico; forte legame con le
istituzioni, come ad esempio la scuola e le
organizzazioni religiose;
● Ricorso a norme convenzionali sull'uso di
sostanze.
B. Fattori di rischio:
● Ambiente familiare disordinato, in particolare i familiari che abusano di sostanze o soffrono di disturbi mentali;
● Genitorialità inefficace, in particolare nei
confronti di bambini con difficoltà caratteriali
e problemi comportamentali;
● Mancanza del legame di attaccamento fra
genitore e figlio;
● Comportamento in classe inappropriato in
quanto timido o aggressivo;
191
● Fallimento scolastico;
● Scarse abilità sociali;
● Affiliazione con pari caratterizzati da comportamenti devianti;
● Percezione che in ambito familiare, scolastico, dei pari e della comunità vi sia approvazione nei confronti del consumo di sostanze psicoattive.
La rassegna analitica proposta nella seconda
parte può essere sintetizzata, se pur in modo
estremamente schematico, dalla lista dei
principi scientificamente difendibili prodotta
dal CSAP (2000), necessari al fine di strutturare programmi di prevenzione delle dipendenze efficaci.
Dominio individuale:
Costruire abilità sociali e personali.
Progettare interventi sensibili che considerano variabili quali razza, sesso ed età dei soggetti al qual è indirizzato.
Enfatizzare le conseguenze a breve termine
del consumo di sostanze.
Le campagne informative sono efficaci solo
se associate ad interventi di altro tipo.
Offrire alternative positive per promuovere lo
sviluppo di abilità personali e sociali.
Riconoscere le eventuali relazioni esistenti
tra uso di sostanze ed altre problematiche
adolescenziali.
Identificare e segnalare precocemente gli
eventuali consumatori che necessitano di
trattamento.
Garantire il trasporto per i partecipanti più
giovani può incoraggiare la loro partecipazione all'intervento.
192
Dominio della Famiglia:
Rivolgere l’intervento all’intera famiglia.
Facilitare lo sviluppo di relazioni all'interno
del gruppo dei genitori può promuovere la
loro partecipazione al programma.
Considerare la presenza di particolari problematiche culturali e razziali nelle famiglie
appartenenti ad una minoranza.
Promuovere nei genitori lo sviluppo di specifiche abilità, non solo dare informazioni.
Enfatizzare i legami familiari.
Offrire sessioni di intervento dove i genitori
ed i figli possano apprendere specifiche abilità ed esercitarle.
Migliorare le capacità di ascolto e di relazione dei genitori.
Promuovere nei genitori l'utilizzo di positive e
costanti tecniche di disciplina e il monitorag-
gio del comportamento dei propri figli.
Utilizzare tecniche attive di apprendimento
può incrementare lo sviluppo di nuove abilità
al fine di migliorare la comunicazione in famiglia.
Adottare strategie ed utilizzare incentivi per
superare le resistenza dei genitori ai programmi di prevenzione.
Un intervento supportivo di almeno 12 sessioni di counseling può migliorare il comportamento e le capacità dei genitori che fanno
uso di sostanze e può decrementare il loro
livello di consumo e quello dei propri figli.
Migliorare il funzionamento familiare attraverso la terapia familiare quando indicato.
Identificare luoghi alternativi all’ambiente
scolastico, al fine di garantire la partecipazione dell’intera famiglia all’intervento.
L’utilizzo di video durante le attività di prevenzione può essere uno strumento efficace
nell’apprendimento di abilità da parte dei
genitori.
Dominio dei Pari:
Strutturare attività ed eventi alternativi al consumo può offrire ai giovani la possibilità di
interazione sociale in ambienti liberi dal consumo di sostanze.
Attività alternative focalizzate sull’incremento
di abilità sociali e personali risultano efficaci
per i giovani negli ambienti ad alto rischio al
fine di evitare la manifestazione di comportamenti problematici.
Programmi alternativi efficaci richiedono il
ricorso a diversi approcci ed un consistente
investimento di tempo da parte dei partecipanti.
Gli eventi alternativi debbono servire a comunicare le norme dei pari contro l’uso di alcol e
di sostanze illecite ed evidenziare le posizioni della comunità in merito al non consumo.
Coinvolgere i giovani nello sviluppare programmi alternativi incrementa la loro partecipazione attiva.
Gli interventi condotti da pari risultano essere maggiormente efficaci di quelli condotti
solo da adulti.
Contenere gli effetti di norme e comportamenti devianti creando un ambiente dove
giovani con problemi di comportamento possano interagire con altri giovani non problematici.
Dominio della scuola:
Interventi che forniscono unicamente infor-
mazioni sono poco efficaci, in quanto non in
grado di produrre significativi cambiamenti
misurabili nel comportamento e negli atteggiamenti relativi al consumo.
Gli interventi atti a modificare le errate opinioni esistenti relativamente alla prevalenza
dell’uso di sostanze risultano modificare gli
atteggiamenti verso il consumo delle stesse
e risultano maggiormente efficaci quando
combinati con approcci educativi, quali ad
esempio l’incremento delle abilità sociali.
Gli interventi condotti dai pari risultano essere maggiormente efficaci di quelli condotti
solo dagli adulti, o nello specifico, solo dagli
insegnanti.
Utilizzare approcci interattivi permette agli
studenti di mettere in pratica le abilità acquisite e di sentirsi maggiormente coinvolti.
Utilizzare sessioni supplementari di intervento permette di rinforzare e mantenere nel
tempo le abilità acquisite.
Coinvolgere i genitori negli interventi attuati
in ambito scolastico.
Le politiche scolastiche debbono chiaramente esprimere l’impegno in questo campo
coinvolgendo non solo gli studenti, ma anche
il corpo scolastico docente e non docente.
Dominio della comunità:
Sviluppare strategie di prevenzione integrate
e complete piuttosto che focalizzate su singoli eventi.
Controllare l'ambiente circostante le scuole e
le altre aree dove i giovani si raggruppano,
aiuta a rafforzare le norme dettate dalla
comunità contro il consumo di sostanze.
Le strategie di mentoring degli adulti sono
importanti mezzi per ridurre il consumo di
sostanze ed incrementare nei giovani atteggiamenti positivi verso gli altri, il futuro e la
scuola.
Le agenzie presenti nella comunità possono
incrementare gli atteggiamenti positivi dei
giovani verso gli altri, il futuro e la comunità
stessa.
Mentori maggiormente coinvolti realizzano
migliori risultati di quelli coinvolti in misura
minore.
Enfatizzare ai datori di lavoro i costi dell'uso
di sostanze fra i lavoratori, anche in termini di
perdita della produttività, al fine di renderli più
attivi nei confronti della prevenzione.
Comunicare una chiara politica inerente l'abuso di sostanze nei luoghi di lavoro promuove importanti cambiamenti nelle norme
concernenti lo stesso.
Riunire i rappresentanti di ogni organizzazione coinvolta nella prevenzione per il raggiungimento di obiettivi comuni.
Motivare ciascun membro della rete territoriale ad una partecipazione attiva attraverso
rinforzi significativi.
Definire gli specifici obiettivi ed assegnare
specifiche responsabilità per il loro conseguimento ai diversi punti della rete.
Assicurare la pianificazione secondo una
comprensione dei problemi alcol-correlati
basata sull’evidenza empirica.
Individuare obiettivi basati sui risultati ed utilizzati per definire strategie ed azioni.
Sostenere numerose e differenziate attività
preventive piuttosto che un singolo intervento.
Organizzare a seconda delle caratteristiche
locali.
Stimare l'efficacia di un programma attraverso una valutazione dei risultati e apportare
delle modifiche al piano di azione al fine di
raggiungere gli obiettivi.
Coinvolgere i punti della rete.
Dominio della società/ambiente:
La consapevolezza della comunità e gli sforzi dei media possono essere efficaci strumenti per incrementare la percezione relativa
alla probabilità di sperimentare paure e sanzioni relative al consumo e per ridurre la non
salvaguardia delle norme da parte dei rivenditori di sostanze.
Un utilizzo appropriato dei mass-media incrementa la consapevolezza nella comunità ed
influenza in modo significativo le norme della
stessa inerenti il consumo di sostanze.
Inoltre, le campagne rivolte ai giovani devono
rispondere alle caratteristiche di questo specifico target.
Le campagne dei mass-media devono definire obiettivi chiari per ogni messaggio che
deve essere comunicato.
Utilizzare modelli vicini ai giovani nelle campagne dei media a loro indirizzate.
Messaggi dei mass-media efficaci sono quelli implementati in modo continuativo e frequente nel tempo.
Messaggi dei mass-media efficaci sono quelli trasmessi attraverso molteplici canali e nel
momento nel qual è più probabile che il pubblico al quale si indirizzano stia vedendo o
ascoltando.
Dare controinformazione rispetto ai produtto-
193
194
ri di tabacco riduce la vendita di sigarette.
La diffusione di informazioni relative alle conseguenze del consumo di alcol, pur influenzando gli atteggiamenti e le intenzioni in
merito al consumo, non sembrano avere particolare riscontro nei confronti del comportamento.
Promuovere restrizioni sull’uso del tabacco
nei luoghi di lavoro pubblici e privati influenza la vendita di sigarette ed il loro consumo
da parte di giovani ed adulti.
Le leggi che tutelano l’“aria pulita” in ambienti chiusi, riducono l’esposizione al fumo passivo e contribuiscono a modificare le norme
relative all’accettabilità sociale del fumo.
Promuovere la formazione dei gestori degli
esercizi che servono bevande alcoliche e rafforzare le leggi in merito.
Incrementare la responsabilità legale di chi
vende o serve alcolici.
Incrementare il prezzo di alcol e tabacco riduce la prevalenza del loro consumo.
Incrementare l’età minima per l’acquisto di
alcol a 21 anni decrementa il consumo di
alcolici fra i giovani e i problemi alcol-correlati come gli incidenti stradali.
Limitare la densità degli esercizi di vendita di
alcol.
Impiegare strategie di cittadinanza attiva per
ridurre la vendita di sostanze illegali e la
microcriminalità connessa.
Applicare le leggi relative all’età minima legale per l’acquisto di alcol e tabacco in modo
chiaro ed efficace.
La comunità può influenzare attraverso feedback positivi e negativi i venditori di alcol e
tabacco, al fine di rispettare le norme vigenti.
Attuare frequentemente operazioni di controllo riduce la non salvaguardia delle norme
da parte dei rivenditori.
Perfezionare le leggi definite "consumo e
perdo" in relazione alle quali ad esempio vi
possa essere la sospensione della patente di
guida in caso di consumo di alcol o di altre
sostanze.
Mettere in atto leggi e politiche di prevenzione della guida pericolosa in quanto riducono
il numero di incidenti dovuti al consumo di
alcol nella popolazione generale ed in particolare fra i giovani.
Implementare le leggi esistenti in relazione
alla guida pericolosa incrementa la percezione del rischio di essere sanzionato per guida
associata a consumo di alcol.
Associare ai posti di blocco stradali l’utilizzo
dell’etilometro.
Revocare patenti di guida in caso di guida
associata a consumo di alcol.
Fermare o sequestrare il veicolo ai soggetti
fermati per guida pericolosa e in stato di
ebbrezza.
Rafforzare politiche e leggi specifiche per la
guida associata al consumo di alcol nei conducenti minorenni in quanto questo riduce le
morti per incidenti stradali fra i giovani.
A questa schematica lista è necessario
aggiungere degli specifici elementi di approfondimento, che sono stati ampliamente trattati nel quarto capitolo, per quanto riguarda la
prevenzione in campo alcologico e nel settimo, per quanto riguarda le meta-analisi. In
primo luogo, va sottolineato come specifici
interventi su disponibilità di alcol ai minorenni e aumento di tasse e prezzi di alcolici,
interventi indirizzati ai gestori di esercizi che
vendono e servono alcolici, disponibilità di
alcol nell’intera comunità, azioni dirette all’orario ed ai giorni di vendita ed interventi di
prevenzione di comunità atti a regolare,
modificare e migliorare le leggi e le politiche
che riguardano il consumo di alcol, incidono
fortemente sulle abitudini alcoliche dei giovani.
Soprattutto in merito a quest’ultima tipologia
di intervento si sottolineano alcune importanti conclusioni riportate dal CSAP (1999):
I. Gli interventi di prevenzione di comunità,
atti a controllare la disponibilità di alcol,
portano allo sviluppo di concomitanti attività preventive focalizzate sullo stesso;
II. Gli interventi di prevenzione di comunità, atti a controllare la disponibilità di alcol,
possono essere utilizzati al fine di incrementare l’efficacia di programmi di prevenzione che mirano alla riduzione del
consumo di alcol;
III. Le iniziative organizzate dalla comunità
possono essere associate alle campagne
promosse dai mass-media, al fine di incrementare la diffusione e la discussione inerenti le problematiche relative alla disponibilità di alcol ed i necessari cambiamenti
nelle leggi locali e nelle politiche;
IV. Lo sviluppo dei punti della rete permette il mantenimento dei cambiamenti relativi alle politiche sulla disponibilità dell’alcol
ed alla promozione di ulteriori attività di
prevenzione.
L’ambito scolastico è stato oggetto di specifici approfondimenti, sia attraverso un capitolo
dedicato all’analisi di programmi europei
gentilmente fornito da Gregor Burkhart e
Lorena Crusellas dell’EMCDDA (Cap. 6), sia
grazie al capitolo dedicato alle meta-analisi
(Cap. 7).
Gli studi meta-analitici sulla prevenzione dell’abuso di sostanze a scuola della Tobler
(1993, 1997a), una delle più importanti studiose in questo campo, hanno dimostrato
che i programmi che funzionano meglio sono
quelli che utilizzano strategie di tipo interattivo e che pongono l’accento sul coinvolgimento e lo scambio di idee tra studenti rispetto a quelli che non utilizzano strategie interattive. Si è giunti, così, all’importante conclusione che fornire informazioni aumenta le
conoscenze e la consapevolezza degli effetti
negativi delle sostanze, ma non modifica i
comportamenti legati all’uso di queste.
Conclusioni simili sono state tratte anche
dalle meta-analisi sugli interventi di prevenzione del fumo di tabacco. Secondo queste
ricerche, quindi, l’approccio di tipo informativo produce cambiamenti nelle conoscenze,
ma gli interventi di tipo partecipativo hanno
un impatto maggiore sugli atteggiamenti e sul
comportamento.
Dato che la scuola è considerata l’ambito
naturale della prevenzione, in quanto “contenitore educativo” che può raggiungere tutti gli
adolescenti, e che i programmi di prevenzione in ambito scolastico sono i più numerosi,
valutati più accuratamente e maggiormente
implementati, si ritiene utile riportare una lista
di domande proposte dal NIDA (1997), che
possono aiutare gli operatori nella strutturazione di programmi scolastici di prevenzione
delle dipendenze basati su principi di evidenza scientifica:
● I programmi preventivi sono di natura continuativa, cioè si rivolgono ai ragazzi dal
momento in cui cominciano la scuola materna alla loro uscita dalla scuola media superiore? Se non è così, raggiungono almeno i
ragazzi durante il difficile momento che caratterizza gli ultimi anni delle scuole medie inferiori ed i primi delle scuole superiori?
● I programmi preventivi sono strutturati
lungo più anni di intervento (dalla scuola
media inferiore a quella superiore)?
● I programmi preventivi utilizzano interventi
verificati e standardizzati, caratterizzati dalla
presenza di specifico materiale per gli studenti e strutturati su un piano d’azione precedentemente identificato?
● I programmi preventivi, al fine di incrementare nei ragazzi le abilità di rifiuto delle
sostanze, utilizzano metodologie attive
(modeling, role playing, discussione, feedback di gruppo, rinforzo, generalizzazione,
ecc.)
● I programmi preventivi incrementano il
legame sociale dei ragazzi con la scuola e la
comunità?
● I programmi preventivi si focalizzano:
1. sull’incremento della competenza sociale
(comunicazione, auto-efficacia, assertività) e sullo sviluppo di abilità di rifiuto delle
sostanze adeguate alla cultura ed al livello di sviluppo del target?
2. promuovono l’influenza positiva da parte
dei pari?
3. promuovono le norme sociali contro il consumo di sostanze?
4. evidenziano metodologie atte ad incrementare abilità?
5. utilizzano un adeguato numero di sessioni d’intervento (da 10 a 15 nel primo anno
di intervento e da 10 a 15 nella successiva annualità come rinforzo)?
● Al fine di massimizzare i benefici, i programmi preventivi assicurano il ricorso ad un
disegno d’intervento efficace?
● Viene utilizzata una periodica valutazione
al fine di determinare se il programma risulta
efficace?
8.2. Alcune considerazioni conclusive
Negli ultimi vent’anni, grazie ai numerosi
studi condotti a livello internazionale ed europeo, la prevenzione basata sull’evidenza ha
assunto sempre maggiore importanza nell’identificazione di pratiche preventive in grado
di raggiungere risultati soddisfacenti ed efficaci. I programmi ai quali la prevenzione
“science-based” fa riferimento sono, infatti,
analizzati da esperti del settore sulla base di
criteri prestabiliti evidenziati dalla ricerca
empirica, esplicano una teoria di riferimento,
utilizzano una chiara metodologia di ricerca e
possono affermare che gli effetti ottenuti
sono correlati al programma implementato e
non ad altre variabili esterne.
Numerosi ed importanti sono, quindi, i progressi registratisi in questo campo, soprattutto a livello internazionale, anche se non si
195
196
può non segnalare il fatto che, data la complessità dell’argomento, vi siano ambiti che
ancora necessitano di ulteriori ricerche ed
approfondimenti. Più problematica risulta la
situazione a livello europeo, dove la prevenzione basata sull’evidenza è alla ricerca di
conferme a sostegno della sua crescita;
importanti punti di partenza, quanto meno
per far circolare le conoscenze fra gli operatori delle dipendenze, sono le banche dati
europee EDDRA (Exchange on Drug
Demand Reduction Action Information
System), la banca dati europea dei progetti di
riduzione della domanda in Europa, ed EIB
(Evaluation Instrument Bank), la banca dati
degli strumenti di valutazione, entrambe
dell’EMCDDA.
Nel corso della pubblicazione, analizzando le
più autorevoli fonti della prevenzione basate
sull’efficacia, si è più volte messo in luce che
la prevenzione sta, pian piano, abbandonando la sterile staticità delle teorie eziopatogenetiche per far ricorso ad un approccio preventivo focalizzato sui fattori di rischio e di
protezione. Pur riconoscendo l’importanza
dei modelli teorici di riferimento, questo
importante progresso permette di uscire dalle
logiche delle singole “scuole di pensiero”, dal
continuo dibattito sugli assunti e sulle teorie
di riferimento e contribuisce a stabilire una
comune base di partenza tra gli operatori
coinvolti, al di là dell’orientamento del singolo.
La prevenzione basata sui fattori di rischio e
di protezione necessiterebbe, però, di ulteriori approfondimenti che consentirebbero l’allestimento di interventi sempre più mirati.
Secondo gli autori, in primo luogo andrebbero ricercati i fattori specifici di genere, in
quanto da più parti è stato riscontrato l’aumento di ragazze adolescenti che consumano sostanze legali ed illegali. In secondo
luogo, andrebbe colmata la carenza di ricerche sui fattori specifici relativi alle diverse
modalità di consumo maggiormente diffuse
fra i giovani (consumo occasionale e sperimentale piuttosto che consumo dipendente,
ecc.) e del fenomeno del policonsumo.
Attualmente, la prevenzione delle dipendenze basata sull’efficacia ha, quindi, tracciato
una nuova strada da percorrere, definendone
presupposti ed orientamenti. È necessario,
ora, continuare e procedere lungo questa via
che ha reso possibile il raggiungimento di
così importanti risultati e, per fare ciò, un
primo passo indispensabile è favorire la diffusione delle conoscenze acquisite fra gli operatori delle diverse agenzie. Con questa pubblicazione si desidera, proprio, offrire a chi si
occupa di prevenzione una panoramica, la
più completa possibile, della prevenzione
basata sull’evidenza e dei progetti che ad
essa fanno riferimento. Molti degli esempi
descritti, infatti, permettono di esplicitare e
comprendere chiaramente quali siano i criteri da soddisfare per garantirne l’efficacia. Pur
riconoscendo, quindi, la necessità di allontanarsi da un intervento “fai da te”, estremamente ricco di elementi creativi ma poco
riproducibili e valutabili, sembra importante
sottolineare che anche l’opposto, cioè un’applicazione troppo rigida di principi efficaci,
non possa essere considerata una “buona
prassi”. Le buone prassi, infatti, si basano
anche sulla contestualizzazione degli interventi rispetto alle specificità di target,
ambiente, rete territoriale, risorse, ed utilizzano tecniche, strategie e principi per realizzare al meglio una prevenzione basata sull’evidenza scientifica e su relazioni educative
significative.
La prevenzione “science-based” pone come
presupposto dell’efficacia dell’intervento l’adeguatezza del processo che si sviluppa
attraverso la programmazione, la progettazione, l’implementazione e la valutazione. A
questo proposito, non si può fare a meno di
notare che, mentre per le prime tre esiste
una vasta e accreditata letteratura, per la
valutazione non è così. Nonostante le tecniche di valutazione inizino ad essere diffuse
ed utilizzate, si registra la mancanza di lineeguida comuni che possano permettere la
definizione di specifici strumenti e l’implementazione di un processo di valutazione
adeguato e condiviso.
Inoltre, poichè appare fondamentale che la
valutazione entri a pieno titolo nei programmi, anche in termini di verifica costi-benifici, è
necessario investire su di una specifica formazione degli operatori del settore. Accanto
all’acquisizione di tecniche e competenze
professionali, è necessario stimolare un cambiamento culturale che permetta di vedere
nel processo di valutazione una risorsa e non
una mera modalità di controllo o di esercizio
accademico.
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