Scuola di Scienze della Salute Umana Corso di Laurea in Scienze Infermieristiche L/SNT 1 Ospedale per Intensità di cure : gli effetti di un cambiamento organizzativo e assistenziale. I risultati di un’indagine qualitativa sugli Infermieri del nuovo Ospedale San Jacopo. Relatore Rossella Aiardi ____________ Candidato Barbara Mangoni ____________ Anno Accademico 2013/2014 “Virtute duce, comite fortuna” Marco Tullio Cicerone Ringraziamenti Non è facile ringraziare, in poche righe, tutte le persone che hanno contribuito allo sviluppo di questa tesi di laurea. Sono stati in tanti a dare il proprio apporto alla mia carriera universitaria ed a questo lavoro. Per prima cosa vorrei ringraziare i miei genitori, due persone straordinarie che si sono dimostrati sempre in grado di gestire ogni situazione, che hanno sempre creduto in me, incoraggiandomi e sostenendomi in ogni scelta. E’ a loro che dedico questo lavoro. Ringrazio i miei nonni, che si sono sempre interessati di ogni mio passo e di ogni mio progresso, che mi hanno sempre, incondizionatamente, dimostrato affetto ed amore. Un ringraziamento particolare va a Matteo: il mio ragazzo, il mio sostegno, la mia parte razionale. In questi tre anni mi è sempre stato accanto aiutandomi nei momenti di difficoltà, rassicurandomi nei momenti di paura e dandomi sempre la carica necessaria per affrontare le difficoltà. Ringrazio le mie amiche, Martina e Gioia. Con loro ho condiviso i momenti più belli di questi tre anni: paure, ansie, risate, soddisfazioni e traguardi. Si sono dimostrate non solo delle compagne ma anche delle amiche, e sono sicura che saranno altrettante le esperienze che condivideremo insieme. Infine, un grandissimo ringraziamento va alla persona che mi ha seguito, con particolare attenzione alla stesura di questa Tesi: la mia Relatrice, Rossella Aiardi. La mia gratitudine va particolarmente a lei, che ha accolto il mio progetto con una cordialità ed un entusiasmo unico, che ha sempre trovato il tempo di ascoltarmi ed aiutarmi guidandomi in ogni decisione. Con lei ho avuto il piacere di lavorare, ma soprattutto ho avuto il piacere di conoscere una persona disponibile e solare. Ringrazio infine, tutte le persone che mi sono state vicine in questi anni, che anche per un secondo si sono interessate a me perché molte volte, anche solo un gesto è stato fonte di grande ispirazione. INDICE INTRODUZIONE.........................................................................................................1 CAPITOLO 1................................................................................................................3 1.1 I mutamenti del contesto socio-sanitario italiano........................................................4 1.2 La professionalizzazione infermieristica: un'opportunità di sviluppo organizzativo.....................................................................................................................5 CAPITOLO 2 : OSPEDALE PER INTENSITA’ DI CURA........................................7 2.1 Il modello Lean nell'Intensità di cure..........................................................................9 2.2 La centralità del paziente...........................................................................................10 2.3 I Professionisti del cambiamento...............................................................................11 2.4 La multidisciplinarietà e l'integrazione tra i professionisti........................................13 CAPITOLO 3 : IL NUOVO OSPEDALE SAN JACOPO..........................................16 3.1 Verso l'Ospedale per Intensità di cura.......................................................................17 3.2 Gli Infermieri dentro il cambiamento........................................................................18 3.2.1 Il modello di assistenza infermieristica: il Primary Nursing..................................18 3.2.2 L’Infermiere di riferimento e l’Infermiere associato, protagonisti del cambiamento....................................................................................................................19 3.2.3 Gli Infermieri esperti: i DS Professional................................................................20 3.2.4 La Cartella Clinica Integrata...................................................................................21 3.2.5 L’approccio Lean: la metodologia delle 5S e l’organizzazione per cellula..........21 3.3 Il trasferimento nel nuovo Presidio: un evento a portata storica...............................22 3.4 Il complesso ospedaliero del nuovi San Jacopo........................................................22 CAPITOLO 4 : INDAGINE QUALITATIVA SUGLI INFERMIERI DEL NUOVO SAN JACOPO.............................................................................................................26 4.1 Introduzione...............................................................................................................26 4.2 Revisione dalla letteratura.........................................................................................27 4.3 Quesito narrativo.......................................................................................................29 4.4. Ipotesi di ricerca.......................................................................................................29 4.5 Progetto e disegno di ricerca.....................................................................................30 4.6 Materiali e metodi.....................................................................................................32 I 4.7 Presentazione dei dati della ricerca ..........................................................................34 4.7.1 Descrizione del campione......................................................................................34 4.7.2 Confronto dei dati tra Aree Funzionali e risultati del campione Totale................39 4.8 Risultati.....................................................................................................................75 4.9 Conclusioni e limiti dello Studio.............................................................................. 92 CONCLUSIONI FINALI................................................................................................97 SITOGRAFIA E BIBLIOGRAFIA.................................................................................98 ALLEGATO..................................................................................................................102 II INTRODUZIONE Il trasferimento dell’Ospedale del Ceppo verso il nuovo San Jacopo è considerato un evento eccezionale che ha determinato la fine di un lungo periodo di attività dello storico Ospedale di Pistoia. Il trasferimento dal vecchio al nuovo Ospedale, organizzato per Intensità di Cure, ha introdotto un nuovo modello organizzativo che ha determinato negli operatori sanitari un profondo mutamento nel modo di pensare ed organizzare le cure. Lo Studio che ho deciso di portare avanti si consolida all’inizio del mio ultimo anno di tirocinio formativo, quando a soli due mesi dal trasferimento intercettavo in molti infermieri il disagio e le difficoltà che notavano nel far fronte ai diversi bisogni assistenziali delle persone ricoverate nelle diverse specialistiche all’interno dello stesso setting. Ad un anno circa dal trasferimento, ho deciso quindi di approfondire le ricadute del nuovo modello organizzativo dell’ospedale San Jacopo, nell’esperienza professionale degli infermieri. Lo scopo dello studio è stato di analizzare come il nuovo modello influenza lo sviluppo dell’autonomia e della responsabilità dell’infermiere, l’adesione all’innovazione tecnologica, strutturale e organizzativa introdotta ed il rispetto dei principi relativi alla centralità della persona assistita e dell’integrazione multidisciplinare. Inoltre la ricerca ha esplorato il livello di soddisfazione generale del personale infermieristico ed ha evidenziato le criticità e le possibili soluzioni ai problemi rilevati dopo il trasferimento. La Tesi è stata redatta da Febbraio ad Agosto 2014 e la ricerca è stata condotta su un campione interamente impiegato nel nuovo Ospedale San Jacopo. La prima parte della Tesi descrive il contesto dove si colloca il nuovo modello organizzativo e la necessità di riorganizzare gli ospedali alla luce dei cambiamenti presenti nel nuovo panorama sanitario italiano. Il secondo capitolo descrive in linea generale il modello e gli elementi chiave dell’organizzazione per Intensità di cure. Il terzo capitolo espone il passaggio dal vecchio al nuovo ospedale e l’esperienza di coinvolgimento e partecipazione degli infermieri. La seconda parte della Tesi presenta la Ricerca qualitativa-conoscitiva condotta sul personale infermieristico che lavora nell’ospedale San Jacopo. I dati ottenuti hanno 1 permesso di realizzare uno screenshot della situazione attuale a circa un anno dal trasferimento e ha esplorato gli effetti del cambiamento organizzativo e assistenziale nell’esperienza degli infermieri che operano nell’Ospedale San Jacopo. 2 CAPITOLO 1 “Il primo requisito di un ospedale dovrebbe essere quello di non far del male ai propri pazienti” Florence Nightingale La riorganizzazione dei modelli assistenziali in sanità viene definita nella letteratura di economia sanitaria anglosassone con il termine di “health care redesign”, un termine in rapida evoluzione che non è un modo diverso per indicare cambiamento o riorganizzazione, ma semmai una trasformazione radicale finalizzato al miglioramento della qualità dei servizi. Il termine “health care redesign” segna la trasformazione delle tradizionali pratiche assistenziali per arrivare a fornire il miglior processo per un’erogazione rapida ed efficace delle cure, muovendosi nella prospettiva della persona assistita, ridisegnando i percorsi assistenziali con lo scopo di rimuovere gli ostacoli e le potenziali fonti di errore, assicurando decisamente la qualità delle cure. Per capire bene i cambiamenti nei modelli assistenziali in Italia è necessario richiamare la riforma Blair nel National Helath System (NHS) inglese, che colloca il tema della qualità dell’assistenza come dovere istituzionale delle aziende e responsabilità primaria dei clinici. Tale riforma ha costituito un modello importante per alcune realtà regionali italiane (ad es. Toscana ed Emilia Romagna), delineando prospettive innovative sul funzionamento aziendale. In questa direzione si colloca la Legge Regionale 40 del 2005 che in Toscana stabilisce la riorganizzazione fondata sulla nuova concezione di ospedale basato sull’intensità di cure, dove viene superato il concetto di reparto o specialità articolando il livello di cura richiesto, sulla base del caso clinico, della complessità assistenziale (medica e infermieristica), della tecnologia disponibile, delle competenze presenti, dal tipo, quantità e qualità del personale assegnato. (1) Le grandi Riforme Italiane del Sistema Sanitario che si sono succedute negli anni hanno determinato una grande svolta nel panorama sanitario: la prima introdotta con la Legge 833/78 che istituisce il Servizio Sanitario Nazionale, chiude definitivamente l’era mutualistica ponendosi obiettivi di maggiore omogeneità, equità ed efficienza per la 3 tutela della salute di tutta la comunità. Con il D.Leg. vo 502 del 30 Dicembre 1992 (e successive modifiche) il sistema sanitario viene articolato su tre livelli (Stato, Regioni, Azienda), la USL diventa “Azienda pubblica di servizio”, con personalità giuridica pubblica, dotata di autonomia organizzativa, amministrativa, contabile, patrimoniale e tecnica. Con l’emanazione del D.L. vo 229/99 si realizza la cosiddetta Riforma Ter, che determina un rilancio del SSN e si conferma che le ASL sono Aziende con personalità giuridica pubblica ed autonomia imprenditoriale e funzionamento diretto da un atto aziendale del tutto privato. Trasformare le USL in Aziende significa dunque introdurre a livello gestionale i principi di efficacia, efficienza, qualità ed economicità. La tendenza sempre più condivisa è quella che vuole una rete fatta di poche strutture ad elevata complessità assistenziale, intorno a cui si articola l’insieme dei presidi ospedalieri di minore complessità e quelli territoriali. L’ospedale di ieri organizzato intorno al sapere medico e su specialistiche differenziate, fondato su un’unica figura primaria e costruito con un’architettura a padiglioni che rimanda al concetto di separatezza, viene superato da nuovi modelli ospedalieri che intendono rispondere ai cambiamenti socio culturali avvenuti nel nostro paese negli ultimi 20 anni. Le tradizionali modalità organizzative di presa in carico del paziente, di prassi medica ed assistenziali appaiono insufficienti a rispondere in modo efficace al cambiamento in atto: il principio di “hosting” tipico dei modelli tradizionali di ospedale, è superato dal principio di case managment che assicura la presa in carico della persona assistita mediante un’assistenza personalizzata, unica e globale. L’obiettivo è quello di mettere al centro della struttura il paziente e organizzare l’assistenza per intensità di cura: ciascun paziente indirizzato verso un percorso unico con riferimenti sanitari certi (Medico Tutor/ Infermiere Referente), per favorire l’appropriatezza nell’uso delle strutture ed un’assistenza continua e personalizzata. 1.1 I mutamenti del contesto socio-sanitario italiano Il modo di “fare sanità”, di pensare e organizzare l’assistenza ospedaliera è profondamente mutato. 4 Il progressivo invecchiamento della popolazione ha generato un aumento della domanda di servizi in particolare rivolti al trattamento delle patologie cronico degenerative che richiedono un’elevata componente socio-sanitaria con spostamento dei servizi verso il territorio e per converso, crescenti aree di utilizzo improprio dell’ospedale. La straordinaria evoluzione delle scoperte scientifiche e tecnologiche ha determinato l’utilizzo di procedure diagnostiche-terapeutiche innovative ed efficaci, con riflessi vantaggiosi sulla qualità di vita dei pazienti. La consapevolezza dei propri diritti, la valutazione della qualità percepita dei servizi, delle prestazioni erogate e del comfort delineano un tipo di utenza attivamente coinvolta nel processo di cura. All’interno di questo quadro di riferimento con un sistema di risorse economiche finite, s’impone una riorganizzazione dell’offerta dei servizi sanitari ed una ripensamento degli ospedali tradizionali basati sulle divisioni e servizi e sulla “proprietà” delle risorse produttive da parte di tale unità organizzative. In questo scenario si colloca anche uno straordinario mutamento del ruolo infermieristico che diventa protagonista e artefice, al pari di altri professionisti, del cambiamento veicolato con i nuovi modelli di riorganizzazione degli ospedali. 1.2 La professionalizzazione infermieristica: un’opportunità di sviluppo organizzativo L’ospedale organizzato per intensità di cure nutre l’idea di utilizzare e valorizzare le competenze dei professionisti che vi operano. Un’idea di fondo dell’ospedale ad intensità di cura è anche quello di valorizzare le competenze professionali degli infermieri che in altri paesi di sono sviluppate ben prima che in Italia. Nel nostro paese gli infermieri per molti anni sono stati tenuti in una posizione ancillare. Da metà degli anni ’90, si è avuta una professionalizzazione del ruolo infermieristico che ne ha fatto non più una professione ausiliare, ma dotata di una propria autonomia; lo ricorda il profilo dell’infermiere del 1994 che riporta: “ l’infermiere è l’operatore sanitario che, in possesso del diploma universitario abilitante e dell’iscrizione all’albo professionale è responsabile dell’assistenza generale infermieristica”. (2) L’evoluzione giuridica e deontologica degli ultimi due decenni, il progressivo consolidamento anche in ambito universitario e l’evoluzione delle competenze della professione infermieristica, vede nell’ospedale per intensità di cure un ambito di sperimentazione possibile di questo processo di cambiamento. La gestione del paziente 5 è affidata agli infermieri che, nell’ambito di autonomia e di collaborazione con il medico e gli altri professionisti, progettano il percorso di cura della persona ricoverata, dall’ingresso alla dimissione, pianificando, dove necessita, un percorso di continuità assistenziale. Per il personale infermieristico si allarga il campo delle competenze per la gestione dell'assistenza avanzata, si espande l’ambito delle responsabilità nella presa in carico della persona ricoverata e del caregiver, si ampliano i processi di integrazione e i momenti comuni tra medici e altri professionisti compresa la necessità di disporre di strumenti comuni per garantire la continuità delle informazioni e documentare la presa in carico complessiva del paziente. Si individuano nuovi ruoli che nell’organizzazione per intensità di cure, richiedono una specifica competenza: infermiere di cellula, infermiere di processo, infermiere referente sono figure presenti nei vati livelli di cura a ciclo continuo. E ancora infermiere facilitatore della continuità assistenziale, infermiere bed manager per la gestione efficace ed appropriata dei flussi dei pazienti, infermiere esperto con particolari competenze in assistenza avanzata, infermiere gestionale con indirizzo organizzativo. Nei documenti delle Società Scientifiche Mediche e del Coordinamento Regionale dei Collegi Provinciali IPASVI si afferma il chiaro riferimento alla presa in carico interprofessionale con lo sviluppo di un nuovo modello organizzativo dell'assistenza nei reparti di degenza con l'introduzione delle unità infermieristiche. Nel documento si legge “L'introduzione negli ospedali toscani delle unità infermieristiche è il singolo cambiamento organizzativo che maggiormente sfida la cultura e le pratiche tradizionali. Nello stesso tempo è anche il cambiamento veramente nucleare della nuova organizzazione”. (3) L’idea di vivere un’opportunità altamente professionalizzante sfida l’infermiere ad una partecipazione attiva al cambiamento in linea con la richiesta di autonomia e responsabilità (prevista nei riferimenti giuridici della L.42/99 e della 251/00) verso la quale è chiamato. Il ruolo ancillare dell’infermiere, lo scarso potere di decisionalità nel processo di cura, sembrano ormai perdere il passo di fronte a un infermiere in grado di acquisire nuove capacità di gestire in autonomia l’assistenza, integrare sapere e processi clinici e contribuire all’ aumento dell’efficienza e dell’appropriatezza nell’uso delle risorse e delle strutture a disposizione. 6 CAPITOLO 2 OSPEDALE PER INTENSITA’ DI CURA “L`ospedale viene visto come una risorsa estrema, da usare solo quando è indispensabile e per il tempo strettamente necessario e deve essere ideato ed organizzato ponendo al centro il paziente, con la sua esigenza di cura ed i suoi bisogni d`assistenza” (4) Mauri M, 2003 L’ospedale per Intensità di cura sta per “nuovo modello di ospedale” che significa “la parte per il tutto”. E’ un nuovo modello organizzativo che si colloca contemporaneamente ad un generale e ormai lungo cambiamento dell’ospedale, volto a caratterizzarsi sempre di più come un luogo di cura e ricovero per le acuzie, che trova un supporto importante nei servizi territoriali che promuovono la continuità assistenziale Già a partire dagli anni ’60 l’OMS e altri organismi scientifici e di ricerca hanno proposto un sistema basato sulle “cure graduate e progressive”. Tale suggerimento è stato ripreso anche dalla Direttiva C.E.E. 21.2.1977 e prevede l’introduzione di settori differenziati di cura secondo il modello sperimentato negli USA da Haldeman e Thomas fin dal 1959. (5) La necessità di un nuovo scenario ospedaliero è stata dettata da una serie di fattori che, in maniera più o meno incisiva hanno contribuito al cambiamento. Il nuovo ospedale per intensità di cura modifica in maniera radicale la sua conformazione strutturale, in modo da permettere un’interazione continua tra i diversi livelli di cura. La configurazione del nuovo ospedale presuppone un decentramento delle attività assistenziali sul territorio e una forte integrazione ospedale-territorio con una rimodulazione dei percorsi intraospedalieri e ospedale-territorio, in un’ottica che pone al centro i bisogni del cittadino. Il modello organizzativo che ne scaturisce richiede un importante cambiamento nella mentalità e nel modus operandi di tutti gli operatori sanitari, con una sostanziale 7 revisione del ruolo degli infermieri e un’organizzazione per processi con approccio multidisciplinare e multiprofessionale . (6) Il nuovo Ospedale prevede diversi livelli di cura che vengono scelti e verso i quali viene indirizzato il paziente in base alla valutazione della sua instabilità clinica e complessità assistenziale. Ma che cosa sono l’instabilità clinica e la complessità assistenziale? L’instabilità clinica è legata alle alterazioni fisiologiche che presenta la persona: è correlata alle alterazioni e all’evoluzione del quadro clinico e alla comorbilità. La complessità assistenziale risponde alla performance necessaria a soddisfare i bisogni di assistenza del singolo paziente, che troverà quindi, collocazione all ’interno delle Aree di Degenza a seconda della necessità di intervento di professionisti quantificati. (7) Maggiore è l’instabilità clinica e la complessità assistenziale , più elevato è il livello di cura richiesto. Minore è l’instabilità clinica e la complessità assistenziale , meno intenso sarà il livello di cura richiesto. I due concetti però possono essere disgiunti, poiché: - A bassa instabilità clinica può accompagnarsi alta complessità assistenziale (sia medica che infermieristica). - Generalmente alta instabilità clinica richiede alta complessità assistenziale. L’assistenza per intensità di cura prevede quindi tre livelli: - un livello di Alta Intensità (livello 1) che comprende che comprende i setting intensivi (Rianimazione) e sub-intensivi; - un livello di Media Intensità (livello 2) che comprende i setting suddivisi per aree funzionali (medica e chirurgica); - un livello di Bassa Intensità (livello 3) dedicato ai pazienti post-acuti. Un elemento fondamentale nell’impianto strutturale del modello è il DEA (Dipartimento Emergenza Accettazione) che ha un’importante ampia funzione di filtro e di inquadramento dell’utente in termini di instabilità /complessità. Il DEA stratifica clinicamente il paziente e lo invia al livello appropriato. I termini e i confini della presa in carico da parte del DEA e le indicazioni ed i criteri dell’invio dei pazienti nell’area di degenza devono essere discusse dai Direttori di Dipartimento e descritte in protocolli condivisi. Il filtro del DEA deve poter agire in tutte le direzioni: ricovero nel livello e nel setting appropriato, rientro a domicilio, presa in carico dell’area ambulatoriale e del 8 day service, sia come sentiero immediato e veloce ( fast track) sia come continuità di una degenza. (8) 2.1 Il Modello Lean nell’Intensità di cure Nel nuovo Ospedale per Intensità di Cura non cambia solo la struttura organizzativa dei reparti ma assistiamo ad un radicale cambiamento di pensiero , che diventa linea guida. Migliorare le prestazioni aziendali , focalizzare l’attenzione sulle attività che apportano valore ai clienti e ai professionisti , ridurre gli sprechi : queste sono le esigenze che accomunano oggi tutti i contesti aziendali. In risposta a queste necessità è stata trovata una soluzione : il Lean Thinking . “Il Lean thinking non è un programma di riduzione costi, ma una strategia di gestione che è applicabile a tutte le organizzazioni in quanto ha a che fare con il miglioramento dei processi i. Tutte le organizzazioni, incluso quelle sanitarie, sono composte da una serie di processi o da insiemi di azioni, orientati a creare valore per coloro che li utilizzano o dipendono da essi (pazienti)” (9) Il modello Lean Thinking (pensiero snello), nasce in Giappone nel mondo automobilistico, dove l’industria Toyota, nel secondo dopoguerra per la prima volta applica questa strategia per ridurre gli sprechi, aumentando la produttività , la qualità e la sicurezza dei propri prodotti. Questo modello è stato poi progressivamente adottato da diverse industrie occidentali ed in seguito all’interno delle aziende e dei servizi , tra i quali quelli sanitari. Il modello Lean si pone come presupposto l’attenzione verso il paziente e più in generale la ricerca e l’osservazione per dare valore al cliente. La Lean è una metodologia che si concretizza su più fasi: osserva i processi , li analizza , li modifica generando processi senza sprechi e a favore del paziente. Tutte le attività che generano valore devono essere industrializzate e standardizzate in modo da poter essere applicate con successo da persone adeguatamente addestrate. Il Lean Thinking rappresenta quindi una metodologia organizzativa finalizzata ad apportare valore aggiunto ai prodotti e/o servizi di un’organizzazione , attraverso una innovativa analisi per processi. La finalità dell’approccio Lean è quella di produrre di 9 più con un minor consumo di risorse, guadagnando così un importante vantaggio competitivi per poter rispondere in modo più efficace alle esigente del cliente. (10) La Filosofia Lean Thinking per poter mettere in atto tutti i processi di sintesi e ottimizzazione si avvale di una metodologia denominata Metodologia delle 5S. La metodologia 5S racchiude in cinque passaggi un metodo sistematico e ripetibile per l'ottimizzazione degli standard di lavoro e quindi per il miglioramento delle performance operative: 1. Seiri - separare: separa ciò che ti serve da ciò che non è funzionale all'attività e quindi crea disturbo e disordine, quindi spreco di tempo o di risorse. 2. Seiton - riordinare: metti a posto tutto quello che è utile. 3. Seiso - pulire: tieni tale ordine costante e pulisci, un ambiente pulito ed ordinato è un ambiente che "non nasconde" le inefficienze. 4. Seiketsu - sistematizzare o standardizzare: definisci delle metodologie ripetitive e canonizzate da utilizzare per continuare queste attività di razionalizzazione delle risorse e degli spazi lavorativi. 5. Shitsuke - diffondere o sostenere: fai che questo modo di pensare ed agire sia pervasivo per tutte le attività aziendali. (11) I principi fondamentali intorno ai quali ruota l’Ospedale per intensità di cura sono : la centralità del paziente, l’implementazione di nuovi ruoli professionali, la multidisciplinarietà e l’integrazione tra i professionisti. 2.2 La centralità del paziente L’ospedale “per Intensità di cura” supera il concetto di Reparto o di Unità operativa per garantire la più completa integrazione delle diverse competenze professionali necessarie per trattare le diverse patologie . Nell’ospedale organizzato per disciplina i pazienti venivano ricoverati nelle diverse unità operative in base alla specialistica medica, indipendentemente dalla severità e dal loro bisogno assistenziale; nell’ospedale organizzato per intensità di cura al centro è il bisogno assistenziale del paziente, che varia in base alla sua instabilità clinica e alla complessità assistenziale richiesta. 10 Ciò significa che pazienti con bisogni assistenziali sovrapponibili sono allocati in aree omogenee. La centralità del paziente diventa l'elemento guida dell'idea del nuovo ospedale, in un'interazione efficace tra paziente e infermiere, tra paziente e medico. (12) Figura 1 “Il paziente al centro di un sistema integrato” Diversamente dal vecchio modello non è più il paziente a spostarsi da un Reparto all’altro, ogni degente sarà allocato in un area specifica e attorno a lui ruotano tutti i professionisti e invertendo la logica tradizionale. La centralità del paziente, intesa in questo modo, promuove la continuità assistenziale: il paziente infatti viene inserito in un percorso diagnostico-terapeutico-assistenziale che si pone come obiettivo finale il suo benessere e lo assiste dal momento del ricovero fino al momento della dimissione, dove poi, se necessario sarà seguito dal servizio territoriale. 2.3 I Professionisti del cambiamento Diversamente dal vecchio modello non è più il paziente a spostarsi da un Reparto all’altro, ogni degente sarà allocato in un area specifica e attorno a lui ruotano tutti i professionisti e invertendo la logica tradizionale. Il nuovo modello presuppone che l’ Area Funzionale sia il livello ottimale per le principali funzioni gestionali (gestione letti e gestione risorse), coerentemente occorre sviluppare le figure del Responsabile di Area e dell’Infermiere Coordinatore di Area. Le tradizionali figure di gestione sia mediche (Direttore UO) che infermieristiche (Coordinatore) rafforzeranno conseguentemente la propria funzione sulla linea professionale (garanzia e sviluppo delle competenze cliniche, presidio dei percorsi e di una pratica evidence based). A livello dell’interfaccia diretta con il paziente emerge la 11 necessità che vi siano due figure nuove che realizzino una effettiva presa in carico: il medico tutor e l’infermiere referente. (13) Il Medico Tutor : Il Medico Tutor prende in carico il paziente quanto prima, comunque entro le 24 h dall’accettazione dello stesso, presentandosi ai familiari ed al paziente. Egli è responsabile della stesura del piano clinico e del singolo percorso sul singolo paziente e si interfaccia con il Medico di Medicina Generale che è il principale interlocutore della storia clinica e familiare del paziente. Il Medico Tutor diventa il principale referente informativo del paziente e della famiglia. Solitamente, date le sue elevate responsabilità il Medico Tutor deve possedere una elevata esperienza e competenza rispetto alla comunicazione con i pazienti e alla gestione dei processi assistenziali, da supportare attraverso percorsi formativi e da valutare e mantenere nel tempo. Quindi, dal momento del ricovero fino alla dimissione il paziente verrà affidato a un unico interlocutore, il Tutor medico, che lo seguirà in tutto il percorso diagnostico e terapeutico. Nel prendersi cura del paziente, il Tutor medico si potrà avvalere di team multidisciplinari , composti da specialisti , che verranno consultati a seconda delle esigenze di ogni singolo caso. (14) L’Infermiere Referente: come descritto nel capitolo precedente, l’ultimo decennio ha rappresentato per la professione infermieristica un periodo di profonde trasformazioni. La legge 251/00 attribuisce alla figura dell’infermiere la diretta responsabilità e gestione delle attività di assistenza infermieristica e di tutte le funzioni ad essa connessa, con autonomia professionale. Si inizia a parlare di “assistenza personalizzata”: questo nuovo concetto comporta un radicale cambiamento nella presa in carico del paziente ed introduce una nuova figura in grado di assistere la persona in maniera continuativa. In questo contesto si delinea la figura dell’Infermiere Referente. L’Infermiere Referente è la figura responsabile dell’assistenza infermieristica del paziente affidatogli e dei risultati del progetto assistenziale. I casi sono assegnati all’ Infermiere Referente in base alla sua competenza specifica per il problema presentato dalla persona o dal caregiver . (15) 12 L’Infermiere Referente ha diverse responsabilità: Approfondisce la valutazione che gli permette di accertare: - il bisogno di assistenza in previsione della dimissione (Dimissione Ospedaliera Programmata) - lei attività necessarie - gli esiti possibili e prevedibili Sviluppa l’intero programma di assistenza Individua le risorse disponibili Eroga i trattamenti complementari E il referente del paziente ma anche del gruppo e valuta insieme agli infermieri associati i risultati ottenuti Quando l’Infermiere Referente non è presente il caso viene assegnato agli Infermieri Associati. Essi erogano le prestazioni in base a ciò che ha pianificato l’infermiere Referente al fine di garantire la continuità assistenziale. Quest’ultimi devono avere elevate capacità di interpretazione delle situazioni e di mettere in atto ciò che è stato deciso aggiornando il piano in maniera continuativa. Affinchè l’infermiere possa erogare tutte le attività di assistenza avanzata è necessario l’inserimento nell’equipe di Operatori Socio Sanitari, che contribuiranno su prescrizione, allo svolgimento delle attività assistenziali ed alberghiere di loro competenza. (16) 2.4 La multidisciplinarietà e l’integrazione tra i professionisti L’organizzazione per intensità di cure, supera le tradizionali modalità di assistenza, in quanto basata su processi ad alta integrazione multidisciplinare, con riorganizzazione e differenziazione delle responsabilità cliniche, gestionali e assistenziali. La nuova organizzazione prevede quindi una forte integrazione orizzontale tra i diversi attori del sistema, con focalizzazione dell’attenzione sul processo piuttosto che sul singolo atto/compito. Tutto ciò determina la necessità di introdurre modelli di lavoro multidisciplinari per processi ed obiettivi con definizione di linee guida e protocolli condivisi. 13 La garanzia di prestazioni di alta qualità` si ottiene attraverso una stretta integrazione fra tutte le figure dell’equipe assistenziale multidisciplinare, nel rispetto delle singole e specifiche competenze. Gli strumenti di integrazione previsti dal modello per intensità di cure sono il Briefing e la cartella Clinica integrata. Briefing Nella realtà Anglosassone sono ormai diversi anni che questa modalità viene utilizzata e viene posta alla base per una buona pianificazione infermieristica. Il Briefing è un incontro tra professionisti effettuato prima o dopo una sessione di lavoro finalizzato a trasmettere informazioni, passare consegne e affrontare problemi cercandone soluzioni condivise. I protagonisti sono gli operatori impegnati nel lavoro in equipe attorno al paziente. Al briefing devono quindi partecipare attivamente medici, infermieri ed altri professionisti coinvolti nel caso, ad esempio fisioterapisti, ostetriche, logopedisti etc. Tutte le figure che sono coinvolte nel percorso diagnostico terapeutico assistenziale devono cooperare e interagire tra loro tramite una integrazione relazionale. La condivisione del caso clinico deve essere fatta entro le 24 ore dalla presa in carico tra Infermiere Referente, Medico Tutor, Infermieri associati e personale di supporto presenti nel turno. Il briefing è un metodo “snello”, quindi di breve durata mirato esclusivamente alla condivisione delle informazioni. Se tale attività è effettuata in maniera corretta, consente un ottimizzazione della condivisione del processo di cura, una adeguata valutazione dei risultati attesi e l’individualizzazione di ulteriori interventi assistenziali necessari. (17) Cartella clinica integrata Nello scenario del nuovo modello Ospedale la Cartella Clinica Integrata è lo strumento cartaceo di documentazione delle informazioni sanitarie gestite da medico ed infermiere. Gli obiettivi di questo nuovo strumento sono di uniformare i diversi linguaggi professionali, migliorare la qualità e la completezza delle informazioni a disposizione degli operatori sanitari al fine di garantire maggiore appropriatezza e sicurezza delle 14 cure attraverso uno strumento unico, interprofessionale e interdisciplinare che raccoglie tutte le informazioni legate al percorso di cura e di assistenza del paziente. La cartella clinica integrata accompagnare il paziente in tutte le fasi del processo di cura e rappresenta uno dei presupposti per la continuità assistenziale e la personalizzazione dell’assistenza. Tale strumento è costruito in modo da essere fruibile da tutti gli operatori coinvolti nel processo e deve fornire le informazioni in modo adeguato. Contiene tutte le informazioni anagrafe e socio sanitarie utili nonché i dati sintetici del ricovero e favorisce la visione immediata degli interventi medici, infermieristici e le consulenze. Si compone della “STU” ovvero di una “ Scheda Terapeutica Unica” che è uno strumento comune a medici e infermieri e si inserisce nel più ampio contesto della gestione del rischio clinico in quanto si propone come obiettivo, di evitare gli errori di terapia introducendo una simbologia uniforme e condivisa, eliminando pericolose trascrizioni, favorendo la tracciabilità e quindi la verificabilità del percorso terapeutico. (18) 15 CAPITOLO 3 “Nulla permane fuorchè il divenire” Eraclito IL NUOVO OSPEDALE SAN JACOPO La Regione Toscana nell’ultimo decennio ha avviato un percorso importante di promozione del cambiamento organizzativo , sia nell’ambito dell’assistenza ospedaliera che delle cure primarie . In particolare con la L.R 40/2005 si è per la prima volta introdotto un richiamo alla necessità di utilizzare criteri nuovi per aggiornare i modelli organizzativi e ospedalieri , proponendo una “ strutturazione delle attività ospedaliere differenziate secondo le modalità assistenziali , l’intensità di cure , la durata della degenza ed il regime di ricovero , superando gradualmente l’articolazione per reparti differenziati secondo la disciplina specialistica “ (19) Il concetto di “Intensità di cure” quindi non è il solo fattore di cambiamento che si introduce in questo nuovo scenario , ma di fatto nella prassi diventa l’elemento guida e così è stato poi identificato come nuovo modello ospedaliero. L’idea di un ospedale organizzato non per unità operative bensì per livelli di intensità di cura e di assistenza , articolato in piattaforme dove i professionisti “girano attorno al letto del paziente e cooperando su percorsi condivisi e con modalità di presa in carico chiare è da concepire come uno dei tanti strumenti che tentano di accompagnare lo scenario evolutivo sopra elencato. (20) La Regione Toscana è stata una delle Regioni, insieme all’Emilia Romagna che più velocemente ha accolto questa nuova visione rivoluzionaria del sistema sanitario e allo stesso tempo è stata una delle più veloci e rapide a trasformare questo nuovo ideale astratto in qualcosa di concreto e reale. A questo proposito uno degli eventi che negli ultimi anni ha fatto da protagonista nello scenario sanitario toscano è stato il Sistema degli Ospedali H4 , ovvero un progetto che ha permesso la costruzione contemporanea di quattro nuove strutture ospedaliere a Pistoia, Prato, Apuane e Lucca, organizzate secondo il modello per intensità di cure. 16 Figura 2 “La nuova formula per l’assistenza ospedaliera” Previsto già nel Piano sanitario regionale 2002-2004 e condiviso con il Ministero della Salute con un Accordo di Programma sottoscritto nel 2004, il progetto è gestito dal Sior - Sistema Integrato Ospedali Toscani - , l'associazione nata nel 2003 e di cui fanno parte le Asl 1 di Massa e Carrara, 2 di Lucca, 3 di Pistoia e 4 di Prato. Per la realizzazione delle strutture edilizie ospedaliere, il sistema sanitario toscano si è avvalso del Project Financing , la finanza di progetto, uno strumento innovativo di partenariato pubblico-privato: un'operazione finanziaria che, a fronte della scarsità di risorse pubbliche, consente di coinvolgere soggetti e capitali privati nella realizzazione e gestione di opere pubbliche o di pubblica utilità. Il costo complessivo di realizzazione ammonta a 419 milioni e 499 mila euro, dei quali 169 milioni messi dallo Stato, 56 milioni dalle Aziende sanitarie e 194 milioni dal concessionario. Al partner privato sono affidati la gestione dei servizi non sanitari e delle attività di tipo commerciali per 19 anni. Tutti i nuovi presidi hanno caratteristiche simili sia dal punto di vista organizzativo che strutturale: organizzati complessivamente nell'ottica dell'intensità di cura rispondono alle esigenze previste dal sistema sanitario di una struttura per acuti, compatta, flessibile, tecnologica e completamente informatizzata e innovativa. (21) 3.1 Verso l’Ospedale per Intensità di cura Il primo Ospedale realizzato tra i quattro previsti nella programmazione regionale è stato quello dell’ASL 3 di Pistoia. Il trasferimento dell’Ospedale del Ceppo verso il nuovo San Jacopo è stato effettuato in nel Luglio 2013. Il periodo che ha preceduto tale evento, considerato eccezionale, è stato preceduto da un lungo periodo di preparazione e gestione di un cambiamento organizzativo di tale portata. Già dal 2006 infatti la Direzione Aziendale, in collaborazione con il Mes (Management e Sanità dell’istituto superiore S. Anna), aveva avviato un percorso 17 formativo, di approfondimento e riflessione mediante Laboratori rivolto a tutto il personale ospedaliero al fine di introdurlo attivamente verso un cambiamento condiviso e sostenibile. 3.2 Gli Infermieri dentro il cambiamento Le attività propedeutiche al trasferimento verso il nuovo ospedale San Jacopo che hanno coinvolto il personale infermieristico e di supporto sono iniziate molto tempo prima dal trasferimento stesso. Molteplici sono stati gli ambiti che hanno subito una revisione e una sostanziale progettazione delle attività infermieristiche in una prospettiva di profondo cambiamento. 3.2.1 Il modello di assistenza infermieristica: il Primary Nursing Il processo di cambiamento dei professionisti Infermieri è avvenuto molto tempo prima del trasferimento; nell’ottica della nuova organizzazione per intensità di cure, sono stati progettati nuovi approcci verso modelli di assistenza personalizzata e sono stati pensati e introdotti nuove metodologie di organizzazione snella. La Direzione delle professioni Infermieristiche ed ostetriche della nostra Azienda si è interrogata sulla necessità di adottare un modello assistenziale che coerentemente con lo sviluppo normativo elevasse la qualità dell’assistenza infermieristica e garantisse una presa in carico personalizzata della persona assistita. Il primo e fondamentale cambiamento si è concretizzato con l’adesione al modello teorico assistenziale del Primary Nursing: nel 2004 a seguito di specifica formazione e inizialmente in fase sperimentale il modello assistenziale viene introdotto in alcuni contesti. Gradualmente la sperimentazione si è estesa verso tutte le UU.OO. a ciclo continuo dei Presidi Ospedalieri di Pistoia e Pescia. Tale modello ha il suo baricentro nella relazione che si instaura tra infermiere e persona assistita quale condizione più adatta per scoprire e comprendere le persone che vengono curate e per rendere significative le informazioni che esse veicolano. Evidenziamo come il prendersi cura o “caring” infermieristico sia una pratica che si realizza attraverso azioni competenti e disponibilità a occuparsi intenzionalmente della persona assistita. L’infermiere capace di prendersi cura della persona dispone di conoscenze, competenze 18 cliniche esperte, capacità di problem solving e di decision making, competenze tecniche e capacità relazionali. Nel primary care classico, la relazione di un singolo infermiere “primario” con l’assistito costituisce il focus dell’assistenza professionale a cui vengono associati gli altri infermieri. In sintesi, un singolo infermiere è responsabile della erogazione, qualità e appropriatezza dell’assistenza infermieristica erogata ai suoi pazienti per tutta la durata della degenza e delega gli interventi pianificati, ai colleghi dei diversi turni (infermieri associati) per garantire la continuità dell’assistenza. Questo modello offre l’opportunità agli infermieri di sviluppare ed accrescere la propria professionalità ponendosi come punto di riferimento per il paziente e componente attiva nella presa di decisione che riguardano l’assistenza da erogare al paziente, partendo dal presupposto che al centro dell’interesse dell’infermiere ci deve essere il paziente e non il compito. Tutto ciò porta gli infermieri a sviluppare competenze che, una volta, erano principalmente di “sostituzione” mentre ora mirano allo sviluppo delle capacità di autocura della persona assistita. All’approccio teorico del modello, segue l’applicazione dello stesso mediante l’impiego di documentazione informativa: l’introduzione della scheda di accertamento infermieristico A.S.G.O ( Accertamento Generale Soggetto Ospedalizzato) consente la rilevazione dei bisogni della persona ricoverata all’ingresso, a seguito di modifica dello stato di salute e alla dimissione. La scheda descritta permette inoltre di ottenere una classificazione della complessità al fine di individuare il bisogno e procedere alla pianificazione assistenziale. 3.2.2 L’Infermiere di riferimento e l’Infermiere associato, protagonisti del cambiamento Il passaggio ad un modello teorico ha permesso di ridefinire ruoli e ambiti di responsabilità mediante l’individuazione dell’Infermiere di riferimento e Infermiere Associato. L’ Infermiere di Riferimento è tutor del percorso assistenziale del paziente ed è interlocutore privilegiato nei confronti dei familiari. L’Infermiere di riferimento coadiuvato dagli altri infermieri del setting (infermieri associati) analizza i bisogni 19 assistenziali, pianifica e attua l’assistenza e predispone il percorso di dimissione interagendo in equipe con i medici e gli altri professionisti che hanno in cura il paziente. L’ infermiere di riferimento e gli infermieri associati garantiscono un’assistenza avanzata supervisionando ed avvalendosi del personale di supporto (OSS) per l’assistenza di base e alberghiera. (22) Al termine dell’accertamento infermieristico, l’infermiere stabilisce un percorso di “assistenza avanzata” comprendente l’insieme delle attività che determinano un effetto diretto sulla salute dell’assistito con potenzialità di rischio correlato e/o di “assistenza di base” comprendente l’area del supporto fisico-sostitutivo diretto e del comfort alberghiero; L’infermiere diventa primario solo in riferimento all’assistenza avanzata e interagisce con quella di base solo se necessario per la messa a punto ed erogazione di un programma aggiuntivo e individualizzato di assistenza 3.2.3 Gli Infermieri esperti: i DS Professional Nel Gennaio 2010 la Direzione delle professioni Infermieristiche ed Ostetriche dell’Ausl 3 ha indetto un bando per il riconoscimento 99 ruoli nel profilo infermieristico ed ostetrico con competenze tecnico/professionali e trasversali avanzate. Queste nuove figure vengono inquadrate come Infermieri e Ostetrici “DS Professional”. Il progetto aveva lo scopo di migliorare l’assistenza infermieristica ed ostetrica attraverso l’inserimento nell’organizzazione di competenze e funzioni assistenziali particolarmente elevate. I Ds Professionale hanno funzioni avanzate ma non esplicano funzioni gestionali in senso stretto. Queste nuove figure hanno sviluppato conoscenze approfondite negli ambiti specifici di competenza di diversa natura e ambito. Alcuni esempi posso essere: - Progettare, revisionare, implementare protocolli e procedure assistenziali, basati sulle evidenze scientifiche. - Facilitare l’utilizzo degli strumenti e delle metodologie di valutazione e revisione della qualità dell’intervento. - Contribuire nell’applicazione e revisione delle buone pratiche previste dal programma del Rischio Clinico Assistenziale (prevenzione lesioni da pressione, 20 prevenzione delle cadute, gestione CVC, prevenzione e trattamento del dolore, ect). - Facilitare il processo di inserimento dei neoassunti e degli studenti. Il Ds Professional esplica la competenza specialistica all’interno dell’Area di appartenenza e mantiene tutte le funzioni previste dal Profilo di Appartenenza. Questa impostazione è in linea con lo sviluppo delle risorse/competenze professionali coerenti con gli obiettivi di presa in carico del paziente e di responsabilità richiesta dal modello per intensità di cure. 3.2.4 La Cartella Clinica Integrata Un altro elemento caratterizzante il cambiamento è stata l’introduzione in ogni setting della Cartella Clinica Integrata, strumento multidisciplinare e di integrazione professionale. Lo scopo di questo strumento è quello di creare un lavoro di semplice gestione, di utilità clinica ed uniforme che integri le diverse competenze professionali nel percorso clinicoassistenziale. La cartella clinica integrata permette una documentazione completa, tracciabile, accurata e veritiera; favorisce l’approccio multidisciplinare ai problemi di salute del paziente ed alla pianificazione delle attività sanitarie. E’ un documento che promuove la trasparenza degli atti medici ed infermieristici; ottimizzare il tempo/lavoro per le atre attività clinico assistenziali e ridurre le possibilità di errore. (23) 3.2.5 L’approccio Lean: la metodologia delle 5S e l’organizzazione per cellule Nell’ottica di un’organizzazione innovativa, orientata anche all’ottimizzazione delle risorse in senso lato, la Direzione Infermieristica ha aderito nel 2011 al Progetto Regionale delle 5S che aveva l’obiettivo di implementare l’ottimizzazione della postazione di lavoro nella nostra Azienda. Nei primi mesi del 2013, ogni setting utilizzava l’armadietto operatore in ogni stanza di degenza: ciò ha permesso un trasferimento del metodo dal vecchio al nuovo ospedale, già progettato e dotato di un armadietto operatore in ogni camera di degenza. Le 5S concretizzano infatti i principi chiave della filosofia Lean Thinking ed è sulla base di questi che sono stati fondati gli aspetti più importanti nella Asl 3. Un risultato 21 importante che si inserisce nell’ottica dell’organizzazione snella, è la realizzazione delle cellule di lavoro dei Setting assistenziali: questo consente all’infermiere di cellula, la presa in carico di un gruppo limitato di pazienti, elevando in tal modo il livello di autonomia e di professionalizzazione. La Layout della cellula permette inoltre agli operatori di lavorare con un flusso continuo perché i materiali e gli strumenti sono organizzati in modo da poter svolgere le attività in uno spazio limitato con un minor sforzo e minor tempo. (24) 3.3 Il trasferimento nel nuovo Presidio: un evento di portata storica Nel Luglio 2013 l’Asl 3 di Pistoia ha trasferito le proprie attività nel nuovo edificio. Dopo quasi seicento anni di attività l’ospedale di Pistoia ha lasciato lo storico complesso del Ceppo per trasferirsi nella nuova struttura del san Jacopo. Il trasferimento è stato effettuato in una sola notte, tra il 20 ed il 21 Luglio 2013, con l’impiego di oltre 400 volontari, altrettanti operatori dell’Azienda sanitaria e di una cinquantina di mezzi tra autoambulanze e automediche. Sono stati trasferiti per primi i pazienti dell’Area Materno infantile, di seguito i ricoverati presso l’area Medica e Chirurgica ed infine quelli delle terapie intensive per un totale di circa 200 pazienti. I trasferimenti, sono stati ultimati con netto anticipo sulle previsioni e, elemento più importante, non si sono verificati imprevisti di alcun tipo, in particolare le condizioni cliniche dei pazienti trasferiti sono state preservate. (25) 3.4 Il complesso ospedaliero del nuovo San Jacopo Il Nuovo Ospedale San Jacopo di Pistoia, realizzato con la formula della Finanza di Progetto è stato costruito in poco più di tre anni. L’impianto del sistema ospedaliero è costituito da un corpo di fabbrica principale, nel quale sono localizzati i servizi di diagnosi e cura ed i reparti di degenza, e da un corpo servizi localizzato in posizione distaccata. Quest’ultimo edificio contiene le aree tecnologiche e le aree di supporto all’ospedale con magazzini, depositi, la morgue, la farmacia, il laboratorio analisi e la cucina. Le due palazzine sono unite attraverso un corridoio che si distende al piano interrato. Nei vari livelli vengono individuate due aree di collegamento che uniscono orizzontalmente e verticalmente tutti i servizi, con chiara distinzione dei percorsi tra 22 pazienti interni ed esterni e visitatori, materiale sporco e materiale pulito. In questo modo si viene a creare una sorta di “percorso a senso unico” nel quale il materiale pulito entra da un lato ed esce dall’alto senza mai confondersi. Lo sviluppo verticale dell’edificio principale è di quattro piani esterni e visibili e di un piano interrato di dimensioni più ridotte, destinato a contenere selezionate funzioni di servizio e, soprattutto, la movimentazione del trasporto automatizzato, con montacarichi rigorosamente destinati per il materiale sporco e quello pulito. L’edificio dei servizi è invece articolato su tre piani fuori terra ed un piano interrato. Il Nuovo Ospedale di Pistoia conta 400 posti letto, 12 sale operatorie, 1 sala operatoria nel blocco parto, 5 sale travaglio, 3 sale parto, 20 posti di Osservazione Breve Intensiva (OBI), 26 posti di dialisi, 3 sale di endoscopia digestiva e 1 sala di broncoscopia. (26) Il Nuovo Ospedale vede al suo interno differenti attività: Attività Ambulatoriali Attività a ciclo Diurno : Area Day Service Attività di Emergenza Urgenza Attività di ricovero ordinarie , strutturate per livelli : - Livello 1 (Intensive Care) : Intensiva / SubIntensiva - Livello 2 ( High Care) : Media Intensità - Livello 3 ( Low Care) : Bassa Intensità Attività di ricovero a ciclo breve : - Day Hospital - Day Surgery Nel primo livello si trova la Terapia Intensiva e la Terapia Sub Intensiva. Il Livello 1 deve essere centralizzato e polivalente , poiché deve includere quanto più possibile le casistiche più presenti che oggi afferiscono alle intensive, soprattutto respiratorie e cardiologiche. Nel secondo livello sono contenuti i ricoveri ordinari di Area Medica e Area Chirurgica suddivisa in elettiva e d’urgenza (compresa ginecologia), l’Area Materno-Infantile, (comprende il percorso nascita, la pediatria e la patologia neonatale) la degenza psichiatrica ed i ricoveri a ciclo breve che prevedono la permanenza di almeno una notte in ospedale ( week surgery, day surgery ). 23 Nel terzo livello, denominato Low Care infine sono previsti letti di degenza post-acuta, ovvero ricoveri che accolgono pazienti che hanno superato la fase acuta e sono clinicamente stabili e in attesa della presa in carico verso le cure primarie. (27) Figura 3 : Struttura Ospedale per Intensità di cure Le reception di linea Nell’ambito del Progetto di riorganizzazione dell’ospedale per Intensità di Cura, lo sviluppo dei livelli assistenziali, ed il superamento dell’articolazione per reparti differenziati secondo la disciplina specialistica, ha evidenziato la necessità di realizzare un sistema di “customer service”. Vengono inserite nel nuovo modello le “Reception delle Linee Assistenziali”, strutture finalizzate alla disposizione più efficiente delle risorse umane e tecniche, al fine di generare maggior valore. Il personale collocato all’interno delle reception di linea è costituito da personale infermieristico e OSS affetto da problemi di salute con limitazioni all’assistenza diretta. L’inserimento presso tale contesto offre la possibilità di una valorizzazione 24 professionale altrimenti di difficile collocazione, incentivandone la motivazione e la soddisfazione professionale. Gli scopi principali di queste nuove strutture interne sono : - migliorare la comunicazione interna ed esterna per lo sviluppo della customer service delle Linee assistenziali; - affidare le attività di assistenza indiretta alle Reception con conseguente recupero di tempo assistenziale all’operatore di linea (medico, Infermieristico e Oss); - Recuperare e valorizzare il personale con inidoneità fisica, che può continuare ad esprimere le proprie capacità in ambito professionale. (28) Questi obiettivi sono possibili grazie a diverse azioni verso le quali gli operatori provvedono: la gestione dei flussi telefonici in ingresso ed esterno, attività di front line del flusso di comunicazione, gestione delle richieste provenienti dal cliente interno ed esterno, informazioni all’utenza sull’organizzazione del servizio, attività di “prevenzione”, a livello informativo, dei bisogni dell’utenza gestione dei documenti di dimissione e del percorso CUP, gestione della documentazione sanitaria, ottimizzazione dell’attività di smistamento e consegna all’utenza dei referti istologici, razionalizzazione delle attività di accettazione e registrazione ricoveri (29) 25 CAPITOLO 4 INDAGINE QUALITATIVA SUGLI INFERMIERI DEL NUOVO SAN JACOPO 4.1 Introduzione Lo scopo della ricerca è quello di studiare ed analizzare i principali cambiamenti introdotti nel nuovo Ospedale San Jacopo di Pistoia dal modello organizzativo per Intensità di cura: nello specifico l’indagine ha esplorato la ripercussioni e gli effetti derivanti da tale cambiamento, nell’esperienza degli infermieri che operano nella struttura sanitaria, mettendo in evidenza i punti di forza e di debolezza del nuovo modello adottato. La popolazione oggetto di studio è rappresentata da un unico campione: - Professionisti Infermieri impiegati all’interno dell’ Azienda Usl 3 di Pistoia operanti nei Setting a Ciclo Continuo. Non tutta la classe infermieristica impiegata nell’ospedale è stata oggetto di studio; i documenti di ricerca sono stati somministrati al personale infermieristico assegnato ai Setting di degenza a ciclo continuo del livello 1 dell’Area Terapie Intensive, dei Livelli 2 e 3 dell’ Area Funzionale Medica, del Livello 2 dell’area Funzionale Chirurgica e dell’Area Materno Infantile, organizzati per cellule dove, il cambiamento organizzativo dopo il trasferimento, è stato “evidente” e concreto. Sono state escluse dalla ricerca: DEU e Area di Emergenza Urgenza, Blocco Operatorio, Rianimazione , Day Hospital, Polo Ambulatoriale e altri servizi diurni, Area Diagnostiche per Immagini e di Laboratorio, Psichiatria. Nel dettaglio le Aree Funzionali ed i setting soggetti a ricerca qualitativa sono state : a) Area Funzionale Medica – Livello 2 - Setting A - Setting B - Degenza Protetta b) Area Funzionale Medica – Livello 3 26 - Low Care c) Area Funzionale Chirurgica – Livello 2 - Setting A - Setting B - Day Surgery - Week Surgery d) Area Funzionale Materno Infantile - Pediatria - Nido - Patologia neonatale e) Area Funzionale delle Terapie Intensive - Sub Intensiva Attraverso la somministrazione di un questionario cartaceo, sono stati esplorati vari aspetti inerenti: il cambiamento del ruolo infermieristico, l’efficacia degli strumenti operativi, lo sviluppo tecnologico, la centralità della persona assistita e la qualità delle cure erogate, le competenze comunicative e relazionali agite tra i professionisti delle diverse discipline, le ricadute organizzative in termini di appropriatezza, le competenze infermieristiche, il livello di soddisfazione del personale. Inoltre l’indagine ha richiesto agli infermieri di identificare e tracciare eventuali criticità e suggerire possibili soluzioni. 4.2 Revisione dalla letteratura Dalla revisione della letteratura, effettuata tramite uno dei più comuni motori di ricerca non sono emerse numerose evidenze o pubblicazioni che trattino l’argomento in questione. Una recente ricerca è stata effettuata nella Regione Emilia Romagna, dalla dottoressa Maria Mongardi. La ricerca “ Il modello di intensità di cura: le ricadute e gli esiti sugli operatori,” è stata pubblicata nel 2012 ed è stata effettuata sul personale infermieristico in tre ospedali di prossimità dell’ Ausl Bologna organizzati per intensità di cure. 27 Dalla diffusione dei primi risultati emerge che il grado si soddisfazione del nuovo modello ospedaliero oscilla tra 3 e 4 (su un valore minimo di 1 e massimo di 5) e che il livello di benessere professionale è tra valore di 4 e 5 (stessa scala). Dalla ricerca emerge inoltre che il 100% del campione pensa che il nuovo modello favorisca la continuità assistenziale e che sia presente una forte integrazione multidisciplinare. Il dato più significativo è quello che esprime il desiderio o meno di tornare ad un vecchio modello ospedaliero tradizionale: in tutti gli ospedali sottoposti a indagine conoscitiva, gli intervistati tutti hanno risposto “no”, con percentuali del 68%, 78% e del 100% . (30) Una ricerca condotta da parte del MeS (Laboratorio di Managment e Sanità), “Il servizio di ricovero ospedaliero ordinario: l’esperienza dei pazienti Toscani” ha indagato la soddisfazione dei pazienti in regime di ricovero ordinario dimessi tra Dicembre 2013 e Gennaio 2014. Tale studio, che ha coinvolto anche l’AUSL 3 di Pistoia, fornisce alcune indicazioni sull’organizzazione degli Ospedali per intensità di cure e sull’assistenza erogata dai professionisti rilevate durante la degenza dai ricoverati. In particolare i dati più significativi che intendo evidenziare si riferiscono principalmente ai quesiti seguenti: “ ha avuto l’impressione di un ospedale ben organizzato”; il campione di Pistoia si è rivelato per il 12% per niente d’accordo, l’8,6% poco d’accordo, il 26,8% in parte d’accordo, il 26,7% molto d’accordo e il 26% completamente d’accordo. “ ha avuto l’impressione che i medici e gli infermieri siano soddisfatti del nuovo ospedale” il campione di Pistoia si è dimostrato per il 15,7% per niente d’accordo, 22% poco d’accordo, 22,8% in parte d’accordo, 20,3 molto d’accordo e il 19,2% completamente d’accordo. Il dato derivato, esplora la percezione della soddisfazione dal punto di vista della persona ricoverata e non degli operatori coinvolti, ma restituisce un dato interessante. In conclusione, la scarsa letteratura presente nel panorama nazionale ed internazionale, non consente di effettuare significative conclusioni sull’argomento in questione. (31) 28 4.3 Quesito narrativo Lo Studio che ho deciso di portare avanti nasce da un quesito che mi ponevo da molto tempo , quando ancora il San Jacopo non era stato inaugurato e svolgevo il mio tirocinio universitario nel vecchio ospedale del Ceppo. In previsione dell’imminente trasferimento osservavo che la maggior parte degli infermieri si dimostravano ansiosi, altri entusiasti, alcuni dubbiosi poiché non sapevano cosa aspettarsi da questo grande evento. Ma il desiderio di intraprendere questo studio si consolida definitivamente quando, all’inizio del mio ultimo anno di tirocinio formativo (a soli due mesi dal trasferimento), intercettavo il disagio e le difficoltà di molti infermieri che, nell’operato quotidiano, sottolineavano le difficoltà nel misurarsi, seppur nello stesso contesto di cura del vecchio ospedale ( e nella stessa Area Funzionale), con nuovi bisogni della persone ricoverate e con specialistiche diverse. Ad un anno circa dal trasferimento, ho deciso quindi di approfondire lo studio includendo nell’indagine diversi aspetti che, a mio avviso, avrebbero subito un’influenza significativa dal cambiamento organizzativo introdotto nel nuovo San Jacopo. Il quesito fondamentale della tesi di ricerca è : Quali sono i cambiamenti introdotti e quali sono le criticità che permangono nell’operato quotidiano dal punto di vista infermieristico? 4.4 Ipotesi di ricerca Ipotesi 1 L’Ospedale per Intensità di cura migliora la performance infermieristica in termini di autonomia, responsabilità, competenza e multidisciplinarietà. Ipotesi 2 Gli Infermieri aderiscono ai cambiamenti introdotti nel modello per Intensità di cura mediante l’adozione di nuove modalità organizzative ed assistenziali. 29 Ipotesi 3 Il livello di soddisfazione del personale infermieristico alla luce del nuovo ospedale è percepito positivamente. 4.5 Progetto e disegno di ricerca Lo studio si basa sulla somministrazione di un questionario validato correttamente a personale infermieristico impiegato nella Ausl 3 di Pistoia in diverse Aree Funzionali. Il progetto di ricerca si basa sulle ipotesi e sul quesito di ricerca ed è congruente ad esse. Il progetto ha lo scopo di indagare la situazione percepita dagli infermieri e in secondo luogo di fare uno screenshot di ciò che emerge a distanza di un anno dal trasferimento nella nuova struttura ospedaliera. TIPO DI INDAGINE Qualitativa osservazionale; conoscitiva : descrittiva LUOGO DI INDAGINE AUSL 3 di Pistoia CAMPIONE DI INDAGINE 164 Infermieri DURATA DELLO STUDIO Febbraio-Agosto 2014 ANALISI STATISTICA DEI DATI Presentazione dei dati assoluti e in percentuale OTTENUTI Tabella 1. Action Plain. 30 Figura 4 : Modello dei processi di ricerca utilizzato (Modificato da J.A. Fain “La ricerca infermieristica” ATTIVITA’ TEMPI Fase 1 : Identificazione e definizione del 9 settimane problema Fase 2 : Scelta del metodo di ricerca 3 settimane Fase 3 : Esecuzione della ricerca 4 settimane Fase 4 : Raccolta dati 2 settimane Fase 5 : Analisi dei dati 5 settimane Fase 6 : Utilizzazione dei dati e diffusione dei 5 settimane dati per la ricerca Tabella 2. Matrice attività/tempi 31 4.6 Materiali e metodi Per condurre l’indagine è stato utilizzato un questionario elaborato esclusivamente in funzione della tesi di ricerca. Il questionario è stato distribuito a 223 infermieri impiegati nell’Ausl 3 di Pistoia afferenti a diverse Aree Funzionali/ Livelli di cura. Le Aree ed i Setting a ciclo continuo soggetti allo studio sono: a) Area Funzionale Medica – Livello 2 - Setting A - Setting B - Degenza Protetta b) Area Funzionale Medica – Livello 3 - Low Care c) Area Funzionale Chirurgica – Livello 2 - Setting A - Setting B - Day Surgery - Week Surgery d) Area Funzionale Materno Infantile - Pediatria - Nido - Patologia neonatale e) Area Funzionale delle Terapie Intensive - Sub Intensiva Dei 223 questionari somministrati, ne sono stati compilati 164 , ovvero il 73,5% del totale. Le modalità ed i tempi di accesso alla strutture aziendali ed i tempi di somministrazione e ritiro dei questionari sono stati concordati con i Responsabili ed i Coordinatori dei servizi al fine di limitare i disagi del personale. I questionari redatti in forma anonima e i dati ottenuti, sono stati esclusivamente utilizzati ai fini della ricerca della seguente tesi. 32 Il questionario, riportato in allegato, si compone di 18 domande, di cui 15 a risposta chiusa e 3 a risposta aperta sintetica. Gli argomenti trattati nel questionario vanno ad esplorare diversi ambiti: a)”strumenti operativi e innovazione organizzativa, strutturale e tecnologica”; le domande che rientrano in questa categoria hanno come obiettivo quello di esplorare se e quali vantaggi sono stati introdotti con la nuova organizzazione in termini di sicurezza delle cure erogate, di riduzione degli sprechi e di efficacia ed efficienza delle prestazioni. b)”ruolo e competenze”; le domande hanno lo scopo di esplorare come il nuovo modello organizzativo, influenzi il ruolo della figura infermieristica in termini di autonomia, responsabilità e sviluppo di competenze professionali. c)”figura del paziente e multidisciplinarietà”; le domande hanno l’obiettivo di evidenziare come la figura del paziente ricoverato sia inserita in un percorso di assistenza verificandone il rispetto della centralità, la personalizzazione delle cure e la continuità assistenziale. Si vuole inoltre analizzare il livello di multidisciplinarietà e di lavoro in equipe del personale che opera in ospedale. d)”gradimento e criticità del nuovo ospedale”; l’ultima parte del questionario si compone di domande chiuse ed aperte il cui scopo è di rilevare il grado di soddisfazione del personale :inoltre si è cercato di mettere in luce le criticità che permangono dopo il trasferimento e di “proporre eventuali soluzioni” ai problemi evidenziati. I dati acquisiti sino stati elaborati e riportati graficamente tramite Microsoft Word 2010 e sono stati analizzati calcolandone la frequenza e le percentuali. 33 4.7 Presentazione dei dati della ricerca 4.7.1 Descrizione del campione 1) Questionari compilati Dei 223 questionari consegnati ne sono stati restituiti correttamente compilati 164. 26% COMPILATI NON COMPILATI 74% Figura 5 . Percentuale dei questionari compilati sul campione totale somministrato. 74,70% AREA MEDICA 25,30% AREA CHIRURGICA 82,80% AREA MATERNO INFANTILE 82,10% AREA TERAPIE INTENSIVE (SUBINTENSIVA) 40% 0% 17% 17,90% QUESTIONARI COMPILATI QUESTIONARI NON COMPILATI 60% 50% 100% Figura 6. Percentuale dei questionari compilati/ non compilati distribuiti per Area. 34 Area Questionari Medica Area Area Area Chirurgica Materno/Infantile (subintesiva) Compilati 71 58 23 12 Non 24 12 5 18 95 70 28 30 Compilati Totale Tabella 3. Frequenza dei questionari compilati/non compilati distribuiti per Area 2) Sesso del campione FEMMINE MASCHI 13% 87% Figura 7. Percentuale Sesso sul campione totale. Sesso del campione Maschi Femmine Personale Infermieristico 22 142 Tabella 4. Frequenze Sesso sul campione totale. 35 T.I 100% 100,00% 90,00% 79,60% 79,10% 80,00% 66,60% 70,00% 60,00% 50,00% 33,30% 40,00% 30,00% 20,40% FEMMINE 20,80% MASCHI 20,00% 10,00% 0% 0,00% Figura 8 . Percentuale Sesso del campione distribuito per Area Funzionale. Sesso Area Medica Area Area Area T.I Chirurgica Materno/Infantile (subintensiva) Maschi 12 7 0 3 Femmine 59 51 23 9 Totale 71 58 23 12 Tabella 5 . Frequenze Sesso al sesso distribuite per Area Funzionale 36 3) Anni di servizio dei professionisti infermieri 4% 32% 23% 0-5 6-10 11-20 >20 41% Figura 9. Percentuale degli anni di servizio sul totale del campione. 0-5 6-10 11-20 >20 7 38 67 52 Professionisti Infermieri Tabella 6. Frequenza degli anni di servizio sul totale del campione. 100% 90% 19,70% 25,80% 80% 65,20% 70% 60% 47,90% 66,60% 39,70% >20 11-20 50% 6-10 40% 0-5 30% 20% 10% 26,80% 29,30% 26,10% 5,60% 5,20% 8,70% 0% 0% AREA MEDICA AREA CHIRURGICA AREA MATERNO INFANTILE 33,40% 0%0% AREA TERAPIE INTENSIVE Figura 10. Anni di servizio dei professionisti infermieri distribuiti per Area Funzionale 37 Area Area Area Materno/ Area T.I Medica Chirurgica Infantile (subintensiva) 0-5 4 3 0 0 6-10 19 17 2 0 11-20 34 23 6 4 >20 14 15 15 8 Tabella 7. Frequenze relative agli anni di servizio distribuiti per Area Funzionale 4) Categoria lavorativa del campione 14% Ds No Ds 86% Figura 11 . Percentuale della categoria lavorativa sul totale del campione. Categoria lavorativa di appartenenza Totale campione Ds 23 No Ds 141 Tabella 8. Frequenze della categoria lavorativa sul totale del campione. 38 100,00% 90,00% 80,00% 70,00% 60,00% 50,00% 40,00% 30,00% 20,00% 10,00% 0,00% 95,40% 75,40% 24,60% 100% 84% 16% DS 4,60% 0% no DS Figura 12. Percentuale della categoria professionale distribuita per Area Funzionale. Categoria di Area Area Area Area T.I appartenenza Medica Chirurgica Materno (subintensiva) Totale Infantile Ds 14 8 1 0 23 No Ds 57 50 22 12 141 Tabella 9. Frequenze della categoria professionale distribuita per Aree Funzionali. 4.7.2 Confronto dei dati tra Aree Funzionali e risultati del campione Totale Di seguito sono riportati i risultati rappresentati graficamente sia sul campione totale che distribuiti per Area Funzionale. 39 Domanda 1 Il passaggio tra vecchio e nuovo ospedale ha comportato un profondo cambiamento culturale, strutturale, organizzativo e tecnologico. Quali erano le Sue aspettative verso questa “eccezionale” esperienza? 14% 1. la consapevolezza di partecipare ad una grande esperienza personale 2. il dubbio che le cose sarebbero peggiorate 21% 3. nessuna aspettativa 65% Figura 13. Percentuale di risposte alla domanda n. 1 sul totale del campione. Risposta 1 Infermieri Risposta 2 106 35 Tabella 10. Frequenza di risposte alla domanda n. 1 sul totale del campione. 40 Risposta 3 23 96% 100% 90% 75% 80% 66% 70% 60% 1.la consapevolezza di partecipare ad una grande esperienza personale 52% 2. il dubbio che le cose sarebbero peggiorate 50% 37% 40% 3. nessuna aspettativa 30% 22% 17% 20% 12% 11% 10% 8% 4% 0% 0% area chirurgica area medica area materno area terapie infatile intensive Figura 14. Percentuali delle risposte alla domanda n. 1 distribuite per Area Funzionale. Professionisti Risposta 1 Risposta 2 Risposta 3 Infermieri Totale Risposte Area Medica 37 26 8 71 Area Chirurgica 38 7 13 58 Materno 22 0 1 23 2 1 12 Area Infantile Area T.I 9 (subintesiva) Tabella 11 . Frequenze delle risposte alla domanda n. 1 distribuite per Area Funzionale. 41 14% risposta 3 25% 23% risposta 2 femmine 25% maschi 63% risposta 1 50% 0% 20% 40% 60% 80% 100% Figura 15. Percentuali Sesso della risposta n. 1 sul campione totale. 42 Domanda 2 Un aspetto rilevante del nuovo ospedale è l’ottimizzazione delle risorse strutturali e tecnologiche. Ritiene che il nuovo ospedale offra vantaggi verso le persone ricoverate (relativi al comfort) e verso il personale sanitario (trasporto meccanizzato, richieste telematiche, facilità di accesso e percorribilità.. )? 18% 1. Si, per entrambe 2. Si, solo per i vantaggi diretti alla persona ricoverata 5% 3.Si,solo per i vantaggi diretti al personale sanitario 7% 70% 4. No,nessun vantaggio Figura 16. Percentuale della risposta alla domanda n. 2 sul totale del campione. Risposta 1 Risposta 2 Risposta 3 Risposta 4 Totale Risposte Infermieri 114 12 9 29 Tabella 12. Frequenze delle risposte alla domanda n.2 sul totale del campione. 43 164 100% 87% 90% 75% 80% 70% 66% 66% 1. Si,per entrambe 60% 2. Si,solo per i vantaggi rivolti alla persona 50% 40% 30% 3. Si,solo per i vantaggi al personale sanitario 25% 22% 17% 20% 4. Nessun vantaggio 12% 5% 10% 9% 4% 0% 6% 6% 0%0% 0% Area Chirurgica Area Medica Area Materno Area T.I Infantile (subintensiva) Figura 17. Percentuali delle risposte alla domanda n. 2 distribuite per Area Funzionale. Professionisti Risposta 1 Risposta 2 Risposta 3 Risposta 4 Infermieri Totale Risposte Area 38 7 3 10 58 47 4 4 16 71 Area Materno 20 1 2 0 23 0 0 3 12 Chirurgica Area Medica Infantile Area T.I 9 (subintensiva) Tabella 13. Frequenze delle risposte alla domanda n. 2 distribuite per Area Funzionale. 44 Domanda 3 Nell ’ospedale per Intensità di cura, la centralità della persona assistita è l’elemento che guida il lavoro dei professionisti a vari livelli. Nella Sua esperienza ritiene che tale centralità sia : 18% 1. Sempre rispettata 33% 2. Non sempre considerata 3. Non considerata 49% Figura 18. Percentuale di risposta alla domanda n. 3 sul totale del campione. Risposta 1 Risposta 2 Risposta 3 Totale Risposte Infermieri 55 80 29 164 Tabella 14. Frequenze di risposte alla domanda n. 3 sul totale del campione. 100% 90% 80% 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0% 67% 53% 42% 35% 30% 17% 52% 48% 23% 16% 17% 0% 1.Sempre rispettata 2.Non sempre considerata 3.Non considerata Figura 19. Percentuali delle risposte alla domanda n. 3 distribuite per Area Funzionale. 45 Professionisti Risposta 1 Risposta 2 Risposta 3 Totale Infermieri Risposte Area Chirurgica 18 30 10 58 Area Medica 25 30 16 71 Materno 11 12 0 23 8 2 12 Area Infantile Area T.I 2 (subintensiva) Tabella 15. Frequenze delle risposte alla domanda n. 3 distribuiti per Area Funzionale. 20% risposta 3 5% 43% no ds risposta 2 86% ds 37% risposta 1 9% 0% 20% 40% 60% 80% 100% Figura 20. Percentuale Categoria professionale di risposta alla domanda n.3 sul totale del campione. 46 Domanda 4 L’ospedale per intensità di cura prevede un nuovo approccio di cura e promuove la continuità assistenziale del paziente ricoverato. Nel suo lavoro, pensa che il ruolo esercitato dall’Infermiere Referente : 1. Assicuri la continuità assistenziale mediante un approccio che si prende cura della persona ricoverata dal suo ingresso fino alla dimissione/trasferimento/morte 10% 2. Non assicuri costantemente la continuità assistenziale ma solo occasionalmente 29% 3. L’Infermiere Referente non esercita tale ruolo ai fini della continuità assistenziale 61% Figura 21. Percentuale di risposta alla domanda n. 4 sul totale del campione. Risposta 1 Risposta 2 Risposta 3 Totale Risposte Infermieri 101 47 16 Tabella 16. Frequenze di risposte alla domanda n. 4 sul totale del campione. 47 164 100% 90% 80% 70% 67% 70% 1. Assicuri la continuità assistenziale mediante un approccio che si prende cura della persona ricoverata dal suo ingresso fino alla dimissione/trasferimento/morte 2. Non assicuri costantemente la continuità assistenziale ma solo occasionalmente 56% 60% 50% 42% 50% 34% 40% 26% 30% 20% 10% 7% 10% 17% 13% 8% 3. L’Infermiere Referente non esercita tale ruolo ai fini della continuità assistenziale 0% Figura 22. Percentuali di risposte alla domanda n. 4 distribuite per Area Funzionale. Professionisti Risposta 1 Risposta 2 Risposta 3 Infermieri Totale Risposte Area Chirurgica 39 15 4 58 Area Medica 40 24 7 71 3 4 23 5 1 12 Area Materno 16 Infantile Area T.I 6 (subintensiva) Tabella 17. Frequenze delle risposte alla domanda n. 4 distribuite per Area Funzionale. 48 Domanda 5 Il modello assistenziale del “Primary Nursing”, già implementato nel vecchio Ospedale, ha trovato la sua naturale continuità nel nuovo S. Jacopo. Ritiene che applicare questo modello assistenziale consenta all’Infermiere di fornire una maggiore qualità delle cure e una assistenza personalizzata? 19% 1. SI 2. NO 54% 3. Non so 27% Figura 23 . Percentuale della risposta alla domanda n. 5 sul totale del campione. Risposta 1 Risposta 2 Risposta 3 Totale Risposte Infermieri 88 45 31 164 Tabella 18. Frequenze delle risposte alla domanda n. 5 sul totale del campione. 100% 87% 80% 60% 40% 20% 50% 48% 34% 16% 42% 33% 30% 25% 22% 9% 4% 1. SI 2. NO 3. Non so 0% Figura 24. Percentuali di risposte alla domanda n. 5 distribuite per Area Funzionale. 49 Professionisti Risposta 1 Risposta 2 Risposta 3 Infermieri Totale Risposte Area Chirurgica 29 20 9 58 Area Medica 34 21 16 71 1 2 23 3 4 12 Area Materno 20 Infantile Area T.I 5 (subintensiva) Tabella 19. Frequenze delle risposte alla domanda n. 4 distribuite per Area Funzionale. risposta 3 0% 24% 18% 19% 0-5 anni risposta 2 0% 26% 33% 6-10 25% 11-20 >20 100% risposta 1 0% 20% 50% 40% 60% 49% 80% 56% 100% Figura 25. Percentuali di risposta alla domanda n. 5 sul campione totale. 50 Domanda 6 Il ruolo specifico e l’autonomia professionale dell’Infermiere sono resi evidenti dall’utilizzo di strumenti per l’accertamento infermieristico e la pianificazione assistenziale. Nella sua esperienza di lavoro la documentazione infermieristica è impiegata: 1% 1. In modo sistematico 2. In modo saltuario 46% 3. Mai 53% Figura 26 . Percentuale di risposta alla domanda n. 6 sul campione totale. Risposta 1 Risposta 2 Risposta 3 Totale Risposte Infermieri 86 76 2 164 Tabella 20. Frequenze di risposta alla domanda n. 6 sul campione totale. 100% 90% 78% 80% 70% 67% 62% 58% 60% 50% 38% 1. In modo sistematico 2. In modo saltuario 39% 33% 40% 30% 3. Mai 22% 20% 10% 0% 3% 0% 0% 0% Area Chirurgica Area Medica Area Materno Area T.I Infantile (subintensiva) Figura 27. Percentuali delle risposte alla domanda n. 6 distribuite per Area Funzionale 51 Professionisti Risposta 1 Risposta 2 Risposta 3 Infermieri Totale Risposte Area Chirurgica 36 22 0 58 Area Medica 28 41 2 71 5 0 23 8 0 12 Area Materno 18 Infantile Area T.I 4 (subintensiva) Tabella 21. Frequenze delle risposte alla domanda n. 6 distribuite per Area Funzionale. Domanda 7 Ai fine della buona riuscita del modello per intensità di cura, l’Infermiere e gli altri professionisti svolgono un ruolo fondamentale mediante la modalità di lavoro in team. Ritiene di agire una relazione cooperativa con gli altri professionisti (medici, fisioterapisti, ostetriche etc …) ? 10% 1. Si,ho la sensazione di lavorare in team 51% 2. Noto alcune resistenze 3. No,non esiste il lavoro in equipe 39% Figura 28. Risultati in percentuale della risposta n. 7 del campione totale di Professionisti Infermieri. Risposta 1 Risposta 2 Risposta 3 Totale Risposte Infermieri 84 64 16 164 Tabella 22. Frequenze delle risposte alla domanda n. 7 del campione totale di Professionisti Infermieri. 52 100% 90% 80% 67% 70% 62% 59% 60% 48% 48% 50% 38% 35% 40% 33% 30% 20% 4% 6% 0% 10% 0% 0% Area Chirurgica Area Medica Area Materno Area T.I Infantile (subintensiva) 1. Si, ho le sensazione di lavorare in team 2. Noto alcune resistenze 3. No, non esiste lavoro in equipe Figura 29. Percentuali delle risposte alla domanda n. 7 divise per Area Funzionale. Professionisti Risposta 1 Risposta 2 Risposta 3 Infermieri Totale Risposte Area Chirurgica 36 22 0 58 Area Medica 42 25 4 71 Materno 11 11 1 23 8 0 12 Area Infantile Area T.I 4 (subintensiva) Tabella 23. Frequenze delle risposte alla domanda n. 7 distribuite per Area Funzionale. 53 Domanda 8 Il “giro visita interprofessionale”, il briefing e il debriefing, rappresentano per l’Infermiere ed il Medico, attività fondamentali per la trasmissione delle informazioni cliniche ed assistenziali dei pazienti ricoverati, al fine di ottimizzare la gestione complessiva della cura della persona ricoverata. Nella sua esperienza, la pratica di queste attività è finalizzata: 1. Alla condivisione complessiva delle informazioni cliniche ed assistenziali del paziente 2. Esclusivamente all'attività del medico 37% 3.Sono attività praticate in modo sporadico e confusionario 60% 3% Figura 30 . Percentuale della risposta alla domanda n. 8 sul totale del campione. Risposta 1 Risposta 2 Risposta 3 Totale Risposte Infermieri 99 4 61 164 Tabella 24. Frequenze delle risposte alla domanda n. 8 sul totale del campione. 100% 90% 80% 65% 70% 60% 75% 70% alla condivisione complessiva delle informazioni cliniche assistenziali del paziente 48% 48% 50% esclusivamente all'attività del medico 34% 40% 26% 30% 25% sono attività praticate in modo sporatico e confusionario 20% 10% 4% 1% 4% 0% 0% area area medica chirurgica area materno infatile area terapie intensive Figura 31. Percentuali delle risposte alla domanda n. 8 distribuite per Area Funzionale. 54 Professionisti Risposta 1 Risposta 2 Risposta 3 Infermieri Totale Risposte Area Chirurgica 28 2 28 58 Area Medica 46 1 24 71 Materno 16 1 6 23 0 3 12 Area Infantile Area T.I 9 (subintensiva) Tabella 25. Frequenze delle risposte alla domanda n. 8 distribuite per Area Funzionale. Domanda 9 L’ospedale San Jacopo articolato in livelli, ha superato il concetto di malattia, ed ha introdotto il concetto di complessità assistenziale. Si è passati dall’Infermiere specializzato a trattare prevalentemente determinati bisogni dei pazienti, ad un Infermiere esperto in grado di misurarsi nello stesso contesto di cura con tipologie di bisogni diversi e approcci all’assistenza di vario genere. Ritiene che la Sua competenza soddisfi la richiesta di un’assistenza multidisciplinare ? 1. Si, ritengo di avere competenze e conoscenze adeguate per poter affrontare le diverse tipologie assistenziali 2. No, trovo difficoltà a far fronte alle diverse necessità assistenziali 7% 26% 67% 3. Non so Figura 32 . Percentuale della risposta alla domanda n. 9 sul totale del campione. Risposta 1 Risposta 2 Risposta 3 Totale Risposte Infermieri 110 42 12 Tabella 26. Frequenze delle risposte alla domanda n. 9 sul totale del campione 55 164 100% 87% 90% 80% 66% 64% 70% 60% 50% 50% 50% 1. Si,ritengo di avere competenze e conoscenze adeguate per poter affrontare le diverse tipologie assistenziali 2. No, trovo difficoltà a far fronte alle diverse necessità assistenziali 40% 29% 24% 30% 3. Non so 20% 7% 10% 9% 10% 4% 0% 0% area area medica chirurgica area materno infatile area terapie intensive Figura 33. Percentuali delle risposte alla domanda n. 9 distribuite per Area Funzionale. Professionisti Risposta 1 Risposta 2 Risposta 3 Infermieri Totale Risposte Area Chirurgica 37 17 4 58 Area Medica 47 17 7 71 2 1 23 6 0 12 Area Materno 20 Infantile Area T.I 6 (subintensiva) Tabella 27. Frequenze delle risposte alla domanda n. 9 distribuite per Area Funzionale. 56 Domanda 10 L’organizzazione per cellule prevede una rivisitazione del lavoro infermieristico che supera il tradizionale modello per compiti a favore di un modello organizzativo per obiettivi, basato su un approccio personalizzato dell’assistenza. Pensa che tale soluzione organizzativa determini 1. Maggior responsabilità dell’assistenza infermieristica 2. Maggiore autonomia dell’infermiere 29% 3. Perdita della visione generale dei pazienti ricoverati 55% 12% 4. Entrambe; maggiore autonomia e responsabilità 4% Figura 34. Percentuale della risposta alla domanda n. 10 sul totale del campione. Risposta 1 Risposta 2 Risposta 3 Risposta 4 Totale Risposte Infermieri 48 6 20 90 Tabella 28. Frequenze delle risposte alla domanda n. 10 sul totale del campione. 100% 90% 80% 70% 57% 60% 60% 1. Maggiore responsabilità dell'assistenza infermieristica 56% 50% 35% 40% 30% 20% 10% 41% 30% 21% 25% 17% 5% 9% 3% 17%17% 7% 2. Maggiore autonomia dell'infermiere 3. Perdita della visione generale dei pazienti ricoverati 4. Entrambe; maggiore autonomia e responsabilità 0% 0% area chirurgica area medica area materno infatile area terapie intensive Figura 35. Percentuali delle risposte alla domanda n. 10 distribuite per Area Funzionale. 57 Professionisti Risposta 1 Risposta 2 Risposta 3 Risposta 4 Infermieri Totale Risposte Area Chirurgica 12 3 10 33 58 Area Medica 21 2 5 43 71 Materno 13 0 2 8 23 2 3 5 12 Area Infantile Area T.I 2 (subintensiva) Tabella 29. Frequenze delle risposte alla domanda n. 10 distribuite per Area Funzionale. 86% risposta 4 risposta 3 0% 6% 69% 60% 6% 33% 0-5 anni 28% 6-10 risposta 2 0% 14% risposta 1 0% 8% 0% 11-20 8% >20 17% 20% 34% 40% 60% 31% 80% 100% Figura 36. Percentuali Anni di servizio della risposta alla domanda n. 9 sul campione totale. 58 Domanda 11 Un aspetto rilevante nell’Ospedale per intensità di cura è l’introduzione di un’organizzazione di tipo “Lean “ (snello) dell’assistenza. Nella sua realtà il lavoro per cellula, l’ottimizzazione dell’armadietto operatore nelle camere di degenza, il carrello della terapia ed il carrello delle medicazioni, rappresentano: 13% 1. Una risposta efficace di ottimizzazione dell’assistenza, con miglioramento degli spazi e riduzione degli sprechi 2. Una risposta inefficace 14% 3. Non so 73% Figura 37 . Percentuale della risposta alla domanda n. 11 sul totale del campione. Risposta 1 Risposta 2 Risposta 3 Totale Risposte Infermieri 120 23 21 164 Tabella 30 . Frequenze delle risposte alla domanda n. 11 sul totale del campione. 59 100% 100% 90% 80% 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0% 87% 1. Una risposta efficace di ottimizzazione dell'assistenza, con miglioramento degli spazi e riduzione degli sprechi 73% 62% 2. Una risposta inefficace 22% 16% 10% 17% 13% 0% 0% 0% 3. Non so Figura 38. Percentuali delle risposte alla domanda n. 11 distribuite per Area Funzionale. Professionisti Risposta 1 Risposta 2 Risposta 3 Infermieri Totale Risposte Area Chirurgica 36 13 9 58 Area Medica 52 7 12 71 Materno 20 3 0 23 0 0 12 Area Infantile Area T.I 12 (subintensiva) Tabella 31. Frequenze delle risposte alla domanda n. 11 distribuite per Area Funzionale. 60 Domanda 12 L’appropriatezza clinico-assistenziale, rappresenta in un ospedale per acuti un elemento fortemente integrato e inscindibile dal concetto di un’organizzazione per Intensità di cura. Secondo la sua esperienza nel nuovo ospedale tale principio è rispettato: 6% 27% 1. Sempre 2. Talvolta 3. Mai 67% Figura 39. Percentuale della risposta alla domanda n. 12 sul totale del campione. Risposta 1 Risposta 2 Risposta 3 Totale Risposte Infermieri 44 110 10 164 Tabella 32. Frequenze delle risposte alla domanda n. 12 sul totale del campione. 100% 90% 80% 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0% 83% 74% 65% 52% 1. Sempre 48% 2. Talvolta 26% 21% 0% Area Chirurgica Area Medica 3. Mai 17% 14% 0% 0% Area Materno Infantile Area T.I (subintensiva) Figura 40. Percentuali delle risposte alla domanda n. 12 distribuite per Area Funzionale. 61 Professionisti Risposta 1 Risposta 2 Risposta 3 Infermieri Totale Risposte Area Chirurgica 15 43 0 58 Area Medica 15 46 10 71 Materno 12 11 0 23 10 0 12 Area Infantile Area T.I 2 (subintensiva) Tabella 33. Frequenze delle risposte alla domanda n. 12 distribuite per Area Funzionale. Domanda 13 Ritiene che l’attuale organizzazione dell’ospedale San Jacopo sia definitiva o ancora in fase di assestamento e modifica? 1. Penso che l’organizzazione sia in fase di assestamento/migliora mento 8% 13% 2. Penso che la condizione attuale sia quella definitiva 3. Non so 79% Figura 41. Percentuale della risposta alla domanda n. 13 sul totale del campione. Risposta 1 Risposta 2 Risposta 3 Totale Risposte Infermieri 129 21 14 164 Tabella 34. Frequenze delle risposte alla domanda n. 13 sul totale del campione. 62 96% 100% 83% 80% 75% 70% 1. Penso che l'organizzazione sia in fase di assestamento /miglioramento 60% 40% 20% 8% 9% 2. Penso che l'organizzazione attuale sia quella definitiva 25% 21% 9% 4% 0% 0% 0% 3. Non so Figura 42. Percentuali delle risposte alla domanda n. 13 distribuite per Area Funzionale. Professionisti Risposta 1 Risposta 2 Risposta 3 Infermieri Totale Risposte Area Chirurgica 48 5 5 58 Area Medica 50 5 6 71 Materno 22 1 0 23 0 3 12 Area Infantile Area T.I 9 (subintensiva) Tabella 35. Frequenze delle risposte alla domanda n. 13 distribuite per Area Funzionale. 63 Domanda 14 L’analisi delle criticità, a seguito dell’apertura del nuovo ospedale ha generato una revisione complessiva dell’organizzazione. Quali sono stati i recenti cambiamenti organizzativi e strutturali, introdotti dal trasferimento ad oggi, che ritiene abbiano apportato un miglioramento nelle attività dei professionisti : 36% 1. Nessun Cambiamento 2. Evidenziano Cambiamenrti 64% Figura 43. Percentuale dei cambiamenti evidenziati dal campione totale. Non Personale Evidenziano Evidenziano cambiamenti cambiamenti 59 105 Totale Risposte 164 Infermieristico Tabella 36. Frequenze del personale totale sugli effettivi cambiamenti del San Jacopo. 64 Cambiamenti evidenziati: Posta Pneumatica 4% Maggiore autonomia e responsabilità della figura Infermieristica 9% 28% Collegamenti tra Setting 12% Organizzazione tramite filosofia Lean 14% Figura Infermiere Referente 18% 15% Maggiore conoscenza utenti ricoverati Reception di Linea Figura 44. Percentuali dei cambiamenti evidenziati nel nuovo modello. Cambiamenti Evidenziati Personale Infermieristico Posta Pneumatica 30 Maggiore autonomia/responsabilità della 20 figura Infermieristica Collegamento tra Setting 16 Organizzazione tramite filosofia Lean 15 Figura Infermiere Referente 13 Maggiore conoscenza utenti ricoverati 10 Reception di linea 4 Tabella 37 . Frequenze dei cambiamenti evidenziati nel nuovo modello. 65 Domanda 15 Quanto è soddisfatto di questo nuovo modello organizzativo? Indicare un valore da 1 a 5: 1 corrisponde ad un punteggio minimo e 5 ad un punteggio massimo. valore 1 valore 2 13% 18% 51% 17% 1% valore 3 valore 4 valore 5 0% 20% 40% 60% 80% 100% Figura 45 . Percentuale della risposta alla domanda n. sul campione totale. 1 2 3 4 5 Totale Risposte Infermieri 22 29 84 28 1 Tabella 38. Frequenze delle risposte alla domanda n. 15 sul campione totale. 66 164 100% 90% 80% 67% 70% valore 1 54% 60% 52% 46% 50% valore 2 44% valore 3 40% valore 4 24% 17% 30% 20% 17%17% 12% 10% valore 5 16% 13% 0% 0% 0%0% 4% 17% 0% 0% 0% Area Chirurgica Area Medica Area Materno Infantile Area T.I (subintensiva) Figura 46. Percentuali delle risposte alla domanda n. 15 distribuite per Area Funzionale. Professionisti Valore Valore 2 Valore 3 Valore 4 Valore 5 Totale Infermieri 1 Area 10 10 31 7 0 58 12 17 33 9 0 71 0 12 10 1 23 2 8 2 0 12 Risposte Chirurgica Area Medica Area Materno 0 Infantile Area T.I 0 (subintensiva) Tabella 39. Frequenze delle risposte alla domanda n. 15 distribuite per Area Funzionale. 67 Analizziamo le risposte del campione totale dividendolo per gli anni di anzianità ed evidenziamo se questo influisce sulla risposta data : valore 5 0% 2% 57% valore 4 43% valore 3 13% 55% 15% 17% 54% 0-5 anni 46% 6-10 11-20 valore 2 0% 13% valore 1 0% 0% 18% 19% 20% 23% 13% 40% >20 12% 60% 80% 100% Figura 47. Percentuali degli Anni di Servizio delle risposte alla domanda n. 15 sul campione totale. Anni di Valore 1 Valore 2 Valore 3 Valore 4 Valore 5 anzianità Totale Risposte 0-5 anni 0 0 3 4 0 7 6-10 anni 7 5 21 5 10 38 11-20 anni 9 12 36 10 0 67 >20 anni 6 12 24 9 1 52 Tabelle 40. Frequenze degli Anni di Servizio delle risposte alla domanda n. 15 sul totale del campione. 68 Domanda 16 Tornerebbe ad un modello organizzativo tradizionale? 26% 27% 1. Si 2. No 3. Non So 47% Figura 48 . Percentuale della risposta alla domanda n. 16 sul totale del campione. Risposta 1 Risposta 2 Risposta 3 Totale Risposte Infermieri 44 78 42 164 Tabella 41. Frequenze delle risposte alla domanda n. 16 sul totale del campione. 96% 100% 90% 80% 70% 60% 50% 40% 1.Si 42% 33% 41% 38% 33% 29% 28% 31% 2. No 25% 30% 3. Non So 20% 4% 10% 0% 0% area chirurgica area medica area materno area terapie infatile intensive Figura 49. Percentuali delle risposte alla domanda n. 16 distribuite per Area Funzionale. 69 Professionisti Risposta 1 Risposta 2 Risposta 3 Infermieri Totale Risposte Area Chirurgica 19 22 17 58 Area Medica 20 29 22 71 22 0 23 5 3 12 Area Materno 1 Infantile Area T.I 4 (subintensiva) Tabella 42. Frequenze delle risposte alla domanda n. 16 distribuite per Area Funzionale. Motivazioni : Il personale infermieristico totale che ha risposto “Si” (risposta 1) a 44 questionari, ed ha motivato con i seguenti argomenti: Disorganizzazione personale nella nuova struttura 18% Nel vecchio modello gli utenti erano seguiti meglio 29% Manca la continuità assistenziale nel territorio 14% Serve una mentalità diversa 16% 23% Non risponde Figura 50. Percentuale delle motivazioni alla risposta “Si” sul totale del campione. 70 Motivazioni Personale Infermieristico Disorganizzazione personale nella nuova 13 struttura Nel vecchio modello gli utenti erano 10 seguiti meglio Manca la continuità assistenziale 7 Serve una mentalità diversa 6 Non risponde 8 Totale risposte 44 Tabella 43. Frequenze delle motivazioni alla risposta “Si” sul totale del campione. Il personale infermieristico totale che ha risposto “No” (risposta 2) a 78 questionari, ed ha motivato con i seguenti argomenti: Il nuovo modello fa emergere competenze 10% 5% Buoni mezzi di comunicazione all'interno dell'ospedale 23% Organizzazione strutturale valida Non risponde 23% 14% Ho fiducia nel nuovo modello organizzativo 25% Ci dobbiamo solo abituare nella nuova struttura Tabella 51. Frequenze delle motivazioni alla risposta “No” sul totale del campione. 71 Motivazioni Personale Infermieristico Il nuovo modello fa emergere nuove 18 competenze Buoni mezzi di comunicazione all’interno 11 dell’ospedale Organizzazione strutturale valida 19 Non risponde 18 Ho fiducia nel nuovo modello 8 Ci dobbiamo solo abituare nella nuova 4 organizzativo struttura Totale Risposte 78 Tabella 44. Frequenze delle motivazioni alla risposta “No” sul totale del campione. Il personale infermieristico totale che ha risposto “Non so” (risposta 3) a 42 questionari, ed ha motivato con i seguenti argomenti: 19% Il personale vive ancora in uno stato di confusione Non so 81% Tabella 52. Frequenze delle motivazioni alla risposta “Non so” sul totale del campione. Motivazioni Personale Infermieristico Il personale vive ancora in uno stato di 34 confusione Non risponde 8 Totale Risposte 42 Tabella 45. Frequenze delle motivazioni alla risposta “Non so”. 72 Domanda 17 Facendo tesoro della Sua esperienza di lavoro di questi primi mesi, a Suo avviso, quali criticità permangono nel nuovo ospedale e meritano un’attenta valutazione e risoluzione (ne elenchi almeno 3): 1% Carenza organico Infermieristico Carenza organico Oss 10% 34% Disorganizzazione dei Setting Numero elevato di specialistiche in un Setting Ridotta visione dei pazienti 6% 2% 4% Inadeguata continuità assistenziale Resistenza al cambiamento 5% 7% Scarsa privacy nella struttura Non risponde 31% Figura 53. Percentuale delle risposte del personale infermieristico alla domanda n. 17. Criticità pervenute Frequenza della criticità pervenuta Poco personale infermieristico 102 Poco personale di supporto 95 Disorganizzazione 20 Troppe specialistiche in un setting 15 Il modello non permette di conoscere 13 bene i pazienti Il modello non permette la continuità 5 assistenziale Non vi è la voglia di cambiare da parte 18 del personale Assenza di privacy all’interno della struttura 3 Non risponde 30 Tabella 46. Frequenze delle risposte del personale infermieristico alla domanda n. 17 73 Domanda 18 Quali soluzioni possibili, si sente di suggerire per migliorare o risolvere problemi di natura organizzativa/assistenziale che si trova ad affrontare: Implementare la dotazione di organico infermieristico 1% 4% 11% Implementare la dotazione di organico Oss 5% Intensificare le cure primarie 38% Aggiornamento continuo 8% Maggiore spirito di adattamento Maggiore tutela della privacy 33% Non risponde Figura 54. Percentuale delle risposte alla domanda n. 17 sul totale del campione. Soluzioni proposte Frequenza della criticità pervenuta Aumentare il personale infermieristico 100 Aumentare il personale di supporto 87 Fortificare il territorio 21 Aggiornare in maniera continua il 12 personale Avere più spirito di adattamento 11 Più privacy all’interno della struttura per 2 pazienti e personale Non risponde 30 Tabella 47. Frequenze delle risposte alla domanda n. 17 sul totale del campione. 74 4.8 Risultati Lo studio ha l’obiettivo di rispondere ai principali quesiti che scaturiscono dalle ipotesi di ricerca, seguendo un approccio teso ad integrare le informazioni ed i dati sia qualitativi che quantitativi. Il totale del campione comprende gli infermieri impiegati nelle Aree e nei setting dell’Ospedale San Jacopo. Sono stati somministrati 223 questionari così distribuiti : 71 nell’Area Medica , 58 nell’Area Chirurgica , 23 all’interno dell’Area Materno-Infantile e 12 distribuiti nel setting Sub-Intensivo dell’Area delle terapie Intensive. Dei 223 questionari somministrati ne sono stati compilati in totale 164,ovvero il 73,5% . L’Area Medica ha compilato 71 questionari (il 74%). L’Area Chirurgica e l’Area Materno-Infantile hanno risposto positivamente, restituendo rispettivamente 58 (pari all’83%) e 23 questionari (ossia l’82%). In controtendenza il setting di Sub-Intensiva, che ha compilato solo 12 questionari (il 40%). Nel campione analizzato il sesso femminile è risultato quello maggiormente rappresentato: il totale del campione sottoposto a ricerca (164 infermieri) è composto per l’ 87% da sesso femminile (142 infermieri) e per il 13% dal sesso maschile (22 infermieri). Nell’Area Medica il sesso femminile è rappresentato per il 79,6%, mentre quello maschile per il 20,4%; anche in Area Chirurgica il 79,1% del campione è composto da femmine ed il restante 20,8% da maschi. In Area Materno Infantile il 100% è rappresentato dal sesso femminile, mentre nel setting di Sub Intensiva il sesso femminile rappresenta il 66,6% del totale e quello maschile il restante 33,3%. Sono stati inoltre esplorati gli anni di servizio del personale intervistato: il campione totale è rappresentato dal 4% di infermieri con anzianità che va da 0-5 anni, dal 23% con anzianità che va dai 6-10 anni, dal 41% con anzianità che va da 11-20 anni e da un restante 32% con anzianità >20 anni. Analizzando le caratteristiche del campione all’interno delle Aree Funzionali e dei setting è emerso che l’Area Medica è composta per il 5,6% da personale neoassunto da 0-5 anni, per il 26,8% da personale con 6-10 anni di servizio, per il 47,9% da personale con 11-20 anni di servizio e per un 19,7% da personale con >20 anni di lavoro. L’Area Chirurgica è composta per il 5,2% da personale neoassunto da 0-5 anni, per il 29,3% da personale con 6-10 anni di servizio, per il 39,7% da personale con 11-20 anni di servizio e per un 25,8% da personale con >20 anni di lavoro. 75 In Area Materno Infantile il campione esplorato non è costituito da personale con servizio tra 0-5 anni mentre per l‘ 8,7 % è composto da personale con 6-10 anni di servizio, il 26,1 % da personale con 11-20 anni di servizio e il 65,2 % da personale con >20 anni di lavoro. Il campione esplorato nel setting di Sub Intensiva, non comprende personale con 0-5 e 6-10 anni di servizio, ma è composto per il 33,4% da personale con 11-20 anni di servizio e per un 66,6% da personale con >20 anni di lavoro. L’ultima caratteristica esplorata nel campione è il possesso del titolo DS Professional che è rappresentato solo nel 14% del campione considerato. Nell’Area Medica la categoria Ds Professional è rappresentata dal 24,6% del personale, nell’Area Chirurgica dal 16%, nell’Area Materno Infantile dal 4,6% mentre non è presente nel setting di Sub Intensiva. Il questionario composto da 18 domande è stato somministrato a Infermieri in servizio presso i setting a Ciclo Continuo dei setting di degenza ordinaria dei livelli 1, 2 e 3: i dati ottenuti sono stati rappresentati graficamente in termini percentuali sul campione totale e distribuendoli per le aree esplorate. Domanda n° 1 Il passaggio tra vecchio e nuovo ospedale ha comportato un profondo cambiamento culturale, strutturale, organizzativo e tecnologico. Quali erano le Sue aspettative verso questa “eccezionale” esperienza?: La consapevolezza di vivere e partecipare ad una preziosa opportunità di crescita professionale Il dubbio che le cose sarebbero peggiorate Nessuna aspettativa Il campione esplorato ha indicato un significativo spostamento verso la 1° risposta, infatti ben il 65% concorda che le aspettative circa il trasferimento nella nuova struttura è stato vissuto come “una preziosa opportunità di crescita professionale”: il 21% indica che le “cose sarebbero peggiorate”, mentre solo il 14% non aveva aspettative a riguardo. L’area Medica, su un campione di 71 questionari, ha descritto il trasferimento come “La consapevolezza di vivere e partecipare ad una preziosa 76 opportunità di crescita professionale” con una netta maggioranza del 66% , il 12% ha ammesso di avere “Il dubbio che le cose sarebbero peggiorate” mentre il 22% ha indicato “nessuna aspettativa”. L’Area Chirurgica, con 58 questionari compilati, ha evidenziato nel 52% la prima risposta, mentre il 37% ha indicato la 2° risposta evidenziando una preoccupazione verso il cambiamento e solo l’ 11% ha optato per la terza risposta. L’Area Materno Infantile si è dimostrata molto positiva: infatti su un totale di 23 infermieri indagati, ben il 96% ha affrontato con entusiasmo il cambiamento, solo il 4% non aveva aspettative. Anche il Setting di Sub Intensiva ha vissuto in maniera positiva il trasferimento: su un campione di 12 infermieri, il 75% ha scelto la prima risposta, il 17% la seconda e solo l’8% la terza. Domanda n° 2 Un aspetto rilevante del nuovo ospedale è l’ottimizzazione delle risorse strutturali e tecnologiche. Ritiene che il nuovo ospedale offra vantaggi verso le persone ricoverate (relativi al comfort) e verso il personale sanitario (trasporto meccanizzato, richieste telematiche, facilità di accesso e percorribilità.. ): Si, per entrambe Si, solo per i vantaggi diretti alla persona ricoverata Si, solo per i vantaggi diretti al personale sanitario No, nessun vantaggio Il campione intervistato, sulla base dei 164 questionari compilati ha risposto per il 70% che il nuovo ospedale offra vantaggi sia per le persone ricoverate che per il personale, il 7% pensa che i vantaggi siano rivolti solo alla persona ricoverata, il 5% crede che i vantaggi siano rivolti solo per il personale sanitario, mentre il 18% indica che la nuova struttura non offra nessun vantaggio. All’interno delle diverse Aree Funzionali i risultati si allineano con le risposte fornite dal campione totale. In Area Medica (su un totale di 71 risposte) il 66% ha risposto che i vantaggi sono per entrambe le figure, il 12% crede che siano solo per la persona ricoverata, il 5% solo per il personale ed il 17% crede la nuova struttura non offra vantaggi. Nell’Area Chirurgica (su un totale di 58 risposte) la situazione è molto simile ai risultati dell’Area Medica: anche qui il 66% ha scelto la prima risposta, il 6% ha 77 scelto la seconda, un altro 6% ha segnalato la terza risposta ed il 22% la quarta. L’Area Materno Infantile invece si comporta in modo diverso; su 23 risposte , l’87% crede che i vantaggi siano rivolti alla persona ed al personale, il 4% crede che siano rivolti solo alla persona, il 9% solo al personale e nessun intervistato sceglie la 4° risposta. Domanda n° 3 Nell ’ospedale per Intensità di cura, la centralità della persona assistita è l’elemento che guida il lavoro dei professionisti a vari livelli. Nella Sua esperienza ritiene che tale centralità sia: Sempre rispettata Non sempre considerata Non considerata Il campione totale, sulla base dei 164 questionari compilati, ha mostrato una maggior frammentazione nelle risposte: il 33% crede che la centralità della persona assistita sia “sempre rispettata”, il 49% pensa invece che “non sia sempre considerata”, il 18% invece ritiene che sia “non considerata”. Nell’Area Medica (su un totale di 71 risposte) il 30% sostiene che la centralità del paziente è “sempre rispettata”, il 53% crede che sia “non sempre considerata” ed il 17% crede che sia “non considerata”. Nell’Area Chirurgica (su un totale di 58 risposte) la situazione è molto simile alla precedente, anche qui il 35% ha optato per la prima risposta, il 42% ha scelto la seconda, e il 23% ha segnalato la terza risposta. L’Area Materno Infantile nei 23 questionari compilati si divide tra chi pensa che la centralità sia sempre rispettata (48%) e chi ritiene che la stessa non sia sempre considerata (52%). Il setting di Sub Intensiva è abbastanza allineato nelle risposte fornite, delineando un forte elemento di criticità: il 16% ha indicato la prima risposta, ben il 67% ha indicato la seconda ovvero che la centralità “non sia sempre considerata” e il 17% ha indicato la terza risposta. 78 Domanda n°4 L’ospedale per intensità di cura prevede un nuovo approccio di cura e promuove la continuità assistenziale del paziente ricoverato. Nel suo lavoro, pensa che il ruolo esercitato dall’Infermiere Referente : Assicuri la continuità assistenziale mediante un approccio che si prende cura della persona ricoverata dal suo ingresso fino alla dimissione/trasferimento/morte Non assicuri costantemente la continuità assistenziale ma solo occasionalmente L’Infermiere Referente non esercita tale ruolo ai fini della continuità assistenziale Sul campione totale di 164 risposte ottenute, il 61% degli intervistati ha evidenziato la prima risposta, il 29% ha indicato la seconda, mentre solo il 10% ha evidenziato la terza. Lo studio dei dati rilevato nelle varie Aree e Setting ha rivelato che all’interno dell’Area Medica su 71 risposte il 56% pensa che la continuità assistenziale sia esercitata grazie alla figura dell’infermiere Referente, il 34% dichiara che non sia costantemente rispettata, mentre solo il 10% ritiene che tale attività non sia esercitata. Anche nell’Area Chirurgica, su 58 risposte, si osserva per il 67% che l’Infermiere Referente sia una figura importante per la continuità assistenziale, per il 26% che tale attività non sia sempre garantita e infine, per il 7%, che la figura non esercita un ruolo per tali fini. L’Area Materno Infantile, su 23 risposte sceglie per il 70% la risposta 1, per il 13% la risposta 2 e per il 17% la risposta 3. Nel setting di Sub Intensiva, su 12 risposte, il 50% crede che la continuità assistenziale sia efficace grazie alla nuova figura mentre il 42% ritiene che quest’ultima non la assicuri in maniera costante. Solo l’8% crede che il ruolo esercitato dalla figura non sia utile al fine di assicurare la continuità assistenziale. 79 Domanda n°5 Il modello assistenziale del “Primary Nursing”, già implementato nel vecchio Ospedale, ha trovato la sua naturale continuità nel nuovo S. Jacopo. Ritiene che applicare questo modello assistenziale consenta all’Infermiere di fornire una maggiore qualità delle cure e una assistenza personalizzata? Si No Non so Sul campione totale, composto da 164 questionari compilati, si evidenzia che il 54% ha risposto “si”, il 27% ha risposto “no” mentre il restante 19% ha risposto “non so”. Le risposte del campione totale, sono state successivamente analizzate in base agli anni di servizio del personale intervistato. Dall’analisi è emerso che il personale neoassunto, con anzianità 0-5 anni, ha dato una risposta unanime, il 100% ha infatti risposto “si”. Il personale con 6-10 anni di servizio ha risposto “si” nel 50% mentre il 26% ha dato risposta negativa e il 24% ha optato per “non so”. Il personale con 11-20 anni di servizio ha dato risposte analoghe a quelle del personale con anzianità 6-10 anni, infatti il 49% ha risposto “si”, il 33% ha risposto “no” ed il 18% ha risposto “non so”. Infine, il personale più anziano >20 anni ha scelto per il 56% “si” per il 25% “no” mentre il 19% ha risposto “non so”. Nelle Aree Funzionali esplorate le risposte non si sono differenziate sostanzialmente dal campione complessivo. L’Area Medica (su 71 risposte) ha scelto per il 48% il “si”, per il 30% il “no”, mentre ha dichiarato di non sapere il 22% degli intervistati. Nell’Area Chirurgica (con un campione di 58 risposte) ha scelto “si” il 50% , “no” il 34% e “non so” il 16%. Il setting di Sub Intensiva, con 12 risposte, ha optato per il “si” il 42%, per il “no” il 25% e “non so” il 33%. Si distingue l’Area Materno Infantile ha ottenuto accordo per quasi la totalità del personale intervistato ossia l’87%: solo il 4% ha risposto “no” e il 9% “non so”. 80 Domanda n° 6 Il ruolo specifico e l’autonomia professionale dell’Infermiere sono resi evidenti dall’utilizzo di strumenti per l’accertamento infermieristico e la pianificazione assistenziale. Nella sua esperienza di lavoro la documentazione infermieristica è impiegata: In modo sistematico In modo saltuario Mai Su 164 risposte totali, è emerso che il 53% impiega sistematicamente la documentazione fornita, il 46% lo fa in modo saltuario e solo l’1% non la impiega. Analizzando le Aree Funzionali si osservano realtà diverse tra loro: nell’Area Medica, su 71 persone intervistate, il 39% ha risposto “in modo sistematico”, il 58% “in modo saltuario” e il 3% “mai”. Nell’Area Chirurgica le risposte sono opposte a quelle rilevate in Area Medica: su 58 intervistati, il 62% ha dato al prima risposta, il 38% la seconda e nessuno ha optato per la terza. Nell’Area Materno Infantile invece, su 23 intervistati, ben il 78% ha risposto “in modo sistematico” e il restante 22% “in modo saltuario”. La situazione si inverte di nuovo analizzando i dati del setting di Sub Intensiva: su 12 intervistati solo il 33% risponde che le documentazioni sono usate quotidianamente mentre ben il 67% sceglie la seconda risposta. Domanda n°7 Ai fine della buona riuscita del modello per intensità di cura, l’Infermiere e gli altri professionisti svolgono un ruolo fondamentale mediante la modalità di lavoro in team. Ritiene di agire una relazione cooperativa con gli altri professionisti (medici, fisioterapisti, ostetriche etc …) ? Si, ho la sensazione di lavorare in team Noto alcune resistenze No, non esiste il lavoro in equipe Su 164 questionari ottenuti, il campione totale ha dichiarato che per il 51% ha la sensazione di lavorare in team, il 39% nota ancora alcune resistenze ed il 10% crede che 81 non esista il lavoro in equipe. Esplorando le Aree Funzionali si evidenzia una netta discordanza di opinioni: il personale dell’Area Medica, con 71 intervistati ha risposto per il 59% che il lavoro viene svolto in equipe, il 35% nota alcune resistenze e il 6% dichiara che non esiste il lavoro in equipe. L’Area Chirurgica su 58 intervistati dichiara per il 62% di lavorare in equipe, per il 38% di notare alcune resistenze. L’Area Materno Infantile su 23 intervistati, si divide equamente per il 48% tra coloro che lavorano in equipe e quelli che notano alcune resistenze e solo il 4% crede che non esista lavoro in equipe. Il setting di sub intensiva, con 12 intervistati, dichiara per il 33% di lavorare in equipe mentre il restante 67% nota resistenze. Domanda n°8 Il “giro visita interprofessionale”, il briefing e il debriefing, rappresentano per l’Infermiere ed il Medico, attività fondamentali per la trasmissione delle informazioni cliniche ed assistenziali dei pazienti ricoverati, al fine di ottimizzare la gestione complessiva della cura della persona ricoverata. Nella sua esperienza, la pratica di queste attività è finalizzata: alla condivisione complessiva delle informazioni cliniche ed assistenziali del paziente esclusivamente all’attività del medico sono attività praticate in modo sporadico e confusionario Il campione totale, composto da 164 infermieri ha riposto per il 60% “alla condivisione complessiva delle informazioni cliniche ed assistenziali del paziente”, solo il 3% “esclusivamente all’attività del medico” mentre il 37% “attività praticate in modo sporadico e confusionario”. La studio dei dati all’interno delle Aree Funzionali ha evidenziato che l’Area Medica su 71 intervistati il 65% risponde che le attività svolte sono utili per entrambi i professionisti ai fini di una completa assistenza, solo l’ 1% ha risposto che le attività sono svolte esclusivamente ai fini dell’attività del medico, il 34% ritiene che siano attività praticate in modo sporadico e confusionario. L’Area Chirurgica si divide in due correnti di pensiero; su 58 risposte il 48% opta per la prima risposta, il 4% la seconda mentre il restante 48% indica la terza risposta. L’Area Materno Infantile, con 23 risposte per il 70% ritiene che le attività sono utili per 82 entrambe le figure, il 4% crede che siano attività utili solo alla figura medica mentre, il 26% crede che siano attività praticate in modo sporadico e confusionario. Infine, il Setting di Sub Intensiva, su 12 risposte fornite, il 75% opta per la prima risposta ed il 25% indica la terza risposta. Domanda n°9 L’ospedale San Jacopo articolato in livelli, ha superato il concetto di malattia, ed ha introdotto il concetto di complessità assistenziale. Si è passati dall’Infermiere specializzato a trattare prevalentemente determinati bisogni dei pazienti, ad un Infermiere esperto in grado di misurarsi nello stesso contesto di cura con tipologie di bisogni diversi e approcci all’assistenza di vario genere. Ritiene che la Sua competenza soddisfi la richiesta di un’assistenza multidisciplinare ? Si, ritengo di avere competenze e conoscenze adeguate per poter affrontare le diverse tipologie assistenziali No, trovo difficoltà a far fronte alle diverse necessità assistenziali Non so L’elaborazione dei dati fatta sul campione totale ha evidenziato che su 164 intervistati, il 67% ha risposto che ritiene di avere competenze e conoscenze adeguate per poter affrontare le diverse tipologie assistenziali, il 26% dice di notare alcune difficoltà nel far fronte alle diverse necessità assistenziali, mentre solo il 7% ha dichiarato di non saper rispondere. I dati elaborati in base alle Aree Funzionali evidenziano una netta somiglianza tra i risultati dell’Area Medica e dell’Area Chirurgica. L’Area Medica, su 71 questionari ha riposto per il 66% all’opzione “Si, ritengo di avere competenze e conoscenze adeguate per poter affrontare le diverse tipologie assistenziali”, il 24% ha risposto “No, trovo difficoltà a far fronte alle diverse necessità assistenziali” ed il 10% ha risposto “Non so”. Anche in Area Chirurgica sono emersi dati analoghi: su 58 questionari il 64% ha indicato al prima risposta, il 29% ha indicato la seconda ed il 7% non sa rispondere. L’Area Materno Infantile ha prodotto dati molto positivi: su 23 persone, ben l’87% ha dichiarato di possedere le competenze richieste, il 9% si è dichiarato in difficoltà mentre il 4% non sa rispondere. Infine il Setting di Sub intensiva si è diviso in due gruppi equi, il 50% ha dato la prima risposta mentre la restante metà ha indicato la seconda. 83 Domanda n°10 L’organizzazione per cellule prevede una rivisitazione del lavoro infermieristico che supera il tradizionale modello per compiti a favore di un modello organizzativo per obiettivi, basato su un approccio personalizzato dell’assistenza. Pensa che tale soluzione organizzativa determini: Maggior responsabilità dell’assistenza infermieristica Maggiore autonomia dell’infermiere Perdita della visione generale dei pazienti ricoverati Entrambe; maggiore autonomia e responsabilità Dall’elaborazione dei dati del campione totale emerge che, su 164 infermieri il 29% ha fornito la prima risposta, il 4% ha indicato la seconda risposta, il 12% ha optato per la terza ed il 55% ha indicato la quarta risposta. I dati sono stati inoltre analizzati in base agli anni di servizio degli intervistati. Dai risultati si evidenzia una netta discordanza tra il personale con minore anzianità ed il personale più anziano. Il personale con 0-5 anni di servizio, composto da 7 infermieri, per il 14% indica la prima risposta, ritenendo che la nuova soluzione organizzativa determini maggior responsabilità dell’assistenza e il restante 86% ritiene che il nuovo modello permetta all’infermiere maggiore autonomia e maggiore responsabilità. Il personale con 6-10 anni di servizio costituito 38 infermieri, ha scelto per il 17% la prima risposta, l’8% crede che sia offerta solo maggiore autonomia dell’infermiere e non maggiore responsabilità, il 6% pensa che la nuova realtà causi una perdita della visione generale dei pazienti ricoverati, mentre il 69% ritiene che sia l’autonomia che la responsabilità siano valorizzate. personale con 11-20 anni di anzianità Il (su 67 infermieri) ha indicato “Maggior responsabilità dell’assistenza infermieristica” con una percentuale del 34%, il 6% crede che generi una perdita generale della visione dei pazienti ricoverati e la maggioranza, il 60%, opta per la quarta risposta. Il personale più anziano, con >20 anni di servizio composto da 52 infermieri, fornisce la prima risposta per il 31% del campione, la seconda risposta l’8%, ma il dato che emerge è segnato dal 28% che crede che il nuovo modello causi una perdita della visione dei pazienti ricoverati: infine il 30% pensa che sia valorizzata l’autonomia e la responsabilità infermieristica. Anche l’analisi delle risposte fornite dalle aree hanno restituito risultati tra loro diversi: l’Area 84 Medica, con 71 intervistati ha risposto con una percentuale del 30% alla prima opzione “Maggior responsabilità dell’assistenza infermieristica”, il 3% ha riposto “Maggiore autonomia dell’infermiere”, il 7% ha indicato “Perdita della visione generale dei pazienti ricoverati” e ben il 60% ha indicato la quarta risposta “Entrambe; maggiore autonomia e responsabilità”. L’Area Chirurgica ha fornito risposte analoghe: il 21% ha scelto la prima risposta, il 5% ha indicato la seconda risposta, il 17% la terza ed il 57% ha scelto la quarta opzione. L’Area Materno infantile con 23 intervistati, risponde per il 56% alla prima risposta, per il 9% crede che ci sia una perdita della visione dei pazienti ed il 35% indica che entrambi gli ambiti siano valorizzati. Il setting Sub di Intensiva, con 12 intervistati, ha risposto per il 17% alla prima opzione, un altro 17% ha indicato la seconda, ben il 25% ha indicato la terza risposta e il 41% ha indicato la quarta. Domanda n°11 Un aspetto rilevante nell’Ospedale per intensità di cura è l’introduzione di un’organizzazione di tipo “Lean “ (snello) dell’assistenza. Nella sua realtà il lavoro per cellula, l’ottimizzazione dell’armadietto operatore nelle camere di degenza, il carrello della terapia ed il carrello delle medicazioni, rappresentano: Una risposta efficace di ottimizzazione dell’assistenza, con miglioramento degli spazi e riduzione degli sprechi Una risposta inefficace Non so I dati elaborati sulla base del campione totale costituito da 164 questionari, ha mostrato che il 73% ha scelto la prima risposta, il 14% ha indicato la seconda e il 13% dichiara di non sapere. Le Aree Funzionali sono state analizzate singolarmente: l’Area Medica su 71 intervistati ha risposto per il 73% che l’organizzazione Lean permette l’ottimizzazione dello spazio e riduce gli sprechi, il 10% ritiene che l’organizzazione sia inefficace e il 17% non sa. L’Area Chirurgica, con 58 intervistati ha indicato per il 62% la prima risposta, il 22% ha indicato la seconda risposta ed il 16% la terza. L’Area Materno Infantile, con 23 intervistati ritiene, per l’87%, che l’organizzazione Lean sia “una risposta efficace di ottimizzazione dell’assistenza, con miglioramento degli spazi e riduzione degli sprechi”, il restante 13% ritiene invece che sia “una risposta 85 inefficace”. Il setting di sub intensiva fornisce una risposta unanime: il 100% (12 infermieri) pensano che l’organizzazione Lean, sia utile per l’ottimizzazione globale dell’assistenza. Domanda n°12 L’appropriatezza clinico-assistenziale, rappresenta in un ospedale per acuti un elemento fortemente integrato e inscindibile dal concetto di un’organizzazione per Intensità di cura. Secondo la sua esperienza nel nuovo ospedale tale principio è rispettato: Sempre Talvolta Mai Sulla base dei 164 questionari compilati è emerso che il 27% del personale ha risposto “sempre”, il 67% “talvolta” ed il 6% “mai”. Le Aree Funzionali interessate dallo studio hanno prodotto risultati tra loro discordanti: l’Area Medica, con 71 questionari per il 26% ha indicato “sempre” e il 74% ha scelto “talvolta”. L’Area Chirurgica, con 58 questionari ha scelto “sempre” per il 21%, il 65% ha risposto “talvolta” e il 14% ha risposto “mai”. Nell’Area Materno Infantile i risultati sono migliori: su 23 intervistati, il 52% sostiene che l’appropriatezza clinico-assistenziale è sempre rispettata, mentre il restante 48% crede che sia rispettata solo talvolta. Il setting di Sub Intensiva infine, con 12 intervistati indica la prima risposta per il 17% del campione, mentre il restante 83% indica la risposta “talvolta” . 86 Domanda n° 13 Ritiene che l’attuale organizzazione dell’ospedale San Jacopo sia definitiva o ancora in fase di assestamento e modifica? Penso che l’organizzazione sia in fase di assestamento/miglioramento Penso che la condizione attuale sia quella definitiva Non so I dati analizzati sul campione totale di 164 infermieri hanno indicato che il 79% crede che “l’organizzazione sia in fase di assestamento/miglioramento”, il 13% pensa che “la condizione attuale sia quella definitiva” e l’8% risponde “non so”. I risultati ottenuti dall’analisi delle Aree Funzionali sono simili tra loro: l’Area Medica, con 71 questionari ha indicato con il 70% la prima risposta, con il 21% la seconda e il 9% non fornisce una scelta. L’Area chirurgica, con 58 intervistati, pensa per l’83% del campione che la situazione sia in fase di assestamento e miglioramento, l’8% crede che la situazione sia in fase definitiva ed il 9% non sa rispondere. L’Area Materno Infantile fornisce una risposta quasi unanime: su 23 intervistati ben il 96% risponde “penso che l’organizzazione sia in fase di assestamento/miglioramento” mentre il restante 4% pensa che “ la condizione attuale sia quella definitiva”. Il Setting di Sub Intensiva, con 12 intervistati indica per il 75% che l’organizzazione è in fase di assestamento e ben il 25% dichiara di non saper rispondere. 87 Domanda n°14 L’analisi delle criticità, a seguito dell’apertura del nuovo ospedale ha generato una revisione complessiva dell’organizzazione. Quali sono stati i recenti cambiamenti organizzativi e strutturali, introdotti dal trasferimento ad oggi, che ritiene abbiano apportato un miglioramento nelle attività dei professionisti : 1 _______________________________________________________ 2 _______________________________________________________ 3 _______________________________________________________ Nessun cambiamento Sulla base dei 164 questionari compilati è emerso che il 36% ha risposto “nessun cambiamento”, mentre il 64% del personale ha affermato che a seguito dell’apertura del nuovo ospedale sono stati introdotti alcuni cambiamenti organizzativi, strutturali ed assistenziali che hanno apportato un miglioramento complessivo nel lavoro dei professionisti. I cambiamenti descritti sono: introduzione posta pneumatica (28%), maggior autonomia e responsabilità infermieristica (15%), ottimizzazione dei collegamenti (15%), introduzione filosofia Lean (14%), consolidamento della figura dell’Infermiere Referente (12%), migliore conoscenza dei pazienti assistiti (9%), introduzione delle reception di linea (4%). Domanda n°15 Quanto è soddisfatto di questo nuovo modello organizzativo? Indicare un valore da 1 a 5: (1 corrisponde ad un punteggio minimo e 5 ad un punteggio massimo) Dopo aver elaborato il campione totale è emerso che su 164 infermieri intervistati il 13% ha attribuito il punteggio 1, il 18% ha attribuito il punteggio 2, il 51% ha attribuito il punteggio 3, il 17% ha attribuito il punteggio 4 e l’1% ha indicato il punteggio massimo di 5. I dati sono stati analizzati sulla base degli anni di anzianità di servizio del personale 88 intervistato: il personale con 0-5 anni di servizio (costituito da 7 persone) ha indicato per il 43% il punteggio 3, mentre il 57% il punteggio 4. Nessuno ha attribuito punteggio minimo di 1-2 o 5. Il personale con 6-10 anni di anzianità (formato da 38 persone) fornisce per il 19% il punteggio 1, per il 13% punteggio 2, per il 55% punteggio 3, per il 13% punteggio e nessuno ha indicato il punteggio 5. Tra il personale con 11-20 anni (costituito da 67 Infermieri) il 13% ha dato il valore minimo, il 18% ha dato valore 2, il 54% scelto un valore di 3, il 15% ha dato valore 4 e nessuno valore 5. Infine il personale con >20 anni di servizio (composto da 52 infermieri) ha attribuito un punteggio di 1 il 12%, il 23% ha scelto il punteggio 2, il 46% ha optato per un valore di 3, il 17% ha dato un punteggio di 4 e il 2% ha scelto il valore di 5. Analizzando le Aree Funzionali si sono ottenuti risultati molto diversi tra di loro. L’Area Medica, con 71 infermieri, ha optato per il valore 1 il 17%, il 24% ha scelto il valore 2, il 46% ha optato per il valore 3 e il 13% ha fornito il valore 4 e nessuno il valore 5. Nell’Area Chirurgica la situazione migliora: su 58 intervistati il 17% assegna il punteggio minimo, il 17% assegna il punteggio 2, il 54% indica un valore medio di 3, il 12% assegna punteggio 4 e nessuno il sceglie il valore massimo. Nell’Area Materno Infantile ritroviamo senza dubbio il gradimento maggiore: il campione, composto da 23 infermiere, non attribuisce punteggi minimi di 1 o 2, il 52% assegna un punteggio di 3, il 44% sceglie un valore di 4 ed il 4% indica un valore massimo di 5. Anche nel setting di sub intensiva il tasso di gradimento è discreto: su 12 infermieri intervistati nessuno attribuisce un punteggio di 0, il 16% indica il valore di 2, il 67% assegna un punteggio di 3 ed il 17% assegna un valore di 4 e nessuno indica punteggio massimo. 89 Domanda n° 16 Tornerebbe ad un modello organizzativo tradizionale? Si No Non so Motivare brevemente: Sulla base dei 164 questionari compilati è emerso che il 27% del personale tornerebbe ad un vecchio modello tradizionale, il 47% non tornerebbe indietro ed il 26% non sa rispondere. In Area Medica, su un campione di 71 intervistati il 28% ha risposto “si”, il 41% “no” e addirittura il 31% ha risposto “non so”. Nell’Area Chirurgica (con un campione di 58 infermieri) il 33% del personale tornerebbe ad un vecchio modello assistenziale, il 38% del personale ha risposto che non tornerebbe ad un vecchio modello assistenziale e il 29% non sa rispondere. Nell’Area Materno Infantile, ancora una volta le risposte sono molto positive: su 23 infermiere, solo il 4% ha risposto “si” mentre il restante 96% ha risposto “no”. Nel Setting di Sub Intensiva, su 12 persone intervistate il 33% ha risposto “si”, il 42% ha risposto “no” ed il 25% ha risposto “non so”. Su questa domanda è stato chiesto inoltre al campione interessato di motivare la risposta. Il personale che ha risposto “si” rappresenta 27% del totale del campione (ovvero 44 infermieri ). Le motivazioni fornite, espresse in percentuali che causano tale scelta sono state le seguenti: disorganizzazione delle strutture (29%), peggiore assistenza fornita ai pazienti (23%) continuità assistenziale deficitaria (16%), scarsa capacità di adattamento del personale (14%). Il 18% del campione si astiene dalla risposta. Il personale che ha risposto “no” rappresenta il 47% del totale del campione ( ovvero 78 infermieri). Le motivazioni per le quali gli intervistati non tornerebbero ad un vecchio modello assistenziale sono così sintetizzate: il nuovo modello ospedaliero fa emergere competenze avanzate che nel precedente modello organizzativo non erano valorizzate (25%), la comunicazione tra le Aree Funzionali ed i servizi è nettamente migliorata (14%), la struttura ospedaliera del San Jacopo è migliore della precedente (25%), 90 fiducia nel nuovo modello ospedaliero (10%), il personale si sta adattando al cambiamento (5%). Il 23% si astiene dalla risposta. Gli intervistati che hanno risposto “non so” rappresenta il 26% del campione totale, ovvero 42 infermieri. A tal proposito l’81% sostiene che il personale viva momentaneamente in uno stato di confusione e di adattamento. Non risponde il 19%. Domanda n° 17 Facendo tesoro della Sua esperienza di lavoro di questi primi mesi, a Suo avviso, quali criticità permangono nel nuovo ospedale e meritano un’attenta valutazione e risoluzione (ne elenchi almeno 3): Il campione totale costituito da 164 infermieri ha fornito molte motivazioni: carenza di organico infermieristico (34%), carenza di personale di supporto (31%), disorganizzazione della struttura ospedaliera (7%), presenza di troppe specialistiche all’interno di un setting (5%), perdita visione generale dei pazienti ricoverati (4%) scarsa continuità assistenziale (2%), resistenza al cambiamento (6%), scarsa privacy nei setting (1%). Il 10% si astiene dal motivare la risposta. Domanda n° 18 Quali soluzioni possibili, si sente di suggerire per migliorare o risolvere problemi di natura organizzativa/assistenziale che si trova ad affrontare: Le risposte analizzate sul campione totale, composto da 164 infermieri, hanno fornito alcune possibili soluzioni: ben il 38% ha suggerito come possibile soluzione l’aumento dell’organico infermieristico, mentre il 33% ha proposto un aumento dell’organico del personale di supporto. L’8% suggerisce di incrementare i servizi territoriali per garantire la continuità ospedale territorio, il 5% suggerisce di investire sulla formazione continua del personale, il 4% auspica una maggior capacità di adattamento da parte del personale, infine l’1% pensa modificare la struttura per assicurare maggiore privacy sia per il personale che per la persona ricoverata. L’11% del personale si astiene dal suggerire possibili miglioramenti. 91 4.9 Conclusioni e limiti dello studio Al termine dell’indagine, i risultati ottenuti consentono di effettuare alcune riflessioni, da cui emergono alcune situazioni di criticità e di incertezza sebbene prevalgano elementi di positività e di coerenza rispetto alle ipotesi di ricerca stabilite. Nel valutare criticamente i risultati descritti in seguito, occorre inquadrare il contesto nel quale si è svolta l’indagine: infatti il periodo di somministrazione del questionario è avvenuto a distanza di alcuni mesi dal trasferimento. Pertanto, la fotografia ricavata e rappresentata dallo studio, risente della tensione organizzativa e dello smarrimento avvertito dal personale infermieristico a seguito del cambiamento profondo e radicale vissuto con il nuovo ospedale. Gli elementi di criticità osservati possono riassumersi in tre macro temi: la centralità del paziente, l’impiego della documentazione infermieristica e l’appropriatezza clinicoassistenziale. Relativamente al rispetto della centralità della persona ricoverata, solo 1/3 del personale esprime soddisfazione; ciò rappresenta un aspetto da non sottovalutare, non solo perché la centralità dell’assistito è uno dei principi intorno al quale ruota il nuovo modello per intensità di cura, ma soprattutto perché, tale obiettivo rappresenta la valorizzazione del paradigma assistenziale infermieristico strutturato proprio sulla centralità della persona e dei suoi bisogni espressi e inespressi nel processo di cura. Tale risultato, rilevato dalla quasi totalità degli infermieri inquadrati come DS Professional, è presente e trasversale a tutte le Aree interessate dall’indagine. Il secondo elemento di criticità emerso dallo studio indica che circa la metà del campione esaminato, non utilizza la documentazione infermieristica disponibile in maniera sistematica, ma in modo saltuario e sporadico. Il problema si evidenzia in particolare in Area Medica e nel Setting di Sub Intensiva dove il dato negativo, supera largamente quello positivo. Si pone pertanto una necessaria riflessione considerando che la documentazione è uno strumento fondamentale nell’operato quotidiano dei professionisti, indispensabile per assicurare e documentare un’assistenza personalizzata. Il terzo elemento riferito all’appropriatezza clinico-assistenziale, risulta problematico poichè, circa 2/3 del campione intervistato, ritiene che essa sia rispettata in modo saltuario. A tal proposito l’Azienda sta implementando in ospedale la figura del Bed Management, allo scopo di facilitare e indirizzare l’afflusso dei pazienti provenienti dal Pronto Soccorso, nei vari Setting di cura nel rispetto dei criteri di appropriatezza e al 92 contempo di lavorare e semplificare l’iter delle dimissioni “difficili” indirizzandole, dove possibile, verso le cure intermedie. Un elemento di incertezza che deriva dall’analisi dei dati si riferisce al lavoro in equipe e all’integrazione multidisciplinare: circa la metà del personale intervistato dichiara infatti di notare alcune resistenze a riguardo. Il dato è rilevante soprattutto nel Setting di Sub Intensiva. Più sfumato e di minor rilievo nelle altre aree funzionali medica e chirurgica dove, dall’apertura del nuovo ospedale, sono stati strutturati gruppi di lavoro multidisciplinari orientati al recupero di tale modalità lavorativa, fondamentale nell’organizzazione per intensità di cure. Dal lavoro dei gruppi sono stati costituiti e diffusi in molti setting di degenza, spazi dedicati al Briefing e sono state affrontate e condivise nuove modalità operative in merito al giro visita interprofessionale. Rispetto all’intera indagine sono molti gli elementi di positività emersi. Il primo dato interessante si riferisce alle aspettative del personale rispetto al trasferimento: si misura uno straordinario livello di apertura al cambiamento coinvolge circa 1/3 del campione intervistato. Un focus sul genere del campione rileva un dato curioso: le donne si dichiarano più aperte al cambiamento rispetto agli uomini intervistati. Proseguendo l’analisi si osserva, in linea generale, un’ inversione di atteggiamento: gli uomini si adattano maggiormente cambiamenti della nuova struttura, cogliendo nelle risposte fornite, una tensione in linea di massima positiva. Per quanto riguarda il ruolo e le competenze della figura infermieristica, la maggior parte degli intervistati dichiara che l’Infermiere Referente riveste un ruolo fondamentale nella continuità assistenziale. E’ un pensiero riscontrato in tutte le Aree Funzionali, ma più rilevante nell’Area Chirurgica e nella Materno Infantile. Dallo studio inoltre si evince che il modello assistenziale adottato nel nuovo ospedale il “ Primary Nursing” fornisce per oltre metà del campione totale una qualità delle cure maggiore e assicura un’assistenza personalizzata. Il livello di gradimento si evidenzia maggiormente nell’Area Materno Infantile, dove si registra un’adesione elevatissima al modello assistenziale. Un focus su gli anni di servizio dell’intero campione, rileva che la totalità del personale neoassunto registra un consenso favorevole verso il modello assistenziale adottato. Questi ultimi due aspetti indagati, frutto di un lavoro implementato e sostenuto negli anni dalla Direzione Infermieristica, fanno emergere un aspetto qualificante la 93 professione infermieristica: l’adesione verso una modalità di lavoro per obiettivi e lo sviluppo della competenza avanzata dell’Infermiere. Si registrano buoni risultati in merito alle competenze del personale: una delle domande fondamentali rivolta ai professionisti chiedeva se si ritenevano in grado di misurarsi nello stesso contesto di cura, con tipologie di bisogni diversi e approcci all’assistenza di vario genere. La maggior parte del personale, circa il 70%, si dichiara preparato ad affrontare con competenza le diverse necessità assistenziali. Questo significativo risultato è stato raggiunto grazie alla formazione continua del personale sia propedeutica al trasferimento che successiva, che ha permesso di sviluppare e rafforzare le competenze richieste per fornire risultati di qualità nelle cure erogate. Un’eccezione si riscontra nel Setting di Sub Intensiva dove si rilevano elementi di criticità, forse generati dalla riallocazione di personale proveniente da altri setting di diverse specialità con bisogni formativi insoddisfatti.. Altro elemento di positività è rappresentato dal giro visita interprofessionale: la maggior parte del personale ha dichiarato che è un’attività finalizzata alla condivisione delle informazioni cliniche e assistenziali del paziente, per i professionisti coinvolti nel processo di cura. E’ importante sottolineare che solo una minima e trascurabile percentuale ha indicato che il giro visita è un’attività utile esclusivamente alla figura del medico. Tale risultato non è da sottovalutare poiché indica il superamento culturale della “visione ancillare” dell’Infermiere nei confronti del medico. L’Area Chirurgica registra un dato in controtendenza in quanto per circa metà del campione, il giro visita interprofessionale è inteso come attività esercitata in modo confusionario e sporadico. Un ultimo elemento di forza riscontrato nella nuova organizzazione dell’ospedale è l’adesione alla Filosofia Lean, come metodo di lavoro. Dall’indagine si osserva che l’organizzazione “snella” finalizzata ad ottimizzare il lavoro del personale, restituendo “valore” all’assistenza è apprezzata dal personale infermieristico; tale gradimento si evidenzia trasversalmente in tutte le Aree Funzionali. Anche L’organizzazione in cellule del lavoro traghettata e implementata diffusamente nel nuovo ospedale e nei setting interessati dallo studio, valorizza il ruolo dell’infermiere. Più della metà degli intervistati dichiara, infatti, che il lavoro per cellule aumenta sia la responsabilità che l’autonomia nel lavoro dei professionisti: circa 1/3 delle persone ritiene che accresca esclusivamente la responsabilità. Solo una esigua percentuale di intervistati sostiene che il lavoro per cellule generi una perdita della visione dei pazienti ricoverati. Quest’ultimo 94 dato si correla alle risposte fornite dal personale con anzianità di servizio maggiore di 20 anni. Al contrario il personale neoassunto o con pochi anni di servizio si mostra più disponibile al cambiamento organizzativo. Si ipotizza che l’anzianità di servizio, in questo specifico quesito, influenza significativamente le risposte fornite. Il personale intervistato, ha elencato sinteticamente quali siano a suo avviso i cambiamenti significativi introdotti nel nuovo Ospedale e ha descritto criticità e punti di forza presenti della nuova organizzazione.. La maggior parte del campione (circa 2/3), dichiara che il San Jacopo ha introdotto, una serie di cambiamenti organizzativi e strutturali rispetto al vecchio Ospedale del Ceppo. La maggior parte dei cambiamenti evidenziati sono di tipo tecnologico; in primo luogo ha riscosso molto successo l’introduzione della posta pneumatica, (elemento che sicuramente promuove un’ottimizzazione del lavoro dell’operatore), sono stati indicati anche i percorsi interni e la buona comunicazione tra i setting dell’ospedale. Rispetto al ruolo viene evidenziato anche una maggiore autonomia dell’Infermiere ed, anche se in minima parte, viene indicato come importante cambiamento organizzativo, l’introduzione della reception di linea che consente di snellire le attività burocratiche degli infermieri nei Setting, permettendo loro di liberare tempo da dedicare all’assistenza diretta. Il personale ha poi indicato le criticità e gli elementi di forza della nuova organizzazione ospedaliera. Le principali criticità evidenziate si riferiscono alla carenza di personale Infermieristico e Oss. A seguire, le problematiche scaturite si riscontrano nella disorganizzazione presente ancora in alcuni Setting e nelle numerose specialistiche all’interno delle Aree Funzionali che possono generare confusione. Purtroppo circa il 10 % del campione non fornisce risposte. Le soluzioni suggerite, sono in parte conseguenti alle criticità rilevate. Si propone infatti di incrementare il personale Infermieristico e Oss, si indica di incrementare e riorganizzare le cure primarie e assicurare l’aggiornamento continuo del personale, al fine di garantire competenze tecnico professionali e trasversali avanzate e aggiornate. Interessante, anche se indicato con minor percentuale, il suggerimento da parte del personale di mostrarsi più aperti al cambiamento, nel tentativo di superare le resistenze che si sviluppano inevitabilmente di fronte al nuovo. 95 Il livello di soddisfazione degli Infermieri verso il nuovo Ospedale San Jacopo è localizzato su un valore medio. La frequenza maggiore si stabilizza infatti su un valore di 3 su una scala di 5. Più positivo è l’atteggiamento degli intervistati nell’Area Materno Infantile, dove il gradimento si sposta su valori medio/alti. Vi è una situazione diversa nell’Area Funzionale Medica e nell’Area Funzionale Chirurgica, dove il tasso di soddisfazione si localizza sempre su valori medi, ma con una tendenza seppur lieve verso valori più bassi. Facendo un focus sull’anzianità di servizio si osserva che personale neoassunto si posiziona interamente su valori medio alti (3 e 4) dimostrando ancora una volta, come il personale neoassunto assuma un atteggiamento positivo verso il cambiamento. Alla domanda :“Torneresti ad un vecchio modello organizzativo tradizionale?”, circa la metà del personale ha dichiara che non tornerebbe ad un vecchio modello Ospedaliero; una percentuale rilevante di questa risposta è evidenziata in Area Materno Infantile, che ancora una volta si è dimostrata aderente all’innovazione introdotta con il nuovo Ospedale. A tal proposito è stato chiesto di esplicitare le motivazioni: queste sono coerenti con i cambiamenti introdotti e apprezzati nell’ospedale per intensità di cure: aumento dell’autonomia, valorizzazione del ruolo dell’infermiere, e l’apprezzamento per i gli elementi strutturali innovativi. La criticità si riscontra in ¼ del campione intervistato, che ha dichiarato di voler tornare ad un modello tradizionale. Questo dato è distribuito equamente in tutte le Aree, con eccezione dell’Area Materno Infantile. Le motivazioni che hanno spinto a questa scelta sono prevalentemente individuabili nella disorganizzazione percepita dal personale e nella difficoltà nell’assistere i pazienti ricoverati a causa di una serie di fattori riscontrabili nel lavoro in cellule e nella presenza di molte specialistiche in un setting. Anche in questo caso circa il 10% del campione non risponde. Volendo riassumere si osserva un atteggiamento positivo verso il cambiamento, sostenuto dall’idea che, gran parte del campione intervistato, pensa che la nuova organizzazione sia ancora in fase di assestamento ponendosi quindi aperti e partecipativi al processo di evoluzione e miglioramento in atto, che inevitabilmente coinvolge tutte le professioni. Tale atteggiamento è confermato dalla volontà diffusa degli intervistati di proseguire e vivere l’esperienza innovativa dell’ospedale per intensità di cure: tale esperienza registra un di livello di soddisfazione moderato. 96 CONCLUSIONI FINALI Successivamente alla conclusione del mio studio, si può affermare che sono stati molti gli elementi, organizzativi ed assistenziali che hanno subito un forte cambiamento alla luce dell’ormai passato trasferimento nel nuovo San Jacopo. I risultati ottenuti sono molto positivi considerando che il personale si sta ancora adattando alla nuova realtà. Guardandomi alle spalle, alla fine di questo percorso, mi rendo conto che questo studio mi ha permesso non solo di ampliare le mie conoscenze ma anche di crescere professionalmente. Un concetto fondamentale che ho appreso, inespresso ma sempre presente tra le righe, è che l’Infermiere è una figura fondamentale, nella sua totalità, nel percorso di sviluppo e di evoluzione del contesto sanitario. Egli gioca un ruolo principale nel percorso di cura della persona, per questo è necessario che il benessere professionale sia rispettato in ogni momento e che il luogo nel quale lavora sia adeguato ed in linea con le necessità del paziente ma anche dell’operatore. Ciò che è emerso dalla ricerca rappresenta un “ foto” della situazione attuale che sicuramente cambierà nel corso degli anni. Eventuali ripercussioni dello studio potrebbero essere utilizzati nei contesti organizzativi o applicati in altre realtà. Spero che questa ricerca possa essere utile anche in un futuro, seppur nei limiti del possibile, per verificare se nel corso del tempo vi sono stati cambiamenti e come l’assistenza infermieristica, all’Interno dell’Ospedale per Intensità di cure, si è evoluta. 97 SITOGRAFIA E BIBLIOGRAFIA 1- “Sviluppare e verificare nuovi modelli assistenziali in sanità” , Gital cardiol, vol12. Gennaio 2011, a cura di Leonardo Bolognese 2- Profilo professionale dell'Infermiere. D.M. 14 settembre 1994, n. 739 ; art. 1 3- “Osservatorio sull’Ospedale per Intensità di cure”, Documenti delle Società Scientifiche Mediche e del Coordinamento Regionale dei Collegi Provinciali IPASVI- Toscana Medica, 2007. 4- “Linee guida per la progettazione”, Allegato 2 (http://www.usl1.toscana.it/upload/allegati/73.pdf) 5- ”Verso l’Ospedale per Intensità di Cura” paragrafo 1, “Ospedale per intensità di cura sta per nuovo modello di Ospedale” ; Progetto di ricerca-azione per supportare il cambiamento nelle aziende della AV centro ; Chiara Gerardeschi, Pistoia ,Febbraio 2007 6- “Il Nuovo Ospedale di Pistoia” - Relazione Sanitaria al Progetto Esecutivo ; (http://www.usl3.toscana.it/allegati/Relazione%20Sanitaria%20Pistoia_1109281 10111.pdf) data consultazione 08/14 7- “L’implementazione del modello di intensità di cura nel contesto sanitario nazionale stato dell’arte e prospettive future” a cura di Costantino Regazzo (http://www.sigg.it/public/doc/congresso/57/23/SALA%20WHITE/952/1430RegazzoC/REGAZZO.pdf ) data consultazione 08/14 8- “ 30 Tesi sull’Ospedale per Intensità di Cura” a cura di Laboratorio MeS Scuola Sant’Anna Pisa, Azienda USL 3 Pistoia, Azienda USL 4 Prato, Azienda USL 11 Empoli, versione 2.0, 17 Gennaio 2007 9- “Going Lean in Health Care , Institute For Healthcare Improvement, 2005 10- “L’efficienza organizzativa tra strategia ed operatività : il Lean Thinking in Sanità” , Siena 22 Novembre 2013 98 ( http://www3.unisi.it/eventi/lean/ ) data consultazione 08/14 11- “5S (metodologia) , origini e significato del termine” (http://it.wikipedia.org/wiki/5S_(metodologia) ) data consultazione 08/14 12- “La persona al centro del sistema di cura” ( http://www.usl2.toscana.it/menu_orizzontale.php?id_nodo=74 ) data consultazione 09/14 13- “30 Tesi sull’Ospedale per Intensità di Cura” a cura di Laboratorio MeS Scuola Sant’Anna Pisa, Azienda USL 3 Pistoia, Azienda USL 4 Prato, Azienda USL 11 Empoli, versione 2.0 17 Gennaio 2007 14- ”Verso l’Ospedale per Intensità di Cura” paragrafo 14 - “La figura del Medico Tutor” ; Progetto di ricerca-azione per supportare il cambiamento nelle aziende della AV centro ; Chiara Gerardeschi, Pistoia ,Febbraio 2007 15- ”Verso l’Ospedale per Intensità di Cura” paragrafo 15- “Evoluzione della professione infermieristica e figura dell’infermiere Referente” ; Progetto di ricerca-azione per supportare il cambiamento nelle aziende della AV centro ; Chiara Gerardeschi, Pistoia ,Febbraio 2007 16- “Il percorso assistenziale della persona e del caregiver” (http://www.carlandi.it/universita/universita_IIIanno/raffaelli/Primary%20Nursing%20%20%20TERAPIE%20INTENSIVE%20.ppt ) data consultazione 09/14 17- “Il Briefing e l’infermiere di oggi”, Nurse24 ( http://www.nurse24.it/professionisti-sanita/spazio-lavoro/item/1187-ilbriefing.html ), data consultazione 09/14 18- “Cartella clinica integrata” ; Saluter (http://www.saluter.it/ssr/aree/assistenza-ospedaliera/cartella-clinica-integrata ) data consultazione 09/14 19- L.R 24 Febbraio 2005 n. 40 ; Articolo 68 –Presidio Ospedaliero di zona. 99 20- “Intensità di cura e intensità di relazioni ; idee e proposte per cambiare l’ospedale” a cura di Francesco Niccolai e Sabina Nuti , Edizioni ETS , 2012 21- Progetto Regionale “ i nuovi Ospedali” (http://www.regione.toscana.it/-/progetto-regionale-i-nuovi-ospedali- ), data consultazione 09/14 22- “Percorso Medico Ospedale per Intensità di cure”, responsabile : Mario Cecchi (http://servizi.salute.toscana.it/csr/img/getfile_img1.php?id=22535) , data consultazione 09/14 23- (http://www.evidence.it/articoli/pdf/e1000050.pdf ), data consultazione 09/14 24- Relazione Sanitaria Anno 2011 Azienda USL 3 Pistoia (http://www.usl3.toscana.it/allegati/REL%20SAN%20anno%202011.pdf), data consultazione 09/14 25- Ospedale San Jacopo, Ausl 3 Pistoia (http://www.usl3.toscana.it/Sezione.jsp?idSezione=4055), data consultazione 09/14 26- Azienda USL 3 Pistoia (http://www.usl3.toscana.it/Sezione.jsp?idSezione=4060 ) , data consultazione 09/14 27- HC Magazine , articolo Luglio 2010 ( http://www.hcmagazine.it/news/asl-e-aziende-ospedaliere/usl-3-pistoia-lanuova-week-surgery-chirurgia-con-ventidue-posti ) , data consultazione 09/14 28- Le Reception di linea come strumento di logistica integrata alle Linee Assistenziali ; Laboratorio Front Office , gruppo n. 15 , coordinatore Patrizia Panigada , Tutor Daniela Ammazzini 100 29- “Il call center nelle amministrazioni pubbliche, migliorare la gestione dei contatti con i cittadini”- Dipartimento della funzione Pubblica per l’efficacia delle amministrazioni. (http://www.funzionepubblica.gov.it/media/274515/callcenter.pdf), data consultazione 09/14 30- “Il modello di intensità di cura: e ricadute e gli esiti sugli operatori” , a cura di Maria Mongardi, Milano 23 Novembre 2012 (http://www.sigg.it/public/doc/congresso/57/23/SALA%20WHITE/952/1630MongardiM/1630mongardi.pdf) , data consultazione 09/14 31- Il servizio di ricovero ospedaliero ordinario: l’esperienza dei pazienti Toscani”, MeS , Laboratorio di Managment e Sanità, Gennaio 2014 101 ALLEGATO Tesi di Ricerca Questionario di Barbara Mangoni, studente del III anno del Cdl Infermieristica, sede di Pistoia. Il compilatore deve indicare: Sesso: M F Anni di servizio: 0-5 6-10 11-20 Più di 20 Dichiara di essere “Ds Professional” SI NO Area di appartenenza Area Funzionale medica Area Funzionale Chirurgica Livello 1 Area Materno Infantile 102 BARRARE UNA SOLA OPZIONE PER OGNI DOMANDA 1. Il passaggio tra vecchio e nuovo ospedale ha comportato un profondo cambiamento culturale, strutturale, organizzativo e tecnologico. Quali erano le Sue aspettative verso questa “eccezionale” esperienza?: La consapevolezza di vivere e partecipare ad una preziosa opportunità di crescita professionale Il dubbio che le cose sarebbero peggiorate Nessuna aspettativa 2. Un aspetto rilevante del nuovo ospedale è l’ottimizzazione delle risorse strutturali e tecnologiche. Ritiene che il nuovo ospedale offra vantaggi verso le persone ricoverate (relativi al comfort) e verso il personale sanitario (trasporto meccanizzato, richieste telematiche, facilità di accesso e percorribilità.. ): Si, per entrambe Si, solo per i vantaggi diretti alla persona ricoverata Si, solo per i vantaggi diretti al personale sanitario No, nessun vantaggio 3. Nell ’ospedale per Intensità di cura, la centralità della persona assistita è l’elemento che guida il lavoro dei professionisti a vari livelli. Nella Sua esperienza ritiene che tale centralità sia: Sempre rispettata Non sempre considerata Non considerata 4. L’ospedale per intensità di cura prevede un nuovo approccio di cura e promuove la continuità assistenziale del paziente ricoverato. Nel suo lavoro, pensa che il ruolo esercitato dall’Infermiere Referente : Assicuri la continuità assistenziale mediante un approccio che si prende cura della persona ricoverata dal suo ingresso fino alla dimissione/trasferimento/morte Non assicuri costantemente la continuità assistenziale ma solo occasionalmente L’Infermiere Referente non esercita tale ruolo ai fini della continuità assistenziale 5. Il modello assistenziale del “Primary Nursing”, già implementato nel vecchio Ospedale, ha trovato la sua naturale continuità nel nuovo S. Jacopo. 103 Ritiene che applicare questo modello assistenziale consenta all’Infermiere di fornire una maggiore qualità delle cure e una assistenza personalizzata? Si No Non so 6. Il ruolo specifico e l’autonomia professionale dell’Infermiere sono resi evidenti dall’utilizzo di strumenti per l’accertamento infermieristico e la pianificazione assistenziale. Nella sua esperienza di lavoro la documentazione infermieristica è impiegata: In modo sistematico In modo saltuario Mai 7. Ai fine della buona riuscita del modello per intensità di cura, l’Infermiere e gli altri professionisti svolgono un ruolo fondamentale mediante la modalità di lavoro in team. Ritiene di agire una relazione cooperativa con gli altri professionisti (medici, fisioterapisti, ostetriche etc …) ? Si, ho la sensazione di lavorare in team Noto alcune resistenze No, non esiste il lavoro in equipe 8. Il “giro visita interprofessionale”, il briefing e il debriefing, rappresentano per l’Infermiere ed il Medico, attività fondamentali per la trasmissione delle informazioni cliniche ed assistenziali dei pazienti ricoverati, al fine di ottimizzare la gestione complessiva della cura della persona ricoverata. Nella sua esperienza, la pratica di queste attività è finalizzata: alla condivisione complessiva delle informazioni cliniche ed assistenziali del paziente esclusivamente all’attività del medico sono attività praticate in modo sporadico e confusionario 9. L’ospedale San Jacopo articolato in livelli, ha superato il concetto di malattia, ed ha introdotto il concetto di complessità assistenziale. Si è passati dall’Infermiere specializzato a trattare prevalentemente determinati bisogni dei pazienti, ad un Infermiere esperto in grado di misurarsi nello stesso contesto di cura con tipologie di bisogni diversi e approcci all’assistenza di vario genere. Ritiene che la Sua competenza soddisfi la richiesta di un’assistenza multidisciplinare ? 104 Si, ritengo di avere competenze e conoscenze adeguate per poter affrontare le diverse tipologie assistenziali No, trovo difficoltà a far fronte alle diverse necessità assistenziali Non so 10. L’organizzazione per cellule prevede una rivisitazione del lavoro infermieristico che supera il tradizionale modello per compiti a favore di un modello organizzativo per obiettivi, basato su un approccio personalizzato dell’assistenza. Pensa che tale soluzione organizzativa determini: Maggior responsabilità dell’assistenza infermieristica Maggiore autonomia dell’infermiere Perdita della visione generale dei pazienti ricoverati Entrambe; maggiore autonomia e responsabilità 11. Un aspetto rilevante nell’Ospedale per intensità di cura è l’introduzione di un’organizzazione di tipo “Lean “ (snello) dell’assistenza. Nella sua realtà il lavoro per cellula, l’ottimizzazione dell’armadietto operatore nelle camere di degenza, il carrello della terapia ed il carrello delle medicazioni, rappresentano: Una risposta efficace di ottimizzazione dell’assistenza, con miglioramento degli spazi e riduzione degli sprechi Una risposta inefficace Non so 12. L’appropriatezza clinico-assistenziale, rappresenta in un ospedale per acuti un elemento fortemente integrato e inscindibile dal concetto di un’organizzazione per Intensità di cura. Secondo la sua esperienza nel nuovo ospedale tale principio è rispettato: Sempre Talvolta Mai 13. Ritiene che l’attuale organizzazione dell’ospedale San Jacopo sia definitiva o ancora in fase di assestamento e modifica? Penso che l’organizzazione sia in fase di assestamento/miglioramento Penso che la condizione attuale sia quella definitiva Non so 105 14. L’analisi delle criticità, a seguito dell’apertura del nuovo ospedale ha generato una revisione complessiva dell’organizzazione. Quali sono stati i recenti cambiamenti organizzativi e strutturali, introdotti dal trasferimento ad oggi, che ritiene abbiano apportato un miglioramento nelle attività dei professionisti : 1 __________________________________________________________ 2 __________________________________________________________ 3 _________________________________________________________ Nessun cambiamento 15. Quanto è soddisfatto di questo nuovo modello organizzativo? Indicare un valore da 1 a 5: 1 corrisponde ad un punteggio minimo e 5 ad un punteggio massimo. 1 2 3 4 5 16. Tornerebbe ad un modello organizzativo tradizionale? Si No Non so Motivare brevemente: ______________________________________________________________________ ______________________________________________________________________ ______________________________________________________________________ ______________________________ 17. Facendo tesoro della Sua esperienza di lavoro di questi primi mesi, a Suo avviso, quali criticità permangono nel nuovo ospedale e meritano un’attenta valutazione e risoluzione (ne elenchi almeno 3): 1. ____________________________ 2. ____________________________ 3. ____________________________ 106 18. Quali soluzioni possibili, si sente di suggerire per migliorare o risolvere problemi di natura organizzativa/assistenziale che si trova ad affrontare: ______________________________________________________________________ ______________________________________________________________________ ______________________________________________________________________ 107