7 2000 SSERVATORI O & O COMUNICAZIONE CULTURA Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali Circ.ne Aurelia, 50 • 00165 Roma • Tel. 06.66398.209 • Fax 06.66398.239 - http://www.chiesacattolica.it • E-mail: [email protected] Servizio nazionale per il progetto culturale Circ.ne Aurelia, 50 • 00165 Roma • Tel. 06.66398.288 • Fax 06.66398.272 - http://www.progettoculturale.it • E-mail: [email protected] 1 Editoriale 2 Approfondimenti 3 Dossier Etica nella comunicazione: dignità e libertà nella professione Stefano Martelli . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag 2 Una “dieta” televisiva per la famiglia? Massimo Mamoli . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag 4 Università, sentinella delle grandi domande dell’uomo Luciano Corradini, Enrica Rosanna, Vera Negri Zamagni, Giovanni Jacovitti, Anna Pasquazi . . . . . . . . . . . . . . . . . pag 7 4 Comunicazioni sociali • L’Ucsi entra a far parte dell’Unione cattolica internazionale della stampa . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. • Caritas europee: i “comunicatori” a confronto in Polonia • A Trani il vescovo scrive agli edicolanti 5 Progetto culturale • Cantiere aperto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. • Laboratorio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 13 15 6 Novità dai media cattolici • Il continente africano raccontato su Radio Vaticana . pag. • Settimanali e informazione religiosa • Spagna: una nuova radio e, presto, una tv per la chiesa iberica 17 7 Economia dei media • Nuovi volti in Rai. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. • Giappone: si fondono Jupiter e Titus • Firenze: è nata Multimedia Channels • Bloomberg Television nell’Est europeo • Francia: 5 milioni gli utenti di Internet 19 8 I fatti del mese sulla stampa • Gay pride . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. • Giubileo dei giornalisti • Fecondazione assistita • La grazia ad Alì Agca • Il terzo segreto di Fatima 22 9 Ricognizione bibliografica • Informazione e disinformazione. Il metodo nel giornalismo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. • I figli del computer • Nazareno Taddei, un gesuita avanti • Minimanuale della famiglia televisiva 10 Appuntamenti e segnalazioni • Corsi estivi su cinema e new media . . . . . . . . . . . . pag. • “Ratio Imaginis”, convegno a Firenze • Diritti umani, incontro a Pietralba 11 26 28 1. EDITORIALE Enellaticacomunicazione: dignità e libertà nella professione sità, se adoperati per fini particolaristici o per opprimere gli altri. Il documento elenca una serie di benefici – economici, politici, culturali, educativi, e anche religiosi – che derivano dall’uso retto di tali mezzi, i quali «si possono utilizzare... per edificare e sostenere la comunità umana» [n. 12]. Eppure, gli stessi mezzi possono essere utilizzati per «bloccare la comunità e danneggiare il bene integrale delle persone, alienandole, emarginandole e isolandole, oppure attraendole in comunità negative e incentrate su valori falsi e distruttivi» [n. 13]. «In breve, i mezzi di comunicazione sociale si possono utilizzare per fare il bene o per fare il male. È di STEFANO MARTELLI una questione di scelte» [n. 19]. Ecco espressa, con Professore di Sociologia dei Processi culturali e comunicativi presso l’Università di Palermo semplicità ed efficacia, la centralità dell’etica anche nel campo della comunicazione; ciò fa giustizia di tanti fumosi discorsi sul determinismo tecnologico, economico, politico, e così via, che periodicamente riaffiorano in campo comunicativo. In secondo luogo, la Chiesa «desidera sostenere quanti sono impegnati professionalmente nella U na visione fondamentalmente positiva dei comunicazione, stabilendo principi positivi per assi- mass media ispira il recente documento Etica sterli nella loro opera, promuovendo un dialogo al nella comunicazione. Di questo importante testo, quale possano partecipare gli interessati, ossia gran già presentato nell’editoriale del numero precedente parte dell’umanità al giorno d’oggi» [n. 4]. dell’Osservatorio, vorrei riprendere due aspetti. In primo luogo nel documento del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali si afferma a più riprese che la Chiesa guarda con favore ai mezzi di comunicazione sociale: essa non giudica né condanna sol- Paradossalmente, ma molto concretamente, la Chiesa aiuta gli operatori delle comunicazioni sociali proprio mettendoli di fronte alle loro responsabilità. È un peso, questo, di cui alcuni farebbero volentieri a meno, invocando a tal fine gli interessi della tanto; anzi, «considera questi strumenti non solo proprietà da difendere, oppure la vastità delle reti prodotti del genio umano, ma anche grandi doni di informative, l’anonimato di Internet e i “meccani- Dio e segni autentici dei tempi» [n. 4]. Questo otti- smi” della raccolta delle informazioni. Eppure, se la mismo, tuttavia, non è acritico: mentre riconosce le libertà di stampa è stato un bene prezioso, conqui- grandi potenzialità insite nei mezzi di comunicazio- stato con secoli di lotte contro il potere assoluto dei ne, la Chiesa non ne nasconde neppure la pericolo- re, tale libertà va difesa in ogni società contro nuovi 2 1. EDITORIALE poteri e nuovi abusi. Del resto, solo chi è libero può professione, abbiamo bisogno di una cornice etica compiere una scelta, e perciò ha un peso sociale; al entro cui vivere e lavorare». Con queste parole mons. contrario, chi non ha responsabilità perché il suo John Foley, presidente del Pontificio Consiglio delle agire è subordinato al volere altrui, è pure irrilevan- Comunicazioni Sociali, ha spiegato il senso generale te socialmente. del documento Etica nelle comunicazioni sociali, nel corso della conferenza-stampa di presentazione. Dal suo sorgere ed affermarsi nei paesi occidentali di più antica tradizione democratica, l’etica delle professioni è stata sempre considerata il fondamento e, al tempo stesso, il segno di riconoscimento di un mestiere ad elevato contenuto professionale. Non a caso si dice ancor oggi «esercita una professione liberale» per indicare chi (avvocato, medico, architetto, professore, ecc.) è autonomo da poteri esterni ed esercita seguendo solo la propria scienza e coscienza. Naturalmente, tale coscienza dev’essere retta e basata su norme oggettive. Ecco perché i professionisti della comunicazione devono essere riconoscenti alla Chiesa per aver regalato loro questo documento, che è il miglior baluardo contro i tentativi in atto, neppure tanto dissimulati, di de-responsabilizzarli e, quindi, di svilire la loro professionalità che, ancor prima che sul know-how tecnologico, si fonda sulla loro capacità di far emergere la verità dal caos degli eventi e delle interpretazioni, e di informare correttamente l’opinione pubblica. «In una cultura di comunicazione, alla quale partecipiamo non solamente come comunicatori di Un documento, ha detto il vescovo, che nasce, dopo la pubblicazione nel ’97 di Etica nella pubblicità, dalla richiesta giunta da diverse parti al dicastero vaticano di «allargare la riflessione all’intero campo delle comunicazioni» e che «non vuole essere l’ultima parola sul tema dell’etica nelle comunicazioni sociali», ma che «deve piuttosto intendersi come un invito ed uno stimolo alla riflessione personale e di gruppo». Ed una prima occasione di allargare la discussione si presenta già nelle Università italiane, le quali sono chiamate, dai recenti decreti del Ministro Zecchino, a ridisegnare i nuovi titoli che rilasceranno a partire dall’anno accademico 2001-2002. Le nuove lauree saranno triennali, ed è prevista anche quella in Scienze della Comunicazione (la classe XIV); con un ulteriore biennio sarà poi possibile conseguire una laurea specialistica, e numerose sono le classi (almeno 5) in cui le comunicazioni costituiscono un aspetto fondamentale delle attività formative. Non c’è che da augurarsi che le Università approfittino di questa occasione per inserire numerosi insegnamenti di Etica della Comunicazione, a garanzia di dignità e di libertà dei futuri professionisti. 3 2. APPROFONDIMENTI Utelevisiva na “dieta” per la famiglia? di MASSIMO MAMOLI Giornalista de “Il Giornale” 5,3% del 1998 al 7,9% del 1999), con un tasso di penetrazione ormai al di sopra del 30% (31,9% contro il 28,1% del ’98, con un netto incremento del 3,8%). E risulta addirittura raddoppiata rispetto all’anno precedente la percentuale di utenti connessi a Internet (che passa dal 4,5% all’8,8%, con un incremento del 4,3%). Questo cosa ci dice? Che, confrontati con i dati di utilizzo del mezzo televisivo, se da una parte il largo utilizzo del computer nelle case degli italiani si accompagna a un sempre maggiore aggiornamento dei media “domestici” (i possessori di secondo televisore passano dal 64,6 al 66,3%, di videoregistratore dal 69,8 al 73,1%, di antenna satellitare dal 5,5 al 7,5%, di abbonamento a Telepiù dal 4,6 al 6%, di televideo addirittura dal 66,6 dal 75,5%), dall’altra appare chiaro come all’interno di tale processo i nuovi mezzi di comunicazione non solo non sostituiscono quelli più tradizionali, ma spesso si affiancano ad essi. In particolare, le indagini ci dimostrano che le tecnologie entrano in rapporto con i media più tradizionali secondo una logica di “trainaggio” reciproco, che conferma al proprio centro la televisione. a televisione fa male alla famiglia? È una buona o cattiva maestra per i nostri figli? Guardare la tv, o il videotape, o navigare su Internet, rappresenta oggi anche uno strumento di relazione, di conoscenza, di socializzazione, fra genitori e figli? L La televisione è la dieta multimediale della società oggi. Una dieta che può risultare indigesta, sul piano della qualità, o su quello della quantità, a seconda dei punti di vista. Per fare chiarezza, è stato presentato lo scorso 16 giugno a Pugno Chiuso, nell’ambito del seminario di studio promosso dall’Ufficio nazionale per la pastorale della famiglia e dall’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei, un’interessante indagine condotta dall’Osservatorio sulla comunicazione dell’Università Cattolica, commissionato dalla RaiDirezione marketing strategico Offerta e palinsesti. Analizziamo i dati di questa indagine. Nelle famiglie italiane, le statistiche degli ultimi anni ci dicono che l’utilizzo del PC in casa è aumentato del 2,6% (dal 4 Come emerge dall’analisi del “time-budget” infatti, la tv resta il consumo mediale per eccellenza per la famiglia italiana (occupando in media il 15,2% del tempo, contro l’1,7% del tempo speso, per lavoro o per svago, al computer). E dopo un periodo di netta flessione, torna anche a crescere (dell’1% circa rispetto al ’98) il numero di persone che dichiara di dedicare il proprio tempo libero feriale al consumo televisivo. La tenuta del mezzo televisivo conferma la propria centralità all’interno del nuovo e complesso sistema mediale. Televideo, promo-Tv e zapping restano gli strumenti più utilizzati come fonti d’informazione. Ma non solo cresce – e qui sta il dato più interessante – il consumo di nuovi prodotti mediali, parallelamente a quello della televisione. Il consumo della tv acquista sempre di più una valenza eminentemente familiare. I momenti di utilizzo collettivo all’interno dello spazio domestico aumentano sensibilmente, a scapito della visione “single”, che da diversi anni ormai costituisce il trend prevalente. 2. APPROFONDIMENTI Questa ricerca ci dice che oggi la televisione torna ad essere in Italia un momento importante di socializzazione all’interno della famiglia, integrato (almeno apparentemente, poi vedremo come) con la vita domestica. Quindi rimette in discussione il concetto che il consumo televisivo “cannibalizza” il tempo che la famiglia dedica a se stessa: anzi sembra favorire i momenti di scambio e dialogo tra i suoi componenti. ti, è senza dubbio il Consiglio nazionale degli Utenti, nominato dall’Autorità lo scorso 21 marzo, composto da esperti designati da associazioni rappresentative delle diverse categorie degli utenti, nei servizi di telecomunicazioni e radiotelevisivi. Suo compito è infatti quello di esprimere pareri e proposte non solo all’Autorità, ma anche al Parlamento e al Governo e a tutti gli organismi pubblici e privati, sulle questioni che riguardano la salvaguardia dei diritti dei cittadini in materia. A questo punto dovremmo allora chiederci in che termini lo schermo si fa contenitore o quantomeno strumento di relazioni. E quanto questo incide sulla qualità della vita familiare. Proprio a Pugno Chiuso l’Authority per le telecomunicazioni ha preannunciato l’elaborazione di un Progetto per la prima volta organico ed efficace sulla tutela dei minori nella comunicazione. Qui si apre allora un nuovo terreno di confronto che deve porre il tema media-famiglia in un’ottica che unisca l’analisi della “proposta” televisiva (in termini di contenuti generali) a quella della “risposta” familiare (l’utilizzo del mezzo e l’identificazione con i suoi modelli). Progetto che si pone come obiettivo quello di disegnare un modello di interventi di prevenzione, che definisca contenuti (come la produzione di programmi televisivi destinati all’informazione per la scuola e la famiglia), che formi nuove figure professionali (come ad esempio i responsabili dei contenuti o delle produzioni di programmi o delle riviste destinate ai minori) e che elabori strumenti (come l’individuazione di sistemi di filtraggio e percorsi guidati per il parental control – il controllo familiare – anche per la rete Internet). Insomma, si apre qui tutto il tema della riqualificazione del prodotto televisivo (non solo pubblico). Dibattito quanto mai acceso e attuale come in questi giorni. In un anno, negli Stati Uniti, un adolescente, vede oltre 20 mila spot in tv, resta di fronte allo schermo in media tre ore al giorno, assiste a ottomila omicidi nella fiction. Abbiamo noi, società civile, operatori della comunicazione, istituzioni, l’obbligo morale, prima che il dovere civico, di far sì che quello strumento che conquista il tempo, la mente e il cuore di bambini e genitori, debba essere regolato e guidato da una visione più pedagogica, educativa, e meno apocalittica? Quale antropologia dell’uomo, quale visione della vita, della famiglia, intende fornire lo schermo a chi ne divora gli input? Questa ricerca sembra smorzare per certi versi gli eccessivi timori e le condanne a senso unico. La televisione e tutti gli altri mezzi di comunicazione di massa sono strumenti del nostro tempo, rifiutarli o demonizzarli sarebbe sbagliato. Ma devono essere – questo è fuori discussione – controllati, guidati e spiegati. Uno strumento molto importante, nell’attività di verifica e valutazione nel campo della tutela dei dirit- In effetti, la questione del controllo, o del “governo familiare” sul mezzo televisivo, rappresenta uno snodo ancora irrisolto. A fronte di un utilizzo sempre più pianificato, la necessità di esercitare un controllo sul consumo televisivo della famiglia sembra aver assunto, ci dice questa ricerca, uno stile di “governo” morbido, blando, raramente censorio, che si esprime nella forma del consiglio più che del divieto, dell’educazione all’autocontrollo, più che dell’imposizione di regole. In questo quadro, la regolamentazione dei tempi di visione tende ad assumere forme nuove. Non ci si limita più, cioè, a fissare fasce temporali (soprattutto per il consumo del “prime time”), ma si tende a definire precisi “budget” di tempo (che si assestano normalmente sulle due ore di visione giornaliera) entro i quali i figli devono fare le loro scelte. A questo punto, il fallimento del tentativo di creare percorsi di visione alternativi al mezzo, ma, più spesso, la consapevolezza dell’utilità di educare all’uso della televisione, mettono la famiglia nella condizione di 5 2. APPROFONDIMENTI ricercare criteri di discriminazione che le consentano di orientare e guidare i minori all’interno dell’offerta televisiva. “Governo familiare”, sistemi di filtraggio, V-CHIP. Qui si apre un ventaglio di ipotesi, e di scenari. Lo spettro d’azione si presenta oggi vasto e complesso. A cominciare dalle dimensioni che il problema assume nel nostro Paese, dove la situazione è sicuramente più complessa di quella esistente negli altri Paesi europei, se consideriamo la presenza di dodici reti nazionali e circa settecento emittenti locali. Non è solo la grande televisione pubblica e commerciale, a incidere sulla famiglia. C’è tutto un sottobosco, molto spesso poco osservato, di reti locali, che programmano, a volte “barano” (come nel caso della messa in onda delle chat line o delle cartomanzie). Si pone, a conclusione di questo quadro problematico e pragmatico che abbiamo tracciato, la questione più generale della qualità televisiva. Per i pessimisti, i casi sono tre: o rimettiamo all’audience ogni decisione, o la rimettiamo alla cosiddetta “soddisfazione del cliente” (“customer satisfaction”) dopo l’accerta- 6 mento del gradimento e dell’attesa del pubblico, oppure infine, grazie anche ad una sorta di opportuna negoziazione, concordiamo una serie di comportamenti non da adottare, ma da evitare. Una specie di “codice deontologico” della coscienza, prima che delle leggi. Le famiglie italiane devono essere messe nella condizione di scegliere la televisione migliore per i propri figli. Ma devono anche autoresponsabilizzarsi e autoeducarsi a farlo. Non è solo un problema che riguarda gli operatori della comunicazione. Operatori ai quali la società chiede comunque un intervento più efficace e maggiore rispetto dei diritti della persona. La famiglia deve riappropriarsi della propria soggettività in maniera sussidiaria alle istituzioni. Una famiglia che rivendica la sua responsabilità. Uno Stato che la metta nelle condizioni di esercitarla offrendo un sistema televisivo migliore, nella pluralità della sua offerta. In Italia i bambini sono oltre 9 milioni e mezzo, un sesto della popolazione. Nel decennale della Convenzione sui diritti dell’infanzia, questa presa di coscienza potrebbe essere una giusta celebrazione di questa conquista democratica. 3. DOSSIER Usentinella niversità, frire il loro contributo all’Osservatorio. Informazioni dettagliate riguardo al programma dei convegni e alle modalità di partecipazione sono reperibili presso la Segreteria centrale del Comitato organizzatore (sita in Largo Francesco Vito, 1 - 00168 Roma, tel. 0630155715 - fax 063055397) oppure visitando il sito www.universitas2000.com. delle grandi domande dell’uomo CONVEGNO DELL’AREA 1 Giubileo delle Università (3-10 settembre 2000) l Comitato centrale del grande Giubileo dell’Anno duemila, la Congregazione per l’Educazione cattolica, il Pontificio Consiglio della Cultura e il Vicariato di Roma, in collaborazione con il Ministero dell’Università e della Ricerca scientifica e tecnologica, organizzano l’Incontro mondiale dei Docenti universitari. Nell’occasione sono stati organizzati in Italia ben 59 convegni di studio suddivisi in quattro grandi aree: “La persona umana. Genealogia, biologia, biografia”; “La città dell’uomo. Società, ambiente, economia”; “La visione delle scienze. Scoperte, tecnologie, applicazioni”; “Creatività e memoria. Le arti figurative, letterarie, musicali e drammatiche”. Per dare rilievo a questo notevole appuntamento culturale abbiamo chiesto ad alcuni docenti universitari, coinvolti nell’organizzazione, di presentare i temi e gli obiettivi di quattro convegni, uno per ogni area. Ringraziamo pertanto i professori Luciano Corradini ed Enrica Rosanna (area 1), Vera Negri Zamagni (area 2), Giovanni Jacovitti (area 3) e Anna Pasquazi (area 4) per la loro cortese disponibilità nell’of- I “Paideia” e “humanitas”. Per la pace nel terzo millennio Roma, 6-8 settembre 2000 Tali e tante sono le difficoltà, le incertezze, le contraddizioni che s’incontrano a voler studiare, pensare, attuare, insegnare la pace, che non molti ritengono l’argomento degno d’un prolungato impegno di ricerca, di attività, di educazione. È con la consapevolezza di queste difficoltà che le quattro Istituzioni universitarie romane promotrici del Convegno internazionale su “«Paideia» e «Humanitas». Per la pace nel Terzo Millennio” affrontano questo tema fondamentale. Con una chiave di lettura interdisciplinare ci si propone di valutare quanto il patrimonio della cultura classica sia utilizzabile per un progetto educativo adeguato alle inedite problematiche del mondo contemporaneo. Per qualcuno la pace è un’acquisizione ovvia, di cui non ci si rende neppure conto. Eppure gli Organismi internazionali non cessano di riproporre alla scuola e all’università il compito di educare ai diritti umani e alla pace, “affinché ogni individuo e ogni organo della società si sforzi di promuovere, con l’insegnamento e l’educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà” (Preambolo della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, 1948). In particolare, una Risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite (n. 40/3, 24 ottobre 1985) sottolinea la necessità di “stimolare un’azione concertata ed efficace da parte dell’ONU, dei suoi Stati membri, delle strutture scolastiche, culturali e universitarie e dei mezzi di comunicazione, in modo da incoraggiare la pace, la sicurezza e la cooperazione internazionali, sulla base della Carta delle Nazioni Unite; risolvere i conflitti attraverso vie pacifiche; concentrare l’attenzione e incoraggiare la riflessione sulle condizioni fondamentali della pace nel mondo attuale, in particolare sulla preparazione a vivere nella pace, processo nel quale l’educazione, la scienza, la cultura, la religione e i mass media giocano un ruolo 7 3. DOSSIER importante e che necessita di una partecipazione completa di diversi gruppi sociali, in particolare delle donne, dei giovani... e degli studiosi”. Il codice amico-nemico è stato utilizzato dovunque, con conseguenze assai gravi e antieconomiche, per giustificare guerre, duelli e vendette, anche se la coscienza popolare, in sintonia con poeti, filosofi e profeti, ne ha sempre più decisamente denunciato l’assurdità. Secondo Esiodo, lo sparviero parla all’usignolo il linguaggio della ùbris, che è quello della violenza, mentre “questa è la legge che Zeus ha stabilito per gli uomini: che i pesci, le fiere, gli uccelli alati si divorino fra loro, perché tra essi non è la Giustizia. Ma agli uomini egli ha dato la Giustizia, che è il maggiore dei beni”. E tuttavia bastano l’Olocausto nazista e la “pulizia etnica” jugoslava, nel ventesimo secolo dell’era cristiana, per presentare l’uomo come il più pericoloso degli animali: le capacità intellettuali, scientifiche e tecnologiche, messe a servizio della paura e dell’odio, proiettate su uno sfondo infinito, possiedono un potenziale di violenza superiore a quello di qualunque forza animale. Saggezza profetica e cinismo, realismo machiavellico e responsabilità verso il futuro si rincorrono negli ultimi millenni della nostra storia. La frustrazione antropologica provocata dalla constatazione dello scarto esistente fra lo sviluppo della coscienza etica e i comportamenti reali, dalla vita familiare a quella sociale ai rapporti fra gli Stati, costituisce forse lo scandalo fondamentale del nostro tempo, quello che inquieta la filosofia e tutte le scienze umane, non solo sul piano dell’interpretazione, ma anche sul piano dell’intervento finalizzato alla riduzione della violenza e all’adozione di metodi e tecniche non violenti. Il concetto di violenza è apparentemente semplicissimo, perché lo si respira fin dalla nascita, già nei rapporti domestici e perché fa parte della nostra quotidiana esperienza televisiva: se però si vuole approfondirlo, diventa uno dei concetti più difficili da comprendere, da definire, da utilizzare, sul piano dell’analisi sociologica, psicologica, antropologica. Di fatto, le analisi per capire le diverse forme di violenza e i motivi che la scatenano si accompagnano all’elaborazione di valori e di schemi di comportamento che servono o a contenere o ad eliminare la violenza, nell’ipotesi, abbondantemente suffragata dai fatti, che questa sia la forma più rozza e meno adeguata per affrontare e per risolvere gli inevitabili conflitti insorgenti fra gli uomini. La storia della cultura dell’Occidente mostra l’intreccio fra coloro che hanno legittimato e coloro che hanno delegittimato la violenza, in rapporto a diverse concezioni del bene e del male. La storia dello sviluppo dell’idea della pace consente di metterne in luce radici comuni all’idea di civiltà, di cultura, di umanità, di educazione. Mentre alla filosofia e alle scienze umane e sociali spetta il compito di riconoscere e distinguere la complessità dei processi ideologici, psicologici e sociali che rendono difficile la piena comprensione delle cause e degli effetti della pace e della guerra, alla pedagogia e alla politica si chiede d’intervenire nei tempi brevi, per prevenire la degenerazione bellica dei conflitti, con le armi dell’educazione, della cultura, della diplomazia e della politica. È all’esplorazione di questi intrecci e alla messa a punto di questi compiti che si dedica il Convegno, nelle sessioni comuni e nelle sessioni parallele. Queste ultime mettono a fuoco alcuni fondamentali risvolti dell’educazione alla pace nel contesto contemporaneo: la relazione educativa, la novità degli scenari multiculturali e delle differenze di genere, la globalizzazione, la complessità, i nuovi risvolti della pedagogia religiosa. Luciano Corradini, Enrica Rosanna CONVEGNO DELL’AREA 2 Per un turismo autenticamente umano Rimini, 5-7 settembre 2000 Sono stati collocati nell’area 2, dedicata a “La Città dell’uomo. Società, ambiente, economia”, 17 convegni che hanno tutti l’ambizione di far convergere una molteplicità di discipline sociali nella trattazione di alcuni fra i problemi più scottanti che oggi le società devono affrontare. La novità metodologica che ne emerge è di avere offerto a studiosi cattolici di uscire dalla camicia di forza del proprio specialismo, che porta ad un disimpegno sulle problematiche dell’uo- 8 3. DOSSIER mo e della società, per loro natura complesse e poliedriche, al fine di contribuire con la propria professionalità ad orientare verso visioni di sintesi ed interventi operativi informati e meditati. Le tematiche affrontate dai convegni si possono raggruppare in quattro sezioni. La prima pone l’attenzione del mondo cattolico sulla necessità di lavorare per un nuovo ordine mondiale sollecitato dalla globalizzazione, proponendo riflessioni in tema di povertà e diseguaglianza dei redditi, democrazia, legislazione e lavoro. In sostanza, la nuova tendenza del mondo alla globalizzazione riapre gli equilibri che sul piano economico, sociale, politico e legislativo si erano in qualche modo raggiunti attraverso la formula degli stati nazionali, sollecitando gli studiosi a proporre gli strumenti più adeguati per governare l’economia mondiale, la finanza mondiale, la politica dei grandi blocchi e la democrazia su scala planetaria, la specializzazione internazionale del lavoro, al fine di portare sotto controllo le burocrazie tecnocratiche e di favorire la diminuzione delle diseguaglianze. La seconda vasta sezione raggruppa quei convegni che si occupano di qualità della vita: come governare la crescente urbanizzazione e la disamenità delle città, sia dal punto di vista ambientale sia da quello sociale; come far fronte alla sostenibilità ambientale dello sviluppo economico e sociale; come preservare la genuinità dell’alimentazione. Ancora, sono trattati temi di devianza sociale, tra cui l’handicap, la prevenzione della dipendenza dall’alcool, il reinserimento dei malati mentali nella vita sociale, la criminalità; infine, un convegno sul turismo riflette sulla migliore utilizzazione del tempo libero perché sia un tempo “liberato” per la ricostituzione del corpo e dello spirito e non un tempo dedicato alla trasgressione e alla devianza che rende “schiavi” delle droghe e del sesso. Oggi il futuro del mondo sviluppato si gioca su temi di qualità più che su quelli di quantità ed i cattolici possono spendere su questi temi la loro credibilità di persone che da sempre si sono preoccupati più di qualità che di quantità, di spirito più che di materia. La terza sezione vede interi convegni o parti di convegni dedicati al grande problema dell’informazione nel mondo contemporaneo. Siamo oggi nella società dell’informazione, ma si può morire di informazione, sia per l’eccessivo tempo di vita che in essa si spreca, sia per i contenuti devianti e morbosi che questa può assumere. I convegni intendono affrontare il problema dell’utilizzazione dei mass media e dei protocolli operativi per la formazione in questo campo. Infine una quarta sezione trasversale a molti convegni ed affrontata direttamente da uno di questi riguarda il modo di vivere la religiosità oggi, con il fenome- no delle sette e del coinvolgimento di massa in forme di religiosità “laica”. L’urgenza di una presenza qualificata del mondo cattolico nei progetti di riorganizzazione della “Città dell’uomo” è stata più volte richiamata dal Papa, perché è nella società che si esercita la libertà di adesione della persona al progetto di salvezza di Cristo. Società che chiudano spazi di libertà e schiavizzino l’uomo al vitello d’oro di turno non sono quindi accettabili. I convegni auspicabilmente forniranno concrete indicazioni per contribuire ad evitare un tale esito. Vera Negri Zamagni CONVEGNO DELL’AREA 3 Information: Science and Technology for the Next Century Roma, 4-8 settembre 2000 La consuetudine all’impiego di apparati ed infrastrutture per l’elaborazione e per le comunicazioni fanno sì che al termine “informazione” si associ oggi una varietà di significati e concetti molto più articolata e per molti versi più concreta che in passato. La “rivoluzione digitale”, ha evidenziato infatti, anche nel senso comune, la distinzione tra oggetti, strutture, e loro contenuto informativo. Il concetto di informazione è quindi sempre più diffusamente utilizzato in senso più o meno reale o metaforico, e l’informazione è considerata un bene primario la cui produzione e circolazione misurerebbe il grado di sviluppo delle società avanzate. A questa affermazione del concetto d’informazione ha contribuito in modo altrettanto determinante la scoperta del DNA, che al centro di questo secolo, inizialmente dominato da grandi progressi nello studio della struttura fine della materia, ha spostato il baricentro degli interessi di ricerca scientifica verso la biologia, innescando così gli spettacolari sviluppi delle biotecnologie. Il paradigma informativo è anche entrato a far parte in modo significativo del pensiero scientifico. Le formulazioni logico-matematiche sviluppate nel campo dell’informatica e delle telecomunicazioni suggeriscono oggi nuove metodologie per lo studio funzionale di sistemi altamente organizzati, come i sistemi biologici, i sistemi cognitivi, i sistemi socio-economici, o in generale quelli che sono comunemente indicati come sistemi “complessi”. In questo scenario che mostra una connessione sempre più intima tra metodi dell’ingegneria e paradigmi scientifici emerge lo scopo del convegno: “Information: Science and Technology for the Next Century”. Esso consiste nel raccogliere una serie di 9 3. DOSSIER riflessioni riguardo al possibile impatto delle scienze e delle tecniche dell’informazione sulla vita dell’uomo e sulle sue conoscenze. Da una parte, il convegno intende dunque rivolgere uno sguardo panoramico e prospettico sulle tecnologie dell’informazione, con riferimento alle probabili o possibili applicazioni nei campi della elaborazione dei dati nei vari settori, delle comunicazioni interpersonali e diffusive, dell’interazione tra uomo e computer, dell’impatto sulla vita individuale e sulle dinamiche economiche e sociali, sulla diffusione e trasmissione della cultura, sulla protezione della salute e dell’ambiente. Per il rilevante ruolo svolto dall’informazione, non possono essere trascurate per certi versi le stesse biotecnologie. Dall’altra, il convegno è volto a fare un bilancio delle più importanti acquisizioni delle discipline che riguardano o utilizzano i concetti di informazione, a partire dalla Matematica, la Computer Science, la Teoria dell’Informazione, l’Intelligenza artificiale, alla Biologia, alla Neurologia, alle Scienze cognitive. L’auspicio è tra l’altro quello di porre in evidenza alcuni principi fondamentali che queste scienze hanno potuto stabilire sui discorsi dell’elaborazione e della comunicazione dell’informazione, nonché quello che è stato possibile apprendere sui meccanismi informativi che governano i sistemi biologici a livello genetico e cognitivo. Partendo da questi punti, il convegno intende raccogliere e confrontare il pensiero di autorevoli protagonisti del progresso sia scientifico che tecnologico nel vastissimo settore dell’informazione. In particolare, appare stimolante sul piano culturale il confronto tra le suggestioni proposte dall’impressionante progresso tecnologico e le prospettive definite dalle più recenti acquisizioni concettuali del pensiero scientifico. Sul piano applicativo appare infine interessante considerare in che misura ed in che modo concetti e tecnologie informative sviluppati per i sistemi artificiali possano essere applicati a sistemi naturali e, viceversa, osservazioni e nozioni tratte dallo studio dei sistemi naturali possano essere impiegate per lo sviluppo di sistemi artificiali. Giovanni Jacovitti CONVEGNO DELL’AREA 4 “All’eterno dal tempo” Percorsi e confronti linguistico-letterari dal primo al terzo millennio Milano, 4-8 settembre 2000 La scadenza millenaria invita a meditare sul senso unitario della storia umana e sulla sua tensio- 10 ne escatologica: ricerca e riflessione a cui apportano un contributo essenziale i prodotti della ispirazione poetica e letteraria. Nel quadro della celebrazione dell’Anno giubilare duemila si svolge una settimana di confronto, interdisciplinare e interconfessionale in forma di Convegno dell’area linguisticoletteraria. Il tema generale del presente Convegno è l’espressione dantesca “all’eterno dal tempo” con cui il Poeta viene ad affermare che il cammino umano non è un vagabondare senza meta, ma un faticoso procedere della esistenza storica verso la dimensione escatologica. Il tema non si limita alla sola tradizione cristiana, ma provoca il confronto con le culture «altre», con le più diverse tradizioni di pensiero che nel corso dei millenni hanno elaborato risposte all’interrogativo cruciale dell’essere nel tempo e del tendere all’eterno. L’obiettivo del Convegno è, dunque, creare l’opportunità per un interrogarsi della letteratura innanzi al terzo millennio. La settimana letteraria si svolgerà a Milano, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, nel mese di settembre 2000 (4-8: attività congressuali; 9-10: spostamento a Roma per la celebrazione del Giubileo e l’incontro col Santo Padre) e vedrà al lavoro rappresentanti di tutti i continenti. Qualificati esperti saranno chiamati a offrire le loro riflessioni, mentre ai partecipanti provenienti da tutto il mondo si chiederà di contribuire al dibattito. L’articolazione del Convegno tiene conto dei seguenti aspetti: linguistico-letterario, filologico, filosofico-teologico, antropologico. I criteri adottati sono quelli della prospettiva interdisciplinare e interconfessionale; inoltre, in alcuni casi, si è ritenuto opportuno indicare la periodizzazione storica. Il Convegno è strutturato in una sessione plenaria che aprirà i lavori, in cinque sessioni parallele, in due tavole rotonde e in una sessione plenaria conclusiva dei lavori. La sessione plenaria di apertura sarà dedicata a “La poesia come «ponte gettato verso l’esperienza religiosa» e «appello al Mistero»” (dalla Lettera di Giovanni Paolo II agli Artisti). Le cinque sessioni parallele tratteranno i temi: “All’eterno dal tempo”; “La cristianizzazione nell’antichità e nel Medioevo”; “Memoria biblica e letteratura”; “Tempo ed eterno nelle forme letterarie della modernità”; “Il latino e i cristiani. Un bilancio alla fine del secondo millennio”. Le due tavole rotonde si svolgeranno intorno a “Gli studi letterari nella formazione dell’uomo europeo” e a “Letteratura e comunicazione”. Anna Pasquazi Csocialiomunicazioni comunicazioni delle Caritas europee sul tema della comunicazione. All’incontro erano rappresentati otto Paesi: Polonia, Gran Bretagna, Belgio, Lussemburgo, Germania, Austria, Italia e Svezia. I partecipanti si sono confrontati su strategie e metodi di azione e interazione, soprattutto in riferimento alle recenti emergenze di Mozambico, Etiopia ed India. La Caritas Europa, con sede a Bruxelles, ha annunciato la costituzione di quattro commissioni di lavoro che riflettano sulle proprie scelte prioritarie: Comunicazione, Migrazioni, Politiche sociali e Cooperazione internazionale. Corea del Sud: i mass media al servizio delle vocazioni L’Ucsi entra a far parte dell’Unione cattolica internazionale della stampa Si è riunita a Trogir, presso Spalato in Croazia, nei giorni scorsi, una rappresentanza di giornalisti cattolici di tutto il mondo che aderiscono all’Ucip, l’Unione cattolica internazionale della stampa. L’incontro ha tracciato il futuro di questa organizzazione che da oltre 70 anni riunisce giornalisti di più di 100 nazioni. L’Ucip ha abbozzato le linee di un documento sulla spiritualità dei giornalisti e di coloro che s’impegnano nel mondo della comunicazione. Il documento sarà presentato l’anno prossimo in autunno al Congresso mondiale dell’Ucip, in programma a Friburgo in Svizzera. Il tema del Congresso sarà: “Stampa: pensiero unico o cittadinanza? Di fronte alla mondializzazione, la responsabilità sociale dei media”. L’Ucip sta anche discutendo la stesura di un nuovo Statuto, per tenere l’associazione al passo con l’evoluzione e il progresso della professione. La bozza del nuovo statuto verrà definitivamente approvata in occasione del congresso di Friburgo. Significativa è stata infine l’accoglienza che il Consiglio dell’Ucip ha riservato alla delegazione dell’Ucsi, l’Unione cattolica della stampa italiana che, con i suoi tremila soci, è stata ammessa a divenire membro dell’Ucip. A questo proposito sono state delineate le basi per una sempre maggiore collaborazione e per un più deciso protagonismo dei giornalisti cattolici nell’area del Mediterraneo. Caritas europee: i “comunicatori” a confronto in Polonia Si è svolto a Varsavia, alla fine di maggio, il Communication Working Group, tra i responsabili delle Le 14 diocesi della Corea del Sud, in collaborazione con gli Istituti religiosi, hanno deciso di aprire un sito internet interamente dedicato ai temi vocazionali e rivolto in maniera particolare ai giovani. Alessandria: un concorso di fotografia per il Giubileo L’Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali di Alessandria ha bandito un concorso fotografico sul Giubileo. È articolato in due sezioni: la prima è dedicata ai momenti particolari nei quali la comunità locale ha vissuto o si accinge a vivere il Giubileo; la seconda propone invece di evidenziare, secondo la propria immaginazione, il significato spirituale e religioso del Giubileo. “Nell’anno duemila”: quattro puntate sulla Chiesa dei poveri Il 15 giugno su Rai Tre è stato trasmesso il primo episodio del ciclo (quattro puntate) di reportage dedicato alla Chiesa “in trincea” ed intitolato “La fame e l’invitato”. La serie, intitolata “Nell’anno del duemila: inchiesta sulla Chiesa cattolica nel mondo” è stata realizzata in collaborazione tra il Comitato centrale per l’Anno Santo, Rai Tre e Rai Giubileo. Il risultato, per la regia di Luca De Mata, è un lungo ed articolato reportage sui diseredati di ogni latitudine: dai bambini che vivono nella spazzatura ai clochard, dalle megalopoli ai villaggi sudanesi. Il primo tema affrontato è stato quello della povertà cui seguiranno, nelle due puntate ancora in lavorazione, quelli delle grandi paure dell’umanità e delle persecuzioni contro le minoranze di ogni tipo. L’ultima puntata, prevista per la fine dell’anno, narrerà i Giubilei “di periferia”, quelli delle tante Chiese locali sparse per il mondo. 11 4. COMUNICAZIONI SOCIALI A Firenze un nuovo sito dedicato ai giovani Ha preso il via i primi di giugno il nuovo sito http//giubileoragazzi.3000.it, pensato dalla diocesi di Firenze per offrire ai più giovani l’opportunità di scambiare suggerimenti, esperienze, commenti e testimonianze anche in vista del prossimo 1° ottobre, giorno in cui la diocesi fiorentina celebrerà il giubileo dei ragazzi. In regalo al Papa il volume dei “fioretti” Ad un anno di distanza dalla pubblicazione della “Lettera agli artisti”, di Giovanni Paolo II, duecento poeti e artisti italiani aderenti all’Unione Nazionale Scrittori, hanno donato al Papa, in occasione del Giubileo, un libro di “Fioretti Giubilari”, curato da Marcella Uffredduzzi per le Edizioni dell’Unione. Il volume, stampato in edizione pregiata in sole 100 copie, raccoglie contributi di quaranta autori in gran parte poeti. Laboratorio sulle nuove tecnologie informatiche per i seminaristi L’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, in collaborazione con il Seminario maggiore del Laterano, ha organizzato un laboratorio sul tema Nuove tecnologie e pastorale, che si svolgerà a Messina dal 17 al 19 luglio prossimo e che è destinato ai seminaristi. Il corso, a numero chiuso, sarà articolato in tre sessioni giornaliere di otto ore, con lezioni in aula ed esercitazioni pratiche. La prima giornata sarà dedicata alle nozioni di base di informatica e telematica e agli strumenti di produttività individuale (MS Word, Ms Excel...). Lo stesso argomento, con la presentazione di esempi di applicazione, sarà sviluppato nella seconda giornata durante la quale si parlerà anche della comunicazione multimediale. L’ultima giornata sarà interamente dedicata ad internet e alla società dell’informazione, con ampio uso di sessioni “in rete”. Si è aperta “Expò missio 2000” A La Spezia comincia il corso di giornalismo La sezione spezzina dell’Ucis, in collaborazione con l’Ufficio per le comunicazioni sociali della diocesi, ha organizzato anche quest’anno un corso di avvio al giornalismo. Il corso si è svolto il 1° e 2 luglio presso la libreria delle suore Paoline ed è stato tenuto dal prof. Mario Furlan, docente di giornalismo all’Università Cattolica di Milano. Al termine i partecipanti hanno sostenuto una prova d’esame con lo stesso professor Furlan: i due migliori allievi potranno partecipare gratuitamente al corso intensivo di giornalismo che l’Università Cattolica organizza ogni anno a Bedonia nell’ultima settimana di agosto. A Trani il vescovo scrive agli edicolanti L’arcivescovo di Trani-Barletta-Bisceglie mons. Carmelo Cassati ha scritto una lettera ai 142 edicolanti della diocesi per invitarli a celebrare insieme il Giubileo dei giornalisti, che a Trani coincide con la Giornata di Avvenire. “La vostra attività – si legge nella lettera del vescovo – è ...un servizio che rendete alla società, in quanto anche voi contribuite alla trasmissione dell’informazione e della cultura, così importanti per la crescita umana, civile e democratica nel territorio in cui siete collocati”. Di qui il desiderio di non rendere episodico questo coinvolgimento ma di estenderlo, nel futuro, a tutte le attività della diocesi rivolte al mondo dei mass media. 12 È stato inaugurato ufficialmente sabato 10 giugno, e sarà visitabile fino al 6 gennaio 2001 presso l’abbazia delle Tre Fontane a Roma, l’“Expò missio 2000”, un originale percorso multimediale di oltre 20 mila metri quadri per illustrare – in 3 scenari e 14 siti – l’anima e l’azione, il senso e gli obiettivi della missione contemporanea. Dà il titolo all’Expò una citazione di Isaia, Tutti i popoli vedranno la tua salvezza. Chi lo vorrà potrà dialogare con un religioso o una religiosa, tra le centinaia provenienti da tutto il mondo, e ricevere una testimonianza di vita missionaria e una proposta di impegno di vita. Sarà possibile, inoltre, visitando la tenda che custodisce “Il Rotolo della vita”, apporre la propria firma per la riduzione del debito estero dei Paesi poveri. A Pesaro si è chiuso il Cineforum Jubileum 2000 Si è chiuso, il 13 giugno, con la proiezione in anteprima del film “Mirka” di Richard Benhadj, il “Cineforum Jubileum 2000”, rassegna cinematografica organizzata dall’Ufficio per le comunicazioni sociali della diocesi di Pesaro. Due novità “multimediali” dalle Edizioni Paoline Le Edizioni Paoline hanno da poco pubblicato due cd rom: “Click su Gesù” e “Un papà di nome Dio”. 5. PROGETTO CULTURALE Capertoantiere Sorrento-Castellammare di Stabia 23 marzo - 3 ottobre La diocesi inserisce nel calendario degli appuntamenti giubilari alcune attività segnatamente culturali. Il 23 marzo viene sviluppato il tema: “Solo la Bellezza salverà il mondo”, in cui interviene Giuseppe Centore. Il 30 marzo si tiene un incontro su “Vangelo, cultura, educazione e scuola”. Interviene Giuseppe Savagnone, direttore dell’Ufficio regionale per la Cultura di Palermo. Nei mesi di maggio e giugno vengono organizzati gli incontri sul volontariato, sulle comunicazioni sociali e quelli delle aggregazioni laicali e delle confraternite. Il 13 settembre il tema affrontato è “Sport, turismo e tempo libero”, mentre il 3 ottobre la riflessione si concentra su “Vangelo e dialogo con i non credenti”. Torino • Maggio - Giugno Padova • 21 ottobre - 5 giugno Il Centro Culturale “Marco Salizzato”, in collaborazione con i Collegi universitari “Antonianum” e “Don Nicola Mazza”, organizza dal 21 ottobre al 25 maggio una serie di incontri sui temi: “Le Chiese cristiane per una nuova cultura verso il 2000”, cui intervengono Paolo Ricca, Luigi Sartori e Traian Valdman; “I giovani oggi”, cui prendono parte i sociologi Ilvo Diamanti ed Enzo Pace; “Le colpe della Chiesa: il Papa chiede perdono”, con le relazioni di Andrea Joos e Luigi Sartori; “Il Gesù di Nietzsche”, presentato da Massimo Cacciari. Dal 7 febbraio al 5 giugno si tiene il XV Corso di Ecumenismo dal titolo: “Religioni, pace e diritti umani. Verso una nuova alleanza tra Oriente e Occidente”. Dal 30 ottobre all’8 maggio la serie dei “Lunedì con il Sud del mondo” si concentra sul “Giubileo: tempo di conversione, speranza dell’umanità”. Tra i temi trattati: “Il debito internazionale problema di giustizia e solidarietà”; “E dopo la remissione del debito? Proposte per nuovi approcci alla cooperazione ed allo sviluppo dei Popoli”; “L’Africa chiama, chi ama l’Africa?”; “Donne dal mondo si raccontano: le somale in Italia”; “Campagna per la moratoria della pena di morte”; “Umanizzare l’economia, globalizzare la solidarietà”. L’Intersegreteria culturale diocesana pubblica nel suo notiziario le attività culturali che i centri culturali e le diverse associazioni presenti nella diocesi propongono nei mesi di maggio e giugno. Nell’opuscolo spicca il convegno organizzato dalla diocesi nei giorni 16 e 17 giugno sul tema: “La Chiesa dialoga con la città”. Dopo l’intervento di apertura dell’Arcivescovo, mons. Severino Poletto, intervengono: il referente diocesano per il progetto culturale, mons. Giuseppe Pollano, su “Torino, città che cambia? Per una lettura culturale”; Mario Deaglio su “Il futuro economicooccupazionale dell’area torinese”; Maurizio Ambrosini su “La città post-fordista: il disagio e le risposte”; Franco Pizzetti su “La città e le istituzioni”. Dopo le sessioni tematiche dedicate a “Immagini di Torino e progetti culturali”, all’economia e al lavoro, alle emergenze sociali e alle istituzioni, intervengono Valentino Castellani, sindaco di Torino, Mercedes Bresso, Presidente della Provincia, ed Enzo Ghigo, Presidente della Regione. Al termine l’Arcivescovo espone le conclusioni. Terni • 12 maggio Il referente diocesano, Luca Diotallevi, organizza un incontro sul tema del progetto culturale della Chiesa. Interviene mons. Giuseppe Betori, sottosegretario della CEI. 13 5. PROGETTO CULTURALE Foligno • 13 maggio All’incontro dei presidenti diocesani dell’Azione Cattolica dell’Umbria mons. Giuseppe Betori svolge una relazione su “Progetto culturale e orientamenti pastorali della Chiesa”. Milano • 15 maggio Inizia la serie dei cinque incontri organizzati dal Museo del Duomo, dal Capitolo Metropolitano e dal Comitato diocesano per il Giubileo sul tema: “Cattedrale e città. Significato di una presenza”. Il programma prevede un ciclo di conferenze nel Duomo, durante le quali teologi e studiosi di arte illustrano, con l’ausilio di un grande schermo posto sull’altare maggiore, significati e prospettive della cattedrale. L’iniziativa intende rilanciare il concetto di cattedrale come luogo fisico rappresentante della Chiesa locale. Il Cardinale Carlo Maria Martini introduce l’intera serie di incontri, il primo dei quali è dedicato a “La cattedrale, chiesa madre della diocesi”. Frascati • 18-20 maggio Il Servizio nazionale per il progetto culturale e la Facoltà di Teologia della Pontificia Università Lateranense organizzano nell’ambito dell’area di ricerca su “Scienza e fede nell’interpretazione del reale” il seminario di studi su “La visione del mondo e dell’uomo tra fede e scienze. Questioni e prospettive”. Intervengono: don Piero Coda, professore di Epistemologia teologica alla Pontificia Università Lateranense e direttore dell’area di ricerca, che introduce i lavori; don Giuseppe Lorizio, professore di Teologia fondamentale nella medesima Università, su “Rivelazione cristiana e visione del mondo e dell’uomo”. Il seminario prosegue con una tavola rotonda, moderata da Giandomenico Boffi, docente di Algebra nell’Università di Trieste, su “La nascita della scienza moderna”, durante la quale intervengono: Lino Conti, docente di Storia del pensiero scientifico nell’Università di Perugia, su “Il libro della natura e il libro della Scrittura all’origine della scienza moderna”; Monica Ugaglia su “La scuola scientifica gesuitica del periodo galileiano”; Lucio Russo, docente di Calcolo delle probabilità nell’Università di Roma “Tor Vergata”, su “Influenza della scienza antica sulla nascita della scienza moderna”. Dopo il dibat- 14 tito don Giuseppe Tanzella Nitti, docente di Teologia fondamentale nella Pontificia Università della Santa Croce, tiene una relazione su “Il rapporto fra Dio e natura sullo sfondo del pensiero scientifico: alcuni nodi storici ed epistemologici”. Il programma prevede ancora gli interventi di Marco Somalvico, docente di Intelligenza artificiale e Robotica al Politecnico di Milano, su “L’intelligenza nell’uomo e la macchina”; di Alberto Pettorossi, docente di Informatica teorica nell’Università di Roma “Tor Vergata”, su “La ricerca della verità attraverso la formalizzazione e al di là della formalizzazione”; di Alberto Strumia, docente di Meccanica razionale nell’Università di Bari, su “Analogia e astrazione delle scienze”; di Sergio Rondinara su “Modelli d’interazione tra fede e scienze della natura”. Al termine dei lavori, i professori Boffi, Coda e Tanzella Nitti presentano le conclusioni. Milano • 23 maggio Alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale don Gianni Ambrosio tiene una conferenza agli “Amici della Facoltà” sul tema: “Il contributo della teologia al progetto culturale”. Roccavione (CN) • 27-28 maggio La diocesi di Cuneo, il Centro universitario cattolico e il Servizio nazionale per il progetto culturale organizzano un seminario di studio dal titolo: “Il cristiano in Italia e in Europa: quale identità?”. Dopo l’introduzione, don Franco Ardusso, della Facoltà teologica di Torino, tiene una conferenza su “Pluralità e pluralismo nella Chiesa oggi: modelli diversi della stessa realtà ecclesiale”. Il teologo benedettino padre Ghislain Lafont interviene poi su “L’identità del cristiano nell’attuale contesto storico e sociale europeo”. Dopo il dibattito e la relativa sintesi a cura di don Carlo Isoardi, dello Studentato teologico interdiocesano di Fossano, il seminario prosegue con una tavola rotonda sul tema “L’identità cristiana ed ecclesiale in Italia ed in Europa: crisi o trasformazione?”. Intervengono: mons. Celestino Migliore, sottosegretario della seconda sezione della Segreteria di Stato; mons. Aldo Giordano, segretario della Commissione delle Conferenze episcopali europee; Giovanni Ferrò, caporedattore del mensile Jesus. 5. PROGETTO CULTURALE L aboratorio Dalle Riviste Negli ultimi mesi alcune riviste hanno ospitato un felice dibattito attinente agli sviluppi del progetto culturale orientato in senso cristiano. Proprio dal “progetto” prendeva le mosse l’articolata e densa riflessione teologica di Gianni Colzani su “Fede e cultura, un difficile discernimento” (La Rivista del clero italiano 1/2000). Assai riuscita è l’identificazione del compito assegnato al cristiano di ogni tempo, posto inevitabilmente tra la professione di fede e la traduzione di quest’ultima nella vita. “L’Eucaristia – scrive Colzani – genera una dinamica globale di evangelizzazione della vita; sembrerebbe scaturirne un forte invito a confidare nel Signore e nei suoi gesti salvifici, anche se rimane tutta la fatica di tradurre la fede nella pratica. Qualsiasi pastoralista, però, potrebbe facilmente indicare come, nonostante la regolare celebrazione eucaristica, la nostra Chiesa fatichi a intuire i percorsi della vita, a incontrarli in spirito di dialogo e a servirli aprendoli a un livello più alto. Il problema di un inserimento dell’Eucaristia nella storia non può essere dato per scontato. Del pari si può sottolineare la fecondità della Parola per la vita della Chiesa e rivendicarne l’importanza per la maturità del cristiano ma, al di là degli equivoci del fondamentalismo, ci “Non è possibile vivere la fede se non nella fecondità del suo dialogo con la cultura” si dovrà pure fare carico della fatica mai semplice di chi, pur ispirandosi alla Parola, va alla ricerca di un’etica, cioè di una norma che sia obiettiva ed universalizzabile”. Descritta così la necessità del discernimento culturale operato nella luce e nella forza della fede, l’Autore traccia il rapporto tra l’Incarnazione, principio dell’interpretazione cristiana del reale ed Evento che esalta l’originalità e l’irriducibilità della libertà di ogni persona posta di fronte ad esso, e la necessaria assunzione di “un insieme di convinzioni e di valori” fondati razionalmente e posti alla base di una costruzione di un’esistenza in cui l’Incarnazione stessa possa trovare spazio e dispiegare la propria energia e realtà. Già soltanto la delineazione, così espressa, dei due termini di questo rapporto lascia intendere che occorre rifiutare “sia ogni forma privatizzata della fede, nascosta nel puro segreto della propria coscienza, sia ogni fondamentalismo che pretende di ricavare dalla rivelazione, senza nessun impegno di discernimento culturale, le regole per la soluzione dei problemi”. Perciò “non è possibile vivere la fede se non nella fecondità del suo dialogo con la cultura”. In febbraio Giuseppe Savagnone poneva in evidenza sulle pagine di Aggiornamenti sociali “I nodi non risolti del progetto culturale”. L’articolo, dal tono risoluto e tuttavia costruttivo, non esitava a denunciare “una enorme ignoranza religiosa che impedisce a tanti cattolici, pur ‘praticanti’, di rendersi conto fino in fondo del significato della loro scelta cristiana e di vivere la loro esperienza spirituale in piena autenticità”. A fronte di questa situazione, l’Autore indicava nella catechesi permanente, nell’acquisizione di un atteggiamento di attento esame da parte dei cristiani dei comportamenti adottati nelle questioni scottanti del nostro tempo (ad esempio la devastazione dell’ambiente) e nella conseguente valorizzazione, all’interno della comunità ecclesiale, delle competenze professionali dei laici in ordine al discernimento su tali questioni, le linee di un opportuno e serio progetto culturale. Un secondo “nodo non risolto” nello sviluppo del progetto si colloca nella modalità diffusa di vivere la spiritualità. Si privilegia la prassi della disponibilità verso il prossimo rispetto all’esplicita comunicazione della fede, oscurata insieme dal sospetto di invadenza nei confronti delle convinzioni altrui e dalla relativizzazione del discorso sulla verità. Inoltre al silenzio dell’interiorità in ascolto di Dio, anche attraverso la cosiddetta “direzione” spirituale, si è ormai sostituita in larga misura la forma di preghiera collettiva e rumorosa, incline spesso all’emozionale, e la moda di raduni, 15 5. PROGETTO CULTURALE feste e convegni, che anziché condurre all’interiorità personale, ne chiudono l’accesso. Consapevole della necessità di una profonda spiritualità per un’autentica inculturazione del Vangelo, l’Autore provoca i lettori a riscoprire “la sinergia tra vita intellettuale e vita spirituale, tra senso critico e santità, tra verità e amore”. Terzo ed ultimo nodo da risolvere è il difetto di una scarsa comunicazione intraecclesiale. Per Savagnone siamo qui di fronte tanto all’autoreferenzialità dei diversi soggetti, restii ad intraprendere un’azione comune “per paura di perdere la propria specificità”, quanto alla difficoltà di acquisire lo stile del discernimento comunitario grazie al quale verrebbe tenuto in doverosa considerazione l’apporto di ciascun membro della comunità, evitando di “troncare sul nascere ogni forma di discussione appellandosi a direttive dall’alto e, al tempo stesso, senza cadere in un confuso e demagogico assemblearismo”. In Terra Ambrosiana (periodico della diocesi di Milano) di marzo-aprile Giuseppe Angelini, preside della Facoltà teologica dell’Italia settentrionale, sottolinea la vaghezza del termine “cultura” nel lessico ecclesiastico. Di qui il titolo: “Che cos’è la cultura?”, che riprende il tema del Convegno promosso dalla Facoltà sopra menzionata e dal Servizio nazionale per il progetto culturale nei giorni 22 e 23 febbraio scorsi. Di particolare interesse è l’analisi condotta dall’Autore all’inizio del suo lavoro. “La rapidissima affermazione del termine cultura nel gergo ecclesiastico ha sullo sfondo la percezione della distanza del messaggio cristiano, come articolato dalla predicazione della Chiesa e dalle forme del ministero in genere, rispetto alle forme della coscienza diffusa. Tale distanza è da riferire alla profonda trasformazione antropologica dell’uomo occidentale. Alimentata dai profondi mutamenti che si producono a livello di forme ‘materiali’ della vita, la trasformazione investe poi anche le forme della vita dello ‘spirito’, e cioè la mentalità, i modi di percepire i significati fondamentali del vivere; determina, più precisamente, crescenti difficoltà a percepire quei significati. Appunto tale trasformazione determina la spiccata marginalità della tradizione cattolica rispetto alla coscienza secolare, anche nel caso di chi continui a professarsi cattolico. Di quella tradizione la coscienza individuale si appropria in forme assai bizzarre e sostanzialmente arbitrarie. Specie nel caso italiano, il cattolicesimo pare diventato una specie di armadio di famiglia, zeppo di ricchi e suggestivi scampoli di tessuti preziosi, dei quali il singolo si appropria per confezionare un abito imprevedibile. Per rapporto a tale 16 situazione, compito urgente della Chiesa è restituire al vangelo cristiano la consistenza univoca di provocazione alla decisione del singolo, sottraendolo invece al destino che gli assegna la cultura pubblica, d’essere cioè un’eredità arcaica, certo assai venerabile, ma inesorabilmente distante, della quale dunque ci si può appropriare soltanto in forme arbitrarie. Il cristianesimo non sopporta invece d’essere trattato come un’eredità culturale, disponibile per tutti gli usi. Il compito della Chiesa assume in tal senso tratti che parrebbero opposti a quelli di un ‘progetto culturale’; essa deve formulare un annuncio, non invece una cultura”. Angelini passa poi in rassegna le tre accezioni predominanti del termine “cultura”: quella proveniente dall’idea di Bildung dell’Ottocento filosofico tedesco; quella dell’antropologia culturale, meramente descrittiva, priva di ogni giudizio di valore e di riferimento alla verità; quella infine che considera il complesso dei saperi messi in circolo e mediati dagli intellettuali attraverso le diverse forme della comunicazione pubblica. La critica al ceto degli intellettuali non si lascia attendere: “La mediazione realizzata dagli intellettuali è assai dubbia. Essi sono oggi assai più retori, che uomini di scienza o rispettivamente educatori. (...) La comunicazione pubblica impone infatti il prêtà-porter, la sintesi breve e semplificante”. Da questa deriva deve guardarsi – ammonisce Angelini – qualsiasi “programma di ‘aggiornamento’ del cattolicesimo”. Esso “minaccia di accordare attenzione privilegiata proprio ai protagonisti della comunicazione pubblica. Una seria critica dei processi di comunicazione pubblica, e rispettivamente la promozione di un’opinione pubblica ecclesiastica che non ripeta gli schemi generali, sono momenti decisivi di un serio ‘progetto culturale’ della Chiesa. Esso deve propiziare una decisa presa di distanza della coscienza cattolica, e quindi anzitutto della teologia, nei confronti delle forme che caratterizzano la cultura pubblica egemone”. “Il cristianesimo non sopporta d’essere trattato come un’eredità culturale, disponibile per tutti gli usi” Ncattoliciovità dai media Juan Josè Asenio suo segretario e portavoce, ha dichiarato ufficialmente di essere a buon punto per la realizzazione di una sua televisione che sarà trasmessa in digitale con copertura nazionale e che si avvarrà del finanziamento dei fedeli stessi tramite l’acquisto di azioni. Radio, novità a Firenze e Vercelli Il continente africano raccontato su Radio Vaticana Culture, tradizioni, speranze per il futuro: sono questi, in sintesi, i temi de “L’altra Africa”, rubrica di informazione in onda da giugno su Radio Vaticana ed inserita nel programma “Jubileum”. Una radio per il Ciad È nata radio “Lotiko”, la prima emittente indipendente della diocesi di Sarb, capoluogo del Moyen Chari, in Ciad. La radio, il cui nome Lotiko vuol dire “l’ora della sveglia, lo spuntare del sole”, è stata istituita con lo scopo di “risvegliare le coscienze dei cristiani della regione”. In palinsesto trovano spazio momenti dedicati alla musica, ma anche corsi di agricoltura e di alfabetizzazione, di formazione biblica e di promozione della donna. Radio Toscana Network, emittente locale legata all’agenzia radiofonica cattolica Blu Sat 2000, ha inaugurato il 12 giugno la nuova sede di Via de Pucci 2, a Firenze. All’apertura dei nuovi locali, che si trovano nello stesso palazzo che ospita il settimanale “Toscana Oggi”, sono intervenuti il cardinale Silvano Piovanelli, il sindaco di Firenze e il presidente della Provincia. Inaugurata anche a Vercelli la nuova sede dell’emittente diocesana Radio City. Per l’occasione è stato organizzato un incontro di preghiera, seguito dall’intervento di monsignor Pier Franco Pastore, segretario del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali, sul tema “Giubileo e comunicazione”. Al termine dell’inaugurazione, l’arcivescovo mons. Enrico Masseroni ha benedetto i nuovi locali. Spagna: una nuova radio e, presto, una tv per la chiesa iberica Celebrata la Giornata di “Avvenire” Con il mese di giugno sono cominciate in Spagna le trasmissioni radiofoniche via internet di Radio AVM. La nuova emittente pone esplicitamente al centro dei suoi palinsesti, oltre all’informazione e all’intrattenimento, la promozione dei valori cristiani; inoltre la Conferenza episcopale spagnola, per bocca di mons. “È un dovere preciso del credente, oggi più che mai, quello di educarsi al senso critico, al discernimento quotidiano, che deriva dall’invito evangelico ad essere vigilanti”: è quanto espresso da monsignor Arrigo Miglio, vescovo di Ivrea, in occasione della giornata diocesana del quotidiano cattolico “Avvenire”. 17 6. NOVITÀ DAI MEDIA CATTOLICI Un compito “non più delegabile, perché tutti siamo chiamati a essere sentinelle, continuamente interpellati sul corso della notte e sulle quotazioni della speranza”, ha aggiunto il prelato, sottolineando l’importanza di “saper leggere gli avvenimenti”. In particolare, secondo monsignor Miglio, “la prospettiva in cui si colloca il credente nel leggere gli avvenimenti non è alternativa alla prospettiva laica, ma la difende, aiutandola a vedere con occhio critico le rigidità ideologiche che talora condizionano pesantemente l’informazione”. Monsignor Marcello Semeraro, vescovo di Oria, nel saluto indirizzato alla Chiesa locale, ha ripreso le parole del Santo Padre nel messaggio intitolato “Annunciare Cristo nei mezzi di comunicazione sociale all’alba del Nuovo Millennio”. “Attraverso i mezzi di comunicazione sociale la gente entra in contatto con persone ed eventi, formandosi una propria opinione sul mondo in cui vive e configurando un proprio modo di intendere il significato della vita”. Nel mese di giugno, anche la diocesi di Adria-Rovigo ha celebrato la giornata di “Avvenire”. Il quotidiano cattolico, secondo il vescovo Martino Gomiero, “ci aiuta a leggere i fatti alla luce della verità e di quei valori che ci rendono più uomini, più uomini veri”. E, come ha ricordato monsignor Vincenzo Rimedio, vescovo di Lamezia Terme, “è importante poter leggere giornali che si adoperino a trasmettere con fedeltà i fatti, mentre non è raro restare disorientati dall’informazione e dalla trattazione di tematiche improntate a pregiudizi che caratterizzano certa stampa”. Settimanali e informazione religiosa Settimanali diocesani a confronto. Si è svolto a Roma, in coincidenza con il Giubileo dei giornalisti, il seminario intitolato “L’informazione nella stampa quotidiana”, organizzato dalla Fisc, la Federazione italiana della stampa cattolica, che con le sue oltre 140 testate, diffuse su tutto il territorio, vanta una tiratura di circa un milione di copie. Un incontro per riflettere “sui contenuti che proponiamo ai lettori, sui nostri progetti e metodi informativi, per migliorare i nostri prodotti”, ha spiegato don Giorgio Zucchelli, direttore de “Il Nuovo Torrazzo” di Crema e presidente della commissione 18 Cultura della Fisc. Dal seminario è emerso, secondo quanto riportato da don Zucchelli, l’invito a “legarsi sempre più al territorio senza chiudersi in esso. Scovare nelle chiese locali esperienze e testimonianze che allarghino l’orizzonte dell’informazione religiosa, potenziare il servizio dell’agenzia Sir e promuovere la formazione giornalistica”. “Crediamo sia importante”, ha continuato il sacerdote, “raccontare esperienze vissute e testimonianze provenienti dal popolo, presentandole con un taglio tipico dei settimanali diocesani per far emergere la vita della Chiesa locale”. Ma “territorialità” non vuol dire esclusione dal dato “nazionale”. Inoltre, ha aggiunto don Zucchelli, “va ricostruito il senso di appartenenza alla Chiesa diocesana, senza la quale viene meno anche l’interesse per il giornale”. Idee condivise anche da don Vincenzo Rini, direttore de “La Vita Cattolica” di Cremona e presidente della Fisc, secondo cui “i settimanali diocesani non sono nati come giornali “di palazzo” ma come giornali della comunità”. L’impegno è quello di offrire un tipo di informazione “centrata non sul personaggio che fa notizia, ma sulla comunità che vive nell’oggi la sua fede”, ha concluso don Rini. Un quadro globale dell’informazione religiosa nella stampa italiana è stato tracciato da don Giuseppe Costa, del Pontificio Ateneo salesiano. “In Italia”, ha detto, essa “appare per certi versi complessa, abbondante e carente al tempo stesso e per altri inadeguata alla descrizione dei fatti”. E, secondo don Costa, la parola chiave è “formazione”: “occorrono competenze non solo giornalistiche ma specifiche dell’area religiosa. Non è tanto importante la quantità delle notizie, ma la loro qualità”. Sesta edizione del Premio “Ilaria Alpi” È stato assegnato a Marco Clementi, giornalista dell’emittente cattolica di Verona, Telepace, con il servizio “Barboni a meno di trent’anni”, il Premio intitolato alla giornalista “Ilaria Alpi”, istituito per valorizzare il giornalismo d’inchiesta su temi civili e sociali. Per la sessione teleoperatori internazionali, in questa sesta edizione, è stato premiato Miran Hrovatin. Tre i giornalisti segnalati: Veran Matic, fondatore e direttore di Radio B-92, emittente radiofonica chiusa quattro volte dal regime serbo; Julie Flint, giornalista freelance, collaboratrice della Bbc e di Focus on Africa; Jacques Pauw, giornalista della televisione sudafricana Sabc. Edei media conomia I programmi sono realizzati in 20 lingue ed è possibile accedervi anche su internet in Real Audio presso il sito www.mmmc2000.net. ü Nuovi volti in Rai È stato eletto il 13 giugno il nuovo presidente della Commissione di vigilanza della Rai: si tratta di Mario Landolfi, esponente di Alleanza Nazionale. Pochi giorni dopo il giornalista Gad Lerner viene nominato nuovo direttore del Tg1, dove succede a Giulio Borrelli. Rcs libri acquista il 51% di Marsilio La Rcs Libri, società controllata al 100% da Rcs Editori (gruppo Hdp), ha acquistato il 51% della Marsilio Editori dalla Gem srl, società controllata dalla famiglia De Michelis, che ne conserva il 49%. L’accordo prevede che la conduzione della casa editrice resti affidata a Cesare De Michelis che l’ha diretta fin dal 1969 e che la sede della società rimanga a Venezia. La Marsilio editori, nata nel 1961, ha un catalogo di oltre 3mila titoli ed un fatturato netto di 10 miliardi. Firenze: è nata Multimedia Channels Si chiama Multicultural Multimedia Channels ed è la radio multiculturale on line di Firenze, nata dal lavoro di Ong e associazioni di sei paesi europei. Il progetto ha ricevuto un finanziamento dalla Ue pari al 50% dei costi e la restante parte sarà coperta dalle associazioni aderenti. Gli obiettivi principali dell’iniziativa sono: fornire informazioni alle minoranze etniche in Europa e dare notizie sui contenuti multiculturali e sulle realtà multietniche. Dal 5 giugno Usa Today con Carlino, Nazione e Giorno Da lunedì 5 giugno il giornale statunitense “Usa Today” è stato distribuito in Italia in abbinamento con i quotidiani del Gruppo Poligrafici (Il Giorno, Il Resto del Carlino e La Nazione). Usa Today sarà distribuito, dal lunedì al venerdì, al prezzo di 1.500 lire fino a tutto il mese di luglio. Francia: 5 milioni gli utenti di Internet Secondo i dati pubblicati dall’Istituto NetValue la Francia ha già superato nel mese di aprile la soglia dei 5 milioni di utenti collegati in rete da casa: 5.380.000 contro i 4.467.000 del mese di marzo, il 20% in più in un solo mese. Il numero delle famiglie “in rete” rappresenta in Francia il 15,2% del totale (contro il 12,7% del mese di marzo). Nonostante questo considerevole aumento la Francia resta nettamente dietro la Germania (9,4 milioni di famiglie connesse) e alla Gran Bretagna (9,2 milioni). Fra i provider, Wanaddo.fr, di France Telecom, resta nettamente in testa. Publicis acquista Saatchi & Saatchi Il gruppo di pubblicità francese Publicis ha acquistato il 100% della Saatchi&Saatchi, attraverso un’offerta pubblica di acquisto valutata due miliardi di euro (circa 4.000 miliardi di lire). L’operazione dà vita al quinto gruppo mondiale del settore, con un giro di affari di 2,1 miliardi di euro. La nuova compagnia si chiamerà Publicis Groupe e potrà contare su un’estensione geografica globale: il 49% dei ricavi combinati è in Europa, il 38% negli Usa ed il 13% nel resto del mondo. Software: il 33% dei prodotti è pirata Con il crescere dell’industria del software cresce di pari passi il fenomeno della pirateria. Secondo uno studio congiunto di Datamonitor e di Microsoft, il 19 7. ECONOMIA DEI MEDIA tasso di pirateria nel settore (copie e distribuzione illegale) è, in Europa occidentale, del 33%, pari ad una perdita di reddito di 2,5 miliardi di euro (5 mila miliardi di lire circa). L’industria del software, va, però, a gonfie vele: nel 1999 ha contribuito al Pil di sei stati Ue – Francia, Italia, Germania, Olanda, Svezia e Regno Unito – per circa 74 mila miliardi di lire e ha impiegato, direttamente o indirettamente, 750 mila persone. Entro il 2003 gli impiegati del settore dovrebbero aumentare fino a raggiungere il milione di unità. Italia: oltre la metà dei siti web per il commercio è al Nord Il Nord ha il 51% dei siti web italiani per gli acquisti italiani on-line; il 23,2% si trova al Centro, il 22,8% al Sud e Isole. Secondo i dati pubblicati dalla rivista della Camera di Commercio di Milano “Impresa & Stato” a Milano c’è il 16% di tutti i navigatori italiani, mentre, nell’area metropolitana, il 30% delle famiglie possiede un pc, contro il 19% della media europea. In Italia, il 10% della popolazione è connesso ad Internet e si prevede che entro l’anno raggiunga il 14%. della comunicazione: Vivendi Universal. La fusione avverrà attraverso un’offerta pubblica di scambio (OPS) che valuta il gruppo canadese 34 miliardi di dollari. Tv: posizione dominante, la delibera dell’Authority L’Authority per le comunicazioni ha reso nota la bozza della delibera del 13 giugno sulla posizione dominante di Rai e Rti-Mediaset nella quale si legge testualmente: “Al momento dell’entrata in vigore della legge 249/97 le due unità economiche Rai, con la controllata Sipra, e Publitalia 80, con collegata Rti, avevano superato la soglia di cui all’art. 2 comma 8 (posizione dominante)”. Tale superamento però “non è derivato da interesse o concertazioni ma da espansione naturale delle imprese”. Gran Bretagna: BSkyB vince i diritti calcio L’emittente televisiva satellitare BSkyB di Rupert Murdoch si è aggiudicata anche per i prossimi tre anni i diritti di trasmissione delle partite di calcio di serie A britanniche con un’offerta di 11 miliardi di sterline (oltre 3.300 miliardi di lire). OG sospende le pubblicazioni Sono state sospese le pubblicazioni del quotidiano “Og - Oggi è un altro giorno”, esattamente ad un mese dal debutto in edicola del 23 maggio scorso. Og, diretto da Alfio Caruso, aveva un formato di 16 pagine divise in tre sezioni – idee, fatti e personaggi – per due redazioni, a Roma e a Milano. È nata Areakronos È nata Areakronos, la nuova società costituita da un accordo tra il gruppo Adnkronos (che detiene il 65% delle azioni) e l’agenzia radiofonica Area (che controlla il restante 35%) con lo scopo di fornire contenuti e servizi per radio e televisione, ma anche internet. Il presidente della nuova società è Giuseppe Marra, mentre l’amministratore delegato è Riccardo Giovannetti. Nasce Vivendi Universal Il gruppo Francese Vivendi e la sua filiale Canal Plus si fonderanno con il gruppo canadese di comunicazione Seagram dando vita al secondo gruppo mondiale 20 Scuola: il 61 % degli istituti collegato ad Internet 7. ECONOMIA DEI MEDIA La Sirmi ha realizzato un’indagine sulla presenza dei pc nelle scuole italiane per conto della Microsoft. La ricerca è stata condotta su un campione di 2.050 scuole e università italiane pubbliche e private (su un totale effettivo di 17.045 istituti) e rivela come il livello di informatizzazione della scuola italiana sia cresciuto significativamente negli ultimi tre anni (+32%), anche se la differenza con gli altri paesi europei è ancora notevole; basti pensare che in Gran Bretagna è disponibile un computer ogni 13 studenti, uno ogni 10 in Danimarca e uno ogni 21 in Francia, mentre noi possiamo contare su un pc ogni 23 studenti. Il collegamento con internet è presente nel 61,2% degli istituti pubblici (contro il 45,8% di quelli privati) mentre solo l’11,9% ha un proprio sito. Il sito ha però un carattere prevalentemente informativo, utilizzato per lo più per la comunicazione di base tra scuola e famiglia e non come strumento per velocizzare le operazioni burocratiche (certificati, pagamento tasse, ecc.). Sono collegate in rete, inoltre, il 93,1% delle scuole superiori pubbliche e il 63,2% di quelle private e quasi tutte le università. I libri e la musica al top degli acquisti in rete I siti web di vendita al dettaglio più diffusi in Europa sono dedicati al commercio di libri, musica, giochi e prodotti elettronici in genere mentre stentano a decollare le vendite di abbigliamento e calzature. È quanto emerge da una ricerca di Mmxi Europe, società di misurazione dell’audience e delle attività degli utenti delle tecnologie multimediali. Tra i siti più frequentati dagli acquirenti web c’è Amazon, la più grande libreria on-line, tra i primi posti in ciascun mercato e al top delle preferenze in Germania e Regno Unito. Gli europei comprano volentieri in rete anche computer, videogame e prodotti elettronici come telefoni cellulari e lettori Dvd. Tra i domini mondiali – secondo la ricerca – resta saldamente in testa in Europa e in Giappone Yahoo mentre negli Usa mantiene la leadership American on line (Aol). In Europa Yahoo (8,9 milioni di visitatori unici, persone, cioè, che hanno visitato il sito almeno una volta) è seguita da Msn (7,4 milioni), da Microsoft (6,5) e da Aol (6,1). Giappone: si fondono Jupiter e Titus, colossi della Tv via cavo Il numero uno della tv via cavo giapponese, Jupiter Telecomunications, ha annunciato ufficialmente un accordo con il suo rivale, Titus Comunications, per giungere a una fusione delle attività dei due gruppi. L’accordo, che sarà completato per settembre, darà vita ad un vero gigante della tv con l’offerta di trenta canali e un milione di abbonati. Jupiter è controllato al 50% dal gruppo Liberty Media, filiale nipponica dell’americana Att e per il restante 50% dalla trading company giapponese Sumitomo Corp. Titus è controllato per il 60% da Microsoft e dai giapponesi Toshiba a Itochu, ognuno per il 20% del pacchetto azionario. Il nuovo gruppo avrà questo assetto societario: Liberty Media (Att) e Sumitomo Corp, ognuno per il 35% del capitale, Microsoft per il 24%, mentre Toshiba e Itochui avranno ciascuno il 3%. Il gruppo fornirà non solo tv via cavo ma anche accesso ad internet ed a servizi telefonici. Bloomberg Television nell’Est europeo Le trasmissioni di Bloomberg Television saranno presto diffuse anche in Russia, negli Stati baltici e nei Paesi del CSI. Il canale di lingua inglese di Bloomberg Television, trasmesso 24 ore al giorno, farà infatti parte del pacchetto-base di NTV Plus, la nuova piattaforma digitale disponibile in Russia a partire dal mese di luglio. 21 le a un dialogo che, pur salvaguardando i principi di morale cattolica, dimostrasse che la Chiesa non emargina nessuno e tutti rispetta nella dignità della persona”. Isullafattistampadel mese ✍ Gay pride Il “gay pride” si farà, ma senza il patrocinio del Comune. La decisione del sindaco di Roma, Francesco Rutelli, rilancia il dibattito sul raduno degli omosessuali annunciato per l’8 luglio nella Capitale. “La Chiesa non condanna nessuno, neanche gli omosessuali. Il problema è che l’opinione pubblica non è ancora matura ad accogliere manifestazioni del genere. Non siamo educati a convivere con le diversità”. Questo il commento di mons. Antonio Riboldi (Corriere della Sera, 31/5) agli ultimi sviluppi della vicenda. In raduni del genere, spiega il vescovo di Acerra, “è inevitabile che ci sia un’ostentazione del proprio orientamento sessuale. Quasi una sfida alla normalità. E l’opinione pubblica non è educata. Bisognerebbe prima preparare il terreno”. “Non è l’esercizio di un diritto puro e semplice, né potrà essere una manifestazione pacata”, prevede mons. Alessandro Maggiolini, sullo stesso giornale. E aggiunge: “La Chiesa può e deve denunciare le sue perplessità e la sua opposizione. E credo che l’autorità civile possa e debba contenere questa protesta. Perché di questo si tratta: qualsiasi imperativo, qualsiasi supplica si esprima agli interessati, li caricherà di una maggiore ‘vis polemica’. Si dirà non fate questo, e loro lo faranno; saranno pronti anche alla protesta civile”. Secondo mons. Vinicio Albanesi, di cui la Stampa riporta l’opinione, “la Chiesa non può aver paura dell’aggressività di gruppi che sono in contrapposizione con i principi morali cristiani (...). Sarebbe auspicabile che, con un atto di coraggio, una delegazione giubilare di alto profilo si mostrasse disponibi- 22 “Una parola, una parola soltanto di accoglienza, di amicizia, d’amore, vorremmo sentire rivolta all’indirizzo degli omosessuali dalla chiesa che celebra il bimillenario dell’evento cristiano”. Lo chiede Gad Lerner sulla Repubblica (31/5), che osserva: “Più delle giravolte opportunistiche dei politici italiani, prigionieri di un malinteso spirito di convenienza, nella penosa vicenda del Gay Pride stupisce l’apparente indisponibilità al dialogo di chi guida la comunità dei credenti”. “Difendersi è lecito. Proporre i propri comportamenti come fossero neutrali o un modello da seguire non è lecito”. È perentorio mons. Rino Fisichella, intervistato da Marco Politi sulla Repubblica (1/6): “Questa manifestazione – sottolinea il vescovo ausiliare di Roma a proposito del raduno dell’8 luglio – non è una contestazione, è una provocazione nei confronti della maggioranza dei cittadini (...). Se lo Stato compie un atto politico, pone i credenti nella condizione di rispondere con un atto politico. Se uno Stato o un Governo difendono posizioni provocatorie, i cittadini e i credenti voteranno per qualcun altro per vedere difese le proprie posizioni”. Giubileo dei giornalisti L’incontro del Papa con i giornalisti, che ha concluso il Giubileo della categoria, trova ampio spazio sui principali quotidiani nazionali del 5/6. Alcuni titoli: “Il Papa ai giornalisti: ‘Scrivete la verità, avete un compito sacro’” (Corriere della Sera, 5/6), “Il Papa: giornalisti, non piegatevi all’audience” (Stampa), “I giornalisti dal Papa: ‘Siate fedeli alla verità’” (Unità), “Rispettate la verità” (Gazzetta del Mezzogiorno), “Il Pontefice esorta i giornalisti: ‘Siate al servizio della verità’” (Giornale), “Il Papa ai giornalisti: reagite al conformismo” (Tempo), “Il Papa: giornalisti, agite per i più deboli” (Messaggero), “Informare, compito sacro” (Mattino). Per Bruno Bartoloni (Corriere della Sera, 5/6), “un forte appello a un’inversione di tendenza è stato rivolto ieri dal Papa ai responsabili dei media di tutto il mondo”. “Il Papa – commenta Marco Tosatti (Stampa) – ammonisce il mondo dell’informazione: la questione etica è diventata il punto nodale, nella vita dei mass media di tutto il mondo, così come l’uso che viene fatto dell’informazione”. Il quotidiano di Torino ospita anche alcune reazioni “laiche” al discorso del Pontefice: “Il giornali- 8. I FATTI DEL MESE SULLA STAMPA smo – afferma Enrico Mentana – si fonda su una morale laica, ovviamente non ha caratteristiche indotte, di genere dottrinale, ancor meno provvidenziali. E quindi sappiamo tutti che i problemi del profitto, e della proprietà dei mezzi di comunicazione sociale e tanti altri sono problemi che ci sono nella realtà. Però per un giornalista esiste soltanto la bussola della fedeltà ai principi professionali, e a un dovere di professionalità. Magari esistesse una ricetta cattolica per essere buoni giornalisti!”. Quello che ha detto il Papa, osserva Giorgio Bocca, “è quello che qualsiasi giornalista veramente pensa. È più importante che ci lascino fare il nostro mestiere (...). Credo che soprattutto in questo campo predichi molto al vento, perché i giornali, lo spettacolo, la comunicazione e l’informazione ormai sono uno strumento nelle mani del grande capitale che ne fa quello che vuole. Sono delle belle raccomandazioni, ma il grande capitale ha bisogno di grandi consumi, i grandi consumi vengono dalla grande audience, la grande audience viene dal sesso e dai Vip. È una macchina”. Anche per Lucia Annunziata “il Papa dice una cosa giusta (...), ma il punto è un altro: capire oggi perché ‘si deve’ seguire l’audience, perché ‘non si può’ fare il giornalismo a favore dei deboli, e non credo che la colpa sia solo dei giornalisti. Come spesso la Chiesa fa, semplifica una questione, dando una direzione assolutamente condivisibile. È tipico del Papa parlare in questo modo: prendere un argomento, dire cosa si deve fare, piuttosto che aiutare a capire perché queste cose non si fanno”. Fecondazione assistita Il “blitz” del Senato sulla fecondazione assistita, che ha profondamente modificato l’impianto della legge adottata dalla Camera, tramite l’introduzione – tra l’altro – della fecondazione eterologa, fa discutere i principali quotidiani nazionali dell’8/6. I titoli: “Fecondazione, il Senato cambia tutto” (Corriere della Sera), “Salta la legge sulla provetta” (Repubblica), “Fecondazione, blitz della sinistra in Senato” (Stampa), “Suicidio della maggioranza al Senato” (Tempo), “Sulla fecondazione scoppia il finimondo” (Mattino), “Fecondazione, si volta pagina” (Unità), “Miracolo in provetta” (Manifesto), “Legge blitz: non c’è limite alle mamme-nonne” (Giornale). “Una vittoria della ragione e del buon senso”: così Miriam Mafai, sulla Repubblica, saluta l’introduzione della fecondazione eterologa nel testo di legge di cui è ripreso il dibattito parlamentare. Poi l’attacco ai credenti: “Non si capisce perché da parte cattolica si sia scelto questo terreno per condurre lo scorso anno alla Camera e oggi al Senato un’aspra battaglia di principio non solo contro la libertà delle donne e la loro ricerca di maternità quando questa sia stata loro negata dalla natura, ma anche contro tutta la ricerca medica e scientifica”. Pur “rispettabile”, insomma, la posizione della Chiesa si rivela, per Mafai, sbagliata quando cerca di “imporre questi principi a tutti gli italiani”, e di “ricondurre tutti i cattolici che operano in politica a una totale obbedienza e unità di comportamenti”. “Dov’è più la mamma?”, si chiede Elena Loewenthal (Stampa), secondo la quale “tutto lascia supporre che si tratti di una specie in via di estinzione, e nemmeno troppo protetta. L’emendamento alla legge sulla fecondazione assistita, a prescindere dalle conseguenze pratiche ch’esso porterà e dagli esiti futuri di una legge a quanto appare tutta da riscrivere, richiama alla mente uno slogan d’altri tempi: ‘l’embrione è mio e me lo gestisco io!’. Ma nessuna mamma d’altri tempi, con il suo inguaribile fanatismo e una tenacia fatta di antica sapienza ed errori reiterati, avrebbe mai concepito una tale affermazione”. Mons. Rino Fisichella, intervistato da Andrea Tornielli sul Giornale, osserva con amarezza: “È un grande passo indietro, il senso della legge è stato stravolto (...). I dati di diversi istituti demoscopici dimostrano che 23 8. I FATTI DEL MESE SULLA STAMPA la maggioranza degli italiani è contraria alla fecondazione eterologa. Con il voto di ieri non è stata prestata la debita attenzione al comune sentire dei cittadini. È preoccupante che la tutela dell’embrione e della famiglia sia legata a blitz di questo genere”. A proposito del comportamento degli schieramenti politici che si ispirano ai valori cristiani, il vescovo ausiliare di Roma fa notare: “La fede non può essere ridotta a qualcosa di soggettivo, ma richiede un’unità profonda e la condivisione di contenuti. Voglio però ribadire che qui non sono in questione valori dei ‘cattolici’. Con il voto di ieri sono le radici culturali del nostro Paese che vengono sovvertite”. Riguardo al recente voto del Senato sulla fecondazione assistita – che ha modificato radicalmente l’impianto della legge così come era stata adottata dalla Camera, introducendo ad esempio la possibilità della fecondazione eterologa e abolendo qualunque limite d’età per l’accesso alla procreazione medicalmente assistita – “ciò che più colpisce nelle reazioni dei laici doc autoproclamatisi tali”, scrive Ernesto Galli Della Loggia (Corriere della Sera, 11/6) “è la convinzione ultrasicura di sé, la convinzione spinta fino alle soglie della passione militante, con la relativa radicalità ideologica che minaccia ad ogni parola di prendere il sopravvento. Tanto più perché si tratta di materia (...) dove un’elementare prudenza consiglia che siano il dubbio, le domande dalle difficili risposte il filo obbligato di ogni riflessione possibile”. Sempre in merito alla fecondazione assistita, Cinzia Caporale (Sole 24 Ore, 11/6) sottolinea che “il conflitto parlamentare che si è sviluppato negli ultimi anni, spesso eccessivamente ideologico e strumentale, non ha ancora prodotto una normativa capace di rappresentare il pluralismo morale e religioso, di assicurare la certezza del diritto e di individuare limiti ragionevoli e condivisi agli avanzamenti tumultuosi della biomedicina”. Se un progresso, tuttavia, si può registrare, puntualizza l’autrice dell’articolo, “è quello dell’accresciuta consapevolezza da parte dei cittadini delle opzioni offerte dalle nuove tecniche riproduttive e di conseguenza quello di una maggiore partecipazione ai processi politici di definizione di regole”. La grazia ad Alì Agca La grazia concessa ad Alì Agca, l’attentatore del Papa, monopolizza l’attenzione dei principali quotidiani nazionali del 14/6 e rilancia il dibattito sull’amnistia, seguito alle recenti dichiarazioni del card. Ruini in occasione dell’ultima Assemblea della Cei. Alcuni tito- 24 li: “Ciampi grazia Agca” (Repubblica), “Già in Turchia l’attentatore del Papa” (Corriere della Sera), “Ciampi grazia Agca, è già in Turchia” (Stampa), “Un atto di clemenza che ha valore politico” (Giornale), “Agca graziato, il mistero resta” (Tempo), “Ciampi grazia l’attentatore del Papa” (Unità). “Non credo che la decisione della grazia ad Alì Agca provocherà discussioni e dissensi. Era nell’aria”, commenta Indro Montanelli (Corriere della Sera). E aggiunge: “Da parte di un Papa che sta senza paura dedicando il suo lungo, difficile, faticoso Pontificato all’apostolato della Carità e del Perdono, costituisce, in un certo senso, un atto dovuto, specie in occasione di un Giubileo che ne rappresenta l’occasione e la cornice più adatta”. “C’è un solo rischio in questo gesto generoso”, osserva Carlo Nordio sul Tempo riferendosi alla grazia concessa da Ciampi ad Agca: “Che venga interpretato come manifestazione di subalternità alle parole della Chiesa. 8. I FATTI DEL MESE SULLA STAMPA L’anno giubilare ha già demolito il tabù dell’amnistia, fino a ieri sostenuto e venerato in funzione moralizzatrice contro i protagonisti di Tangentopoli, e qualcuno ha già strillato ad una subdola interferenza vaticana. Sarebbe deplorevole – commenta l’autore dell’articolo – se la voce di questo laicismo esasperato si levasse di nuovo, come se il perdono dello Stato derivasse da quello papale, peraltro concesso da tempo. La grazia di Ciampi ristabilisce un equilibrio razionale, prima ancora che etico: è clemenza sovrana di uno Stato sovrano, e tale deve essere considerata”. “Sulla grazia concessa dal presidente Ciampi ad Alì Agca – scrive Giancarlo Zizola sul Sole 24 Ore – si può notare anzitutto che essa chiude, ma non risolve, la storia processuale dell’attentato al Papa del 13 maggio 1981, lasciando intatta la cortina di oscurità sui mandanti del crimine”. Nel quadro del Giubileo, la grazia ad Agca per Zizola dimostra che “nulla, nemmeno un delitto di questo genere, entra nel regno disperato dell’imperdonabile (...). Ma poiché in ogni caso il perdono è il contrario dell’oblio di fuga, poiché si può perdonare solo ciò che non si è dimenticato (...) resta bene la questione, di un’ora per tanti versi così luminosa, che la grazia non sia usata per seppellire nel gran cimitero delle promesse di verità non mantenute la storia segreta di uno dei crimini più oscuri che hanno segnato la storia già opaca del Novecento”. Il terzo segreto di Fatima La rivelazione del terzo segreto di Fatima monopolizza le prime pagine dei quotidiani nazionali del 27/6. Alcuni titoli: “Fatima, il Papa riconobbe il suo destino” (Corriere della Sera), “Nessuna Apocalisse nel segreto di Fatima” (Repubblica), “Fatima non predice la fine del mondo” (Stampa), “Nel terzo segreto di Fatima il papa ucciso da frecce e proiettili” (Giornale), “Terzo segreto di Fatima: nessun incubo per il futuro” (Tempo), “Fatima, il terzo segreto non illumina il futuro” (Unità), “Fatima, messaggio di speranza e libertà” (Mattino), “La svolta di Ratzinger” (Secolo XIX), “Il coraggio di un papa che svela i misteri” (Messaggero), “Perché il Vaticano scelse il silenzio” (Resto del Carlino). Secondo Luigi Accattoli, il terzo segreto di Fatima “mette in scena un dramma dell’iniquità e del martirio, che culmina con l’attentato alla persona del Papa. Il testo non ci dice nulla di utile, ovviamente, sull’impresa di Alì Agca. Ma la decisione di pubblicarlo ci dice molto sull’anima di Giovanni Paolo: sulla sua convinzione d’essere venuto a trovarsi al centro della ‘Via Crucis di un secolo’, alla quale hanno posto mano cielo e terra”. “Dalla Chiesa che ha paura di scomparire alla Chiesa che annuncia il suo trionfo”. Questo, per Salvatore Veca, intervistato da Venanzio Postiglione sul Corriere della Sera, il percorso della comunità ecclesiale dai tempi delle rivelazioni di Fatima ad oggi. Secondo il filosofo, infatti, “la strategia di immagine è evidente, il Vaticano è una potenza mediatica: da sempre”. Del terzo segreto di Fatima, commenta Veca, l’annuncio dell’attentato al Papa “è la parte che all’inizio sembrava più forte e adesso appare più debole. Non c’è ‘il vescovo vestito di bianco che cade come morto’, ma c’è il Santo Padre ‘ucciso da armi e frecce’. Il legame tra armi e frecce e il ferimento di Giovanni Paolo II appare meno immediato. Il calvario, il martirio, più che a un singolo Papa sembrano riferiti all’intera Chiesa”. La forza del segreto di Fatima, sostiene il filosofo, sta invece nella “comunicazione a tutto campo. Si perdona Galileo e si convincono gli intellettuali, si ritorna a suor Lucia e si apre alla devozione. È la forza della Chiesa: parlare ai cardinali e anche ai parroci, avvicinarsi ai ‘dotti’ e poi dire, come san Paolo, ‘la sapienza vi perderà’. Il segreto di Fatima diventa un messaggio di trionfo: il Novecento ha fatto la guerra alla Chiesa, ma la Chiesa è salva”. “Se Dio è onnisciente l’uomo non è libero”. Questo il titolo dell’articolo in cui Emanuele Severino (Corriere della Sera) commenta il terzo segreto di Fatima, mettendo l’accento sulla coincidenza tra due rivelazioni: quella ai tre pastorelli portoghesi e l’annuncio della mappatura del Dna umano, ormai noto al 97 per cento. Si tratta, in altre parole, “di conciliare l’onniscienza di Dio e la libertà umana (...). Un Dio che trasforma il futuro in un presente cancella quella imprevedibilità del tempo che per la cultura occidentale – cristianesimo compreso – è l’evidenza che sta alla base di tutte le certezze”. Diametralmente opposta a quella di Severino è l’analisi di Gian Franco Svidercoschi (Tempo), secondo il quale il terzo segreto di Fatima si riassume nell’“annuncio che la potenza di Dio può risanare anche una storia di sangue e lacrime”. Il messaggio di Fatima, quindi, è “un messaggio positivo, di speranza, di incoraggiamento”. 25 Rbibliografica icognizione Gabriel Galdon Lopez “Informazione e disinformazione. Il metodo nel giornalismo”, Roma, Armando Editore, 1999, pp. 223, lire 36.000. L’autore, spagnolo, ricercatore e docente universitario di Documentazione giornalistica, sviluppa una coraggiosa e per certi aspetti originale riflessione sul mondo della comunicazione e dell’informazione. Una riflessione rivolta ai docenti, ai professionisti e agli studenti di giornalismo, ma anche a educatori e insegnanti, e in definitiva a tutti coloro che vogliono sviluppare un maggiore senso critico nei confronti dei mass media. Il giornalismo – sostiene Galdon Lopez – deve recuperare la sua innata dimensione etica e sociale: un mestiere da vivere come vocazione e missione, combattendo tutti i giorni ogni forma di pigrizia mentale, di compromesso, di manipolazione. Un giornalismo intelligente, libero e creativo, insomma, fondato sull’esercizio delle virtù e sul rispetto dei valori, per essere soprattutto al servizio della libertà dei cittadini, della crescita dell’intera collettività. Alla fine del saggio, l’autore si rivolge direttamente al lettore chiedendo il suo contributo attivo e responsabile perché il giornalismo di oggi ritrovi il suo ruolo e la sua identità. Sito dell’editrice: www.armando.it. Werner Paul Mayer-Georg Seter “I figli del computer”, a cura di Guido Michelone, Leumann (Torino), Elledici, 1999, pp. 156, lire 15.000. Educatori e genitori troveranno molto utile questo libro dedicato all’uso che bambini e ragazzi fanno dei videogiochi. Quando i videogiochi “fanno notizia”, in genere è per vicende di minori che nei loro confronti sviluppano una preoccupante dipendenza psicologica. Gli autori – due tedeschi – cercano di fare chiarezza in una materia complessa e delicata, senza preconcetti negativi ma senza neppure acritici entusiasmi. Il libro – sottolinea Guido Michelone, il curatore dell’edizione 26 italiana – “ha come soggetto i più piccini, quelli positivamente attratti dal gioco come fantasia, ricerca, libertà, esperimento, immaginazione e dall’idea di novità, fascino, stupore che vecchi e nuovi mezzi di volta in volta promuovono, esaltano, suggeriscono”. Completano il volume un elenco di videogiochi consigliati e una bibliografia italiana sul tema. Sito dell’editrice: www.elledici.org. Andrea Fagioli “Nazareno Taddei, un gesuita avanti”, Roma, Ciscs, 2000. Con un libro-intervista, il giornalista di “Toscana oggi” Andrea Fagioli ripercorre la vita del sacerdote gesuita Nazareno Taddei, che ha festeggiato il 17 giugno a Bocca di Magra i 60 anni di appartenenza alla Compagnia di Gesù e i 50 anni di servizio pastorale nei mass media. Padre Taddei ideò e diresse per quasi dieci anni le trasmissioni religiose della Rai a partire dal 1953. Iniziò la sua carriera televisiva trasmettendo una Messa pontificale del cardinale Schuster. Amico di celebri registi come Blasetti, Fellini, Costa, Olmi e Pasolini, Taddei in 9. RICOGNIZIONE BIBLIOGRAFICA questi ultimi anni ha dedicato le sue migliori energie alla realizzazione delle prediche via internet. Sito dell’editrice: www.col.it/associ/ciscs/edav.html. Joao Marto. Il volume è arricchito dalle foto dei personaggi e dei luoghi che documentano la realizzazione dell’inchiesta. Sito dell’editrice: www.ancora-libri.it. Pier Giorgio Liverani Alfredo Zirondoli “Minimanuale della famiglia televisiva”, Bologna, Edizioni Dehoniane, 2000, pp. 32, lire 5.000; “Essere o non essere telegenitori?”, Bologna, Edizioni Dehoniane, 2000, pp. 64, lire 8.000. Con due agili volumetti il giornalista Pier Giorgio Liverani, già direttore del quotidiano Avvenire, offre preziose indicazioni alle famiglie nel loro compito educativo di fronte alla sempre più invadente realtà della televisione. Il “minimanuale della famiglia televisiva” dà alcune risposte ai molti interrogativi sulla Tv, esaminando le reazioni e i comportamenti possibili dei figli e dei genitori. Il libro “Essere o non essere telegenitori ?” vuole fornire un aiuto a chi desidera essere un telegenitore indipendente, con alcune considerazioni di tipo formativo e indicazioni pratiche a mo’ di “regole” di comportamento. Ulteriori informazioni presso l’indirizzo e-mail delle Edizioni Dehoniane, [email protected]. “Coraggio! ‘Inchiesta’ su Spartaco Lucarini”, Roma, Città Nuova Editrice, 2000, pp. 109, lire 15.000. “Questo libro cerca di tracciare attraverso un’inchiesta e in poche pagine quelle ricchezze umane, culturali e spirituali che sono vive e operanti nell’anima di chi ha conosciuto Spartaco Lucarini, offrendo a molte persone la possibilità di scoprire un compagno di viaggio”. Così l’Editore presenta la biografia di Spartaco Lucarini, giornalista e scrittore, personaggio di punta del Movimento dei Focolari morto prematuramente nel 1975, a soli 51 anni, lasciando la moglie amatissima (“Lalla”) e cinque splendidi figli: Maria Chiara, Giovan Gualberto, Piergiorgio, Bernadette e Fatima. Nato a Cortona nel 1924, Spartaco Lucarini si dedicò a una multiforme attività culturale, sociale e amministrativa ispirandosi al “carisma dell’unità” proprio dell’esperienza focolarina. Fin dalla nascita di “Città Nuova”, il quindicinale del Movimento, ne fu direttore responsabile fino alla morte. Così lo ricorda Carlo Casoli, un anziano focolarino già collaboratore di “Città Nuova”, citato nella biografia: “Anche se era attivissimo, era di fatto un contemplativo: e questo spiega tutto. Pur essendo un laico, un vero laico, era un consacrato, e la sua unione con Dio gli faceva organizzare bene il tempo. Spartaco ha saputo utilizzare il tempo per costruire la propria eternità”. Sito dell’editrice: www.cittanuova.it. Renzo e Roberto Allegri “Reportage da Fatima. La storia e i prodigi nel racconto del nipote di suor Lucia”, Milano, Ancora Editrice, 2000, pp. 224, lire 28.000. È un reportage esclusivo, basato su interviste agli ultimi testimoni del mistero di Fatima. Gli autori scavano in questo mistero lasciando che la storia delle apparizioni mariane venga ricostruita da padre José dos Santos Valinho. Nato nella stessa Fatima, padre Valinho, sacerdote salesiano, è nipote di suor Lucia e lontano cugino di Francesco e Giacinta. Renzo e Roberto Allegri – scrive padre René Laurentin nella Prefazione – “si sono affidati a lui, lo hanno scelto come loro guida e hanno realizzato così un racconto che ha i toni, le caratteristiche, l’emotività, la bellezza e l’intimità di una confidenza, di una storia narrata da uno della famiglia, ricca quindi di particolari e dettagli che nessun altro poteva conoscere”. “Insieme a padre Valinho – raccontano gli autori – tutto prendeva una dimensione straordinaria, affascinante e tutto diventava più vicino, vivo, reale, autentico. Ciò che il nipote di suor Lucia diceva, aveva il valore indiscusso della verità appresa dai protagonisti. Era una storia liberata dalle incrostazioni mitizzanti del tempo. Era come sfogliare un album fotografico insieme a chi aveva fatto quelle fotografie”. Gli autori hanno incontrato altri testimoni privilegiati, tra cui il fratello di Francesco e Giacinta, Saverio Gaeta “Giovanni XXIII. Una vita di santità”, Milano, Mondadori, 2000, pp. 303, lire 28.000. Una nuova, ricca biografia dedicata al “Papa buono”, frutto di un lungo lavoro di documentazione e ricostruzione storica svolto, con la precisione e l’accuratezza che lo contraddistinguono, da Saverio Gaeta, caporedattore di “Famiglia Cristiana”. Il volume, in particolare, si basa sulle oltre 300 testimonianze raccolte per la causa di beatificazione di Giovanni XXIII e sui diari personali: un racconto puntuale, rigoroso, e insieme appassionante. Tra le numerose testimonianze inedite, quella di un collaboratore del Papa, che racconta come Giovanni XXIII avrebbe desiderato essere sepolto nella cattedrale di San Giovanni in Laterano “perché così si sarebbe trovato in mezzo a un quartiere popolare”. Sito dell’editrice: www.mondadori.com/libri. 27 Teologia e comunicazione Ae segnalazioni ppuntamenti Corsi estivi su cinema e new media S’intitola Così lontano, così vicino. La spiritualità nel cinema europeo l’8° campo scuola organizzato dall’Associazione nazionale circoli cinematografici italiani (Ancci) a La Thuile dal 15 al 22 luglio. Interverranno esperti di cinema come Ernesto G. Laura e Enzo Natta e saranno analizzati autori come Wajda, Zanussi, Tarkovskij e Pasolini. Per informazioni e prenotazioni (relative ad entrambi i corsi) rivolgersi alla segreteria Ancci, via Nomentana 251, 00161 Roma, tel. 06/4402273, fax 06/4402280, e-mail: [email protected] Il Med (Associazione italiana per l’educazione ai media e alla comunicazione) organizza invece una scuola estiva sull’educazione ai media, dall’8 al 15 luglio a Corvara (Bolzano). La scuola, riconosciuta dal Ministero come corso di aggiornamento per i media educators, affronterà il tema La ricerca-azione online e la valutazione nella media education. Guideranno gli incontri Roberto Giannatelli, presidente del Med, e un gruppo di docenti provenienti soprattutto dall’Università Cattolica. Per informazioni rivolgersi al Med, via Caviglia 8, Roma, tel. 06/87290296, fax 06/87290682, e-mail: [email protected]. 28 Continuano gli articoli di riflessione promossi dall’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali insieme alla rivista Rassegna di teologia per aprire fra gli studiosi un dibattito sul tema del rapporto fra teologia e comunicazione. Nell’ultimo fascicolo della rivista è comparso il contributo di Giuseppe Lorizio su Rivelazione come comunicazione. Il saggio muove dalla necessità di articolare il rapporto fra rivelazione cristiana e comunicazione sociale tenendo conto dell’attuale areopago mediatico e delle istanze culturali in esso emergenti. Nel prossimo numero della rivista Roberto Vignolo affronterà il tema “Vangelo e comunicazione”. “Ratio Imaginis”, convegno a Firenze “Non si dà ragione senza immaginazione né si dà immaginazione senza ragione. L’esperienza teologica e l’esperienza artistica hanno bisogno di trovare la loro strada incontrandosi”. Con questa finalità la Facoltà teologica dell’Italia Centrale e l’Institut catholique de Paris organizzano, dal 26 al 28 settembre presso lo Studium Centro Studi di Firenze, il convegno di studi Ratio Imaginis. Esperienza teologica, esperienza artistica. L’iniziativa ha il patrocinio della Conferenza episcopale italiana. Sono previsti interventi di Severino Dianich, Sergio Givone, Marko Ivan Rupnik, Jérome Cottin, Carlo Nardi, Bernard Klasen, Gilberto Aranci, Denis Lavalle, Timothy Verdon, François Bousquet, Carlo Chenis, Joseph Caillot e Régine du Charlat. Le varie forme di esperienza artistica saranno presentate da Joseph Marty (cinema), Laurence Bernot (scultura), Giorgio Mazzanti (poesia), Giancarlo Santi (architettura) e Thierry Escaich (musica). Una tavola rotonda su L’emozione estetica: una via della conoscenza e del pen- siero? vedrà la partecipazione di Geneviève Hebert e Paolo Giannoni. In programma anche una visita alla Certosa del Galluzzo e un concerto. Le iscrizioni, per l’Italia, si ricevono presso la Facoltà teologica dell’Italia centrale, via Cosimo il vecchio 26, 50139 Firenze, tel. 055/428221, fax 055/4282222, email: [email protected]. Un seminario su “Libertà e responsabilità” Partendo dalle conclusioni dell’analoga iniziativa dello scorso anno, il Centro studi filosofici di Gallarate, in collaborazione con il Servizio nazionale per il progetto culturale, organizza, dal 28 al 31 agosto a Frascati, un seminario di studio sul tema Libertà e responsabilità: implicazioni interpersonali. L’iniziativa, che approfondisce il discorso filosofico sulla libertà nelle prospettive dell’intersoggettività e dell’etica pubblica, vedrà i contributi di noti studiosi come Luigi Alici, Roberto Mancini, Franco Riva e Maurizio Chiodi. Per informazioni contattare padre Gian Luigi Brena, tel. 049/8768913. Diritti umani, incontro a Pietralba Quarta tappa del percorso di ricerca promosso dal Centro Universitario Cattolico in collaborazione con la Fondazione Giuseppe Tovini e il Servizio nazionale per il progetto culturale sul tema “Identità cristiana, identità nazionale ed europea, identità locali”. Dal 21 al 24 luglio, presso il Santuario di Pietralba (Bz), circa cinquanta laureati approfondiranno l’argomento Quali diritti umani per la tutela delle identità? Interverranno i docenti universitari Francesco Viola, Barbara Ghiringhelli e Vincenzo Buonomo. Per informazioni contattare l’Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e l’università: tel. 06/66398231, e-mail: [email protected].