7
2000
SSERVATORI
O & O
COMUNICAZIONE CULTURA
Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali
Circ.ne Aurelia, 50 • 00165 Roma • Tel. 06.66398.209 • Fax 06.66398.239 - http://www.chiesacattolica.it • E-mail: [email protected]
Servizio nazionale per il progetto culturale
Circ.ne Aurelia, 50 • 00165 Roma • Tel. 06.66398.288 • Fax 06.66398.272 - http://www.progettoculturale.it • E-mail: [email protected]
1
Editoriale
2
Approfondimenti
3
Dossier
Etica nella comunicazione: dignità e libertà nella
professione
Stefano Martelli . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag
2
Una “dieta” televisiva per la famiglia?
Massimo Mamoli . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag
4
Università, sentinella delle grandi domande dell’uomo
Luciano Corradini, Enrica Rosanna, Vera Negri Zamagni,
Giovanni Jacovitti, Anna Pasquazi . . . . . . . . . . . . . . . . . pag
7
4
Comunicazioni
sociali
• L’Ucsi entra a far parte dell’Unione cattolica
internazionale della stampa . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag.
• Caritas europee: i “comunicatori” a confronto
in Polonia
• A Trani il vescovo scrive agli edicolanti
5
Progetto culturale
• Cantiere aperto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag.
• Laboratorio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag.
13
15
6
Novità
dai media cattolici
• Il continente africano raccontato su Radio Vaticana . pag.
• Settimanali e informazione religiosa
• Spagna: una nuova radio e, presto, una tv
per la chiesa iberica
17
7
Economia dei media
• Nuovi volti in Rai. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag.
• Giappone: si fondono Jupiter e Titus
• Firenze: è nata Multimedia Channels
• Bloomberg Television nell’Est europeo
• Francia: 5 milioni gli utenti di Internet
19
8
I fatti del mese
sulla stampa
• Gay pride . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag.
• Giubileo dei giornalisti
• Fecondazione assistita
• La grazia ad Alì Agca
• Il terzo segreto di Fatima
22
9
Ricognizione
bibliografica
• Informazione e disinformazione. Il metodo
nel giornalismo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag.
• I figli del computer
• Nazareno Taddei, un gesuita avanti
• Minimanuale della famiglia televisiva
10 Appuntamenti
e segnalazioni
• Corsi estivi su cinema e new media . . . . . . . . . . . . pag.
• “Ratio Imaginis”, convegno a Firenze
• Diritti umani, incontro a Pietralba
11
26
28
1. EDITORIALE
Enellaticacomunicazione:
dignità e libertà
nella professione
sità, se adoperati per fini particolaristici o per opprimere gli altri.
Il documento elenca una serie di benefici – economici, politici, culturali, educativi, e anche religiosi –
che derivano dall’uso retto di tali mezzi, i quali «si
possono utilizzare... per edificare e sostenere la
comunità umana» [n. 12]. Eppure, gli stessi mezzi
possono essere utilizzati per «bloccare la comunità e
danneggiare il bene integrale delle persone, alienandole, emarginandole e isolandole, oppure attraendole in comunità negative e incentrate su valori falsi e
distruttivi» [n. 13].
«In breve, i mezzi di comunicazione sociale si possono utilizzare per fare il bene o per fare il male. È
di STEFANO MARTELLI
una questione di scelte» [n. 19]. Ecco espressa, con
Professore di Sociologia dei Processi culturali
e comunicativi presso l’Università di Palermo
semplicità ed efficacia, la centralità dell’etica anche
nel campo della comunicazione; ciò fa giustizia di
tanti fumosi discorsi sul determinismo tecnologico,
economico, politico, e così via, che periodicamente
riaffiorano in campo comunicativo.
In secondo luogo, la Chiesa «desidera sostenere
quanti sono impegnati professionalmente nella
U
na visione fondamentalmente positiva dei
comunicazione, stabilendo principi positivi per assi-
mass media ispira il recente documento Etica
sterli nella loro opera, promuovendo un dialogo al
nella comunicazione. Di questo importante testo,
quale possano partecipare gli interessati, ossia gran
già presentato nell’editoriale del numero precedente
parte dell’umanità al giorno d’oggi» [n. 4].
dell’Osservatorio, vorrei riprendere due aspetti. In
primo luogo nel documento del Pontificio Consiglio
delle Comunicazioni sociali si afferma a più riprese
che la Chiesa guarda con favore ai mezzi di comunicazione sociale: essa non giudica né condanna sol-
Paradossalmente, ma molto concretamente, la
Chiesa aiuta gli operatori delle comunicazioni sociali proprio mettendoli di fronte alle loro responsabilità. È un peso, questo, di cui alcuni farebbero volentieri a meno, invocando a tal fine gli interessi della
tanto; anzi, «considera questi strumenti non solo
proprietà da difendere, oppure la vastità delle reti
prodotti del genio umano, ma anche grandi doni di
informative, l’anonimato di Internet e i “meccani-
Dio e segni autentici dei tempi» [n. 4]. Questo otti-
smi” della raccolta delle informazioni. Eppure, se la
mismo, tuttavia, non è acritico: mentre riconosce le
libertà di stampa è stato un bene prezioso, conqui-
grandi potenzialità insite nei mezzi di comunicazio-
stato con secoli di lotte contro il potere assoluto dei
ne, la Chiesa non ne nasconde neppure la pericolo-
re, tale libertà va difesa in ogni società contro nuovi
2
1. EDITORIALE
poteri e nuovi abusi. Del resto, solo chi è libero può
professione, abbiamo bisogno di una cornice etica
compiere una scelta, e perciò ha un peso sociale; al
entro cui vivere e lavorare». Con queste parole mons.
contrario, chi non ha responsabilità perché il suo
John Foley, presidente del Pontificio Consiglio delle
agire è subordinato al volere altrui, è pure irrilevan-
Comunicazioni Sociali, ha spiegato il senso generale
te socialmente.
del documento Etica nelle comunicazioni sociali,
nel corso della conferenza-stampa di presentazione.
Dal suo sorgere ed affermarsi nei paesi occidentali di più antica tradizione democratica, l’etica delle
professioni è stata sempre considerata il fondamento
e, al tempo stesso, il segno di riconoscimento di un
mestiere ad elevato contenuto professionale.
Non a caso si dice
ancor oggi «esercita
una professione liberale» per indicare
chi (avvocato, medico, architetto, professore, ecc.) è autonomo da poteri esterni ed esercita seguendo solo la propria
scienza
e
coscienza.
Naturalmente, tale coscienza dev’essere retta e
basata su norme oggettive.
Ecco perché i professionisti
della comunicazione devono
essere riconoscenti alla Chiesa
per aver regalato loro questo documento, che è il miglior baluardo contro i tentativi in atto, neppure
tanto dissimulati, di de-responsabilizzarli e, quindi,
di svilire la loro professionalità che, ancor prima che
sul know-how tecnologico, si fonda sulla loro capacità di far emergere la verità dal caos degli eventi e
delle interpretazioni, e di informare correttamente
l’opinione pubblica.
«In una cultura di comunicazione, alla quale
partecipiamo non solamente come comunicatori di
Un documento, ha detto il vescovo, che nasce, dopo
la pubblicazione nel ’97 di Etica nella pubblicità,
dalla richiesta giunta da diverse parti al dicastero
vaticano di «allargare la riflessione all’intero campo
delle comunicazioni» e che «non vuole essere l’ultima parola sul tema dell’etica nelle comunicazioni sociali», ma
che «deve piuttosto intendersi come un invito ed uno
stimolo alla riflessione personale e di
gruppo».
Ed una
prima occasione
di allargare la discussione
si presenta già nelle Università italiane, le
quali sono chiamate, dai recenti decreti del
Ministro Zecchino, a ridisegnare i nuovi titoli
che rilasceranno a partire dall’anno accademico
2001-2002. Le nuove lauree saranno triennali,
ed è prevista anche quella in Scienze della
Comunicazione (la classe XIV); con un ulteriore
biennio sarà poi possibile conseguire una
laurea specialistica, e numerose sono le classi
(almeno 5) in cui le comunicazioni costituiscono
un aspetto fondamentale delle attività formative.
Non c’è che da augurarsi che le Università approfittino di questa occasione per inserire numerosi
insegnamenti di Etica della Comunicazione, a
garanzia di dignità e di libertà dei futuri professionisti.
3
2. APPROFONDIMENTI
Utelevisiva
na “dieta”
per la famiglia?
di MASSIMO MAMOLI
Giornalista de “Il Giornale”
5,3% del 1998 al 7,9% del 1999), con un tasso di
penetrazione ormai al di sopra del 30% (31,9% contro
il 28,1% del ’98, con un netto incremento del 3,8%).
E risulta addirittura raddoppiata rispetto all’anno precedente la percentuale di utenti connessi a Internet
(che passa dal 4,5% all’8,8%, con un incremento del
4,3%).
Questo cosa ci dice? Che, confrontati con i dati di
utilizzo del mezzo televisivo, se da una parte il largo
utilizzo del computer nelle case degli italiani si
accompagna a un sempre maggiore aggiornamento
dei media “domestici” (i possessori di secondo televisore passano dal 64,6 al 66,3%, di videoregistratore
dal 69,8 al 73,1%, di antenna satellitare dal 5,5 al
7,5%, di abbonamento a Telepiù dal 4,6 al 6%, di televideo addirittura dal 66,6 dal 75,5%), dall’altra appare chiaro come all’interno di tale processo i nuovi
mezzi di comunicazione non solo non sostituiscono
quelli più tradizionali, ma spesso si affiancano ad
essi.
In particolare, le indagini ci dimostrano che le
tecnologie entrano in rapporto con i media più tradizionali secondo una logica di “trainaggio” reciproco, che conferma al proprio centro la televisione.
a televisione fa male alla famiglia? È una buona o
cattiva maestra per i nostri figli? Guardare la tv, o
il videotape, o navigare su Internet, rappresenta oggi
anche uno strumento di relazione, di conoscenza, di
socializzazione, fra genitori e figli?
L
La televisione è la dieta multimediale della società
oggi. Una dieta che può risultare indigesta, sul piano
della qualità, o su quello della quantità, a seconda dei
punti di vista.
Per fare chiarezza, è stato presentato lo scorso 16
giugno a Pugno Chiuso, nell’ambito del seminario di
studio promosso dall’Ufficio nazionale per la pastorale della famiglia e dall’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei, un’interessante indagine
condotta dall’Osservatorio sulla comunicazione dell’Università Cattolica, commissionato dalla RaiDirezione marketing strategico Offerta e palinsesti.
Analizziamo i dati di questa indagine. Nelle famiglie
italiane, le statistiche degli ultimi anni ci dicono che
l’utilizzo del PC in casa è aumentato del 2,6% (dal
4
Come emerge dall’analisi del “time-budget” infatti, la tv resta il consumo mediale per eccellenza per
la famiglia italiana (occupando in media il 15,2% del
tempo, contro l’1,7% del tempo speso, per lavoro o
per svago, al computer). E dopo un periodo di netta
flessione, torna anche a crescere (dell’1% circa
rispetto al ’98) il numero di persone che dichiara di
dedicare il proprio tempo libero feriale al consumo
televisivo.
La tenuta del mezzo televisivo conferma la propria centralità all’interno del nuovo e complesso
sistema mediale. Televideo, promo-Tv e zapping
restano gli strumenti più utilizzati come fonti
d’informazione.
Ma non solo cresce – e qui sta il dato più interessante – il consumo di nuovi prodotti mediali, parallelamente a quello della televisione. Il consumo della tv
acquista sempre di più una valenza eminentemente
familiare. I momenti di utilizzo collettivo all’interno
dello spazio domestico aumentano sensibilmente, a
scapito della visione “single”, che da diversi anni ormai
costituisce il trend prevalente.
2. APPROFONDIMENTI
Questa ricerca ci dice che oggi la televisione torna
ad essere in Italia un momento importante di socializzazione all’interno della famiglia, integrato (almeno
apparentemente, poi vedremo come) con la vita domestica.
Quindi rimette in discussione il concetto che il
consumo televisivo “cannibalizza” il tempo che la
famiglia dedica a se stessa: anzi sembra favorire i
momenti di scambio e dialogo tra i suoi componenti.
ti, è senza dubbio il Consiglio nazionale degli Utenti,
nominato dall’Autorità lo scorso 21 marzo, composto
da esperti designati da associazioni rappresentative
delle diverse categorie degli utenti, nei servizi di telecomunicazioni e radiotelevisivi. Suo compito è infatti
quello di esprimere pareri e proposte non solo all’Autorità, ma anche al Parlamento e al Governo e a tutti
gli organismi pubblici e privati, sulle questioni che
riguardano la salvaguardia dei diritti dei cittadini in
materia.
A questo punto dovremmo allora chiederci in che
termini lo schermo si fa contenitore o quantomeno
strumento di relazioni. E quanto questo incide sulla
qualità della vita familiare.
Proprio a Pugno Chiuso l’Authority per le telecomunicazioni ha preannunciato l’elaborazione di un
Progetto per la prima volta organico ed efficace sulla
tutela dei minori nella comunicazione.
Qui si apre allora un nuovo terreno di confronto
che deve porre il tema media-famiglia in un’ottica che
unisca l’analisi della “proposta” televisiva (in termini
di contenuti generali) a quella della “risposta” familiare (l’utilizzo del mezzo e l’identificazione con i suoi
modelli).
Progetto che si pone come obiettivo quello di disegnare un modello di interventi di prevenzione, che
definisca contenuti (come la produzione di programmi televisivi destinati all’informazione per la scuola e
la famiglia), che formi nuove figure professionali
(come ad esempio i responsabili dei contenuti o delle
produzioni di programmi o delle riviste destinate ai
minori) e che elabori strumenti (come l’individuazione di sistemi di filtraggio e percorsi guidati per il
parental control – il controllo familiare – anche per la
rete Internet).
Insomma, si apre qui tutto il tema della riqualificazione del prodotto televisivo (non solo pubblico). Dibattito quanto mai acceso e attuale come in questi
giorni.
In un anno, negli Stati Uniti, un adolescente, vede
oltre 20 mila spot in tv, resta di fronte allo schermo in
media tre ore al giorno, assiste a ottomila omicidi nella
fiction. Abbiamo noi, società civile, operatori della
comunicazione, istituzioni, l’obbligo morale, prima
che il dovere civico, di far sì che quello strumento che
conquista il tempo, la mente e il cuore di bambini e
genitori, debba essere regolato e guidato da una visione più pedagogica, educativa, e meno apocalittica?
Quale antropologia dell’uomo, quale visione della vita,
della famiglia, intende fornire lo schermo a chi ne
divora gli input?
Questa ricerca sembra smorzare per certi versi gli
eccessivi timori e le condanne a senso unico. La televisione e tutti gli altri mezzi di comunicazione di
massa sono strumenti del nostro tempo, rifiutarli o
demonizzarli sarebbe sbagliato. Ma devono essere –
questo è fuori discussione – controllati, guidati e spiegati.
Uno strumento molto importante, nell’attività di
verifica e valutazione nel campo della tutela dei dirit-
In effetti, la questione del controllo, o del “governo familiare” sul mezzo televisivo, rappresenta uno
snodo ancora irrisolto. A fronte di un utilizzo sempre
più pianificato, la necessità di esercitare un controllo
sul consumo televisivo della famiglia sembra aver
assunto, ci dice questa ricerca, uno stile di “governo”
morbido, blando, raramente censorio, che si esprime
nella forma del consiglio più che del divieto, dell’educazione all’autocontrollo, più che dell’imposizione di
regole.
In questo quadro, la regolamentazione dei tempi di
visione tende ad assumere forme nuove. Non ci si limita più, cioè, a fissare fasce temporali (soprattutto per il
consumo del “prime time”), ma si tende a definire precisi “budget” di tempo (che si assestano normalmente
sulle due ore di visione giornaliera) entro i quali i figli
devono fare le loro scelte.
A questo punto, il fallimento del tentativo di creare
percorsi di visione alternativi al mezzo, ma, più spesso,
la consapevolezza dell’utilità di educare all’uso della
televisione, mettono la famiglia nella condizione di
5
2. APPROFONDIMENTI
ricercare criteri di discriminazione che le consentano
di orientare e guidare i minori all’interno dell’offerta
televisiva.
“Governo familiare”, sistemi di filtraggio, V-CHIP.
Qui si apre un ventaglio di ipotesi, e di scenari.
Lo spettro d’azione si presenta oggi vasto e complesso. A cominciare dalle dimensioni che il problema assume nel nostro Paese, dove la situazione è
sicuramente più complessa di quella esistente negli
altri Paesi europei, se consideriamo la presenza di
dodici reti nazionali e circa settecento emittenti
locali.
Non è solo la grande televisione pubblica e commerciale, a incidere sulla famiglia. C’è tutto un sottobosco, molto spesso poco osservato, di reti locali,
che programmano, a volte “barano” (come nel caso
della messa in onda delle chat line o delle cartomanzie).
Si pone, a conclusione di questo quadro problematico e pragmatico che abbiamo tracciato, la questione
più generale della qualità televisiva. Per i pessimisti, i
casi sono tre: o rimettiamo all’audience ogni decisione, o la rimettiamo alla cosiddetta “soddisfazione del
cliente” (“customer satisfaction”) dopo l’accerta-
6
mento del gradimento e dell’attesa del pubblico,
oppure infine, grazie anche ad una sorta di opportuna negoziazione, concordiamo una serie di comportamenti non da adottare, ma da evitare. Una specie di
“codice deontologico” della coscienza, prima che
delle leggi.
Le famiglie italiane devono essere messe nella
condizione di scegliere la televisione migliore per i
propri figli. Ma devono anche autoresponsabilizzarsi
e autoeducarsi a farlo. Non è solo un problema che
riguarda gli operatori della comunicazione.
Operatori ai quali la società chiede comunque un
intervento più efficace e maggiore rispetto dei diritti
della persona. La famiglia deve riappropriarsi della
propria soggettività in maniera sussidiaria alle istituzioni.
Una famiglia che rivendica la sua responsabilità.
Uno Stato che la metta nelle condizioni di esercitarla
offrendo un sistema televisivo migliore, nella pluralità
della sua offerta.
In Italia i bambini sono oltre 9 milioni e mezzo, un
sesto della popolazione. Nel decennale della Convenzione sui diritti dell’infanzia, questa presa di coscienza
potrebbe essere una giusta celebrazione di questa conquista democratica.
3. DOSSIER
Usentinella
niversità,
frire il loro contributo all’Osservatorio. Informazioni dettagliate riguardo al programma dei
convegni e alle modalità di partecipazione sono
reperibili presso la Segreteria centrale del
Comitato organizzatore (sita in Largo Francesco
Vito, 1 - 00168 Roma, tel. 0630155715 - fax
063055397) oppure visitando il sito www.universitas2000.com.
delle grandi
domande dell’uomo
CONVEGNO DELL’AREA 1
Giubileo delle Università
(3-10 settembre 2000)
l Comitato centrale del grande Giubileo dell’Anno duemila, la Congregazione per l’Educazione cattolica, il Pontificio Consiglio della
Cultura e il Vicariato di Roma, in collaborazione con il Ministero dell’Università e della Ricerca
scientifica e tecnologica, organizzano l’Incontro
mondiale dei Docenti universitari. Nell’occasione sono stati organizzati in Italia ben 59 convegni di studio suddivisi in quattro grandi aree:
“La persona umana. Genealogia, biologia, biografia”; “La città dell’uomo. Società, ambiente,
economia”; “La visione delle scienze. Scoperte,
tecnologie, applicazioni”; “Creatività e memoria.
Le arti figurative, letterarie, musicali e drammatiche”. Per dare rilievo a questo notevole appuntamento culturale abbiamo chiesto ad alcuni
docenti universitari, coinvolti nell’organizzazione, di presentare i temi e gli obiettivi di quattro
convegni, uno per ogni area. Ringraziamo pertanto i professori Luciano Corradini ed Enrica
Rosanna (area 1), Vera Negri Zamagni (area
2), Giovanni Jacovitti (area 3) e Anna Pasquazi
(area 4) per la loro cortese disponibilità nell’of-
I
“Paideia” e “humanitas”.
Per la pace nel terzo millennio
Roma, 6-8 settembre 2000
Tali e tante sono le difficoltà, le incertezze, le contraddizioni che s’incontrano a voler studiare, pensare,
attuare, insegnare la pace, che non molti ritengono
l’argomento degno d’un prolungato impegno di ricerca, di attività, di educazione. È con la consapevolezza di
queste difficoltà che le quattro Istituzioni universitarie
romane promotrici del Convegno internazionale su
“«Paideia» e «Humanitas». Per la pace nel Terzo Millennio” affrontano questo tema fondamentale. Con
una chiave di lettura interdisciplinare ci si propone di
valutare quanto il patrimonio della cultura classica sia
utilizzabile per un progetto educativo adeguato alle inedite problematiche del mondo contemporaneo.
Per qualcuno la pace è un’acquisizione ovvia, di cui
non ci si rende neppure conto. Eppure gli Organismi
internazionali non cessano di riproporre alla scuola e
all’università il compito di educare ai diritti umani e
alla pace, “affinché ogni individuo e ogni organo della
società si sforzi di promuovere, con l’insegnamento e
l’educazione, il rispetto di questi diritti e di queste
libertà” (Preambolo della Dichiarazione universale dei
diritti dell’uomo, 1948). In particolare, una Risoluzione
dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite (n. 40/3,
24 ottobre 1985) sottolinea la necessità di “stimolare
un’azione concertata ed efficace da parte dell’ONU,
dei suoi Stati membri, delle strutture scolastiche, culturali e universitarie e dei mezzi di comunicazione, in
modo da incoraggiare la pace, la sicurezza e la cooperazione internazionali, sulla base della Carta delle
Nazioni Unite; risolvere i conflitti attraverso vie pacifiche; concentrare l’attenzione e incoraggiare la riflessione sulle condizioni fondamentali della pace nel
mondo attuale, in particolare sulla preparazione a vivere nella pace, processo nel quale l’educazione, la scienza,
la cultura, la religione e i mass media giocano un ruolo
7
3. DOSSIER
importante e che necessita di una partecipazione completa di diversi gruppi sociali, in particolare delle donne, dei giovani... e degli studiosi”.
Il codice amico-nemico è stato utilizzato dovunque,
con conseguenze assai gravi e antieconomiche, per giustificare guerre, duelli e vendette, anche se la coscienza popolare, in sintonia con poeti, filosofi e profeti, ne
ha sempre più decisamente denunciato l’assurdità.
Secondo Esiodo, lo sparviero parla all’usignolo il linguaggio della ùbris, che è quello della violenza, mentre
“questa è la legge che Zeus ha stabilito per gli uomini:
che i pesci, le fiere, gli uccelli alati si divorino fra loro,
perché tra essi non è la Giustizia. Ma agli uomini egli
ha dato la Giustizia, che è il maggiore dei beni”. E tuttavia bastano l’Olocausto nazista e la “pulizia etnica”
jugoslava, nel ventesimo secolo dell’era cristiana, per
presentare l’uomo come il più pericoloso degli animali: le capacità intellettuali, scientifiche e tecnologiche,
messe a servizio della paura e dell’odio, proiettate su
uno sfondo infinito, possiedono un potenziale di violenza superiore a quello di qualunque forza animale.
Saggezza profetica e cinismo, realismo machiavellico e
responsabilità verso il futuro si rincorrono negli ultimi
millenni della nostra storia.
La frustrazione antropologica provocata dalla constatazione dello scarto esistente fra lo sviluppo della coscienza etica e i comportamenti reali, dalla vita familiare a quella sociale ai rapporti fra gli Stati, costituisce
forse lo scandalo fondamentale del nostro tempo, quello che inquieta la filosofia e tutte le scienze umane, non
solo sul piano dell’interpretazione, ma anche sul piano
dell’intervento finalizzato alla riduzione della violenza e
all’adozione di metodi e tecniche non violenti. Il concetto di violenza è apparentemente semplicissimo, perché lo si respira fin dalla nascita, già nei rapporti domestici e perché fa parte della nostra quotidiana esperienza televisiva: se però si vuole approfondirlo, diventa uno
dei concetti più difficili da comprendere, da definire, da
utilizzare, sul piano dell’analisi sociologica, psicologica,
antropologica. Di fatto, le analisi per capire le diverse
forme di violenza e i motivi che la scatenano si accompagnano all’elaborazione di valori e di schemi di comportamento che servono o a contenere o ad eliminare la violenza, nell’ipotesi, abbondantemente suffragata dai
fatti, che questa sia la forma più rozza e meno adeguata per affrontare e per risolvere gli inevitabili conflitti
insorgenti fra gli uomini.
La storia della cultura dell’Occidente mostra l’intreccio fra coloro che hanno legittimato e coloro che
hanno delegittimato la violenza, in rapporto a diverse
concezioni del bene e del male. La storia dello sviluppo
dell’idea della pace consente di metterne in luce radici
comuni all’idea di civiltà, di cultura, di umanità, di
educazione. Mentre alla filosofia e alle scienze umane
e sociali spetta il compito di riconoscere e distinguere
la complessità dei processi ideologici, psicologici e
sociali che rendono difficile la piena comprensione
delle cause e degli effetti della pace e della guerra, alla
pedagogia e alla politica si chiede d’intervenire nei
tempi brevi, per prevenire la degenerazione bellica dei
conflitti, con le armi dell’educazione, della cultura,
della diplomazia e della politica.
È all’esplorazione di questi intrecci e alla messa a
punto di questi compiti che si dedica il Convegno,
nelle sessioni comuni e nelle sessioni parallele. Queste
ultime mettono a fuoco alcuni fondamentali risvolti
dell’educazione alla pace nel contesto contemporaneo:
la relazione educativa, la novità degli scenari multiculturali e delle differenze di genere, la globalizzazione, la
complessità, i nuovi risvolti della pedagogia religiosa.
Luciano Corradini, Enrica Rosanna
CONVEGNO DELL’AREA 2
Per un turismo autenticamente umano
Rimini, 5-7 settembre 2000
Sono stati collocati nell’area 2, dedicata a “La Città
dell’uomo. Società, ambiente, economia”, 17 convegni
che hanno tutti l’ambizione di far convergere una
molteplicità di discipline sociali nella trattazione di
alcuni fra i problemi più scottanti che oggi le società
devono affrontare. La novità metodologica che ne
emerge è di avere offerto a studiosi cattolici di uscire
dalla camicia di forza del proprio specialismo, che
porta ad un disimpegno sulle problematiche dell’uo-
8
3. DOSSIER
mo e della società, per loro natura complesse e poliedriche, al fine di contribuire con la propria professionalità ad orientare verso visioni di sintesi ed interventi operativi informati e meditati.
Le tematiche affrontate dai convegni si possono
raggruppare in quattro sezioni. La prima pone l’attenzione del mondo cattolico sulla necessità di lavorare
per un nuovo ordine mondiale sollecitato dalla globalizzazione, proponendo riflessioni in tema di povertà e
diseguaglianza dei redditi, democrazia, legislazione e
lavoro. In sostanza, la nuova tendenza del mondo alla
globalizzazione riapre gli equilibri che sul piano economico, sociale, politico e legislativo si erano in qualche
modo raggiunti attraverso la formula degli stati nazionali, sollecitando gli studiosi a proporre gli strumenti
più adeguati per governare l’economia mondiale, la
finanza mondiale, la politica dei grandi blocchi e la
democrazia su scala planetaria, la specializzazione
internazionale del lavoro, al fine di portare sotto controllo le burocrazie tecnocratiche e di favorire la diminuzione delle diseguaglianze.
La seconda vasta sezione raggruppa quei convegni che
si occupano di qualità della vita: come governare la crescente urbanizzazione e la disamenità delle città, sia dal
punto di vista ambientale sia da quello sociale; come far
fronte alla sostenibilità ambientale dello sviluppo economico e sociale; come preservare la genuinità dell’alimentazione. Ancora, sono trattati temi di devianza
sociale, tra cui l’handicap, la prevenzione della dipendenza dall’alcool, il reinserimento dei malati mentali
nella vita sociale, la criminalità; infine, un convegno sul
turismo riflette sulla migliore utilizzazione del tempo libero
perché sia un tempo “liberato” per la ricostituzione del corpo
e dello spirito e non un tempo dedicato alla trasgressione e
alla devianza che rende “schiavi” delle droghe e del sesso.
Oggi il futuro del mondo sviluppato si gioca su temi di
qualità più che su quelli di quantità ed i cattolici possono spendere su questi temi la loro credibilità di persone
che da sempre si sono preoccupati più di qualità che di
quantità, di spirito più che di materia.
La terza sezione vede interi convegni o parti di convegni dedicati al grande problema dell’informazione
nel mondo contemporaneo. Siamo oggi nella società
dell’informazione, ma si può morire di informazione,
sia per l’eccessivo tempo di vita che in essa si spreca,
sia per i contenuti devianti e morbosi che questa può
assumere. I convegni intendono affrontare il problema
dell’utilizzazione dei mass media e dei protocolli operativi per la formazione in questo campo.
Infine una quarta sezione trasversale a molti convegni ed affrontata direttamente da uno di questi riguarda il modo di vivere la religiosità oggi, con il fenome-
no delle sette e del coinvolgimento di massa in forme
di religiosità “laica”.
L’urgenza di una presenza qualificata del mondo
cattolico nei progetti di riorganizzazione della “Città
dell’uomo” è stata più volte richiamata dal Papa, perché è nella società che si esercita la libertà di adesione
della persona al progetto di salvezza di Cristo. Società
che chiudano spazi di libertà e schiavizzino l’uomo al
vitello d’oro di turno non sono quindi accettabili. I
convegni auspicabilmente forniranno concrete indicazioni per contribuire ad evitare un tale esito.
Vera Negri Zamagni
CONVEGNO DELL’AREA 3
Information: Science and Technology
for the Next Century
Roma, 4-8 settembre 2000
La consuetudine all’impiego di apparati ed infrastrutture per l’elaborazione e per le comunicazioni
fanno sì che al termine “informazione” si associ oggi
una varietà di significati e concetti molto più articolata
e per molti versi più concreta che in passato. La “rivoluzione digitale”, ha evidenziato infatti, anche nel senso
comune, la distinzione tra oggetti, strutture, e loro contenuto informativo. Il concetto di informazione è quindi
sempre più diffusamente utilizzato in senso più o meno
reale o metaforico, e l’informazione è considerata un
bene primario la cui produzione e circolazione misurerebbe il grado di sviluppo delle società avanzate.
A questa affermazione del concetto d’informazione
ha contribuito in modo altrettanto determinante la scoperta del DNA, che al centro di questo secolo, inizialmente dominato da grandi progressi nello studio della
struttura fine della materia, ha spostato il baricentro
degli interessi di ricerca scientifica verso la biologia, innescando così gli spettacolari sviluppi delle biotecnologie.
Il paradigma informativo è anche entrato a far
parte in modo significativo del pensiero scientifico. Le
formulazioni logico-matematiche sviluppate nel
campo dell’informatica e delle telecomunicazioni suggeriscono oggi nuove metodologie per lo studio funzionale di sistemi altamente organizzati, come i sistemi
biologici, i sistemi cognitivi, i sistemi socio-economici,
o in generale quelli che sono comunemente indicati
come sistemi “complessi”.
In questo scenario che mostra una connessione
sempre più intima tra metodi dell’ingegneria e paradigmi scientifici emerge lo scopo del convegno:
“Information: Science and Technology for the Next
Century”. Esso consiste nel raccogliere una serie di
9
3. DOSSIER
riflessioni riguardo al possibile impatto delle scienze e
delle tecniche dell’informazione sulla vita dell’uomo e
sulle sue conoscenze. Da una parte, il convegno intende dunque rivolgere uno sguardo panoramico e prospettico sulle tecnologie dell’informazione, con riferimento alle probabili o possibili applicazioni nei campi
della elaborazione dei dati nei vari settori, delle comunicazioni interpersonali e diffusive, dell’interazione tra
uomo e computer, dell’impatto sulla vita individuale e
sulle dinamiche economiche e sociali, sulla diffusione
e trasmissione della cultura, sulla protezione della
salute e dell’ambiente. Per il rilevante ruolo svolto dall’informazione, non possono essere trascurate per certi
versi le stesse biotecnologie. Dall’altra, il convegno è
volto a fare un bilancio delle più importanti acquisizioni delle discipline che riguardano o utilizzano i concetti di informazione, a partire dalla Matematica, la
Computer Science, la Teoria dell’Informazione, l’Intelligenza artificiale, alla Biologia, alla Neurologia, alle
Scienze cognitive. L’auspicio è tra l’altro quello di porre
in evidenza alcuni principi fondamentali che queste
scienze hanno potuto stabilire sui discorsi dell’elaborazione e della comunicazione dell’informazione, nonché quello che è stato possibile apprendere sui meccanismi informativi che governano i sistemi biologici a
livello genetico e cognitivo.
Partendo da questi punti, il convegno intende raccogliere e confrontare il pensiero di autorevoli protagonisti del progresso sia scientifico che tecnologico nel
vastissimo settore dell’informazione. In particolare,
appare stimolante sul piano culturale il confronto tra
le suggestioni proposte dall’impressionante progresso
tecnologico e le prospettive definite dalle più recenti
acquisizioni concettuali del pensiero scientifico. Sul
piano applicativo appare infine interessante considerare in che misura ed in che modo concetti e tecnologie
informative sviluppati per i sistemi artificiali possano
essere applicati a sistemi naturali e, viceversa, osservazioni e nozioni tratte dallo studio dei sistemi naturali
possano essere impiegate per lo sviluppo di sistemi
artificiali.
Giovanni Jacovitti
CONVEGNO DELL’AREA 4
“All’eterno dal tempo”
Percorsi e confronti linguistico-letterari
dal primo al terzo millennio
Milano, 4-8 settembre 2000
La scadenza millenaria invita a meditare sul
senso unitario della storia umana e sulla sua tensio-
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ne escatologica: ricerca e riflessione a cui apportano
un contributo essenziale i prodotti della ispirazione
poetica e letteraria. Nel quadro della celebrazione
dell’Anno giubilare duemila si svolge una settimana di confronto, interdisciplinare e interconfessionale in forma di Convegno dell’area linguisticoletteraria.
Il tema generale del presente Convegno è l’espressione dantesca “all’eterno dal tempo” con cui il Poeta
viene ad affermare che il cammino umano non è un
vagabondare senza meta, ma un faticoso procedere
della esistenza storica verso la dimensione escatologica. Il tema non si limita alla sola tradizione cristiana, ma provoca il confronto con le culture «altre»,
con le più diverse tradizioni di pensiero che nel corso
dei millenni hanno elaborato risposte all’interrogativo cruciale dell’essere nel tempo e del tendere all’eterno. L’obiettivo del Convegno è, dunque, creare
l’opportunità per un interrogarsi della letteratura
innanzi al terzo millennio.
La settimana letteraria si svolgerà a Milano, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, nel mese di
settembre 2000 (4-8: attività congressuali; 9-10:
spostamento a Roma per la celebrazione del Giubileo
e l’incontro col Santo Padre) e vedrà al lavoro rappresentanti di tutti i continenti. Qualificati esperti
saranno chiamati a offrire le loro riflessioni, mentre
ai partecipanti provenienti da tutto il mondo si chiederà di contribuire al dibattito.
L’articolazione del Convegno tiene conto dei
seguenti aspetti: linguistico-letterario, filologico,
filosofico-teologico, antropologico. I criteri adottati
sono quelli della prospettiva interdisciplinare e interconfessionale; inoltre, in alcuni casi, si è ritenuto
opportuno indicare la periodizzazione storica. Il
Convegno è strutturato in una sessione plenaria che
aprirà i lavori, in cinque sessioni parallele, in due
tavole rotonde e in una sessione plenaria conclusiva
dei lavori. La sessione plenaria di apertura sarà dedicata a “La poesia come «ponte gettato verso l’esperienza religiosa» e «appello al Mistero»” (dalla
Lettera di Giovanni Paolo II agli Artisti). Le cinque
sessioni parallele tratteranno i temi: “All’eterno dal
tempo”; “La cristianizzazione nell’antichità e nel
Medioevo”; “Memoria biblica e letteratura”; “Tempo
ed eterno nelle forme letterarie della modernità”; “Il
latino e i cristiani. Un bilancio alla fine del secondo
millennio”. Le due tavole rotonde si svolgeranno
intorno a “Gli studi letterari nella formazione dell’uomo europeo” e a “Letteratura e comunicazione”.
Anna Pasquazi
Csocialiomunicazioni
comunicazioni delle Caritas europee sul tema della
comunicazione. All’incontro erano rappresentati otto
Paesi: Polonia, Gran Bretagna, Belgio, Lussemburgo,
Germania, Austria, Italia e Svezia. I partecipanti si sono
confrontati su strategie e metodi di azione e interazione,
soprattutto in riferimento alle recenti emergenze di
Mozambico, Etiopia ed India. La Caritas Europa, con
sede a Bruxelles, ha annunciato la costituzione di quattro commissioni di lavoro che riflettano sulle proprie
scelte prioritarie: Comunicazione, Migrazioni, Politiche
sociali e Cooperazione internazionale.
Corea del Sud: i mass media al servizio
delle vocazioni
L’Ucsi entra a far parte dell’Unione
cattolica internazionale della stampa
Si è riunita a Trogir, presso Spalato in Croazia, nei
giorni scorsi, una rappresentanza di giornalisti cattolici di tutto il mondo che aderiscono all’Ucip, l’Unione
cattolica internazionale della stampa. L’incontro ha
tracciato il futuro di questa organizzazione che da oltre
70 anni riunisce giornalisti di più di 100 nazioni.
L’Ucip ha abbozzato le linee di un documento sulla spiritualità dei giornalisti e di coloro che s’impegnano nel
mondo della comunicazione. Il documento sarà presentato l’anno prossimo in autunno al Congresso
mondiale dell’Ucip, in programma a Friburgo in
Svizzera. Il tema del Congresso sarà: “Stampa: pensiero
unico o cittadinanza? Di fronte alla mondializzazione,
la responsabilità sociale dei media”.
L’Ucip sta anche discutendo la stesura di un nuovo
Statuto, per tenere l’associazione al passo con l’evoluzione e il progresso della professione. La bozza del
nuovo statuto verrà definitivamente approvata in occasione del congresso di Friburgo. Significativa è stata
infine l’accoglienza che il Consiglio dell’Ucip ha riservato alla delegazione dell’Ucsi, l’Unione cattolica della
stampa italiana che, con i suoi tremila soci, è stata
ammessa a divenire membro dell’Ucip. A questo proposito sono state delineate le basi per una sempre maggiore collaborazione e per un più deciso protagonismo
dei giornalisti cattolici nell’area del Mediterraneo.
Caritas europee: i “comunicatori”
a confronto in Polonia
Si è svolto a Varsavia, alla fine di maggio, il
Communication Working Group, tra i responsabili delle
Le 14 diocesi della Corea del Sud, in collaborazione
con gli Istituti religiosi, hanno deciso di aprire un sito
internet interamente dedicato ai temi vocazionali e
rivolto in maniera particolare ai giovani.
Alessandria:
un concorso di fotografia per il Giubileo
L’Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali di
Alessandria ha bandito un concorso fotografico sul
Giubileo. È articolato in due sezioni: la prima è dedicata ai momenti particolari nei quali la comunità locale ha
vissuto o si accinge a vivere il Giubileo; la seconda propone invece di evidenziare, secondo la propria immaginazione, il significato spirituale e religioso del Giubileo.
“Nell’anno duemila”:
quattro puntate sulla Chiesa dei poveri
Il 15 giugno su Rai Tre è stato trasmesso il primo
episodio del ciclo (quattro puntate) di reportage dedicato alla Chiesa “in trincea” ed intitolato “La fame e
l’invitato”. La serie, intitolata “Nell’anno del duemila:
inchiesta sulla Chiesa cattolica nel mondo” è stata realizzata in collaborazione tra il Comitato centrale per
l’Anno Santo, Rai Tre e Rai Giubileo. Il risultato, per la
regia di Luca De Mata, è un lungo ed articolato reportage sui diseredati di ogni latitudine: dai bambini che
vivono nella spazzatura ai clochard, dalle megalopoli ai
villaggi sudanesi. Il primo tema affrontato è stato quello della povertà cui seguiranno, nelle due puntate
ancora in lavorazione, quelli delle grandi paure dell’umanità e delle persecuzioni contro le minoranze di
ogni tipo. L’ultima puntata, prevista per la fine dell’anno, narrerà i Giubilei “di periferia”, quelli delle
tante Chiese locali sparse per il mondo.
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4. COMUNICAZIONI SOCIALI
A Firenze un nuovo sito dedicato ai giovani
Ha preso il via i primi di giugno il nuovo sito
http//giubileoragazzi.3000.it, pensato dalla diocesi di
Firenze per offrire ai più giovani l’opportunità di scambiare suggerimenti, esperienze, commenti e testimonianze anche in vista del prossimo 1° ottobre, giorno in
cui la diocesi fiorentina celebrerà il giubileo dei ragazzi.
In regalo al Papa il volume dei “fioretti”
Ad un anno di distanza dalla pubblicazione della
“Lettera agli artisti”, di Giovanni Paolo II, duecento
poeti e artisti italiani aderenti all’Unione Nazionale
Scrittori, hanno donato al Papa, in occasione del
Giubileo, un libro di “Fioretti Giubilari”, curato da
Marcella Uffredduzzi per le Edizioni dell’Unione. Il volume, stampato in edizione pregiata in sole 100 copie, raccoglie contributi di quaranta autori in gran parte poeti.
Laboratorio sulle nuove tecnologie
informatiche per i seminaristi
L’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, in
collaborazione con il Seminario maggiore del Laterano, ha organizzato un laboratorio sul tema Nuove
tecnologie e pastorale, che si svolgerà a Messina dal 17
al 19 luglio prossimo e che è destinato ai seminaristi.
Il corso, a numero chiuso, sarà articolato in tre
sessioni giornaliere di otto ore, con lezioni in aula
ed esercitazioni pratiche. La prima giornata sarà dedicata alle nozioni di base di informatica e telematica
e agli strumenti di produttività individuale (MS
Word, Ms Excel...). Lo stesso argomento, con la presentazione di esempi di applicazione, sarà sviluppato
nella seconda giornata durante la quale si parlerà
anche della comunicazione multimediale. L’ultima
giornata sarà interamente dedicata ad internet e alla
società dell’informazione, con ampio uso di sessioni
“in rete”.
Si è aperta “Expò missio 2000”
A La Spezia comincia il corso di giornalismo
La sezione spezzina dell’Ucis, in collaborazione con
l’Ufficio per le comunicazioni sociali della diocesi, ha
organizzato anche quest’anno un corso di avvio al giornalismo. Il corso si è svolto il 1° e 2 luglio presso la
libreria delle suore Paoline ed è stato tenuto dal prof.
Mario Furlan, docente di giornalismo all’Università
Cattolica di Milano. Al termine i partecipanti hanno
sostenuto una prova d’esame con lo stesso professor
Furlan: i due migliori allievi potranno partecipare gratuitamente al corso intensivo di giornalismo che
l’Università Cattolica organizza ogni anno a Bedonia
nell’ultima settimana di agosto.
A Trani il vescovo scrive agli edicolanti
L’arcivescovo di Trani-Barletta-Bisceglie mons.
Carmelo Cassati ha scritto una lettera ai 142 edicolanti della diocesi per invitarli a celebrare insieme il
Giubileo dei giornalisti, che a Trani coincide con la
Giornata di Avvenire. “La vostra attività – si legge nella
lettera del vescovo – è ...un servizio che rendete alla
società, in quanto anche voi contribuite alla trasmissione dell’informazione e della cultura, così importanti per la crescita umana, civile e democratica nel territorio in cui siete collocati”. Di qui il desiderio di non
rendere episodico questo coinvolgimento ma di estenderlo, nel futuro, a tutte le attività della diocesi rivolte
al mondo dei mass media.
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È stato inaugurato ufficialmente sabato 10 giugno,
e sarà visitabile fino al 6 gennaio 2001 presso l’abbazia
delle Tre Fontane a Roma, l’“Expò missio 2000”, un
originale percorso multimediale di oltre 20 mila metri
quadri per illustrare – in 3 scenari e 14 siti – l’anima e
l’azione, il senso e gli obiettivi della missione contemporanea. Dà il titolo all’Expò una citazione di Isaia,
Tutti i popoli vedranno la tua salvezza. Chi lo vorrà potrà
dialogare con un religioso o una religiosa, tra le centinaia provenienti da tutto il mondo, e ricevere una
testimonianza di vita missionaria e una proposta di
impegno di vita. Sarà possibile, inoltre, visitando la
tenda che custodisce “Il Rotolo della vita”, apporre la
propria firma per la riduzione del debito estero dei
Paesi poveri.
A Pesaro si è chiuso il Cineforum
Jubileum 2000
Si è chiuso, il 13 giugno, con la proiezione in anteprima del film “Mirka” di Richard Benhadj, il
“Cineforum Jubileum 2000”, rassegna cinematografica organizzata dall’Ufficio per le comunicazioni sociali della diocesi di Pesaro.
Due novità “multimediali”
dalle Edizioni Paoline
Le Edizioni Paoline hanno da poco pubblicato due
cd rom: “Click su Gesù” e “Un papà di nome Dio”.
5. PROGETTO CULTURALE
Capertoantiere
Sorrento-Castellammare di Stabia
23 marzo - 3 ottobre
La diocesi inserisce nel calendario degli appuntamenti giubilari alcune attività segnatamente culturali.
Il 23 marzo viene sviluppato il tema: “Solo la
Bellezza salverà il mondo”, in cui interviene Giuseppe
Centore.
Il 30 marzo si tiene un incontro su “Vangelo,
cultura, educazione e scuola”. Interviene Giuseppe
Savagnone, direttore dell’Ufficio regionale per la
Cultura di Palermo.
Nei mesi di maggio e giugno vengono organizzati gli
incontri sul volontariato, sulle comunicazioni sociali
e quelli delle aggregazioni laicali e delle confraternite.
Il 13 settembre il tema affrontato è “Sport, turismo
e tempo libero”, mentre il 3 ottobre la riflessione si
concentra su “Vangelo e dialogo con i non credenti”.
Torino • Maggio - Giugno
Padova • 21 ottobre - 5 giugno
Il Centro Culturale “Marco Salizzato”, in collaborazione con i Collegi universitari “Antonianum” e
“Don Nicola Mazza”, organizza dal 21 ottobre al 25
maggio una serie di incontri sui temi: “Le Chiese cristiane per una nuova cultura verso il 2000”, cui
intervengono Paolo Ricca, Luigi Sartori e Traian
Valdman; “I giovani oggi”, cui prendono parte i
sociologi Ilvo Diamanti ed Enzo Pace; “Le colpe della
Chiesa: il Papa chiede perdono”, con le relazioni di
Andrea Joos e Luigi Sartori; “Il Gesù di Nietzsche”,
presentato da Massimo Cacciari. Dal 7 febbraio al 5
giugno si tiene il XV Corso di Ecumenismo dal titolo:
“Religioni, pace e diritti umani. Verso una nuova
alleanza tra Oriente e Occidente”.
Dal 30 ottobre all’8 maggio la serie dei “Lunedì
con il Sud del mondo” si concentra sul “Giubileo:
tempo di conversione, speranza dell’umanità”.
Tra i temi trattati: “Il debito internazionale problema di giustizia e solidarietà”; “E dopo la remissione del debito? Proposte per nuovi approcci alla cooperazione ed allo sviluppo dei Popoli”; “L’Africa chiama, chi ama l’Africa?”; “Donne dal mondo si raccontano: le somale in Italia”; “Campagna per la
moratoria della pena di morte”; “Umanizzare l’economia, globalizzare la solidarietà”.
L’Intersegreteria culturale diocesana pubblica nel
suo notiziario le attività culturali che i centri culturali e le diverse associazioni presenti nella diocesi propongono nei mesi di maggio e giugno. Nell’opuscolo
spicca il convegno organizzato dalla diocesi nei giorni
16 e 17 giugno sul tema: “La Chiesa dialoga con la
città”. Dopo l’intervento di apertura dell’Arcivescovo,
mons. Severino Poletto, intervengono: il referente diocesano per il progetto culturale, mons. Giuseppe
Pollano, su “Torino, città che cambia? Per una lettura
culturale”; Mario Deaglio su “Il futuro economicooccupazionale dell’area torinese”; Maurizio Ambrosini
su “La città post-fordista: il disagio e le risposte”;
Franco Pizzetti su “La città e le istituzioni”.
Dopo le sessioni tematiche dedicate a “Immagini di
Torino e progetti culturali”, all’economia e al lavoro,
alle emergenze sociali e alle istituzioni, intervengono
Valentino Castellani, sindaco di Torino, Mercedes
Bresso, Presidente della Provincia, ed Enzo Ghigo,
Presidente della Regione. Al termine l’Arcivescovo
espone le conclusioni.
Terni • 12 maggio
Il referente diocesano, Luca Diotallevi, organizza un
incontro sul tema del progetto culturale della Chiesa.
Interviene mons. Giuseppe Betori, sottosegretario della
CEI.
13
5. PROGETTO CULTURALE
Foligno • 13 maggio
All’incontro dei presidenti diocesani dell’Azione
Cattolica dell’Umbria mons. Giuseppe Betori svolge
una relazione su “Progetto culturale e orientamenti
pastorali della Chiesa”.
Milano • 15 maggio
Inizia la serie dei cinque incontri organizzati dal
Museo del Duomo, dal Capitolo Metropolitano e dal
Comitato diocesano per il Giubileo sul tema: “Cattedrale e città. Significato di una presenza”. Il programma prevede un ciclo di conferenze nel Duomo, durante le quali teologi e studiosi di arte illustrano, con l’ausilio di un grande schermo posto sull’altare maggiore,
significati e prospettive della cattedrale. L’iniziativa
intende rilanciare il concetto di cattedrale come luogo
fisico rappresentante della Chiesa locale. Il Cardinale
Carlo Maria Martini introduce l’intera serie di incontri, il primo dei quali è dedicato a “La cattedrale, chiesa madre della diocesi”.
Frascati • 18-20 maggio
Il Servizio nazionale per il progetto culturale e la
Facoltà di Teologia della Pontificia Università
Lateranense organizzano nell’ambito dell’area di
ricerca su “Scienza e fede nell’interpretazione del
reale” il seminario di studi su “La visione del mondo
e dell’uomo tra fede e scienze. Questioni e prospettive”. Intervengono: don Piero Coda, professore di Epistemologia teologica alla Pontificia Università
Lateranense e direttore dell’area di ricerca, che introduce i lavori; don Giuseppe Lorizio, professore di
Teologia fondamentale nella medesima Università,
su “Rivelazione cristiana e visione del mondo e dell’uomo”.
Il seminario prosegue con una tavola rotonda,
moderata da Giandomenico Boffi, docente di Algebra
nell’Università di Trieste, su “La nascita della scienza moderna”, durante la quale intervengono: Lino
Conti, docente di Storia del pensiero scientifico
nell’Università di Perugia, su “Il libro della natura e
il libro della Scrittura all’origine della scienza moderna”; Monica Ugaglia su “La scuola scientifica gesuitica del periodo galileiano”; Lucio Russo, docente di
Calcolo delle probabilità nell’Università di Roma
“Tor Vergata”, su “Influenza della scienza antica
sulla nascita della scienza moderna”. Dopo il dibat-
14
tito don Giuseppe Tanzella Nitti, docente di Teologia
fondamentale nella Pontificia Università della Santa
Croce, tiene una relazione su “Il rapporto fra Dio e
natura sullo sfondo del pensiero scientifico: alcuni
nodi storici ed epistemologici”. Il programma prevede ancora gli interventi di Marco Somalvico, docente di Intelligenza artificiale e Robotica al Politecnico
di Milano, su “L’intelligenza nell’uomo e la macchina”; di Alberto Pettorossi, docente di Informatica
teorica nell’Università di Roma “Tor Vergata”, su “La
ricerca della verità attraverso la formalizzazione e al
di là della formalizzazione”; di Alberto Strumia,
docente di Meccanica razionale nell’Università di
Bari, su “Analogia e astrazione delle scienze”; di
Sergio Rondinara su “Modelli d’interazione tra fede e
scienze della natura”. Al termine dei lavori, i professori Boffi, Coda e Tanzella Nitti presentano le conclusioni.
Milano • 23 maggio
Alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale don
Gianni Ambrosio tiene una conferenza agli “Amici
della Facoltà” sul tema: “Il contributo della teologia al
progetto culturale”.
Roccavione (CN) • 27-28 maggio
La diocesi di Cuneo, il Centro universitario cattolico e il Servizio nazionale per il progetto culturale organizzano un seminario di studio dal titolo: “Il
cristiano in Italia e in Europa: quale identità?”.
Dopo l’introduzione, don Franco Ardusso, della
Facoltà teologica di Torino, tiene una conferenza su
“Pluralità e pluralismo nella Chiesa oggi: modelli
diversi della stessa realtà ecclesiale”. Il teologo benedettino padre Ghislain Lafont interviene poi su
“L’identità del cristiano nell’attuale contesto storico
e sociale europeo”. Dopo il dibattito e la relativa
sintesi a cura di don Carlo Isoardi, dello Studentato
teologico interdiocesano di Fossano, il seminario
prosegue con una tavola rotonda sul tema
“L’identità cristiana ed ecclesiale in Italia ed in
Europa: crisi o trasformazione?”. Intervengono:
mons. Celestino Migliore, sottosegretario della
seconda sezione della Segreteria di Stato; mons. Aldo
Giordano, segretario della Commissione delle
Conferenze episcopali europee; Giovanni Ferrò,
caporedattore del mensile Jesus.
5. PROGETTO CULTURALE
L aboratorio
Dalle Riviste
Negli ultimi mesi alcune riviste hanno ospitato un
felice dibattito attinente agli sviluppi del progetto
culturale orientato in senso cristiano.
Proprio dal “progetto” prendeva le mosse l’articolata e densa riflessione teologica di Gianni Colzani su
“Fede e cultura, un difficile discernimento” (La Rivista del
clero italiano 1/2000). Assai riuscita è l’identificazione
del compito assegnato al cristiano di ogni tempo, posto
inevitabilmente tra la professione di fede e la traduzione di quest’ultima nella vita.
“L’Eucaristia – scrive Colzani –
genera una dinamica globale di
evangelizzazione della vita;
sembrerebbe scaturirne
un forte invito a confidare nel Signore e nei
suoi gesti salvifici,
anche se rimane
tutta la fatica di tradurre la fede nella
pratica. Qualsiasi
pastoralista, però,
potrebbe facilmente
indicare come, nonostante la regolare celebrazione eucaristica, la
nostra Chiesa fatichi a
intuire i percorsi della vita,
a incontrarli in spirito di dialogo e a servirli aprendoli a un
livello più alto. Il problema di un
inserimento dell’Eucaristia nella storia non
può essere dato per scontato. Del pari si può sottolineare la fecondità della Parola per la vita della Chiesa
e rivendicarne l’importanza per la maturità del cristiano ma, al di là degli equivoci del fondamentalismo, ci
“Non è
possibile
vivere la fede
se non
nella
fecondità
del suo dialogo
con la
cultura”
si dovrà pure fare carico della fatica mai semplice di
chi, pur ispirandosi alla Parola, va alla ricerca di un’etica, cioè di una norma che sia obiettiva ed universalizzabile”. Descritta così la necessità del discernimento culturale operato nella luce e nella forza della fede,
l’Autore traccia il rapporto tra l’Incarnazione, principio dell’interpretazione cristiana del reale ed Evento
che esalta l’originalità e l’irriducibilità della libertà di
ogni persona posta di fronte ad esso, e la necessaria
assunzione di “un insieme di convinzioni e di valori”
fondati razionalmente e posti alla base di una costruzione di un’esistenza in cui l’Incarnazione stessa possa
trovare spazio e dispiegare la propria energia e realtà.
Già soltanto la delineazione, così espressa, dei due termini di questo rapporto lascia intendere che occorre
rifiutare “sia ogni forma privatizzata della fede, nascosta nel puro segreto della propria coscienza, sia ogni
fondamentalismo che pretende di ricavare dalla rivelazione, senza nessun impegno di discernimento culturale, le regole per la soluzione dei problemi”. Perciò
“non è possibile vivere la fede se non nella fecondità
del suo dialogo con la cultura”.
In febbraio Giuseppe Savagnone poneva in evidenza sulle pagine di Aggiornamenti sociali “I nodi non risolti del progetto culturale”. L’articolo, dal tono risoluto e
tuttavia costruttivo, non esitava a denunciare “una
enorme ignoranza religiosa che impedisce a tanti cattolici, pur ‘praticanti’, di rendersi conto fino in fondo
del significato della loro scelta cristiana e di vivere la
loro esperienza spirituale in piena autenticità”. A fronte di questa situazione, l’Autore indicava nella catechesi permanente, nell’acquisizione di un atteggiamento
di attento esame da parte dei cristiani dei comportamenti adottati nelle questioni scottanti del nostro
tempo (ad esempio la devastazione dell’ambiente) e
nella conseguente valorizzazione, all’interno della comunità ecclesiale, delle competenze professionali dei
laici in ordine al discernimento su tali questioni, le
linee di un opportuno e serio progetto culturale. Un
secondo “nodo non risolto” nello sviluppo del progetto si colloca nella modalità diffusa di vivere la spiritualità. Si privilegia la prassi della disponibilità verso il
prossimo rispetto all’esplicita comunicazione della
fede, oscurata insieme dal sospetto di invadenza nei
confronti delle convinzioni altrui e dalla relativizzazione del discorso sulla verità. Inoltre al silenzio dell’interiorità in ascolto di Dio, anche attraverso la cosiddetta
“direzione” spirituale, si è ormai sostituita in larga
misura la forma di preghiera collettiva e rumorosa,
incline spesso all’emozionale, e la moda di raduni,
15
5. PROGETTO CULTURALE
feste e convegni, che anziché condurre all’interiorità
personale, ne chiudono l’accesso. Consapevole della
necessità di una profonda spiritualità per un’autentica
inculturazione del Vangelo, l’Autore provoca i lettori a
riscoprire “la sinergia tra vita intellettuale e vita
spirituale, tra senso critico e santità, tra verità e
amore”. Terzo ed ultimo nodo da risolvere è il difetto
di una scarsa comunicazione intraecclesiale. Per
Savagnone siamo qui di fronte tanto all’autoreferenzialità dei diversi soggetti, restii ad intraprendere un’azione comune “per paura di perdere la propria specificità”, quanto alla difficoltà di acquisire lo stile del
discernimento comunitario grazie al quale verrebbe
tenuto in doverosa considerazione l’apporto di ciascun
membro della comunità, evitando di “troncare sul
nascere ogni forma di discussione appellandosi a direttive dall’alto e, al tempo stesso, senza cadere in un confuso e demagogico assemblearismo”.
In Terra Ambrosiana (periodico della diocesi di Milano) di marzo-aprile Giuseppe Angelini, preside della
Facoltà teologica dell’Italia settentrionale, sottolinea la
vaghezza del termine “cultura” nel lessico ecclesiastico.
Di qui il titolo: “Che cos’è la cultura?”, che riprende il
tema del Convegno promosso dalla Facoltà sopra menzionata e dal Servizio nazionale per il progetto culturale nei giorni 22 e 23 febbraio scorsi. Di particolare interesse è l’analisi condotta dall’Autore all’inizio del suo
lavoro. “La rapidissima affermazione del termine cultura nel gergo ecclesiastico ha sullo sfondo la percezione della distanza del messaggio cristiano, come articolato dalla predicazione della Chiesa e dalle forme del
ministero in genere, rispetto alle forme della coscienza
diffusa. Tale distanza è da riferire alla profonda trasformazione antropologica dell’uomo occidentale. Alimentata dai profondi mutamenti che si producono a livello di forme ‘materiali’ della vita, la trasformazione investe poi anche le forme della vita dello
‘spirito’, e cioè la mentalità, i modi di percepire i significati fondamentali del vivere; determina, più precisamente, crescenti difficoltà a percepire quei significati.
Appunto tale trasformazione determina la spiccata
marginalità della tradizione cattolica rispetto alla
coscienza secolare, anche nel caso di chi continui a
professarsi cattolico. Di quella tradizione la coscienza
individuale si appropria in forme assai bizzarre e
sostanzialmente arbitrarie. Specie nel caso italiano, il
cattolicesimo pare diventato una specie di armadio di
famiglia, zeppo di ricchi e suggestivi scampoli di tessuti preziosi, dei quali il singolo si appropria per confezionare un abito imprevedibile. Per rapporto a tale
16
situazione, compito urgente della Chiesa è restituire al
vangelo cristiano la consistenza univoca di provocazione alla decisione del singolo, sottraendolo invece al
destino che gli assegna la cultura pubblica, d’essere
cioè un’eredità arcaica, certo assai venerabile, ma
inesorabilmente distante, della quale dunque ci si
può appropriare soltanto in forme arbitrarie. Il
cristianesimo non sopporta invece d’essere trattato
come un’eredità culturale, disponibile per tutti gli usi.
Il compito della Chiesa assume in tal senso tratti che
parrebbero opposti a quelli di un ‘progetto culturale’;
essa deve formulare un annuncio, non invece una
cultura”. Angelini passa poi in rassegna le tre accezioni predominanti del termine “cultura”: quella proveniente dall’idea di Bildung dell’Ottocento filosofico
tedesco; quella dell’antropologia culturale, meramente
descrittiva, priva di ogni giudizio di valore e di riferimento alla verità; quella infine che considera il complesso dei saperi messi in circolo e mediati dagli intellettuali attraverso le diverse forme della
comunicazione pubblica. La critica
al ceto degli intellettuali non si
lascia attendere: “La mediazione realizzata dagli intellettuali è assai dubbia.
Essi sono oggi assai più
retori, che uomini di
scienza o rispettivamente
educatori.
(...) La comunicazione pubblica impone infatti il prêtà-porter, la sintesi
breve e semplificante”. Da questa deriva
deve guardarsi – ammonisce Angelini – qualsiasi “programma di ‘aggiornamento’ del cattolicesimo”. Esso “minaccia di accordare attenzione privilegiata proprio ai
protagonisti della comunicazione pubblica.
Una seria critica dei processi di comunicazione pubblica, e rispettivamente la promozione di un’opinione
pubblica ecclesiastica che non ripeta gli schemi generali, sono momenti decisivi di un serio ‘progetto culturale’ della Chiesa. Esso deve propiziare una decisa presa di
distanza della coscienza cattolica, e quindi anzitutto
della teologia, nei confronti delle forme che caratterizzano la cultura pubblica egemone”.
“Il
cristianesimo
non sopporta
d’essere
trattato come
un’eredità
culturale,
disponibile
per tutti
gli usi”
Ncattoliciovità dai media
Juan Josè Asenio suo segretario e portavoce, ha dichiarato ufficialmente di essere a buon punto per la realizzazione di una sua televisione che sarà trasmessa in
digitale con copertura nazionale e che si avvarrà del
finanziamento dei fedeli stessi tramite l’acquisto di
azioni.
Radio, novità a Firenze e Vercelli
Il continente africano
raccontato su Radio Vaticana
Culture, tradizioni, speranze per il futuro: sono
questi, in sintesi, i temi de “L’altra Africa”, rubrica di
informazione in onda da giugno su Radio Vaticana ed
inserita nel programma “Jubileum”.
Una radio per il Ciad
È nata radio “Lotiko”, la prima emittente indipendente della diocesi di Sarb, capoluogo del Moyen
Chari, in Ciad. La radio, il cui nome Lotiko vuol dire
“l’ora della sveglia, lo spuntare del sole”, è stata istituita con lo scopo di “risvegliare le coscienze dei cristiani della regione”. In palinsesto trovano spazio
momenti dedicati alla musica, ma anche corsi di agricoltura e di alfabetizzazione, di formazione biblica e di
promozione della donna.
Radio Toscana Network, emittente locale legata
all’agenzia radiofonica cattolica Blu Sat 2000, ha inaugurato il 12 giugno la nuova sede di Via de Pucci 2, a
Firenze. All’apertura dei nuovi locali, che si trovano
nello stesso palazzo che ospita il settimanale “Toscana
Oggi”, sono intervenuti il cardinale Silvano Piovanelli,
il sindaco di Firenze e il presidente della Provincia.
Inaugurata anche a Vercelli la nuova sede dell’emittente diocesana Radio City. Per l’occasione è stato
organizzato un incontro di preghiera, seguito dall’intervento di monsignor Pier Franco Pastore, segretario
del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali,
sul tema “Giubileo e comunicazione”. Al termine dell’inaugurazione, l’arcivescovo mons. Enrico Masseroni
ha benedetto i nuovi locali.
Spagna: una nuova radio e, presto,
una tv per la chiesa iberica
Celebrata la Giornata di “Avvenire”
Con il mese di giugno sono cominciate in Spagna le
trasmissioni radiofoniche via internet di Radio AVM.
La nuova emittente pone esplicitamente al centro dei
suoi palinsesti, oltre all’informazione e all’intrattenimento, la promozione dei valori cristiani; inoltre la
Conferenza episcopale spagnola, per bocca di mons.
“È un dovere preciso del credente, oggi più che mai,
quello di educarsi al senso critico, al discernimento
quotidiano, che deriva dall’invito evangelico ad essere
vigilanti”: è quanto espresso da monsignor Arrigo
Miglio, vescovo di Ivrea, in occasione della giornata
diocesana del quotidiano cattolico “Avvenire”.
17
6. NOVITÀ DAI MEDIA CATTOLICI
Un compito “non
più delegabile, perché tutti siamo chiamati a essere sentinelle, continuamente interpellati sul corso della notte e sulle quotazioni
della speranza”, ha aggiunto il prelato, sottolineando
l’importanza di “saper leggere gli avvenimenti”. In
particolare, secondo monsignor Miglio, “la prospettiva in cui si colloca il credente nel leggere gli avvenimenti non è alternativa alla prospettiva laica, ma la
difende, aiutandola a vedere con occhio critico le rigidità ideologiche che talora condizionano pesantemente l’informazione”.
Monsignor Marcello Semeraro, vescovo di Oria, nel
saluto indirizzato alla Chiesa locale, ha ripreso le parole del Santo Padre nel messaggio intitolato “Annunciare Cristo nei mezzi di comunicazione sociale
all’alba del Nuovo Millennio”. “Attraverso i mezzi di
comunicazione sociale la gente entra in contatto con
persone ed eventi, formandosi una propria opinione
sul mondo in cui vive e configurando un proprio modo
di intendere il significato della vita”. Nel mese di giugno, anche la diocesi di Adria-Rovigo ha celebrato la
giornata di “Avvenire”.
Il quotidiano cattolico, secondo il vescovo
Martino Gomiero, “ci aiuta a leggere i fatti alla luce
della verità e di quei valori che ci rendono più uomini, più uomini veri”. E, come ha ricordato monsignor
Vincenzo Rimedio, vescovo di Lamezia Terme, “è importante poter leggere giornali che si adoperino a trasmettere con fedeltà i fatti, mentre non è raro restare
disorientati dall’informazione e dalla trattazione di
tematiche improntate a pregiudizi che caratterizzano
certa stampa”.
Settimanali e informazione religiosa
Settimanali diocesani a confronto. Si è svolto a
Roma, in coincidenza con il Giubileo dei giornalisti, il
seminario intitolato “L’informazione nella stampa
quotidiana”, organizzato dalla Fisc, la Federazione italiana della stampa cattolica, che con le sue oltre 140
testate, diffuse su tutto il territorio, vanta una tiratura
di circa un milione di copie.
Un incontro per riflettere “sui contenuti che proponiamo ai lettori, sui nostri progetti e metodi informativi, per migliorare i nostri prodotti”, ha spiegato
don Giorgio Zucchelli, direttore de “Il Nuovo
Torrazzo” di Crema e presidente della commissione
18
Cultura della Fisc. Dal seminario è emerso, secondo
quanto riportato da don Zucchelli, l’invito a “legarsi
sempre più al territorio senza chiudersi in esso. Scovare
nelle chiese locali esperienze e testimonianze che allarghino l’orizzonte dell’informazione religiosa, potenziare il servizio dell’agenzia Sir e promuovere la formazione giornalistica”. “Crediamo sia importante”, ha continuato il sacerdote, “raccontare esperienze vissute e
testimonianze provenienti dal popolo, presentandole
con un taglio tipico dei settimanali diocesani per far
emergere la vita della Chiesa locale”. Ma “territorialità” non vuol dire esclusione dal dato “nazionale”.
Inoltre, ha aggiunto don Zucchelli, “va ricostruito il
senso di appartenenza alla Chiesa diocesana, senza la
quale viene meno anche l’interesse per il giornale”.
Idee condivise anche da don Vincenzo Rini, direttore de “La Vita Cattolica” di Cremona e presidente della
Fisc, secondo cui “i settimanali diocesani non sono
nati come giornali “di palazzo” ma come giornali della
comunità”.
L’impegno è quello di offrire un tipo di informazione “centrata non sul personaggio che fa notizia, ma
sulla comunità che vive nell’oggi la sua fede”, ha concluso don Rini.
Un quadro globale dell’informazione religiosa nella
stampa italiana è stato tracciato da don Giuseppe
Costa, del Pontificio Ateneo salesiano. “In Italia”, ha
detto, essa “appare per certi versi complessa, abbondante e carente al tempo stesso e per altri inadeguata
alla descrizione dei fatti”. E, secondo don Costa, la
parola chiave è “formazione”: “occorrono competenze
non solo giornalistiche ma specifiche dell’area religiosa. Non è tanto importante la quantità delle notizie,
ma la loro qualità”.
Sesta edizione del Premio “Ilaria Alpi”
È stato assegnato a Marco Clementi, giornalista
dell’emittente cattolica di Verona, Telepace, con il servizio “Barboni a meno di trent’anni”, il Premio intitolato alla giornalista “Ilaria Alpi”, istituito per valorizzare il giornalismo d’inchiesta su temi civili e sociali.
Per la sessione teleoperatori internazionali, in questa
sesta edizione, è stato premiato Miran Hrovatin. Tre i
giornalisti segnalati: Veran Matic, fondatore e direttore di Radio B-92, emittente radiofonica chiusa quattro
volte dal regime serbo; Julie Flint, giornalista freelance,
collaboratrice della Bbc e di Focus on Africa; Jacques
Pauw, giornalista della televisione sudafricana Sabc.
Edei media
conomia
I programmi sono realizzati in 20 lingue ed è possibile accedervi anche su internet in Real Audio presso il
sito www.mmmc2000.net.
ü
Nuovi volti in Rai
È stato eletto il 13 giugno il nuovo presidente della
Commissione di vigilanza della Rai: si tratta di Mario
Landolfi, esponente di Alleanza Nazionale. Pochi giorni dopo il giornalista Gad Lerner viene nominato
nuovo direttore del Tg1, dove succede a Giulio Borrelli.
Rcs libri acquista il 51% di Marsilio
La Rcs Libri, società controllata al 100% da Rcs
Editori (gruppo Hdp), ha acquistato il 51% della
Marsilio Editori dalla Gem srl, società controllata dalla
famiglia De Michelis, che ne conserva il 49%.
L’accordo prevede che la conduzione della casa editrice resti affidata a Cesare De Michelis che l’ha diretta fin dal 1969 e che la sede della società rimanga a
Venezia. La Marsilio editori, nata nel 1961, ha un catalogo di oltre 3mila titoli ed un fatturato netto di 10
miliardi.
Firenze: è nata Multimedia Channels
Si chiama Multicultural Multimedia Channels ed è
la radio multiculturale on line di Firenze, nata dal lavoro di Ong e associazioni di sei paesi europei.
Il progetto ha ricevuto un finanziamento dalla Ue
pari al 50% dei costi e la restante parte sarà coperta
dalle associazioni aderenti. Gli obiettivi principali dell’iniziativa sono: fornire informazioni alle minoranze
etniche in Europa e dare notizie sui contenuti multiculturali e sulle realtà multietniche.
Dal 5 giugno Usa Today con Carlino,
Nazione e Giorno
Da lunedì 5 giugno il giornale statunitense “Usa
Today” è stato distribuito in Italia in abbinamento con
i quotidiani del Gruppo Poligrafici (Il Giorno, Il Resto
del Carlino e La Nazione).
Usa Today sarà distribuito, dal lunedì al venerdì, al
prezzo di 1.500 lire fino a tutto il mese di luglio.
Francia: 5 milioni gli utenti di Internet
Secondo i dati pubblicati dall’Istituto NetValue la
Francia ha già superato nel mese di aprile la soglia dei
5 milioni di utenti collegati in rete da casa: 5.380.000
contro i 4.467.000 del mese di marzo, il 20% in più in
un solo mese.
Il numero delle famiglie “in rete” rappresenta in
Francia il 15,2% del totale (contro il 12,7% del mese di
marzo).
Nonostante questo considerevole aumento la
Francia resta nettamente dietro la Germania (9,4
milioni di famiglie connesse) e alla Gran Bretagna
(9,2 milioni). Fra i provider, Wanaddo.fr, di France
Telecom, resta nettamente in testa.
Publicis acquista Saatchi & Saatchi
Il gruppo di pubblicità francese Publicis ha acquistato il 100% della Saatchi&Saatchi, attraverso un’offerta pubblica di acquisto valutata due miliardi di euro
(circa 4.000 miliardi di lire).
L’operazione dà vita al quinto gruppo mondiale del
settore, con un giro di affari di 2,1 miliardi di euro.
La nuova compagnia si chiamerà Publicis Groupe e
potrà contare su un’estensione geografica globale: il
49% dei ricavi combinati è in Europa, il 38% negli Usa
ed il 13% nel resto del mondo.
Software: il 33% dei prodotti è pirata
Con il crescere dell’industria del software cresce di
pari passi il fenomeno della pirateria. Secondo uno
studio congiunto di Datamonitor e di Microsoft, il
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7. ECONOMIA DEI MEDIA
tasso di pirateria nel settore (copie e distribuzione illegale) è, in Europa occidentale, del 33%, pari ad una
perdita di reddito di 2,5 miliardi di euro (5 mila miliardi di lire circa).
L’industria del software, va, però, a gonfie vele: nel
1999 ha contribuito al Pil di sei stati Ue – Francia,
Italia, Germania, Olanda, Svezia e Regno Unito – per
circa 74 mila miliardi di lire e ha impiegato, direttamente o indirettamente, 750 mila persone. Entro il
2003 gli impiegati del settore dovrebbero aumentare
fino a raggiungere il milione di unità.
Italia: oltre la metà dei siti web
per il commercio è al Nord
Il Nord ha il 51% dei siti web italiani per gli acquisti italiani on-line; il 23,2% si trova al Centro, il 22,8%
al Sud e Isole. Secondo i dati pubblicati dalla rivista
della Camera di Commercio di Milano “Impresa &
Stato” a Milano c’è il 16% di tutti i navigatori italiani,
mentre, nell’area metropolitana, il 30% delle famiglie
possiede un pc, contro il 19% della media europea. In
Italia, il 10% della popolazione è connesso ad Internet
e si prevede che entro l’anno raggiunga il 14%.
della comunicazione: Vivendi Universal. La fusione
avverrà attraverso un’offerta pubblica di scambio (OPS)
che valuta il gruppo canadese 34 miliardi di dollari.
Tv: posizione dominante,
la delibera dell’Authority
L’Authority per le comunicazioni ha reso nota la
bozza della delibera del 13 giugno sulla posizione
dominante di Rai e Rti-Mediaset nella quale si legge
testualmente: “Al momento dell’entrata in vigore della
legge 249/97 le due unità economiche Rai, con la controllata Sipra, e Publitalia 80, con collegata Rti, avevano superato la soglia di cui all’art. 2 comma 8 (posizione dominante)”. Tale superamento però “non è
derivato da interesse o concertazioni ma da espansione
naturale delle imprese”.
Gran Bretagna:
BSkyB vince i diritti calcio
L’emittente televisiva satellitare BSkyB di Rupert
Murdoch si è aggiudicata anche per i prossimi tre anni
i diritti di trasmissione delle partite di calcio di serie A
britanniche con un’offerta di 11 miliardi di sterline
(oltre 3.300 miliardi di lire).
OG sospende le pubblicazioni
Sono state sospese le pubblicazioni del quotidiano
“Og - Oggi è un altro giorno”, esattamente ad un mese
dal debutto in edicola del 23 maggio scorso.
Og, diretto da Alfio Caruso, aveva un formato di 16
pagine divise in tre sezioni – idee, fatti e personaggi –
per due redazioni, a Roma e a Milano.
È nata Areakronos
È nata Areakronos, la nuova società costituita da un
accordo tra il gruppo Adnkronos (che detiene il 65%
delle azioni) e l’agenzia radiofonica Area (che controlla il restante 35%) con lo scopo di fornire contenuti e
servizi per radio e televisione, ma anche internet. Il
presidente della nuova società è Giuseppe Marra, mentre l’amministratore delegato è Riccardo Giovannetti.
Nasce Vivendi Universal
Il gruppo Francese Vivendi e la sua filiale Canal Plus
si fonderanno con il gruppo canadese di comunicazione Seagram dando vita al secondo gruppo mondiale
20
Scuola: il 61 % degli istituti
collegato ad Internet
7. ECONOMIA DEI MEDIA
La Sirmi ha realizzato un’indagine sulla presenza
dei pc nelle scuole italiane per conto della Microsoft.
La ricerca è stata condotta su un campione di 2.050
scuole e università italiane pubbliche e private (su un
totale effettivo di 17.045 istituti) e rivela come il livello di informatizzazione della scuola italiana sia cresciuto significativamente negli ultimi tre anni (+32%),
anche se la differenza con gli altri paesi europei è ancora notevole; basti pensare che in Gran Bretagna è
disponibile un computer ogni 13 studenti, uno ogni 10
in Danimarca e uno ogni 21 in Francia, mentre noi
possiamo contare su un pc ogni 23 studenti.
Il collegamento con internet è presente nel 61,2%
degli istituti pubblici (contro il 45,8% di quelli privati)
mentre solo l’11,9% ha un proprio sito.
Il sito ha però un carattere prevalentemente informativo, utilizzato per lo più per la comunicazione di
base tra scuola e famiglia e non come strumento per
velocizzare le operazioni burocratiche (certificati, pagamento tasse, ecc.). Sono collegate in rete, inoltre, il
93,1% delle scuole superiori pubbliche e il 63,2% di
quelle private e quasi tutte le università.
I libri e la musica
al top degli acquisti in rete
I siti web di vendita al dettaglio più diffusi in
Europa sono dedicati al commercio di libri, musica,
giochi e prodotti elettronici in genere mentre stentano
a decollare le vendite di abbigliamento e calzature. È
quanto emerge da una ricerca di Mmxi Europe, società
di misurazione dell’audience e delle attività degli utenti delle tecnologie multimediali. Tra i siti più frequentati dagli acquirenti web c’è Amazon, la più grande
libreria on-line, tra i primi posti in ciascun mercato e
al top delle preferenze in Germania e Regno Unito. Gli
europei comprano volentieri in rete anche computer,
videogame e prodotti elettronici come telefoni cellulari e lettori Dvd.
Tra i domini
mondiali
–
secondo la ricerca – resta
saldamente in testa in Europa e in Giappone Yahoo
mentre negli Usa mantiene la leadership American on
line (Aol).
In Europa Yahoo (8,9 milioni di visitatori unici,
persone, cioè, che hanno visitato il sito almeno una
volta) è seguita da Msn (7,4 milioni), da Microsoft
(6,5) e da Aol (6,1).
Giappone: si fondono Jupiter e Titus,
colossi della Tv via cavo
Il numero uno della tv via cavo giapponese, Jupiter
Telecomunications, ha annunciato ufficialmente un
accordo con il suo rivale, Titus Comunications, per
giungere a una fusione delle attività dei due gruppi.
L’accordo, che sarà completato per settembre, darà
vita ad un vero gigante della tv con l’offerta di trenta
canali e un milione di abbonati.
Jupiter è controllato al 50% dal gruppo Liberty
Media, filiale nipponica dell’americana Att e per il
restante 50% dalla trading company giapponese Sumitomo Corp.
Titus è controllato per il 60% da Microsoft e dai
giapponesi Toshiba a Itochu, ognuno per il 20% del
pacchetto azionario. Il nuovo gruppo avrà questo assetto societario: Liberty Media (Att) e Sumitomo Corp,
ognuno per il 35% del capitale, Microsoft per il 24%,
mentre Toshiba e Itochui avranno ciascuno il 3%.
Il gruppo fornirà non solo tv via cavo ma anche
accesso ad internet ed a servizi telefonici.
Bloomberg Television nell’Est europeo
Le trasmissioni di Bloomberg Television saranno
presto diffuse anche in Russia, negli Stati baltici e nei
Paesi del CSI. Il canale di lingua inglese di Bloomberg
Television, trasmesso 24 ore al giorno, farà infatti parte
del pacchetto-base di NTV Plus, la nuova piattaforma
digitale disponibile in Russia
a partire dal
mese di luglio.
21
le a un dialogo che, pur salvaguardando i principi di morale cattolica, dimostrasse che la Chiesa non emargina nessuno e tutti rispetta nella dignità della persona”.
Isullafattistampadel mese
✍
Gay pride
Il “gay pride” si farà, ma senza il patrocinio del
Comune. La decisione del sindaco di Roma, Francesco
Rutelli, rilancia il dibattito sul raduno degli omosessuali annunciato per l’8 luglio nella Capitale.
“La Chiesa non condanna nessuno, neanche gli omosessuali. Il problema è che l’opinione pubblica non è ancora matura ad accogliere manifestazioni del genere. Non
siamo educati a convivere con le diversità”. Questo il
commento di mons. Antonio Riboldi (Corriere
della Sera, 31/5) agli ultimi sviluppi della vicenda. In
raduni del genere, spiega il vescovo di Acerra, “è inevitabile che ci sia un’ostentazione del proprio orientamento
sessuale. Quasi una sfida alla normalità. E l’opinione pubblica non è educata. Bisognerebbe prima preparare il terreno”. “Non è l’esercizio di un diritto puro e semplice, né
potrà essere una manifestazione pacata”, prevede mons.
Alessandro Maggiolini, sullo stesso giornale. E aggiunge: “La Chiesa può e deve denunciare le sue perplessità e la sua opposizione. E credo che l’autorità civile possa
e debba contenere questa protesta. Perché di questo si tratta: qualsiasi imperativo, qualsiasi supplica si esprima agli
interessati, li caricherà di una maggiore ‘vis polemica’. Si
dirà non fate questo, e loro lo faranno; saranno pronti
anche alla protesta civile”. Secondo mons. Vinicio
Albanesi, di cui la Stampa riporta l’opinione, “la
Chiesa non può aver paura dell’aggressività di gruppi che
sono in contrapposizione con i principi morali cristiani
(...). Sarebbe auspicabile che, con un atto di coraggio, una
delegazione giubilare di alto profilo si mostrasse disponibi-
22
“Una parola, una parola soltanto di accoglienza, di
amicizia, d’amore, vorremmo sentire rivolta all’indirizzo
degli omosessuali dalla chiesa che celebra il bimillenario
dell’evento cristiano”. Lo chiede Gad Lerner sulla
Repubblica (31/5), che osserva: “Più delle giravolte
opportunistiche dei politici italiani, prigionieri di un
malinteso spirito di convenienza, nella penosa vicenda del
Gay Pride stupisce l’apparente indisponibilità al dialogo di
chi guida la comunità dei credenti”. “Difendersi è lecito.
Proporre i propri comportamenti come fossero neutrali o
un modello da seguire non è lecito”. È perentorio mons.
Rino Fisichella, intervistato da Marco Politi sulla
Repubblica (1/6): “Questa manifestazione – sottolinea
il vescovo ausiliare di Roma a proposito del raduno
dell’8 luglio – non è una contestazione, è una provocazione nei confronti della maggioranza dei cittadini (...). Se lo
Stato compie un atto politico, pone i credenti nella condizione di rispondere con un atto politico. Se uno Stato o un
Governo difendono posizioni provocatorie, i cittadini e i
credenti voteranno per qualcun altro per vedere difese le
proprie posizioni”.
Giubileo dei giornalisti
L’incontro del Papa con i giornalisti, che ha concluso il Giubileo della categoria, trova ampio spazio sui
principali quotidiani nazionali del 5/6. Alcuni titoli:
“Il Papa ai giornalisti: ‘Scrivete la verità, avete un compito sacro’” (Corriere della Sera, 5/6), “Il Papa: giornalisti, non piegatevi all’audience” (Stampa), “I giornalisti
dal Papa: ‘Siate fedeli alla verità’” (Unità), “Rispettate la
verità” (Gazzetta del Mezzogiorno), “Il Pontefice esorta i giornalisti: ‘Siate al servizio della verità’” (Giornale),
“Il Papa ai giornalisti: reagite al conformismo” (Tempo),
“Il Papa: giornalisti, agite per i più deboli” (Messaggero),
“Informare, compito sacro” (Mattino).
Per Bruno Bartoloni (Corriere della Sera, 5/6),
“un forte appello a un’inversione di tendenza è stato rivolto ieri dal Papa ai responsabili dei media di tutto il mondo”.
“Il Papa – commenta Marco Tosatti (Stampa) –
ammonisce il mondo dell’informazione: la questione etica
è diventata il punto nodale, nella vita dei mass media di
tutto il mondo, così come l’uso che viene fatto dell’informazione”. Il quotidiano di Torino ospita anche alcune
reazioni “laiche” al discorso del Pontefice: “Il giornali-
8. I FATTI DEL MESE SULLA STAMPA
smo – afferma
Enrico Mentana –
si fonda su una
morale laica, ovviamente non ha caratteristiche indotte, di
genere dottrinale,
ancor meno provvidenziali. E quindi
sappiamo tutti che i
problemi del profitto, e della proprietà
dei mezzi di comunicazione sociale e
tanti altri sono problemi che ci sono
nella realtà. Però per
un giornalista esiste
soltanto la bussola della fedeltà ai principi professionali, e
a un dovere di professionalità. Magari esistesse una ricetta cattolica per essere buoni giornalisti!”.
Quello che ha detto il Papa, osserva Giorgio Bocca, “è quello che qualsiasi giornalista veramente pensa. È
più importante che ci lascino fare il nostro mestiere (...).
Credo che soprattutto in questo campo predichi molto al
vento, perché i giornali, lo spettacolo, la comunicazione e
l’informazione ormai sono uno strumento nelle mani del
grande capitale che ne fa quello che vuole. Sono delle belle
raccomandazioni, ma il grande capitale ha bisogno di
grandi consumi, i grandi consumi vengono dalla grande
audience, la grande audience viene dal sesso e dai Vip. È
una macchina”. Anche per Lucia Annunziata “il Papa
dice una cosa giusta (...), ma il punto è un altro: capire
oggi perché ‘si deve’ seguire l’audience, perché ‘non si può’
fare il giornalismo a favore dei deboli, e non credo che la
colpa sia solo dei giornalisti. Come spesso la Chiesa fa,
semplifica una questione, dando una direzione assolutamente condivisibile. È tipico del Papa parlare in questo
modo: prendere un argomento, dire cosa si deve fare, piuttosto che aiutare a capire perché queste cose non si
fanno”.
Fecondazione assistita
Il “blitz” del Senato sulla fecondazione assistita, che
ha profondamente modificato l’impianto della legge
adottata dalla Camera, tramite l’introduzione – tra
l’altro – della fecondazione eterologa, fa discutere i
principali quotidiani nazionali
dell’8/6. I titoli:
“Fecondazione, il
Senato cambia tutto” (Corriere della Sera), “Salta la
legge sulla provetta”
(Repubblica), “Fecondazione, blitz
della sinistra in
Senato” (Stampa),
“Suicidio della maggioranza al Senato”
(Tempo), “Sulla
fecondazione scoppia il finimondo”
(Mattino), “Fecondazione, si volta pagina” (Unità), “Miracolo in provetta” (Manifesto), “Legge blitz: non c’è limite alle
mamme-nonne” (Giornale).
“Una vittoria della ragione e del buon senso”: così
Miriam Mafai, sulla Repubblica, saluta l’introduzione della fecondazione eterologa nel testo di legge di cui
è ripreso il dibattito parlamentare. Poi l’attacco ai credenti: “Non si capisce perché da parte cattolica si sia scelto questo terreno per condurre lo scorso anno alla Camera
e oggi al Senato un’aspra battaglia di principio non solo
contro la libertà delle donne e la loro ricerca di maternità
quando questa sia stata loro negata dalla natura, ma
anche contro tutta la ricerca medica e scientifica”. Pur
“rispettabile”, insomma, la posizione della Chiesa si
rivela, per Mafai, sbagliata quando cerca di “imporre
questi principi a tutti gli italiani”, e di “ricondurre tutti i
cattolici che operano in politica a una totale obbedienza e
unità di comportamenti”. “Dov’è più la mamma?”, si
chiede Elena Loewenthal (Stampa), secondo la quale
“tutto lascia supporre che si tratti di una specie in via di
estinzione, e nemmeno troppo protetta. L’emendamento
alla legge sulla fecondazione assistita, a prescindere dalle
conseguenze pratiche ch’esso porterà e dagli esiti futuri di
una legge a quanto appare tutta da riscrivere, richiama
alla mente uno slogan d’altri tempi: ‘l’embrione è mio e me
lo gestisco io!’. Ma nessuna mamma d’altri tempi, con il
suo inguaribile fanatismo e una tenacia fatta di antica
sapienza ed errori reiterati, avrebbe mai concepito una tale
affermazione”.
Mons. Rino Fisichella, intervistato da Andrea
Tornielli sul Giornale, osserva con amarezza: “È un
grande passo indietro, il senso della legge è stato stravolto
(...). I dati di diversi istituti demoscopici dimostrano che
23
8. I FATTI DEL MESE SULLA STAMPA
la maggioranza degli italiani è contraria alla fecondazione
eterologa. Con il voto di ieri non è stata prestata la debita
attenzione al comune sentire dei cittadini. È preoccupante
che la tutela dell’embrione e della famiglia sia legata a blitz
di questo genere”. A proposito del comportamento degli
schieramenti politici che si ispirano ai valori cristiani,
il vescovo ausiliare di Roma fa notare: “La fede non può
essere ridotta a qualcosa di soggettivo, ma richiede un’unità profonda e la condivisione di contenuti. Voglio però
ribadire che qui non sono in questione valori dei ‘cattolici’. Con il voto di ieri sono le radici culturali del nostro
Paese che vengono sovvertite”.
Riguardo al recente voto del Senato sulla fecondazione assistita – che ha modificato radicalmente l’impianto della legge così come era stata adottata dalla
Camera, introducendo ad esempio la possibilità della
fecondazione eterologa e abolendo qualunque limite
d’età per l’accesso alla procreazione medicalmente
assistita – “ciò che più colpisce nelle reazioni dei laici doc
autoproclamatisi tali”, scrive Ernesto Galli Della
Loggia (Corriere della Sera, 11/6) “è la convinzione
ultrasicura di sé, la convinzione spinta fino alle soglie della
passione militante, con la relativa radicalità ideologica che
minaccia ad ogni parola di prendere il sopravvento. Tanto
più perché si tratta di materia (...) dove un’elementare
prudenza consiglia che siano il dubbio, le domande dalle
difficili risposte il filo obbligato di ogni riflessione possibile”. Sempre in merito alla fecondazione assistita, Cinzia Caporale (Sole 24 Ore, 11/6) sottolinea che “il
conflitto parlamentare che si è sviluppato negli ultimi
anni, spesso eccessivamente ideologico e strumentale, non
ha ancora prodotto una normativa capace di rappresentare il pluralismo morale e religioso, di assicurare la certezza del diritto e di individuare limiti ragionevoli e condivisi agli avanzamenti tumultuosi della biomedicina”. Se un
progresso, tuttavia, si può registrare, puntualizza l’autrice dell’articolo, “è quello dell’accresciuta consapevolezza da parte dei cittadini delle opzioni offerte dalle nuove
tecniche riproduttive e di conseguenza quello di una maggiore partecipazione ai processi politici di definizione di
regole”.
La grazia ad Alì Agca
La grazia concessa ad Alì Agca, l’attentatore del
Papa, monopolizza l’attenzione dei principali quotidiani nazionali del 14/6 e rilancia il dibattito sull’amnistia, seguito alle recenti dichiarazioni del card. Ruini in
occasione dell’ultima Assemblea della Cei. Alcuni tito-
24
li: “Ciampi grazia Agca” (Repubblica), “Già in Turchia
l’attentatore del Papa” (Corriere della Sera), “Ciampi
grazia Agca, è già in Turchia” (Stampa), “Un atto di clemenza che ha valore politico” (Giornale), “Agca graziato, il mistero resta” (Tempo), “Ciampi grazia l’attentatore del Papa” (Unità).
“Non credo che la decisione della grazia ad Alì Agca
provocherà discussioni e dissensi. Era nell’aria”, commenta Indro Montanelli (Corriere della Sera). E
aggiunge: “Da parte di un Papa che sta senza paura dedicando il suo lungo, difficile, faticoso Pontificato all’apostolato della Carità e del Perdono, costituisce, in un certo
senso, un atto dovuto, specie in occasione di un Giubileo
che ne rappresenta l’occasione e la cornice più adatta”.
“C’è un solo rischio in questo gesto generoso”, osserva
Carlo Nordio sul Tempo riferendosi alla grazia concessa da Ciampi ad Agca: “Che venga interpretato come
manifestazione di subalternità alle parole della Chiesa.
8. I FATTI DEL MESE SULLA STAMPA
L’anno giubilare ha già demolito il tabù dell’amnistia,
fino a ieri sostenuto e venerato in funzione moralizzatrice contro i protagonisti di Tangentopoli, e qualcuno ha già
strillato ad una subdola interferenza vaticana. Sarebbe
deplorevole – commenta l’autore dell’articolo – se la voce
di questo laicismo esasperato si levasse di nuovo, come se
il perdono dello Stato derivasse da quello papale, peraltro
concesso da tempo. La grazia di Ciampi ristabilisce un
equilibrio razionale, prima ancora che etico: è clemenza
sovrana di uno Stato sovrano, e tale deve essere considerata”. “Sulla grazia concessa dal presidente Ciampi ad Alì
Agca – scrive Giancarlo Zizola sul Sole 24 Ore – si
può notare anzitutto che essa chiude, ma non risolve, la
storia processuale dell’attentato al Papa del 13 maggio
1981, lasciando intatta la cortina di oscurità sui mandanti del crimine”. Nel quadro del Giubileo, la grazia
ad Agca per Zizola dimostra che “nulla, nemmeno un
delitto di questo genere, entra nel regno disperato dell’imperdonabile (...). Ma poiché in ogni caso il perdono è il
contrario dell’oblio di fuga, poiché si può perdonare solo
ciò che non si è dimenticato (...) resta bene la questione,
di un’ora per tanti versi così luminosa, che la grazia non
sia usata per seppellire nel gran cimitero delle promesse di
verità non mantenute la storia segreta di uno dei crimini
più oscuri che hanno segnato la storia già opaca del
Novecento”.
Il terzo segreto di Fatima
La rivelazione del terzo segreto di Fatima monopolizza le prime pagine dei quotidiani nazionali del 27/6.
Alcuni titoli: “Fatima, il Papa riconobbe il suo destino”
(Corriere della Sera), “Nessuna Apocalisse nel segreto
di Fatima” (Repubblica), “Fatima non predice la fine del
mondo” (Stampa), “Nel terzo segreto di Fatima il papa
ucciso da frecce e proiettili” (Giornale), “Terzo segreto di
Fatima: nessun incubo per il futuro” (Tempo), “Fatima,
il terzo segreto non illumina il futuro” (Unità), “Fatima,
messaggio di speranza e libertà” (Mattino), “La svolta di
Ratzinger” (Secolo XIX), “Il coraggio di un papa che
svela i misteri” (Messaggero), “Perché il Vaticano scelse
il silenzio” (Resto del Carlino).
Secondo Luigi Accattoli, il terzo segreto di Fatima
“mette in scena un dramma dell’iniquità e del martirio,
che culmina con l’attentato alla persona del Papa. Il testo
non ci dice nulla di utile, ovviamente, sull’impresa di Alì
Agca. Ma la decisione di pubblicarlo ci dice molto sull’anima di Giovanni Paolo: sulla sua convinzione d’essere
venuto a trovarsi al centro della ‘Via Crucis di un secolo’,
alla quale hanno posto mano cielo e terra”. “Dalla Chiesa
che ha paura di scomparire alla Chiesa che annuncia il
suo trionfo”. Questo, per Salvatore Veca, intervistato
da Venanzio Postiglione sul Corriere della Sera, il
percorso della comunità ecclesiale dai tempi delle rivelazioni di Fatima ad oggi. Secondo il filosofo, infatti,
“la strategia di immagine è evidente, il Vaticano è una
potenza mediatica: da sempre”. Del terzo segreto di
Fatima, commenta Veca, l’annuncio dell’attentato al
Papa “è la parte che all’inizio sembrava più forte e adesso appare più debole. Non c’è ‘il vescovo vestito di bianco
che cade come morto’, ma c’è il Santo Padre ‘ucciso da
armi e frecce’. Il legame tra armi e frecce e il ferimento di
Giovanni Paolo II appare meno immediato. Il calvario, il
martirio, più che a un singolo Papa sembrano riferiti
all’intera Chiesa”. La forza del segreto di Fatima,
sostiene il filosofo, sta invece nella “comunicazione a
tutto campo. Si perdona Galileo e si convincono gli intellettuali, si ritorna a suor Lucia e si apre alla devozione. È
la forza della Chiesa: parlare ai cardinali e anche ai parroci, avvicinarsi ai ‘dotti’ e poi dire, come san Paolo, ‘la
sapienza vi perderà’. Il segreto di Fatima diventa un messaggio di trionfo: il Novecento ha fatto la guerra alla
Chiesa, ma la Chiesa è salva”.
“Se Dio è onnisciente l’uomo non è libero”. Questo il
titolo dell’articolo in cui Emanuele Severino (Corriere della Sera) commenta il terzo segreto di Fatima,
mettendo l’accento sulla coincidenza tra due rivelazioni: quella ai tre pastorelli portoghesi e l’annuncio della
mappatura del Dna umano, ormai noto al 97 per
cento. Si tratta, in altre parole, “di conciliare l’onniscienza di Dio e la libertà umana (...). Un Dio che trasforma il futuro in un presente cancella quella imprevedibilità del tempo che per la cultura occidentale – cristianesimo compreso – è l’evidenza che sta alla base di tutte le
certezze”.
Diametralmente opposta a quella di Severino è l’analisi di Gian Franco Svidercoschi
(Tempo), secondo il quale il
terzo segreto di Fatima si riassume nell’“annuncio che la
potenza di Dio può risanare anche una storia di
sangue e lacrime”. Il
messaggio di Fatima,
quindi, è “un messaggio positivo, di
speranza, di incoraggiamento”.
25
Rbibliografica
icognizione
Gabriel Galdon Lopez
“Informazione e disinformazione. Il metodo nel
giornalismo”, Roma, Armando Editore, 1999, pp. 223,
lire 36.000.
L’autore, spagnolo, ricercatore e docente universitario di Documentazione giornalistica, sviluppa una coraggiosa e per certi aspetti originale riflessione sul
mondo della comunicazione e dell’informazione. Una
riflessione rivolta ai docenti, ai professionisti e agli studenti di giornalismo, ma anche a educatori e insegnanti, e in definitiva a tutti coloro che vogliono sviluppare un maggiore senso critico nei confronti dei
mass media. Il giornalismo – sostiene Galdon Lopez –
deve recuperare la sua innata dimensione etica e sociale: un mestiere da vivere come vocazione e missione,
combattendo tutti i giorni ogni forma di pigrizia mentale, di compromesso, di manipolazione. Un giornalismo intelligente, libero e creativo, insomma, fondato
sull’esercizio delle virtù e sul rispetto dei valori, per
essere soprattutto al servizio della libertà dei cittadini,
della crescita dell’intera collettività. Alla fine del saggio, l’autore si rivolge direttamente al lettore chiedendo il suo contributo attivo e responsabile perché il giornalismo di oggi ritrovi il suo ruolo e la sua identità.
Sito dell’editrice: www.armando.it.
Werner Paul Mayer-Georg Seter
“I figli del computer”, a cura di Guido Michelone,
Leumann (Torino), Elledici, 1999, pp. 156, lire 15.000.
Educatori e genitori troveranno molto utile questo
libro dedicato all’uso che bambini e ragazzi fanno dei
videogiochi. Quando i videogiochi “fanno notizia”, in
genere è per vicende di minori che nei loro confronti
sviluppano una preoccupante dipendenza psicologica.
Gli autori – due tedeschi – cercano di fare chiarezza in
una materia complessa e delicata, senza preconcetti
negativi ma senza neppure acritici entusiasmi. Il libro
– sottolinea Guido Michelone, il curatore dell’edizione
26
italiana – “ha come soggetto i più piccini, quelli positivamente attratti dal gioco come fantasia, ricerca,
libertà, esperimento, immaginazione e dall’idea di
novità, fascino, stupore che vecchi e nuovi mezzi di
volta in volta promuovono, esaltano, suggeriscono”.
Completano il volume un elenco di videogiochi consigliati e una bibliografia italiana sul tema. Sito dell’editrice: www.elledici.org.
Andrea Fagioli
“Nazareno Taddei, un gesuita avanti”, Roma,
Ciscs, 2000.
Con un libro-intervista, il giornalista di “Toscana
oggi” Andrea Fagioli ripercorre la vita del sacerdote gesuita Nazareno Taddei, che ha festeggiato il 17 giugno a
Bocca di Magra i 60 anni di appartenenza alla Compagnia di Gesù e i 50 anni di servizio pastorale nei mass
media. Padre Taddei ideò e diresse per quasi dieci anni le
trasmissioni religiose della Rai a partire dal 1953. Iniziò
la sua carriera televisiva trasmettendo una Messa pontificale del cardinale Schuster. Amico di celebri registi
come Blasetti, Fellini, Costa, Olmi e Pasolini, Taddei in
9. RICOGNIZIONE BIBLIOGRAFICA
questi ultimi anni ha dedicato le sue migliori energie alla
realizzazione delle prediche via internet. Sito dell’editrice:
www.col.it/associ/ciscs/edav.html.
Joao Marto. Il volume è arricchito dalle foto dei personaggi e dei luoghi che documentano la realizzazione
dell’inchiesta. Sito dell’editrice: www.ancora-libri.it.
Pier Giorgio Liverani
Alfredo Zirondoli
“Minimanuale della famiglia televisiva”, Bologna,
Edizioni Dehoniane, 2000, pp. 32, lire 5.000; “Essere
o non essere telegenitori?”, Bologna, Edizioni Dehoniane, 2000, pp. 64, lire 8.000.
Con due agili volumetti il giornalista Pier Giorgio
Liverani, già direttore del quotidiano Avvenire, offre preziose indicazioni alle famiglie nel loro compito educativo
di fronte alla sempre più invadente realtà della televisione. Il “minimanuale della famiglia televisiva” dà alcune
risposte ai molti interrogativi sulla Tv, esaminando le reazioni e i comportamenti possibili dei figli e dei genitori. Il
libro “Essere o non essere telegenitori ?” vuole fornire un
aiuto a chi desidera essere un telegenitore indipendente,
con alcune considerazioni di tipo formativo e indicazioni pratiche a mo’ di “regole” di comportamento.
Ulteriori informazioni presso l’indirizzo e-mail delle
Edizioni Dehoniane, [email protected].
“Coraggio! ‘Inchiesta’ su Spartaco Lucarini”,
Roma, Città Nuova Editrice, 2000, pp. 109, lire
15.000.
“Questo libro cerca di tracciare attraverso un’inchiesta e in poche pagine quelle ricchezze umane, culturali e spirituali che sono vive e operanti nell’anima di
chi ha conosciuto Spartaco Lucarini, offrendo a molte
persone la possibilità di scoprire un compagno di viaggio”. Così l’Editore presenta la biografia di Spartaco
Lucarini, giornalista e scrittore, personaggio di punta
del Movimento dei Focolari morto prematuramente
nel 1975, a soli 51 anni, lasciando la moglie amatissima (“Lalla”) e cinque splendidi figli: Maria Chiara,
Giovan Gualberto, Piergiorgio, Bernadette e Fatima.
Nato a Cortona nel 1924, Spartaco Lucarini si dedicò
a una multiforme attività culturale, sociale e amministrativa ispirandosi al “carisma dell’unità” proprio dell’esperienza focolarina. Fin dalla nascita di “Città
Nuova”, il quindicinale del Movimento, ne fu direttore responsabile fino alla morte. Così lo ricorda Carlo
Casoli, un anziano focolarino già collaboratore di
“Città Nuova”, citato nella biografia: “Anche se era
attivissimo, era di fatto un contemplativo: e questo
spiega tutto. Pur essendo un laico, un vero laico, era un
consacrato, e la sua unione con Dio gli faceva organizzare bene il tempo. Spartaco ha saputo utilizzare il
tempo per costruire la propria eternità”. Sito dell’editrice: www.cittanuova.it.
Renzo e Roberto Allegri
“Reportage da Fatima. La storia e i prodigi nel racconto del nipote di suor Lucia”, Milano, Ancora
Editrice, 2000, pp. 224, lire 28.000.
È un reportage esclusivo, basato su interviste agli
ultimi testimoni del mistero di Fatima. Gli autori scavano in questo mistero lasciando che la storia delle
apparizioni mariane venga ricostruita da padre José dos
Santos Valinho. Nato nella stessa Fatima, padre
Valinho, sacerdote salesiano, è nipote di suor Lucia e
lontano cugino di Francesco e Giacinta. Renzo e
Roberto Allegri – scrive padre René Laurentin nella
Prefazione – “si sono affidati a lui, lo hanno scelto
come loro guida e hanno realizzato così un racconto
che ha i toni, le caratteristiche, l’emotività, la bellezza
e l’intimità di una confidenza, di una storia narrata da
uno della famiglia, ricca quindi di particolari e dettagli
che nessun altro poteva conoscere”. “Insieme a padre
Valinho – raccontano gli autori – tutto prendeva una
dimensione straordinaria, affascinante e tutto diventava più vicino, vivo, reale, autentico. Ciò che il nipote di
suor Lucia diceva, aveva il valore indiscusso della verità
appresa dai protagonisti. Era una storia liberata dalle
incrostazioni mitizzanti del tempo. Era come sfogliare
un album fotografico insieme a chi aveva fatto quelle
fotografie”. Gli autori hanno incontrato altri testimoni privilegiati, tra cui il fratello di Francesco e Giacinta,
Saverio Gaeta
“Giovanni XXIII. Una vita di santità”, Milano,
Mondadori, 2000, pp. 303, lire 28.000.
Una nuova, ricca biografia dedicata al “Papa
buono”, frutto di un lungo lavoro di documentazione e
ricostruzione storica svolto, con la precisione e l’accuratezza che lo contraddistinguono, da Saverio Gaeta,
caporedattore di “Famiglia Cristiana”. Il volume, in
particolare, si basa sulle oltre 300 testimonianze raccolte per la causa di beatificazione di Giovanni XXIII e sui
diari personali: un racconto puntuale, rigoroso, e insieme appassionante. Tra le numerose testimonianze inedite, quella di un collaboratore del Papa, che racconta
come Giovanni XXIII avrebbe desiderato essere sepolto
nella cattedrale di San Giovanni in Laterano “perché
così si sarebbe trovato in mezzo a un quartiere popolare”. Sito dell’editrice: www.mondadori.com/libri.
27
Teologia e comunicazione
Ae segnalazioni
ppuntamenti
Corsi estivi su cinema
e new media
S’intitola Così lontano, così vicino. La spiritualità nel cinema europeo l’8° campo scuola organizzato
dall’Associazione nazionale circoli
cinematografici italiani (Ancci) a
La Thuile dal 15 al 22 luglio. Interverranno esperti di cinema come
Ernesto G. Laura e Enzo Natta e saranno analizzati autori come Wajda, Zanussi, Tarkovskij e Pasolini.
Per informazioni e prenotazioni
(relative ad entrambi i corsi) rivolgersi alla segreteria Ancci, via
Nomentana 251, 00161 Roma, tel.
06/4402273, fax 06/4402280,
e-mail: [email protected] Il Med
(Associazione italiana per l’educazione ai media e alla comunicazione) organizza invece una scuola
estiva sull’educazione ai media, dall’8 al 15 luglio a Corvara (Bolzano). La scuola, riconosciuta dal
Ministero come corso di aggiornamento per i media educators, affronterà il tema La ricerca-azione online e
la valutazione nella media education.
Guideranno gli incontri Roberto
Giannatelli, presidente del Med, e
un gruppo di docenti provenienti
soprattutto dall’Università Cattolica. Per informazioni rivolgersi al
Med, via Caviglia 8, Roma, tel.
06/87290296, fax 06/87290682,
e-mail: [email protected].
28
Continuano gli articoli di riflessione promossi dall’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali
insieme alla rivista Rassegna di teologia per aprire fra gli studiosi un
dibattito sul tema del rapporto fra
teologia e comunicazione. Nell’ultimo fascicolo della rivista è
comparso il contributo di Giuseppe
Lorizio su Rivelazione come comunicazione. Il saggio muove dalla necessità di articolare il rapporto fra rivelazione cristiana e comunicazione
sociale tenendo conto dell’attuale
areopago mediatico e delle istanze
culturali in esso emergenti. Nel
prossimo numero della rivista
Roberto Vignolo affronterà il tema
“Vangelo e comunicazione”.
“Ratio Imaginis”,
convegno a Firenze
“Non si dà ragione senza immaginazione né si dà immaginazione
senza ragione. L’esperienza teologica e l’esperienza artistica hanno
bisogno di trovare la loro strada
incontrandosi”. Con questa finalità
la Facoltà teologica dell’Italia
Centrale e l’Institut catholique de
Paris organizzano, dal 26 al 28 settembre presso lo Studium Centro
Studi di Firenze, il convegno di
studi Ratio Imaginis. Esperienza teologica, esperienza artistica. L’iniziativa ha il patrocinio della Conferenza
episcopale italiana. Sono previsti
interventi di Severino Dianich,
Sergio Givone, Marko Ivan Rupnik,
Jérome Cottin, Carlo Nardi,
Bernard Klasen, Gilberto Aranci,
Denis Lavalle, Timothy Verdon,
François Bousquet, Carlo Chenis,
Joseph Caillot e Régine du Charlat.
Le varie forme di esperienza artistica saranno presentate da Joseph
Marty (cinema), Laurence Bernot
(scultura), Giorgio Mazzanti (poesia), Giancarlo Santi (architettura)
e Thierry Escaich (musica). Una
tavola rotonda su L’emozione estetica: una via della conoscenza e del pen-
siero? vedrà la partecipazione di
Geneviève Hebert e Paolo Giannoni. In programma anche una
visita alla Certosa del Galluzzo e un
concerto. Le iscrizioni, per l’Italia,
si ricevono presso la Facoltà teologica dell’Italia centrale, via Cosimo
il vecchio 26, 50139 Firenze, tel.
055/428221, fax 055/4282222, email: [email protected].
Un seminario su
“Libertà e responsabilità”
Partendo dalle conclusioni dell’analoga iniziativa dello scorso
anno, il Centro studi filosofici di
Gallarate, in collaborazione con il
Servizio nazionale per il progetto
culturale, organizza, dal 28 al 31
agosto a Frascati, un seminario di
studio sul tema Libertà e responsabilità: implicazioni interpersonali.
L’iniziativa, che approfondisce il
discorso filosofico sulla libertà nelle
prospettive dell’intersoggettività e
dell’etica pubblica, vedrà i contributi di noti studiosi come Luigi
Alici, Roberto Mancini, Franco Riva
e Maurizio Chiodi. Per informazioni contattare padre Gian Luigi
Brena, tel. 049/8768913.
Diritti umani,
incontro a Pietralba
Quarta tappa del percorso di
ricerca promosso dal Centro Universitario Cattolico in collaborazione con la Fondazione Giuseppe
Tovini e il Servizio nazionale per il
progetto culturale sul tema
“Identità cristiana, identità nazionale ed europea, identità locali”.
Dal 21 al 24 luglio, presso il
Santuario di Pietralba (Bz), circa
cinquanta laureati approfondiranno l’argomento Quali diritti umani
per la tutela delle identità? Interverranno i docenti universitari Francesco Viola, Barbara Ghiringhelli e
Vincenzo Buonomo. Per informazioni contattare l’Ufficio nazionale
per l’educazione, la scuola e l’università: tel. 06/66398231, e-mail:
[email protected].
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