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MACROAREA 3
RISORSE NATURALI COMUNI
3.a Risorse energetiche
3.b Ciclo integrato e qualità delle acque
3.c Ambiente naturale e biodiversità
3.d Uso e stato del suolo
3.e Qualità dell’aria
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Aalborg commitments 3
Lavoreremo quindi, in tutta la nostra comunità, per:
1. ridurre il consumo di energia primaria e incrementare la quota delle energie rinnovabili e pulite.
2. migliorare la qualità dell’acqua e utilizzarla in modo più efficiente.
3. promuovere e incrementare la biodiversità, prevedendo riserve naturali e spazi verdi.
4. migliorare la qualità del suolo e preservare i terreni ecologicamente produttivi.
5. migliorare la qualità dell’aria.
La presenza e la disponibilità di risorse naturali è fondamentale per ogni attività umana, sia all’interno dei sistemi naturali che di quelli urbani. Nelle grandi città occorrono enormi quantitativi di risorse naturali per soddisfare le necessità, le aspirazioni e le attività degli abitanti, e il consumo di risorse naturali produce rifiuti di ogni tipo, con conseguenze di grande portata per l’ecosistema del pianeta.
Le risorse naturali sono consumate senza tener conto dell’equilibrio dei sistemi naturali e senza garantire l’equilibrio all’interno del sistema urbano: le risorse sono estratte dal sistema naturale per sostenere la vita nelle città, ma quasi nulla ritorna al sistema naturale in una forma utile, oppure in una
forma dove elementi del sistema naturale potrebbero trasformarle in sostanze utili adatte a rientrare nel
processo di circolazione. Le sostanze inutili e/o nocive sono invece scaricate nell’ambiente ed esercitano una pressione sulla capacità di carico e sulle funzioni di assimilazione del sistema naturale.
Le aree urbane non si comportano, quindi, come dei sistemi chiusi autosufficienti, ma dipendono
invece, fortemente, dall’area circostante; le risorse naturali sono importate nelle città, consumate e
poi esportate sotto forma di inquinamento atmosferico, inquinamento idrico e rifiuti solidi: i flussi
vanno verso la città, ma non ritornano alle fonti originarie (i cicli ecologici non si richiudono).
La disponibilità di risorse naturali, intendendo tra queste le materie prime come le risorse biologiche, i comparti ambientali e le risorse energetiche, costituisce il punto di partenza per lo sviluppo
delle economie dei paesi europei
Le modalità di utilizzo di queste risorse, la velocità con cui l’uomo prosciuga le riserve non rinnovabili e mina la capacità del Pianeta di rigenerare le risorse rinnovabili è l’argomento trattato dall’Unione europea nella “Strategia tematica per l’uso sostenibile delle risorse naturali” che ribadisce
e approfondisce in ambito continentale i temi trattati nel Rapporto di valutazione degli ecosistemi
per il Millennio (Millennium Ecosystem Assessment, Ecosystems and Human Well).
L’attuale modello di utilizzazione rende l’Europa testimone di un significativo degrado dell’ambiente e dell’esaurimento inesorabile delle risorse naturali non rinnovabili.
L’unica via d’uscita al momento appare quella di adottare approcci coordinati che mirino ad adottare modelli di consumo più sostenibili in grado di generare probabili benefici di ordine ambientale ed economico per l’Europa e per il mondo intero.
Questo approccio consentirà di orientare le economie europee verso una situazione in cui gli
obiettivi della crescita vengono conseguiti attraverso un uso più efficiente delle risorse naturali, senza ulteriormente erodere la loro base naturale.
Ma la Strategia dell’Unione Europea non è indolore: a sostegno delle decisioni politiche occorrerà
una comprensione approfondita dei nessi tra l’uso delle risorse e gli impatti correlati. Sarà fondamentale assicurare una valutazione politica dell’efficacia della strategia considerando che qualsiasi
politica per ridurre gli impatti ambientali è destinata a incidere su altre politiche o tecnologie. Si dovranno intraprendere azioni concrete atte a garantire che le decisioni politiche siano prese tenendo
conto del ruolo delle risorse naturali nel contesto più ampio dello sviluppo sostenibile.
Risorse naturali comuni
3. Risorse Naturali Comuni
Ci impegniamo ad assumerci la piena responsabilità per la protezione e la preservazione delle risorse naturali comuni.
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3.a
Risorse energetiche
L’energia rappresenta uno dei fattori a maggior impatto sull’ambiente, infatti problemi quali l’effetto serra ed i mutamenti climatici sono riconducibili in larga misura all’utilizzazione delle risorse
energetiche. In Italia la questione energetica assume particolare rilievo a causa della forte dipendenza
dall’estero e dell’alta incidenza del petrolio sui consumi.
Tra gli obiettivi della politica energetica europea vi sono la riduzione dello sfruttamento intensivo delle risorse naturali, la prevenzione dei cambiamenti climatici (come testimoniato dall’adesione
al Protocollo di Kyoto), la salvaguardia dell’ambiente e il miglioramento della crescita economica e
sociale.
Attualmente diversi paesi e singole regioni si trovano in una situazione di dipendenza reciproca per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento energetico, la stabilità economica e dun’azione efficace contro i cambiamenti climatici.
I sistemi energetici nazionali risultano essere particolarmente vulnerabili a causa della straordinaria crescita dei consumi energetici mondiali degli ultimi 50 anni, dell’elevato livello dei consumi
pro-capite nei paesi industrializzati e dell’ingresso sul mercato internazionale della popolazione cinese che rischia di far raddoppiare in pochi anni i consumi mondiali.
Tale vulnerabilità riguarda in particolare il sistema energetico italiano, caratterizzato più di altri da un modesto livello di efficienza e da una elevatissima dipendenza dall’estero.
A ciò si deve aggiungere che il verosimile raggiungimento del picco di estrazione del petrolio
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(Picco di Hubbert) rende ancor più critico il soddisfacimento di una domanda che continua a crescere e provoca un forte aumento della conflittualità internazionale nelle aree di ubicazione dei principali giacimenti; una conseguente impennata del prezzo del greggio, e contemporaneamente produce tensioni crescenti anche intorno alle altre fonti fossili che in teoria dovrebbero sostituirlo.
Un dibattito serio sulla questione energetica non può prescindere dalla revisione profonda del
sistema economico-produttivo, da una profonda riconversione tecnologica e da un modo nuovo di
concepire il benessere, l’organizzazione sociale ed in ultima analisi gli stili di vita individuali.
Con la ratifica del Protocollo di Kyoto nel 2002, il CIPE ha ratificato il Piano Nazionale per la
riduzione delle emissioni di gas serra , proposto dal Ministero Ambiente e Territorio (MATT), in
cui sono stabilite le strade per ottemperare agli impegni di riduzione presi dall’Italia (-6,5 % rispetto
ai valori del 1990); nella delibera viene delineato uno scenario tendenziale (‘a legislazione vigente’)
e uno scenario di riferimento (che corrisponde all’attuazione delle politiche già individuate ma ancora non attuate). Nessuno dei due scenari è in grado di conseguire gli obiettivi nazionali del Protocollo di Kyoto.
A livello nazionale, in assenza della ridefinizione di un Piano Energetico Nazionale, le recenti
modifiche in tema di risparmio energetico e fonti rinnovabili di energia, sono state :
• l’attuazione di direttive comunitarie in tema di rendimento energetico nell’edilizia (agosto
2005);
• criteri per l’incentivazione del fotovoltaico (Decreto 27 luglio 2005).
Per quanto concerne la Regione Lazio, i fondi stanziati consentiranno di incrementare l’efficienza
energetica e il ricorso alle fonti energetiche rinnovabili, da parte di Enti pubblici e di privati, contribuendo in maniera concreta alla riduzione delle emissioni di CO2 in atmosfera nel rispetto degli
obiettivi fissati dal Protocollo di Kyoto.
A livello locale il quadro di riforma amministrativa intrapreso con le leggi Bassanini (1997-1999)
ha assegnato alle Province, tra le altre competenze, anche la valorizzazione delle risorse idriche ed
energetiche e la programmazione di interventi di risparmio energetico e di promozione delle fonti
rinnovabili, oltre alla stesura del piano territoriale di coordinamento (l142/90) per la regolamentazione e l’indirizzo della attività amministrativa dei Comuni.
Per il settore dell’energia la Provincia di Roma ha predisposto il seguente piano:
PIANO ENERGETICO DELLA PROVINCIA DI ROMA – PEP 2007
Il Piano energetico della Provincia di Roma, approvato con Deliberazione del Consiglio Provinciale n. 237
del 15 febbraio 2008, è così articolato:
– ricognizione normativa nazionale e comunitaria vigente;
– raccolta e sistemazione dei dati territoriali di base: la raccolta comprende l’inquadramento territoriale, la
caratterizzazione ambientale (morfologia, geologia, risorse idriche, copertura vegetale, usi del suolo, caratterizzazione climatica), la descrizione dei caratteri insediativi, (popolazione e patrimonio edilizio), una
sintesi sul settore dei trasporti e sulla mobilità provinciale (infrastrutture, domanda di mobilità e programmazione degli interventi futuri), una breve descrizione dell’economia provinciale (agricoltura, turismo, terziario e industria);
– raccolta dei dati energetici, bilancio energetico e bilancio delle emissioni di gas serra: analisi dei flussi di energia in tutte le loro fasi (dalle risorse energetiche primarie, alle successive trasformazioni, fino ai consumi finali), bilanci attuali e tendenziali, individuazione di indici energetici e bilanci ambientali (emissioni
inquinanti e climalteranti) attuali e tendenziali;
– studi di settore sulla potenzialità della risorsa efficienza: stima dei benefici energetici derivanti dall’attuazione di interventi di risparmio energetico nel settore civile e dei trasporti;
– studi di settore sulle fonti energetiche rinnovabili (FER): descrizione della produzione di elettricità e di calore da fonti rinnovabili e stima dei benefici energetici conseguibili con l’introduzione della produzione di elettricità e calore da FER;
Risorse naturali comuni
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– scenari energetici, Piano di Azione, monitoraggio dei risultati: per ogni tipologia di intervento vengono individuati i siti di interesse puntuale e le tecnologie proponibili per una diffusione capillare e un profilo
temporale di penetrazione per calcolare i risparmi energetici conseguibili a diversi orizzonti temporali e
tracciare degli scenari energetici correttivi.
Il Piano di azione rappresenta la parte propositiva del Piano Energetico Provinciale, definendo obiettivi,
azioni, ambiti strategici prioritari, risultati attesi, tempi e risorse necessarie a conseguire gli obiettivi generali di contenimento delle emissioni climalteranti.
L’attività provinciale dovrebbe tendere principalmente all’identificazione di linee programmatiche che favoriscano l’azione locale, al ruolo di soggetto promotore di un vasto sistema di azioni sul territorio coordinate tra i diversi attori del settore energetico e al ruolo di soggetto attuatore di un programma reale di
sostenibilità energetica.
Tra le azioni previste dal PEP rientrano: la costituzione dell’Agenzia Energetica Provinciale, l’attribuzione
delle competenze per il controllo dei rendimenti energetici e delle autorizzazioni, la definizione delle azioni sul patrimonio provinciale, l’avvio di “progetti pilota” accompagnati da campagne di informazione adeguate, la creazione di attività di sostegno alle politiche energetiche degli enti locali, la stipula di accordi quadro con attori pubblici o privati per le iniziative da intraprendere sul territorio e la promozione delle fonti rinnovabili e delle azioni di risparmio energetico tramite lo stanziamento di incentivi.
Presentazione e valutazione degli indicatori
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Risorse naturali comuni
1. Produzione totale di energia elettrica
Fonte: Piano Energetico Provinciale 2006
Il punto di partenza per valutare le politiche energetiche è il bilancio energetico (che comprende
anche il consumo di carburante), il quale consente di avere un quadro generale sulla differenza tra
energia prodotta (per la produzione di elettricità sono state individuate le centrali termoelettriche
ed idroelettriche gestite da ENEL, Tirreno Power, ACEA ed altre società minori) ed energia consumata.
L’indicatore – Produzione di energia elettrica - ha l’obiettivo di valutare la quantità di energia,
espressa in GWh/anno, prodotta dalla provincia.
Come si evince dal grafico, la produzione di energia elettrica nella provincia di Roma, è dominata quasi interamente (quasi il 98%) dalla componente termoelettrica. Scarsa, invece, risulta essere la produzione di energia idroelettrica.
Per quanto concerne la produzione di energia termoelettrica prodotta, invece, notiamo un
trend altalenante negli anni ma con andamento decrescente fino al 2001, anno in cui la produzione di energia termoelettrica raggiunge il punto di minimo (10.480,00 GWh/anno). Dal 2002 in poi
l’indicatore mostra segni di ripresa, passando da 10.480 GWh prodotti nel 2001 a 12.683 GWh nel
2002 e a 12.969 GWh nel 2003, facendo registrare in tale arco temporale (2001-2003) un incremento di produzione del 23,7%.
Fonte: Piano Energetico Provinciale – produzione termoelettrica provinciale
Il trend decrescente negli anni è dovuto in parte, all’arresto periodico (causa interventi di manutenzione straordinaria) delle linee produttive delle due centrali di Civitavecchia, le quali condiziona-
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no fortemente la produzione complessiva provinciale, e in parte alle operazioni di repowering1 della
centrale di Torrevaldaliga Sud. Quest’ultima, infatti, ha visto ridurre la sua produzione da 5.443
GWh prodotti nel 1997 a 1.325 nel 2003, facendo registrare una diminuzione di produzione del 75,6%.
2. Consumo di energia elettrica per settore economico
Fonte: Terna S.p.A
Il consumo finale di energia elettrica, nella provincia di Roma è destinato, in linea di massima,
a soddisfare la domanda dei principali settori economici d’impiego: civile, agricoltura, industria e
terziario.
L’obiettivo dell’indicatore analizzato è quello di valutare il quantitativo di energia (elettrica) consumata per ogni singolo settore economico nella quale viene impiegata.
Nella provincia di Roma gran parte dei consumi di energia elettrica sono attribuiti all’utilizzo
di apparecchi e dispositivi quali elettrodomestici, lampadine, sistemi elettronici, il cui impiego, soprattutto nei settori terziario e residenziale, determina un aumento dei consumi di energia con un
peso sempre crescente rispetto alla totalità dei consumi. I consumi di tale settore, infatti, aumentano del 21,8%, passando da 4.669 milioni di KWh consumati nel 1997 a 5.167 milioni di KWh
nel 2005. Tale incremento è dovuto in parte anche alla crescita, negli ultimi anni, della diffusione
di climatizzatori e stufe (fonte: Terna S.p.a.).
Relativamente al terziario, anche per questo settore, si nota un trend sempre crescente dei consumi, che passa da 5.208 a 7.365 milioni di KWh nel medesimo arco di tempo considerato (19972005), con un incremento del consumo quasi del 41,4%.
Riepilogo dati – Consumi di energia per settore economico
1
Insieme degli interventi di ammodernamento, rinnovo e potenziamento di un impianto di produzione di energia elettrica,
finalizzati a migliorarne l’efficienza energetica e ad aumentarne la compatibilità.
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Per il settore industriale provinciale, l’analisi dei dati presenta una evoluzione dei consumi con
andamento altalenante negli anni. Si passa da 1.806 milioni di KWh consumati nel 1997 a 2.069
nel 2005 (+14,6%), con aumenti e decrementi annuali dei consumi.
L’ultimo settore, da come si può evincere dal grafico, che presenta un bassissimo consumo di
energia elettrica è rappresentato da quello agricolo. Negli anni che vanno dal 1997 al 1999 il consumo di energia elettrica per tale settore è rimasto quasi invariato, subendo un impercettibile incremento solo dal 2000 in poi. Il 2002 rappresenta, per il settore agricolo, l’anno in cui si registra
il valore di consumi più basso (100 milioni di KWh), mentre, il 2005 rappresenta l’anno con il valore più alto (115,2 milioni di KWh).
Nel settore agricolo infatti risulta marginale l’uso di energia elettrica e le principali funzioni d’uso dei consumi di combustibili fossili sono: bassa temperatura e trazione.
In definitiva, si può affermare che nella provincia di Roma, nell’arco di tempo considerato (19972005), il consumo totale di energia è aumentato del 29,3%, passando da 11.787,2 a 15.237,4 milioni di KWh. Gran parte di questi consumi derivano dal forte peso del comparto terziario presente nel Comune di Roma, in costante espansione.
3. Bilancio elettrico provinciale
Fonte: Piano Energetico Provinciale 2006 (valori espressi in GWeh)
Il Bilancio elettrico è uno strumento che ha lo scopo di descrive, in modo sintetico, la differenza
tra la quantità di energia elettrica prodotta e la quantità consumata.
Dando uno sguardo ai dati, riportati in tabella, dal 1997 al 2005 si nota in provincia una netta diminuzione della produzione di energia elettrica (-29,6%) contrariamente ad un evidente incremento dei consumi (+21,3).
Tale fenomeno porta la Provincia di Roma a perdere, dal 2001 in poi, la sua autonomia elettrica, passando da Provincia esportatrice di energia elettrica a Provincia importatrice (anche se di quote marginali). Infatti, dal 1997 al 2000 si assiste ad una diminuzione del saldo finale di energia elettrica, passato, rispettivamente a tali anni, da 7.038 a 1.378 GWeh. Dal 2001 al 2003 il saldo risulta sempre negativo: -2.371 GWeh nel 2001, -631 GWeh nel 2002 e -1.051 nel 2003.
Come detto precedentemente nell’indicatore 1 – Produzione totale di energia - la diminuzione
della produzione di energia elettrica è dovuta in parte, all’arresto periodico (per interventi di manutenzione) delle linee produttive delle due centrali di Civitavecchia e in parte alle operazioni di repowering della centrale di Torrevaldaliga Sud.
Tale situazione è destinata a modificarsi qualora si realizzassero ed entrassero in esercizio gli impianti i cui progetti sono sotto esame da parte del Ministero delle Attività produttive per il rilascio
delle autorizzazioni.
Tuttavia la Provincia ha elaborato un ipotetico bilancio elettrico tendenziale per gli anni futuri, secondo il quale recupererà molto presto il suo ruolo di Provincia esportatrice e sarà in grado, inoltre, di ricoprire il fabbisogno elettrico regionale.
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4. Vendita dei principali prodotti petroliferi
Fonte: Piano Energetico Provinciale 2006
L’indicatore – Vendita dei principali prodotti petroliferi - ha lo scopo di valutare negli anni la quantità (espressa in tonnellate) di combustibili liquidi venduti sul territorio provinciale.
Per quanto concerne l’utilizzo, e quindi il consumo, di olio combustibile c’è da dire che esso è
un prodotto interamente rifornito via mare (porto di Civitavecchia) e a carico delle centrali termoelettriche di Civitavecchia. A livello provinciale, il consumo di tale combustibile è diminuito con
il passare degli anni: da 5.237.42 tonnellate vendute nel 1997 si è passati a 3.807.606 tonnellate nel
2005, facendo registrare, nel giro di 7 anni, una riduzione nelle vendite del 27,3%.
Anno
2003
2002
2001
2000
1999
1998
1997
Olio
combustibile
GPL
Gasolio
Benzine
3.807.606
4.347.003
3.509.560
4.631.649
4.966.288
5.439.214
5.237.462
335.770
338.944
353.519
405.768
370.818
364.471
256.245
2.161.001
1.939.988
1.647.274
1.321.150
1.447.019
1.443.039
1.438.362
1.268.049
1.334.633
1.331.569
1.341.453
1.401.919
1.402.298
1.369.959
Totale
7.572.426
7.960.568
6.841.922
7.700.020
8.186.044
8.649.022
8.302.028
Riepilogo dati - vendita dei principali prodotti petroliferi (valori espressi in tonnellate)
Analogo andamento (decrescente negli anni) si è avuto anche con la quantità di Benzine consumate. La quantità maggiore di questo combustibile è destinato, come ben si sa, all’autotrazione.
Dal 1997 al 2003 nella provincia si assiste ad una diminuzione del consumo delle Benzine del 7,4%.
Contrariamente a tale fenomeno, si assiste ad un forte incremento nell’utilizzo del gasolio che
da 1.483.362 tonnellate consumate nel 1997 passa a 2.161.001 tonnellate nel 2003, facendo segnare
un aumento del 50,2%.
Per quanto riguarda, invece, l’impiego del GPL, ripartito in GPL da autotrazione e GPL immesso extrarete (usi civili residenziali ed industriali) vi è da dire che anche questo combustibile su-
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bisce un forte incremento nei consumi, soprattutto come carburante impiegato per alimentare le auto. Dal 1997 al 2003 i consumi di GPL nella provincia passano rispettivamente da 256.245 a 335.770
tonnellate, facendo registrare un incremento percentuale del 31%.
Nella provincia di Roma, infatti, in base a quanto riportato nel Piano energetico Provinciale, si
assiste ad una riduzione della vendita dei principali prodotti petroliferi, che passa dal 1997 al 2003
da 8.302.028 a 7.572.426 tonnellate, con una riduzione di quasi 9 punti percentuali. Il 2001, in
base ai dati contenuti nel Piano Energetico Provinciale, è l’anno in cui si è venduto il minor quantitativo di combustibili liquidi (6.841.922 tonnellate, ossia -17,6% rispetto al 1997).
5. Consumi di gas per settore d’uso
Fonte: Piano Energetico Provinciale 2006
Tra i combustibili gassosi è da prendere in considerazione solo il gas naturale, in quanto gli altri combustibili (gas di cokeria o gas proveniente dalle biomasse) sono utilizzati in quantità marginali e, quindi, non ritenuti rilevanti nella nostra analisi.
Nella provincia romana 108 comuni su 121 risultano metanizzati, i rimanenti tredici (Camerata
Nuova, Cervara di Roma, Jenne, Magliano Romano, Saracinesco, Vallepietra, Cineto Romano, Licenza,
Percile, Rocca di Cave, Roccagiovine, Vallinfreda e Vivaro Romano) ancora non sono raggiunti dal gas
naturale ed hanno una popolazione complessiva di 6.273 individui pari allo 0,2% del totale.
Per i comuni metanizzati il gas viene distribuito tramite reti cittadine gestite da 6 aziende: ITALGAS, ARCALGAS (EDISON), ITALCOGIM RETI s.r.l., ENEL GAS, EROGASMET e COGAS.
Da ricordare che la società ITALGAS (Roma) ricopre il 68% della popolazione provinciale, ITALGAS (extra Roma) il 20,02%, EROGASMET il 3,54%, ITALCOGIM il 3,08%, ENEL GAS il 2,73%,
Edison l’ 1,19% e COGAS lo 0,45%. Il rimanente 0,17 della popolazione non è metanizzata.
L’indicatore preso in considerazione – Consumi di gas per settore d’uso – ha lo scopo di valutare
la quantità di gas naturale consumato nei vari settori in cui viene impiegato.
Analizzando i consumi per tipologia d’uso notiamo che il settore in cui si verifica un consumo maggiore del gas è quello residenziale, seguito dal terziario, dall’industria e, infine, dal settore agricolo.
Da semplici calcoli risulta che il settore residenziale ricopre il 67% del consumo del gas totale,
mentre quello agricolo, che è il settore dove si registrano consumi più ridotti, lo 0,9% del totale.
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Quest’ultimo ha avuto nel corso degli anni un consumo stabile di gas naturale che oscillava tra i
14.500.000 e 15.000.000 m3/anno. Solo nel 2004 il settore agricolo vede un’impennata dei suoi consumi, passati da 15.926.071 m3 consumati nel 2003 a 17.511.000 m3 nel 2004 (+10% in un solo anno).
Osservando la tabella sotto riportata, si evince un notevole incremento (46,9%) per quanto riguarda i consumi del settore industriale, che passa da 65. 272.109 m3 consumati nel 1997 a quasi
96.000.000 nel 2004.
In definitiva, dall’analisi dei dati raccolti ci si accorge che il consumo totale di gas nell’intera provincia rivela un trend in forte aumento negli ultimi anni. Infatti, dal 2002 al 2004, in soli tre anni, tale consumo è aumentato del 14,2%. Prendendo in considerazione, invece, l’arco temporale che va dal
1997 al 2004 ci si accorge che tale incremento tende a sfiorare il 20% (19,9%). Solo il triennio 20002002 risulta il periodo in cui il consumo totale di gas ha avuto un trend quasi costante, con piccoli incrementi che risultano di poca rilevanza rispetto agli incrementi degli anni successivi a tale periodo.
L’efficienza energetica di una certa area e/o all’interno di un determinato settore di utilizzo si esprime mediante l’utilizzo di indici. Questi non sono altro che dei rapporti tra grandezze energetiche e
Riepilogo dati – Consumi di gas per settore d’uso (valori espressi in Nm3/a)
6. Consumo pro-capite di energia
Fonte: Piano Energetico Provinciale 2006
variabili socioeconomiche. Uno di questi è il Consumo pro-capite di energia. Tale indicatore ha lo scopo di valutare la quantità di energia consumata da ogni singolo utente nell’arco di un anno.
Il 2003 rappresenta, per la provincia di Roma, l’anno in cui si registra il più alto consumo pro-
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capite di energia. Negli anni precedenti, tale consumo si aggirava intorno a 1,85 - 1,86
Tep/abitante/anno (1 Tep = 11,6 MWh).
Dal 1997 al 2003 il consumo pro-capite di energia è aumentato del 13,5%, passando da 1,78
a 2,02 Tep l’anno per abitante.
Il 2000, invece, rappresenta l’anno in cui si registra il più basso consumo pro-capite (1,81
tep/abitante/anno). Da tale anno in poi il trend di tale indicatore assume un andamento crescente
fino ad attestarsi nel 2003 a 2,02 Tep/abitante/anno (+11,6%).
L’indicatore di efficienza energetica – Consumo energetico per Km2 – ha lo scopo di valutare la
quantità di energia consumata per ogni Kmq del territorio provinciale e consente quindi di valutare la quota parte di enegia assorbita dal territorio (inteso come abitanti, infrastrutture, attività, ecc)
indipendentemente dalla numerosità dei suoi abitanti.
Osservando la tabella si nota, negli anni, un piccolo incremento del valore di tale indicatore. Nel
1997, infatti, il consumo energetico per Km2 nella provincia era pari a 1,21 Ktep, nel 1998 e 1999
sale a 1,27 Ktep.
7. Consumo energetico per Km2
Fonte: Piano Energetico Provinciale 2006
Il trend dell’indicatore mostra dal 2000 in poi un andamento di crescita costante, pari a +0,05
Ktep in più ogni anno: 1,3 Ktep nel 2001, 1,35 Ktep nel 2002 e 1,4 Ktep nel 2003.
In definitiva si può affermare che il consumo energetico per Km2 nel territorio provinciale subisce, nel periodo esaminato (1997-2003), un incremento pari al 15,7%.
8. Consumo benzina/gasolio per autoequivalente
Fonte: Piano Energetico Provinciale 2006 – elaborazione Gemini IST
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Per valutare i consumi relativi al settore dei Trasporti tutti gli autoveicoli circolanti nel territorio provinciale (auto, moto, autobus, motocarri, ecc) sono stati espressi in “autoequivalente” (Veq)
in base al diverso coefficiente di conversione dato dal rapporto tra il consumo unitario di questi veicoli e quello dell’auto. Tali coefficienti di conversione (differenziati per gli autoveicoli a benzina o
a gasolio) sono forniti ed aggiornati ogni anno dall’ ENEA.
L’indicatore preso in considerazione – Consumo di benzina/gasolio per autoequivalente – ha lo scopo di valutare il consumo unitario di ogni autoveicolo in base al carburante utilizzato (benzina/gasolio).
Analizzando i dati riportati in tabella si nota, da una parte, una riduzione del consumo specifico di benzina e, dall’altra, un incremento del consumo di gasolio. Tale fenomeno sicuramente è
stato influenzato da numerosi fattori tra cui innanzitutto l’aumento delle vendite di vetture a gasolio, seguito dall’aumento del prezzo della benzina, che probabilmente induce gli automobilisti a ridurre i consumi (scegliendo percorsi alternativi o l’uso del trasporto pubblico) ed infine dall’evoluzione tecnologica dei veicoli di recente immatricolazione.
La riduzione del consumo di benzina, o l’aumento del consumo di gasolio, si può notare paragonando i dati del 1997 a quelli del 2003.
Dall’analisi dei dati provinciali, infatti, si evince che dal 1997 al 2003 il consumo di benzina
per autoequivalente è diminuito (come era prevedibile a seguito dell’aumento delle vendite di veicoli a gasolio) quasi del 14% passando, rispettivamente agli anni considerati, da 0,79 a 0,68
Tep/anno.
Contrariamente a tale fenomeno si registra un forte incremento del consumo di gasolio per autoequivalente pari al 47%. Si passa, infatti, da 0,88 Tep consumati nel 1997 a 1,3 Tep nel 2003.
9. Potenza elettrica lorda da impianti a fonti rinnovabili
Le fonti energetiche rinnovabili stanno vivendo una stagione di grande sviluppo a livello mondiale con un peso sempre più rilevante nella bilancia energetica. In Italia puntare sulle fonti energetiche rinnovabili può rappresentare una straordinaria occasione per creare nuova occupazione e
ridurre la dipendenza dalle importazioni di greggio. Occorre, tuttavia, valorizzare le potenzialità delle differenti fonti (solare termico, solare fotovoltaico, eolico, idroelettrico, biomasse, legno, geotermia a bassa temperatura) puntando proprio sulle diverse vocazioni dei territori. E’ proprio l’integrazione delle diverse fonti pulite la prospettiva capace di creare in poco tempo una reale alternativa alle fonti fossili.
Nell’analisi effettuata, sugli impianti elettrici centralizzati nella provincia, si è ritenuto opportuno tralasciare gli impianti di produzione di calore, sia per il loro peso marginale e sia per la scarsità di informazioni a nostra disposizione.
Ricordiamo, inoltre, che l’indicatore utilizzato – Potenza elettrica lorda da impianti a fonti rin-
Fonte: Piano energetico provinciale 2006
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novabili – ha lo scopo di valutare la potenza elettrica generata da impianti che utilizzano fonti rinnovabili per generare energia pulita.
Confrontando i dati provinciali al panorama nazionale ci si accorge che la nostra provincia ricopre un ruolo di scarso rilievo in tema di produzione di energia pulita.
Dai dati riportati in tabella, infatti, prendiamo atto che il potenziale elettrico lordo, prodotto
dagli impianti situati nella provincia che utilizzano fonti di energia rinnovabile, nel 2003 è di soli
181 MWe, ossia lo 0,9% della produzione totale italiana (19.861,7 MWe) e il 38,5% del totale regionale.
Entrando più nel dettaglio si può affermare che dei 181 MWe prodotti nel 2003, 129 MWe
sono prodotti da fonte idroelettrica (ossia il 71,3% del totale). Il rimanente è prodotto dai rifiuti/CDR (14,9%) e dai biogas (13,8%), nelle rispettive quantità 27 e 25 MWe. Non risultano dati per quanto concerne la produzione di energia da impianti geotermici, eolici, fotovoltaici e da Biomasse.
La produzione provinciale di energia elettrica, derivante da impianti idroelettrici, risulta in termini percentuali in linea con quella regionale (74%), e più bassa rispetto alla produzione nazionale (85,4%).
Avendo, infine, a disposizione solo i valori per l’anno 2003, non è stato possibile delineare un
trend temporale dell’indicatore e lo si rimanda ad ulteriori analisi future.
Numero di scuole secondarie dotate di impianti fotovoltaici: superficie, potenza nominale ed
energia elettrica prodotta dagli impianti
Uno dei problemi ambientali più rilevanti che affliggono la nostra società e che caratterizzano
il nostro modello di sviluppo è quello relativo alla questione energetica, ed in particolare alla riduzione dei costi energetici e alla realizzazione degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra
stabiliti a livello internazionale con il protocollo di Kyoto.
Per raggiungere tali obiettivi è necessario ripensare il sistema energetico concentrandosi su interventi presso le utenze finali e abbandonando progressivamente il concetto prevalente di rete, intesa come un sistema di distribuzione alimentato da poche grandissime centrali termoelettriche: la
rete del XXI secolo dovrà essere necessariamente la sede di scambio dell’energia elettrica prodotta
da migliaia di impianti alimentati dalle fonti energetiche più disparate rinnovabili e non, dove prioritariamente dovranno essere applicate fonti di energia endogene e nell’ambito comunque di un processo di riprogettazione e riqualificazione energetica di utenze e attività nate in passato senza criteri di sostenibilità energetica.
La diffusione delle fonti rinnovabili è possibile solo se saranno disponibili incentivi per gli
impianti di piccola taglia diffusi sul territorio e modalità di connessione alla rete semplici e dirette.
La tecnologia che, meglio di altre, consente a chiunque di produrre in modo semplice ed efficace energia elettrica è il fotovoltaico, unica opzione tecnologica in grado di realizzare energia elettrica da fonte pulita anche in ambiente urbano.
L’adesione al programma “10 mila tetti fotovoltaici” del Ministero dell’Ambiente, per l’adozione
dei tetti fotovoltaici nelle scuole superiori della Provincia di Roma, è servita per sensibilizzare gli studenti al risparmio energetico, e svolgere un’azione formativa attraverso l’attività dei laboratori al fine di compiere un primo passo nel contenimento dei consumi negli istituti scolastici, dimostrando
che è possibile, anche attraverso l’uso della tecnologia fotovoltaica (FV), contribuire allo sviluppo
sostenibile del territorio a livello locale.
La riqualificazione energetica del patrimonio di edilizia scolastica, tramite l’installazione di impianti FV, rappresenta quindi uno degli ambiti di intervento sul quale investire, consentendo da un
lato di determinare una diminuzione dei costi energetici e delle emissioni di gas serra e dall’altra di
informare, formare e sensibilizzare gli studenti sulla questione energetica.
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RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE DELLA PROVINCIA DI ROMA 2007
10. Numero di scuole secondarie dotate di impianti fotovoltaici
Fonte: Provincia di Roma – Dip. X, Servizi per la scuola - Anno 2006
L’indicatore in esame ha come obiettivo la quantificazione del numero di edifici scolastici che
aderendo al programma “10 mila tetti fotovoltaici” del Ministero dell’Ambiente, si sono dotati di
impianti fotovoltaici nonché la valutazione delle caratteristiche degli impianti stessi.
La Provincia ha aderito con slancio al programma “10 mila tetti fotovoltaici” del Ministero dell’Ambiente, candidandosi nel Lazio ad essere il principale soggetto pubblico ad interpretare questo
cambiamento verso un diverso sistema energetico.
I 14 impianti, tutti connessi in rete, realizzati su altrettante scuole (12 nel Comune di Roma,
1 nel Comune di Fiumicino e 1 nel Comune di Civitavecchia), hanno dimostrato nei primi due anni di funzionamento di essere affidabili, semplici in termini di installazione e manutenzione, silenziosi e assolutamente inoffensivi in termini di impatto ambientale, contribuendo a contrastare il degrado ambientale delle città.
Gli impianti realizzati di potenza complessivamente pari a 100 kW (da un massimo di 17,36
kWp ad un minimo di 1 kWp), producendo all’anno energia elettrica da un minimo di 1.000 kWh
ad un massimo di 23.400 kWh, contribuiscono ogni anno ad evitare il consumo di 120.000 kWh
di elettricità e l’emissione in aria di oltre 60 tonnellate di anidride carbonica contribuendo a livello locale al raggiungimento degli obiettivi previsti dal Protocollo di Kyoto, vincolante per l’Italia dal
16 febbraio 2005.
L’applicazione nelle scuole aumenta inoltre la valenza culturale e divulgativa dell’esperienza grazie alla caratteristica intrinseca della scuola di essere incubatrice di cultura e di crescita.
L’esperienza positiva di questa prima partecipazione della Provincia (resa possibile dagli incentivi attivati dal Decreto del 28/07/2005 e successive modificazioni) è un incoraggiamento a procedere spediti in questa direzione coinvolgendo altre scuole, attivando programmi didattici negli istituti superiori affianco alla realizzazione di nuovi impianti.
Si delinea, in definitiva, un contesto positivo per quanto concerne la valutazione dello stato attuale dell’indicatore ed un trend temporale con buone possibilità di crescita anche per gli anni successivi al 2006.
Di seguito sono riportati i progetti, le iniziative e le buone pratiche attuate dalla Provincia di
Roma relativamente alla questione energetica.
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Titolo Progetto/iniziativa
Breve descrizione
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Per saperne di più contattare
Progetto Comunitario “Pae- Il progetto prevede una serie di attività volte al- Dip. IV - Servizi di tutela
se del Sole”
la promozione dell’uso delle fonti energetiche
ambientale
rinnovabili ed al risparmio energetico. Tra le
Servizio 3 tutela aria ed
azioni previste: formazione di tecnici “solarienergia
sti”, educazione ambientale, esperienze pilota,
campagne locali, promozione di regolamenti e [email protected]
norme comunali di incentivazione all’uso delRiferimento:
le FER, ecc
Patrizia Prignani
“Castelli Solari”
Contributo del 100% stanziato dalla Provincia Dip. IV - Servizi di tutela
per la fornitura e posa in opera di impianti ambientale Servizio 3 tutela
solari termici per la produzione di acqua saniaria ed energia
taria e riscaldamento di acqua delle piscine in
12 strutture pubbliche (scuole e centri sporti- [email protected]
vi) e fornitura di sistemi di monitoraggio per
Riferimento: Egle Cava
la valutazione del rendimento dell’impianto
in altrettanti comuni della Provincia
Attività di informazione e
promozione di comportamenti positivi sull’efficienza
energetica e creazione di un
sito web
Promozione dell’informazione ai cittadini in
merito al corretto utilizzo degli impianti termici posti negli edifici siti nei Comuni della
Provincia con popolazione residente fino a
40.000 abitanti, ai fini di un più elevato risparmio energetico, del miglioramento della
qualità dell’aria e della sicurezza delle persone
Dip. IV - Servizi di tutela
ambientale
Ufficio dipartimentale
“osservatorio per la
promozione della qualità
ambientale”
[email protected]
Riferimento: Luigi Fedeli
Progetto fotovoltaico negli Il progetto prevede l’installazione di n. 24 imIstituti Scolatici “Docup pianti fotovoltaici in altrettanti Istituti Scolastici del territorio provinciale per un totale di
ob.2”
310 kW di potenza installata
Dip. IV - Servizi di tutela
ambientale
Servizio 3 tutela aria ed
energia
[email protected]
Riferimento: Patrizia
Prignani
Adesione al progetto Comu- Il progetto prevede la diagnosi energetica, effettuata tramite dei contatori dei consumi eletnitario Ener in Town
trici e termici, di 8 scuole del territorio provinciale. Alla diagnosi seguirà la proposta di interventi di riqualificazione
Dip. IV - Servizi di tutela
ambientale
Servizio 3 tutela aria ed
energia
[email protected]
Riferimento: Patrizia Prignani
Bibliografia
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Webgrafia
Normativa di riferimento
Legge 9 gennaio 1991, n. 9
Piano energetico nazionale - Aspetti istituzionali, centrali idroelettriche ed elettrodotti,
idrocarburi e geotermia
Dm 11 novembre 1999
Dlgs 79/1999 - Energia elettrica da fonti rinnovabili - Direttive per l’attuazione delle norme
Direttiva 2001/77/Ce
Promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili
Dm 24 luglio 2002
Bandi regionali “Programma solare termico”
Direttiva 2002/91/CE
Direttiva sul rendimento energetico nell’edilizia
Decisione e 1230/2003/Ce
Programma “Energia intelligente per l’Europa” - 2003-2006
Dlgs 29 dicembre 2003, n. 387
Attuazione della direttiva 2001/77/Ce relativa alla promozione dell’energia elettrica
prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità
Dm 20 luglio 2004
Dlgs 164/2000 - Risparmio energetico e sviluppo delle fonti rinnovabili - Obiettivi
nazionali
Dm 20 luglio 2004
Efficienza energetica - Usi finali dell’energia - Dlgs 79/1999
LR 8 novembre 2004, n. 15
Disposizioni per favorire l’impiego di energia solare termica e la diminuzione degli
sprechi idrici negli edifici
Dm 28 luglio 2005
Criteri per l’incentivazione della produzione di energia elettrica mediante conversione
fotovoltaica della fonte solare - “Conto Energia” - Dlgs 387/2003
Dlgs 19 agosto 2005, n. 192
Attuazione della direttiva 2002/91/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio sul rendimento energetico nell’edilizia
Dm 6 febbraio 2006
Criteri per l’incentivazione della produzione di energia elettrica mediante conversione
fotovoltaica della fonte solare - Dlgs 387/2003 - Modifica Dm 28 luglio 2005
Decisione 1639/2006/Ce
Programma quadro per la competitività e l’innovazione 2007-2013 - Programma
“Energia intelligente” 2007/2013
Dm o 19 febbraio 2007
Criteri e modalità per incentivare la produzione di energia elettrica mediante conversione fotovoltaica della fonte solare - cd. “Conto energia” - Attuazione articolo 7,
Dlgs 387/2003
Dm 19 febbraio 2007
Disposizioni in materia di detrazioni per le spese di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente - Attuazione dell’articolo 1, comma 349, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 - Finanziaria 2007
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3.b
La Direttiva quadro dell’Unione Europea sulle acque (2000/60/CE) rappresenta una sfida importante perché è finalizzata a promuovere un uso sostenibile delle risorse idriche in Europa e si applica a chiunque sia direttamente o indirettamente coinvolto nel loro uso e gestione. La direttiva è
stata approvata a larga maggioranza dal Parlamento Europeo nel giugno 2000 ed è stata congiuntamente adottata alcuni mesi dopo dal Parlamento e dal Consiglio. Questa riorganizza in modo efficace ed entro un unico sistema legale le più di 30 normative ed altri precedenti strumenti legali
inerenti le risorse idriche, ponendo le basi per un’effettiva politica idrica a livello comunitario.
A livello nazionale la Legge 36/94 (Legge Galli), in parte abrogata dal Dlgs 152/06, parte III,
ha profondamente innovato la normativa relativa al settore delle risorse idriche, stabilendo che tutte le acque superficiali e sotterranee sono pubbliche e il consumo umano è prioritario rispetto agli
altri usi. La legge ha introdotto inoltre due novità fondamentali. La prima è l’istituzione del “Servizio Idrico Integrato” (SII), inteso come l’insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e
distribuzione dell’acqua ad usi civili, di fognatura e depurazione delle acque reflue; il SII è basato
sul ciclo integrato dell’acqua che ha come finalità quella di garantire disponibilità idriche adeguate
e di migliorare le condizioni di fornitura delle infrastrutture incoraggiando il risparmio, il risanamento e il riuso della risorsa idrica. La seconda novità è l’individuazione di “Ambiti Territoriali Ottimali” (ATO), tali da consentire adeguate dimensioni gestionali, superare la frammentazione del-
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le gestioni locali e realizzare economie di scala con un bacino di utenza in grado di generare introiti tali da coprire i costi di gestione e gli investimenti necessari, remunerando il capitale investito.
A seguito dell’emanazione della Direttiva 2000/60/CE e della pubblicazione del Decreto legislativo 152/99 (abrogato dal Dlgs 152/06, parte III) è stato fortemente modificato il quadro legislativo di riferimento per le politiche di tutela e di uso sostenibile delle risorse idriche. Il Dlgs 152/99
si propone, infatti, prevenire e ridurre l’inquinamento dei corpi idrici inquinati e di risanarli; perseguire usi sostenibili e durevoli delle risorse idriche, con priorità per quelle potabili; e mantenere
la capacità naturale di autodepurazione dei corpi idrici, nonché la capacità di sostenere comunità
animali e vegetali ampie e ben diversificate. Scopo del quadro normativo è istituire un luogo condiviso a livello europeo per l’attuazione di una politica sostenibile, a lungo termine, di uso e di protezione per tutte le acque interne, per le acque di transizione e per le acque marino costiere.
Il Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, parte III - Norme in materia ambientale – che integra e sostituisce la Legge 34/96 e il Dlgs 152/99, contiene disposizioni volte ad assicurare la tutela ed il risanamento del suolo e del sottosuolo e il risanamento idrogeologico del territorio, individuando obiettivi di qualità ambientale per specifica destinazione dei corpi idrici; tenendo conto
degli aspetti qualitativi e quantitativi nell’ambito di ciascun distretto idrografico e promuovendo il
rispetto dei valori limite agli scarichi fissati dallo Stato, nonché la definizione di valori limite in relazione agli obiettivi di qualità del corpo recettore. In particolare il decreto (come riportato nell adirettiva CE) si focalizza sulla specifica ricettività di ogni corpo idrico all’interno del corrispondente
bacino.
La gestione e i programmi di protezione delle risorse idriche sono riferiti all’unità territoriale costituita dal bacino idrografico o, nel caso della direttiva quadro, dal distretto di bacini nel caso di
bacini idrici di modeste dimensioni. In tal senso anche le acque costiere sono inserite nel bacino o
distretto che determina le pressioni e gli impatti inquinanti sulle stesse.
Le risorse idriche mondiali sono diffusamente in uno stato di degrado. L’inquinamento, le contaminazioni e gli sperperi hanno fatto dell’acqua dolce una risorsa sempre più “rara” nella qualità
necessaria ed indispensabile alla vita. Così, anche nei paesi sviluppati come l’Italia, é diventato sempre più costoso accedere all’acqua dolce di buona qualità. Da anni, il costo dell’acqua non fa che aumentare anche se, in Italia, la qualità dell’acqua e della sua distribuzione resta inadeguata ed insufficiente in molte zone del territorio: emblematico nel Lazio è stato il caso del fiume Sacco (2005),
dove si è verificato un grave caso di inquinamento delle acque a causa di scarichi industriali, e dove, ancora oggi sono assenti depuratori, impianti di collettamento e fognature. A volte il contrasto
risulta forte tra le zone dove la carenza d’acqua resta un problema di vissuto quotidiano e le zone
dove gli sperperi si esprimono in forti consumi, dovuti ad un’agricoltura intensiva, ad attività industriali inquinanti ed ad usi domestici/privati irragionevoli, e si traducono in una dilapidazione predatrice del patrimonio idrico comune nazionale e mondiale.
L’Italia è potenzialmente ricca d’acqua la cui disponibilità “teorica”, tuttavia, non coincide con
quella “effettiva” a causa della natura irregolare dei deflussi e delle carenze del sistema infrastrutturale esistente.
Altri importanti fattori che contribuiscono a ridurre la disponibilità della risorsa sono: i prelievi per intensità d’uso molto elevati; l’inquinamento, che può rendere l’acqua inadatta ai vari usi, e
in particolare a quelli pregiati, quali quelli potabile e ambientale.
I prelievi pro capite di acqua, nel nostro Paese, sono di 980 metri cubi l’anno, rispetto ai 1.870
degli Usa e ai 190 della Gran Bretagna. Le tariffe dell’acqua per uso domestico sono quasi raddoppiate durante gli anni ‘90, pur mantenendosi ancora basse rispetto agli standard Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico). Rispetto alla qualità delle acque superficiali,
migliorata in misura trascurabile negli anni ‘90, l’Italia si è data l’obiettivo del 2008 per raggiungere una qualità accettabile per tutti i corpi idrici.
Per quanto concerne la Regione Lazio la strategia ambientale si basa soprattutto sull’attuazio-
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MACROAREA 3 – CICLO INTEGRATO E QUALITÀ DELLE ACQUE
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ne di un programma pluriennale per il disinquinamento dei corpi idrici superficiali e delle acque
di balneazione e l’attuazione del Piano regionale di azione per Kyoto.
La priorità individuata dall’Assessorato Ambiente, infatti, è riconducibile al censimento delle
fonti di inquinamento delle acque superficiali e sotterranee, per il quale sarà costituita una specifica task force, e all’avvio di un programma integrato straordinario di risanamento delle risorse idriche, con particolare riferimento alle opere di depurazione e fognatura, agli interventi di riutilizzo delle risorse idriche e al risparmio idrico, da attuarsi attraverso la sottoscrizione di un protocollo di intesa con il Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio.
In questo quadro deve essere avviata la razionalizzazione del Sistema Idrico Integrato nella Regione Lazio e assicurata la piena operatività dei soggetti gestori.
I piani relativi al settore delle acque sono i seguenti:
REGIONE LAZIO:
PIANO DI TUTELA DELLE ACQUE REGIONALE (PTAR)
Il Piano di Tutela delle Acque Regionale, adottato con Deliberazione n. 687 del 30 luglio 2004, contiene
le misure che la Regione Lazio, avendo tenuto conto dei pareri vincolanti delle Autorità di Bacino, ha elaborato al fine di migliorare la qualità delle risorse idriche regionali.
Per ogni risorsa idrica che ricade sul territorio regionale il PTAR individua gli interventi necessari al raggiungimento degli obiettivi di qualità indicati dal Dlgs n.152 del 1999: l’obiettivo per il 2008 è che per
tutti i bacini lo stato di qualità ambientale sia almeno “sufficiente” e che per il 2016 sia almeno “buono”.
Tale piano costituisce quindi uno strumento fondamentale di programmazione, tramite il quale la Regione
persegue la tutela e la gestione delle risorse idriche, compatibilmente con gli usi della risorsa stessa ai fini
del mantenimento della qualità della vita e del mantenimento delle attività socio-economiche delle popolazioni del Lazio.
Il PTAR indirizza l’azione della Provincia per i compiti specifici relativi alla concessione di piccole derivazioni
per l’utilizzazione di acque pubbliche, alle licenze per l’attingimento di acqua pubblica, alle ricerche, all’estrazione e all’utilizzazione delle acque sotterranee, alla tutela e alla salvaguardia dell’igiene e della salute
in dipendenza dell’uso potabile di risorse idriche di interesse e rilevanza sovracomunale.
Il perseguimento dello stato di qualità dei corpi idrici è fondato su una serie di misure che possono suddividersi in tre categorie: provvedimenti tesi al controllo delle possibili forme di inquinamento in territori
tutelati, interventi sugli impianti di depurazione, e risparmio idrico.
Il PTAR oltre a suddividere il territorio del Lazio in 39 bacini, prevede che vengano stipulati accordi di programma con i cinque ATO (Ambiti Territoriali di Ottimizzazione) regionali per la realizzazione di impianti
che ottimizzino le risorse per usi civili, industriali e agricoli.
AUTORITÀ DI BACINO DEL TEVERE:
PIANO STRALCIO FUNZIONALE PS1:
PIANOSOGGETTE
STRALCIO A
FUNZIONALE
PS1:
“AREE
RISCHIO DI ESONDAZIONE
NEL TRATTO ORTE-CASTEL GIUBILEO”
“AREE SOGGETTE A RISCHIO DI ESONDAZIONE NEL TRATTO ORTE-CASTEL GIUBILEO”
Obiettivi del Piano
1. Contenere l’attuale grado di rischio connesso con le opere di difesa idraulica di Roma (Muraglioni), conservando la
capacità di invaso delle aree a nord di Roma (Orte-Castel Giubileo) destinate naturalmente all’esondazione del Tevere
2. Minimizzare il rischio per la popolazione residente nelle zone edificate ricadenti nelle aree di esondazione
3. Determinare una situazione di rischio compatibile per le zone per le quali viene ammesso un possibile
completamento.
Finalità
Le finalità generali del Ps. 1 (adottato dal comitato Istituzionale dell’Autorità di Bacino nel 1997) sono individuate dall’art. 17, comma 3 della legge 183/89:
– quadro conoscitivo organizzato ed aggiornato del sistema fisico, delle utilizzazioni del territorio previste
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dagli strumenti urbanistici comunali ed intracomunali, nonché dei vincoli, relativi al Bacino, di cui al
Regio Decreto legge 30/12/1923, n° 3267, e dalle leggi 1/06/1939, n° 1089 e 29/06/1939, n° 1497;
– l’individuazione e la quantificazione delle situazioni, in atto e potenziali, di degrado del sistema fisico,
nonché delle relative cause;
– le direttive alle quali devono uniformarsi la difesa del suolo, la sistemazione idraulica e l’utilizzazione dei
suoli;
– l’individuazione delle prescrizioni, dei vincoli e delle opere idrauliche e di ogni altra azione o norma d’uso finalizzati alla conservazione del suolo ed alla tutela dell’ambiente;
– l’indicazione delle zone da assoggettare a speciali vincoli e prescrizioni, in rapporto alle specifiche condizioni idrogeologiche, ai fini della conservazione del suolo, della tutela dell’ambiente e della prevenzione
contro presumibili effetti dannosi di interventi antropici;
– le priorità degli interventi e il loro organico sviluppo nel tempo.
Il Ps. 1 è pertanto finalizzato a:
– fornire alle amministrazioni competenti i riferimenti necessari per la corretta gestione del territorio compreso nell’ambito definito dal Piano;
– definire le condizioni di assetto del tratto del Tevere interessato tali da
– consentire la realizzazione degli interventi possibili per la difesa passiva degli abitati;
– definire gli indirizzi generali per la predisposizione di piani di intervento per la difesa della pubblica incolumità per tutti gli abitati compresi nelle aree definite come esondabili.
Linee strategiche degli interventi di piano
Per conseguire le finalità e gli obiettivi, si devono definire le condizioni di assetto del tratto del Tevere in esame.
Le condizioni di assetto del territorio perseguite tendono quindi a:
– proteggere dalle piene la città di Roma;
– salvaguardare le naturali aree di esondazioni del Tevere;
– individuare le condizioni di equilibrio tra interventi di contenimento delle piene nel tratto a monte di
Roma in rapporto agli effetti di aggravio delle condizioni del flusso nel tratto urbano;
– ridurre al minimo indispensabile gli interventi antropici nelle aree di espansione nonché le modificazioni
idrauliche nelle condizioni di esondazione del Tevere.
– salvaguardare un ecosistema fluviale di notevole interesse ambientale con le importanti oasi di Alviano
e Nazzano (Parco Tevere Farfa.)
Interventi di piano
Le linee di intervento individuano l’assetto idraulico del tronco del Tevere rispetto al quale sono evidenziati gli interventi strutturali e non strutturali per la difesa dalle piene di Roma e delle zone abitate a monte.
In sintesi, gli interventi sono riassumibili come segue:
1. disciplina di uso del territorio - Misure da adottarsi ai sensi del comma 5, art. 17 della legge 183/89, al
fine di preservare gli ambiti di espansione delle esondazione per la laminazione delle piene, di limitare
il rischio per le popolazioni, il patrimonio edificato e le attività economiche che insistono sulle aree stesse.
Inoltre sono
state definite norme tecniche generali per la realizzazione di interventi edilizi in zone già compromesse urbanisticamente.
2. interventi strutturali - Sono stati individuati gli interventi di difesa per gli abitati compresi tra Orte e Castel Giubileo in relazione all’assetto idraulico del tronco del Tevere.
3. Interventi non strutturali - Il Ps. 1 ha considerato un quadro di interventi non strutturali rivolti a ridurre
l’impatto dei fenomeni di esondazione e i danni connessi sull’esistente ed ha considerato le misure più
urgenti in relazione alla situazione in atto.
PIANO DI BACINO DEL FIUME TEVERE
Con l’approvazione della “Prima elaborazione del Progetto del Piano di Bacino del Fiume Tevere”, adottato dal Comitato Istituzionale con delibera n.80 del 28/9/1999, è stato varato il quadro organico della pianificazione di bacino e dei suoi principali indirizzi. Tale Piano costituisce perciò il quadro di riferimento
di tutta l’attività di pianificazione che viene attuata per stralci funzionali (Piani Stralcio).
Il Piano di Bacino è articolato nelle seguenti parti: Relazione generale, Norme e Allegati.
La relazione generale descrive la struttura del Piano, i suoi profili giuridici ed i suoi contenuti operativi essenziali. Le norme costituiscono l’elemento centrale del piano in quanto in esse sono sintetizzate sia la politica di piano che le proposte concrete di intervento e di gestione del bacino.
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Il Piano si prefigge di la tutela e la valorizzare del sistema delle acque superficiali e sotterranee del bacino
del Tevere ai fini delle utilizzazioni ecosostenibili; e dei corridoi ambientali e fluviali ai fini di una totale e
compatibile fruibilità. Gli obiettivi contenuti nel piano vengono diversificati a seconda degli ambiti di riferimento:
– Area vasta: salvaguardia di un deflusso sotterraneo di base tale da alimentare il reticolo del bacino del
P.S.5, tutela e valorizzazione del suolo, tutela generale del reticolo idrografico, salvaguardia delle acque
superficiali dall’inquinamento;
– Corridoi ambientali: ripristino di una condizione di naturalità delle fasce di territorio costituenti i corridoi ambientali, tutela dell’ecosistema fluviale, tutela del regime idrologico quale vettore portante di naturalità;
– Corridoi fluviali: riduzione generalizzata dell’attuale rischio idraulico (piena duecentennale), ricostituzione di una naturalità compatibile con assetto urbano, definizione di condizioni generali di migliore
fruibilità delle aree golenali e degli specchi liquidi, definizione delle migliori condizioni per la navigabilità del tratto urbano.
L’Autorità di Bacino del fiume Tevere ha scelto di redigere il piano di bacino per stralci relativi a settori funzionali che in ogni caso devono costituire fasi sequenziali e interrelate. I piani stralcio devono trovare un
punto di riferimento più ampio in una sorta di quadro di sintesi che costituisca il momento unitario del
Piano di Bacino del Tevere.
PIANO
STRALCIOPER
PERILILTRATTO
TRATTO
METROPOLITANO
TEVERE
DA CASTEL
PIANO STRALCIO
METROPOLITANO
DELDEL
TEVERE
DA CASTEL
GIUGIUBILEO
ALLA
FOCE
(PS5)
BILEO ALLA FOCE (PS5)
Il Piano stralcio per il tratto metropolitano del fiume Tevere da Castel Giubileo alla foce (PS5), adottato
dal Comitato Istituzionale dell’Autorità di Bacino del Fiume Tevere con la delibera n. 104 del 31 luglio
2003,
Il presupposto del piano stralcio
In attuazione del comma 3 dell’art. 3 del D.P.R. 9.10.1997, che imponeva alle Autorità di Bacino la predisposizione di un documento che definisse in modo programmatico i contenuti principali del Piano di
bacino, l’Autorità di Bacino del Fiume Tevere ha individuato attraverso la “Prima Elaborazione del Progetto di Piano di Bacino del Fiume Tevere”, adottata con delibera del Comitato Istituzionale n. 80 del 28 settembre 1999, il miglior percorso da seguire per svolgere il proprio compito istituzionale, alla luce delle
conoscenze acquisite ed in coerenza con il quadro normativo allora vigente.
Il documento è articolato in una serie di successive fasi pianificatorie, individuando sia piani stralcio a carattere monotematico estesi all’intero bacino del Tevere, sia piani stralcio relativi ad ambiti territoriali ristretti ma comprendenti tutti gli aspetti riconducibili agli obiettivi ed ai contenuti fissati all’articolo 17 della
L.183/89.
Il piano di bacino ha riconosciuto la necessità di predisporre una specifica attività pianificatoria per una
parte del territorio che comprendesse l’area metropolitana di Roma. Infatti per la sua struttura territoriale,
in modo particolare sotto l’aspetto delle interrelazioni tra caratteri insediativi e conformazione del reticolo idrografico, il bacino del Tevere, seppur adeguatamente governato per le esigenze locali, si caratterizza
per una complessità ed un’amplificazione dei problemi connessi con il rischio idraulico e la tutela della qualità delle acque da richiedere una specifica attività di pianificazione che tenga conto dei condizionamenti
imposti dal resto del bacino.
Il Piano di bacino del fiume Tevere, V stralcio per il tratto metropolitano da Castel Giubileo alla foce – P.S. 5,
nel comporre in modo organico tutti gli aspetti e le finalità previste dalla L.183/89, pone in particolare l’attenzione alle condizioni ed alle iniziative che garantiscono la sostenibilità ambientale a quel complesso di
esigenze di sviluppo e di fruizione del territorio, sia urbano che extraurbano, legittimamente sentite dalla
comunità di una grande capitale europea.
Uno degli elementi territoriali oggetto del P.S.5 è il “corridoio”, non ha importanza se ambientale o fluviale , all’interno del quale, score il corso d’acqua. Elemento centrale del corridoio è l’alveo con le sue “pertinenze idrauliche” in una accezione più ampia di quanto sia desumibile dall’applicazione del R.D.
n.523/1904.
Il P.S.5, pur non definendola in maniera esplicita, poggia gran parte delle sue proposizioni su quella che si
può definire la pertinenza fluviale: una zona, cioè, all’interno della quale la correlazione tra fenomeni idraulici caratterizzazioni ecologiche e suggestioni paesaggistiche trova la massima espressione.
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RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE DELLA PROVINCIA DI ROMA 2007
Obiettivi del Piano Stralcio
Gli obiettivi della pianificazione derivano non solo dalla diagnosi della situazione del territorio compreso
nel PS5 ma anche da scelte basate su considerazioni che riguardano la tutela dell’integrità fisica e della stabilità del territorio e le condizioni da porre ad ogni sua possibile scelta di trasformazione (fisica e/o funzionale).
Il PS5 ha come obiettivi generali, secondo la L.n.183/1989, la tutela e la valorizzazione del sistema delle
acque e il controllo e la mitigazione dei rischi connessi agli aspetti idraulici e agli usi in relazione al contesto ambientale ed insediativo del territorio compreso nel piano.
Nel processo di conoscenza e di pianificazione proprio del PS5 il sistema dell’acqua (considerato in tutti i
suoi aspetti qualitativi e quantitativi, localizzativi e dinamici) viene assunto come termine primo di riferimento e viene rappresentato attraverso il seguente concatenamento logico di elementi fisici:
– le acque sotterranee degli acquiferi dell’area metropolitana sono fatte oggetto di tutela quantitativa affinché
esse rivitalizzino attraverso il deflusso di base il sistema di acque superficiali caratteristico dell’area (i corridoi ambientali);
– il deflusso di base di tale sistema è fatto oggetto di tutela qualitativa e quantitativa affinché sorregga
un’azione di riqualificazione ambientale propria dei corridoi ambientali e dei territori contermini e sia
complementare a quella del corridoio fluviale;
– il corridoio fluviale è fatto oggetto di azioni ed indirizzi finalizzati alla realizzazione di un Parco fluviale
che costituisca un elemento della complessiva strategia di riqualificazione territoriale.
Tale scelta è coerente con le finalità attribuite dalla legge al piano di Bacino e con le specifiche competenze dell’Autorità di Bacino; è altresì coerente con l’importanza che la tutela e la buona gestione del “patrimonio acqua” ha, e sempre più avrà in futuro, ai fini degli equilibri ambientali e sociali e della pianificazione
del territorio.
Nel rapportare all’acqua i diversi tipi di modificazioni prodotte da fattori naturali o antropici, esistenti o
prevedibili, tutto il processo sarà ricondotto ai due momenti fondamentali del ciclo naturale e artificiale
dell’acqua: quello degli apporti dovuti ai fattori naturali o antropici e quello delle sottrazioni, valutando
in ambedue i casi gli aspetti quantitativi e qualitativi.
Sono oggetto del PS5:
– la tutela e riqualificazione del reticolo idrografico principale e secondario, sotto il profilo quantitativo e
qualitativo, quale struttura portante del sistema ecologico, assicurando un deflusso ed un livello qualitativo adeguato alle esigenze biologiche e alla fruibilità del reticolo fluviale principale e secondario;
– la sicurezza idraulica e la definizione di livelli di rischio compatibili connessi con diversi scenari d’uso;
– il miglioramento della situazione della zona fociale;
– la navigabilità del Tevere;
– la definizione del livello ottimale di assetto del tronco urbano e della zona fluviale in relazione al quale
programmare gli interventi a lungo termine per il Tevere e per l’Aniene;
– la previsione, lungo il Tevere e l’Aniene, di un Parco fluviale comprendente le aree di pertinenza fluviale
e lungo gli affluenti minori la creazione di fasce di protezione e di connessione ambientale
PIANO STRALCIO DI ASSETTO IDROGEOLOGICO DEL FIUME TEVERE (PAI)
Il Piano Stralcio di Assetto Idrogeologico (PAI), redatto dall’ Autorità di Bacino del Fiume Tevere e adottato con delibera n. 114 del 5 aprile 2006, ha come obiettivo l’assetto del bacino che tende a minimizzare i possibili danni connessi ai rischi idrogeologici, costituendo un quadro di conoscenze e di regole atte a
dare sicurezza alle popolazioni, agli insediamenti, alle infrastrutture, alle attese di sviluppo economico ed
in generale agli investimenti nei territori del bacino.
Tale piano si configura perciò come lo strumento di pianificazione territoriale attraverso il quale l’Autorità di Bacino si propone di determinare un assetto territoriale che assicuri condizioni di equilibrio e compatibilità tra le dinamiche idrogeologiche e la crescente antropizzazione del territorio e di ottenere la messa in sicurezza degli insediamenti ed infrastrutture esistenti e lo sviluppo compatibile delle attività future.
In quanto premessa alle scelte di pianificazione territoriale, il piano individua i meccanismi di azione, l’intensità, la localizzazione dei fenomeni estremi e la loro interazione con il territorio classificati in livelli di
pericolosità e di rischio e persegue il miglioramento dell’assetto idrogeologico del bacino attraverso interventi strutturali (a carattere preventivo e per la riduzione del rischio) e disposizioni normative per la corretta gestione del territorio, la prevenzione di nuove situazioni di rischio, l’ applicazione di misure di salvaguardia in casi di rischio accertato.
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Il PAI privilegia azioni ed interventi a carattere preventivo che operano in modo estensivo e diffuso sul territorio. Appartengono a tali tipologie tutte le sistemazioni a carattere idraulico-forestale, le attività di manutenzione delle opere di difesa esistenti e le attività per il ripristino della officiosità idraulica. Gli interventi a carattere puntuale e non preventivo si attuano prevalentemente con la finalità di riduzione del livello del rischio esistente in un quadro di valutazione costi benefici che rendano tali interventi preferibili
ad altre soluzioni.
Appartengono a tale tipologia di interventi tutte le opere di bonifica dei dissesti e dei movimenti franosi
nonché le opere idrauliche finalizzate alla messa in sicurezza degli insediamenti e delle infrastrutture. Il PAI
privilegia altresì tutte le opere di riduzione della vulnerabilità degli elementi esposti.
AUTORITÀ DI BACINO NAZIONALE LIRI-GARIGLIANO E VOLTURNO:
PROGETTO DI PIANO STRALCIO PER L’ASSETTO IDROGEOLOGICO
LIRI-GARIGLIANO E VOLTURNO - RISCHIO DI FRANA
Il Progetto di Piano Stralcio di Assetto Idrogeologico Liri-Garigliano e Volturno - Rischio di frana (adottato dal Comitato Istituzionale dell’Autorità di Bacino nel 2006), elaborato in continuità con molteplici
azioni e studi specifici succedutisi negli anni, contiene l’individuazione e perimetrazione di classi di rischio
e classi di attenzione (quest’ultime relative ad aree non urbanizzate nelle quali sono stati riconosciuti scenari di franosità significativi) sulla base di tredici tematismi di base. Il processo intrapreso ha consentito di
valorizzare le risultanze delle analisi riguardanti gli aspetti fisici ed antropici di interesse (geologia, geomorfologia, fenomeni franosi, idrogeologia, idraulica, insediamenti urbani ed infrastrutturali, danno, vincoli, emergenze ambientali, storico, archeologiche ed architettoniche). Per la realizzazione del Progetto di
Piano, l’Autorità di bacino ha posto in essere un processo innovativo, a livello metodologico e operativo,
finalizzato al conseguimento di risultati realmente significativi ai fini della pianificazione territoriale, nonché al rafforzamento ed alla qualificazione della struttura pubblica (in linea con quanto definito dalla politica comunitaria e della riforma in atto nella Pubblica Amministrazione), anche attraverso “l’internalizzazione” delle capacità tecniche in materia di difesa, uso, salvaguardia e governo del sistema fisico-ambientale.
PIANO STRALCIO PER L’ASSETTO IDROGEOLOGICO - RISCHIO IDRAULICO (PSAI-RI)
Il Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico – Rischio Idraulico (adottato dal Comitato Istituzionale dell’Autorità di Bacino nel 2006) ha valore di Piano Territoriale di Settore ed è lo strumento conoscitivo, normativo, tecnico-operativo, mediante il quale sono pianificate e programmate le azioni e le norme d’uso del
territorio.
Il PSAI-RI è diretto al conseguimento di condizioni accettabili di sicurezza idraulica del territorio mediante
la programmazione degli interventi non strutturali, che comprendono:
– norme sulla regolamentazione del territorio inondabile dalle acque;
– indirizzi per il cambio di destinazione d’uso del suolo e per gli interventi di ripristino;
– recupero ambientale atti a mitigare i danni conseguenti all’evento calamitoso; e degli interventi strutturali atti a ridurre le pericolosità delle inondazioni.
Il piano ribadisce che razionale difesa idraulica e tutela ambientale devono camminare di pari passo e che
entrambe devono essere affrontate secondo principi di efficacia che contemplino i caratteri scientifici, tecnici ed economici degli interventi previsti.
Il PSAI-RI è lo strumento diretto al conseguimento di condizioni accettabili di sicurezza idraulica del territorio, nell’ambito più generale della salvaguardia delle componenti ambientali all’interno delle fasce di
pertinenza fluviale. Si configura come un piano territoriale di settore, con criteri, indirizzi, prescrizioni, norme ed interventi finalizzati alla mitigazione del rischio idraulico. Con il PSAI-RI si intende proporre una
svolta metodologica alla pianificazione di bacino ripensando le previsioni d’uso del territorio mediante la
predisposizione di un programma integrato di interventi e di un sistema normativo dettagliato.
Le finalità generali che il piano stralcio persegue sono dettate all’art.3 della legge 183/89:
– la difesa, la sistemazione e la regolazione dei corsi d’acqua;
– la moderazione delle piene;
– la manutenzione delle opere;
– la regolamentazione dei territori interessati dalle piene
– le attività di prevenzione ed allerta attraverso lo svolgimento funzionale di polizia idraulica, di piena e
di pronto intervento.
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PROVINCIA DI ROMA:
PIANO TERRITORIALE PROVINCIALE GENERALE (PTPG):
DIFESA E SICUREZZA DEL TERRITORIO
Il Piano Territoriale Provinciale Generale, approvato con Deliberazione del Consiglio Provinciale n. 232
in data 11 febbraio 2008, si occupa in una sezione dell’intero sistema ambientale e propone come obiettivo la tutela delle risorse dell’ambiente fisico (suolo, aria, acqua, energia) e il mantenimento e il ripristino delle condizioni di stabilità e di sicurezza del territorio provinciale, tenendo conto sia della vulnerabilità dei beni, sia dei rischi indotti da nuovi interventi.
Le elaborazioni del piano individuano perciò le situazioni di maggiore vulnerabilità delle risorse, i rischi
legati ad eventi straordinari e contemporaneamente segnalano gli indirizzi normativi di tutela e prevenzione.
Tali indirizzi devono rientrare nella pianificazione generale e di settore sia provinciale che comunale (Piani di Bacino nazionali e regionali, Piano Regionale di Tutela delle Acque, Piano Regolatore degli acquedotti della Regione Lazio, ecc.).
Il Piano Regionale di Tutela delle Acque (adottato nel 2006) indirizza l’azione della Provinciaper i compiti specifici relativi alla concessione di piccole derivazioni per l’utilizzazione di acque pubbliche, alle licenze per l’attingimento di acqua pubblica, alle ricerche, all’estrazione e all’utilizzazione delle acque sotterraneee, alla tutela, alla salvaguardia dell’igiene e della salute in dipendenza dell’uso potabile di risorse idriche
di interesse e rilevanza sovracomunale.
Gli obiettivi del Piano Regionale di Tutela delle Acque che il PTPG fa proprio sono tre:
– tutela degli acquiferi principali che racchiudono le risorse idriche utilizzate per l’approvvigionamento della Provincia di Roma;
– tutela generalizzata dei corpi idrici sotterranei e superficiali;
– tutela delle aree di alimentazione delle captazioni idropotabili.
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1. Volume erogato totale
Fonte: ISTAT (1999)
Fonte: ISTAT (1999)
Il volume erogato totale è la quantità di acqua potabile effettivamente consegnata alle utenze,
al netto della quantità persa nella rete di distribuzione (perdite globali e di misura), valutata in base a misura o a forfait, secondo le disposizioni del regolamento di distribuzione.
L’indicatore – Volume erogato totale – ha l’obiettivo di valutare l’efficienza della popolazione nella gestione della risorsa acqua.
Dei 121 comuni della Provincia di Roma 108 ricadono nell’ATO 2 (Roma), 3 nell’ATO 1 (Viterbo), 8 nell’ATO 3 (Rieti) e 2 nell’ATO 4 (Latina).
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In base alla disponibilità di dati (forniti da Acea ATO 2 S.p.a.) si è scelto di riportare i volumi
totali di acqua erogati nel 2005 (m3 consumati) relativi solo a 5 comuni della provincia di Roma (Roma, Fiumicino, Guidonia, Monterotondo, Tivoli), ricadenti tutti nell’ATO 2 (dei 111 comuni della Provincia di Roma ricadenti nell’ATO 2, attualmente Acea ATO 2 S.p.a gestisce il servizio idrico solo dei 5 sopra elencati). Gli abitanti di tali Comuni rappresentano, da soli, il 72% degli abitanti dell’intera Provincia di Roma.
Ne segue che i m3 erogati totali corrispondono all’acqua effettivamente consumata da quasi i ¾
della popolazione dell’intera Provincia.
Dai valori riportati in tabella risulta evidente che la maggior parte del volume totale di acqua
viene erogata nel Comune di Roma. Tale volume rappresenta oltre il 90% del volume erogato totale calcolato per i 5 comuni presi in esame. Gli altri comuni, avendo una popolazione di molto inferiore rispetto a quella di Roma, hanno anche volumi erogati molto più contenuti. Fa eccezione il
Comune di Fiumicino che, pur avendo una popolazione più bassa rispetto a quella del Comune di
Guidonia, registra un volume di acqua erogata pari a più del doppio rispetto a quello di Guidonia.
Si deve comunque tener sempre presente che l’acqua immessa nella rete idrica differisce da quella
effettivamente consumata dall’utenza a causa della presenza di perdite nella rete di distribuzione; infatti, come si può osservare nella seconda tabella, in ogni ambito territoriale ottimale si registrano
differenze percentuali tra acqua immessa ed acqua erogata generalmente abbastanza consistenti
(dal 16% dell’ATO 1 – Viterbo al 36% dell’ATO 5 – Frosinone, nel 1999). La Provincia di Roma,
in base ai dati Istat del Sistema di Indagini sulle Acque riferito al 1999, si attesta subito dopo Frosinone registrando delle perdite in rete superiori al 30%.
2. Volume medio erogato pro-capite
Fonte: Acea ATO 2 Spa (2005)
Il volume medio erogato pro-capite è la quantità di acqua potabile effettivamente consumata
ogni giorno da ogni singolo utente, al netto della quantità persa nella rete di distribuzione (perdite
globali e di misura).
L’indicatore esaminato - Volume medio erogato pro-capite - ha l’obiettivo di valutare l’efficienza
dei singoli utenti nella gestione della risorsa acqua ed in particolar modo di acqua potabile il cui uso
viene riconosciuto come prioritario (vedi Legge 36/94 e D.Lgs 152/06).
Come si può osservare dalla tabella, e come era già deducibile dall’analisi del volume erogato
totale, visto nell’indicatore precedente, i comuni di Roma e Fiumicino fanno registrare dei consumi di acqua pro-capite estremamente elevati rispetto agli altri comuni considerati (oltre i 300 litri/ab/giorno) da attribuirsi all’esistenza di molte e diversificate attività presenti in entrambi i comuni.
Addirittura, a differenza di quanto ci si potrebbe aspettare, i consumi pro-capite giornalieri del
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3. Numero di comunicazioni scavo pozzi uso domestico
Il proprietario di un fondo ha la possibilità di estrarre ed utilizzare liberamente, per usi domestici (usi irrigui e abbeveraggio del bestiame), le acque sotterranee nel suo fondo purché osservi le
distanze e le cautele prescritte dalla legge.
Lo scavo di pozzi per uso domestico (art. 93 del R.D 1775/1933, D.lgs 275/1993) , in ogni caso, deve essere comunicato all’Ente Provincia.
Oltre alla localizzazione e alla proprietà del pozzo, inoltre, devono essere comunicate le caratteristiche dello stesso: la profondità presunta, il diametro, il tipo e la portata della pompa, la superficie innaffiata, il numero di capi abbeverati ed il numero di abitanti dell’insediamento a cui è asservito il pozzo (nel caso di uso potabile).
L’indicatore - Numero comunicazioni scavo pozzi uso domestico – ha come obiettivo, quindi, quello di conoscere il numero di pozzi, per uso domestico, realizzati dai privati all’interno del territorio
provinciale.
Fonte: Provincia di Roma
Per il periodo considerato (2001-2006), il trend di tale indicatore si presenta con un andamento
crescente fino al 2003, anno in cui sono pervenute alla Provincia il numero massimo di comunicazioni di realizzazione di pozzi da parte di privati (206), per poi decrescere negli anni successivi: 179
nel 2004, 141 nel 2005 fino ad arrivare ad 86 comunicazioni nel 2006.
Durante i sei anni considerati il numero totale di comunicazioni di pozzi realizzati nel Comune di Roma è pari a 269, mentre quello di pozzi realizzati nel resto della Provincia è pari a 573. Si
può osservare, quindi, che le comunicazioni effettuate dai cittadini del Comune di Roma dal 2001
al 2006, incidono per il 32% sul totale provinciale.
4. Numero di autorizzazioni rilasciate scavo pozzi uso domestico
Le persone che desiderino scavare pozzi per uso non domestico, in fondi propri o altrui, devono richiedere autorizzazione “all’ufficio del Genio civile, corredando la domanda del piano di massima dell’estrazione e dell’utilizzazione che si propone di eseguire” (art. 95 del R.D 1775/1933). Con
il decreto legislativo n. 152/1999, come modificato dal decreto legislativo n. 258/2000, tutto il territorio nazionale è soggetto a tutela della Pubblica Amministrazione, e pertanto chiunque voglia prov-
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Comune di Fiumicino (394,95 litri pro-capite/giorno) superano di gran lunga quelli del Comune
di Roma (323,12 litri pro-capite/giorno).
Si distingue in positivo il comune di Guidonia che pur essendo, tra i 5 comuni considerati, il
secondo più grande per popolazione, risulta essere il comune in cui si registrano consumi pro-capite più bassi (129,21 litri/ab/giorno).
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vedere alla escavazione di pozzi per uso diverso dal domestico deve presentare apposita istanza alla
Provincia.
Per uso non domestico si intende ad esempio: uso industriale e/o produttivo, agricolo, uso per allevamenti zootecnici, uso irriguo di aree verdi pubbliche ed impianti sportivi, uso igienico-sanitario,
uso potabile a servizio di Comuni, Consorzi pubblici e privati, uso produzione di energia elettrica.
Fonte: Provincia di Roma
L’indicatore considerato - Numero autorizzazioni rilasciate scavo pozzi uso non domestico – ha come obiettivo quello di conoscere il numero di pozzi, per uso non domestico, realizzati dai privati
all’interno del territorio provinciale.
Per il quinquennio considerato (2002-2006), così come visto per l’indicatore precedente, anche per questo indicatore il trend si presenta con un andamento crescente fino al 2003, anno in cui
sono pervenute alla Provincia il numero massimo di comunicazioni di realizzazione di pozzi da parte di privati (102), per poi presentare una fase decrescere fino al 2006 (26).
Il numero totale di autorizzazioni rilasciate dalla Provincia, dal 2002 al 2006, per la realizzazione
di pozzi nel Comune di Roma è pari a 182, mentre quello di pozzi realizzati nel resto della Provincia è pari a 109. A differenza dell’indicatore precedente, in questo caso le autorizzazioni rilasciate
per l’escavazioni di pozzi nel Comune di Roma dal 2002 al 2006 incidono per il 62% sul totale provinciale. Da ciò si evince che il numero di pozzi per uso non domestico realizzati nel Comune Capoluogo è superiore rispetto al numero di pozzi realizzati nel resto della Provincia.
5. Conformità delle acque superficiali alla designazione regionale per l’idoneità alla vita acquatica
Il D.Lgs.n.152/06 (che sostituisce ed integra il D.Lgs 152/99) stabilisce i criteri generali, le metodologie e le prescrizioni per la classificazione delle acque dolci superficiali richiedenti protezione
o miglioramento per essere idonee alla vita dei pesci. Il Decreto prevede che le acque dolci superficiali vengano suddivise in due categorie a qualità decrescente (art.84): “acque salmonicole”, in cui
vivono o possono vivere pesci appartenenti a specie più sensibili (come trote, temoli e coregoni) e
“acque ciprinicole”, in cui vivono o possono vivere pesci appartenenti a specie più resistenti (come
lucci, pesci persici e anguille).
I parametri considerati per classificare (vedi allegato 2, parte terza) e verificare la conformità delle acque dolci superficiali idonee alla vita dei pesci sono fisico-chimici e tra i principali si ricordano:
pH, BOD5, temperatura, ossigeno disciolto, forme dell’azoto, tensioattivi, metalli pesanti, idrocarburi.
Le acque vengono considerate idonee alla vita dei pesci quando i campioni, prelevati con frequenza non inferiore ai 12 campioni/anno, presentino valori dei parametri di qualità conformi ai
limiti imperativi indicati nelle tabelle dell’allegato 2, parte terza del D.Lgs 152/06.
Nelle seguenti tabelle vengono riportati i fiumi provinciali e i relativi affluenti e per ogni tratto fluviale esaminato è indicata la designazione regionale, ossia il livello di qualità che le acque devono raggiungere: salmonicolo, ciprinicolo o non designato. Quest’ultimo sta a significare che, in
base al DGR 37/2004, le acque fluviali o lacustri considerate non rientrano tra quelle che devono
essere sottoposte a monitoraggio.
Nel caso in cui un corso d’acqua sia non designato, e quindi non sia stato stabilito dalla Regione
un livello di qualità verso il quale tendere, il fiume viene indicato come “non classificabile”.
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E’ da considerare inoltre che, in base al DGR del ’98, a fianco alla classificazione Salmonicolo
e Ciprinicolo possiamo trovare due lettere “M” e “P” che significano rispettivamente che il corpo
idrico necessita di “Miglioramento” o, nel caso sia di buona qualità, necessita di “Protezione”.
Per quanto riguarda il tratto a monte dell’Aniene, le sue acque risultano per la maggior parte
Fonte: ARPA LAZIO
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Per quanto concerne la lettura delle tabelle si fa riferimento alla legenda sotto riportata:
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“salmonicole” e quindi sostanzialmente conformi alla vita di pesci appartenenti a specie sensibili all’inquinamento, e in alcuni casi “ciprinicole”. Nel tratto in cui l’Aniene attraversa Roma (da Lunghezza alla confluenza con il Tevere) le sue acque sono valutate come non idonee alla vita dei pesci.
In particolare, tra i tratti fluviali considerati emerge, per la sua pessima condizione, quello in corrispondenza di Lunghezza la cui designazione regionale nel corso degli anni considerati è passata da
ciprinicolo a non designato.
Si distingue, inoltre, per la sua non conformità il Passerano che, tuttavia, nel 2006 è risultato
ciprinicolo.
Le acque del fiume Tevere (designazione regionale “ciprinicolo”) dall’ingresso nel territorio
Fonte: ARPA LAZIO
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provinciale fino a Castel Giubileo risultano essere idonee alla vita solo dei pesci ciprinicoli che sono considerati i più resistenti. I restanti tratti del Tevere, più a valle fino al mare (non designati) non
sono assolutamente idonei alla vita dei pesci e tale condizione si è mantenuta tale per tutto l’arco di
tempo che è stato preso in considerazione.
Per quanto concernei i suoi affluenti, invece, dalla tabella emerge chiaramente una non conformità alla vita dei pesci in tre affluenti; fanno eccezione il Treja e il Corese che nel periodo considerato si sono conservati sostanzialmente ciprinicoli, e il Farfa che è stato monitorato solo nell’ultimo
biennio e si è rivelato idoneo alla vita dei pesci salmonicoli.
In conclusione, dall’analisi dei dati, si può affermare che le acque del Tevere e dei suoi affluenti, dal 1998 al 2005, non hanno subito evidenti variazioni.
Fonte: ARPA LAZIO
La qualità delle acque del Mignone e dei suoi affluenti, dopo un generale miglioramento nel 2001
e nel 2004, è sostanzialmente peggiorata: passando da ciprinicola a non conforme.
Nel caso del Verginese si può notare come da una condizione salmonicola nel biennio 19981999 si è passati a una ciprinicola nel 2005, mentre nel caso del Lenta si passa addirittura da una
condizione salmonicola ad una non conformità alla vita dei pesci.
Il 2001 ed il 2004 risultano gli anni in cui la qualità delle acque del Mignone e dei suoi affluenti
risulta ciprinicola.
Fonte: ARPA LAZIO
Dei tre tratti dell’Arrone analizzati solo uno (località a monte dell’Aurelia) è a designazione regionale e, a parte il periodo il periodo 1998-2002 in cui è stato classificato ciprinicolo, è risultato,
dal 2003 in poi, non conforme alla vita dei pesci e, quindi, considerato tratto avente una bassa qualità. Degli altri due tratti quello di Osteria Nuova ha una scarsa qualità che si è mantenuta tale nel
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corso del tempo, mentre per tratto Torre di Maccarese dopo la classificazione come ciprinicolo
(1998-2004) la qualità dell’acqua è peggiorata a tal punto da farlo divenire non classificabile.
Le acque del Sacco e del suo affluente, il Savo, risultano non essere conformi alla vita dei Pesci
per tutto il periodo considerato (1998-2005) essendo rispettivamente classificate come acque non
conformi e non classificabili.
Fonte: ARPA LAZIO
Per quanto riguarda i laghi della Provincia, come si evince dai dati riportati in tabella, sono risultati tutti classificati ciprinicoli e, quindi, adatti alla vita di pesci appartenenti a specie resistenti
all’inquinamento. Si può osservare, inoltre, che tale condizione si è mantenuta costante durante tutto l’arco di tempo considerato che va dal 1998 al 2005.
Fonte: ARPA LAZIO
6. Livello d’Inquinamento da Macrodescrittori (LIM)
Il LIM (Livello Inquinamento da Macrodescrittori) è un indice che ha l’obiettivo di fornire una
stima del grado di inquinamento dovuto a fattori chimici, chimico-fisici e microbiologici e, assieme al valore dell’IBE, serve ad ottenere l’indice SECA per valutare e classificare la qualità dei corsi
d’acqua. Il LIM tiene conto della concentrazione nelle acque dei principali parametri della qualità
dell’acqua (All.1 al D.Lgs 152/99), denominati macrodescrittori, che sono: il pH, il contenuto di
azoto totale, di ammoniaca, di nitrati, il contenuto di fosforo totale e di fosfati, il BOD5, il COD,
il 100 OD, la conducibilità, il contenuto di solidi sospesi, la durezza, la temperatura, il contenuto
di cloruri, di solfati e la concentrazione di Escherichia coli. Per ciascuno di questi parametri si ottiene un livello di inquinamento e un punteggio. Sommando i punteggi relativi ad ogni parametro,
attraverso una scala predefinita, si assegna una classe di qualità (caratterizzata da un colore) così come riportato nella tabella sottostante.
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Fonte: ARPA LAZIO
In base alla valutazione della qualità delle acque effettuata tramite il LIM il Tevere risulta ricadere, a seconda delle stazioni considerate, nella seconda e terza classe di qualità corrispondenti rispettivamente ad un livello di qualità buono o sufficiente, che si è mantenuto sostanzialmente invariato nel tempo.
Per quanto riguarda l’Aniene invece la qualità delle sue acque rimane buona fino alla stazione San
Giovanni (classe 2) per poi mostrare un evidente peggioramento (si arriva addirittura ad una quarta
classe) in corrispondenza del tratto in cui il fiume attraversa la città (da Lunghezza a ponte Salario).
Per quanto riguarda gli altri fiumi della Provincia la qualità delle loro acque è abbastanza variabile,
ma comunque più bassa rispetto a quella del Tevere e dell’Aniene; risaltano la buona qualità del Mignone (Rota), che pur rimanendo sempre nella seconda classe è leggermente peggiorato, e la pessima qualità del Galeria e del Savo che sembra essere rimasta invariata nel tempo.
Se si prende in considerazione l’andamento generale del LIM, nell’arco del triennio 2003-2005,
si nota un leggero miglioramento della qualità delle acque (passaggio da classe 5 a classe 4, e da classe 4 a classe 3), ma alcune stazioni come Tevere-Castel Giubileo, Mignone-Lenta e Arrone-Torre di
Maccarese hanno evidenziato invece un peggioramento passando da classe 2 a classe 3.
7. Indice Biotico Esteso (IBE)
L’ IBE (Indice Biotico Esteso) è un indicatore che ha l’obiettivo di formulare diagnosi di qualità riguardo ambienti di acque correnti sulla base delle modificazioni nella composizione della co-
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munità di macroinvertebrati, indotte da fattori di inquinamento delle acque e dei sedimenti o da
significative alterazioni fisico-morfologiche dell’alveo bagnato
La presenza o assenza di determinate classi di macroinvertebrati permettono di qualificare il corso d’acqua. E’ possibile ottenere un valore numerico di IBE utilizzando una tabella a doppia entrata (per il numero di classi di microrganismi significative rinvenute e sensibilità delle stesse), e il punteggio ottenuto, in base ad una scala di valori predefinita, viene tradotto in una delle 5 classi di qualità, cui viene attribuito anche un colore, secondo la seguente tabella:
Fonte: ARPA LAZIO
Lo stato ambientale delle acque fluviali emerso dalle analisi effettuate, basate sulla variazione della composizione delle comunità di macroivertebrati, è sostanzialmente critico; la maggior parte dei
fiumi ricade, infatti, nella IV e V classe.
All’estremo superiore della scala di valutazione risaltano l’Aniene prima che attraversi Roma (Ponte San Francesco e Ponte Articoli) e il Mignone (Rota). Il primo rientra nella prima classe in tutto il triennio considerato, mentre, il Mignone dalla seconda classe passa alla prima nel 2005. All’estremo opposto, invece, denotando una pessima qualità si trovano il Sacco, il Vaccina e, dal 2004, anche il Grande.
L’IBE nell’arco dei tre anni considerati ha manifestato un trend sostanzialmente costante con
piccoli miglioramenti per il tratto del Tevere in corrispondenza della stazione di monitoraggio Passo Corese e per il tratto del Mignone in corrispondenza della stazione Lenta e Tre Denari.
Le caselle riportate in bianco rappresentano tratti di fiumi nei quali non sono pervenuti i dati
del monitoraggio.
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Il SECA (Stato Ecologico dei Corsi d’Acqua) è un indice il cui obiettivo è quello di fornire una
descrizione sintetica dello stato dei corsi d’acqua, considerando sia fattori chimici che biologici; serve come base per l’elaborazione dell’indice SACA. L’indice viene determinato prendendo in considerazione la peggiore tra la classe di qualità determinata per l’indice IBE (riguardante la valutazione della qualità biologica del corso d’acqua ) e per l’indice LIM (riguardante il livello di inquinamento dei macrodescrittori), relativi allo stesso sito di campionamento. Analogamente a quanto visto per i due indici sopra citati (LIM e IBE) vengono distinte 5 classi di qualità (ad ognuna delle
quali è attribuito un colore) in base alla tabella di seguito riportata:
Fonte: ARPA LAZIO * Solo sulla base dei macrodescrittori
L’indice SECA dei fiumi della Provincia di Roma, così com’era già deducibile dall’analisi tramite indice IBE, evidenzia anch’esso un generale e diffuso stato di criticità: le stazioni monitorate
ricadono per la maggior parte nella terza e quarta classe di qualità. Il Tevere non risulta superare la
classe 3, mentre l’Aniene, nel tratto immediatamente precedente all’ingresso a Roma, riesce ad arrivare ad una classe 2 che si è mantenuta costante nei tre anni considerati.
Per quanto riguarda gli altri fiumi della Provincia, come si può vedere dalla tabella riportata, la
situazione peggiora ulteriormente: il Galeria, il Sacco, il Vaccina, l’Arrone e il Grande manifestano
una costante e pessima qualità (classe 5). L’unico fiume che si distingue in positivo è il Mignone (stazione Rota) che nel triennio esaminato rimane in classe 2.
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8. Stato Ecologico dei Corsi d’Acqua (SECA)
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9. Stato Ambientale dei Corsi d’Acqua (SACA)
Il SACA (Stato Ambientale dei Corsi d’Acqua) è un indice che ha l’obiettivo di valutare la qualità dei corsi d’acqua tenendo conto della qualità biologica, di quella chimico-fisica e della presenza di inquinanti chimici. E’ definito sulla base del SECA e dello Stato Chimico del corpo idrico ed
integra gli indici LIM e IBE descritti precedentemente. Lo Stato Chimico è determinato dalla valutazione dei dati relativi alla presenza degli inquinanti chimici (ovvero quelle sostanze tossiche o indesiderabili che possono essere presenti in minime concentrazioni, come, ad esempio, pesticidi, solventi, metalli pesanti ecc.) di cui siano noti i valori soglia di riferimento, derivati da normative nazionali e comunitarie; esso è espresso in termini di concentrazione minore o maggiore del valore soglia relativo. Lo stato di qualità ambientale (SACA) viene valutato incrociando lo Stato Ecologico
con il risultato delle analisi degli inquinanti previsti ed espresso attraverso 5 classi corrispondenti ad
altrettanti livelli di qualità e colori: Elevato (azzurro), Buono (verde), Sufficiente (giallo), Scadente
(arancione) e Pessimo (rosso).
Se la concentrazione anche di un solo microinquinante è superiore al valore soglia, lo stato ambientale diventa automaticamente scadente o pessimo, se era pessima la classe SECA.
Fonte: ARPA LAZIO * Solo metalli ** Solo una serie mensile di metalli
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Lo stato ambientale dei corsi d’acqua della Provincia, secondo l’analisi dei dati, è diffusamente scadente o pessimo. Il Tevere si attesta su una classe 4 fino al 2004, nel 2005 manifesta un ulteriore peggioramento arrivando a classe 5 (Castel Giubileo e Idrometro di Ripetta), mentre per l’Aniene si evidenzia una netta distinzione tra il tratto di monte (Ponte San Francesco, Ponte Anticoli e S. Giovanni) in cui lo stato ecologico risulta essere buono (classe 2) e il tratto che attraversa Roma (da Lunghezza fino a Ponte Salario) in cui lo stato ecologico risulta scadente o addirittura pessimo. Per gli altri fiumi vale lo stesso discorso fatto per il SECA: Galeria, Sacco, Vaccina, Arrone e
Grande ricadono in classe 5 e non hanno avuto nel tempo nessun tipo di miglioramento.
A differenza dei precedenti indicatori, inoltre, lo stato ecologico non si è mantenuto costante
nell’arco del triennio considerato (2003-2005), anzi ha subito un notevole peggioramento: se nel
2003 e 2004 le stazioni monitorate e risultate aventi stato ecologico pessimo sono 5, nel 2005 sono divenute 9.
10. Eutrofizzazione laghi
L’eutrofizzazione è un fenomeno per cui un ambiente acquatico modifica il suo equilibrio ecologico, per cause naturali o artificiali, e si arricchisce di sostanze nutritive (in particolar modo i composti dell’azoto e del fosforo). Tale fenomeno interessa in modo particolare i corpi idrici a ricambio
lento come i laghi.
I cambiamenti tipici prodotti dall’eutrofizzazione sono l’eccessivo incremento della produzione di alghe (Macrofite) e/o di alghe microscopiche (microplancton); il loro sviluppo incontrollato
rende difficile alla luce solare di penetrare nelle acque più profonde inibendo il processo della fotosintesi delle alghe e delle piante acquatiche poste in profondità. La conseguente marcescenza della
biomassa algale e la riduzione dell’ossigeno (anossia) porta alla morte della fauna ittica e, nei casi estremi, di tutte le forme viventi.
Per valutare l’eutrofizzazione di un lago si utilizza come indicatore lo stato ecologico, che prende in considerazione i seguenti parametri: trasparenza, clorofilla “a”, composti del fosforo e ossigeno disciolto.
Per ogni singolo parametro, tramite le tabelle contenute nell’allegato 1 del D.Lgs.n.152/99, viene definito un livello e lo stato ecologico del lago è ottenuto sommando i livelli dei singoli parametri.
L’attribuzione della classe di qualità dello stato ecologico è regolata dalla seguente tabella:
Fonte: ARPA LAZIO + Rapporto qualità delle acque 2004 – Elaborazione Gemini IST
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Lo stato ecologico dei laghi, esaminato nel triennio 2003-2005, risulta essere abbastanza buono e costante nel tempo: dei quattro laghi appartenenti alla Provincia di Roma, tre ricadono in classe 2 (Bracciano, Martignano, Nemi) e solo uno in classe 3 (Albano). Come emerge dalla tabella l’indicatore manifesta un trend sostanzialmente costante con una leggera flessione negativa dovuta al
peggioramento dello stato ecologico del lago di Albano negli anni 2004 e 2005.
11.Indice trofico delle acque marine (TRIX)
L’indice trofico TRIX (“TRophic IndeX”) (D.lgs. 152/99; D.Lgs. 258/00) è un indice che ha
l’obiettivo di valutare lo stato di qualità delle acque marino costiere, prendendo in considerazione
i parametri di stato trofico significativi, quali clorofilla “a”, ossigeno disciolto, azoto minerale disciolto
e fosforo totale. L’indice di trofico è calcolato secondo tale formula:
Indice di trofia=[Log10(Cha*DO%sat*N*P)+1,5]/1,2.
Il valore TRIX, risultante dalla formula, può variare da 0 a 10, andando dalla oligotrofia, ossia
TRIX=0 (acque scarsamente produttive tipiche del mare aperto), alla ipereutrofia, ossia TRIX=10
(acque fortemente produttive tipiche di aree costiere eutrofizzate).
Tuttavia quasi nella totalità dei casi i valori TRIX variano da 2 a 8. A determinati intervalli di
valori di TRIX sono associati diversi stati trofici cui corrispondono un colore e la presenza di una
serie di condizioni specifiche.
Il TRIX, inoltre, consente anche di eliminare valutazioni soggettive basate sui singoli parametri e su denominatori trofici non quantificabili e di discriminare tra diverse situazioni spazio-temporali rendendo possibile un confronto quantitativo.
Il TRIX rilevato nelle stazioni riportate in tabella, richiama ad uno stato trofico generalmente buono o elevato soprattutto per il 2003 e a differenza di quanto si potrebbe pensare lo stato trofico, e quindi la qualità delle acque, non aumenta in modo evidente spostandosi dalla costa verso il largo.
Nell’arco di tempo considerato l’indicatore presenta un trend negativo dettato da un peggioramento messo in evidenza dal fatto che nel 2003 18 stazioni su 30 riportavano uno stato trofico elevato. Il 2005, invece, vede una situazione in netto miglioramento. Il numero delle stazioni che riportavano un Trix elevato, infatti, passa nel 2005 da 18 a 4.
A ciò si deve aggiungere la comparsa di due stazioni con stato trofico mediocre (Stab. La Nave
a 500 e a 1000 m dalla riva).
E’ necessario comunque sottolineare che per il mare Tirreno il TRIX dà indicazioni normalmente
positive, per cui la valutazione della qualità delle acque marino costiere della Provincia Di Roma sulla base della tabella qui riportata non deve essere particolarmente ottimistica.
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Fonte: ARPA LAZIO
12. Km di costa balneabile
Il D.P.R. n. 470/82, con il quale è stata recepita la Direttiva Europea 76/160, detta la legislazione in materia igienico-sanitaria delle acque di balneazione interne e marine. Tale Decreto rico-
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nosce alle Regioni un ruolo centrale nella gestione del controllo attribuendo ad esse, la competenza di individuare, sulla base delle analisi, le zone idonee o non idonee alla balneazione nonché l’individuazione dei punti di campionamento. Esso, infatti, stabilisce che il giudizio di idoneità alla
balneazione venga espresso in base alla conformità a valori-limite di una serie di parametri microbiologici e chimico-fisici.
La Regione Lazio, come prescritto dal decreto, ha stabilito un programma di monitoraggio per
le zone litoranee considerate idonee alla balneazione, mentre per le zone non idonee ha interdetto
la balneazione con appositi provvedimenti.
Per le zone idonee alla balneazione la Regione ha individuato punti di campionamento in cui
ogni 15 giorni (da aprile a settembre) vengono effettuati i controlli. I parametri monitorati sono di
tipo fisico (colorazione e trasparenza), chimico (pH, ossigeno disciolto, oli minerali, sostanze tensioattive e fenoli) e microbiologico (coliformi totali, coliformi fecali, streptococchi fecali e salmonelle).
Nel caso in cui un campione, prelevato in una stazione aperta alla balneazione, dia esito sfavorevole anche per uno solo dei parametri considerati, nei giorni successivi vengono effettuati ulteriori
campionamenti per verificare l’inquinamento e l’ampiezza della zona inquinata. Se l’esito sfavorevole viene confermato, l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale, nel nostro caso Arpalazio, dà comunicazione al sindaco dell’area interessata proponendo la chiusura temporanea dell’area;
altrimenti ne viene proposta la riapertura.
Nel biennio 2003-2004 nel Lazio si è registrata, seppur in maniera ridotta, una diminuzione
dei chilometri di costa balenabile passata dai 277,5 Km del 2003 ai 275,2 Km nel 2004, corrispondente ad una diminuzione percentuale dello 0,8%.
Nello stesso arco temporale il fenomeno ha interessato anche la nostra Provincia dove la riduzione della percentuale di costa balneabile è in linea con quella Regionale.
Infatti, tra il 2003 e il 2004, la costa balneabile ha subito una piccola diminuzione passando da
89,1 a 88,3 km, facendo registrare, in tal modo, una riduzione percentuale pari allo 0,9%.
Andando ad analizzare i dati del 2004 in termini percentuali, si nota che dei 141,5 km totali
di costa provinciali solo il 62,4% è destinato alla balneazione, e che nel passaggio tra il 2003 ed il
2004 la percentuale di costa balneabile si è ridotta di 0,5 punti percentuali, passando da 62,9% a
62,4%.
13. ZPI e ZPA
Fonte: ARPA LAZIO
Lungo le coste esistono zone in cui la balneazione è permanentemente interdetta e nelle quali,
quindi, non vengono effettuati controlli per valutarne l’idoneità alla balneazione. Tali zone sono le
ZPI (zone permanentemente interdette) e le ZPA (zone permanentemente interdette per la presenza di porti, aeroporti, servitù militari, parchi marini ecc.) Le prime sono aree in cui è vietata la balneazione per la presenza di inquinanti, le seconde, invece, rappresentano situazioni costiere legate
ad attività umane industriali o navali il cui accesso è vietato in relazione sia a motivi igienico sanitari, che di sicurezza delle persone.
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Il litorale romano, composto da 141,5 chilometri di costa, presenta sia nel 2003 che nel 2004
un totale di zone interdette alla balneazione di 49,2 chilometri, pari al 34,7% del totale.
Di questi 49,2 chilometri, 20,2 risultano come ZPI (ossia zone nelle quali è vietata la balneazione per motivi di inquinamento) e i rimanenti 29 come ZPA (ossia zone nelle è vietata la balneazione per la presenza di porti, zone militari, ecc.)
Prendendo in considerazione, invece, i dati regionali si nota che su un totale di 361,5 chilometri
di costa 27 risultano classificate ZPI e 74,4 come ZPA.
Concludendo si può affermare che il trend di questo indicatore, per le due stagioni balneari considerate (2003 e 2004) risulta essere invariato. In verità i risultati dei controlli effettuati da Arpalazio evidenziano una situazione complessivamente positiva, poiché nel 2004 le zone balneabili sono
risultate 395 mentre le aree interdette per inquinamento 16 (alle quali si aggiungano le ZPI e le ZPA).
14. Numero di depuratori autorizzati
In base all’art. 126 del Decreto legislativo 152/06 alle regioni è attribuito il compito di disciplinare le modalità di approvazione dei progetti degli impianti di trattamento delle acque reflue urbane, tenendo conto dei criteri contenuti nell’allegato 5 dello stesso Decreto e della corrispondenza tra la capacità di trattamento dell’impianto e le esigenze delle aree asservite, nonché delle modalità della gestione che deve assicurare il rispetto dei valori limite degli scarichi.
Esistono numerosi trattamenti di depurazione e il loro impiego dipende dalle caratteristiche dell’acqua da depurare e dal grado di depurazione che si vuole raggiungere.
Gli impianti di depurazione si possono differenziare, a seconda dei processi di funzionamento
su cui si basano, in fisici, chimico-fisici e biologici. Nelle seguenti tabelle viene riportato il numero di depuratori pubblici e privati autorizzati e realizzati nel Comune di Roma e nel resto della Provincia, nel periodo che va dal 1999 al 2005/2006.
Fonte: Provincia di Roma
Nel Comune di Roma, nell’arco di tempo considerato (1999-2005), il numero di depuratori
pubblici autorizzati è rimasto all’incirca sempre dello stesso ordine di grandezza, fatta eccezione per
l’anno 2002, anno in cui si registra un picco massimo di autorizzazioni rilasciate (11).
Per quanto riguarda il resto della Provincia, invece, il numero di depuratori aumenta progressivamente fino al 2003 (36) per poi decrescere nuovamente (21 nel 2005), mantenendosi comunque più elevato rispetto al valore iniziale del 1999 (6).
In generale se si osserva il numero totale di depuratori pubblici autorizzati dalla Provincia si nota che il numero di quelli realizzati nel Comune di Roma incide solo per il 16% sul totale provinciale.
Fonte: Provincia di Roma – IV Dipartimento
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Confrontando la tabella contenente il numero dei depuratori privati (prendendo in considerazione i dati solo fino al 2005) con quella dei depuratori pubblici, si osserva, innanzitutto, che il numero annuale di depuratori privati autorizzati dall’Ente Provincia è molto più elevato rispetto a quello dei depuratori pubblici. Ciò è dovuto al fatto che i depuratori privati sono a servizio non solo di
utenze domestiche private, ma anche di altre tipologie di utenza (industrie, piccole imprese, impianti,
enti e organizzazioni ecc.)
A differenza del caso precedente (depuratori pubblici), nel periodo preso in considerazione (19992006), l’ordine di grandezza e l’andamento del numero di depuratori privati per il Comune di Roma e per la Provincia è sostanzialmente simile, fa eccezione l’arco di tempo che va dal 1999 al 2001
dove le autorizzazioni nel Comune Capoluogo sono risultate maggiori che nel resto della provincia
e per il 2005, anno in cui nel Comune di Roma sono stati autorizzati 127 depuratori contro i 221
della Provincia.
In definitiva dal 1999 al 2006, su tutto il territorio provinciale, sono state rilasciate 171 autorizzazioni per la realizzazione di depuratori pubblici e 1.774 per quelli privati per un totale di 1.945.
15. Popolazione servita dagli impianti di depurazione
Il termine Abitante Equivalente (AE), è stato coniato per rendere confrontabile tra loro gli impatti prodotti sull’ambiente idrico da scarichi di diversa natura, consentendo di superare l’eterogeneità derivante dai numerosi fattori e tipologie di inquinanti che vengono liberati nelle acque. Si tratta, infatti, di un parametro utile per esprimere il carico di una particolare utenza civile (o industriale)
di un impianto di depurazione, in termini omogenei e confrontabili con le utenze civili. L’equivalenza si può riferire o al carico idraulico, o al carico in solidi sospesi, o infine, (ed è questo il caso
più frequente), al carico organico espresso come BOD5. Nell’art. 74 del D.Lgs. 152/06 l’Abitante
Equivalente è definito secondo la seguente equivalenza: 1 abitante equivalente = 60 grammi/giorno
di BOD5; ossia l’AE è il carico organico biodegradabile avente una richiesta di ossigeno a 5 giorni
(BOD5) pari a 60 grammi di ossigeno al giorno.
Tale parametro viene, perciò, preso in considerazione per il dimensionamento degli impianti di
depurazione delle acque.
Di seguito nella tabella sono riportati gli abitanti equivalenti serviti da depuratori pubblici a Roma e nella Provincia di Roma in funzione degli anni considerati (1999-2005).
Fonte: Provincia di Roma – IV Dipartimento
Dai dati si osserva che il 1999 è l’unico anno in cui a Roma risultano essere serviti meno AE
rispetto a quelli della Provincia (circa 8.000 AE di Roma contro i 45.760 della Provincia). A partire però dall’anno successivo (2000), in seguito alla costruzione a Roma di un impianto di depurazione a servizio di una popolazione equivalente pari ad oltre un 1 milione di unità, il numero di abitanti equivalenti serviti dai depuratori pubblici è sempre molto più elevato rispetto a quello del resto della Provincia: ad esempio se si prende in considerazione il numero totale di AE serviti al 2005
da impianti di depurazione si può osservare che gli AE di Roma risultano essere il triplo di quelli
del resto della provincia.
Nel biennio 2000-2001 si nota che il numero di AE serviti da depuratore nella provincia è passato da 75.960 a 247.910 unità, nel biennio successivo (2002-2003) da 432.670 a 702.880 facendo quindi registrare incrementi percentuali molto alti. Tale fenomeno, che si verifica anche per il co-
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16. Numero Comuni sprovvisti di depuratore
Fonte: Provincia di Roma e RSA Regione Lazio (2004)
Una delle priorità per raggiungere uno stato di buona qualità delle risorse idriche è la riduzione del
carico inquinante che si riversa nei corpi idrici. Uno degli strumenti per perseguire tale obiettivo è la realizzazione di una efficace rete di depurazione. Per raggiungere gli obiettivi di qualità, previsti dal
Dlgs.152/99, è necessario l’adeguamento dei sistemi di fognatura e depurazione degli scarichi idrici secondo uno schema temporale (art.31 del Dlgs.152/99) che prevede la scadenza (già passata) del 31 dicembre 2000 per agglomerati con numero di abitanti equivalenti (AE) superiore a 15.000 unità e il 31
dicembre 2005 per i centri con numero di abitanti equivalenti (AE) compreso tra 2.000 e 15.000 unità.
E’ inoltre previsto che entro quella data le acque reflue urbane degli agglomerati con oltre 10.000
AE, che si immettono in “aree sensibili” (i centri costieri ad esempio), debbano essere sottoposte ad
un trattamento “più spinto di quello previsto dall’art. 31” dello stesso decreto.
Nel grafico sono riportati il numero totale dei comuni della Provincia e il numero di comuni
che nel triennio considerato (2003-2005) sono risultati essere sprovvisti di impianti di depurazione pubblici.
Il numero totale dei depuratori pubblici realizzati nella Provincia di Roma fino al 2005 è pari
a 171 unità, mentre il numero dei comuni ancora sprovvisti di depuratore è passato da 70 nel 2003
a 43 nel 2005.
Si può concludere quindi che nel triennio considerato il numero di comuni sprovvisti di impianto di depurazione pubblico è diminuito del 38,5%.
Confrontando questi dati con quelli contenuti nel Rapporto sullo stato dell’ambiente della Regione Lazio (2004) si nota una discrepanza: in tale Rapporto i comuni della Provincia di Roma privi di depuratore risultano essere solo 26 nel 2003, mentre in base ai dati forniti dalla Provincia il
loro numero risulta maggiore (70).
Tale incongruenza è dovuta, probabilmente, al fatto che alcuni piccoli comuni della Provincia
di Roma hanno dismesso il proprio impianto e si sono consorziati con altri comuni vicini per dotarsi di un unico depuratore di maggiori dimensioni.
Ne consegue effettivamente che un numero elevato di comuni, nel 2003, è sprovvisto di un proprio depuratore, ma allo stesso tempo è altrettanto vero che la maggior parte dei 70 comuni è servita da un depuratore pubblico sebbene questo non si trovi proprio all’interno del territorio del Comune stesso (di qui il numero riportato dalla Regione).
Risorse naturali comuni
mune capoluogo, si può considerare del tutto normale in quanto dovuto semplicemente all’installazione di nuovi depuratori. Infatti, come è noto, aumentando il numero dei depuratori aumenta
anche il numero di abitanti serviti. I dati di tale indicatore, quindi, devono essere letti in maniera
integrata con i dati dell’indicatore precedente (numero di depuratori autorizzati).
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RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE DELLA PROVINCIA DI ROMA 2007
17. Classi di portata degli impianti di depurazione pubblici
L’indicatore considerato – Classi di portata tratta degli impianti di depurazione pubblici – ha lo scopo di Valutare a livello provinciale la quantità di depuratori classificati in funzione della loro portata trattata.
Al fine di poter suddividere gli impianti di depurazione in funzione della portata giornaliera trattata, sono state create delle classi di portata alle quali è stato associato un numero orientativo di corrispondenti abitanti equivalenti (AE).
Fonte: Provincia di Roma – Elaborazione Gemini
Analizzando i dati sopra riportati appare evidente che dei 146 impianti di depurazione pubblici
realizzati sul territorio provinciale la maggior parte ha una portata inferiore ai 1.000 m3/g e serve
un numero al di sotto dei 5.000 abitanti equivalenti AE (classe 1).
Pochi sono invece gli impianti di grandi dimensioni con portate superiori ai 100.000 m3/g.
Gli impianti appartenenti alle ultime tre classi di portata (tutti realizzati nel Comune di Roma),
se da una parte rappresentano solo il 3,4% del numero totale degli impianti, dall’altra servono circa il 70% degli abitanti equivalenti totali.
Per tale indicatore, infine, non si può esprimere un giudizio sull’andamento del trend, in quanto i dati analizzati si riferiscono solo ad una annualità, ossia alla situazione presente al 2005.
Di seguito sono riportati i progetti, le iniziative e le buone pratiche attuate dalla Provincia di
Roma relativamente alla tematica delle acque.
Titolo Progetto/iniziativa
Breve descrizione
Per saperne di più contattare
Riqualificazione e rivitaliz- Ricognizione dello stato dei luoghi per indi- Dip. IV - Servizi di tutela
zazione di ambiti fluviali, la- viduare alcune zone della provincia idonee a
ambientale
custri, marini
sostenere la progettazione di interventi di riServizio 2 tutela acque,
qualificazione e rivitalizzazione di ambiti flusuolo e risorse idriche
viali, lacustri, marini. Individuazione degli
interessi coinvolti e degli stakeholders. Coin- [email protected]
volgimento della popolazione e degli stakeholRiferimento: Paola
ders per l’individuazione di un percorso conCamuccio
diviso di progettazione.
Coinvolgimento delle scuole con attività di
educazione ambientale specifiche sui progetti
Redazione di accordi di programma e protocolli d’intesa per la salvaguardia e la tutela delle acque con gli attori interessati
Individuazione attività/interventi da realizza- Dip. IV - Servizi di tutela
re per la tutela del fiume Mignone attraverso
ambientale
incontri con gli altri enti interessati (ProvinServizio 2 tutela acque,
cia di Viterbo, Regione, ARDIS, Autorità dei
suolo e risorse idriche
Bacini Regionali, Comuni…).
Individuazione attività/interventi da realizza- [email protected]
re per la tutela delle aree dei laghi Sabatini e Riferimento: Paola Camuccio
continua
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MACROAREA 3 – CICLO INTEGRATO E QUALITÀ DELLE ACQUE
Titolo Progetto/iniziativa
Breve descrizione
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Per saperne di più contattare
Redazione di un catalogoregolamento comportamentale per la corretta gestione
dei corsi idrici superficiali
della provincia
Organizzazione di un workshop con gli atto- Dip. IV - Servizi di tutela
ri coinvolti per l’individuazione di linee guiambientale
da sulla base delle quali provvedere. RedazioServizio 2 tutela acque,
ne di un catalogo-regolamento comportasuolo e risorse idriche
mentale per la corretta gestione dei corsi idrici superficiali della provincia. Pubblicazione e [email protected]
Riferimento: Paola Camuccio
idonea pubblicizzazione
Monitoraggio chimico-fisi- Il Servizio Tutela Acque, Suolo e Risorse Idri- Dip. IV - Servizi di Tutela
co e biologico delle acque che, nell’ambito delle competenze delegate
Ambientale
superficiali
dalla Regione Lazio, svolge il monitoraggio Servizio 2 Tutela Acque,
dei principali corpi idrici superficiali del terSuolo e Risorse Idriche
ritorio provinciale. La valutazione della qualità delle acque si basa sull’analisi di parame- [email protected]
tri chimico-fisici e biologici e consente la lo- Riferimento: Maria Zagari
ro classificazione in salmonicole, ciprinicole o
nessuna designazione (acque non idonee alla
vita acquatica) Dip. IV - Servizi di tutela
ambientale
Prevenzione e gestione di si- Negli ultimi anni nel Tevere si sono verificati Dip. IV - Servizi di Tutela
Ambientale
tuazioni di emergenza nel frequenti episodi di morìa di pesci, quasi semfiume Tevere
pre in seguito a fenomeni meteorologici di par- Servizio 2 Tutela Acque,
Suolo e Risorse Idriche
ticolare intensità, durante i quali l’acqua di ruscellamento ha determinato un eccezionale apporto di sostanze tossiche (pesticidi, concimi, [email protected]
ecc.) dilavate dai terreni agricoli circostanti, ol- Riferimento: Maria Zagari
tre al trasporto solido e alla risospensione dei sedimenti anossici. Il lavoro svolto ha evidenziato una grave situazione di degrado delle acque superficiali, con l’individuazione di tratti
che presentano criticità dal punto di vista ecologico (presenza di rifiuti, acque torbide e maleodoranti, scarichi e prelievi abusivi) ed idraulico (cementificazione degli argini, assenza di
fascia riparia, costruzioni a ridosso dell’alveo,
ecc.) che richiedono interventi di riqualificazione, nonché l’individuazione di zone di particolare pregio (aree sorgentizie, aree con elevato grado di naturalità, ecc.) che meritano
una adeguata salvaguardia.
Oltre alla programmazione di interventi per la
qualificazione del bacino idrografico, è necessario programmare interventi per la gestione di
eventuali ulteriori situazioni di emergenza
Promozione del riuso/riciclo Il Servizio Tutela Acque, Suolo e Risorse Idriche, nell’ambito delle competenze delegate
delle acque
dalla Regione Lazio, rilascia autorizzazioni allo scarico nelle acque superficiali e concessioni alla derivazione di acqua pubblica.
Dip. IV - Servizi di tutela
ambientale
Servizio 2 tutela acque,
suolo e risorse idriche
continua
Risorse naturali comuni
Albani attraverso incontri con gli altri enti
interessati (Comuni vari ed Enti Parco)
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Titolo Progetto/iniziativa
RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE DELLA PROVINCIA DI ROMA 2007
Breve descrizione
Per saperne di più contattare
Riqualificazione e rivitaliz- Nell’ambito di tali competenze, da diverso [email protected]
zazione di ambiti fluviali, la- tempo il Servizio prevede, in sede di rilascio [email protected]
custri, marini
delle autorizzazione, l’inserimento di prescri- [email protected]
zioni che obbligano l’utente al rispetto di standard minimi di riciclo/riuso delle acque
Riferimenti:
Paola Camuccio,
Laura Speranza, Alessandra
Terenzi
Promozione del coordinamento di tutti gli enti con
competenze in materia di
tutela delle acque e risorse
idriche
Individuazione di tutti gli enti con compe- Dip. IV - Servizi di tutela
tenze in materia di tutela delle acque e risorambientale
se idriche
Servizio 2 tutela acque, suoAvvio dei contatti per conoscere intenzioni
lo e risorse idriche
ed eventuali referenti del progetto in ciascun
ente
[email protected]
Promozione del coordinamento di un tavolo Riferimento: Paola Camuccio
permanente di coordinamento. Organizzazione del tavolo permanente di coordinamento
Bibliografia
Webgrafia
Hanno fornito il loro contributo alla realizzazione del capitolo
Maria Zagari, Massimo De Santis
Si ringrazia
ATO 2 Spa, ARPALAZIO
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MACROAREA 3 – CICLO INTEGRATO E QUALITÀ DELLE ACQUE
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Direttiva 91/676/CEE
Tutela delle acque marine, superficiali e sotterranee Disciplinata e programmata attività conoscitiva sulle risorse idriche, identificazione corpi idrici significativi da controllare e monitorare per valutarne la qualità ambientale Dlgs 152/99, Dlgs 258/2000
direttiva 91/676/CEE
Decreto-legge 13 aprile 1993, n. 109
Modifiche al Dpr 470/1982 - qualità delle acque di balneazione
Legge 5 gennaio 1994, n. 36
Disposizioni in materia di risorse idriche
Dlgs 11 maggio 1999, n. 152
Disposizioni sulla tutela delle acque
Legge 17 agosto 1999, n. 290
Articolo 2 - denuncia dei pozzi
Direttiva 2000/60/CE
Quadro per l’azione comunitaria in materia di acque
Dlgs 2 febbraio 2001, n. 31
Attuazione della direttiva 98/83/Ce - Qualità delle acque destinate al consumo umano
Dm 22 novembre 2001
Legge 36/1994 - modalità di affidamento in concessione a terzi della gestione del servizio idrico integrato
Decreto-legge 10 maggio 2002, n. 92
Disciplina relativa alle acque di balneazione
Dpcm 19 luglio 2002
Regione Lazio - Emergenza approvvigionamento idrico
Dm 18 settembre 2002
Qualità delle acque - Dlgs 152/1999 - comunicazioni ed informazioni - Regioni e Province autonome
Direttiva 2006/7/Ce
Gestione della qualità delle acque di balneazione
Dlgs 3 aprile 2006, n. 152
Norme in materia ambientale - Stralcio - Norme in materia di difesa del suolo e lotta alla desertificazione, di tutela delle acque dall’inquinamento e di gestione delle risorse idriche
Dm 2 maggio 2006
Definisce l’Autorità di vigilanza sulle risorse idriche e sui rifiuti e disciplina le modalità e i termini di aggiudicazione della gestione del Servizio idrico integrato
Direttiva 2006/118/Ce
Protezione delle acque sotterranee dall’inquinamento e dal deterioramento
Risorse naturali comuni
Normativa di riferimento
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RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE DELLA PROVINCIA DI ROMA 2007
3.c
Ambiente naturale e biodiversità
La biodiversità esprime la varietà di forme e l’abbondanza di specie, rappresenta la vera ricchezza
della vita sulla terra e la capacità di adattamento degli organismi alle diverse condizioni pedoclimatiche dei diversi biotopi. La disgregazione e l’alterazione di habitat, spesso formatisi nel corso di decine di migliaia di anni, portano con sé la scomparsa delle forme di vita a questi collegate.
La diversità biologica è il risultato di 4 miliardi di anni di evoluzione, periodo in cui si sono sviluppate sulla terra circa 30 milioni di specie viventi; secondo alcune stime solo 1,4 milioni sono le
specie classificate, per cui la biodiversità sconosciuta sarebbe elevatissima. Le barriere coralline, gli
estuari dei fiumi e le foreste tropicali ospitano oltre la metà degli esseri viventi pur ricoprendo solo
il 6% della superficie terrestre.
Le comunità biologiche sono oggi sottoposte a processi di erosione dovuti all’azione dell’uomo.
Dall’inizio del XVII secolo si sono estinte circa 600 specie. Conservare la biodiversità rappresenta,
quindi, la nostra assicurazione per la vita sulla Terra: per il mantenimento degli equilibri climatici,
per il suo uso sostenibile a fini alimentari e medicinali, per la ricerca scientifica, perché è fonte di ispirazione artistica e culturale, perché ogni specie ha il diritto di esistere, per le attività ricreative come
il turismo sostenibile1.
Misurare la biodiversità in termini quantitativi è difficile. Quali indicatori utilizzare? A quale scala spaziale? Tutto questo per anticipare che quanto presentato nel capitolo rappresenta un tentativo
per individuare alcuni indici per “misurare” la ricchezza in termini di biodiversità del territorio provinciale pur riconoscendo la limitatezza di questi indici in termini di rappresentazione della funzionalità ecologica di un territorio, del reale stato di conservazione della biodiversità.
In occasione della Conferenza delle Nazioni Unite su Ambiente e Sviluppo (Rio De Janeiro,
1992) sono stati siglati importanti documenti per la sostenibilità ambientale tra cui la Dichiarazione di Rio su Ambiente e Sviluppo; l’Agenda 21; la Convenzione sui Cambiamenti Climatici, la Convenzione sulla Biodiversità e la Dichiarazione di Principi sulla gestione sostenibile delle foreste
(www.un.org/esa/sustdev/documents/agenda21/index.htm). Con la sottoscrizione della Convenzione sulla Biodiversità gli stati membri hanno riconosciuto l’importanza della conservazione in situ degli ecosistemi e degli habitat naturali come priorità da perseguire ponendosi come obiettivo quello di “anticipare, prevenire e attaccare alla fonte le cause di significativa riduzione o perdita di diversità
biologica in considerazione del suo valore intrinseco e dei suoi valori ecologici, genetici, sociali, economici., educativi, scientifici, culturali ricreativi ed estetici”.
A livello europeo due importanti direttive, la direttiva 92/43CEE “Habitat” e la direttiva
79/409CEE “Uccelli” hanno posto le basi per la realizzazione della rete Natura 2000. Attualmente
quest’ultima è composta dai Siti di Importanza Comunitaria (SIC), istituiti ai sensi della direttiva
Habitat, e dalle Zone di Protezione Speciale (ZPS), istituite ai sensi della direttiva Uccelli.
La legge 394/91 definisce, a livello nazionale, il sistema delle aree protette che risulta composto
da parchi nazionali, parchi regionali e interregionali, riserve naturali, zone umide di interesse internazionale, altre aree naturali protette, aree di reperimento terrestri e marine.
Il sistema nazionale italiano delle aree protette è il più importante, sia dal punto di vista quantitativo sia qualitativo in tutta Europa: in pochi anni, infatti, si è passati dai 5 “storici” parchi nazionali
all’istituzione di ben 836 aree protette (che rappresentano il 10,22% del territorio nazionale).
L’ultimo decennio è stato caratterizzato da una profonda ristrutturazione del sistema delle aree protette in Italia. Il patrimonio ambientale e culturale della penisola dà vita a sistemi unitari in cui gli equilibri creatisi tra componenti antropiche e naturali devono essere tutelati attivamente dalle autorità competenti sia a livello nazionale che locale. Le aree protette rivestono grande interesse anche in ambito for1
“La conservazione della Biodiversità nell’Ecoregione mediterraneo Centrale” Contributi al Piano Nazionale per la Biodiversità” WWF. 2006.
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MACROAREA 3 – AMBIENTE NATURALE E BIODIVERSITÀ
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mativo e didattico: costituiscono, infatti, “musei dinamici” in cui è possibile considerare gli effetti di
politiche di sviluppo orientate alla valorizzazione eco-compatibile delle potenzialità locali.
La regione Lazio con L.R. 46/77 e L.R. 29/97 ha individuato aree di particolare valore naturalistico di interesse interregionale, regionale e provinciale. Il Lazio è una regione di oltre 17.200 Kmq.,
con paesaggi che vanno dal mare e dalle isole tirreniche, alle vette appenniniche, ricca di ambienti
naturali che la rendono una delle regioni con maggiore biodiversità nell’ambito della penisola. Una
varietà di ambienti che è ben rappresentata nel Sistema Regionale delle Aree Naturali Protette del
Lazio, dove accanto a vasti parchi naturali troviamo ambienti ancora intatti racchiusi tra gli stessi
centri urbani, dove alle zone umide di importanza internazionale si abbinano comprensori archeologici inseriti in grandiosi scenari naturali.
Il sistema delle aree protette di per sé non è sufficiente a conservare la biodiversità. E’necessario, infatti, ripensare al “valore” degli ecosistemi e delle le aree protette attivando strategie di conservazione che
sappiano guardare al di là del perimetro dell’area stessa secondo un approccio di tipo ecologico-funzionale. Il coinvolgimento di aree a diversa tipologia di tutela o vincolo attraverso il coordinamento tra i
diversi enti territoriali verso obiettivi di conservazione rappresenta un obiettivo ardito ma sicuramente
l’unico in grado di affrontare la conservazione della biodiversità in modo efficace (Battisti C. e Romano B., 2007). La battaglia contro la perdita della biodiversità può essere affrontata solo attraverso la ricerca del confronto con tutte le componenti della società in modo partecipato e condiviso2.
2
Beato Fulvio Il ruolo della sociologia dell’ambiente nella pianificazione della conservazione della biodiversità in “Ecoregioni e reti ecologiche” Atti del Convegno Nazionale Roma, 27-28 maggio 2004 Provincia di Roma Assessorato alle politiche dell’Agricoltura e dell’Ambiente.
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MACROAREA 3 – AMBIENTE NATURALE E BIODIVERSITÀ
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La diversità biologica rappresenta la ricchezza della vita sulla Terra, i milioni di piante, animali e microrganismi, i geni che essi contengono, i complessi ecosistemi che essi costruiscono nella biosfera. La biodiversità deve essere quindi considerata a tre livelli: specie, geni, comunità/ecosistemi.
La misura della biodiversità in termini di ricchezza di specie offre un indice sintetico per “valutare”
la complessità ecologica di un ecosistema. Tuttavia la biodiversità è un concetto multidimensionale e non può essere ridotta ad un singolo numero. Il numero di specie in un’area protetta è un indicatore delle sue potenzialità, ma il suo valore reale risiede nella capacità di mantenere la funzionalità degli ecosistemi nel lungo periodo. Quindi la gestione dell’area protetta e del territorio in generale resta il vero e reale punto cruciale per il successo della conservazione.
L’indicatore Numero assoluto di specie di vertebrati serve a valutare il livello di ricchezza faunistica del territorio provinciale.
Fonte: Piano Territoriale Provinciale Generale 2007
* Dipartimento di Biologia-Università Tor Vergata – Roma; §Atlante degli Anfibi e dei Rettili della Provincia di Roma, Bologna M.A., Salvi D., Pitzalis M. Provincia di Roma –Gangemi Editore 2007
I dati riferiti ai pesci di acqua dolce sono stati forniti dal Dipartimento di Biologia Università
di Roma “Tor Vergata”; quelli relativi agli anfibi e rettili fanno riferimento all’Atlante degli Anfibi e
Rettili della Provincia di Roma (2007), mentre i dati riferiti agli uccelli nidificanti e mammiferi sono stati forniti dai coordinatori dell’Ufficio di Piano Territoriale Provinciale Generale (PTPG), sulla base di diversi progetti di studio effettuati dalla Provincia e dalla Regione, in parte aggiornati, tra
cui: il Progetto Atlante Uccelli Nidificanti nel Lazio, e il Progetto Atlante dei Mammiferi della Provincia di Roma di prossima pubblicazione. I dati raccolti derivano da indagini e rilievi di campo effettuati da rilevatori esperti dei diversi gruppi.
Il Progetto Atlante Uccelli Nidificanti nel Lazio (PAL) è stato realizzato circa 10 anni fa (Boano et al., 1995), con una base di dati rilevata tra il 1983 ed il 1986 ed un aggiornamento parziale
delle informazioni che ha riguardato il periodo 1987-1994.
L’Atlante degli Anfibi e dei Rettili della Provincia di Roma (2007) rappresenta il primo Atlante a scala provinciale. Precedentemente è stato redatto a scala regionale l’Atlante degli Anfibi e Rettili del Lazio (Bologna et al., 2000) ed a scala locale l’Atlante della città di Roma (Bologna et al.,
2003). Il progetto atlante provinciale rappresenta il risultato di un percorso conoscitivo iniziato nel
1994 che ha interessato oltre 12 anni di indagini
Infine per quanto riguarda i dati sui mammiferi nella provincia di Roma si fa riferimento al primo Atlante dei Mammiferi della Provincia di Roma (PAMPR), in corso di stampa, mirato alla conoscenza della presenza e della distribuzione delle specie di mammiferi nei circa 5000 kmq del territorio
provinciale. Obiettivo generale del PAMPR è quello di ampliare le conoscenze faunistiche e consentire l’avvio di specifiche strategie di conservazione e di pianificazione a scala provinciale e locale.
Ad oggi risultano presenti sul territorio provinciale 13 specie di anfibi, 18 di rettili, 62 di mammiferi, 151 di uccelli nidificati, e 36 specie di pesci di acqua dolce. Il valore totale delle specie di
vertebrati è pari a 280.
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1. Numero assoluto di specie di vertebrati
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2. Numero di specie faunistiche alloctone
Le attività antropiche producono spesso, negli ecosistemi, perturbazioni e modificazioni tali da
generare una riduzione di complessità delle relazioni ecologiche in essi presenti, determinando in tal
modo una perdita di biodiversità sia in termini sia di flora che di fauna.
La semplificazione della varietà ecosistemica, se da una parte contribuisce a determinare un calo del numero di specie e della loro presenza (densità di popolazione), dall’altra può favorire la diffusione di specie più adattabili, pregiudicando l’esistenza di specie autoctone più esigenti, in genere adattate a particolari nicchie ecologiche.
In particolar modo negli ambienti a più forte grado di antropizzazione, si rinvengono specie alloctone, ossia specie animali o vegetali che sono presenti in un determinato territorio per l’intervento
accidentale o intenzionale dell’uomo, ma che non appartengono alla fauna originaria di quell’area.
Le specie alloctone, essendo nella generalità dei casi caratterizzate da elevate capacità adattative e da
forte competitività per le risorse, diventano antagoniste di quelle autoctone (specie animali o vegetali naturalmente presenti in una determinata area della quale sono originarie) determinando un
forte calo o addirittura l’estinzione di queste ultime.
In alcuni casi la presenza di specie alloctone, opportuniste o comunque impattanti su specie maggiormente sensibili o sulla componente floristica può interferire con gli scopi di conservazione e mantenimento della biodiversità.
L’introduzione di specie alloctone è infatti considerata la seconda più grave minaccia alla perdita di biodiversità dopo la distruzione degli habitat (fonte IUCN http://www.iucn.org).
L’indicatore Numero di specie faunistiche alloctone viene quindi utilizzato per valutare indirettamente, il grado di compromissione degli ecosistemi naturali.
Fonte: Piano Territoriale Provinciale Generale 2007
*Dipartimento di Biologia-Università Tor Vergata - Roma
Come nel caso dell’indicatore precedente (Numero assoluto di specie di vertebrati) sono stati
presi in esame i dati provenienti dal PTPG aggiornati al 2007.
Il numero di specie alloctone rilevate è pari a 1 per gli anfibi, a 4 per i rettili, a 5 per gli uccelli nidificanti, a 9 per i mammiferi, e a 32 per i pesci di acqua dolce presenti nei fiumi Tevere, Sacco, Mignone, Arrone. Il numero complessivo di specie alloctone risulta quindi essere pari a 51
Il problema dell’introduzione di specie esotiche è particolarmente evidente nel caso dei pesci di
acqua dolce, soprattutto a causa di introduzioni di pesci esotici a scopo alieutico.
3. Numero di specie floristiche minacciate di estinzione
L’indicatore Numero di specie floristiche minacciate di estinzione serve a valutare il rischio di riduzione della biodiversità, in questo caso vegetale, che caratterizza il territorio provinciale. E’ ne-
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MACROAREA 3 – AMBIENTE NATURALE E BIODIVERSITÀ
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cessario sottolineare inoltre che la biodiversità vegetale è indissolubilmente legata alla conservazione degli ecosistemi e di determinate condizioni climatiche, e che la biodiversità vegetale e quella animale sono strettamente interdipendenti.
Nella tabella vengono riportate per il territorio della Provincia di Roma:
– il numero di specie vegetali minacciate, che possono essere considerate emergenze floristiche i
cui dati si riferiscono a ricerche successive agli anni ’50;
– il numero di specie vegetali che rientrano nella Lista Rossa Nazionale delle Piante d’Italia, ossia le entità minacciate di estinzione a livello nazionale, per la loro rarità o a causa di altri elementi di impatto;
– il numero di specie vegetali che rientrano nella Lista Rossa Regionale delle Piante d’Italia, ossia le entità minacciate di estinzione a livello regionale;
– il numero di entità esclusive e rarissime del Lazio.
Fonte: Piano Territoriale Provinciale Generale 2007 - Allegati tecnici
Il patrimonio botanico, che riflette la complessità geomorfologica, litologica e climatica della
provincia di Roma, è risultato essere rilevante in termini di ricchezza floristica.
Sono state rilevate 484 emergenze floristiche distribuite in 478 siti, per un totale di 1.346 segnalazioni. Dei 484 taxa (specie) segnalati 27 sono inseriti nella Lista Rossa Nazionale e 181 rientrano nella Lista Rossa del Lazio (IUCN: International Union for the Conservation of Nature and Natural Resources pubblica le liste rosse delle specie su scala globale), 2 sono entità esclusive del Lazio
e 162 sono entità floristiche rarissime.
Le entità ricadenti nella Lista Rossa Nazionale e Regionale sono state anche classificate dalla
Provincia in funzione del rischio di estinzione a cui sono soggette/esposte, secondo i criteri stabiliti nel 1994 dall’International Union for the Conservation of Nature and Natural Resources.
Alle entità sopra riportate si devono aggiungere 291 entità rare nella Regione, 1 entità inserita
nell’allegato 4 e 3 nell’allegato 5 della Direttiva Habitat, 2 entità protette dalla Convenzione di Berna, 8 entità endemiche dell’Italia centrale e 36 entità ritenute di interesse conservazionistico fra quelle protette dalla Legge Regionale n. 61 del 19 settembre del 1974.
Per un approfondimento sugli aspetti vegetazionali del territorio provinciale si rimanda al
BREVE RAPPORTO PRELIMINARE SULLA VEGETAZIONE DELLA PROVINCIA DI ROMA BASATO SUI DATI DELLE BANCHE DATI VEGETAZIONALI ( 12 GIUGNO 2007) vedi box alla fine di questo capitolo.
4.Superficie delle aree protette e della rete Natura 2000
Fonte : SITAP dell’Agenzia Regionale per i Parchi del Lazio
Le aree protette hanno lo scopo della conservazione della biodiversità. Uno dei nuovi para-
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digmi che si pone è come creare un sistema coerente di aree protette idonee a rappresentare e conservare la biodiversità in una data area geografica. Questo richiede l’identificazione di obiettivi definiti che possono essere utilizzati come indicatori della biodiversità; valutare attraverso adeguati sistemi di monitoraggio se le aree protette sono idonee a conservare la biodiversità a lungo termine.
L’indicatore Superficie delle aree protette e della rete Natura 2000 fornisce unicamente informazioni in merito al numero ed alla estensione superficiale delle aree protette e della Rete Natura 2000
rappresentando quanto territorio della provincia di Roma è sottoposto a determinati vincoli o regimi di tutela.
Sul piano dell’efficacia della gestione delle aree protette manca ancora un quadro di riferimento chiaro che individui obiettivi definiti e metodi di verifica del raggiungimento delle performance
richieste sia dal punto di vista della conservazione della biodiversità che degli obiettivi sociali (Tallone G., 2007)
La legge 394/91 definisce la classificazione delle aree naturali protette e istituisce l’Elenco ufficiale delle aree protette, nel quale vengono iscritte tutte le aree che rispondono ai criteri stabiliti, a
suo tempo, dal Comitato nazionale per le aree protette.
Fonte : SITAP dell’Agenzia Regionale per i Parchi del Lazio
Nella tabella sono riportati il numero e la superficie in ettari delle aree protette e della rete Natura 2000 (SIC-ZPS) presenti a livello regionale (aggiornamento 2007)
Le aree protette della Regione Lazio sono 76 (3 parchi nazionali, 3 riserve statali, 70 aree protette istituite, inclusi 4 nuovi monumenti naturali a seguito di diversi provvedimenti legislativi e/o
amministrativi regionali), occupano una superficie di 219.072,46 ha, pari al 13,73% del territorio
regionale mentre la rete Natura 2000 è composta da 182 SIC e 42 ZPS.
Gran parte della superficie protetta è occupata da Parchi Naturali Regionali (pari al 55,4% del
totale) e dalle Riserve Naturali Regionali (20,9% dell’intero territorio tutelato). Per quanto riguarda, invece, le aree naturali protette nazionali esse ricoprono il 22,3% della superficie protetta regionale
e sono: 3 Parchi Nazionali (Parco Nazionale del Circeo, Parco Nazionale del Gran Sasso-Monti della Laga e il Parco Nazionale d’Abruzzo) e 29 Riserve Naturali.
Nella tabella seguente sono riportati il numero e la superficie in ettari delle aree protette e della rete Natura 2000 (SIC-ZPS) presenti a livello provinciale (cfr. Carta delle Aree protette della provincia di Roma e Carta dei SIC e ZPS della provincia di Roma).
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MACROAREA 3 – AMBIENTE NATURALE E BIODIVERSITÀ
Fonte : SITAP dell’Agenzia Regionale per i Parchi del Lazio
Aree protette della Provincia di Roma
Denominazione
Monumento Naturale
Monumento Naturale
Monumento Naturale
Monumento Naturale
Monumento Naturale
Monumento Naturale
Monumento Naturale
Monumento Naturale
Monumento Naturale
Monumento Naturale
Parco Naturale Regionale
Parco Naturale Regionale
Parco Naturale Regionale
Parco Naturale Regionale
Parco Naturale Regionale
Parco Naturale Regionale
Parco Naturale Regionale
Parco Regionale Suburbano
Parco Regionale Urbano
Parco Regionale Urbano
Riserva Naturale Regionale
Riserva Naturale Regionale
Riserva Naturale Regionale
Riserva Naturale Regionale
Riserva Naturale Regionale
Riserva Naturale Regionale
Riserva Naturale Regionale
Riserva Naturale Regionale
Riserva Naturale Regionale
Riserva Naturale Regionale
Riserva Naturale Regionale
Riserva Naturale Regionale
Riserva Naturale Regionale
Riserva Naturale Regionale
Riserva Naturale Regionale
Riserva Naturale Regionale
Riserva Naturale Regionale
Riserva Naturale Provinciale
Riserva Naturale Statale
Riserva Naturale Statale
Area Naturale Marina Protetta
CALDARA DI MANZIANA (Parco Bracciano)
GALERIA ANTICA
LA SELVA
LAGO DI GIULIANELLO
MADONNA DELLA NEVE
PALUDE DI TORRE FLAVIA
PARCO DELLA CELLULOSA
PARCO DI VILLA CLEMENTI E FONTE DI S, STEFANO
QUARTO DEGLI EBREI-TENUTA DI MAZZALUPETTO
VALLE DELLE CANNUCCETE
APPIA ANTICA
CASTELLI ROMANI
COMPLESSO LACUALE BRACCIANO - MARTIGNANO
INVIOLATA
MONTI LUCRETILI
MONTI SIMBRUINI
VEIO
VALLE DEL TREJA
AGUZZANO
PINETO
DECIMA - MALAFEDE
INSUGHERATA
LAURENTINO-ACQUA ACETOSA
MACCHIA DI GATTACECA- MACCHIA DEL BARCO
MACCHIATONDA
MARC IGLIANA
MONTE CATILLO
MONTE MARIO
MONTE SORATTE
MONTERANO
NAZZANO, TEVERE-FARFA
NOMENTUM
TENUTA DEI MASSIMI
TENUTA DI ACQUAFREDDA
TOR CALDARA
VALLE DEI CASALI
VALLE DELL’ANIENE
VILLA BORGHESE DI NETTUNO
LITORALE ROMANO
TENUTA DI CASTELPORZIANO
SECCHE DI TOR PATERNO
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Risorse naturali comuni
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RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE DELLA PROVINCIA DI ROMA 2007
Nel territorio della Provincia di Roma sono presenti ambienti di grande valenza naturalistica,
paesaggistica, storica e culturale, e il sistema di aree di interesse naturalistico è costituito complessivamente da 41 aree protette, per una superficie complessiva di 118192,23 ha, pari al 22% del
territorio provinciale, ed una rete Natura 2000 composta da 54 SIC e 13 ZPS .
La Provincia di Roma, attraverso il Servizio Ambiente, Assessorato alle Politiche dell’Agricoltura e dell’Ambiente, Caccia e Pesca, gestisce direttamente 6 aree di interesse provinciale.
Con l’art. 44 della L.R. 29/97 sono state istituite le aree di interesse provinciale di Monte Catillo, Nomentum, Macchia di Gattaceca e Macchia del Barco, e Monte Soratte alle quali si è aggiunta
la Riserva Naturale di Villa Borghese di Nettuno, istituita con L.R. 29/99. La Provincia ha in gestione anche il Monumento Naturale Palude di Torre Flavia, di istituzione regionale (DPGR 613/97.
Su tali aree attualmente vigono le norme di salvaguardia di cui all’art. 8 della L.R. 29/97 in attesa
dell’approvazione dei Piani di Assetto, in itinere.
L’obiettivo di tale indicatore è evidenziare l’estensione della superficie tutelata da normativa nazionale, regionale ed europea ripartita successivamente su base provinciale.
L’elevato valore, rispetto alle altre province laziali, è da ricondurre principalmente alla presenza di grandi Parchi Naturali Regionali (Monti Simbruini, Monti Lucretili, Bracciano-Martignano
e Vejo) e alla Riserva Naturale Statale del Litorale romano. Basti pensare che solo il Comune di Roma possiede 19 aree naturali protette, per un’estensione di 40 mila ettari, in cui vivono ben 1.300
specie di vegetali, pari a 1/5 della flora italiana, e 160 specie animali.
5. Zone Protezione Speciale – ZPS
Province del Lazio
Frosinone
Rieti
Viterbo
Latina
Roma
n.
8
10
14
7
13
La Direttiva “Habitat” ha creato per la prima volta un quadro di riferimento per la conservazione della natura in tutti gli Stati dell’Unione. In realtà però non è la prima Direttiva comunitaria
che si occupa di questa materia. E’ del 1979 un’altra importante Direttiva, che si integra all’interno delle previsioni della Direttiva “Habitat”, la Direttiva “Uccelli” 79/409/CEE, la quale prevede
una serie di azioni per la conservazione di numerose specie di uccelli e l’individuazione da parte degli Stati membri dell’Unione di aree da destinarsi alla loro conservazione, le cosiddette Zone di Protezione Speciale (ZPS).
Le zone di protezione speciale designate dagli stati membri sono aree istituite con lo scopo di
garantire ad alcune specie d’uccelli selvatici, condizioni favorevoli in tutta l’area di distribuzione. La
designazione, in Italia, delle ZPS, rientra nelle competenze delle regioni e delle province autonome.
Vengono classificate, in particolare, come zone di protezione speciale tutti quei territori più idonei per la presenza di habitat e sufficiente estensione della loro superficie alla conservazione delle specie “sensibili” 3, tenuto conto della necessità di protezione di quest’ultime.
Nella regione Lazio sono state individuate 42 ZPS con una estensione complessiva di 410.797
ha, pari al 23,8% del territorio regionale. Nella provincia di Roma, invece, sono state individuate
13 ZPS con un’estensione totale di 119.633 ha. Le due province con il numero più elevato di tali
aree sono Viterbo (14) e Roma (13). Infine, per Frosinone e Latina sono state individuate rispettivamente 8 e 7 ZPS.
3
Si intende con il termine “sensibili” tutte quelle specie minacciate di estinguersi, quelle considerate rare o che possono essere
danneggiate dalle modifiche del loro habitat.
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CODICE
Denominazione
IT 6010032
Fosso Cerreto *
IT 6020019
Monte degli Elci e Monte Grottone**
IT 6030005
Comprensorio Tolfetano-Cerite-Manziate
IT 6030012
Riserva Naturale Tevere Farfa
IT 6030019
Macchiatonda
IT 6030020
Torre Flavia
IT 6030026
Lago di Traiano
IT 6030029
Monti Lucretili
IT 6030038
Lago di Albano
IT 6030043
Monti Lepini
IT6030084
Castel Porziano (tenuta presidenziale)
IT6030085
Comprensorio di Bracciano-Martignano
IT6050008
Monti Simbruini ed Ernici
Fonte: SITAP dell’Agenzia Regionale per i Parchi del Lazio
* ZPS Provincia di Viterbo, presente marginalmente nel territorio della Provincia di Roma
** ZPS Provincia di Rieti, presente marginalmente nel territorio della Provincia di Roma
“Predisposizione di misure di conservazione per la tutela della Zona di Protezione Speciale ZPS
“Torre Flavia” – IT 6030020
Con Determinazione del Presidente della Giunta regionale 24 marzo 1997 n. 613, è stato istituito il
Monumento naturale “Palude di Torre Flavia“, sito nei comuni di Cerveteri e Ladispoli, Zona di Protezione
Speciale ai sensi della Direttiva 79/409/CEE “Uccelli”, e ne è stata affidata la gestione all’Amministrazione
Provinciale di Roma – Servizio Ambiente. La Provincia di Roma è stata individuata come soggetto beneficiario destinato alla realizzazione di misure di conservazione rivolte alle Zone di Protezione Speciale (ZPS)
del Lazio, nell’ambito del III Accordo Integrativo dell’Accordo di Programma Quadro “Aree sensibili: parchi
e riserve APQ7” – intervento n. 05/7 “Predisposizione di misure di conservazione per la tutela della Zona
di Protezione Speciale ZPS “Torre Flavia” – IT 6030020 . L’area protetta Monumento naturale “Palude di
Torre Flavia“ è stata negli ultimi sei anni indagata sotto l’aspetto della individuazione, definizione, nomenclatura, regime delle minacce (disturbi antropogenici) e che è necessario pervenire alla definizione urgente
delle priorità al fine di definire appropriate strategie di conservazione nell’area, anche allo scopo di definire
modelli applicabili in altri contesti analoghi;i tecnici della provincia di Roma – Servizio Ambiente e del
WWF Italia hanno recentemente partecipato ad un Workshop finalizzato alla definizione di procedure di
redazione di strumenti progettuali secondo l’approccio CAP - Conservation Action Planning (Matera); il
WWF promuove la metodologia denominata “Conservation Action Planning - CAP” quale strumento idoneo alla pianificazione a diverse scale aderendo al CMP - The Conservation Measures Partnership
(http://www.conservationmeasures.org/CMP/). L’area di Torre Flavia si presta ad una applicazione di questa metodologia in un contesto di studio di alta criticità ambientale; i risultati di questo studio saranno
pubblicati tra dodici mesi circa al termine della ricerca.
Risorse naturali comuni
Elenco ZPS della Provincia di Roma
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RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE DELLA PROVINCIA DI ROMA 2007
6. Siti Importanza Comunitaria – SIC
La direttiva comunitaria n. 43 del 21 maggio 1992, (92/43/CEE) Direttiva del Consiglio relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche nota
anche come Direttiva “Habitat”, recepita in Italia nel 1997, definisce il concetto di Sito di Importanza Comunitaria abbreviato in SIC (in inglese: Sites of Community Importance).
Il sito d’importanza comunitaria è un’area che viene riconosciuta per contribuire a mantenere,
o a ripristinare, un tipo di habitat naturale in uno stato di conservazione soddisfacente e al mantenimento della diversità biologica nella regione biogeografica in questione. Per le specie animali, che
occupano ampi territori, i siti di importanza comunitaria corrispondono ai luoghi, all’interno dell’area di ripartizione naturale di tali specie, che presentano gli elementi fisici o biologici essenziali
al loro ciclo vitale.
Secondo quanto stabilito dalla direttiva, ogni stato membro della Comunità Europea deve redigere un elenco di siti (i cosiddetti pSIC, Siti di importanza comunitaria proposti) nei quali si trovano habitat naturali e specie animali e vegetali. Sulla base di questi elenchi, e coordinandosi con
gli Stati stessi, la Commissione redige un elenco definitivo di Siti d’Importanza Comunitaria (SIC).
Entro sei anni dalla dichiarazione di SIC l’area deve essere dichiarata dallo stato membro Zona Speciale di Conservazione (ZSC). L’obiettivo è quello di creare una rete europea di ZCS e Zone di Protezione Speciale (ZPS) destinate alla conservazione della biodiversità denominata Rete Natura 2000.
Ad oggi i siti di importanza comunitaria presenti nella Regione Lazio sono 182, un numero molto elevato di aree con superfici medie contenute, che nel complesso interessano una superficie di
143.108 ettari. Anche a livello provinciale sono presenti un numero elevato di SIC, se ne contano
54 con una superficie complessiva di 30.348 ha (cfr. carta dei SIC e ZPS della Provincia di Roma).
Di seguito sono riportati i Siti di Interesse Comunitario (SIC) della provincia di Roma aggiornati al 2007:
CODICE
Denominazione
IT6030014
IT6010033
IT6030008
IT6030031
IT6030011
IT6030009
IT6030032
IT6030007
IT6030015
IT6030006
IT6030019
IT6030051
IT6030022
IT6030033
IT6050007
IT6030025
IT6030036
IT6030050
IT6030034
Monte Soratte
Mola di Oriolo*
Macchia di Manziana
Monte Pellecchia
Valle del Cremera - Zona del Sorbo
Caldara di Manziana
Torrente Licenza ed affluenti
Monte Paparano
Macchia di S. Angelo Romano
Monte Tosto
Macchiatonda
Basso corso del Rio Fiumicino
Bosco di Palo Laziale
Travertini Acque Albule (Bagni di Tivoli)
Monte Tarino e Tarinello (area sommitale)
Macchia Grande di Ponte Galeria
Grotta dell’Arco - Bellegra
Grotta dell’Inferniglio
Valle delle Cannuccete
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MACROAREA 3 – AMBIENTE NATURALE E BIODIVERSITÀ
IT6030023
IT6030028
IT6030018
IT6030038
IT6030024
IT6030017
IT6030039
IT6030027
IT6030016
IT6030042
IT6030045
IT6030046
IT6030047
IT6030052
IT6030049
IT6030041
IT6030030
IT6030035
IT6030044
IT6010034
IT6030003
IT6030004
IT6030010
IT6010032
IT6010035
IT6020019
IT6050001
IT6050005
IT6030001
IT6030012
IT6030037
IT6030040
IT6030048
IT6030053
IT6030021
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Macchia Grande di Focene e Macchia dello Stagneto
Castel Porziano (querceti igrofili)
Cerquone - Doganella
Lago Albano
Isola Sacra
Maschio dell’Artemisio
Albano (località Miralago)
Castel Porziano (fascia costiera)
Antica Lavinium - Pratica di Mare
Alta Valle del Torrente Rio
Lido dei Gigli
Tor Caldara (zona solfatare e fossi)
Bosco di Foglino
Villa Borghese e Villa Pamphili
Zone umide a W del Fiume Astura
Monte Semprevisa e Pian della Faggeta
Monte Gennaro (versante SW)
Monte Guadagnolo
Macchia della Spadellata e Fosso S. Anastasia
Faggete di Monte Raschio e Oriolo*
Boschi mesofili di Allumiere
Valle di Rio Fiume
Lago di Bracciano
Fosso Cerreto*
Fiume Mignone (basso corso)*
Monte degli Elci e Monte Grottone**
Versante meridionale del Monte Scalambra***
Alta valle del Fiume Aniene***
Fiume Mignone (medio corso)
Riserva Naturale Tevere Farfa
Monti Ruffi (versante SW)
Monte Autore e Monti Simbruini - centrali
Litorale di Torre Astura
Sughereta di Castel di Decima
Sughereta del Sasso
Fonte: SITAP dell’Agenzia Regionale per i Parchi del Lazio
*SIC Provincia di Viterbo, presenti marginalmente nel territorio della Provincia di Roma
** ZPS Provincia di Rieti, presenti marginalmente nel territorio della Provincia di Roma
***SIC Provincia di Frosinone, presenti marginalmente nel territorio della Provincia di Roma
L’attuazione della rete Natura 2000 in Italia rappresenta il primo tentativo su larga scala per progettare reti di conservazione della biodiversità sulla base di criteri espliciti e quantificati definiti dalla Direttiva Habitat del 1992 e dalla Direttiva Uccelli Selvatici del 1979. In generale andrebbe valutato quale sia il grado di gestione e di tutela più adeguato per raggiungere gli obiettivi delle direttive
comunitarie, che non necessariamente è quello delle aree protette previste dalla normativa nazionale.
I piani di gestione sono uno strumento fondamentale che andrebbe generalizzato a tutte le aree Natura 2000 e ZPS.
La conservazione della biodiversità richiede sempre più con estrema urgenza la necessità di met-
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tere in rete i parchi anche dal punto di vista territoriale. Tuttavia ancora oggi si sa poco come identificare obiettivi appropriati di conservazione e quanto la rete globale delle aree protette raggiunga
il suo scopo finale di conservazione. Per un approfondimento sui metodi di pianificazione delle aree
protette consultare Tallone G., 2007.
REDAZIONE DEI PIANI DI GESTIONE DEI SIC DELLA PROVINCIA DI ROMA, ALCUNI ESEMPI DI INTERVENTI CURATI DAL SERVIZIO AMBIENTE
Redazione dei Piani di gestione/Regolamenti dei SIC: “Monte Guadagnolo”, Travertini Acque
Albule Bagni di Tivoli”, “Alta Valle del Torrente Rio”, “Basso Corso del Rio Fiumicino”,
“Boschi Mesofili di Allumiere”, “Monte Soratte”
A seguito dell’Accordo volontario con La Regione Lazio- direzione Ambiente nell’ambito del programma Docup Ob. 2 2000-2006 sono statti affidati, nel 2003, alla Provincia di Roma la redazione
di 6 piani di gestione. I Piani sono stati trasmessi alla Regione Lazio per la loro definitiva approvazione.
SIC “MACCHIA DI SANT’ANGELO ROMANO” E “MONTI RUFFI-VERSANTE SW”
L’Amministrazione Provinciale di Roma ha stipulato l’Accordo Volontario con la Regione Lazio Direzione Ambiente, per la redazione dei Piani di gestione dei SIC “Macchia di Sant’Angelo Romano” e “Monti Ruffi Versante SW”.
Il Piano di gestione del SIC ha la seguente articolazione, già prevista dal Programma di lavoro parte
integrante dell’Accordo volontario stipulato con la Regione Lazio:
– Elaborazione del quadro conoscitivo, naturalistico, ambientale e l’aggiornamento delle Schede
Natura 2000;
– Caratterizzazione fisica ed abiotica dei siti: inquadramento geologico, idrogeologico e stabilità dei versanti; inquadramento climatico e pedologico;
– Caratterizzazione biotica dei siti: studio dei corpi idrici, inquadramento vegetazionale, studio
degli aspetti agroforestali, studio delle fitopatie e parassiti, effetti degli incendi boschivi e principi di difesa, inquadramento faunistico;
– Verifica del quadro programmatico-pianificatorio del territorio di intervento;
– Scelta dello strumento di intervento (Piano/Regolamento);
– Individuazione delle vulnerabilità e delle criticità, strategie di conservazione;
– Individuazione delle attività antropiche esistenti e modelli di sviluppo sostenibile;
– Individuazione di forme di monitoraggio;
– Realizzazione della fase di concertazione con gli Enti e le realtà locali interessati;
– Proposte di zonizzazione e di eventuali norme tecniche;
– definizione di schede progetto specifiche e individuazione delle possibili fonti di finanziamento;
– Informatizzazione dei dati e della cartografia;
– Concertazione con gli stakeholders.
La redazione dei Piani di gestione dei SIC sopra indicati è stata affidata a progettisti esterni risultati vincitori di specifica gara informale. I Piani sono in fase di conclusione e verranno consegnati alla Regione Lazio per le opportune valutazioni e successivi provvedimenti. Coordinatore Arch.
Paolo Napoleoni [email protected]
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MACROAREA 3 – AMBIENTE NATURALE E BIODIVERSITÀ
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Il 29 novembre 2000, il Ministero dell’Ambiente ha dichiarato la zona delle secche di Tor Paterno “Area Marina Protetta”, affidandone la gestione all’Ente Regionale Roma Natura.
Questa è l’unica Area Marina Protetta in Italia ad essere completamente sommersa e a non includere alcun tratto di costa.
Tale area, ha una estensione di 12 Kmq (un quadrato 3x4 delimitato da 4 boe) ed è costituita
da una formazione rocciosa, coperta da organismi animali e vegetali che, scavando o costruendo le
loro “tane” nel corso dei secoli, ne hanno modificato l’aspetto.
La profondità massima è di circa 60 metri mentre la sommità della “montagna” giunge a 18 metri sotto il livello del mare. Dunque, nulla di questa montagna sottomarina emerge dall’acqua, né è
normalmente visibile dalla superficie dato che le acque nella zona sono spesso abbastanza torbide,
probabilmente a causa del fiume Tevere, che sfocia nel mare solo pochi chilometri a nord. Ma proprio i materiali trasportati qui dal fiume costituiscono un’importante base per lo sviluppo della vegetazione marina e sono anche i responsabili della alta “produttività ecologica” della zona: difatti,
sulle secche si concentra una sorprendente quantità di vita animale e vegetale.
Area costiera protetta: le secche di Tor Paterno
Questo indicatore ha l’obiettivo di misurare, nel tempo, la variazione di superficie delle aree costiere protette.
Considerato, infine, che le secche di Tor Paterno, costituiscono l’unica area protetta costiera della Provincia e che la loro superficie non ha subito variazione negli anni, per tale indicatore non è significativo parlare di variazione temporale del trend.
8. Le zone umide
Non essendoci, a tutt’oggi, un inventario completo delle zone umide della Provincia di Roma
si riportano, a titolo di esempio gli ambienti lacustri presenti sul territorio provinciale. Tali ambienti
rappresentano zone umide di tipo permanente per le quali sono note la estensione superficiale e la
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7. Estensione di aree costiere protette
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RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE DELLA PROVINCIA DI ROMA 2007
Denominazione Area
Superficie (Kmq)
Anno 2004
Lago di Bracciano
Lago di Albano
Lago di Martignano
Lago di Nemi
Lago di Traiano
Lago di Nazzano
Lago di Giulianello
57,416
5,943
2,368
1,746
0,331
0,176
0,106
Denominazione Area
Lago di Puzzo
Macchia Grande
Lago della Regina
Laghi di Percile
Lago dei Cigni
Lago delle Colonnelle
Totale della provincia
Superficie (Kmq)
Anno 2004
0,021
0,021
0,012
0,010
0,008
0,002
68,160
Fonte: Regione Lazio
collocazione geografica. Il Servizio Ambiente sta procedendo alla realizzazione di un progetto relativo alla classificazione di tutte le zone umide presenti sul territorio per il quale è prevista la pubblicazione entro la fine del 2008 (vedi scheda box fondo pagina del capitolo- C.Battisti).
Le zone umide sono ecosistemi che hanno subito storicamente un’intensa trasformazione da parte dell’uomo. Le captazioni idriche, necessarie per l’irrigazione agricola, hanno determinato un deficit idrico a scala di paesaggio e le opere di bonifica, effettuate per rendere coltivabili estese porzioni
di questi ambienti, considerati malsani, sono state le ragioni principali del loro declino in numero
e superficie. Inoltre tali ambienti, proprio perché collocati in territori pianeggianti (fondovalle o litorali), sono stati utilizzati dall’uomo con maggiore facilità rispetto ad aree collinari o montane, subendo quindi le più pesanti trasformazioni.
L’aumento della densità umana e il conseguente cambiamento di uso del suolo ha portato
ad una trasformazione e frammentazione ambientale a scala di paesaggio, interessando anche
le zone umide. Ciò ha caratterizzato in Italia l’assetto del territorio, dall’epoca romana fino ai
giorni nostri. La perdita di queste aree e la trasformazione delle aree naturali circostanti ha causato una riduzione in superficie ed un aumento in isolamento delle zone umide residue, innescando un effetto margine agente a diversi livelli con differenti modalità e intensità sui frammenti residui. Le popolazioni delle specie animali e vegetali, legate a questi ambienti subiscono, quindi, un’interruzione e un’alterazione delle dinamiche dispersive, che porta, nel tempo,
ad una perdita della loro vitalità e ad un aumento nella probabilità di scomparsa locale. La trasformazione della matrice ambientale, nella quale sono inseriti i frammenti di ambiente umido, provoca una perdita di habitat idoneo allo svolgimento delle funzioni vitali di molte specie/gruppi animali (ad esempio, di molti anfibi e rettili, che utilizzano le aree umide durante
il periodo riproduttivo. L’effetto barriera e di isolamento tra i frammenti naturali residui, è amplificato dall’espansione nel territorio di infrastrutture viarie quali strade, ferrovie, canali artificiali, linee elettriche.
Negli anni Settanta del secolo scorso una spinta storica alla conservazione di questi ecosistemi, nata soprattutto in ambienti accademici, è culminata con la Convenzione sulle Zone Umide
di Importanza Internazionale, tenutasi a Ramsar (Iran) nel 19714, che ha sancito l’importanza eco4
Nell’Articolo 1 della Convenzione di Ramsar vengono definite zone umide: “le paludi e gli acquitrini, le torbiere oppure i bacini, naturali o artificiali, permanenti o temporanee, con acqua stagnante o corrente, dolce, salmastra o salata, ivi comprese le distese
di acqua marina la cui profondità, durante la bassa marea non superi i sei metri”. Gli obiettivi della Convenzione di Ramsar sono:
1. arrestare la perdita di zone umide ed assicurare la loro conservazione ed un loro uso sostenibile;
2. definire la lista delle Zone Umide d’Importanza Internazionale attraverso la loro designazione da parte degli Stati membri;
3. promuovere il “governo” dei siti per favorire la conservazione delle zone umide inserite nella lista e, per quanto possibile, il loro uso sostenibile;
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logica e socio – economica di tali ambienti, mettendo in risalto inoltre il loro generale stato di degrado.
Nella regione Lazio sono state censite 57 aree umide, per una superficie complessiva di 227,111
Kmq; quelle con maggiori dimensione sono il Lago di Bolsena (114,770 Kmq), il Lago di Bracciano (57,416 Kmq) e il Lago di Vico (12,270 Kmq).
Per quanto riguarda la provincia di Roma, invece, in essa si contano 13 zone umide, tra le quali il lago di Bracciano rappresenta l’area più vasta per estensione, seguita dal Lago di Albano (5,943
Kmq) e dal Lago di Martignano (2,368 Kmq). Tutte le 13 aree individuate hanno una estensione
complessiva di 68,160 Kmq, pari al 30% delle zone umide regionali.
Inoltre bisogna ricordare che l’Italia possiede 46 Zone umide “Ramsar”, e di queste 5 rientrano a far parte del territorio laziale con una superfiche complessiva di 12,292 Kmq e sono: Lago dei
Monaci e territori limitrofi, Lago di Caprolace, Lago di Fogliano e territori limitrofi, Lago di Sabaudia
e territori limitrofi e il Lago di Nazzano. Le prime quattro zone rientrano a far parte del territorio
provinciale di Rieti, mentre, l’ultimo della provincia di Roma.
Per un approfondimento delle zone umide residuali del litorale romano consulta “Materiali per
la conservazione delle aree umide residuali del litorale romano” a cura di Corrado Battisti, Valentina
Della Bella, Anna Guidi. 2007. Provincia di Roma Assessorato alle Politiche dell’Agricoltura e dell’Ambiente.
9. Superficie e percentuale delle aree forestali
Estensione aeree boscate (ha)
% sul territorio
Roma
Lazio
134.266,8 25,8
492.788,63 28,6
Fonte: Arpalazio – Rapporto 2004
Secondo i dati dell’Inventario Forestale Nazionale del C.F.S. il Lazio è ricoperto per 492.200
ha da boschi, con un indice di boscosità del 27%, molto vicino a quello nazionale (28%). La superficie boscata risulta, come nel resto d’Italia, in aumento.
La determinazione corretta dell’estensione delle superfici boscate (o anche dette forestali) è un
problema di non facile soluzione. I valori riportati dalle diverse fonti risultano disomogenei tra loro, in virtù delle differenti tipologie d’interpretazione della copertura arborea del suolo.
Per tale motivo per l’elaborazione di questo indicatore ci si è attenuto a quanto emerso dall’elaborazione della Carta regionale dell’Uso del Suolo del 2004, secondo la quale nella Regione Lazio vi
sono 492.788,63 ha di bosco che ricoprono una superficie di oltre il 28% dell’intero territorio.
Nella nostra provincia, invece, le aree boscate presentano una estensione pari a 134.266,8 ha,
ossia ricoprono poco più di un quarto dell’intera superficie territoriale provinciale.
Per tale indicatore non è possibile dare una valutazione sull’andamento temporale del trend
non avendo dati relativi ad altre annualità come termine di paragone. Si delinea, ciò nonostante, una valutazione positiva dello stato attuale condizionata fortemente dall’abbandono delle zone montane.
4.
promuovere la conservazione di zone umide ed avifauna acquatica designando aree protette in corrispondenza delle zone umide, sia che esse siano nella lista sia che non lo siano, ed occuparsi della loro vigilanza (Aa.Vv., 2004).
Le zone umide devono avere una o più delle seguenti caratteristiche: 1) almeno periodicamente il terreno può ospitare in prevalenza specie idrofite; 2) il substrato è prevalentemente occupato da suolo idrico non drenato; 3) il substrato è saturo o coperto di
acqua bassa almeno in qualche periodo o stagione durante l’anno.
Le zone umide sono inoltre caratterizzate dalle seguenti tipologie principali (Stella et al., 2004): stagni, paludi, acque temporanee, pozze, acque salmastre di transizione, suoli limosi salati: salicornieti e barene.
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10. Numero di cacciatori
L’indicatore – Numero di cacciatori – ha l’obiettivo di quantificare, sul territorio provinciale,
il numero di cacciatori in possesso di regolare licenza di caccia.
Negli ultimi 16 anni il numero di cacciatori, sia a livello provinciale che regionale, è diminuito notevolmente.
Nella provincia, infatti, dalla stagione venatoria 1991/1992 a quella 2002/2003 il numero di
cacciatori è più che dimezzato, registrando una diminuzione, in questo arco di tempo, del 57,1%.
Una diminuzione, quindi, che supera di gran lunga quella registrata a livello regionale (-39,2%).
Il grafico riportato evidenzia questa graduale riduzione negli anni, mettendo meglio in risalto il fenomeno e accentuando la forte diminuzione tra le stagioni venatorie 1991/1992 e 1992/1993, dove il
numero di cacciatori passa, a livello provinciale, da 72.783 a 57.332 (-21,2%, ossia 15.451 cacciatori
in meno) e, a livello regionale, da 128.173 a 101.930 (-25,7%, ossia 26.243 cacciatori in meno).
Il trend di tale indicatore, quindi, è in continua diminuzione dovuto soprattutto alla diminuzione della superficie destinata alla caccia (negli anni ’90 circa 14 ettari disponibili per ciascun cacciatore, oggi circa 10%) e ai numerosi controlli effettuati.
Fonte: Rapporto UPI 2006
11. Densità dei cacciatori negli Ambiti Territoriali di Caccia – ATC
L’indicatore – Densità di cacciatori negli ATC - ha l’obiettivo di valutare il numero di cacciatori per ogni ettaro di territorio dedito alla caccia. Visto, tuttavia, che rapportando il numero di cacciatori per la superficie degli ATC ne viene fuori un numero poco rilevante, circa 0,15 cacciatori per
ettaro di territorio, si è preferito riportare la quantità di territorio, espressa in ettari, a disposizione
per ogni singolo cacciatore.
Il Piano Faunistico Venatorio Regionale (PFV), approvato con D.C.R. n. 450 del 29/07/’98,
individua 10 comprensori intercomunali di riferimento (2 per provincia), all’interno dei quali rientrano altrettanti Ambiti territoriali di Caccia, detti più comunemente ATC.
Tra tutte le province del Lazio, quella romana rappresenta l’area su cui insiste il 40% dei cacciatori della regione, ma è anche la provincia che ha una superficie a disposizione per cacciatore più
bassa delle altre province. Infatti, prendendo in considerazione la stagione venatoria 2002/2003, notiamo che ogni cacciatore ha a sua disposizione circa 7,3 ha di territorio cacciabile, Frosinone 19,1
ha, Rieti 16 ha, Latina 11,6 ha e Viterbo 11,3 ha.
Come si evince dal grafico riportato, tra la stagione venatoria ‘96/’97 e quella ‘01/’02, diminuendo
il numero di cacciatori (-23,9%) aumentano gli ettari di territorio disponibili per ogni singolo cacciatore
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Fonte: Rapporto UPI 2006
da 6,6 a 7,5 ettari. Nella stagione venatoria successiva, invece, incrementando il numero di cacciatori
di 795 unità, il territorio a loro disposizione passa da 7,5 a 7,3 ettari, con una diminuzione di 0,2 ettari in meno per cacciatore. Un trend che mostra, quindi, un andamento altalenante negli anni, vincolato all’aumento o alla diminuzione del numero dei cacciatori negli Ambiti Territoriali di Caccia.
Analogo discorso lo si può fare a livello regionale, dove il territorio a disposizione per ogni singolo cacciatore passa da 13,9 ettari (stagione venatoria ‘96/’97) a 10,9 ha (stagione venatoria
‘01/’02), per attestarsi a 11,2 ettari nella stagione venatoria ‘02/’03.
12. Numero di pescatori nelle acque interne di competenza della Provincia di Roma
Tipologia
Sportivi
Professionisti
Totale
2003
5.838
36
5.874
2004
5.850
23
5.873
2005
5.531
39
5.570
2006
5.562
38
5.600
Fonte: Provincia di Roma – Dip. V, uff. caccia e pesca
Il settore alieutico ha registrato un notevole sviluppo nella seconda metà del ventesimo secolo,
in particolare grazie al miglioramento delle tecniche e all’ammodernamento delle attrezzature. Le
attività alieutiche sono ora di fronte ad uno squilibrio strutturale sempre più accentuato fra le capacità di cattura e il potenziale biologico delle risorse, che provoca un ipersfruttamento delle risorse stesse e una modificazione degli ecosistemi marini e fluviali.
Affinché le attività di pesca siano sostenibili dal punto di vista sia economico, sia ecologico, è
indispensabile una gestione efficace.
La politica comune della pesca (PCP) e la politica ambientale della Comunità hanno numerosi interessi comuni. Ambedue propugnano provvedimenti destinati a garantire la conservazione della natura e la tutela degli ecosistemi marini e fluviali, in particolare grazie ad una gestione razionale delle risorse.
La pressione esercitata sulla fauna ittica dall’attività alieutica nelle acque dolci non è da considerare particolarmente dannosa rispetto alle condizioni di degrado dei corsi d’acqua; inoltre, tra i
pescatori sportivi, risulta sempre più diffusa la pratica del no kill che prevede l’immediato rilascio
del pesce catturato.
Il numero di pescatori è un indicatore che permette di valutare lo sforzo di pesca che essi po-
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trebbero esercitare sugli ecosistemi delle acque interne della provincia di Roma (lacustri e fluviali).
Tale indicatore è rilevabile dal numero di licenze rilasciate dalle autorità competenti.
L’esercizio della pesca nelle acque interne presuppone il conseguimento dell’apposita licenza di
pesca di professione (categoria”A”) e sportiva (categoria “B”) rilasciata dalla stessa Amministrazione
Provinciale (Assessorato alle Politiche dell’Agricoltura, dell’Ambiente, Caccia e Pesca).
Secondo i dati riportati in tabella, il totale delle licenze rilasciate si è mantenuto praticamente stabile.
Considerando il numero di pescatori secondo la tipologia, “sportivi” e “professionisti”, notiamo
che i professionisti non rappresentano neanche l’1% degli sportivi. Infatti nella provincia di Roma
solo 38 risultano essere i pescatori professionisti provvisti di licenza nel 2006. Per gli anni precedenti
al 2006 la situazione rimane pressoché invariata, registrando solo una marcata diminuzione dei pescatori professionisti passati da 36 nel 2003 a 23 nel 2004 ed un notevole aumento dal 2004 al 2005.
Il fatto che i pescatori di mestiere siano un numero estremamente ridotto è imputabile alla variazione del pescato nel corso della stagione di pesca che quindi non permette una rendita costante, oltre alla durezza del mestiere.
L’azione della Amministrazione Provinciale è quella di mantenere in vita la tradizione popolare della pesca di professione lacustre tramite il controllo dell’ambiente grazie a programmi di ricerca e studio sul territorio finalizzati al monitoraggio delle popolazioni ittiche e per mezzo di idonei
ripopolamenti tesi a mantenere stabile il popolamento ittico oggetto dello sforzo di pesca.
13. Quantitativo pescato dai pescatori professionisti nel lago di Bracciano
Tipologia
Luccio
Coregone
Persico reale
Anguilla
Totale (in q)
2003
250
550
140
300
1.240
2004
230
510
120
280
1.140
2005
250
400
120
280
1.050
2006
220
550
130
290
1.190
Fonte: Provincia di Roma – Dip. V, uff. caccia e pesca
Il “quantitativo pescato” è un indicatore che ha l’obiettivo di monitorare e tener sotto controllo la quantità di pesce che viene prelevato nelle acque interne (lacustri e fluviali) della provincia, nonché monitorare la tipologia del pescato.
Anche se molte sono le tipologie pescate nelle acque interne della provincia, sia dai pescatori sportivi che dai professionisti, solo quattro risultano quelle ritenute specie ittiche lacustri di maggiore
interesse commerciale e sono: il Luccio, il Coregone, il Persico reale e l’Anguilla.
Per quanto concerne il quantitativo totale pescato nel lago di Bracciano, esso si presenta con un
trend altalenante per il quadriennio considerato (2003-2006).
Come si può notare dal grafico, infatti, la quantità totale pescata nell’anno 2003 risulta essere
di 1.240 quintali, 1.140 nel 2004 (+100 q), 1.050 nel 2005 (-90 q) e 1.190 nel 2006 (+140 q).
L’anno 2005 rappresenta l’anno in cui si è avuta una notevole riduzione della quantità pescata,
soprattutto del Coregone (-110 q) probabilmente per la stagione climatica sfavorevole per l’alimentazione.
Entrando più nello specifico, invece, si nota una leggera diminuzione, rispetto al 2003, per la
quantità di anguille pescate sia per gli anni 2004 e 2005 (280 q l’anno) e sia l’anno 2006 (290 q).
Analogo discorso vale anche per la quantità pescata del Persico reale, che da 140 quintali nel 2003
passa a 120 quintali per il biennio 2004/2005 e a 130 nel 2006.
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Per il Coregone, invece, dopo una diminuzione del quantitativo pescato per gli anni 2004 (-20
q) e 2005 (-150 q) rispetto al 2003, ritorna, nel 2006, nuovamente allo stesso quantitativo del 2003.
Si può affermare, in definitiva, che tra queste specie quelle più pescate risultano il Coregone e l’Anguilla con una quantità media annua rispettiva di 502,2 e 287,5 quintali annue.
Considerando l’andamento della produttività della pesca nel lago di Bracciano su scala più ampia
(20 anni), si può affermare che il pescato è nettamente diminuito principalmente perché le acque del
lago sono andate verso una condizione di oligotrofia, grazie alla costruzione del collettore fognario circumlacuale che riversa gran parte degli scarichi nel depuratore sito nei pressi di Osteria Nova.
Acque interne della provincia di Roma
Specie presenti
Lago di BRACCIANO
Anguilla (Anguilla anguilla), Coregone* (Coregonus lavaretus), Luccio
(Esox lucius), Latterino (Atherina boyeri), Persico Reale (Perca fluviatilis),
Persico Sole* (Lepomis gibbosus), Carpa (Cyprinus carpio), Carassio* (Carassius carassius), Tinca (Tinca tinca), Triotto** (Rutilus erythrophthalmus), Scardola (Scardinius erythrophtalmus), Cefalo (Mugil cephalus), Spinarello (Gasterosteus aculeauts), Gambusia* (Gambusia holbrooki), Cagnetta (Salaria fluviatilis)
Lago di MARTIGNANO
Anguilla (Anguilla anguilla), Coregone* (Coregonus lavaretus), Luccio
(Esox lucius), Latterino (Atherina boyeri), Persico Reale (Perca fluviatilis),
Persico Sole* (Lepomis gibbosus), Carpa (Cyprinus carpio), Carassio* (Carassius carassius), Tinca (Tinca tinca), Triotto** (Rutilus erythrophthalmus), Scardola (Scardinius erythrophtalmus), Cefalo (Mugil cephalus), Spinarello (Gasterosteus aculeauts), Gambusia* (Gambusia holbrooki), Cagnetta (Salaria fluviatilis)
Lago di CASTEL GANDOLFO
Alborella (Alburnus alb. Alborella), Carpa (Cyprinus carpio), Triotto**
(Rutilus erythrophthalmus), Tinca (Tinca tinca), Scardola (Scardinius
erythrophtalmus), Cavedano (Leuciscus cephalus), Persico Reale (Perca fluviatilis), Persico Sole* (Lepomis gibbosus), Persico Trota* (Micropterus salmoides), Carpa erbivora* (Ctenopharyngodon idellus), Luccio (Esox lucius),
Anguilla (Anguilla anguilla), Trota iridea* (Oncorhynchus mykiss), Latterino (Atherina boyeri), Agone** (Alosa fallax), Savetta** (Chondrostoma soetta), Barbo (Barbus plebejus), Cefalo (Mugil cephalus), Cagnetta
(Salaria fluviatilis), Gambusia* (Gambusia holbrooki)
Lago di NEMI
Pesce Re* (Odonthestes bonariensis), Carpa (Cyprinus carpio), Scardola
(Scardinius erythrophtalmus), Tinca (Tinca tinca), Carassio* (Carassius carassius), Persico Reale (Perca fluviatilis), Persico Sole* (Lepomis gibbosus),
Persico Trota* (Micropterus salmoides), Anguilla (Anguilla anguilla),
Luccio (Esox lucius), Coregone* (Coregonus lavaretus), Cefalo (Mugil
cephalus)
* specie di provenienza esotica; ** specie proveniente da altre regioni italiane
Fonte: Servizio Caccia e Pesca Provincia di Roma
Elenco specie indigene nei fiumi della provincia di Roma
Fiume TEVERE
Lampreda di ruscello (Lampetra planeri), Lampreda di fiume (Lampetra
fluviatilis), Lampreda di mare (Petromyzon marinus,), Trota comune (Salmo trutta), Anguilla (Anguilla anguilla), Barbo tiberino (Barbus tyberinus),
Spigola o Branzino (Dicentrarchus labrax), Luccio (Esox lucius), Cavedano (Leuciscus cephalus), Muggine dorato (Liza ramad), Cefalo comune
(Mugil cephalus), Rovella (Rutilus rubidio), Scardola (Scardinius eryth-
Risorse naturali comuni
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rophthalmus), Tinca (Tinca tinca), Spinarello (Gasterosteus aculeatus),Ghiozzo (Gobius nigricans), Cavedano di ruscello (Leuciscus lucumoni)
Fiume ANIENE tratto a monte di Ponte
Lucano (Tivoli)
Lampreda di ruscello (Lampetra planeri), Trota comune (Salmo trutta),
Anguilla (Anguilla anguilla), Barbo tiberino (Barbus tyberinus), Cavedano(Leuciscus cephalus), Rovella (Rutilus rubidio), Spinarello(Gasterosteus aculeatus)
Fiume MIGNONE
Anguilla (Anguilla anguilla), Barbo tiberino (Barbus tyberinus),Ghiozzo
(Gobius nigricans), Cavedano (Leuciscus cephalus), Vairone (Leuciscus
souffia muticellu), Rovella (Rutilus rubidio)
Fiume ARRONE
Anguilla (Anguilla anguilla), Barbo tiberino (Barbus tyberinus), Spigola o
branzino (Dicentrarchus labrax), Ghiozzo (Gobius nigricans), Cavedano
(Leuciscus cephalus), Vairone (Leuciscus souffia muticellus), Muggine dorato (Liza ramada), Cefalo comune (Mugil cephalus), Rovella (Rutilus rubidio), Cagnetta (Salaria fluviatilis), Scardola (Scardinius erythrophthalmus)
Fiume SACCO
Barbo tiberino (Barbus tyberinus), Cavedano (Leuciscus cephalus), Vairone (Leuciscus souffia muticellu), Rovella (Rutilus rubidio), Scardola
(Scardinius erythrophthalmus)
Fonte: Dip. Biologia dell’Università di Roma di “Tor Vergata
Elenco specie aliene nei fiumi della provincia di Roma
Fiume TEVERE
Alborella (Alburnus alburnus alborella), Abramide (Abramis brama), Pesce gatto nero (Ameiurus melas), Carassio (Carassius carassiu), Gambusia (Gambusia holbrooki), Persico sole (Lepomis gibbosus), Persico trota
o Boccalone (Micropterus salmodie), Pseudorasbora (Pseudorasbora parva), Rutilo (Rutilus rutilus), Scardola (Scardinius erythrophthalmus) ,Sandra o Lucioperca (Sander lucioperca)
Fiume MIGNONE
Persico sole (Lepomis gibbosus), Barbo (Barbus plebeju), Cobite comune (Cobitis taenia°), Carpa (Cyprinus carpio), Ghiozzo padano (Padogobius martensii), Alborella( Alburnus alburnus alborella), Lasca (Chondrostoma genei), Triotto (Rutilus erythrophthalmus)
Fiume ARRONE
Cobite comune (Cobitis taenia°), Gambusia (Gambusia holbrooki), Barbo (Barbus plebejus), Carpa (Cyprinus carpio), Pesce gatto punteggiato
(Ictalurus punctatus), Pesce gatto africano (Clarias gariepinus), Carassio
(Carassius carassius), Pseudorasbora (Psedorasbora parva)
Fiume SACCO
Barbo (Barbus plebejus), Cobite comune (Cobitis tenia), Carassio dorato (Carassius auratus), Carpa (Cyprinus carpio), Gobione (Gobio gobio)
° (da Zerunian – com. pers. 2007 - considerate indigena per la provincia di Roma)
Fonte : Dip. Biologia dell’Università di Roma di “Tor Vergata
14. Quantitativo di pesce immesso nelle acque interne di competenza della Provincia di Roma
Il “quantitativo immesso” è un indicatore che ha l’obiettivo di monitorare la quantità di pesce
che viene immesso nelle acque interne (lacustri e fluviali) della provincia, al fine di ripopolare, tali
corsi d’acqua, con la medesima popolazione ittica prelevata durante l’attività di pesca.
Il Piano di ripopolamento ittico annuale è lo strumento guida per gli interventi provinciali nel
settore della gestione del patrimonio ittico e della pesca.
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Fonte: Provincia di Roma – Dip. V, uff. caccia e pesca
I tratti interessati al ripopolamento delle specie sono normalmente lunghi alcuni chilometri e
rimangono interdetti alla pesca per periodi diversi.
Considerato il gran quantitativo pescato in un anno, il Coregone rappresenta la specie più ripopolata nelle acque interne della provincia, che nel 2003 ha visto un inserimento di circa 6.000.000
di avannotti. Per l’anno successivo, invece, il numero di avannotti inseriti, per tale specie, diminuisce notevolmente attestandosi su 1.000.000, principalmente a causa di difficoltà di commercializzazione, ma con un trend crescente per gli anni 2005 e 2006.
Per tale specie la riproduzione ha luogo in dicembre-gennaio su fondali ghiaiosi a basse profondità.
Al secondo posto, come numero di avannotti immessi, troviamo il Cefalo e la Trota. Per tali specie, ogni anno, vengono immessi circa 100.000 avannotti.
Per il Persico Reale, invece, si nota un aumento costante per il numero di avannotti immessi,
passati da 70.000 esemplari immessi nel 2004 a 90.000 nel 2006. Il periodo riproduttivo del Persico Reale si estende da marzo fino a giugno dove, durante tale periodo, le uova vengono deposte
sulla vegetazione acquatica a basse profondità in prossimità delle rive.
Un andamento crescente lo si nota anche per il Luccio che da 60.000 esemplari immessi nel 2003
e 2004 passa a 70.000 per il 2005 e 2006.
15. Numero di specie ittiche protette che necessitano di tutela
Tale indicatore ha l’obiettivo di valutare il numero di specie protette che necessitano di tutela
nelle acque interne del territorio provinciale.
Tra le tante specie di pesci esistenti nelle acque interne del territorio provinciale, 2 sono le specie che necessitano di tutela e per tale motivo protette, e sono: la Lampreda (Lampetra planeri) e il
Gambero di acqua dolce autoctono (Austropotamobius italicus).
La lampreda di ruscello europea (Lampetra planeri Bloch,1784) rappresenta una delle emergenze
ittiofaunistiche più singolari ed importanti appartenenti alla fauna delle acque interne italiane. Le
lamprede, costituenti l’ordine dei Petromizontiformi, sono poste alla base dell’evoluzione dei vertebrati e a dimostrazione di ciò presentano molti caratteri morfologici e fisiologici primitivi.
Lampreda di ruscello (Lampreda planeri)
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La lampreda di ruscello era distribuita in epoca storica lungo tutto il versante tirrenico, con
una singola popolazione lungo il versante adriatico presso la piana di Popoli. Attualmente popolazioni vitali di queste specie si rinvengono in Umbria, Lazio, Abruzzo e Campania. Proprio nel
Lazio sono presenti i contingenti di maggiore entità, costituite dalle popolazioni del bacino del fiume Aniene.
Attualmente, più del 50% dei siti noti per la presenza di lamprede del Lazio non ospitano più
la specie: la presenza effettiva di popolazioni vitali di L. planeri (ritrovamento di adulti e larve di diverse classi di età) è accertata per i corpi idrici fiume Farfa, fiume Aniene, bacino Liri-Garigliano,
lago di Posta Fibreno, ruscello Ninfa e Rio Santa Croce, mentre risulta estinta in provincia di Viterbo e in tutti gli altri bacini. Nonostante la L. planeri sia inserita nell’allegato II della Direttiva
42/93CEE e nell’Allegato III della convenzione di Berna, finora non sono state intraprese adeguate azioni di conservazione. La tutela deficitaria di questa specie riflette più in generale lo status di
degrado in cui versano gli habitat umidi naturali ed è dovuta essenzialmente a mancanza di conoscenze sul suo ciclo biologico, sulle sue esigenze ecologiche e sulla sua distribuzione5.
Per quanto concerne, invece, il Gambero di acqua dolce autoctono (Austropotamobius italicus),
nella seconda metà del XX secolo, le popolazioni di questo gambero in molti bacini si sono ridotte
e altre sono addirittura scomparse per cause innumerevoli che vanno dalla diffusione della “peste del
gambero” alla distruzione e modificazione dell’habitat naturale della specie.
L’esigenza di una caratterizzazione della specie nel suo areale nasce dalla consapevolezza che acquisire dati informativi sulla distribuzione delle popolazioni di questa specie diviene indispensabile per intervenire sulla sua conservazione e sul ripristino degli habitat degradati.
All’interno del territorio provinciale la presenza del gambero di fiume è limitata in aree abbastanza circoscritte, in prossimità dei monti Lucretili, Simbruini e Sabatini. In particolare è possibile riscontrare la sua presenza in fiumi e fossi affluenti nell’alta Valle dell’Aniene e nel tratto alto del
fiume Mignone e in un affluente del fiume Treja, a nord di Roma.
Da un punto di vista applicativo, il gambero di fiume riveste un ruolo fondamentale in quanto risulta essere un buon indicatore biologico, molto sensibile alle variazioni ambientali ed agli effetti dell’inquinamento. La sua presenza o la sua scomparsa possono fornire ottime indicazioni sulle condizioni e sullo sfruttamento di un corso d’acqua. Si presta quindi molto bene come ottimo strumento di monitoraggio della qualità ambientale.
Tra gli anni 2001-2004, ne sono state ritrovate 8 popolazioni nella Provincia di Viterbo, 11 sia
in quella di Rieti che di Roma, 5 a Frosinone e 1 in Provincia di Latina. Diverse popolazioni hanno mostrato sintomi da micosi. La principale causa di scomparsa potrebbe essere attribuita al cattivo sfruttamento dei corsi d’acqua.
Gambero di fiume (Austropotamobius italicus)
5
Fonte: “La lampreda di ruscello europea. Lampetra planeri nella provincia di Roma, ecologia gestione e tutela”. Assessorato
alle politiche dell’Agricoltura, Ambiente e protezione civile, Università degli Studi di Roma Tre - Dipartimento di Biologia
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L’attività gestionale più urgente riguarda il recupero degli habitat e di quelli condizioni che soddisfano le esigenze ecologiche di tale specie. La Provincia di Roma, da diversi anni, in collaborazione con il Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Roma Tre sta affrontando studi e
ricerche sul gambero di fiume, sia relativi all’approfondimento delle conoscenze di base di questa
specie che all’allestimento di piani di gestione e di tutela che prevedano la riproduzione in cattività
ed il ripopolamento di forme giovanili in zone opportunamente controllate6.
16. Controlli ittico-venatori
La Polizia Provinciale di Roma è quotidianamente impegnata ad espletare, nell’ambito territoriale della Provincia, oltre al servizio stradale anche servizi di vigilanza e di controllo ambientale, di
difesa del suolo, ma soprattutto servizi di controllo ittico-venatorio.
Il controllo dell’attività ittico-venatoria, settore storico di competenza della Provincia di Roma,
rappresenta una delle precipue attività della Polizia Provinciale che, non a caso, trae la sua origine
dalle preesistenti figure di Guardia Pesca e Guardia Caccia.
Il Corpo della Polizia Provinciale svolge, quindi, attività di polizia venatoria attraverso le verifiche dell’osservanza della normativa in materia di detenzione e cattura di fauna selvatica e la repressione del fenomeno del bracconaggio soprattutto all’interno delle aree protette.
Parimenti l’attività di Polizia ittica, con specifico interesse verso l’esercizio della pesca svolta con
modalità e mezzi non consentiti, viene programmata in base alla conformazione del territorio della Provincia di Roma con particolare riguardo al fiume Aniene, al lago di Bracciano ed al tratto Nazzano – Castel Giubileo del fiume Tevere avvalendosi anche dei mezzi nautici in dotazione.
Per quanto concerne i controlli ittico-venatori nella provincia, i dati riportati in tabella fanno
riferimento solo ai due Distaccamenti di “Roma Est” (Tivoli) e “Roma Ovest” (Fiumicino), in quanto non sono pervenuti i dati relativi ai due Distaccamenti di “Roma Nord” (Bracciano) e di “Roma
Sud” (Colleferro).
L’indicatore analizzato ha lo scopo di valutare il numero di persone (cacciatori e pescatori) in
regola alle norme cogenti.
Dall’analisi dei dati, su riportati, si nota un andamento crescente del trend riferito al numero
Fonte: Polizia Ambientale Provinciale – Elaborazione Gemini IST
6
Fonte: “Il gambero di fiume Austrapotamobius italicus nella Provincia di Roma” a cura di Giancarlo Gibertini e Massimiliano Scalici (Dipartimento di Biologia, Università degli Studi “Roma Tre) e Giuseppe Moccia (Provincia di Roma – Servizio Caccia
e Pesca Servizio n. 3 Dip. V)
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RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE DELLA PROVINCIA DI ROMA 2007
Polizia Provinciale durante i controlli
di controlli complessivi effettuati sul territorio provinciale dai 2 Distaccamenti (Tivoli e Fiumicino): 506 controlli nel 2004, 566 nel 2005 e 489 nel 20067.
Per i dati forniti dal Distaccamento di Fiumicino si nota, nel passaggio dal 2004 al 2005, una
forte riduzione nel numero di controlli, che passano rispettivamente da 304 a 194 facendo registrare
una riduzione del 36,2%. Sempre per tali anni si nota, invece, un aumento dei controlli (+84,1%),
effettuati dai vigili del Distaccamento di Tivoli, che passano da 202 (168 pescatori e 34 cacciatori)
a 372 (292 pescatori e 80 cacciatori).
Per quanto concerne i dati del 2006 (disponibili fino al 30/6/2006) sappiamo che il numero complessivo dei controlli effettuato è di 489 di cui 316 fanno riferimento al Distaccamento di Tivoli e
i rimanenti 173 al Distaccamento di Fiumicino.
In definitiva, dai dati pervenuti, si può affermare che il settore più sottoposto a controlli è quello ittico.
17. Numero di illeciti negli Ambiti Territoriali di Caccia (ATC) e nelle acque interne
L’indicatore – Numero di controlli ittico-venatori – visto precedentemente non risulta significativo se non integrato all’indicatore Numero di controlli negli ATC e nelle acque interne.
Quest’ultimo ha lo scopo di valutare il numero di illeciti (amministrativi o penali) compiuti negli Ambiti Territoriali di Caccia e nelle acque interne del territorio provinciale.
Secondo i dati riportati dal Corpo Forestale dello Stato il Lazio risulta, nell’ultimo triennio 20032005, la prima regione in Italia dove si sono verificati più illeciti.
Infatti, anche a livello provinciale il fenomeno non è da sottovalutare. Dal 2003 al 2005 anche
nella provincia di Roma, dai dati forniti dai Distretti della Polizia Provinciale di Fiumicino e Tivoli, si assiste ad un incremento (+148%) del numero di illeciti compiuti a discapito dell’ambiente,
delle risorse idriche e della fauna che popola il nostro territorio.
Fonte: Polizia Ambientale Provinciale - Elaborazione Gemini IST
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I dati del 2006 fanno riferimento fino al 30 Giugno 2006.
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Per quanto concerne le violazioni, compiute nell’arco di tempo considerato (2003-2005), quelle amministrative compiute nel Distaccamento di “Roma Est” (Tivoli), passano rispettivamente da
20 a 36 (+80%) mentre, quelle penali da 1 a 6. Nel Distaccamento di “Roma Ovest” (Fiumicino)
il fenomeno sembra avere una crescita più sostenuta, si passa da 12 illeciti commessi nel 2003 a 32
nel 2005 (+166,6%). Anche per l’anno 2006 il fenomeno sembrerebbe non presentare miglioramenti,
basti pensare che dai dati pervenuti, i quali si riferiscono fino a giugno di tale anno, risultano commessi 52 violazioni di cui 49 amministrative e 3 penali.
Molte risultano le persone denunciate in questi anni sia negli Ambiti territoriali di Caccia che
nelle acque interne della Provincia. Dal 2003 al 2005, infatti, le denunce pervenute ai due Distaccamenti della Polizia Provinciale ammontano a 65, 50 delle quali fanno capo al Distaccamento di
“Roma Ovest”. Per quanto concerne il numero di sequestri, sempre per lo stesso periodo considerato, ammontano a 56, di cui 50 avvenuti nel Distaccamento di “Roma Ovest”
In definitiva si può affermare che tra i due Distaccamenti quest’ultimo rappresenta quello in cui si verificano più illeciti sia amministrativi che penali, nonché un alto numero di sequestri effettuati.
Fonte: Polizia Ambientale Provinciale – Elaborazione Gemini IST
Le aree protette gestite direttamente dalla Provincia di Roma
MONUMENTO NATURALE PALUDE DI TORRE FLAVIA
Comuni interessati: Cerveteri e Ladispoli
Superficie: 40 ha circa
Istituzione: Decreto del Presidente della Giunta regionale
n. 613/97
L’area, che fa parte della Rete Natura 2000, è una Zona di
protezione Speciale (ZPS IT 6030020) istituita ai sensi della Direttiva 79/409/CEE. Decreto 5 luglio 2007 Elenco
delle Zone di Protezione Speciale (ZPS) ai sensi della direttiva 79/409/CEE. Supplemento ordinario n. 167 alla
Gazzetta ufficiale n. 170 del 24 luglio 2007
coordinatore: dr. Corrado Battisti
Servizio 1 Dipartimento V
tel. 06/6766 3321
[email protected]
foto Fausto Quintavalle
Area umida di grande valore collocata lungo il litorale tirrenico a nord di Roma e residuo di ecosistemi fino a mezzo secolo fa molto estesi. La sua posizione è strategica per la rete provinciale delle
Risorse naturali comuni
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aree protette in quanto, assieme alla Riserva naturale di Macchiatonda, costituisce il possibile
legame tra il patrimonio naturale del Litorale Romano e le risorse e potenzialità del territorio collinare montano. La flora è in gran parte composta da specie di ambiente umido, che si differenziano
a seconda del grado di salinità dell’acqua a cui sono adattate. Nella parte più interna e lontana dal
mare, superata una fascia di prati falciabili, si trovano prati emersi con specie adattate ad ambienti
non sommersi ma costantemente umidi. La distribuzione vegetale nell’ambiente litoraneo è fortemente condizionata da alcuni fattori limitanti (il vento, condizioni di umidità e salinità, la temperatura) che ne determinano un profilo caratteristico. Alcune specie tipiche delle zone umide sono
la Salicornia (Arthrocnemum sp.) spesso accompagnata da altre specie alofite: limonio comune
(Limonium serotinum), giunco marittimo (Juncus maritimus), la salsola soda (Salsola soda), la santonina delle spiagge (Otanthus maritimus).
Fauna: Il Monumento Naturale è particolarmente importante per la fauna ornitologica. Tra gli uccelli migratori acquatici visibili soprattutto in inverno e nei periodi di passo ricordiamo il voltapietre (Arenaria interpres,) la beccaccia di mare (Haematopus ostralegus), i corrieri (Charadrius sp.).
Nelle acque salmastre in cui predomina la salicornia ricordiamo il corriere piccolo (Charadrius dubius), il fratino (Charadrius alexandrinus). Diverse specie occupano gli specchi d’acqua interni, tra
queste il germano reale (Anas platyrhynchos), l’alzavola (Anas crecca). Le diverse caratteristiche strutturali, spaziali ed ecologiche dei biotopi influenzano profondamente la distribuzione e ricchezza
delle specie.
Manufatti di rilevanza storico-archeologica La palude deve il suo nome ai ruderi dell’antica
Torre Flavia, torre rinascimentale, costruita probabilmente sui resti di una costruzione più antica, dal cardinale Flavio Orsini nel XVI secolo, su ordine del Pontefice Leone X nell’ambito del sistema difensivo dello stato pontificio
Per maggiori apprendimenti consultare C. Battisti (2007)*** e C .Battisti et al. 2007§
RISERVA NATURALE MONTE SORATTE
Comuni interessati: Sant’Oreste
Superficie: 410 ha circa
Istituzione: L.R. 29/97
L’area comprende il SIC IT 6030014 istituito ai sensi della Direttiva Habitat 92/43/CEE .Decreto 5 luglio 2007
Elenco dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografia mediterranea ai sensi della direttiva 92/43/CEE
(Supplemento ordinario n. 167 alla Gazzetta ufficiale n.
170 del 24 luglio 2007).
coordinatore: Lanfranco Marchetti
Servizio 1 Dipartimento V
tel. 06/6766 3149
[email protected]
foto Fausto Quintavalle
Il Monte Soratte si erge come un’isola calcarea nel paesaggio semipianeggiante della Valle del Tevere. Il fenomeno del carsismo, tipico dell’area, ha determinato la formazione di numerose cavità
tra cui ricordiamo la grotta di S. Lucia e i Meri.
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Vegetazione: La vegetazione del Monte Soratte forma una entità paesaggistica tipica e nettamente
distinguibile dalle aree circostanti. A causa del substrato calcareo e dell’acclivita, le comunità vegetali delle quote altitudinali superiori sono adattate a condizioni di aridità superiore a quelle delle
quote inferiori.
Sul versante esposto a nord-Est troviamo prevalentemente il leccio (Quercus ilex), il carpino nero
(Ostrya carpinifolia), l’oriniello (Fraxinus ornus), l’acero minore (Acer monspessulanus). Sul versante
esposto a sud-ovest la vegetazione assume in larga parte la struttura a boscaglia con presenza di leccio, acero minore, terebinto (Pistacia terebinthus), fillirea (Phyllirea latifoglia) e orniello.Alla base
del monte Soratte le caratteristiche del substrato favoriscono lo sviluppo del querceto caducifoglio
che forma un zona importante di connessione con l’area circostante a prati soggetti a sfalcio e coltivi.
Tipico coltura del territorio è quella dell’olivo ed in particolare della cultivar sirole per la quale è
stato ottenuto il riconoscimento DOP Soratte
Fauna: Tra i mammiferi sono presenti, per citarne solo alcuni, la volpe (Vulpes vulpes), lo scoiattolo (Sciurus vulgaris) diversi piccoli roditori. Le cavità ospitano diverse popolazioni di chirotteri
come Rhinolophus ferrumequinum R. hipposideros, Myotis myotis. Importante la presenza di uccelli rapaci tra cui la poiana (Buteo buteo), il gheppio (Falco tinnunculus), l’allocco (Strix aluco) e recentemente anche la presenza del falco pellegrino (Falco peregrinus).
Manufatti di rilevanza religiosa: numerosi sono gli eremi che caratterizzano l’area tra cui San Silvestro, Santa Lucia, Sant’Antonio, Santa Maria delle Grazie, San Sebastiano.
RISERVA NATURALE MONTE CATILLO
Comuni interessati: Tivoli
Superficie: 1.320 ha circa
Istituzione: L.R. 29/97
coordinatrice: Anna Guidi,
Servizio 1 Dipartimento V
[email protected]
tel. 06 6766 3319
foto Fausto Quintavalle
La Riserva Naturale di Monte Catillo, interamente ricompresa nel territorio del comune di Tivoli,
si estende per circa 1320 ha come sistema di rilievi collinari, prevalentemente calcarei, occupati
da boschi, cespuglieti, garighe e pascoli, posto fra le propaggini meridionali dei Monti Lucretili
e il corso del Fiume Aniene. L’area protetta si trova in una posizione biogeografia di scambio fra
insiemi di specie viventi tipici di aree biogeografiche differenti. All’interno della Riserva si succedono frammenti con forti pendenze e rocciosità affiorante, zone pianeggianti o a minore pendenza
con suolo ben sviluppato, boschi d’alto fusto, boschi cedui, radure, boscaglie su campi coltivati,
oliveti. Significativa è l’influenza antropica, pascolo, incendi ripetuti, pratiche colturali determinano una continua trasformazione del territorio. Caratteristiche peculiari della Riserva che ne hanno permesso la sua istituzione sono: la ricca presenza dello storace (Styrax officinalis L.), di un bosco
di sughere e castagni, di un esteso querceto di caducifoglie ad alto fusto, di numerose specie di orchidee spontanee. La flora del Monte Catillo è estremamente diversificata e ricca di specie, con
una componente orientale ed elementi di straordinario interesse geobotanico.
Fauna: la vertebratofauna è rappresentata da specie tipiche delle zone appenniniche degli agroe-
Risorse naturali comuni
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cosistemi marginali ad esse collegate. Tra gli uccelli si possono osservare rapaci diurni come il gheppio (Falco tinnunculus) e la poiana (Buteo buteo), rapaci notturni come l’allocco (Strix aluco) per
citarne alcuni. La presenza di Picchi verdi (Picus viridis), Picchi muratori (Sitta europea) ghiandaie
(Garrulus glandarius) è indicatore di alto valore delle aree forestali.Le zone esposte a mezzogiorno
ospitano una ornitofauna estremamente peculiare tipica delle praterie e delle pietraie appenniniche. Lungo l’Aniene sono osservabili specie legate agli ambienti acquatici come il cormorano
e i germani reali.
Manufatti di rilevanza storico-archeologica: La Riserva presenta tracce di antichi insediamenti pastorali, resti di origine romana e medioevale, insieme a numerose “calcare”, particolari fornaci usate per “cuocere” i sassi calcarei e preparare la calce per l’edilizia.
Per maggiori approfondimenti consultare A. Guidi (2007)°°°.
RISERVA NATURALE MACCHIA DI GATTACECA E MACCHIA DEL BARCO
Comuni interessati: Monterotondo, Mentana, Sant’Angelo Romano
Superficie: 1.200 ha circa
Istituzione: L.R. 29/97
Nell’area è presente il SIC IT 6030015 Macchia di S.
Angelo Romano istituito ai sensi della direttiva Habitat
92/43/CEE . Decreto 5 luglio 2007 Elenco dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografia mediterranea ai sensi della direttiva 92/43/CEE (Supplemento ordinario n. 167 alla Gazzetta ufficiale n. 170 del 24 luglio
2007)
coordinatore: Mario Vecchio
Servizio 1 Dipartimento V
tel. 06 6766 3325
[email protected]
foto Fausto Quintavalle
La Riserva è situata tra la valle del fiume Tevere e i Monti Cornicolani. Estesa in gran parte su colline
di origine calcarea. Di particolare interesse il “Pozzo del Merro”, dolina di crollo sita nel Comune
di Sant’Angelo Romano: la cavità si apre con pareti subverticali per circa 60-80 metri dalla superficie
fino a un piccolo lago. La profondità minima è di circa 310 metri. La Riserva è sede di aziende
agricole private, e di istituti sperimentali collegati al Ministero delle Politiche Agricole. Il paesaggio è frammentato con pascoli per l’allevamento bovino e ovino, oliveti, e coltivazioni a foraggiere.
La formazione forestale più estesa nei vari frammenti boschivi (Macchia di Gattaceca, Macchia del
Barco e Bosco Nardi) è un querceto caducifoglio in gran parte governato a ceduo dominato dal
cerro (Quercus cerris), localmente accompagnato dal farnetto (Quercus frainetto). Negli strati inferiori della vegetazione la copertura è assunta dal carpino orientale (carpinus orientalis), accompagnato da diverse specie tra cui acero oppio (Acer campestre), storace (Styrax officinalis), corniolo (Corpus mas), biancospino (Crataegus oxycantha). Degna di attenzione è la presenza in prossimità degli
impluvi e dei fossi della farnia (Quercus robur).
Fauna: Nonostante la forte pressione antropica l’area si presenta ancora ricca di diverse specie di
animali. Tra i mammiferi, per citarne alcuni, ricordiamo la volpe (Vulpes vulpes), la faina (Martes
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foina), il tasso (Meles meles), l’istrice (Hystrix cristata). L’avifauna forestale comprende diversi
piriformi: picchio verde (Picus viridi), picchio rosso maggiore (Picoides majior), cuculiformi cuculo
(Cuculus canorus), diversi passeriformi. Sono stati osservati anche gruccioni (Merops apiaster), specie
legata a pareti sabbioide.Un elenco completo delle specie ornitiche presenti nell’area è disponibile
presso il Servizio Ambiente, Dip. V della Provincia di Roma.
I rettili del bosco di Gattaceca sono rappresentati dalla tartaruga terrestre (Testudo hermanni), dal
geco (Tarentola mauritanica), dall’orbettino (Anguis fragilis).
Tra gli anfibi ricordiamo la presenza della rana appennica (Rana italica) del rospo comune (Bufo
bufo).
Manufatti di rilevanza storico-archeologica: nella Riserva sono presenti tracce di numerosi insediamenti inquadrabili in un arco cronologico compreso tra l’epoca preistorica ed il Medioevo. Rilevanti i resti di numerose ville rustiche e di lusso soprattutto di età romana imperiale, fornite di
monumentali cisterne per la raccolta di acqua. Particolarmente importante il tratto del basolato
stradale di epoca romana della via Nomentana. Notevoli anche i ruderi del castello di epoca
medioevale di Grotta Marozza.
RISERVA NATURALE VILLA BORGHESE
Comuni interessati: Nettuno
Superficie: 41,24 ha circa
Istituzione: L.R. 29/99
coordinatrice: dr.ssa Patrizia Capecchi
Servizio 1 Dipartimento V
Tel. 06/6766 3329
[email protected]
Foto Fausto Quintavalle
Villa storica situata al centro del comune di Nettuno immersa in un grande parco con alberi secolari, di proprietà privata, rappresenta l’unico punto verde della zona. La costruzione principale,
posizionata su un’altura di fronte al mare, si trova al centro della proprietà Borghese con giardino
all’italiana, giardino degli aranci. Interessanti le gallerie scavate sotto la villa ed utilizzate durante
lo sbarco degli alleati durante la seconda guerra mondiale.
Il parco presenta una rigogliosa macchia mediterranea come corbezzolo (Arbutus unedo), lentisco
(Pistacia lentiscus), leccio (Quercus ilex), alloro (Laurus nobilis). Particolarmente interessante un
popolamento di querce da sughero (Quercus suber), ed esemplari arborei di notevoli dimensioni
roverella (Quercus pubescens), farnia (Quercus robur), farnetto (Quercus frainetto). Numerosi i
manufatti di interesse storico culturale, portali di ingresso monumentali, edicole con resti di
stature, resti di sarcofago romano.
Risorse naturali comuni
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RISERVA NATURALE NOMENTUM
Comuni interessati: Mentana, Fontenuova
Superficie: 850 ha circa
Istituzione: L.R. 29/97
coordinatori: dr.ssa Stefania Pietrosanti
e Lorena Di Rocco
Servizio 1 Dipartimento V
tel. 06/6766 3318 -3304
[email protected]
[email protected]
Foto Fausto Quintavalle
La Riserva Naturale di Nomentum racchiude aree destinate a diversi usi: frammenti di bosco a latifoglie
decidue si alternano a oliveti, seminativi, colture e aree urbane. Particolarmente importante la presenza di manufatti di rilevanza storico archeologica. Elementi naturalistici tipici dell’area sono quelli legati
al reticolo idrografico e al substrato alluvionale. Tuttavia le pratiche agricole e la regimazione delle acque
hanno notevolmente ridotto la vegetazione legata a questi ambienti: il bosco mesofilo d’alto fusto visibile a Parco Trentini, a fondo Trentini e alle quote inferiori di Selva Cavalieri è costituito da cerro (Quercus cerris), farnia (Quercus robur). Tipiche del sottobosco delle cerrete laziali ricordiamo, tra le altre, le
specie di carpino orientale (Carpinus orientalis), biancospino selvatico (Crataegus oxyacantha), corniolo
(Corpus mas). Numerose anche le orchidee: Orchis purpurea, Orchis simia, Orchis apifera, Anacamptis pyramidalis. La vegetazione igrofila lungo i fossi e le linee di impluvio presenta rari individui di salice (Salix alba), pioppo nero (Populus nigra), pioppo bianco (Populus alba) al di fuori delle aree a bosco mesofilo si rinvengono specie del bosco a cerro (Quercus cerris), roverella (Quercus pubescens) e orniello (Fraxinus ornus). Da ricordare la presenza della specie protetta Styrax officinalis L.
Fauna: Tra i mammiferi sono presenti il riccio (Erinaceus europeaus), l’istrice (Hystrix cristata), la volpe
(Vulpes vulpes). Numerosi sono i mustelidi quali la faina (Martes foina) e la donnola (Mustela nivalis).
Tra gli anfibi, lungo i corsi d’acqua, è stata rinvenuta la salamandrina dagli occhiali (Salamandrina perspicillata, il rospo comune (Bufo bufo), il rospo smeraldino (Bufo lineatus), la rana verde (Rana esculenta). L’avifauna è costituita da specie interessanti, tra i piriformi il picchio rosso maggiore (Picoides major) e il picchio verde (Picus viridis), il picchio muratore (Sitta europea). Un elenco completo delle specie
ornitiche presenti nell’area è disponibile presso il Servizio Ambiente, Dip. V della Provincia di Roma.
Manufatti di rilevanza storico-archeologica: tracce di insediamenti umani si trovano a partire dal
Bronzo antico (2300 a.C). In località Montedoro era localizzata l’antica città latino-sabina di
Nomentum: grande importanza storica e rivestita del tracciato dell’antica via Nomentana. Ancora
visibile la Torre medioevale in località Torre delle Torri.
Fonte: “Note su flora, fauna e paesaggio delle aree protette gestite dalla Provincia di Roma” . 2002. Assessorato alla tutela dell’ambiente e
alla Difesa del Suolo.
***“La Palude di Torre Flavia- Biodiversità, gestione, conservazione di un’area umida del litorale tirrenico”. A cura di Corrado Battisti.
2007. Provincia di Roma. Assessorato alle Politiche agricole e dell’ambiente, Gangemi Editore
°°°“La Riserva Naturale Monte Catillo” a cura di Anna Guidi. 2007. Provincia di Roma. Assessorato alle Politiche agricole e dell’ambiente,
Caccia e pesca.
“L’area archeologica della Via Nomentum –Eretum in località Tor Mancina, all’interno della Riserva Naturale Macchia di Gattaceca e Macchia del Barco.2007. Provincia di Roma Assessorato alle Politiche dell’Agricoltura e dell’Ambiente.Caccia e Pesca. Archeoclub d’Italia Onlus. Archeoclub d’Italia onlus sede Mentana-Monterotondo.
§“Materiali per la conservazione delle aree umide residuali del litorale romano” a cura di Corrado Battisti, Valentina Della Bella, Anna
Guidi. 2007. Provincia di Roma Assessorato alle Politiche dell’Agricoltura e dell’Ambiente.
“Un viaggio tra i Parchi Naturali della provincia di Roma” Associazione Cultura Ambiente Provincia di Roma Assessorato alle Politiche
dell’Agricoltura e dell’Ambiente, 2007
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Gli articoli 26, 27 e 30 della Legge Regionale n. 29/97 individuano, quali strumenti di pianificazione e di programmazione delle aree naturali protette, rispettivamente il Piano di Assetto
(quadro conoscitivo, zonizzazione, norme di attuazione), il Regolamento di disciplina ed il Programma pluriennale di promozione economica e sociale, indicandone gli indirizzi per la loro stesura.
La Legge Regionale prevede inoltre che alla redazione di tali strumenti provvedano gli Enti gestori;
la Provincia di Roma, quale gestore delle Riserve Naturali in indirizzo, ha provveduto a redigere
gli strumenti di pianificazione per ognuna delle aree secondo le seguenti modalità e procedure. Ad
oggi si sta concludendo l’iter di adozione definitiva dei Piani da parte del Consiglio Provinciale di
Roma. Solo dopo l’approvazione da parte del Consiglio Regionale gli atti di pianificazione saranno vigenti e per quel che riguarda l’aspetto normativo sostituiranno in via definitiva le norme di
salvaguardia attualmente previste dalla regionale n. 29/97 per la gestione provvisoria.
Recependo gli indirizzi programmatici dell’attuale Amministrazione Provinciale di Roma, le mutate previsioni della normativa sulle aree protette e la metodologia prevista dalla Carta di Aalborg
sui processi di Agenda 21 locale per la sostenibilità , sono stati individuati i seguenti criteri a cui
ispirarsi per la redazione degli strumenti di pianificazione:
– definizione del sistema naturale del territorio provinciale e delle connessioni tra le aree protette di interesse sia regionale che provinciale;
– intendimento del parco come opportunità di sviluppo ecocompatibile;
– omogeneità territoriali inerenti le caratteristiche ambientali, storiche, antropiche, giuridiche;
– valorizzazione della biodiversità attraverso la individuazione delle aree contigue e dei corridoi
biologici;
– coinvolgimento degli attori sociali e concertazione sulle scelte di sviluppo sostenibile, anche
alla luce degli impegni assunti sottoscrivendo la Carta di Aalborg e gli Aalborg Commitments
per l’Agenda 21 Locale.
Il gruppo di progettazione interno all’uopo nominato per la redazione degli atti di pianificazione,
ha ultimato la redazione di tali strumenti, costituiti dai seguenti elaborati:
– cartografie di piano (inquadramento, zonizzazione);
– relazione;
– norme tecniche di attuazione;
– regolamento;
– contributi specialistici (quadro conoscitivo).
Il Consiglio Provinciale ha deliberato la prima adozione dei Piani di Assetto e dei Regolamenti di
Disciplina stabilendo le seguenti “procedure pubblicistiche” per la fase delle osservazioni da parte degli Enti interessati, dei cittadini e delle realtà socio-economiche locali:
– il deposito per quaranta giorni presso le sedi degli Enti locali interessati e della Regione che
provvede alla pubblicizzazione dell’avvenuto deposito, affinché chiunque ne possa prendere
visione e fare eventuali osservazioni;
– l’esame delle osservazioni, eventuali conseguenti integrazioni e modifiche degli elaborati originali, definitiva adozione da parte del Consiglio Provinciale;
– inoltro alla Regione Lazio per l’approvazione da parte del Consiglio Regionale.
A seguito della pubblicazione dei Piani da parte della Regione Lazio, sono pervenute all’Amministrazione Provinciale di Roma numerose osservazioni ai Piani sia da parte dei Comuni che di privati cittadini; esse sono valutate dal R.U.P. (Responsabile Unico del Procedimento) e dai proget-
Risorse naturali comuni
ATTI DI PIANIFICAZIONE DELLE RISERVE NATURALI DI “MACCHIA DI GATTACECA E MACCHIA DEL BARCO”, “MONTE CATILLO”, “MONTE SORATTE”,
“NOMENTUM”, “VILLA BORGHESE DI NETTUNO” A GESTIONE DIRETTA DELL’AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE
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tisti che hanno elaborato le contro deduzioni rivisitando di conseguenza gli strumenti di pianificazione. Sono state definite le proposte di Deliberazione del Consiglio Provinciale per l’adozione
definitiva dei Piani da inviare alla Regione; la Giunta Provinciale ha licenziato per l’esame al Consiglio le proposte di provvedimenti ed i relativi elaborati.
E’ opportuno ricordare che, in attuazione della metodologia di Agenda 21 Locale e degli indirizzi del Consiglio Provinciale di Roma contenuti nelle Delibere Consiliari di prima adozione dei Piani, nella fase delle “osservazioni” ed al fine di implementarne gli effetti, sono state messe in atto
forme di coinvolgimento e di concertazione con le realtà locali sui contenuti del piano che si sono concretizzate attraverso l’organizzazione di un numero congruo di interviste ad utenti dell’area protetta e di assemblee rappresentative degli attori sociali. Nel corso di esse sono stati presentati i Piani, è stata stimolata la discussione sui loro contenuti e sono stati fatti propri eventuali suggerimenti migliorativi e le proposte per la redazione dei “Programmi Pluriennali di Promozione
Economica e Sociale-PPPES” delle singole Riserve Naturali.
I PPPES rivestono una grande importanza nell’ambito della gestione delle Riserve Naturali, in quanto costituiscono l’elemento fondamentale per la promozione dello sviluppo socio-economico delle comunità residenti nel territorio della Riserva e nelle zone limitrofe oltrechè uno degli strumenti
principali per l’attuazione del Piano della Riserva e per il perseguimento degli obiettivi di tutela,
valorizzazione e sviluppo del territorio gravitante sulla Riserva stessa. I PPPES delle Riserve a gestione provinciale sono stati ultimati, partendo dalle indicazioni e dai suggerimenti emersi dalle
interviste e dalle assemblee che hanno visto il coinvolgimento delle realtà locali, e determinano gli
obiettivi generali di sviluppo del territorio (con particolare attenzione alla valorizzazione ed alla
tutela dell’ambiente, delle tradizioni locali e dello sviluppo del sistema produttivo, in particolare
nel settore turistico), fornendo un quadro degli interventi individuati per il perseguimento di tali obiettivi.
STAZIONE DI INANELLAMENTO DELL’AVIFAUNA NEL MONUMENTO NATURALE TORRE FLAVIA
Il Servizio Ambiente, in qualità di Ente gestore dell’area naturale protetta Monumento naturale
“Palude di Torre Flavia” (D.P.G.R. 613/97), ha inserito nelle attività previste nel Piano Economico di Gestione la realizzazione di una stazione di inanellamento dell’avifauna in tale area (sesto
anno di attività).
Tale attività si avvale dell’apporto, tramite Convenzione, di ricercatori afferenti al Dipartimento
di Biologia Animale e dell’Uomo dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, abilitati all’attività di inanellatore dall’INFS (Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica) e viene coordinata
dai tecnici del Servizio.
Un’attività indispensabile per la predisposizione di idonee strategie di gestione del Monumento Naturale è quella inerente la conoscenza delle caratteristiche ornitologiche, dei ritmi migratori, delle
presenze specifiche e delle rarità dell’avifauna migratoria nell’area. Fin dal 2001, in collaborazione
con il Dipartimento di Biologia Animale e dell’Uomo dell’Università degli Studi di Roma “La
Sapienza”, opera sul sito una stazione permanente di inanellamento scientifico che, nei sei anni di
attività, ha consentito la cattura, la descrizione a livello specifico, l’inanellamento e l’annotazione
di tutti gli uccelli catturati con apposite reti mist-net di oltre 7.000 individui appartenenti a 70 specie
differenti di uccelli. Oltre agli studi sui ritmi migratori si sono attivate ricerche tese alla conoscenza delle specie nidificanti dell’area con particolare riferimento a quelle relative alla nidificazione
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del Corriere Piccolo (Charadrius dubius), così da completare il quadro fenologico dell’area umida. (foto attività inanellamento)
Sulla base dei dati forniti dall’attività di inanellamento scientifico, di quelli rilevati direttamente
dagli Operatori Specializzati Ambiente sulla avifauna svernante e, infine, di quelli ottenuti attraverso il mappaggio degli uccelli nidificanti è stato possibile calibrare tempi, modi e localizzazione
delle attività di gestione tenendo conto delle esigenze di conservazione.
Quanto sopra detto ha reso opportuno e necessario redigere un progetto, in corso di realizzazione,
che prevede l’ampliamento dell’area umida all’interno del Monumento Naturale, la realizzazione
di opere di consolidamento e di fruizione della palude, la mitigazione con opportuni interventi
dell’effetto margine.
L’intervento progettuale mira in primo luogo al miglioramento ecologico ad alla rinaturalizzazione di un ambiente umido residuale interno ad un paesaggio la cui tipologia ecosistemica risulta molto frammentata e allo stesso tempo si pone l’obiettivo di promuovere la fruizione turistica
e di didattica ambientale nelle aree suburbane costiere. In particolare, per la fruizione è prevista
la realizzazione di un percorso naturalistico fruibili anche da persone diversamente abili ed una sentieristica guidata di accesso al mare in modo tale da evitare il passaggio di persone in aree sensibili; questi interventi prevedono la messa in opera di una adeguata pannellistica con funzione di
educazione ed informazione ambientale anche mediante la stampa di materiale informativo.
INTERVENTI PER LA FRUIZIONE DELLA RISERVA NATURALE DEL MONTE CATILLO: PERCORSO DIDATTICO DEI FONTANILI; PERCORSO ATTREZZATO PER
DISABILI E NON VEDENTI
Il territorio della Riserva Naturale del Monte Catillo si trova in una posizione biogeografia di “incrocio” e di scambio fra insiemi di specie viventi tipici di aree geografiche differenti. La varietà delle
specie e delle comunità vegetali rilevabili, diverse per composizione floristica, per le caratteristiche
ecologiche dei siti in cui altrove sono state rilevate, per la provenienza geografica delle specie che
le compongono, sono eccezionali in rapporto alla superficie relativamente ridotta in cui esse si
trovano concentrate.
Ai fattori naturali che favoriscono la biodiversità del sito, si affianca la plurimillenaria influenza
dell’uomo; in particolare la morfologia creata dal corso del Fiume Aniene ha fin da epoche remote
attratto il popolo della transumanza in prossimità della porzione meridionale della Riserva e il territorio di Tivoli fornisce testimonianze archeologiche di un’ininterrotta e intensa frequentazione
da parte dell’uomo fino alla nostra epoca.
In questa situazione peculiare dal punto di vista dell’ambiente e del paesaggio, l’utilizzo del suolo per il pascolo e le pratiche culturali e le continue minacce legate agli incendi ripetuti soprattutto
nella stagione estiva, possono causare la persistenza di uno stato di continua e rapida trasformazione
dall’esito incerto.
Al fine di controllare tale fenomeno, è necessario che il gestore realizzi interventi per la fruizione
della Riserva che garantiscano nel contempo le esigenze di tutela e valorizzazione dell’ambiente.
La strategia gestionale della Riserva Naturale prevede di incentivare la fruizione dell’area mediante
interventi sostenibili finalizzati alla promozione turistica aventi carattere di recupero storicoarcheologico, didattico, ludico da prevedere in aree e lungo tracciati già attualmente utilizzati dai
visitatori.
In tale ottica, è prevista la realizzazione di un percorso didattico che colleghi i numerosi fontanili
dell’area, che saranno oggetto di ripristini conservativi, avente come tema le caratteristiche idro-
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geologiche della Riserva e l’utilizzazione storica delle acque nell’area. Il gestore della Riserva promuoverà la sua piena utilizzazione a scopo culturale favorendo l’incontro e la partecipazione di visitatori e fruitori (ad esempio con giornate dedicate all’acqua in cui siano a disposizione del pubblico guide che illustrino gli aspetti idrogeologici e naturalistici del percorso, lettori che espongano
testi poetici o letterari aventi per tema le acque, musicisti, allevatori che espongano le modalità
tradizionali della loro attività, e così via, coinvolgendo le realtà socio-economiche locali ed il maggior numero di persone possibile nel sentire propria e tutelare questa Riserva situata in prossimità della città di Tivoli con le sue numerose ed affascinanti ville, gli acquedotti romani).
Inoltre si sta realizzando, nell’ambito del più generale “sistema” di fruizione della Riserva, un breve
percorso a disposizione di categorie disabili (difficoltà motoria ed ipovedenti) per l’attraversamento
di un tratto di bosco tra l’esistente area picnic e la radura in località Fonte Bologna, località caratterizzata dalla presenza di una cisterna d’acqua e di captazioni di acque sorgive e di acque meteoriche in corso di ripristino.
L’intervento è finalizzato ad offrire a persone con maggiore difficoltà fisica di percorrere un tratto di bosco, ambito nel quale le difficoltà di accesso sono maggiori, in condizioni di parziale autonomia permettendo loro di abbandonare i percorsi utilizzati dai mezzi di servizio e isolarsi nella quiete della natura meno antropizzata, laddove è possibile rintracciare anche alcuni elementi naturalistici caratteristici della Riserva Naturale.
PROGETTO “ERBARIO DIDATTICO”
Il Servizio Ambiente, al fine di promuovere la conoscenza e la tutela dello straordinario patrimonio floristico del territorio tiburtino, ha inoltre da tempo in progetto la realizzazione di un erbario
didattico aperto alla fruizione da parte del pubblico, da collocarsi provvisoriamente presso la
postazione operativa della Riserva e successivamente in collegamento ai poli dei servizi culturali
di Tivoli: la città, nel presentarsi al visitatore, dovrebbe in quest’ottica mostrare contemporaneamente e orgogliosamente i suoi reperti archeologici, i suoi beni culturali e le sue risorse naturali.
L’erbario contribuirebbe ad accrescere l’inventario delle risorse naturali della Riserva ma è concepito
soprattutto per essere una collezione agevolmente consultabile da parte del pubblico. Per le finalità di promozione ed educazione insite nel progetto, l’Ente gestore è orientato a ottenere una
collezione in modo partecipato. Da qualche anno quindi viene proposto all’utenza di collaborare
alla raccolta e preparazione di campioni vegetali su base volontaria, aperta a soggetti diversi e con
calendario e modalità di raccolta, preparazione dei campioni vegetali e registrazione dei dati di
stazione e identificazione delle specie strettamente coordinati dal Servizio stesso al fine di ottenere
dati e campioni con procedure standardizzate.
AGRICOLTURA E ZOOTECNIA
Un progetto per la valorizzazione delle aziende biologiche insistenti nelle aree protette della
Provincia di Roma, svolto in collaborazione con l’AIAB, permette di offrire assistenza e formazione alle aziende locali che scelgono l’agricoltura e l’allevamento biologico. La Cooperativa
Zootecnica Tiburtina ha aderito al progetto ed è stata successivamente inserita anche nel Progetto OARSS (Ogni Animale Racconta Se Stesso) del Ministero della Sanità. Nell’ambito delle iniziative per la promozione della produzione biologica di qualità, il 24 aprile del 2005, si è svolta
con successo nella Riserva la Giornata della PrimaveraBIo, organizzata in collaborazione con
AIAB e Legambiente: i visitatori hanno potuto partecipare a un’escursione naturalistica guidata dal
personale della Riserva, degustare il prodotti locali nell’area pic-nic, osservare i siti di riposo del
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Convenzione stipulata fra l’Amministrazione Provinciale di Roma e l’Istituto Sperimentale per
la Zoologia Agraria - Sezione di Apicoltura (ISZA): è stato avviato uno studio biennale per l’incentivazione e la valorizzazione dell’apicoltura nelle aree del Parco dei Monti Lucretili e della Riserva Naturale di Monte Catillo. Per conseguire tale obiettivo, il progetto prevede la verifica delle potenzialità delle due aree per la produzione di mieli caratteristici, in particolare miele uniflorale di storace (Styrax officinalis L.), da valorizzare eventualmente attraverso una specifica denominazione.
REALIZZAZIONE E PUBBLICAZIONE VIA WEB DELLE BANCHE DATI VEGETAZIONALI DELLA PROVINCIA DI ROMA
Le “Banche Dati Vegetazionali”, sono un nuovo ed importante strumento che rende possibile l’interpretazione e la tematizzazione cartografica della copertura vegetale dell’intero territorio provinciale. Oltre consentire di rappresentare la vegetazione in base alle principali codifiche richiamate
da normative o da documenti tecnici di indirizzo (comunità vegetali attribuite secondo il metodo fitosociologico a categorie sintassonomiche, in particolare ai livelli gerarchici di classe, ordine,
alleanza e associazione, serie di vegetazione, e ambienti vegetati descritti secondo le codifiche Eunis, Corine Biotopes, Corine Land Cover, Habitat della Direttiva 92/43/CEE), la struttura informativa permette di consultare e localizzare tutti i dati di campo espressamente prodotti per la
realizzazione del Progetto nonché quelli pubblicati in letteratura negli ultimi anni, integrati da informazioni sulle specie floristiche protette o segnalate per la loro importanza conservazionistica.
La struttura della banca dati è un importante strumento di analisi e permette ad esempio di eseguire il confronto fra la distribuzione delle diverse categorie di vegetazione tutelate dalla normativa o segnalate per rarità e importanza a livello accademico con il regime di protezione attuale.
PIANO TERRITORIALE PROVINCIALE GENERALE (PTPG) - SISTEMA AMBIENTALE: ECOLOGIA DEL PAESAGGIO E RETE ECOLOGICA PROVINCIALE8
Obiettivi ed elementi metodologici
L’obiettivo del Piano è quello di tutelare ed estendere in forma sistemica la rilevante dotazione e
varietà di risorse naturalistiche ed ambientali dell’intero territorio provinciale, nella gradualità di
valori presenti o potenziali.
A questi fini si è proceduto9 all’identificazione di ambiti territoriali omogenei su cui basare le indicazioni e gli indirizzi di tutela, recupero e valorizzazione delle risorse naturali esistenti o potenziali (sistemi e sottosistemi di territorio).
La metodologia applicata fa riferimento alla Classificazione Gerarchica del Territorio e alla
conoscenza della funzionalità dei sistemi ambientali con particolare attenzione alla componente
8
Cfr. Schema di Piano Territoriale Generale, Relazione di Piano, 23 maggio 2007, a cura del prof.arch. Camillo Nucci, stralci dal Cap. 4 .2.
9
Le elaborazioni relative al Sistema Ambientale ecologia del paesaggio e rete ecologica provinciale sono state condotte dal prof.
Carlo Blasi, responsabile scientifico per il Centro di Ricerca Interuniversitario “Biodiversità, Fitosociologia ed Ecologia del Paesaggio”, Università di Roma “La Sapienza”.
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bestiame allevato nel territorio della Riserva con la guida degli allevatori e del veterinario incaricato di seguire il progetto.
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floristica e vegetazionale. In questo senso, da un punto di vista metodologico, si è fatto uso della
fitosociologia integrata e dell’ecologia del paesaggio, discipline per le quali risulta essenziale avere
buone conoscenze di base di tipo climatico, litomorfologico e vegetazionale, sia in termini strutturali che dinamici.
L’indagine ha portato ad articolare il territorio provinciale nelle seguenti 17 Unità Territoriali Ambientali (UTA): Complessi costieri dunali antichi e recenti; Pianura alluvionale costiera e delta del
Tevere; Monti della Tolfa; Monti Sabatini e Tuscia meridionale; Valle del Tevere a monte di Roma; Monti Cornicolani e Sabina meridionale; Monti Lucretili; Monti Prenestini-Ruffi; Monti Simbruini; Alta Valle del Sacco; Monti Lepini; Colli Albani; Campagna Romana meridionale; Alluvioni della Valle del Tevere; Campagna Romana settentrionale; Alta Campagna Romana; Bassa Valle
dell’Aniene.
Lo stato di conservazione di ciascuna UTA è stato quindi valutato mediante l’applicazione di un
indice di conservazione del paesaggio (ILC) che tiene particolarmente conto, insieme alle aree naturali e seminaturali, delle aree più antropizzate e delle aree in cui prevale il disturbo e la frammentazione collegati con le attività agricole.
Per ciascuna Unità sono state indicate le “direttive” più importanti per migliorare lo stato di conservazione o per monitorare e tutelare la funzionalità della rete ecologica quando si tratta di ambiti ben conservati. Oltre ad una valutazione sintetica legata alla valutazione media dell’area, si sono
potute dare indicazioni puntuali per singole porzioni dei sottosistemi di territorio e ancora più in
dettaglio mediante la conoscenza delle emergenze floristiche e faunistiche e dello stato di conservazione dei singoli poligoni presenti in ciascuna UTA (cfr. RT SAT 4.2)
Le valutazioni e la conoscenza puntuale della situazione naturalistica hanno permesso di sintetizzare l’insieme delle indicazioni in un modello complesso funzionale e tipologico costituente la Rete
Ecologica Provinciale (REP) con cartografia in scala 1:50.000.
Oltre alle emergenze naturalistiche, al sistema idrografico, ai nastri verdi, al sistema agricolo (con
particolare riferimento ai Parchi agricoli), alle Aree protette, ai Siti Natura 2000 ed agli altri elementi territoriali già definiti, la Carta della REP evidenzia gli elementi di connessione della rete
e più in generale mostra il livello di connettività ecologica strutturale e funzionale (aree core, aree
buffer, connessioni di paesaggio e lineari, nastri verdi), valutato a livello provinciale e per ciascuna UTA.
La REP, e nel suo insieme tutto il PTPG, sono stati realizzati in chiave sistemica assumendo come invarianti determinanti le problematiche di carattere ambientale. In particolare, le elaborazioni
che hanno condotto alla definizione della REP sono parte integrante del sistema informativo territoriale e del sistema di valutazione (VAS) adottati nel PTPG. La REP ha accompagnato le scelte degli altri sistemi che definiscono l’assetto del territorio, orientando e convalidando le scelte del
Piano.
La rete ecologica provinciale (REP) e la valutazione ambientale strategica (VAS) sono considerate, infatti, componenti del Piano sia per la fase di elaborazione delle scelte che per la governance
nella sua attuazione.
Le aree costituenti la REP, individuate negli elaborati TP2 e TP2.1 (www.provincia.roma.it –
PTPG – Elaborati grafici dello schema di Piano) “Rete Ecologica Provinciale” in scala 1:50.000,
con l’articolazione in COMPONENTE PRIMARIA e COMPONENTE SECONDARIA, sono
definite in base ai livelli di ricchezza di biodiversità (emergenze floristiche, vegetazionali e faunistiche), di qualità conservazionistica e biogeografica e di funzionalità ecologica.
La Componente Primaria (CP), caratterizzata da ambiti di interesse prevalentemente naturalistico, è formata da “aree core”, “aree buffer” e da “aree di connessione primaria”.
Le “aree core” corrispondono ad ambiti di elevato interesse naturalistico, in genere già sottoposti
a vincoli e normative specifiche, all’interno dei quali è stata segnalata una “alta” o “molto alta” pre-
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senza di emergenze floristiche e faunistiche (in termini di valore conservazionistico e biogeografico).
Le “aree buffer” sono “serbatoi di biodiversità di area vasta” in prevalenza a contatto con “aree core”
caratterizzate dalla presenza di flora, fauna e vegetazione di notevole interesse biogeografico e conservazionistico. Comprendono prevalentemente vaste porzioni del sistema naturale e seminaturale
e svolgono anche funzione di connessione ecologica.
Le “aree di connessione primaria” (connessione lineare e landscape mosaic) comprendono prevalentemente vaste porzioni del sistema naturale, seminaturale e agricolo, il reticolo idrografico, le
aree di rispetto dei fiumi, dei laghi e della fascia costiera e i sistemi forestali (ex Legge Galasso,
Codice Urbani).
La Componente Secondaria (CS), caratterizzata in prevalenza da ambiti della matrice agricola,
svolge una prevalente funzione di connessione ecologica (sia lineare che di paesaggio) e di connettività tra gli elementi della REP ed il sistema agricolo ed insediativo. La CS è formata dai “nastri verdi” e dagli “elementi lineari di discontinuità”.
I “nastri verdi” (landscape mosaics) corrispondono a vaste porzioni di Territorio Agricolo Tutelato, spesso contigue sia alla matrice naturalistica che a quella insediativa. Oltre ad una elevata
valenza di discontinuità urbanistica, risultano essenziali per garantire la funzionalità ecologica della REP.
Gli “elementi di discontinuità lineare”, caratterizzati da ambiti poco estesi in parte interessati dal
sistema agricolo ed in parte elementi di discontinuità del sistema insediativo, sono essenziali per
garantire la funzionalità della REP in situazioni di elevata artificializzazione.
Ambiti e regimi di tutela ambientale vigenti, segnalati e proposti
Sul territorio della provincia di Roma sono operanti molteplici regimi di tutela delle risorse di interesse naturalistico conseguenti a provvedimenti ed istituzioni di diversa natura e livello, cfr. tav.
RT sar 5 (www.provincia.roma.it – PTPG – Elaborati grafici dello schema di Piano).
Rilevante è l’elenco di aree di interesse naturalistico proposte o segnalate per la tutela da enti, istituzioni scientifiche, associazioni ambientaliste e di partecipazione locale, che sono oggetto di considerazione da parte del PTPG come ipotesi di tutela.
La documentazione in ordine ai regimi di tutela vigenti o segnalati delle aree naturalistiche, consente alcune valutazioni e indirizzi propositivi:
– molteplicità dei regimi di tutela facenti capo a provvedimenti e soggetti diversi, forme normative ed enti di gestione variamente configurati;
– concentrazione dei provvedimenti di tutela vigenti solo su ambiti di notevole valore naturalistico, con pericoli di insularizzazione delle aree protette così costituite;
– presenza di numerose aree prive di provvedimenti di tutela nonostante l’elevato valore naturalistico. Tra le più significative di questo gruppo si segnalano: l’area dei Monti della Tolfa, dei
Monti Cornicolani, dei Monti Ruffi e Prenestini, dei Monti Lepini, del litorale sud con le aree
della Sughereta di Pomezia, del Lido dei Gigli, del Bosco di Foglino e di Torre Astura;
– necessità di considerare con appropriati strumenti di conservazione le aree caratterizzate da valori naturalistici mediamente non elevati, di matrice agricola con spazi naturali residui o marginali con una vocazione a svolgere funzioni di connessione tra aree di maggior valore. Queste
aree sono da considerare con particolare attenzione ai fini della funzionalità della Rete Ecologica Provinciale. Per una parte di queste aree è possibile ipotizzare l’istituzione di aree contigue ai Parchi con una progressione di tutela dagli stessi. Ad esempio le aree contigue che consentono la connessione tra il Parco dell’Appia Antica, dei Castelli Romani, di Decima
Malafede, del Laurentino-Acqua Acetosa. Di particolare valenza la proposta di aree contigue
capaci di connettere le aree protette istituite con i principali corridoi fluviali (Tevere, Aniene);
– i regimi di tutela, legati ad apposite istituzioni (Enti di programmazione e gestione regionale e
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provinciale) e pianificazioni di settore specialistiche, per la complessità di queste istituzioni e
strumenti, non possono essere estesi a coprire tutte le esigenze di tutela nella diversità di valori
del territorio provinciale. Occorre ricorrere anche ad altri strumenti di tutela ed operativi
soprattutto ai fini del recupero e valorizzazione delle risorse, che possono individuarsi nella
progettazione orientata al recupero (progetti di recupero e valorizzazione ambientale della Provincia,
PRA) e negli strumenti normativi della pianificazione urbanistica (PTPG e PUGC), unitamente
alla responsabilizzazione diretta a base intercomunale degli Enti Locali interessati ai territori da
tutelare. Poiché si tratta in gran parte di territori extra-urbani aperti, per lo più con usi agricoli,
il piano attiva una zonizzazione di aree agricole con particolari regimi di tutela (“nastri verdi”
metropolitani descritti al successivo punto 2.5), accompagnata da direttive di promozione
ambientale (incremento delle dotazioni ambientali residue, incentivi all’agricoltura biologica, ecc.);
Due criteri caratterizzano le azioni del PTPG per l’ambiente:
– attribuire sempre ai luoghi tutelati usi sociali ed economici compatibili che ne consentano un
adeguato livello di fruizione;
– promuovere una progettualità di dimensione medio piccola per lo più intercomunale, costruita dal “basso” privilegiando le iniziative e la gestione partecipata delle risorse da parte delle
comunità locali.
Complessivamente la crescita dei valori naturalistici in forma estensiva e capillare sul territorio
provinciale, con particolare riferimento alle esigenze di territori più urbanizzati, è proposta dal piano nell’ambito degli indirizzi e dei comportamenti gestionali sviluppati nell’Agenda 21 della
Provincia di Roma.
Riepilogando il PTPG prevede:
– intese con la Regione e gli Enti Locali per l’attivazione di aree protette in zone di particolare
pregio ambientale e/o con forte pressione antropica;
– priorità nell’istituzione delle Aree protette di interesse provinciale;
– normative urbanistiche a tutela graduata per le aree con valori medi o residuali e per le agricole strategiche ai fini della Rete ecologica, del riordino insediativo e per la funzione produttiva agricola (nastri verdi, aree contigue, aree di discontinuità insediativa);
– promozione di progetti di iniziativa provinciale di recupero e valorizzazione ambientale, di dimensione medio-piccola, in partecipazione con gli enti locali.
In data 11 febbraio 2008 è stato adottato dal Consiglio Provinciale lo schema di PTPG della Provincia di Roma di prossima pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Lazio.
PROGRAMMAZIONE DELLA RETE ECOLOGICA A LIVELLO PROVINCIALE LOCALE- INTERVENTI CURATI DAL SERVIZIO AMBIENTE DIP. V
PROGRAMMA DI RETE ECOLOGICA: “MONTI LUCRETILI, MONTI RUFFI,
MONTE GUADAGNOLO, MASCHIO DELL’ARTEMISIO, PARCO CASTELLI”
L’Amministrazione Provinciale di Roma ha stipulato l’Accordo Volontario con la Regione Lazio Direzione Ambiente, per la redazione del Programma di Rete Ecologica Locale (REL): “Monti Lucretili, Monti Ruffi, Monte Guadagnolo, Maschio dell’Artemisio, Parco Castelli”.
La redazione del suddetto Programma secondo le indicazioni dell’Accordo Volontario stipulato e
le linee guida dettate dalla Rete Ecologica Provinciale (REP) contenute nel PTPG della provincia
di Roma, prevedono i seguenti livelli di indagine:
– Livello Strutturale che comprende l’analisi strutturale del paesaggio con l’individuazione
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cartografica delle unità ecosistemiche compreso l’uso del suolo e delle continuità/discontinuità
fisiche aspecifiche, con produzione di elaborati cartografici e relativa relazione tecnica;
– Livello Funzionale che prevede la selezione di indicatori di sensibilità al processo di frammentazione dalla check-list faunistica locale;
– Livello Gestionale e di Pianificazione con l’individuazione degli “hot spots” di biodiversità
e della loro relazione con l’attuale sistema di aree protette e vincolate, anche attraverso l’analisi
delle incongruenze, degli scenari di frammentazione ambientale e delle intrusioni da interferenze
del sistema insediativo sulle componenti ecosistemiche, tenendo conto non solo degli aspetti
ecologici e di conservazione della natura ma anche di quelli socio-economici, attivando forme
di comunicazione per il coinvolgimento delle comunità locali per uno sviluppo sostenibile
del territorio;
– Livello di comunicazione dei risultati.
La redazione del Programma di Rete Ecologica (REL) richiede un approccio multidisciplinare che,
pur in una visione unitaria, possa garantire una lettura integrata del territorio, nell’ottica dell’ecologia del paesaggio, ai fini della definizione delle appropriate metodologie di intervento.
Il Programma di Rete Ecologica suindicato sarà così articolato:
a) quadro di riferimento disciplinare;
b) metodologia adottata in linea con gli indirizzi del Programma REP;
c) inquadramento del sistema ambientale;
d) diagnosi delle problematiche e definizione delle strategie a scala locale;
e) attuazione dei livelli strutturale, funzionale, gestionale;
f ) definizione delle azioni di recupero e valorizzazione delle aree critiche.
La redazione del Programma di Rete Ecologica sopra indicato è stata affidata a progettisti esterni
risultati vincitori di gara espletata a seguito della pubblicazione di uno specifico Bando Pubblico.
Il Programma, in corso di ultimazione, verrà consegnato, presumibilmente entro il mese di aprile 2008, alla Regione Lazio per le opportune valutazioni e successivi provvedimenti. Coordinatori: Arch. Paolo Napoleoni, [email protected]; Dott. Corrado Battisti,
[email protected]
BREVE RAPPORTO PRELIMINARE SULLA VEGETAZIONE DELLA PROVINCIA DI
ROMA BASATO SUI DATI DELLE BANCHE DATI VEGETAZIONALI (12 GIUGNO
2007)
a cura di Anna Guidi* e Stefano De Corso**
* Provincia di Roma, Servizio Ambiente
** Ipt – Informatica per il territorio Srl
Solo recentemente (data ufficiale di presentazione: 12 giugno 2007) l’Amministrazione provinciale di Roma, grazie alla collaborazione fra l’Assessorato alle politiche del Territorio e l’Assessorato alle Politiche dell’Agricoltura e dell’Ambiente, Caccia e Pesca, si è dotata di uno strumento dedicato alla organizzazione, analisi e divulgazione dei dati sulla vegetazione adatto a rappresentare, interpretare e misurare in modo organico e coerente la copertura vegetale del territorio
provinciale: le “Banche Dati Vegetazionali”.
Oltre a consentire di rappresentare la vegetazione in base alle principali codifiche richiamate
da normative o da documenti tecnici di indirizzo (comunità vegetali attribuite secondo il metodo
fitosociologico a categorie sintassonomiche, in particolare ai livelli gerarchici di classe, ordine, alleanza e associazione, serie di vegetazione, e ambienti vegetati descritti secondo le codifiche Eunis,
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Corine Biotopes, Corine Land Cover, Habitat della Direttiva 92/43/CEE), la struttura informativa permette di consultare e localizzare tutti i dati di campo espressamente prodotti per la realizzazione del Progetto nonché quelli pubblicati in letteratura negli ultimi anni, integrati da informazioni sulle specie floristiche protette o segnalate per la loro importanza conservazionistica. Le tematizzazioni sono ottenibili on-line collegandosi al sito ufficiale della Provincia si Roma, sezione
“cartografia on-line”.
Dato che lo strumento di analisi e i dati in esso contenuti, al momento di produrre questa prima breve nota per il Rapporto sullo Stato dell’Ambiente, sono stati appena acquisiti, abbiamo focalizzato alcune categorie di dati che riteniamo basilari dal punto di vista descrittivo (superficie relativa della vegetazione naturale o seminaturale, n.specie rilevate all’interno dei rilievi fitosociologici inseriti in banca dati, numero di tipi fitosociologici rilevati) e alcuni dati che ci danno un quadro di quanto il sistema Aree Protette/ SIC/ZPS sia geograficamente idoneo alla tutela di habitat e specie di pregio censiti (cerchiamo così di rispondere alla domanda: “quanta parte delle nostre risorse di pregio per la conservazione della biodiversità vegetale naturale è protetta, almeno dal
punto di vista teorico?”).
In base a tale premessa, le tabelle allegate forniscono selezioni di dati su:
– dati descrittivi di base;
– mappa della distribuzione della vegetazione naturale/seminaturale e mappa della vegetazione
di impianto antropico;
– dati sulla distribuzione della vegetazione naturale/seminaturale in relazione agli intervalli altitudinali del territorio provinciale e distribuzione di tipologie di particolare interesse;
– elenco degli habitat di interesse comunitario e loro superfici assolute in ettari;
– elenco degli habitat di interesse comunitario la cui superficie è inclusa in aree protette e superficie dell’area inclusa;
– elenco degli habitat di interesse comunitario la cui superficie è inclusa in SIC o in ZPS e misura della superficie inclusa;
– elenco delle specie di interesse che nella Banca Dati sono localizzate all’interno di aree protette, SIC, ZPS;
– elenco delle specie inserite nella banca dati con indicazione di quali tra esse sono tutelate da
convenzioni, normative o dalla direttiva habitat (attenzione: le specie non sono esaustive del
totale presente in Provincia di Roma, in quanto la banca dati è strutturata per la descrizione
della vegetazione e non nasce come banca dati della flora, ma tuttavia di interesse perché precisamente localizzate e descritte in modo standardizzato per il territorio provinciale all’interno del loro ambiente);
– schema sintassonomico
Si noti che, quando nella tabella dei dati il campo superficie è vuoto, significa che il tipo di
copertura occupa una superficie sempre inferiore alla scala di acquisizione della Banca Dati (1 ettaro) e nella realtà, nella maggior parte dei casi ha una superficie notevolmente inferiore all’ettaro. Infatti, data l’importanza relativa di alcune tipologie di copertura vegetale in via di scomparsa, le cartografie della Provincia di Roma riferibili alla Copertura vegetale che è possibile ottenere automaticamente tematizzando la Banca Dati secondo le scelte offerte (fitosociologica per classe, ordine, alleanza, associazione; EUNIS; Corine Biotopes; Corine Land Cover; Habitat) includono anche le categorie “siti puntuali” e “mosaico”, che permettono la rappresentazione di habitat frammentari e di dimensioni notevolmente inferiori alla scala si acquisizione generale della Cartografia della vegetazione prodotta in seno alle Banche Dati. Si veda ad esempio la vegetazione alofila litoranea (praterie salmastre, cespuglieti perenni a sarcocornia, vegetazioni degli stagni salmastri) che è ridotta ormai a brandelli residuali in un contesto territoriale drasticamente alterato ma
che tuttavia è rappresentata nelle Banche Dati. Si tenga inoltre presente che tali elementi litora-
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nei residuali, sono stati studiati indipendentemente, nell’ambito delle attività del Dipartimento Ambiente della Provincia, all’interno del “Progetto aree umide del litorale” (vedi bibliografia della Macroarea – Battisti, Della Bella, Guidi 2007) con studi di dettaglio integrati tra diverse discipline
riferiti a 6 siti del litorale Nord della Provincia di Roma, con particolare riguardo, per quanto riguarda la biodiversità, a diatomee, flora vascolare, comunità ornitiche.
Elaborazioni statistiche più raffinate potranno essere prodotte per i successivi aggiornamenti
del Rapporto.
Si possono tuttavia già enucleare alcuni tratti che caratterizzano il territorio provinciale. La diversità del paesaggio vegetale è notevole, come anche la ricchezza floristica, in termini quantitativi. Osservando la distribuzione della vegetazione naturale/seminaturale si nota tuttavia la sua graduale scomparsa dalla pianura e dalla bassa collina, mentre il suo incremento avviene quasi esclusivamente alle quote di alta collina o montane; in questo contesto particolare allarme suscita la condizione della vegetazione litoranea, ridotta a frammenti isolati e di dimensioni ridotte.
Confrontando il numero di classi, ordini, alleanze e associazioni, e la loro distribuzione, si osserva che la copertura vegetale del territorio provinciale è complessa e frequentemente formata da
mosaici di frammenti di numerose tipologie con ecologia e provenienza geografica differente per
ragioni naturali (posizione di confine bioclimatico, contatti tra substrati geologici profondamente differenti, morfologia, storia naturale): pertanto è opportuno evitare analisi di frammentazione basate su standard generici: queste analisi potranno eventualmente essere prodotte in relazione a specifici habitat a rischio (esempio: habitat litoranei) in base ad approfondite considerazioni
ecologiche e a scala adeguata alle caratteristiche di ciascuna tipologia della copertura vegetale.
Risorse naturali comuni
fg 145-196:IMP UCCELLI
fg 145-196:IMP UCCELLI
180
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17:47
Pagina 180
RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE DELLA PROVINCIA DI ROMA 2007
1 - Dati descrittivi di base
Superficie totale del territorio provinciale:
535.341 ha
Vegetazione naturale/seminaturale:
188.817 ha
Copertura vegetale di impianto antropico: 241.030 ha
Associazioni sensu Braun Blanquet:
87
Alleanze: 61
Ordini. 44
Classi: 27
43 Categorie Eunis cartografabili
23 Habitat Corine Biotope cartografabili
1550 specie vegetali localizzate all’interno di rilievi fitosociologici (NB: il dato proviene da studi di
vegetazione e non floristici)
Tra queste:
13 Protette dalla legge regionale (N.61 1974)
24 Specie segnalate dalla Lista Rossa come minacciate
fg 145-196:IMP UCCELLI
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17:47
Pagina 181
MACROAREA 3 – AMBIENTE NATURALE E BIODIVERSITÀ
181
Risorse naturali comuni
2 – Mappe di distribuzione della vegetazione naturale/seminaturale e di impianto antropico
3 - Distribuzione della vegetazione naturale/seminaturale secondo gli intervalli altitudinali e distribuzione di tipologie di particolare interesse
Il grafico che segue mostra per ogni intervallo altitudinale le rispettive percentuali di copertura tra vegetazione naturale/seminaturale e tutte le altre coperture del suolo
Grafico basato sui dati delle Banche Dati Vegetazionali della Provincia di Roma, 2007, a cura A.Guidi & S.De Corso
fg 145-196:IMP UCCELLI
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RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE DELLA PROVINCIA DI ROMA 2007
Il grafico che segue mostra la relazione fra la copertura tra vegetazione naturale/seminaturale e
tutte le altre coperture del suolo espressa in ettari per intervallo altitudinale.
Grafico basato sui dati delle Banche Dati Vegetazionali della Provincia di Roma, 2007, a cura A.Guidi & S.De Corso
Distribuzione della vegetazione psammofila e alofila litoranea (Mappa basata sui dati delle Banche Dati Vegetazionali della Provincia di Roma, 2007, a cura di M.P. Bianco e S.De Corso)
fg 145-196:IMP UCCELLI
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17:47
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MACROAREA 3 – AMBIENTE NATURALE E BIODIVERSITÀ
183
Risorse naturali comuni
Distribuzione classi di particolare interesse (Mappe basata sui dati delle Banche Dati Vegetazionali della Provincia di Roma, 2007, a cura di M.P. Bianco e S.De Corso)
fg 145-196:IMP UCCELLI
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184
RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE DELLA PROVINCIA DI ROMA 2007
4 – Dati sugli Habitat di interesse comunitario (Dir 92/43/CEE)
SUPERFICI OCCUPATE DA TIPOLOGIE DI VEGETAZIONE CORRISPONDENTI AD HABITAT DI INTERESSE COMUNITARIO CALCOLATE IN BASE A FOTOINTERPRETAZIONE E RILIEVI DI CAMPO
Codice
habitat
Denominazione sintetica dell’habitat
Superficie reale in ettari
1150
*Lagune costiere
2,36
1210
Vegetazione annua delle linee di deposito marine
presente solo sotto forma di sito
puntuale (superficie non fotointerpretabile)
1310
Vegetazione pioniera a Salicornia e altre specie annuali
delle zone fangose e sabbiose
0,04
1320
Prati di Spartina (Spartinion maritimae)
0,21
1410
Pascoli inondati mediterranei (Juncetalia maritimi)
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
1420
Praterie e fruticeti alofili mediterranei e termo-atlantici
(Sarcocornetea fruticosi)
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
2110
Dune mobili embrionali
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
2120
Dune mobili del cordone litorale con presenza di Ammophila arenaria (“dune bianche”)
229,61
2210
Dune fisse del litorale del Crucianellion maritimae
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
2250
*Dune costiere con Juniperus spp.
110,16
2260
Dune con vegetazione di sclerofille dei Cisto-Lavenduletalia
519,76
3120
Acque oligotrofe a bassissimo contenuto minerale su terreni generalmente sabbiosi del Mediterraneo occidentale
con Isoetes spp.
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
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17:47
Pagina 185
MACROAREA 3 – AMBIENTE NATURALE E BIODIVERSITÀ
185
3130
Acque stagnanti, da oligotrofe a mesotrofe, con vegetazione dei Littorelletea uniflorae e/o degli Isoëto-Nanojuncetea
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
3150
Laghi eutrofici naturali con vegetazione del Magnopotamion o Hydrocharition
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
3280
Fiumi mediterranei a flusso permanente con il PaspaloAgrostidion e con filari ripari di Salix e Populus alba
1548,07
3290
Fiumi mediterranei a flusso intermittente con il PaspaloAgrostidion
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
5130
Formazioni a Juniperus communis su lande o prati calcicoli
318,92
5330
Arbusteti termo-mediterranei e pre-desertici
21,86
6170
Formazioni erbose calcicole alpine e subalpine
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
62
Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da
cespugli
872,64
6210
Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da
cespugli su substrato calcareo (Festuco -Brometalia) (* notevole fioritura di orchidee)
9430,32
6220
*Percorsi substeppici di graminacee e piante annue dei
Thero-Brachypodietea
14671,43
6230
* Formazioni erbose a Nardus sp., ricche di specie, su substrato siliceo delle zone montane (e delle zone submontane dell’Europa continentale)
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
6420
Praterie umide mediterranee con piante erbacee alte del
Molinio-Holoschoenion
85,30
6430
Bordure planiziali, montane e alpine di megaforbie idrofile
586,09
6510
Praterie magre da fieno a bassa altitudine (Alopecurus pratensis, Sanguisorba officinalis)
851,27
6520
Praterie montane da fieno
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
Risorse naturali comuni
fg 145-196:IMP UCCELLI
fg 145-196:IMP UCCELLI
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17:47
Pagina 186
186
RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE DELLA PROVINCIA DI ROMA 2007
72
Paludi basse calcaree
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
91
Foreste dell’Europa temperata
743,91
9120
Faggeti acidofili atlantici con sottobosco di Ilex e a volte
di Taxus (Quercion robori-petraeae o Ilici-Fagenion)
692,52
9160
Querceti di farnia o rovere subatlantici e dell’Europa centrale del Carpinion betuli
558,34
91B0
Frassineti termofili a Fraxinus angustifolia
0,84
91E0
*Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior
(Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae)
432,69
9210
*Faggeti degli Appennini con Taxus e Ilex
12933,22
9260
Foreste di Castanea sativa
20158,16
9280
Boschi di Quercus frainetto
15819,00
9330
Foreste di Quercus suber
730,80
9340
Foreste di Quercus ilex e Quercus rotundifolia
13391,55
5 – Dati sugli Habitat di interesse comunitario (Dir 92/43/CEE) tutelati in aree protette, sic o zps
SUPERFICI OCCUPATE DA TIPI DI VEGETAZIONE RIFERIBILI AD HABITAT DI INTERESSE COMUNITARIO INCLUSI IN AREE PROTETTE, CALCOLATE IN BASE A FOTOINTERPRETAZIONE E RILIEVI DI CAMPO
Codice
habitat
Denominazione sintetica dell’habitat
Superficie inclusa in aree protette espressa in ettari
1150
*Lagune costiere
9210
*Faggeti degli Appennini con Taxus e Ilex
8511,10
9260
Foreste di Castanea sativa
5648,57
6210
Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da
cespugli su substrato calcareo (Festuco-Brometalia) (*notevole fioritura di orchidee)
3490,10
28-02-2008
17:47
Pagina 187
MACROAREA 3 – AMBIENTE NATURALE E BIODIVERSITÀ
187
6220
*Percorsi substeppici di graminacee e piante annue dei
Thero-Brachypodietea
3437,64
9340
Foreste di Quercus ilex e Quercus rotundifolia
3034,12
9280
Boschi di Quercus frainetto
2495,77
6430
Bordure planiziali, montane e alpine di megaforbie idrofile
379,72
91
Foreste dell’Europa temperata
373,62
6510
Praterie magre da fieno a bassa altitudine (Alopecurus pratensis, Sanguisorba officinalis)
329,10
3280
Fiumi mediterranei a flusso permanente con il PaspaloAgrostidion e con filari ripari di Salix e Populus alba
282,31
9330
Foreste di Quercus suber
264,33
2260
Dune con vegetazione di sclerofille dei Cisto-Lavenduletalia
239,04
5130
Formazioni a Juniperus communis su lande o prati calcicoli
219,51
9120
Faggeti acidofili atlantici con sottobosco di Ilex e a volte
di Taxus (Quercion, roboripetraeae o Ilici-Fagenion)
213,94
9160
Querceti di farnia o rovere subatlantici e dell’Europa centrale del Carpinion betuli
190,48
2120
Dune mobili del cordone litorale con presenza di Ammophila arenaria (“dune bianche”)
130,04
2250
*Dune costiere con Juniperus spp.
99,54
91E0
*Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior
(Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae)
54,68
62
Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da
cespugli
28,78
6420
Praterie umide mediterranee con piante erbacee alte del
Molinio-Holoschoenion
16,15
72
Paludi basse calcaree
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
Risorse naturali comuni
fg 145-196:IMP UCCELLI
fg 145-196:IMP UCCELLI
28-02-2008
17:47
Pagina 188
188
RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE DELLA PROVINCIA DI ROMA 2007
1210
Vegetazione annua delle linee di deposito marine
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
1310
Vegetazione pioniera a Salicornia e altre specie annuali delle zone fangose e sabbiose
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
1320
Prati di Spartina (Spatinion maritimae)
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
1410
Pascoli inondati mediterranei (Juncetalia maritimi)
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
1420
Praterie e fruticeti alofili mediterranei e termo-atlantici
(Sarcocornetea fruticosi)
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
2110
Dune mobili embrionali
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
2210
Dune fisse del litorale del Crucianellion maritimae
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
3120
Acque oligotrofe a bassissimo contenuto minerale su terreni generalmente sabbiosi del Mediterraneo occidentale
con Isoetes spp.
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
3130
Acque stagnanti, da oligotrofe a mesotrofe, con vegetazione dei Littorelletea uniflorae e/o degli Isoëto-Nanojuncetea
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
3150
Laghi eutrofici naturali con vegetazione del Magnopotamion o Hydrocharition
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
3290
Fiumi mediterranei a flusso intermittente con il PaspaloAgrostidion
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
5330
Arbusteti termo-mediterranei e pre-desertici
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
28-02-2008
17:47
Pagina 189
MACROAREA 3 – AMBIENTE NATURALE E BIODIVERSITÀ
189
6170
Formazioni erbose calcicole alpine e subalpine
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
6230
* Formazioni erbose a Nardus, ricche di specie, su substrato
siliceo delle zone montane (e delle zone submontane dell’Europa continentale)
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
6520
Praterie montane da fieno
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
91B0
Frassineti termofili a Fraxinus angustifolia
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
SUPERFICI OCCUPATE DA TIPI DI VEGETAZIONE RIFERIBILI AD HABITAT DI INTERESSE COMUNITARIO INCLUSI IN SITI DI IMPORTANZA COMUNITARIA, CALCOLATE IN BASE A FOTOINTERPRETAZIONE E RILIEVI DI CAMPO
Codice
habitat
Denominazione sintetica dell’habitat
Superficie reale in ettari
1150
*Lagune costiere
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
1210
Vegetazione annua delle linee di deposito marine
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
1310
Vegetazione pioniera a Salicornia e altre specie annuali delle zone fangose e sabbiose
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
1320
Prati di Spartina (Spatinion maritimae)
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
1410
Pascoli inondati mediterranei (Juncetalia maritimi)
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
1420
Praterie e fruticeti alofili mediterranei e termo-atlantici
(Sarcocornetea fruticosi)
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
Risorse naturali comuni
fg 145-196:IMP UCCELLI
fg 145-196:IMP UCCELLI
28-02-2008
17:47
Pagina 190
190
RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE DELLA PROVINCIA DI ROMA 2007
2110
Dune mobili embrionali
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
2120
Dune mobili del cordone litorale con presenza di Ammophila arenaria (“dune bianche”)
23,20
2210
Dune fisse del litorale del Crucianellion maritimae
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
2250
*Dune costiere con Juniperus spp.
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
2260
Dune con vegetazione di sclerofille dei Cisto-Lavenduletalia
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
3120
Acque oligotrofe a bassissimo contenuto minerale su terreni generalmente sabbiosi del Mediterraneo occidentale
con Isoetes spp.
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
3130
Acque stagnanti, da oligotrofe a mesotrofe, con vegetazione dei Littorelletea uniflorae e/o degli Isoëto-Nanojuncetea
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
3150
Laghi eutrofici naturali con vegetazione del Magnopotamion o Hydrocharition
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
3280
Fiumi mediterranei a flusso permanente con il PaspaloAgrostidion e con filari ripari di Salix e Populus alba
39,66
3290
Fiumi mediterranei a flusso intermittente con il PaspaloAgrostidion
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
5130
Formazioni a Juniperus communis su lande o prati calcicoli
258,12
5330
Arbusteti termo-mediterranei e pre-desertici
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
6170
Formazioni erbose calcicole alpine e subalpine
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
28-02-2008
17:47
Pagina 191
MACROAREA 3 – AMBIENTE NATURALE E BIODIVERSITÀ
191
62
Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da
cespugli
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
6210
Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da
cespugli su substrato calcareo (Festuco-Brometalia) (*notevole fioritura di orchidee)
4418,14
6220
*Percorsi substeppici di graminacee e piante annue dei
Thero-Brachypodietea
1348,46
6230
* Formazioni erbose a Nardus, ricche di specie, su substrato
siliceo delle zone montane (e delle zone submontane dell’Europa continentale)
6420
Praterie umide mediterranee con piante erbacee alte del
Molinio-Holoschoenion
16,73
6430
Bordure planiziali, montane e alpine di megaforbie idrofile
38,72
6510
Praterie magre da fieno a bassa altitudine (Alopecurus pratensis, Sanguisorba officinalis)
238,55
6520
Praterie montane da fieno
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
72
Paludi basse calcaree
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
91
Foreste dell’Europa temperata
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
9120
Faggeti acidofili atlantici con sottobosco di Ilex e a volte
di Taxus (Quercion, roboripetraeae o Ilici-Fagenion)
203,65
9160
Querceti di farnia o rovere subatlantici e dell’Europa centrale del Carpinion betuli
12,46
91B0
Frassineti termofili a Fraxinus angustifolia
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
91E0
*Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior
(Alno-Padion, Alnionincanae, Salicion albae)
23,86
Risorse naturali comuni
fg 145-196:IMP UCCELLI
fg 145-196:IMP UCCELLI
28-02-2008
17:47
Pagina 192
192
RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE DELLA PROVINCIA DI ROMA 2007
9210
*Faggeti degli Appennini con Taxus e Ilex
10636,74
9260
Foreste di Castanea sativa
129,60
9280
Boschi di Quercus frainetto
2232,60
9330
Foreste di Quercus suber
9,88
9340
Foreste di Quercus ilex e Quercus rotundifolia
1713,96
Dall’analisi dei dati è possibile quindi individuare quali habitat sono effettivamente in via di
scomparsa e attraverso l’utilizzazione dello strumento GIS è possibile comparare la distribuzione geografica degli ambienti residuali a rischio con l’attuale sistema delle aree protette, per valutarne efficacia, in relazione alla rappresentatività degli ambienti nel territorio sottoposto a regime di protezione.
SUPERFICI OCCUPATE DA TIPI DI VEGETAZIONE RIFERIBILI AD HABITAT DI INTERESSE COMUNITARIO INCLUSI IN ZONE DI PROTEZIONE SPECIALE, CALCOLATE IN BASE A FOTOINTERPRETAZIONE E RILIEVI DI CAMPO
Codice
habitat
Denominazione sintetica dell’habitat
Superficie reale in ettari
1150
*Lagune costiere
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
1210
Vegetazione annua delle linee di deposito marine
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
1310
Vegetazione pioniera a Salicornia e altre specie annuali delle zone fangose e sabbiose
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
1320
Prati di Spartina (Spartinion maritimae)
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
1410
Pascoli inondati mediterranei (Juncetalia maritimi)
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
1420
Praterie e fruticeti alofili mediterranei e termo-atlantici
(Sarcocornetea fruticosi)
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
28-02-2008
17:47
Pagina 193
MACROAREA 3 – AMBIENTE NATURALE E BIODIVERSITÀ
193
2110
Dune mobili embrionali
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
2120
Dune mobili del cordone litorale con presenza di Ammophila arenaria (“dune bianche”)
23,20
2210
Dune fisse del litorale del Crucianellion maritimae
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
2250
*Dune costiere con Juniperus spp.
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
2260
Dune con vegetazione di sclerofille dei Cisto-Lavenduletalia
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
3120
Acque oligotrofe a bassissimo contenuto minerale su terreni generalmente sabbiosi del Mediterraneo occidentale
con Isoetes spp.
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
3130
Acque stagnanti, da oligotrofe a mesotrofe, con vegetazione dei Littorelletea uniflorae e/o degli Isoëto-Nanojuncetea
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
3150
Laghi eutrofici naturali con vegetazione del Magnopotamion o Hydrocharition
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
3280
Fiumi mediterranei a flusso permanente con il PaspaloAgrostidion e con filari ripari di Salix e Populus alba
39,66
3290
Fiumi mediterranei a flusso intermittente con il PaspaloAgrostidion
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
5130
Formazioni a Juniperus communis su lande o prati calcicoli
258,12
5330
Arbusteti termo-mediterranei e pre-desertici
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
6170
Formazioni erbose calcicole alpine e subalpine
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
Risorse naturali comuni
fg 145-196:IMP UCCELLI
fg 145-196:IMP UCCELLI
28-02-2008
17:47
Pagina 194
194
RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE DELLA PROVINCIA DI ROMA 2007
62
Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da
cespugli
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
6210
Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da
cespugli su substrato calcareo (Festuco -Brometalia) (* notevole fioritura di orchidee)
4418,14
6220
*Percorsi substeppici di graminacee e piante annue dei
Thero-Brachypodietea
1348,46
6230
* Formazioni erbose a Nardus, ricche di specie, su substrato
siliceo delle zone montane (e delle zone submontane dell’Europa continentale)
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
6420
Praterie umide mediterranee con piante erbacee alte del
Molinio-Holoschoenion
16,73
6430
Bordure planiziali, montane e alpine di megaforbie idrofile
38,72
6510
Praterie magre da fieno a bassa altitudine (Alopecurus pratensis, Sanguisorba officinalis)
238,55
6520
Praterie montane da fieno
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
72
Paludi basse calcaree
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
91
Foreste dell’Europa temperata
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
9120
Faggeti acidofili atlantici con sottobosco di Ilex e a volte
di Taxus (Quercion, roboripetraeae o Ilici-Fagenion)
203,65
9160
Querceti di farnia o rovere subatlantici e dell’Europa centrale del Carpinion betuli
12,46
91B0
Frassineti termofili a Fraxinus angustifolia
presente solo sotto forma di sito puntuale (superficie non fotointerpretabile)
91E0
*Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior
(Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae)
23,86
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MACROAREA 3 – AMBIENTE NATURALE E BIODIVERSITÀ
195
9210
*Faggeti degli Appennini con Taxus e Ilex
10636,74
9260
Foreste di Castanea sativa
129,60
9280
Boschi di Quercus frainetto
2232,60
9330
Foreste di Quercus suber
9,88
9340
Foreste di Quercus ilex e Quercus rotundifolia
1713,96
Informazioni e crediti Banche Dati Vegetazionali Provincia di Roma
Ente appaltante: Provincia di Roma
Riferimenti e coordinamento:
Dipartimento VI Governo del Territorio
Servizio 3 – Sistema Informativo Geografico
Via Luigi Pianciani, 22 – Roma
tel. 06/67666411
fax. 06/67666493
websit.provincia.roma.it
Responsabile e coordinatore del progetto:
dr. Corrado Ingravallo, Dirigente Servizio 3 - Sistema Informativo Geografico
Coordinamento Scientifico:
dr.ssa Anna Guidi, dr. Lodovico Vannicelli Casoni
Servizi della Provincia di Roma che hanno contribuito alla realizzazione delle Banche Dati Vegetazionali:
Direzione generale – Servizio 3 – “Studi, ricerche e statistica”
Dipartimento V – Risorse agricole e ambientali – Servizio 1 “Ambiente”, Servizio 3 “Caccia e Pesca”, Servizio
4 “Geologico”
Dipartimento VI – Governo del Territorio – Servizio 1 “Pianificazione territoriale”
Realizzazione:
ATI (Associazione Temporanea di Imprese) – i.p.t. S.r.l. – Pineto 2000
Responsabili scientifici:
Prof. Sandro Pignatti, dr. Giuliano Fanelli, dr.ssa Anna Testi
Gruppo di lavoro I.P.T.:
dr. Stefano De Corso (coordinatore e responsabile di progetto), dr. Paolo Gioia, dr. Valerio Caroselli, ing.
Alessandro Guerra, Massimiliano Bertarelli.
Gruppo di lavoro Pineto 2000:
dr. Michele De Sanctis (responsabile), dr. Massimiliano Pietro Bianco, Paolo Alberto Cazzagon, dr. Diego
D’Angeli, dr. Andrea Ramello, dr. Paolo Tescarollo.
Risorse naturali comuni
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RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE DELLA PROVINCIA DI ROMA 2007
Di seguito sono riportati i progetti, le iniziative e le buone pratiche attuate dalla Provincia di
Roma attinenti il capitolo.
Titolo Progetto/iniziativa
Breve descrizione
Per saperne di più contattare
Progetto di recupero, conservazione e valorizzazione
delle risorse genetiche autoctone della Valle dell’Aniene
Il progetto prevede la valorizzazione dei fagioli Dip. V – Risorse agricole ed
tipici della Valle dell’Aniene attraverso le seAmbientali
guenti principali azioni: la conservazione delServizio 1 Ambiente
le antiche varietà locali, l’ottenimento di un
marchio di qualità europeo (nello specifico il [email protected]
D.O.P.), la costituzione di un Consorzio di
Riferimenti: Francesca
produttori e la predisposizione di un modelMarini
lo aziendale funzionale nel contesto ambienClaudio Cerini
tale e socio-economico della Valle dell’Aniene.
Alfredo Guidaldi
Le attività di ricerca hanno riguardato: studi
ecofisiologici ed agronomici mediante la determinazione dei parametri fotosintetici e
scambi gassosi, analisi isotopiche del materiale fogliare, rilievo della produttività media;
analisi del genoma mediante marcatori molecolari; indagine socioeconomica, analisi corologica preliminare delle aree fondovalle,
iscrizione al Registro Volontario regionale
(L.R. 15/2000) degli ecotipi di fagiolo esaminati ai fini dell’ottenimento degli incentivi previsti dalle misure del Piano di Sviluppo
Rurale. Il progetto è stato realizzato in collaborazione con il CNR- IBAF, CEF e la Comunità Montana della Valle dell’Aniene
Promozione della pratica La finalità del progetto è quella di:
Dip. V – Risorse agricole ed
dell’ agricoltura e della zoo- – fornire strumenti per la valorizzazione delAmbientali
tecnia biologica ed ecocomServizio 1 Ambiente
le produzioni agricole e zootecniche ecopatibile per uno sviluppo socompatibili delle aree protette e della sucstenibile ed integrato nei
[email protected]
cessiva commercializzazione;
comprensori che gravitano – individuare i punti di forza e di debolezza
Riferimenti: Francesca
sulle Aree Protette gestite
Marini
del tessuto agrario nelle aree interessate ed
dalla Provincia di Roma
Alfredo Guidaldi
anche della rete di commercializzazione dei
prodotti agricoli;
– convocare di tavoli di concertazione per la
discussione e l’eventuale ottimizzazione
dell’iniziativa progettuale;
– avviare programmi specifici per i diversi
comprensori ed attivare gli strumenti che
sono alla base dello sviluppo locale quali la
comunicazione e l’assistenza tecnica diretta agli agricoltori e allevatori, la formazione degli operatori, l’organizzazione di visite guidate presso aziende leader del settore
Stazione di Inanellamento
scientifico dell’avifauna migratoria presso il Monumento naturale ‘Palude di
Torre Flavia’
Finalità del progetto è la raccolta di dati rela- Dip. V – Risorse agricole ed
tivi alle migrazioni ornitiche sull’area, nonché
Ambientali
dei dati inerenti la nidificazione di specie orServizio 1 Ambiente
nitiche nell’area attraverso il metodo del mappaggio e l’osservazione diretta dei siti di [email protected]
Riferimento: Corrado Battisti
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MACROAREA 3 – AMBIENTE NATURALE E BIODIVERSITÀ
Titolo Progetto/iniziativa
Breve descrizione
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Per saperne di più contattare
nidificazione di Corriere piccolo (Charadrius dubius), specie minacciata di estinzione. I dati raccolti saranno utilizzati dall’Amministrazione Provinciale di Roma per l’approfondimento delle conoscenze scientifiche
del fenomeno migratorio in senso generale e
nel contesto locale, ai fini della redazione
del Regolamento di Gestione dell’area, previsto per legge, e di eventuali progetti di recupero
Inventario delle zone umide Il presente progetto ha lo scopo di effettuare Dip. V – Risorse agricole ed
Ambientali
un censimento e di realizzare un inventario
Servizio 1 Ambiente
delle zone umide presenti sul territorio della
Provincia di Roma, a partire dalle fascia litorale e sublitorale. Tale inventario rappresen- [email protected]
terà la base indispensabile per studi sulla Riferimento: Corrado Battisti
composizione e struttura di varie comunità
(diatomee, macrofite acquatiche, macroinvertebrati, anfibi, uccelli, ecc.), per la valutazione della qualita’ ecologica e del valore conservativo di questi ambienti acquatici della
Provincia, per interventi futuri di monitoraggio e/o recupero dei biotopi in esame e per
l’identificazione di eventuali siti di riferimento
Atlante dei mammiferi della Il progetto prevede la raccolta di dati relativi Dip. V – Risorse agricole ed
Provincia di Roma
Ambientali
alla distribuzione della fauna a mammiferi
Servizio 1 Ambiente
nel territorio della Provincia di Roma.
I dati raccolti potranno essere utili alla redazione di strumenti di pianificazione e proget- [email protected]
tazione, oltre che meramente accrescere le co- Riferimento: Corrado Battisti
noscenze scientifiche di un’area.
In questo senso gli Studi faunistici consentiranno di elaborare strategie di pianificazione e
conservazione non limitate alle aree naturali
protette ma, in un’ottica allargata e, recentemente in grande sviluppo, inerente le reti ecologiche (portata avanti dall’Amministrazione
Provinciale grazie alla convenzione con l’ANPA-Agenzia Nazionale Protezione dell’Ambiente attraverso i tecnici del Servizio Pianificazione ambientale, sviluppo Parchi, riserve
naturali)
Banche Dati Vegetazionali
Tematizzazione cartografica della copertura Dip. V – Risorse agricole ed
vegetale del territorio provinciale in base a tutAmbientali
te le principali codifiche richiamate da norServizio 1 Ambiente,
mative o da documenti tecnici di indirizzo Servizio 2 Geologico; Dip.
(comunità vegetali attribuite a categorie sin- VI – Governo del territorio
tassonomiche secondo il metodo fitosociolo- e della mobilità, Servizio 3
gico ai livelli gerarchici di classe, ordine, alServizio Informativo
leanza e associazione, serie di vegetazione, amGeografico
bienti vegetati descritti secondo le codifiche
Risorse naturali comuni
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Titolo Progetto/iniziativa
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RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE DELLA PROVINCIA DI ROMA 2007
Breve descrizione
Per saperne di più contattare
Eunis, Corine Biotopes, Corine Land Cover, [email protected]
Habitat della Direttiva 92/43/CEE), nonché la
[email protected]
consultazione dei dati di campo georiferiti in l.vannicellicasoni@provincia
esse inclusi
.roma.it
Riferimento: Corrado
Ingravallo
Provincia di Roma “OGM Approvazione da parte del consiglio provin- Dip. V – Risorse agricole ed
ZERO”
ciale di Roma della delibera di salvaguardia
Ambientali
del territorio dagli OGM. Sessanta Comuni
Servizio 2 Agricoltura e
hanno aderito all’iniziativa dichiarando con
Agriturismo
deliberazione di avere un territorio privo di
OGM. L’obiettivo è migliorare la qualità del [email protected]
suolo, preservare i terreni ecologicamente proRiferimento: Vladimiro
Benvenuti
duttivi e promuovere l’agricoltura e la forestazione sostenibile
Bibliografia
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MACROAREA 3 – AMBIENTE NATURALE E BIODIVERSITÀ
199
Risorse naturali comuni
Webgrafia
Si ringraziano inoltre:
prof. Camillo Nucci, coordinatore scientifico e coordinatore del gruppo di progettazione del PTPG; Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare,
Agenzia Regionale Parchi del Lazio, dr. Lorenzo Tancioni -Dipartimento Biologia Università di Tor Vergata, dr. Tito Colombari Stabilimento Ittiogenico, ARSIAL, il
dr. Stefano Sarrocco dell’ARP.
Normativa di riferimento
Legge 24 novembre 1978, n. 812
Adesione alla convenzione internazionale di Parigi per la protezione degli uccelli
Direttiva “Uccelli” 79/409/CEE
Prevede una serie di azioni per la conservazione di numerose specie di uccelli e l’individuazione di aree da destinarsi alla loro conservazione, le cosiddette Zone di Protezione Speciale (ZPS)
Legge 394/91
Legge quadro sulle aree protette
Direttiva “Habitat ” 92/49/CEE
Concernente la gestione di SIC (Siti di Interesse Comunitario)
Legge 5 agosto 1981, n. 503
Ratifica ed esecuzione della Convenzione relativa alla conservazione della vita selvatica e dell’ambiente naturale in Europa - Convenzione di Berna
Legge 25 gennaio 1983, n. 42
Ratifica della convenzione di Bonn sulla conservazione delle specie migratorie
Legge 11 febbraio 1992, n. 157
Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio
Direttiva 92/43/Cee
Conservazione degli habitat naturali e seminaturali, della flora e della fauna selvatica
Dm 30 gennaio 1993
Legge 11 febbraio 1992, n. 157 - indice di densità venatoria minima
D.G.R. n. 2146 del 19/03/1996
Approvazione della lista dei siti con valori di importanza comunitaria del Lazio ai fini dell’inserimento nella rete ecologica europea Natura 2000
Dpr 8 settembre 1997, n. 357
Regolamento di attuazione della direttiva “Habitat“ 92/43/Cee - conservazione habitat, flora e fauna
L.R. n. 29 del 06/10/1997
Norme in materia di aree naturali protette regionali
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RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE DELLA PROVINCIA DI ROMA 2007
L.R. n. 24 del 06/07/1998
L.R. n. 25 del 06/07/1998
Pianificazione paesistica e tutela dei beni e delle aree sottoposti a vincolo paesistico
Dm 3 aprile 2000
Elenco delle Zone di protezione speciale (ZPS) e dei Siti di importanza comunitaria
(SIC)
Dm 3 maggio 2001
Registro specie animali e vegetali
Dm 8 gennaio 2002
Registro specie animali e vegetali
Regolamento 349/2003/Ce
Sospensione dell’introduzione nella Comunità di esemplari di talune specie di fauna e flora selvatiche
D.P.R. n. 120 del 12/03/2003
Modifiche ed integrazioni al decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997,
n. 357
D. Lgs. n. 42 del 22/01/2004
Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio
2002, n. 137”
D.G.R. n. 126 del 14/02/2005
Linee di indirizzo per lo sviluppo sostenibile del patrimonio silvo- pastorale regionale
e schema della pianificazione sostenibile delle risorse forestali, delle procedure di approvazione, ecc.
Decreto 25 marzo 2004
Elenco dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografia alpina in Italia
ai sensi della Direttiva 92/43/CEE
Dm 2 luglio 2004
Interventi, per l’anno 2004, del piano triennale 2004-2006 per la protezione delle risorse acquatiche, nell’ambito di politiche a sostegno della pesca responsabile
Dm 25 marzo 2005
Annullamento della deliberazione 2 dicembre 1996 del Comitato per le aree naturali protette; gestione e misure di conservazione delle Zone a Protezione Speciale (Zps)
e delle Zone Speciali di Conservazione (Zsc)
Elenco dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografia continentale,
ai sensi della direttiva 92/43/CEE
D.G.R. n. 651 del 19/07/2005
Adozione delle delimitazioni dei proposti SIC (Siti di Importanza Comunitaria) e
delle ZPS (Zone di Protezione Speciale). Integrazione deliberazione della Giunta regionale 19 marzo 1996, n. 2146”
D.G.R. n. 533 del 04/08/2006
Rete Europea Natura 2000: misure di conservazione transitorie e obbligatorie da applicarsi nelle Zone di protezione Speciale
D.G.R. n. 534 del 04/08/2006
Definizione degli interventi non soggetti a Valutazione di Incidenza
Decreto legge 16 agosto 2006, n. 251
Disposizioni urgenti per assicurare l’adeguamento dell’ordinamento nazionale alla direttiva “Uccelli” 79/409/Cee in materia di conservazione della fauna selvatica
Decreto 5 luglio 2007
Elenco dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografia mediterranea
ai sensi della direttiva 92/43/CEE
Elenco delle Zone di Protezione Speciale (ZPS) ai sensi della direttiva 79/409/CEE
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3.d
Il suolo è stato considerato per lungo tempo soltanto un supporto inerte per le numerose forme di insediamento umano. Si tratta, invece, di un sistema naturale dinamico che si evolve per azione della particolare combinazione di diversi fattori che gli conferiscono una specifica individualità
e la cui tutela rappresenta uno dei temi centrali delle politiche ambientali di tutti i paesi industrializzati.
Sequi e Vianello, due tra i maggiori esperti italiani che si sono contraddistinti a livello mondiale
nello studio del suolo, hanno fornito la seguente definizione: il suolo, quale corpo dinamico naturale che costituisce la parte superiore della crosta terrestre, derivante dall’azione integrata nel tempo del clima, della morfologia, della roccia madre e degli organismi viventi, rappresenta una formazione che risente di diversi processi fisici, chimici e biologici, tale da subire in maniera differenziata i processi che influiscono sulle sue modificazioni e depauperamento. La valutazione di tali processi ... risulterà essenziale per stimare il grado di sensibilità e vulnerabilità della “risorsa suolo”.
I forti cambiamenti economici verificatisi in Italia negli ultimi cinquanta anni hanno determinato una profonda modificazione di usi tradizionali e consolidati in molte aree della penisola. Il cambiamento è stato sia qualitativo che quantitativo: aree agricole sono state utilizzate in modo intensivo o trasformate in zone industriali, mentre le città si sono estese soprattutto lungo le coste e nelle pianure, dando vita ad un fitto tessuto insediativo.
Si sta pervenendo solo oggi ad un’esatta diagnosi delle ripercussioni prodotte sullo stato del suo-
Risorse naturali comuni
Uso e stato del suolo
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RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE DELLA PROVINCIA DI ROMA 2007
lo da un processo tanto convulso: attraverso l’elaborazione di indicatori messi a punto dal CTN SSC
(Centro Tematico Nazionale Suoli e Siti Contaminati) si delineano le aree da salvaguardare e quelle da bonificare e si cerca di ristabilire un equilibrio dal punto di vista pedologico. Secondo le stime del CTN SSC circa i 2/3 del suolo italiano sono soggetti a fenomeni di degradazione dovuta a
molteplici e differenti motivi.
In Italia in un trentennio sono state distrutti più di un milione di ettari di pianure produttive
(un sesto del totale, 20-30 mila ettari l’anno); nell’ultimo decennio la superficie agraria complessiva è diminuita di tre milioni di ettari e di altrettanto sono aumentati gli incolti, i terreni asfaltati e
urbanizzati (un’erosione del 5% ogni dieci anni): oltre duemila chilometri di litorali pianeggianti (la
metà del totale) sono scomparsi sotto agglomerati edilizi; 40-50 mila ettari di boschi vanno a fuoco ogni anno, mentre si riesce con difficoltà a rimboschire una superficie pari alla metà (i boschi italiani non superano i sei milioni di ettari).
Per quanto riguarda il territorio laziale, circa il 70% di esso, è rappresentato dalle aree coltivate
e dai boschi: gli agricoltori sono anche i custodi attivi del paesaggio e della qualità dell’ambiente che
ci circonda. L’attività agricola ecocompatibile è un fattore chiave per uno “sviluppo sostenibile”, in
quanto genera crescita economica senza impoverire le risorse ambientali per le future generazioni.
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Risorse naturali comuni
MACROAREA 3 – USO E STATO DEL SUOLO
1. Uso del suolo
Fino a poco tempo fa il terreno veniva considerato come una risorsa infinita, mentre attualmente
viene attribuito al sottosuolo e alla superficie lo status di risorsa naturale ed in quanto tale deve, quindi, essere gestito in maniera sostenibile. Si tratta di una risorsa che ha una forte influenza su molti
altri elementi del sistema ambientale e sociale: è un fattore di regolazione del clima, dell’aria e dell’acqua, della flora e della fauna, nonché un elemento naturale di cui gli abitanti delle città hanno
sempre più bisogno per le loro attività ricreative e il loro benessere psicologico.
Poiché un ecosistema sano è determinato dalle condizioni di flora e fauna e poiché queste a loro volta dipendono dalle condizioni del terreno (in combinazione con la presenza di acqua e di opportune condizioni climatiche), una gestione sostenibile dovrebbe mirare soprattutto a preservare
la necessaria quantità di terreno per lo sviluppo di ecosistemi naturali e artificiali.
La carta dell’uso del suolo è una carta tematica che descrive il soprassuolo di una parte di superficie terrestre contenente la suddivisione in aree individuate come omogenee al loro interno (agricole, urbane, industriali, naturalistiche, corpi idrici, infrastrutture, ecc.).
L’uso del suolo è, quindi, un indicatore che descrive l’entità e l’estensione delle principali attività
antropiche presenti sul territorio. Esso consente di rilevare i cambiamenti nell’uso del suolo e fornisce al contempo informazioni per la formulazione di strategie di gestione sostenibile del territorio e del patrimonio paesistico-ambientale. Tale indicatore, inoltre, viene utilizzato per controllare
e verificare l’efficacia delle politiche ambientali e l’integrazione delle istanze ambientali nelle politiche settoriali (agricoltura, industria, turismo, ecc.).
Nella seguente tabella sono riportati i dati relativi all’uso del suolo nella Provincia di Roma per gli
anni 1990 e 2000, suddivisi per categorie corrispondenti a quelle contenute nel Corine Land Cover.
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RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE DELLA PROVINCIA DI ROMA 2007
Fonte: Provincia di Roma Dip. IV – Sistema Informativo Geografico
Come si può notare dalla tabella, le categorie degli usi del suolo che riguardano le attività agricole e i terreni semi-naturali, sono maggiormente articolate rispetto a quella dei territori artificiali.
La scelta di esprimere in questo modo l’uso del suolo del territorio provinciale è legata alla necessità di valutare con maggior precisione la quota parte di suolo disponibile per lo sviluppo di ecosistemi naturali o semi-naturali e per la produzione agricola, mentre per l’analisi dei territori artificiali si rimanda al capitolo riguardante l’ambiente urbano (cap. 5.a).
Confrontando i dati disponibili si può asserire che, tra il 1990 e il 2000, ci sono state alcune
variazioni significative nella ripartizione dell’uso dei suoli, quali quelle relative alle zone umide che
si sono ridotte di circa il 70% e le zone aperte con vegetazione rada o assente che hanno subito anch’esse una diminuzione del 37,4%; un aumento invece lo si nota per quanto concerne la superficie con vegetazione arbustiva e/o erbacea (16%).
Com’era prevedibile è aumentata anche la superficie artificialmente modificata che, passando
da 616,081 Km2 a 656,964 Km2, ha subito un incremento del 6,6%.
Per quanto riguarda i terreni agricoli, fatta eccezione per le zone agricole eterogenee aumentate del 7%, le altre sottocategorie hanno subito tutte un decremento compreso tra il 13 ed il 4% circa. Tutto sommato, per quanto concerne il trend temporale dell’indicatore, si delinea una situazione che possiamo definire altalenante in quanto si verificano variazioni percentuali positive e negative per le varie componenti dell’indicatore considerate.
2. Numero di aziende agricole
3. SAT (Superficie Agricola Totale)
4. SAU (Superficie Agricola Utilizzabile)
Gli indicatori Numero di aziende agricole, SAT e SAU consentono di tracciare, anche se a grandi linee, un quadro del comparto agricolo, tenendo conto anche indirettamente, tramite il confronto
temporale, delle dinamiche dell’uso del territorio e delle trasformazioni del paesaggio.
La SAT (Superficie Agricola Totale) è l’area complessiva dei terreni di un’azienda agricola, costituita dalla superficie agricola utilizzata, da quella coperta da arboricoltura da legno, da boschi, dalla superficie agricola non utilizzata, nonché dall’area occupata da parchi e giardini ornamentali, fabbricati, stagni, canali, cortili situati entro il perimetro dei terreni che costituiscono l’azienda.
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MACROAREA 3 – USO E STATO DEL SUOLO
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onte: Provincia di Roma - Schema di Piano Territoriale Generale, Rapporto Territorio, Cap. 8.5.1 – Territorio agricolo e paesaggi rurali,
23 maggio 2007
Fonte: Provincia di Roma - Schema di PTPG
Osservando la prima tabella si nota che tutti gli indicatori considerati nel decennio 1990-2000,
hanno subito un’evidente diminuzione. Il numero di aziende agricole, infatti, passano da 71.800 a
59.950 unità registrando un decremento percentuale del 16,5%.
Ancora più evidenti sono le diminuzioni di superfici SAT e SAU; la SAT è infatti passata, nel
decennio considerato, da 358.177 a 287.544 ettari (-19,7%), mentre la SAU, passata da 248.705
a 193.092 ettari, ha fatto registrare una variazione percentuale negativa pari al 22,4%. Il dato è particolarmente significativo se si considera che a livello regionale la variazione della SAT mostra una
flessione del – 14,1% mentre a livello nazionale è -13,6%. Per quanto riguarda la SAU a livello re-
Variazione percentuale della SAU nell’intervallo censuario 1990-2000
Il sistema agricolo Roma: dinamica e specializzazione della provincia a livello comunale. Enrico Arcuri. Agra Editrice, 2004
Fonte: Azienda Romana Mercati
Risorse naturali comuni
La SAU (Superficie agricola utilizzata), invece, è l’insieme dei terreni investiti a seminativi, coltivazioni legnose agrarie, orti familiari, prati permanenti e pascoli e castagneti da frutto. Rappresenta,
quindi, la superficie investita ed effettivamente utilizzata in coltivazioni propriamente agricole (sono escluse le superfici investite a funghi in grotte, sotterranei ed appositi edifici).
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RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE DELLA PROVINCIA DI ROMA 2007
gionale si osserva una riduzione del -13,2% un punto percentuale superiore a quella nazionale che
è del -12,2%. La contrazione del -22,2% della SAU a livello della Provincia di Roma è assolutamente
rilevante, la maggiore diminuzione tra tutte le province laziali. I dati evidenziano una forte pressione
nell’uso del suolo probabilmente sia per usi di tipo abitativo che in relazione ad altre destinazioni
economiche Complessivamente la SAU (anno 2000) si caratterizza per il 47% a seminativi, il 31%
a prati permanenti e pascoli ed il 22% a coltivazioni legnose. (fonte”Il sistema agricolo Roma.” Azienda Romana Mercati- Agra 2004)
Il decremento di superficie agricola effettivamente utilizzata in coltivazioni propriamente agricole emerge anche dalla seconda tabella che contiene il rapporto tra la SAU e la SAT per il 1990 e
il 2000. Se nel 1990 la SAU costituisce il 69,4% della Superficie Agricola Totale, nel 2000 questa
percentuale è diminuita di 2 punti percentuali, attestandosi al 67,1%.
5. Relazione tra aziende e zone altimetriche
Questo indicatore, insieme agli altri, intende tracciare un quadro del comparto agricolo, evidenziare le dinamiche dell’uso del territorio e delle trasformazioni del paesaggio.
Percentuale di riduzione della agricoltura
Classe altimetrica
pianura
collina
montagna
n° aziende %
-52,99
-11,96
-9,1
SAT %
-26,31
-18,92
-12,14
SAU %
-30,15
-19,95
-13,84
Fonte: Provincia di Roma Schema di Piano Territoriale Generale, Rapporto Territorio, Cap. 8 –
Territorio agricolo e paesaggi rurali
La riduzione strutturale che si registra mostra una stretta relazione con le zone altimetriche del
territorio fornendo indicazioni sulla eterogeneità di questo fenomeno regressivo. La contrazione maggiore è stata registrata in pianura (- 52,99%) rispetto a quanto osservato in collina ed in montagna.
Il risultato è che la collina si registra come zona altimetrica largamente rappresentativa sia in termini di aziende che di SAT. Le maggiori variazioni negative si registrano oltre che per il comune di
Roma, per le zone di Bracciano-Martignano, Castelli Romani. Tale fenomeno è da attribuire principalmente all’espansione dell’area metropolitana ed alla crescente urbanizzazione.
Analisi delle coltivazioni legnose agrarie
Destinazione finale del prodotto
vini DOC e DOCG
altri vini
uva da tavola
totale
Riduzione %
-32,18
-57,34
-78,24
ha
2.600
7.400
700
10.700
Fonte: Provincia di Roma Schema di Piano Territoriale Generale, Rapporto Territorio, Cap. 8 –
Territorio agricolo e paesaggi rurali
Il comune di Roma presenta una forte variazione negativa per il numero di aziende, come pure i
comuni del litorale, Ladispoli, Santa Marinella, Anzio e Nettuno. Mentre in Sabina si registrano alcune variazioni positive, come le zone della Tiburtina, area Capenate, area Prenestina, Monti Lepini.
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RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE DELLA PROVINCIA DI ROMA 2007
6. La dimensione aziendale
La distribuzione delle aziende per classi di superficie agricola utilizzata (SAU) mostra come nel
Lazio sia caratterizzato dalla presenza preponderante di microaziende. Nell’intervallo censuario
1990-2000 solo il 2% circa delle aziende ha una superficie superiore ai 20 ettari, mentre sono aumentate le aziende con meno di 1 ettaro di superficie agricola utilizzata e sono diminuite quelle
con superficie compresa tra 1 e 20 ettari mentre sono rimaste costanti quelle con superficie SAU
superiore ai 20 ettari. Particolarmente rilevante il dato della Provincia di Roma dove la SAU < 1
ha è nel 2000 pari al 64,8% contro il 59,2% del 1990. Se a questo si aggiunge anche la contrazione delle aziende senza superficie si evince che il territorio della Provincia di Roma soffre in modo preponderante il fenomeno della periurbanizzazione tipico delle grandi metropoli (fonte PSR
2007-2013).
Dal censimento agricoltura 2000 si evince una differenziazione nella distribuzione territoriale
delle aziende. La zona ad Est del territorio della provincia di Roma è costituita in media da aziende di piccola dimensione ad eccezione di comuni della parte etrusca della Valle del Tevere, dell’area
sublacense e dei Monti Lepini. La zone ovest presenta aziende di dimensione medie (ad eccezione
di Canale Monteranno, Mazzano, Formello e Ardea).
Un aspetto rilevante è la frammentazione delle aziende che influenza negativamente l’organizzazione e la capacità di rivitalizzarsi dal punto di vista produttivo. Il fenomeno è ancora più marcato nelle aziende di dimensioni maggiori.
7. Superficie per tipologia di colture
L’indicatore considerato definisce la quota parte di territorio destinata ad ogni tipologia di coltura. Esso ha l’obiettivo di valutare la consistenza del territorio che, avendo destinazione agricola,
permette di creare e salvaguardare specie faunistiche e habitat seminaturali di diversa importanza.
Bisogna comunque tener presente che i legami esistenti fra la ricchezza dell’ambiente naturale e le
pratiche agricole sono complessi; anche se la salvaguardia di molti habitat di grande pregio è affidata, in Europa, all’agricoltura estensiva, le pratiche agricole possono incidere anche negativamente sulle risorse naturali: l’inquinamento del suolo, dell’acqua e dell’aria, la frammentazione degli ha-
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bitat e la scomparsa della fauna selvatica possono essere frutto di pratiche agricole e di un utilizzo
della terra inappropriati.
Al di là del grande contributo che l’agricoltura può dare per il mantenimento della biodiversità,
la salvaguardia del paesaggio, la conservazione del suolo e, più in generale, al perseguimento della
sostenibilità ambientale, si devono considerare anche i risvolti economici ad essa connessi. L’attività
agricola, infatti, rappresenta una fonte di reddito per una comunità rurale diversificata e un bene
insostituibile della cultura europea.
A livello Europeo la strategia agro-ambientale della Politica Agricola Comune (PAC) è mirata,
in larga parte, a migliorare la sostenibilità degli ecosistemi agricoli. Le misure adottate per integrare nella PAC le problematiche ambientali comprendono requisiti di tipo ambientale (condizionalità) e incentivi inseriti nella politica di mercato e dei redditi (ad es. ritiro di superfici dalla produzione), come pure misure ambientali mirate nel quadro dei programmi di sviluppo rurale (ad es. regimi agro-ambientali).
Dall’analisi dei dati riportati in tabella emerge chiaramente la riduzione delle superfici destinate
a determinate colture: la superficie coltivata a cereali, ad esempio, nel quadriennio considerato, è stata dimezzata. Allo stesso modo le coltivazioni industriali (semi oleosi, colza, girasole, barbabietola,
tabacco) sono andate ad occupare progressivamente superfici sempre minori, subendo una riduzione complessiva di oltre il 52%.
Un aumento, invece, si nota per la superficie destinata ai legumi secchi (+13,8%) che da 3.753
ha del 2003 è passata a 4.273 ha nel 2006, quella destinata a coltivazioni foraggere temporanee
(+19,7%) passata da 40.900 a 48.950 ha, e quella occupata dagli ortaggi in serra (+3,4%). Per quanto attiene le coltivazioni legnose si osserva in generale una contrazione delle produzioni per i fruttiferi (-3,47%) ed in misura minore per l’olivo (-0,05%).
Nonostante la generale riduzione della dotazione strutturale agricola il territorio della provincia di Roma si presenta estremamente diversificato per quanto attiene le coltivazioni erbacee ed arboree e di un cospicuo patrimonio zootecnico. Tutto ciò si traduce in un variegato paniere di prodotti agro-alimentari tipici, biologici e a denominazione. Basti ricordare il carciofo romanesco, l’olio DOP della Sabina, l’olio DOP Soratte, nonché molte produzioni vitivinicole di pregio, tra cui
quelle dei castelli romani, il Frascati di Montecompatri Colonna, Marino, Zagarolo e altri. Per tutelare e valorizzare tale patrimonio l’Amministrazione ha dato vita a numerose iniziative come la Deliberazione del Consiglio Provinciale n. 40 del 6 maggio 2004 con la quale viene tutelato il territorio della Provincia dagli organismi geneticamente modificati. Ad oggi sono 55 i comuni che hanno
dichiarato il proprio territorio libero da OGM ed utilizzano cibi biologici nelle mense scolastiche.
E’ stata inoltre pubblicata una banca dati on line sui punti vendita biologici di Roma e Provincia,
(fonte PTPG 2007- Rapporto Territorio).
Bisogna sottolineare però che, in generale, le diminuzioni delle superfici sono state molto maggiori degli incrementi, ciò implica un’ulteriore osservazione: se la diminuzione della superficie occupata da una certa coltura non viene compensato dall’aumento di un’altra significa che parte del territorio agricolo ha cambiato destinazione d’uso ed è passato, nel migliore dei casi, dallo stato semi-naturale (quale appunto quello agricolo) a quello naturale (vedi indicatore precedente “Uso del suolo”),
nel peggiore dei casi si è “artificializzato”, ossia è stato occupato da edilizia, industria o infrastrutture.
8. Numero di aziende zootecniche
L’indicatore Numero di aziende zootecniche consente di tracciare, a grandi linee, un quadro del
comparto, tenendo conto anche indirettamente, tramite il confronto temporale, delle dinamiche dell’uso del territorio e delle trasformazioni del paesaggio. I dati riportati sono stati estrapolati dallo Schema di Piano Territoriale Generale Provinciale (PTGP) della Provincia di Roma (2007).
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Fonte: Provincia di Roma - Piano Territoriale Generale Provinciale1
Passando ad analizzare i dati provinciali si osserva, nel decennio che va dal 1990 al 2000, come
il numero di aziende con allevamenti è notevolmente diminuito (da 14.812 aziende nel 1990 a
10.414 aziende nel 2000), facendo registrare una variazione percentuale del -29,7%.
Addirittura, se si mettono a confronto i dati risalenti al 1982 con quelli del censimento agricolo del 2000 (Istat), tale variazione è pari a -43,33%.
A livello regionale la variazione 2000/1990 è dello stesso ordine di grandezza di quella provinciale (-28,02%), mentre quella relativa al periodo 2000/1982 risulta essere inferiore, rispetto a
quella provinciale, di circa 10 punti percentuali. Tale discrepanza indica quindi che le aziende zootecniche nel periodo che va dal 1982 al 1990 sono diminuite maggiormente a livello provinciale che
regionale.
Fonte: Provincia di Roma - Piano Territoriale Generale Provinciale1
Per quanto riguarda i capi allevati, come emerge dalla tabella, nel decennio 1990-2000 si riscontra, indipendentemente dal tipo di allevamento, una generale diminuzione delle aziende zootecniche. Quello dei conigli è il settore che in assoluto ha subito la perdita maggiore (-69,98%), passando da 4.562 aziende nel 1990 a 2.480 aziende nel 2000 e gli allevamenti con vacche da latte passando da 1.565 nel 1990 a 551 nel 2000. Le aziende in tutti gli altri settori sono diminuite all’incirca del 50-60%, fatta eccezione per il settore dei caprini (-43,28%) e per quello degli equini
(-28,64) che hanno fatto registrare diminuzioni leggermente più lievi.
9. Aziende con allevamenti da latte e n. capi di bestiame
Le aziende zootecniche possono costituire un fattore di impatto sul suolo decisamente importante. Nel Lazio si concentrano (dati ultimo censimento Agricoltura 2000) il 4,4% degli allevamenti
e delle lattifere presenti sul territorio nazionale. Nella Provincia di Roma e Latina si concentrano i
maggiori allevamenti con bovini da latte con dimensioni aziendali significative.
1
Cfr. Schema di Piano Territoriale Generale, Rapporto Territorio, Cap. 8 – Territorio agricolo e paesaggi rurali, Tabella
8.5./n.3 , N. Aziende per specie allevate nel 1990 e nel 2000, ,23 maggio 2007
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Fonte: ISTAT, V Censimento generale dell’Agricoltura
10. Risorsa idrica e sistemi di irrigazione
La pratica irrigua è molto sviluppata nella regione Lazio e questo fa sì che un ampio consumo
della risorsa idrica è da attribuire alla irrigazione delle colture. Nella provincia di Roma si registra il
maggior consumo idrico, rispetto alle altre province, anche in relazione alla maggiore superficie colturale irrigata.
Fonte: PSR 2007-2013 – Indagine socioeconomica La situazione ambientale
Le concimazioni hanno un ruolo fondamentale nella resa delle colture, tuttavia raramente
viene effettuato un piano di concimazione adeguato alle condizioni chimico-fisiche del suolo, e
gli unici dati a disposizione sono quelli relativi alla vendita dei fertilizzanti e non ai quantitativi effettivamente utilizzati dagli operatori agricoli, né tanto meno esiste il dato relativo alla percentuale di carico realmente riversata nei corpi idrici annualmente. Tuttavia i dati relativi alle
concimazioni possono fornire una stima dell’impatto su suolo e acque da parte dei diversi settori produttivi.
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11. Produzioni di N e P nei diversi settori produttivi
Nelle tabelle seguenti vengono illustrate le produzioni di azoto (N) e fosforo (P) nei diversi settori produttivi.
Fonte: elaborazione Regione Lazio su dati ISTAT 2000 e 2001
Dalla tabella si evince come la Provincia di Roma, insieme a quella di Viterbo, si attesta tra quelle dove il consumo di azoto è fortemente legato al settore agricolo e per la provincia di Roma anche
a quello civile. Il problema è che molto spesso vengono effettuate concimazioni chimiche che non
sono in relazione alle reali necessità colturali, né all’andamento climatico, né alle effettive condizioni
pedologiche. Se all’N prodotto dall’agricoltura si unisce quello derivante dalla zootecnica si intuisce ancora di più come questo settore sia determinante per gli impatti di questo elemento sul suolo e nell’acqua e come sia sempre più indispensabile razionalizzarne il consumo. Nel caso della Provincia di Roma il dato è da attribuire anche alla maggiore superficie coltivata e irrigata.
Fonte: elaborazione Regione Lazio su dati ISTAT 2000 e 2001
Per quanto riguarda il rilascio di fosforo questo è dovuto essenzialmente all’attività agricola. L’eccesso di fosforo nel suolo e nelle acque può ridurre la diversità di specie ed è la principale causa di
eutrofizzazione delle acque.
Per quanto riguarda il contenuto in N e P nei suoli della Regione Lazio non essendoci ad oggi
una Carta dei suoli della Regione, gli unici dati disponibili sono quelli dell’Annuario dei dati ambientali di APAT(2004) il dato più recente che individua le condizioni di deficit o di surplus di nutrienti di origine organica o inorganica per unità di superficie coltivata ed il rischio di compattazione
del suolo agrario stimato mediante la valutazione della sommatoria del peso dei mezzi meccanici agricoli. Per evitare un utilizzo inappropriato di tali nutrienti è buona norma adottare il codice di buona pratica agricola come previsto nel decreto del ministero delle Politiche Agricole e Forestali
19/04/1999). A livello regionale esiste ancora un surplus per entrambi gli elementi anche se si assiste nel 2000 ad un decremento di tali nutrienti rispetto al decennio precedente. Sicuramente tale
fenomeno è da attribuire alla conversione del sistema agricolo in atto verso produzioni di qualità.
L’attività zootecnica influenza in modo significativo, in base al numero di unità di bestiame allevate per ha, la compattazione dei suoli come il rischio inquinamento delle falde determinato dai liquami prodotti dagli animali.
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I principali obiettivi strategici del Piano d’Azione Nazionale per l’agricoltura biologica ed i prodotti biologici (2005) sono incrementare la conversione al metodo biologico sia nel settore agricolo che zootecnico, aumentare in modo significativo i consumi interni; implementare nelle politiche
ambientali ed in quelle per la salute il ruolo dell’agricoltura biologica e dei suoi prodotti; migliorare la sostenibilità ambientale delle imprese di settore.
L’Italia si attesta, a livello europeo, tra i maggiori produttori di biologico sia per numero di aziende che per superficie investita. Secondo i dati forniti da ISMEA, nel periodo 1997-2002, il numero di aziende è quasi raddoppiato passando da 31.115 a 55.747, mentre la superficie in ha è passata da 560.000 nel 1997 a 1.168.215 nel 2002. L’analisi degli ultimi due anni tuttavia rileva un fenomeno in leggera controtendenza rispetto a quanto sottolineato da attribuire, con molta probabilità, al cambiamento delle misure di sostegno agroambientali.
Nella Regione Lazio il biologico ha una storia che, temporalmente, precede quella del regolamento comunitario CEE 2092/91. Sia il Programma Agroambientale della Regione Lazio attuativo del regolamento CEE2078/92 che le misure previste dal PSR 2000-2006 hanno incentivato in
maniera significativa l’agricoltura e l’allevamento biologico. Nonostante il numero di aziende biologiche non sia elevato attestandosi al 1,39% la regione Lazio è al 5° posto a livello nazionale
(2004) per numero aziende con SAU pari al 7,4% di quella coltivata in biologica in Italia.
Analizzando il trend della SAU biologica nel territorio della Provincia di Roma dal 2000 al 2004
si osserva un sensibile incremento fino al 2003 che si consolida nel 2004, a differenza di altre province del Lazio, vedi Frosinone e Rieti, dove si osserva un significativo decremento.
Nella Provincia di Roma, nel 2004, la SAU biologica si attesta a 10,36% del totale avvicinandosi all’obiettivo fissato dal MIPAF a livello nazionale.
Le aziende biologiche a differenze di quelle convenzionali si caratterizzano per un maggiore su-
Fonte “Programma di sviluppo rurale 2007-2013” Allegato Filiera produttiva biologica
Fonte “Programma di sviluppo rurale 2007-2013” Allegato Filiera produttiva biologica
perficie agricola. Ciò è legato sostanzialmente a due fattori: le aziende estensive si prestano meglio
alla conversione al metodo biologico. Con l’entrata in vigore del regolamento CE 1804/99 sulle pro-
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12. SAU Superficie agricola destinata alle produzioni biologiche
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Fonte “Programma di sviluppo rurale 2007-2013” Allegato Filiera produttiva biologica
duzioni animali, numerose aziende zootecniche nel 2000 si sono convertite al biologico. Per quanto riguarda l’accesso ai contributi previsti dal PSR la superficie minima aziendale richiesta è pari a
2 ha escludendo tutte le microaziende per lo più limitate all’autoconsumo soprattutto in termini di
produttività per ha di superficie.
13. N. aziende biologiche
Per quanto attiene il numero di aziende biologiche la Provincia di Roma presenta un significativo incremento passando da 285 nel 2000 a 606 nel 2004.
Fonte “Programma di sviluppo rurale 2007-2013” Allegato Filiera produttiva biologica
14. UBA Allevamento biologico
Con l’entrata in vigore del regolamento comunitario si assiste ad un progressivo e repentino aumento del numero di aziende zootecniche certificate con il metodo biologico. Per la Provincia di Roma il dato è particolarmente significativo attestandosi al 53,79% di unità di bestiame allevato secondo il criterio dell’allevamento biologico sul totale regionale, rappresentato prevalentemente dall’allevamento bovino da latte e da carne con aziende di medio-grandi dimensioni. La provincia di
Roma insieme a quella di Viterbo sono quelle che raccolgono l’80% della SAU biologica regionale
ed il 90% delle unità di bestiame adulto allevate secondo i criteri del regolamento comunitario. Dal
2000 si assiste ad una crescita costante dalle aziende biologiche attestandosi nel 2004 a 38.109 UBA
e 1.033 arnie allevate con il metodo biologico.
Fonte “Programma di sviluppo rurale 2007-2013” Allegato Filiera produttiva biologica
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Fonte “Programma di sviluppo rurale 2007-2013” Allegato Filiera produttiva biologica
Strumenti di programmazione ed indicazioni del PTPG per i paesaggi rurali ed il territorio agricolo
A partire dalla Convenzione Europea sul Paesaggio (2000) svoltasi a Firenze che individua (art. 5)
il tema partecipazione come uno degli impegni fondamentali per l’attuazione della stessa e con il
recente Decreto Legislativo n. 42 del 22 gennaio 2004 (Codice dei Beni culturali e del Paesaggio),
che ha accolto molti dei principi della Convenzione, viene introdotto il concetto di obiettivo di
qualità paesaggistica. Obiettivo che prevede di tutelare i territori di qualità ma anche quelli che
possono averla perduta, come ad es. le aree periurbane. Le indicazioni sono comunque quelle di
avviare un percorso di consapevolezza nella salvaguardia e cura del paesaggio attraverso il coinvolgimento delle comunità locali.
La nuova programmazione Regionale 2007-2013 ha come obiettivi prioritari:
– la territorializzazione delle politiche al fine di individuare zone con caratteristiche e bisogni omogenei;
– selettività, concentrazione e integrazione per ottimizzare le risorse in un contesto integrato.
Particolarmente favoriti saranno i progetti integrati aziendali, territoriali, di filiera.
Con l’individuazione dei 12 gruppi di paesaggi rurali il PTPG (cfr. Tavola RT SAA 8.1) vuole offrire indicazioni di ambiti con caratteristiche omogenee dal punto di vista paesaggistico ed agronomico idonee per l’applicazione di strategie di progetti integrati di filiera, e soprattutto alla definizione di obiettivi di qualità paesaggistica e alla conservazione, miglioramento e valorizzazione
dei paesaggi rurali. In particolare il PTPG con i paesaggi rurali intende “tutelare le risorse naturali e culturali, tutelare l’accesso alle risorse primarie dell’agricoltura (acqua e suolo), fornire indirizzi urbanistici e infrastrutturali favorevoli alle vocazioni produttive e alla tutela delle risorse paesaggistiche”.
Mentre attraverso la formulazione dei Parchi agricoli comunali, intercomunali o provinciali il Piano intende promuovere progetti integrati che prevedono un partenariato pubblico-privato. “Il Parco Agricolo non vuole essere un nuovo tipo di vincolo imposto dalla amministrazioni sovraordinate ai
comuni, ma uno strumento di promozione e valorizzazione delle attività e dei prodotti agricoli e delle funzioni di servizio svolte dalle aziende: manutenzione del paesaggio, dell’ambiente, dei sentieri, della viabilità rurale, educazione ambientale, manutenzione delle aree archeologiche, sviluppo dell’agriturismo e del turismo rurale.”
“Il PTPG individua (cfr. tav. TP2 vedi – www.provincia.roma.it- PTPG - elaborati grafici) un complesso di aree agricole da sottoporre a particolare tutela sia per la presenza di valori paesistici di rilievo riconducibili al paesaggio della campagna romana sia per il ruolo decisivo nell’impianto insediativo metropolitano quali elementi di discontinuità tra la costruzione insediativa di Roma e
quella dei centri e sistemi di centri contigui della 1° corona metropolitana (“nastri verdi” metropolitani esterni alla città di Roma). Inoltre, queste aree si configurano sotto il profilo ambientale
come essenziale elemento di connessione della Rete ecologica provinciale (REP) e di questa con
la Rete ecologica della città di Roma.
Il complesso di aree tutelate è articolato dal piano in base alle diversità di carattere paesistico e produttivo in 6 ambiti: Campagna romana occidentale (Arrone-Bracciano), Campagna romana nord-
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orientale (Ager Predestino-Tiburtino; Gabii, Lago di Castiglione), Campagna romana orientale,
Pendici dei Castelli Romani (a. Collinare versante Nord; b. Collinare versante Anagnino dei Laghi; c. Collinare versante Appio-Nettunense).
Il PTPG propone per detti ambiti di Territorio Agricolo Tutelato (nastri verdi) l’attivazione sperimentale prioritaria di una Rete di Parchi Agricoli collegati ai parchi agricoli previsti dal nuovo
PRG di Roma (Gregna-S.Andrea; Casal del Marmo; Rocca Cencia).
I regimi di tutela riservano le aree alle utilizzazioni agricolo-ambientali ed escludono previsioni di
nuovi impianti insediativi, consentono un’applicazione limitata alle esigenze dell’attività agricola
con riferimento ai regimi più restrittivi della L.R. 38/’99 e succ. modifiche, impegnano alle direttive
relative alla conservazione ed al ripristino dei caratteri del paesaggio e dei beni ambientali e storici, promuovono progetti e forme di incentivazione delle attività in partenariato pubblico-privato
e la formazione consensuale di “parchi agricoli”2.
15. Siti contaminati
Fonte: Arpalazio – Anno 2003
Un sito inquinato o contaminato è una porzione di territorio, geograficamente definita e delimitata, che presenta livelli di contaminazione del suolo o del sottosuolo o delle acque superficiali o
sotterranee tali da determinare un pericolo per la salute pubblica o per l’ambiente.
Tali siti possono essere suddivisi in tre principali categorie:
– Siti industriali: area dove è stata o è aperta una qualsiasi attività industriale o commerciale;
– Siti rifiuti: aree usate per attività connesse alla produzione, raccolta, smaltimento e recupero dei
rifiuti;
– Siti militari: aree che sono state usate, o lo sono ancora, per scopi militari (compresa la produzione di armi).
Il numero di siti contaminati, pur rappresentando un importante indicatore, non è in grado da
solo di rappresentare la situazione del livello e della qualità della contaminazione per tutto il regionale o provinciale. I dati riportati in tabella fanno riferimento ad un censimento avviato da Arpa2
Cfr. Schema di Piano Territoriale Generale, Relazione di Piano a cura del prof. arch. Camillo Nucci -§ 4.5 Territorio agricolo produttivo e paesaggi rurali (stralcio), Rapporto Territorio, Cap. 8.6 – Territorio agricolo e paesaggi rurali, e RTsaa8.1- Usi del
suolo agricoli e forestali ed individuazione dei paesaggi rurali e RTsaa8.2 - Paesaggi rurali ed ambiti per la promozione dei parchi
agricoli e per la individuazione dei distretti rurali, 23 maggio 2007.
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lazio nel 2003 sulla base di quanto riportato nel “Piano delle bonifiche dei siti contaminati” e contenuto nel “Piano di gestione dei rifiuti della Regione”.
Considerando i dati a livello regionale ed esaminando sia i siti contaminati ed i siti “sospetti”
ne consegue che sull’intero territorio laziale sono presenti, al 2003, 520 siti contaminati dei quali
230 contaminati e 241 potenzialmente inquinati, 30 risultano già bonificati e sui rimanenti 19 devono essere acquisite ulteriori informazioni.
Scendendo più in dettaglio e passando, quindi, ad analizzare i dati provinciali appare evidente
che la provincia capitolina risulta la provincia in cui sono presenti più siti contaminati.
Al 2003 sono stati riscontrati sul territorio provinciale ben 190 siti contaminati, di cui il 50%
derivano dalla fitta rete dei punti vendita carburante (95 siti). Numerosi, inoltre, sono i casi di discariche dismesse, di abbandono rifiuti e di depositi di olio combustibile.
Si può concludere affermando che il totale dei siti contaminati nella provincia rappresentano il
36,5% dei siti regionali.
16. Siti contaminati sottoposti a Bonifica
Fonte: Arpalazio – Anno 2003
L’identificazione, la caratterizzazione ed il recupero di aree contaminate costituiscono oggi un
problema ambientale di prioritaria importanza, sia al livello europeo che a livello nazionale.
Nei maggiori paesi industrializzati il problema dei terreni contaminati si è evidenziato in tutta la sua
gravità alla fine degli anni Settanta quando, a fronte di un diffuso risveglio della coscienza ambientale, si sono manifestati numerosi casi di grave inquinamento. Di conseguenza in molti paesi europei ove il territorio rappresenta una risorsa limitata, la presenza di aree industriali dismesse e degradate
e di siti contaminati da discariche abusive, oltre a rappresentare un pericolo per l’ambiente, costituisce un danno economico.
Si intende con il termine bonifica l’insieme degli interventi atti ad eliminare le fonti di inquinamento e le sostanze inquinanti o a ridurre le concentrazioni delle stesse presenti nel suolo, nel sot-
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tosuolo e nelle acque sotterranee ad un livello uguale o inferiore ai valori delle concentrazioni soglia di rischio.
La bonifica di un sito inquinato può essere effettuata secondo differenti modalità e fasi:
– Messa in sicurezza
– Bonifica
– Bonifica con misure di sicurezza
– Misure di sicurezza
– Messa in sicurezza permanente
– Ripristino ambientale
Gli interventi di bonifica e di ripristino ambientale eseguiti servono a ridurre il danno ambientale
eliminando i pericoli di contaminazione, permettendo solo un recupero parziale della funzionalità
del suolo. Sono rarissimi i casi in cui le operazioni di bonifica hanno portato ad un recupero totale della funzionalità stessa.
L’attività di gestione dei siti contaminati deve comunque tener presente che sotto il nome di sito contaminato sono comprese situazioni estremamente diverse, in quanto caratterizzate da differenti dimensioni e livelli di visibilità, nonché da un diverso grado di rischio.
Facendo un esempio: un insieme di siti contaminati da più sorgenti di contaminazione può rappresentare un impatto maggiore rispetto ad un singolo sito contaminato di grandi dimensioni.
La programmazione ed il coordinamento per la bonifica di siti inquinati è di competenza della Regione che li esercita gestendo le procedure per l’attuazione del relativo Piano regionale.
Redatto ed approvato, il “Piano degli interventi di emergenza per l’intero territorio del Lazio” comprende non solo il “Piano di gestione dei rifiuti della Regione Lazio” ma anche le azioni da intraprendere
per gli “Interventi di bonifica dei siti contaminati”.
In questi ultimi anni nel territorio laziale sono stati predisposti progetti e sono in fase di realizzazione interventi di bonifica e recupero ambientale in 38 siti specifici, tutti distribuiti sull’intero territorio regionale, fra i quali 30 discariche di cui 2 risultate abusive.
Per quanto concerne il territorio provinciale, 9 risultano al 2004 i siti inquinati sottoposti a bonifica dei quali 6 discariche, 2 stabilimenti industriali ed un sito industriale dismesso.
Nei primi mesi del 2007 la Giunta Regionale, su proposta del Presidente ha approvato lo sblocco dei fondi per la “Bonifica dei siti inquinati e gestione dei rifiuti”, attraverso i quali si potrà intervenire nella bonifica di aree a forte rischio inquinamento.
Ventinove gli interventi previsti su tutto il territorio regionale per un intervento finanziario di
circa 19 milioni di euro, 4,5 dei quali destinati alla nostra Provincia.
17. Siti estrattivi di II categoria attivi
Fonte: Arpalazio – Rapporto 2004, dati 2003
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L’art.2 del R.D. n.1443 del 29/07/27 definisce la classificazione dei siti estrattivi3 individuando due differenti categorie. Rientrano nei siti estrattivi di I categoria le miniere, mentre alla II categoria le cave, tra cui rientrano la coltivazione delle torbe, dei materiali per costruzioni edilizie, stradali e idrauliche, delle terre coloranti, delle farine fossili, del quarzo e delle sabbie silicee, delle pietre molari, delle pietre coti, degli altri materiali industrialmente utilizzabili.
L’obiettivo di tale indicatore è di quantificare le attività antropiche di estrazione di minerali di
seconda categoria, nel territorio provinciale, a elevato impatto ambientale-paesaggistico. Analizzando
il territorio provinciale si nota che il settore estrattivo delle cave consta di 125 siti attivi. Le rocce
coltivate possono essere raggruppate in tre differenti categorie in relazione alle caratteristiche del giacimento dell’impiego e del mercato: rocce ornamentali, rocce per le costruzioni, minerali e rocce per
l’industria.
Gli impianti estrattivi della provincia sono distribuiti in modo omogeneo sul territorio e riguardano prevalentemente aree nelle quali estrarre rocce ornamentali e per costruzioni.
In tali cave le coltivazioni più diffuse sono quelle di travertino (30 siti), sabbia (23) e ghiaia (20).
Concludendo possiamo affermare che il numero di siti estrattivi appartenenti alla II categoria
nella nostra provincia rappresenta il 39,3% del totale regionale (318).
Fonte: Arpalazio – Rapporto 2004, dati 2003
18. Aree interessate da dissesti idrogeologici4
Fonte: Regione Lazio
3
Cfr.anche “Schema di Piano Territoriale Generale, Rapporto territorio, cap. 3.6 Le cave attive e dismesse: litologie in affioramento ai fini dell’individuazione delle aree suscettibili di attività estrattiva”, 23 maggio 2007.
4
Cfr. anche “Schema di Piano Territoriale Generale, Rapporto territorio, cap 3.4 Il rischio idraulico e il rischio frane”, 23 maggio 2007.
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L’ acqua non è solo fonte di vita, ma anche di distruzione e di morte. Quando in un territorio,
spesso per incuria o interventi scorretti da parte dell’uomo, si verificano dissesti idrogeologici, sono frequenti catastrofi.
Frane, inondazioni, erosione del suolo sono fenomeni che da sempre interessano la superficie
terrestre. Essi sono episodi rilevabili di movimenti ben più cospicui, sebbene di solito lentissimi, che
fanno parte della dinamica terrestre e contro i quali l’azione umana è impotente e vana.
Si tratta, in effetti, di eventi naturali, contro i quali è possibile soltanto un’opera di rallentamento,
tale cioè da rendere stabili ai soli fini umani e talora per la durata di qualche generazione certe aree
di superficie terrestre partecipi di più vasti fenomeni.
Oggi stiamo assistendo ad una fase di inasprimento di questi eventi, poiché in molti casi l’uomo ha accelerato o innescato tali processi naturali catastrofici, oppure ha trasformato il territorio rendendolo molto vulnerabile a questi processi.
È importante, quindi, conoscere le cause e i meccanismi dei dissesti idrogeologici, non solo allo scopo di prevederli (quando è possibile) e prevenirli, ma anche per poter intervenire con opere
sistematorie quando essi si sono già manifestati.
Il territorio laziale, dal punto di vista del rischio idrogeologico, non presenta situazioni di pericolosità particolarmente diffuse ma neanche si può ritenerne esente. Un elevato livello di attenzione
è, però, giustificato dall’intenso grado di antropizzazione del territorio che può determinare situazioni di rischio per persone ed immobili.
Nella tabella si riportano le aree franabili e le aree alluvionali, ossia le due tipologie di catastrofi che possono dipendere da dissesti idrogeologici: le alluvioni (allagamenti di grandi territori da parte delle acque di un fiume) e le frane (distacchi di abbondante materiale roccioso dai versanti di un
rilievo).
Su tutto il territorio regionale sono state individuate 906 aree a più elevato rischio di frana che
interessano circa 176 Comuni e 235 aree a più elevato rischio inondazione che interessano 92 Comuni.
A livello provinciale si nota una migliore situazione rispetto alle altre province laziali. Sono poche infatti, nella provincia di Roma, le aree interessate da dissesti idrogeologici: si contano 48 aree
a più elevato rischio di frana (con 17 Comuni interessati) e 6 aree a più elevato rischio alluvionale
(con 4 Comuni interessati).
Le aree provinciali soggette a frana, quindi, rappresentano circa il 5,2% rispetto del totale regionale, mentre quelle soggette ad alluvioni il 2,5%.
19. Aree soggette ad erosione costiera
L’ ambiente costiero rappresenta un sistema naturale assai complesso e strettamente connesso
alla rete fluviale retrostante che con il suo apporto solido alimenta le spiagge, bilanciando l’azione
distruttrice delle mareggiate. L’ambiente costiero, quindi, è un sistema altamente dinamico dove i
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Fonte: Regione Lazio – dati 2003
fenomeni di abrasione e deposito, e quindi di arretramento o di avanzamento della linea di costa,
sono controllati da numerosi fattori meteoclimatici, geologici, biologici ed antropici.
La costante antropizzazione e l’utilizzo economico della fascia costiera hanno determinato un
costante arretramento della linea di riva e l’instaurarsi dei fenomeni erosivi.
Attualmente uno sfruttamento sempre più intenso delle risorse di tale ambiente porta sempre
più frequenti esempi di destabilizzazione, tanto che gli interventi dell’uomo a salvaguardia di questo delicato settore sono sempre più numerosi.
Il fenomeno dell’arretramento costiero si presenta con caratteristiche generalizzate su tutto il litorale laziale, anche se con forme ed intensità molto differenziate.
Il Lazio possiede ben 338,5 Km di coste di cui 128,5 sono soggette ad arretramento, ossia il 38%.
Dei 338,5 Km di costa 133 fanno parte della Provincia di Roma, 163,4 di Latina ed i rimanenti 35,1
di Viterbo.
Nella nostra Provincia il fenomeno dell’erosione interessa 50,1 Km di costa, circa il 37,7% del
totale. Dando uno sguardo alla tabella appare evidente che la perdita di spiaggia interessa particolarmente i tratti di costa che vanno da Palo a Fiumicino e da Fiumicino a Capo d’Anzio a causa della drastica diminuzione del trasporto solido del Tevere.
Nel tratto Palo-Fiumicino il fenomeno erosivo interessa 14,8 Km su un totale di 19 Km di costa, mentre nel tratto Fiumicino-Capo d’Anzio 20,6 Km su un totale di 53,2 Km.
Argentario-Capo Linaro rappresenta, invece, il tratto di costa della provincia (21,8 Km) che meno è interessato all’arretramento di costa. Di tale tratto solo 1 Km di tratto è in arretramento ed è
il tratto che va dal molo di Civitavecchia al Castello di Santa Marinella.
Le cause che hanno determinato l’accentuarsi del fenomeno possono essere sintetizzate nel modo seguente:
– decremento del trasporto solido da parte dei fiumi per effetto delle dighe, delle escavazioni di
inerti dagli alvei e della protezione del suolo nell’entroterra;
– incremento dei fenomeni di urbanizzazione della costa con distruzione delle dune (riserve naturali di sabbia per la compensazione di eventi estremi);
– incremento dei flussi turistici con nuova richiesta di aree per le attività balneari.
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Per frana o dissesto si intende qualsiasi situazione di equilibrio instabile del suolo, del sottosuolo
o di entrambi (compresi i fenomeni di intensa erosione superficiale, e i fenomeni franosi che interessano i pendii in profondità), controllati dalla forza di gravità.
I fattori o le cause che producono una frana o un movimento di massa sono molteplici e si distinguono in tre tipologie: cause predisponenti (ovvero proprie dell’ambiente naturale, come il terreno, la giacitura, le precipitazioni, ecc.); cause preparatrici (disboscamento, piovosità, azioni antropiche, ecc.); cause provocatrici (abbondanti piogge, terremoti, scavi e tagli, ecc.).
Le frane, quindi, possono dare luogo a profonde trasformazioni della superficie terrestre e a causa della loro alta pericolosità, in alcune aree abitate, devono essere oggetto di attenti studi e monitoraggi. L’obiettivo degli Enti che si occupano di difesa del suolo è quello di essere in grado di prevedere il loro movimento e, nel caso non fosse possibile bloccare la caduta del materiale, cercare almeno di deviarne o rallentarne la corsa tramite l’utilizzo di particolari strutture di ingegneria naturalistica.
Nella seguente tabella è riportato il numero di eventi franosi verificatisi nel Comune di Roma
e nel resto della Provincia nel periodo che intercorre tra il 1990 ed il 2001.
Fonte: Progetto AVI - Catalogo delle informazioni sugli eventi di frana
Nell’arco di tempo considerato il numero di eventi franosi verificatisi nel Comune di Roma è
relativamente basso, fatta eccezione per il biennio 1997-1998 in cui si sono registrati due picchi di
eventi franosi (30 e 29) ben al di sopra della media.
Per quanto concerne il resto della Provincia il numero di frane risulta leggermente più elevato,
dato il copioso numero di comuni di cui è formata. Il 1997 ed 1999 rappresentano gli anni in cui
si sono verificati più casi di frane, rispettivamente 15 e 32.
Se si considera il numero totale di eventi franosi verificatisi su tutto il territorio provinciale si
può osservare un andamento altalenante dell’indicatore, che segna un massimo in corrispondenza
del 1997 (45) ed un minimo nel 1993 (1).
Da notare come, dal 1994 al 2001, il numero di frane continua ad aumentare notevolmente rispetto agli anni precedenti, fenomeno questo dovuto sicuramente al crescere delle attività antropiche non rispettose dell’ambiente e della natura.
21. Numero di eventi alluvionali/piene
Tutti i fenomeni calamitosi legati all’assetto idrogeologico del territorio (e l’Alluvione è uno di
questi) stanno mostrando una preoccupante tendenza alla crescita, per dimensioni e frequenza, rispetto al passato.
La ragione di ciò non risiede soltanto nella evoluzione climatica della Terra in generale e delle nostre latitudini in particolare, ma è certamente condizionata dall’azione dell’uomo sul territorio.
In termini generali definiamo alluvione l’allagamento rovinoso di centri abitati e coltivazioni
ad opera di un corso d’acqua uscito dal proprio alveo tradizionale.
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20. Numero di eventi franosi
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Quando piove l’acqua di precipitazione cade sempre all’interno di un bacino idrografico:
una parte di essa si infiltra nel terreno, una parte evapora e la restante parte va ad alimentare
un corso d’acqua. In funzione della durata e dell’intensità dell’evento meteorico il livello dell’acqua nel fiume può aumentare in maniera più o meno repentina fino a provocare una piena
fluviale.
Se il livello delle acque non supera le sponde naturali o il livello degli argini che delimitano l’alveo fluviale si parla di piene ordinarie che, di solito, comportano danni limitati ai terreni posti all’interno delle golene5. Nel caso di piene di maggiore gravità, definite eccezionali, le acque fuoriescono dalle sponde o superano gli argini provocando un’alluvione, ovvero l’allagamento di aree agricole esterne agli argini, di infrastrutture e centri abitati con conseguenti danni molto elevati al territorio interessato.
Si consideri inoltre, che, mentre da un lato l’uomo cerca di impedire le alluvioni tramite argini, dighe e canalizzazioni, dall’altra ne favorisce l’effetto devastante con il disboscamento e l’abusivismo edilizio in luoghi a rischio.
L’obiettivo di questo indicatore è di fornire un archivio aggiornato del numero di eventi alluvionali in modo da evidenziare il loro impatto sul territorio in termini di danni economici e alle persone.
Nella seguente tabella è riportato il numero di piene fluviali verificatesi nel Comune di Roma
e nel resto della Provincia nel periodo che intercorre tra il 1990 ed il 2001.
Fonte: Progetto AVI - Catalogo delle informazioni sugli eventi di piena
SICI=Sistema Informativo sulle Catastrofi Idrogeologiche
Il Progetto Speciale AVI fu commissionato dal Ministro per il Coordinamento della Protezione Civile al Gruppo Nazionale per la Difesa
dalle Catastrofi Idrogeologiche (GNDCI) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) allo scopo di realizzare un censimento delle aree
storicamente vulnerate da calamità geologiche (frane) ed idrauliche (piene).
Osservando i dati della tabella si nota per il Comune di Roma una situazione tutto sommato
positiva: pochi risultano essere, infatti, gli eventi di piena o gli alluvioni che si sono verificati dal 1991
al 2001.
Si discosta da tale andamento solo il dato relativo al 1990, anno in cui nel comune romano si
sono verificati 15 casi alluvionali e che rappresenta, quindi, l’anno in cui si è raggiunti il picco massimo registrato da tale indicatore. Buoni sono da considerare gli anni 1993, 1994, 1998, 2001 e 2002
in cui non si sono verificati né alluvioni né piene.
Per quanto riguarda, invece, il resto della Provincia si osserva un andamento altalenante dei valori dell’indicatore. Il punto di massima, ossia l’anno in cui si sono verificati più eventi alluvionali
(21), è stato il 1999. Da non sottovalutare gli anni 1990 con 15 eventi e il 2000 con 11 eventi. Solo il 1993, invece, è stato l’anno in cui non si è verificato, in nessun comune della provincia, nemmeno un evento alluvionale o di piena.
5
Le golene sono parti di alveo o di piana alluvionale interne agli argini, asciutte e vegetate, spesso allagate durante le piene,
ossia la parte che il fiume invade quando esce dall’alveo. Viene anche riconosciuta come “area di pertinenza fluviale” oppure “area
alluvionale”.
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Recentemente per indicare fenomeni di sprofondamento di qualsivoglia genere viene sempre più
spesso utilizzato, da esperti del settore e non, il termine “sinkhole”, che ha quasi del tutto sostituito altri termini più specifici, (dolina, camino di collasso, sprofondamento, limesink, cenotes, pozzo carsico, loess karst, voragine) generando una notevole confusione terminologica.
Il termine sinkhole, che tradotto letteralmente significa “buco sprofondato”, è stato introdotto
per la prima volta da Fairbridge (1968) per indicare una depressione di forma sub-circolare dovuta
al crollo di piccole cavità carsiche sotterranee, sinonimo dunque di dolina (doline).
In Italia il termine sinkhole è stato introdotto, a partire dagli anni novanta, per indicare un tipo particolare di sprofondamento, con forma sub-circolare, ma di genesi incerta.
La formazione di questi fenomeni è improvvisa, può essere realizzata in un evento unico o in
più eventi con progressivo cedimento delle pareti.
Secondo un censimento del Dipartimento della protezione civile, realizzato tra il 2001 e il 2003,
emerge che le regioni con una maggiore presenza di cavità sono la Campania (194) e il Lazio (162)
seguite dalle Marche (98). I dissesti provocati dai fenomeni di sprofondamento o dovuti alla presenza di cavità sotterranee sono frequenti ed hanno determinato spesso ingenti danni materiali e,
in alcuni casi, anche la perdita di vite umane. E’ evidente come tale fenomeno, oltre a rappresentare un rischio per i cittadini, le abitazioni e le infrastrutture che potrebbero essere coinvolte nei crolli, costituisca anche un elemento di grande incertezza nell’uso del suolo.
E’ quindi indispensabile acquisire una approfondita conoscenza del territorio per consentire agli
Enti locali un’appropriata programmazione territoriale.
Le aree a rischio di sinkhole nel territorio italiano sono molte: piane costiere, conche intermondane, valli fluviali, tutte caratterizzate da particolari contesti geologici e diffuse soprattutto in
Appennino centro-settentrionale.
La Regione Lazio ha impostato e portato avanti, in collaborazione con l’Università degli Studi
di Roma Tre (Dipartimento di Scienze Geologiche), studi e ricerche specifiche, finalizzate all’individuazione delle zone a rischio di sinkhole.
Con l’emanazione della D.G.R. n.1159 del 02/08/2002, da parte della Regione Lazio, si sono
individuati i metodi per l’individuazione delle zone a rischio sinkhole, le quali possono essere oggetto di indagini specifiche al fine di determinare l’idoneità o meno delle aree alle previsioni del PRG
o dei piani attuativi.
Per fornire un metro di misura della rilevanza del fenomeno, di seguito si riportano le zone indiziate, della nostra provincia, più significative.
Fonte: Arpalazio – Rapporto 2004 – dati 2002
Come si può notare dalla tabella, 3 sono i Comuni nella Provincia che presentano zone interessate da fenomeni di sinkhole e sono: Tivoli, Guidonia e Arcinazzo Romano.
6
Cfr. anche” Schema di Piano Territoriale Generale, Rapporto territorio, cap. 3.3.2 La propensione al dissesto per classe litotecnica”, 23 maggio 2007.
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22. Aree interessate da fenomeni di sinkhole6
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Per i primi due Comuni la zona interessata è rappresentata dalla Pianura delle Acque Albule,
mentre, per il Comune di Arcinazzo Romano la zona interessata ricade nei suoi Altipiani.
Per tale indicatore non è possibile dare una valutazione del trend temporale.
23. Numero di comuni a rischio sismi-
Fonte: Regione Lazio: anno 2003 - Elaborazione Gemini IST
Il territorio italiano si estende su più placche tettoniche il cui movimento reciproco genera periodicamente dei terremoti, ovvero un rapido movimento del suolo che si origina dalla rottura di
strati rocciosi elastici all’interno della crosta terrestre. La sua energia si propaga con onde elastiche
e gli effetti dipendono da una sola o da una serie di scosse nella superficie terrestre. Il punto di origine del terremoto è posto nella profondità terrestre e si chiama ipocentro, mentre l’epicentro è il punto ad esso corrispondente sulla superficie terrestre.
L’energia del terremoto, o magnitudo, viene misurata con la Scala Richter, mentre con la Scala
Mercalli viene indicata l’intensità del terremoto, sulla base delle osservazioni degli effetti delle scosse telluriche sui manufatti umani.
Il rischio sismico in sostanza, viene valutato in base al danno provocato da un terremoto. Può
essere espresso in termini di vittime, costo economico, danno alle costruzioni. Per definire il livello di rischio di un territorio occorre conoscere la sua sismicità, cioè quanto spesso avvengono i terremoti e quanto sono forti, ma anche il modo in cui l’uomo ha costruito le sue opere, quanti e quali sono i beni esposti, quanto densamente è popolato. Infatti, a parità di frequenza e di intensità dei
terremoti, il rischio è nullo laddove non esistono edifici, popolazione; mentre aree densamente popolate, o con costruzioni poco resistenti alle onde sismiche, presentano un rischio elevato.
Sulla base della frequenza e dell’intensità dei terremoti che si sono verificati sul nostro territorio, l’Italia è stata classificata in quattro zone sismiche che prevedono l’applicazione di livelli crescenti di azioni da considerare per la progettazione delle costruzioni.
Tale classificazione è iniziata nel 1909 ed è stata aggiornata numerose volte fino a quella attuale che risale al 2003, disposta con ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri.
L’adozione della classificazione sismica del territorio spetta alle Regioni, ciascuna delle quali, partendo dall’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri ha elaborato propri elenchi dei Comuni con l’attribuzione ad una delle quattro zone sismiche:
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Nella Provincia di Roma troviamo 116 Comuni (il 95,9%), su un totale di 121, che vengono
dichiarati sismici. Nessuno di questi è classificato in zona 1, ossia esposti ad alto rischio, mentre, solo 5 non vengono classificati: S. Marinella, Cerveteri, Allumiere, Civitavecchia e Ladispoli. Il resto
dei Comuni sono classificati in zona 2 (91) e zona 3 (25). La zona 2 (medio rischio) è il livello in
cui ricadono più del 78% dei Comuni provinciali dichiarati sismici.
Inoltre, c’è da dire che, secondo la nuova proposta di Riclassificazione Sismica regionale, basata
su principi di cautela e sicurezza, vengono considerati sismici altri 27 Comuni della Provincia che
precedentemente non venivano classificati come aree sismiche.
La situazione non cambia a livello regionale, dove il 70% dei comuni dichiarati sismici è classificato in zona 2 (258 Comuni su un totale di 351), mentre il 9,7% in zona ad alto rischio (36 Comuni). I fenomeni sismici, nel Lazio, si verificano per la maggior parte dei casi lungo le fasce sismiche
NW e SE in direzione della costa e della catena montuosa appenninica.
24. Numero di incendi
25. Superficie boscata e non boscata percorsa dal fuoco
Per incendio si intende la combustione “non controllata” di solidi, di liquidi o di gas, una combustione, cioè, che avviene in un luogo non preparato allo scopo od in un momento imprevisto.
Negli ultimi anni il problema degli incendi boschivi ha assunto dimensioni definibili drammatiche. Ogni anno, nei mesi più caldi e quasi a scadenza prestabilita, si ripete questo evento con
ingenti danni, sia ecologici che economici.
E’ comunque fuori dubbio che il fattore climatico e l’andamento stagionale abbiano una notevole influenza nel creare le condizioni favorevoli allo sviluppo ed alla propagazione degli incendi boschivi. In base all’andamento meterologico e climatologico, ci sono due periodi dell’anno ad alto rischio incendi: uno estivo, nei mesi di luglio, agosto, settembre, più marcato nelle regioni del centro
sud e in Liguria; l’altro invernale, gennaio, febbraio e marzo, relativo prevalentemente alle zone dell’arco alpino, la Liguria, il Piemonte, la Lombardia e il Veneto.
Il Lazio è indicato come una regione ad altissimo rischio incendi nella stagione estiva e a medio rischio in quella invernale.
Fonte: Corpo Forestale dello Stato
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Per i primi due Comuni la zona interessata è rappresentata dalla Pianura delle Acque Albule,
mentre, per il Comune di Arcinazzo Romano la zona interessata ricade nei suoi Altipiani.
Per tale indicatore non è possibile dare una valutazione del trend temporale.
23. Numero di comuni a rischio sismico
Fonte: Regione Lazio: anno 2003 - Elaborazione Gemini IST
Il territorio italiano si estende su più placche tettoniche il cui movimento reciproco genera periodicamente dei terremoti, ovvero un rapido movimento del suolo che si origina dalla rottura di
strati rocciosi elastici all’interno della crosta terrestre. La sua energia si propaga con onde elastiche
e gli effetti dipendono da una sola o da una serie di scosse nella superficie terrestre. Il punto di origine del terremoto è posto nella profondità terrestre e si chiama ipocentro, mentre l’epicentro è il punto ad esso corrispondente sulla superficie terrestre.
L’energia del terremoto, o magnitudo, viene misurata con la Scala Richter, mentre con la Scala
Mercalli viene indicata l’intensità del terremoto, sulla base delle osservazioni degli effetti delle scosse telluriche sui manufatti umani.
Il rischio sismico in sostanza, viene valutato in base al danno provocato da un terremoto. Può
essere espresso in termini di vittime, costo economico, danno alle costruzioni. Per definire il livello di rischio di un territorio occorre conoscere la sua sismicità, cioè quanto spesso avvengono i terremoti e quanto sono forti, ma anche il modo in cui l’uomo ha costruito le sue opere, quanti e quali sono i beni esposti, quanto densamente è popolato. Infatti, a parità di frequenza e di intensità dei
terremoti, il rischio è nullo laddove non esistono edifici, popolazione; mentre aree densamente popolate, o con costruzioni poco resistenti alle onde sismiche, presentano un rischio elevato.
Sulla base della frequenza e dell’intensità dei terremoti che si sono verificati sul nostro territorio, l’Italia è stata classificata in quattro zone sismiche che prevedono l’applicazione di livelli crescenti di azioni da considerare per la progettazione delle costruzioni.
Tale classificazione è iniziata nel 1909 ed è stata aggiornata numerose volte fino a quella attuale che risale al 2003, disposta con ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri.
L’adozione della classificazione sismica del territorio spetta alle Regioni, ciascuna delle quali, partendo dall’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri ha elaborato propri elenchi dei Comuni con l’attribuzione ad una delle quattro zone sismiche:
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Gli anni 2000 e 2003 rappresentano gli anni in cui è andata bruciata una superficie di territorio maggiore, rispettivamente di 2.152 ettari ( di cui 974 ha di superficie boscata e 1.178 ha di superficie non boscata) e 1.264 ettari (di cui 534 ha di superficie boscata e 730 ha di superficie non
boscata). Per tali anni il fenomeno è in linea con i dati Regionali.
Il 2002, invece, è stato l’anno in cui la superficie soggetta ad incendi è risultata minore: 289 ha
di cui 79 ha di superficie boscata e 210 ha di superficie non boscata.
Si può dire, in definitiva, che l’andamento dei due indicatori considerati risulta essere altalenante
negli anni e giustificato dal fatto che risulta difficile prevedere un principio di incendio, essendo esso azionato da vari fattori sia naturali che umani.
Bibliografia
Webgrafia
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Normativa di riferimento
R.D. 1443/27
Norme per la ricerca e la coltivazione delle miniere e per la classificazione dei siti
estrattivi
Decisione 85/377/Cee
Istituzione di una tipologia comunitaria delle aziende agricole
Legge 08/08/1985 n. 431
La legge Galasso ha introdotto un’importante novità rispetto legge 29-6-1939, n.
1497, il vincolo paesaggistico che viene imposto per una serie di aree aventi particolari caratteristiche topografiche (altitudine, distanza alveo ecc.) e non come prescriveva la precedente in base a degli elenchi predisposti dalle autorità
Legge 183/1989
Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo
Legge 7 agosto 1990 n. 253
Disposizioni integrative alla legge 18 maggio 1989 n. 183, recante norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo
Legge 31 dicembre 1996 n. 677
Conversione in legge del decreto-legge 12 novembre 1996, contenete le direttive tecniche per la perimetrazione, da parte delle regioni, delle aree a rischio idrogeologico
Legge 267/1998
Piani ed interventi straordinari per la difesa del suolo
Dm 19 aprile 1999
Codice di buona pratica agricola
Dm 471/99
Definisce i siti inquinati, i valori di concentrazione limite accettabili nel suolo, nel
sottosuolo o nelle acque sotterranee in relazione alla specifica destinazione d’uso dei
siti, e i criteri di accettabilità per le acque superficiali
Legge 27 marzo 2001, n. 122
Disposizioni modificative e integrative alla normativa che disciplina il settore agricolo
e forestale
Legge 7 marzo 2003, n. 38
Disposizioni in materia di agricoltura
DGR n. 766/2003
Riclassificazione sismica
Dlgs 21 settembre 2005, n. 238
Modifica la direttiva 96/82/Ce, sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose
Dm 28 novembre 2006, n. 308
Regolamento recante integrazioni al decreto del 18 settembre 2001, n. 468, concernente il programma nazionale di bonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati
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3.e
Condizione imprescindibile per il mantenimento della vita sul pianeta è la presenza e la disponibilità, in quantità sufficiente, di aria di buona qualità. Tale risorsa è però costantemente minata
dalle attività produttive dei settori primario, secondario e terziario (l’agricoltura, la fabbricazione, i
trasporti, le comunicazioni, la costruzione, la produzione di energia, ecc.) ed è anche influenzata dai
fenomeni naturali (attività vulcanica, incendi forestali) che a loro volta incidono direttamente o indirettamente e in combinazione con altri fattori (condizioni climatiche) sulla qualità dell’aria.
Inevitabilmente, molti aspetti legati all’aria e alla sua gestione si sovrappongono quindi con altri aspetti legati all’energia, ai rifiuti e ai trasporti; ne consegue che molte delle opzioni politiche per
ridurre le fonti e l’entità dell’inquinamento dell’aria hanno un effetto moltiplicatore che si ripercuote
positivamente anche su altre risorse.
L’inquinamento atmosferico rappresenta un grave pericolo per la salute umana e per l‘ambiente:
problemi respiratori, morti premature, eutrofizzazione e degrado degli ecosistemi a causa della deposizione di azoto e sostanze acide sono solo alcuni degli effetti di questo problema che è al contempo locale e transfrontaliero.
Nel 2005, la Commissione Europea ha proposto un’ambiziosa strategia per migliorare ulteriormente la qualità dell’aria in Europa. La strategia tematica sull’inquinamento atmosferico punta a ridurre di quasi il 40% entro il 2020 il numero di morti premature per malattie dovute all’in-
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Qualità dell’aria
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quinamento atmosferico rispetto ai livelli del 2000. La strategia mira inoltre a ridurre in modo significativo la superficie delle foreste e di altri ecosistemi danneggiata dagli inquinanti atmosferici.
Pur riguardando tutti i principali inquinanti atmosferici, la strategia concentra l’attenzione soprattutto sulle polveri sottili (o “particolato”) e sull’ozono troposferico, le sostanze più pericolose per la
salute umana. La Commissione propone inoltre di introdurre nuove norme di qualità dell’aria per
le particelle sottili (PM2,5), che penetrano in profondità nei polmoni danneggiando la salute umana, e di razionalizzare la normativa in materia di qualità dell’aria, fondendo gli strumenti legislativi vigenti in un’unica direttiva.
Per conseguire tali obiettivi è necessario ridurre dell’82% le emissioni di SO2, del 60% le emissioni di NOx, del 51% le emissioni di composti organici volatili (COV), del 27% quelle di ammoniaca e del 59% quelle del PM2,5 primario (le particelle immesse direttamente nell’aria) rispetto ai dati del 2000 (fonte: Strategia tematica sull’inquinamento atmosferico dell’Unione Europea).
Per quanto concerne il nostro Paese, l’Italia è stata colpita da un’azione legale intrapresa dalla
Commissione europea nei confronti di alcuni Stati membri per mancata attuazione della normativa comunitaria in materia di inquinamento ambientale.
Oltre all’Italia, i paesi interessati sono Belgio, Grecia, Portogallo, Paesi Bassi, Germania, Lussemburgo, Austria e Spagna; le procedure di infrazione riguardano 7 diversi atti normativi comunitari
in materia di qualità dell’aria, tutti diretti a prevenire o ridurre gli effetti nocivi dell’inquinamento
atmosferico sulla salute pubblica e sull’ambiente.
La qualità dell’aria nel territorio regionale presenta una notevole variabilità spaziale determinata
dalla presenza di aree urbane dove si concentrano quote significative di emissioni da sorgenti diffuse di trasporto e di utilizzo di energia per usi domestici e commerciali, aree a maggiore concentrazione di attività industriali ed aree influenzate dal trasporto di sostanze inquinanti da aree limitrofe a maggiore grado di antropizzazione.
* Relativamente agli indicatori 1 e 2 è stata predisposta una tabella per ogni tipologia di inquinante, dove saranno considerate la valutazione dello stato attuale e il trend temporale relativo ad ogni inquinante.
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1. Concentrazione media annua dei principali inquinanti
Con il termine inquinamento atmosferico si intende la presenza di qualsiasi sostanza, immessa direttamente o indirettamente dall’uomo nell’aria, che può avere effetti dannosi sulla salute umana o sull’ambiente nel suo complesso.
Il fenomeno dell’inquinamento atmosferico è in gran parte connesso al nostro modello di sviluppo economico e sociale. Le principali fonti sono costituite dalle emissioni dei mezzi di trasporto, dal riscaldamento degli edifici, dall’attività industriale ed agricola e da fonti naturali. Nel corso
degli anni la tipologia dell’inquinamento è cambiata. In seguito alla radicale trasformazione degli
impianti di riscaldamento domestici e alle innovazioni motoristiche e di abbattimento delle emissioni, si è registrata una vistosa riduzione nelle concentrazioni in aria di alcuni dei principali inquinanti tradizionali. E’ necessario sottolineare, inoltre, che le concentrazioni degli inquinanti sono determinate, oltre che dalle emissioni, anche e soprattutto dalle condizioni atmosferiche al contorno.
Il rilevamento della qualità dell’aria nella Provincia di Roma è attualmente garantito da 18 stazioni di rilevamento fisse che, per mezzo di analizzatori automatici, forniscono dati in modo continuo e con intervalli temporali regolari
Nella tabella seguente riportiamo il nome delle stazioni di rilevamento dislocate sul territorio
provinciale (la maggior parte collocate nel Comune Capoluogo) e gli inquinanti principali monitorati dalle medesime centraline: monossido di carbonio (CO), benzene (C6H6), Ozono (O3), biossido di azoto (NO2), biossido di zolfo (SO2) e particolato aerodisperso (PM10).
Successivamente sono riportate le analisi e le valutazioni dei singoli inquinanti riguardanti le serie storiche nel periodo 2003-2006.
Il benzene, o conosciuto come benzolo, è un idrocarburo aromatico strutturato ad anello esagonale ed è costituito da 6 atomi di carbonio e 6 atomi di idrogeno (formula C6H6). È un liquido
incolore dal caratteristico odore aromatico pungente che diventa irritante a concentrazioni elevate.
La soglia di concentrazione per la percezione olfattiva è di 5 mg/m3 (Air Quality Guidelines for Europe, WHO 1987).
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2. Numero di superamenti dei limiti per i principali inquinanti
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A temperatura ambiente volatilizza facilmente, è scarsamente solubile in acqua e miscibile invece con composti organici come alcool, cloroformio e tetracloruro di carbonio.
Il benzene è uno dei composti organici più utilizzati; prodotto su scala industriale attraverso processi di raffinazione del petrolio, trova impiego principalmente nella chimica come materia prima
per numerosi composti secondari, che a loro volta vengono utilizzati per produrre plastiche, resine,
detergenti, pesticidi. È un costituente della benzina che, assieme ad altri idrocarburi aromatici (toluene, etilbenzene, xileni, ecc.), ne incrementa il potere antidetonante.
Il benzene è stato classificato dalla IARC (International Agency for Research on Cancer) tra i
cancerogeni certi appartenenti al gruppo 1, ossia alle sostanze per le quali è stato accertato il potere di induzione di tumore nell’uomo.
La presenza di tale sostanza nell’atmosfera è un problema particolarmente rilevante nelle aree
urbane dove insistono densità abitative elevate e notevoli quantità di traffico veicolare. La quantità
predominante (circa 85%) deriva dai gas di scarico dei veicoli mentre una percentuale minore
(15%) proviene dalle emissioni evaporative, dovute sia ai ripetuti trasferimenti di carburante dalla
produzione al serbatoio del singolo veicolo che alle perdite dal vano motore, anche durante la sosta. La dispersione del benzene in atmosfera è connessa a una serie di variabili di tipo meteorologico (variazioni stagionali e giornaliere), socio-economico (intensità e fluidità del traffico giornaliero
e orario) e geografico (distribuzione degli assi stradali principali, morfologia del territorio, ecc.).
L’entrata in vigore del DM n. 60 del 02/04/2002 ( che ha recepito la Dir. 2000/69/CE) ha stabilito il valore limite per la protezione della salute umana di 5 µg/m3, valore da raggiungere entro il
primo gennaio 2010. Il DM n. 60 prevede anche un margine di tolleranza di 5 µg/m3 fino al 31 dicembre 2005. Dal primo gennaio 2006, e successivamente ogni 12 mesi, il valore è ridotto secondo una percentuale costante per raggiungere lo 0% di tolleranza al primo gennaio 2010.
Fonte: Arpalazio – Concentrazione media annua
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Relativamente alla provincia di Roma, come si può vedere tanto dal grafico quanto dalla tabella
di sintesi, si registra una situazione tutto sommato accettabile soprattutto se si considera che nell’ultimo biennio (2005-2006) la concentrazione di benzene è diminuita notevolmente nelle quattro centraline installate per il rilevamento: Magna Grecia, Libia, Tiburtina e Villa Ada.
La più alta concentrazione di benzene viene rilevata dalla centralina posta in via Tiburtina che
dal 2003 al 2006 ha ridotto la concentrazione (media annua) di benzene di 2 µg/m3, passando da
7,8 µg/m3 a 5,8 µg/m3. La centralina che presenta la più bassa concentrazione di tale inquinante, invece, è quella sita a Villa Ada.
Per quanto riguarda la valutazione dello stato attuale della concentrazione di benzene nell’aria
si delinea una situazione piuttosto positiva, con una lieve criticità riscontrata per la centralina posta in via Tiburtina, la cui concentrazione media annua risulta superiore al limite di legge fissato a
5 µg/m3.
Il monossido di carbonio (CO) è un gas incolore, inodore e insapore che si forma dalla combustione incompleta degli idrocarburi presenti in carburanti e combustibili; l’assenza di caratteristiche organolettiche lo rendono quindi un pericoloso e silenzioso killer. Esso rappresenta, inoltre,
l’inquinante più abbondante in atmosfera, l’unico la cui concentrazione è espressa in milligrammi
al metro cubo.
La principale sorgente di CO è rappresentata dai gas di scarico dei veicoli. Altre sorgenti sono
gli impianti di riscaldamento e alcuni processi industriali, come la produzione di acciaio, di ghisa e
la raffinazione del petrolio. Per quanto concerne gli effetti sull’uomo è noto che la sua tossicità è dovuta al fatto che, legandosi con l’emoglobina al posto dell’ossigeno, impedisce una buona ossigenazione del sangue, con conseguenze dannose sul sistema nervoso e cardiovascolare. Concentrazioni molto elevate di CO possono anche indurre alla morte per asfissia.
Il D.M. n.60 del 02/04/2002 stabilisce che il limite massimo di CO, in una media di 8 ore, non
deve superare i 10 mg/m3.
Fonte: Arpalazio
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Dall’analisi dei dati provinciali emerge sicuramente una situazione positiva visto che la concentrazione di monossido di carbonio, in una media di otto ore, risulta al di sotto dei limiti di legge per ogni centralina considerata. Dodici sono le centraline che l’Arpalazio ha installato sul nostro
territorio provinciale per la rilevazione del monossido di carbonio: Arenula, Preneste, Francia, Fermi, Magna Grecia, Libia, Montezemolo, Cinecittà, Tiburtina, Colleferro 10, Civitavecchia e Villa
Ada.
Osservando i dati riportati in tabella si nota un valore molto basso della concentrazione di tale inquinante per tutte le centraline. Netti miglioramenti si sono registrati nella parte di territorio
provinciale dove è installata la centralina Fermi, che da una media di 2,1 mg/m3 registrata nel 2003
è passata a 1,4 mg/m3 nel 2006, con una riduzione del 33,3% della concentrazione media di monossido di carbonio e Tiburtina dove si è passati, sempre nello stesso arco di tempo considerato, da
2,1 a 1,7 mg/m3 (riduzione del 19%).
Situazione ben diversa delle altre riguarda la centralina Colleferro 10, dove la concentrazione media annua di monossido di carbonio passa da 0,7 a 0,8 mg/m3, facendo registrare un incremento della concentrazione dell’inquinante del 14,3%.
Per quanto concerne il numero dei superamenti, invece, c’è da dire che nell’anno 2003 sono risultati 16 i casi in cui si sono verificati superamenti dei limiti di legge, di cui 5 rilevati dalla centralina Tiburtina, 4 Preneste, 2 Fermi, Montezemolo e Cinecittà e 1 Libia. Da notare che tali superamenti
sono avvenuti tutti nella fascia oraria che va dalle 17 alle 24. Per gli anni successivi, ossia 2004, 2005
e 2006, le centraline non hanno registrato superamenti di limite.
Per quanto riguarda i dati regionali, l’analisi del numero di superamenti del valore di 10 mg/m3
su base annua mostra un quadro complessivamente positivo. Infatti si osservano solo un numero limitato di superamenti con tendenza alla diminuzione nel corso degli anni.
Fonte: Arpalazio – numero di superamenti anno 2003
ND = Non determinato: non raggiunto il 75% dei dati annuali
Fonte: Arpalazio - concentrazioni di CO per centralina (valori assoluti)
Il Biossido di Azoto (NO2) si presenta come un gas di colore rosso bruno, di odore pungente
e altamente tossico che si forma, in massima parte in atmosfera, per ossidazione del monossido di
azoto (NO), ossia dalla reazione tra il monossido di azoto e l’ossigeno.
La particolarità di questo inquinante è che le emissioni da fonti antropiche derivano sia da processi di combustione (centrali termoelettriche, riscaldamento, traffico), che da processi produttivi
senza combustione (produzione di acido nitrico, fertilizzanti azotati, ecc.).
Il biossido di azoto si può ritenere uno degli inquinanti atmosferici più pericolosi, non solo per
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la sua natura irritante sull’uomo, ma anche perché, in condizioni di forte irraggiamento solare, provoca delle reazioni fotochimiche secondarie che creano altre sostanze inquinanti (“smog fotochimico”): in particolare è un precursore dell’ozono troposferico. Inoltre, trasformandosi in presenza di umidità in acido nitrico, esso è una delle cause della formazione delle cosiddette “piogge acide”, che provocano ingenti danni alle piante e più in generale alterazioni negli equilibri ecologici ambientali.
Per il biossido di azoto (NO2) ed in generale gli ossidi di azoto (NOx), il riferimento normativo è il Decreto Ministeriale del 2 aprile 2002, n. 60.
I valori limite, ovvero le concentrazioni massime in atmosfera per evitare, prevenire o ridurre
gli effetti dannosi sulla salute umana e sull’ambiente, validi in tutti i paesi dell’U.E. e quindi anche
in Italia, sono riepilogati nella tabella sopra riportata.
Fonte: Arpalazio: Concentrazione media annua di NO2 monitorata dalle centraline provinciali
Per quanto concerne i dati provinciali, dal 2003 al 2006, si nota che quasi in tutte le centraline, predisposte al monitoraggio del biossido di azoto, viene superato il valore limite della concentrazione media annua fissato a 40 µg/m3. Nel triennio considerato solo 3 centraline su 18 (Allumiere,
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Fermi vecchia attiva fino al 11/12/2006 - **Libia attiva fino al 4/12/2006 - ***Montezemolo attiva fino
16/12/2006 - ****Tiburtina vecchia attiva fino al 6/12/2006
Fonte: Arpalazio: concentrazione media annuale di NO2 e superamento dei limiti per centralina (valori assoluti)
Civitavecchia e Guido) rimangono nei limiti di legge, mentre per tutte le altre si registrano concentrazioni medie annuali superiori ai 40 µg/m3. Valori elevati si rilevano nelle centraline di Fermi,
Montezemolo, Magna Grecia, Arenula e Francia.
Una situazione migliore si presenta analizzando i dati sul numero di superamenti del valore limite per quanto concerne la concentrazione oraria (200 µg/m3). Dal 2003 al 2006 solo 6 risultano
le centraline che hanno fatto registrare un superamento della concentrazione oraria, e sono: Arenula
con 4 superamenti verificatisi nel 2006, Fermi con 34 superamenti (29 nel 2003, 1 nel 2004 e 2005
e 3 nel 2006), Magna Grecia con 5 superamenti nel solo anno 2003, Libia con 2 superamenti (1
nel 2003 e 1 nel 2006), Montezemolo con 8 superamenti (7 nel 2003 e 1 nel 2006), Cinecittà con
un solo superamento nel 2006 e Tiburtina con 21 superamenti (7 nel 2003, 5 nel 2005 e 9 nel 2006).
Dati questi non preoccupanti se si pensa che nell’arco di un anno il limite massimo di superamenti consentiti è di 18. Una criticità rilevante si osserva per la centralina sita in piazza E. Fermi
che nel 2003 ha fatto registrare ben 29 superamenti maggiori di 200 µg/m3.
Il materiale particolato (PM10) presente nell’aria è costituito da una miscela di particelle solide e liquide, che possono rimanere sospese in aria anche per lunghi periodi. Hanno dimensioni comprese tra 0,005 µm e 50-150µm (lo spessore di un capello umano è circa 100 µm), e una composizione costituita da una miscela di elementi quali: carbonio, piombo, nichel, nitrati, solfati, composti organici, frammenti di suolo, ecc.
L’insieme delle particelle sospese in atmosfera è definito come PTS (polveri totali sospese) o PM
(materiale particolato). Le polveri totali vengono generalmente distinte in due classi dimensionali
corrispondenti alla capacità di penetrazione nelle vie respiratorie da cui dipende l’intensità degli effetti nocivi. Le polveri che penetrano nel tratto superiore delle vie aeree o tratto extratoracico (cavità nasali, faringe e laringe), polveri dette inalabili o toraciche, hanno un diametro inferiore a 10µm
(PM10). Quelle invece che possono giungere fino alle parti inferiori dell’apparato respiratorio o tratto tracheobronchiale (trachea, bronchi, bronchioli e alveoli polmonari), le cosiddette polveri respirabili, hanno un diametro inferiore a 2,5µm (PM2,5).
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Le particelle solide sono originate sia per emissione diretta (particelle primarie) che per reazione nell’atmosfera di composti chimici, quali ossidi di azoto e zolfo, ammoniaca e composti organici (particelle secondarie). Le sorgenti del particolato possono essere antropiche e naturali. Le fonti
antropiche sono riconducibili principalmente ai processi di combustione quali: emissioni da traffico veicolare, utilizzo di combustibili (carbone, oli, legno, rifiuti, rifiuti agricoli), emissioni industriali
(cementifici, fonderie, miniere). Le fonti naturali, invece, sono sostanzialmente: aerosol marino, suolo risollevato e trasportato dal vento, incendi boschivi, emissioni vulcaniche, ecc.
Le cause principali delle alte concentrazioni di polveri in ambito cittadino sono dovute in gran
parte alla crescente intensità di traffico veicolare, e in particolare alle emissioni dei motori diesel e
dei ciclomotori. Una percentuale minore è legata all’usura degli pneumatici e dei corpi frenanti delle auto.
Gli effetti sanitari delle PM10 possono essere sia a breve termine che a lungo termine. Le polveri penetrano nelle vie respiratorie giungendo, quando il loro diametro lo permette, direttamente
agli alveoli polmonari. Le particelle di dimensioni maggiori provocano effetti di irritazione e infiammazione del tratto superiore delle vie aeree, quelle invece di dimensioni minori (inferiori a 56 micron) possono provocare e aggravare malattie respiratorie e indurre formazioni neoplastiche.
Dal punto di vista ambientale, invece, tali polveri provocano una diminuzione della visibilità
atmosferica e, allo stesso tempo, diminuisce la luminosità assorbendo o riflettendo la luce solare.
Fonte: Arpalazio: concentrazioni di PM10 e superamento dei limiti per centralina
La concentrazione media annuale del PM10 nella provincia di Roma è rilevata da 7 centraline
di cui 3 installate tra il 2004 ed il 2005: Preneste, Francia e Cinecittà. Per tali centraline, quindi, non
possiamo effettuare le nostre valutazioni non avendo a disposizione uno storico da cui poter attingere informazioni. Per le altre centraline, invece, l’analisi dei dati ci prospetta una situazione non molto positiva per quanto concerne la concentrazione media annuale del PM10. Tale concentrazione nell’aria, che da legge è fissata, in media, a 40 µg/m3 all’anno, risulta superiore in tutte le centraline pro-
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Fonte: Arpalazio : concentrazione media annua – Elaborazione Gemini IST
vinciali tranne che per quella installata a Villa Ada, la quale mantiene i suoi valori annuali al di sotto dei limiti stabiliti dalla legge.
Nel quadriennio considerato (2003-2005) la centralina di Arenula, anche se di poco sopra i limiti, fa registrare una riduzione della concentrazione media annuale del 3,6%, passando da 44,9 a
43,3 µg/m3.
Le centraline di Fermi e Magna Grecia, invece, sempre nel medesimo periodo considerato, fanno registrare un incremento rispettivamente del 4,8% e del 6,4%.
Analogo discorso vale per i superamenti dei limiti giornalieri, dove la legge fissa un valore giornaliero pari ad un massimo di 50 µg/m3 da non superare più di 35 volte all’anno.
Analizzando i dati del grafico soprastante, nel quale non riportiamo i dati delle nuove centraline installate delle quali non disponiamo dello storico dei dati, notiamo che il numero di superamenti della concentrazione media giornaliera continua a crescere di anno in anno.
In particolare la centralina di Arenula, dal 2003 al 2006, passa da 54 a 98 superamenti (+81,5%),
quella situata in via E. Fermi passa da 92 superamenti registrati nel 2003 a 145 nel 2004, 127 nel
2005 e 110 nel 2006. Forte crescita nel numero di superamenti si verifica anche per la centralina
installata in via Magna Grecia, che vede passare il numero dei superamenti da 38 a 95 l’anno
(+150%).
Anche per le centraline di L.go Preneste e di Corso Francia, di cui abbiamo solo i valori del 2006,
si nota un numero di superamenti annui 3 o 4 volte superiori ai limiti di legge: rispettivamente 118
e 141.
L’incremento dei superamenti e della maggiore concentrazione in aria di tale sostanza, è dovuta anche alle particolari condizioni meteo che si stanno verificando in questo ultimo anno e che non
hanno facilitato la dispersione dell’inquinante.
Il Biossido di zolfo (SO2) o anidride solforosa, è un gas dall’odore pungente, la cui presenza in
atmosfera deriva dalla combustione di prodotti organici di origine fossile contenenti zolfo, quali carbone, petrolio e derivati. È un gas irritante per gli occhi e per il tratto superiore delle vie respiratorie, a basse concentrazioni, mentre a concentrazioni superiori può dar luogo a irritazioni delle mucose nasali, bronchiti e malattie polmonari.
In natura l’anidride solforosa viene immessa in atmosfera al seguito delle eruzioni vulcaniche,
mentre le principali sorgenti antropiche sono costituite dagli impianti per il riscaldamento e la produzione di energia alimentati a gasolio, carbone e oli combustibili. Il traffico contribuisce alle emissioni complessive di biossido di zolfo solo in minima parte.
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L’SO2 è il principale responsabile delle “piogge acide”, in quanto tende a trasformarsi in anidride
solforica e, in presenza di umidità, in acido solforico. In particolari condizioni meteorologiche e in
presenza di quote di emissioni elevate, può diffondersi nell’atmosfera ed interessare territori situati
anche a grandi distanze.
Di seguito si riportano i limiti di concentrazione di biossido di Zolfo nell’aria così come previsti dal D.M. n.60 del 02/04/2002.
Il biossido di zolfo era ritenuto, fino a pochi anni fa, il principale inquinante dell’aria ed è certamente tra i più studiati, anche perchè è stato uno dei primi composti a manifestare effetti sull’uomo
e sull’ambiente. Tuttavia, oggi, il progressivo miglioramento della qualità dei combustibili (minor
contenuto di zolfo nei prodotti di raffineria, imposto dal D.P.C.M. del 14 novembre 1995) insieme al sempre più diffuso uso del gas metano, hanno diminuito sensibilmente la presenza di SO2 nell’aria.
Il monitoraggio sul territorio provinciale di tale inquinante è garantito da 9 centraline fisse: Arenula, Fermi, Villa Ada, Colleferro 10, Colleferro 11, Segni, Civitavecchia, Allumiere e Guidonia.
Fonte: Arpalazio: concentrazione media annua – Elaborazione Gemini IST
La situazione del Biossido di Zolfo nella Provincia di Roma, così come nel resto della Regione,
è profondamente migliorata negli ultimi anni e le concentrazioni di questo inquinante rimangono
sempre al di sotto dei limiti imposti dalla normativa.
Netti miglioramenti, come si può vedere dal grafico e dalla tabella (con i valori assoluti) riportate, si sono registrati sulle parti di territorio dove sono posizionate le centraline Arenula e Fermi.
La prima vede una diminuzione della concentrazione media annua del 75,3%, passata da 4,3
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Analizzatore operativo fino al 14/6/2006 - **Analizzatore operativo fino al 21/6/2006
Fonte: Arpalazio – Concentrazione media annua di SO2 per centralina
nel 2003 a 1,06 µg/m3 nel 2006 (dati analizzati fino al 14/04/2006), mentre la seconda una diminuzione del 41,4% passata, per lo stesso arco di tempo considerato, da 6,9 a 4,04 µg/m3.
Diminuzioni più contenute della concentrazione media annua, invece, si registrano per le rimanenti centraline.
Situazione completamente opposta si verifica a Civitavecchia dove la centralina installata fa registrare un aumento (quasi il triplo) della concentrazione media annua di SO2 del 153,9%, passata dal 2003 al 2006 da 1,3 a 3,3 µg/m3.
Infine un quadro positivo si riscontra se si analizzano i dati relativi al numero di superamenti.
Per tale inquinante, infatti, dal 2003 al 2006, in tutte le 9 centraline di monitoraggio, non si sono
registrati superamenti del valore limite nella concentrazione media giornaliera.
L’Ozono (O3) è un gas fortemente ossidante (formato da 3 molecole di ossigeno), che si forma nella bassa atmosfera per reazioni fotochimiche attivate dalla luce solare, che danno origine allo smog fotochimico. La presenza di ozono negli strati alti dell’atmosfera (stratosfera) è di origine
naturale e costituisce una fondamentale azione protettiva dalle radiazioni ultraviolette prodotte dal
sole. La formazione di elevate concentrazioni di ozono a quote inferiori, al di sotto dei 10-15 km
di altezza (troposfera), è un fenomeno prettamente estivo, legato all’interazione tra radiazione solare e sostanze chimiche (idrocarburi e biossido di azoto) dette “precursori”, che a temperature elevate (temperature estive) attivano e alimentano le reazioni fotochimiche producendo ozono, radicali
liberi, perossidi e altre sostanze organiche, fortemente ossidanti. L’ozono presente negli strati bassi
dell’atmosfera (troposfera) non è quindi prodotto direttamente dall’uomo, ma è una sostanza inquinante di origine secondaria.
Esso si presenta come gas incolore irritante per le mucose (occhi, apparato respiratorio, ecc.).
A causa della sua alta tossicità può causare effetti dannosi sia all’ecosistema che al patrimonio storico-artistico. Inoltre, la capacità di spostarsi con le masse d’aria anche a diversi chilometri dalla fonte, comporta la presenza di concentrazione elevate a grandi distanze determinando il rischio di esposizioni significative in gruppi di popolazione relativamente distanti dalle fonti principali di inquinanti e danneggiando la componente vegetale dell’ecosistema e le attività agricole.
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Per quanto riguarda i livelli di concentrazione di ozono, il nuovo riferimento normativo è rappresentato dal Decreto Legislativo n.° 183 del 21/05/04, che fissa valori bersaglio, obiettivi a lungo termine e soglie di informazione e allarme, oltre che definire le modalità per l’informazione da
fornire al pubblico sui livelli registrati in caso di superamento delle soglie.
Fonte: Arpalazio: Concentrazione media annua
Per quanto concerne il monitoraggio dell’ozono nella Provincia è garantito da 8 centraline fisse (Preneste, Fermi, Magna Grecia, Villa Ada, Guido, Cavaliere, Colleferro 10 e Segni) che hanno fatto registrare, dal 2003 al 2006, una notevole riduzione della concentrazione media annua.
Fonte: Arpalazio: Concentrazione media annua di O3
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Le maggiori riduzioni della concentrazione media annua si riscontrano nelle centraline Preneste, Guido e in particolar modo Segni, la quale, nel passaggio dal 2003 al 2006, vede quasi dimezzare la sua concentrazione di Ozono, passata da 84,6 a 43,9 µg/m3.
Le altre due centraline (Preneste e Guido), mentre, fanno registrare, sempre per lo stesso arco temporale, una riduzione percentuale della concentrazione media annua rispettivamente del 27,1% e
del 25,2%.
L’unica eccezione a questo andamento decrescente della concentrazione in aria di ozono ci viene segnalata dalla centralina Cavaliere la quale, a differenza delle altre, registra un incremento del
4,7%.
*Analizzatore operativo fino al 14/6/2006 -** Analizzatore operativo fino al 21/6/20006
Fonte: Arpalazio – Superamenti di Ozono 180 µg/m3 media oraria Fonte: Arpalazio – Superamenti di Ozono 240 µg/m3 media oraria
Passando ad analizzare i dati sui superamenti (limite di 180 µg/m3 nella media oraria) si nota,
con il passar degli anni, un leggero miglioramento anche se la situazione rimane non del tutto positiva.
Prendendo in considerazione il limite di 180 µg/m3 (media oraria) appare evidente che il 2003
risulta l’anno in cui si registrano più superamenti. Significativa è la riduzione dei superamenti della centralina Segni che dal 2003 al 2006 vede una diminuzione del 90% (da 241 a 23 superamenti). Discorso analogo si può fare per le centraline di L.go Preneste e Villa Ada che fanno registrare
una diminuzione dei superamenti rispettivamente del 67,7% e del 68,9%.
Migliori risultati si registrano per le centraline Magna Grecia e Guido le quali dal 2004 in poi
azzerano il numero dei superamenti. Mentre Cavaliere risulta l’unica centralina in cui si registra prima una riduzione dei superamenti che passano da 16 nel 2003 a 8 nel 2005 poi, nell’ultimo anno
considerato (2006), fa registrare un incremento dei superamenti del 125%.
Anche per quanto concerne il numero dei superamenti della soglia d’allarme fissata a 240
µg/m3 (media oraria registrata per tre ore consecutive), si notano piccoli miglioramenti. Infatti, dal 2003
al 2006, i superamenti della soglia d’allarme diminuiscono in tutte le centraline passando, rispettivamente agli anni considerati, da 12 a 5 con una diminuzione del 58,3%.
Fonte: Arpalazio: Superamenti giornalieri della media di 8 ore calcolati negli anni
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E’ importante sottolineare come, alla diminuzione dei valori medi della concentrazione di ozono (vista precedentemente), si verifica un miglioramento anche dei superamenti giornalieri della media di 8 ore calcolata negli anni. Ciò nonostante il numero dei superamenti giornalieri (su una media di 8 ore calcolata su 4 anni) oltrepassano quelli previsti da legge. Le maggiori criticità si verificano per le aree dove sono poste le centraline Segni, Preneste, Villa Ada, Cavaliere e Guido, che fanno
registrare, dal 2003 al 2006, una media dei superamenti rispettivamente pari a 88, 40,59,37 e 36.
Positivi risultano, invece, i dati della centralina Fermi la quale registra, nei 4 anni considerati,
una media dei superamenti pari a 1.
3. Numero di autorizzazioni rilasciate
Un punto essenziale per la gestione dei piani di Tutela, Conservazione e Risanamento della qualità dell’aria è rappresentato dalle competenze delegate alle Province in materia di autorizzazione di
emissioni in atmosfera di nuovi impianti o di modifica di quelli esistenti.
L’autorizzazione alle emissioni in atmosfera si applica alle unità produttive adibite ad uso industriale o di pubblica utilità che provocano inquinamento atmosferico, comprese alcune imprese
artigiane.
Esistono 2 tipologie di autorizzazioni: a “ridotto inquinamento atmosferico” e con “atto specifico”.
Le attività a ridotto inquinamento atmosferico sono soggette ad autorizzazione generale, tale regime non si applica quando tra le materie prime ed ausiliarie figurano sostanze di tossicità e cumulabilità particolarmente elevate (in tal caso l’ente rilascia l’autorizzazione con atto specifico).
Inoltre esistono attività ad inquinamento atmosferico poco significativo, e quindi, non soggette ad autorizzazione alle emissioni in atmosfera; è necessaria solo una comunicazione alla Provincia
contenente una planimetria dei locali con indicati i punti di emissione e una descrizione del ciclo
lavorativo.
Nella nostra Provincia il numero totale di autorizzazioni rilasciate dall’Ente mostra un andamento
altalenante negli anni con un aumento, dal 2002 ad oggi, del numero di autorizzazioni rilasciate a
ridotto inquinamento atmosferico ed una diminuzione del numero di autorizzazioni rilasciate con atto specifico. Le prime, infatti, passano da 159 rilasciate nel 2002 a 251 nel 2006 registrando una crescita del 57,8%. Le autorizzazioni rilasciate con atto specifico, invece, hanno visto un incremento
dal 2002 al 2005 del 175% passando rispettivamente da 68 a 187 ed una riduzione nell’ultimo anno (2006) del 56%, passando da 187 rilasciate nel 2005 ad 87 nel 2006.
Una notevole quantità di autorizzazioni (436) sono state rilasciate dall’Ente Provincia nel 2005,
delle quali 187 con atto specifico e le rimanenti 249 a ridotto inquinamento atmosferico.
Fonte: Provincia di Roma - Osservatorio per la Promozione della Qualità Ambientale
Risorse naturali comuni
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4. Quantità di emissione autorizzata
La quantità di emissione autorizzata è un indicatore che permette di valutare la quantità massima di inquinanti che possono essere immessi nell’aria dalle attività produttive nell’arco di un anno ed in un determinato territorio. Non avendo a disposizione dati completi che ci permettano di
delineare un quadro completo della situazione provinciale, per tale indicatore non è possibile esprimere una valutazione dello stato attuale della quantità di sostanze che possono essere immesse in aria.
Per tale motivo si rimanda la valutazione dell’indicatore al prossimo aggiornamento del Rapporto.
5. Numero di illeciti penali
A seguito della abrogazione parziale - per referendum popolare - della L. n. 833/78 nella parte
in cui affidava alle Unità sanitarie locali i controlli in materia ambientale, la Legge n. 61 del 21 gennaio 1994, ha previsto:
che le regioni dovessero obbligatoriamente ed in via generalizzata provvedere alla ricomposizione
in capo alle Province delle funzioni amministrative in materia ambientale;
che per l’espletamento di tali funzioni veniva istituita a livello centrale l’Agenzia nazionale per
la protezione dell’ambiente (ANPA), e a livello regionale l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (ARPA).
Le strutture tecniche provinciali dell’ARPA sono poi state poste alle dipendenze funzionali delle province, secondo criteri stabiliti in base ad apposite convenzioni stipulate con le regioni.
Allo stato attuale della legislazione, la vigilanza ed il controllo sui fattori fisici, chimici e biologici di inquinamento acustico, dell’aria, delle acque e del suolo, ivi compresi quelli sull’igiene dell’ambiente, e di tutela degli ambienti e degli eco-sistemi sono dunque esercitata dall’ANPA e dall’ARPA. Sul piano direttamente operativo le attività di controllo in materia di inquinamento atmosferico sono svolte dalle Sezioni Provinciali dell’ARPA.
Fino al maggio 1988, l’inquinamento atmosferico derivante dall’esercizio di impianti industriali
era disciplinato dall’art. 20 della legge n. 615 13/7/66 (legge antismog), e dal regolamento di esecuzione adottato con DPR 15/4/71, n. 322.
Il limite dell’art. 20 della L. n. 615/66 era quello di prevedere un iter amministrativo lungo, complesso, dipendente dalla inosservanza di un provvedimento del sindaco e con una pena irrisoria (al
massimo lire 3.000.000 di ammenda).
Inoltre la disciplina non riguardava l’intero territorio nazionale (ma solo i Comuni azzonati nelle zone A e B), e prevedeva la misurazione dell’inquinamento atmosferico non alla bocca del camino, bensì al perimetro dell’edificio industriale.
Con l’emanazione del DPR n. 203/88, la disciplina penale viene resa applicabile a tutto il ter-
Fonte: Arpalazio
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ritorio nazionale, e, accanto ai valori-limite di emissione (già previsti anche dal DPR n. 322/71), sono introdotti anche valori-limite di qualità dell’aria, relativi alle concentrazioni di inquinanti e di
esposizione agli inquinanti nell’ambiente esterno (art. 2, comma 2), nonché valori-guida a fini preventivi o di particolare tutela in zone specificamente individuate (art. 2, comma 3).
L’ indicatore esaminato – Numero di illeciti penali – ha lo scopo di valutare la quantità di illeciti penali, derivanti da non conformità normative, in materia di emissioni in atmosfera.
I valori del grafico su riportati mostrano, per il triennio considerato (2004-2006), una situazione
altalenante per quanto concerne il numero di illeciti riscontrati dai controlli di Arpalazio. Infatti,il
numero di illeciti riscontrati in Provincia passano da 13 sanzionati nel 2004 a 25 nel 2005, per poi
riscendere a 12 nel 2006. Si può affermare, in definitiva, un leggero miglioramento dell’indicatore
nell’ultimo anno sia se consideriamo l’anno 2004 sia il 2003.
Di seguito sono riportati i progetti, le iniziative e le buone pratiche attuate dalla Provincia di
Roma relativamente alla tematica dell’aria.
Titolo Progetto/iniziativa
Breve descrizione
Attività di monitoraggio della qualità dell’aria nel territorio provinciale con particolare riferimento ad aree
urbane ed industriali
Valutazione della qualità dell’aria nel territo- Dip. IV - Servizi di tutela
rio della Provincia di Roma in aree protette,
ambientale
aree industriali e centri urbani caratterizzati da
Servizio 3 tutela aria ed
traffico veicolare. I dati sono resi disponibili
energia
agli amministratori locali per individuare strategie volte alla riduzione dell’inquinamento ed [email protected]
ai cittadini per sensibilizzarli sulle ripercusRiferimento:
sioni in termini di salute pubblica determinate
Patrizia Prignani
dall’inquinamento atmosferico
Ricerca sulla valutazione del
materiale carbonioso presente nelle polveri fini
(pm10) in un’area di Roma
ad elevato traffico autoveicolare
Il progetto prevede una misura della qualità Dip. IV - Servizi di tutela
dell’aria ai margini di un’arteria ad elevata in- ambientale Servizio 3 Tutela
tensità di traffico autoveicolare a doppia coraria ed energia
sia (Via Tiburtina) in funzione della componente carboniosa presente nelle polveri fini [email protected]
(PM10). I risultati di questa ricerca, oggetto
Riferimento: Patrizia
di una pubblicazione su una rivista scientifiPrignani
ca nazionale, hanno evidenziato che il materiale carbonaceo costituisce il 30-40% della
massa totale delle polveri fini che normalmente vengono misurate nell’area di Roma.
La sua misura ha mostrato che esso proviene
prevalentemente e direttamente dalle emissioni da traffico autoveicolare e la sua misura
in continuo può costituire un mezzo importante per la valutazione dell’efficacia degli interventi che vengono normalmente presi sul
traffico
Bibliografia
Per saperne di più contattare
Risorse naturali comuni
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RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE DELLA PROVINCIA DI ROMA 2007
Webgrafia
Si ringrazia:
Arpalazio, Regione Lazio Dipartimento Territorio Direzione Ambiente e Cooperazione tra i Popoli – Area Conservazione Qualità dell’Ambiente – Osservatorio Ambientale.
Normativa di riferimento
Direttiva quadro 96/62/CE
“Valutazione e gestione della qualitá dell’aria ambiente”, stabilisce il contesto entro
il quale operare la valutazione e la gestione della qualitá dell’aria secondo criteri armonizzati in tutti i paesi dell’unione europea (direttiva quadro), demandando poi a
direttive “figlie” la definizione dei parametri tecnico-operativi specifici per gruppi di
inquinanti. Questa direttiva é stata recepita dall’Italia con il DL 351/1999
Direttiva 99/30/CE
“Valori limite di qualitá dell’aria ambiente per il biossido di zolfo, gli ossidi di azoto, le particelle e il piombo”, stabilisce i valori limite di qualitá dell’aria ambiente per
il biossido di zolfo, il biossido di azoto, gli ossidi di azoto, le particelle e il piombo
(prima direttiva figlia). Recepita dal DM 60/2002
Direttiva 00/69/CE
“Valori limite di qualitá dell’aria ambiente per benzene ed il monossido di carbonio”
stabilisce i valori limite di qualitá dell’aria ambiente per il benzene ed il monossido
di carbonio (seconda direttiva figlia). Anch’essa recepita nel DM 60/2002
Direttiva 02/03/CE
Relativa ai livelli di concentrazioni di ozono in atmosfera é stata recepita dal D lg N°
183/2004
Dlgs 351/99
Attuazione della direttiva 96/62/CE in materia di valutazione e di gestione della qualità dell’aria ambiente
Dlgs 4 agosto 1999, n. 372
Attuazione della direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento (IPPC)
Dm 2 aprile 2002, n. 60
Recepimento della direttiva 1999/30/CE del Consiglio del 22 aprile 1999 concernente
i valori limite di qualità dell’aria ambiente per il biossido di zolfo, il biossido di azoto, gli ossidi di azoto, le particelle e il piombo e della direttiva 2000/69/CE relativa ai
valori limite di qualità dell’aria ambiente per il benzene ed il monossido di carbonio
Legge 1 giugno 2002, n. 120
Ratifica ed esecuzione del Protocollo di Kyoto alla Convenzione quadro delle Nazioni
Unite sui cambiamenti climatici, fatto a Kyoto l’11 dicembre 1997
Dm 261/2002
Direttive tecniche per la valutazione della qualità dell’aria ambiente
Dlgs 21 maggio 2004, n. 171
Attuazione della direttiva 2001/81/CE relativa ai limiti nazionali di emissione di alcuni inquinanti atmosferici
Dlgs 152/06
Nella Parte Quinta del decreto sono contenute tutte le norme in materia di tutela dell’aria e di riduzione delle emissioni in atmosfera
Dm 16 ottobre 2006
Programma di finanziamenti per le esigenze di tutela ambientale connesse al miglioramento della qualità dell’aria e alla riduzione delle emissioni di materiale particolato in atmosfera nei centri urbani
Dm 18 dicembre 2006
Approvazione del Piano nazionale di assegnazione delle quote di CO2 per il periodo
2008-2012
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