Interpretazione
semantica
della chiesa
di Santa
Sofia
in
Benevento.
L'Unesco nel 2011 ha dichiarato la chiesa di Santa Sofia in Benevento
patrimonio dell'umanità.
La chiesa fu costruita molto probabilmente nei due anni successivi
all’elezione a duca di Arechi II1.
Questi fu il duca che rifondò la prima città e rinnovò la seconda
edificando la Civitas nova, il Sacrum palatium e appunto S. Sofia,
tempio nazionale della gens Langobardorum, ad tutelam urbis, nonché
sacrario della stirpe. Fu costruita con l’intenzione devozionale di
ottenere la redenzione del fondatore e la salvezza della gens e della
patria.
Santa Sofia fu dedicata alla divina sapienza di Cristo, come l’analoga
basilica costantinopolitana secondo l’attestazione (alla fine del IX) di
Erchemperto2; fu anche il sacrario della stirpe, perché in essa vennero
custodite le reliquie di S. Mercurio3 (che riposano sotto l’abside
centrale) e dei XII Fratelli Martiri (che riposano in corrispondenza della
cupola). Il monastero femminile annesso era retto dalla abatessa
Gariperga, sorella di Arechi.
La chiesa, ove il principe si recava abitualmente a pregare, presenta
tre absidi nel muro ad andamento circolare che assume forma spezzata
1 È ormai certo che Arech i II s ia stato il suo fondatore. Per qualche anno la sua costru zione è
stata attribuita a Gisulfo. Dalla lettura del documento di donazione del 774 si evince che, nella
concezione del fondatore, la chiesa doveva assolvere una funzione anche sociale: "...a
fundamentis edificavi pro redemptione animae meae seu pro salvationis gentis nostrae ". Arechi
II nacque nel 733/34; fu creato duca tra il 758 e il 759 dal suocero re Desiderio di Brescia [(?774) duca di Brescia, re dei Longobardi dal 756], che detronizzò il ribelle e fuggitivo Liutprando
[(?-?) duca di Benevento 751-758]. Sconfitto il suocero dai Franchi, si proclamò princeps gentis
Langobardorum et Samnitum, e fu l’ultimo baluardo della cultura longobarda il Italia. Durante il
suo governo il pri ncipato comprendeva gli Abruzz i, il Contado di Moli se, la Valle Beneventana,
buona parte dei Principati citra et ultra e Terra di Lavoro. Fu una delle corti più colte d’Europa.
Morì nel 787.
2
Erchemperto (?– post 887) fu un monaco benedettino e storico longobardo, noto soprattutto
come autore della Historia Langobardorum Beneventanorum, importante fonte primaria della
storia della Langobardia Minor.
3 San Mercurio di Cesarea era figlio di un cri stiano che gli aveva dato il nome di Filopatròs ("che
ama il padre"), fu un soldato sotto gli imperatori Decio (249-251) e Valeriano (253-260), la cui
carriera lo portò al rango di generale. Quando i due imperatori decisero di ini ziare le loro
persecuzioni contro i c ristiani, Mercu rio rivelò all'imperatore la prop ria fede. Fu per tre volte
torturato ma per tre volte venne miracolosamente guarito da u n angelo. Infine fu condotto in
Cappadocia, sua patria d'origine, e lì decapitato. Una leggenda lo vuole uccisore dell'imperatore
Giuliano l'apostata (360-363).
oltre la zona presbiteriale per concludersi negli elementi residuali
dell’originaria facciata a profilo convesso incorporati dal prospetto
barocco realizzato dopo il terremoto del 5 giugno 1688.
Figura 1: pianta di Santa
Sofia come si presenta oggi.
Il sisma causò la caduta del campanile, che fu ricostruito in altro sito, e
quella del pronao ipotizzato dal Rusconi, cui farebbero riferimento le
due colonne sulla facciata, integrata dal portale del XII secolo; nella
sovrastante lunetta vi è la raffigurazione di C risto in trono tra la
Vergine, San Mercurio e un abate inginocchiato.
Figura 2: lunetta sovrastante il
portone d’ingresso.
Dovrebbe trattarsi di Giovanni IV, se l’immagine non e quella di Arechi
II ai piedi della divina sapienza cui e intitolata la chiesa. Il ricordo del
grande sovrano era ancora vivo nel XII secolo ed è noto che una sua
statua era in Santa Sofia ancora nel Seicento, e venivano celebrate
ancora nel Settecento funzioni in suo suffragio ogni anno. Pare che il
cardinale Stefano Borgia stabilì che venissero fissate nell'anniversario
della morte, il 26 agosto.
Figura 3: Arechi II assiste
alla costruzione di Santa
Sofia
Biblioteca
Apostolica
Vaticana
CodVatLat4939 01.
L’edificio presentava probabilmente, prima dell’intervento di Buratti
eseguito dopo il terremoto del 1688, una pianta circolare4. Secondo
alcune ipotesi, a nord-est, qualche anno prima di Buratti, era sta
costruita una profonda abside quadrangolare con l’altare centrale. Altri
due altari erano lungo le pareti laterali; due cappelle quadrangolari ai
lati dell’ingresso. La cappella di sud ospitava l’altare di San Giovenale,
quella di ovest l’altare di suor Orsola. Ai lati della porta d’ingresso
erano stati collocati due contenitori per l’acqua santa. Infine, a ridosso
della facciata erano stati realizzati due locali di piccole dimensioni:
quello destro adibito a sacrestia di San Giovenale e quello sinistro
adibito a vestiario. L’intervento di Buratti lasciò intatta la sola parte
centrale, costituita da un doppio deambulatorio, il cui primo giro
è definito da un esagono di sei colonne e il secondo da otto
pilastri e da due colonne. Sull’esagono centrale fu ricostruita la
cupola, impostata sulla parte bassa del tamburo medievale5, al di sotto
della quale riposano i resti dei dodici Fratelli Martiri.
Figura 4: Santa
anno cinquanta.
Sofia
negli
4 La “Relazione e nota dello stato e delle entrate dell’abatia di S. Sofia di Benevento commentata
all’ill.mo cardi nal Bo rghese” del 1609 descrive sommariamente la chiesa, qualificandola come un
edificio “con forma tonda e […] greca”.
5
Un documento della fine del XVII secolo ripo rta che l ’intervento arc ivescovile lasciò intat to solo
”il sito delle colonne”.
La ricostruzione di Rusconi del 1952 riprende la sua interpretazione
dell’impianto originario6. La pianta presenta una geometria mistilinea.
La parte nord-orientale ha forma circolare con tre piccole absidi
centrali. La restante parte presenta un’insolita pianta a stella
(pentacolo). I piccoli ambienti a ridosso della facciata sono stati
demoliti, mentre le due cappelle barocche sono state ridimensionate.
La facciata barocca, in qualche modo conservata fino ad oggi, è molto
più lunga di quella originaria. Inoltre, Rusconi rimosse gli stucchi
seicenteschi, riportando alla luce brani di affreschi medievali, che
ancora oggi sono visibili e che rappresentano un formidabile esempio
di insegnamento exoterico rivolto alle masse. Evitò d’intervenire anche
sul tiburio barocco che racchiude una cupola alta circa il doppio di
quella altomedievale la cui esistenza e desumibile dalla raffigurazione
di Arechi II che, in trono, presiede alla costruzione della chiesa.
Figura 5: miniatura in cui Arech i
II assiste alla costruzione della
chiesa di Santa Sofia - f. 28r del
Chronicon Sanctae Sofiae, il
codice Vat. Lat. 4939 della
Biblioteca Apostolica Vaticana
- monastero sofiano agli iniz i
del XII secolo.
Il perimetro dell’edificio, absidi escluse, rientra in una circonferenza dal
diametro di m 23,50. Lo spazio interno è scandito da colonne e pilastri
disposti a formare un esagono centrale e un concentrico decagono fra i
quali si svolge un ambulacro interno a quello posto tra il muro d’ambito
e il decagono stesso. Gli otto pilastri a sezione quadrata (che
6 Un documento dell’8 febbraio 17 08 indica in qual modo i ntervenne Carlo Bu ratti, l ’architetto
incaricato del ripris tino che fu riconsacro solennemente il 19 marzo 1701 dall’arc ivescovo
Vincenzo Maria Orsini. Riporta l’atto che l’Orsin i “[…]nell’anno 1696 fece incominciare a riparare la […]
Chiesa, ed a ridurla alla dovuta simmetria, col fare buttare a terra parte di essa, come superflua, ed irregolare […]”. Ad
un intervento cosi radicale, seguito ai lavori p romossi dai Canonici Regolari Lateranensi che
avevano fatto già eseguire la sosti tuzione della cupola e dell’abs ide centrale, ha corrisposto il
restauro altrettanto deciso del Rusconi che ripri stinò l’impianto a stella modificato dal Bu ratti e
individuato (come probabile) grazie agli scavi. Rusconi non inte rvenne direttamente sulla facciata
barocca, più larga di quella orig inaria, con due finestre e un’apertu ra ovale nel timpano,
eliminando solo le cappelle addossate al muro d’ambito che sporgevano sensibilmente sui lati.
probabilmente sostituirono altrettante colonne in occasione di un
restauro medievale) e le due colonne (di spoglio e con capitelli antichi)
del decagono sono sormontati da pulvini altomedievali; le colonne di
riuso dell’esagono impiegano solo capitelli d’età classica e, come basi,
capitelli antichi rovesciati e modificati.
Figure 6 e 7: pianta con analis i
del soleggiamento e pianta
con analisi delle str utture
esposta nella piazza antistante
la
Chiesa,
secondo
l’interpretazione di Rusconi.
Archi in mattoni scaricano su queste strutture e sul muro a zig-zag il
peso delle volte quadrate, triangolari, trapezoidali che coprono i due
ambulacri e quello della cupola con tiburio e della copertura a capanna,
modificata solo in prossimità della facciata barocca.
Figure 8 e 9: schizzi di scorci
della
chiesa
come
si
presentano oggi.
Il reimpiego di materiali antichi riguarda anche la muratura in opera
mista (opus mixtum) realizzata con tufelli e mattoni di risulta.
La descrizione geometrica del Tempio sofiano ci consente di azzardare
alcune ipotesi di interpretazione semantica dell’opera architettonica.
Innanzi tutto, intorno al perimetro si può disegnare un quadrato con
due diagonali che sono orientate secondo i punti cardinali nord-sud e
est-ovest, e quindi secondo il percorso del sole nei giorni dell’equinozio
(aequi-nox - la lunghezza delle ore di luce è uguale alla lunghezza
delle ore di buio) di primavera e di quello d’autunno. Il sorgere del sole
si sposta, avvicinandosi l’estate, verso la parte nord dell’orizzonte.
Avvicinandosi l’inverso si sposta verso
sud.
L’angolo di questo
movimento illusorio fino al punto solsistiale estivo e invernale a
Benevento è 32°. Durante l’estate, l’altezza del sole a mezzogiorno a
BN è 72°. Agli equinozi è di 48,5°. Al solstizio invernale è 25°. La
chiesa è costruita secondo la misura del piede romano, pari a cm
30,83. La lunghezza della chiesa è di cm 2.200, pari a circa 72 piedi
romani. Mentre gli alzati della chiesa sono costruiti secondo
l'inclinazione dei raggi del sole durante gli equinozi e i solstizi.
Figura 10: sezione trasversale
con ricostruzione del percorso
del sole durante gli equinozi e
i solstizi.
Esiste quindi una singolare corrispondenza, che si può ritenere non
casuale. Il trasferimento delle stagioni e quindi dell’Universo all’interno
della struttura, può essere interpretato come il trasferimento simbolico
dell’Universo all’interno del Tempio. Questo rappresenta il tipico
esempio di architettura intesa come “Raumgelstaltung”, ovvero
conformazione spaziale, per cui la più peculiare caratteristica
dell’architettura è la sua interna spazialità. Del resto nell’antico
Oriente Lao Tze affermava che “la realtà di un edificio non consiste in quattro
pareti e nel tetto, ma nello spazio entro cui si vive”.
Figura 11: interno della ch iesa
come si presenta oggi.
Si può anche sostenere che questa opera architettonica presenta il
duplice
aspetto
dell’insegnamento
cristiano,
vale
a
dire
quello
exoterico, materiale, rivolto alle masse ed indispensabile per gli uomini
che chiedono cose semplici, e quello esoterico rivolto ai soli iniziati, che
dovevano
interpretare e
continuare
l’insegnamento
del Maestro.
L’insegnamento exoterico si estrinseca attraverso l’interpretazione
degli affreschi7 che un tempo ornavano completamente le pareti della
C hiesa.
Figure 12 e 13: affreschi delle
absidi: il silenzio di Zaccaria
(particolare) affresco fine VIII
inizio IX secolo - visitazione
(particolare) affresco fine VIII
inizio IX secolo
7 Considerato che il Sacrum Palatium di Benevento fu un centro di cultura al più alto livello
europeo per la presenza di Paolo Diacono, e plausibile che nella corte di Arechi e di Adelperga,
personaggi di non poca dottrina e per di più sensib ili al l’arte dell’o riente, vada rint racciata
l’origine delle trame cul turali cui si connettono gli affreschi sofiani, probabilmente voluti dallo
stesso Arechi e realizzati ent ro il 768, anno del la tumulazione delle reliquie d i S. Mercurio da un
anonimo artista siro-palestinese.
Il restauro del Rusconi, asportando gli intonaci e gli stucchi barocchi
che ornavano l’interno e abbattendo le tamponature delle absidi
minori, ha consentito l’individuazione degli affreschi che rivestivano
interamente le pareti, come indica la distribuzione dei superstiti
frammenti isolati. I brani più importanti del ciclo pittorico che era
dedicato alle‘Storie di C risto si trovano nelle absidi minori. In quella
di sinistra sono rappresentate scene della “Storia di S. Giovanni
Battista” mentre nell’abside destra sono le “Storie della Vergine”. La
“Storia di S. Giovanni Battista”, nell’abside sinistra, consta di due
distinte scene: “l’Annuncio a Zaccaria” della prossima nascita del
Battista 8 e il “Silenzio di Zaccaria” che indica ai fedeli stupefatti di
essere
stato
privato
della
parola
per
l’incredulità
all’annuncio
dell’Angelo. Il silenzio di Zaccaria può essere associato al
silenzio iniziatico che consente il passaggio ad una dimensione
ulteriore della conoscenza. La dimensione a cui doveva tendere
Zaccaria per poter credere nell’annuncio.
Nell’altra abside si riconoscono una vigorosa Annunciazione a Maria e
la Visitazione.
La devozione del popolo longobardo alla Madonna si può far risalire
all’atavica religione Vanica9, basata sui culti della fertilità di origine
scandinava. Paolo Diacono10 racconta che, sotto la guida dei mitici
8
Zaccaria e la moglie non avevano figliuoli, perche Elisabetta era sterile, e ambedue erano molto
avanti in età.
9 I longobardi passarono nei secol i da una cultu ra religiosa Vanica, basata sui cult i della fertili ta e
propria della condiz ione agricolo-sedentaria degli insediamenti di contadin i e allevatori
(nell’Olimpo germanico gl i dei Vani sono patroni di pace, fecondità, piacere e ricc hezza) a quella
odinica, propria della condizione guerriera. Pare che il passaggio di religione sia stato propiziato
dalla Dea Frea e addirittura da Gambara, madre dei due primi condottieri. Questo passaggio fu
tanto più importante se si considera che “lunga barba” era u no dei tanti appellativi di OdinoWotan di cui i Longobardi, individuati come ≪isti longibarbae≫, si ri conobbero adoratori. Le
origini scandinave, prospettate fra VII e VIII secolo, sembrano peralt ro confermate dalle analogie
fra il diritto longobardo e quello delle popolazioni della Scandinavia, dalle caratteristiche comuni
alle mitologie dei Longobardi e dei popoli nord ici (sopratt utto la quota d i Winniles che non
avevano lasciato la terra d’origine).
10 L’origine e la più antica s toria dei Longobardi (detti anche Vinnili), popolazione di lingua
germanica occidentale, ci sono note attraverso la Historia Langobardorum, scritta nella seconda
meta dell’VIII secolo da Paolo Diacono. Paolo, figlio di Varnefrido, era discendente da un’antica
famiglia (o fara) del Friuli, il cui antenato aveva raggiunto l’Italia con Alboino. Ebbe fin da giovane
dimestichezza con i miti, le saghe e i canti che narravano il passato del suo popolo, cioè con quel
patrimonio di tradiz ioni orali cu i aveva attinto l’anonimo autore dell’ Origo gentis Langobardorum,
redatta probabilmente nell’età di Grimoaldo (662-671).
Ibor e Aio, che erano accompagnati dalla saggia madre Gambara, i
Vinnili avrebbero abbandonato la regione di Schonen nella Svezia
meridionale, con cui andrebbe identificata l’isola di Scandanan, e
avrebbero raggiunto la Scoringa11. Stabilitisi in questa terra, quasi
certamente nei primi decenni del I secolo a.C., entrarono in conflitto
con i Vandali, la potenza egemone dell’Europa centro-orientale e, dopo
il vittorioso scontro con costoro, propiziato da Frea, affrontarono
altre peripezie per raggiungere la Mauringa12. Dopo pochi secoli
arrivarono in Pannonia13 e poi in Italia.
L’insegnamento esoterico riguarda le strutture geometriche del
tempio e può essere declinato attraverso più chiavi di lettura. Alcuni si
sono soffermati sui rapporti tra la geometria di Santa Sofia e il numero
aureo di Euclide, con particolari riferimenti alla divina proporzione. Altri
hanno sperimentato principalmente il rapporto tra l’architettura del
Tempio sofiano e la simbologia trinitaria.
Ma l'aspetto di maggiore interesse, a parere di chi scrive, è la
interpretazione della possibile forma originaria del Tempio.
La vera particolarità di Santa Sofia è la presenza di un doppio
deambulatorio e la disposizione particolare dei supporti verticali che
unisce alla forma circolare una forma rettilinea da sud-ovest a nordest. Della presenza di questa doppia teoria di sostegni vi è certezza fin
dal primo momento. Ma il doppio deambulatorio, ovviamente, non è
11
C ioè la ‘terra degli spuntoni rocc iosi’ (dal termine altotedesco scorro, corrispondente a ro ccia,
scoglio) identificabile con l’isola di Rugen.
12
La regione delle paludi e degli acquitrini’ corrispondente alla zona costiera e lacustre del
Mecklenburgo occidentale.
13 Dopo secoli di permanenza tra l’Elba e la Pannonia, Alboino divenne re e fu messo a capo di un
grande esercito a dominanza longobarda formato anche da un’aliquota degli sconfi tti Gepidi e
inoltre da Bulga ri, Unni, Sarmati, Sasson i, Turingi, Svevi e Romani delle province danubiane; alla
spedizione in Italia partec ipò l’intero popolo, seguito dalle cospi cue mandrie, probabilmente meno
di 200.000 un ita (e le stime att uali tendono ad abbassare la quota), un numero non trascu rabile
considerato che la presenza degli Ostrogoti in Italia e stimata poco piu della metà, o, forse,
qualche decina di migliaia in meno. In questo periodo, durante lo stanziamento tra Norico e
Pannonia, si avviò il p rocesso di conversione al Cristianesimo. L'adesione alla nuova religione fu,
almeno inizialmente, spesso superficiale (tracce dei culti pagani sopravvissero a lungo) se non
strumentale. Ai tempi di Vacone (intorno agli anni quaranta del VI secolo), alleato dei Bizantini
cattolici, c i fu un avvicinamento al cattol icesimo; appena un paio di decenni dopo Alboino,
progettando la calata in Italia, scelse invece l'arianesimo, al fine di ottenere l'appoggio dei Goti
ariani contro gli stessi Bizantin i. Queste conversioni "politiche" riguardavano esclusivamente il
sovrano e pochi alt ri esponenti dell'aris tocrazia; la massa del popolo rimaneva fedele agli antichi
culti pagani.
una esclusiva beneventana. Esso è realizzato per la prima volta nel
Santo Sepolcro di Gerusalemme.
Figura 14: Basilica del Santo
Sepolcro di Gerusalemme.
Nei disegni di Arculfo, vescovo pellegrino del VII secolo, la pianta della
chiesa di Gerusalemme è realizzata tramite cerchi concentrici. Nel
tempio gerosolimitano il deambulatorio era formato da 12 colonne e
solo 6 pilastri, mentre altri due pilastri erano inseriti nelle murature
della facciata rettilinea, un po’ in disparte. Si può sostenere che gran
parte delle chiese medievali circolari derivavano dall’interpretazione
della pianta del Santo Sepolcro.
Il paragone con il santuario mediorientale può continuare anche per via
della diposizione e del tipo di supporti interni (colonne e pilastri).
Figura 15: pianta di Arculfo,
risalente al 686, della Basilica
del
Santo
Sepolcro
di
Gerusalemme.
I due deambulatori sono segnati da due gruppi distinti di otto elementi
ciascuno (otto colonne e otto pilastri). E’ ormai noto che le riproduzioni
dell’Anàstasis presentino sempre otto o dodici supporti, cifre di alto
valore simbolico. L'Anàstasi (in lingua greca Anastasis) è un
tema iconografico dell'arte bizantina, rappresentante la discesa
di Cristo al Limbo e la resurrezione come riscatto dalla
crocifissione. Questo tema è utilizzato ancor oggi nella chiesa
ortodossa. E si può sostenere che possa essere il tema dominante della
C hiesa beneventana, influenzata notevolmente dal mondo bizantino,
con riferimenti al mondo romano-cattolico e con qualche reminiscenza
alla religione Vanica. Del resto, lo stesso culto della Madonna si può far
risalire alla Dea Madre, o femminino sacro e alla stessa Saggezza
(Sophia) della mitica Madre Gambara.
Nella chiesa di Santa Sofia non c’era lo spazio per dodici supporti e
quindi gli architetti avrebbero optato per un numero di supporti pari a
due volte otto.
Figura 16: edicola del Santo
Sepolcro nella Basilica di
Gerusalemme.
Ma è anche vero che la configurazione originaria della C hiesa poteva
contenere ulteriori colonne, come quelle ipotizzate da Rusconi che
sorreggevano il pronao medievale (due sono ancora incastonate nella
facciata principale). Anche la presenza di due colonne tra i pilastri non
sarebbe un’eccentricità di Santa Sofia, ma un’ulteriore analogia con
l’Anàstasis. Questo aspetto ci porta a riflettere sulla più probabile
geometria originale della C hiesa.
Di seguito si riportano gli schemi planimetrici di chiese coeve e aventi
la stessa affinità con il Santo Sepolcro. Le chiese di Osjlu e di Preslav.
Figura 17: pianta della chiesa
di Osjlu (D. Bertic).
Anche le tre absidi presenti in Santa Sofia possono essere paragonate
a quelle della pianta di Arculfo e agli schemi planimetrici delle altre
chiese succitate.
Figura 18: pianta della chiesa
di Preslav (A Grabar, 1968).
La pianta originaria proposta da Silvio C arella nel 1996, che sembra la
più
probabile, ha una forma
simbologia trinitaria.
Figura 19: la pianta proposta
da Carella nel 1996.
polilobata,
con
forti richiami alla
Questo breve scritto sull'ermeneutica della chiesa di Santa Sofia non
rappresenta che un cenno, peraltro non esaustivo, sulla complessa
vicenda architettonica e semantica della chiesa di Santa Sofia. È
evidente che per comprenderne fino in fondo la simbologia si dovrà
ancora indagare a lungo. L'auspicio è che la consacrazione del Tempio
come patrimonio dell'umanità possa consentire in futuro studi seri e
approfonditi da parte di archeologi, architetti e storici dell'arte;
sperando che gli uni possano divulgare agli altri le proprie esperienze,
al fine di aggiungere ulteriori mattoni per la costruzione del Tempio
della conoscenza.
Giuseppe Iadarola
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