Capitolo 6
Fallimenti microeconomici
del mercato:
il potere di mercato
Politica Economica 2/ed – Introduzione ai modelli fondamentali
Roberto Cellini
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L’inefficienza allocativa del monopolio
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Situazione: mercato nel quale un bene sia servito da una sola impresa
(monopolista), che persegue la massimizzazione del suo profitto.
La funzione obiettivo dell’impresa monopolista, è MASSIMIZZARE:
  Q  P(Q)  c(Q)
Ottimo: RMg=c’
Dimostrazione: il profitto può essere espresso come   RIC (Q)  c(Q)
Calcolando la derivata prima di tale funzione rispetto a Q e ponendola
uguale a zero si ottiene:  RIC (Q) c(Q)
Q
•

Q

Q
0
La coppia (QM, PM), cioè la scelta ottimale per l’impresa monopolista,
non garantisce l’efficienza allocativa, poiché la quantità prodotta non è
quella che eguaglia il prezzo al costo marginale.
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Inefficienza allocativa
La presenza di inefficienza allocativa nel punto di
ottimo per l’impresa monopolista è talvolta
illustrata anche facendo notare la presenza di
una perdita netta di monopolio.
Infatti, il benessere sociale sarebbe maggiore in
perfetta concorrenza rispetto al monopolio.
L’inefficienza allocativa associata al monopolio
rappresenta la base teorica di tutte le politiche
economiche che tendono a contrastare il
formarsi di posizioni di monopolio.
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Monopolio naturale
La presenza del monopolio non è da addebitare al comportamento
dell’impresa monopolista, ma alla configurazione oggettiva del
mercato (cioè alla dimensione della domanda e dei costi di
produzione) che rende impossibile che più di un’impresa possa
ottenere profitti positivi.
In modo più formale, si definisce monopolio naturale quella situazione
nella quale, in corrispondenza della quantità che eguaglia il prezzo
al costo marginale, il profitto d’impresa è negativo.
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Schumpeter: il monopolio può garantire una crescita
economica più rapida della perfetta concorrenza
• Innovazione alla base del processo di crescita.
• Il finanziamento degli investimenti in ricerca è costoso e gli
intermediari finanziari sono piuttosto restii a finanziare progetti
il cui rendimento atteso è soggetto a grande rischio
• Perciò, il principale canale di finanziamento degli investimenti
in ricerca è l’auto-finanziamento.
• Le imprese in monopolio conseguono profitti più elevati
rispetto al caso della perfetta concorrenza, quindi possono
impiegare risorse maggiori per finanziare la ricerca generando
così maggiori scoperte e maggiori innovazioni e garantendo
una crescita più veloce.
• L’ ambizione di poter costruire un monopolio e di godere delle
rendite monopolistiche spinge le imprese a fare ricerca.
• La presenza di monopoli, perciò, è benefica per la
crescita di lungo periodo, sia perché spinge le imprese a
investire in ricerca, sia perché consente alle imprese di
potere contare su adeguate risorse.
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Arrow: la concorrenza garantisce l’efficienza statica e un
tasso di crescita economica più elevato rispetto a
situazioni di monopolio
• Chi gode di rendite monopolistiche, non ha
incentivo a compiere ricerca e sviluppo (e quindi
non genera crescita).
• I monopoli sono tipicamente associati a
situazioni nelle quali le informazioni sulla
tecnologia sono protette da brevetti e quindi
circolano in modo difficoltoso, rallentando il
processo di crescita che invece si basa sulla
possibilità di usare, conoscere e migliorare le
tecnologie delle imprese presenti.
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Le possibili vie
d’uscita
dall’inefficienza
statica di
monopolio
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Il policy-maker e il monopolio
• Se il policy-maker NON tollera il
monopolio, si ha la liberalizzazione del
mercato
• Se il policy-maker tollera il monopolio,
dispone di due vie per controllarlo:
– statalizzare l’impresa
– influenzare i comportamenti dell’impresa
monopolista privata
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Statalizzare l’impresa
• Se l'impresa monopolista guadagna profitti positivi, si
può ritenere più giusto che questi vadano alla collettività,
cioè ad un'impresa pubblica che poi li verserà al suo
"azionista", lo Stato, che li utilizzerà con finalità "sociali".
• Si può ritenere che la proprietà pubblica consenta
all'impresa monopolista di non comportarsi in modo da
rendere massimo il profitto, bensì in modo da rendere
massimo il benessere sociale; se il mercato è in
condizioni di monopolio naturale ciò implicherà profitti
d'impresa negativi, ma la proprietà pubblica renderà
possibile coprire con entrate dalla fiscalità generale le
perdite operative dell'impresa monopolista che punta al
massimo benessere sociale.
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Influenzare i comportamenti
dell’impresa monopolista privata
• Si può regolamentare la quantità.
• Si può regolamentare il prezzo:
– regola del price-cap o price-cap dinamico:
Dpi = DP-X
– limite superiore al tasso di rendimento del
capitale
• Si può generare una concorrenza per il
monopolio (Demsetz)
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Teoria dei mercati contendibili
(contestable markets)
Se l’entrata e l’uscita delle imprese, su un certo mercato,
sono senza costi –cioè tutte le imprese possono entrare
e uscire senza sostenere costi irrecuperabili (sunkcosts)– allora anche dove vi fosse un monopolio, il
monopolista non potrebbe praticare un prezzo maggiore
del costo medio, perché se lo facesse, allora
esisterebbero possibilità di profitto per potenziali entranti,
cioè sarebbe sempre possibile per qualche impresa
entrare nel mercato e vendere ad un prezzo più basso di
quello praticato dal monopolista e quindi uscire dal
mercato avendo avuto un profitto positivo; questo è un
meccanismo di “mordi e fuggi” (“hit and run”).
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Oligopolio alla Cournot
La regola di comportamento ottimale
dell’oligopolista, in equilibrio, prevede che risulti
soddisfatta la relazione
dove si è la quota di mercato dell’impresa i e edp
indica l’elasticità della domanda al prezzo).
L’oligopolio alla Cournot genera un’inefficienza
statica, perché il prezzo ottimo per l'impresa è
diverso dal costo marginale di produzione.
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Oligopolio alla Bertrand
La variabile di scelta delle imprese è il prezzo da
praticare, anziché la quantità da produrre.
Paradosso di Bertrand: se le imprese concorrono
nei prezzi (e inoltre sono identiche e producono
un bene omogeneo), allora è sufficiente che sul
mercato siano presenti anche solo due sole
imprese, per replicare l'allocazione di perfetta
concorrenza.
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Il cartello
Si configura come accordo di cartello ogni
intesa tra imprese, volto a modificare
l’allocazione di mercato in favore delle
imprese stesse e a danno dei
consumatori.
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La concorrenzialità
Aumentare la sostituibilità fra prodotti rappresenta
un’azione (di politica economica)
pro-concorrenziale.
Come?
• favorendo la diffusione di standard tecnologici
ampiamente utilizzati;
• evitando che le imprese impongano di fatto standard
tecnologici tali da eliminare l’effetto di concorrenti che
non possono adottare quegli standard;
• cercando di modificare i gusti dei consumatori;
• riducendo i costi di trasporto, in modo da rendere
efficace la concorrenza di imprese localizzate lontano
dal mercato di riferimento.
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Criteri di concorrenzialità
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Numerosità delle imprese presenti.
Grado di concentrazione.
Barriere all’entrata.
Valutazione della struttura dei mercati a
monte e a valle.
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Potere di Mercato - Dipartimento di Economia, Statistica e Finanza