LA CERAMICA GRAFFITA DEL CASTELLO DI MONTALDO
DI MONDOVI: UN SERVIZIO DA TAVOLA IN CERAMICA
FINE DELLA PRIMA META DEL XIV SECOLO
Estratto da Quaderni della Soprintendenza Archeologica del Piemonte, 3, Torino, 1984
L'indagine archeologica del Castello di Montaldo, non ancora terminata,
estata compiuta nei mesi di Giugno-Luglio del 1983 e del 1984. La sua realiz­
zazione e stata resa possibile grazie all'interessamento del Sindaco di Montaldo,
il prof. Giorgio Lombardi, ed al finanziamento dell'Assessorato alIa Cultura
della Regione Piemonte. Con la disponibilita dell'Assessorato Regionale e del
Comune si e potuto organizzare ed articolare 10 scavo in pili campagne, l'ultima
e prevista per l'autunno del 1984 (*).
II sito posto su un leggero promontorio roccioso dominante la pianura
monregalese si trova a 815 m sullivello del mare ed e collegato, per mezzo di
un crinale, all'abitato che si sviluppa in direzione SW. Geologicamente l'altura
ecostituita da serpentinoscisti con croste di alterazione argillificate che non po­
co hanno compromesso la lettura di eventuali livellamenti artificiali 1.
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(*) Desidero esprimere la mia riconoscenza e il mio pili vivo ringraziamento alIa dott.ssa Li­
liana Mercando, Soprintendente Archeologico del Piemonte, che mi affido 10 scavo nell'estate
del 1983.
Voglio inoltre ancora ricordare l'avv. prof. Giorgio Lombardi per la precisa e costante pre­
senza e per l'estrema disponibilita dimostrata, l'assessore ing, Giovanni Ferrero e la dott.ssa Anna
Maria Morello dell'Assessorato alIa Cultura della Regione Piemonte per la puntuale tempestivita
ed il vivo interessamento. Un caloroso grazie va a tutti coloro che hanno attentamente ed intensa­
mente collaborato all'indagine: la dott.ssa Marina Perotti, la sig.ra Federica Galleano Marcialis,
l'ing. Fausto Mulattieri, il sig. Giuseppe Marciapiedi, il sig, Gerolamo Rizzo del Comune di Mon­
taldo; Angelo e Carlo Marcialis precisi ed instancabili aiutanti; Giuliano Ghisolfi; Giuseppe e
Ipazio Coluccia, Giuliano Boetti, Daniela Mamone, Franco Mepodo; i laureandi dell'Universita di
Torino con cui si e creato un clima di plena collaborazione estremamente stimolante per il sue­
cesso della ricerca: Nicoletta Cerrato, Alberto Fomara, Cristina Morra, Chiara Venturino e Chiara
Lebole che ha completato con me, a scavo gia concluso, it rilievo di tutte le sezioni stratigrafiche;
l'arch. Gianni Abrardi che ha realizzato i rilievi planimetrici; la Pro Loco di Montaldo i cui locali
sono stati utilizzati per lavare, ordinare e catalogare tutto il rnateriale dello scavo; la sig.ra Maria
Luisa Massa Marcialis, la sig.ra Francesca Marcialis ed il sig. Francesco Bertolino che si sono
prodigati nel rendere ancora pili ospitale il nostro soggiomo.
AlIa dott.ssa Egle Micheletto della Soprintendenza Archeologica che ha coordinato la ricerca,
va tutta la mia stima e il mio riconoscimento per le indicazioni, le discussioni e gli utili consigli
che mi ha saputo dare durante la sua presenza sullo scavo e per averrni invitato a realizzare
questo scritto.
I rilievi del materiale ceramico sono di chi scrive.
1 L'intervento sullo scavo del geologo Guido Della Bruna, che ringrazio, mi ha chiarito alcuni
problemi relativi alI'identificazione degli affioramenti rocciosi ed al riconoscimento di tagli artifi­
ciali, fosse, buche non sempre facilmente leggibili,
di tutto il XIII sec. (1233, 1240, 1251, 1258, 1260: ASSANDRIA, 1907, do
XV, CXXXI, CXXXII, CXXIV, XX, L, CCXXIII e 1284; Monozzo DELL
ROCCA, 1905, vol. III, T. 1°, p. 298; LOMBARDI, 1959, p. 10); appartiene n
1396 alIa Citra di Mondovi, nella giurisdizione della quale gia era entrato p
ma del 1233, per sperimentare poi alterne vicende, la quale 10 cede nel1419
Casa Savoia (essendo Duca Amedeo VIII) che successivamente ebbe a infe
darlo a diverse famiglie, tra le quali i Solaro di Monasterolo (l'antico), i Pe
laschi, i Fauzoni (MICHELOTTI, 1920, p. 117; LOMBARDI, 1959, p. 10). A
meta del Cinquecento il Castello doveva gia essere in rovina, infatti nel cons
gnamento feudale di Bartolomeo e Francesco Fauzoni si ricorda fra i beni
spettanza« castrum unum ruinatum »(Archivio di Stato di Torino, sez. I, Pro
di Mondovi, Mazzo 15, n. 3, data 1556).
L'interno del castello sembra articolarsi in tre zone ben distinte.
In prossimita dell'accesso moderno si sviluppa uno spazio delimitato ad
dal muro di cinta, a N dal muro trasversale e ad E dalla cisterna rettangola
con copertura a voltino 5. In questa zona molt a era la roccia affiorante e so
lungo il muro di cinta si sono riscontrati lembi di sequenze stratigrafiche c
materiali del XIII e del XV-XVI secolo. Rimane da esplorare il settore p
orientale nel tentativo di riportare alla luce un tratto del muro di cinta.
Al di la del muro trasversale che va da W ad E si distinguono due zone al
metricamente separate da una parete di roccia con andamento N S alta fino
m 2,50.
2 L'accesso e costituito da una breve scalinata in pietra a fianco di un ripostiglio per gli
trezzi agricoli, anch'esso in pietra. La traccia della scala nella roccia per la sua forma moIto v
e con gli scalini poco definiti sembrerebbe appartenere piii alla fase protostorica che non a que
medievale. In questo senso l'ipotesi di MENCARAGLIA-CoCCOLUTO, 1979.
3 Ringrazio per l'informazione la dott.ssa Marica Venturino Gambari che al momento
ritrovamento degli strati protostorici si e recata sullo scavo e mi ha fornito utili indicazio
4 Devo queste notizie storiche al prof. Giorgio Lombardi che ha svoIto una preliminare
dagine d'archivio prima che 10 scavo iniziasse. Lo studio verdi eseguito in modo piu approfond
per corredare la relazione definitiva dello scavo.
5 Questa cisterna, gia parzialmente svuotata prima del nostro intervento, si presenta tagli
nella roccia e foderata da un muro di pietre rivestito da un intonaco leggermente rosato
impermeabile.
originario del Castello in quanto la sua fondazione poggia su un primitivo ba­
samento quadrangolare. Ma e prematuro fare ulteriori considerazioni non essen­
do 10 scavo eli quest'area ancora ultimato. In epoca piu tarda, probabilmente
intorno al XVII secolo, i muri della torre gia semidistrutti vennero riutilizzati
per costruire un ambiente quadrangolare, con scarsa presenza insediativa, for­
mato da muretti in lastre di pietra legate da argilla molto compatta.
AlIa base della parete di roccia sopraccitata, suI lato occidentale, e pre­
sente un ambiente quadrangolare che sfrutta.il muro trasversale come perimetro
S, il muro di cinta, a cui e collegato un poderoso contrafforte, come perimetro
Wed a N un ulteriore muro che, con la parete di roccia, delimita l'insieme della
struttura. La sequenza stratigrafica all'interno di questo ambiente ha dato la
possibilita di individuare quattro fasi.
Alla prima sppattengono uno strato carbonioso ed una buca di rifiuti data­
bili al IV - II secolo a.c. 7 scarsamente conservati e molto disturbati da inter­
venti posteriori.
La seconda fase presenta strati molto sottili e poveri, relativi all'insedia­
mento originario del Castello con ceramica acroma rotellata e ceramica ad in­
vetriatura densa genericamente assegnabili al XIII secolo 8.
6 Le coppelle visibili originariamente (le altre erano coperte da terriceio e lieheni, rimossi poi
sueeessivamente) erano soltanto tre. E merito del dott. Nello Novelli aver per prime richiamato
l'attenzione sulla lora esistenza, passata fino allora inosservata.
7 Sulla continuita insediativa presente nei siti di altura, 0 rneglio sul reinsediamento in epoca
medievale di siti gia sfruttati in epoca protostorica, molte sono le attestazioni in area ligure (MI­
LANESE, 1981).
8 Strati appartenenti a questa fase si sono abbondantemente riscontrati in molti punti del
Castello. 11 materiale ritrovato, ehe abbisogna aneora di un inquadramento cronologico piu detta­
gliato, e eostituito essenzialmente da forme ehiuse, in mold easi monoansate. La eeramica acroma
rotellata di epoca medievale sembra essere molto piu diffusa nell'Italia nord-occidentale di quanto
non si pensasse alcuni anni or sono. Risultano infatti relativamente recenti i ritrovamenti di Castel
Delfino (MILANESE, 1982), di Alba S. Domenico (MICHELETTO, 1984, Appendice II) e della stessa
Montaldo con le corrispondenti attestazioni in Provenza (DEMIANS D'ARCHIMBAUD, 1980b, tav, IX,
p. 454; FAURE-BouCHALART et al., 1980, tav. III, p. 434).
L'invetriata densa, la quale presenta le caratteristiehe «pulci» ehe danno un effetto a « buc­
cia d'arancia », potrebbe rappresentare una delle prime invetriate medievali di produzione locale.
Attestazioni di questo tipo ceramico sono presenti in altre zone del Piemonte. Da Alba S. Dome­
nico proviene, insieme ad altri frammenti, un pezzo eccezionale che oltre alla earatteristica inve­
La datazione dello strato, che purtroppo non conteneva monete, alla
del XIII secolo prima meta del XIV ci viene fornita sia dalla cronologia r
tiva sia dall'associazione dei materiali. L'elemento pili tardo presente nel c
testa e rappresentato da due punte di freccia di balestra a testa piramidal
sezione triangolare. I dati da altri scavi stratigrafici sembrano indicare la c
parsa di questo tipo di punte nel corso del XIV secolo 11•
Le classi ceramiche rappresentate nel contesto stratigrafico sono solta
quattro: l'acroma, l'invetriata, l'ingobbiata e la graflita per un totale di 10
frammenti 12.
Per la ceramica acroma Ie forme riscontrate sono tre. Molto scarsi i cop
triatura ha sulla spalla una decorazione ad onde su piu fasce sovrapposte (MICHELETTO, 1984,
pendice II). Aleuni frammenti provengono dagli scavi dell'Abbazia di Novalesa (GALLESIO-PA
in stampa). E probabile inoltre che fra i vari ritrovamenti piemontesi qualche frammento non
stato a suo tempo rieonosciuto data 19 stretta somiglianza con l'invetriata tardo romana.
9 Parte di questo lastrieato e visibile nella planimetria generale, tav. XLIII.
10 Si trattava di un poderoso strato di riempimento costituito da terriccio marrone rossa
scuro con la presenza di carboncini, alcuni ciottoli di fiurne, rnattoni e tegole molto frammen
11 materiale ritrovato e rappresentato da 57 oggetti in metallo, 20 frammenti di vetro e 1026 f
menti ceramici.
11 Per le punte di freccia di balestra sembra riconoscibile una trasformazione e quindi un
luzione proprio tra il XIII e il XIV secolo. Dati interessanti in questo senso provengono da C
Delfino e da Rougiers dove nel corso del XIII secolo sono essenzialmente testimoniate cuspid
freccia a sezione quadrata (MILANESE, 1982, on. 30bis, 62, 143, 145 159, 170 e p. 109; DEMI
D'ARCHIMBAUD, 1980, fig. 426.12-20 e p. 446; cfr, anche COLARDELLE, 1981, sch. 194, fig. 194
pp. 97-99; GARDINI-MAGGI, 1980, tav, 1.1-8, p. 555). Nel corso del XIV secolo sembra diffon
la punta di freccia a testa piramidale e sezione triangolare. Molte sono le testimonianze a qu
proposito e tutte concordano in una cronologia che non arriva nel caso estremo oltre l'inizio
XV secolo. E probabile pero che con i1 prosieguo degli studi questo indirizzo vada mutat
quanto sono osservabili aleune varianti legate, ad esempio, a1la lunghezza del cannone ed al
filo piu 0 rneno marcato della testa piramidale (BAZZURRO et al., 1974, nn. 38-39, p. 34; FOSS
MANNONI, 1975, n. 23, p. 50; GARDINI, 1976, tav. 11.12-13; MEYER, 1976, p. 103; WHITEHO
1976, fig. 1555-60; CABONA-GARDINI-MANNoNI, 1978, tav. XIII, on. 49-56; MILANESE, 1978,
II, on. 8-9, p. 458; DEMIANS D'ARCHIMBAUD, 1980, fig. 426.21-35, p. 447; GARDINI-MAGGI, 1
tav. 1, nn. 9-10; HUDSON-LA ROCCA HUDSON, 1982, fig. 13.8-9). Da1l'area S del convento di San
vestro a Genova proviene pero una punta di freccia di balestra a testa piramidale e sezione t
golare che viene indicata come «probabilmente anteriore» a1la prima meta del XIII se
(ANDREWS, 1977, tav. XLIII.71).
12 Viene qui presentata una tabella relativa solamente al materiale ceramico ritrovato
T1po
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0
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Acroma
Invetriata densa
Invetriata giallo-crema
Invetriata rossicda
Invetriata verdognola
Invetriata marrone
Ingobbiata monochiara
Ingobbiata monomarrone
Graffita arcaica
Totali
355
4
24
235
24
22
30
1
331
1026
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238
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4 1
24 16 219 12
- 24 - 22 30 - 1 1
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9
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1 20 4 20
37 171
1 12 26 175
1 21
21
3
1 19
1 1 20
7
19 - 30
1
1
29 192 331 3 5 323
-
-
186 97 649 341 23 36 590
I dati ottenuti dimostrano come tre siano Ie c1assi principali equamente distribuite sui totale:
acroma 355 frammenti pari aI 34,6%, invetriata 305 frammenti pari aI 30,1 %, graffita 331 fram­
menri pari aI 32,2%, il rimanente 3%, e doe 31 frammenti, e rappresentato dall'ingobbiata mono­
croma. Risulta altresl evidente come l'invetriata sia quasi essenzialmente costituita da forme
chiuse mentre per la graffita siano attestate, tranne pochi frammenti, solo forme aperte. La cera­
mica acroma e presente in entrambe Ie categorie con una predominanza per Ie forme aperte. I
frammenti non identificati si riferiscono a piccoli pezzetti di parete la cui attribuzione ad una
qualsiasi forma risuItava impossibile.
13 Molto probabilmente si tratta di coperchi copribrace con fori di s:6ato. Forme di questo
tipo sono testimoniate a Brescia S. Giulia (BROGIOLO-CAZORZI, 1982, tav. 1.7, pp. 221-226), forse
in Liguria (MANNoNI, 1970, tav. III.7-9, pp. 324-325; MANNONI, 1975, tipo 18, fig. 20, p. 34) ed
a Rougiers dove questi oggetti si presentano sia acromi che invetriati (DEMIANS n'ARcHIMBAun,
1980, fig. 226, pp. 307-308, 344-345). Cronologicamente i primi appartengono alia fine del XII-XIII
secolo mentre quelli invetriati alia prima meta del XIV secolo.
14 Nel materiale della Liguria scarsissime sono Ie attestazioni di oggetti di questa tipo tanto
da non essere contemplati come tipo a se (MANNONI, 1970 e 1975). Ne1 materiale di Genova San
Silvestro compare un'olla monoansata, pero invetriata, presente in una fase di :6ne XV secolo
(PRINGLE, 1977, tav. V.17, pp. 110-111). L'analogia piii stretta e forse con i pegaus provenzali
ampiamente documentati nel corso dei secoli XIII e XIV (DEMIANS D'ARCHIMBAUD, 1980b, tav. V,
pp. 447448). Non e perc escluso che a1cune delle olle ritrovate nell'US 39 siano il residuo di
strati piu antichi rosa che e possibile affermare per a1cuni piccoli frammenti decorati ad onde.
15 Questi catini hanno un confronto abbastanza preciso con materiale del bresciano dove sono
presenti in strati del XIII·XIV secolo (BROGIOLO-CAZORZI, 1982, tav. 2, forma 3, pp. 221, 223, 226).
Relativamente frequenti in Liguria (MANNONI, 1975, tipo 20, fig, 22, pp. 25-26; MILANESE, 1982,
tav. II, nn. 1-15, p. 88) sono a1tresl testimoniati, pur con leggere varianti, in Provenza (DEMIANS
n'ARCHIMllAUD, 198Ob, tav. VIII, pp. 450453).
ne. Le forme ricalcano quelle della graffita e sono rappresentate essenzialm
da scodelle di piccolo diametro.
.
La ceramica graffita e la c1asse in cui e attestato il maggior numer
forme e quelle in cui e stato possibile ricostruire il maggior numero di ogge
Molto omogenea nel suo insieme presenta soltanto due distinzioni ne
di impasto. Uno di colore rosso-arancio finemente e abbastanza sporadicam
micaceo con rari inc1usi biancastri, l'altro, testimoniato da una quindicin
frammenti soltanto, rosa leggermente poroso meno depurato del preced
con mica quasi assente e con frequenti granuli biancastri. Sottili varianti es
no comunque all'interno dei due tipi provocate 0 da cotture diverse 0 da d
variazioni dei minerali presenti nella stessa vena di argilla (DEMIANS D'ARC
BAUD, 1980, p. 360). L'ingobbio e sempre ben distribuito, di colore avor
leggermente rosato, aderente all'impasto. La vetrina ha tonalita diverse rn
rivelanti. Scrostata in alcuni casi presenta scarsa coesione con l'ingobbio; q
sempre e cavillata, spesso ricoperta da incrostazioni che formano una leg
patina marroncina e opaca che rende poco leggibile la decorazione. Cos
l'utilizzazione della ramina e della ferraccia con intensita diverse. Rari i
trassegni sotto Ie basi.
I.E FORME (tavv. XLIV-XLVIII)
SCODELLE
Le scodelle testimoniate a Montaldo, caratterizzate da una tesa q
sempre ampia delimitata da un bordo in rilievo, presentano numerose var
sia nell'inc1inazione della tesa stessa sia nella dimensione del cavetto.
16 Le forme qui citate si possono facilmente riscontrare in quasi tutte Ie ricerche menz
nelle note precedenti. Particolare attenzione meritano pero Ie pentole a due anse con cordon
tati, poco conosciute al rnomento nell'area italiana e decisamente diffuse in Provenza dove sono
state in fasi dalla fine del XIII secolo all'inizio del XIV (DEMIANS D'ARCHIMBAUD, 1980b, tav
pp. 447-450).
17 La ceramica graffita dell'US 39 presenta un totale di 331 frammenti; di questi solo 3
tengono sicuramente a forme chiuse, fra cui si distinguono 2 boccali. Sono poi presenti (la
nel profilo dell'orlo che risulta leggermente piii tozzo (nn. 4, 6).
I confronti per oggetti di questo tipo sono numerosissimi vista la grande
diffusione che si va via via delineando per questa dasse ceramica 18. II sito di
Castel Delfino (MILANESE, 1982) per Ie sue caratteristiche di vicinanza e di
insediamento fortificato e quello che offre Ie migliori analogie. Va comunque
tenuta in considerazione la data molto precoce e l'associazione con materiale
di importazione che a Montaldo manca 19.
Una forma che risulta abbastanza caratteristica e costituita da scodelle che
presentano un cavetto con accenno di carenatura che determina una parete
molto svasata 0 quasi conica (nn. 9, 11, 12) (BERTI-ToNGIORNI, 1981, fig. 246.
320, p. 279). Questa parete carenata si ritrova quasi sempre sottolineata da
motivi deeorativi.
Esiste anche un frammento (n. 10) in cui il cavetto presenta una svasatura
accentuata a cui corrisponde un'ampia tesa orizzontale con bordo rilevato. Un
profilo analogo e attestato in un bacino un tempo inserito nella Torre dei Tal­
lianti di Ivrea (CORTELAZZO, 1982, fig. 39 p. 136, sch. 1 p. 297).
Sembrano infine ancora avvicinabili al tipo della scodella fino ad ora de­
scritta due frammenti conservati solo nella parte relativa alIa tesa (nn. 7, 8).
Queste si presentano molto indinate tanto da trovarsi probabilmente suI pro­
lungamento della parete. Mancano analogie puntuali per questi oggetti ma a
Rougiers un frammento in particolare ne rica1ca Ie caratteristiche essenziali
(DEMIANS D'ARCHIMBAUD, 1980, fig. 335.6 p. 356). L'unica scodella di cui
e possibile ricostruire la sagoma completa e nel suo insieme anomala sia dal
punto di vista morfologico che da quello decorativo (n. 5). L'elemento che
maggiormente si diseosta dai tipi sopra descritti e la presenza di un piede a
e sempre indicata
come frammenti sicuramente identificanti il tipo) 12 frammenti di piatti, 5
frammenti di vasi a listello, gli unici ad essere graffiti su entrambe le superfici, 7 frammenti di
una grande scodella, 52 frammenti di scodelle di cui 7 sicuramente carenate, 39 frammenti di catini
e 88 frammenti di ciotole. Le basi ad anello sono 22, 3 sono a disco e 4 appartengono a catini,
18 Per gli ultimi inquadramenti generali efr. PICON-DEMIANS D'ARCHIMBAUD, 1980; CABONA
et aI., 1980; WHITEHOUSE, 1980; BERTI-ToNGIORGI, 1981.
19 La ceramica d'importazione a Montaldo e testimoniata da una decina di frammenti di cera­
mica spagnola provenienti dalle fasi di XV secolo,
cole forme con cavetto emisferico e tesa suI prolungamento della parete
loro morfologia e relativamente costante e Ie variazioni, poco accentuate,
legate al profilo della tesa. 11 frammento che presenta l'orlo pill vertic
con la tesa menu accentuata (n. 29) proviene dagli strati superficiali e pos
comunque un aggetto verso l'interno che tende a sottolineare la divi
cavetto/tesa.
Questo tipo di ciotole, secondo quanto suggerisce la Dernians D'Arc
baud, con la tesa che progressivamente si inclina « vers l'interieur... ;u
se trouuer dans le prolungement de la paroi exsterne du recipient », rappr
terebbe una evoluzione delle tese larghe e piatte (DEMIANS D'ARCHIMB
1980, p. 355). Questa osservazione tenderebbe quindi ad indicare come
caratteristica relativamente tarda la tesa verticale. A Rougiers pero, do
materiale ritrovato propone questo problema, non esistono queste ciotol
soltanto scodelle di diametro superiore con una tesa molto inclinata rna
quasi verticale (DEMIANS D'ARCHIMBAUD, 1980, figg. 338-339).
Per quanto riguarda la Liguria e l'area tirrenica il ritrovamento di ci
in generale e quasi inconsistente e si tratta comunque di oggetti senza acc
di tesa (MANNONI, 1975, fig. 103 p. 135) 0 con orlo appena piano e la p
che tende alIa verticalita (BERTI-ToNGIORNI, 1981, fig. 244 p. 277 tav. C
In- generale la ciotola non viene quasi mai considerata come facente
del corredo ceramico della graffita arcaica, sia essa ligure 0 tirrenica, e l
scarsa attestazione comporta alcuni problemi di inquadramento per i tipi
presentati a Montaldo. L'unica analogia possibile la si puo eflettuare co
frammento proveniente dallo scavo della chiesa di San Domenico di Alba (
SETTO-MICHELETTO, 1984) dove tra l'altro si tratta di uno scarto di fo
(MICHELETTO, 1984, Appendice II, n. 18).
I ritrovarnenti di Montaldo e di Alba sembrano essere gli unici ad
una presenza cosl consistente di ciotole, caratteristica che tende ad is
questi due gruppi ceramici dal resto della produzione di ceramica graffi
caica fino ad ora conosciuta.
da un piede decisamente snello (n. 46) ad uno tozzo (n. 39) ad un altro molto
alto (n. 49) 0 relativamente elaborato (n. 45). II Mannoni distingue piedi ad
anello alti, verticali e sagomati all'esterno per la graffita tirrenica e piedi piu
tozzi, corti ed a sezione subcircolare per quella ligure (MANNONI, 1975, p. 76).
Tale distinzione lascia al momento un po' perplessi se si considera l'estrema
variabilita delle basi presenti a Montaldo in uno stesso contesto. Si noti ad
esempio come varia il profilo di tre basi (nn. 41, 47, 53) che presentano 10
stesso tema decorativo, e cioe stemmi araldici, tipico della graffita arcaica ligure.
PIATTI E GRANDI SCODELLE
Questo gruppo di oggetti viene distinto dal resto delle forme aperte per
Ie dimensioni notevoli delle basi. Non e sempre possibile infatti stabilire con
certezza l'appartenenza di un pezzo ad una scodella 0 ad un piatto. In un caso
pero si e tentato di associare, pur non avendo nessun contatto materiale, una
tesa con l'accenno della parete e una base ad anello (n. 57). L'associazione e
sostenuta dall'analisi macroscopica di impasti e vetrine, estremamente simili
tra loro, e dal fatto che questi risultano i due oggetti con Ie dimensioni maggiori.
Se ne ricava un grande scodellone con tesa appena inclinata e orlo rilevato,
cavetto che si puo supporre carenato e piede ad anello molto alto e ben rifinito.
Questa forma che per le dimensioni e relativamente inconsueta nell'ambito della
graflita arcaica, trova un'analogia approssimativa con materiale ritrovato in
Provenza (DEMIANS D'ARCHIMBAUD, 1980, fig. 334) ed in sporadici ritrova­
menti liguri (GARDINI-GORICCHI-OOONE, 1972, tav. II, fig. 17; FOSSATI-FER­
RANDO-MILANESE, 1975, tav. I, fig. 6, p. 190; VARALDO, 1981) e toscani
(BERTI-TQNGIORGI, 1981, fig. 248.333, p. 280). Si tratta pero di oggetti aventi
una cavita molto profonda, cosa che per Ie basi di Montaldo sembra riferibile
ad un solo esemplare (n. 58) mentre Ie altre risultano molto piu svasate
(nn, 59, 60).
Una forma che decisamente non trova riscontro in tutto il materiale fino
ad ora conosciuto nelle ceramiche graffite occidentali e rappresentata da un
piatto con base ad anello, parete che tende all'orizzontalita e orlo verticale
semplice (n. 61). Questa forma a cui forse si puo associare un altro frammento
riscontrabili nello spessore delle pareti (n. 66) ~ nella tendenza ad accen
una flessione dell'orlo verso l'interno (n. 63). Un frammento presenta un p
decisamente diverso con breve orlo piano e carenatura sottolineata da u
getto della parete (n. 68) e in linea generale trova confronti con forme
maiolica arcaica dello stesso periodo (BERTI-ToNGIORGI, 1977). Le dimen
variano per il diametro dell'orlo da 26 (n. 66) a 32 em (n. 63) mentre p
basi, Ie uniche due possedute (nn. 64, 67) hanno un diametro intorn
22 em. Oggetti analoghi, facenti parte di contesti trecenteschi, non sono
per ora ritrovati in nessun altro luogo eccezion fatta per alcuni bacini cer
inseriti nel campanile di San Maurizio a Pinerolo e a Santa Maria della St
Rivoli (CoRTELAZZO, 1982, fig. 32 p. 132, fig. 34 p. 133, p. 194).
La difficolta riscontrata net reperire confronti dimostrerebbe l'ass
atipicita di questi oggetti e quindi la possibilita che si tratti di un pro
locale legato ad una tradizione culturale relativamente circoscritta. Ques
sociazione con materiale pili specificamente piemontese e cronologicam
contemporaneo da nuovo stimolo ad una teoria che potrebbe porre l'area
montese come filtro tra la produzione ligure e una parte di quella padana.
Una forma decisamente insolita e rappresentata da un piccolo cati
coppa (n. 65) con pareti abbastanza svasate, listello orizzontale e orlo ver
con accenno di estroflessione. Si tratta di un oggetto estremamente interes
perche e l'unico ad essere decorato su entrambe le superfici ed a possede
orlo con listello che non ha eguali nel materiale di produzione occide
BOCCALI
Anche per questo oggetto esistono rarissimi esempi. Infatti nei mat
dai contesti stratigrafici i boccali di graffita arcaica risultano assenti 21
20 Forme del tipo sopraccitato sembrano decisamente comuni in scavi rnedio orien
confronti ad esempio il mateniale ritrovato a Taskun Kale (McNICOLL, 1973, fig. 12, p. 1
in particolare un piatto da Asvan Kale (MITOIELL, 1973, fig. 20.5, p. 149). Ma dove l'a
si fa decisamente piii stretta con i materiali di Dumbarton Oaks (TALBOT RICE, 1966, fig. B
e fig. 3, 6, 7).
21 Si confrontino i materiali ritrovati al Castello di Molassana (BAZZURRO et al., 19
e
'e
()
~­
la
BAUD) 1980b).
A Montaldo i frammenti di boccale con beccuccio troncoconico sono stati
tutti ritrovati nell'US 39. Quattro le forme riconosciute di cui due appartenenti
alia graflita e due alla ceramica invetriata.
ii
le
ai
ti
ci
a
LE DECORAZIONI (tavv, XLIV-XLIX)
L'analisi globale delle decorazioni presentia Montaldo fornisce un reper­
torio molto vario con l'alternanza di motivi elaborati e semplici in parte tipici
di questa produzione arcaica ed in molti casi assolutamente singolari.
Si e innanzitutto distinto tra motivi centrali e motivi di bordura. I primi
sempre ben individuabili, i secondi che, in alcuni casi, e soprattutto nelle forme
piu grandi, si articolano in sequenze sovrapposte.
Si e preferita un'analisi schematica nel tentativo di rendere piii chiare le
varie associazioni tra forme e decorazione e di dare attraverso i confronti, sem­
pre con materiale graffito 0 comunque contemporaneo, una indicazione sulla
diffusione e sulla originalita dei motivi decorativi 22.
MOTIVI CENTRALI
1.
Motivi centrali ben delimitati e isolati
1.1 Stemma araldico circoscritto nel medaglione centrale (nn. 41, 47, 63).
Presente su ciotole e scodelle. Il motivo caratteristico della produzione
ligure (CAMEIRANA, 1969, tav. XVII; GARDINI-GORICCHI-ODONE, 1972,
ill
er
Convento di S. Silvestro a Genova (PRINGLE, 1977), alla vetreria di Monte Lecco (FOSSATI-MAN­
NONI, 1975), a Castel Delfino (MILANESE, 1982) tra i tipi usati dai Fieschi a Genova (GARDINI­
GORICCHI.ODONE, 1972) e tra le ceramiche di Vico Caridi sempre a Genova (FOSSATI-FERRANDO­
MILANESE, 1975) dove nella classe della ceramica graffita arcaica non compare un solo frammento
di forma chiusa.
22 Per quanto riguarda il materiale piemontese citato nei confronti pur trattandosi di tipi con
modologie differenti, rarissime infatti sono le forme con piedi ad anello, la loro eontemporaneita
con il materiale di Montaldo permette molto spes so strette analogie dal punto di vista decorativo
che andranno ovviamente verificate con l'approfondimento delle ricerche.
1981, fig. 246.380), che piemontese (MuRER; 1981, tav. 1.1-3; MICHE
LETTO) 1984, Appendice II, n. 10).
1.3 Giglio racchiuso nel rnedaglione (n. 35). Presente su ciotole e scodeIl
Lo stesso giglio e attestato anche sulle pareti dei boccali (n. 69). Anch
in questo caso, pur trattandosi di una decorazione molto conosciut
poche sono le attestazioni su materiale ceramico. Per il Piemonte esis
pero un confronto decisamente puntuale con il materiale provenien
daUo scavo del Castello di Fossano (Notiziario) 1982, p. 154-159; ex in
E. GARERI).
1.4 Nodo di Salomone variamente elaborato (n. 52) e con losanga incurva
che termina in un motivo tripartito (n. 36). Presente su ciotole e scodell
Attestato in Liguria (GARDINI-(}ORICCHI-ODONE) 1972, tav. V.2; vag
mente anche in MANNONI} 1975, fig. 655, tav. VIII.1b) e in Piemon
CORTELAZZO et at.} 1982, sch. 103, p. 214; CORTELAZZO} 1982, fig. 3
p.133). Presente a Rougiers (DEMIANS D)ARCHIMBAUD} 1980, fig. 341.3
e in Anatolia dove in particolare l'esemplare n. 36 trova confronti mol
stretti con una scodella da Asvan Kale (MITCHELL) 1973, fig. 19.2
15 Decorazione a raggiera racchiusa nel medaglione (n. 46). Presente su ci
tole e scodelle. II motivo sembra essere solamente attestato nella maiolic
arcaica (BERTI-ToNGIORGI) 1977; MANNONI} 1975), mancando totalmen
nella ceramica grafIita.
1.6 Fiore a piii petali appuntiti 0 arrotondati rna sempre racchiusi nel med
glione (nn. 43, 51). Presente su ciotole e scodelle. Motivo decisamen
comune che trova riscontro in Liguria (BAZZURRO et al., 1974, ta
XL146; PRINGLE} 1977, tav. XII.77) in Toscana (BERTi-ToNGiORG
1976, tav. II.b) in Sicilia (D'ANGELO) 1975, tav. ILl) ed in Piemon
(CoRTELAZZO-QUARANTELLI) 1981, tav. 1.681; CORTELAZZO et al., 1982
sch. 80 p. 201, sch. 87 p. 206; CoRTELAZZO} 1982, figg. 12 e 14 p. 12
fig. 41 p. 136).
1.7 Foglia polilobata vista di profilo volta verso destra (n. 48). Presente s
ciotole e scodelle. Essendo il motivo estremamente semplice puo a su
1982, sch. 79 p. 200).
2.2 Motivo vegetale costituito da un rametto da cui si dipartono pill foglie
(n. 40). Presente su ciotole e scodelle. Attestazioni di questo tipo di
decorazione sono riscontrabili in Liguria (CAMEIRANA, 1969, tav. XVII;
MANNONI, 1975, fig. 66.1, tav. VIII.2f) in Toscana (BERTI-ToNGIORGI,
1981, fig. 246.355) ed in Piernonte (CORTELAZZO, 1982, fig. 35 p. 134).
2.3 Motivo a quattro lobi riuniti al centro variamente elaborato (nn. 34, 42,
60). Presente su ciotole, scodelle e piatti, Le analogie per questo tipo
decorativo sono molte ma i confronti decisamente puntuali molto poehi
(GARDINI-GORICCHI-ODONE, 1972, tav. V.2; VARALDO, 1981, fig. 4.20).
204 Motivi cruciformi (nn. 45, 50). Presente su ciotole e scodelle. L'incomple­
tezza di molti oggetti non permette di determinare 10 sviluppo della deeo­
razione sulla parete, infatti a1cuni dei frammenti qui citati potrebbero
appartenere al motivo descritto nel paragrafo 2.7 e viceversa. Alcuni
esempi sono attestati in Liguria (MANNONI, 1975, tav. VIII.ld e 2c).
2.5 Motivo costituito dall'alternanza di palmette frontali estelline (n. 38).
Presente su scodelle. Pur mancando l'alternanza delle stelline il motivo
sembra riconducibile ad un bacino di Avigliana (CORTELAZZO, 1982,
p. 279).
2.6 Motivi animali tra cui un uccello (n. 49) forse un pesce (n. 39) e un ani­
male fantastico, probabilmente un drago in quanto dalle sue fauci sem­
brano fuoruscire delle fiamme (n. 57). Presente 'su ciotole scodelle e
piatti. Gli uccelli essendo un motivo caratteristico della graffita arcaica
sono facilmente riscontrabili in Liguria (GARDINI-GORICCHI-ODONE,
1972, tav, V.3; MANNONI, 1975, fig.63.13, tav. VIII.4a; PRINGLE, 1971,
tav. XI.75, tav. XII.79), in Toscana (BERTI-ToNGIORGI, 1976, tav. IIc,
tav. IIIb), in Sardegna (MOSSA, 1952, tav. IIo4). Per i pesci i riscontri
sembrano essere pill contenuti (BERTI-ToNGIORGI, 1981, fig. 246.320;
MILANESE, 1982, tav. V.73, tav. VII.125; ARIAS-BERTI-ToNGIORGI,
1975, n. 3, p.145) anche se va tenuta in considerazione la difficolta nel­
l'identificare il soggetto quando l'esemplare risulta poco conservato. Per
il Piemonte molti sono i confronti per uccelli, pesci e altri animali (BLAKE,
2.8
2.9
2.10
2.11
2.12
Madama (CoRTELAZZO et al., 1982, sch. 94 p. -209).
Motivo polilobato realizzato a nastri e campito da un probabile fiore, l
lobature sono collegate da losanghe incurvate (n. 62). Presente su piatti
Ad una attenta osservazione il motivo potrebbe appartenere al tipo de
scritto nel paragrafo 2.3 anche se qui risulta molto pili complesso. De
corazioni abbastanza complesse e realizzate a nastro sono presenti su a
cuni bacini ceramici di Avigliana e di Rivoli (CORTELAZZO, 1982, fig. 22
p. 129, fig. 32 p. 132, p. 279).
Albero con rami tentacolari che terminano con gruppi di tre foglie cuori
formi (n. 61). Presente su piatti, Motivo decorativo che non trova ri
scontri, confermandone cosl l'assoluta atipicita gia riscontrata anche nell
forma ceramica.
Motivo molto complesso costituito probabilmente da una stella a cinqu
punte da cui si dipartono coppie di foglie di profilo e polilobate, tra un
punta e l'altra della stella triangoli campiti a graticcio. La decorazion
prosegue sulla parete con losanghe campite da un motivo a squam
(n. 67). Presente su catini. Anche in questo caso data la complessita de
motivo i confronti risultano completamente mancanti.
Foglie cuoriformi contrapposte ad S (n. 5). Presente su ciotole e scodelle
II motivo trova attestazioni principalmente in Liguria (GARDINI-GORIC
CHI-ODONE, 1972, tav. V.1; FOSSATI-FERRANDO-MILANESE, 1975, tav
1.5; MANNONI, 1975, fig. 66.2, tav. VIII.2d).
Profilo umano presente sulla fronte del boccale sotto il beccuccio con un
strana corona sul capo ed un probabile mantello dipinto in verde sull
spalle (n. 69). II motivo non ha un confronto preciso ma moltissime atte
stazioni in Piemonte tra i materiali dello stesso periodo presenti all' Ab
bazia di Novalesa (PANTO, 1981, tav. 11.22), ad Alba (MICHELETTO
1984, Appendice II, n. 20) e nei bacini ceramici (BLAKE, 1980, fig. 9
p. 99; CORTELAZZO, 1982, figg. 15 e 17 p. 127, fig. 22 p. 129, fig. 2
p. 130). Anche tra il materiale relativamente pili tardo i riscontri no
mancano (VASCHETTI, 1983, tav. XXIX.46; Notiziario, 1983, tav
XXVIII. 11; SOMMO, tav. 47,109,111; SOMMO-FERRERI, 1983, fig. 5)
NE, 1972, tav. V.l), in Piemonte (PANTa, 1981, tav, 1.3) e in Provenza
(DEMIANS D'ARCHIMBAUD, 1980, fig. 339.6).
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3.2 Bande oblique e opposte che formano un triangolo (n. 21). Presente su
ciotole. Motivo decisamente usuale che trova riscontri in Liguria (Foss A­
TI-FERRANDO-MILANESE, 1975, tav. 1.9; MANNONI, 1975, fig. 63.8;
VARALDO, 1981, fig. 2.5-6; MILANESE, 1982, tav. 1.2 e 7, tav. IIL23,
tav. IX.162), in Toscana (BERTI-ToNGIORGI, 1981, fig. 246.355) e in Pro­
venza (DEMIANS D'ARCHIMBAUD, 1980, figg. 338.10-339.3). II decoro
e riscontrabile anche a Taskun Kale, piccola fortezza dell'Anatolia distrut­
ta tra la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo (McNICOLL, 1973, fig.
12.17), e ad Al Mina (PATTERSON SEVCENKO, 1974, fig. 15).
3.3 Motivi angolari volti a sinistra (n. 8). Presente su scodelle. Ampiamente
testimoniato in Liguria (GARDINI-GORICCHI-ODONE, 1972, tav. V.1; CA­
MEIRANA, 1969, tav. XVII; MILANESE, 1982, tav. 1.8, tav. II.22), in
Toscana (BERTI-ToNGIORGI, 1981, fig. 247.337), in Sardegna (Mossx,
1952, tav. II.1-2) ed in Provenza (D:EMIANS D'ARCHIMBAUD, 1980, fig.
338.10, 339.5; PICON-D:EMIANS D'ARCHIMBAUD, 1980b, tav. 1.6). In
Piemonte e attestato nei bacini (BLAKE, 1980, fig. 10, p. 100; CORTE­
LAZZO, 1982, fig. 11 p. 126, fig. 39 p. 136, p. 279), dove si puo osser­
vare come il motivo venga anche utilizzato per decorare la fascia sulla
parete del cavetto, e all'Abbazia di Novalesa (PANTa, 1981, tav. 1.13)
dov'e alternato a bande oblique. Questo stesso motivo sembra essere
presente anche a Cipro (DIKIGOROPOULOS-MEGAW, 1957, tav. VIII.c14,
da MILANESE, 1982).
3.4 Bande oblique contrapposte delimitanti un triangolo che a sua volta con­
tiene un altro triangolo campito a graticcio (nn. 1,2, 7, 11,57). Presente
su scodelle, catini e piatti. II motivo compare approssimativamente in
MANNONI, 1975, fig. 63.1 e in PANTa, 1981, tav. 1.11.
26
4.
lon
4.1 Archetti doppi. Si presentano rivolti verso il basso, alternati, uno verso
il basso e uno verso I'alto 0 tutti verso l'alto (nn. 9, 10, 14, 15, 17, 18,
20,23,27, 31,32). Presente su ciotole e scodelle. II motivo stato defi­
avo
5).
Motivi geometrici curvilinei
e
1981, fig. 245.381, fig. 246.320, 380, 463, tav. CCXII-CCXVII), la Pro
venza (PICON-DEMIANS D'ARCHIMBAUD, 1980, nn. 4-5, p. 126; DEMIAN
D'ARCHIMBAUD, 1980, figg. 335.8, 336.1, 338.1,2,339.1,2,4, 7, 8) e
Argo (CROISSANT, 1971, p. 767, fig. 54). Va osservato come, se si esc1ud
il sito di Montaldo, questo tipo di decorazione risulta assente su tutto
territorio piemontese.
4.2
Sequenza di archetti semplici non sempre regolari (nn. 4, 5, 13, 19, 29
33). Presente su ciotole e scodelle. Ben documentato soprattutto in Pie
monte (BLAKE, 1980, fig. 12 p. 101; PANTO, 1981, tav. I, 8-10; CORTE
LAZZO, 1982, fig. 18 p. 127, fig. 28 p. 131, fig. 39 p. 136; va notato com
in un caso il motivo sia presente sulla seconda fascia che costituisce
tesa; CORTELAZZO et al., 1982, fig. 7 p. 124, sch. 117 p. 224; MICHE
LETTO, 1984, Appendice II, n. 18). In Liguria sembra essere attestato i
un solo esemplare genovese (GARDlNI-GORICCHI-ODONE, 1972, tav. V.l
4.3
Girali volti a destra 0 a sinistra (nn. 6, 25, 28, 30, 57). Presente su cioto
scodelle e grandi scodelle. Le attestazioni sembrerebbero assegnare
decoro una diffusione esclusivamente piemontese (MURER, 1982, sch. 7
Notiziario, 1983, tav. XLIV.3; CORTELAZZO, 1982, fig. 28-31 p. 131
CORTELAZZO et al., 1982, fig. 6 p. 124, schede 83-84-99-106-107-120
p. 203-204-212-216-217-227). Non mancano comunque Ie attestazioni tr
il materiale di tradizione bizantina (DAUX, 1968, fig. 5b p. 890).
4.4 Motivo a corda 0 catenella (nn. 12, 13, 24, 57). Presente su scodelle
grandi scodelle. Ben documentato in Piemonte (PANTO, 1981, tav. II, 19
CORTELAZZO et al., 1982, sch. 84 p. 204; CoRTELAZZO, 1982, fig. 3
p. 131, fig. 40 p. 136). con attestazioni in Provenza (DEMIANS D'ARCHIM
BAUD, 1980, fig. 338, 3-4) e in Medio Oriente (McNICOLL, 1973
fig. 12, 1).
4.5 Archetti doppi rivolti verso i1 basso alternati a losanghe doppie (n. 27
Presente su ciotole. Questo motivo che si sviluppa a fascia sulla paret
costituito da un decoro composito realizzato con alcuni dei motivi de
scritti singolarmente sopra. Nel suo insieme i1 motivo non sembra trovar
riscontri.
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5.2 Palmette frontali alternate a triangoli campiti a graticcio (n. 64). Pre­
sente su catini. Questa decorazione anche se in dimensioni ridotte e testi­
moniata a Rougiers (DEMIANS D'ARCHIMBAUD, 1980, fig. 334.1) e vaga­
mente nei bacini ceramici di Avigliana e di Ivrea (CORTELAZZO, 1982,
fig. 41 p. 136).
Come si e potuto osservare i1 repertorio decorativo graffito presente a
Montaldo e uno tra i pili ricchi fino ad ora ritrovati. L'unico elemento che
risulta decisamente mancante e che in molti casi viene utilizzato per individuar­
ne il tipo, e il medaglione centrale graticciato. II graticcio in se esiste ed e
molto sfruttato sia sulle tese che sulle pareti rna e completamente assente nel
centro dei cavetti.
I motivi decorativi sembrano essere solo parzialmente legati al tipo di
forma su cui sono stati graffiti, a110 stesso modo anche la complessita delle deco­
razioni non e presente solamente sulle grandi forme rna la si puo riscontrare
anche nelle piccole ciotole (nn. 27, 28). Per quanto riguarda oggetti quali i
catini, i piatti 0 i grandi scodelloni, e ovvio che avendo a disposizione uno
spazio maggiore 10 schema decorativo tende ad essere pili elaborato. Una solu­
zione interessante e rappresentata dalla disposizione a fasce sovrapposte che
utilizza pili motivi decorativi presenti singolarmente su altri oggetti (n. 57).
Questa geometria decorativa sembra riscontrabile al momenta solo in Provenza,
su scodelle di grandi dimensioni, 0 nei contemporanei bacini ceramici del Pie­
monte occidentale.
Nell'insieme Ie decorazioni sembrano essere piuttosto curate, il segno e
deciso e profondo, le pennellate di ramina e di ferraccia non sempre seguono
it motivo ed in alcuni casi sono distribuite a macchia.
Non sembra di poter rieonoscere uno sviluppo decorativo che tenda alla
semplificazione di qualche motivo 0 ad una realizzazione pili corsiva, si osserva
solola presenza di elaborazioni curate molto singolari, legate a forme Inconsuete
che potrebbero rappresentare il materiale di tradizione pili antica a cui non
mancano gli agganci con la tradizione decorativa bizantina.
Rimane da sottolineare come i1 materiale di Montaldo ampli e in alcuni
casi completi il vocabolario decorativo di una classe ceramica originale eben
caratterizzata.
conto di come questo materiale rappresenti un servizio da tavola probabi1men
completo. Sono infatti pre senti ciotole di varie dimensioni, scodelle sernp
di piccolo diametro e carenate, piatti molto amp~ che in alcu~i casi non ~ esc1
possa trattarsi di grandi scodelle, catini a base plana carena~l ed a paretl.tron
coniche forme inconsuete quali un vasa a listello e boccali con beccuccio tro
coconico, Non va inoltre dimenticato che nello stesso contesto stratigrafico so
attestati materiali relativi alla ceramica da fuoco e da cucina, acromi 0 semp
cemente invetriati, che completano i1 corredo ceramico in usa nel Castello.
La percentuale di ceramica fine presente a Montaldo e la stessa di que
acroma e di quella invetriata. Questo dato di fatto contrasta nettamente c
la casistiea dei materiali presenti nei siti fortificati della Liguria (MANNONI
e T. 1975). Percentuali cosl alte non sono state riscontrate nemmeno in a
urbana e in una citta come Genova (PRINGLE, 1977). Viene da chiedersi qu
persone avevano la possibilita di utilizzare tanto materiale, di costa ?r?bab
mente elevato in un sito fortificato non a diretto contatto con grandi linee
traflici commerciali. Allo stesso tempo diventa problematico capire che ru
potessero avere in un contesto di questo tipo, trattandosi di un sito in alt
attorniato dalla vegetazione, gli oggetti in legno che i primi studi sui docume
d'archivio danno come prodotti su vasta scala ed in notevoli quantita (COMB
1982). L'assenza completa di materiale di importazione spiegherebbe l'a
percentuale di ceramica graflita e a110 stesso tempo potreb~ indicare ~na g
vitazione culturale piuttosto ristretta legata ad una produzione esclusivam
te locale.
La quasi totalita del materia le proviene da un unieo strato presente
una sola area del Castello. La sua datazione anche se non e legata a ness
termine cronologieo ben preciso, risulta inquadrabile dalla sequenza str
grafica che lascia un margine di circa un secolo tra la fine ~el XIII se~ol
la seconda meta del XIV. Se la fine del XIII sembra un po precoce sia
alcune forme ceramiche che Per la presenza di alcune punte di freccia
balestra a testa piramidale, la seconda meta del XIV secolo sembra un
tarda per analogie e confronti con altro materiale e per la compars a negli str
del XV secolo di forme molto diverse che non testimoniano una evoluzio
:nde
ente
plici
luso
nco­
ton­
sono
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nella.
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fiL.
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essun
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Il per
Iii di
~ po'
strati
none,
materiali piemontesi. 11 ritrovamento di scarti di fornace di graffita arcaica nel
sottosuolo della chiesa di San Domenico ad Alba denuncia l'attivita di fabbriche
locali oltre il territorio che gravitava lungo la zona di mare. I confronti con
questo materiale sono molto puntuali, tanto che e solo ad Alba che si ritrova
la ciotola con la tesa sul prolungamento della parete. Per quanto riguarda altre
forme, quali ad esempio i catini troncoconici, ci si deve spingere fino a Pinerolo
ed a Rivoli per trovare confronti morfologici abbastanza puntuali. Le stesse
decorazioni presenti su questi oggetti confermano che non si tratta di una ana­
logia casuale, bensi di una tradizione ceramica ben diffusa nel territorio.
Tornando pili specificamente sulla graffita di Montaldo, se da un lato il
rapporto stretto con la Liguria, 0 meglio con le produzioni savonesi, ne testi­
monia la stretta dipendenza, dali'altro si puo osservare come la diffusione di
questo prodotto verso le regioni pili interne venga filtrata attraverso una tradi­
zione ed una cultura locale che risulta recettiva per un verso, ma che alio stesso
tempo trasforma e plasma morfologie e motivi decorativi a proprio uso e
consumo.
Non va inoltre dimenticata la possibilita che alcune delle forme qui os­
servate risultino ancora tipologicamente aflini a produzioni di tipo bizantino,
il che potrebbe arricchire la teoria sulle vie di introduzione in occidente di
questa classe ceramica dal mondo orientale e islamico.
Rimane ancora da chiarire che tipo di relazione esista tra la graffita di
Montaldo e gli scarti di fornace ritrovati nell'ambito del complesso del Priamar
a Savona che l'Autore data alla seconda meta del XV secolo (VARALDO, 1981).
11 rapporto e stretto sia per Ie forme che per Ie decorazioni ed una data COS!
avanzata desta non poche incongruenze, tanto pili che a Montaldo la graffita
arcaica, come si e visto, esiste solo in questa fase ed i frammenti ritrovati negli
strati posteriori hanno avuto la funzione di completare gli oggetti ritrovati nel
contesto originario. A Montaldo le forme e le decorazioni presenti nella fase
di XV secolo, come e stato detto, sono nettamente differenti e la loro quan­
rita diminuisce notevolmente per lasciare il posto ad altre c1assi ceramiche quali
l'ingobbiata monocroma, l'invetriata e qualche frammento di ceramica spagnola.
In conc1usione se e ormai accertata, almeno per una buona parte del ma­
teriale ligure e tirrenico, l'appartenenza di impasti, e di conseguenza di forme
Mentre questo lavoro andava in stampa si e svolto a Siena, dall'8 al 12 ottobre, il III Congresso int
nazionale sulla Ceramica Medievale nel Mediterraneo Occidentale.
I dati presentati nelle relazioni durante i lavori del Congresso hanno aperto nuove prospective di rice
e indicato verso quali direzioni va approfondito 10 studio del materiale ceramico medievale. In questa sen
i risultati degli scavi romani (D. MANACORDA - L. PAROLI, Le ceramicbe medieuali in uso a Roma alta lu
di recenti scaui stratigrafici) hanno indiscutibilmente conferrnato la conrinuirs della tecnica dell'invetriaru
dall'ers tardo-romana al medioevo. I rnateriali presentati risultano, per il loro tipo di vetrina, parzialme
identificabili con alcuni frammenti ad invetriatura densa rinvenuti a Montaldo nelle fasi di XII-XIII seco
Altrettanto notevole l'identificazione di un tipo ceramico graffito e dipinto di produzione veneta e
data anteriore rispetto alia giii conosciuta graffita arcaica padana (S. GELIQlI, La ceramics ingubbiata n
1'1talia nord-orientale) il cui corrispettivo per la parte occidentale dell'Italia Settentrionale potrebbe ess
rappresentato dalle produzioni piemontesl (H. BLAKE, Ceramicbe gralfite medieoali nell'Italia nord-oc
dentale).
Anche per la ceramica acroma l'approfondimento degli studi (G.P. BROGIOLO, Ceramicbe acrome med
vali della valle padana) sembra dimostrare la tendenza per alcune forme ad uniformarsi ed a ricorrere
corredi ceramici, si vedano ad esempio i catini tconcoconici, 0 in altri casi a rappresentaee precise gravi
zioni culrurali, si vedano i secchieUi con le anse sopraelevate e forate dell'area padana finora scooosci
nell 'Italla occidentale.
Tutti i dati presentati al Congresso, che piu cia vicino interessavano il matetiale di Montaldo, vedo
dunque quest'ultimo ben inserirsi nella problematica generale delle aree di diffusione, delle zone di prod
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(CN), Castello. Cerarnica graffi
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la ceramica graffita del castello di montaldo di mondovi