Juku.it
La problematica del
recupero dati
e Kroll Ontrack
Enrico Signoretti
Settembre 2012
Juku - mail: [email protected] web: http://www.juku.it
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Indice
Juku
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Perchè Juku
4
Chi è Juku
5
Introduzione
6
Executive summary
7
Perdita e indisponibilità
8
Il disco rigido
10
Array di dischi
12
SSD e memorie flash
14
I guasti software
17
La virtualizzazione
18
La diagnosi del guasto
20
Chi è Kroll Ontrack
22
L’offerta di Kroll Ontrack
23
La camera bianca
24
Recuperare dati da remoto
26
I software
28
Ontrack EasyRecovery™
28
Ontrack PowerControls™
28
La procedura di recupero
30
La restituzione dei dati
33
Le altre aree di attività
34
Data Erasure
34
Computer Forensics
34
Tape management
34
Programmi di partnership
35
Note legali
36
Il recupero dei dati e Kroll Ontrack
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Il recupero dei dati e Kroll Ontrack
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Juku.it
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Juku
Perchè Juku
I Juku sono scuole, private, giapponesi che hanno l’obiettivo di aiutare gli
studenti a migliorare il rendimento nelle loro normali attività scolastiche e a
sostenere una preparazione migliore agli esami. Benchè questo tipo di
scuola sia principalmente concepita per le materie accademiche, non è raro
trovare dei juku anche per discipline artistiche, sportive e arti marziali.
Il nostro obiettivo è proprio quello di non sostituirci all’informazione
istituzionale ma di aiutare chi deve prendere le decisioni per il proprio IT con
articoli, informazione e confronto sulle tematiche tecnologiche che
conosciamo meglio: l’infrastruttura IT ed in particolare virtualizzazione, cloud
computing e storage.
Non è più come una volta, chi lavora nell’IT deve guardarsi intorno: le cose
cambiano velocemente e c’è la necessità di rimanere informati, o informarsi
velocemente, per sostenere decisioni importanti. Come fare? E’ semplice il
sito contiene le nostre idee, il risultato del confronto quotidiano che abbiamo
globalmente sul web e i social network con vendor, analisti, blogger,
giornalisti e consulenti. Ma il nostro lavoro non si ferma qui, il confronto e la
ricerca è globale ma la condivisione e l’applicazione delle nostre idee deve
essere locale: ed è qui che la nostra esperienza quotidiana, con aziende
radicate sul terriorio italiano, diviene fondamentale per offrire una visione
sincera ed utile. Ecco perchè abbiamo scelto “think global, act local”
come payoff per Juku.
Il recupero dei dati e Kroll Ontrack
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Chi è Juku
Enrico Signoretti, Consulente, imprenditore e blogger (non
necessariamente in questo ordine). Frequenta gli
ambienti IT da oltre 20 anni, la sua carriera è iniziata
con l’assembler nella seconda metà degli anni 80 per
poi passare allo Unix, ma sempre con il Mac nel cuore,
fino ad approdare al Cloud dei giorni nostri. Attento alle
evoluzioni del mercato è alla costante ricerca di idee e
soluzioni innovative. E’ un appassionato velista e un
pescatore mancato. Enrico raccoglie i suoi profili Social
qui: http://about.me/esignoretti
Fabio Rapposelli, specialista di Storage e Virtualizzazione con oltre 10 anni
di esperienza nel settore della consulenza IT,
sviluppando e dispiegando infrastrutture informatiche su
scala globale. Nato come uomo UNIX al termine degli
anni '90 ha iniziato a lavorare con le piattaforme di
virtualizzazione ai loro albori fino ad oggi dove cerca di
evangelizzare il concetto di Cloud agli IT manager. Nel
2010 viene insignito della ambita certificazione VCDX
(Numero #58) da VMware. Appassionato musicofilo ed incallito
viaggiatore. Fabio raccoglie i suoi profili Social qui: http://about.me/
frapposelli
Il recupero dei dati e Kroll Ontrack
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Introduzione I dati e le informazioni hanno un valore sempre più alto nelle aziende
moderne. Sono strumenti indispensabili per poter operare e competere, sui
quali esistono anche aspetti legali e normativi a cui attenersi per trattarli
correttamente. La perdita, anche parziale, di queste informazioni può
compromettere inesorabilmente la vita dell'azienda stessa. Abbiamo quindi
pensato di realizzare questo documento con l’obiettivo di spiegare in modo
più semplice possibile gli aspetti fondamentali di questa tematica e fornire gli
strumenti di base per valutare come comportarsi in caso di una evenienza
del genere.
I dispositivi di storage con cui abbiamo a che fare quotidianamente sono
sempre più numerosi, usano tecnologie diverse e la loro capacità aumenta
costantemente. La crescita dei dati è continua e, per quanto un utente
dovrebbe sempre avere a disposizione almeno un sistema di backup
efficiente, esistono dei casi limite dove anche il sistema di backup può fallire
ed è necessario cercare soluzioni esterne in grado di operare a più basso
livello per ripristinare i dati. Il documento è diviso in due parti, nella prima viene presentata la
problematica nei suoi aspetti più generali: introduzione, problematiche
specifiche legate a diversi tipi di dispositivi, sistemi più complessi e
virtualizzazione. La seconda parte di questa pubblicazione è dedicata alla
presentazione di Kroll Ontrack. Un’azienda presente da oltre 25 anni sul
mercato che ha sviluppato conoscenze specifiche, declinate poi in una serie
di servizi specializzati nel recupero, migrazione e trattamento di dati.
Questa pubblicazione è distribuita in maniera gratuita e ogni commento in
proposito è il benvenuto, scriveteci a [email protected]
Buona lettura!
Il recupero dei dati e Kroll Ontrack
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Executive summary
Nell’era che stiamo vivendo, tutti i nostri dati risiedono su dispositivi di
archiviazione (data storage) di natura meccanica o elettronica. Questi
dispositivi, benché studiati per essere longevi e resilienti, a volte falliscono.
Inoltre, alle possibili cause che possono portare una perdita di dati
concorrono molti fattori, non ultimo l’errore umano. La probabilità di perdita
dei dati può essere ridotta ma è un avvenimento, che per quanto spiacevole,
è sempre da considerarsi ineluttabile.
Tutti i dati hanno un valore e proteggerli costa. A volte, quando si analizzano
costi e benefici della loro protezione, si accettano dei compromessi
introducendo un rischio legato alla probabilità che un avvenimento possa
accadere a corrompere i dati. Questa “introduzione del rischio” limita lo
scudo di protezione contro la potenziale perdita di dati e introduce due
importanti incognite all’equazione: la capacità dell’azienda di valutare il
significato della perdita del dato e i costi derivati dal ricreare i dati persi.
Semplificando, possiamo quindi dire che i dati si perdono per due motivi
principali: sottovalutazione del rischio e fatto imprevisto. Esiste comunque
una terza possibilità, cioè quando il cliente ha valutato correttamente il
rischio ma decide comunque di correrlo! Il tutto in funzione di quanto denaro
si è disposti a spendere per la protezione.
In ogni caso, quando si perde la capacità di accedere ai dati non è detto che
le speranze di un recupero siano nulle. Se i dati sono fisicamente presenti,
cioè non sono stati sovrascritti o il supporto fisico non è seriamente
danneggiato esiste una concreta possibilità di recuperare tutto, o parte, dei
contenuti.
Esistono diverse tecniche che permettono di analizzare il contenuto di un
dispositivo, anche quando difettoso, e ricavarne dei dati. Ovviamente queste
tecniche si differenziano in funzione del tipo di dispositivo o, come avviene in
alcuni casi particolari, in funzione del contenuto. Le problematiche che
stanno dietro a queste operazioni sono molteplici, sono necessari skill
particolari, software sofisticati ed anche un buon magazzino di pezzi di
ricambio. L’obiettivo comunque non è mai quello di riparare un dispositivo
difettoso ma di ricavare i dati in esso contenuti.
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Perdita e indisponibilità
Il significato di “perdere i dati” è abbastanza ampio e differisce di molto in
funzione di dove questi dati risiedono e dal tipo di guasto: un disco guasto
su un notebook è molto differente, ad esempio, da perdere un raid group in
un array collegato ad una SAN o da un file system corrotto in cui erano
presenti i data file di un DB. Di conseguenza, anche le tecniche di un
potenziale recupero sono molto diverse fra loro.
Inoltre la stessa definizione di
“perdere i dati” dovrebbe essere
approfondita. La perdita del dato,
da un punto di vista letterale,
dovrebbe significare che il dato
non esiste più e quindi non sia
neanche più recuperabile. In
realtà, sarebbe molto più preciso
parlare di “indisponibilità del
dato” e quindi della impossibilità
di accedervi. I dati poi possono essere inaccessibili per due tipi di motivi:
fisici o logici. Nel primo caso si parla di un vero e proprio guasto al
dispositivo che contiene il dato, nell’altro si è verificato un problema alla
struttura dei dati (es. un file system corrotto).
Per i motivi che ho appena descritto, il recupero dei dati è una operazione
complicata e delicata. L’esperienza e la competenza di chi si impegna ad
effettuare l’attività di recupero sono fondamentali proprio perchè ogni errore
può portare ad una definitiva perdita di dati.
Prima di procedere oltre è importante fare almeno due puntualizzazioni, la
prima è che molte aziende si rendono conto del valore di questi dati solo
dopo averli persi. La seconda, forse la meno ovvia ma la più importante, è
che il loro valore cala in funzione del passare del tempo.
L’impossibilità di accedere ad un dato per un tempo indeterminato può far si
che quel dato diventi inutile e quindi senza valore. Nel caso si verifichi una
perdita di dati è sempre importante dare un valore al dato relativamente al
tempo necessario per recuperarlo. Questa è un’operazione difficile ma,
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soprattutto in caso di disastri gravi è decisamente importante dare la giusta
priorità a cosa tentare di recuperare per primo. Una delle attività
propedeutiche al recupero dei dati è stimare quanto tempo sarà necessario
per il loro recupero e se quindi vale la pena aspettare.
Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una evoluzione decisamente
importante di tutto quello che riguarda l’information technology e anche nel
campo dello storage sono state introdotte nuove tecnologie in affiancamento
ad altre più vecchie ed ancora presenti. La virtualizzazione poi ha introdotto
un ulteriore strato che rende le strutture di dati ancora più complesse e
difficili da recuperare in caso di guasti (come ad esempio i clustered file
system che distribuiscono i dati fra più nodi).
Nei capitoli successivi andremo a spiegare brevemente come funzionano i
dispositivi più diffusi (Hard disk, memorie flash, Array di dischi) per capire
dove risiedono i maggiori rischi di perdita di dati, ma anche come è possibile
recuperare dati da strutture logiche complesse come DB o storage per
infrastrutture virtualizzate.
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Il disco rigido
Il disco rigido è uno dei pochissimi
componenti meccanici che fanno
parte di un computer, sia esso un
PC o un server (le ventole e i lettori
DVD sono gli altri). Come tutti i
meccanismi complessi che hanno
parti in movimento, anche il disco
rigido è soggetto a guasti che ne
possono facilmente compromettere
l’utilizzo. Infatti, con l’evoluzione tecnologica, si sta tentando una graduale
diminuzione dei diversi dispositivi meccanici all’interno dei computer.
Purtroppo, ancora oggi, il disco rigido rimane il dispositivo con il miglior
rapporto spazio/costo e quindi passerà ancora molto tempo prima che verrà
sostituito.
Un disco rigido è composto da diversi elementi:
• lo spindle motor
• uno o più piatti
• il braccio porta testine e le testine
• l’attuatore per il posizionamento e il braccio di ritegno
• l’elettronica
Tutti questi componenti possono subire un guasto. Proprio per questo, le
principali cause che compromettono l’uso di un hard disk si trovano nella
mancanza di alimentazione, rotture meccaniche, un errato utilizzo, scariche
elettrostatiche o problemi elettronici. Alcuni di questi sono problemi solo su
hard disk di vecchia concezione mentre altri rimangono rischi concreti anche
sui prodotti più moderni.
Un ulteriore difficoltà è anche la continua crescita della capacità (oggi
esistono HD con capienza di 3TB e presto saranno disponibili HD da 4 e 5
TB!) ma, dall’altro lato, la tecnologia è consolidata e non ha visto particolari
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evoluzioni negli ultimi anni. Un esempio: la velocità di rotazione di un HD può
essere al massimo 15000 RPM (giri per minuto), questo valore è rimasto
identico negli ultimi 10 anni. L’industria ha comunque lavorato molto per
aumentare la densità con cui i dati vengono scritti sul media. La maggiore
densità di dati che possono risiedere in un piatto, e la ridotta dimensione dei
dischi di ultima generazione (2.5”, 1.8” e 1”), ha come conseguenza diretta
una componentistica ancora più miniaturizzata. La miniaturizzazione ha
diversi vantaggi (minor consumo elettrico, più velocità, minori inerzie) ma ha
necessità di una attenzione e di una professionalità ancora maggiore quando
il device deve essere aperto per un eventuale ripristino temporaneo.
Per iniziare l’intervento tecnico su di un disco rigido è molto importante
eseguire un’analisi accurata per capire la natura del problema. Una volta
individuato il problema si hanno le informazioni necessarie a capire se è
possibile ripristinare le funzionalità del disco in modo da poter prelevare
un’immagine completa del disco stesso (un’immagine del disco è un file che
può essere visto dal computer come un disco virtuale). L’obiettivo infatti non
è mai quello di riparare il disco per poterlo usare nuovamente ma è quello di
riattivarlo per il tempo necessario a prelevarne il contenuto, un disco rigido
moderno ha comunque delle tolleranze minime e una volta aperto, riparato e
richiuso potrebbe non rispondere più agli standard per i quali è stato
progettato.
Contrariamente a quanto molte persone credono i dischi rigidi non sono
sigillati sottovuoto ne, tanto meno, sono stagni ma, una volta aperti, anche
un granello di polvere può risultare devastante. Questo significa che per
aprirli e operare l’eventuale pulizia (come nel caso di un allagamento) o
sostituzione di parti sono necessari speciali ambienti (camera bianca) dove
l’aria viene filtrata dalle impurità.
In funzione del tipo di guasto si opera in modo molto diverso per effettuare le
operazioni di recupero. Nella maggior parte dei casi è necessario smontare il
dispositivo e sostituire le parti danneggiate, ricalibrare al microscopio le
testine, effettuare un’ispezione della superficie dei piatti. Altre volte si
effettuano interventi di microelettronica o di riprogrammazione. Ogni azione
intrapresa richiede l’uso di hardware e software ad hoc.
Altre volte è possibile recuperare i dati anche da dischi rigidi che sono stati
sottoposti a stress particolarmente forti, come può succedere in caso di
alluvioni o di incendi. Esistono però casi in cui il disco rigido non è
recuperabile, o il recupero è possibile solo parzialmente. Ad esempio, se la
testina tocca il piatto (head crash) può creare un solco con conseguente
distruzione dei dati. Infatti le grandezze a cui operano i dischi sono
infinitesimali, basti pensare che la testina sorvola il piatto ad una distanza di
12 nm (12 milionesimi di millimetro!).
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Array di dischi
Se recuperare dati da un singolo
disco rigido è complicato, ma tutto
sommato un’attività concettualmente
semplice, non si può dire la stessa
cosa per i sistemi RAID. Le
complessità introdotte dai
meccanismi di protezione RAID e
dalla loro specifica implementazione
sono molteplici: le informazioni nel
singolo disco rigido sono utili solo se
correttamente allineate e ricostruite
con tutte le altre facenti parte dello
stesso set di dischi. Inoltre, proprio
per natura dei sistemi RAID, i dati
possono essere organizzati in modo
diverso in funzione del tipo di
protezione scelta, della versione del
firmware dei controller, ma anche di
particolari configurazioni che sono
state fatte sul sistema.
Gli array dell’ultima generazione hanno anche introdotto meccanismi di
virtualizzazione dei dischi rigidi interni. In questo modo non esistono più
RAID group tradizionali ma i singoli dischi vengono suddivisi in chunk (pagine
o blocchi) di piccole dimensioni che poi concorrono a comporre dei raid
group molto ampi (wide striping). In altri casi, come ad esempio nel caso dei
NAS, l’array ha anche un suo filesystem interno che deve gestire i file da
condividere. In ogni caso si ha sempre più spesso a che fare con array molto
sofisticati che gestiscono dati e metadati, ed è necessario recuperare
entrambi per ripristinare i dati dell’utente.
Non ultimo c’è anche da considerare che molti produttori stanno
i n t ro d u c e n d o n u o v e t e c n o l o g i e p e r m i g l i o r a re l ’ e f fi c i e n z a d i
immagazzinamento dei dati, come ad es.: thin provisioning, zeroing,
deduplication e compressione. In questi casi si ha un ulteriore complessità
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del layout ma anche un rischio maggiore dovuto al fatto che, soprattuto in
caso di sistemi di deduplicazione, anche la perdita di una piccolissima parte
di dati può seriamente compromettere l’integrità di tutto il sistema.
Un doppio guasto in un array moderno è un rischio che cresce
continuamente, soprattutto perchè i tempi di ricostruzione aumentano
sensibilmente in funzione dell’aumentare della capacità dei dischi rigidi. Per
questa ragione, molti costruttori hanno implementato meccanismi di
protezione RAID più sofisticati che in passato (come ad esempio il RAID 6).
Purtroppo però la probabilità che un guasto critico possa compromettere il
RAID e i dati al suo interno non è ineluttabile.
Il ripristino dei dati su un array è più complicato rispetto alla ricostruzione di
un disco rigido singolo perchè, come scritto in precedenza, i dati sono divisi
su più dispositivi e ogni operazione di IO viene gestita da uno o più controller.
In alcuni casi, gli array utilizzano un vero e proprio file system per organizzare
i dati al proprio interno. La conseguenza di tutto questo è che per poter
procedere con un ripristino dei dati sul lato utente è obbligatorio seguire una
serie di passi per ripristinare tutti i livelli intermedi e verificarne la loro
consistenza. L’eventuale operazione di recupero va quindi divisa in diverse
parti e, in funzione del tipo di guasto, il processo può richiedere da pochi
giorni a tempi molto lunghi nei casi più catastrofici.
Nei casi più gravi, Il processo di ripristino di un Array può essere molto
complesso: in casi estremi è necessario estrarre i dischi dal sistema
originario e recuperarli ad uno ad uno per poi simulare il comportamento
dell’array attraverso software disegnati appositamente. Queste operazioni
sono decisamente delicate e possono richiedere di spostare l’array in un
laboratorio per ripristinare l’accesso ai dati.
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SSD e memorie flash
Le memorie flash stanno invadendo il mercato: dischi SSD (Solid State Drive)
su computer portatili, server e array sono solo una piccolissima porzione di
quanto viene prodotto dall’industria, il grande sviluppo si sta verificando
soprattutto nel mondo dei dispositivi mobili e in quello delle memorie
rimovibili (ad esempio le chiavi USB o schede SSD).
Inoltre, i form factor, sono tantissimi e, ancora oggi, in espansione! Infatti,
basti pensare che alcuni portatili non
montano un dispositivo che ha la
forma del tradizionale disco rigido
ma un scheda ingegnerizzata
appositamente (per risparmiare
spazio e corrente elettrica). L’unica
nota positiva riguarda uno degli
aspetti tecnologici: l’industria è
abbastanza standardizzata sull’uso
di chip con porte NAND (questo per
motivi di facilità costruttiva e minor
spazio necessario sul silicio).
La complessità non si riduce a
quanto scritto sopra ma ci sono
almeno altre due criticità che vanno
considerate quando si pensa alle
memorie flash: la prima è che i chip di memoria sono inutili se non
accoppiati ad un controller specializzato, appositamente studiato per
operare con loro. L’altra è legata al momento storico di grande sviluppo del
settore: l’industria è particolarmente attiva e i prodotti cambiano e vengono
aggiornati con una cadenza quasi compulsiva rendendo particolarmente
difficile tenere il passo per chi deve operarci dal lato del recupero dati.
In particolare, rispetto all’industria dei dischi rigidi, dove ormai si contano
solo tre fornitori e una tecnologia abbastanza consolidata, nel mondo delle
memorie flash siamo in una fase di grande crescita anche nel numero di
produttori. I fornitori sono tanti, molte sono delle startup, la somma dei
prodotti proposti è innumerevole e basati su tecnologie molto diverse fra
loro. Sempre da un punto di vista di giovinezza, in alcuni casi immaturità, i
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prodotti ricevono frequentissimi aggiornamenti di firmware che hanno effetti
anche sensibili sul loro comportamento sia interno che esterno.
Le memorie flash funzionano attraverso la cancellazione e la riprogrammazione di blocchi composti da celle di memoria che si trovano su
dei chip appositi, questi blocchi possono avere dimensioni anche grandi
(32K o più quando si parla di memorie NAND). Sono una evoluzione delle
EEPROM che si usavano negli anni settanta/ottanta e, la tecnologia più
diffusa con cui vengono costruiti questi prodotti, soprattutto nel lato
consumer, sia chiama Multi Level Cell. Viene utilizzata principalmente perchè
è la più economica ma è quella peggiore in termini di affidabilità e durabilità.
Infatti, mentre la tecnologia SLC (single level cell) raggiunge circa 100.000
cicli di scrittura le MLC arrivano al massimo a 10.000. La ricerca è
comunque continua e alcuni vendor stanno sensibilmente migliorando questi
dati.
L’utilizzo di memorie flash nei server e negli array di dischi è ancora
limitatissimo, per cui sono ancora pochi i casi di perdita di dati in questi
contesti. Al contrario, l’uso di questi sistemi di memorizzazione è largamente
diffuso nei device di tipo portatile (smartphone, tablet, notebook, macchine
fotografiche e videocamere) e su dispositivi di memorizzazione rimovibili (i.e:
chiavi USB, schede SD, ecc.) ed è proprio qui che avviene la maggior perdita
di informazioni. Le statistiche mostrano altrettanto chiaramente che la
maggior parte dei guasti è dovuta ad agenti esterni (es. telefono finito in
acqua o distrutto dopo una caduta).
La difficoltà principale nel recupero di dati da dispositivi portatili, da un punto
di vista logico, riguarda l’organizzazione dei dati al loro interno. Infatti, per
quanto molti dispositivi usino un’organizzazione dei dati a file system,
paragonabile quindi a quella di un PC, questi sono spesso diversi da quelli
che conosciamo e usiamo abitualmente (magari sono un sottoinsieme del
filesystem originale). Quindi la proliferazione di dispositivi e dei relativi sistemi
operativi ha anche portato una maggiore difficoltà nell’eventuale recupero di
dati.
Il processo di recupero è comunque concettualmente simile a quanto già
visto in precedenza, ma diverso dal punto di vista pratico: si cerca di
ripristinare il funzionamento, anche parziale, del dispositivo o si dissaldano i
chip per montarli su un altro dispositivo simile o un sistema che ne permetta
la rilettura dei contenuti. Questo tipo di lavorazioni sono complicate e
richiedono l’attività di centri specializzati difficili da reperire.
Le difficoltà per recuperare i dati aumentano sui dispositivi più complessi
anche per le tecnologie che vengono impiegate per migliorare la durabilità
delle memorie flash o la consistenza dei dati. Ad esempio, il “wear leveling” è
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una tecnica usata per distribuire le scritture dei dati in maniera uniforme sui
chip oppure i chip organizzano i dati i modo diverso in funzione del controller
che li gestisce: in pratica non si deve solo recuperare il dato grezzo che
risiede all’interno del chip ma è anche necessario ricostruire la struttura
originaria in cui erano organizzati. A complicare ulteriormente le cose è il fatto
che praticamente ogni produttore implementa diversamente questi
meccanismi/algoritmi di organizzazione dei dati.
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I guasti software
Fino ad ora abbiamo parlato principalmente di dispositivi e di aspetti
hardware ma questa è solo una parte del problema. Un guasto software,
compreso l’errore umano, è più probabile di uno hardware e non è detto
che, a seguito di un guasto hardware, non si riscontri anche un conseguente
problema di consistenza dei dati da un punto di vista software.
Se il problema è solo software l’intervento di recupero è relativamente più
semplice, soprattutto se si tratta di un singolo disco rigido installato su un
PC o un server. In molti casi esistono tool, anche di pubblico dominio, che
eseguono la scansione del filesystem e riescono a recuperare i dati non
leggibili. Molti sistemi operativi hanno anche dei tool integrati al filesystem
stesso che possono eseguire alcune operazioni di base per risolvere le
problematiche più comuni.
E’ ovvio comunque che più il sistema operativo è diffuso più sarà facile
reperire i tool e l’esperienza per usarli. Rimane comunque sempre in vigore la
regola che un intervento sbagliato può definitivamente compromettere i dati.
Le problematiche riguardo al recupero di strutture di dati si complicano
quando si ha a che fare con array, soprattutto con quelli dell’ultima
generazione. Per rigenerare la parità dopo un guasto hardware multiplo o
ripristinare il filesystem interno ad un array non esistono tool commerciali o di
pubblico dominio e spesso anche i vendor non prevedono questa possibilità
(almeno non attraverso operazioni eseguibili dall’utente). In questi casi quindi
è necessario che chi tenta il recupero abbia maturato delle conoscenze
profonde dell’array e abbia anche una qualche forma di supporto dal vendor
(decisamente non facile da ottenere). Nei casi più estremi è necessario
estrarre tutti i dischi dall’array e importarli in un sistema che ne simuli il
funzionamento.
Questa lavorazione è molto complessa ed è possibile solo in pochissimi
laboratori specializzati in tutto il mondo. Nei casi più complessi è necessario
attingere a competenze molto specifiche, ricostruire i pattern dei dati,
sviluppare software ad hoc e poi recuperarei dati, il tutto con un processo
praticamente manuale. I costi possono essere particolarmente elevati e i
tempi per ottenere un risultato decisamente lunghi.
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La virtualizzazione
L’adozione massiva di strumenti di
virtualizzazione dei server ha portato
negli anni ad aggiungere un ulteriore
strato di software da gestire, anche
nel caso di una eventuale perdita di
dati: i file system che contengono le
macchine virtuali (Virtual Machines o,
brevemente, VM). Infatti, mentre nel
caso di un singolo server che perde
l’accesso ai dati archiviati è
necessario ripristinare la consistenza
di un solo file system nel caso di una
infrastruttura virtualizzata
l’operazione è doppia perchè, oltre
al file system che contiene la VM,
c’è la probabilità che sia necessario
ripristinare anche il FS all’interno
della VM stessa!
Per poter recuperare i dati all’interno
di una virtual machine è necessario che esista la consistenza di tutti gli strati
intermedi. L’obiettivo è sempre quello di recuperare i dati o comunque, in
questo caso, il ripristino della macchina virtuale che li ospita.
Le Virtual Machine ospitate all’interno di una infrastruttura virtuale, di solito,
risiedono all’interno di uno o più sistemi storage condivisi. Il sistema di
storage condiviso può essere di tipo NAS o SAN. Nel primo caso è lo
storage che si occupa di gestire il file system e quindi le macchine virtuali
sono dei file condivisi attraverso quello che in gergo viene definito uno share
di rete. Il secondo caso, quello più complesso, si verifica quando l’accesso
allo storage viene effettuato a blocchi invece che a file. Su questi volumi
viene creato un filesystem di tipo cluster in cui vengono salvate le Virtual
Machine e i relativi file di controllo, per poi essere acceduto
contemporaneamente da più server. Un ulteriore complessità, riguardo
soprattuto il recupero dei dati, può arrivare dall’uso di VSA, in pratica una
Virtual Storage Appliance, che vitualizza e fornisce servizio storage alle altre
Virtual machine prelevandolo da storage locale o condiviso.
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Operare con ambienti virtuali quindi mostra una complessità superiore non
tanto per il tipo di operazione in se, che va ripetuta più volte proprio per il
fatto che le strutture di dati sono annidate, ma perchè è necessario
conoscere a fondo anche la piattaforma di virtualizzazione (l’hypervisor).
Una difficoltà reale invece è data dalla mole di dati da recuperare sia per
questioni di tempo che per spazio disco necessario. Proprio per questo
motivo, in una operazione per il recupero di dati da una infrastruttura
virtualizzata è più importante che mai conoscere cosa è inaccessibile
esattamente, cosa è importante recuperare, cosa no e le priorità di recupero.
Fortunatamente, se non ci sono danni hardware ed essendo questa una
attività particolarmente legata ad aspetti software, è possibile eseguirla da
remoto con sensibili risparmi di tempo per l’utente finale.
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La diagnosi del guasto
La prima cosa da fare quando si è perso il dato, e non esistono mezzi per
recuperarlo da un backup, è quello di non intervenire ulteriormente. Proprio
gli interventi successivi all’evento, se non fatti con la giusta perizia, possono
definitivamente minare ogni possibile tentativo di recupero.
L’attività di recupero dei dati,
qualsiasi sia il dispositivo e la natura
del guasto, inizia con una diagnosi
precisa, dove la prima difficoltà che
si incontra è interagire con l’utente (il
potenziale artefice del danno!). A
volte è proprio l’operatore a
nascondere la reale dinamica dei
fatti, soprattutto se si tratta di errore
umano. In altri casi si sottovaluta, si omette parte dell’accaduto o si
preferisce negare di aver tentato un ripristino in autonomia. Tutte queste
pratiche sono comprensibili proprio per il tipo di danno, che si immagina
essere grave, e che non si ha voglia di ammettere. Le principali motivazioni di
questo comportamento stanno nella paura di ricevere un rimprovero da un
superiore (se non peggio, perdere il lavoro) o di subire rivalse da parte di
clienti e colleghi. Purtroppo, tutto questo rende ancora più difficile l’attività di
recupero proprio perchè chi deve operare non avrà un quadro chiaro su
come muoversi. E’ importante quindi che si instauri subito un rapporto di
fiducia fra utente e tecnico proprio per perseguire al meglio l’obiettivo
comune: recuperare i dati.
Se il guasto è di tipo hardware la diagnosi è più complessa e prima di capire
cosa è recuperabile è necessario ripristinare le funzionalità dell’hardware. In
ogni caso, come si è potuto evincere dai capitoli precedenti, l’attività si
complicano mano a mano che si aggiungono strati: ad esempio, nel caso di
un ambiente virtualizzato in un array che ha subito un doppio guasto in raid
group RAID 5, sarà necessario ripristinare gli HD per poi verificare la
consistenza del raid group, il file system dell’hypervisor e per ultimo appurare
lo stato delle singole VM.
Il recupero dei dati e Kroll Ontrack
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Ovviamente, anzi in molti casi è probabile, un problema HW non è detto che
non abbia avuto una conseguenza Software (corruzione del filesystem?) e
quindi l’attività si complica.
In pratica, l’unico modo per poter sapere cosa è recuperabile, ovvero
ottenere una lista esatta di ciò che è recuperabile, è arrivare ad eseguire un
recupero dei dati o, quanto meno, arrivare a verificare che i dati siano
leggibili.
Quanto appena scritto implica che chi fa la diagnosi deve essere anche in
grado di agire direttamente sui dispositivi ed effettuare un “recupero
preventivo dei dati”.
Successivamente alla prima fase, e alla verifica dello stato dell’hardware, si
procederà al vero e proprio recupero. Ogni fornitore di servizi opera in modo
diverso e con SLA diversi per cui è molto difficile destreggiarsi fra le varie
offerte e capirne le differenze.
Il recupero dei dati e Kroll Ontrack
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Chi è Kroll Ontrack
Kroll Ontrack è un’azienda,
presente da oltre 25 anni e in più
di 20 paesi, leader nei settori
recupero dati, cancellazione
sicura e computer forensics.
L’azienda offre una gamma completa di software e servizi professionali ad
utenti finali e operatori IT. La sua forza deriva principalmente dall’esperienza
sviluppata nei suoi laboratori sparsi per il mondo. I tecnici e gli ingegneri di
Kroll Ontrack vantano un livello di competenza elevatissimo che gli permette
di effettuare recupero dati da qualsiasi supporto, con qualsiasi sistema
operativo e tipo di dato. Ogni anno, l’azienda effettua oltre 50.000 interventi
di recupero.
Kroll Ontrack è presente in Italia dal 2002 e qui è installata l’unica camera
bianca professionale per recupero dati presente nel paese. Questo speciale
ambiente protetto da polveri inquinanti permette di lavorare i supporti di
storage nella massima sicurezza e con avanzatissimi strumenti proprietari
per i migliori risultati. Infatti, Kroll Ontrack vanta un elevatissimo tasso di
successo, l’azienda è in grado di recuperare i dati in oltre il 90% dei casi.
Kroll Ontrack, a riprova della qualità dei propri servizi, è riconosciuta come
una delle pochissime aziende al mondo dove il recupero dei dati su un hard
disk non va ad inficiare su eventuali garanzie in atto sul prodotto. Fra i
produttori che consigliano i servizi di Kroll Ontrack troviamo anche, fra gli
altri, Fujitsu, Western Digital, Hitachi, Toshiba, Dell, Apple, Samsung
La sede italiana di Kroll Ontrack è a Gallarate, in provincia di Varese, via
Marsala 34/A, torre A. Gli altri recapiti sono: il numero verde 800 44 00 33
del servizio clienti, [email protected] e www.krollontrack.it
Il recupero dei dati e Kroll Ontrack
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L’offerta di Kroll Ontrack
Le tecnologie per il recupero dati variano sensibilmente in funzione del tipo di
danno, del media e dallo stack software coinvolti. L’attività quindi può essere
molto diversa e varia dall’intervento fisico, effettuato in camera bianca, ad
una meno invasiva, operazione di tipo software, magari da remoto. Nei casi
più complessi è necessario coinvolgere una vera e propria task force
interdisciplinare che possa portare competenze necessarie alla riuscita
dell’operazione. Kroll Ontrack è quindi un partner ideale in questo tipo di
attività, nelle pagine che seguono sono presentati alcune delle tecnologie e
dei servizi che Kroll Ontrack offre ai suoi clienti.
Il recupero dei dati e Kroll Ontrack
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La camera bianca
La camera bianca (in inglese cleanroom) è un ambiente adibito a laboratorio
nel quale il livello di impurità presente nell'aria è controllato. Il grado di
"pulizia" di una camera bianca si misura come numero di particelle inquinanti
di una data dimensione per piede cubico d'aria e viene indicato con un
numero di "Classe". Per fare un esempio, una camera bianca Classe 10 può
presentare fino ad un massimo di 10 particelle inquinanti di dimensione di
0.5 micron per piede cubo d'aria, una di Classe 100 fino ad un massimo di
100 particelle e così via. Esiste anche una classificazione secondo lo
standard ISO e una tabella di corrispondenza con le diverse Classi. Una
camera bianca ISO 3 corrisponde ad una Classe 1, una ISO 4 ad una Classe
10, una ISO 5 ad una classe 100.
L'utilizzo di camere bianche si rende necessario quando il recupero dei dati
impone l'apertura dell'hard disk. Aprire il supporto in ambienti non protetti
esporrebbe al rischio che particelle di polvere, di fumo o di altri agenti
dannosi vadano a depositarsi sui piatti impedendo la corretta lettura dei dati
da parte delle testine. Basti pensare che la particella di fumo di una sigaretta
ha un diametro maggiore della distanza che c'è fra la testina di lettura/
Il recupero dei dati e Kroll Ontrack
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scrittura e la superficie magnetica del piatto, distanza dell'ordine di poche
decine di nanometri.
Gli operatori che vantano la disponibilità di camere bianche per il recupero
dei dati sono numerosi, ma le installazioni realmente professionali in Europa
sono molte meno. Esiste quindi la possibilità di farsi suggestionare da
immagini e messaggi che celano realtà ben diverse fino ai casi limite dove la
sede aziendale è un'abitazione privata e il recupero dei dati viene
letteralmente "tentato" in una stanza.
Un altro interessante aspetto da chiarire riguarda la Classe delle camere
bianche: per operare in condizioni di totale sicurezza su di un hard disk
aperto viene richiesta la Classe 100. Nonostante ciò non è difficile imbattersi
in immagini di laboratori che mostrano il personale tecnico in tute bianche
integrali in cleanroom di presunta Classe 10, in questi casi ci si dovrebbe
chiedere se realmente vengono adottate tali misure allorché non necessarie
e ovviamente più onerose.
I rischi e le conseguenze dell'affidarsi a soggetti privi di reali competenze
sono diversi e facilmente immaginabili:
• elevata probabilità di non vedere recuperati i propri dati;
• spreco di denaro per un'attività di recupero presunta;
• rischio che l'intervento abbia aggiunto danno al danno e compromesso
successive possibilità di recupero presso un altro fornitore.
Per cercare di tutelarsi, il suggerimento è di chiedere sempre la possibilità di
visitare la sede aziendale e di porre alcune domande sulla disponibilità di una
camera bianca. Una risposta incerta o negativa servirà a togliere ogni
dubbio.
Kroll Ontrack, presso la sua sede Italiana in provincia di Varese, è dotata di
un laboratorio professionale di Classe 100 per il recupero dei dati da svariati
tipi di supporto. La sede è aperta al pubblico per la consegna dei media non
funzionanti e il ritiro dei dati ripristinati.
Come il lettore avrà intuito, la selezione del fornitore corretto è fondamentale
per il successo dell'operazione di recupero. Valutate con attenzione la serietà
dell'azienda e cercate referenze su di essa.
Non fatevi dunque guidare nella scelta esclusivamente dalla logica del prezzo
più basso che in servizi di questo genere, ad alto contenuto tecnologico e di
know-how, può non essere il criterio più adatto di valutazione.
Il recupero dei dati e Kroll Ontrack
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Recuperare dati da remoto
Se i dati sono inaccessibili ma il supporto è funzionante è probabile che la
spedizione presso un laboratorio di recupero dati non sia necessaria. In
particolare, Kroll Ontrack, per questa tipologia di intervento, ha brevettato
un'innovativa tecnologia chiamata Remote Data Recovery (RDR) che, come
dice il nome, si propone il recupero dei dati da remoto.
Se lo storage viene correttamente riconosciuto dal sistema ma i dati non
sono accessibili il problema potrebbe essere esclusivamente di tipo logico
(es. file system corrotto, cancellazione accidentale, infezione da virus, ecc.) Il
procedimento di recupero attraverso Remote Data Recovery è semplice, è
sufficiente connettere l'hard disk con i dati da recuperare ad un PC/Server
funzionante e dotato di collegamento ad Internet. RDR è una tecnologia
adatta a tutti gli utenti ma se ne possono avvantaggiare soprattutto quelle
situazioni dove la velocità di recupero è una prioritaria assoluta: si pensi al
malfunzionamento di un sistema RAID di un server aziendale a causa di
anomalie nel controller.
Come ultima cosa non rimane che installare su tale computer il software di
connessione tra la macchina dell'utente e la postazione RDR in Kroll
Ontrack. Da questo momento fino al recupero dei dati non è più richiesto
alcun intervento in quanto l'operazione verrà totalmente svolta da remoto
dall'ingegnere Kroll Ontrack.
I vantaggi di operare attraverso Remote Data Recovery sono molteplici:
• Non vi è l'invio del supporto, quindi nessun rischio di danneggiare
ulteriormente il disco con la spedizione;
• Tempi di lavorazione più brevi;
• Massima privacy, in quanto i dati vengono recuperati direttamente sul PC
dell'utente.
A garanzia di ulteriore sicurezza vi è anche l'adozione di un protocollo di
comunicazione proprietario a pacchetti criptati. Inoltre il servizio è utilizzabile
con qualunque tipo di connessione, poiché non vi è trasferimento di file RDR
può essere utilizzato anche con connessioni Internet via modem "lente".
Il recupero dei dati e Kroll Ontrack
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Attraverso Remote Data Recovery è possibile intervenire su sistemi Microsoft
Windows, Novell Netware, Linux/Unix per risolvere problemi di file cancellati,
danni causati da virus, partizioni formattate, volumi non validi, perdita della
configurazione RAID e molte altre situazioni critiche.
Il recupero dei dati e Kroll Ontrack
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I software
In alcune situazioni un prodotto software professionale per il recupero dei
dati può essere un valido supporto per il ripristino delle informazioni perse.
L'utilizzo di questi tool di recovery presuppone che il disco dal quale
recuperare i dati sia fisicamente funzionante e, sebbene non particolarmente
complessi, un livello minimo di preparazione tecnica da parte dell'utente per
un uso consapevole delle varie funzioni. Kroll Ontrack sviluppa soluzioni
software professionali per il recupero dei dati per offrire a professionisti
informatici, tecnici e utenti avanzati strumenti "fai-da-te".
Ontrack EasyRecovery™
È una famiglia di soluzioni software completa
che risponde alle esigenze di recupero dati e
diagnostica dell'hard disk.
Esistono tre diverse edizioni: Enterprise,
Professional e Home che differiscono per la
quantità di funzionalità abilitate, mentre il
meccanismo di licenziamento è identico per
tutti e da la possibilità di effettuare un numero
illimitato di recuperi per i 12 mesi successivi
all’acquisto (rinnovabile annualmente).
Il software della famiglia Ontrack EasyRecovery
funziona in ambiente Microsoft Windows e
Apple Macintosh.
Ontrack PowerControls™
È una famiglia di strumenti software dedicati al recupero di dati di Microsoft
Exchange Server e di SharePoint Server .
La versione per Microsoft Exchange Server è la soluzione definitiva dedicata
agli amministratori di server Microsoft Exchange per attività di mailbox
management, quali il recupero dati o un percorso di migrazione. Il software,
di utilizzo semplice ed immediato, permette di recupero granulare di singole
e-mail ed item di posta, il restore di intere mailbox e la migrazione da un
server Exchange ad un altro. Con Ontrack PowerControls, gli amministratori
Il recupero dei dati e Kroll Ontrack
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di sistema abbattono i costi, i tempi e le difficoltà tipiche delle attività di
recupero su server Exchange oltre a rendere più semplice e rapida la
gestione di un eventuale processo di migrazione.
La versione per SharePoint server offre agli amministratori IT una soluzione
semplice, veloce ed economica per gestire operazioni di recupero, ripristino,
migrazione e consolidamento di dati in ambiente Microsoft® Office
SharePoint® Server. É possibile lavorare a livello di intero sito SharePoint
oppure a livello granulare, sui singoli elementi. In particolare il software offre
tutte le funzionalità necessarie a: trovare, recuperare, ripristinare, migrare e
consolidare elementi di Microsoft Office SharePoint Server come documenti,
liste, librerie, cartelle, calendari oppure interi siti. Il software è progettato per
ottimizzare il ripristino anche di singoli elementi di uno SharePoint, il
vantaggio è rappresentato da un processo più veloce poichè è possibile
evitare il restore dell’intero sito SharePoint. Con Ontrack PowerControls
risulta estremamente semplice per gli amministratori identificare gli elementi
desiderati per poterli successivamente trasferire nell’ambiente Sharepoint di
produzione o in una posizione alternativa.
I software della famiglia Ontrack PowerControls funzionano in ambiente
Microsoft Windows.
Il recupero dei dati e Kroll Ontrack
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La procedura di recupero
In caso di perdita di dati, la prima cosa da fare è contattare Kroll Ontrack.
L’accesso più rapido è attraverso i numero verde (800 44 00 33).
Lo specialista del call center sarà in grado di dare le prime indicazioni per
mettere in sicurezza il supporto di memorizzazione e inizierà a formulare una
serie di semplici domande per capire l’entità del guasto, il tipo di dati da
ripristinare e l’urgenza del recupero. In questo modo sarà possibile
conoscere da subito il preventivo di spesa e i tempi di ripristino. Il preventivo
viene quindi inviato in forma scritta al cliente, riporta una spesa minima e
massima ed è vincolante per Kroll Ontrack: in pratica, per il cliente, il costo
non potrà mai eccedere l’importo massimo indicato. Non contiene quindi
formule che possano riservare brutte sorprese durante le fasi successive. Il
prezzo esatto del recupero si conoscerà solo dopo la conclusione della fase
di prognosi sul supporto (e questo sarà compreso nel range specificato in
precedenza).
Il recupero dei dati e Kroll Ontrack
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Con il termine prognosi si intendono una serie di azioni che iniziano con il
ritiro gratuito del supporto presso il cliente, tramite corriere espresso, e
terminano con l'identificazione dei dati che possono essere ripristinati. Il
supporto una volta arrivato presso la struttura tecnica Kroll Ontrack viene
esaminato in camera bianca dagli ingegneri che determinano il tipo di
problema e i dati eventualmente recuperabili. Nel giro di pochi giorni, anche
in base al livello di servizio prescelto, il cliente viene ricontattato e riceve il
risultato della prognosi.
Tale risultato consta dell'elenco dei file che è possibile recuperare, compreso
lo stato di integrità di ciò che ne è contenuto, e dell'offerta recante il prezzo
definitivo per il recupero dei dati. Poiché la prognosi richiede l'apertura del
supporto in camera bianca e il lavoro di analisi da parte degli ingegneri essa
viene offerta a pagamento.
L'elenco dei file recuperabili può essere agevolmente consultato grazie al
tool Verifile. Con questo strumento, messo a disposizione gratuitamente da
Kroll Ontrack, è possibile visualizzare i file recuperabili con un’interfaccia
semplice e intuitiva, simile a Esplora Risorse, e impostare filtri per la ricerca
veloce di specifici file. Con Verifile bastano pochi minuti per verificare se i dati
di proprio interesse sono recuperabili garantendovi da brutte sorprese nella
fase di recupero.
Al termine della fase di prognosi il cliente possiede tutti gli elementi per
decidere consapevolmente se procedere o meno al recupero dei dati. Grazie
all'elenco dei file recuperabili è possibile verificare se i dati di proprio
interesse sono ripristinabili, mentre con l'indicazione esatta del prezzo della
lavorazione si può effettuare una valutazione economica. Il cliente ha dunque
la facoltà di accettare l'offerta di recupero dati oppure di non dar corso ad
alcuna operazione. Il supporto dati viene restituito o distrutto con modalità
sicure secondo gli accordi presi.
L'operazione di recupero dei dati prevede tre attività principali:
1. il ripristino temporaneo del funzionamento del supporto;
2. la lettura dell'intera superficie del disco al fine di effettuare l'imaging del
suo contenuto. Per motivi di sicurezza è infatti preferibile lavorare su di una
copia;
3. la ricostruzione della struttura logica delle informazioni lette.
Il ripristino temporaneo del funzionamento del disco si ottiene attraverso la
sostituzione effettuata dai tecnici di uno o più componenti interni dell'hard
disk e operazioni di microelettronica. Il magazzino è fornito di migliaia di
componenti di ricambio, in più esso è collegato tramite un sistema
informatico ai magazzini delle altre sedi Kroll Ontrack nel mondo. Se una
Il recupero dei dati e Kroll Ontrack
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certa parte non è disponibile localmente, essa viene cercata nel centro più
vicino. Grazie a questa logistica integrata tra le diverse sedi, i tempi di ricerca
e di approvvigionamento sono ridotti al minimo.
Con la successiva fase di imaging inizia la lettura di tutti i settori presenti sulla
superficie del disco. Poiché sull'hard disk i file non sono salvati in modo
contiguo si rende sempre necessaria l'intera lettura dei piatti del disco.
L'operazione, a seconda dei casi, può richiedere da alcune ore ad una o più
giornate. Questo spiega perché non è possibile recuperare selettivamente
dei file: bisognerebbe recuperare comunque tutto il contenuto per poi
cancellare le informazioni non richieste dal cliente, un'attività che
paradossalmente comporta più lavoro del recupero integrale.
Conclusa la fase di imaging, inizia il lavoro degli ingegneri sui dati letti per
ricomporne a struttura logica e ottenere nuovamente file e cartelle.
È un'operazione che richiede elevate competenze, un'operazione che
diventa ancor più complessa quando la struttura da ricomporre riguarda
database o file system particolari quali Linux o Mac. In ogni fase del recupero
tecnici e ingegneri sono assistiti da tool software proprietari sviluppati
appositamente da Kroll Ontrack per i suoi laboratori nei centri di ricerca e
sviluppo in Europa e negli Stati Uniti. Sono oltre un centinaio gli strumenti
software a disposizione per la diagnostica, l'analisi ed il recupero dei dati.
Per tutto il tempo richiesto dalla lavorazione, il cliente riceve costantemente
dallo specialista del Servizio Clienti con il quale è stata aperta la pratica di
recupero un aggiornamento telefonico o via email sulla stato di avanzamento
del lavoro. L'attenzione verso il cliente e la risoluzione del suo problema sono
una caratteristica distintiva del modo di lavorare di Kroll Ontrack.
Il recupero dei dati e Kroll Ontrack
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La restituzione dei dati
Quando le strutture logiche sono state ricomposte e nuovamente disponibili,
Kroll Ontrack restituisce al cliente i dati recuperati. I dati vengono
generalmente restituiti su di un hard disk esterno USB, il proliferare di
supporti ad alta capacità ha reso più pratico e sicuro l'adozione di un disco
esterno che la masterizzazione delle informazioni recuperate su decine di
DVD. In alternativa è possibile richiedere di poter accedere ai dati recuperati
online (via FTP).
A ulteriore garanzia di privacy e sicurezza dei dati, Kroll Ontrack fornisce il
backup crittografato. Il cliente collega il disco ricevuto alla porta USB del
proprio PC e accede ai dati recuperati digitando una password che riceve
separatamente via email. Il Servizio Clienti rimane a disposizione anche nella
fase post-recupero per eventuali necessità.
Il recupero dei dati e Kroll Ontrack
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Le altre aree di attività
Data Erasure
La cancellazione sicura dei dati è un'esigenza crescente soprattutto in
ambito aziendale, dove è imposta dalle normative in materia di protezione dei
dati personali. In questo delicato ambito della gestione del dato, Kroll
Ontrack offre il software Ontrack Eraser e la cancellazione hardware
attraverso l’Ontrack Eraser Degausser. Il software, consente di eliminare in
modo permanente i dati dal singolo PC o da più macchine collegate in rete. Il
Degausser, adatto invece per avanzate esigenze di cancellazione o quando
l'hard disk o altro supporto non è fisicamente funzionante, rende
completamente inservibile il media applicando ad esso un campo magnetico
di forte intensità. Entrambe le soluzioni adottano standard di cancellazione
internazionali e sono certificati da organismi indipendenti.
Computer Forensics
Kroll Ontrack è una delle principali aziende al mondo esperta nel settore delle
investigazioni informatiche o Computer Forensics. Il compito di Kroll Ontrack
in questa particolare area informatica consiste nel recuperare e analizzare le
informazioni digitali memorizzate nei sistemi informatici per portare in
evidenza prove, indizi e tracce che potranno poi essere utilizzate dalla parte
interessata in sede processuale.
Tape management
Kroll Ontrack risponde anche alle esigenze di data e media conversion. Nel
primo caso è possibile convertire i dati digitali creati in un certo formato su
un determinato sistema per poter essere trasferiti ed utilizzati su di un
sistema differente. Nel secondo caso il contenuto dati viene riversato da un
supporto obsoleto ad uno diverso. Frequente è l'operazione di media
conversion su tape.
Il recupero dei dati e Kroll Ontrack
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Programmi di partnership
Kroll Ontrack dedica agli operatori del canale IT (rivenditori, centri di
assistenza, società di informatica, ecc.) e ad aziende private ed enti pubblici
specifici programmi di partnership.
Il programma di canale per gli operatori del settore IT è pensato per offrire a
rivenditori, consulenti, assemblatori, VAR ecc. la possibilità di includere nella
propria offerta la rivendita dei servizi e dei prodotti software professionali Kroll
Ontrack per il recupero dati.
Il partner può ottenere la certificazione di “Data Recovery Certified Partner”
seguendo i training di formazione online. Al termine del percorso di
formazione viene rilasciato un attestato personalizzato di Data Recovery
Certified Partner e sarà possibile accedere ai benefici riservati dal
programma.
Alle aziende private e agli enti pubblici di media-grande dimensione è
dedicato un apposito programma per l'utilizzo interno dei servizi e del
software professionale di recupero dati Kroll Ontrack nel modo più
vantaggioso. Il programma non prevede vincoli o costi, la semplice
registrazione sul sito web sarà sufficiente per essere ricontattati per tutte le
informazioni del caso.
Maggiori informazioni nell’area Programmi Commerciali sul sito
www.krollontrack.it.
Il recupero dei dati e Kroll Ontrack
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Note legali
Tutti i marchi riportati appartengono ai legittimi proprietari; marchi di terzi, nomi di prodotti, nomi
commerciali, nomi corporativi e società citati possono essere marchi di proprietà dei rispettivi titolari o
marchi registrati d’altre società e sono stati utilizzati a puro scopo esplicativo ed a beneficio del
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Tutte le informazioni ed i contenuti (testi, grafica ed immagini) riportate sono, al meglio della nostra
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copyright o in violazione alla legge si prega di comunicarcelo e provvederemo immediatamente a
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La problematica del recupero dati e Kroll Ontrack