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Grandi obiettivi e tanti appuntamenti per la Puglia al Vinitaly 2011
Pubblicato in Eventi, Vino
di Manila Benedetto
Tutto pronto per il Vinitaly 2011. Anche quest’anno, infatti, la Puglia, forte dell’eccelente risultato conseguito nel 2010 con la crescita dell’export che ha segnato una crescita
del 20,7 per cento contribuendo al +8,6 dell’Italia, sarà presente con l’espressione della sua enogastronomia, all’importante fiera veronese dedicata ai vini.
“La Puglia – ha spiegato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari Dario Stefàno – partecipa da protagonista al Vinitaly 2011, uno dei più importanti
appuntamenti per il nostro patrimonio vitinivinicolo. La prospettiva, dunque, è
quella di migliorare la presenza sul mercato, rafforzando ancora di più il trend positivo del vino pugliese. Abbiamo un vantaggio competitivo strategico, la straordinaria
diversità territoriale della nostra regione, che rappresenta un asset che possiamo spendere sui mercati internazionali. I consumi ci parlano di una richiesta crescente di
quei prodotti che sono legati ai loro territori, alla storia e alla passione della sua gente. Non a caso tra i vini più venduti all’estero, dove si fa strada un nuovo target di
consumatore più esigente, ci sono 22 vitigni autoctoni, tra cui il Negroamaro, il Primitivo, il Malvasia o il Bombino, che in purezza o in blend sono racchiusi nei vini più
di pregio che portano in giro per il mondo il brand “Puglia”.
Nel padiglione Puglia (pad. 10), allestito grazie alla collaborazione dell’Assessorato alle Risorse Agroalimentari con l’Unioncamere di Puglia, saranno presenti 137 aziende
vitivinicole con oltre 1500 etichette protagoniste del programma di eventi e soprattutto degli incontri Business2Business con i più importanti buyer. Ma non solo. Conferenze,
eventi di promozione, comunicazioni alternative, degustazioni, workshop, laboratori, light lunch, organizzate dall’Associazione Italiana Sommelier della Puglia, dal Movimento
Turismo del Vino Puglia, dall’Organizzazione Nazionale Assaggiatori Vino Puglia e da Slow Food Puglia, animeranno il padiglione coinvolgendo più gente possibile nei cinque
giorni di fiera.
L‘A.I.S. Puglia, che gestirà la mescita dell’enoteca regionale, presenterà per l’occasione il Congresso Nazionale A.I.S. che sarà svolto a Lecce ad ottobre (conferenza
stampa sabato 9 aprile), e la 7a edizione dell’evento Dolce Puglia che nel 2012 si recherà a Dusseldorf durante ProWine (conferenza stampa con degustazione delle
etichette vincitrici della menzione 2010/2011 venerdì 8 aprile).
L’ONAV Puglia proporrà “Apulian Blind Tasting”. Gli appuntamenti sono giovedì, venerdì e sabato con degustazioni tematiche rispettivamente su Primitivo, Nero di Troia e
Negroamaro, sabato tavola rotonda con il Presidente Nazionale ONAV Prof.Giorgio Calabrese che interverrà sul tema “Vini del Sud: più polifenoli, più salute”. Ogni giorno,
inoltre, sarannò degustati 30 vini alla cieca con attribuzione del punteggio per la classificazione dei migliori Primitivo, Nero di Troia e Negroamaro cui sarà attribuito l’Apulian
Award.
Ogni giorno dalle 10 alle 17, invece, il Movimento Turismo del Vino Puglia inviterà i visitatori a partecipare a “Vino & Socialnetwork”, un corner in cui saranno
gratuitamente a disposizione dei visitatori una macchina fotografica e un pc per farsi scattare una foto fra i territori dei vini di Puglia e pubblicarla “in diretta” sul proprio
profilo social. Chiunque, passando, potrà farsi scattare una foto e caricarla come propria immagine-profilo, il tutto direttamente dallo stand della Puglia. Un’altra iniziativa
rivolta al pubblico degli appassionati e che ha già ottenuto notevole successo nelle scorse edizioni è “A prova di naso”, in programma domenica 11 aprile a partire dalle
11.00 nell’area “Vino e Media”: una speciale “caccia al tesoro” fra i vini di Puglia per scoprire, divertendosi, le note olfattive dei più noti vitigni pugliesi: Negroamaro, Nero di
Troia, Primitivo. Per i professionisti del settore, invece, il Movimento Turismo del Vino Puglia ha organizzato le iniziative “Taste, Press & Blog”, una serie di interviste con
degustazioni tra produttori e opinion leader, blogger e giornalisti della stampa specializzata.
Ma ci sono altre due novità per il Vinitaly 2011: la presenza dell’assessorato al Turismo della Regione Puglia per dare un “segno di concretezza – come ha spiegato in
conferenza l’assessore Silvia Godelli - proponendo attività, pacchetti turistici mirati e percorsi strutturati rivolti ad un segmento diffuso e molto consistente della domanda
turistica pugliese”; e la presenza dei i vini di Puglia il 9 aprile nella zona tra via Sottoriva, piazzetta Pescheria e via Trota (dove sono concentrati i locali tipici, le osterie e i
ristorantini alla moda di Verona). Il quartiere si trasformerà in un pezzo di Puglia con la possibilità di pasteggiare gratuitamente con un buon vino pugliese.
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“A’CR’JANZ” a Putignano
Pubblicato in Dove mangiare in Puglia
di Giuseppe Barretta e Manila Benedetto
Stefano D’Onghia, nella sua doppia veste di cuoco ed oste, rappresenta la moderna variante di una antica filosofia e
cancella la visione manzoniana degli osti: uno peggio dell’altro., A Putignano con accesso da Via Goito 22-24,
praticamente una bella ed antica scalinata che dal “corso” principale del paese fa accedere all’orto della chiesa di San
Domenico, si trova una nuova e graziosa osteria, “A’CR’JANZ”.
Ad accogliere l’avventore, subito dopo la suggestiva scalinata, un grande ed inatteso spazio verde ed incontaminato,
che, con l’arrivo della bella stagione e a compimento dei progetti del giovane Oste, diventerà un particolare e riparato
giardino sotto il cielo stellato, seppur in pieno centro urbano, ma capace di essere un’oasi gioiosa dove lasciarsi andare
ai peccati di gola…
“A’CR’JANZ” significa nel dialetto locale buona creanza, buona educazione, e non è un avvertimento ai clienti, bensì un
richiamo alla buona educazione a tavola, ovvero al rispetto del cibo, dei suoi tempi, della sua stagionalità, della sua
provenienza, e soprattutto del rapporto tra consumatore e prodotto stesso.
Nel locale, infatti, quello che possiamo trovare è una cucina tradizionale, che qualcuno definirebbe perfino “povera”, ma
che rappresenta invece la cucina semplice, profondamente legata al territorio, alla memoria ed alle origini di un paese
(di un popolo).
13/04/2011 10.31
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Lo chef D’Onghia, in accordo con il suo socio in quest’avventura, ha scelto una aderenza ortodossa a questo stile
semplice e tradizionale, senza aggiunta di virtuosismi o personalismi. Certo il tocco dello chef non manca, ma è leggero, discreto, non distrae dall’essenzialità del piatto,
fatto di memoria, storia e cultura. E’ il cibo della nonna? Si, anche. Ma diciamocelo: quanti di noi hanno ancore le nonnine che cucinano? Quanti di noi hanno realmente il
tempo di mettere ad ammollo le cicerchie ventiquattro ore prima? Quanti possono farsi un piatto di fave e cicorie (con cipolla rossa di Acquaviva) infrasettimanale?
Arriviamo di sabato sera, alle 22.00. Orario scomodissimo in una cittadina popolata come Putignano, ma troviamo posto.
Ci sediamo in una delle due sale, i tavoli sono tutti pieni, l’utenza è mista, il brusio ricorda i vecchi film in cui le scene cult si svolgevano in osteria. Ordiniamo subito, il team
dei camerieri è simpatico e cordiale. La carta dei vini è ricca e c’è anche una birra artigianale alla spina e in bottiglia. Prendiamo un vino, e in ordine: antipasto alla pugliese
centrale. E’ tutto molto gustoso, e ci viene precisato che è tutto (o quasi) a Km0. Nel tagliece ci sono mozzarelle pugliesi, ricotta, calzone di cipolle, ventresca
(gustosissima), polpette al sugo, carciofi gratinati, cardoncelli, sponzali alla brace, verdure in pastella, timballo di cicorie, baccalà fritto.
Segue il primo, ne scegliamo due diversi: fave e cicorie con un’ottima cipolla rossa di Acquavia, cavatelli con pomodorino, aglio, ceci ner e prezzemolo. Le quantità non
sono certo da nouvelle cousine, l’osteria è interpretata anche nelle dosi, e guardandoci in giro ci accorgiamo che ai commensali ai tavoli la cosa non dispiace affatto.
Per secondo scegliamo uno stinco: ci aspettiamo lo stinco al forno, servito su tagliere di legno, ma l’Oste Stefano ci sorprende e propone uno stinco cotto in brodo,
affogato nelle verdurine fresche tagliate piccolissime. Bella sorpresa! Carne tenerissima, cottura ottimale. Sicuramente uno dei migliori stinchi assaggiati negli ultimi anni.
Ci viene offerto il dolce (si sarà accorto che in segreto prendiamo appunti?): torta di mele fatta in casa. Un dolce finale, ma già le idee erano chiare: il posto è da
segnalare.
Ed allora sì, confermiamo che lo stile “semplice” – ma gustosissimo – della cucina tradizionale ha ancora senso, e diventa il fulcro dell’osteria-ristorantebraceria che con le sue mura di pietra antiche, la rusticità semplice e bella, il brusio degli avventori, la fiamma della brace con i vapori della cucina a vista, viene
piacevolmente “vissuta” dal commensale ancor prima di mangiare, e ci si sazia sin da subito di tante bel cose “mangiate con gli occhi”.
13/04/2011 10.31
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Tag:Cucina tradizionale, provincia di Bari, Putignano
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Fornelli Indecisi: un grande successo per la finale del concorso di cucina dozzinale
Pubblicato in Eventi
di Manila Benedetto
Un successo. Seppur inatteso per lo stesso ideatore e “patron” del concorso, Fornelli Indecisi, che si è chiuso con la proclamazione dei vincitori, è stato un successo su
tutti i fronti. Nato dall’esperienza dell’omonimo gruppo su Facebook, su idea del poliedrico giornalista Pierpaolo Lala, l’avventura dei Fornelli Indecisi è arrivata al termine,
decretando i 4 vincitori della finalissima.
GUARDA LE IMMAGINI DELLA GIORNATA (foto di Mimmo Persano)
“Dopo l’esperienza di un seguitissimo gruppo virtuale su facebook ha voluto estendere l’amletico dubbio ‘come e cosa si cucina oggi?’ al mondo reale, creando un vero e
proprio concorso” spiegava Lala, emozionatissimo, all’apertura dell’evento, presso la Masseria Ospitale di Lecce. “Quando ho inventato in concorso, pensavo che
avrebbero partecipato una ventina di persone, soprattutto amici. Il giorno della chiusura delle iscrizioni, i partecipanti erano 77. Non ci potevo credere. Anche perché ha
partecipato gente da tutta Italia”.
Ben 77 ricette in gara, arrivate in appena 30 giorni dal lancio alla chiusura del bando, che sono state lette e giudicate in pochi giorni da una appassionata giuria composta,
oltre che da Lala stesso, dal dj, economista, cuoco e scrittore Donpasta, dalle giornaliste Metella Ronconi e Ilaria Bellantoni, dall’addetto stampa del Movimento
Turismo del Vino – Puglia Lucia Amoruso, e dalla sottoscritta, Manila Benedetto.
Alla seconda fase del concorso sono arrivate 12 ricette, le migliori tre di ogni categoria (antipasti, primi, secondi, dolci), che sono state trasformate da virtuali a reali nel
corso del pranzo finale. I “cuochi indecisi” si sono radunati sin dal nascere del sole presso le cucine della Masseria Ospitale, nelle quali hanno preparato con amorevole
attenzione i loro piatti, sostenuti psicologicamente e logisticamente dallo chef e dal team della masseria, da sottoporre ai giurati.
I 12 piatti, “peggio di un pranzo di matrimonio” come dichiarato da Lala, sono stati valutati dai giurati già citati a cui si sono aggiunti altri sei esponenti estratti a sorte dal
pubblico (e, ironia della sorte, erano quasi tutti giornalisti presenti in sala). Avevamo valutato di finire nel giro di due ore” affermava Lala a metà del pranzo “ma ne sono
passate tre e stiamo attendendo i secondi”. È stata, infatti, una lunga maratona enogastronomica che seppur estenuante (i trionfi di frittura mista degli antipasti hanno
messo a dura prova il fegato dei giurati, seppur abbiano deliziato e viziato il palato), è stata ricca di colpi di scena e di allegria.
In sala oltre 100 persone, che seppur non potendo assaggiare i piatti in gara (ma gli avanzi dei tavoli dei giurati venivano furtivamente sottratti dai commensali), hanno
preso parte all’evento degustando un menu creato per l’occasione dallo chef della Masseria Ospitale, e divertendosi, socializzando e condividendo con i partecipanti
l’atmosfera festosa. Alle 17.00, dopo quasi 5 ore di pranzo, il patron si è ritirato nelle stanze segrete per conteggiare i punteggi e dare la classifica finale. Ecco i vincitori.
Categoria antipasti: Assunta Rugge con un Trionfo della frittura di erbe e frutti di mare del Salento.
Il commento della vincitrice: “Sono contentissima! Ma la prossima volta mio figlio mi deve avvisare prima che mi iscrive a queste cose, che mi devo preparare
psicologicamente!” (la signora era stata iscritta dal figlio, fiero della cucina della mamma, n.d.r.)
Categoria primi: successo per la coppia composta da Sara Massaro e Ileana Sciarra con gli Spaghetti alle alici a 4 mani.
Categoria secondi con contorni: ex aequo tra Adriano Anglani con Agnello con lampascioni e finocchio e l’Uovo con pomodori “scattarisciati” di Pino De Luca.
Secondo il patron Lala fare uno spareggio era impossibile: i due ormai, già amici, sono gemelli siamesi in cucina.
Categoria dolci: Francesca Di Fazio con la Torta di dolci briciole, ideata da quando per amore è giunta in Puglia.
E così si è chiusa la prima edizione di questo concorso dozzinale ed unico nel suo genere, che adesso dà l’appuntamento al 2012 con altre entusiasmanti novità (“Ma siamo
pazzi?” – ha dichiarato Lala quando qualcuno gli ha chiesto cosa ha in mente per la seconda edizione, ma sul suo viso si è stampato un sorriso ironico, che lascia aperte
molte porte).
Fornelli Indecisi è stato realizzato grazie alla fondamentale collaborazione con Terre di Puglia – Libera terra, Coldiretti Lecce, Movimento Turismo del vino – Puglia,
Associazione Nazionale Giovani Agricoltori di Puglia, Masseria Ospitale, Cantele, Masseria L’Astore, Cantine Feudi di Guagnano, Apollonio Vini, Royal Gelati, Perché ci
Credo, La Luisa – Tenuta dei Conti Stajano, Vini Merica, Libreria Ergot, Lupo Editore, Coolclub, Pazlab.
Per saperne di più e seguire l’evoluzione dell’iniziativa: www.fornellindecisi.it.
13/04/2011 10.31
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Tag:concorsi, fornelli indecisi
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La cooperativa Goccia di Sole ed i suoi oli
Pubblicato in Olio
di Giuseppe Barretta
Gocce Di Sole, oltre che per la piacevolezza dei suoi oli, andrebbe menzionata anche per essere un esempio di bella «organizzazione cooperativistica», perchè non si è
fermata a mettere insieme uomini e buona produzione come in qualsiasi Olificio Cooperativo, ma ha voluto concretizzare un concetto organizzativo moderno ed attento,
sotto l’aspetto tecnologico e (finalmente) sotto l’aspetto comunicativo.
Lo stare insieme, fare azienda, porre attenzione alla comunicazione, infatti, ancora oggi spesso nel nostro sud è nota dolente.
Questa particolare attenzione della Cooperativa «Goccia Di Sole» di Molfetta (Ba) la si riscontra a partire dalle immagini del suo materiale cartaceo e dal sito web, che si
apre con una foto non di olive o di olio, bensì con una rappresentazione di uomini, agricoltori in pieno campo, a significare che dietro un prodotto ci sono uomini in carne e
ossa e non capannoni ed alambicchi, e che l’unione, il duro lavoro dei campi riesce ancora a dare prodotti veri. Certamente non vogliono levare la scena ai maestosi alberi
di ulivo, ma insieme a questi posano in un ritratto d’altri tempi e che trasmette amore per questo duro lavoro, ma soprattutto lungimiranza.
Se in tanti, molti casi, il nostro essere meridionali si presenta purtroppo e spesso con la caratteristica dell’individualismo, l’Olificio Cooperativo Goccia Di Sole,
evidentemente non soffre e non soffriva di questa limitazione visto che già nel lontano 1963, 12 olivicoltori si avviarono verso questa avventura, che vede oggi, più di
200.000 ulivi, 1.500 ettari e ben… 400 soci.
Spesso i risultati incoraggiano lo stare insieme e questo vicendevole scambio ha fatto comprendere ai soci e il loro C.d.A., con alla presidenza il dott. Giambattista
Mastropierro, che oltre a saper fare l’extra vergine bisogna saperlo commercializzare, ed ecco che si sono attrezzati con vedita online, apertura del frantoio alle visite,
partecipazione a fiere e concorsi (portando a casa varie vittorie e menzioni), certificazioni di qualità e tanto ancora, sino a diversificare e produrre altri prodotti
agroalimentari con la stessa filosofia con cui producono l’extra vergine.
Ed ecco allora i loro oli.
Goccia Di Sole – Olio extra vergine di oliva
Vista: giallo-oro col leggeri riflessi verdolini.
13/04/2011 10.31
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Naso: si presenta di note leggere, dove si individua, insieme al frutto, una sottile nota di frutta che riporta alla mente la mela e con una sfumatura di pomodoro.
Bocca: in bocca il frutto diventa maturo, in un quadro generale di dolcezza che accompagnera il sorso. Solo alla fine, ma appena percettibile, si riscontra una piacevolissima
sensazione di astringenza che può ricordare il gheriglio della noce, che dona una bella pulizia boccale. Il piccante appena percepibile nel finale. Cinesteticamente si
presenta con un corpo medio e fluido.
Goccia Di Sole – Olio extra vergine di oliva DOP
Vista: oro con leggere sfumature verdi.
Naso: presenta il suo frutto, accompagato da note delicate di erba, da piacevolissimi sentori di pomodoro e di foglia.
Bocca: si presenta con un filo conduttore che è la dolcezza che ricorda la piacevolezza della mandorla secca e la sensazione del frutto maturo, in un quadro generale di
estrema pulizia sensoriale e buona fluidità, per finire con una tonalità giusta e gentile di piccante.
Entrambi gli oli vengono prodotti da cultivar di Ogliarola barese e Coratina, sono prodotti sia filtrati che non. L’estrazione è con il sistema a goccia, cioè estrazione in
Sinolea, che sfruttando le differenze della tensione superficiale dell’olio e dell’acqua di vegetazione, riesce a far aderire piccole gocce di olio su delle lame metalliche che
affondano ciclicamente nell’impasto. E’ chiaramente un metodo con tempi lunghi e rese minori, ma ha la caratteristica di non riscaldare la massa e di conservare oltre odori
e sapori, anche tutte le qualità organolettiche dell’olio extravergine.
Tag:cooperativa, coratina, dop terra di bari, molfetta, ogliarola barese, provincia BAT
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Appuntamenti con i vini naturali
Pubblicato in Eventi, Vino
di Manila Benedetto
Grande parlare e grande attenzione si dà negli ultimi periodi alle produzioni di vini biologici e biodinamici. Diversi gli eventi a loro dedicati, che ambiscono a diffonderne la
cultura, a farne comprendere il valore e a “giustificarne” per la loro qualità/prezzo, il costo.
Ecco tre eventi, più o meno vicini, da non perdere:
Il prossimo lunedì 14 marzo alle 20.30 presso il Palace Hotel di Bari, l’AIS Puglia – Delegazione Bari, organizza una serata di degustazione con la presentazione del libro
“Vini naturali” di Giovanni Bietti e la degustazione dei 6 vini italiani ed esteri, coltivati con tecniche biodinamiche.
Altro appuntamento di marzo con i vini naturali, è “Parlano i Vignaioli”, la rassegna di vini naturali ed artigianali organizzata sul lago Fusaro a Bacoli (NA) il 20 ed il 21 marzo
e che vedrà la partecipazione anche di aziende pugliesi (il programma in aggiornamento è disponibile sul sito dell’evento).
Il 10 e 11 aprile torna Vin Nature, il più grande evento dedicato ai vini naturali, che lo scorso novembre 2010 ha fatto tappa a Taranto. Quest’anno location della
manifestazione sarà Villa Favorita in provincia di Vicenza, durante il quale i 130 produttori membri dell’associazione Vin Nature presenteranno i loro prodotti al pubblico.
“Oltre 600 vini in assaggio, caratterizzati dall’esclusione totale della chimica in vigneto ed in cantina”, questo per gli organizzatori, il valore aggiunto dell’evento oltre
all’impegno per la “promozione dei vini naturali, ma anche per la formazione dei giovani che desiderano intraprendere questa strada ed alla ricerca di metodi naturali
alternativi per la produzione del vino, mantenendo un approccio scientifico delle metodologie”. Tra i partecipanti saranno presenti anche aziende pugliesi.
Il forte interesse al biologico e biodinamico, soprattutto in Puglia, non ci sorprende: lo scorso anno nell’enoteca dei vini di Puglia al Vinitaly, un incontro dal titolo “Produrre
vino nel rispetto dell’ambiente: il caso Puglia” ha spiegato come il vino naturale è una “esperienza che valorizza il legame tra territorio e bottiglia” e la Puglia rappresenta un
caso importante, con un’alta conversione di aziende alla produzione biologica (nel 2009 circa 6.000) e la presenza di diverse etichette biodinamiche.
Tag:vini naturali, vino biodinamico, vino biologico
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I racconti della pentola di Vittorio Stagnani
Pubblicato in Libri
di Giuseppe Barretta
I RACCONTI DELLA PENTOLA, Storie per donzelle e cavalieri di gola Vittorio Stagnani – Progedit – Collana: Lunari
Diciamolo subito: non è un libro di ricette l’ultimo lavoro del giornalista e scrittore Vittorio Stagnani, edito da Progedit di Gino Dato. Intitolato
“I racconti della pentola” è una raccolta di storie brevi, che si leggono con lo stesso ritmo lento e pacioso del sobbollire di un antico ragù, e
come quest’ultimo è intriso di ricordi, di sapori e profumi, molti dei quali potrebbero essere persi se i ritmi della vita odierna e la
globalizzazione dei sapori continuerà a sfregiarne impunita la memoria.
Una memoria fatta di aromi caduti in dissuso, di cocci non di inox, di attimi sloow, magari brevi, ma sottratti alla franesia di carelli ripieni di
non sapori. Ad intervallare i racconti, interviste immaginarie ai grandi del passato dell’enogastronomia come Luigi Veronelli, Luigi Sada,
Pellegrino Artusi, Apicio, Olindo Guerrini e Vincenzo Corrado. Questo libro, con i suoi racconti, senza mai esprimerlo esplicitamente,
affronta il Km 0 non con disquisizioni tecniche o dotte, ma raccontando del mercato rionale, dell’ecologia del cibo, restituendo alla memoria
il riciclo del cibo del giorno prima, col suo grande rappresentante la “frittata di pasta”, le storie di quando il pane si baciava e figuriamoci a
buttarlo (peccato, ed anche grave) e diventava il formaggio dei poveri. Ed ancora come trasformare un timballo mal riuscito in un arancino
di “riso, patate e cozze”, e la prima marmellata che non si scorda mai…
Insomma, un libro da leggere, e se non si ha tempo (così si dice oggi) per i sapori, almeno teniamoci stretti…i saperi di questo genere di
libri.
Tag:editoria, giuseppe barretta, progedit, vittorio stagnani
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Negroamaro 2008 IGT di Botromagno
Pubblicato in Vino
di Giuseppe Barretta
Negroamaro, il solo nome indica una regione, e di questa un’area precisa, il Salento.
Negli anni questo vitigno ha saputo svincolarsi dall’angolo in cui era stato relegato, come vino da taglio, o spesso vino
difficile, grazie al migliorare delle tecniche agronomiche e la volontà dell’uomo. E probabilmente ha ulteriori traguardi da
raggiungere.
Il vino di oggi è della cantina Botromagno di Gravina in Puglia (Ba), frutto di vitigni siti nei terreni in località Guagnano (Le),
con un’estensione di 2.86, età circa 30 anni, coltivazione ad alberello con 3.500 piante per ettaro, ed una resa 65 q.li/ha. Il
lavoro di cantina, invece, vede una fermentazione a temperatura controllata intorno ai 20-22° ed un affinamento in bottiglia
13/04/2011 10.31
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di circa 6 mesi.
Il Negroamaro 2008 IGT di Botromagno, si presenta nel bicchiere con un bel colore rubino ma non imperscrutabile,
limpido e brillante, di media consistenza alla rotazione.
Al naso si apre con una buona intensità, dove si riconosce della frutta rossa, senza sconfinare nella confettura, e che lascia
spazio ad un facile riconoscimento di piacevoli fragranze speziate.
Alla bocca la prima espressione di questo vino è rappresentata da una carezzevole sensazione di freschezza e sapidità. Il
sorso riporta buona parte delle sensazioni del naso alla bocca, con un corpo medio, gradevole e una bella percezione di
pseudo calore. I tannini fanno capolino con discrezione e morbidezza. Il retrogusto è piacevole, con una finale sensazione
di pulizia boccale.
Vino franco e pronto, di bella beva.
Tag:Gravina in Puglia, negroamaro, provincia di Bari, provincia di lecce
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Birra dell’Anno: trionfano due pugliesi
Pubblicato in Birra
di Manila Benedetto
Ottimi risultati per la Puglia al concorso Birra dell’Anno 2011, organizzato da Unionbirrai.
Lo scorso sabato 19 febbraio, nell’ambito della fiera Sapore di Rimini, si è svolta, davanti ad un vasto pubblico, la premiazione dei birrifici e delle etichette partecipanti al
concorso, che prevedeva 20 categorie di premi più l’elezione a “Birrificio dell’Anno”.
La Puglia ha conquistato due podi e due menzioni speciali, attestandosi come realtà ormai importante del panorama brassicolo italiano.
A ritirare i premi i birrai Raffaele Longo (B94 di Lecce) e Donato Di Palma (Birranova di Triggianello di Conversano – Bari), che hanno conquistato nella categoria
“Alta fermentazione, basso grado alcolico, d’ispirazione anglosassone” rispettivamente il primo ed il terzo posto con le etichette Terrarossa e Linfa con
apprezzamenti e complimenti della giuria internazionale che ha giudicato le birre.
Grande soddisfazione per i due birrai, che portano a casa anche una menzione ciascuno per altre due etichette: Malagrika (B94) nella categoria “Birre alla Frutta” e Why
Not (Birranova) nella categoria “Alta fermentazione, luppolate, d’ispirazione angloamericana”.
A completare il quadro, l’elezione a consigliere di Unionbirrai (l’associazione nazionale che unisce produttori artigianali ed appassionati) di Donato Di Palma, una novità
assoluta e positiva per le “birre sotto Roma”.
Tag:birra dell'anno 2011, birrifici artigianali, premi
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Riscoprire la cucina a cottura lenta: un nuovo ristorante a Putignano
Pubblicato in Cucina tradizionale, Dove mangiare in Puglia
di Manila Benedetto
13/04/2011 10.31
Food & wine - Blog - Repubblica.it
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La chiamano “cottura lenta” ed è una vera e propria filosofia di cucina in cui l’ingrediente principale è il tempo.
Bisogna avere pazienza, infatti, nella cottura lenta, pazienza di attendere, come un tempo, che il sugo ribollisca, pian piano, mentre al suo interno si cuoce, lentamente, la
carne accuratamente scelta. Tempo per selezionare tutti gli ingredienti giusti, freschi, tracciabili. Un’attesa che in cambio dona quei sapori e quei profumi che la cucina
veloce ha fatto ormai perdere, dimenticare.
Bello, direte voi, ma esiste davvero? Qualcuno ancora, a parte le nostre ormai anziane nonne, riesce ancora a praticare questa cucina lenta?
Ebbene sì. Ed è questa la novità e la curiosità di questa segnalazione di oggi.
C’è un posto, infatti, a Putignano (Bari), dove la cucina a fuoco lento è la vera protagonista.
Inaugurato da pochi giorni (il 17 febbraio) il nuovo ristorante Santa Chiara, guidato dallo chef Giuseppe Buscicchio (vincitore nel 2009 del Premio Slow-food “AdMaiora”
come miglior chef under 30), e nato dall’idea del patron Francesco D’Ambruoso, già noto per il suo Caseficio Artigiana, offre ai clienti l’esperienza della “cucina a cottura
lenta”, riproponendo i patti tradizionali rivisitati dall’estro del giovane chef.
La proposta incuriosisce. Ed ancor di più se consideriamo la simpatica e riuscita campagna di promozione che ha preceduto l’apertura, con una guerilla per le strade dei
paesi del sud-est barese in cui tante belle “chef”, con cappello e fazzoletto, hanno regalato per le strade piccole pignate in terracotta, simbolo per eccellenza delle tecniche
di cottura lenta della cucina pugliese.
E se siete curiosi di assaggiare questo genere di cucina, allora non perdetevi il concorso mensile per vincere una cena per due persone o uno stage di cucina “a cottura
lenta” con lo chef Buscicchio e lo chef D’Onghia. Per vincere basta inviare il proprio pensiero (in forma di poesia, racconto, sms, aforisma…etc) “a cottura lenta” al blog
Santa Chiara.
Iniziative sicuramente originali, che distinguono e caratterizzano questo ristorante in un panorama di nuove aperture che seguono troppo spesso più la “moda
enogastronomica” che la qualità e l’originalità.
Ora siamo curiosi anche noi di provare la cucina proposta. Prossiamentee, quindi, ci recheremo al ristorante per recensirlo per voi.
Tag:chef, provincia di Bari, Putignano, ristoranti
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Masseria Melcarne: agriturismo e frantoio
Pubblicato in Olio
di Giuseppe Barretta e Manila Benedetto
La Masseria Melcarne di Francesco Leo è in salento, a pochi chilometri da Lecce, nelle campagne di Surbo. Agriturismo con ristorante tradizionale, è
una masseria fortificata del XVI secolo, assai suggestiva, che conserva ancora una tipica torre di difesa, trasformata successivamente in abitazione
stagionale e costeggiata ai lati da due piccionaie che la riproducono in miniatura.
L’azienda, oltre a fornire un servizio ristorante, è produttrice, con i suoi 60 ettari con oliveti giovani ed antichi, di olio, accanto ad una ricca produzione
di verdura e di frutta, quest’ultima trasformata spesso in confettura.
Nel rispetto dei tradizionali metodi di lavorazione con la molitura a freddo, l’azienda, sfruttando le cultivar di olivi presenti nella sua proprietà, ovvero
ogliarola salentina, cellina di Nardò e leccino toscana, produce un interessante olio extravergine.
L’oliva viene raccolta e subito portata nel frantoio ubicato nella masseria, dove si procede alla lavorazione. Un particolare assai interessante, in quanto
lascia presagire da parte del produttore, una ricerca, cura ed attenzione lungo tutta la filiera di produzione, dal campo all’imbottigliamento, al fine di
ottenere un prodotto conforme alla filosofia “sana e gustosa” dell’azienda.
L’olio extravergine di oliva Masseria Melcarne si presenta alla vista color oro con riflessi verdi.
Al naso si eprime con sensazioni medie-leggere mature di frutto e con un piacevole pomodoro.
In bocca ha una bella tessitura, una sensazione leggerissima di amaro e una equilibrata e leggera piccantezza finale.
Tag:cellina di Nardò, giuseppe barretta, leccino, ogliarola salentina, provincia di lecce, Surbo
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