Dossier a cura di Redazione di Lex24 SPUNTI DI MARKETING E COMUNICAZIONE DELLO STUDIO LEGALE Il legal marketing L’organizzazione dello studio e le strategie di comunicazione Le dinamiche di comunicazione Ottobre 2012 2 SOMMARIO pagina Quali sono i fattori chiave che un avvocato deve possedere per avere successo oggi? Il negozio legale e la Srl equivoca costano la censura Puntare sul web e valutare clienti e collaboratori Gestione pianificata delle attività di Studio attraverso tecniche che individuano priorità e urgenze Il corretto impiego del tempo in Studio attraverso il Modulo "Timesheet" Strumenti informatici applicati allo sviluppo del marketing, alla comunicazione esterna e al business development di Studio Il sistema operativo di Studio: le tecnologie applicate all'organizzazione e al management Addestrare e formare: tracciare il "quadro delle responsabilità e autorità", formalizzare ruoli, compiti e mansioni Esercitare la leadership, ricercare l'allineamento delle risorse Networking nello studio legale: obiettivi, fasi e modalità di attuazione I "blog" come risorsa per lo studio legale Comunicazione tra uffici legali aziendali e Studi esterni Quali sono, per lo studio legale, le regole da rispettare per la realizzazione di un comunicato stampa efficace? Le sponsorizzazioni nello studio legale: una riflessione operativa Legal marketing: criteri per "posizionare" gli Studi legali Il ruolo delle dinamiche di comunicazione in ambito legale 4 5 6 7 16 24 31 36 42 50 52 55 61 62 65 68 (C) Copyright Il Sole 24 Ore S.p.A. Tutti i diritti sono riservati. È vietata la riproduzione anche parziale e con qualsiasi strumento. I testi e l'elaborazione dei testi, anche se curati con scrupolosa attenzione, non possono comportare specifiche responsabilità per involontari errori e inesattezze. e-mail: [email protected] e-mail: [email protected] 3 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 Quali sono i fattori chiave che un avvocato deve possedere per avere successo oggi? Silvia Pavone, marketude, in www.diritto24.ilsole24ore.com Le tre competenze chiave che un avvocato deve possedere per avere successo nel panorama attuale, ancora più che in passato, sono la capacità di generare nuovo business, la conoscenza delle attività dei suoi clienti e l’abilità nel networking. Per quanto riguarda la capacità di procurarsi nuovo business, un partner di uno studio legale non può più essere semplicemente un professionista che conosce la legge e che mette a disposizione tale conoscenza per portare a termine gli incarichi per conto dei suoi clienti ma anche un “imprenditore” che deve generare sufficiente fatturato per sé e per i suoi associati. Proprio come un imprenditore, dovrà essere in grado di costruire un business attorno a sé. Molti studi hanno imparato sulla propria pelle che avrebbero dovuto dedicarsi all’attività di business development in modo continuo soprattutto negli anni di boom in cui il mercato era pieno di occasioni di lavoro per incarichi importanti. Ora che la crisi ha mutato lo scenario economico, fare business development non è più un’opzione ma è diventata una necessità. Ma come fare? Da dove partire? Premesso che il business development è un’attività che richiede un adeguato training, la buona notizia è che si possono e si devono acquisire le giuste competenze che consentono di svolgere tale attività efficacemente. Il segreto è stilare dei piani personali di sviluppo del business. Ogni avvocato dovrebbe redigere il proprio piano per lo sviluppo del business. E’ fondamentale, nella nostra esperienza, che tale piano venga sintetizzato in un documento scritto. Se non ci si prende la briga di scrivere il piano, lo stesso rimarrà qualcosa di astratto a cui difficilmente verrà data esecuzione. Il piano dovrà essenzialmente focalizzarsi sui seguenti elementi: • Clienti attuali E’ fondamentale partire da qui. In moltissime occasioni si è sentito dire che la migliore fonte di business sono i clienti attuali eppure fin troppe volte si pensa al business development come ad un’attività che si rivolge esclusivamente all’acquisizione di nuova clientela. I clienti attuali, per contro, sono persone che già conoscono i propri legali e che si fidano di loro. Deve essere naturale per un avvocato cercare di capire come aiutare ulteriormente questi clienti in modo da rafforzare ancora di più il rapporto esistente e generare, al tempo stesso, maggiore fatturato con loro. • Referral Subito dopo i clienti attuali devono essere presi in considerazioni tutti i referral, ossia coloro che agiscono da referenti per conto di un professionista e alimentano un ciclo virtuoso di passaparola. Queste sono persone che devono essere tenute nella stessa considerazione dei clienti attuali perché conoscono gli avvocati, si fidano di loro e, in molti casi, gli procurano dei potenziali clienti. Si capisce pertanto quanto sia strategico coltivare una relazione attenta con chi può essere un buon referral. • Organizzazioni in cui essere attivi Innanzitutto è consigliabile frequentare quelle organizzazioni dove sono presenti i propri clienti (o alcuni di loro). Secondariamente, non ci si deve limitare ad essere un semplice membro dell’organizzazione ma un soggetto attivo in seno alla stessa. In che modo? Per esempio, diventando un membro del consiglio d’amministrazione o comunque rivestendo una carica che dia la possibilità di adoperarsi concretamente e, di conseguenza, guadagnarsi anche una certa reputazione e visibilità. Un efficace business development, infine, non equivale a fare dell’autopromozione quanto piuttosto a venire in contatto con le persone. Ciò comporta innanzitutto conoscere meglio i propri clienti, come abbiamo già avuto modo di vedere, e poi entrare in contatto con i clienti 4 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 potenziali cercando di capire molto bene le loro attività perché è solo in questo modo che si può anche capire come essere loro utili nella soluzione delle loro problematiche. La seconda competenza chiave per un avvocato risiede nella capacità e nella volontà di capire il business in cui operano i suoi clienti, soprattutto in uno scenario in continuo mutamento, quale quello attuale, in cui la conoscenza del passato non è di per sé più sufficiente ad interpretare il presente e a prevedere cosa accadrà nel futuro. Ciò significa andare al di là delle semplici questioni legali che riguardano i clienti e porsi domande come: • Quali sono i principi che regolano il settore in cui opera un cliente? • Quali sono i prodotti e i servizi più redditizi per lo stesso? • Come è lo scenario della concorrenza? • Chi sono i competitor più temibili per il suo business? E così via. E’ importante potere alimentare una vera e propria conversazione con i clienti, dimostrando di comprendere le dinamiche del settore in cui operano. Solo in questo modo si riesce a stabilire un rapporto duraturo e mutuamente proficuo. Per finire, il terzo fattore di successo consiste nel sapere fare networking. Questo non significa semplicemente scambiare il proprio biglietto da visita quando ci si trova in un luogo pieno di persone, quanto piuttosto sapere costruire una vera e propria relazione con queste persone. In che modo? Per esempio, informandosi in anticipo sulle persone che si incontreranno in modo da poterle approcciare facendo loro delle domande che dimostrino interesse e volontà di stabilire una vera relazione e non un semplice contatto occasionale. Potrà sembrare paradossale ma il networking per essere veramente efficace deve fondarsi su una buona capacità di ascolto più che sul fatto di essere brillanti e abili conversatori! Il Sole 24 Ore - Norme e Tributi, 11.8.2012 - p.19, Il negozio legale e la Srl equivoca costano la censura, di Maciocchi Patrizia Viola il codice deontologico l'avvocato che apre un "negozio" di consulenza sulla strada o quello che, battendo sul tempo l'entrata in vigore delle società di capitali tra professionisti entra in affari con una Srl di recupero crediti. La Corte di cassazione con due sentenze si schiera dalla parte del Consiglio nazionale forense e avalla la scelta di punire il comportamento di alcuni iscritti all'ordine, non proprio in linea con le regole che impongono al professionista di svolgere l'attività con dignità e decoro. Con la sentenza 14368 finisce nel mirino del Cnf un avvocato che aveva avviato uno studio legale associato "on the road", mettendo sul sito internet gli orari del "negozio". Non contento aveva rilasciato una serie di interviste ai quotidiani locali indicando come destinatari del servizio le persone che si tenevano alla larga dagli avvocati per diffidenza. La promessa era quella di rendere la giustizia appannaggio di tutti, un diritto al tribunale che si poteva acquistare in comode rate. Era abbastanza per far scattare un procedimento disciplinare concluso con la sanzione della censura. Inutilmente l'incolpato ha invocato le liberalizzazioni di Bersani. La Cassazione spiega come non sia contraria alla deontologia la scelta di uno studio non tradizionale, anche su strada, nè il messaggio pubblicitario inconsueto e originale, ma senza utilizzare espressioni commerciali, come appunto negozio. Nè si può tendere all'accaparramento della clientela ricorrendo a messaggi pubblicitari ingannevoli. Esce dal seminato anche l'avvocato che crea uno studio di consulenza in "abbinamento" con una società di recupero crediti, mettendo tutto in comune: dal computer ai clienti, ripartizione degli utili compresi. Ma quando questi mancavano, perchè i clienti non pagavano, la strada era quella di far partire azioni giudiziarie a raffica, una per ogni parcella «aggravando la posizione della debitrice senza che ciò corrispondesse a effettive ragioni di tutela dei crediti». 5 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 L'avvocato ha cercato inutilmente di difendere se stesso, accreditandosi come un precursore delle riforme. Quanto messo in piedi nel suo studio associato non sarebbe stato altro che la forma societaria prevista dalla norma sulle Stp, pur premettendo che la Srl svolgeva solo compiti di natura ausiliaria. In realtà per la Cassazione vale l'apparenza, in grado di ingenerare su terzi la fondata opinione dell'esistenza di un rapporto di tipo imprenditoriale e sociale. In particolare, oggetto d'attenzione da parte dei probiviri è stato anche un anomalo sistema di fatturazione, grazie al quale la Srl fungeva da intermediaria tra il professionista e i clienti abituali riscuotendo compensi che poi girava al legale. Il Sole 24 Ore - Norme e Tributi, 2.7.2012 - p.38, Puntare sul web e valutare clienti e collaboratori Il lavoro che scarseggia, i clienti che non pagano e i costi che diventano troppi o sproporzionati rispetto ai ricavi mettono a dura prova gli studi professionali. In teoria, sarebbe il momento giusto per investire e cercare così di emergere sui concorrenti, ma l'incertezza del futuro o la mancanza di risorse paralizza le decisioni e impedisce di elaborare la propria strategia. Per resistere alla crisi è utile, innanzitutto, esaminare il portafoglio clienti. Non c'è infatti studio legale che non si prefigga di avere clienti buoni che pagano bene. Eppure la maggioranza ha clienti faticosi che pagano male. Le ragioni dello scarto stanno nell'incapacità di attrarre i clienti redditizi e nella convinzione che non sia necessario sceglierli. Invece, dote di un professionista è capire i propri clienti per poterli assistere, ma anche per intuirne fedeltà, affidabilità e capacità di spesa. Trattenere un cliente non remunerativo ha senso solo in tre casi: quando lo si assiste per ragioni umanitarie; quando è un volano di marketing per farsi conoscere in un certo ambiente; o quando si vuole fare esperienza in un settore non abituale e che potrà rivelarsi redditizio in futuro. Se i clienti non rientrano in queste tre categorie, il saldo tra costo e ricavo del tempo dedicato deve necessariamente risolversi a favore del professionista, che altrimenti pagherà di tasca propria la soluzione dei problemi dell'assistito. Più in generale, in tempi di crisi, occorre elaborare una strategia e scegliere il modello di riferimento tenendo conto dei fattori oggettivi (tra l'altro, quante persone lavorano nello studio, qual è il fabbisogno finanziario, quali sono la tipologia di clientela e il posizionamento rispetto alla concorrenza, quante risorse possono essere investite), ma anche del fattore soggettivo (per esempio, se si preferisce lavorare da soli o in gruppo e in quale branca si è esperti). Il costo del lavoro altrui, il peso fiscale, la difficoltà a recuperare i crediti hanno appesantito le organizzazioni verticistiche e "padronali". I modelli organizzativi più adatti al momento sono dunque lo studio monopersonale con pochi costi e pochi clienti redditizi, o lo studio associato o società professionale o rete di studi, con condivisione di costi, pochi collaboratori, strutture snelle e più di un socio che apporta lavoro. In ogni caso, lo studio legale dovrà essere leggero e flessibile, decentrabile facilmente e attrezzato al lavoro in mobilità per consentire "l'ubiquità" del titolare o la compresenza virtuale dei soci. Non si può più indugiare nell'informatizzare lo studio, nel dotarsi di servizi di comunicazione efficace, nel reclutare o formare professionisti che parlino lingue straniere e abbiano competenze originali e meno diffuse, nel siglare rapporti con i collaboratori che tengano conto della realtà organizzativa dello studio legale, che va condivisa a tutti i livelli, in particolare negli obiettivi. Non è più tempo di pagare stipendi o compensi fissi: ogni singolo ingranaggio della macchina dovrà compiere il suo dovere nel fornire un servizio efficiente e remunerativo per tutto lo studio. 6 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 Ventiquattrore Avvocato, 1.9.2011 - n. 9 - p.114, Gestione pianificata delle attività di Studio attraverso tecniche che individuano priorità e urgenze, di Stumpo Giovanna Raffaella Nello scorso articolo dedicato al corretto impiego del tempo in Studio si è detto che la possibilità di gestirlo al meglio presuppone l'abitudine - mentale e comportamentale - di misurarlo in modo consapevole e continuativo; a questo proposito si è illustrato nelle sue varie e diverse tipologie ed articolazioni il Timesheet, quale “modulo di registrazione” del tempo, utile in termini di autovalutazione, di controllo dei collaboratori, di rilevazione della misura della performance complessiva. Si deve aggiungere che ulteriori vantaggi nello sfruttamento ottimane del tempo in ambiente lavorativo derivano anche dalle tecniche di pianificazione e da semplici accorgimenti comportamentali e operativi, che semplificano nella scelta delle priorità. Tabella 1. La sequenza del processo di pianificazione (Ciclo PDCA) Noto anche come ciclo di Deming dal nome del suo ideatore, la sequenza “PDCA” rappresenta un modello utile e che ogni individuo può pensare di utilizzare nello sviluppo delle attività organizzative e lavorative, e nella corretta allocazione delle stesse nello spazio temporale. Perché traduce in uno schema la disciplina mentale che insegna a organizzare i processi, in un'ottica di perseguimento di specifici obiettivi di risultato o priorità d'azione, cui tendere “nel medio/ lungo periodo”. Il concetto ben espresso dalla sequenza PDCA è peraltro presente in tutte le aree della vita professionale e personale di ognuno e viene utilizzato continuamente - formalmente/informalmente, consciamente/inconsciamente - in quanto la realizzazione di ogni attività, dalla più semplice alla più complessa, ricade sotto il suo schema. Avere la consapevolezza di ciò, aiuta ad agire al meglio(1). 7 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 Organizzare le azioni nel tempo: pianificare Dal punto di vista manageriale, il tempo è una risorsa che ci costringe a porre in essere alcuni accorgimenti comportamentali che incidono sulle azioni da svolgere, per vincere i suoi “fattori critici” (il tempo è infatti per sua stessa natura limitato, incontrollabile, irrecuperabile, invariabile, universale, non accumulabile). Più precisamente, “sfruttare il tempo a disposizione” altro non significa se non “gestire le azioni” esplicabili in un dato lasso temporale con cognizione di causa, ponendo in essere una serie di accorgimenti che aiutano a collocarle al meglio nel loro svolgimento. Per realizzare i propri propositi - ammesso di averne più di uno - occorre cioè assumere il controllo delle attività nel tempo e agire in coerenza con le proprie scelte. Sul piano comportamentale, un primo consiglio utile per fare ciò in ambito lavorativo è quello di “pianificare, prima di iniziare a fare”. Come insegna sul punto la norma tecnica e internazionale UNI EN ISO 9001:2008 (Sistema di gestione qualità-Requisiti), a tutti i processi che sono alla base dello sviluppo comportamentale e 8 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 operativo può essere applicato il modello “PDCA” (acronimo delle parole inglesi Plan, Do, Check, Act), che passa necessariamente attraverso le seguenti fasi: - P- Plan: stabilire gli obiettivi e le azioni utili e necessarie al loro conseguimento (i.e. ideare cosa fare e come farlo); - D- Do: dare attuazione a quanto pianificato (i.e. agire); - C- Check: monitorare e controllare quello che si sta mettendo in pratica e il modo in cui lo si fa per vedere se è in linea con quanto pianificato; - A- Act: se così è (ossia riscontrato che si sta operando in linea con quanto pianificato), agire nella logica del miglioramento; periodicamente revisionando e modificando i contenuti del modello comportamentale/dell'agire. Rendere tangibile la pianificazione Gli esperti di pianificazione insegnano infatti che, una volta individuati gli obiettivi cui tendere nel medio-lungo periodo e le attività da espletare per il loro conseguimento, occorre poi “spalmare” queste ultime sul tempo a disposizione; realizzando - per quanto possibile - tale processo in forma tangibile. A tal fine, scelti gli obiettivi, per la loro corretta attuazione, può essere utile ricorrere ad appositi strumenti che, associati ad alcuni accorgimenti comportamentali e organizzativi, aiutano a realizzare il processo di pianificazione “in modo oggettivo”, e a gestire i processi di realizzazione delle attività con maggiore consapevolezza operativa ed - eventualmente - in una logica di “project management” (vedi Tabelle 2, 3, 4). Tabella 2. Obiettivi: caratteristiche Gli obiettivi coincidono con “la meta” o con “il risultato” che ci si prefigge di raggiungere con un determinato comportamento. La meta può essere ambiziosa; porsi degli obiettivi (S) sfidanti, (M) misurabili, condivisi con altre persone, (A) accordati, (R) realistici e avendo stimato anche il (T) tempo necessario per raggiungerli aumenta le probabilità di successo. Le caratteristiche di concretezza predette contraddistinguono gli obiettivi e li differenziano dai meri desideri. E sono facilmente riassumibili nell'acronimo SMART. S = Sfidante L'obiettivo deve rappresentare una meta interessante da raggiungere, essere motivo di miglioramento. M = Misurabile L'obiettivo deve poter essere "quantificabile" perché riconducibile a una misura fisica o a una percentuale. A = Accordato/condiviso L'obiettivo richiede il consenso di tutti coloro che, all'interno di una data organizzazione, sono coinvolti nel suo conseguimento. R = Raggiungibile L'obiettivo deve essere perseguibile, quindi fattibile e realistico. T = Tempizzato L'obiettivo deve avere una scadenza/deve essere rapportato ad 9 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 uno specifico lasso temporale. Tabella 3. Tradurre gli obiettivi in atti: Il piano operativo (Modulo) Gli esperti di management insegnano che “scrivere gli obiettivi” e considerare al contempo gli elementi necessari al fini del loro ottenimento aiuta a conseguirli. Scelte “le mete dell'agire”, a esse è cioè opportuno correlare in modo puntuale e pianificato gli elementi necessari a realizzarli (comportamenti; risorse fisiche, strutturali, operative, di budget; tempo a disposizione). Un piano formalizzato per iscritto secondo lo schema indicato, può essere di particolare aiuto. Obiet tivi Attiv ità Responsa bilità Budget/Invest imenti Aspettiorgani zzativi Strumentiop erativi S M A R T (cosa ) (chi) (quanto) (come/quali metodi) (come/quali dotazioni) Tempisticaprogr ammata (quanto tempo/ entro quando) Tabella 4. Gestire un progetto complesso, per fasi di sviluppo temporale: Il Milestone (Modulo) Per la realizzazione di progetti o attività complesse (perché richiedenti il coinvolgimento anche di terze persone ovvero perché eccedenti la durata meramente giornaliera o settimanale), il passaggio dall'ideazione all'azione può richiedere il ricorso a strumenti operativi più articolati di un semplice piano operativo. È il caso ad es. di un Milestone, quale strumento di projectmanagement utile a individuare le singole e diverse fasi di progetto che si intende realizzare in un lasso temporale medio/lungo; e a organizzarle in una logica di “work in progress”. Ciò in quanto nel contesto di sviluppo di un progetto articolato, tutte le singole fasi in cui esso si esplica vanno viste e preventivate quali componenti dell'intero, e devono tendere a realizzarsi nel rispetto di una apposita sequenza temporale programmata, secondo il principio tale per cui si darà corso a ogni singola fase di progetto solo dopo aver completato quella a essa precedente. Il Milestone (pietra miliare) segna le fasi di un determinato percorso progettuale e serve a “spalmare” le varie e diverse attività pianificate su un determinato lasso temporale e secondo una logica “sequenziale”. Nella sua concreta applicazione ogni fase/attività dovrà infatti produrre un risultato entro il lasso temporale programmato e sarà “prodromica” alle attività di cui alla fase successiva. FASI OPERATIVE (ad es. di un progetto di sviluppo organizzativo di Studio conforme allo standard ISO 9001) TEMPI DI SVILUPPO (ESPRESSI IN MESI/ANNO) I II III IV V VI VII VIII IX Fase 1. Analisi delle criticità iniziali mappatura dei processi operativi. Fase 2. Formalizzazione delle regole organizzative (manuale, regolamento, 10 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 funzionigramma, organigramma, mansionario) Fase 3. Elaborazione di procedure e istruzioni di lavoro Fase 4. Formazione e addestramento del personale (i.e. definizione di "chi fa cosa, come, quando, entro quando e sotto il controllo di chi"). Fase 5. Implementazione delle regole sul modello organizzativo realizzato, in Studio. Fase 6. Conduzione di Verifiche interne/controlli a campione (Audit). Fase 7. Attuazione delle azioni correttive e di miglioramento, a fronte dei risultati di cui alle condotte attività di verifica e controllo. Ordinare le azioni, distinguendo ciò che è urgente da ciò che è importante: la “to do list” e la scelta delle priorità Abituarsi a pensare prima di agire è il primo passo utile e necessario a gestire meglio il tempo a disposizione per la realizzazione delle attività. Del pari utile e necessario è capire cosa bisogna fare subito, e cosa diversamente può essere rimandato a un secondo momento. A tal fine, per migliorare nella propria prestazionalità nel contesto del lavoro, si può optare per una “lista delle cose da fare” prima di darvi inizio (Tabella 5); attribuendo eventualmente codici di importanza/di urgenza alle varie attività da espletare nell'arco di un certo lasso temporale (ad es. nella giornata/nell'arco dei prossimi tre-cinque giorni lavorativi, dell'intera settimana) e nell'eventuale interazione con gli altri soggetti di Studio; avendo al contempo previamente “soppesato” la durata necessaria a ciascun espletamento programmato. Tabella 5. La “to do list”: Esempi di possibili varianti del “promemoria”2 Telefonate È la lista di tutte le chiamate da fare (meglio se individua anche quelle da evadere in via prioritaria); ha il pregio di essere utilizzabile ovunque vi sia un telefono a portata di mano. Al computer Chi lavora al computer - e ancor più chi si muove con il portatile o ha un computer a casa e uno in ufficio-farà bene a radunare in una unica lista tutti i vari compiti da svolgere a terminale: navigazione on-line, e-mail da evadere, doc. da redigere o rivedere ecc. Commissioni da sbrigare È la lista delle attività da svolgere "nei c.d. giri esterni". Può assumere la forma anche molto rudimentale di un post-it da conservare nell'agenda cartacea, oppure figurare come voce "commissioni" nella cartella "cose da fare" del palmare. Può essere utilmente suddivisa in sotto-liste. In ufficio - varie È l'elenco delle attività/degli adempimenti che possono essere sbrigati solo con la presenza fisica in ufficio; da soli, ovvero con i propri collaboratori. 11 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 Agenda Da leggere/rivedere È il promemoria cartaceo o elettronico più semplice da utilizzare, per tenere a mente ogni cosa. Si tratta della lista relativa alle incombenze che richiedono un'operazione di lettura/approfondimento. Per ragioni di praticità, è bene che l'elenco - con il relativo materiale - sia a portata di mano; ad es. quando si prevede di recarsi a un seminario in cui siano previste pause, o a un appuntamento che si sa che comporterà un mInimo di attesa. Per una corretta impostazione del lavoro la pianificazione è cioè necessaria ma non sufficiente. Importante è anche il “promemoria” delle azioni da realizzare, in relazione alle quali è anche prioritario definire “un codice di comportamento” da applicare nella loro possibile scelta sequenziale; attraverso la valutazione consapevole: - dell'impatto che ciascuna attività da svolgere esplica sugli obiettivi perseguiti (perché ciascuna attività può essere più o meno significativa per raggiungere la meta data); - della dinamicità della situazione (ossia del fatto che una certa attività/posizione/compito/adempimento/vertenza è suscettibile di peggiorare, rimanere invariata o migliorare, con il passare del tempo). La combinazione dei due parametri detti consente con estrema facilità di classificare le azioni da realizzare nel tempo, secondo un codice di priorità ; tipizzandole come da Tabella 6 che segue. Tabella 6. Il codice di priorità delle azioni Urgenti Tali sono le attività improcrastinabili "con priorità 1"; cui occorre dedicare subito tutto il tempo necessario per non pregiudicare il conseguimento di un obiettivo. Non urgenti ma Si tratta delle attività "con priorità 2"; cui occorre dedicare il tempo necessario, importanti esaurita la priorità 1. Di secondaria importanza Sono le attività "che non scadono"; a cui è possibile dedicare momenti preordinati, senza interferire con le priorità 1 e 2. Non importanti Tali sono le attività c.d. "in stand by", ossia relative a posizioni "in via di definizione" e a cui è utile dedicare spazi residui eventualmente a disposizione. L'ordine fisico e mentale: per evitare inutili dispersioni temporali, sul piano comportamentale è anche importante adottare gli accorgimenti che consentono di affrontare il lavoro in modo appropriato, e possibilmente semplificando gli sforzi. Soprattutto le carte e i documenti dovrebbero essere tenuti in modo ordinato sulla scrivania, ad esempio “strutturando” le pile di documenti sopra il tavolo, in modo da rendere immediatamente accessibili quelli da evadere con priorità (ove del caso contrassegnando visivamente l'urgenza con apposita segnaletica/post-it). Nel caso della gestione delle pratiche e degli incombenti con modalità informatica - ossia con ricorso a software di gestione, è opportuno adottare l'abitudine mentale di “archiviare ciò che si fa” in tempo reale; con metodo e nel rispetto dei codici di “identificazione e rintracciabilità” resi possibili 12 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 dal sistema informatico stesso, nel rispetto anche delle procedure di sicurezza nel salvataggio e repertoriamento dei dati e delle informazioni. Anche l'annotazione degli appuntamenti (da realizzare nell'arco della giornata/dei 3-5 giorni, o della settimana lavorativa) su un apposito foglio di registrazione cartaceo o informatico è particolarmente indicata, soprattutto se a tale annotazione riportata nell'Agenda cartacea o informatica corrisponde una apposita modulistica relativa alla gestione di ciascun singolo incontro da svolgere (Tabella 7). Tabella 7. Gestire gli appuntamenti (Modulo) REPORT SESSIONI DATA ...................................................................................................................................................................................... ...................................................................................................................................................................................... . ORE: ...................................................................................................................................................................................... ...................................................................................................................................................................................... .............. SESSIONE TELEFONICA SESSIONE IN OFFICE SESSIONE OUT OF OFFICE (c/o ................................................) PRATICA/VERTENZA/RIF: ...................................................................................................................................................................................... ...................................................................................................................................................................................... ......... PRESENTI: ........................................................................................................................................................................... ........................................................................................................................................................................... OGGETTO: ............................................................................................................................................................................ ............................................................................................................................................................................ APPUNTI/NOTE: ...................................................................................................................................................................................... ............. DOCUMENTI: CONSEGNATI RICEVUTI ...................................................................................................................................................................................... ............. 13 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 Ancora, in un'ottica fattiva e produttiva è importante associare l'ordine fisico a quello mentale. È cioè opportuno individuare quali siano i momenti migliori delle giornata per assolvere agli adempimenti più impegnativi o gravosi; e arrivare poi a ritagliarsi spazi di “solitudine produttiva”; a darsi un proprio “codice di condotta” (no rimandare il compimento delle attività; no lavorare in condizioni di protratto stress/urgenza; no trattare più cose in contemporanea ovvero lasciare lavori a metà; no perdere tempo in attività futili); a imporsi una metodologia finalizzata a “evadere” gli adempimenti uno per volta, avendo eliminato anche possibili interruzioni, interferenze, elementi perturbatori (no sms; no e-mail/internet; no interruzioni telefoniche, di collaboratori, di clienti o terzi che si presentano senza appuntamenti ecc.); a sviluppare una personale abilità atta a sfruttare al meglio anche eventuali “tempi morti” (sì lavoro durante le trasferte; sì telefonate nei momenti di transizione tra uno spostamento e l'altro; sì all'esame di documenti mentre si è in attesa o in coda per disbrighi burocratici ecc.). Seguire il proprio “tempo preferito” per organizzare le attività: studi di comportamentistica hanno evidenziato che, di norma, il momento di maggior concentrazione mentale e di rendimento nel lavoro è la mattina. Ciò tuttavia non è sempre vero, perché ogni individuo ha un proprio “tempo personale preferito”. Nell'attività di pianificazione del lavoro è quindi importante sapere quando si è maggiormente efficienti (mattino presto; pomeriggio; sera) e anche in quali momenti (generalmente a metà mattina e metà pomeriggio) si registrano invece le naturali e fisiologiche situazioni di maggiore stanchezza e criticità; durante le quali è pertanto opportuno fermarsi e prendersi una pausa. Organizzare i “passaggi di consegna”: una attenta organizzazione fisica e mentale, associata alla consapevolezza dei momenti migliori di personale produttività, facilitano senza dubbio la realizzazione degli adempimenti lavorativi quotidiani. Nel caso tuttavia in cui si sia consapevoli di non riuscire a gestire tutto in prima persona perché si hanno troppe cose da fare, perché si è freneticamente impegnati a evadere alcune priorità in scadenza, perché non ci si sente “fisicamente o mentalmente in forma”- occorre saper chiedere aiuto. Sotto questo profilo, perché il processo di delega funzionale risulti vincente e non controproducente è indispensabile mostrare coerenza: organizzando in modo consapevole e programmato il “processo di delega funzionale” (A chi delegare? Con quale livello di autonomia? Con quale scadenza? Chi e quando controlla il lavoro delegato?), e rispettando il proprio tempo a disposizione, come quello altrui. Puntualità e capacità di comunicare in modo inequivocabile l'oggetto delle attività delegate, i relativi contenuti, oltreché i luoghi, i tempi e gli argomenti di successivo incontro, confronto e controllo fissando per questi ultimi in anticipo orario di inizio e di prevista conclusione, oltreché obiettivi e argomenti - sono quindi di sicura necessità ed efficacia. Sul piano organizzativo, anche e soprattutto nella gestione dei passaggi di consegna ai collaboratori più giovani, può peraltro essere utile il ricorso a un modulo di registrazione cartacea, che renda il più possibile trasparente e chiaro il processo di delega funzionale, e sia di ausilio per le successive correlate attività di revisione e controllo (Tabella 8). Tabella 8. Assegnare i compiti ai collaboratori (Modulo) REPORT PER DELEGA: RIFERIMENTI DELLA PRATICA/DELLA VERTENZA: 14 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 Rif. Cliente/Utente.......................................................................................................................................................... Cliente/Utente.......................................................................................................................................................... Oggetto ........................................................................................................................................................................... ........................................................................................................................................................................... Valore .............................................................................................................................................................................. .............................................................................................................................................................................. Titolare ............................................................................................................................................................................ Responsabile ................................................................................................................................................................ ................................................................................................................................................................ Collaboratore affidatario ............................................................................................................................................ ............................................................................................................................................ Data ................................................................................................................................................................................. ADEMPIMENTO RICHIESTO TERMINE [] STUDIO IN DOTTRINA E IN GIURISPRUDENZA [] PREDISPOSZIONE MEMO A USO INTERNO [] PREDISPOSIZIONE E FASCICOLAZIONE ATTO E DOCUMENTI [] NOTIFICA/DEPOSITO ATTO [] RITIRO DEGLI SCAMBI [] RICHIESTA DI COPIA PROVVEDIMENTI /DOCUMENTI PRESSO UFFICI ESTERNI [] PARTECIPAZIONE UDIENZA DI.................. [] ALTRO 15 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 NOTE PARTICOLARI: ...................................................................................................................................................................................... .... .... REPORT DELL'ATTIVITà SVOLTA DAL DELEGATO: Firma con data: ......................... _____ (1) Testo e figura di Baldin, in A.A.V.V. La Gestione dello Studio Legale, Il Sole 24 Ore, 2009, 62. Ventiquattrore Avvocato, 1.7.2011 - n. 7 - p.112, Il corretto impiego del tempo in Studio attraverso il Modulo "Timesheet", di Stumpo Giovanna Raffaella “Time management” Il Time management è il concetto correlato alla gestione del tempo, che si riferisce a una serie di competenze, strumenti e tecniche cui si può ricorrere in ambito lavorativo e personale, perottimizzare il tempo a disposizione al fine di realizzare obiettivi, progetti e specifiche attività. In tale concetto rientrano, in modo assai ampio e interconnesso,altri ambiti di conoscenza: come la pianificazione, l'allocazione efficiente delle risorse, la fissazione di obiettivi, la capacità di delega, l'organizzazione (capacità di) mentale e fisica, la programmazione delle priorità, il monitoraggio del tempo in corso e l'analisi di quello trascorso. Come in qualsiasi altro diverso contesto lavorativo, anche per lo Studio gestire i momenti di ciascuna giornata a disposizione in modo consapevole e proficuo è una necessità; e richiede la capacità delle persone di connubiare processi e metodi, con tecniche e strumenti. Tra questi ultimi, sempre più diffuso in ambiente legale è ilTimesheet: documento di registrazione delle attività riferibili a un determinato soggetto, che specifica il tempo da questi impiegato per l'evasione delle stesse. “Timesheet” e suo uso in ambito stragiudiziale Conosciuto e utilizzato soprattutto negli Studi internazionali, ilTimesheet (letteralmente “modulo per la rilevazione del tempo”) è uno strumento di origine anglosassone importato e applicato anche nelle realtà legali nazionali che, per tipo di attività di cui si occupano (prevalentemente stragiudiziale), e/o per il tipo di clientela con cui intrattengono rapporti professionali (clientela straniera), e/o per l'impostazione organizzativa scelta (struttura associativa, interprofessionale e/o multidisciplinare - o diversamente complessa per numerosità di professionisti che presentano profili diversi, per età, grado di esperienza, capacità professionale e specializzazione- sentono l'esigenza di dotarsi di uno strumento di rilevazione e monitoraggio del tempo dedicato giornalmente da tutte o dalla più parte delle risorse fisiche ivi operative, all'attività lavorativa. E invero: i) lavorare nel campo stragiudiziale significa spesso non utilizzare a fini di contabilizzazione e di fatturazione il tariffario forense, diversamente applicabile e valevole per l'attività giudiziale e procuratoria; ii) lavorare nel contesto internazionale comporta spesso di 16 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 dover adottare metodologie di “evasione della pratica” imposte dallo stesso cliente; che prima di scegliere se conferire o meno l'incarico, chiede di conoscere già in via preventiva una possibile stima dei tempi di sviluppo della pratica, con correlata specifica dei corrispondenti costi (a tot tempo, tot costo); iii) lavorare in una struttura interprofessionale e/o multidisciplinare,richiede il coinvolgimento nello sviluppo della pratica o di sue fasi, di professionalità tra loro eterogenee e complementari (ad es. il legale e il commercialista); che operativamente applicano metodologie e tecniche di lavoro tra loro differenti, e/o risorse fisiche che presentano un grado di esperienza, maturità e competenza professionale diversificato (es. praticante, Avvocati Junior e Senior), delle quali non si può non tener conto a fini di “monetizzazione” del tempo. Sia internamente (ossia nella relazione professionista-Studio), sia esternamente (nella relazione dello Studio con il cliente), eventualmente anche a fini di parcellazione (i.e. tempi e costi del professionista legale e del commercialista che collaborano a una stessa posizione sono diversi e vengono computati diversamente. Così come diverso è il “grado di prestazionalità” atteso dallo Studio in relazione al praticante, rispetto all'Avvocato Junior e Senior e del pari diverso è “il rate orario” addebitabile al cliente, per il tempo dedicato a una stessa pratica o sue parti dal praticante, dall'Avvocato Junior, dai soci: vedi Modulo 1. Modulo 1: Esempio di Timesheet giornaliero semplice Nome Professionista ............................................. Giorno................... Pratica Attività svolta (tempo Spese interno effettivo) 9.30-10.30 10.30-11.30 11.30-12.30 12.30-13.30 14.30-15.30 15.30-16.30 16.30-17.30 17.30-18.30 18.30-19.30 17 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 oltre Firma professionista <...> Visto del Responsabile Organizzativo e/o del Dominus <...> “Timesheet” e suo utile impiego anche per l'attività giudiziale Sul piano strutturale non esiste un modello univoco di Timesheet, lo stesso documento di registrazione/rilevazione potendo esseremodulato per voci di riferimento diverse, a seconda degli elementi che lo Studio vuole monitorare. La scelta di adottare un “modulo di registrazione del tempo” semplice rispetto a uno più strutturato e complesso dipende cioè essenzialmente dalla valutazione aprioristica circa la finalità dell'uso che di tale modulo si intende fare. Ove infatti il Timesheet debba essere utilizzato come mero strumento che consenta a ciascun componente di Studio l'autovalutazione (ossia la rilevazione e il controllo del tempo impiegato per svolgere le attività proprie e quelle delegate) sarà sufficiente adottare un documento di registrazione semplice, tale da consentire la sola rilevazione del solo tempo interno (i.e. tempo effettivo): vedi Modulo 1. Ove diversamente o in più, lo Studio scelga di porre il Timesheet a base della nota/prenotula al cliente, si renderà opportuno il ricorso a un modulo complesso. Strutturato in modo da evidenziare cioè la distinzione tra tempo fatturabile/non fatturabile al cliente, in relazione ai momenti di coinvolgimento anche di più professionisti/diverse professionalità dedicate alla pratica o sue fasi (es. riunione del praticante con Avv. Senior per correzione bozze, affiancamento dell'Avv. Junior all'Avv. Senior in sede di riunione con il cliente ecc...) e con riporto diretto anche della specifica dei costi sostenuti dallo Studio, in relazione a ogni singola attività svolta (es. telefonata di 15 minuti; onorario X e costo vivo Y; redazione di atto citazione, tot costi per n. X fotocopie pari a Euro Z ecc.): vedi Modulo 2. Modulo 2: Esempio di Timesheet giornaliero complesso Nome Professionista ............................................. Data Pratica Attività Ore Fatturabili Ore non fatturabili (tempo interno effettivo) Spese Firma professionista <...> Visto del Responsabile Organizzativo e/o del Dominus<...> Va peraltro segnalato che le registrazioni di cui al Timesheetpossono assumere rilevanza anche per lo Studio che si occupi prevalentemente o esclusivamente di attività giudiziale e procuratoria, per finalità di controllo del Titolare del “proficuo” operare dei propri professionisti/collaboratori, ossia: i) per valutare il tempo effettivamente impiegato dalle risorse 18 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 dedicate/delegate allo “sviluppo” del prodotto legale richiesto dal cliente, prima di ottenere la versione definitiva dell'atto a lui relativo (es. tot riunioni con il cliente, tot bozze, tot riunioni di correzione con Avv. Senior pari a tot tempo X); ii) per monitorare gli adempimenti correlati all'iter processuale (es. tot accessi in Cancelleria da parte dei collaboratori di Studio, pari a tot tempo; tot udienze svolte del tipo X per una durata pari a...), indipendentemente dal fatto che a ciascuna delle attività si voglia ricollegare o meno la prestazione come da apposito tariffario forense, da esporsi poi in parcella. Di più, anche nel caso di pratiche giudiziali - e quindi anche a fronte di corrispettivi dettati dal tariffario forense - il Timesheet può essere utile nella relazione esterna con il cliente; come strumento che - in forma di “diario della pratica” - dia la possibilità allo Studio di fare in modo che il cliente sappia esattamente quante ore (effettive) sono state dedicate ai singoli adempimenti, e di come queste ore siano state spese dai professionisti dedicati, per il corretto adempimento dell'iter procedurale a lui relativo. Il “ Timesheet della pratica” comunica cioè trasparenza; e non si applica né a fini di monitoraggio interno, né a fini di addebito al cliente, bensì con lo scopo di fornire una evidenza documentale, spendibile in forma di comunicativa/informativa di dettaglio (vedi Modulo 3). Modulo 3: Esempio di Timesheet/diario della pratica Timesheet della pratica ............................................. Incaricato della scadenza Data Codice Tempo FatturaBile Attività Scegliere il supporto più confacente allo Studio Il Timesheet può variare non solo in relazione alla sua impostazione strutturale (modulo semplice per la sola registrazione del tempo interno; modulo complesso per la documentazione del tempo fatturabile e non) ma anche in base al tipo di supporto che lo Studio può scegliere di utilizzare. Le registrazioni afferenti la tempistica del lavoro possono infatti essere effettuate sia su Modulo cartaceo che su Modulo informatico; quest'ultimo modello documentale è reso oggi disponibile dalla più parte dei SW di gestione. Scegliere l'una o l'altra tipologia dipende sostanzialmente dallaforma mentis del Titolare e dall'impostazione data dallo Studio all'organizzazione interna. Certo il Timesheet messo a disposizione dal SW di gestione può risultare più vantaggioso rispetto a quello cartaceo per le inter-relazioni automatiche con altre importanti “pagine” del SW cui il professionista/collaboratore di Studio deve in ogni caso ricorrere, per effettuare altre e diverse registrazioni correlate allo svolgimento delle proprie prestazioni professionali giornaliere. Il Timesheet informatico è infatti spesso già posto dal SW di gestione in diretta correlazione/connessione con la modulisticaper le registrazioni attinenti l'attività di parcellazione e/o il monitoraggio dei “carichi” di lavoro (funzionalità questa detta che evidenzia come tutte le pratiche siano state distribuite dallo Studio tra i vari professionisti/collaboratori in un dato lasso temporale); con ciò permettendo al collaboratore/professionista di effettuare, con una unica operazione, più registrazioni contestuali ma 19 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 corrispondenti utilizzi/finalità diverse (ad es. registrazione di tot ore rispetto alla pratica nella pagina “Timesheet” e contestuale riporto/caricamento delle stesse, nella pagina “parcella” di cui alla stessa pratica visualizzata sul SW a fini di elaborazione della nota al cliente). Consentendo al professionista/collaboratore e al Titolare di Studio, di poter effettuare controlli incrociati (ad es. controllo del tempo registrato dal professionista/collaboratore per una pratica di cui alla pagina Timesheet con quello da questi riportato nella diversa “pagina” parcella di cui al SW; controllo del tempo complessivamente - fatturabile/non fatturabile - dedicato dal collaboratore/professionista a tutte le pratiche a lui affidate in relazione alla - maggiore/minore difficoltà delle stesse in un dato lasso temporale, rispetto al carico delle pratiche globalmente distribuite in Studio tra tutte le professionalità, nello stesso lasso temporale). Definire la “cadenza di compilazione” più agevole Il modello Timesheet può variare nella sua strutturazione anche in relazione alla scelta effettuata dallo Studio che decide di avvalersene, relativamente alla “cadenza della relativa compilazione”; si potrà cioè decidere di adottare un Timesheet giornaliero, che il professionista/collaboratore s'impegna a compilare giornalmente e in tempo reale, ossia a mano a mano che si esplica ogni singola attività imputabile alla pratica/alle attività quotidiane e comunque entro fine giornata (es. riunione con cliente tot tempo, telefonata con altro cliente tot tempo, bozza di atto di citazione per pratica x tot tempo ecc.), oppure un diversoTimesheet settimanale, strutturato in considerazione delle 5 giornate lavorative e che riporta l'elenco di tutte le attività svolte nell'arco dell'intera settimana relativamente alle varie attività svolte, ma giorno per giorno, e dall'inizio di ciascuna giornata sino alla sera. Vedi Moduli 4 e 4.1. Modulo 4: Esempio di Timesheet settimanale semplice Nome Professionista ............................................. Data (settimana Tempo Pratica Attività Costi/spese dal.....al...) Lunedì 8.30-9.30 9.30-10.30 10.30-11.30 11.3012.30 12.30-13.30 ------------------------14.30-15.30 15.3016.30 16.30-17.30 17.30-18.30 18.3019.30 oltre Martedì 8.30-9.30 9.30-10.30 10.30-11.30 11.3012.30 12.30-13.30 ------------------------- 20 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 14.30-15.30 15.3016.30 16.30-17.30 17.30-18.30 18.3019.30 oltre Mercoledì 8.30-9.30 9.30-10.30 10.30-11.30 11.3012.30 12.30-13.30 ------------------------14.30-15.30 15.3016.30 16.30-17.30 17.30-18.30 18.3019.30 oltre Giovedì 8.30-9.30 9.30-10.30 10.30-11.30 11.3012.30 12.30-13.30 ------------------------14.30-15.30 15.3016.30 16.30-17.30 17.30-18.30 18.3019.30 oltre Data (settimana dal.....al...) Venerdì Tempo Pratica Attività Costi/spese 8.30-9.30 9.30-10.30 10.30-11.30 11.3012.30 12.30-13.30 ------------------------14.30-15.30 15.3016.30 16.30-17.30 17.30-18.30 18.30- 21 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 19.30 oltre Sabato 8.30-9.30 9.30-10.30 10.30-11.30 11.3012.30 12.30-13.30 ------------------------14.30-15.30 15.3016.30 16.30-17.30 17.30-18.30 18.3019.30 oltre Firma del professionista <...> Visto del Responsabile Organizzativo e/o del Dominus <...> Modulo 4.1: Esempio di Timesheet settimanale complesso Nome Professionista ............................................. Data (settimana Pratica Attività dal.....al) Responsabilità Ore fatturabili Ore non fatturabili Costi/ spese lunedì martedì mercoledì Giovedì venerdì sabato Firma professionista <...> 22 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 Visto del Responsabile Organizzativo e/o del Dominus <...> In entrambi i casi, il Timesheet potrà poi essere fatto ricondurre a una riepilogazione mensile dell'attività svolta da ogni singolo professionista/collaboratore per lo Studio (vedi Modulo 5). Ciò al fine di facilitare il controllo da parte dei livelli “verticistici” dell'organizzazione - siano questi il Responsabile dell'organizzazione interna o direttamente il Titolare/ i Titolari -, ora per esigenze di monitoraggio della prestazionalità dei professionisti/collaboratori e relativa valutazione del loro apporto fattivo allo Studio, ora per esigenze più strettamente correlate all'attività di parcellazione/ della corretta gestione del rapporto con il cliente dello Studio, in termini di trasparenza informativa/comunicativa. Modulo 5: Esempio di riepilogo dei Timesheet nel mese Professionista ............................................. Mese ............................................. Data (giorno per giorno) Pratica Attività Ore fatturabili Ore non fatturabili Costi/spese Firma del Responsabile dell'organizzazione <...> Visto del Dominus <...> “Timesheet” e rilevazione della performance Delle varie tipologie possibili di Timesheet prospettate, quella certamente più utile allo Studio è il Modello che funge contestualmente da strumento di controllo delle attività dedicate dal professionista/collaboratore allo Studio, nonché quale base per la predisposizione della c.d. prenota o parcella al cliente. IlTimesheet dovrebbe cioè sempre riportare la specifica di tutte le attività svolte da ogni professionista/collaboratore, ivi comprese quelle eventualmente non fatturabili al cliente. Ciò è importante sotto molteplici profili; e invero: i) nei rapporti Studio legale-cliente, tale tipologia di “modulo di registrazione del tempo” permette allo Studio di dare “evidenza oggettiva e documentata” del tempo dedicato dal professionista/dal collaboratore-dai professionisti/dai collaboratori dedicati alla sua posizione; il che può significare per lo Studio, anche avere la possibilità di dare atto e quindi di dimostrare al cliente che, a fronte dell' attività a lui contabilizzata - magari a forfait -, il tempo di fatto impiegato nello sviluppo della sua pratica/o sue particolari partizioni da parte dello Studio è stato di molto superiore, e comunque ha comportato il coinvolgimento di professionalità, la cui attività è riconducibile a un “rate orario” rapportato al diverso grado di maturità, esperienza e capacità professionale; ii) nei rapporti Studio legaleprofessionista/collaboratore, tale tipologia di Timesheet permette al professionista/collaboratore, sia l'autovalutazione (come impiego il mio tempo? cosa ho effettivamente fatto tutto il giorno? dove ci sono diseconomie da evitare/recuperi da realizzare?), sia di evidenziare in modo documento e tangibile a superiori gerarchici eventuali e finalmente al 23 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 Titolare/ai Titolari l'evoluzione della capacità e maturità operativa e sostanziale nel corso del rapporto professionale e in relazione all'assolvimento delle attività delegate nel tempo; con conseguente possibilità di esigere la presa d'atto, da parte della Direzione di tale “progressione professionale” e con possibile aspettativa da parte del professionista/collaboratone di una politica “premio-qualità” applicata a una logica di professional development. È importante sottolineare anche come soprattutto nei rapporti interni il Timesheet rappresenti lo strumento che fornisce il dato oggettivo di come le varie risorse contribuiscano alla realizzazione del fatturato di Studio. Ora per ora. Giornalmente, settimanalmente, mensilmente e, modulo per modulo, nell'arco di ciascun anno di attività. Con la conseguenza che: iii) nei rapporti professionista- Direzione di Studio, i vari Timesheet elaborati nell'arco dell'anno costituiscono non solo un efficace strumento di controllo del tempo dedicato, ma anche di misura della “ performance”, ossia (del maggiore/minore) impegno/concorso di ciascuno e tutti alla “performance complessiva”. E quindi della misura della capacità/apporto dei singoli, di concorrere al successo dello Studio. Sviluppare l'abitudine al “Timesheet” Abituarsi a tenere sotto controllo - giornalmente e in tempo reale - il tempo dedicato all'attività lavorativa, dando peraltro evidenza oggettiva e documentata della propria conseguente scarsa o proficua “professionalità” non è compito facile. Il ricorso alTimesheet presuppone infatti prima di tutto la volontà di utilizzare un tale strumento, sviluppando una “abitudine mentale” favorevole alle “evidenze” che esso rende possibili con se stessi e con gli altri; con contestuale propensione al suo ricorso costante, puntuale e continuativo nel tempo. Ricorrere al Timesheet significa poi anche essere pronti a prendere coscienza del proprio grado di capacità organizzativa, gestionale operativa, del proprio corretto operare ovvero della necessità di apportare i necessari opportuni aggiustamenti e misure di intervento, ove diversamente “risulti oggettivato” che vi è una netta sproporzione nel rapporto tempo impiegato-attività svolta. Avere la possibilità di fare tali considerazioni, in un contesto organizzativamente complesso, è importante; sia per il singolo professionista/collaboratore che deve essere in grado di “misurare” la propria professionalità e le sue evoluzioni professionali nel tempo - e quindi, in un certo senso di “pesare” il suo apporto all'organizzazione in cui lavora, tenendo conto dell'evolversi della sua capacità professionale nel corso del rapporto di collaborazione con lo Studio, sia per chi di questa organizzazione ne rappresenti il vertice. Sarebbe pertanto utile e proficuo che, ove un'organizzazione decidesse di fare ricorso a un tale strumento di misura, il Timesheet fosse oggetto di uso quotidiano anche da parte del Titolare/dei Titolari. Per dare l'esempio e per sottolineare l'importanza dell'“automonitoraggio” anche alle altre risorse di Studio. Al contempo, per permettere tali valutazioni in modo veramente trasparente ed oggettivo, sarebbe opportuno che, a livello temporale, tutti i professionisti/collaboratori di Studio provvedessero a compilare giornalmente, e in tempo reale ilTimesheet che riporta l'attività da loro effettuata. Ciò per evitare possibili omissioni e dimenticanze che si scontano inevitabilmente nel caso della diversa prassi di compilazione a fine settimana - e tendenzialmente a fine pomeriggio di venerdì - di un Modulo settimanale, riepilogativo di tutto quanto svolto giorno per giorno, in precedenza; con un notevole sforzo mentale di ricostruzione delle attività prestate per ogni singola pratica - o di sue parti specifiche -, nell'arco di ogni singolo giorno della settimana. Ventiquattrore Avvocato, 1.2.2011 - n. 2 - p.116, Strumenti informatici applicati allo sviluppo del marketing, alla comunicazione esterna e al business development di Studio, di Stumpo Giovanna Raffaella 24 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 Oggi tutto è informatizzato, dalle comunicazioni alla sanità, dai trasporti alle attività bancarie, dalla pubblica amministrazione al sistema scolastico. E come per tutti i settori merceologici, anche in Studio lo sviluppo del lavoro/del business è ormai inconcepibile senza il supporto di un apparato tecnologico minimale (personal computer, fotocopiatrice, fax, scanner, telefono cellulare, connessione a internet). Viviamo infatti nella c.d. Information society, così detta proprio in virtù dei cambiamenti epocali e strutturali che le nuove tecnologie informatiche e telematiche hanno prodotto in ogni settore della nostra esistenza pubblica e privata. Nel settore delle libere professioni, in particolare, le più recenti indagini e statistiche testimoniano che le nuove tecnologie rappresentano una voce di investimento importante e in costante ascesa; e ciò anche sulla scia dei provvedimenti normativi e tecnici che hanno introdotto e regolamentato nuove fattispecie (documento informatico, firma digitale, posta elettronica certificata, processo telematico ecc.) che nessun professionista può più permettersi di ignorare. In un contesto di mercato, che oggi più che mai richiede anche all'avvocato non più solo di essere “professionista” ma anche “ manager”, il supporto tecnologico va interpretato quale imprescindibile componente strategica integrativa del sistema organizzativo, necessaria a garantire vantaggi competitivi nell'interrelazione con i principali stakeholders dello Studio - primo fra tutti il cliente - in termini di “adeguatezza alle sue aspettative”, oltreché di “efficacia” operativa, gestionale e decisionale. 1. Il corredo tecnologico di Studio: dotazioni minimali e sistemi informatici utili allo sviluppo del lavoro n. 12/2010 2. Il sistema operativo di Studio: le tecnologie applicate all'organizzazione e al management n. 0 1/2011 3. Strumenti informatici applicati allo sviluppo del marketing, alla comunicazione esterna e al business development di Studio n. 0 2/2011 Il supporto tecnologico allo sviluppo del lavoro come supporto allo sviluppo del business Come si è visto nelle precedenti puntate di questo Corso, per lo Studio essere allineato alle sollecitazioni del macro-ambiente vuol dire saper cogliere i vantaggi derivanti dalle tecnologie informatiche, con la realizzazione di un sistema di gestione capace di aggregare dati e informazioni in ingresso, che entrano in un processo (di comprensione, interpretazione, validazione da parte delle funzioni individuali e complessive) e di sistematizzarle, per analizzarle in modo critico, nella loro evoluzione di “dati in uscita”, utili ai vertici per l'assunzione di decisioni future, in chiave prospettica. Consentendo di effettuare una analisi basata sui dati di fatto e di arrivare a sviluppare un “sistema di reporting”, di tipo economico, organizzativo e gestionale, le nuove tecnologie rendono infatti più semplice, rapido e sistemico il controllo dei fattori limitanti le prestazioni - di processo, di metodo, di attività - (con l'obiettivo di eliminarli/correggerli), e al contempo permettono di agire con efficaci azioni di mantenimento e potenziamento delle variabili strategiche positive dello Studio. Ma non solo. Il processo di sviluppo del sistema informativo è infatti di fondamentale importanza per lo Studio, anche solo per mantenere, aggiornare e migliorare la “base di conoscenza” (risorse tangibili ed intangibili) che fa parte del suo patrimonio intellettivo (ilknowledge e il know-how). Con l'espessione knowledge management (gestione della conoscenza) si intende cioè quel particolare processo che, grazie al supporto tecnologico, consente di conservare le conoscenze e le metodologie di sviluppo/realizzazione del lavoro, arricchendole nel tempo e rendendole fruibili internamente mediante: - la codificazione del know-how, in particolare per ciò che concerne il profilo della “produzione”, ossia degli aspetti relativi alla fornitura del servizio legale (i.e. memorizzazione in appositi archivi elettronici delle principali specificità che caratterizzano il ciclo realizzativo di singoli progetti, fasi di lavoro, attività o pratiche, con l'obiettivo di costituire, nel tempo, una base storica di partenza e di 25 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 riferimento per futuri progetti/fasi/attività o pratiche similari, nonché per la continuazione/ evoluzione/miglioramento nel tempo di uno stesso progetto/attività/pratica); - la predisposizione di tecniche e “linguaggi” condivisi (i.e. sviluppo di “una metodologia ragionata” utile alla c.d. tesaurizzazione del know-how, che si realizza con il “repertoriamento” delle conoscenze sviluppate internamente con la c.d. “storicizzazione” secondo uno specifico “codice di archiviazione” di atti sviluppati, di format di particolare utilizzo, deldatabase clienti/pratiche etc. e con la “patrimonializzazione” di conoscenze, dati e informazioni anche esterni allo Studio, utili allo sviluppo del lavoro, ad es. salvataggio e “repertoriamento” secondo lo stesso codice di repertoriamento/archiviazione/storicizzazione di massime, sentenze, articoli di dottrina, estratti di normativa, ricerche ect.); - la condivisione della conoscenza e l'interazione, mediante i predetti “linguaggi”, di tutte le forze produttive , al fine di rendere la conoscenza patrimonio condiviso internamente (i.e. scelta da parte dei Vertici di rendere fruibili le conoscenze e le metodologie di raccolta/repertoriamento/aggiornamento e accesso a tutte le risorse umane, pianificandone la disponibilità nel tempo e ponendole alla base dello sviluppo efficiente e rapido del lavoro). Il sistema informativo, ove utilizzato a fini di knowledge sharing, consente di mettere a disposizione - condividendola - la conoscenza via via formata all'interno dello Studio, evitando che vada dispersa o che rimanga isolata. Di più, sempre attraverso le nuove tecnologie, è possibile “condividere” la conoscenza e i metodi di sviluppo del lavoro di Studio, con soggetti esterni e in particolare con il cliente. Il quale, ove messo in condizione di “dialogare informaticamente” con lo Studio, può richiedere di accedere al database (o sue parti), ovvero scegliere di mettere lui direttamente a disposizione del professionista dati e informazioni sue proprie, consentendo così di automatizzare i processi realizzativi del servizio a cura dello Studio, e di attuarli in chiave integrata con scelte e impostazioni predefinite e concordate congiuntamente, oltreché con modalità standardizzate, veloci e controllate. Supporto tecnologico e coinvolgimento delle parti interessate nello sviluppo del business - Intervista al Dott. Lorenzo Vaghi[1] Gentile Dott. Vaghi, come si compone il “sistema operativo” di Studio? Lo Studio Legale Fiorucci è da sempre vicino al mondo delle società e alle sue esigenze. In questa particolare ottica, facilmente si spiega l'impegno dimostrato nel tempo di migliorare e aumentare equipaggiamenti e strumentazioni. Più precisamente il nostro Studio ha scelto di non limitarsi nella sua organizzazione all'utilizzo di un solo sistema/software di gestione ma di implementare diverse soluzioni tecniche. Le macchine di dipendenti, avvocati e collaboratori sono collegate in un network protetto da accessi e violazioni esterne, che consente di condividere: i) un programma con accesso diretto al network del cliente, attraverso linea dedicata adsl, per la ricerca e utilizzo della documentazione in esso contenuta e la reportistica delle controparti; ii) un programma di gestione legale generico, operativo su ogni macchina, in grado di gestire anche l'agenda legale; iii) un programma di gestione del rapporto con il processo civile telematico messo a disposizione dell'Ordine degli Avvocati di Milano, per deposito e consultazione di atti e biglietti di cancelleria; iv) un software di gestione dedicato ad alcuni principali clienti, in grado di ricevere, gestire e trasmettere informazioni e dati, dialogando e interagendo direttamente con il databasecliente. Per lo sviluppo di un filone delle attività di Studio avete progettato specifici SW che consentono di interfacciarsi con il cliente e di elaborare prestazioni in tempi rapidi con modalità elettroniche e standardizzate. Di che cosa si tratta esattamente? 26 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 Proprio quest'ultimo software permette un dialogo costante e immediato con alcuni specifici principali clienti. Ai quali è data la possibilità di inviare informazioni relative alle controparti in carico allo Studio ed in particolare di: i) inviare nuovi affidamenti con dati anagrafici, indirizzi, numeri di telefono, ecc; ii) inviare aggiornamenti finanziari relativi a pagamenti, storni, nuovi prodotti; iii) ricevere informazioni e aggiornamenti sullo stato della pratica, sulle ricerche effettuate, sui contatti stabiliti. Tali informazioni, quotidianamente, sono elaborate e rilasciate sotto forma di filecodificati, interscambiati con il cliente. Il programma è in grado, altresì, sfruttando le risorse del database e le applicazioni informatiche delle macchine abilitate a tal fine, di creare atti, lettere, ricorsi, crearefile di reportistica ed elaborare parcelle. Stiamo anche implementando un ulteriore sistema di accesso diretto al database del cliente, che dovrebbe permetterci di prendere visione di tutta la documentazione relativa a una controparte (fatturazione, contrattualistica, corrispondenza), senza inviare una richiesta scritta all'ufficio competente a noi esterno. Il tutto, con un importante risparmio in termini di tempo di attesa, di richiesta e di rintraccio dei documenti stessi. Il vostro Studio è stato scelto come “pilota” per testare la capacità di dialogo tra uffici giudiziari e Studi, verso la piena realizzazione del PCT. Ci può dettagliare meglio il progetto e le sue possibili evoluzioni future? Il processo civile telematico ha, per molti aspetti, sempre rappresentato un punto d'onore per il Tribunale di Milano e per il suo Ordine degli avvocati, che in concerto hanno lavorato per implementare un sistema innovativo informatico, applicato a uno dei più importanti fori d'Italia che annualmente gestisce un ingente numero di cause. Lo Studio fu scelto già nel 2004 tra quelli sperimentatori al deposito dei decreti ingiuntivi telematici: fu messo a nostra disposizione un corso di formazione e un software. Questo rapporto privilegiato è stato rinnovato anche quest'anno con l'invito a partecipare alle fasi di test per la fase processuale vera e propria. Oggi è, infatti, possibile depositare atti processuali e consultare quelli avversari depositati (se telematici) unitamente alle documentazione allegata, con un notevole risparmio di tempo ed energia. Se il progetto relativo ai decreti ingiuntivi ha avuto un immediato successo, questa fase muove tuttavia ancora delle diffidenze sia da parte di alcuni avvocati che da parte delle cancellerie; ma c'è il giusto spirito di collaborazione tra gli Studi sperimentatori e i referenti istituzionali, che mi fa ben sperare per il futuro. Utilizzate le dotazioni informatiche anche come strumento di organizzazione e management interno? Il progressivo aumento di livello diperformance e professionalità insito nella missione dello Studio ha fatto nascere l'esigenza di un'impostazione diversa, nuova, anche migliore. Questa nuova esigenza si è concretizzata nello start updel progetto di qualificare lo Studio secondo i criteri della norma ISO 9001/2008. Il progetto che ci ha permesso di effettuare una profonda riflessione sulle dinamiche sottese all'organizzazione dello Studio, realizzatosi nella stesura di un manuale e di un nuovo regolamento interno, dovrebbe divenire operativo nei prossimi mesi. Essere certificati ISO9001 per noi significa avere un controllato e funzionale metodo di organizzazione interno, e anche restituire al cliente un documento ufficiale di garanzia di correttezza operativa. Lei ricopre, tra gli altri, anche il ruolo di Responsabile informatico di Studio; di cosa si occupa in tale veste? Lo Studio si appoggia a un fornitore esterno per la manutenzione degli HW e SW. Quale Responsabile interno, oltre che fungere da tramite, il mio compito principale è assicurarmi che tutte le risorse in dotazione allo Studio siano conosciute e correttamente utilizzate da ogni operatore, secondo le competenze e livelli di abilità richiesti. Il Titolare e il Responsabile della formazione sono poi sempre attivi nel mantenere alto il profilo 27 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 professionale e tecnologico di collaboratori e dipendenti. Attenzione particolare ricopre proprio il tema dello sviluppo di applicazioni nuove da progettarsi in collaborazione delle risorse interne e da presentarsi al fornitore esterno. Le macchine dello Studio devono, di conseguenza, essere costantemente aggiornate. Come giudica il livello di informatizzazione del suo Studio? Lo Studio legale di oggi non si realizza più nel dualismo tra avvocato e segreteria. Non si può, infatti, prescindere dalle sinergie e dalle risorse che interagiscono nella realizzazione del servizio legale offerto a società clienti, che, quotidianamente, richiedono una capacità di assimilazione di informazioni e risposte immediate. Nuove tecnologie si sono imposte e, con esse, diverse figure professionali hanno arricchito le possibilità rese disponibili negli Studi legali. L'informatica ha un ruolo fondamentale e importante per lo sviluppo del business, ma le soluzioni sono da ricercarsi nelle esigenze e nelle problematiche dei singoli clienti e, per tale motivo, esse sono sempre da realizzarsi su misura. Il tutto senza trascurare l'alto profilo professionale degli avvocati nella competenza giuridica e la loro indispensabile capacità di essere aggiornati. Lo Studio Legale Fiorucci da sempre cerca di essere al passo con queste esigenze, dettate dall'odierno mercato. L'attività “on line” ed il “web marketing” L'avvento di grandi reti pubbliche e private e l'introduzione di internet consentono oggi di operare e di dialogare con i sistemi informativi e le applicazioni elettroniche in tempo reale, attraverso i confini e la geografia, mettendo in comunicazione operatori e fruitori distribuiti sul territorio e dando loro la possibilità di interagire con modalità “a-fisiche” e de-localizzate. Proprio grazie ad internet i servizi in rete sono sempre più diffusi anche nel contesto legale. Collegando il computer ad internet il professionista individuale come lo Studio di medio grandi dimensioni può anche dare impulso alle proprie attività, via web. • • • • E in particolare utilizzare la rete per: effettuare ricerche, reperire materiali, attingere a fonti d'informazione; trasferire e ricevere e scambiare file, documenti informatici e messaggi mediante e-mail; dialogare con il cliente e altri stakeholder; sviluppare il c.d. networking (associazionismo in rete). Il collegamento del gestionale alla rete e a internet consente anche di realizzare il c.d. Studio legale on-line; ove si usi un serveraccessibile facilmente via Internet, ad esempio, il sistema informativo può contemplare la possibilità di rendere accessibile ai clienti in area riservata del sito, tramite un normale browser, le informazioni relative alla pratica, attingendole direttamente dal sistema informativo dello Studio. Sempre tramite internet, il sistema informativo può consentire anche ai professionisti di accedere alle pratiche in area riservata e protetta da sistemi di autenticazione, per poter lavorare con “strumenti collaborativi” per la gestione condivisa del lavoro e con modalità de-localizzate. Il sito può anche assolvere alle funzioni utili alla consulenza on-linecon nuovi clienti e di interfaccia per i pagamenti tramite sistemi elettronici, già largamente impiegati nei siti di commercio elettronico. Di più, attraverso il sito lo Studio può accrescere la visibilità e ampliare il proprio mercato di riferimento; partecipando a “chat” e “forum di discussione” e offrendo prestazioni e servizi, che, pur esulando dalla consulenza legale strettamente intesa, sono utili in termini di “valore aggiunto” al cliente. Rilevano quindi anche in quali strumenti di web-marketing: • i bollettini di informazione periodica sui principali argomenti di interesse giuridico; • le notizie relative a seminari, convegni e iniziative di formazione organizzate; 28 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 • • • i servizi specifici fruibili via web e tramite il sito (ad es. l'accesso alla c.d. elibrary (letteralmente biblioteca on-line) che consente al cliente di accedere a volumi, riviste, banche dati di dotazione - ovvero la fruibilità di materiale documentale sviluppato in occasione di seminari, convegni e iniziative di formazione di Studio); le news (i.e. breve documento di sintesi che illustri le principali novità ovvero stampa di articoli di giornale, con notizie che riguardino il cliente in prima persona o suoi principali concorrenti o ancora novità nel suo settore di mercato); le “contact lists” (liste di contatto) con nomi, numeri di telefono, indirizzi mail e specifica delle aree di specializzazione dei professionisti che lavorano sulla posizione cliente, per un facile e veloce reperimento. Il supporto tecnologico al marketing e alla comunicazione di Studio - Intervista alla dott.ssa Gaia Francieri [2] Dott.ssa Francieri, nell'ambito del suo Studio quante e quali sono le dotazioni informatiche adottate? Nello Studio legale dove attualmente lavoro in qualità di Business Developeresistono diversi software che permettono ai professionisti di lavorare in maniera organizzata e strutturata. Prioritario è sicuramente il software amministrativo che permette di gestire le pratiche aperte e di emettere le relative parcelle sulla base delle ore di lavoro spese su ogni specifica posizione cliente. Quindi esiste un programma che gestisce tutti i contatti dei professionisti dello Studio nel mondo. Non è un semplice database con gli indirizzi ma un vero e proprio sistema strutturato che indica per ciascuna società e contatto tutte le attività intraprese dallo Studio nei suoi confronti: presentazioni, incontri, inviti, auguri ecc. Lo Studio si è poi dotato di un sistema di gestione della documentazione e di archiviazione elettronica. Questo software è molto importante perché permette a tutto il team che segue una pratica di accedere anche contemporaneamente alla documentazione del cliente; per suo tramite i professionisti lavorano in rete e il sistema di ricerca dei file è reso molto efficiente perché avviene anche per parole chiave, all'interno dei documenti. Come Business Developer di DLA Piper può illustraci sinteticamente le applicazioni informatiche più efficaci per le funzioni a lei demandate? Sicuramente il software che permette di generare le parcelle è molto importante perché consente di effettuare un'analisi dei clienti che non si fermi solo al fatturato, ma che valuti anche le ore spese per quel dato cliente, i termini di pagamento e le aree di practice coinvolte. L'analisi dei clienti, per chi deve occuparsi di marketing in Studio, è infatti il punto di partenza per attivare il “cross selling”. Il secondo strumento importante dibusiness development è sicuramente unsoftware che permetta di gestire i contatti e di 29 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 inserire in uno spazio condiviso tutte le attività poste in essere con il cliente o il target. Si pensi ad esempio a uno studio con 30 professionisti, 5 dei quali interessati a lavorare con una determinata azienda X. Può essere che ciascun professionista abbia all'interno dell'azienda X diversi referenti, ad esempio chi si occupa di Fiscale, professionista A, può avere a che fare con il Direttore Amministrativo, chi si occupa di Diritto del lavoro, professionista B, invece ha come contatto il Responsabile del Personale, entrambi conoscono il Direttore Generale. Essendo solo un'azienda target può essere che i due avvocati non abbiano mai discusso tra di loro, dei rapporti con la società X. Pertanto, se il professionista di Diritto del lavoro viene invitato a fare una presentazione è importante che sappia, semplicemente aprendo la scheda dell'azienda X, informazioni quali: l'Azienda X è un contatto mio ma anche del professionista A; all'azienda X è stata già fatta una presentazione dal professionista A; il direttore generale dell'azienda X ha partecipato al convegno con il professionista C che faceva da relatore; il Direttore Generale riceve la newsletter di studio dal professionista A. E così via... In che misura si può dire che il supporto tecnologico è utile allo sviluppo del marketing strategico di Studio? Ogni strategia deve basarsi necessariamente su informazioni precise e dettagliate sulla situazione attuale. Questo risultato si può raggiungere solo con un adeguato supporto tecnologico. E per quanto attiene agli strumenti di marketing e comunicazione? Un supporto tecnologico efficace rende tutte le azioni di marketing più semplici e veloci. Ad esempio un software che permetta di gestire i contatti dello Studio può facilitare la realizzazione di un evento o l'invio di una newsletter. Il softwareattualmente in uso nel mio Studio inoltra all'indirizzo e-mail del contatto l'invito agli eventi e ne registra, in automatico, l'adesione o il rifiuto. Se dovesse suggerire a uno Studio medio-piccolo un percorso di informatizzazione interna, cosa a suo dire sarebbe opportuno adottare? Sicuramente consiglierei di puntare su un software che permetta di parcellare e al tempo stesso di ottenere informazioni molto importanti dal punto di vista della strategia. Quindi punterei ad avere una rete informatica che consenta a tutti i professionisti di accedere ai medesimi documenti e di ottimizzare il lavoro fatto sui clienti. _____ [1] Office Manager e Responsabile informatico dello Studio Legale Fiorucci di Milano. 30 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 [2] Business Developer Studio DLA Piper Italia. Ventiquattrore Avvocato, 1.1.2011 - n. 1 - p.110, Il sistema operativo di Studio: le tecnologie applicate all'organizzazione e al management, di Stumpo Giovanna Raffaella Applicazioni tecnologiche utili allo Studio legale In tutti i settori merceologici si è assistito al graduale passaggio dall'uso originario dell'informatica, destinata ad automatizzare le attività routinarie e finalizzata a fornire un supporto alle funzioni amministrativo-contabili di elaborazione dati, a un impiego più evoluto, caratterizzato dal ricorso a sistemi di elaborazione di dati e informazioni, orientati a supportare i processi strategici dei centri decisionali dei diversi settore di business, per i quali l'IT e l'analisi organizzativa rappresentano due componenti essenziali e tra loro intimamente connesse. Anche negli Studi legali più evoluti e all'avanguardia gli strumenti resi oggi possibili dall'Information Technology concorrono a realizzare una componente dell'organizzazione - il sistema operativo - e la supportano, in termini di efficienza operativa (per quanto attiene allo sviluppo del lavoro quotidiano), di migliore gestione dei processi interni (per quanto attiene al management), di più facile sviluppo delle dinamiche di comunicazione esterna (con riferimento al marketing). Tabella 1 - Dotazioni informatiche. Quali sono le principali applicazioni utili? - processazione/ standardizzazione/velocizzazione dei processi e delle attività; - raccolta, aggregazione, repertoriamento, “interscambio” di dati, informazioni, fonti di conoscenza (i.e. formazione di apposito/idatabase); - inter-relazione/collegamento interfunzionale e interattivo tra risorse interne ed esterne; - raccolta e condivisione del “patrimonio” delle conoscenze (del knowhow); - pianificazione e registrazione dei “tempi di sviluppo”; - gestione sistemica e ordinata di dati, informazioni e documenti; - monitoraggio e controllo (dei processi/ dell'andamento delle attività, della performance); - “reportistica” automatizzata ai vertici; - sviluppo delle “dinamiche di comunicazione esterna”, tramite la rete e internet. Il supporto tecnologico allo sviluppo del lavoro di Studio 31 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 La qualità è intrinsecamente legata al metodo e agli strumenti di lavoro, che devono rendere le attività quotidiane fluide, omogenee, di facile condivisione. Sotto questo profilo, per lo Studio sono soprattutto le varie applicazioni offerte dal software gestionale (SW) che fanno del supporto informatico un requisito minimale e indispensabile per il più rapido sviluppo delle attività giornaliere e la più efficiente gestione delle risorse. Le principali applicazioni rese possibili dalla più parte dei gestionali in commercio, pensati per la specificità legale, consistono in particolare in: - automazione: programmi per l'elaborazione di testi, fogli elettronici, di charts, di diagrammi ecc.; anche per via della parallela diffusione della posta elettronica, fanno parte della “gestione elementare o di base” e non possono mancare; non fosse altro che per comunicare con l'esterno, in versione soft; - gestione documentale (document management): è la funzionalità che consente di generare un atto, un documento, una pratica in formato elettronico e con modalità automatiche; passando per una prima fase di apertura/protocollo, a quelle successive, correlate alla progettazione e sviluppo della pratica, nei suoi diversi stadi di lavorazione, rendendola perciò disponibile in una logica di “work in progress”, e consentendo di conservarla e archiviarla, sempre in modo soft, senza quasi alcun dispendio di carte; - condivisione di documenti e flussi di lavoro (workflow management): è la funzionalità che consente di operare sulle pratiche e sulle singole parti (atti, lettere, documenti ecc.), in modo condiviso; sì da arrivare a lavorare su uno stesso documento/una stessa pratica/uno stesso atto “a più mani” e consentendo a più risorse, a diversi responsabili, a livelli funzionali distinti di concorrere alla composizione, gestione e controllo del documento/atto/pratica o sue parti, alla base del processo in essere; - archivio gestione pratiche: la funzione principale dell'archivio gestione pratiche è quella di avere raccolte in un unico “archivio dati (database) relazionale” tutte le informazioni relative a ogni e a tutte le pratiche di Studio. Lo specifico database di Studio consente di identificare ogni posizione cliente nel suo stato (“pratiche vive”, “pratiche sospese”, “pratiche archiviate”) ed è interrogabile, aggiornabile e “stampabile” dalle persone a tal fine autorizzate; - gestione agenda informatizzata: è la funzione correlata all'agenda elettronica di Studio, con date e scadenzari relativi agli impegni (ad es. appuntamenti) ovvero (per il giudiziale) ai termini di rito, e agli adempimenti da assolvere sul piano procedurale. In alcuni casi l'agenda informatizzata opera in modo integrato con la gestione automatizzata delle pratiche e consente quindi di correlare impegni, eventi, udienze, in riferimento alle pratiche e agli atti in lavorazione e/o al professionista di riferimento, che si integrano perciò, in un unicum organico; - gestione delle anagrafiche: come già per le pratiche, attraverso il gestionale è possibile repertoriare dati e informazioni relative a clienti, controparti, fornitori esterni (ad es. i corrispondenti), generando così le c.d. “anagrafiche di studio”, quali elenchi informatici, per una facile consultazione e aggiornamento, a cura di tutte le risorse interne; - gestione della contabilità: è la funzione correlata alla gestione documentale e all'agenda; consente di effettuare il computo delle spettanze (sulla base del tariffario ovvero del timesheet per la tariffazione oraria), il controllo delle movimentazioni economiche sulle pratiche (acconti, saldo ecc.) e lo sviluppo delle fatture; - rete locale di computer per la condivisione ( sharing) delle risorse: la LAN è la rete informatica che consente a più computer e dispositivi collegati tra loro tramite cavi di comunicare e di condividere informazioni e risorse in “rete locale”. Anche nota come rete interna o “intranet”, la Local Area Network offre diversi vantaggi (ad es. è possibile condividere 32 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 periferiche costose, come le stampanti, effettuare l'inoltro di dati tra utenti senza l'uso difloppy disk, centralizzare programmi informatici essenziali per lo sviluppo di processi di supporto, come gli applicativi finanziari e contabili, istituire sistemi dibackup automatico dei file ecc.). Tabella 2 - Dotazioni supplementari, per la cooperazione di Studio Per quanto attiene al c.d. “lavoro collettivo/condiviso” utili strumenti elettronici complementari resi fruibili sul mercato dalle stesse SW house, da prendere eventualmente in considerazione nel caso di uno Studio mediogrande sotto il profilo della numerosità delle persone di cui si compone o delle diverse sedi operative, sono: - i sistemi di conferenza elettronica (computer conference system), ossia strumenti che permettono una discussione asincrona, come la posta elettronica, o una diversa discussione sincrona, come la videoconferenza; - i sistemi di progettazione di gruppo (co-authoring); dotazioni che consentono di realizzare elaborazioni comuni, con modalità sincrone o asincrone, di oggetti informatici (ad es. documenti testuali, immagini, prodotti multimediali, etc.) da parte di un team, come nel caso di strumenti c.d. «wiki»; - i sistemi di supporto alle decisioni di gruppo(group decision support system); applicativi utili per facilitare l'adozione di processi decisionali nell'ambito di un gruppo di lavoro, aumentando la produttività delle riunioni, anche virtuali. Programmi informatici specifici (ad es. per la contabilità, la gestione della biblioteca, la registrazione/il monitoraggio dei tempi di sviluppo del lavoro e di evasione degli incarichi) e le banche dati (su CD Rom, su DVD o in rete) integrano il quadro degli strumenti tecnologicoinformatici che facilitano, anche nei piccoli Studi, lo sviluppo efficiente del lavoro. Le nuove tecnologie applicate al management: il sistema informativo di studio Con ricorso alle dotazione informatiche lo Studio è in grado di realizzare lo sviluppo del lavoro, con modalità efficienti standardizzate e rapide. Di più, le nuove tecnologie dell'informatica si traducono in un prezioso strumento della qualità, in quanto consentono la realizzazione del database interno, con ciò fornendo il supporto sistemico e operativo che consente allo Studio di gestire i processi e le relative interazioni, con modalità controllate. Lo scopo e l'importanza del ricorso agli strumenti tecnologici da parte dello Studio risiede anche in questo, ossia nelle possibilità offerte dalla tecnologia applicata alla gestione di realizzare il sistema informativo interno, che può essere definito come «un insieme di persone, apparecchiature, applicazioni e procedure che permettono all'organizzazione di disporre delle informazioni necessarie nel posto giusto e al momento giusto» e, sotto altro profilo, si sostanzia in un «insieme di componenti fisiche e procedurali sia umane che tecnologiche le quali interagiscono scambiando dati e producendo informazioni»1. Al pari della gestione, il sistema informativo rappresenta un supporto organizzativo necessario; seleziona le fonti, raccoglie e aggrega dati e informazioni utili per apportare decisioni strategiche e operative da parte di chi ricopre ruoli decisionali nell'ambito della struttura. Con innegabili vantaggi per lo Studio intero in termini dimanagement. 33 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 Tabella 3 - Sfruttare il Sistema Informativo, in un'ottica di management: quali vantaggi? - maggiore approfondimento della conoscenza del business, grazie alla raccolta e all'aggiornamento di informazioni e dati correnti sul microambiente e l'ambiente esterno (principalmente mercato, cliente target e concorrenza); - disponibilità di fonti rilevate/rilevabili e utilizzabili/analizzabili in tempo reale (per prendere decisioni basate sui “dati di fatto”); - migliore controllo dei processi di sviluppo del lavoro/di erogazione del servizio e degli standard di qualità; - fluidità dei processi e più efficace adattabilità delle soluzioni organizzative ai repentini cambiamenti di mercato; - possibilità di monitoraggio dei tempi dedicati allo sviluppo delle attività e dei “carichi di lavoro” assegnati; - più efficace monitoraggio dell'andamento dei processi e di eventuali scadenze (attraverso ad es. sistemi di allarme/allerta resi possibili direttamente dal gestionale), con conseguente riduzione di rischi di inefficienze ed errori; - miglioramento dei livelli di comunicazione interna (di interfaccia, di interrelazione tra i diversi livelli funzionali) e più in generale nell'ambiente di lavoro; - sviluppo di un “sistema di reportistica” di tipo contabile, economico e finanziario; - attivazione di un sistema di organizzazione, gestione e controllo di ausilio ai vertici per scelte future; - patrimonializzazione, condivisione trasparente, e arricchimento/implementazione del know-how e della conoscenza; - valore aggiunto reale per il cliente (in termini di facile prospettazione di dati e informazioni oggettive; rapidità di risposta, aggiornamento periodico, completezza delle informazioni fornite; puntualità nell'evasione degli incarichi/negli aggiornamenti; reportistica di tipo statistico e analitico ecc.). Anche i piccoli Fori possono essere all'avanguardia per la tecnologia: ne parliamo con l'Avv. Rodolfo Cicchetti Avvocato Cicchetti, nel recente incontro di formazione e aggiornamento professionale organizzato dall'Ordine di Rimini con la Fondazione Forense Riminese e la Camera civile di Rimini sul tema dell'Organizzazione e del Marketing legale, Lei è intervenuto sulle nuove tecnologie informatiche. Qual è dunque il supporto tecnologico allo sviluppo del lavoro, all'organizzazione e al marketing di Studio? Credo che oggi per l'avvocato, come del resto per ogni altro professionista, sia imprescindibile l'utilizzo degli strumenti offerti dalla tecnologia, sia per migliorare la qualità e il livello di 34 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 soddisfazione del proprio lavoro, sia perché è la stessa clientela a pretendere uno standard di efficienza che solo l'utilizzo della telematica può assicurare. Oggi lo Studio legale è equiparabile, per complessità, a una struttura di carattere aziendale e deve quindi dotarsi di un'adeguata organizzazione: si tratta di coordinare il lavoro di più professionisti, collaboratori e dipendenti senza considerare gli obblighi in materia di sicurezza nel lavoro, privacy e antiriciclaggio. Complessa è anche la gestione del contenzioso: basti pensare alla molteplicità dei riti processuali, alle decine di termini e scadenze previste in ogni procedimento, alle continue modifiche apportate al Codice di procedura civile che comportano un obbligo di aggiornamento continuo. Uno strumento molto efficace per migliorare l'organizzazione dello Studio è rappresentato dal software gestionale. La tecnologia permette poi al professionista di lavorare con una certa libertà di movimento impensabile sino a qualche tempo fa, non essendo più necessaria la sua presenza fisica in Studio o in Tribunale per compiere attività, anche di tipo processuale. Oggi infatti è possibile, da un qualunque computer connesso a internet o addirittura anche da un telefono cellulare, ricevere comunicazioni dalla cancelleria del Tribunale, consultare le proprie cause o il proprio gestionale di studio, così come è possibile depositare per via telematica un ricorso per decreto ingiuntivo o, tra breve, una memoria con relativi documenti. La telematica è quindi un'opportunità irrinunciabile per l'avvocato, anche per rendere l'attività professionale più compatibile con le proprie esigenze di tempo libero e di interessi extraprofessionali. È indubbio poi che l'informatizzazione dello Studio legale e l'utilizzo della telematica si traduca anche in un'operazione di marketing, essendo possibile promuovere la propria attività attraverso il sito web di studio e utilizzando la comunicazione via internet. Come giudica il livello di informatizzazione medio degli Avvocati del Foro riminese? È mediamente molto buono. Dal 2006 gli avvocati di Rimini utilizzano il servizio PolisWeb per la consultazione dei fascicoli processuali, mentre prima di tale data l'unica possibilità era quella di recarsi personalmente in cancelleria. Ciò ha portato la generalità degli avvocati, vista la comodità dello strumento, a dotarsi di adeguati sistemi informatici. Moltissimi avvocati utilizzano poi un software per la gestione dello Studio legale. Che, oltre a razionalizzare le varie attività interne all'ufficio (come le anagrafiche dei clienti, la fatturazione, l'agenda ecc.) può aggiornare automaticamente le pratiche collegandosi direttamente alla rete della giustizia tramite il sistema PolisWeb. L'Ordine di Rimini rientra nel progetto pilota volto a realizzare a breve il PCT in Italia. Per quanto di Sua conoscenza, qual è lo stato dell'arte di tale progetto? In realtà non si tratta di sperimentazione ma di vera e propria attuazione del PCT. Come già accennato, dal 2006 gli avvocati riminesi utilizzano il servizio PolisWeb per la consultazione dei fascicoli processuali, e ciò ha prodotto un cambiamento radicale delle loro abitudini, potendo accedere a tantissime informazioni da un qualsiasi computer connesso a internet. Con il Processo civile telematico è stato fatto un ulteriore passo in avanti. Oltre alla consultazione dei registri informatici, oggi l'avvocato deposita per via telematica decreti ingiuntivi, provvede on line al pagamento del contributo unificato, riceve per via telematica le comunicazioni e le notifiche dalla cancelleria, con enormi risparmi di carta e tempi. Tra breve sarà poi possibile anche depositare le memorie e i documenti per via telematica, e ciò ridurrà drasticamente anche le inutili attese in cancelleria per i vari adempimenti. Altra novità di imminente attuazione è rappresentata dalla informatizzazione dell'udienza. Le aule di giustizia saranno dotate di strumentazione informatica che permetterà al giudice di inserire anche il verbale di udienza nel PCT. Che quindi sarà consultabile dall'avvocato per via telematica. Dati e statistiche evidenziano che la categoria professionale forense sta attraversando un momento di forte crisi. Quali scenari pensa si prospetteranno nel breve-medio periodo per chi voglia continuare nell'esercizio della professione?Il problema principale oggi è rappresentato dall'elevatissimo numero degli avvocati in Italia, che non ha eguali in nessun altro Paese e che ha prodotto un abbassamento del livello della 35 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 professionalità e un generale impoverimento della categoria. Le cause di tale situazione risiedono sia nell'indifferenza del sistema politico rispetto a tale problema sia nell'incapacità dimostrata dall'Avvocatura, nei suoi organi istituzionali, di proporre soluzioni adeguate, lasciando che negli ultimi 15 anni triplicasse il numero degli avvocati nel nostro Paese. Se a ciò aggiungiamo l'inadeguata preparazione universitaria offerta ai giovani rispetto alle richieste del mercato, la conseguenza non può che essere un'avvocatura incapace di porsi come forza positiva e propositiva nei confronti delle esigenze dei cittadini e delle imprese. Ritengo che i prossimi anni saranno decisivi per la professione forense. L'avvocato deve essere capace di riconquistare la fiducia del cittadino, aiutandolo a prevenire i problemi, proponendo soluzioni anche creative e non limitarsi a intervenire solo nella fase patologica. Insomma, deve emergere maggiormente come consulente della parte e non solo come difensore dei suoi diritti. Ciò comporta per l'avvocato anche la necessità di una migliore preparazione e specializzazione, dovendosi occupare di materie spesso trascurate anche negli studi universitari come il diritto tributario, societario e la contrattualistica anche internazionale. Sotto tale profilo un'importante occasione per l'Avvocatura è rappresentata dalla recente legge n. 28/2010 sulla mediazione delle controversie civili e commerciali. Si tratta per l'avvocato di saper cogliere le nuove opportunità offerte, diventando un protagonista di un cambiamento anche culturale non più rinviabile, in linea con le tendenze europee. Ventiquattrore Avvocato, 1.1.2010 - n. 1 - p.112, Addestrare e formare: tracciare il "quadro delle responsabilità e autorità", formalizzare ruoli, compiti e mansioni, di Stumpo Raffaella Una volta inserite nell'organizzazione, le persone vanno messe in condizione di poter fornire un proficuo contributo. A tal fine è fondamentale il periodo di tirocinio e praticantato. Il ruolo del “tutor”. Il piano di formazione annuale. La definizione di ruoli, compiti e mansioni. L'interattività e lo scambio delle idee. Introduzione: il cambiamento del contesto socio-economico Nel contesto legale odierno, si lamenta spesso che i professionisti (principalmente i giovani) sono diversi da quelli di una volta; non si impegnano, non sono capaci, non si assumono le loro responsabilità. Del dato, che è reale e oggettivo, occorre prima di tutto interrogarsi, sul perché. Le nuove generazioni sono diverse perché è il contesto socio-economico che è cambiato; alla laurea di tipo tradizionale si è affiancata la c.d. laurea breve, i giovani arrivano alla meta accademica sempre più tardi, tendono ad appoggiarsi alle famiglie più di quanto non avvenisse un tempo, o avvenga tuttora all'estero. E quando si affacciano al mondo del lavoro, non hanno pazienza. Pretendono tutto e subito; soprattutto, non sono più disposti a lavorare gratuitamente nella logica di imparare, volendo fin da subito guadagnare un reddito... C'è però anche l'altra faccia della medaglia. E invero, se è raro che lo Studio legale italiano medio segua metodi selettivi formalizzati e organizzati come “un vero e proprio processo”, altrettanto vero è che è lontana dalla nostra cultura professionale la consapevolezza dell'importanza di agire sul lato “motivazionale” della giovane risorsa selezionata e anche l'attitudine a “incentivarla” a tirare fuori le sue capacità, una volta inserita nell'ambiente di lavoro. La scarsa attenzione che si presta alla formazione delle giovani risorse di Studio ha peraltro anch'essa delle motivazioni di natura socio-economica. 36 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 Sono infatti aumentate le dimensioni strutturali, il flusso di lavoro è per tutti sempre in costante crescita. Con le nuove tecnologie e attraverso Internet, con l'associazionismo e il networking, il mercato di riferimento è cresciuto in modo esponenziale; e, per tutti, è diventato ormai privo di confini fisici. Così che non c'è più tempo per insegnare il mestiere. Il mentore di un tempo non esiste più, o meglio non è più disponibile come in passato a crescere professionalmente i suoi collaboratori, dovendo dedicarsi principalmente al cliente ed allo smaltimento del lavoro. Sì che i praticanti e i giovani avvocati devono farcela da soli, secondo la regola del c.d. learning by doing (i.e. imparare lavorando), che deriva spesso dalla loro personale iniziativa e propensione a “far pratica sul campo”. Delle “criticità del sistema” vi è piena consapevolezza. Non stupisce quindi che - fenomeno in crescita e allarmante di questi ultimi anni, nella più parte delle città del nord Italia, risulti talvolta difficile trovare praticanti desiderosi di entrare in Studio per imparare il mestiere. E anche ove i compensi non mancano come ad es. a Milano, sono comunque in calo, sia gli studenti che arrivano alla laurea quinquennale in giurisprudenza, sia i dottori in legge che scelgono di iscriversi alla Scuola forense, per prepararsi all'esame di Stato. Lo stato dell'arte dovrebbe quindi portarci a riflettere. L'approccio corretto e profittevole per la gestione delle risorse umane presuppone infatti la propensione dei Vertici di Studio a seguire un programma di formazione strutturato e articolato nel tempo, che passando anche attraverso la previsione di specifici obiettivi di crescita e di risultato condivisi con l'interessato (i.e. il nuovo entrante/il giovane inserito), gli consenta sia di formarsi adeguatamente, sia di avere degli stimoli a lavorare proficuamente, in favore dello Studio oltreché nella logica del suo tornaconto personale. Addestramento e formazione: requisiti organizzativi Secondo quanto insegna lo standard ISO una volta inserite nell'organizzazione, le persone vanno messe in condizione di poter fornire un proficuo contributo. Capacità questa che, nelle giovani risorse, si sviluppa proprio nel periodo di tirocinio e praticantato. Le fasi iniziali dell'esperienza lavorativa fungono infatti da completamento all'iter accademico svolto e preludono all'acquisizione di esperienza, abilità professionale e organizzazione del lavoro. L'apprendistato è peraltro importante anche per l'organizzazione di riferimento. Gestire lo sviluppo dei talenti e della creatività - stimolando le abilità delle risorse in fase iniziale e poi mantenendole e migliorandole nel tempo - contribuisce infatti al più ampio sviluppo competitivo dell'intera struttura. Scegliere accuratamente le risorse da inserire internamente va quindi di pari passo con il dedicare tempo alla gestione delle stesse una volta reclutate; in termini di pianificazione delle necessarie attività di addestramento e formazione quali momenti di valorizzazione e crescita sia individuale, che collettiva. TABELLA 1 - “Competenza, formazione-addestramento e consapevolezza” nel disposto UNI Per normativa tecnica, il personale (professionisti e dipendenti) che svolge attività che influenzano la qualità di prodotto/servizio deve essere competente, sulla base di: - istruzione; - formazione-addestramento; 37 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 - abilità ed esperienza appropriati. La garanzia dei requisiti di cui sopra, compete all'organizzazione, che è tenuta a: - determinare la competenza necessaria per il personale che svolge attività che influenzano la qualità di prodotto/servizio; - fornire formazione-addestramento o intraprendere altre azioni utili ad acquisire la necessaria competenza; - valutare l'efficacia delle azioni intraprese; - assicurare che il personale sia consapevole della rilevanza e dell'importanza delle attività svolte e di come esse contribuiscano a conseguire gli obiettivi per la qualità; - mantenere registrazioni appropriate dell'istruzione, della formazione-addestramento, delle abilità e dell'esperienza. Formazione e apprendimento: cosa è opportuno sapere, se si ricopre il ruolo di “tutor” Per gli esperti di formazione “addestrare e formare” significa «intervenire, in maniera finalizzata e organizzata, sulla cultura professionale di individui e gruppi, attraverso la metodologia dell'apprendimento consapevole». Apprendere significa cambiare, o meglio avere o essere qualche cosa che non si aveva o non si era prima. La più potente motivazione dell'adulto ad apprendere è infatti «il bisogno che egli percepisce di apprendere per un fine che gli è chiaro e che sente psicologicamente come un bisogno-desiderio; per i ruoli che esercita, per gli obiettivi che persegue, per i problemi che non riesce a risolvere; per le sfide che vuole vincere...». Dall'osservazione sul campo, si è evidenziato come «ogni adulto impari davvero solo se nella sfera del sé, agiscono contemporaneamente sia motivazioni intrinseche che motivazioni estrinseche»; ove per motivazioni estrinseche si intendono quelle connesse al risultato che dopo l'apprendimento l'individuo riceve (ad es. possibilità di carriera, premi, prospettazione di nuovi obiettivi), mentre le intrinseche si concretano nelle gratificazioni durante l'apprendimento stesso (ad es. il gusto a esercitare le proprie capacità intellettuali). Il buon trainer è quindi colui che sa che “il problema dell'imparare” è legato a quello “della conoscenza”; che “apprendere” significa “raggiungere la conoscenza attraverso l'esperienza”; e che aumentare il proprio bagaglio di conoscenza non vuol dire solo far sì che il trainee apprenda concetti e tecniche a livello conoscitivo e relazionale, ma anche che acquisisca capacità di esercitarli realmente sul campo, avendoli integrati nel proprio ambito personale (comportamentale e psicologico). Quando si seleziona una risorsa di Studio, è importante cercare di inquadrare chiaramente chi si ha di fronte, preventivare possibili capacità e incapacità nella sua “sfera di competenza”, delineando anche solo mentalmente «un possibile percorso personale di crescita, sviluppo e apprendimento». Tale processo mentale è peraltro da realizzare in parallelo a quello finalizzato alla definizione “dell'ambito di conoscenza” che si intende trasferire; e, se non si è scelto di occuparsene in prima persona, di chi, all'interno dello Studio, dovrà fungere da tutor. TABELLA 2 - esigenza di apprendimento e capacità di trasmissione delle conoscenze: connubiarle, è d'obbligo L'iter di apprendimento è «il percorso che un soggetto fa per arrivare dal punto A al punto B del suo livello formativo». Quale che sia “la tipicità di contenuto” di tale percorso, esso è comunque e sempre rivolto a modificare almeno una delle seguenti aree di competenza: 38 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 - il sapere: ossia le conoscenze del soggetto (i.e. fatti, teorie, strumenti e tecniche che costituiscono il bagaglio formativo, necessario per comprendere o risolvere un dato ordine di problemi); - il saper fare: ossia le abilità del soggetto (i.e. capacità di affrontare un problema, elaborare alternative di soluzioni, scegliere e realizzare linee di azione con riferimento a strumenti conoscitivi molteplici); - il saper essere: ossia gli atteggiamenti, il modo di agire dell'individuo. Un buon formatore è colui che ha la capacità di analisi preventiva delle tre variabili di cui sopra nell'individuo da formare, avendo ben presente anche il ruolo che il trainee avrà nel gruppo/nell'organizzazione in cui è, o sarà inserito. Quello della competenza è infatti un concetto complesso, che per gli esperti si compone di 3 elementi di base (anche noti come le 3 C) che consistono sostanzialmente in: - conoscenze connesse alla posizione (tecniche e metodologie utilizzate nello svolgimento dei processi la vorativi acquisibili prevalentemente con formazione, periodi di tutoring/affiancamento, svolgimento praticolavorativo, esperienze ecc.); - capacità implicate dalla posizione ricoperta (capacità di svolgere determinate attività, operazioni o processi, anche non possedendo la piena conoscenza delle tecniche e delle metodologie di lavoro); - comportamenti attesi dalla posizione (comportamenti e modalità del comportamento, anche espressivi di valori e motivazioni messi in atto nel corso dell'attività lavorativa). Al trainer viene richiesta non solo una buona capacità analitica e valutativa iniziale, ma anche la contestuale disponibilità “alla trasmissione di ciò che manca”, attraverso la una buona padronanza di: - competenza di contenuto: i.e. sulla materia/sulle tematiche che devono essere insegnate; - competenza di campo: ossia conoscenza/expertise sull'area o sulla funzione in cui è destinata a lavorare la risorsa selezionata; - competenza di metodo (competenza nei processi che influenzano i reali risultati dell'apprendimento). Organizzare la formazione e l'addestramento in Studio La rilevanza del capitale umano in relazione ai processi produttivi dipende dal fatto che, quale che sia l'organizzazione di riferimento, non vi può essere processo o attività che non si realizzi per tramite delle persone. Nel contesto dei servizi poi, la componente umana permea fortemente la risultante del processo produttivo: sicché la “qualità” del servizio è quasi sempre direttamente influenzata dalla “qualità” delle persone che concorrono alla sua realizzazione. Ricercare, mantenere e far crescere tale/i “qualità” è una prerogativa di tutte le organizzazioni che aspirano a massimizzare la propria efficienza. Mappare le competenze Per ottenere un contributo efficace dal capitale umano allo sviluppo dei processi di Studio è necessario che le persone siano formate e addestrate da persone consapevoli e capaci, e anche che sappiano esattamente cosa viene loro richiesto di fare, in relazione a ciò che fanno/viene richiesto di fare agli altri. A tal fine, può essere utile stilare il c.d. “bilancio delle competenze”, ossia “tracciare l'esatto profilo delle persone” di cui si compone la struttura, individuando anche l'ambito delle loro conoscenze (di discipline o argomenti specifici) delle loro capacità (di 39 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 eseguire un determinato compito intellettivo o fisico) e delle loro attitudini comportamentali (motivazioni, bisogni o spinte interiori che normalmente inducono l'individuo ad agire verso determinati obiettivi; atteggiamenti, valori, concetto di sé, fiducia in sé). Ossia fruire di dati e informazioni che danno il dato oggettivo dei “punti di forza e di debolezza” dello Studio nel suo complesso, e quindi sono al contempo utili per realizzare successivi interventi mirati e di più ampio respiro. In termini di: - strategie e tecniche volte al migliore utilizzo delle (competenze) delle risorse di cui già si dispone; - investimenti finalizzati ad avere nuove e aggiuntive risorse umane, ovvero risorse umane (più) preparate e motivate; - interventi correttivi, a fronte di criticità rilevate. Adottare il “Piano di formazione annuale” Al fine di selezionare le risorse, o meglio di stimolarle il più possibile a rimanere e a crescere con lo Studio, è opportuno che a specifici percorsi di prova e di affiancamento (di training/di coaching) iniziali, si sostituiscano nel tempo successive attività di formazione e aggiornamento professionale continuo. Il compito, che per quanto riguarda i Professionisti si concreta anche in un vero e proprio obbligo di deontologia forense da assolvere annualmente, può essere facilmente assolto dallo Studio ricorrendo alla designazione di uno specifico responsabile funzionale (i.e. il Responsabile della formazione), che identifichi con periodicità almeno annuale le necessità di formazione di tutti, e coordini l'attività di formazione di concerto con le risorse interessate. Ad es. mediante la predisposizione di apposito Piano (i.e. il Piano di formazione) da gestire sulla base di un budget ad hoc; con individuazione preventiva delle attività corsuali da realizzare ora internamente allo Studio, ora con ricorso a soggetti esterni deputati all'erogazione di iniziative di formazione e aggiornamento, specifici per la categoria professionale interessata. Definire ruoli, compiti e mansioni Non va poi dimenticato che il processo di gestione delle risorse è integrato con quello della pianificazione delle attività; presuppone quindi anche la (formazione sulla) chiara definizione di ruoli, compiti e mansioni a livello di organizzazione generale e di ciascun livello funzionale e operativo di Studio. Solo infatti attraverso l'individuazione preventiva di “chi fa cosa, come, quando e sotto il controllo di chi” e la formazione successiva su aree di competenza ben delineate, si mettono le persone in condizione di poter lavorare proficuamente, in modo produttivo e nel perseguimento degli obiettivi predefiniti. In chiave integrativa al training ed alla formazione/aggiornamento professionale pianificata, è altresì opportuno che, in Studio: - sia definito compiutamente e comunicato internamente il “quadro della responsabilità e delle autorità” a livello di direzione, professionisti, dipendenti e staff; - vengano stilati e condivisi organigrammi, funzionigrammi e mansionari che codifichino compiti e mansioni dei vari “responsabili funzionali”; - si dotino le risorse delle necessarie istruzioni operative/ di servizio/di lavoro, possibilmente in forma scritta. Favorire l'interattività e lo scambio delle idee 40 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 Come già in azienda, anche in uno Studio legale i diversi livelli funzionali hanno una loro logica operativa solo se e nel limite in cui Direzione, professionisti, dipendenti e staff siano “addestrati e incentivati” nella loro capacità di lavorare e produrre in modo sinergico e interattivo. Fare formazione correttamente, significa quindi anche favorire le dinamiche utili a potenziare interattività, sinergie e lavoro di squadra, ad es. con il ricorso alle periodiche riunioni di Studio non necessariamente limitate alla distribuzione delle pratiche, all'assegnazione/“scarico” delle udienze/dei c.d. “giri di Cancelleria”. Tali momenti d'incontro possono infatti costituire l'occasione per: - facilitare l'integrazione tra le diverse competenze/le diverse aree funzionali, - lo scambio/la comunicazione/il confronto delle idee, - un miglior governo dei processi, la co-responsablizzazione delle varie unità di team; - il confronto costruttivo e lo sviluppo della c.d. intelligenza di gruppo. Quando la formazione concerne l'etica di Studio. Ne parliamo con la Dott.ssa Selene Damaggio, Office Manager LS Lexjus Sinacta Cosa è un Codice Etico di Studio? Coincide con il Codice Deontologico Forense? Il Codice Etico (C.E) definisce quell'insieme di principi di condotta a cui dovrebbero ispirarsi le azioni dell'uomo. È una Carta Costituzionale di diritti e doveri morali. Di primo acchito sembrerebbe non esserci una reale differenza tra il C.E. e il Codice Deontologico (C.D.). In realtà c'è una differenza sostanziale che si ravvisa nell'esercizio dei poteri disciplinari. Il C.D. è elaborato da ordini professionali che ravvisano l'esigenza di regolare super partes il comportamento dei professionisti iscritti, con potere “assoluto” nei confronti di tutta la categoria; è poi supportato nella sua applicazione dalla minaccia di possibili provvedimenti disciplinari in caso di sua inosservanza/disapplicazione, che possono arrivare alla cancellazione dall'albo con conseguente impedimento a praticare la professione. Diversamente, il C.E. nasce da una esigenza sentita all'interno dell'azienda/dello Studio. Ha quindi origine in una scelta volontaria dei Vertici e un risvolto verso l'esterno, nella misura in cui garantisce in modo “relativo” la gestione equa ed efficace delle transazioni e delle relazioni umane di cui è parte l'azienda/lo Studio. Serve quindi a “sostenere la reputazione dell'impresa/dello Studio” creando “fiducia” verso l'esterno. Perché un Codice Etico interessa una federazione di Studi? Partiamo dal concetto di “federazione”, che ribaltato su una categoria professionale trova spiegazione nell'essere una via di mezzo tra una associazione (che implica una condivisione a 360° della realtà professionale anche sotto l'aspetto economico) e un network (che in realtà non produce nessun obbligo associativo se non l'appartenenza a una stessa categoria professionale). In sostanza è una “figura ibrida” che necessita di “farsi conoscere e generare fiducia”; ecco il perché della sentita necessità di implementare una certezza etica, garantita dal C.D., attraverso la stesura di una aggiuntiva Carta Costituzionale (C.E.), che definisca le responsabilità etiche e sociali dei propri partecipanti. Quali sono i passi per realizzarlo? Nel caso della nostra federazione è stata incaricata una società di comunicazione che, a seguito di un rapido monitoraggio, teso a capire la filosofia interna alla struttura, ha prodotto un questionario, non solo improntato a evidenziare i principi di condotta morale perseguiti, ma anche volto a verificare il sentimento di appartenenza alla federazione. Attraverso la mia persona, il questionario è stato poi messo on line, ovviamente su un link dove potevano 41 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 accedere tutte le risorse umane della federazione. È stato dato un tempo per la compilazione. Su quelle informazioni così ottenute, la società incaricata ha potuto con obiettività elaborare una Carta Costituzionale di valori, realmente sentiti. Il C.E. nella sua versione finale, è stato infatti condiviso da tutti. Condiviso in che senso? Credo che la miglior risposta la dia l'introduzione al nostro C.E.: «Il presente Codice Etico rappresenta la “Carta Costituzionale” di LS LexJus Sinacta in cui sono raccolti i principi etici e i valori che informano la cultura professionale e che devono ispirare condotte e comportamenti di coloro che operano nell'interesse di LS lexJus Sinacta sia all'interno sia all'esterno della Federazione di studi di avvocati e commercialisti associati. Il Codice Etico di LS LexJus Sinacta è stato costruito attraverso una modalità partecipativa che ha coinvolto tutti gli associati, i dipendenti e i collaboratori, con l'obiettivo di definire criteri di condotta con valore etico positivo il più possibile condivisi all'interno della Federazione. In conclusione, tale Documento esprime l'impegno e la responsabilità di tutti gli studi associati nello svolgimento della professione legale e fiscale». Gli “standard etici” adottati sono monitorati nella loro osservanza? In realtà non vi è un controllo costante, anche perché i principi e le disposizioni del C.E. costituiscono indicazioni esemplificative degli obblighi generali di diligenza, correttezza e lealtà cui si informa l'attività dei professionisti operanti all'interno della federazione. Un Comitato Etico eletto dal CdA della federazione regola tuttavia la diffusione e l'attuazione del C.E. e ovviamente i casi di violazione segnalati. E nel caso di inosservanza delle “linee guida” di cui al C.E., quali conseguenze derivano? Il Comitato, al termine di una procedura derivante da un esposto per la violazione del Codice, può unicamente emettere un giudizio di violazione o di non violazione da parte di singoli dipendenti o ambiti organizzativi della federazione. Non sono previste sanzioni specifiche; tuttavia le disposizioni del C.E. rappresentano linee guida che ciascun membro della federazione dovrà seguire per favorire la coerenza con obiettivi e mission comuni e tutelare il prestigio di LS Lexjus Sinacta. Quali benefici derivano a uno Studio o a una pluralità di Studi dall'adozione di un C.E.? I benefici sono sia a livello interno che esterno. Internamente alla struttura, attraverso un “collante etico” si ha la certezza di una condivisione di principi e obiettivi comuni; il che crea unione, anche verso l'esterno. Ciò in quanto, in una realtà come quella odierna dove i “principi fondamentali di convivenza sociale” in cui credere (iniziando da quelli più vicini come la famiglia per arrivare a ideologie religiose e politiche) si stanno perdendo, il fatto di ricevere spontaneamente delle certezze comportamentali, alimenta la fiducia del cliente, che ritrova quell'attenzione personale, spesso trascurata o, più gravemente dimenticata. Ventiquattrore Avvocato, 1.11.2009 - n. 11 - p.114, Esercitare la leadership, ricercare l'allineamento delle risorse, di Stumpo Raffaella Il successo di ogni strategia organizzativa si basa sulla consapevolezza del ruolo centrale del "cliente interno", ossia dei dipendenti e collaboratori di cui si compone la struttura e sulla 42 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 considerazione da parte dei Vertici dell'importanza del coinvolgimento e della motivazione delle risorse interne a tutti i livelli funzionali. Leader si nasce o si diventa? Dati di letteratura evidenziano come nel comparto manifatturiero sono sempre più numerosi i responsabili delle funzioni direzionali che sentono la necessità di approfondire i propri comportamenti, al fine di costituire o affinare una leadership efficace; che sia cioè riconosciuta e apprezzata all'interno del team che guidano. Sono quindi innumerevoli le scuole che organizzano corsi e lezioni finalizzati a trasmettere le conoscenze necessarie allo sviluppo dello "stile direzionale", della capacità di fungere da "guida" e da "coordinatore capo" degli altri (i.e. dall'inglese "to lead", la leadership appunto), ai vertici aziendali. Se non si vuole seguire un corso vero e proprio, basta fare un giro in libreria per scoprire quante numerose siano le fonti di letteratura che insegnano a tutti coloro che ricoprono un ruolo di vertice, come valorizzare la propria leadership; e quindi forniscono preziosi spunti e suggerimenti, utili anche al professionista legale che voglia approfondire tali argomenti e sviluppare il proprio stile direzionale, nell'ottica di ottenerne ricadute positive sul modello organizzativo e gestionale dello Studio. E invero, leggendo alcuni saggi sul tema, si scopre che tutti possono potenziare le proprie capacità di essere leader del gruppo. Come? In estrema sintesi, il "percorso" finalizzato ad accrescere le doti personali di guida e coinvolgimento degli altri richiede di partire da una consapevole autoanalisi, al fine di: - scoprire le proprie capacità di influenzare in modo positivo i comportamenti del gruppo di appartenenza (i.e. leadership verso gli altri); - acquisire consapevolezza di come viene effettivamente esercitata la propria capacità di guida e di coinvolgimento di altri (i.e.leadership del sé); - padroneggiare la propria capacità di comunicazione e di diffondere cambiamenti, per essere attore delle nuove sfide che il mercato sempre più competitivo impone (i.e. leadership dell'organizzazione); - stilare un vero e proprio piano di azione finalizzato ad applicare fattivamente nella propria organizzazione gli insegnamenti suggeriti. Mettere in pratica le doti di "leader" «I capi stabiliscono unità di intenti e di indirizzo dell'organizzazione. Essi dovrebbero creare e mantenere un ambiente interno che coinvolga pienamente il personale nel perseguimento degli obiettivi dell'organizzazione»: questa è la nozione di leadership e al contempo il "principio cardine" di un modello di organizzazione e gestione efficiente, perché incentrato sul "valore della componente umana" e sul fatto che, in ambito organizzativo, le persone vanno prese in considerazione in quanto tali, e anche in virtù del ruolo che esse ricoprono, nel contesto strutturale di cui fanno parte. La norma UNI EN ISO 9000:2008 insegna infatti che ogni sistema di azione implica la decisione di "cosa si deve fare", prima della definizione del metodo da seguire, nella concreta attuazione di un piano operativo, a cura delle persone, le quali devono essere scelte e addestrate a realizzare i processi, in linea con specifiche e chiare indicazioni da parte dei Vertici. Qualsiasi modello aggregato di persone (e quindi ogni struttura organizzata) necessita cioè di una "guida" che si occupi di "definire una direzione", sviluppando una visione del futuro - prevalentemente di medio periodo - assieme alle strategie finalizzate a produrre gli effetti necessari a metterla in pratica: - individuando esattamente "chi fa che cosa" e il ruolo che spetta a ciascuno e a tutti nell'insieme. Compete in particolare ai Capi il compito di sviluppare internamente la "capacità" di realizzare i piani utili al proficuo operare del gruppo; 43 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 - creando una struttura organizzativa e delineando in modo chiaro una serie di mansioni e compiti utili a far sì che le persone siano in grado di comprendere "come e cosa" viene loro richiesto di fare, nell'interesse e a vantaggio dell'organizzazione complessiva, di cui fanno parte; - comunicando loro quelli che sono gli obiettivi voluti e anche i piani necessari al loro conseguimento; - delegando le responsabilità operative; - ideando sistemi di analisi di dati e informazioni atti a tenere sotto controllo il sistema e a misurare la capacità - di tutti e di ognuno - di lavorare in linea con gli obiettivi perseguiti. Questo, il risultato finale di una buona capacità di esercitare la leadership, in azienda come in uno Studio legale. A monte di ciò vi è tuttavia, prima di tutto, quella che gli esperti di management indicano come "la capacità di allineare le persone", ossia la capacità, tipica dei leader, di fare in modo che le persone di cui si circondano: - si muovano nella direzione giusta nonostante i possibili ostacoli che ogni scelta/sviluppo strategico può incontrare nella sua naturale evoluzione e attuazione temporale; e soprattutto, - si riconoscano (a livello di ideali, di valori, di obiettivi, di metodi ecc.) con coloro che li guidano. TABELLA 1 - Direzione e leadership: cosa insegna lo standard ISO Il Cap. 5 della norma UNI EN ISO 9001:2008 è incentrato sulla funzione "Direzione dell'organizzazione"; e tratta sostanzialmente del tema della leadeship in relazione al ruolo portante e di impulso, che proprio la Direzione deve avere nell'ambito del sistema organizzativo. Il principio enunciato dalla norma tecnica ha natura universale. Le sue concrete applicazioni possono essere di ausilio anche a chi a livello di Direzione legale, ricopre il ruolo di leader. L'applicazione corretta del principio presuppone di: - considerare sempre le esigenze delle parti interessate (c.d. stakeholders)dell'organizzazione; Il principio: "I capi stabiliscono unità di intenti e di indirizzo dell'organizzazione. Essi dovrebbero creare e mantenere un ambiente interno che coinvolga pienamente il personale nel perseguimento degli obiettivi dell'organizzazione". - definire una chiara visione del futuro e stabilire obiettivi e traguardi competitivi; - individuare valori comuni e tenere comportamenti etici e leali trasmettendoli e sostenendoli, anche con l'esempio, all'interno dell'organizzazione; - saper coinvolgere e motivare le persone dell'organizzazione, a tutti i livelli,facendole sentire realmente partecipi delle attività e dei risultati dell'organizzazione; promuovendo lo spirito di squadra e trasmettendo sempre fiducia e certezza in quello che si fa; - assicurare alle persone dell'organizzazione le risorse (operative, informative economiche) 44 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 necessarie, l'addestramento e la formazione adeguati; rispettando i margini di autonomia opportuni per operare responsabilmente; - promuovere, incoraggiare e riconoscere i contributi forniti dalle persone. TEST DI AUTOVALUTAZIONE: Leadership La Direzione: - stabilisce e comunica gli indirizzi, la politica, i piani e ogni informazione importante relativa alla sostenibilità dell'organizzazione? - stabilisce e comunica obiettivi economici e finanziari efficaci, fornendo le necessarie risorse e le informazioni di ritorno (c.d. feed-back) delle prestazioni? - crea e mantiene l'ambiente giusto; in cui le persone possano essere pienamente coinvolte per raggiungere gli obiettivi dell'organizzazione? - considera e indirizza efficacemente la strategia, la politica e i piani strategici dell'organizzazione per soddisfare le esigenze dei suoi clienti, dei suoi dipendenti e fornitori, e più in generale di tutte le parti interessate dell'organizzazione per ottenere gli obiettivi pianificati? - comunica chiaramente visione, missione, indirizzi, politica, piani, prestazioni e altre importanti informazioni relative al futuro dell'organizzazione? - stabilisce obiettivi impegnativi, realistici, comprensibili per tutti i gruppi di lavoro/le singole persone? - crea e mantiene un ambiente atto a consentire il pieno coinvolgimento delle persone nel raggiungimento degli obiettivi di soddisfazione del cliente e delle parti interessate dell'organizzazione? - comunica valori condivisi, onestà, apertura e modelli di comportamento etico nei rapporti con clienti, fornitori e altre parti interessate? - dimostra impegno, infonde fiducia ed elimina i timori all'interno dell'organizzazione? - fornisce al personale e ai collaboratori le risorse necessarie, la formazione e l'addestramento e la libertà di agire con responsabilità e senso del dovere? - ispira, incoraggia e riconosce i contributi al lavoro delle persone? - stabilisce unità di scopi e indirizzi, attraverso una chiara e accurata comunicazione a tutti i livelli funzionali e operativi? - promuove e supporta gruppi di lavoro collaborativi, coinvolgendo dipendenti e collaboratori, clienti, fornitori e altre parti interessate? - promuove e premia l'innovazione e la creatività nell'organizzazione? - incoraggia le informazioni di ritorno (c.d. feed-back) e agisce adeguatamente a seguito di suggerimenti, tenendo conto della forza e dell'intensità di tali informazioni? 45 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 Leadership e allineamento delle persone Nel contesto di progetti strategici, di crescita economica, e di sviluppo organizzativo la leadership è una variabile fondamentale. Rappresenta un acceleratore potente, là ove chi è chiamato a esercitarla sia consapevole di utilizzarla non per «portare le persone ad adattarsi all'organizzazione» (i.e. imposizione dall'alto di scelte/di obiettivi/di un modello predefinito) bensì «per mettere le persone in condizione di capire quanto ciò che l'organizzazione richiede, sia congeniale alle loro attitudini» (i.e. realizzazione di un modello in forma partecipativa e condivisa, che sia al contempo strumento di valorizzazione del capitale umano). "Realizzare una visione" significa infatti prima di ogni cosa ispirare fiducia e motivare le persone di cui ci si avvale. Con tale consapevolezza i leader sanno fare appello a bisogni, valori ed emozioni insiti nella natura umana e soprattutto sanno che il loro successo è direttamente proporzionale alla loro capacità di "comunicare la direzione/la "vision" a coloro che si impegnano ad attuarla. Il segreto del successo strategico, economico, organizzativo sta infatti nella capacità di ottenere il coinvolgimento delle persone verso "la meta prefissata"; facendo in modo che gli obiettivi individuali arrivino a identificarsi con quelli della struttura intera; per il fatto che, proprio attraverso il loro coinvolgimento diretto e consapevole, le persone stesse divengono "agenti/protagoniste" del percorso attuativo della strategia, del traguardo economico, dello sviluppo organizzativo, che ci si è prefissi di voler realizzare/conseguire. Anche nel contesto legale, le risorse fisiche (avvocati, praticanti, dipendenti, fornitori esterni di prodotto/di servizio) costituiscono il vero motore; lo sviluppo di una politica di management interna non può quindi prescindere dalla capacità dei Capi di "allineare le persone" di cui si avvalgono internamente; e di ricercarne, in prima persona, il loro coinvolgimento. Privilegiando un clima cooperativo tra le funzioni, che trova il suo perno: - sulla capacità di comunicare gli obiettivi globali, in chiave prospettica; - sulla capacità di coinvolgere le persone; rendendole "attori delle scelte strategiche, dei piani economico-finanziari, dello sviluppo organizzativo"; - sull'assegnazione di obiettivi prestazionali, specificatamente individuati, comunicati e condivisi; - su una filosofia di Studio improntata sullatrasparenza/condivisione/integrazione di valori e di obiettivi individuali, con valori e obiettivi globali; - sulla chiara definizione di compiti, mansioni e ruoli dei vari e distinti livelli funzionali; - sulla scelta di "indicatori chiave", per la misura delle prestazioni; - sull'applicazione di politiche premiali, che tengano conto dell'apporto individuale e di gruppo. TABELLA 2 - Coinvolgimento delle persone: cosa insegna lo standard ISO La qualità è anche merito di chi produce e non solo di chi comanda. Nella consapevolezza di ciò la norma UNI EN ISO 9001:2008 riserva particolare importanza al ruolo delle risorse interne dell'organizzazione; e prescrive che i Capi curino che le attività aventi influenza sulla qualità del prodotto/servizio siano effettuate da persone competenti per addestramento, formazione, conoscenze ed esperienza acquisite. 46 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 L'applicazione corretta di questo principiopresuppone di: - comprendere l'importanza del contributo delle persone e del loro ruolo all'interno dell'organizzazione; Il principio: "Le persone, a tutti i livelli, costituiscono l'essenza dell'organizzazione e il loro pieno coinvolgimento permette di porre le loro capacità al servizio dell'organizzazione" - comprendere i doveri attinenti alle loro prestazioni; - valutare tali prestazioni in relazione ai loro obiettivi e traguardi; - sviluppare le competenze, conoscenze ed esperienze sia a livello individuale sia condividendole con i colleghi e i superiori; - discutere liberamente e apertamente di problemi e situazioni; - collaborare costruttivamente con i colleghi e superiori, anche di funzioni diverse dalle proprie. A garanzia del corretto operare delle persone dell'organizzazione occorre: - definire compiutamente il quadro delle competenze necessarie all'organizzazione; - fornire addestramento o intraprendere azioni utili per soddisfare tale esigenza; - valutare l'efficacia della azioni intraprese; Competenza, consapevolezza e addestramento: - assicurare che il personale sia consapevole della rilevanza e dell'importanza delle proprie attività e di come esse contribuiscano al raggiungimento degli obiettivi dell'organizzazione; - conservare appropriate registrazioni sul grado di istruzione, sull'addestramento, sull'abilità e sull'esperienza del personale (dipendenti e collaboratori di Studio); - definire, predisporre e mantenere le infrastrutture (i.e. edifici, spazi di lavoro e servizi commessi; attrezzature e apparecchiature; servizi di supporto) adeguati all'efficace ed efficiente sviluppo del lavoro; - gestire le condizioni dell'ambiente di lavoro, in modo adeguato. 47 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 TEST DI AUTOVALUTAZIONE: Coinvolgimento delle persone - Le persone a tutti i livelli sono riconosciute come una importante risorsa, che può influenzare fortemente il raggiungimento degli obiettivi dell'organizzazione? - è incoraggiato il pieno coinvolgimento delle persone: per creare opportunità di miglioramento della loro competenza, conoscenza ed esperienza, a beneficio complessivo dell'organizzazione? - le risorse interne sono disponibili a lavorare in modo collaborativo; con colleghi, clienti, fornitori e altre parti interessate? È dimostrato che dipendenti e collaboratori: - applicano le proprie competenze per il raggiungimento degli obiettivi dell'organizzazione? - contribuiscono efficacemente allo sviluppo e al raggiungimento degli obiettivi dell'organizzazione? - riconoscono le esigenze di innovazione e creatività? - comprendono l'importanza della propria posizione? - identificano i limiti delle proprie prestazioni discutendo apertamente dei problemi e dei risultati? - accettano l'incarico affidato e la responsabilità di risolvere i problemi? - cercano opportunità per migliorare la propria competenza? - condividono liberamente conoscenze ed esperienze? - sono entusiasti nel partecipare e contribuire al miglioramento continuo? Leadership e allineamento: ne parliamo con l'Avv. Leonardo Masi, Office Manager dello Studio legale Giovannelli & Associati Leadership... Perché per uno Studio toscano come il vostro, che si compone di 16 professionisti, ha senso parlare di una politica di gestione del capitale umano fondato prima di tutto sulla leadership? Nel percorso di crescita dello Studio, tuttora in essere, abbiamo acquisito sempre maggiore consapevolezza della necessità di organizzare non soltanto i processi operativi, ma anche le risorse umane che ai vari livelli apportano il loro contributo allo Studio. I due profili, a nostro avviso, interagiscono inevitabilmente, così da rendere indispensabile, per la fornitura di un servizio eccellente, la pianificazione e la successiva attuazione di una seria politica di gestione delle risorse umane. Ciò è funzionale, oltre che alla creazione di un contesto lavorativo ottimale, al rafforzamento dello spirito di appartenenza a un gruppo coeso, spirito che già è presente nella nostra struttura e che per noi è un patrimonio di valore inestimabile. Materialmente, chi è che la esercita in Studio? Le definizione degli obiettivi e delle scelte strategiche in materia di risorse umane avviene collegialmente a livello di direzione di Studio. Abbiamo poi deciso, nella fase attuativa, di distinguere la gestione del personale dipendente da quella dei professionisti collaboratori, delegandovi rispettivamente due diversi Soci, pur sempre nell'unicità dei principi fondamentali, validi a tutti i livelli della struttura. Ciò in quanto abbiamo verificato nel tempo come la diversità delle funzioni svolte richieda un'attenzione differenziata alle varie articolazioni dello 48 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 Studio. Oltre al ruolo svolto dai responsabili che ho indicato, vi è poi l'importante influsso coagulante proveniente, sotto varie forme, dal Socio fondatore di Studio, anche in ragione del carisma e dell'autorità posseduti. E praticamente, come si concreta? Una volta definiti obiettivi e strategie, i responsabili designati tengono periodici incontri con personale dipendente e collaboratori, con l'obiettivo di cogliere le esigenze, formative e di altra natura, di ciascuno, sempre con l'obiettivo di garantire un contesto lavorativo appropriato e conseguentemente di incrementare lo spirito di gruppo. ALLINEAMENTO... Per gli esperti, le regole di buon governo di Studio, oltreché su una leadership efficace, si fondano necessariamente su uno spirito collaborativo delle risorse umane, che vanno gestite come una squadra. Riesce a spiegarci il concetto, con specifico riferimento alla realtà forense? Da un lato, la crescente complessità dei problemi che il mondo forense è chiamato a risolvere impone, quale requisito indispensabile per ottenere prestazioni di alto livello, un lavoro di team. Dall'altro, una struttura vincente non può fare a meno del valore aggiunto dato dallo spirito di appartenenza dei suoi componenti. Per cui, una squadra affiatata, nella quale tutti sono consapevoli dell'importanza del proprio contributo in funzione del risultato finale, è, a nostro avviso, un fattore indispensabile per affrontare con successo le nuove sfide della professione di oggi. Sul piano pratico, e nel vostro caso, come riuscite a garantire "l'allineamento delle risorse"di Studio? Fortunatamente il nostro Studio può contare su una forte condivisione di valori etici e professionali che caratterizzano il suo nucleo storico, per cui non è stato particolarmente complesso - anzi si è realizzato con una certa naturalezza - il processo di trasmissione di tali valori alle nuove risorse introdotte; sia professionali che di segreteria. Pensiamo che il miglior modo di garantire quello che i tecnici definiscono "l'allineamento delle risorse" sia quello di mantenere, nonostante i numeri che crescono, la disponibilità all'ascolto e all'aiuto reciproco, tipica delle strutture più piccole. Quanto, di tutto quanto sopra detto, è frutto del percorso di ri-organizzazione interna che lo Studio legale Giovannelli & Associati ha scelto di avviare, anche al fine di conseguire la certificazione di qualità ISO 9001, ovvero prescinde da tale percorso? Debbo dire che la struttura, anche grazie alle intuizioni e alla predisposizione del Socio fondatore, aveva già una naturale tendenza a organizzare le proprie risorse umane e a dimostrare attenzione alle esigenze di ciascuno. Su tale favorevole contesto di partenza il percorso che ci ha portato a ottenere la certificazione di qualità ISO 9001 ha impresso una notevole accelerazione. In particolare, molte prassi virtuose (ad esempio, la riunione settimanale organizzativa, che da sempre si è tenuta all'interno dello Studio) sono state procedimentalizzate e migliorate, grazie agli spunti offerti dalla norma tecnica ISO, assunta quale standard di riferimento organizzativo e gestionale. Il percorso che ha preceduto l'ottenimento della certificazione di qualità è stato poi un fondamentale veicolo di miglioramento; sotto i profili della più puntuale pianificazione del processo relativo alla formazione del personale e dei collaboratori, e con specifico riferimento al "bilancio delle competenze", anche per quanto attiene alle modalità di valutazione e incentivazione di tutte le risorse interne, introdotte solo più recentemente e proprio a seguito di tale percorso. 49 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 Ventiquattrore Avvocato, 1.3.2009 - n. 3 - p.114, Networking nello studio legale: obiettivi, fasi e modalità di attuazione, di Martello Stefano In tema di pubbliche relazioni in ambito legale, il networking gioca un ruolo sempre più strategico. Esigenza dell'utenza è infatti il rilascio di informazioni utili e credibili da parte degli interlocutori professionali. Il tradizionale passaparola si trasforma in un processo attentamente pianificato e organizzato, con effetti positivi per lo studio legale. Il networking può essere definito come un processo (o una serie di processi) finalizzato alla creazione di rapporti e relazioni che, in un secondo eventuale momento, potrebbero trasformarsi in rapporti professionali 1 . Networking: una prima definizione La definizione è utile per inquadrare la caratteristica distintiva dello strumento: l'assoluta mancanza di un intento commerciale di vendita di un servizio professionale. Al contrario, l'obiettivo principale è quello di instaurare una relazione sincera e trasparente tra il professionista e un individuo che non ha (ancora) lo status di cliente. Proprio questo dato induce spesso a un equivoco di fondo, che interpreta lo strumento in maniera quantitativa, prevedendo che il professionista partecipi indiscriminatamente a tutti gli eventi, preoccupandosi esclusivamente di distribuire la brochure dello studio legale accompagnata dal proprio biglietto da visita a quante più persone possibili. In realtà, anche il networking - al pari di tutti gli strumenti di comunicazione e pubbliche relazioni - segue delle regole operative ben delineate, riassumibili in una pianificazione accurata all'interno della quale obiettivi, tempistica, modalità di attuazione e monitoraggio delle attività poste in essere siano ben chiare e collegate tra loro. L'evento prescelto e il professionista da coinvolgere La scelta dell'evento (conferenza, convegno, incontro) rappresenta il primo passaggio. È importante che lo stesso sia attinente, per legami e affinità con le materie trattate, con la sfera professionale dello studio legale. Alla scelta dell'evento seguirà, da parte del professionista, una attività di approfondimento interna che individuerà i temi trattati, i relatori presenti e tutti gli “argomenti di contorno” che potrebbero assicurare un dialogo sicuro e consapevole con i vari partecipanti. A questo punto, prendendo come esempio una realtà legale medio grande, si deciderà quale dei professionisti dello studio legale inviare all'evento. In tal senso, il networking può rappresentare anche una utile palestra per “preparare” il giovane associato al rapporto diretto con la clientela fidelizzata dello studio. Un esempio potrebbe essere quello di un convegno sulle forme di tutela del settore della musica in Rete. Potrebbe essere utile la partecipazione di un giovane professionista che abbia dimestichezza non solo con l'argomento generale (il diritto della Rete) ma anche con il possibile contorno che potrebbe alimentare le conversazioni nelle varie pause (la musica e le tecnologie multimediali). Il rischio è chiaramente legato alla possibile insicurezza professionale dell'associato che potrebbe comportare l'inefficacia del contatto con gli interlocutori ma, proprio per ovviare a tale possibilità, è importante che il dominus sappia individuare in una fase progettuale le risorse professionali più adatte allo scopo. La comunicazione interpersonale nell'attività di networking Non si deve dimenticare che il primo incontro è caratterizzato da elementi periferici che non riguardano la professionalità o la competenza, bensì l'aspetto fisico, l'abbigliamento e il modo 50 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 di relazionarsi, attraverso la comunicazione verbale, paraverbale e non verbale, con l'interlocutore di turno. Una comunicazione efficace cerca sempre l'empatia e mai la competizione; per questo è necessario evitare espressioni poco diplomatiche; espressioni a valenza negativa e, più in generale, i c.d. appelli alla fiducia che denotano una volontà di persuasione evocativa più che di convincimento basato su fatti e condotte concrete. È quanto mai importante sapere ascoltare il proprio interlocutore per comprendere da subito se le esigenze e le domande espresse sono affini e vicine alla tipologia di servizio professionale erogato. Un “monitoraggio indiretto” che potrà tornare utilissimo nella fase, approfondita nel prosieguo del testo, di follow up. Uno degli errori più frequenti, poi, riguarda le domande a cui non si riesce a dare una risposta. Molti ritengono che in questi casi sia più utile dare risposte evasive piuttosto che ammettere semplicemente la propria ignoranza, ma in questo caso si andrà a pregiudicare la trasparenza e la sincerità dell'intera conversazione. Meglio, dunque, confessare di non disporre di una appropriata conoscenza del tema dibattuto, aggiungendo che ci si informerà sull'argomento in tempi utili e, semmai, chiedendo un contatto all'interlocutore per poter comunicare la risposta. La tempistica Il networking è un processo naturalmente calibrato sul medio lungo termine; non ha dunque molto senso cercare di valutare l'attività intrapresa (in termini di nuovi contatti professionali, per esempio) dopo la partecipazione a un solo evento. Quanto sopra non deve significare l'annullamento della fase di monitoraggio post evento (di cui si parlerà nel prosieguo del testo) che sarà sempre necessaria per analizzare e rimuovere le possibili criticità riscontrate. Gli strumenti principali Riprendendo la definizione del networking nonché il tratto distintivo che identifica lo strumento come una modalità di dialogo e non di vendita di un servizio professionale, tra gli strumenti a disposizione del professionista non dovrà essere presente la brochure della struttura legale rappresentata. La stessa, infatti, potrebbe risultare invasiva nei confronti dell'interlocutore, rendendo palese una volontà di “avvicinamento professionale” rispetto a una conversazione priva di scopi reconditi. Più efficace, dunque, un biglietto da visita che sarà dato dietro esplicita richiesta dell'interlocutore, con una duplice funzione: quella di farsi conoscere, lasciando nel contempo l'interlocutore libero di approfondire eventualmente la conoscenza, e quella di ricevere in cambio il biglietto da visita del nostro interlocutore. Assicurando, così, la possibilità di un contatto futuro. Il monitoraggio post evento e la fase di follow up Stante la difficoltà di stringere, nel corso di un incontro il più delle volte occasionale, un rapporto a medio lungo termine, si può affermare che questa rappresenti la fase più importante per instaurare un clima di fiducia reciproca. Poniamo l'esempio di un avvocato che ha scelto l'evento più funzionale alla propria attività professionale, rispettando le elementari norme di comunicazione interpersonale. All'evento incontra una persona interessata alla tematica trattata; nel corso della conversazione si parla di argomenti che interessano l'interlocutore e dopo lo scambio dei rispettivi biglietti da visita l'avvocato promette di inviare a quest'ultimo una ulteriore documentazione più dettagliata. Il giorno dopo, a causa di impegni professionali, l'avvocato si dimentica di inviare la documentazione promessa, commettendo un duplice errore che rischia di invalidare non solo la propria credibilità, ma anche tutto il lavoro svolto il giorno precedente. L'esempio è utile per delineare possibili alternative operative più efficaci. Tra queste, la creazione da parte del professionista di un archivio dati, per esempio, al cui interno siano inseriti i nomi degli interlocutori incontrati unitamente alle date e ai luoghi dove è avvenuto l'incontro, nonché gli ambiti di interesse - anche non necessariamente legati alla professione - emersi dalla conversazione. Qualora, nel corso della conversazione, si sia 51 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 promesso l'invio di documentazione integrante i contenuti emersi nell'incontro, procedere con celerità (generalmente il giorno dopo) attraverso l'utilizzo dei canali tradizionali (fax, posta) e multimediali (e-mail). Proprio rispetto a questi ultimi, è necessario osservare le normali norme previste dalla netiquette; dunque, niente allegati pesanti e invasivi ma, se è proprio necessario, integrare lo strumento multimediale con il contatto telefonico per sapere se l'e-mail è arrivata a destinazione o per avvertire che si sta per inviare un allegato particolarmente pesante. In ultima analisi, fondamentale è far seguire all'incontro - che si alimenta, è bene non scordarlo, di elementi periferici - una condotta consapevole e attenta che sia propedeutica al consolidarsi di un clima professionale collaborativo. Conclusioni: per una riflessione condivisa Bypassando per un momento le regole tecniche, emergono a proposito dello strumento due differenti scuole di pensiero. La prima interpreta lo strumento (se utilizzato con consapevolezza) come una utile risorsa per dialogare con la clientela potenziale e per aumentare la credibilità/visibilità di realtà legali già consolidate. Ma anche, rispetto a un target di professionisti giovani e non ancora accreditati nel proprio settore di riferimento, uno strumento utile per veicolare all'esterno le proprie competenze, con un investimento economico sostenibile. Al contrario, molti intravedono nel networking uno strumento inutile, lontano da quelli che sono gli obiettivi professionali e istituzionali dell'avvocato. Di più, pericoloso per lo stesso decoro della professione forense e troppo “vicino”, per modalità di utilizzo e per visione, a un modello di avvocato - il “cacciatore di ambulanze” - abilmente descritto nei legal thriller americani. Non è certamente questo l'obiettivo dello strumento, anche se tali critiche vanno tenute in debita considerazione. Nel contempo, è necessario verificare il panorama legale italiano, che esprime una crescita esponenziale di professionisti che si affacciano ogni anno nel settore legale, con un innalzamento dei livelli di competizione interna (che interessano soprattutto realtà legali di medie dimensioni) e con una conseguente difficoltà di scelta del professionista a cui affidarsi da parte dell'utenza. È proprio all'interno di queste dinamiche che il networking - inteso direttamente come relazione e conversazione; indirettamente come rapporto di fiducia reciproco - può rappresentare un plus emozionale. Da consolidare qualitativamente attraverso il rapporto professionale che ne potrebbe originare. In ultima analisi, occorre in questa fase di accreditamento degli strumenti di comunicazione nella sfera legale un percorso di riflessione che coinvolga tutti i pubblici coinvolti, finalizzato all'individuazione di regole condivise e alla risoluzione di eventuali criticità che potrebbero emergere da un utilizzo quotidiano. Per non disperdere le innegabili potenzialità espresse dallo strumento. Ventiquattrore Avvocato, 1.1.2008 - n. 1 - p.I, I "blog" come risorsa per lo studio legale, di Martello Stefano Tra gli strumenti di comunicazione multimediali, il blog è sicuramente quello che ha avuto maggiore successo, sospinto dall'entusiasmo e da una massiccia copertura mediatica che lo ha reso il protagonista assoluto di un processo che ha favorito una ritrovata forma di rappresentanza e di confronto. Nonostante questo - o forse proprio per questo - le criticità giuridiche e normative intorno allo strumento sono divenute nel tempo sempre più pressanti e bisognose di attenta tutela. Ne è un esempio la recente previsione - inserita nel disegno di 52 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 legge sull'editoria presentato dal Governo Prodi nell'agosto 2007 - della registrazione ufficiale dei blog (compresi quelli privi di scopo di lucro) nel Roc, Registro Operatori della Comunicazione, con conseguenze importanti dal punto di vista della responsabilità. Una decisione poi smentita dal ministro Gentiloni e da uno dei firmatari più illustri del disegno di legge, il ministro Di Pietro che - di fronte alle critiche di blogger, addetti ai lavori e giuristi hanno fatto un sostanziale passo indietro, affermando che la normativa non verrà applicata ai blog e ai siti amatoriali. Ma al di là del punto di merito, la vicenda dimostra un animus poco attento alle peculiari caratteristiche di utilizzo dello strumento e la preferenza per soluzioni analogiche attraverso il ricorso ad apparati giuridici già esistenti e già operanti in merito a strumenti affini, non certo uguali. È forse questo il principale problema del blog oggi. Una situazione che ne compromette l'efficace utilizzo non solo nel contesto sociale e culturale, ma anche nell'ampio "spazio professionale", che include anche l'area legale. Che cosa è un blog II blog nasce come diario di bordo in Rete, per raccontare e per raccontarsi; per veicolare all'esterno impressioni su argomenti di interesse. La struttura di un blog è semplice: «uno spazio centrale dedicato al testo postato, all'intervento principale che da il via al dibattito e, ai lati, generalmente una breve presentazione del blog ad opera dell'autore, nonché un elenco di link per accedere a blog ritenuti affini al primo o, comunque, interessanti» (Martello, 2007). Tra gli elementi che hanno decretato un successo esponenziale si segnalano la facilità di utilizzo/costruzione, la gratuità, grazie allo spazio messo a disposizione da piattaforme quali Splinder, e la possibilità di individuare i blog presenti in rete con i motori di ricerca. Con il tempo, i blog hanno progressivamente abbandonato una veste generalista per approdare a una ben più professionale. Come già notato da Baldi e Zarriello nel loro Penne Digitali, «diversi blogger sono diventati dei punti di riferimento su di un determinato settore, spesso concernente il loro lavoro, in particolare se si tratta di professionisti. All'interno di questi blog essi forniscono consigli, scambiano opinioni e offrono una serie di link e bibliografie alla materia che trattano» (Baldi, Zarriello, 2005). Blog: ipotesi di utilizzo per lo Studio legale Le stesse caratteristiche strutturali mostrano tre possibili ambiti d'azione (con tre differenti obiettivi): - il blog come strumento di comunicazione per il confronto/dibattito su problematiche e argomenti giuridici tematici; - il blog come strumento di comunicazione promosso da uno studiolegale, - il blog come strumento di autopromozione delle proprie competenze e professionalità. La prima tipologia indicata viene approntata da un singolo professionista (avvocato, studente in giurisprudenza, professionista che opera nel settore legale di una azienda) che cerca di saperne di più su argomenti di proprio interesse. Uno strumento di informazione in un sistema - la Rete - in cui proprio le funzioni di ricerca sono tra le più utilizzate dall'utenza. I vantaggi più significativi provengono però dal secondo e dal terzo punto. Prendiamo come esempio un blog promosso da uno studio legalespecializzato in diritto della Rete. Dunque, si parlerà principalmente di tale tematica e si inviteranno (direttamente o indirettamente) al dibattito non solo i colleghi ma anche tutti quei professionisti che, a vario titolo e con diverse mansioni, lavorano nel medesimo settore. Il vantaggio sarà, in questo senso, duplice perché consentirà di attivare una rete di confronti sulle principali tematiche del settore riuscendo, nel contempo, a veicolare all'esterno la propria professionalità e competenza. Il target di utenti dei blog, come sopra descritti, è assolutamente trasversale per cui grande attenzione dovrà essere data al linguaggio, privilegiando uno stile colloquiale e meno specialistico, ma anche alla c.d. immagine coordinata, ovvero «una linea essenzialmente grafica che contraddistingua tutti gli 53 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 strumenti che lo studio legale utilizza per portare all'esterno la propria visibilità» (Parigi, Martello, 2005). Da un punto di vista grafico è necessario un elemento di riconoscimento che faccia leva su modalità di attenzione periferiche, soprattutto quando le strutture interessate sono di grandi dimensioni. L'obiettivo è quello di catturare un'attenzione temporanea, da integrare e da consolidare successivamente attraverso la presenza di contenuti e professionalità. Più in generale, l'utilizzo di un blog presuppone l'obiettivo - da parte dello studio legale - di raggiungere un target di clientela potenziale confermando, nel contempo, il proprio posizionamento (quindi, la propria clientela fidelizzata) nel settore di riferimento. Per quanto riguarda il terzo punto, valga più di tutto l'esempio che segue. «Nel gennaio 2007, Ambra di Tommaso -giovane laureata in Scienze della comunicazione con una tesi sul Legai marketing - decide di aprire un proprio blog (www.marke-tinglegale.blogspot.com) per dare maggiore visibilità alla tematica trattata, all'epoca ancora poco conosciuta» (Martello, 2007). Nel giro di pochi mesi, il blog ha registrato una impennata esponenziale di contatti con avvocati, notai e dottori commercialisti, e alcuni di questi contatti si sono trasformati per l'Autrice in vere e proprie collaborazioni professionali. Il blog diviene, dunque, una importante occasione per dialogare in maniera sincera con i propri referenti; per aumentare la visibilità della propria struttura all'esterno, con un investimento economico minimo (quindi utile anche per i giovani professionisti che si affacciano alla professione legale). Il tutto secondo parametri contenutistici e qualitativi piuttosto che quantitativi; un dato confermato dalle modalità di passaparola che da sempre alimentano il successo (o il fallimento) di un blog nella Rete. Le criticità dello strumento in ambito legale Le criticità in ambito legale coincidono con le criticità di carattere generale che permeano da sempre lo strumento: l'assenza di una normativa ad hoc che ne compromette un'affermazione piena in termini di credibilità. Questo - in una ottica di "bicchiere mezzo pieno" - vuoi significare che ogni realtà legale che scelga l'utilizzo di questo strumento all'interno di una più generale strategia comunicativa può adottare un corpus di regole proprie, attraverso le quali facilitarne la fruizione e assicurare l'efficacia delle informazioni rilasciate. Un'altra criticità rilevante - che nasce addirittura come tratto distintivo dei blog - riguarda le modalità di consultazione, "aperte" all'utente ventiquattro ore su ventiquattro. Quanto sopra implica la necessaria predisposizione - all'interno dello studio legale - di uno staff di professionisti che, tra le altre mansioni, abbia anche quella di monitorare il traffico di informazioni e di richieste sul blog. Il dato di cui sopra implica un consistente impegno da parte della struttura legale coinvolta, in termini di formazione dei professionisti coinvolti ma anche in termini di tempo. È necessario, infatti, assicurare il controllo, l'efficacia e l'interesse degli argomenti proposti e, nel contempo, attuare un'azione di monitoraggio per verificare le istanze dell'utenza e per evitare la presenza di post offensivi o solo poco utili nell'economia del dibattito. Non bisogna dimenticare, infatti, che la popolarità/credibilità di un blog dipende esclusivamente dal dato contenutistico. Potrebbe così accadere che un blog di uno studio legale già riconosciuto nel panorama nazionale fallisca con un effetto domino in termini di caduta di credibilità su tutte le altre attività di comunicazione poste in essere. Così come potrebbe accadere che un blog inserito da uno studio legale di piccole dimensioni possa acquisire piena credibilità in poco tempo, proponendo argomenti originali e poco trattati. Parola d'ordine: razionalizzare Tra gli errori più frequenti nell'approntamento di una strategia di comunicazione c'è quello di prevedere l'utilizzo di strumenti non in base a un obiettivo ben prefissato e delineato, quanto per ragioni evocative. Dunque, la necessità di razionalizzare non riguarda solo il blog bensì tutti gli strumenti comunicativi a disposizione. È importante, quindi, che gli obiettivi finali siano calibrati sulle dimensioni della struttura legale, sullo spazio operativo, sulle materie trattate e sulle risorse umane a disposizione. 54 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 Prendiamo come esempio un piccolo studio legale (4/5 avvocati, due praticanti e due segretarie), con una attività consolidata e concentrata su di un piccolo territorio, e senza alcuna intenzione di "allargare" la propria clientela. In questo caso, prevedere la presenza di un blog è inutile e anzi la scelta si potrebbe trasformare in un'arma a doppio taglio. Perché quel blog, comunque presente in Rete, verrà aggiornato solo saltuariamente e veicolerà all'esterno un'immagine dello studio poco credibile e poco professionale. Meglio dunque concentrarsi sul networking (passaparola), ad esempio, privilegiando il territorio e l'utenza di riferimento, confermando così la propria volontà di mantenimento della clientela fidelizzata. Conclusioni Molto - rispetto all'affermazione efficace dei blog in ambito legale - dipenderà dall'approntamento di una normativa serrata. In attesa di norme capaci di valorizzare l'intento comunicativo dello strumento, un ruolo fondamentale sarà quello degli stessi professionisti coinvolti, che dovranno esercitare una attività di buon senso e di consapevolezza non indifferente. L'obiettivo è quello di ristabilire un equilibrio tra strumento e vantaggi qualitativi, annullando l'idea che la mera presenza in Rete possa portare vantaggi. Così non è, e si è osservato sopra come solo una consapevole attività progettuale unitamente a una condotta quotidiana attenta possa generare dei vantaggi in termini di credibilità e di diffusione all'esterno di competenze e professionalità. Ventiquattrore Avvocato, 1.12.2007 - n. 12 - p.I, Comunicazione tra uffici legali aziendali e Studi esterni, di Caire di Lauzet Federico La comunicazione tra Studio legale esterno e “Legal” aziendale è fondamentale per gestire al meglio i rapporti professionali, anche dal punto di vista economico In questa quarta e ultima puntata ci concentreremo sugli aspetti che riguardano più specificamente la comunicazione tra Studio e ufficio legale. L'approccio e il modo di comunicare da parte dello Studio devono essere accurati: la loro buona o cattiva gestione può determinare il successo o l'insuccesso dello Studio stesso. Una regola che ritengo vada sempre tenuta presente e rispettata è la seguente: lo Studio legale deve considerare come proprio cliente l'ufficio legale, nella persona del responsabile, e non l'azienda considerata nel suo insieme in modo indistinto. Importanza delle comunicazioni tra Studio esterno e “Legal” Vedremo poi quale possa essere sia l'impatto, positivo e negativo, all'interno dell'azienda provocato dalle diverse modalità di comunicazione che lo Studio adotta sia il modo migliore con cui quest'ultimo possa approcciarsi per massimizzare il supporto da fornire al legale interno, per ottenerne la fidelizzazione. Individuazione del cliente Il cliente dello Studio legale non è (e non deve essere) l'impresa, o l'amministratore delegato di quell'impresa o il capo dell'ufficio acquisti dell'impresa, né i dipendenti dell'impresa. Il cliente è solo ed esclusivamente il responsabile dell'ufficio legale. Questo principio fondamentale deve essere rigorosamente rispettato dallo Studio (e ove necessario fatto rispettare, per quanto possibile, alle altre persone dell'impresa con cui lo Studio interagisce) in 55 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 tutte le comunicazioni e gli incontri con il cliente, oltre che in ogni aspetto e momento del continuo rapporto con illegale interno e con l'azienda. Nelle aziende strutturate, infatti, le decisioni che riguardano le pratiche legali sono prese principalmente dall'ufficio legale, che ha una specifica delega e un potere c.d. esclusivo. Nella grande maggioranza dei casi, è infatti il legale interno che sceglie gli Studi legali a cui affidarsi, e che quindi può decidere di continuare, o meno, di servirsi di uno o più Studi legali. Anche ilbudget è in gran parte gestito dal legale interno, che concorda tariffe e costi con gli Studi legali, ovvero sospensioni, riduzioni o interruzioni di pagamento. Essendo quindi l'ufficio legale il soggetto che prende le fondamentali decisioni che riguardano lo Studio, e che si riflettono immediatamente sul rapporto tra Studio e azienda, è fondamentale che le comunicazioni, e il destinatario, siano sempre tenuti sotto stretto controllo dallo Studio. Il principio di cui sopra vale sia nel senso di fornire informazioni (lato attivo) solamente al legaleinterno, sia nel senso di non accettare incarichi o richieste di qualunque tipo (lato passivo) da soggetti diversi dal responsabile dell'ufficio legale o persona da lui delegata. Come vedremo analiticamente più avanti, l'interagire dello Studio con soggetti che operano nell'impresa, che però non siano sotto il controllo dellegale interno, rischia di creare grosse difficoltà nella gestione delle comunicazioni e dei rapporti. Per questo, per stabilire e soprattutto per mantenere un rapporto ottimale con il legale interno, è essenziale da parte dello Studio legale il controllo e la corretta gestione delle comunicazioni e delle informazioni. Rapporti tra Studio esterno e “Legal” Tenendo presente che la modalità di comunicazione è una fondamentale risorsa di business (oltre che un'opportunità per rinsaldare continuamente la relazione con il cliente), lo Studio esterno deve anche farsi carico di gestire nel modo migliore le comunicazioni con l'azienda, al fine di favorire il lavoro del legaleinterno. Un esempio pratico è quello della gestione di una richiesta di parere legale che non provenga dall'ufficio legale, ma da un'altra funzione all'interno dell'azienda. Nelle aziende strutturate, un parere legale può esercitare un'enorme forza nell'indirizzare le scelte aziendali, in un verso piuttosto che in un altro. Questo può spingere alcune funzioni aziendali, interessate dalla scelta che si sta discutendo, ad attivarsi autonomamente e richiedere un parerelegale esterno, normalmente favorevole a chi lo richiede. Ciò capita anche se le policy aziendali chiaramente prescrivono che i pareri legali possono venire richiesti solamente dall'ufficio legale. Il motivo è chiaro: se come detto un parere legale può avere una grande forza di indirizzo nelle scelte aziendali, è giusto che l'impresa ben gestita voglia evitare che ogni interessato possa presentare un proprio parere legale, rischiando che sia pro domo sua. La centralizzazione, invece, nel Legal, a cui tutte le funzioni devono rivolgersi, è uno strumento volto proprio a evitare possibili strumentalizzazioni (che potrebbero servire l'interesse privato ma non quello dell'azienda). Policy aziendali: il “Legal” quale unico referente interno È proprio nei casi in cui, nonostante le policy, lo Studio si trova di fronte a una richiesta che non proviene dal legale, che deve trovare il giusto equilibrio tra il non scontentare l'azienda globalmente considerata, e quindi la persona da cui proviene la richiesta di parere legale, e allo stesso tempo, coadiuvare e rafforzare, se serve, l'azione del legale interno nel far rispettare questa policy alle altre funzioni. Generalmente la gestione di questi casi è più semplice ove lo Studio conosca molto bene le policyaziendali e le possa quindi “opporre” a chi chiede il parere. Un modo per conoscerle bene può essere anche quello di avere in Studio una persona che per un certo periodo ha lavorato in quell'azienda. Va anche detto che un parere richiesto non dallegale quasi mai può essere una via di ingresso a future consulenze per quell'azienda, 56 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 indipendentemente dalla bontà del parere e dalla capacità dello Studio. Ciò perché nella maggior parte dei casi, il legale interno, che sceglie gli Studi con cui lavorare, non vedrà certo di buon occhio un parere richiesto da soggetti non autorizzati a uno Studio legale con cui l'azienda non lavori abitualmente. In aggiunta a ciò, va anche chiarito che, se lo Studio che fornisce parere legale è già consulente dell'azienda, c'è il rischio di perdere il cliente. L'ufficio legale si sentirà infatti in un certo senso “tradito” dallo Studio, che avrà a quel punto il dilemma di giustificarsi usando due possibili motivazioni, purtroppo entrambe perdenti: dire che non poteva dire di no al richiedente, trattandosi dell'azienda, e quindi dimostrare di non aver ben compreso le policy aziendali ovvero di non rispettarne i contenti, ovvero affermare che non sapeva di non poter fornire il parere o l'assistenza, confermando di non conoscere le policy dell'azienda sua cliente. Guardando alle difficoltà che può generare un parere legale esterno dato fuori dal controllo del Legal, occorre valutare quali difficoltà di gestione potrebbe generare il parere compiacente di un legale esterno, che avallasse interpretazioni a favore di chi lo ha richiesto. Per fare un esempio pratico, si pensi a un parere legale che sancisca la validità di certi contratti anche quando normalmente la società ritenga che, in una visione prudente, non vi siano tutti gli elementi necessari per la validità di tali contratti. Si pensi all'effetto che ciò potrebbe avere nei sistemi aziendali di riconoscimento di fatturato, che fanno capo a un'analisi legale degli obblighi e dei diritti che originano dai contratti. Si pensi anche poi alla difficoltà e alle risorse che dovessero essere impiegate per eliminare gli effetti negativi di un parere legaleesterno non considerato attendibile, ma che nel frattempo è “girato” (e ormai risiede) per molte mani, o meglio, per molti computer. In aggiunta al rigoroso rispetto dei principi di esclusiva e di relazione con il legale interno, è anche necessario che al pur garbato rifiuto di dare assistenza a chi la richiede senza averne titolarità come funzione aziendale, è anche necessario che lo Studio si attivi e informi prontamente il legale interno di aver ricevuto tale richiesta e di come si è svolto il colloquio o l'incontro. Compiti del legale interno Nella sua attività di manager delle problematiche legali dell'azienda, il legale interno è ovviamente il primo a ricevere notizie e informazioni sullo specifico problema. In tale fase, l'avvocato interno svolge due principali attività, una conseguente all'altra e che coinvolgono entrambe lo Studio legale. Approfondimento dei fatti La prima attività è quella di approfondire i fatti, preoccupandosi anche di raccogliere ulteriori informazioni per arrivare a un quadro il più possibile completo di quanto è accaduto o sta avvenendo. In questo modo, ove fosse necessario coinvolgere lo Studio legale, quest'ultimo avrà già a disposizione molte delle informazioni necessarie e non dovrà ricercarle all'interno dell'azienda. Ovviamente possono essere necessari ulteriori approfondimenti, anche diretti, tra lo Studio e persone dell'azienda, diverse dallegale interno, ma questo deve essere valutato caso per caso dallegale interno. Ciò fa sì che il contatto diretto tra Studio legale e persone dell'azienda è eventuale e avviene solo in un secondo momento, sotto il controllo dell'ufficio legale interno. 57 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 Il caso tipico è quando siano necessarie maggiori informazioni tecniche, come ad esempio comprendere nel dettaglio il perché di determinati accadimenti ed eventi o anche il funzionamento di macchine o processi, rilevanti per il caso che è stato sottoposto. Formulazione di quesiti legali La seconda attività che svolge il legale interno è formulare un preciso quesito da sottoporre allo Studio legale. Questo permetterà di accorciare ulteriormente i tempi di risposta. Il quesito non sarà quindi una descrizione di fatti e una richiesta di assistenza al fine di ottenere un parere generico, ma conterrà già una prima analisi dei fatti e dei potenziali rischi, su cui si chiede conferma ed eventuali ulteriori considerazioni, oltre a eventuali alternative di soluzione del problema. I vantaggi per l'azienda di questo modo di operare sono sostanzialmente la riduzione dei tempi di raccolta informazioni (il legale interno riesce in modo molto più rapido a informarsi presso le persone dell'azienda, rispetto a quanto potrebbe fare lo Studio, pur avendo i riferimenti giusti dei contatti all'interno dell'azienda); il risparmio di costi, in quanto il tempo richiesto allo Studio legale per dare la propria assistenza si avvantaggia delle informazioni necessarie già disponibili e di una prima analisi, sottesa al quesito a cui rispondere. Infine, va considerato che dal punto di vista di utilizzo delle risorse aziendali, il bilancio finale della gestione della pratica è con ogni probabilità ottimale se eseguito in questo modo, in quanto il tempo dedicato dai legali interni viene impiegato in modo pienamente produttivo per la parte di loro competenza, valorizzando il loro costo, ed evitando sprechi in attività duplicate con lo Studio legale. Parimenti, l'approccio sopra descritto è vantaggioso e premia gli Studi che sanno fornire valore ai propri clienti. Le procedure aziendali Un aspetto importante da considerare da parte dello Studio legaleè la collocazione, come funzione, dell'ufficio legale interno nell'organizzazione aziendale. Sempre di più, anche nelle aziende non di tradizione anglosassone, il ruolo e il supporto al business del legale interno assume una notevole e crescente importanza in molte decisioni aziendali. Per questo, la capacità del responsabile dell'ufficio di gestire il proprio ruolo di Legal, con un'attenzione particolare all'autorevolezza degli interventi, è fondamentale per poter essere una funzione produttiva e utile all'interno dell'azienda. Le situazioni che il legale interno deve gestire dipendono quindi molto da come viene collocato il Legal all'interno delle procedure aziendali. Maggiore è il ruolo e il peso che viene dato all'ufficio legale, e maggiori saranno le possibili pressioni da parte di altre funzioni che debbono interagire con l'ufficio legale. Il motivo è chiaro: più il parere del Legal influenza le decisioni aziendali, e maggiore sarà la richiesta di pareri da parte delle funzioni interessate al fine di ottenere per sé un risultato vantaggioso. Nella gran parte dei casi, la missione del legale interno è quella di assistere l'azienda a farebusiness all'interno di un rischio conosciuto, mitigato e accettato ai giusti livelli aziendali, nonché di far rispettare le leggi e spesso anche i principi di etica all'interno dell'azienda (cfr. in particolare a seguito dell'introduzione del decreto n. 231 del 2002 sugli organi di controllo, ove ancorché spesso il Legal non sia parte dell'organo di controllo, è di fatto fortemente coinvolto nella gestione di tutte le problematiche di etica e relative violazioni). Dovendo assolvere a questi compiti e date le dinamiche interne che si sviluppano in ogni azienda del tipo qui descritto, è requisito irrinunciabile per un efficace svolgimento delle sue funzioni che l'ufficio legale abbia garantita dal management dell'azienda la più ampia indipendenza di giudizio e di azione. 58 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 Il principale strumento per poter ottenere questa indipendenza, per far sì che l'azienda non sia vincolata o dipendente dall'avvicendamento dei singoli avvocati, è rappresentato dalle procedure aziendali, che definiscono gli ambiti di azione e il potere delle funzioni. Maggiore sarà l'importanza data alla funzionelegale, valutando quindi più o meno il suo contributo, e più le procedure affideranno peso e presenza al competente ufficio interno. Le considerazioni appena fatte trovano diversi gradi di intensità in diverse aziende, e sono spesso il riflesso di quanto l'azienda ritenga importante un meticoloso rispetto della legge e dei principi di correttezza ed etica. Lo Studio, per essere competitivo, deve non solo ben conoscere questi aspetti e modi di agire del Legal, ma deve anche tenere conto nel suo modo di lavorare con quell'azienda. È quindi probabile che a ogni azienda sia necessario applicare un diverso approccio. Il diritto alla riservatezza delle comunicazioni A differenza di molti Paesi europei ed extra-europei, quali ad esempio Spagna e Stati Uniti d'America, in Italia non è consentito alle imprese di godere del diritto di riservatezza sulle comunicazioni che ricevono dai propri legali interni. Quindi, ipotizzando un caso pratico: se all'interno dello stesso gruppo aziendale, che abbia due società, una in Italia e una in Spagna, il legale italiano scrivesse a un manager, via e-mail, una certa comunicazione, tale comunicazione potrebbe essere prodotta in giudizio e utilizzata da qualsiasi autorità che svolga dei controlli. La medesima comunicazione, invece, se inviata dal legale spagnolo al proprio cliente interno, non potrebbe essere invece utilizzata. È evidente che la disparità di trattamento non ha una base logico-giuridica condivisibile. Un'applicazione pratica immediata è quella dei controlli delle autorità antitrust, che tipicamente vengono svolte simultaneamente in più sedi e in più Paesi dell'Unione. In alcuni Paesi, l'azienda avrà la possibilità di difendersi trattenendo le comunicazioni con i propri legali interni (in sostanza potranno giovarsi del ritorno del loro investimento, ovvero il pagare unlegale interno), in altri Paesi, invece, il medesimo gruppo aziendale, non potrà avere questo diritto di difesa (e vedrà sfumare il proprio investimento). Disparità di condizioni nei Paesi Ue Questo pone anche una questione di parità di condizioni di concorrenza tra imprese all'interno dell'Unione. Infatti, in alcuni Paesi il costo dell'assistenza legale è essenzialmente costituito dal legale interno. Questi sono i Paesi che riconoscono il diritto alla riservatezza; in altri, invece, oltre al costo del legale interno, un'azienda dovrà, ove necessario, assumersi anche il costo di un legale esterno, al fine di godere di qualcosa che altro non è che un fondamentale diritto alla difesa, ovvero la riservatezza nelle comunicazioni. Il risultato è che l'azienda che opera nel secondo Paese avrà costi legali più alti rispetto all'azienda che operi all'estero, pur ottenendo il medesimo livello di difesa legale. Ciò che è difficile comprendere è come, in un mondo di business dove l'apporto della professione legale si è enormemente evoluto e ha assunto grande importanza, dove i codici etici di comportamento negli affari sono prerogative irrinunciabili, dove le procedure interne assicurano grande indipendenza a ciascuna funzione, ancora si nega il diritto alla riservatezza delle comunicazioni legali interne, privando l'azienda di fatto di un diritto di difesa di cui potrebbe godere soltanto richiedendo l'intervento di un legale esterno, a cui però rivolgerebbe la medesima domanda e ne riceverebbe la medesima risposta. Ciò che va sottolineato con forza è che il legale interno è per l'azienda un investimento che come ogni altro deve poter dare un ritorno adeguato per giustificarne la presenza e soprattutto 59 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 il costo. Se questo ritorno viene fortemente ridotto, se ne giustifica meno l'esistenza. Sul lato poi più puramente del diritto alla difesa, va rilevato come il legale interno è il più grande esperto del campo in cui opera l'azienda. È proprio per questo che non dovrebbe esserci alcun ostacolo al suo utilizzo da parte dell'azienda. Privarla di questo significa negare un fondamentale diritto di difesa. La motivazione più spesso addotta è ancora quella di aggrapparsi al rapporto di lavoro dipendente che lega l'avvocato interno all'azienda, che pertanto non lo metterebbe nella posizione di necessaria indipendenza per consigliare il proprio cliente nel pieno rispetto della normativa applicabile. Si stenta francamente molto a seguire questa logica. Forse parte di questo ragionamento può avere origine in un timore degli avvocati di perdere parte del proprio business. In realtà, se anche fosse vera questa ipotesi si tratterebbe di un falso problema, in quanto le aziende che possono permettersi un ufficiolegale interno sono comunque solo quelle di una certa dimensione, e che agirebbero probabilmente come qui descritto nelle precedenti puntate, e cioè in piena collaborazione e interazione complementare con lo Studio esterno. Per lo Studio è importante conoscere bene questo tema. Sempre più uffici legali, infatti, considerano un'aperta adesione a questa causa un elemento di favore nella scelta dello Studio legale. Su questo importante argomento si auspica che gli amministratori delegati delle aziende, e non solo gli avvocati, premano affinché quanto prima sia possibile avere tale diritto alla riservatezza e si ottengano così due principali benefici. Costi e “budget” Quando lo Studio legale affronta il tema dei propri costi, delle parcelle, è importante che lo faccia avendo conoscenza dei sistemi di budget del suo cliente ovvero di quello del legale interno. Come detto in precedenza, il cliente dello Studio è il legale, non l'impresa in quanto tale. Questo comporta che, anche per quanto riguarda la gestione del budget per le parcelle del legale esterno, sarà principalmente il legale interno a decidere la congruità dei prezzi rispetto al servizio reso. I prezzi andranno dunque discussi e concordati in anticipo con illegale interno. A seconda del tipo di servizio, il legale interno potrebbe gestire il budget in maniera diversa. Per esempio, molto spesso all'ufficio legale in quanto tale viene assegnato un budgetannuale, per la copertura delle spese di consulenza esterna. Tale budget verrà quindi utilizzato per approfondimenti e pareri, o colloqui non finalizzati a uno specifico affare o contratto. Se la spesa, dunque, resta all'interno del budget dell'ufficio legale, illegale interno non avrà necessità di richiedere approvazioni interne, evitando quindi possibili ritardi nel benestare alle parcelle, o rinegoziazioni successive all'avvenuta esecuzione del servizio. Se si tratta invece di un'assistenza mirata direttamente a una contrattazione o a una causa specifica, è molto probabile che le spese di quel contratto o di quella causa vengano assorbite dal centro di costo che trae beneficio dal contratto o dalla causa. In tal caso, il legale interno resterà comunque gestore delle spese verso lo Studio legale, non essendo però direttamente responsabile del pagamento delle parcelle. Questo potrebbe comportare la necessità di approvazioni interne di altre funzioni. È utile che lo Studio esterno conosca queste esigenze sin dall'inizio per evitare ogni incomprensione successiva. In tema di redazione delle parcelle, poi, è spesso importante che siano il più possibile dettagliate e, ove vi sia una necessità di approvazioni interne, siano nella lingua e “moneta” richiesta e facilmente accessibile a chi dovesse approvare, se all'estero. Il dettaglio della parcella deve possibilmente riportare le attività svolte (indicate singolarmente) e il corrispondente ammontare dovuto, oltre ovviamente alla persona che le ha 60 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 svolte. Specialmente per le cause, che hanno lunga durata nel tempo, è importante per l'impresa avere un'indicazione anche temporale delle attività, al fine di meglio allocare al proprio interno e sul bilancio i costi dei legali esterni. Considerazioni conclusive In conclusione, è evidente che sono moltissime e molto sfaccettate le tematiche di relazione tra Studi legali con clienti che hanno al loro interno un ufficio legale. Vorrei fare un'ultima considerazione, sottolineando come la vicinanza (quasi una simbiosi), dell'ufficio legale al businessdetermina non solo le speciali dinamiche già esaminate, ma anche una continua e rapidissima evoluzione, determinata dal mercato e dalla reazione dell'azienda per restare competitiva. Tale evoluzione è necessariamente molto più rapida di quanto possa essere il resto del mercato legale. Questo va tenuto presente affinché lo Studio sia capace di evolversi in un continuo processo di sviluppo e adattamento, in un'ottica competitiva. Nel migliorarsi sempre, bisogna aver presente la stella polare del buon servizio al cliente che indica la rotta, e che possiamo ritrovare nella massima di un antico filosofo: «L'opera umana più bella è essere utile al prossimo» (Sofocle). Ventiquattrore Avvocato, 1.9.2008 - n. 9 - p.125, Professione Avvocato Risponde di Martello Stefano, STRATEGIE DI COMUNICAZIONE DELLO STUDIO LEGALE, Quali sono, per lo studio legale, le regole da rispettare per la realizzazione di un comunicato stampa efficace? Il comunicato stampa è un testo redazionale destinato agli organi di informazione, che consente a soggetti diversi (un ente pubblico, un'azienda, una realtà professionale) di trasmettere le proprie comunicazioni in forma istituzionale, fornendo dati e notizie e suggerendone l'interpretazione. Dunque, lasciando alla mediazione giornalistica il compito di trasformarlo in materia d'interesse. È importante - per una efficace realizzazione di un comunicato stampa - seguire la regola delle “5 W”. Dunque, non potrà mai mancare il soggetto che promuove l'evento (who); una breve descrizione dell'evento stesso (what); la data dell'evento (when) nonché il luogo dove l'evento sarà realizzato (where). In una ottica di dialogo con i media, l'elemento più importante rimane il why che sintetizza l'obiettivo dell'evento e che rappresenta il vero elemento di interesse per chi, sulla base di elementi quali l'attualità e l'interesse della tematica trattata, dovrà decidere, per esempio, se scrivere un articolo o se “stimolare” una intervista. Alla fine del comunicato stampa, dovranno essere presenti tutti i dati dello studio legale (telefono, fax, e-mail, sito web, che dovranno essere costantemente monitorati dai componenti dell'ufficio stampa), per favorire contatti precedenti all'evento ed eventuali chiarimenti. Bisogna, inoltre, considerare che i giornalisti ricevono quotidianamente una massa indistinta di comunicati. Per favorire un clima di attenzione, è importante fin da subito selezionare gli interlocutori realmente interessati alla tematica e non operare un invio di massa che produrrebbe ben pochi risultati in termini di efficacia, trasformandosi solo in un lavoro sterile per l'ufficio stampa dello studio legale. Attenzione anche al linguaggio utilizzato, che dovrà essere comprensibile a tutti e che dovrà escludere termini tecnici e specialistici; alla lunghezza del comunicato, che non dovrà eccedere le dimensioni di un foglio A4; alla presenza di luoghi comuni o frasi autocelebrative che allontanano l'interlocutore dalla sostanza del documento. In caso di invio del comunicato tramite strumenti elettronici, ci si deve sempre accertare dell'avvenuta ricezione, casomai con una telefonata per instaurare un contatto diretto con il giornalista interessato. Può essere utile - anche relativamente allo stesso evento - predisporre più modelli di comunicati stampa, calibrati (per linguaggio o per tono) sui diversi possibili interlocutori. Stefano Martello, consulente in comunicazione 61 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 Ho intenzione di organizzare una conferenza stampa per annunciare la nascita di una nuova divisione interna al mio studio legale. Quali sono gli aspetti più importanti per consentire a una conferenza stampa di avere successo? A livello generale le conferenze stampa - incontri con i giornalisti e i mezzi dell'informazione, per annunciare opinioni, nuove iniziative o cambiamenti interni allo studio legale - possono avere scadenze regolari o influenzate, come nel Suo caso, da particolari eventi. Necessitano, però, di un'attenta pianificazione che deve iniziare nel momento stesso degli inviti; la scelta di una platea specializzata (auspicabile nel caso in questione) influenzerà il tipo di linguaggio adottato. Una volta selezionata la platea, è importante procedere agli inviti; le regole della tempistica parlano di un invio da effettuare almeno una settimana prima dell'evento e da integrare, eventualmente, con una telefonata o e-mail di conferma. L'ufficio stampa si occuperà di predisporre una cartella stampa (press kit) che conterrà tutti i documenti e le relazioni presentate nel corso dell'evento nonché il materiale che potrebbe essere utile ai giornalisti per avere dei dati a disposizione anche in momenti successivi all'evento: informazioni relative allo studio legale e ai suoi esponenti; le materie trattate; il tipo di servizio offerto. Un aspetto, spesso sottovalutato, riguarda il timing, dunque la scelta del momento e dell'orario più adatto per organizzare una conferenza stampa. La scelta dovrà essere valutata sempre rispetto alla platea. Per esempio, nel caso di giornalisti, si sceglierà la mattinata, per consentire ai presenti di scrivere il pezzo nel pomeriggio. Nel caso di una platea invece di legali, si opterà per il pomeriggio, dato che la mattina gli avvocati sono spesso occupati in udienza. Un altro aspetto, parimenti sottovalutato, riguarda il c.d. follow up, il monitoraggio post evento. L'ufficio stampa dello studio legale dovrà quindi verificare, per esempio, il numero di articoli pubblicati sull'evento, verificando la posizione nel contenitore (tra le prime o tra le ultime pagine?); lo spazio accordato (veri e propri articoli o semplici “brevi”) e l'interesse delle informazioni rilasciate. Dato, quest'ultimo, che può essere ricavato dal numero di giornalisti che hanno ricontattato lo studio legale per interviste e/o opinioni su temi affini a quelli trattati. L'importante è quindi non interpretare la conferenza stampa come un momento isolato al singolo evento, quanto come la possibilità di creare rapporti preziosi per il futuro e sempre a medio-lungo termine. Ventiquattrore Avvocato, 1.2.2008 - n. 2 - p.I, Le sponsorizzazioni nello studio legale: una riflessione operativa, di Martello Stefano Nel settore delle pubbliche relazioni le sponsorizzazioni stanno giocando un ruolo sempre più strategico veicolando all'esterno un'immagine più spontanea e meno costruita. Ciò vale non solo per l'ambito aziendale e pubblico, ma anche per l'ambito legale, che in questo strumento può identificare una risorsa importante. Ancora poco utilizzata nel panorama legale italiano, la sponsorizzazione rappresenta uno degli strumenti di pubbliche relazioni più utilizzato nel panorama legale europeo e americano. Molte law firm utilizzano questo istituto per veicolare all'esterno una immagine meno seriosa e più spontanea, riuscendo spesso nell'intento di dialogare con una utenza potenziale in maniera semplice e diretta. In tal senso, dunque, le sponsorizzazioni - se progettate in maniera razionale e consapevole - possono diventare uno strumento importante per interagire con fasce di mercato che spesso non hanno familiarità con gli ambiti legali. Con un obiettivo importante, in termini di promozione della professionalità legale. Cosa è una sponsorizzazione 62 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 La sponsorizzazione consiste «nell'associazione dell'immagine di un'organizzazione o di un prodotto - che divengono sponsor - a quella di un evento sponsorizzato, appartenente allo sport, alla cultura, allo spettacolo, al sociale e al tempo libero in genere. Essa è regolamentata da un contratto ed è sostenuta dalla relativa comunicazione, al fine di far acquisire allo sponsor un plusemozionale, beneficiando dei valori, delle capacità e delle potenzialità comunicazionali dell'evento prescelto» (MONETA, COCCO, 2002). L'ottima definizione è utile per identificare i tratti sostanziali della disciplina, al fine di personalizzarli e calibrarli su quelle che sono le esigenze di una realtà legale. È importante, infatti, pianificare con cura sia il tipo di evento da sponsorizzare, sia gli obiettivi (di immagine, di contatto con una clientela fidelizzata o potenziale) che si vogliono raggiungere, come dimostra l'esempio che segue. Nel 2006, la law firm Clifford Chance decide di sponsorizzare la mostra di architettura Future City (Londra, galleria d'arte Barbican)che si proponeva di raccontare i cambiamenti dell'architettura attraverso l'esposizione di oltre settanta progetti realizzati negli ultimi cinquanta anni. La stessa iniziativa - come già notato da Macerlean in Best Marketing Campaign 2006, pubblicato nel Professional Marketing Magazine (ottobre 2006) - ha consentito due importanti obiettivi per lo studio legale: un ampio ritorno d'immagine nei confronti di un target d'utenza potenziale nonché la crescita e la conferma di una visione (di lavoro e di rapporto con la clientela) decisamente innovativa e dinamica. L'esempio dimostra come, nel caso delle sponsorizzazioni, confluisca un mix di elementi tecnici ma anche creativi. Proprio questi ultimi, però, rischiano di far dimenticare che la disciplina deve essere attuata con degli obiettivi ben delineati, il cui raggiungimento attesterà il successo o l'insuccesso dell'iniziativa stessa. La scelta dell'evento Nel processo di pianificazione della sponsorizzazione, la scelta dell'evento appare strategica; dalla stessa, infatti, dipenderanno gli stessi obiettivi/target che lo studio legale vuole raggiungere. Prendiamo per esempio una realtà legale già accreditata che si occupa di diritto d'autore e che vuole consolidare il proprio rapporto con la clientela fidelizzata. La stessa potrà così decidere di sponsorizzare un concerto di musica classica che, solitamente, ha un target di utenza alto per età come per collocazione sociale. Il concerto, quindi, non solo è “in linea” con il brand dello studiolegale, ma anche con l'oggetto dell'attività istituzionale: la difesa della creatività artistica in ogni settore (MARTELLO, 2007). Nel contempo, lo strumento della sponsorizzazione può rivelarsi prezioso anche in una ottica di riposizionamento della strutturalegale sul mercato. Riprendendo l'esempio di cui sopra, lo stesso studio legale potrebbe così decidere di sponsorizzare un concerto di musica leggera, in vista di un accordo professionale con una casa discografica che produce musica pop. L'attività di riposizionamento è, da un punto di vista comunicativo, delicatissima esigendo una condotta integrata che riesca a promuovere il nuovo ambito d'attività tutelando nel con-tempo il tradizionale ambito dello studio. E con esso, la clientela fidelizzata. Qualunque sia l'obiettivo, infatti, è sempre fondamentale che la scelta dell'evento non si discosti troppo o, peggio, non pregiudichi ilbrand (che si potrebbe definire come il “capitale identitario e morale”) della struttura legale che assume lo status di sponsor. Questo, per evitare distorsioni che potrebbero andare a incidere sulla credibilità dello studio legale. Il contributo richiesto Molti ritengono che la sponsorizzazione consista in una dotazione economica con cui lo sponsor copre parte degli oneri economici dell'evento; il tutto, a fronte della presenza del logo dello studio su tutti i materiali promozionali e comunicativi relativi all'evento stesso. Ma non è sempre così. Il contributo richiesto o trattato può consistere anche in un apporto di beni 63 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 e servizi/professionalità. Può così accadere che uno studio legale metta a disposizione la propria sede per una mostra di pittura, ad esempio, o che lo stesso studio legale fornisca gratuitamente pareri legali (o presenza di propri associati) nel corso dell'evento prescelto. Il dato è assolutamente importante perché consente l'utilizzo di questo strumento anche a realtà giovani, che perseguono una attività di accreditamento nel Mercato e che, tuttavia, spesso non dispongono di risorse finanziarie idonee per campagne promozionali. Oggi più che mai, dato l'alto livello di concorrenza nel settore legale, la sponsorizzazione si afferma come una modalità assolutamente alla portata di tutte le tipologie legali. La comunicazione integrata Durante lo svolgimento dell'evento, è importante instaurare un clima di comunicazione integrata, alimentato non solo dal lavoro quotidiano dell'ufficio stampa dell'evento, ma anche da tutti gli strumenti di comunicazione interni alla realtà legale interessata. Gli articoli sull'evento, per esempio, verranno raccolti in una rassegna stampa ma saranno anche presenti sul sito web dello studio legale, al cui interno sarà costruita una pagina interamente dedicata all'evento. Questo tipo di approccio consentirà di estendere nel tempo gli effetti comunicazionali, sganciandoli dall'aspetto temporale dell'evento stesso. Nel contempo, si valorizzeranno gli strumenti di comunicazione interni alla realtà legale, permettendo all'utente (considerando sempre il sito web) una consultazione più completa rispetto ai vari ambiti d'interesse dello studio legale. Il monitoraggio post evento Troppo spesso si interpretano le pubbliche relazioni come un momento isolato e temporaneo nell'attività professionale; questo approccio colloca la fase del monitoraggio post evento in una cornice periferica e spesso inutilizzata. In realtà, questa fase è importantissima per verificare se e in che misura la sponsorizzazione dell'evento abbia contribuito al raggiungimento dei risultati prefissati. Dunque, se l'obiettivo era quello di aumentare la visibilità dello studio, si andranno ad analizzare i contatti intercorsi dalla fine dell'evento con i vari pubblici di riferimento (la clientela fidelizzata e quella potenziale); così come - in una ottica di riflessione quantitativa - si andrà a verificare il riscontro ottenuto nel rapporto con i media specializzati e generalisti. La fase del monitoraggio è utile anche per calibrare le future attività e per riflettere su eventuali errori che hanno contraddistinto la sponsorizzazione. Suggerimenti utili Considerando il limitato utilizzo delle sponsorizzazioni nel panorama legale italiano, si ritiene utile fornire dei suggerimenti che potrebbero aiutare un'eventuale fase operativa. È importante nel contratto di sponsorizzazione definire in maniera dettagliata ruoli e mansioni nella fase organizzativa dell'evento. Il rischio è quello di sovrapposizioni, omissioni o semplici malintesi che potrebbero pregiudicare un vantaggio reciproco delle parti in causa. A seconda poi dell'apporto richiesto allo sponsor, si potranno prevedere specifiche mansioni nella fase organizzativa; in caso di contributo economico, lo sponsor non avrà nessun compito organizzativo, fatto salvo un legittimo interesse al buon andamento di tutte le fasi progettuali, da cui dipende anche il buon esito dell'intero processo di sponsorizzazione. In caso di un apporto tecnico professionale (presenza di propri associati) potrebbe essere previsto un ruolo più incisivo anche nella fase progettuale. Proprio in questo ultimo caso, si ravvisano evidenti vantaggi anche nella sfera interna allo studio legale. La possibilità di coinvolgere propri associati nella realizzazione dell'evento si trasforma in una efficace leva motivazionale, soprattutto se rivolta ai professionisti più giovani. In questo caso, il compito principale dei responsabili dello studio sarà proprio quello di selezionare le professionalità 64 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 interne più idonee (per età, per competenze, per capacità relazionali) a interagire con il pubblico. Nel contempo, si può prevedere un vero e proprio percorso formativo al cui interno il praticante, affiancato da un supervisore, inizi a interagire con la clientela (anche se potenziale). È superfluo dire che, all'interno della fase del monitoraggio postevento, verrà inclusa anche la valutazione sull'operato dei professionisti coinvolti. Conclusioni: la ricerca della credibilità L'introduzione di elementi/strumenti di marketing e di comunicazione all'interno dell'area legale ha provocato non poche perplessità. Il rischio, secondo molti autorevoli esponenti dell'Avvocatura italiana, è quello di una “deriva evocativa” che allontani la professione da quella sostanzialità e da quel decoro che l'hanno sempre contraddistinta, con un calo di dignità e di credibilità di fronte all'utenza e, più in generale, di fronte al contesto sociale. È una valutazione, quest'ultima, da tenere in debita considerazione e su cui calibrare un percorso conoscitivo e formativo che riesca a descrivere tutti gli strumenti in maniera sincera e serrata. Spiegando le condotte, i vantaggi, le criticità e le possibili soluzioni. Il tutto, sempre rispetto alle peculiarità e alle esigenze del settore legale. Ventiquattrore Avvocato, 1.2.2008 - n. 2 - p.V, Legal marketing: criteri per "posizionare" gli Studi legali, di Sassoon Joseph Individuare il posizionamento (positioning) di uno Studio legale non è sempre semplice. Come si è visto nell'articolo pubblicato nello scorso numero della rivista, concetti diffusi per posizionare uno Studio legale sono esperienza, tradizione, innovazione, eccellenza del servizio, lavoro di squadra, relazione e localizzazione geografica. Riescono queste posizioni a differenziare realmente uno Studiolegale da un altro? In effetti avvengono tutte su “scale” comuni come direbbero TROUT e RIES, gli autori di Positioning: The battle for your mind. Non ci sono forse molti Studi europei e internazionali che costruiscono relazioni con i loro clienti? I clienti non si aspettano già servizio eccellente e lavoro di squadra da chi offre servizi legali? Come sostenuto nel corso di una ricerca condotta da HODGES per l'American Lawyer Media, «Il marketing della gran parte degli Studi legali è troppo generico: anche se leggo le pubblicità e le brochures, spesso non ho idea di quel che lo Studio fa e perché dovrei affidarmi a esso. Se non riesco a capire subito come uno Studio mi può aiutare, ignoro tutto il loro materiale». La prima sfida è quella di essere certi di non essere ignorati e guadagnarsi una posizione precisa nella mente dei clienti. Posizionamento di prodotti e strategie di marketing: rivendicare un primato Essere i primi in qualcosa è un modo per ottenere una posizione altop nella mente di un cliente attuale o potenziale. Nell'essere il primo a fare qualcosa si battono gli altri concorrenti a quel primo posto. Un esempio di questa strategia riguarda la Red Bull. Per i consumatori, Red Bull è una bibita gassata in lattina, un soft drink. Tuttavia fin dall'inizio è stata posizionata come una bevanda energetica. L'esempio di Red Bull 65 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 La bibita originale fu sviluppata negli anni '60 da un uomo d'affari in Thailandia, sulla falsariga di una bibita energetica all'epoca venduta in Giappone. I consumatori iniziali di questo prodotto appartenevano al proletariato: per lo più lavoratori delle costruzioni e agricoltori. L'azienda ne rinforzò la posizione in Thailandia come bevanda per la “classe lavoratrice” sponsorizzando incontri di kick boxing. Come ha fatto una bibita di agricoltori locali in Thailandia a diventare la bevanda delle celebrità? È la storia di un moderno successo di marketing. La Red Bull che conosciamo fu lanciata negli Stati Uniti nel 1997 e un anno dopo aveva il 75% del mercato americano degli energy drink. Un articolo pubblicato dalla rivista Forbes nel 2005 affermava che «Mateschitz (il fondatore della società) esemplifica una nuova classe di miliardari che diventano ricchi non inventando un nuovo prodotto, ma vendendone uno ordinario in modo innovativo». La bibita ha creato una posizione nella mente del consumatore che prima non esisteva. C'era un mercato dei soft drink ma nessun vero mercato degli energy drink prima che l'azienda lo creasse. Il positioning si gioca tutto nello sviluppare una percezione nella mente del target dei consumatori (che si tratti di agricoltori orockstar) in riferimento a una marca, linea di prodotto, idea, organizzazione o persona. Criteri di posizionamento degli Studi legali Vi sono alcune rare gemme di coraggiosi positioning di Studi legali. Uno è dato dallo studio americano “Noland, Hamerly, Etienne & Hoss” che è specializzato nel rappresentare aziende del settore agricolo e che si è soprannominato lo Studio degli “avvocati lattuga” (www.lettucelawyers.com). Un altro Studio legaleamericano si è posizionato vicino a un pit bull (ma la locale associazione legale non ha apprezzato una mossa così ardita per via dell'implicazione negativa che aveva sulla professione, così ora lo Studio si è posizionato in modo unico come specialista in “motociclette”). Lo studio americano “Fetman, Garland & Associates” e lo Studio inglese “Brookman” hanno fatto l'audace passo di posizionare le loro pratiche di divorzio in modo controverso, con campagne pubblicitarie quali «La vita è breve. Ottenete il divorzio». Uno Studio legale può anche differenziarsi riposizionando la concorrenza. Il metodo del differenziale semantico L'arte del posizionamento è un mix di marketing, scienza e psicologia. Il metodo del differenziale semantico (c.d. semantic differentiation), creato dal prof. OSGOOD di Harvard, è uno strumento comunemente usato dai ricercatori per identificare gli atteggiamenti umani e le risposte a una gamma di fattori quali suoni, forme, stereotipi, o altri individui e organizzazioni. In un tipico percorso di ricerca, a una persona vengono poste domande relative a tre dimensioni (che OSGOOD definisce di valutazione, potenza e attività) e le risposte vanno date scegliendo posizioni su scale determinate da coppie di parole antitetiche. Assieme, tali coppie di parole agiscono come uno strumento di triangolazione dimensionale, che aiuta a cogliere qual è la posizione di un certo oggetto nella mente della persona. Tale valutazione misura connotazioni positive e negative di un oggetto particolare, attraverso coppie di termini come buono/cattivo e caldo/freddo. Nella prospettiva di un cliente la posizione in chiave di “valutazione” di un'organizzazione di servizi legali potrebbe essere individuata tramite coppie di parole comefull service/boutique, oppure nazionale/locale. Altri aspetti valutativi potrebbero essere indagati su assi come giovane/vecchio, semplice/complicato oppure divertente/noioso (chi ha detto che le questioni legali non possono essere affrontate con brio?). Il concetto di potenza, secondo OSGOOD, misura invece la forza, come aspetto positivo, e la debolezza, come aspetto negativo in relazione a un certo oggetto. Per quanto riguarda un'organizzazione di servizi professionali, come uno Studio di avvocati o di commercialisti, i numeri - che riguardino lo staff, gli uffici o la cifra d'affari - possono esserne 66 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 indici di potenza. Ma altre misure inerenti al potere, alla struttura organizzativa, alla sua forza e capacità, potrebbero essere colte utilizzando coppie di termini quali efficiente/inefficiente oppure profondo/superficiale. Quanto all'attività, essa misura la performance di un'organizzazione con concetti bipolari del tipo attivo/passivo. Altri termini comparativi usati per misurare l'attività di un'azienda sono veloce/lento, nuovo/consolidato, flessibile/rigido. La prontezza di un'organizzazione nel reagire agli eventi è certamente un asset di cui non tutti dispongono nella stessa misura, ma in molte circostanze può rivelarsi decisivo. È importante notare, peraltro, che un concetto negativo non implica necessariamente un impatto sfavorevole. Come nella favola della lepre e della tartaruga, essere lenti non è necessariamente un difetto, e non bisogna dimenticare che spesso gli errori sono dovuti alla fretta. In alcune circostanze un concetto negativo potrebbe costituire la chiave per differenziarsi vantaggiosamente. Per fare un esempio tratto dal mondo del consumo, la Volkswagen, in pienoboom della Cadillac (quando le automobili di grandi dimensioni imperavano), giocò con gran successo tutta la comunicazione per il Maggiolino sul concetto controcorrente di “piccolo”. Per quanto riguarda il settore legale, non è detto che un grande Studio legale metropolitano sia la scelta migliore per progetti inerenti alla provincia - dove uno Studio “locale” può avere una posizione più forte e una comprensione migliore della politica rappresentando una soluzione più efficiente. Uso concreto del differenziale semantico In che modo uno Studio legale può usare concretamente lo strumento ideato da OSGOOD? Il modo migliore è quello di incaricare ricercatori indipendenti, con esperienza in questo campo, di intervistare la propria clientela attuale e potenziale. Il test di differenziale semantico dovrebbe essere costruito sulle specifiche problematiche di posizionamento e confronto competitivo dello Studio. Se la ricerca fosse condotta da una persona interna allo Studio i risultati potrebbero risultare distorti, poiché i clienti attuali potrebbero non sentirsi nella condizione di esprimere le loro vere opinioni e i clienti potenziali potrebbero sentire di essere indirettamente sollecitati a scopo di business. È estremamente importante che la visione reale dei clienti attuali e potenziali, basata sulle scale di termini rilevanti citati in precedenza, sia raccolta in modo professionale e non deformato. Una volta ottenuta una ragionevole quantità di risposte, il test del differenziale semantico va poi interpretato. È molto probabile che gli esiti iniziali assomiglino più a una radiografia o a un test di Rorschach (il famoso test di psicologia basato su macchie di inchiostro) che a un concetto di posizionamento chiaro e conciso. Gli esperti in questo campo, come un buon dottore, saranno in grado di interpretare i risultati, sia positivi che negativi, e potranno raccomandare la via migliore per andare avanti e definire la propria posizione sul mercato. Ciò che conta è identificare il selling point distintivo di un'organizzazione (ovvero la caratteristica migliore di uno Studiolegale), accertarsi che nessun altro abbia già rivendicato quella posizione (meglio ancora, scegliere una posizione che sia difficile o impossibile da copiare) e focalizzarsi su di essa. Ad esempio “Gianni, Origoni, Grippo & partners” si è posizionato come uno Studio legale “vincitore di premi”. Non è che altri Studi non stiano vincendo premi, ma si tratta del primo Studio italiano che ha rivendicato questa posizione. 67 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 Il test del differenziale semantico è soltanto uno dei molti mezzi coi quali è possibile studiare e definire il posizionamento di un'organizzazione. Altre tecniche utili sono il c.d. holden wilde matrix, le scale di Linkert e l'analisi semiotica. Man mano che si avventureranno più decisamente sul terreno della comunicazione, gli Studi legali italiani dovranno familiarizzare sempre più con le strategie e gli strumenti necessari per collocarsi in modo diverso dai concorrenti. Il ruolo delle dinamiche di comunicazione in ambito legale di Michelina Grillo (tratto da “La Gestione dello Studio Legale”,Cap. 6, Il Sole 24 Ore, Edizione 2009) SOMMARIO 1.1 Premessa − 1.2 Le peculiarità del servizio legale: comunicazione e “percezione lato cliente” − 1.3 La dimensione organizzativa della comunicazione con il cliente − 1.3.1 Orientare la propria strategia comunicativa − 1.3.2 Assumere consapevolezza del processo comunicativo − 1.4 I “diversi modi” di comunicare − 1.5 La comunicazione nell’interazione con gli altri − 1.5.1 La “circolarità” del percorso comunicativo − 1.5.2 La gerarchia dei canali di comunicazione − 1.5.3 Il controllo delle emozioni e di “ciò che parla di noi” − 1.5.4 Lo stile comunicativo ed il contenuto del messaggio − 1.5.5 L’ascolto − 1.6 La qualità comunicativa: flessibilità nello stile − 1.6.1 Quando il cliente è il privato − 1.6.2 Quando il cliente è l’azienda − 1.6.3 Insegnare la flessibilità comunicativa alle persone dello Studio − 1.7 La comunicazione nello sviluppo del lavoro − 1.7.1 Trasparenza e condivisione delle informazioni − 1.7.2 Il confronto delle idee − 1.7.3 Le riunioni con i collaboratori di Studio 1.1 Premessa La comunicazione è aspetto centrale nella moderna gestione dell’attività legale, e ciò sia con riferimento alla comunicazione all’interno dello studio, tra i professionisti, i collaboratori e il personale, sia con riguardo alla comunicazione esterna, e quindi principalmente ai rapporti intrattenuti con la clientela, privata o imprenditoriale, attuale o potenziale. E del resto, dobbiamo riconoscere che è impossibile non comunicare, perché ogni comportamento è una comunicazione che invia un messaggio agli altri, che lo si voglia oppure no. Investire in una buona comunicazione, e quindi in tutti i mezzi e strumenti, tecnologici e non, che possono garantirla, è una scelta fondamentale per reggere la competizione e consolidare la propria posizione professionale. Per meglio comprendere l’importanza della comunicazione, in tutti i suoi aspetti, vale la pena soffermarsi a considerare in prima battuta, sia pur brevemente, alcune delle peculiari caratteristiche del servizio legale. 1.2 Le peculiarità del servizio legale: comunicazione e “percezione lato cliente” Analizzando il servizio offerto dall’avvocato, può dirsi prima di tutto che esso può definirsi a valore variabile: il valore del servizio, infatti, inevitabilmente dipende dalle esigenze del cliente, ed è quindi percepito nella sua rilevanza soprattutto in base a quanto egli lo avverte come utile e necessario. E quindi il cliente che attribuisce valore al servizio, e per questo il servizio deve essere quanto più possibile percepito nelle sue connotazioni. Tale percezione deve far sì che il cliente lo avverta come progettato in sua funzione, parametrato proprio sulle sue specifiche esigenze. Ed in tal modo che si può ottenerne il massimo e positivo riconoscimento. 68 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 Si evidenzia, quindi, che una corretta ed efficace comunicazione svolge un ruolo essenziale e il più delle volte riduce, se non annulla, la differenza tra l’utilità reale e l’utilità percepita, di talché, indipendentemente dal risultato raggiunto nel caso concreto, il valore del servizio offerto da un avvocato varia in base al giudizio del cliente. E dunque un cliente può ritenersi pienamente soddisfatto di un avvocato, mentre un’altra persona, a parità di condizioni, può sentirsi delusa dal servizio ricevuto e decidere di cambiare professionista. Altra caratteristica del servizio legale, in stretta connessione con la precedente, è l’essere un servizio indifferenziato. All’inizio del rapporto con il professionista prescelto, il cliente non è in condizioni di attribuire autonomamente il vero valore al servizio legale che riceve, e soprattutto non è in grado di differenziarlo da quello che viene fornito da altri avvocati. Spetta quindi al professionista plasmare su misura un servizio che lo renda unico agli occhi del cliente. Se il cliente, all’inizio del rapporto, considera il professionista contattato come un avvocato come altri, che deve soddisfargli un bisogno, risolvergli un problema, in costanza di rapporto, e soprattutto al termine dello stesso, il legale dovrà aver fornito un servizio di tale qualità, costruito appositamente per le sue esigenze, che lo porterà a ritenere che il professionista è del tutto diverso dagli altri, e che in caso di bisogno tornerà certamente da lui. Una ulteriore e importante caratteristica del servizio offerto dal professionista è la tendenziale deperibilità. Il cliente che si rivolge all’avvocato a fronte di un bisogno concreto, richiede un servizio, fosse anche soltanto di consulenza, che in molteplici occasioni vorrebbe poter “consumare subito”. In tal caso, quindi, la produzione e il consumo del servizio offerto temporalmente dovrebbero tendere a coincidere. Se si va dall’avvocato per risolvere una questione che per il soggetto che la vive rappresenta un problema reale − e ciò accade nella maggior parte dei casi − la soluzione a quel problema non può essere protratta nel tempo: il bisogno deve essere soddisfatto nel più breve tempo possibile, per far sì che il rapporto avvocato/ cliente non si logori e il servizio, ancorché reso, non venga percepito come sostanzialmente inefficace e improduttivo. Poiché una tale esigenza ben può scontrarsi con la realtà del sistema giudiziario italiano, e quindi con l’irragionevole durata dei processi, sia civili che penali o amministrativi, una soluzione quantomeno parziale può essere di fatto rappresentata da una adeguata, tempestiva e costante comunicazione, che abbia sul cliente un effetto comunque positivo e rassicurante. Il servizio fornito, infine, è poi un servizio che si può ritenere e definire come co-prodotto. Esso, infatti, si realizza a ben vedere soltanto attraverso l’interazione avvocato-cliente e tale cooperazione resta in essere per tutta la durata del rapporto. La relazione avvocato/cliente deve caratterizzarsi per una stretta e convinta collaborazione, affinché il rapporto arrivi a soddisfare le esigenze di entrambi. Così come il cliente deve avere chiari quali sono gli obiettivi che vuole raggiungere e cosa si aspetta dal professionista, anche l’avvocato deve esprimere con la massima chiarezza al suo cliente quali sono i traguardi che insieme potranno raggiungere e i metodi che saranno utilizzati, così come i risultati che invece verosimilmente non potranno essere raggiunti. La co-produzione del servizio fornito si riscontra anche per effetto dell’interazione all’interno dello Studio tra le attività poste in essere dai vari soggetti che, sia pure a livello e con compiti diversi, vi operano. Anche con riferimento a tale aspetto, non vi è chi non veda il ruolo essenziale che può e deve essere svolto dalla comunicazione. 1.3 La dimensione organizzativa della comunicazione con il cliente Da quanto sommariamente esposto precedentemente, si evince che sotto molteplici profili è essenziale che il professionista fornisca al cliente costanti rassicurazioni, certezze continue sulle proprie capacità, sulla competenza e attenzione con la quale viene seguita la sua pratica e su come concretamente intende operare così da eliminare o quantomeno significativamente ridurre le sue incertezze. Altrettanto essenziale, perché funzionale all’obiettivo precedente, è l’avere strutturato l’organizzazione interna al proprio Studio secondo un modello di qualità, che consenta l’ottimizzazione delle attività, la corretta gestione delle risorse umane, il miglior livello di comunicazione e trasmissione dati interno possibile. 69 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 Certamente, se si affronta il problema in un’ottica moderna e competitiva, si comprende che non deve risultare spiacevole per un professionista, o sminuente della sua immagine, il rassicurare a più riprese il cliente sulle proprie capacità, sull’organizzazione dello Studio e sulle regole di funzionamento dello stesso, sullo scrupolo con il quale si seguono le singole vertenze. Occorre infatti affrontare la questione da un ben diverso angolo visuale, e precisamente quello del cliente, per il quale non è facile affidarsi completamente e ciecamente ad un professionista, soprattutto se non lo si conosce già. Ciò che sino a qualche tempo fa veniva percepito come inopportuno e svilente, diventa quindi oggi un vero e proprio possibile punto di forza, che nulla toglie all’immagine del professionista, ma anzi la arricchisce e la connota in senso decisamente positivo e peculiare. 1.3.1 Orientare la propria strategia comunicativa Prima di passare più nel concreto ad una breve disamina delle principali caratteristiche della comunicazione e ad alcuni cenni di tecnica comunicativa, va chiarito che presupposto efficace per la successiva impostazione di un buon rapporto avvocato/cliente, è l’individuazione dell’orientamento cui si vuole sia improntato il servizio che si va ad offrire. Il servizio fornito dall’avvocato, infatti, può essere variamente orientato, con riflessi anche sulla scelta delle più opportune strategie comunicative. In particolare si possono schematizzare tre diverse tipologie: - l’avvocato orientato al risultato, per il quale l’attenzione è concentrata al massimo sul servizio fornito e sull’obiettivo finale, a discapito del rapporto con il cliente, il quale potrebbe quindi sentirsi trascurato, non importante, non ascoltato. L’impegno del professionista è in questo caso volto alla ricerca della massima efficienza nella produzione e nella distribuzione dei suoi servizi. Si ritiene soddisfatto quando può ricevere il maggior numero di clienti nel minor tempo possibile, e quindi è portato ad abbreviare al massimo gli appuntamenti pe incontrare il maggior numero di clienti senza allungare l’orario di lavoro. Organizza quindi con la massima precisione il suo tempo professionale e non teme di offendere i clienti assumendo atteggiamenti che possono essere ritenuti sgradevoli, quali ad esempio, interrompere il cliente a metà di un discorso, parlare in maniera rapida e sbrigativa, utilizzare termini tecnici, spesso poco comprensibili dall’interlocutore, tenere quasi sempre la parola e di conseguenza ascoltare poco. Il suo obiettivo è generalmente l’ottimizzazione del profitto, nella convinzione che più clienti corrispondano a maggiori guadagni. Si tratta di una tipologia di professionista per il quale la comunicazione ha una importanza assai contenuta, ed è per lo più limitata a comunicazioni scritte. C’è una scarsa, se non addirittura assente, attenzione alla relazione. Il cliente, di fronte ad un rapporto spersonalizzato, nell’ambito del quale si sente uno fra i tanti, sarà portato a valutare negativamente la prestazione, anche laddove l’esito sia stato positivo, e volentieri sarà indotto a rivolgersi ad altro professionista, nell’intento di riscontrare maggiori attenzioni; - l’avvocato orientato alla vendita del servizio, per il quale l’impegno è tutto rivolto al perfezionamento e alla promozione del peculiare servizio legale che è in grado di offrire, il quale potrebbe peraltro non differenziarsi da quello di altri avvocati e quindi non risultare particolarmente competitivo sul mercato. Ed una tipologia di legale che non si preoccupa quindi di conoscere quali sono le reali esigenze dei suoi clienti o quali sono le motivazioni che li hanno portati da lui. La comunicazione è in questo caso utilizzata per descrivere e promuovere le attività dello Studio, più che a fornire al cliente le informazioni che lo stesso vorrebbe ricevere sul suo caso concreto; - l’avvocato orientato al cliente, per il quale il principale oggetto di attenzione è proprio il cliente. Questa tipologia di legale, infatti, cerca di adattare il servizio offerto ai bisogni della sua clientela e fa sentire il cliente come colui che indica i percorsi da seguire nello svolgimento del rapporto e conseguentemente lo guida, pur lasciandosi anche guidare. L’avvocato che rapporta la sua attività alla propria clientela pensa, correttamente, che solo un cliente soddisfatto assicura un futuro professionale, e il cliente è soddisfatto quando riceve il servizio richiesto in tempi appropriati, ad una tariffa che ritiene equa e con un livello qualitativo eguale, 70 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 se non addirittura superiore, alle sue aspettative. Si rende perciò realisticamente conto che le aspettative del cliente crescono sempre e perciò deve tendere ad un miglioramento continuo della qualità del suo servizio. E’ consapevole che la crescita qualitativa la si può ottenere solo con un impegno costante, non soltanto suo ma di ogni componente dello Studio, e tra essi anche del personale di segreteria. Sa infine che il cliente apprezza l’avvocato che vive la sua professione con un atteggiamento etico convinto. E’ dunque un professionista che presta la massima attenzione alle aspettative del cliente, cercando di soddisfarle se possibile, o di ridimensionarle se irrealistiche, al fine di evitare inutili frustrazioni future. Cerca di essere flessibile nel rapportarsi al cliente pur nel rispetto dell’organizzazione e dell’immagine dello studio. In questo contesto il sistema di comunicazioni svolge una funzione determinante e a tutto campo. 1.3.2 Assumere consapevolezza del “processo comunicativo” Inutile dire che al giorno d’oggi, la tipologia vincente non può che essere l’ultima indicata. Ed allora, se si vuole orientare l’attività del proprio Studio all’attenzione del cliente, non può certamente trascurarsi l’aspetto essenziale della comunicazione, in tutte le sue forme e modalità. Forse non abbiamo mai razionalmente pensato, e altrettanto razionalmente analizzato, quanto sia difficile e complesso comunicare, e cioè mettere in comune le idee, i pensieri, e trasmettere al tempo stesso informazioni, esperienze e conoscenze, raccontarsi le cose gli uni gli altri, entrare in sintonia con l’interlocutore, conquistarne la confidenza e la fiducia. Ci limitiamo per lo più a comunicare in modo istintivo, sulla base delle nostre personali esperienze e metodologie, trascurando di considerare che la scienza della comunicazione è invece una realtà articolata e complessa, che ben può consentirci di disporre di strumenti assai più efficaci e utili, nell’esercizio della nostra quotidiana attività professionale. Le tecniche di comunicazione, infatti, se applicate consapevolmente nei vari contesti, servono a fornire adeguati strumenti per migliorare le proprie modalità operative, per arricchire i rapporti interpersonali e, quindi, per dare un impulso positivo alle relazioni. 1.4 I diversi modi di comunicare La comunicazione consiste in un passaggio di informazioni da un soggetto emittente ad un soggetto ricevente, nella trasmissione di un messaggio strutturato attraverso vari e diversi canali di comunicazione e, a seconda delle modalità con le quali avviene, può essere di diverso tipo: scritta, verbale e non verbale, e quindi concretizzarsi in quest’ultimo caso nella gestualità, nell’uso dei toni, nelle espressioni del volto, nel livello di attenzione e condivisione. Il più delle volte, soprattutto quando si accompagna ad un contatto diretto e personale, la comunicazione avviene su tutti questi piani, e quindi all’aspetto di contenuto, rappresentato dalla parte scritta o parlata, si accompagna l’aspetto di relazione, che pur rientrando anche nelle altre modalità, è peculiare delle modalità non verbali. Alla trasmissione delle informazioni la comunicazione, quindi, lega necessariamente anche determinati comportamenti e atteggiamenti, tanto da dare vita ad un vero e proprio articolato percorso/processo comunicativo, che si snoda attraverso più distinti momenti di comunicazione, che si susseguono per l’intera durata del colloquio, dall’inizio al suo termine. Gli studiosi hanno evidenziato che le modalità di comunicazione non verbale prevalgono sul contenuto, in quanto possono essere una chiave di lettura assai più efficace della persona. E quindi una comunicazione efficace si avvale anche della capacità di utilizzare con consapevolezza il linguaggio non verbale, sia per comprendere più chiaramente il messaggio trasmesso dall’interlocutore, sia per migliorare le proprie capacità comunicative. 1.5 La comunicazione nell’interazione con gli altri Ricerche e approfondimenti di importanti studiosi hanno consentito di distinguere due diversi e possibili modi di instaurare e di gestire una relazione. Il primo, e cioè la c.d. relazione simmetrica, è caratterizzato da un piano di partenza paritario, dove le persone coinvolte si misurano con l’assunto di essere uguali. Si tratta di una tipologia di relazione ove la simmetria può degenerare in patologia, laddove si instauri una dinamica di 71 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 competizione, per la quale ciascuno dei soggetti coinvolti tende a dimostrare di essere in realtà migliore o superiore all’altro. E’ una tipologia di relazione che normalmente intercorre tra soggetti collocati sul medesimo gradino della piramide organizzativa degli Studi, e quindi tra soggetti paritari in grado e gerarchia interna, ovvero tra soggetti che condividono il medesimo grado di conoscenza e professionalità in relazione ai temi in discussione. Il secondo tipo è la c.d. relazione complementare. In questo modello, chi partecipa alla relazione si comporta in modo tale da situarsi rispettivamente in una posizione di superiorità, e specularmente di inferiorità, nei confronti dell’altro. E’ una relazione che può dirsi complementare perché per un soggetto è possibile imporre all’altro la propria “superiorità” solo se questi è disposto ad accettarla, e viceversa. E’ una tipologia di relazione, quindi, che è tipica dei rapporti che si connotano per una più o meno rilevante asimmetria informativa dei soggetti che li intrattengono. E’ quindi la tipica relazione avvocato/cliente, nella quale un soggetto professionale, in possesso di specifiche ed approfondite conoscenze tecniche, si trova a confronto con altro soggetto, del tutto privo di tali conoscenze, che per l’appunto si rivolge al primo per ottenere da lui proprio un supporto e un sostegno tecnico e qualificato. Si connota anche per uno stato psicologico di consapevolezza della diseguaglianza, sia dall’una che dall’altra parte. E’ il modello di relazione che si instaura, inoltre, tra il professionista e i collaboratori e il personale dello Studio. 1.5.1 La “circolarità” del percorso comunicativo Con la comunicazione si trasferisce dall’uno all’altro soggetto qualcosa di immateriale e non già un oggetto fisico. Il trasferimento di informazione implica pertanto l’esistenza di un codice, di un linguaggio comune, che consente di codificare e decodificare il messaggio o il testo che viene trasmesso. Laddove si voglia ottimizzare la comunicazione, e quindi ottenere il massimo in termini di chiarezza e comprensione, e di conseguenza il migliore riscontro possibile, occorre individuare quale possa e debba essere il codice da utilizzare in rapporto all’interlocutore che si ha di fronte o al quale comunque il messaggio è diretto. Ecco quindi che l’utilizzo del tipo di linguaggio, ad esempio, è essenziale per stabilire un contatto effettivo: il ricorrere a termini specialistici e tecnici riduce inevitabilmente il livello di comprensione, soprattutto nelle relazioni c.d. complementari, di cui si è detto. La conoscenza delle regole della comunicazione consente di gestire al meglio ogni momento del rapporto, e al tempo stesso di capire la personalità dell’interlocutore, di analizzare e saper comprendere i comportamenti, di intuire pensieri ed opinioni. Il percorso comunicativo di cui più sopra si è detto, è un percorso sostanzialmente circolare, da taluno definito “sequenza comunicativa”: l’emittente trasmette al ricevente un messaggio, attraverso un canale verbale o non verbale, mediante un determinato codice comunicativo (il linguaggio, più o meno specifico e tecnico in relazione al tema trattato, ovvero simboli, gesti o altro), dando vita ad una comunicazione che può essere meramente descrittiva, narrativa o rappresentativa, come più oltre vedremo. A sua volta il ricevente mediante i medesimi canali, verbali o non, trasmette all’emittente il proprio messaggio di risposta, o feedback, dal quale l’emittente è in grado di trarre elementi circa la bontà della sua comunicazione, e dell’effetto che la stessa ha prodotto. L’importanza del feedback è notevole, in quanto consente di verificare come la nostra comunicazione sia stata percepita dall’interlocutore. L’attenzione alla risposta, quindi, e la previsione di metodi e meccanismi per i quali detta risposta debba essere data, consente di ridurre fraintendimenti e incomprensioni, e al tempo stesso di valutare il livello di comprensione e di gradimento che il messaggio trasmesso ha avuto da parte del ricevente. Ecco, quindi, che un sistema di risposte in realtà si traduce in un’ottima fonte di informazioni, e ciò si riscontra nell’ambito dello Studio, con la clientela, ma anche con i colleghi e con il magistrato in aula. L’analisi delle risposte è, perciò, lo strumento che può consentirci di riparametrare metodi e tecniche di comunicazione, così da ottenere i migliori risultati. 72 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 1.5.2 La gerarchia dei canali di comunicazione E’ ovvio che la sequenza comunicativa può avere il migliore effetto nel caso in cui l’emittente e il ricevente abbiano il massimo di punti in comune, quanto al codice di comunicazione, e l’emittente sia in grado di gestire al meglio il canale di comunicazione che ha ritenuto di utilizzare. E allora dobbiamo evidenziare che il messaggio che viene trasmesso deve essere compreso ed interpretato, e quindi come occorra di volta in volta valutare quale linguaggio, quale codice di comunicazione, ci convenga utilizzare, per ottenere il massimo risultato, ad esempio, se sia più opportuno utilizzare un linguaggio semplice e comune, ovvero un linguaggio strettamente tecnico, a seconda che ci si rapporti con i clienti, con i colleghi e collaboratori, o con il magistrato. In secondo luogo è fondamentale la scelta e l’utilizzo al meglio dei canali di comunicazione, i quali possono essere più o meno controllabili e gestibili da parte di chi ad essi ricorre, secondo un ordine che parte dal canale più semplice da gestire e controllare, e quindi potenzialmente più plasmabile, per giungere a quello meno controllabile, e quindi verosimilmente più autentico. La gerarchia dei canali di comunicazione parte dalla tipologia verbale riferita al contenuto, e si snoda attraverso la tipologia verbale inerente le modalità di comunicazione, quali il timbro della voce, il volume usato, il tono e altro, la tipologia mimica, quella posturale e infine quella neuro-vegetativa o psicologica. Perciò, se l’emittente cercherà di limitare al massimo l’uso più o meno consapevole dei canali comunicativi meno controllabili, il ricevente, se conscio delle tecniche di comunicazione, cercherà di cogliere proprio da essi gli aspetti di maggiore interesse e verità, per “mettere a nudo” l’interlocutore. 1.5.3 Il controllo delle emozioni e di ciò che “parla di noi” Gli esperti della materia insegnano che, dei vari diversi tipi, sono proprio i meccanismi di comunicazione non verbali ad avere le maggiori caratteristiche di spontaneità; così da tradire con più facilità stati d’animo, opinioni e emozioni. A tale proposito, quindi, si dovrà porre la massima attenzione al controllo delle emozioni e alla capacità di nascondere e dissimulare felicità, tristezza, rabbia, paura, disgusto e sorpresa, tanto per citarne soltanto alcune. Le emozioni potrebbero infatti trasparire e trasmettere un messaggio del tutto contrastante e configgente con quello che magari stiamo trasmettendo con la comunicazione verbale, contraddicendolo, e quindi facendo comprendere al nostro interlocutore che ciò che gli stiamo dicendo, in realtà è da noi considerato e vissuto in maniera diversa. Anche la distanza fisica che si viene a frapporre tra i due soggetti che comunicano, è essa stessa canale di comunicazione, in quanto più è ridotta tanto più prelude ad un rapporto intimo e personale, quanto più è ampia, per contro, tanto più attiene ad una dimensione di rapporto sociale o pubblico. Dunque, se vogliamo connotare una comunicazione con caratteri di intimità e di complicità, dovremo preoccuparci di assumere una postura morbida e rassicurante e di porci ad una limitata distanza dall’interlocutore. In quest’ottica, anche l’arredo e la disposizione delle sedute negli Studi o nelle sale da riunione, possono svolgere un ruolo determinante. Si pensi, a titolo di esempio, al differente tipo di rapporto che suggeriscono diverse modalità di ricevimento del cliente quali: - il ricevimento in Studio, alla scrivania, con una posizione contrapposta frontale, ma con sedute diverse tra professionista e cliente; - il ricevimento in una sala riunioni, ad un tavolo con tutte sedute eguali, con posizioni non necessariamente frontali; - il ricevimento in una postazione tipo salottino, più informale e rilassata, magari con contemporanea offerta di caffè o bevande. Da queste brevi notazioni di base si comprende, quindi, che per poter impostare una corretta comunicazione, il soggetto deve avere prima di tutto una buona ed approfondita conoscenza di sé e delle proprie effettive capacità, e successivamente sforzarsi di sviluppare al meglio anche 73 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 le caratteristiche che non possiede, rivolgendosi con attenzione alle moderne scienze che proprio della comunicazione si occupano. 1.5.4 Lo stile comunicativo ed il contenuto del messaggio Da quanto sopra esposto, risulta che, l’efficacia di un messaggio/di una interrelazione comunicativa, è fortemente condizionata da una pluralità di variabili; che occorre conoscere, considerare ed adattare alla propria persona, senza trascurare la “tipicità” anche ell’interlocutore/destinatario del messaggio stesso. Tra queste variabili, rileva anche certamente lo stile comunicativo; ossia quel modo peculiare di comunicare, che è caratterizzato e caratterizza il soggetto emittente del messaggio. In via di estrema sintesi, può essere utile riassumere le principali caratteristiche dei diversi stili di comunicazione, che più precisamente si concretano in: - stile passivo, - stile aggressivo e, infine, - stile assertivo (quest’ultimo di gran lunga preferibile ai primi due). Lo stile passivo, cui corrisponde nella norma un soggetto altrettanto passivo, un po’ subdolo e sfuggente, si caratterizza perché il soggetto si presenta come troppo gentile, dà l’impressione di non esercitare alcun potere, è tendenzialmente portato ad esprimersi in modo negativo, ad assorbire in un tal procedere il massimo delle energie del proprio interlocutore, del quale tenta una sottile manipolazione. Lascia intravvedere una sia pur latente ostilità e non pone limiti personali alla discussione. Lo stile aggressivo, per contro, tipico di soggetti emotivamente instabili, che spesso perdono il controllo fino ad essere addirittura offensivi, si caratterizza per un atteggiamento di aperta ostilità, a volte impositivo, che detta ultimatum. L’aggressivo normalmente non è portato all’ascolto e spesso interrompe l’interlocutore. Lo stile assertivo, sul quale modellare una comunicazione efficace e convincente, è connotato da un approccio energico, fermo e sicuro, tipico di chi ha piena consapevolezza di sé e del ruolo che svolge. Il soggetto invia all’interlocutore messaggi chiari, aperti e facilmente comprensibili; si mostra in grado di comprendere le ragioni dell’altro, guida ed orienta la discussione sui punti essenziali. Sa ascoltare con attenzione e interesse, così soddisfacendo l’interlocutore, a cui concede la giusta autonomia e lo spazio dovuto nell’ambito del colloquio. La comunicazione, come già si è anticipato, può poi essere descrittiva, narrativa o rappresentativa. La comunicazione descrittiva è oggettiva e riporta i fatti e i dati di realtà senza che gli stessi siano interpretati o valutati. Vengono quindi trasmessi messaggi chiari, che consentono all’interlocutore di rendersi conto con la massima esattezza possibile della realtà, che proprio perché rappresentata senza giudizi può più facilmente venire compresa e constatata. E’ un tipo di comunicazione che facilita la relazione e quindi è bene che venga utilizzata nei primi colloqui, ovvero nella prima parte dei colloqui stessi. La comunicazione narrativa, che facilmente si interseca con quella di tipo descrittivo, è una tipologia comunicativa che prevede la capacità del soggetto di costruire in modo credibile una sequenza organica di fatti, creando le opportune connessioni tra gli stessi, in modo tale da ricostruire una storia coerente ed organica in tutte le sue parti. E’ una tecnica che agevola notevolmente il rapporto avvocato/cliente, perché le capacità ad essa connesse vengono agevolmente percepite dall’interlocutore, che le apprezza ed è portato ad attribuire fiducia a chi è in grado di esprimere le proprie visioni in modo ben organizzato e congruente. La comunicazione rappresentativa è infine quella che si fonda sulla capacità di esprimere le proprie personali valutazioni e convinzioni con riferimento a uno o più fatti, e quindi prevede che il soggetto che la utilizza si metta in gioco e dichiari apertamente la propria posizione, assumendosene la responsabilità. L’interlocutore deve avere una percezione chiara del messaggio che gli viene trasmesso, e non deve essere costretto a colmare vuoti con l’immaginazione, così come non debbono rimanere margini di incertezza o questioni e punti non trattati ed approfonditi. 74 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 Quanto più questa fase comunicativa è efficace e convincente, e quindi quanto più l’avvocato riesce ad estrinsecare la propria autorevolezza e professionalità nel rappresentare la propria visione dei fatti ed il loro rapporto con le norme relative alla fattispecie concreta che sta esaminando, tanto più il cliente o più in generale l’interlocutore sarà indotto ad avere fiducia. In questo ambito, emerge appieno la figura del professionista come portatore di esperienze e conoscenze specifiche, che si spende in prima persona e che utilizza ben precisi indici di riferimento − ad esempio le norme che si attagliano al caso concreto − per attribuire certezza ai contenuti interpretati e analizzati. E’ quindi da una buona comunicazione rappresentativa, quale necessaria conseguenza della antecedente comunicazione descrittiva e/o narrativa, che nasce la fiducia reciproca e si instaura un contesto di rispetto, nel quale il ruolo del professionista è adeguatamente riconosciuto. 1.5.5 L’ascolto Contraltare importante delle tecniche di comunicazione attiva è l’ascolto, principale aspetto della comunicazione passiva. L’ascolto e la comprensione dell’altro rappresentano un’ottima base di approccio. Buona parte del comportamento comunicativo del professionista, e dell’avvocato, consiste infatti proprio nell’ascoltare l’interlocutore, nel far percepire a questi che è compreso, che siamo interessati sia ai contenuti del suo dire che a lui stesso. Poiché sentirsi ascoltati, compresi e tenuti in considerazione è un elemento assai importante di motivazione per l’interlocutore, che in tal modo si sente valorizzato e stimolato, una buona capacità di ascolto è alla base di una comunicazione e perciò di una relazione efficace. Per comunicare adeguatamente l’ascolto, è molto importante che l’avvocato lasci spazio al cliente per potersi adeguatamente e compiutamente esprimere, accetti i momenti di silenzio, le eventuali difficoltà nell’esposizione e nell’espressione, e agevoli al massimo la comunicazione. Occorre poi che riformuli quanto ascoltato in una propria interpretazione, così da far comprendere di avere assimilato quanto gli è stato comunicato, ivi compresi gli stati d’animo e le emozioni che il cliente gli ha trasmesso. Ciò per rendere evidente che è in grado di porsi nella prospettiva del cliente e quindi di capire il suo punto di vista. Se necessario, è bene porre al cliente domande aperte, che consentano di acquisire quante più informazioni possibile, anche per verificare eventuali incongruenze, senza peraltro troppo evidenziarle. Parallelamente si dovrà evitare di interrompere troppo frequentemente l’esposizione, così come di dare consigli affrettati e troppo precipitosi, che lascino pensare ad una non sufficiente ponderazione della questione che è stata prospettata, ed altresì evitare di sminuire e minimizzare un problema che il cliente vive comunque come rilevante. Altrettanto da evitare la formulazione di diagnosi definitive sin dal primissimo incontro, o l’espressione di valutazioni di stampo moralistico sulle vicende riferite. Tutto ciò, infatti, comunicherebbe all’interlocutore, il cui bisogno principale è quello di essere ascoltato e compreso, una impressione di scarsa empatia e di non volontà di stabilire un reale contatto con la persona e con il suo problema concreto. Una buona tecnica di ascolto, inoltre, può rivestire importanza determinante anche nell’ambito di una comunicazione negoziale: ascoltare e comprendere al meglio i contenuti, le esigenze, i bisogni, le aspettative e le emozioni dell’interlocutore può consentire di cogliere quali siano i punti che ritiene essenziali e irrinunciabili, e quali, invece, quelli che, rivestendo un interesse minore, possono venire fatti oggetto di trattativa. 1.6 La qualità comunicativa: flessibilità nello stile I metodi per fornire nella pratica le rassicurazioni richieste dai clienti e per dare il massimo e corretto spazio alla comunicazione nell’ambito della relazione, possono risultare i più vari, spaziando dalla possibilità di utilizzare le moderne tecnologie e i più evoluti software per stabilire un contatto diretto tra lo Studio e il cliente, soprattutto se azienda, a periodiche e dettagliate relazioni, a colloqui informativi frequenti e mirati ad illustrare di volta in volta lo stato della pratica e le strategie decise, alla partecipazione diretta del cliente all’elaborazione di 75 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 atti di particolare rilevanza, alla partecipazione alle udienze − ove si debba svolgere attività di particolare rilevanza − e così via. Una particolare attenzione potrà essere riposta nel far sì che ogni cliente abbia ben precisi punti di riferimento personali all’interno dello Studio, che restino fissi nel tempo, e che ben conoscano la realtà delle singole posizioni seguite. Una comunicazione efficace, infatti, postula una profonda e completa conoscenza dell’oggetto cui la trasmissione di dati e notizie inerisce. Inutile dire poi che tutti i metodi suindicati, ed altri ancora che possono venire utilizzati, possono e debbono essere condizionati dall’analisi effettuata sin dal primo colloquio del “tipo” di cliente che di volta in volta ci si trova ad affrontare e dei suoi specifici bisogni. L’individuazione della tipologia di cliente, è infatti essenziale per poter valutare quale possa risultare la migliore tecnica comunicativa e di conduzione del rapporto. Saper riconoscere ed interpretare i segnali e gli atteggiamenti della persona che ci sta di fronte risulta essere di importanza strategica, anche se le schematizzazioni che possono venire indicate certamente non possono rappresentare la complessa e variegata realtà, ma essere più semplicemente spunti di riflessione generale e punti di partenza dai quali orientarsi per l’analisi dei singoli casi specifici, che devono essere necessariamente valutati uno ad uno. Non si dimentichi che nessun cliente è mai uguale ad un altro. 1.6.1 Quando il cliente è il privato Una prima distinzione, che non è affatto neutra con riferimento alle modalità di comunicazione, è quella tra cliente privato e cliente azienda. Il cliente privato, non appena percepisce il proprio bisogno, avverte anche la necessità di ricercare un professionista che possa aiutarlo nella soluzione del problema. E dunque, nella prima fase, il cliente si rivolge all’avvocato in cerca di informazioni e di rassicurazioni. L’avvocato, quindi, deve essere assolutamente attrezzato e disponibile a fornire ogni spiegazione richiesta in merito alla sua specializzazione, alla sua esperienza pregressa ed alle tariffe applicate, nonché ad effettuare una prima disamina del caso concreto. Tale primo approccio può rivelarsi fondamentale per la prosecuzione o meno del rapporto, in quanto il cliente, successivamente al colloquio, analizza le informazioni ricevute, a volte anche da più professionisti, valuta le diverse alternative e definisce la qualità che si attende dal servizio. La “qualità attesa” dal cliente riguarda le sue aspettative su come deve essere gestito il rapporto professionale, quanta attenzione e quanta informazione, e quindi comunicazione, si aspetta, quali devono essere i comportamenti dell’avvocato e dei suoi collaboratori, e altro ancora. Il livello di gradimento che il cliente ha tratto dal primo incontro, e perciò dalle impressioni che esso ha lasciato in lui, è l’elemento determinante della successiva scelta di instaurare il rapporto professionale e di passare dalla fase prettamente informativa a quella dell’incarico vero e proprio. E’ in questa successiva fase, di durata assai variabile, che si sostanzia il servizio professionale vero e proprio. In una prestazione orientata alla qualità del servizio, come più oltre vedremo, il cliente diventa co-protagonista e co-produttore di questo processo. Il cliente deve capire e sentire che l’avvocato sta dando il meglio di sé senza badare al tempo impiegato e coinvolgendolo ogniqualvolta necessario, anche soltanto per fargli correttamente comprendere metodi e strategie. Nella fase di esecuzione del mandato professionale risulta essenziale il grado di soddisfazione che il cliente matura in relazione allo svolgimento del suo rapporto con il professionista, ma anche con tutti i collaboratori e il personale dello Studio con i quali viene in contatto, ed altresì con riferimento alle metodologie seguite. Il cliente, infatti, esaurita la prestazione, ma anche durante il corso della stessa, procede alla valutazione del suo grado di soddisfazione per il servizio ottenuto confrontando tra di loro il servizio atteso e di conseguenza la qualità attesa ed il servizio percepito e la qualità percepita. Può dirsi che la soddisfazione o l’insoddisfazione del cliente per il servizio fornito scaturisce dal confronto tra la prestazione ricevuta e una scala di riferimento di aspettative che lo stesso ha elaborato nella propria mente. Il cliente è quindi soddisfatto solo se la qualità percepita eguaglia o supera la qualità attesa. Durante il rapporto professionale è essenziale cercare di valutare con la massima attenzione le aspettative del cliente, adottando condotte ispirate al 76 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 massimo realismo. Occorrerà cercare di creare o avallare aspettative che hanno una concreta possibilità di poter trovare realizzazione, o che addirittura potrebbero essere superate, per rendere il cliente più soddisfatto. 1.6.2 Quando il cliente è l’azienda Anche il cliente-azienda segue percorsi, nella scelta del professionista e nella valutazione del rapporto, sostanzialmente simili a quelli del cliente-persona fisica, sia pure attuati con maggiore consapevolezza e seguendo iter il più delle volte predeterminati. E infatti spesso vengono seguiti precisi protocolli per la definizione dei criteri di selezione del professionista, per lo più in relazione al tipo di bisogno avvertito, ma anche, e sempre di più, in relazione all’organizzazione di Studio della quale dispone, dei tempi di evasione delle pratiche o delle richieste che garantisce di poter osservare, dell’eventuale certificazione di qualità, dell’esistenza o meno di copertura assicurativa e altri ancora. Con riferimento a tutti tali criteri, è quanto mai opportuno che la comunicazione informativa e pubblicitaria dello Studio, di cui si parlerà nei capitoli che seguono, sia accuratamente costruita al fine di fornire il massimo delle informazioni possibili. Vengono poi richieste e raccolte informazioni e/o preventivi da parte dei singoli professionisti o Studi interpellati, con successiva fase di valutazione e comparazione. In questa fase vengono in gioco molteplici fattori, e tra essi la qualificazione del professionista, la sua specifica preparazione in relazione alla tipologia di affari che si intende affidargli, la dimensione organizzativa del servizio, alla quale non sono estranee le dotazioni tecnologiche e di software. L’azienda quindi, nel formulare l’offerta e nel valutare le informazioni ricevute, mette a punto anch’essa la qualità attesa dal servizio legale, peraltro già sufficientemente individuata nei protocolli interni. Anche in questo caso, a fianco della comunicazione scritta, dei curricula, dell’indicazione delle modalità di esecuzione delle prestazioni, dei tempi di risposta, delle tariffe applicate, assume rilevante importanza la comunicazione verbale e non verbale che si verifica nel corso degli incontri tra il professionista e gli incaricati della ditta. 1.6.3 Insegnare la flessibilità comunicativa alle persone dello Studio Fatta questa prima basilare distinzione, è a dirsi che durante l’arco della vita professionale ci si troverà inevitabilmente ad avere rapporti professionali con clienti che hanno modalità comportamentali e relazionali assai diverse tra loro. E’ necessario quindi che il professionista, e tutti i collaboratori e dipendenti dello Studio, sappiano adeguarsi e riescano a modulare correttamente il rapporto con ognuno di essi, allo scopo di fornire ad ogni singolo cliente un’assistenza e un servizio “su misura”. Ogni persona presenta sostanziali differenze rispetto ad un’altra, ma si riscontrano però caratteristiche comuni, che possono consentire di individuare dei “tipi”, e cioè di operare una classificazione sufficientemente attendibile delle principali e più diffuse categorie di clienti. La conoscenza di tali categorie e delle loro peculiarità comportamentali e psicologiche può in concreto aiutare il professionista ed i suoi collaboratori di Studio, soprattutto nella fase iniziale del rapporto, e costituire un valido supporto durante tutto lo svolgersi dell’incarico professionale. Si possono quindi individuare quattro principali e diverse tipologie di cliente, alla stregua dell’atteggiamento con il quale lo stesso si propone, e precisamente: - il cliente dogmatico/interrogativo; - il cliente aggressivo; - il cliente passivo; - il cliente che ama parlare. 1.6.3.1 Cosa fare se il cliente è “dogmatico” Il cliente “ dogmatico/interrogativo” di solito manifesta subito un carattere tendenzialmente autoritario e pone l’esigenza di azioni immediate e incisive da parte dell’avvocato. I clienti di questo tipo, infatti, mirano direttamente al nocciolo della questione e quando formulano una richiesta si aspettano sempre una risposta rapida. Da tale rapidità infatti ritengono di poter valutare l’avvocato, o più genericamente la persona che hanno di fronte. 77 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 Per comunicare efficacemente con un cliente dogmatico occorre tenere ben presente che è importante rimanere inizialmente in passiva attesa ed ascoltare con attenzione quello che dice. Una volta capite le esigenze dell’interlocutore, e messo a fuoco il problema che sta esponendo, si potranno utilizzare canali comunicativi più specifici e diretti. Può risultare assai utile chiedere conferma su quanto si è compreso dalle affermazioni del cliente e porgli domande chiuse, e cioè domande alle quali si può rispondere seccamente con un sì o con un no, senza divagazioni, oppure domande che richiedono la scelta tra due possibili risposte, già in qualche modo individuate. Occorrerà mostrarsi cordiali, ma soprattutto specifici e diretti, e mantenersi in ogni caso cortesi. Questa tipologia di clienti richiede, quindi, che sia posta la massima attenzione alla comunicazione psicologica, che deve risultare quanto mai pacata, paziente e rassicurante. Altresì importanti saranno le comunicazioni scritte che si utilizzeranno nel corso del rapporto, che dovranno rispecchiare canali comunicativi chiari e diretti, con un buon grado di approfondimento. 1.6.3.2 Affrontare il cliente “ aggressivo” Vi è poi il cliente aggressivo, che rappresenta spesso una vera e propria sfida anche per l’avvocato più abile. Le difficoltà possono porsi concretamente non solo per l’avvocato, ma anche per i suoi collaboratori. E’ un rapporto che può risultare difficile ma, se impostato e gestito nel modo adatto, può dare molte soddisfazioni. Quando capita di trattare con un interlocutore tendenzialmente aggressivo o comunque alterato − anche per l’impatto emotivo particolarmente forte che ha su di lui il problema che lo assilla − possono suggerisci alcune strategie di relazione che risulteranno particolarmente efficaci. In primo luogo anche in questo caso è essenziale e determinante l’ascolto. Occorre rendere evidente al cliente che si presta una particolare attenzione al suo racconto, che si ha la volontà di comprendere il problema nelle sue reali dimensioni, ed anche l’importanza che esso ha per il soggetto. Si tratta di una tecnica che mira a far sentire importante la persona che abbiamo di fronte, e quindi a far apparire come equilibrata quanto più possibile la relazione che si sta instaurando, con un correlativo effetto tranquillizzante. E’ quindi bene cercare di capire quale sia l’obiettivo che il cliente intende raggiungere, e soprattutto quali siano gli elementi che egli ritiene di rilievo per la risoluzione del problema. Può giovare il mettersi in relazione con il cliente rispondendo ad eventuali interrogativi in termini generali, senza prendere una posizione netta, sino a quando non si è compresa bene la situazione e il cliente − procedendo nel racconto e constatando la vostra attenzione − si è sufficientemente rilassato, ed appare a proprio agio. A quel punto è possibile suggerire con chiarezza una o più possibili soluzioni al problema allo scopo di rassicurarlo sul fatto che è possibile intervenire positivamente. Tali tecniche potranno rivelarsi ancor più importanti nel caso in cui il cliente aggressivo, come di sovente avviene, chieda all’avvocato un colloquio per lamentare aspetti che ha ritenuto sgradevoli o negativi della prestazione resa, o per riferire di problemi sorti con i collaboratori e il personale di Studio nel corso del rapporto. E’ sempre preferibile, per contrastare l’aggressività, adottare comportamenti e posture il più possibile “morbidi”, senza peraltro risultare eccessivamente remissivi, pena la perdita di autorevolezza. Si potranno svolgere considerazioni in replica volutamente molto generali, e scusarsi per una situazione o un equivoco, se del caso chiarendo garbatamente come in realtà si tratti di percezioni errate. Laddove, invece, il torto vi sia, varrà la pena ammetterlo senza reticenze, pur facendo emergere, ove possibile, l’irrilevanza delle conseguenze, per la posizione del cliente o per la corretta e positiva prosecuzione del rapporto. Sarà poi opportuno prospettare una soluzione, enunciata in modo chiaro e conciso. Quando un cliente avanza lamentele sul professionista o sul rapporto, il professionista e i suoi collaboratori devono mostrarsi quanto più possibile attenti e comprensivi, e non commettere mai l’errore di prendere i suoi toni ostili o aggressivi come un fatto personale. 78 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 Spesso l’interlocutore aggressivo e irritato, a torto o ragione, da fatti specifici, può usare toni accesi. Quando ciò avviene occorre mantenersi calmi e non lasciarsi a propria volta trascinare: il più delle volte non si tratta di un’aggressività rivolta direttamente all’interlocutore, ma determinata dalla situazione che si sta vivendo. Sarebbe quindi errato personalizzare, mettendo a rischio l’intero svolgimento futuro della relazione, quando può risultare sufficiente riuscire a superare quel particolare momento di criticità. 1.6.3.3 Incoraggiare il cliente “ passivo” Del tutto diversa da quelle sopra prospettate è la relazione con il c.d. cliente passivo. Si tratta, infatti, di una tipologia di cliente con il quale apparentemente la relazione non presenta particolari problemi: i colloqui e gli incontri si svolgono nella massima cordialità, il professionista ha la possibilità di esporre, per lo più senza interruzioni, il suo punto di vista o l’aggiornamento della pratica, assai raramente il cliente pone domande o fa obiezioni. Anche le comunicazioni scritte non hanno per lo più riscontri. Questo comportamento induce in errore, perché può portare il professionista, o più in generale l’interlocutore, a ritenere che il rapporto si svolga positivamente, e che quindi il cliente sia soddisfatto e non abbia effettivamente alcun motivo di doglianza. Poiché non rientra nella natura delle persone passive domandare maggiori attenzioni, criticare il servizio ricevuto o avanzare rimostranze se qualche aspetto del rapporto non li ha soddisfatti, dobbiamo considerare che il cliente ben potrebbe non gradire come si sta articolando la relazione e il rapporto professionale, ma starsene zitto. E quindi, dovrà essere onere e cura del professionista interpretare i silenzi e sollecitare al cliente la manifestazione del proprio giudizio sullo studio legale e sul servizio ricevuto. Laddove il professionista formuli tali richieste al cliente personalmente, e non già per il tramite dei propri collaboratori, il cliente si sentirà ancor più considerato, e gradirà certamente questo riguardo che gli viene usato. Qualche piccola sollecitazione può nei fatti essere di grande aiuto per il cliente passivo; per trovare il modo e l’occasione per evidenziare i problemi che si sono eventualmente verificati, e consentirgli così di riprendere un sereno rapporto con il professionista. 1.6.3.4 Riconoscere i “ ladri di tempo” Infine, vi è il cliente che ama parlare, che spesso è interessante e piacevole, ma richiede al professionista in occasione di ogni incontro o colloquio telefonico un grande dispendio di tempo. Ciò il più delle volte costituisce motivo di irritazione per l’avvocato, che nell’arco della sua giornata lavorativa ha sempre impegni e scadenze pressanti. Per cercare di ricondurre i tempi del colloquio in una dimensione corretta, potrà risultare utile fare ricorso ad alcune tecniche comunicative sperimentate. In particolare si dovranno porre al cliente domande chiuse, e cioè domande che, come già si è detto, prevedono una risposta secca affermativa o negativa, ovvero la scelta della risposta tra un numero limitato di opzioni. Le risposte brevi che verranno così sollecitate consentiranno di limitare la durata della telefonata o del colloquio. Si potranno al contrario porre domande aperte che richiedono una risposta articolata, solo quando vi è la necessità di una più approfondita informativa o spiegazione. Sarà bene poi praticare un rigido controllo dello spazio, e quindi lasciare pochi spazi vuoti, e poche pause nelle comunicazioni, in modo da non consentire al cliente di interrompere inserendosi nel discorso. Questa tecnica può essere utilizzata pur rimanendo cortesi e senza apparire eccessivamente sbrigativi. Dopo ogni punto occorrerà quindi passare immediatamente al punto successivo o porre una domanda. Correlativamente si dovranno dare risposte concise, che non invitino il cliente a conversazioni non necessarie. Va chiarito, in tal modo, che non è possibile dare corso con l’avvocato o con i collaboratori dello Studio ad una conversazione salottiera. In tutte le quattro diverse tipologie di cliente più sopra sommariamente individuate, possono poi riscontrarsi soggetti assillanti, dipendenti, eccessivamente esigenti. Il cliente assillante e dipendente sembra incapace di prendere qualsivoglia decisione senza consultare l’avvocato, richiede costantemente attenzione, rassicurazione e spiegazioni. Punta 79 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 ad un coinvolgimento emotivo del professionista e/o dei collaboratori, alla propria vicenda personale. Anche se può venire spontaneo offrire a questi clienti le assicurazioni che richiedono, questo comportamento puòa ben vedere risultare controproducente perché se è ben vero che tende a ridurre l’ansia del cliente nel breve periodo, è altrettanto vero che può contribuire a far sì che si manifesti o addirittura possa aumentare nei momenti successivi. Tali clienti possono diventare di una invadenza incontenibile, ed è quindi necessario non personalizzare eccessivamente il rapporto, non mostrarsi troppo accondiscendenti, chiarire bene tempi e modalità di incontro e di colloquio con il professionista e con i collaboratori, limitare quindi l’eccesso di richieste. In una parola è necessario usare molto tatto e ferma determinazione per mantenere il controllo della situazione. 1.6.3.5 Essere all’altezza del “ cliente esigente” Anche nel caso del cliente eccessivamente esigente, se non addirittura eccessivamente pretenzioso, si riscontra una situazione nella quale il soggetto erroneamente ritiene che tutto gli sia dovuto, al punto da giungere a pretenderlo in maniera irragionevole e talvolta aggressiva. Ecco quindi che il soggetto scarica le sue energie contro il professionista ed il suo staff, invece di utilizzarle per analizzare il problema che lo assilla o modificare la situazione. Si dovrà quindi, oltre a quanto detto per il cliente assillante, cercare di neutralizzare le potenzialità negative della situazione, inducendo il cliente a convogliare le proprie energie verso altri obiettivi, lasciando al professionista la cura del suo caso e la soluzione del problema. Al di là dei casi particolari più sopra analizzati, può dirsi comunque che qualunque sia la tipologia del cliente, egli ha delle esigenze che devono venire rispettate per poter instaurare una relazione professionale soddisfacente, aprire un canale di comunicazione corretto ed efficace e fornire un servizio di qualità. Qualunque cliente chiede prima di ogni altra cosa di essere ascoltato e ricevere attenzione, possibilmente e quantomeno nei primi incontri dal professionista titolare. Deve trovare adeguata rispondenza alle sue esigenze di attenzione e di considerazione anche nell’ambito dell’organizzazione dello Studio, e quindi, a titolo di esempio, in caso di chiamata telefonica non deve essere dirottato da un interno all’altro, ma essere messo subito in contatto con la persona giusta. Il cliente si attende dal rapporto competenza, capacità di comprensione e di assistenza e una valida strategia e suggerimenti adatti da chi ha le conoscenze specifiche. Ogni persona che viene in contatto con il cliente, sia personalmente che eventualmente con comunicazioni scritte, professionista o collaboratore che sia, dev’essere sempre chiara e propositiva, sì da dare al soggetto in ogni situazione la sensazione di essere importante e di beneficiare di un servizio sicuro ed affidabile. 1.6.3.6 Conquistare “ il cliente ostile” Abbiamo visto, quindi, come nell’ambito delle relazioni avvocato-cliente, ed anche in quelle tra il cliente e i collaboratori o dipendenti dello Studio, tutto ruoti attorno ad un complesso sistema di comunicazioni, solo in parte verbali o scritte, la cui efficienza ed efficacia in rapporto al risultato che ci si propone di conseguire, sono componenti strategiche per l’affermazione del professionista e del suo Studio e per la fidelizzazione della clientela. Ev poi un sistema che, pur se studiato nei minimi particolari ed accuratamente pianificato, non può non essere soggetto a continui affinamenti, secondo le esigenze che via via si manifestano. Non bisogna trascurare, infatti, la circostanza che la concorrenza crescente, le maggiori informazioni e conoscenze, il livello di aspettative di una clientela sempre più attenta ed esigente, rendono indispensabile individuare strumenti capaci di evitare quei fenomeni sempre più diffusi che da parte di alcuni sono stati definiti di shopping giuridico o di zapping dell’avvocato da parte dei clienti. Naturalmente gli sforzi del professionista e della sua equipe non possono eliminare il rischio che l’atteggiamento sviluppato dal cliente sia invece di segno negativo. Poiché non sempre il professionista è in condizione di poter scegliere, è utile cercare di cogliere anche nella relazione più ostile e nel cliente di più difficile gestione i lati positivi e puntare su quelli per riuscire comunque a gestire al meglio il rapporto. Anche un tale obiettivo è concretamente perseguibile ove si ponga ancora una volta la massima attenzione alla 80 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 relazione ed alla sua corretta impostazione e gestione, e quindi alla comunicazione nei suoi diversi aspetti. 1.7 La comunicazione nello sviluppo del lavoro Nell’ambito dello Studio, per organizzare il lavoro orientandolo al servizio del cliente, occorre tenere presente la necessità di determinare e chiarire quali siano i diversi livelli organizzativi e i reciproci ambiti di competenza, pur cercando di evitare divisioni funzionali troppo nette, che non siano di stimolo in ogni caso ad un lavoro di equipe; potenziare al massimo la comunicazione interna in modo da tenere viva l’attenzione sull’obiettivo; incentivare la circolazione di informazioni e idee, attraverso momenti comuni di discussione e informazione. 1.7.1 Trasparenza e condivisione delle informazioni Uno degli aspetti da considerare nel contesto organizzativo di Studio, improntato allo sviluppo efficiente del lavoro è quello che attiene alla corretta e costante comunicazione tra professionisti, collaboratori e personale addetto comunque alla cura del cliente o di taluni aspetti dell’attività inerenti le singole pratiche. Senza sottovalutare l’importanza di momenti collegiali di analisi e trattazione delle singole posizioni e, più in generale, dell’attività dello Studio, sempre più diffusi nella pratica, va sottolineata l’importanza di non sottovalutare la comunicazione diretta interpersonale, per evitare che in qualche modo vengano trasmessi messaggi che possono venire fraintesi dal destinatario. Occorre valutare quindi, in molte occasioni, l’importanza di un colloquio diretto, benché breve, nel corso del quale sforzarsi di trovare parole e forme che il destinatario possa recepire, usando un linguaggio chiaro e diretto, il più possibile semplice. Una buona comunicazione con collaboratori e dipendenti è data dall’insieme di vari fattori, tra i quali sono di certo rilevanti un ascolto attento e un interesse sincero nei confronti delle proposte, delle idee e dei problemi dei collaboratori stessi, anche per una loro costante motivazione. Perché un gruppo, qual è quello costituito da tutti gli individui che operano all’interno di uno Studio, possa lavorare in modo il più possibile efficiente e produttivo, con soddisfazione dei clienti, occorre la massima circolazione delle informazioni: ogni collaboratore deve poter condividere le stesse informazioni del professionista riguardo al cliente di cui si occupa. Solo una persona che possiede tutte le informazioni riguardanti un caso può prendere delle decisioni e valutare come agire, informazioni mancanti o parziali possono portare a considerazioni errate. Le informazioni all’interno dello Studio devono quindi circolare del tutto liberamente, nel rispetto peraltro del segreto professionale e della riservatezza eventuale su dati particolarmente meritevoli di cautela nel loro trattamento. Devono peraltro venire codificati precisi protocolli per la registrazione e la comunicazione di tutte le informazioni che si ritengono rilevanti e da condividere, operazione oggi largamente facilitata dai sempre più aggiornati e potenziati software gestionali. 1.7.2 Il confronto delle idee Un ultimo accenno, per la necessaria brevità di queste note, non può non essere dedicato alle riunioni che si svolgono all’interno degli Studi, che rappresentano di fatto i momenti in cui diverse persone, talvolta con diverse mansioni e professionalità, si trovano a discutere, a confrontarsi, a informarsi reciprocamente di fronte a situazioni di vario genere e tipo. La riunione è ormai uno dei tanti riti delle società organizzate, ma non sempre viene vissuta come un evento positivo. Blanchard disse che: «alcuni considerano le riunioni posti dove si guadagnano minuti e si perdono ore». Secondo Mintzberg, invece, la riunione può essere definita come «un’abitudine poco produttiva eppure tra le più pratiche». La cattiva fama di cui godono le riunioni dipende dal fatto che nella maggior parte dei casi vengono mal organizzate e gestite. Ed in effetti spesso rappresentano una perdita di tempo, pur risultando fondamentali in alcune circostanze. Va detto che uno scambio collegiale a più voci, quale quello che si attua mediante una riunione, permette una maggiore creatività nella ricerca di soluzioni ai problemi e di conseguenza una maggiore efficacia. Sono poi momenti importanti per il miglioramento delle relazioni di collaborazione, in quanto in esse si crea un 81 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 clima positivo, si sviluppano utili sinergie, con un correlativo miglioramento anche della qualità della prestazione offerta. Esse, infatti, rinforzano il coinvolgimento dei partecipanti nelle attività dello Studio e favoriscono il sentire un più intenso senso di appartenenza allo Studio stesso, visto quindi come una comunità all’interno della quale ciascuno ha un proprio ben preciso ruolo e una funzione definita e preziosa. Non va poi sottovalutato che una buona relazione professionale con i partner, i collaboratori e i dipendenti dello Studio, significa non solo un miglior servizio offerto, ma anche una migliore qualità della vita professionale dell’avvocato. 1.7.3 Le riunioni con i collaboratori di Studio Le riunioni con i collaboratori rappresentano un utile strumento organizzativo finalizzato allo scambio delle informazioni e delle idee. Esse si possono differenziare a seconda dello scopo alle quali sono finalizzate. Peraltro in più occasioni le riunioni di fatto sono finalizzate a più singoli scopi. Possiamo avere quindi: - riunioni informative, - riunioni di consultazioni o riunioni decisionali, ovvero ancora, - riunioni miste. 1.7.3.1 Riunirsi a scopo informativo Nelle riunioni informative abitualmente un relatore ha lo scopo di informare gli altri relativamente ad una o più determinate problematiche o ad una o più specifiche questioni. I partecipanti, all’esito della riunione, devono arrivare ad avere la medesima conoscenza della problematica rispetto al relatore. Il livello di partecipazione dell’uditorio può dipendere dal numero di partecipanti, più persone sono presenti più difficile sarà poter partecipare attivamente. In caso di riunioni con un elevato numero di partecipanti è consigliata l’individuazione di un coordinatore che possa gestire l’eventuale dibattito, o comunque la successione delle domande. Questo tipo di riunione richiede che il relatore abbia buone capacità di parlare in pubblico, e sappia quindi utilizzare al meglio le tecniche di comunicazione per trasmettere contenuti densi di concetti, di informazioni e di quant’altro utile alla massima comprensione e assimilazione del tema oggetto di discussione. Se il relatore non presta la dovuta attenzione alle modalità comunicative adottate, e quindi al livello di interesse e di attenzione che può e deve destare nell’uditorio, non riscuoterà certamente un buon ascolto. 1.7.3.2 Riunirsi a scopo esplorativo Le riunioni di consultazione vengono convocate con l’obiettivo di presentare una specifica questione e chiedere a colleghi e collaboratori cosa pensino in ordine alla stessa e che tipo di analisi hanno fatto del problema e di eventuali possibili soluzioni. Si tratta quindi di riunioni esplorative, spesso indette per approfondire anche sotto il profilo teorico casi e questioni di particolare complessità e rilevanza. Dette riunioni normalmente, in una successione logica, seguono le riunioni meramente informative e precedono quelle decisionali. E’ fondamentale, all’esito di questo tipo di riunione, fare una sintesi per ogni tema trattato e riepilogare le conclusioni alle quali si è giunti. 1.7.3.3 Riunirsi a scopo strategico-decisionale Le riunioni decisionali hanno l’obiettivo, una volta esaminata a fondo ogni singola questione, di decidere la strategia operativa e la tattica da adottare nel caso concreto, per pervenire al risultato migliore. In questo tipo di riunione è importante che il numero dei partecipanti sia limitato un loro massimo coinvolgimento: è fondamentale perché permette di confrontare un maggior numero di punti di vista. Nelle riunioni ha grande rilevanza lo stile di leadership che il soggetto che le dirige − spesso il professionista titolare − decide di adottare. Per ottenere il massimo risultato, appare preferibile evitare uno stile di stampo direttivo, perché tale da evidenziare nettamente una differenza di livello tra chi conduce la riunione e chi vi partecipa, con la possibilità di inibire la manifestazione delle idee, e soprattutto di quelle più originali o innovative. Lo stile migliore, 82 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012 per dare la giusta motivazione al gruppo e ridurre la percezione del diverso livello gerarchico dei partecipanti è lo stile c.d. di coaching, che favorisce il lavoro di squadra e ottimizza lo spirito di collaborazione tra tutti i soggetti, titolare compreso. Con un tale stile comunicativo il leader infatti si pone sullo stesso livello dei partecipanti e viene quindi percepito non già con timore reverenziale tale da paralizzare l’espressione, soprattutto da parte dei soggetti di livello inferiore o con meno esperienza, ma con un rispetto sufficiente a marcarne l’autorità, ma tale da favorire lo scambio. Il leader del gruppo, se vuole ottenere il migliore risultato, deve poi prestare molta attenzione a non manipolare i partecipanti per avere una semplice conferma di quella che ritiene essere la soluzione al problema, così di fatto privandosi di acquisire il parere e i suggerimenti altrui. 1.7.3.4 Rispettare i tempi concordati Il successo di qualsiasi tipo di riunione dipende anche da una buona gestione del tempo. Rispettare l’orario di inizio significa valorizzare il tempo di quanti arrivano puntuali, permette di programmare gli interventi dei partecipanti ed anche il termine della riunione. Essenziale è rispettare anche l’orario stabilito per il termine anche perché in caso di durata eccessiva la riunione perde d’efficacia. I partecipanti diventano più passivi, si distraggono, avranno l’impressione di perdere tempo e soprattutto di non essere giunti ad una soluzione soddisfacente. Occorre, infatti, tenere ben presente, per massimizzare il risultato positivo, il ritmo ciclico dell’attenzione, che è noto scemare con il decorso del tempo, determinando così fisiologici cali di rendimento nei partecipanti. In questa ottica, potranno venire previsti momenti di pausa, di durata non eccessiva, per non determinare anche in tal modo un distacco dell’attenzione dai temi in discussione, ma eventualmente ripetute nel corso della riunione e in dipendenza dei tempi complessivi della stessa, ovvero in corrispondenza della fine di ogni argomento all’ordine del giorno. Si tratta a ben vedere, nelle fattispecie innanzi descritte, dell’utilizzo meditato di codici di comunicazione non verbali, ma egualmente stringenti ed efficaci. Da una corretta gestione dei tempi, infatti, si ricava con chiarezza il messaggio di uno stile operativo contrassegnato dalla concretezza e dall’efficacia e dall’attenzione massima agli aspetti organizzativi e di ottimale gestione delle risorse materiali e umane. Dalle modalità di esposizione e di ascolto dei partecipanti si ricava con altrettanta chiarezza la visione operativa del leader, nel caso di specie del titolare dello Studio, e di come intende gestire i rapporti interni alla struttura. Molti ancora sono gli aspetti di comunicazione che meriterebbero di essere indagati ed approfonditi, sia pure sommariamente, e lo spazio a disposizione non lo consente, ma l’ambizione di queste note è quella, che speriamo raggiunta, di stimolare in ciascuno una più attenta e consapevole osservazione dei propri comportamenti, nella convinzione che anche soltanto da una tale analisi, e da qualche nozione scientifica di base, possa scaturire per l’avvocato un diverso e più consapevole ed utile modo di gestire i rapporti e le relazioni. Gli assiomi della comunicazione Il passaggio di informazioni è sempre bidirezionale - Non si può non comunicare - Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto ed uno di relazione - Comunichiamo sia attraverso un modulo verbale sia attraverso delle modalità non verbali - Tutte le relazioni sono complementari o simmetriche, a seconda che siano basate sulla uguaglianza o sulla differenza dei soggetti emittente e destinatario 83 www.diritto24.ilsole24ore.com – ottobre 2012