Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria Perugia, 27 settembre 2014 Port. PGP127914 UN NUOVO PARADIGMA PER RACCONTARE LA SOCIETÀ FONDATA SULLA FAMIGLIA Un saggio breve a cura di Ernesto Rossi ______________________ www.forumfamiglieumbria.org 1 Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria Perugia, 27 settembre 2014 Port. PGP127914 Vista la difficoltà di comprensione del fenomeno culturale delle teorie di genere, e delle sue complesse ricadute sociali, politiche e antropologiche, ho creduto utile fornire un supporto sufficientemente snello, per chiunque voglia affrontare l'argomento, introducendo alcuni aspetti che ritengo essenziali per la comprensione delle problematiche che si muovono attorno a questa materia. Non di meno, poiché come si ritroverà nel testo, il gender mainstreaming poggia su un paradigma comunicativo innovativo e potente, ho ritenuto altresì utile offrire una chiave comunicativa della cultura pro-famiglia in grado di confrontarsi con esso. dott. Ernesto Rossi Presidente Forum Ass. Familiari dell'Umbria Nota di metodo Pur se in ottica divulgativa, dunque semplificata, l'argomento è affrontato secondo una chiave di lettura multilivello, individuando le concatenazioni che intersecano piani differenti di analisi. Pertanto, allo scopo di semplificare la lettura e comprensione del contenuto, questo è stato organizzato in due parti: la prima offre uno sguardo sui presupposti e le categorie per la comprensione delle materie trattate, la seconda affronta l'attualità nell'ottica di una risposta critica al soggetto d'interesse, sul piano della comunicazione. Infine, sempre per agevolare la lettura, il testo è stato scomposto in paragrafi per quanto possibile, consultabili singolarmente. www.forumfamiglieumbria.org 2 Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria Perugia, 27 settembre 2014 Port. PGP127914 INTRODUZIONE Questo piccolo saggio, rappresenta il tentativo di stimolare una riflessione sui modelli di comunicazione connessi alle politiche di introduzione del cosiddetto gender mainstreaming, con la proposta di formulare rispetto a questi, una risposta di ottica pro-famiglia. Si sente in particolare l'esigenza di uscire da una sorta di sudditanza psicologica determinata da condizioni esterne che oggi sono veicolate da una possente macchina di comunicazione massmediatica, orientata tutta alla promozione del gender mainstreaming, che rende difficile esprimere posizioni diverse, anche se orientate alla semplice promozione dei valori familiari, che sono percepiti come proposte di natura reazionaria, e più avanti capiremo perché. Tuttavia, mentre le proposte di valorizzazione della famiglia sono piuttosto chiare, guardando alla comunicazione pro-gender l'informazione risulta alquanto confusa, solitamente superficiale, talvolta artefatta, spesso fuorviante. Di fatto i media promuovono un'immagine politically correct, tesa a far passare un messaggio di non discriminazione e fin qui non ci sarebbe molto da dire, se non che, entrando dentro i contenuti del gender mainstreaming scopriamo che questa informazione non è esaustiva dei contenuti di queste politiche, che sono molto più impattanti sulla cultura e sull'idea di società di quanto il messaggio mediatico non lasci pensare. Per questi motivi emerge forte una doppia esigenza: da un lato chiarire cosa gender mainstreaming voglia davvero significare, in tutte le sue accezioni e conseguenze; dall'altra, poter formulare delle proposte alternative e integrative; e in ordine a questo, trovare un paradigma di comunicazione nuovo per rispondere, ovvero, "corrispondere" con un adeguato messaggio pro-famiglia all'ideologia del gender. In questo lavoro, senza presunzione di esaustività, sono raccolti alcuni concetti utili a porsi dei criteri di ragionamento critici nei confronti della realtà che ci circonda, discostandosi dal clamore mediatico scatenato da questi temi, per riuscire ad avere una visione meno inquinata possibile da condizionamenti esterni, alla luce della propria sensibilità e guidati dalla propria coscienza per discernere gli elementi di verità nella realtà mediatica, sociale e istituzionale che ci circonda. www.forumfamiglieumbria.org 3 Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria Perugia, 27 settembre 2014 Port. PGP127914 I PARTE IL DISCORSO SUL GENDER IL GENDER NON È IL GENERE Innanzi tutto, un avviso: qui non si tratta di negare o sopprimere la dimensione della teoria di genere, che è necessario separare nettamente da quella dell'ideologia gender con un'opportuna premessa: tale distinzione è infatti negata dagli attivisti politici e dai proponenti del gender mainstreaming, ritenendola un'invenzione reazionaria all'introduzione delle politiche di genere, tanto da farne oggetto di discussione in conferenze (1- http:// genrelyon2014.sciencesconf.org/ program). La realtà è un po' più complessa, poiché presi di per sé, gli studi di genere esprimono un impianto sociologico, psicologico e culturale utile a relazionarsi con la realtà degli stereotipi educativi e dei contesti di correlazione tra mondo maschile e femminile, la sessualità e i rapporti tra uomini e donne. Non ci si occupa in questa sede di discutere della correttezza dell'impianto teorico degli studi di genere; non è infatti oggetto di questo saggio la critica della validità accademica di questi contenuti ma solo le loro ricadute politiche sociali e antropologiche. Di fatto, con le ipotesi di genere più elaborate si arriva a ritenere che ogni aspetto biologico, sia secondario rispetto a quello socio-cognitivo; in altre parole, non esistono differenze tra uomo e donna, e l'identità sessuale rappresenta in realtà un effetto del libero arbitrio rispetto al dato biologico del sesso assegnato dalla natura; pertanto, assumendo la teoria come dimostrata (cosa che non è), questo modello di riferimento si deve conculcare sin dalla più tenera età in nome della parità tra i generi e dell'eliminazione di "fuorvianti" stereotipi. Questa rappresentazione tuttavia non trova alcun riscontro condiviso dalla comunità scientifica, ancora divisa su molti fronti in tal senso, e comunque non concorde sull'impianto teorico; mentre, al contrario è ben accolta dal mondo dell'associazionismo LGBTQIA (le associazioni di promozione della realtà omosessuale) che ne fa un motivo di rivendicazione politica di diritti, di fatto operando per far entrare negli ordinamenti giuridici e legislativi gli schemi di pensiero (il genere) da applicare alla società civile, di quella che è pur sempre una mera visione teorica di origine sociologica. Consegue immediatamente da ciò, che l'incorporazione delle teorie di genere de facto in toto, nel discorso politico non consente più di distinguere gli aspetti teorici condivisibili dalle visioni più radicali della stessa teoria, lasciando lo spazio anche a queste ultime, di tramutarsi in applicazioni normative concrete; si trasforma così la teoria in ideologia. www.forumfamiglieumbria.org 4 Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria Perugia, 27 settembre 2014 Port. PGP127914 Ciò in quanto la dimensione sociologica, utile a fornire per esempio le categorie di ragionamento politico sui diritti civili, si intrecciano in un coacervo indistricabile con l'idea di un uomo antropologicamente diverso, e radicalmente distante dall'essere umano come fino a oggi comunemente inteso; che emerge applicando per intero il concetto di identità di genere agli individui, e tra poco spiegheremo più compiutamente queste affermazioni. La criticità attuale, si esprime dunque sin da subito nella capacità a monte di discernere e far comprendere alla popolazione, la distinzione tra queste due accezioni -ideologia/teoria- comunicando efficacemente gli aspetti che trascendono nei radicalismi ideologici, da quelli accademici, che caratterizzano il discorso scientifico e sociologico che tenta di interpretare i vari fenomeni legati ai sessi maschile e femminile, e danno gli strumenti e le categorie di pensiero per interpretare in ambito civico quelle soggettività che per condizione personale si pongono "a cavallo" tra i due sessi. www.forumfamiglieumbria.org 5 Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria Perugia, 27 settembre 2014 Port. PGP127914 GENDER: POLITICA O ANTROPOLOGIA? Poiché le teorie di genere sono ad oggi frammentate in diverse scuole di pensiero, quando in questa sede si parla di "gender" s'intende far riferimento non agli studi teorici, ma alla visione socio politica che a partire da questi studi, si vorrebbe applicare alla società civile attraverso la lotta politica (2- Dale O’Laeary autrice di "Maschi o femmine? La guerra del genere", Ed. Rubbettino 2006). Il problema che da qui sorge è molto grosso, poiché le interpretazioni del concetto di genere, sono più o meno radicali, e vanno da quello del superamento degli stereotipi/ruoli sociali, (come la partecipazione a certi lavori culturalmente preclusi, o meno attribuiti alle donne, ad esempio i teatri di combattimento militari); fino ad arrivare a concepire l'identità legata al sesso biologico naturalmente subordinata al genere percepito, conseguendo a ciò, l'obbligo di sostituire al termine sesso, il concetto di "genere". Da questa interpretazione deriva il conio di svariate decine di nuovi generi che si catalogano sinteticamente con la sigla LGBTQIA, (Lesbica, Gay, Bisessuale, Transessuale, Queer, Intersessuale, Asessuale, ecc...); secondo l'Australian human rights commission (Ahrc), Authority australiana, se ne catalogano ventitré; e secondo Facebook se ne contano oltre quaranta. In estrema sintesi la teoria dei generi, giunge ad affermare che non esiste alcuna differenza tra maschile e femminile, trattandosi di istituti convenzionali applicati a un essere umano sostanzialmente neutro: androgino; le cui evidenze sessuate sono un fatto accidentale della biologia, mutevoli anche ripetutamente nel tempo, e sempre soggette al libero arbitrio. Un esempio può aiutare a comprendere questa distinzione: secondo la cultura fino a oggi riconosciuta, ciò che è maschio si differenzia da ciò che è femmina in base a una relazione di ordine naturale biologicamente e geneticamente predeterminata, così che se si nasce maschi si è uomini e se si nasce femmine si è donne, pur riconoscendo che possono esistere dei casi di indeterminatezza biologica come l'intersessualità, che ricadono nel dominio dei casi eccezionali. Tutto ciò rimane un campo attinente ma non uguale a quello delle preferenze legate alla condizione personale degli individui, per esempio in rapporto all'omosessualità. Secondo la teoria del genere, ciò non sarebbe più vero, per due ordini di motivi, di cui il primo di tipo sociale, e il secondo di natura antropologica; nel primo: se un maschio si percepisce donna egli può chiedere di farsi attribuire un'identità femminile, e anche operarsi chirurgicamente per assumere sembianze femminili. La dimensione sociale apportata dal gender qui determina un'attribuzione dell'identità femminile o maschile in forza di una convenzione sociale e una legge che consentono di modificare l'identità del soggetto in funzione della percezione dello stesso. In base al secondo ordine di motivi, la teoria del gender in realtà va molto più www.forumfamiglieumbria.org 6 Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria Perugia, 27 settembre 2014 Port. PGP127914 in là, sfociando nella dimensione antropologica; vale a dire che se io maschio, mi sento donna sono donna in tutto e per tutto, naturalmente, una donna nel senso originale e ontologico del termine, dunque non solo in virtù di una convenzione sociale che mi attribuisce l'identità femminile in forza di una legge. Tale convinzione persona,e, può anche essere mutevole e ripetuta nel tempo, ovvero, sarò concretamente donna/ femmina o uomo/maschio in virtù del mio libero arbitrio e fintanto che mi sentirò tale. Ciò slega completamente l'identità dell'individuo dall'essere un tutt'uno col proprio corpo; l'identità sessuale da quella biologica; determinando una concezione completamente diversa dell'essere umano. (3- http://www.scienzaevita.org/rassegne/ c08f122d611d667b838a90a90bb4bb70.P DF). La dimensione antropologica del gender risulta così mimetizzata e nascosta da quella sociologica, più intuitiva da rappresentare, al punto che per le persone non addette ai lavori, non è più possibile cogliere le imponenti conseguenze che l'antropologia del gender comporta sul piano della concezione della natura umana -si viene di fatto a determinare sulla vita reale delle persone, attraverso un'operazione culturale, un'invasione di campo delle scienze socio-politiche analoga a quella delle leggi razziali prodotte negli anni trenta e quaranta del secolo scorso stigmatizzando il principio dell'invasione di campo della politica entro un ambito estremamente più vasto-. Tale evento antropologico non può essere pertanto derubricato, come accade, a una semplice applicazione di "norme sulla non discriminazione in base al genere", perché di fatto, si va a intervenire su ambiti che devono richiedere una condivisione e un dibattito eccezionalmente più grandi. Tuttavia, la trasposizione politica di questa visione sull'uomo, in seguito a una serie programmata di conferenze dell'ONU che operano sostituendo la nozione di genere al posto di sesso, si attua automaticamente per ricaduta burocratica, traducendosi nel corso del tempo, in norme e convenzioni internazionali, che toccano i punti nevralgici del vivere sociale. Ciò è ancor più evidente, per quella branca del gender che ritiene necessario dover incidere sull'educazione sessuale e l'imprinting nell'ottica di genere dei bambini, già a partire dalla fascia da zero/quattro anni (come dal 2010 prescrivono le linee guida dell'OMS); di fatto "allevando" un uomo nuovo con un nuovo orizzonte di senso su sé stesso. (4- http://www.aispa.it/ a t t a ch m e n t s / a r t i c l e / 7 8 / S TA N DA R D %20OMS.pdf). In definitiva, toccando sfere così alte dell'essere, il gender esce dal campo limitato della politica per sconfinare in quello più ampio dell'antropologia, onde stabilire ciò che definisce che "cos'è" un uomo, e "chi è" l'uomo, intervenendo su un piano profondamente esistenziale. Va ribadito dunque che la logica conseguenza di quanto detto è che le "politiche di genere", derivanti delle "teorie di genere", prima di essere acquisite, dovrebbero incontrare un riconoscimento quanto più condiviso possibile tra la popolazione, rifuggendo da visioni www.forumfamiglieumbria.org 7 Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria Perugia, 27 settembre 2014 Port. PGP127914 ideologiche che non risultano figlie dello sforzo della volontà di servire la verità migliore per l'uomo su sé stesso, ma piuttosto improntate a perseguire una più egoistica logica del maggior bottino incamerabile da parte dei propugnatori politici e delle lobbies del gender mainstreaming. www.forumfamiglieumbria.org 8 Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria Perugia, 27 settembre 2014 Port. PGP127914 IL FATTORE POLITICO E LE IMPLICAZIONI ETICHE IL FATTORE POLITICO Allorché la dimensione politicizzata ideologicamente del gender, rientra in un contesto di convivenza civica, fatto dei tentativi, nell'alveo democratico, di introdurre regole e convenzioni utili al vivere comune, il discorso sul genere ha un significato pluralistico che si inscrive nella prassi politica; e va da sé che entrando nel dominio politico, la dialettica sulle politiche di gender, trova come fisiologica conseguenza i suoi estimatori o detrattori. Se così fosse si prefigurerebbe un normale scontro dialettico-politico sulle reciproche ragioni del contendere, come avviene per qualsiasi discussione politicamente impegnata. Molto più serio però è il ricorso alla narrazione che si sviluppa quando a partire dai presupposti di cui sopra, quelle stesse categorie a motivo di rivendicazione ideologica, diventano odiose e antidemocratiche intendendo imporsi con la forza e senza contraddittorio sulla cultura corrente. Il contesto diventa antidemocratico, allorché, nella logica di una posizione che ideologicamente propugna l'indifferenza tra il maschile e il femminile, consegue anche l'eguaglianza di tutte le idee di famiglia, cosicché non deve esistere un modello familiare che si distingua dagli altri; dunque anche quello storico. Tale logica, orientata all'equiparazione di tutte le forme di convivenza tra loro, una volta applicata a tappeto in ogni piega della società, si accinge a scardinare, o meglio, usando il vocabolario del gender, a "destrutturare" completamente l'impalcatura della società civile, sin qui fondata sulla complementarietà, uomodonna, maschile-femminile, considerata qui alla stregua di un mero stereotipo sociale. L'antidemocraticità dell'ideologia gender deriva dal fatto che essa viene posta in modo tale da ritenere inammissibile alcuna critica, pur seria, intellettualmente onesta, basata sul ricorso agli strumenti della scienza, dell'obiettività e della ragione; inoltre essa rifiuta ogni approccio che abbia una visione metafisica, e dunque nega ogni voce in capitolo alle opinioni di sensibilità religiosa; opponendosi a ogni critica adottando in tal senso un impianto filosofico di tipo relativistico per il quale nessuna verità viene riconosciuta tale (neanche quella del maschile e del femminile). L'ideologia gender così s'impone, affinché nessuna alternativa in particolare emerga, diventando di fatto dogmatica come i dogmatismi che essa pretende di abbattere (5- http://www.treccani.it/enciclopedia/ r e l a t i v i s m o culturale_(Enciclopedia_delle_scienze_soci ali)/). IL NEGAZIONISMO DEL GENDER Ogni voce critica al gender è sempre ricacciata nel contesto di una visione confessionale, totalitarista, nazista, ecc. anche quando in realtà, e con evidenze concrete, l'opposizione si esprime con i modelli della normale rappresentatività democratica. www.forumfamiglieumbria.org 9 Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria Perugia, 27 settembre 2014 Port. PGP127914 È un fatto che qualsiasi forma critica sia giudicata non degna di ascolto e valore intellettuale; si guardi in tal senso l'orientamento "a senso unico" in: Ens de Lyon, 3-5/9/2014 primo Congresso sugli studi di genere Francese, Ist. du Genre France; tutto teso a screditare le visioni critiche, negando al contempo le idiosincrasie implicite nei modelli proposti dal gender. Un esempio di questo stato di cose si evince dall'arresto di genitori contrari all'insegnamento del gender ai propri figli occorso in Germania (6- http:// www.tempi.it/germania-scandalo-genitorii n c a rc e ra t i - f i g l i - c o r s i - g e n d e rscuola#.VGSkaYjYOK1); oppure, restando in Italia, nelle aggressioni violente verso il movimento di contestazione silenziosa delle Sentinelle in piedi (7- http:// www.formiche.net/2014/11/02/cosi-ilparlamento-discute-sulle-sentinelle-piedi/). LE IMPLICAZIONI ETICHE (CENNI) Avviene dunque, che con la dimensione ideologica, si supera il confine dei diritti individuali, e si entra nella dimensione collettiva; vale a dire che si entra nel territorio di ciò che deve valere per tutti come base sostanziale per la costruzione della società civile. In questo senso emergono le reali criticità, allorché, solo per fare un esempio, si mette sullo stesso piano il valore dell'istituto storico e giuridico dell'unione matrimoniale di uomo e donna, con la semplice unione degli affetti tra chiunque, come propugnato dalla propaganda politica che sposa la causa del gender; qui emblematico il commento: "Love is love" del Presidente USA Barack Obama. (8http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/2010/articoli/ C o n t e n t I t e m - 0 8 5 a 0 1 2 6 c130-40dc-925d-6ec9aa406f02.html). "Love is love". Se si opera questa t r a s p o s i z i o n e , d iv e n t a i n e v i t a b i l e ricontestualizzare ogni argomento attinente; in tal caso, si interroga la fonte del diritto: può essere l'unione degli affetti il principio guida? Visto che a questo punto ogni unione dovrebbe essere riconsiderata (uomo/donna; uomo/uomo; donna/donna; più uomini; più donne; più uomini con più donne; ecc.). Dal pinto di vista etico, in quale misura è corretto attribuire a un'unione, di qualsiasi tipo essa sia, lo stesso identico status del matrimonio, intendendo, non solo riconoscere tale l'unione di affettività, ma mettendola in rapporto perfettamente paritetico con tutto il portato storico, civico, generativo, solidaristico, culturale, di filosofia del diritto, di costruttività e finalizzato alla cura filiale intrinseco al matrimonio, e per ciò che questo ha sempre rappresentato nelle generazioni? I dubbi etici che nascono da questa impostazione non soggiacciono soltanto alla questione dei diritti individuali. Infatti, ciò fa emergere anche l'esigenza di considerare del tutto ragionevole dare un valore particolare a un qualche principio che promuova il legame tra gli "opposti", che contraddistingue l'unitività di poli maschile e femminile, intrinseco all'istituto del matrimonio tra uomo e donna, riconoscendo in ciò un principio di complementarietà universale. La medesima complementarietà maschilefemminile non si esprime comparabilmente nell'unione di altro tipo. Alla luce di questa considerazione non è www.forumfamiglieumbria.org 10 Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria Perugia, 27 settembre 2014 Port. PGP127914 forse corretto domandarsi se e come valorizzare un istituto che promuovere il principio di avvicinamento tra il maschile e il femminile? Un tentativo in questo senso è stato operato presso alcune amministrazioni pubbliche come la Regione Lombardia o la città di Assisi, che hanno votato una mozione per la valorizzazione e la tutela dell'istituto familiare costituzionale italiano e per questo hanno ricevuto fortissimi attacchi e accuse di omofobia e odio. (Milano: 9h t t p : / / www2.consiglio.regione.lombardia.it/wai/ PA L C O / p o l i t i c a / d o w n l o a d . p h p ? urlDownload=/alfresco/service/api/node/ content/workspace/SpacesStore/ 7 2 b 8 c 1 7 7 - 4 a 4 e - 4 2 8 d a9f7-56c738405666/MOZ_263? attach=true&nomeFile=MOZ-263-testopresentato; 10http:// w w w. a r c i g ay m i l a n o . o r g / We b / 2014/07/01/mozione-sostegno-famiglianaturale-in-discussione-in-consiglioregionale-lombardia-intrisa-dodio/; Assisi: 11- http://www.forumfamiglieumbria.org/ approvata-anche-al-comune-di-assisi-lamozione-a-favore-della-famiglia-naturale/; 12- http://www.umbria24.it/assisi-montala-protesta-contro-la-mozione-omofobicao l t r e - m i l l e - l i k e - p e r- f a r l a - r i t i r a r e / 315603.html). Ancora sulla bioetica: la prospettiva di intrinseca generatività che scaturisce dall'unione tra uomo e donna può essere messa sullo stesso piano di una pratica inseminativa eterologa? In cui, ad esempio, si attua la composizione con mezzi artificiali, degli elementi essenziali per consentire la nascita di esseri umani il cui corredo genetico e le proprie radici di affinità possono ricondurre fino al contributo di sei individui diversi tra biologici e legali, (due correlati alla donazione dell'ovulo, distinguendo rispettivamente tra: donazione del DNA nucleico, ed eventuale donazione del DNA mitocondriale; uno maschile per lo spermatozoo; una, la madre surrogata che avrà portato in grembo il bambino per nove mesi; due infine i genitori legali, ovvero ai quali potrà essere assegnato il figlio prodotto dell'eterologa (13- http:// www.cortecostituzionale.it/documenti/ c o n v e g n i _ s e m i n a r i / CC_SS_fecondazione_eterologa_201406.p df). Si manifesta concretamente la situazione di un puzzle estremamente complesso da ricostruire sia sul piano sociale, sia culturale che civico e giuridico; e comprensibilmente, psicoaffettivo per quello stesso individuo che è stato così generato, e che dovrà inserirsi nella società che andrà a occupare e comporre partendo da queste premesse. L'ideologia gender accoglie e stempera dentro sé tutte queste contraddizioni vestendole da diritti individuali dei quali ottenere ragione e giustizia, tuttavia, non accettando alcun impianto critico che non poggi sull'assunto che il gender debba essere accettato integralmente come fondamento dal quale partire. E tuttavia, ciò è politicamente, socialmente, scientificamente e culturalmente parlando, impossibile da esigere sia implicitamente che esplicitamente. www.forumfamiglieumbria.org 11 Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria Perugia, 27 settembre 2014 Port. PGP127914 DIRITTO/ETICA/MEDIA: RICADUTE CIVICHE Con una lenta ma inesorabile ascesa si è innestata nella cultura moderna la profonda convinzione che quanto c'è di tecnicamente fattibile "può" essere fatto, e che i desideri umani più profondi rappresentino un diritto individuale che "deve" esser soddisfatto (14- come anche evidenziato da Papa Benedetto XVI nell'enciclica Caritas in Veritate del 29 giugno 2009). I diritti umani non possono essere egualizzati rispetto al peso normativo che determinano; esiste un ordine gerarchico con cui essi si rapportano reciprocamente, in particolare quando fossero in tensione gli uni con gli altri (15- Alain Laquièze (Laquièze 2002, pp. 308-11). "Secondo Maria Rosaria Ferrarese (16- Ferrarese 2002, pp. 65-134), l’esplosione dei diritti, nonostante alcuni suoi aspetti molto positivi, si è affermata in parallelo con due fenomeni altamente problematici, caratteristici del processo di globalizzazione economico-politica: l’indebolimento del potere legislativo degli Stati nazionali e l’espansione del potere dei giudici, sia all’interno degli Stati sia in ambito internazionale. Quello che è stato chiamato spazio giuridico globale si sta diffondendo in stretta connessione con l’ideologia del globalismo giuridico che è sostenuta dalle corporation multinazionali, dalle istituzioni per la regolazione finanziaria internazionale, dalle organizzazioni non governative in generale. Si sta affermando – sotto l’influenza del pragmatismo procedurale di matrice statunitense – un sistema giuridico delle possibilità, fondato sullo schema privatistico del contratto". Alla luce di questo quadro è utile sottolineare come l'assetto giuridico sia governato in effetti con un criterio di politica globale, non demandato all'arbitrio dei singoli Stati sovrani, trovando facile passe-partout istituzionale attraverso la porta dei Diritti bioetici (detti di quarta generazione dopo quelli liberali, quelli economici e quelli sociali), che vengono cioè enunciati e riconosciuti attinenti alle questioni di bioetica, sollevate dalle nuove frontiere della scienza. Inevitabilmente, tali "nuovi diritti" dovrebbero essere quanto più possibile avulsi da condizionamenti esterni di natura interessata. Questo è un aspetto disatteso di grande importanza, che oggi è a n c o ra p o c o ra z i o n a l i z z a t o d a l l a maggioranza della popolazione. Esiste una stretta correlazione tra come tali diritti sono comunicati e percepiti e quanto in funzione di questo possono influenzare lo stato civico; al punto che nei consessi accademici si è evidenziato proprio questo vulnus: "Un ultimo nuovo diritto che merita di essere discusso (e che è utile tenere a mente per il prosieguo di queste pagine) è quello che è stato chiamato habeas mentem o, meno evocativamente, a u t o n o m i a c o g n i t iva . C o n q u e s t a espressione si intende la capacità del s o g g e t t o d i c o n t r o l l a r e , f i l t ra r e e interpretare razionalmente le comunicazioni che riceve, in particolare le comunicazioni elettroniche. Entro società informatizzate, si sostiene, la garanzia giuridica dei diritti di libertà e dei diritti www.forumfamiglieumbria.org 12 Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria Perugia, 27 settembre 2014 Port. PGP127914 politici rischia di essere un guscio vuoto se non include l’autonomia cognitiva: se questa manca, è impensabile che si formi un’opinione pubblica indipendente rispetto ai processi di autolegittimazione promossi dalle élites politiche ed economiche al potere (17- http:// www.treccani.it/enciclopedia/nuovi-dirittie-globalizzazione_(XXI-Secolo)/). N e d e r iva ch e l a l o g i c a d i incardinamento dei nuovi diritti nell'ambito dell'ordinamento degli Stati, si collega strettamente alle modalità informative adottate per il gender mainstreaming, che sono de facto comunicate secondo un paradigma t e n d e n t e a r e n d e r l e c o n f e r m a t ive attraverso i massmedia e i progetti governativi; cosicché il gender viene acquisito dalla popolazione secondo l'interpretazione di chi alla fonte ne elabora i contenuti, nella misura con cui viene comunicato, dando facile corso all'avallo istituzionale, in un coacervo che include i massmedia e le varie iniziative politiche, in una visione partigiana dei nuovi diritti sospinti dal globalismo giuridico. Il forte accento sui diritti soggettivi, e dunque sulle opinioni ad essi sottese, stanno conducendo a travasare gli aspetti propri del diritto individuale entro quelli del diritto collettivo, con l'assunto che ciò che raggiunge una massa critica sufficiente "deve" diventare pubblico, suggerendo l'idea che diventa bastante a definire diritto collettivo, ciò che è perfettamente soggettivo purché sufficientemente condiviso, anche se solo mediaticamente. Lavorando infatti in definizione di questo assunto, si manifesta un paradosso tipico del nostro tempo globalizzato, e cioè: da un lato l'approccio dall'alto, di tipo dirigista, promosso da enti sovranazionali attraverso meccanismi burocratici come per es. UE e ONU; dall'altro, attraverso un ben confezionato messaggio sui mass e social-media, si viene sostituendo alla dimensione democratica quella plebiscitaria populistica, che a ben guardare risulta molto più consona al diritto individuale. Una massa di popolazione indistinta è bersagliata da una narrazione funzionale alla rivendicazione politica dei diritti soggettivi gender oriented, posti in modo tale da suggerire un'avvenuta istituzionalizzazione di questi, al punto che il consumatore mediatico è portato a propendere per l'opinione di mainstream in maniera il più delle volte passiva. Si mette insomma in opera un bypass istituzionale drastico che non tiene più conto dell'evoluzione storica e graduale del diritto e della cultura, né si avvale di una testimonianza democratica, con ciò, procedendo per "strappi" promossi dai vari livelli governativi, piuttosto che per un naturale organico sviluppo legislativo in sede parlamentare, soprattutto in ordine al diritto di famiglia, e ai diritti della famiglia. Sicché la logica con cui il gender mainstreaming è promosso non appare più intellettualmente onesta, né mostra di tenere posizioni scientificamente messe al sicuro attraverso ragioni gnoseologiche ed epistemologiche adeguate. Tale incoerenza appare evidente una volta messa a confronto con le tradizionali posizioni pro-famiglia e prolife. "Di fatto, la proposta di generalizzare www.forumfamiglieumbria.org 13 Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria Perugia, 27 settembre 2014 Port. PGP127914 il concetto di famiglia crolla quando si tratta di distinguere fra i diritti della famiglia e “altri diritti”, cioè i diritti degli individui o i diritti di entità diverse dalle relazioni famigliari. Perché l’incremento dei diritti degli individui non produce necessariamente più famiglia". (18Pierpaolo Donati Convegno di studi, Roma, Domus Pacis, 25-27 novembre 2011; Il bene comune e l’identità della famiglia: ripensare i “diritti della famiglia” e le politiche famigliari a trent’anni dalla Familiaris Consortio). www.forumfamiglieumbria.org 14 Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria Perugia, 27 settembre 2014 Port. PGP127914 GENDER: REAZIONI SPONTANEE Con l'impostazione ideologica del gender, si è arrivanti a far emergere, per poi doverli mediaticamente minimizzare (od oscurare), i paradossi evidenziatisi proprio là dove per primi questi esperimenti di ingegneria sociale si sono manifestati, come nei paesi scandinavi, con il cosiddetto paradosso norvegese, in cui si manifesta una netta separazione verticale tra maschi e femmine in alcuni settori lavorativi, pur essendo da anni promossa in Norvegia, una forte politica di omologazione tra i sessi. Un documentario televisivo ha mostrato tutti i limiti delle teorie di genere, conducendo a chiudere infine l'istituto intergovernativo per gli studi di genere norvegese. Un effetto estremamente significativo, se pensiamo che i paesi nordici sono quelli dove la gender theory è stata incorporata sin da subito (19- http://www.enzopennetta.it/ 2014/06/gender/; 20- https:// m.youtube.com/watch?v=2qx6geFpCmA). Un importante movimento di critica si sta facendo avanti da diversi anni anche in Svezia, dove addirittura è l'estrema destra, in un paese storicamente progressista e schierato in senso socialdemocratico, che riesce oggi a fare da ago della bilancia al Governo (21- http://www.ansa.it/sito/ notizie/mondo/2014/09/14/svezia-al-votoaperti-i-seggi_0263a253-3e5f-4287-8f59d2de953cbefb.html). Un medesimo risultato si manifesta in Spagna dove il Governo socialista di Zapatero, fortemente orientato sull'agenda dei nuovi diritti ha perso le elezioni in maniera particolarmente pesante (22h t t p : / / t g 2 4 . s k y. i t / t g 2 4 / m o n d o / photogallery/2011/11/21/ elezioni_spagna_rajoy_trionfo_popolari_sc onfitta_socialisti.html). Una forte reazione si è avuta anche in Francia, dove si sono sviluppate forme organizzate di resistenza, partigiana come la Manif pour tous, un movimento apartitico e trasversale della società civile, che è stato in grado di portare nel giro di poco tempo folle oceaniche di francesi pro-famiglia nelle piazze e nelle strade (23- http://www.lamanifpourtous.fr); cosa che è costata al Governo Hollande un pesante ridimensionamento in tre tornate elettorali di fila, fino alla debacle del 2014 (24- http://www.ilsole24ore.com/art/ notizie/2014-09-28/francia-destrariconquista-senato-front-national-entra-laprima-volta-180403.shtml? uuid=ABXzB1xB). Ancor più evidente il fenomeno di rigetto ideologico si esprime negli Stati Uniti d'America, apparentemente la fonte primigena di legitimazione dell'ideologia gender per la forte affinità con le politiche promosse dall'ONU, e l'impostazione giuridica pragmatica, ma dove in realtà si è determinata una imponente polarizzazione delle sensibilità, con fortissimi malumori (25- http:// thinkprogress.org/lgbt/ 2012/07/09/512916/hate-grouphomosexual-activists-try-to-confusechildren-to-build-their-numbers/), dando tuttavia alle voci contrarie pur consistenti una visibilità pari a zero (si pensi ad www.forumfamiglieumbria.org 15 Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria Perugia, 27 settembre 2014 Port. PGP127914 esempio, che soltanto tredici sui cinquanta stati americani hanno introdotto una forma di unione omosessuale, ma nei massmedia si parla del gender mainstreaming come di omogenea politica USA. (26- http:// www.europaquotidiano.it/2013/06/26/ love-is-love-la-campagna-di-obama-per-idiritti-gay/). In realtà il rigetto popolare è balzato improvvisamente alla ribalta con la pesantissima sconfitta del Presidente USA Barack Obama alle elezioni di medio termine del novembre 2014, donando alle forze di opposizione al gender, la vittoria in quasi tutti gli Stati degli USA (27http://www.formiche.net/2014/11/02/ midterm-ecco-perche-i-democraticipagano-la-debolezza-obama/; 28- http:// loccidentale.it/node/135738). Ovunque il gender sia stato imposto dall'alto con forzatura paternalistica ha sempre configurato sconfitte per KO ai suoi sostenitori; ciò denota un'evidente insofferenza della popolazione verso politiche percepite come non condivise, se non proprio ostili www.forumfamiglieumbria.org 16 Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria Perugia, 27 settembre 2014 Port. PGP127914 OMOFOBIA O ATTEGGIAMENTO? Nella comunicazione mediatica la parola Omofobia non distingue tra "atteggiamento" e reale fobia (ovvero paura e ansia riferite all'omosessualità); l'atteggiamento infatti è un comportamento fisiologicamente sano e comune tra la popolazione, ed è riferito a ciò che fa preferire una marca di auto, piuttosto che la compagnia di una persona rispetto a un'altra per simpatia. Si delinea qui un corto circuito sul quale la comunicazione politica gioca moltissimo. L'antipatia, ovvero l'atteggiamento naturale e non fobico, verso qualcosa che non piace, non si condivide, ecc., va a finire nello stesso calderone dell'omofobia. Detto con parole ancor più semplici, l'antipatia che provano alcune persone verso le politiche proposte dai sostenitori degli avversari politici non è certamente considerabile una fobia (ad esempio in tema di tassazione o di sicurezza). Ogni critica al gender mainstreaming è aggredita a volte con aggressività feroce nel nome dell'omofobia, ma siamo certi che il fatto di non condividere le battaglie politiche del mondo pro-gender sia da ascrivere sic et simpliciter a sentimenti di omofobia? O piuttosto, che dietro questa generalizzazione non si nasconda un'operazione tesa a livellare ogni possibile distinzione, allo scopo di annichilire l'avversario politico? A questo riguardo sono illuminanti le parole di Salvatore Polito già in tempi non sospetti: "In conseguenza di ciò, sorgono immediate alcune domande: la confusione tra "atteggiamento" e "patologia", voluta sia dal senso comune che dal mondo accademico in generale, è dovuta a un utilizzo strumentale delle categorie mediche e psichiatriche per far valere le lotte politiche e sociali dei gruppi GLBT contro le diffuse discriminazioni che li riguardano? Ogni critica sociale della visibilità omosessuale, da parte di chi non lo è o non crede di esserlo, è veramente una forma di omosessualità incosciente? E se l'omofobia (utilizzata pure in occasione del Gay Pride del 2000) fosse, invece, un simulacro che inibisce ogni riflessione critica, cercando di condannare coloro che ritengono, socialmente, l'omosessualità ponga dei problemi? Trovare risposte valide a queste domande non è semplice, soprattutto perché circa l'omofobia credo che il realismo sociologico sia venuto meno di recente, accompagnandosi a una responsabilità di senso comune sentita come più urgente della scientificità dei concetti utilizzati. Ciò è accaduto, a mio parere, perché si sono intrecciate due dinamiche che hanno inficiato l'uso corretto di concetti e categorie scientifiche. Da una parte il mondo accademico ha sentito il bisogno di appoggiare a t t iva m e n t e l a l o t t a d e i c o l l e t t iv i omosessuali per la rimozione di stereotipi e pregiudizi; dall'altra vero è che l'omosessualità, spesso vissuta come uno stigma, ha accelerato il declino dell'immagine positivista di una maschilità informale all'interno di una società ordinariamente regolare, soprattutto nei casi più esasperati in cui l'omosessualità viene additata come un'inquietante sfida alle norme che regolamentano la sessualità www.forumfamiglieumbria.org 17 Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria Perugia, 27 settembre 2014 Port. PGP127914 (29- S. Piccone Stella, 2000; 30- V. Baird, 2003), piuttosto che relativamente alla gestione del potere sui generi o sulle maschilità subordinate. Eppure questo, quasi in un crescendo paranoico, ha reso l'omofobia la causa di tutto ciò che avviene alle persone con tendenze omosessuali quando sono discriminate; più che di sociologia, in sostanza, mi pare si tratti di attivismo politico" (31Omofobia: un concetto ambiguo delle scienze sociali. S. Polito; Saggio del 15 maggio 2006; 32- http:// www.culturagay.it/saggio/313). Prendiamo quindi atto che questa visione del gender è l'espressione delle, rivendicazioni di specifiche elites culturali che agiscono da anni in tal senso come ad esempio: "l'ILGA (International Lesbian and Gay Association), l'associazione internazionale che riunisce più di 400 gruppi omosessuali e lesbici di tutto il mondo. È attiva con campagne per i diritti gay, sulla scena internazionale dei diritti umani e civili, e presenta regolarmente petizioni alle Nazioni Unite e ai governi. L'ILGA è rappresentata in circa 90 nazioni del mondo. Attualmente, ILGA-Europe e l’Australian Coalition of Activist Lesbians sono le uniche associazioni per la tutela dei diritti degli omosessuali presso il Consiglio Economico e Sociale. La sezione europea dell’ILGA è accreditata anche presso la Commissione Europea ed è da essa parzialmente finanziata". (33- http:// it.m.wikipedia.org/wiki/ International_Lesbian_and_Gay_Associatio n). Ciò che è opportuno sottolineare ai fini di un percorso di orientamento nella comprensione della comunicazione del gender mainstreaming, è che la disponibilità dei media a veicolare una data immagine del mondo e il fornire un unico profilo squisitamente politicoideologico della questione di genere, di fatto, apre e legittima lo scontro dialettico sulla verità degli argomenti. www.forumfamiglieumbria.org 18 Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria Perugia, 27 settembre 2014 Port. PGP127914 MARKETING POLITICALLY CORRECT Le questioni dell'identità di genere e dell'ideologia del gender (o meglio della trasformazione delle teorie, nella loro versione politicamente ideologizzata) si toccano e sovrappongono al punto da rendere difficoltoso distinguere tra l'una e l'altra, fino a impedire di trovare una via d'uscita lineare per la questione. Questa condizione confusa è certamente vantaggiosa e desiderabile per quanti dallo scontro ideologico ottengono riconoscimento e visibilità per dare consistenza politica alle proprie ragioni; molto meno per quanti in questo ginepraio cercano una sintesi "alta" tra le posizioni. Cosa che in verità prevederebbe come unica soluzione d'uscita il riconoscimento delle reciproche ragioni e la condivisione scientifica, etica e istituzionale nell'ottica di una medesima weltanschauung sull'uomo. Come visto, a ostacolo di ciò, la comunicazione politicizzata del gender adotta una modalità di comunicazione che si sta dimostrando potentissima, benché di propaganda, allorché attribuisce a qualsiasi elemento di critica, l'attributo di omofobo, e l'accusa di discriminazione od omofobia interiorizzata, quando non epiteti linguisticamente e politicamente caratterizzanti come: nazista, fascista, integralista, reazionario, ecc., come appunto visto nei confronti delle Sentinelle in piedi. In linea di principio, con questa strategia si identifica il dissidente, con la persona con problemi psicologici di accettazione degli altri, o di arbitraria volontà discriminante verso chiunque esprima posizioni critiche nei confronti delle questioni di genere, poiché di questo si occupa l'omofobia, intesa come parola del dizionario politico funzionale alle istanze LGBT e in generale pro-gender. Gli espedienti comunicativi sono pensati allo scopo di rendere efficace la finalità politico ideologica, secondo una s t ra t e g i a c o m u n i c a t iva , d a t e m p o dichiarata, di occupazione degli spazi mediatici e culturali con messaggi di political correcteness da un lato, e di demonizzazione dall'altro. Questi fatti erano ampiamente anticipati nel saggio: "After the Ball", che ha rappresentato la pietra miliare di questa strategia, di cui qui un significativo frammento: “Pensiamo a una strategia accurata e potente quanto quella che i gay sono accusati dai loro nemici di perseguire – o, se preferite, a un piano altrettanto manipolatorio quanto quello sviluppato dai nostri stessi nemici. [...] I gay devono lanciare una campagna sul larga scala - che noi abbiamo chiamato Waging Peace campaign – per raggiungere gli eterosessuali attraverso i media commerciali. Stiamo parlando di propaganda” (p. 160). (34- After the Ball: How America Will Conquer Its Fear and Hatred of Gays in the 90's; di Marshall Kirk, Hunter Madsen; Ed. Plume. Per una traduzione dei passi salienti: 35- http:// www.alleanzacattolica.org/indici/articoli/ marchesinir327.htm). A questo riguardo, ad esempio, Giovanni Rossi Barilli, giornalista e militante gay fa notare che: “un obiettivo che l’Arcigay si mise a perseguire con determinazione. Grazie soprattutto al metodico lavoro di Franco Grillini [...] www.forumfamiglieumbria.org 19 Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria Perugia, 27 settembre 2014 Port. PGP127914 l’associazione aveva ben presente che uno dei suoi scopi fondamentali era far parlare di sé, avere il massimo dell’attenzione da parte dei mezzi di informazione. Per dirla con una formula destinata a grande successo, “essere visibili”. [...]" (36- Cfr. il riferimento al marxismo del movimento gay italiano, in Gianni Rossi Barilli, Il movimento gay in Italia, Feltrinelli, Milano 1999; e in Mario Mieli, Elementi di critica omosessuale, a cura di G. Rossi Barilli e Paola Mieli, Feltrinelli, Milano 2002; pp. 161-162). In sostanza, le parole d'ordine del gender mainstreaming come "omofobia", sul piano mediatico, realizzano una comunicazione di marketing politico, analogo, ad esempio, al "comunisti!" di Silvio Berlusconi, all'epoca del suo exploit in politica, grande simulacro ideologizzante attorno al quale riunire le masse (37- Parole in libertà. Un’analisi statistica e linguistica dei discorsi di Berlusconi, Manifestolibri, Roma 2006, di Sergio Bolasco, Nora Galli de’ Paratesi e Luca Giuliano). www.forumfamiglieumbria.org 20 Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria Perugia, 27 settembre 2014 Port. PGP127914 IL RAPPORTO DEL GENDER CON LE ISTITUZIONI Appare necessario chiarire con un breve cenno i perché, nonostante l'evidenza delle forzature e della normale diffidenza della popolazione ad innovazioni radicali, una visione ideologica del gender sembra poter prendere il sopravvento quasi ineluttabilmente, almeno all'inizio, salvo poi produrre forme di resistenza civile di gandiana memoria come le Sentinelle in piedi. Sebbene questo sia stato in parte già evidenziato nelle pagine precedenti, occorre considerare più approfonditamente come si intrecciano la politica, gli aspetti storici, normativi, e culturali con la concezione ideologica che vede nel diritto individuale il punto di partenza per la costruzione della dimensione civica nei grandi consessi istituzionali mondiali. Nello specifico, l'organo più influente nel determinare l'evoluzione del diritto consuetudinario esaltando i diritti individuali è l'ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite), che agisce emettendo Dichiarazioni di principi, e promuovendo campagne culturali influenti sia nella r i d e f i n i z i o n e d e l l a p ra s s i p o l i t i c a internazionale, sia dell'opinio iuris degli Stati. Nel tempo tuttavia, tale azione dell'ONU, si è ammantata di dubbi di liceità circa metodi e procedure: "(...) l'ONU si è comportata come un'istituzione prevalentemente deputata all'assistenza economica e culturale, e come una piattaforma di propaganda politica; (...)il diritto di ingerenza umanitaria se ha eroso la maschera della sovranità, ha eroso, anche, il suo carattere giuridicamente egualitario alimentando il sospetto di essersi trasformato in strumento di supremazia e di ingerenza." (38- http:// www.diritto.it/materiali/internazionale/ giannini.html). Detto in parole più semplici, nei grandi enti sovranazionali, si tende a dare prevalenza ai criteri del diritto individuale come principio base su cui incardinare i diritti in sede normativa, producendo leggi che così inevitabilmente prendono forma a partire dalla concezione dell'essere umano come individuo, slegato dalla sua connaturata dimensione relazionale; per comprendere l'ampiezza delle ricadute di questa affermazione, si pensi che sarebbe un po' come voler prendere in considerazione la materia tenendo conto soltanto dei singoli atomi, ignorando che la realtà è costituita in più larga misura dalle molecole. Dunque in questo periodo storico, si tende ad attribuire una prevalenza al peso del diritto individuale nella definizione delle regole civili che dovrebbero governarci: "la libertà innanzi tutto"; ovvero è (vorrebbe essere) la libertà l'unico mattone intangibile per la costruzione della civitas. Senza tuttavia un giusto rapporto di equilibrio tra diritti individuali e collettivi si giunge al paradosso di limitare la libertà in nome della libertà, come visto ad esempio per i genitori degli studenti tedeschi. IL MONOPOLI DEI DIRITTI Poiché i principali organi di rappresentanza internazionali, pubblici e privati, come l'ONU e, in cascata, tutti gli www.forumfamiglieumbria.org 21 Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria Perugia, 27 settembre 2014 Port. PGP127914 altri, come l'UE, hanno cominciato a produrre Dichiarazioni, Risoluzioni e Raccomandazioni, poggiandosi principalmente sulla Carta dei Diritti universali e sue derivazioni, ponendo l'enfasi sulla libertà individuale come ago della bussola; questa logica tutta giuridica, ha aperto spazi immensi per quanti pensano che sono inammissibili condizioni esistenziali che limitino la totale libertà individuale (e a questo punto, anche quella del sesso assegnato dalla natura alla nascita), chiudendo contemporaneamente l'orizzonte per chi ha diverse opinioni. C'è da riflettere ad esempio su come il gender mainstreaming sia stato imposto agli Stati mediante un particolare percorso di natura tecnico-burocratica iniziato nell'ambito delle Conferenze internazionali dell'ONU, ma che è emerso con pienezza nel 2006/2007 con il Trattato di Yogyakarta (39- http:// yogyakartaprinciples.org). In tale trattato, di natura squisitamente privata, hanno aderito trenta soggetti a vario titolo rappresentativi del mondo dei diritti umani, principalmente tra essi, funzionari dell'ONU, convenuti a Yogyakarta a titolo personale (sic!), e altri in rappresentanza di organismi di parte tra cui anche ILGA. Nell'ambito di una conferenza durata tre giorni, sono stati riscritti in chiave LGBT ventinove dei trenta articoli della Convenzione Internazionale dei Diritti Umani. Questo trattato, ancora nominalmente "privato", è stato successivamente sottoposto all'Assemblea dell'ONU per essere riconosciuto, e nel 2007, poco dopo essere stato presentato, esso è stato incorporato nell'ambito dei Diritti Umani riconosciuti dall'ONU. In virtù dei trattati internazionali che l'ONU stipula con le Nazioni aderenti, si ha il mandato in parte morale e talvolta giuridico, di incorporare in cascata gli effetti di tali Carte dei Diritti nell'ambito delle normative interne. Così è avvenuto, che grazie a questa sorta di gioco del Monopoli, senza passare per nessun tipo di consultazione popolare, il mondo del gender sic et simpliciter, sia approdato presso tutti gli Stati senza colpo ferire. In più, nell'ambito dell'Unione Europea, chissà, forse complice una tendenza all'iperburocraticità tecnocratica dell'ente e a una rappresentanza politica non ancora davvero efficace, il gender mainstreaming è stato assunto quasi acrtiticamente con la Raccomandazione UE CM Rec(2010)5; e quasi acriticamente, introdotto negli ordinamenti degli Stati Membri tramite dei semplici contratti di adesione ai progetti europei finanziati. Ciò è avvenuto in Italia nel 2010, all'epoca del Governo Monti, ad opera della Ministra E l s a Fo r n e r o , ch e s e m p l i c e m e n t e introdusse il pacchetto del gender mainstreaming, attraverso il Programma: "Contrasto delle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e l'identità di genere"; appaltandolo, per così dire, all'UNAR, l'Ufficio Anti Discriminazioni Razziali del Governo, direttamente sottoposto all'egida del Primo Ministro, e adottato con il Decreto Rep. UNAR n. 175-20/06/2012. Da lì in poi il Governo si è obbligato con l'UE a introdurre le politiche di genere, senza passare per nessuna consultazione popolare, ma www.forumfamiglieumbria.org 22 Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria Perugia, 27 settembre 2014 Port. PGP127914 anche senza che tali politiche derivassero da un Regolamento o una Direttiva UE, cioè una Legge che impone obbligatoriamente di far questo. Una criticità si esprime ora: operare con questo metodo, lascia larga arbitrarietà su temi, come abbiamo visto estremamente delicati, ma con modalità che sarebbero tutte da riconsiderare, se teniamo conto che ognuna delle decisioni prese in merito alla diffusione dell'ideologia del gender e all'educazione scolastica sono ragionate da un tavolo di concertazione composto da ventinove associazioni rappresentanti il solo mondo LGBT (40http:// www.pariopportunita.gov.it/index.php/ archivio-notizie/2186-contrasto-allediscriminazioni-al-via-la-manifestazionedinteresse-rivolta-alle-associazioni-per-ladefinizione-del-programma-del-consigliodeuropa). Ta l i a s s o c i a z i o n i r i s u l t a n o partecipanti per semplice cooptazione in forza del loro essere pro-LGBT, senza dunque alcun criterio di filtraggio preliminare, circa la democraticità delle idee proposte, del rispetto della pluralità delle sensibilità altrui, della correttezza istituzionale, e soprattutto, del concetto di gender che esse propugnano (in p a r t i c o l a r e ve r s o i m i n o r i ) , v i s t a l'eterogeneità dell'argomento. Le scelte operate sul tavolo dell'UNAR di fatto, si riversano sulla popolazione senza partecipazione delle altre sensibilità, con una libertà decisamente ampia, e con concetti culturali notevolmente distanti da quelli usuali, o comunque poco facilmente afferrabili dalla sensibilità della maggioranza della popolazione, in special modo con riguardo all'inculturazione dei minori, scatenando dal nostro punto di vista giustificate critiche sia dai vari enti pro-famiglia che dai singoli genitori (41http://www.corriere.it/scuola/primaria/ 1 4 _ f e b b r a i o _ 1 5 / t i t o l o dca4ccc6-965b-11e3-9817-5b9e59440d5 9.shtml). A questo punto, la visione progender, solitamente propagandata sul campo da enti della galassia LGBT, dopo essersi imposta come "il" mainstreaming a livello istituzionale, tenta di far breccia tra la popolazione per imporsi come "il" modello culturale di riferimento. Questa visione, nelle intenzioni, deve condurre alla tacita accettazione che il comune sentire può essere solo quello "politically correct" del gender mainstreaming, che, ripetuto come una sorta di mantra e anestetico delle idee; deve rappresentare l'unica e legittima modalità di interazione sociale. Non è possibile trattare qui i presupposti di come ciò sia avvenuto, ma in parte tutto q u e s t o è a n ch e f i g l i o d e i g ra n d i sommovimenti sociali globalizzati degli ultimi venti anni, intrecciati con una cultura relativizzante, per la quale una verità definita non può esistere, e in nome di ciò, oggi l'unica verità possibile è quella che slega i codici tradizionali della società rendendola liquida (42- Zygmunt Bauman, saggi Liquid modernity, Cambridge (UK) 2000 (trad. it. di Sergio Minucci, Modernità liquida, Roma-Bari 2002) e Liquid love, Cambridge (UK) 2003 (trad. it. di Sergio Minucci, Amore liquido, Roma-Bari 2004). www.forumfamiglieumbria.org 23 Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria Perugia, 27 settembre 2014 Port. PGP127914 La combinazione degli aspetti sociali, politici e ideologici fin qui sottolineati, caricati sul nastro trasportatore dei massmedia, non fanno che sospingere l'opinione pubblica nella direzione per cui tutto il pacchetto gender deve essere incluso così com'è dentro la cultura generale. Si tratta come detto, di un metodo volto ad agire sia sul piano istituzionale che mediatico per vincere la corsa a imporsi come cultura dominante (43- Enrica Perucchietti, e Gianluca Marletta; UniSex: La creazione dell’uomo senza “identità”; Ed. Arianna Editrice; 2014). Una notazione a questo punto è necessaria: quanto detto, si ribadisce, è politicamente legittimo, nell'ottica democratica di un pluralismo delle opinioni, purché, sia ammissibile un movimento di reazione, anch'esso politicamente, moralmente ed eticamente legittimato a concorrere per il bene della s o c i e t à . Tu t t a v i a , è q u e s t a l a preoccupazione che fortissima emerge, tale cultura alternativa non può sperare di trovare una legittimazione dalla controparte avversaria, poiché questa, come per ogni dimensione ideologica, ritiene di non dover avere alcun contraltare, in nome di un concetto massimalista della non discriminazione, e di essere in virtù di questo, l'unica verità possibile; in questa autoreferenzialità la preoccupazione: essa è perfettamente in linea con la cultura relativista su cui poggia i propri presupposti (44- Benedetto XVI. Enciclica, Spe salvi del 30 novembre 2007). www.forumfamiglieumbria.org 24 Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria Perugia, 27 settembre 2014 Port. PGP127914 II PARTE UN NUOVO PARADIGMA DI COMUNICAZIONE I MODELLI CULTURALI ALTERNATIVI Vale ora la pena considerare che da anni è in atto la sostituzione dei modelli "tradizionali" di un tempo, molti dei quali costruiti attorno al portato culturale del cristianesimo, perché oggi ritenuti veicolo di stereotipi "negativi"; analizzeremo tra poco queste affermazioni, ma per meglio dire, la dimensione negativa, è quella di essere portatori di "un" solo modello di riferimento, che è quello uscente, della cultura della civiltà cristiana, ma che una certa visione della modernità non tollera più possa emergere, al di fuori della multieticità imposta dal modello relativista: «Una verità tra le tante, perché non emerga nessun'altra verità, se non quella che le nega tutte». Tr a i m a s s m e d i a c o i n v o l t i n e l l a propaganda della cultura di genere, uno d e g l i s t r u m e n t i d i i n c u l t u ra z i o n e marketing mediata più potenti in tal senso è il cinema: la macchina di propaganda ideologico-culturale messa a punto con criterio scientifico-industriale a partire dalla seconda guerra mondiale, raggiungendo, con il supporto coordinato degli altri media, vette altissime di sofisticata veicolazione del "pensiero", fino a sposare, ai giorni nostri, anche la visione pro-gender. Dobbiamo tener a mente che Hollywood, come le altre piattaforme attrezzate e adatte a veicolare messaggi di propaganda, non agisce di per sé, ma è uno strumento prodromo alla governance del potere politico-economico che di volta in volta lo coopta e lo finanzia, dentro l'ambito di un sistema economico liberista e globalizzato entro cui sono inserite le multinazionali, che il cinema usano in sinergia con la politica stessa, nell'ottica di un modello potremmo dire "concertato". Ad esempio, pur modificandosi gli equilibri dell'Amministrazione USA, che da circa venti anni premiano alternativamente esponenti di entrambe gli schieramenti, Repubblicano e Democratico, l'agenda holliwoodiana sul gender, e in generale sullo spostamento verso modelli non più cristiano-centrici, è rimasta piuttosto stabile, manifestando il fatto che la direzione culturale rimane la stessa e non dipende particolarmente dal colore politico dei governanti (45- http:// newsbusters.org/blogs/paul-wilson/ 2012/05/10/hollywood-drivinghomosexual-agenda-40-years). Va tenuto fortemente in conto in questa logica di analisi che l'intero settore mondiale della comunicazione è tenuto in mano da nove major, cioè solo poche multinazionali, da cui dipendono tutte le altre imprese dell'indotto, e dunque tutto il mercato globale, che definiscono e www.forumfamiglieumbria.org 25 Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria Perugia, 27 settembre 2014 Port. PGP127914 dirigono i messaggi, costituendo di fatto un oligopolio formidabile della cultura e della propaganda. Illuminanti sono alcune ricerche condotte in svariate università degli USA, che sottolineano proprio l'assenza di controllo e contestualmente il rischio di manipolazione dell'informaziome: "Il sistema dei media globali è ormai dominato da nove gigantesche multinazionali. Le prime cinque sono Time Warner (che ha fatturato $24 miliardi nel 1997), Disney ($22 miliardi), Bertelsmann ($15 miliardi), Viacom ($13 miliardi) e Rupert Murdoch's News Corporation ($11 miliardi). Oltre alla necessità di un mercato globale su cui competere, i colossi mediatici globali funzionano in base a due principi generali. Primo, ampliarsi sempre più per dominare i mercati e impedire alla concorrenza di acquisire il controllo delle società: basti pensare che aziende come Disney e Time Warner sono triplicate per dimensioni negli ultimi dieci anni. Secondo, avere interessi in numerose industrie dei media, ad esempio produzione cinematografica, editoria, musica, reti e canali televisivi, negozi, parchi dei divertimenti, riviste, quotidiani e così via. (...) Dietro queste multinazionali si colloca poi una seconda fascia, comprendente 35-50 aziende con un fatturato di $1-8 miliardi all'anno nel settore dei media, solitamente dotate di solide basi a livello nazionale o regionale oppure specializzate in determinate nicchie di mercato a livello globale. Circa la metà, tra cui Westinghouse CBS, New York Times Co., Hearst, Comcast e Gannett, ha sede in America del Nord; segue l'Europa, mentre pochissime hanno sede in Estremo Oriente e America Latina. (...) L'aspetto tragico consiste invece nel fatto che il processo di concentrazione dei media a livello globale non è stato al centro di un dibattito pubblico, specialmente negli Usa, malgrado le sue chiare ripercussioni politiche e culturali." (46- I giganti dei media. Le nove multinazionali che dominano il mondo, di Robert W. Mcchesney, professor at the U n iv e r s i t y o f I l l i n o i s a t U r b a n a – Champaign. Professor in the Department of Communication. Traduzione di Sabrina Fusari – tratto da «Liberazione» 4 luglio 2 0 0 3 . G l o b a l M e d i a : Th e N e w Missionaries of Global Capitalism; Editor Bloomsbury Academic, 1997; by Edward Herrmann, Robert McChesney). Al netto di visioni forzate di tipo complottista, resta innegabile il potere e l'opportunità di agire come veicolo di importanti messaggi culturali, in un senso, piuttosto che in un altro di chi è in posizioni di controllo del messaggio mediatico; come pure risulta evidente la preponderanza del messaggio massmediatico pro-gender, a fronte della totale assenza di questo e delle critiche di questo, nel dibattito politico parlamentare promosso dal basso. Al termine di questo documento è possibile trovare un'appendice con esempi concreti di inculturazione per sostituzione rinvenibili nelle storie Disney e altri esempi, per comprendere meglio la portata di quanto fin qui detto. www.forumfamiglieumbria.org 26 Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria Perugia, 27 settembre 2014 Port. PGP127914 ANALISI DELLA COMUNICAZIONE NEOLINGUA E COMUNICAZIONE L'esperienza a cui è sempre opportuno aspirare è quella di giungere a una capacità di discernere la realtà che ci circonda, avendo uno spirito critico sufficiente a non lasciarsi condizionare da stimoli che possono essere fuorvianti rispetto a una lettura veritiera delle cose. Un ritrovato spirito di sana contraddizione, basato su un'osservazione intelligente e verificata della realtà, deve fare da stimolo per restituire la possibilità di sentirsi liberi di dissentire, la libertà di sentirsi appartenenti legittimamente alla società che si è fin qui contribuito a costruire, anche con le proprie idee, i propri sforzi, i propri sentimenti, le proprie convinzioni, le proprie tasse, la propria fede, e ideali. Risulta oltremodo chiaro però come ciò non basti senza uno sforzo coordinato ri-unitivo, in grado di condurre a una sintesi in primis di una nuova narrazione della società che si vuole concorrere a costruire, un ecosistema di valori sul quale poggiare le proprie argomentazioni; e ciò è vero in special modo se il messaggio che si intende portare è critico verso i modelli fin qui visti, come appunto l'ideologia del gender. La comunicazione utilizzata dai fautori del nuovo modello sociale globalizzato, promotore di un'idea di uomo unisex, ha tra le proprie armi principalmente i social e mass-media; essa parte da una sofisticata quanto tuttavia concretissima lettura della realtà che risulta alquanto complesso raccontare, ma può essere sintetizzata nel pensiero di Jacques Deridda. Un filosofo contemporaneo, morto nel 2004, che partendo dalla lavagna dell'esistenzialismo e del post-esistenzialismo heiddegeriano, sviluppa una lettura delle relazioni dell'occidente che definisce logocentriche: improntate sul potere della parola. Per Deridda, la parola, in quanto tale rende impenetrabile una veritiera rappresentazione della realtà, poiché essa stessa è strumentalizzabile, e naturalmente artefatta, in conseguenza della relazione causa-effetto in cui è dapprima tradotta dal pensiero al fonema, cioè dal significato al significante, e poi interpretata dall'ascoltatore. In questo processo di traduzione, la parola, il logos, attraversa tali e tante modifiche interpretative da risultare alterata in maniera indefinibile rispetto all'intenzione iniziale. Esiste cioè una differAnce che si traduce in una realtà soggettiva distante da quella oggettiva, e a questo punto, la prima risulta più reale della seconda. La somma di micro e macro distorsioni interpretative è poi moltiplicata per le interazioni di tutte le comunicazioni, cosicché infine la realtà risulta alienata dall'oggetto che doveva rappresentare e dal soggetto che intendeva rappresentarla: la realtà contenuta nella parola vive come segno, come presenza metafisica, senza riuscire a svelarsi (47http://www.filosofico.net/derrida105.htm). Il modello testé spiegato, seppure in una maniera inevitabilmente semplificata, che non rende onore all'articolazione del pensiero deriddiano, è tuttavia sufficiente a fornire uno schema interpretativo della www.forumfamiglieumbria.org 27 Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria Perugia, 27 settembre 2014 Port. PGP127914 meccanica delle relazioni e della costituzione inconsapevolmente artefatta della realtà. Esso può dunque essere utilizzato con finalità e principi strumentali e perfettamente sovrapponibili, utili per determinati scopi, ovvero: utile a modificare la realtà a partire dalle parole necessarie a costruirla; o meglio, nel solco della scuola decostruttivista, utile a smontare la realtà per ricostruirla in maniera "migliore" secondo le prospettive della visione, l'idea, o l'ideologia che guida tale intenzione. Per operare questa manipolazione sono necessari almeno tre ingredienti: 1) la base ideologica che si intende veicolare (con le sue fonti giustificative, p.e. gli studi di genere); 2) un lessico adeguato a veicolarla (p.e. le nuove parole della politica come omofobia); 3) i mezzi ideali per farlo (i massmedia). Pertanto, avremo nell'ordine: l'ideologia del gender; il vocabolario del gender; i mass e social media, mezzi ideali nella società "della" comunicazione, a costruire una (nuova) società "dalla" comunicazione. La comunicazione diventa il mezzo in grado di rottamare la vecchia società e contemporaneamente costruirne una nuova. Passiamo in brevissima rassegna i tre punti: 1) L'ideologia del gender ha radici lontane da cui cerca legittimazione, così, a seconda del grado di attinenza con il gender come oggi inteso: essa può rifarsi a Freud; John Hopkins; John Money; Simone De Beauvoir, Judith Buttler ecc., e trova accreditamento tramite gli "studi di genere", che si articolano accademicamente in parte nel settore delle scienze mediche, psicologiche e biologiche e nelle discipline sociologiche. (48- http://web.unitn.it/csg; 49- http:// www.ais-sociologia.it/sezioni/studigenere). 2) Preparata una base di contenuti sufficientemente credibili da veicolare gradatamente, ora, si tratta di mettere a punto un vero e proprio lessico nuovo, un nuovo vocabolario confacente la realtà in divenire, così come essa è attesa. La prima fase informativa, si arricchisce ora di due dimensioni: culturale, e politica. Ecco che dunque fioriscono parole nuove, utili a decostruire per ricostruire la nuova realtà. Parole come: omofobia, eteronormatività, identità di genere, genitore 1/2, parentalità, ecc. 3) Infine, queste parole devono essere lanciate nello spazio interrelazionale come agenti aggreganti della nuova realtà. qualcosa di simile a una calce relazionale che impasta e aggrega materiali altrimenti amorfi o comunque slegati tra loro. LA GUERRA MEDIATICA PAROLE COME PALLOTTOLE Fin qui la meccanica della comunicazione svelata. Potremmo dire, mutuando un e s e m p i o , ch e n e l l a s o c i e t à d e l l a comunicazione si è scatenata una guerra al vecchio mondo della tradizione, una guerra combattuta non con armi da fuoco ma armi mediatiche: TV, giornali, internet; qualsiasi cosa abbia a che fare con la comunicazione e riguardi mass e social media. Le pallottole di piombo sono state sostituite da queste nuove parole, capaci www.forumfamiglieumbria.org 28 Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria Perugia, 27 settembre 2014 Port. PGP127914 di fare breccia, in primo luogo perché semplicemente non esiste un corrispettivo in grado di neutralizzarle. Ad esempio, ci sono numerosi tentativi di contrapporre al lessico del gender, un anti-lessico, che tuttavia poggia sullo stesso paradigma e dunque, paradossalmente, invece che indebolirlo lo rafforza confermandone sostanzialmente la giustezza dell'impianto. Facciamo un esempio molto comune: troviamo molto spesso contrapposta al termine omofobia, la parola eterofobia. Deve essere chiaro che davanti a un paradigma comunicativo che utilizza termini artatamente coniati, non è auspicabile esprimere termini che sostanzialmente ne legittimano la stessa esistenza. È necessario allora cambiare il progetto su cui si lavora; è necessario cioè individuare un nuovo paradigma di comunicazione che semplicemente neutralizzi l'altro come un solvente fa col soluto. Infatti... un nuovo paradigma di comunicazione non può esprimersi sic et simpliciter "contro", poiché con questa chiave di articolazione esso parte già irrimediabilmente sconfitto. È f o n d a m e n t a l e i n d iv i d u a r e m o d e l l i diametralmente e fondativamente altri. C'è inoltre da dire che questo non è ancora sufficiente se affianco a un vocabolario diverso, dunque non necessariamente nuovo o neologico, non si consolida a monte un "ecosistema" che rappresenti l'alterità, un'alternativa plausibile e plausibilmente migliore. Per comprendere questo concetto è utile fare un esempio con l'accostamento azzardato dell'universo della telefonia tramite smartphone. Attualmente il più iconico dei produttori è Apple, con il famoso iPhone. Ciò che contraddistingue questo prodotto è certamente un design all'avanguardia e una discreta tecnologia che si esprime, sia nel software sia nell'hardware; tuttavia, a ben guardare non è necessariamente il prodotto più bello in assoluto, né tantomeno il più tecnologicamente avanzato; esistono molti concorrenti che hanno minato da tempo la supremazia Apple in questi campi, ad esempio la Samsung e il sistema operativo (OS) Android, che rappresenta l'OS più diffuso su smartphone. Eppure, la Apple continua ad apparire l'azienda da battere, e a ragione, perché essa ha costruito attorno all'iPhone un ecosistema chiuso di applicazioni (App), che lo rendono attualmente il più ricco collettore di contenuti disponibile, con 1.200.000 applicazioni scaricabili (50- http:// it.m.wikipedia.org/wiki/App_Store). Dunque la scatola dentro non è vuota, c'è un contenuto, non necessariamente sempre il migliore, ma certamente il più fruibile (una volta entrati in quel mondo) e ricco di opportunità per l'utilizzatore, spesso di alto livello professionale. Ne deriva che non basta avere il mezzo, è importante avere un "perché", dunque il senso dell'utilità che si ricaverebbe intraprendendo quel percorso e non altri. Chiudendo qui il parallelismo, si spera di aver suggerito il concetto chiave, per cui, non basta agire in maniera speculativa "contro" un certo modo di pensare che a oggi appare il mainstreaming, se non si possiede una concreta alternativa esistenziale (l'equivalente dell'ecosistema anzidetto) da proporre. È questa la reale dimensione che a oggi vede una difficoltà di www.forumfamiglieumbria.org 29 Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria Perugia, 27 settembre 2014 Port. PGP127914 affermazione. Vero è che ogni alternativa al gender mainstreaming viene giudicata reazionaria, e conservatrice, nel senso più negativo del termine, dunque nell'ottica non nella preservazione di ciò che di buono e giusto esiste, ma nel rifiuto del nuovo. Stando così le cose diventa davvero difficile individuare un percorso di uscita dalla situazione attuale che sia concretamente un elemento di crescita per la società intera. Perché non bisogna entrare nella trappola della contrapposizione cieca, che relega ogni opinione critica in un piccolo mondo di nostalgici fuori dal tempo, come di fatto viene dipinto oggi chiunque non sia completamente allineato al mainstreaming. EXIT STRATEGY È plausibile una sorta di exit strategy? Come è possibile individuare una chiave di lettura dei tempi alternativa, che sia contemporaneamente portatrice di una visione e di una proposta? sotto certi aspetti la chiave interpretativa per una soluzione ce la fornisce lo stesso Deridda, da cui nasce il problema (51- http:// www.ilsussidiario.net/News/Cultura/ 2013/11/13/LETTURE-Cosi-la-teoria-delgender-ha-distrutto-la-letteratura/443597/). Deridda infatti distingue una differenza sostanziale tra la parola fonetica, dunque la parola pronunciata, rispetto alla parola scritta (non corrispondenza tra significato e significante). È soprattutto quest'ultima infatti che, svincolata totalmente dalla persona che la pronuncia, si presta a diventare veicolo di un pensiero che comincia a vivere di vita propria. Mentre la persona, con il suo grado di emotività, intenzionalità, ecc. mantiene una relazione con il logos, e suo il significato, e dunque dalla persona che si esprime alla persona a cui il significante, cioè il suono della parole con il suo significato è destinato. Da qui scaturisce il primo criterio paradigmatico dal quale muovere: la relazione fisica, vis a vis, è dunque un naturale deterrente dell'azione mediatica. Questo parrebbe ovvio, già dalla terminologia: il medium si pone in mezzo a due, di fatto separandoli, con l'ulteriore efficacia dell'assenza di bidirezionalità, in quanto tale informazione è univoca "da»per"; se poi l'azione del medium è tesa a veicolare uno specifico messaggio, è inevitabile che si determini una realtà predefinita, in qualche misura creata dal medium stesso a sua volta pilotato per mediare uno specifico messaggio non neutro. Eliminare il medium, consente di eliminare il filtro indirizzante di questa comunicazione unidirezionale distorta, così che a questo punto si elimina l'effetto che indirizza la connotazione dell'informazione da»per ovvero l'univocità dal medium al cittadino, per entrare nel regno della relazione e acquisire il carattere della comunicazione relazionale. C'è infatti da sottolineare come nell'attuale comunicazione di propaganda il gender mainstreaming possa solo essere incorporato, non può essere discusso, né interpretato; esso va semplicemente acquisito come dato di fatto, attraverso le sue parole d'ordine, le sue manifestazioni esteriori e i suoi simboli iconografici. Tutto, purché non essere messo in discussione. Non esiste www.forumfamiglieumbria.org 30 Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria Perugia, 27 settembre 2014 Port. PGP127914 nessuna relazione, nessuna reale comunicazione: un ente trasferisce a un altro ente una serie di nozioni che devono essere acquisire e incorporate più o meno acriticamente, secondo una modalità che si può definire pilotata burocraticamente. Al contrario, nella vera relazione due enti si pongono su uno stesso piano e comunicano, ovvero si esprimono reciprocamente l'universo interiore, non solo il contenuto informativo di quello che l'uno intende trasferire all'altro, entrando in condivisione prima, in comunione poi. Un esempio pratico di questo paradigma è la comunicazione "non comunicazione" del movimento chiamato "Sentinelle in piedi". Gli attivisti di questo movimento, opponendosi al messaggio ideologico veicolato dalla normativa che introduce il reato di omofobia, adottano un approccio nella prassi particolarmente efficace, a fronte di numeri relativamente piccoli per azioni di decine, a volte qualche centinaio di manifestanti. Le sentinelle di fatto applicano un vero antidoto alla comunicazione del gender, perché il loro messaggio non poggia sullo stesso paradigma, eliminando la trappola del meccanismo negativo-confermativo (confermare le idee dell'altro facendo da suo contraltare); al contrario, essi mettono in gioco un altro paradigma, quello del silenzio simbolico. Le sentinelle manifestano perfettamente mute. immobili, in silenzio. A questo silenzio estremamente iconico, e dunque particolarmente comunicativo, sono associati altri messaggi simbolici, come la lettura di un libro, che suggerisce una cultura da cui si attinge, (un ecosistema che esiste come retroterra valoriale), e l'ordine dato alla disposizione spaziale nel corso della manifestazione, che esprime una tangibilità, un'esistenza geometrica, geografica, spaziale, rompe il medium, di per sé nel dominio dell'incorporeo per entrare nella corporeità materiale e parla direttamente all'interlocutore, suggerisce nell'essere ordinati la ricerca di elementi chiarificatori, ma contemporaneamente, la solidarietà e compattezza del gruppo; essi dimostrano nella capacità di disporsi in modo coordinato nello spazio circostante, di essere un corpo unico, organico con l'ideale comune, mente e corpo sono uniti; essi non sono un semplice assembramento di persone riunite attorno a un sincretismo di valori accostati gli uni agli altri. Riassumendo, l'effetto più potente di neutralizzazione della comunicazione progender si può ascrivere ad alcuni elementi estremamente significativi: 1) la presenza fisica: davanti a qualcosa di etereo come la comunicazione mediatica, si contrappone una presenza tangibile, tutt'altro che eterea; 2) il non luogo mediatico e ubiquitario diventa geografico, materico e indirizzato. 3) il simbolismo culturale comunicato dal libro; 4) la disposizione spaziale coordinata; 5) il silenzio: che emerge come un grande urlo muto, davanti a uno strepitio costante divenuto ordinario, puerile, noioso, petulante, arrogante, della propaganda mediatica. www.forumfamiglieumbria.org 31 Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria Perugia, 27 settembre 2014 Port. PGP127914 Le sentinelle in piedi non rappresentano un unicum nel panorama nostrano. Un simile risultato l'ha ottenuto la manifestazione del "Popolo dei passeggini" (52- http://www.tempi.it/marino-tassa-lefamiglie-numerose-protesta-dei-passegginial-campidoglio#.VGFYj4jYOK1); che nasce da un substrato simile, ma con presupposti differenti, che trova un analogo modulo espressivo, presidiando le piazze con migliaia di passeggini vuoti, veicolando un messaggio che da il senso di una presenza, quella del popolo, e contemporaneamente di un'assenza, l'inquietante passeggino vuoto, che grida un urlo muto, simile al silenzio delle sentinelle in piedi. Anche in questo caso: 1. l'etereità mediatica è sostituita dallo spazio fisico tangibile e corporeo; 2. il non luogo mediatico diventa spazio materico 3. il libro è sostituito dal passeggino che veicola la cultura, l'amore, la responsabilità, per la vita e per la famiglia. In altre parole l'ecosistema un valori. 4. l'ingombro fisico dei passeggini che inevitabilmente esprimono il lavoro di essere famiglia; in altre parole, il fatto che non si può ignorare qualcosa che ha implicazioni concrete e non solo ideali. 5. il vuoto dell'assenza nei passeggini che rappresenta un'assenza ingombrate, la dimenticanza delle istituzioni per i più piccoli e indifesi e le loro famiglie sulle quali il peso grava in toto, e su cui grava anche il peso delle istituzioni assenti. www.forumfamiglieumbria.org 32 Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria Perugia, 27 settembre 2014 Port. PGP127914 CONCLUSIONI Quale lezione possiamo trarre dunque da quanto appena considerato? Che la ricerca di paradigmi che si oppongono alla dimensione ideologica del gender è possibile; che il gender (ideologico) non è imbattibile, e pur con la preponderanza mediatica attraverso cui esso si palesa, può essere neutralizzato attraverso la presenza fisica sul terreno, l'impegno a esserci e la consapevole fondatezza delle proprie radici culturali; l'utilizzo cosciente di un ecosistema di valori e di parole che li veicolano radicati in una identità chiara, forte, percepita come comune, relazionale, condivisa e comunicata. Pertanto l'atto di richiamare e riunirsi in piazza; lo scambio verbale di informazioni: cioè il tornare a raccontare di "noi" e "cosa noi pensiamo". Narrare questa storia, consente di scalzare le artefazioni presenti nell'altra, perché lo scambio relazionale parlato è una comunicazione infinitamente più potente dell'informazione mediatica, come un solo abbraccio rimane un'esperienza più toccante e profonda sul piano sensoriale, di un'intera giornata di chat, sms e telefonate. Va da sé che ciò comporta essere sufficientemente preparati (dunque elaborare una narrazione che si fonda su principi solidi). È evidente infatti che da un lato ci deve essere un ri-innamoramento dei valori fondativi per l'ontologia della famiglia, la consapevolezza che un certo modello ha un suo peculiare valore ontologico che è opportuno esaltare, senza lasciarsi incantare dal marketing di altre offerte, pur legittime ma che non possono occupare tutti gli spazi, anche quelli altrui. È molto facile fare la demagogia dell'egualitarismo, ma è giusto attendersi anche la conferma delle differenze, che ci sono, al di là di una impostazione politically correct che esige di non parlarne, secondo un registro autoreferenziale. Pertanto, è fondamentale (ri)trovare le parole nuove di una narrazione antica come quella della famiglia, della differenza e della complementarietà tra i sessi, della società come insieme comunitario di relazioni, non come aggregazione di individui; in parte riscoprendo e dando nuovo lustro a parole antiche, come: tradizione, onore, dignità, purezza, cavalleria, nobiltà d'animo, padre, papà, paternità, madre, mamma, maternità, famiglia, responsabilità; parole che oggi sembrano provenire da un passato arcaico e démodé, e che invece apportano un contenuto valoriale insostituibile, e soprattutto imperdibile nella società odierna, proprio per darci i criteri per orientarci nel tempo e nello spazio della storia. In altre parole, non possiamo ad esempio, pensare di andare su Marte oggi, perché ieri siamo stati sulla luna, senza più ritenere necessario dotarci delle basi della matematica e delle scienze, perché tanto a questo ormai pensano i computer. www.forumfamiglieumbria.org 33 Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria Perugia, 27 settembre 2014 Port. PGP127914 Non è tutto, è anche necessario indirizzare le parole moderne a legarsi con questi concetti positivi di riscoperta, come: il silenzio in risposta allo strepitio, la mitezza in risposta alla contrapposizione violenta, l'argomentazione in risposta all'imposizione, il noi in risposta all'io, lo spirito comunitario in risposta all'individualismo, il senso pubblico in risposta al "si dice", la differenza in risposta all'omologazione, la diversità in risposta all'egualitarismo, l'opinione in risposta all'indifferenza, l'identità in risposta alla neutralità, e per i pochi o tanti che credono, Dio in risposta al rifiuto di Dio; la libertà di esprimere il proprio sentire morale, senza l'abuso dell'esclusione dalla cittadinanza in nome di una laicità trasformata in laicismo. La possibilità per chiunque di poter esprimere un'opinione in concreta autonomia di pensiero. Certe parole antiche sono immortali, non possono essere cancellate in nome di una cieca modernità, e attestano che proveniamo tutti dallo stesso passato e siamo tesi a costruire un presente in cui non è tutto da decostruire con in mente l'idea utopica di una tabula rasa da cui ripartire per un ipotetico futuro ideale; un futuro che non tiene conto della realtà di ciò che è stato e ciò che di buono si è fatto, come piacerebbe ai cultori più militanti di ogni ideologia. Perfino Roma oggi è costruita sulle fondamenta di quella millenaria, e molto di quell'antico retaggio fa parte tutt'ora della nostra realtà senza però essere negato. L'operazione che si propone l'ideologia è di modificare completamente, dissodare il passato affinché la famiglia non sia altro che un ricordo. Questo davvero non ha senso. Un buon progetto deve potersi integrare con il passato e fungere da raccordo per il futuro; un futuro senza passato è come un albero senza radici: ha vita breve; eppure, in certe circostanze, sembra che l'unica prospettiva davvero desiderata, sia soltanto un nostalgico sogno di rivoluzione. Attendiamo che ogni persona di buona volontà voglia porsi queste domande e soprattutto vorrà darsi delle risposte nella ricerca di una via condivisa, civile, democratica e fraterna. In ogni persona c'è tanto di quel buono che soltanto un cieco si fermerebbe a ciò che divide senza dar valore a ciò che unisce la grande famiglia degli esseri umani, e che dona sempre speranza alla costruzione dell'unico domani plausibile, di pace e concordia tra le genti. www.forumfamiglieumbria.org 34 Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria Perugia, 27 settembre 2014 Port. PGP127914 APPENDICE ESEMPI DI TRASFERIMENTO CULTURALE In questa sezione saranno analizzati i paradigmi di decostruzione e ricostruzione degli stereotipi (ma forse sarebbe più corretto dire dei modelli originali). Saranno qui analizzati gli elementi narrativi di alcune storie di grande impatto iconico, che hanno avuto un forte successo di pubblico. Per renderci conto di quanto i messaggi sui media siano pensati per veicolare specifici contenuti, basti pensare sociologicamente ad alcuni blockbuster di questi tempi recenti. Gli ultimi in ordine di tempo sono Rapunzel, Frozen e Maleficent, della Disney, e Boxtrolls di Laika; in ordine temporale, una sempre più manifesta espressione del mainstreaming per la decostruzione dei modelli di riferimento, specialmente quelli destinati a un pubblico di minori. Qui di seguito un piccolo espunto dei temi di fondo veicolati da queste innocue storie per bambini, adolescenti, e anche adulti. FROZEN Frozen è la trasposiziome moderna della fiaba classica di Handersen: La Regina delle nevi, in cui un bimbo di nome Kay viene rapito dalla perfida Regina e infine salvato grazie all'amore di una bambina, Gherda, profondamente affezionata a lui; il modello di riferimento è piuttosto chiaro. Leggiamo ora l'operazione culturale Disney: in Frozen viene fatto assurgere a iconico l'amore tra due sorelle, delle quali una, Elsa, la futura Regina delle Nevi, fredda e controllata è rinchiusa dentro un modo di essere (la capacità di portare ovunque neve e freddo) che non accetta e per il quale ha il timore di non essere accettata dal mondo; in contraltare c'è una sorella minore, Anna, spontanea e solare, l'eroina che si innamorerà di un principe a tutta prima ideale, ma che si rivelerà poi un autentico mascalzone. Entrambe le ragazze non sono salvate dal classico principe azzurro, si salvano da sole, sono autonome e determinate, indipendenti. Non c'è riferimento alla salvezza legato all'amore tra i due protagonisti della storia originale, mentre viene inventata di sana pianta una sorella Anna, in vece del Kay della storia originale, che traspone l'amore salvifico originario in quello di due ragazze, due sorelle. Sarà proprio il gesto d'amore, offerto col sacrificio della sorella minore Anna, a rischio di congelare, che salverà Elsa dal malvagio principe che ne pretendeva in realtà il trono. L'epilogo prevede che tale gesto sacrificale riceverà la miracolosa ricompensa del giusto, riportando tra i vivi la sorellina nel lieto fine disneiano del nuovo millennio liberato dagli stereotipi classici. È pleonastico che la chiave di lettura sia molteplice e che l'amore fraterno evocato dalla storia sia positivo; www.forumfamiglieumbria.org 35 Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria Perugia, 27 settembre 2014 Port. PGP127914 tuttavia la chiave di lettura non è in realtà così semplice, se consideriamo che proprio il gender mainstreaming ha orientato la scrittura della storia Disney. Si rifletta ad esempio sulla la sostituzione dell'effettore salvifico del sacrificio dal modello maschile-femminile, a quello femminile-femminile, nel gesto d'amore di una donna verso un'altra donna, e contemporaneamente, la trasformazione del principe azzurro in malvagio cospiratore al trono e dunque al potere della bella Regina delle nevi, costretta in un ruolo e un'identità non desiderati dai suoi stessi genitori; inutile dire che questo intreccio ha reso la figura di Elsa iconica nel mondo LGBT (53- http://www.journalonline.co.uk/article/11658how_disneys_frozen_took_feminism_lgbt_f amily_issues_won; 54- http:// angelmatos.net/2014/01/19/disneysfrozen-queer/). Esiste in realtà anche una figura maschile che fa il contro canto a questo dualismo femminile-femminile, nella fattispecie di un giovane umile e sincero che s'innamora di Anna e l'aiuta a salvare Elsa; tuttavia la sua azione risulta sostanzialmente quella di spalla o comprimario, perdendo notevolmente e volutamente la forza iconica del principe tradizionale. Considerando che la storia scritta da Hans Christian Andersen ha tutt'altro impianto, e che Disney ha dovuto inventare di sana pianta tutti questi protagonisti assenti nella favola originale, è lecito chiedersi la ratio di tali figure iconiche. In primo luogo: perché queste e non altre? Perché scegliere ad esempio l'amore salvifico tra due donne piuttosto che restare aderenti al modello originale, se non appunto per l'intento di destrutturare gli stereotipi di sempre con un'operazione soft di sostituzione delle figure iconiche di riferimento con modelli volutamente più complessi, eliminando la semplicità degli archetipi buono/cattivo, uomo/donna, per entrare in un paradigma di comunicazione leggibile decisamente su più piani. Di fatto la lettura più semplice deve essere considerata la principale e dunque il contesto dovrebbe definirsi gender neutral; tuttavia, ciò deve comunque aprire a una serie di considerazioni non secondarie. La logica, come per tutte le cose destinate ai bambini consiste nel formulare questa domanda: per imparare i fondamentali utili alla distinzione dei diversi piani della realtà si comincia con modelli semplici, come per imparare la matematica si comincia dalle somme e sottrazioni. Per quale ragione cominciare con un modello così sfaccettato, meritevole di più livelli di lettura? Perché abbandonare la chiave di una semplicità del messaggio e dei contenuti, per introdurre un tale ventaglio di opzioni? La critica, si badi, non è riferita tanto al messaggio veicolato, quanto alla complessità dello stesso, come se in chiave didattica si decidesse di insegnare la matematica ai bambini partendo direttamente delle equazioni di primo grado. L'intento di questo primo esempio serve a offrire una chiave di lettura del mondo della comunicazione nei media e dei messaggi subliminali inseriti deliberatamente in essa. Tenendo a segnalare che la lettura testé riportata non www.forumfamiglieumbria.org 36 Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria Perugia, 27 settembre 2014 Port. PGP127914 è un'arbitraria interpretazione, ma si offre a un criterio interpretativo già segnalato da più parti, dove, per alcuni si va troppo in una direzione, per altri troppo poco (qui alcuni esempi di interpretazioni: 55- http:// flavorwire.com/426090/the-sloooowlyimproving-gender-politics-of-disneysfrozen; 56- https://storify.com/mnewell20/ does-disney-s-frozen-still-perpetuategender-roles; 57http:// thoughtsonliberty.com/disneys-frozenfinally-steps-past-90s-feminism; 58- http:// pointofcontention.wordpress.com/ 2014/01/23/frozen-a-feminist-tilt-in-thedisney-tale/; 59-http:// w w w. d e p t h o f f i e l d m a g a z i n e . c o m / 2013/10/26/advance-perspective-disneysfrozen-defies-expectations/). MALEFICENT In Maleficent ovvero il remake in con attori reali della Bella Addormentata, la tematica gender oriented emerge ancor più marcatamente, benché anche in questo caso celata dietro l'amore filiale di una matrigna, la Strega Malefica, che ha rapito la principessa Aurora per vendetta verso suo padre che l'aveva sedotta e abbandonata in gioventù. Rispetto alla fiaba originale, Malefica emerge come vittima del Re, padre della principessa Aurora rapita e allevata come una figlia da Malefica, che tuttavia le si affeziona realmente, al punto che sarà il suo bacio, non quello di un principe anche in questo caso inetto e marginale, a risvegliare Aurora; mentre il vero cattivo del film risulterà essere il Re Stefano, colui che nella fiaba originale era un padre disperato. Interessante, ad esempio facendo il paio con Frozen, che in un film viene svilita la figura del principe, nell'altro quella del Re, comunicando un'immagine di uomo decisamente negativa, ed entrambe esaltano la figura eroica femminile sublimandola peraltro in una vaga idea saffica. In definitiva, quelli che erano i buoni e cattivi nel primo film d'animazione Disney, si ritrovano ora a ruoli invertiti. Un aspetto da sottolineare è che nel film d'animazione originale in moltissime inquadrature compare sugli scudi, sulle bandiere e sui drappi il segno della croce; addirittura lo scudo che il principe utilizza per salvare Aurora dal drago è fregiato con una grande croce simboleggiando la fede che difende dal male. Nell'ultimo film Disney le atmosfere cupe e l'ambiguità con cui male e bene si intrecciano da un lato rendono molto più complesso interpretare le dinamiche per distinguere le categorie positive e quelle negative, soprattutto, per un pubblico di bambini, la narrazione esprime intrecci fin troppo complessi da dipanare per un target dell'età preadolescenziale. C'è anche da domandarsi il perché di una tale rilettura; perché, come per Frozen, prendere un classico e destrutturarlo al punto da ucciderne lo spirito; perché non ad esempio, una storia completamente nuova? La risposta è abbastanza scontata, da un lato il soggetto conosciuto è prodromo agli incassi al botteghino; tuttavia è evidente la manipolazione del soggetto in chiave gender friendly, dal momento che la storia è stata rivoltata come un calzino, per farci star dentro l'allegoria pro-gender; ma si dovrebbe www.forumfamiglieumbria.org 37 Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria Perugia, 27 settembre 2014 Port. PGP127914 tenere ancor più in conto il fatto che distruggendo il modello originale, si compie un'operazione molto più traumatica che non la semplice scrittura di una storia, l'intento infatti è di sostituire totalmente l'originale cancellandolo con la sua nemesi. BOXTROLLS In Box trolls è l'incipit del trailer a spiegare da subito quale sia l'idea di fondo del film: «A volte c'è una madre, a volte c'è un padre, a volte c'è padre e padre, a volte entrambi i padri sono madri. Ci sono famiglie di ogni tipo. A volte perfino rettangolari». (60- http://www.gay.tv/ articolo/arrivano-i-boxtrolls-la-primafamiglia-gay-in-un-cartone-animato-videotrailer/44461/; 61- http:// w w w. h o l l y wo o d r e p o r t e r. c o m / n e w s / boxtrolls-breaks-ground-byfeaturing-578708?mobile_redirect=false; 62- http://www.frontpagemag.com/2013/ ben-shapiro/hollywoods-battle-againstheteronormativity/). Mentre nei primi due casi la demolizione del modello positivo del principe, poi del padre; in questo è quello sic et simpliciter della famiglia naturale. Al termine di questa rilettura è chiaro l'intento di decostruire per poi ricostruire i modelli di riferimento e contemporaneamente suggerirne i nuovi assetti condivisi con la politically correctness. RAPUNZEL Un altro esempio dove i messaggi di decostruzione dei modelli tradizionali restano piuttosto sullo sfondo, pur rimanendo ugualmente potenti, lo rinveniamo in Rapunzel film Disney del 2010, qui la questione di genere viene interpretata nell'ottica dell'emancipazione dei ruoli legati ai personaggi positivi rispetto alla fiaba originaria. Il principe è sostituito da un ladro; invertendo l'archetipo primitivo con quello di una sua nemesi ab origine, rivalutandolo nell'ottica del buon cuore che giustifica attraverso il sentimento colui che è l'emergente (il buono) da quello che è l'esistente (da sostituire), e che è più o meno il messaggio che si ripete costantemente nelle produzioni Disney degli ultimi anni. Affianco alla decostruzione dell'eroe tradizionale, il messaggio che Rapunzel lancia abbandonando la torre nella quale è segregata da una simil madre adottiva apparentemente amorevole ma plagiatrice, è quello di emanciparsi mettendo al primo posto la propria libertà, con la narrazione e un simbolismo tipico della indecisione adolescenziale molto evidente e significativo nel film, applicato a un personaggio femminile. In questo senso il messaggio di emancipazione lanciato dal film è molto potente, e fa comprendere come il coacervo di elementi positivi e messaggi siano particolarmente tenuti in conto dai produttori, veicolando un certo modo di presentare la vita e dunque di "concettualizzarla" e adeguarvisi. Beninteso, il film è venuto a costare ben 260 milioni di dollari incassandone circa il doppio (63- http://it.m.wikipedia.org/wiki/ Rapunzel_-_L'intreccio_della_torre); un tale dispiego di risorse finanziarie non è possibile possa giustificarsi se non contemperando anche il messaggio culturale che si desidera promuovere e il contestuale appoggio alla sua diffusione. www.forumfamiglieumbria.org 38 Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria Perugia, 27 settembre 2014 Port. PGP127914 Questi modelli così sommariamente elencati, come abbiamo potuto vedere, decostruiscono, ma più verosimilmente spazzano via, l'idea positiva di principe azzurro e compagnia bella, negando in nome di un "verismo" volto a scardinare gli stereotipi, un intero mondo immaginifico comunque positivo che da sempre fa parte della storia, che non si capisce dopo tutto, in nome di quale terrore atavico potrebbe essere, tout court, retaggio di oscuri mali della società. Il problema di fondo è la logica di sostituzione, che invece di far convivere il vecchio col nuovo in un naturale avvicendarsi, lo annulla, annichilendolo ab origine sostituendovisi con una dinamica allegoricamente patricida. A ben guardare, si è instaurata una narrazione in cui il "tradizionale" è il c a t t ivo , c o n t r o l ' " a l t e r n a t ivo " ch e rappresenta il "nuovo" e il "buono". Beninteso, la posizione da cui si parte in questo piccolo saggio, non è sostitutiva o alternativa, dunque: o l'uno o l'altro. L'uno antitetico all'altro. Azzurro, il principe bassotto e cattivello del film d'animazione Shrek, può convivere serenamente accanto al principe azzurro di Biancaneve. Invece, non può e non deve quest'ultimo, essere ricondotto a modello diseducativo, stereotipato e stereotipante dannoso per la società. Questa è "la" visione ideologica che è necessario smascherare. CRISTIADA Onde comprendere queste logiche, facciamo un contro-esempio: il film Cristiada, storia vera che narra della persecuzione dei cristiani in Messico scaturita nella guerra civile del 1926/29. Una produzione di altissimo livello (regia di Dean Wright, direttore degli effetti speciali per "Titanic" e "Il Signore degli anelli"), e con la partecipazione di star internazionali come Andy Garcia, Peter O ' To o l e , E v a L o n g o r i a , è s t a t o completamente boicottato dal sistema di mainstreaming e si è dovuto promuoverlo e distribuirlo attraverso un circuito basato principalmente sul volontariato e la disponibilità di privati e sale cinematografiche più o meno indipendenti (64- http://www.aleteia.org/it/dal-mondo/ articolo/cristiada-film-storia-messicoliberta-religiosa-5895500188352512). Per comprendere come questo boicottaggio sia reale, basti constatare le varie iniziative di raccolta firme per sbloccarne la distribuzione (65- http://firmiamo.it/ contro-ogni-forma-di-boicottaggio-delfilm--cristiada; 66- http:// www.citizengo.org/it/9152-basta-censureal-film-cristiada). ALTRI MODELLI (CENNI) A questi aspetti si associa la reductio dei modelli alternativi, sempre attraverso il medesimo meccanismo volto a modificare la percezione del giusto e dell'errore, del buono e del cattivo; secondo il concetto che il buono e il cattivo debbano dialogare per trovare un compromesso accettabile perché in fondo, relativisticamente parlando, non esiste né il bene né il male assoluto. Alcuni esempi della trasformazione dei buoni della tradizione nei cattivi di oggi sono i blockbuster che hanno raggiunto e fatto cultura su milioni di persone, qui citati solo alcuni: Robin Hood del 2010; King Arthur del 2004; www.forumfamiglieumbria.org 39 Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria Perugia, 27 settembre 2014 Port. PGP127914 Magdalene del 2004; La Papessa del 2009; in essi la chiesa cattolica è dipinta, con non poca forzatura storica e ideologica, come fautrice di un potere liberticida e odioso. L'operazione, come abbiamo visto non consiste semplicemente nell'avvicendamento naturale del figlio al padre, ma l'uccisione del modello da cui deriva, la negazione del passato, la disarticolazione della sua esistenza dall'immaginario di sempre. Questa è la vera critica ideologica che dovrebbe emergere da questo ragionamento sui nuovi modelli di riferimento. Uno spostamento analogo ma più soft in questo senso si è avuto anche attraverso il modello cultural-spiritualista proposto in film come Avatar del 2009. Film in cui si propone una religiosità alternativa, teosofica, new age, panteista o improntata a una dimensione personale molto più consona alla dimensione libertaria, in cui, per meglio dire, il dio degli uomini deve restarsene nell'empireo immanente e non pesare sulle coscienze. Un esempio della completa accettazione di questi modelli "al di là del bene e del male", è un film come Nymph()maniac del 2013, in cui si ha l'interazione tra grandi attori holliwoodiani con pornostar del cinema hard, in un continuum che unisce il mondo emerso popolare con quello sommerso del cinema hard, di fatto operando un'azione di legittimazione e sdoganamento istituzionale di quest'ultimo. Scopo finale di tutto questo dispiegamento di cultura mediatica è un modello culturale nuovo, privo di retaggi di sorta riferibili ai modelli convenzionali. REALITY SHOW (CENNI) Non meno importante è la diffusione tramite TV e Internet di immagini e programmi sempre più noncuranti del senso morale di tanti o pochi, nell'ottica di una libertà dei costumi sempre più convintamente abbracciata. Mentre in TV, soprattutto a livello internazionale sono ormai comuni modelli estremamente espliciti di spettacolarizzazione delle relazioni intime tra i sessi anche in programmi di taglio nazional popolare; ad esempio per i paesi latini, di significativo interesse sono serie come Ballando sotto le stelle Argentina, ove il ballo "streep dance" si fa pressoché nudi, producendo una cultura di legittimazione di questa nuova dimensione di libertà, proprio in Paesi dalla consistente impronta cattolica. Non meno emblematiche, sono le serie del "Grande Fratello", culminate negli attuali naked reality dove i protagonisti sono completamente nudi per tutto il tempo dello show, come in Naked and Afraid (2013), in cui i protagonisti sono calati in una dimensione selvaggia e ancestrale vestiti come mamma li ha fatti, o Dating Naked (2014), appuntamenti al buio in cui i protagonisti si conoscono completamente nudi. Come pure avanza a grandi falcate lo sdoganamento dei modelli sessuali resi socialmente accettabili, dalla spettacolarizzazione in chiave edulcorata, in programmi come Sex Therapy. Non mancano infine analoghi esempi di introduzione delle tematiche di genere in tutti i programmi di successo, anche senza particolari riferimenti al sesso come nella fiction I Cesaroni; Un medico in famiglia, Tutti pazzi per amore; ecc. www.forumfamiglieumbria.org 40 Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria Perugia, 27 settembre 2014 Port. PGP127914 INTERNET (CENNI) Già il solo parlare di internet dovrebbe richiedere l'aprire un intero capitolo, cosa impossibile in questa sede; tuttavia è sicuramente utile spendere due parole su alcuni fenomeni propri della rete. Internet è il luogo dell'apologia dell'individualismo, dove anche quando si è social si è soli, e dove si consuma senza limiti la normalità pornografica interagita o no, ma più di ogni altra cosa, gratuita. La gratuità della pornografia su internet, rappresenta la vera chiave di comprensione su come e quanto questi modelli siano recepiti, approvati, agiti e intrapresi dalla popolazione, anche se non soprattutto di bassa fascia d'età, ma sopra ogni altra cosa dal legislatore che non intende intervenire per portare una norma di alcun tipo etico dentro questo settore, che è e rimane estremamente fruibile senza particolari difficoltà anche da minori preadolescenti e adolescenti. Questi esempi sono utili a capire come esista da un lato un'accettazione passiva di tutto questo stato di cose, dall'altro non solo l'assenza di una volontà regolatrice da parte dei decisori, ma quasi una intenzionalità pro-diffusiva di questi modelli, proprio come se si sia stabilito, consciamente o inconsciamente, di entrare con tutti e due i piedi in una nuova epoca storica completamente svincolata dai valori e i principi della precedente. fuori di ogni dubbio che soprattutto i bambini devono essere tutelati al meglio contro ogni forma subdola o manifesta di indottrinamento. Si dovrebbe chiarire che l'intento qui non è moralistico, quanto di sollecitare una riflessione e mettere al corrente di qualche meccanismo che a prima vista potrebbe non essere colto dallo spettatore medio; tanto più dai bambini. C'è da ribadire al di www.forumfamiglieumbria.org 41 Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria Perugia, 27 settembre 2014 Port. PGP127914 REFERENCES E BIBLIOGRAFIA 1. http://genrelyon2014.sciencesconf.org/ program 2. Dale O’Laeary autrice di "Maschi o femmine? La guerra del genere", Ed. Rubbettino 2006 3. http://www.scienzaevita.org/rassegne/ c08f122d611d667b838a90a90bb4bb7 0.PDF 4. http://www.aispa.it/attachments/article/ 78/STANDARD%20OMS.pdf 5. http://www.treccani.it/enciclopedia/ relativismoculturale_(Enciclopedia_delle_scienze _sociali)/ 6. http://www.tempi.it/germaniascandalo-genitori-incarcerati-figlicorsi-gender-scuola#.VGSkaYjYOK1 7. http://www.formiche.net/2014/11/02/ cosi-il-parlamento-discute-sullesentinelle-piedi/ 8. http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/2010/ articoli/ContentItem-085a0126c130-40dc-925d-6ec9aa406f02.html 9. http:// www2.consiglio.regione.lombardia.it/ wai/PALCO/politica/download.php? urlDownload=/alfresco/service/api/ node/content/workspace/SpacesStore/ 72b8c177-4a4e-428da9f7-56c738405666/MOZ_263? attach=true&nomeFile=MOZ-263testo-presentato 10. http://www.arcigaymilano.org/Web/ 2014/07/01/mozione-sostegnofamiglia-naturale-in-discussione-inconsiglio-regionale-lombardia-intrisadodio/ 11. http://www.forumfamiglieumbria.org/ approvata-anche-al-comune-di-assisila-mozione-a-favore-della-famiglianaturale/ 12. http://www.umbria24.it/assisi-montala-protesta-contro-la-mozioneomofobica-oltre-mille-like-per-farlaritirare/315603.html 13. http://www.cortecostituzionale.it/ documenti/convegni_seminari/ CC_SS_fecondazione_eterologa_2014 06.pdf 14. Papa Benedetto XVI nell'enciclica Caritas in Veritate del 29 giugno 2009 15. Les Origines du régime parlementaire en France, 1814-1848 Alain Laquièze; Ed. Presses universitaires de France PUF, 2002, pp. 308-11) 16. Maria Rosaria Ferrarese: Il diritto al presente. Globalizzazione e tempo delle istituzioni; Ed. Il Mulino 2002, pp. 65-134 17. http://www.treccani.it/enciclopedia/ nuovi-diritti-e-globalizzazione_(XXISecolo)/ 18. Pierpaolo Donati Convegno di studi, Roma, Domus Pacis, 25-27 novembre 2011; Il bene comune e l’identità della famiglia: ripensare i “diritti della famiglia” e le politiche famigliari a trent’anni dalla Familiaris Consortio 19. http://www.enzopennetta.it/2014/06/ gender/ www.forumfamiglieumbria.org 42 Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria Perugia, 27 settembre 2014 Port. PGP127914 20. https://m.youtube.com/watch? v=2qx6geFpCmA 21. http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/ 2014/09/14/svezia-al-voto-aperti-iseggi_0263a253-3e5f-4287-8f59d2de953cbefb.html 22. http://tg24.sky.it/tg24/mondo/ photogallery/2011/11/21/ elezioni_spagna_rajoy_trionfo_popolar i_sconfitta_socialisti.html 23. http://www.lamanifpourtous.fr 24. http://www.ilsole24ore.com/art/ notizie/2014-09-28/francia-destrariconquista-senato-front-nationalentra-la-prima-volta-180403.shtml? uuid=ABXzB1xB 25. http://thinkprogress.org/lgbt/ 2012/07/09/512916/hate-grouphomosexual-activists-try-to-confusechildren-to-build-their-numbers/ 26. http://www.europaquotidiano.it/ 2013/06/26/love-is-love-la-campagnadi-obama-per-i-diritti-gay/ 27. http://www.formiche.net/2014/11/02/ midterm-ecco-perche-i-democraticipagano-la-debolezza-obama/ 28. http://loccidentale.it/node/135738 29. Piccone Stella Simonetta, “Gli studi sulla mascolinità. Scoperte e problemi di un campo di ricerca”; (2000); in Rassegna italiana di Sociologia, XLI, 1, pp. 81-108. 30. Le diversità sessuali; Vanessa Baird; (2003) Roma; Ed. Carocci. 31. Omofobia: un concetto ambiguo delle scienze sociali. S. Polito; Saggio del 15 maggio 2006 32. http://www.culturagay.it/saggio/313 33. http://it.m.wikipedia.org/wiki/ International_Lesbian_and_Gay_Associ ation 34. After the Ball: How America Will Conquer Its Fear and Hatred of Gays in the 90's; di Marshall Kirk, Hunter Madsen; Ed. Plume 35. http://www.alleanzacattolica.org/ indici/articoli/marchesinir327.htm 36. Cfr. il riferimento al marxismo del movimento gay italiano, in Gianni Rossi Barilli, Il movimento gay in Italia, Feltrinelli, Milano 1999; e in Mario Mieli, Elementi di critica omosessuale, a cura di G. Rossi Barilli e Paola Mieli, Feltrinelli, Milano 2002; pp. 161-162 37. Parole in libertà. Un’analisi statistica e linguistica dei discorsi di Berlusconi, Manifestolibri, Roma 2006, di Sergio Bolasco, Nora Galli de’ Paratesi e Luca Giuliano 38. http://www.diritto.it/materiali/ internazionale/giannini.html 39. http://yogyakartaprinciples.org 40. http://www.pariopportunita.gov.it/ index.php/archivio-notizie/2186contrasto-alle-discriminazioni-al-viala-manifestazione-dinteresse-rivoltaalle-associazioni-per-la-definizionedel-programma-del-consiglio-deuropa 41. http://www.corriere.it/scuola/primaria/ 14_febbraio_15/titolodca4ccc6-965b-11e3-9817-5b9e5944 0d59.shtml 42. Liquid modernity; Zygmunt Bauman; Cambridge; (UK) 2000 (trad. it. di Sergio Minucci, Modernità liquida, Roma-Bari 2002) e Liquid love, Cambridge (UK) 2003 (trad. it. di Sergio Minucci, Amore liquido, RomaBari 2004 www.forumfamiglieumbria.org 43 Forum delle Associazioni Familiari dell'Umbria Perugia, 27 settembre 2014 Port. PGP127914 43. UniSex: La creazione dell’uomo senza “identità”; Enrica Perucchietti, e Gianluca Marletta; Ed. Arianna Editrice; 2014 44. Enciclica, Spe salvi del 30 novembre 2007; Benedetto XVI. 45. http://newsbusters.org/blogs/paulwilson/2012/05/10/hollywood-drivinghomosexual-agenda-40-years 46. I giganti dei media. Le nove multinazionali che dominano il mondo, di Robert W. Mcchesney, professor at the University of Illinois at Urbana–Champaign. Professor in the Department of Communication. Traduzione di Sabrina Fusari – tratto da «Liberazione» 4 luglio 2003. Global Media: The New Missionaries of Global Capitalism; Editor Bloomsbury Academic, 1997; by Edward Herrmann, Robert McChesney 47. http://www.filosofico.net/ derrida105.htm 48. http://web.unitn.it/csg 49. http://www.ais-sociologia.it/sezioni/ studi-genere 50. http://it.m.wikipedia.org/wiki/ App_Store 51. http://www.ilsussidiario.net/News/ Cultura/2013/11/13/LETTURE-Cosi-lateoria-del-gender-ha-distrutto-laletteratura/443597/ 52. http://www.tempi.it/marino-tassa-lefamiglie-numerose-protesta-deipasseggini-alcampidoglio#.VGFYj4jYOK1 53. http://www.journal-online.co.uk/ article/11658how_disneys_frozen_took_feminism_l gbt_family_issues_won 54. http://angelmatos.net/2014/01/19/ disneys-frozen-queer/ 55. http://flavorwire.com/426090/thesloooowly-improving-gender-politicsof-disneys-frozen 56. https://storify.com/mnewell20/doesdisney-s-frozen-still-perpetuate-genderroles 57. http://thoughtsonliberty.com/disneysfrozen-finally-steps-past-90s-feminism 58. http:// pointofcontention.wordpress.com/ 2014/01/23/frozen-a-feminist-tilt-inthe-disney-tale/ 59. http://www.depthoffieldmagazine.com/ 2013/10/26/advance-perspectivedisneys-frozen-defies-expectations/ 60. http://www.gay.tv/articolo/arrivano-iboxtrolls-la-prima-famiglia-gay-in-uncartone-animato-video-trailer/44461/ 61. http://www.hollywoodreporter.com/ news/boxtrolls-breaks-ground-byfeaturing-578708? mobile_redirect=false 62. http://www.frontpagemag.com/2013/ ben-shapiro/hollywoods-battle-againstheteronormativity/ 63. http://it.m.wikipedia.org/wiki/ Rapunzel_-_L'intreccio_della_torre 64. http://www.aleteia.org/it/dal-mondo/ articolo/cristiada-film-storia-messicoliberta-religiosa-5895500188352512 65. http://firmiamo.it/contro-ogni-forma-diboicottaggio-del-film--cristiada 66. http://www.citizengo.org/it/9152basta-censure-al-film-cristiada www.forumfamiglieumbria.org 44