DIPARTIMENTO DELLE DIPENDENZE
Certificato secondo la norma UNI EN ISO 9001
Analisi delle linee guida internazionali e nazionali sulle strategie di
intervento "gender oriented"
nel campo dei comportamenti di addiction.
Pubblicazioni scientifiche n. 2 - 2014
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Analisi delle linee guida internazionali e nazionali sulle strategie di intervento "gender
oriented" nel campo dei comportamenti di addiction.
A cura di Tombini Pierangelo1, Benaglio Annamaria1, Prontera Giuliano1, Santinelli Denise1, Troilo Paola1,
Pizzolante Gabriella1, Bello Gabriele2 , Busnè Carla2, Donzelli Giovanna3 , Clivati Donatella4 , Rovetta
Marzia5.
1
SERT Bergamo
SERT Treviglio
3 SERT Martinengo
4 SERT Ponte S. Pietro
5 SERT Lovere
2
DIFFERENZE DI GENERE NELLA TOSSICODIPENDENZA E NEL GIOCO D'AZZARDO PATOLOGICO (Giovanna Donzelli –
AS Sert di Martinengo)
Introduzione
In tema di dipendenze, tra uomini e donne si osservano differenze riguardo sia alle abitudini ed alle cause del
consumo, sia ai meccanismi attraverso cui si instaura la dipendenza, sia alla motivazione ed al processo che conduce
all'astinenza. Adottare un punto di vista “di genere” significa considerare anche il vissuto, la situazione e i bisogni
specifici, affinché sia possibile elaborare strategie preventive e/o strategie terapeutiche mirate.
Differenza di genere e tossicodipendenza: sostanza primaria, esordio e comorbilità psichiatrica
Da studi dell'Osservatorio Europeo delle droghe e delle tossicodipendenze emerge che:
l'utilizzo di sostanze stupefacenti è più diffuso tra gli uomini
l'età media dei tossicodipendenti è di 26 anni per entrambi i sessi
l'età di primo comportamento iniettivo è di 19,5 per entrambi i sessi
la sostanza d'abuso prevalente per entrambi è l'eroina
la sostanza secondaria più diffusa è la cocaina, che risulta leggermente più diffusa nel genere maschile
le femmine usano più tranquillanti, sedativi e stimolanti tipo amfetamine
le femmine hanno un inizio nell'uso di sostanze stupefacenti più tardivo
hanno una progressione più rapida nella dipendenza
richiedono aiuto in una fase precoce
le femmine soffrono più frequentemente di depressione, disordini alimentari, fobia sociale, disturbi d'ansia
i maschi soffrono più di disordini della condotta e disturbo di personalità antisociale.
Differenza di genere e gioco d'azzardo patologico: esordio, tipologia di gioco e comorbilità psichiatrica
Da indagini dell'Osservatorio del Dipartimento Politiche Antidroga sugli adolescenti e sugli adulti riguardo alla
prevalenza del gioco d'azzardo patologico in Italia, nel 2012, è emerso che:
tra gli adulti, oltre la metà, ha giocato al Superenalotto (saltuariamente il 35,35%; più volte l'11,2%) più degli
adolescenti
gli adolescenti hanno giocato più degli adulti ai giochi online (compreso il video poker; giochi di carte offline e
scommesse sportive
i maschi in trattamento per GAP sono quasi cinque volte più delle femmine; anche tra adolescenti le condotte di
gioco patologico sono più frequenti tra i maschi
le donne si accostano al gioco in età più tardiva
le donne sono più rapide verso la dipendenza patologica
le donne prediligono i giochi non strategici
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nelle donne la richiesta di aiuto più comune è l'autoinvio
alle donne vengono maggiormente associati i disturbi d'ansia e i disturbi dell'umore
agli uomini vengono maggiormente associati il disturbo di personalità antisociale e problemi legati all'uso di alcol e
altre sostanze psicotrope
le donne, più degli uomini, mettono in atto tentativi di suicidio
per entrambi i sessi, una rilevante percentuale di GAP, avrebbe familiarità comprendente problemi legati al gioco,
all'uso di sostanze stupefacenti e problemi psichiatrici.
RICERCA CONDOTTA NEL 2012 DAL SERVIZIO PER LE DIPENDENZE PATOLOGICHE DELL'AUSL DI PARMA Differenze
di genere nell'esordio e nel mantenimento del disturbo da Dipendenza Patologica e nella Comorbilità Psichiatrica
e se questa è indipendente dalla tipologia di dipendenza
Obiettivi
Lo studio ha l'obiettivo di evidenziare differenze derivanti da aspetti biologici, psicologici, socio-ambientali legati al
genere, che possono determinare diverse modalità di approccio all'oggetto della dipendenza in funzione del
significato attribuito a quest'ultimo, ai bisogni a cui risponde il ricorso al gambling o all'uso di sostanze
Materiali e Metodi
La ricerca ha coinvolto un campione di 155 soggetti di cui:
- 56 giocatori d'azzardo: 09 femmine, 47 maschi
età media 46,5 anni; scolarità medio-bassa; 85% cittadinanza italiana
- 99 tossicodipendenti: 19 femmine, 80 maschi
età media 35,8 anni; scolarità media; 95% cittadinanza italiana
I dati raccolti sono stati estrapolati dalle cartelle cliniche cartacee e dal sistema di cartelle informatizzate,
questionario MCMI e Intervista Diagnostica semi-strutturata.
Risultati
Differenze in base al genere nel gruppo dei gamblers
nel gruppo dei gamblers la motivazione principale che ha spinto le donne a rivolgersi al Servizio è stata quella di
riprendere il controllo del gioco
le donne più dei maschi hanno iniziato autonomamente a introdursi al gioco; meno portate a giocare da amici o
iniziazione “in famiglia”
la motivazione principale che tiene viva l'abitudine al gioco per le donne è quella di distrarsi e sfuggire a pensieri e
preoccupazioni
la motivazione principale che tiene viva l'abitudine al gioco per gli uomini è la prospettiva di fare soldi o risolvere un
problema finanziario
la tipologia di gioco prevalente nelle donne è il Lotto e Gratta e Vinci
gli uomini si dedicano di più ai videogiochi da bar o sala-giochi, corse, giochi di carte, giochi d'azzardo su internet
entrambi affermano che la dimensione della professionalità è quella meno intaccata dal gioco
le donne dichiarano una maggior compromissione e peggioramento percepito nell'area relazionale e nell'area
intrapsichica
nelle donne il gioco patologico è stato motivo di pensieri suicidari più dei maschi e tutte hanno messo in atto un
tentativo.
Differenze in base al genere nel gruppo dei tossicodipendenti
sia per i maschi che per le femmine, l'eroina è la sostanza d'abuso prevalente
la frequenza della dipendenza da cocaina è tre volte maggiore nei maschi
la cannabis è la seconda sostanza per frequenza tra le donne
il 42% delle donne intervistate risultano poliassuntrici
la percentuale di poliassuntori maschi è molto inferiore.
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Differenze psicopatologiche in base al tipo di dipendenza
nei tossicodipendenti i Disturbi di Personalità più frequenti sono: Disturbo Borderline, Dipendente, Evitante e
Narcisista
nei gamblers i Disturbi di Personalità più frequenti sono: Disturbo Antisociale di PersonalitàDisturbo Narcisista
nei tossicodipendenti tra i Disturbi di Asse I emergono i Disturbi d'Ansia e dell'Umore
nei gamblers tra i Disturbi di Asse I emergono il Disturbo Dissociativo e i Disturbi d'Ansia e dell'Umore
tra i soggetti con DS si rilevano casi di gamblers con Disturbo Passivo-Aggressivo di Personalità.
Correlazione tra genere e tipo di dipendenza
l'esordio tra i gamblers si colloca tra i 21 e i 69 anni (media 43,7)
gli uomini gamblers iniziano ad un'età molto inferiore (36 anni), rispetto alle donne (48 anni)
nei tossicodipendenti l'esordio avviene tra i 14 e i 46 anni (media 21,3)
sia per i maschi che per le femmine tossicodipendenti l'esordio avviene alla stessa età (21 anni)
le donne sviluppano in percentuale decisamente superiore depressione e auto-svalutazione
nella valutazione comparata tra i due gruppi (tossicodipendenti e gamblers) le donne tossicodipendenti sviluppano
depressione in percentuale più elevata delle gamblers
complessivamente, nei due gruppi, le donne mostrano di soffrire maggiormente di auto-svalutazione e di
depressione maggiore
mentre per gli uomini dei due gruppi, in ordine alla depressione maggiore e al DTPS, i punteggi risultano uguali, le
donne del gruppo DS ne soffrono in misura estremamente più
elevata che le gamblers.
Conclusione
La presente ricerca, a fronte di un confronto con una analisi della letteratura scientifica e con un esiguo numero di
ricerche relative alla differenza di genere nelle dipendenze patologiche, ha evidenziato significative differenze
riguardanti la comorbilità psichiatrica tra uomini e donne e la correlazione con la tipologia di dipendenza patologica
sviluppata.
- la comorbilità del gruppo dei gamblers maschili con il Disturbo di Personalità Antisociale che invece non si
evidenzia nel campione maschile tossicodipendente;
- la presenza significativa del Disturbo Dissociativo nel gamblers a differenza di quello di pazienti tossicodipendenti;
- la richiesta di aiuto al Sert, nelle donne con GAP (autonoma, in tempi più brevi, effettuata sulla base di motivazioni
“interne”) può essere interpretata come derivante da una loro maggiore consapevolezza rispetto al problema
sviluppato;
- l'esordio più tardivo delle gamblers all'attività del gioco rispetto al campione maschile e il tentativo di mantenerla
privata, non considerandola socialmente desiderabile; la tipologia delle motivazioni che le conducono a chiedere
aiuto, tra cui emerge il tentativo di sfuggire alla solitudine, ai problemi legati al contesto sociale, come risposta ad un
disagio psicologico, non sempre psicopatologico;
- la presenza significativa della Depressione Maggiore nel gruppo dei tossicodipendenti, in particolare nelle donne
tossicodipendenti;
- l'età di esordio più precoce della dipendenza patologica delle tossicodipendenti rispetto alle gamblers potrebbe
spiegare la maggior compromissione del funzionamento globale (lavorativo, sociale, relazionale) nelle donne
tossicodipendenti a seguito di un crollo evolutivo;
I dati emersi dalla presente ricerca dimostrano l'utilità clinica dell'applicazione di strategie terapeutiche mirate che
tengano in considerazione la funzione psicologica, biologica e sociale svolta dal gioco d'azzardo, dalle sostanze
psicoattive utilizzate dal campione.
Ad esempio:
- alla luce dell'elevata comorbilità psichiatrica delle tossicodipendenti, viene evidenziata la necessità di un
programma terapeutico specifico per la Doppia Diagnosi e finalizzato al trattamento di sindromi cliniche che
sostengono e mantengono la Dipendenza Patologica con una funzione “automedicativa”;
- l'adolescente maschio gambler con tratti antisociali richiederà l'attivazione di interventi specifici rispetto alla donna
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gambler integrata socialmente, con esordio in età avanzata, che presenta un disturbo dell'adattamento conseguente
alla perdita del proprio ruolo sociale;
- la tossicodipendente gravida richiederà interventi specifici per la riduzione dei rischi durante la gravidanza e per la
protezione del nascituro.
IL FENOMENO DI ASSUNZIONE DI SOSTANZE STUPEFACENTI IN UNA POPOLAZIONE DI STUDENTI DEL TERRITORIO
DI PARMA: CORRELATI PERSONOLOGICI E DIFFERENZE DI GENERE (Giuliano Prontera – Psicologo Sert di Bergamo)
Scopo dell’indagine è di indagare eventuali variabili psicologiche correlate all’ammissione di utilizzo di sostanze
stupefacenti, alla luce delle differenze di genere. Obiettivo è considerare l’esistenza di differenze legate al genere
nelle caratteristiche di personalità in soggetti che ammettono l’uso di sostanze e quelli che affermano di non usarle
e identificare fattori di vulnerabilità e/o predisposizione connessi all’assunzione di droghe.
Letteratura. Negli ultimi anni le ricerche in letteratura hanno tenuto conto del genere e delle caratteristiche stabili di
personalità come fattori in grado di influenzare il fenomeno dell’assunzione di sostanze stupefacenti negli
adolescenti.
Soggetti di sesso femminile utilizzano più tardi sostanze stupefacenti ed esiste in questo gruppo una maggiore
comorbilità coi disturbi psichiatrici. Tende a diminuire il maggior uso di droghe nei maschi rispetto alle femmine
nelle fasce più basse d’età (16/29 anni), le femmine sembrano presentare un incremento nell’uso di sostanze e si
nota un abbassamento d’età nell’inizio dell’uso in entrambi i sessi. Alcune evidenze empiriche sembrano suggerire
che negli ultimi anni le differenze di genere rispetto al comportamento legato all’uso di droghe sembrano ridursi.
La ricerca. Popolazione con età fra i 13 e 18 anni, di cui 539 maschi e 619 femmine dell’ultimo anno della media
inferiore e i primi di quella superiore, ai quali è stato somministrato un questionario anamnestico e socioanamnestico, un questionario sul grado di conoscenza e sull’utilizzo di sostanze stupefacenti e il questionario di
personalità Big Five Adjectives, composto da 175 aggettivi ricavati dal linguaggio utilizzato quotidianamente dalle
persone per descrivere la propria personalità e quella degli altri.
Dalla ricerca emergerebbe una tendenza nei maschi a sottostimare gli effetti negativi nell’uso di sostanze
stupefacenti, e per entrambi i sessi sarebbe l’”auto-cura” la molla che indurrebbe le persone all’uso di droghe. Dai
dati emerge inoltre una certa sovrapponibilità dei profili personologici di maschi e femmine che hanno dichiarato
l’uso di droghe; la dimensione di stabilità emotiva e controllo degli impulsi, più basse nelle femmine, sembrano
discriminare i due generi.
Maschi e femmine della ricerca avendo opinioni diverse possono essere inclini ad adottare comportamenti e scelte
diversificate per quanto attiene l’uso di droghe.
Lo studio ha, inoltre, permesso di identificare nelle femmine che ammettono l’uso di sostanze un particolare profilo
di personalità che indicherebbe una minore capacità di controllare le proprie reazioni emotive sperimentando con
maggiore probabilità effetti negativi, quali malumore, irritazione e rabbia, in linea coi datti presenti in letteratura
che individuano nelle femmine una maggiore prevalenza di sintomi depressivi in adolescenti femmine con problemi
di alcol.
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REVISIONE DELLA LETTERATURA IN MATERIA DI GENERE E USO DI SOSTANZE PSICOATTIVE (Pierangelo Tombini –
psicologo SERT di Bergamo – psicologo esperto del Dipartimento delle Dipendenze)
Il presente contributo si pone l’obiettivo di evidenziare le differenze di genere nella dipendenza da sostanze
psicoattive.
In tutte le ricerche effettuate emerge che le donne consumano in maniera inferiore le sostanze psicoattive illegali a
differenza degli uomini, ma consumano maggiormente psicofarmaci su prescrizione medica, mentre si stanno
allineando agli uomini nei consumi di alcol e tabacco.
La ricerca ha dato particolare enfasi al background socio- culturale, da questa indagine è emerso che le donne
tossicodipendenti sono più spesso degli uomini sotto-occupate o disoccupate, questa mancanza di autonomia
economica e lavorativa viene considerata come un fattore rischio nelle sviluppo di forme di dipendenza.
Indipendentemente dalla storia pregressa di abusi e violenze, le donne che fanno abuso di sostanze psicoattive
presentano frequentemente una comorbidità psichiatrica, ovvero soffrono più spesso degli uomini e con una gravità
maggiore di ulteriori disturbi psicopatologici.
I disturbi maggiormente ricorrenti nelle donne sono: sindromi ansioso- depressive, disturbi di personalità ( istrionico
e borderline) e i disturbi del comportamento alimentare, mentre negli uomini è più frequente osservare
comportamenti antisociali e passivo- aggressivi. Anche l’incidenza di atti suicidari e lesivi è maggiore nelle donne
rispetto che negli uomini. Infine rispetto agli uomini, le donne tossicodipendenti sono socialmente più isolate, hanno
pochi amici e intrattengono relazioni con uomini che molto spesso fanno uso di droghe come loro, al contrario gli
uomini sono inseriti in reti di relazioni più ampie e quindi per loro diventa più facile reperire le sostanze.
Anche il rapporto con le sostanze è differente, in quanto gli uomini le utilizzano per provare sensazioni forti, per
curiosità, mentre le donne lo fanno con una motivazione auto-terapeutica, per cui la sostanza è utilizzata per reagire
a situazioni di stress e placare l’ansia. Le donne infatti utilizzano maggiormente droghe con potere sedativo
(psicofarmaci e oppiacei), mentre gli uomini spinti dalla trasgressione sono condotti a sperimentare sostanze sempre
diverse e combinate tra loro.
Anche la modalità di assunzione è differente, le donne consumano droghe per via iniettiva rispetto agli uomini che
privilegiano il fumo, inoltre le donne consumano in contesti privati, mentre gli uomini privilegiano il gruppo.
L’età di inizio dell’uso delle droghe è superiore nella donna rispetto che all’uomo.
Inoltre si osservano diversità di genere rispetto alle attività intraprese per guadagnare denaro: gli uomini attivano
più spesso comportamenti criminali per sostenere il loro consumo di droga e sono disposti a mettere in atto
condotte aggressive nei propri crimini, le donne invece commettono meno reati, in quanto da un lato si dedicano a
varie forme di prostituzione, dall’altro lato vengono sostenute economicamente dal partner.
In relazione al ricorso al trattamento, in letteratura si sottolinea una minore propensione delle donne a richiedere
aiuto ai servizi sanitari. Le donne vivono in contesti che le scoraggiano a rivolgersi ai servizi socio-sanitari, percepiti
come una minaccia alla loro funzione di cura dei figli e dei famigliari, ma anche perché scoraggiate dai partner per la
maggior parte anch’essi tossicodipendenti. Mentre gli uomini sono spesso spronati dalla famiglia di provenienza e
sorretti dalle partner. La letteratura inoltre afferma che il rischio di recidiva è inferiore nelle donne rispetto che per
gli uomini. Inoltre si sottolinea che la richiesta di trattamento differisce dal genere: gli uomini ne fanno ricorso per
evitare problemi legali, mentre le donne per migliorare la relazione con i famigliari e la responsabilità di cura dei figli.
La presa in carico delle donne avviene inoltre in età più precoce rispetto che per gli uomini e hanno una storia di
tossicodipendenza più breve, secondo alcuni perché sviluppano una tossicodipendenza più rapidamente.
Inoltre alcune ricerche sottolineano che le donne hanno maggiore facilità di abbandono del trattamento (per
gravidanza, cura dei figli), mentre gli uomini abbandonano il trattamento per la cessazione della sintomatologia
astinenziale.
L’analisi qui esposta sottolinea la maggior complessità e problematicità dell’esperienza tossicomanica femminile e la
necessità di rimodellare l’offerta terapeutica sulle caratteristiche e i bisogni specifici delle donne.
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L’ OTTICA DI GENERE NELLE DIPENDENZE (Annamaria Benaglio - Psicologa Sert di Bergamo)
Le differenze di genere nelle dipendenze sono ampiamente documentate dalla letteratura sia per gli aspetti
epidemiologici che per i fattori sociali sottostanti, le risposte biologiche, l’andamento della dipendenza, le
conseguenze sulla salute, la comorbidità con i disturbi psichiatrici e i trattamenti.
Le donne hanno più probabilità di provenire da famiglie dove almeno un membro ha avuto problematiche con
sostanze d’abuso, riportano di essere investite di un eccessivo carico di responsabilità nelle loro famiglie di origine e
di aver avuto un numero maggiore di esperienze traumatiche rispetto alla controparte maschile. Spesso riferiscono
di aver un partner che fa uso di sostanze ed identificano le loro difficoltà relazionali come causa del loro abuso di
sostanze. La maggior parte delle donne che abusano di sostanze inoltre hanno subito o subiscono maltrattamenti e
violenze. La prevalenza stimata degli episodi di maltrattamento e abuso nei confronti di queste donne è passata
negli ultimi anni dal 25% al 57% una stima molto più alta rispetto a quella riferibile a donne non tossicodipendenti
che varia dal 1,5% al 1,6%.
Diversi studi indicano che le donne con problematiche di abuso hanno maggiori difficoltà di accesso e inserimento
nei programmi di recupero rispetto agli uomini, per le gravidanze, il timore di perdere la custodia dei figli, le
molestie sessuali,ecc.. Tra le donne tossicodipendenti il tasso di aborti spontanei o terapeutici è più elevato rispetto
alla popolazione generale. Spesso la gravidanza non viene portata avanti per scelta ma perché il periodo consentito
dalla legge per abortire è superato. (Note personali: C’è anche l’idea fare il figlio come possibilità terapeutica).
Poche donne (36%) si sottopongono ai controlli ginecologici durante la gravidanza e solo poche aderiscono ad un
trattamento metadonico. Un 53% continua a fare uso di sostanze anche durante la gravidanza.
Frequentemente al momento del parto le donne nascondono la condizione di dipendenza o i trattamenti in corso
con farmaci oppiacei con conseguenze a volte drammatiche per il nascituro. Le donne risultano più soggette a
specifiche problematiche mediche e mostrano maggior vulnerabilità nei confronti dell’ HIV.
Riguardo agli esiti dei trattamenti il genere non sembra essere predittivo della ritenzione. Sembrano emergere
delle differenze quando si valutano interventi progettati secondo un ottica di genere.
Diventa quindi necessario ripensare i servizi in un ottica di genere che tenga conto delle caratteristiche specifiche
dell’utenza.
Lo United Nations office on Drugs and Crime col termine “Gender-responsive” ha definito programmi e servizi
dedicati al trattamento e assistenza delle donne tossicodipendenti mirati ai loro bisogni e specificità . Tale approccio
considera nel promuovere gli interventi alcuni aspetti, quali l’identificazione delle barriere di accesso ai servizi, i
metodi e le strategie per superarli, lo sviluppo di linee guida e standards operativi e rivolge particolare attenzione
alle condizioni di gravidanza e maternità delle donne con problemi di abuso di sostanze.
L’esperienza del ser.t di Cagliari, in linea con queste indicazioni e con quelle contenute nel Piano d’azione dell’U.E.
in materia di lotta contro la droga 2009-2012, ha elaborato alcuni percorsi specifici per le donne.
L’esperienza di una struttura complessa SERD di Cagliari.
Il totale degli utenti seguiti dal SERD tra il 1999 – 2010 è stata di 2455 di cui 234 femmine (9,53%) e 2221 maschi
90.47%) con una media annuale di 911 pazienti in trattamento di cui 816,85 maschi e 93,85 femmine.
Dati socioanagrafici per anno
ETA’ non emergono differenze significative tra uomini e donne. La fascia d’età maggiormente rappresentata in
entrambi i generi è quello tra i 30 in su (percentuali comprese tra 73,1% e 87,3%)
TITOLO DI STUDIO Le donne hanno un livello di istruzione maggiore rispetto agli uomini con una più alta percentuale
di istruzione media superiore.
SITUAZIONE LAVORATIVA:La percentuale di donne che non lavorano (casalinghe, disoccupate,
inoccupate/pensionate) è significativamente maggiore rispetto agli uomini che risultano avere in misura maggiore
un’occupazione stabile o precaria.
HIV Percentuale molto alta di donne sieropositive (dal 20,2% al 33%) nonostante si evidenzi una diminuzione delle
percentuali di sieropositività nel tempo.
SERD Cagliari ha istituito equipes specializzate nella analisi e presa in carico di pazienti donne. Sono stati attivati
tavoli interistituzionali ed elaborati protocolli per far fronte a peculiari problemi correlati alla tossicodipendenza
femminile.
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Protocollo per l’assistenza alla donna tossicodipendente e alcodipendente in stato di gravidanza, all’assistenza al
parto, al neonato.
In seguito al verificarsi di situazione critiche durante il parto (crisi astinenziali di neonati da donne tossicodipendenti
che non avevano comunicato di fare uso di sostanze stupefacenti), nel 2000 viene stipulato un protocollo d’intesa
tra il Ser.D, il Servizio Materno Infantile, i reparti di Ostetricia, Infettivologia, Neonatologia dell’ASL 8 con l’obiettivo
di:
Delineare percorsi articolati e condivisi per l’assistenza alle donne in gravidanza, garantendo accessi immediati, la
disponibilità immediata per le consulenze richieste dai vari servizi firmatari, con l’identificazione di referenti
all’interno di ciascuna unità operativa.
Tra il 2000-2006 sono state seguite 10 donne senza il verificarsi di situazione critiche durate il parto o a carico del
neonato
Nel 2007 viene rivisto il protocollo, in seguito al verificarsi di un episodio che ha visto il coinvolgimento del Tribunale
dei Minori, che prevedeva l’ ingresso nella collaborazione del Tribunale, in un’ottica di salvaguardia del rapporto
madre –bambino piuttosto che della sospensione della genitorialità; dell’Ammministrazione Provinciale, che si
impegnava a garantire, tramite un’ associazione di volontariato, il sostegno psicologico e sociale durante la
gravidanza ed il puerperio per favorire una maternità responsabile; delle Associazioni di Volontariato.
Questo secondo protocollo aveva come obiettivo.
Una presa in carico e collaborazione tra i servizi maggiormente integrata con la creazione di una scheda sanitaria
comune, il chiarimento di dubbi medico legali sul rispetto della privacy e la tutela del nascituro.
Tra il 2007-2012 sono state gestite 5 pazienti.
Protocollo per l’assistenza alle donne tossicodipendenti vittime di violenza
Nel 2010 l’ASL di Cagliari ha siglato un protocollo di intesa con 31 enti pubblici e privati del territorio per la
costituzione di un tavolo interistituzionale volto alla promozione di strategie condivise per contrastare la violenza nei
confronti delle donne.
L’Asl attraverso l’istituzione di una rete territoriale e ospedaliera integrata si è impegnata ad accogliere e garantire la
presa in carico sanitaria e sociale delle donne vittime di violenza e a promuovere specifici interventi formativi per
migliorare la sensibilità e le conoscenze degli operatori.
Il Serd coinvolgendo tutti gli operatori ha attuato un programma interno specifico sul tema.
Inizialmente ha predisposto 2 questionari:
1) uno rivolto agli operatori per comprendere i livelli di conoscenza e attenzione al fenomeno nonché i pregiudizi e le
resistenze intorno al problema;
2) il secondo da somministrare alle donne in carico al servizio per valutare il loro vissuto rispetto alla violenza.
1)Questionario operatori. Hanno risposto al questionario 30 operatori (16,7% maschi, 83,3% femmine) di età
compresa tra 27 e 60 a. La maggioranza degli operatori è in possesso della laurea (56,7%), sono coniugati (53,3%),
hanno figli (60%)..
Solo un terzo degli intervistati afferma di conoscere la medicina di genere, una esigua minoranza riferisce di avere
una formazione specifica sui temi dell’abuso e della violenza di genere. C’è un accordo tra gli operatori sulla
definizione di violenza maggiormente specificata come violenza fisica sessuale psicologica. Essi sono maggiormente
concordi nel ritenere che gli autori della violenza possano essere:il marito, un partner, un famigliare; sono meno
d’accordo che possa essere un amico o un conoscente. All’unanimità il soggetto che usa violenza viene indicato
come autore di reato. C’è un discreto accordo che egli possa avere problemi di natura psichica e/o che abbia subito
a sua volta violenza durante l’infanzia. La donna che subisce violenza viene vista come una persona normale o
vittima di reato. I motivi possibili che trattengono la donna dal chiedere aiuto sono secondo gli operatori:la paura
del partner, la paura di perdere i figli, il non sapere a chi rivolgere la richiesta di aiuto. Spesso gli operatori nella
raccolta delle informazioni anamnestiche pongono domande su abusi o maltrattamenti subiti solo dopo che la
donna ne parla . La violenza non viene considerata un problema correlato all’uso di sostanze da parte della donna
ma viene considerata un crimine. Rispetto alle azione che il Serd può attuare, prevale tra gli operatori l’opinione che
la donna che ha subito o subisce violenza ne debba parlare con il medico ed i servizi sociali.
Dall’analisi dei questionari somministrati, data la scarsa conoscenza degli operatori dei problemi legati all’abuso o
alla violenza di genere, è emersa la necessità di incrementare le competenze degli operatori attraverso una
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formazione specifica. E’ inoltre emersa la necessità di una maggiore integrazione tra i SERD ed i Consultori e la
creazione di una equipe specifica all’interno del servizio.
2) Il questionario rivolto alle donne composto da 19 items indaga le caratteristiche sociodemografiche ed eventuali
esperienze di maltrattamento e chiede di indicare possibili servizi o iniziative utili per contrastare il fenomeno.
Le pazienti che hanno compilato il questionario sono 20 su 65, di età compresa tra i 31e 54 a. La maggior parte ha un
titolo di studio di licenza media inferiore (75%). L’80% riferisce di avere un partner al momento della rilevazione e il
70% ha figli. Il 40% del campione risulta disoccupato.
La maggioranza delle pazienti dichiara di aver subito forme di violenza dal partner o ex, solo 1 su 10 riferisce di non
aver mai subito maltrattamenti. Le donne che hanno subito violenza tendono a non intraprendere alcuna azione
legale nei confronti del soggetto abusante e poche affermano di aver fatto denuncia.. Solo 1 donna su 3 ha chiesto
aiuto.
Rispetto alle possibili forme di aiuto circa la metà indica delle opzioni che variano dalla necessità di una formazione
specialistica per gli operatori sul tema della violenza, alla creazione di centri antiviolenza, alla necessità di maggior
sostegno psicologico.
La riflessione sui dati del questionario ha evidenziato come gli agiti violenti provengano principalmente da soggetti
significativi nella rete di relazioni della donna; che le azioni legali di difesa siano rare, sia per scarsa fiducia nelle
istituzioni sia perché nella donna la dipendenza da sostanze sembra correlarsi con una forte dipendenza affettivoemotiva che ostacola la possibilità di autonomia.
Si è evidenziata inoltre la difficoltà e sfiducia ad identificare luoghi e persone disponibili non solo ad affrontare la
situazione di maltrattamento o violenza subiti ma a prendersi in carico globalmente la situazione di fragilità in cui si
trova la donna che abusa di sostanze, in relazione anche ad eventi del ciclo di vita femminile quali gravidanza e
genitorialità.
Tutti gli operatori del SERD di Cagliari hanno aderito ad una specifica formazione aziendale di 6 giornate sul tema
della violenza di genere. Nel 2011 sono state istituite “Equipe Donna” specifiche per le problematiche delle donne
tossicodipendenti vittime di violenza in due SERD di Cagliari ed elaborate procedure per l’accoglienza e la presa in
carico delle donne che accedono al servizio.
Oltre alla presa in cario della tossicomania tali procedure includono la valutazione e rielaborazione dell’esperienza
di maltrattamento, con la strutturazione di percorsi di sostegno e orientamento finalizzati all’organizzazione della
vita quotidiana e sociale. Quando necessario è previsto un percorso di accompagnamento alle strutture territoriali
specialistiche (sanitarie, legali, tutela minori). Sono previste inoltre azioni di coinvolgimento e sostegno dei famigliari
della donna ed eventualmente del partner autore di violenza in quanto la relazione di coppia è spesso sostenuta da
modalità collusive e ambivalenti.
Conclusioni
Un approccio di genere nelle dipendenze è indispensabile valutata la complessità degli aspetti sanitari, psicologici,
sociali, esistenziali degli utilizzatori di sostanze stupefacenti. La diffusione di buone pratiche non può prescindere
dalla formazione degli operatori. Par accrescere la cultura di genere nei servizi, nel SERD è in corso un lavoro di
approfondimento sulla specificità dell’abuso- dipendenza nell’ambito di una più vasta ricerca della sanità di genere
finanziata dalla regione Sardegna in collaborazione con le Università di Cagliari e Sassari con l’obiettivo di creare un
osservatorio sulla medicina di genere.
PROMUOVERE STRATEGIE RIVOLTE AI BISOGNI SPECIFICI DELLE DONNE. (Donatella Clivati - AS Sert di Ponte San
Pietro)
Il 15 marzo 2012 la Commissione Stupefacenti ONU ha approvato la risoluzione (presentata dall’Italia ed acquisita
dalla UE) che invita gli Stati Membri a colmare l’assenza di programmi attenti alla specificità femminile nell’ambito
della prevenzione e del trattamento delle dipendenze.
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In particolare si sollecita a tener conto dei bisogni specifici delle donne che abbiano subito traumi sessuali ed altri
tipi di traumi violenti correlati all’uso di droga, delle donne tossicodipendenti in carcere, vittime spesso di
trattamenti degradanti, delle donne incinte e/o già madri con programmi di sostegno alla genitorialità.
La risoluzione incoraggia campagne di prevenzione sempre più efficaci, sottolineando che le donne necessitano di
una tutela sociale e sanitaria diversa .
La risoluzione è una dichiarazione di intenti, condivisa dagli Stati Membri che dovrebbero poi tradurre con proprie
leggi, programmi e strategie.
P.s. Le prime due pagine dell’articolo sono già la sintesi, le altre 5 sono il testo della risoluzione in inglese
DETERMINANTI DI GENERE NELLE PROBLEMATICHE ALCOLCORRELATE (Gabriella Pizzolante - Psicologa Sert di
Bergamo)
Nel 2010 è stato pubblicato in Inghilterra un lavoro che andava a misurare e confrontare l’impatto globale sulla
società delle sostanze d’abuso più utilizzate in Gran Bretagna. E’ stato riscontrato che l’alcol è la sostanza
globalmente più dannosa per la società.
Oggi emergono, per quanto concerne le abitudini alcoliche , due aspetti allarmanti:
l’abbassamento dell’età di primo uso
l’aumento del numero delle donne bevitrici
Sotto i 16 anni anche in Italia la frequenza di consumi a rischio nelle ragazze è analoga a quella maschile. Oggi in
Italia le consumatrici di alcol sono il 70% (negli anni ’80 erano il 43% ).
Recenti studi hanno portato a conoscenza determinanti fisiche (1) e neuropsicologiche (2) che caratterizzano gli
effetti dell’alcol nella donna.
Determinanti Fisiche e Neuropsicologiche : Le donne, a parità di quantitativi di alcol ingeriti rispetto agli
uomini,hanno una concentrazione ematica di alcol 3-4 volte superiore ed evidenziano maggiori alterazioni della
performance. Le donne sono inoltre più esposte a rischi personali e ad essere vittime di violenza.
Clinicamente si evidenzia l’Effetto Telescopio : con consumi alcolici inferiori rispetto agli uomini, nelle donne
insorgono patologie più gravi in tempi più brevi.
Questa maggiore vulnerabilità femminile è dovuta a differenze del contenuto di acqua corporea, all’attività
enzimatica dell’alcol deidrogenesi e agli ormoni sex.
L’alcol è metabolizzato da un enzima ( ADH) che presenta diverse Isoforme e diverse attività in relazione alla razza ,
al genere e all’età perchè varia nel corso della vita.
Dalla nascita in poi, l’attività dell’ADH aumenta ma negli adolescenti (uomini e donne) è ancora scarsa. Da 20 ai 40
anni l’attività dell’ADH raggiunge il massimo nell’uomo ma è ancora scarsa nella donna. Dai 41 ai 60 la situazione si
inverte ma ,dopo i 60 anni, l’attività dell’enzima diminuisce in entrambi i sex.
Per quanto concerne gli aspetti ormonali, gli estrogeni influiscono sull’attività enzimatica dell’ADH aggravando la
risposta infiammatoria dell’etanolo aumentando il rischio di Epatopatia alcolica. Le differenze ormonali sono,inoltre,
responsabili della minore soglia di tossicità dell’alcol nelle donne e di esiti peggiori soprattutto a livello cerebrale.
Difatti, anche per il Danno Cerebrale, lo sviluppo degli studi di neuroscenze ha permesso di evidenziare che il genere
è un fattore che influenza significativamente gli effetti dell’alcol.
Nelle donne alcoliste la diminuzione della materia grigia e bianca è significativamente più marcata rispetto agli
alcolisti uomini e sono più maggiormente a rischio di blackout e perdita di memoria con aumento significativo di
rischio di demenza.
PREVENZIONE DEI PROBLEMI ALCOL CORRELATI NELLA DONNA IN GRAVIDANZA (Gabriella Pizzolante)
L’abuso di alcol ha una grave influenza sul buon esito della gravidanza e sulla salute futura del nascituro. L’alcol
produce nel feto danni permanenti di varia entità globalmente denominati FASD (Fetal Alcohol Spectrum Disorders).
In alcuni casi si sviluppa la FAS (Fetal Alcohol Sindrome). Per altro, ad oggi, le conoscenze scientifiche non sono tali
da poter indicare una dose minima di alcol che non comporti rischi per il feto e,quindi, è opportuno astenersi
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totalmente dal bere alcolici durante la gravidanza. Non tutti i ginecologi tengono in giusto conto anche la dannosa
interferenza tra alcol e farmaci. Concludendo, sarebbe opportuno incrementare una attività di informazione e
prevenzione che tenga conto degli specifici aspetti del genere femminile. Interessante l’iniziativa dell’ ASL di Matera
che, insieme all’Unità Operativa Complessa di Ginecologia e Ostetricia, hanno deciso , nell’ambito dei corsi di
preparazione al parto, di informare le donne rispetto agli effetti dannosi del consumo di alcol sui nascituri e in
generale sulla salute delle donne nei diversi cicli di vita.
ONDA: OSSERVATORIO NAZIONALE A TUTELA DELLA SALUTE DELLA DONNA. (Carla Busnè - AS Sert di Treviglio)
ONDA nasce nel 2005 con l’intento di studiare la salute femminile nei vari cicli vitali dela donna.
Si sviluppa su tre livelli:
1) si propone di informare il mondo politico circa le principali problematiche relative alle patologie femminili (le
azioni scelte in collaborazione con l’OMS di ridurre l’incidenza di parti cesarei e la lotta alla violenza delle donne).
Vari tavoli tecnici hanno permesso di vedere come in diverse regioni italiane si ricorreva spesso al parto cesareo;
questo intervento ha permesso di mettere in luce la realtà dell’Ospedale di Castellano di Stabia dove il tasso di parti
cesarei era alto e si è poi contenuto grazie alla volontà del direttore del dipartimento di ginecologia dell’Ospedale.
2) migliorare l’accesso e la qualità delle prestazioni del SSN. E’ stato creato il Prrogramma Bollino Rosa volto ad
identificare e premiare quegli ospedali italiani che offrono servizi migliori nell’ambito delle prestazioni diagnostiche
terapeutiche delle patologie femminili e che pongono le donne al centro delle cure. A tale proposito è stato aperto
un Bando di selezione per ridentificare le strutture che rispondevano a 3 criteri:
a) presenza di U.O. dedicate all’assistenza e cura di patologie femminli;
b) appropriatezza di un percorso di cura;
c) centralità della donna e tutela della sua dignità, umanizzare le cure per sostenere la paz. nella sua complessità
psicofisica.
Nel bando (2012-2013) sono stati premiati 224 ospedali con una concentrazione elevata in Lombardia e Veneto. E’
stato creato un sito “bollinorosa.it”, una linea telefonica per permettere una scelta consapevole circa il luogo di cura
a cui rivolgersi, ricevere materiale informativo ecc. ecc.
3) promuovere campagne di comunicazione, attività di ricerca, pubblicazioni scientifiche e divulgative, convegni
All’interno del progetto ONDA è stato creato un portale “ondaosservatorio.it” con l’intento di seguire i principali
articoli scientifici, consultare gli elenchi di centri specializzati, contatti con le associazioni presenti sul territorio a cui
qualunque donna può accedervi per avere informazioni. Ha creato inoltre due siti “depressionepostopartum.it” nato
per approfondire questi temi legati all’ansia e alla depressione e “salutedigenere.it” per consulatre articoli di
divulgazione scientifica e corsi di formazione a distanza.
Particolare attenzione viene data all’abuso di alcol che ora riguarda anche il sesso femminile su una popolazione tra i
27 e 74 anni 63% donne contro 83% uomini - ragazzi tra i 11 e 15 anni che hanno assunto alcol negli ultimi 12 mesi
maschi 8% donne 15% (dati Istat 2009).
Domanda: perché la donna si sta avvicinando sempre di più all’alcol? La risposta è forse da ricercare in parte alla
parità di diritti e doveri, la donna si sta sempre più avvicinando ad un modello comportamentale maschile (es.
autonomia economica e comportamentale nei paesi industrializzati). Presenza di fattori culturali indicano le donne
con un maggior livello di scolarità come più forti consumatrici; la disoccupazione influisce maggiormente sul sesso
femminile che su quello maschile. Oggi si verifica una maggiore influenza nel sesso femminile, rispetto a quella
maschile, una storia di familiarità di alcolismo e violenza.
Perché è importante rivolgere l’attenzione al sesso femminile rispetto all’abuso di alcol?
- l’organismo femminile è più vulnerabile agli effetti dell’alcol (secondo le linee guida nutrinazionali la donna non
deve superare un consumo giornaliero di 1-2 unità alcoliche, mentre gli uomini un consumo giornaliero pari a 2-3
unità alcoliche)
- differenza della minore massa corporea femminile;
- minore quantità di acqua;
- minore efficienza dei meccanismi di metabolizzazione dell’alcol;
Tipologia di consumo a rischio sono il BINGE DRINKING e l’uso di alcol in gravidanza che sta diventando un serio
problema con effetti deleteri sul feto. Oggi molte donne infatti non sono a conoscenza dei rischi che tale
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comportamento può provocare (es. rischio di aborto nel 1° trimestre) e le conseguenze dopo per il nascituro, il suo
sviluppo a livello cerebrare e sui tessuti in via di formazione.
Il lavoro da fare è ancora tanto (Prevenzione); campagne informative (es. fumo da sigaretta) con la speranza che
abbiano però un effetto di maggiore impatto rispetto a quella rivolta sul fumo da sigaretta. Uno sforzo per
sensibilizzare la polazione su questo tema.
ALCOL E FATTORI DI CRESCITA NEURONALI. (Gabriele Bello - Psicologo Sert di Treviglio)
Introduzione
L’alcol etilico è alla base di tutte le bevande alcoliche consumate dall’uomo, ed è considerato la sostanza d’abuso più
diffusa al mondo, poiché il suo consumo è legalizzato in quasi tutti i Paesi del mondo.
Il consumo cronico e prolungato nel tempo di alcol porta all’insorgenza di una patologia nota come alcolismo. Negli
ultimi anni si è assistito ad un incremento di assunzione di alcol anche tra le giovani donne. Per questo motivo si
ritiene che l’esposizione precoce all’alcol da parte della madre e il consumo di questa sostanza durante la
gravidanza, sia una delle cause principali dell’induzione di malformazioni nei nascituri .
L’esposizione in utero all’etanolo determina effetti teratogeni come il mancato sviluppo cerebrale e fisico del
nascituro , e inoltre è la causa principale di un insieme di anomalie note come spettro di disordini feto-alcolici o
FASD (Fetal Alcohol Spectrum Disorders). La forma più grave di tali anomalie è nota come sindrome feto-alcolica o
FAS (Fetal Alcohol Syndrome) identificata inizialmente come causa di ritardo mentale . Questa patologia è
caratterizzata da microcefalia, anomalie neurologiche e muscoloscheletriche
e varie forme di ritardo mentale, inoltre sono presenti difetti nell’apparato visivo, uditivo, riproduttivo e
cardiocircolatorio. Gli individui affetti da FASD presentano un rischio maggiore di sviluppare problemi
comportamentali, di apprendimento o psichiatrici; spesso sono anche più propensi a consumare sostanze illegali o
ad abusare di alcol.
Metabolismo dell’alcol: dalla madre al feto
La sensibilità più o meno marcata all’etanolo è correlata anche al sesso del bevitore. Infatti, le donne, essendo
fisicamente più minute degli uomini e dotate di un minor contenuto corporeo di acqua per chilogrammo di peso,
risentono maggiormente degli effetti dell’alcol. Per questo motivo, a parità di dose alcolica della bevanda ingerita, le
donne presentano nel flusso sanguineo una maggior concentrazione ematica di etanolo, poiché questa sostanza si
distribuisce e si diluisce in un volume d’acqua inferiore rispetto a quello degli uomini .
Prendendo ora in considerazione il feto, pochi minuti dopo l’assunzione di una bevanda alcolica la concentrazione
alcolemica nel sangue del feto e nel fluido amniotico è simile a quella della madre . A differenza dell’adulto, il feto
non può metabolizzare l’alcol, poiché privo degli enzimi atti a questo compito. Di conseguenza, l’etanolo, ma
soprattutto i suoi metaboliti come l’acetaldeide si accumulano nel sistema nervoso e in altri organi, come il fegato,
alterandone lo sviluppo .
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Etanolo e il sistema nervoso
Negli studi che hanno usato la risonanza magnetica nucleare, è emerso che in individui esposti precocemente
all’etanolo una riduzione globale del volume cerebrale; in particolare le aree più colpite sono la corteccia
prefrontale, il cervelletto e le strutture subcorticali e il sistema limbico in generale .
Gli effetti deprimenti dell’alcol sono i principali responsabili dell’effetto euforizzante e della disinibizione del
comportamento . A dosi moderate provoca effetti ansiolitici, innalzamento della soglia del dolore e del freddo,
aumento della componente inibitoria, una deplezione dei riflessi nocicettivi ed eccitatori e una riduzione della
coordinazione motoria. A dosi tossiche porta all’offuscamento della memoria, del giudizio, riduce i tempi di reazione
e altera la percezione del pericolo. L’abuso cronico di alcol è mutagenico e carcinogenico, ed è associato
all’induzione di varie patologie i cui meccanismi d’insorgenza ancora non sono noti.
Un effetto indiretto dell’alcol è l’ipossia fetale che potrebbe essere dovuta ad un danno indotto da questa sostanza
sulla placenta e probabile causa del ritardo mentale, caratteristico degli individui affetti da FAS. La placenta, è
essenziale per il metabolismo e crescita fetale, trasporta tutte le sostanze nutritive ed elimina anidride carbonica e
metaboliti tossici.
In età adulta, l’abuso di alcol sembrerebbe essere responsabile della neurodegenerazione di popolazioni neuronali in
diverse aree cerebrali, soprattutto dell’ippocampo, e di conseguenza potrebbe interferire con i processi di
apprendimento e memoria .
La morte dei neuroni sarebbe dovuta ad una disregolazione dei fattori di crescita e in questo caso l’alcol sarebbe il
diretto responsabile della morte dei neuroni.
Neurotrofine e i fattori trofici: caratteristiche generali
Le neurotrofine sono delle molecole segnale appartenenti alla vasta famiglia dei fattori di crescita.
Questi polipeptidi influenzano la sopravvivenza e lo sviluppo dei neuroni del sistema nervoso centrale e periferico,
sono prodotte e rilasciate da vari tipi cellulari localizzati sia nel sistema nervoso (centrale e periferico), sia nel
sistema endocrino e immunitario. È stato dimostrato che l’assunzione cronica e/o acuta di etanolo può alterare la
sintesi e il rilascio di neurotrofine.
Durante l’embriogenesi e l’organogenesi, le neurotrofine promuovono la sopravvivenza, la differenziazione
neuronale, stimolano la crescita assonale, partecipano alla formazione delle sinapsi e contrastano la morte per
apoptosi di sottopopolazioni neuronali specifiche. La sopravvivenza neuronale sembra dipenda non da un singolo
fattore di crescita ma da fattori multipli, che possono appartenere alla stessa o a diverse famiglie di fattori di crescita
.
Modelli animali di FASD
I roditori sono stati ampiamente utilizzati come modelli efficaci di esposizione prenatale all’alcol per comprendere in
che modo questa sostanza possa indurre alterazioni all’organismo sia durante la fase embrionale, l’adolescenza e
l’età adulta.
Se l’alcol viene somministrato nei 10 giorni finali della gestazione murina, equivalente al terzo periodo di gestazione
umana una fase di elevata vulnerabilità ai danni dell’alcol si assiste ad una cospicua riduzione delle cellule neurali a
causa di anomalie nella proliferazione e nella sopravvivenza delle cellule neurali progenitrici e della glia . In generale,
l’effetto globale è la riduzione del volume cerebrale della prole esposta precocemente all’etanolo .
Gli studi animali su FASD hanno dimostrato come i deficit di attenzione, l’iperattività , l’aumento della risposta agli
stimoli sensoriali sono il risultato dell’esposizione prenatale all’alcol. È stato dimostrato che non tutte le aree
cerebrali sono sensibili all’alcol alla stessa maniera, infatti, nell’ippocampo i livelli mRNA codificanti per NOS1
diminuiscono dopo l’esposizione cronica all’etanolo, mentre si assiste all’incremento di sintesi di NOS1 nello striato
ma non nella corteccia frontale. Questo dimostra che l’ippocampo è molto più sensibile all’etanolo rispetto alle altre
aree cerebrali analizzate.
I risultati suggeriscono che NOS1 giochi un ruolo fondamentale nel determinare la tolleranza, la dipendenza e
l’astinenza all’etanolo e dunque potrebbe essere sfruttato come bersaglio terapeutico per lo sviluppo di farmaci per
la cura dell’intossicazione e la dipendenza da alcol .
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Dati sperimentali provenienti da primati, soprattutto macachi, mostrano come gli effetti dell’alcol prima della
nascita risultano tossici già a dosi moderate (equivalenti a circa due bicchieri al giorno per una donna).
Interazione tra etanolo e le neurotrofine in caso di FASD
I danni da alcol possono essere dovuti a diversi meccanismi cellulari e possono colpire ogni tessuto o organo.
L’esposizione alcolica in gravidanza è neurotossica per i neuroni corticali, neuroni ipotalamici, neuroni ippocampali e
granulari del giro dentato, neuroni del bulbo olfattivo e soprattutto per le cellule del Purkinje ; queste ultime sono
particolarmente vulnerabili alla neuropatologia da alcol come è emerso da studi condotti sull’uomo e sui roditori .
È infatti stato accertato che l’alcol interferisce con il normale sviluppo cerebrale riducendo il numero di cellule che
sintetizzano le neurotrofine e compromettendo l’utilizzazione delle stesse.
La nostra attività di ricerca si è appunto concentrata sulla comprensione della relazione che
intercorre tra somministrazione cronica nei topi femmine gravide e gli effetti che l’alcol produce nella sintesi delle
neurotrofine nella prole.
La somministrazione acuta di etanolo potrebbe anche alterare l’espressione del mRNA per il BDNF in varie regioni
del cervello associate allo sviluppo della dipendenza da alcol e altre sostanze d’abuso come la corteccia frontale,
nucleo accumbens, nell’ippocampo, e nell’amigdala .
I dati ottenuti nei topi esposti prenatalmente al vino rosso sono in parte differenti a quelli esposti a soluzione
alcolica normale. I risultati ottenuti dimostrano che a livello del sistema nervoso centrale l’effetto tossico nel topo
risulta essere minore mentre in altri organi periferici bersaglio come il fegato l’effetto tossico dell’etanolo è simile.
Tale effetto protettivo sui danni da etanolo del vino rosso a livello del sistema nervoso centrale (ma non per altri
organi bersaglio come il fegato) è probabilmente da ricercare nei suoi stessi componenti . Questa bevanda, infatti,
contiene elevate concentrazioni di sostanze con capacità antiossidante come polifenoli, tannini e antociani, tra cui il
più noto è il resveratrolo, che potrebbero contribuire a limitare il danno indotto dall’etanolo . In ogni caso, l’unica
considerazione da fare durante la gravidanza e l’allattamento è quella di smettere completamente di assumere
bevande alcoliche di ogni tipo, anche quelle contenenti composti antiossidanti come il vino rosso. Tale
considerazione di cessare il consumo di bevande alcoliche deve essere fatta anche per le donne che prevedono una
gravidanza nel periodo precedente il concepimento.
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DIFFERENZE DI GENERE NELLO STUDIO “VEDETTE”: RISCHIO DI MALTRATTAMENTO NELLA FAMIGLIA CON
GENITORI TOSSICODIPENDENTI. (Donatella Clivati - AS SERT di Ponte San Pietro)
Relazione del Dipartimento patologie delle dipendenze Torino 1 est che ha coordinato il gruppo di ricerca sullo
studio Vedette.
Lo studio Vedette è uno studio nazionale per la valutazione dell’efficacia dei trattamenti per la tossicodipendenza da
eroina, svoltosi in 13 regioni italiane tra il 1998 ed il 2001, ingaggiando 11.905 pazienti in 115 ser.t.
I dati dello studio sono stati pubblicati in 7 diverse monografie, ognuna delle quali considerava aspetti specifici della
tossicodipendenza da eroina.
L’articolo presenta la monografia sulle differenze di genere.
I dati dello studio Vedette dicono che, rispetto al totale degli esaminati, solo il 14,4% è donna, confermando i dati di
altri studi, anche rispetto a quelli sullo sviluppo psicopatologico nelle prime fasi evolutive che vede i maschi
sviluppare più facilmente una tossicodipendenza, mentre le donne i disturbi del comportamento alimentare.
Lo studio Vedette permette di cogliere i fattori di rischio e di protezione per lo sviluppo della tossicodipendenza da
eroina e la prognosi , oltre a indicazioni sul trattamento:
Fattori di rischio e/o protezione del genere
le donne più frequentemente degli uomini sono coniugate/conviventi/separate/divorziate/vedove e vivono con i figli
hanno una scolarizzazione più alta
sono disoccupate o sotto-occupate
hanno comportamenti autolesivi e tentativi di suicidio più frequentemente degli uomini
scambiano siringhe e strumenti più frequentemente
compiono reati meno frequentemente (questi ultimi 3 fattori indicano un diverso orientamento dell’aggressività)
sono HIV positive o in AIDS conclamato più frequentemente degli uomini
Uso di sostanze
le donne usano meno alcol e più ansiolitici
l’uso di eroina è più tardivo ed è maggiormente associato all’influenza del partner
Accesso ai Servizi
le donne accedono al SerT in età più precoce
hanno una storia di tossicodipendenza più breve alla presa in carico
Trattamento
le donne mostrano una maggior propensione a terapie di sostegno/ psicoterapia
abbandonano il trattamento metadonico a mantenimento con minor frequenza
le dosi elevate di metadone hanno un effetto protettivo più importante per le donne
abbandonano le CT con maggior frequenza, soprattutto nei primi 6 mesi
l’uso di eroina, lo scambio di siringhe e la gravità della situazione sociale influiscono maggiormente sull’abbandono
Nella presa in carico bisogna porre particolare attenzione nell’anamnesi a comorbilità psichiatrica, tentativi
anticonservativi, comorbilità infettiva, life-events. Per il trattamento si ottiene una prolungata stabilizzazione
utilizzando dosi di metadone adeguate, si ha una maggiore propensione ad aderire a trattamenti di
sostegno/accompagnamento e psicoterapia.
Dobbiamo inoltre considerare le caratteristiche specifiche e differenziate dello sviluppo psicologico femminile, non
solo rispetto alla singola ma anche rispetto alle rappresentazioni sociali collettive.
Successivamente nell’articolo viene presentato un contesto di cura attento alla specificità femminile.
Nel 1978 a Torino si crea un gruppo di lavoro composto da operatori di SerT, dipartimento di Ginecologia ed
Ostetricia e Servizio di Neonatologia che produce un Protocollo di intervento integrato per l’assistenza alle
tossicodipendenti gravide ed ai loro bambini, protocollo adottato nel 2004 dalla Regione Piemonte.
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La ricerca ha riguardato 349 donne tossicodipendenti primipare dal 1978 al 1999. Gli esiti a breve hanno riguardato
il trattamento in gravidanza e gli esiti ostetrici in base ai quali è stato elaborato il Protocollo Sanitario; il follow-up
effettuato sino al 2001 ha riguardato 312 bambini ed ha permesso di orientare il Protocollo Sociale e Psicologico.
Il mantenimento metadonico senza eroina si è mostrato come il maggiormente protettivo in gravidanza. Gli scalari
ripetuti hanno esito negativo. L’assistenza ostetrica inadeguata incide significativamente sull’indice di vitalità del
neonato (peso-grave o moderata prematuranza..) . Le donne con assistenza adeguata hanno un migliore
attaccamento al bambino.
I bambini seguiti hanno subito numerosi cambiamenti nell’affido tra il I ed il III anno di età; il 20% è adottato, la
maggior parte va in adozione tra il II ed il III anno di età; solo il 23% dei bambini risulta affidato ad entrambi i
genitori, dimostrando la difficoltà dell’acquisizione delle capacità genitoriali. I percorsi dei bambini mostrano
numerose esperienze di separazione, che rappresentano un fattore di rischio per la loro crescita psicosociale.
PROGETTO DONNA ALCOL E DROGA: LA PROMOZIONE DI UN APPROCCIO DI GENERE NEL SETTORE DELLE
DIPENDENZE. (Carla Busnè – AS SERT di Treviglio)
DAD.NET è un progetto realizzato dal Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri
del Governo Italiano in collaborazione con l’istituto delle Nazioni Unite sul Crimine e la Giustizia.
L’obiettivo è quello di creare un network composto da esperti nell’ambito dell’uso delle sostanze e della
riabilitazione al fine di promuovere delle basi pratiche e più rispondenti ai bisogni delle donne. Creare cioè dei nuovi
strumenti professionali come manuali di buone risorse pratiche, piattaforme di formazione on-line, corsi di
formazione ed interventi d’informazione e sensibilizzazione.
Target a cui è rivolto:
- giovani donne che non usano droghe ma sono comunque considerate a rischio (prevenzione);
- ragazze e donne che fanno uso occasionale di droghe;
- ragazze e donne che hanno già sviluppato problemi di dipendenza e/o affette da patologie correlate e che
pertanto necessitano di una assistenza.
A chi è rivolto:
- operatoti del pubblico e privato sociale che si trovino nella necessità di avere una formazione più approfondita;
genitori, educatori ed insegnanti che necessitano di avere una formazione per supportare il percorso educativo alle
giovani donne che non hanno ancora sviluppato un problema di dipendenza ma che potrebbero essere a rischio.
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Gender differences in risk factor and consequences for alcohol use and problems. (differenze di genere nei fattori
di rischio e loro conseguenze sull'uso di alcool e sui problemi alcoolcorrelati.)
Susan Nolen-Hoeksema. dipartimento di psicologia. università di Yale. USA. (Paola Troilo – psicologa SERT di
Bergamo)
Nell'articolo viene discussa l'ipotesi che le donne bevono minori quantità di alcool ed hanno minori problemi
alcolcorrelati degli uomini. Viene inoltre sottolineata l'importanza che le implicazioni di queste scoperte hanno per i
futuri indirizzi di ricerca e per le campagne pubbliche di educazione alla salute.
L'ipotesi enunciata viene collegata al fatto che le donne manifestano minori fattori di rischio e minori problemi per
l'uso di alcool rispetto agli uomini; oltre a ciò hanno più fattori protettivi a contrastare tali problemi. Le donne sono
maggiormente sensibili alle sanzioni sociali collegate al bere; hanno meno caratteristiche associate al bere eccessivo
tra cui aggressività, tendenza al bere per ridurre lo stress, sensation seeking, antisocialità, difficoltà nel controllo
degli impulsi; possiedono tratti, come le capacità di accudimento, protettivi rispetto al bere eccessivo.
Peraltro, le conseguenze dell'uso patologico di alcool e le malattie alcolcorrelate sembrano avere ricadute
maggiormente negative per le donne che per gli uomini: alcuni studi suggeriscono che le donne soffrono di maggiori
compromissioni a livello cognitivo e motorio, rischiano di subire maggiori danni fisici ed aggressioni sessuali,
soffrono maggiormente di problemi riproduttivi.
Analizzando più dettagliatamente gli studi citati dall'autrice, si evincono le seguenti considerazioni.
Anche se gli studi non sono completamente d'accordo fra loro sembra che la predisposizione genetica all'abuso di
alcool abbia minore incidenza sulle donne. Le donne manifestano bassa sensibilità all'alcool, intesa come fattore di
rischio; l'attrattività della sostanza sarebbe minore.
Quando bevono le donne raggiungono il livello di intossicazione più precocemente degli uomini e percepiscono gli
effetti dell'alcool come sgradevoli o spaventosi : ciò inibisce il consumo e l'abuso, protegge dallo sviluppare
tolleranza per alte dosi di alcool, oltre che dai problemi sociali e lavorativi collegati.
Se il consumo di alcool riduce le capacità riproduttive delle donne e fa sì che la progenie sopravviva meno, allora
potrebbe verificarsi una selezione delle pressioni sociali verso il consumo di alcool nelle donne. Essendo più sensibili
e avverse ai precoci effetti dell'alcool sul loro funzionamento, le donne potrebbero sviluppare meno malattie
alcolcorrelate e produrre più progenie sana.
Al momento si sa poco del ruolo dei fattori culturali e sociali, questo è un filone importante di ricerca futura. I fattori
sociali, le norme culturali e religiose, l'educazione, lo status socio-economico, i ruoli e le attività sociali giocano un
ruolo importante, ancora da indagare dettagliatamente.
L'evidenza in crescita che bassi livelli di consumo di alcool sono comunque associati ad elevati rischi di malattie
fisiche nelle donne indica che gli effetti benefici sulla salute del bere moderato sono veri per gli uomini, mentre gli
effetti dannosi per le donne cominciano ad accumularsi a bassi livelli di consumo. Questo è un focus importante per
le campagne future di educazione alla salute.
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“Executive control deficits in substance-dependent individuals: a comparison of alcohol, cocaine, and
mathamphetamine, and of men and women”, J. Clin Exp Neuropsychol. Aug. 2009 (Marzia Rovetta – psicologa
SERT di Lovere)
La dipendenza da sostanze è associata ai deficit della funzione esecutiva, ma la natura di questi difetti esecutivi e
l’effetto che le differenti sostanze ed il genere hanno su questi difetti non è completamente chiarito. Nello studio si
comparano le performance di individui alcol-dipendenti (33, di cui 18 donne), dipendenti da cocaina (27, di cui 14
donne) e da metanfetamine (38, di cui 25 donne) con un gruppo di controllo rispetto alle abilità di decision-making
misurate dal “Iowa Gambling Task”, alla memoria di lavoro, alla flessibilità cognitiva e all’inibizione della risposta. Gli
individui dipendenti da cocaina e metanfetamina presentano deficit nel decision-making complesso, nella memoria
di lavoro e nella flessibilità cognitiva, ma non nella inibizione della risposta. I deficit nella memoria di lavoro e nella
flessibilità cognitiva sono più lievi rispetto a quelli nel decision-making e non si modificano in funzione del carico di
memoria né del cambiamento di compito. Il decision-making è significativamente più danneggiato (indebolito) nelle
donne dipendenti dalla cocaina o dala metanfetamina rispetto agli uomini dipendenti dalle medesime sostanze.
Questi risultati suggeriscono che il tipo di sostanza ed il genere hanno differenti effetti sul funzionamento esecutivo,
risultati che se replicati potrebbero aiutare la messa a punto di interventi mirati.
Gl individui dipendenti da sostanze hanno mostrato di avere deficit nei domini del funzionamento esecutivo. Il
funzionamento esecutivo coinvolge l’abilità di pianificare, valutare e soppesare molteplici opzioni, quella di prendere
decisioni complesse, quella di avere un’accurata percezione della proprie abilità, e quella di organizzare,
implementare e controllare altre funzioni cognitive come la memoria. Il funzionamento esecutivo si basa per la gran
parte sulla corteccia prefrontale e sulle sue interazioni con le altre regioni cerebrali, così come dimsotarto dagli sutdi
di neuropsicologia e di neuroimaging. I deficit cognitivi osservati nelle persone dipendenti possono essere pertanto
associati a disfunzioni della corteccia prefrontale. La corteccia prefrontale ha funzioni eterogenee ed è responsabile
delle diverse abilità legate alle funzioni di controllo cognitivo quali la memoria di lavoro, la flessibilità cognitiva e
l’inibizione della risposta.
Il funzionamento cognitivo è un costrutto complesso che coinvolge differenti domini cognitivi. Il decision-making è
uno dei domini del funzionamento cognitivo che è indebolito dall’uso di sostanze. Ad esempio, individui dipendenti
continuano ad utilizzare sostanze malgrado le conseguenze negative a livello di salute, psicologico, sociale e legale.
Gli studi hanno dimostrato che individui dipendenti (da alcol, cocaina e metanf.) perseguoni azioni che portano ad
una ricompensa immediata mettendosi a rischio di incorrere in future conseguenze negative: questa viene definita
“miopia del futuro”. Un’importante regione cerebrale coinvolta nel processare molti tipi di ricompense e punizioni e
nell’indurre cambiamenti rapidi nelle risposte ai cambiamenti ambientali è la corteccia orbitofrontale, in particolare
quella ventrale e mediale. E’ stato ipotizzato che la corteccia orbitofrontale sia disfunzionale nei soggetti dipendenti
(studi con la SPECT). Studi su soggetti dipendenti inoltre hanno suggerito che i deficit nel dominio della memoria di
lavoro non sono puramente attribuibili ad un danneggiamento (indebolimento) della memoria ma piuttosto ad un
problema di controllo esecutivo. Specificamente, gli individui dipendenti da alcol, cocaina e metanfetamina hanno
performance inferiori alla norma nei compiti di “working memory”, ma che incrementando il carico di memoria non
influenza la performance. Inoltre gli abusatori di alcol e quelli dicocaina mostrano performance peggiori rispetto alla
flessibilità cognitiva e all’inibizione della risposta.
Risultati dello studio:
Pazienti dipendenti da cocaina come sostanza primaria e quelli da metanfetamina hanno performance inferiori alla
norma rispetto a tutte le misure di decision-making, di memoria di lavoro e di flessibilità cognitiva.
Rispetto alle differenze di genere, non sono emerse nello studio rispetto al “Iowa Gambling Task” nel gruppo di
controllo né nel gruppo dei dipendenti da alcol. Le donne con addiction da cocaina o da metanfetamina mostrano
danni più severi nel decision-making rispetto agli uomini con addiction da cocaina e metanfetamina. L’ipotesi è che
la corteccia prefrontale possa essere interessata, colpita differentemente dalla cocana e dalla metanfetamina nelle
donne e negli uomini.
DIFFERENZA DI GENERE NELLE DIPENDENZE. (Denise Santinelli – psicologa SERT di Bergamo)
La letteratura nazionale e internazionale è concorde nel rilevare come i percorsi di tossicodipendenza siano
fortemente differenziati in relazione al genere. Già negli anni ’90 del secolo scorso, denunciò le disparità di
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approccio tra uomini e donne tanto nella prevenzione delle dipendenze quanto nella cura e, in generale, in tutto il
contesto della promozione della salute. Quando si parla di dipendenze al femminile occorre perciò tener presenti
diversità tanto fisiologiche che sociali ma, soprattutto, occorre considerare il fatto che il ruolo della donna è
diventato più complesso e sfaccettato. In primo luogo vale l’osservazione per cui i percorsi che portano uomini e
donne alla dipendenza non sono identici; le sostanze privilegiate dagli uni e dalle altre sono diverse; le rispettive
reazioni alle stesse droghe sono fisiologicamente differenti di conseguenza nemmeno le strategie di prevenzione e
gli interventi terapeutici non potranno essere gli stessi. Ora, consideriamo le condizioni che favoriscono l’insorgenza
di dipendenze fra le donne, possiamo notare come, studi effettuati a livello internazionale mostrano quanto stretto
sia il nesso tra l’abuso e la violenza fisica e/o sessuale perpetrata ai danni delle donne e la possibilità che queste
ultime sviluppino dipendenze da sostanze più o meno legali. Violenza che, spesso e purtroppo, viene perpetrata e
subita entro le mura domestiche; il trauma che ne deriva costituisce una delle cause psicosociali più importanti in
materia di dipendenze
Dalla ricerca emerge che gli uomini sono più propensi ad attuare comportamenti a rischio, tra cui appunto la
sperimentazione di sostanze stupefacenti e, in generale, i soggetti sensibili sembrano maggiormente vulnerabili allo
sviluppo di comportamenti di dipendenza. Le donne invece, avrebbero maggiori probabilità di cominciare ad
assumere farmaci da automedicazione per ridurre lo stress e alleviare la depressione. Per questo motivo le donne
hanno un maggior rischio di diventare dipendenti da sostanze d’abuso più rapidamente degli uomini. Sembra inoltre
che proprio tali differenze di funzionamento neurobiologico tra i generi, siano accentuate con la dipendenza. Poiché
il consumo di droga sembra avere effetti sesso-specifici sul comportamento e sul cervello delle persone, diventa
fondamentale testare l'efficacia di nuovi trattamenti considerando le differenze della base neurobiologica dei
meccanismi cerebrali coinvolti nella dipendenza.
Un nuovo studio è stato quello di esaminare le differenze di genere sul trattamento della dipendenza da oppioidi su
prescrizione. Infatti, i dati disponibili in letteratura mostrano come nel sesso maschile si riscontrino tassi
significativamente più elevati di disturbi da abuso di sostanze rispetto al sesso femminile. In particolare, lo studio si è
soffermato
sulle
differenze
di
genere
relative
a:
• caratteristiche cliniche di base quali l’impiego di sostanze, la percezione di dolore e le variabili di efficacia del
trattamento
• variabili di trattamento quali la posologia di somministrazione, l’aderenza al trattamento e l’outcome
I risultati pre-trattamento hanno documentato, a fronte dell’assenza di differenze di genere relative alla gravità della
condizione di dipendenza da oppioidi, che le donne presentavano alterazioni funzionali molto più significative degli
uomini, come pure una maggiore severità delle comorbidità psichiatriche e una maggiore probabilità di ricorrere
all’impiego di oppioidi per far fronte alle emozioni negative e alla percezione di dolore. Sempre nel sesso femminile,
inoltre, era più frequente il riscontro del ricorso agli oppioidi mediante prescrizione e mediante la via appropriata
Nelle conclusioni, gli autori sottolineano come
entrambi i sessi presentino outcomes simili nel trattamento della dipendenza da oppioidi su prescrizione: “Il tasso di
successo del trattamento era basso, indipendentemente dal sesso i somministrazione.
Determinate sostanze (e lo stesso vale per i comportamenti a rischio) attirano maggiormente l’attenzione delle
donne indipendentemente dall’età: la dipendenza da medicamenti colpisce in misura maggiore le donne rispetto agli
uomini: considerazione che vale per ogni fascia d’età presa in esame. Questo dipende in larga misura dal differente
approccio alla salute rispettivamente di donne e uomini: questi ultimi paiono poco inclini a curarsi e quindi a
ricorrere al medico ed ai farmaci (così facendo, infatti, metterebbero in “pericolo” una caratteristica fondamentale
della mascolinità: l’essere sano e forte, poco sensibile al dolore, ecc.). Per la donna, invece, la cura di sé (e dunque
anche della salute) ha costituito sempre un aspetto fondamentale del proprio ruolo: la donna non doveva
necessariamente dimostrarsi forte; anzi, in certe epoche, la debolezza la fragilità le erano addirittura attribuite come
caratteristiche quasi essenziali. La maggiore familiarità con la medicina ed i farmaci e la maggior consapevolezza
della necessità di prendersi cura di sé sono, in parte, alla base della propensione al consumo di medicamenti come
p.es. analgesici, antidepressivi e ansiolitici, ecc.
CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE. (Pierangelo Tombini – psicologo SERT di Bergamo – psicologo esperto del
Dipartimento delle Dipendenze)
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Dall’analisi della letteratura emergono significative differenze di genere nelle caratteristiche della dipendenza. Sono
differenti le tipologie di dipendenza, le modalità di strutturazione ed evoluzione di una dipendenza, gli effetti della
dipendenza, le cause, i bisogni e la psicopatologia sottostanti ad una dipendenza, la tipologia e l’efficacia dei
trattamenti, ecc.
In tutte le ricerche effettuate emerge che le donne consumano in maniera inferiore le sostanze psicoattive illegali
rispetto agli uomini, ma consumano maggiormente psicofarmaci su prescrizione medica, mentre si stanno
allineando agli uomini nei consumi di alcol e tabacco.
Le donne tossicodipendenti sono più spesso degli uomini sotto-occupate o disoccupate, questa mancanza di
autonomia economica e lavorativa viene considerata come un fattore di rischio nell’evoluzione della dipendenza.
Indipendentemente dalla storia pregressa di abusi e violenze, le donne che fanno abuso di sostanze psicoattive
presentano frequentemente una comorbidità psichiatrica, ovvero soffrono più spesso degli uomini e con una gravità
maggiore di ulteriori disturbi psicopatologici.
I disturbi maggiormente ricorrenti nelle donne sono sindromi ansioso- depressive, disturbi di personalità ( istrionico
e borderline) e i disturbi del comportamento alimentare, mentre negli uomini è più frequente osservare
comportamenti antisociali e passivo- aggressivi. Anche l’incidenza di atti suicidari e lesivi è maggiore nelle donne
rispetto agli uomini. Infine le donne tossicodipendenti sono socialmente più isolate, hanno pochi amici e
intrattengono relazioni con uomini che molto spesso fanno uso di droghe come loro, al contrario gli uomini sono
inseriti in reti di relazioni più ampie e quindi per loro diventa più facile reperire le sostanze.
Anche il rapporto con le sostanze è differente, in quanto gli uomini le utilizzano per provare sensazioni forti, per
curiosità, mentre le donne lo fanno con una motivazione auto-terapeutica, per cui la sostanza è utilizzata per reagire
a situazioni di stress e placare l’ansia. Le donne infatti utilizzano maggiormente droghe con potere sedativo
(psicofarmaci e oppiacei), mentre gli uomini spinti dalla trasgressione sono condotti a sperimentare sostanze sempre
diverse e combinate tra loro.
Anche la modalità di assunzione è differente, le donne privilegiano il consumo per via iniettiva rispetto agli uomini
che privilegiano il fumo, inoltre le donne consumano in contesti privati, mentre gli uomini privilegiano il gruppo.
L’età di inizio dell’uso delle droghe è superiore nella donna rispetto all’uomo.
Inoltre si osservano diversità di genere rispetto alle attività intraprese per guadagnare denaro: gli uomini attivano
più spesso comportamenti criminali per sostenere il loro consumo di droga e sono disposti a mettere in atto
condotte aggressive nei propri crimini, le donne invece commettono meno reati, in quanto da un lato si dedicano a
varie forme di prostituzione, dall’altro lato vengono sostenute economicamente dal partner.
In relazione al ricorso al trattamento, in letteratura si sottolinea una minore propensione delle donne a richiedere
aiuto ai servizi sanitari. Le donne vivono in contesti che le scoraggiano a rivolgersi ai servizi socio-sanitari, percepiti
come una minaccia alla loro funzione di cura dei figli e dei famigliari, ma anche perché scoraggiate dai partner per la
maggior parte anch’essi tossicodipendenti. Al contrario gli uomini sono spesso spronati dalla famiglia di provenienza
e sorretti dalle partner.
La letteratura afferma che il rischio di recidiva è inferiore nelle donne rispetto agli uomini. Inoltre si sottolinea che la
richiesta di trattamento differisce dal genere: gli uomini ne fanno ricorso per evitare problemi legali, mentre le
donne per migliorare la relazione con i famigliari e la responsabilità di cura dei figli. La presa in carico delle donne
avviene inoltre in età più precoce rispetto agli uomini e hanno una storia di tossicodipendenza più breve, secondo
alcuni perché sviluppano una tossicodipendenza più rapidamente.
Inoltre alcune ricerche sottolineano che le donne hanno maggiore facilità di abbandono del trattamento (per
gravidanza, cura dei figli), mentre gli uomini abbandonano il trattamento per la cessazione della sintomatologia
astinenziale.
L’analisi qui esposta sottolinea la maggior complessità e problematicità dell’esperienza tossicomanica femminile e
la necessità di una maggiore attenzione alle caratteristiche e ai bisogni specifici delle donne, sia a livello
preventivo che terapeutico.
-
La prevenzione si dovrebbe occupare dei maggiori rischi che corrono le donne che usano sostanze e alcol:
maggiori danni organici
rischi in gravidanza
rischio di subire violenze
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maggiore isolamento
peggiori condizioni di indigenza
maggiore dipendenza economica
Nell’offerta terapeutica è necessario tenere in considerazione le differenze della psicopatologia e dei bisogni della
donna, che portano ad una maggiore richiesta di trattamenti psicologici per affrontare problematiche di ansia e
depressione, maggiormente presenti nelle donne. I servizi devono quindi fornire le diverse tipologie di trattamenti
psicologici.
E’ inoltre importante indagare sempre il possibile collegamento tra dipendenza e violenza/abuso subito.
Anche l’intervento sociale può tenere in considerazione la specificità dei bisogni della donna prevedendo percorsi di
assistenza e accompagnamento nelle situazioni che maggiormente vedono coinvolte le donne. Assistenza a tutela e
protezione della donna nelle situazioni di abuso/violenza, assistenza a tutela e protezione della donna in gravidanza
e nelle prime fasi dopo la nascita, soprattutto aiutandola ad accedere alle risorse e ai servizi presenti sul territorio.
A livello Dipartimentale è opportuno promuovere un maggiore collegamento e una maggiore integrazione fra servizi
diversi che si occupano delle problematiche al femminile da differenti angolazioni, attivando protocolli di
collaborazione.
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Bibliografia
•
Italian Journal on Addiction, Volume 3, numero2, 2013. Dipartimento Politiche Antidroga, Presidenza del
Consiglio dei Ministri.
•
Italian Journal on Addiction, Volume 3, numero1, 2013. Dipartimento Politiche Antidroga, Presidenza del
Consiglio dei Ministri.
•
Italian Journal on Addiction, Volume 2, numero 1-2, 2012. Dipartimento Politiche Antidroga, Presidenza del
Consiglio dei Ministri.
•
Rapporto ISTISAN 13/36, Istituto Superiore della Sanità, Donna e Alcol: aggiornamenti in tema di ricerca
clinica e preclinica, 2013
•
Quinta conferenza nazionale sulle droghe, Trieste 2009. Relazione Regione Piemonte, ASL TO1.
•
DAD.NET, Network di prevenzione dei rischi correlati all’uso di alcol e droga rivolto alle donne.
•
Clinical Psychology Review 24, 2004, 981 – 1010, Nolen-Hoeksema.
•
J Clin Exp Neuropsychol, National Institutes of health, 2008. Van Der Plas, Crone, Van Den Wildenberg,
Bechara.
•
Rete dolore.it: differenza di genere nella dipendenza di oppioidi.
•
Pharmastar: differenza di genere nella dipendenza di oppioidi su prescrizione.
•
Dipartimento delle Politiche Antidroga, Droganews: Droga e differenza di genere nello sviluppo della
dipendenza.
•
Radix (Svizzera italiana) : Dipendenze di genere.
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Analisi delle linee guida internazionali e nazionali