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Aslo era già stato, assieme a Gherta, nella città all’imbocco della valle, dove si
incontravano le strade che portavano ai luoghi misteriosi della pianura o ai passi
montani oltre i quali si apriva il mondo delle genti straniere. Aveva incontrato, in quelle
occasioni, persone che si esprimevano in altre lingue e ne era rimasto affascinato, ma
ogni volta aveva desiderato fare ritorno alla sua valle e ai suoi boschi.
In città ci erano andati con il trenino che percorreva tutta la valle, lui e Gherta, per
visitare il grande mercato che si svolgeva quattro volte l’anno.
Ma ora Aslo era a bordo di un’automobile e non aveva mai provato un tale senso di
sradicamento, da fargli girare la testa, da renderlo euforico e disperato allo stesso tempo.
Vedeva abitazioni e fattorie allontanarsi dietro di lui una dopo l’altra e rievocava alla
memoria ora un ragazzo e ora una ragazza, e li salutava nella mente trattenendo il
respiro, anche quelli con cui aveva poca familiarità o per cui provava antipatia.
Sapeva che sarebbe tornato, ne aveva la convinzione: là c’era Gherta e il loro non era
stato un addio; ma quando sarebbe tornato? Questo non lo sapeva. Morgan guidava
l’auto con leggerezza, senza mai premere sull’acceleratore, senza mai sorpassare
nessuno. Teneva lo sguardo fisso davanti a sé e non disse più niente al ragazzo seduto al
suo fianco, con la cintura di sicurezza che gli attraversava il petto magro.
Aslo teneva invece lo sguardo al finestrino. Non disse più niente nemmeno lui, con
addosso la sensazione di essere rapito.
Se lo avesse saputo per tempo, mesi o anche solo giorni prima, se lo avessero
preparato… e invece tutto era avvenuto nel giro di poche ore, da lasciarlo intontito
come la caduta da una parete rocciosa: il salto nel vuoto, l’orrendo presentimento della
morte, poi l’impatto duro e infine il ritrovarsi lì disteso sulla schiena, ancora vivo, ma
con il mondo sottosopra.
Case e persone scorrevano via, subito perse appena incontrate. Vide l’autostrada con i
suoi cavalcavia, le imponenti strutture dell’alta velocità, palazzi pretenziosi, villette a
schiera, complessi industriali, cave… e tutto quello che vedeva era mondo e lui nel
mondo si sentì piccolo. Dov’erano più i boschi, in quel mondo di cemento e asfalto?
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Raggiunsero l’ aeroporto e Aslo fece l’ esperienza del suo primo volo. Si sentì lo
stomaco contratto, al decollo; e quando furono tra le nubi e spiò sotto di sé la terra farsi
sempre più lontana… di lui che cosa rimase? Solo un nodo in gola, e la voglia di una
mano da stringere. Ma Morgan era sprofondato nella lettura di certi documenti. E a lui,
comunque, Aslo non avrebbe mai stretto la mano. Se la immaginava gelida e dura.
Allora Absalon, detto Aslo, chiuse gli occhi e sognò il bosco.
*
Era sera quando Morgan arrivò a Branzagotto e fermò l’ auto davanti a una villa nella
periferia sud. Aslo non aveva mai visto una casa tanto bella e ne fu intimidito. C’ era un
giardino molto ampio, e attorno c’ erano altre ville, ben distanziate le une dalle altre,
tutte eleganti e ben tenute.
Una donna venne verso di lui. Bassa di statura, minuta, quasi una miniatura di donna,
aveva i capelli tagliati corti a caschetto e il viso ovale nel quale risaltavano gli occhi
azzurri. Lo investì con le braccia spalancate e lo strinse a sé, esclamando emozionata
con gli occhi lucidi:
“Eccoti qui, finalmente! Absalon! Ma che bel ragazzo sei diventato!” e senza dare peso
all’ espressione di disapprovazione di Morgan prese Aslo per mano accompagnandolo
all’ interno. “Vieni, la cena è pronta, ma prima ti mostro la tua camera. Magari hai
bisogno del bagno. Io mi chiamo Rubina.”
Aslo, del tutto stordito, seguì la donna scambiando solo poche parole. Si sentiva la gola
arida, e nella mente continuava a girare la giostra delle immagini colte durante il
viaggio: troppe e in un tempo troppo breve.
Quella sarebbe stata la sua nuova casa e quanto era diversa da quella in cui aveva
abitato con Gherta! Attraversò saloni che potevano contenere più di cento persone,
percorse corridoi che non finivano mai, con decine di porte sui lati: a quali altre stanze
conducevano? La prima impressione fu che la casa era come il suo padrone: non era una
casa qualunque. Il suo interno risultava molto più spazioso di quanto non apparisse
dall’ esterno e il numero dei locali era infinito. Aslo ne fu sicuro: quella era una
residenza magica. Infatti, sbirciando attraverso le finestre e le porte socchiuse, scorse
scenari che sembravano appartenere ad altri tempi e ad altri luoghi. Vide addirittura la
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cima di una montagna innevata e, in fondo a un corridoio, un laghetto sul quale
volavano alcune anatre. Sobbalzò e quasi gridò quando, svoltato l’ angolo, avvistò un
orso gigantesco al galoppo lungo il corridoio che lo avrebbe investito se non si fosse
buttato di lato staccando la mano da quella di Rubina.
“ Hai ragione” disse la donna che non si accorgeva di nulla. “ Ti prendo per mano come
se fossi un bambino, e invece sei quasi un uomo. Ti guardi attorno stupito? Sì, è una
casa bella e fin troppo grande. Una volta era fatata, sai?”
Lo disse con un tono di nostalgia, fermandosi per un attimo con la testa alta, come se
all’ improvviso anche lei vedesse la Magia. Ma si riscosse e proseguì.
No, solo Aslo vedeva, solo lui aveva quel dono di scoprire la Magia anche attraverso il
tempo. Non lo disse a Rubina, per il momento. Con la Pacificazione la Magia era
diventata fuorilegge. Se lui vedeva e sentiva cose che non erano davvero UHDOL, faceva
meglio a tenere per sé quel segreto che poteva metterlo nei guai.
L’ attimo dopo, il corridoio si trasformò in un torrente impetuoso, ma Rubina avanzò
con la medesima andatura fendendo, in apparenza, l’ acqua con passo sicuro. Aslo fece
come lei, soffocando la paura di essere travolto e di annegare.
Di colpo si sentì solo. Gli capitava sempre più spesso, negli ultimi mesi. Avrebbe tanto
voluto avere vicino Gherta, ma non era possibile. Con lei si sarebbe potuto confidare.
Rubina gli piaceva, ma lo stordiva di parole. Morgan non era per niente il nonno
affabile che ogni nipote si aspetterebbe. Anzi, lo spaventava. C’ era in lui qualcosa… di
impetuoso, violento, irrefrenabile… la potenza distruttiva di una valanga.
Rubina gli aprì la porta della camera. Senza smettere di parlare, gli mostrò il bagno e
infine se ne andò dandogli appuntamento per la cena. Rimasto solo, Aslo corse alla
finestra: si affacciò sui flutti di un oceano dal quale sorgevano innumerevoli isole; su
ognuna svettava un castello le cui torri bucavano le nubi.
La prima notte rimase a lungo affacciato a contemplare la luna che splendeva su
misteriosi vascelli: le pallide vele si gonfiavano alla brezza tiepida. Ne avrebbe parlato
con Rubina? Lo desiderava. Non poteva tenersi per sé una cosa tanto straordinaria.
Dormì senza agitarsi, sognando il bosco.
Nei giorni seguenti Aslo vide poco Morgan. Era libero di girovagare per la casa e di
andare a giocare in giardino, ma si annoiava, anche perché non andava più a scuola e lì
non c’ erano coetanei con cui passare il tempo. Per fortuna vedeva le cose in un modo
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diverso dagli altri e in un angolo del giardino scoprì una montagna che immaginò di
scalare.
Rubina gli stava vicino e faceva di tutto per farlo sentire a proprio agio, tanto che Aslo
si affezionò alla donna, anche perché era un’ amica di Gherta.
“ Non poteva venire qui anche lei?” domandò un giorno. “ In questa casa c’ è posto per
tutti.”
Rubina lo fissò pensierosa, annuì, disse:
“ Sarebbe potuta venire, certo. Morgan non ha mai rifiutato ospitalità a nessuno. Ma se è
rimasta lassù è perché sa che è meglio così.”
“ O forse lui non l’ ha voluta” disse Aslo d’ impulso, aspettandosi poi un rimprovero da
Rubina; ma lei se ne stette zitta e cambiò discorso. Più tardi, come se avesse avuto un
ripensamento, gli disse:
“ Porta pazienza, un giorno la rivedrai. Anche lei sente la tua mancanza.”
Aslo, nei suoi occhi, vedeva solo bontà. E allora le si confidò. Le raccontò delle sue
visioni, con la voce esitante di chi ancora dubita della propria verità. A Rubina si
illuminarono gli occhi, le divennero perfino umidi. Raccomandò ad Aslo di non fare
parola a nessuno di ciò che le aveva detto. Gli disse anche che era un buon segno. Aslo
non capì che cosa volesse dire. Un buon segno di che cosa? Ma a lui interessava solo
togliersi quel segreto dal cuore.
Dopo una settimana dal suo arrivo, Aslo fu finalmente chiamato nello studio di Morgan.
Ci era stato solo una volta, per sbaglio, subito sorpreso e messo in guardia da Rubina:
“ Evita di ficcare il naso qui, perché Morgan è molto geloso delle sue carte. Nemmeno io
ci posso entrare.”
Aslo non aveva avuto difficoltà a obbedire. Nello studio non c’ era niente di interessante:
solo libri e carte, proprio come aveva detto Rubina. L’ unica cosa che aveva attirato il
suo sguardo era stato un grande quadro appeso alla parete di fronte all’ ingresso, sopra la
scrivania. Poté dargli solo un’ occhiata veloce, perché Rubina lo trascinò subito via.
Aslo ci vide raffigurato un bosco. Era simile al suo, ma c’ era qualcosa… Gli alberi
erano imponenti, i tronchi formavano un colonnato titanico, le chiome sembravano
occupare tutto il cielo, le radici si contorcevano dentro e fuori la terra, grosse come il
corpo di un uomo. Ma ciò che risultò straordinario fu che… Aslo vide il paesaggio
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animarsi: una quercia agitò i rami e piegò il tronco come se volesse chinarsi su di lui,
mentre centinaia di uccelli prendevano il volo… e a quel punto Rubina richiuse la porta.
Ora era di nuovo lì e aveva il quadro proprio davanti a sé. Lo vedeva di sotto in su, ma
niente più si muoveva all’ interno del bosco dipinto.
“ Absalon” gli disse Morgan seduto dietro l’ enorme scrivania con il piano rivestito di
pelle. “ Tu sai di chi sei figlio?”
A disagio, Aslo si agitò sulla sedia. Quella domanda lo turbò e l’ atteggiamento
distaccato di Morgan invece di incoraggiarlo lo mise ancora di più in difficoltà.
“ So… so che Gherta non è mia madre, che i miei… ”
“ Sì” continuò Morgan con voce bassa e lenta, piegando lo sguardo a sinistra come se
cercasse il ricordo di due volti. “ I tuoi genitori sono morti.”
Stette per qualche attimo in silenzio, perso in pensieri segreti. L’ espressione si fece
dura.
“ Essi” continuò poi con un sospiro soffocato “ erano i depositari di un segreto che deve
rimanere tale, altrimenti potrebbe mettere in pericolo l’ integrità e la sopravvivenza degli
uomini, se la sua conoscenza cadesse in mani sbagliate.”
Morgan levò lo sguardo su Aslo e il ragazzo si sentì rinchiudere in una sfera di aria
afosa che gli tolse il respiro.
“ I tuoi genitori hanno fatto in modo che questo segreto non scomparisse con loro”
continuò Morgan, la cui voce si era abbassata riducendosi a un sibilo, “ ma venisse
affidato al loro unico figlio. Tu.”
Aslo aspirò, sentendo battere forte il cuore.
“ Io non ne so nulla, nonno.”
“ Non preoccuparti. Non è qualcosa che tu puoi sapere o non sapere, ma che porti in te
senza che tu ne abbia coscienza. Il segreto ora sei tu, Absalon, e proprio per questo sei
così importante per tutti noi.”
“ Ma che cos’ è questo segreto?”
“ Se lo si sapesse” rispose Morgan severo come se lo rimproverasse “ non sarebbe più un
segreto, ti pare?”
“ Ma se nemmeno io lo conosco… ”
“ Tu lo conosci, ma non sai di conoscerlo. Al momento opportuno, saprai come
recuperarlo e che cosa farne.”
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“ E se… non ne sono capace?”
Morgan non rispose subito. Fissava Aslo, ma il suo sguardo andava oltre, ai due
fantasmi che vedeva alle spalle del nipote. Uno era suo figlio Robin. Il promotore della
Pacificazione. Morgan lo aveva minacciato: DEEDQGRQD TXHVWR SURJHWWR IROOH R QRQ
VDUDL SL PLR ILJOLR E invece, tutto fu compiuto. La Magia fu sepolta. A Morgan fu
interdetta per sempre. Dal suo stesso figlio! Non aveva fatto in tempo a impedirglielo!
L’ altro fantasma era quello di sua nuora. Morgan raggelò. Sembrava reale, e lo fissava,
lo fissava, lo fissava…
Aslo non aveva più pensato ai genitori, presenti nella sua vita solo come assenza:
nemmeno un volto da ricordare gli avevano lasciato. Ma ora essi erano lì accanto a lui e
quando girò lo sguardo li vide, per un attimo solo, sorridenti, protesi verso di lui come
per abbracciarlo; un attimo solo, ma quanto tempo può durare un attimo! Ne ricevette
l’ impressione che non volessero tanto abbracciarlo, quanto afferrarlo per… portarlo via
di lì? La visione scomparve. Aslo allontanò da sé ogni pensiero inquietante. Riportò la
propria attenzione su Morgan. Lì era al sicuro, si disse. Quella era anche casa sua.
“ Una volta il mondo era controllato dalla Magia, che agiva in sintonia con le forze
naturali e con quelle spirituali. Poi… ”
Morgan raccontò con voce lenta e priva di inflessioni. Aslo si sentì rapito dalla
narrazione e vide con gli occhi della mente i Centauri correre liberi nelle pianure, le
Fate accendere ogni sera le stelle nel cielo, gli Orchi grufolare nelle viscere delle
foreste, i Draghi sorvolare le montagne… Non aveva bisogno di riflettere sul significato
delle parole di Morgan, dato che bastava la loro musicalità a ricreargli nella mente il
mondo al quale sentiva di appartenere. Nella mente soltanto? Oh, no, le creature della
Magia affollarono la stanza. Aslo percepì nitidi gli odori del sottobosco dove si
nascondevano i Fauni e i profumi dei prati sui quali svolazzavano i Folletti; udì i
richiami d’ amore degli Unicorni e i canti bellicosi dei Nani; vide gli abissi vertiginosi
delle città costruite sopra le montagne e le vampate abbaglianti dei Demoni ai crocicchi
delle strade.
“ … ma ora tutto sta per cambiare di nuovo. L’ equilibrio tra noi e gli umani è infranto.
Sì, tutto sta per cambiare.”
La voce di Morgan si fece aspra. Non guardava Aslo, ma teneva gli occhi rivolti in alto
a destra e le labbra assunsero una piega altera. Poi chinò il capo, la voce divenne un
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sussurro singhiozzante. Una forza interna tratteneva le parole e queste invece forzavano
lo sbarramento delle labbra serrate, sbucando fuori distorte. “ Non erano questi i patti.
Lo chiamano progresso, questo degrado? Per millenni i Maghi hanno condotto
l’ umanità verso le conquiste più alte dello spirito e poi… sono bastati pochi secoli e…
come si può accettare, come?”
Si tormentava le mani in grembo e sussulti gli scuotevano il petto.
“ Io lo avevo previsto. Glielo avevo detto: tu sarai maledetto, figlio! Io avrei guidato i
Maghi verso la loro gloria, non verso la catastrofe!”
Di colpo sollevò la testa, facendo sussultare Aslo. Lo fissò con una luce sinistra nello
sguardo, che però scomparve subito; e poi riprese a parlare calmo, come se un’ altra
coscienza si fosse sovrapposta a quella infuriata di poco prima.
“ Come ti ho detto, io faccio parte del Consiglio della Corporazione. Abbiamo percepito
energie negative dirette contro di noi. Qualcuno è tornato a praticare la Magia per mire
personali. Sappiamo che in questa zona c’ è il centro da cui si irradia l’ energia, ma non
sappiamo altro. Io ho l’ incarico di indagare.”
Aslo, sempre più emozionato e intimidito, domandò:
“ È per questo che mi hai portato qui, nonno?”
Morgan fissò il ragazzo come se lo vedesse per la prima volta, poi annuì.
“ Una presenza malvagia si aggirava nella valle dove abitavi. Sono subito venuto a
prelevarti, prima che qualche creatura tenebrosa potesse farti del male.” Aslo sussultò.
“ Qualcuno mi cerca?”
Morgan non rispose subito, come se volesse ripensare a quello che aveva appena detto o
come se mille dubbi lo avessero assalito all’ improvviso; poi si riscosse e mormorò:
“ Sei sotto la mia protezione, non devi temere nulla.”
Aslo non domandò altro. Intuiva che da Morgan non avrebbe avuto le risposte che
cercava. Non riusciva nemmeno a sentirsi protetto, da lui. Pensò a Rubina e si sentì
meglio.
“ Questa sera usciremo insieme, io e te” esclamò Morgan brusco. “ Ti presenterò ad
alcuni conoscenti.”
“ Sono Maghi?” domandò Aslo.
Morgan annuì e Aslo fu attraversato da un brivido. Per una specie di presentimento, girò
svelto la testa: la finestra, in quello stesso istante, si spalancò per un colpo di vento. Le
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tende svolazzarono in aria con schiocchi violenti e un corvo entrò gracchiando e volò
dritto contro Aslo, gli artigli protesi verso i suoi capelli. Morgan scattò in piedi e urlò
qualcosa che Aslo non sentì nemmeno, tanto era terrorizzato dall’ enorme uccello che gli
si posò sulla testa e calò il becco per sfondargli il cranio. Aslo fu più svelto: afferrò le
ali del corvo e se lo portò davanti al viso, incurante dei capelli strappati che rimasero
nelle sue grinfie; poi, mentre gli artigli si allungavano verso i suoi occhi, gli sputò
addosso e gridò: “ Malanima!” aprendo le mani.
A quel grido il corvo prese di nuovo il volo, ma le ali sferzarono l’ aria solo una volta.
Subito dopo le penne nere si staccarono dal corpo che rimpicciolì e si ridusse a una
polvere impalpabile: le penne volarono fuori dalla finestra che si richiuse con violenza.
Tutto tornò silenzioso. Ma in aria rimase un incubo nero, un’ ombra negli occhi sbarrati
di Aslo.
Morgan fissò il ragazzo come se avesse di colpo cambiato fisionomia e non lo
riconoscesse più.
“ Me l’ ha insegnato Gherta” balbettò Aslo. “ Non me lo ricordavo nemmeno più. Mi è
venuto in mente così, all’ improvviso.” Morgan annuì, pensoso. “ E non avevo mai
creduto che potesse funzionare. Per me era solo un gioco.”
6HL WX FKH O¶KDL IDWWR IXQ]LRQDUH, pensò Morgan. Si precipitò alla finestra e spostò la
tenda. Guardò fuori a lungo, ma fuori c’ era solo il cielo nuvoloso. Picchiettò sul vetro
con le nocche, attirando l’ attenzione di Aslo: che cosa faceva, bussava alla finestra? Era
un bussare leggero e nervoso, che durò a lungo. Per tutto quel tempo Morgan rimase
immobile. Aslo fu scosso da un altro brivido: il silenzio nella stanza, le nuvole che
correvano e scendevano nere sempre più vicine alla terra e quel ticchettio ossessivo…
“ Ora vattene” disse infine Morgan. “ Rubina ti aspetta. Devi prepararti per la serata.”
Non gli disse altro. Aslo avrebbe voluto rivolgergli mille domande, ma non ci riuscì.
L’ espressione dura calata sul viso del nonno lo dissuase. Solo più tardi, quando erano
già in automobile, Morgan disse:
“ Non dare importanza all’ episodio di poco fa. A volte, nei centri abitati, gli animali
impazziscono e si avventano contro i loro nemici di sempre, gli esseri umani.”
“ Voleva uccidermi?” domandò Aslo.
“ No, no. Non ci sarebbe riuscito comunque, te lo assicuro.”
Morgan ne sembrava convinto, ma in Aslo sorse un dubbio.
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“ Nonno, se io non mi fossi difeso… tu avresti usato la Magia per salvarmi, vero?”
Morgan ebbe all’ improvviso difficoltà a respirare. Teneva lo sguardo fisso davanti a sé,
come se non volesse guardare Aslo negli occhi.
“ Noi, Maghi della Corporazione” disse scandendo le parole, quasi strappandosele di
bocca, “ non usiamo la Magia, lo sai.”
“ Ma qualcuno la sta usando contro di me” disse Aslo. “ Se io non avessi usato quello che
ho imparato da Gherta… ”
“ Ti ho detto e ti ripeto che è stato un incidente. Qui non ci troviamo tra i tuoi boschi.
Smettila di pensarci.”
“ Forse il corvo era davvero impazzito” mormorò Aslo fra sé, annuendo senza
convinzione.
Aslo tenne lo sguardo al finestrino. Era ormai notte. Le cose si erano già trasformate in
ombre. Ogni ombra poteva essere una creatura mandata a ucciderlo. Ma da chi? Chi
poteva volere la sua morte? Il corvo non era entrato per caso nella stanza. Nessun corvo
avrebbe cercato proprio lui per aggredirlo, se qualcuno non ve lo avesse costretto con la
Magia. Forse il nonno parlava di un incidente per non farlo spaventare ancora di più. Il
nonno, però, non aveva nemmeno temuto che lui potesse… morire. Da quella sera in poi, ogni volta che si fosse trovato solo, ogni volta che si fosse trovato
in una notte di ombre, fruscii e silenzi improvvisi, ogni volta che un rumore avesse
schioccato di colpo alle sue spalle, o che un soffio d’ aria gelida lo avesse accarezzato
sulla nuca… avrebbe avvertito il brivido della paura, lo sapeva. Strinse i denti. Doveva
essere forte. Qualcuno lo voleva morto? Lui si sarebbe difeso.
Avrebbe voluto ritornare tra i suoi monti, dove il bosco lo avrebbe protetto. In casa del
nonno si sentiva solo e inerme. Tutto era così confuso. Ancora non aveva davvero
capito perché lui fosse lì. La tensione si allentò, ma Aslo si sentì la gola strozzata. Come
se avesse bisogno di piangere. Ma no, no, lui non avrebbe pianto, mai.
*
Morgan parcheggiò davanti a un condominio. Salirono al terzo piano, dove trovarono
una porta aperta. Vi si affacciò un uomo alto e robusto, una specie di gigante barbuto
che suscitò un’ immediata repulsione in Aslo. L’ uomo trasalì, fissando Aslo con le folte
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sopracciglia inarcate, una luce di stupore negli occhi; ma durò un attimo e solo Aslo se
ne accorse.
“ Prego, Maestro Morgan. Gli altri sono tutti dentro. Vi aspettano con ansia” disse poi il
gigante in tono untuoso.
Morgan non gli porse la mano; gli rivolse solo un cenno contenuto del capo ed entrò,
mentre Moryrai si faceva da parte. Aslo seguì Morgan, ma non poté evitare di levare lo
sguardo sull’ uomo. Quando incontrò i suoi occhi, avvertì una minaccia che il sorriso di
convenienza non solo non nascondeva, ma rendeva ancora più temibile.
Furono fatti accomodare in un salotto dove sembrava che nessun granello di polvere si
fosse mai depositato. Tutto era in ordine, sistemato in modo geometrico; e tutto era
salvaguardato con meticolosità: piccoli arazzi sugli schienali delle poltrone,
sottobicchieri di giunco, tovagliette sui piani di cristallo, centrini sotto le statuine di
porcellana, tappeti sul parquet…
C’ erano tre adulti, oltre a Moryrai, e una ragazza che attirò lo sguardo di Aslo come se
nella stanza ci fosse solo lei. Si guardarono con curiosità, non si fecero cenni, né si
sorrisero: si fissarono e basta.
“ Vi presento Simommago, Avhon, Circe e la sua deliziosa figlia Sibilla” disse Moryrai
con una voce che ad Aslo parve giungere da lontano, strascicata come un’ eco. “ Signori,
uno dei nostri colleghi più famosi e potenti, Morgan. Accompagnato da… ”
“ … mio nipote Aslo” concluse Morgan. Aslo salutò i presenti e prese posto di fronte
alla ragazza, che aveva abbassato lo sguardo e fissava un punto sul tappeto di fibra di
cocco. Fu lo stesso Moryrai a servirgli da bere, ma Aslo accostò il bicchiere alle labbra
senza nemmeno bagnarle della bibita che conteneva. Osservava ogni cosa con
attenzione. C’ era un’ atmosfera strana. Non certo conviviale.
Sembrava che Moryrai fosse l’ unico autorizzato a parlare. Gli altri tre più che altro
rispondevano alle domande che Morgan rivolgeva loro, ma in termini molto sbrigativi;
poi lasciavano la scena a Moryrai, che dava l’ impressione di controllare ogni loro parola
e perfino la loro mimica.
L’ unica a mostrare una piccola iniziativa fu Circe, che a un certo punto disse:
“ Sibilla, perché non accompagni Aslo nella tua camera, così potete chiacchierare e
giocare? Qui di sicuro vi annoiate.”
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Disse tutto in un soffio, quasi temendo di essere interrotta, e fingendo di non accorgersi
dell’ occhiata dura di Moryrai.
“ A me non sembra che si annoino” la contraddisse infatti il Mago.
“ E invece sì” tagliò corto Sibilla con un sorriso teso, evitando di guardare Moryrai negli
occhi, “ ma non lo dico per me, lo dico per il nostro ospite.” Si alzò e si fermò di fronte
ad Aslo per invitarlo a seguirla.
Anche Morgan, però, si alzò. Stava già per dire qualcosa, quando Moryrai lo precedette.
“ Sibilla ha ragione” disse con un lampo negli occhi. “ I ragazzi saranno più a loro agio
da soli.”
Morgan si stupì, ma un’ occhiata di Moryrai gli impose il silenzio; così tornò a sedersi,
mentre i due ragazzi lasciavano l’ appartamento.
Moryrai fece girare lo sguardo e tutti chinarono il capo. Si mise in ascolto e poco dopo
impose le mani sui tre Maghi seduti e mormorò parole che Morgan non riuscì a sentire.
Man mano che la cantilena proseguiva le teste di Avhon, Sibilla e Simommago si
inclinarono e andarono a toccare il petto, mentre gli occhi si chiudevano.
“ Che cosa ti è venuto in mente di portarlo qui?” domandò poi aspro, con il braccio
puntato contro Morgan. Seguì un silenzio teso. Morgan fissava il dito indice che lo
prendeva di mira come se fosse un’ arma spianata, ma poi scosse il capo ed emise uno
sbuffo d’ aria prima di giustificarsi.
“ Qualcuno della Corporazione, non ti interessa chi, ritiene di avere individuato una
presenza di energia magica in questa zona. Il Consiglio mi ha incaricato di venire a fare
una visita ai Maghi che abitano in questa casa. Non ti ho potuto avvisare per tempo
perché sono stato convocato solo ieri. Che cosa avrei dovuto fare, secondo te? Ignorare
la richiesta? Questa storia dell’ energia magica comincia a creare subbuglio.”
“ Ma dovevi portare anche lui? Qui, in casa mia?” esplose Moryrai stringendo le mani a
pugno.
“ Avrei dovuto lasciarlo solo? Ad affrontare chissà quale nuova minaccia?” gridò
Morgan. Dopo un attimo di fissità negli occhi sbarrati, Moryrai scoppiò a ridere.
Morgan si scostò, assordato e infastidito. Non riusciva mai a capire le reazioni del
complice. Moryrai si calmò e lo fissò con occhi di ghiaccio.
“ Tu sei pazzo” disse “ e a me va bene così. Mi diverte, la pazzia.”
Morgan ebbe uno scatto. Come se volesse scagliarsi su Moryrai.
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“ Perché hai mandato il corvo?” gli domandò poi. “ Se lui muore adesso, come potremo
impadronirci del Segreto?”
Moryrai si lasciò sprofondare sulla poltrona e rimase per un istante assorto in se stesso,
come se esaminasse una questione spinosa. Poi rialzò la testa, gli occhi ebbero un lampo
e disse:
“ Ebbene sì, ho fatto un errore. Dopo una così lunga astinenza, la pratica della Magia
presenta… qualche incognita. Ho predisposto il corvo per i miei voleri futuri. È un’ arma
notevole, fulminea e feroce. Purtroppo si è impregnato dell’ odio che porto per quel
ragazzo ed è schizzato via sfuggendo al mio controllo.”
“ Se farai altri errori … ”
“ Non capiterà mai più!” gridò Moryrai dandogli le spalle per guardare fuori dalla
finestra. “ Io sbaglio solo una volta, ricordalo sempre.”
Morgan lo fissò inespressivo.
“ Non dovevi lasciarlo andare con la ragazza.”
Moryrai si voltò di scatto, arricciò le labbra, inarcò le sopracciglia in un’ espressione
buffa e sillabò:
“ Ho tutto sotto controllo, ho tutto sotto controllo… “ 0HQR LO FRUYR pensò Morgan.
“ Sarà lui stesso a mettersi in gabbia. Non ne uscirà più. Più più più.”
Morgan trasalì.
“ Perché lo odi tanto?” gli domandò. “ L’ odio sconvolge la mente. Dobbiamo liberarci da
sentimenti personali. Ne abbiamo già discusso. La posta in gioco è troppo alta perché ci
lasciamo trascinare dalle passioni.”
Moryrai balzò in piedi.
“ Ha ciò che io voglio e non sa nemmeno di averlo! Ha tutto senza averne il merito! Che
cosa se ne fa un ragazzo di un potere tanto grande? Noi sapremo usarlo meglio, non è
vero?”
Si era avvicinato a Morgan e aveva accostato la testa alla sua, tanto che i visi quasi si
toccarono. Morgan, dopo un attimo di smarrimento, scattò all’ indietro e Moryrai
scoppiò a ridere.
“ Il nobile Consigliere e il plebeo vestito di stracci! Che cosa c’ è, mi puzza l’ alito? Non
provare ribrezzo per me. Sei tu il peggiore, quello che tradisce perfino il sangue del
proprio sangue.”
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A Morgan tremavano le mascelle. Serrava la bocca stringendo i denti, pallido e scosso
da sussulti.
“ Ma se tradisci anche me” mormorò cupo Moryrai, “ il tuo sogno di un mondo migliore
morirà con te.”
Il petto di Morgan si sollevò per consentire all’ aria di riempire i polmoni. Espirò poi
con un ansito.
“ Nessuno tradisce nessuno, ma tu devi rispettarmi” disse.
“ Sì, signore” sussurrò Moryrai con un inchino che nascose la luce fredda dello sguardo.
“ Quando mi restituirai la Magia?”
“ Quando conoscerò il Segreto?”
“ Presto, allora” sussurrò Morgan come se facesse una promessa a se stesso, lo sguardo
febbrile fisso a un punto lontano. Moryrai si erse per sogguardarlo dall’ alto in basso: un
insetto.
*
Aslo si guardò intorno, curioso di vedere come fosse la camera di una ragazza. Poi si
voltò con un movimento brusco verso Sibilla e chiese:
“ Chi è l’ uomo alto con la barba? Quello che ci ha ricevuti?”
Gli sembrò che Sibilla non gradisse la domanda, che sussultasse e cambiasse il ritmo
della respirazione; erano solo sensazioni, ma di una cosa era certo: per un attimo l’ aveva
paralizzata.
“ Oh” si riprese subito lei, fingendo una schiettezza che invece nascondeva il
turbamento, “ il signor Moryrai. È il più anziano, capisci, e quindi si occupa lui di tante
cose… Una specie di SUHVLGHQWH, capisci?”
“ Te l’ ho chiesto perché… mi ha messo paura, quando me lo sono trovato davanti.”
“ Non ce n’ è motivo. È un uomo buono, ma forse è il suo aspetto che ti ha fuorviato.
Bisogna andare oltre l’ immagine esteriore di una persona, non credi?”
Era come se la bocca pronunciasse parole che né la mente né il cuore condividevano.
Aslo glielo leggeva negli occhi. Sentiva che una pena profonda le appesantiva il cuore e
che… aveva paura. Paura di Moryrai? Aslo pensava di sì. Poteva rivolgerle altre
domande? Se lei aveva paura, forse preferiva non affrontare l’ argomento. Che cosa
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temeva? Che lui potesse sentire quello che si dicevano? Impossibile. Oppure… Aslo
rivide l’ immagine svolazzante del corvo assassino e anche lui sentì crescere la paura.
“ Hai una bella casa” disse Aslo con finta indifferenza, mentre continuava a macinare
pensieri sugli abitanti del condominio.
Sibilla si alzò per prendere dei cioccolatini e quando si chinò su di lui per porgergli il
vassoio gli sussurrò:
“ Dovresti vedere quanto è originale la casa del signor Moryrai. Vale proprio la pena di
darle un’ occhiata.”
Aslo affondò il proprio sguardo nel suo e ci trovò ombre che lo velavano. Si allungò per
prendere un dolcetto e la sua mano toccò quella di Sibilla: una scossa lo fece ricadere di
scatto sulla poltrona, a bocca aperta. Non staccò gli occhi da quelli della ragazza e tra le
ombre vide brillare una luce pulsante, come una lucciola persa nella notte e portata
lontana dal vento.
“ E dove si trova il suo appartamento?” domandò con voce rauca.
“ Secondo piano, sulla destra” disse ancora Sibilla in un soffio appena percettibile.
Quindi si mise seduta composta con il vassoio sulle ginocchia e sembrò che non fosse
più consapevole di avere qualcuno davanti a sé. Non era caduta in trance, ma Aslo
sentiva in modo chiaro che la presenza della ragazza non era più proprio HVLVWHQWH
Gli faceva una pena enorme. Quale volontà maligna era penetrata nella sua anima?
Doveva aiutarla. L’ unico modo per farlo era cogliere il suo suggerimento e darsi da fare
per cercare… non sapeva che cosa, ma forse lo avrebbe scoperto.
Volò su per le scale. Sul pianerottolo scorse una porta socchiusa. Vi si accostò e si mise
in ascolto: nessun rumore, nessuna voce. Entrò. Il cuore gli batteva forte. Si ritrovò in
un corridoio, ma lo spazio per passare era talmente esiguo che dovette fare attenzione a
non urtare con i gomiti le pile di libri ammassati contro le pareti. Erano tanto alte che
raggiungevano il soffitto. Sembrava comunque che nessuno li avesse mai letti, perché
c’ erano ragnatele ovunque; e grossi ragni correvano sulle rilegature di pelle screpolata.
Avanzò circospetto, pronto a cogliere un segno di pericolo. Una lampadina a basso
voltaggio spandeva più ombra che luce. Sbirciò nelle stanze le cui porte erano tutte
aperte. Sembrava che qualcuno avesse voluto facilitargli la visita. Vide altri libri e, oltre
ai libri, marchingegni che non conosceva. Riconobbe solo l’ attrezzatura chimica, che
appariva antica ed era ridotta in uno stato pietoso. Nessuno leggeva i libri, nessuno
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usava più gli strumenti. Sembrava una casa abbandonata. Ma non era così, perché scorse
l’ interno della cucina ed era una cucina abbastanza moderna e abbastanza pulita. Ci
ristagnava, però, un odore… forte, come di bistecca al sangue… e anche di aglio e
spezie. Decise di proseguire. Si fermò subito, quando gli parve di udire un gemito, come
una parola biascicata da un bambino piccolo.
Entrò nella cucina e, guidato dal suono, giunse di fronte al frigorifero. Lo aprì trepidante
e quello che vide lo fece quasi gridare. Su uno dei ripiani, dentro una gabbietta, stava
prigioniero un essere buffo che sembrava vestito di foglie, alto poco più di una spanna.
Si aggrappava alle sbarre della gabbia e non la smetteva di ripetere: VDOYDPLVDOYDPL
VDOYDPL« Tremava di freddo.
Aslo incontrò i suoi occhi e ci trovò una pena che gli raggelò il sangue e poi glielo fece
ribollire di rabbia. Chi poteva essere tanto crudele da chiudere in un frigorifero una
creatura… magica? Gli rivolse un cenno di rassicurazione e allungò le mani per
prendere la gabbia, ma sentì un rumore alle proprie spalle. Si girò: una strega lo fissava
con occhi tanto maligni che fu scosso da un brivido. I capelli color fumo facevano un
cespuglio ispido attorno al viso arcigno, ma non furono né gli occhi né i capelli a
impressionare Aslo, bensì la bocca.
Le labbra si incurvavano senza sforzo in un sorriso fatto d’ aria cristallina, che rendeva
la figura non solo enigmatica, ma anche più inquietante e terribile.
Aslo pensò invano a qualcosa da dire: aveva solo voglia di gridare. Dire che cosa, poi?
La strega non aveva alcuna intenzione di starlo ad ascoltare. Allargò le braccia per
impedirgli il passaggio e avanzò lenta, fissandolo con occhi spiritati, ma sorridendo
estatica.
Aslo si guardò intorno, mentre: “ Scappa!” lo esortava con voce moribonda il povero
Gnomo che si agitava nella gabbia.
C’ era solo un modo per farlo. Aslo con un balzò montò sul tavolo e da lì saltò al di là
della strega volandole sopra la spalla. Atterrò senza perdere l’ equilibrio e via, oltre la
soglia della cucina. Nell’ eccitazione, andò a sinistra invece che a destra e si ritrovò in
fondo al corridoio, anziché all’ ingresso. C’ era una porta chiusa. Vide, però, appesa al
muro, una chiave. Svelto, con le mani che tremavano, mentre dietro di lui la strega
avanzava lenta e sorridente, infilò la chiave nella toppa e la girò. Appena spinse la porta,
dalla fessura qualcosa gli si avventò contro, qualcosa fatto d’ aria e di artigli. Aslo gridò
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e agitò le braccia. Il corvo! No. Le sue mani colpirono un grosso uccello verde con la
testa gialla. Il pappagallo emise strilli acuti e furiosi, poi tentò di artigliare i capelli del
ragazzo, che però riuscì a sgusciare dentro e a richiudersi la porta alle spalle, lasciando
fuori la bestia e le sue strida furiose.
Era salvo? La porta dava su una scala di sicurezza? Si sarebbe presto ritrovato fuori,
sulla strada? O si era messo in trappola da solo? Aslo si precipitò ansimando nella
semioscurità. Scese una scala di pietra, sentì sulla pelle il brivido di un’ umidità stillante,
pregò che quello fosse un passaggio per il piano inferiore o per l’ esterno… e capì di
trovarsi invece in una cantina con il pavimento di terra battuta, tanto estesa che non
scorgeva la parete sul lato opposto.
Levò lo sguardo in alto e vide la sagoma della strega stagliarsi nel rettangolo di luce;
poi la vide scendere, inesorabile, silenziosa, sorridente.
Gli occhi gli si abituarono alla scarsa luminosità e poté scorgere, alla sua sinistra, un
lungo passaggio con il soffitto a volta. Corse in quella direzione, mentre l’ oscurità
dileguava in una luminosità aurorale. I suoi passi ticchettarono in lunghi echi: il
pavimento, ora, era di lastre di pietra. Raggiunse uno slargo sul quale si aprivano tre
gallerie, in ognuna delle quali spioveva una luce di un colore diverso. Scelse quella
verde, e ci entrò sempre di corsa. Alle sue spalle, in lontananza, la strega avanzava lenta
e terribile.
Ma che razza di cantina era, quella, che non aveva mai fine e i cui vani erano…
affrescati?
Aslo si guardò attorno sbalordito. Stava attraversando un salone le cui pareti avevano
gli angoli arrotondati, mentre il pavimento era convesso, così che si aveva l’ impressione
di trovarsi all’ interno di un uovo. Sul soffitto a volta era stato dipinto un cielo affollato
di figure seminude, ma al centro si vedeva un colonnato e una specie di trono
sormontato da un’ aquila, sul quale stava seduto… non c’ era dubbio, era proprio lui: il
signor Moryrai. Ma furono gli affreschi sulle pareti a emozionarlo, tanto che si fermò
quasi dimentico della strega: un’ intera montagna crollava addosso a decine di giganti
che avevano tentato di scalarla.
Aslo recuperò la coscienza della situazione in cui si trovava, gettò uno sguardo alle
proprie spalle, ma per il momento non scorse l’ implacabile inseguitrice. Si rimise a
correre.
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Attraversò sale arredate in modo sfarzoso, con suppellettili d’ oro e d’ argento. Alcuni
oggetti erano esposti in teche di cristallo, altri erano ammassati sul pavimento. Ma non
c’ era una via d’ uscita? Si fermò ansimante, udì uno scalpiccio dietro di sé, si voltò: la
strega era ancora là, e lo seguiva lenta, calma, terrificante. Aslo si rimise a correre,
ma… davanti a lui sorse dal nulla un muro di mattoni. Tornò indietro, cercando ansioso
un altro sbocco. C’ erano delle aperture nelle pareti, ma al di là c’ era solo la tenebra.
Aslo si accostò a uno dei varchi, disperato: meglio tuffarsi nel buio o affrontare la
strega? La risposta gli fu fornita da un verso cupo e lugubre, ma rauco e minaccioso,
proveniente dalle tenebre, che lo fece allontanare di scatto. Non sapeva proprio che cosa
fare, quando una vocina gli sussurrò:
“ Di qua, svelto. Se Gioconda ti prende, sei fritto anche tu.”
Abbassò lo sguardo su uno Gnomo identico a quello che aveva lasciato nel frigorifero.
Dopo un attimo, ne vide altri tre, tutti affannati e tutti che lo esortavano a seguirli:
“ Presto! Se ti prende finisci anche tu in padella!”
Costeggiarono la parete fino a una porticina di ferro, che cigolò quando Aslo la spinse.
“ Torna a salvarci, magari! Torna, se te la senti!” gridarono gli Gnomi prima di
scomparire. L’ ultima cosa che Aslo vide fu la sagoma minacciosa della strega, poi
oltrepassò la soglia e richiuse la porta alle proprie spalle. Tirò un respiro profondo. Il
cuore non smetteva di battere all’ impazzata. Ma dove si trovava? Davanti all’ ascensore,
sul pianerottolo del terzo piano. Sentiva le voci dei Maghi provenire dalla porta
socchiusa. Scese le scale a perdifiato e rientrò come un soffio di vento nella cameretta di
Sibilla.
“ Direi che è ora che torniamo di sopra, ti pare?” disse la ragazza senza nemmeno alzare
lo sguardo dalla rivista che stava sfogliando.
“ Perché mi hai detto di andare là?” l’ accusò Aslo. “ Sapevi che c’ era la strega? Volevi
che mi catturasse?”
“ Di che cosa parli, scusa? Se vuoi, possiamo stare qui ancora un poco, ma temo che per
te sia ormai ora di tornare a casa, non credi?”
Aslo la fissò sconcertato. L’ aveva tradito? Se l’ aveva fatto, come poteva rimanere così
calma? Sembrava che non lo sentisse nemmeno.
“ Ho visto… ” disse Aslo “ … uno Gnomo, in frigorifero, prigioniero… almeno penso
che fosse uno Gnomo… ”
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“ Sono contenta che ti sia divertito. Vuoi un altro cioccolatino?” domandò Sibilla
alzandosi e precedendolo verso l’ uscita.
“ Lo sai che cosa c’ è sotto l’ appartamento?” le domandò Aslo, brusco.
Sibilla non si fermò nemmeno.
“ Hai sentito che cosa ho detto?”
Allora lei si girò, alzò lo sguardo su di lui e nei suoi occhi c’ era una tristezza e, anzi…
un dolore, sì, un dolore così profondo...
“ È meglio che tu non ne parli con i signori di sopra” sussurrò.
Aslo annuì, colpito dalla sua espressione.
“ Nemmeno con me devi parlarne. Non… non si può, ecco. Capisci?”
Sibilla gli prese la mano e la strinse tra le sue. Allora Aslo seppe che così doveva essere,
perché lei aveva quel dolore che per il momento non poteva rivelargli. Bisognava
fingere che tutto andasse nel migliore dei modi, in quel condominio di gente strana. Un
condominio che nascondeva tesori, ma soprattutto misteri e mostri.
Salirono al terzo piano in silenzio, ma non ci arrivarono mai. Aslo sentì passi sulle
scale, sopra di sé. Pensò che fosse Morgan che veniva a cercarlo, o la madre di Sibilla.
Era un passo, però, strano. Saltellante. Non poteva trattarsi né di Morgan né di Circe. In
quel momento Sibilla con una smorfia di sofferenza e un suono rauco strappò la mano
dalla sua e scattò su per i gradini, scomparendo in un attimo. Aslo stava per richiamarla,
allibito, quando la creatura che stava scendendo gli fu davanti.
Somigliava in modo vago a un rospo eretto sulle zampe posteriori. La pelle era però
squamosa e coriacea, e dava l’ idea che nemmeno una pallottola l’ avrebbe trapassata. Il
mostro aveva un’ andatura traballante, eppure sembrava già di vederlo correre negli
spazi aperti a una velocità eccezionale; e le zampe lunghe e muscolose gli avrebbero
certo consentito balzi straordinari.
Il muso era una maschera di malignità. Aveva occhi tondi e sporgenti, naso rincagnato,
una bocca senza labbra irta di denti.
Fissò Aslo per un attimo, emise un ruggito sommesso e balzò per catturare la preda. Ma
Aslo stava già correndo giù, verso l’ uscita del condominio. Sarebbe corso in strada,
dove qualcuno lo avrebbe aiutato. Quando andò a sbattere contro la porta, ebbe la brutta
sorpresa: era chiusa, il comando di apertura elettrica disattivato.
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Sentì dietro di sé i passi concitati del mostro. Si girò per affrontarlo, ma che speranze
aveva? Il cuore gli batteva tanto forte da assordarlo. Ci mise quindi un attimo per capire
che la vocina che gli giungeva da chissà dove era reale, e non un ronzio nelle orecchie.
“ Allora, ti sbrighi? Vuoi farti sbranare?”
Abbassò lo sguardo: uno Gnomo gli tirava l’ orlo dei calzoni.
“ Tu ti ficchi nei guai troppo spesso” aggiunse prima di fargli segno di seguirlo. Allora
Aslo vide, nella parete alla sua sinistra, un varco nero, come se fosse l’ ingresso della
cuccia di un cane. Si buttò carponi e si tuffò, mentre il mostro balzava a vuoto. Appena
in tempo.
“ Svelto, svelto, quello non si arrende mai” lo incitò lo Gnomo correndo lungo uno
stretto corridoio che Aslo dovette percorrere sempre a quattro zampe, perché il soffitto
era basso. Poco dopo, un altro varco nero era di fronte a lui.
“ Ricordati di noi, ti prego!” lo implorò lo Gnomo prima di scomparire. Aslo avanzò, ma
per la concitazione si rialzò troppo presto e batté con violenza contro la volta del
cunicolo. Sentì un’ ondata d’ incoscienza attraversargli la mente, e gli occhi furono pieni
di scintille dolorose. Non svenne, controllò la nausea e un attimo dopo la luce di un
lampione gli piovve addosso, assieme al clacson di un’ auto lontana. Era per strada, a
quattro zampe come il gatto nero che corse via lanciando un miagolio strozzato.
Si rialzò e si voltò verso il condominio. No, non sarebbe tornato là dentro. Non avrebbe
nemmeno suonato il campanello. Alzò lo sguardo sull’ unica finestra illuminata. Nel
rettangolo di luce gialla si stagliarono due sagome nere. Aslo riconobbe subito Morgan
e Moryrai. Non sembrava che ci fosse animosità, tra i due. I loro atteggiamenti diedero
l’ idea di una conversazione tranquilla. Aslo scartò l’ ipotesi che Morgan fosse in
pericolo. Era uno dei capi della Corporazione! Chi avrebbe mai osato fargli del male?
Lo avrebbe aspettato lì, perché prima o poi Morgan sarebbe sceso, allarmato perché
Aslo non si trovava più, lo avrebbe chiamato… e lui sarebbe saltato fuori dal
nascondiglio... Ma gli sorse un dubbio. La mente rimescolata dalle ali furiose del corvo.
Dubitava forse di Morgan? Pensava forse che era amico e complice di Moryrai? No,
impossibile! Doveva informarlo di ciò che si nascondeva nella casa dall’ apparenza
pacifica. Doveva dirgli che Moryrai aveva un potere enorme e che bisognava
fermarlo… come, però? Se Morgan non voleva usare la Magia, come si sarebbe potuto
opporre a Moryrai?
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Era ancora frastornato, troppo confuso per mettersi a ragionare a mente fredda. La
matassa aggrovigliata di pensieri gli faceva solo male. Sentiva che c’ era qualcosa che
non aveva ancora capito e che costituiva una minaccia. Sentiva in modo confuso che
forse lui, più che un’ arma, era una preda. Ma perché Moryrai gli dava la caccia?
Girò lo sguardo attorno per scovare un posto dove rintanarsi nell’ attesa, ma ciò che vide
gli fece balzare il cuore in petto. Il rospo, ancora più orrendo perché fuori di sé dalla
rabbia, era lì, a pochi balzi da lui. Lo avrebbe avuto tra le sue grinfie, questione di un
attimo, e l’ avrebbe fatto a pezzi.
Aslo, raggelato, non si lasciò prendere dal panico. L’ istinto gli gridava: FRUUL Ma lui
non corse via, per sentirsi buttare a terra dopo due passi. No, rimase dov’ era, perché non
aveva via di fuga. Non sapeva che cosa fare, ma rimase dov’ era, rivolto verso il mostro,
leggermente piegato e con le braccia appena allargate, proprio come se lo sfidasse.
Era una pazzia, ma ottenne già un risultato: il rospo si fermò, sconcertato. Era abituato a
creature che davanti a lui si davano alla fuga: lui con un balzo le abbatteva e poi le
uccideva.
Inclinò la testa, gli enormi occhi tondi e sporgenti fissi sul cucciolo di uomo che lo
aspettava senza gridare di terrore. Emise un ringhio minaccioso quando Aslo si piegò
sulle ginocchia: che cosa stava facendo? Forse era la paura che gli tagliava le gambe.
Aslo si rialzò. Il rospo scattò: lo avrebbe afferrato per il collo e poi… il padrone lo
voleva vivo? Non se lo ricordava più! Ebbe un attimo di smarrimento, sbandò, in
conflitto se sbranare il ragazzo o fargli solo perdere i sensi.
Ormai era addosso alla preda, ma Aslo colpì. Nel pugno stringeva un grosso sasso
raccolto da terra. Colpì sul muso, mirando all’ occhio sporgente. Sentì un rumore di
vetro infranto. Si scansò veloce e il mostro ricadde dietro di lui con un urlo di dolore.
Aslo temeva che non avrebbe accusato il colpo, essendo una creatura magica. E invece
gli aveva fatto male, e tanto.
Il rospo si girò svelto e Aslo vide il muso imbrattato da una sostanza oleosa. Brancolava
come se attorno a lui fosse scesa l’ oscurità e si tastava la testa con le zampe. Emise un
lagno nasale lungo e monotono. Piangeva? Aslo non si fermò certo a contemplare
l’ insolito spettacolo. Corse via nella direzione dalla quale lui e Morgan erano arrivati.
Corse senza guardarsi indietro, dicendo a se stesso: QRQWLLQVHJXHQRQWLLQVHJXH«
62
*
Quando Rubina se lo vide arrivare trafelato, gli occhi ancora pieni di orrore, gridò di
spavento, lo fece entrare gettando occhiate in ogni direzione, perché sembrava proprio
che qualcuno lo stesse inseguendo. Richiuse a chiave e controllò subito che non fosse
ferito. Vide l’ ematoma sulla fronte e scosse la testa con espressione addolorata, poi gli
disse di precederla in cucina. Lei avrebbe controllato ancora fuori. Ma dov’ era Morgan?
Lo raggiunse poco dopo e prima ancora di parlare fece scaldare l’ acqua. Ci voleva un tè
caldo per il povero ragazzo terrorizzato. Prese la borsa del ghiaccio e gliela fece tenere
sulla fronte, poi ci spalmò una pomata. Si sedette infine di fronte a lui, sospirò e:
“ Raccontami tutto” disse.
Aslo raccontò.
“ … era bruttissima” disse quando arrivò alla descrizione della strega, “ ma quello che
faceva più impressione era il sorriso. Un sorriso strano, che su quel viso faceva più
orrore di un ghigno.”
“ Un sorriso… ” mormorò fra sé Rubina cercando riferimenti che non trovò.
“ Mi spiace tanto per il povero Gnomo. Sai perché lo tengono in frigorifero? Perché
hanno intenzione di mangiarlo!”
“ Perché lo chiami Gnomo?”
“ Non era uno Gnomo?”
“ Poteva anche essere un Folletto. O un Ghizzin, uno spiritello delle radici. Oppure… ”
“ Non importa. Era disperato. E io l’ ho abbandonato.”
“ Non potevi fare altro.”
Aslo tacque.3RWHYRSUHQGHUORHSRUWDUORYLDFRQPHDOPHQR3HUFKpQRQO¶KRIDWWR"
“ Aslo, non incolparti senza motivo” gli disse Rubina. “ Nessuno avrebbe potuto fare di
più.”
6uPDLQWDQWRFKHQHVDUjGHOOR*QRPR" Aslo rabbrividì al pensiero della strega che lo
toglieva dalla gabbia e…
“ Ora continua con il tuo racconto. Che cosa è successo, dopo?”
“ Sono scappato. La strega voleva uccidermi. Mi sono infilato in una porta perché… ho
sbagliato direzione e sono sceso in una cantina che però dopo è diventata una specie di
palazzo. C’ erano corridoi e saloni e i saloni avevano le pareti dipinte. A un certo punto
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mi sono trovato intrappolato, ma in mio aiuto sono arrivati tre Gnomi identici a quello
del frigorifero e mi hanno indicato una via di fuga. E sai dove mi sono ritrovato? Al
terzo piano. Com’ è possibile scendere e ritrovarsi al piano superiore?”
Rubina aveva aggrottato le sopracciglia. Rughe profonde le incidevano la fronte.
Sembrava invecchiata di colpo.
“ Sta creando un Mondo Inconscio” sillabò fissando il vuoto. “ Dalla sua abitazione si
irraggeranno edifici in tutte le direzioni, ma sempre al di sotto della soglia di realtà degli
umani. Poi… poi il Mondo Inconscio si animerà… creature della notte, che lui avrà
evocato… e allora… ”
Qui si fermò, gli occhi sbarrati. Aslo non osava quasi nemmeno respirare. Non
riconosceva più Rubina, che tutto a un tratto esprimeva una forza interiore terribile: la
muscolatura tesa, le mani allacciate tra loro con tale forza che erano sbianchite, la testa
alta e lo sguardo allucinato fisso a una visione orribile, la voce sempre più rauca…
“ Moryrai” riprese a dire, lenta “ aveva predisposto tutto affinché tu facessi le scoperte
che hai fatto.”
“ Lui mi aspettava?” domandò Aslo con gli occhi spalancati.
Rubina annuì.
“ Voleva che io vedessi lo Gnomo?”
“ E anche i sotterranei.”
“ Perché?”
7XVHLLOWRSROLQRHOXLLOJDWWR, pensò Rubina rimanendo in silenzio.
“ Non aveva paura che io raccont… ” disse Aslo concitato, ma senza finire la frase.
Aveva capito. Da quel mondo egli non sarebbe uscito mai più, se tutto fosse andato
come aveva progettato Moryrai. Doveva ringraziare gli Gnomi, se era ancora libero e
vivo. Ma allora… allora Sibilla lo aveva tradito. Era stata lei a suggerirgli di visitare
l’ appartamento di Moryrai. Lei lo aveva cacciato nella trappola.
L’ improvviso silenzio fu una mano di spettro che si posò sulle labbra di entrambi.
Sembrava che Aslo non avesse più parole, che le avesse consumate tutte; e che Rubina
fosse grata del silenzio che le impediva di pronunciarne altre terribili.
Aslo la fissava, aspettando da lei una spiegazione per tutto ciò che aveva visto e che
aveva passato. Anzi, la sollecitava con una mimica impercettibile. Ma Rubina disse
soltanto:
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“ Hai bisogno di riposo, povero ragazzo. Svuota la mente, altrimenti avrai incubi.”
Aslo fece per protestare. Lui voleva parlarne!
“ No, no” lo bloccò Rubina con un sorriso dolce. “ Evita di riempirti la testa di domande
senza risposte. Devi recuperare forze e serenità e domani affronteremo la realtà nuova
che si è delineata.”
“ E il nonno?”
“ Con lui parlerò io” disse Rubina dura.
“ Secondo te… ”
“ Aslo, no. Parleremmo a vuoto, suscitando fantasmi che ti tormenterebbero per tutta la
notte. Va’ a riposare. Veglierò io su di te. Mi sistemerò nella camera accanto alla tua.
Dormi tranquillo, ragazzo mio.”
Rubina aveva lo stesso sguardo di Gherta, uno sguardo caldo che assicurava protezione
e amore. Aslo, a malincuore, si arrese alla sua richiesta. Gli sembrava impossibile
potersi mettere a letto come se niente fosse, e invece non appena fu sotto le coperte, le
orecchie tese a cogliere rumori inconsueti, gli occhi sbarrati nel buio, l’ odore del mostro
ancora nelle narici, piano piano tutto si fece lontano, quasi irreale, e la sagoma di una
quercia stagliata contro il cielo del crepuscolo lo chiamò al bosco, dove Aslo si
addormentò.
Nel primo dormiveglia, gli sembrò solo di sentire le voci di Rubina e del nonno. Ebbe la
vaga impressione che Rubina avesse un tono aspro e violento, ma ormai i fruscii del
bosco lo strattonavano lungo i sentieri del silenzio.
Si svegliò che il sole era sorto da un pezzo, riposato e quasi dimentico dei pericoli corsi
il giorno prima. Si stiracchiò, si levò seduto e una valanga di ricordi lo fece rabbrividire.
Come aveva potuto essere tanto incosciente da addormentarsi quando il mostro era di
sicuro sulle sue tracce? D’ istinto fece girare lo sguardo intorno, balzò giù dal letto e
corse alla finestra: il sole ovunque.
Si vestì e scese in cucina. La colazione per lui era servita, ma Rubina non c’ era. Si
sedette, bevve un sorso di latte, pensieroso. Non mangiò nulla, i ricordi riaffioravano irti
di spine e lo stomaco gli si contrasse. Dov’ era Morgan? Si alzò, nervoso. La casa era
silenziosa. Dov’ erano Rubina e Morgan? Esplorò tutte le stanze del pianterreno e
quando stava già per uscire in giardino una voce lo fece sobbalzare.
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“ Rubina mi ha raccontato che cosa ti è successo, ma voglio sentirlo dire da te. Andiamo
nello studio.”
Ad Aslo quelle parole suonarono stonate. Come gli erano sembrate strane quelle di
Rubina, la sera prima: 'RUPL WUDQTXLOOR UDJD]]R PLR Dopo tutto quello che era
successo… Rubina lo aveva mandato a dormire e il nonno con la massima tranquillità
gli chiedeva un resoconto. Non disse nulla, comunque, e seguì Morgan nello studio.
Prima di accomodarsi sulla grande poltrona, con la coda dell’ occhio scorse un
movimento nel quadro appeso di fronte a lui, sopra la scrivania. Gli sembrò che un
colpo di vento aprisse le fronde della quercia mostrando… una creatura, ma quando
drizzò la testa non vide che un quadro come tanti altri.
Morgan lo invitò con un cenno a raccontare e Aslo cominciò.
Quando ebbe terminato, Morgan gli puntò lo sguardo addosso. Aslo tremò. Era uno
sguardo senza umanità, che veniva da lontano e si posava su di lui come se anche lui
fosse lontano, tanto lontano da essersi trasformato in qualcosa di piccolo e privo di
valore.
“ Siamo stati in pensiero per te” disse Morgan in tono inespressivo. “ Quando sei caduto
sulle scale… ”
“ Io non sono mai caduto sulle scale!”
Morgan lo zittì con un’ occhiata dura.
“ Sei caduto malamente, il bernoccolo lo attesta. Volevo portati al pronto soccorso, ma ti
sei ripreso e hai cominciato a delirare. Chi pensava che saresti scappato?”
“ Nonno, non è andata così.”
“ Ti ho cercato dappertutto, ma poi ho pensato che saresti potuto tornare a casa, anche se
eri ancora in stato confusionale. Quando sono rientrato, tu dormivi già. Come stai, ora?”
Aslo era allibito. Ora Morgan lo fissava con la stessa intensità di un predatore.
“ Nonno, Rubina ti ha raccontato davvero tutto? Ti ha detto… ”
“ Mi ha raccontato tutto. Eri in uno stato allucinatorio, te l’ ho detto. Deliravi.”
“ Pensi che io non abbia davvero visto… ?”
“ Aslo, in quella casa non ci sono sotterranei, mostri e Gnomi. Lo hai solo immaginato.”
Aslo non credeva alle proprie orecchie.
“ Anche Rubina pensa che non sia successo niente di quello che ho raccontato?”
domandò con voce severa.
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“ Sì, Aslo.”
Il predatore studiava le sue reazioni. Aslo ebbe all’ improvviso una visione: il nonno si
librava sopra la scrivania sostenuto in aria da due ali di pipistrello; apriva la bocca irta
di denti lunghi e affilati e poi calava su di lui… e quasi gridò, perché avvertì un dolore
acuto al collo, dove si sarebbero conficcati i denti.
“ Ora stai bene” disse Morgan in un sussurro. “ È tutto passato. Non penserai mai più a
questo brutto incidente.”
Non era un augurio, era un ordine. Anzi, di più: una minaccia. Aslo aveva la gola arida,
ma riuscì a fare ancora una domanda:
“ Dov’ è Rubina?”
Morgan fece un’ espressione di stupore.
“ Non è in cucina?”
“ Non c’ era.”
L’ uomo sembrò riflettere per un momento, poi disse.
“ Ora va’ , Aslo.”
Aslo si alzò e uscì dallo studio, ma si fermò dietro la porta chiusa. Pensò che non poteva
finire così. Doveva tornare dentro e parlare ancora al nonno. Convincerlo. Voleva che
gli credesse, perché quello che aveva visto era troppo… ma la voce di Morgan lo
raggiunse e lo raggelò. Non era nemmeno la sua voce. Da dove gli veniva quella voce
metallica che non aveva più niente di umano?
“ Moryrai è un grande Mago” diceva Morgan come trasognato, “ ma qualcuno diventerà
un Mago più potente di lui e lo seppellirà nel suo Mondo Inconscio. Così deve essere,
così sarà.”
Aslo voleva correre via, ma rimase inchiodato lì.
“ E dopo, l’ unico Mago rimasto ricostruirà il mondo. Come deve essere ricostruito. E poi
istruirà altri Maghi. E il mondo sarà un mondo buono e giusto come dev’ essere. E la
Magia tornerà a governare le passioni degli umani e a temperarle e a indirizzarle nelle
giuste direzioni. E tutto questo avverrà perché qualcuno sa come… ”
La voce fu troncata e un attimo di silenzio aggredì Aslo. Poi la porta si aprì, Morgan
puntò lo sguardo su di lui come se volesse incenerirlo. La bocca si deformò in un
ghigno sprezzante.
“ Ancora qui? Vattene subito!”
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E Aslo corse via con il cuore fasciato di paura.
*
Dopo che Morgan se n’ era andato, Simommago era sceso a pianterreno
nell’ appartamento dei coniugi Chiambroni. Aveva liberato sia loro sia Pierluigi Paternò,
che aveva trascorso le due ore guardando la televisione. Luisella e Mario si prepararono
per andare a dormire e Pierluigi salì le scale fino al terzo piano. Entrò nel proprio
appartamento e rassettò. C’ erano alcune carte di cioccolatini da buttare e bicchieri
sporchi da lavare. Come faceva sempre quando si assentava da casa, attivò la segreteria
telefonica. C’ era un messaggio. Lo ascoltò.
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Sua madre. Voce angosciata, tremante.
Nel vano della porta apparve Moryrai. Pierluigi si immobilizzò, impassibile, come se
fosse in attesa di ordini.
“ La povera ragazza ha attraversato la strada senza guardare. Bah, non si fa così! Un
autobus l’ ha presa in pieno. Morta sul colpo, non ha sofferto. Ora telefona subito a casa
dei suoi. Sei straziato, devi piangere. Domani mattina andrai a trovare sua madre. Ah,
telefona anche alla tua, di madre. Piangi anche con lei. Ce l’ hai un abito scuro? Dovrai
aiutare la tua mancata suocera a sbrigare le formalità e a organizzare il funerale. Ma tu,
in queste cose, sei bravo. È tutto chiaro?”
Pierluigi annuì, pensieroso. Poi disse:
“ Sarebbe opportuno che anche i coniugi Chiambroni partecipassero al funerale. Erano
molto affezionati a Claretta.”
“ Giusto. Ai vecchi fa sempre piacere il funerale degli altri. Diglielo domani mattina,
non vorrei che durante la notte si agitassero e mi disturbassero.”
“ Domani mattina, sì.”
Pierluigi si mise seduto per scrivere una nota di tutto quello che avrebbe dovuto fare
l’ indomani. Poi fece le due telefonate.
Moryrai scese le scale canticchiando.
68
Ogni cosa andava per il verso giusto ed era inevitabile che così fosse. Nessuno era in
grado di opporsi ai suoi piani. Ridacchiò. Poteva perfino permettersi il lusso di sfidare il
Consiglio della Corporazione. Ma non subito. Per il momento, avrebbe solo conquistato
la fiducia dei Consiglieri. Poi li avrebbe eliminati tutti, quei fantaccini inetti. Che cosa
potevano fare? NIENTE. Conosceva bene le mummie che facevano parte del Consiglio.
Mai e poi mai avrebbero infranto il giuramento, mai e poi mai avrebbero violato la
legge, mai e poi mai avrebbero usato la Magia contro di lui.
Stupidi.
Ridacchiò pensando a Claretta, l’ unica persona che frequentava il condominio. Ora più
nessuno sarebbe venuto a rompere le scatole. Ricordò quando aveva convinto gli altri
Maghi a coabitare con due nuclei di umani. Il potere dei Maghi si manifesta al massimo
solo se i Maghi operano in ambiente umano, perché la missione dei Maghi è servire
l’ umanità. Gli umani del condominio avevano incrementato la potenza della sua Magia
e lui, in cambio, accelerava la loro dipartita. D’ altronde, due erano più che maturi per
l’ ultimo viaggio; e l’ altro non desiderava che una cosa: raggiungere la sua amata
Claretta.
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42 Aslo volz nel mondo, sempre pi lontano dal suo bosco