Fasi storiche dell’economia
globale (1870-1980)
Lezione 2
L’età dell’oro del secolo XIX
– Crescita del commercio mondiale
– Gli investimenti esteri inglesi, francesi e tedeschi si
dirigono in via di sviluppo e negli USA, economia
industriale emergente.
– L’era della sterlina e del gold standard. Mancano
sistemi di governance internazionale. Il sistema è
asimmetrico.
– L’economia classica: da Smith a Ricardo.
– I grandi flussi migratori.
– Le innovazioni tecnologiche: dalla ferrovia al telegrafo
senza fili, dal telefono alla radio.
CRESCITA DEL COMMERCIO MONDIALE
(1840-1913)
• Tra il 1840 e il 1873 il commercio mondiale di beni visibili
cresceva a un tasso del 6% annuo. Durante questo periodo
vi fu una progressiva liberalizzazione commerciale.
• Nel 1873 scoppiò una crisi finanziaria in Europa occidentale
a cui seguì  LA DEPRESSIONE degli anni 1880. Dal 1894
si verificò una ripresa con i prezzi che iniziarono a risalire. La
depressione tuttavia alimentò politiche commerciali
protezionistiche.
• Nei due decenni prima dello scoppio della Grande Guerra,
nonostante il protezionismo, gli scambi accelerarono
nuovamente. Nel decennio 1903-1913 il commercio mondiale
cresceva a un tasso annuo del 4,5%.
Politiche commerciali in Europa: il xix secolo
Già all’inizio del secolo XIX la Gran Bretagna era il più liberale
fra i paesi europei, dal punto di vista sia politico che
economico.
• Tuttavia il mercato del Regno Unito godeva di una protezione,
particolarmente significativa per il grano. Erano in vigore in
fatti le Corn Laws, una tariffa sulle importazioni di grano,
mentre i Navigation Acts favorivano il trasporto su navi
britanniche a discapito della concorrenza.
Nel 1846, dopo un’aspra battaglia, il Parlamento britannico
abolì le Corn Laws e poco dopo anche I Navigation Acts.
Liberalizzazione commerciale nel XIX secolo
• 1860: il trattato Cobden-Chevalier Treaty. Con questo
trattato la Gran Bretagna esportava alla Francia e al resto
dell’Europa continentale la propria filosofia del libero scambio.
Infatti con il trattato la GB rinunciava a qualsiasi dazio sulle
importazioni francesi, mentre la Francia diminuiva fortemente
le sue tariffe protettive sopratutto sui prodotti tessili inglesi.
• L’importanza del trattato si coglie meglio se si pensa che la
GB e la Francia erano le due superpotenze economiche
dell’epoca, coprendo una quota molto elevata del commercio
mondiale.
• Il trattato conteneva anche la clausola della nazione più
favorita (che estendeva i benefici della liberalizzazione a tutti
gli stati che commerciavano con Francia e GB).
Gli effetti della liberalizzazione
• Dal 1870 si verifica in Europa occidentale una
massiccia crescita delle importazioni da paesi
terzi.
Vi fu un afflusso di grano e altri cereali da altre
aree del mondo reso possibile da:
La caduta dei noli oceanici (funzione del progresso
tecnologico nella navigazione)
• La nascita e lo sviluppo di una rete ferroviaria negli
USA, ma anche in Argentina, Australia, Canada e
Russia. I collegamenti ferroviari aprirono nuove
aree alla coltivazione intensiva e le collegarono
con i porti marittimi.
Protezionismo commerciale alla fine dell’XIX
secolo
• 1879  la Germania di Bismarck impone un dazio
protettivo molto elevato. Segue nel 1892 – la tariffa
Meline, in Francia, un dazio molto elevato sulle
importazioni di grano e di altri prodotti agricoli.
• Molte altre nazioni europee seguirono la deriva
protezionista. Fra queste l’impero tzarista, l’impero
Austro Ungarico, e l’Italia.
I paesi liberoscambisti rimasero pochi: in primo
luogo la Gran Bretagna, ma anche i Paesi Bassi,
la Danimarca e il Belgio.
Gli Stati Uniti dal liberalismo al
protezionismo
• Gli Stati Uniti prima della Guerra Civile (1861-1865) erano
largamente controllati dall’oligarchia dei grandi proprietari di
piantagioni negli Stati del Sud e di conseguenza si attennero
a una politica liberoscambista.
L’economia degli Stati del Sud dipendeva infatti dalle
esportazioni di cotone grezzo e non voleva provocare
ritorsioni proteggendo il proprio mercato.
• In seguito alla vittoria del Nord nella Guerra Civile, gli Stati
Uniti furono dominati da interessi industriali sia nel Nord che
nel Midwest. Di conseguenza si imbarcarono in una politica
di alti dazi, per proteggere le proprie produzioni dalla
concorrenza europea.
Crescita del commercio mondiale
• Predominanza degli scambi Nord-Sud
• Il Nord si compone dei pochi paesi
industrializzati in Europa e Nord-America e
cresce rapidamente concentrando il Pil mondiale
• Il Nord vende al Sud beni manifatturieri e li
scambia con materie prime e prodotti agricoli.
• Tasso medio di apertura commerciale
dell’Europa dal 25% nel 1870 al 40% nel 1914
• La crescita delle esportazioni è molto superiore
a quella del Pil mondiale.
L’Europa protagonista del commercio
mondiale
• In 1912-3 l’Europa era ancora il centro commercial
del mondo, coprendo il 62% delle esportazioni
mondiali. Una parte importante del commercio
europeo era dovuto a scambi intra-Europei.
• La Germania era divenuta il più importante
esportatore mondiale di prodotto dell’industria
manifatturiera. Gran parte delle esportazioni
tedesche andava al resto dell’Europa.
• I paesi industrializzati esportavano prodotti
manifatturieri e importavano prodotti primari e
materie prime dal terzo mondo.
Il ruolo della Gran Bretagna nel commercio
mondiale
• La Gran Bretagna dominava l’economia mondiale
grazie a un sistema di scambi per cui era una
importatrice netta di beni industriali, che comprava dai
paesi industrializzati.
• Era anche una importatrice netta da quasi tutti I paesi in via
di sviluppo, con poche eccezioni, fra cui l’India che, invece,
era un mercato molto importante per le merci britanniche.
• La Gran Bretagna compensava il deficit nel commercio di
beni con un surplus enorme nel commercio di servizi, o beni
invisibili, con tutto il resto del mondo. Essa cioè forniva
servizi bancari, assicurativi, di trasporto a tutti gli altri.
Gold Standard
• Convertibilità delle valute in oro secondo tassi fissi.
• Completa libertà di circolazione dell’oro e dei capitali
dovrebbe garantire un funzionamento simmetrico.
• Banca d’Inghilterra e sterlina divengono il perno del
sistema internazionale e governano il sistema,
garantendone il funzionamento asimmetrico. Il debito
della Banca d’Inghilterra funziona come sostituto
dell’oro.
L’adozione del sistema del gold standard
• La Gran Bretagna adottò il Gold Standard subito dopo la fine delle
guerre Napoleoniche (1814)
• Questo comportò di rendere l’oro la base di tutti gli scambi monetari. La
sterlina infatti era direttamente convertibile in oro.
• Visto il ruolo cruciale della G.B nell’economia mondiale, il sistema aureo
attrasse un numero crescenti di paesi lungo il corso del XIX secolo. La
Germania lo adottò dopo la vittoria del 1870-1 sulla Francia e la creazione
del Reich. Gli Stati Uniti lo adottarono ufficialmente nel 1900, ma già
informalmente dal 1877.
• La Russia passò al sistema aureo nel 1897, insieme al Giappone.
L’impero Asburgico vi era già passato nel 1892.
• Alcuni paesi come la Francia (e per un breve intermezzo dopo il 1879
anche gli USA) tentarono di introdurre un sistema basato sull’argento, ma
poiché vi fu una progressiva caduta dell’argento, questo determinò una
svalutazione delle loro monete che li costrinse a fare marcia indietro e
adottare il sistema aureo.
Precondizioni per il gold standard
Convertibilità delle valute in oro secondo parità fisse e
prestabilite
Ciascun paese:
1 – deve assegnare un valore aureo alla propria moneta
e mantenere il cambio fisso a un livello prestabilito.
2 – il commercio di oro deve essere totalmente
liberalizzato negli scambi mondiali.
3 - ogni banconota cartacea deve essere liberamente
convertibile sia in oro, sia in qualsiasi altra moneta.
Come funzionava il gold standard.
La massa aurea a disposizione della banca centrale
determinava l’offerta complessiva di moneta del paese (in
termini di circolazione di banconote e di estensione di
credito). Le oscillazioni nell’offerta di moneta
determinavano le variazioni di prezzo. Un aumento della
moneta determinava un aumento di prezzo e viceversa.
Il sistema restava in equilibrio tramite un meccanismo di
stabilizzazione automatico. Afflussi o deflussi aurei
causavano fluttuazioni nella riserva aurea e quindi nei
prezzi. I movimenti nella riserva aurea erano in funzione
degli squilibri, deficit o surplus, della bilancia dei pagamenti.
Un deflusso di oro da un paese determinava una caduta nella
massa aurea. Per arrestarla la Banca centrale alzava i tassi
di interesse. Alti tassi di interesse e prezzi in discesa
avrebbero automaticamente determinato un riequilibrio
degli scambi commerciali, grazie a esportazioni più
competitive e minori importazioni.
Vantaggi e problemi del gold
standard
Vantaggi - Cambi fissi – non c’è il rischio di svalutazioni
competitive.
Ancoraggio aureo garantisce contro pericoli di inflazione
Fiducia Il sistema era basato sulla piena convertibilità di tutte
le monete e questo garantiva la libera circolazione dei
capitali.
Problemi - I meccanismi di riequilibrio per paesi deboli,
soggetti a squilibri, erano molto severi e suscettibili di
provocare gravi recessioni. Il sistema è fortemente
asimmetrico e si basa sulla centralità della sterlina e sul
primato della Gran Bretagna e sul concerto delle potenze
europee industrializzate.
Investimenti internazionali
Le esportazioni di capitale privato (o pubblico) dai
paesi ricchi erano determinati da surplus
strutturale della loro bilancia dei pagamenti.
Questo poteva avvenire in due modi:
a) Attraverso un sostenuto avanzo commerciale
con l’estero: vedi Francia e Germania
b) Un avanzo strutturale degli scambi invisibili,
come per la Gran Bretagna..
I flussi di capitale nel periodo del gold
standard
• I flussi di capitali si intensificarono a partire dalla fine del
secolo XIX.
• Erano condotti da società private, da banche e dai governi.
• Erano generati da profitti commerciali o da interessi
accumulati su investimenti esteri pregressi.
• Prendevano la forma di acquisti di titoli di altri stati o di
obbligazioni garantite. Oppure la forma di acquisti di
azioni.
• Si effettuavano nella aspettativa di ritorni maggiori di quanto
garantito dagli investimenti domestici (non sempre ciò si
realizzava).
La finanza internazionale: differenze
con il periodo del Gold Standard
• Gran parte degli scambi finanziari avvengono fra paesi
industrializzati. Si parla di “diversificazione finanziaria”, e
non di “finanza per lo sviluppo”. Soli il 10% dei
movimenti di capitale avviene oggi verso regioni povere.
• La gran parte dei movimenti finanziari è composta di
investimenti a breve termine, in particolare in movimenti
valutari. Per quanto riguarda gli investimenti di medio
lungo periodo, oggi sono molto più diversificati di una
volta, e comprendono più IDE.
Movimenti di capitale nella prima
globalizzazione e oggi.
• In relazione al PIL i trasferimenti erano maggiori. Per esempio
in Gran Bretagna: le esportazioni di capitale fra il 1870 e il
1913 furono in media pari al 4,6 per cento del PIL. Anche nel
caso dei paesi importatori, I trasferimenti di capitale erano
maggiori. L’Argentina per esempio aveva deficit nelle partite
correnti pari al 18,7% dal 1870 al 1890.
• I flussi di capitale sono oggi multilaterali e, per ogni singolo
paese, avvengono contemporaneamente in uscita e entrata,
così che i flussi netti tendono a essere minori. Prima del 1914
i paesi sviluppati del Nord erano esportatori, quelli in via di
sviluppo importatori.
Flussi migratori nella prima
globalizzazione e oggi
• Erano più rilevanti. 50 milioni di persone emigrarono
dall’Europa (tra il 1821 e il 1914), 10 milioni dalla Russia
europea per la Siberia e l’Asia centrale. 12 milioni di emigrati
Cinesi e 6 milioni di giapponesi verso l’Asia Sud-orientale.
• L’impatto dell’immigrazione era molto più rilevante di oggi. Nel
1911 i nati all’estero erano il 14,7% della popolazione degli USA
e il 22% di quella del Canada. Oggi la cifra per gli USA è
intorno al 9%.
• Oggi i movimenti migratori sono strettamente controllati,
soprattutto per I lavoratori senza qualifica, ma anche per quelli
qualificati.
• Oggi out-sourcing dei servizi sostituisce le migrazioni.
Nazionalismo, guerre e protezionismo (1914-1945)
• Le prime avvisaglie: il protezionismo della fine dell’800.
• La prima guerra mondiale e i suoi effetti.
• La rivoluzione russa e l’economia pianificata.
• La fine dell’epoca britannica e l’incerto avvio del
predominio statunitense.
• La Grande depressione e i suoi effetti. Politiche
economiche errate.
• Gli anni 1930: nazionalismo e autarchie. Fallimento dei
meccanismi di cooperazione.
La prima guerra mondiale e le sue
conseguenze economiche
• La Grande Guerra disintegrò il sistema economico
internazionale e rimetterlo in sesto dopo il conflitto risultò
estremamente difficile e complesso.
La guerra portò a un crollo sia degli scambi commerciali che dei
flussi di capitale. Ogni paese belligerante infatti ricorse a
controlli sui movimenti economici per massimizzare l’uso delle
risorse nello sforzo bellico.
Le immense spese militari e, terminato il conflitto, le spese per
riconvertire l’economia, portarono a profondi deficit nei bilanci
statali che furono fronteggiati stampando moneta e generando
inflazione, in alcuni casi molto elevata.
L’avvento del primo stato socialista.
• La caduta dello Tzar di Russia creò le condizioni per la
rivoluzione bolscevica e la creazione del primo stato
socialista, l’URSS, che si isolò dal il resto del mercato
mondiale.
Nell’URSS l’economia era posseduta e gestita dalla stato.
L’industrializzazione dell’URSS fu il risultato della
pianificazione quinquennale staliniana, varata nel 1929. Si
trattò di un gigantesco esperimento nella centralizzazione
statalista di tutte le decisioni economiche. I costi sociali e
civili per le popolazioni furono immensi. In termini
strettamente numerici, si verificò un forte aumento della
produzione industriale. L’URSS divenne una potenza
industriale.
Cambiano i rapporti economici internazionali
come effetto della Grande Guerra.
• Commercio internazionale. Crollarono le esportazioni dai
paesi industrializzati e in particolare dalla GB e dalla
Germania.
• Molti paesi in America Latina e in Asia impiantarono le
proprie industrie e, dopo la guerra, le protessero con alti
dazi.
• Gli USA in primo luogo e anche il Giappone, e che già erano
paesi industriali prima del 1914, approfittarono della guerra
per conquistare mercati precedentemente riforniti dalle
potenze europee.
Gli Usa divennero I principali fornitori dei paesi alleati in
Europa e anche dei paesi neutrali.
Il commercio mondiale dopo la Ia
guerra mondiale.
• Politiche neo-mercantiliste portano a guerre
commerciali e continue tensioni sui mercati.
Il commercio mondiale cessa di accrescersi come
prima del 1914. Solo in alcuni anni scelti esso
raggiunge il livello toccato nel 1914.
Il commercio estero in Europa rimane depresso su
livelli inferiori al periodo ante-guerra. Solo nel 1929
raggiunge il livello del 1914, per poi sprofondare in
basso nel periodo successivo.
Il sistema monetario
internazionale negli anni Venti.
Negli anni Venti vi fu un tentativo di ritornare alle
regole del Gold Standard. Esso fu innescato dal
ritorno alla parità aurea della Gran Bretagna,
effettuato nel 1926.
Tuttavia gli squilibri fra le varie monete, le
tendenze inflazioniste e il protezionismo
commerciale subentrati dopo la Grande Guerra
resero questo tentativo precario e fragile. La
crisi scoppiata nel 1929 innescò una grave
depressione mondiale, la Grande Depressione.
La grande depressione
Il suo inizio è dovuto ai due shock impartiti dall’economia americana al
sistema economico mondiale.
1- Il ritiro del capitale estero USA, in particolare dalla Germania e da
altri paesi Europei nel 1928.
2- L’inizio di una profonda recessione negli USA, al termine di un
lungo boom. I primi segnali vi furono all’inizio del 1929 e essi furono
poi aggravati dal crollo dei titoli azionari a Wall Street il 24 ottobre
1929.
Il crollo azionario e la recessione furono aggravati dalla risposta
restrittiva delle autorità Usa che alzarono i tassi di interesse.
Il resto dell’economia mondiale cadde presto in recessione. Si
evidenziarono i numerosi squilibri sorti dopo la Grande Guerra.
Gli sviluppi della Grande depressione
La prima fase della crisi dal 1929 al 1931 fu
contrassegnata da problemi generati negli USA. I paesi
più colpiti oltre agli USA furono la Germania e molte
nazioni dell’Europa orientale, dove vennero a mancare
gli investimenti americani.
Le misure di restrizione deflattiva che furono prese
aggravarono la situazione.
Reagire alla crisi con misure restrittive rientrava nella
filosofia del Gold Standard, ancora dominante, per cui vi
sarebbe stato un riequilibrio automatico suscitato dallo
aggiustamento del mercato.
Crisi finanziaria in Europa
• La seconda fase della crisi dal 1931 al 1933 fu dominata dagli
eventi europei e in particolare dalla crisi dei sistemi bancari,
che iniziò in Austria, poi toccò la Germania e molti altri paesi
europei. Fece eccezione la Francia.
• In Germania la crisi fu aggravata da fattori internazionali (le
riparazioni) e politici (l’avvento del Nazismo). La Germania
abbandona la convertibilità ponendo controlli sulle transazioni
internazionali. La Gran Bretagna invece nell’estate del 1931
sganciava la sterlina dalla parità aurea.
• Il risultato fu la definitiva archiviazione del sistema monetario
e commerciale liberale, faticosamente ricostruito dopo il 1918.
La prima ripresa dopo la crisi:
anni Trenta
• La ripresa economica cominciò nel 1933 e fu guidata dagli
USA e dalla Germania. Altri paesi come la Francia si
ripresero molto più tardi.
• La ripresa negli USA (incoraggiata dal New Deal di
Roosevelt) fu lenta mentre nella Germania nazista fu più
rapida.
• A partire dal 1935 la ripresa fu generalizzata ma i problemi
sollevati dalla Grande Crisi rimasero a lungo al centro
dell’economia globale.
La disintegrazione del sistema
internazionale negli anni 1930
Difficoltà a raggiungere accordi internazionali in materia monetaria e
finanziaria inversione di tendenza del processo di apertura
commerciale. Incapacità delle dottrine economiche di adeguarsi alle
mutate condizioni dei mercati.
Svalutazioni competitive negli anni 1930-39.
Politiche protezioniste (vedi tariffa Smoot-Hawley del 1930 che innalza i
dazi Usa a una media del 50%)
Creazioni di blocchi commerciali chiusi (autarchia ecc)
L’innovazione tecnologica non si ferma (vedi radio, sviluppo
dell’aereonautica ecc).
Bilancio del periodo: si restringono, in relazione al periodo precedente,
gli scambi commerciali, lo stock di capitale estero e i flussi migratori
Conseguenze e lezioni della grande depressione
Vi fu una mancanza di leadership da parte della maggiore economia
mondiale, quella statunitense. Gli USA si rifiutarono di agire
responsabilmente dal punto di vista globale. Virarono verso il
protezionismo tariffario e non garantirono un flusso regolare di
esportazioni di capitali. A partire dal 1929 la “irresponsabilità” divenne
ancora più marcata.
Uno dei principali effetti della crisi fu di spingere i governi a un maggiore
interventismo economico seguendo il paradigma keynesiano.
• I paesi coloniali e extra-europei approfittarono della crisi per svincolarsi
dalla dipendenza dalle nazioni ricche, iniziando politiche di
industrializzazione.
• La recessione colpì molte classi sociali e incoraggiò la nascita di
movimenti estremisti di destra in Germania e in altri paesi. Questa
ascesa accelerò gli eventi che portarono alla Seconda Guerra Mondiale.
Bretton Woods e il secondo
dopoguerra (1945-1973).
• Le istituzioni dell’economia post-bellica
– Bretton Woods: la creazione del FMI, della Banca Mondiale
– Da Bretton Woods ai cambi fluttuanti
– Il GATT e la liberalizzazione dei commerci: dal GATT al OIT
• La crescita economica per aree.
• Il boom economico, il predominio Usa e la crescita
dell’Europa occidentale e del Giappone
• Lo sviluppo del Terzo Mondo e il fallimento delle
strategie di industrializzazione protezioniste.
• Il blocco comunista, sviluppo e crisi.
Bretton Woods: nascita dell’architettura del
sistema economico nel 1944
• Liberalizzazione del commercio e principio di
non-discriminazione;
• Monete liberamente convertibili fra loro;
• Cambio fisso di ciascuna moneta contro il
dollaro, e del dollaro conto l’oro;
• Libertà di transazioni di conto corrente, ma
vincoli consentiti ai movimenti di capitali;
• Fondo Monetario Internazionale come
regolatore del sistema e prestatore di ultima
istanza, attraverso l’uso delle riserve;
• Banca Mondiale come organismo finanziatore.
Bretton Woods: affermazione e
sviluppo del sistema
• Squilibri del dopo-1945 rendono impossibile l’attuazione
della convertibilità prevista Bretton Woods.
• Il dollar gap e la crisi di convertibilità della sterlina del
1947.
• Piano Marshall: strumento di ricostruzione europea.
• Gli Usa accettano di favorire una area preferenziale
europea. Liberalizzazione graduale all’interno dell’area
OECE e creazione dell’Unione Europea dei Pagamenti.
• La convertibilità delle monete europee con il dollaro si
realizza nel 1958.
• Dal 1958 al 1970 il meccanismo di Bretton Woods
conosce il suo periodo di grazia.
Bretton Woods: affermazione e sviluppo del sistema
• Come funzionava il sistema:
- I principali partners degli USA accumulano dollari; il
sistema si regge sulla fiducia nel dollaro e sull’egemonia
Usa nel periodo della Guerra Fredda.
- La superiorità economica USA è assoluta e rende
irrilevanti la concorrenza internazionale.
- La centralità del dollaro nelle riserve mondiali conferisce
agli USA un “diritto di signoraggio” (privilegio per chi
batte moneta).
- Separazione fra livello nazionale e internazionale: i paesi
conservano autonomia di politica economica.
- Distinzione fra commercio, finanza e industria che si
muovono in sfere separate.
- Asse USA –Repubblica Federale Tedesca.
Il sistema commerciale internazionale: il GATT
• A Bretton Woods venne decisa la costituzione di una
Organizzazione Internazionale del Commercio. Nel 1947 si
ripiegò sul GATT (General Agreement on Tariffs and Trade).
• Il GATT opera per una riduzione concordata delle barriere
doganali in primis sui prodotti industriali.
• Il GATT promuoveva sessioni negoziali multilaterali. Le
concessioni negoziate fra due o più paesi membri si
estendevano a tutti i paesi dell’organizzazione secondo il
principio della reciprocità.
• Round negoziali portano una notevole riduzione delle barriere
doganali fra paesi industrializzati.
Il grande boom (1948-1973)
• Alti tassi di crescita nei paesi industrializzati
favoriti da:
•
•
•
•
•
basso costo di materie prime;
catch-up tecnologico con gli USA dopo 1945;
ampie riserve di manodopera a basso costo;
Stabilità portata da leadership Usa del sistema
accordo capitale-lavoro basato su aumenti di
produttività v conquiste sociali (welfare state);
• Liberalizzazione commerciale
Commercio e movimenti di capitale
• Tra il 1950 e il 1980 il commercio mondiale cresce del
6% annuo, mentre il Pil mondiale cresce del 3% annuo.
• Commercio intra-industriale. I paesi industrializzati si
scambiano reciprocamente beni simili.
• Investimenti esteri. Si sviluppano di più fra paesi ricchi e
meno verso i PVS. Gli investimenti nei PVS non
raggiungono i livelli di prima del 1914.
• Convergenza nei livelli di reddito fra i paesi
industrializzati. I PVS invece perdono terreno, con poche
eccezioni (vedi tigri asiatiche) anche per scelte di politica
economica sbagliate e troppo protezionistiche (vedi
Africa, America Latina)
La creazione delle Comunità
europee
• I primi trattati: CECA e CEE.
• L’Unione doganale e la PAC negli anni 1960.
• La Gran Bretagna e il processo di integrazione.
Aderisce alla CEE nel 1973 insieme a
Danimarca e Irlanda.
• Crisi e nuovi sviluppi degli anni 1970: il
problema dell’inflazione e la necessità di
politiche economiche efficaci. La creazione dello
SME.
La fine del sistema di Bretton Woods e le
sue conseguenze
• Politiche economiche USA nelle presidenze Johnson (1963-9)
e Nixon (1969-1974) sono inflazioniste. Johnson finanzia la
guerra nel Vietnam e ampi programmi sociali. La Federal
Reserve sotto Nixon pratica bassi tassi di interesse.
• 15 agosto 1971: svalutazione del dollaro e sganciamento dal
dollaro con l’oro. Sovrattassa del 10% sulle importazioni per
premere sui partners commerciali.
• Dicembre 1971: accordi dello Smithsonian, i maggiori partners
accettano di rivalutare in cambio della fine delle barriere
straordinarie.
• Dal 1976 (Jamaica) si accetta il “non-sistema” dei cambi
flessibili.
La stagflazione degli anni 1970
• Crisi petrolifera (1973). L’Opec da il via a un embargo
petrolifero, che porta a un forte rialzo dei prezzi.
• Crisi di stagnazione per la perdita di vigore
dell’economia occidentale, e crisi di inflazione per
l’aumento dei costi e dei prezzi- si parla di stag-flazione,
che sembrava un controsenso per gli economisti abituati
alla curva di Philipps.
• Strategia USA punta al rialzo produttivo; strategia
europea punta alla riduzione della inflazione; strategia
del Giappone punta al penetrazione dei mercati esteri.
La transizione verso l’economia globale:
la rivoluzione finanziaria degli anni 1970
• Si crea un mercato finanziario internazionale: con il mercato
dell’eurodollaro e con l’espansione all’estero delle banche
americane.
• Deregulation del mercato dei capitali- aumentano i flussi
finanziari globali.
• Politiche macro-economiche sempre più interdipendenti
• Instabilità dei cambi, accentuata dalla speculazione.
• Tentativi di coordinazione internazionale: nasce il gruppo dei
7 a Rambouillet (1975).
• La Germania non accetta la teoria di Carter delle locomotiva
e cioè una politica espansionista e inflazionistica.
• I paesi europei creano lo SME (sistema monetario europeo)
• Lo SME ruota intorno al marco tedesco e afferma fortemente
il regionalismo monetario europeo.
Nuove dottrine economiche
• La fine dell’ortodossia keynesiana.
• L’avvento del monetarismo: teoria quantitativa della moneta. Lo stato
deve regolare la quantità di moneta nell’economia e intervenire il meno
possibile con programmi sociali.
• I monetaristi contestano la politica della piena occupazione e parlano di
tasso naturale di disoccupazione per ciascuna economia.
• Teorie dell’aggiustamento strutturale: riforme a livello micro-economico
(flessibilità nell’uso dei fattori, deregulation, privatizzazione) per
accrescere la produttività e riprendere la crescita economica.
• Chi sono i monetaristi? La scuola di Chicago, Thatcher e la rivoluzione
conservatrice, Reagan. Le teorie si affermano in molti paesi e ne
vengono proposte versioni parziali quasi ovunque.
I paesi in via di sviluppo e la rivoluzione
nelle politiche economiche
• Larghi prestiti ai paesi in via di sviluppo e alle economie
di paesi dell’Est europeo negli anni 1970 da parte di
banche commerciali finanziano programmi di stato e
modelli di sviluppo basati sull’industrializzazione.
• 1979- Paul Volcker inaugura una stretta monetaria per
combattere l’inflazione USA. I paesi debitori soffrono per
l’incremento dei tassi di interesse.
• Per essere solventi devono negoziare nuovi prestiti con il
FMI e mettere in atto riforme orientate al mercato.
• Questa svolta, dolorosa, prelude al successo economico
di alcuni paesi in America Latina e altrove. I paesi più
poveri accumulano debiti inesigibili.
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2.Fasi storiche fino a 1980