SU FUEDDU
Che cosa sappiamo
dell’evangelista
Luca - pag
Ciclo
di incontri
biblici
sul vangelo di Luca
Diocesi di Oristano - Anno liturgico C
Nell’anno liturgico C, le letture evangeliche saranno in genere tolte dal
vangelo di Luca. Offriamo qui un sussidio per introdurre la lettura del
vangelo. Questa prima parte riguarda la figura di Luca come autore e
redattore.
Che cosa sappiamo dell’evangelista Luca
1. I dati dei “documenti”
I manoscritti. Il terzo vangelo, come tutti gli altri, è anonimo, non
indica né chi lo scrive, né dove né quando. Un’antica tradizione
che può essere fatta risalire al secondo secolo afferma che Luca,
medico e compagno di Paolo, scrisse sia il terzo vangelo sia il libro
degli Atti degli Apostoli.
Il più antico manoscritto del vangelo, denominato in sigla
P75, proveniente dall’Egitto, è datato tra il 175 e il 225 d.C. e
contiene parti estese del vangelo di Luca e di Giovanni. Questo
stesso manoscritto è il primo in cui troviamo il titolo “Vangelo
secondo Luca”. Non si sa con precisione quando si cominciò
a dare tali titoli ai vangeli. Sembra soltanto possibile dire che i
vangeli ricevettero questi titoli nel momento in cui cominciarono
a diffondersi tra le varie comunità cristiane e divenne necessario
denominarli e distinguerli l’uno dall’altro.
Il Nuovo Testamento. Il Nuovo Testamento fornisce poche
notizie su Luca. La Lettera a Filemone (v. 24) elenca Luca tra
i collaboratori di Paolo: “Ti saluta Epafra, mio compagno di
prigionia per Cristo Gesù, con Marco, Aristarco, Dema e Luca,
miei collaboratori”. La Lettera ai Colossesi (4,14), scritta forse
nello stesso periodo di tempo (estate del 53 durante la prigionia
ad Efeso), nomina Luca tra i compagni di Paolo e lo identifica
come “il caro medico”: “Vi salutano Luca, il caro medico, e
Dema”. La Seconda Lettera a Timoteo (2Tm 4,11), parlando
dell’ultima prigionia di Paolo, dice che “Solo Luca è con me”.
I cosiddetti passaggi “noi” degli Atti degli Apostoli (16,1017; 20,5-15; 21,1-18; 27,12-28,16), cioè i passaggi dove
l’autore racconta usando la prima persona plurale come se fosse
protagonista diretto dei fatti, hanno contribuito alla tradizione
che fa di Luca un compagno di viaggio di Paolo. Questi passaggi
sono stati però interpretati in diversi modi, e questo in vista di
trovare una spiegazione al fatto che in vari punti ciò che dice Luca
di Paolo non concorda con ciò che Paolo dice di sé stesso. Così
alcuni studiosi prendono questi racconti come la testimonianza
che Luca era davvero insieme a Paolo, altri pensano che Luca
abbia soltanto usato i diari di Paolo o i diari di qualche altro suo
compagno di viaggio, senza cambiare il soggetto che racconta,
per mantenersi coerente con il resto del suo libro; altri infine
pensano che Luca in questi punti abbia usato la prima persona
uniformandosi a certi usi letterari del tempo che, passando a
raccontare i fatti in modo diretto alla prima persona, rendevano
più drammatico il resoconto di momenti ritenuti importanti. Se
fosse così, dicono questi studiosi, si spiegherebbe perché Luca,
non essendo stato in realtà compagno di Paolo, possa divergere
da lui sotto molti aspetti.
In ogni caso, anche se noi prendiamo questi passaggi “noi”
nel senso di una diretta esperienza di Luca come compagno di
Paolo, il Nuovo Testamento non ci lascia intravedere se e come
e quanto Luca sia stato influenzato dal pensiero di Paolo. Dal
momento che Luca è elencato fra coloro che “mandano saluti”
(Col 4,14; Fm 24 citati prima), uno potrebbe presumere che
Luca conobbe le lettere di Paolo. Tuttavia, noi non abbiamo
dati per dire che Luca poté davvero leggere le lettere di Paolo, né
sappiamo quanto tempo Luca stette con Paolo, o quanto Luca
fosse familiare con i modi di pensare e di predicare di Paolo. Di
conseguenza, noi dobbiamo leggere il vangelo di Luca per sé
stesso, e non sullo sfondo della teologia di Paolo.
Foglio 44 del manoscritto P75 (Bodmer XIV, XV): fine del
vangelo di Luca e inizio del vangelo di Giovanni. Si noti (racchiuse
tra le barre verticali) la dizione “Euaggelion kata loukan”. Il codice
papiraceo constava di 75 fogli, di cui ne restano 51, originalmente
di circa cm 26x13. Ogni pagina è scritta ad una singola colonna,
le linee vanno da 38 a 45 linee, e ogni linea ha da 25 a 36 lettere,
in caratteri onciali maiuscoli, che datano il manoscritto tra il
175 e il 225 d.C. La scrittura è di tipo maiuscolo, molto chiaro.
Contiene parti estese del vangelo di Luca e di Giovanni.
Che cosa sappiamo dell’evangelista Luca - pag I Padri della Chiesa. I riferimenti più antichi a Luca come
autore del terzo vangelo negli scritti dei Padri della Chiesa appaiono
negli antichi prologhi e negli scritti di Ireneo e Tertulliano.
Ireneo (circa 130-200), vescovo di Lione in Francia, scrisse
attorno al 185 una lunga opera in cinque volumi Contro
le eresie. Circa la sua testimonianza, il problema è di sapere
quanto Ireneo conoscesse di Luca e della composizione del suo
vangelo in modo indipendente dalle notizie fornite dal Nuovo
Testamento stesso (e sopra citate). Ireneo dunque scrive: “Anche
Luca, il compagno di Paolo, registrò in un libro il vangelo predicato
da lui” (3.1.1). Parlando dei passaggi “noi”, Ireneo aggiunge che
“Luca era inseparabile da Paolo” e che “egli portò avanti un’opera
da evangelista, e godette della fiducia di tramandarci un vangelo”
(3.14.1). Così facendo, Luca, che era “non soltanto un seguace, ma
anche un collaboratore degli Apostoli”, imparò dagli Apostoli ciò
che essi avevano imparato dal Signore e ci trasmise “quanto egli
aveva imparato da essi”, come egli stesso afferma nel prologo del
suo vangelo (3.14.1-2). In definitiva, per quanto di valore possa
essere la testimonianza di Ireneo, essa non ci dice niente in più di
quanto è già affermato nei testi del Nuovo Testamento.
Tertulliano (c. 150-225), scrivendo nel 207-208 il trattato
Contro Marcione, attacca il rifiuto degli altri tre vangeli da
parte di Marcione e la sua abbreviazione del vangelo di Luca.
Tertulliano insiste sulla successione del Signore, gli apostoli
(Matteo e Giovanni, e più tardi Paolo), e quelli che seguirono
gli Apostoli (Marco e Luca). Egli dice: “Fra gli Apostoli, dunque,
Giovanni e Matteo per primi ci istillarono la fede; fra gli uomini
apostolici, Luca e Marco in seguito la rinnovarono... Luca tuttavia
non era un apostolo, ma solo un uomo apostolico; non un maestro,
ma un discepolo...” (4.2). Tuttavia, Tertulliano afferma l’autorità
del vangelo di Luca e difende la credibilità della sua trasmissione
anteriore agli emendamenti proposti da Marcione. Marcione
doveva averlo avuto nella sua forma originale, dal momento che
pretende che esso abbia subito aggiunte da parte dei “difensori
del giudaismo” (4.4). Il vangelo di Luca, afferma Tertulliano,
“aveva una base solida fin dalla sua pubblicazione... Poiché perfino
la forma del vangelo di Luca viene fatta risalire a Paolo” e “anche
il vangelo di Luca ci è giunto in modo altrettanto integro [quanto
gli altri vangeli] fino al trattamento sacrilego di Marcione”(4.5).
Tertulliano, in breve, attesta l’autorità goduta dal vangelo di
Luca e l’affidabilità della sua forma originale, rifiutando la forma
abbreviata di Marcione.
Canone di Muratori. La data del Canone di Muratori, che ci è
giunto in un manoscritto dell’ottavo secolo, è dibattuta. Al posto
di una prima datazione che lo collocava a Roma nel 200 d.C.,
guadagna consensi una datazione che lo colloca invece in oriente,
o in Siria o in Palestina, nel 400 d.C. Se così fosse, esso lascerebbe
il posto di lista più antica dei libri del Nuovo Testamento alla lista
riportata da Eusebio nella sua Storia Ecclesiastica (3.25), e sarebbe
da leggere in dipendenza da questa. L’introduzione a Luca nel
Canone muratoriano afferma: “Il terzo vangelo è quello secondo
Luca. Questo medico Luca, dopo l’ascensione di Gesù, poiché Paolo lo
aveva preso con sé come uno esperto nella via (dell’insegnamento), lo
compose a suo nome e secondo il suo insegnamento. Tuttavia, egli non
vide personalmente il Signore nella carne; e perciò, nella misura in
cui fu capace di accertare, egli comincia a raccontare la storia dalla
nascita di Giovanni”. Come si vede, anche il Canone muratoriano
ci trasmette fondamentalmente quanto già attestato negli scritti
citati del Nuovo Testamento.
I prologhi evangelici antichi. Si tratta di premesse ai tre
vangeli di Marco, Luca e Giovanni, che un tempo si pensavano
scritti contro Marcione, ma che oggi vengono trattati come
documenti autonomi e anche indipendenti fra di loro, e datati
in genere nella seconda metà del quarto secolo. La prima
parte del prologo al terzo vangelo dice: “Luca è un siriano di
Antiochia, un medico per professione, che era un discepolo degli
apostoli, e poi seguì Paolo fino al suo martirio. Egli servì il Signore,
senza distrazione, non sposato, senza figli, e morì all’età di 84 anni
in Boezia, pieno di Spirito Santo”. La seconda parte aggiunge
che egli scrisse il vangelo “nelle regioni della Acaia”. Nello stesso
tempo che tali dettagli biografici sono credibili, bisogna però
anche dire che essi sono senza ulteriori prove, lasciandoci nella
difficoltà di stabilire quale valore essi abbiano in realtà.
Conclusione. In conclusione, si può dire che fin dalla seconda
metà del secondo secolo la tradizione di Luca come autore del
terzo vangelo è universalmente accettata. Tuttavia, la maggior
parte di ciò che di Luca sappiamo deriva dal Nuovo Testamento
stesso. A partire dal terzo secolo, appaiono dei dettagli aggiunti
sia sulla biografia di Luca sia sulla composizione del suo vangelo,
ma questi dati non possono essere corroborati da altre fonti. In
considerazione di questa via “documentale” senza uscita, non
resta agli studiosi che tentare di ricostruire la figura dell’autore
del terzo vangelo a partire da ciò che può essere dedotto dal suo
stesso scritto e dalle sue relazioni con gli altri vangeli.
2. I dati dell’opera lucana
(NB. le righe in corsivo indicano le pagine proprie di Luca che
vengono saltate nelle letture liturgiche della domenica).
Se, come abbiamo visto, i Padri della Chiesa attingono le
loro informazioni su Luca dalle stesse fonti già conosciute del
Nuovo Testamento, per delineare la personalità dell’autore del
terzo Vangelo e degli Atti non ci resta che osservare da vicino
la sua opera.
Nel prologo al vangelo egli dice di conoscere altri scritti sui
fatti che si sono “compiuti”. Non è stato un testimone oculare,
ma si annovera fra quelli che hanno ricevuto la tradizione
trasmessa “da coloro che ne furono testimoni fin da principio e
divennero ministri della parola” (1,2).
Fra gli scritti conosciuti da Luca, gli studiosi in modo
oggi quasi unanime annoverano lo stesso Vangelo di Marco.
Luca ne farebbe uso, apportando modifiche di contenuto e di
ordine, omettendo dei passi e aggiungendo dei materiali che
egli avrebbe in parte da fonti proprie (nel prologo egli dice di
aver fatto ricerche “accurate”) e in parte da una cosiddetta fonte
Q, che risulterebbe usata anche dal vangelo di Matteo. La sigla
Q con cui gli studiosi indicano questa fonte è abbreviazione
del termine tedesco Quelle. È chiaro che queste modifiche di
Luca rispetto al Vangelo di Marco, aggiunte, mutamenti di
ordine, omissioni, possono fornire valide indicazioni non solo
sullo stile di Luca, ma anche sui suoi scopi, sulle sue idee, sulle
sue preferenze, e in qualche modo anche sulla sua personalità.
In questo procedimento deduttivo, si eviterà però di isolare in
modo troppo individualistico la figura dell’autore che se ne
ricava. Egli infatti non scrive per sé stesso, ma tiene conto delle
esigenze e delle situazioni delle comunità cristiane per le quali
scrive.
Fra i racconti esclusivi di Luca sono significativi quelli si
trovano all’inizio e alla fine del vangelo. I cosiddetti “racconti
dell’infanzia” di Luca sono infatti molto diversi da quelli
di Matteo, mentre Marco non ha una sezione introduttiva
Che cosa sappiamo dell’evangelista Luca - pag sulla nascita di Gesù. Nei primi due capitoli, sono propri di
Luca l’annuncio a Zaccaria nel tempio di Gerusalemme (1,5-25),
seguito dall’annuncio a Maria a Nazaret (1,26-38), la visita ad
Elisabetta (1,39-45) e il canto del Magnificat (1,46-56), la nascita
e la circoncisione di Giovanni con il canto del Benedictus (1,5780), il racconto della nascita di Gesù, l’annuncio ai pastori, la
circoncisione e la presentazione di Gesù al tempio (2,1-40), il suo
ritrovamento nel tempio in occasione del viaggio a Gerusalemme
al compimento dei dodici anni d’età. Alla fine del vangelo soltanto
Luca ha il racconto dei due discepoli di Emmaus che partono da
e fanno ritorno a Gerusalemme (24,13-35), la lezione di Gesù agli
apostoli sul compimento delle Scritture (24,44-45) e sull’annuncio
del perdono a tutte le genti a partire da Gerusalemme (Lc
24,46-49), e infine il racconto dell’Ascensione e la preghiera
costante degli apostoli nel tempio (Lc 24,50-53; si noti che
nessun altro evangelista racconta questo fatto).
Il resto del suo materiale esclusivo Luca lo pone soprattutto
in due sequenze alternate con altre due dove invece segue da
vicino il vangelo di Marco. Gli studiosi le chiamano piccola e
grande interpolazione. Nella piccola interpolazione (Lc 6,208,3), il “materiale proprio” di Luca comprende i “guai” dopo le
beatitudini, il racconto della vedova di Nain (7,11-17), l’episodio
della donna prostituta che va a trovare Gesù nella casa di un fariseo
con il dibattito sul perdono (7,36-50), i nomi delle donne che
seguono Gesù (8,1-3). La grande interpolazione (Lc 9,51-18,14)
organizza i diversi episodi all’interno della descrizione continuata
del “viaggio verso Gerusalemme”. Luca sposta diversi episodi
in questa sezione e inserisce in situazioni sociali precise (sovente si
tratta di inviti a pranzo) diversi detti che Matteo situa invece nei
suoi cinque discorsi e in modo non contestualizzato. Materiale
esclusivo di Luca sono invece: le difficoltà trovate dagli apostoli
in Samaria proprio all’inizio del viaggio (9,51-56), il discepolo che
vuole andare a salutare i suoi familiari (9,61-62), la parabola del
buon samaritano (10,29-37), le due sorelle Marta e Maria (10,3842), la parabola dell’amico importuno (11,5-8), la parabola del
ricco stolto (12,13-21), il detto di Gesù sul fuoco e sul battesimo
(12,49-50), l’invito al pentimento ricordando le vittime di Pilato
e di un disastro avvenuto a Gerusalemme (13,1-5), la guarigione
di una donna curva in giorno di sabato (13,10-17), il ricordo di
alcuni farisei che vogliono proteggere Gesù da Erode e la risposta
di Gesù che parla della sua morte a Gerusalemme (13,31-33), la
parabola sulla scelta dei posti (14,7-11) e degli invitati (14,12-14)
con la beatitudine di chi mangerà nel regno (14,15), il discorso di
Gesù sulla necessità di scelte radicali (14,28-33), la parabola della
donna che ha perso i soldi (15,8-10), la parabola del figlio prodigo
(15,11-32) e dell’amministratore infedele ma previdente (16,113), il racconto-parabola del ricco cattivo e del povero Lazzaro
(16,19-31), il detto di Gesù sul padrone e sui servi (17,7-10), la
I principali interventi redazionali:
le cosiddette “interpolazioni” e “omissioni” di Luca
Lc 3,1-6,19 Prima sezione intercalata
Lc 6,20-8,3 Piccola interpolazione
Lc 8,4-9,50 Seconda sezione intercalata
Grande omissione: Lc salta quasi tutto Mc 6,458,26
Piccola omissione: Lc salta Mc 9,41-10,12
Lc 9,51-18,14 Grande interpolazione (sezione del viaggio)
guarigione di dieci lebbrosi, di cui uno samaritano (17,11-19),
la parabola del giudice iniquo e della vedova insistente (18,1-8),
l’episodio delle preghiere del fariseo e del pubblicano (18,914).
Dopo la sezione del viaggio, Luca riprende la trama
narrativa di Marco, riportando l’ultima tappa a Gerico, l’arrivo
e il ministero di Gesù nella città prima della passione. In questa
sezione Luca ha ancora del materiale esclusivo: l’episodio di
Zaccheo (19,1-10), la parabola dell’uomo che diventa re inserita
in una propria interpretazione della parabola delle “mine”(19,1127), il pianto di Gesù su Gerusalemme (19,41-44), ancora
alcune frasi sulla caduta di Gerusalemme all’interno del discorso
escatologico (21,21b-22.24), l’avvertimento a sulla necessità di
vigilare e non lasciarsi sopraffare dalle preoccupazioni della vita
(21,34-36).
Anche nelle due sezioni intercalate con queste interpolazioni,
e nelle quali Luca segue da vicino il Vangelo di Marco, Luca
ha del materiale proprio. Nella prima (3,1-6,19): la
contestualizzazione storica dell’inizio della predicazione del
Battista (3,1-2) e i consigli di questi alle folle, ai pubblicani
e ai soldati (3,10-14) e in più il giudizio su Erode il quale però
interrompe con l’arresto la predicazione di Giovanni (3,19-20), il
particolare ordinamento della genealogia di Gesù che si estende a
ritroso e in modo più universale fino ad Adamo e a Dio, mentre
quella di Matteo si ferma ad Abramo (3,23-38), un diverso
ordinamento delle tentazioni che culminano a Gerusalemme
(4,1-13), il discorso di Gesù a Nazaret con il riferimento alla
vedova straniera e a Naaman il siriano (4,17-21.23-30), la
pesca miracolosa prima della chiamata dei discepoli (5,310), i miracoli prima del grande “discorso della pianura” (“della
montagna” in Matteo; Lc 6,17-19). Nella seconda (8,4-9,50),
Luca ha soprattutto una diversa sistemazione e interpretazione
dell’episodio dei parenti che vengono da Gesù: mentre in Marco
questo episodio è raccontato prima del discorso delle parabole
e i parenti sono fra coloro che non vogliono ascoltare Gesù,
Luca invece sistema l’episodio a conclusione del discorso delle
parabole e i parenti diventano l’immagine di un ascolto riuscito
e fruttuoso (8,19-21).
I racconti della passione e resurrezione li analizzeremo
più approfonditamente a suo tempo. Ora segnaliamo solo
che Luca racconta l’ultima cena arricchendola di discorsi e
istruzioni di Gesù ai dodici discepoli, presentati come nucleo
rappresentativo dell’intero popolo di Dio (22,14-38). Anche
l’agonia nel Getsemani perde la drammaticità che ha nel
racconto di Marco, mostrando Gesù come il modello da seguire
nella preghiera ed evitando i rimproveri specifici a Pietro (22,4753). Ugualmente, il rinnegamento di Pietro è raccontato subito,
senza essere più in parallelo con gli insulti dei soldati (22,5452). Luca ha in proprio anche lo scambio di Gesù tra Pilato ed
Erode (23,6-12), le ripetute affermazioni di innocenza da parte
del procuratore romano in 23,13-24, il lamento delle donne e
la risposta di Gesù lungo il cammino di Gesù verso il Calvario
(23,27-32), e infine il dialogo fra i due ladri e Gesù e le ultime
parole prima della morte (23,39-43.46).
Sono propri di Luca, infine, i nomi delle donne e l’intero loro
gruppo che parlano agli apostoli della risurrezione, senza essere
da loro credute (24,10-11).
Fra le “omissioni”di Luca, significative la cosiddetta “grande
omissione” (Luca salta quasi del tutto Mc 6,45-8,26, con la
controversia sulle tradizioni giudaiche e il doppio racconto
delle moltiplicazione dei pani) e la “piccola omissione” (Mc
9,41-10,12, con le parole di Gesù sullo scandalo e la questione
Che cosa sappiamo dell’evangelista Luca - pag sul divorzio nella legge di Mosè).
Tutti questi interventi propri di Luca sono già per sé stessi
indicativi di alcune preferenze e caratteristiche dell’evangelista
Luca.
3. Conclusione
Dall’insieme della sua opera, in conclusione, Luca appare come
uno scrittore esperto, si dimostra a suo agio nella lingua greca,
conosce le convenzioni storiografiche ellenistiche, ha una notevole
familiarità con gli scritti sacri dell’ebraismo (Antico Testamento),
che egli mostra di conoscere nella traduzione greca fatta dalla
diaspora ebraica in Egitto (Settanta), della quale sovente imita
lo stile.
Luca è nello stesso tempo un maestro nell’arte della miniatura
e del grande mosaico. Egli è capace di racchiudere i messaggi
principali del suo vangelo in una piccola storia o in una breve
pagina. È un buon narratore. Sa come delineare con pochi tratti
i personaggi, come dare colore e vivacità alla scena. Luca, però,
sa anche come dare una struttura solida all’intera sua opera. Situa
Gesù non solo nel quadro universale del suo tempo ma anche
nello sviluppo del disegno di Dio verso il popolo di Israele e verso
tutti i popoli.
Egli così estende in diversi modi il genere del vangelo:
collega più precisamente la storia di Gesù alle figure più
importanti del tempo, narra l’annuncio e la nascita di Giovanni
Battista e di Gesù, inserisce una genealogia che traccia all’indietro
la discendenza di Gesù fino ad Adamo, “figlio di Dio” (3,28),
include più insegnamenti nei contesti dei racconti, lega la storia
del vangelo agli eventi successivi degli Atti degli Apostoli. In tal
modo Luca racconta la chiamata alla conversione per Israele, il
rifiuto dei suoi capi e gli inizi della missione ai pagani.
Dal breve quadro appena delineato le capacità artistiche
dell’autore del terzo vangelo e del libro degli Atti risultano
evidenti, e potranno essere confermate dall’esame più
approfondito sia di scene particolari sia dell’insieme dello
sviluppo narrativo e tematico dell’intera sua opera.
Per quanto riguarda, invece, i particolari biografici,
esaminando ancora i suoi scritti, è possibile dire che, oltre alla
familiarità con la Bibbia ebraica, egli dimostra una conoscenza
operativa anche delle pratiche e delle istituzioni giudaiche. Le
sue descrizioni di case (cf 5,19 dove parla di tetto e di tegole
a differenza di Mc 2,4, che parla di terrazza), di città, di classi
sociali (cf Lc 14,15-24 con le diverse categorie di invitati alle
nozze molto più specifiche che in Mt 22,1-14), mostra che egli
era familiare con la struttura e l’organizzazione sociale di città
ellenistiche come Antiochia o Efeso.
Il suo rispetto deferente verso il “molto eccellente Teofilo”
mostra che forse era egli stesso membro di una classe artigiana
piuttosto che della élite, quindi subordinato a Teofilo e non
suo collega. Anche se la tradizione e l’identificazione basata
su Col 4,14 è corretta (“vi salutano Luca, il caro medico, e
Dema”) e l’evangelista è davvero medico, ciò non lo poneva
automaticamente tra i benestanti o tra la classe dirigente. Nel
primo secolo, i medici appartenevano alla classe degli artigiani.
Sono stati fatti non pochi tentativi per mostrare che le descrizioni
di malattie e guarigioni fatte da Luca sono più precise di quelle
contenute negli altri vangeli, ma i dati non sono sufficienti per
provare che il terzo vangelo è scritto da un medico.
In ultimo, le differenze di teologia tra Luca e Paolo
significano che, anche se Luca è stato davvero compagno di
viaggio dell’apostolo (ciò di cui non pochi studiosi dubitano),
il suo vangelo deve essere letto per sé stesso e non sullo sfondo
della teologia paolina.
a. Un singolo foglio di papiro usato per
scrivere una lettera
b. Un singolo foglio di papiro piegato
al centro in verticale per essere parte di un
codice.
c. Un rotolo di papiro, scritto a colonne,
con linee verticali indicanti le giunture dei
singoli fogli di papiro.
d. Vista finale laterale di un codice
formato da un singolo “quinterno”
e. Vista finale laterale di un codice
formato da più “quinterni”
Testi e impaginazione
a cura di Antonio Pinna
Istituto di Scienze Religiose
di Oristano
www.sufueddu.org
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Che cosa sappiamo dell`evangelista Luca (p. 1-4)