n° 4 - maggio 2008
Interviste - Lettera a un bambino a pag.3
“Hai del tempo libero da passare con i tuoi genitori. Cosa
vorresti fare con loro?”
“Vorrei giocare alla play station con papà. Con la mamma
vorrei giocare a carte.”
Tommaso 4 anni
“Anch’io vorrei giocare con papà alla play station a dragonball”.
Andrea 4 anni
“Io vorrei saltare con papà e mamma sul loro lettone.”
Giuseppe 4 anni
“Vorrei andare al parco con papà e mamma e con loro giocare a nascondino. Poi giocare sulle giostre con loro che
mi guardano”.
Riccardo 4 anni
“Io vorrei giocare di più con mamma e papà, con le matite
vorrei colorare insieme a loro e disegnare la mamma”.
Sara 4 anni
“Vorrei cucinare insieme alla mamma e disegnare insieme
al papà”
Alessio 5 anni
“Vorrei vederli di più e giocare con loro alle barbie.
Qualche volta papà ci gioca e mi fa ridere”.
Martina 5 anni
“Io vorrei giocare di più con la mamma, quando la chiamo
lei viene e poi non gioca. Ma mi piace così.”
Andrea 5 anni
segue a pag.2
6
Festa a Martignano
Essere genitori significa
crescere assieme ai figli
7
9
Pensare a un pranzo
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Gli alberi sacri
Momo alla conquista del tempo
Il mio orto
14
Bogota
17
“Un vecchio signore, due bambini,
Alì e le orchidee“ di Stella Gallas
20
Mandala
“Amare ad apprendere è il dono più prezioso che si possa fare ad un bambino”.
Mère
Interviste
segue dalla prima pagina
2
“Una volta siamo andati con il trenino e mi sono divertito moltissimo ma non gioco molto con papà
e mamma perché lavorano e un po’ tornano tardi, ma io gioco con il mio fratellino”.
Alessandro 5 anni
“Mi piacerebbe uscire con la mamma e andare al parco sullo scivolo. Ma mi ci porta sempre la
nonna.”
Sofia 6 anni
“Vorrei fare un lungo viaggio in Africa per vedere gli animali però papà dice che costa troppo, così
andiamo al giardino zoologico che non è la stessa cosa.”
Francesca 11 anni
“Vorrei giocare con loro. La domenica è bello perché sto sempre con mamma, papà e il fratellino
che piange sempre.”
Andrea 9 anni
“Su un’isola con i gabbiani. Papà sa nuotare molto bene. Io ancora no.”
Luca 8 anni
“Il mio tempo libero è poco. Con il mio papà e la mamma corriamo sempre al mare quando c’è il
sole. E ridiamo tanto.”
Roberto 10 anni
“Papà lavora sempre e io lo vedo solo la domenica.”
L
Alessandra 12 anni
a famiglia è il micro-sistema sociale, è la cellula-base che costituisce il più vasto tessuto
umano relazionale. La vita, infatti, è relazione,è scambio continuo e il rapporto fra gli esseri
umani è l’ossigeno che permette ad ognuno di noi di investire le proprie potenzialità fisiche,
affettive e intellettuali.
Di tempo libero oggigiorno ce n’è veramente poco per tutti, perché siamo tutti ingabbiati, occupati,
irretiti in una costruzione mangia tempo e mangia energie che ci costringe, grandi e piccoli, a una
corsa senza quasi respiro.
In mezzo a questo moto semi-perpetuo finiscono con il boccheggiare i rapporti umani e, per primi
quelli strettamente familiari. Quello che emerge dalle risposte dei bambini è soprattutto il loro desiderio di giocare con i loro genitori. Ai bambini di oggi manca tristemente il tempo di divertirsi spontaneamente, di scambiare in modo sereno, gioioso e senza orologi, l’aspetto divertente e magico
della vita.
Io credo che sia fondamentale che ogni genitore cerchi di dare priorità al rapporto con i propri figli.
E’ infatti di vitale importanza non rinunciare a ritagliare del tempo libero che, saggiamente e affettivamente speso bene con loro, è il miglior nutrimento per stabilire legami e complicità estremamente preziosi. E non solo per i figli, ovviamente.
Iris Paciotti
Iris Paciotti è medico specialista in Pediatria e Omeopatia.
Vive ed esercita la professione a Cesano di Roma. Ha pubblicato con le Edizioni Mediterranee: “L’amore creativo”, “L’Amore come terapia”, “ La Salute Integrale”,”Il suono della Vita”, “I bambini pionieri di un nuovo mondo” e per i bambini in ospedale “Un arcobaleno
nell’ospedale dei cuccioli”. Curerà in particolare il dialogo diretto bambini-adulti e l’aspetto della salute intesa come equilibrio armonico dell’essere umano in formazione.
3
Lettera a un bambino
H
L’esemplare che tu sei
ai mai pensato che tu sei unico, così come sei? Che nessuno, come te, è mai
nato, nemmeno migliaia di anni fa, e mai nessuno nascerà?
E’ incredibile, vero? E’ quasi impressionante, eppure è proprio così.
Pensa, non ci sono stati occhi e mani uguali ai tuoi e mai ce ne saranno: simili
sì, ma uguali mai.
Tu sai certamente che per cercare di individuare un ladro si prendono le impronte digitali lasciate sul luogo del furto proprio perché non esistono al mondo due
polpastrelli uguali. Che grande mistero!
Che miracolo che compie la natura per ognuno di noi! E rifletti ancora su una
cosa incredibile: tutto quello che ognuno di noi vive e fa – proprio perché egli è
unico – è sempre nuovo. Ogni sorriso, ogni parola, ogni passo con cui ti esprimi sono nuovi. Ogni giorno tu offri alla vita qualcosa di nuovo, perché tu stesso
sei nuovo: ogni giorno!
Risalendo alla tua origine, voglio dirti alcune cose che forse già saprai. Tu sei
nato da una addizione genetica. Si dice così, perché le cellule, cioè i mattoni che
sono serviti a costruirti, si chiamano geni.
Che bel nome vero? Fa pensare ai folletti, alle fate, agli gnomi del bosco. I geni
a loro volta sono fatti di mattoni più piccoli che si chiamano cromosomi (dove
soma significa, in greco, corpo e cromo colore). Dentro di loro sono racchiusi
come tante scatoline tutti i dati, le informazioni precise che ti fabbricheranno.
Un po’ come succede in un elaboratore elettronico moderno caricato con le sue
schede programmate. Fin da quando eri nella pancia della mamma, e poi dopo
la nascita, tutto si è sviluppato secondo questo programma, questa falsariga
iniziale, questo progetto dell’architetto-natura.
Esattamente la stessa cosa avviene per il seme che fa nascere una pianta. Se
nel seme c’è “scritto” che deve nascere un pomodoro, sarà un pomodoro e non
una melanzana o un peperone, siine certo. E così è stato per te. In quei cromosomi, in quei geni, frutto della somma genetica dei tuoi genitori, c’era scritto
che dovevi nascere proprio tu, così come sei, né più biondo, né più scuro di pelle,
né senza quel neo che hai sulla pancia. Tutto preciso e chiaro fin dall’inizio e
tutto,soprattutto, “unico”. Se capisci bene ciò che questo significa, da una parte
tu devi sentire che non può non esserci una grande responsabilità nel muoversi, nel crescere, nel vivere, nel contattare il mondo esterno, ma dall’altra che c’è
anche una grande bellezza nello snodare la propria vita.
Dalla somma di queste due ultime sensazioni nascono – e si tratta di sentimenti impalpabili – l’amore e il rispetto per la vita, il desiderio di offrire, di far fiorire e fruttificare il meglio di te.
Dopo che allo specchio hai fatto la ricognizione dei tuoi occhi, dei tuoi capelli,
dei tuoi nei, del tuo naso scoprendo come sei fatto e dove puoi ritrovare gli elementi che provengono dal patrimonio genetico del papà e della mamma, rifletti adesso su tutto ciò che non appare nel tuo fisico, su quanto sei “dentro” di te
e che può essere espresso con le parole: temperamento, sentimenti, personasegue a pagina 4
Lettera a un bambino
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segue da pag 3
lità e carattere. Man mano che cresci, tu esprimi, o vorresti esprimere, ciò che
sei, ciò che dentro di te è presente in potenza.
Ti spiego con un esempio. Un puledro che sta in un recinto e che scalpita dalla
mattina alla sera,ha dentro di sé, in potenza, la volontà, la forza, la spinta per
correre, per galoppare libero e felice in spazi sconfinati. La stessa cosa accade
per te. Tu hai dentro, in potenza, una gran voglia di vivere, di esprimerti, di portare in atto tutto te stesso.
Quando corri, salti, quando fai un disegno, leggi un racconto o giochi a nascondino, tu esprimi sempre te stesso, secondo il tuo temperamento, il tuo carattere, la tua personalità. Il calcio che dai al pallone ha una forza muscolare, un’intenzione, una spinta, una direzione che sono solo tuoi. E tu stesso non potrai
mai ripetere quel calcio perché il giorno dopo sarai diverso. Avrai più o meno
forza nei muscoli, più o meno voglia di giocare. Anche i gol dei calciatori, che
tanto ammiri, non sono mai gli stessi. Ecco perché hanno fascino e suspense.
Certamente non possiamo cambiare i nostri occhi, le nostre orecchie o i nostri
piedi ogni giorno, ma il nostro umore, i nostri sentimenti, i nostri programmi, i
nostri desideri, i nostri obbiettivi si, possiamo cambiarli ogni giorno perché
dipendono da noi: in questo consiste la nostra libertà di esseri umani.
Attenzione però, essere liberi non significa fare ciò che più ci piace in modo
sprovveduto, a briglia sciolta e senza un fine logico e armonioso. No, questo è
contro la vita. Essere liberi significa per prima cosa capire che cosa possiamo
fare, come possiamo portare in atto ciò che di potenziale c’è in noi, difendendoci anche da tutto quanto tenti, in buona e in cattiva fede, di sviarci. Essere liberi significa lottare per essere se stessi. Con grinta, temperamento, volontà.
Ed ora un consiglio:non tentare di copiare tutto ciò che fanno gli altri. L’umanità
non è un gregge che segue la pecora che cammina in testa e che conduce il
gruppo con la campana. Sii sempre te stesso. Divertiti a fare cose che trovi utili
e attraenti negli altri ma non copiarle mai a occhi chiusi, perché tu hai i tuoi
gusti, i tuoi desideri, il tuo comportamento, che possono condurti in un’altra
direzione. Osserva tutto quello che hai intorno, lasciati attrarre ma poi passalo
al setaccio personale del tuo modo di sentire, di vedere, di essere. Non diminuire, non sviare la tua volontà, i tuoi obiettivi. Fa che nessuno si sostituisca a te
stesso. Tutto ciò che sei nel tuo fisico e nel tuo temperamento non aspetta
altro che di esprimersi, di comunicare con tutto l’universo.
Tu sei una goccia d’acqua dell’immenso oceano umano, e così come non ci saranno mai due gocce d’acqua uguali nel mare, allo stesso modo e per le stesse leggi
non ci sarà mai nessuno uguale a te. L’umanità è fatta di tante gocce umane che
nel loro continuo mutare permettono all’oceano di continuare a esistere.
Credo che ti sia chiaro ora perché è importante conoscere curare ed esprimere
la … goccia che tu sei.
Curarsi non significa solamente andare con mamma e papà dal dottore, prendere le medicine, sopportare la puntura della vaccinazione.
Curarsi significa innanzi tutto “ prendersi cura”, provvedere a se stessi. Prenditi
sulle spalle la responsabilità di stare bene, di crescere bene, impara a conoscere
tutto quello che serve perché tu diventi il meglio di te. Non mangiare per fare un
favore a qualcuno, ma perché è indispensabile per te stesso crescere e fortificarti.
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Lettera a un bambino
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segue da pag 4
Lavati perché l’igiene fa diventare grandi. Non studiare sbuffando e brontolando
contro tutte le scuole e gli insegnamenti del mondo. Se resterai ignorante, non
potrai gustare le ricchezze della vita: essa rimarrà per te un libro chiuso!
Pensa, poi, che la vita che hai intorno è il risultato di tutti quelli che ti hanno preceduto nel grande cammino umano: se il mare e la sabbia sono sporchi, se c’è
troppo rumore e violenza, se l’aria della tua città è diventata irrespirabile, la
responsabilità è di tutti quelli che prima di te hanno usato male la vita.
Qualcuno ti avrà sicuramente spiegato il significato di una parola molto in voga
oggi, una parola relativamente giovane nella storia dell’umanità: ecologia. Il suo
significato è semplice e, in genere, è riferito alla natura. Con tale termine si intende la scienza che ha come scopo il rispetto e il sano mantenimento dell’ambiente.
Ora dato che abbiamo capito che l’ambiente è il risultato di chi ci abita, perché non
rendere più “ecologico” l’abitante-uomo che lo usa?
Nel comprendere come siamo costruiti fisicamente, come si muovono i nostri temperamenti, dove tendono le nostre volontà, sta la base dell’ecologia umana. Se
ognuno di noi provvedesse con cura all’ecologia di se stesso, potrebbe meglio provvedere all’ecologia del mondo intero.
Essere ecologici, cioè rispettosi dell’eco-sistema, significa non sporcare, per
esempio, il prato disseminandoci sopra pezzi di carta, buste di plastica, contenitori usati e bottiglie. Significa anche non inquinare le acque del mare, dei laghi e dei
fiumi scaricandoci dentro di tutto come se fossero un’immensa pattumiera.
Significa anche non strappare le piante, non uccidere gli animali, non avvelenare la
terra con prodotti chimici. Ma io credo che significhi, soprattutto, non operare allo
stesso modo contro noi stessi. Quindi cura la tua persona che è il tuo strumento
insostituibile per muoverti nella vita. Sii attento ad ascoltare ciò che da dentro ti
preme con forza per vivere quelle cose che senti essere nel profondo più tue. Lotta
per ottenerle, per conquistarle. Non sviare ciò che puoi essere. Realizza te stesso
così come è dato a te essere perché, ormai l’hai capito, non nasceranno più geni e
cromosomi come i tuoi!
Sii fiero di essere così come sei. Porta con gioia la tua potenza in atto.Saranno
quelle le azioni che glorificheranno la vita e la miglioreranno. Pensa a coloro che
verranno dopo di te e che raccoglieranno non solo la tua eredità genetica se avrai
figli, ma, in più numerosa schiera, il prodotto del tuo impegno, della tua crescita
interiore, della tua ricchezza creativa.
E saranno soprattutto i tuoi prodotti impalpabili, immateriali che rimarranno più a
lungo nella futura storia dell’umanità.
Il tuo strumento fisico dopo aver tanto… suonato, un giorno si fermerà stanco, io
spero, di un lungo concerto! Ma ciò che rimarrà nell’impalpabile dell’umanità e
dell’universo sarà la musica che avrai suonato. E questa stessa musica, insieme
alla musica di tanti altri come te, se sarà stata sublime, potrà aiutare la vita a spandere nel mondo sempre più geni e cromosomi perfetti e armoniosi.
Ognuno di noi, mio piccolo amico, può aiutare la vita. E tu non sai quanto. Non sprecare ogni giorno, ogni ora, ogni minuto che vivi. Essi sono preziosissimi. Vivili al
meglio di te perché quei minuti, quelle ore e quei giorni possono essere enormemente importanti non soltanto per te ma per l’intera umanità.
Iris Paciotti
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Regaliamo una biblioteca ai bimbi del Malawi
Grande festa a Martignano con grandi e piccini per la raccolta fondi
U
n libro è un tesoro che, attraverso lo sguardo curioso di bambini e
ragazzi, apre le porte di un mondo di fantasia e conoscenza. Molti bambini africani che vivono in regioni poverissime non hanno alcuna possibilità
di venire in contatto con un libro illustrato o di fiabe, di storia o di avventura.
L’Ara-Macao onlus ha voluto dare un contributo per tentare di colmare questo vuoto. Nasce da qui il nostro progetto per realizzare una piccola biblioteca dedicata ai ragazzi del Malawi.
Sono circa 5mila i bambini e i ragazzi nell’area del villaggio di Koche, in
Malawi, ai quali vogliamo regalare la biblioteca: le loro classi sono composte
da circa 120 alunni, con un solo insegnante: non hanno alcun tipo di materiale didattico, né libri né quaderni. Bambini e ragazzi sono costretti spesso
a interrompere precocemente il percorso scolastico per andare a lavorare.
Lo studio, la conoscenza, l'istruzione sono strumenti necessari per aiutare i
ragazzi a costruirsi una propria identità culturale e sociale. Negli ultimi mesi
abbiamo raccolto circa 3mila libri in lingua inglese, libri dedicati ai bambini
più piccoli, pieni di illustrazioni colorate, ma anche libri per i più grandi, per
aiutarli a crescere, a conoscere, a studiare, a immaginare un futuro.
Possiamo ideare insieme una sala dedicata ad accogliere la biblioteca, dove
i bambini possano scegliere e leggere liberamente i loro libri. Crediamo che
una piccola biblioteca possa essere per loro un importante luogo di crescita,
di sviluppo della fantasia e della creatività.
Per raccogliere i fondi necessari a realizzare questo progetto abbiamo organizzato una festa per grandi e bambini: sabato 17 maggio c’è stata “Natura
e colori”, una giornata di solidarietà nella nostra sede del Parco naturale del
lago di Martignano.
Ci sono stati laboratori di origami, manualità creativa, materiali riciclati,
fiabe, manifattura di saponi a base di ingredienti naturali, un punto ristoro e
infine una piccola gara per la torta più buona. Siamo veramente felici di
annunciare che è stato un grande successo: abbiamo raccolto 730 euro che,
sommati ad altri contributi, ci permetteranno di inviare i 3mila libri in
Malawi, realizzando così la prima fase di questo importante progetto.
Grazie a tutti
Raffaella Tiribocchi
[email protected]
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Essere genitori significa crescere assieme ai figli
Se falliamo nell'essere adulti, falliamo anche nell'essere genitori
I
’n un periodo in cui il concetto di famiglia e di genitorialità sta subendo
numerosi cambiamenti sia da un punto di vista concreto sia culturale, sembra quasi fuori luogo riflettere semplicemente su cosa vuol dire essere un
buon genitore. La nostra società ci ha abituato a sofisticati e complessi ragionamenti sul diritto alla vita, sulla procreazione assistita, sulle coppie gay e
così via, tanto che pensare a chi siamo noi nel rapporto con i nostri figli e
come e a cosa li educhiamo può apparire a molti un approccio un po' rétro
legato a un vecchio tipo di pedagogia montessoriana.
Non c'è niente di più attuale invece, per chi ha figli o si accinge ad averne, che
riflettere sul significato profondo del ruolo del genitore. Ovviamente non mi
riferisco a una speculazione filosofica, ma a qualcosa di molto intimo che può
tradursi nel rivisitare le stanze più private della mente per trovare le emozioni
e le motivazioni che muovono il nostro agire in quanto genitore e capire qual è
il ruolo che ognuno di noi assegna dentro di sé ai propri figli.
Questo perché è importante dare spazio al rapporto con se stessi se vogliamo
dare un senso compiuto al rapporto con i nostri figli, che vuol dire in parole
più semplici essere un genitore veramente e profondamente capace di essere
responsabile di quello che fa.
Il senso di responsabilità è una delle funzioni più importanti nell'accudimento
di un bambino per una ragione molto semplice: il bambino, soprattutto nelle
primissime fasi della sua vita, è completamente dipendente dall'ambiente da
tutti i punti di vista. È in questa situazione relazionale che inizia a svilupparsi il
sé del bambino, un sé inizialmente molto limitato e fragile e quindi estremamente reattivo a un ambiente poco adattato ai suoi bisogni.
Ogni genitore conosce i vari modi con cui si palesano le angosce terribili dei
figli, che a volte fanno sorridere e a volte esasperano per la loro assurdità e
radicalità. Anche i comportamenti esagerati, estremamente vivaci e incontenibili del così detto bambino iperattivo, per usare un termine ormai di moda,
indicano angosce latenti, informano che il sé del bambino sta subendo una
qualche interferenza traumatica da parte dell'ambiente e per interferenza
bisogna intendere sia una carenza di attenzione e di risposte adeguate ai suoi
bisogni, sia una presenza massiccia di proposte e stimoli che soffocano e
anticipano le richieste e le domande del bambino impedendogli di sviluppare
un suo mondo interno e una sua modalità di cercare l'oggetto e la relazione.
In questi casi lo sviluppo armonico del sé può subire una brusca interruzione.
I genitori devono essere consapevoli che lo sviluppo dell'identità è fatto di
tappe e di fasi alle quali corrispondono sempre assetti adeguati dell'ambiente. Stiamo parlando di un processo complesso. Un processo è una situazione
nella quale diversi fatti sono collegati fra loro in un continuum temporale. Il
processo dello sviluppo del sé di un individuo inizia dall'idea del suo concepimento nella mente dei genitori. Il motivo per cui due individui adulti decidono
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di mettere al mondo un figlio è già parte fondante della loro relazione con il
figlio. Se tutto va bene nascerà un bambino voluto, per il quale i genitori provvedono a mantenere un ambiente stabile, comprensibile e prevedibile dal
bambino, adattabile ai suoi vari e mutevoli bisogni, coerente.
Ovviamente anche il più motivato dei genitori non può essere perfetto e vivrà
sicuramente momenti di tensione, di difficoltà e anche di rabbia nei confronti
del proprio bambino, ma l'importante è che in questi casi le sue azioni non
vadano oltre la capacità del bambino di tollerare quella specifica frustrazione
da parte dell'ambiente, una frustrazione adeguata alla fase dallo sviluppo nel
quale il bambino si trova. La misura di questa tolleranza dovrebbe essere di
volta in volta conosciuta istintivamente dal genitore e naturalmente cresce e
si modifica man mano che il bambino va avanti con il suo sviluppo.
Va ricordato a questo punto che nella relazione genitori-figli non è solo il sé
del bambino a crescere ma anche quello dei genitori. Tutti i bambini nascono
con l'inconsapevole ma radicata aspettativa di trovare un ambiente capace di
amarli. E per corrispondere a questa sua legittima aspettativa dobbiamo
attrezzarci per essere capaci di accettare profondamente il nostro bambino, la
sua dipendenza completa ma anche la sua ricerca di autonomia, imparare a
essere partecipi ma non intrusivi, preoccupati ma non ansiosi, presenti ma
non invadenti, e tutto ciò si traduce nello sforzo continuo di attivare nuove
aree della nostra mente dove la consapevolezza del nostro essere e del nostro
agire sono alla base del rapporto con l'altro. E questo significa crescere. I
nostri figli quindi ci forniscono l'occasione per proseguire la nostra crescita,
per diventare adulti proprio attraverso l'assumerci il compito di diventare
genitori. Se falliamo nell'essere adulti, dunque falliamo anche nell'essere
genitori.
Patrizia D’Onofrio
Dott.ssa Patrizia D’Onofrio
Psicologa e psicoterapeuta a indirizzo analitico e relazionale
Sabato 21 giugno primo appuntamento di un ciclo di incontri – laboratorio
condotti dalla dott.ssa D'Onofrio, dedicati all'approfondimento del ruolo di
genitori, alla ricerca del corretto metodo interattivo con i nostri figli.
Aula Didattica Lago di Martignano
dalle ore 11.00
(laboratori e giochi per i bambini presenti)
info 333 9409352
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Pensare a un pranzo
V
orrei provare, questa volta, a proporre un vero e proprio piccolo menù,
che possano preparare da soli o quasi -a seconda dell’età e della tranquillità dei genitori- i bambini. Volete mettere la soddisfazione? L’idea
potrebbe essere quella di accogliere un’ospite speciale: i nonni, una babysitter amata o viceversa con la quale bisogna ancora costruire un’amicizia,
un compagno/a di classe….
Io butto giù una proposta, ma non rinunciate, progettando l’evento con i
vostri figli, a cambiare questo o quello; anzi una buona esperienza è partire
dal fare insieme la spesa facendosi ispirare…. In questo caso diventa anche
un esercizio di organizzazione e progettualità: la spesa va fatta pensando a
ciò che davvero siamo in grado di realizzare, ciò che sta bene insieme, quali
sono le quantità adeguate al numero di invitati…
Bene, propongo di partire da delle bruschette classiche:
preparate delle fette di pane saporito, abbrustolitele in forno, sfregatele con uno spicchio d’aglio tagliato a metà, poi irrorate di olio extra vergine di oliva e infine cospargetele con un trito di pomodorini e basilico,
condito con sale e olio, che avrete precedentemente preparato in una ciotola grande (se riposa un poco è meglio…). Le bruschette vanno condite
quasi all’ultimo altrimenti si ammollano. Distribuitele in modo bello su un
grande piatto e ornate con foglie di basilico e menta, o altro a vostra
scelta: ricordate che l’aspetto estetico della presentazione ha un suo
significato e un suo messaggio…
Come primo piatto penso a qualcosa di semplice e facile da realizzare,
come la pasta alla ricotta: consiglio pasta corta, molto buona in questo
caso –e un po’ diversa- quella integrale o al kamut. Mentre la pasta cuoce
(provate a far fare tutto ai bambini se hanno dai 7 anni in su, con la vostra
supervisione piano piano impareranno anche a cuocere la pasta!), mescolate nella ciotola di portata la ricotta (circa 3 etti per 4 persone) con poco
olio, un po’ di parmigiano (senza esagerare, non deve essere il sapore predominante), due o tre cucchiai di acqua di cottura della pasta (giusto per
stemperare e rendere più cremosa la ricotta). Scolate al dente e condite,
volendo con un poco di pepe nero.
Per secondo si potrebbe pensare a qualcosa di freddo (se davvero vogliono fare “quasi tutto” da soli i bambini, forse conviene!) come prosciutto e
melone o spiedini di pomodorini ben lavati e bocconcini di mozzarella con
foglioline di basilico. Si possono presentare con verdure crudité (peperoni
a filetti; carote, finocchi). Di nuovo il lavoro dei bambini consiste qui, oltre
che nell’imparare a lavare e tagliare la verdura, nel disporla in modo bello
e fantasioso nel piatto di portata: dà molta soddisfazione!
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Altrimenti potete fare insieme a loro una frittata: possono senz’altro preparare da soli il composto di base con uova (rompere le uova intere nella
ciotola è facile e divertente, ma possono anche provare ad allenarsi a
separare il rosso dal bianco: cosa essenziale per molte ricette di dolci),
latte, parmigiano, sale e un poco di pepe, e sbatterlo bene con una frusta
a mano o con un frullino elettrico. Decidete insieme cosa aggiungere: se vi
avanza la ricotta ci sta molto bene, lasciata leggermente a tocchetti,
magari con foglie di basilico sminuzzate; oppure della cipollina fresca
tagliata sottile. Voi li aiuterete a scaldare l’olio e versarci il composto,
coprire per far cuocere in modo uniforme, staccare dopo poco i bordi con
una paletta di legno o di gomma; e quando il composto sarà sufficientemente rappreso, girerete voi stessi la frittata, soprattutto se è grossa… la prossima volta proveranno loro!
Il dolce? Bhè, se c’è il tempo è bello prepararlo! Il crumble che vi ho proposto nel primo numero potrebbe essere un’idea, oppure un budino al cioccolato, altra ricetta facile e buonissima. Fate sciogliere a bagno-maria un
etto di cioccolato fondente con qualche pezzo al latte se lo avete; togliete dal fuoco e unite piano piano una tazza abbondante di latte (che prenderete da un litro chiuso); poi scioglietevi 70/80 grammi di maizena (o
fecola di patate o al limite 50 gr di farina); 100 di zucchero; 80 di cacao
amaro. Mescolate bene (anche con un frullino elettrico) e quindi aggiungete il latte rimanente (in tutto ne avrete dunque usato un litro). Ogni tanto
noi aggiungiamo un po’ di cannella e peperoncino in polvere, al gusto.
Mettete sul fuoco e cuocete a fuoco lentissimo mescolando continuamente o molto spesso (assaggiate ed eventualmente, se è troppo amaro per i
vostri gusti, aggiungete un poco di zucchero) fino a che si sarà addensato e avrà sobbollito per almeno dieci minuti (se no si sente il sapore della
maizena). Dà molta soddisfazione, a mio parere, servire il budino in formine monoporzione: ce ne sono di porcellana che possono essere portate in
tavola di alluminio: queste ultime vanno inumidite prima di riempirle di budino, così una volta raffreddato è più facile sformarlo e metterlo su piattini da portata. Potete guarnire il budino con della panna montata fresca,
ma anche con delle fragole lavate e lasciate intere.
Ecco: l’essenziale è che i bambini si sentano protagonisti del progetto,
della preparazione, della presentazione (anche apparecchiare la tavole è
divertente e importante) così come del riordinare la cucina.
Buon pranzo!
Giulia Almagioni
giulia almagioni (almagioni©unisi.it)
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E tu di che albero sei?
Per i Celti ogni periodo dell’anno corrispondeva a una specie
diversa.
Così pini, noccioli e pioppi influenzano la nascita di ognuno di noi
G
li alberi sono sempre stati considerati sacri. Ad
essi venivano dedicate preghiere e rituali e oggi
a maggior ragione devono essere considerati dei
maestri per l’umanità.
Dovremmo proteggerli e ringraziarli per la funzione da essi svolta per la
nostra atmosfera: niente alberi, niente vita sulla terra. Come sappiamo, gli
alberi assorbono anidride carbonica restituendo ossigeno, elemento indispensabile per la nostra vita sul pianeta, vapor acqueo e humus che rende
fertile il suolo. Un solo albero assorbe dieci chili di anidride carbonica all’anno nei suoi primi dieci o venti anni di vita.
La presenza degli alberi combatte l’effetto serra, una delle maggiori minacce per la vita del pianeta. Questo fenomeno è causato dalla presenza in
eccesso nell’atmosfera di anidride carbonica che, imprigionando i raggi
solari che giungono al suolo, impedisce al calore di tornare nello spazio.
Gli alberi inoltre svolgono con il loro sistema di radici che affondano nel terreno un’azione anti-erosione del suolo e lo proteggono rendendolo più stabile: questo impedisce al suolo di franare con le prime piogge. In un bosco
l’erosione è ben 16 volte inferiore rispetto a quella che colpisce un nudo terreno.
I loro rami infine ospitano molte specie diverse di altri organismi: funghi,
insetti, uccelli, scoiattoli e proteggono le colture perché gli animali che vivono negli alberi sono predatori di insetti nocivi dei campi coltivati.
I Celti, fra gli elementi della natura, adoravano principalmente gli alberi. Per
questo motivo si accampavano o costruivano i loro villaggi sempre in prossimità di un bosco, che diveniva immediatamente il Bosco Sacro protettore del
villaggio, dove i Druidi (i sacerdoti) organizzavano e svolgevano le cerimonie
in onore delle divinità.
Per i Celti ogni periodo dell'anno era associato a
un determinato albero. Le persone nate in quel
periodo ereditavano le sue caratteristiche, sia
fisiche che caratteriali. E tu sotto l’influsso di
quale albero sei nato?
segue a pagina 12
12
Dal 2 all’11 gennaio e dal 5 al 14 luglio sei un Abete, battagliero.
Dal 25 gennaio al 3 febbraio e dal 26 luglio al 4 agosto sei un altero Cipresso.
Il 24 luglio sei una flessibile Betulla.
Il 22 dicembre sei un Faggio eloquente e dispettoso.
Dal 14 al 23 giugno e dal 12 al 21 dicembre sei un gran…Fico.
Dal 22 al 31 marzo e dal 24 settembre al 3 ottobre sei un affettuoso Nocciolo.
Dal 19 al 29 febbraio e dal 24 agosto al 2 settembre sei un Pino perfezionista
e organizzato.
Dal 25 maggio al 3 giugno e dal 22 novembre al 1 dicembre sei un saggio
Frassino.
Il 21 marzo sei una possente Quercia.
Il 23 settenbre un severo Olivo.
Dal 12 al 24 gennaio e dal 15 al 25 luglio sei un Olmo conformista.
Dall’11 al 20 marzo e dal 13 al 22 settembre sei un Tiglio compassionevole.
Dal 4 al 13 giugno e dal 2 all’11 dicembre sei un elegante Carpino.
Dal 4 all’8 febbraio, dal 1 al 14 maggio, dal 5 al 13 agosto dal 3 all’11 novembre
sei un contemplativo Pioppo.
Dal 25 giugno al 4 luglio e dal 23 dicembre al 1 gennaio sei un Melo generoso.
Dal 14 al 23 agosto e dal 9 al 18 febbraio sei un Bagolaro affascinante.
Dal 1 al 10 Aprile e dal 14 al 23 ottobre sei un Acero robusto ma leggero.
Dal 21 al 30 Aprile e dal 24 ottobre al 2 novembre sei un Noce forte e solitario.
Dal 15 al 24 maggio e dal 15 al 21 novembre sei un nobile Castagno.
Dal 1 al 10 marzo e dal 3 al 12 settembre sei un Salice allegro e capriccioso.
Dal 1 al 10 aprile e dal 14 al 23 ottobre sei un avventuroso Corniolo.
Miriam Baroni
[email protected]
Il mio orto
13
di Sonia Goldi illustrato da Pascale Estellon
Collana: Bellodasapere
Età: da 4 anni
Prezzo: euro 10,90
U
n libro per diventare dei veri artisti … dell’orto, mani nella terra e
testa al sole coltivare buone cose e tanta felicità. La bellezza della
varietà dei semi, i colori e le forme dei legumi, gli attrezzi necessari, il
disegno dell’orto, amici e nemici, ogni stagione ha i suoi frutti, un po’ di storia e modi di dire per divertire
anche chi non ama le verdure! Un libro dolce e raffinato per scoprire con bellezza le meraviglie del mondo
naturale.
E nel quaderno natura semplici ricette, indovinelli e suggerimenti per il tuo orto da città.
Momo alla conquista del Tempo,
di Enzo D’Alò, Italia 2001
N
on si sa chi sia né da dove provenga la piccola Momo, bimba vestita di stracci
e dotata dell'eccezionale potere di rendere tutti sinceri solo con lo sguardo.
Compare in una piccola cittadina e subito fa amicizia con Beppo il “nonno” spazzino e con un gruppetto di bambini, capeggiato da Gigi, con i quali va a giocare in un
vecchio anfiteatro.
A disturbare l’armonia della vita del piccolo centro arrivano loschi Uomini Grigi, il cui scopo è rubare il
tempo a tutta l'umanità, distogliendola dai rapporti umani, dagli affetti, dalle cose davvero importanti al
motto: "il tempo è denaro".
Uno di questi uomini cerca di conquistare la bimba attraverso bambole-robot, simbolo del consumismo,
che ripetono in continuazione: "voglio più cose". Basta però un gesto gentile di Momo che l’uomo si lascia
sfuggire il loro segreto: appropriarsi di ogni Orafiore in dotazione agli uomini allo scopo di farne sigari
necessari alla loro esistenza: qualora ne rimanessero senza, infatti, si dissolverebbero nel nulla. Come
impedire il losco piano? In aiuto di Momo interviene una magica tartaruga, Cassiopea, che la porta da
mastro Hora, il "custode del tempo". Seguendo i suoi saggi consigli, la bimba riuscirà a restituire serenità al villaggio e la voglia di "vivere il tempo" agli uomini.
Tratto dal romanzo del 1972 di Michael Ende (autore anche de “La storia infinita”), terzo lungometraggio
animato di Enzo D'Alò, disegnato interamente a mano, Momo non smentisce il tratto distintivo del suo
regista. Una favola dolce dove nuovamente il mondo degli adulti caratterizzato dalla fretta e dal consumismo si discosta dalla visone armoniosa e colorata del mondo infantile dove invece il tempo è vissuto fino
in fondo.
Un film apparentemente semplice, in realtà non di facile lettura, è adatto a un pubblico di bambini dai 5
anni in su accompagnati nella visione dai genitori, arricchito dalle musiche di Gianna Nannini che anche
in questo esperimento non ci delude, anzi ci ammalia.
Candidato al nastro d’Argento 2002 per la migliore sceneggiatura.
Roberta Mereu
B
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Bogotà
ogotà, con quasi sei milioni e mezzo di abitanti, Cordigliera delle Ande,
2640 metri sopra il livello del mare. Il "soroche" o mal d'altura non lo
soffrono i turisti che volano verso le spiagge dei Caraibi o la provincia del
Caffè con le sue lussuose e centenarie aziende ma a coloro che si avventurano nella capitale della antica Gran Colombia, inebetiti davanti ai tesori racchiusi nelle casseforti del Museo dell'Oro o dinnanzi alle tele di un Botero
diverso: quello che denuncia la violenza. Sì, oltre mezzo secolo con addosso
la violenza e lo stigma del traffico di droghe e l'accanimento dei mezzi di
comunicazione che non recitano che un'equazione: Colombia-violenza. Una
reputazione che sembra perseguitare per sempre oltre 44 milioni di colombiani, a scapito del dinamismo economico, imprenditorialità a tutti i livelli e
volontà di progresso che si respira nella patria del presidente Uribe. Di fatti
é l'ottava migliore città per investire in America Latina. A Bogotà, oggi si contano tra i 2,500 ed i 110.000 bambini che vivono nelle strade, secondo i dati
dell'UNICEF.
Cinquanta fili colorati. Ad ogni ragazzo, che ha fatto della nostalgica e piovigginosa urbe andina la sua casa, viene regalata una paletta di colori fatta di
fili. Sono i ragazzi delle strade di Bogotà che hanno deciso abbandonare la
vita errante ed inserirsi nella società. Il pretesto é stato un bracciale che qui
chiamano "manillas" , un semplice bracciale tessuto che faceva la differenza tra quelli che lo sapevano fare ed il resto. E allora, come incomincia questa storia?
Tutto iniziò nel 1994, con un artista plastico colombiano di nome Mauricio
Carrasquilla. Lui voleva insegnare a dipingere ai ragazzi di strada. A quei
ragazzi si affacciavano agli spazi sociali gestiti dall'opera del padre Javier de
Nicolo, grazie alle case del programma Bosconia potevano reinserirsi ed
accedere ad un programma educativo integrale, composto da salute, tempo
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libero e studi e che si prefigge anche una insegnamento tecnico ed artistico
parallelo per mezzo workshop. A questo punto c'era il temo libero ed il desiderio di Mauricio di avvicinarsi a loro e trovare un modo per comunicare ed
appassionarli con l'amore per la pittura. Portava un bracciale tessuto, ricordo di un viaggio nella giungla colombiana. Le lezioni di pittura non fecero
presa ma uno dei ragazzi chiese: "E questo bracciale che porti? Io voglio
imparare a farne! Mauricio accettò la sfida e se tornò li dove l'aveva comprato ed imparò alcuni disegni di base, come la spina di pesce o il rombo.
All'inizio dello sperimento tutti i bracciali venivano fuori storti. Il piccolo
gruppo di ragazzi confezionava un cappio, vi infilava la gamba all'altezza del
ginocchio e via a fare nodi come pazzi, secondo il principio del macramé.
Mille bracciali come quelli che si vedono nei mercati artigianali. Per gruppi,
dai dieci ai venti ragazzi, in circolo, in silenzio. Prima con appena tre fili, coi
punti più facili composti da linee parallele, spine di pesce ed i rombi. Poi ven-
nero i bracciali con 5 e 7 e molti più fili. Complesse e larghe fasce tessute.
Chi non era interessato all'inizio fu presto sedotto dai bracciali che i compagni portavano legati ai polsi, ma soprattuto da un fatto. Il loro nuovo stare:
seduti, per ore, la concentrazione fissa, assorti nell'atto di TESSERE. Così dal
piccolo gruppo iniziale si arrivò ad un numero di oltre mille giovani che tessevano nel loro tempo libero e... non potevano smettere. Quando il volume
del lavoro crebbe, una fabbrica locale Miratex, cominciò a provvedere gratuitamente di fili che erano scarti delle matasse. La concorrenza e l'attività produsse un moltiplicarsi dei disegni fino ad inventare nuove figure come la
chiave, la freccia, il pino, l'occhio, il fulmine, la sega il biscotto wafer... accanto alle forme, variazioni di colori con nuove gamme fluorescenti e di nuovi
concetti inventati come tessuto asimmetrico o disordine ordinado. Poi vennero le lettere dell'alfabeto e le figure fino ai ritratti. Si, i fili parlano. Parlano
di loro, dei ragazzi della strada, dei loro pensieri e della vita violenta delle
strade, parlano delle origini culturali di ognuno nell'incredibile diversità
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colombiana. Permettono ai ragazzi conoscesi dentro e sperimentare la propria identità. Ognuno finì adottando uno stile proprio i cui colori personali
parlano della giungla o delle riarse pianure, delle valli rigogliose con le terrazze di caffè, dei grandi fiumi, delle molteplici cordigliere delle Ande e dell'anima ritmica dei Caraibi. Tutto questo nelle trama dei fili. Si fanno serie di
maniglie e ogni numero indica chi ne é l'autore. Alcuni si riconoscono a vista
d'occhio: come quelle dell'indigena dell'Amazonia che ricrea motivi tradizionali o quello che tesse bracciali che sembrano pelli di serpenti. Si sono moltiplicati gli oggetti: cinte, cinture, guanti, piccole tappezzerie. Bastano pochi
fili per buttare giù i pensieri, plasmando l'intensitá del dolore e canalizzando un'energia immensa e creatrice, provvedendo un valore nuovo all'esistenza, una nuova comunicazione con sé stessi e costruendo, a partire dalla pratica manuale, nuove sfide rituali con cui si costruiscono i sogni. Dicono i
ragazzi che quando si tesse si diventa seri e tranquilli, rilassando la mente,
che si pensano molte cose e che nasce l'allegria davanti al lavoro compiuto
e la sfida fronte a nuove idee da realizzare. Alcuni di questi ragazzi, oggi sono
padri di famiglia, alcuni si sono inseriti nella vita professionale, altri sono
rimasti vincolati al centro, altri tornano ed insegnano ai nuovi venuti a tessere, altri viaggiano per tutto il continente latino americano, nomadi ed indipendenti grazie ai nodi di macramé, irriducibili tessitori di bracciali.
Il comune di Bogotà grazie al Istituto del Distretto di Cultura e Turismo e al
Idipron organizzò una mostra per far conoscere il progetto. Da allora, si vendono milioni di bracciali col marchio "lameqius" che nella gergo della strada significa "la meglio" e con l'etichetta del "made in Bogotá". E la memoria,
che quai, a volte, sembrava una zavorra inutile, qualche cose che vale meglio
dimenticare, oggi ricupera la storia. Una storia come quella del popolo
Koguis,nella colombiana Sierra Nevada di Santa Marta, non narrata su carta
ma plasmata nelle stoffe sacre. Stoffe che, secondo la leggenda, raccontano
la storia di tutti coloro che abitano questo mondo: uomini, donne ed animali
di tutti tempi. Scritture sacre plasmate nei fili intrecciati che in ultima istanza, formano una stoffa.
Pilar Gallas
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“Un vecchio signore, due bambini, Alì e le orchidee“
3ª e ultima parte di Stella Marina Gallas
N
ei giorni seguenti, Arturo guardava spessissimo l’orologio segnalando il giorno e l’ora con precisione – Oggi è venerdì e sono le 14:45 - mentre Santiago con l’aiuto di una canna lunghissima, una
cima, delle forbici e del nastro adesivo costruiva delle “forbici allungabili” per far si che la mamma
potesse, senza l’utilizzo della scala, tagliare la siepe d’alloro.
Finalmente arrivò l’atteso sabato. Alle 17:00 i ragazzi erano in perfetto orario davanti alla serra.
- Puntualissimi !!!! – disse il signor Paxton sorridendo – Ho l’onore di presentarvi il signor Richards
Imes.
-Buon Giorno ragazzi, il Professore Paxton mi a parlato molto di voi due. Qua la mano? - Richards Imes
aveva una voce profonda e penetrante era un uomo sulla cinquantina, altissimo e magro con capelli
ricci e brizzolati.
Il suo viso era segnato da un profondo segno fra le sopraciglia ed i suoi occhi erano di colore azzurro
come i ghiacciai delle più alte cime, al suo sorriso mancava un premolare. Aveva indosso dei comodi
pantaloni blu, scarponcini consumati e una giacchetta da fotografo professionista. Dal collo scendeva
una pesante macchina fotografica nera.
- Rick è l’ultimo cacciatore di orchidee rimasto ma soprattutto un famoso fotografo. Questa volta cosa
mi hai portato ?
Quale mistero si nasconde dentro questa cassa che hai portato dell’Angola? Non mi dire che è quello
che penso? – Il Professor Paxton era eccitatissimo, si aggirava nervosamente intorno alla voluminosa cassa.
Con le penne del martello Rick fece leva prudentemente scardinando il coperchio. Si cominciarono a
vedere foglie di felci un po’ avvizzite, erano servite ad ammortizzare gli scossoni ricevuti durante il
lungo viaggio. Mano a mano che le foglie venivano scostate, emerse una spettacolare orchidea in fiore.
Era la famosa Lissochilus giganteus.
- Oh! che splendore è proprio lei, una delle più grande orchidee esistenti al mondo. Guardate lo stelo
può raggiungere i tre metri! Ecco la spiga floreale! Ci saranno perlomeno ventiquattro fiori. E che tono
di rosa delicato.
Alì annusava la cassa, scodinzolando.
Il Professore Paxton era al settimo cielo, sembrava un bambino.
- Aiutatemi a portarla dentro la serra, a lei spetta un posto d’onore. Vediamo…potrei metterla qui
oppure sta meglio qua? Vado a cercare il posto migliore dove sistemarla. Santiago vieni con me?
- Certo – rispose mentre Arturo e Rick continuavano a liberare la pianta dalle foglie di felce rimaste.
- Ha fatto un regalo molto gradito al Professor Paxton.- disse Arturo.
- Si , oggi è il suo compleanno compie ottantadue anni.
Per me è una persona molto speciale. E’ stato il mio professore di Botanica al Trinity College di
Cambridge, da lui ho imparato moltissime cose. Mi ha trasmesso l’amore incondizionato per la
Botanica e lentamente mi sono appassionato, come lui, al mondo magico delle Orchidee. E’ un ricercatore infaticabile, parla correntemente otto lingue, e non c’è posto al mondo da lui non esplorato. Ora
si è ritirato in Italia dove il clima è mite e salutare, nella pace e nella tranquillità approfondisce i suoi
studi sulle orchidee. E’ un amico veramente speciale.
Sopraggiunse Santiago spingendo una carriola gialla.
- La pianta è pronta? Il Professor Paxton ha trovato dove sistemarla. Oh!! Che spettacolo è veramente
eccezionale. – disse Santiago restando, anche lui conquistato dalla Lissochilus giganteus.
- Si è veramente bellissima – disse Rick - Aiutatemi è abbastanza pesante. Ecco tenetela da qui, al mio
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tre tiriamola su. Uno, due, tre….- La pianta fu sistemata sulla carriola e lentamente portata all’interno della serra. Santiago indicava il luogo dove il Professor Paxton attendeva ansioso.
- Eccola finalmente !! Mettiamola qui, mi sembra il posto giusto per lei. – Il Professore era troppo felice.
Con cautela la pianta fu sistemata. Emergeva solenne tra le piante della serra. Rimasero tutti e cinque in silenzio, la osservavano con attenzione e lei sembrava accomodarsi lentamente. Il suo delicatissimo profumo si diffondeva nell’aria umida della serra. La sua presenza vibrava nell’aria.
- E’ splendida! Grazie molte Rick, da molto tempo desideravo rivederla. La prima volta che la vidi ero
alle sorgenti del fiume Cubango nella Serra Mocò in Angola, fu elettrizzante. – disse il Professor
Paxton visibilmente commosso – Sapete che il ricercatore e studioso Friedrich Martin Josef Welwitsch
la scopri nel lontano 1862, questa orchidea apparve come la più grande e magnifica scoperta di quell’epoca, apportando fama e successo al suo scopritore.
Per piacere Rick, mentre finisco di sistemare dovutamente la Lissochilus giganteus, può portare i
bambini a vedere le curiosità, che conosci bene della mia serra.
- Certamente Professore, la lasciamo alle prese con la nuova arrivata. Venite ragazzi ! Se ricordo bene
in fondo sulla sinistra c’è un’orchidea che può destare la vostra curiosità; dovrebbe essere in fiore in
questa stagione. Vediamo. Eccola non mi sbagliavo!
Vi presento la Odontoglossum roezlii scoperta nel 1872 nelle piovose valli del fiume Dagua sulla
Cordigliera Occidentale della Colombia dal misterioso Benedit Roezl a cui ha dato il nome. Era un
uomo strano sempre vestito di nero e aveva un uncino al posto della mano sinistra, ma nessuno è mai
riuscito a saperne la causa. Spesso nelle foreste Colombiane le popolazione indigene ornavano con
orchidee le are sacre dove venivano compiuti sacrifici umani. Il misterioso Benedit Roezl perlustrando queste località impervie, dove molti altri pionieri si erano avventurati e perduti o chi sa… Si trovo ad
un tratto in una radura illuminata dai possenti raggi del sole equatoriale. Era al centro di un cimitero
dove le intemperie avevano riportato alla luce scheletri di resti umani. Tra gli alberi si udivano gli urli
delle Alouatta Caraya, le scimmie urlatrici, uno dei suoni più potenti udibili in natura.
L’atmosfera era alquanto misteriosa ed inquietante. Improvvisamente qualcosa si mosse in un angolo, proprio tra le ossa e i teschi dissepolti. Era una iguana grigio-verde, immensa, masticava lentamente la sua preda. Accanto a lei su di un teschio, aggrappata solidamente alla cavità oculare, c’era la
stessa pianta che vedete qui davanti a voi. La Odontoglossum roezlii. Dopo aver cacciato via, non senza
difficoltà il preistorico animale. La pianta fu raccolta con tutto il teschio e spedita in Europa insieme
alla storia del suo ritrovamento. Questo racconto perpetua l’alone di paura e di mistero che esisteva
attorno a questi nuovi fiori esotici. Molte persone credevano che esistevano orchidee capaci di divorare esseri umani o addirittura orchidee vampiresche.
A questo punto Alì comincio a ringhiare tirando fuori i suoi piccoli ma pungenti canini– Grrrrrrrrr….Guardarono Alì che si muoveva lentamente, forse aveva capito di cosa parlavano ed era pronto a proteggerli.
- Che storia paurosa!!- disse Arturo a voce bassa.
- Ne racconti un’altra. – aggiunse soddisfatto Santiago, che qualche volta si divertiva a spaventare il
fratello minore.
- Ci sarebbero moltissime storie che potrei raccontarvi. Per esempio…- in quel momento il Professore
Paxton li chiamo.
- Dove vi siete nascosti? Ah! eccovi, scommetto che Rick vi ha portato a conoscere la Odontoglossum
roezlii, le avventure del misterioso Benedit Roezl sono sempre state le sue preferite. Io ho sempre privilegiato il mitico Joseph Banks che parti nel 1768 con una spedizione nei Mari del Sud, comandata dal
temerario capitano James Cook. La spedizione era equipaggiata con la migliore attrezzatura scientifica dell’epoca. L’avventura duro tre lunghi anni, approdarono in America, a Taiti, in Nuova Zelanda, in
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Australia e infine in Malesia, dove Banks per poco non moriva di malaria. Quando ritornò in patria fu
un trionfo, le specie che aveva riportato erano tantissime, divenne amico del re e si ritrovò ricco. Molti
altri come lui tentarono la fortuna spinti dallo spirito d’avventura. Olof Swartz, J. Dalton Hooker, T.
Lobb, J. Lindened Questi insoliti pionieri viaggiarono il mondo in lungo e in largo, spingendosi nelle
selve più impenetrabili, affrontando mille pericoli e misteriose malattie, alla ricerca di nuove specie di
orchidee da trovare, raccogliere e portare in Europa. Dove potenti re e grandi mecenati finanziavano
queste rischiose spedizioni per poter avere, nelle loro serre, preziose collezioni di orchidee. Come il
duca del Devonshire che finanziò e ospitò nel suo castello a Chatsworth, la più grande e famosa collezione di orchidee in Europa. Eh! erano altri tempi. -mentre parlava il professor Paxton camminava lentamente dirigendosi verso il pannello elettrico. – Santiago lo azioni tu?- chiese il Professor Paxton.
Uscirono in giardino, il Professor Paxton era stanco, le emozioni erano state forti.
- Andiamo a sederci sotto il grande albero di Ginkgo Biloba, mi piace tanto stare la sotto. Chiamerò
Pilar che ci porterà la “speciale cioccolata”.
Tutti si accomodarono alle radice di quel primitivo albero anche Alì si sdraiò sull’erba. Le foglie verdi
chiaro danzavano alla leggera brezza, Rick volle scattare alcune fotografie per ricordare un felice
compleanno.
- Mi hai fatto un regalo veramente gradito Rick. Grazie anche a voi ragazzi per il vostro indispensabile
aiuto. Sapete per tanto tempo, attorno a questi fiori esotici si sono celati tanti misteri. La loro bellezza ha sempre sedotto l’essere umano. Come la splendida Oncidium papilio simile ad una farfalla della
Nuova Guinea,che appassionò il duca del Devonshire tanto da diventare uno dei più grandi mecenati.
La profumatissima Bulbophyllum medusae, con i suoi fiori filamentosi, ispirò scrittori come H.G.
Wellis e F.M. Whiteche, che con la loro fantasia animarono la pianta trasformandola in un essere pericoloso e carnivoro. Oppure la splendida Cattleya che ornava i capelli ed i vestiti di Odette de Crècy la
protagonista del romanzo di M. Proust. Anche la possente Grammatophyllum scriptum, che avvolge
completamente gli alberi che la ospitano i suoi steli floreali sono altissimi adornati da tantissimi fiori
leggermente marroni. I suoi semi venivano usati per confezionare filtri d’amore capaci di attirare irresistibilmente qualsiasi donna. Ma il più grande mistero e racchiuso nelle favolose leggende e nei racconti nebbiosi della più rara orchidea: L’orchidea Nera. Tanti sono i ricercatori che hanno raccontato di
averla vista o quasi presa. Ma la sua comparsa in pubblico non è mai avvenuta. Voi cosa ne pensate
ragazzi, esiste?
Bibliografia
Luigi Berlocchi Il Fiore degli Dei - Stampa Alternativa -1966
Zdenek Jezek La Enciclopedia de las Orchquideas - Libsa -2005
Martija-Ochoa Magali Il grande Libro delle Orchidee -De Vecchi 2002
Floyd S. Shuttleworth, Herbert S. Zim, Gordon W. Dillon
Atlante delle Orchidee Tropicali -Edagricole -1985
Su internet
it.wikipedia.org
it.encarta.msm.com
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Ascolta la musica, i suoni, i rumori
Mettiti al centro e ascolta:
comincia dai suoni più lontani
che cosa dicono? Di che cosa ti parlano?
Un aereo che passa? O un treno.
O magari il verso del gallo o degli uccelli in lontananza.
Via via ascolta i suoni più vicini, distinguendoli con cura,
che cosa senti?
Una musica, un verso, una voce?
Chi senti?
Non importa se quei suoni sono per te piacevoli o meno,
accoglili tutti e, in un certo senso, guardali.
Poi
avvicinati, senti cosa avviene lì accanto a te,
magari le formiche non fanno rumore,
ma una zanzara sì, anche una mosca.
Affina il tuo udito fino a sentire i suoni più sottili, quasi impercettibili.
Anche il silenzio ha il suo suono,
ascolta il suono del tuo respiro, è un suono lieve, leggero.
Forse, poi, dentro di te c’è ancora qualche cosa da ascoltare:
una canzone, una poesia, una voce…
Adesso puoi disegnare il
mandala di quanto hai percepito:
un disegno concentrico e tutto colorato
che rappresenti tutti questi suoni
coesistenti
Infatti tu li hai percepiti uno dopo l’altro,
ma quelli stanno lì tutti insieme
senza escludersi a vicenda
buon ascolto e buon lavoro
satyam
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Un Mandala da colorare
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n°4 - maggio 2008