DATAGIOVANI
EMIGRAZIONE E DISOCCUPAZIONE
NELLE PROVINCE ITALIANE
DALL’INIZIO DELLA CRISI
Un confronto tra il 2008 ed il 2012
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EMIGRAZIONE E DISOCCUPAZIONE NELLE PROVINCE ITALIANE DALL’INIZIO DELLA CRISI
Un confronto tra il 2008 ed il 2012
EMIGRAZIONE E DISOCCUPAZIONE NELLE PROVINCE ITALIANE
DALL’INIZIO DELLA CRISI
Un confronto tra il 2008 ed il 2012
Premessa
In questo rapporto DATAGIOVANI ha esaminato l’andamento dell’emigrazione nelle realtà territoriali
del nostro Paese congiuntamente ai problemi del mondo del lavoro, e quindi alla disoccupazione, in un
confronto pre e durante la crisi. Innanzitutto sono stati analizzati i due aspetti separatamente, in
seguito è stato esaminato il legame esistente tra i due fenomeni, evidenziando le situazioni e le aree
geografiche maggiormente in difficoltà, a livello provinciale e regionale. I due indicatori di riferimento
sono la variazione della disoccupazione e del numero degli iscritti all’anagrafe degli italiani residenti
all’Estero, confrontando i valori relativi al 2008 e al 2012. Per poter effettuare la valutazione congiunta
è stato calcolato un indicatore mediante l’utilizzo di rette di regressione tramite le quali i valori delle
variazioni percentuali di emigrati e disoccupati sono stati tradotti in un punteggio.
Le fonti dati utilizzate sono l’AIRE per quanto riguarda il numero di Italiani residenti all’estero, e l’Istat
per l’andamento della disoccupazione.
Analisi dei risultati emersi
Prima di esaminare i risultati emersi vale la pena sottolineare il metodo con cui si è giunti alle
conclusioni successivamente esposte. Innanzitutto, si è deciso di usare come metro dell’evoluzione
della disoccupazione non tanto la variazione in termini assoluti dei disoccupati o del tasso di
disoccupazione (differenza “secca” tra i due periodi) quanto piuttosto la variazione percentuale del
tasso di disoccupazione. Il motivo risiede nel fatto che, come è noto, i livelli di disoccupazione sono
estremamente differenti da Nord a Sud, ed allo stesso modo i cambiamenti nei tassi di
disoccupazione. Per fare un esempio, un territorio in cui la disoccupazione già prima della crisi era al
30% ed oggi è al 34% si accorgerà relativamente meno della differenza rispetto ad un’area in cui la
disoccupazione era al 4% ed oggi è all’8%: la differenza “secca” è sempre di 4 punti percentuali, ma
l’impatto nel primo territorio è meno evidente, nel secondo si sta parlando di un raddoppio della
disoccupazione. Queste osservazioni sono importanti, perché le evoluzioni più ampie della
disoccupazione si sono avute proprio nel Nord Italia, area del Paese da sempre abituata ad un
mercato del lavoro fluido e con molte opportunità lavorative, sicuramente meno attrezzato ad
affrontare emergenze lavorative, a differenza del Mezzogiorno che purtroppo vive da decenni questa
situazione, e che per questo si trova “spiazzato”, e come si vedrà inizia a vedere nella emigrazione
l’unica soluzione immediata del problema occupazionale.
Già dall’analisi dei dati relativi alla disoccupazione si nota, dunque, come sia il Centro-Nord la parte
del Paese che abbia subito maggiormente l’effetto della crisi: a livello regionale (tab. 1), tralasciando
regioni di dimensioni ridotte in cui piccole fluttuazione possono determinare elevate variazioni
percentuali, le sofferenze maggiori si sono verificate in Emilia Romagna, in cui i disoccupati sono più
che raddoppiati passando da circa 65 mila a 150 mila, ed in Lombardia, dove nel 2012 si sono superati
i 346 mila disoccupati, con una base di partenza di poco più di 168 mila nel 2008. Nel Meridione dove
il fenomeno della disoccupazione è storicamente più radicato, si è verificato un aumento della
disoccupazione ma meno consistente, o comunque in linea con ciò a cui si è assistito in passato. Quasi
in tutte le regioni meridionali infatti la variazione percentuale del tasso di disoccupati raggiunge valori
inferiori a quelli registrati nelle regioni settentrionali; solo in Calabria si ha un incremento di circa il
59%, valore comunque inferiore a quasi tutte le regioni del Centro-Nord ed in linea con il valore Italia
(58%).
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Un confronto tra il 2008 ed il 2012
Quanto detto al livello regionale si traspone naturalmente a livello provinciale (tab. 2): un caso
eclatante è Bologna in cui nell’arco di quattro anni il numero di disoccupati è triplicato, passando dagli
oltre 10 mila del 2008 ai circa 33 mila del 2012. Stessa sorte hanno avuto città come Piacenza, dove i
disoccupati sono quadruplicati e nel 2012 hanno toccato la soglia dei 9.800, La Spezia (disoccupati al
2008 pari a circa 4 mila e che nel 2012 superano i 10 mila) e Belluno che nel 2012 arriva ad avere
oltre i 6 mila disoccupati contro i circa 2.300 di quattro anni prima.
Valutando l’emigrazione è interessante notare come, nonostante tendenzialmente sia aumentata in
quasi tutte le regioni, sia soprattutto un fenomeno del Nord (tab. 1). In termini complessivi, il numero
di iscritti all’Estero è aumentato nella crisi di quasi 500 mila unità: alla fine del 2012 risiedevano fuori
dall’Italia oltre 4 milioni e 300 mila nostri connazionali. Le variazioni percentuali regionali più elevate si
riscontrano infatti in Trentino alto Adige (in cui si supera il 25%) Lombardia, Piemonte
(rispettivamente 22% e 20%) Liguria ed Emilia Romagna entrambe oltre il 19%. Dal Mezzogiorno,
nella crisi, si emigra molto meno: le regioni meridionali occupano tutta la parte inferiore della classifica
e l’unica variazione che supera il 10% è quella della Basilicata (13%). Anche a livello provinciale la
situazione è simile (tab. 3), e nelle provincie del Sud le variazioni percentuali rispetto al 2008
difficilmente superano il 13%, con le uniche eccezioni di Oristano (32%), Enna (17%), Potenza e
Cagliari (14%). Nella maggior parte delle province settentrionali invece assistiamo ad un fenomeno in
consistente crescita con Trento (35%), Rimini e Lodi (33%) in testa alla classifica.
Già intuitivamente, dunque, i due fenomeni osservati sembrano avere un andamento molto simile,
come si può vedere in figura 1. Da una prima analisi sembra che le regioni e le province più in
difficoltà, a livello occupazionale, siano quelle del Settentrione e che da molte di queste l’emigrazione
sia consistentemente aumentata. Evidente è che da alcune province/regioni l’emigrazione sia favorita
dalla posizione di frontiera e che quindi non sia strettamente collegabile a problematiche relative al
mondo del lavoro. Fatta eccezione per queste aree, emerge comunque l’esistenza di un trend comune;
per questo è stato ritenuto interessante analizzare l’andamento congiunto dei due fattori. Per fare
questo è stato calcolato un punteggio, in base alle variazioni percentuali osservate per l’emigrazione e
per il tasso di disoccupazione, sia a livello provinciale sia a livello regionale. All’Italia è stato associato
il valore 100 e gli altri punteggi sono stati scalati di conseguenza, rendendo più immediato il confronto
tra province,regioni e valore nazionale. Quindi, se una regione / provincia ha un valore più elevato di
100 vuol dire che il legame emigrazione / disoccupazione è più forte di quello medio nazionale,
viceversa se è inferiore a 100.
Osservando la classifica regionale (tab. 4) si nota che, non solo le prime 5 posizioni sono occupate da
regioni del Nord e le ultime da regioni Meridionali, ma la differenza di punteggio risulta essere
decisamente elevata, si va infatti dai 223 dell’Emilia Romagna e 211 della Lombardia ai 13 del Molise e
12 della Puglia. Questa distinzione emerge anche a livello provinciale (tab. 5): infatti. delle 60
province che assumono un punteggio superiore a quello nazionale, ben 42 appartengono
a regioni del Nord, 13 al Centro e solo 5 sono nel Meridione. Ancora, tra le prime 20 province
in cui i due fenomeni sono congiuntamente più consistenti si deve scendere alla 19ma posizione per
trovare una provincia del Sud. Al di là della distribuzione geografica, l’elemento d’interesse è che in
molti casi le province con un punteggio alto sono interessate sia da un aumento considerevole della
disoccupazione sia da un aumento dell’emigrazione. Emblematici sono i casi di Bologna e Lodi. Il
capoluogo di regione emiliano assume il punteggio più alto (201), ha la seconda variazione
percentuale di tasso di disoccupazione più alta d’Italia (dietro a Piacenza) e un considerevole aumento
dell’emigrazione (variazione di oltre il 24%). Lodi, terza per punteggio, è terza anche per emigrazione
ed ha una variazione percentuale del tasso di disoccupazione che sfiora il 130%. Caso solo in parte
differente è Trento, dove l’emigrazione è favorita sicuramente dalla collocazione geografica, ma è
rafforzata da un momento di difficoltà a livello occupazionale con, al 2012, oltre 15 mila disoccupati e
una percentuale di variazione di oltre l’88%. Le regioni maggiormente interessate da questo doppio
fenomeno sono Emilia Romagna (in cui solo la provincia di Forlì-Cesena risulta essere in linea con
l’andamento nazionale mentre tutte le altre assumono un punteggio decisamente più alto), Lombardia,
Trentino alto Adige, Piemonte e Veneto, caratterizzate dalla presenza di molte province in difficoltà e
dall’alta percentuale di emigrazione (sia in Veneto sia in Piemonte solo una provincia risulta avere una
andamento in linea con quello nazionale, nel primo caso Verbania-Cusio-Ossola con un punteggio di
85 e nel secondo Verona con 104).
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Un confronto tra il 2008 ed il 2012
In conclusione emerge un forte legame tra l’aumento della disoccupazione e l’emigrazione: le province
del Centro-Nord, che sono quelle che hanno risentito maggiormente della crisi, sono anche quelle da
cui si è intensificato il flusso emigratorio. Tolte alcune province che favoriscono l’emigrazione, a causa
della propria posizione geografica, sono molte comunque le realtà dove i due fenomeni sono
concomitanti. Si può pensare quindi che in questi territori la scarsità di lavoro e la crisi abbiano influito
pesantemente sulla scelta di espatriare.
Tab.1. Iscrizioni all’AIRE e tasso di disoccupazione nelle regioni italiane
Variazioni percentuali 2008-2012
Var % iscritti AIRE
Var % tasso
disoccupazione
Piemonte
20,5%
82,2%
Valle d’Aosta
14,5%
119,4%
Lombardia
22,2%
100,8%
Liguria
19,8%
51,6%
Trentino Alto Adige
25,3%
82,4%
Veneto
19,0%
85,4%
Friuli Venezia Giulia
14,1%
59,0%
Emilia Romagna
19,5%
122,0%
Toscana
16,8%
54,8%
Umbria
10,1%
103,0%
Marche
16,9%
95,9%
Lazio
13,0%
43,3%
Abruzzo
8,1%
65,2%
Molise
6,4%
32,1%
Campania
8,5%
53,0%
Puglia
5,4%
35,6%
Basilicata
13,1%
30,8%
Calabria
9,1%
59,4%
Sicilia
8,7%
35,1%
Sardegna
7,8%
27,1%
Nordovest
21,2%
88,9%
Nordest
18,6%
94,9%
Centro
14,3%
55,4%
Sud - Isole
8,3%
42,7%
ITALIA
12,7%
58,7%
Elaborazioni DATAGIOVANI su dati Istat e AIRE
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Tab. 2. Prime 15 province italiane per variazione percentuale del tasso di disoccupazione
e rispettiva variazione percentuale di iscrizioni all’AIRE dal 2008 al 2012
Var % tasso
disoccupazione
Var % iscritti AIRE
Piacenza
283,8%
11,3%
Bologna
214,0%
24,4%
Parma
172,2%
11,6%
La Spezia
160,2%
15,8%
Vercelli
150,7%
15,9%
Belluno
150,0%
17,3%
Rovigo
149,5%
20,8%
Ancona
148,6%
22,5%
Venezia
147,2%
15,2%
Varese
142,3%
19,3%
Ragusa
131,6%
13,3%
Ferrara
129,8%
20,9%
Lodi
129,4%
32,9%
Bergamo
125,1%
11,4%
Aosta
119,4%
14,5%
Elaborazioni DATAGIOVANI su dati Istat e AIRE
Tab. 3. Prime 15 province italiane per variazione percentuale di iscrizioni all’AIRE
e rispettiva variazione percentuale del tasso di disoccupazione dal 2008 al 2012
Var % iscritti AIRE
Var % tasso
disoccupazione
Trento
35,4%
88,3%
Rimini
33,6%
79,7%
Lodi
32,9%
129,4%
Oristano
32,3%
52,4%
Milano
30,1%
102,0%
Mantova
30,1%
84,2%
Pavia
29,4%
58,4%
Trieste
28,4%
36,8%
Cuneo
27,1%
77,6%
Cremona
25,9%
68,1%
Macerata
24,6%
90,5%
Lecco
24,5%
115,8%
Bologna
24,4%
214,0%
Alessandria
24,0%
115,4%
Savona
23,2%
26,4%
Elaborazioni DATAGIOVANI su dati Istat e AIRE
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Fig. 1. Province italiane raffigurate secondo il confronto con la media Italia per variazione
percentuale di iscrizioni all’AIRE e del tasso di disoccupazione dal 2008 al 2012
Var. % 2008/2012 iscritti AIRE
Confronto con media Italia
Molto più elevata
Più elevata
In linea
Più bassa
(24)
(26)
(27)
(26)
Var. % 2008/2012 tasso dis.
Confronto con media Italia
Molto più elevata
Più elevata
In linea
Più bassa
(25)
(25)
(27)
(26)
Elaborazioni DATAGIOVANI su dati Istat e AIRE
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Tab. 4. Relazione congiunta tra crescita dell’emigrazione e crescita della disoccupazione.
Classifica delle regioni italiane per punteggio complessivo*
Posizione
Regione
Punteggio
1
Emilia Romagna
223
2
Lombardia
211
3
Trentino alto Adige
206
4
Valle d’Aosta
186
5
Piemonte
175
6
Marche
170
7
Veneto
169
8
Umbria
135
9
Liguria
128
10
Toscana
113
11
Friuli Venezia Giulia
101
Italia
100
12
Lazio
72
13
Abruzzo
70
14
Calabria
68
15
Campania
56
16
Basilicata
56
17
Sicilia
32
18
Sardegna
16
19
Molise
13
20
Puglia
12
* Nota: il valore nazionale è posto uguale a 100. Più il valore è superiore a 100 e più
la relazione tra crescita dell’emigrazione e crescita della disoccupazione è forte
rispetto al riferimento nazionale. Vedere la nota in calce al rapporto per la
metodologia di calcolo del punteggio.
Elaborazioni DATAGIOVANI su dati Istat e AIRE
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Tab. 5. Relazione congiunta tra crescita dell’emigrazione e crescita della disoccupazione.
Classifica delle prime ed ultime 20 province italiane per punteggio complessivo*
Prime 20 province
(legame più forte tra crescita dell’emigrazione
e crescita della disoccupazione)
Ultime 20 province
(legame più debole tra crescita dell’emigrazione
e crescita della disoccupazione)
Posizione
Provincia
Punteggio
Posizione
Provincia
Punteggio
1
Bologna
200,7
84
Campobasso
78,5
2
Piacenza
198,8
85
Imperia
77,9
3
Lodi
184,0
86
Benevento
76,3
4
Trento
171,7
87
Foggia
74,1
5
Ancona
166,0
88
Caltanissetta
73,9
6
Milano
164,4
89
Messina
73,8
7
Rimini
163,3
90
Catanzaro
73,6
8
Rovigo
162,0
91
Vibo valentia
72,9
9
Mantova
156,3
92
Caserta
71,8
10
Lecco
156,2
93
Frosinone
70,1
11
Varese
154,9
94
Sassari
69,7
12
Alessandria
154,8
95
Taranto
69,5
13
La Spezia
154,3
96
Pesaro e Urbino
68,6
14
Belluno
153,5
97
Palermo
67,7
15
Ferrara
153,5
98
Agrigento
64,3
16
Vercelli
150,3
99
L'Aquila
63,3
17
Parma
148,8
100
Lecce
63,1
18
Reggio Emilia
148,7
101
Brindisi
59,1
19
Oristano
147,4
102
Isernia
54,0
20
Venezia
146,9
103
Nuoro
6,8
* Nota: il valore nazionale è posto uguale a 100. Più il valore è superiore a 100 e più la relazione tra crescita dell’emigrazione e
crescita della disoccupazione è forte rispetto al riferimento nazionale. Vedere la nota in calce al rapporto per la metodologia di
calcolo del punteggio.
Elaborazioni DATAGIOVANI su dati Istat e AIRE
Nota metodologica
Per valutare congiuntamente i fenomeno della crescita della disoccupazione e della crescita
dell’emigrazione è stato costruito un indicatore che potesse racchiudere entrambe le informazioni in
un solo dato. A questo fine, separatamente per entrambi i fattori, sono state calcolate le variazioni
percentuali tra 2008 e 2012 (sia a livello provinciale che regionale), associando il valore 1 alla
variazione più elevata e 0 alla meno consistente. Tramite due funzioni di utilità (rette di regressione)
sono stati calcolati i punteggi (compresi tra 0 e 1) relativi alle variazioni di ogni provincia/regione; i
risultati ottenuti sono stati sommati ottenendo quindi un unico valore. I punteggi così calcolati sono
stati rapportati al valore Italia, a cui è stato associato il valore 100, e di conseguenza riproporzionati
ottenendo risultati di più facile lettura nel confronto rispetto al dato nazionale ed ai singoli territori.
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