BIMESTRALE DELLA ORGANIZZAZIONE DEI PRODUTTORI APOFRUIT ITALIA
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Flavio Mancini, Piero Turroni, Fabbio Marocchi, Mirco Zanotti, Maurizio Magni, Carlotta Benini
notizie
sommario
Al via le istruttorie
per i progetti di filiera
per l’Emilia-Romagna
4
Progetti di filiera per la
Regione Puglia
5
Anno XVIII n°1 - Gennaio/Febbraio Duemila10
Apofruit vince due lotti
del progetto FRUTTA
nelle scuole
I due lotti del bando europeo hanno una dotazione di
9 milioni e 300 mila euro; l’iniziativa prevede il contatto
con 325 mila studenti di 1.700 scuole elementari italiane
PAGINE TECNICHE
Sharka o vaiolatura delle
drupacee
6-9
SPECIALE FIERE:
Fruitlogistica a Berlino
e Biofach a Norimberga
10
DALL’EMILIA
Indicazioni produttive 2010
per patate, cipolle
e pomodoro
11
DAL LAZIO
Danni da neve nei frutteti
del Lazio
12
partito nei paesi dell'Unione
Europa il progetto “School
Fruit Scheme” (Frutta nelle scuole,
nella versione nazionale), sostenuto
da fondi comunitari per distribuire
gratuitamente frutta fresca agli studenti delle scuole elementari.
In Italia il progetto vede tra i principali protagonisti Apofruit Italia, che
si è aggiudicata due dei cinque lotti
assegnati dal Ministero delle
Politiche Agricole e Forestali per
incentivare il consumo di frutta fresca fra i giovani e i giovanissimi.
In ambito europeo si tratta della più
ampia ed organica iniziativa indiriz-
È
zata ad una corretta educazione alimentare per i ragazzi, notoriamente
più attratti da ipercalorici cibi snack
più che dall’ottima e salutare frutta.
Il progetto è stato finanziato per 25
milioni di euro, di cui i due lotti vinti
da Apofruit Italia costituiscono
insieme una dotazione di 9 milioni
e 300 mila euro.
A partire da marzo fino a maggio
2010 la cooperativa che a Cesena
ha il suo quartier generale è impegnata nella distribuzione di 976 mila
chilogrammi di frutta fresca a produzione biologica ed integrata, forniti gratuitamente a 1.700 scuole
elementari di 9 regioni italiane
(Trentino Alto Adige, Friuli Venezia
Giulia, Veneto, Emilia Romagna,
Liguria, Toscana, Umbria, Lazio e
Sardegna). L’operazione vede coinvolti 325 mila bambini tra i 6 e i 10
segue a pagina 2
2
notizie
continua da pagina 1
Rinnovo della Commissione
Elettorale di Apofruit Italia
E’ in scadenza il mandato
della Commissione
Elettorale di Apofruit
Italia, l’organo istituito
per proporre ai soci una
lista di soggetti che si
candideranno alle elezioni del nuovo Consiglio di
Amministrazione dell’azienda, attualmente in carica fino a giugno. “Si tratta di un organo che ha un ruolo molto
importante, in quanto andrà a formare
il nuovo Consiglio di Amministrazione”,
sottolinea il Presidente di Apofruit
Italia, Enzo Treossi. La Commissione
sarà rinnovata in occasione dell’assemblea di bilancio e di liquidazione
delle produzioni invernali che si terrà i
primi di giugno 2010. Pertanto si invitano i soci interessati a candidarsi a
comunicarlo ai propri rappresentanti di
area o al proprio stabilimento di riferimento. I nominativi dovranno pervenire
entro il 15 maggio 2010 per consentire al Consiglio di Amministrazione di
formare la lista da sottoporre alle
assemblee.
Zona di Cesena
Zoffoli Sauro
Evangelisti Tiziano
Zona di Longiano
Drudi Selvino
Biguzzi Renzo
Zona di Forlì
Ulivi Francesco
Casanova Mauro
Zona di Ravenna
Fariselli Roberto
Capacci Romano
Zona di Bologna
Zucchini Giancarlo
Bonora Giancarlo
Zona di Modena
Sabatini Franco
Rancaglia Luisa
Zona di Latina
Parise Ettore
Campoli Renato
Zona del Metaponto
Mastronardi Pietro
Corrado Damiano
anni che, per 20 giorni, per ogni
somministrazione potranno usufruire ognuno di almeno 150 grammi di frutta fresca, intera o già
sbucciata, tagliata e pronta al consumo in confezioni monodose.
Mele, kiwi e arance intere, tutti a
produzione biologica, mele tagliate
e pronte al consumo in vaschetta,
fragole e pere a produzione integrata: quella proposta da Apofruit
Italia è una merenda sana e a
basso contenuto calorico, che
viene comunque consegnata ai
bambini lontano dai pasti poiché
non è considerata sostitutiva del
pranzo.
Si tratta piuttosto di un momento
educativo specifico in cui i ragazzi
possono imparare a conoscere le
diverse caratteristiche di ciascun
frutto, i relativi contenuti nutrizionali e salutistici, la stagionalità delle
produzioni e il relativo valore. La
distribuzione è infatti accompagnata e supportata da eventi e materiali informativi pensati appositamente per dare maggiore efficacia
all’azione educativa.
“E’ con profonda soddisfazione che
abbiamo accolto l’aggiudicazione
dei due lotti di questa importantissima iniziativa - commenta il direttore generale di Apofruit Italia,
Renzo Piraccini - Il progetto, infatti, ci consente di prendere parte ad
un grande progetto educativo, di
valorizzare i prodotti dei nostri soci
e, contestualmente, di sviluppare la
notorietà del Gruppo Apofruit e dei
prodotti biologici a marchio
Almaverde Bio”.
3
Una task force
alla guida del progetto
La logistica della distribuzione,
molto complessa e impegnativa, è
coordinata da una vera e propria
‘task force’ che si occupa di prendere accordi con le 1700 scuole
coinvolte per fissare i giorni della
distribuzione, coordinando gli oltre
500 promoter che consegnano la
frutta, e i 26 automezzi refrigerati
che portano la frutta dagli stabilimenti di lavorazione di Cesena e di
Longiano nelle 7 piattaforme regionali individuate.
Tutte le iniziative e i materiali informativi-educativi di accompagnamento all’iniziativa sono invece
messi a punto e gestiti da Alimos
Soc. Coop., organismo cesenate
che già da anni tiene le fila di un
intenso programma, condotto nelle
scuole italiane, di promozione di un
maggior consumo di frutta e verdura tra i giovani.
Gli operatori di Alimos si occupano
della distribuzione del materiale e,
al momento della consegna, forniscono agli insegnanti moduli formativi e gadget ai bambini, organizzano iniziative didattiche accompagnate da attività pratiche e dimostrative e sistemi di promozione
interattivi multilingua per la promozione del territorio e dei suoi prodotti tipici e giornate a tema che
vedono coinvolte anche le famiglie
e i rappresentanti istituzionali.
Riflessi positivi anche
sul sistema occupazionale
Oltre alle importanti finalità educa-
APOFRUIT ITALIA IN 1.700 SCUOLE D’ITALIA CON IL PROGETTO FRUTTA NELLE SCUOLE
Nella pagina accanto gli automezzi refrigerati in partenza dagli stabilimenti di lavorazione di Cesena
e di Longiano. Qui sopra, da sinistra, Ernesto Fornari, direttore di Canova, Renzo Piraccini, direttore
generale di Apofruit Italia e Mario Tamanti, direttore Finanziamenti e Progetti di Apofruit Italia
tive del progetto, che mira a promuovere l’importanza di una dieta
sana e corretta fin dalla giovane
età, vanno sottolineate anche i rilevanti riflessi positivi che ciò comporta in termini di occupazione.
Nello stabilimento Apofruit di
Cesena, infatti, sono oltre 100 le
persone impegnate in questi mesi
nel confezionamento dei prodotti di
prima gamma (ogni frutto deve
essere confezionato singolarmente), organizzate su due turni di lavoro.
Nello stabilimento Apofruit di
Longiano sono invece operative
altre circa 60 persone, impiegate
per la produzione della frutta tagliata (quarta gamma).
I numeri in dettaglio
I due lotti vinti da Apofruit Italia
coinvolgono 9 regioni italiane.
Il lotto numero 2 comprende la provincia di Bolzano (8.900 ragazzi
coinvolti), e la provincia di Trento
(11.576) in Trentino Alto Adige, il
Veneto (66.569), il Friuli Venezia
Giulia (9.831) e l’Emilia Romagna
(55.318) per un totale di 152.194
ragazzi presenti in circa 800 scuole. Il lotto 2 ha un budget di
4.363.000 euro.
Il lotto numero 3 comprende la
Liguria (22.206 ragazzi coinvolti),
la Toscana (58.962), l’Umbria
(9.226), il Lazio ( 64.714), la
Sardegna (18.017) per un totale di
173.125 ragazzi presenti in circa
900 scuole. Ha una dotazione di
4.963.000 euro.
4
notizie
COME GESTIRE
I PIANI DI INVESTIMENTO
Al via le istruttorie per i
PROGETTI di FILIERA
per l’Emilia-Romagna
Le graduatorie finali saranno emanate entro il 30 luglio 2010
e definiranno quali investimenti verranno messi a contributo
ualità, efficienza, specializzazione
e innovazione: sono queste le
parole chiave del progetto di filiera di
Apofruit Italia. Uno strumento che ha
come obiettivo fondamentale quello di
migliorare il reddito e le prospettive ai
soci della cooperativa, sostenendo le
aziende agricole nel processo di crescita e riorganizzazione. Sono disponibili,
da una prima verifica effettuata dalla
Regione, risorse sufficienti per finanziare il progetto di filiera: a breve partirà
dunque un insieme coordinato ed organico di operazioni e interventi mirati a
favorire e rafforzare l’integrazione fra i
diversi soggetti operanti nell’ambito
della filiera, rafforzare l’aggregazione
fra i produttori di base e migliorare concretamente le relazioni di mercato.
Dalla Regione e dalla Provincia sarà
emessa un’istruttoria di ammissibilità
alle singole operazioni e/o interventi
compresi nei progetti di filiera: le amministrazioni provinciali dell’Emilia
Romagna hanno avviato dei controlli e
stanno ora esaminando le domande
Misura 121 delle singole aziende agricole, per quantificare le spese ammissibili e il relativo contributo concedibile.
Q
Per quanto riguarda le coperture
finanziarie per i progetti di filiera,
entro il 30 luglio 2010 saranno
emesse le graduatorie definitive che
stabiliscono quali spese inserite dai
soci nei piani di investimento presentati possono rientrare a contributo.
Si ricorda dunque ai soci che per
potere beneficiare di tali contributi il
piano di investimento non va completato prima dell’approvazione della
graduatoria finale. In attesa dell’uscita della graduatoria il socio può realizzare parte degli investimenti, che
in questa fase saranno naturalmente
a proprio carico, non avendo la certezza del contributo.
Si ricorda che per poter accedere ai
contributi è necessario non terminare tutti gli investimenti previsti: per
fare ciò è sufficiente non fatturare
almeno una voce di spesa del piano
presentato.
Le graduatorie definitive che stabiliscono quanti e quali investimenti previsti
dai soci saranno messi a contributo
saranno pubblicate entro il termine previsto del 30 luglio 2010.
“La sfida non è facile – dichiara Mario
Tamanti, Direttore Finanziamenti e
Progetti di Apofruit Italia – la campagna
2009 conferma le criticità del mercato
dovute alla stagnazione dei consumi,
non certo favoriti dalla crisi finanziaria in
atto e dalle forti competizioni sui prezzi,
sia a livello internazionale, sia con i
nostri partner comunitari in particolare
spagnoli. Gli squilibri derivanti dal mercato stanno provocando una perdita di
redditività in un numero sempre maggiore di imprese. Occorre, pertanto,
operare in modo efficace, dinamico e
propositivo per organizzare l’offerta,
fare economie di scala, innovare prodotti e processi produttivi, attuare sinergie nella filiera e commercializzare direttamente sui mercati al fine di provare a
ottenere il migliore reddito possibile ai
produttori associati. Dal momento che il
settore ortofrutta ha delle difficoltà ad
essere competitivo, deve necessariamente essere innovativo”.
5
PROGETTI DI FILIERA
per la Regione Puglia
Con la costituzione dell’ATS Puglia Fruit, Apofruit Italia come soggetto capofila
partecipa al bando relativo ai progetti integrati di filiera per la Regione Puglia
i è costituita il 12 marzo scorso
l’ATS (Associazione Temporanea
di Scopo) Puglia Fruit, un organismo
che nasce con lo scopo di valorizzare
le produzioni ortofrutticole di qualità di
questa regione.
In Puglia Apofruit Italia ha avviato un
progetto integrato di filiera che prevede il coinvolgimento di una pluralità di
soggetti con cui attivare investimenti
singoli, distinti ma coordinati tra loro,
che prevedono l’attivazione di diverse
misure. La Misura 111, che definisce
le ‘Azioni nel campo della formazione
professionale e dell’informazione’, la
Misura 114 (Utilizzo dei servizi di consulenza),
la
Misura
121
(Ammodernamento delle aziende agricole), la Misura 124 (Cooperazione
per lo sviluppo di nuovi prodotti, pro-
S
cessi e tecnologie nei settori agricolo,
alimentare e forestale) e la Misura
132 (Partecipazione degli agricoltori ai
sistemi di qualità alimentare).
“L’interesse manifestato dalle aziende
socie in Puglia a realizzare un progetto integrato di filiera, ha portato alla
costituzione di questa nuova associazione Puglia Fruit, che vede Apofruit
Italia come soggetto capofila - spiega
il Direttore Finanziamenti e Progetti di
Apofruit Italia, Mario Tamanti - Ora,
insieme ad altre cooperative del territorio, possiamo partecipare al bando
relativo ai progetti integrati di filiera,
che impone l’aggregazione di più
imprese per poter accedere ai contributi”. Alla Misura 121, che, come
sopra citato, definisce gli interventi
per l’ammodernamento delle aziende
agricole, in Puglia partecipano una
ventina di aziende agricole, per un
investimento previsto di circa 2 milioni
di euro. Il progetto di filiera di Apofruit
Italia in quest’area è stato presentato
il 19 marzo. In tutte le regioni in cui
sono localizzati i soci produttori di
Apofruit Italia vengono esaminati i
bandi dei PSR per verificare le opportunità di finanziamento in favore delle
aziende agricole. Per quanto riguarda
la Basilicata, in quest’area si sta esaminando il bando e a breve verranno
contattate le aziende agricole per illustrare direttamente a ciascun produttore le possibilità offerte dal PSR.
6 PAGINE TECNICHE
notizie
SHARKA o VAIOLATURA
delle drupacee
Come riconoscere e combattere la malattia più
grave che infesta le drupacee
a Sharka, più comunemente nota
come vaiolatura delle drupacee,
rappresenta una delle malattie che su
queste specie arreca maggiori danni a
livello mondiale.
La prima segnalazione del virus in
Italia risale agli anni Settanta, su piante di susino e albicocco in Trentino.
Nel 1982 viene segnalato in Emilia
Romagna, sempre su susino e albicocco, e dalla fine degli anni Ottanta i
focolai di sharka sono presenti pressoché su tutto il territorio nazionale.
Le prime segnalazioni del ceppo PPVM su pescheti Romagnoli e Veneti
risalgono infine alla metà degli anni
L
LA MALATTIA CHE COLPISCE LE DRUPACEE
In alto a destra sintomi di sharka su frutti di
pesco caratterizzati da areole tondeggianti dal
contorno scolorito isolate o confluenti. Qui
sopra sintomi tipici di PPV su fiori di pesco
Novanta. Attualmente possiamo considerarci, per quanto riguarda la coltura del pesco ed il ceppo PPV-M, in
fase epidemica di diffusione generalizzata, difficilmente eradicabile, nelle
province di Verona e Forlì-Cesena. Il
problema è in espansione in
Lombardia, Veneto e altre aree della
Romagna, mentre diversi focolai sono
segnalati in Piemonte, Lazio,
Basilicata, Marche e Trentino. Per
quanto riguarda susino e albicocco, il
ceppo “D” e raramente quello “M”
sono presenti nel territorio di Vignola,
con focolai in diverse altre zone di
Italia.
Le principali specie interessate da
sharka sono albicocco, pesco, nettarine, percoche, susino europeo e cinogiapponese e portainnesti di drupacee. Sono colpiti secondariamente
mandorlo, ciliegio acido e dolce.
I sintomi della sharka su pesco, sono
evidenti su foglie, frutti, fiori e rametti
di un anno, mentre su albicocco si
mostrano con maggiore chiarezza nel
nocciolo del frutto (vedi foto).
L’intensità di tali sintomi dipende dalla
sensibilità varietale, dal ceppo di virus,
dalle condizioni ambientali e da quelle
di crescita delle piante (età e stato
vegetativo), ma anche dalla posizione
delle foglie o dei frutti sintomatici.
In genere i sintomi non compaiono in
maniera generalizzata, bensì su una
parte limitata di foglie o frutti di un
ramo e possono essere di breve durata e debole intensità. Non esiste inoltre alcuna relazione di intensità dei sintomi tra i diversi organi interessati
(foglie, fiori e frutti).
L’agente eziologico della malattia è il
Plum pox virus (PPV) ed è noto sotto
forma di sei differenti ceppi di cui due
sono diffusi nelle nostre zone (PPV-M
e PPV-D). I ceppi del virus si differenziano per alcune importanti caratteristiche biologiche quali la virulenza, il
tipo di piante ospiti e la trasmissibilità
da parte degli afidi. Gli isolati di PPVM (Marcus) prevalgono negli impianti
di pesco, dove sono diffusi molto rapidamente da afidi, ma possono infettare anche susino e albicocco e rappresentano la forma epidemica di PPV.
Gli isolati di PPV-D (Dideron) sono
presenti quasi esclusivamente in
impianti di susino e albicocco nei quali
sono diffusi efficacemente da afidi i
quali, tuttavia, raramente trasmettono
il ceppo ad impianti di pesco anche se
contigui. In generale PPV-D evidenzia
una scarsa predisposizione ad infettare il pesco.
PAGINE TECNICHE 7
La trasmissione del virus della sharka
tra piante infette e sane, non avviene
per seme, polline o ferite da taglio,
bensì attraverso la moltiplicazione
vegetativa di piante infette o per
mezzo delle punture di afidi. La trasmissione operata da tali insetti fitomizi non è tuttavia di tipo persistente,
ovvero, le particelle virali sono acquisite dagli afidi vettori durante le punture
dette di “assaggio” sui tessuti infetti
(punture della durata di pochi secondi,
15-20). Tali particelle sono trattenute
dagli stiletti dell’apparato boccale dell’afide, per essere successivamente
inoculate su piante sane durante la
ripetizione di altre punture di “assaggio”. La persistenza dell’infettività del
vettore (afide) è limitata ad un tempo
di 1-3 ore. Conseguentemente a ciò
si comportano da vettori del virus sia
specie di afidi che colonizzano abitualmente le drupacee, sia specie che
frequentano occasionalmente queste
piante. In tale contesto i trattamenti
aficidi possono contribuire al conteni-
mento del problema, ma non ne prevengono la diffusione in campo.
La prevalente attività di volo degli afidi
vettori si verifica nei mesi da aprile a
giugno, a cui corrisponde il periodo di
maggiore diffusione dell’infezione in
campo. Gli afidi infetti da virus della
sharka sono proporzionali alla quantità
di sorgenti di inoculo (piante infette)
presenti in una determinata area. Con
elevati livelli di infestazione di PPV-M
L’INFEZIONE SI MANIFESTA PRIMA SUI RAMI
In alto tipiche areolature da sharka su foglie di pesco infetto; qui sopra sintomi di sharka su rammetti di un anno con evidenti areole più chiare contornate da un alone rossastro
su pesco (diversi focolai di sharka disseminati nel territorio), la percentuale
di afidi infetti può arrivare al 50%.
Le misure di lotta approntabili contro il
virus della sharka sono esclusivamente di carattere preventivo e vanno
condotte secondo tre direttrici: Messa
a dimora di materiale vegetale sicuramente sano, rapida distruzione degli
alberi infetti non appena viene riscontrata lo stato di malattia, impiego, ove
disponibili, di varietà resistenti.
Qualora venga riscontrata in un
pescheto la presenza della malattia
(PPV-M), in caso di mancata asportazione delle piante infette, il tempo che
intercorre per la sua totale diffusione
all’intero impianto, è valutato in 5-6
anni. Questo periodo, nel caso di un
albicoccheto (PPV-D o M) si dilata a
15-16 anni. Questa differente evoluzione epidemiologica è imputabile sia
alla maggiore efficienza degli isolati di
PPV-M nell’infettare il pesco dopo
l’inoculazione mediante afidi, sia alla
diversa durata del periodo di fornitura
dell’inoculo agli afidi da parte rispettivamente di pesco e albicocco. Nel
8 PAGINE TECNICHE
notizie
primo caso infatti PPV-M su pesco
viene diffuso dalla foglia inoculata a
tutta la pianta in 4-5 anni, mentre
PPV-D o M su albicocco tende a
rimanere localizzato nella branca inoculata dagli afidi. Nel secondo caso la
disponibilità di inoculo per gli afidi và
dalla ripresa vegetativa fino ad agosto
nel caso del pesco, e dalla ripresa
vegetativa fino a giugno nel caso dell’albicocco.
Sulla base di alcune esperienze condotte in Francia,
partendo da
pescheti con modesti livelli di infestazione (1%), la diffusione del virus della
sharka (PPV-M), qualora si proceda
tempestivamente all’asportazione ed
eliminazione delle piante interessate
dal virus (attraverso 2-3 scrupolosi
sopralluoghi annuali), avviene ad un
ritmo del 2-4% annuo, per una decina
di anni. In tali contesti le nuove infezioni sono imputabili sia ad afidi infettati
da piante presenti nel frutteto con
VIOLATURA DELLE DRUPACEE SULLE FOGLIE
Sopra sintomi di sharka su foglie di albicocco
IN EVIDENZA
Possiamo quindi sintetizzare la situazione sottolineando l’elevato potenziale
epidemico degli isolati di PPV-M in impianti di pesco, rimarcando il fatto che il
principale vettore del virus è rappresentato dagli afidi, che le principali fonti
di inoculo sono costituite da piante di pesco infette e che la diffusione del
virus attraverso gli afidi si realizza essenzialmente a breve distanza da un
pesco infetto, ma sono possibili anche disseminazioni a lunga distanza. Nella
profilassi l’unica pratica in grado di limitare i danni da sharka nei frutteti colpiti è rappresentata dalla rimozione dei peschi infetti: rimozione che deve
essere fatta in maniera tempestiva, ripetuta nell’anno e continuativa negli
anni. In tal modo la diffusione del virus viene attivamente contrastata senza
tuttavia arrivare all’eradicazione. Una buona profilassi preventiva richiede un
attento, scrupoloso e continuativo monitoraggio dei frutteti a rischio, pertanto
è assolutamente necessaria la collaborazione dei singoli agricoltori che debbono assumere la totale consapevolezza che il problema sharka, qualora presente, và denunciato e contenuto come precedentemente detto. A supporto
del monitoraggio che ciascun produttore dovrebbe fare nei propri frutteti,
inseriamo una serie di foto identificative dei sintomi della sharka, sottolineando che la fioritura e la raccolta dei frutti rappresentano, per maggiore evidenza dei sintomi, i due momenti più importanti per individuare la malattia.
infezioni latenti non individuate durante i sopralluoghi, sia ad afidi con virus
provenienti dall’esterno dell’impianto.
La diffusione spaziale della sharka nell’ambito di un frutteto infetto, indica
chiaramente come siano le piante
ammalate non prontamente sradicate
a costituire l’epicentro delle successive infezioni. Le indagini condotte invece sulla dinamica di diffusione del virus
tra diversi pescheti, segnalano che il
90% di nuove piante infette vengono
ritrovate nel raggio di 200 metri da
frutteti previamente interessati dalla
malattia.
Aspetti normativi
La normativa che regolamenta la
gestione della lotta e della prevenzione
al virus della sharka si è recentemente aggiornata con il decreto di lotta
obbligatoria del 28 luglio 2009.
Questo modifica in maniera sostanziale il precedente dispositivo di legge,
colmandone alcune lacune.
Uno dei punti più importanti ed innovativi della nuova normativa è rappresentato dalla suddivisione del territorio
in aree con differenti rischi fitosanitari.
Tale suddivisione spetterà ai servizi
fitosanitari regionali i quali dovranno
inoltre regolamentare l’attività di prelievo e produzione di materiale di moltiplicazione vegetale in funzione dello
stato fitosanitario del territorio di competenza e nelle modalità stabilite dal
decreto.
1) Zona indenne: territorio dove non
è stato riscontrato il virus PPV o dove
lo stesso è stato eradicato ufficialmente
2) Area contaminata: campo di produzione o vivaio in cui è stata accertata ufficialmente con analisi di laboratorio la presenza del virus PPV
3) Zona di insediamento: territorio
dove il virus PPV è in grado di perpetuarsi nel tempo e la sua diffusione è
tale da rendere tecnicamente non più
PAGINE TECNICHE
possibile l’eradicazione.
4) Zona tampone: zona di almeno 1
km di larghezza di separazione tra una
zona indenne e un’area contaminata o
un’area di insediamento.
I servizi fitosanitari regionali avranno
inoltre il compito di intensificare i controlli nelle aree ritenute indenni e tampone per arginare la diffusione dell’infezione, oltre a quello di definire lo
stato fitosanitario del territorio (attraverso mappature) e di definire adeguate misure fitosanitarie per ciascun tipo
di zona indicato nel decreto.
Nelle aree contaminate le piante sintomatiche vanno estirpate capitozzate
entro 15 gg dalla data di notifica ufficiale e sradicate per evitare l’emissione di polloni entro l’inizio della stagione
vegetativa successiva. Il servizio fitosanitario regionale dispone l’estirpazione
di tutto il frutteto qualora la percentuale di piante sintomatiche sia superiore
al 10%. Il vincolo dell’estirpazione può
essere esercitato a discrezione dall’autorità regionale anche con percentuali
più basse di piante infette. Ovviamente
da tali zone come in quelle di insediamento della malattia, è fatto assoluto
divieto di prelevare materiale vegetale
di moltiplicazione per le drupacee sensibili al virus.
Nelle zone di insediamento sono previste interessanti forme di coinvolgimento dei frutticoltori nella vigilanza
della malattia, attraverso le loro strutture produttive e professionali, così
come avviene già da anni in alcuni
paesi europei con frutticoltura avanzata e di eccellenza. Infine nelle zone
tampone il servizio fitosanitario regionale provvederà annualmente a monitorare gli appezzamenti di drupacee
9
FUTTI COMPROMESSI
Nella foto sintomi di sharka su frutti di albicocco
sensibili siti in esse. La normativa
dispone inoltre precise limitazioni
all’autoproduzione di piante a livello
aziendale ed è piuttosto meticolosa
nel regolamentare la produzione di
drupacee nei vivai, nel definire le fonti
di approvvigionamento del materiale di
moltiplicazione e le misure da adottare
in caso di comparsa del virus in vivaio.
Questi ultimi aspetti costituiscono
punti estremamente sensibili della
normativa e sono il risultato di un serrato confronto con il comparto vivaisti-
co. D’altra parte, tra il timore dei vivaisti che temono vincoli eccessivi
all’esercizio della loro attività, e il diritto degli agricoltori ad essere tutelati e
garantiti sulla disponibilità di un materiale vegetale esente dal virus della
sharka, non era facile muoversi.
Ringraziamenti
Si ringraziano vivamente il prof.
Luciano Giunchedi e la dott.ssa
Annarosa Babini dalle cui esperienze e
lavori sono state tratte le informazioni
riportate nell’articolo.
AREOLE TONDEGGIANTI SULLA BUCCIA DEI FRUTTI
Nella foto a sinistra sintomi di sharka su frutti di susino. A destra areolature scolorite su nocciolo
di albicocca colpita da sharka
10
notizie
FRUITLOGISTICA Berlino 2010
i tratta della più grande manifestazione di settore a livello europeo, e
a confermarlo sono anche quest’anno i
numeri da record registrati nelle tre
giornate di durata della fiera. 53.000
partecipanti da 130 paesi di tutto il
mondo: è stato questo il volume di
affluenze a Fruitlogistica, il grande
salone ortofrutticolo che si è tenuto a
Berlino dal 3 al 5 febbraio scorso. Ogni
anno propone una vasta panoramica
del mercato mondiale, dalla produzione
al commercio dei prodotti ortofrutticoli
freschi. Anche l'area espositiva ha visto
dati molto significativi: i padiglioni espositivi erano occupati da 2.302 stand
provenienti da 71 paesi, con un'ampia
rappresentatività di tutti i segmenti della
filiera ortofrutticola. La presenza estera
più nutrita è stata quella degli espositori italiani (413), i più numerosi rispetto
S
ai colleghi spagnoli (311), tedeschi
(244), francesi (239) e olandesi (217).
Anche nell’edizione 2010 è tornato
protagonista lo stand collettivo di Piazza
Italia, coordinato da CSO (Centro
Servizi Ortofrutticoli), che ha visto riunite in oltre 800 metri quadri di superficie
30 imprese italiane leader di settore.
Fra queste naturalmente Apofruit
Italia, che ha partecipato al salone
insieme ad Almaverde Bio. Fruit
Logistica costituisce infatti un prodotto
di punta, una vetrina di rilievo internazionale a cui sono presenti ogni anno
tutte le aziende leader nel panorama
ortofrutticolo. Difficilmente altri settori
produttivi del mondo possono vantare
un appuntamento di tale rilevanza, nel
quale tutti i principali attori della filiera
si incontrano tutti insieme.
LE ULTIME FRONTIERE DEL BIOLOGICO A BIOFACH 2010
Si è tenuto dal 17 al 20 febbraio scorso in Germania, a Norimberga,
BioFach 2010, la fiera internazionale del biologico dedicata quest’anno al
commercio equosolidale e alla gestione sostenibile delle risorse. “Si tratta
del più importante salone mondiale dei prodotti biologici, che si conferma
ogni anno come una vetrina interessante e soddisfacente, a cui una realtà
leader del settore come la nostra non può assolutamente mancare”, commenta il direttore di Almaverde Bio, Paolo Pari.
Come nelle passate edizioni, Almaverde Bio era presente nei padiglioni fieristici di Norimberga nello spazio del Consorzio “Il Biologico” di Bologna:
qui erano riunite tutte insieme alcune realtà leader del settore. Canova, che
ha presentato i nuovi prodotti di IV e V gamma, Besana per la frutta secca, Fruttagel per gli ortaggi surgelati, i nettari
di frutta e le passate di pomodoro e Fileni con l’assortimento completo delle carni. Anche quest'anno, nonostante la
crisi e le difficoltà che il mercato si trova ad affrontare, il biologico ha dimostrato di essere un settore che non si
arrende e continua ad affermarsi facendo sfoggio di nuovi prodotti che si presentano sempre meglio e con una
gamma sempre più ampia. Si tratta infatti di un mercato che risponde a problematiche molto sentite del nostro
tempo, che esprime valori che costituiscono soluzioni essenziali ad un’economia sostenibile, alla sicurezza alimentare, in definitiva ad una migliore qualità della vita.
“Da sottolineare – conclude il direttore di Almaverde Bio – la grande presenza di espositori italiani, che come numero
erano secondi solo ai colleghi tedeschi, che in questa occasione giocavano in casa”.
DALL’EMILIA
11
Indicazioni PRODUTTIVE 2010 per
patate cipolle e pomodoro
di Franco Girotti
causa di un inverno che possiamo
definire inclemente, a quest’oggi
(prima decade di marzo) non sono
ancora state eseguite le semine di
alcuni fondamentali ortaggi, anche se
naturalmente le programmazioni degli
investimenti sono state da tempo definite. Per quanto riguarda la patata,
l’ettarato della base sociale della cooperativa per il 2010 rispecchia quello
dell’anno precedente: gli ettari totali
(circa 330) sono suddivisi principalmente tra le varietà consolidate e cioè
Primura, Agata, Vivaldi, ma sono comprensivi anche di alcune conferme
come Ambra e novità come Elfe. Il
seme acquistato è per la maggior parte
di provenienza olandese, tuttavia per
quanto concerne Primura è stato
acquistato anche da Francia e Scozia;
per quet’ultima origine nutriamo una
A
certa aspettativa dal momento che si
tratta di seme migliorato qualitativamente. La qualità del seme è fondamentalmente buona, anche se in alcuni lotti è assai presente scabbia argentea ma anche profonda. Il calibro è
mediamente piccolo. Pur mantenendo
le superfici, è opportuno evidenziare
una flessione in provincia di Bologna,
con uno spostamento in Romagna e in
Veneto. Per la cipolla, dove si prevede
a livello nazionale un incremento delle
superfici del 10-20% nei confronti del
2009, Apofruit Italia in controtendenza
ha invece ridotto, anche se di poco, le
superfici per motivi di programmazione
commerciale: questo principalmente
per mantenere lo stoccaggio del prodotto all’interno della cooperativa, in
quanto affittare celle esterne comporta inevitabilmente un aggravio di costi
che pesano sul bilancio della coltura.
E’ prevista una produzione di circa
72.000 q.li. con un 26% di cipolla
bianca, un 54% di cipolla gialla e un
20% di cipolla rossa. La programmazione del pomodoro da industria
è inevitabilmente diversa e più
complessa poiché deve essere
concertata con le industrie di trasformazione che ritirano il prodotto.
Gli ettari programmati da Apofruit
Italia che hanno rispettato gli obiettivi fissati sono circa 500 di prodotto convenzionale e 70 di prodotto
biologico. Con le altre O.P. e con le
industrie si è concordata una diminuzione degli ettari rispetto al
2009, per non dare origine a scorte di prodotto trasformato. Il prezzo
concordato è di 70 euro/tons.
mantenendo la cosiddetta “scaletta
qualitativa” che premia principalmente l’elevato grado brix del
pomodoro. Sono da sommare i
contributi per il disaccoppiamento.
Giunti a questo punto ci si augura
che l’andamento stagionale rientri
nella norma consentendo le semine dei prodotti.
12
DAL LAZIO
notizie
Danni da NEVE
nei frutteti del Lazio
di Fabio Marocchi
el mese di febbraio 2010 ci
sono state delle nevicate nell’area di Latina. In particolare nel
territorio dei comuni di Velletri,
Lariano e Cori se ne è verificata
una molto abbondante che ha
raggiunto i 30 cm in poche ore e
che ha creato diversi danni ad
alcuni impianti di produttori coperti da reti antigrandine. Purtroppo
si registrano danni seri in quanto
le reti erano “aperte”, e, anche se
le strutture portanti sono state
costruite con criteri di sicurezza
piuttosto elevati, alcune di esse
sono collassate sotto il peso della
neve. Da considerare che l’evento
è stato molto violento per intensità e, oltre che per la quantità di
neve caduta, per essere stato
accompagnato da forti venti. Si
deve però fare un’analisi delle
strutture che hanno subito danni.
Quelle maggiormente colpite sono
le classiche a tettino, dove non
c’era un filo portante ortogonale
alle file di sostegno della rete,
mentre in un altro caso sono fuoriuscite le “ancore” (basette) dal
terreno. Gli impianti fatti a “rete
piana” hanno resistito meglio perché la struttura, per la sua tipologia costruttiva, scarica il peso su
tutte le ancore ed è distribuito
N
omogeneamente su tutta la superficie
della rete. Questo tipo migliore di resistenza si è dimostrata anche durante
le forti grandinate del periodo estivo.
C’è da sottolineare, però, che gli
ancoraggi e il dimensionamento dei
cordini diviene fondamentale per la
sicurezza, anche in caso di vento.
Nella nostra zona non siamo certo
preparati a questi eventi, ma comunque possiamo dire che le strutture fino
ad oggi installate dai soci dietro le
esperienze dei primi impianti sono
piuttosto sicure, come dimostrato dagli
eventi grandinigeni degli anni scorsi.
Alcune aziende hanno comunque
attuato un sistema a corde per le reti
piane, dove si possono aprire e chiudere le reti da terra con 2-3 giornate
ettaro di manodopera. Probabilmente
sono sistemi che le zone delle nostre
colline a rischio neve devono adottare.
Il mese di febbraio, oltre che per la
neve, sarà ricordato anche per le
prolungate basse temperature,
situazione che è stata benefica ai
fini dell’accumulo delle ore di freddo. Infatti alla fine di gennaio eravamo intorno alle 600 ore sotto i
7°, mentre con il mese di febbraio
siamo arrivati a quasi a 900 ore.
Questo è un buon preludio per
avere un buon germogliamento del
kiwi verde.
A proposito di danni da freddo si
vuole fare un appunto sulle voci
che corrono circa i danni da gelo
nel Nord Italia. Ad oggi segnaliamo
danni su piante e gemme in alcuni
impianti, ma dobbiamo ricordare
che non è possibile fare stime di
mancanza di produzione finchè non
ci sarà il germogliamento delle
piante per verificare i reali danni.
Pertanto si raccomanda di proseguire con le regole della Buona
Pratica Agricola che prevede una
buona potatura con il giusto carico
di rami, buona impollinazione e
buon diradamento, non lasciandosi
prendere dal desiderio di produrre
in modo eccessivo tralasciando la
qualità finale.
Vi ricordiamo che, comunque, a
prescindere dalle annate, il prodotto più ricercato dal mercato è sempre il frutto di medie dimensioni e
precisamente quello di 100 gr.
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