Tutta colpa dell’“orso russo” la Guerra in Georgia e Ossezia? In realtà,
se si analizzano senza pregiudizi alcuni fatti la conclusione è che le responsabilità sono anche dei georgiani. La reazione spropositata che ha
Georgia: quel Davide
non è così innocente
GUERRA & PACE 1
di Piero Sinatti
avuto la Russia nasce anche dal fatto che il governo di Tiblisi ha puntato tutto sul riarmo e sulla Nato in attesa di uno showdown con Mosca.
Fino a che…
l conflitto russo-georgiano ha provocato
una crisi internazionale. La più grave di
quelle occorse dal crollo dell’URSS a
oggi. Essa investe le relazioni tra USA e
Russia, le due super-potenze nucleari. Tra
Russia ed Unione europea (UE), che si vede
coinvolta direttamente in questa crisi, specie
dopo che alcuni suoi membri (britannici,
svedesi, baltici, polacchi e cechi ) hanno
preso apertamente le parti di Tbilisi (e di
Washington) contro Mosca. Tra Russia e
Ucraina, in piena crisi politico-istituzionale,
il cui presidente si è ostentatamente schierato con Tbilisi contro Mosca, a conflitto
armato ancora in corso.
La crisi, non più regionale, ma globale, ha
subito trovato un immediato e ancor più
allarmante riflesso nella questione che –
oltre all’ininterrotta espansione a est della
NATO – più ha concorso ad avvelenare i
rapporti tra le due super-potenze nucleari,
USA e Russia: l’installazione di elementi
della difesa spaziale americana in
Repubblica Ceca e Polonia.
Questo disegno – extra NATO ed extra UE
– è stato confermato da impegni formali
operativi tra Washington e Varsavia siglati il
20 agosto, nel bel mezzo della crisi russogeorgiana. Con ciò mostrando il fine reale di
I
8
questa iniziativa americana: non era quello,
più volta asserito da Washington, di difendere l’Europa dai missili iraniani. O solo
quello.
Mosca ha assicurato più volte di prendere
misure missilistico-strategiche “adeguate”
nei confronti di Praga e di Varsavia. E ha
mandato (10 settembre) due suoi bombardieri strategici Tu-160 ad atterrare in un
aerodromo militare venezuelano.
La crisi, innescata dall’aggressione georgiana all’Ossezia del Sud, un giorno dopo gli
impegni di Saakashvili di “tregua olimpica”,
è stata provocata dal fatto che Mosca non si
è limitata a liberare dagli aggressori
l’Ossezia del Sud. Le sue forze armate sono
entrate in Georgia in profondità, hanno
bombardato e occupato infrastrutture
nevralgiche e basi militari. Una risposta che
la comunità internazionale ha giudicato “del
tutto sproporzionata”, da condannare sul
terreno del diritto.
La Russia è rimasta isolata. Anche all’inter-
_La crisi, innescata dall’aggressione georgiana all’Ossezia
del Sud è stata provocata dal fatto che le forze armate di
Mosca sono entrate in Georgia (nella foto a fianco il presidente Mikhail Saakashvili) in profondità
Grazia Neri_AFP
GEORGIA: QUEL DAVIDE NON È COSÌ INNOCENTE
dimenticare di aver creato un pericoloso precedente, riconoscendo come Stato indipendente il Kosovo. Mosca, in una pericolosa
surenchère, li ha ripagati della stessa moneta.
Un piccolo David contro Golia?
Un’abilissima campagna mediatica ha
fatto sì che il conflitto tra Georgia e Russia
venisse rappresentato come la lotta impari
del piccolo e democratico David georgiano
aggredito e sopraffatto dal dispotico e prepotente Golia russo.
Sicuramente, la superiorità schiacciante di
Mosca e le operazioni di guerra condotte in
Georgia dalle forze armate russe sono fatti.
Inconfutabili.
Tuttavia, non si dovrebbero ignorare né i
precedenti storici (vedi box), né alcune circostanze in cui il conflitto è maturato.
Cominciamo dalle responsabilità del conflitto: è stata la decisione del presidente georgiano Saakashvili ad aprire il conflitto, quando nella notte tra il 7 e l’8 agosto sono stati
aggrediti il territorio sud-ossezino, che è
stato semidistrutto, e i peacekeeper russi là
dislocati. Una ventina di loro sono stati uccisi dai georgiani.
Olycom
no dei propri sistemi di alleanza politicodiplomatica-militare.
Infatti, sia i Paesi che fanno parte
dell’Organizzazione della Cooperazione di
Shanghai (SCO: oltre la Russia, ne fanno
parte Cina, Kazakistan, Uzbekistan,
Kyrgystan, Tagikistan), sia quelli dell’ODKB
(Organizzazione del Trattato per la Sicurezza
Collettiva, ne fanno parte oltre alla Russia,
paesi della CSI come Bielorussia, Armenia, e
i citati Paesi centro-asiatici) non hanno dato
alla Russia l’appoggio politico formale che
essa si aspettava.
Sicuramente un riflesso di paura si è fatto
sentire in tutta l’area dell’ex-URSS, anche in
quei Paesi, come quelli citati, che finora
erano stati i più vicini (o i meno lontani)
rispetto al Cremlino.
Con l’uscita della Georgia dalla CSI e la
decadenza degli accordi internazionali che
dal 1992-1994 (e 1999) avevano “congelato”
i conflitti tra la Georgia, Ossezia del Sud e
Abkhazia, si crea un pericoloso vuoto politico e giuridico, che l’inopinato riconoscimento da parte russa delle due repubbliche separatiste non colma, anzi aggrava.
Gli occidentali, tuttavia, non dovrebbero
GUERRA&PACE 1
_La corsa agli armamenti intrapresa dalla Georgia nel
2004 ha due obiettivi: da una parte il recupero della sovranità georgiana su tre regioni distaccatesi da Tbilisi e la
costruzione di un esercito di tipo nuovo
Il nuovo esercito georgiano
Questo esercito è costituito da trentatremila soldati professionali, dotati di “moderni
armamenti occidentali”, forniti soprattutto
da americani, israeliani e ucraini, oltre che di
vecchi armamenti sovietici. Da aggiungere,
70.000 riservisti. Attrezzate basi militari
sono state costruite con il concorso americano, a Gori (circa 40 km dai confini sud-ossezini), Senaki (presso i confini abkhazi) e a
Kutaisi (centro della Georgia).
Solo nel 2007 gli USA hanno stanziato 65
milioni di dollari, destinati prevalentemente
a FFAA e polizia.
Complessivamente Washington dal 1992 al
2007 ha stanziato alla Georgia indipendente
1,8 miliardi di dollari. Importanti finanziamenti e crediti alla Georgia sono venuti
anche da UE, FMI e Banca Mondiale.
La spesa militare georgiana è cresciuta ininterrottamente dal 2005. In quell’anno, il
governo georgiano ha destinato alla difesa
circa il 10% dell’intero budget – 1,2 miliardi
di dollari – previsto per quell’anno. L’anno
prima la spesa militare era stata di 60 milioni.
Nel giugno 2007 il bilancio militare, previsto
Grazia Neri_AFP
Inoltre, è un fatto inconfutabile la corsa agli
armamenti intrapresa dalla Georgia dal
2004, il primo anno della presidenza di
Mikheil Saakashvili, detto “Misha”, da mettere in diretta relazione con due obiettivi
fondamentali e complementari del suo programma politico: da una parte, il recupero
della sovranità georgiana sulle tre regioni
distaccatesi da Tbilisi sin dai primi anni
Novanta del secolo scorso – l’Adzharia nel
sud del Paese ai confini con la Turchia, dotata di un importante porto e terminale petrolifero come Bitumi; l’Ossezia del Sud e
l’Abkhazia. Dall’altra la costruzione di un
“esercito di tipo nuovo”, funzionale al futuro ingresso della Georgia nella NATO, chiesto con forza sia da Tbilisi , sia da
Washington, e all’adeguamento delle sue
FFAA agli standard di quell’alleanza.
GEORGIA: QUEL DAVIDE NON È COSÌ INNOCENTE
in 315 milioni di dollari, fu incrementato di
ulteriori 260 milioni – come si legge in un
lungo rapporto del londinese “Institute for
War & Peace Reporting” (IWPR).
“Parte della somma”, dichiara all’IWPR il
nuovo e giovanissimo ministro della Difesa
David Kezerashvili (con passaporti georgiano
e israeliano), “sarà impiegata in parte per
acquistare quegli equipment di cui ha bisogno
un esercito moderno, in parte per inviare in
Iraq un contingente più numeroso (…).
Stiamo costruendo il nostro esercito da zero”.
Nel 2008 la difesa assorbe circa un miliardo di
dollari, dopo che il budget per la difesa previsto – 723 milioni di dollari – viene incrementato del 28% in primavera, in evidente coincidenza coincidenza con l’incremento della tensione georgiano-sud ossezino-russa.
C’è un rapporto tra questa spesa e la “sacra
missione” di riportare sotto la sovranità
georgiana le regioni separatiste (o ormai
“separate”) che si è dato Saakashvili.
Quattro anni fa, a Kutaisi, antica capitale
georgiana, egli promise di adempierla, giurando sulla tomba del più grande re della
storia georgiana, David Aghmashnebeli,
detto il Costruttore (1089-1125), che unificò
gli sparsi principati georgiani nel XII secolo.
Il più alto tasso di crescita della spesa
militare
Secondo il SIPRI (Stockolm
Internazionale Peace Research Institute) in
Georgia si è registrato negli anni 2005-2007
il più alto tasso di crescita nel mondo della
spesa militare.
Questo è avvenuto in un Paese piccolo, privo
di risorse energetiche, di appena 4,5 milioni
di abitanti, di cui il 13% disoccupati e una
grande massa di emigrati. Il cui debito statale nel 2008 ha toccato i 2,3 miliardi di dollari. Vastissime le aree di povertà. Bassi i salari. Infime le pensioni. Anche se le statistiche
parlano di crescita degli investimenti durante la presidenza di Saakashvili (circa 2
miliardi di dollari), di una crescita del PIL
negli ultimi due-tre anni attorno al 10 percento.
All’inizio a “Misha” andò bene. Nel maggio
2004 ristabilì la sovranità sull’Adzharia
quasi senza colpo ferire. La Russia non
intervenne, nonostante avesse un’importante
base militare presso Batumi, sul Mar Nero,
che lascia tre anni dopo.
Ma gli adzhari sono georgiani, restati più a
lungo sotto il dominio turco e islamizzati.
Con gli ossezini e abkhazi, storicamente
Un conflitto che viene da lontano
Durante la sua effimera indipendenza (19181921), la Georgia cercò di stroncare con la forza le
aspirazioni separatiste degli ossezini del sud e
degli abkhazi. Era allora guidata dal governo
socialdemocratico (menscevico) di Noj Zhordanija,
visitato nel 1920 da un’autorevolissima
delegazione dell’Internazionale socialista (che
comprendeva Karl Kautsky), che lo sosteneva
contro i bolscevichi.
Erano gli anni della Guerra Civile russa, seguita
allo sfacelo dell’Impero. La Germania (prima della
sconfitta), le potenze dell’Intesa, Gran Bretagna in
testa, avevano inviato missioni diplomatiche e
militari nel Sud Caucaso, per i motivi che Josif
Stalin, allora commissario sovietico alle
nazionalità, aveva ben colto, come si vede da una
sua dichiarazione alla “Pravda” nel novembre
1920.
“L’importanza del Caucaso per la rivoluzione (leggi:
la Russia bolscevica) non sta solo nel fatto che
essa è una fonte di materie prime, carburante e
cibo, ma anche nella posizione che occupa tra
12
Europa e Asia (…) nonché nella presenza di
comunicazioni economiche e strategiche della
massima importanza, come Batumi-Baku, BatumiErzerum. L’Intesa tiene conto di tutto questo (…)
essa vorrebbe aprirsi una via di comunicazione
diretta con l’Oriente attraverso la Transcaucasia.
Chi si attesterà definitivamente nel Caucaso? Chi
avrà il petrolio e le importantissime vie di
comunicazione che conducono al cuore dell’Asia?
L’Intesa o la rivoluzione (La Russia bolscevica)?
Questo il problema”.
Dopo che i bolscevichi conquistarono il controllo
del Caucaso, fu proprio Stalin a dare lo status di
formazioni autonome all’Ossezia del Sud (come
regione) e all’Abkhazia (come repubblica), ma nel
quadro della Georgia. Al fine di mescolare le etnie
e conculcarne le spinte nazionaliste, sempre forti
in Georgia.
Settant’anni dopo, tra il 1989 e il 1993, il crollo
dell’URSS ripropone uno scenario simile. La
microimperialista Georgia si oppone di nuovo con
la forza alla volontà di separazione dei sud-
GUERRA&PACE 1
ostili alla Georgia, l’impresa è ben più difficile. Finora tutte le offerte di Tbilisi della più
ampia autonomia sono state respinte.
Da qui, in Saakashvili, la tentazione del
colpo di forza, confidando sul non intervento
di Mosca e su un ombrello protettivo degli
Occidentali che non si è aperto.
militari possono toccare un soldo di mille
dollari mensili, compreso il premio mensile
per chi frequenta corsi di lingua straniera.
Un insegnante o un medico superano di
poco i 100-120 dollari mensili.
Tbilisi sta impegnando 150 militari in
Kosovo (ironia della storia!) e 2000 in Iraq,
terzo contingente d’occupazione dopo quelli
Un esercito nuovo per la Georgia
americano e britannico.
In un’intervista al giornale russo
Si è anche formata un’unità speciale antiter“Novaja Gazeta” (12 novembre 2007)
rorismo di circa 2000 uomini, addestrata
Saakashvili affermava orgogliosamente che dagli specialisti della missione americana del
il suo esercito era “dotato di moderni equi- “Georgia Train and Equip Program”, iniziapaggiamenti, artiglieria e prodotti elettronici to nel 2002, durante la presidenza di Eduard
che non possiedono né i separatisti sudShevardnadze, l’uomo che ha aperto le porte
ossezini e abkhazi, ma neppure i russi”. Di
della Georgia ai petrolieri americani e briaerei da combattimento (Su-25) sovietici
tannici impegnati nell’area azero-caspica,
adattati da specialisti israeliani al volo notper costruirvi una tratta fondamentale del
turno e alle condizioni atmosferiche del
costosissimo oleodotto (il Baku-TbilisiCaucaso, dove spesso c’è nebbia e la visibili- Ceyhan, BTC), voluto dall’amministrazione
tà è zero.
Clinton per “bypassare” la Russia e ridurne
“I russi di aerei simili non ne hanno”, aveva l’influenza politica ed economica nella
detto Misha. Come non hanno né visori
regione caucasico-caspica. “Volpe argentata”
notturni, né aerei spia senza pilota, che
fu cacciato dalla cosiddetta “rivoluzione
Tbilisi ha acquistato in Israele.
delle rose” di Saakashvili, appoggiata dagli
La carriera militare in Georgia è diventata la americani, cui non piaceva il (realistico) barpiù prestigiosa e la meglio remunerata.
camenarsi di quel presidente tra loro e
Addestrati da istruttori americani, i quadri
Mosca.
ossezini e degli abkhazi.
Sotto la guida catastrofica del suo primo
presidente, lo sciovinista Zviad Gamsakhurdija
(1991-1992), organizza spedizioni di “pulizia
etnica” contro quei due popoli, seguendo la parola
d’ordine “la Georgia ai georgiani”. Fuori gli altri.
Sud-ossezini e abkhazi reagiscono con pari
durezza, appoggiati in modo non ufficiale (anche
militarmente) da Mosca.
La Russia, minacciata dal secessionismo ceceno,
cerca di mantenere posizioni nel Caucaso e lo fa
anche a spese della Georgia. Inoltre 5000 volontari
nordcaucasici, ceceni compresi, accorrono in
difesa degli Abkhazi. Paradossi caucasici.
Cacciato Gamsakhurdija, anche il più assennato
Eduard Shevardnadze e le bande militari che lo
appoggiano, lanciano un’offensiva contro
l’Abkhazia. È un insuccesso, che si intreccia a una
complicata guerra civile che rischia di distruggere
la Georgia. In Abkhazia la “pulizia etnica” colpisce
i georgiani d’Abkhazia, che erano maggioranza.
Finalmente, mentre Shevardnadze consolida la sua
leadership e pone termine alla guerra civile, la
mediazione russa, nel quadro di accordi
internazionali (sotto l’egida OSCE), impone il
cessate il fuoco nelle due regioni (1992 e 1993).
Sotto l’egida internazionale (OSCE), commissioni
miste e missioni di peacekeeping, svolte
soprattutto dai peacekeeper russi, controllano le
“zone di conflitto” e le aree di confine.
Da allora Tskhinvali e Sukhumi acquistano
un’indipendenza de facto. Con referendum popolari
che confermano la secessione. I conflitti restano
pressoché “congelati”, in attesa di accordi di pace.
L’avvento al potere del nazionalista Saakashvili nel
2004, il riarmo georgiano sostenuto dagli USA e
l’attrazione delle due regioni nella sfera di Mosca,
concorrono a riaccendere il conflitto che divampa
l’8 agosto scorso.
Da non dimenticare: i precedenti conflitti degli
anni Novanta avevano provocato circa diecimila
morti in Abkhazia, oltre mille in Ossezia del Sud.
Più duecentomila profughi, prevalentemente
georgiani. p.s
13
Un esercito nuovo
In Georgia nasce – afferma Saakashvili
meno di un anno fa – un esercito di tipo
nuovo. “Mentre la Russia mantiene il suo
semi-demoralizzato relitto”.
La sua performance, però, non è stata esaltante nella “guerra dei cinque giorni”.
Nonostante armamenti e mezzi avanzati e di
recentissima dotazione, prevalevano ancora i
datati armamenti sovietici.
Dopo l’effimera conquista di Tskhinvali,
annunciata trionfalmente da Saakashvili la
mattina dell’8 agosto, questo esercito non
ha resistito a una controffensiva russa che il
presidente e comandante in capo non si
aspettava. È stato letteralmente sbaragliato,
lasciando armi, bagagli e basi in mano russa.
Aerei colpiti negli aerodromi. Navi (le
poche) affondate nei porti. Risultati fallimentari per una leadership che tanto aveva
speso e investito e che tanto fortemente
vuole entrare nella NATO.
Grazia Neri_AFP
Grazia Neri_AFP
GEORGIA: QUEL DAVIDE NON È COSÌ INNOCENTE
profilo economico, per gli idrocarburi e le vie
di comunicazione Asia-Europa. Proiettata
verso il Vicino Oriente, segnatamente l’Iran,
e verso le grandi aree produttrici di greggio
e gas, come quella caspico-centro asiatica.
Della linea di pieno “sostegno e aiuto” alla
“giovane audace democrazia georgiana”,
sostanziata da uno stanziamento di un
miliardo di dollari “per la ricostruzione”
(anche militare) annunciato ai primi di settembre, si è fatto portatore il vicepresidente
statunitense Dick Cheney, durante la sua
visita nella prima decade di settembre in
Azerbajdzhan, Georgia e Ucraina, Paesi chiave per il complesso obiettivo USA di fissare
la propria influenza nell’area ex-sovietica, ai
confini meridionali della Russia.
È davvero così democratico “Misha”?
Saakashvili non aveva mai ricevuti tanti
attestati di democraticità come tra agosto e
settembre. C’è stato un consigliere di politica
internazionale del candidato democratico alla
Riarmare la Georgia
presidenza Obama, Richard Holbrooke, già
Eppure, negli Stati Uniti, ben più che nel ambasciatore dell’amministrazione Clinton
nucleo storico dell’UE, il “progetto Georgia” all’ONU che lo ha definito “immensamente
resta il fulcro della penetrazione e del conso- intelligente”, aggiungendo che “se lui
lidamento della presenza americana nel fian- sopravvive, Putin perde” (“The Moscow
co sud e sud-est della Russia, tra Mar Nero e Times”, 4 settembre 2008).
Mar Caspio. Un’area fondamentale sotto il
Certo, il pluralismo politico Saakhashvili lo
14
Grazia Neri_AFP
accidentale per avvelenamento) degli inquirenti, tra cui si trovavano ufficiali dell’FBI.
Si è ventilata l’ipotesi di omicidio. Nino
Burdzhanadze, speaker del Parlamento dal
dicembre 2001 alla fine del 2007, ha rotto
con Saakashvili tra l’autunno e la primavera
ha mantenuto. È stato eletto con consensi tra ed è uscita dal “partito del potere”: il
il 90% (2004) e il 54% (gennaio 2008). Le
Movimento nazionale unificato. Filo-occiregioni, però, sono tutte governate da prefet- dentale, la signora ha auspicato in un’interti di sua nomina.
vista della fine di agosto scorso, “la normaDi simili consensi popolari godettero anche
lizzazione” delle relazioni con Mosca, pur
il despota paranoico Gamsakhurdija (v. box) nel quadro di una politica filo-occidentale.
e il suo successore Shevardnadze, cacciato
Potrebbe essere lei la carta occidentale da
via malamente da Misha con accuse di mal- giocare per un eventuale dopo-Saakashvili.
governo e corruzione.
Tuttavia, la presidenza di Saakashvili è
Altri ex-compagni d’arme
segnata da un fenomeno ricorrente nei Paesi
Contro il presidente si è schierata Salomè
a guida personalista e autoritaria: la disgreZurabishvili, ex-ambasciatore francese a
gazione del nucleo dirigente storico raccolto- Tbilisi, nominata ministro degli Esteri nel
si attorno al leader.
marzo 2004 e dimissionata un anno dopo.
Cominciamo dal triumvirato della
Ha denunciato ripetutamente l’autoritarismo
“Rivoluzione delle rose”: “Misha” (il presi- e il personalismo di Saakashvili. Ha parlato
dente, con alle spalle stage di studi forensi
di “sindrome della paura e terrore in
negli USA), Zurab Zhvanija (premier), Nino Georgia”, nel periodo delle grandi manifeBurdzhanadze (speaker del Parlamento).
stazioni popolari contro “Misha” svoltesi a
Zhvanija, considerato il più dotato intelletTbilisi tra il 2 e il 7 novembre scorso.
tualmente dei tre, viene trovato morto il 3
Furono represse con un “uso sproporzionato
febbraio 2005 in circostanze che i suoi fami- della forza”, secondo un rapporto riferito
liari definiscono “oscure”. Sono giudicate
dalla responsabile delle Nazioni Unite per i
affrettate le indagini e le conclusioni (morte diritti umani Louise Arbour.
_Migliaia di georgiani protestano davanti al Parlamento
nel 2007 contro l’arresto dell’allora ministro della Difesa
Irakli Okruashvili. A fianco, il vicepresidente Usa Dick
Cheney e Nino Burdzhanadze, speaker del Parlamento
15
GEORGIA: QUEL DAVIDE NON È COSÌ INNOCENTE
In quell’occasione, Saakashvili dichiarò lo
stato d’emergenza e chiuse le principali stazioni televisive, tra cui la più ascoltata e
popolare, “Imedi”, di proprietà del miliardario “Badri” (Arkadij) Patarkatsishvili.
“Misha” accusò gli oppositori di essere
“agenti di Mosca”.
Solo grazie all’intervento americano, tali
misure furono abrogate e furono liberati
rapidamente la maggior parte degli arrestati.
Patarkatsishvili, già socio e braccio destro
dell’oligarca russo in esilio Boris
Berezovskij, da sostenitore e finanziatore di
Saakashvili si trasformò presto in critico e
accanito avversario, accusandolo di dispotismo, inefficienza e di estorsioni a danno di
esponenti della comunità degli affari georgiana. Nel febbraio scorso “Badri”, a soli 53
anni, muore a Londra, dove si era rifugiato
colpito da un mandato di cattura della procura di Tbilisi. La diagnosi parla di infarto, ma
è contestata da familiari e amici, che parlano
di omicidio. Alle presidenziali del gennaio
2008, “Badri” aveva ottenuto il 7% dei voti.
Irakli Okruashvili, originario di Tskhinvali,
giurista, è stato ministro della Difesa dal
2004 al 2006. Russofobo e “falco” anti-ossezino e antiabkhazo, rompe con Saakashvili,
dopo sette anni di sodalizio. In un’intervista
trasmessa da “Imedi” (25 settembre 2007)
accusa il suo mentore di autoritarismo,
nepotismo e corruzione, oltre che di macchinazioni per assassinare Patarkatsishvili.
Rivela circostanze inquietanti sulla morte di
Zhvanija. Due giorni dopo “Okrua” è accusato di estorsione, riciclaggio, abuso di potere
e arrestato. L’8 ottobre viene mostrato ai
media un video-tape in cui egli si confessa
colpevole. Uscito poco dopo di carcere pagando una grossa cauzione, ripara in Germania,
da dove accusa le autorità di avergli estorto
la confessione con intollerabili pressioni psicofisiche. Evitata l’estradizione (“sarebbe
come una sentenza di morte”, dichiara) ha
ottenuto lo scorso aprile asilo politico in
Francia. In un’intervista rilasciato al tedesco
“Der Spiegel” (1° aprile 2008) Okruashvili
ha detto: “Ho fatto molti errori. I miei sostenitori e io non abbiamo saputo impedire a
un uomo come Saakashvili di acquisire un
potere assoluto”.
Il 28 marzo scorso, processato in contumacia,
viene condannato da una corte di Tbilisi a 11
anni di reclusione. Anche Giorgi Khaindrava,
ex-regista cinematografico e ministro per la
16
Soluzione dei Conflitti dal 2004 al 2006,
destituito per il suo moderatismo e passato
nel campo dell’opposizione, partecipa alle
manifestazioni di novembre e viene arrestato.
In una recentissima intervista, accusa gli
occidentali di aver “chiuso gli occhi sulla
tirannia (sic) che Saakashvili esercita sulla
Georgia”.
Opposizione: finita la tregua
Intanto, si è rotta dai primi di settembre
la tregua dell’opposizione georgiana nei confronti del presidente, nata dalle urgenze dell’unità nazionale di fronte al nemico russo.
Si comincia a chiedere l’apertura di una discussione pubblica e senza censura sulle
“responsabilità della guerra” e della “pesante situazione in cui si trova il Paese”.
Lo hanno fatto, per prime, ottanta personalità della società civile e della politica, in una
lettera pubblicata sul giornale “Resonansi”
(4 settembre). In essa accusano “le autorità”
di essere cadute nella “trappola tesa da
Mosca”, per “mancanza di professionalità” e
“antidemocraticità” (www.civil.ge/eng, 4 settembre 2008).
Alcuni dirigenti di partiti oppositori, come il
laburista Salva Natelashvili e il conservatore
David Gamkrelidze (“Nuova destra”), il
repubblicano David Usuapshvili sono concordi nel dichiarare che alla base della disfatta c’è la “decisione personale di Saakashvili
di bombardare Tskhinvali e di assalirla”.
Secondo il “Frankfurter Allgemeine
Zeitung”, di questa accusa si sarebbero fatti
portavoce, al quartier generale della NATO a
Bruxelles, rappresentanti del ministero della
Difesa georgiano. Fino all’ultimo avrebbero
cercato di far desistere Saakashvili dal suo
avventato passo. I tre leader sopra citati
hanno invitato presidente e governo a rassegnare le dimissioni, e chiedono nuove elezioni. Si dovrebbe formare “un nuovo
governo, né filorusso, né filoamericano”, in
grado di stabilire nuove relazioni con gli
USA e con la Russia (www.interfax.ru, 10
settembre 2008, “Kommersant”, 11 settembre). È vero che, almeno fino alla prima
decade di settembre, il consenso popolare
attorno a Saakashvili resta alto. Pur tuttavia,
queste prime voci dissonanti potrebbero
annunciare una crisi politica e istituzionale
incombente. Sarebbe bene che gli
Occidentali – specie gli europei, più assennati – le ascoltassero.
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