Reggio Calabria, operazione Ultima spiaggia
Giovedì 18 Dicembre 2014 12:31
REGGIO CALABRIA - 18 dic. - Alle prime luci dell'alba, nelle Province di Reggio Calabria,
Imperia e Pesaro, i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria hanno dato
esecuzione ad un'Ordinanza di Custodia Cautelare, emessa dal Gip presso il Tribunale di
Reggio Calabria su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 52 persone,
appartenenti e contigue alla 'ndrangheta. Ritenute affiliate alla cosca denominata Paviglianiti,
operante nei comuni di San Lorenzo (RC) e Bagaladi (RC) e territori limitrofi.
Gli indagati sono ritenuti responsabili a vario titolo di: associazione di tipo mafioso; concorso in
associazione di tipo mafioso; concorso in illecita concorrenza con minaccia o violenza,
aggravata dall'aver favorito un sodalizio di tipo mafioso; concorso in falsità ideologica
commessa dal Pubblico Ufficiale in atti pubblici, aggravato dall'aver favorito un sodalizio di tipo
mafioso; corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio, aggravato dall'aver favorito un
sodalizio di tipo mafioso; concorso in intestazione fittizia di beni, aggravata dall'aver favorito un
sodalizio di tipo mafioso; concorso in estorsione aggravata dall'aver favorito un sodalizio di tipo
mafioso; truffa aggravata ai danni dello Stato; concorso in detenzione e porto illegale in luogo
pubblico o aperto al pubblico di armi comuni da sparo, aggravati dall'aver favorito un sodalizio
di tipo mafioso; concorso in furto aggravato ed indebito utilizzo di carte di pagamento;
associazione finalizzata alla produzione e traffico illecito di sostanze stupefacenti; concorso in
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spaccio di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente del tipo marijuana e cocaina .
Le investigazioni, avviate nel novembre del 2009, si sviluppano in prosecuzione dalle indagini
svolte sempre dai Carabinieri di Reggio Calabria con il coordinamento della locale Direzione
Distrettuale Antimafia nell'ambito dell'operazione A.D.A., che aveva focalizzato l'attenzione nel
comprensorio del comune di Melito di Porto Salvo, dove è egemone la cosca Iamonte (a sua
volta coinvolta anche nell'operazione Crimine e facente parte dell'organizzazione unitaria). Il
principio unitario che ispira i nuovi assetti della 'ndrangheta reggina determina inevitabilmente
l'interazione tra le cosche, facendo così che nel corso dell'operazione A.D.A. venissero chiamati
in causa boss e gregari di un altro sodalizio mafioso, nella fattispecie quello capeggiato dalla
famiglia Paviglianiti, che esercita il suo predominio nella zona ionica reggina e più
specificatamente nel comprensorio dei comuni di San Lorenzo (RC) e Bagaladi (RC), dove la
cosca esercita la propria influenza condizionando ogni espressione della vita economica e
sociale e perfino l'agire delle amministrazioni comunali.
L'attività investigativa svolta, inoltre, ha trovato pieno riscontro nelle successive dichiarazioni
rese da Giuseppe Ambrogio, affiliato della cosca Iamonte che, a circa un mese dal suo arresto
maturato nel corso dell'esecuzione dell'operazione A.D.A., ha deciso di collaborare con la
giustizia. L'attendibilità delle rivelazioni fatte in ordine a boss e gregari della cosca Paviglianiti è
data dal legame di parentela che egli ha con personaggi di primo piano della cosca medesima:
Lorenzo Marino in primis, di cui Ambrogio ha sposato la nipote, e Consolato Malaspina, cugino
della madre, che è anche cognato di Vincenzo Paviglianiti Le redini della cosca sono state
storicamente rette da Domenico Paviglianiti, il quale rappresenta il vertice indiscusso
dell'omonima cosca, attualmente recluso presso la casa circondariale di Ascoli Piceno. In
considerazione del regime carcerario cui si trova sottoposto Domenico Paviglianiti, gli interessi
della cosca vengono curati principalmente dai fratelli Angelo e Settimo Paviglianiti cui gli si
riconoscono poteri direttivi e di gestione dei traffici illeciti.
Degni di nota sono i rapporti che i vertici della cosca hanno sempre intrattenuto con i
rappresentanti di maggior livello delle altre famiglie mafiose, in primis la cosca Iamonte, i cui
interessi economici sono inevitabilmente destinati ad intrecciarsi. “Il concetto unitario di
'ndrangheta - affermano gli inquirenti - è avvalorato, oltre che dall'attività investigativa effettuata,
anche da alcuni riscontri oggettivi da cui si evince il forte legame stretto dai Paviglianiti con
affiliati di primo piano della cosca Tegano-De Stefano, egemone nel quartiere Archi del
capoluogo reggino. Gli interessi della cosca vanno dall'esercizio della pratica estorsiva,
mediante la quale si assicurano il controllo del territorio; al controllo degli appalti pubblici, che
vengono di norma affidati a ditte compiacenti riconducibili alla cosca; ed anche il traffico di
stupefacenti che i sodali pongono in essere servendosi di una nutrita schiera di giovani affiliati.
Gli introiti - si legge ancora nella nota diffusa - derivanti dal traffico di sostanze stupefacenti
vengono reinvestiti in attività commerciali, della cui gestione si incaricano direttamente gli
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esponenti della cosca Paviglianiti o prestanome ai quali viene intestata l'attività. L'azzeramento
della concorrenza è uno degli obiettivi che il sodalizio si prefigge di perseguire in maniera tale
da avere piena libertà d'azione e per il raggiungimento del quale si assiste ad un frequente
ricorso ad azioni intimidatorie e danneggiamenti, la cui esecuzione mette il suggello al
predominio della cosca sul territorio.
Nell'estate del 2010 vede i natali il Lido "La Cubana" di proprietà di Luca Bruno Cannizzaro, ma
realmente riconducibile al cognato, Settimo Paviglianiti. "La cubana" è uno stabilimento
balneare, i cui titolari, sin dalla prima stagione estiva, riescono a sbaragliare la concorrenza
ricorrendo ad azioni intimidatorie continue (vedi i ripetuti atti intimidatori e danneggiamenti di cui
nel corso degli anni è stato vittima Carmelo Serranò, un operatore turistico della zona del
comune di San Lorenzo). Si assiste inoltre ad un frequente passaggio del testimone tra
prestanome della cosca che si avvicendano nella proprietà del Bar "Punto Centosei" (questa
l'attuale sua denominazione) che si trova in contrada Arcina del comune di San Lorenzo
frazione Marina: da Vincenzo Marino a Giuseppe Muscianisi, fino all'attuale intestatario,
Vincenzo Abenavoli, tutti riconoscono in Settimo Paviglianiti il reale proprietario al quale, come
emerso a chiaramente nel corso di una conversazione ambientale intercettata, devono essere
corrisposti i proventi.
La pervasività del fenomeno mafioso - si legge ancora nella nota diffusa nel corso della
conferenza stampa - è tale che nemmeno le istituzioni locali riescono a liberarsi dal giogo della
cosca e la sottile linea di demarcazione tra affiliati ed amministratori pubblici conniventi diviene
sempre più flebile: l'attività d'indagine esperita ha infatti dimostrato come la cosca abbia
collocato nei punti nevralgici delle amministrazioni locali uomini di fiducia, attraverso i quali è
stato possibile condizionare il regolare svolgimento della vita politico/amministrativa, nonché
stravolgere le regolari procedure di assegnazione dei lavori pubblici diventati quindi
appannaggio di una ristretta cerchia di imprenditori affiliati e/o contigui alla cosca. Il sostegno
fornito da amministratori e funzionari del comune di San Lorenzo, al servizio della cosca, si
rivelerà determinante: in seno al comune di San Lorenzo, Marco Antonio Sergi e Rocco
Giovanni Maesano, rispettivamente responsabile dell'area tecnica e dell'area amministrativa finanziaria, giocheranno un ruolo determinante permettendo che Cannizzaro, in violazione della
normativa vigente, possa ottenere le autorizzazioni necessarie all'edificazione della struttura,
pur in assenza di nulla osta paesaggistico.
L'importanza delle figure cardine di Sergi e Maesano si denota anche nella discutibile gestione
dei lavori pubblici ed in un eccessivo ricorso alle somme urgenze che divengono appannaggio
di una ristretta cerchia di imprese: nel settore edile e del movimento terra a farla da padrone
sono l'impresa individuale Antonio Russo, il cui titolare è genero di Angelo Paviglianiti, e
Carmelo Iacopino.La cosca Paviglianiti si è rivelata molto attiva nel settore del traffico di
stupefacenti allacciando rapporti con personaggi attivi in un sodalizio operante nella Locride dai
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quali erano soliti rifornirsi di marijuana e facente capo a esponenti della cosca
Morabito-Palamara-Scriva, operante nel comprensorio di Africo Nuovo e dei comuni limitrofi.
L'attenzione investigativa focalizzatasi verso il predetto sodalizio ha evidenziato come la
predetta organizzazione gestisca un fiorente traffico di sostanze stupefacenti del tipo cocaina
anche con le provincie siciliane. Contestualmente all'esecuzione del provvedimento restrittivo, è
stato eseguito un decreto di sequestro preventivo di 5 imprese (tra cui uno stabilimento
balneare ed un frantoio oleario) riconducibili alle cosca PaviglianitiI, per un valore complessivo
di 10 milioni di Euro circa”.
Nel corso dell'operazione sono stati impiegati oltre 250 Carabinieri del Comando Provinciale di
Reggio Calabria, supportati dai militari dello Squadrone Eliportato Cacciatori e dell'8° Nucleo
Elicotteri.
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