G.B. Piccoli Che cos’è la dialisi? La dialisi a vignette Tutto quello che volete sapere. Proprio tutto? (beh, almeno qualche cosa per incominciare). La Dialisi a vignette Testo e illustrazioni di Giorgina Piccoli La serie della Nefrologia a Vignette è a cura di Franca Giacchino e Giorgina B Piccoli Edizioni Tipolito MELLI - Borgone Susa Grafica: Andrea Pellissier Stampa: Tipolito MELLI - Borgone Susa Finito di stampare nel mse di marzo 2011 Eventuali proventi saranno devoluti allo sviluppo di ulteriore materiale didattico per i pazienti con malattie renali e per i loro familiari. Dedica Qmaestri, uesto libro era nato dieci anni fa con una dedica ai miei infermieri e medici che mi hanno svelato i primi segreti del mondo della dialisi. La sua nuova edizione, dieci anni dopo, è dedicata a tutti quei pazienti che mi hanno rivelato un mondo ancora più ricco e straordinario, quello di chi, convivendo con una malattia, non si arrende e diventa più ricco di esperienze, di umanità, di gentilezza. Non è per caso che questa edizione sia possibile grazie al supporto dell’Associazione Amici di Piero. E’ a Piero, alla sua famiglia e ai suoi amici, che questo libro è dedicato. Prefazione Qscrivereuandounalaprefazione dott.ssa Giorgina Piccoli mi ha chiesto di al frutto della sua ennesima fatica, dopo averne scorso le pagine, ho cercato una definizione sintetica ed appropriata per rappresentarlo. Mi sono posto la domanda: si tratta di una guida per il paziente e costituisce, quindi, un orientamento pratico nell’ambito del trattamento dell’uremia, oppure deve essere considerato un manuale che riporta con un criterio funzionale, divulgativo ed informativo, le nozioni fondamentali sull’argomento dialisi e trapianto? Nessuno dei due termini mi è sembrato esaustivo, perché questo volume ha qualcosa in più di una guida o di un manuale. Infatti, in maniera discreta e chiara introduce al mondo della insufficienza renale cronica, rende la conoscenza del trattamento sostitutivo più facile e meno noiosa, è facilmente disponibile grazie al suo formato agevole e nei momenti di immancabile malinconia può far sorridere con le sue vivaci e colorate vignette. Il linguaggio è semplice e chiaro, le illustrazioni sono accattivanti e sdrammatizzanti, adeguatamente misurate. Questo libro è stato concepito per aiutare il paziente nefropatico a comprendere e ad adattare il proprio stile di vita alle sue effettive condizioni di salute. Insomma, un “amico libro” che ti prende per mano e ti accompagna in questo nuovo viaggio. E allora, caro Lettore, sono convinto che questo libro ti seguirà dovunque e, spesso, da buon amico ti indicherà la via da intraprendere. Buona lettura. Gesualdo Loreto* *Professore Ordinario di Nefrologia Università degli Studi di Bari I Reni I Reni I Reni Cominciamo dal principio, I reni sono due organi che hanno la forma di due grossi fagioli e che, quando stanno bene, sono grossi, più o meno, come le mani strette a pugno. cioè dai reni. 14 15 I Reni I Reni I reni fanno un sacco di cose: Ne scriveremo uno apposta un altro giorno. filtrano il sangue e lo depurano: fanno pipì; elaborano vitamine, in particolare utili per le ossa (vitamina D) fabbricano sostanze (ormoni) che servono a nutrire e far crescere le cellule del sangue (eritropoietina) Io sono un globuolo rosso fabbricano sostanze che fanno alzare o abbassare la pressione... grasso Per raccontare tutto cosa fanno i reni ci sarebbe bisogno di un grosso libro. Per adesso cominciamo dalle cose più importanti. 16 17 I Reni I reni eliminano un sacco di schifezze: sono un po’ il portaspazzature del nostro corpo. (Ma da dove vengono tutte queste scorie - o spazzature? Un po’ da quello che mangiamo e beviamo, un po’ dal nostro organismo; sono i “sottoprodotti” del suo funzionamento, come il fumo dei camini o i gas di scarico delle macchine. Quello che non vola via viene eliminato dall’intestino (e dai reni). I Reni Questo si può fare in vari modi: all’inizio, quando cioè i reni funzionano ancora un po’, anche se non più perfettamente, può essere utile una dieta che eviti di fabbricare troppa “spazzatura”. Se i reni si ammalano e non funzionano più bene bisogna sostituire il loro lavoro.. o, almeno, renderlo più leggero. 18 19 I Reni I Reni In generale, in questa fase, si usano diete con poche proteine, che funzionano sia mantenendo i reni “a riposo” (più proteine = più lavoro per i reni) sia producendo meno scorie; è un po’ lo stesso principio della benzina senza piombo per le macchine. I reni malati si possono anche aiutare prendendo alcune medicine e vitamine, che compensano quello che è stato perso, o aiutano ad alleggerire il lavoro dei reni, ad esempio tenendo bassa la pressione. 20 21 I Reni Ma quando i reni non funzionano proprio più è necessario ripulire direttamente il sangue, lavandolo, INSOMMA… I Reni erano state fatte proprio con delle lavatrici: questo succedeva in Giappone, circa 30 anni fa… Ma è una lunga storia. Adesso bisogna cominciare dal principio. NON PROPRIO COSì… Però alcune delle prime macchine per la dialisi - cioè per la ripulitura (depurazione) del sangue 22 23 I Reni 24 La Dialisi in generale La Dialisi in generale La Dialisi in generale Dialisi, per prima cosa, vuol dire “passare attraverso”: è una parolona greca, come molte parolone dei dottori. Per capire come funziona il suo lavaggio, bisogna sapere, almeno in linea generale, come è fatto il sangue: Dialisi vuol dire fare passare via dal corpo le sostanze che non devono rimanervi (la spazzatura) e fare arrivare al corpo le sostanze che devono entrarci. se lasciamo una goccia di sangue ferma per un po’ questa si divide in due strati: 26 27 La Dialisi in generale La Dialisi in generale Quando i reni funzionano meno, di solito non capita nulla ai globuli bianchi e alle piastrine; in genere diminuiscono i globuli rossi e aumenta quindi la parte “acquosa” del sangue. (I globuli rossi nascono e maturano di meno: per crescere, i globuli rossi hanno bisogno dell’eritropoietina, che è una sostanza che li fa maturare. Anche eritropoietina è una parolona greca: “eritro” = rosso e “poietina” = quello che fa; cioè la sostanza che fa i globuli rossi). Da qui in giù ci sono le cellule: i globuli bianchi, che sono i più grossi, “galleggiano” meglio e difendono il corpo dalle infezioni; le piastrine, che sono piccole celluline appiccicose, si attaccano alle pareti delle vene e delle arterie quando ci si fa un taglio; i globuli rossi, belli e paciocconi come dei soli rossi (al tramonto), trasportano l’ossigeno che fa respirare gli organi del nostro corpo. 28 29 La Dialisi in generale Adesso ci sono delle cure (ferro, eritropoietina) che impediscono che i globuli rossi diminuiscano troppo… anche questa però è un’altra storia … torniamo ancora alla goccia di sangue: i grossi guai cominciano qui: nella parte acquosa dove si accumula tutto quello che i reni non riescono a eliminare. La Dialisi in generale ACQUA: quando i reni smettono del tutto di funzionare, anche l’acqua si accumula; questo succede però solo alla fine della triste storia dei reni malati, spesso tempo dopo l’inizio della dialisi. …SALI: in particolare quello che si accumula in modo pericoloso è il potassio, ma anche altri, come il fosforo, non scherzano. X ≈ ∞ PROTEINE: proteine intere e soprattutto pezzi di proteine e altre sostanze; alcune sono dette “aromatiche”, ma non perché siano buone; altre hanno nomi strani come, per esempio, putrescina, cadaverina (bah!) GLOBULI BIANCHI E PIASTRINE: sempre uguali. GLOBULI ROSSI: spesso un po’ ridotti. 30 31 La Dialisi in generale La Dialisi in generale Ma da dove arriva tutta questa roba? Tutto quello che entra nel nostro corpo in qualche modo deve uscire. C’è un solo modo di entrare nel corpo: essere mangiati o bevuti. Ci sono tre modi di uscire: attraverso i pori della pelle (sudore); attraverso l’intestino (le feci, semplicemente dette popò). 32 33 La Dialisi in generale La Dialisi in generale Tutte queste sostanze in eccesso sono gli scarti del nostro organismo: sono cioè quello che non si utilizza a partire dai cibi e dalle bevande oppure quello che avanza dal lavoroio di tutto il nostro corpo che deve: e finalmente attraverso i reni (attraverso l’urina, più semplicemente detta pipì dagli amici). Anche se il fegato aiuta un po’, il grosso di questa fondamentale azione di pulizia del corpo è svolto proprio da questi due fagioloni. Se i reni non funzionano, nel corpo si accumulano sostanze tossiche. 34 Vivere, insomma; vivere richiede un sacco di fatica e consuma un sacco di energia. 35 La Dialisi in generale La Dialisi in generale Se non si può correggere l’insufficienza renale, che vuole proprio dire “l’incapacità dei reni di eliminare le scorie” che si accumulano, si arriva a una specie di intossicazione. Lavare il sangue, ma come? Abbiamo detto che non si fa così. Quando la dieta non basta più, quando le medicine non bastano più, bisogna lavare il sangue, ma come? 36 quindi vediamo come si può fare 37 La Dialisi in generale Il trucco è facile: poiché non si può semplicemente togliere tutto il sangue sporco La Dialisi in generale il trucco è quello di fare passare il sangue sporco a contatto con qualcosa di pulito, in modo che Quello che è sporco esca e mettere al suo posto altro sangue pulito, cioè “cambiarlo” ogni volta che si sporca. 38 e quello che è pulito entri. 39 La Dialisi in generale Inoltre questo traffico tra sporco e pulito deve accadere solo nella parte più “liquida” del sangue, per non correre il rischio che anche gli utili globuli rossi e bianchi vengano cacciati via la porta è è troppo piccola; io non passo (dice il globulo rosso) 40 La Dialisi in generale Il principio della porta del corpo è quello delle membrane semi-permeabili, cioè membrana vuol dire sottilissima pellicola (è come non avere nulla in mano, con buchi quasi inesistenti) e semi-permeabile vuol dire “semi” = non del tutto “permeabile” = contrario di impermeabile: cioè attraversabile 41 La Dialisi in generale La Dialisi in generale Sembra difficile? Non è vero. Insomma, bisogna poter fabbricare una specie di scolapasta in miniatura: Vediamo più in dettaglio: immaginiamo di avere due vasetti: I maccheroni sono come i globuli rossi, i bianchi, le pistrine e le grosse proteine; non passano attraverso i buchini della membrana (o dello scolapasta). L’acqua della pasta passa attraverso i buchi dello scolpapasta, come l’acqua e i sali e le proteine più piccole, che bisogna eliminare. La pasta, poi, si condisce col sugo, cioè con le sostanze buone da aggiungere. 42 rovesciamo i vasi in un recipiente diviso in due da una MEMBRANA SEMI-PERMEABILE che lascia passare sia i fiori sia l’acqua (allora non è semipermeabile… ma no, non lascerebbe passare cose più grosse, per esempio un cactus) 43 La Dialisi in generale La Dialisi in generale Se avessimo una membrana semimpermeabile con il sangue “sporco” da una parte e nulla dall’altra, cosa succederebbe? Dopo un po’ si raggiunge una situazione di equilibrio, cioè stabile, con tanti fiori di qua, tanti fiori di là della membrana. L’esempio dei fiori si applica a tutte le sostanze: quelle “buone”, che devono entrare nel sangue (per esempio il calcio e il bicarbonato); quelle “cattive” che devono entrare nel liquido “pulito”, il liquido o “bagno” di dialisi (per esempio la creatina o l’azotemia); quelle “neutre”, che devono rimanere allo stesso livello dai due lati della membrana (per esempio il sodio). 44 Immaginiamo di dover pulire una boccia di pesci; rovesciamo il contenuto in una nuova boccia divisa in due da una membrana semi-permeabile: lasciamo vuota metà della boccia e versiamo nell’altra i pesci che si comportano come le proteine più grosse, i globuli rossi, i globuli bianchi e le piastrine (i globuli rossi, i globuli bianchi e le piastrine si chiamano anche elementi CORPUSCOLATI, cioè dotati di un minuscolo “corpicino”) eversano anche li il mangime verde (piccole proteine, sali, scorie). 45 La Dialisi in generale La Dialisi in generale Poiché il nostro corpo è ben più grosso di una boccia di pesci, non basta un solo passaggio per riequilibrarlo tutto (vediamo cosa capiterebbe se ci fosse una boccia da una parte chiusa da una membrana semimpermeabile e un enorme catino dall’altra…). Dopo un attimo acqua e mangime verde cominciano a passare. Dopo un po’ il livello dell’acqua è sceso e il mangime verde è un po’ di qua e un po’ di là. No, non va bene, ci vuole un’altra soluzione. 46 47 La Dialisi in generale La Dialisi in generale Bisogna mettere dell’acqua anche dall’altra parte, anzi, meglio, dell’acqua pulita, anzi, meglio ancora, dell’acqua che contiene sostanze “buone”, che mancano o che sono ridotte quando c’è un’insufficienza renale (come il calcio, che si assorbe poco quando i reni sono malati, o come il bicarbonato che normalmente viene prodotto dai reni sani, e che viene a mancare quando i reni non funzionano più). In più bisogna aggiungere delle sostanze “neutre” (come lo zucchero o il sodio o un po’ di potassio) che passano, perché sono piccole, attraverso la membrana, ma che sono comunque preziose e non vanno perse dal nostro corpo. 48 49 La Dialisi in generale La Dialisi in generale Questo traffico di sostanze da una parte all’altra della membrana semimpermeabile è la DIALISI: adesso si capisce il perché di questa grossa parola greca che vuol dire “passare attraverso”. Da una parte: cellule (pesci); scorie; poche sostanze buone; normali sostanze neutre. 50 Dall’altra parte: nessuna cellula; nessuna scoria; molte sostanze buone; normali sostanze neutre. Da una parte ci sono pesci più contenti, più al pulito; restano poche scorie (qualcuna rimane sempre); le sostanze neutre non sono cambiate, tante entrano, tante escono; le sostanze buone che mancavano sono passate dalla parte dei pesci, fino ad avere la stessa concentrazione che c’è dall’altra parte della vasca. Dall’altra parte ci sono le solite sostanze neutre che erano già alla concentrazione giusta in partenza, un po’ di scorie e un po’ di sostanze buone… Un po’, quante? 51 La Dialisi in generale Se il tempo a disposizione è sufficiente per raggiungere l’equilibrio, tutto quello che è piccolo, che non è corpuscolato, che può insomma passare attraverso la membrana, si equilibria dai due lati della membrana semimpermeabile. La Dialisi in generale E fino a qui è tutto abbastanza semplice, O NO? Ci sono pellicole sottili sottili con buchi piccoli piccoli La quantità delle sostanze che passano attraverso la membrana diventa cioè uguale dai due lati. 52 che si chiamano membrane semi-permeabili 53 La Dialisi in generale La Dialisi in generale Se si mettono diverse sostanze e dividiamo con una membrana semi-permeabile da una parte il sangue della persona con insufficienza renale • con globuli rossi, globuli bianchi e piastrine e anche proteine grosse (che non passano attraverso la membrana) • con sali e scorie di diversa grandezza (ma tutte abbastanza piccoline), che possono passare attraverso la membrana dall’altra parte il liquido “pulito” (il liquido di dialisi) che contiene • sostanze da aggiungere al sangue del paziente (sali di cui è mancante) • sostanze che il paziente non deve perdere (come il sodio) Otteniamo questo risultato: La stessa quantità di sostanze , cioè, si troverà da una parte o dall’altra della membrana. Se da questo esempio passiamo a considerare il sangue nel nostro organismo, che si chiama DIALISI 54 55 La Dialisi in generale La Dialisi in generale cioè tutto quello che può passare attraverso la membrana si equilibria: è un sistema statico, cioè fermo. cioè va tanto di qua, tanto di là cioè raggiunge la stessa concentrazione CHIARO? Il sistema della boccia dei pesci però 56 Ciò vuol dire che se si lasciano a mollo pesci e sostanze per un po’, prima o poi si raggiunge una situazione che non cambia più. Ma poiché non possiamo versare tutto il sangue in una boccia gigante e lasciarlo lì per un po’ finché non si ripulisce bisogna escogitare qualcosa 57 La Dialisi in generale di più pratico! Dunque: se il sangue, invece di essere rovesciato tutto in un vaso, scorre lungo la membrana e se il liquido, invece di essere rovesciato nella boccia e poi buttato via alla fine, viene cambiato più rapidamente, le cose dovrebbero andare meglio 58 La Dialisi in generale Oltre a tutto, utilizzando un sistema dinamico, cioè in movimento, si evita un bel disastro, che capiterebbe se lasciassimo lì il sangue. Infatti, se lasciassimo il sangue in un recipiente, questo coagulerebbe (cioè diventerebbe un grosso grumo solido, come capita quando vi sbucciate un ginocchio). Dunque: la dialisi deve essere un sistema “in movimento”; il sangue non deve mai stare fermo, se no coagula. 59 La Dialisi in generale Tra l’altro, a proposito di coagulazione del sangue, una curiosità: è stata proprio l’invenzione di una sostanza anticoagulante (cioè che impedisce al sangue di diventare un grumo solido), che ha permesso l’avvio del primo tipo di dialisi vera e propria, cioè, come vedremo, quella in cui il sangue viene “lavato” fuori dal corpo. Quando non c’era l’eparina (così si chiama questa sostanza), l’unico modo per non fare coagulare il sangue era quello di usare dei derivati di sanguisughe schiacciate, piccole bestioline che succhiano il sangue, tempo fa usate in medicina… La Dialisi extracorporea o emodialisi i vampiri sarebbero stati molto richiesti… 60 61 La Dialisi extracorporea o emodialisi La Dialisi extracorporea o emodialisi Ma come si può fare per passare da una vasca di pesci ad una cura che salva la vita? Ci sono due modi di fare la dialisi: fuori e dentro il corpo: Ci sono due soluzioni O meglio, due famiglie di soluzioni! 62 1) fuori dal corpo, aspirando, lavando e restituendo il sangue; 2) dentro la pancia. cambiando un liquido apposta 63 La Dialisi extracorporea o emodialisi La Dialisi extracorporea o emodialisi Il filtro ha un’entrata e un’uscita per il sangue e un ‘entrata e un’uscita per il liquido di dialisi (o bagno di dialisi), che corrisponde al liquido “pulito” della boccia dei pesci. PRIMA SOLUZIONE: la membrana semi-permeabile può essere avvolta su se stessa, stretta stretta, o essere fatta di tubicini sottili come dei capelli; proprio per questo detti “CAPILLARI”. Qui esce il bagno di dialisi Qui entra il bagno di dialisi Questo è il tipo oggi più comune: sembra una piccola astronave, si chiama FILTRO di dialisi (il filtro è fatto di membrana semi-permeabile). 64 Qui esce il sangue Dentro ai tubi sottili passa il sangue, fuori il liquido di dialisi 65 La Dialisi extracorporea o emodialisi Questo è il filtro più comune da vedere, ma ce ne sono in realtà altri che funzionano, con qualche variazione, tutti con lo stesso sistema. La Dialisi extracorporea o emodialisi I primi filtri, poi, erano tutti diversi: sottilissime membrane avvolte su dei grossi cilindri che ruotavano dentro a un bagno di dialisi, così: quando la dialisi era appena stata inventata 66 67 La Dialisi extracorporea o emodialisi Nella prima soluzione, quindi, la membrana semi-permeabile della boccia dei pesci diventa quindi il filtro La Dialisi extracorporea o emodialisi Dialisi extracorporea vuole dire trattamento di dialisi fuori (= extra) dal corpo (= corporea) l’altro modo di chiamare questo trattamento è EMODIALISI (emo viene da “eme” che in greco vuol dire sangue: cioè dialisi del sangue); oppure si può chiamare con altre sigle e termini che spiegano il TIPO di sostanze usate… Poiché il sangue deve uscire dal corpo (non tutto insieme, ma solo una piccola quantità, che viene cambiata in continuazione), passare dal filtro, ritornare nel corpo e così via, questa soluzione di dialisi, che è la prima a essere stata inventata, si chiama DIALISI EXTRACORPOREA. 68 69 La Dialisi extracorporea o emodialisi La Dialisi extracorporea o emodialisi ACETATO dialisi (no! non quell’aceto, era la prima dialisi “standard”) E adesso vediamo come funziona il filtro: e BICARBONATO dialisi è la dialisi più diffusa nel mondo: il nome deriva da quello che c’è nel bagno di dialisi: in tutti c’è del sodio, del calcio, un po’ di potassio; nel bagno con acetato c’è questa piccola sostanza che, nel corpo, si trasforma in bicarbonato (una variazione usa il lattato per lo stesso scopo); nel secondo caso (bicarbonato dialisi) il bicarbonato è fornito già bello pronto… ne riparleremo ancora un po’ più avanti. 70 questa è solo una delle forme possibili di macchina per la dialisi (e anche una delle più semplici). Scomponiamola… 71 La Dialisi extracorporea o emodialisi La Dialisi extracorporea o emodialisi Cominciamo dal braccio del gatto: Dunque, per poter aspirare il sangue del paziente, che deve andare piuttosto veloce, in genere 200-300 millilitri al minuto (cioè, in altre parole, una lattina di Coca-cola - o poco meno - piena di sangue viene “scambiata” ogni minuto), c’è bisogno di una GROSSA VENA. gli aghi per la dialisi sono due: il primo “pesca il sangue sporco” dal braccio del gatto, per mandarlo alla macchina che lo aspira e lo fa passare nel filtro; il secondo rende il sangue ripulito al gatto. Ma gli aghi fanno male? Beh, tanto piacere no, ma in genere, dopo un po’ il braccio diventa meno sensibile e il dolore si sente molto meno. 72 Le vene normali, che si vedono in trasparenza sulle braccia, sono più o meno così: 73 per andare bene dovrebbero essere così: La Dialisi extracorporea o emodialisi La Dialisi extracorporea o emodialisi in modo che l’ago ci stia comodo dentro e soprattutto NON FACCIA MALE! Le arterie sono come le pompe del giardino che mandano spruzzi forti, Bisogna innanzitutto sapere che il nostro sangue circola attraverso le arterie: le vene: ad alta pressione (come il tubo della pompa da giardino, sono più robuste e rigide) Le vene hanno pareti esili come un palloncino lungo lungo: se collegassimo un palloncino lungo lungo (senza fine) ad una pompa da giardino, 74 75 sono più profonde, più sono più superficiali, più sottili, muscolose, più forti e circola più esili e riportano il sangue il sangue rosso vivo, che ai polmoni e al cuore, dove va a portare nutrimento riprende il nutrimento. (ossigeno) dal cuore agli Sono A BASSA PRESSIONE, cioè organi. portano il sangue lentamente Sono AD ALTA PRESSIONE, verso il cuore, senza fretta, cioè il sangue è spinto forte non hanno una spinta forte e dal cuore. diretta come le arterie. La Dialisi extracorporea o emodialisi La Dialisi extracorporea o emodialisi il palloncino, da piccolo così Questo sistema si chiama fistola (che vuol dire collegamento) artero-venosa (cioè tra un’arteria e una vena) Per fare questo collegamento è necessario un piccolo intervento chirurgico, che si fa di solito in anestesia locale (cioè senza bisogno di addormentare il paziente), diventerebbe così cioè almeno grosso come il tubo per innaffiare i fiori. Allo stesso modo, se colleghiamo un’arteria, forte e potente e non dilatabile, direttamente con una vena elastica e facilmente dilatabile, come un palloncino, la vena si gonfia e diventa più grossa. Quello di fare “dilatare” una vena è il sistema che si utilizza per potere prendere e restituire il sangue senza difficoltà. 76 con un taglietto lungo così (a volte un po’ di meno, a volte un po’ di più) nel braccio: 77 La Dialisi extracorporea o emodialisi in genere o qui o lì cioè subito sopra al polso o al gomito, dove le arterie e le vene sono più vicine ed è quindi più facile collegarle. Il risultato è una vena grossa grossa che si intravede sotto la pelle, di solito qui (ma nulla di MOSTRUOSO, si possono mettere i vestiti senza maniche senza alcun problema); poi 78 La Dialisi extracorporea o emodialisi basta solo avere un po’ di cura, (ma ho detto un po’ di cura, non una cura terribile: una fistola richiede meno attenzioni di un paio di lenti a contatto, proprio perché è lì tranquilla dentro di noi). Si può andare a sciare, in barca, fare sport, proprio come prima, Ci sono anche altre soluzioni, come “cateteri”; tubicini sottili che “pescano” dentro ai vasi, escono sotto pelle e che permettono di collegarsi alla macchina per dialisi anche quando i vasi sono molto scarsi… gatto forzuto che fa body-building 79 La Dialisi extracorporea o emodialisi La Dialisi extracorporea o emodialisi Dunque, proseguiamo: (Attenzione però, anche se sono solo un controllo, non ridete delle lucine. I controlli sono indispensabili: anche sugli aerei la maggior parte dei pulsanti luminosi, spie, livelli, sono dei meccanismi di controllo). Questo è il circuito più semplice per il SANGUE le macchine per dialisi sono tutte piuttosto complicate, piene di luci colorate, manopole, indicatori elettronici o lancette… Ma non bisogna spaventarsi di queste complicazioni: di alcune riparleremo in un altro libro, se no rischiate di fare indigestione … Per ora basta sapere che tutte le luci, lucine, lucette e lancette, rappresentano il meccanismo di CONTROLLO di un sistema nell’insieme semplice. 80 81 La Dialisi extracorporea o emodialisi La pompa sangue è una pompa a motore (come alcune di quelle che si usano nei giardini o come quella della lavatrice) La Dialisi extracorporea o emodialisi Manca ancora il bagno di dialisi. Vediamo come funziona: che aspira il sangue (in media 300 millilitri - o cc cioè una lattina di Coca-cola al minuto) e lo spinge dentro al filtro, fuori dal filtro, di nuovo al paziente (visto che il circuito - cioè tutto il sistema dove il sangue circola è chiuso, basta la spinta iniziale della pompa sangue per fare il giro completo), come sulle montagne russe! Tutto questo succede nella pancia della macchina, in realtà escono solo i tubi, se si conosce il senso di circolazione, si può risalire facilmente al funzionamento. 82 83 La Dialisi extracorporea o emodialisi Il sangue e il bagno di dialisi viaggiano in senso opposto: perché? Vediamo in dettaglio cosa succede nel filtro. 84 La Dialisi extracorporea o emodialisi Apriamo una parentesi: i capillari sono tubicini sottilissimi fatti di membrana semimpermeabile. Il loro scopo è quello di aumentare la superficie della membrana, cioè lo spazio in cui avvengono gli scambi tra sostanze sporche e pulite. 85 La Dialisi extracorporea o emodialisi La Dialisi extracorporea o emodialisi Se proviamo ad avvolgere un cilindro di cartone, per esempio un rotolo di carta igienica, con un foglio di carta a fiori abbiamo bisogno di una certa quantità di fiori per coprirlo tutto; ma se mettiamo nel rotolo di carta igienica tante matite della stessa lunghezza, le contiamo e poi proviamo ad avvolgerle nella stessa carta a fiori una per una, abbiamo bisogno di molta più carta e di molti più fiori. La superficie cioè è molto più grande. I capillari del filtro sono più sottili delle mine delle matite (lo stesso effetto si può ottenere con foglietti sottilissimi). La loro superficie è quindi molto più grande. Chiudiamo la parentesi. 86 Se noi facessimo passare, come in questo disegno, il bagno dalla stessa parte del sangue, il bagno pulito si sporcherebbe subito e il sangue e il bagno a un certo punto sarebbero “sporchi” uguali (e quindi il sangue non si pulirebbe più). Se noi invece facciamo passare il bagno più pulito (perfetto) alla fine del filtro,dove il sangue è “più” pulito, anche se non ancora perfetto, il bagno sarà ancora in grado di farsi sporcare un po’ dal sangue e, poiché lungo tutto il filtro, il bagno sarà sempre 87 La Dialisi extracorporea o emodialisi La Dialisi extracorporea o emodialisi un po’ più pulito del sangue, più scorie verranno scambiate e la dialisi sarà più attiva.. Ricapitoliamo: Sembra difficile… Però provate a pensarci… il sangue da depurare viene aspirato fuori dal corpo da una pompa a motore; il sangue passa attraverso un filtro, dove scorre in senso contrario al liquido di dialisi. Sangue e liquido di dialisi sono separati da una membrana semimpermeabile. 88 89 La Dialisi extracorporea o emodialisi La Dialisi extracorporea o emodialisi Attraverso i forellini della membrana le sostanze tossiche escono dal sangue e finiscono nel bagno di dialisi; dal bagno di dialisi entrano nel sangue alcune sostanze “buone”, che mancano o sono insufficienti (per esempio il calcio e il bicarbonato). Se i reni non funzionano proprio più (o funzionano molto poco) anche l’acqua si accumula e bisogna eliminarla. Per questo le macchine della dialisi possono fare “perdere peso” (solo acqua) in questo modo: il bagno di dialisi “aspira” un po’ di liquido, oltre alle sostanze tossiche, dal sangue. Sulle macchine della dialisi c’è un dispositivo per graduare questa aspirazione, che si chiama pressione “negativa” (cioè pressione di spremitura. come quella per spremere i limoni). 90 91 La Dialisi extracorporea o emodialisi La Dialisi extracorporea o emodialisi In realtà, oggi, tutte le macchine della dialisi contengono dei piccoli computer che permettono di decidere quanta pressione negativa bisogna applicare per fare scendere di peso (cioè trattenere acqua) il paziente. Questo libro serve a capire che cosa è la dialisi. Ne scriveremo presto un altro per spiegare meglio cosa si può mangiare, cosa si può bere, eccetera… Per ora bisogna solo ricordare che, anche se la dialisi può togliere molte sostanze tossiche e molta acqua, a tavola non bisogna esagerare Ma attenzione: bisogna fare attenzione a non aumentare troppo di peso tra una dialisi e l’altra, se no l’acqua in più va a finire nei polmoni e si respira male … TOPO TUTTO BLU CHE RESPIRA MALE 92 93 La Dialisi extracorporea o emodialisi e, per la dieta, bisogna chiedere notizie al dottore. Comunque, il peso da togliere non deve superare il cinque-per-cento del nostro peso “giusto”: cioè un gatto che pesa cinquanta chili non deve aumentare più di due chili e mezzo per stare bene a lungo, e un topo di cinque etti deve aumentare solo pochi grammi … La Dialisi extracorporea o emodialisi ALTRI TIPI DI TRATTAMENTO EXTRACORPOREO • Emofiltrazione • Emodialifiltrazione • Ultrafiltrazione MI RACCOMANDO: ATTENTI ALLA BILANCIA! 94 95 La Dialisi extracorporea o emodialisi La Dialisi extracorporea o emodialisi Esistono anche altri tipi di dialisi extracorporea (cioè fuori dal corpo, come abbiamo visto prima); E ancora c’è l’ultrafiltrazione che è una super (ultra) filtrazione del sangue: manca il bagno di dialisi, quindi non è una dialisi. I fori della membrana sono molto piccoli e lasciano passare quasi solo l’acqua. L’emofiltrazione (emo viene dal greco “eme”, che vuol dire sangue) questo parolone vuole dire “filtrazione del sangue”, Serve soprattutto, come vedremo, a togliere molti liquidi, in poco tempo. l’emodiafiltrazione è un miscuglio difficile da dire di emo-filtrazione, con in più “dia” di dialisi: cioè una via di mezzo tra le due cose. SPREMITURA MOLTO RAPIDA: SOLO LIQUIDO 96 97 La Dialisi extracorporea o emodialisi La Dialisi extracorporea o emodialisi La macchina per l’ultrafiltrazione è la più semplice di tutte: ha un filtro con fori piccoli che lasciano passare solo l’acqua. L’ultrafiltrazione serve a togliere molto peso in poco tempo e questo serve in alcune emergenze, come l’edema polmonare (cioè il “rigonfiamento” del tessuto del polmone, imbevuto d’acqua). L’edema polmonare è una delle situazioni in cui un paziente rischia la vita. gatto scriteriato che beve troppo Ha una macchina con una pompa sangue, topo preoccupato che cerca di fermarlo ha una via di uscita per il liquido “spremuto” che si può anche raccogliere in un bidone graduato, o in una sacca graduata, per contare più facilmente la sua quantità. 98 99 La Dialisi extracorporea o emodialisi La Dialisi extracorporea o emodialisi Infatti se l’acqua si accumula nei polmoni, il rischio è quello letteralmente di affogare… MAI BERE TROPPO! Oltre a tutto in dialisi, più si beve, più viene sete… Qualche volta può capitare di dovere fare un po’ di ultrafiltrazione prima della dialisi (quando si porta molto peso tra le dialisi: in quel caso l’ultrafiltrazione è fatta dalla stessa macchina della dialisi, senza collegare il bagno). Attenzione, però: l’ ultrafiltrazione non depura il sangue: toglie solo l’acqua, non si può usare come “scorciatoia” della dialisi. L’ultrafiltrazione si può anche usare, per risolvere un problema acuto, in altre malattie dove l’acqua si accumula non solo a causa dei reni, per esempio in alcuni problemi di cuore… Ma ritorniamo ai reni artificiali. Vediamo una per una le altre tecniche di ripulitura del sangue. L’emofiltrazione funziona come il nefrone: 100 (e fa anche rima) Questo sistema di filtrazione e depurazione si chiama nefrone 101 La Dialisi extracorporea o emodialisi La Dialisi extracorporea o emodialisi Il nefrone è quella che si chiama “unità funzionale” del rene. Unità funzionale vuol dire elemento che costituisce: come i mattoni per le case o, meglio, gli ingranaggi per gli orologi. In ogni rene che funziona bene c’è circa un milione di unità funzionali in funzione. Tutte si comportano alla stessa maniera: il glomerulo è un gomitolo di piccole arterie il cui sangue viene “spremuto” attraverso un filtro (o una membrana semipermeabile molto porosa). Questa spremitura è molto abbondante ed è detta PRE-URINA: è di circa 200 litri al giorno (proprio tanta). Per evitare che tutti noi siamo costretti a passare la vita a bere e fare pipì (200 litri vuol dire moltiplicare le visite al bagno di almeno 10 volte), la natura ha attaccato ai glomeruli i famosi TUBULI, che riassorbono i liquidi e i sali in eccesso, reintroducendo nel sangue i 197-198 litri da non perdere. 102 Nell’emofiltrazione il filtro fa un po’ come un grande glomerulo. 103 La Dialisi extracorporea o emodialisi La membrana semi-permeabile del filtro da emofiltrazione è, infatti, MOLTO POROSA e, come i glomeruli, lascia passare molti liquidi (almeno una trentina di litri per ogni seduta) e molti sali. Se non ci fosse dopo qualcosa di simile al tubulo, il paziente finirebbe rapidamente essicato, disidratato… 104 La Dialisi extracorporea o emodialisi Il tubulo è di solito sostituito dalle cosidette sacche per reinfusione: si stanno studiando macchine così intelligente e sofisticate che possano riassorbire il liquido filtrato dal filtro, selezionando cosa lasciare correre via e cosa tenere… Per ora quello che è filtrato si butta via e 105 La Dialisi extracorporea o emodialisi bisogna provvedere dall’esterno un liquido che compensi le perdite: - un po’ di acqua distillata - un po’ di sali da non perdere; La Dialisi extracorporea o emodialisi Vediamo la macchina: questa specie di robot è un “emofiltratore” (cioè una macchina per emofiltrazione). Qusto passaggio è il punto chiave: - un po’ di zucchero - un po’ di bicarbonato e, come per miracolo … SOLUZIONE DI REINFUSIONE 106 Il liquido di reinfusione viene immesso da un’altra pompa a motore, dentro al sangue; rimpiazza i litri persi dal filtro. COSA MANCA? 107 La Dialisi extracorporea o emodialisi Manca il bagno di dialisi! E’ giusto? Ebbene sì, è giusto. L’emofiltrazione in realtà non è una vera “DIALISI”, perché non usa il solito sistema della membrana semipermeabile che divide “sporco “ e “pulito”. L’emofiltrazione è, comunque, a tutti i diritti, un vero RENE ARTIFICIALE (e chi più di lei potrebbe essere definita così?) 108 La Dialisi extracorporea o emodialisi A differenza dell’emodialisi, lo “sporco” esce tutto da una parte, il “pulito” entra per un’altra via. Ma perché non si può semplicemente usare il bagno, anche se la membrana semi-permeabile è molto porosa? Quando l’emofiltrazione è stata inventata, non c’era ancora la possibilità di avere dei bagni di dialisi sterili, cioè senza microbi (adesso alcuni Centri hanno bagni di dialisi del tutto sterili e possono addirittura “fabbricare” in line, in diretta, le sacche.; tutti i Centri hanno comunque bagni di dialisi con pochissimi microbi). 109 La Dialisi extracorporea o emodialisi La Dialisi extracorporea o emodialisi Il rischio, infatti, con filtri molti porosi, come quelli per emofiltrazione, è quello di trasferire qualcosa di “sporco” non solo dal sangue al bagno (come si deve fare), ma anche all’indietro, dal bagno al sangue (che può essere poco piacevole se, per esempio, ci sono contaminanti). Le macchine per l’emofiltrazione hanno molte altre forme, così, per esempio, con le sacche sulla testa. Più il filtro è poroso, quindi, più il bagno deve essere sterile. - o, se non c’è un bagno sterile a disposizione Il liquido che compensa le perdite deve essere perfetto senza nemmeno un pezzo di bestia! Tutte: - hanno un filtro molto poroso (questo non si vede dall’esterno, ma il nostro medico lo sa); - hanno tante sacche per reinfusione; - non hanno il bagno di dialisi. Questo rene artificiale fa una dialisi molto dolce; ma molto lenta, per questo non è molto usato; in genere: 110 111 La Dialisi extracorporea o emodialisi La Dialisi extracorporea o emodialisi - lo si usa nel caso di pazienti che stanno molto male, per esempio che hanno bisogno della dialisi e sono ricoverati in una rianimazione; L’emodiafiltrazione è un misto di EMODIALISI (col bicarbonato) e di EMOFILTRAZIONE, cioè ha TUTTO! - oppure nel caso di persone anziane e molto “fragili” che hanno bisogno di un trattamento lento e tranquillo. Ha il filtro (questo è ovvio) che, come quello dell’emofiltrazione, ha una membrana molto porosa. Oggi ci sono nuove macchine che permettono di accorciare un po’ i tempi, ma uno dei motivi per cui questo trattamento non è molto usato è che è MOLTO LUNGO, anche sei ore… 112 I pori della membrana però sono un po’ meno grossi e hanno una struttura tale da permettere alle sostanze “sporche” di passare solo dal sangue al bagno e non dal bagno al sangue. 113 La Dialisi extracorporea o emodialisi L’emodiafiltrazione ha le sacche di reinfusione (come l’emofiltrazione, La Dialisi extracorporea o emodialisi Questo è più o meno l’aspetto di una macchina per emodiafiltro montata: sono in genere proprio le stesse sacche con sali, acqua sterile, zucchero); ha il bagno di dialisi che è sostanzialmente lo stesso usato nelle dialisi con bicarbonato; ha, ovviamente, il monitor (cioè la macchina per la dialisi; il circuito sangue; il circuito bagno; la pompa del sangue; la pompa di reinfusione). 114 E’ poi chiaro che ci sono tante altre forme possibili per questo sistema così complicato, ci sono tra l’altro varie forme di emodiafiltrazione… 115 La Dialisi extracorporea o emodialisi La Dialisi extracorporea o emodialisi Altre forme di emodiafiltrazione: sono un po’ diverse, ma hanno qualcosa in comune. Tutte hanno tutto! Per esempio: biofiltrazione vuole dire: filtrazione più naturale, più “biologica”. In realtà è una forma di emodiafiltrazione particolarmente dolce, studiata soprattutto per le persone anziane o che sopportano male la dialisi con bicarbonato. La differenza è che il bagno di dialisi non contiene né acetato né bicarbonato e che tutto il bicarbonato è dentro alle sacche di reinfusione… Gli ingredienti sono gli stessi, cambia la via per cui arrivano al sangue. HDF è la sigla dell’emodiafiltrazione (questa volta non è dal greco, ma dall’inglese: H = haemo / D = dia / F = filtration) “normale”,cioè quella di cui abbiamo parlato fino adesso. AFB è la sigla di (sempre dall’inglese) Acetate cioè (leggendo Free Biofiltration a rovescio) biofiltrazione senza acetato, cioè 116 117 La Dialisi extracorporea o emodialisi La Dialisi extracorporea o emodialisi La PFD invece vuol dire PAIRED FILTRATION DIALYSIS cioé, sempre leggendo a rovescio: dialisi con filtrazione appaiata. Apriamo una parentesi. 1+1 Ebbene, questa sigla ancora più balorda si spiega così: il filtro è in realtà fatto da due filtri messi uno sull’altro, cioè APPAIATI. Insomma, nell’emodiafiltrazione tutti gli elementi possono essere combinati in diversi modi: il bicarbonato può arrivare dal bagno o dalle sacche, il filro può essere semplice o doppio, la macchina può essere disegnata con forme differenti, però l’essenza è che la depurazione (pulizia) del sangue avviene in due maniere diverse. Uno filtra solo il sangue (cioè toglie l’acqua in grande quantità), l’altro fa la dialisi vera e propria. 118 119 La Dialisi extracorporea o emodialisi La prima è quella della dialisi vera e propria, la solita, insomma. Il passaggio delle sostanze da una parte all’altra della membrana si chiama anche DIFFUSIONE (le sostanze “si diffondono” da una parte all’altra della membrana); la dialisi che sfrutta questo tipo di passaggio si chiama METODICA DIFFUSIVA. La seconda è quella che c’è “pura” nell’emofiltrazione: attraverso una membrana a pori larghi (non passano solo le sostanze di grosse dimensioni, come i pesci) escono grandi gocce di acqua e di scorie, sali, eccetera. L’acqua cioè si trascina via con sé le sostanze che sono sciolte: 120 La Dialisi extracorporea o emodialisi questo tipo di passaggio “di massa” attraverso la membrana semipermeabile si chiama CONVENZIONE. La parolona questa volta viene dal latino (cum-veho = trascino via), L’emofiltrazione, quindi, si chiama anche tecnica CONVETTIVA. A questo punto è facile capire che l’emo-diafiltrazione sia anche chiamata TECNICA MISTA o CONVETTIVO-DIFFUSIVA. Questi nomi servono solo a farvi orientare se sentite parlare qualcuno del vostro tipo di dialisi chiamandolo in un modo a voi non chiaro. Però, basta coi paroloni! Chiusa la parentesi. 121 La Dialisi extracorporea o emodialisi La Dialisi extracorporea o emodialisi EMOFILTRAZIONE EMO-DIAFILTRAZIONE Tutti i tipi di dialisi sono i “migliori” se sono usati bene. I risultati di sopravvivenza a lungo termine (parliamo di decenni) sono cambiati in questi trent’anni di storia della dialisi e sono sempre andati migliorando. Alcuni di questi tipi di dialisi sono stati inventati cinquant’anni fa (acetato dialisi), altri sono molto più giovani. L’emodiafiltrazione esiste, in pratica, da una trentina d’anni. Non ci sono regole fisse per scegliere l’uno o l’altro trattamento. La scelta, come sempre, dipende dall’esperienza del medico, dalla disponibilità di dialisi e soprattutto dal benessere del paziente. Ma, alla fine, che cosa è meglio? 122 123 La Dialisi extracorporea o emodialisi La Dialisi extracorporea o emodialisi Però anche se le tecniche nuove, così complicate, possono sembrare le migliori, bisogna sapere che la tecnica di dialisi più semplice, quella dell’acetato dialisi, ha permesso, oltre cinquant’anni fa, di iniziare a sostituire la funzione dei reni con l’insufficienza renale cronica e, pur con una serie di problemi tecnici che nemmeno ci immaginiamo oggi, ha fatto sì che alcuni dei primi pazienti siano ancora vivi, lavorino e raccontino le loro storie. Ebbene sì, l’emodialisi ha più di cinquant’anni. E’ giovane, ma non è più una ragazzina. Chissà quali novità ci saranno, quando compirà 100 anni. Le membrane venivano avvolte a mano sui filtri - si rompevano spesso - ; il bagno di dialisi era preparato lì per lì, mescolando sali e acqua… 124 125 La Dialisi extracorporea o emodialisi Ancora un piccolo capitolo sulla durata della dialisi. A prima vista, da parte di tutti i pazienti, la prima reazione è “visto che la dialisi è una seccatura, cerchiamo almeno di farla durare il meno possibile”. Questa risposta... beh, è abbastanza da bocciare. Tanta o poca che sia, la dialisi va innanzi tutto fatta bene, e cioè fino a raggiungere: • il benessere fisico sia durante la dialisi, sia dopo la dialisi • dei buoni dati agli esami del sangue. Gli schemi di trattamento più usati sono molto variabili: • 4-6 ore tre volte alla settimana (di giorno) • 8 ore (di notte) tre volte alla settimana • 2-3 ore al giorno sei giorni alla settimana • tutte le combinazioni che potete immaginare. Il trattamento “ideale” per tutti non esiste. Un buon trattamento è una mediazione tra le esigenze del paziente ed i suggerimenti del medico, va discusso insieme, capito, provato... E ora vediamo l’altro grande tipo di dialisi...”; 126 La Dialisi peritoneale La Dialisi peritonea le La Dialisi peritonea le Dov’è la membrana semi-permeabile della dialisi peritoneale? Ebbene: è nella nostra pancia. Vediamo il topo in trasparenza: Immaginiamo di tagliare il topo a metà: la parete della pancia e la matassa degli intestini sono tutte rivestite da una sottile pellicola trasparente e porosa, che altro non è che una membrana semi-permeabile naturale: il peritoneo 128 129 La Dialisi peritonea le La Dialisi peritonea le Immaginate di prendere delle fettine di carne non troppo spessa (o due cotolette di pollo, fa lo stesso); mettetele in un piatto una sull’altra. Poi provate a tirare via quella sopra (facendola scivolare su quella sotto). In genere viene fuori un bel pasticcio, perché le due fette di carne sono un po’ “appiccicate” e non scivolano bene una sull’altra. Se, invece, si mette un bel po’ d’olio tra una fetta e l’altra, quella sopra scivolerà via senza difficoltà. Perché organi o ingranaggi “scivolino bene” gli uni sugli altri, è necessario che siano un po’ “lubrificati”, cioè coperti da uno straterello di liquido un po’ vischioso come l’olio da tavola o quello delle macchine. Perché funzioni bene la macchina, il motore va lubrificato. Per evitare che gli organi (intestino, fegato, milza…) che sono nella pancia si aggroviglino tra loro, la natura li ha rivestiti di un lubrificante naturale, che è la sottile membrana del peritoneo, sempre mantenuta lucida e umida da uno straterello di liquido (che ovviamente si chiama liquido peritoneale). 130 131 - L’esempio delle bistecche è dedicato alle cuoche. - Quello dei motori delle macchine è dedicato ai meccanici. La Dialisi peritonea le La Dialisi peritonea le Oltre a produrre il liquido “lubrificante”, il peritoneo fa un sacco di cose: Queste cellule che si chiamano linfociti (CITO = cellula), monociti-macrofagi (cioè che mangiano tutto), granulociti, sono presenti in tutto il corpo e sono incaricate di cacciare via gli intrusi (virus, batteri, funghi, cellule tumorali, etc.). - nutre la parete dell’intestino, portando il sangue (è per questo che è così ricco di vasi) - difende la pancia dalle infezioni: appoggiate sul peritoneo ci sono delle cellule che si chiamano immunocompetenti (le vedremo anche a proposito dei trapianti). 132 Nel peritoneo ci sono molti macrofagi affamati che sono importantissimi per proteggere dalle infezioni (peritoniti). Se non ci fossero queste cellule di difesa, le peritoniti in dialisi peritoneale sarebbero molto più frequenti. 133 La Dialisi peritonea le Se guardiamo al microscopio il peritoneo, vediamo che c’è una struttura complicata La Dialisi peritonea le Qui c’è l’intestino cui il peritoneo è appiccicato. sottile sottile, con cellule e piccoli vasi. Vediamo meglio. 134 135 La Dialisi peritonea le La Dialisi peritonea le Il mesotelio (cioè il rivestimento di mezzo, cioè il rivestimento del peritoneo che sta in mezzo agli organi) è fatto da queste cellulotte capellute e abbastanza piatte: hanno molto da fare perché sono loro che producono il lubrificante naturale che copre, come un velo d’olio, la superficie dei visceri. I capelli si chiamano MICRO (cioè piccolissimi) VILLI (cioè peli-capelli) e servono ad aumentare la superficie “attiva” che produce il lubrificante, fondamentale per il buon funzionamento del nostro intestino… (la storia dei microvilli è simile a quella dei capillari del filtro: tanti tubicini sottili coprono più spazio che pochi tubicini più spessi) Tutte le cellule del nostro corpo che hanno l’incarico di produrre o assorbire delle sostanze sono un po’ “pelose”: quelle dei tubuli renali, quelle dell’intestino, quelle dell’orecchio, che devono vibrare per i suoni … 136 137 Sulla testa delle cellule - immaginiamo di tagliarne una fettina sottilissima la moltiplicazione dello spazio funziona così: La Dialisi peritonea le La Dialisi peritonea le Le cellule mesoteliali sono collegate tra loro in vario modo: Qui c’è la cavità peritoneale Qui c’è l’intestino a seconda del tipo di collegamento tra di loro, passeranno più liquido o sostanze (canali aperti) o meno (giunzioni strette o serrate) dal peritoneo fino a dentro ai capillari (piccoli vasi del sangue) o viceversa. 138 Quello che c’è nei capillari può passare nel liquido peritoneale e quello che c’è nel liquido peritoneale può passare nei capillari attraverso vari passaggi. La strada è lunga 139 La Dialisi peritonea le Partiamo dal peritoneo e andiamo al capillare (ma la strada può essere percorsa anche a rovescio). Qui c’è un canale aperto: le goccioline rosse passano attraverso il canale e entrano nell’interstizio 140 La Dialisi peritonea le Inter-stizio vuol dire: quello che sta (stizio) in mezzo (inter), è cioè una specie di tessuto di sostegno su cui sono appoggiate le cellule e in cui sono intrappolati i vasellini del sangue. Le fibre, per lo più, sono fatte di proteine lunghe e strette, che formano una specie di rete. 141 La Dialisi peritonea le Questo è un CAPILLARE: questo è il SANGUE (con i GLOBULI ROSSI) che scorre nel vaso. Questa, su cui il piccolo vaso appoggia, è una Questa è una CELLULA MEMBRANA BASALE. ENDOTELIALE (cioè di rivestimento interno: E’ fatta come endo = dentro / teliale = un filtro in miniatura: rivestimento). un setaccio a maglie non Le cellule endoteliali sono il troppo strette: rivestimento dei vasi capillari; così: sono sottilissime e un po’ bucherellate. lasciano passare un sacco di sostanze medio-piccole. 142 La Dialisi peritonea le La quantità dei vasi capillari nel peritoneo è molto alta: tutto il peritoneo può essere visto come una grande superficie (i calcoli che sono stati fatti sono differenti, ma quelli che sembrano più precisi, calcolano una superficie di 1,5-2 metri quadrati di peritoneo), con una grande vascolarizzazione (cioè con moltissime piccole arterie, piccole vene e, soprattutto, sottilissimi vasi capillari) e con una grande attività (le cellule capellute sono molto indaffarate a mantenere il peritoneo sempre ben lubrificato). 143 La Dialisi peritonea le Anche se è molto più complicato della membrana semi-permeabile di plastica, anche il peritoneo può funzionare come una membrana semi-permeabile VIVA: tutti gli strati, dalle cellule mesoteliali ai capillari, sono semi-permeabili Quindi, una sostanza che sta all’interno della pancia, nella “cavità peritoneale” (cioè nel sottile spazio che divide le anse dell’intestino le une dalle altre), può passare senza troppe difficoltà all’interno del sangue (vasi capillari) e viceversa, proprio come nell’esempio della boccia coi pesci. 144 La Dialisi peritonea le Ci sono: - spazi tra le cellule (canali); - l’interstizio è un tessuto a maglie larghe; - la membrana basale è un filtro (come quello del caffé) a maglie un po’ più strette; - i capillari sono avvolti da cellule bucherellate (fenestrate). 145 La Dialisi peritonea le La Dialisi peritonea le La dialisi peritoneale sfrutta questo sistema: del liquido di dialisi (sterile) viene messo dentro alla cavità peritoneale. Il liquido raggiunge un equilibrio col sangue dei capillari; questo passaggio è la dialisi. Vediamo i due sistemi a confronto: 146 147 La Dialisi peritonea le Il principio è chiaro? La Dialisi peritonea le Come fare? Innanzitutto vediamo come si fa a fare entrare il liquido di dialisi dentro al peritoneo. Riassumendo l’ultima volta: il peritoneo è una membrana semi-permeabile naturale che riveste la supericie interna della cavità dell’addome (cioè la pancia) (peritoneo parietale). Questa membranella è anche appiccicata all’intestino e serve per mantenere la superficie esterna ben lubrificata, cioè a fare scivolare bene i visceri l’uno sull’altro (l’intestino è una matassa di tubi cavi che si devono muovere quando mangiamo e digeriamo dei cibi) (peritoneo viscerale). Si possono usare le caratteristiche di questa meravigliosa membrana per una dialisi “naturale”. Pungere tutte le volte con una grossa siringa? Sembra una cosa che fa proprio male! Eppure, pensate che i primi esperimenti di dialisi peritoneale, negli anni ‘60, erano stati fatti proprio pungendo ogni volta la pancia e lasciando una specie di ago lì per un po’ di ore. 148 149 La Dialisi peritonea le La Dialisi peritonea le In realtà, il sistema di punture ripetute, oltre che doloroso, era complicato e aveva un rischio alto di portare delle infezioni alla preziosa e delicata membrana peritoneale (le “peritoniti”). Come per la dialisi extraciorporea (cioè l’emodialisi), il principale problema da risolvere era la creazione di una via permanente di ingresso, questa volta al peritoneo e non al sangue. L’altro problema era legato al fatto che la dialisi peritoneale richiedeva più tempo dell’emodialisi per ottenere lo stesso risultato e che tutte le preparazioni per la dialisi tendevano a dare dei problemi di fabbricazione e di sterilizzazione. Per questo motivo, nonostante la sua nascita, per trattare i pazienti con insufficienza renale acuta, sia circa contemporanea della dialisi extracorporea e nonostante alcuni medici fossero già riusciti negli anni ‘60 a tenere in vita per anni dei pazienti in dialisi peritoneale, questa metodica è stata relegata a un ruolo un po’ da Cenerentola. La sfiducia nei confronti della dialisi peritoneale era tale che il primo articolo che descriveva la CAPD, il trattamento peritoneale oggi più diffuso, è stato rifiutato al congresso annuale dei nefrologi americani. Un tubo, insomma, che potesse stare in pace nella pancia, senza dare fastidio. 150 151 La Dialisi peritonea le Il problema della via di ingresso (o accesso) al peritoneo e della necessità, contemporanea, di fare dialisi molte ore nel corso della settimana è risolto in modo semplice e geniale: La Dialisi peritonea le La CAPD. La sigla è in inglese: Continous Ambulatory Peritoneal Dialisys. e, come sempre, va letta a rovescio: Dialisi Peritoneale Ambulatoriale Continua Dialisi e Peritoneale non hanno più bisogno di spiegazione. Ambulatoriale: fa venire in mente l’ambulatorio ma è sbagliato; è quasi il contrario: viene dal latino “deambulare” che vuol dire camminare, andare a spasso. Quindi ambulatoriale vuol dire che fa andando in giro, facendo una vita normale. Continua: spiega, come vedremo, che la CAPD si fa 24 ore al giorno per 7 giorni alla settimana. 152 153 La Dialisi peritonea le Vediamo gli elementi a uno a uno: questo è il catetere (si chiama catetere un tubicino cavo che serve per fare passare dei liquidi all’interno e all’esterno del corpo; e ci sono tanti tipi di catetere: il catetere vescicale che fa uscire meccanicamente la pipì; il catetere venoso, che è un tubicino inserito in una grossa vena…). Questo è il catetere più semplice di tutti! 154 La Dialisi peritonea le In realtà, oltre al tipo “diritto”, il primo a essere stato inventato, ci sono cateteri di un sacco di forme strane. Questi sono i tipi più usati in Italia: Tutti i più usati hanno in comune il fatto di avere due “cuffie” che servono a fissare bene il catetere dentro la pancia e sotto la cute. Tutti sono abbastanza morbidi e elastici, 155 La Dialisi peritonea le La Dialisi peritonea le Tutti i cateteri sono infilati un po’ sotto l’ombelico, in genere in posizione un po’ laterale, di solito in uno dei muscoli larghi e piatti che sono la superficie dell’addome (e che sono ben resistenti e fanno quindi da solida “base” al catetere). Il catetere psca in basso nella cavità addominale: si fa una nicchia dove si arrotola in pace e, di solito, non si muove. La posizione solita è tra la vescica e l’intestino retto, in uno spazio che si chiama Cavo del Douglas, dal nome dello studioso che l’ha descritto per primo. Una volta che il catetere è bene messo dentro alla cavità peritoneale, si fissa il 1° anello di “ancoraggio” e si fa passare un pezzettino di tubo sotto la pelle (si chiama TUNNEL = galleria / SOTTOCUTANEO = sottopelle), si fissa la seconda cuffia e, finalmente, il catetere emerge sulla pancia. Tutta la manovra è più complicata da dire che da fare: l’intero posizionamento del catetere richiede in genere un tempo simile a quello che avete messo per leggere dall’inizio del capitolo sulla dialisi peritoneale sino a qui. 156 157 La Dialisi peritonea le Il catetere rimane al suo posto fino a quando dura la dialisi peritoneale (la dialisi peritoneale si può interrompere per vari motivi: perché è arrivato un trapianto di rene, perché si decide di passare all’emodialisi, perché c’è un’infezione del peritoneo che non guarisce bene…); il catetere è quindi molto prezioso e va PROTETTO. Uno dei sistemi di difesa più usati è quello di inserire alla fine del catetere una protezione: di solito è un anello di TITANIO. (NO, NON UN ANELLO COSì) 158 La Dialisi peritonea le Questa “barriera” di protezione serve a proteggere un po’ il catetere. All’anello si collega un tubicino di “prolunga” che serve a fare entrare e uscire il liquido di dialisi e a collegarsi con le sacche da dialisi (che adesso vediamo). Questo aggeggio si chiama “set” (nome inglese = aggeggio). Vediamo il sistema completo. 159 La Dialisi peritonea le Questo è il primo sistema di CAPD: il catetere è nel peritoneo; al catetere è collegata una “prolunga” che si chiama “set” che vuol dire, in inglese, “attrezzo”; al set è collegata una linea e una sacca: La Dialisi peritonea le secondo questo primo sistema (il più semplice, che non si usa quasi più, e che si chiama “tradizionale” o “lineare”, proprio perché è il primo nato ed è tutto diritto) all’inizio della dialisi si collega al set una sacca piena: il liquido della sacca entra nella pancia e rimane lì tranquillo per Il liquido scende per gravità qualche ora; come le mele di Newton 160 161 La Dialisi peritonea le La sacca vuota si avvolge (è piccola come un fazzoletto) e si piega sotto ai vestiti. Il liquido di dialisi peritoneale non è molto diverso da quello della emodialisi: è “pulito”, contiene del calcio, del lattato o acetato (che si trasforma poi in bicarbonato), un po’ di sodio… Ci sono oggi molti tipi di liquidi per la dialisi peritoneale. 162 La Dialisi peritonea le Ma di base hanno tutti lo stesso principio, quello dello zucchero. La grossa differenza è fatta dallo ZUCCHERO. Perché lo zucchero? Avete mai visto cosa fa lo zucchero sulle fragole? (o, se non amate le cose dolci, il sale sulle melanzane?) 163 La Dialisi peritonea le La Dialisi peritonea le Lo zucchero sulle fragole fa venire fuori la “bagna” buona, di nuovo avviene un grande traffico: il calcio, il bicarbonato (o le sostanze che si trasformeranno in bicarbonato) viaggiano verso i capillari, cioè sono assorbite dal corpo (che ne ha bisogno); cioè funziona come “richiamo” per l’acqua; se lo zucchero passa poco di là dalla membrana (un po’ passa sempre, ma poco) è l’acqua a spostarsi per cercare di “diluire” lo zucchero; quindi 164 Le scorie l’acqua fanno la strada opposta. 165 La Dialisi peritonea le La Dialisi peritonea le le scorie escono dal sangue (che ne contiene molte) e vanno verso il liquido peritoneale, che non ne contiene affatto. L’acqua è attratta dallo zucchero; succede come per le fragole: poco zucchero = poca bagna molto zucchero = molta bagna. Dopo un certo numero di ore, la sacca vuota si appoggia a terra; per gravità il liquido “cola” via dalla pancia, portandosi dietro scorie e liquidi. Ci sono diverse concentrazioni di zucchero che si usano Questa fase si chiama “SCARICO” Allo scarico, dopo il cambio con una sacca pulita a seconda dell’acqua da eliminare dal corpo. 166 segue un nuovo “CARICO” 167 La Dialisi peritonea le La Dialisi peritonea le e così via, quattro volte al giorno Che questa straordinaria invenzione è opera di un italiano, il prof. Buoncristiani di Perugia. La “y” è l’uovo di Colombo dl set: un ramo è sempre usato per il liquido pulito; Molti set sono più piccoli stanno sotto a un bikini, non hanno la sacca vuota arrotolata, ma una piccola “y” (si chiama infatti “set a y”). Questo set è ora quello più diffuso nel mondo e forse vi può fare piacere sapere 168 un ramo è solo usato per il liquido sporco; pulito e sporco non si incontrano MAI e il rischio di infezione diventa MOLTO BASSO. 169 La Dialisi peritonea le La Dialisi peritonea le Inoltre, il set a “y” si chiude ogni volta con due tappini e l’ingombro è molto piccolo. Ci sono anche altri sistemi di connessione (sets), con due sacche sterili, con cambi facilitati … La CAPD è nata come un trattamento da IMPARARE in Ospedale ma da FARE A CASA (o in ufficio o in vacanza, purché si abbia a disposizione un piccolo spazio PULITO). Le cose da fare sono poche e sono semplici: lavarsi le mani, togliere i tappini, disinfettarli, connettere in maniera pulita i tubi. Tutti quelli nuovi funzionano ormai però con lo stesso principio: una via sempre pulita una via sempre sporca 170 La pancia si riempie e si vuota per gravità, la CAPD non è difficile, la cosa più importante è la PULIZIA! 171 La Dialisi peritonea le La Dialisi peritonea le Non c’è bisogno di macchine, tutta la dialisi richiede circa mezz’ora, tre-quattro volte al giorno. Se si pensa a quante ore si perdono in chiacchiere inutili o in cose noiose, non è tanto: poco più di un film alla TV. Questo sistema di togli-metti-metti-togli-metti eccetera, non si ferma mai. La dialisi avviene sempre, nel corso della giornata, perché rimane sempre del liquido nella pancia. Il sistema è più lento e più dolce della dialisi extracorporea, ma i risultati, alla fine, non sono diversi. 172 La quantità di liquido di dialisi che si mette nella pancia è, di solito, di due litri. Sembra molto, ma non lo è. In una persona di taglia media, due litri non si vedono: corrispondono più o meno a una taglia di “giro vita” o a un buco di cintura. 173 La Dialisi peritonea le Il tempo per imparare a fare bene tutte le manovre non è molto: in genere in una decina di giorni, con lezioni di un’ora al giorno, si impara a occhi chiusi… 174 La Dialisi peritonea le Beh, non proprio… però imparano TUTTI: esistono addirittura dei sistemi per insegnare ai ciechi e agli analfabeti. D’altra parte, fare una bella torta o aggiustare un rubinetto è molto più difficile. 175 La Dialisi peritonea le La Dialisi peritonea le Il vantaggio principale è quello (oltre allo stare lontano dall’ospedale) di potere viaggiare. Ovviamente nessun sistema dialitico è ancora perfetto… La dialisi è ancora giovane, deve crescere ancora. Se vi state chiedendo qual’è il sistema migliore, abbiate pazienza ancora qualche pagina: dopo il capitolo sugli altri tipi di dialisi peritoneale ne riparleremo, Per i viaggi brevi il carico non è pesante. Per i viaggi lunghi il materiale viene mandato direttamente all’indirizzo richiesto. tra una decina di pagine Un po’ di lavoro in più, un po’ di libertà in più… 176 177 La Dialisi peritonea le 178 Altri tipi di Dialisi peritoneale Altri tipi di Dialisi peritonea le La notte porta consiglio… Se il vantaggio della dialisi peritoneale è quello di poter essere fatta a casa in santa pace, il suo difetto è quello di richiedere parecchio tempo: minimo due ore al giorno, tutti i giorni; non è molto, ma se invece facessimo di notte? Questa soluzione 180 Altri tipi di Dialisi peritonea le si chiama: Cycler assisted Continous Peritoneal Dialysis letto a rovescio: Dialisi Peritoneale Continua assistita da un “CICLATORE”, da una macchina che fa i cicli, cioè che fa gli scambi. La macchina lavora di notte. (si chiama anche NIPD, dove “N” sta per notturna, “I” sta per intermittente, “PD” è sempre lei, la Peritoneal-Dialysis) di giorno si è liberi di andare a spasso. 181 Altri tipi di Dialisi peritonea le Altri tipi di Dialisi peritonea le La sera si monta la macchina con tante sacche da dialisi peritoneale vicino al letto. La macchina ha un sistema molto semplice di morsetti (piccole pinze), che aprono e chiudono i tubi e fanno alternare CARICO e SCARICO della dialisi più rapidamente (nella giornata si fanno di solito tre-quattro scambi in CAPD = 8 litri, nella CCPD e NIPD si scambiano, in genere, 20 litri in una notte), al mattino basta sconnettere all’ora di andare a dormire si collega la macchina al “set a y” e ci si addormenta. SOGNI D’ORO 182 183 e via; Altri tipi di Dialisi peritonea le si può incominciare la giornata. Ci sono diversi sistemi di CCPD-NIPD-APD (Automatizzate P-D); Altri tipi di Dialisi peritonea le Le differenze, invece, sono legate alla macchina: ce ne sono, come sempre, più tipi tutti hanno alcune cose in comune: - durano molte ore; - si fanno tutte le notti (o almeno 5-6 notti alla settimana); e al fatto di tenere la pancia piena (cioè con un paio di litri di soluzione da dialisi) o vuota durante la giornata. - hanno una macchina più semplice di quella da emodialisi, ma pur sempre ingombrante come un grosso comodino. 184 185 Altri tipi di Dialisi peritonea le Altri tipi di Dialisi peritonea le Questo sistema notturno è molto comodo in alcuni casi: - per i ragazzi giovani, soprattutto se devono ancora crescere; - per le persone anziane che hanno bisogno di aiuto per fare la dialisi: la macchina si monta alla sera, si smonta al mattino e, soprattutto, la dialisi richiede un solo collegamento (e quindi ci sono meno rischi di pasticci…) - oppure ancora quando la CAPD non funziona troppo bene: alcuni tipi di APD hanno il vantaggio di essere un po’ più efficienti (cioè di depurare un po’ meglio il sangue) almeno in alcune situazioni quando il peritoneo è un po’ “esaurito”, cioè funziona un po’ di meno (dopo un certo numero di anni di CAPD spesso il peritoneo “invecchia” un po’ e bisogna adattare le dialisi alle nuove esigenze). L’APD-NIPD-etc. hanno degli aspetti molto comodi (la notte non si perde tempo), ma hanno pur sempre il limite di richiedere una macchina un po’ più scomoda da trasportare … (nessuno è perfetto) 186 187 Altri tipi di Dialisi peritonea le Altri tipi di Dialisi peritonea le In certi casi particolari (in genere persone molto anziane che non sopportano bene l’emodialisi), la APD si può fare anche in Ospedale. In questo caso la si chiama IPD: Intermittent Peritoneal Dialysis, cioè Dialisi Peritoneale Intermittente. In ospedale la macchina viene montata e i collegamenti sono fatti dagli infermieri. L’unico problema è che si passano un sacco di ore (8 in media) in ospedale quasi come andare a lavorare! La ricerca su come rendere migliori tutte le varie forme di dialisi peritoneale è molto attiva: si stanno studiando 188 - nuove sacche con diverse soluzioni per la dialisi /meno zucchero, più proteine, zuccheri che non si assorbono, per esempio), - nuovi set, ancora più piccoli e più facili da usare, - sistemi di carico e scarico tutti sterili (con doppia sacca pulita, per sempio), - nuovi modi di caricare e scaricare 189 Altri tipi di Dialisi peritonea le Per esempio la cosiddetta “tidal”, che vuol dire “ondosa” è una specie di APD in cui la pancia non è mai vuotata del tutto, ma si fanno tanti piccoli scambi, come le onde del mare sulla sabbia… Funziona molto bene e insomma, la storia continua! 190 Dialisi intra o extracorporea: che cosa è meglio? Dialisi intra o extracorporea: che cosa è meglio? Cosa preferite? Un po’ di CAPD tutti i giorni, da fare a casa, in santa pace, da portare in vacanza senza problemi oppure l’emodialisi, a casa oppure in ospedale, magari alla sera, se si lavora, o al mattino, se si è in pensione? L’emodialisi si può fare con vari “ritmi”: 4 ore tre volte alla settimana, 2 ore tutti i giorni… Più si è autonomi, in tutti i sensi, più si può scegliere. 192 Dialisi intra o extracorporea: che cosa è meglio? La decisione non è solo del dottore: ci sono certamente alcuni casi in cui si sa già subito che un tipo di dialisi non è l’ideale (per esempio una grossa grossa pancia che ha subito interventi chirurgici fa sconsigliare la dialisi peritoneale, come prima soluzione), ma 193 Dialisi intra o extracorporea: che cosa è meglio? Dialisi intra o extracorporea: che cosa è meglio? In linea generale, otto pazienti su dieci possono scegliere tra due tipi di dialisi; ognuno ha vantaggi e svantaggi: chi preferisce la dialisi peritoneale sceglie di “lavorare” un po’ a casa, ma di essere più indipendente per gli spostamenti e, soprattutto, evita di stare in ospedale, che non è di solito un posto allegro… La emodialisi è un po’ più complicata da fare a casa ma, in realtà, non è poi così difficile: basta pensare che, quando c’erano pochi posti per la dialisi in ospedale (negli anni ‘60-’70) quasi tutti i pazienti facevano dialisi a casa La dialisi peritoneale è facile da fare e anche le persone di una certa età non hanno in genere difficoltà a imparare. 194 e imparavano TUTTI. L’emodialisi a casa è ancora una buona scelta oggi, soprattutto per le persone giovani, che stanno bene. A differenza della dialisi peritoneale, però, l’emodialisi non si fa del tutto da soli. Bisogna essere sempre in due, almeno per fare le manovre iniziali e finali (le più complesse). 195 Dialisi intra o extracorporea: che cosa è meglio? Dialisi intra o extracorporea: che cosa è meglio? Proprio per la necessità di essere in due e perché la dialisi extracorporea è un po’ più complicata, la maggior parte dei pazienti finisce di farla in Ospedale o in dei Centri ad Assistenza Limitata. I Centri ad Assistenza Limitata sono detti così perché ci sono sempre gli infermieri, ma i medici invece vengono solo ogni tanto a controllare che tutto vada bene. In questi Centri vengono trattati i pazienti con pochi problemi clinici, che non hanno però la voglia o la possibilità di andare a fare la dialisi a casa Forse il vantaggio più grosso di fare la dialisi in Ospedale o in un Centri ad Assistenza Limitata è quello di potersi dimenticare la malattia (mi raccomando, non del tutto! Un po’ di attenzione alla dieta e a non bere troppo bisogna farla sempre) nei giorni non di dialisi. 196 è soprattutto una questione di scelta: la dialisi è già una seccatura; si tratta di scegliere la seccatura minore (e questo dipende molto dal carattere di ognuno). Comunque 197 Dialisi intra o extracorporea: che cosa è meglio? Dialisi intra o extracorporea: che cosa è meglio? state tranquilli: la dialisi peritoneale (CAPD, IPD, APD, NIPD, eccetera) la dialisi extracorporea (Acetato, Bicarbonato, Emofiltro, Emodiafiltro, AFB, PFD, eccetera) se sono fatte bene e, soprattutto, se sono fatte con una buona collaborazione da parte del paziente DANNO GLI STESSI RISULTATI I problemi possono essere un po’ diversi: la fistola per la dialisi extracorporea può coagulare (cioè tapparsi) e può essere da rifare, il peritoneo si può infettare (cioè dei microbi possono entrare al suo interno, in genere per un errore a fare un cambio e può venire un bel mal di pancia (peritonite) 198 199 Dialisi intra o extracorporea: che cosa è meglio? Dialisi intra o extracorporea: che cosa è meglio? sono tutti problemi che si possono risolvere e, in media - una fistola artero-venosa dura molti anni (alcune addirittura decine di anni) - la peritonite è diventata rara: in Italia, per esempio, da quando si usa il “set a y”, ne capita - in media - una ogni due, tre anni e poi - le fistole si possono rifare - le peritoniti si curano con gli antibiotici Insomma, anche se nessuno dei due sistemi è perfetto, i problemi sono, per fortuna, risolvibili e la ricerca sta ancora andando avanti a passi da gigante per migliorare le cose … E’ importante seguire la scelta che sembra la migliore, sapendo che: - si può sempre cambiare idea - tutti e due i tipi di dialisi permettono di vivere altrettanto a lungo, né meglio, né peggio uno dell’altro. /perché i pazienti ci credano e collaborino!) 200 201 Dialisi intra o extracorporea: che cosa è meglio? Dialisi intra o extracorporea: che cosa è meglio? Vale la pena di pensarci un attimo. Trent’anni fa tutto questo era un sogno… Vivere senza un organo vitale è scomodo, è difficile, ma è VIVERE… Ogni volta che succede è un grosso trauma, è una grande tristezza, ma è anche un piccolo miracolo… Immaginate di ritornare indietro di cinquant’anni, quando la dialisi non esisteva, o di quaranta, quando non c’era per tutti… Pensate come avreste reagito se vi avessimo detto: “Si potrebbe fare la dialisi, ma non c’è posto…”, Avreste chiesto: “Per favore!” e se, finalmente, fosse stata possibile, avreste detto: “Che sollievo!”. Non è vero? Nei due terzi del mondo, la dialisi non èp disponibile, se non per i più ricchi e milioni di persone muoiono ogni anno per insufficienza renale… Quando la dialisi era una cosa nuova, era una conquista (c’erano pochi reni artificiali e non addirittura non bastavano per tutti i pazienti che ne avevano bisogno) chi riceveva un monitor lo amava molto. Oggi la dialisi, per fortuna, è offerta a tutti. Non è più una terapia da conquistare e troppo spesso è una terapia DA SUBIRE (cosa MOLTO SBAGLIATA). Nessuno ama la macchina che gli permette di vivere. MA è giusto? 202 203 Dialisi intra o extracorporea: che cosa è meglio? E poi… ATTENZIONE! Non bisogna dare alla dialisi tutte le colpe! La dialisi ha sì una serie di problemi (e inconvenienti), ma non è la responsabile di tutte le malattie del mondo… Si sente spesso dire “poverino, era in dialisi, ha avuto un tumore, un infarto, un accidenti”, dimenticando che le stesse cose possono capitare al vicino di casa, che la dialisi non la fa e, anzi, che ha una funzione renale normale… 204 Il trapianto Il trapianto Questo libro serve soprattutto a parlare della dialisi, ma un libro di dialisi che non dica qualcosa sul trapianto è come un gatto senza baffi o un topo senza coda, sì, perché lo sappiamo tutti, il trapianto è la GRANDE SPERANZA della dialisi. 206 Il trapianto Trapiantare vuol dire piantare qualcosa (un fiore, per esempio) in un altro terreno. Nel caso del rene, del cuore, del fegato o anche del polmone, trapiantare vuol dire “piantare”, immettere dentro un nuovo padrone un organo di un’altra persona. Come spostare una pianta da un vaso rotto a un vaso nuovo. 207 Il trapianto Il trapianto Anche se, in qualche caso, è possibile trapiantare un rene tra persone vive e vegete, che stanno bene (spesso succede tra genitori e figli, oppure tra marito e moglie), gli altri organi (fegato, polmone, cuore) sono vitali, cioè fondamentali per la vita e il donatore deve quindi essere morto. In genere, il donatore è una persona che ha avuto un incidente (spesso è un incidente d’automobile o di motocicletta) ed è in una situazione che si chiama impropriamente “coma depassèe”, cioè coma irreversibile. Il nome corretto è invece “morte cerebrale”. Questo vuol dire che (e solo per un breve tempo) il cuore batte ancora - anche se ha bisogno di un aiuto meccanico - ma il cervello è morto. Non è una situazione reversibile (cioè non si può guarire). Anche il trapianto di rene, di solito, si fa in queste condizioni. Non c’è bisogno di avere reni, cuore, fegato per andare in paradiso; anzi, senza qualche pezzo si vola più leggeri. 208 Ogni volta che un paziente è in coma e si pensa che sia in “morte cerebrale” 209 Il trapianto Il trapianto si riunisce una commissione apposta, che valuta la situazione e controlla che non ci sia nessunissima possibilità di salvare il malato. In questo caso si attiva un’osservazione in rianimazione ancora per molte ore. Solo alla fine di questo periodo di osservazione, in cui si accerta la morte cerebrale, vengono prelevati gli organi. Ogni donazione salva la vita a tre persone (cuore, fegato, polmoni) e rende migliore la vita a almeno quattro persone (due ricevono un rene e due ricevono la cornea, cioè una parte dell’occhio). E se il donatore è giovane, a sei almeno (cuore, fegato, polmoni). Quindi: il trapianto vuole dire per molti la vita, per qualcuno una vita migliore, però, anche se lo si desidera molto, bisogna ricordarsi che la nostra felicità è anche il dolore di qualche altra famiglia. (Non prestate invece assolutamente orecchio a una serie di cose che dicono a volte i giornali o la televisione: è un modo stupido di fare notizia; ci sono tanti possibili tipi di coma, l’unico da cui non è possibile svegliarsi MAI è il coma depassèe o la morte cerebrale, come sarebbe giusto chiamarla). 210 211 Il trapianto Il trapianto Il rene “nuovo” viene scelto sulla base della somiglianza, o compatibilità tra donatore e ricevente, Ci sono dei grossi computer che lavorano a questo scopo, Il ricevente del rene NON viene scelto perché è più bello, più ricco, più simpatico, più allegro… Più donatore e ricevente sono simili, più è probabile che il trapianto vada bene. ma solo perché è più SIMILE, come compatibilità e come età. Tutte le nostre cellule hanno un “identikit” personale, un po’ come il codice fiscale: è simile per molti, ma è quasi impossibile trovarne due identici. Le cellule di ogni persona hanno tutte lo stesso identikit, ma - tranne i gemelli identici - non ci sono due persone con lo stesso identikit (per quanto possa essere molto simile). Quindi: ragione in più per avere pazienza! 212 213 Il trapianto Il trapianto Una volta scelto il ricevente, il paziente viene avvisato subito, chiamato in Ospedale e ancora una volta viene controllato e visitato: può capitare anche nel cuore della notte… bisogna essere sicuri che tutto vada bene; il trapianto si fa per vivere MEGLIO (non per vivere di più, attenzione!), quindi non bisogna correre dei rischi! Come diceva la saggia lumaca… 214 solo quando tutto è stato controllato, il paziente viene operato e il rene viene messo nella pancia un po’ in basso, sul davanti, in un posto nuovo, spostando un po’ l’intestino. Arteria e vena del rene donato sono collegate con dei vasi del paziente (= ricevente), l’uretere viene collegato alla vescica. è fatto! 215 Il trapianto Se non ci sono complicazioni, l’intervento in sé e per sé non è molto lungo - 3-4 ore. Ma la storia vera del trapianto comincia soltanto al risveglio, con tante flebo, tanti tubi… Il trapianto Circa un rene su tre, incomincia subito benissimo! Come un treno (di pipì) Un rene su tre comincia a funzionare un po’ a fatica, bisogna spingerlo un po’! Il terzo rene subito non funziona, è come “addormentato”, e ci mette da pochi giorni a un mesetto prima di svegliarsi. Ma niente paura, tutto questo dura solo i primi giorni. 216 217 Il trapianto Ma la partenza più o meno brillante non è tutto (anzi, vuole solo dire stare più a lungo in Ospedale): anche un rene che fa fatica a partire può durare decenni (bisogna solo saperlo, per non deprimersi se non si comincia a fare subito pipì) Se non ci sono problemi legati all’intervento, o problemi particolari, legati per esempio alle arterie del rene, tutti i reni si risvegliano (diciamo che, in media, 99 su 100 reni funzionano almeno un po’ dopo il primo trapianto). Ma la strada è ancora lunga! Il trapianto La strada è lunga… Bisogna raggiungere un equilibrio all’interno del corpo: il rene nuovo, infatti, è riconosciuto come un estraneo dal corpo che lo riceve e che cerca di distruggerlo. Molte agguerrite cellule del ricevente che non vogliono il rene nuovo e lo attaccano 218 219 Il trapianto Questo attacco contro il rene nuovo si chiama RIGETTO. Se non si prendessero le medicine apposta, il rene nuovo verrebbe distrutto in un attimo. I farmaci si chiamano proprio immuno-depressori o immuno- soppressori, cioè depressori = uccisori = indebolitori del sistema immunologico, cioè di difesa e di eliminazione degli estranei dell’organismo. LA GUERRA è terribile Il trapianto L’equilibrio non è facile da raggiungere: le cellule dell’immunità (immunocompetenti, cioè che si occupano della nostra difesa) sono molto utili. Queste cellule (linfociti, monociti, granulociti, etc.) hanno soprattutto il compito di difendere dalle infezioni, quindi non vanno troppo disarmate se no, fra i due litiganti 220 221 Il trapianto tra i due litiganti il terzo gode e grossi batteri o piccoli virus cattivelli agguerriti possono approfittarne… e fare venire delle infezioni. I farmaci che ci sono oggi a disposizione per raggiungere un buon equilibrio (proteggere il rene nuovo senza lasciare indifeso l’organismo) sono molti: oltre ai tre più vecchi, Cortisone, Ciclosporina, Azatioprina 222 Il trapianto molti altri farmaci sono ancora in studio ed altri si usano solo in alcuni momenti. (I farmaci più potenti si usano i primi giorni dopo il trapianto, quando si deve “abituare” il corpo al nuovo rene, o in caso di rigetto acuto, quando bisogna debellare l’attacco delle cellule del paziente al nuovo rene). Tra questi, i più antichi sono il siero antilinfocitario (cioè il siero che neutralizza i linfociti, i globuli bianchi più attivi dal punto di vista della difesa) o gli anticorpi monoclonali (che sono una specie di siero, prodotto in provetta, che neutralizza solo la famiglia di linfociti più aggressiva e pericolosa per il rene). Ogni anno ne nascono di nuovi. Il Micofenolato Mofetile simile all’Azatioprina, e la Rapamicina, un farmaco diverso da tutti. Ci sono molti, molti farmaci nuovi. 223 Il trapianto Il trapianto Il problema che finora hanno tutti i farmaci è quello di essere NON SPECIFICI contro il rigetto di rene trapiantato, ma di bloccare un po’ tutte le risposte del corpo agli “estranei”… Quindi non si può esagerare con le dosi da usare; bisogna cercare di usare la minima quantità possibile di farmaco che protegga il rene trapiantato, ma che non apra la strada alle infezioni… quindi, pur andando molto bene, non sono perfetti e non sempre riescono ad impedire il famoso, molto temuto RIGETTO, che altri non è se non un’aggressione da parte di un piccolo esercito di linfociti al rene trapiantato. I farmaci che abbiamo a disposizione oggi, 224 Ma niente paura! Anche il rigetto può essere curato; una dose più alta di cortisone o di immunodepressori, riesce a debellare la grande maggioranza dei rigetti… 225 Il trapianto Tra le aggressioni all’organismo “ospite”, che spesso non accoglie fraternamente il rene trapiantato, tra le infezioni, le medicine, lo stress, i reni trapiantati tendono a invecchiare un po’ più in fretta degli altri. Qualche rene trapiantato è arrivato all’età record di una trentina d’anni (ed è quello che tutti ci auguriamo per ogni nuovo trapianto), ma Il trapianto in media le cose, oggi, vanno così (ma visto che la ricerca, anche nel trapianto, fa grandi progressi e i risultati stanno continuando a migliorare, state sereni: DOmani andrà meglio). Questo grafico è del 2000 e vuole dire molte cose: 226 227 Il trapianto Il trapianto dopo tre anni, tre reni su quattro funzionano bene, uno ha smesso di funzionare, oggi è 5 su 6 almeno… Dopo 7-8 anni, metà dei pazienti che avevano ricevuto un trapianto di rene era ritornata in dialisi; oggi succede ogni 10-15 anni, domani saranno 20-30 anni; metà ha un rene trapiantato che funziona (questi sono in media i danni che sono pubblicati da diversi centri di trapianto; nessuno fa miracoli, tutti lavorano più o meno allo stesso livello). Quindi: il trapianto di rene è che una meravigliosa,fantastica terapia che: 228 - sostituisce in modo naturale TUTTE le funzioni del rene: non solo, quindi, fare pipì ed eliminare le scorie, ma anche produrre vitamine per le ossa (vitamina D), eritropoietina (per fare crescere i globuli rossi del sangue); 229 Il trapianto Il trapianto - permette, quando le cose sono ben stabilizzate, di fare dei lunghi viaggi in giro per il mondo: non vuole assolutamente dire “risolvere tutti i problemi”. Una volta che un rene nuovo è messo nella pancia, il più è ancora da fare. Il rene nuovo va curato con MOLTA ATTENZIONE (la maggior parte dei rigetti che succedono dopo il primo anno di trapianto è dovuta a ERRORI nel prendere la TERAPIA!!!). Va coccolato, ascoltato, conosciuto, richiede di fare esami del sangue, delle urine, prendere delle medicine e stare a dieta (attenzione: il cortisone fa ingrassare!). - se la funzione renale è MOLTO BUONA, una donna giovane può avere un bambino; - insomma, dà una grande libertà, senza l’impegno della dialisi… Però 230 231 Il trapianto Il trapianto può richiedere di stare anche a lungo in Ospedale e, soprattutto, è un po’ capriccioso e imprevedibile: - se chi non prende la terapia bene può essere sicuro di andare incontro a dei problemi, - anche chi prende la terapia bene, anche se molto più raramente, può avere delle sorprese… Quindi: troppo spesso si legge sui giornali che la dialisi è una terapia brutta e triste e che, invece, il trapianto risolve TUTTO. Non è vero! 232 Il trapianto Il trapianto è un’ottima terapia, ma non è una soluzione definitiva e non è nemmeno una soluzione a tutti i problemi. Non serve, insomma,a dimenticare la dialisi. Serve a integrare la dialisi con una terapia che permette una maggiore libertà ma che, in alcuni casi (in particolare per le persone anziane e fragili), può essere più pericoloso della dialisi. Non tutti, quindi, sono dei buoni candidati al trapianto. 233 Il trapianto Il trapianto Il trapianto serve per vivere meglio; i farmaci sono ottimi e sicuri per le persone giovani; sono però potenti; possono essere rischiosi, per esempio, per una persona anziana con male al cuore… La ricerca sta andando avanti a grandi passi, in questo campo, per cercare farmaci adatti anche alle persone più anziane. Ci sono alcune novità importanti oggi: sempre più spesso si può fare il trapianto prima della dialisi, sia per giovani (e si può sempre se hanno un donatore vivente), sia per anziani (soprattutto se si candidano al “doppio trapianto”). 234 Il “doppio trapianto” permette di donare due reni insieme allo stesso ricevente. Questa è di solito una possibilità offerta ai pazienti “anziani”. Infatti, i donatori di “doppio trapianto” sono di regola anziani. Oltre i 50-60 anni, prima di destinare, “allocare”, il rene, viene eseguita una biopsia renale: “tanto tessuto buono” 1 rene per paziente; “discreto tessuto” due reni allo stesso paziente… La storia continua, cambia, per fortuna, tra pochi anni questo libro sarà vecchio, perché dialisi e trapianto saranno andati oltre… 235 Il trapianto La dialisi non è il peggiore dei mali; una buona dialisi permette di lavorare, di giocare, di fare sport… Il trapianto Una buona dialisi permette di affrontare il trapianto con spirito più sereno; il periodo di trapianto che speriamo sia lunghissssssssssssssssimo, darà una grande libertà; ma se anche dovesse finire, la dialisi non fa troppa paura… La possibilità di un buon trapianto permette di vivere meglio la dialisi, con più speranza. Con la paura si vive troppo male! 236 237 Il trapianto Queste sono tre lunghe storie: tutte sono iniziate con un periodo più o meno lungo di dialisi: Il trapianto in lista per un trapianto di rene; uno che ha preferito continuare in dialisi perché, dice: “non sono più tanto giovane, sono pigro e non ho voglia di viaggiare… in dialisi sto bene, non ho più voglia di avventure”. In tutte c’è stato almeno un trapianto: alcuni trapianti sono durati a lungo, altri no; ora il trapianto può cominciare e finire la storia. Tanto meglio. Tutti i pazienti stanno bene. Dopo che il primo trapianto ha smesso di funzionare, tre pazienti sono rientrati in dialisi, uno è stato trapiantato subito; due pazienti hanno deciso di reiscriversi. Dialisi e trapianto non devono essere visti come “nemici”: le storie di tutti i nostri pazienti che sono stati trattati per lungo tempo sono un “misto” di emodialisi, di dialisi peritoneale e di trapianto (una delle mie amiche più care ha adesso il quarto trapianto 238 239 Il trapianto Il trapianto di rene nella pancia e storie come la sua stanno diventando meno rare). Il trapianto non è la fuga dalla dialisi, anzi, per non essere delusi dal trapianto, è meglio conoscere la dialisi e non averne troppa paura (nessuno dice di amarla alla follia…), se no ogni piccola contrarietà viene vista con terrore (mamma mia… e se poi ritorno, o vado, in dialisi…). Vedere il trapianto di rene in maniera realistica non serve a spaventarsi. Serve a vivere meglio… Dialisi e trapianto, quindi, fanno parte della stessa avventura: un’avventura che una cinquantina di anni fa, all’inizio degli anni ‘60, sembrava una pazzia. Da allora ne è stata fatta di strada! TOPO MIGRATORIO 240 241 Conclusioni Conclusioni Conclusioni Quando il 9 marzo 1960 un signore chiamato Claude Shields ha iniziato la dialisi “cronica”, è stata vinta una battaglia straordinaria che quasi nessuno al mondo pensava potesse nemmeno essere combattuta. La sfida, però, non riguarda solo i medici. Riguarda soprattutto i pazienti. Ogni nuovo paziente che inizia il trattamento ripercorre tutta la strada di Claude Shields e dei suoi compagni che, negli anni ‘60, iniziarono un cammino senza sapere dove li avrebbe portati. Claude Shields è morto, dopo 10 anni di dialisi domiciliare, ma non pochi compagni di allora sono vivi e vegeti e alcuni addirittura sono diventati nefrologi e autori di libri famosi, su cui anch’io ho studiato. Un libro di alcuni anni fa, che raccoglie alcune delle più importanti ricerche nel campo della dialisi, dice: “Il nefrologo si trova oggi davanti alla sfida finale: rendere la vita senza reni, in quantità e qualità, uguale a quella con i reni”. Accettare una sfida, per tutti vuole dire non fare la fine dello struzzo, 244 245 Conclusioni Conclusioni ma stare con gli occhi ben aperti e prendere su di sé molte responsabilità. Raggiungere questo atteggiamento autonomo richiede molto impegno, non solo da parte di medici-infermieri-personale vario, ma soprattutto da parte del paziente. La dialisi e il trapianto, infatti non sono - e non devono essere MAI - una cosa estranea “di qualcun altro”, del medico, della struttura, dell’ospedale, dell’infermiera, eccetera, eccetera. La dialisi e il trapianto sono DEL paziente. E sono sì una terapia scomoda e difficile, ma sono anche cure che permettono di VIVERE per TUTTA LA VITA. 246 247 Indice Introduzione . . . . . . . pag. 5 I Reni . . . . . . pag. 13 La Dialisi in generale . . . . . pag. 25 La Dialisi extracorporea o emodialisi . . pag. 61 Altri tipi di trattamento extracorporeo . pag. 95 La Dialisi peritoneale . . . . . . . pag. 127 Altri tipi di Dialisi peritoneale . . . pag. 179 Dialisi intra o extracorporea: che cosa è meglio?pag. 191 Il trapianto . . . . . . . pag. 205 Conclusioni . . . . . . . pag. 243 248