DICEMBRE 2010 ANNO I, n. 7
INSERTO PROMOZIONALE-REDAZIONALE MENSILE ALLEGATO AD "AMERICA OGGI"
EDITO DA WTC ABRUZZO S.r.l.
VIA MISTICONI, 54 - 65127 PESCARA (ITALIA)
DIVELLA porta
PAG. 4, 5
PAG. 10, 11, 12, 13
A Siena per un piccolo tour,
alla scoperta delle bellezze
di una città ricca di storia,
fascino e tradizione. Camminando lungo i Banchi di
Sopra, entrando a Piazza
del Campo, visitare la cripta
del Duomo recentememte
riportata alla luce dove si
possono ammirare gli affreschi originali rinascimentali. Non poteva poi mancare
qualche consiglio su dove e
cosa mangiare.
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SPECIALE
RODRIGO - Il Centauro
della moda maschile italiana non è un marchio che
insegue la moda, ma un
marchio che fa la moda vestendo tantissime star del
nostro tempo.
COLOMBINI - L'arte di creare diverse tipologie di arredamento grazie allo stile
ed alla cultura del design
italiano. Dall'ufficio ai salotti, dalle camere da letto
alle cucine.
ITINERARI
DIVELLA - Pasta e non
solo. Sughi, legumi e biscotti sono gli altri prodotti di
qualità dell'azienda pugliese. Da 120 anni l'azienda
pugliese lega il suo nome
alla qualità e alla eccellenza
di un prodotto, la pasta, che
da sempre è simbolo di italianità nel mondo. Sarà testimonial italiano del food
al prossimo Global Economic Summit di Mumbai i
prossimi 27-28-29 gennaio.
AZIENDE
COPERTINA
in tavola i Sapori
del Mediterraneo
Grande attesa per il Global
Economic Summit che si
terrà in India dal 27 al 29
gennaio 2011. Tre giorni in
cui le delegazioni provenienti da tutto il mondo,
si troveranno a discutere
di mercato ed economia.
L'evento sarà suddiviso in
Expo, Conference e Meetings Business To Business
(B2B). Quest'anno lo sguardo sarà rivolto alle piccole e
medie imprese.
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dicembre 2010
A te lettore...
...dallo Staff!
dicembre 2010
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A Mumbai dal 27 al 29 gennaio
Verso il Global Economic Summit 2011
Ci si avvicina a grandi passi
all'appuntamento indiano di
gennaio. La missione di questo secondo Global Economic
Summit è quella di facilitare
il commercio globale, investimenti e alleanze strategiche.
Un GES che sarà strutturato in
Conference, Expo e Meetings
Business to Business (B2B).
I lavori del summit saranno
incentrati sulla ricerca di sinergie e cooperazioni all'interno
di un network sempre più in
espansione e senza confini. Paesi sviluppati e in via di sviluppo si troveranno sotto lo stesso
tetto per condividere esperienze e informazioni.
Operatori, aziende ed esponenti di governo si troveranno a discutere di innovazione,
mercato, management delle
piccole e medie imprese. L'intenzione è di accompagnare le
realtà aziendali lungo un percorso di cooperazione coesiva e
permettere quindi uno scambio
reciproco di informazioni e conoscenze, cementando rapporti
esistenti o crearne di nuovi.
Altro obiettivo è proiettare
l'India come una legittima potenza nel forum dell'economia
globale, attraverso opportunità
di investimento.
Dati alla mano l'India ha raggiunto un non trascurabile
record, che è quello di essere
diventata la seconda economia
a più rapida crescita. I numeri
parlano di un PIL che è in costante aumento; nel 2009 in sei
mesi è passato dal 5,8% al 6,1%.
Grazie alle politiche del nuovo
2009. L'obiettivo del India era
quello di raggiungere una quota del 1,5% del mercato globale,
ma a causa della crisi le cifre
andranno riviste.
Il precedente summit del 2010
è stato organizzato allo scopo
di supportare il ministero del
Commercio e dell'Industria, il
Dipartimento del Commercio
e il Governo dell'India, e vi
hanno partecipato più di trenta paesi con oltre 350 delegati.
Quasi 300 invece sono stati gli
incontri B2B.
Diversi esponenti di spicco
presenti tra questi Mr. Salman
Khursheed (Minister of State (IC), Ministry of Corporate
the WTC Mumbai Building
esecutivo e alla legge finanziaria del 2009/2010, si è mantenuto l'indirizzo espansivo della
politica fiscale, attraverso l'incremento della spesa destinata
alla popolazione della aree rurali, alle infrastrutture.
L'indice della produzione industriale si è attestato al 10,4%
nel terzo trimestre, mentre nel
manifatturiero la crescita è stata superiore al 20%. In 5 anni gli
interscambi commerciali con il
resto del mondo sono passati
da circa 100 (2003/2004) a 346
miliardi di euro nel biennio
2008/2009.
Sempre nello stesso periodo le
esportazioni sono state superate dalle importazioni, che sono
concentrate per il 31% (66,6
miliardi di euro) in prodotti
petroliferi e derivati. Dal lato
delle esportazioni invece in prima fila ci sono pietre e metalli
preziosi, cresciuti del 40,2% nel
Affairs, Government of India).
Quest'anno la conferenza focalizzerà l'attenzione sulle politiche dei governi per la promozione del commercio bilaterale,
lo sviluppo su scala mondiale
delle imprese, la crescita tecnologica delle piccole e medie
imprese.
Il World Trade Center Mumbai, organizzatore dell'evento
insieme alla All India Association of Industries (AIAI),
per l'occasione vestirà anche i
panni dello sponsor dell'India,
cercando di ritagliarle il ruolo di catalizzatore privilegiato
nel contesto dello sviluppo del
mercato globale.
L’India registra uno sviluppo economico
crescente, come viene testimoniato dal PIL
che la colloca tra le prime dieci economie di
rilevanza internazionale
A sinistra, ViJay Kalantry, President WTC Mumbai. In alto, un momento dei lavori della passata edizione
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dicembre 2010
L'azienda sarà testimonial italiano del settore food
di Marco Mastella
Divella S.p.A. in "missione" in India
Il Global Economic Summit, in
programma dal 27 al 29 gennaio 2011, sarà luogo congeniale
di conoscenza e reciprocità per
le piccole e medie imprese a cui
è dedicata la seconda edizione.
Le PMI giocano un ruolo critico all'interno dell'economia e
del mercato globali attraverso
politiche di innovazione e sviluppo sostenibile. Nonostante
esse siano le più dinamiche,
mostrano però più vulnerabilità. Ed è proprio per questo che
è nata la necessità di creare una
piattaforma globale coordinata
che sia in grado di promuovere
la cooperazione internazionale
di questi soggetti.
L'Italia conta quasi 4.5 milioni di piccole e medie imprese,
e non mancherà all'appuntamento del prossimo gennaio
a Mumbai dove sarà presente con un corposo numero di
aziende. Ma l'happening indiano sarà comunque teatro di
incontri che vedranno coinvolti
anche grandi nomi dell'industria italiana. Tra questi ne troviamo uno che per l'occasione è
stato designato testimonial del
settore food.
Il nome è quello di Divella che
da 120 anni lega il suo marchio
alla qualità e alla eccellenza di
un prodotto, la pasta, che da
sempre è simbolo di italianità nel mondo. Nata nel 1890
l'azienda pugliese è già da anni
ormai una realtà che è stata in grado di
crearsi
una
notevole fetta
di mercato anche all'estero,
esportando
prodotti in più
di 100 Paesi dei
cinque continenti. Andando a guardare
i dati relativi
alla distribuzione tra i confini nazionali,
la Divella vanta oltre l'8% di
quota di mercato a volume
e nella specifica classifica
tra le marche
principali di pasta occupa la seconda posizione.
Se invece si considera solo il
meridione e le isole, il marchio
occupa stabilmente la prima
posizione.
Ma nel corso della sua storia
secolare la Divella si è resa protagonista anche di un processo
di diversificazione che l'ha portata a concepire prodotti che si
integrano alla pasta. Alla macinazione nei molini infatti si è
affiancata una gamma comple-
Da 120 anni
un marchio
di qualità
e di
eccellenza
Olio extravergine e pomodori tra gli altri prodotti
Pasta e non solo...
Per l'industria italiana del settore alimentare questo non poteva essere momento migliore.
Il riconoscimento da parte
dell'UNESCO della dieta Mediterranea come patrimonio immateriale dell'umanità, dà una
ulteriore spinta all'affermazione nel mondo delle nostre eccellenze.
Il Global Economic Summit
del 27/29 gennaio pertanto
rappresenterà la giusta occasione per valorizzare ancora di
più il made in Italy.
La F. Divella S.p.A. continua
a rappresentare un marchio di
riferimento per la pasta sia nel
panorama italiano, mantenendo saldo il secondo posto nelle
vendite di pasta con una quota di mercato del 9% (con una
previsione del 12% nel 2011),
sia nel panorama internazionale grazie a nuovi accordi ed a
consolidate partnership .
Divella, quale portavoce nel
mondo della dieta mediterranea, ne supporta da sempre la
diffusione grazie ad incisive
campagne pubblicitarie ed al
contempo ne preserva il gran-
de valore culturale offrendo,
a prezzi molto competitivi,
un’ampia gamma di prodotti
di alta qualità tra i quali pasta,
pomodori, olio extravergine
d'oliva e biscotti.
All'interno degli stabilimenti l'attività giornaliera arriva
a produrre: 800 tonnellate di
pasta semola di grano duro,
10 tonnellate di pasta fresca
(orecchiette, trofie, cavatelli),
2,5 tonnellate di pasta fresca
all'uovo (tagliatelle, lasagne),
25 tonnellate di biscotti, 800
tonnellate di semola di grano duro (nei due mulini), 350
tonnellate di farina di grano
tenero.
Nei mulini vengono macinate circa 1200 tonnellate al
giorno per garantire una costante qualità e scorta per l’ingrediente principale della pasta: la semola di grano duro. Il
grano viene acquistato nei migliori mercati al mondo, scelto
fra i raccolti con le caratteristiche adatte ad ottenere semola
di alta qualità.
La semola Divella è infatti
una sapiente miscela di varietà
ta di pomodori e sughi in scatola, oltre a biscotti, riso, legumi e
tanto altro.
Con duecentottanta dipendenti, il pastificio, 2 molini per
la trasformazione del grano
duro ed 1 per quello del grano tenero (che costituiscono
i 3 stabilimenti), la Divella diffonde in Italia
e nel mondo prodotti
alimentari dagli elevati
standard qualitativi, garantendo convenienza e
competitività.
Dalle pianure pugliesi
una passione trasformatasi in un marchio sempre più legato al volto
sano e concreto dell'industria italiana.
di grano duro composta al 60%
da grano duro Italiano prevalentemente raccolto nel Sud Italia, che dona alla pasta il tipico
sapore del grano appena macinato, al 15% da grano Americano proveniente dal Texas e
dall'Arizona (“grano del deserto”) che ne assicura l’apporto di
proteine di alta qualità, al 15%
di grano duro dall'Australia
che conferisce alla pasta il tipico colore giallo del sole.
I dati del 2010 sono già esaustivi. Il fatturato ha raggiunto
la cifra di 260 milioni di euro
con più di 180.000 tonellate di
pasta vendute, con una forte
quota dell’export del 30%.
La tendenza positiva degli ultimi 15 anni sembra profilarsi
anche per il 2011, ove si prevede un ulteriore incremento
del fatturato pari a 280 milioni
di euro e continui investimenti
nella ricerca e nel miglioramento tecnologico.
La semola è una
sapiente miscela di
varietà di grano duro
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L'UNESCO la sceglie come patrimonio immateriale dell'umanità
Premiata la Dieta Mediterranea
“La Dieta Mediterranea è un
insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni
che vanno dal paesaggio alla
tavola, tra cui la coltivazione,
la raccolta, la pesca, la conservazione, la trasformazione, la
preparazione e, in particolare,
il consumo di cibo.
È caratterizzata da un modello nutrizionale che è rimasto
costante nel tempo e nello spazio, i cui ingredienti principali
sono olio di oliva, cereali, frutta e verdura, fresche o secche,
un ammontare moderato di
pesce, prodotti lattiero-caseari
e carne, numerosi condimenti
e spezie, il tutto accompagnato da vino o infusioni, sempre
nel rispetto delle convinzioni di
ogni comunità”.
E ancora: “La Dieta Mediterranea (da greco “diaita”, stile
di vita) comprende molto più
che il solo cibo. Essa promuove l'interazione sociale, dal
momento che i pasti collettivi
rappresentano il caposaldo di
consuetudini sociali ed eventi
festivi. Essa ha dato alla luce un
formidabile corpo di conoscen-
In basso, un momento della produzione all'interno degli stabilimenti Divella
ze, canzoni, proverbi, racconti e
leggende”.
Questa è la motivazione con
la quale il 17 novembre a Nairobi (Kenia) la quinta sessione
del Comitato Intergovernativo
dell'UNESCO per la salvaguardia del patrimonio culturale
immateriale dell'umanità, ha
inserito nella illustre lista la
Dieta Mediterranea. La proposta era partita insieme a Spagna, Grecia e Marocco ed è stata approvata all'unanimità.
Tutto nacque nel dopoguerra dalle osservazioni da Ancel
Keys. Lo scienziato americano notò come in alcune zone,
il Cilento e l'Isola di Creta in
particolare, ci fosse una bassa
incidenza di tumori e di malattie cardiovascolari. Questi dati
vennero attribuiti al tipo di alimentazione di quelle specifiche
aree geografiche.
Così si diede il via a quello
che è conosciuto come il “Seven Countries Study” al quale lo stesso Keys prese parte e
che mise a confronto i regimi
alimentari tra soggetti appartenenti a Paesi diversi e cioè:
dell'Università di Firenze, è
stato riscontrato come la Dieta
Mediterranea riduce il rischio
di malattie cardiovascolari e di
patologie come l'Alzheimer ed
il Parkinson.
Dopo questa importante
conquista bisogna sfruttare al
meglio le opportunità che derivano dalla Dieta, per poter
permettere un ulteriore salto di
qualità al settore agroalimentare del made in Italy. Sarà
sempre maggiore la qualità richiesta per prodotti quali pasta,
pomodori, legumi, olio d'oliva.
Un sistema alimentare che è diventato
nel tempo un'identità culturale. La via
migliore per un'alimentazione che consente
di ridurre il rischio di malattie
cardiovascolari e altre patologie quali
l'Alzheimer e il Parkinson
Italia, Grecia, USA, Finlandia,
Jugoslavia, Olanda e Giappone. Si scoprì come la percentuale di infarti fosse di molto
inferiore nei paesi mediterranei
che negli altri, dove l'alto consumo di grassi animali tende
ad aumentare il colesterolo.
Inoltre in base a recenti studi
pubblicati sul British Medical
Journal, analizzati dal team
di Fancesco Sofi, nutrizionista
L'intervista
Gli elementi della Dieta Mediterranea hanno permesso agli
italiani di raggiungere l'invidiabile record di longevità, primo in Europa, con una media
di 77,2 per gli uomini e 82,8 per
le donne.
Bisogna salvaguardare questo
sistema alimentare, in quanto non solo patrimonio di una
identità culturale, ma esempio
di mangiar sano.
di Marco Mastella
A "Tu per Tu con..." Divella
In vista dell'appuntamento del Global Economic Summit
dal 27 al 29 gennaio a Mumbai, abbiamo sentito Alessandro
Trotta, Export Area Divella S.p.A.
100% nelle vendite, pari a oltre 15 milioni di Euro di
fatturato conseguito.
Potrebbe stilarci una classifica dei paesi vostri partner
nel mondo?
Come si può valutare il bilancio Divella 2010?
Possiamo ritenerci molto più che soddisfatti. Abbiamo
raggiunto l'obiettivo dei 260 milioni di euro di fatturato e venduto 180.000 tonnellate di pasta di cui oltre il
30% sono state spedite in più di 110 Paesi.
E cosa ci sia aspetta dal 2011?
Per l’anno venturo ci ripromettiamo di crescere ancora
in Italia ed allo stesso modo nei mercati Esteri per arrivare all’ambizioso traguardo delle 200.000 tonnellate,
tutte a marchio Divella.
Cosa ci può dire invece degli altri prodotti del marchio Divella?
Abbiamo ottenuto ottimi risultati rispetto al 2009 e anche qui quindi non possiamo non dirci soddisfatti. In
particolare per i biscotti che hanno maturato un più
L'Europa si ritaglia una cospicua quota di mercato con
circa 13 milioni (ma da sola la Germania ne vale 3). Al
secondo posto c'è il Giappone con 7 mln e a chiudere
questo podio ideale c'è l'Australia. Seguono poi i Balcani con Albania, Macedonia, Kosovo, etc., e non meno
importanti mercati come Brasile, Canada, USA.
Vista la vostra presenza all'Expo del Global Economic
Summit di Mumbai a gennaio, dove sarete testimonial italiani per il settore food, cosa si sente di dire
sulla realtà indiana?
A giugno ho partecipato ad un convegno di Confindustria sull'India, dove sono stati resi noti alcuni dati. Si
tratta di un'economia che cresce fortissima, circa del'8%
(la stessa percentuale riguarda anche il retail dell'agroalimentare). A questa crescita si accompagna contestualmente quella della classe media. Gli stipendi hanno
avuto un consistente aumento negli ultimi 2/3 anni,
dai 3.500 ai 17.000 l'anno circa. In quest'ottica il nostro
prodotto può “attecchire” presso coloro che stanno crescendo in termini di salario. È una realtà dove siamo
presenti, ma poco. La nostra priorità è quella di entrare
in maniera graduale e con cautela, senza essere aggressivi, ma con il giusto partner commerciale con il quale
sviluppare un business duraturo. Abbiamo il dovere
di diffondere la cultura della cucina italiana. Punteremo inizialmente su pasta e biscotti (nuova linea per il
tè, ndr). I problemi sono legati ai dazi e alle cessioni ai
distributori da uno stato all'altro dell'India che potrebbero far lievitare i costi d'acquisto per il consumatore
finale. Ma la prospettiva di raggiungere la seconda popolazione mondiale fa ben sperare.
La Dieta Mediterranea patrimonio immateriale
dell'umanità. Quali benefici per i prodotti made in
Italy?
Certo non può far altro che giovare alla cultura e alla
cucina italiane; genererà maggiore visibilità, se ancora
ce ne fosse bisogno; aumenterà anche la curiosità verso
un tipo alimentazione che, ricordiamolo, è patrimonio
comunque di una vasta area geografica; servirà infine
a combattere e magari sconfiggere la contraffazione dei
prodotti Made in Italy, vero concorrente della vera dieta mediterranea.
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dicembre 2010
Memories...Natale 1919
Piero Piccardi, Direttore Responsabile "The Italian Way", con questa cartolina gentilmente concessaci,
invia a tutti lettori gli Auguri per un felice e prospero 2011.
L'aveva scritta sua mamma Dina ai genitori nel Natale 1919.
dicembre 2010
Una passeggiata tra le vie e le bellezze della città toscana
7
di Francesca Andreini
Siena tra tradizione e festività Natalizie
"COR MAGIS TIBI SENA PANDIT". Queste sono le
parole che possono leggere i visitatori che decidono
di entrare a Siena dalla Porta Camollia, quella, per intendersi, che affaccia l'antica Via Fiorentina, un tempo
principale arteria di comunicazione tra Parigi e Roma,
unica strada che offrisse la possibilità ai pellegrini nel
corso del Medio Evo, di raggiungere la tomba di San
Pietro per le devozioni di rito che avrebbero permesso
loro di guadagnarsi il Paradiso.
Ai nostri tempi, certamente più prosaici, il Paradiso
sembra sempre più lontano dalla nostra vita quotidiana, eppure in questo angolo di Toscana, ancora oggi
siamo in grado di avvicinarci a tali gradi di beatitudine, qualora si riesca a percepire e condividere i ritmi e
le opportunità che Siena riesce ad offrire a tutti coloro
che intendessero essere iniziati ai valori che per secoli hanno portato avanti la vita di questa piccola città,
ovvero l'amore per la tradizione ed il rispetto per la
grande storia che l'ha resa il luogo di cultura che ogni
anno la mantiene in testa alle classifiche italiane per
la qualità di vita! Quale migliore opportunità per una
visita per le celebrazioni dell'ultimo dell'anno!
Anche quest'anno il Comune di Siena infatti ha organizzato come sempre dei concerti nella splendida cornice di Piazza del Campo che infatti saranno in grado
di allietare le ultime ore di questo 2010 che si conclude
ed offre a tutti la possibilità di accedere a piazza Del
Campo dalle ore 22,30 per godersi lo spettacolo di cantanti e gruppi molto conosciuti.
L'occasione si presenta quindi ghiotta per organizzare un piccolo tour della città che riesca a farvi percepire tutta l'atmosfera magica che questo angolo di
Toscana offre ad ogni suo visitatore a piene mani! Arrivando in auto, il consiglio è quello di parcheggiare in
Fortezza (www.sienaparcheggi.com) in modo tale da
essere proprio nel centro della città e poter camminare
agevolmente per il Corso, Banchi di Sopra, dove si affacciano le più antiche attività commerciali della città.
Infatti cosa molto importante da notare è che l'amministrazione comunale ha saputo conservare le attività
tradizionali anche nel centro citttadino, salvaguardando così le antiche tradizioni familiari a discapito delle
grandi catene commerciali che qui hanno trovato difficoltà ad insediarsi. Passerete davanti all'antica sede
della Banca Monte Dei Paschi di Siena, la più antica
del mondo, fondata nel 1472, ben 20 anni prima della
scoperta dell'America!!!!
La Rocca, così la chiamano i senesi, si staglia su Piazza
Salimbeni, cuore nevralgico della grande attività economica della città. Andando avanti per il corso c'è poi
la Piazza Tolomei, dove si trova la torre omonima, casa
della famosa Pia De' Tolomei menzionata nel Paradiso
di Dante: e questa è un'altra caratteristica di questa bella città, ovvero il fatto che su ognuno di questi palazzi
storici si possano ritrovare delle targhe in marmo con
le citazioni Dantesche riferite ai personaggi che vi abitavano e che sono state menzionate nella grande opera.
".....Ricordati di me che son la Pia: Siena mi fe', disfecemi Maremmma"!
L'atmosfera rarefatta ed antica si sublima nel "Campo", ovvero, Piazza del Campo, famosa nel mondo in
quanto scenario eccelso del famoso Palio che si corre
ogni anno per il 2 di luglio ed il 16 di agosto in onore
della Santa Vergine, protettrice di Siena: questo luogo
viene definito a giusta ragione "il salotto della città", ed
è proprio qui infatti che si vedono passeggiare i locali
con i loro bambini che giocano sulle "lastre" della Piazza come hanno fatto i loro antenati nei secoli passati!
Visita d'obbligo è al Duomo di Siena, dove giungevano stanchi i pellegrini che incrociavano sulla Francigena, per estasiarsi di fronte alla facciata della chiesa,
rilucente d'oro e costellata di statue di Santi e di Angeli.
Gli interni della Cattedrale meritano una sosta attenta,
specialmente per la visione dei pavimenti che riportano le scene dell'antico e del nuovo testamento, ed altre
figure riportanti la gloria della città di Siena. Sempre
sulla stessa piazza, il Museo dell'Opa, racchiude la preziosa Maesta di Duccio da Boninsegna, eccelso pittore
del trecento Senese, che celebra la Gloria della Vergine
Maria con tutta la magnificenza dei colori e delle forme che tanta fama hanno dato alla scuola della pittura
Senese. Senza dubbio non si deve mancare l'occasione
per godersi il Complesso Museale di Santa Maria Della Scala (www.santamariadellascala.com), antistante il
Duomo e recentemente restaurato: questo luogo è stato
fino agli anni 80 l'ospedale di Siena e veniva chiamato
dai suoi cittadini "la città nella città" proprio per le proporzioni mastodondiche che sono andate aumentando
nel corso dei secoli, dando così maniera di ritrovare
durante gli scavi di recupero, reperti medioevali, romani e persino etruschi. Impressionante la visione dei
famosi Pozzi di Butto, dove veniva gettato il materiale
di scarico della città, e che, durante la Peste Nera nel
trecento, veniva utilizzato anche per la sepoltura dei
cadaveri degli appestati!
Il consiglio è di concludere questo piccolo tour di
Siena, nella Cripta del Duomo, recentemente riportata
alla luce, dove si avrà il raro privilegio di ammirare gli
affreschi originali rinascimentali, con i colori smaglianti dell'epoca, conservati nei secoli in quanto mai esposti all'atmosfera ed agli agenti esterni, dato che è stata
ritrovata solo di recente. Non mancate di fermarvi a
pranzo in questo angolo di paradiso! Importante gustare quelli che sono i piatti locali, quali i famosi "Pici"
pasta fatta a mano che ricorda dei grossi spaghetti, e
che viene condita con dell'ottimo ragù, solitamente di
Chianina, una particolare razza bovina che è tipica di
questa zona della Toscana, molto saporita e che consiglio di assaggiare nella famosa "fiorentina", il tutto
annaffiato rigorosamente da un robusto Chianti, che
non vi farà senz'altro rimpiangere la camminata fatta
durante la giornata che vi ha visto scoprire questo angolo di mondo ancora immutato nel tempo.
Nella foto, un'immagine notturna del Duomo
e della Torre del Mangia a Siena. Sotto, Francesca Andreini
Delizie e sapori della Toscana
vetrina del gusto
Passeggiando per il corso principale
di Siena, al turista più attento,
sembrerà di tornare indietro
nel tempo: il fatto che il transito alle autovetture sia stato
proibito e si possa camminare
comodamente ammirando le
belle vetrine ed il fatto che per
andare a "fare quattro passi"
ancora ci si senta in dovere di
cambiarsi e mettersi elegante,
dà senza dubbio la sensazione
che qua il tempo non passi con
la stessa rapidità che nel resto
del mondo!
Ma ancora di più si avverte
questa sensazione gustando le
prelibatezze che vengono offerte nei numerosi forni, bar e ristoranti
che si affacciano sulla strada: numerose sono le tradizioni alimentari che
danno a Siena la possibilità di essere
ricordata! Prima fra tutte quella dei
Ricciarelli: biscotti a base di pasta di
mandorle che nella mentalità tradizionale italiana il cui gusto si lega indissolubilmente, per la maggior parte degli
italiani, a quella del Natale. Il Ricciarello
di Siena si ottiene dalla lavorazione di un
impasto a base di mandorle, zucchero,
albume d'uova, successivamente cotto in
forno. Sono dolcetti con forma a losanga
ovalizzata, la superficie è di colore bianco per la copertura dello zucchero a velo,
con eventuale presenza di diffuse crepature della pasta, mentre il bordo è leggermente dorato
Le origini dei "Ricciarelli di Siena" sono
legate a quelle del Marzapane, dolce a
base di mandorle e zucchero, la cui diffusione a Siena risale al XV secolo. Destinati ad un "pubblico elitario", data la
presenza dello zucchero, ingrediente
all'epoca costoso perché raro, erano venduti nelle botteghe degli speziali senesi,
le farmacie di un tempo. Nel periodo rinascimentale sono numerosi i riferimenti
ai banchetti allestiti in occasione di ma-
trimoni celebri o visite politiche nei quali
si segnalano i Marzapani e se guardiamo
con attenzione certi quadri dell'epoca di
autori toscani non sarà difficile riconoscerli per la loro forma tipica, sul desco
di qualche ricco banchetto. Ma bisogna
aspettare il 1891 quando viene pubblicata la prima edizione del fondamentale
volume "La scienza in cucina e l'arte di
mangiar bene" di Pellegrino Artusi, primo esempio di ricettario della tradizione
gastronomica nazionale. La ricetta n. 629,
dedicata alla lavorazione del prodotto in
questione, reca nel titolo la denominazione "Ricciarelli di Siena".
Ricciarelli
Ingredienti
gr 300 di mandorle; gr 180 di zucchero a
velo vanigliato; gr 240 di zucchero;
1 cucchiao di scorza d'arancia grattugiata; 2 albumi d'uovo ; 2 dozzine di
fogli di riso tagliati ovali
Preparazione
Pestare
le
mandorle
fino ad ottenere una
farina, facendo
attenzione a
recuperare
tutto l'olio.
Mescolare
bene con lo zucchero e setacciare in una
terrina. Montare gli albumi a neve non
troppo densa e incorporarli al composto. Aggiungere lo zucchero a velo e la
scorza d'arancia per ottenere un impasto
liscio e tenero. Formare con questo delle
losanghe di 1 cm di spessore, 4,5 cm di
lunghezza e 3,5 cm di larghezza. Spolverizzarle abbondantemente di zucchero a velo, metterle su un foglio di carta
di riso e lasciar riposare per 12 ore. Far
cuocere in forno a 140° per 15'. Lasciar
raffreddare su una griglia e servire cospargendo di zucchero a velo.
8
dicembre 2010
in collaborazione con
Fratelli
Nurzia
DAl 1835 lA STorIA
SI FA DolCe
La famiglia Nurzia all’interno dello storico Caffé in piazza Duomo a L’Aquila. Da sinistra: Ulisse, Natalia, Giuliana e Francesco
Qualità indiscussa delle materie prime insieme all’amore
per il lavoro artigianale sono i segreti che da quasi 200 anni rendono noto
il torrone aquilano F.lli Nurzia in tutto il mondo.
Oggi al timone dell’azienda ci sono i figli di Ulisse Nurzia, Natalia e Chicco
» di eleonora lopes
D
al 1835 il risveglio mattutino in
Piazza Duomo, è sempre stato
legato all’odore caratteristico
della tostatura delle nocciole
per la preparazione del torrone. Un odore che tutti gli aquilani conoscono bene. Il
sisma del 6 aprile che ha ridotto il centro
storico a un cumulo di macerie, ha risparmiato l’antico locale Caffè Nurzia dove il
classico torrone morbido al cioccolato,
viene ancora prodotto secondo la ricetta
originale e confezionato rigorosamente a
mano.
Tutto iniziò nel lontano 1835, quando Gennaro Nurzia, distillatore di liquori, decise
di intraprendere la produzione dolciaria.
Suo figlio, Francesco Saverio, verso la fine
del 1800 ampliò l’attività del padre con
una svariata produzione di torroni. Come
ogni dinastia che meriti questo nome, il
nipote del fondatore, Ulisse Nurzia, seguì
la tradizione di famiglia e andò persino
oltre. Mise a punto una pasta di cacao
morbida con nocciole piemontesi che diede origine a una delle due specialità: il
torrone tenero al cioccolato e in seguito
realizzò anche il torrone bianco alle mandorle. Questo prodotto si affermò subito e,
nelle migliori occasioni dell’anno, veniva
donato come vera prelibatezza.
Arrivò il primo conflitto mondiale, ed anche se per legge autarchica era proibi-
|
foto di Simone Cerio
to l’uso del cacao, la ditta tenne bene.
Il torrone tenero al cioccolato continuava
a piacere e così divenne una tradizione
radicata nelle ricorrenze più felici del
popolo abruzzese. Il segreto di questo
prodotto è sempre stato la qualità indiscussa delle materie prime. Ulisse Nurzia
nel 1940 donò il proprio negozio di pasticceria con il vecchio laboratorio, siti in
Piazza Duomo, al figlio Tito che continuò
Il torrone prima di essere confezionato
Una fase della lavorazione del torrone
dicembre 2010
9
in collaborazione con
a produrre faticosamente anche durante
la seconda guerra mondiale. Da quel momento in poi, e con la stesso metodo
di allora, i componenti dell’azienda
Fratelli Nurzia, composta da Ulisse,
la moglie Giuliana e i figli Francesco
Saverio e Natalia, hanno capito che la
loro dolce missione sarebbe consistita nel fare torroni e gestire il laboratorio con annesso caffé-negozio, in stile
liberty, aperto a inizi del 1900.
Il Torrone Nurzia si prepara, ancora nel-
lo storico laboratorio, con antichi sistemi
di lavorazione, con la stessa scrupolosa
attenzione degli antenati e resta una specialità di tutte le stagioni. «Da secoli il
ciclo produttivo è lo stesso –ci spiega la
famiglia Nurzia- Facciamo tutto a mano,
packaging compreso. Noi ci rivolgiamo ad
un target specifico, chi sceglie il nostro
prodotto vuole la qualità e l’artigianalità».
Tentano di imitarlo in 1000 modi, il torrone Fratelli Nurzia resta sempre unico ed
inimitabile. Come cita un vecchio slogan.
Ancora oggi la produzione del torrone
ed il negozio-caffè, continua a trovarsi
in Piazza Duomo, ed è nonostante tutto ancora uno dei preziosi gioielli della
città dell’Aquila dove chiunque entra per
acquistare l’antico torrone Fratelli Nurzia.
Solo un evento tragico come quello del
6 aprile ha sospeso la produzione e ha
costretto la famiglia Nurzia a chiudere
per la prima volta per 8 mesi. I danni
per fortuna sono stati lievi, e l’8 dicembre
2009 il Caffè Nurzia ha ripreso la sua
storica attività.
oggi 5 dipendenti sono impiegati al bar e
7 lavorano nel laboratorio dove in questi
giorni si lavora tantissimo per produrre e
impacchettare a mano i famosi torroni.
«la tradizione e l’artigianalità –ci spiega
Natalia- sono le nostre armi, ma in futuro
ho intenzione di ampliare la gamma dei
prodotti e organizzare una rete vendita
che arrivi fuori dai confini nazionali per
portare il nome del torrone aquilano in
tutto il mondo».
Natalia Nurzia in compagnia di Zia Caterina conducente del Taxi “Milano 25” che
accompagna gratuitamente
i bambini malati
Con la cantante Laura Pausini
Con il sindaco di Milano Letizia Moratti
Con il cantante Renato Zero
ha aiutato a superare un momento della
mia vita davvero difficile».
Cosa si sente di dire ai vostri colleghi che non hanno ancora avuto
la possibilità di riaprire la propria
attività?
«Voglio fargli un augurio sincero con
l’auspicio che i lavori si velocizzino e che
possano al più presto riaprire le proprie
attività. oggi il problema per chi ha i locali distrutti è che gli affitti all’Aquila sono
ancora molto alti. le criticità sono tante e
ci vorrà molto tempo per risolverle».
Come azienda, quali progetti
avete in campo per il futuro?
«l’azienda Fratelli Nurzia cerca sempre di
guardare avanti tenendo però presente la
storia. la tradizione è un elemento che
sarà sempre fondamentale per i nostri
torroni, ma unita anche all’innovazione
intesa come ampliamento della gamma di
prodotti. Un mese fa la Camera di Commercio di Milano ha premiato 14 aziende
in Abruzzo per il progetto innovativo e per
l’incentivo all’occupazione. Tra queste con
orgoglio posso dire che c’eravamo anche
noi. Il progetto consiste nella presentazione, entro il 2011, di una nuova linea di
cioccolato artigianale. Tra le altre novità
c’è anche il recupero di un pack degli
anni 60 utilizzato da nostro padre che abbiamo voluto riprodurre»
a tu per tu con Natalia e Chicco Nurzia
Natalia, qual è il segreto del
vostro torrone?
«Il Torrone dei Fratelli Nurzia è un dolce
prelibato e una rinomata specialità aquilana che risale al 1835 e che è sempre
stato prodotto dalla famiglia Nurzia, i cui
discendenti, ancora oggi, esercitano l’arte
degli avi. Il gusto inconfondibile del nostro
torrone è rimasto lo stesso in quasi 200
anni di storia. la sua pasta tenera, fragrante, viene lavorata con materie prime
genuine e con l’amorosa cura manuale
di una volta. Il segreto però non posso
svelarlo, altrimenti che segreto sarebbe!
Ma come hanno scritto in un articolo, nei
nostri torroni c’è assolutamente il tocco
femminile, anche se fratelli!».
un anno fa c’è stata la riapertura
dello storico Caffè Nurzia, come vi
state preparando a queste festività
dove per voi la mole di lavoro aumenta straordinariamente?
«Un anno fa, centinaia di persone il giorno dell’Immacolata, si sono radunate nel
cuore dell’Aquila a Piazza Duomo, per arrivare in tempo alla riapertura post sisma
del Caffè Nurzia. la riapertura è stata per
tutti noi una scommessa. Per ottenere il
permesso per riaprire scrissi davvero a
tutte le autorità nazionali. Ci siamo imposti
di tornare a lavorare in questa zona
senza neanche avere un posto dove fare
il torrone, ma ce l’abbiamo messa tutta
per riaprire a Natale. Non avevamo mai
chiuso, in tanti anni di storia. Anche per
questo Natale, gli aquilani potranno ammirare il classico albero addobbato con
i nostri torroncini e assaporare le nostre
specialità. In questi giorni i ritmi di lavoro
sono davvero frenetici!».
Quali insegnamenti vi hanno
trasmesso i vostri genitori?
«Nostro padre ci ha trasmesso l’onestà e il
senso della tradizione, lui è la storia della
famiglia, mentre da mia madre ho imparato l’amore verso il lavoro. Credo che
se dovessi avere un figlio e non seguisse
la tradizione di famiglia, sarebbe una
grande delusione. Ho la fortuna di fare
un lavoro bellissimo, ho fatto la gavetta,
e me ne vanto, questo mi ha permesso
di conoscere l’azienda in ogni minimo
particolare, dal ciclo produttivo alla parte
commerciale».
Chicco, dopo il terremoto, come
sono cambiate le cose?
«Deve riprendere la vita sociale, l’Aquila
non può essere una città dormitorio. Gli
aquilani sentono la necessità di lavorare.
ogni tanto viene lo sconforto, ma non
serve lamentarsi. All’inizio non potevamo
riaprire il Caffè, la mia enoteca è andata
distrutta, ma io e la mia famiglia, ci siamo
rimboccati le maniche e abbiamo allestito
un punto vendita nella Villa Comunale in
una struttura di legno. Ne approfitto per
fare un ringraziamento sincero a leonardo Pizzollo, titolare della cantina di Valle
reale. Un vero amico che mi ha ospitato
a casa sua dopo il sisma per 5 mesi e mi
•
10
dicembre 2010
Il Centauro della moda maschile italiana al GES 2011
di Stefano Buda
Rodrigo cavalca verso Mumbai
L'inconfondibile logo del centauro è l'emblema di una parabola di successo. Per definire
le origini del marchio Rodrigo,
leader nel settore dell'abbigliamento maschile, occorre
scomodare la penna illustre di
Alessandro Manzoni. Nel 1974,
infatti, il brand fa il suo esordio
sul mercato con una collezione
pensata per un uomo forte e sicuro, proprio come il Don Rodrigo dei "Promessi Sposi".
Negli anni successivi, puntando sulla qualità, l'innovazione
e le capacità dei suoi uomini
migliori, la Rodrigo consolida
la sua fama e conquista fette di
mercato sempre più ampie.
Capace di interpretare le esigenze di un cliente moderno,
che anche nelle occasioni formali cerca lo spunto personale
e nel tempo libero non rinuncia
allo stile, oggi il brand gioca
abilmente sulla scala del classico e del casual. Non un marchio
che insegue la moda, ma un
marchio che fa la moda e veste
tantissime star del nostro tempo, al cinema come sul piccolo
schermo. E' lunga la lista delle partnership di successo che
hanno visto il centauro abbinato a film di qualità ("Gorbaciof",
"Genitori & figli" e "Benvenuti
al Sud"), alle serie tv più amate dal pubblico ("I liceali" e "Un
posto al sole") e a popolarissimi
programmi d'intrattenimento
("Glob" e "L'arena").
Una delle iniziative che meglio incarna lo spirito dinamico
e raffinato della griffe è la pubblicazione di una collana di libri in cui moda, storia e paesaggio s'incontrano in un viaggio
fotografico: scenari mozzafiato
e ambienti metropolitani, da Lisbona a Londra, passando per
Dubrovnik, Berlino, Mont Saint
Michel e Rotterdam, fanno da
sfondo all'esperienza Rodrigo.
Sinonimo di total look maschile rivolto a una fascia di
mercato medio-alta, Rodrigo
è il brand di punta della IAC,
Industria Adriatica Confezioni
SpA, che detiene anche il marchio Alan Devis e che, assieme
alle altre società del gruppo,
conta un fatturato di 70 milioni
di euro e distribuisce ogni anno
3 milioni di capi attraverso un
network di 3.000 negozi. Un
esempio virtuoso, quello della
IAC, che ha origine nella provincia abruzzese di quasi cinquant'anni fa. La data è scolpita
nella storia: Chieti, 9 giugno
1961. Altri tempi, altro mondo:
in quei giorni Kennedy discute con Kruscev delle rispettive
influenze sulla Berlino divisa
dal muro, mentre il presidente
Obama avrebbe gettato il suo
primo sguardo sul mondo soltanto due mesi dopo.
Nello stesso periodo l'Abruzzo, lontano dai riflettori della
storia, inizia faticosamente a
rialzarsi dopo la tragedia della
guerra. Alla sua rinascita contribuisce la politica di incentivi fiscali destinati agli investimenti
nel Mezzogiorno. L'argomento
convince l’ingegnere americano Marvin Gelber, che impianta la più grande azienda manifatturiera di camicie su scala
europea proprio nella terra di
D'Annunzio e Silone. L'azienda prende il nome del suo fondatore e si allea con il colosso
tedesco Shulte & Dieckhoff,
capace di sfornare ogni anno 15
milioni di camicie e 20 tonnellate di tessuto di cotone. In pochi
anni la Gelber assume un ruo-
lo fondamentale nell’economia
del territorio, impiegando 2.200
persone e rappresentando, fino
ai primi anni '70, quasi la metà
dell’intero reddito industriale
della provincia. Nel decennio
successivo cambiano i gusti dei
consumatori e si esauriscono le
agevolazioni fiscali, l'azienda
conosce una fase di difficoltà ed
entra in scena la Gepi, holding
pubblica costituita dal governo
per aiutare le imprese depresse. Francesco Poletti, responsabile del settore abbigliamento,
trova il bandolo della matassa.
Nasce il brand Rodrigo, una
collezione di camiceria poi arricchita da maglieria e pantaloni, e vengono pianificati ingenti
investimenti su marketing e distribuzione.
Superata la crisi, nel 1986
giunge il momento di uscire
dalla culla para-statale e l’intero pacchetto azionario è ceduto
alla società finanziaria costituita da Poletti insieme a industriali locali e manager. Tra
questi figura Biagio Bocchetti,
attuale Amministratore Delegato della IAC, le cui straordinarie competenze finanziarie e
organizzative, unite a singolari
qualità creative, contribuiscono
al definitivo salto di qualità.
Inizia un'epoca di successi entusiasmanti e una fase di espansione internazionale, culminata
con l'acquisizione della Bonser
Espanola e con l'ingresso nel
gruppo SAITT, leader nella
produzione di camiceria di alto
livello con i marchi Truzzi e
Mastai Ferretti.
Oggi come allora la IAC è
pronta a raccogliere e a vincere le nuove sfide del mercato.
Mentre si afferma e si consolida
sul fronte nazionale, il brand
Rodrigo lancia ponti verso
l'estero e già presidiando gran
parte d'Europa. Una tappa importante, nel quadro della proiezione del marchio sulla scena
globale, sarà la partecipazione
al "Global Economic Summit"
che si terrà all'Expo di Mumbai
dal 27 al 29 gennaio 2011. Grazie alla mediazione del WTC
di Pescara-Chieti, la IAC avrà
modo di sondare le opportunità offerte dal mercato indiano e
di stabilire legami con piccole e
medie imprese provenienti da
ogni parte del mondo.
dicembre 2010
L'intervista
11
di Stefano Buda
A "Tu per Tu con..." Matteo Focardi
E per quanto riguarda l'export?
L'export rappresenta il 20% del
fatturato della IAC. All'estero,
dove la nostra forza è data da
un rapporto ottimale tra qualità
e prezzo del prodotto, abbiamo
anche aperto quattro negozi
monomarca (Atene, Baku, Burgos e Bucharest) e puntiamo
ad intensificare la nostra presenza. Abbiamo una marcia in
più rispetto ai concorrenti nella
fascia medio-alta del mercato e
"Il mercato indiano,
potenzialmente, è uno
sbocco enorme per i
nostri prodotti"
in particolare siamo riusciti a
sviluppare molto bene i nostri
rapporti con Svezia, Danimarca, Belgio, Olanda, Grecia ed
Ungheria. Inoltre, grazie alla
nostra consociata Bonser Espanola, siamo capillarmente presenti in Spagna.
Nella foto, Matteo Focardi, Export Manager del Gruppo IAC
Partiamo dall'attualità e dal
delicato momento che vive
l'economica a livello globale.
Quanto ha inciso la crisi sullo
stato di salute del vostro gruppo?
Rispetto a molti altri casi la IAC
ha risentito solo marginalmente
della crisi, grazie alla sua lunga
storia, ad un forte radicamento
nel centro-sud del Paese ed alla
loyalty della clientela. Il brand
Rodrigo, che propone un total
look completo di accessori, ha
una sua identità ben precisa con
un fatturato di circa 20 milioni
di euro (pari a circa il 30% del
fatturato dell’intero gruppo).
In basso, un Rodrigo Point
Con quali strategie puntate a
rafforzare la presenza del "centauro" sul mercato?
Finora abbiamo puntato molto
al consolidamento del mercato
italiano, soprattutto attraverso
l'apertura di negozi monomarca e lo sviluppo di shop-in-shop
dedicati.
Questa strategia darà un segnale forte ad aree in cui non
siamo ancora penetrati in modo
soddisfacente.
Una tappa importante sarà
l'apertura del nuovo punto
vendita Rodrigo a Milano, che
si aggiungerà agli altri 28 già attivi sul territorio nazionale.
A fine Gennaio, grazie alla mediazione del Wtc di PescaraChieti, sarete presenti all'Expo
di Mumbai.
Con quali obiettivi parteciperete al Global Economic Summit?
Nell’ambito della competizione globale, oggi le aziende italiane soffrono di un “nanismo
d'impresa”. Negli ultimi anni
abbiamo assistito ad un proliferare di industrie di piccole
dimensioni, che da una parte
garantiscono grande flessibilità, con risvolti positivi in termini di qualità dei prodotti, ma
dall'altra vengono spesso ostacolate da aziende globali che,
con risorse finanziarie enormi,
creano forti barriere ai piccoli
competitors.
E' in parte anche il nostro caso.
Credo che le aziende come la
nostra debbano trovare, a livello internazionale, sinergie con
altre aziende territorialmente
qualificate, forti del fatto che il
nostro know-how italiano, frutto di capacità ed esperienza,
possa rappresentare il fattore
fondamentale per creare valore
aggiunto. L’Expo di Mumbai
sarà un'ottima occasione per
osservare, conoscere e valutare.
A che tipo di sinergie pensate
e cosa rende così attrattivo il
mercato indiano?
Pensiamo a nuove sinergie su
un duplice piano: distributivo e
produttivo. Il mercato indiano,
potenzialmente, è uno sbocco
enorme per i nostri prodotti,
anche se le aziende indiane
hanno già sviluppato un loro
mercato interno. Certo, è un
discorso ancora di prospettiva
e occorre attendere che la globalizzazione introduca anche
in quelle zone, con maggiore
decisione, un gusto più occidentale. Ma è bene attrezzarsi
per tempo. Altro livello interessante è quello produttivo; noi
occidentali possiamo individuare dei partner locali ai quali
offrire conoscenze, know-how,
stile e capacità, per ottenere dei
prodotti di qualità ad un costo
competitivo.
"Il brand Rodrigo ha
una sua identità ben
precisa con un fatturato di circa 20 milioni
di euro"
12
dicembre 2010
La spedizione italiana in India si arricchisce di un altro protagonista
Colombini, l'arte di arredare casa
Emanuel Colombini, Amministratore Delegato di Colombini Group
“Sono passati quasi cinquant'anni da quando abbiamo
consegnato il nostro primo mobile, eravamo una piccola realtà artigianale e non pensavamo
che un giorno saremmo diventati un'azienda internazionale”.
Le parole del Presidente di Colombini Group, Ivo Colombini,
rappresentano il modo migliore per presentare la sua azienda, che sarà in India a Mumbai
in occasione del Global Economic Summit dal 27 al 29 gennaio 2011.
Il Gruppo viene fondato a San
Marino dai fratelli Colombini.
Dopo la sua nascita nel 1965,
nell'arco di pochi anni diventa
punto di riferimento per il settore alberghiero, grazie alle forniture di mobili alle strutture
della riviera romagnola.
Nel 2004 l'apertura del terzo
stabilimento a Falciano (il secondo è invece quello di Rovereta nato nel 1990), il Gruppo
intraprende una joint venture
con partner cinesi con l'obiettivo di sviluppare il mercato
locale. Diventano così sempre
più lineari e decise le strategie
per l'implementazione del marchio fuori dai confini nazionali.
Nel corso degli anni questa
politica ha permesso di raggiungere la cifra all'estero di
6.500 clienti e la nascita in Cina
di una struttura industriale.
Un'ulteriore intuizione giunge nel 2006 con la creazione
delle 7 linee di prodotto indipendenti per coprire tutta l'offerta casa: Artec, Eresem, Golf,
Sofup, Vitality, Idea e Offic'è.
Mentre due anni fa si è concretizzata l'acquisizione di marchi
come Febal e Rossana.
I mobili Colombini sono
espressione del design italiano
e la qualità e i costi contenuti
sono gli aspetti peculiari della vasta gamma di composizioni create all'interno degli
oltre 200.000 mq dedicati alla
produzione. Negli stabilimenti lavorano a stretto contatto
ingegneri, tecnici specializzati,
designer, architetti ed esperti
di marketing. Importante, per
la verifica degli standard qualitativi dei prodotti, è il team
di tecnici ed esperti del settore,
che minuziosamente eseguono
i controlli specifici. Qualità internazionale, in linea con al dimensione aziendale.
Uno dei punti di forza
dell'azienda è quello di offrire
soluzioni diversificate. Colombini può infatti fornire tutto
l'arredamento per la casa, dalla cucina alla camera da letto,
compresi gli accessori.
Grandi esigenze di produzione sostenute da un solido asset-
"Lavoriamo ogni giorno con passione e determinazione, senza mai
dimenticare l'integrità, il rispetto per le persone e l'ambiente. Questi
sono i valori che da sempre ci fanno crescere"
(Emanuel Colombini, Amministratore Delegato)
to industriale.
Da 50 anni il Gruppo Colombini è impegnato in un processo di innovazione radicale. Una
rivoluzione che permette di ottimizzare tempi e costi, mantenendo sempre alti gli standard
qualitativi. Colombini rappresenta la più grande azienda sul
territorio italiano nel settore
delle camere singole ed è tra i
primi cinque produttori di mobili.
Produrre e vendere, per il
consumatore finale e il dealer,
un'esperienza innovativa di
arredo della casa secondo uno
stile di vita italiano. Chi lavora
nel gruppo Colombini ha precisi doveri verso i clienti, i colleghi e l'ambiente che lo circonda. Questi doveri si traducono
in valori aziendali condivisi da
tutti. Determinazione e passione per il lavoro che sono accompagnate dall'integrità.
Colombini è una vera e propria fabbrica di idee, che ogni
anno è in grado di creare 1.500
nuove proposte di disegni. Non
solo idee, ma anche strategie
A cura dello
Staff WTCPE
in collaborazione
con l'Ufficio
Marketing Colombini
dicembre 2010
Febal e Rossana, le altre due punte di diamante
13
A cura dello Staff WTCPE in collaborazione
con l'Ufficio Marketing Colombini
Il design italiano in cucina diventa classe
Febal e Rossana sono stati i due
grandi “acquisti” effettuati dal
Gruppo Colombini nel 2009.
Una scelta che si è rivelata subito positiva in base ai risultati
ottenuti nel corso dell'ultimo
anno.
I due grandi marchi del pianeta cucina non hanno deluso le
aspettative mantenendo saldo
il numero di rivenditori (circa
un migliaio per Febal e 200 per
Rossana) e accrescendo il numero di nuovi clienti, raggiungendo la cifra di 40.
L'obiettivo è quindi sviluppare e consolidare i rapporti con
i punti vendita e valorizzare
partnership con i clienti attuali
e quelli che verrano in futuro.
L'acquisizione ha permesso a
Febal e Rossana di giovarsi dei
rapporti con quei fornitori che
già esistevano con Colombini. Ma quello che ha permesso
ad entrambi i brand di partire
con il piede giusto, è stato l'approccio all'aspetto industriale e
commerciale. La nascita di un
gruppo di lavoro dalle solide
basi, grazie alla sinergia e ai
professionisti di Febal e Rossana che hanno permesso di lanciare subito il progetto.
Febal è nata nel 1959 ed è diventata la terza azienda di cucine più conosciuta in Italia.
La produzione, nella fabbrica
di 24.000 mq di Montelabbate
(PU), si attesta stabilmente sui
9.000 modelli l'anno e il fatturato del 2009 è stato di 30 milioni
di euro. Se però consideriamo
i risultati congiunti di Colombini e Febal, il fatturato arriva
fino ai 180 milioni di euro.
Il 2011 sarà improntato su una
massiccia attività di comunicazione.
Pubblicizzare ed informare su
tutti i modelli grazie al web e
alla stampa. Si cercherà inoltre
di sviluppare le proposte di finanziamenti agevolati per dare
una spinta forte e decisa alle
vendite.
Così come sono in cantiere
progetti legati a nuovi modelli
personalizzati della linea Rossana. Proporre modelli di alto
livello, offerti a prezzi accessibili.
Tutte operazioni queste che
dimostrano come si stia pun-
tando a migliorare il rapporto
qualità-prezzo.
Alcuni modelli Febal e Rossana
14
dicembre 2010
Il brand abruzzese a New York per il Member Seminar 2010
di Stefano Buda
WTCA fa gli auguri con De Cecco
Il sorriso della mietitrice De
Cecco, ambasciatrice del gusto
italiano nel mondo, conquista
lo stato maggiore della rete
World Trade Center. Il meeting
annuale dei WTCs si è tenuto
dal 13 al 15 dicembre al Millenium Broadway Hotel di New
York. La griffe della pasta tricolore è stata presentata dal Wtc
Pescara-Chieti, da sempre impegnato a promuovere le realtà
imprenditoriali del territorio
connettendole ai network globali. I circa 200 delegati, accorsi
da ogni parte del globo, assieme agli auguri natalizi hanno
ricevuto pacchi regalo contenenti quella che è la
regina delle specialità italiane, la
pasta, per l'occasione griffata De
Cecco. L’entusiasmo che ha accolto la consegna
dei doni è la conferma di una popolarità che non
conosce confini.
Sta per compiere 125 anni
il brand dell’eccellenza industriale abruzzese. Un successo
costruito sulla continuità della
tradizione, unita a passione,
dedizione e innovazione. Nel
1886 don Nicola De Cecco inizia a produrre "la miglior farina del contado" nel suo molino
in pietra a Fara San Martino.
Ai piedi della Maiella, terra di
fame e di briganti, ha origine
una parabola miracolosa, che
porterà lustro e lavoro al territorio e lancerà l'azienda alla
conquista del globo.
Di generazione in generazione
i De Cecco si tramandano l'arte
del fare la pasta. Chi eredita i
segreti
restituisce
estro e passione.
Come Filippo De
Cecco, figlio di
don Nicola, che
combinando antiche esperienze
artigiane e intuizioni di ingegneria, realizza un
nuovo modello di
essiccatore a bassa
temperatura
capace di liberare
la produzione da vincoli meteorologici: per garantire qualità
e conservabilità al prodotto
non è più necessario essiccare
la pasta al sole. Un’innovazione geniale che alza il sipario
sul mercato internazionale. La
grande crescita prende il via
nel secondo dopoguerra, dopo
la ricostruzione degli stabilimenti di Fara e Pescara andati
completamente distrutti dai
bombardamenti dei tedeschi
e degli americani. Nel tempo,
passo dopo passo, la De Cecco
consolida il suo successo.
Profonde trasformazioni caratterizzano gli anni ottanta:
l'inaugurazione di una moderna unità produttiva, capace di
raddoppiare la potenzialità
dello stabilimento di Fara San
Martino, precede la costituzione di una propria rete di vendita e la nascita della "Società
olearia", primo passo verso la
differenziazione della gamma
di prodotti.
Il decennio successivo è segnato da ingenti investimenti,
mirati alla realizzazione del
nuovo molino di Fara San Martino (con una capacità di lavorazione pari a 11.000 quintali di
grano al giorno) e all’apertura
dello stabilimento di Ortona,
esempio di modernità e tecnologia avanzata al servizio
dell'antica tradizione pastaia.
Dall'ottocento ai nostri giorni
nulla è più come prima: la De
Cecco, continuando a selezionare grani pregiati e semola
fresca, conserva intatte l'autenticità e la poesia dei sapori di
un tempo. Il miracolo può dirsi
compiuto.
In alto da sinistra, Paola Di Mascio, Nicola Di Mascio (WTCPE
President), Guy Tozzoli (WTCA
President), Luciano Briga (ItalianFood Broker WTCPE)
A sinistra, uno scatto "rubato" ai
delegati durante il Meeting
Sotto,Vijay Kalantri, WTCA Board
Member and WTC Mumbai President, con Bruna Mocka, Executive
Director WTCPE
dicembre 2010
da Molfetta agli Stati Uniti
15
di Giovanna Maria Caldarola
MatriMovie: il matrimonio al cinema
“Un’idea semplice, senza pretese” quella di Roberto Pansini,
brillante creativo di Molfetta:
consentire agli sposi di far proiettare il filmino del proprio
matrimonio al cinema. Forse
molto più di una semplice idea,
MatriMovie è diventato un progetto, registrato presso gli uffici SIAE, oggi realizzabile, una
soluzione geniale, un’iniziativa
encomiata.
Limousine bianca, tappeto
rosso da première e locandina
con gli sposi protagonisti; l’entrata in grande stile tra le luci e
nell’acclamazione generale di
parenti e amici, cocktail di benvenuto e poi tutti si accomodano sulle classiche e accoglienti
poltrone rosse di un cinema in
vecchio stile. Non manca il presentatore che introduce e guida
la visione del filmato; le scene
indimenticabili delle nozze,
quelle che non si dimenticano
più, vengono rivissute tra gioia e commozione dagli sposi e
dalle persone a loro più vicine,
fissandosi nella memoria dei ricordi felici.
L’iniziativa ha avuto un successo immediato e grande risonanza, il consenso del pubblico
è venuto da sé. Il lodevole riscontro è la tangibile testimonianza che le buone idee vincono sempre, soprattutto se non
nascono in senso unilaterale
e non sono fini a se stesse ma
nascondono anche un grande
amore per la propria città. Lo
storico cinema molfettese del
Centro, il teatro Odeon, per
anni dimenticato a favore di
un nuovo, freddo e geometrico
cinema multisala di periferia è
stato infatti il primo ad acquisire giovamento dall’iniziativa
MatriMovie, riscoprendo un
ruolo nella sua città, rispolverando il suo buon vecchio
nome, sulle fila di una vicenda
che qualcuno ha voluto accostare a quella di un Nuovo Cinema Paradiso… Le voci girano,
l’idea piace, il fine merita…In
effetti è diventata una sorta di
dignitosissima
“operazionesalvataggio” esportabile a favore dei piccoli cinema di città, a
beneficio dell’arte e della storia.
MatriMovie approderà a breve sul grande schermo in un
film-documentario per la regia di Andrea Parena prodotto
dalla BabyDoc FILM (insignita del David di Donatello nel
2009) con il titolo provvisorio
“Stasera ti sposo al cinema” .
Il documentario sarà “testimone” di questa piccola grande
idea e racconterà con la cinepresa un’intramontabile “fetta”
di storia e tradizione italiana,
quella del matrimonio. I casting
ai futuri sposi, per la scelta della coppia che sarà protagonista
delle riprese del film si svolgono in varie location.
Tutto è sorto dalla sfolgorante
mente di un giovane creativo di
Molfetta, una città meridionale
di provincia, spesso dimenticata, ma che continua imperterrita la sua fervente crescita.
Certo, MatriMovie sembra
promettere bene, da Molfetta
ha spiccato il volo…diffondendosi nel resto della Puglia; ha
presto ottenuto il consenso dei
media nazionali (Vogue Sposa, Repubblica, Gazzetta del
Mezzogiorno, Il sole 24 ore, Il
Corriere della Sera… per citarne alcuni), l’eco ha varcato
le frontiere nazionali raggiungendo persino l’Università del
Belgio. Poi, un anno dopo, in
occasione del primo compleanno, arriva la collaborazione con
la Walt Disney Picture Italia e
la proiezione di un film in prima “Ricatto d’amore”. Ora, a
due anni dall’inizio, in giro per
tutta l’Italia, parte il progetto
cinematografico, si vola e segue
la consacrazione oltre oceano
con la tappa rivista e corretta di
MatriMovie per gli States.
Precisamente nel New Jersey,
MatriMovie diventa a “stelle
e strisce”. Il team, di MatriMovie, riprendere con video
e foto l’evento dello “Sweet
Sixteen” della famiglia Petruz-
zella originaria di Molfetta ma
emigrata molti anni fa negli
States perché MatriMovie valorizza anche questo, tener saldi
i contatti con chi è lontano dai
propri familiari, e quindi nella
prossima estate 2011, arriveranno a Molfetta, direttamente
dall’America, tutti i protagonisti dell’evento, festeggiata, nonni e altri parenti,con partecipanti. Il filmato verrà proiettato
nel Cinema Odeon ospitando i
familiari molfettesi, oltre 100,
che non hanno potuto assistere allo “Sweet Sixsteen” negli
USA.
MatriMovie è l'iniziativa originale che fa vivere ai festeggiati e ai partecipanti l'emozione di
diventare protagonisti sul grande schermo, maggiori informazioni su www.matrimovie.it
EDITORE
Nicola Di Mascio
Hanno collaborato:
Stefano Buda
Francesca Andreini
Abruzzo Impresa & Eleonora
Lopes
Maria Giovanna Caldarola
Dicembre 2010 - Anno I n. 7
STAMPA
JB Offset Printing Co.
475 Walnut Street
Norwood, NJ 07648
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Department:
Marco Mastella, Sara Taricani
EDITO DA
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Via Misticoni, 54 - 65127 PESCARA (Italy)
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COORDINATRICE DI
REDAZIONE
Bruna Mocka
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Per l'area Puglia:
Roberto Pansini
Communication Advertising &
Marketing PUGLIA
Roberto Pansini
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I Pugliesi nel Mondo, una rete mondiale
al profumo di olio e di mare
Quanti pugliesi sono sparsi intorno al mondo? Tanti, tantissimi, milioni. Per caso o per lavoro, per scelta o per necessità. Il Servizio Pugliesi nel Mondo, dell’Assessorato al
Welfare, Aree politiche per lo Sviluppo, il Lavoro e l'Innovazione della Regione Puglia è un punto di riferimento, un servizio di sostegno ed informazione pratica, dedicato
ai nostri corregionali all’estero, affinché i loro legami istituzionali, culturali e affettivi non siano recisi dal tempo e dalla distanza. L’attività del Servizio Pugliesi nel Mondo si
sostanzia in interventi programmati in linea con un apposito Piano annuale regionale approvato dalla Giunta Regionale e previsto dalla Legge Regionale n.23/2000 e ruota
attorno all’obiettivo tangibile di preservare i legami inesorabili tra pugliesi per nascita e origine e pugliesi per residenza. Il Servizio Pugliesi nel Mondo, vista la principale
esigenza ed attività di comunicazione con l’estero dispone di un portale web all’indirizzo www.pugliesinelmondo.net , mentre a Bari, in Viale Unità d'Italia, 24/c ha la sua
sede fisica diretta dalla Dott.ssa Giovanna Genchi e uno staff efficientemente organizzato in: 1.Alta Professionalità (sistema degli interventi e gestione del network dei Pugliesi nel Mondo) Sig.ra Raffaella Pallamolla; 2.Posizione Organizzativa (attuazione del Piano e gestione Albo delle Associazioni dei Pugliesi nel Mondo) Sig. Vito DANIELE; 3.Unità Operativa (interventi per gli emigrati di rientro) Sig. Vito PERILLI. La Legge regionale dell' 11 dicembre 2000 n. 23 "Interventi a favore dei Pugliesi nel Mondo",
all' art. 7 prevede l'istituzione del Consiglio Generale dei Pugliesi nel Mondo (CGPM), organo composto da 23 consiglieri, rappresentanti dei pugliesi presenti nei cinque
continenti. Il CGPM svolge una funzione di consulenza e proposizione in ordine ai programmi ed agli interventi regionali in favore dei Pugliesi nel Mondo ed alle problematiche relative alle condizioni degli Italiani e in particolare dei Pugliesi nel Mondo. L’ultimo rinnovo del CGPM, con la nomina di otto nuovi componenti appartenenti al
Continente Europeo, è avvenuto proprio lo scorso 23 ottobre a Torino in occasione dell’ “Assemblea Continentale Europea” a cui hanno partecipato tutti i Presidenti delle
Associazioni e Federazioni dei “Pugliesi nel mondo”. Dalla politica all’arte, dalla letteratura alla cucina, numerose sono le manifestazioni, gli eventi, i raduni, i concorsi, a
livello europeo e internazionale, che finanzia e promuove il Servizio Pugliesi nel Mondo, tra cui la Festa d' Autunno e Fiera dei Prodotti Tipici a Vancouver, l’Accademia
dell’Enogastronomia Pugliese, ormai alla sua terza edizione; la “Giornata Celebrativa dei Pugliesi Illustri nel Mondo” tenutasi a Foggia, la Settimana Pugliese a New York
volta a promuovere la cultura, l'arte, la cucina e la storia pugliese, mettendo in luce aspetti poco noti anche alla comunità pugliese, ai numerosi italiani residenti a New York
ed ai newyorkesi in generale. Il Servizio Pugliesi nel Mondo dunque, oltre a proteggere i vincoli relazionali tra i pugliesi in giro per il mondo, mira anche e soprattutto a
favorire nuovi scambi, a creare interessanti collaborazioni, a plasmare una cooperazione socioeconomica e culturale con le comunità pugliesi all’estero che condividono
l’immagine florida di una Puglia al profumo di mare e di ulivi. Una Puglia che seppur eterna e immutabile nel suo bianco aspetto, ruvido, dagli aromi forti e dolci al tempo
stesso, come i suoi abitanti e la sua storia, è attualmente una realtà in continua crescita ed espansione, frutto delle sue potenzialità riscoperte e valorizzate.
Un esempio è la nascita, in Puglia, di un portale di sole “good news”; l’idea parte da una mente creativa, con un entourage di validi collaboratori, niente politica o cronaca
nera, promozione del territorio e collegamenti con gli emigrati di tutto il mondo. Molfetta probabilmente è la città con più emigrati, con ancora nel cuore le tradizioni e le
loro origini e per questo che nasce I Love Molfetta: http://www.ilovemolfetta.it un'isola felice in cui perdersi e sorridere per pochi minuti, per staccare la spina entrando in
un'area virtuale spensierata. Buona navigazione. A noi, ottimisti per natura, piace pensare di essere in ottima compagnia
Maria Giovanna Caldarola