IL TEAM ONCOLOGO-NUTRIZIONISTA PER OTTIMIZZARE L’EFFICACIA DEI TRATTAMENTI CHEMIO E RADIOTERAPICI Giorgio Capuano Mario Di Palma Ida Pavese RECENT PROGRESS IN THERAPY® MOMENTO MEDICO IL TEAM ONCOLOGO-NUTRIZIONISTA PER OTTIMIZZARE L’EFFICACIA DEI TRATTAMENTI CHEMIO E RADIOTERAPICI Giorgio Capuano Dipartimento di Chirurgia - U.O.C. Chirurgia d’Urgenza Dipartimento di Oncologia I.A.S. Nutrizione Clinica Ospedale San Pietro - Fatebenefratelli, Roma Prof. Mario Di Palma Direttore Dipartimento di Oncologia Ospedale San Pietro - Fatebenefratelli, Roma Dott. ssa Ida Pavese Responsabile U.O. Day Hospital Oncologico Ospedale San Pietro - Fatebenefratelli, Roma 2 PREFAZIONE L’anoressia, la difficoltà ad alimentarsi e la perdita di peso sono sintomi presenti nella storia clinica di quasi tutti i malati delle neoplasie più diffuse, a volte già nella fase precoce della malattia, sempre nelle fasi più avanzate. Moderne ricerche stanno procedendo ad una sempre più approfondita identificazione sia dei mediatori biochimici, sia delle complesse alterazioni quali-quantitative di alcune citochine, sia, infine, delle modificazioni neuroendocrine che sono alla base delle alterazioni metaboliche e nutrizionali presenti nei malati di tumore. Del resto, gli effetti temibili di quelle alterazioni, già descritte dagli antichi medici, sono causa, a cascata, di molti altri disturbi per i pazienti, e causa d’angoscia per i loro familiari. Tuttavia, soltanto da pochi anni, gli oncologi stanno tentando di affrontare in maniera corretta e sistematica il problema della malnutrizione nella quotidiana pratica clinica. Infatti, appare oggi più evidente che mai, che una scorretta gestione del rischio nutrizionale, sia dal punto di vista del governo clinico che economico, può vanificare il più appropriato e ben condotto trattamento antitumorale. A ciò si aggiunge che è necessario prestare una maggior attenzione alle pressanti esigenze dei malati nel campo della nutrizione. Il trattamento nutrizionale, secondo queste convinzioni, non ha più indicazione soltanto nel governo delle situazioni più gravi, invalidanti ed avanzate, magari quando la cachessia è già presente o alle porte, ma anche nelle fasi iniziali ed intermedie del percorso clinico. È dunque comprensibile il valore aggiunto della presenza, in un equilibrato team oncologico multidisciplinare, della figura del nutrizionista, anche nei momenti strategici della prima decisione terapeutica. Il nutrizionista, valutando lo stato nutrizionale del malato, contribuirà, con interventi terapeutici mirati, ed ottimizzando le risorse disponibili, non solo a diminuire lo stato di malnutrizione causato dalla malattia, ma anche a prevenire la cachessia e ridurre la tossicità dei trattamenti farmacologici e chirurgici e della radioterapia, consentendo all’oncologo di portare a termine il piano di trattamento antitumorale. Prof. Mario Di Palma Direttore del Dipartimento di Oncologia Ospedale San Pietro – FBF Roma IL TEAM ONCOLOGO-NUTRIZIONISTA PER OTTIMIZZARE L’EFFICACIA DEI TRATTAMENTI CHEMIO E RADIOTERAPICI 3 IL TEAM ONCOLOGO-NUTRIZIONISTA PER OTTIMIZZARE L’EFFICACIA DEI TRATTAMENTI CHEMIO E RADIOTERAPICI IL RISCHIO NUTRIZIONALE NEL PAZIENTE ONCOLOGICO Il paziente oncologico presenta frequentemente problemi nutrizionali durante la sua malattia (1,2). La difficoltà ad alimentarsi e la perdita di peso involontaria accentuano la sofferenza fisica e psichica causata dalla malattia neoplastica influendo negativamente sulla qualità di vita. Ancora oggi frequentemente il cattivo stato nutrizionale presente nel paziente malato di cancro viene misconosciuto, come vengono misconosciuti la perdita del benessere fisico, l’incapacità a badare a se stesso e la depressione psicologica che ne conseguono. Un recente lavoro ha dimostrato come, nel 69% dei casi, i pazienti affetti da tumore ritengano la terapia nutrizionale un’importante componente del loro trattamento oncologico; in realtà, però, solo nel 31% dei casi il paziente ottiene indicazioni appropriate. Molti di essi, alla fine, cercano consigli su Internet, libri, da amici, da familiari o da sedicenti esperti di dietetica (3). Il calo di peso progressivamente può condurre il paziente a contrarre una “seconda malattia”, la malnutrizione, che affiancandosi alla malattia neoplastica di base ne può condizionare negativamente la prognosi. Nella pratica quotidiana raramente si pone attenzione a questo problema ed alle conseguenze che determina; l’errore nasce dal- l’esistenza di una serie di luoghi comuni che è necessario sfatare: Il primo è quello di considerare il rischio nutrizionale appannaggio solo della fase tardiva della malattia neoplastica. Il secondo è quello di considerare globalmente il problema nutrizionale in una categoria eterogenea di pazienti. In realtà, le alterazioni metabolico-nutrizionali caratteristiche della malattia neoplastica, si manifestano fin dalle prime fasi e, al momento della diagnosi, il 40-80% dei pazienti affetti da cancro è già affetto anche da malnutrizione. Il 20% muore per le conseguenze della malnutrizione più che per la malattia di base (4). Inoltre, ben differenti sono le cause e le conseguenze della malnutrizione nel paziente chirurgico rispetto al paziente sottoposto a chemio e radioterapia ed al paziente non più suscettibile di trattamento. Ciascuna di queste categorie di malati, infatti, presenta uno specifico rischio nutrizionale che deve essere affrontato in maniera appropriata. Quando deve essere considerato malnutrito un paziente? Le Linee Guida Internazionali stabiliscono che un calo ponderale involontario rispetto al peso abituale ≥10% in sei mesi o ≥5% nell’ultimo mese deve essere considerato significativo per una condizione di malnutrizione proteico-calorica (Linee Guida ASPEN, ESPEN, SINPE). 4 L’ONCOLOGO ED IL NUTRIZIONISTA: LAVORO DI TEAM PER UNA CORRETTA GESTIONE DEL PAZIENTE Prevalenza in % della malnutrizione La prevalenza globale di malnutrizione, dia- potrebbe portare al rischio di banalizzare e gnosticata sulla base della perdita di peso nel ritardare l’intervento terapeutico nei pazienti corso dello sviluppo della malattia, varia tra il sottoposti a chemio e/o radioterapia (10). 30 ed il 90% in rapporto al tipo, alla localiz- Spesso un’alterazione dello stato nutrizionale zazione, al grado, allo stadio e all’estensione è già presente nel paziente all’atto dell’arruodella neoplasia, e in base ai trattamenti onco- lamento in un Day Hospital Oncologico; in logici, all’età, al sesso e alla predisposizione alcune casistiche, infatti, più del 30% dei pazienti che devono iniziare un protocollo CT/RT individuale (5). La malnutrizione oncologica è multiforme ed presenta una condizione di malnutrizione (11). ha genesi multifattoriale, per questo non tutti I pazienti che più frequentemente perdono i pazienti oncologici presentano lo stesso peso sono quelli affetti da neoplasie a panquadro clinico. In alcuni può prevalere una creas, stomaco, testa-collo, esofago, polmone malnutrizione da ridotto introito alimentare, e colon-retto (12) (Tavola 1). in altri il quadro più temibile della cachessia neoplastica nella quale Tavola 1 i problemi non solo nutrizionali, ma metabolico-nutrizionali sono Prevalenza della malnutrizione nei vari tipi di cancro secondari ad una specifica intera90 zione tra l’ospite ed il tumore (6-9). 80 La malnutrizione si previene o si 70 tratta con una appropriata terapia 60 nutrizionale, naturale o artificiale, 50 40 per la quale è richiesta la specifica 30 competenza di un Nutrizionista. Quale può essere quindi il ruolo dell’Oncologo nella gestione del rischio nutrizionale nel paziente affetto da cancro? Non certo quello di farsi carico anche della Terapia Nutrizionale oltre che di quella Oncologica, ma sicuramente di considerare l’esistenza di tale rischio e garantire al paziente il supporto di un Team Nutrizionale. Non conoscere le cause, la prevalenza e le conseguenze della malnutrizione in oncologia 20 10 0 Pancreas Stomaco Testa-collo Esofago Polmone Colon/retto È importante tenere conto di queste condizioni ed iniziare una chemio e una radioterapia, la cui tossicità espone di per sé il paziente ad un ulteriore rischio, con un adeguato supporto nutrizionale; infatti è ormai documentato da una vastissima letteratura l’impatto negativo della malnutrizione e della cachessia neoplastica sulla risposta del paziente ai trattamenti CT/RT e sulla sua sopravvivenza e qualità di vita (7-9,10,19-22). IL TEAM ONCOLOGO-NUTRIZIONISTA PER OTTIMIZZARE L’EFFICACIA DEI TRATTAMENTI CHEMIO E RADIOTERAPICI Quali possono essere le conseguenze di una mancata gestione del rischio nutrizionale durante un trattamento oncologico? Eccole di seguito: Calo ponderale involontario e progressivo Perdita della massa muscolare Riduzione del tessuto adiposo Anemia Fatigue Peggioramento del performance status Peggioramento della qualità di vita Ridotta tolleranza ai trattamenti CT/RT Rischio di sospensione del trattamento oncologico pianificato Necessità di frequenti ricoveri ospedalieri Maggiore morbilità durante i trattamenti Prognosi più sfavorevole a distanza Peggiore outcome I TRATTAMENTI CHEMIO E RADIOTERAPICI E LO SVILUPPO DI MALNUTRIZIONE 5 Gli effetti collaterali della chemioterapia L’azione citostatica sistemica e locale della chemioterapia crea fenomeni di tossicità che possono portare sia alla riduzione dell’introito alimentare (anoressia, alterazioni del gusto, mucosite orale) sia a fenomeni di malassorbimento e perdita di nutrienti (vomito, diarrea). In questi casi, se non viene programmata per tempo un’appropriata terapia nutrizionale, il paziente inevitabilmente va incontro ad una condizione di malnutrizione. La comparsa dei sintomi e la loro intensità dipendono dalle sostanze impiegate, dal dosaggio, dal tipo di terapia (mono- o poli-chemioterapia) e dalla suscettibilità individuale dei pazienti. La malnutrizione aumenta la tossicità indotta dalla chemioterapia e ne riduce gli effetti terapeutici, in seguito ad interruzione o riduzione del protocollo stabilito. Riportiamo, in sintesi, alcuni degli effetti indesiderati della chemioterapia che interferiscono con lo stato nutrizionale del paziente oncologico (Tavola 2). % I meccanismi attraverso i quali si può sviluppare malnutrizione nei pazienti sottoposti a chemio e/o radioterapia possono essere classificati in tre categorie: Tavola 2 1. Effetti collaterali direttamente legati ai trattamenti chemio e radioEffetti collaterali della chemioterapia terapici 100 90 2. Ridotto introito alimentare 80 3. Alterazioni metaboliche 70 60 Numerosi pazienti, sottoposti ad 50 interventi di chirurgia maggiore, 40 30 iniziano i trattamenti di chemio e 20 radioterapia in uno stato nutrizio10 nale precario. Partendo da questa 0 Fatigue Nausea Variazioni Anoressia Mucositi Diarrea condizione sfavorevole il paziente del gusto ha meno possibilità di resistere al Foltz et al., 1996 Greene et al., 1994 (CMF) rigore ed agli effetti collaterali delle Greene et al., 1994 (CAF) Lockhart & Clark, 1990 terapie oncologiche. 6 Tossicità gastroenterica Nausea, vomito, diarrea e malassorbimento dome espongono fortemente il paziente al rischio di malnutrizione. In questi casi il lavoro in team Oncologo-Nutrizionista è importante per la riuscita dell’intervento terapeutico, poiché consente di modulare il trattamento nutrizionale in base alle esigenze che si manifestano prima, durante e dopo il trattamento radioterapico. Riportiamo, in sintesi, gli effetti collaterali della radioterapia che possono interferire sullo stato nutrizionale (Tavola 3). Mucosite dell’orofaringe Riduzione dell’introito alimentare Alterazioni del gusto e dell’olfatto Diminuzione della percezione del salato e dell’amaro, aumento della percezione del dolce, frequente percezione di gusto metallico Stipsi Aggravata dalla terapia antiemetica ed analgesica Tavola 3 Effetti collaterali della radioterapia nei tumori testa-collo Gli effetti collaterali della radioterapia % Anche gli effetti secondari della radioterapia sono in grado di incidere profondamente sullo stato nutrizionale dei pazienti. La tossicità indotta dalla radioterapia dipende dalla sede da irradiare, dalla dose impiegata e dal suo frazionamento. Di solito questi effetti si manifestano 8–15 giorni dopo l’inizio del trattamento, raggiungono la fase di acuzie dopo 2/3 di terapia e non regrediscono prima di 2–4 settimane dalla fine del trattamento. Alcuni sintomi, come l’alterazione del gusto, la secchezza della bocca e la presenza di un trisma facciale possono essere in alcuni casi irreversibili. Non è difficile immaginare quale possa essere l’impatto sulla nutrizione in quei pazienti in cui la tossicità da RT può incidere fortemente sull’assunzione di cibo, sull’assorbimento e sul transito intestinali. La mucosite orofaringea nei tumori testa-collo e l’enterite attinica secondaria all’irradiazione dell’ad- 100 90 80 70 60 50 40 30 20 10 0 Xerostomia Variazione Disfagia gusto Dolore Mucositi Anoressia della bocca Epstein et al., 1999 (H & N) Regione testa-collo Odinofagia, disfagia, alterazioni del gusto e dell’olfatto, alterazioni della secrezione salivare, nausea, xerostomia, mucosite Regione toracica Disfagia, vomito, esofagiti, fibrosi e stenosi dell’esofago, ulcerazioni e perforazioni Regione addominale superiore Nausea, vomito, dolori addominali, anoressia IL TEAM ONCOLOGO-NUTRIZIONISTA PER OTTIMIZZARE L’EFFICACIA DEI TRATTAMENTI CHEMIO E RADIOTERAPICI Regione pelvica Enteropatia da radiazioni, diarrea acuta e cronica, fibrosi intestinale IL RIDOTTO INTROITO ALIMENTARE E LA MALNUTRIZIONE Numerosi sono i fattori che inducono una riduzione dell’assunzione di alimenti nel paziente sottoposto a CT/RT (6,13,27): Una particolare forma di anoressia associata ad una sazietà precoce Fattori psicologici quali ansia, depressione e paura I già menzionati effetti collaterali dei trattamenti oncologici LE ALTERAZIONI METABOLICHE E LO SVILUPPO DELLA CACHESSIA NEOPLASTICA Le alterazioni metaboliche presenti durante la malattia neoplastica consistono in un aumento del consumo di energia ed in alcune alterazioni del metabolismo proteico (deplezione di azoto, aumento della gluconeogenesi), lipidico (aumento della lipolisi, della ossidazione dei lipidi, diminuzione della lipogenesi e dei depositi adiposi) e glucidico (insulino-resistenza da stress, incremento della gluconeogenesi) (7,8-9,15). Si ritiene che i responsabili dell’anoressia e delle alterazioni metaboliche siano rappresentati dalla sintesi di una serie di mediatori biochimici (26,28-29): Produzione di citochine proinfiammatorie (TNF-α, IL-1, IL-6, IFN-γ). Fattori tumorali, come il proteolysis inducing factor (PIF) che si comporta come un vero e proprio “ladro di proteine muscolari”, ed il lipid mobilising factor (LMF), che possono mobilizzare aminoacidi ed acidi grassi per la sintesi di proteine della fase acuta. 7 Alterazioni neuroendocrine secondarie alla condizione di stress. Possibile incremento del rilascio di neurotrasmettitori a livello ipotalamico responsabili della specifica anoressia neoplastica caratterizzata più dalla presenza di una sazietà precoce che da uno scarso appetito. Queste alterazioni che contraddistinguono la forma più temibile di malnutrizione oncologica, ovvero la cachessia neoplastica, sono presenti in quei casi in cui un particolare stato infiammatorio sistemico, indotto da una interazione tumore-ospite e testimoniato da un aumento della Proteina C Reattiva, è causa delle modifiche del metabolismo in senso catabolico. STRATEGIA D’INTERVENTO NUTRIZIONALE PER IL SUPPORTO DEI TRATTAMENTI CT/RT Considerata l’alta prevalenza di calo ponderale la strategia migliore è quella di considerare ogni paziente oncologico a rischio nutrizionale. Quando iniziare il lavoro di team Oncologo-Nutrizionista? Sarebbe opportuno seguire il paziente fin dall’inizio dell’iter diagnostico-terapeutico attivando un percorso parallelo di supporto nutrizionale adeguato alle varie fasi della malattia ed in relazione alla tipologia di paziente (31). La strategia d’intervento L’evidenza scientifica ha dimostrato l’impossibilità di trattare la malnutrizione oncologica con la sola somministrazione di farmaci ed elargendo consigli generici di alimentarsi ad libitum (54). 8 Ogni malato che viene arruolato in un Dipartimento Oncologico, per essere sottoposto ad un trattamento CT/RT, va inserito in un programma di monitoraggio intensivo dello stato nutrizionale attraverso una stretta collaborazione tra Oncologo e Nutrizionista; l’obiettivo comune deve essere quello di consentire al paziente il rispetto del protocollo oncologico pianificato, nelle condizioni migliori possibili come performance e qualità di vita. Possiamo distinguere quattro fasi necessarie per inquadrare al meglio il paziente: 1. Screening 2. Valutazione dello stato nutrizionale 3. Stima individuale dei fabbisogni proteicocalorici 4. Pianificazione del programma e del monitoraggio durante il ciclo terapeutico ed il follow-up Le neoplasie ad alto rischio che richiedono subito la consulenza nutrizionale sono: pancreas, stomaco, testa-collo, esofago, polmone, colon-retto. Per gli altri pazienti, un vigile monitoraggio nutrizionale, consentirà di identificare quei casi che presentano, durante il trattamento CT/RT, un calo ponderale involontario o una riduzione recente dell’introito alimentare non presenti all’atto dello screening iniziale. L’identificazione di una condizione di malnutrizione ed il suo grado si fondano sull’acquisizione di alcuni indici antropometrici (peso attuale ed altezza reale) e di alcuni parametri bioumorali che fotografano lo stato nutrizionale iniziale del paziente e che sono di pertinenza del Nutrizionista. In aggiunta, la valutazione della PCR è molto importante perché ci consente di identificare quei casi esposti alle alterazioni metaboliconutrizionali della sindrome anoressia-cachessia neoplastica. A questo punto si configurano diverse situazioni ciascuna delle quali va affrontata nel modo più appropriato: Paziente normonutrito con PCR normale Paziente normonutrito con PCR elevata Paziente malnutrito con PCR normale Paziente malnutrito con PCR elevata È molto importante, quindi, effettuare una corretta valutazione dei fabbisogni nutrizionali del paziente oncologico per poter identificare la corretta strategia d’intervento. La stima dei fabbisogni nutrizionali è strettamente legata alla valutazione dello stato nutrizionale. Nei casi non affetti da malnutrizione il ruolo del Nutrizionista è quello di indicare regimi dietetici personalizzati che educhino il paziente dal punto di vista alimentare e che tengano conto dei possibili effetti collaterali della CT e RT; in questo caso il trattamento ha lo scopo di prevenire o contrastare la malnutrizione. Nel caso di paziente malnutrito il Nutrizionista imposterà i fabbisogni in base al grado di malnutrizione presente. In questo caso il trattamento nutrizionale ha lo scopo di curare la malnutrizione ed evitare un ulteriore peggioramento delle condizioni del paziente per permettere all’Oncologo di portare a termine i trattamenti terapeutici. Valutazione del rischio nutrizionale (31,33,35) Prima di attuare qualsiasi piano terapeutico, occorre valutare lo stato nutrizionale del paziente. Riportiamo, a scopo di conoscenza, IL TEAM ONCOLOGO-NUTRIZIONISTA PER OTTIMIZZARE L’EFFICACIA DEI TRATTAMENTI CHEMIO E RADIOTERAPICI 9 effetti una sindrome paraneoplastica caratterizzata da calo ponderale, anoressia, fatigue ed alterazioni metaboliche. Nonostante la sindrome anoressia-cachessia neoplastica sia presente costantemenMalnutrizione e fabbisogni nutrizionali nel paziente oncologico te nella fase terminale della malattia, MALNUTRIZIONE anche il 50-70% dei pazienti non termiParametri Lieve Moderata Grave nali può presentare questa particolare Calo ponderale (vs abituale) 5-10% 11-20% >20% condizione nel corso della malattia (25). BMI (kg/m²) 17-18,4 16-16,9 <16 Sostanzialmente agiscono in sinergia Rapporto Creatinina/Altezza una riduzione dell’introito alimentare 99-80 79-60 <60 (% rispetto al normale) associata ad alterazioni metaboliche Albumina sierica (g/dl) 3,5-3,0 2,9-2,5 <2,5 secondarie alla reazione infiammatoria Transferrina sierica (mg/dl) 150-200 100-149 <100 indotta dal tumore nell’ospite. Prealbumina (mg/dl) 18-22 10-17 <10 Per questo la strategia d’intervento Retinol-binding protein (mg/dl) 2,5-2,9 2,1-2,4 <2,1 dovrà essere metabolico-nutrizionale e Linfociti/mm³ 1200-1500 800-1199 <800 non solo nutrizionale convenzionale: uno schema che ci consente di valutare lo stato nutrizionale del paziente e l’impostazione dei fabbisogni nutrizionali nel caso di paziente malnutrito. Fabbisogni stimati ª ª ª Energia (kcal non proteiche)* 30 35 35-40 1,2-1,5 1,5-2,0 2,0-2,5 18 20 24 Proteine (g)* % Proteine presenti** Rapporto % Carboidrati : Lipidi presenti nel regime nutrizionale = 70:30 o 60:40 * Inteso per kg di peso attuale nei sottopeso e di peso teorico ideale nei sovrappeso ** Intesa come percentuale delle calorie totali proveniente dalle sole proteine Se PCR ↑ arricchire la terapia nutrizionale con Integratori specifici arricchiti in EPA e proteine IL RUOLO DEGLI ACIDI GRASSI OMEGA-3 NEL TRATTAMENTO METABOLICO-NUTRIZIONALE DELLA SINDROME ANORESSIACACHESSIA NEOPLASTICA Abbiamo prima citato la forma più temibile di malnutrizione oncologica che è rappresentata dalla sindrome anoressia-cachessia neoplastica. Questa sindrome presenta una eziologia variegata e quasi sempre presente nelle forme neoplastiche avanzate. La malnutrizione associata alla cachessia neoplastica deve essere considerata a tutti gli Nutrizionale per correggere e caratterizzare l’introito alimentare. Metabolica per modulare ed attenuare la risposta infiammatoria. Della terapia nutrizionale abbiamo già accennato. Per quanto riguarda la terapia metabolica, questa, in passato, era fondata sull’uso di farmaci antinfiammatori non steroidei o steroidei; attualmente l’Evidenza Scientifica ha mostrato l’effetto favorevole di alcuni nutrienti sulla riduzione della sintesi di sostanze mediatrici della cachessia neoplastica. Si tratta di acidi grassi polinsaturi omega-3 presenti nell’olio di pesce (acido eicosapenta-enoico = EPA e acido docosa-esanoico = DHA). Queste sostanze sono in grado di ridurre la sintesi delle citochine proinfiammatorie con più efficacia e senza gli effetti collaterali dei farmaci antinfiammatori. 10 Figura 1 EPA: Meccanismo d’azione sul calo di peso cancro-indotto Cellule tumorali maligne EPA EPA ↓ Proteolysisinducing Factor (PIF) ↓ Produzione di citochine proinfiammatorie TNF-α, IL-1, IL-6 ↑ Appetito ↑ Assunzione di cibo Avvio della reazione proteica della fase acuta (↓ PCR) ↓ Spesa energetica a riposo REE Normalizzazione del metabolismo dei macronutrienti ↑ Massa magra Attenuazione del calo di peso cancro-indotto Nel paziente neoplastico attualmente le Società Scientifiche considerano efficace per il trattamento della cachessia neoplastica una assunzione quotidiana di 2–6 g di acidi grassi omega-3. Nuovi prodotti nutrizionali specifici per il paziente oncologico: razionale dell’uso dell’EPA (38-51) È stato dimostrato che l’EPA è in grado di avere effetti anticachettizanti in ratti portatori di tumori cachettizzanti e di ridurre la cachessia nei pazienti oncologici affetti da neoplasia pancreatica in fase avanzata. L’azione dell’EPA è quella di modulare la risposta infiammatoria interferendo sulla sintesi del- le citochine proinfiammatorie e delle proteine di fase acuta. Alcuni studi su pazienti affetti da tumore del pancreas in stadio avanzato hanno infatti dimostrato una riduzione della PCR e della IL-6 sieriche dopo assunzione di almeno 2 g di EPA al giorno. Un altro effetto anticachettizzante dell’EPA sembra essere quello di inibire la proteolisi muscolare indotta dal PIF con riduzione del calo ponderale ed in alcuni casi aumento del peso per incremento della massa magra (Figura 1). Recentemente alcune evidenze sperimentali hanno dimostrato che gli acidi grassi polinsaturi della serie omega-3 potrebbero avere effetti anche antitumorali adiuvanti i trattamenti IL TEAM ONCOLOGO-NUTRIZIONISTA PER OTTIMIZZARE L’EFFICACIA DEI TRATTAMENTI CHEMIO E RADIOTERAPICI CT/RT (studi di modelli sperimentali su ratti e su linee cellulari umane trattate in laboratorio). L’EPA svolge anche la funzione di immunoregolatore, influenzando la funzione dei neutrofili, quella fagocitaria dei monociti, la proliferazione dei linfociti T e B e la funzione del sistema reticolo-endoteliale. Sulla base di questi dati, sono stati recentemente sviluppati nuovi prodotti nutrizionali specifici per il malato oncologico con l’obiettivo di assicurare al paziente, con introito alimentare insufficiente ed affetto da cachessia neoplastica, non una terapia nutrizionale convenzionale, ma una terapia metabolico-nutrizionale. Per tale motivo, i Supplementi Orali Liquidi specifici per il paziente oncologico, presenti sul mercato, contengono in media il 22% di calorie provenienti dalle proteine e sono arricchiti con acidi grassi omega-3 (EPA e DHA). La posologia di questi prodotti è legata all’effetto dose-dipendente degli acidi grassi omega-3 sul recupero di massa magra e sulla capacità di contrastare l’effetto cachettizzante delle citochine proinfiammatorie. Gli effetti positivi della supplementazione nutrizionale specifica arricchita in EPA + Proteine sono rappresentati da: 11 I Supplementi Orali Liquidi rappresentano una reale innovazione nel trattamento della perdita di peso nel paziente affetto da cancro. La loro efficacia clinica è legata alla compliance da parte del paziente; per questo vanno gestiti da personale competente, che ne conosca a fondo le caratteristiche e li utilizzi nel contesto di un supporto nutrizionale mirato. Il loro uso richiede la forte motivazione del paziente, che deve essere assistito in maniera intensiva con controlli o contatti telefonici frequenti durante il ciclo di trattamento. Ricordiamo, infatti, che l’efficacia di una supplementazione orale in genere è legata all’assunzione dei prodotti secondo la posologia indicata e per periodi prolungati. I dati della Letteratura per ora suggeriscono di arricchire la terapia nutrizionale con EPA nel caso in cui il paziente abbia un valore di PCR superiore alla norma. Nei pazienti con PCR normale ancora non vi sono evidenze che indichino la necessità di aumentare routinariamente il fabbisogno di acidi grassi omega-3 rispetto alle esigenze stabilite dalla Scienza dell’Alimentazione e che possono essere garantite da una alimentazione ricca di pesce. Riduzione della concentrazione delle citochine proinfiammatorie PIANIFICAZIONE DEL PROGRAMMA NUTRIZIONALE Contrasto del catabolismo della cachessia neoplastica Innanzitutto occorre tenere presente che non si inizia mai un trattamento nutrizionale con la Nutrizione Parenterale se prima non si sono esplorate tutte le possibilità di utilizzare il tubo digerente. Molti pazienti che non vengono assistiti precocemente, finiscono invariabilmente per subire Nutrizioni Parenterali, spesso dettate dall’empirismo più che dall’appropriatezza costo-efficacia. Modulazione del sistema immunitario Aumento della massa magra Recupero del peso corporeo Miglioramento della qualità di vita Aumento della tolleranza ai trattamenti oncologici 12 Questo è il motivo principale per cui è necessario lavorare in team con il Nutrizionista che dovrà verificare la fattibilità dell’intervento terapeutico, individuando il percorso nutrizionale più efficace in base alla tipologia di paziente. Volendo schematizzare l’intervento nutrizionale possiamo identificare i seguenti percorsi terapeutici (in ordine prioritario): Nutrizione Orale, arricchita con EPA in cps se PCR ↑ Nutrizione Orale + Supplemento Orale Liquido specifico, arricchito con EPA se PCR ↑ Nutrizione Enterale, arricchita con EPA se PCR ↑ Nutrizione Enterale/Parenterale, arricchita con EPA se PCR ↑ Nutrizione Parenterale, arricchita con EPA se PCR ↑ La scelta di un trattamento o di un altro si fonda, infatti, sulla possibilità di utilizzare il tubo digerente e sulla compliance del paziente (31). La Nutrizione Orale da sola è indicata nei casi in cui il paziente riesce a coprire i suoi fabbisogni con l’alimentazione. Nel caso in cui l’introito alimentare sia ridotto, ma garantisca comunque una copertura >50% dei fabbisogni, si consiglia di integrare la dieta con un Supplemento Orale Liquido arricchito in EPA e proteine, nel caso in cui si registrasse un aumento della PCR. I Supplementi Orali Liquidi, integrando un’alimentazione naturale insufficiente, possono aumentare il margine di utilizzo della Nutrizione Orale. In caso di riduzione dell’introito alimentare superiore al 50% ed il tubo digerente è utilizzabile, dovremmo proporre al paziente una Nutrizione Enterale. Solo quando la Nutrizione Enterale sarà impossibile (mancata compliance del paziente, alterazione del transito e/o dell’assorbimento intestinali, fistole intestinali ad alta portata, ecc.) si opterà per una Nutrizione Parenterale (Tavola 4). È indubbio che nei casi sottoposti a CT/RT la terapia nutrizionale dovrà essere regolata in base alle esigenze del paziente ed agli effetti collaterali del trattamento. Basti pensare ai pazienti affetti da neoplasia del distretto testa-collo sottoposti a CT/RT che passano da regimi dietetici personalizzati ed integrati da supplementi orali liquidi, alla Nutrizione Enterale, alla Mista o alla sola Parenterale nel caso in cui oltre alla mucosite orale si associ anche la tossicità gastroenterica da CT, per poi passare anche alla fase di svezzamento dalla Nutrizione Artificiale con prodotti dell’infanzia e supplementi orali liquidi. Pianificato il programma nutrizionale associato al trattamento oncologico, è necessario monitorizzare lo stato del paziente settimanalmente, sia per valutare l’efficacia dell’intervento sia per modulare lo stesso in funzione delle condizioni cliniche spesso molto variabili durante CT/RT. CONCLUSIONI Lo stato nutrizionale ha un effetto determinante sulla qualità della vita e sul senso di benessere dei pazienti affetti da cancro e sottoposti a CT/RT. Esso, inoltre, influisce sulla loro capacità di combattere la malattia, di resistere al rigore dei trattamenti oncologici e di ultimare il programma terapeutico pianificato (52-54). Per questo, il supporto nutrizionale precoce IL TEAM ONCOLOGO-NUTRIZIONISTA PER OTTIMIZZARE L’EFFICACIA DEI TRATTAMENTI CHEMIO E RADIOTERAPICI 13 Tavola 4 SCELTA DEL TRATTAMENTO NUTRIZIONALE Il paziente può soddisfare con l’alimentazione i suoi fabbisogni nutrizionali? Sì Regime dietetico personalizzato, arricchito con 2 g di EPA in cps se la PCR ↑ No La Nutrizione Orale è comunque possibile? No Sì L’introito alimentare è ridotto, ma garantisce una copertura >50% dei fabbisogni? Sì Regime dietetico personalizzato + Supplementi Orali Liquidi arricchiti con EPA e Proteine se la PCR ↑ nel paziente sottoposto a chemio e/o radioterapia va considerato come uno degli elementi più preziosi della terapia neoplastica e deve Il tubo digerente è utilizzabile? No Sì Nutrizione Enterale No Nutrizione Parenterale essere garantito al paziente attraverso una collaborazione multidisciplinare tra Oncologo e Nutrizionista. 14 BIBLIOGRAFIA 1. Bozzetti F. Nutrition support in patients with cancer. In Payne-James J, Grimble G, Silk D. Artificial Nutrition support in clinical practice. 2nd ed. London: GMM, 2001; 639-80 2. Nitenberg G, Raynard B. Nutritional support of the cancer patient: issues and dilemmas. Crit Rev Oncol Hematol 2000; 34: 137-68 3. Metz MJ et al. Nutritional attitudes of recently 12. Laviano A, Meguid MM. Nutritional issues in cancer management. Nutrition 1996; 12: 358-371 13. DeWys WD, Begg C, Lavin PT, et al. Prognostic effect of weight loss prior to chemotherapy in cancer patients: Eastern Cooperative Oncology Group. Am J Med 1980; 69; 491-497 14. Fearon KCH, Barber MD, Falconer JS et al. Pancreatic cancer as a model: inflammatory diagnosed cancer patients. 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