I METODI ALTERNATIVI ALLA SPERIMENTAZIONE ANIMALE NELLA RICERCA E
NELLA LEGISLAZIONE
Isabella De Angelis
Dipartimento Ambiente e connessa Prevenzione Primaria - Istituto Superiore di Sanità, Roma
L’attenzione e la sensibilità nei confronti dei problemi etici e scientifici relativi all’uso degli animali nella
sperimentazione scientifica sono notevolmente aumentati negli ultimi anni, sia in ambito scientifico che nella
società civile. Il concetto di responsabilità della scienza ha acquisito in questo contesto un particolare spessore;
qualunque sia l'obiettivo di un esperimento scientifico, chi indaga allo scopo di tutelare la salute umana e
dell’ambiente deve rapportarsi con la collettività, a cui idealmente è tenuto a rendere conto per i metodi che
usa. In questo senso, una scienza considerata moderna porta con sé, necessariamente, un senso di
responsabilità.
Da questo punto di vista i metodi alternativi, nella più ampia accezione del termine definita dal principio
delle 3R, che formalizza i concetti di sostituzione (Replacement), riduzione (Reduction) e perfezionamento
(Refinement), rappresentano un esempio importante di percorso che coniuga interessi scientifici ed economici
ad aspetti più specificatamente etici quali l’eliminazione, o quanto meno la riduzione, del sacrificio e/o della
sofferenza animale. Punto di partenza di tale percorso è l’inclusione degli animali in un senso morale più
ampio che li considera come essere senzienti, riconoscendo un valore preciso al loro benessere e,
conseguentemente, alla loro sofferenza. Ovviamente, alla maggiore attenzione per il benessere animale, fanno
da contrappeso le richieste, ugualmente prioritarie, che la società rivolge alla comunità scientifica in merito
alla tutela della salute pubblica e alla salvaguardia ambientale.
Conseguentemente, le aspettative rivolte allo sviluppo, validazione ed accettazione normativa dei metodi
alternativi, sono in continuo aumento e impongono di ricercare prospettive sperimentali meno invasive, più
attente a stabilire un equilibrio tra conoscenza scientifica e rispetto per gli animali.
Il progresso della ricerca e della tecnologia ha sicuramente favorito la messa a punto di metodi e modelli
scientificamente più affidabili ed innovativi, che spesso porta ad una migliore capacita predittiva nei confronti
della salute umana e dell’ambiente. Ancora oggi, pochi sono a conoscenza di quanto sia vasto e versatile il
valore scientifico delle 3R e il loro potenziale applicativo, soprattutto quando questi metodi vengono combinati
in strategie integrate di saggio (cioè percorsi a tappe in cui diversi saggi sono combinati in maniera sequenziale
per potenziare, attraverso end-point multipli, l’efficacia e la capacità predittiva del modello).
E’ importante sottolineare che il miglioramento della vita degli animali da laboratorio e l’uso di metodi
scientificamente avanzati, migliora la qualità del dato scientifico e l’estrapolabilità e la condivisione dei
risultati. Questo ha portato, in generale, ad una maggiore fiducia da parte dei ricercatori nell’approccio
alternativo e nella filosofia delle 3R, anche se la loro conoscenza è spesso ancora confinata ad aree specifiche,
ad esempio l’ambito regolatorio, mentre stenta ad affermarsi in aree come la ricerca di base, in cui più variegato
e complesso è l’approccio scientifico.
Il significativo mutamento del quadro normativo europeo di questi ultimi anni, con il fermo richiamo
all’applicazione del principio delle 3R, è un altro aspetto estremamente importante nella sua diffusione. I
principi di benessere animale e l’uso di metodi alternativi sono, infatti, ampiamente presenti in numerosi dei
recenti testi legislativi emanati dalla Comunità Europea, prima fra tutte la Direttiva sulla protezione degli
animali usati nella sperimentazione scientifica (2010/63/EU), ma anche i regolamenti REACH
(2006/1907/EC) e CLP (1272/2008/EC) relativi alla valutazione della sicurezza delle sostanze chimiche e dei
prodotti di consumo, il Regolamento Cosmetico (2009/1223/EC) e il regolamento per le sostanze ad attività
biocida (2012/528/EC).
In particolare, nella Direttiva 2010/63/EU, il riferimento ai metodi alternativi e ai principi di sostituzione,
riduzione e perfezionamento è presente lungo tutto l’articolato; viene espressamente dichiarato che essi devono
essere considerati ogni qual volta si attui una nuova procedura scientifica che preveda l’uso di animali (articoli
n.4 e n.13). Inoltre la Direttiva chiede agli Stati Membri di farsi specifico carico dello “…sviluppo e della
convalida di approcci alternativi idonei a fornire lo stesso livello, o un livello più alto d’informazione di quello
ottenuto nelle procedure che usano animali,..... e di prendere tutte le misure che ritengono opportune per
incoraggiare la ricerca in questo settore” (articolo n. 47).
La Direttiva 2010/63 è stata successivamente recepita nel nostro paese attraverso il Decreto Legislativo n.
26 del 4 marzo 2014; anche in questo caso l’importanza di sviluppare, promuovere ed utilizzare approcci
alternativi è fortemente evidenziata e motivata (si vedano in particolare gli articoli n. 13, 18 e 37).
E’ importante ricordare che tutti i metodi in vivo, in vitro e in silico utilizzati a scopo regolatorio, nuovi o
aggiornati che siano, devono passare attraverso un percorso obbligato, denominato validazione, che ne
verifichi l’affidabilità (riproducibilità del metodo nel tempo e in laboratori diversi) e la pertinenza
(significatività ed utilità di una procedura per il fine prefissato). La formalizzazione del processo di validazione
si è sviluppata contestualmente al concetto di metodo alternativo; viceversa, la maggior parte dei metodi in
vivo presenti nella legislazione per accertare la sicurezza d’uso dei prodotti in commercio (sperimentazione
regolatoria, secondo la definizione della Direttiva 2010/63), non ha subito un analogo processo di valutazione,
rendendo spesso difficile utilizzare i risultati di questi studi nella valutazione del rischio e/o nella comparazione
con i dati in vitro.
Il processo di validazione è piuttosto lungo e rigido; possono intercorrere fino a dieci anni (di cui circa 3
per la validazione del metodo, 2 per la compilazione del rapporto e la valutazione degli esperti e almeno altri
2 anni per l’accettazione normativa e l’armonizzazione internazionale) e questo parzialmente spiega perché, a
fronte di un impegno di ricerca e economico rilevante, il numero dei metodi alternativi validati sia ancora oggi
piuttosto limitato.
L’Europa si è dotata più di 20 anni fa di un centro specifico deputato alla validazione delle alternative,
ECVAM (European Centre for the Validation of Alternative Method), con sede ad Ispra. Nella nuova Direttiva
i compiti di ECVAM, divenuto EURL-ECVAM (European Union Reference Laboratory for Alternatives to
Animal Testing), sono stati ulteriormente potenziati; esso opera come coordinatore di studi internazionali di
validazione, come punto di contatto per lo scambio di informazioni tra i ricercatori del settore, come provider
del data base sui metodi alternativi, che comprende anche i protocolli dei principali metodi in vitro validati.
Sul sito del centro, (https://eurl-ecvam.jrc.ec.europa.eu/), particolarmente ricco di informazioni e
costantemente aggiornato, è possibile reperire molte informazioni sui metodi validati o in corso di validazione
(per un elenco dei metodi validati disponibili si veda anche il sito http://tsar.jrc.ec.europa.eu/).
Nel nostro paese, in ottemperanza alle richieste della direttiva 63/2010, è stato istituito un Centro Nazionale
di Riferimento per i Metodi Alternativi presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e
dell’Emilia Romagna, incaricato dal Ministero della Salute di fornire consulenza sulla pertinenza normativa e
sull’idoneità
degli
approcci
alternativi
proposti
per
gli
studi
di
convalida.
(http://www.izsler.it/izs_bs/s2magazine/index1.jsp?idPagina=1730)
Analogamente ad altri paesi europei, è inoltre attiva in Italia una piattaforma per i metodi alternativi (IPAM,
Italian Platform for Alternative Methods) al cui interno sono rappresentate le quattro aree che attivamente
partecipano al dibattito sulla sperimentazione animale: accademia, industria, enti pubblici di ricerca e
associazioni per il benessere animale. Obiettivi principali di IPAM sono sviluppare il dialogo e il confronto tra
le 4 aree promuovendo, nel contempo, la ricerca e l’informazione sui metodi alternativi alla e nella
sperimentazione animale e la loro accettazione regolatoria.
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