Aut. del Trib di Belluno n. 558/08 n.c.- «POSTE ITALIANE SpA - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1,
CNS BL». CONTIENE I.P. - Direttore Responsabile: Pellegrinon Giuseppe - Tipografia: Dolomiti Stampa s.r.l., Via Campo, 18/F Santa Giustina (BL)
ORGANO DI INFORMAZIONE
DELL’ A SSOCIAZIONE
CACCIATORI BELLUNESI
IL DAINO
Foto di Ottorino Mazzucco
BUONA
PASQUA
A TUTTI I
LETTORI DI
CACCIA 2000
PAGINA
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Caccia 2000
Aprile 2010
Lettera
del Presidente
Associazione Cacciatori Bellunesi
Carissimi Soci,
per molti di noi, l’anno 2010 è iniziato con l’amarezza del mancato utilizzo del cane nell’ultima parte della stagione venatoria per il problema della rabbia che, purtroppo, persiste ed
è, tra l’altro, in continua espansione. Secondo noi, questa epidemia si poteva e si doveva gestire sicuramente in modo migliore. Anche le proteste in Regione, per il divieto dell’uso del
cane, dovevano essere fatte immediatamente e con più fermezza. Tanti di noi avevano i cani già vaccinati, altri hanno provveduto a farlo direttamente ma…il divieto è rimasto. Quello che più rammarica e ci fa arrabbiare è il fatto che noi eravamo…bloccati e nelle altre zone
(da dove è arrivata la rabbia) vedi Udine, Pordenone ma anche Castelfranco ecc. si cacciava
tranquillamente con il cane e, per di più, senza che ne fosse richiesta la vaccinazione.
Abbiamo consegnato a mano il 28.12.2009 (vedi pag 6) una lettera direttamente ai Responsabili dell’Unità di crisi regionale venuti a Belluno per discutere del problema. Tale documento è stato consegnato anche al Consigliere regionale Dario Bond che lo ha fatto proprio e che ringraziamo sentitamente. Questo nostro intervento e quello diretto di Bond a
Venezia e a Roma ha fatto sì che sia arrivata dalla Regione con decreto nr. 16 del 29 gennaio
2010 l’autorizzazione per l’uso dei cani nelle gare cinofile e nei campi d’addestramento autorizzati. Resta ovviamente alta la nostra attenzione affinché questi divieti vengano soppressi per la stagione venatoria 2010/2011.
Un’altra tematica che ha interessato i Presidenti di Riserva è stata la compilazione e l’invio del modello “EAS” in modo telematico all’Agenzia delle Entrate di Roma. Il flusso delle
informazioni e la gestione della problematica da parte della Provincia sono state contraddittorie, confusionarie e non corrette. A fronte di una chiara posizione da parte degli Uffici
dell’agenzia delle Entrate di Venezia, di Feltre, di Belluno e di Pieve di Cadore che avevano affermato l’esenzione di questo obbligo per le Riserve Alpine di caccia della Provincia di Belluno, si è voluto a tutti i costi, trovare lo spunto e l’appiglio per l’invio di questo modulo fiscale. Ci sono state così Riserve che l’hanno inviato in forma ridotta, chi in forma completa e
chi non lo ha proprio inviato. Questa situazione ci ha creato notevole disappunto. Tutti ci lamentiamo della troppa burocrazia, delle troppe “carte” e poi, volutamente, si vanno a prendere degli impegni di spedizione telematica di modelli che potevano essere evitati.
Entro il mese di Maggio ci sarà il rinnovo delle cariche sociali della nostra Associazione.
Sono stati quattro anni impegnativi, ricchi di novità ed anche di soddisfazioni. Le più belle
e significative, per il sottoscritto, sono quelle di aver incrementato il numero dei Soci (oltre
200), del successo di “Caccia 2000”, della bella iniziativa del calendario, delle sette interessanti serate per l’uso delle armi in sicurezza, della serata proficua con l’assessore regionale
Elena Donazzan, dei festeggiamenti per il ventennale dell’ A.C.B. ecc. Il mio augurio sincero è che, come ho scritto nella lettera che tutti avete ricevuto nel mese di gennaio u.s., siate
tutti parte attiva e costruttiva nel prossimo consiglio Provinciale ed in Giunta. C’è bisogno di
tutti e c’è bisogno di tanta buona volontà di lavorare ed impegnarsi per far crescere ancora
di più la nostra Associazione. Concludo questa mia lettera ringraziando, veramente di cuore,
tutti quelli che in questi quattro anni hanno collaborato ed hanno fattivamente contribuito
nella gestione dell’ A.C.B. a favore di tutti i Cacciatori bellunesi.
Le festività pasquali mi danno la gradita opportunità di formulare a Voi e alle Vostre famiglie i miei più cari auguri.
IL PRESIDENTE
Sandro Pelli
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Editoriale
TESSERAMENTO 2010/2011 - ASSICURAZIONE
Il Consiglio direttivo, pur essendo in scadenza di mandato, ha già iniziato la trattativa con la Compagnia Assicuratrice per il rinnovo della convenzione inerente la stagione venatoria 2010/2011. Sono operazioni laboriose che
richiedendo diverso tempo; non si potevano lasciare al
nuovo Consiglio direttivo che presumibilmente verrà eletto nel prossimo mese di Maggio. Sarà sicuramente il nuovo direttivo che ratificherà il contratto. Noi ce la stiamo
mettendo tutta per non aumentare i costi come hanno
già fatto le altre Associazioni venatorie ma sicuramente
si dovranno inserire delle clausole un po’ più restrittive e
di controllo.
Ecco una breve statistica dei sinistri denunciati nella
scorsa stagione venatoria:
- n. 8 infortuni subiti dai Soci;
- n. 19 sinistri inerenti la responsabilità civile verso terzi (morte e/o ferimento del cane).
L’assicurazione ha già liquidato complessivi € 14.000
e, sono in via di pagamento, due infortuni particolarmente gravi. Con correttezza ed onestà constatiamo che la
Compagnia assicuratrice Aurora del gruppo UGF ed il suo
Agente di zona che, tra l’altro, è un nostro Associato, si sono dimostrati seri ed affidabili.
Altrettanto affidabili e corretti dobbiamo essere anche noi cacciatori. Ci vantiamo di essere “onesti” ed “irreprensibili” in quanto, avendo il porto d’armi, abbiamo tutti
la fedina penale pulita. Poi, magari, denunciamo all’assicurazione un incidente che, forse, non rientra nell’attività
venatoria. Ricordiamo che tutto ciò, oltre ad essere una
“truffa” penalmente perseguibile, arreca un forte danno
perché fa lievitare i costi assicurativi a tutti.
Deve essere precisato che una copertura assicurativa,
particolarmente delicata e preoccupante, riguarda i cani
da caccia per i quali è molto elevata la richiesta di rimborsi per morte e/o spese veterinarie. Si dovrà trovare sicuramente un rimedio e, nel contempo, invitiamo tutti i nostri
Associati ad essere “corretti” nella denuncia del sinistro
e nelle conseguenti spese veterinarie (non può assolutamente passare il concetto “tanto paga l’assicurazione”)
poiché, caso contrario, saremo obbligati a togliere questa
copertura o ad inserirla solo nella combinazione “oro”.
Il nostro auspicio, per tutti i cacciatori, è quello che
tutti paghino il premio assicurativo ma che non debbano mai aver bisogno d’incassare il danno per un sinistro
subìto.
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Caccia 2000
Aprile 2010
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DALLA PROVINCIA:
Colpo d’occhio
sulla stagione venatoria 2009-2010
Il tempo corre veloce e siamo già in primavera, tempo di resoconti sulla recente stagione di caccia. Come si
sa i resoconti ed i bilanci si fanno con i numeri che talvolta possono sembrare aridi e distaccati. Sono l’unico sistema che conosciamo per cercare di definire oggettivamente il mondo che ci circonda. Ecco quindi alcuni numeri, non
ancora definitivi, dei prelievi di ungulati in provincia di Belluno. Le valutazioni dei trofei sono in corso e quindi i dati dettagliati relativi agli abbattimenti effettuati sono ancora da definire. Ci interessa comunque, in questa sede,
dare uno sguardo d’insieme, quello che possiamo definire “colpo d’occhio” sugli abbattimenti degli ungulati nella nostra Provincia.
La prima cosa che appare evidente sono le conseguenze della devastante stagione invernale 2008/2009. Come
prevedibile, dopo aver rinvenuto oltre 450 cervi morti nel
solo 2009, gli abbattimenti della specie si sono ridotti ed
hanno consentito al capriolo di riconquistare la posizione
di principale ungulato cacciato dai bellunesi, minori conseguenze sembrano esserci state per gli altri animali. Ma vediamo la situazione nel dettaglio.
a cua di Loris Pasa
CERVO:
Come già evidenziato la progressione delle popolazioni di cervo in Provincia ha subito una battuta d’arresto.
Nonostante l’elevata mortalità dello scorso inverno comunque gli animali si contano in misura ancora notevole
e gli abbattimenti dimostrano che, pur essendo in diminuzione, sono superiori a quelli del 2008. Questo ci consente di poter dire che lo stato di “salute” delle nostre popolazioni è molto buono e che le conseguenze dell’inverno
2008/2009 saranno superate prima di quanto temuto. Anche per il cervo abbiamo inserito la colonna relativa al piano concesso. In questo caso è evidente che la differenza
tra piani ed effettivi abbattimenti è inferiore rispetto al capriolo e comunque ancora a carico delle femmine e dei
piccoli. Il cervo rimane quindi una preda ambita e i cacciatori hanno meno remore nell’abbattere le femmine ed
i piccoli rispetto a quante non ne abbiano per il capriolo.
E’ facile prevedere il sorpasso nel numero di capi abbattuti da parte del cervo sul capriolo nel corso della prossima
stagione venatoria. Vedremo!
C e r vo: A bba ttime nti- P ia ni A bba ttime nto
CAPRIOLO:
In totale sono stati abbattuti 1421 caprioli contro i 1432
dello scorso anno. Possiamo dire che i prelievi sono stabili a livello provinciale. Quando saranno disponibili i dati delle valutazioni dei trofei si potrà con maggior precisione definire l’andamento della popolazione anche per
zone più ristrette, o per singola riserva. Quest’anno abbiamo inserito nel grafico anche il piano di abbattimento
concesso: la colonna rossa. Come si vede gli abbattimenti
sono di gran lunga inferiori ai piani concessi alle riserve, le
quali non completano soprattutto il piano di prelievo delle femmine e dei piccoli.
C a priolo A bba ttime nti - P ia no A bba ttime nto
3500
3000
2500
2000
1500
1000
500
0
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
538
536
534
532
530
528
526
524
522
520
518
Tota li
CAMOSCIO:
Il numero di camosci prelevati nel corso del 2009/2010
è in netto incremento rispetto alla stagione precedente.
Siamo infatti passati da 604 capi ad 817. Il motivo di tale aumento è da ricercare nell’applicazione del protocollo Rogna che prevede aperture e chiusure della caccia alla specie in funzione della propagazione dell’epidemia di
rogna sarcoptica. A tal proposito possiamo affermare che
ormai il fronte dell’epidemia è arrivato nella parte alta della Valbelluna. L’inarrestabile avanzamento del fronte della malattia interesserà nei prossimi anni la restante parte
della Provincia.
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5
Anche per il camoscio abbattimenti inferiori al piano
concesso, anche in questo caso pur se in misura molto minore rispetto al capriolo, a vantaggio di femmine e piccoli.
A bba ttime nti C a mos c io
1400
1200
1000
800
600
400
200
0
CONCLUSIONI:
Complessivamente nella stagione venatoria 2009-2010
risultano abbattuti 3.817 ungulati con un leggero incremento rispetto allo scorso anno. Con ogni probabilità per
la prossima stagione, complice la ripresa del cervo, potremo contare su un carniere ancora superiore. A riconferma che una buona gestione da un verso ed il miglioramento delle condizioni ambientali per alcune specie dall’altro,
consentono di dare soddisfazione alla passione di tanti
cacciatori della Provincia, sempre, comunque, con un occhio di riguardo alla conservazione del patrimonio faunistico collettivo.
1997
1999
2001
2003
2005
2007
2009
1996
1998
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2002
2004
2006
2008
Totale ungulati abbattuti in provincia di B elluno
5000
MUFLONE:
Come evidenziato lo scorso anno, il muflone fa ormai
parte ormai stabilmente, del carniere dei cacciatori bellunesi ed il numero di capi prelevati è in costante aumento. Nonostante la specie sia alloctona, si è trovata molto
bene nelle nostre montagne, soprattutto nella parte meridionale della Provincia. La gestione venatoria considera ormai questo animale alla stregua degli altri ungulati
di montagna. Gli abbattimenti, sia pur inferiori rispetto ai
piani concessi, tendono ad essere completati e l’equilibrio
dei prelievi è in questo caso migliore rispetto a tutti gli altri ungulati.
A bba ttime nti M uflone
400
350
300
250
200
150
100
50
0
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
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2005
2006
2007
2008
2009
4000
3000
2000
1000
0
2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009
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Caccia 2000
Aprile 2010
LETTERA
alla provincia di belluno
LE ZECCHE
Oltre alla presenza della rabbia, nella nostra Provincia, è sempre attuale, purtroppo, anche quella della zecca. Per poter difenderci dobbiamo conoscerla e, quindi, abbiamo ritenuto opportuno inserire
l’opuscolo “ ZECCA? NO GRAZIE”.
È una pubblicazione completa, con tante foto che siamo certi sarà da Voi gradita e che andremo a distribuire anche nelle scuole. Questa iniziativa è stata possibile grazie alla Società Baxer s.p.a. che tramite il dott. Ulderico Avio, Business Unit Manager Vaccines, ci ha messo a disposizione gli opuscoli che
sono stati messi celermente in stampa dalla dott.sa Susanna Campigli.
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Limana: altane
per il controllo del cinghiale
FIGURA 1
esemplare
di cinghiale
(Sus scrofa)
Martedì 2 marzo ’10 alle ore 20,45 presso il municipio di Limana si è svolto un interessante incontro sul tema “Altane per il controllo del cinghiale”. Incontro promosso dall’Amministrazione comunale di Limana e la locale Riserva di caccia che aveva fatto richiesta per ottenere le autorizzazioni per poter installare queste strutture di estrema utilità. Strutture, è
bene ricordarlo, che permettono di svolgere l’attività di controllo al cinghiale in maniera efficace e, soprattutto, in sicurezza.
Questa specie infatti, non essendo autoctona, sta provocando ingenti danni alle colture e soprattutto a quei pochi pascoli montani rimasti nel nostro territorio. L’’Amministrazione Comunale di Limana era rappresentata dagli assessori Roberto Piol, all’agricoltura e alle
foreste, e Giorgio Morales, all’urbanistica. Presenziavano anche in rappresentanza del Consiglio Regionale Dario Bond, Roberto Maraga presidente della Comunità Montana Valbelluna, l’ispettore Franco De Bon per la Provincia di Belluno ed il tecnico comunale perito Oscar
Colle. Erano inoltre presenti rappresentanze di vari comuni, cacciatori interessati ed il nostro
presidente Sandro Pelli. Durante la serata sono state illustrate le iniziative prese anche a livello regionale per poter ottenere una modifica alla legge atta a svincolare queste strutture
dal piano urbanistico comunale, affinchè le riserve alpine di caccia possano essere autorizzate presentando una semplice richiesta, corredata dall’autorizzazione del proprietario del
fondo, e rispettando le caratteristiche strutturali previste.
Dopo un lungo scambio di opinioni e di esperienze la serata si è conclusa con la condivisione dell’iniziativa da parte dei presenti e l’impegno degli stessi ad impegnarsi per coinvolgere le varie Amministrazioni comunali a sostenerla, così da poter raggiungere un traguardo positivo entro breve tempo.
Stefano Segat
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Caccia 2000
Aprile 2010
Conoscerli Meglio
Il daino
Dama dama
FIGURE 1, 2, 3 E 4
Alcuni esemplari
di daino (Dama dama)
ORDINE:
FAMIGLIA:
ARTIODATTILI
CERVIDI
a cura di Elvio Dal Pan
UN PO’ DI STORIA
Il daino è un animale che sin dalla preistoria ha avuto un grande successo evolutivo. Prima dell’ultima glaciazione questo cervide era ancora diffuso su aree molto vaste in Europa e nell’Asia minore, mentre in seguito andò via via estinguendosi quasi ovunque. Dopo
quell’epoca infatti mancano totalmente reperti fossili della specie. Notizie storiche della diffusione del daino si hanno nei primi secoli avanti Cristo e precisamente con l’epoca romana.
E’ opinione comune di molti studiosi che gli artefici della reintroduzione del daino nella fauna Europea sia opera, prima dei Fenici e successivamente dei Greci e dei Romani.
Numerosi bassorilievi lo rappresentano come preda comune agli antichi popoli del Mediterraneo Orientale: Ittiti, Sumeri, Assiri ed Egiziani. Ad un attento esame si può notare però che non si trattava probabilmente della specie oggi definita Europea, ma di quella Mesopotamica diffusa allora fino all’Africa Settentrionale. La specie “dama” ora inserita in Europa
abitava invece l’Asia Minore, la Palestina ed il Libano, terra d’origine appunto dei Fenici.
Per gli antichi romani, più buongustai che cacciatori, il daino era sicuramente la selvaggina per eccellenza: animale di notevoli dimensioni, con trofeo ambito e voluminoso, facilmente allevabile, adattabile a qualsiasi ambiente e ottimo dal punto di vista gastronomico.
Tutti buoni motivi per dedicargli le attenzioni del caso e farne uno dei primi esempi di “consumismo” venatorio gastronomico della storia. Il daino fu così importato direttamente dai
romani prima in Gallia e successivamente in Inghilterra in Spagna ecc.
Oggi il daino comune o daino Europeo (dama dama), grazie alle sue straordinarie capacità di adattamento, è presente praticamente in tutto il continente. In alcune zone dell’Europa
orientale è presente anche il daino della Mesopotamia (dama dama mesopotamica), un tempo creduto estinto e poi riscoperto negli anni 50, ma attualmente in pericolo di estinzione.
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SEGNI DISTINTIVI
Il daino è un cervide di medie dimensioni, riconoscibile
per l’elegante mantello punteggiato e per la struttura dei
palchi delle corna, foggiati all’estremità con una pala molto ampia. Il mantello “classico” è fulvo con macchie bianche che scompaiono nel periodo invernale. Esistono però altri colori dovuti alle varie selezioni operate dall’uomo
nel tempo principalmente a scopo ornamentale, non sono rari quindi i casi sia di albinismo sia di melanismo oltre
ad una specie “bionda” cosiddetta dorata. Il dorso presenta una linea scura longitudinale che termina nella coda
piuttosto lunga e scura. Il singolare contrasto tra la coda
e la regione anale bianca (specchio), compone il disegno
simile ad un’ancora rovesciata tipico e inconfondibile della specie. Altro segno inconfondibile è la laringe molto sviluppata soprattutto nei maschi e corrisponde al cosiddetto “pomo d’Adamo”.
Il trofeo, caratterizzato come già detto dall’ampia pala al vertice, è come quello di tutti i cervidi formato da tessuto osseo e caduco. Lo sviluppo del primo trofeo privo di
rosa come nel cervo e nel capriolo si ha all’età di sei mesi
circa, quando spuntano i primi abbozzi frontali. La caduta
del primo “vero” trofeo composto in genere da due semplici punte (fusone), avviene nel maggio successivo, vale
a dire a 23-24 mesi d’età.
ABITUDINI E COMPORTAMENTO
Le abitudini del daino sono sostanzialmente simili a
quelle del cervo. L’organizzazione sociale si basa su gruppi misti di femmine, piccoli e giovani di entrambi i sessi,
piccoli gruppi di sesso maschile e individui isolati, quasi
sempre di sesso maschile. Finita la stagione degli accoppiamenti, da novembre a gennaio i maschi adulti sono generalmente solitari, da febbraio a settembre , invece, essi tendono a formare piccoli gruppi che si sciolgono poi in
ottobre, periodo degli amori, per formare i loro harem.
L’accoppiamento del daino è preceduto dalla conquista da parte dei maschi di apposite aree denominate arene, più o meno distanziate secondo la densità della popolazione. Sul territorio marchiato da un maschio non è
possibile la convivenza di più esemplari. La presenza di un
rivale implica sempre lo scontro che può essere a volte
molto violento fino al ferimento e in rari casi anche, alla
morte di uno dei due contendenti. Finiti gli accoppiamenti i maschi si staccano dal branco per tornare alla vita solitaria, il gruppo delle femmine invece si scioglie a giugno,
quando le future madri tendono a isolarsi per figliare. Alla nascita il piccolo daino pesa all’incirca 4 kg. Assai precoce il neonato a poche ore dalla nascita è già in grado
di muoversi in modo autonomo e di seguire la madre nei
suoi spostamenti. Dopo le nascite i gruppi si ricompongono ma la loro struttura può variare in ogni momento.
Come il cervo, il daino è un animale poco territoriale
che compie ampi spostamenti secondo le risorse alimentari reperibili nell’ambiente. La sua alimentazione, tipicamente erbivora, comprende diversi tipi di vegetali, tra cui
graminacee, funghi, licheni e ghiande, che l’animale bruca
preferibilmente al tramonto ed all’alba.
HABITAT
Nonostante sia stato introdotto un po’ ovunque, e
ovunque (a parte rari casi) si sia adattato, il daino, sembra rimanere tutt’oggi un animale tipicamente mediterraneo. Le sue caratteristiche sono quelle di un ungulato il
cui senso preminente è la vista, anche se l’olfatto e l’udito
sono comunque molto sensibili ed andrebbe, quindi, definito come un animale adatto agli spazi aperti, nelle praterie umide e con clima mite. Il daino, invece, proprio per
la sua notevolissima capacità di adattamento si trova perfettamente a suo agio anche nel puro ambiente forestale
nella media ed alta collina anche con nevicate invernali
di media intensità. In ogni caso è confermato che si tratta
di una specie dall’adattabilità agli ambienti più vari, in grado di colonizzare qualsiasi tipo di habitat fino ai mille metri di altitudine.
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Caccia 2000
Aprile 2010
Conoscerli Meglio
Il daino
a cura di Elvio Dal Pan
Anche in Italia i daini sono ben distribuiti in molti parchi e riserve naturali specialmente lungo il litorale tirrenico
dove sono celebri le popolazioni di Migliarino-S.Rossore,
di Castel Porziano e del parco del Circeo. Tali dislocamenti
di esemplari di daini si susseguono da secoli e forse, oggi,
questo mammifero dal portamento fiero e leggiadro è ormai in via di addomesticamento.
In Italia, allo stato veramente selvatico, il daino è limitato a poche zone circoscritte. Molto numerose sono invece le aree dove lo si può incontrare allo stato ”semi selvatico”. Si tratta per lo più di popolazioni formatesi da
animali fuggiti da allevamenti o introdotti nell’ambiente dall’uomo prevalentemente a scopo venatorio e che,
in poco tempo, si sono adattati così bene da formare popolazioni talmente numerose da creare seri danni all’ambiente se non tenuti costantemente sotto controllo dai
distretti venatori interessati. E’stato proprio in campo venatorio che il nostro ungulato negli anni è riuscito a guadagnarsi un posto di tutto rispetto tanto che moltissime
aziende faunistiche venatorie, specialmente lungo l’arco
appenninico, hanno da molti anni annoverato il daino come selvaggina predominante nel loro carnet venatorio.
Il suo adattamento a tutti gli ambienti, l’allevamento
che non implica particolari difficoltà e la sua carne ricercata a fatto sì che quest’ungulato abbia destato grossi interessi verso gli addetti al settore.
Resta il fatto che il legame che unisce il daino agli esseri umani è forte e molto antico; è anche confermato
che la sua diffusione in un’area geografica così ampia è
dovuta, oltre naturalmente allo spirito di adattamento di
quest’animale, anche e soprattutto alla mano dell’uomo
che lo ha fortemente voluto prima per scopi alimentari poi
per la sua valenza venatoria e non per ultimo, grazie alla sua eleganza non comune, anche per scopi decorativi.
Nei parchi del Regno Unito circolano attualmente decine
di migliaia di daini in condizioni di semilibertà, alcuni parchi li ospitano ininterrottamente dal quattordicesimo secolo. Durante gli anni ottanta, il numero di daini allevati a
scopo venatorio si è aggirato in circa 80.000 esemplari e
le stime lo danno in continua crescita.
IL DAINO IN PROVINCIA DI BELLUNO
Il daino è presente in provincia di Belluno solo in alcune località in seguito a liberazioni o fughe da recinti
di animali allevati. In particolare la popolazione più numerosa è quella presente nel Cansiglio. Negli anni scorsi, tale popolazione che aveva raggiunto un numero
considerevole di esemplari, circa 150, è stata sottoposta a regime di controllo, ai sensi dell’articolo, 17 della
LR. 50/93, in pratica la stessa cosa che avviene per il cinghiale. Il controllo può essere effettuato anche all’interno delle zone demaniali da parte di Operatori autorizzati. Questo ha consentito di ridurre la popolazione.
Attualmente si stima la presenza di circa 70 capi che
non creano danni alla foresta, ogni anno vengono prelevati 15-20 esemplari e la popolazione rimane costante. Nel resto del territorio provinciale la presenza del
daino è del tutto occasionale e legata, come già detto, a fughe da recinti in cui vengono allevati. Esistono
due piccoli nuclei sempre in Alpago di circa una ventina di esemplari.
a cura di Loris Pasa
Armonie
di primavera
FOTO DI R. GRASSI
FIGURA 1
Esemplare
di Pettirosso
(Erithacus rubecula)
FIGURA 2
Esemplari
di Upupa
(Upupa epops)
a cura di Erio Bernard
Già dalla finestra di casa possiamo avere la sensazione che qualche cosa sta cambiando,
che c’è un tale risveglio che coinvolge tutta la natura. La cinciallegra, che aveva trascorso in
silenzio l’inverno, ha già iniziato col suo “cerpì, cerpì, cerpì” a farsi notare mentre un pettirosso, crogiolandosi al sole, inizia il suo armonioso canto appena percettibile. I passeri si rincorrono cinguettando cercando di assicurarsi una compagna. La pioggia ed i venti di Marzo
hanno sciolto l’ultima neve e sulle cime di pini, abeti e larici il “crociere” , che ha già allevato
la sua nidiata, accompagna i giovani in cerca di cibo tra una pigna e l’altra.
Finalmente il caldo sole di Aprile e Maggio e lo zirlare di un tordo, che non trascura nessuna nota musicale, ci tengono compagnia mentre il merlo col suo zufolare non vuole essere da meno e, mentre la femmina cova, lui impettito esprime la sua bravura. Gli storni con le
livree nuziali fanno la spola sui tetti e si richiamano con un fischio che, a volte, ci fa guardare indietro come se fossimo interpellati. Andando per prati e boschi sembra di entrare in un
conservatorio dove lo studio della musica in tutta la sua prefazione non è mai paragonabile
alla naturale espressione del canto di una capinera che incanta con i suoi gorgheggi.
Il fringuello ed il verdone si tengono compagnia, perché i loro nidi sono in un tranquillo
vicinato e con un melodico canto rallegrano le loro compagne che covano e manifestano la
loro gioia. L’allodola, con il suo canto meno melodico ma ben percettibile, si alza in volo ed
emigra verso grandi spazi incolti, dove alleverà la prole, mantenendosi silenziosa per non
farsi notare. E’ arrivato anche il rigogolo, che zufolando e stridendo un po’ come le ghiandaie, fa notare la sua presenza. La tortora, presente qua e là, gonfia il collo e tuba per non passare inosservata. Il gracidare di un corvo in volo ci fa pensare alla rana nello stagno, mentre
una cornacchia lo accompagna gracchiando. In montagna, ai bordi di un bosco, il “céréc,
céréc, céréc”, ci fa capire che la coturnice sta pascolando e risalendo la china, per portarsi alla sommità e lì, appollaiata sopra un sasso, solazzarsi tranquilla. Il gallo forcello, rugolando e
soffiando in parata nuziale, sta difendendo la sua arena con intorno a lui le femmine silenziose. Non manca il gallo cedrone che fa notare la sua presenza emettendo suoni come se bacchettasse i rami di un albero.
Tornando verso il basso, scorgiamo in una radura un bellissimo fagiano che, ritto sulle
zampe, batte le ali, allunga il collo, tirando fuori il massimo del suo gorgheggio per farsi notare e sentire dalle femmine. In quasi tutti gli uccelli, compresi i falchidi, i maschi sono più colorati e più appariscenti e dotati di bel canto per richiamare le femmine meno appariscenti e
melodiche. Le armonie che derivano dal canto primaverile
sono un vero piacere per tutti coloro che amano la musica, perché questa è la vera musica della natura, che esprime attraverso gli uccelli la gioia di libertà.
Se facciamo una piccola riflessione, comprendiamo
che tutti gli animali sono posti al servizio dell’unico “animale” dotato d’intelligenza: l’uomo; questi ne fa uso ed
abuso a suo piacere, se non adopera il buonsenso, ma
non è certo l’uomo con il fucile la causa della scomparsa
di alcune specie, in particolare di uccelli come l’averla, come l’upupa e la rarefazione della quaglia. I terreni incolti e tutti i pesticidi che vengono usati in agricoltura sono
la principale causa di queste anomalie e tra le varie specie, anche se l’opinione pubblica in modo erroneo, tende FOTO DI R. GRASSI
a puntare il dito contro la caccia.
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Caccia 2000
Aprile 2010
Ottica: z6i
il re della caccia alla cerca
Il cannocchiale, per cacciare alla cerca, ha conosciuto dopo tanti anni di sostanziale mancanza di innovazione un salto tecnologico e di funzionalità eccezionale. Basta compromessi, cannocchiali con grande campo visivo
ma pochi ingrandimenti o vice versa. Con lo Z6i 1.7-10x42
Swarovski finalmente si può avere più campo visivo degli
1.5-6x42 in commercio e, se il tiro è lungo, arrivare fino a
10x con un sistema di illuminazione del reticolo tecnologicamente incredibile. Il massimo della versatilità che la caccia alla cerca richiede ad un cannocchiale.
L’intuizione ottica geniale dello zoom 6x, che equipaggia i cannocchiali Z6 Swarovski, ha monopolizzato il mercato dell’ottica da caccia, grazie alle performance senza
precedenti in termini di versatilità e prestazioni agli estremi del range di ingrandimento, oltre ad una serie di altre
innovazioni tecnologiche che danno al cacciatore benefici di grande utilità pratica. Per chi pratica con passione la
caccia alla cerca, lo Z6i 1,7-10x42 rappresenta la realizzazione di un sogno.
Quando si caccia alla cerca, infatti, ci possono capitare
un’incredibile varietà di situazioni, probabilmente quante
nessun’altra forma di caccia può comprendere. Dal tiro rapidissimo a distanza ravvicinata, che richiede ampiezza di
campo visivo e reticolo illuminato di alta qualità, a quello
meditato sulla lunga distanza, dove l’ingrandimento e la
luminosità dell’ottica sono fondamentali.
Prima dello Z6i, il meglio in fatto di ottiche per la cerca era rappresentato da modelli con ottimo campo visivo
ma ingrandimento massimo limitato (1,5-6x42) oppure da
modelli con ingrandimento massimo adeguato ma campo
visivo un po’ penalizzante sui tiri corti (2,5-10x42, 3-10x42,
3-12x50). In entrambi i casi il reticolo era da preferire illuminato, poiché parlando di prodotti di alta qualità un reticolo illuminato “guida” molto meglio l’occhio quando si
mira a corta distanza e segna molto meglio il centro del reticolo se si caccia all’imbrunire.
a cura del Dr. Francesco Corrà
Con un campo visivo di oltre 25m a 1,7x si posiziona
addirittura meglio dei modelli concorrenti 1,5-6x42 a 1,5x,
che nel migliore dei casi arrivano a 24m (mentre il miglior
2,5-10x42 in commercio si ferma a 14,5m a 2,5x), e ciò nonostante un ingrandimento di partenza superiore. E’ un
campo visivo che permette di cacciare al meglio anche in
battuta da distanza molto ravvicinata. La sicurezza del tiro
è garantita dalla distanza della pupilla d’uscita di 95mm.
Quasi superfluo far rilevare come 10 ingrandimenti rispetto a 6 siano un plus eccezionale per facilitare i tiri lunghi. L’illuminazione del reticolo “high grid” Swarovski, già
celebrata come la migliore per la sua nitidezza nei modelli PVI-2, non necessita di torrette, ma è costruita integrata nell’oculare del cannocchiale, con grandi vantaggi di ingombro, robustezza e comodità per chi preferisce tirare
da vicino alzando l’occhio sopra il cannocchiale. Lo Z6i ha
una levetta che determina l’accensione del reticolo illuminato in modalità notte oppure giorno, ciascuna servita
con 32 livelli di intensità luminosa diversi, memoria di intensità differenziata per quando si spegne e si riaccende
lo strumento e perfino spegnimento automatico differenziato in modalità notte (3 ore) e giorno (5 ore).
Straordinario anche che un prodotto di questo genere
mantenga dimensioni e pesi di fatto uguali se non addirittura minori di quelli dei modelli di punta della concorrenza
a 1,6-6x42. Il tubo centrale è da 30mm, il reticolo rigorosamente sul secondo piano focale, sia nella versione illuminata che in quella normale, che quindi beneficia di reticoli
sottili. Interessante anche la variabilità di reticoli e sistemi
di mira a disposizione, che comprendono i classici 4 e 4a
del cacciatore di selezione tradizionale, un paio di soluzioni per la caccia in battuta e per chi presuppone qualche tiro un po’ più lungo un reticolo balistico e la pluripremiata torretta balistica BT, che accoppia facilità d’uso senza
uguali e massima precisione, essendo tarabile sulla specifica palla utilizzata dal cacciatore.
Grazie alle sue caratteristiche di leggerezza ed ingrandimento, lo Z6 1,7-10x42, anche nella versione con reticolo non illuminato, rappresenta un’ottima scelta anche per
la caccia al camoscio.
Foto prodotto: Lo Z6 1.7-10x42, nella versione denominata “SR” con scina, che non richede l’uso di anelli e garantisce una tenuta particolarmente robusta grazie all’incastro tra i dentini della scina e quelli dell’attacco.
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Caccia 2000
Aprile 2010
Notizie dai circoli
della provincia
DA SANTA GIUSTINA
Sabato 27 febbraio i cacciatori della riserva di S. Giustina hanno votato per il rinnovo del consiglio: oltre ai confermati Blandino Michelangelo, Polli Paolo e Mezzomo
Pierlorenzo, sono stati eletti Collavo Ivan, Dalla Sega Vito e Corso Simone. Revisori dei conti Dal Pont Roberto,
Brugnera Muraro Paolo e Bibelia Tiziano. Alla Presidenza
è stato confermato Cecchin Giuseppe. A tutti loro l’augurio di buon lavoro.
Anno nuovo, scontri vecchi. Nei primi due mesi di
quest’anno un cervo (vedi foto in basso e a sinistra) e
quattro caprioli sono stati causa di altrettanti incidenti
stradali, fortunatamente solo con danni agli autoveicoli.
DA SAN TOMASO AGORDINO
Bel cervo coronato abbattuto nella Riserva di caccia di
S.Tomaso Agordino dal Socio Biscaro Francesco. Nella foto l’autore dell’abbattimento (quello con il fucile) in compagnia del Vice presidente della Riserva Rossi Martino.
Complimenti dalla redazione di Caccia 2000.
DA CESIOMAGGIORE
Giornata indimenticabile quella trascorsa nell’ultima
stagione venatoria da due Soci della Riserva di Cesiomaggiore che non solo hanno incontrato beccacce, ma raccolto anche un bel cesto di funghi della specie “cantarelli autunnali”. La foto testimonia il tutto e siamo certi che molti
di noi, appassionati della regina del bosco, proveranno un
po’ di comprensibile… invidia.
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DA LIMANA
Il 10 ed 11 Aprile prossimi presso la Malga Van in località Val Morel di Limana si svolgerà la consueta prova di tiro per carabine. Si potrà sparare dalle ore 8.00 alle 12,00
e dalle ore 13.30 alle 18.00. Tutti possono partecipare alla
prova purchè in possesso di regolare porto di fucile e della relativa assicurazione in corso di validità. Come tradizione nella serata di domenica, al termine delle prove, verranno sorteggiati, fra tutti i partecipanti, numerosi premi.
NOTA IMPORTANTE: Si segnala che nella giornata di
Domenica 11 ci sarà il rally e, quindi, NON si potrà transitare per la Piazza di Valmorel. Per accedere al campo di tiro,
si dovrà salire da Trichiana fino a S.Antonio di Tortal e poi
proseguire in direzione delle Melere.
DA MEL
Si sono svolte recentemente le votazioni per il rinnovo
delle cariche del Circolo A.C.B. della Riserva di Mel. Questi
i Soci eletti: Presidente: Tamburlin Adriano, Vice presidente: Sardella Giuliano, Sergretario: Susana Lino, Consiglieri:
Baruffolo Gian Francesco, Burtet Devis, Da Rui Elio, Deola Giannino, Feltrin Silvano, Sardella Enzo, Tamburlin Marco e Val Edoardo.
La foto sotto riportata è stata scattata nel novembre
1972 e ritrae il primo capriolo abbattuto regolarmente con
fucile cal. 12 sotto braccata dei segugi. Peso vuoto kg 28.
Si riconoscono da sinistra verso destra: Costantino Comiotto, Giacinto Da Canal, Domenico Comiotto (Menin)
autore dell’abbattimento, Ugo Da Canal, Ruggero Furbo
Comiotto, Beppino Comiotto.
DA MEL
Comare lepre è veramente maestra nell’arte di vivere,
poco esigente com’è e capace di adattamento, tenace e
perseverante, sempre all’erta e prudente. Soprattutto essa ha compreso che i prati e i campi coltivati dall’uomo sono diventati la sua casa. Lì essa è sufficientemente protetta, gode di una buona vista, può sfruttare le sue lunghe
orecchie e le veloci zampe e in ogni stagione può sfamarsi
e riprodursi a volontà. Tutto ciò che l’uomo pianta le piace, dai semi oleosi alle sementi dei cereali, dal trifoglio al
cavolo, dalle carote ai prelibati foraggi e alle molte buone
erbe aromatiche. La lepre è fedelissima al luogo dove è nata, non se ne allontana molto a meno che non sia la fame
a spingerla lontana, e sa distinguere molto bene l’uomo.
Questo comportamento gli uomini più esperti e appassionati lo conoscono bene. Anche Caio 1° (Claudio Bernardi)
lo conosce bene. Giornalmente osserva una lepre adulta
girovagare nel suo podere in cerca di cibo. Nell’orto attecchito dal gelo, le piante aromatiche davano cibo e riparo
sicuro all’animale, incurante della presenza dell’uomo. Incurante anche perchè aveva individuato nella folta pianta
di salvia il luogo sicuro per dare alla luce i suoi piccoli. Caio 1° chiama allora Caio 2° (Claudio Sbardella) e insieme osservano, senza disturbare, i movimenti della comare fino a
scorpire i nuovi nati. A questo punto bisognava immortalare l’evento, e chi meglio di Maurizio Sbardella esperto e
appassionato del flash poteva farlo? Detto fatto. Ecco il risultato di un delicato e insperato scatto. Questo dimostra
che di fronte a eventi così naturali obbligati la lepre non
sfugge per nulla all’uomo. Sicuramente diverso è il comportamento abituale selvatico di quest’originale e straordinario animale, che fa della caltrezza, della furbizia e
dell’astuzia le sue difese più valide.
C.B. - C.S. - M.S.
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Caccia 2000
Aprile 2010
Auguri
ai soci
Ricetta
fegato
a cura di Vanni Dal Pan
con tante... primavere
alla cacciagione
Nei mesi di Gennaio, Febbraio, Marzo ed Aprile 2010
38 nostri Soci hanno festeggiato il loro compleanno. I
più fervidi auguri dalla Redazione di Caccia 2000.
INTERIORA DI SELVAGGINA:
L’interiora, di qualsiasi tipo di
selvaggina, devono sempre essere freschissime. Quando fa caldo, benché conservate con cura
in frigorifero, le interiora devono essere consumate entro le 24
ore dall’uccisione dell’animale.
Essendo le interiora molto irrorate di sangue, vanno salate solo
a fine cottura in modo che non s’induriscano come la suola di una scarpa.
Preparazione del fegato: dopo avere tolto con estrema precauzione il sacchetto della bile, immergete il fegato in acqua tiepida, in modo da togliere la pelle più facilmente. Solo a questo punto si potrà cucinarlo. Il fegato
di un animale adulto può risultare duro, per ammorbidirlo
prima di cucinarlo tenetelo qualche ora a bagno nel latte
allungato con un po’ d’acqua.
86 anni: 84 anni: 82 anni: 81 anni: 80 anni: 79 anni: 77 anni: 75 anni: 74 anni: 73 anni: 72 anni: 71 anni: 70 anni: Rech Edoardo.
Buttol Sante.
Casagrande Gino.
De Carli Giovanni; Casanova Emanuele.
Micheletto Natalino.
Zanin Gianfranco; Moretta Vittore.
De Candido Bruno;
Filippin Bruno; Del Vecchio Beniamino;
Procidano Mario; De Rocco Angelo;
Brandalise Tarcisio.
Facchinato Giovanni.
Facchin Giuseppe; Bolzon Alberico;
Battistel Angelo; Serafini Angelo.
Candiani Umberto; Somacal Giuseppe;
Offredi Antonio; Bugana Ruggero;
De Candido Luigi; Merlin Adriano;
De Cia Giacomo; Dalla Corte Paolo.
Saviane Sergio; Dall’Agnol Raimondo;
Del Din Silvano; Tormen Aldo;
Brandalise Romano.
Maoret Italo Giovanni;
Codemo Vincenzo; Dall’o Luciano;
Fauner Romano; De Bortoli Pierino;
Sacchet Ivo.
INGREDIENTI:
1 Fegato di cervo o di capriolo
2 ciplle medie
1 grossa mela matura di sapore acidulo
3 cucchiai di burro
pepe e sale
PREPARAZIONE:
Tritate le cipolle. Togliete il torsolo della mela e affettatela. Asciugate il fegato con un panno o con della carta
assorbente da cucina e, con l’aiuto di un coltello affilato,
togliete i nervi, i grossi vasi sanguigni e la pelle. Tagliate
delle fette di circa 1 cm. di spessore. Scaldate il burro in
una grande padella e rosolate velocemente (max. 2 minuti) le fettine di fegato. Non fate annerire il burro, altrimenti il fegato prenderà un sapore amaro. Togliete il fegato
dal fuoco e tenetelo in caldo. Nella stessa padella rosolate
le cipolle e le fettine di mela; sovrapponetevi le fettine di
fegato e continuate la cottura.
Fate scivolare il fegato sul fondo della padella in modo che sia ricoperto dalle mele e dalla cipolla. Salate e pepate. Servite immediatamente dentro alla stessa padella.
Se il fegato è troppo cotto o non viene servito subito diventa duro.
Passeggiando
nel bosco: alchemilla
Alchemilla vulgaris - Rosacee.
Tratto da: “Guarire con le erbe” - Fratelli Melita Editore
DESCRIZIONE:
Ha un fusto esile ascendente-eretto. Le foglie inferiori sono glabre o leggermente pelose
arrotondate, con 7-11 lobi dentati. Le foglie sul fusto sono più ridotte nelle dimensioni. I fiori sono piccoli, di colore giallo-verdognolo e formano corimbi poco appariscenti. La fioritura
avviene in primavera-estate. La pianta raggiunge i 40 cm. di altezza.
HABITAT:
Pianta erbacea molto comune in montagna. Cresce ai margini dei boschi, nei prati umidi
e nelle radure. Frequente nei prati concimati della zona alpina.
RACCOLTA:
Si utilizza tutta la pianta essiccata in ambiente areato al riparo dal sole.
FIGURE 1 E 2
L’alchimella non è usata in campo alimentare, mentre in campo
estetico trova alcune
interessanti applicazioni. Il suo decotto, infatti (100 gr. di droga
fatta bollire per 7-8 minuti in 1 lt. d’acqua),
applicato sotto forma
di compresse da elasticità alla pelle e combatte le smagliature.
Nella medicina popolare l’infuso della parte
aerea essiccata veniva
utilizzato contro i dolori ventrali, mentre con
il decotto si facevano
delle applicazioni mediante compresse per
schiarire le lentiggini.
Le stesse foglie essiccate (4-5 g. poste in infusione in 250 ml d’acqua
bollente) venivano utilizzate per preparare
un thè saporito dal sapore gradevole.
ALTRI USI:
Le virtù della pianta sono molteplici anche se non sempre pienamente apprezzate. Essa
dimostra proprietà astringenti, antidiarroiche ed è utile nei casi di arteriosclerosi. La medicina popolare utilizza l’infuso (1 cucchiaino di droga essiccata fatta riposare in 250 ml. d’acqua bollente per 5 minuti) come regolatore del flusso mestruale. Si filtra e se ne consumano
1-2 tazze al giorno prese lontano dai pasti principali. La stessa ricetta serve d’aiuto anche ai
diabetici, nei quali abbassa il tasso glicemico, e agli obesi. Contro l’arteriosclerosi si utilizza il
decotto. Allo scopo si fanno bollire per 7-8 minuti. Si lascia riposare un quarto d’ora, si filtra
e se ne consumano 3 tazze al giorno.
L’alchimella è conosciuta anche con i nomi di Erba memoria, Erba stella, Erba rugiada ed
è una pianta ricca di tannini e lipidi. Esternamente si può utilizzare come collutorio per sciacqui e gargarismi nel caso di angine, ossia di infiammazioni della cavità orale e della gola. A
questo proposito si prepara il decotto facendo bollire per 2-3 minuti 50 g. di pianta in 1 lt.
d’acqua. Si lascia riposare un quarto d’ora, si filtra e si dolcifica con un cucchiaino di miele.
Utilizzare il preparato 3-4 volte al giorno per gargarismi.
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Caccia 2000
Aprile 2010
L’angolo del Fucile
i proiettili
a cura di Nani Cadorin
I proiettili, sia nel caso delle armi rigate che di quelle a pallini, devono assolvere a due
compiti: raggiungere il bersaglio ed ottenere l’effetto migliore possibile per portare la preda a casa. Per dare il massimo di probabilità per arrivare esattamente sul bersaglio, il proiettile deve anzitutto essere perfettamente equilibrato rispetto al proprio asse longitudinale,
in modo da non dare sbilanciamenti durante la rotazione. Questo dipende esclusivamente
dall’accuratezza delle lavorazioni del produttore del proiettile. Piccoli, ma fastidiosi, sbilanciamenti possono essere rilevati sul proiettile finito solo se accompagnati da irregolarità della forma esterna.
Per arrivare sul bersaglio, con sufficiente velocità, il proiettile deve rallentare il meno possibile durante il volo in modo da mantenere la maggiore energia possibile. Il fattore che provoca la perdita di energia è la resistenza dell’aria, che dipende dalla velocità, dalla sezione
del proiettile e dalla sua forma. Ridurre il calibro del proiettile, mantenendo lo stesso peso,
riduce la sezione esposta alla resistenza dell’aria e contribuisce a ridurre la perdita di energia; inoltre uno degli elementi che influiscono sull’aerodinamica del proiettile è la sua lunghezza: a parità di calibro un proiettile più pesante,e quindi più lungo, risentirà meno della
resistenza dell’aria, e lo stesso avverrà per un proiettile che a parità di peso sia di calibro inferiore e quindi più lungo. Per poter valutare, con un solo parametro, il comportamento dei
vari proiettili si ricorre al “coefficiente balistico”: è un numero che dà la perdita di velocità e
di energia durante il volo per i differenti proiettili e permette quindi di calcolare le traiettorie
e le velocità residue alle varie distanze, data la velocità iniziale. Quanto maggiore è il coefficiente balistico, tanto migliore sarà la traiettoria e piu’ alta la velocità finale.
Normalmente per uno stesso calibro i migliori coefficienti balistici si riscontrano nei proiettili più pesanti: purtroppo un proiettile richiede per stabilizzarsi durante la traiettoria una
velocità di rotazione intorno al proprio asse che cresce con la lunghezza del proiettile; ma
siccome la velocità alla bocca diminuisce al crescere del peso, non sempre il passo della rigatura che stabilizza un proiettile leggero (e corto) è in grado di stabilizzare un proiettile più
pesante e quindi più lungo. Qualche miglioramento si può ottenere con proiettili con coda
tronco-conica, i cosiddetti “boattail” che in qualche caso possono ridurre il problema.
Quando il proiettile ha tutti i requisiti a posto per arrivare con precisione ed energia sul bersaglio, cominciano i problemi. Infatti esso per fermare la selvaggina deve produrre una ferita quanto più possibile profonda, per
interessare organi interni, e di dimensioni il più possibile vaste per ottenere una rapida morte. Il proiettile deve
quindi mantenere una massa compatta in grado di conservare la propria energia e, nel contempo, aumentare il proprio diametro il più possibile per cedere tutta la propria
energia ed avere una ferita importante: e queste due cose sono in contrasto tra loro. Infatti un proiettile che si deforma poco rischia di penetrare talmente in profondità da
attraversare la selvaggina, cedendo ben poca della propria energia e con buone probabilità di fare pochi danni;
un proiettile che si espanda facilmente rischia di fermarsi
sulle prime strutture della selvaggina: entrambi rischiano
di produrre ferite non immediatamente mortali.
La risposta che si è cercato di dare, per ottenere il proiettile perfetto, è stata di costruire un proiettile con la parte anteriore che si espanda i più possibile cedendo al bersaglio il massimo di energia e producendo una ferita il più
possibile estesa, ed una parte posteriore che mantenga
la propria compattezza ed energia per assicurare la penetrazione. Sono stati sperimentati diversi modi di ottenere questi effetti: all’inizio si lasciò la punta del proiettile
scoperta dalla camicia in rame, pensando che l’urto all’impatto sarebbe stato sufficiente a espandere il nucleo in
piombo; il sistema diede scarsi risultati, i proiettili risultavano troppo penetranti a meno che non incontrassero un
osso importante, e se si cercava di assottigliare la camicia si rischiava che il proiettile si frantumasse diminuendo la penetrazione: per questo si pensò di aumentare
l’espansione della parte anteriore con un foro nella massa del piombo della punta del proiettile (la famosa “punta cava”). Ci furono dei miglioramenti, ma la presenza del
foro sulla punta abbatteva il coefficiente balistico in modo intollerabile. Si pensò allora di fare il foro sulla punta
del nucleo di piombo, ma di inserire in esso una falsa punta di metallo con la parte anteriore conica in modo da ristabilire una buona aerodinamica, e con la parte posteriore anch’essa conica per costringere il piombo ad allargarsi
all’impatto. Le prime esecuzioni furono con puntale in rame, seguite da quelle con puntale in plastica più o meno
resistente. Questo sistema, unito ala tecnica di fare sottili incisioni longitudinali sulla parte anteriore della camicia
del proiettile in modo che la camicia si rompesse in sottili
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strisce e con l’espansione del piombo assumesse una forma simile ad un’elica,ad oggi pare il più adatto a risolvere
il problema dell’espansione.
Restava il problema di assicurare che l’espansione si
limitasse alla parte anteriore del proiettile. Per ottenere
questo i vari produttori adottarono gli accorgimenti più
disparati:chi adottò un nucleo in piombo in due parti, più
molle l’anteriore e più consistente la posteriore; chi costruì la camicia con spessori maggiori verso la parte posteriore del proiettile; chi costruì addirittura una doppia
camicia, composta di una esterna sottile in rame ed una
interna in acciaio,che interessava solo la parte posteriore del proiettile; chi sagomò l’interno della camicia con
un collarino che avrebbe dovuto limitare l’espansione alla
parte anteriore con camicia molto sottile, lasciando intatta la parte posteriore con camicia più spessa; ed infine chi
adottò una camicia con una sezione ad H, con una parte
anteriore riempita di piombo più tenero, ed una parte posteriore riempita in piombo più duro.
Naturalmente i vari costruttori magnificano i risultati
dei proiettili che adottano sulle loro munizioni, ed i cacciatori ingaggiano feroci discussioni su quale sia il tipo di proiettile migliore. Purtroppo vale il principio che il proiettile
migliore, per ognuno di noi, è quello che ci ha permesso di
portare la preda a casa: in realtà non è possibile stabilire
quale sia il tipo universalmente migliore, dato che lo stesso proiettile che colpisca in un punto e incontrando organi
e tessuti consistenti produca una espansione perfetta ed
una penetrazione adeguata, colpendo cinque centimetri
più in là attraverserebbe la selvaggina producendo danni insufficienti ad arrestare la preda in spazi e tempi ragionevoli, e forse (cosa peggiore) causandone la morte a lunga scadenza. A seconda della mole e della consistenza del
bersaglio ci si può orientare su proiettili più o meno pesanti e con espansione più o meno facilitata, ma lo stesso proiettile che l’ultima volta ha dato risultati strabilianti, la volta successiva può riservare una cocente delusione.
L’unico vantaggio è che, se la selvaggina se ne va indenne, oltre che al cannocchiale non tarato, al vento, alla
temperatura rigida, alla bestia che si è mossa, si può dare
la colpa al proiettile che non ha fermato l’animale anche
se indubbiamente colpito. L’unico pericolo è che arrivi il
solito cane da sangue guastafeste, che non trovando un
bel niente, vi guarderà con aria interrogativa…
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Caccia 2000
Aprile 2010
La rabbia
una vecchia malattia
a cura della Dott. Patrizia Bragagna
Dopo oltre 25 anni, fa la ricomparsa nel nostro territorio bellunese la rabbia, una malattia infettiva acuta, scarsamente contagiosa, che colpisce con esito inesorabilmente mortale tutti i mammiferi, compreso l’uomo. La parola “Rabbia” deriva dal sanscrito “Rabbahs”,
che significa “fare violenza”, questo perchè la malattia colpisce il sistema nervoso centrale,
dando origine ad una encefalomielite che si manifesta frequentemente con una sintomatologia nervosa violenta.
QUAL È LA CAUSA?
Nell’uomo come nell’animale la malattia è trasmessa da un virus a forma di proiettile della famiglia Rhabdoviridae, genere Lyssavirus (dal greco “lyssa” che significa pazzia) comprendente sette genotipi differenti, dei quali il genotipo 1 include i ceppi del virus della rabbia classica (Rabies virus) presenti in tutti i continenti tranne l’Oceania e attualmente anche
a casa nostra, mentre i genotipi dal 2 al 7 comprendono i seguenti ceppi virali: Lagos bat, Mokola, Duvenhage, European bat lyssavirus 1 (EBL-1), European bat lyssavirus 2 (EBLV-2), Australian bat lyssavirus (ABLV). Il virus della rabbia viene trasmesso ad altri animali ed all’uomo attraverso il contatto con la saliva di animali infetti, quindi attraverso morsi, graffi, ferite
o contatto con mucose (occhi, naso, bocca) anche integre. Va inoltre precisato che il virus
è presente nella saliva dell’animale infetto prima della comparsa dei sintomi clinici; questo
aspetto rappresenta un ulteriore motivo di preoccupazione in quanto la persona morsicata
o lambita non ha la percezione del pericolo che sta correndo.
QUALI ANIMALI POSSONO INFETTARSI E DIFFONDERE LA MALATTIA?
Solo i mammiferi terrestri possono infettarsi, sviluppare la rabbia e potenzialmente trasmetterla all’uomo. Uccelli, pesci e rettili non si ammalano. Tra i mammiferi alcune specie
fungono da serbatoio per la diffusione del ciclo silvestre mantenendo la malattia nel territorio: volpe rossa e cane procione (Europa), procione, moffetta e coyote (America settentrionale), mangusta e sciacallo (Africa), pipistrelli insettivori e frugivori (tutti i continenti),
vampiro (America Latina). La diffusione del ciclo urbano, invece, vede implicati quali ospiti
naturali cane, gatto, ruminanti domestici e animali selvatici che per alimentarsi si avvicinano
alle abitazioni e trova nel randagismo canino il principale meccanismo di attivazione e conservazione del virus.
QUALI SONO I SINTOMI NEGLI ANIMALI INFETTI?
L’animale che ha contratto l’infezione può trasmetterla ad altri animali, uomo compreso,
prima di manifestare alcun sintomo. Questa fase asintomatica è variabile in funzione della
specie interessata e dei differenti genotipi virali. I primi sintomi che devono mettere in allerta sono le modificazioni del comportamento proprie di ogni specie: l’animale selvatico perde la naturale diffidenza verso l’uomo, mentre gli animali domestici possono manifestare fenomeni di aggressività verso il padrone che li accudisce. Nella fase prodromica (iniziale) si
possono osservare segni generici, quali: stati ansiosi, irritabilità, depressione, mentre nello
stadio conclamato si possono distinguere due forme, la forma furiosa e la forma paralitica o
muta. La prima è contraddistinta dai seguenti sintomi: allucinazioni, disorientamento e vagabondaggio, iperattività, perversione del gusto (l’animale ingerisce sostanze od oggetti non
commestibili), alterazioni delle emissioni vocali e scialorrea (perdita di grandi quantità di saliva). La seconda, invece, è caratterizzata inizialmente da paralisi dei muscoli della deglutizione, dei muscoli facciali, che provocano la caduta della mandibola, e in seguito di tutta la
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QUAL È LA PATOGENESI DI QUESTA MALATTIA?
Il virus, trasmesso dalla saliva dell’animale infetto, attraverso morsicatura o lambitura, replica nel punto di
contatto, in specifico nelle fibrocellule muscolari più vicine. Raggiunta una quantità sufficiente, il virus migra, attraverso le placche neuro-muscolari, nei nervi periferici e
di seguito, percorrendo il midollo spinale, arriva al sistema nervoso centrale (migrazione centripeta) dove continua a replicare attivamente. A questo punto segue una
migrazione centrifuga mediante la quale il virus scende
lungo i nervi cranici efferenti, con particolare predilezione
per quelli che innervano le ghiandole salivari. E’ per questo motivo che la concentrazione del virus nella saliva è
particolarmente elevata tanto da rappresentare un severo fattore di rischio. Il tempo impiegato dal virus per raggiungere il sistema nervoso centrale, da qualche settimana ad alcuni mesi, varia in funzione della specie colpita,
dello stipite virale coinvolto, della sede in cui è avvenuta
la morsicatura/lambitura e nell’uomo, della eventuale presenza di indumenti che possono limitare la quantità di entrata del virus. Va sottolineato che i sintomi clinici ai vari
stadi compaiono solamente dopo che il virus ha raggiunto il cervello; stadio in cui la malattia diventa irreversibile
e qualsiasi trattamento farmacologico (sieri, vaccini) risulta inefficace.
COME SI FA LA DIAGNOSI DI RABBIA NEGLI ANIMALI?
Nessuna diagnosi clinica della rabbia può essere considerata affidabile, poiché molte sono le malattie con sintomatologia simile a quella della rabbia (Cimurro, morbo
di Aujesky, Toxoplasmosi solo per citarne alcune). La diagnosi della malattia, quindi, viene fatta solo in laboratorio,
utilizzando i test raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità tra i quali l’Immunofluorescenza diretta, considerato il test d’elezione; a livello istopatologico è
da considerarsi patognomonico (cioè caratteristico della
malattia) il riscontro, più frequentemente in alcune aree
dell’encefalo (neuroni dell’ippocampo e del corno d’ammone), di strutture tondeggianti, ovoidali, grandi qualche millesimo di millimetro, chiamate “corpi del Negri” in
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muscolatura del corpo con coma e morte. Nell’uomo inoltre, è presente l’idrofobia, cioè la repulsione per l’acqua.
Mentre la forma furiosa è più tipica dei canidi (cane, volpe, lupo), la forma paralitica è più frequente nei ruminanti e nell’uomo.
onore del ricercatore italiano che le identificò per la prima
volta nel 1903, nel laboratorio dell’Università di Pavia nel
cervello di un coniglio infettato sperimentalmente.
QUALI PRECAUZIONI PER EVITARE L’ESPOSIZIONE?
Nei comuni infetti e a rischio per rabbia silvestre è obbligatorio praticare la vaccinazione preventiva dei cani e
degli erbivori domestici al pascolo. Inoltre, altri provvedimenti di profilassi che possono riguardare animali selvatici, quali la volpe o di animali vaganti, quali i gatti raggruppati in colonie, sono decisi dalla Regione attraverso
proprie disposizioni. Nella nostra provincia sono state
disperse in aree silvestri esche alimentari contenenti un
vaccino vivo attenuato, allo scopo di praticare la vaccinazione per via orale delle volpi, perciò si raccomanda a chicchessia di non toccarle con le mani. In caso di contatto
accidentale con il vaccino contenuto nelle esche, lavarsi
abbondantemente con acqua e sapone e contattare immediatamente il medico. Va evitato qualsiasi contatto con
gli animali selvatici e con qualunque animale sconosciuto
anche se si mostra socievole. Non vanno adottati animali
selvatici come animali da compagnia. Se un animale selvatico si comporta in modo strano è utile segnalare il fatto
ai veterinari delle Aziende Sanitarie Locali, alla Polizia locale o provinciale oppure al Corpo forestale. Va segnalato
anche qualsiasi rinvenimento di carcasse animali con l’avvertenza di non toccarle a mani nude. Va altresì comunicato al veterinario ogni comportamento anomalo o inusuale
nel proprio animale domestico (cane, gatto,…). La vaccinazione del gatto domestico, se non in comuni dove si sono verificati casi di positività su questi animali, è su base
volontaria, ma vivamente consigliata.
COSA FARE IN CASO DI MORSICATURA?
Nel caso si venga aggrediti e morsi da un animale sensibile alla rabbia in territori a rischio, rivolgersi immediatamente al pronto soccorso per le cure del caso e, se indicato dal medico, per il trattamento vaccinale antirabbico
post contagio. E’ importante anche seguire attentamente alcune regole cautelative, tra le quali, lavare subito la
ferita per almeno 15 minuti con abbondante acqua e sapone per ridurre la carica virale infettante. Inoltre, se
possibile, identificare l’animale morsicatore. Nel caso si
tratti di un cane o di un gatto o altro animale domestico,
questo verrà sottoposto a sorveglianza per 10 giorni dai
Servizi Veterinari delle Aziende Sanitarie Locali, per verificare l’eventuale comparsa dei sintomi della malattia.
AZIENDA PROVINCIALE FORESTALE E DEMANIO
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Caccia 2000
Aprile 2010
News 2010
WWW.ASSOCIAZIONECACCIATORIBELLUNESI.IT
Come facciamo da oltre un anno ci preme ripetere l’invito a tutti i Soci, Amici e Simpatizzanti di visitare il ns. sito. Per merito della Signora Morena, di Dal Pan Elvio e di
Pante Lucio è sempre in aggiornamento e, quindi, troverete sempre qualche interessante novità. Collaborate anche voi segnalando cose particolari, inviando foto nuove,
vecchie o altro che pensate possa essere di interesse comune. Tutto è sempre molto gradito e servirà ad arricchire il sito della tua Associazione.
SCUOLA FORESTALE LATEMAR
CENTRO DI FORMAZIONE FORESTALE, VENATORIA E AMBIENTALE
CALENDARIO CORSI 2010
29 novembre - 1 dicembre - Dopo il colpo: dalla biometria al controllo dei capi abbattuti. Attestato di rilevatore
biometrico - attestato di formazione per la “persona formata” ai sensi dell’allegato III sezione IV del regolamento
(CE) N. 853/2004.
04-09 ottobre - Cacciatore di ungulati con metodi selettivi abilitato al prelievo di cinghiale, capriolo, daino, cervo, camoscio e muflone.
17-20 maggio - Cacciatore di cinghiale abilitato alla caccia collettiva, conduttore di cane da limiere, cacciatore di
ungulati con metodi selettivi specializzato nel prelievo del
cinghiale.
20-22 maggio - Tecniche di prelievo e controllo della
volpe.
07-11 giugno - Conduttore di cane da traccia.
05-08 luglio - Cacciatore di ungulati con metodi selettivi specializzato nel prelievo ed accompagnamento al camoscio.
27-30 luglio - Master per conduttore di cane da traccia.
02-07 agosto - Master per la gestione degli ungulati –
attestato di operatore faunistico specializzato nella gestione degli ungulati in ambiente alpino ed appenninico.
27 settembre - 1 ottobre - Cacciatore di ungulati con
metodi selettivi specializzato nel prelievo ed accompagnamento al cervo.
Per informazioni e/o iscrizioni: Azienda Provinciale Foreste e Demanio, (ref. Giovanna Timpone) via M. Pacher,
13 – 39100 Bolzano tel. 0471/414872-71 fax 0471/414889
email: [email protected]. Il calendario dei corsi è consultabile all’indirizzo internet: www.forstschule.it.
CONTRIBUTI
AMBIENTALI 2010
Anche quest’anno la Dirigenza dell’A.C.B. ha deliberato di creare un fondo da distribuire alle Riserve che opereranno nel ripristino ambientale. Per poter accederVi è
necessario presentare la domanda, corredata delle date e
della piantina delle località dove si sono svolti i lavori, entro il 31 Agosto 2010.
TARATURA ARMI
Come da tradizione decennale è già stata fissata la
giornata dedicata alla Taratura delle armi. Possono partecipare a titolo gratuito tutti i soci A.C.B. e gli amici iscritti
alla Libera caccia della Provincia di Belluno. Pertanto, DOMENICA 22 AGOSTO, Vi aspettiamo numerosi presso il Tiro a segno di Feltre per provare la vostra carabina. Inutile
ricordare a tutti l’importanza di questa operazione che dimostra professionalità ed etica venatoria. A caccia si deve
andare con il fucile perfettamente in ordine.
ORARI:
Mattino 8.30 – 12.00 --- Pomeriggio 14.00 – 17.00
Gara
con cane da ferma
SCUOLA A.C.B. PER LA FORMAZIONE
E L’ABILITAZIONE ALL’ESERCIZIO VENATORIO
E’ iniziato alla grande, il primo corso dell’anno 2010,
che si sta svolgendo presso la nostra scuola di Lentiai.
Venticinque gli iscritti, provenienti da quasi tutta la Provincia, e grande il rammarico del responsabile Sig. Berton
per non aver potuto accettare, per problemi di capienza,
tutte le richieste pervenute. Il corso procede molto bene
e già verso metà del prossimo mese parecchi dei partecipanti si presenteranno agli esami di abilitazione.
Giorni fa gli Allievi hanno avuto, a sorpresa, la visita del
nostro Presidente che si è intrattenuto con loro ed ha assistito alla lezione che riguardava la valutazione dei trofei. Il
Presidente Pelli ha anche distribuito a tutti l’ultimo numero di Caccia 2000 ed il calendario 2010 con l’auspicio che
i futuri seguaci di Nembrotte entrino a far parte della nostra grande famiglia.
Per avere informazioni inerenti lo svolgimento dei corsi potete rivolgervi direttamente al responsabile:
SCUOLA DI CACCIA A.C.B. c/o Berton Piergiuseppe
Via V. Veneto,26 – 32020 Lentiai (Bl)
tel. 0437/552289 ore ufficio - cell. 329/7037288.
FOTOGRAFARE IL PARCO
PREMIATO RENATO GRASSI
Alla splendida “Pernice bianca in volo” immortalata
dal nostro amico e collaboratore Renato Grassi è andato
il primo premio assoluto della quinta edizione del concorso “fotografare il Parco”, organizzato dal Parco nazionale
dello Stelvio. La giuria ha premiato una foto di straordinario dinamismo nella quale un maschio di pernice, appena
involatosi, è stato colto nel momento del canto. Il fotonaturalista, dimostrando una indubbia capacità fotografica
nel cogliere attimi di vita animale, si è aggiudicato anche
altri due premi con le opere “Approccio tra pernici bianche” quale migliore foto di tetraonide e “Marmottino”
nella categoria “Fauna selvatica del Parco”.
Le foto delle pernici sono, per gentile concessione
dell’Autore, riportate nel nostro calendario. Il mese di
Marzo raffigura “l’approccio” ed il mese di Novembre
quella in volo. La redazione di Caccia 2000 ringraziandolo
per la preziosa collaborazione porge a Renato le più sincere congratulazioni.
Domenica 16 maggio, organizzata dall’A.C.B. si svolgerà la terza edizione della gara su quaglie con sparo presso il campo d’addestramento in località S.Pietro in campo
- aereoporto di Belluno.
L’apertura delle iscrizioni inizierà alle ore 7.00 e proseguirà fino al 40° concorrente. Chiusura iscrizioni alle ore
12,00. Suddetta gara è valida per il campionato provinciale “cane-cacciatore”. E’ una gara soprattutto per i nostri
Soci e, quindi, contiamo veramente in una Vostra numerosa partecipazione.
Le premiazioni si svolgeranno a fine gara. Ci sarà anche un premio per il miglior piazzamento ottenuto dal Socio A.C.B.
FOTO VINCITRICE DEL CONCORSO “FOTOGRAFARE IL PARCO”
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Caccia 2000
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Rinnovo
licenza di caccia
a cura di Luciano Pante
Per il rinnovo bisogna far domanda, alla Questura di
Belluno, in bollo da € 14,62. La domanda deve contenere l’attestazione di cui all’art. 12 del T.U.P.S. e la firma del
richiedente deve essere autografa e autenticata. La sottoscrizione non è soggetta ad autenticazione ove sia apposta in presenza di Pubblico Ufficiale addetto, ovvero
sia presentata unitamente a copia fotostatica di un documento d’identità del sottoscrittore. La domanda indirizzata alla Questura può essere presentata alla Stazione dei
carabinieri del luogo di residenza. All’istanza vanno allegati i seguenti documenti:
1. N. 1 marche da bollo da Euro 14,62 per il rilascio/rinnovo della licenza da apporre sull’autorizzazione porto di
fucile;
2. Due fotografie formato tessera, di cui UNA legalizzata, entrambe completate dalla firma apposta dall’ interessato a lato dell’effigie (la legalizzazione può essere effettuata dall’Ufficio destinatario delle foto se presentate
personalmente dall’interessato o presso gli uffici comunali - esente da bollo ai sensi dell’art. 34/2°c. del D.D.R.;
28.12.2000 n. 445 -);
3. Certificato medico in bollo da Euro 14,62 rilasciato dagli uffici medico-legali e dai distretti sanitari delle
U.L.S.S. o dalle strutture sanitarie militari e della Polizia di
Stato ai sensi del D.M. Sanità 28.4.1998, previa presentazione del certificato anamnestico del medico di fiducia;
4. Attestazione, in originale, comprovante il pagamento della somma di Euro 1,26 corrisposto sul c/c postale n.
11049327 intestato alla Sezione di Tesoreria provinciale di
Belluno, indicando sulla causale “ Capo X – Capitolo 2383
– Costo libretto porto di fucile rilasciato dalla Questura di
Belluno”;
5. Attestazione, in originale, comprovante il pagamento della tassa di concessione governativa, effettuato sul c/c postale n. 8003 intestato all’Agenzia delle Entrate – Centro operativo di Pescara, per l’importo di €.
173,16 (168,00 tassa di CC.GG. + 5,16 addizionale art. 24
L. 157/92);
6. Libretto porto di fucile e relativa autorizzazione, in
originale, scaduto di validità.
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7. Copia fotostatica della carta d’ identità.
Si consiglia di richiedere l’autorizzazione per porto di
fucile anche per uso caccia a più di due colpi. (Il costo è lo
stesso). Dall’anno 2007 i libretti per licenza di porto d’arma dovranno essere ritirati personalmente presso gli Uffici
della Questura in via Lungarno n. 36.
Ci piace sottoporre alla vostra attenzione,
per pura curiosità, alcune foto gentilmente
concesse da Carlo Curto di un porto d’armi
rilasciato nel 1924. Molto curiose le descrizioni e le note riportate.
SI RICORDA CHE SONO IN SCADENZA I PORTO D’ARMI RILASCIATI NEL 2004. Ci sono delle
modifiche sull’ importo del costo del libretto, il numero di c.c.p., la causale ecc. Leggete attentamente, onde evitare errori, il pro-memoria nella pagina qui a fianco.
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Caccia 2000
Aprile 2010
L’angolo del
legale
a cura dell’avv. Barbara Bastianon
Gentili Lettori,
ecco un piccolo vademecum sulle modalità ed i requisiti necessari per acquistare e cedere le armi, a seconda della loro diversa tipologia.
L’ACQUISTO
L’acquisto di un’arma da sparo presuppone che l’acquirente sia in possesso di un’autorizzazione rilasciata dal Questore, ai sensi dell’art. 35/4° comma del T.U.L.P.S. Questa norma,
di carattere generale, contempla due importanti eccezioni, che riguardano:
- le armi ad aria o gas compressi, sia lunghe sia corte, i cui proiettili sono dotati di un’energia cinetica non superiore a 7,5 joule;
- le repliche a colpo singolo di armi antiche ad avancarica di modelli anteriori al 1890.
In virtù della Legge n. 526 del 21 dicembre 1999 e del decreto del Ministero dell’Interno
n. 362 del 9 agosto 2001, per l’acquisto di armi appartenenti a queste due categorie non si richiede alcuna autorizzazione.
IL NULLAOSTA
Per acquistare una delle armi comuni da sparo è necessario possedere un titolo d’acquisto, chi non ha un porto d’armi dovrà munirsi di un nullaosta all’acquisto. Questo documento è rilasciato dall’autorità di polizia e per averlo occorre recarsi presso la Questura o
al Commissariato della Polizia di Stato competente per territorio in base al luogo di residenza dell’interessato. Per ottenere il nullaosta è necessario compilare una domanda, in carta
legale, nella quale il richiedente, che deve aver compiuto la maggiore età e se obiettore di
coscienza deve aver ottenuto la riammissione dal Servizio Nazionale Civile, specifica obbligatoriamente il motivo dell’acquisto (es. difesa abitativa, pratica dello sport ecc.). Occorre allegare un certificato medico, una marca da bollo e fotocopia di un documento di identità. Entro 90 giorni, come previsto dalla L. n. 241/90, salvo cause ostative, viene rilasciato
il nulla osta valido su tutto il territorio nazionale, ai sensi della circolare del Ministero nr.
559/C.19673.10179(3) del 29.09.2000, per trenta giorni, ma può essere rinnovato per uguale
periodo. In pratica, una volta ottenuto il nullaosta, è possibile acquistare l’arma; il passo successivo sarà la compilazione della dichiarazione di vendita.
Centro Carni
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LE LICENZE DI PORTO D’ARMI
Mentre il nullaosta è un titolo d’acquisto occasionale
(serve per effettuare un solo acquisto, anche se di più armi), le licenze di porto d’armi sono invece dei titoli d’acquisto permanenti, ossia possono essere utilizzati per acquistare armi e munizioni più volte, fintanto che sono in
corso di validità.
Le licenze di porto d’armi sono di quattro tipi:
- licenza di porto di fucile per lo sport del tiro a volo;
- licenza di porto di fucile per uso di caccia;
- licenza di porto di pistola o rivoltella per difesa personale;
licenza di porto di fucile per difesa personale.
Esse abilitano all’acquisto di qualunque tipo di arma
comune da sparo.
LA DICHIARAZIONE DI VENDITA
Chi cede un’arma ad un’altra persona è tenuto, oltre
a verificare la validità del nulla osta ovvero a controllare
che il porto d’armi non sia scaduto, a compilare una dichiarazione di vendita dell’arma (o delle armi nel caso siano più di una). Questa dichiarazione può essere redatta in
carta libera e deve indicare le generalità del cedente (data e luogo di nascita, indirizzo), quelle del compratore, gli
estremi del titolo d’acquisto (numero del nullaosta, oppure numero e data di rilascio del porto d’armi) nonché tutti
i dati identificativi dell’arma (tipo, marca, calibro, numero
di matricola ed eventuale numero del catalogo nazionale). Se l’acquirente utilizza il nullaosta, questo è ritirato dal
venditore. Se la transazione avviene fra due privati cittadini, la dichiarazione di vendita è compilata in due copie
originali, entrambe firmate dal venditore e controfirmate dal compratore. Ognuna delle due parti tratterrà una
copia del documento. Se il venditore è un armiere, sarà
suo compito compilare la dichiarazione di vendita dell’arma, che consegnerà all’interessato; di solito è utilizzato
un modulo stampato recante l’intestazione dell’armeria.
L’ACQUISTO DELLE ARMI ANTICHE
Per la legge italiana sono armi antiche quelle ad avancarica e quelle fabbricate prima del 1890. E’ possibile acquistare le armi antiche con le stesse
metodologie relative alle armi comuni
da sparo, ossia con il nullaosta o con un
porto d’armi. Vi è però un’ulteriore possibilità: costituisce titolo d’acquisto per
le armi antiche la licenza di collezione
per le stesse. Anche per le armi antiche è
necessario compilare la dichiarazione di vendita e anche il
possesso di queste armi deve essere denunciato.
L’ACQUISTO DELLE MUNIZIONI E DELLE POLVERI
Per l’acquisto delle munizioni (cartucce) e della polvere da lancio (o polvere da sparo), utilizzata da chi spara
con armi ad avancarica o da chi ricarica “domesticamente” le cartucce, sono necessari gli stessi documenti per
l’acquisto delle armi comuni da sparo: il nulla osta o un
porto d’armi.
L’ACQUISTO DI ARIA COMPRESSA
AVANCARICA LIBERE
Le armi ad aria o a gas compressi, sia lunghe sia corte, i cui proiettili sono dotati di un’energia cinetica non superiore a 7,5 joule e le repliche a colpo singolo di armi antiche ad avancarica di modelli anteriori al 1890, possono
essere acquistate solo da maggiorenni muniti di valido documento di riconoscimento (Legge n. 526 del 21 dicembre
1999 e Decreto del Ministero dell’Interno n. 362 del 9 agosto 2001); è consentita la loro cessione e il comodato purchè avvengano con scrittura privata tra maggiorenni.
L’ACQUISTO DI BOSSOLI, INNESCHI, PALLE
Per questi altri componenti della cartuccia, che sono di
libera vendita, non è necessario alcun titolo per procedere al loro acquisto.
L’ACQUISTO DI ARMI DISATTIVATE
La legge prevede che, seguendo particolari norme, le
armi da sparo (sia comuni, sia da guerra) possano essere rese inattive in forma definitiva (circolare del Ministero dell’Interno n. 557/B.50106.D2002 del 20.09.2002 pubblicata sulla G.U. Serie Generale n. 234 del 05.10.2002); in
tal caso questi oggetti non sono più “armi” ai fini della legge e, pertanto, possono essere acquistati e detenuti liberamente da chiunque.
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Caccia 2000
Aprile 2010
La rete Natura 2000
in Europa
a cura del dott. Cesare Lasen
PREMESSA
Tra le diverse motivazioni che mi hanno convinto ad accettare l’invito rivoltomi dalla redazione della rivista, quella preponderante è l’idea di poter contribuire, come una piccola
goccia, a far crescere la cultura e la consapevolezza delle problematiche e delle dinamiche
ambientali. La scelta è caduta su argomenti che da decenni sono oggetto di studio e di attenzione (e che rientrano, quindi, ragionevolmente, nell’ambito delle mie competenze), ma
che ritengo possano essere di aiuto ai lettori, in quanto le informazioni e le considerazioni
che svilupperò non sono il risultato di elaborazioni teoriche (recuperabili da libri e da siti facilmente accessibili), ma scaturiscono dalla frequentazione diretta delle nostre montagne e
delle nostre vallate, che mi consente oggi, dopo circa 40 anni di esplorazioni, di osservare e
provare a interpretare l’evoluzione del paesaggio e degli habitat, naturali o seminaturali, che
ritengo sia interesse di tutti i cittadini poter conoscere ed apprezzare.
Ho ritenuto di poter proporre, quali argomenti sui quali riflettere, in sequenza, tre cardini che interessano la “governance” del territorio, sapendo che oltre alla nostra intelligenza,
è proprio il territorio la principale risorsa di cui disponiamo; oltre tutto esso è anche lo scenario di base nel quale si sviluppa la nostra vita e dal quale si trae continuamente spunto per
le nostre quotidiane osservazioni. Credo di trovare una porta spalancata se affermo che una
vita esclusivamente metropolitana, senza natura, senza animali e piante, senza sfondi riconducibili a panorami con luci, colori ed emozioni che si susseguano nell’arco delle stagioni, sarebbe inconcepibile.
In questo primo contributo ci si occuperà di un argomento che è spesso sulle cronache
politiche ma sul quale le informazioni non sono mai state puntuali e che la politica, almeno all’inizio, ha pesantemente sottovalutato. Cerchiamo, allora, di capire qualcosa di più, in
modo molto sintetico ed elementare (per quanto possibile) su Rete Natura 2000, SIC (Siti
di Interesse Comunitario), ZPS (Zone di Protezione Speciale) e sigle simili che hanno creato
qualche sconcerto e non poca confusione. Presto sentiremo parlare anche di ZSC (Zone di
Speciale Conservazione) che saranno il nuovo nome dei siti di interesse comunitario che risponderanno ai previsti requisiti.
Marchesan Galdino & C. S.a.s.
Via Monte Grappa, 33 - 32032 Feltre (BL)
Tel. 0439 81367 - Fax 0439 80521
FOTO DI R. GRASSI
LA CENTRALITÀ DELLE QUESTIONI AMBIENTALI
Non serve dimostrare che negli ultimi decenni le politiche ambientali hanno acquisito un ruolo strategico sempre più determinante fino ad assumere, a livello mediatico
e nelle agende politiche, un ruolo sempre meno marginale. Di qui a concludere che siano stati ottenuti risultati concreti e tranquillizzanti, all’altezza delle aspettative, ce ne
corre e il recente vertice di Copenhagen sui cambiamenti climatici lo ha drammaticamente rivelato. Un paragone può risultare più efficace per esprimere tale situazione.
Tutti i fumatori, compresi quelli più accaniti, sanno perfettamente che il fumo è dannoso alla salute, ma non per
questo smettono di fumare. Analogamente, politici, imprenditori e semplici cittadini, sanno che non si può continuare a consumare risorse naturali con questi ritmi, pena
conseguenze nefaste per l’intero pianeta e le future generazioni. Ma cambiare strada coinvolge interessi economici e consuetudini e si vorrebbe che fossero soprattutto
gli altri a cambiare e, così, il nostro debito aumenta, e stiamo consumando oggi, com’è noto, risorse che invece dovrebbero essere gestite e godute dai nostri figli e nipoti.
Se dobbiamo essere sinceri, nonostante importanti recenti aperture del mondo politico, delle questioni ambientali si vocifera spesso (anche troppo, talvolta), ma di risorse vere se ne impiegano poche. La green economy sta
crescendo, certo, ma speriamo non sia un fuoco di paglia.
La sensibilità dal basso, invece, potrà produrre risultati interessanti, ma non immediati e ci sarebbe, invece, bisogno di misure urgenti. Il principio è chiaro: le risorse naturali sono finite, e non si possono quindi sfruttare senza
pagare dazi pesanti. In questi ultimi anni va sottolineato
che anche la Chiesa, con encicliche, appelli e in altre circostanze, sta ribadendo con forza l’importanza e la centralità del “Creato” e della sua salvaguardia. Molto si potrebbe osservare su questi temi, ma ci concentreremo, ora,
sulle politiche europee.
DEFINIZIONI DI BASE
Rete Natura 2000. Programma ideato dalla UE (Unione Europea, a suo tempo CEE, Comunità Economica Europea), a partire dalle direttive Uccelli (1979) e Habitat (1992) con il quale si intende perseguire lo scopo di
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arrestare la perdita di biodiversità, cioè di flora e fauna,
attraverso l’individuazione di aree da sottoporre a precisi
vincoli (attivi e non solo passivi).
Siti di interesse comunitario (SIC). Aree, definite dai
singoli stati membri (che quasi sempre lo hanno delegato
alle Regioni) che contengono tipi di ambienti (habitat) o
specie, considerate di importanza europea prioritaria, nelle quali è necessario conservare e migliorare la qualità degli ambienti e incrementare, se possibile, le popolazioni di
specie a rischio. La succitata Direttiva Habitat contiene degli allegati (il n. 1 è quello dell’elenco degli habitat e il n. 2
l’elenco di piante e animali) che sono considerati, appunto, di “Interesse Comunitario”.
Zone di Protezione Speciale (ZPS). Si tratta di aree che
sono state definite sulla base di informazioni e presenze
relative all’avifauna (stanziale e migratoria), a suo tempo
individuate con il contributo di associazioni internazionali
che hanno identificato le cosiddette IBA (Important Birds
Area). A breve i cosiddetti SIC (alcuni di essi coincidono, in
tutto o in parte, con le ZPS) diventeranno ZSC, cioè Zone
di Speciale Conservazione.
Si parla di “Rete” (termine sul quale torneremo nel
prossimo numero) soprattutto perché l’intenzione del legislatore europeo non è quello di individuare singoli siti
isolati in cui le politiche di tutela e di conservazione avrebbero scarse ricadute sul territorio, ma una maglia di aree
(i cosiddetti nodi), che potranno essere collegate da corridoi e zone tampone in cui, gradualmente, le normative
possano garantire l’efficacia delle misure adottate nelle
aree di eccellenza.
L’importanza strategica della Rete Natura 2000, a mio
avviso, si collega a due assiomi essenziali. Il primo è che,
finalmente, si passa da una politica fondata su misure di
conservazione destinate a sole singole specie, ad una iniziativa, straordinaria (anche se tardiva!) che richiama la
necessità di occuparsi dell’habitat in cui vivono le specie.
Il secondo è che si è constatato come l’impostazione delle
politiche conservazionistiche fondate sulla sola istituzione di parchi e riserve naturali sia stata considerata insufficiente e necessitasse, quindi, di adeguate integrazioni.
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Caccia 2000
Aprile 2010
La rete Natura 2000
in Europa
a cura del dott. Cesare Lasen
LA SITUAZIONE ATTUALE IN PROVINCIA DI BELLUNO
Richiamare la storia, a partire da metà degli anni ’90,
che ha condotto, attraverso passaggi anche complessi di
natura burocratica e amministrativa, alla legislazione attuale, sarebbe penalizzante e poco edificante per un lettore che gradisce il contatto diretto con la natura. Posso
solo anticipare che entro i prossimi mesi, la Regione Veneto pubblicherà un “Atlante dei siti natura 2000”, del quale sono coautore e in tale volume saranno riassunti anche
i vari passaggi istituzionali che hanno condotto all’attuale configurazione.
Sono consapevole che vi siano state “contestazioni”
in varie sedi politiche, avendo ritenuto “penalizzante”
l’essere inclusi in SIC o ZPS (quasi che lo sviluppo consista in movimenti terra, cemento, sfruttamento, ecc.), ma
confermo che, a prescindere da problemi di perimetrazione che esistono e che sarebbero indubbiamente da rivedere, il fatto che il 54% del territorio sia incluso in Natura
2000 rappresenta una grande opportunità e leggerlo solo
come vincolo è strumentale e scarsamente motivato. Nel
Veneto esistono attualmente 128 siti natura 2000, dei quali 102 SIC e 67 ZPS (molti, quindi, sono sovrapposti), per
una superficie complessiva di circa 22,5%.
In Provincia di Belluno vi sono 15 ZPS (4 interprovinciali) e 30 SIC (5 interprovinciali), pari a 198.598 ettari (appunto, circa il 54% del territorio). Si può ritenere un dato
normale in funzione di due parametri. La minore densità
di popolazione e il fatto che la montagna, in ogni caso, sia
più ricca di biodiversità e di habitat meno antropizzati. Va
segnalato che in queste cifre sono compresi i parchi e le riserve naturali che corrispondono certamente a siti natura
2000. Anche se la superficie di area “vincolata”, concetto
continuamente utilizzato e spesso a sproposito, appare
consistente, va detto che non tutti i biotopi e i siti di interesse naturalistico sono inclusi nella Rete Natura 2000.
Sarebbe importante, quindi, che i vari strumenti (sui quali torneremo nel prossimo numero) di pianificazione, quali PTRC (Piano Territoriale Regionale di Coordinamento),
PTCP (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale), PAT (Piano di Assetto del Territorio a livello comunale)
e PATI (Piano di Assetto del Territorio di livello Intercomunale), PI (Piano degli interventi a livello comunale, che costituisce l’attuazione del PAT) ne tenessero debito conto.
SOCIETÀ COOPERATIVA AGRICOLA
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APERTA: lunedì, mercoledì, venerdì e sabato 8.30-12.30 e 17.00-19.00, martedì e giovedì 8.30-12.30 - DOMENICA CHIUSA
FOTO DI R. GRASSI
TRA VINCOLO ED OPPORTUNITÀ
Riassumere tutta la normativa in atto richiederebbe spazi non consoni per questa rivista, ma si può subito
sgombrare il campo dall’equivoco principale. Le aree SIC e
ZPS non seguono le leggi sulle aree naturali protette ai fini del vincolo venatorio. Naturalmente dipenderà dai Piani di Gestione (attualmente in fase di elaborazione) capire esattamente le attività consentite e quelle vietate. Se
non esiste un divieto specifico di caccia per i siti della rete natura 2000, va segnalato, congruentemente, che non
è ipotizzabile, ad esempio, che si possano cacciare specie
di interesse comunitario, all’interno di una ZPS se essa è
stata individuata proprio in funzione della tutela di queste specie quando le loro popolazioni risultano ridotte o in
diminuzione. L’orientamento della direttiva, infatti, non è
quello di vietare la caccia di specie di interesse comunitario, ma di calibrare i prelievi secondo piani di abbattimento che scaturiscano da censimenti attendibili e che siano
compatibili con il mantenimento di densità ritenute accettabili rispetto all’obiettivo di tutela della singola specie.
Pur rilevando un certo ritardo nella corretta e puntuale applicazione delle direttive europee, inoltre, per le
aree inserite in questi siti della rete natura 2000, sarebbero previsti incentivi a compensazione di eventuali vincoli che dovessero riguardare la mancata utilizzazione di
risorse. In ogni caso è prevista la possibilità di attivare anche risorse finanziarie per effettuare miglioramenti di habitat o assicurare una migliore tutela di specie. Queste
priorità vengono inserite nei vari documenti di programmazione a livello regionale che, a onor del vero, rispondono in modo differenziato secondo le diverse sensibilità. Per essere franchi, almeno finora, per motivi sui quali
non è il caso di insistere, le indicazioni europee sono state
scarsamente applicate, specialmente nelle disponibilità finanziarie. Si ricorda che gli stessi interventi delle associazioni venatorie, finalizzate a sfalci e decespugliamenti, se
adeguatamente monitorati e motivati, potrebbero essere
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incentivati e promossi quali interventi per il miglioramento degli habitat e degli habitat di specie.
Gli interventi che si svolgono all’interno di un sito, o
anche all’esterno se in grado di influenzare ciò che avviene all’interno (si pensi alle captazioni idriche, a dighe, alla
costruzione di centrali, ecc.) devono essere soggetti alla
cosiddetta VINCA, cioè la Valutazione di Incidenza Ambientale. Certamente un po’ di “carta” e di passaggi burocratici in più (dei quali, magari, non si avvertirebbe il bisogno …) possono indispettire, ma si tengano presenti le
finalità, che non sono quelle di penalizzare i piccoli e ordinari interventi, ma di evitare il continuo consumo e spreco
di territorio, con la conseguente perdita di habitat e condizioni sempre meno favorevoli per la riproduzione delle specie.
Se interpretata e applicata correttamente (sulla base delle finalità, non di cavilli giuridici che spesso nascondono incapacità o mancata assunzione di responsabilità
e che talvolta consentono di avvalorare interventi invece
inammissibili), la Valutazione di Incidenza è uno strumento utile a difesa di chi opera nel territorio e anche il cacciatore dovrebbe avere interesse a contenere il degrado
ambientale salvaguardando la qualità degli habitat ed evitando la sempre più dilagante frammentazione che ostacola il consolidamento di molte popolazioni, incluse quelle di interesse venatorio.
Va segnalato che su iniziativa della Regione, che ha
competenza in materia, è stata completata la cartografia
di base degli habitat censiti nei vari siti della rete natura
2000 e che attualmente si sta lavorando, grazie anche al
cofinanziamento e all’iniziativa della Fondazione Cariverona, alla redazione dei piani di gestione delle ZPS.
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Caccia 2000
Aprile 2010
Il cane da traccia
seconda parte
a cura di Claudio Betta
Prosegue (seconda parte) l’intervento di Claudio Betta sull’argomento “Cane da traccia”. Vostri interventi,
domande e suggerimenti saranno molto graditi. La redazione.
ANNOVERIANO(HANNOVERSCHERSCHWEISSHUND)
Origine: germanica. Categoria seconda: cani da caccia.
Gruppo 6°: segugi per grossa selvaggina e cani per
traccia di sangue, sottoposti a prove di lavoro. Numero
dell’elenco della F.C.I. 132.
Aspetto generale. Cane di taglia media, o poco inferiore, e di costituzione robusta; piuttosto basso ed allungato. La testa è portata orizzontale o un po’ al di sopra di tale linea. Il portamento della coda è obliquo verso il basso.
Testa. Di media grandezza. Cranio largo, poco convesso e con qualche ruga; più stretto anteriormente, si allarga gradualmente in addietro. Muso proporzionato al cranio. Apofisi occipitale appena evidente. Naso più grande
che in altre razze, di colore nero ma anche marrone o rosso. Canna nasale che va restringendosi verso gli occhi, con
profilo un po’ convessilineo (montanino) o retto, mai concavo. Depressione fronto-nasale evidente ma non troppo
marcata. Arcate orbitali sviluppate e prominenti. Parte anteriore del muso piatta. Labbra ben cascanti oltre la mandibola, con plica della commessura labiale in evidenza.
Orecchie. Di lunghezza un po’ superiore alla media:
con attaccatura alta e larga ed arrotondate all’apice. Esse discendono piatte ai lati della testa, senza accartocciarsi né formano pieghe nell’alzare il capo.
Occhi. Limpidi posti frontalmente, senza congiuntiva
arrossata; espressione decisa, sottolineata dall’evidenza
delle arcate orbitali.
Collo. Lungo, forte, inserito armoniosamente sul tronco; pelle della gola non troppo aderente senza, tuttavia,
formare una giogaia cascante.
Linea dorsale. Allungata, con regione lombare larga e
leggermente convessa. Groppa inclinata.
Torace e addome. Torace largo, alto e lungo. Addome
leggermente retratto.
Coda. Lunga: essa giunge, almeno, fino al garretto.
Grossa alla radice, essa si affina leggermente e progressivamente verso la punta. Lungo il margine inferiore sono
presenti peli più lunghi e ruvidi che, tuttavia, non costituiscono alcuna frangia. Di solito, essa è portata obliqua verso il basso.
Arto anteriore. Più robusto del posteriore, con muscolatura ben sviluppata. Spalla angolata e mobile; braccio
poco inclinato o verticale, con muscolatura potente. Metacarpo largo e appena inclinato.
Arto posteriore. Coscia muscolosa; gamba lunga e inclinata, ricoperta di peli ruvidi. Metatarso in appiombo sia
di fronte che di profilo.
Piede. Solido, rotondo. Dita arcuate e serrate fra loro;
cuscinetti digitali grandi e robusti. Unghie forti e ricurve.
Pelo. Molto fitto ed uniforme, corto ed aderente; duro
o addirittura ruvido.
Manto. Bruno grigio, come il muso del cervo in abito
invernale, con regione orbitale ed orecchie tendenti al
bruno nero; fulvo rossastro, rosso-giallo, giallo ocra, giallo scuro o marrone brizzolati o striati di nero. I colori più
scuri si presentano quasi sempre sul muso, attorno agli
occhi e sulle orecchie; è pure frequente una striscia scura sul dorso.
Statura. Il maschio da 50 a 55 cm., la femmina da 48 a
50 cm. Sono tollerati 2 centimetri al di sotto ed oltre i limiti di taglia.
Difetti. Cranio stretto e convesso; muso troppo a punta o molossoide; canna nasale troppo stretta o di larghezza uniforme, che non si restringe verso il cranio. Orecchio
troppo stretto e accartocciato o con apice appuntito. Arti anteriori gracili, con braccio torto o piede (anatomico)
da bassotto. Coda troppo corta o sottile; portata troppo
alta e ricurva. Struttura troppo raccolta, alta sugli arti o
nel treno anteriore. Per quanto riguarda il manto, sono da
considerarsi come difettose ogni tendenza al bianco ed
ogni traccia di giallastro (focature). E’ tollerata una piccola macchia bianca sul petto.
BAVARESE (Bayerischer Gebirgs Scheweisshund)
Origine: germanica. Categoria seconda: cani da caccia.
Gruppo 6°: segugi per grossa selvaggina e cani per
traccia di sangue, sottoposti a prove di lavoro. Numero
dell’elenco della F.C.I. 133.
Aspetto generale. Cane agile, leggero e muscoloso.
Il tronco è di norma raccolto o appena allungato leggermente più alto nel tratto posteriore. Arti non troppo lunghi. La testa è portata orizzontale o un po’ al di sopra di
tale linea. Il portamento della coda è, per lo più, obliquo
verso il basso.
Testa. Cranio di larghezza adeguata, appena convesso
e non troppo pesante. Muso con depressione fronto-nasale solo accennata; non troppo lungo né a punta. Tartufo nero o anche rosso scuro. Arcate orbitali ben sviluppate. Labbra ben combacianti, non pendule, e con plica della
commessura labiale in evidenza.
Orecchie. Di lunghezza un po’ superiore alla media,
con attaccatura alta, larga e rigida; non accartocciate e
con apice moderatamente arrotondato.
Occhi. Limpidi. Non troppo grandi né con rima tondeggiante; palpebre ben aderenti. Di colore marrone scuro o
anche più chiaro.
Collo. Di lunghezza media; potente ed asciutto.
Linea dorsale. Non troppo corta molto potente e larga.
Lombi appena convessi e con muscolatura ben sviluppata
verso i fianchi. Groppa lunga e poco inclinata all’inserzione con la coda.
Torace e addome. Petto non troppo largo. Cassa toracica alta e lunga con false coste ben sviluppate verso i
fianchi. Addome leggermente retratto.
Coda. Di lunghezza media, discende circa fino al garretto. Non attaccata bassa, sottile, è portata orizzontalmente od obliqua verso il basso. Lungo il margine inferiore è fornita di una maggiore quantità di pelo.
Arto anteriore. Spalla ben angolata con braccio lungo.
Arto con ossatura potente, ma non massiccia, e muscolatura sviluppata; ben in appiombo se visto di fronte. Metacarpo non molto largo ed appena inclinato.
Arto posteriore. Coscia molto larga e lunga; gamba inclinata ed adeguatamente lunga; metatarso in appiombo. La coscia è ben ricoperta di pelo tanto che lungo la
natica esso appare quasi arruffato. Visti di dietro gli arti
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posteriori devono risultare paralleli e ben in appiombo
senza che i garretti risultino deviati all’interno o all’esterno. Groppa sviluppata nel senso della lunghezza, piatta.
Piede. Non troppo potente ma con dita ben serrate ed
arcuate. Unghie ricurve e ben sviluppate, di colore nero
e corneo. Il piede non deve essere troppo tondeggiante
(da gatto) né troppo allungato (da lepre) bensì a forma
di “cucchiaio”.
Pelo. Folto, aderente e corto, moderatamente duro e
poco lucente; più fine sulla testa e sulle orecchie, più ispido e lungo sul ventre e sulle natiche.
Manto. Rosso cupo, rosso-cervo, bruno rossastro, rosso-giallo ocra o anche giallo pallido – fino al colore del pane – rosso grigio, come il mantello invernale del cervo;
inoltre brizzolato con punti scuri. Nei soggetti a manto
rosso, la colorazione del dorso è, in genere, più intensa. Il
muso, le orecchie, il dorso e la coda sono spesso brizzolati con punti scuri.
Statura. Il maschio da 47 a 52 cm., la femmina da 45 a
50 cm. Sono tollerati 2 centimetri al di sotto ed oltre i limiti di taglia.
Difetti. Struttura troppo raccolta. Garrese alto. Arti
troppo lunghi o corti; ossa dell’avambraccio torte; dita distese e divaricate con piede piatto, metacarpi e piedi deviati verso l’esterno. Linea dorsale insellata; lombi deboli;
groppa corta o avvallata. Arti posteriori troppo flessi, vaccini o cagnoli. Coste troppo arrotondate. Testa appuntita,
con muso debole; orecchie inserite troppo in basso o accartocciate all’apice; tartufo carnicino chiaro; rima palpebrale rilassata tanto da mostrare il rosso della congiuntiva; iride giallastra come negli uccelli rapaci. Collo troppo
corto o troppo massiccio. Coda con eccesso di pelo, portata alta o troppo ricurva.
Difetti che comportano la squalifica. Ossatura con tracce di rachitismo o eccessivamente leggera. Deficienza di
muscolatura. Pelo troppo fine e rado. Prognatismo ed
enognatismo . Gli speroni, se presenti, devono essere eliminati nei primi giorni di vita. Per quanto riguarda il manto, sono da rifiutare categoricamente tutti quelli non elencati in precedenza ed in particolare il nero con focatura
sulla testa e sugli arti come nei bassotti o nei segugi. E’ da
evitare ogni traccia di bianco, tuttavia la presenza di una
piccola “stella” più chiara nella regione sternale non comporta squalifica.
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Caccia 2000
Aprile 2010
Poesia:
an cazador
AN CAZADOR
Piove, l’e fret, fra poc gnen do la neve,
son qua da drio na pianta,
te sto silenzio greve.
Ho caminà tre ore e i piè no i sente pì,
però ades, qua te spete,
n’tel bosch... son mi e ti!
Do dì che i te segue,
co l’ansia e col fià gros,
ho fat zento chilometri tra mughe, vai e fos.
Se sa, l’e l’to teren, ti te sè a casa toa,
e forse in sta maniera,
te ol meterme ala proa.
Ma mi no, no me rende, a costo de sciopar,
do dì ormai che te tende,
no pose asarte n’dar.
E ades son qua, vizini,
nte i oci se vardon,
mi carghe l’fusil, ti...
te sta drio n’zieson.
Proe a ciapar la mira, ma o i braz e i oci strachi,
ti te proa a spostarte, ma i to muscoi ormai i è fiachi.
Eco te o n’tel mirin, fermete ancora n’sciant,
te leva su la testa... me sente già pi grant.
El det ormai l’e pronto, ho voia de sparar,
ma eco drio de ti,
de colpo n’gran sfrazar.
Spunta da drio na ziesa, n’arte picenin,
e l’ha trova so mare... l’ol starghe da vesin.
Mi ho ferma l’me det... la rabbia sente aumentar,
do giorni de fadighe,
e no pose pi sparar.
E alora scampa bestia
lontan, ti co to fiol,
n’altro forsi podaria spararte,
ma n’cazador no!... nol pol
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