GNGTS – Atti del 19° Convegno Nazionale / 13.16 M.S. Barbano e R. Rigano Dipartimento di Scienze Geologiche, Università, Catania DEFINIZIONE DI AREE SORGENTI E PERICOLOSITÀ IN SICILIA SUD-ORIENTALE Riassunto. È stato eseguito lo studio di alcuni terremoti (M > 5.3) che hanno interessato la Sicilia sudorientale allo scopo di definire le loro sorgenti e stimare la pericolosità sismica nella regione. L’analisi delle informazioni riportate nelle fonti storiche ha permesso di stimare le intensità degli eventi del 1542, 1693, 1818, 1848 e 1990 utilizzando la European Macroseismic Scale ‘98. I nuovi dati di intensità sono stati utilizzati per definire l’ubicazione, le dimensioni e l’orientazione delle sorgenti sismiche. Queste ultime sono state poi confrontate con le sorgenti ottenute utilizzando le intensità MCS tratte dal Catalogo dei Forti Terremoti Italiani. I risultati ottenuti sembrano statisticamente significativi ma, sia gli epicentri, sia l’orientazione delle sorgenti sono, in alcuni casi, fortemente influenzati dalla scarsa copertura azimuthale della distribuzione delle intensità. Questo risulta evidente soprattutto per il terremoto dell’11 gennaio 1693, per il quale l’incertezza del dato macrosismico ha portato a soluzioni significativamente differenti, non permettendo la correlazione dell’evento con strutture attive conosciute. Le nuove stime di intensità sono state utilizzate anche per calcolare la pericolosità sismica in alcune località, a partire dalla storia sismica al sito. La più alta probabilità di ricorrenza per terremoti distruttivi (I = 10) si ottiene nell’area compresa fra Catania, Lentini ed Augusta, suggerendo che le sorgenti sismogenetiche sono localizzate in prossimità della costa ionica. EARTHQUAKE SOURCES AND SEISMIC HAZARD IN SOUTH-EASTERN SICILY Abstract. A study of some earthquakes (M > 5.3) which affected south-eastern Sicily has been performed in order to define their seismic sources, as well as to asses seismic hazard in the region. The analysis of the historical reports allowed us to reassess intensities of the 1542, 1693, 1818, 1848 and 1990 earthquakes by using the new European Macroseismic Scale ‘98. The new intensity data have been used to define the parameters and orientation of seismic sources. The obtained sources have been compared with the ones computed using the MCS intensities retrieved by the Catalogo dei Forti Terremoti Italiani. The results are statistically significant, but both the epicentral location and source azimuth, in some cases, are strongly affected by the azimuthal gap in the intensity distribution. This is evident mainly for the 1693 January 11 earthquake. For this earthquake the macroseismic data uncertainty gives significantly different solutions, and does not allow the event association with known active faults. Seismic hazard for some localities has been calculated using the site seismic history and taking into account the new estimated intensity data. The highest occurrence probability for destructive events (I = 10), is obtained in the area between Catania, Lentini and Augusta, suggesting that the seismogenic sources are located near the Ionian coast. INTRODUZIONE La definizione delle sorgenti sismiche in Sicilia sudorientale costituisce un problema attualmente molto dibattuto (Bianca et al., 1999; Sirovich et al., 1999; Azzaro e Barbano, 2000) ma, a causa della mancanza di chiare evidenze di superficie, del basso numero di terremoti di elevata magnitudo registrati strumentalmente e dei problemi relativi all’interpretazione dei dati macrosismici, non si hanno elementi sufficienti per una loro precisa ubicazione. In questo lavoro è stato realizzato uno studio dei terremoti più significativi (M > 5.3) dell’area, allo scopo di raccogliere informazioni utili alla determinazione delle sorgenti e alla valutazione della pericolosità sismica. L’analisi ha riguardato la rilettura delle fonti storiche, citate GNGTS – Atti del 19° Convegno Nazionale / 13.16 in gran parte nel Catalogo dei Forti Terremoti (CFT, Boschi et al., 1995, 1997) e in DOM4.1 (Monachesi e Stucchi, 1997), e la stima delle intensità utilizzando la nuova Scala Macrosismica Europea (EMS-98, Grünthal, 1998). Le dimensioni e l’orientazione delle ipotetiche sorgenti degli eventi considerati sono state calcolate utilizzando la metodologia descritta da Gasperini et al. (1999). Al fine di verificare se le soluzioni ottenute sono compatibili con la sismicità, è stata, inoltre, valutata la pericolosità sismica nell’area, mediante il metodo di Magri et al. (1994), utilizzando le storie sismiche al sito. STIMA DELLE INTENSITÀ L’insufficienza e la genericità del dato storico relativi agli effetti del terremoto, spesso non consentono di stimare correttamente l’intensità, soprattutto quando si utilizzano le scale moderne che, per una buona valutazione del grado di intensità, richiedono la conoscenza sia delle tipologie edilizie e del grado di danno, sia delle percentuali di danneggiamento. Allo scopo di tenere conto dell’incertezza del dato macrosismico, in molti casi sono stati utilizzati intervalli di intensità (p. e. 9-10) e le stime sono state fatte cercando di mantenere una certa “coerenza di interpretazione” delle notizie riportate dalle fonti, mettendo a confronto le descrizioni dei vari autori per le diverse località e assegnando lo stesso grado a quelle per le quali sono disponibili descrizioni simili. In generale, anche se i dati interpretati con scale differenti non sono direttamente confrontabili, non vi sono variazioni significative rispetto alle stime fatte nel CFT con la scala macrosismica MCS. Vengono brevemente descritte le nuove stime di intensità per i terremoti analizzati. Una Cronaca Siciliana del XVI secolo, citata da Ligresti (1992), riporta notizie dettagliate sui danni causati dal terremoto del 10 dicembre 1542, in alcune località (Tab. 1). In particolare per Mineo riferisce: “Si rovinarono grandissima quantità di case e palazzi e la metà del castello, morirono circa trenta persone”. Tab. 1 - Terremoto del 10 dicembre 1542. Lista delle località e intensità. I dati MCS sono tratti dal catalogo CFT, quelli EMS stimati in questo studio. Località Melilli Occhiolà (Grammichele) Lentini Sortino Vizzini Avola Vecchia Buccheri Ferla Giarratana V. Monterosso Almo Palazzolo Acreide Mineo Caltagirone Noto Antica I (MCS) I (EMS) 10 10 10 9-10 9-10 9-10 9-10 9 8-9 8-9 8-9 8-9 8-9 8-9 8-9 8-9 8-9 8-9 8-9 8-9 8-9 8-9 8 9 8 8 8 8 Località Siracusa Augusta Catania Licodia Eubea Militello (CT) Modica Agrigento Licata Palermo Trapani Sciacca Malta Ragusa Scicli I (MCS) I (EMS) 8 8 7-8 8 7-8 8 7-8 8 7-8 8 7-8 8 6-7 6-7 6-7 6-7 5 5 F 4-5 NC 4 7 NC 7-8 7-8 GNGTS – Atti del 19° Convegno Nazionale / 13.16 Questa descrizione corrisponde a effetti di I = 9 (EMS). Il maggior numero di vittime si ebbe, oltre che a Mineo, a Lentini e Sortino che furono le località più danneggiate insieme a Melilli e Occhiolà (attuale Grammichele). Notizie di danni più o meno gravi sono state trovate anche per Scicli, Ragusa e Malta (Barbano e Rigano, 2001). Riguardo al terremoto del 9 gennaio 1693, grazie al ritrovamento di nuove fonti e alla rilettura di altre già utilizzate dal CFT (Barbano e Rigano, 2001), sono state aggiunte alcune nuove località (Tab. 2), nella maggior parte dei casi con danno (I > 7). Ciò dimostrerebbe che il campo macrosismico per questo terremoto non è completo, in quanto le fonti storiche descrivono gli effetti cumulati con quelli della scossa principale dell’11 gennaio. Tab. 2 - Terremoto del 9 gennaio 1693. Lista delle località e intensità. I dati MCS sono tratti dal catalogo CFT, quelli EMS stimati in questo studio. LOCALITÀ Augusta Avola vecchia Floridia Lentini Melilli Noto antica Catania Francofonte Giarratana Sortino Vizzini Brucoli Occhiolà (Grammoichele) Belvedere Militello Scicli I (MCS) 8-9 8-9 8-9 8-9 8-9 8-9 8 8 8 8 7-8 7-8 7 7 - I (EMS) 9 8-9 8-9 8-9 8-9 8-9 8 8 8 8 8 7-8 8 7-8 7-8 7-8 LOCALITÀ Palazzolo Siracusa Spaccaforno (Ispica) Linguaglossa Acireale Caltagirone Mascali Paternò Messina Randazzo Agrigento Lipari Palermo Monteleone (Vibo Valenzia) Malta I(MCS) 7 6-7 5-6 5-6 5-6 5-6 5 5 4-5 4 4 3-4 - I (EMS) 7 7-8 7 5-6 5 5-6 5-6 5 5 4-5 4-5 F 4 4 F Il campo macrosismico del terremoto dell’11 gennaio 1693 è rimasto invariato nel numero di località ma, rispetto a quello già disponibile dal CFT, alcune intensità sono state ristimate. La variazione principale, anche se apparentemente non importante, riguarda le località di Floridia, Melilli, Occhiolà e Sortino (Fig. 1) alle quali è stato assegnato 10-11 EMS (Fig. 2). Le fonti riferiscono infatti di “distruzione totale”, informazione troppo generica che nel CFT (I = 11 MCS) non era stata evidenziata. Il grado incerto, inoltre, terrebbe conto anche della possibile sovrastima legata al cumulo degli effetti, considerato che queste località erano già state notevolmente danneggiate dal terremoto del 9 gennaio. Lo stesso grado di intensità è stato assegnato a tutte le località per le quali era disponibile una descrizione di danneggiamento simile. A Buscemi e a molte altre località, soprattutto dell’area etnea, è stato assegnato 10 EMS in quanto le descrizioni riportano che alcuni edifici “rimasero in piedi” (Boccone, 1695) e quindi non si ebbe la totale distruzione. L’aver assegnato 10-11 piuttosto che 11 influenza considerevolmente la localizzazione del terremoto che, come vedremo, subisce uno spostamento di diversi chilometri verso nord. Inoltre, anche la non simmetria del campo macrosismico, legata alla vicinanza della costa, condiziona fortemente la localizzazione dell’evento. GNGTS – Atti del 19° Convegno Nazionale / 13.16 Lipari Mar Tirreno Torre Faro Messina Acireale Enna Racalmuto Siculiana Agrigento Licata Catania Palagonia Brucoli Augusta Siracusa Gela Ragusa rI Taormina Ma Gangi on io Palermo Intensità (MCS) 11 10-11 10 9-10 9 8-9 8 7-8 7 6-7 6 Fig. 2 - Mappa delle intensità del terremoto dell’11 gennaio 1693. Dati tratti dal CFT. Tab. 3 - Terremoto del 20 febbraio 1818. Lista delle località utilizzate per la stima dell’azimuth. Località Aci Consolazione Aci Santa Lucia Aci Catena Aci Platani Aci San Filippo Aci Sant'Antonio Maletto San Gregorio Trecastagni Tremestieri Etneo Valverde Aci Bonaccorsi Acireale Bongiardo Borrello Calatabiano Camporotondo E. Castiglione di S. Centuripe Dagala Fiumefreddo di S. Gravina di Catania Carminello I (MCS) I (EMS) 9-10 9-10 9-10 9-10 9 9-10 9 9 9 9 9 9 8-9 8-9 8-9 8-9 8-9 8 8-9 8-9 8-9 8 8 8-9 8 8 8 7-8 8 8 8 7-8 8 8 8 7-8 8 7-8 8 7-8 8 7-8 8 8 7-8 Località Linguaglossa Macchia Malvagna Mascali Mascalucia Massa Annunziata Monacella Milo Nunziata Pedara Piedimonte Etneo Pisano Randazzo Regalbuto San Giovanni G. San Leonardello S. Maria La Strada Sant'Agata Li Battiati Sant'Alfio Viagrande Zafferana Etnea Belfiore San Nicolò I (MCS) I (EMS) 8 8 8 7-8 8 7-8 8 8 8 8-9 8 8 8 7-8 8 7-8 8 7-8 8 7-8 8 8-9 8 8 8 7-8 8 8 8 8-9 8 7-8 8 7-8 8 8 8 7-8 8 8 8 8 7-8 7-8 GNGTS – Atti del 19° Convegno Nazionale / 13.16 Per il terremoto del 20 febbraio 1818, la rilettura di alcune fonti, disponibili dal CFT, ha permesso di aumentare il numero di località del campo macrosismico (Barbano e Rigano, 2001). Tre di queste (Tab. 3) subirono danno moderato (I = 7-8). Il campo macrosismico del terremoto del 1848 (Fig. 3) rimane invece invariato rispetto a quello disponibile dal DOM4.1. % Acireale rI on io Catania Mineo Augusta Ferla Ragusa Ma ✼ Siracusa Avola Intensità (EMS-98) 8-9 7-8 6-7 6 5-6 4 Scicli Pachino Fig. 3 - Mappa delle intensità del terremoto dell’11 gennaio 1848. Infine, per il terremoto del 1990, le piccole variazioni nei valori di intensità, rispetto al campo precedente (Tab. 4), influenzano significativamente la localizzazione dell’evento. Tab. 4 - Terremoto del 13 dicembre 1990. Lista delle località utilizzate per la stima dell’azimuth. I (MCS) Località Augusta 7-8 Carlentini 7 Lentini 7 Melilli 7 Militello 7 Mineo 7 Stazione Brucoli 6-7 I (EMS) 7-8 7 7 7 6-7 6-7 7 DEFINIZIONE DEI PARAMETRI DI SORGENTE Utilizzando le intensità stimate in questo studio sono stati calcolati i parametri dei terremoti (I0 , lat, long, Me ), le dimensioni e l’orientazione della loro possibile sorgente, utilizzando il codice di calcolo di Gasperini et al. (1999). In Tab. 5 sono messi a confronto i parametri di sorgente ottenuti con i dati EMS e quelli calcolati utilizzando le intensità MCS tratte dal CFT. In generale la metodologia adottata ha dato risultati statisticamente significativi, che tuttavia evidenziano come, sia le GNGTS – Atti del 19° Convegno Nazionale / 13.16 localizzazioni epicentrali, sia l’orientazione delle sorgenti sono notevolmente influenzate dalla distribuzione delle intensità. La variazione maggiore, sia riguardo all’ubicazione epicentrale, sia alle dimensioni della sorgente, si ottiene per il terremoto dell’11 gennaio 1693 (Fig. 4). Se, infatti, si utilizza il campo macrosismico del CFT, l’epicentro viene calcolato solo con i cinque punti di intensità 11 e vincolato nell’area iblea. Con le nuove stime di intensità invece, l’ubicazione viene effettuata sulla base dei 47 punti con I = 10-11 e I = 10 (Tab. 5), determinando lo spostamento dell’epicentro a circa 30 chilometri verso NE, nell’area costiera a sud di Catania (Fig. 4). L’ipotesi di un epicentro più a nord, come già suggerito da Azzaro e Barbano (2000), sembra verosimile. Infatti, le località dell’area etnea, che non erano state danneggiate dalla scossa del 9 gennaio, localizzata più a sud, furono distrutte dalla scossa dell’11 gennaio. Tab. 5 - Parametri e azimuth delle sorgenti con errore associato calcolati con la procedura di Gasperini et al. (1999). Me è la magnitudo momento equivalente calcolata in accordo all’algoritmo di Gasperini e Ferrari (1997). NTot e NA z sono il numero totale di punti di intensità disponibili e quelli utilizzati per determinare l’azimuth della sorgente, rispettivamente. Con l’asterisco sono indicati i risultati ottenuti utilizzando le intensità EMS. Terremoto 1542/12/10 1542/12/10 1693/01/09 1693/01/09 1693/01/11 1693/01/11 1818/02/20 1818/02/20 1848/01/11 1990/12/13 1990/12/13 Epicentro calcolato Lat Long 37.227 14.903 37.214 14.942 37.169 15.005 37.173 15.059 37.415 15.049 37.139 15.012 37.602 15.141 37.602 15.141 37.366 15.154 37.259 15.110 37.261 14.983 I0 Me 9-10* 10 8-9* 8-9 10-11* 11 9-10* 9-10 7-8* 7-8* 7 6.8 6.7 6.0 6.1 7.1 7.4 6.3 6.4 5.4 5.7 5.5 Lunghezza faglia (Km) 36.9 34.3 12.9 13.6 54.1 81.0 19.6 20.7 5.7 8.1 6.2 Ampiezza faglia (Km) 14.6 14.0 8.2 8.5 17.9 22.3 10.3 10.6 5.3 6.4 5.5 NTot NAz Azimuth (deg) 27 25 30 26 179 179 134 120 33 246 246 12 11 6 6 47 63 29 43 9 5 6 88±41 87±38 157±70 168±51 11±6 12±10 61±36 10±31 166±7 105±19 94±21 Le differenze nella magnitudo equivalente, che viene calcolata sia sulla base dell’intensità epicentrale sia sulle distanze medie tra l’epicentro e i punti di intensità (Gasperini e Ferrari, 1995; 1997), si riflettono nella dimensione della sorgente. Con i dati EMS essa si riduce di circa 30 km rispetto a quella calcolata con i dati MCS (Tab. 5). Una sorgente di queste dimensioni è più direttamente correlabile con quanto ottenuto da Bianca et al. (1999) e da Azzaro e Barbano (2000). Questi ultimi, sulla base di considerazioni sismotettoniche, associano il terremoto ad una delle faglie del sistema Ibleo-Maltese (Fig. 5). L’azimuth nei due casi è molto simile (Fig. 4), nonostante sia calcolato su un numero differente di punti, e non sembra essere compatibile con nessuna delle faglie conosciute dell’area. Ciò dimostra come l’attendibilità del calcolo non è tanto legata alla quantità dei punti di intensità utilizzati, quanto alla loro distribuzione azimuthale. Basti osservare i parametri del terremoto del 1848, la cui sorgente, orientata NNW-SSE, sembra ben vincolata, nonostante il dataset comprenda solo 33 osservazioni di intensità e vengano utilizzati soltanto 9 punti per il calcolo dell’azimuth (Tab. 5). Le orientazioni delle sorgenti del terremoto del 1542, compatibile con una struttura orientata ca. E-W (Fig. 4), e dell’evento del 9 gennaio 1693, con azimuth NNW, non differiscono molto da quelle che si ricavano utilizzando le intensità MCS. GNGTS – Atti del 19° Convegno Nazionale / 13.16 Per entrambi i terremoti, comunque, gli epicentri hanno subito uno spostamento di pochi chilometri più ad Ovest determinato da un maggior numero di osservazioni di intensità nell’area di Ragusa (cfr. Tab. 1 e 2). L’azimuth delle sorgenti, per ambedue gli eventi, non è ben vincolato, a causa del ridotto numero di osservazioni di intensità, sparse in una vasta area. Taormina 20/02/1818 (MCS) 20/02/1818 (EMS) Nicolosi Acireale 11/01/1693 (EMS) Catania 11/01/1848 (EMS) 13/12/1990 (MCS) Caltagirone 10/12/1542 (EMS) Vizzini 9/01/1693 (EMS) 13/12/1990 (EMS) Augusta 10/12/1542 (MCS) 9/01/1693 (MCS) Siracusa Avola Mar 11/01/1693 (MCS) Ionio Ragusa Fig. 4 - Epicentri dei terremoti della Sicilia sud-orientale con M > 5.3. I rettangoli rappresentano la proiezione delle sorgenti sismogenetiche ottenute con il metodo di Gasperini et al. (1999). In rosso epicentri e sorgenti ottenuti utilizzando i dati di questo lavoro, in nero quelli con i dati CFT. Per il terremoto del 1818, l’azimuth della sorgente varia notevolmente se calcolato con i dati MCS e con quelli EMS, mentre l’epicentro rimane ben vincolato. Infine, l’epicentro del terremoto del 13 dicembre 1990, calcolato con le stime EMS, ha subito uno spostamento verso la costa, a pochi chilometri di distanza dall’epicentro strumentale, localizzato in mare (Amato et al., 1995). Questo risultato suggerisce che i dati macrosismici non permettono di riprodurre correttamente le sorgenti sismiche localizzate in mare a causa dell’asimmetria del campo. Ciò potrebbe spiegare la mancanza di correlazione fra sorgenti e strutture attive per alcuni terremoti. STIMA DELLA PERICOLOSITÀ SISMICA I nuovi dati di intensità sono stati anche utilizzati per la definizione della pericolosità sismica, a partire dalle storie sismiche al sito (Barbano et al., 2001). Il metodo utilizzato per la stima dell’hazard (Magri et al., 1994), è basato sull’uso di una funzione di distribuzione discreta, che esprime la probabilità che gli effetti macrosismici siano più grandi o uguali a ciascun valore d’intensità della scala macrosismica adottata. La probabilità è calcolata utilizzando i valori osservati al sito GNGTS – Atti del 19° Convegno Nazionale / 13.16 e, per ogni classe d’intensità, trattata indipendentemente dalle altre, viene calcolata la soglia di completezza. Ionio Mar Mt. Etna o Sc Plateau Ibleo Faglie normali (freccia= componente trascorrente) Fronte della Catena Maghrebide ni ese Malt leoa Ib rpat Sca en ab Gr nti Le i ard 30 Km Fig. 5 - Schema tettonico della Sicilia sud-orientale (modificato da Bianca et al., 1999). Quando i dati osservati mancano, la dipendenza della funzione di distribuzione dalla distanza e dall’intensità epicentrale può essere modellata da una funzione di probabilità o sostituendo i valori derivati tramite una legge di attenuazione. In Sicilia sudorientale si osserva (Fig. 6) una bassa probabilità di ricorrenza di intensità elevate (I = 9 e I = 10). I periodi di ritorno medi per intensità 10 sono, nella maggioranza dei casi, superiori a 500 anni (Tab. 6). Periodi di ritorno relativamente brevi (50÷150 anni) sono stati ottenuti per le classi di intensità I = 7 e I = 8. Pur avendo una bassa probabilità di ricorrenza per eventi di elevata intensità, Nicolosi, rispetto alle altre località, ha invece un’elevata frequenza di accadimento di intensità medio-basse, perché risente della frequente e moderata sismicità dell’area etnea (Barbano et al., 2000). In Fig. 7 sono mostrate le mappe di pericolosità per intensità 7 e 10 EMS rispettivamente. Le curve sono state tracciate per interpolazione dei valori noti di periodo di ritorno medio ottenuti per le località considerate. Per intensità 7 (Fig. 7), i valori massimi di hazard si osservano in prossimità dell’area etnea, mentre per terremoti distruttivi (I = 10 EMS) le stime massime di pericolosità riguardano l’area costiera compresa tra Catania, Lentini e Augusta. La distribuzione delle isolinee sembra indicare due allineamenti correlabili alle strutture presenti nell’area: uno NNW-ESE, riconducibile alla scarpata Ibleo-Maltese, l’altro ENE-WSW compatibile con il graben di Scordia-Lentini (Fig. 5). GNGTS – Atti del 19° Convegno Nazionale / 13.16 Nicolosi Catania 1.0E+00 1.0E+00 Probabilità Probabilità 1.0E-01 IV V VI VII 1.0E-02 VIII IX X 1.0E-03 1.0E-01 IV V VI VII VIII IX X 1.0E-02 1.0E-03 1 10 100 1000 1 tempo (anni) 10 100 1000 tempo (anni) Lentini Siracusa 1.0E+00 1.0E+00 1.0E-01 V VI 1.0E-02 VII VIII IX X 1.0E-03 Probabilità Probabilità 1.0E-01 IV IV V VI VII 1.0E-02 VIII IX X 1.0E-03 1 10 100 1000 1 10 100 1000 tempo (anni) tempo (anni) Ragusa Caltagirone Probabilità 1.0E-01 IV V VI VII VIII IX 1.0E-02 Probabilità 1.0E+00 1.0E+00 1.0E-01 IV V VI VII 1.0E-02 VIII IX X X 1.0E-03 1 10 100 tempo (anni) 1000 1.0E-03 1 10 100 1000 tempo (anni) Fig. 6 - Probabilità di ricorrenza in alcune località della Sicilia sud-orientale. CONCLUSIONI È stato condotto uno studio finalizzato alla definizione delle sorgenti sismiche in Sicilia sud-orientale. La metodologia utilizzata è quella di Gasperini et al. (1999). Le sorgenti ottenute con i dati di intensità EMS non mostrano differenze particolari rispetto a quelle calcolate a partire dai dati MCS tratti dal CFT. Solo per il terremoto dell’11 gennaio 1693, la nuova interpretazione dei dati macrosismici ha determinato una considerevole riduzione delle dimensioni della sorgente e lo spostamento dell’epicentro di decine di chilometri più a nord rispetto alla localizzazione esistente (Gruppo di Lavoro CPTI, 1999). In generale le sorgenti ottenute non sembrano direttamente correlabili con allineamenti strutturali conosciuti nell’area. Solo per gli eventi dell’11 gennaio 1848 e del 10 dicembre 1542, si può ipotizzare l’associazione con la Scarpata Ibleo-Maltese e il graben di Scordia-Lentini, rispettivamente. GNGTS – Atti del 19° Convegno Nazionale / 13.16 Tab. 6 - Periodi di ritorno medi in alcune località della Sicilia sud-orientale. INT III IV V VI VII VIII IX X INT III IV V VI VII VIII IX X INT III IV V VI VII VIII IX X Augusta Nicolosi Completo Periodo di Completo Periodo di da ritorno da ritorno 1878 3.4 ± 0.3 1882 1.0 ± 0.1 1878 5.8 ± 0.6 1882 2.0 ± 0.2 1783 16 ± 2 1818 3.1 ± 0.2 1693 30 ± 6 1783 6.8 ± 0.6 1542 60 ± 13 1536 33 ± 5 1542 94 ± 22 1536 83 ± 11 1169 242 ± 72 1169 293 ± 47 1000 556 ± 197 1000 644 ± 243 Caltagirone Catania Completo Periodo di Completo Periodo di da ritorno da ritorno 1878 3.5 ± 0.4 1878 3.8 ± 0.4 1818 7.1 ± 0.9 1878 6.1 ± 0.7 1818 13 ± 2 1783 15 ± 2 1542 45 ± 9 1693 28 ± 5 1542 85 ± 18 1693 41 ± 6 1542 150 ± 35 1542 98 ± 22 1169 466 ± 88 1169 254 ±75 1000 792 ± 270 1000 553 ± 162 Mineo Sortino Completo Periodo di Completo Periodo di da ritorno da ritorno 1878 4.3 ± 0.5 1878 5.9 ± 0.6 1818 7.8 ± 0.9 1818 11 ± 1.3 1783 13 ± 1.7 1783 20 ± 2.5 1624 31 ± 5 1542 48 ± 8 1542 58 ± 10 1542 72 ± 13 1542 97 ± 18 1542 104 ± 18 1169 249 ± 75 1169 235 ± 65 1000 572 ± 190 1000 492 ± 126 Noto Completo Periodo di da ritorno 1892 4.5 ± 0.5 1878 8.2 ± 0.9 1783 21 ± 3 1693 37 ± 6 1693 62 ± 10 1542 140 ± 36 1169 368 ± 137 1000 683 ± 289 Ragusa Completo Periodo di da ritorno 1892 5.0 ± 0.5 1878 8.1 ± 0.8 1783 19 ± 3 1693 41 ± 8 1542 96 ± 22 1542 155 ± 42 1169 432 ± 192 1000 773 ± 396 Vizzini Completo Periodo di da ritorno 1892 4.5 ± 0.5 1892 6.8 ± 0.7 1892 13 ± 1.3 1693 36 ± 7 1542 77 ± 18 1542 126 ± 32 1169 318 ± 107 1000 639 ± 252 Siracusa Completo Periodo di da ritorno 1878 4.3 ± 0.4 1878 7.4 ± 0.7 1757 20 ± 3 1693 38 ± 7 1542 78 ± 18 1542 127 ± 31 1169 341 ± 119 1000 678 ± 278 Lentini Completo Periodo di da ritorno 1878 5.2 ± 0.5 1818 9.3 ± 1.1 1783 15 ± 2 1693 29 ± 5 1542 63 ± 14 1542 102 ± 24 1169 235 ± 71 1000 498 ± 156 Palazzolo Completo Periodo di da ritorno 1878 5.5 ± 0.5 1818 9.7 ± 1.2 1783 18 ± 2.3 1693 38 ± 7 1542 80 ± 18 1542 122 ± 30 1169 313 ± 104 1000 619 ± 213 I test eseguiti mostrano che il trattamento di dati incerti come quelli macrosismici con metodi matematici può condurre a soluzioni discordanti e probabilmente lontane da quelle effettive. Infatti, lievi cambiamenti nella distribuzione dei punti o nei valori di intensità comportano spostamenti degli epicentri, in alcuni casi anche dell’ordine delle decine di chilometri, e variazioni nelle dimensioni della sorgente dello stesso ordine di grandezza. Specialmente in aree costiere estese, l’assenza di punti di intensità offshore, può determinare lo spostamento degli epicentri verso l’interno e, probabilmente, modificare l’azimuth della sorgente. Questo potrebbe spiegare la mancanza di correlazione tra le sorgenti ottenute e le strutture attive, che probabilmente sono localizzate in mare. L’uso dei dati osservati al sito ha evidenziato una variabilità spaziale nei valori di hazard. Il metodo utilizzato, infatti, non è influenzato né da leggi di attenuazione, né dalla forma delle zone sismogenetiche e dai tassi di sismicità. La distribuzione degli epicentri e i valori di hazard ottenuti in questo studio suggeriscono che le sorgenti sismiche degli eventi distruttivi sono localizzate principalmente nel settore costiero della Sicilia sud-orientale. GNGTS – Atti del 19° Convegno Nazionale / 13.16 Fig. 7 - Periodi di ritorno medi per intensità 7 e 10. BIBLIOGRAFIA Amato, A., Azzara, R., Basili, A., Chiarabba, C., Cocco, M., Di Bona, M. e Selvaggi, G., 1995: Main shock and aftershocks of the December 13, 1990, Eastern Sicily earthquake, Annali di Geofisica, 38 (2), 255-266. Azzaro, R. e Barbano, M.S., 2000: Analysis of seismicity of Southeastern Sicily: proposal of a tectonic interpretation, Annali di Geofisica, 43, 1, 1-18. Barbano, M.S., Rigano, R. e Coppolino, I., 2000: The seismic history of Nicolosi (Catania, Italy), in “In: Glade T., Albini P. and Frances F. (eds.), The Use of Historical Data in Natural Hazards Assessment. Kluwer, Dordrecht, In stampa. Barbano, M. 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