Santa Maria Capua Vetere
città di Storia e Cultura
I Monumenti
I Monumenti
I Monumenti
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Anfiteatro Campano
Anfiteatro
Campano
Museo dei Gladiatori
Mitreo
Arco di Adriano
Museo Archeologico dell’Antica Capua
Vasca
Vasca Officine del Bronzo
Criptoportico
Bottega di Confuleio o del Tintore
Fornace Etrusca
Domus di via degli Orti
Domus di via degli Orti
Ninfeo di via Bonaparte
Duomo del V sec.
Anfiteatro Campano
p
L’area dell’Anfiteatro Campano era posta al di fuori della cinta muraria identificata in un
breve tratto di mura in opera incerta pertinente forse ad ampliamento di tarda età
repubblicana, preceduto da un fossato, oltre il quale è stato trovato un cippo(ora al Museo
d ll’A i Capua)
dell’Antica
C
) con iscrizione
i ii
di etàà augustea, che
h segnava la
l linea
li
d l pomerio.
del
i A 180 m
ad ovest delle mura correva il decumanus maximus, ossia l’asse, orientato nord/sud,
generatore del sistema di regolare articolazione del territorio dell’ager campanus che
dall’età gracchiana(II sec. A.C.) fu suddiviso in quadrati di 729 m di lato. All’interno dell’area
dell’anfiteatro, nei pressi della porta carraia, si conserva un tratto di tale tracciato
delimitato da muri in opera reticolata. Allo stesso periodo, seconda metà del II secolo a.C.,
apparteneva il primo anfiteatro, probabilmente quello in cui combatté Spartaco, abbattuto
fino al livello delle fondazioni nel I secolo d.C., per realizzare il nuovo, più grande anfiteatro.
Recentemente è stata riportata alla luce parte di 15 cunei, per la lunghezza di 80 m e la
larghezza di 14; questo edificio misurava,
misurava probabilmente,
probabilmente m.
m 112x81.
112x81 Non sappiamo con
quale tecnica muraria fosse stato realizzato e come fosse rifinito. L’Anfiteatro Campano
misura m 170x140 e segue lo stesso modello del Colosseo, a quattro piani, con sotterranei
disposti sotto l’arena; la parte destinata a sostenere la cavea era realizzata in opera
cementizia rivestita di laterizi, mentre i due ambulacri più esterni erano interamente in
bl hi di calcare,
blocchi
l
e la
l facciata
f i t sii apriva
i in
i 80 arcate
t ornate
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i chiave
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d busti
da
b ti di divinità
di i ità e
inquadrate da semicolonne di ordine tuscanico. L’ingresso orientale era dotato di un
avancorpo con colonne di marmo cipollino. Della decorazione in marmo, realizzata da
Adriano rimangono i frammenti delle lastre decorate a rilievo che rivestivano le
scale(vomitoria) che conducevano alla cavea, ora esposti al Museo dei Gladiatori. La grande
cisterna posta ad est dell’anfiteatro è testimonianza evidente del complesso di opere che
garantiva il funzionamento dell’edificio, per la cui pulizia, dopo i combattimenti tra
gladiatori o le cacce con gli animali, bisognava far affluire grandi quantità acqua che
liberavano l’arena dai resti degli scontri, scaricandoli nei capienti collettori fognari, tuttora
funzionanti.
Museo dei Gladiatori
Il Museo dei Gladiatori ospita i più significativi elementi superstiti della decorazione in
marmo dei vomitoria, costituita da lastre lavorate a rilievo(scene mitologiche, attività
legate alla vita dell’Anfiteatro, motivi vegetali) e dalle balaustre sagomate a forma di
animali(erbivori
i li( bi i e felini);
f li i) i pochi
hi frammenti
f
i delle
d ll statue di divinità
di i i à che
h ornavano le
l
arcate(Ercole, Minerva, Apollo etc.); elementi architettonici e resti di iscrizioni pertinenti
al monumento. Sono esposte le riproduzioni di armi gladiatorie e un diorama con
manichini rappresentanti gladiatori di categorie diverse.
SPARTACO(Spartacus)
Spartaco nasce in Tracia, arriva da schiavo in Capua alla scuola di Lentulo Batiato che
teneva prigionieri i propri gladiatori. Nel 73 avanti Cristo un gruppo di circa 80 combattenti
decide di ribellarsi e con armi di fortuna riesce a fuggire dalla città. Dopo un primo scontro
nel quale i ribelli ebbero la meglio sugli inseguitori riuscendo anche ad impossessarsi delle
loro armi,
armi il gruppo,
gruppo nel frattempo,
frattempo aumentato a diverse centinaia si rifugiò sul Vesuvio
dove un esercito di circa 3000 uomini cercò di bloccarli, senza riuscirci. I ribelli, infatti,
calarono dal monte servendosi di scale ricavate dai tralci di vite e sorpresero l’esercito
regolare sbaragliandolo. I romani abbandonarono l’accampamento lasciando nelle mani
dei rivoltosi armi e viveri con le quali Spartaco ed i suoi poterono meglio contrastare il
nemico.
i
I gladiatori
l di t i erano ormaii diventati
di t ti un vero e proprio
i esercito
it composto
t da
d oltre
lt
trentamila unità e con azioni rapide e cruente misero a ferro e a fuoco quasi l’intera
penisola. L’obiettivo di Spartaco era quello di restituire la libertà ai propri uomini. Tuttavia
la grande sicurezza nei propri mezzi e la mancanza di disciplina militare consentì a Crasso
di debellare la rivolta, Spartaco morì nella battaglia finale e 6000 dei suoi uomini fatti
prigionieri furono crocifissi lungo l’Appia da Capua a Roma. Da allora Spartaco è divenuto
prima per i romani ed oggi per tutte le popolazioni sinonimo di audacia, esempio di
capacità di comando e di tenacia per il raggiungimento della libertà.
Mitreo
L'ingresso al Mitreo, avviene tramite una porta realizzata nel 1932. Appena vi si entra, si nota un bassorilievo
marmoreo riproducente l'affresco di Mitra tauroctono e una iscrizione latina; quest'ultima venne fatta apporre dal
podestà avv. Pasquale Fratta in ricordo della circostanza del rinvenimento e dell'importanza del monumento,
nonché della costruzione dell'atrio e delle scale di accesso, costruite a sue spese.
p
Nell'autunno 1922, infatti,
durante dei lavori di consolidamento delle fondazioni di una abitazione privata, fu scoperta una cripta che si
presentava tutta ornata da magnifici affreschi. Il monumento situato a circa m.4 sotto il livello stradale, orientato in
direzione sud‐ovest, si presenta a forma di parallelepipedo lunga m.12,18 e larga m.3,50. Ha una pavimentazione
in coccio pesto con frammenti di marmo inseriti, il soffitto si presenta a forma di volta a botte, dipinta a stelle con
otto punte di colore rosso e blu (oggi il blu si presenta con un colore verdastro) alternate tra loro la decorazione era
realizzata in pasta vitrea che con il bagliore delle lanterne simulava lo scintillio del cielo stellato; sulla parete di
fondo è collocato l’altare, lungo 3,5, largo 1,57 e alto 0,68, realizzato in muratura e rivestito di stucco rosso, molto
inclinato verso la parete e dotato di un canaletto sul lato anteriore largo cm 9. L'altare è sormontato da un affresco
raffigurante il dio Mitra che uccide il toro, infliggendo la spada nel collo del toro bianco: la scena si svolge davanti
all’ingresso di una grotta in presenza di alcuni personaggi; al centro è rappresentato il dio che punta il ginocchio
sinistro sulla groppa dell’animale, con la gamba destra tesa all’indietro poggiata per terra, mentre con la mano
sinistra afferra il muso dell’animale per immobilizzarlo e con il pugnale nella destra lo colpisce alla gola. Il toro,
bianco, è ritratto in una smorfia di dolore e con le zampe piegate. L’iconografia di Mitra è quella tradizionale del
dio, giovane, abbigliato con il colorato costume orientale ed il caratteristico berretto frigio. Dalla ferita del toro
partono rivoli di sangue che un cane corre a leccare mentre uno scorpione punge i testicoli dell’animale moribondo
e un lungo serpente striscia sotto il suo ventre per raccoglierne il sangue. Ai due lati sono rappresentati i due
portatori di fiaccole(dadophoroi)
p
(
p
) in abito frigio
g armati di arco e frecce: a sinistra,, vestito di ggiallo con mantello e
berretto rosso è Cautes con la fiaccola sollevata che simboleggia il sole nascente, mentre a destra Cautoptes,
vestito di viola con berretto rosso, ha nella destra la fiaccola abbassata ad indicare il tramonto. In basso a sinistra è
raffigurata la testa di Oceano ed a destra quella della Terra; in alto, nel cielo, sono rappresentati a sinistra il Sole ed
a destra la Luna. Dal primo parte un raggio più lungo che raggiunge il dio Mitra. Lungo il corridoio si trovano due file
di banchi continui, detti praesepia, sui quali i fedeli sedevano; al di sopra di essi sono ancora visibili affreschi, a dire
il vero molto rovinati,
rovinati raffiguranti il rito di iniziazione: questi affreschi,
affreschi costituiscono l'elemento di maggiore
interesse del monumento, poiché non si conoscono altri dipinti così completi che raffigurano il culto mitriaco. Sulla
destra del corridoio, invece, vi è un canaletto che serviva a raccogliere il sangue degli animali sacrificati e
convogliarli in un pozzo. Lungo le pareti laterali si trovano altre pitture che raffigurano scene dell’iniziazione al
culto, realizzate con tecnica sommaria e su intonaci di qualità scadente , già scarsamente visibili al momento della
scoperta. Sulla lunetta della parete orientale è rappresentata la Luna sulla biga con un mantello bianco svolazzante
che regge le redini e incita con la frusta i due cavalli(uno chiaro, l’altro scuro). Questa pittura, ancora ben visibile al
momento della scoperta, oggi risulta notevolmente deteriorata.
Arco di Adriano
L'arco di Adriano, detto anche Arco Felice e Arco di Capua, delimita il confine ideale tra la città di
Santa Maria Capua Vetere e l'attuale Capua. Esso è ubicato alla fine di corso Aldo Moro, nei
pressi dell'Anfiteatro. Da una lapide ritrovata intorno al 1700 (da alcuni ritenuta falsa), dalle
varie ipotesi e da quelle del Mazzocchi,
Mazzocchi si pensa che ll'arco
arco sia stato costruito intorno al 130 d.C.,
dC
in onore di Adriano che, dopo Augusto, fu il principe che meritò in misura maggiore,la
gratitudine dei capuani i quali avevano visto abbellito l'Anfiteatro e accresciuta la colonia
Sembra infatti che l'imperatore Adriano avesse una particolare predilezione per Capua, luogo in
cui amava riposarsi durante i suoi viaggi e godersi il clima, la campagna e le bellezze naturali. E'
quasii certo,
t quindi,
i di che
h i capuanii per riconoscenza,
i
glili abbiano
bbi
d di t il maestoso
dedicato
t
arco.
Secondo alcuni studiosi, invece, l'arco di Adriano sarebbe stato eretto nel VI secolo d.C., sotto
l'impero di Traiano che volle il prolungamento delle via Appia. Quasi a metà ottobre del 1860, in
ricordo della battaglia del Volturno, venne collocata una lapide di marmo con una iscrizione
dettata da Luigi Settembrini. Il monumento sorge in posizione non perpendicolare all'asse della
strada essendosi spostato il percorso originale di circa 25 gradi; infatti, esso si trovava su una
strada molto trafficata e per questo, lungo le arcate furono costruite le scalette che dovevano
consentire il passaggio ai pedoni senza che rischiassero di essere investiti dai carri.
Museo Archeologico
g
Il Museo Archeologico dell'Antica Capua sorge nel cuore della città moderna, in un'area che nel
corso dei
d i secolili ha
h subito
bit numerose trasformazioni.
t f
i i In
I età
tà medievale
di l fu
f innalzata,
i
l t sull tempio
t
i
capitolino della città romana, la Torre di S. Erasmo, citata da Erchemperto, un cronista
longobardo. Utilizzata come fortezza da Longobardi e Normanni, la Torre divenne poi residenza
dei monarchi svevi, angioini e aragonesi. Nel 1278 vi nacque Roberto d'Angiò che la trasformò
poi in archivio reale e in scuderia regia: in essa furono sottoscritti importanti atti amministrativi
e lì Bonifacio VIII, appena eletto papa nel 1295, sottoscrisse il suo programma politico. Ceduta
dagli Aragonesi alla famiglia Gentile di Capua nel 1496, la Torre perse via via di importanza. In
una incisione di G.B. Pacichelli del 1703, appare circondata da una vasta area coltivata ad alberi
da frutta e difesa da mura, baluardi e fossati. Agli inizi del 1700 il sito, intorno al quale era sorto
il quartiere di S.
S Erasmo,
Erasmo uno dei primi agglomerati della città moderna,
moderna tornò al demanio regio;
la Torre venne abbattuta e il resto del complesso fu adattato ad alloggio militare, noto come
"Quartiere di Cavalleria Torre". Nel 1848 furono completamente rifatte le scuderie, pavimentate
con pietra di Bellona e dotate di magiatoie di travertino. Nel 1864 l'intero Complesso fu
assegnato al Ministero dell'Agricoltura e destinato, con il nome di Istituto di Incremento Ippico,
a deposito
d
it di cavalli
lli stalloni
t ll i e a sede
d per la
l riproduzione
i d i
e selezione
l i
d ll razze equine.
delle
i Nel
N l 1930
alcuni dei servizi furono trasferiti nella sede sulla via Appia che dal 1980 accolse l'intero Istituto
mentre il complesso edilizio fu trasferito dalla Regione Campania, che lo aveva gestito negli
ultimi anni, alla Soprintendenza Archeologica, perché vi collocasse il Museo del Casertano.
Durante gli anni di restauro e adeguamento dell'edificio alla nuova utilizzazione, gli orientamenti
della Soprintendenza, per quanto riguarda la politica museale, sono mutati e, avendo dato la
preferenza all'istituzione di una rete di sedi espositive nei più importanti siti antichi della
Campania settentrionale, quello di S. Maria Capua Vetere è stato inaugurato, nell'ottobre 1995,
come Museo dell'Antica Capua.
Museo Archeologico
g
LLe sale
l espositive
iti del
d l Museo
M
raccontano
t
l storia
la
t i di Capua
C
A ti dalle
Antica
d ll origini
i i i IX sec. a. C.
C con i primi
i i
insediamenti abitativi in capanne fino al periodo di massimo splendore. Dal maggio del 2010 è in esposizione la
statua del Satiro a riposo, rinvenuta nell'autunno del 2002. La scoperta della statua avvenne lungo il lato
orientale della Piazza I Ottobre, dopo l'abbattimento, all'incrocio con la via Tifatina, di un edificio degli inizi del
XX secolo che, innalzato sull'area dei resti di una domus di età imperiale, la aveva completamente distrutta con
lo scavo delle fondazioni risparmiandone le parti rimaste sotto il cortile.
cortile Saggi di approfondimento condotti nella
parte orientale dell'area permisero di rimettere in luce resti di strutture pertinenti con ogni probabilità ad una
casa di età repubblicana della quale si conservavano le fondazioni in blocchi di tufo e modesti lembi di pavimenti
in coccio pesto, di ambienti non meglio identificabili. Dell'edificio di età imperiale, che ad essi si era sovrapposto
in parte riutilizzandone le murature, si conservavano nella parte orientale, modesti resti di strutture in opera
vittata nelle quali erano inseriti frammenti di calcare tratti da precedenti murature,
murature e pavimenti in grosse tessere
di mosaico che in parte coprivano più antichi tessellati con motivi geometrici. Nella parte occidentale furono
rimessi in luce i resti di un ambiente quadrangolare che prospettava su di un'area ‐ probabilmente scoperta ‐
nella quale si trovavano due fontane a vasca semicircolare. La più grande delle due aveva la parete ricurva
orientata verso sud, presentava due scalini lungo tutto il lato rettilineo, rivestiti, al pari del fondo di grandi lastre
di marmo di Carrara; sulle pareti rimanevano solo le impronte delle strette lastre marmoree di rivestimento. Un
tratto di muratura in opera a sacco, addossato alla vasca dalla parte est, faceva pensare al suo inserimento in
una sorta di edicola, a costituire forse un ninfeo. L'altra vasca aveva l'abside rivolta ad ovest. Nella più grande si
trovarono i resti della statua frammentata in più parti: accostata alla parete ricurva e presso il lato ovest si
rinvenne la metà della base con i piedi, seguita verso nord dal grande frammento del corpo privo delle braccia e
più a nord
delle ggambe;; il frammento della coscia destra si trovava verso il centro della vasca e in linea con esso,, p
la testa, mentre il puntello, costituito da un tronco di albero con il resto della base, giaceva nell'angolo nord‐est;
nel terreno di riempimento furono raccolti gli altri frammenti che hanno permesso di ricomporre la figura del
Satiro che, al termine del restauro, fatte salve poche lacune, risulta sostanzialmente priva solo del braccio
destro.
Vasca
Una grandiosa opera idraulica scoperta nel 2008 è la
vasca presente a nord dell’Anfiteatro. Misura 68 m. di
lunghezza, ha i lati brevi absidati, il fondo inclinato da
ovest ad est, e un podio lungo il bordo, che all’esterno
era decorato da cornici di marmo. Questa grande
struttura, posta al lato est dell’Anfiteatro, con molta
probabilità veniva utilizzata per le famose “naumachie”
naumachie ,
le battaglie navali di cui, tra gli altri, ci raccontano Tacito
e Strabone. La vasca venne riempita all’improvviso a
seguito di un alluvione che la colmò di fango, intorno
alla fine del V secolo dopo Cristo. Sulla colmata di
fango, nei secoli successivi, in particolare in periodo
medioevale, furono realizzate fornaci per la riduzione in
polvere dei marmi dell
dell’Anfiteatro
Anfiteatro da utilizzare per
l’edilizia.
Officina del Bronzo
Proprio nel centro della città, alle spalle del Teatro
Garibaldi, nel 1994, durante i lavori di costruzione di un
edificio per civili abitazioni sono stati rinvenuti i resti di
un edificio di imponenti dimensioni che nel periodo
compreso tra il II sec. a.C. ed il primo dopo, venne
utilizzato come laboratorio per la lavorazione del
bronzo.
Criptoportico
p p
Al di sotto dell’ex Casa Circondariale affacciata su Corso Aldo Moro e
su Via Galatina sono p
parzialmente conservate le strutture relative ad
un criptoportico di notevole ampiezza. Esse furono in parte
danneggiate e obliterate nel 1707 quando vennero edificate le
scuderie del reggimento di cavalleria e nel 1820 in occasione della
costruzione del carcere. La struttura,, la p
più ggrandiosa di q
questo tipo
p
in Campania. è a tre bracci, di cui quello centrale è lungo m. 96.80,
mentre quelli laterali misurano m 79,60. Ogni braccio è a navata
unica, larga m 7.10. con copertura voltata: l’altezza originaria era di
10 m,, anche se attualmente è ridotta a 7 m p
per il rialzamento dei
pavimenti. Gli ingressi erano collocati all’estremità del lato interno,
scale a due rampe portavano al piano superiore. Il corridoio era
illuminato da ottanta finestre collocate nella parte interna, mentre
trenta nicchie conferivano movimento architettonico al muro
esterno. Sulle pareti agli inizi del Novecento si potevano ancora
scorgere avanzi di decorazione dipinta, oggi totalmente scomparsa,
con scene figurate sulle pareti, come la rappresentazione di Europa
sul toro,, e una volta con riquadri
q
policromi. Il criptoportico,
p
p p
, che non
possiamo ricollegare con certezza a nessun edificio preciso, era
collocato sul lato breve della piazza del toro, sulla quale si
affacciavano anche il teatro e gli edifici sacri.
B
Bottega di Confuleio
di C f l i o del Tintore
d l Ti
Di questa abitazione sono stati individuati due ambienti
con i resti di un impianto di lavanderia, che conservano,
in ottime condizioni, il pavimento in opus signinum
decorato di tessere bianche e nere. Nella soglia della
stanza più interna c'è un'iscrizione beneaugurante,
mentre nel tappeto verso sud della stessa stanza c'è la
lunga iscrizione con il nome del proprietario e
dell'architetto P. Confuleius P. M. 1. Sabbio sagarius /
domum hanc ab solo usque ad summum /fecit arcitecto
T. Safinio T. F. Fal. Pollione (Publio Confuleio Sabbione,
liberto di Publio Marco, venditore di mantelli, fece
questa casa dalle fondamenta al tetto, con la guida
dell'architetto Tito Safinio Pollione, figlio di Tito della
tribù Falerna) databile alla prima metà del I sec.
sec a.C.
aC
Fornace Etrusca
Nell’area a nord‐est dell’abitato dell’Antica Capua, al
confine tra i comuni di Santa Maria Capua Vetere e San
Prisco, agli inizi degli anni ottanta, in occasione della
costruzione di una nuova rete fognante,
fognante furono rimessi
in luce alcuni livelli dell’abitato arcaico. Particolarmente
interessante il rinvenimento di una fornace, attiva tra la
fine del Vi e gli inizi del V secolo avanti Cristo e molto
probabilmente utilizzata per la cottura di tegole piane.
Domus di via degli orti
All’inizio degli anni Settanta nel corso di lavori per la costruzione di una scuola
furono messi in luce i resti di una grande villa di epoca romana. La struttura
sorgeva nelle vicinanze dell’attuale corso A. Moro, che ricalca il tracciato della
antica via Appia, il decumanus maximus della città e doveva appartenere a un
personaggio di spicco della nobiltà capuana. Nel corso dello scavo è stata
individuata una zona termale, affacciata su un giardino porticato, abbellito da
una fontana e da un ninfeo. Lungo il lato ovest del giardino insiste un corridoio
pavimentato con lastrine di marmo bianco su cui si allacciano tre ambienti di
grandi dimensioni disposti simmetricamente: al centro una stanza absidata con
una finestra aperta sul giardino e ai lati due vani di torma rettangolare. Tutti e
tre gli ambienti dovevano essere pavimentati con lastre di marmo bianco,
mentre sulle pareti almeno lo zoccolo era rivestito di marmi colorati: non è
possibile sapere se la parte superiore dei muri fosse anch’essa decorata con
marmo o se rosse affrescata. L’aula absidata costituiva torse il tepidairium della
zona termale, mentre l’ambiente più a sud era il calidarium: il pavimento e le
pareti di questa stanza erano riscaldate, tramite tubuli (condutture) in laterizio
che corrono all’interno del muro, da aria calda fatta filtrare sotto il pavimento,
sostenuto da p
pilastrini ((suspensurae).
p
)
Ninfeo di via Bonaparte
Ninfeo di via Bonaparte
Il “Ninfeo” invece è una parte di un’intera Domus : una
fontana con bellissimi giochi d’acqua ,secondo il
raffinato gusto degli antichi romani. Essa è circondata
da un peristilio (peri=perimetro, stilio=colonne) che
purtroppo sono andate perse. E’ stata ricostruita una
probabile piantina della casa originaria grazie alle foto
scattate prima che venisse edificato il palazzo nel quale
è ancora oggi inserito. Il nome “Ninfeo” è derivato dalle
ninfe, dee minori dei boschi.
Duomo Duomo
Percorrendo via Mazzocchi, dopo essersi lasciati alle spalle piazza
Mazzini, si giunge in piazza Matteotti dove si affaccia la Basilica di
Santa Maria Maggiore, il monumento, eponimo della città, è una
testimonianza preziosissima dei primi secoli della Cristianità. La
narrazione storica vuole che la chiesa sia stata edificata da San
Simmaco Vescovo nel 432, dopo che il patrono della città
sammaritana aveva partecipato al Concilio di Efeso, che aveva
proclamato Maria come Madre di Dio. Nel luogo dove sorgevano le
grotte di San Prisco, primo vescovo della Chiesa di Capua, fu eretta
la basilica che è una delle poche in Campania ad avere cinque
navate , oltre le cappelle laterali. Al suo interno, tra le altre
testimonianze, si conservano i resti dei pavimenti a mosaico
dell’antica fonte battesimale, risalenti al V secolo.
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