Università degli studi di Udine AUTOVALUTAZIONE dell’INSEGNANTE a cura di Nidia Batic marzo - aprile 2015 Perché autovalutarsi FINALITÀ Cosa valutare OBIETTIVI Come valutare METODO LINEE GUIDA PER LA CERTIFICAZIONE DELLE COMPETENZE NEL PRIMO CICLIO D’ISTRUZIONE - 13 febbraio 2015 • La valutazione rappresenta una dimensione importante dell’insegnamento perché incide notevolmente sulla formazione della persona, contribuisce a determinare la costruzione dell’identità nei ragazzi, può far crescere la fiducia in sé quale presupposto della realizzazione e della riuscita nella scuola e nella vita. • Le funzioni da assegnare alla valutazione: formativa proattiva (capacità di percepire in anticipo tendenze o cambiamenti in modo da pianificare i propri interventi per tempo) - La valutazione è formativa, aiuta l’alunno in un processo di autovalutazione e di autoorientamento (aiuta l’alunno ad esplorare sé stesso, conoscersi nella sua interezza, riconoscere le proprie capacità e i propri limiti, conquistare la propria identità, migliorarsi continuamente). - La valutazione è proattiva, in quanto mette in moto gli aspetti motivazionali che sorreggono le azioni umane. La valutazione proattiva riconosce ed evidenzia i progressi, anche piccoli, compiuti dall’alunno nel suo cammino, gratifica i passi effettuati, cerca di far crescere in lui le “emozioni di riuscita” che rappresentano il presupposto per le azioni successive. Le informazioni raccolte durante il processo sono utili anche per effettuare una verifica della qualità del lavoro svolto dall’insegnante e per attivare eventuali aggiustamenti del percorso: la valutazione in questo modo diventa formativa anche per l’insegnante. FINALITÀ dell’autovalutazione chi utilizzerà gli esiti dell’AV, con quale scopo OBIETTIVI dell’autovalutazione valutare l’insegnante [MODELLO RENDICONTATIVO] valutare l’insegnamento [MODELLO DI SVILUPPO PROFESSIONALE] valutare l’efficacia dell’insegnamento. Da cui derivano : AV descrittiva /rendicontativa AV riflessiva / formativa AV valutativa AV descrittiva / rendicontativa Durata del corso programmata ed effettiva Numero alunni, di cui promossi, rimandati o bocciati Presenza di alunni con bes Gestione unità di insegnamento (tempo dedicato) per: insegnamento/apprendimento recupero consolidamento/potenziamento verifiche Modalità didattica: frontale laboratoriale partecipativa (ad es. cooperative learning) Modalità di valutazione: individuale, orale e scritta in gruppo autovalutazione degli alunni Strumenti per la valutazione: test, prove strutturate, prove grafiche, on line Contenuti della valutazione: conoscenze competenze (valutazione autentica, osservazione) Documentazione attività didattica Supporti alla didattica: tecnologie informatiche materiali di laboratorio sussidi visivi risorse esterne (esperti, biblioteche, musei, ecc.). AV riflessiva sulle proprie competenze La competenza può essere definita come l'insieme delle conoscenze, abilità e atteggiamenti che consentono ad un individuo di ottenere risultati utili al proprio adattamento negli ambienti per lui significativi e che si manifesta come capacità di affrontare e padroneggiare problemi attraverso l'uso di abilità cognitive e sociali. Le competenze si distinguono dalle conoscenze (sono l’insieme di informazioni relative a fatti, principi, teorie e pratiche, relative a un settore di studio o di lavoro) e dalle abilità (indicano le capacità di applicare conoscenze e di usare know-how per portare a termine compiti e risolvere problemi; le abilità sono suddivise in cognitive (uso del pensiero logico, intuitivo e creativo) e pratiche (che implicano l’abilità manuale e l’uso di metodi, materiali, strumenti)). Le competenze si configurano inoltre come strutturalmente capaci di trasferire la loro valenza in diversi campi generando così dinamicamente anche una spirale di altre conoscenze e competenze e si distinguono in: • competenze di base: sono gli elementi riconosciuti consensualmente come prerequisiti per l'accesso alla formazione e considerati imprescindibili per inserirsi o reinserirsi positivamente nel mondo del lavoro e per fronteggiare in modo positivo le situazioni di cambiamento (informatica di base, lingua straniera, sicurezza e antinfortunistica, economia, organizzazione, diritto legislativo). • competenze tecnico-professionali: sono costituite dai saperi e dalle tecniche connessi all'esercizio delle attività operative richiesti da funzioni e processi di lavoro (vedi oltre). • competenze trasversali (competenze in senso stretto): comprendono l'abilità di diagnosi, di relazione, di problem solving, di decisione, ecc. e in generale, quelle caratteristiche personali che entrano in gioco quando un soggetto si attiva a fronte di una richiesta dell'ambiente organizzativo e che sono ormai ritenute essenziali al fine di produrre la trasformazione di un sapere professionale in un comportamento lavorativo efficace. AV valutativa: efficacia dell’insegnamento / apprendimento OBIETTIVI COGNITIVI OBIETTIVI EDUCATIVI OBIETTIVI FORMATIVI Conoscenze Abilità Competenze Dimensione sociale e relazionale = competenze di cittadinanza Dimensione personale: Consapevolezza di sé Consapevolezza dell’altro Capacità autocritica / riflessiva Autovalutazione Costruzione del sé Capacità di collaborare Sapersi relazionare in base al contesto Capacità di scelta Ecc. AV valutativa: efficacia dell’insegnamento Per valutare è necessario: a) individuare gli indicatori e i risultati attesi b) misurare i risultati raggiunti (variabili dipendenti) c) costruire un modello multifattoriale in cui inserire le variabili esplicative (variabili indipendenti) - riguardanti l’insegnante: dimensione psico-pedagogica e metodologica, dimensione organizzativa, dimensione relazionale - riguardanti gli alunni: attenzione, partecipazione, bisogni, preconoscenze, attitudini, stili di apprendimento. Il primo indicatore di efficacia è il voto, ma… non è attendibile, in quanto soggettivo, mancando la condivisione del metodo di valutazione è parziale, in quanto valuta le conoscenze e non le competenze acquisite dagli alunni COMPETENZA PROFESSIONALE la competenza professionale dell’insegnante si inserisce all’interno di un percorso di COSTRUZIONE DELLA CONOSCENZA (rivolto sia all’alunno che all’insegnante) IL PERCORSO DELLA CONOSCENZA I° livello APPRENDIMENTO DI BASE Dimensione personale (in continuo divenire) → personalità intelligenze input → risorse interne attitudini conoscenze cultura valori ecc. ↓ ELABORAZIONE → output = >CONOSCENZE > ABILITA' → METACOGNIZIONE = II° livello ASTRAZIONE→CONSAPEVOLEZZA input → Dimensione personale → output = ↓ RI-ELABORAZIONE > REGOLE > MODELLI > METODI > PROCEDURE > STRATEGIE > MECCANISMI → III ° livello COMPETENZA = transfer di apprendimento che mobilita i tre saperi: sapere, saper fare, saper essere (si verifica in contesto di PROBLEM SOLVING) input Dimensione personale → → output = > SOLUZIONE DEL PROBLEMA ↓ ANALISI = SCOMPOSIZIONE DEL PROBLEMA RICONOSCIMENTO dei termini del problema SELEZIONE (di conoscenze, metodi, regole, modelli, procedure, strategie. e risorse interne ed esterne) VALUTAZIONE delle conseguenze COMBINAZIONE di quanto è stato selezionato INTEGRAZIONE con il sistema di valori APPLICAZIONE → IV° livello PADRONANZA Dimensione input → personale → output = ↓ INTERIORIZZAZIONE > SPIEGAZIONE > TRASMISSIONE → V° livello INNOVAZIONE input → Dimensione personale → output = > SPERIMENTAZIONE > SCOPERTA > PRODUZIONE DI VALORE AGGIUNTO → A quali competenze facciamo riferimento? Il dibattito italiano presenta diversi orientamenti sul tema delle competenze: manageriale cognitivista pedagogico professionale. Il modello manageriale si riferisce al tema delle performance (Costa 1999). • • • • • • • • • • • • • • • • Persuasività ed influenza Sviluppo degli altri Sensibilità interpersonale Fiducia di sé Autocontrollo Esatta valutazione di sé Gradimento della mansione e impegno verso l’organizzazione Desiderio di buoni rapporti Capacità disciplinari Orientamento agli utenti Lavoro di gruppo e cooperazione Pensiero analitico e pensiero concettuale Spirito di iniziativa Flessibilità Attitudine al comando e assertività Tensione al risultato Questo modello riflette l’origine aziendalista dell’approccio e non valorizza la cultura istituzionale della scuola e la dimensione collettiva della professione. Il modello di competenze di stampo cognitivista é quello dell’expertise (Ajello A., V. Ghione 2000). • L’idea di base è che la competenza degli insegnanti si genera nella pratica e quindi il loro expertise è un mix di competenze cognitive, affettive, sociali e strumentali. • • • La competenza degli insegnanti è: situata, ovvero fortemente contestualizzata, poiché si produce in specifici contesti d'azione (le comunità locali) e in rapporto a situazioni concrete; distribuita, poiché non risiede solo nelle menti degli attori, ma è iscritta anche negli oggetti relazionale, perché è radicata in pratiche sociali (routine) che la plasmano e la modellano. È un modello che mette in evidenza la relazione tra pratica professionale e processi di apprendimento in azione. Il modello pedagogico deriva dalle scienze della formazione. Lorena Milani (2000), distingue le competenze dell’insegnante tra quelle specifiche (disciplinari, pedagogiche e didattiche) e quelle aspecifiche, che svolgono una funzione di completamento della professione. Competenze specifiche • progettare e gestire gli interventi di apprendimento definendo le finalità, gli obiettivi e i traguardi dei singoli e dei gruppi, gestendo le risorse umane della scuola e del territorio, utilizzando bene i tempi e gli spazi, impiegando appropriate metodologie disciplinari e interdisciplinari, distribuendo il carico di lavoro tra gli allievi, definendo i criteri di valutazione); • gestire la classe, con particolare riferimento alle dinamiche di gruppo, e orientare gli alunni verso la conquista dell’autonomia individuale; • gestire le tecnologie educative e lavorare in team; • gestire i rapporti con i genitori liberando la relazione da ogni altro scopo che non sia quello educativo del soggetto in formazione; • creare legami ed interazioni con il territorio facendosi promotori di progetti e interpreti di segnali e bisogni formativi specifici per promuovere e sostenere gli interessi della comunità locale. Competenze aspecifiche • lavorare in gruppo (nella programmazione, nei collegi, in team) a livello istituzionale-progettuale, educativodidattico, • intersistemico e interistituzionale; • saper animare coinvolgendo e sollecitando i soggetti a socializzare, e a esprimersi anche in forma ludica; • • essere promotori di una cultura dell’infanzia e dell’adolescenza; comunicare efficacemente scambiando esperienze, sentimenti e costruendo legami; • gestire la relazione educative avendo disponibilità di accogliere l’altro e di formare l’altro verso la • trasparenza e l’autenticità; • • saper indagare, organizzare, ascoltare e osservare; gestire la complessità sviluppando la capacità di interpretare i cambiamenti socio-culturali. Sempre secondo Milani le competenze pedagogiche si dividono in: • metacompetenze., riferite alla capacità di riflettere sulle proprie competenze e si esserne consapevoli • competenze trasversali o attitudini innate che possono essere arricchite ed esercitate • competenze pedagogiche di base relative alla padronanza nell’uso di metodologie e progettualità finalizzate all’intervento educativo • competenze cardine, che permettono di costruire e gestire una relazione con i soggetti in formazione Il modello professionale si genera nel dibattito interno alla professione e vengono individuate dall’ADI 11 competenze professionali: didattiche, strumentali, metodologiche, didattiche, relazionali, comunicative, psicopedagogiche, valutative, docimologiche, tecnologiche e organizzative: Impegno per il successo formativo Conoscenze e competenze disciplinari Organizzazione didattica e valutazione dell’apprendimento Ricerca e riflessione della pratica didattica Appartenenza alla comunità educativa e professionale • • • conoscenza degli allievi e delle loro diversità conoscenza delle modalità di apprendimento attenzione e cura dello sviluppo integrale di ciascun allievo • • • • • • • padronanza della propria disciplina e dei collegamenti con le altre discipline padronanza del saper insegnare predisposizione di molteplici percorsi didattici utilizzazione di una pluralità di metodologie e di strumenti, capacità di guidare i gruppi riconoscimento e premio dell’impegno capacità di valutare i risultati degli allievi capacità di pianificare l’azione educativa individuazione e soluzione di problemi professionali capacità di stare al passo con teorie e pratiche educative • • • • partecipazione alla vita della scuola contributo al buon clima della scuola collaborazione con i genitori capacità di cogliere le opportunità del territorio • • • Perrenoud (2002), sociologo e pedagogista di Ginevra, ritiene che gli insegnanti devono considerare il proprio sapere come una risorsa da mobilitare e propone un modello (frutto del confronto con i capi d’istituto e con le associazioni degli insegnanti) che seleziona dieci “domîni di competenze” divisi in tre sfere: sfera dell’apprendimento: • • • • • organizzare ed animare situazioni di apprendimento gestire la progressione degli apprendimenti ideare e far evolvere dispositivi di differenziazione coinvolgere gli alunni nei loro apprendimenti e nel loro lavoro lavorare in gruppo lavoro dell’insegnante fuori dall’aula • la partecipazione alla gestione della scuola • l’informazione ed il coinvolgimento dei genitori • l’uso delle tecnologie costruzione e senso della professione • ’affrontare i doveri e i dilemmi della professione • la gestione della propria formazione continua LE 10 COMPETENZE PER INSEGNARE DI PHILIPPE PERRENOUD 1) organizzare ed animare situazioni di apprendimento, ovvero: – conoscere, per una data disciplina, i contenuti da insegnare e la loro traduzione in obiettivi di apprendimento; – lavorare a partire dalle rappresentazioni degli alunni; – lavorare a partire dagli errori e dagli ostacoli all’apprendimento; – costruire e pianificare dispositivi e sequenze didattiche; – impegnare gli alunni in attività di ricerca, in progetti di conoscenza; 2) gestire la progressione degli apprendimenti, ossia: – ideare e gestire situazioni-problema adeguati al livello e alle possibilità degli alunni; – acquisire una visione longitudinale degli obiettivi dell’insegnamento; – stabilire legami con le teorie che sottendono alle attività di apprendimento; – osservare e valutare gli alunni in situazioni di apprendimento, secondo un approccio formativo; – redigere bilanci di competenze e prendere decisioni di progressione; 3) ideare e far evolvere dispositivi di differenziazione: – gestire l’eterogeneità in seno ad un gruppo; – abbattere le barriere, allargare la gestione della classe in uno spazio più vasto; – praticare un sostegno integrato, lavorare con gli alunni in grande difficoltà; – sviluppare la cooperazione tra gli alunni e certe forme semplici di mutuo insegnamento; 4) coinvolgere gli alunni nel loro apprendimento e nel loro lavoro, ovvero: – suscitare il desiderio di apprendere, esplicitare il rapporto con il sapere, il senso del lavoro scolastico e sviluppare la capacità di autovalutazione nell’alunno; – Istituire e far funzionare un consiglio degli alunni e negoziare con essi diversi tipi di regole e di contratti; – Offrire attività di formazione opzionali; – Favorire la definizione di un progetto personale dell’alunno; 5) lavorare in gruppo, ossia: – elaborare un progetto di gruppo e rappresentazioni comuni; – animare un gruppo di lavoro, guidare riunioni; – formare rinnovare un gruppo pedagogico; – affrontare ed analizzare insieme situazioni complesse, pratiche e problemi professionali; – gestire crisi o conflitti tra persone; 6) partecipare alla gestione della scuola: – elaborare, negoziare un progetto d’istituto; – gestire le risorse della scuola; – coordinare, animare una scuola con tutti gli interlocutori; – organizzare e far evolvere, in seno alla scuola, la partecipazione degli alunni; 7) informare e coinvolgere i genitori: – animare riunioni di informazione e di dibattito; – guidare colloqui; – coinvolgere i genitori nella valorizzazione della costruzione dei saperi; 8) servirsi delle nuove tecnologie, ossia: – utilizzare software per l’edizione di documenti; – sfruttare le potenzialità didattiche di software in relazione agli obiettivi dei campi di insegnamento; – comunicare a distanza per mezzo della telematica; – utilizzare strumenti multimediali nel proprio insegnamento; 9) affrontare i doveri e i dilemmi etici della professione, ovvero: – prevenire la violenza a scuola; – lottare contro i pregiudizi e le discriminazioni sessuali, etniche e sociali; – partecipare alla costruzione di regole di vita comune riguardanti la disciplina a scuola, le sanzioni, l’apprezzamento della condotta; – analizzare la relazione pedagogica, l’autorità, la comunicazione in classe; – sviluppare il senso di responsabilità, la solidarietà, il sentimento di giustizia; 10) gestire la propria formazione continua, ossia: – saper esplicitare le proprie pratiche didattiche; – redigere il proprio bilancio di competenze e il proprio programma personale di formazione continua; – negoziare un progetto di formazione comune con colleghi (gruppo, scuola, rete). La piramide della professione docente di Giuseppe Fumarco, che individua i campi di competenza della professione docente: 1. Area della cultura generale e delle competenze disciplinari 2. Area delle competenze metodologicodidattiche 3. Area delle competenze comunicative e relazionali 4. Area della cultura e della consapevolezza organizzativa 5. Area delle qualità personologiche di base 1. Area delle competenze disciplinari e didattico-disciplinari •Conosce la disciplina in modo approfondito: contenuti, linguaggio specialistico, categorie, concettuali fondanti e struttura epistemologica. •Sa scegliere i “contenuti essenziali” della disciplina e sa organizzarli a seconda dell’approccio pedagogico e cognitivo più appropriato. •Sa analizzare la disciplina nella sua evoluzione storico-critica e nella sua capacità di “lettura” della realtà. •Sa inserire la propria disciplina in contesti di apprendimento “inter” e “multi” disciplinari. •Sa contribuire con la propria disciplina alla costruzione del proprio progetto formativo di classe e la sa collocare nella progettazione complessiva di Istituto. •È consapevole di quale contributo può dare la propria disciplina al “profilo formativo” dello studente all’uscita dei vari segmenti scolastici. •Possiede il “sapere pedagogico” della disciplina (repertorio di tecniche didattiche e contenuti disciplinari uniti fra loro in funzione delle diversità degli studenti e dei contesti). •È consapevole delle “valenze” educative e di istruzione, formative e orientative, connesse alla propria disciplina e sa come veicolarle. •Cura l’aggiornamento disciplinare, partecipa a momenti di “formazione in servizio” dando il proprio personale contributo. •Sa attingere alle “fonti” e alle “banche dati” per effettuare la ricerca nell’ambito della propria disciplina (ai fini dell’arricchimento culturale e professionale). 2. Area metodologico-didattica e trasversale •Sa scegliere un “modello educativo” di riferimento a partire dalle recenti e più condivise teorizzazioni pedagogico-didattiche e lo applica con coerenza. •Sa leggere il contesto sociale e culturale di appartenenza degli allievi e sa individuare le diverse modalità di insegnamento. •Sa definire e trasmettere il sistema di regole che permettono agli allievi l’assunzione di responsabilità nei confronti del percorso formativo (“contratto pedagogico”). •Durante il processo di insegnamento/apprendimento si pone in condizione di ascolto e di comunicazione aperta, tenendo conto della personalità degli allievi e in modo da innescare una vera relazione di mediazione didattica con essi. •Partendo dalle rappresentazioni mentali spontanee della realtà degli allievi, sa ricondurle alle formalizzazioni concettuali della disciplina. •Stabilisce – in fase di progettazione con i colleghi – i contenuti irrinunciabili e gli obiettivi pedagogici ad essi connessi, obiettivi espressi in termini di “risultati attesi” valutabili. •Sa alternare approcci metodologici differenti e sa utilizzare la strumentazione tecnologica didattica disponibile ai fini di stimolare la motivazione all’apprendimento. •Progetta e mette in atto momenti di recupero, sostegno e potenziamento mirati al soddisfacimento dei bisogni formativi degli allievi. •Sa costruire dispositivi di verifica (prove) coerenti con la preparazione degli allievi e adatti a misurare competenze specifiche. •Dispone di capacità di osservazione e monitoraggio valutativi in itinere (verifica formativa) e di capacità di valutazione sintetica finale (sommativa). 3. Area della relazionalità e della comunicazione •Sa riconoscere e interpretare i processi di comunicazione e di relazione, sia nei rapporti interpersonali che nella dimensione di gruppo. •Riconosce gli aspetti di conflittualità presenti nelle dinamiche relazionali dei contesti organizzativi ed è disposto a gestirli. •Sa dare il proprio personale contributo al mantenimento di un buon “clima”, sia nei gruppi di lavoro in cui opera, sia nell’unità scolastica nel suo complesso. •È disponibile a lavorare in gruppo sapendo a tal fine mettersi in gioco e, talvolta, in discussione; è consapevole sia dei limiti sia delle potenzialità dei “gruppi di lavoro”. •Nei contesti di lavoro sa esporre il proprio punto di vista in modo chiaro, completo e ordinato, controllando gli aspetti emozionali. •Sa porsi in posizione di ascolto verso i colleghi dimostrando attenzione e coinvolgimento; sa percepire i sentimenti e le prospettive degli altri (decentramento emotivo e cognitivo). •Conosce la propria “area cieca” (è in grado di “leggersi” in modo autoanalitico ed autocritico) ed è perciò disposto al dialogo e al confronto. •Sa suscitare interesse ed attenzione per ottenere consenso (se lo ritiene utile ai fini del raggiungimento degli obiettivi che la scuola in cui opera si dà). •Attivandosi nei diversi contesti operativi individua i problemi e propone delle soluzioni. •È capace di favorire e alimentare relazioni con tutti i soggetti che animano la vita della scuola (sia “interni” che “esterni” ad essa). 4. Area della cultura e della consapevolezza organizzative •È consapevole di essere inserito in un’organizzazione (la propria scuola) di cui condivide finalità e scopi generali. •È disponibile ad una partecipazione attiva, critica e consapevole alla comunità scolastica in cui si trova ad operare. •Conosce la normativa scolastica per la parte che concerne il sistema-scuola nel suo complesso, i suoi diritti e i doveri quale “professionista-dipendente”, il suo contratto di lavoro. •Conosce a grandi linee l’organigramma (l’insieme degli organi in cui si scompone la scuola e le loro relative competenze) e i sistemi operativi che si attivano nella scuola (l’insieme dei processi e delle procedure). •È disponibile a passare dalla logica degli adempimenti formali a quella delle procedure sostanziali (perseguimento di obiettivi cognitivi e pedagogici definiti e condivisi da tutti). •È consapevole dell’importanza del buon funzionamento dei “gruppi di lavoro” (centrati su compiti e risultati) e sa distinguere tra i diversi tipi di gruppi e tra questi e le aggregazioni assembleari. •È disponibile a “transitare” da un approccio individuale ad un approccio cooperativo e collegiale della propria attività. •È disponibile a progettare in team ai vari livelli e nelle varie fasi attraverso le quali tale progettualità si esplica. •Accetta le logiche di responsabilità che passano anche attraverso la disponibilità alla “rendicontazione” (disponibilità al confronto con i colleghi dei team sul raggiungimento - o meno - dei risultati che si era prefissato). •È disponibile all'innovazione e sa accettare il cambiamento come opportunità. LIFE SKILLS L’ONU, l’UNESCO e l’OMS hanno definito un insieme di competenze definito life skills che consentono all’individuo di affrontare la vita in modo autonomo, con consapevolezza, e riguardano sia la sfera personale che quella sociale e relazionale. Si tratta di competenze che l’insegnante deve anzitutto possedere per poterle utilizzare all’interno di un approccio educativo completo, in cui si insegna agli alunni ad affrontare con serenità e consapevolezza la vita quotidiana e il rapporto con se stessi e con gli altri: autocoscienza, gestione delle emozioni, gestione dello stress, senso critico, problem solving, creatività, comunicazione efficace, empatia, socialità • Autocoscienza: capacità di «guardarsi dentro», conoscere le • • • • proprie qualità, i propri difetti e i propri punti deboli. Questa consapevolezza di sé mette in grado la persona di prevedere quali potranno essere le sue reazioni e di conseguenza le consente di gestirle e di costruire quindi delle relazioni interpersonali positive. Gestione delle emozioni: per rapportarsi con gli altri in modo empatico è importante saper riconoscere e gestire le proprie emozioni. La consapevolezza delle proprie emozioni è il primo passo, indispensabile per poter capire quelle degli altri. Gestione dello stress: La conoscenza di sé e della propria emozionalità sono pre-requisiti per imparare a controllare le situazioni tese, ansiogene, stressanti. Per non esserne sopraffatti bisogna raggiungere una maturità, un equilibrio con sé stessi. Senso critico: riguarda la capacità di affrontare le situazioni e decisioni con autonomia di pensiero, senza farsi influenzare da pregiudizi o dal contesto. Problem solving: utilizzare le proprie competenze e applicare il processo di analisi e decisione. • Creatività: consente alla persona di trovare soluzioni nuove e originali, fuori dagli schemi consueti. • Comunicazione efficace: riguarda la capacità di utilizzare i canali e i linguaggi verbali, paraverbali e non verbali della comunicazione, tenendo conto dell’interlocutore e del contesto. Affinché ci sia comunicazione è necessario non solo trasmettere ma anche saper ascoltare e capire gli altri. • Empatia: per capire profondamente gli altri bisogna saper immedesimarsi in loro, capirne gli stati d’animo. Bisogna comunicare interesse per loro e accettarli anche nelle loro diversità e unicità. • Socialità: capacità di costruire relazioni significative, positive e costruttive ma anche di interrompere quelle che sono dannose in termini affettivi. La socialità completa l’elenco delle life skills, ed è impossibile svilupparla senza aver prima sviluppato le precedenti. I falsi miti del docente ideale Gordon, Insegnanti efficaci, Giunti, 2006 • si mostra sempre tranquillo ed equilibrato e non • • • • • • • mostra mai forti emozioni; non ha preferenze né pregiudizi; deve nascondere i propri sentimenti; rimane sempre imparziale; mantiene sempre la calma e crea contesti stimolanti; è coerente, non ha repentini cambi di programma, non si sente “un giorno su e un giorno giù”, non commette errori; ha sempre la risposta adeguata; si schiera sempre al fianco dei propri colleghi. AUTOVALUTAZIONE DELL’INSEGNANTE La competenza nella professione insegnante si gioca nella dialettica tra i quattro domîni tradizionali AUTOVALUTAZIONE CONOSCENZE Sapere AUTOVALUTAZIONE COMPETENZE Saper fare Saper essere Saper divenire ambiti di competenza COMPETENZE TECNICO-PROFESSIONALI • saper analizzare • saper insegnare • saper educare / formare • saper valutare COMPETENZE RELAZIONALI • saper relazionarsi con gli alunni • saper relazionarsi con i colleghi • saper lavorare in gruppo • saper relazionarsi con le famiglie COMPETENZE DECISIONALI E ORGANIZZATIVE • saper progettare • saper gestire il gruppo classe • saper gestire le attività • saper gestire i tempi e gli spazi • saper partecipare alla gestione della scuola PROBLEMA DELLA MISURA: costruire un adeguato sistema di INDICATORI PER L’AUTOVALUTAZIONE ↓ soggettivi/diretti/interni oggettivi/indiretti/esterni INDICATORI OGGETTIVI essere chiaro e comprensibile I bambini chiedono spiegazioni (significato di parole, concetti) I bambini sbagliano tutti le medesime domande I bambini dicono “maestra non ho capito” Posso affermare di essere stato chiaro e comprensibile? utilizzare efficacemente materiali e sussidi I bambini esprimono verbalmente il loro gradimento I bambini dimostrano di aver capito un argomento che in precedenza non avevano capito (era stato presentato senza l’ausilio di sussidi) I bambini eseguono correttamente la verifica A distanza di tempo ricordano di aver visto un libro, un video, un oggetto Chiedono un riutilizzo dei mediatori saper attirare l’attenzione dei bambini i bambini: si distraggono parlano tra loro ripetono le stesse domande si annoiano oppure intervengono richiedono di ripetere l’attività chiedono approfondimenti sono propositivi e entusiasti