AGENZIA DELLA CGIL VENETO VENETOLAVORO fondata da Marco Masi Agenzia della CGIL del Veneto Anno XV n. 7 del 23 marzo 2006 Dir. resp. Simonetta Pento Aut. Trib. di VE n. 1190 del 15.5.95 Redazione via Peschiera 5 30174 Mestre VE [email protected] - Stampa CPSS Mestre Venezia EDUCATION E LAVORO: IL CONFRONTO CON CONFINDUSTRIA PRODUCE UN DOCUMENTO COMUNE Il Patto regionale per lo sviluppo siglato un anno fa da CGIL CISL UIL e Confindustria del Veneto si è arricchito di un nuovo capitolo, quello riguardante i temi della formazione e dell' istruzione. Il documento, siglato il 14 marzo, conclude un confronto attivato su invito del Presidente di Confindustria e dei Segretari Generali di Cgil, Cisl, Uil del Veneto ed esprime le linee operative su cui le parti si attiveranno nel confronto con la Regione, oltre che con la Scuola, l' Università e le Agenzie della formazione. "Si tratta - come spiega Andrea Castagna per la Cgil regionale di un importante contributo al confronto più generale avviato tra le parti sulle priorità individuate dal Patto. Ora si tratta di proseguire nella ricerca di nuove intese sui temi dell' Innovazione e della Ricerca, della Crescita e della Continuità d'Impresa, dell' Internazionalizzazione: tutte questione sui quali i previsti confronti non sono ancora stati attivati. Con la Regione si apre un nuovo capitolo dopo che gli obiettivi del Patto sono riempiti di valutazioni di merito condivise dalle parti, inaugurando una metodologia che vorremmo poter osservare anche in vista delle leggi che dovranno essere varate dalla Regione, a partire da quelle sul mercato del lavoro, sulla formazione lavoro, ecc. Il documento su "education e lavoro" non esaurisce la materia, ma su alcuni punti rimanda ad ulteriori momenti di approfondimento che investono, oltre alla confederazione, anche le categorie di volta in volta interessate (ad esempio la FLC sulla questione dei poli formativi). Sono previsti inoltre ulteriori tavoli, ad esempio sui temi della formazione e dell' apprendistato. Non solo la Segreteria regionale, dunque, ma tutte istanze dovranno essere in grado di intervenire. Oltre che un nuovo terreno di confronto con la scuola e l' università, il testo definisce alcune materie direttamente disponibili dalle parti. Su queste si tratta di fare ulteriori passi, non solo, nel rapporto con Confindustria ma anche con le altre rappresentanze imprenditoriali". Alle pag 2 e 3 una sintesi del documento di azioni condivise 16 MARZO: Consiglio Regionale straordinario sul trasporto ferroviario LA MAGGIORANZA DECIDE IL RINVIO: GLI UTENTI POSSONO ATTENDERE Assistere alla seduta straordinaria del Consiglio Regionale del Veneto, convocata su richiesta dei gruppi consiliari di opposizione per analizzare, discutere e, soprattutto, decidere cosa fare, sulla disastrosa situazione del trasporto ferroviario in Regione, è risultata un'esperienza……..deprimente. Un Assessore "nervoso" in apertura di riunione, e una maggioranza politica "distratta" e con diversi scranni vuoti, hanno impedito che il Consiglio Regionale, dopo oltre tre ore di dibattito, deliberasse su cosa impegnare la Giunta per affrontare il problema, alla luce del vistoso peggioramento della quantità, della qualità e della puntualità del servizio offerto da Trenitalia ai 180.000 pendolari ferroviari della nostra regione. Alle circostanziate denunce proposte al dibattito dagli interventi di diversi consiglieri (quasi tutti di opposizione) e all'ordine del giorno conclusivo presentato, la maggioranza del Consiglio ha scelto di rispondere con un rinvio. Il messaggio appare chiaro: "le cose vanno male, ma l'Assessore sta facendo del suo meglio. Quindi, cari cittadini veneti, non c'è alcuna fretta….!" Nel concludere la riunione, l'Assessore ha ribadito una serie di solenni impegni. I soliti….. Ha preferito, però, non rispondere ad alcune fondamentali domande: O perché, al tavolo interregionale costituito a gennaio e al quale la Regione Veneto ha consegnato, senza proprie proposte, la soluzione dei problemi, il trasporto locale Veneto non figura né negli interventi di emergenza programmati dal 26 marzo (che riguardano, invece, Lombardia, Liguria, Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Calabria, Lazio e Campania), né in quelli mirati alla puntualità, nelle stesse regioni, a partire dal 18 giugno? O perché, in Veneto,la Regione ha pagato nel 2005 a Trenitalia 6,79 € per ogni km di percorrenza dei treni regionali (importo che, per il 2006, è sceso a 6,25 € e, dal 2007, potrebbe arrivare a 6,00 €), mentre il Lazio e la Campania ne hanno pagato più di 9,00 €, il Piemonte e la Lombardia più di 8,00 €, e l'Emilia Romagna quasi 8,00 €, dato, quest'ultimo, corrispondente alla media nazionale? Segue a pag. 4 2 giovedì 23 marzo 2006 VENETOLAVORO EDUCATION E LAVORO: IL CONFRONTO CON CONFINDUSTRIA PRODUCE UN DOCUMENTO COMUNE . IN SINTESI, I PUNTI AFFRONTATI CONFRONTO CON LA REGIONE Obiettivo principale della programmazione regionale- con il concorso delle Parti Sociali - è dare un nuovo assetto al sistema dell'offerta formativa, perché aiuti la domanda di formazione a portarsi all' altezza delle sfide. Istruzione e formazione professionale dovranno perseguire qualità, scientificità e offerta di competenze adeguate alle esigenze della competitività delle imprese ed al successo della persona, nel lavoro e nella vita civile. DISEGNO DI LEGGE REGIONALE IN MATERIA DI ISTRUZIONE, FORMAZIONE E LAVORO L' integrazione fra istruzione e formazione deve essere il criterio ispiratore del nuovo intervento legislativo che dovrà avere le caratteristiche di legge snella e di indirizzo, in grado di accompagnare le trasformazioni del Veneto per i prossimi dieci anni. Le Parti chiedono che la legge recepisca la necessità di creare "un ecosistema formativo", riconoscendone il "policentrismo" e cioè l' utilità della collaborazione fra più soggetti e l' utilità di un percorso "plurale" che inizia fin dall' infanzia. La qualità e la diversificazione dell' offerta formativa devono poter contare su un efficiente sistema plurale pubblico e privato. La scuola è il luogo fondamentale e privilegiato per la costruzione di una cultura di base rivolta alla crescita complessiva della persona ed alla costruzione di un pensiero critico. Perno centrale del sistema formativo è la scuola dell'autonomia, sia intesa singolarmente che in rete (tra le scuole e con i centri di formazione professionale, le agenzie formative e gli enti locali) con l'obiettivo di una programmazione educativa integrata e legata allo sviluppo del territorio. Particolarmente importante risulta, al riguardo, la realizzazione di attività, sia attraverso le fasi di apprendimento teorico, che di tirocinio in ambiente lavorativo. Ferma restando l'opportunità di una legislazione nazionale che innalzi l'età dell'obbligo scolastico, a livello regionale si dovrà attivamente favorire l' innalzamento della scolarità attraverso: politiche di orientamento dei giovani e delle famiglie; rinnovato impegno legislativo per favorire il diritto allo studio; politiche che favoriscano la positiva riuscita nello studio (diritto al successo formativo); politiche industriali che favoriscano la domanda di profili professionali innovativi ed a maggiore contenuto di conoscenza. La composizione multietnica della società veneta richiede che la legislazione regionale tenga conto delle nuove frontiere del confronto culturale e della formazione. Agli adulti vanno assicurate opportunità di accesso a percorsi di formazione, attraverso la creazione di opportuni incentivi alle persone, mentre l'offerta formativa dovrà avvalersi prioritariamente dei CTP (centri territoriali permanenti), delle scuole, dell'università, dei Centri e delle Agenzie di formazione professionale per un governo unitario delle risorse che comprenda le persone al lavoro e quelle che l'hanno lasciato. La Legge dovrà incentivare e sostenere politiche attive del lavoro che privilegino la qualificazione dei servizi rivolti all'incontro domanda- offerta, assicurino percorsi qualificati di aggiornamento e di riqualificazione delle persone interessate da mobilità e perdita di posto di lavoro, in modo da rendere realmente attuabile il "passaggio da lavoro a lavoro". Le politiche attive del lavoro non potranno tuttavia prescindere dall' attivazione di sostegni al reddito che si affianchino a percorsi di riqualificazione, di outplacement e di sostegno alla creazione di nuove imprese o occasioni di lavoro. ALTRI OBIETTIVI realizzare l' Osservatorio dei fabbisogni professionali e formativi, avente come partner le Parti Sociali, attraverso gli Enti della Bilateralità; O sperimentare il libretto formativo che renda certificabile tutta la formazione; O promuovere e sostenere l'integrazione fra l'istruzione tecnica e tecnologica e formazione professionale, anche attraverso la realizzazione di "poli formativi" che aggreghino l' offerta degli Istituti, dei Licei, dell' Istruzione tecnica superiore, della Formazione continua e di quella universitaria; O rafforzare un sistema di elevata qualificazione professionale valorizzando gli IFTS; O negoziare la programmazione regionale per il periodo 2006 - 2013, privilegiando la formazione innovativa, le "azioni di sistema" (filiera, distretti, settori), i percorsi formativi integrati e di eccellenza, riconoscendo ai fondi interprofessionali il compito di rispondere ai fabbisogni delle imprese in modo specifico, puntuale e qualificato; O organizzare un sistema regionale per il bilancio delle competenze e per la gestione dei crediti formativi; O rivedere i criteri per l'accreditamento selettivo delle agenzie formative. O CONFRONTO CON LA SCUOLA Principali temi di confronto con l'Ufficio scolastico regionale sono: O creazione di un"ecosistema” formativo, plurale, integrato O diffusione condivisa e progettuale della didattica in alternanza scuola - lavoro O realizzazione dei licei (o Istituti) "tecnologici ed economici" e dei "poli formativi" di cui le parti intendono rafforzare la "governance" anche attraverso qualifi- cate rappresentanze dell' impresa e del lavoro, oltre che delle istituzioni formative e degli enti locali. CONFRONTO CON LE UNIVERSITÀ Appare utile proporre e promuovere due tavoli di confronto (uno dedicato alla formazione ed uno alla ricerca) che lavoreranno in stretto collegamento fra loro e potranno definire progetti condivisi. E' altresì opportuno che le università venete specializzino le proprie offerte formative, dando vita ad un sistema unitario, integrato e di eccellenza. CONFRONTO FRA LE AGENZIE FORMATIVE PRIVATE In Veneto esiste una grande ricchezza di offerta formativa, espressa da agenzie di tradizione e qualità; tuttavia è opportuna una ridefinizione del sistema di accreditamento regionale, quale strumento che seleziona ed aiuta le stesse agenzie a strutturarsi per una migliore qualità delle prestazioni. FORMAZIONE CONTINUA Tre sono le aree attraverso cui si articola la Formazione Continua: i Fondi interprofessionali, il nuovo Fondo Sociale Europeo (formazione degli occupati), l'Apprendistato. Per una corretta programmazione delle politiche e dei percorsi formativi le Parti concordano, all'interno di una visione complementare ed unitaria dell' offerta formativa, sulle seguenti finalità: O I fondi interprofessionali hanno la finalità di rispondere ai fabbisogni delle imprese e dei lavoratori. Per Fondimpresa si concorda che una percentuale (pari al 26%) vada finalizzata a costruire offerte formative aggreganti i fabbisogni delle PI, delle imprese e dei lavoratori di un settore, di un distretto, di una filiera, di un gruppo. Tali progetti saranno, di volta in volta, determinati dall' analisi dei fabbisogni espressi. Compito dell' OBR, in quanto "articolazione territoriale" di Fondimpresa, sarà raccogliere la domanda, interpretarla, promuovere e monitorare gli adeguati percorsi formativi. O Il FSE dovrà principalmente promuovere ed organizzare attività formative rivolte alle imprese, ma rispondenti ad esigenze di forte innovatività e di accompagnamento alla trasformazione del tessuto industriale. O L' istituto dell' Apprendistato è attualmente la forma più diffusa per l'ingresso del giovane al lavoro. Alle Parti appare importante garantire un orientamento efficace e percorsi reali di formazione, la cui gestione sia caratterizzata da regole, procedure e controlli di facile attuazione. O Nel rispetto degli standard previsti dai contratti di lavoro e dalle norme regionali, le Parti riconoscono il ruolo dell' "impresa VENETOLAVORO giovedì 23 marzo 2006 formativa", quale luogo ove è possibile erogare formazione formale e certificabile. La capacità formativa interna è espressa, oltre che dalla presenza di una figura di tutor, dalla capacità dell' azienda di erogare od organizzare, avvalendosi anche di docenze esterne, interventi formativi. Tale capacità deriva dalla disponibilità di locali idonei per la formazione teorica e dalla presenza in azienda di lavoratori in grado di trasferire competenze. IL TAVOLO DI CONFRONTO Più in generale le Parti confermano l' utilità del Tavolo di Confronto quale il luogo privilegiato: per affrontare i temi dell' education e del lavoro, anche in vista dei confronti istituzionali; per indirizzare e promuovere azioni condivise in tutto il territorio veneto; per valutare le esperienze più significative e diffonderle come "buone prassi" " LE AZIONI CONDIVISE DA REALIZZARE NEL 2006 Per dare efficacia all' intesa e per misurare il raggiungimento di risultati, le Parti convengono su alcune azioni da promuovere e realizzare nel corso del 2006: verso la Regione 3 Disegni di legge regionale in materia di istruzione, formazione lavoro, immigrazione O Osservatorio regionale sui fabbisogni professionali e formativi; O Poli formativi; O Programmazione delle risorse europee 2006-2013; O Revisione dell'accreditamento regionale dell' offerta formativa; O Apprendistato; O Commissione Regionale Concertazione fra le Parti Sociali. Verso la scuola O Alternanza Scuola Lavoro; O Licei tecnologici ed economici e Poli formativi; Verso l'università O Confronto, anche con la Regione, per la valutazione delle finalità professionalizzanti (occupabilità dei laureati) dei corsi; O Confronto sui temi della ricerca, da gestire in coerenza con le politiche regionali O GLI IMPEGNI FRA LE PARTI STESSE O Fondimpresa: rafforzare e qualificare il ruolo dell' OBR, quale articolazione territoriale di Fondimpresa e rinsaldare i legami di collaborazione fra le agenzie formative SCUOLA È RECORD DI PRECARI Dal primo settembre 2006 andranno in pensione quasi 30.000 docenti e oltre 7.000 ausiliari, tecnici e amministrativi. Con 120.000 posti vacanti e oltre 35.000 pensionamenti si faranno solo 23.500 assunzioni. Il dato a oggi è di 30.000 posti vacanti per il personale docente e 90.000 per il personale Ata, cui si aggiungono gli oltre 35.000 pensionamenti. A queste disponibilità si aggiungono tutte le altre supplenze, portando il numero dei precari abbondantemente oltre i 220.000. A denunciare la cifra record di precari nella scuola è la Flc, sulla base dei dati provvisori del ministero dell' Istruzione. Per il sindacato, "aver disposto nomine con il contagocce, senza alcuna attenzione all' invecchiamento del personale e alle esigenze delle scuole, determinerà una situazione sempre più drammatica. Anche i futuri provvedimenti sulle assunzioni, 20.000 docenti e 3.500 Ata, si rivelano totalmente inadeguati a dare risposta alle legittime aspirazioni dei precari e alle esigenze delle scuole autonome che hanno bisogno di personale stabile per garantire qualità e diritti. Con questi numeri non si copre neanche il turn-over". LAVORO LIBRETTO FORMATIVO AL VIA IN TOSCANA Sarà sperimentato in Toscana e in particolare nelle province di Arezzo, Grosseto, Firenze e Massa Carrara il nuovo libretto formativo, un documento personalizzato nel quale verranno registrate e attestate le competenze acquisite durante la formazione in apprendistato, la formazione in contratto di inserimento, la formazione specialistica e la formazione continua svolte durante tutto l'arco della vita lavorativa. Ma non e' tutto. Il libretto registreà anche tutte le competenze acquisite, in modo formale o informale, in un' ottica di lifelong learning. Lo ha deciso la Giunta regionale della Toscana che ha approvato delle Parti; costituzione di un "gruppo regionale, paritetico ricorrente di progettazione"; selezione ed aggregazione di Enti o Agenzie di formazione che garantiscano un' organizzazione eccellente dell' offerta; costituzione della "Commissione regionale paritetica per la valutazione" dei piani formativi, articolata m commissioni provinciali. O Formazione continua: sperimentazione di percorsi dedicati sia a progetti di distretto e di filiera, che ai soggetti più deboli nella competizione; O Ente tecnico di supporto: per le attività di Fondimpresa, dell' apprendistato e della Formazione continua per programmi condivisi, Confindustria Veneto Siav spa fornirà l' assistenza progettuale, tecnica, gestionale ed amministrativa. O Avvio di un confronto progettuale fra le agenzie formative che operano in regione, non espressione delle Parti sociali. O Attivazione di tavoli Territoriali per la Formazione degli stranieri. O Individuazione di un'organizzazione stabile e strutturata per l'erogazione della formazione che la Regione pone a bando, privilegiando la bilateralità. una delibera su proposta dell' Assesore all'istruzione formazione e lavoro. L'introduzione del libretto formativo e' prevista da una legge nazionale ed e' stata definita sulla base di accordi all'interno della conferenza Stato-Regioni e con i Ministeri del lavoro e dell'istruzione. Pur costituendo un filone di attività autonoma, il libretto formativo si inserisce in un contesto che vede la Regione da tempo impegnata per realizzare un sistema regionale di riconoscimento e certificazione delle competenze, attualmente ancora in fase di definizione e confronto con attori istituzionali e parti sociali. L'ANGOLO DEL DIRITTO A cura dell'Ufficio Vertenze Con questo numero inauguriamo una rubrica di diritto del lavoro, curata da Vittorio Palma, responsabile regionale dell'Ufficio vertenze, per illustrare brevemente, di volta in volta, le novità legislative, le sentenze più interessanti, oltre ad alcune problematiche in materia. Invitiamo anche chi ci legge a segnalare argomenti di interesse o porre domande. Malattia: le visite di controllo Per giustificare l'assenza alla visita medica di controllo non basta dimostrare di essere andati dal medico in coincidenza con la "fascia di reperibilità". Occorre l'ulteriore prova della necessità, assoluta ed indifferibile, di essersi dovuti assentare in quello specifico momento. E' quanto affermato dalla Cassazione, con la sentenza n. 27429 del 13 dicembre 2005, che segue l'orientamento più severo della stessa Corte. Il lavoratore in malattia, infatti, che sostiene come causa della non reperibilità alla visita di controllo, l'essere andato dal medico di fiducia, deve provare che la sua assenza era assolutamente necessaria per la tutela della propria salute e che l'adempimento non fosse effettuabile in orari diversi da quelli di reperibilità. 4 giovedì 23 marzo 2006 VENETOLAVORO TROPPI SORDI ATTORNO A TRENITALIA Dall'11 dicembre, quando è entrato in vigore il nuovo orario di Trenitalia, il tracollo produttivo dell'azienda ha invaso gli organi di informazione e riacceso la polemica politica. Le diffuse ed ampiamente giustificate proteste dei viaggiatori, già da tempo presenti e, nel corso dell'ultimo biennio, crescenti, hanno scosso molti osservatori, amministratori e politici, diversi dei quali, fino ad allora ostinatamente "sordi" alle proteste degli utenti ed alle segnalazioni del Sindacato, hanno iniziato a parlare, a prendere posizione e in qualche caso addirittura a "straparlare". Appartengono a tre categorie: ministri e politici romani; amministratori e politici locali; dirigenti aziendali, nazionali e locali. I "sordi" romani Le risorse complessive destinate dallo Stato al Gruppo FS (Trenitalia compresa) sono state progressivamente tagliate con le varie manovre di bilancio dell'ultimo quadriennio, con un particolare inasprimento a partire dal 2004 per finire con una vera e propria decurtazione, pesantissima, operata dalla Legge Finanziaria 2006 con il beneplacito di tutta la maggioranza nonostante la forte protesta dei lavoratori scesi più volte in sciopero. Molti Ministri, tra i quali quello dei Trasporti, hanno ammesso nei giorni scorsi che servono risorse per il Gruppo FS e per il potenziamento del trasporto ferroviario; ad esso, si è aggiunto il coro di diversi parlamentari della maggioranza che al contrario, in questi anni, hanno sempre approvato le proposte del Governo sui tagli, ignorato le lotte sindacali contro il degrado del settore, privato di alcun concreto seguito le denunce segnalate dallo stesso Sindacato, anche in diverse audizioni parlamentari. Tutti coloro, finora, dove erano? Alcuni problemi vengono da lontano, ma tutti gli indicatori, anche nelle versioni "edulcorate" elaborate da FS, dicono che la situazione è andata progressivamente peggiorando nell'ultimo triennio. Dicono, anche, che il tracollo degli ultimi mesi ha un nesso diretto (seppure non esclusivo) con l'ultimo, pesante taglio contenuto nella Finanziaria 2006. Non a caso, all'apparire dei primi numeri del DPEF Trenitalia ha precipitosamente rivisto i propri obiettivi commerciali e di produzione, rielaborato l' orario dei treni già in avanzato stato di redazione, privilegiato il traffico di "fascia alta" e penalizzato quello notturno (significativamente tagliato con il pretesto delle carrozze da ristrutturare dopo lo scandalo delle pulizie), nonchè soprattutto, quello locale. Il risultato è sotto gli occhi di tutti... Consiglio Regionale straordinario sul trasporto ferroviario segue dalla prima pagina Operché ci si ostina a "giurare" sul completamento della prima fase del Servizio Ferroviario Metropolitano Regionale (SFMR) entro l'inizio del 2007, al quale l'Assessore attribuisce il prossimo "miracolo ferroviario", mentre lo stato di effettivo avanzamento dei lavori (adeguamento stazioni, soppressioni PL, predisposizione parcheggi, ecc.) rende inverosimile tale scadenza, esattamente come inverosimili si sono dimostrati, nel 2001, i "giuramenti" sull'operatività della stessa prima fase di SFMR entro aprile 2004? Per il sindacato si tratta di un' occasione persa per affermare i punti che si ritengono davvero prioritari nell'impegno della Regione verso Trenitalia: 1. accelerazione delle procedure per l'adeguamento degli organici, a partire dalla manutenzione rotabile; 2. maggiore attenzione sull'assegnazione dei rotabili alle diverse regioni e il rispetto del piano di investimenti di Trenitalia sul Veneto; 3. adeguamento delle informazioni all'utenza; 4.coinvolgimento del gestore dell'infrastruttura ferroviaria nella ricerca di idonee soluzioni di circolazione dei treni. La Segreteria Regionale della Filt-Cgil Veneto I "sordi" veneti La Regione Veneto è finora l'unica, in Italia, ad avere effettuato una gara di appalto per l'assegnazione del servizio ferroviario locale. Promossa a fine 2003 ed esperite le procedure concorsuali nel 2004, la gara ha visto prevalere, alla fine di quell'anno, l'Associazione Temporanea di Impresa (ATI) costituita per l'occasione da Trenitalia con Sistemi Territoriali (ex "Ferrovie Venete" in concessione), azienda governativa transitata nel 2001 in proprietà della Regione Veneto. Originariamente, il bando di gara prevedeva il subentro dell'azienda aggiudicataria entro dicembre 2006, ma già nella primavera del 2005, Regione Veneto ed ATI convennero di anticipare il subentro di un anno, come, infatti, avvenuto dall'11 dicembre scorso. Tale decisione era con forza sostenuta dalla Regione perchè a suo dire le condizioni di aggiudicazione della gara avrebbero fatto finalmente voltare pagina al trasporto ferroviario veneto. Fin dall'inizio del 2004 le Segreterie Regionali Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uilt del Veneto espressero le loro forti perplessità sulla decisione della Regione di indire la gara. Prima ancora (per tutto il 2003) la Regione aveva rifiutato al Sindacato un più volte richiesto incontro per verificare le condizioni generali con le quali l'amministrazione regionale intendeva giungere all'appuntamento con le gare nell'insieme del trasporto locale. Poi, nel corso del confronto finalmente "concesso" (nel maggio 2004 e culminato, il 6 dicembre, in un protocollo quadro sull'insieme del processo di liberalizzazione del trasporto locale), da parte sindacale sono state più volte rappresentate alla Regione le crescenti difficoltà produttive di Trenitalia. Ancora il 30 settembre scorso presso l'Assessorato competente e, successivamente, il 26 ottobre (in occasione di una riunione alla quale partecipavano anche i massimi responsabili delle due aziende dell' ATI), le Segreterie Regionali confermavano, dati alla mano, l' evidente peggioramento della situazione di Trenitalia, la sua totale chiusura sui necessari interventi riorganizzativi e di adeguamento degli organici (nella manutenzione, tra il personale di macchina e di scorta), la palese inadeguatezza del parco rotabili disponibile e delle risorse impiegate per la manutenzione e la pulizia, il forte disorientamento della struttura dirigente nel gestire quella situazione e, ancora di più, a predisporsi per gestire l'impegnativa sfida che sarebbe scattata, di lì a poco, l'11 dicembre. In Regione, "sordi", serenamente ed irresponsabilmente "sordi", evidentemente convinti dalle secche smentite da parte di Trenitalia, ottusamente trincerata nell' incredibile ed inopinabile difesa del suo operato. Nè ha sortito alcun riscontro la richiesta di audizione che le Segreterie regionali Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uilt del Veneto hanno avanzato fin dal 14 ottobre 2005 alla 2ª Commissione del Consiglio Regionale. Poi, nel fuoco di un disastro annunciato, molti di quei "sordi" hanno iniziato a parlare, talora a "straparlare"... Alla stampa, l'Assessore regionale ha dichiarato, tra l'altro, che non era necessario coinvolgere i Sindacati, perchè "ognuno deve fare il suo mestiere". Al Sindacato, invece, sembrava utile mettere a disposizione della Regione la profonda conoscenza del sistema ferroviario veneto, del lavoro ferroviario e delle lacune di Trenitalia, perchè la Regione potesse fare davvero il suo mestiere, anzichè lanciare proclami velleitari che, da troppi anni, annunciano senza alcun costrutto; oppure agire con banali operazioni di immagine, come i periodici "bagni di folla" tra i pendolari, salvo poi tagliare, come avvenuto nel 2005, le risorse per il contratto di servizio con Trenitalia; oppure vendere come un grande risultato il fatto che la gara per l'assegnazione del servizio sia stata aggiudicata da Trenitalia (in ATI con Sistemi Territoriali) con un' offerta che prevede, a parità di corrispettivo economico e per 6 anni, un incremento della produzione di ben l'11%. "Straparlare", come hanno fatto diversi Consiglieri regionali e qualche altro "politicante" locale, di immediata rescissione del contratto con Trenitalia e di assegnazione del servizio a qualche altro operatore, magari a Sistemi Territoriali (che oggi dispone di una quindicina di rotabili e di una sessantina di addetti alla con- VENETOLAVORO giovedì 23 marzo 2006 duzione e alla scorta dei treni), quando nel servizio affidato dopo la gara, che rappresenta circa il 75% del servizio complessivo in Veneto, Trenitalia attualmente utilizza poco più di 40 locomotive, oltre 250 mezzi leggeri, poco più di 350 carrozze, quasi 450 macchinisti, oltre 300 capitreno, circa 250 addetti alla manutenzione e un'ottantina di manovratori... "Straparlare", come quando si annuncia da parte della Regione di avere convenuto con Trenitalia un' ottantina di assunzioni del personale nei diversi settori in difficoltà, mentre, ad oggi, nel confronto con l'azienda, il Sindacato non è riuscito ad andare oltre ad una manciata di assuznioni nella manutenzione rotabile, per altro non ancora effettuate. I "sordi" aziendali Nel corso del 2005, le Segreterie Nazionali di categoria hanno proclamato cinque scioperi e ne hanno effettuati tre. L'attuale Amministratore Delegato del Gruppo FS ha impiegato quasi cinque mesi prima di rispondere alle richieste di incontro avanzate dal Sindacato a livello nazionale, mentre quello di Trenitalia ha consegnato il progetto di riorganizzazione dell'azienda ad una ristretta "consorteria" di dirigenti e ad un'ampia "pletora" di consulenti, sia gli uni che gli altri assolutamente digiuni delle benchè minime conoscenze sul funzionamento del processo industriale ferroviario. Avviata ad inizio anno e completata in settembre, la riorganizzazione di Trenitalia aveva almeno tre giganteschi "difetti": X fondeva sulla carta (ma nessuno riusciva a capire come, nella pratica) le due preesistenti strutture, centrali e periferiche, rispettivamente dedicate al trasporto passeggeri lunga percorrenza e al trasporto passeggeri locale; X disarticolava il controllo dei fattori della produzione dedicati al trasporto locale, precedentemente assegnato esclusivamente alle Direzioni Regionali della Divisione nazionale, e faceva saltare la corrispondenza "biunivoca" Trenitalia-Regione (l' attuale Direzione Territoriale di Trenitalia con sede a Venezia, per esempio, ha giurisdizione su Veneto, Friuli V.G. e Trentino A.A.); X stravolgeva il modello di relazioni sindacali, ridisegnandolo in modo incongruente rispetto ai centri decisionali aziendali e rendendolo di fatto, sia per le modalità organizzative previste che per la qualità delle risorse dedicate, assolutamente residuale. "Sordi", a Roma, alle sollecitazioni sindacali, agli scioperi dei lavoratori, alle numerose iniziative di protesta dei viaggiatori, 5 delle comunità e delle istituzioni locali. "Sordi" in Veneto, soprattutto dopo l'arrivo del nuovo gruppo dirigente aziendale territoriale... Fin dall' inizio del 2004, appena avviata la procedura di gara, il Sindacato ha posto alla dirigenza locale di Trenitalia la necessità di analizzare congiuntamente le criticità determinate dall' appalto per l' assegnazione del servizio. A inizio 2005, resi noti i dati sull'offerta con la quale l'ATI si era aggiudicata la gara, aumentavano le preoccupazioni. Infatti, a sostanziale parità di corrispettivo da parte della Regione (70,391 milioni di €/anno, senza alcun adeguamento nei successivi 6 anni di affidamento), l' ATI aveva offerto un incremento dell'11% della produzione programmata (da quasi 10,555 milioni di trenoKm/anno a poco più di 11,714). Il che, in pratica, ha fatto scendere il corrispettivo da contratto di servizio da quasi 6.70€ per treno/km effettuato a 6 €., mentre, ad esempio, il Lazio e la Campania pagano più di 9,00 € ed il Piemonte, la Lombardia, l'Emilia Romagna e la Toscana attorno agli 8,00 €. Inoltre, con quella stessa gara, l'ATI si è impegnata ad investire 285,2 milioni € in materiale rotabile nel biennio 2006-2007, due terzi dei quali (193,2 milioni €) già entro dicembre 2006, con l'obiettivo dichiarato di portare l'età media dei rorabili da 20 anni e 5 mesi a 14 anni e 7 mesi. Fin dal primo momento, il Sindacato ha valutato l'offerta al di sopra delle capacità reali che Trenitalia fosse in grado di esprimere nel trasporto locale. D' altra parte, già ben prima dell' 11 dicembre, alcuni dati parlavano da soli. Per tutto il 2005, nel trasporto locale veneto si era registrato un pessimo andamento, con una media mensile di 40 locomotive che si guasatavano in linea e 130 problemi vari, mentre il 17% delle locomotive e il 16% dei mezzi leggeri restava mediamente ogni giorno fermo in officina in attesa di riparazione. Inoltre, oltre al record di giugno quando si sono superati i 100 treni soppressi, per tutto l'anno si sono registrate difficoltà a mantenere i livelli di produzione programmata e su tutte le direttrici è diminuito progressivamente l' indice di puntualità, soprattutto nelle fasce di punta. Oltre che smentire questi dati, Trenitalia, in Veneto, ha fatto ben poco. La Regione non ha saputo far altro che... rinviare. Farebbe meglio a rispondere ai problemi posti dal sindacato, ascoltando di più e -magari!- parlando di meno. Alessandro Rocchi, Segretario generale della FILT del Veneto Biennale: scelte unilaterali e confronti inconcludenti CONVOCATA L'ASSEMBLEA PER DECIDERE INIZIATIVE Il 20 marzo le organizzazioni sindacali di categoria hanno incontrato, con esito deludente, la Direzione della Biennale per un confronto serio sulla organizzazione del lavoro della Fondazione, "che viene investita - affermano le Segreterie di Filcams CGIL, Fisascat CISL, Uiltucs UIL in una nota redatta assieme alla RSU - da modalità organizzative decise unilateralmente dalla gestione Croff". E spiegano: "si pensa a moduli, che trovano il consenso, unicamente, tra i dirigenti della Fondazione, saltando pervicacemente il confronto con il sindacato, sulle sue ricadute, che spesso vanno a svuotare le funzioni degli uffici e dei dipendenti della Fondazione stessa, creando competenze parallele, certamente con dei costi aggiuntivi, penalizzando importanti professionalità, certamente riconosciute dal contributo che esse hanno dato alla qualità e al prestigio della Biennale. Da tempo il sindacato chiede un confronto serio sull'assetto della Fondazione che vi sfugge, nascondendosi dietro l'asserzione che, essendo tutto in itinere, l'organizzazione del lavoro è difficile da razionalizzare dentro un confronto tra le parti. Intanto, però, vengono operate unilateralmente assunzioni, decisioni su trattamenti salariali, e acquisizioni di funzioni mai discusse, producendo disfunzioni organizzative, in assenza di responsabilità di direzione, e confusione tra i lavoratori, in molti casi privi di indicazioni per una più efficace modalità di lavoro. A questo aggiungiamo la vicenda della Società Biennale Servizi, una s.p.a., nata dall'idea di costruire un "polo di eccellenza" nella logistica e negli allestimenti, che dovrebbe operare liberamente sul mercato acquisendo commesse con modalità che la Fondazione non potrebbe attuare. Il nostro giudizio è negativo perché una società che fattura il 90% alla Fondazione Biennale e appena il 10% per conto terzi, su un totale di 4 milioni di euro, operando con una struttura parallela che ha tolto lavoro e svuotato competenze qualificate già esistenti in Fondazione appare inutile e costosa. Inoltre sul tema della precarietà, le risposte sono state a dir poco sorprendenti. Critichiamo decisamente i criteri e le scelte che riguardano la stagionalità di molti lavoratori che da anni sono strettamente collegati alla precarietà, condannandoli ad un futuro senza opportunità. Ricordiamo infine che da oltre 2 anni si insiste nel chiedere alla direzione piano di collaborazioni, mai né consegnato né discusso. Per queste ragioni permane da parte nostra un giudizio negativo sia nel merito delle scelte che sul piano delle relazioni sindacali che l'incontro del 20 marzo non ha assolutamente cambiato. Pertanto le Segreterie unitariamente in accordo con le RSU giudicano grave e lesivo il comportamento della Biennale ed hanno deciso di convocare una Assemblea dei dipendenti della Fondazione e di Biennale Servizi per attivare tutte quelle iniziative necessarie a modificare tale stato di cose. A sostegno della Vertenza le Organizzazioni Sindacali coinvolgeranno il Consiglio d'Amministrazione della Fondazione Biennale e il Consiglio di Amministrazione di Biennale Servizi s.p.a." 6 giovedì 23 marzo 2006 VENETOLAVORO Distretti produttivi ISTAT CAMBIA LA LEGGE REGIONALE OCCUPAZIONE IN CRESCITA SOLO GRAZIE ALLE REGOLARIZZAZIONI DEGLI IMMIGRATI Finalmente la legge regionale sui distretti si aggiorna, accogliendo in parte le richieste dei soggetti sociali (CGIL CISL UIL ed associazioni imprenditoriali) che avevano evidenziato i limiti della vecchia normativa, insufficiente a favorire l'aggregazione ed a stimolare il dialogo con gli imprenditori. Non a caso le risorse effettivamente impegnate negli anni scorsi sono state inferiori agli stanziamenti e, anche prendendo atto di ciò, nella seduta del 2 marzo la Regione ha approvato le modifiche alla Legge (la n. 8 del 4 aprile 2003) "Disciplina dei distretti produttivi ed interventi di politica industriale locale", introducendo importanti novità. Tra gli elementi da segnalare, la riformulazione dell'originario concetto di "Distretto industriale", che era ancorato ad una suddivisione geografica del territorio, e l' introduzione di nuove forme di aggregazione, quali i Metadistretti e i Progetti di filiera. Nella fattispecie, i Metadistretti rappresentano grosse aggregazioni di specifici settori economici a valenza regionale, composte da almeno 250 imprese con almeno 5.000 addetti e non direttamente collegate ad uno specifico territorio. I Progetti di filiera riguardano gruppi di almeno 10 imprese che, non potendo per vari motivi entrare in un patto di "distretto", possono comunque unirsi e presentare uno o più progetti. A questa tipologia sarà riservata una nuova linea di finanziamenti, alimentata dal Fondo Unico Regionale per le imprese. La Legge inoltre rinnova le azioni a sostegno dei Distretti Produttivi del Veneto che, lo ricordiamo, sono 46 per un totale di 8.136 imprese coinvolte e 203.118 lavoratori. In particolare è previsto il rafforzamento della "cultura d' impresa" rivolta all'aggregazione, l'incentivazione degli sforzi nella ricerca scientifica e nell' innovazione tecnologica, lo spirito all' internazionalizzazione, l' attenzione alla possibilità di puntare, tramite il concordato di Distretto, al piano fiscale e all'acceso al credito in sintonia con le nuove linee d'intervento Europee per l'assegnazione dei fondi comunitari per il periodo 2007 - 2013. Non tutte le richieste formulate nel documento di osservazioni inviato alla Regione dalle Organizzazioni sindacali in accordo con le parti imprenditoriali, sono state tuttavia accolte. Il nodo principale riguarda il ruolo delle parti sociali nell' attività di valutazione ed analisi. La legge, infatti, stabilisce che oltre al parere della Commissione Consiliare (peraltro già prevista nella precedente normativa) per la individuazione dei criteri di redazione dei patti venga sentito il parere delle Organizzazioni sindacali e delle Associazioni di categoria, ma non contempla l'istituzione di una specifica Commissione (costituita dalle associazioni sindacali e imprenditoriali previste al tavolo di concertazione regionale e presieduta dall'Assessore competente) con il compito di esprimere una valutazione dei risultati dei progetti e della loro coerenza rispetto alle finalità della legge e dei benefici ottenuti, rapportandoli ai criteri adottati circa le azioni necessarie allo sviluppo del sistema produttivo del Veneto. Positivo, invece, il fatto che le Amministrazioni provinciali siano chiamate ad esprimere il proprio parere circa la compatibilità dei patti di sviluppo, occasione questa utile a costruire un possibile ruolo delle organizzazioni sindacali a livello territoriale. Per rendere efficace il nuovo provvedimento è ora assolutamente necessario che la Regione vari al più presto le Leggi ad esso collegate, a partire da quella sull'innovazione e la ricerca. Andrea Castagna, CGIL regionale Luciano Milan, responsabile Dipartimento P.M.I CGIL Veneto L' occupazione in Italia cresce solo grazie alle regolarizzazioni degli immigrati. Lo dice l' Istat nell'ultimo rapporto, pubblicato il 21 marzo. Secondo l'Istituto l'occupazione in Italia è aumentata complessivamente dello 0,7 per cento, ossia di 158 mila posti in più rispetto al 2004. Ma "tale risultato - spiega l' Istat - ha risentito in misura considerevole della progressiva iscrizione in anagrafe dei cittadini stranieri regolarizzati". Il tasso di occupazione nel 2005 è rimasto invariato rispetto all'anno precedente, mentre è aumentato il numero di inattivi, ovvero delle persone che non cercano lavoro (+1,1 per cento nel 2005 rispetto al 2004), un dato che incide evidentemente sul tasso di disoccupazione, calato dello 0,3 per cento a livello nazionale (collocandosi al 7,7), ma che al sud registra un dato superiore di tre volte a quello registrato nel centro-nord. Nel quarto trimestre l'occupazione risulta in crescita dello 0,2% rispetto allo stesso trimestre del 2004, ma il dato segna ''un ulteriore rallentamento del ritmo di crescita - rileva l'Istituto di statistica - rispetto ai trimestri precedenti ''. Nella media del 2005 si registra un aumento del 2,6% (+416 mila unità) rispetto al 2004. Il dato ''e' motivato - rileva l'Istat - in gran parte dalle mancate uscite, e in parte dalla crescita del part-time tra le donne e nel settore servizi e la crescita del lavoro a tempo determinato''. Cala del 4,1% invece l'occupazione indipendente (meno di 258 mila unità) con una flessione particolare nell'agricoltura. "Il vero indicatore della situazione -commenta la Cgil- è rappresentato dal fatto che il tasso di occupazione non cresce e, al netto delle regolarizzazioni, cala, pur restando molto più basso della media europea. Inoltre, "il numero delle ore lavorate è fortemente calato, come dimostra il dato sulle unità di lavoro equivalenti appena indicato da Bankitalia, perché ormai la maggioranza delle assunzioni avviene con forme di lavoro precario e, grazie a questa frantumazione del lavoro, si realizza uno scambio improprio fra lavoro instabile e sottosalario. La riduzione del tasso di disoccupazione è invece, come spiega l'Istat, da ricondurre a quella sorta di "effetto scoraggiamento" per cui si rinuncia ad intraprendere le concrete azioni di ricerca di un lavoro che non c'è o viene proposto in condizioni di totale precarietà. Aumenta, infatti, in modo molto alto il tasso di inattività, non a caso, fra i giovani, le donne e nel Mezzogiorno. Tale quadro per la Cgil, conferma che le politiche sul lavoro del centrodestra sull'occupazione sono sbagliate e ingiuste e pone "la necessità di una svolta basata su: centralità del contratto a tempo indeterminato, estensione del concetto di lavoratore economicamente dipendente, norme a salvaguardia dell' unitarietà dell'impresa e del ciclo produttivo, estensione e universalizzazione degli ammortizzatori sociali, tutela della dignità dei lavoratori disabili e svantaggiati". MENO OCCUPATI, PIÙ PERSONE IN CERCA DI OCCUPAZIONE: COSÌ IL VENETO A FINE 2005 Raffronto tra il IV trimestre del 2005 e lo stesso periodo IV trim. 2005 IV trim. 2004 Forze di lavoro 2.162.000 2.155.000 Occupati 2.047.000 2.057.000 64,1% 64,5% 114.000 99.000 5,3% 4,6% Tasso di occupazione In cerca di lavoro Tasso di disoccupazione VENETOLAVORO giovedì 23 marzo 2006 SANITÀ PRIVATA: IL 20 MARZO MANIFESTAZIONE A MILANO Da 26 mesi aspettano il rinnovo del contratto ed ora i lavoratori della sanità privata sono scesi in lotta in tutta Italia. Quelli del Veneto hanno dato vita, il 20 marzo, ad una combattiva manifestazione interregionale a Milano, conclusa davanti all'Ospedale "Fate Bene Fratelli". "La protesta - dice Cristina Bastianello, segretaria regionale della FP CGIL - continuerà ora in sede locale con presidi e volantinaggi davanti alle cliniche ed alle case di cura private, mentre continua una campagna di assemblee in tutti i luoghi di lavoro. Vogliamo denunciare pubblicamente che 150.000 lavoratori della sanità privata in Italia, di cui 10.000 nel Veneto, aspettano da più di due anni il rinnovo del contratto di lavoro per la parte economica relativa al periodo 2004-2005. Bisogna ricordare - aggiunge - che le strutture aderenti alle associazioni datoriali di AIOP ARIS Fondazione Don Gnocchi sono in prevalenza strutture accreditate dai singoli sistemi sanitari regionali e che vi lavorano infermieri, medici, fisioterapisti, tecnici sanitari, amministrativi e dirigenti qualificati. Queste strutture dispongono di coperture finanziarie pubbliche, attraverso diversi sistemi di finanziamento, sulla base degli accordi con i diversi Assessorati regionali e sulla base delle tipologie di prestazioni. Per tale motivo il loro rischio di impresa e la caratterizzazione di soggetti privati è quindi molto bassa. Di quale sanità privata stiamo allora parlando? Siamo in presenza di datori di lavoro che pretendono di rendersi competitivi ed efficaci nel sistema sanitario senza pagare i propri dipendenti se non a fronte della totale copertura del sistema pubblico, e comunque risparmiando rispetto alle condizioni contrattuali garantite dal sistema pubblico ad operatori di pari professionalità. Nel frattempo acquistano le testate giornalistiche, investono nel sistema finanziario e quotano le loro società in borsa (per non parlare dei casi di corruzione recentemente emersi nel Veneto!) CGIL CISL UIL non sono disponibili ad accettare ulteriori ritardi per la firma definitiva del contratto e per questo dopo le manifestazioni interregionali di protesta, si riservano di proclamare lo sciopero nazionale della categoria". 7 Giunta) non vengono presentati, discussi, concordati ed approvati: i piani pluriennali sociosanitario e socio-assistenziale; gli standard quantitativi e qualitativi; l'adeguamento dei posti letto extraospedalieri; l'accreditamento delle residenze protette; l'ampliamento della rete dei servizi domiciliari e distrettuali; il turn-over e l'aumento delle piante organiche per rispondere efficacemente all'aumento delle patologie invalidanti croniche e delle demenze senili. La centralità della persona, nell'azione pubblica, si concretizza partendo dalle certezze economiche che il governo, la regione e gli enti locali, devono stabilire e stanziare annualmente nelle loro finanziarie e nei loro bilanci di previsione. La solidarietà, da non confondersi con la filantropia, attecchisce tra i cittadini se il buon esempio viene dato da chi è stato eletto per amministrare saggiamente le risorse fiscali, provenienti dai contribuenti. Il governo sul versante del Welfare ha dimostrato indifferenza: non ha istituito il fondo nazionale per la non autosufficienza (infischiandosene dello stesso testo unificato approvato da tutti i gruppi parlamentari) e ha pesantemente ridotto i trasferimenti statali ai comuni (primi attori nell'erogazione dei servizi assistenziali domiciliari e territoriali). I sindacati confederali e dei pensionati, qui nel Veneto, consapevoli che l'innalzamento delle speranze di vita delle persone, determinerà l'aumento di vecchie e nuove disabilità psicofisiche (già oggi un anziano su due, con più di sessantacinque anni di età, ha delle difficoltà di deambulazione) due anni fa, unitariamente, hanno presentato e divulgato una proposta di "fondo integrativo regionale per la non autosufficienza". Quindi, sobriamente evidenziando la primogenitura su tale proposta, il sindacato non avrà obiezioni se sarà definito (non annunciato per fini strumentali elettorali e nemmeno deliberato senza la concertazione) un "patto sociale" con strumenti di intervento a favore dei disabili e delle loro famiglie. Sulle risorse per finanziare inizialmente il fondo, suggerisco all'assessore regionale alle politiche sociali, di utilizzare da subito: le varie provvidenze già esistenti, l'addizionale irpef regionale e parte della fiscalità generale locale, coinvolgendo le amministrazioni comunali. Se dovessero emergere ulteriori oggettive necessità finanziarie, sulla base della rilevazione e del monitoraggio dei fabbisogni socio-assistenziali, opportunamente la regione dovrà formalizzare uno specifico tavolo permanente di confronto e di proposta, al quale il sindacato darà il proprio contributo di idee e di possibili soluzioni. Franco Piacentini, segretario SPI - CGIL Venet OCCHIALERIA RINNOVATO IL CONTRATTO NEL VENETO L'ASSISTENZA HA BISOGNO DI PROGRAMMAZIONE Nella nostra regione le prestazioni ai soggetti disabili e/o non autosufficienti, hanno bisogno di una programmazione concertata tra le parti istituzionali, sociali e sindacali, nella quale far entrare anche la recente proposta dell'assessore alle politiche sociali, finalizzata a realizzare "un patto sociale sull'assistenza". Da molti anni nel Veneto (soprattutto per responsabilità della Il 17 marzo è stata sottoscritta l' ipotesi di accordo per il rinnovo del secondo biennio economico - scaduto a dicembre 2005 - per i 15.000 dipendenti delle imprese degli occhiali rappresentate. In una nota, le segreterie nazionali di Femca-Cisl Filtea-Cgil UiltaUil esprimono il loro "apprezzamento per i risultati conseguiti" e sottolineano "l'importanza di averli raggiunti senza essere ricorsi ad iniziative di mobilitazione e di sciopero". "L'aumento contrattuale previsto - si spiega nel comunicato - a fronte della richiesta di 78 euro medi mensili a regime, è di 75 euro al 3° livello, erogati in tre tranches, di cui la prima di 30 euro a partire dal primo di aprile. E' inoltre prevista l'erogazione dell' una tantum di 50 euro a copertura del periodo 1 gennaio - 31 marzo 2006". Femca Cisl, Filtea Cgil, Uilta-Uil hanno inoltre preso "l'impegno a definire in tempi brevi e certi, i riferimenti per quanto riguarda la base di calcolo, utili per determinare i futuri incrementi retributivi. Questo risultato (inserito in una stagione contrattuale particolarmente complessa, che ha visto e vede negoziati che immettono nelle trattative per il secondo biennio economico, richieste improprie di modifiche delle normative contrattuali, o pesanti allungamenti nei tempi del rinnovo del contratto) assume anche un valore positivo di rispetto delle regole e dello spirito dell' attuale modello contrattuale, e la riconferma di relazioni industriali corrette e utili per affrontare al meglio le sfide della competitività internazionale". L'ipotesi passerà ora al vaglio delle assemblee dei lavoratori. 8 giovedì 23 marzo 2006 VENETOLAVORO UN CONCORSO LETTERARIO DALLA CGIL DI PADOVA "TERZO: NON DISCRIMINARE!" LE MOTIVAZIONI DEI PREMI Il 18 marzo al Caffè Pedrocchi di Padova si è svolta la premiazione del concorso letterario promosso dalla CGIL provinciale, che ha voluto abbinare la celebrazione del centenario a questa nuova edizione del premio, inaugurato nel 2001, conferendogli così una continuità. L'idea che ci ha spinto a promuovere l' iniziativa era quella di sollecitare una produzione di racconti sul lavoro, con la convinzione "che ci siano tante cose da raccontare, tutte degne d'essere ascoltate". E che ci sia stata rispondenza è emerso dal considerevole numero di lavori inviati: ben 248 racconti, scritti dalle persone più eterogenee sia sul piano sociale che culturale, accomunate dalla voglia di esprimere attraverso la parola scritta un' esperienza, un'idea, un "sentire". Tema del concorso: "terzo: non discriminare! Storie di quando la dignità sociale è rispettata e quando invece è violata". In questi anni che vedono la Costituzione minacciata e i suoi principi messi pericolosamente in discussione, noi continuiamo a pensare che la Repubblica sia fondata sul "lavoro" (art. 1) e non sullo sfruttamento del lavoro. Nel paese ci sono stati cambiamenti profondi, e molti in peggio, per cui la nostra convinzione sull' importanza della carta Costitu-zionale è cresciuta. Per questo, proseguendo nel percorso dei valori fondativi della Repubblica, per la seconda edizione del concorso letterario abbiamo pensato all'Articolo 3. L'argomento è complesso, ricco di risvolti e potenzialità; ciononostante lo abbiamo sintetizzato in un titolo: "Terzo: non discriminare! Storie di quando la dignità sociale è rispettata e quando invece è violata". Sono arrivati 248 racconti da tutta Italia, alcuni anche dall'estero, scritti direttamente da lavoratrici, lavoratori, precari, migranti e disoccupati, che narrano storie di vita dove protagonisti sono da un lato la dignità sociale e dall'altro i diritti violati. Non potevamo trovare tema migliore per festeggiare i 100 anni della CGIL che da sempre è dalla parte dei più deboli. Anche per questa via abbiamo voluto dare nuova voce alla lotta contro la discriminazione. La giuria, composta dallo scrittore Ferdinando Camon (presidente), Magda Benassi, Raffaella Grassi, Rosanna Tosato, Fabrizio Zupo, ha selezionato una rosa di 21 finalisti dalla quale - in diretta, il giorno della premiazione - sono stati scelti i 3 vincitori: Enrico Elvis Crotti, Giorgio D'Amato, Miranda Haxhia. I premi sono stati di 800 euro al primo classificato, 600 al secondo, 400 al terzo. Nell'ambito della cerimonia è stato inoltre reso omaggio alla memoria del pittore Tono Zancanaro, nato a Padova l' 8 aprile del 1906. Con l'occasione, l' "Archivio Storico Tono Zancanaro" ha messo a disposizione del vincitore del premio letterario un'opera dell'artista, mentre copie del catalogo completo dell' opera grafica di Zancanaro sono state offerte ad ognuno dei classificati. L' interesse e la qualità dei racconti, in un panorama editoriale in cui il lavoro sembrava scomparso dalla narrazione degli scrittori "professionisti", ci porterà a pubblicare in una antologia i 21 testi finalisti. Rosanna Tosato, Segretaria della CGIL di Padova Itinerari Educativi del Comune di Venezia Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea Centenario CGIL Veneto Movimento di cooperazione educativa Associazione CLIO '92 Il lavoro nel Novecento Cinema, letteratura, canzoni Servizi educativi - Via Pio X, 4 - Venezia Mestre mercoledì 22 marzo 2006 ore 16.30 Grazia Castellano Il lavoro nel cinema lunedì 27 marzo 2006 ore 16.30 Piero Brunello Le canzoni del movimento operaio lunedì 3 aprile 2006 ore 16.30 Maurizio Gusso Il lavoro nella letteratura "Disegnami un albero" di ENRICO ELVIS CROTTI Un dirigente aziendale, "tagliatore di teste", diventa a sua volta e suo malgrado, vittima delle scelte dell'azienda dove lavora. Grande bravura nel mettere assieme, e con poche ma essenziali parole, piani di racconto diversi: il lavoro in azienda, la vita in famiglia, il rapporto con il figlio, la moglie. Indubbia bellezza dello stile: asciutto, con pennellate rapide ma efficaci, ed ottima padronanza della parola scritta. "Ad ammazzare porci" di GIORGIO D'AMATO Racconta la strage, perpetrata dal regime di Saddam Hussein nel 1988, con l' uso di gas nervino, nei confronti del popolo curdo in una città del Kurdistan iracheno, Halabja. Buona scorrevolezza nel raccontare, con una certa distaccata dignità, un episodio fortemente tragico. Molto interessante, originale, quasi teatrale l' alternanza nel racconto tra i protagonisti che intervengono in prima persona e l'autore che descrive i fatti e le situazioni come una voce fuori campo. "Le Lucciole si spegnevano" di MIRANDA HAXHIA Orsea, ragazza albanese, costretta, in un paese che non è il suo, a prostituirsi, vive con grande angoscia questa situazione. Imprigionata in un corpo infangato, la sua anima vorrebbe una vita normale: il sogno di fare il medico, la voglia di un amore vero. Tutto ciò s' intreccia con la leggenda del fiume Osumi che sembra scorrere parallela alla storia di Orsea: dentro le sue acque Orsea vorrebbe, annegando, purificarsi. Solamente la consapevolezza di avere una vita in grembo la dissuade dal farlo. Trama ben congegnata, sviluppata in una lingua italiana reinventata dalla mescolanza con influenze straniere, com' è la parlata degli immigrati.