Antitumorali
Neoplasia – termine con il quali si indica la abnorme e nuova crescita
di un tessuto. Esse possono essere:
Neoplasie benigne – hanno contorni ben definiti, si possono
asportare facilmente chirurgicamente ottenendo anche la
scomparsa delle sintomatologie ad esse connesse ma,
soprattutto, non generano metastasi.
Neoplasie maligne – invadono i tessuti circostanti e la loro
rimozione completa diventa difficile se non praticamente
impossibile. Inoltre diffondono in tessuti anche lontani
generando le metastasi.
Sono classificate in vari modi ma si preferisce chiamarli:
con il nome dello scopritore (tumore di Wilm, sarcoma di
Hodking, ecc…);
Con il nome del tessuto dal quali derivano (Classificazione
istologica).
Antitumorali 2
Oma – suffisso che solitamente indica un tumore benigno (eccezione
Melanoma e linfoma che sono maligni). Tra questi ricordiamo
come esempio l’Adenoma (epitelio ghiandolare), osteoma (osso) e
condroma (cartilagine).
Lesioni quali il granuloma non sono affatto dei tumori.
Blastoma – serve ad indicare neoplasie maligne.
I tumori indifferenziati possono essere originati da tessuti
epiteliali detti carcinomi o da tessuti connettivi detti sarcomi.
Leucemia – tumore selle cellule ematiche con sovrapproduzione di
globuli bianchi (fino a 1000 volte):
Anche in questo caso se ne conoscono due tipi:
Leucemia acuta – i precursori delle cellule bianche non
arrivano a maturazione ed interferiscono con la normale
produzione di globuli bianchi normali.
Leucemia cronica – produce cellule ematiche mature
anomale non in gradi di svolgere il loro ruolo di prevenzione
e resistenza alle infezioni.
Antitumorali 3
Metastasi – sono causate da cellule del tumore maligno che si
staccano dalla sede primaria e vengono distribuite dal sistema
vascolare o linfatico.
Durante questa fase di trasporto la sopravvivenza delle cellule
è minima.
Quelle che sopravvivono devono riuscire ad aderire esse stesse
nelle membrana basale e ivi penetrare.
la formazione del tumore secondario avviene solo se la cellula
metastatica viene a trovarsi in un ambiente favorevole.
Principi base
Le due principali fasi della vita di una cellula sono:
la sintesi del DNA e la mitosi con produzione di nuove cellule;
La differenziazione cellulare in grado di produrre cellule
specializzate.
La crescita cellulare è regolata da fattori prodotti dalla stessa
cellula.
Antitumorali 4
Spesso le cellule hanno un sistema di controllo (feedback)
negativo in grado di controbilanciare l’effetto del fattore della
crescita.
Sia i fattori di crescita che quelli di inibizione esplicano la loro
azione legandosi a recettori sulla superficie cellulare.
Le cellule tumorali sono in grado di sovraprodurre i fattori di
crescita e di esprimere meno quelli di inibizione.
Il risultato è la perdita del controllo della proliferazione
cellulare che così diventa anomala ed esagerata.
Regolazione del ciclo cellulare
G1 – momento in cui nasce una cellula nuova. La durata della fase
dipende dal tessuto;
S – fase di sintesi nella quale si
portano le cellule che devono
proliferare. Si ha replicazione del
DNA.
G2
–rappresenta
la
fase
di
preparazione alla mitosi o fase M.
Antitumorali 5
Vi sono due momenti di controllo e precisamente all’interfacia
G1-S
e G2 – M e precisamente quando la cellula decide
rispettivamente di replicarsi e di dividersi.
È a livello dell’inizio della farse replicativa che si parla di tumore
e di sua cura.
Nella fase G2 la cellula cessa la sintesi del DNA ma continua la
sintesi di RNA e proteine che precede la mitosi (M). Si formano
così due cellule figlie che possono iniziare il ciclo o entrare in
una fase di quiescenza chiamata G0 dove possono rimanere per
lungo periodo ed essere successivamente immesse nel cirocolo.
La cellula può anche andare incontro al processo di morte
cellulare e così morire.
Nei tumori la percentuale di cellule in fase proliferativa cresce
notevolmente a scapito di quelle quiescenti e che muoiono. Ciò
produce una crescita abnorme.
È stato osservato che nei tumori le nuove cellule si formano in
zone ipossiche vicine al centro del tumore e poco vascolarizzate.
Antitumorali 6
Ne consegue che esse vengano a trovarsi in uno stato di
quiescenza. Ciò complica la durata della cura.
Infatti, gli antitumorali agiscono distruggendo le cellule in fase
replicativa ma non agiscono sulle cellule quiescenti. Per questo
motivo sono necessari cicli di terapia al fine di consentire alle
cellule in fase quiescente di entrare in fase S ed essere così
distrutte dal ciclo di cura successivo.
Vi sono due tipi di mutazioni:
Della linea germinale;
Somatiche (causano il cancro).
Il processo di carcinogenesi abbisogna di una mutazione (che non
venga riparata) che rappresenta l’iniziazione ed una fase di
sviluppo nella quale le cellule proliferano.
A questo livello si forma un tumore benigno che consente la nascita
del tumore maligno primario e successivamente si formano le
metastasi o tumori secondari lontani.
Antitumorali 7
Iniziatori – sono sostanze che non producono cancro, ma solo
mutazioni che possono essere anche riparate.
Promotori – di per sé non sono genotossici ne tanto meno
mutageni.
Prodotti chimici – XVII secolo scoperta della elevata incidenza di
tumori negli spazzacamini londinesi (benzopirene).
Si ipotizza che i prodotti chimici possano interagire con le basi
del DNA generando un danno o mutazione in un singolo punto.
Questo tipo di danno può essere riparato o può rimanere e
pertanto essere trascritto e generare una mutazione
permanente.
Antitumorali 8
Queste sostanze possono dare direttamente degli addotti con il
DNA o possono indurli (radiazioni).
Virus oncogeni – essi si inseriscono nel genoma della cellula,ospite.
Virus a DNA – portano alla produzione di proteine che possono
interagire con quelle della crescita o con i geni che sopprimono i
tumori.
Virus a RNA – possono causare i tumori (soprattutto i
retrovirus). Grazie alla trascrittasi inversa essi producono del
DNA a doppia catena a partire dal RNA. Successivamente una
integrasi inserisce questo DNA provirale nel genoma della cellula
ospite. Si possono generare alterazioni nell’espressione genica
che determinano poi le fromazioni tumorali.
Alterazione genica – esistono dei protooncogeni che controllano la
crescita cellulare. Se essi vengono espressi in quantità abnorme
e possono alterare l’equilibrio tra geni oncogeni e anti-oncogeni.
Si può avere pertanto:
Una aumentata espressione degli oncogeni;
Diminuita espressione dei geni antitumore (anti-oncogeni).
Antitumorali 9
Si conoscono numerosi oncogeni raggruppabili in:
Oncogeni che determinano una continuità nella produzione dei
fattori di crescita (gene hst e int);
Oncogeni che includono i geni associati ai recettori dei fattori
della crescita.
Oncogeni che legano i nucleotidi guaninici.
Esistono anche geni soppressori dei tumori quale il gene p53 (che
attraverso l’interazione le cicline rallenta la proliferazione
cellulare) e la p21.
Terapia del Cancro
Fondamentalmente il tumore può essere curato con:
Chirurgia;
Terapia con radiazioni;
Terapia immmunologica;
Chemioterapia.
Antitumorali 10
Lo scopo della chemioterapia è quello di utilizzare farmaci dotati di
tossicità selettiva sull’esempio degli antibatterici.
Le differenze esistenti tra cellule sane e tumorali sono minime è
ciò rende difficile il raggiungimento di questo obiettivo.
Perciò la maggior parte degli antitumorali agisce interferendo nel
processo di divisione cellulare.
Ne consegue che le neoplasie più sensibili sono quelle con un
elevato indice di accrescimento (es tumori giovani con elevata %
di cellule in fase replicativa).
La terapia deve quindi essere iniziata il più presto possibile ed
eventualmente associarla alla terapia radiante e a quella
chirurgica.
La logica conseguenza è che i farmaci antitumorali tendono a
colpire anche le cellule sane in rapida attività.
Le manifestazioni tossiche più frequenti sono: nausea, vomito,
anoressia, alopecia, leucopenia ed aumentata sensibilità alle
infezioni.
Antitumorali 11
Classi di antitumorali
Ormoni e antagonisti ormonali - tendono a variare le condizioni
tissutali dove è avvenuta la crescita neoplastica.
Immunostimolatori – stimolano la risposta immunitaria;
Citotossici o citostatici – intervengono nei processi replicativi
della cellula dove possono:
Intervenire
nella
desossiribonucleotidi;
biosintesi
dei
Replicazione;
Processi di trascrizione e traduzione del DNA;
Processo di formazione del fuso mitotico.
ribo
e
Agenti alchilanti 1
Agenti alchilanti
Rappresenta una classe di composti molto eterogenea.
L’ipotesi del loro utilizzo come antitumorali nacque dall’osservazione
dell’azione tossica sui tessuti proliferanti dell’Iprite, gas tossico,
utilizzato per la prima volta a Ypres durante la prima guerra
mondiale.
Cl
S
Cl
Nella sintesi di numerosi analoghi vennero sintetizzati anche gli
isosteri azotati recanti un sostituente allo stesso atomo d’azoto.
1949 venne approvata da parte della FDA la Mecloretamina.
Cl
CH3
N
Cl
Mecloretamina
Inizio dello sviluppo di nuovi farmaci ad azione antitumorale
(ciclofosfamide, clorambucile, Melfasan ….).
Agenti alchilanti 2
Meccanismo d’azione – agiscono tutti alchilando il DNA e in in
particolare la posizione 7 della guanina
O
H2N
H3C
N
O
HN
H2N
N
CH3
N
N
HN
N
Cl
N
DNA
Cl
O
Cl
N
N
DNA
H3C
N
O
+
HN
H2N
N
N+
H
N
NH2
N
N+
N
DNA
N
DNA
L’alchilazione può interessare anche altre basi che compongono il
DNA
L’ossigeno della posizione 6 della Guanina;
Gli atomi di azoto 1 e 3 della Adenina;
L’azoto in 3 della Citosina;
Può interessare anche i gruppi fosfato presenti sullo scheletro del
DNA e le proteine associate al DNA.
Agenti alchilanti 3
Qualora l’agente alchilante lo consenta si possono formare legami
intra- o inter-filamento.
La reazione che avviene procede con un meccanismo che può essere:
SN1 - la reazione limitante è riferita ad una sola specie
molecolare (mostarda azotata) e consiste in una ionizzazione
dell’agente alchilante;
lenta
R+ + X-
R X
+
R
-
R A
+ A
veloci
R+ + HA
R A
+ H+
SN2 - la reazione fa riferimento a due specie (mostarda azotata
e substrato) ed avviene con simultanea rottura e formazione di
legami tra agente alchilante e substrato.
R X
+ A-
R X
+ HA
lenta
A
R
X
HA
R
X
veloci
R A
+ X-
R A
+ X- + H+
Agenti alchilanti 4
Questo avviene qualora l’alchilante non rechi un sostituente in grado
di generare un anello a tre termini (tensionato e reattivo) caricato
positivamente (ione aziridinio).
In questo caso è la successiva reazione con il nucleofilo che
determina l’ordine di reazione SN2
a) Mostarde alifatiche
b) Mostarde aromatiche
Agenti alchilanti 5
L’alchilazione del N7 stabilizza la forma enolica che a sua volta
favorisce altre reazioni.
CH3
N
O
N
HN
H2N
Cl
N
+
N
N
N
CH3
N
OH
Cl
N
H2 N
N
H2N
N
N
O
CH3
N
N
N
Cl
H2N
N
N
CHO
NH
O
O
O
Cl
N
N
O
O
OH
HO
+
N
N
O
O
O
N
NH2
CH3
N
N
+
N
O
O
N
N
H2N
O
O
OH
NH
N
O
CH3
N
N
N
Cl
O
O
OH
O
O
O
NH2
Agenti alchilanti 6
L’anello imidazolico verrebbe così indebolito con possibile formazione
di derivati aperti e di composti nei quali si è scisso il legame con
la catena del DNA.
In particolare l’enolizzazione impedirebbe alla Guanina di instaurare
legami idrogeno con la Citosina. Anzi, l’acidità del tautomero
favorirebbe una analoga interazione con la Timina.
Come già detto prima si possono formare anche legami inter- e
intra-filamento. In particolare i legami interfilamento dati dalla
Mecloretamina generano citotossicità.
Come sostanze possono alchilare anche le proteine e l’RNA
H
H
O
N
HN
N
O
DNA
H N
H
N
N
N
H
Citosina e Guanina
N
H
HO
N
N
R
N
+
N
N
N
O
DNA
H N
H
Normale legame tra le due basi
Citosina e Guanina
N
DNA
HO
O
DNA
NH
N
O
DNA
N
R
N
+
N
N
H N
H
DNA
Timina e Guanina
Agenti alchilanti 7
Gli agenti alchilanti si rivelano più attivi nelle fasi G1 e S.
La cellula è in grado di riparare il danno generato da queste
molecole in quanto una endonucleasi taglia il tratto danneggiato
mentre una esonucleasi lo allontana. Si genera una regione vuota
che viene riempita in modo corretto.
Le cellule in rapida replicazione non hanno sufficiente tempo per
riparare il danno cosa che invece avviene nelle cellule in fase G0.
Per questo motivo essi agiscono prevalentemente sulle cellule in
rapida proliferazione (tumorali).
Mostarde azotate
Sono derivati di 2-Cloroetilamine spesso bifunzionalizzate.
Mecloretamina (Clormetina) – utilizzata come cloridrato per iniezioni
ev. È una sostanza molto instabile la cui soluzione acquosa (pH
3,5) deve essere utilizzata subito.
Presenta una emivita di 15 minuti e soprattutto la forma
aziridinica è presente nel sangue già dopo pochi minuti dalla
somministrazione.
CH
CH
CH
3
Cl
Cl
-
N+
H
3
3
Cl
Cl
N
Cl
N+
Cl
Agenti alchilanti 8
Per aumentare la selettività (verso determinate cellule maligne) e
allo stesso tempo ridurne la tossicità sono stati studiati
numerosi derivati.
Essi consistono nell’avere il sistema dicloroetilaminico legato
tramite azoto ad una catena che può essere:
COOH
COOH
Un amminoacido;
Cl
Un anello aromatico,
N
Una base purinica;
N
Cl
Cl
N
Cl
Cl
Uno zucchero;
Novembichina
Cl
Cl
Una fosfamide ciclica;
Clorambucile
Metabolita
sostanze varie quali nuclei steroidici etc…
Primo approccio fu l’uso della Novembichina.
Clorambucile – è uno dei composti più vecchi e nasce con l’intento di
ridurre il distacco dell’atomo di cloro grazie a gruppi elettron
atrattori. Lo scopo è stato raggiunto con all’introduzione di un
anello aromatico che diminuisce la basicità dell’atomo di N.
Viene metabolizzato rapidamente a dare il derivato fenilacetico
pure esso attivo.
Agenti alchilanti 9
Visto che è un derivato a carattere acido si lega fortemente alle
proteine plasmatiche. È indicato nel trattamento della leucemia
linfocitica cronica.
Sono stati fatti anche degli esteri con il Prednisolone
(prednimustina) e con l’Estradiolo (Busramustina) mirato per il
cancro al seno.
Melfalan (L-PAM o L-Sarcolisina) – sfrutta lo stesso effetto
dell’anello aromatico con l’aggiunta che l’amino acido potrebbe
rivelarsi critico nel metabolismo della cellula tumorale. Sembra
esservi un suo assorbimento preferenziale rispetto alla forma D
per il quale sono richieste dosi maggiori.
Anche lui si lega bene (30%) alle proteine plasmatiche e viene
utilizzato nel mieloma multiplo.
SAR - non sembra esserci differenza di attività tra isomeri ottici e
i vari isomeri di posizione anche se l’isomero L-meta ha minor
azione inibitrice sul sistema immunitario ed una aumentata
attività antiproliferativa.
H N
Cl
2
COOH
N
Cl
Melfalan
L-Sarcolisina
R1
Cl
N
Cl
Agenti alchilanti 10
H
L-NitroArg-L-norVal
L-Ser-p-fluoro-L-Phe
OH
L-Prolina
O
R2
Me
N
Cl
P-Fluoro-L-Phe
N
R2
R1
NH
p-Fluoro-L-Phe
L-Arg
M,L-SL-L-Arg-L-Lys
L-His
P-Fluoro-L-Phe-Gly
L-norVal
COOH
N
Cl
Bendamustina
Sono entrati in uso clinico anche derivati multi alchilpeptidici o
Polimelfalan (mix di prodotti) per il trattamento di malattie
emolinfo proliferative.
Bendamustina Treanda® – somministrata
cloridrato per aumentarne la stabilità
per
endovena
come
Approvata nel 2008 dall’FDA per il trattamento del linfoma nonHodgkin durante il trattamento con Rituximab (anticorpo
monoclonale).
Sostituisce la ciclofosfamide.
Agenti alchilanti 11
Studi condotti su mostarde azotate aromatiche ha evidenziato una
stretta relazione esistente tra basicità e velocità di reazione.
σ -4.02
LogKH = -1.84σ
Negative slope
LogK = -1.92σ
σ- -1.17
Log(1/IC50) = -2.46σ
σ +0.53
Mannomustina – rappresenta un esempio di mostarda azotata legata
ad una porzione zuccherina. Usata nelle leucemie linfatiche per
ev.
Dopan e Uramustina sono derivati della Timina e dell’Uracile studiati
come antitumorali senza tuttavia evidenziare l’effettiva
efficacia.
Cl
Mannomustina
H2C
HO
HO
H
H
H2C
N
O
Cl
HN
H
H
OH
OH
O
O
CH3
N
H
Cl
DOPAN
Cl
Cl
N
Cl
N
HN
O
N
H
Cl
N
Cl
Uramustina
Agenti alchilanti 12
Ciclofosfamide – rappresenta un composto nel quale si è riusciti a:
Ridurre la reattività dell’azoto che non è più basico
(amide);
Facilitarne il trasporto (profarmaco).
Essa infatti risulta meno attiva nel formare lo ione aziridinio
rispetto a tutti gli altri composti e risulta decisamente più
stabile.
La scelta del radicale ciclofosfamidico è ideale per l’effetto a
livello dei tessuti tumorali che sono particolarmente ricchi di
fosfatasi e fosfamidasi. Ciò rende biodisponibile il farmaco al
sito d’azione con una selettiva tossicità.
Richiede un’attivazione metabolica mediata dal CYP450 con
ossidazione dell’anello a dare il derivato carbinolamminico che
decompone facilmente a dare acroleina ed una mostarda
fosforammidica.
O O
Cl
P
N
La mostarda fosforamidica che si forma ed il
HN
derivato aziridinico sono in grado di dare
Cl
legami crociati nel DNA e sono citotossici
Ciclofosfamide
Agenti alchilanti 13
attiva
attiva
Agenti alchilanti 14
Cl
Cl
POCl3
+
Cl
O P N
Cl
HN
Cl
bis-(2-cloroetil)amina
Cl
HO
NH2
NH
P N
O O
3-aminopropanolo
Cl
Cl
N,N-bis-(2-cloroetil)
fosfamide dicloruro
Ifosfamide ed
Trofosfamide
– sono degli analoghi della
ciclofosfamide.
Ed
anche
loro
devono
essere
attivati
metabolicamente.
4-Idrossiperossiciclofosfamide
(4-HPCy)
–
rappresenta
un
metabolita che si forma anche in vivo dalla ciclpfosfamide stessa
e presenta il vantaggio di non richiedere l’attivazione metabolica
da parte del CYP450 dato che quest’ultimo in alcuni tumori
presenta un’attività ridotta.
Cl
O O
P
N
N
H
O O
P
N
N
Cl
Cl
Cl
Ifosfamide
Cl
Trofosfamide
O O
P
N
HN
Cl
Cl
O
HO
4-HPCy
ONa
P O
ONa
Cl
Agenti alchilanti 15
Estramustina fosfato - in questo composto
la parte aptofora è data dall’estradiolo mentre la
O
catena cloroetilaminica rappresenta il farmacoforo.
N
O
È una mostarda modificata in quanto l’azoto è
Cl
legato ad un acile.
L’attività sembra sia dovuta ad entrambe le componenti della
molecola
Principali mostarde azotate e loro indicazioni terapeutiche
Agenti alchilanti 16
Alchil Solfonati
Busulfan – estere del 1,4-butandiolo con l’acido metansolfonico che
rappresenta il gruppo uscente. È una molecola neutra con scarsa
solubilità in acqua. Questo farmaco non viene ritrovato tal quale
nelle urine ad indicare che subisce reazioni di idrolisi o di
alchilazione.
o
Come gli altri agenti alchilanti predilige reagire con l’azoto in 7
della Guanina dando luogo anche a dimeri.
o
È specifico nel trattamento della leucemia mielogena cronica, per
la quale è il farmaco più efficace di cui si dispone.
o
Viene utilizzato anche per la leucemia granulocitica cronica e la
mielofibrosi.
Busilvex® - soluzione contenente 6 mg/mL e viene somministrato
per infusione.
Myleran® - compresse da 2 mg.
H3C
O2
S
O
Busulfan
O
S
O2
CH3
Agenti alchilanti 17
o
Treosulfam o (L-treo-diidrossibusulfan) che viene metabolizzato
ad epossido ed è usato nel carcinoma ovarico.
o
Ricordiamo anche il Ritrosulfan simile alle mostarde azotate
dotato di proprietà citostatiche e immunosoppressivo.
o
Mannosulfan – derivato del mannosio tetrametansolfonato.
o
Mitobronitol – corrisponde al 1,6-dibromo-1,6-dideossi-Dmannitolo. Sembra agire alchilando il DNA.
Treosulfan
Mannosulfan
H3C
O2
S
OH
O
O
OH
O2
S
OH O
S
O2
O
OH
CH3
SO2
O
O
O2S
OH
S
O2
H3C
O
S
O2
N
H
OH
H
N
O
O2
S
CH3
Ritrosulfan
Agenti alchilanti 18
Derivati Aziridinici
Tiotepa – Thioplex® (trietilentiofosfaramide)– fa parte degli
alchilanti aziridinici che rappresentano il passo successivo
compiuto dopo la scoperta del meccanismo d’azione della
Clormetina. È il composto più utilizzato anche perché più stabile
della Tepa (Trietilenfosforamide) un composto atossico molto
usato a livello industriale e come sterilizzante per insetti.
A pH acidi forma lo ione aziridinio che agisce da alchilante.
Triaziquone – indicato per il tumore alle ovaie.
Carboquone – indicato per il trattamento del tumore ai testicoli, alle
ovaie e il tumore avanzato alla prostata.
Meccanismo d’azione classico con alchilazione del DNA e
formazione di legami crociati che impediscono che il DNA venga
separato per la sintesi e la trascrizione.
Usato in associazione con Cis-platino.
S
N P N
H S
N+ P N
O
N P N
N
N
N
O
N
N
TioTEPA
TEPA
N
Triaziquone
NH2
O
N
O
O
O
N
O
O
Carboquone
Nitrosouree
Agenti alchilanti 19
Composti attivi come antitumorali in quanto generano prodotti di
degradazione in grado di alchilare il DNA e di carbamoilare le
proteine.
Le nitrosouree sono agenti alchilanti monofunzionali ma se recano
un gruppo 2-cloroetilico il componente alchilato può a sua volta
agire da alchilante con formazione di legami crociati intra- e
intercatena.
Inoltre, la capacità di carbamoilare il gruppo ε-amminico della
Lys sembra impedire la riparazione del DNA.
O
Cl
N
N
H
NO
R
isocianato
Cl
O
N
N
N
O
Agenti alchilanti 20
Di questa classe di sostanze fanno parte:
Nimustina – usata soprattutto nella leucemia
nell’encefaloma e nei tumori dell’apparato digerente.
cronica,
Carmustina – la prima ad essere sperimentata su larga scala.
Sostanza lipofila che penetra bene nel SNC consentendo alte
concentrazioni nei fluidi cerebrospinali.
sebbene si pensi ad un meccanismo di alchilazione del DN e del
RNA analogo alle mostarde azotate essa non presenta fenomeni
di resistenza crociata.
Sembra agire con un meccanismo diverso basato sulla inibizione
enzimatica ottenuta tramite carbamoilazione delle proteine.
Lomustina – migliore della precedente ed in particolare nel
trattamento del morbo di Hodgkin.
Agenti alchilanti 21
Streptozocina
-
isolata
da brodi di fermentazione dello
Steptomyces achromogenes e successivamente sintetizzata.
Attiva contro tumori maligni delle isolette del pancreas.
La sua scarsa tossicità a livello del midollo osseo ha suggerito
la sintesi di analoghi più attivi.
La molecola di zucchero che può esistere in entrambe le forme
anomeriche conferisce una buona solubilità in acqua rispetto
alle altre nirosouree.
produce sindromi diabeto-simili neglia nimali da esperimento.
Clorozotocina è il risultato di queste ricerche e risulta più
attiva nella leucemia sperimentale.
HO
HO
O
OH
Streptozocina
OH OH NO
HN
N
CH3
O
O
OH
OH OH NO
HN
N
O
Cl
Clorozotocina
Agenti alchilanti 22
Semustine – utilizzata per i tumori al cervello, i linfomi e il
cancro al colon e allo stomaco.
È tossica, carcinogenica (sospetta leucemia secondaria) e
teratogena motivo per cui non viene più utilizzata.
Fotemustine studiata per il trattamento del melanoma.
Alchila la guanina generando in un legame trasversale tra N1
della guania e l’N3 della Citosina.
Di conseguenza provoca l’arresto del ciclo cellulare, a seguito
dell’inibizione del DNA, con apoptosi finale.
L’elevata lipofilia della molecola le consente di superare la
barriera ematoencefalica.
H3C
O
O
N
H
N
NO
Semustine
Cl
O
O
P
N
O H
N
NO
Cl
Fotemustine
Agenti alchilanti 23
Altri agenti Alchilanti
Dacarbazina (DTIC) – appartiene alla classe dei derivati triazinici
che sono in grado di generare carbocationi alchilanti per azione
enzimatica nel fegato.
È un farmaco molto importante ad attività antitumorale ad ampio
spettro ed in particolare attivo sul melanoma melanotico.
Viene somministrata per ev, possiede una emivita di 30 minuti e
viene eliminata con le urine.
La sua attività è dovuta all’attivazione epatica che la demetila
mediante ossidazione. Il monometil derivato si degrada a 5aminoimidocarbossiamide, azoto e catione metilico che metila la
Guanina in posizione 7.
Inibisce maggiormente la sintesi di RNA e proteine che quella
del DNA. Possiede azione citotossica lenta e sembra non
mostrare specificità per alcun momento del ciclo cellulare.
O
N
N
H
NH2
N N CH3
N
CH3
Dacarbazina
Agenti alchilanti 24
CONH2
N
CH3
N
H
N
H
O
N
N
O
NH2
N
N
N
CH3
Cyt P450
N
N N
N
CH3
CONH2
N
CONH2
N N
N
H
CH3
N
H
eliminazione
spontanea
N
N
H
N N CH3
N
OH
CONH2
eliminazione
spontanea di
formaldeide
H3C
N
NH2
NH
Metildiazene
CH3+
Agente
alchilante
Temozolomide – rappresenta un profarmaco in quanto
viene convertita enzimaticamente a Dacarbazina e come
tale agisce da alchilanete. Attualmente è stata
approvata dalla FDA per il trattamento dei tumori al
cervello. Viene somministrata oralmente e viene
rapidamente assorbita
Agenti alchilanti 25
Procarbazina usata nel trattamento del morbo di Hodgkin.
L’ossidazione in vitro produce il metildiazene e successivamente
un radicale metile. In questo modo è in grado di metilare il DNA
e l’RNA. A livello del DNA agisce metilando la posizione 8 della
Guanina.
È un inibitore della MAO.
O
H3C
N
H
H
N
Procarbazina
O
N
H
H3C
N
N
N
H
H3 C
N
NH
Metildiazene
Agenti alchilanti 26
Etoglucide – utilizzato soprattutto per il tumore alla vescica.
O
O
O
O
O
O
Mitobronitol
–
corrisponde
al
1,6-dibromo-1,6-dideossi-Dmannitolo. Sembra agire alchilando il DNA.
OH OH
Br
Br
OH OH
Pipobroman – derivato piperazinico in grado di alchilare il DNA,
viene somministrato per os nel trattamento della polycythaemia
vera.
O
N
Br
N
O
Br
Agenti alchilanti 27
Complessi del Platino
sono sostanze che agiscono in modo analogo agli alchilanti
formano legami covalenti per reazione nucleofila tra le Guanine
presenti nel DNA e il complesso bivalente diamminoplatino.
Si srotolano e si rompono così le spire del DNA.
Cisplatino - (Cis-Diclorodiamminoplatino) entrato in terapia come
antitumorale nella cura del tumore ai testicoli (associazione con
bleomicina) e nel carcinoma ovarico in associazione con
Doxorubicina).
È un complesso del Platino con due molecole di ammoniaca e due
atomi di cloro in cis.
Dopo somministrazione il Pt si lega alle proteine plasmatiche
incluse l’albumina, la transferrrina e la gamma-globulina.
-
Cl
NH3
Pt
Cl ++ NH3
Cisplatino
Agenti alchilanti 28
Carboplatino – ha legami con l’acido 1,1-ciclobutandicarbossilico
e presenta un’attività minore data dalla stabilità all’idrolisi
Oxaliplatino
O,O)platinum)
generazione.
(R,R)-1,2-diaminocycloesano(etanedioatorappresenta un derivato del Platino di 3a
Inibisce la replicazione del DNA per formazione di addotti con
legami crociati.
È stato introdotto nella terapia del cancro al colon ed al retto.
Utilizzato in associazione con Rituximab, con Gemcitabina o con
entrambi.
In associazione con Leucovorina, Fluorouracile e radiazioni, viene
utilizzato nel tumore all’esofago.
O
-
O
Carboplatino
O
NH3
Pt
O ++ NH3
-
NH2
O
O
Oxaplatino
Pt
NH2
O
O
Agenti alchilanti 29
Attività degli agenti alchilanti misti
Antimetaboliti
Sono sostanze che impediscono la formazione dei normali metaboliti
cellulari ai quali assomigliano dal punto di vista strutturale.
Il loro meccanismo d’azione può essere:
di tipo competitivo con il substrato che mimano;
Di tipo suicida in grado di bloccare l’enzima bersaglio.
Alcuni di questi composti li abbiamo già incontrati come farmaci per
la cura delle infezioni di tipo batterico o virale.
Metotressato
Questa sostanza, assieme ad i suoi analoghi, costituisce una serie di
derivati pteridinici che competono con il sito attivo della
diidrofolato riduttasi che già ben conosciamo.
Questa classe di sostanze provocano la morte cellulare come
conseguenza della mancata sintesi del DNA a causa della
mancata biosintesi della Timidina e dell’acido Uridilico
La sintesi della Timidina avviene grazie alla formazione del derivato
N5,N10-metilentetraidrofolico che funge da agente metilante.
Antimetaboliti 2
L’acido tetraidrofolico viene convertito nel corrispondente N5,N10metilentetraidrofolico ad opera di un metilene serinico in
presenza di Piridossale.
Il metilene viene trasferito come metile sull’anello uridinico con
formazione di acido diidrofolico che torna nel ciclo biosintetico.
L’inibizione della DHFR
DHFR
da
parte
del
metotressato
può
inibire
anche
la
biosintesi
delle
Serina/
Piridossale
Timidilato
purine.
sintetasi
L’acido N10- formamido
tetraidrofolico
(Leucovorina) che si
può formare è in
grado di formilare il
5-aminoimidazolo-4carbossamide
nucleotide.
Antitmetaboliti 3
L’acido tetraidrofolico viene convertito nel corrispondente N5,N10metilentetraidrofolico ad opera di un metilene serinico in
presenza di Piridossale.
Il metilene viene trasferito come metile sull’anello uridinico con
formazione di acido diidrofolico che torna nel ciclo biosintetico.
L’inibizione della DHFR
da
parte
del
metotressato
può
inibire
anche
la
biosintesi
delle
purine.
L’acido N10- formamido
tetraidrofolico
(Leucovorina) che si
può formare è in
grado di formilare il
5-aminoimidazolo-4carbossamide
nucleotide.
Antimetaboliti 4
Aminopterina è stato il primo farmaco entrato in terapia e poi
sostituita per la minor tossicità del Metotrexate.
Il dicloro derivato è risultato valido sugli animali, ma sull’uomo è
apparso più tossico.
Le differenze di tossicità sembrano imputabili a diverse velocità di
metabolizzazione dei prodotti.
Il Trimetrexato è un analogo chinazolinico che possiede una potente
attività antifolica. La sua maggior solubilità lo rende in grado di
permeare le cellule tumorali e i microorganismi (usato
soprattutto comtro Pneumocystis Carinii).
COOH
O
N
H
NH2
N
N
H2N
N
N
N
R
Cl
COOH
N
H2N
R = H
Aminopterina
R = CH3 Metotrexate
NH2 H
N
N
N
H
N
CH3
N
H
Cl
Diclorometotrexate
OCH3
OCH3
NH2 CH3
N
H2N
COOH
O
N
H
N
OCH3
Trimetrexate
COOH
Antimetaboliti 5
La
Leucovorina viene somministrata durante il trattamento
antitumorale con Metotressate come terapia di salvataggio delle
cellule normali in quanto sembra inibire il trasporto attivo del
Metotressato all’interno cellula.
COOH
O
N
H
NH2
N
N
H2N
N
N
N
CH3
Metotressato
O
COOH
COOH
O
H
N
HN
H2N
O
N
N
H
N
H
COOH
N
H
Leucovorina
Il Metotrassato viene poliglutammato nel fegato e nello spazio
intracellulare
e
successivamente
viene
idrolizzato
enziamticamente a Metotressato.
Non viene pressoché metabolizzato e lo si ritrova inalterato nelle
urine.
Sono stati sintetizzati alcuni suoi analoghi che non hanno dimostrato
né vantaggi terapeutici né minore tossicità.
Antimetaboliti 6
Sintesi del Metotressate.
Antimetaboliti 7
Raltitrexed - agisce mediante l’inibizione della timidilato sintetasi
impiegato dalle cellule (sia tumorali che sane) nella biosintesi
delle pirimidine.
È attivo nelle cellule dopo la poliglutammilazione che consente la
sua persistenza nell’ambiente cellulare.
Viene somministrato per via endovenosa con cicli da ripetere ogni
21 gg.
Il farmaco mostra un buon profilo di tollerabilitàcon rari effetti
collaterali degni di nota.
Pemetrexed – usato nella neoplasia polmonare non a piccole cellule.
In associazione con Cis-Platino viene utilizzato nel trattamento
del mesotelioma pleurico da amianto.
Raltitrexed
O
N
N
H
HN
S
N
C H3
H
N
CO OH
H2N
CO OH
O
COOH
Pemetrexed
N
H
N
O
O
HN
COOH
Antimetaboliti 8
Analoghi dei Nucleosidi
Sono strutturalmente simili ai substrati che antagonizzano ma
recano piccole modifiche o nella porzione pirimidinca o in quella
zuccherina.
Il loro meccanismo d’azione può vederli coinvolti nella:
Inibizione di una chinasi;
Inibizione di un enzima coinvolto nella biosintesi delle pirimidine;
Incorporazione nel DNA o RNA;
Inibizione della DNA polimerasi.
Derivati Pirimidinici
Fluorouracile – ideato da Heidelberger nel 1957 sulla base di
osservazioni sul metabolismo di alcune cellule tumorali.
Egli osservò che queste cellule utilizzano l’Uracile in luogo dell’acido
Orotico per la sintesi delle Pirimidine.
O
HN
O
O
F
N
H
Fluorouracile
HN
O
O
HN
N
H
Uracile
O
O
CH3
N
H
Timina
COOH
HN
O
N
H
Ac. Orotico
Antimetaboliti 9
In particolare, la biosintesi della Timidina viene svolta da una
timidilato sintetasi una proteina che presenta a livello del sito
catalitico un residuo tiolico di una Cys.
Si viene a formare così, a partire dall’acido desossiuridilico (dUMP),
il corrispondente acido desossitimidilico (dTMP).
H2N
H
N
N
HN
O
O
HO P
O OH
N
H
N
-
O
F
HN
O
N
O
F
HN
N
SH
Timidilato sintetasi
O
OH
N
O
S
Timidilato sintetasi
O
HO P
O OH
O
OH
H2N
N
HN
H
N
H
N
N
H
N
O
O
HN
O
HO P
O OH
F
N
O
O
OH
O
S
Timidilato sintetasi
O
Tutto questo è possibile
perché in posizione 5 è
COOH
presente un H che risulta
sufficientemente acido da
COOH
consentire di ripristinare
l’enzima.
L’intermedio
formatosi
libera l’acido diidrofolico.
COOH
COOH
La presenza dell’atomo di
fluoro
rende
stabile
l’intermedio
e
non
consente di ripristinare
l’enzima.
Antimetaboliti 10
Il composto di per sé non è attivo e deve essere trasformato nel
corrispondente
5-fluorouracil
riboside
(5FUR)
che
successivamente viene convertito ad acido 5-fluoro-2’desossiuridilico (5FdUMP).
Una volta trasformato in 5FdUMP, il composto si lega alla Timidilato
sintetasi per dare l’intermedio stabile.
Come molecola viene metabolizzato da parte di una diidropirimidina
deidrogenasi a dare il 5-F-5,6-diidrouracile. Questo enzima
viene a sua volta inibito dal 5-Etiniluracile e di conseguenza
questo composto è cosomministrato al fine di migliorare l’indice
terapeutico del 5-Fluorouracile.
O
F
HN
O
O
OH OH
F
HN
N
HO
5FUR
O
O
HO
O
P
O
OH
5FdUMP
N
O
OH
5FUTF
5FdUTP
RNA
DNA
O
O
F
HN
O
N
H
5-Fluoro-5,6diidrouracile
HN
O
N
H
5-EtinilU
Antimetaboliti 11
In alternativa al Fuorouracile si può utilizzare la Fluoxuridina che
può essere considerata un profarmaco ed ha il vantaggio di
essere solubile in acqua.
Altra molecola è la Capecitabina usato per il trattamento di alcune
forme tumorali, tra le quali il cancro del colon in stadio
avanzato, della mammella e dell‘ovaio.
Viene somministrata per os.
O
O
O
O
F
HN
NH
F
N
N
HO
O
N
HO
O
OH
Floxuridina
O
OH
Capecitabina
Antimetaboliti 12
Carmofur – derivato del 5-fluorouracile
Tegafur – convertito da enzimi microsomiali in 5-fluorouracile e
rappresenta il trattamento di prima scelta del carcinoma colonretto avanzato. Somministrato in associazione con Uracile che
blocca la Didropiridina deidrogenasi (DPD) che lo inattiva.
Azacitidina – è un isostero del nucleo pirimidinico e l’azione di
rottura delle catene del DNA sembra sia dovuta alla fragilità
dell’anello triazinico.
La FDA ha approvato Azacitidina (Vidaza) nel trattamento dei
pazienti con sindrome mielodisplastica.
Si ritiene che agisca ripristinando la normale crescita e
differenziazione delle cellule del midollo osseo.
F
HN
O
N
H
F
HN
O
N
O
NH2
O
O
N
O
N
O
N
N
HO
O
OH OH
Carmofur
Tegafur
Azacitidina
Antimetaboliti 13
Citarabina – antimetabolita al quale è stato modificato la porzione
zuccherina da ribosio ad arabinosio che risulta essere un epimero
in 2’. Anche in questo caso, il prodotto deve essere convertito nel
mono- e poi nel trifosfato (ARA-CTP).
questo derivato mostra diversi meccanismi d’azione:
Inibisce la conversione dell’acido Citidilico in acido 2’desossicitidilico inibendo l’enzima ribonucleotide reduttasi (RR)
a livello della subunità R1 – resistenza data da
sovraespressione dell’enzima;
Inibisce la DNA-polimerasi-Dna-dipendente
Incorporata nel DNA (agisce da terminatore della catena) o nel
RNA genera un errore di lettura del codice genetico.
La sostanza è disponibile come polvere
per un uso endovena,
intratecale e sottocutaneo.
Viene metabolizzata velocemente ad Arabinofuranosiluracile
O
NH2
HN
N
ARA-C
O
O
N
N
HO
HO
O
OH
OH
O
OH
OH
Arabinofuranosiluracile
Antimetaboliti 14
Gemcitabina – rappresenta uno dei recenti antimetaboliti pirimidinici
e viene utilizzato nel cancro del polmone e del pancreas.
Mostra una eccellente attività antitumorale in vivo in quanto viene
incorporata nel DNA e porta a morte cellulare.
Il derivato trifosfato viene incorporato nel RNA e così inibisce la
sintesi sia del DNA che del RNA.
Il principale metabolita nelle urine è l’analogo uracilico inattivo
2’-desossi-2,2’-difluorouridina (dFdU).
NH2
NH2
N
O
N
N
HO
O
O
F
O
HO
O P O
HO
OH F
Gemcitabina
HN
N
O
N
HO
O
F
OH F
dF-dCTP
O
F
OH F
dFdU
Antimetaboliti 15
Derivati Purinici
6-Mercaptopurina – anche in questo caso il derivato attivo è sempre
il ribonucleotide corrispondente 6-Tioinosinato che si forma ad
opera
di
una
Ipoxantina-guanina-fosforibosil
transferasi
(HGPRT).
Inibisce la sintesi de novo delle purine impedendo la conversione
del 5-fosforibosil pirofosfato in 5-fosforibosilammina.
S
S
N
HN
N
N
HN
N
H
HO
N
O P O
HO
N
O
OH OH
6-Mercaptopurina
6-MPMP
Antimetaboliti 16
Il 6-tioinosinato inibisce inoltre la conversione dell’acido inosinico ad
acido adenilico come pure l’ossidazione dell’acido inosinico ad
acido xantilico.
Biosintesi delle
Purine
Antimetaboliti 17
Oltre a questo meccanismo è doveroso ricordare che il metabolita
Tioinosinato può essere convertito sia a mono- che a trifosfato.
Come tali questi derivati possono essere incorporati nel DNA o
nel RNA al posto della Guanina inibendo l’allungamento della
catena polinucleotidica.
Inoltre, il tioinosinato può essere metilato al posto della Sadenosilmetionina e convertito al 6-metiltioinosinato.
Come sostanza non mostra un buon assorbimento orale anche se
viene somministrata per questa via.
Viene
metabolizzata
completamente
con
formazione
di
metiltiopurine e, ad opera di una xantina ossidasi, di acido
tiurico. Proprio questo metabolita ha suggerito l’utilizzo di
allopurinolo, quale inibitore della xantina ossidasi, al fine di
ridurre la dose del farmaco stesso.
H3C
S
N
HN
HO
N
O P O
HO
N
O
OH OH
6-MPMP
S
S
N
N
HN
HO
N
O P O
HO
N
O
OH OH
6-Metiltioinosinato
O
OH
H
N
O
N
H
N
H
N
N
N
N
H
Antimetaboliti 18
Azatioprina – molecola che agisce liberando lentamente la
mercaptopurina
e
viene
utilizzato
soprattutto
come
immunosoppressivo.
6-Tioguanina – come molecola è strettamente correlata alla 6-MP e
come tale viene metabolizzata a dare il derivato ribosilico
monofosfato (6-TGMP) e poi il trifosfato (6-TGTP).
Essi agiscono inibendo gli stessi enzimi visti precedentemente.
Il 6-TGTP è in grado di essere incorporato nel RNA e, dopo
trasformazione nel desossiderivato, essere inserito nel DNA.
Come tale, non viene riconosciuto dagli enzimi addetti alla
replicazione del DNA.
N
H3C
N
HN
S
N
N
N
H3C
S
NO2
N
H2N
N
N
H
N
H
H3C
S
N
N
H2N
O
HO
P
O
OH
N
N
O
OH OH
Azatioprina
6-TG
6-TGMP
S
N
N
H2N
O
HO
P
O
OH 3
N
N
O
OH OH
6-TGTP
Antimetaboliti 19
Fludarabina fosfato – è strutturalmente correlato alla adenosina con
variazioni che riguardano sia l’adenina (fluorurata) che il ribosio
(sostituito con l’arabinosio). In pratica è un derivato della
Vidarabina (ARA-A) della quale risulta più potente in quanto
meno soggetta all’enzina adenosina deaminasi.
Una volta convertita nel trifosfato è in grado di inibire la
ribonucleotide reduttasi.
Cladribina – l’analogo clorurato ma con il desossiribosio è in grado di
inibire importanti enzimi in grado di riparare il DNA.
Pentostatina (2’-Deoxicoformicina) Nipent® è un inibitore della
adenosina deamminasi ed è attiva sui linfociti T tumorali. Usata
nella Leucemia Linfoide Cronica. Si lega scarsamente alle proteine
plasmatiche e viene pertanto escreta rapidamente a livello
NH
NH
renale.
HO
2
N
F
O
HO
P
O
OH
2
N
N
N
O
OH
OH
Fludarabina fosfato
N
N
Cl
O
HO
P
O
OH
N
NH
N
N
N
O
OH
Cladribina
O
HO
P
O
OH
N
O
OH
Pentostatina
Antimetaboliti 19
Clofarabina – utilizzata in pediatria nella leucemia linfoblastica
acuta.
Una volta convertita nel trifosfato è in grado di inibire la
ribonucleotide reduttasi e la DNA polimerasi coinvolti nella
produzione di materiale genetico impedendo alle cellule di
produrre nuovo DNA e RNA.
N H2
N
N
Cl
HO
N
N
O
F
OH
Clofarabina
Antimetaboliti 20
Dosi , vie di somministrazione, effetti collaterali e forme
farmaceutiche di antimetaboliti
Antibiotici antitumorali
Numerosi composti isolati durante la ricerca di nuovi antibiotici si
sono poi rivelati degli agenti antitumorali.
Antibiotici antitumorali 2
Numerosi composti che allora vennero scartati per l’eccessiva
tossicità furono successivamente rivisti, proprio per questo
motivo, come possibili antitumorali.
Bleomicine – sono state scoperte nel 1966 nei brodi di
fermentazione dello Streptomyces verticillus. Sono antibiotici
glicopeptidici ed attualmente viene utilizzata una miscela di A-2
e B-2 sotto forma di chelati rameosi.
Antibiotici antitumorali 3
Possiedono una forte tendenza a formare chelati metallici.
Si ritrovano, in natura, come chelati con un atomo di rame
complessato tra l’imidazolo, la pirazina e i vari gruppi amidici.
Si ritiene che formino un chelato con il Fe++ e così facciano variare
il potenziale del ferro stesso favorendo la riduzione dell’ossigeno
che degrada il DNA generando così l’effetto citotossico.
Si pensa si formi sia una
specie radicalica attiva sia
il radicale ossidrile (●OH)
con rottura della porzione
zuccherina
e
relativo
rilascio di basi puriniche e
pirimidiniche.
Antibiotici antitumorali 3
SAR – La porzione glicopeptidica laterale non è essenziale all’attività
ma serve per facilitare l’attraversamento delle membrane
cellulari. La rimozione non porta a perdita di attività.
La catena dipeptidica non funge solo da linker bensì partecipa alla
formazione di legami ad idrogeno che intensifica l’interazione e
danno specificità di base.
La porzione ditiazolica intercala nel DNA con le relative catene
cationiche che rafforzano il complesso per interazioni
elettrostatiche con i gruppi fosfato del backbone.
Antibiotici antitumorali 4
Dactinomicine o Actinomicina D- Formano un gruppo di cromopeptidi
(rosso-arancione) prodotto da varie specie di Streptomyces.
•
Sono molto tossiche e per questo utili come antitumorali.
•
Il cromoforo è l’acido 3-amino-1,8-dimetil-2-fenossazon-4,5dicarbossilico (detto actinocin) legato tramite i due carbossili con
due depsipentapeptidi (chiusura del ciclo tra OH della Thr iniziale
e il carbossile dell’ultimi la N-metil-D-Valina).
•
Le due catene laterali possono essere:
•
identiche e si parla di isoactinomicine;
•
Diverse e si parla di anisoactinomicine.
Antibiotici antitumorali 4
. Inibiscono la sintesi di RNA. Il cromoforo si intercala tra le coppie
di guanina-citosina di due molecole di DNA a doppia elica
instaurando interazioni π-π
π.
Le catene laterali si legano nel solco minore e rafforzano il
complesso.
Interferisce quindi con la trascrizione del DNA in RNA.
L’interferenza delle Dactinomicine con la RNa-polimerasi-DNAdipendnete è maggiore rispetto a quella con la DNA-polemerasi
stessa.
La loro azione è indipendente dal ciclo ccllulare anche se la loro
attività è preminente in fase G-1.
Antibiotici antitumorali 5
Mitomicine – Isolata negli anni ‘50 da streptomyces caespitosus
come derivato C. Solo successivamente (’70) data la loro
tossicità, vennero utilizzate come antitumorali.
La Mitomicina A può essere sintetizzata dalla C in due soli
passaggi.
E’ in grado di alchilare il DNA a livello delle unità citosiniche e
guaniniche dopo riduzione ad idrochinone in presenza di NADPH
ed eliminazione del metossile angolare.
•
•
O
O
O
X
NH2
X
OCH3
NH2
NH2
OCH3
N
H3C
N R
R
H
Mitomicina A
H
Mitomicina C
CH3 Porfiromicina
O
O
O
X
NH2
OCH3
N
H3C
O
O
O
O
N R
O
OH
H2
X
NH2
OCH3
N
H3C
OH
N R
OH
CH3OH
O
NH2
OH
+
H
X
N
H3C
OH
N R
X
CH2+
N
H3C
OH
NH2-COOH
+
N
H
R
Antibiotici antitumorali 6
•
•
•
•
•
L’alchilazione può avvenire con entrambi i centri reattivi e
preferibilmente con il gruppo amminico in 2 della guanina.
Si stabilisce un ostacolo alla replicazione del DNA e al
funzionamento della RNA-polimerasi DNA-dipendente con
inibizione della sintesi di DNA e RNA.
La mitomicina C viene assorbita poco per via orale, pertanto, è
somministrata per ev e viene metabolizzata velocemente.
Il sistema chinonico impartisce alla molecola una colorazione bluviolacea.
Utilizzata soprattutto per il tumore al panreas.
Antibiotici antitumorali 7
Antracicline
Pigmenti colorati prodotti da Attinomiceti ed aventi struttura
antrachinonica.
L’interesse per queste sostanze emerse soprattutto dopo la
scoperta dell’attività antitumorale della Daunorubicina.
La ricerca di analoghi portò alla scoperta delle Doxorubicina
dotata di spettro antitumorale più allargato e meno tossica.
4
1
8
5
10
Daunorubicina
Doxorubicina
Iododoxorubicina
Carubicina
Idarubicina
Epirubicina
Esorubicina
Antibiotici antitumorali 8
O
Relazioni struttura attività
Sono ben evidenti quattro regioni:
a.
Anello aromatico D
b. Due nuclei idrochinonici B e C
c.
La catena idrossichetonica in 8
d. Il residuo zuccherino in 10
OH
O
R
D
C
B
A
O
OH O
OH
O
H3C
R
NH2
R1
Sull’anello D sono compatibili varie modifiche tra le quali
ricordiamo
la
demetilazione
del
sostituente
in
1.
La
1-demetossidaunomicina
(Idarubicina)
ha
un
buon
assorbimento
orale,
minor
cardiotossicità
e
miglior
penetrabilità nelle cellule coltivate.
Il nucleo farmacoforico della molecola è costituito dai due
sistemi idrochinonici che devono possedere almeno un ossidrile
libero
radicale semichinonico.
Antibiotici antitumorali 9
Il chelato triferrico della adriamicina, che si è rivelato meno
cardiotossico, viene assorbito per via orale e non ha effetto
immunosoppressivo.
Il residuo zuccherino in 10 ha notevole importanza come aptoforo
– l’aglicone delle dauno e doxorubicina è sprovvisto di attività.
Composti con agliconi simili ma che contengono la Rodosamina in
luogo della daunosamina hanno attività modesta e sono più
tossici.
O
R
O
OH O
H3C
O
OH
NH2
O
R
O
OH O
H3C
O
OH
N CH3
CH3
Antibiotici antitumorali 10
•
La struttura β-glucosidica appare esiziale per l’attività.
•
L’epimero in 4’ (Epirubicina) unisce all’attività antitumorale della
Dauno e Doxorubicina una minor cardiotossicità, così pure la 4’
desossidoxorubicina.
•
La 4’- desossi-4’-iodo (iododoxorubicina) ha una maggiore
lipofila, una minore basicità, è molto efficace nei tumori al
colon ed ai polmoni, è attiva per via orale e non è
cardiotossica.
•
Le modifiche alla catena laterale in 8 tendono a ridurre
l’attività. L’optimun è rappresentato dal ragguppamento
chetolico (chetodiolico) della Doxorubicina. Si può accorciare
ma non allungare od introdurre in essa un gruppo basico.
•
Vanno
ricordati
anche
i
profarmaci (esteri in posizione 14
come
la
Valrubicina)
che
rigenerano in situ il farmaco.
O
OH
O
O
OH
OMe O
OH OR
H3C
O
HN
OH
F3C
O
C4H9
O
Antibiotici antitumorali 11
• L’ossidrile in posizione 8α
α è importante non può essere eliminato
o sostituito con un metile.
• Nella Dauno e nella Doxorubicina l’anello A idroaromatico è in
confromazione a semisedia che è cratterizzato dalla formazione
di un legame idrogeno intramolecolare (8-10) che determina la
disposizione spaziale dell’anello piranosico rispetto al nucleo
antrachinonico.
D-daunosamina
10
8
semisedia
barca
Metabolismo della Doxorubicina
Antibiotici antitumorali 12
Riduttasi
NADPH
1) Idrolasi NADPHo
2) Daunomicinolo riduttasi
O-Metil
Idrolasi
Solfotransferasi opp.
Gluconiltransferasi
Doxurubicinolo
D = daunosamina
Antibiotici antitumorali 13
Meccanismo d’azione
• L’aglicone, porzione planare della molecola, si intercala nel DNA
orientandosi ad angolo retto nella scanalatura maggiore della
doppia elica. Tale complesso è rafforzato da legami idrofobici e
da legami idrogeno.
• La porzione zuccherina interagisce elettrostaticamente con lo
scheletro zucchero-fosfato del DNA.
• Inibisce così la DNA- e RNA-polimerasi DNA dipendente e
provoca:
• Inibizione dell’incorporazione di di precursori degli acidi
nucleici;
• Alterazioni nucleolari nelle cellule del cuore e del fegato;
• Carcinogenicità;
• Frammentazione del DNA di cellule tumorali;
• Anomalie cromosomiche.
Antibiotici antitumorali 14
• Il principale recettore delle antracicline è il DNA del nucleo (dove
si ritrova la maggior quantità di antibiotico).
• La natura ossido-riduttiva delle antracicline e responsabile
dell’interferenza con sistemi ox-red dell’organismoanimale (Q10,
Succinicossidasi,
NADPH-ossidasi,
la
respirazione
dei
mitocondriisolati, ecc…).
• Questa interferenza porterebbe alla formazione di specie
radicaliche (soprattutto ●OH) responsabili della frammentazione
del DNA e dei danni cellulari.
• La loro cardiotossicità deriva
polinsaturi della membrana.
dalla
perossidazione
di
lipidi
Antibiotici antitumorali 15
Sintesi
• Ottenibili a partire dal
sistema
tetralinico
di
Wong.
• La
risoluzione
degli
antipodi ottici di questo
intermedio, tramite Base
di
Schiff,
fornisce
l’isomero R.
• La glucosidazione avviene
per
mezzo
della
1desossi-1-cloro-3,4bistrifluoroacetildaunosamina in presenza
di
trifluometansolfonato
di Ag.
Antibiotici antitumorali 17
Meccanismo di formazione di radicali liberi a partire da
antrchinoni.
Antibiotici antitumorali 18
Rottura ossidativa delle catene del DNA da parte di radicali
liberi genarati da antrachinoni.
Antibiotici antitumorali 19
Antibiotici Cromomicinonici
• Hanno in comune la struttura agliconica triciclica del
Cromomicinone legato a diverse molecole di zuccheri particolari.
• Isolate da Streptomyces griseus.
Cromomicina A
Mitromicina
Antibiotici antitumorali 20
• Si legano in modo reversibile alle coppie di basi G-C all’interno
del solco minore del DNA.
• In particolare si lega ad almeno tre sequenze consecutive di GC inibendo così la sintesi del RNA sia nei batteri che nelle
cellule animali.
• Formano complessi con il DNA in cui è necessaria le presenza di
ioni Mg2+, Mn2+, Co2+ e Zn2+).
• L’alchilazione può avvenire con entrambi i
centri reattivi.
• Si stabilisce un ostacolo alla replicazione
del DNA e al funzionamento della RNApolimerasi DNA-dipendente con inibizione
della sintesi di DNA e RNA.
• La porzione zuccherina è fondamentale
per il binding della molecola con il DNA.
Antibiotici antitumorali 21
Streptazocina (Zanosar®) e Clorozocina
• Sono nitrosouree naturali isolate da brodi di fermentazione di
Streptomyces achromogenes.
• Sono antitumorali che abbinano un’attività antibatterica ad
ampio spettro.
• L’azione citotossica di questi composti è
liberazione
di
gruppi
alchilanti
(CH3+,
carbamoilanti (NH2-CO+).
correlata alla
ClCH2CH2+)
o
• Clorozocina provoca legami trasversali nel DNA e tra DNA e
proteine.
• La Clorozocina è mutagena e meno mielotossica rispetto ad
altre nitrosouree.
CH2OH
O
OH
OH
OH
O
HN
R
Streptozocina
Clorozocina
N
NO
R = CH3
R = CH2CH2Cl
Antitumorali
Idrossiurea
Molecola piccola ben assorbita per os (80-100%) ed escreta
inalterata nelle urine.
Essa blocca la conversione di ribonucleotidi a desossiribonucleotidi
che è uno stadio cruciale nella biosintesi del DNA.
Inibisce specificatamente la fase S e provoca l’arresto cellulare
nellinterfase G1-S.
Questo dato è assai importante per la terapia radiante in quanto
le cellule in fase G1 sono quelle maggiormente colpite dalle
radiazioni.
O
H2N
N
H
OH
Inibitori delle topoisomerasi
Diversi composti sia sintetici che naturali avevano evidenziato la
capacità di intercalare il DNA.
Verso la fine degli anni ’80 è stato dimostrato che l’azione
citotossica è dovuta alla formazione di un complesso ternario
stabile tra la sostanza, il DNA e la topoisomerasi II.
La topoisomerasi II si lega al DNA in modo reversibile e
successivamente esegue tagli e ricuciture dei filamenti per
ridurre lo stress torsionale durante le fasi replicative.
È
una proteina
cromosomico.
omodimerica
associata
ad
uno
Scaffold
Esistono due isoforme:
– Topo IIα
α codificata dal cromosoma 17 bersaglio della
maggior parte dei farmaci che intercalano il DNA.
– Topo IIβ
β codificata dal cromosoma 3 e domina nelle cellule
resistenti agli inibitori della topo II.
Inibitori delle topoisomerasi 2
Tra i prodotti sintetici troviamo due classi di composti.
Derivati 9-anilinoacridinici
Studi condotti da Cain e coll (1979) portarono inizialmente al
derivato metansolfonamidico dotato di maggiore solubilità,
stabilità metabilica e attività biologica e successivamente
all’Amsacrina primo composto sintetico in grado di intercalare il
DNA con efficacia clinica nella leucemia linfoblastica acuta;
è in grado di bloccare entrambe le isoforme dell’enzima.
Nel complesso ternario che si forma l’acridina va ad intercalarsi
nel DNA mentre la catena laterale anilinica instaura una
specifica interazione con l’enzima.
R
HN
H
N
SO2CH3
Metansolfonamide R = H
Amsacrina
N
R = OCH3
Inibitori delle topoisomerasi 3
Composti antracenedionici - derivano da studi su coloranti industriali
e tra essi troviamo il Mitoxantrone un derivato dialchilaminoantrachinonico in grado di intercalare il DNA, soprattutto in zone
ricche di GC, e formando un complesso ternario stabile con la
topoisomerasi II.
Tale complesso è rafforzato dalla presenza degli ossidrili in
posizione 5 e 8 (Ametantrone si dissocia molto più rapidamente).
L’aspetto interessante che gli aminozuccheri sono sostituiti da
catene che posseggono comunque la possibilità di formare legame
idrogeno (-OH) e di essere protonate (NH).
La molecola è in grado di generare radicali ossidrilici e superossidi
che possono provocare danni irreparabili al DNA. Questi stessi
radicali sono la causa della cardiotossicità (come nelle
antracicline).
Pixantrone – aza-analogo utilizzato nel linfoma non-Hodgkin
R
O HN
H
N
O HN
OH
NH2
Mitoxantrone R = OH
N
Ametantrone R = H
R
O HN
N
H
OH
O HN
NH2
Inibitori delle topoisomerasi 4
Epipodofilline
Estratte da Podophyllul peltatum le podofillotossine rappresentano
un vecchio rimedio contro la gotta.
Esse sembrano agire nella fase G2 dove causano legami proteinaDNA e soprattutto rotture del DNA. Sebbene si leghino alle
tubuline non agiscono attraverso questa via.
Formano complessi ternari stabili con la topoisomerasi II ed il suo
substrato (DNA). La topoisomerasi opera il taglio della catena
del DNA ma le molecole impediscono il passaggio e la ricucitura
che normalmente seguono. Così facendo l’enzima rimane legato
ad una delle estremità di taglio del DNA e si vengono ad
accumulare frammenti dello steso con morte della cellula.
DNA
Topoisomerasi II
Isopodofillotossin
glicoside
Duplex DNA
Complesso ternario
stabile
Inibitori delle topoisomerasi 5
Durante un ciclo catalitico della
idrolizzate due molecole di ATP.
topoisomerasi
II
vengono
Sia l’Etoposide che il Teniposide impediscono il rilascio della
molecola di ADP risultante dall’idrolisi della prima molecola di
ATP. L’attività ATPasica dell’enzima viene inibita e così si
impedisce il ricongiungimento dei filamenti del DNA.
La loro azione prevale nella tardiva fase S e si protrae nella
iniziale fase G-2 impedendo alle cellule di entrare in fase M.
La
Podofillotossina (isomero Cis) sostanza di partenza è un
antitumorale con tossicità sistemica troppo elevata e di
conseguenza
si
utilizzano
gli
isomeri
semisintetici
o
isopodofillotossine (isomeri trans).
Questi si ottengono per catalisi acida sulla molecola protetta alla
porzione zuccherina.
OH
O
O
O
R
H3CO
O
OCH3
OCH3
Podofillotossina
R = βH
Picropodofillotossina R = αH
Inibitori delle topoisomerasi 6
Etoposide – somministrato per i.v. nel il trattamento del tumore
refrattario ai testicoli, tumore al polmone a piccole cellule e
altri tumori difficili da trattare.
Data l’elevata lipofilia della molecola e l’impossibilità di
trasformarla in Sali solubili, essa viene somministrata ev
utilizzando per la formulazione del polisorbato 80 modificato.
È in commercio l’Etoposide fosfato che rappresenta un profarmaco
in quanto viene rapidamente totalmente idrolizzato ad
Etoposide.
Teniposide – somministrato per i.v. è indicato nel trattamento della
leucemia non linfocitica acuta, Linfoma di Hodgking, sarcoma di
Kaposi e neuroblastomi.
OR
O
O
Etoposide
O
H
H3CO
O
OCH3
OCH3
Tenoposide
O
R = H3C O
HO
R=
O
O
S HO
O
OH
O
OH
Inibitori della topoisomerasi 7
Camptotechine
Camptotechina isolata inizialmente da estratti di Camptotheca
acuminata e successivamente da Mappia foetida.
Rivelatasi troppo tossica è stata utilizzata come struttura base
per derivati semisintetici.
Irinotecan è un profarmaco nel quale l’anello chinolico ossidato è
derivatizzato
come
carbammato.
Somministrato
i.v.
in
associazione con 5-FU nel trattamento del carcinoma metastatico
al colon ed al retto.
Topotecan utilizzato nel trattamento del tumore alle ovaie e di
quello al polmone a piccole cellule.
R
R1
R2
Camptothecin
H
H
H
Topotecan
H
Irinotecan
Et
OH O
H3C
16
E O
1
N 2
10
R2
N
A
4
9
R1
R
CH2N(CH3)2
O
H
OH
O
O
N
N
Inibitori della topoisomerasi 8
Rubitecan viene utilizzato nella cura del carcinoma pancreatico
avanzato e rappresenta un classico “farmaco orfano”.
Belotecan – è attivo nel trattamento del tumore al polmone a
piccole cellule.
Da studi SAR è emersa l’importanza:
•
della funzione lattonica dell’anello E;
•
del gruppo carbonilico dell’anello D;
•
Della chiralità del C16 in quanto l’eutomero S è 10-100 volte
più potente del distomero R.
OH O
H3C
O
Rubitecan
R=
Belutecan
R = NO2
N
N
O
R
H
N
Inibitori della topoisomerasi 9
Meccanismo d’azione
Agiscono a livello della topoisomerasi I enzima preposto a;
• rompere provvisoriamente un singolo filamento del DNA;
• Ruotare la molecola;
• Riunire il filamento tagliato.
In presenza di Camptotechine, si forma un complesso ternario
stabile che impedisce di riunire i filamenti del DNA.
Il DNA tagliato non serve alla cellula che rimane in fase S mentre
il DNA stesso viene degradato con successiva morte della
cellula.
Farmaci antimitotici
Interferiscono con la mitosi cellulare ed in particolare con la
formazione/disgregazione del fuso mitotico.
Durante la mitosi si ha polimerizzazione della tubulina la proteina
che forma il fuso mitotico stesso.
Questi farmaci inibiscono tale processo con:
La depolarizzazione dei microtubuli;
La
formazione di strutture diverse dal fuso mitotico
stesso.
I cromosomi, in assenza del fuso mitotico, non possono separarsi
correttamente e sopraggiunge la morte cellulare.
Alcaloidi della Vinca – sono estratti dal fiore di pervinca del
Madagascar (Vinca rosae) aventi una caratteristica struttura
dimerica, non simmetrica, contente due gruppi indolici.
Antimitotici 2
Si evidenziano due sottostrutture:
1.
Sottostruttura vindolica;
2.
Sottostruttura catarantina
1
2
Antimitotici 3
La vinblastina e la Vincristina sono importanti come antitumorali in
quanto bloccano la mitosi con un arresto a livello della anafase
(distribuzione del materiale genetico tra le due cellule figlie).
Presentano una alta affinità e specificità per la tubulina della
quale causano depolimerizzazione. Legandosi alla subunità β
dei dimeri di tubulina (α
α-tubuline β-tubulina) ne impediscono
l’incorporazione nei microtubuli.
La cellula muore per apoptosi.
Nonostante la stretta somiglianza sono diverse per attività e
tossicità.
Antimitotici 3
Vinblastina Velbe® – somministrata come solfato per i.v. nel
trattamento del tumore ai testicoli metastatizzato (in
associazione con Bleomicina e Cisplatino) e per vari limfomi.
Presenta minore neurotossicità ma la leucopenia ne limita la
dose.
Vincristina – rappresenta un componente dei cocktails antitumorali
utilizzati nelle leucemie, nei linfomi, nei sarcomi e nei
carcinomi.
Usata sovente in associazione con corticosteroidi.
L’effetto neurotossico ne limita la dose di utilizzo.
Non produce serie depressioni del midollo osseo.
Da uno studio SAR e emerso che fondamentale per l’attività sono
sia la struttura dimerica che la stereochimica della giunzione.
La riduzione del doppio legame e/o del carbonile ne diminuisce
leggermente la potenza.
L’attività antileucemica è fortemente legata ai gruppi funzionali
presenti (es. l’idrolisi dell’acetile in C-4 della Vinblastina
abolisce l’attività antileucemica).
Antimitotici 4
Vindesina (Eldisine®) – corrisponde al derivato desacetilato della
Vinblastinamide solfato.
•
Viene somministrata in dosi di 3 mg per m2 di superficie
corporica e possiede un’emivita di 24 h.
•
Riduce la produzione di globuli bianchi predisponendo il paziente
ad infezioni. Dopo 10-14 giorni dalla sospensione del
trattamento si ripristina lentamente il loro normale ematico
prima del successivo ciclo chemioterapico.
Vinorelbine (Navelbine®)
attualmente
trasttamento del tumore alle ovaie.
•
in
fase
Sembra dotata di un più ampia attività antitumorale
II
per
il
Antimitotici 5
Vinflunine è un nuovo derivato fluorurato semisintetico della Vinca
modificato nella porzione catarantina.
•
Sviluppata nel corso di ricerche per il trattamento del tumore
alla vescica ed al polmone.
•
Negli studi in vitro ha dimostrato sinegismo con cisplatino,
Mitomicina C, Doxorubicina e 5-fluorouracile.
Tassoidi
Antimitotici 6
Sono derivati terpenici, anche semisintetici, estratti dalle foglie
del tasso del pacifico, caratterizzati da un complesso nucleo
triciclopentadecanico.
Questi derivati si legano alla β-tubulina e stimolano la formazione
dei microtubuli e di conseguenza i microtubuli:
vengono costretti a disporsi in modo parallelo;
non si possono disporre nella corretta posizione del fuso
mitotico.
Come effetto finale la cellula non può andare in mitosi.
Antimitotici 7
Attualmente vengono ottenuti per via sintetica a partire da
un precursore estratto sempre dalle foglie.
Il primo derivato scoperto è stato il Paclitaxel.
A
C
B
Le SAR sono state studiate a livello:
• biochimico, sfruttando prove di polimerizzazione delle tubuline
o di inibizione della depolimerizzazione dei microtubuli;
• cellulare, dove si misura la citotossicità nei confronti delle
cellule tumorali quali cellule KB, J 774, cellule della Leucemia P
388 o del melanoma B-16;
• dell’organismo, valutando l’inibizione della crescita tumorale
nei topi o nei tumori umani Xenografts
Antimitotici 8
Area A riguardante comprendenti le posizioni 7, 9, 10 e il
doppio legame 11-12:
• l’acilazione in 7 e la deacetilazione in 10 non portano ad
un incremento di attività
• solo in posizione 7 sono tollerati sostituenti polari e
voluminosi anche se questi determinano in vivo una certa
diminuzione di attività:
• L’ossidazione degli ossidrili presenti nelle posizioni 7 e 10
conduce ad una diminuzione di circa 1000 volte della
citotossicità nei confronti delle cellule KB.
A
C
B
Antimitotici 9
Area B relativa alle posizioni 1, 2, 4 e 5;
•
è la regione meno studiata del Taxolo a causa degli impedimenti
sterici e chimici dati dai gruppi funzionali presenti.
•
Nessuna modifica risulta a carico del C1 ed in C2.
•
è stata eseguita una sola modifica e precisamente
l’idrossilazione, analoga a quella metabolica, a m-idrossibenzoato
che comporta analoga attività nell’assemblaggio delle tubuline
associata ad una minore citotossicità (∼
∼39 volte minore) verso le
cellule del L 1210.
•
L’apertura dell’anello eterociclico porta al composto 21 (figura
13) 10-5 volte meno citotossico,
•
la mesilazione dell’ossidrile in C1 porta al
riarrangiamento
dell’anello A con una citotossicità circa 100 volte minore con
uguale attività sulle tubuline.
Antimitotici 10
Area C - Corrisponde alla zona più studiata e più critica del taxolo
in quanto è ritenuta indispensabile per l’attività.
• Il Baccatin III è 50 volte meno attivo del taxolo nelle prove
riguardanti le tubuline dei mammiferi così come una serie di suoi
derivati privi della funzione esterea in C13.
• La catena laterale deve possedere entrambi i gruppi legati al C3 e
precisamente il residuo fenilico e benzamidico..
• Un’ulteriore studio su derivati fenilpropionici, variamente sostituiti,
legati in catena ha determinato l’importanza della stereochimica
dei centri chirali presenti e dei vari sostituenti..
• L’inversione della posizione dei sostituenti ed anche della
stereochimica dei centri chirali comporta una diminuzione d’attività
Baccatin III
DAB
Antimitotici 11
La sola inversione dei centri chirali riduce l’attività di 4-5 volte.
• La rimozione della benzamide porta al derivato amminico libero
molto meno attivo e la eventuale acilazione con un gruppo tosile o
t-butossicarbonile non influenza ulteriormente l’attività.
• L’ossidrile in posizione 2’ se acilato porta a diminuzione di attività
salvo nel caso di composti appositamente progettati come
profarmaci.
I composti oggi in uso sono:
• Paclitaxel Taxol® Anzatax®– utilizzato in combinazione con altri
farmaci nel trattamento di vari tumori refrattari alle terapie
(ovaie, fegato, polmoni, esofago, vescica ….).
• Docetaxel Taxotere® – semisintetico preparato a partire dal 10DAB (10-deacetilBaccatin III). Ha un ruolo importante nella
terapia anticancro ma essendo parecchio tossico va utilizzato con
cura.
Terapia ormonale
Il trattamento terapico di tumori con ormoni è oggi diventato
frequente basti ricordare:
L’uso di antiestrogeni nella cura del cancro al seno;
L’utilizzo di antiandrogeni per l’ipertrofia prostatica.
Antiestrogeni
Storicamente la terapia ormonale inizia nel 1896, quando Beatson
praticò, per la prima volta, l’ovariectomia per il trattamento di
pazienti con tumore della mammella.
Dopo oltre cento anni, oggi le conoscenze scientifiche sul ruolo
degli ormoni sessuali si sono notevolmente perfezionate: tuttavia, il
razionale è rimasto immodificato poiché si ritiene che gli estrogeni
siano coinvolti nell’insorgenza e nello sviluppo di almeno un terzo dei
tumori mammari.
Pertanto la
efficace.
loro
soppressione
può
risultare
un
trattamento
Terapia ormonale 2
Il meccanismo di azione dei diversi farmaci consiste, quindi,
nell’interferenza con l’attività degli estrogeni.
In base all’osservazione che il testosterone aveva azione
antagonista sugli effetti fisiologici degli estrogeni venne
introdotta la terapia androgena per la cura del tumore alla
mammella.
Inizialmente venne usato il testosterone proprionato che presenta
collaterali effetti virilizzanti.
Per ovviare a ciò si è ricorsi a derivati
anabolizzante e scarsi con attività androgena.
prevalentemente
Il Calusterone è lo steroide più utilizzato nella terapia ormonica
primaria e secondaria del cancro alla mammella.
O
Me O
Me
Me
O
Testosterone propionato
O
Me OH
Me
Me
Calusterone
Terapia ormonale 4
L’espressione del recettore per gli estrogeni nel tumore è un
importante criterio per la scelta della terapia ormonale: infatti, è
stato ampiamente dimostrato che, più elevato è il contenuto di
recettori nel tumore (definiti ER-positivi) , maggiori sono le
probabilità di un effetto terapeutico.
Tra i farmaci SERM (Selective Estrogen Receptor Modulator)
troviamo:
Il Tamoxifene (Kessar®, Ledertam®, Nolvadex®, Nomafen®,
Tamoxene®, Virtamox ®) , farmaco di riferimento per la terapia
ormonale del tumore della mammella da oltre 20 anni, è oggi
l’antiestrogeno di prima scelta e viene assunto giornalmente da
milioni di donne.
È stato ampiamente utilizzato sia nella malattia avanzata sia come
trattamento adiuvante (dopo l’intervento chirurgico).
È stato rilevato che, nelle pazienti trattate per 5 anni, diminuisce
significativamente l’incidenza di tumore mammario controlaterale.
STEROIDI 62
Antagonisti “Impeded” - Tra questi composti dobbiamo ricordare lo
Estratriolo che qualora venga utilizzato in concetrazioni
elevate è in grado di bloccare il recettore ed impedire che
l’Estradiolo esplichi la sua attività.
Inibitori dell’aromatasi - Sono raggruppabili in due classi:
1.
Derivati dell’Androstendione – servono a bloccare la
conversione degli androgeni in estrogeni. Vengono utilizzati nel
trattamento della funzione riproduttiva e nella cura di forme
tumorali estrogeno-dipendenti.
Essi competono con l’Androstendione per il legame al sito
attivo dell’enzima aromatasi. L’analisi struttura attività su
questi derivati indica che essi devono essere analoghi al
substrato e differire da esso per piccole variazioni strutturali
O
O
all’anello A e in 19.
O
O
O
O
O
O
OH
O
4-idrossiandrostendione
O
O
S
O
6-metilenandrostendione
1-metilandrostandiendione
S
10β
β-propinilandrostendione
NH2
NH2
STEROIDI 63
2.
Derivati triazolici – essi inibiscono selettivamente in modo
competitivo la trasformazione del testosterone a estrogeni in
tutti i tessuti.
riducono la concentrazione di Estradiolo, Estrone
e
dell’Estrone solfato circolanti senza intaccare la sintesi di
ormoni corticosteroidi, dell’Aldosterone e degli ormoni tiroidei.
Dato che l’estrogeno agisce da fattore di crescita per il
tumore al seno, la riduzione delle concentrazioni plasmatiche
inibisce lo sviluppo della malattia.
Essi si legano con il triazolo al gruppo eme del complesso
enzimatico del CYP19.
N
N
N
N
N
N
N
N
OH
N
N
N
NC
CN
Anastrazolo
N
Cl
Vorozolo
CN
NC
Letrozolo
NC
C
N
Metabolita
Terapia ormonale 3
Nel momento in cui le cellule tumorali richiedono gli estrogeni per
la propria proliferazione, l’approccio più semplice per impedire
loro di svilupparsi è quello di privarle di tali sostanze. I
meccanismi fondamentali utilizzabili sono due:
impedire alla cellula tumorale di utilizzare gli estrogeni
prodotti (antiestrogeni)
inibire
la
produzione
dell’aromatasi).
degli
estrogeni
(inibitori
Il meccanismo di azione di entrambe le classi è perciò molto
semplice.
• Gli antiestrogeni impediscono che gli estrogeni, entrati nelle
cellule tumorali, possano essere utilizzati.
• Gli inibitori dell’aromatasi, invece, impediscono la formazione
degli estrogeni a partire dagli androgeni nei tessuti periferici e,
pertanto, la cellula tumorale non è rifornita di queste sostanze.
Terapia ormonale 5
Il suo meccanismo d’azione è prevalentemente di tipo tumoristatico
in quanto blocca a livello di fase G1 il ciclo cellulare delle cellule
tumorali (viene antagonizzato dall’uso di estradiolo).
È stato dimostrato che, in campioni di cellule tumorali, riattiva un
gene oncosoppressore che nei tumori funziona poco o per niente e
così impedisce la moltiplicazione cellulare
Per la presenza del doppio legame vi è isomeria cis-trans:
– l’isomero cis (Z) risulta attivo come antiestrogeno ed è
impiegato nella cura del tumore mammario;
– Il derivato trans (E) ha attività estrogenica e non viene
utilizzato.
Suo analogo è il Toremifene (Fareston®) che si lega al ER
impedendo agli estrogeni di svolgere la loro azione.
N
O
N
O
Tamoxifene
Toremifene
Cl
Terapia ormonale 6
Altri composti SERM sono:
Roloxifene, Arzoxifene e Basedoxifene
indicati nel tumore della mammella
dell’osteoporosi.
sono composti simili
e nella prevenzione
Lasofoxifene è un derivato dell’antiestrogeno Nefoxidine, testato
negli anni ‘70 per il tumore al seno e scartato per fenomeni di
sensibilizzazione. Il composto attivo è l’isomero L che è 20 volte
più attivo dell’isomero D verso gli ER (estrogen receptor) ed ha
una biodisponibilità doppia rispetto a D.
Si pensa che tale differenza sia imputabile ad una glucuronazione
enantioselettiva dell’isomero L.
O
O
N
N
O
Raloxifene
O
Arzoxifene
OH
HO
OMe
S
HO
S
O
O
Lasofoxifene R=H
Nefoxidine R= Me
N
O
Basedoxifene
N
OH
HO
R
O
N
Terapia ormonale 7
L’aromatasi è l’enzima che converte l’Androstendione in Estrone e
di conseguenza bloccare questo enzima vuol dire ridurre la
concentrazione di estradiolo circolante.
Questo enzima è CYP450 dipendente e essi si legano proprio alla
subunità CYP450 dell’enzima ed agiscono in modo competitivo.
Tale inibizione può avvenire con analoghi steroidei del substrato
naturale o con molecole non steroidee strutturalmente correlate
agli antifungini azoici.
Me O
Me O
NADPH
Me
HO
NADPH
O
O OH
O
O
O
Fe3+
Me O
Me O
Me O
H
O2
O
O
-H 2O
O2
O2
O
HO OH
NADPH
Me O
Me O
O
HO
Terapia ormonale 8
•
Inibitore di prima generazione è la aminoglutetimide –
Orimeten® che ha un uso limitato in quanto inibitore non
specifico dell’aromatasi e capace di inibire diverse attività
enzimatiche della steroidogenesi.
•
Tra gli inibitore di seconda generazione ricordiamo il Formestane
molecola dotata di buona efficacia clinica, il cui limite è
rappresentato principalmente dalla via di somministrazione
(iniezione intramuscolare).
•
Inibitori di terza generazione introdotti in terapia sono:
•
Anastrozolo-Arimidex®
è
stato
il
primo
inibitore
dell’aromatasi a mostrare un significativo vantaggio in termini di
sopravvivenza rispetto al Megestrolo.
Me O
H2N
O
Me
O
Amiglutetimide
Me
Me
CN
N
N
NH
O
N
OH
Formestane
Me
CN
Me
Anastrozolo
Terapia ormonale 9
Fadrozolo –1995 utilizzato come racemo.
Letrozolo – Femara® - 1996 dotato di:
– attività farmacologica 200 volte superiore
10000 volte rispetto all’aminoglutetimide;
all’Anastrozolo
– Maggiore selettività verso l’enzima e non altera la sintesi di
altre importanti sostanze. Inibisce l’aromatasi periferica per il
98% e sopprime i livelli ematici ed urinari di estrogeni per il
95% dopo 2 settimane di trattamento.
Exemestrano – sviluppato dalla Carlo Erba ed introdotto in terapia
da Pharmacia nel 2000 per il trattamento di tumori estrogeno
dipendenti e del cancro della mammella.
Me O
N
N
N
CN
N
N
Me
HCl
O
NC
Letrazolo
CN
CH2
Fadrozolo
Exemestano
Terapia ormonale 10
I trattamenti ormonali di riferimento in prima linea in caso di
carcinoma mammario sono:
– il tamoxifene nelle donne in pre-menopausa;
– il tamoxifene o un inibitore dell’aromatasi in quelle in postmenopausa.
Questa terapia viene utilizzata:
– sia come terapia adiuvante dopo la chirurgia per prevenire le
recidive in forme localmente avanzate quando i recettori ormonali
sono positivi;
– sia come trattamento delle forme metastatiche.
In seconda linea il trattamento di riferimento per il carcinoma
metastatico è basato:
– nelle donne in premenopausa che abbiano impiegato il tamoxifene in
adiuvante, sull’utilizzo degli inibitori dell’aromatasi per via orale
(anastrozolo, letrozolo, exemestane);
– nelle donne in post-menopausa che abbiano utilizzato in adiuvante gli
inibitori dell'aromatasi, sull’utilizzo di tamoxifene;
– nelle donne in post-menopausa che abbiano utilizzato il tamoxifene
in adiuvante, sull’utilizzo degli inibitori dell'aromatasi.
Terapia ormonale 11
Agonisti del GnRH ed antiandrogeni
Il trattamento ormonale nel caso del tumore alla prostata è ormai
di uso comune.
Si cerca di ridurre gli effetti stimolanti degli ormoni maschili
(testosterone
e
diidrotestosterone)
sulle
cellule
tumorali
prostatiche.
La terapia farmacologica presenta diversi approcci uno dei quali
consiste nell’utilizzare agonisti del GnRH (ormone che rilascia
l’ormone luteinizzante LHRH).
Questi composti, dopo un iniziale incremento di testosterone,
provocano, tramite retroregolazione, una drastica diminuzione dello
stesso fino a livelli di castrazione.
È un processo che richiede circa 4 settimane e siccome
inizialmente tendono ad alzare i livelli di testosterone e quindi ad
incrementare la prostata (vampata), vanno somministrati in
associazione con antiandrogeni.
I due agonisti più usati sono la Goserelina e la Leuprotide.
Terapia ormonale 12
Come nascono questi composti?
Con la scoperta del GnRH (1971) è stata confermata l’ipotesi
neuroendocrinologica della connessione tra ipotalamo e ipofisi.
inoltre sono state aperte nuove strade al trattamento clinico
delle disfunzioni riproduttive e non solo.
• Questo ormone prodotto dall’ipotalamo esercita la sua azione
sull’ipofisi
stimolando
la
secrezione
sia
dell’ormone
follicolostimolante
sia
dell’ormone
luteinizzante.
Regola
indirettamente la secrezione degli ormoni delle ovaie e dei
testicoli come pure quelli steroidei.
• La sequenza aminoacidica è pressoché identica per mammiferi,
uccelli e pesci
Terapia ormonale 13
•
•
•
Il GnRH è un decapeptide che presenta il gruppo N-terminale
sottoforma ciclica di piroglutammato e la C-terminale sotto
forma di glicinammide.
La molecola possiede notevole flessibilità ma la forma
biologicamente attiva possiede una struttura β nell’interno della
sequenza Tyr-Gly-Leu-Arg avvicinando così le due estremità.
La Prepro-GnRH è una proteina di 92 residui. I primi 23
rappresentano la sequenza segnale.
Terapia ormonale 14
La scissione a livello dei residui
23-24
libera la glutammina
terminale che subito ciclizza ad
acido piroglutammico.
Enzimi tripsino- e carbossipeptidasi
simili agiscono poi a livello della
sequenza Gly-Lys-Arg formando un
endecapeptide avente una Gly in
più.
La
Gly presente in eccesso serve per trasformare la Gly
seguente in Glicinammide.
• Una volta liberato possiede une emivita di 5-7 minuti e la sua
degradazione inizia a livello del legame pGlu-His ad opera di una
piroglutammico amminopeptidasi.
• Un enzima post-Pro spezza contemporaneamente il legame ProGly.
Terapia ormonale 15
Il recettore del GnRH è una catena polipeptidica di 327 residui
amminoacidici con 7 domini trans membranali. La sequenza Cterminale all’interno del citoplasma è pressoché inesistente in
quanto comprende solo Ser e Leu.
Relazione struttura attività
Sono stati preparati numerosi analoghi al fine di studiare le
relazioni struttura attività e di ottenere composti più attivi.
Se eliminiamo la Glicina C terminale si ottiene un nonapeptide
avente solo il 10% dell’attività. Ciò succede anche eliminando il
pGlu (<0.01
La
sequenza N-terminale pGlu-His-Trp è importante per
l’attività e qualsiasi variante ad essa apportata provoca perdita
di attività.
La Glicinamide terminale può essere sostituita vantaggiosamente
con gruppi alchilici. Il derivato con C-terminale Pro-NHEt è 3
volte più attivo mentre il derivato aza glicina (Pro-NH-NH-CONH2) ha un’attività doppia.
Terapia ormonale 16
Introducendo
in posi
zione 6 dei residui Daminoacidici, si otten
gono analoghi da 1,8 a
13 volte più potenti.
Infatti la presenza di
un
amminoacido
a
configurazione D stabi
lizza la conformazione
b biologicamente atti
va e riduce la degrada
zione enzimatica.
Ulteriore
aumento di
attività si ha introdu
cendo in 6 ammino
acidi protetti o idrofo
bici non naturali.
Terapia ormonale 17
• Questi agonisti oltre ad avere una maggiore attività posseggono
anche un’emivita maggiori rispetto al GnRH.
• Gli agonisti Fertirelina, Leuprolide (leuprorelina), Triptorelina,
Buserelina, Goserelina e Nafarelina sono stati oggetto di
numerosi studi.
• LA Goserelina Zoladex® è impiegata nel trattamento ormonale
del carcinoma prostatico in quanto, agendo sull’asse ipotalamoipofisi-gonadi, abbassa la produzione di testosterone sino a
livelli di castrazione (anche Buserelina e Triptorelina).
• La buserelina, la Goserelina e il Leuprolide sono impiegati nella
terapia dei tumori mammari ormono-dipendenti in quanto
sopprimono la funzione ovarica e riducono gli estrogeni circolanti.
• L’acetato del Leuprolide Eligard® Enantone® è somministrato
giornalmente per iniezioni oppure mensilmente come iniezione di
deposito oppure ogni 3-4 mesi come trattamento palliativo del
carcinoma dlla prostata.
• La triptorelina Decapeptyl® Gonapeptyl Depot® ha dato buoni
risultati nella cura della pubertà precoce sia maschile che
femminile.
Terapia ormonale 18
Antiandrogeni
Trovano impiego nel tarttamento dell’acne giovanile, delle sindromi
virilizzanti nella donna e contro il carcinoma della prostata.
Prostata
ingrossamento o Iperplasia Prostatica Benigna (BPH) frequente
dopo i 50-55 anni risolvibile chirurgicamente.
tumore della prostata – diffuso tra gli anziani e rappresenta il
secondo tumore più diffuso e il terzo come causa di morte.
Approcci:
Uso di antagonisti del recettore degli androgeni a struttura
steroidica (Ciproterone acetato, Zanosterone, Oxendolone e RU38,882) e non (Flutamide, Bilucamide, Nilutamide etc.)
O
OH
OH
OAc
O2S N
N
H3C
O
Cl
Ciproterone acetato
H
Zanosterone
O
OAc
O
Oxendolone
RU-38,882
Terapia ormonale 19
Inibitori della 5a-reduttasi
Quest’ultimo è un enzima intracellulare, NADPH dipendente,
necessario per la conversione del Testosterone in DHT ed esiste
in due isoforme: quella di tipo 1 prevale nei tessuti normali (ruolo
catabolico) mentre quella di tipo 2 abbonda nei tessuti bersaglio
degli androgeni con effetto anabolico (prostata).
Il primo farmaco è la Finasteride Prostide® Proscar® Genaprost®,
in commercio dal 1992, in grado di inibire in modo selettivo la
isoforma 2 dell’enzima.
È un 4-aza-steroide che agisce come inibitore competitivo del
testosterone del quale innalza i livelli ematici. Suoi analoghi sono
Turosteride e L-654,4066.
L’Epristeride non è un aza-steroide bensì un derivato di un acido
bicarbossilico ed agisce come inibitore non competitivo.
O
H
N
O
O
N
O
H
N
H
N
O
O
N
H H
Finasteride
O
N
H H
Turosteride
O
N
H H
L-654,4066
HOOC
Epristeride
Terapia ormonale 20
Preparazione della Finasteride
O
H
N
O
H
N
N aIO 4
N H3
KM n O 4
H OOC
O
H2 Pt
O
A m m id e d ell' acid o
3 -c h et o -∆
∆ 4-e tian ico
O
ch e to ac id o
O
H
N
D DQ
Cl
O
N
H
Cl
O
O
CN
CN
O
lat ta m e
DDQ = 2,3-dicloro-5,6-dicianobenzochinone
N
H
F in as ter id e
H
N
Terapia ormonale 21
Antiandrogeni anche in questo caso
l’uso di questi farmaci per la cura del
cancro alla prostata è diventato ormai
una pratica comune.
Sono stati ormai approvati dalla FDA tre
farmaci: Flutamide Flutamide® Fluprost®
Eulexin®,
Bicalutamide
Casodex®
e
Nilutamide.
Sono degli antiandrogeni non steroidei che
impediscono la traslocazione dei recettori
degli androgeni nel nucleo a livello dei
tessuti bersaglio (ipotalamo e prostata)..
Flutamide
Bicalutamide
Nilutamide.
Ne consegue un blocco dell’azione di
O
HN
NO2
F
O
CH3
HN
CH3
OH
CF3
CF3
NO2
S
O2
CH3
H3C
NH
O
N
O
CF3
NO2
Terapia ormonale 22
La Flutamide viene metabolizzata a dare l’isrossi derivato che
mantiene inalterata l’attività.
La Nilutamide viene usata come singolo farmaco in aggiunta alla
alla castrazione chirurgica per bloccare l’azione di del Diidro- e
del Testosterone.
Per la cura della prostata è allo studio anche l’uso di antagonisti
del GnRH (Abarelix) che blocca i recettori del GnRH a livello della
ghiandola pituitaria.
Questo blocco sopprime il rilascio degli ormoni luetinizzante (LH)e
follicolo stimolante (FSH) riducendo di conseguenza la secrezione
del testosterone.
O
HN
O
CH3
CH3
CH3
OH
CH3
CF3
CF3
NO2
Flutamide
HN
NO2
metabolita
Terapia ormonale 23
Per concludere va ricordato che nella terapia antitumorale un
trattamento efficace lo si ottiene utilizzando combinazioni di
farmaci.
A questo fine andrebbero utilizzate dosi usuali di più farmaci
aventi però meccanismi d’azione diversi.
Anche se ciò è vantaggioso, non sempre è possibile applicare questa
strategia in virtù della tossicità dei farmaci. Infatti non è detto
che farmaci con differente meccanismo d’azione non presentino lo
stesso tipo di effetto collaterale.
Resistenza agli agenti antitumorali
La
chemioterapia rappresenta
trattamento dei tumori.
la
principale
approccio
per
il
La progettazione di un protocollo terapeutico razionale richiede
l’utilizzo di composti:
– ai quali il tumore sia sensibile;
– che abbiano differenti meccanismi d’azione;
–
non superino la dose tossica limite;
– che colpiscano le cellule nei differenti cicli cellulari.
Tuttavia le cellule tumorali possono acquisire, durante il
trattamento chemioterapico, dei cambiamenti pleitropici che
possono rendere il tumore refrattario sia ai farmaci utilizzati
sia a quelli non ancora assunti.
Resistenza agli antitumorali 2
La maggior parte dei fenotipi di cellule tumorali hanno la capacità
di:
–
Non accumulare il farmaco nel proprio interno;
–
Di non consentire una duratura interazione del farmaco con
la proteina target;
–
Modificare la proteina target al fine di ridurre l’interazione
con il farmaco.
1. Modifica dei targets
La cellula tumorale può:
–
Apportare modifiche alle proteine bersaglio dei farmaci
ottenendo come risultato o la diminuzione o l’incremento
dell’attività.
–
Aumentare il numero dei geni codificanti la proteina stessa
al fine di sopraffare l’effetto citotossico del farmaco.
Resistenza agli antitumorali 3
Esempi:
Metotrexate - Cellule che aumentano la concentrazione
intracellulare di DHFR dopo esposizione al farmaco.
aumentare la dose di farmaco
5-FU – il suo metabolita attivo 5-Fd-UMP inibisce la Thymidylate
Synthase (TS) che blocca la sintesi de novo delle pirimidine.
Esiste un polimorfismo della regione enhancer/promoter della TS
caratterizzato da un Variable Number of Tandem Repeats
(VNTRs) che comporta una variabilità di risposta al farmaco
stesso.
cellule contenenti 3 repliche
possiedono una elevata attività
della TS e risultano meno
sensibili al trattamento con 5-FU
Cellule contenenti 2 repliche
possiedono una bassa attività
della TS e risultano più sensibili
al trattamento con 5-FU
Resistenza agli antitumorali 4
Epipodofillotossine e Antracicline – inibitori della topoisomerasi II.
Sono stati evidenziati cellule tumorali aventi varie mutazioni di
questo enzima. Queste mutazioni hanno evidenziato in vivo una
resistenza al farmaco dovuta a:
–
una ridotta attività dell’enzima;
–
Una variazione strutturale della topoisomerasi
impedisce l’interazione con il farmaco.
II
che
2. Alterazione della ritenzione del farmaco all’interno
della cellula
Le cellule possono:
a)
ridurre la velocità di ingresso del farmaco nel citoplasma;
b)
aumentare la velocità di efflusso dello stesso.
Resistenza agli antitumorali 5
a)
Diminuzione delle velocità di ingresso
Metotraxate – viene trasportato all’interno della cellula da uno
specifico carrier per i folati ridotti (RFC).
Cellule tumorali, sia umane che murine, resistenti al
farmaco presentano modifiche a questo carrier che sono
state aevidenziate da una diminuita concentrazione
endocellulare del Metotraxate.
Alcune cellule leucemiche umane hanno evidenziato anche
una ridotta espressione di questo RFC.
b)
Aumento della velocità di efflusso del farmaco dalla cellula.
Le cellule presentano la superfamiglia dei trasportatori
definiti ATP Binding Cassette (ABC).
È la più grande e vasta superfamiglia nota di proteine
espresse.
Resistenza agli antitumorali 6
La maggior parte delle ABC è responsabile del trasporto
attivo, attraverso la membrana cellulare, di una notevole
varietà di composti quali fosfolipidi, ioni, peptidi, steroidi,
polisaccaridi, amminoacidi, ioni organici, acidi biliari, farmaci
e xenobioti.
Nell’uomo sono stati descritti ben 49 geni per gli ABC e molti
di questi geni sono coinvolti in un disordine genetico ben
definito e ciò ha portato condotto ad una suddivisione in
sottofamiglie.
Le proteine trasportatrici multifarmaco ABC sono glicoproteine
plasmatiche di membrana coinvolte in funzioni protettive
contro sostanze tossiche in diverse cellule e tessuti
È stato dimostrato che qualora le cellule sovraesprimano
queste proteine, esse acquistano resistenza multipla a farmaci
anche non correlati strutturalmente.
Esse includono le proteine MultiDrug Resistance (MDR) e le
Multidrug Resistance-related Protein (MRP).
Resistenza agli antitumorali 7
3. Alterazione della ritenzione del farmaco all’interno
della cellula.
Incrementando il metabolismo di fase II le cellule tumorali possono
eliminare rapidamente le sostanze citotossiche.
Alterare la via metabolica di coniugazione con Glutatione può
comportare una differente sensibilità delle cellule ai farmaci
antitumorali.
Es:
alcune cellule cancerogene resistenti sia a Vinblastina che ad
Adriamicina, hanno evidenziato concentrazioni intracellulari di
Glutatione due o tre volte superiori.
Per contro altre cellule tumorali hanno livelli di glutatione
intracellulari ridotti a causa delle MRPs che lo utilizzano come
cotrasportatore nell’espellere il farmaco dalla cellula.
Resistenza agli antitumorali 8
4. Aumentata capacità di riparare il DNA
La O6-alchilguanina alchil transferasi (OGAT) svolge l’azione di
riparare il DNA rimuovendo i gruppi alchilici dell’ossigeni in 6
della guanina.
cellule che possiedono elevate concentrazioni di OGAT
risultano resistenti ad agenti alchilenti quali le nitrouree e i
derivati triazineci (es procarbazina).
5. Apoptosi anomala
Nelle cellule normali il gene p53 viene attivato in seguito a
danno al DNA e stimola o l’arresto della crescito o l’apoptosi
in funzione dello stadio del ciclo cellulare.
È stato dimostrato che più del 50 5 delle cellule tumorali evidenzia
una inattivazione funzionale del p53.
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2-8 antitumorali