Spedizione in abb. postale art. 20 lett. C - Legge 662/96 Filiale di Perugia - Periodico di comunicazione interna dei Collegi IP.AS.VI. di Perugia e Terni
anno IX n.2/07
IPASVI
Federazione
Nazionale
Collegi Infermieri
V
sommario
IPASVI
1 editoriale
AMBRA PROIETTI
3 ilcollegioinforma
IL SOLE 24ORE-SANITÀ
A CURA DI SERENELLA BERTINI
6 CAMPAGNA INFORMATIVA
INFERMIERE. PROTAGONISTA DELLA VITA VERA
A CURA DEL COMITATO DI REDAZIONE
9 DALL’ASSEMBLEA DEGLI ISCRITTI
GLI INFERMIERI SI INCONTRANO AL COLLEGIO
DI SILVIA CEPPI
Federazione Nazionale Collegi Infermieri
Periodico di comunicazione
interna dei Collegi IP.AS.VI.
di Perugia e Terni
14 l’angolodellibro
anno IX n. 2/07
14 lerubriche
Editore:
Coordinamento Regionale
dei Collegi IP.AS.VI.
di Perugia e Terni
Direttore Responsabile:
Renata Buono
Responsabile di Redazione:
Nora Marinelli
Segreteria di Redazione:
Francesco Cardoni
Serenella Bertini
Comitato di Redazione:
Palmiro Riganelli
Ambra Proietti
Andrea Gaggiotti
Giusti Gian Domenico
Grafica:
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Questo numero
è stato chiuso in tipografia:
il 25/5/2007
Autorizzazione:
Registrato presso
il Tribunale di Perugia
n. 45 del 24/11/1997
POESIE. LEZIONI D’AMORE
DI NADIA MARGARITELLI
14 DISPENS@TORE
DI STIMOLI INFERMIERISTICI
BLOCKNOTES
DI GIAN DOMENICO GIUSTI
16 PREVENIRE GLI ERRORI,
IMPARARE DAGLI ERRORI
SUICIDIO IN OSPEDALE
DI MARCO ZUCCONI
23 spazioaperto
23 LA RIANIMAZIONE CARDIOPOLMONARE DI
BASE NEL BAMBINO. NUOVE LINEE GUIDA
COSA CAMBIA?
DI CENTI MELISSA E FERRARI ANTONIA
16 IL SISTEMA DI GESTIONE PER LA QUALITÀ
L’AGIRE UMANO
DI PATRIZIA ALTOBELLI
31 lasegreteriainforma
31 CONVENZIONE ASSICURATIVA “CARIGE”
NUOVE ADESIONI
DI LAURA FONTETROSCIANI
32 MOBILITÀ
33 FORMAZIONE E AGGIORNAMENTO
GLI APPUNTAMENTI
A CURA DEL COLLEGIO DI TERNI
1
CONOSCENZE E COMPETENZE.
AUTONOMIA E RESPONSABILITÀ
I
n questo periodo ho avuto l’opportunità
di riflettere, con alcuni colleghi e non solo,
sul ruolo dell’infermiere, sulle sue conoscenze,
sulle responsabilità assistenziali, sulla sua
autonomia nei diversi ambiti operativi e le
molteplici interrelazioni con gli altri operatori.
Sul profilo disegnato dal Dm 739/94
è quello di in professionista intellettuale,
competente, autonomo e responsabile.
È evidente che i modelli organizzativi
Aziendali attuali limitano le possibilità degli
infermieri rispetto all’autonomia decisionale
e alla responsabilità nel governare direttamente
i processi nell’ambito del nursing.
È ancora più evidente che nella sanità,
dice Ivan Cavicchi, dove “la figura tradizionale
del paziente è evoluta fino a disporre di un nuovo
legittimo potere negoziale per esigere ciò a cui
ha diritto”, è necessaria una analoga evoluzione
delle professioni. Questa evoluzione passa
sicuramente attraverso l’acquisizione
di nuove conoscenze e competenze, ma anche
attraverso una autonomia professionale dalla
quale scaturisce una maggiore responsabilità.
Il codice deontologico all’articolo 3.3 recita:
“l’infermiere riconosce i limiti delle proprie
conoscenze e competenze e declina
le responsabilità quando ritenga di non poter
agire con sicurezza. Ha il diritto ed il dovere
di richiedere formazione e/o supervisione per
pratiche nuove o sulle quali non ha esperienza,
si astiene dal ricorrere a sperimentazioni
prive di guida che possono costituire rischio
per la persona”.
Questo vuol dire non solo ripensare il grado
di autonomia e di responsabilità delle professioni,
ma anche rimettere in discussione i modelli
tradizionali del lavoro nei quali non vengono
riconosciute ai singoli professionisti le specifiche
capacità.
È del tutto evidente come sia importante
per i professionisti considerare che l’evoluzione
della domanda di salute e di benessere dell’utente
non fa più riferimento ad un modello di delega
e di tutela paternalistica della salute stessa,
ma che esige un nuovo riconoscimento come
soggetto partecipe che si impone rispetto
alle scelte che lo riguardano.
La nozione di bene salute, quindi,
va esplicitata, va condivisa integrando il sapere
scientifico con saperi ed esperienze personali,
con bisogni e preferenze dell’utente.
In questo modo l’utente sceglie e chiede
quello che è meglio per lui e fa le proprie
rimostranze se non è soddisfatto.
Da tempo l’infermiere si prepara a rispondere
ai bisogni di questo “paziente esigente”,
come viene definito da Ivan Cavicchi,
ma il passaggio da una dimensione individuale
a quella di gruppo cambia la qualità del potere
e quindi genera resistenza.
Infatti è l’intera organizzazione che deve
cambiare non possono essere solo delle parti
del processo ad esempio solo alcuni professionisti.
Il cambiamento è destabilizzante poiché
va ad agire, come in questo caso, anche
sul cambiamento culturale. Non c’è alcun dubbio
che dalla cultura che ormai si va diffondendo
dell’e-care, emerge un malato culturalmente
diverso, che ha perduto i connotati della passività,
della solitudine, della delega, della fiducia,
dell’affidamento e dell’ignoranza.
Questi aspetti e questa trasformazione della
figura del paziente in molti casi sono considerate
dai professionisti della salute un problema,
editoriale
AMBRA PROIETTI
2
editoriale
che la riduzione del malato a prodotto
una complicazione, la perdita di uno status,
infermieristico è rappresentata dalla correlazione
cioè un declassamento.
tra i differenti contenuti del lavoro infermieristico,
In passato i ruoli erano chiari: l’utente
nel tentativo di definire in un unico sistema
si rivolgeva al medico quando era malato,
più sistemi classificatori. In questo caso il
ad esso delegava la cura della sua malattia
principio di apposizione cambia: non si definisce
accettando di essere aiutato in modo caritatevole
il malato con gli attributi del prodotto, ma con gli
e paternalistico, l’infermiera prendeva parte
attributi del lavoro del nursing.
al processo di cura con compiti ben precisi
Cioè il prodotto è il nursing e il malato diventa più
e rispetto al processo assistenziale non aveva
individuo che prodotto, come risultato di una
potere decisionale.
certa organizzazione del lavoro, una certa
La trasformazione e la crescita del
professionalità”.
professionista infermiere in realtà ha prima
Gli infermieri dovranno ridisegnare
di tutto destabilizzato l’infermiere stesso,
competenze e responsabilità, in una logica
la grande contraddizione che nasce è quella
di lavoro multidisciplinare, con una
di una organizzazione dell’assistenza
diversa modalità finalizzata non
che tende da una parte, con il
all’attesa ma all’iniziativa, centrata
case-management, a riconoscere
L’infermiere
sugli aspetti del self-car e di
in qualche modo “la centralità
è una figura
educazione alla salute.
dell’utente” ponendosi l’obiettivo
strategica ed un
indiscutibile
A tal proposito i professionisti
della massima integrazione
alleato della
presenti alla Prima Conferenza
degli interventi richiesti da erogare
nuova fase del
Nazionale sulle politiche della
con la massima appropriatezza e,
sistema sanitario
professione infermieristica hanno
dall’altra, la riduzione dell’utente a
da realizzare
ribadito:
prodotto. Si tratta, in questo ultimo
all’insegna della
caso, di un criterio classificatorio
qualità e della
• la consapevolezza dell’infermiere
che fa riferimento alle condizioni
sicurezza
di svolgere un ruolo rilevante
cliniche del paziente, di una
ed anche insostituibile a fianco
tradizionale visione che non tiene
di altre professionalità, delle persone
conto della complessità dei bisogni
e delle comunità che hanno bisogno
della persona, – “dell’esigente” –
di cura e assistenza;
e che quindi va come conseguenza che la risposta
assistenziale erogata sia ottimale ma solo
• la volontà di essere sempre all’altezza
rispetto alla clinica. È una concezione di salute
dei propri compiti, sia sul piano umano
assistenziale che viene definita da un ospedale.
che su quello tecnico scientifico, la serietà
La salute è un concetto molto più ampio più
e la responsabilità:
complesso, non è infatti solo assenza di malattia,
• la necessità di ridefinire, all’interno delle
ma è benessere, vitalità, è “percepire di star bene
Aziende, le competenze e le responsabilità
o male” . È evidente che con questa idea di salute,
dell’infermiere.
è necessario riconoscere e considerare il paziente
“una persona“ e rispondere con un’idea
di assistenza ad hoc, personalizzata.
Il ministro della Salute, Livia Turco
Le principali teorie del nursing, che non sono
alla Conferenza ha detto:
riferite direttamente alla clinica, ma all’assistenza
“ l’infermiere è una figura strategica ed un
più generale del malato, sono quelle più coerenti
indiscutibile alleato della nuova fase del sistema
con l’idea di individuo.
sanitario da realizzare all’insegna della qualità
Ivan Cavicchi dice: “Lo sforzo classificatorio
e della sicurezza”. ●
nell’ambito del nursing è degno di nota, nel senso
la frase
3
IL SOLE 24 ORE-SANITÀ
NEWS
Vi proponiamo le notizie più interessanti tratte dal “Il Sole 24 Ore-Sanità”.
Per la visione completa degli articoli ci si può rivolgere
alla segreteria del proprio collegio di appartenenza.
I RISCHI
DI CHI LAVORA
IN CORSIA
Infermieri più colpiti-cadute
al primo posto ed è boom
di aggressioni
e corsie degli ospedali sono il luogo di lavoro meno sicuro in Italia. E non solo per i più classici incidenti,
come una caduta o una ferita con l’ago, medici ed operatori devono sempre più vedersela con le aggressioni subite da pazienti e familiari poco indulgenti con il personale sanitario. Solo nel 2005 sono stati segnalati ben 429 casi di violenza.
Secondo i dati forniti dall’Inail gli infortuni nella sanità sono cresciuti del 21% in
cinque anni a fronte di una
diminuzione degli altri settori professionali. I più colpiti sono gli infermieri (ben oltre novemila casi) seguiti da
operatori, ausiliari, portantini, assistenti sanitari (30% del
fenomeno) e medici (il 5%,
circa 900 casi), personale am-
L
professioneinfermiereumbria2/07
ministrativo (solo 3%). Tra le
modalità di accadimento ci
sono lo scivolamento, perdita di controllo dei macchinari e utensili (la causa più frequente per medici ed infer-
mieri), movimenti scoordinati e sotto sforzo, ma un forte
campanello di allarme è quello che riguarda appunto i casi di violenza.
Maggiormente interessate agli infortuni sono le mani (20% dei casi), la colonna
vertebrale (17%) mentre contusioni, lussazioni e distorsioni rappresentano circa il 60%
dei casi, seguite da ferite
(13%) e fratture (8%).
Al fine di poter consentire al datore di lavoro una valutazione dei rischi uniforme
per ogni unità operativa e per
ogni struttura, l’Inail ha realizzato un progetto che ha come obiettivo le liste di controllo, utilizzate per vari fattori di rischio (sistema antincendio, rischi biologici, chimici, fisici e elettrici, ecc.) o
possono essere impiegate per
unità operativa effettuando
una valutazione specifica sui
rischi presenti in essa. La sicurezza nella sanità riguarda
il datore di lavoro ma soprattutto il lavoratore e il cittadino utente che sono quelli
ilcollegioinforma
A CURA DI SERENELLA BERTINI
4
ilcollegioinforma
direttamente interessati a un
ambiente esente da rischi.
(Da “Il Sole 24 Ore-Sanità”, Anno X n. 8 febbraio-marzo 2007)
DEBUTTA
L’AGENDA CLINICA
INFORMATIZZZATA
mazioni sul paziente e sul percorso di cura, ma anche prenotare appuntamenti e visite, consultare database, esaminare tutta la documentazione clinico-sanitaria.
(Da “Il Sole 24 Ore-Sanità, Anno
X n. 12 marzo-aprile 2007)
Addio alla carta
durante il giro visite:
medici e infermieri
scrivono su pc portatili
ddio vecchia cartella, addio incomprensibili grafie. Al letto del paziente, durante il giro visite, i medici dell’
Ospedale Niguarda di Milano
portano un tablet pc portatile senza fili collegato a Internet e agli archivi dell’ospedale. Annotano gli appunti a
mano libera, direttamente
sullo schermo e dispongono
in tempo reale dei risultati degli esami di laboratorio. Gli infermieri dal canto loro, usano un palmare per spuntare
farmaci e controllare lo stato di processo di un’analisi.
La rivoluzione del diario
clinico informatizzato sta nel
fatto che attraverso il tablet
pc si convertono automaticamente gli appunti in scrittura digitale. Così, ad esempio le ultime annotazioni non
compaiono in fondo, come
accadrebbe nella pagina , ma
in cima, per saltare subito all’occhio.
Con i piccoli pc portatili
si possono inserire le infor-
A
COLLEGIO DI PERUGIA
Chiusura
dell’ufficio
i comunica agli iscritti
del Collegio IP.AS.VI.
di Perugia che, in
concomitanza delle ferie
dell’impiegata, l’ufficio
rimarrà aperto al pubblico
come segue:
S
5-17 LUGLIO:
CHIUSO TUTTI I GIORNI
13-25 SETTEMBRE:
• Venerdì 14 settembre
CHIUSO
• Martedì 18 settembre
dalle ore 15,30 alle 18
APERTO
• Venerdì 21 settembre
CHIUSO
• Martedì 25 settembre
dalle ore 15,30 alle 18
APERTO
PERDE IL POSTO
CHI CHIUDE
UN REPARTO
Cassazione.
Confermato il licenziamento
di un ex primario
n reparto non si chiude
mai, neppure se medici
e infermieri sono stressati e
affaticati. neanche se il burnout arroventa la corsia. Neppure se l’organico è ridotto
ai minimi termini. Il primario
che si azzarda perde il posto
di lavoro.
Così è stato licenziato l’ex
responsabile del Servizio psichiatrico del presidio ospedaliero di Latina perché aveva
“serrato” il reparto per 24 ore.
La sezione Lavoro della Cassazione spiega che il primario” avrebbe dovuto adottare
tutte le misure alternative
possibili”, non chiudere il reparto mandando in tilt l’ospedale e i suoi pazienti.
A nulla è valso il ricorso
in Cassazione in cui lo psichiatra denunciava il clima
di conflittualità con la direzione, il forte rischio di bournout per gli operatori, la
drammatica carenza di organico del reparto e le ripetute vane sollecitazioni perché
i vertici aziendali intervenissero. Secondo i giudici i comportamenti addebitati al primario non trovano giustificazione nelle oggettive condizioni di difficoltà e disagio
del personale.
U
(Da “Il Sole 24 Ore-Sanità, Anno
VIII n. 9 marzo 2007)
5
a gestione dei compensi
riscossi dai medici presso
le cliniche private riguardano
i rapporti diretti del professionista (medico, veterinario,
infermiere)/cliente presso case di cura private, sono escluse le prestazioni in intramoenia e i rapporti diretti struttura sanitaria/ cliente.
Le nuove disposizioni della Finanziaria prevedono in
sintesi che le strutture sanitarie private devono:
L
• incassare il compenso in
nome e per conto del professionista e riversarlo contestualmente allo stesso;
• annotare in calce alla fattura emessa dal professionista dell’avvenuto pagamento da parte del paziente;
• comunicare per via telematica alla agenzia delle Entrate i compensi complessivamente riscossi da ciascun professionista.
Resta in capo al professionista che eseguito la prestazione l’obbligo di emissione
della fattura al cliente e la
registrazione nelle proprie
strutture contabili.
La riscossione dei compensi deve avvenire invece da parte della casa di cura.
✑
(Da “Il Sole 24 Ore-Sanità, Anno
X n. 12 marzo-aprile 2007)
professioneinfermiereumbria2/07
DI MARIO BERNARDINI
epetita iuvant” dicevano i latini, e noi, diretti
discendenti, proviamo a porre nuovamente
l’attenzione su una questione già sollevata su queste pagine,
che forse merita una riflessione ulteriore : l’Autocertificazione.
Nonostante molti passi in avanti siano stati fatti, ogni tanto
si assiste alla recrudescenza della richiesta dei certificati da
parte delle Amministrazioni Pubbliche, e, per quello che ci
riguarda, delle Amministrazioni sanitarie.
Il Testo Unico delle disposizioni Legislative e regolamentari
in materia di documentazione amministrativa, approvato
con D.P.R. 28 dicembre 2000 n. 445, entrato in vigore
il 07 marzo 2001 rappresenta, proprio per lo snellimento
degli adempimenti del cittadino, una norma di particolare
rilevanza, e coordina per la prima volta in un unico
documento tutte le disposizioni che in materia si sono
succedute nel tempo.
Il D.P.R. 445 indica, con il termine “autocertificazione” le
dichiarazioni sostitutive di certificazioni, disciplinate
dall’art. 46 del T.U., che consentono al cittadino
interessato di sostituire a tutti gli effetti e A TITOLO DEFINITIVO
certificazioni amministrative relative a stati, fatti e qualità
personali, mediante una propria dichiarazione sottoscritta.
Il testo Unico ribalta il precedente sistema: gli strumenti
tradizionali con cui le amministrazioni acquisiscono
informazioni giuridicamente “certe” (i certificati) fornivano il
massimo delle certezze con il minimo sforzo da parte delle
Amministrazioni stesse, in quanto erano i cittadini a dover
procurare i certificati e poi portarli alle Amministrazioni, che
non facevano altro che acquisirli al procedimento. In pratica,
le amministrazioni avevano al proprio servizio, gratuitamente,
milioni di fattorini. Ma se questi non esistono più, le
Amministrazioni, se vogliono il dato certo (da certificato)
devono procurarselo ricercandoselo da solo: ricordiamo
quindi di indicare sempre presso quale Amministrazione,
Ente, Scuola, ecc..., è reperibile il dato indicato
sull’autocertificazione.
In definitiva il T.U. consente di coniugare il massimo di
certezza dei dati con il massimo degli oneri organizzativi,
questa volta facendo muovere da un’amministrazione
all’altra non i cittadini ma le informazioni, che ripetiamo,
devono essere le stesse Amministrazioni a reperire.
In conclusione, dal T.U. si rievoca una lezione molto chiara:
per semplificare, cioè per rendere facile ciò che è complesso
e difficile, è necessario utilizzare un’ampia gamma di
strumenti di vario genere, che vanno dalla pura e semplice
eliminazione di adempimenti inutili all’utilizzo delle nuove
tecnologie, alla consapevolezza dei cittadini su quelle che
sono le novità legislative.
Come tutte le riforme amministrative, anche la
semplificazione è un processo difficile, e che richiede un
grande impegno da parte di tutti i soggetti coinvolti.
“R
ilcollegioinforma
Il medico emette la fattura
ma è la clinica
ha riscuotere i compensi
autocertificazione
stop alle cadute
prevenire gli errori, imparare
collegiodagli
di perugia
errori
EXTRAMOENIA
AL PETTINE
FISCALE
6
ilcollegioinforma
A C U R A D E L C O M I TAT O D I R E D A Z I O N E
CAMPAGNA INFORMATIVA
INFERMIERE.
PROTAGONISTA DELLA VITA VERA
al 24 aprile 2007 al 30
maggio 2007 si è tenuta
la campagna informativa “Infermiere. Protagonista nella vita vera” (www.infermiereprotagonista.it) finalizzata a rilanciare l’immagine della professione tra i giovani e
l’opinione pubblica.
D
La conferenza stampa
La campagna lanciata attraverso una conferenza stampa, dove il ministro della Salute Livia Turco ha affermato:
‘’Ho una nipote, che si chiama Chiara, che, finito il liceo
scientifico, mi ha chiesto consiglio su che fare. E io le ho detto: perché non fai l’infermiera? È una professione straordinariamente bella, che sarà
sempre più importante nel futuro e da ultimo, non meno importante, troverai lavoro’’.
Questo dimostra, ha concluso la Turco, ‘’quanto sia importante per me questa professione”. La campagna informativa è stata realizzata dal Ministero della Salute e dalla Federazione Nazionale dei Col-
legi IP.AS.VI., in collaborazione con i Ministeri di Università e Ricerca e della Pubblica
Istruzione, e ha l’obiettivo di
promuovere le iscrizioni alla
Laurea in Infermieristica.
L’intervento del presidente
nazionale IP.AS.VI.
‘’C’è una precisa relazione
– spiega Annalisa Silvestro
presidente nazionale della Federazione IP.AS.VI. – tra un
numero adeguato di infermieri specializzati e la salute dei
cittadini’’.
La carenza di queste figure professionali, infatti, ha
come conseguenza ‘’il sovraccarico di lavoro per gli infermieri negli ospedali – continua la Silvestro – mentre sul
territorio non possono essere
sviluppati servizi essenziali,
come l’assistenza domiciliare
e le residenze sanitarie. Inoltre, è stato dimostrato come
la carenza di personale infermieristico determini un allungamento notevole del periodo di degenza in ospedale e
l’aumento di ‘errori’, anche
gravi, ma facilmente evitabili’’. Da oltre 10 anni, ricorda
Silvestro, la porta di ingresso
unica alla professione è rappresentata dal corso di laurea in infermieristica, attivato in 40 università italiane.
Ma, nonostante l’aumento
delle immatricolazioni (cresciute del 33,7 per cento negli ultimi 5 anni), l’andamento attuale delle nuove immissioni sul mercato del lavoro
non solo non copre, ma ad-
7
professioneinfermiereumbria2/07
POSTA ELETTRONICA
Comunicazioni
e quesiti degli
iscritti posti
attraverso E-mail
sare la posta elettronica
è diventato ormai
alla portata di molti,
e questo non può che
essere visto favorevolmente.
Occorre però chiarire
che il Collegio, Ente di Diritto
Pubblico ausiliario
dello Stato, è tenuto
a osservare le regole della
Pubblica Amministrazione,
e attenersi quindi a quanto
previsto dalle normative,
che relativamente
alla posta elettronica
prevede che nella missiva
siano specificate
le generalità dello scrivente,
l’indirizzo e il numero di
iscrizione al Collegio.
Ove non si osservi
tale procedura,
l’invio sarà considerato
anonimo”:
come “a
per tale motivo non verrà
preso in considerazione
e tantomeno si procederà
ad un risposta .
Ove la richiesta preveda
una risposta scritta
da parte del Collegio,
questa sarà comunque
inviata tramite posta.
U
nazionale con gli studenti del
IV e V anno delle scuole medie superiori per orientarli verso questo corso di Laurea, presentando agli studenti le opportunità e i vantaggi della
professione infermieristica,
spesso non adeguatamente
conosciuti. I ragazzi sono stati invitati a guardare un video, in cui infermieri di diverse aree – 118, sala operatoria, cardiologia, neonatologia – ripresi al lavoro, spiegano l’importanza delle loro
attività. Uno spot radiofonico, poi, è stato programmato sui network più ascoltati
dai ragazzi (Radio Deejay, Rds,
M2, Discoradio).
Gli incontri nelle scuole
sono stati curati e gestiti da
infermieri e studenti del corso di Laurea, che hanno riscosso un grande interesse e
notevole è stata la curiosità
verso una professione che risulta ancora poco conosciuta tra i giovani.
I giovani umbri
Anche la Regione Umbria
ha aderito alla manifestazione, che ha coinvolto numerosi studenti degli Istituti superiori; l’11 maggio si è tenuta la conferenza stampa
dove è stata rimarcata l’importanza di campagne promozionali e conoscitive della professione infermieristica al fine di migliorare gli
aspetti comunicativi tra questa professione sanitaria ed i
cittadini/studenti.
ilcollegioinforma
dirittura aggrava questo fabbisogno: il numero degli infermieri che si laureano ogni
anno (circa 9.000) è molto inferiore al numero di quelli che
vanno in pensione (oltre
13.000). Fondamentale, dunque, dice la Silvestro, ‘’incentivare i giovani a iscriversi più
numerosi ai corsi. Molti ragazzi, infatti, non sono sufficientemente informati sulle opportunità che oggi offre la
professione infermieristica:
ciò si traduce in una incompleta copertura dei posti disponibili (85,5%), fenomeno
che riguarda soprattutto le regioni del Nord e, in parte, del
Centro. Nel 2006, a fronte di
13.653 posti assegnati, le immatricolazioni sono state
10.690’’. Ma anche se i giovani fossero più ‘attratti’ dal
corso di laurea ‘’i posti per le
immatricolazioni – conclude
la presidente dell’IP.AS.VI. –
sarebbero comunque insufficienti a garantire il fabbisogno anche se venissero coperti al 100%. A fronte dei 13.600
posti attualmente assegnati,
l’PASVIi stima un fabbisogno
annuale di almeno 18.000
nuove immatricolazioni’’. Negli ultimi anni, comunque, il
numero di posti disponibili è
aumentato significativamente, passando dai 10.135 dell’anno accademico 2000-2001
ai 13.653 del 2006-2007, con
un incremento di 3.418 unità
(+33,7%).
Il fulcro della campagna
è stato nella realizzazione di
circa 250 incontri a livello
8
collegio di perugia
ilcollegioinforma
riscossione quote anno 2007
BOLLETTINO POSTALE
Inviato il bollettino postale precompilato
per il pagamento delle quote 2007
con scadenza 28.3.2007
el mese di febbraio 2007 è stato inviato il bollettino
postale precompilato per il pagamento
della quota anno 2007 con la scadenza del 28.03.2007.
Nel caso in cui non abbia ricevuto il bollettino postale
o lo avesse accidentamente smarrito, vengono di seguito
riportate le coordinate di conto corrente postale
su cui effettuare il versamento:
N
C/C Postale n. 14501068
intestato a: Collegio IP.AS.VI. di Perugia
Via Manzoni n. 82
06087 – Ponte San Giovanni (Perugia)
Causale: Quota associativa anno 2007
Importo: E 55,00.
Entro il mese di luglio 2007 verranno spedite
le raccomandate di sollecito della quota anno 2007.
Per coloro che non avessero ancora provveduto
al pagamento si ricorda che le spese relative al sollecito
saranno a totale carico dell’iscritto moroso.
Tutti gli iscritti che abbiano effettuato il pagamento della
quota annua attraverso il call-center e/o Poste on-line
devono sono pregati d’inviare una copia leggibile
della ricevuta di versamento al collegio IP.AS.VI di Perugia
(Tel. / fax 075.5997832) dove è evidenziato il nominativo
dell’iscritto che ha effettuato il pagamento.
Questo si rende necessario in quanto le Poste
non sono in grado di fornire i nominativi di coloro
che effettuano i versamenti utilizzando Poste on-line
e/o call-center.
Pertanto senza l’invio della copia dell’avvenuto versamento
l’iscritto riceverà il sollecito di pagamento.
Tra gli obiettivi di questa
campagna, che per essere veramente efficace dovrà essere ripetuta anche nei prossimi anni, c’è quello di abbassare l’età media degli iscritti
al corso di Laurea e contestualmente “migliorare anche
la qualità” degli infermieri che
passa attraverso una attenta
selezione universitaria.
‘’Trovo che sia giusto – ha
detto il ministro della Salute
Livia Turco – dare alle nostre
ragazze e ai nostri ragazzi una
opportunità in più, pensando
al proprio futuro attraverso la
scelta di una professione che
garantisce una occupazione
immediata, stabile e qualificata, con interessanti prospettive di sviluppo di carriera e la
possibilità di svolgere un ruolo che consentirà loro di relazionarsi e comunicare con i cittadini, nell’accezione più piena e ricca dei termini. Abbiamo bisogno – ha continuato il
ministro – di giovani che si avvicinino a questa professione
con entusiasmo e passione, apprezzandone fino in fondo la
potenzialità’’. L’invito ai giovani a scegliere questo percorso
formativo‘’rappresenta un’esigenza del sistema’’ che per svilupparsi al meglio ha bisogno
di infermieri qualificati e motivati. ‘’Ma questa esigenza di
sistema – ha concluso il ministro – è anche, molto pragmaticamente, garanzia del riconoscimento effettivo da parte del Ssn, nei prossimi anni,
della centralità delle funzioni
infermieristiche’’.
✑
9
DALL’ASSEMBLEA DEGLI ISCRITTI
GLI INFERMIERI
S’INCONTRANO AL COLLEGIO
l 20 marzo2007 presso i locali del Park Hotel si è tenuta l’annuale assemblea degli iscritti “Gli infermieri si incontrano al Collegio”. Obiettivo dell’assemblea era quello di far incontrare gli infermieri della provincia di Perugia, provenienti dalle diverse
realtà lavorative, al fine di discutere circa gli obiettivi raggiunti, i percorsi intrapresi dal
Collegio in questo anno di attività. Contestualmente si voleva cercare di prevedere insieme lo scenario futuro della professione infermieristica Umbria al fine di valutare e definire la programmazione delle attività per il prossimo biennio.
siglio direttivo nel Corso del
2006 per il raggiungimento
degli obiettivi prefissati:
I
Gli obiettivi
A tal proposito sono stati
invitati il responsabile Servizio Programmazione SocioSanitaria dell’Assistenza di
Base, ospedaliera e Osservatorio Epidemiologico della Regione dell’Umbria Dr. Carlo
Romagnoli e il Dott. Marcello Bozzi, membro del comiprofessioneinfermiereumbria2/07
tato centrale della Federazione Nazionale Collegi IP.AS.VI.
Come da “copione” l’assemblea ha avuto inizio con la relazione del Presidente del Collegio IP.AS.VI. di Perugia Dott.
Palmiro Riganelli, seguita poi
da quelle del tesoriere Stefania De Santis e del presidente dei revisori dei conti Anna
Nusdorfi. Il Presidente del Collegio ha illustrato brevemente le attività svolte dal Con-
• migliorare la comunicazione con gli iscritti; attraverso un restyling della
rivista, e del sito del Collegio, l’istituzione di una
newsletter, l’organizzazione di incontri con gli iscritti presso i presidi ospedalieri dell’Umbria, pubblicazione di numerosi comunicati stampa, adesione alla
campagna informativa “Infermiere. Protagonista nella vita vera” (con l’obiettivo di avvicinare sempre di
più i giovani alla professione infermieristica);
• promuovere l’aggiornamento professionale mediante: l’organizzazione di
tre eventi formativi di cui
due accreditati ECM, linee
di indirizzo alla Regione
Umbria per la definizione
del fabbisogno formativo
Regionale, una borsa di studio di 1.000 Euro per gli stu-
ilcollegioinforma
D I S I LV I A C E P P I
10
ilcollegioinforma
denti del corso di laurea in
infermieristica al fine di
promuovere la ricerca infermieristica; interventi in tutte le sedi universitarie per
la non attivazione del corso di laurea in infermieristica con modalità on line, e
per la definizione delle basi di accordo per l’attuazioni di alcuni master clinici
nella nostra Regione.
dente dei revisori dei conti ha
confermato la regolare tenuta delle scritture contabili e la
corretta gestione di tutti i documenti contabili.
I contratti assicurativi
Tra le altre attività si è continuata l’assistenza agli iscritti per i contratti assicurativi,
si sono organizzate le elezioni per il rinnovo degli organi
istituzionali dell’ENPAPI ecc.
Il presidente del Collegio
ha terminato il suo intervento ribadendo l’impegno nel
presidiare il processo di riforma delle professioni e del sistema ordinistico, di rafforzare le relazioni e i rapporti con
Enti e Istituzioni, associazioni professionali, società scientifiche e altre professioni al fine di costruire concrete sinergie, di presidiare lo sviluppo
delle competenze infermieristiche e la loro giusta collocazione all’interno di modelli assistenziali, organizzativi e
formativi moderni esaltando
lo specifico infermieristico in
un contesto di continua integrazione professionale.
Il Tesoriere dimostrando
l’assenza di disavanzi, ha confermato, dal punto di vista
economico, il “buon stato di
salute” del collegio; il Presi-
COLLEGIO DI TERNI
Comunicazioni
agli iscritti
Rinnovo ENPAPI
seguito delle elezioni
per il rinnovo degli
Organi Collegiali ENPAPI
quadriennio 2007-2011
tenutesi in seconda
convocazioni il giorno
3 febbraio 2007 presso
il Collegio IP.AS.VI.
della Provincia di Terni
si comunica il nominativo
dell’infermiera libero
professionista eletta:
Sig.ra Feraru Anisoara.
A Lei e agli altri colleghi
le congratulazioni
e gli auguri
di un proficuo lavoro.
A
Chiusura per ferie
della Segreteria
i comunica
che in occasione
delle ferie estive
dell’impiegata
del Collegio IP.AS.VI.
della provincia di Terni
la segreteria rimarrà chiusa
dal 25 giugno 2007
al 13 luglio 2007.
S
Molto interessanti e graditi alla platea sono stati gli
interventi dei nostri ospiti.
Il Dr. C. Romagnoli ha presentato una panoramica della realtà assistenziale nella
nostra Regione evidenziando
il ruolo degli infermieri nello
scenario della programmazione sanitaria umbra e ha posto l’attenzione sull’attuale
disomogeneità dei modelli organizzativi dei servizi infermieristici della Regione Umbria. Ha invitato la platea, e il
collegio stesso, a proporre indicazioni e suggerimenti per
la definizione di un ipotetico
modello organizzativo dei servizi infermieristici unico per
tutte per tutte le aziende sanitarie della Regione.
Il Dott. Bozzi ha proseguito la trattazione sull’applicabilità del modello organizzativo dipartimentale del servizio infermieristico rilevando
come sia importante e strategico, nella sua fase di istituzione, puntare sulle competenze specifiche della professione. Si è poi passati alla
presentazione ed analisi dei
dati che dimostrano l’assoluta carenza di personale infermieristico rispetto alle esigenze assistenziali, dati che
successivamente sono stati
definiti dai partecipanti all’assemblea “allarmanti”. Sinteticamente il Dott. Bozzi ha
poi evidenziato come, a livello nazionale, la professione
infermieristica partecipi attivamente alla “vita finanziaria” delle università e come al
La ricerca infermieristica,
uno strumento per il cambiamento
della pratica comune
Al lavoro di ricerca vincitore sarà attribuita la somma
di E 1.000,00
Borsa di studio
l bando è aperto a tutti gli studenti del 3° Anno
(anno accademico 2006-2007) del corso di Laurea
in Infermieristica dell’Università degli Studi di Perugia.
Gli studenti interessati posso chiedere informazioni
alle segreterie dei Collegi di Perugia e Terni
o consultare il sito www.ipasviperugia.it
Scadenza 1 dicembre 2007.
I
Il contenuto dell’elaborato deve orientarsi
su tre punti principali
1
Revisione della letteratura riguardante aspetti clinici
assistenziali, organizzativi o tematiche di particolare
interesse infermieristico al fine di elaborare istruzioni
operative, ed evidenziare interventi di provata efficacia;
fare una sintesi delle evidenze e una valutazione critica
della letteratura scientifica esaminata.
2
Analisi di esperienze già applicate, ad esempio
implementazioni di modelli assistenziali attraverso metodi
e strumenti operativi, oppure l’analisi di una specifica
situazione assistenziale (es. dimissione protetta,
applicazione di strumenti di valutazione del rischio
di insorgenza Lesioni da Pressione, pianificazione
e documentazione dell’assistenza, analisi organizzativa,
presa in carico, ecc...)
3
Ricerca basata su un programma di indagine
che esplora fenomeni, problemi assistenziali, organizzativi,
valutazione della qualità, ecc., finalizzata alla produzione
e all’implementazione di conoscenze originali di specifico
interesse infermieristico.
Per scaricare il bando consultare il sito www.ipasviperugia.it
ilcollegioinforma
11
professioneinfermiereumbria2/07
borsa
stop alle
di studio
cadute
coordinamento
prevenire gli errori,
collegiimparare
ip.as.vi. dell’umbria
dagli errori
contrario abbia un ruolo assolutamente marginale nelle fasi di progettazione, organizzazione e nelle attività
di docenza degli stessi corsi
di laurea. Da un’analisi quantitativa effettuata dalla Federazione Nazionale è emerso, in una proiezione a dieci
anni, come la professione infermieristica sia numericamente molto inferiore rispetto alle necessità. Questo fenomeno scaturisce dalla esigua disponibilità di posti ai
corsi di laurea in infermieristica, soprattutto in alcune
regioni d’Italia, e dallo scarso interesse spesso dovuto a
scarsa informazione, dei neodiplomati ad avvicinarsi alla
professione.
È su questi presupposti che
la Federazione ha dato il via
alla Campagna informativa rivolta giovani sopra descritta.
Il pomeriggio si è concluso con la presentazione, da
parte della collega Carla Ranieri, in rappresentanza del
gruppo lavoro, del progetto di
ricerca proposto dal Collegio
sullo ”Status della professione infermieristica nella provincia di Perugia”. Progetto
ambizioso che va ad analizzare, tramite questionari, come vivono la propria professione gli infermieri nella Provincia di Perugia.
L’incontro si è concluso
con entusiasmo sia dei partecipanti all’assemblea che
del Consiglio direttivo per l’alto livello dei vari contributi e
dei dibattiti scaturiti.
✑
12
l’angolodellibro
NADIA MARGARITELLI
L’ANGOLO DEL LIBRO
POESIE... LEZIONI D’AMORE
ari Colleghi,
da tanto tempo avevo il
desiderio di condividere con
voi alcune poesie, ne ho parlato con Palmiro Riganelli il
presidente del nostro collegio
ed egli mi ha incoraggiata a
farlo. Ed eccomi qui a proporvi una bellissima poesia di
Kahlil Gibran, scrittore libanese nato nel 1883 tratta dal
celeberrimo libro il Profeta.
Forse, vi chiederete cosa
significa in una rivista tecnico-scientifica come la nostra,
dare spazio alla poesia.
Proverà a spiegarvi cosa
significa per me e per la mia
esperienza lavorativa.
Sono un’infermiera, lavoro da quasi venti anni, attualmente in servizio nel Centro
per i Disturbi Alimentari di Todi, qui tra le altre cose, conduco un gruppo con i pazienti ricoverati utilizzando come strumento di comunicazione la poesia.
La poesia come lezione
d’amore che arricchisce la nostra anima, provando ad riscoprirla come un momento
di riflessione e di meditazione. A volte, l’emozione trasmessa dallo scrittore, riesce
C
a risvegliare le emozioni chiuse, sopite di chi legge, di chi
si nega alla vita.
Questa poesia, in particolare, mi è cara, perché mi è
stata donata da una paziente alla sua dimissione e ciò
mi ha commosso...
La poesia
Allora un contadino disse:
parlaci del lavoro.
Ed egli rispose: voi lavorate la terra.
Perché oziare è diventare estranei
alle stagioni e uscire dal corteo
della vita, che con maestà
e con fiera sottomissione
avanza verso l’infinito?
Quando lavorate, siete un flauto che
attraverso il suo cuore trasforma
in musica il mormorio delle ore.
Chi di voi vorrebbe essere
una canna muta e silente,
mentre tutte le altre cantano
insieme all’unisono?
Sempre vi è stato detto che
il lavoro è una maledizione
e la fatica una sventura.
Ma io vi dico che, quando lavorate,
voi realizzate una parte del sogno
più remoto della terra, quella che
vi fu assegnata in sorte quando
quel sogno stesso ebbe origine,
E vivendo delle vostre fatiche,
voi amate in verità la vita,
E amare la vita attraverso la fatica
significa essere tutt’uno
con il suo segreto più profondo.
Ma se nel vostro dolore chiamate
disgrazia il giorno in cui
nasceste e condanna scritta
sulla vostra fronte il dover
mantenere la vostra carne,
allora io vi rispondo che soltanto
il sudore della vostra fronte
laverà via quella scritta.
Vi è stato detto anche che la vita
è tenebra e, nella vostra
stanchezza, voi ripetete le parole
di quegli uomini stanchi.
E io vi dico che la vita è davvero
tenebra solo se non vi è slancio,
E ogni slancio è cieco se
non vi è conoscenza,
E ogni conoscenza è vana
se non vi è lavoro,
E ogni lavoro è vuoto se manca
di amore;
E che, quando lavorate con amore,
legate voi a voi stessi,
gli uni agli altri, e voi tutti a Dio.
E cos’è lavorare con amore?
È tessere un abito con i fili
del cuore, come se dovesse
indossarlo, proprio quel vestito,
la persona che amate.
È costruire una casa con dedizione,
come se chi amate dovesse
lui andare ad abitare.
È spargere i semi con tenerezza
e mietere il raccolto con gioia,
come se chi amate dovesse lui
mangiarne il frutto. È infondere
in tutto ciò che fate il soffio
del vostro spirito,
professioneinfermiereumbria2/07
A C U R A D E L C O M I TAT O D I R E D A Z I O N E
Anche gli Infermieri umbri
e i Collegi IP.AS.VI. di Perugia e Terni...
intendono esprimere, a sostegno e rinforzo delle note della
Federazione, il loro disappunto circa alcune affermazioni
contenute in articoli apparsi su Repubblica a firma
d’un noto editorialista, che tracciano una fisionomia degli
Infermieri italiani antistorica, ingiusta e riduttiva delle
professionalità acquisite ed espresse.
S’intende quindi esprimere piena adesione all’iniziativa
della Federazione mediante la quale si chiede l’apertura
d’un confronto costruttivo basato sui fatti.
Si riporta a seguire, parte del testo della federazione
interamente visionabile dal sito www.ipasvi.it.
Gli infermieri e la Federazione Ipasvi
...dopo il momento dell’irritazione e degli interrogativi,
hanno riflettuto e vogliono con forza sostenere:
• che l’integrazione professionale e il lavoro di squadra
sono una necessità ineludibile per ogni organizzazione
sanitaria moderna ed efficace;
• che esiste distinzione tra la linea clinico/assistenziale e la
linea organizzativo/gestionale;
• che il ritorno a rigide gerarchie tra professioni, non solo è
anacronistico, ma risponde a vecchie logiche di potere
che si risolvono in un danno per il cittadino, a cui
servono i diversi e integrati saperi per un‘assistenza
personalizzata e di qualità;
• che tutti loro, anche quelli con laurea triennale,
quinquennale e master, non hanno mai smesso e non
smetteranno mai di fare le prestazioni necessarie
all’assistenza e al benessere dei cittadini, 24 ore al
giorno per 365 giorni l’anno;
• che continuano ad impegnarsi e si impegneranno
quotidianamente, anche nelle condizioni difficili che oggi
attraversa il sistema sanitario, a contribuire al
funzionamento degli ospedali italiani e a garantire
l’assistenza a chi ne ha bisogno, con serietà e grande
senso di responsabilità.
340mila infermieri e la Federazione
che li rappresenta chiedono
un confronto e un dibattito serio e costruttivo basato sui
fatti e non sugli stereotipi, in cui esserci con la serenità
e la maturità che vogliono li contraddistingua sempre.
(Annalisa Silvestro, Presidente della Federazione nazionale
Collegi degli Infermieri)
l’angolodellibro
13
(Sarei lieta di ricevere le vostre
opinioni, riflessioni e/o collaborazioni per migliorare sempre
di più il nostro angolo del libro: Nadia Margaritelli, Collegio IP.AS.VI. – Perugia, e-mail:
[email protected].)
stop
340 mila
alle cadute
infermieri umbri...
prevenire gli errori,
collegi
imparare
di perugia
daglieerrori
terni
E sapere che tutte le anime
benedette dei defunti vi stanno
accanto e vegliano su di voi.
Spesso vi ho udito dire,
come parlando nel sonno:
“Chi scolpisce i marmi e ritrova
nella pietra la forma
della sua anima è più nobile
di chi ara la terra.
E chi afferra i colori dell’arcobaleno
e li stende su una tela
in immagine umana è superiore
a chi fabbrica sandali per i piedi”.
Ma io vi dico – non nel sonno,
ma nella più lucida veglia
meridiana- che il vento parla
con la stessa dolcezza
alle querce gigantesche come
al più minuscolo dei fili d’erba.
E che è grande soltanto
chi trasforma la voce del vento
in un canto reso più dolce del suo
stesso amore.
Il lavoro è amore reso manifesto.
Se non riuscite a lavorare con
amore ma solo con riluttanza,
sarà meglio per voi lasciare
il vostro lavoro e sedere
alla porta del tempio a ricevere
l’elemosina da chi invece lavora
con gioia.
Perché, se preparate il pane
con indifferenza, avrete un pane
amaro che sazierà solo a metà
la fame dell’uomo.
E, se spremete l’uva con odio,
il vostro odio distillerà veleno
nel vino.
E anche se cantate come angeli,
ma non amate il canto, renderete
l’uomo sordo alle voci del giorno
e alle voci della notte.
✑
14
lerubriche
DI GIAN DOMENICO GIUSTI
DISPENS@TORE DI STIMOLI INFERMIERISTICI
BLOCKNOTES
arlare di qualità dell’assistenza infermieristica
risulta essere un tema molto complesso che abbraccia
varie sfaccettature della professione stessa. Uno degli
aspetti prioritari per la soddisfazione dei bisogni delle
persone è che chi svolge l’attività di nursing sia pienamente realizzato dalla sua
professione.
P
La qualità
delle prestazioni
La qualità delle prestazioni infermieristiche passa necessariamente attraverso le
condizioni in cui queste vengono erogate; le condizioni
di lavoro rivestono un ruolo
significativo nell’inserimento degli infermieri e nel riuscire a mantenerli al lavoro.
Il carico di lavoro è un argomento citato frequentemente come uno dei motivi che
causa l’abbandono della professione o come rischio per
la salute degli infermieri. A
livello internazionale si rileva la presenza di un ridotto
numero di infermieri e parallelamente un aumento della
richiesta di servizi infermieristici; queste due condizioni devono essere gestite correttamente, se si intende garantire un’assistenza infermieristica
di qualità alle per1 2
)(
)
(
.
sone
Campagna sperimentale
In Italia con il lancio della campagna informativa, di
carattere in questo primo anno sperimentale, “Infermiere
protagonista nella vita vera”
(www.infermiereprotagonista.it) si sta cercando di arginare la carenza che potreb-
be mettere nei prossimi anni
a dura prova il Sistema Sanitario Nazionale.
Questa campagna nasce
dalla constatazione che le cure infermieristiche risultano
essere essenziali nella erogazione delle cure sanitarie,
quindi occorre un’attenta pianificazione universitaria nel
mettere a disposizione un
adeguato numero di posti nei
corsi di Laurea in Infermieristica per cercare di programmare con cura le carenze di
professionisti infermieri nel
futuro. Obiettivo dichiarato
della campagna informativa
è, oltre aumentare il numero
delle iscrizioni nei corsi di laurea, abbassare l’età media degli infermieri e trovare persone con “alte motivazioni”
ed entusiasmo, per lo svolgimento della professione.
La carenza di personale
infermieristico nelle strutture pubbliche e private, nasce
da un numero insufficiente di
giovani disposti ad entrare nei
corsi di Laurea in Infermieristica, nonostante l’offerta e
le garanzie di un lavoro stabile; ma anche da l’abbandono della professione da
15
60.000 infermieri in meno
Troppo pochi sono gli infermieri in Italia, ne servirebbero almeno altri 60.000 per
soddisfare le esigenze dell’assistenza sanitaria italiana,
nel nostro Paese, gli infermieri iscritti all’Albo sono circa
340.000, con un rapporto di
circa 5,4 infermieri per mille
abitanti, contro i 9,8 della
Germania, i 12,8 dell’Olanda
o, addirittura, i 14,8 dell’Irlanda. Mentre, secondo i parametri dell’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e
lo Sviluppo Economico che
ha come obiettivo quello di
tendere alla realizzazione di
più alti livelli di crescita ecoprofessioneinfermiereumbria2/07
nomica alla luce del concetto di sviluppo sostenibile, di
occupazione, di tenore di vita, favorendo gli investimenti e la competitività), è di 6,9
infermieri per abitante il rapporto ottimale per la regione
europea; A conti fatti, dunque, ce ne sono 60.000 in meno nella Penisola.
Per sopperire a questa
mancanza di personale, si è
cercato di “tamponare l’emorragia” con l’immissione di pro-
la frase
Ho consigliato
a mia nipote
di studiare
da infermiera.
Ora è iscritta
da due anni
al corso di laurea
ed è molto contenta.
Livia Turco
Ministro Sanità
fessionisti extra comunitari,
che sono stati e possono essere solo un piccolo aiuto nel
gestire la carenza di infermieri. Solo riconoscendo le giuste motivazioni, e cercando
soluzioni a lungo termine, si
riuscirà a gestire la scarsità di
risorse di personale; insufficienze causate anche da politiche sanitarie che non tengono in considerazione la necessità di avere qualità assistenziale anche grazie al giu-
sto rapporto tra infermieri e
pazienti.
La gratificazione
Le campagne di promozione della professione, devono
necessariamente considerare
anche gli aspetti di “gratificazione” che, non necessariamente sono solo di pertinenza sindacale e di carattere
economico. L’entusiasmo dei
nuovi infermieri deve essere
coltivato, l’entusiasmo di chi
già svolge questa professione deve essere mantenuto e
deve trovare sbocchi professionali verso la giusta e piena valorizzazione.
✑
Bibliografia
(1) Trad.ne BERTANI MP., Organico
infermieristico adeguato = vite salvate. Prof. Inferm., 2006
Apr-Jun; 59 (2): 85-108;
(2) WISKOW C., Trad.ne LOLLI A.,
SANTAGATA A., I metodi per la
rilevazione dei carichi di lavoro infermieristico finalizzati alla definizione del fabbisogno
di personale infermieristico.
Prof. Inferm., 2007 Gen-Mar;
60 (1): 52-60;
(3) CAMERINO D., CONWAY M.P., LUSIGNANI M., Condizioni di lavoro infermieristico e intenzione
di cambiare: risultati dello studio Next in Italia. GISI, 2005
1 (1) 12-25.
(Indirizzo e-mail dell’autore a cui
potersi rivolgere per informazioni:
[email protected])
lerubriche
parte di numerosi infermieri
a causa di mancanza di condizioni di lavoro sufficientemente buone da consentire
al personale di rimanere attivo fino alla pensione, in salute e benessere; mancanza
di riconoscimento del nuovo
profilo dell’infermiere e dei
suoi nuovi confini rispetto ad
altre professioni dell’area socio-sanitaria; troppi cambiamenti occorsi nel sistema sanitario, spesso senza continuità e verifiche.
Negli ultimi anni, questi
cambiamenti hanno coinvolto pesantemente il personale infermieristico, senza tuttavia valorizzarne le risorse
all’interno di una revisione organica di modelli organizzativi 3e gestionali del sistema( )(www.next-study.net) .
16
lerubriche
DI MARCO ZUCCONI
PREVENIRE GLI ERRORI, IMPARARE DAGLI ERRORI
SUICIDIO IN OSPEDALE
I
n questo numero affronteremo il tema del suicidio del
paziente in ospedale, attraverso la presentazione di una
raccomandazione pubblicata
dal Ministero della Salute (Ufficio III - Qualità delle attività
e dei servizi) ad ottobre 2006.
Prima di esporre la raccomandazione è però opportuno introdurre il tema del suicidio nel suo inquadramento
generale.
un modello di Root Cause
Analysis (metodologia di indagine sistematica per la ricerca e identificazione dei fattori primari che contribuiscono al verificarsi di un evento
avverso), strumento del moderno Risk Management. Egli
scelse il suicidio perché su
questo argomento c’erano diverse statistiche disponibili e
perché il suicidio era un grande problema sociale. Durkheim lo definì così:
Il suicidio
“Il termine suicidio si applica a tutti i casi di morte
che sono la conseguenza diretta o indiretta di un atto
positivo o negativo della vittima stessa, la quale è consapevole delle conseguenze
di questo atto”.
Uno degli studi più famosi di Émile Durkheim (18581917), passato alla storia come il primo grande sociologo
empirico, riguarda il suicidio.
Pur sembrando in apparenza
un atto soggettivo, imputabile a incurabile infelicità personale, Durkheim mostra come ci possano essere dei fattori sociali che esercitano
un’influenza determinante al
riguardo, soprattutto ciò che
egli chiama anomia, rottura
degli equilibri della società e
sconvolgimento dei suoi valori. Nel 1897 Durkheim pubblicò il libro “Le suicide. Étude de sociologie”, in cui, per
primo, applicò metodi stati-
stici ad un problema sociologico. Durkheim si era posto
chiaramente il fine di dimostrare che le scienze sociali
possono prendere in esame un
importante problema sociale
come il suicidio, sul quale si
era fatta fino ad allora della
pura filosofia, arrivando a dare una definizione sistematica dei dati di fatto, sulla base della quale è possibile arrivare a conclusioni capaci di
contribuire alla soluzione pratica del problema stesso. Aveva cioè, senza saperlo, creato
La definizione “diretta o
indiretta” e “positivo o negativo” origina dal fatto che secondo l’autore un uomo che
rifiuti di mangiare e si lasci
morire di fame è da considerarsi un suicida alla stessa
stregua di colui che assume
un veleno. Cercando di definire modernamente il suicidio, lo si può intendere, in senso stretto, come l’atto con cui
17
professioneinfermiereumbria2/07
ropa, perché anche nel nostro
Paese i dati sono allarmanti,
visto che l’8% di tutti i decessi tra i ragazzi nella fascia di
età 15-24 anni è determinato dalla scelta consapevole di
togliersi la vita. Sul territorio
italiano si registrano ogni anno 9 casi di suicidio ogni 100
mila abitanti tra i maschi e 2,6
tra le donne (dati Iss-Istat aggiornati al 2001), con tassi più
alti tra gli over-65 (23 casi per
100mila abitanti). Le cause del
suicidio sono: affettive (dispiaceri amorosi, perdita di congiunti, contrasti familiari, ecc.);
economiche (crack finanziari,
miseria, perdita del lavoro, perdite al gioco, ecc.); patologiche (malattie mentali quali sindromi depressive, alcoolismo,
schizofrenia, o malattie dolorose o neoplastiche, ecc.). Tra
i fattori responsabili di casi di
suicidio, c’è anche l’imitazione, ovvero il cosiddetto «effetto Werther», che si ha quando si verifica una serie di suicidi a catena, dopo che sui media ha trovato ampio spazio la
cronaca di un suicidio. All’origine sta la pubblicazione, da
parte di J. W. Goethe, del romanzo I dolori del giovane
Werther(1774), a cui seguì una
vera epidemia di suicidi. Anche se in questa sede non è
possibile affrontare il problema della psicologia e della psicopatologia del suicidio, cioè
della condizione psichica, nei
suoi aspetti normali e patologici, della persona che ha deciso di togliersi la vita, il suicidio non è quasi mai una de-
cisione improvvisa. Poche persone, se non hanno qualche disturbo psichiatrico grave o si
trovano a vivere in circostanze estreme, si suicidano in preda ad un raptus di disperazione. In genere, il suicidio è il
punto di arrivo di un itinerario mentale lungo e tortuoso
(da mesi a molti giorni), che
comporta decisioni, indecisioni e decisioni contrarie a quelle prese in precedenza. La persona che sta meditando di togliersi la vita, attraversa queste fasi: la morte viene vista in
chiave positiva, si valutano i
pro e i contro del suicidio, si
decide di porre fine alla propria esistenza e si organizza
l’evento. Si deve tener presente che un ripensamento è sempre possibile; in molti casi
l’istinto di sopravvivenza ha la
meglio e all’ ultimo minuto
l’aspirante suicida torna sui
suoi passi. Se in tale percorso
dovesse subentrare l’ospedalizzazione, la situazione può
precipitare. Con l’ospedalizzazione, il soggetto si trova lontano dalla sua condizione sociale e familiare, in cui bene o
male si muoveva con una certa sicurezza, ed è trapiantato
in una situazione, l’istituzione
ospedaliera, con leggi, consuetudini, strutture gerarchiche
proprie, cui dovrà adattarsi.
Depersonalizzato fin dal momento del ricovero, spesso indicato non più con il suo nome ma con il suo numero di
letto (o la sua patologia), a volte informato poco e male sulla sua malattia e sull’iter dia-
lerubriche
un individuo si procura volontariamente la morte, in altre
parole il suicidio è l’espressione finale di un’anomalia
dell’istinto più importante,
quello della conservazione; nei
Paesi di lingua anglofona si
preferisce sintetizzare l’azione suicidaria con l’espressione “Intentional selfkilling” =
uccisione intenzionale di sé.
Possiamo poi definire il tentato suicidio: è un suicidio
mancato a causa dei mezzi
impiegati o delle circostanze
esterne che lo hanno impedito. Il tentato suicidio a volte
può essere un tentativo, anche se inadeguato, di affermazione di sé e di richiesta di
aiuto. Esso si presenta con una
frequenza quasi doppia nelle
donne rispetto agli uomini e
la sua incidenza diminuisce
con l’aumentare dell’età.
È frequente nelle persone
immature e fragili dove spesso rappresenta un’inadeguata
difesa e una protesta nei confronti di una frustrazione che
si ha l’impressione di non poter reggere, con l’intento di indurre negli altri sentimenti di
colpa o di solidarietà. A distanza di oltre un secolo dalla pubblicazione del libro “Le Suicide”, i dati in esso contenuti sono ancora purtroppo, per molti versi attuali, ed il suicidio
continua a rappresentare un
grande problema sociale. Esso rappresenta in Europa la seconda causa di morte tra i giovani dai 15 ai 24 anni. Non si
tratta di un problema che riguarda solo i Paesi del nord Eu-
18
lerubriche
gnostico-terapeutico cui dovrà essere sottoposto, il malato si rende subito conto di aver
perduto la sua autonomia e di
essere in balia di eventi immani, che non può dominare
né correggere, e così può decidere di togliersi la vita.
Secondo il Ministero della Salute, il suicidio in ospedale rappresenta un evento
sentinella di particolare gravità, la cui prevenzione si basa su una appropriata valutazione delle condizioni del
paziente.
La frase
Questa frase ci ricorda come sia importante prendersi
cura non solo del corpo, come accade spesso in ospedale, ma contemporaneamente
anche dello spirito. Da un punto di vista assistenziale ritengo che uno dei compiti degli
operatori che affiancano il paziente considerato a rischio di
suicidio sia quello di accogliere la dimensione psicologica,
ma più che psicologica direi
spirituale, di quel particolare
momento di vita di chi finisce
per essere più affascinato dalla morte, che non conosce, che
dalla vita che non tollera. Così cerca la morte quasi con una
sensazione di piacere; la visita, la vede, la rivede, la ritualizza nei gesti mentali, fino
ad occupare tutto lo spazio
immaginativo, per poi compiere l’atto fatale, se questo
non gli viene impedito.
La Raccomandazione
La raccomandazione affronta, secondo il Protocollo
per il monitoraggio degli
eventi sentinella del Ministero della Salute, la prevenzione dell’evento sentinella n.3:
suicidio in paziente ricoverato, ovvero la morte del paziente per suicidio, avvenuta all’interno della struttura
ospedaliera. Il paziente è presente nella struttura per ricevere prestazioni di assistenza
ospedaliera (ricovero, visita
specialistica, controllo).
la frase
“È errore assai diffuso
tra gli umani,
quello di voler
intraprendere,
separatamente,
la cura del corpo
e quella dello spirito.
Platone,
428-347 a. C.
Sono inclusi anche i casi
di suicidio di pazienti che tentano di fuggire dall’ospedale
e di pazienti in TSO che eludono il personale di assistenza, ma sono esclusi i pazienti che nel tentativo di fuggire muoiono accidentalmente. Il verificarsi dell’evento indica una sottovalutazione
delle condizioni psichiche del
paziente ed una inadeguata
sorveglianza dei pazienti a rischio. Le caratteristiche dell’ambiente, degli spazi ospe-
dalieri e le condizioni organizzative (finestre non protette, farmaci e taglienti incustoditi, disinformazione del
personale sul rischio di suicidio, ecc.) possono favorire
il rischio di suicidio.
Numerosi dati internazionali dimostrano la rilevanza
del problema, pertanto, è necessario che negli ospedali
vengano adottati strumenti
e misure idonee di prevenzione; in Italia alcuni ospedali hanno già intrapreso iniziative per contrastare l’occorrenza di tale evento. La letteratura internazionale ha individuato una serie di fattori
di rischio relativi al suicidio
(predittori) e la loro conoscenza consente l’adozione di strategie efficaci per la riduzione
degli eventi suicidiari (compresi quelli tentati) in ospedale, con l’obiettivo di ridurne il numero, agendo su:
1) strumenti di valutazione
del paziente;
2) profili assistenziali per i pazienti che hanno una reazione suicidiaria o tentano
il suicidio, che prevedano
la continuità della cura anche dopo la dimissione;
3) processi organizzativi;
4) formazione degli operatori;
5) idoneità ambientale e
strutturale.
Il suicidio può avvenire in
tutto l’ambito ospedaliero,
ma, secondo i dati disponibili, possono essere considerati
a maggiore rischio le aree cliniche quali il Servizio Psichia-
19
Anamnesi
L’anamnesi completa, effettuata in un clima accogliente che favorisca la comunicazione tra operatore e paziente, è uno strumento essenziale per l’identificazione
dei fattori di rischio da monitorare. La valutazione del rischio di suicidio si avvale di:
❙ RICOSTRUZIONE STORICA
DELLA VITA DEL PAZIENTE (diagnosi cliniche e
valutazione psicosociale),
considerando in particolare pregressi atti autolesivi
e familiarità per il suicidio,
abusi sessuali, avversità significative anche recenti
(ad esempio un lutto): è opportuno sottolineare che
circa il 30-40% dei suicidi
ha già tentato il suicidio;
❙ ANALISI DELLE CARATTERISTICHE ANAGRAFICHE E
SOCIO-CULTURALI DEL
PAZIENTE. Vanno considerati almeno: sesso (i maschi
sono più a rischio), età
(compresa tra i 15 e i 24 anni o superiore ai 65), isolamento sociale;
professioneinfermiereumbria2/07
❙ ACCERTAMENTO DELLE
CONDIZIONI CLINICHE, in
particolare sindromi cerebrali organiche, patologia
psichiatrica (depressione,
disordine bipolare, schizofrenia ed altri disturbi psicotici, disordini di personalità con comportamento aggressivo o narcisistico o falsa autosufficienza, personalità borderline o antisociale, disturbo della condotta e disturbo oppositivo in
età evolutiva), abuso/dipendenza (da alcol, stupefacenti e/o psicofarmaci, da gioco, da tabacco), eventuali
diagnosi multiple, ansia, attacchi di panico, insonnia,
patologia terminale;
❙ ESAME OBIETTIVO (compresa l’effettuazione di esami clinici mirati) per cogliere i segni tipici dell’alcolismo cronico nonché di
un’eventuale sindrome da
astinenza;
❙ RILEVAZIONE DI ALTRI SEGNI PREDITTORI, tra cui: difficoltà di ragionamento,
commenti o battute sul suicidio, affermazioni concernenti l’assenza di speranza,
assenza di significato, inutilità, impotenza, disperazione, rabbia, bassa stima di sé,
autodenigrazione, percezione che gli eventi siano catastrofici, ipergeneralizzazione, lettura degli eventi come fatti personali, agitazione, scarso controllo degli impulsi, ridotta capacità di giudizio, allucinazioni concernenti il suicidio, senso di col-
pa, mancanza di progetti per
il futuro, eccessiva attenzione alla donazione degli organi, eccessivo interesse o
disinteresse per la religione
o recente cambio di atteggiamento nei confronti della stessa, possesso “maniacale” di farmaci, pensiero fisso sulla necessità di fare testamento o di sistemare i
propri affari.
Una migliore valutazione
del rischio e la conoscenza del
problema consentono di mantenere un adeguato livello di
vigilanza se il paziente è turbato o, paradossalmente, se i
sintomi sembrano alleggerirsi. Particolare attenzione va
rivolta ai pazienti fragili sottoposti a repentini cambiamenti di vita e a coloro che:
• hanno avuto una reazione
suicidiaria che li ha portati
al ricovero in ospedale;
• presentano una chiara patologia psichiatrica (soprattutto depressione e schizofrenia);
• manifestano una sindrome
organica confusionale;
• giungono in ospedale e manifestano tale ideazione;
• hanno subito o temono di
subire una grave perdita (a
seguito della comunicazione della diagnosi, di patologia oncologica, passaggio
da terapia curativa a palliativa, decesso di neonato,
depressione post parto, amputazione d’arto ed altre
prognosi infauste).
lerubriche
trico di diagnosi e cura (SPDC),
le unità operative di Oncologia, Ostetricia e Ginecologia
e il Dipartimento di emergenza, nonché gli spazi comuni
quali scale, terrazze e vani di
servizio. Per garantire la prevenzione è fondamentale la
presa in carico del paziente e
perché questa sia efficace ed
appropriata vanno previste almeno le seguenti attività:
20
lerubriche
In fondo all’articolo viene
presentata una possibile traccia per orientare l’operatore
nella conduzione del colloquio con il paziente, dopo aver
raccolto l’anamnesi, nei casi
in cui sia emerso un sospetto da approfondire o possibili fattori di rischio, elaborata
sulla base delle correnti linee
guida psichiatriche internazionali, nonché delle indicazioni nazionali. Si sottolinea
l’importanza dell’infermiere
come interlocutore privilegiato col paziente, in quanto costantemente presente in reparto e spesso “confidente”
dei problemi, anche molto intimi e personali del malato.
Inoltre l’infermiere, nella raccolta dati del processo di nursing, qualunque sia il modello teorico di riferimento, è particolarmente portato ad indagare la dimensione psicologica e sociale del paziente.
• la possibilità di avvalersi delle consulenze specialistiche
psicologiche e psichiatriche;
• il coinvolgimento di altri
specialisti e del medico di
medicina generale del paziente, sia per completare
l’anamnesi, sia per favorire la continuità terapeutica al momento della dimissione;
• il maggiore coinvolgimento possibile della famiglia e
degli amici del paziente, sia
nella fase di valutazione sia
nella gestione dei fattori di
rischio;
• il coinvolgimento, sulla
base di protocolli concordati, di volontari preparati all’uopo;
• una comunicazione adeguata tra gli operatori e tra
questi e i pazienti;
• la prescrizione di terapie
personalizzate per i soggetti ritenuti a rischio suicidiario, fino al TSO.
Percorso
clinico assistenziale
All’atto della dimissione di
pazienti che hanno tentato il suicidio è opportuno assicurare:
Il rischio di suicido è massimo nei primi giorni del ricovero e nella prima settimana
dopo la dimissione perciò la
presa in carico del paziente,
oltre ad un’accurata valutazione, richiede:
• l’integrazione delle diverse
competenze degli operatori sanitari e informal caregiver presenti nell’unità
operativa, al fine di cogliere i segni premonitori dell’atto suicidiario;
❙ la disponibilità immediata
di un referente ospedaliero
da contattare in caso di bisogno;
❙ l’integrazione con i servizi
territoriali sociosanitari per
fornire supporto fisico e psicologico in modo attivo e
continuativo.
Le caratteristiche dell’ambiente e degli spazi
ospedalieri ed i processi or-
ganizzativi possono contribuire ad evitare il verificarsi dell’evento.
È opportuno che l’ospedale, nel rispetto della dignità
della persona, disponga di:
• dispositivi di sicurezza, quali serrature di sicurezza, video a circuito chiuso, allarmi, ringhiere; infissi di sicurezza, ove possibile, assicurandone una manutenzione adeguata (con particolare riguardo ai punti luce/finestre dei piani alti, dato che in ospedale il suicidio più frequente è quello
per precipitazione);
• strutture ed attrezzature
che non suggeriscano usi
impropri;
• misure che impediscano alla persona a rischio di accedere a mezzi per togliersi la vita (ad esempio oggetti taglienti, cinture, corde,
farmaci). A tal riguardo in
alcuni paesi è stata introdotta una procedura per
l’identificazione di tutti i
possibili oggetti pericolosi
da non lasciare al paziente.
È necessario:
• informare il personale sul
rischio suicidiario del paziente;
• predisporre procedure specifiche basate su linee guida e percorsi assistenziali da
attuare per i soggetti a maggior rischio;
• porre attenzione ai trasferimenti di pazienti a mag-
21
Per aumentare la capacità degli operatori di rilevare la
predisposizione dei pazienti al
suicidio ed adottare idonee
misure di prevenzione, vanno
incrementate le attività di
orientamento e formazione
del personale rispetto a tale
problematica, nonché garantiti richiami sulla comunicazione e sui rischi connessi al
suicidio nelle attività formative per il conseguimento del
titolo professionale. Va previsto, inoltre, un aggiornamento specifico periodico del
personale operante in unità
operative considerate critiche.
Le Direzioni Generali, le Direzioni Sanitarie, la Direzione
Medica di Presidio, i Direttori di Dipartimento sono responsabili della implementazione della Raccomandazione. Inoltre le Direzioni Aziendali devono predisporre e rendere disponibile a tutti gli operatori un protocollo operativo per la prevenzione e la gestione degli atti suicidiari.
professioneinfermiereumbria2/07
Guida per il colloquio
con il paziente
La presente guida vuole
costituire una traccia per gli
operatori per la conduzione
del colloquio, partendo dalla
quale è necessario sviluppare, in relazione alla specifica
situazione, una propria linea
operativa.
Essa può essere utilizzata
quando vi è un sospetto da
approfondire (dopo aver quindi raccolto attraverso l’anamnesi le informazioni circa i rischi). È opportuno che il colloquio avvenga in un clima di
rispetto e di fiducia, è pertanto necessario scegliere una sede in cui non vi siano interruzioni e venga garantita la privacy e che consenta di porsi
in costante atteggiamento
empatico e di ascolto attivo
nei confronti del paziente.
È importante cercare di non
perdere il contatto oculare con
il paziente. Durante il colloquio
porre attenzione alle interruzioni della comunicazione, alle affermazioni mirate a suscitare senso di colpa negli altri
o a imporre comportamenti,
rivolte a specifiche persone o
al mondo intero. Nel seguito
vengono elencate alcune domande che possono essere utilizzate per la conduzione del
colloquio, che vanno scelte e
adattate alla specifica situazione. Il colloquio, che va iniziato in modo graduale, è opportuno faccia riferimento a
fatti, facendo precedere alcune domande sullo stato d’ani-
mo, alle domande sulle intenzioni suicidarie. Esse sono utili per accertare l’entità del rischio di suicidio, se la persona
ha forti sensi di colpa o se prova una forte rabbia per un torto subito e spera con il suicidio di suscitare disagio e rimpianto nel colpevole, i fattori
protettivi, il rischio effettivo
di morte.
❙ Come si sente?
❙ Che progetti ha per quando esce dall’ospedale?
❙ Si è sentito giù recentemente?
❙ Si è mai sentito così in precedenza?
❙ Che cosa era successo?
❙ C’è qualcosa che la preoccupa o la turba molto?
❙ In che modo le persone
(eventualmente specificare) vicine le rendono la vita più difficile?
❙ Ha avuto l’impressione di
non farcela più? Ha l’impressione che non ci sia una
via di uscita?
❙ Sente di dovere espiare
qualche colpa?
❙ Alcune persone nella sua situazione penserebbero che
non vale la pena continuare a vivere, è successo anche a Lei?
❙ Ha mai pensato di farsi
del male (o togliersi la vita)?
Come?
❙ Con che frequenza le sovvengono tali pensieri?
❙ Per quanto tempo ci ha pensato negli ultimi giorni? Che
cosa l’ha trattenuta dal far-
lerubriche
giore rischio di suicidio (affidamento ad accompagnatori preparati);
• evitare di lasciare soli i pazienti a rischio ed eventualmente definire modalità per
la vigilanza, sulla base della gravità del rischio, fino all’assistenza continua di un
operatore per paziente. Particolare attenzione deve essere prestata nelle ore serali e notturne, quando il
rapporto numerico tra personale e pazienti è ridotto.
22
lerubriche
❙
❙
❙
❙
❙
❙
❙
❙
❙
lo? (Ciò consente di identificare i fattori protettivi)
Ha mai chiesto aiuto? A chi
si è rivolto? Qualcuno le è
stato particolarmente vicino?
Ha mai pensato come ciò influenzerebbe la vita dei suoi
cari? (Se ha famiglia)
Ha mai tentato il suicidio
prima? Quante volte? Quando l’ultima volta? In che modo? (Chiedersi quale era il rischio effettivo di morte)
Ha mai pensato a come farla finita? (Chiedersi se il piano è realistico ed è davvero
potenzialmente letale)
Ha progettato quando farlo?
Ha il necessario per farlo?
Ha pensato a chi lasciare le
cose che le sono più care?
Ha espresso le sue volontà
a qualcuno di cui si fida o le
ha lasciate scritte?
Ha mai fatto impulsivamente qualcosa di cui poi si è
pentito?
Assistenza infermieristica
È necessario che il personale infermieristico tratti il paziente considerato a rischio
con adeguate cautele, quali:
• Il rispetto e la comprensione
per la profonda sofferenza.
• La creazione intorno al soggetto di un clima tranquillo e sereno.
• L’adeguamento ai ritmi ed ai
silenzi imposti dal paziente.
• La manifestazione di un
sentimento che faccia sentire il malato ben voluto.
• La responsabilizzare progressiva del paziente, che lo
aiuti a ritrovare l’autonomia
perduta, rimettendo nelle
sue mani e secondo le sue
reali possibilità, le responsabilità e le iniziative che altri si erano assunte per lui.
• Il favorire un processo di risocializzazione, incoraggiando ogni suo tentativo di
ripresa dei contatti umani.
• L’attuazione di una sorveglianza attenta e continua,
ma anche discreta e rispettosa, ovvero una presenza
premurosa e costante, ma
non un controllo carcerario.
• La creazione di un rapporto
di confidenza con il paziente, che lo induca a comunicare i propri sentimenti e
pensieri, anche se nefasti.
Mi rendo conto che gli elevati carichi di lavoro, spesso
derivanti dalle ridotte dotazioni organiche, non permettono di dedicare molto tempo alla personalizzazione dell’assistenza, ma solo attraverso tale modalità si può riuscire a salvare una vita che vale
in ogni caso la pena di essere vissuta. Occorre riuscire a
non far perdere la speranza, e
laddove ciò avvenga inevitabilmente, sta a noi, professionisti della salute, contribuire a recuperare la persona all’istinto primario della sopravvivenza restituendole la capacità di sperare.
Un’esperienza personale
Ricordo ancora un episodio accaduto alcuni anni or sono, quando prestavo servizio
come infermiere presso il Pronto Soccorso ed in ambulanza.
Un lunedì mattina contribuii
a soccorrere una giovane che
si era buttata dal terrazzo della propria abitazione, riportando gravi lesioni. La stessa giovane il mercoledì mattina, nonostante i postumi dell’intervento cui era stata sottoposta
e una trazione ossea, eludendo la sorveglianza di un familiare, si gettò dalla finestra del
reparto dove era ricoverata.
Cadde per oltre 15 metri e morì sul colpo. Io mi ritrovai ad
essere uno dei primi ad accorrere, nonché a trasportare poi
il suo corpo presso l’obitorio.
Nonostante avessi assistito a
numerosissimi eventi traumatici, rimasi profondamente colpito dall’episodio e riflettei a
lungo sul perché questo fosse
accaduto e se si sarebbe potuto evitare. Ora probabilmente ho qualche strumento in più
per trovare delle risposte a
quelle domante, rimaste allora insolute.
✑
Bibliografia
DURKHEIM É., Il suicidio: Studio di
sociologia, trad. it. Rizzoli,
Milano 1987.
MINISTERO DELLA SALUTE., Prevenzione di suicidio di paziente
in ospedale, Roma Ottobre
2006.
FERRUTA A., Un lavoro terapeutico,
l’infermiere in psichiatria, Franco Angeli, Milano 2001.
NAPPELLO P., Il paziente e il suicidio,
uno stretto legame, 2002. Da:
http://www.infermieri.com/arch
ivio/aree/psichiatrica/doc.html
23
LA RIANIMAZIONE CARDIOPOLMONARE
DI BASE NEL BAMBINO. NUOVE LINEE GUIDA
COSA CAMBIA?
Introduzione
el novembre 2005 l’ERC
(European Resuscitation
Council), ha reso pubbliche
le nuove linee guida per la rianimazione cardiopolmonare;
queste aggiornano le precedenti edite nel 2001 e derivano dalle evidenze scientifiche degli ultimi anni revisionate da ILCOR (International Liaison Committee on Resuscitation), il gruppo internazionale di lavoro dedicato
a tale compito.
Le novità introdotte in
campo pediatrico nascono
dalla sintesi di evidenze scientifiche cliniche e sperimentali unitamente alla necessità
di semplificare tecniche e sequenze di assistenza al bambino critico, per favorirne conoscenza e memorizzazione.
Le nuove linee guida entreranno progressivamente in
vigore nel corso del 2006; SIMEUP (Società Italiana Medicina d’Urgenza Pediatrica),
in collaborazione con IRC (Italian Resuscitation Council) ha
il compito di diffondere i nuovi orientamenti, attraverso
N
professioneinfermiereumbria2/07
ABSTRACT
LE LINEE GUIDA (LG)
per la rianimazione
cardiopolmonare pediatrica
hanno seguito lo stesso
percorso di quelle rivolte
all’adulto.
Dalla revisione delle linee
di indirizzo ne emerge
un metodo nuovo nella gestione
e nel trattamento dell’arresto
cardiaco che interessa le fasce
di età comprese tra 0-8 anni.
L’addestramento all’uso del DAE
(Defibrillatore semiAutomatico
Esterno) per gli operatori,
anche in questo corso
come in quello rivolto
al trattamento degli adulti
è sicuramente la novità
più significativa.
Viene ribadito all’interno
delle nuove LG la necessità
dell’uniformità della gestione
di questa situazione, attuabile
solo attraverso la formazione
permanente degli operatori.
KEY WORDS
Linee Guida, Rianimazione
cardiopolmonare,
Neonato, Bambino
l’aggiornamento del materiale didattico utilizzato nei corsi per la rianimazione cordiopolmonare pediatrica di base ed avanzata.
Le manovre rianimatorie
di BLS (Basic Life Support) riguardanti i pazienti in età pediatrica (0-8 anni) devono essere inserite nei programmi
di formazione con le stesse
modalità didattiche e raccomandazioni previste per il BLS
dell’adulto.
I corsi PBLS (Pediatric Basic Life Suffort) sono rivolti a
“operatori sanitari” (medici,
infermieri, personale di supporto, studenti dei corsi di
Laurea) o a “personale laico”,
cioè che si occupano a vario
titolo dei bambini (volontari
dei servizi di emergenza,
mamme, insegnanti, forze
dell’ordine, vigili del fuoco,
operatori sportivi ecc.).
L’estensione dell’insegnamento alla popolazione “laica” è ritenuto essenziale per
l’attuazione della “catena della sopravvivenza” e costituisce un capitolo fondamentale dei programmi d’educazione sanitaria.
spazioaperto
DI CENTI MELISSA E FERRARI ANTONIA
24
spazioaperto
NUOVE LINEE GUIDA:
Che cosa è cambiato
e perché
sere sconosciuta all’inizio della rianimazione.
Popolazione pediatrica
Pervietà delle vie aeree
Cosa è cambiato
La popolazione pediatrica è suddivisa in 2 categorie:
Cosa è cambiato
• lattante: fino all’anno di
vita
• bambini: da 1 anno di vita alla pubertà.
Perché
Le differenze nella sequenza rianimatoria di base fra
adulti e bambini si basano sull’eziologia dell’arresto cardiaco (primitivo o secondario)
piuttosto che sulla taglia del
paziente. Il lattante, per le sue
peculiarità anatomiche e fisiologiche, necessita di costituire una categoria diversa rispetto al bambino.
L’adozione di un diverso
rapporto ventilazioni/compressioni e le nuove indicazioni sull’uso del defibrillatore semi-automatico esterno per bambini di età > 1 anno rendono obsoleta la precedente suddivisione de bambini in due gruppi.
La pubertà, termine fisiologico dell’infanzia, rappresenta la più logica delimitazione per applicare le linee
pediatriche; ne viene inoltre
sottolineato il più agevole riconoscimento rispetto all’età
anagrafica che potrebbe es-
Tecnica per le
compressioni toraciche
Cosa è cambiato
• il rapporto compressioni/ventilazioni consigliato
nel bambino di ogni età
(escluso il neonato in sala
parto) è di 15:2 (1 o 2 soccorritori);
• il rapporto compressioni/ventilazioni 30:2 è
consigliato per il soccorritore laico singolo, e per
il soccorritore sanitario
singolo che trovi difficoltà ad applicare il rapporto 15:2.
Perché
Vi sono studi su manichini, in modelli animali e di modelli matematici che indicano che il rapporto 5:1 non garantisce un numero sufficiente di compressioni al minuto;
inoltre, le frequenti interruzioni delle compressioni toraciche causano la riduzione
della pressione di per fusione
coronaria.
È noto che mantenere
una buona perfusione coronaria favorisce il successo
delle manovre rianimatorie.
Il numero di ventilazioni
con il rapporto 15:2 o 30:2,
anche nel bambino asfittico,
è ritenuto sufficiente per mantenere un rapporto ventilazione/per fusione accettabile.
Utilizzo di un’unica tecnica, in ogni età pediatrica. La
sede corretta corrisponde al
3° inferiore dello sterno.
È consigliato trovare l’angolo di incontro dell’arcata costale con lo sterno e comprimere
lo sterno medesimo circa 1-2
cm al di sopra di tale punto.
Perché
La precedente tecnica, particolarmente nel lattante, era
causa di compressione in sede errata (addome superiore).
Tecnica di compressione
Cosa è cambiato
• lattante: tecnica a due dita per 1 soccorritore e tecnica a due mani per 2 soccorritori;
• bambino: tecnica a 1 o 2
mani a seconda della preferenza del soccorritore e
della taglia del bambino.
Perché
L’aspetto fondamentale
sottolineato è l’esecuzione di
CTE di adeguata profondità e
con minime interruzioni.
Nel lattante la tecnica a
due mani garantisce una maggiore profondità delle CTE, una
migliore pressione di per fusione coronaria ed una migliore pressione arteriosa sistolica e diastolica rispetto
alla tecnica a due dita.
25
Com’era prima
• Sconsigliato nel bambino
di età < 8 anni
Cosa è cambiato
(Chiamare ad alta voce il
bambino, stimolo doloroso evitando scuotimenti)
• Valutazione del respiro
(GAS per 10 secondi)
• Valutazione del polso e/o
(laici) dei segni vitali (10
secondi)
• Utilizzo di DAE
• Sconsigliato nel lattante.
Nel bambino da 1 a 8 anni viene consigliato in particolare se il defibrillatore è dotato di piastre pediatriche o
di programmi che riducono
l’energia erogata a 50-75 J.
Se sprovvisto di questi dispositivi, il defibrillatore semiautomatico da adulto può
essere utilizzato comunque
nel bambino da 1 a 8 anni in
particolare qualora abbia presentato un collasso improvviso a possieda anamnesi positiva per cardiopatia congenita o acquisita.
Ostruzione completa
delle vie aeree
da corpo estraneo
Nelle nuove linee guida
l’approccio al corpo estraneo
è stato semplificato e reso simile all’adulto. Lo schema di
intervento è il seguente:
Paziente cosciente
• 5 pacche dorsali alternate a
• 5 compressioni: toraciche
nel lattante, addominali
(manovra di Heimlich) nel
bambino.
Perché
In studi pediatrici l’arresto
cardiaco da FV o TV trattato con defibrillatore precoce
ha una buona sopravvivenza.
Il DAE è ritenuto adeguato nel riconoscere le aritmie
del bambino e nell’indicare
in quali situazioni è necessario lo shock.
Sequenza PBLS in sintesi
• Valutazione del rischio
ambientale
• Valutazione dello stato
di coscienza
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Paziente incosciente
• posizionare il paziente su
piano rigido;
• solleva lingua/mandibola
ed eseguire lo svuotamento digitale del cavo orale
(corpo estraneo affiorante);
• instaurare la pervietà delle vie aeree;
• 5 tentativi di ventilazione
riposizionando il capo dopo ogni insufflazione se
inefficace;
• in assenza di segni vitali
iniziare CTE senza controllo del polso;
• eseguire 1 minuto di RCP;
• allertare il 118 se non allertato in precedenza;
• proseguire RCP fino all’arrivo del soccorso.
✑
Bibliografia
The International Liaison Committee on Resuscitation (ILCOR)
Consensus on Science With
Treatment Recommendations
for Pediatric and Neonatal
Patients: Pediatric Basic and
Advanced Life Support,
Pediatrics, vol. 117 n. 5 May
2006, pp. e955-e977 (doi:
10.1542/peds.2006-0206).
JENNIFER K. LEE, In Brief: Newborn
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Review, 2006; 27: e52-e53
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2002; 3 : 2005 American Heart Association Guidelines for
Cardiopulmonary Resuscitation and Emergency Cardiovascular Care. ECC Committee and Subcommittees,
American Heart Association.
Circulation, 2005; 112: IV-1 –
IV-211.
MORRIS MC, NADKARNI VM., Pediatric Cardiopulmonary-Cerebral
Resuscitation: An Overview
and Future Directions. Crit
Care Clin., 2003; 19: 337-364.
Sitografia
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www.erc.edu
www.simeup.it
www.118italia.net/
www.americanheart.org
www.ilcor.org
(Centi Melissa Istruttrice BLSD Italian Resuscitation Council,
Ferrari Antonia Istruttrice PBLSD BLSD - Italian Resuscitation
Council)
spazioaperto
Defribillatore semiautomatico esterno (DAE)
26
lerubriche
D I PAT R I Z I A A LT O B E L L I
IL SISTEMA DI GESTIONE PER LA QUALITÀ
L’AGIRE UMANO
a prima definizione di
qualità in Sanità appare
nella letteratura medica nel
1933 a opera di Lee e Yones
che la definiscono come “l’applicazione di tutti i servizi della moderna medicina scientifica necessari ai bisogni della popolazione”. Negli anni ’60
Donabedian definisce la qualità della cura come “il grado
con cui l’assistenza è conforme con gli attuali criteri di
buona medicina”, includendo
quindi il concetto di valutazione. In Europa si comincia
a parlare di qualità dei servizi sanitari in modo rilevante
dalla seconda metà degli anni ottanta.
La diffusione della nozione di qualità in campo sanitario è stata piuttosto limitata in Italia, fino agli inizi degli anni Ottanta quando ha
subito un forte impulso, nell’ambito della professione
medica, dalla nascita del movimento della Quality Assurance, che ha portato alla costituzione della Società Italiana della Qualità.
Il processo di VRQ è stato
attuato in un primo tempo
unicamente con riguardo al-
L
ABSTRACT
La prima definizione di qualità
in Sanità appare nella letteratura
medica nel 1933. Dalla seconda
meta’ degli anni 80 nel settore
dei servizi sanitari diviene
notevole la sua diffusione.
Nell’ambito dell’assistenza,
le dimensioni della qualità sono
raggruppate in tre macroaree:
qualità tecnico professionale,
qualità manageriale, qualità
percepita. La misurazione
della qualità dell’assistenza
deve essere effettuata
accuratamente analizzando
la struttura, il processo e l’esito
(Donabedian 1988). La Direzione
Aziendale ha la responsabilità di
pianificare, verificare e migliorare
la qualità garantendo che
il sistema ne faciliti e promuova
il miglioramento continuo.
All’ interno del Dipartimento
Cardio-Toraco-Vascolare
dell’ Azienda Ospedaliera
S.Maria di Terni, la qualità
è particolarmente visibile
nell’attenzione che viene
prestata alla continuità
assistenziale offerta all’utente.
la qualità medica e in particolare alla verifica dell’adeguatezza dei processi diagnostici e terapeutici, delle attrez-
zature sanitarie dei rifornimenti di materiale e degli esiti sanitari. Successivamente
il campo di applicazione, comprende anche altri aspetti
dell’assistenza sanitaria (ad
esempio i tempi di attesa) o
questioni connesse con l’informazione, le relazioni tra
operatori e utenti e il confort.
Maxwell, nel 1984 individua sei dimensioni della qualità dell’assistenza:
1) EFFICACIA: esprime il
grado di raggiungimento
del risultato dell’intervento sanitario in termini di
benefici per la salute;
2) EFFICENZA: capacità concreta di produrre, a parità
di risorse il risultato migliore in termini di salute;
3) ACCETTABILITÀ: indica
l’apprezzamento del servizio da parte dell’assistito;
4) ACCESSIBILITÀ: esprime
la disponibilità di servizi
utilizzabili da parte degli
utenti che ne hanno reale necessità;
5) EQUITÀ: esprime la capacità di erogare servizi sanitari senza privilegi o di-
27
6) RILEVANZA: ottenere il
meglio dall’offerta sanitaria tenendo conto di
bisogni e desideri della
società.
A queste possiamo aggiungere altre importanti dimensioni di qualità:
• appropriatezza intesa come l’effettuazione dell’azione giusta al paziente
giusto nel tempo giusto;
• sicurezza espressa dal grado di controllo degli errori che si possono presentare nei processi sanitari.
Tutte le dimensioni possono essere raggruppate in tre
macroaree:
1) AREA DELLA QUALITÀ
TECNICA
PROFESSIONALE
La qualità per il professionista ha rilevanza in quanto è
direttamente coinvolto nel
processo di erogazione degli
interventi. Sul piano professionale è necessario far riferimento alla qualità, degli esiti
(outcome), in relazione alle
modalità con cui la prestazione sanitaria erogata soddisfa
la necessità dell’utente e alla
qualità dei processi, in relazione alle pratiche cliniche che il
professionista ritiene possano essere in grado di rispondere alle esigenze dell’utente.
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2) AREA DELLA QUALITÀ
MANAGERIALE
Riguarda la valutazione
degli aspetti di conduzione
manageriale delle organizzazioni sanitarie secondo parametri che caratterizzano la
qualità delle “performance”
aziendali.
3) AREA DELLA QUALITÀ
PERCEPITA
Il livello della qualità percepita dal paziente è precisato attraverso l’espressione
del grado di soddisfazione derivato dal contatto con l’offerta sanitaria.
La misurazione
della qualità
dell’assistenza
Attualmente esistono metodi sofisticati ed efficaci che
possono aiutare i professionisti sanitari e le istituzioni a
migliorare la qualità dell’assistenza che essi erogano. È
impossibile effettuare una valutazione della qualità priva
di errori e quindi occorre scegliere un metodo di valutazione che sia il più accurato
possibile e che espliciti la tipologia e il livello di errore
rappresentato. La qualità dell’assistenza può essere misurata per diverse dimensioni:
struttura - processo - esito
(Donabedin, 1988).
Gli elementi della struttura sono caratteristici dei
professionisti sanitari e del-
le sedi di erogazione considerate (il complesso delle risorse tecniche, finanziarie organizzative umane e fisiche).
Gli elementi relativi ai processi nascono dall’incontro
tra i medici o altri professionisti dell’assistenza e i pazienti. I dati di esito sono relativi alle condizioni dei pazienti conseguenti all’intervento sanitario.
Per dare un giudizio di valore su una determinata caratteristica è necessario un
sistema di riferimento e quindi la determinazione di criteri, indicatori e di standard
qualitativi. I “criteri” sono
quegli elementi di struttura
e di esito rispetto ai quali deve essere formulato il giudizio di qualità. Gli “indicatori” sono parametri che misurano in sintesi la dimensione
oggetto di valutazione. Gli
“standard” sono definizioni
quantitative specifiche, che
chiariscono la grandezza e la
frequenza da raggiungere per
una certa caratteristica.
Un altro aspetto rilevante nelle valutazioni della qualità dell’assistenza sanitaria è
rappresentato dal ricorso a
metodi impliciti o espliciti.
I metodi impliciti non tengono conto di standard stabiliti a priori. Il professionista
riesamina una fonte di dati
(ad esempio una serie di cartelle cliniche) e cerca di rispondere a domande diverse
a seconda del metodo implicito che intende seguire. I metodi espliciti si basano su mo-
lerubriche
scriminazioni nei confronti degli utenti;
28
lerubriche
delli di riferimento tratti da
evidenze cliniche di processo
e di esito. Si utilizzano criteri definiti a priori per determinare se i processi o gli esiti osservati sono conformi con
standard definiti. I risultati
della valutazione variano in
rapporto al metodo impiegato. I metodi espliciti che considerano il processo sono più
rigorosi, mentre quelli impliciti che valutano l’esito sono
i meno rigorosi.
Il ruolo
della direzione aziendale
nel sistema qualità
Alla Direzione aziendale,
è affidato un ruolo estremamente importante: prendere
in esame la qualità intesa come sistema gestionale, analizzarne e svilupparne gli
obiettivi.
La Direzione Aziendale deve definire e documentare le
responsabilità, l’autorità e i
rapporti reciproci del personale che dirige, deve eseguire e verificare attività che influenzano la qualità.
La Direzione ha la responsabilità di pianificare, verificare e migliorare la qualità;
inoltre, deve assicurare che il
sistema faciliti e promuova il
continuo miglioramento della qualità. Per il miglioramento del SQ, l’azienda deve essere in grado di organizzarsi
per gestire una informazione
organica e strutturata, creare le condizioni per valutare
le informazioni. L’azienda deve disporre quindi di un “efficace sistema informativo”
che, sia finalizzato alla raccolta, elaborazione ed archiviazione dei dati di struttura,
processo ed esito.
L’implementazione di un
sistema della qualità che consenta il raggiungimento degli obiettivi indicati richiede
la presenza in azienda di personale adeguatamente qualificato che abbia competenze professionali e strumenti
operativi in grado di impostare, gestire e controllare il sistema di gestione aziendale.
Nelle pagine dei quotidiani,
nelle trasmissioni televisive,
nelle aule dei tribunali, nei bar
e nei ristoranti si parla sempre più frequentemente della medicina, delle disfunzioni del sistema e delle ricette
che ognuno ritiene di proporre per migliorarlo ed evitare
episodi di “malasanità”.
All’interno di questo dibattito, molto complesso e
denso di sfaccettature, ruotano i sistemi di revisione della qualità e di accreditamento, e le evidenze esistenti per
dimostrare l’efficienza e l’efficacia di programmi con i
quali si cerca di valutare e migliorare la soddisfazione per
la qualità. Oggi, infatti, confrontando una struttura accreditata ed una che non lo
è, è possibile rilevare indicatori di maggior sicurezza per
il paziente e quanto sia efficace ed efficiente la struttura e il sistema.
La qualità infatti, in Medicina è difficile da definire,
da misurare, da dimostrare,
grosso segreto dal mio punto di vista è la possibilità di
migliorarla giorno dopo giorno, con l’impegno, la cultura
e con interventi sul sistema
che non propongano dissociazioni fra l’enfasi della
struttura e sul singolo, ma che
piuttosto, sappiano valorizzare i singoli professionisti all’interno di una visione integrata e di sistema.
Segreto difficile ma non
impossibile da attuare, è praticare il miglioramento come
atteggiamento mentale e come pratica del quotidiano. I
dibattiti teorici non solo hanno prodotto scarsi risultati,
ma hanno portato molti e
bravi professionisti a vedere
“la qualità” come un’entità
astratta ed ostile.
Prima regola, per affrontare l’argomento “qualità”,
sarà quella di parlare un linguaggio chiaro e capace di
focalizzare l’interesse di tutti coloro che operano in Sanità. Tutti gli Stati Europei e
Mondiali, intesi come aggregazione sociale ed organizzata dei singoli cittadini, esistono per assicurare il perseguimento di valori e la realizzazione di bisogni essenziali, uno dei quali è sicuramente il “diritto alla salute”.
Un elemento fondamentale su cui si è raggiunto il
consenso nel contesto delle
tematiche inerenti all’errore,
è il passaggio da una cultu-
29
Il dipartimento
cardio-toracico-vascolare
nell’Azienda Ospedaliera
“S. Maria” di Terni
Con vari provvedimenti, si
è provveduto a riorganizzare
l’assetto dipartimentale dell’azienda e con decorrenza
dall’1.1.2003, è stata istituita, in via sperimentale e temporanea, un’area funzionale
Cardio- Toraco-Vascolare per
la gestione coordinata di attività espletate c/o strutture
solo funzionalmente ad essa
afferenti allo scopo di ottimizzare l’attività.
La sua istituzione è alla
base del principio dell’aggregazione strutturale per distretto, che tende al confronto clinico, al conseguimento
dell’uniformità dei comportamenti assistenziali nonché
a rispondere in modo integrato ai bisogni assistenziali del
paziente, nell’ambito di quanto previsto nel Piano Sanitario Regionale 2003-2005.
Esso si configura: Struttura Complessa (S.C.) di Cardiologia, S.C. di Cardiochirurgia,
professioneinfermiereumbria2/07
S.C. di Chirurgia Toracica, S.C.
di Malattie dell’Apparato Respiratorio, Struttura Semplice (S.S.) a valenza dipartimentale di Laboratorio di Emodinamica, S.S. a valenza dipartimentale di Aritmologia Cardiologia, S.S. a valenza dipartimentale di Terapia Intensiva Coronaria (Utic), S.S. a valenza dipartimentale del Servizio Ambulatoriale di Cardiologia, S.S. a valenza dipartimentale centro per l’ipertensione, S.S. a valenza dipartimentale di Anestesia e Rianimazione, S.S. a valenza dipartimentale di chirurgia vascolare, S.S. a valenza dipartimentale di fisiopatologia respiratoria e diagnostica allergologica. La S.S. di emodinamica, esegue procedure Diagnostiche ed interventistiche.
La parte diagnostica consiste
nell’ esecuzione di coronarografie, ventricolografie, aortografie e cateterismi destri
e sinistri per lo studio delle
cardiopatie acquisite e congenite e della patologia dell’aorta. La parte terapeutica
comprende, l’angioplastica
coronaria, eseguita con le varie tecniche e, se necessario,
con il posizionamento di stent
tradizionali e stent medicati.
La struttura semplice “centro
per l’ipertensione” potrà, disporre di posti letto nell’ambito della S.C. di Cardiologia
per degenza ordinaria, in cui
vengono ricoverati pazienti
con urgenze ipertensive o con
complicanze cardiovascolari
della malattia ipertensiva o
altri pazienti (diabetici, neuropatici o dislipidemici) complicati per il cui inquadramento diagnostico e terapeutico
sia necessario eseguire indagini complesse e/o invasive.
Il centro è dotato di apparecchiature che permettono di
eseguire indagini strumentali non invasive quali: ecocardiografia-color-doppler, monitoraggio ambulatoriale della P.A. delle 24 h, ECG dinamico secondo holter.
La struttura semplice “Unità Terapia Intensiva Coronaria”, dotata di undici posti letto monitorizzati, offre assistenza e terapia per malati
cardiologici critici, affetti da
diverse condizioni morbose:
IMA, Angina instabile, shock
cardiogeno, aritmie cardiache,
embolia polmonare, dissezione aortica e scompenso cardiaco refrattario.
I pazienti che giungono in
unità coronarica con diagnosi di IMA vengono sottoposti
ai trattamenti più avanzati ed
efficaci inclusa la rivascolarizzazione primaria con angioplastica coronaria o mediante by-pass aorto-coronarico. Nella struttura semplice del “servizio ambulatoriale di cardiologia”, vengono eseguite prestazioni di
diagnostica cardiologia ambulatoriale. Vengono valutati i pazienti presso gli ambulatori provenienti sia dall’ interno dell’ospedale per l’effettuazione di consulenze di
tipo cardiologico; sia dal livello territoriale quali ester-
lerubriche
ra orientata esclusivamente
all’identificazione del “colpevole” ad una cultura volta a
riconoscere il ruolo fondamentale del “sistema” con i
suoi processi ed elementi di
debolezza, garante delle migliori condizioni lavorative
per gli operatori, tali da favorire l’abbattimento delle
possibilità d’errore.
30
lerubriche
ni attraverso la prenotazione
del CUP. L’ accesso dei pazienti avviene previa richiesta
motivata del medico curante o di altro specialista e nel
rispetto della normativa vigente in materia di ticket.
Le prestazioni che tale
struttura assicura sono le seguenti: ECG tradizionale e visita cardiologia, ergometria,
Holter, controllo portatori di
pace- maker, ecocardiografia
pediatrica, transesofagea, da
stress farmacologico.
Le linee di attività della
struttura semplice di aritmologia cardiologia, che essa è
impiegata a garantire, vengono identificate con : l’ablazione transcatetere, con radiofrequenza nel trattamento delle aritmie cardiache,
l’impianto di pace-maker defibrillatori biventricolari, lo
studio tridimensionale delle
cavità cardiache.
Sul fronte della qualità
in ambito dipartimentale
appare particolarmente evidente l’attenzione alla continuità assistenziale offerta
all’utente. In effetti la tipologia dei pazienti afferenti
alle unità operative e ai servizi sopraindicati è tale da
attivare un processo che
prende avvio con il ricovero, in elezione o in urgenza,
e si conclude con la dimissione dei pazienti stessi, processo che si esplica con modalità trasversale avvalendosi della gradualità delle
cure erogate.
I percorsi
A tal fine potranno risultare esplicativi i diversi percorsi tipo:
A – IN ELEZIONE;
B – IN URGENZA.
A)
1
2
Ricovero programmato
presso il Week Hospital
cardiologico per intervento cardiochirurgico (con
eventuale fruizione del
laboratorio di emodinamica o dei servizi cardiologici diagnostici).
Trasferimento del Paziente
in T.I.P.O. (Terapia Intensiva
post-operatoria al ritorno
dalla sala operatoria).
3
Trasferimento del Paziente in U.T.I.C. o in cardiochirurgia degenza.
4
Dimissione del Paziente
(presso il proprio domicilio o con trasferimento a
carico dell’unità operativa di dimissione, presso
una struttura clinica riabilitativa).
3
Trasferimento del Paziente:
3.1 Paziente che necessita di intervento cardiochirurgico ➜ trasferimento
in T.I.P.O (al ritorno dalla
Sala Operatoria) ➜ dimissione o trasferimento presso Cardiochirurgia ➜ dimissione.
3.2 Paziente che non necessita di intervento cardiochirurgico ➜ dimissione dopo cure del caso.
Durante l’intero processo è assicurata la circolarità
della comunicazione tra le
varie unità operative e servizi ed è garantita l’informazione al Paziente ed ai suoi
familiari.
✑
(Dott.ssa Patrizia Altobelli, Dipartimento cardio- toraco- vascolare, Azienda Ospedaliera “Santa
Maria” Terni)
Bibliografia
G. DAMIANI, G. RICCARDI, Qualità
nella Sanità per una Sanità di
Qualità.
G. DAMIANI, G. RICCARDI, Manuale
di Programmazione e Organizzazione Sanitaria.
MC. GRAW MILES, La dirigenza infermieristica.
B)
1
Ricovero urgente del Paziente in U.T.I.C.
2
Fruizione delle prestazioni erogate dal Laboratorio
di Emodinamica.
C. WEIGER, a cura di, Qualità, accreditamento e gestione delle U.O. di cardiologia, Centro
Scientifico Editore.
GORI F., La gestione per processi
in ambito sanitario.
L. HINNA, Management in sanità,
Aracne.
31
CONVENZIONE ASSICURATIVA “CARIGE”
NUOVE ADESIONI
Nuove adesioni
• RETROATTIVITÀ DI 36 MESI: la polizza IP.AS.VI. garantisce le richieste di risarcimento pervenute per
la prima volta all’Assicurato durante il periodo di
validità del contratto, purché relative a comportamenti colposi in essere non
oltre 36 mesi prima della
data di decorrenza della
copertura.
er le nuove adesioni è
necessario rivolgersi al
Collegio IP.AS.VI. di appartenenza per richiedere il
modulo di adesione e le condizioni della Polizza (oppure
è possibile scaricarlo dal sito internet www.ipasvi.it,
www.ipasviperugia.it ), dopodiché occorre effettuare il
pagamento del premio sul c/c
postale n. 50803964 intestato alla Federazione Nazionale Collegi IP.AS.VI. (utilizzare questo c/c esclusivamente per le nuove adesioni).
P
Infine, bisogna inviare il
Modulo di Adesione debitamente compilato in ogni sua
parte e la fotocopia del bollettino postale che attesta
l’avvenuto versamento al seguente numero di fax: 0115648864.
Tutti quelli che aderiranno alla polizza riceveranno
per posta una “lettera di conferma copertura” con allegate le condizioni contrattuali
e la procedura da seguire in
caso di sinistro ma non priprofessioneinfermiereumbria2/07
ma di quattro mesi. Di seguito si elencano le caratteristiche principali della convenzione IP.AS.VI. stipulata con
la CARIGE Assicurazioni:
• MASSIMALE: il massimale unico è E 2.000.000 con
premio di E 48,00.
• SCADENZA: fissata al 30
Aprile di ogni anno, indipendentemente dal momento di adesione.
• COPERTURA DELLA COLPA
GRAVE: La polizza IP.AS.VI.
garantisce sia la colpa lieve che la colpa grave. È
compresa anche la rivalsa
effettuata dall’ente di appartenenza in caso di colpa grave.
• COPERTURA DI QUALSIASI ATTIVITÀ: viene garantita sia l’attività di dipendenza (pubblico o privato) che di libero professionista.
• COPERTURA DELLE SPESE LEGALI: sono coperte
le spese nel processo civile (purché il legale venga
concordato con Carige Assicurazioni), in base all’art.
1917 del Codice Civile.
ilcollegioinforma
DI LAURA FONTETROSCIANI
32
ilcollegioinforma
• VALIDITÀ IN TUTTO IL
MONDO, escluso U.S.A.,
Messico e Canada.
formazioni sulla polizza assicurativa; a seguire i riferimenti telefonici e gli indirizzi di posta elettronica:
Rinnovi
Tutti gli Assicurati della
Convenzione Assicurativa
IP.AS.VI. hanno ricevuto dalla Federazione Nazionale dei
Collegi IP.AS.VI. una comunicazione con le modalità
di rinnovo della copertura
assicurativa, nonché il bollettino postale per l’effettuazione del pagamento del
premio.
È necessario
È necessario attenersi
esclusivamente alle procedure indicate nella comunicazione della Federazione; utilizzare obbligatoriamente il bollettino postale
allegato alla comunicazione per effettuare il versamento. NON ESISTONO ALTRI STRUMENTI PER IL PAGAMENTO.
Il pagamento doveva essere effettuato entro il 31
maggio per avere la continuità della copertura assicurativa. Gli assicurati che non
hanno ricevuto il bollettino postale entro il 25-05
2007 sono pregati di contattare il numero verde
800.637709.
Si fa presente agli iscritti, che i Collegi IP.AS.VI. di
Perugia e di Terni che sono
a disposizione per fornire in-
Collegio di Perugia
Mobilità
Bianchini Tatiana
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Via c.a. Dalla Chiesa,14
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da S. Orsola Malpighi (Bo)
➧ a Azienda Perugia
Azienda Terni ASL n. 1-2-3-4
Fontanelli Barbara
[email protected]
Via B. Buozzi, 56
San Sepolcro
da Ospedale Maggiore (Bo)
➧ a Azienda Perugia ASL n. 2
Paciolla Orazio
Tel. 328-720.47.93
[email protected]
Via Flaminia, 7
Campello sul Clitunno
da Ospedale di Vignola (Mo)
➧ a Azienda Perugia
Azienda Terni ASL n. 1-2-3-4
Sansolino Sandra
Tel. 348-72.91.091
[email protected]
da S. Orsola Malpighi (Bo)
➧ a Az. Perugia ASL n. 1-2-3
Rustici Beatrice
Tel. 075-39.39.03
[email protected]
Str. S. Egidio, 45 (Pg)
da Azienda Perugia
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Referente:
Laura Fontetrosciani
[email protected]
Tel. 348.7705429
e/o tramite la segreteria del
Collegio: Tel. 075.5997832
Collegio di Terni
Tramite la Segreteria del Collegio: Tel. 0744.420215
Call Center
Si ricorda tuttavia, che
l’attivazione ed il rinnovo non
sono attività di competenza
dei Collegi e che per ulteriori adempimenti o informazioni più dettagliate è necessario contattare il Call Center
Willis al seguente numero
Verde: 800637709.
Per attivare un sinistro è
importante che l’assicurato
non intraprenda nessuna azione personale nei confronti dei
reclamanti (risposte, precisazioni...) ma si limiti unicament
a contattare l’Assicurazione
tramite:
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