Albert Camus e Dietrich Bonhoeffer. Due visioni dell'uomo “senza Dio” a confronto.
Edizione stampata (96 pag.) o ebook.
2011 Padova, casa editrice EMP.
Il testo considerato in questa recensione è una pubblicazione frutto delle conferenze “Il cortile dei
gentili”. L'autore, il filosofo e teologo Arnaud Corbic, insegnante di filosofia contemporanea
all'Antonianum di Roma, è un grande conoscitore degli scritti di Bonhoeffer e di Camus.
In questo libro, pone in confronto Camus e Bonhoeffer, due autori molto diversi, che non si sono
mai conosciuti direttamente, ma che mostrano varie affinità su temi comuni, nonostante le loro
prospettive 'spirituali' opposte. Mentre Camus nasce in Algeria da una famiglia modesta (1913),
Bonhoeffer è un tedesco, nato in una famiglia luterana aristocratica (1906). Se il primo è un ateo, il
secondo è invece un pastore protestante e un teologo. Eppure li accomuna una passione per l'uomo
che mostrano anche nella loro vicenda personale, impegnandosi entrambi nella resistenza.
Il professor Arnaud Corbic non cerca di squalificare una visione 'solo' laica a favore di una
cristiana: semplicemente affianca le due proposte, offrendo al lettore la possibilità di notare i legami
e le differenze di queste due prospettive. A ciascun lettore il compito di raccogliere i frutti di questo
'dialogo'.
Camus riprende da Nietsche la critica a tutti i 'retro-mondi', quelle sfere religiose cioè che
allontanerebbero l'uomo dalla sua realtà concreta e dal suo presente portandolo a disimpegnarsi per
il bene realizzabile nel suo oggi. Camus invita a una 'fedeltà alla terra' che porti gli uomini a una
lotta per la giustizia. In questo il filosofo francese si stacca da Nietsche, per il quale la categoria di
'giustizia' sarebbe stata troppo 'morale'.
Anche Bonhoeffer invita i cristiani a parlare di Dio 'mondanamente', perché “chi fugge la terra per
trovare Dio troverà solo se stesso”. La fede va vissuta nell'aldiquà (diesseits), altrimenti non è fede
autentica. La vita eterna non è negata, ma è quella dimensione 'ultima' che sarà donata a chi ha
vissuto la dimensione 'penultima' (il presente) senza scappatoie, proprio come Cristo che non ha
certo insegnato un disimpegno per i poveri o le ingiustizie del suo tempo.
Accomuna questi due autori anche un rifiuto per un determinato 'apriori religioso'. Per Camus si
tratta della constatazione che la vita è un assurdo, che non può essere risolto postulando l'esistenza
di una qualche divinità. Per Bonhoeffer invece la negazione di un apriori religioso è dato dal voler
evitare un Dio fasullo, solo metafisico, un Deus ex machina che poco avrebbe da spartire con il Dio
del cristianesimo.
Entrambi gli autori per questo motivo giungono ad affrontare la questione del male e della
fondazione di una teologia che 'giustifichi' Dio di fronte a questo problema. La posizione di Camus
è nota: non esistendo alcuna sfera divina, bisogna solo imparare a non evadere da questo mondo, ma
ad assumere questa vita (anche se assurda) con 'simpatia' verso gli uomini più sfortunati e
sofferenti. Per Bonhoeffer bisogna invece imparare a parlare di Dio non solo nei casi limite, nella
morte o nelle disgrazie. Si finisce infatti per invocare un 'salto' fideistico che chiede all'uomo di
abbandonare la ragione, sottomettendosi alla volontà di un Dio totalitario. Bisogna riportare Dio 'al
centro': “Fare della sconfitta o dell'assurdo il luogo obbligato dell'incontro tra Dio e l'uomo
equivale ad abbassare tanto l'uomo quanto Dio stesso”.
Per Bonhoeffer il Dio cristiano si è 'ritirato' dal mondo, chiedendo al mondo di diventare 'maturo';
invece Camus ribadisce il suo ateismo basandosi sul paradosso che se Dio è onnipotente, allora è
malvagio perché ha creato il male, mentre se non è responsabile di tutto questo, allora non è in
alcun modo onnipotente. Per il teologo luterano la soluzione di questo dilemma sta nel fatto che già
il Credo riporta la fede in un Dio onnipotente e creatore, ma anche in un Figlio 'morto e crocifisso'.
Il Dio cristiano è onnipotente nell'amore e per questo si è reso vulnerabile fino a giungere alla morte
di croce. Dunque, “Dio ci dà a conoscere che dobbiamo vivere come persone che senza Dio fanno
fronte alla vita. Il Dio che è con noi è il Dio che ci abbandona... Il Dio che ci fa vivere nel mondo
senza l'ipotesi Dio è il Dio davanti al quale permanentemente stiamo”. Non si tratta di ateismo, ma
di vivere senza l'ipotesi di Dio, senza un Dio metafisico già dato per presupposto.
Quale è il compito che l'uomo allora deve perseguire? Camus parla di diventare 'santi senza Dio',
cioè semplicemente uomini. Come dice il dottore de La Peste: “...io mi sento più solidale coi vinti
che coi santi. Non ho inclinazione, credo, per l'eroismo e per la santità. Essere un uomo, questo
m'interessa”. In qualche modo Bonhoeffer riprende questo pensiero quando dice che “essere
cristiano non significa essere religioso in un determinato modo, fare qualcosa di se stessi (un
peccatore, un penitente, un santo)”. Il pastore luterano e pacifista (fatto rarissimo e odiato negli
anni '30 in Germania, dove pacifista significava disfattismo) insegna con la sua storia personale che
nella vita ci si abbandona totalmente a Dio, rinunciando ad ogni 'valore' astratto personale, per
imparare ad amare la storia concreta in cui Dio ci ha posto. Lui stesso partecipa all'attentato ad
Hitler, proprio perché la vita non è solo praticare qualche opera pia per una salvezza (privatistica)
della propria anima, ma è invece assumersi la responsabilità della lotta al male, sul modello di
Gesù.
Nel capitolo intitolato “Simpatia e Carità” si considerano l'atteggiamento di Camus, tutto rivolto ad
eliminare ogni trascendenza che invece di realizzare un rapporto di sincero amore verso l'altro lo
'corromperebbe'. La lotta al male viene svolta solo per 'simpatia' verso i malati, senza alcun
riferimento trascendentale: il 'fare la carità' in vista della propria salvezza è un atteggiamento
meschino.
Questa stessa critica ad una grazia 'strumentalizzata', finalizzata ad ottenere una salvezza
'individuale' appartiene a Bonhoeffer. Per il teologo tedesco infatti non esiste una concezione
privata della religione, in base alla quale ci sarebbe una 'propria anima' da salvare. In verità la carità
è sempre fatta gratuitamente: “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. E in Mt 25 coloro
che hanno fatto il bene si stupiscono di aver curato, dietro quelle persone, Gesù in persona. In verità
hanno fatto tutto questo per 'pura simpatia' verso i sofferenti, appunto gratuitamente, non pensando
di ricevere qualcosa da Dio!
Nel testo “L'uomo in rivolta”, Camus affronta la questione della rivolta e del limite. Il povero può
opporsi al padrone che l'opprime, ma questa sua lotta non deve diventare anarchia altrimenti si
scatenerebbe una guerra infinita creerebbe più male di quello da evitare. Occorre 'misura': in questo
modo si ottiene una rivolta che sia per la vita e non contro di essa. Bisogna evitare i due estremi: la
lotta per una intransigente verità che porti solo ad una strage infinita e un moralismo che sia cinica
accettazione di una situazione ingiusta.
Bonhoeffer ugualmente combatte il fanatismo e il cinismo. Abbatte i principi astratti ed universabili
kantiani e imposta l'etica non sulla questione della verità ma su quella della responsabilità, sul
modello di Gesù, “uomo per gli altri”. Gesù stesso avrebbe difeso l'impegno della verità (“il vostro
parlare sia si, si e no, no”) dando contemporaneamente però elementi di prudenza (“prudenti come
i serpenti, semplici come colombe”).
Alla fine, l'autore pone in dubbio uno dei punti di partenza dello scrittore francese, il presupposto
che occorra scegliere tra uomo e Dio. Potremmo riassumerlo così: se l'uomo è libero, Dio non
sarebbe onnipotente e se Dio è onnipotente, non potrebbe che determinare l'uomo, ridotto così ad
uno schiavo. Con questi presupposti antropologici e teologici ovviamente la riflessione risulta già
determinata fin da principio. Ripartendo da una riformulazione dei presupposti di base, allora, si
potrebbero riallacciare i pensieri di due persone che, così diverse, in fondo han lasciato
provocazioni così simili.
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Albert Camus e Dietrich Bonhoeffer. Due visioni dell`uomo “senza Dio”