Periodico bimestrale. Poste Italiane SpA - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 conv.in L.27/02/2004 n°46 art.1, comma 1, DCB PISA Aut. trib. di Firenze n. 4387 del 12-05-94 - IR - I.P. - Agosto Studio SIPONTO Adolescenza Etica professionale Edizione digitale www.simg.it ISSN 1724-1375 Società Italiana di Medicina Generale 2013 4 Apnee ostruttive del sonno Fibrillazione atriale BPCO e strategie preventive Depositato presso AIFA in data 27/05/2013 Cod. DCS 13 02 SCELTA APPROPRIATA nelle patologie MUSCOLO SCHELETRICHE e nell’OSTEOARTROSI (1) 1. Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto Dicloreum 3% Schiuma cutanea *Dettagli completi su www.bio-oil.com Bio-Oil® è l’olio dermatologico che aiuta a migliorare visibilmente cicatrici, smagliature e a uniformare il colorito della pelle in caso di discromie. Bio-Oil® è a base di oli naturali, vitamine e contiene l’innovativo ingrediente PurCellin OilTM. 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Le ulcere da pressione (o da decubito) si formano prevalentemente come conseguenza di una forza compressiva che viene ad essere esercitata su di un tessuto molle situato tra la prominenza ossea e la superficie esterna di appoggio. Le zone più a rischio sono: il sacro, il trocantere, l’ischio ed il tallone. Le ulcere da pressione rappresentano un importante problema per la salute pubblica: in Italia circa 2 milioni di individui e le loro famiglie sono coinvolti nel problema, con un costo per il sistema sanitario stimato superiore a 1,5 miliardi di euro.1 In ospedale si può registrare un’incidenza del 20%.2 Le ulcere da pressione causano grave dolore e sofferenza; nei soggetti allettati, le infezioni secondarie alle ulcere da pressione sono associate ad un aumento della morbidità e persino della mortalità. Alcuni autori suggeriscono che il 95% delle ulcere da pressione può essere prevenuto.3 Oltre a interventi per ridurre pressione, attrito e forza di taglio e routine per cambiare la posizione del paziente, è necessario preservare l’integrità tessutale: tradizionalmente, per detergere i pazienti incontinenti, vengono utilizzati sapone e acqua che possono esporre la cute al rischio di ulteriori danni. È necessario valutare e trattare l’incontinenza, prevenire la secchezza e idratare la pelle, evitare massaggi vigorosi, proteggere la cute da umidità e macerazione. Anche lo stato nutrizionale è un fattore importante. NORUXOL® IRUXOL e NORUXOL per un’efficace attività di detersione e una rapida instaurazione dei processi riparativi4 Unguento a base di Collagenasi 1,2U L’obiettivo primario nel trattamento locale delle ulcere da pressione è quello di allontanare i tessuti necrotici presenti sul fondo della lesione che, oltre a favorire la proliferazione batterica, impediscono la formazione di tessuto di granulazione e l’avvio della guarigione. La detersione enzimatica (debridement) con NORUXOL e IRUXOL consente la rimozione di tessuto necrotico, coaguli fibrinosi e detriti.5 Essi agiscono in modo selettivo: viene attaccato solo il tessuto necrotico senza danno per il tessuto sano neoformato.6 IRUXOL® Depositato in AIFA il 22/07/2013 Piaghe da decubito Unguento a base di Collagenasi 0,6U e Cloramfenicolo NORUXOL ha dimostrato (in vitro, su substrato complesso) un’attività enzimatica specifica 120 volte superiore rispetto a quella di altra collagenasi batterica da Vibrio alginolyticus in preparazioni commerciali.7 NORUXOL e IRUXOL sono facili da utilizzare: ® • • • ® 3 semplici passi: Detergere, Applicare, Coprire 1 sola applicazione giornaliera (o secondo indicazione medica) È sufficiente uno strato di 1-2 mm di unguento 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. Dati Osservatorio Terza Età - The Ageing Society, P.d.l. n.4409, On. Mazzucca et al., Ottobre 2003 Bethell E (2002). Journal of Wound Care. 11(8): 285 – 288; Clarkson A Wounds 2007, Vol 3, No 2: 78-85; Helaly P, Vogt E, Schneider G. Schwiez. Rundschau Med (Praxis) 1988, 77: 1428-1434; RCP; Mekkes JR, Westerhof W. Arch Dermatol Res 1998, 290: 152-157; ACIB Report; Falanga V. In The clinical relevance of wound bed preparation, SpringerVerlag Berlin Heidelberg ed. 2002, p 8-9; Drager E, Winter H. In: The clinical relevance of debridement. Baharestani M, Gotrup F, Holstein P and Vansceidt W (eds). Springer-Verlag, Berlin Heidelberg 1999 PP NORU-IRU SIMG 13_09 Il debridement con NORUXOL e IRUXOL, dopo l’atto primario, va proseguito (debridement di mantenimento) perché il tessuto necrotico continua a formarsi.8 Inoltre, essi stimolano la guarigione promuovendo la formazione del tessuto di granulazione e di nuovi vasi.9 Calcio Levofolinato Pentaidrato Informazioni riservate ai signori medici e farmacisti Per le ferite superficiali o profonde da oggi c’è un lietofine Crema arricchita con colostro per una perfetta rigenerazione e protezione dei tessuti. Tutto questo è DISPOSITIVO MEDICO NATHURA.COM 0546 Rivista Società Italiana di Medicina Generale Direttore Scientifico Giuseppe Ventriglia ASCO Portale ASCO in APP, sempre più a portata di mano! I. Cricelli, A. Tognelli.......................................................................................... 5 SIMG Società Italiana di Medicina Generale Via Del Pignoncino 9/11 • 50142 Firenze Tel. 055 700027 • Fax 055 7130315 [email protected] • www.simg.it Studio Siponto Studio Siponto: studio finalizzato a valutare e a migliorare l’adesione dei pazienti ipertesi al trattamento farmacologico, nella città di Manfredonia R. Sammarco.................................................................................................... 7 Copyright by Società Italiana di Medicina Generale Obesità in adolescenza Rischi dell’attività sportiva fra gli adolescenti obesi F. Lemma, N. Sigismondi, B. Messini................................................................ 12 Edizione Pacini Editore S.p.A. Via Gherardesca 1 • 56121 Pisa Tel. 050 31 30 11 • Fax 050 31 30 300 [email protected] • www.pacinimedicina.it Marketing Dpt Pacini Editore Medicina Andrea Tognelli Medical Project - Marketing Director Tel. 050 31 30 255 • [email protected] Problemi etici Studio pilota sui problemi etici emergenti fra i medici di medicina generale in Italia R. Piccinocchi, V. Tambone, G. Piccinocchi, M.A. Vitali........................................ 20 Fabio Poponcini Sales Manager Tel. 050 31 30 218 • [email protected] Manuela Mori Advertising Manager Tel. 050 31 30 217 • [email protected] OSAS La Medicina Generale e la sindrome delle apnee ostruttive del sonno S.E. Giustini, A. Sanna..................................................................................... 29 Redazione Lucia Castelli Tel. 050 31 30 224 • [email protected] Stampa Industrie Grafiche Pacini • Pisa 2013 Dermatite iatrogena Un sospetto caso di dermatite iatrogena G. Grassini, G. Casale, F. Pallavicino, A. Grassini................................................ 15 Adolescenza Gli adolescenti assistiti dal medico di medicina generale … come migliorare la pratica M. D’Uva, M. Langella, G. Ragni ...................................................................... 24 Alice Tinagli Junior Advertising Manager Tel. 050 31 30 223 • [email protected] 4 OSAS - TTI Il Tavolo Tecnico Interdisciplinare (TTI). Sonnolenza e Sicurezza nei pazienti OSAS S.E. Giustini.................................................................................................... 32 Anemia Anemia e terapia marziale. I dati di Health Search – Società Italiana di Medicina Generale O. Brignoli...................................................................................................... 33 Riacutizzazioni di BPCO Le riacutizzazioni di BPCO e strategie preventive G. Sevieri, P. Isidori.......................................................................................... 38 Fibrillazione atriale Fibrillazione atriale: un piano di aggiornamento integrato per i medici di medicina generale D. Battigelli, O. Brignoli, G. Ermini, A. Filippi, B. Guillaro, S.E. Giustini.................. 45 Inserto speciale HS-Newsletter Finito di stampare presso le Industrie Grafiche della Pacini Editore S.p.A. - Ottobre 2013 Rivista stampata su carta TCF (Total Chlorine Free) e verniciata idro. L’editore resta a disposizione degli aventi diritto con i quali non è stato possibile comunicare e per le eventuali omissioni. Le fotocopie per uso personale del lettore possono essere effettuate nei limiti del 15% di ciascun fascicolo di periodico dietro pagamento alla SIAE del compenso previsto dall’art. 68, commi 4 e 5, della legge 22 aprile 1941 n. 633. 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Medea......................................................................................................... 3 Società Italiana di Direttore Responsabile Claudio Cricelli ci di ECCO LA NUOVA APP PER IL MEDICO DI FAMIGLIA recensioni / formazione / aggiornamenti / linee guida Da oggi è disponibile ASCO : l’APP gratuita per iOS (iPhone e iPad) Cerca ASCO su APP Store. Presto disponibile anche per Android. ASCO (Aggiornamento Scientifico Continuo Online) migliora le competenze professionali, aggiorna e condivide contenuti per i Medici di Medicina Generale. ASCO è un progetto S.I.M.G. (Società Italiana di Medicina Generale). L’AGGIORNAMENTO E’ A PORTATA DI MANO. www.progettoasco.it Gerardo Medea Editoriale Consiglio di Presidenza Nazionale SIMG (Brescia) Per la Medicina Generale è … “Il Tempo delle Mele” Quando negli anni ’80 cominciai la professione di medico di famiglia, il mio terrore (nel caso dell’edema polmonare acuto … un vero incubo) era imbattermi al domicilio del paziente in una delle tante e temibili emergenze mediche. E non c’era settimana che ciò non avvenisse realmente, tant’è che era imperativo rifornire quasi giornalmente la piccola – ma a suo modo esaustiva – farmacia contenuta nella mia borsa da medico. In ambulatorio poi l’emergenza era fronteggiare il presente, gestire e risolvere le acuzie quotidiane adattando l’attività ai bisogni contingenti espressi dai pazienti. Certo esistevano anche allora i pazienti ipertesi, diabetici, broncopneumopatici, ma non era la loro malattia cronica a emergere bensì i loro possibili quanto frequenti problemi acuti o qualcuna delle loro pericolose complicanze. In cinque lustri non rimane più nulla di quel mondo, poiché sono cambiate le malattie, sono cambiati i farmaci per curarle, sono cambiati i pazienti e soprattutto sono cambiati (o comunque lo stanno facendo, obtorto collo, in questi anni) i medici, in particolare quelli delle cure primarie. Il cambio di paradigma è stato così radicale che molti di noi, forse perché impreparati culturalmente o forse solo perché fiaccati da una professione che non ci ha restituito soddisfazioni equivalenti all’impegno e all’entusiasmo in essa profusi, hanno cominciato a manifestare sintomi di scoramento: qualcuno resiste a denti stretti, altri hanno rinunciato a qualsiasi tentativo di adattamento anticipando la pensione, qualcuno ha sviluppato una sindrome da burn-out. Ma c’è stato anche chi, senza tentennamenti, ha cavalcato e in un certo senso anticipato l’onda del cambiamento. Gestire i malati cronici (l’80% del quotidiano lavoro di un medico di medicina generale [MMG]) richiede, infatti, la concatenazione di tre elementi: conoscenze, strumenti professionali e organizzazione. Occorre poi che il processo di cura, sul singolo come su gruppi di pazienti, sia sistematicamente monitorato con indicatori di processo e di esito, oltre che economici affinché i professionisti possano ricevere stimoli al miglioramento continuo e gli amministratori utili indicazioni programmatorie. E per ultimo, ma non per importanza, è necessario definire un salario in parte agganciato ai risultati, all’appropriatezza e all’intensità delle cure erogate. Formazione continua, cartella clinica strutturata per problemi (cartacea prima, elettronica poi), strumenti per l’audit e la valutazione singola e di gruppo, reti professionali, personale di studio, sono termini che fanno parte oramai del patrimonio culturale collettivo dei MMG italiani. Ma quando, circa 30 anni fa, in tempi non sospetti, e con forte capacità anticipatoria, la Società Italiana di Medicina Generale cominciò a porre queste necessità all’attenzione della professione, nata con la riforma del 1978 sulle ceneri del sistema mutualistico, per molti si trattava di eresie, associate a un pizzico di follia divinatoria, e perciò magica e inattendibile. Quei MMG (non pochi per fortuna) che hanno però creduto in quella “eresia”, hanno cominciato e continuano a rinfrescare le loro conoscenze mediche, fanno riferimento alle migliori conoscenze scientifiche, applicano le linee guida più accreditate, utilizzano strumenti informatici evoluti per la gestione e il monitoraggio dei cronici, hanno disegnato nei loro studi avanzati modelli organizzativi sfruttando le risorse (assai modeste) messe a disposizione dal Contratto Collettivo Nazionale oppure in molti casi investendo del proprio. Non mancano poi i medici di famiglia che fanno ricerca clinica ed epidemiologica di alta qualità e impact factor. n.4>>> 2013 Rivista Società Italiana di Medicina Generale 3 Editoriale G. Medea Manca però ancora la volontà di trasformare in “sistema” queste eccellenze. Nel novembre 2012 il Ministro Balduzzi ha riformato l’articolo 8 della del Dlgs 502/92 (riordino delle cure primarie), nel quale la novità più grossa è l’obbligatoria partecipazione a gruppi organizzati di MMG (AFT o UCCP), con l’obiettivo forse più di rafforzare il territorio in tema di gestione delle acuzie/urgenze piuttosto che delle cronicità. Anche se nello specifico le Regioni potranno impiegare personale dipendente presso le nuove strutture multi professionali e stipulare accordi per l’erogazione di specifiche attività assistenziali per i pazienti cronici. Nel decreto però prevalgono le ombre (assenza di risorse economiche), rispetto alle luci (restyling organizzativo delle cure primarie). Nulla è ancora accaduto di quanto era stato decretato. Entro 180 giorni dall’entrata in vigore della legge si doveva procedere all’adeguamento delle convenzioni, limitatamente agli aspetti organizzativi. Decorso il termine il Ministro della Salute, con decreto adottato di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze doveva emanare disposizioni attuative. Nil est dictu facilius! Nel frattempo alcune Regioni (Toscana, Lombardia, Veneto, Emilia e poche altre) stanno proponendo ciascuna un proprio modello di governo delle patologie croniche, in cui, a parte i buoni propositi generali (presa in carico dei cronici, spostamento dell’asse dell’assistenza dall’ospedale verso il territorio, efficienza) esprimono opinioni spesso assai divergenti su come i MMG debbano concretamente diventare i protagonisti in tema di gestione della cronicità. Noi a tal proposito abbiamo le nostre convinzioni, in verità già più volte enunciate, e la pretesa di fornire qualche buon consiglio per chi avrà il pregio di ascoltarlo. Non è più demandabile il potenziamento organizzativo delle cure primarie. Queste ultime devono essere trasformate da un sistema a bassa a uno ad alta intensità di cure. Solo così si potrà far fronte ai nuovi bisogni derivanti dalla riduzione dei posti letto, dalla de-ospedalizzazione precoce, e dal crescente numero di persone con disabilità e fragilità. Il riassetto, in assenza di risorse aggiuntive, potrebbe considerare anche ipotesi alternative quali quella di ridurre il numero dei MMG, aumentando (a isorisorse) quello del personale di studio, invertendo quell’infelice rapporto medici/infermieri che vede la Medicina Generale italiana agli ultimi posti in Europa. Oppure anche di affiancare ai medici di famiglia quelli di continuità assistenziale sottraendoli a un’attività professionale spesso avvilente o improduttiva. Ne verrebbe a guadagnare la medicina d’iniziativa, il governo dei malati cronici, le cure domiciliari ai malati terminali. Il modello toscano da questo punto di vista ci insegna che è praticabile, efficace ed esportabile. AFT e UCCP, oggi sulla carta solo scatole vuote di contenuti e proposte professionali, sono un’opportunità per sperimentare iniziative di integrazione ospedale-territorio sulla scorta di modelli già sperimentati dalle Agenzie Sanitarie Americane come il Kaiser Permanente. Tutti i MMG italiani devono essere dotati di sistemi elettronici (Clinical Decision Support System, cruscotti di governance) per valutare l’appropriatezza e il raggiungimento dei risultati di cura per singolo paziente e per singole patologie, onde innescare un circolo di miglioramento continuo. Tali risultati devono essere condivisi in una rete professionale multilivello, i cui dati devono essere gestiti con meccanismi botton-up per la ricerca clinica sul campo, l’audit e il governo clinico. Gli stessi strumenti devono essere messi a disposizione dei Direttori di Distretto. Quest’ultimo deve diventare cuore (e mente) del governo della cronicità oltre che della prevenzione primaria e secondaria. È inaccettabile, infine, che a fronte di una strategia così ampiamente condivisa che enfatizza lo spostamento dell’asse dell’assistenza dall’ospedale al territorio, in cui la presa in carico dei cronici è l’obiettivo qualificante, vi sia una politica del farmaco che preclude alla Medicina Generale la possibilità di prescrivere farmaci innovativi (ad esempio, nuovi anticoagulanti orali e incretine) destinati proprio alla cura dei malati cronici. Sono i nostri convincimenti, ma sono anche le nostre “sfide”. C’è ne sarebbe anche un’ultima, forse la più osteggiata. Ci chiediamo, infatti, perché termini come “cambiamento, qualità delle cure, eccellenza nei comportamenti professionali, trasparenza”, facciano fatica a entrare nel vocabolario della nostra professione o meglio più correttamente in quello di chi dovrebbe incardinare tali termini nei contratti e negli accordi collettivi nazionali o regionali. I medici di famiglia, come altri professionisti, non sono tutti eguali e non c’è accordo collettivo nazionale-regionale che possa annullare queste disuguaglianze. Alcuni di Voi forse ricorderanno che, sempre negli anni ’80, spopolò nei cinema di tutta Europa il film “Il tempo delle mele” con la splendida Sophie Marceau. Raccontava delle turbolenze del passaggio dall’infanzia all’adolescenza in parallelo con la crisi di una coppia quarantenne. Tra crisi esistenziali, turbamenti, litigi e ri-innamoramenti, giovani e meno giovani si adattavano alle trasformazioni che la vita gli imponeva diventando infine e per davvero “adulti” e “maturi”. Anche per la Medicina Generale Italiana è “Il tempo delle mele”. Tempo di trasformazioni radicali, di rapidi e ineludibili adattamenti a nuove situazioni, di scelte complesse, di opportunità da sfruttare. È tempo per la Medicina Generale di diventare adulta e matura e dunque di diventare finalmente protagonista del proprio futuro. “Il tempo delle mele” per la Medicina Generale … e “tempi duri” per le mele marce. 4 Rivista Società Italiana di Medicina Generale Iacopo Cricelli1, Andrea Tognelli2 1 Genomedics; 2 Medical Project – Marketing Director, Pacini Editore Medicina Sotto certi aspetti il settore dell’high tech è forse quello che in questi anni critici impartisce il maggior impulso innovativo ai propri prodotti, con evidenti ricadute nella sfera sociale e professionale. In pochi anni si sono affacciati sul mercato dispositivi che hanno reso possibile cambiamenti impensabili. La telefonia mobile dei primi anni ’90 sembra già un lontano ricordo se paragonata alle prestazioni delle ultime generazioni di smartphone; i personal computer hanno mutato sembianze e dimensioni incrementando le loro performance. La sfera medica è uno dei settori in cui la tecnologia si è manifestata con maggiore rapidità, sia nei supporti gestionali (sempre più user friendly e integrati ai bisogni professionali) sia in termini di informazione e consultazione scientifica. Molte le novità nell’aria, tra cui inedite dinamiche che stanno delineando nuovi scenari di mercato e sostanziali cambiamenti delle nostre abitudini professionali. Una breve panoramica ci aiuta a comprendere il repentino fenomeno e conoscere le nuove evoluzioni di uno strumento di lavoro come il Portale ASCO. Sempre di più “mobile” Tablet e smartphone rappresentano un mercato in crescita, mentre si nota una flessione dei PC (e dei notebook): nel 2013 Figura 1. Percentuale di tempo dedicato dalla popolazione a vari media e relativa percentuale di investimenti pubblicitari (Fonte: http://www.slideshare.net). ASCO Portale ASCO in APP, sempre più a portata di mano! -10% rispetto al 2012, mentre sembrano trovare pian piano collocazione di mercato anche PC ibridi-touch come gli ultimi prodotti proposti con Microsoft Windows 8. La crescita dei tablet è vertiginosa: 50-60% di vendite in più del 2012, mentre con cifre molto inferiori (circa il 4%) crescono i cellulari, smartphone inclusi. In parallelo si assesta anche il mondo dei sistemi operativi: Android è leader del mercato con circa 800 milioni di dispositivi venduti nell’anno, al secondo posto Windows (poco più di 300 milioni), iOs/MacOs (circa 300 milioni) e Rim (tra 20 e 25 milioni). L’impatto sui media La rapida diffusione dei prodotti cosiddetti “mobile” sta generando un cambiamento radicale nella cosiddetta “dieta mediatica” cioè del tempo dedicato ai vari media disponibili (Fig 1). Si registra una progressiva flessione della stampa, della radio, una stabilità della TV e Internet, ed una consistente tendenza alla crescita per il settore tablet e smartphone. Tutto questo comporta anche un rimodellamento degli investimenti pubblicitari connessi ai media, in cerca di adattamento ai nuovi comportamenti degli utenti e parametro fondamentale per comprendere come raggiungere il cittadino e informarlo tempestivamente. Medici digitali è sorprendente constatare che ormai 1 medico su 2 possieda uno smartphone e 1 n.4>>> 2013 Rivista Società Italiana di Medicina Generale 5 ASCO I. Cricelli, A. Tognelli Visitatori unici Figura 2. Evoluzione degli accessi unici mensili. Mese su 3 un tablet. Inutile dire che il computer ha una diffusione ormai universale nella classe medica, con una alta percentuale di utenza anche per l’uso di Internet. Questi numeri ci consegnano la lettura del professionista sanitario come “medico digitale”, abilitato e cosciente delle nuove opportunità per la pratica professionale, l’informazione e l’aggiornamento. ASCO per i medici internauti Negli ultimi 6 anni abbiamo seguito l’evoluzione del portale “progetto ASCO” registran- 6 Rivista Società Italiana di Medicina Generale do un costante e progressivo aumento degli accessi unici e delle pagine viste per singolo medico visitatore. La struttura del portale, le funzioni ed i servizi disponibili sono stati accuratamente ampliati e migliorati al fine di renderli sempre più interessanti e di rapida consultazione. Le opportunità di formazione a distanza, senza o con ECM, completano il quadro, oltre alla newsletter che raggiunge circa 13.500 medici di medicina generale, ed un “archivio” di tutta la produzione editoriale della SIMG, con le sue riviste e monografie calibrate sui bisogno di aggiornamento dei MMG (Fig. 2). iPhone e iPad pronti per ASCO! Alla consultazione tramite Personal Computer è adesso possibile affiancare l’utilizzo di una APP (sistema iOS, scaricabile in APP Store) che offre la navigazione nei contenuti del portale in totale mobilità (iPhone - Ipad) senza pregiudicarne la fruibilità e l’accesso, mediante semplici gesti sugli oramai familiari “touch screen”. Renato Sammarco Studio Siponto*: studio finalizzato a valutare e a migliorare l’adesione dei pazienti ipertesi al trattamento farmacologico, nella città di Manfredonia Introduzione L’ipertensione arteriosa è uno dei principali fattori di rischio di morbilità e mortalità cardio- e cerebrovascolare, il controllo dei valori pressori è dunque essenziale. L’uso corretto della terapia antipertensiva ha mostrato di ridurre il rischio di ictus e coronaropatie del 34 e del 21% rispettivamente 1, purtroppo però raggiungere il controllo pressorio non è sempre facile. I fattori potenzialmente responsabili di questa difficoltà sono molti, tra questi la scarsa aderenza è considerata l’ostacolo critico al successo terapeutico 2. L’“aderenza terapeutica” è il grado di adesione del paziente alle terapie prescritte; l’attitudine del paziente a proseguire la terapia per tutto il tempo indicato dal medico viene invece definita “persistenza”. Circa un quarto dei pazienti non aderisce completamente alle terapie prescritte 2 e quasi la metà interrompe il trattamento dopo 1 anno dall’inizio della terapia 3. Le scarse persistenza e aderenza al trattamento riducono l’efficacia della terapia con conseguenti effetti sull’incidenza di eventi cardiovascolari (CV), sulle ospedalizzazioni e sui costi 3-5. I fattori legati alla scarsa aderenza alla terapia ipotensiva sono molti, i più comuni riguardano la tollerabilità dei farmaci, la complessità dello schema posologico, l’età del paziente e la scarsa consapevolezza dei rischi legati all’ipertensione non controllata. Ma non è solo il paziente a essere colpevole dello scarso controllo pressorio, gli ostacoli sono molti e possono dipendere anche dal medico, dalla sua aderenza alle linee guida 6, dall’inerzia terapeutica, cioè la scarsa attitudine a modificare le terapie qualora risultino inefficaci 7, e dall’organizzazione stessa del sistema sanitario. Le strategie che possono essere messe in atto per migliorare il problema aderenza e controllo pressorio sono diverse; dal punto di vista del clinico è importante prescrivere terapie che garantiscano il massimo dell’aderenza e persistenza, prescrivendo per esempio farmaci a lunga durata d’azione e ben tollerati; importante è uno schema posologico semplice e chiaro, preferire ad esempio associazioni precostituite; evitare di “non agire”, l’inerzia terapeutica è un fattore chiave per l’insuccesso terapeutico. Da parte del paziente è importante fidarsi delle prescrizioni mediche, controllare la propria pressione arteriosa anche a casa e riferire al medico ogni evento avverso prima di decidere di modificare o sospendere la terapia 8. Obiettivi La Medicina Generale è un contesto ideale nel quale valutare il problema della Studio Siponto Medico di Medicina Generale, Manfredonia aderenza alla terapia ipotensiva e quindi progettare e attuare interventi finalizzati a migliorarla. Sulla base di questa premessa, l’obiettivo primario dello studio SIPONTO è stato valutare, in un contesto “non sperimentale”, l’efficacia di un intervento opportunistico educazionale nel migliorare l’aderenza dei pazienti al trattamento farmacologico. Obiettivi secondari sono stati: valutare la percentuale di adesione alla prescrizione terapeutica e le motivazioni addotte dai pazienti per la scarsa aderenza; analizzare le modalità di intervento del medico in risposta al problema della scarsa aderenza e valutare l’efficacia dell’intervento in termini di riduzione dei valori pressori e di raggiungimento del target; in ultimo effettuare un’analisi descrittiva dei pazienti con alta aderenza per evidenziarne caratteristiche anagrafiche e cliniche. Materiali e metodi Fasi dello studio Lo studio si è svolto attraverso le seguenti fasi: a) interrogazione dei database per l’identificazione dei soggetti da includere; b)reclutamento dei pazienti eleggibili, effettuato nell’arco di 3 mesi. I pazien- * Siponto è un sito archeologico (dalle sue rovine dopo decenni il Re svevo Manfredi ha dato origine nel 1232 alla città che porta il suo nome: Manfredonia) e frazione residenziale di Manfredonia. n.4>>> 2013 Rivista Società Italiana di Medicina Generale 7 Studio Siponto ti reclutati hanno ricevuto lo schema posologico della terapia prescritta, un opuscolo educazionale sulla terapia antipertensiva e hanno effettuato un incontro programmato con il medico; c)intervento del medico. In occasione dell’incontro programmato con il medico sono state valutate le motivazioni della scarsa aderenza ed è stato pianificato e attuato un piano di interventi (cambio di posologia, cambio di terapia, suggerimenti comportamentali, eventuali ulteriori visite programmate) finalizzati a migliorare l’aderenza del paziente; d) rivalutazione dell’aderenza. A distanza di 6 mesi dal reclutamento dell’ultimo paziente è stato nuovamente interrogato il database con le stesse modalità per documentare eventuali variazioni della aderenza alla terapia. Selezione dei medici inclusi nello studio Hanno partecipato allo studio 14 medici di medicina generale attivi nel territorio della ASL FG e, in particolare, nel distretto di Manfredonia. I medici sono stati inclusi nello studio se in possesso dei seguenti requisiti: • almeno 750 assistiti in carico; • un software per la gestione della cartella clinica computerizzata per estrarre i dati dei pazienti ipertesi secondo le specifiche del progetto; • un collaboratore di studio e/o di un infermiere; • disponibilità a visitare i pazienti su appuntamento. Popolazione in studio I medici partecipanti allo studio hanno arruolato i pazienti di età ≥ 18 anni, con diagnosi di ipertensione arteriosa (ICD9 401404), per i quali l’analisi delle prescrizioni nei 6 mesi precedenti lo studio evidenziasse un’aderenza inferiore all’80% per almeno una delle classi di farmaci antipertensivi prescritte. Sono stati esclusi i pazienti con storia di eventi cardio- e cerebrovascolari, i pazienti con scompenso cardiaco e con gravi malattie croniche (neoplasie in fase avanzata, psicosi, demenze) e i pazienti che 8 Rivista Società Italiana di Medicina Generale R. Sammarco hanno rifiutato di sottoscrivere il documento di consenso informato. Sono stati inoltre esclusi quei pazienti per i quali la ridotta percentuale di giorni coperti dalla terapia potesse essere giustificata (posologia inferiore a 1 cp al giorno, interruzioni concordate del trattamento, ecc). I pazienti con aderenza > 80% sono stati inclusi in una prima analisi descrittiva per evidenziarne le caratteristiche cliniche e anamnestiche. Valutazione dell’aderenza alla terapia L’aderenza alla terapia farmacologica è stata valutata determinando, mediante interrogazione degli archivi computerizzati dei medici partecipanti, il numero di compresse prescritte per ciascuna classe terapeutica, nei sei mesi precedenti l’inizio dello studio. Poiché la maggior parte dei farmaci ipotensivi vengono utilizzati alla posologia di una compressa al giorno, abbiamo assunto che il numero di compresse prescritte dovesse coincidere con il numero di giorni a cui le prescrizioni si riferivano. L’aderenza, pertanto, è stata misurata come la proporzione di giorni coperti dalla terapia (PGT). In accordo con quanto già definito in letteratura, i pazienti sono stati classificati nelle seguenti categorie: alta aderenza (PGT ≥ 80%), aderenza intermedia (PGT tra 40 e 79%), bassa aderenza (PGT < 40%) 4. Il valore del PGT è stato calcolato per ciascuna classe di farmaci (alfa litici, beta bloccanti, calcio antagonisti, diuretici, aceinibitori, sartani). Per i pazienti in politerapia è stato calcolato un PGT “complessivo” rapportando il numero di tutte le compresse prescritte al numero di compresse necessarie a coprire il periodo di 6 mesi. Risultati I pazienti in carico nei 14 centri di medicina generale sono risultati 18.130, di questi i pazienti ipertesi erano 3.601, il 19,9%, percentuale in linea con i dati di prevalenza della patologia. L’età media è risultata di 68 ± 12,2 anni, il 55% era di sesso femminile e il 57,6% aveva anche diagnosi di diabete. La percentuale di pazienti a target nell’ultimo anno risultava del 77%. La valutazione dell’aderenza nella popolazione inclusa nello studio ha mostrato che il 9,7% dei pazienti avevano una bassa aderenza (PGT < 40), il 35,3% un’aderenza intermedia (PGT tra 40 e 79) e il 55% un’aderenza elevata (PGT > 80) (Fig. 1). I pazienti con alta aderenza sono stati stratificati per genere ed età, per numero di contatti con il medico, numero di farmaci prescritti e classi farmacologiche. I risultati di queste analisi mostrano che i pazienti maschi e coloro appartenenti alle età intermedie hanno più frequentemente una buona propensione a seguire le cure. I pazienti più giovani e i più anziani mostrano invece un’aderenza mediano/bassa in più della metà dei casi (Fig. 2). I pazienti che più spesso hanno contatti con il curante (> 6 nei 12 mesi) sono risultati più aderenti così come i pazienti con schemi posologici più semplici (il 60% dei soggetti in monoterapia aderenti rispetto a poco più del 30% di coloro in terapia con 4 farmaci) (Fig. 3a, 3b). Per quanto riguarda la classe farmacolo- Figura 1. Percentuali di aderenza nei pazienti ipertesi. 55,0% 35,3% 9,7% Bassa Intermedia Alta Studio Siponto Studio Siponto Figura 2. Percentuale dei pazienti con alta aderenza nei diversi gruppi di età. 59,9% 56,8% 57,5% 52,0% 47,1% 41,0% < 50 50-59 60-69 70-79 80-89 ≥ 90 Ta b e l l a I. Motivazioni riportate dai pazienti per giustificare la scarsa aderenza. Paura di effetti collaterali 28,8% Comparsa di disturbi attribuiti alla terapia ipotensiva 34% Schema posologico complesso 9,6% Assunzione contemporanea di troppi farmaci 25,3% Terapia ritenuta non indispensabile 17,9% Costo della terapia non sostenibile 0% Difficoltà pratiche (difficoltà di accesso alla prescrizione, difficoltà di accesso alla farmacia, ecc.) 5,6% Altro (specificare) 11,7% gica, i pazienti in trattamento con farmaci bloccanti il sistema renina-angiotensina, in particolare i sartani, sono più frequentemente aderenti (56,4%) rispetto alle altre classi di farmaci, in particolare i diuretici (32,6%) (Fig. 4). Fase interventistica I pazienti con aderenza intermedia e bassa (45%) sono stati arruolati nella fase interventistica dello studio. Sono stati dunque interrogati per capire le ragioni della scarsa adesio- ne alla prescrizione e sono stati poi sottoposti a intervento educazionale. Tra le motivazioni addotte dai pazienti per giustificare il comportamento non aderente le principali sono state: la comparsa di effetti collaterali (34%) o la paura degli stessi (28,8%) e l’assunzione contemporanea di troppi farmaci (25,3%). Tra gli altri, la decisione che la terapia non fosse indispensabile e la presenza di difficoltà pratiche nel reperimento della prescrizione e dei farmaci (Tab. I). Gli interventi proposti ai pazienti sono stati quindi personalizzati in base alle esigenze degli stessi. Nel 63,3 % dei casi è stato effettuato un intervento educazionale riguardante i benefici della terapia e i rischi correlati all’ipertensione. In circa il 50% dei casi è stato modificato lo schema terapeutico o la posologia (Tab. II). Al termine dei 6 mesi di follow-up dopo l’intervento educazionale è stata effettuata nuovamente l’analisi dei database degli sperimentatori, per evidenziare eventuali variazioni dell’aderenza terapeutica e del controllo pressorio. L’obiettivo principale dello studio è stato solo parzialmente raggiunto poiché solo i pazienti con aderenza intermedia (PGT tra 40 e 79) sono aumentati dal 35,3% al 41,8% mentre i pazienti con bassa aderenza sono rimasti pressoché stabili. Si è rilevato un calo dei pazienti con alta aderenza, che però non erano stati sottoposti a intervento educazionale. Infine, per quanto riguarda il controllo pressorio si è riscontrato un aumento dei pazienti con valori pressori a target dal 76,9 al 81,8% tra la I e la II estrazione (Fig. 5). F i g u r a 3. Percentuale di pazienti con alta aderenza all’interno dei gruppi creati in base al numero di contatti (a) e al numero di farmaci assunti (b). 60 50 40 40 30 20 10 0 a % % 70 60 50 30 20 10 0 < 6 contatti da 6 contatti a 12 contatti > 12 contatti b Monoterapia Politerapia 2 Politerapia 3 Politerapia 4 Rivista Società Italiana di Medicina Generale 9 Studio Siponto R. Sammarco F i g u r a 4. Percentuale dei pazienti con alta aderenza all’interno dei gruppi creati in base alla classe farmacologica assunta. 60 51,7% 50 % 40 47,0% 44,8% 50,8% 56,4% 32,6% 30 20 10 0 Alfa-bloccanti Diuretici Beta-bloccanti Calcioantagonisti Ace-inibitori Sartani Ta b e l l a II. Interventi messi in atto dai medici in base alle esigenze dei singoli pazienti. Intervento educazionale (benefici della terapia, complicanze dell’ipertensione) 63,3% Modifica dello schema posologico 24,8% Modifica della posologia 23,5% Sostituzione di uno o più farmaci 16,1% Coinvolgimento dei familiari 10,4% F i g u r a 5. Percentuale dei pazienti a target nelle due rilevazioni. 81,80% 76,90% I estrazione II estrazione Pazienti a target Conclusioni L’aderenza è uno dei fattori determinanti del controllo pressorio ed è stato dimostrato essere collegata agli eventi CV e dunque alle ospedalizzazioni e ai costi sanitari 5 6. Gli elementi che determinano l’aderenza sono imputabili ai pazienti ma anche ai medici che li hanno in cura. Lo studio SIPONTO, 10 Rivista Società Italiana di Medicina Generale svoltosi in un setting di Medicina Generale, ci ha fornito dati incoraggianti rispetto alla percentuale dei pazienti con pressione controllata, risultata del 77% e sostanzialmente in linea con i dati di pratica clinica nazionali provenienti dal database Health Search che indicano una percentuale di pazienti “non a target” del 21% nel 2011 9. La percentuale di aderenza intermedia (PGT compreso tra 40 e 79) è risultata aumentata nella valutazione compiuta dopo l’intervento educazionale, non è stato possibile dimostrare invece un simile effetto sulla percentuale di bassa aderenza (PGT < 40). I soggetti con alta aderenza, non coinvolti in alcun intervento educazionale, sono invece diminuiti nel corso dei 6 mesi dello studio. Questo fenomeno, per quanto singolare, è spiegabile considerando il problema della persistenza terapeutica; la letteratura ci dice infatti che i pazienti ipertesi, anche se inizialmente aderenti, abbandonano le terapie nel 43% dei casi nel corso di un anno 3. Quindi, possiamo riassumere che l’obiettivo dello studio è stato solo parzialmente raggiunto; l’intervento proposto è servito a fare in modo che i pazienti con aderenza già mediocre non peggiorassero ulteriormente la propria adesione alle cure, non è stato però sufficientemente incisivo a spronare quelli con bassa aderenza. Inoltre sarebbe probabilmente stato utile anche ai pazienti altamente aderenti che sappiamo, e abbiamo visto essere, comunque a rischio persistenza. Questo studio ha evidenziato la difficoltà, da parte dei medici di medicina generale, a effettuare interventi terapeutici “eccezionali” rispetto alla normale attività clinica; e come spesso gli aspetti organizzativi del setting siano fondamentali per poter seguire il paziente nel suo cammino verso una buona aderenza terapeutica. Gli impegni professionali e i carichi di lavoro sempre più gravosi imposti, negli ultimi anni, ai medici di medicina generale determinano la necessità di personale di segreteria e infermieristico che possa funzionare da filtro e, quando adeguatamente formato, essere il primo interlocutore di tutti i pazienti nel fornire informazioni di base sull’importanza dell’aderenza terapeutica. In conclusione, nonostante tutte le limitazioni imposte da un contesto “non sperimentale” e dall’assenza di un gruppo di controllo, questo studio ci ha permesso di intravedere come un intervento educazionale mirato possa migliorare l’aderenza alla terapia e aumentare quindi la possibilità dei pazienti di raggiungere il controllo pressorio. Per rendere efficace e fattibile tale intervento in tutte le realtà della medicina generale sono però indispensabili la presenza e il coinvolgimento di diverse figure professionali a supporto del lavoro del medico. Ringraziamenti Ringrazio con stima i colleghi di Manfredonia che hanno partecipato alla ricerca: Libero Scarano, Nicola Roberto Beverelli, Pasquale Claudio Barbato, Ciro Schiavone, Giuseppe Grasso, Antonio Accarrino, Antonio Castriotta, Bartolomeo Guerra, Pasquale Rinaldi, Giovanni Prencipe, Michele Santoro, Giuseppe Di Candia e Gaetano Trotta. Si ringrazia anche i colleghi: Gaetano Giorgio D’Ambrosio e Mario Domenico Dell’Orco, per l’elaborazione dei dati. Studio Siponto Studio Siponto Bibliografia 1 2 3 Law M, Wald N, Morris J. Lowering blood pressure to prevent myocardial infarction and stroke: a new preventive strategy. Health Technol Assess 2003;7:1-94. Simpson SH, Eurich DT, Majumdar SR, et al. A meta-analysis of the association between adherence to drug therapy and mortality. BMJ 2006;333:15. Mazzaglia G, Mantovani LG, Sturkenboom MC, et al. Patterns of persistence with antihypertensive medications in newly 4 5 6 diagnosed hypertensive patients in Italy: a retrospective cohort study in primary care. J Hypertens 2005;23:2093-100. Mazzaglia G, Ambrosioni E, Alacqua M, et al. Adherence to Antihypertensive Medications and Cardiovascular Morbidity Among Newly Diagnosed Hypertensive Patients. Circulation 2009;120;1598-605. Sokol MC, McGuigan KA, Verbrugge RR, et al. 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Pediatria Foligno e Responsabile Servizio Endocrinologia Pediatrica Obesità in adolescenza 1 3 Rischi dell’attività sportiva fra gli adolescenti obesi Epidemiologia e fisiopatologia Lo studio retrospettivo che abbiamo condotto è volto a mettere in luce il fatto che il peso eccessivo in età adolescenziale può rappresentare un fattore di rischio per trauma durante l’attività fisica scolastica, al fine d’imporre un’attenta valutazione sulla tipologia di esercizi che questi pazienti dovrebbero eseguire data la loro condizione. Gli adolescenti rappresentano il 15,4% della popolazione che si reca presso le Emergency Rooms (Pronto Soccorso) statunitensi e sono il 15,8% delle visite effettuate 1. Secondo il National Center for Injury Prevention and Control (www.cdc.gov/injury), nel 2009 il 36,7% dei decessi fra adolescenti compresi tra i 12 e i 17 anni è stato causato da un trauma non intenzionale; di questi la metà è avvenuto in seguito a trauma della strada. Per quanto riguarda i traumi non fatali, dai dati aggiornati al 2010, emerge che il 19,8% degli adolescenti tra i 12 e i 17 anni che si era recato in Emergency Room, lo aveva fatto per cadute non intenzionali e il 14,6% per traumi legati all’eccessivo sforzo fisico. La prima causa (24,8%) è rappresentata dai colpi subiti 2. Lo studio HBSC ha valutato la prevalenza dei traumi adolescenziali in Europa tra il 2009 e il 2010. Nello studio si fa riferimento a quanti pazienti di 11, 13 e 15 anni hanno avuto bisogno di almeno una visita medica per trauma. In Italia la prevalenza fra i maschi di 11 anni è del 52%, fra quelli di 13 anni è del 54% e fra quelli di 15 anni 12 Rivista Società Italiana di Medicina Generale è del 56%. Fra le femmine le prevalenze sono: 35, 42 e 39% 3. Negli Stati Uniti le visite effettuate nelle Emergency Rooms per traumi riconducibili a incidenti sportivi o ad attività ricreative sono circa 2,5 milioni per anno e rappresentano il 23% del totale di tutte le visite per trauma nei soggetti al di sotto dei 19 anni. Il sesso maschile, l’età compresa tra i 6 e i 18 anni, l’appartenenza alla razza bianca sono associati a un maggiore rischio di trauma sportivo 4. L’eccesso ponderale ha una grande influenza sulla possibilità di incorrere in traumi fra i bambini e gli adolescenti 5; inoltre tra i traumatizzati l’essere sovrappeso si traduce in ricoveri prolungati e incremento delle complicanze durante la degenza rispetto ai soggetti che hanno un peso normale 6-8. Tuttavia non è stata osservata un’associazione fra obesità e severità del trauma 5. Un’importante differenza fra obesi e non obesi sta nelle conseguenze che i traumi producono. I pazienti obesi presentano più frequentemente traumi degli arti inferiori e nello specifico si verificano più stiramenti muscolari e danni ai legamenti. Un’altra interessante evidenza è che questi stessi soggetti hanno un rischio minore di incorrere in traumi del capo, del volto e intraddominali 9 10. Una ricerca condotta nei Paesi Bassi presso i medici di famiglia e pubblicata nel 2009 ha dato risultati interessanti. Sono stati intervistati 2.459 soggetti fra i 2 e i 17 anni che sono stati poi suddivisi in due sottogruppi di età: 2-11 e 12-17. Rispetto ai non obesi, i pazienti in sovrappeso e obesi avevano più problemi agli arti inferiori, soprattutto alle caviglie e ai piedi. Inoltre il sottogruppo tra i 12 e i 17 anni con eccesso ponderale aveva effettuato un maggior numero di visite ambulatoriali per patologie muscolo-scheletriche 11. L’obesità induce inoltre delle modificazioni patologiche dello scheletro come lo scivolamento dell’epifisi della testa del femore, la tibia vara dell’adolescente (malattia di Blount), il cattivo allineamento metafisidiafisi e l’incremento dell’angolo di valgismo tibio-femorale. Tutto ciò si traduce in un aumento delle sofferenze osteoarticolari soprattutto alle ginocchia e alle caviglie. Le fratture sono 4,5 volte più frequenti fra gli obesi. Infatti l’aumento della mineralizzazione delle ossa negli obesi non è sufficiente a compensare l’incremento delle forze che si esercitano sugli arti in occasione di una caduta 12 13. Un altro aspetto interessante riguarda la locomozione: i bambini e gli adolescenti in sovrappeso presentano un’andatura tipicamente più lenta e incerta con sovraccarico delle anche, delle ginocchia, delle caviglie e dei piedi 14. Nella popolazione pediatrica obesa si ha un maggiore appiattimento dell’arco plantare e una sua minore rigidità. In più, la n.4>>> 2013 Rischi dell’attività sportiva fra gli adolescenti obesi dorsiflessione attiva della caviglia a ginocchia flesse a 90° è significativamente ridotta; questa condizione può aumentare il rischio di contatto fra i piedi durante il cammino per un prolungamento della fase di appoggio del passo 15. Sono stati condotti pochi studi sul rapporto tra obesità adolescenziale e aumento del rischio di trauma durante l’attività sportiva. La maggior parte di essi sono pubblicazioni statunitensi che prendono come campione atleti di football americano. Non tutti concordano sul fatto che l’indice di massa corporea (BMI) eccessivo rappresenti un fattore di rischio per trauma 16-18, ma quelli più recenti hanno messo in evidenza come i ragazzi obesi abbiano il doppio delle probabilità di subire un infortunio sportivo rispetto ai soggetti normopeso 19 20. Materiali e metodi Questo è uno studio epidemiologico per coorte retrospettivo che ha preso in esame gli accessi in Pronto Soccorso per causa traumatica negli adolescenti di età compresa tra i 12 e i 17 anni nel periodo tra il 1° gennaio 2008 e il 31 marzo 2011. L’evento produttore del trauma era da ricercare nelle attività sportive scolastiche. Nella costruzione del gruppo dei soggetti con eccesso ponderale, sono stati presi in considerazione tutti gli adolescenti che, nel periodo indicato, avevano avuto accesso almeno una volta all’ambulatorio dedicato al trattamento dell’obesità dell’unità di degenza pediatrica dell’ospedale S. Giovanni Battista di Foligno, e che avevano ricevuto la diagnosi di sovrappeso, ossia un BMI compreso tra l’85° e il 94° percentile, o di obesità, ossia un BMI superiore al 95° percentile, secondo le tabelle internazionali elaborate dall’International Obesity Task Force 21. Il gruppo dei soggetti senza eccesso ponderale è stato realizzato accedendo alla banca dati dei pazienti del dottor Natale Sigismondi, medico di medicina generale che svolge la propria attività presso la ASL 3 della Regione Umbria nel distretto di Foligno. Sono stati selezionati gli adolescenti tra i 12 e i 17 anni che tra il 2008 e il 2011 erano stati valutati clinicamente dal dottore e che presentavano un BMI inferiore all’85° percentile, ma supe- riore al 5° percentile; condizione che definiremo “normopeso”. Pertanto la popolazione presa in considerazione, e che è esposta al fattore di rischio “sovrappeso/obesità”, è prevalentemente quella che risiede nel territorio di pertinenza della ASL 3 dell’ Umbria; si deve altresì considerare la possibilità che presso l’ambulatorio per il trattamento delle obesità siano giunti pazienti da comuni limitrofi a quello di Foligno, ma tale popolazione è comunque perfettamente assimilabile a quella residente a Foligno per ciò che riguarda l’ambiente, lo stile di vita e le abitudini alimentari. è stata quindi effettuata un’analisi delle cartelle cliniche realizzate in Pronto Soccorso e sono state messe in evidenza quelle che riportavano in dimissione una diagnosi di trauma la cui eziopatogenesi era legata ad attività sportive in ambito scolastico. Le strutture ospedaliere di riferimento per lo studio delle cartelle cliniche sono state gli ambulatori del Pronto Soccorso dell’Ospedale S. Giovanni Battista di Foligno e quelli dell’Ospedale di Assisi, facente parte della Asl n. 2. L’analisi delle cartelle cliniche è stata compiuta utilizzando i programmi di archiviazione elettronica ospedaliera che forniscono informazioni sugli accessi avvenuti nel comprensorio di tutte e due le ASL umbre. Risultati Sono state controllate complessivamente 111 cartelle cliniche di cui 51 appartenenti al gruppo dei soggetti con peso superiore all’85° percentile e 60 a quello dei pazienti definiti normopeso. I valori qui di seguito riportati si riferiscono al primo controllo effettuato sui pazienti nel periodo di riferimento 1° gennaio 2008-31 marzo 2011. Pertanto alcuni di essi avevano già una diagnosi di alto peso corporeo antecedente. Fra i soggetti sovrappeso/obesi l’età media alla prima visita era di 13 anni e 4 mesi con un minimo di 12 anni e un massimo di 16 anni e 7 mesi (mediana 12 anni e 11 mesi). L’altezza media era di 1,58 m (deviazione standard ± 0,079). Il peso medio era di 73,52 kg (DS ± 16,5). Il BMI medio risultava essere quindi di 28,86 kg/m2 (DS ±4,31) (Tab. I). I soggetti di sesso maschile erano 26. L’età Obesità in adolescenza Ta b e l l a I. Media Età 13 anni e 4 mesi Peso 73,52 kg ± 16,5 Altezza 1,58 m ± 0,079 BMI 28,86 kg/m2 ± 4,31 media era di 13 anni. L’altezza media era di 1,6 m (DS ±0,09). Il peso medio pari a 76,74 kg (DS ±17,22) con un BMI medio di 29,57 kg/m2 (DS ±3,96). I soggetti di sesso femminile erano 25. L’età media era di 13 anni e 8 mesi. L’altezza media era di 1,57 m (DS ± 0,065). Il peso medio pari a 70,18 kg (DS ± 15,35) con un BMI medio di 28,11 kg/m2 (DS ± 4,61).(Tab. II). Nel periodo di riferimento abbiamo avuto 10 pazienti che hanno effettuato un accesso al Pronto Soccorso per trauma da attività fisica durante le ore di educazione fisica a scuola. Se invece consideriamo anche l’attività sportiva extrascolastica il numero totale di pazienti era 12. Tra i 60 soggetti normopeso abbiamo avuto 2 pazienti includibili nei criteri di selezione. In totale 7 se si considera anche l’attività extrascolastica (Tab. III). L’incidenza dei traumi da attività fisica a scuola fra i pazienti in sovrappeso o obesi è il 15,6%, mentre l’incidenza fra i normopeso è il 3,3%. Il rischio relativo è: 4,705 (95% IC 1,04-21,17). Questo significa che i “sovrappeso/obesi” hanno un rischio quasi cinque volte maggiore di subire un infortunio durante le ore di educazione fisica rispetto ai coetanei “normopeso”. Tale risultato è statisticamente significativo. Se consideriamo la globalità degli eventi traumatici che abbiamo individuato fra i 111 pazienti selezionati, vediamo che, dei 19 casi di trauma, ben 10 (52,6%) sono avvenuti durante le ore scolastiche di educazione fisica, 6 durante le partite di calcio (tutti maschi), 1 da caduta in bicicletta e 2 in concomitanza di attività sportive non precisate. Inoltre dei 6 casi di trauma riportati durante le partite di calcio, solo 1 apparteneva al gruppo “sovrappeso-obesi”. Rivista Società Italiana di Medicina Generale 13 Obesità in adolescenza F. Lemma et al. Media maschi Media femmine Età 13 anni 13 anni e 8 mesi Peso 76,74 kg ± 17,22 70,18 kg ± 15,35 1,6 m ± 0,09 1,57 m ± 0,065 29,57 kg/m2 ± 3,96 28,11 kg/m2 ± 4,61 Altezza BMI Ta b e l l a III. Trauma educazione fisica Non traumi o traumi extrascolastici Totale Obesi 8 43 51 Non Obesi 2 58 60 Totale 10 101 111 Discussione Questi dati, al netto della limitatezza del campione, possono essere interpretati in diversi modi. Attività fisica scolastica non idonea: lo sport praticato durante le ore di educazione fisica potrebbe non essere mirato alle problematiche della popolazione obesa, ma standardizzato e applicato indistintamente a tutta la popolazione scolastica. La scuola è l’unica sede dove si pratica sport: gli adolescenti potrebbero praticare poca attività sportiva extrascolastica e questo spiegherebbe perché più della metà degli incidenti si sono realizzati a scuola. Gli obesi vengono esclusi dalle società sportive: la bassa autostima, l’incapacità a ottenere risultati soddisfacenti in breve tempo, l’inadeguatezza a ricoprire i ruoli assegnati dall’allenatore, potrebbero spingere i ragazzi in sovrappeso ad abbandonare precocemente le società sportive e a rinunciare a intraprendere altre esperienze. Il calcio, sport diffuso e amato in Italia e spesso eccessivamente competitivo anche a livelli amatoriali, potrebbe celare proprio questa problematica. Questo spiegherebbe perché, in 5 casi su 6, i pazienti infortunati durante le partite di calcio appartenevano al gruppo dei normopeso. Queste affermazioni sono comunque in 14 Bazelmans C, Coppieters Y, Godin I, et al. Is obesity associated with injuries among young people? Eur J Epidemiol 2004;19:1037-42. 6 Brown CV, Neville AL, Salim A, et al. The impact of obesity on severely injured children and adolescents. J Pediatr Surg 2006;41:8891; discussion 88-91. 7 Warsh J, Janssen I, Pickett W. Do overweight and obese youth take longer to recover from injury? Int J Inj Contr Saf Promot 2011;18:143-9. 8 Burns K, Murrock CJ, Graor CH. Body mass index and injury severity in adolescent males. J Pediatr Nurs 2012;27:508-13. 9 Pomerantz WJ, Timm NL, Gittelman MA. Injury patterns in obese versus non obese children presenting to a Pediatric Emergency Department. Pediatrics 2010;125:681-5. 10 Rana AR, Michalsky MP, Teich S, et al. Childhood obesity: a risk factor for injuries observed at a level-1 trauma center. J Pediatr Surg 2009;44:1601-5. 11 Krul M, van der Wouden MJC, Schellevis FG, et al. Musculoskeletal problems in overweight and obese children. Ann Fam Med 2009;7:352-6. 12 Taylor ED, Theim KR, Mirch MC, et al. 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Emergency departemet utilization by adolescent in the United States. Pediatrics 1998;101:987-94. 2 Centers for Disease Control and Prevention. Scentific data, statistics, and surveillance. Avaible at: www.cdc.gov/injury/wisqars/ dataandstats.html. Accesso luglio 2012. 3 Currie C, Zanotti C, Morgan A, et al. Social determinants of health and well-being among young people. Health Behaviour in School-aged Children (HBSC) study: international report from the 2009/2010 survey. Copenhagen: WHO Regional Office for Europe 2012 (Health Policy for Children and Adolescents, No. 6). 4 Simon TD, Bublitz C, Hambidge SJ. Emergency department visits among pediatric patients for sports-related injury: basic epidemiology and impact of race/ethnicity and insurance status. Pediatr Emerg Care 2006;22:309-15. 1 Giovanni Grassini1, Giacomo Casale2, Francesca Pallavicino3, Alberto Grassini4 Medico di Medicina Generale, SIMG, Scuola Piemontese di Medicina Generale, Asti; 2 Medico di Medicina Generale, Asti (Attestato di Formazione specifica in Medicina Generale); 3 Alba (III Anno del Corso di Formazione in Medicina Generale); 4 Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia, Asti Un sospetto caso di dermatite iatrogena Di fronte a una lesione cutanea il medico di medicina generale (MMG) deve talvolta considerare la possibile interazione farmacologica tra una molecola di recente commercializzazione e una dermatite. Presentiamo un caso emblematico. Storia clinica Maschio di 83 anni, cardiopatia ipertensiva, pregressa emorroidectomia; non ha mai lamentato problemi dermatologici significativi. Nel 1995 primo episodio di fibrillazione atriale (FA) trattato con cardioversione (CVE); nel 2003 recidiva e risposta favorevole alla terapia con propafenone 325 mg x 2/die; nel 2006 recidiva di FA e, dopo un’ulteriore CVE, sostituzione del propafenone con amiodarone. Asintomatico sino al febbraio 2011 quando, a seguito di visita oculistica periodica, fu fatta diagnosi di cornea verticillata da depositi di amiodarone interferenti con il forame pupillare e conseguente limitazione del visus (senza altre alterazioni regmatogene). Il paziente nega altri effetti avversi correlabili all’amiodarone. Il cardiologo, non riscontrando controindicazioni all’esame obiettivo e all’ECG, sostituì l’amiodarone con il dronedarone 400 mg x 2/die. Circa 10 giorni dopo l’inizio della terapia con dronedarone, il paziente iniziò a lamentare una dermatite pruriginosa a livello dell’avambraccio sinistro (lesione eritemato-desquamativa in parte essudante, simil-moniliforme). Nonostante la corre- n.4>>> 2013 lazione temporale la lesione si presentava troppo localizzata per un’attribuzione certa alla terapia antiaritmica con dronedarone. Nel sospetto di una micosi, lo specialista dermatologo prescrisse terapia topica con econazolo (senza risultato a distanza di 30 giorni). Ad un secondo controllo il dermatologo ipotizzò una lesione eczematosa o una tinea corporis con eczematizzazione secondaria da farmaco topico. Per evitare una terapia antimicotica sistemica, date le possibili interazioni farmacologiche degli imidazolici e della terbinafina col dronedarone, lo specialista consigliò medicazione con eosina 2% e antimicotici locali. Al successivo controllo l’eczema in sede di pregressa lesione appariva migliorato ma esteso anche in sedi prima indenni dalla dermatite. Dopo un ulteriore tentativo terapeutico specialistico ex adjuvantibus con cortisonici locali e per os, senza alcun significativo miglioramento, la dermatite mostrava lesioni eritemato-squamo-crostose a livello degli arti superiori. Fu possibile documentare la presenza di lesioni più rade e meglio delimitate, circolari e squamocrostose agli arti inferiori; vennero pertanto consigliati accertamenti ematochimici e biopsia delle lesioni cutanee. Gli esami ematici prescritti dal dermatologo risultarono negativi per connettivopatie autoimmuni o altre patologie correlate mentre l’esame istologico orientava verso una dermatite fototossica verosimilmente iatrogena. Dermatite iatrogena 1 Sulla base di questi esami, lo specialista cardiologo sospese il dronedarone e, dati i problemi riscontrati a livello oculare per l’assunzione precedente di amiodarone, impostò terapia antiaritmica con sotalolo 40 mg x 3/die che si è dimostrò efficace. Sospeso il dronedarone le lesioni cutanee lentamente e progressivamente si attenuano fino a scomparire. Tuttavia, dopo la risoluzione della dermatite vescico-nodulare, il paziente continuò a lamentare una dermatite eritematosa intensamente pruriginosa su pelle particolarmente secca e tipica del paziente anziano in cui la componente ghiandolare sebacea progressivamente si riduce. I dermatologi prescrissero creme idratanti e cortisoniche, in aggiunta ad antistaminici orali a dosi piene. Inizialmente i risultati furono modesti ma il quadro si risolse del tutto a distanza di circa sei mesi dalla sospensione del dronedarone. Discussione Terapia per il mantenimento del ritmo I farmaci per il controllo del ritmo cardiaco attualmente sul mercato (antiaritmici di classe Ia, Ic e III) hanno un’efficacia variabile e possibili effetti collaterali con conseguenti limitazioni di sicurezza. L’amiodarone è considerato il farmaco con la maggior efficacia nel mantenimento del ritmo sinusale. Tra i suoi possibili effetti avversi molto frequente è la cheratopatia da accumulo di Rivista Società Italiana di Medicina Generale 15 Dermatite iatrogena inclusioni lisosomali e depositi corneali, la cosiddetta cornea verticillata, che colpisce la quasi totalità dei pazienti in trattamento, nella maggioranza dei casi in forma asintomatica. Il dronedarone (Multaq, Sanofi Aventis) è un derivato dell’amiodarone, immesso nel 2011 sul mercato farmaceutico italiano, approvato dalla FDA per ridurre gli eventi cardiovascolari in pazienti con FA o flutter atriale. L’alterazione della struttura chimica del dronedarone è stata introdotta per accorciare l’emivita, diminuire la lipofilicità e minimizzare la tossicità non cardiovascolare rispetto all’amiodarone. Dai risultati di diversi trial clinici, si evince che il dronedarone è efficace nel ridurre l’incidenza di ricorrenze di FA, sebbene in misura inferiore rispetto all’amiodarone. Le reazioni avverse più frequentemente osservate sono diarrea, nausea e vomito, stanchezza e astenia. Sono state anche segnalate, seppur con frequenza minore, reazioni a livello della cute e del sottocutaneo, in particolare rash cutanei (generalizzato, maculare, maculopapulare); meno comuni sono stati eritemi, eczema, fotosensibilizzazione e dermatiti allergiche. Reazioni fototossiche indotte da farmaci Farmaci per via orale e topica possono scatenare reazioni di fotosensibilizzazione G. Grassini et al. cutanea qualora la pelle venga esposta a radiazioni ultraviolette. Fotoallergia e fototossicità possono verificarsi in pazienti sensibili nel caso le radiazioni ultraviolette interagiscano con sostanze chimiche presenti in sufficiente quantità nella cute. La fotosensibilizzazione farmaco-indotta costituisce una parte delle eruzioni cutanee iatrogene sebbene l’incidenza attuale non sia nota. Le reazioni di fotosensibilizzazione possono essere suddivise in fotoallergia e fototossicità. Sebbene molti farmaci, in particolare antibiotici e antimalarici, possano provocare entrambe le forme, tra le eziologie esistono non poche differenze (Tabb. I-III). Le reazioni fotoallergiche sono immunologicamente mediate, richiedono una precedente sensibilizzazione e clinicamente hanno l’aspetto di dermatiti allergiche da contatto; le reazioni fototossiche, invece, non richiedono una precedente sensibilizzazione e, all’esame obiettivo, mimano un’esagerata esposizione solare e si risolvono in un periodo temporale molto minore delle forme fotoallergiche. Tre passaggi sono necessari per il verificarsi di una reazione fototossica: il farmaco o una sua parte attiva deve raggiungere le cellule cutanee, una luce di appropriata lunghezza d’onda deve penetrare la pelle, l’energia deve essere assorbita. Clinicamente, le reazioni fototossiche Box 1 Caratteristiche delle reazioni fototossiche farmaco-indotte: • più comuni rispetto alle reazioni fotoallergiche • richiedono una maggiore esposizione alla sostanza • dose-dipendenti • si verificano minuti/ore dopo l’esposizione al sole • non richiedono precedente sensibilizzazione • clinicamente mimano un’esagerata esposizione al sole • si risolvono in tempo più brevi delle forme foto allergiche (se non complicate entro 48-72 ore) • insorgono nella sede di contatto e si ripetono ad ogni esposizione • all’esame istologico, si osservano necrosi cutanea e edema del derma • non sono immunologicamente mediate • non sono necessariamente provocate da cross-reazione tra farmaci somigliano alla risposta della pelle a un’esagerata esposizione solare, dopo minuti o ore compare edema ed eritema; questi sintomi possono evolvere sfavorevolmente con vescicolazione e desquamazione. Molti pazienti lamentano dolore e senso di bruciore. Anche l’iperpigmentazione cutanea è piuttosto comune, può risultare da un’eccessiva proliferazione e migrazione di Ta b e l l a I. Reazioni da fotosensibilizzazione cutanea. 1) Dermatite polimorfa solare 1) Fotodermatite idiopatica 2) Orticaria solare 3) Dermatite attinica cronica 1) Fototossica È una forma molto più frequente di quella fotoallergica; può manifestarsi in ogni persona che abbia assunto una dose sufficiente di farmaci e di radiazioni luminose 2) Fotoallergica Necessita di una precedente sensibilizzazione (tipo 4° msec. Gell e Coombs; si manifesta esclusivamente in soggetti predisposti (atopici). Il farmaco (od anche solo una parte della molecola) viene coniugato sotto l’azione della luce con una proteina che funge da vettore per formare un nuovo antigene che, a livello delle cellule del Langherhans, attiva i linfociti T che, in presenza di una nuova esposizione all’antigene, liberano citochine ed innescano una reazione infiammatoria Fotosensibilità cutanea 2) Fotodermatite esogena 3) Fotodermatite endogena 16 Si associa ad alterazioni endogene metaboliche come la pellagra (carenza di vitamine del gruppo C ed in particolare niacina e/o triptofano) oppure le porfirie Rivista Società Italiana di Medicina Generale Dermatite iatrogena Un sospetto caso di dermatite iatrogena Ta b e l l a II. Diagnosi differenziale DIC/DAC. Dermatite allergica Dermatite irritativa Predisposizione Sì (prevalentemente soggetto atopico) No Incidenza statistica Bassa Alta Dose dipendente No Sì Dose attiva per indurre la lesione Minima Significativa Sintomi È necessaria una esposizione precedente per la sensibilizzazione (spesso misconosciuta e documentabile Già alla prima esposizione con una attenta anamnesi) Tempo di insorgenza Minuti/Ore Ore/Giorni Tempo di guarigione Lento (anche con la sospensione della esposizione) Rapido (con la sospensione dell’esposizione) Manifestazioni cliniche Inizialmente locali poi, con il progredire degli episodi, anche sistemica Sempre localizzata alla superficie di contatto Pigmentazioni cutanee Occasionali Frequenti Ta b e l l a III. Fotosensibilità. Fotoallergia Amantadina Aciclovir Benzocaina Benzoil Perossido Celecoxib Chinidina Chinino Ciprofloxacina Coal Tar Dibucaina Fenotiazine (ad es.Clorpromazina) Idroclorochina Idroclorotiazide Idrocortisone Ketoprofene Levofloxacina Lomefloxacina Naprossene Piroxicam Porfirine Ranitidina Salicilati Solfoniluree Tetracicline Tretionina Fototossicità Sì Sì Meccanismo d’azione ORALE UVA UVA UVA UVB UVA UVA UVA UVA UVA UVA Sì Sì Sì Sì Sì Sì Sì Sì Sì UVB UVA UVA UVA UVA UVA/UVB UVA Sì Sì Sì UVB +Visibile UVA UVA + UVB UVA UVA UVA/UVB Sì Sì Sì Sì Sì Spettro d’azione (UV = ultravioletti) Sì Sì Sì Sì Sì TOPICO Sì Sì Sì Sì Sì Sì Sì Sì Sì Sì Sì Sì Sì Sì Sì Sì Sì Sì Sì Sì Sì Sì Sì Sì Sì (solo uva) Sì Sì Sì Sì Sì Sì Sì Sì Sì Rivista Società Italiana di Medicina Generale 17 Dermatite iatrogena G. Grassini et al. Figura 1. Arto superiore nella fase iniziale della dermatite. eruzione cutanea insorta dopo esposizione solare. Dal momento che alcuni farmaci possono indurre sia fotoallergia che fototossicità, spesso si rende necessario ricorrere al fotopatch test per distinguere fra le due forme. Anche la biopsia cutanea può contribuire alla conferma della diagnosi. Conclusioni Figura 2. Arto inferiore nella fase terminale ripartiva delle lesioni, dopo circa 3 mesi dall’insorgenza dei primi sintomi. melanociti come nel caso dello psoralene oppure per il deposito del farmaco a livello della cute (ad es. amiodarone, clorpromazina, desipramina e argento). 18 Rivista Società Italiana di Medicina Generale Il sospetto di fotoallergia o fototossicità farmaco-indotta può generalmente essere fatta combinando una storia di utilizzo di farmaci fotosensibilizzanti con una Nel caso clinico giunto alla nostra osservazione la terapia con dronedarone si era dimostrata sicuramente efficace nel controllo del ritmo cardiaco. La breve emivita del farmaco (30 ore, dichiarate in bibliografia) non sembrerebbe correlare con la lunga durata della manifestazione cutanea, più verosimile per altre molecole della stessa classe farmacologica a più lunga emivita come l’amiodarone (emivita tra i 20 e i 100 giorni). La lunga persistenza della sintomatologia cutanea potrebbe essere correlata ad una alterata funzione del sistema microsomiale epatico che metabolizza il dronedarone (CYP3A4) anche se non abbiamo i mezzi per documentarlo. La dermatite del nostro paziente, nell’ipotesi in cui si tratti di reazione di fotosensibilizzazione, è classificabile come fototossicità dal momento che per manifestarsi non ha richiesto una precedente sensibilizzazione ed, all’esame istopatologico, a livello epidermico è stata osservata necrosi e non la spongiosi tipica delle reazioni fotoallergiche. La nostra ipotesi è suffragata anche dal fatto che gli antiaritmici sono classificati fra i farmaci potenzialmente fototossici. Non è da escludere che il dronedarone, per scatenare la manifestazione cutanea, abbia cross-reagito con uno degli altri farmaci assunti dal paziente e questa particolarità potrebbe anche essere una delle cause che ha indotto il lungo periodo per la restitutio ad integrum delle lesioni dermatologiche. La diagnosi dell’evento osservato sembrerebbe suffragata dalla coincidenza temporale nell’insorgenza e dalla lenta guarigione in seguito alla sospensione del farmaco. In questo caso, la lunga emivita del dronedarone (anche se minore di quella dell’amiodarone) potrebbe aver influito sui tempi di recupero. Un sospetto caso di dermatite iatrogena Nel rispetto della Legge, è stata compilata e inviata la scheda di segnalazione di sospetta reazione avversa (http://www. agenziafarmaco.gov.it/it/content/modalitàdi-segnalazione-delle-sospette-reazioniavverse-ai-medicinali). Ricordando che non è corretto sul piano deontologico né etico fare una nuova prova di somministrazione per vedere se la dermatite si ripete, e che non abbiamo mezzi diagnostici sofisticati a nostra disposizione, non possiamo fare altro che trarre alcune considerazioni di tipo puramente osservazionale: 1. non è possibile escludere che il farmaco possa aver agito da solo oppure in associazione con altre molecole innescando la dermatite ma resta il fatto che le lesioni si sono risolte con la sospensione del dronedarone in circa 3 settimane; 2. la biopsia cutanea evidenzia aspetti istologici tipici delle forme fototossiche (questo però non concorda con il lungo processo riparativo delle lesioni); 3. la persistenza, per alcuni mesi dopo la sospensione, di una dermatite con caratteristiche differenti è suggestiva (ma non è stato possibile dimostrarlo) per una polisensibilizzazione in un soggetto atopico in cui il dronedarone sia stato solo uno degli agenti patogeni o scatenanti la reazione; 4. la persistenza di una dermatite, per giunta solo agli arti superiori, anche nei mesi in cui viene meno l’esposizione solare (o per lo meno la cute risulta coperta dagli indumenti), induce qualche dubbio sulla diagnosi del dermatologo che aveva individuato una componente fototossica che, a nostro parere, può aver agito solo come meccanismo coadiuvante ed eventualmente innescante; 5. non riteniamo la diagnosi conclusiva. Resta il fatto che il paziente è attualmente asintomatico ma permane tuttora sotto sorveglianza (sia da parte del MMG che dello specialista) per tentare di dirimere la/le cause alla base della sua patologia dermatologica. Dermatite iatrogena Bibliografia di riferimento Stein KR, Scheinfeld NS. Drug-induced photoallergic and phototoxic reactions. Expert Opin Drug Saf 2007;6:431-43. Druker AM, Rosen CF. Drug-induced photosensitivity: culprit drugs, management and prevention. Drug Saf 2011;34:821-37. Lugovic L, Situm M, Ozanic-Bulic S, et al. Phototoxic and photoallergic skin reactions. Coll Antropol 2007;31(Suppl 1):63-7. Dubakiene R, Kupriene M. Scientific problems of photosensitivity. Medicina (Kaunas) 2006;42:619-24. Kaplan LJ, Cappaert WE. Amiodarone keratopathy. Correlation to dosage and duration. Arch Ophtalmol 1982;100:601-2. Dolan BJ, Flach AJ, Peterson JS. Amiodarone keratopathy and lens opacities. J Am Optom Assoc 1985;56:468-70. Baroletti S, Catella J, Ehle M, et al. Dronedarone: a review of charachteristics and clinical data. Crit Pathw Cardiol 2010; 9:94-101. Product information. Multaq (dronedarone), Bridgewater, NJ, Sanofi-Aventis 2009. Ingram DV, Jaggarao NS, Chamberlain DA. Ocular changes resulting from therapy with amiodarone. Br J Ophtalmol 1982;66:676-9. Rivista Società Italiana di Medicina Generale 19 Roberto Piccinocchi2, Vittoradolfo Tambone2, Gaetano Piccinocchi1, Massimiliano Andrea Vitali2 Problemi etici 1 SIMG Napoli; 2 Università Campus Bio-Medico Roma Studio pilota sui problemi etici emergenti fra i medici di medicina generale in Italia Introduzione - background Il medico di medicina generale (MMG), per la natura della sua professione si trova di fronte a problematiche etiche e bioetiche molto diverse, almeno in termini di applicazione, da quelle in cui si trovano i medici ospedalieri, ma sino ad ora non sono disponibili evidenze che possano confermare questa ipotesi. Intuitivamente queste problematiche sembrano coinvolgere tutto il tessuto sociale e familiare e la medicina del territorio, all’interno di dinamiche che a volte rimangono ignorate e lontane anche dagli obiettivi didattici del sistema universitario italiano. D’altra parte il MMG può, in quanto conoscitore dei suoi pazienti e dell’ambiente in cui vivono, essere coinvolto in problematiche che influiscono sulla salute della persona, intesa come completo benessere fisico, mentale e sociale, oltre che sull’emergere di un deciso riorietamento sul paziente della prassi e della ricerca clinica, che valorizzi entrambe le autonomie, quella del paziente e quella del medico. Per questo ci è sembrato importante realizzare un’indagine conoscitiva su tutto il territorio nazionale inerente ai problemi etici emergenti tra i MMG: quello che presentiamo è uno studio pilota volto a formulare e testare un questionario adeguato a tal fine. L’obiettivo di questo studio, e di quello che seguirà, è in primo luogo quello di raccogliere dati oggettivi sufficienti per poter organizzare un piano formativo specifico che sarà un concreto ambito di collabo- 20 Rivista Società Italiana di Medicina Generale razione e collegamento tra il mondo universitario e la Società Italiana di Medicina Generale (SIMG). sono stati raccolti in una griglia di raccolta in Excel®. Per l’analisi statistica ci si è avvalsi del pacchetto statistico STATA 10®. Materiali e metodi Risultati È stato sviluppato un questionario cartaceo volto a conoscere se esistano e come vengano percepite le problematiche etico/ bioetiche nella professione del MMG, provando a misurare quali siano connesse a questa professione sia in modo qualitativo sia in modo quantitativo e a comprendere quali modalità formative per questa categoria professionale assolvano maggiormente l’eventuale bisogno formativo della popolazione esaminata. Il questionario, composto da 18 domande, cerca di esplorare le caratteristiche della popolazione intervistata (anno di Laurea, specializzazioni, numero di anni di attività come MMG), le caratteristiche del territorio in cui lavora l’intervistato (regione, provincia, distanza da ospedali/hospice, quantità di assistiti), le modalità di lavoro dell’intervistato (individuale, in équipe, in associazione), la percezione da parte dell’intervistato di problematiche etiche/bioetiche (e le principali, eventuali difficoltà ad affrontarle) e infine l’ambito della formazione (ricevuta e desiderata). Il questionario è stato sottoposto, in forma anonima, ai partecipanti del 32° Congresso Nazionale della SIMG, tenutosi a Firenze nel novembre del 2011. Sono stati compilati 382 questionari e i dati Il 74% della popolazione intervistata ha dichiarato di aver conseguito la laurea tra il 1975 e il 1984 e di avere più di vent’anni di esperienza nella medicina territoriale. Il 72% dei medici intervistati possiede una o più specializzazioni. Dei 359 rispondenti alla domanda sul numero di assistiti (94% degli intervistati totali), il 91% ha più di 1000 assistiti. Il 90% degli intervistati ha risposto alle domande riguardo ad ASL e distretto di appartenenza e i dati sono sintetizzati nella Figura 1 che mostra sulla mappa nazionale la distribuzione per regione di provenienza degli intervistati. Il 60% degli intervistati presta il suo servizio ad una distanza dall’ospedale più vicino inferiore ai 5 km e molti di questi hanno anche un hospice/RSA nelle vicinanze. I medici che hanno risposto alla domanda “Sei l’unico medico nell’ambulatorio in cui lavori?” sono stati 370. Di questi 231 hanno dichiarato di non lavorare da soli. Tuttavia, alla domanda “Se hai risposto NO, lavori in associazione?” hanno dichiarato di lavorare in associazione 250 intervistati, nonostante la domanda fosse rivolta solo ai 231 che avevano dichiarato di non lavorare da soli. Nel 14% dei casi nell’associazione è presente un pediatra. Successivamente si chiedeva all’intervistato n.4>>> 2013 Problemi etici Studio pilota sui problemi etici emergenti fra i MMG in Italia Figura 1. Distribuzione per regione di appartenenza. se avesse mai dovuto affrontare dilemmi etici nello svolgimento della sua professione. Dei 363 intervistati che hanno risposto, il 73% ha risposto affermativamente e di questi il 60% ha poi dichiarato di aver avuto difficoltà nel risolverli. La domanda 14 sondava le possibili problematiche etiche connesse alla professione. Sono stati individuati 21 item differenti oltre alla possibilità di indicarne altri. Nell’85% dei casi è stata data almeno una risposta. Nel 14% dei questionari non c’è stata nes- suna risposta. L’80% dei rispondenti ha indicato più temi di quelli richiesti disattendendo il limite di 5 dato dalla domanda stessa. In nessun caso è stato risposto alla domanda usando l’opzione “altro”. I dati delle risposte alla domanda sono riassunti, in ordine di frequenza, in Tabella I. Si è proceduto successivamente a verificare, laddove possibile, se l’ordine degli item indicati variasse in funzione delle altre variabili esplorate nel questionario. È risultato che, nella pratica medica, variabili Figura 2. Modello formativo preferito per apprendere strumenti di risoluzione di problematiche etico/ bioetiche. Altro 6 74 Master 173 Corsi residenzali Newsletter Consulting on line 29 Discussione e conclusioni 41 157 ECM 0 50 come la distanza dall’ospedale/hospice, il lavorare da soli o con altri colleghi, la presenza o meno di un pediatra non influiscono sulla percezione delle problematiche di tipo etico connesse alla professione in modo statisticamente significativo. Risulta molto interessante il fatto che ai primi tre posti i problemi etici percepiti risultano essere sempre, nell’ordine, i seguenti: • comunicazione di cattive notizie; • problemi familiari associati alle dipendenze (alcol, droghe, eccetera); • rapporto con i colleghi. Altrettanto interessante risulta che la “Comunicazione della prognosi infausta” non sia percepita come un problema rilevante per la maggior parte del campione, nonostante la “Comunicazione di cattive notizie” sia stata espressa come problema attivo dal 50% degli intervistati. Le risposte a questa domanda sono state poi stratificate per le altre variabili conoscitive: la variazione è di pochi punti percentuali nei 22 item e non statisticamente significativa. Dalle domande che sondavano l’aspetto della percezione del bisogno formativo è emerso che il 94% degli intervistati non ha sostenuto nell’arco del proprio “cursus studiorum” un corso di Etica Medica/ Bioetica e di questi il 62% (211 intervistati) ha affermato di aver avuto modo di approfondire le tematiche etiche. Ciò nonostante in 315 hanno dichiarato di sentire la necessità di formazione per acquisire strumenti in quest’ambito. È stato quindi verificato se esistesse una relazione tra la difficoltà a risolvere problemi etici e la necessità di dover acquisire strumenti formativi in quest’ambito. Questo è stato fatto utilizzando il test del c2 di Pearson, da cui è risultata una relazione statisticamente significativa. (p < 0,05) In ultimo si è provato a indagare quale fosse la tipologia di strumenti formativi necessari secondo gli intervistati. I risultati sono riportati in Figura 2. 100 150 200 Pensiamo che i risultati raccolti, studiati e qui presentati suggeriscano le seguenti riflessioni: 1. il fatto che, indipendentemente da altre variabili, i tre principali problemi etici Rivista Società Italiana di Medicina Generale 21 Problemi etici riconosciuti come tali, e sempre nel medesimo ordine, siano la comunicazione di cattive notizie, i problemi familiari associati alle dipendenze e il rapporto con i colleghi, è indice della rilevanza, spesso sottovalutata, della dimensione relazionale nello svolgimento della professione del MMG. Mentre, infatti, i problemi legati alla comunicazione in letteratura rappresentano circa il 5% rispetto a quelli abitualmente considerati prioritari nel dibattito bioetico, quali aborto, fecondazione in vitro ed eutanasia, dallo studio qui presentato emerge come questi siano prioritari nella percezione dei professionisti insieme a quelli derivanti dalla difficoltà nel relazionarsi con i problemi accessori a quelli strettamente sanitari, come ad esempio i R. Piccinocchi et al. problemi familiari associati alle dipendenze (alcool, droghe, ecc.). È da notare, inoltre, che i primi tre problemi etici segnalati centrano problematiche sia di relazionalità verticale (risposta 1 e 2), sia di relazionalità orizzontale (risposta 3) e fanno riferimento a situazioni che sembrano protrarsi nel tempo. Questa nota temporale distingue il problema della comunicazione della diagnosi infausta (rank15) da quello della comunicazione di cattive notizie (rank1). Il problema etico emergente, in altre parole, non sarebbe tanto comunicare una diagnosi di una situazione a termine ma informare di una situazione che comporta una problematica di futura gestione della vita del paziente e della sua famiglia (ad esempio, la Ta b e l l a I. Le problematiche etiche connesse alla professione emerse in ordine di preferenza. Tema etico emerso Rank % Comunicazione cattive notizie 1 50% Problemi familiari associati a dipendenze (alcool, doghe, ecc.) 2 48% Rapporto tra colleghi 3 45% Rifiuto delle cure 4 38% Idratazione e alimentazione in pazienti terminali 5 38% Aborto 6 36% Modalità di prescrizione farmacologica 7 34% Contragestione (pillola del giorno dopo) 8 29% Segreto professionale 9 27% Gestione di dipendenze a rischio 10 22% Gestione visite domiciliari 11 17% Abbandono del paziente 12 16% Procreazione artificiale 13 16% Contraccezione 14 15% Comunicazione della prognosi infausta 15 10% Richiesta di eutanasia 16 10% Dire/non dire la verità al paziente 17 10% Richieste di medicina estetica 18 10% ECM 19 8% Comunicazione del rischio di ammalarsi 20 3% Prescrizione test genetici 21 1% Altro 22 0% 22 Rivista Società Italiana di Medicina Generale sterilità di coppia, una malattia cronico degenerativa, ecc.). Naturalmente questa ipotesi interpretativa dovrà essere controllata nel successivo studio con opportuni quesiti mirati. In ogni caso anche la risposta con rank17 dovrà essere rivalutata per comprendere se sia più opportuno abbinarla alla risposta con rank1 o a quella con rank15: allo stato attuale la sua lettura rimane ambigua. Altro dato interessante è che gli item tra loro complementari, come ad esempio “Comunicazione della prognosi infausta” e “Comunicazione di cattive notizie“ non si diluiscono tra loro nell’effetto, infatti il primo a differenza del secondo resta sempre scarsamente rilevante. Si può affermare, in base ai dati raccolti, che il sentire la necessità di acquisire strumenti formativi in ambito etico è in relazione all’esperienza della difficoltà a interagire con questa tipologia di problematiche, difficoltà che non varia in funzione degli anni lavorativi trascorsi: sembra pertanto un tema sempre attuale nell’ambito della categoria professionale studiata. Tale dato è confermato anche dal tasso di risposta affermativa (80% dei rispondenti) alla domanda 17 (“Senti la necessità di strumenti formativi?”) del questionario volta a sondare la volontà di acquisire strumenti per affrontare queste problematiche; 2. colpisce che il 27% dei medici intervistati (che affermano di non aver incontrato problemi etici nello svolgimento della professione) si discostino in modo così radicale dal restante 73% (che affermano di aver incontrato problemi etici nello svolgimento della professione). Era prevedibile una stratificazione riguardante la quantità e il tipo di problemi etici ma non una frattura così netta all’interno di una stessa modalità di pratica professionale. Inoltre, il fatto di avere o meno ricevuto formazione etica non modifica in modo significativo il desiderio espresso di formazione; 3. raggruppando le risposte di rank 4, 5 e 16 da una parte e quelle di rank 6 e 8 dall’altra, risultano come problemi etici emergenti degni di nota anche l’eutanasia e l’aborto. Certamente un Studio pilota sui problemi etici emergenti fra i MMG in Italia elemento di confusione deriva dall’aver erratamente equiparato la contragestione alla pillola del giorno dopo anziché alla RU486; 4. le attività formative con maggiore percentuale di scelta (corsi residenziali, ECM e Master) sono quelle che permettono maggiore relazione formativa interpersonale sia con docenti (relazione verticale), sia con colleghi (relazione orizzontale). Tale tendenza è coerente con quanto discusso al punto 1 e suggerisce una particolare attenzione alla formazione relazionale che si può forse tradurre con l’inserimento di moduli di Psicologia Sociale e di Antropologia nella didattica formale. Sempre a questo riguardo sarà interessante indagare, attraverso lo studio successivo, il senso di solitudine e la percezione del peso derivante dalla responsabilità personale nei MMG. Infine, la scelta di strumenti formativi esplicitamente universitari (Master) pur essendo presente, appare da rafforzare. Questo dato ci sembra derivare dalla scarsa offerta attuale e suggerire un maggior legame formativo tra MMG e mondo universitario. Sulla base di quanto discusso sin qui crediamo di poter concludere che lo strumento e la metodologia sperimentata, pur con alcune correzioni, appare efficace e gradita. Inoltre, da quanto emerso dai dati analizzati, si può affermare che esiste una predominanza di temi riguardanti ciò che chiamiamo “etica del lavoro ben fatto” sulle problematiche tradizionali della bioetica clinica. Infine è utile che l’Università collabori con la SIMG per realizzare un’offerta forma- Problemi etici tiva mirata sia per quanto riguarda la forma sia i contenuti, specialmente in vista della successiva indagine sul territorio nazionale che potrà dare indicazioni utili a controllare questa interpretazione e a mettere a fuoco una formazione continua consonante alle richieste dei MMG. Bibliografia di riferimento La Monaca G. L’informazione nel rapporto medico paziente. Giuffrè Editore 2005. Pelaez M. Etica, professioni e virtù. Edizioni Sares 2009. Refolo P, Minacori R, Mele V, et al. Patient reported outcomes: the significance of using humanistic measures in clinical pratice. Eur Rev Med Pharmacol Sci 2012;16:1319-23. Sacchini D. The professional autonomy of the medical doctor in Italy. Theor Med Biotech 2000;21:441-56. Rivista Società Italiana di Medicina Generale 23 Mario D’Uva1, Michele Langella2, Giuseppina Ragni3 Adolescenza 1 Medico di Medicina Generale, SIMG Latina; 2 Medico non strutturato, Gruppo di Studio Collaborativo Cure Primarie Orion2006, Cisterna di Latina; 3 Pediatria di libera scelta, Cisterna di Latina Gli adolescenti assistiti dal medico di medicina generale … come migliorare la pratica Studio osservazionale sulla transizione degli adolescenti con e senza condizioni patologiche croniche al sistema delle cure per l’adulto nel Distretto 1 ASL Latina Introduzione Lo scopo di questo lavoro è quello di esplorare e analizzare la pratica assistenziale durante la transizione alle cure dell’adulto per la popolazione di adolescenti nell’ambito della medicina primaria partendo dai dati di una nostra indagine osservazionale condotta nel Distretto 1 della ASL Latina. In particolare si descrive come i medici di medicina generale (MMG) accolgono e gestiscono i loro nuovi assistiti adolescenti, i comportamenti e le aspettative dei pazienti adolescenti (14-18 anni) e dei loro genitori e si discute per capire quali interventi possono essere messi in atto dal MMG per migliorare il processo stesso di transizione nel presupposto che ciò possa significare un guadagno di salute della popolazione. Sebbene venga riconosciuto agli interventi di educazione sanitaria un ruolo importante nel favorire i determinanti della salute della popolazione giovanile 1-4 non ci sono studi che provino l’evidenza di efficacia quando gli interventi sono attuati in maniera personalizzata nel setting della medicina primaria e dai MMG in particolare sugli assistiti adolescenti. Comunque alcune istituzioni importanti raccomandano di far acquisire all’adolescente, nella fase di transizione, le competenze necessarie alla comprensione della sua condizione di giovane adulto e/o di malato cronico 5. Nel nostro sistema sanitario sono di competenza dei MMG e dei pediatri di libera scelta (PLS) sia l’assistenza primaria con le cure 24 Rivista Società Italiana di Medicina Generale appropriate che la prevenzione e l’educazione sanitaria personalizzata finalizzata al mantenimento e alla salvaguardia della salute. La nostra indagine descrittiva mostra che la transizione e l’attuale pratica assistenziale non sono ben strutturate e potrebbero essere ottimizzate. Materiali e metodi è stato disegnato uno studio osservazionale in forma di indagine con un questionario anonimo che aveva come obiettivo la conoscenza, all’epoca della transizione alle cure dell’adulto, di opinioni, aspettative e comportamenti dichiarati di adolescenti, loro genitori e medici delle cure primarie (PLS e MMG) del Distretto 1 Latina. Lo studio ha ottenuto l’approvazione del Comitato Etico locale. I questionari erano strutturati a domande chiuse e diversificati per le varie popolazioni oggetto di studio. Nei mesi da marzo a maggio 2013 sono stati intervistati 58 adolescenti con età compresa tra 14 e 18 anni, di cui 11 affetti da patologia cronica, e un loro genitore, dal quale è stato ottenuto il consenso informato esteso. In occasione di una riunione distrettuale è stato somministrato ai MMG un questionario inerente il comportamento tenuto sull’accoglienza e gestione dei loro assistiti fino a 18 anni. Hanno aderito 59 MMG. Risultati Le domande poste ai MMG erano sette, vedi Tabella I. Il 54% dei MMG dichiara di ricevere un report sulla storia clinica pregressa al momento della prima visita; l’89% dichiara di eseguire una prima visita Ta b e l l a I. Questionario per i MMG. 1.Al momento della prima visita, il genitore del paziente adolescente porta con sé un report redatto dal pediatra? 2.Al momento della presa in carico del nuovo assistito adolescente esegui una prima visita medica dedicata? 3.Nella tua pratica tieni conto, riguardo alla riservatezza e privacy, delle preferenze del paziente anche se minore? 4.Alle prime consultazioni formuli e descrivi con il paziente e la famiglia un programma di educazione terapeutica e di medicina preventiva personalizzato? 5.In particolare analizzi con l’adolescente di entrambi i generi un programma di educazione alla sessualità responsabile? 6.In caso di patologie croniche discuti con il paziente e la famiglia il programma di cure e follow-up? 7.Stabilisci un collegamento con il Centro di ii o iii livello per favorire l’aderenza alle cure e monitoraggio del paziente con malattia cronica? n.4>>> 2013 Gli adolescenti assistiti dal MMG … come migliorare la pratica Figura 1. Risposte dei MMG. medica dedicata al paziente neo-iscritto adolescente; l’88% dichiara che tiene conto delle preferenze del paziente adolescente, anche se minore; il 71% dichiara di formulare un programma per- Ta b e l l a i i. Questionario per gli adolescenti. sonalizzato di educazione terapeutica e per la salvaguardia della salute; infine il 54% riferisce di affrontare un programma per la sessualità responsabile in maniera opportunistica (Fig. 1). Adolescenza Le domande poste agli adolescenti erano sette, vedi Tabella II. Il 47% degli adolescenti intervistati dichiara di non aver mai posto domande al medico riguardo al suo stato di salute; il 26% di non essere mai stato visitato dopo l’iscrizione con il MMG; il 35% riferisce di non aver mai avuto raccomandazioni sulla prevenzione sanitaria dal MMG; il 98% dichiara di recarsi alle consultazioni con il MMG accompagnato da un familiare; infine il 97% dichiara che nell’ultimo anno non ha dovuto fronteggiare una situazione o rischio potenziale per la sua salute (Fig. 2). Le domande poste ai genitori degli adolescenti erano tre, vedi Tabella III. Il 93% dei genitori dichiara che il proprio figlio partecipa alle decisioni che riguardano la sua salute; il 70% riferisce che il MMG non ha concordato con loro un piani di controllo e cura; il 34% ritiene che il livello di qualità percepita dell’assistenza si sia ridotto nel passaggio alle cure dell’adulto presso il MMG (Fig. 3). Figura 2. Risposte degli adolescenti 14-18 anni. 1.Hai posto in qualche occasione delle domande al pediatra su problemi correlati alla tua salute? 2.Quante volte sei stato dal medico di famiglia da quando è avvenuta la transizione? 3.Riguardo al tuo stato di salute ti sentivi più sicuro con il pediatra rispetto al medico di famiglia? 4.In qualche occasione di visita con il medico di famiglia ti è stata data qualche informazione di prevenzione sanitaria? 5.Ti è stato spiegato dal medico di famiglia il programma di visite mediche per la tua malattia cronica? 6.Quando ti sei recato dal medico di famiglia sei sempre stato accompagnato da un genitore o un familiare? 7.Durante l’ultimo anno ti sei trovato esposto e hai dovuto fronteggiare situazioni di rischio potenziale per la salute come fumo, alcool, droga, sessualità irresponsabile o altro? Ta b e l l a i i i. Questionario per i genitori. 1.Suo figlio partecipa attivamente alle decisioni che riguardano la salvaguardia del proprio stato di salute? 2.Il medico di famiglia che ha preso in cura suo figlio ha concordato con lei un piano o un programma di controllo e cura? 3.Ritiene che la transizione alle cure dell’adulto abbia ridotto il livello di qualità dell’assistenza sanitaria a suo figlio? Rivista Società Italiana di Medicina Generale 25 Adolescenza M. D’Uva et al. F i g u r a 3. Risposte dei genitori. Discussione Le informazioni raccolte nella nostra indagine si riferiscono a dichiarazioni e opinioni soggettive. Tuttavia, pur con questo limite, riteniamo che possano essere utilizzate per descrivere lo stato attuale della pratica e per capire dove è possibile, se si vuole, apportare modifiche per migliorarla. La mancanza di una pianificazione delle visite con un programma di interventi sembra un elemento importante per i genitori degli adolescenti dopo il passaggio dal PLS a MMG e infatti ritengono che il livello di qualità percepita dell’assistenza sanitaria si riduca. Molti adolescenti dichiarano di non aver mai ricevuto interventi di prevenzione e di educazione sanitaria personalizzata, nonostante la gran parte dei MMG dichiari di effettuare una prima visita dedicata e di proporre una prevenzione ed educazione alla salvaguardia della salute anche non strutturata. è molto probabile che il MMG lo faccia solo in maniera opportunistica e quindi solo nei confronti degli adolescenti che accedono allo studio medico. Sappiamo che solo il 70% della popolazione adolescente tra i 12 e 18 anni ha almeno un contatto annuale con il MMG 8. Sembra che gli adolescenti abbiano scarsa consapevolezza dell’esposizione a rischi potenziali per la salute, probabilmente la famiglia e la scuola non sono sufficienti a questa conoscenza. Mentre alcune revisioni della letteratura mostrano evidenze di efficacia sugli esiti di salute utilizzando modelli di coinvolgimento 26 Rivista Società Italiana di Medicina Generale proattivo dei pazienti affetti da condizioni patologiche-croniche durante la transizione, non è così per gli interventi con modelli di transizione strutturata che comprendano anche aspetti di educazione alla salvaguardia della salute negli adolescenti altrimenti sani 10. Tuttavia alcune esperienze italiane indicano che la prassi può essere migliorata con interventi strutturati programmati e integrati nella medicina primaria 6 7. Interventi che peraltro potrebbero risultare sostenibili considerando che la popolazione adolescenziale neo-iscritta con un MMG non supera in media le 5 unità per anno. Nella pratica si osservano molte varie situazioni da quelle in cui l’adolescente, accompagnato dai genitori, rimane indifferente o distratto, a quelle in cui accede da solo con le motivazioni tra le più varie che però possono celare bisogni inespressi e che sono peculiari proprie di questa età. Si creano nell’adolescente nuove esigenze e bisogni da soddisfare, per effetto della maturazione del corpo e di altri fattori come le pressioni culturali, le aspettative sociali e le aspirazioni individuali. Egli deve affrontare problemi e situazioni nuove i cosiddetti “compiti evolutivi” che tenta di risolvere attraverso strategie adattative, a cui non sempre è preparato. Le caratteristiche di questa epoca della vita sono la ricerca di una autonomia psicologica, il conflitto tra dipendenza e indipendenza dai genitori, la percezione del corpo che si modifica, la scoperta della sessualità, il desiderio di “rischiare”. L’adolescente è maggiormente esposto più delle altre epo- che della vita a rischi per la salute (Tab. IV) e al possibile fallimento terapeutico per il rifiuto naturale della malattia e delle cure. Per migliorare la pratica nella medicina primaria bisogna ottimizzare le competenze organizzative, relazionali e tecnicoscientifiche. Ci sono dunque aspetti organizzativi che possono essere ottimizzati dalla prima visita dedicata, alla pianificazione condivisa con adolescente e un genitore, di almeno 1 incontro per anno dai 14 ai 18 anni. Alcuni di questi incontri possono anche coincidere, in maniera opportunistica, con gli accessi per bisogni di salute degli adolescenti, ad esempio per le richieste di certificazioni o quando il MMG è chiamato a intervenire, direttamente o indirettamente per questioni che riguardano la salute dell’adolescente o per i conflitti con i genitori. Tutte queste occasioni che richiedono compiti di assistenza sanitaria diagnostica e terapeutica già impegnano, e non poco, le abilità relazionali e comunicative del MMG. In ogni caso il suo necessario approccio biopsico-sociale rende più facile svolgere anche compiti con interventi di natura preventiva e di educazione alla salvaguardia della salute soprattutto in questa fascia di età. è utile chiedere un report anamnestico redatto dal PLS che facilita l’inizio della relazione con l’assistito adolescente soprattutto se portatore di una condizione patologica Ta b e l l a I V. Rischi potenziali per gli adolescenti. 1. Alcool 2. Fumo di sigaretta 3. Droga 4. Malattie trasmesse per via sessuale 5. Gravidanze indesiderate 6. Violenza 7. Comportamenti antisociali 8. Disturbi dell’alimentazione 9. Sedentarietà 10.Isolamento in mondo virtuale 11.Traumi da incidenti stradali Gli adolescenti assistiti dal MMG … come migliorare la pratica Adolescenza Ta b e l l a V. Conoscenze che l’adolescente dovrebbe acquisire in fase di transizione. 1. Comprendere il funzionamento degli organi/apparati interessati dalla malattia ed essere in grado di spiegarlo agli altri 2. Essere in grado di riconoscere un eventuale peggioramento clinico o di complicanze e di prevederle e prevenirle 3. Conoscere il funzionamento di piccole apparecchiature ed essere in grado di risolvere problemi relativi di piccola entità 4. Conoscere i nomi dei farmaci e i loro effetti e reazioni avverse, acquisendo piena autonomia nell’assunzione 5. Sapersi occupare della propria igiene personale 6. Riconoscere le figure di riferimento e supporto alle quali rivolgersi in caso di problemi 7. Essere informati circa la sessualità responsabile e la prevenzione di malattie a trasmissione sessuale 8. Essere a conoscenza dei rischi connessi all’abuso di fumo di tabacco, droghe e alcool 9. Conoscere e assumere una corretta alimentazione 10. Conoscere i rischi connessi con il gioco virtuale e l’isolamento in mondo virtuale 11. Praticare regolarmente attività fisica cronica, relazione che in ogni caso il MMG dovrebbe indirizzare verso quella di “tipo adulto”, rispondendo al bisogno di informazioni anche non esplicite e sostenendo la maturazione della sua consapevolezza e autonomia. Infine nel costruire ed effettuare un piano di intervento educazionale personalizzato, integrativo a quello fornito dalla famiglia e dalla scuola, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) suggerisce 6 9 che gli obiettivi degli interventi educativi per la salvaguardia della salute sugli adolescenti siano prevalentemente quelli di rendere la persona consapevole e capace di prendere decisioni appropriate (life skills) circa i problemi di salute (Tab. V). L’impatto organizzativo per implementare tutto questo cambiamento migliorativo potrebbe essere anche considerato sostenibile in quanto la prevalenza media degli assistiti con età tra i 7 e 18 anni iscritti con un MMG varia dal 6 al 8%, mentre l’incidenza di nuovi iscritti per anno è in media inferiore a 1% e di fatto per ogni 1000 assistiti ci sono in carico circa 70 adolescenti di cui 5 nuovi per anno. Resta da valutare se questo cambiamento possa corrispondere a esiti di salute misurabili a distanza per la popolazione generale. 5 6 Ringraziamenti Si ringraziano tutti i medici di medicina primaria del Distretto 1 ASL Latina. 7 Bibliografia 1 2 3 4 Sawyer SM, Afifi RA, Bearinger LH, et al. Adolescence: a foundation for future health. Lancet 2012;379:1630-40. Viner RM, Ozer EM, Denny S, et al. Adolescence and the social determinants of health. Lancet 2012;379:1641-52. Catalano RF, Fagan AA, Gavin LE, et al. Worldwide application of prevention science in adolescent health. Lancet 2012;28;379. Patton GC, Coffey C, Cappa C, et al. Health of the world’s adolescents: a synthesis of internationally comparable data. Lancet 2012;379:1665-75. 8 9 10 American Academy of Pediatrics, American Academy of Family Physicians, and American College of Physicians, Transitions Clinical Report Authoring Group. Supporting the health care transition from adolescence to adulthood in the medical home. Pediatrics 2011;128;182. Bernasconi S, Cremonini G, Melandri L, et al. Dal pediatra all’internista: una fase di transizione da organizzare. Pediatria Preventiva & Sociale 2007;4:7-12. Maspero D, Pezzo G, Vanin V, et al. Collaborare si può! Esperienza con adolescenti in una medicina di gruppo mista. Rivista SIMG 2006;(6):21-4. Rossi A. Incrementare le coperture vaccinali nell’adolescente: come può contribuire il medico di medicina generale? Rivista SIMG 2011;(5):8-91. Life skills. Ginevra: WHO (Divisione della salute mentale) 1994. Everson-Hock ES, Jones R, Guillaume L, et al. Supporting the transition of lookedafter young people to independent living: a systematic review of interventions and adult outcomes. Child Care Health Dev 2011;37:767-79. Per richiesta di informazioni o comunicazioni: D’Uva Mario, C.so della Repubblica 256, Cisterna di Latina, E-mail: [email protected]. Rivista Società Italiana di Medicina Generale 27 28 Luglio - Settembre 2013 Luglio-Settembre 2013 Numero Numero 4 4 HS-Newsletter HS-Newsletter HS-Newsletter HS-Newsletter Health Search, istituto di ricerca della S.I.M.G. Health Search, istituto di ricerca della S.I.M.G. (Società Italiana di Medicina Generale) (Società Italiana di Medicina Generale) SOMMARIO SOMMARIO News... News Dolore, Mmg a lezione da Teseo Un modello formativo su cure palliative e terapia del dolore focalizzato sui Mmg per dare concreta attuazione alle Aggregazioni funzionali territoriali previste dalla legge 38/2010 e migliorare la qualità di vita dei pazienti. A partire da un primo intervento su 21 medici-formatori “con speciale interesse per le cure palliative” per arrivare a cascata al coinvolgimento di 335 colleghi sul territorio, con un’attività continuativa di audit. È il progetto Teseo... Dolore, Mmg a lezione da Teseo I risultati del progetto formativo promosso dalla Simg Analisi del mese Emicrania e cefalea nella Medicina Generale Italiana a cura del Dr. Gino Cancian Analisi del mese... MMG di Pordenone Emicrania e cefalea nella Medicina Generale Italiana Emicrania e cefalea costituiscono un importante problema di salute pubblica. Considerando la diffusione di queste patologie nella popolazione generale, nonché la loro varietà di forme e difficoltà di classificazione, il Medico di Medicina Generale (MMG) rappresenta una figura centrale nell’identificazione, caratterizzazione e trattamento precoce di questa problematica clinica. Il problema diagnostico legato alle cefalee è senza dubbio complesso. La cefalea si distingue infatti in forme primarie, di cui l’emicrania ne è la forma più comune, nelle quali non sono evidenziabili cause organiche sottostanti, e forme secondarie, che sono dovute a lesioni organiche ben definite. In questo contesto è fondamentale formulare una corretta diagnosi per il paziente affetto da cefalea sì da favorirne il trattamento più corretto. continua alle pagine 2-3 Ultima pubblicazione HS Identificazione degli eventi di infarto acuto del miocardio dai recordpaziente informatizzati utilizzando differenti sistemi di codifica: uno studio di validazione in tre paesi europei tratto da BMJ Open Progetti Internazionali Team Operativo Come accedere al Database: ricerche ed analisi Contatti HEALTH SEARCH (SIMG) Via Sestese, 61 50141 Firenze. Italia +39 055 4590716 +39 055 494900 Orario: Lunedì - Venerdì 9.00-18.00 E-mail: [email protected] Web: www.healthsearch.it CEGEDIM STRATEGIC DATA Assistenza Tecnica Numero Verde: 800.199.846 Orario: Lunedì - Venerdì 10.30-12.30, 14.30-17.00 E-Mail: [email protected] 1 e INSERTO SPECIALE Luglio-Settembre 2013 Luglio - Settembre 2013 Numero Numero 4 4 News Dolore, Mmg a lezione da Teseo I risultati del progetto formativo promosso dalla Simg: coinvolti 21 medici formatori e 335 sul territorio In un anno visite cliniche specifiche su 3.820 pazienti pari all’1,2% degli assistiti (...continua dalla prima pagina) Un modello formativo su cure palliative e terapia del dolore focalizzato sui Mmg per dare concreta attuazione alle Aggregazioni funzionali territoriali previste dalla legge 38/2010 e migliorare la qualità di vita dei pazienti. A partire da un primo intervento su 21 medici-formatori (T0) “con speciale interesse per le cure palliative” per arrivare a cascata al coinvolgimento di 335 colleghi sul territorio, con un’attività continuativa di audit (T2). È il progetto Teseo, presentato in occasione di Impact 2013, promosso da Simg con il grant educazionale di Angelini. «Essere seguiti da un medico specificatamente formato sul dolore - dichiara Pierangelo Lora Aprile, segretario scientifico, responsabile area dolore e cure palliative della Simg e referente scientifico del progetto Teseo - permette al paziente di essere sottoposto a un accurato esame clinico dedicato e a un percorso terapeutico finalizzato verso obiettivi con lui condivisi». I risultati sono interessanti: le visite cliniche specifiche per il dolore, che prima del progetto non rientravano nella pratica clinica del Mmg, hanno portato a diagnosticare e a tipizzare il dolore per 3.820 pazienti (pari all’1,2% del totale), somministrando una terapia appropriata. Nella metà è stato diagnosticato un dolore di tipo infiammatorio, in un terzo di tipo meccanico strutturale e in 1 paziente su 5 è stato identificato un dolore neuropatico. Sul totale dei pazienti tipizzati, 2.725 sono stati inseriti dai Mmg nel registro delle “early palliative care” con l’obiettivo di identificare precocemente i malati con bisogno di approccio palliativo. Di questi, solo il 28% è malato oncologico, mentre gli altri sono affetti da altre patologie, in primis di natura cardiovascolare (16%). Segno che l’ambito delle cure palliative si sta estendendo al «fine vita» in senso più ampio, anche oltre la sfera oncologica. I bisogni del paziente sono al centro anche di un altro progetto, lo studio osservazionale «Arianna», promosso da Agenas con l’obiettivo di migliorare l’accesso alle cure palliative domiciliari per i malati con patologie croniche in fase evolutiva, oncologiche e non, attraverso la sperimentazione di un modello organizzativo integrato secondo quanto previsto dall’intesa Stato-Regioni. Gli obiettivi: informare i pazienti e le famiglie della prognosi; prendere decisioni cliniche sull’interruzione di terapie curative, sull’uso di terapie oncologiche con intento palliativo, sulla riduzione al minimo dei rischi di un sottotrattamento o di un trattamento eccessivo, sulla definizione del “tempo opportuno” per l’avvio di un certo tipo di cure palliative. «Per ottenere questi obiettivi - sottolinea il vicepresidente Commissione nazionale cure palliative e terapie del dolore e responsabile scientifico del progetto Gianlorenzo Scaccabarozzi - è necessaria una larga integrazione tra cure palliative e geriatria, servizi per anziani e cure di fine vita, professionisti e assistenti familiari, medici specialisti e Mmg, decision makers e comunità». Tratto da il Sole 24 Sanità 22 Luglio-Settembre 2013 Luglio - Settembre 2013 Numero 4 Numero 4 Analisi del mese Emicrania e cefalea nella Medicina Generale Italiana (...continua dalla prima pagina) Premessa Emicrania e cefalea costituiscono un importante problema di salute pubblica. Considerando la diffusione di queste patologie nella popolazione generale, nonché la loro varietà di forme e difficoltà di classificazione, il Medico di Medicina Generale (MMG) rappresenta una figura centrale nell’identificazione, caratterizzazione e trattamento precoce di questa problematica clinica. Il problema diagnostico legato alle cefalee è senza dubbio complesso. La cefalea si distingue infatti in forme primarie, di cui l’emicrania ne è la forma più comune, nelle quali non sono evidenziabili cause organiche sottostanti, e forme secondarie, che sono dovute a lesioni organiche ben definite. In questo contesto è fondamentale formulare una corretta diagnosi per il paziente affetto da cefalea sì da favorirne il trattamento più corretto. Conoscere e monitorare l’impatto epidemiologico della patologia, nelle sue forme principali, costituisce certamente un primo passo verso una gestione più attenta del fenomeno. La conoscenza della prevalenza di emicrania e cefalea nel database di Health Search (HS), assieme a quelli che sono i dati relativi al trattamento della patologia, costituisce quindi un’informazione utile al MMG per traslare queste informazioni alla propria pratica clinica. Metodi [numeratore] numero di pazienti (registrati da almeno un anno nelle liste dei medici di MG) che riportavano una diagnosi di emicrania (ICD9CM: 346*, 625.4*), cefalea ricorrente o da tensione (ICD9CM: 784.0*, 307.81) o nevralgie (ICD9CM: 350.1*, 729.2*); [denominatore] popolazione attiva nelle liste di assistenza del MMG con almeno 1 anno dalla presa in carico. Prevalenza di uso di farmaci (anno 2011) con almeno una delle diagnosi sopra elencate: [numeratore] numero di pazienti (registrati da almeno due anni nella liste dei medici MG) che riportavano almeno una prescrizione di triptani (ATC: N02CC01, 03, 04-07) o ergotamina (ATC: N02CA52) o paracetamolo (ATC: N02BE51) o indometacina ed altri (ATC: M01AB01, 51; N02CX*) o antiinfiammatori non steroidei (FANS; ATC: M01*, N02BA01, escluso M01AB01, 51); [denominatore] soggetti con una delle diagnosi di emicrania e cefalea precedentemente elencate al 31/12/2010. Tutte le stime ottenute sono state stratificate per area geografica, sesso e classi di età. Risultati In Tabella 1 sono riportati i valori di prevalenza di emicrania e cefalea. Complessivamente la malattia riporta una prevalenza dell’ 11,38%, dove le forme ricorrenti e muscolo-tensive possiedono l’impatto più elevato (8,45%). Dal punto di vista della distribuzione geografica non si hanno differenze sostanziali, se non valori leggermente superiori al NORD EST e nelle ISOLE. Tendenzialmente, il CENTRO Italia mostra una prevalenza minore per tutte le forme di cefalea. Le donne presentano quasi il doppio dei casi rispetto agli uomini, mantenendo questa differenziazione in tutte le forme di cefalea. Meno evidenti sono le differenze di prevalenza tra donne e uomini per quanto concerne le nevralgie. La prevalenza della malattia varia col variare dell’età vedendo i 25-54enni con valori proporzionali superiori al 13%, dove le forme ricorrenti e muscolo-tensive sono di maggior rilievo. Sopra i 65 anni la prevalenza della malattia scende per tutte le sue forme. Il dato relativo al trattamento farmacologico risulta complessivamente in linea con quanto precedentemente riportato per la patologia, pur presentando delle differenze che sono meno evidenti. Complessivamente, le proporzioni di soggetti in trattamento è solo per i triptani leggermente superiore al 5%, seguiti dai pazienti trattati con FANS (3,74%). Ergotamina, paracetamolo, indometacina ed altri mostrano valori al di sotto dell’1% (Tabella 2). 3 3 Luglio-Settembre 2013 Luglio - Settembre 2013 Numero 4 Numero 4 Analisi del mese Tabella 1 e Tabella 2 ANALISI GEOGRAFICA NORD OVEST NORD EST CENTRO SUD ISOLE ANALISI PER GENERE Maschi Femmine ANALISI PER ETA’ <15 15-24 25-34 35-44 45-54 55-64 65-74 >=75 TOTALE ANALISI GEOGRAFICA NORD OVEST NORD EST CENTRO SUD ISOLE ANALISI PER GENERE Maschi Femmine ANALISI PER ETA’ 15-24 25-34 35-44 45-54 55-64 65-74 >=75 TOTALE N % 6282 6863 3653 5572 2826 3,05 3,27 1,93 2,49 2,64 CEFALEA RICORRENTE O DA TENSIONE N % 17894 8,69 18245 8,70 13261 6,99 20154 8,99 9569 8,93 6363 18833 1,42 3,85 25765 53358 5,75 10,92 2969 5635 0,66 1,15 33721 72892 7,53 14,91 1966 3940 6318 6522 3814 1721 915 25196 2,04 3,10 3,74 3,88 2,69 1,46 0,78 2,69 8778 12826 16804 16709 11366 7050 5590 79123 9,11 10,10 9,94 9,94 8,03 5,99 4,79 8,45 176 687 1338 1699 1664 1526 1514 8604 0,18 0,54 0,79 1,01 1,18 1,30 1,30 0,92 10513 16601 22864 23357 15872 9726 7680 106613 10,91 13,07 13,53 13,90 11,21 8,26 6,58 11,38 EMICRANIA N TRIPTANI % IERGOTAMINA N % NEVRALGIE TOTALE N % N % 1787 2027 1358 2405 1027 0,87 0,97 0,72 1,07 0,96 24568 25568 17454 26415 12608 11,94 12,20 9,20 11,78 11,77 PARACETAMOLO N % INDOMETACINA + altri N % N FANS % 1240 1316 822 1071 604 5,45 5,43 5,08 4,31 5,17 16 27 20 16 12 0,07 0,11 0,12 0,06 0,10 94 143 70 76 21 0,41 0,59 0,43 0,31 0,18 244 322 165 105 73 1,07 1,33 1,02 0,42 0,62 1039 1008 678 638 369 4,56 4,16 4,19 2,57 3,16 1004 4049 3,21 5,92 22 69 0,07 0,10 96 308 0,31 0,45 194 715 0,62 1,05 891 2841 2,85 4,15 286 680 1492 1542 766 225 2,78 4,27 6,84 7,23 5,24 2,55 2 8 22 13 28 10 0,02 0,05 0,10 0,06 0,19 0,11 36 72 108 96 51 26 0,35 0,45 0,50 0,45 0,35 0,30 52 96 234 268 142 86 0,51 0,60 1,07 1,26 0,97 0,98 227 506 1014 1063 516 275 2,21 3,18 4,65 4,98 3,53 3,12 62 5053 0,89 5,07 8 91 0,12 0,09 15 404 0,22 0,41 31 909 0,45 0,91 131 3732 1,89 3,74 Il parere del Medico di Medicina Generale Questi risultati offrono spunti di riflessione sia dal punto di vista clinico-epidemiologico che da quello formativo. Dal confronto con la letteratura, in cui la prevalenza di emicrania si attesta tra l’8 ed il 12%, emerge una chiara sottostima della prevalenza della malattia. Ciò è da ricondursi ad una ridotta registrazione della diagnosi di emicrania nel database, fenomeno probabilmente dovuto sia ad una scarsa conoscenza e considerazione degli aspetti clinici correlati a questa malattia, sia ad una difficoltà oggettiva nel codificarla tramite l’uso dei soli codici ICD9, i quali possono presentare una scarsa specificità a fronte della complessa classificazione internazionale delle cefalee. Allo stesso modo, la scarsa proporzione di pazienti trattati con triptani (5,07%), farmaci di uso ormai consolidato nel trattamento di questa patologia, sottolinea la necessità di implementare degli strumenti negli attuali software di gestione del paziente in medicina generale, sì da sensibilizzare e formare e/o aggiornare il clinico a questa problematica e quindi favorire la corretta registrazione della diagnosi. Infatti, data l’importanza della cronicità di questa malattia il MMG risulterebbe la figura essenziale nella sua gestione, anche con la presa in carico totale, ossia senza un necessario ricorso allo specialista, nelle forme meno complesse. La creazione di un tool con l’attuale sistema internazionale di classificazione delle cefalee (“complementando” la scarsa specificità dell’ICD9) negli strumenti informatici ad oggi disponibili potrebbe essere un primo passo in questa direzione. A cura del Dott. Gino Cancian e i Ricercatori di Health Search 44 Luglio-Settembre 2013 Luglio - Settembre 2013 Numero Numero 44 Ultima pubblicazione HS Identificazione degli eventi di infarto acuto del miocardio dai record-paziente informatizzati utilizzando differenti sistemi di codifica: uno studio di validazione in tre paesi europei Coloma PM, Valkhoff VE, Mazzaglia G, Nielsson MS, Pedersen L, Molokhia M, Mosseveld M, Morabito P, Schuemie MJ, van der Lei J, Sturkenboom M, Trifirò G; EU-ADR Consortium. L’obiettivo di questo studio consisteva nello stimare il valore predittivo positivo (PPV) per differenti sistemi di codifica di determinate patologie, utilizzando anche il “diario clinico” (i.e., descrizione della diagnosi in forma di testo libero), per quanto concerne la registrazione dell’infarto acuto del miocardio (IMA) presente in recordpaziente informatizzati. Questo studio di validazione prevedeva l’identificazione dei casi di IMA, catturati nei record elettronici di medicina generale o nelle diagnosi di dimissione ospedaliera, utilizzando le informazioni presenti nel testo libero ed i codici del sistema di classificazione internazionale per il primary care (ICPC), della classificazione internazionale delle patologie, 9° versione e successive modifiche (ICD-9-CM) ed la sua 10° revisione (ICD-10). I database impiegati per la realizzazione dello studio comprendevano le informazioni cliniche raccolte routinariamente, dal 1996 al 2009, dalla medicina generale italiana ed olandese e dai ricoveri registrati in un database danese. Un totale di 4034232 pazienti, corrispondenti a 22428883 anni-persona di follow-up costituivano la popolazione in studio. Tra questi sono stati identificati 42774 casi di IMA, di cui 800 sono stati casualmente selezionati per condurre lo studio di validazione. I valori di PPV sono stati calcolati come complessivi e riferiti agli specifici codici /descrizioni presenti nel testo libero. I PPV del “Best-case scenario” e “worst-case scenario” sono stati calcolati per considerare la presenza di casi non identificabili o non classificabili. E’ stato inoltre valutato l’effetto della misclassificazione dei casi di IMA sulle stime di rischio durante l’esposizione a farmaci. Complessivamente sono stati identificati i record di 748 casi (93,5% del campione). Il sistema ICD-10 possedeva il “best-case scenario” con un valore di PPV del 100%., mentre l’ ICD-9-CM il 96,6%. ICPC possedeva il “best-case scenario” del 75% ed il testo libero oscillava tra il 20 ed il 60%. Tutti i valori corrispondenti di PPV dei “worst-case scenario” si riducevano. Quando si includevano i codici diagnostici con i valori di PPV più bassi si osservavano cambiamenti trascurabili delle stime di associazione con un’ esposizione ad un farmaco che notoriamente incrementava il rischio di IMA. Tuttavia, codici con i PPV più elevati comportavano un’attenuazione del rischio per le associazioni farmaco-IMA . I codici ICD-9-CM ed ICD-10 sembrano possedere un buon PPV nell’identificazione dei casi di IMA nei recordpaziente informatizzati. Tuttavia, sono necessarie ulteriori strategie per ottimizzare l’utilità del sistema ICPC e la ricerca del testo libero. L’uso di codici specifici per l’IMA nella stima del rischio durante l’esposizione a farmaci può portare a piccole ma significative variazioni del rischio anche con una riduzione della precisione delle stime stesse. a cura dei ricercatori di Health Search tratto da BMJ Open 55 Luglio-Settembre Luglio - Settembre 2013 2013 Numero Numero 4 4 Progetti Internazionali SAFEGUARD: Safety Evalutation of Adverse Reactions in Diabetes www.safeguard-diabetes.org Il progetto SAFEGUARD ha l’obiettivo di valutare e quantificare i rischi cardiovascolari, cerebrovascolari e pancreatici dei farmaci antidiabetici. Il progetto, oltre all’analisi delle segnalazioni spontanee e alla conduzione di studi sull’uomo, prevede l’impiego di database contenenti informazioni cliniche e terapeutiche di più di 1,7 milioni di pazienti in USA e in Europa, tra cui quelli inclusi in Health Search CSD LPD. Tale progetto consentirà di migliorare le conoscenze sulla sicurezza dei farmaci antidiabetici. The EMA_TENDER (EU-ADR Alliance) www.alert-project.org Il progetto EMA_TENDER (EU-ADR Alliance) nasce dal precedente progetto EU-ADR e ha lo scopo di studiare tre specifiche problematiche di sicurezza da farmaci: a) modalità e determinanti di impiego dei contraccettivi orali, b) monitoraggio dei rischi da pioglitazone e c) associazione tra bifosfonati e disturbi cardiovascolari. Il progetto impiega database clinici, tra cui Health Search CSD LPD, che coprono più di 45 milioni di pazienti provenienti da 5 paesi europei (Italia, Olanda, Regno Unito, Germania e Danimarca). ARITMO: Arrhythmogenic potential of drugs www.aritmo-project.org Il progetto ARITMO si propone di analizzare il profilo di rischio aritmogenico di circa 250 farmaci antipsicotici, anti-infettivi, ed anti-istaminici. La strategia consiste nell’utilizzo di dati provenienti da studi prospettici, database, tra i quali anche Health Search CSD LPD, e studi in-silico. Tutte queste informazioni verranno armonizzate con l’obiettivo di fornire un rapporto finale sul profilo di rischio aritmogenico dei farmaci osservati e sui determinanti clinici e genetici di tale rischio. OCSE PSA: Early Diagnosis Project – PSA Il progetto OCSE si propone di valutare le modalità di impiego del test per i livelli del PSA (ProstateSpecific Antigen) nella diagnosi precoce del cancro della prostata. A tale fine il progetto utilizza database di medicina generale di diverse nazioni europee, tra cui Health Search CSD LPD per l’Italia. Lo studio consentirà di identificare le modalità di impiego del test PSA più efficienti nel diagnosticare in maniera precoce il cancro della prostata. Il team operativo Health Search, istituto di ricerca della S.I.M.G. (Società Italiana di Medicina Generale) Direttore Generale Iacopo Cricelli Direttore della Ricerca Francesco Lapi Direttore Tecnico Alessandro Pasqua Analisi Statistiche e Data Management Serena Pecchioli Monica Simonetti 66 Elisa Bianchini Luglio - Settembre 2013 Luglio-Settembre 2013 Numero 4 Numero 4 Comunicazioni Il Team di Ricerca HS con il contributo scientifico della SIMG ha partecipato allo sviluppo di un nuovo e affascinante programma: MilleGPG. Health Search, per la sua struttura assolutamente non finanziata, non può permettersi di sostenere ulteriori costi; tuttavia Millennium a fronte della fruttuosa e lunga collaborazione ha ritenuto di poterci sostenere. Ai ricercatori HS è pertanto dedicato un listino speciale per il primo anno, totalmente esclusivo acquisire e riservato; dando la possibilità di gratuitamente la licenza MilleGPG ad un costo ridotto del 50% per il contratto di manutenzione per il I anno al fine di premiare lo sforzo che quotidianamente fate per consentire la sopravvivenza della nostra rete di ricerca. Per ulteriori informazioni vi invitiamo a contattare l’ufficio commerciale Millennium al numero verde: 800 949 502 Come accedere al database lorem ipsum Ricerche, Analisi e Studi L’Istituto Health Search (HS) mette a disposizione le proprie informazioni e le proprie risorse ai fini di un’attività di promozione della ricerca scientifica “no profit”. Poiché ogni richiesta di estrazione richiede un carico di lavoro aggiuntivo rispetto alle attività “istituzionali” proprie della struttura è importante fornire alcune brevi linee guida atte a facilitare i soggetti proponenti la ricerca. Al fine di una corretta programmazione ogni richiesta dovrebbe contenere le seguenti informazioni: finalità della richiesta (ad es. congressi, lavori per ASL, pubblicazioni scientifiche); obiettivi dell’indagine; scadenze; periodo di riferimento; caratteristiche della popolazione in studio; uso dei codici internazionali di classificazione delle patologie (ICD-9 CM) e delle prescrizioni (ATC); la richiesta di accertamenti, ricoveri, visite specialistiche deve essere effettuata precisando l’esatta dicitura con cui le prestazioni sono definite in Millewin®; le informazioni da ricavare dagli accertamenti con valore necessitano di ulteriori specifiche di estrazione, ad esempio: *ultimo valore rispetto ad una determinata data; * media dei valori in un determinato arco temporale Richieste “Semplici” (modulo e informazioni disponibili nel sito www.healthsearch.it “Health Search/CSD-LPD” da compilare e rispedire all’indirizzo [email protected]) sezione In particolare rientrano in questa categoria tutte quelle richieste che si limitano alla valutazione di un evento di tipo descrittivo, come ad esempio: • Prevalenza di patologia • Incidenza cumulativa o Rischio • Prevalenza d’uso di farmaci • Prevalenza d’uso di prescrizione di indagini diagnostico-strumentali Richieste “Articolate” (modulo e informazioni disponibili nel sito www.healthsearch.it “Health Search/CSD-LPD” da compilare e rispedire all’indirizzo [email protected]) sezione Se la richiesta del medico ricercatore, alla luce della maggiore articolazione della ricerca (es. studio casocontrollo o coorte, valutazioni di efficacia di interventi formativi, studi di valutazione economica) non rientra in tali modelli si renderà necessario un processo di revisione da parte di un apposito comitato scientifico per l’approvazione finale della ricerca. 7 7 www.millewin.it Saffi Ettore Giustini1, Antonio Sanna2 Medico di Medicina Generale, Modulo eCCM Montale (PT); Consulente AIFA Cure Primarie; Delegato nazionale Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) al TavoloTecnico Interdisciplinare Sonnolenza e Sicurezza nei pazienti OSAS; 2 Dirigente Medico, U.O. Pneumologia, Azienda USL 3, Pistoia; Delegato nazionale Associazione Interdisciplinare Medicina Apparato Respiratorio (AIMAR) al TavoloTecnico Interdisciplinare Sonnolenza e Sicurezza nei pazienti OSAS La Medicina Generale e la sindrome delle apnee ostruttive del sonno La sindrome dell’apnea ostruttiva nel sonno (OSAS) è caratterizzata da ricorrenti episodi sonno-correlati di ostruzione completa o parziale del rino- e/o dell’orofaringe, rispettivamente indicati come apnea e ipopnea, causa di alterazioni dello scambio gassoso, dell’emodinamica cardiovascolare e dell’architettura del sonno 1 2. Una qualsiasi modificazione anatomica delle prime vie aeree combinata ad alterazioni neurofunzionali del controllo dei muscoli del distretto rino- e orofaringeo ne è la causa 3-5. L’obesità è il suo maggiore fattore di rischio; altri fattori di rischio modificabili sono il consumo di alcool e il fumo di sigarette. Non modificabili sono invece il sesso maschile, la menopausa, la razza nera e l’età 6. La OSAS ha una prevalenza che tra i 30 e 60 anni arriva fino al 24% nel sesso maschile e al 9% in quello femminile 7. Applicando tali dati alla Medicina Generale il numero dei soggetti che ne sono affetti è compreso tra i 90 e i 240 ogni mille assistiti. Il russamento abituale e persistente, le pause respiratorie durante il sonno, la sonnolenza diurna, i risvegli con sensazione di soffocamento, sono i sintomi caratterizzanti tale quadro sindromico 8. Questa sintomatologia, associata a documentazione polisonnografica notturna di almeno 5 eventi ostruttivi (apnea, ipopnea o risvegli associati a sforzo respiratorio) per ora di sonno, è diagnostica per OSAS 9. Poiché un dato strumentale pari a 15 o più eventi ostruttivi per ora di sonno è associato a un incre- n.4>>> 2013 mentato rischio cardiovascolare tale valore soglia è comunque considerato diagnostico anche in assenza di sintomi 9. La OSAS è la più frequente causa medica di eccessiva sonnolenza diurna (ESD) e con questa è responsabile del 21,9% degli incidenti stradali 10. I soggetti che ne sono affetti hanno un rischio per incidente stradale da 2 a 7 volte superiore a quello osservato nei soggetti sani 11 12. Tale rischio è più che doppio rispetto a quello imputabile all’abuso di alcool e/o al consumo di ansiolitici o cannabis 13. Studi recenti indicano che la OSAS è un significativo fattore di rischio anche per infortuni sul lavoro e ridotta performance lavorativa 14-16. è inoltre fattore di rischio per insufficienza respiratoria 17, ipertensione arteriosa sistemica e mordidità cardio- e cerebrovascolare 18 19. Il trattamento, oltre a misure di ordine generale quali la riduzione del peso corporeo, evitare l’assunzione di alcool o ipnotici prima di andare a letto, evitare il fumo di sigaretta, trattare i processi infiammatori delle prime vie aeree, evitare il decubito supino durante il sonno, consiste di terapie specifiche tutte finalizzate a garantire la pervietà faringea durante il sonno 2 9. L’applicazione di una pressione positiva continua nelle vie aeree (CPAP) assicura la scomparsa o quantomeno la significativa riduzione del numero e durata delle apnee e ipopnee ostruttive sonno-correlate 20. Diminuisce inoltre il numero di incidenti stradali ai valori osservati nella popolazione genera- OSAS 1 le 21-23 ed è sempre maggiore l’evidenza che corregge l’insufficienza respiratoria, riduce il rischio cardio- e cerebrovascolare e migliora i deficit neurocognitivi 2 24-27. Anche perché riduce il numero delle visite mediche, dei giorni di ricovero, del consumo dei farmaci e la mortalità, la CPAP è ancora oggi considerato il trattamento di prima scelta della OSAS 2 9 24 25. A causa dell’incremento dell’incidenza e prevalenza dell’obesità patologica 28 è sempre più frequente documentare nello stesso individuo apnee e/o ipopnee e insufficienza respiratoria ipossiemico-ipercapnica da ipoventilazione 29. In questi casi la somministrazione di un doppio livello di supporto pressorio, una vera e propria ventilazione meccanica non invasiva (NIV), risolve o meglio corregge rispetto alla CPAP, l’ipoventilazione e l’insufficienza respiratoria 30. Non tutti i soggetti OSAS accettano di essere trattati con una CPAP o con una NIV, o non si adattano a tale modalità terapeutica 31. In questi casi il rimodellamento chirurgico delle prime vie aeree o l’applicazione di dispositivi orali sono valide alternative terapeutiche avendo come obiettivo il miglioramento del quadro clinico-strumentale e, nel caso dei dispositivi orali, una migliore adesione alla terapia 2 9. Poiché di lunga durata e abitualmente a lenta progressione la OSAS soddisfa i criteri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per la definizione di malattia cronica 32. I sistemi sanitari dei paesi economi- Rivista Società Italiana di Medicina Generale 29 OSAS camente avanzati prevedono che i soggetti con malattia cronica siano intercettati con screening di primo livello, diagnosticati precocemente, e quindi stratificati per livello di rischio e danno d’organo 32. Sono diversi gli strumenti validati per lo screening della OSAS e della ESD. Tra questi il Berlin Questionnaire, costruito appositamente per lo screening della OSAS nell’ambulatorio del medico di medicina generale (MMG) 33, e la Epworth Sleepiness Scale 34, per lo screening della ESD nella popolazione generale, sono validati in lingua italiana 35, autosomministrati, e non sono time or money consuming. Sono quindi disponibili strumenti che rendono possibile lo screening sul territorio in modo sostenibile per il MMG e che facilitano l’emersione di un quadro clinico che, sulla base dei dati di prevalenza internazionalmente noti, in Italia appare sottodiagnosticato. Successivamente alla conferma diagnostico-strumentale e all’eventuale prescrizione del trattamento il MMG, d’intesa e in collaborazione con gli specialisti coinvolti nella gestione della OSAS, è figura centrale nella prevenzione e gestione delle complicanze cardio- e cerebrovascolari caratterizzanti la storia naturale della OSAS quando non diagnosticata o trattata in modo ottimale 36. Pur non essendo la OSAS, in Italia, ufficialmente riconosciuta quale fattore di rischio per incidenti stradali e sul lavoro, è sempre più attuale l’attenzione del medico legale e del medico competente nel ricercarla e valutarla quando venga loro chiesto un giudizio di idoneità psico-fisica. L’acquisizione dei dati utili alla formulazione di tale giudizio ha inizio con il certificato anamnestico, redatto dal MMG, e si completa con il contributo del neurologo, odontoiatra, otorinolaringoiatra e pneumologo, se richiesto dalla commissione medica locale 37. Il ruolo del MMG nella gestione del soggetto OSAS non è quindi confinato alla sola cura di un problema di salute del proprio assistito ma si sostanzia nella necessità di assolvere obblighi normativi stabiliti dal codice della strada 37. Nei paesi economicamente avanzati è documentata la difficoltà nell’accesso alla diagnosi e cura della OSAS 38. Una valutazione realizzata in Toscana indica pari a circa 300 giorni il tempo medio tra la prenotazione della prima visita e l’inizio del 30 Rivista Società Italiana di Medicina Generale S.E. Giustini, A. Sanna trattamento domiciliare con CPAP 39. Pur nell’attesa di norme che la riconoscano fattore di rischio per incidenti stradali e sul lavoro la crescente attenzione dedicata alla OSAS quando venga richiesto un giudizio di idoneità psico-fisica, ne sta rendendo sempre più difficoltoso l’accesso alla diagnosi e cura. Consapevoli di tali problematiche la Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) d’intesa con l’Associazione Interdisciplinare Medicina Apparato Respiratorio (AIMAR), l’Associazione Italiana Medicina del Sonno (AIMS), il Coordinamento Medici Legali Aziende Sanitarie (COMLAS), la Società Italiana di Medicina del Lavoro e Igiene Industriale (SIMLII), la Società Italiana Medicina del Sonno Odontoiatrica (SIMSO), la Società Italiana di Neurologia (SIN), la Società Italiana di Otorinolaringoiatria (SIO) e la Direzione Medica di Rete Ferroviaria Italiana, partecipa al Tavolo Tecnico Interdisciplinare (TTI) Sonnolenza e Sicurezza nei pazienti OSAS. Tale TTI ha tra i suoi obiettivi, finalizzati alla formulazione del giudizio di idoneità psico-fisica alla guida o lavorativa, l’armonizzazione dei linguaggi, delle informazioni e delle modalità operative delle diverse figure sanitarie deputate alla diagnosi e cura della OSAS, la condivisione e implementazione di percorsi clinico-assistenziali sostenibili per il sistema sanitario, la produzione di proposte normative da offrire al legislatore. è atteso che il TTI, oltre al raggiungimento degli obiettivi di cui sopra, permetta al MMG e a tutte le altre figure mediche coinvolte per quanto di loro competenza nella gestione medica e normativa del soggetto affetto da OSAS, di semplificare la parte burocratica e amministrativa rendendo più facilmente e più rapidamente fruibile l’accesso alla diagnosi e alla cura per i malati affetti da questa importante malattia. Bibliografia Yaggi HK, Strohl KP. Adult obstructive sleep apnea/hypopnea syndrome: definitions, risk factors, and pathogenesis. Clin Chest Med 2010;31:179-86. 2 Ho ML, Brass SD. Obstructive sleep apnea. Neurol Int 2011;3:e15:60-6. 3 Remmers JE, DeGroot WJ, Sauerland EK, et al. Pathogenesis of upper airway occlusion during sleep. J Appl Physiol 1978;44:931-8. 1 Sanna A, Veriter C, Stanescu D. Upper airway obstruction induced by negative-pressure ventilation in awake healthy subjects. J Appl Physiol 1993;75:546-52. 5 Platil SP, Schneider H, Marx JJ, et al. Neuromechanical control of upper airway patency during sleep. J Appl Physiol 2007;102:547-56. 6 Young T, Skatrud J, Peppard P. Risk factors for obstructive sleep apnea in adults. JAMA 2004;291:2013-6. 7 Young T, Palta M, Dempsey J, et al. The occurrence of sleep disordered breathing among middle-aged adults. N Engl J Med 1993;328:1230-5. 8 Durán J, Esnaola S, Rubio R, et al. Obstructive sleep apnea-hypopnea and related clinical features in a population-based sample of subjects aged 30 to 70 yr. 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Sleep apnea 4 La Medicina Generale e la sindrome delle apnee ostruttive del sonno and cardiovascular disease: an American Heart Association/American College of Cardiology Foundation Scientific Statement from the American Heart Association Council for High Blood Pressure Research Professional Education Committee, Council on Clinical Cardiology, Stroke Council, and Council on Cardiovascular Nursing. J Am Coll Cardiol 2008;52:686-717. 20 Sullivan CE, Issa FG, Berthon-Jones M, et al. Reversal of obstructive sleep apnoea by continuous positive airway pressure applied through the nares. Lancet 1981;1:862-5. 21 Findley L, Smith C, Hooper J, et al. Treatment with nasal CPAP decreases automobile accidents in patients with sleep apnea. Am J Respir Crit Care Med 2000;161:857-9. 22 George CFP. Reduction in motor vehicle collisions following treatment of sleep apnoea with nasal CPAP. Thorax 2001;56: 508-12. 23 Tregear S, Reston J, Schoelles K, et al. 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Riconosce l’obesità quale maggiore fattore di rischio e si osserva in entrambi i sessi con una prevalenza che tra i 30 e 60 anni arriva fino al 9% in quello femminile ed al 24% in quello maschile. è la più frequente causa medica di ESD e con questa è responsabile del 21,9% degli incidenti stradali. I soggetti OSAS hanno un rischio per incidente stradale da 2 a 7 volte superiore a quello osservato nei soggetti sani. Tale rischio è più che doppio rispetto a quello imputabile all’abuso di alcol e/o al consumo di ansiolitici o cannabis. Più recenti studi indicano che la OSAS è un significativo fattore di rischio anche per infortuni sul lavoro e ridotta performance lavorativa. Un’analisi condotta con il contributo dell’Istituto Superiore di Sanità ha stimato pari a euro 838.014.400 e 101.083.761 i costi socio-sanitari per anno attribuibili rispettivamente ad incidenti stradali e lavorativi nei soggetti OSAS. Il loro trattamento con applicazione di una pressione positiva continua nelle vie aeree abbatte il numero di incidenti stradali ai valori osservati nella popolazione generale con riduzione dei costi sanitari diretti ed indiretti. Più recenti studi indicano che tale trattamento riduce anche il numero di incidenti domestici e sul lavoro. Sulla base di tali dati è atteso che l’ottimale gestione sanitaria, anche relativa all’idoneità psico-fisica alla guida dei soggetti affetti da OSAS, riduca l’infortunistica stradale dei cittadini residenti in Europa. Per questo la Comunità Europea ha recentemente avviato le valutazioni per l’inserimento della OSAS nell’allegato III (requisiti fisici e psichici per il 32 Rivista Società Italiana di Medicina Generale conseguimento della patente di guida) della Direttiva 91/439/CEE, riferimento normativo obbligato per i codici della strada di tutti gli stati membri. In ambito comunitario l’Italia è per questo rappresentata dalla Direzione Medica di Rete Ferroviaria Italiana (RFI) su delega del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. In Italia, pur non essendo la OSAS formalmente riconosciuta quale fattore di rischio per incidenti stradali e sul lavoro, è sempre più attuale l’attenzione del medico legale e del medico competente nel ricercarla e valutarla quando venga loro chiesto un giudizio di idoneità psico-fisica. Già nel 2010 il Coordinamento Medici Legali Aziende Sanitarie (COMLAS) ha concretizzato il suo interesse a quest’argomento dedicando un intero capitolo delle sue “Linee guida per gli accertamenti in ambito Commissione Medica Locale” alla valutazione dell’idoneità psico-fisica alla guida dei soggetti OSAS. L’acquisizione dei dati utili alla formulazione di tale giudizio ha inizio con il certificato anamnestico, redatto dal medico di medicina generale, e si completa con il contributo del neurologo, odontoiatra, otorinolaringoiatra e pneumologo, tutti protagonisti nel porre diagnosi di OSAS e nel curarla. Recenti valutazioni condotte in diverse aree territoriali dell’Italia indicano la reale e significativa difficoltà nell’accesso alla diagnosi e cura. è infatti spesso di molti mesi l’intervallo di tempo tra la prenotazione della prima visita e l’inizio del trattamento, in particolare quello domiciliare con CPAP. Pur nell’attesa di norme che la riconoscano fattore di rischio per incidenti stradali e sul lavoro la crescente attenzione dedicata alla OSAS quando venga richiesto un giudizio di idoneità psico-fisica, ne sta rendendo sempre più difficoltoso l’accesso alla diagnosi e cura. Consapevoli di tali problematiche diverse società scientifiche e la Direzione Medica di RFI partecipano al Tavolo Tecnico Interdisciplinare Sonnolenza e Sicurezza nei pazienti OSAS. L’Associazione Interdisciplinare Medicina Apparato Respiratorio (AIMAR), l’Associazione Italiana Medicina del Sonno (AIMS), il COMLAS, la Società Italiana di Medicina Generale (SIMG), la Società Italiana di Medicina del Lavoro e Igiene Industriale (SIMLII), la Società Italiana Medicina del Sonno Odontoiatrica (SIMSO), la Società Italiana di Neurologia (SIN), la Società Italiana di Otorinolaringoiatria (SIO) e la Direzione Medica di RFI hanno individuato ed approvato gli obiettivi da perseguire e raggiungere. Questi sono: 1) armonizzare i linguaggi e le modalità operative delle diverse figure mediche deputate alla diagnosi e cura della OSAS quando finalizzate alla formulazione del giudizio di idoneità psico-fisica alla guida o lavorativa; 2) produrre percorsi clinico-assistenziali finalizzati alla valutazione dell’idoneità psicofisica alla guida o lavorativa che siano facilmente e rapidamente fruibili per il cittadino e sostenibili per il sistema sanitario; 3) produrre proposte normative da offrire al legislatore italiano ed in sede comunitaria. Il Tavolo Tecnico Interdisciplinare Sonnolenza e Sicurezza nei pazienti OSAS, primo esempio in Italia di integrazione paritetica fra professionisti e rappresentanti delle istituzioni deputate alla produzione di norme in materia di idoneità psico-fisica, è pienamente operativo dal mese di gennaio del corrente anno. (28 marzo 2013). n.4>>> 2013 Ovidio Brignoli Società Italiana di Medicina Generale I dati di Health Search - Società Italiana di Medicina Generale Highlights Simposio - Relatore: Adriana Masotti Congresso Nazionale SIMG 2012 Introduzione Database Health Search: La carenza marziale è considerata una delle prevalenza dell’anemia più importanti sindromi da malnutrizione ed sideropenica in Italia è l’unico tipo di malnutrizione ancora significativamente diffuso nelle nazioni industrializzate 1. L’anemia sideropenica che ne deriva è la forma più comune di anemia, rappresentandone circa il 50% dei casi, ed è una patologia molto diffusa: i dati epidemiologici indicano che essa colpisce circa 500 milioni di persone nel mondo e si stima che possa causare ogni anno oltre 800.000 morti, prevalentemente in Africa e in Asia 2. Negli Stati Uniti, tra gli adulti interessa circa il 12% delle donne in premenopausa non gravide e il 2% degli uomini. Oltre che da un punto di vista clinico, l’anemia sideropenica ha una notevole rilevanza sociale, in quanto non solo limita la crescita e l’apprendimento nel bambino, ma riduce anche la capacità lavorativa dell’adulto. Purtroppo gli studi osservazionali ed epidemiologici esistenti riguardano principalmente i paesi del terzo mondo; gli studi effettuati in occidente sono stati condotti su popolazioni estremamente selezionate (popolazioni pediatriche, pazienti in dialisi, ecc.). In questo lavoro saranno presentati i dati relativi a un campione rappresentativo della popolazione italiana, provenienti dal database di Health Search (HS), riguardanti l’anemia sideropenica e la terapia marziale; tali dati sono stati confrontati con quelli provenienti dalla letteratura internazionale. n.4>>> 2013 HS è l’unico database della Medicina Generale validato a livello nazionale e internazionale ed è attivo dal 1998; esso contiene attualmente i dati clinici di circa un milione di persone distribuite uniformemente sul territorio nazionale, raccolti da oltre 1.000 medici di medicina generale (MMG). Lo studio della prevalenza dell’anemia sideropenica nel database HS ha preso in considerazione i dati dal 2007 al 2011 compresi; i dati più recenti, quelli relativi al 2011, saranno considerati come base per l’esposizione. I dati presi in considerazione riguardavano l’anemia sideropenica codificata secondo l’International Classification of Disease (codice ICD-9: 280) e quella non codificata, quest’ultima individuata dalla presenza contemporanea di anemia (Hb < 12 g/dl nelle femmine, < 13 nei maschi), microcitosi (MCV < 80 fl) e ipoferritinemia (< 12 ng/ ml nelle femmine, < 20 nei maschi). Per anemia “non codificata” si intendono i casi nei quali il medico registra la patologia “anemia” NON utilizzando il codice ICD-9 per la codifica della stessa. I dati relativi alla prevalenza di anemia si intendono riferiti all’anno 2011. L’andamento della prevalenza dell’anemia sideropenica si dimostra crescente all’aumentare dell’età e riveste particolare Anemia Anemia e terapia marziale evidenza nella popolazione femminile nella fascia di età 35-54 anni, cioè in quella fascia di popolazione che racchiude le donne in età fertile e in fase premenopausale (Figg. 1, 2). è possibile inoltre osservare come nella popolazione anziana il trend è sovrapponibile nei due sessi, anche se le femmine sono più esposte, perché anche nel caso in cui non presentino una carenza marziale manifesta hanno depositi di ferro meno abbondanti. Nella popolazione con anemia sideropenica, il 59% dei soggetti è rappresentato da donne con età < 55 anni, il 25% da donne con età ≥ 55 anni e solo il 16% da maschi (Fig. 2). Aspetti fisiopatologici Dal punto di vista fisiopatologico 4, il patrimonio di ferro di un individuo adulto è pari a 3-5 g: gran parte del ferro (circa il 68%) è legato all’eme sotto forma di emoglobina, in piccola parte è contenuto nella mioglobina e in enzimi ossidativi (5%), per la parte restante è ferro di deposito contenuto nella ferritina e nella transferrina (27%, pari a circa 1 g). Per quanto riguarda il ricambio giornaliero, le perdite sono dovute all’escrezione con le urine e il sudore e al ricambio cellulare (in particolare a livello dell’epidermide e della mucosa intestinale); tali perdite ammontano a 1 mg al giorno e sono compensate da un assorbimento giornaliero equivalente, pari a circa il 10% dell’in- Rivista Società Italiana di Medicina Generale 33 Anemia O. Brignoli Figura 1. Prevalenza di anemia sideropenica (codificata e non codificata) nel database Health Search, suddivisa per sesso e fascia di età. Anno 2011. 10 9 8 7 % 6 5 4 3 2 1 0 15-24 25-34 35-44 45-54 55-64 Maschi 1,7 0,9 Femmine 5,7 7,3 65-74 75-84 ≥ 85 0,7 0,9 9,3 10,5 1,1 2 3,9 6,1 5,2 3,4 5,7 7,5 Figura 2. Prevalenza di anemia sideropenica (codificata e non codificata) di sesso maschile e femminile distinto per fascia d’età. Anno 2011. 25% Maschi Femmine < 55 anni Femmine ≥ 55 anni troito alimentare (una dieta varia contiene circa 15-30 mg di ferro). Nella donna in età fertile, le mestruazioni fanno aumentare le perdite di ferro a una media di circa 3 mg al giorno, rendendo più difficile il reintegro con la dieta. Le cause di carenza marziale e di anemia sideropenica sono costituite da un aumentato fabbisogno di ferro (accrescimento corporeo nei giovani, mestruazioni, gravidanza e parto, allattamento), da aumentate perdite (menorragia, emorragie gastrointestinali, interventi chirurgici), da ridotta assunzione (diete squilibrate o carenti, vegetariane, alcolismo, età avanzata) o da ridotto assorbimento (celiachia, patologie gastroduode- 34 Rivista Società Italiana di Medicina Generale 16% 59% nali, gastroresezione o bypass intestinale, insufficienza renale). La carenza marziale lieve o moderata in assenza di anemia 5, caratterizzata dalla sola ipoferritinemia, è più frequente (secondo alcuni fino a 3 volte) dell’anemia sideropenica; i suoi sintomi sono costituiti da perdita di capelli, affaticamento, intolleranza al freddo, irritabilità. Il test diagnostico fondamentale è rappresentato dalla determinazione della ferritina sierica, che rappresenta un ottimo indice delle riserve di ferro. Lo screening della popolazione generale non è raccomandato e i potenziali pazienti vanno identificati attraverso la storia clinica e la valutazione dei sintomi. Diagnosi: linee guida e indagine Health Search I dati HS sulla diagnostica dell’anemia sideropenica sono stati confrontati con le linee guida internazionali contenute in due lavori recenti: il primo a cura della British Columbia Medical Association del Canada 6 sulla carenza marziale e l’altro della British Society of Gastroenterology 7 sull’anemia sideropenica. Le linee guida sull’anemia sideropenica 7, con un grado di raccomandazione A in tutti i maschi e B nelle femmine dopo la menopausa, consigliano di prendere in considerazione l’esecuzione di una gastroscopia e una colonscopia, a meno che non vi sia un’anamnesi di significative perdite ematiche non gastrointestinali. è noto che le principali cause di sanguinamento occulto gastrointestinale nei pazienti con anemia sideropenica sono rappresentate, nell’ordine, dall’utilizzo di FANS, dal carcinoma del colon o dello stomaco, dall’ulcera peptica e dall’angiodisplasia 3. Nell’analisi del database di HS si conferma questa correlazione diretta tra utilizzo di FANS e prevalenza di anemia sideropenica dal momento che si osserva un’aumentata percentuale di pazienti che abbiano avuto una prescrizione di Fans nella popolazione con anemia sideropenica (27,2%) vs. la popolazione generale del database (22,7%). Questa correlazione diretta è confermata anche dall’aumentata percentuale di pazienti che abbiano ricevuto tre prescrizioni di Fans nella popolazione con anemia sideropenica (7,7%) vs. la popolazione generale del database (5,7%). Inoltre, nella popolazione esaminata da HS, la percentuale di pazienti affetti da anemia sideropenica ai quali è stato prescritto almeno una volta nell’anno 2011 una gastroscopia o una colonscopia è stata solo del 5%, con una leggera prevalenza del sesso maschile in tutte le fasce di età e in particolare fra i 55 e i 74 anni. Andando a esaminare la percentuale di pazienti affetti da anemia sideropenica ai quali è stato prescritto almeno una volta negli ultimi 5 anni una gastroscopia o una colonscopia, le percentuali aumentano in maniera significativa, attestandosi intorno al 30% nei maschi e nelle femmine in meno- Anemia Anemia e terapia marziale Trattamento Lo scopo del trattamento dell’anemia sideropenica è quello di ottenere la normalizzazione del livello di emoglobina e del volume eritrocitario e il ripristino delle riserve di ferro nei depositi, oltre che di rimuovere e correggere con un intervento mirato la causa scatenante. Per quanto riguarda la gestione della terapia marziale, la terapia orale è più sicura per il paziente e ha un migliore rapporto costo/ efficacia rispetto a quella parenterale. Si devono preferire i composti di ferro allo stato bivalente (ferroso) 1 8, che sono assorbiti meglio dello ione trivalente, scegliendo il preparato sulla base della tolleranza individuale. La dose terapeutica può variare da 100 a 200 mg di ferro elemento al giorno in una o due dosi, preferibilmente a stomaco vuoto. Il controllo della risposta alla terapia richiede l’esecuzione di un esame emocromo dopo 2-4 settimane, che dovrebbe mostrare un incremento dei livelli di emoglobina di 1-2 g/ dl 8 10. Se il dosaggio terapeutico è appropriato e la causa del deficit di ferro è stata rimossa, si ottiene la correzione dell’anemia in 2-4 mesi, anche se è opportuno continuare il trattamento per altri 4-6 mesi per ripristinare le riserve di ferro 10. L’analisi condotta sul database HS analiz- % di popolazione con celiachia F i g u r a 3. Confronto popolazione generale di Health Search vs. popolazione generale di Health Search con anemia sideropenica per prevalenza di persone con problema celiachia. Anno 2011. 2,5 2 1,5 1 0,5 0 Popolazione HS con anemia sideropenica Popolazione HS 2,4% Percentuale di pazienti affetti da anemia sideropenica ai quali è stato prescritto almeno una volta il test per la celiachia nell’anno 2011 zando il periodo 2007-2011 ha permesso di evidenziare come la percentuale di pazienti affetti da anemia sideropenica che abbiano ricevuto almeno una prescrizione all’anno di terapia marziale orale, risulti sempre inferiore al 20% (15% nell’anno 2011) (Fig. 4). Allo stesso modo nello stesso arco temporale la percentuale di pazienti affetti da anemia sideropenica che hanno ricevuto almeno tre prescrizioni di terapia marziale orale in un anno è molto più bassa ed è di poco superiore al 3% (Fig. 5). I dati di HS evidenziano quindi chiaramente come venga attuato un insufficiente trattamento farmacologico del paziente affetto da anemia sideropenica con terapia marziale orale. Di conseguenza questi dati sicuramente impongono alla Medicina Generale una riflessione sul perché vi sia un tale sottotrattamento, sia esso legato a una sottovalutazione dei rischi collegati all’anemia che basato su considerazioni riconducibili alla scarsa tollerabilità dei farmaci disponibili in commercio. Tollerabilità della terapia marziale e aderenza al trattamento è quindi plausibile che i dati di HS riflettano anche una ridotta aderenza al trattamento F i g u r a 4. Percentuale di pazienti affetti da anemia con prescrizione di terapia marziale orale (almeno una prescrizione in ciascun anno). 30 25 20 % pausa e intorno al 16-17% nelle femmine in premenopausa. Le linee guida sull’anemia sideropenica 7 8 indicano inoltre che lo screening sierologico per la celiachia (anticorpi anti-transglutaminasi tissutale) dovrebbe essere eseguito in tutti i pazienti, con un grado di evidenza B, dal momento che nei soggetti con anemia sideropenica la probabilità di diagnosi di celiachia è relativamente elevata (intorno al 5%) 9. Al contrario, nel database di HS la percentuale di casi di celiachia rilevata nella popolazione con anemia sideropenica si attesta all’1,6% nell’anno 2011, mentre la prevalenza osservata in tutta la popolazione HS è risultata dello 0,5% (Fig. 3); tali dati indicano una netta sottostima della prevalenza della celiachia, probabilmente dovuta al fatto che il test viene eseguito troppo raramente, come dimostra il fatto che solo il 2,4% dei pazienti con anemia sideropenica è stato sottoposto al test per la celiachia. 15 10 5 0 Anemia sideropenica 2007 2008 2009 2010 2011 19 18,3 18,4 17,2 15 Rivista Società Italiana di Medicina Generale 35 Anemia O. Brignoli F i g u r a 5. Percentuale di pazienti affetti da anemia con prescrizione di terapia marziale orale (almeno tre prescrizioni in ciascun anno). 6 5 % 4 3 2 1 0 Anemia sideropenica 2007 2008 2009 2010 2011 3,4 3,4 3,6 3,4 3,1 F i g u r a 6. Percentuale di pazienti affetti da anemia con switch di terapia marziale orale (almeno due molecole prescritte in ciascun anno). 12 % 10 10.000 pazienti, indica che questo preparato ha un’incidenza di eventi avversi a livello gastrointestinale pari al 3,7%, nettamente inferiore (p < 0,002) rispetto alle altre formulazioni di ferro 11. In conclusione, i dati epidemiologici sull’anemia sideropenica e la carenza marziale provenienti dal database HS confermano quelli presenti nella letteratura internazionale. è evidente che solo una minoranza dei pazienti affetti da anemia sideropenica viene trattato farmacologicamente, probabilmente anche a causa della scarsa tollerabilità gastrointestinale delle preparazioni attualmente in commercio. La recente disponibilità, in fascia A del prontuario terapeutico SSN, di una nuova formulazione di solfato ferroso a rilascio prolungato, dotata di ottima biodisponibilità ed eccellente tollerabilità, può consentire un trattamento efficace della carenza marziale con una buona compliance da parte del paziente. 8 Bibliografia 6 1 4 2 0 Anemia sideropenica 2007 2008 2009 2010 2011 6,3 6,5 6,2 5,9 6,3 2 3 da parte dei pazienti, dovuto alla scarsa tolleranza alla terapia marziale per os: in effetti il problema dell’intolleranza alla supplementazione orale di ferro è molto comune e si manifesta con nausea, vomito, dispepsia, che sono dose-dipendenti, oltre a stipsi e diarrea. Per ridurre i sintomi è opportuno iniziare con dosaggi più bassi e aumentarli in 4-5 giorni, frazionare il dosaggio giornaliero e/o assumere il ferro ai pasti, anche se ciò determina una riduzione dell’assorbimento. La scarsa tolleranza al trattamento, che si traduce in una ridotta compliance (adesione al trattamento) da parte del paziente, è chiaramente testimoniata da un altro dato rilevato dal database di HS: solamente il 6% dei pazienti affetti da anemia sideropenica 36 Rivista Società Italiana di Medicina Generale aveva almeno uno switch (cioè il passaggio da un preparato farmaceutico a un altro) di terapia marziale orale nel corso degli anni presi in considerazione (Fig. 6). Il solfato ferroso è, come indicato dall’OMS, il preparato di riferimento per la terapia marziale orale ma allo stesso tempo è il preparato che presenta maggiori eventi avversi a livello gastrointestinale 11. Va segnalata la recente introduzione sul mercato italiano di un farmaco a base di solfato ferroso 80 mg unito a un complesso polimerico (nome commerciale Tardyfer, classe di rimborsabilità A), che dimostra un superiore profilo di tollerabilità rispetto agli altri preparati orali determinando quindi una superiore compliance da parte del paziente. Una recente metanalisi effettuata su oltre 4 5 6 7 8 9 Stoltzfus RJ, Dreyfuss ML. Guidelines for the use of iron supplements to prevent and treat iron deficiency anemia. International Nutritional Anemia Consultative Group (INACG), World Health Organization (WHO), United Nations Childrens Fund (UNICEF). ILSI Press 1998. Stoltzfus RJ. Iron deficiency: global prevalence and consequences. Food Nutr Bull 2003;24(4 Suppl):S99-103. Rockey DC. Occult and obscure gastrointestinal bleeding: causes and clinical management. Nat Rev Gastroenterol Hepatol 2010;7:265-79. Anderson GJ, Frazer DM, McLaren GD. Iron absorption and metabolism. 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Secondo le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, si dovrebbero preferire i composti di ferro allo stato bivalente (ferroso), che sono assorbiti meglio dello ione trivalente, scegliendo il preparato sulla base della tolleranza individuale 4. La dose terapeutica può variare da 100 a 200 mg di ferro elemento al giorno in una o due dosi, preferibilmente a stomaco vuoto 5. Il problema della scarsa tolleranza alla terapia marziale per os è molto comune e si manifesta con nausea, vomito, dispepsia, che sono dose-dipendenti, oltre a stipsi e diarrea; gli effetti collaterali con il solfato ferroso sono presenti in circa il 32% dei pazienti 6. Per ridurre i sintomi è opportuno iniziare con dosaggi più bassi e aumentarli in 4-5 giorni, frazionare il dosaggio giornaliero e/o assumere il ferro ai pasti, anche se ciò determina una riduzione dell’assorbimento 7. La carenza marziale lieve o moderata in assenza di anemia, caratterizzata dalla sola ipoferritinemia, è più frequente dell’anemia sideropenica conclamata e si accompagna a sintomi come perdita di capelli, affaticamento, intolleranza al freddo, irritabilità 8. La terapia marziale deve essere proseguita a lungo (per almeno 4-6 mesi), per cui appare particolarmente importante disporre di preparati che consentono una maggiore aderenza al trattamento 9. La recente disponibilità in fascia A di una formulazione di solfato ferroso più complesso polimerico (che ne garantisce un assorbimento prolungato), dotata di ottima biodisponibilità ed eccellente tollerabilità, può consentire un trattamento efficace della carenza marziale con una buona aderenza al trattamento da parte del paziente management of iron deficiency anemia: emerging role of celiac disease, Helicobacter pylori, and autoimmune gastritis. Semin Hematol 2009;46:339-50. 10 Pasricha SR, Flecknoe-Brown SC, Allen KJ, et al. 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L’aumento della dispnea, della tosse, con abbondante produzione di escreato che spesso vira verso la purulenza, sono i segni che definiscono “clinicamente un episodio acuto“ che costringe il paziente a richiedere l’intervento medico e il curante a modificare e a rendere più aggressivo il trattamento. Questi episodi, paragonabili all’angina instabile, influenzano negativamente il decorso della BPCO perché accelerano il declino funzionale, foriero di ulteriori recidive facendo progredire la malattia verso l’insufficienza cardio-respiratoria 1. Se il paziente percepisce l’episodio come un evento che limita fortemente le sue normali attività, la realtà è diversa e documenta non solo un deterioramento della funzione respiratoria, un aumento della flogosi nelle vie aeree con conseguente distruzione del tessuto polmonare 2, ma anche un aumentato rischio di morbilità e di mortalità a breve e a lungo termine 3 4. Il Lung Health Study valutando le conseguenze delle riacutizzazioni sul dato funzionale, per cinque anni in 6.000 pazienti 38 Rivista Società Italiana di Medicina Generale (fumatori, fumatori discontinui ed ex fumatori), ha confermato che una sola riacutizzazione è in grado di incrementare il declino del FEV1 di 7 ml/anno 5. Questi eventi acuti sono inoltre responsabili di una percentuale significativa di visite mediche, di accessi in Pronto Soccorso e in particolar modo di ospedalizzazioni 1, che si rendono necessarie per quei pazienti che presentano una funzionalità respiratoria più compromessa (FEV1 < 40%) e/o per il fallimento della terapia domiciliare, con importanti ripercussioni sulla spesa sanitaria 6. In Italia il costo medio annuo è di € 2.100 a paziente, le visite specialistiche e generali variano da 3 a 5 all’anno, un terzo dei pazienti non trae beneficio in qualità della vita (QoL), mentre i ricoveri per riacutizzazioni di BPCO sono triplicati nel quinquennio 2000-2005 con una mortalità pari a 5.5/100.000 abitanti 7. Fattori che incrementano il rischio La tosse e il catarro cronici 8, la gravità della broncocostrizione (FEV1), la scarsa qualità di vita, la presenza di reflusso gastroesofageo, l’incremento dei leucociti sono stati identificati come potenziali fattori di rischio nello studio Eclipse 9. Ulteriori fattori capaci di ridurre le difese immunitarie sono risultati la presenza di comorbilità 10 e, in particolare, la colonizzazione batterica 11 favorita dal ristagno delle secrezioni e dalla continua esposizione ad agenti nocivi (fumo di sigaretta, inquinanti ambientali o occupazionali, infezioni virali) che alterano le difese naturali del polmone. I batteri che colonizzano le vie aeree dei pazienti con BPCO non sono semplici commensali o innocenti spettatori ma producono, nel loro interno, forti quantità di sostanze flogogene 12, che alimentano il sottostante processo infiammatorio, responsabile di un ulteriore danno anatomico e funzionale nel distretto respiratorio e di una caduta “aggiuntiva” dei poteri difensivi locali, creando pertanto un circolo vizioso capace di autoalimentarsi (Fig. 1) 13. I batteri, pertanto, svolgono un ruolo importante sia come fattori stimolanti il decadimento funzionale in fase stabile della malattia, sia come agenti causali delle riacutizzazioni e, spesso come complicanza, di virosi respiratorie 14 15. Gli altri agenti patogeni sono i virus che svolgono un ruolo importante sia nella insorgenza della BPCO sia come responsabili di riacutizzazioni. Innanzitutto le infezioni virali da adenovirus contratte durante l’infanzia e in età giovanile possono rappresentare un reale fattore di rischio per lo sviluppo della BPCO in età adulta 16. Gli adenovirus, infatti, hanno la prerogativa di persistere, per lunghi periodi, in forma latente nelle cellule delle vie aeree renden- n.4>>> 2013 Riacutizzazioni di BPCO Le riacutizzazioni di BPCO e strategie preventive dole più vulnerabili ai batteri e alle noxae esterne. In secondo luogo, più di un terzo degli episodi acuti è da riferire a un’infezione virale 17. Infine, le lesioni anatomofunzionali e il peggioramento dell’infiammazione bronchiale provocati da questi microrganismi faciliterebbero la proliferazione batterica culminante poi nella riacutizzazione 17. Figura 1. Il circolo vizioso dell’infezione (da Sethi, 2005, mod. 27). Infezione L’infezione virale, infatti, è responsabile di una riduzione transitoria delle difese dovuta all’effetto citopatico sulle cellule ciliate, indotto sull’epitelio bronchiale e sulle cellule immunocompetenti, che favorisce una maggiore adesività batterica alla mucosa respiratoria 17. Tra i batteri, Haemophylus influenzae, Streptococcus pneumoniae, Moraxella catarrhalis, definiti “trio infernale”, sono i patogeni di più frequente riscontro sia durante la fase stabile della malattia sia in corso di riacutizzazione. L’H. influenzae resta, comunque, l’agente infettivo maggiormente isolato dalle vie aeree, con la peculiarità di riuscire non solo ad aderire alla mucosa bronchiale ma di penetrare all’interno delle sue cellule (internalizzazione) per proteggersi dall’azione degli antibiotici e dall’attività battericida anticorpo mediata, trasformandosi in un “reservoir di infezione” in grado di incrementare una risposta infiammatoria che perpetua il circolo vizioso (Fig. 1) 18-20. Le indagini condotte in fibrobroncoscopia con catetere protetto 21 22 hanno documentato che durante un episodio acuto il numero di colonie batteriche risulta più elevato e di conseguenza maggiore il rilascio di citochine infiammatorie (IL6. IL8, TNFa, LTB4, proteina C reattiva) rilevabili nell’escreato e nel plasma 23 24 associate a incremento nelle vie aeree e nel sangue periferico di neutrofili 25 e di eosinofili 26, che contribuiscono al declino del FEV1, diretto responsabile di ulteriori recidive. La grave ostruzione (FEV1 < 40%), le comorbilità (cardiopatie di varia natura, diabete), l’impiego protratto di antibiotici a largo spettro o di steroidi orali, i frequenti accessi, per varie cause, in ospedale o abitudini voluttuarie (alcool, fumo) possono essere predittivi di altre specie batte- Flogosi Difese locali Danno tissutale riche infettanti quali enterobatteri Gram negativi (Klebsiella, E. coli, Enterobacter) o Pseudomonas 28 29. L’escreato purulento 30 31 diventa, invece, un importante indicatore di riacutizzazione ”batterica”. La resistenza batterica Molte specie batteriche da diversi anni sono diventate resistenti a molti antibiotici: tale fenomeno, che ha assunto ormai dimensioni preoccupanti nel mondo, sarebbe da imputare allo spropositato, immotivato e talora non appropriato impiego degli antimicrobici. Questa pressione selettiva sui batteri associata alla mancata introduzione in commercio di nuovi preparati e sovente alla scarsa aderenza al trattamento antibiotico, spesso sospeso in anticipo rispetto alla prescrizione, ha modificato nei patogeni la sensibilità agli antimicrobici. Queste mutazioni batteriche che Darwin definiva “selezione naturale” sono divenute causa di fallimenti terapeutici nel terzo millennio e causa di morbilità e mortalità. I batteri si difendono e sono varie le modalità con cui essi possono affilare le loro armi … Oltre a una resistenza trasferibile che si attua mediante il passaggio di frammenti di DNA (plasmidi) da una cellula batterica all’altra, esiste una resistenza “acquisita” e una resistenza definita “fenotipica”, il biofilm. La resistenza “acquisita” insorge con diversi meccanismi: Neutrofili 1. i patogeni possono modificare il bersaglio su cui agiscono gli antimicrobici: per i b-lattamici il bersaglio sono le PBPs (Penicillin Binding Proteins), enzimi deputati alla sintesi della parete e alla morfologia batterica. S. pneumoniae e Staphylococcus aureus attuano tale tipo di resistenza. Per i macrolidi il bersaglio è la subunità 50S ribosomiale di cui necessitano per attuare la sintesi proteica. S. pneumoniae diventa resistente modificando questo sito di attacco. Molti batteri alterano, invece, l’enzima DNA girasi, il bersaglio dei fluorochinoloni per impedire la loro replicazione; 2. altro tipo di resistenza è la produzione di b-lattamasi, enzimi inattivanti i betalattamici, messa in atto da H. influenzae, M. catarrhalis e dagli enterobatteri Gram negativi, o di carbapemenasi, che inattivano i carbapenemici, attuata in particolare da Klebsiella pneumoniae. Inoltre, molte Enterobacteriaceae e diverse specie di Pseudomonas chiudono i pori della loro membrana esterna impedendo il passaggio di molecole antimicrobiche. Se l’internalizzazione aveva rappresentato per i batteri un ulteriore potenziale rimedio per sfuggire alla pressione degli antibiotici, prima dell’immissione nella farmacopea di macrolidi e fluorochinoloni, con il biofilm, definito la resistenza del terzo millennio, forse hanno raggiunto il loro obiettivo. Il biofilm è un ulteriore mezzo di difesa messo in atto, ormai, da molti Rivista Società Italiana di Medicina Generale 39 Riacutizzazioni di BPCO patogeni implicati sia in patologia respiratoria sia in altre infezioni (rinosinusiti, prostatiti, uretriti, cistiti, ecc.). Questi microrganismi, dopo essersi ancorati alla superficie di diverse mucose oppure su materiali inerti (protesi, valvole cardiache, ecc.), iniziano una lenta fase moltiplicativa originando microcolonie che cominciano a secernere una matrice mucopolisaccaridica (slime) che impedisce la penetrazione di antibiotici e li protegge dalle difese immunitarie dell’ospite 32-35. All’interno di questa matrice sono scavati minuscoli canali d’acqua che si anastomizzano fra loro, formando una sorta di sistema circolatorio. I germi che vivono all’interno di questo microcosmo biologico, riescono a comunicare fra loro inviandosi molecole-messaggio (Quorum sensing) necessarie alla produzione del biofilm, regolata geneticamente, ma anche per liberare all’esterno ceppi particolarmente virulenti destinati a colonizzare altre sedi complicando e cronicizzando l’infezione. Il CDC di Atlanta (Centers for Disease Control and Prevention) stima che la formazione dei biofilm batterici sia implicata almeno nel 65-80% di tutte le infezioni. Per fronteggiare tale fenomeno occorre, pertanto ottimizzare l’impiego di antibiotici “già esistenti“; questo rappresenta il più efficace approccio per ridurre la diffusione di batteri resistenti preservando l’efficacia degli antimicrobici. La prescrizione di un antibiotico non deve essere un atto routinario, automatizzato … la scelta deve essere fatta conoscendo e valutando tutte le caratteristiche, efficacia, dosaggio, potenzialità e il giusto intervallo fra le dosi perché il successo terapeutico dipende dalla sua capacità di raggiungere, nella sede di infezione, una concentrazione efficace a produrre un effetto battericida. Un antibiotico “ottimale” dovrebbe possedere una rapida azione battericida, un ampio spettro di attività, eccellente profilo farmacocinetica/farmacodinamica, buona tollerabilità, possibilmente somministrato in dose singola, consentire una breve durata di trattamento e una ridotta capacità a indurre resistenze. 40 Rivista Società Italiana di Medicina Generale G. Sevieri, P. Isidori Trattamento Uno dei principali compiti che il trattamento deve assolvere è ridurre numero e gravità delle riacutizzazioni che i pazienti BPCO subiscono annualmente 36. Gli obiettivi terapeutici sono: alleviare i sintomi, in particolare la dispnea con l’impiego di broncodilatatori short acting di classi diverse (b-adrenergici e anticolinergici) per nebulizzazione 37; ridurre la flogosi mediante corticosteroidi orali che, oltre ad agire sull’edema e l’ipersecrezione, incrementano sia la SLPI (Secretory Leucoproteinase Inhibitor) ad attività antivirale e antibatterica, sia il FEV1 38 39. La presenza di espettorato purulento invece giustifica l’impiego dell’antibiotico 40. In questo caso è fondamentale l’eradicazione batterica per evitare l’insorgenza di ceppi resistenti e un nuovo episodio dopo un breve periodo. Infatti, più si riduce il carico batterico nelle vie bronchiali, più lungo sarà il tempo necessario ai patogeni per moltiplicarsi e indurre una nuova riacutizzazione 41. Il trattamento antibiotico deve essere precoce e appropriato 42 onde evitare rischi certi (nuova visita, uso di un antimicrobico alternativo, nuove indagini, ospedalizzazione, incremento costi) o potenziali (sviluppo di resistenza e fallimento con una molecola prima efficace). Il ricorso all’antibiotico è giustificato in presenza dei 3 Criteri di Anthonisen (Fig. 2) e da pazienti con esacerbazioni gravi che richiedano ventilazione meccanica invasiva o non invasiva; la scelta dell’antibiotico deve essere in accordo a quanto previsto dalle linee guida stilate dall’ERS (European Respiratory Society) e dall’ESCMID (European Society of Clinical Microbiology and Infectious Diseases) 44 tenendo in considerazione i livelli di resistenza “clinicamente rilevabili“. Prevenzione Qualsiasi intervento in grado di rallentare il calo funzionale respiratorio può prolungare la sopravvivenza del paziente con BPCO. La cessazione dell’abitudine tabagica 45, l’impiego appropriato di broncodilatatori long acting di classi diverse 46 47 associati o meno a corticosteroidi inalatori 48 49, sono alcune delle strategie da attuare per evitare le riacutizzazioni della BPCO. La vaccinazione antinfluenzale e antipneumococcica 50 51, i programmi di riabilitazione respiratoria 52, la profilassi con antibiotici a dosaggi ottimali 53 sono ulteriori presidi validi a prevenire gli episodi acuti. Un elemento chiave nel controllo della BPCO e nella prevenzione delle esacerbazioni infettive è rappresentato dall’OM-85, un immunostimolante ottenuto per lisi chimica di microorganismi Gram+ e Gram- spesso presenti nelle infezioni respiratorie. In parti- Figura 2. Criteri di Anthonisen (da Anthonisen et al., 1987, mod. 43; Woodhead et al., 2011, mod. 44). • Aumento espettorazione • Escreato purulento • Peggioramento dispnea Tipo 1 3 presenti Tipo 2 2 presenti Tipo 3* 1 presente * IAVR (infezione delle alte vie respiratorie) nei 5 giorni precedenti l’episodio. Le riacutizzazioni di BPCO e strategie preventive F i g u r a 3. I cinque stadi dell’OM-85 (da De Benedetto e Sevieri, 2013, mod. 54). colare, OM-85 è costituito da H. influenzae, Branhamella catarrhalis, K. pneumoniae, K. ozaenae, S. pneumonia, S. pyogenes, S. viridans e S. aureus 54. L’estratto liofilizzato viene somministrato oralmente e contiene proteine, peptidi, tracce di acidi grassi, acidi lipoteici e lipopolisaccaridi detossifica- ti. La formulazione di OM-85 contiene 7 mg dell’estratto batterico, mentre quella pediatrica ne contiene 3,5 mg. I passaggi di OM-85 nel tratto gastrointestinale e i suoi effetti sul sistema immunitario sono schematizzati nella Figura 3 54. Gli effetti protettivi di OM-85 sono essen- F i g u r a 4. Effetti sul sistema immune (da De Benedetto e Sevieri, 2013, mod. 54). Aumento risposta Th1: Produzione INF-g OM-85 Aumento attività macrofagica e monocitaria Aumento produzione IL-11 Aumento produzione IL-12 Riduzione risposta Th2: Riduzione produzione IL-4 Riduzione livelli IgE Fagociti produzione NO2– produzione O2– molecole di adesione Aumento dei livelli di: IgA secretorie IgA, IgM, IgG (IgG4) sieriche Riacutizzazioni di BPCO zialmente dovuti al suo ruolo modulatorio sia nelle risposte umorali sia in quelle cellulari. In particolare, dati recenti suggeriscono che gli effetti immunoprotettivi di OM-85 sono mediati dalla stimolazione della reazione cellulare Th1 55 e dall’induzione della sintesi di immunoglobuline (Ig), essenzialmente IgA, da parte delle cellule B. In contemporanea all’induzione della risposta cellulare, OM-85 aumenta anche la risposta immunitaria innata nei polmoni, stimolando l’attività dei fagociti e quindi aumentando la distruzione dei patogeni invasivi 56. Sono stati suggeriti vari meccanismi mediante i quali OM-85 può stimolare cellule fagocitiche. Mauel et al. hanno dimostrato che immunomodulatori batterici incrementano la produzione di superossido e nitrito dei macrofagi alveolari incrementando così le attività microbicide e citolitiche 57. Inoltre, dati sperimentali hanno dimostrato che OM-85 incrementa l’espressione delle molecole di adesione 58 e che l’attivazione dei fagociti è innescata da una via CD-14 indipendente. I principali meccanismi di azione di OM-85 sono illustrati in Figura 4. I componenti immunostimolanti di OM-85 – porina, mureina e la porzione N-terminale di lipoproteina 59 – probabilmente attivano i sistemi immunitari innati mediante interazione con i recettori toll-like (TLR) e con un meccanismo dipendente dalla proteina di adattamento al segnale MyD88 55 60 61. L’attività preventiva svolta da OM-85 nel ridurre gli episodi di esacerbazioni in pazienti anziani con bronchite cronica e BPCO è stata confermata da Collet et al. in uno studio spontaneo in doppio cieco, randomizzato, controllato vs. placebo, condotto in 381 pazienti di età compresa tra 58 e 75 anni 62. I pazienti, ex fumatori (più di un pacchetto al giorno per 20 anni), presentavano un volume espiratorio forzato in un secondo tra il 20 e il 70%, con un miglioramento dopo test con salbutamolo inferiore al 15%. Il trattamento prevedeva l’assunzione a stomaco vuoto di una capsula al giorno per 30 giorni consecutivi, seguita da una capsula al giorno per 10 giorni consecutivi nei successivi 3 mesi (Fig. 5). Anche se nei due gruppi di trattamento non è stata evidenziata alcuna differenza tra il Rivista Società Italiana di Medicina Generale 41 Riacutizzazioni di BPCO G. Sevieri, P. Isidori F i g u r a 5. Schema trattamento (da Collet et al.,1997, mod. 62). Schema posologico utilizzato da Collet Una capsula al giorno per 30 giorni consecutivi, seguita da una capsula al giorno per 10 giorni consecutivi nei 3 mesi successivi 1° mese 2° mese 3° mese 4° mese 10 gg 10 gg 10 gg 30 giorni giorni di trattamento giorni di NON trattamento numero degli episodi di riacutizzazione registrati, è stato però possibile evidenziare una differenza tra alcuni parametri che in una valutazione globale possono essere considerati come minor gravità degli episodi di riacutizzazione (Tab. I) 62. I risultati di questo studio suggeriscono che il trattamento di questo tipo di paziente, con un prodotto dotato di efficacia immunomodulante come OM-85, può avere un effetto favorevole sulla progressione della malattia, riducendo la probabilità di eventi respiratori gravi da richiedere l’ospedalizzazione. Inoltre, sempre nel gruppo trattato con OM-85 sono state evidenziate anche le favorevoli implicazioni economiche in termini di riduzione dei costi diretti, correlati a visite mediche, prescrizioni di antibiotici, indagini diagnostiche, degenze ospedaliere, e di costi indiretti, rappresentati da un minore numero di ore destinate all’assistenza e da minore perdita di giornate lavorative anche da parte dei familiari 63. L’efficacia immunostimolante è stata con- fermata da Solér et al. 64 su un gruppo di 273 pazienti (età media 58 anni) con diagnosi di BPCO di grado lieve o da bronchite cronica, in uno studio in doppio cieco, randomizzato, controllato verso placebo. Utilizzando lo stesso schema terapeutico scelto da Collet (Fig. 5), gli Autori hanno riscontrato una probabilità significativamente elevata di non incorrere in episodi di riacutizzazione (p = 0,014) nel gruppo di pazienti trattati con OM-85. Inoltre, l’effetto del trattamento era più significativo tra i pazienti colpiti da due o più episodi di esacerbazione acuta, dal momento dell’inclusione nello studio, o fra i fumatori (p = 0,001). Dati riguardanti la situazione in Oriente sono stati forniti da uno studio randomizzato, controllato vs. placebo, su 384 pazienti affetti da bronchite cronica ed esacerbazioni acute di BPCO 65. Al termine dello studio la frequenza di episodi di esacerbazioni nel gruppo trattato con il farmaco era significativamente diminuita rispetto al gruppo trattato con placebo, (23 vs. 33%, p < 0,05). Ta b e l l a I. Confronto tra i pazienti trattati con OM-85 e placebo. Parametri scelti per indicare la gravità degli episodi (da Collet et al.,1997, mod. 62). Trattati con OM-85 Trattati con placebo p Rischio di ospedalizzazione per problemi respiratori 16,2% 23,2% p = 0,089 Giorni di ospedalizzazione 1,5 3,4 p = 0,037 Migliorata Peggiorata p = 0,028 Dispnea dopo riesacerbazione 42 Rivista Società Italiana di Medicina Generale Inoltre, i risultati hanno anche dimostrato che, tra i pazienti con esacerbazioni, quelli con esacerbazioni ricorrenti erano minori nel gruppo trattato con OM-85 rispetto al gruppo di controllo (38,7 vs. 73,1, p <0,01) e che la percentuale di antibiotici somministrati era minore nel gruppo attivo rispetto a quello trattato con placebo (37,8 vs. 63%, p < 0,05) 65. Gli effetti di OM-85 sono stati sperimentati anche su una popolazione di pazienti HIV positivi. Questi pazienti hanno elevata prevalenza di BPCO e sono ad alto rischio di sviluppare ITR stagionali 66. Lo studio ha coinvolto 130 pazienti, trattati con OM-85 10 giorni al mese per tre mesi, ogni anno per quattro anni, in considerazione dell’alta compliance dimostrata dai pazienti. Il confronto degli eventi infettivi registrati nel gruppo, nel periodo precedente il trattamento e in quello successivo, ha mostrato una riduzione del numero delle infezioni delle vie respiratorie nel gruppo di pazienti con BPCO (da 92 a 13 in un biennio), della sinusite ricorrente (da 47 a 11) e in misura minore quelli di otite acuta ricorrente (da 15 a 4). Inoltre al termine del periodo di studio è stata registrata un diminuzione dei cicli di terapia antibiotica somministrata ai pazienti da 259 a 54. Nonostante si tratti di uno studio osservazionale e soffra per questo delle caratteristiche limitazioni, quali mancanza di un trattamento di controllo e di randomizzazione, mancanza di una valutazione dell’effetto della terapia di base dei pazienti, mancanza di una valutazione della variabilità stagionale durante il corso degli anni, le caratteristiche osservate si sono mantenute costanti nel corso degli anni di trattamento, quindi si può affermare che il OM-85 riduce la frequenza degli eventi respiratori che richiedono il trattamento antibiotico in tutti i gruppi trattati, in particolare nei fumatori ad alto rischio e nei pazienti affetti da BPCO 54 67. Infine, oltre alle linee guida GOLD 2011, che hanno definito l’uso di agenti immunostimolanti una scelta utile nel trattamento del paziente broncopneumopatico cronico, dal 2012 l’utilizzo degli immunostimolanti, e in particolare di OM-85, è stato inserito nelle linee guida dell’ERS/EAAC (European Respiratory Society/European Academy of Allergy and Clinical Immunology) e viene Le riacutizzazioni di BPCO e strategie preventive considerato trattamento aggiuntivo alla terapia della rinosinusite cronica senza polipi 37 68. Bibliografia Donaldson GC, Wedzicha JA. COPD exacerbations. 1: Epidemiology. Thorax 2006;61:164-8. 2 Wedzicha JA, Seemungal TA. COPD exacerbations: defining their cause and prevention. Lancet 2007;370:786-96. 3 Kim S, Clark S, Camargo CA Jr. Mortality after an emergency department visit for exacerbation of chronic obstructive pulmonary disease. COPD 2006;3:75-81. 4 Soler-Cataluña JJ, Martínez-García MA, Román Sánchez P, et al. 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Abstract presented at European Respiratory Society Meeting Munich Sep 2-6th 2006. 49 Calverley PM, Anderson JA, Celli B, et al. Salmeterol and fluticasone propionate and survival in chronic obstructive pulmonary disease. N Engl J Med. 2007;356:775-89. 50 Poole PJ, Chacko E, Wood-Baker RW, et al. Influenza vaccine for patients with chronic obstructive pulmonary disease. Cochrane Database Syst Rev 2006;1:CD002733. 51 Alfageme I, Vazquez R, Reyes N, et al. Clinical efficacy of anti-pneumococcal 42 44 Rivista Società Italiana di Medicina Generale G. Sevieri, P. Isidori vaccination in patients with COPD. Thorax 2006;61:189-95. 52 Seymour JM, Moore L, Jolley CJ, et al. Outpatient pulmonary rehabilitation following acute exacerbations of COPD. Thorax 2010;65:423-8. 53 Sethi S, Jones PW, Theron MS, et al; PULSE Study group. Pulsed moxifloxacin for the prevention of exacerbations of chronic obstructive pulmonary disease: a randomized controlled trial. 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European Position Paper on Rhinosinusitis and Nasal Polyps 2012. ERS/EAACI guidelines for acute and chronic rhinosinusitis with and without nasal polyps based on systematic review. Rhinology 2012;50:1-298. Doriano Battigelli, Ovidio Brignoli, Giuliano Ermini, Alessandro Filippi, Bruno Guillaro, Saffi Ettore Giustini Fibrillazione atriale: un piano di aggiornamento integrato per i medici di medicina generale Un programma di aggiornamento articolato su: • Guida Pratica Disease Management SIMG: edizione cartacea distribuita in allegato al fascicolo n. 3 della Rivista SIMG. Ulteriori approfondimenti online: www.progettoasco.it/dm/fa; • Modulo di formazione a distanza con 4 ECM nel portale www.progettoasco.it, disponibile da novembre 2013. Di seguito riportiamo un quadro sinottico per focalizzare la fibrillazione atriale e il suo significato in Medicina Generale anche alla luce della disponibilità dei nuovi farmaci anticoagulanti orali. Si descrive anche in modo puntuale un caso clinico, come anticipazione di quelli compresi nel modulo di formazione a distanza ECM. Sinossi clinico-assistenziale Fibrillazione atriale (FA): aritmia sopraventricolare caratterizzata dalla perdita da parte degli atri di attività elettrica organizzata con conseguente contrazione atriale inefficace, da cui possibile produzione di trombi intraatriali e/o insufficienza cardiaca e aumentato rischio di mortalità per eventi ischemici cerebrovascolari e per scompenso cardiaco. Prevalenza/incidenza e classificazione Presente in Italia nel 2,04% delle persone n.4>>> 2013 con età maggiore di 15 anni 1 (prevalenza quasi doppia rispetto a quella di studi precedenti), aumenta con l’età: da 0,16% fino ai 50 anni, a 10,65% sopra gli 85. L’incidenza annuale è circa 0,25%. Un medico di medicina generale (MMG) con 1500 assistiti ha in media 27 pazienti con FA. Ogni anno 2-3 pazienti svilupperanno una FA. Sono a maggior rischio di FA persone con: • età > 65 anni; • ipertensione arteriosa; • obesità; • diabete che richieda un trattamento farmacologico; • ipertrofia ventricolare sinistra o la dilatazione dell’atrio sinistro; • insufficienza cardiaca; • cardiopatia congenita valvolare o ischemica; • disfunzione tiroidea (soprattutto tireotossicosi); • apnee notturne (OSAS); • BPCO; • insufficienza renale cronica; • abuso di alcool (etilismo cronico o acuto) o assunzione di cocaina. La FA viene classificata in 2: • parossistica, se si è risolta spontaneamente entro 7 giorni dall’insorgenza (di solito entro 48 ore); • persistente, se dura più di 7 giorni o richiede cardioversione farmacologica o elettrica per ripristinare il ritmo sinusale; Fibrillazione atriale Gruppo di lavoro Medicina Generale • permanente o cronica, se è accettata dal paziente (e dal medico) e non si ritengono utili tentativi (ulteriori) di cardioversione; • di nuova insorgenza, se viene diagnosticata per la prima volta; • ricorrente, qualsiasi forma di FA recidiva. La FA permanente è quasi la metà di tutte le FA, le percentuali della FA parossistica e della persistente sono sostanzialmente simili 1 3. Nel 18% la FA è di nuova insorgenza. Screening e gestione del paziente con FA • In circa il 30% dei casi la FA rimane asintomatica e non è diagnosticata. • Le linee guida europee 4 raccomandano lo screening opportunistico con la palpazione del polso nelle persone di età > 65 anni. • Momento fondamentale per identificare la FA asintomatica in Medicina Generale è la misurazione della pressione arteriosa, soprattutto nei soggetti più a rischio, durante la quale si può valutare la regolarità del polso. • Eventuali sfigmomanometri automatici usati da medico o paziente devono essere dotati di algoritmo validato in grado di segnalare una possibile FA. • La diagnosi certa è solo ECGrafica. • Se ECG negativo e FA sospetta per sintomi a essa imputabili (cardiopalmo, vertigini, lipotimia, sudorazione, Rivista Società Italiana di Medicina Generale 45 Fibrillazione atriale dispnea, dolori precordiali, spossatezza, ecc.), utile un monitoraggio elettrocardiografico prolungato (Holter o loop recorder). Di fronte a un paziente con polso aritmico in cui sospetti una FA non nota, il MMG dovrebbe seguire il percorso diagnosticoterapeutico proposto dalla flow-chart illustrata nella Figura 1. • Scopo della cura dei pazienti con FA è ridurre i sintomi e prevenire le gravi complicanze associate. Questi risultati devono essere perseguiti insieme, specialmente nei casi di FA di nuova insorgenza. • La prevenzione delle complicanze della D. Battigelli et al. FA si basa sulla terapia antitrombotica, il controllo della frequenza ventricolare e il trattamento delle malattie cardiache concomitanti. • La risoluzione dei sintomi della FA potrebbe richiedere una trattamento per il controllo del ritmo cardiaco, ottenibile attraverso la cardioversione elettrica, i farmaci antiaritmici o la terapia ablativa. • La prescrizione di questi trattamenti è solitamente fatta dal cardiologo, tuttavia la gestione ambulatoriale del paziente può essere condivisa col MMG. • Il MMG nei pazienti anziani asintomatici/paucisintomatici, per i quali le linee guida 5 raccomandano come tratta- mento il controllo della frequenza ventricolare, e se ritiene di poter impostare adeguatamente la terapia antitrombotica, può rinunciare alla consulenza cardiologica. Il trattamento globale della FA è illustrato nella Figura 2. Prevenzione del tromboembolismo • L’evento più temibile (e potenzialmente evitabile) della FA è l’ictus cerebrale, il cui rischio, a parità di età e di patologie sottostanti, è 5 volte quello di chi è in ritmo sinusale 6. Figura 1. Flow-chart: approccio al paziente con FA di nuovo riscontro in Medicina Generale. Polso totalmente aritmico da sospetta FA di nuovo riscontro Valutare: palpitazioni, dispnea, vertigini, angina, segni sintomi di ictus o embolia periferica, tempo di comparsa del disturbo No sintomi o no difficoltà a svolgere le usuali azioni quotidiane, no angina, no embolie, insorgenza > 48 h o ignota Difficoltà o incapacità a svolgere le usuali azioni quotidiane, segni di embolie, insorgenza < 48 h, concomitanti patologie acute severe Invio urgente in Pronto Soccorso e valutazione cardiologica urgente ed eventuale cardioversione Follow-up MMG 46 Rivista Società Italiana di Medicina Generale Anamnesi, ECG, rx torace, esami (emocromo, creatinina, glicemia, elettroliti, TSH, test coagulativi) Conferma della FA Non conferma della FA Correzione fattori precipitanti Percorso del paziente con palpitazioni anamnestiche Visita cardiologica in tempi brevi (< 10-15 giorni) o urgente Eventuale inizio terapia antitrombotica Controllo della frequenza ventricolare Fibrillazione atriale Fibrillazione atriale: un piano di aggiornamento integrato per i MMG Figura 2. Approccio globale alla fibrillazione atriale. Fibrillazione atriale ECG Prevenzione del tromboembolismo Sintomi Malattie associate Valutazione iniziale Valutazione del rischio tromboembolico Controllo della frequenza e del ritmo Anticoagulanti orali Aspirina Nessuna terapia Tipo di FA Sintomi Controllo frequenza ± Controllo ritmo Cardioversione Ablazione Trattamento della patologia sottostante • L’entità del rischio di tromboembolia (TE) differisce in base all’eziologia della FA (valvolare o non-valvolare) e alla presenza di altre patologie in atto o pregresse. • La terapia anticoagulante orale (TAO) (farmaci anti vitamina k – AVK – e nuovi anticoagulanti orali – NAO) si è dimostrata efficace nel ridurre in modo significativo gli ictus tromboembolici e, pur potendo provocare emorragie, è considerata la terapia di prima scelta nella prevenzione della TE 3. • Anche gli antiaggreganti piastrinici riducono gli ictus, pur in percentuale minore di 1/3 rispetto alla TAO, ma essendo associati, soprattutto negli anziani, a un rischio emorragico simile agli anticoagulanti, dovrebbero essere presi in considerazione (ASA 100 mg + clopidogrel 75 mg) solo nel caso in cui il paziente rifiuti la TAO o ci siano chiare controindicazioni alla stessa 4 7. • Il rapporto rischio/beneficio della profilassi antitrombotica è pertanto cruciale nella decisione di instaurare una terapia. • Per la FA di origine valvolare (malattia valvolare reumatica o protesi valvolari) il rischio è sempre tale da indicare l’uso della TAO (solo gli AVK hanno oggi questa indicazione). • Per la FA non-valvolare, la profilassi antitrombotica deve essere guidata da una corretta stratificazione del rischio TE: ciò si ottiene con il sistema a punteggio CHA2DS2-VASc 5 8, illustrato in Tabella I. • Più alto è il punteggio più alto è il rischio di ictus. • La profilassi con AVK deve mantenere il valore di INR fra 2 e 3. La Figura 3 illustra il comportamento oggi ritenuto più adeguato. Ogni paziente con FA deve considerarsi meritevole di profilassi antitrombotica fino a prova contraria. • Le emorragie costituiscono una pos- Ta b e l l a I. Valutazione del rischio trombotico. Lettera Fattori di rischio Punti C scompenso Cardiaco/disfunzione ventricolo sn 1 H (Hypertension) ipertensione arteriosa 1 A età ≥ 75 anni 2 D Diabete mellito 1 S Stroke/AIT/embolia sistemica 2 V malattia Vascolare (pregresso IM, AOCP, placca aortica) 1 A età 65-74 anni 1 Sc Sesso categoria – femmina (non si calcola in caso di “lone AF”* e < 65 anni) 1 * “lone AF”: FA senza storia/evidenza di cardiopatia associata; AOCP: arteriopatia ostruttiva cronica periferica; AIT: attacco ischemico transitorio; IM: infarto miocardico. Rivista Società Italiana di Medicina Generale 47 Fibrillazione atriale D. Battigelli et al. F i g u r a 3. Scelta della terapia antitrombotica nella FA. FA Valvolare: AVK Se non possibile ASA + clopidogrel Non valvolare < 65 anni e “lone” FA* (femmine comprese) Nessuna terapia * Senza storia/evidenza di cardiopatia. CHA2DS2-VASc ≥ 1 NAO (prima scelta‡) o AVK (con INR 2-3) CHA2DS2-VASc = 0 Nessuna terapia ‡ • • • • • sibile grave complicanza della terapia antitrombotica. Nel decidere la profilassi TE è necessario considerare anche il rischio emorragico. Per valutare il rischio di emorragie viene raccomandato l’uso del sistema a punteggio HAS-BLED 5, illustrato in Tabella II. Si considera a rischio elevato di emorragie un punteggio ≥ 3. Un HAS-BLED ≥ 3 non deve essere usato per rinunciare alla TAO (perché nel bilancio ictus ischemico/emorragia intracranica prevale nettamente il beneficio della TAO anche nei pazienti con un punteggio HAS-BLED elevato), ma indica controlli più stretti e suggerisce la correzione dei fattori di rischio emorragico potenzialmente reversibili (ad esempio, PA elevata o uso di FANS). Calcolo particolarmente consigliato nei pazienti con un rischio intermedio (CHA2DS2-VASc = 1), per i quali in caso di HAS-BLED ≥ 3 potrebbe essere ragionevole un rinvio della TAO con AVK o l’uso di NAO. 48 Rivista Società Italiana di Medicina Generale Secondo linee guida EU e USA. La recente comparsa dei nuovi anticoagulanti orali ha modificato l’approccio alla profilassi antitrombotica. I nuovi anticoagulanti orali (NAO) • Il rischio di emorragie intracraniche e la non semplice gestione della TAO con AVK vengono attenuate dai NAO con azione diretta contro la trombina (dabigatran) o antagonisti del fattore X della coagulazione (rivaroxaban, apixaban, edoxaban). • Sono simili, se non superiori, agli AVK nel prevenire l’ictus e l’embolismo sistemico 8. • Le linee guida Europee 4 e NordAmericane 9 10 consigliano preferenzialmente la profilassi del TE con i NAO. • Attualmente i NAO non vanno usati nella FA valvolare. Vantaggi • Hanno comportato una riduzione statisticamente significativa di emorragie intracraniche e di sanguinamenti maggiori rispetto agli AVK. • Devono essere assunti regolarmente in dose fissa. • Non sono influenzati dall’alimentazione né dalle terapie concomitanti (controindicati antifungini sistemici, ciclosporina, tacrolimus, dronedarone). • Non richiedendo aggiustamenti posologici e controlli dell’INR per regolare le dosi, superando di fatto gli ostacoli di tipo organizzativo /logistico che limitano la TAO con AVK. • Il costo elevato dei NOA si ritiene comunque giustificato dai benefici apportati e dal conseguente risparmio di risorse ottenibile 11, dato l’alto costo sanitario e sociale di ictus ed emorragie intracraniche. Precauzioni d’uso • In caso d’insufficienza renale moderata (VFG calcolato < 50 ml/min) è opportuno ridurne il dosaggio. • Se ne sconsiglia l’uso in caso di grave insufficienza renale (VFG < 30) e, come per gli AVK, in caso di grave insufficienza epatica. • Va valutata periodicamente la funzionalità renale. Fibrillazione atriale Fibrillazione atriale: un piano di aggiornamento integrato per i MMG Ta b e l l a II. Valutazione del rischio emorragico. Lettera Caratteristiche cliniche Punti H (Hypertension) ipertensione arteriosa sistolica > 160 mmHg A funzione renale e/o epatica Anormali (1 punto ognuna)* S Stroke precedente 1 B (Bleeding) sanguinamento anamnestico o predisposizione (anemia) 1 L INR labile (< 60% del tempo in range terapeutico TTR) 1 E Età > 65 anni 1 D uso concomitante di FANS, antiaggreganti piastrinici (Drugs) o consumo di alcol (1 punto ognuno) 1 1o2 1o2 * Per funzione renale anormale si intende dialisi renale, trapianto renale o creatinina ≥ 2,2 mg/dl; per funzione epatica anormale si intende una cirrosi o valori di bilirubina > 2 volte il valore superiore del normale con ALT o AST o fosfatasi alcalina > 3 volte il valore superiore del normale. • In caso di intervento chirurgico, la sospensione va effettuata da 1 a 5 giorni prima in base alla gravità dell’intervento e alla funzione renale. • Al momento non esiste un antidoto. L’ Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), con una decisione contraddittoria, ha deciso di consentire la prescrizione di questi farmaci solo a cardiologi, neurologi, internisti, ematologi e geriatri, con piano terapeutico on-line da rinnovarsi ogni anno. Se il messaggio che AIFA ha lanciato ai MMG invita implicitamente a un disimpegno su questo fronte, la responsabilità etica e professionale nei confronti dei pazienti rimane però assolutamente invariata e l’uso quotidiano corretto di questi farmaci, la farmacosorveglianza e l’intervento in caso di effetti negativi cade inevitabilmente sulle spalle dei MMG, il cui ruolo si può cosi sintetizzare: • identificare i pazienti con indicazione ai NAO secondo le indicazioni AIFA; • inviarli agli specialisti con adeguata documentazione; • contribuire all’informazione/formazione del paziente e familiari; • verificare periodicamente la comprensione delle informazioni; • favorire la continuità/aderenza terapeutica; • intervenire in caso di dubbi/problemi/ effetti indesiderati; • evitare le interazioni farmacologiche; • verificare periodicamente l’assenza di controindicazioni all’uso dei NAO. Criteri stabiliti da AIFA per la rimborsabilità di dabigatran (a luglio 2013, dabigatran etexilato è il solo rimborsato dal S.S.N. nell’indicazione: prevenzione di ictus ed embolia sistemica in pazienti adulti con fibrillazione atriale non valvolare con uno o più fattori di rischio. Altri nuovi anticoagulanti orali sono in attesa della rimborsabilità da parte dell’AIFA), almeno uno dei seguenti: 1. CHA2DS2-VASc ≥ 1 e contemporaneamente HAS-BLED > 3; 2. INR instabile negli ultimi sei mesi con tempo trascorso in range (fra 2 e 3) (TTR) < 70%; 3. difficoltà oggettive nell’eseguire i controlli INR. Per la comunicazione allo specialista inviando il paziente per eventuale piano terapeutico, si propone l’utilizzo della scheda informativa illustrata nella pagina successiva, conforme ai criteri AIFA, scaricabile dal sito www.simg.it, Area Cardiovascolare, supporti professionali. Controllo della frequenza cardiaca e controllo del ritmo cardiaco • In acuto, la scelta di controllare il ritmo cardiaco (cardioversione elettrica o farmacologica +/o terapia antiaritmica di mantenimento del ritmo/profilassi delle recidive o, in casi selezionati, ablazione trans catetere) oppure la frequenza ventricolare (farmaci modulatori nodali: beta-bloccanti, calcio-antagonisti non diidropiridinici, digossina; in rari casi: ablazione trans catetere del giunto atrio-ventricolare: “ablate and pace”) è di solito compito del cardiologo. • Il MMG deve sapere che, in cronico, i pazienti asintomatici con un adeguato controllo della frequenza (accettabile fino a 110 bpm) non dovrebbero generalmente ricevere farmaci per il controllo del ritmo 5 perché: −− il trattamento con antiaritmici è motivato dai tentativi di ridurre i sintomi; −− l’efficacia degli antiaritmici nel mantenere il ritmo sinusale è modesto; −− gli antiaritmici possono ridurre più che eliminare le recidive di FA; −− sono frequenti pro-aritmie farmaco-indotte ed effetti collaterali extra-cardiaci; −− il confronto fra il controllo farmacologico del ritmo e quello della frequenza non ha dimostrato differenze nella sopravvivenza e nella qualità della vita 12. • Il MMG deve poi fare attenzione ad associare agli antiaritmici altri farmaci che possono scatenare aritmie anche importanti o che interferiscano col metabolismo degli antiaritmici. • Prima di prescrivere un nuovo farmaco a un paziente in trattamento anti-aritmico è opportuno consultare il sito: www. qtdrugs.org, dove viene continuamente aggiornato l’elenco dei farmaci che possono favorire la comparsa di pro-aritmie secondarie. Caso clinico • Maschio, 66 anni, circonferenza addominale 127 cm, non fuma, non beve, fa uso di psicofarmaci, vive in una casa protetta, iperteso in trattamento con ACE-inibitori/HCT. • Il MMG durante un controllo di routine della PA riscontra una tachiaritmia asintomatica e lo invia a eseguire un ECG in urgenza 24 h. Rivista Società Italiana di Medicina Generale 49 Fibrillazione atriale D. Battigelli et al. Egregio Collega, ti invio.................................... per valutare l’opportunità di prescrivere terapia con nuovi anticoagulanti (NAO) per FA non valvolare • Ti confermo che non è presente significativa valvulopatia e che sono stati eseguiti gli esami pre-trattamento (emocromo, PT, PTT, transaminasi, creatininemia); Cockroft & Gault = ..... • Sotto riportati i valori di CHA2DS2-VASc e HAS-BLED • Il paziente NON è in TAO perché i regolari controlli INR non sono possibili in quanto .................................................................................................................................... • Paziente è in TAO con TTR negli ultimi sei mesi: .................%: valori e date ultimi INR .................................................................................................................................... • Numero test con INR < 2 negli ultimi sei mesi:................................................................ • Numero test con INR > 4 negli ultimi sei mesi:................................................................ Lettera Fattori di rischio C scompenso Cardiaco/disfunzione ventricolo sn 1 H (Hypertension) ipertensione arteriosa 1 A età ≥ 75 anni 2 D Diabete mellito 1 S Stroke/attacco ischemico transitorio/embolia sistemica 2 V malattia Vascolare (pregresso infarto miocardico, arteriopatia ostruttiva cronica periferica, placca aortica) 1 A età 65-74 anni 1 Sc Sesso categoria – femmina 1 • Punti • • TOTALE = Punti al MMG col consiglio di eseguire visita cardiologica e controllo dell’ECG ‘a breve’ e con terapia ASA 100 mg e altiazem 60 mg t.i.d. Il MMG richiede con urgenza differita (7-10 gg) visita cardiologica con ECG (tracciato normale con ritmo sinusale a FC 120 bpm) ed ecodoppler cardiaco (non valvulopatie né cardiopatia dilatativa o ipertrofica) e gli esami di funzionalità tiroidea, non eseguiti in PS, che evidenziano un ipertiroidismo con TSH < 0,01 e FT4 54,7. Il cardiologo conferma la terapia con altiazem e ASA, ma il MMG, persistendo la FC sui 120 bpm, sostituisce autonomamente altiazem con metoprololo che al dosaggio di 150 mg b.i.d riduce e mantiene la FC a 85 bpm. Il MMG inizia poi una terapia tireostatica con tapazole e invia con urgenza differita il paziente dall’endocrinologo. CHA2DS2-VASc = 2 (> 65 anni, ipertensione arteriosa) e HAS-BLED = 1 (> 65 anni): indicata pertanto la TAO che però non viene prescritta, su richiesta delle persone che gestiscono la casa, per la difficoltà di gestirla (prelievi per INR, variazioni di dosaggio degli AVK), per cui si conferma l’ASA 100 mg/die. In questo caso la prescrizione di un NAO, allora non possibile, ma che oggi soddisfa i criteri AIFA, potrebbe ovviare al problema logistico. Lettera Caratteristiche cliniche H (Hypertension) ipertensione arteriosa sistolica > 160 mmHg A funzione renale e/o epatica Anormali (1 punto ognuna) S Stroke precedente 1 B (Bleeding) sanguinamento anamnestico o predisposizione (anemia) 1 L INR labile (< 60% del tempo in range terapeutico TTR) 1 Bibliografia E Età > 65 anni 1 1 D uso concomitante di FANS, antiaggreganti piastrinici (Drugs) o consumo di alcol (1 punto ognuno) 1 1o2 1o2 TOTALE = Ulteriori elementi utili: .......................................................................................................................................... Medico di Medicina Generale: Nome..................................................Cognome.................................................................. Codice ASL.......................................................................................................................... • Il cardiologo, evidenziando all’ECG una FA con FC 160 bpm, manda il paziente in Pronto Soccorso (PS) dove viene sottoposto a cardioversione farmacologica (metoprololo e digossina e.v.) che ripri- 50 Rivista Società Italiana di Medicina Generale stina il ritmo sinusale. Eseguiti in PS: rx torace, elettroliti, glicemia, creatinina, VFG, pro-BNP, transaminasi, bilirubina, PT e PTT risultati tutti normali. • Dimesso il paziente dal PS e riaffidato • Zoni Berisso M, Filippi A, Landolina M, et al. Frequency, patient characteristics, treatment strategies and resource utilization of atrial fibrillation (from the Italian Survey of Atrial Fibrillation management [ISAF] study). Am J Cardiol 2013;111:705-11. 2 Fuster V, Rydén LE, Cannom DS, et al. ACC/AHA/ESC 2006 guidelines for the management of patients with atrial fibrillation. Circulation 2006;114:e257-354. 3 Meinertz T, Kirch W, Rosin L, et al. Management of atrial fibrillation by primary care physicians in Germany: baseline results of the ATRIUM registry. Clin Res Cardiol 2011;100:897-905. 4 Camm AJ, Lip GYH, De Caterina R, et al. 2012 focused update of the ESC Guidelines for the management of atrial fibrillation: an update of the 2010 ESC Guidelines for the management of atrial fibrillation. Eur Heart J 2012;33:2719-47. Fibrillazione atriale: un piano di aggiornamento integrato per i MMG Camm AJ, Kirchhof P, Lip GYH, et al. Guidelines for the management of atrial fibrillation. Eur Heart J 2010;31:2369-429. 5 Wolf PA, Dawber TR, Thomas HE, et al. Epidemiological assessment of chronic atrial fibrillation and the risk of stroke: the Framingham Study. Neurology 1978;28:973-7. 6 Lip GY. The role of aspirin for stroke prevention in atrial fibrillation. Nat Rev Cardiol 2011;8:602-6. 7 Dentali F, Riva N, Crowther M, et al. Efficacy and safety of the novel oral anticoagulants 8 in atrial fibrillation. A systematic review and meta-analysis of the literature. Circulation 2012;126:2381-91. 9 You JJ, Singer DE, Howard PA, et al. Antithrombotic therapy for atrial fibrillation. Antithrombotic therapy and prevention of thrombosis, 9th ed. American College of Chest Physicians. Evidence-based clinical practice guidelines. Chest 2012;141(Suppl):e531S-75S. 10 Skanes AC, Healey JS, Cairns JA, et al. Focused 2012 update of the Canadian Cardiovascular Society atrial fibrillation Fibrillazione atriale guidelines: recommendations for stroke prevention and rate/rhythm control. Can J Cardiol 2012;28:125-36. Harringon AR, Armostrong EP, Nolan PE, et al. Cost-effectiveness of apixaban, dabigatran, rivaroxaban and warfarin for stroke prevention in atrial fibrillation. Stroke 2013;44:1676-81. 11 Wyse DG, Waldo AL, Di Marco JP, et al. A comparison of rate control and rhythm control in patients with atrial fibrillation. N Engl J Med 2002;347:1825-33. 12 Rivista Società Italiana di Medicina Generale 51 Vitaros®, il primo farmaco topico in crema per il trattamento della disfunzione erettile, ha ottenuto l’approvazione europea In Italia sarà Bracco a distribuire in esclusiva il farmaco dell’azienda americana Apricus Bio Milano, 24 giugno 2013 – Apricus Bio, azienda di San Diego specializzata nella ricerca e nello sviluppo di prodotti farmaceutici innovativi, ha annunciato che Vitaros®, farmaco topico per il trattamento della disfunzione erettile, ha ottenuto la Registrazione Europea con Procedura Decentralizzata. Vitaros® è una crema, a base di Alprostadil, di facile applicazione in grado di aumentare rapidamente l’afflusso sanguigno determinando l’erezione. Il profilo del nuovo farmaco è tale da poter soddisfare le esigenze dei pazienti non trattabili o nonresponders agli attuali trattamenti disponibili per la disfunzione erettile. Alprostadil è un principio attivo largamente utilizzato come alternativa agli inibitori di PDE-5 e Vitaros®, che è stato valutato positivamente prima dalle Autorità Canadesi e Europee per la sua tollerabilità ed efficacia, offre una forma farmaceutica estremamente maneggevole e di rapida azione. Bracco, attende ora il recepimento della registrazione da parte delle Autorità Italiane per presentare nei dettagli le caratteristiche del farmaco alla classe medica e procedere alla commercializzazione sull’intero territorio nazionale. Il Gruppo Bracco Bracco è un Gruppo integrato multinazionale che opera nel settore della salute attraverso quattro Business Unit: Bracco Imaging (diagnostica per immagini), Farma (farmaci etici e da banco), Acist (dispositivi medicali e sistemi avanzati di somministrazione di mezzi di contrasto) e il CDI – Centro Diagnostico Italiano di Milano. Complessivamente il Gruppo occupa oltre 3300 dipendenti, con un fatturato consolidato di oltre 1,2 miliardi di euro, di cui circa il 70% sui mercati esteri, ed è presente in tutto il mondo. L’azienda investe annualmente in Ricerca & Sviluppo oltre il 10% del fatturato di riferimento nell’imaging diagnostico e nei dispositivi medicali avanzati e vanta un patrimonio di oltre 1500 brevetti. Per ulteriori informazioni: Micaela Colamasi, Ufficio Stampa Bracco Tel. 02 21772966 – Fax 02 21772770 E-mail: [email protected] Un aiuto nutrizionale dalla colazione alla cena Meritene® Protein è il consiglio di fiducia da oltre 40 anni, ed è da oggi disponibile anche nella versione neutra che non altera i sapori degli alimenti Il progressivo invecchiamento della popolazione e l’impennata delle malattie croniche stanno determinando un’evoluzione del ruolo della nutrizione, delineando una nuova area che si colloca tra la nutrizione tradizionale ed il farmaceutico. Oggi le innovazioni nel campo genetico e tecnologico ed un modello di assistenza sanitaria sempre più centrata sul paziente stimolano lo sviluppo di soluzioni nutrizionali mirate, basate su un forte approccio scientifico per il trattamento dietoterapico delle condizioni patologiche. Nestlé Health Science, operativa dal primo Gennaio 2011, mira a diventare leader globale in questo nuovo spazio compreso tra food e pharma. aiuto durante periodi di aumentato fabbisogno o ridotto apporto di nutrienti come ad esempio durante una convalescenza. Meritene® Protein rappresenta infatti un valido aiuto sia per il paziente che per il medico. La ventata di cambiamento ed innovazione ha coinvolto anche Meritene® Protein. Un restyling dell’ etichetta, la creazione del nuovo sito internet, lo sviluppo di nuovi materiali di informazione e promozione, si sono affiancati alla più importante novità dell’anno: il lancio di una nuova formulazione dal gusto Neutro, che non altera il sapore degli alimenti arricchiti. L’avventura di Nestlé Health Science è iniziata con l’acquisizione della divisione Medical Nutrition di Novartis C.H. e continua oggi, sia attraverso acquisizioni strategiche, che grazie ai forti investimenti interni in ricerca e sviluppo, fra i quali l’inaugurazione a Losanna (Svizzera) del Nestlé Institute of Health Science che si unisce ai 28 centri di ricerca e sviluppo esistenti nel gruppo. Alcuni risultati sono già visibili: il portafoglio di Nestlé Health Science vanta infatti una serie di soluzioni nutrizionali innovative. Ne sono esempio i prodotti per patologie debilitanti come la malattia di Crohn, i prodotti per l’idratazione e la nutrizione sicura del paziente disfagico o il Meritene® Protein che, con i suoi 11,4 g di Proteine, 23 fra Vitamine e Minerali, rappresenta un valido Meritene® Protein Neutro, infatti, grazie alla sua elevata solubilità ed al suo gusto neutro, può essere aggiunto a una gran varietà di alimenti salati o dolci e bevande calde o fredde, senza alterarne il sapore. Un concentrato di proteine con elevato valore biologico, 15 minerali e 13 vitamine, privo di glutine con ampie possibilità di utilizzo: • per correggere le carenze alimentari • in caso di inappetenza • per un più rapido recupero dei convalescenti • per supportare le difese immunitarie • per combattere la spossatezza e l’astenia durante i cambi di stagione o i periodi di particolare stress. Meritene® Protein è indicato anche nei casi di aumentati fabbisogni nutrizionali, per esempio adolescenti o sportivi. Grazie alla nuova formulazione dal gusto Neutro che si affianca ai tre gusti già in commercio (Vaniglia, Cioccolato e Caffè), Meritene® Protein può essere utilizzato sia durante i pasti che come spuntino o merenda nutriente. Per maggiori informazioni www.Meritene.it Riassunto delle caratteristiche del prodotto NORUXOL Riassunto delle caratteristiche del prodotto IRUXOL 1. DENOMINAZIONE DEL MEDICINALE: NORUXOL - unguento 1. DENOMINAZIONE DEL MEDICINALE: IRUXOL 1% + 60 U.I. unguento 30 g 2. COMPOSIZIONE QUALITATIVA E QUANTITATIVA: 1 g di Noruxol contiene: Principio attivo 0,52 ÷ 3,75 mg di collagenasi N contenente: Clostridiopeptidasi A non inferiore a 1,2 Unità; Proteasi associate non inferiore a 0,24 Unità . Per gli eccipienti, vedere 6.1. 2. COMPOSIZIONE QUALITATIVA E QUANTITATIVA: 100 g di unguento contengono: Principio attivo: Collagenasi (Clostridiopeptidasi A) 60 unità, Cloramfenicolo 1 g 3. FORMA FARMACEUTICA: Unguento 4. INFORMAZIONI CLINICHE 4.1. Indicazioni terapeutiche: Detersione delle piaghe di qualsiasi origine e localizzazione: ulcerazioni e necrosi (ulcere varicose, post-flebitiche e da decubito, gangrena delle estremità, specie gangrena diabetica e da congelamento); piaghe torpide (post-operatorie, da raggi X, da incidenti); prima dei trapianti cutanei. 4.2 Posologia e modo di somministrazione: Per ottenere i migliori risultati con la detersione enzimatica delle piaghe mediante IRUXOL, si debbono osservare le seguenti norme: IRUXOL unguento deve essere messo uniformemente a contatto con la superficie delle piaghe, applicandolo con uno spessore di pochi millimetri. In caso di necrosi ribelli, si può migliorare l'effetto di IRUXOL incidendo ai margini o nel mezzo, cercando in questo modo di applicare parte dell’unguento al di sotto della necrosi. Si dovrebbe evitare che si essicchi la superficie della piaga poiché la presenza di umidità aumenta l'attività enzimatica. Pertanto, le croste completamente asciutte, nonché quelle indurite, dovrebbero dapprima essere ammorbidite con una fasciatura umida. La medicazione con IRUXOL deve essere rinnovata ogni giorno. Applicandola due volte al giorno è possibile aumentarne l'effetto enzimatico. Quando si cambia la medicazione, il materiale necrotico distaccato deve essere asportato mediante pinzetta, spatola, tampone, curette e con bagni. E' opportuno coprire la zona perilesionale con pasta all'ossido di zinco o preparazioni similari: ciò in linea generale oppure per esistenti fenomeni irritativi. Disinfettare la lesione cutanea con soluzione fisiologica o acqua distillata sterile, prima dell'applicazione di IRUXOL. L'applicazione di IRUXOL viene sospesa allorquando la piaga è detersa ed è iniziata una buona granulazione. Si continua la cura come d'uso con pomate che favoriscono la granulazione e la riepitelizzazione. Nella terapia delle ulcere varicose e post-flebitiche, oltre all'uso di IRUXOL, possono essere vantaggiosamente impiegate le fasciature compressive e, nei disturbi dell'irrorazione arteriosa, i farmaci del caso. USO ESTERNO 4.3 Controindicazioni: Ipersensibilità individuale accertata verso il prodotto. 4.4 Speciali avvertenze e precauzioni per l'uso: L'uso, specie se prolungato, di preparazioni topiche può dare origine a fenomeni irritativi o di sensibilizzazione. In tal caso occorre sospendere il trattamento ed istituire una terapia idonea. Altrettanto dicasi in caso di sviluppo di germi non sensibili. Sono stati descritti rari casi di ipoplasia midollare a seguito di impiego protratto di cloramfenicolo per uso topico; per tale motivo il prodotto va usato per brevi periodi, salvo esplicita indicazione del medico. 4.5 Interazioni con altri medicinali e altre forme di interazione: Non sono mai stati segnalati casi di interazione negativa con altri farmaci somministrati. 4.6 Uso in gravidanza e allattamento: Nelle donne in stato di gravidanza e nella primissima infanzia, il prodotto va somministrato nei casi di riconosciuta ed elettiva indicazione, sotto diretto controllo medico. 4.7 Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull'uso di macchinari: Non sono mai stati segnalati effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull'uso di macchinari. 4.8 Effetti indesiderati: Possono verificarsi fenomeni irritativi locali o di sensibilizzazione o, in caso di applicazione prolungata in dosi elevate e su superfici estese, i fenomeni secondari sistemici dell'antibiotico (alterazioni della crasi ematica). 4.9 Sovradosaggio: Non sono stati segnalati, a tutt'oggi, casi di inconvenienti correlabili ad un sovradosaggio dei principi attivi contenuti nel preparato. 4. INFORMAZIONI CLINICHE: 4.1 Indicazioni terapeutiche: Detersione enzimatica delle piaghe necrotiche comprese le ulcere delle gambe e le ulcere da decubito. 4.2 Posologia e modo di somministrazione: Per assicurare il successo del trattamento enzimatico delle lesioni cutanee con Noruxol, deve essere presente una sufficiente umidità nell'area della lesione. Pertanto, nelle ferite secche, la base della lesione deve essere inumidita con soluzione fisiologica salina (0,9% NaCl) o altre soluzioni ben tollerate dal tessuto (esempio glucosio). Croste secche e dure dovrebbero essere prima ammorbidite applicando una fasciatura umida. strato di Noruxol di circa 2 mm di spessore deve essere applicato con la medicazione o direttamente sull'area leggermente inumidita, una volta al giorno. Coprire la superficie della lesione per assicurare il contatto. Non è necessario applicare un abbondante strato di prodotto sulla lesione poiché questo non favorisce il progredire della detersione. Generalmente è sufficiente cambiare la medicazione una volta al giorno salvo diverso parere del medico. 4.3 Controindicazioni: Ipersensibilità al principio attivo (collagenasi) o ad uno qualsiasi degli eccipienti dell’unguento. 4.4 Speciali avvertenze e precauzioni per l'uso: L'uso ripetuto di prodotti per uso topico può dare origine a fenomeni di sensibilizzazione. Ogni qualvolta è presente una infezione, deve essere considerato un appropriato trattamento antibiotico. Cloramfenicolo, neomicina, framicetina, bacitracina, gentamicina, polimixina B e macrolidi - esempio eritromicina - si sono mostrati compatibili con la collagenasi. Dovrebbe essere evitato il contatto con gli occhi e le mucose. Nei pazienti con ustioni gravi, l’impiego di Noruxol deve avvenire su indicazione e sotto controllo dello specialista. In pazienti diabetici, le gangrene secche dovrebbero essere inumidite avendo la precauzione di evitarne la trasformazione in gangrene umide. Se non si osserva una riduzione della componente necrotica entro 14 giorni dall’inizio della terapia con Noruxol, si consiglia di interrompere il trattamento e di adottare metodi alternativi di sbrigliamento. Dopo la prima apertura il prodotto non può più essere considerato sterile. L’eventuale residuo, pertanto, non va utilizzato, ma deve essere eliminato. 4.5 Interazioni con altri medicinali e altre forme di interazione: Noruxol non dovrebbe essere usato in presenza di antisettici, metalli pesanti, detergenti e saponi, poiché ne inibiscono l'attività enzimatica.Prodotti a base di argento e sulfadiazina di argento possono tuttavia essere utilizzati assieme a Noruxol senza alterarne l’attività enzimatica. Tirotricina, gramicidina e tetracicline non dovrebbero essere usate localmente con Noruxol. 4.6 Uso in gravidanza e allattamento: Benché non siano stati evidenziati effetti teratogeni, NORUXOL deve essere somministrato durante i primi tre mesi di gravidanza solo quando strettamente indicato. Poiché la collagenasi non entra nella circolazione sistemica è inverosimile che sia escreta dal latte materno. 4.7 Effetti sulla capacità di guidare e di usare macchinari: Non vi sono presupposti per interferenze negative su tali capacità. 4.8 Effetti indesiderati: Gli effetti indesiderati possono includere dolore locale, prurito, bruciore ed eritema. In caso di gravità delle reazioni deve essere presa in considerazione l'interruzione della terapia. 4.9 Sovradosaggio: L'accidentale assunzione del farmaco è improbabile, ma se accade deve essere rimosso dallo stomaco con il vomito e se necessario con la lavanda gastrica. 5. PROPRIETA' FARMACOLOGICHE 5.1 Proprietà farmacodinamiche: Categoria farmacoterapeutica: Preparati per il trattamento di ferite ed ulcerazioni – Enzimi proteolitici – Clostridiopeptidasi, associazioni. Codice ATC D03BA52. Il principio attivo, la collagenasi N, è un liofilizzato dell’ultrafiltrato purificato da coltura di Clostridium histolyticum. Il principio attivo è costituito dall’enzima collagenolitico clostridiopeptidasi A (EC 3.4.24.3) e da altre proteasi. Il processo di cicatrizzazione delle piaghe avviene più rapidamente se il tessuto necrotico, presente normalmente sul fondo della piaga ancorato sulla superficie, tramite le fibre del collagene nativo, viene allontanato. La collagenasi specifica presente in Noruxol è in grado di digerire le fibre del collagene nativo che vengono scomposte in peptidi a basso peso molecolare. La presenza nel preparato di collageno peptidasi e di proteasi aspecifiche consente l'ulteriore digestione dei peptidi derivati dal collagene e la digestione di altre frazioni proteiche come le fibrine e le proteine globulari, presenti nel tessuto necrotico. 5.2 Proprietà farmacocinetiche:Nessun anticorpo anti-collagenasi oppure collagenasi è stato rilevato nel sangue di pazienti con lesioni cutanee (vene varicose, ulcere, ecc.) trattati topicamente con collagenasi unguento per un periodo di nove settimane. I ricercatori clinici che hanno trattato pazienti con una preparazione enzimatica di Clostridium histolyticum sotto forma di unguento (Santyl con 2.08 U/g nel test esapeptide) hanno riportato gli stessi risultati. Non vi è inoltre evidenza di assorbimento di collagenasi in uno studio durato quattro settimane sulla scimmia (Macaca arctoides) con traumi cutanei standard. Nessun campione di siero di questi animali rivelò precipitati di anticorpi anticollagenasi. Quindi la collagenasi non è assorbita attraverso la pelle necrotica infiammata. Dai dati sembra quindi essere completamente inattivata e digerita a livello della lesione ulcerativa stessa. Probabilmente i prodotti di degradazione della collagenasi sono costituiti da peptidi endogeni e aminoacidi. 5.3 Dati preclinici di sicurezza: Dal punto di vista tossicologico la collagenasi è ben tollerata. E’ di difficile individuazione la soglia della tossicità acuta, e la mucosa sana o la pelle non viene irritata. Nessun segno di potenziale allergico o sistemico di reazione da intollerabilità è stato osservato dopo applicazione topica sulla pelle intatta o scarificata. Secondo i risultati degli studi immunologici la collagenasi non viene assorbita attraverso la pelle intatta o infiammata. Ulteriori esperimenti sugli animali non sono richiesti date le conferme cliniche nell’uomo evidenziate in una notevole esperienza nel corso di molti anni. 6. INFORMAZIONI FARMACEUTICHE 6.1 Lista degli eccipienti: Paraffina liquida, vaselina bianca. 6.2 Incompatibilità: Vedere 4.5 “Interazioni con altri medicinali e altre forme di interazione” 6.3 Validità: 3 anni. Dopo la prima apertura il prodotto non può più essere considerato sterile. L’eventuale residuo, pertanto, non va utilizzato, ma deve essere eliminato in accordo alla normativa vigente. 6.4 Speciali precauzioni per la conservazione: Conservare a temperatura inferiore a 25° C. 6.5 Natura e capacità del contenitore: Tubo in alluminio con tappo in polietilene contenente 10 g di unguento. Tubo in alluminio con tappo in polietilene contenente 30 g di unguento. 6.6 Istruzioni per l'uso: Vedere “Posologia e modo di somministrazione”. 7. TITOLARE DELL’AUTORIZZAZIONE ALL’IMMISSIONE IN COMMERCIO: Smith & Nephew S.r.l. – Via De Capitani 2A – 20864 AGRATE BRIANZA (MB) 8. NUMERO DELL’AUTORIZZAZIONE ALL'IMMISSIONE IN COMMERCIO: NORUXOL 10 g unguento A.I.C. n. 028039016; NORUXOL 30 g unguento - A.I.C. n. 028039028 9. DATA DI PRIMA AUTORIZZAZIONE/RINNOVO DELL’AUTORIZZAZIONE: Prima autorizzazione: 31.10.1994; Rinnovo autorizzazione: 16.11.2009 10. DATA DI ULTIMA REVISIONE: Novembre 2009 3. FORMA FARMACEUTICA: 1% + 60 U.I. Unguento 5. PROPRIETA' FARMACOLOGICHE 5.1 Proprietà farmacodinamiche: Categoria farmacoterapeutica: Preparati per il trattamento di ferite e ulcerazioni – Enzimi proteolitici – Clostridiopeptidasi, associazioni. Codice ATC D03BA52. IRUXOL è una preparazione enzimatica ottenuta da un ceppo batterico di Clostridium histolyticum: come componente principale contiene la collagenasi (Clostridiopeptidasi A) nonché, come enzimi complementari, altre peptidasi aspecifiche formatesi durante la fabbricazione del preparato. Dopo l'applicazione sulla parte lesa il principio attivo si diffonde digerendo e disgregando le fibre necrotiche presenti sul fondo della lesione cutanea; in particolare viene demolito il collagene nativo che fissa sul fondo della lesione il materiale necrotico. La collagenasi ha il suo specifico punto di attacco nella zona apolare delle fibre di collagene, costituita da numerosi tripeptidi. Tramite la demolizione della zona apolare, la fibra collagena viene scissa in peptidi a basso peso molecolare che, in seguito, vengono completamente distrutti dalle collagenopeptidasi e dalle proteasi aspecifiche associate. Il cloramfenicolo è un antibiotico ad ampio spettro, ad azione batteriostatica. Presenta il vantaggio di essere scarsamente solubile in ambiente acquoso e praticamente insolubile in ambiente lipidico. Per applicazioni topiche si è dimostrata ottimale la concentrazione all'1%. 5.2 Proprietà farmacocinetiche: La determinazione dei livelli sierici di cloramfenicolo è stata effettuata su 12 pazienti portatori di ulcere crurali di grossa dimensione. Dopo 5 giorni di trattamento con IRUXOL, 10 g su 100 cm² di superficie lesa, si sono riscontrati valori al di sotto dei limiti dosabili (< 0,3 J CAF/ml di siero). 6. INFORMAZIONI FARMACEUTICHE 6.1 Elenco degli eccipienti: Paraffina liquida, vaselina bianca. 6.2 Incompatibilità: Evitare di applicare contemporaneamente preparati disinfettanti (come alcool denaturato, etere, acqua ossigenata, permanganato, merbromina, sali ammonici quaternari), saponi medicati ed in genere tutti quei preparati deproteinizzanti, in grado cioè di inattivare la componente proteica-enzimatica di IRUXOL, poiché la sua efficacia ne verrebbe compromessa. 6.3 Validità: 3 anni 6.4 Speciali precauzioni per la conservazione: Conservare a temperatura inferiore a 25°C. 6.5 Natura e capacità del contenitore: Astuccio contenente un tubo in alluminio con 30 g di unguento 6.6 Istruzioni per l'uso: Vedi paragrafo “Posologia e modo di somministrazione” 7. TITOLARE DELL’AUTORIZZAZIONE ALL’IMMISSIONE IN COMMERCIO: TJ Smith & Nephew Ltd – Hull (Gran Bretagna) Rappresentante per l’Italia: Smith & Nephew S.r.l. – Via De Capitani 2A – 20864 AGRATE BRIANZA (MB) 8. NUMERO DELL’AUTORIZZAZIONE ALL’IMMISSIONE IN COMMERCIO: A.I.C.: n. 023905021 9. DATA DI PRIMA AUTORIZZAZIONE/RINNOVO DELL’AUTORIZZAZIONE: 09.01.1979 / 01.06.2010 10. DATA DI ULTIMA REVISIONE : Luglio 2010 TRITTICO gocce orali, soluzione TRAZODONE CLORIDRATO RIASSUNTO DELLE CARATTERISTICHE DEL PRODOTTO 1. DENOMINAZIONE DEL MEDICINALE Trittico 50 mg compresse rivestite con film trittico 100 mg compresse rivestite con film trittico 25 mg/ml gocce orali, soluzione trittico 60 mg/ml gocce orali, soluzione 2. COMPOSIZIONE QUALITATIVA E QUANTITATIVA Trittico 50 mg compresse rivestite con film Ogni compressa contiene: trazodone cloridrato 50 mg pari a trazodone 45,5 mg. Trittico 100 mg compresse rivestite con film Ogni compressa contiene: trazodone cloridrato 100 mg pari a trazodone 91,1 mg. Trittico 25 mg/ml gocce orali, soluzione 100 ml di soluzione contengono: trazodone cloridrato 2,5 g pari a trazodone 2,3 g (ogni goccia contiene 1 mg di trazodone cloridrato). TRITTICO 60 mg/ml gocce orali, soluzione 100 ml di soluzione contengono: trazodone cloridrato 6 g pari a trazodone 5,5 g (ogni goccia contiene 2 mg di trazodone cloridrato). Per l’elenco completo degli eccipienti vedere paragrafo 6.1. 3. FORMA FARMACEUTICA Compresse 50 mg Compresse rivestite con film giallo-arancio pallido, rotonde, biconvesse, con linea di frattura centrale. Le compresse possono essere divise in due metà uguali. Compresse 100 mg Compresse rivestite con film bianche o quasi bianche, rotonde, biconvesse con linea di frattura centrale. Le compresse possono essere divise in due metà uguali. Gocce orali Soluzione limpida da incolore a leggermente gialla. 4. INFORMAZIONI CLINICHE 4.1Indicazioniterapeutiche Disturbi depressivi con o senza componente ansiosa. 4.2 Posologia e modo di somministrazione L’uso del prodotto è limitato ai pazienti adulti. Si consiglia di iniziare il ciclo terapeutico con una somministrazione serale e con dosaggi giornalieri crescenti. Assumere il farmaco per cicli terapeutici di almeno un mese. L’assunzione di trazodone dopo i pasti riduce l’insorgenza di effetti indesiderati (aumento del riassorbimento e riduzione del picco di concentrazione plasmatica). Compresse Le compresse sono divisibili per consentire una posologia progressiva con dosi frazionate, a seconda della gravità della malattia, del peso, dell’età e delle condizioni generali del paziente. Adulti: all’inizio 75 - 150 mg al giorno somministrati con dosaggi ripetuti dopo i pasti. La dose serale deve essere assunta la sera prima di coricarsi La dose può essere aumentata fino a 300 mg al giorno, da assumersi in dosi ripetute, la cui porzione maggiore deve essere assunta al momento di coricarsi. Nei pazienti ospedalizzati la dose può essere ulteriormente aumentata fino a 600 mg al giorno in dosi ripetute. Gocce 25 mg/ml Adulti: 25-50 gocce, diluite in poca acqua o altri liquidi, 2-3 volte al giorno, possibilmente a stomaco pieno, secondo il giudizio del medico. Una goccia equivale a 1 mg di principio attivo. Gocce 60 mg/ml Adulti: 13-25 gocce, diluite in poca acqua o altri liquidi, 2-3 volte al giorno, possibilmente a stomaco pieno, secondo il giudizio del medico. Una goccia equivale a 2 mg di principio attivo. Anziani: nei pazienti molto anziani o in quelli defedati, la dose iniziale raccomandata è di 100 mg al giorno, somministrata con dosaggi ripetuti o in dose singola da assumere la sera. Questa dose potrà essere poi aumentata, come descritto nella posologia per gli adulti, secondo il giudizio del medico, in accordo alla tollerabilità ed efficacia. In generale dosi singole superiori a 100 mg dovrebbero essere evitate in questi pazienti. E’ comunque improbabile che siano necessari dosaggi superiori a 300 mg al giorno. Popolazione pediatrica: l’uso di trazodone non è raccomandato nei bambini e adolescenti al di sotto dei 18 anni a causa della mancanza di dati sulla sicurezza. Insufficienza epatica: Trazodone è soggetto ad un intenso metabolismo epatico, vedere paragrafo 5.2, ed è inoltre stato associato ad epatotossicità, vedere paragrafi 4.4 e 4.8. Prestare cautela quando trazodone è prescritto a pazienti con insufficienza epatica, soprattutto nei casi di insufficienza epatica grave. Valutare la necessità di monitorare periodicamente le funzioni epatiche. Insufficienza renale: generalmente non sono necessari aggiustamenti del dosaggio, ma occorre porre cautela quando il trazodone viene prescritto a pazienti con insufficienza renale severa (vedere anche paragrafi 4.4 e 5.2). 4.3 Controindicazioni Ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti. Intossicazione alcolica ed intossicazione da ipnotici. Infarto acuto del miocardio. 4.4 Avvertenze speciali e precauzioni d’impiego Uso in bambini e adolescenti di età inferiore ai 18 anni Trazodone non deve essere utilizzato per il trattamento di bambini e adolescenti al di sotto dei 18 anni di età. Comportamenti suicidari (tentativi di suicidio e ideazione suicidaria) e ostilità (essenzialmente aggressività, comportamento di opposizione e collera) sono stati osservati con maggiore frequenza negli studi clinici effettuati su bambini e adolescenti trattati con antidepressivi rispetto a quelli trattati con placebo. Per di più, non sono disponibili i dati sulla sicurezza a lungo termine per i bambini e gli adolescenti per quanto concerne la crescita, la maturazione e lo sviluppo cognitivo e comportamentale. Suicidio/ideazione suicidaria o peggioramento clinico La depressione è associata ad aumentato rischio di pensieri suicidari, autolesionismo e suicidio (suicidio/eventi correlati). Tale rischio persiste fino a che si verifichi una remissione significativa. Poiché possono non verificarsi miglioramenti durante le prime settimane di trattamento o in quelle immediatamente successive, i pazienti devono essere attentamente controllati fino ad avvenuto miglioramento. E’ esperienza clinica in generale che il rischio di suicidio può aumentare nelle prime fasi del miglioramento. Pazienti con anamnesi positiva per comportamento o pensieri suicidari, o che manifestano un grado significativo di ideazione suicidaria prima dell’inizio del trattamento, sono a rischio maggiore di ideazione suicidaria o di tentativi di suicidio, e devono essere attentamente controllati durante il trattamento. Una metanalisi degli studi clinici condotti con farmaci antidepressivi in confronto con placebo nella terapia di disturbi psichiatrici, ha mostrato un aumento del rischio di comportamento suicidario nella fascia di età inferiore a 25 anni dei pazienti trattati con antidepressivi rispetto al placebo. La terapia farmacologia con antidepressivi deve essere sempre associata ad una stretta sorveglianza dei pazienti, in particolare di quelli ad alto rischio, specialmente nelle fasi iniziali del trattamento e dopo cambiamenti di dose. Avvertire i pazienti (o chi si prende cura di loro) della necessità di monitorare e di riportare immediatamente al medico qualsiasi peggioramento del quadro clinico, l’insorgenza di comportamento o pensieri suicidari o di cambiamenti comportamentali. Per ridurre il rischio potenziale di tentativi di suicidio, particolarmente all’inizio della terapia, prescrivere quantitativi ridotti di trazodone ad ogni visita. Si raccomanda di porre particolare attenzione al dosaggio e monitorare regolarmente i pazienti affetti da: • Epilessia, evitare in particolare bruschi incrementi o riduzioni di dosaggio • Insufficienza epatica o renale, specialmente se severa • Cardiopatie, quale ad esempio angina pectoris, disturbi della conduzione o blocchi A-V di diverso grado, infarto del miocardio recente • Ipertiroidismo • Disturbi della minzione, come ipertrofia prostatica, quantunque non siano prevedibili problemi in tal senso dato il trascurabile effetto anticolinergico del trazodone • Glaucoma ad angolo acuto, aumento della pressione intraoculare, sebbene gravi alterazioni non si siano ancora evidenziate a causa del minor effetto anticolinergico del trazodone. Interrompere il trattamento in caso di comparsa di ittero. La somministrazione di antidepressivi in pazienti con schizofrenia o altri disturbi psicotici può comportare un peggioramento dei sintomi psicotici. I pensieri paranoici possono intensificarsi. Durante la terapia con trazodone l’episodio depressivo può variare da psicosi maniaco-depressiva a maniacale. In questo caso interrompere il trattamento. Con l’uso concomitante di sostanze ad azione serotoninergica (quali antidepressivi triciclici, SSRI, SNRI ed inibitori delle MAO) e neurolettici sono stati riportati casi di interazioni in termini di sindrome serotoninergica/sindrome neurolettica maligna. In caso di co-somministrazione con neurolettici, per i quali la sindrome neurolettica maligna è una reazione avversa nota, sono stati riportati casi di sindromi neurolettiche maligne, anche fatali (vedere paragrafi 4.5 e 4.8 per ulteriori informazioni). Se si presentano mal di gola e febbre si raccomanda di effettuare controlli ematici, dato che l’agranulocitosi può manifestarsi con sintomi simili all’influenza. Con l’uso di Trazodone è stata riportata ipotensione, inclusa ipotensione ortostatica e sincope. La somministrazione concomitante di terapia antiipertensiva e trazodone, può richiedere una riduzione del dosaggio del farmaco antiipertensivo. I pazienti anziani sono spesso più sensibili agli antidepressivi, soprattutto per quanto concerne l’ipotensione ortostatica e gli altri effetti anticolinergici. A seguito di trattamento con trazodone, in particolare se prolungato, si raccomanda una riduzione graduale del dosaggio prima di interrompere il trattamento, al fine di minimizzare la comparsa dei sintomi di astinenza, caratterizzati da nausea, mal di testa, malessere. Non c’è evidenza che il trazodone possa dare origine a fenomeni di abuso/assuefazione. Come per altri antidepressivi, con trazodone sono stati riportati raramente casi di prolungamento dell’intervallo QT. Si raccomandano particolari precauzioni nella somministrazione di trazodone con altri farmaci noti per causare un prolungamento dell’intervallo QT. Trazodone deve essere usato con cautela nei pazienti con malattie cardiovascolari, incluse quelle associate a prolungamento dell’intervallo QT. Gli inibitori del CYP3A4 possono causare un sostanziale aumento della concentrazione plasmatica di trazodone. Vedere paragrafo 4.5 per ulteriori informazioni. Come con altri farmaci dotati di effetti alfa adrenolitici, in corso di trattamento con trazodone sono stati segnalati rari casi di priapismo che può essere trattato con un’iniezione intracavernosa di un agente alfa-adrenergico come adrenalina o metaraminolo. Tuttavia sono stati riportati casi in cui il priapismo indotto da trazodone ha richiesto un intervento chirurgico o ha comportato disfunzione sessuale permanente. Interrompere immediatamente il trattamento nei pazienti che sviluppano questa sospetta reazione avversa. Informazioni importanti su alcuni eccipienti Compresse rivestite con film Trittico compresse rivestite con film 50 e 100 mg contengono lattosio: i pazienti affetti da rari problemi ereditari di intolleranza al galattosio, da deficit di Lapp-lattasi o malassorbimento di glucosio-galattosio non devono assumere il medicinale. Trittico compresse rivestite con film 50 mg contiene giallo tramonto (E110): può causare reazioni allergiche. Gocce orali Trittico 25 mg/ml gocce orali, soluzione contiene: - glicerolo: il prodotto è, pertanto, pericoloso ad alte dosi, può causare emicrania, problemi gastrici e diarrea, - etanolo: le gocce contengono circa l’1% di alcool etilico: il prodotto va, pertanto, usato con cautela in soggetti che soffrono di patologie epatiche, alcoolismo, epilessia, problemi o patologie cerebrali, bambini e donne in gravidanza. Per chi svolge attività sportiva, l’uso di medicinali contenenti alcool etilico può determinare positività ai test antidoping in rapporto ai limiti di concentrazione alcolemica indicata da alcune federazioni sportive. Trittico 60 mg/ml gocce orali, soluzione contiene glicole propilenico: può causare sintomi simili a quelli causati dall’alcool. 4.5 Interazioni con altri medicinali e altre forme di interazione Generali Gli effetti sedativi di farmaci antipsicotici, ipnotici, sedativi, ansiolitici e antistaminici possono essere intensificati; in questi casi ridurre il dosaggio. Il metabolismo degli antidepressivi è accelerato dagli effetti epatici dei contraccettivi orali, fenitoina, carbamazepina e barbiturici. Il metabolismo degli antidepressivi è inibito dalla cimetidina e da altri antipsicotici. Inibitori del CYP3A4 I risultati di studi in vitro sul metabolismo del farmaco, suggeriscono una potenziale interazione farmacologica in caso di cosomministrazione di trazodone con inibitori del citocromo P4503A4 (CYP3A4), quali eritromicina, ketoconazolo, itraconazolo, ritonavir, indinavir e nefazodone. Gli inibitori del CYP3A4 possono causare un sostanziale aumento della concentrazione plasmatica di trazodone. Studi in vivo in volontari sani hanno dimostrato che una dose di ritonavir da 200 mg BID aumenta i livelli plasmatici del trazodone più del doppio, causando nausea, sincope ed ipotensione. Pertanto, in caso di somministrazione concomitante di trazodone con un potente inibitore del CYP3A4, è necessario ridurre il dosaggio di trazodone. Tuttavia la somministrazione concomitante di trazodone e di potenti inibitori del CYP3A4 dovrebbe essere evitata dove possibile. Carbamazepina La co-somministrazione di carbamazepina in associazione con trazodone ne riduce la concentrazione plasmatica. L’uso concomitante di carbamazepina 400 mg al giorno porta ad una riduzione dei livelli plasmatici di trazodone e del suo metabolita attivo m-clorofenilpiperazina del 76% e 60%, rispettivamente. Per questo motivo, i pazienti che assumono trazodone in associazione con carbamazepina dovrebbero essere attentamente monitorati per accertare se è richiesto un aumento nel dosaggio del trazodone. Antidepressivi triciclici Evitare l’uso concomitante con trazodone per il rischio di interazione. Valutare con attenzione l’eventuale insorgenza di sindrome serotoninergica e di effetti avversi cardiovascolari. Fluoxetina Sono stati riportati casi rari di aumento dei livelli plasmatici di trazodone e l’insorgere di effetti avversi quando il trazodone è somministrato con fluoxetina, un inibitore del citocromo CYP1A2/2D6. Il meccanismo alla base dell’interazione farmacocinetica non è stato completamente chiarito. Un’interazione farmacodinamica (sindrome serotoninergica) non può essere esclusa. Inibitori delle monoamino ossidasi (IMAO) Occasionalmente sono stati riportati casi di interazione con inibitori della monoamino ossidasi (IMAO). Sebbene alcuni medici siano soliti prescrivere questi farmaci contemporaneamente, si sconsiglia la somministrazione concomitante di trazodone con IMAO, o entro le due settimane successive all’interruzione del trattamento con IMAO. Non è altresì raccomandata la somministrazione di IMAO nella settimana successiva all’interruzione del trattamento con trazodone. Fenotiazine E’ stata osservata ipotensione ortostatica severa in caso di somministrazione concomitante di fenotiazina, quali ad esempio clorpromazina, flufenazina, levomepromazina, perfenazina. Anestetici e miorilassanti Trazodone cloridrato può aumentare gli effetti dei miorilassanti e degli anestetici volatili, pertanto occorre prestare cautela in caso di uso concomitante. Alcool Trazodone potenzia gli effetti sedativi dell’alcool. Evitare l’assunzione di alcool durante la terapia con trazodone. Levodopa Gli antidepressivi possono accelerare il metabolismo della levodopa. Altro L’uso concomitante di Trazodone con farmaci noti per prolungare l’intervallo QT può aumentare il rischio di aritmia ventricolare, incluse “Torsioni di Punta”. Prestare cautela quando questi farmaci vengono co-somministrati con trazodone. Dato che trazodone è un debole inibitore del re-uptake della noradrenalina e non modifica la risposta pressoria alla tiramina, è improbabile un’interferenza con l’azione ipotensiva dei composti guanetidina-simili. Tuttavia studi condotti in animali di laboratorio suggeriscono che il trazodone può inibire gran parte delle azioni acute della clonidina. Anche se non sono riportati casi di interazione clinica con altri farmaci anti-ipertensivi, dovrà comunque essere presa in considerazione la possibilità di un effetto di potenziamento. Gli effetti indesiderati possono essere più frequenti durante l’uso contemporaneo di preparazioni a base di piante medicinali contenenti Erba di S. Giovanni (Hypericum perforatum). Sono stati riportati casi di modifica del tempo di protrombina in pazienti trattati con trazodone e warfarin. L’associazione di trazodone con digossina e fenitoina può portare ad un incremento dei livelli ematici di questi ultimi. Monitorare le concentrazioni plasmatiche in questi pazienti. 4.6Gravidanzaeallattamento Gravidanza Dati su un numero limitato (<200) di donne gravide esposte al trazodone indicano l’assenza di effetti avversi per la gravidanza e la salute del feto/neonato. Ad oggi non sono disponibili altri dati epidemiologici rilevanti. Studi sugli animali non hanno indicato effetti dannosi diretti o indiretti sulla gravidanza né sullo sviluppo embrionale/fetale, sul parto o sullo sviluppo postnatale alle dosi terapeutiche (vedere paragrafo 5.3). Prestare cautela quando trazodone viene somministrato alle donne gravide. Quando il trazodone viene usato fino al parto, i neonati dovrebbero essere monitorati per l’eventuale comparsa della sindrome da astinenza. Allattamento Un numero limitato di dati indica che l’escrezione del trazodone nel latte umano è bassa, mentre i livelli del suo metabolita attivo non sono noti. Data la scarsezza di dati la decisione sull’uso di trazodone durante l’allattamento deve essere presa tenendo conto dei benefici dell’allattamento al seno e dei benefici per la donna della terapia con trazodone. 4.7Effettisullacapacitàdiguidareveicoliesull’usodimacchinari Il trazodone ha una influenza lieve o moderata sulla capacità di guidare e sull’utilizzo di macchinari. I pazienti dovrebbero essere allertati circa i rischi di guidare o usare macchinari, a meno che essi siano sicuri di non essere affetti da sonnolenza, sedazione, vertigini, stato confusionale o visione offuscata. 4.8Effettiindesiderati Casi di ideazione e comportamento suicidari sono stati riportati durante la terapia con Trazodone o nelle prime fasi che seguono la sospensione del trattamento. I seguenti sintomi, alcuni dei quali sono comunemente riportati in caso di depressione non trattata, sono stati registrati in pazienti trattati con trazodone: Classificazione per sistemi e organi secondo MedDRA FREQUENZA non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili) Patologie del sistema emolinfopoietico Discrasia ematica (agranulocitosi, trombocitopenia, eosinofilia, leucopenia e anemia) Disturbi del sistema Reazioni allergiche immunitario da secrezione inappropriata di ormone Patologie endocrine Sindrome antidiuretico Disturbi del 1 metabolismo e della Iponatremia , calo ponderale, anoressia, aumento dell’appetito, nutrizione Disturbi psichiatrici Idee suicidarie o comportamento suicida2, stato confusionale, insonnia, disorientamento, mania, ansietà, nervosismo, agitazione (che del tutto occasionalmente si esacerbano fino al delirio), delirio, reazione aggressiva, allucinazioni, incubi, diminuzione della libido, sindrome da astinenza Patologie del sistema nervoso Sindrome da serotonina, convulsioni, sindrome maligna da neurolettici, capogiri, vertigini, cefalea, sonnolenza3, irrequietezza, ridotta vigilanza, tremore, visione annebbiata, disturbo della memoria, mioclono, afasia espressiva, parestesia, distonia, gusto alterato. Patologie cardiache Aritmie cardiache4 (incluse Torsioni di Punta, palpitazioni, contrazioni ventricolari premature, coppie ventricolari, tachicardia ventricolare), bradicardia, tachicardia, anomalie elettrocardiografiche (prolungamento del QT) Patologie vascolari Ipotensione ortostatica, ipertensione, sincope Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche Congestione nasale, dispnea Patologie gastrointestinali Nausea, vomito, secchezza della bocca, stipsi, diarrea, dispepsia, dolore allo stomaco, gastroenterite, aumento della salivazione, ileo paralitico Patologie epatobiliari Anormalità della funzione epatica (incluso ittero e danno epatocellulare)5 , colestasi intraepatica Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo Eruzione cutanea, prurito, iperidrosi Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo Dolore degli arti, dolore dorsale, mialgia, artralgia Patologie renali e urinarie Disturbo della minzione Patologie dell’apparato riproduttivo e della mammella Priapismo6 Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione Debolezza, edema, sintomi simili-influenzali, affaticamento, dolore toracico, febbre Esami diagnostici Enzimi epatici elevati 1 Lo stato di fluidi ed elettroliti deve essere controllato nei pazienti sintomatici. 2 Vedere anche paragrafo 4.4 3 Trazodone è un antidepressivo con proprietà sedative e la sonnolenza, qualche volta si manifesta nei primi giorni di trattamento, generalmente scompare nel prosieguo della terapia 4 Studi negli animali hanno dimostrato che Trazodone è meno cardiotossico degli antidepressivi triciclici, e studi clinici suggeriscono che è meno probabile che causi aritmie cardiache nell’uomo. Studi clinici in pazienti con malattie cardiache preesistenti indicano che trazodone può essere aritmogeno in alcuni pazienti di quella popolazione. 5 Raramente sono stati riportati effetti avversi sulla funzione epatica, qualche volta severi. 6 Vedere anche paragrafo 4.4. 4.9 Sovradosaggio Caratteristiche di tossicità Le reazioni più frequentemente riportate in caso di sovradosaggio includono sonnolenza, vertigini, nausea e vomito. Nei casi più seri sono stati riportati coma, tachicardia, ipotensione, iponatremia, convulsioni e insufficienza respiratoria. Le alterazioni cardiache possono includere bradicardia, prolungamento dell’intervallo QT e “Torsioni di Punta”. I sintomi possono comparire entro 24 ore o più dopo il sovradosaggio. Il sovradosaggio di trazodone in combinazione con altri antidepressivi può causare sindrome serotoninergica. Trattamento Non esiste un antidoto specifico al trazodone. Il carbone attivo può essere utilizzato negli adulti che hanno ingerito più di 1 g di trazodone o nei bambini che hanno assunto più di 150 mg di trazodone entro 1 ora dalla comparsa dei sintomi. In alternativa la lavanda gastrica, negli adulti, può essere effettuata entro un’ora dall’assunzione di una dose potenzialmente pericolosa. In caso di sovradosaggio i pazienti devono essere tenuti sotto controllo per almeno 6 ore dall’assunzione (o 12 ore nel caso di assunzione di forme farmaceutiche a rilascio prolungato). Monitorare la pressione sanguigna, il polso e la Glasgow Coma Scale (GCS). Monitorare la saturazione dell’ossigeno se la GCS è ridotta. Il monitoraggio cardiaco è appropriato in pazienti sintomatici. Le convulsioni brevi e singole non richiedono trattamento. Le convulsioni frequenti e prolungate devono essere trattate con somministrazione endovena di diazepam (0.1-0.3 mg/kg di peso corporeo) o lorazepam (4 mg negli adulti e 0.05 mg/kg nei bambini). Se queste misure non controllano la crisi, procedere con un’infusione endovenosa di fenitoina. Somministrare ossigeno e correggere l’equilibrio acido-base ed i disturbi metabolici secondo le necessità del caso. In caso di ipotensione ed eccessiva sedazione il trattamento è sintomatico e supportivo. Se persiste una severa ipotensione, considerare l’uso di inotropi, quali dopamina o dobutamina. 5. PROPRIETA’ FARMACOLOGICHE 5.1Proprietàfarmacodinamiche Categoria farmacoterapeutica: psicoanalettici, antidepressivi Codice ATC: N06AX05 Trazodone è un derivato triazolpiridinico efficace nel trattamento di tutti i disturbi depressivi, compresa la depressione associata ad ansia ed i disturbi del sonno (codice ATC: N06AX05), caratterizzato da una breve latenza dell’effetto terapeutico (circa una settimana). Trazodone è un inibitore della ricaptazione della serotonina e un antagonista dei recettori 5-HT2, la cui attivazione è comunemente associata ad insonnia, ansia, agitazione psicomotoria ed alterazioni della funzione sessuale. A differenza di altri psicofarmaci il trazodone non è controindicato nel glaucoma e nei disturbi della minzione, non produce fenomeni di tipo extrapiramidale ed inoltre, non potenziando la trasmissione adrenergica ed essendo virtualmente sprovvisto di effetti anticolinergici, non presenta gli effetti caratteristici degli antidepressivi triciclici sulla conduzione cardiaca. 5.2Proprietàfarmacocinetiche Dopo somministrazione nel giovane di Trittico 100 mg in dose singola si raggiunge un Cmax di 1.2 µg/ml con un Tmax ad 1 ora. L’AUC0-∞ è di 7.3 µg/ml/h e l’emivita è di 6.6 ore. Dopo somministrazione orale singola nell’anziano di Trittico 100 mg viene raggiunta una Cmax di 1.6 µg/ml, con un Tmax a circa 1.5 ore dopo l’assunzione ed una AUC00-∞ di circa 17 µg/ml/h. Dopo somministrazione ripetuta il Tmax e l’AUC restano praticamente invariati, il Cmax è di circa 2 µg/ml. L’emivita è di 9-11 ore. Studi condotti in vitro su microsomi epatici umani indicano che trazodone viene principalmente metabolizzato dal citocromo P4503A4 (CYP3A4). 5.3Datipreclinicisullasicurezza Tossicità acuta. La DL50 del trazodone per via orale è 610 mg/kg nel topo, 486 mg/kg nel ratto e 560 mg/kg nel coniglio. Gli effetti osservati consistevano in sedazione, salivazione, ptosi palpebrale e convulsioni cloniche. Tossicità ripetuta. Sono stati condotti studi subcronici nel ratto, coniglio e cane e cronici nel ratto, cane e scimmia. Le dosi somministrate per via orale erano comprese tra 15 e 450 mg/kg/ die nel ratto, tra 15 e 100 mg/kg/die nel coniglio, tra 3 e 100 mg/ kg/die nel cane e tra 20 e 80 mg/kg/die nella scimmia. Nel ratto, il trattamento ha indotto ipertrofia degli epatociti e del reticolo endoplasmatico liscio con conseguente epatomegalia. Quest’ultimo effetto è il risultato di un meccanismo di detossificazione, che non può essere interpretato come un fenomeno patologico. Inoltre dosi provviste di effetti letali hanno indotto anche effetti già osservati negli studi di tossicità acuta. Il relativo NOEL (No Observed Adverse Effect Level) risulta essere pari a 30 mg/kg/die. Nel coniglio sono stati osservati solo effetti depressori a carico del sistema nervoso centrale e il relativo NOEL risulta essere 50 mg/kg/die. Nel cane, i sintomi già osservati con l’intossicazione acuta risultano aggravati con la somministrazione ripetuta e il relativo NOEL è pari a 10 mg/ kg/die. La scimmia appare essere più resistente del cane e presenta solo disturbi farmacodinamici. Il NOEL risulta essere pari a 20 mg/ kg/die. Tossicità riproduttiva. Non sono stati osservati effetti sulla fertilità nel ratto fino alla dose di 300 mg/kg/die. Gli studi di teratogenesi nel ratto hanno evidenziato un aumento dell’embrioletalità solo alle dosi provviste di effetti tossici sull’organismo materno (300-450 mg/ kg/die). Nel coniglio sono stati osservati embrioletalità e rari casi di anomalie congenite solo a dosi tossiche sulle madri (210-450 mg/ kg/die). L’assenza di effetti diretti sull’embrione è confermata dagli studi del passaggio del trazodone attraverso la barriera placentare nel ratto: le concentrazioni del farmaco nei tessuti embrionali e nel liquido amniotico sono risultate trascurabili. Gli studi peri-e postnatali nel ratto hanno evidenziato solo una riduzione dell’incremento ponderale dei neonati a dosi superiori a 30 mg/kg/die. Mutagenicità.I test di mutagenesi in vitro (nelle cellule batteriche, nelle cellule V77 di criceto cinese, nelle cellule di linfoma murino, di aberrazione cromosomica nelle cellule CHO, CHL/IU e nei linfociti umani) come pure i test di mutagenesi in vivo (del micronucleo nel topo e dell’analisi della metafase cromosomica nel ratto) non hanno evidenziato effetti mutageni. Potenziale carcinogeno. Sono stati condotti studi nel topo e nel ratto e non sono stati evidenziati potenziali rischi di tumori. Antigenicità. Il trazodone è risultato essere privo di attività antigenica. Cardiotossicità. Gli effetti cardiovascolari del trazodone sono stati studiati nel ratto, cavia, gatto e cane. Il farmaco è risultato essere praticamente privo di cardiotossicità in quanto non induce alterazioni del tracciato ECG a dosi non ipotensive. Effettiormonali. Singole dosi superiori a 20 mg/kg per via intraperitoneale nel ratto femmina hanno indotto un lieve aumento della prolattina. Tale effetto scompariva con la somministrazione in cronico nella dieta. Farmacodipendenza. Due studi condotti nel ratto hanno permesso di escludere potenziali effetti di farmacodipendenza. 6. INFORMAZIONI FARMACEUTICHE 6.1Elencodeglieccipienti Trittico 50 mg compresse rivestite con film: lattosio monoidrato, calcio fosfato dibasico diidrato, cellulosa microcristallina, amido di mais, carbossimetilamido sodico, povidone, magnesio stearato, giallo tramonto (E 110), etilcellulosa, olio di ricino, cera E, talco. Trittico 100 mg compresse rivestite con film: lattosio monoidrato, calcio fosfato dibasico diidrato, cellulosa microcristallina, amido di mais, carbossimetilamido sodico, povidone, magnesio stearato, etilcellulosa, talco, olio di ricino, cera E. Trittico 25 mg/ml gocce orali, soluzione: saccarina, sodio bicarbonato, glicerolo, etanolo, acqua depurata. Trittico 60 mg/ml gocce orali, soluzione: glicole propilenico, Macrogol 400, propile gallato, sodio edetato, sucralosio, acido citrico anidro, sodio idrossido, acqua depurata. 6.2Incompatibilità Non pertinente. 6.3Periododivalidità - Trittico 50 mg compresse rivestite con film: 4 anni - Trittico 100 mg compresse rivestite con film: 4 anni - Trittico 25 mg/ml gocce orali, soluzione: 2 anni - Trittico 60 mg/ml gocce orali, soluzione: 3 anni Utilizzare il prodotto entro 3 mesi dalla prima apertura del flacone, il prodotto eccedente deve essere eliminato. 6.4Precauzioniparticolariperlaconservazione Questo medicinale non richiede alcuna condizione particolare di conservazione. 6.5 Natura e contenuto del contenitore Trittico 50 mg compresse rivestite con film: 2 blister in PVC/alluminio contenenti ciascuno 15 compresse, confezione da 30 compresse. Trittico 100 mg compresse rivestite con film: 2 blister in PVC/ alluminio contenenti ciascuno 15 compresse da 100 mg, confezione da 30 compresse. Trittico 25 mg/ml gocce orali, soluzione: flacone in vetro ambrato con capsula di chiusura in polipropilene e contagocce in vetro, confezione da 30 ml. Trittico 60 mg/ml gocce orali, soluzione; flacone in vetro ambrato con capsula di chiusura in polipropilene e contagocce in vetro, confezione da 30 ml. 6.6Precauzioniparticolariperlosmaltimentoelamanipolazione Il medicinale non utilizzato ed i rifiuti derivanti da tale medicinale devono essere smaltiti in conformità alla normativa vigente. 7. TITOLARE DELL’AUTORIZZAZIONE ALL’IMMISSIONE IN COMMERCIO Aziende Chimiche Riunite Angelini Francesco - A.C.R.A.F. S.p.A. Viale Amelia, 70 - 00181 ROMA 8. NUMERI DELL’AUTORIZZAZIONE ALL’IMMISSIONE IN COMMERCIO Trittico 50 mg compresse rivestite con film, 30 compresse 022323036 Trittico 100 mg compresse rivestite con film, 30 compresse 022323048 Trittico 25 mg/ml gocce orali, soluzione, flacone 30 ml 022323051 Trittico 60 mg/ml gocce orali, soluzione, flacone 30 ml 022323099 9. DATA DELLA PRIMA AUTORIZZAZIONE/RINNOVO DELL’AUTORIZZAZIONE 15.10.1971/01.06.2010 10. DATA DI REVISIONE DEL TESTO Marzo 2013 INFORMAZIONI AGGIUNTIVE Trittico 50mg 30 cpr div; Classe A-RR-PP: 4,86 € Trittico 100mg 30 cpr div; Classe A-RR-PP: 8,84 € Trittico 25mg/ml gocce os soluz 30 ml; Classe A - RR - PP: 3,93 € Trittico 60mg/ml gocce os soluz 30 ml; Classe A-RR-PP: 6,76 € Dep. AIFA in data 26.06.2013 ® OMMUNAL lisato batterico liofilizzato RIASSUNTO DELLE CARATTERISTICHE DEL PRODOTTO 1. 2. 3. 4. 4.1. 4.2. 4.3 4.4 4.5 4.6 4.7 4.8 4.9 5. 5.1 5.2. 5.3 DENOMINAZIONE DEL MEDICINALE • OMMUNAL Adulti 7 mg capsule rigide. • OMMUNAL Bambini 3,5 mg capsule rigide. • OMMUNAL Bambini 3,5 mg granulato per sospensione orale COMPOSIZIONE QUALITATIVA E QUANTITATIVA OMMUNAL Adulti 7 mg capsule rigide. Una capsula contiene: principio attivo, Lisato batterico liofilizzato di Haemophilus influenzae, Diplococcus pneumoniae, Klebsiella pneumoniae ed ozaenae, Staphylococcus aureus, Streptococcus pyogenes e viridans, Neisseria catarrhalis : mg 7,00 (corrispondenti a 36 miliardi di batteri). OMMUNAL Bambini 3,5 mg capsule rigide. Una capsula contiene: principio attivo.Lisato batterico liofilizzato di Haemophilus influenzae, Diplococcus pneumoniae, Klebsiella pneumoniae ed ozaenae, Staphylococcus aureus, Streptococcus pyogenes e viridans, Neisseria catarrhalis : mg 3,50 (corrispondenti a 18 miliardi di batteri). OMMUNAL Bambini 3,5 mg granulato per sospensione orale. Una bustina contiene: principio attivo, Lisato batterico liofilizzato di Haemophilus influenzae, Diplococcus pneumoniae, Klebsiella pneumoniae ed ozaenae, Staphylococcus aureus, Streptococcus pyogenes e viridans, Neisseria catarrhalis : mg 3,50 (corrispondenti a 18 miliardi di batteri). Per l’elenco completo degli eccipienti vedere sezione 6.1 FORME FARMACEUTICHE Capsule rigide per uso orale. Granulato per sospensione orale. INFORMAZIONI CLINICHE Indicazioni terapeutiche Infezioni recidivanti dell’apparato respiratorio: OMMUNAL riduce il numero e l’intensità degli episodi infettivi. Posologia e modo di somministrazione Adulti: Trattamento degli episodi acuti: Una capsula da 7 mg al giorno, da prendere a digiuno (per un minimo di 10 giorni), sino alla scomparsa dei sintomi. Trattamento a lungo termine: Una capsula da 7 mg al giorno , da prendere a digiuno, per 10 giorni consecutivi al mese, per la durata di 3 mesi. Bambini: La modalità di somministrazione è la stessa degli adulti, poichè OMMUNAL bambini contiene la metà della dose per adulti. Trattamento degli episodi acuti: Una capsula da 3,5 mg al giorno, da prendere a digiuno (per un minimo di 10 giorni), sino alla scomparsa dei sintomi. Trattamento a lungo termine: Una capsula da 3,5 mg al giorno , da prendere a digiuno, per 10 giorni consecutivi al mese, per la durata di 3 mesi. Per i bambini che hanno difficoltà di deglutizione, è disponibile OMMUNAL bambini 3,5 mg granulato per sospensione orale in bustine, da somministrare con la stessa posologia delle capsule. Il contenuto della bustina va versato in una bevanda (succo di frutta, latte, ecc.) prima della somministrazione. Controindicazioni Ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti. Generalmente controindicato nel primo trimestre di gravidanza (vedere sezione 4.6). Avvertenze speciali e precauzioni per l’uso OMMUNAL deve essere impiegato con cautela nei soggetti affetti da malattie autoimmuni. Evitare l’uso contemporaneo di altri agenti immunostimolanti. Interazioni con altri medicinali ed altre forme di interazione Non sono note interazioni con farmaci o altre sostanze. Gravidanza e allattamento Per quanto negli studi sull’animale non siano stati osservati effetti tossici, è consigliabile non somministrare OMMUNAL durante i primi tre mesi di gravidanza. Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso di macchinari Nessuno. Effetti indesiderati L’incidenza complessiva di effetti indesiderati riportati nel corso degli studi clinici è del 3-4%. Le reazioni più frequentemente riportate sono: disturbi gastrointestinali (nausea, dolore addominale, vomito), manifestazioni cutanee (rash, orticaria), disturbi a carico dell’apparato respiratorio (tosse, dispnea, asma), febbre, affaticamento, reazioni allergiche. In caso di prolungati disturbi gastrointestinali il trattamento con OMMUNAL deve essere interrotto. Analogamente, in caso di persistenti manifestazioni cutanee e disturbi a carico dell’apparato respiratorio, il trattamento deve essere interrotto, in quanto potrebbe trattarsi di una reazione allergica. Sovradosaggio Non sono stati segnalati casi di sovradosaggio. PROPRIETÀ FARMACOLOGICHE Proprietà farmacodinamiche Categoria farmaco terapeutica: vaccino batterico; agente immunostimolante. Codice ATC: J07AX. OMMUNAL stimola le difese naturali dell’organismo ed aumenta la resistenza alle infezioni delle vie respiratorie. Questa azione è stata messa in evidenza con test di protezione attiva, di stimolazione dei macrofagi e con l’aumento dei linfociti T circolanti e delle immunoglobuline secrete a livello delle mucose delle vie respiratorie. Proprietà farmacocinetiche Ad oggi non è disponibile alcun modello sperimentale. Dati preclinici di sicurezza Le prove di tossicità acuta effettuate in diverse specie animali non hanno permesso di determinare la DL50 sia con la somministrazione orale che con somministrazione endovenosa ed intraperitoneale. 6. 6.1 6.2 6.3 6.4 6.5 6.6. 7. 8. 9. 10. OMMUNAL, dopo somministrazione unica o ripetuta per via orale, risulta essere praticamente atossico, poichè sino alla dose più elevata sperimentata di 100 mg/ Kg/die nella prova subacuta sui cani (corrispondente a 1000 volte la prevista dose umana) e nelle prove sui ratti della durata sino a 6 mesi e sino a 2000 mg/Kg (corrispondenti a 20.000 volte la prevista dose umana) non si sono manifestate reazioni tossicologiche di una certa rilevanza. Nelle prove tossicologiche sulla riproduzione (fertilità, embriotossicità o fetotossicità, teratogenicità, sviluppo perinatale e post-natale) non si sono evidenziati effetti secondari di alcun genere. OMMUNAL non presenta alcuna proprietà mutagena. Nei test intradermici sull’uomo e sulle cavie non si ha alcun indizio di sensibilizzazione da assunzione orale. INFORMAZIONI FARMACEUTICHE Elenco degli eccipienti Capsule rigide adulti- 7 mg. Amido di mais pregelatinizzato; Mannitolo; Propile gallato anidro; Sodio glutammato anidro; Magnesio stearato. Sostanze costituenti la capsula: Gelatina; Titanio diossido (E 171); Indigotina (E 132). Capsule rigide bambini- 3,5 mg, Amido di mais pregelatinizzato; Mannitolo; Propile gallato anidro; Sodio glutammato anidro; Magnesio stearato. Sostanze costituenti la capsula: Gelatina; Titanio diossido (E 171); Indigotina (E 132). Granulato per sospensione orale. Amido di mais pregelatinizzato; Mannitolo; Magnesio silicato; Propile gallato anidro; Sodio glutammato anidro; Magnesio stearato. Incompatibilità Non si conoscono incompatibilità significative con altre sostanze. Periodo di validità Capsule rigide: A confezionamento integro correttamente conservato nel contenitore originale e nell’imballaggio esterno: 3 anni. Granulato per sospensione orale: A confezionamento integro correttamente conservato nel contenitore originale e nell’imballaggio esterno: 3 anni. Precauzioni particolari per la conservazione Capsule rigide : Conservare a temperatura inferiore ai 30°C. Conservare il prodotto nella confezione originale per tenerlo al riparo dalla luce. Il prodotto deve essere mantenuto al riparo dalla luce e da fonti di calore diretto. Granulato per sospensione orale: Conservare a temperatura inferiore ai 30°C. Conservare il prodotto nella confezione originale per tenerlo al riparo dalla luce. Il prodotto deve essere mantenuto al riparo dalla luce e da fonti di calore diretto. Natura e contenuto del contenitore Capsule rigide: blister PVC/PVDC/alluminio contenenti ognuno 10 capsule di gelatina dura; • Ommunal capsule rigide Adulti 7mg : confezioni da 10 e 30 capsule • Ommunal capsule rigide Bambini 3,5mg : confezioni da 10 e 30 capsule Granulato per sospensione orale: bustine di accoppiato carta/alluminio/polietilene • Ommunal granulato per sospensione orale Bambini 3,5mg: confezioni da 10 e 30 bustine Precauzioni particolari per lo smaltimento e la manipolazione Vedasi sezione 4.2. TITOLARE DELL‘AUTORIZZAZIONE ALL‘IMMISSIONE IN COMMERCIO Aziende Chimiche Riunite Angelini Francesco A.C.R.A.F. S.p.A. – Viale Amelia, 70 – 00181 ROMA (Italia). NUMERO DELL’AUTORIZZAZIONE ALL’IMMISSIONE IN COMMERCIO • OMMUNAL Adulti 7 mg capsule rigide -10 capsule AIC n° 036403018 • OMMUNAL Adulti 7 mg capsule rigide - 30 capsule AIC n° 036403020 • OMMUNAL Bambini 3,5 mg capsule rigide -10 capsule AIC n° 036403032 • OMMUNAL Bambini 3,5 mg capsule rigide - 30 capsule AIC n° 036403044 • OMMUNAL Bambini 3,5 mg granulato per sospensione orale - 10 bustine AIC n° 036403057 • OMMUNAL Bambini 3,5 mg granulato per sospensione orale - 30 bustine AIC n° 036403069 DATA DI PRIMA AUTORIZZAZIONE /RINNOVO DELL’AUTORIZZAZIONE 29 Agosto 2007 DATA DI REVISIONE DEL TESTO: Determinazione AIFA del 29 Agosto 2007 CLASSE DISPENSAZIONE PREZZO OMMUNAL Adulti 7 mg capsule rigide, 30 cps C RR € 25,00 OMMUNAL Bambini 3,5 mg capsule rigide, 30 cps C RR € 19,50 OMMUNAL Bambini 3,5 mg granulato per sospensione orale, 30 bustine C RR € 20,00 Dep. AIFA in data 17/01/2012 RIASSUNTO DELLE CARATTERISTICHE DEL PRODOTTO 1. DENOMINAZIONE DEL MEDICINALE DICLOREUM 3% Schiuma cutanea, contenitore sotto pressione 2. COMPOSIZIONE QUALITATIVA E QUANTITATIVA 100 g di Schiuma cutanea contengono: Principio attivo: Diclofenac 3 g Eccipiente con effetti noti: potassio sorbato Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1. 3. FORMA FARMACEUTICA Schiuma cutanea, contenitore sotto pressione 4. INFORMAZIONI CLINICHE 4.1 Indicazioni terapeutiche Trattamento locale di stati dolorosi e flogistici di natura reumatica o traumatica delle articolazioni, dei muscoli, dei tendini e dei legamenti. 4.2 Posologia e modo di somministrazione Applicare DICLOREUM 3% Schiuma cutanea 1-3 volte al giorno o secondo prescrizione medica. Per ogni applicazione spruzzare sul palmo della mano, a seconda delle dimensioni della zona da trattare, una massa circolare di schiuma di 3-5 centimetri di diametro (pari a circa 0,75-1,5 grammi in peso) massaggiando delicatamente fino a completo assorbimento. In caso di trattamento per ionoforesi il prodotto deve essere applicato al polo negativo. DICLOREUM 3% Schiuma cutanea può essere inoltre usato in combinazione con la terapia ad ultrasuoni. Il farmaco non dovrebbe essere impiegato per un periodo superiore a 14 giorni. Modalità d’uso: Agitare prima dell’uso. A bomboletta capovolta, erogare la quantità desiderata premendo l’apposito erogatore. Bambini ed adolescenti al di sotto dei 14 anni: Sono disponibili dati insufficienti sull’efficacia e la sicurezza nei bambini e negli adolescenti al di sotto dei 14 anni (vedere anche la sezione 4.3 Controindicazioni). Negli adolescenti dai 14 anni in su: Negli adolescenti dai 14 anni in su, se questo prodotto è necessario per più di 7 giorni per alleviare il dolore o se i sintomi peggiorano, il paziente / genitori dell’adolescente è / sono avvertiti di consultare un medico. 4.3 Controindicazioni • Ipersensibilità al diclofenac, a uno qualsiasi degli eccipienti, verso l’acido acetilsalicilico ed altri farmaci antinfiammatori non steroidei, nonché all’isopropanolo. • Pazienti nei quali si sono verificati attacchi d’asma, orticaria o riniti acute dopo assunzione di acido acetilsalicilico o di altri farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) e isopropanolo. • Terzo trimestre di gravidanza (vedere sezione 4.6 Fertilità, gravidanza e allattamento). Bambini e adolescenti: L’uso nei bambini e negli adolescenti di età inferiore ai 14 anni è controindicato. 4.4 Avvertenze speciali e precauzioni di impiego La possibilità di eventi avversi sistemici con l’applicazione di diclofenac topico non può essere esclusa se il preparato viene usato su aree cutanee estese e per un periodo prolungato (si veda il riassunto delle caratteristiche del prodotto delle forme sistemiche di diclofenac). Il Diclofenac topico deve essere applicato solamente su cute intatta, non malata, e non su ferite cutanee o lesioni aperte. Non deve essere lasciato entrare in contatto con gli occhi o membrane mucose e non deve essere ingerito. Nei pazienti anziani e/o sofferenti a livello gastrico si sconsiglia l’uso concomitante di farmaci antiflogistici sistemici. DICLOREUM 3% Schiuma cutanea deve essere utilizzato con cautela in pazienti che hanno avuto in passato una reazione di ipersensibilità da FANS o analgesici, es. attacchi di asma, eruzioni cutanee o riniti allergiche acute. I pazienti asmatici, con malattie croniche ostruttive dei bronchi, rinite allergica o infiammazione della mucosa nasale (polipo nasale) reagiscono con attacchi asmatici, infiammazione locale della pelle o della mucosa (edema di Quincke) o orticaria al trattamento antireumatico effettuato con FANS più spesso di altri pazienti. L’impiego, specie se prolungato, di altri prodotti per uso topico può dar luogo a fenomeni di sensibilizzazione. In tal caso è necessario interrompere il trattamento e istituire una terapia idonea. Interrompere il trattamento se si sviluppa rush cutaneo dopo applicazione del prodotto. Il diclofenac topico può essere usato con bendaggi non occlusivi, ma non deve essere usato con un bendaggio occlusivo che non lasci passare aria. Dicloreum 3% schiuma cutanea contiene potassio sorbato che può causare reazioni cutanee locali (ad esempio dermatiti da contatto). Per ridurre eventuali fenomeni di fotosensibilizzazione è consigliabile non esporsi eccessivamente al sole durante l’uso. Tenere il medicinale fuori dalla vista e dalla portata dei bambini. 4.5 Interazioni con altri medicinali ed altre forme di interazione Poiché l’assorbimento sistemico di diclofenac a seguito di un’applicazione topica è molto basso, tali interazioni sono molto improbabili. Tuttavia, nei trattamenti ad alte dosi e protratti nel tempo si tenga presente la possibilità di competizione tra il diclofenac assorbito ed altri farmaci ad alto legame con le proteine plasmatiche. 4.6 Fertilità, gravidanza e allattamento Gravidanza La concentrazione sistemica di diclofenac, confrontata con formulazioni orali, è più bassa dopo somministrazione topica. Facendo riferimento all’esperienza con trattamento con FANS per somministrazione sistemica, si raccomanda quanto segue: L’inibizione della sintesi delle prostaglandine può avere effetti negativi sulla gravidanza e/o sullo sviluppo embrio/fetale. Risultati di studi epidemiologici suggeriscono un aumentato rischio di aborto e di malformazione cardiaca e di gastroschisi dopo l’uso di un inibitore della sintesi delle prostaglandine nelle prime fasi della gravidanza. Il rischio assoluto di malformazioni cardiache aumentava da meno dell’1%, fino a circa l’1,5%. E’ stato ritenuto che il rischio aumenta con la dose e la durata della terapia. Negli animali, la somministrazione di inibitori della sintesi di prostaglandine ha mostrato di provocare un aumento della perdita di pre e post-impianto e di mortalità embrio-fetale. Inoltre, un aumento di incidenza di varie malformazioni, inclusa quella cardiovascolare, è stato riportato in animali cui erano stati somministrati inibitori di sintesi delle prostaglandine durante il periodo organogenetico. Durante il primo e il secondo trimestre di gravidanza il diclofenac non deve essere somministrato se non in casi strettamente necessari. Se il diclofenac è usato da una donna in attesa di concepimento, o durante il primo e secondo trimestre di gravidanza, la dose deve essere mantenuta più bassa possibile e la durata del trattamento più breve possibile. Durante il terzo trimestre di gravidanza, tutti gli inibitori della sintesi di prostaglandine possono esporre il feto a: • tossicità cardiopolmonare (con chiusura prematura del dotto arterioso e ipertensione polmonare); • disfunzione renale, che può progredire in insufficienza renale con oligo-idroamnios; la madre e il neonato, alla fine della gravidanza, a: • possibile prolungamento del tempo di sanguinamento, ed effetto antiaggregante che può occorrere anche a dosi molto basse; • inibizione delle contrazioni uterine risultanti in ritardo o prolungamento del travaglio. Conseguentemente, il diclofenac è controindicato durante il terzo trimestre di gravidanza. Allattamento Come altri FANS, il diclofenac passa nel latte materno in piccole quantità. Tuttavia, alle dosi terapeutiche di (prodotto) non sono previsti effetti sul lattante. A causa della mancanza di studi controllati in donne che allattano, il prodotto deve essere usato durante l’allattamento solo sotto consiglio di un professionista sanitario. In questa circostanza, (prodotto) non deve essere applicato sul seno delle madri che allattano, né altrove su aree estese di pelle o per un periodo prolungato di tempo (vedere paragrafo 4.4). 4.7 Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso di macchinari L’applicazione cutanea di diclofenac topico non altera la capacità di guidare veicoli o di usare macchinari. 4.8 Effetti indesiderati Le reazioni avverse (Tabella 1) sono elencate per frequenza, per prima la più frequente, utilizzando la seguente convenzione: comune (≥ 1/100, < 1/10); non comune (≥ 1/1.000, < 1/100); raro (≥ 1/10.000, < 1/1.000); molto raro (< 1/10.000); Non nota: non può essere stimata dai dati disponibili. Disturbi del sistema immunitario Molto raro Ipersensibilità (inclusa orticaria), edema angioneurotico. Infezioni e infestazioni Molto raro Rush con pustole Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche Molto raro Asma Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo Comune Raro Molto raro Rash, eczema, eritema, dermatite (inclusa dermatite da contatto), prurito. Dermatite bollosa. Reazione di fotosensibilità L’utilizzo del medicinale in associazione con altri farmaci contenenti diclofenac può dar luogo a fenomeni di ipersensibilità alla luce, eruzione cutanea con formazione di vescicole, eczema, eritema e reazioni cutanee a evoluzione grave (sindrome di Stevens-Johnson, sindrome di Lyell). 4.9 Sovradosaggio Il basso assorbimento sistemico del diclofenac topico fa sì che un sovradosaggio sia molto improbabile. Tuttavia, effetti indesiderati simili a quelli osservati dopo un sovradosaggio di diclofenac compresse possono essere attesi nel caso in cui il diclofenac topico fosse inavvertitamente ingerito (una bomboletta da 50 g contiene 1,5 g di Diclofenac). In caso di ingestione accidentale che dia luogo a significativi effetti indesiderati sistemici, devono essere intraprese le misure terapeutiche generali normalmente adottate per trattare l’avvelenamento con farmaci antinfiammatori non steroidei. Devono essere prese in considerazione, in special modo entro un breve tempo dall’ingestione, la decontaminazione gastrica e l’uso di carbone attivo. 5. PROPRIETA’ FARMACOLOGICHE Diclofenac - principio attivo della specialità DICLOREUM 3% Schiuma cutanea - esercita una spiccata azione antiflogistica-analgesica negli stati dolorosi di natura reumatica e/o traumatica. 5.1 Proprietà farmacodinamiche Categoria farmacoterapeutica: Antinfiammatori non steroidei per uso topico. Codice ATC: M02AA15. Meccanismo d’azione: L’azione di diclofenac si esplica in parte attraverso l’inibizione competitiva ed irreversibile della biosintesi delle prostaglandine ed in parte attraverso l’inibizione degli enzimi lisosomiali. La farmacodinamica di effetti controllata nel ratto con cute lesa, ha evidenziato un incremento della soglia di reazione al dolore ed una riduzione dell’edema. L’effetto analgesico di diclofenac somministrato per via topica è stato confermato anche in volontari sani in modelli sperimentali di provocazione del dolore. 5.2 Proprietà farmacocinetiche a) Caratteristiche generali del principio attivo I dati di farmacocinetica nel volontario sano dimostrano che, a seguito dell’applicazione di DICLOREUM 3% Schiuma cutanea, il principio attivo viene assorbito più rapidamente in confronto ad un gel topico contenente diclofenac usato come confronto. I livelli plasmatici raggiunti con entrambi i prodotti sono simili (inferiori a 10 ng/ml) e risultano di circa 100 volte inferiori a quelli che si raggiungono con somministrazioni di dosi uguali di diclofenac per via orale. Tali risultati sono attesi per prodotti ad azione topica e depongono per l’assenza di effetti sistemici del prodotto. Anche dopo somministrazioni ripetute di DICLOREUM 3% Schiuma cutanea per 6 giorni non si sono evidenziati accumuli di diclofenac a livello plasmatico. b) Caratteristiche di particolare interesse per il paziente L’applicazione di DICLOREUM 3% Schiuma cutanea soddisfa l’esigenza di un trattamento locale efficace e sicuro idoneo ad evitare concomitanti somministrazioni sistemiche di farmaci antiflogistici sconsigliati nei pazienti anziani e/o sofferenti a livello gastrico. 5.3 Dati preclinici di sicurezza Considerato che i livelli plasmatici che si ottengono dopo uso topico risultano di circa 100 volte inferiori a quelli per uso orale, i dati preclinici per questa via di somministrazione rappresentano un adeguato riferimento per la conferma della sicurezza del principio attivo somministrato per via topica. Gli studi di tossicità prolungata per via orale di diclofenac hanno comunque evidenziato la buona tollerabilità del prodotto dopo somministrazione ripetuta per 180 giorni nella scimmia fino alla dose di 15 mg/kg. Gli studi di carcinogenesi condotti nel ratto e nel topo con somministrazione del prodotto per due anni non hanno rivelato nessun potenziale oncogeno. Diclofenac non è mutageno. 6. INFORMAZIONI FARMACEUTICHE 6.1 Elenco degli eccipienti Sodio idrossido, Macrogliceroli caprilocaprati, Phospholipon 80 H, Polisorbato 80, Alcool benzilico, Potassio sorbato, Tocoferolo acetato, Profumazione menta/eucalipto, Acqua depurata. Ogni contenitore sotto pressione (50 g) contiene: 47,5 g di soluzione e 2,5 g di propellente (Isobutano, n-butano, propano). 6.2 Incompatibilità Nessuna. 6.3 Periodo di validità A confezionamento integro: 2 anni. 6.4 Precauzioni particolari per la conservazione Non conservare a temperatura superiore ai 30°C. DICLOREUM 3% Schiuma cutanea contiene propellente infiammabile. Proteggere contro i raggi solari e non esporre ad una temperatura superiore a 50°C. Conservare al riparo da qualsiasi fonte di combustione. 6.5 Natura e contenuto del contenitore Contenitore sotto pressione (bomboletta di alluminio da 50 g rivestita internamente da resina epossifenolica), chiuso con valvola a tenuta ed erogatore munito di cappuccio. 6.6 Precauzioni particolari per lo smaltimento e la manipolazione Non perforare né bruciare neppure dopo l’uso. Non vaporizzare su fiamma o su corpo incandescente. Non fumare al momento della somministrazione del prodotto. 7. TITOLARE DELL’AUTORIZZAZIONE ALL’IMMISSIONE IN COMMERCIO ALFA WASSERMANN S.p.A. Sede legale: Via E. Fermi, n. 1 - Alanno (PE) Sede amministrativa: Via Ragazzi del ‘99, n. 5 - Bologna 8. NUMERO DELL’AUTORIZZAZIONE ALL’IMMISSIONE IN COMMERCIO A.I.C. n° 024515191 9. DATA DELLA PRIMA AUTORIZZAZIONE/RINNOVO DELL’AUTORIZZAZIONE Data della prima autorizzazione: 11/11/2005 Rinnovo dell’autorizzazione: 01/06/2010 10. DATA DI REVISIONE DEL TESTO Ottobre 2012 RIASSUNTO DELLE CARATTERISTICHE DEL PRODOTTO. 1. DENOMINAZIONE DEL MEDICINALE. TARDYFER 80 MG COMPRESSE A RILASCIO PROLUNGATO. 2. COMPOSIZIONE QUALITATIVA E QUANTITATIVA. Una compressa a rilascio prolungato contiene 256,3 mg di solfato ferroso 1.5 H2O (equivalente a 80 mg Fe2+). Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1. 3. FORMA FARMACEUTICA. Compresse a rilascio prolungato. Compresse di colore rosa-rosso con superficie liscia. 4. INFORMAZIONI CLINICHE. 4.1 Indicazioni terapeutiche. Carenza di ferro. 4.2 Posologia e modo di somministrazione. Riservato all’uso in adulti e bambini esclusivamente di età superiore a 10 anni. Uso orale. Posologia: - in adulti e bambini di età superiore a 10 anni: 1 compressa al giorno. - in caso di marcata anemia da carenza di ferro, adulti e bambini di età superiore a 10 anni possono aumentare il dosaggio a 2 compresse al giorno (mattino e sera). Modo di somministrazione: Le compresse devono essere deglutite con un bicchiere d’acqua, preferibilmente prima o durante i pasti, a seconda della tollerabilità gastrointestinale. Nel caso si dimenticasse la somministrazione di 1 o più dosi, il trattamento deve essere continuato con la stessa posologia. Durata del trattamento: Il trattamento deve continuare fino alla normalizzazione dei livelli dei parametri ematologici. Il trattamento può essere prolungato per il tempo necessario alla correzione della carenza di ferro. Il periodo di trattamento varia in funzione della gravità della carenza di ferro. Generalmente sono richiesti circa 3-6 mesi di terapia, o di più in caso di persistenza della patologia. Il controllo dell’efficacia è utile solo dopo 3 mesi di trattamento: deve includere la correzione dell’anemia (emoglobina, volume globulare medio) e il ripristino delle riserve di ferro (ferritina sierica, ferro sierico, saturazione della transferrina). 4.3 Controindicazioni: - Ipersensibilità al solfato ferroso o ad uno qualsiasi degli eccipienti; - emosiderosi; emocromatosi; - anemia emolitica; - pazienti che ricevono ripetutamente trasfusioni di sangue; - in caso di concomitante terapia parenterale a base di ferro; - in presenza di diverticoli intestinali o di qualsiasi altra ostruzione intestinale. 4.4 Avvertenze speciali e precauzioni di impiego. Preparazioni a base di ferro ad alto dosaggio (10-20 volte superiori alla posologia usuale) possono causare avvelenamento specialmente nei bambini. Particolare cautela deve essere presa nel caso vengano utilizzati altri integratori alimentari e/o a base di sali di ferro. Tardyfer deve essere somministrato con cautela in pazienti con anemia emolitica, emoglobinopatia, mielodisplasia e altre patologie che colpiscono le riserve o l’assorbimento del ferro. Terapie a base di ferro, per quanto possibile, devono essere combinate con il trattamento della causa. L’iposideremia associata a sindromi infiammatorie non risponde al trattamento con ferro. A causa della presenza di saccarosio, Tardyfer è controindicato in caso di intolleranza al fruttosio, di sindrome da malassorbimento di glucosio/galattosio o in caso di deficienza di saccarasi-isomaltasi. A causa della presenza di olio di ricino idrogenato, si possono manifestare disturbi di stomaco e diarrea. 4.5 Interazioni con altri medicinali e altre forme di interazione. Le seguenti associazioni devono essere evitate : + Sali di ferro (per via iniettiva). Senso di svenimento o anche shock attribuibile al rapido rilascio di ferro dalla sua forma complessa e alla saturazione della transferrina. + Cicline (via orale): Tetracicline e derivati delle tetracicline. Riduzione dell’assorbimento gastrointestinale delle cicline (formazione di complessi) e riduzione dell’assorbimento dei sali di ferro (fino al 50%). Lasciare un intervallo di tempo fra la somministrazione dei sali di ferro e le cicline (ad esempio: 3-2 ore). + Cloramfenicolo Il cloramfenicolo può ritardare la risposta alla terapia a base di ferro. Le seguenti associazioni possono richiedere un adeguamento della dose: + Penicillamina. Ridotto assorbimento della penicillamina. Lasciare un intervallo di almeno 2 ore fra la somministrazione di ciascuno di questi composti. + Metildopa, Levodopa, Carbidopa. Riduzione della biodisponibilità dei derivati della dopa. Lasciare un intervallo di almeno 2 ore fra la somministrazione di ciascuno di questi composti. + Antibiotici chinolonici: ciprofloxacina e altri. Riduzione del picco delle concentrazioni di ciprofloxacina e riduzione del 60% della biodisponibilità di ciprofloxacina. I chinoloni devono essere somministrati 4 ore prima o da 4 a 6 ore dopo la somministrazione di sali di ferro. + Antiacidi: prodotti contenenti calcio, alluminio e magnesio. Riduzione dell’assorbimento gastrointestinale dei sali di ferro. Lasciare un intervallo fra l’assunzione di antiacidi e sali di ferro (ad esempio almeno 1-2 ore). + Ormoni tiroidei: Se vengono somministrati contemporaneamente, l’assorbimento della tiroxina viene inibito dal ferro, il che può influire sul risultato del trattamento. L’intervallo fra le somministrazioni di questi composti deve essere di almeno 2 ore. + Farmaci antinfiammatori non steroidei: In caso di somministrazione contemporanea di sali di ferro e farmaci antinfiammatori non steroidei, essi devono essere presi con il cibo per ridurre l’effetto irritante a livello gastrointestinale e il rischio di sanguinamento associato agli antinfiammatori. + Colestiramina La colestiramina può legare il ferro a livello intestinale, riducendone l’assorbimento. L’intervallo di tempo tra la somministrazione di questi medicinali deve essere di almeno 4 ore. + Bifosfonati. I medicinali contenenti ferro formano complessi con i bifosfonati in vitro. Quando i sali di ferro sono somministrati contemporaneamente ai bifosfonati, l’assorbimento dei bifosfonati può risultare alterato. L’intervallo di tempo fra la somministrazione di questi medicinali deve essere di almeno 2 ore. + Zinco. Riduzione dell’assorbimento dei sali di ferro a livello gastrointestinale. Lasciare un intervallo di almeno 2 ore fra la somministrazione di ciascuno di essi. Altre forme di interazione: Il consumo di elevate quantità di tè, caffè o di vino rosso inibisce l’assorbimento di ferro. Latticini e uova possono ridurre significativamente l’assorbimento di ferro quando presi contemporaneamente. 4.6 Gravidanza e allattamento. Gravidanza. Gli studi nell’animale non mostrano effetti dannosi diretti o indiretti su gravidanza, sviluppo embrio/fetale o sviluppo postnatale (vedere paragrafo 5.3). Per i sali di ferro per via orale i dati nell’animale riportati in letteratura dimostrano che si verifica il passaggio alla placenta. Tuttavia, i dati raccolti su un gran numero di gravidanze esposte al farmaco non rivelano effetti avversi su gravidanza, parto o salute del feto/neonato. Quando è necessario, si possono utilizzare sali di ferro per via orale durante la gravidanza e l’uso di Tardyfer può essere preso in considerazione durante questo periodo. Allattamento. In caso di integrazione, il ferro escreto nel latte materno è pari a circa 0,25 mg/die durante il normale allattamento. Non ci sono studi su possibili effetti avversi del ferro in neonati allattati al seno di madri trattate. Pertanto l’utilizzo di Tardyfer può essere preso in considerazione durante l’allattamento, in caso di necessità. 4.7 Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso di macchinari. È improbabile che Tardyfer comprometta la capacità di guidare veicoli e di usare macchinari. 4.8 Effetti indesiderati. Gli effetti indesiderati osservati con Tardyfer negli studi clinici (1007 pazienti) sono elencati in base alla classificazione per sistemi e organi e alla frequenza. Le frequenze sono definite in questo modo: molto comune (≥1/10); comune (≥1/100, <1/10); non comune (≥1/1.000,<1/100); rara (≥ 1/10.000 a < 1/1.000); molto rara (<1/10.000); non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili). Patologie gastrointestinali. Comuni : nausea, dolore epigastrico, stipsi, diarrea, feci di colore scuro. Durante la sorveglianza post marketing sono state riportate anche le seguenti reazioni avverse: Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo. Reazioni allergiche cutanee: orticaria, eruzione cutanea, prurito. La frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili. 4.9 Sovradosaggio. L’ingestione acuta di preparazioni medicinali a base di ferro può dar luogo ad un grave avvelenamento, specialmente nei bambini piccoli. I segni di grave tossicità (sovradosaggio) possono manifestarsi in ritardo quando il ferro è in forma a rilascio controllato. L’ingestione di 20 mg di ferro elementare per Kg di peso corporeo può portare a disturbi gastrointestinali quali vomito, diarrea, dolori addominali. Sia il vomito che le feci sono spesso di colore scuro per la presenza di compresse disgregate. A seguito dell’ingestione di 60 mg di ferro elementare per Kg di peso corporeo si possono manifestare gravi effetti tossici quali profondo shock e acidosi metabolica, con un aumento della permeabilità capillare, una ipovolemia plasmatica, un aumento della gettata cardiaca che porta a collasso cardiovascolare, necrosi renale tubulare e necrosi epatica. La dose letale di ferro elementare per l’uomo è stata stimata essere compresa tra 180 e 300 mg/kg di peso corporeo. Una dose pari a 600 mg di ferro elementare può essere fatale a un bambino di peso inferiore a 10 kg. Il trattamento consiste nello stabilizzare le funzioni vitali, eliminando il ferro non assorbito dal tratto gastrointestinale e somministrando desferroxamina per via endovenosa quando ci siano gravi sintomi clinici o quando si sia misurato un livello ematico di ferro > 500 microgrammi/dL entro 8 ore dall’ingestione. 5. PROPRIETA’ FARMACOLOGICHE. 5.1 Proprietà farmacodinamiche. ATC B03AA07. Ferro bivalente, preparati orali. Il ferro è un componente essenziale del corpo. E’ necessario per la formazione dell’emoglobina e per il processo di trasporto dell’ossigeno nei tessuti vitali. 5.2 Proprietà farmacocinetiche. La specifica formulazione di Tardyfer si basa su mucoproteosi ed eudragit, che permettono un graduale e continuo rilascio di ferro nello stomaco e nell’intestino, portando a una buona tollerabilità intestinale. Assorbimento. L’assorbimento del ferro è un processo attivo che si svolge per lo più nel duodeno e nel tratto superiore del digiuno. In aggiunta si verifica un trasporto passivo, specialmente quando aumenta l’apporto di ferro. Dopo una dose orale di solfato ferroso, il picco di concentrazione sierica di ferro è raggiunto in circa 2 ore. Comunque, nel caso di Tardyfer, i livelli plasmatici massimi di ferro sono raggiunti 7 ore dopo la somministrazione orale di 2 compresse a rilascio prolungato (equivalenti a 160 mg di Fe2+) nella maggioranza dei casi. L’assorbimento è proporzionale alla dose di solfato di ferro; l’emivita è di circa 6 ore. Normalmente viene assorbita una quantità variabile dal 10 al 35% di una dose orale, ma in caso di carenza di ferro, quando i valori dell’emoglobina sono bassi e le riserve di ferro sono vuote, questa percentuale cresce all’8095%. La concomitante assunzione di certi cibi o la concomitante somministrazione con farmaci specifici può interferire con l’assorbimento. (vedere paragrafo 4.5). Distribuzione. Il ferro è trasportato dalla transferrina attraverso il circolo ematico, principalmente all’interno del midollo osseo, dove è incorporato nell’emoglobina; il rimanente è contenuto all’interno di sistemi di deposito, ferritina o emosiderina, o come mioglobina, con quantità minori che si trovano negli enzimi contenenti l’eme o legate alla transferrina nel plasma. Il ferro passa la barriera placentare e piccole quantità possono essere trovate nel latte materno. (vedere paragrafo 4.6). Eliminazione. Il ferro in eccesso non è assorbito dal tratto intestinale ed è eliminato principalmente con le feci. Di norma il ferro è escreto attraverso lo sfaldamento delle cellule epiteliali, urine e sudore. Altre situazioni quali mestruazioni, gravidanza, allattamento e patologie possono causare un’ulteriore perdita di ferro. La maggior parte del ferro che viene rilasciato dopo la degradazione dell’emoglobina viene riusata dal corpo per la sintesi dell’emoglobina. 5.3 Dati preclinici di sicurezza. Nell’animale gli studi di teratogenesi che utilizzano un’integrazione alimentare con dosi elevate di ferro non dimostrano alcun incremento nella frequenza delle malformazioni delle nidiate di topi, ratti, criceti o conigli, trattati durante la gravidanza a dosi più elevate di quelle terapeutiche usate nell’uomo. I dati non clinici non rivelano alcun rischio particolare per l’uomo, relativamente a safety pharmacology, tossicità a dose ripetute, genotossicità, potenziale carcinogenetico e tossicità riproduttiva. 6. INFORMAZIONI FARMACEUTICHE. 6.1 Elenco degli eccipienti. Nucleo della compressa: Acido ascorbico; mucoproteosi (anidra); amido di patate; copolimero acido metacrilico- metilmetacrilato (Eudragit S); Trietil citrato; Povidone; Talco; Magnesio stearato; Olio di ricino idrogenato; Magnesio trisilicato. Rivestimento della compressa: Talco; Amido di riso; Titanio diossido; Eritrosina; Lacca di alluminio; Cera carnauba; Copolimero di esteri di acido metacrilico e dimetilaminoetilmetacrilato (Eudragit E); Saccarosio. Nota: una compressa rivestita contiene circa 130 mg di saccarosio. 6.2 Incompatibilità. Non pertinente. 6.3 Periodo di validità. 3 anni. 6.4 Precauzioni particolari per la conservazione. Conservare nella confezione originale. Non conservare a temperatura superiore a 30 °C. 6.5 Natura e contenuto del contenitore. Confezioni in blister termosaldato (PVC/PVDC/PE/Alluminio). Confezioni da 2x10, 3x10 e 6x10. E’ possibile che non tutte le confezioni siano commercializzate. 6.6 Precauzioni particolari per lo smaltimento e la manipolazione. Nessuna istruzione particolare. 7. TITOLARE DELL’AUTORIZZAZIONE ALL’IMMISSIONE IN COMMERCIO. PIERRE FABRE PHARMA S.R.L. - Via G.G. Winckelmann,1 - 20146 MILANO - Italia. 8. NUMERO DELL’AUTORIZZAZIONE ALL’IMMISSIONE IN COMMERCIO. 041219015/M – 80 mg compresse a rilascio prolungato – 20 compresse in blister PVC/PVDC/PE/AL; 041219027/M – 80 mg compresse a rilascio prolungato – 30 compresse in blister PVC/PVDC/PE/AL; 041219039/M – 80 mg compresse a rilascio prolungato – 60 compresse in blister PVC/PVDC/PE/AL. 9. DATA DELLA PRIMA AUTORIZZAZIONE/ RINNOVO DELL’AUTORIZZAZIONE. Gennaio 2012. 10. DATA DI REVISIONE DEL TESTO. Gennaio 2012. Riassunto delle caratteristiche del prodotto 1. DENOMINAZIONE DEL MEDICINALE Flutiformo® 50 microgrammi/5 microgrammi per erogazione, sospensione pressurizzata per inalazione. Flutiformo® 125 microgrammi/5 microgrammi per erogazione, sospensione pressurizzata per inalazione. Flutiformo® 250 microgrammi/10 microgrammi per erogazione, sospensione pressurizzata per inalazione. 2. COMPOSIZIONE QUALITATIVA E QUANTITATIVA Ogni dose erogata (dalla valvola dosatrice) contiene: 50 microgrammi di fluticasone propionato e 5 microgrammi di formoterolo fumarato diidrato. Questo equivale ad a una dose inalata (dall’erogatore) di circa 46 microgrammi di fluticasone propionato/4,5 microgrammi di formoterolo fumarato diidrato. 125 microgrammi di fluticasone propionato e 5 microgrammi di formoterolo fumarato diidrato. Questo equivale ad una dose inalata (dall’erogatore) di circa 115 microgrammi di fluticasone propionato/ 4,5 microgrammi di formoterolo fumarato diidrato. 250 microgrammi di fluticasone propionato e 10 microgrammi di formoterolo fumarato diidrato. Questo equivale ad una dose inalata (dall’erogatore) di circa 230 microgrammi di fluticasone propionato/9,0 microgrammi di formoterolo fumarato diidrato. Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1. 3. FORMA FARMACEUTICA Sospensione pressurizzata per inalazione. La bomboletta contiene una sospensione liquida di colore bianco-biancastro. La bomboletta è contenuta in un erogatore di colore bianco con indicatore della dose integrato di colore grigio e un cappuccio di protezione del boccaglio di colore grigio chiaro. 4. INFORMAZIONI CLINICHE 4.1 Indicazioni terapeutiche Questa combinazione a dose fissa di fluticasone propionato e formoterolo fumarato (Flutiformo®) è indicata per il trattamento regolare dell’asma quando l’uso di un prodotto di associazione (corticosteroide per via inalatoria e b2-agonista a lunga durata d’azione) è appropriato, ovvero: • in pazienti non adeguatamente controllati con corticosteroidi per via inalatoria e b2-agonisti a breve durata d’azione “al bisogno” oppure • in pazienti già adeguatamente controllati sia con corticosteroidi per via inalatoria che con b2-agonisti a lunga durata d’azione. Flutiformo® 50 microgrammi/5 microgrammi per erogazione è indicato negli adulti e negli adolescenti al di sopra dei 12 anni. Flutiformo® 125 microgrammi/5 microgrammi per erogazione è indicato negli adulti e negli adolescenti al di sopra dei 12 anni. Flutiformo® 250 microgrammi/10 microgrammi per erogazione è indicato solo negli adulti. 4.2 Posologia e modo di somministrazione Posologia Per uso inalatorio. Occorre mostrare ai pazienti come utilizzare l’inalatore e che un medico valuti regolarmente la loro asma in modo che il dosaggio di Flutiformo® sia sempre ottimale e venga modificato solo dietro consiglio medico. La dose deve essere titolata alla dose minima che permette di mantenere un efficace controllo dei sintomi. Una volta raggiunto il controllo dell’asma con il dosaggio minimo di Flutiformo® somministrato due volte al giorno, occorre rivalutare il trattamento prendendo in considerazione l’eventualità di modificare la terapia passando ad un corticosteroide inalatorio da solo. Come regola generale, la dose deve essere titolata alla dose minima che permette di mantenere un efficace controllo dei sintomi. È estremamente importante controllare regolarmente i pazienti durante la riduzione della terapia. Non sono disponibili dati sull’uso di Flutiformo® in pazienti con BPCO. Pertanto Flutiformo® non deve essere usato in questa tipologia di pazienti. Il dosaggio di Flutiformo® deve contenere la dose di fluticasone propionato adatta alla gravità della malattia. Nota: Flutiformo® 50 microgrammi/5 microgrammi per erogazione non è appropriato per adulti e adolescenti con asma grave. I medici prescrittori devono essere consapevoli che nei pazienti con asma, il fluticasone propionato è efficace quanto altri steroidi per via inalatoria, se ne viene somministrata circa metà della dose giornaliera totale (in microgrammi). Qualora un paziente necessiti di dosi al di fuori del regime posologico raccomandato, occorre prescrivere dosi adatte del b2-agonista e del corticosteroide per via inalatoria in inalatori separati oppure dosi adatte del solo corticosteroide per via inalatoria. Flutiformo® viene erogato attraverso un inalatore pressurizzato predosato (pMDI) con indicatore della dose integrato. Ogni inalatore fornisce almeno 120 erogazioni (60 dosi). Flutiformo® 50 microgrammi/5 microgrammi per erogazione, sospensione pressurizzata per inalazione Dose raccomandata per adulti e adolescenti al di sopra dei 12 anni Flutiformo® 50 microgrammi/5 microgrammi per erogazione, sospensione pressurizzata per inalazione: due inalazioni (puff) due volte al giorno, assunte normalmente alla mattina e alla sera. Se il paziente continua a presentare asma scarsamente controllata, la dose giornaliera totale del corticosteroide inalatorio può essere aumentata somministrando questo prodotto di associazione a un dosaggio successivo più elevato, ovvero Flutiformo® 125 microgrammi/5 microgrammi per erogazione, sospensione pressurizzata per inalazione, due inalazioni (puff) due volte al giorno. Solo per adulti Se il paziente continua a presentare asma scarsamente controllata, la dose giornaliera totale può essere ulteriormente aumentata somministrando questo prodotto di associazione al dosaggio massimo, ovvero Flutiformo® 250 microgrammi/10 microgrammi per erogazione, sospensione pressurizzata per inalazione, due inalazioni (puff) due volte al giorno. Il dosaggio massimo va usato solo negli adulti, non deve essere somministrato ad adolescenti al di sopra dei 12 anni. Bambini al di sotto dei 12 anni L’esperienza nei bambini al di sotto dei 12 anni è limitata (vedere paragrafi 4.4, 4.8, 5.1 e 5.3). L’uso di Flutiformo® sospensione pressurizzata per inalazione a qualsiasi dosaggio non è raccomandato nei bambini al di sotto dei 12 anni. In questo gruppo d’età Flutiformo® non deve essere usato. Flutiformo® 125/5 microgrammi per erogazione, sospensione pressurizzata per inalazione Dose raccomandata per adulti e adolescenti al di sopra dei 12 anni Flutiformo® 125 microgrammi/5 microgrammi per erogazione, sospensione pressurizzata per inalazione: 2 inalazioni (puff) due volte al giorno, assunte normalmente alla mattina e alla sera. In caso di asma adeguatamente controllata è possibile passare i pazienti al dosaggio minimo di questo prodotto di associazione, ovvero Flutiformo® 50 microgrammi/5 microgrammi per erogazione. La dose per un paziente deve essere titolata alla dose minima che consente di mantenere un efficace controllo dei sintomi. Solo per adulti Se il paziente continua a presentare asma scarsamente controllato, la dose giornaliera totale può essere aumentata somministrando questo prodotto di associazione al dosaggio massimo, ovvero Flutiformo® 250 microgrammi/10 microgrammi per erogazione, sospensione pressurizzata per inalazione, due inalazioni (puff) due volte al giorno. Il dosaggio massimo va usato solo negli adulti, non deve essere somministrato ad adolescenti al di sopra dei 12 anni. Bambini al di sotto dei 12 anni Non sono disponibili dati sull’impiego di Flutiformo® a questo dosaggio nei bambini. L’esperienza nei bambini al di sotto dei 12 anni è limitata (vedere paragrafi 4.4, 4.8, 5.1 e 5.3). L’uso di Flutiformo® sospensione pressurizzata per inalazione a qualsiasi dosaggio non è raccomandato nei bambini al di sotto dei 12 anni. In questo gruppo d’età Flutiformo® non deve essere usato. Flutiformo® 250 microgrammi/10 microgrammi per erogazione, sospensione pressurizzata per inalazione Dose raccomandata per adulti Flutiformo® 250 microgrammi/10 microgrammi per erogazione, sospensione pressurizzata per inalazione: 2 inalazioni (puff) due volte al giorno, assunte normalmente alla mattina e alla sera. In caso di asma adeguatamente controllata è possibile passare i pazienti a un dosaggio inferiore di questo prodotto di combinazione, ovvero Flutiformo® 125 microgrammi/5 microgrammi per erogazione o, eventualmente, Flutiformo® 50 microgrammi/5 microgrammi. La dose per un paziente deve essere titolata alla dose minima che consente di mantenere un efficace controllo dei sintomi. Bambini e adolescenti al di sotto dei 18 anni Non sono disponibili dati sull’impiego di Flutiformo® a questo dosaggio nei bambini o negli adolescenti. L’esperienza nei bambini è limitata (vedere paragrafi 4.4, 4.8, 5.1 e 5.3). L’uso di Flutiformo® sospensione pressurizzata per inalazione a qualsiasi dosaggio non è raccomandato nei bambini al di sotto dei 12 anni. In questo gruppo d’età Flutiformo® non deve essere usato. Flutiformo® 250 microgrammi/10 microgrammi per erogazione non deve essere usato negli adolescenti. Tuttavia i dosaggi inferiori (50 microgrammi/5 microgrammi per erogazione o 125 microgrammi/5 microgrammi per erogazione) possono essere usati negli adolescenti. Gruppi speciali di pazienti Non sono necessari aggiustamenti della dose nei pazienti an- ziani. Non sono disponibili dati sull’uso di Flutiformo® in pazienti con compromissione epatica o renale (vedere paragrafo 5.2). Questi pazienti devono essere monitorati regolarmente da un medico per garantire una titolazione alla dose minima che permette di mantenere un efficace controllo dei sintomi. Poiché le frazioni di fluticasone e formoterolo che raggiungono la circolazione sistemica sono eliminate principalmente per via epatica, è possibile attendersi un aumento dell’esposizione nei pazienti con grave insufficienza epatica. Informazioni generali La monoterapia con corticosteroidi inalatori rappresenta il trattamento di prima linea per la maggior parte dei pazienti. Flutiformo® non è indicato per il trattamento iniziale dell’asma di grado lieve. Per i pazienti con asma grave la terapia con corticosteroidi per via inalatoria deve essere istituita prima di prescrivere un prodotto di combinazione a dose fissa. Occorre richiamare l’attenzione dei pazienti sul fatto che Flutiformo® deve essere utilizzato quotidianamente per trarne il massimo beneficio, anche in assenza di sintomi. Per nessun motivo i pazienti che usano Flutiformo® possono utilizzare altri b2-agonisti a lunga durata d’azione. Qualora i sintomi dell’asma si manifestino nell’intervallo tra le dosi, per un sollievo immediato occorre assumere un b2-agonista a breve durata d’azione per via inalatoria. Per i pazienti attualmente trattati con corticosteroidi per via inalatoria a dosi moderate-alte, con gravità della malattia tale da giustificare chiaramente due terapie di mantenimento, la dose iniziale raccomandata corrisponde a due inalazioni due volte al giorno di Flutiformo® 125 microgrammi/5 microgrammi per erogazione. Per pazienti che hanno difficoltà a sincronizzare l’erogazione aerosol con l’inspirazione si raccomanda l’impiego di un distanziatore con Flutiformo®. L’unico distanziatore raccomandato per l’uso con Flutiformo® è AeroChamber Plus®. I pazienti devono essere istruiti all’uso corretto e alla manutenzione dell’inalatore e del distanziatore, verificando la loro tecnica inalatoria per assicurare la distribuzione ottimale del farmaco inalato ai polmoni. Con l’uso di un distanziatore occorre sempre ri-titolare il farmaco alla dose minima efficace. Modo di somministrazione Per garantire la corretta somministrazione del medicinale, un medico o altri professionisti sanitari devono mostrare al paziente come utilizzare l’inalatore. L’utilizzo corretto dell’inalatore pressurizzato predosato (pMDI) è essenziale per il successo del trattamento. Si deve consigliare al paziente di leggere con attenzione il Foglio illustrativo e di seguire le istruzioni per l’uso e le figure ivi riportate. L’erogatore è dotato di un indicatore della dose integrato che conta il numero di erogazioni (puff) rimanenti. Quando il numero si avvicina a zero, occorre avvisare il paziente di contattare il medico prescrittore per richiedere un nuovo inalatore. L’inalatore non deve essere utilizzato se l’indicatore della dose mostra uno “0” (zero). Attivazione dell’inalatore Prima di usare l’inalatore per la prima volta o se l’inalatore non è stato usato per 3 giorni o più o è stato esposto a temperature fredde o vicine allo zero (vedere paragrafo 6.4), è necessario attivarlo. • Togliere il cappuccio di protezione dal boccaglio e agitare bene l’inalatore. • Erogare una dose (puff) tenendo l’inalatore lontano dal viso. Questo passaggio deve essere ripetuto 4 volte. • L’inalatore deve sempre essere agitato immediatamente prima dell’uso. Ogni qualvolta sia possibile, i pazienti devono essere in piedi o seduti in posizione eretta quando effettuano l’inalazione. Passaggi da seguire quando si utilizza l’inalatore 1. Togliere il cappuccio di protezione dal boccaglio e controllare che il boccaglio sia pulito e privo di polvere e sporcizia. Agitare l’inalatore immediatamente prima di ogni erogazione (puff). 2. Espirare completamente e il più lentamente e profondamente possibile. 3. Tenere la bomboletta in senso verticale, con il corpo dell’erogatore rivolto verso l’alto, e collocare il boccaglio tra le labbra. Tenere l’inalatore in posizione verticale con il/i pollice/i alla base del boccaglio e l’indice/gli indici sulla parte superiore dell’inalatore. Non mordere il boccaglio. 4. Al tempo stesso inspirare lentamente e profondamente dalla bocca. Dopo aver iniziato a inspirare, premere la parte superiore dell’inalatore per erogare una dose (puff) e continuare a inspirare in modo costante e profondo. 5. Continuare a trattenere il respiro il più a lungo possibile senza sforzarsi (idealmente per circa 10 secondi), quindi espirare lentamente. Non espirare nell’inalatore. 6. Tenere l’inalatore in posizione verticale per circa mezzo minuto, agitarlo, quindi ripetere i passaggi da 2 a 5. 7. Dopo l’uso riporre il cappuccio di protezione sul boccaglio. IMPORTANTE: i passaggi da 2 a 5 non devono essere eseguiti troppo velocemente. Si può consigliare ai pazienti di esercitarsi davanti a uno specchio. Se dopo l’inalazione si osserva una nebbiolina fuoriuscire dall’inalatore o dai lati della bocca, occorre ripetere la procedura dal passaggio 2. Per pazienti con una presa debole può essere più facile tenere l’inalatore con entrambe le mani appoggiando gli indici sulla parte superiore della bomboletta ed entrambi i pollici alla base dell’inalatore. Dopo ogni inalazione i pazienti devono risciacquarsi la bocca, fare gargarismi con acqua o lavarsi i denti ed espellere eventuali residui per minimizzare il rischio di candidosi orale o disfonia. Pulizia Per le istruzioni sulla pulizia dell’inalatore occorre avvisare i pazienti di leggere attentamente il Foglio illustrativo. L’inalatore deve essere pulito una volta alla settimana. • Togliere il cappuccio di protezione dal boccaglio. • Non estrarre la bomboletta dall’alloggiamento in plastica. • Pulire l’interno e l’esterno del boccaglio e l’alloggiamento in plastica con un panno o fazzoletto asciutto. • Riporre il cappuccio di protezione sul boccaglio rispettando l’orientamento corretto. • Non immergere la bomboletta metallica in acqua. Occorre informare i pazienti che necessitano di un distanziatore AeroChamber Plus® di leggere le istruzioni del produttore per assicurarsi di conoscere le procedure corrette per l’uso, la pulizia e la manutenzione del dispositivo. 4.3 Controindicazioni Ipersensibilità ai principi attivi o ad uno qualsiasi degli eccipienti (vedere paragrafo 6.1). 4.4 Avvertenze speciali e precauzioni di impiego La gestione dell’asma deve generalmente avvenire secondo un programma graduale, monitorando la risposta dei pazienti mediante esami clinici e test di funzionalità polmonare. Flutiformo® non deve essere usato nel trattamento dei sintomi acuti dell’asma che necessitano di un broncodilatatore a breve durata e rapida insorgenza d’azione. Occorre avvisare i pazienti di portare sempre con sé il farmaco di emergenza che utilizzano in caso di attacco asmatico acuto. L’uso profilattico di Flutiformo® in caso di asma da esercizio fisico non è stato studiato. Per tale uso è consigliabile ricorrere a un differente broncodilatatore a rapida insorgenza d’azione. Occorre ricordare ai pazienti di assumere la dose di mantenimento come prescritto, anche in assenza di sintomi. I pazienti non devono iniziare il trattamento con Flutiformo® durante un’esacerbazione o in caso di peggioramento significativo o deterioramento acuto dell’asma. Durante il trattamento con Flutiformo® possono manifestarsi esacerbazioni o eventi avversi seri correlati all’asma. È necessario chiedere ai pazienti di continuare il trattamento avvisandoli tuttavia di consultare un medico qualora non riescano a controllare i sintomi dell’asma o essi peggiorino dopo l’avvio della terapia con Flutiformo®. Flutiformo® non deve essere usato come trattamento di prima linea per l’asma. Qualora sia necessario un uso più intenso di broncodilatatori a breve durata d’azione per attenuare i sintomi dell’asma oppure qualora l’efficacia di tale terapia si riduca o i sintomi dell’asma persistano, i pazienti devono essere visitati da un medico quanto prima poiché tali segni possono essere indicativi di un deterioramento nel controllo dell’asma e può essere necessario modificare la terapia. Un deterioramento improvviso e progressivo nel controllo dell’asma è potenzialmente fatale e il paziente deve essere visitato in urgenza, valutando l’opportunità di aumentare la terapia corticosteroidea. Il paziente deve essere visitato anche qualora il dosaggio corrente di Flutiformo® non permetta un controllo adeguato dell’asma, prendendo in considerazione l’introduzione di terapie corticosteroidee aggiuntive. Una volta ottenuto il controllo dei sintomi dell’asma, occorre soppesare l’eventualità di ridurre gradualmente la dose di Flutiformo®. È importante controllare regolarmente i pazienti durante la riduzione della terapia. Flutiformo® deve essere utilizzato alla dose minima efficace (vedere paragrafo 4.2). Dato il rischio di esacerbazione, nei pazienti con asma il trattamento con Flutiformo® non deve essere interrotto bruscamente bensì sospeso gradualmente sotto la supervisione del medico prescrittore. Un’esacerbazione dei sintomi clinici dell’asma può essere provocata da un’infezione batterica acuta del tratto respiratorio che necessita di una terapia antibiotica appropriata, con un aumento della dose dei corticosteroidi per via inalatoria e un breve ciclo di corticosteroidi orali. Come farmaco di emergenza va utilizzato un broncodilatatore per via inalatoria a rapida insorgenza d’azione. Come tutti i medicinali contenenti corticosteroidi, Flutiformo® deve essere somministrato con cautela a pazienti con tubercolosi polmonare, tubercolosi quiescente o infezioni delle vie aeree di origine micotica, virale o di altro tipo. Tali infezioni devono sempre essere adeguatamente trattate se si utilizza Flutiformo®. Occorre cautela nel somministrare Flutiformo® a pazienti con tireotossicosi, feocromocitoma, diabete mellito, ipokaliemia non corretta o pazienti con predisposizione a bassi livelli sierici di potassio, a cardiomiopatia ostruttiva ipertrofica, stenosi aortica sottovalvolare idiopatica, ipertensione grave, aneurismi o altri gravi disturbi cardiovascolari come cardiopatia ischemica, aritmie cardiache o grave insufficienza cardiaca. Dosi elevate di b2-agonisti possono provocare un’ipokaliemia potenzialmente grave. La somministrazione concomitante di b2agonisti e farmaci in grado di indurre o potenziare un effetto ipokaliemico, p.es. derivati della xantina, steroidi e diuretici, può potenziare un possibile effetto ipokaliemico del b2-agonista. Si raccomanda particolare cautela con l’uso variabile di broncodilatatori di emergenza in quadri di asma instabile, di asma grave acuto (poiché l’ipossia può aumentare il rischio associato) e in altre condizioni accompagnate da una maggiore probabilità di insorgenza di effetti avversi a causa dell’ipokaliemia. In tali circostanze è opportuno monitorare i livelli sierici di potassio. Occorre cautela con i pazienti che presentano un prolungamento dell’intervallo QTc. Formoterolo può indurre un prolungamento dell’intervallo QTc. Come per tutti i b2-agonisti, occorre valutare l’opportunità di sottoporre i pazienti diabetici a controlli aggiuntivi della glicemia. Occorre cautela quando si effettua il passaggio alla terapia con Flutiformo®, in particolare se vi sono motivi per credere che una precedente terapia steroidea sistemica abbia compromesso la funzionalità surrenalica. Come per altre terapie inalatorie, dopo l’assunzione può verificarsi broncospasmo paradosso a causa di un aumento immediato del respiro sibilante e della dispnea. Il broncospasmo paradosso risponde a un broncodilatatore a rapida insorgenza d’azione per via inalatoria e deve essere trattato immediatamente, interrompendo subito la terapia con Flutiformo®, visitando il paziente e istituendo, se necessario, una terapia alternativa. I corticosteroidi inalatori, in particolare se assunti a dosi elevate e per periodi protratti, possono provocare effetti sistemici, con probabilità comunque molto inferiori rispetto ai corticosteroidi orali. I possibili effetti sistemici includono sindrome di Cushing, segni Cushingoidi, soppressione surrenalica, ritardo di crescita in bambini e adolescenti, riduzione della densità minerale ossea, cataratta, glaucoma e, in casi più rari, una serie di effetti psicologici e comportamentali inclusi iperattività psicomotoria, disturbi del sonno, ansia, depressione o aggressività (soprattutto nei bambini). Pertanto è importante controllare regolarmente il paziente e ridurre la dose di corticosteroidi per via inalatoria alla dose minima che permette di mantenere un efficace controllo dell’asma. Il trattamento prolungato con corticosteroidi inalatori a dosi elevate può provocare soppressione surrenalica e crisi surrenalica acuta. Sono particolarmente a rischio i bambini e gli adolescenti al di sotto dei 16 anni trattati con dosi elevate di fluticasone propionato (tipicamente ≥ 1.000 microgrammi/die). Casi molto rari di soppressione surrenalica e crisi surrenalica acuta sono stati descritti anche in pazienti trattati con fluticasone propionato a dosi comprese tra 500 e <1.000 microgrammi. Gli eventi che potrebbero potenzialmente scatenare una crisi surrenalica acuta includono traumi, interventi chirurgici, infezioni o qualsiasi rapida riduzione del dosaggio. I sintomi di presentazione sono tipicamente vaghi e possono comprendere anoressia, dolore addominale, calo ponderale, stanchezza, cefalea, nausea, vomito, ipotensione, riduzione dello stato di coscienza, ipoglicemia e crisi convulsive. In periodi di stress o in caso di intervento chirurgico d’elezione occorre valutare l’opportunità di somministrare un trattamento aggiuntivo con corticosteroidi sistemici. I benefici di fluticasone propionato per via inalatoria dovrebbero minimizzare la necessità di assumere steroidi orali, ma i pazienti che passano dagli steroidi orali a fluticasone propionato possono essere a rischio di compromissione della riserva surrenalica per lungo tempo. Anche i pazienti che in passato hanno già avuto bisogno di una terapia corticosteroidea di emergenza ad alte dosi possono essere a rischio. Questa possibile compromissione deve sempre essere tenuta presente in situazioni di urgenza ed elettive che possono provocare stress e occorre valutare l’opportunità di un trattamento corticosteroideo appropriato. A seconda dell’entità della compromissione surrenalica può essere necessario un consulto specialistico prima di sottoporre il paziente a procedure elettive. Con una possibile compromissione della funzionalità surrenalica occorre monitorare regolarmente il funzionamento dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA). La somministrazione combinata di fluticasone propionato con potenti inibitori del CYP3A4 comporta un maggior rischio di effetti indesiderati sistemici (vedere paragrafo 4.5). Occorre richiamare l’attenzione del paziente sul fatto che questo inalatore contenente un prodotto di combinazione a dose fissa è una terapia profilattica e come tale deve essere utilizzato regolarmente, anche in assenza di sintomi, per trarne un beneficio ottimale. L’uso di un distanziatore può comportare un possibile aumento nei depositi polmonari e un potenziale aumento dell’assorbimento sistemico e di eventi avversi sistemici. Poiché le frazioni di fluticasone e formoterolo che raggiungono la circolazione sistemica sono eliminate principalmente per via epatica, è possibile attendersi un aumento dell’esposizione nei pazienti con grave insufficienza epatica. I pazienti devono essere avvisati che Flutiformo® contiene una piccola quantità di etanolo (circa 1,00 mg per erogazione) che tuttavia è irrisoria e non pone rischi per la loro salute. Popolazione pediatrica Si raccomanda di monitorare regolarmente la statura dei bambini che ricevono un trattamento con corticosteroidi per via inalatoria protratto nel tempo. In caso di rallentamento della crescita, è necessario rivedere la terapia allo scopo di ridurre la dose dei corticosteroidi inalatori, se possibile, alla dose minima che permette di mantenere un efficace controllo dell’asma. Va inoltre valutata l’eventualità di indirizzare il paziente a un pediatra specialista in disturbi respiratori. Sono disponibili solo dati limitati sull’impiego di Flutiformo® in bambini al di sotto dei 12 anni. Si raccomanda di NON utilizzare Flutiformo® in bambini al di sotto dei 12 anni fino a quando non saranno disponibili ulteriori dati. 4.5 Interazioni con altri medicinali ed altre forme di interazione Non sono stati effettuati studi formali di interazione con Flutiformo®.Flutiformo® contiene sodio cromoglicato a livelli non farmacologicamente rilevanti. I pazienti non devono sospendere eventuali farmaci contenenti cromoglicato. Fluticasone propionato, uno dei principi attivi di Flutiformo®, è un substrato del CYP3A4. La co-somministrazione di potenti inibitori del CYP3A4 (p.es. ritonavir, atazanavir, claritromicina, indinavir, itraconazolo, nelfinavir, saquinavir, ketoconazolo, telitromicina) e Flutiformo® per brevi periodi di tempo provoca effetti di rilevanza clinica secondaria, ma occorre cautela in caso di trattamento a lungo termine evitando, se possibile, la co-somministrazione con tali farmaci. Occorre in particolare evitare la somministrazione concomitante con ritonavir a meno che i benefici siano superiori al maggior rischio di effetti indesiderati sistemici associato ai glucocorticoidi. Non vi sono dati su questa interazione per il fluticasone propionato per via inalatoria, ma si prevede un marcato aumento dei livelli plasmatici di fluticasone propionato. Sono stati segnalati casi di sindrome di Cushing e di soppressione surrenalica. Le alterazioni del tracciato ECG e/o l’ipokaliemia che possono derivare dalla somministrazione di diuretici non risparmiatori di potassio (come i diuretici d’ansa o tiazidici) possono essere aggravate in misura acuta dai b-agonisti, in particolare se si supera la dose raccomandata di questi farmaci. Benché la rilevanza clinica di questi effetti sia sconosciuta, si consiglia cautela nella somministrazione concomitante di b-agonisti e diuretici non risparmiatori di potassio. I derivati della xantina e i glucocorticosteroidi possono potenziare il possibile effetto ipokaliemico dei b-agonisti. Inoltre, L-dopa, L-tiroxina, ossitocina e alcol possono compromettere la tolleranza cardiaca ai b2-simpaticomimetici. Il trattamento concomitante con inibitori delle monoaminossidasi, compresi agenti con proprietà simili come furazolidone e procarbazina, può provocare reazioni ipertensive. I pazienti sottoposti ad anestesia concomitante con idrocarburi alogenati sono esposti a un alto rischio di aritmie. L’uso concomitante di altri farmaci b-adrenergici può avere un effetto potenzialmente additivo. L’ipokaliemia può aumentare il rischio di aritmie in pazienti trattati con glicosidi digitalici. Come altri b2-agonisti, formoterolo fumarato deve essere somministrato con estrema cautela a pazienti trattati con antidepressivi triciclici o inibitori delle monoaminossidasi, sia durante il periodo di trattamento che nelle due settimane successive alla sua sospensione, o con altri farmaci che prolungano l’intervallo QTc come antipsicotici (incluse le fenotiazine), chinidina, disopiramide, procainamide e antistaminici. I farmaci di cui è noto l’effetto di prolungamento dell’intervallo QTc possono aumentare il rischio di aritmie ventricolari (vedere paragrafo 4.4). Qualora sia necessario somministrare per qualsiasi via farmaci adrenergici aggiuntivi, occorre procedere con cautela in quanto possono potenziare gli effetti farmacologicamente prevedibili di formoterolo a carico del sistema nervoso simpatico. La somministrazione concomitante di antagonisti dei recettori beta-adrenergici (b-bloccanti) e formoterolo fumarato può avere un effetto di inibizione reciproca sull’azione dei due farmaci. I beta-bloccanti possono inoltre provocare un quadro di grave broncospasmo in pazienti asmatici. Pertanto, in questa popolazione non devono essere usati. È importante notare che i b-bloccanti sono contenuti nei colliri per il trattamento del glaucoma. Tuttavia, in determinate circostanze, p.es. come profilassi in seguito a infarto del miocardio, è possibile che non vi siano altre alternative accettabili. In questo caso si potrebbe valutare un trattamento con b-bloccanti cardioselettivi, benché la loro somministrazione richieda cautela. 4.6 Fertilità, gravidanza e allattamento Gravidanza I dati relativi all’uso di fluticasone propionato e formoterolo fumarato, somministrati sia singolarmente che in associazione ma in inalatori separati, o di questo prodotto di combinazione a dose fissa, Flutiformo®, in donne in gravidanza sono in numero limitato. Gli studi sugli animali hanno mostrato una tossicità riproduttiva (vedere paragrafo 5.3). La somministrazione di Flutiformo® durante la gravidanza non è raccomandata e deve essere presa in considerazione solo se il beneficio previsto per la madre è superiore ai possibili rischi per il feto. In tal caso, si deve usare la dose minima efficace che permette di mantenere un adeguato controllo dell’asma. Visto il potenziale di interferenza dei b-agonisti con la contrattilità uterina, l’uso di Flutiformo® per la gestione dell’asma durante il travaglio da parto deve essere limitato alle pazienti per le quali il beneficio risulta superiore ai rischi. Allattamento Non è noto se fluticasone propionato o formoterolo fumarato vengano escreti nel latte materno. Il rischio per i lattanti non può essere escluso. Pertanto occorre decidere se interrompere l’allattamento o la somministrazione di Flutiformo®/astenersi dalla terapia con Flutiformo® tenendo in considerazione il beneficio dell’allattamento per il bambino e quello del trattamento per la madre. Fertilità Non vi sono dati relativi agli effetti della somministrazione di Flutiformo® sulla fertilità . Negli studi sugli animali non sono emersi effetti sulla fertilità in seguito alla somministrazione individuale dei due principi attivi a dosi clinicamente rilevanti (vedere paragrafo 5.3). 4.7 Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso di macchinari Flutiformo® non altera o altera in modo trascurabile la capacità di guidare veicoli o di usare macchinari. 4.8 Effetti indesiderati Gli effetti indesiderati associati all’uso di Flutiformo® durante lo sviluppo clinico sono riportati nella tabella seguente, elencati per classe sistemico-organica e classificati in base alle seguenti categorie di frequenza: molto comune (≥1/10); comune (da ≥1/100 a <1/10); non comune (da ≥1/1.000 a <1/100); rara (da ≥1/10.000 a <1/1.000), molto rara (<1/10.000) e non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili). All’interno di ciascuna classe di frequenza, gli effetti indesiderati sono riportati in ordine decrescente di gravità. Classe sistemico-organica Evento avverso Frequenza Infezioni e infestazioni Candidosi orale Sinusite acuta Rara Disturbi del metabolismo e della nutrizione Iperglicemia Non comune Disturbi psichiatrici Sogni anomali Agitazione Insonnia Rara Iperattività psicomotoria, ansia, Non nota depressione, aggressione, modificazioni comportamentali (prevalentemente nei bambini) Patologie del sistema nervoso Cefalea Tremore Capogiri Disgeusia Non comune Patologie dell’orecchio e del labirinto Vertigini Rara Patologie cardiache Palpitazioni Extrasistolia ventricolare Non comune Angina pectoris Tachicardia Rara Patologie vascolari Ipertensione Rara Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche Esacerbazione dell’asma Disfonia Irritazione della gola Non comune Dispnea Tosse Rara Secchezza delle fauci Non comune Diarrea Dispepsia Rara Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo Rash Rara Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo Spasmi muscolari Rara Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione Edema periferico Non comune Astenia Rara Patologie gastrointestinali Come per altre terapie inalatorie, può insorgere broncospasmo paradosso con un aumento immediato del respiro sibilante e della dispnea dopo la somministrazione. Il broncospasmo paradosso, che risponde a un broncodilatatore per via inalatoria a rapida insorgenza d’azione, deve essere trattato immediatamente, la terapia con Flutiformo® deve essere sospesa e il paziente deve essere visitato istituendo, se necessario, una terapia alternativa. Poiché Flutiformo® contiene sia fluticasone propionato che formoterolo fumarato, si può verificare lo stesso quadro di effetti indesiderati osservato in relazione ai due principi attivi. Gli effetti indesiderati elencati di seguito sono associati a fluticasone propionato e formoterolo fumarato, ma non sono stati riscontrati durante lo sviluppo clinico di Flutiformo®. Fluticasone propionato: reazioni di ipersensibilità tra cui orticaria, prurito, angioedema (soprattutto facciale e orofaringeo), reazioni anafilattiche. Possono manifestarsi effetti sistemici dei corticosteroidi per via inalatoria, in particolare se somministrati a dosi elevate e per periodi di tempo prolungati, che includono sindrome di Cushing, segni Cushingoidi, soppressione surrenalica, ritardo di crescita in bambini e adolescenti, riduzione della densità minerale ossea, cataratta e glaucoma, disturbi del sonno, contusioni, atrofia cutanea e predisposizione alle infezioni. La capacità di adattamento allo stress può risultare compromessa. Tuttavia, questi effetti sistemici si verificano con probabilità molto inferiori in seguito a terapia con corticosteroidi inalatori rispetto a corticosteroidi orali. Il trattamento protratto nel tempo con dosi elevate di corticosteroidi inalatori può portare a una soppressione surrenalica clinicamente significativa con crisi surrenalica acuta. Durante periodi di stress (traumi, interventi chirurgici, infezioni) può essere necessaria una copertura aggiuntiva con corticosteroidi sistemici. Formoterolo fumarato: reazioni di ipersensibilità (tra cui ipotensione, orticaria, edema angioneurotico, prurito, esantema), prolungamento dell’intervallo QTc, ipokaliemia, nausea, mialgia, aumento dei livelli ematici di lattato. Il trattamento con b2-agonisti come formoterolo può provocare un aumento dei livelli ematici di insulina, di acidi grassi liberi, di glicerolo e di corpi chetonici. Reazioni di ipersensibilità sono state osservate in pazienti che utilizzano farmaci con sodio cromoglicato per via inalatoria come principio attivo. Benché il sodio cromoglicato sia un eccipiente di Flutiformo® e sia presente solo in bassa concentrazione, non è noto se le reazioni di ipersensibilità siano dipendenti dalla dose. Nell’eventualità poco probabile che Flutiformo® provochi una reazione da ipersensibilità, il trattamento deve basarsi sulle raccomandazioni standard per le reazioni da ipersensibilità, con l’uso di antistaminici e altre terapie al bisogno. È possibile che Flutiformo® debba essere sospeso immediatamente instaurando, se necessario, una terapia alternativa per l’asma. Disfonia e candidosi orale possono essere attenuati con gargarismi o risciacqui della bocca con acqua o lavandosi i denti dopo aver usato il prodotto. La candidosi sintomatica può essere trattata con una terapia antimicotica topica continuando il trattamento con Flutiformo®. 4.9 Sovradosaggio Non sono disponibili dati ottenuti da studi clinici sul sovradosaggio di Flutiformo®. Tuttavia, di seguito vengono riportati i dati sul sovradosaggio dei singoli principi attivi. Formoterolo fumarato Un sovradosaggio di formoterolo provocherebbe probabilmente un’esagerazione degli effetti tipici dei b2-agonisti. In tal caso potrebbero verificarsi le seguenti reazioni avverse: angina, ipertensione o ipotensione, palpitazioni, tachicardia, aritmia, prolungamento dell’intervallo QTc, cefalea, tremore, nervosismo, crampi muscolari, secchezza delle fauci, insonnia, spossatezza, senso di malessere, convulsioni, acidosi metabolica, ipokaliemia, iperglicemia, nausea e vomito. Il trattamento di un sovradosaggio di formoterolo prevede la sospensione del farmaco e l’istituzione di un’adeguata terapia sintomatica e/o di supporto. Può essere preso in considerazione un uso prudente di b-bloccanti cardioselettivi, tenendo presente il rischio di broncospasmo associato a tali farmaci. Non vi sono evidenze sufficienti per stabilire se la dialisi possa avere effetti positivi in caso di sovradosaggio di formoterolo. Si raccomanda di sottoporre il paziente a monitoraggio cardiaco. Qualora sia necessario sospendere la terapia con Flutiformo® a causa di un sovradosaggio del b-agonista contenuto nel medicinale, si deve prendere in considerazione un’adeguata terapia steroidea sostitutiva. Occorre monitorare i livelli sierici di potassio in quanto può insorgere ipokaliemia e valutare eventualmente una terapia sostitutiva con potassio. Fluticasone propionato Un sovradosaggio acuto di fluticasone propionato non costituisce in genere un problema clinico. L’unico effetto dannoso provocato dall’inalazione di una dose elevata di farmaco in un breve periodo di tempo è la soppressione della funzione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA) che generalmente si normalizza nell’arco di alcuni giorni, come documentato dalle misurazioni dei livelli di cortisolo plasmatico. Il trattamento con il corticosteroide inalatorio deve proseguire alla dose raccomandata per garantire il controllo dell’asma. Sono stati riferiti rari casi di crisi surrenalica acuta. Sono particolarmente a rischio i bambini e gli adolescenti al di sotto dei 16 anni trattati con dosi elevate di fluticasone propionato (tipicamente ≥ 1.000 microgrammi/die). I sintomi di presentazione possono essere vaghi (anoressia, dolore addominale, calo ponderale, stanchezza, cefalea, nausea, vomito e ipotensione). I sintomi tipici di una crisi surrenalica comprendono una riduzione dello stato di coscienza, ipoglicemia e/o crisi convulsive. L’uso cronico di dosi molto elevate può provocare atrofia della corteccia surrenale con soppressione dell’asse HPA. Può essere necessario monitorare la riserva surrenalica. I possibili effetti sistemici includono sindrome di Cushing, segni Cushingoidi, soppressione surrenalica, ritardo di crescita in bambini e adolescenti, riduzione della densità minerale ossea, cataratta e glaucoma (vedere paragrafo 4.4). Nell’ambito della gestione di un sovradosaggio cronico, in situazioni di stress può essere necessario somministrare corticosteroidi per via orale o sistemica. Tutti i pazienti considerati in sovradosaggio cronico devono essere trattati come se fossero dipendenti dagli steroidi somministrando loro una dose di mantenimento adeguata di un corticosteroide sistemico. Una volta stabilizzati, occorre continuare la terapia con un corticosteroide inalatorio alla dose raccomandata per ottenere il controllo dei sintomi. 5. PROPRIETÀ FARMACOLOGICHE 5.1 Proprietà farmacodinamiche Categoria farmacoterapeutica: Formoterolo e altri medicinali per le malattie ostruttive delle vie respiratorie. Codice ATC: R03AK07 Meccanismo di azione ed effetti farmacodinamici Flutiformo® contiene sia fluticasone propionato che formoterolo fumarato i cui meccanismi d’azione sono descritti separatamente di seguito. Questi farmaci appartengono a due classi differenti (uno è un corticosteroide sintetico, l’altro un agonista selettivo del recettore b2-adrenergico a lunga durata d’azione) e, come per altre combinazioni di corticosteroidi inalatori e agonisti b2adrenergici a lunga durata d’azione, si osservano effetti additivi in termini di riduzione delle esacerbazioni asmatiche. Fluticasone propionato - Fluticasone propionato è un glucocorticoide sintetico trifluorurato che, per via inalatoria, esercita una potente azione antinfiammatoria sui polmoni. Fluticasone propionato riduce i sintomi e le esacerbazioni dell’asma ed è associato a un numero inferiore di effetti avversi rispetto ai corticosteroidi sistemici. Formoterolo fumarato - Formoterolo fumarato è un agonista selettivo del recettore b2-adrenergico a lunga durata d’azione. Se inalato, svolge localmente nei polmoni un’azione broncodilatatoria. L’effetto broncodilatatorio insorge rapidamente, nell’arco di 1-3 minuti e dura almeno 12 ore dopo una dose singola. Flutiformo® - In studi clinici della durata di 12 settimane condotti su adulti e adolescenti l’aggiunta di formoterolo a fluticasone propionato ha migliorato i sintomi asmatici e la funzionalità polmonare, riducendo le esacerbazioni. L’effetto terapeutico di Flutiformo® è risultato superiore a quello del solo fluticasone propionato. Non esistono dati comparativi a lungo termine su Flutiformo® vs. fluticasone propionato. In uno studio clinico di 8 settimane su Flutiformo® l’effetto del medicinale sulla funzionalità polmonare è stato quantomeno pari a quello della combinazione di fluticasone propionato e formoterolo fumarato somministrati in due differenti inalatori. Non sono disponibili dati comparativi a lungo termine su Flutiformo® vs. fluticasone propionato e formoterolo fumarato. Gli studi clinici con durata fino a 12 mesi, condotti su pazienti adulti e adolescenti, non hanno evidenziato segni di attenuazione degli effetti terapeutici di Flutiformo®. Sono emersi trend dose-risposta per Flutiformo® per gli endpoint basati sui sintomi, con benefici incrementali per le dosi elevate rispetto alle basse più probabili nei pazienti con asma più grave. Popolazione pediatrica In uno studio della durata di 12 settimane su pazienti pediatrici, con una fase di estensione di 6 mesi tesa a valutare la sicurezza a lungo termine, 210 bambini nella fascia d’età 4-12 anni sono stati trattati con una dose di mantenimento di Flutiformo® (2 inalazioni di 50/5 microgrammi due volte al giorno) o con un comparatore a combinazione fissa. Durante le 12 settimane dello studio la funzionalità polmonare dei bambini trattati con Flutiformo® è risultata quantomeno identica a quella dei bambini trattati con il comparatore. Dopo lo studio principale era possibile partecipare a una fase di estensione di 6 mesi, completata da 205 pazienti trattati con Flutiformo®, durante la quale il farmaco è risultato sicuro e ben tollerato. 5.2 Proprietà farmacocinetiche Fluticasone propionato Assorbimento - L’assorbimento sistemico di fluticasone propionato assunto per via inalatoria avviene principalmente attraverso i polmoni e mostra una correlazione lineare con la dose nell’intervallo di 500-2.000 microgrammi. L’assorbimento è inizialmente rapido, poi prolungato. Gli studi pubblicati sul dosaggio orale del farmaco approvato vs. non approvato hanno dimostrato che la biodisponibilità assoluta sistemica orale di fluticasone propionato è trascurabile (<1%) per la combinazione di due fattori: un assorbimento incompleto dal tratto gastrointestinale e un esteso metabolismo di primo passaggio. Distribuzione - Fluticasone propionato assunto per via endovenosa è ampiamente distribuito nell’organismo. La fase iniziale di eliminazione è rapida e coerente con la sua elevata solubilità lipidica e la capacità di legame tissutale. Il volume di distribuzione corrisponde mediamente a 4,2 l/kg. La percentuale di fluticasone propionato legato alle proteine plasmatiche umane è in media del 91%. Fluticasone propionato presenta un legame debole e reversibile con gli eritrociti e non è legato in misura significativa alla transcortina umana. Metabolismo - Fluticasone propionato presenta un’elevata clearance totale (media: 1.093 ml/min), di cui la clearance renale rappresenta meno dello 0,02%. Questo tasso molto elevato indica un’ampia clearance epatica. L’unico metabolita circolante rilevato nell’uomo è il derivato acido 17b-carbossilico di fluticasone propionato, formato mediante la via della sottofamiglia dell’isoforma 3A4 del citocromo P450 (CYP3A4). Rispetto al composto parentale questo metabolita presenta in vitro un’affinità inferiore (ca. 1/2.000) per il recettore glucocorticoide del citosol polmonare nell’uomo. Altri metaboliti rilevati in vitro da colture cellulari di epatoma umano non sono stati riscontrati nell’uomo. Eliminazione - L’87-100% di una dose orale viene escreto nelle feci, fino al 75% come composto parentale. È inoltre presente un metabolita maggiore non attivo. Fluticasone propionato somministrato per via endovenosa mostra una cinetica con andamento poliesponenziale e ha un’emivita terminale di circa 7,8 ore. Una percentuale inferiore al 5% di una dose radiomarcata è escreta nelle urine sotto forma di metaboliti, il resto viene escreto nelle feci come composto parentale e metaboliti. Formoterolo fumarato I dati sulla farmacocinetica plasmatica di formoterolo sono stati raccolti su volontari sani in seguito all’inalazione di dosi superiori all’intervallo raccomandato e su pazienti con BPCO in seguito all’inalazione di dosi terapeutiche. Assorbimento - In volontari sani che hanno inalato una singola dose da 120 microgrammi, formoterolo fumarato è stato assorbito rapidamente nel plasma e ha raggiunto la concentrazione massima di 91,6 pg/ml entro 5 minuti dall’inalazione. In pazienti con BPCO trattati per 12 settimane con formoterolo fumarato alla dose di 12 o 24 mg due volte al giorno sono state osservate concentrazioni plasmatiche in intervalli compresi tra 4,0 e 8,9 pg/ml e 8,0 e 17,3 pg/ml rispettivamente a 10 minuti e a 2 e 6 ore post-inalazione. Studi sull’escrezione urinaria cumulativa di formoterolo e/o dei suoi enantiomeri RR e SS hanno evidenziato un aumento lineare dell’assorbimento correlato alla dose in seguito a inalazione di polvere secca (12-96 microgrammi) o erogazione di formulazioni aerosol (12-96 microgrammi). Dopo 12 settimane di somministrazione di formoterolo in polvere alla dose di 12 o 24 microgrammi due volte al giorno, l’escrezione urinaria di formoterolo immodificato è aumentata del 6373% in pazienti adulti con asma, del 19-38% in pazienti adulti con BPCO e del 18-84% in pazienti pediatrici. Questo dato è indicativo di un accumulo modesto e autolimitante di formoterolo nel plasma in seguito a somministrazione ripetuta. Distribuzione - Formoterolo ha una capacità di legame con le proteine plasmatiche del 61-64% (del 34% prevalentemente con l’albumina). Non si osserva saturazione dei siti di legame nell’intervallo di concentrazione raggiunto con le dosi terapeutiche. Le concentrazioni di formoterolo utilizzate per valutare la capacità di legame con le proteine plasmatiche sono risultate superiori a quelle osservate nel plasma in seguito all’inalazione di una dose singola da 120 microgrammi. Metabolismo - L’eliminazione di formoterolo avviene principalmente attraverso il metabolismo. La glucuronidazione diretta è la principale via di biotrasformazione, un’altra via è la O-demetilazione seguita da un’ulteriore glucuronidazione. Le vie minori di eliminazione includono la solfoconiugazione e la deformilazione seguita da solfoconiugazione. Isoenzimi multipli catalizzano la glucuronidazione (UGT1A1, 1A3, 1A6, 1A7, 1A8, 1A9, 1A10, 2B7 e 2B15) e la O-demetilazione (CYP 2D6, 2C19, 2C9 e 2A6) di formoterolo, pertanto formoterolo presenta un basso potenziale di interazione metabolica con altri farmaci. A concentrazioni terapeuticamente rilevanti il farmaco non ha inibito gli isoenzimi del citocromo P450. Formoterolo presenta un profilo cinetico simile dopo somministrazione singola e ripetuta, il che indica l’assenza di autoinduzione o di inibizione del metabolismo. Eliminazione - In pazienti asmatici e pazienti con BPCO trattati per 12 settimane con formoterolo fumarato alla dose di 12 o 24 microgrammi due volte al giorno, rispettivamente il 10% e il 7% circa della dose sono stati recuperati nelle urine come formoterolo immodificato. Questa percentuale è risultata pari al 6% circa della dose in pazienti pediatrici asmatici che hanno ricevuto più dosi da 12 o 24 microgrammi. Gli enantiomeri RR e SS rappresentano rispettivamente il 40% e il 60% del recupero urinario di formoterolo immodificato in seguito alla somministrazione di dosi singole (12-120 microgrammi) a volontari sani e di dosi singole e ripetute a pazienti asmatici. Dopo una singola dose orale di 3H-formoterolo, il 59-62% della dose è stato recuperato nelle urine e il 32-34% nelle feci. La clearance renale di formoterolo è pari a 150 ml/min. In seguito a inalazione, i dati sul profilo cinetico plasmatico e sulla velocità di escrezione urinaria di formoterolo in volontari sani indicano un’eliminazione bifasica, con emivite terminali pari rispettivamente a 13,9 e 12,3 ore per gli enantiomeri RR e SS. Il picco di escrezione viene raggiunto rapidamente, entro 1,5 ore. Il 6,4 8% circa della dose è stato recuperato nelle urine sotto forma di formoterolo immodificato, con gli enantiomeri RR e SS responsabili rispettivamente del 40% e del 60%. Flutiformo® (combinazione di fluticasone propionato/formoterolo fumarato) Una serie di studi ha indagato le caratteristiche farmacocinetiche di fluticasone propionato e formoterolo fumarato valutati individualmente rispetto alla loro associazione in Flutiformo®, somministrati sia separatamente che in combinazione. Questi studi presentano tuttavia un’elevata variabilità inter- e intrastudio. In generale emerge una tendenza che indica che l’esposizione sistemica a fluticasone e formoterolo in combinazione fissa è inferiore a quella dei due componenti individuali somministrati in combinazione. Non è stata dimostrata l’equivalenza farmacocinetica tra Flutiformo® e i suoi componenti individuali. Non sono disponibili dati comparativi a lungo termine su Flutiformo® vs. fluticasone propionato e formoterolo fumarato (vedere paragrafo 5.1). Assorbimento Flutiformo® – fluticasone propionato In seguito all’inalazione di una singola dose da 250 microgrammi di fluticasone propionato ottenuta da 2 erogazioni di Flutiformo® 125 microgrammi/5 microgrammi in volontari sani è stato osser- vato un rapido assorbimento plasmatico, con una concentrazione massima media di 32,8 pg/ml entro 45 minuti dall’inalazione. In pazienti asmatici trattati con dosi singole di fluticasone propionato ottenuto dall’inalazione di Flutiformo®, le concentrazioni plasmatiche massime medie di 15,4 pg/ml e di 27,4 pg/L sono state raggiunte rispettivamente entro 20 minuti e 30 minuti dalla somministrazione di 100 microgrammi/10 microgrammi (2 erogazioni di Flutiformo® 50 microgrammi/5 microgrammi) e di 250 microgrammi/10 microgrammi (2 erogazioni di Flutiformo® 125 microgrammi/5 microgrammi). In studi che hanno valutato la somministrazione di dosi multiple a volontari sani, con dosi di Flutiformo® pari a 100 microgrammi/10 microgrammi, 250 microgrammi/10 microgrammi e 500 microgrammi/20 microgrammi sono state raggiunte concentrazioni plasmatiche massime medie di fluticasone pari rispettivamente a 21,4, 25,9-34,2 e 178 pg/ml. I dati relativi alle dosi da 100 microgrammi/10 microgrammi e 250 microgrammi/10 microgrammi sono stati generati utilizzando un nebulizzatore privo di distanziatore, quelli relativi alla dose da 500 microgrammi/20 microgrammi sono stati generati utilizzando un nebulizzatore dotato di distanziatore. In volontari sani l’uso di un distanziatore AeroChamber Plus® aumenta la biodisponibilità sistemica media di fluticasone (equivalente all’assorbimento polmonare) del 35% rispetto alla somministrazione di Flutiformo® mediante un dispositivo pMDI privo di distanziatore. In volontari sani l’uso di un distanziatore AeroChamber Plus® diminuisce la biodisponibilità sistemica media di formoterolo del 25% rispetto alla somministrazione di Flutiformo® mediante un dispositivo pMDI privo di distanziatore. Ciò è probabilmente dovuto a una riduzione dell’assorbimento gastrointestinale con l’utilizzo del distanziatore, che compensa il previsto aumento corrispondente nell’assorbimento polmonare. Flutiformo® – formoterolo fumarato In seguito alla somministrazione di una dose singola di Flutiformo® a volontari sani, una dose da 20 microgrammi di formoterolo fumarato ottenuta con 2 erogazioni di Flutiformo® 250 microgrammi/10 microgrammi ha prodotto una concentrazione plasmatica massima media di 9,92 pg/ml entro 6 minuti dall’inalazione. Con dosi multiple di 20 microgrammi di formoterolo fumarato ottenuti con 2 erogazioni di Flutiformo® 250 microgrammi/10 microgrammi è stata raggiunta una concentrazione plasmatica massima media di 34,4 pg/ml. Distribuzione - Non esistono attualmente dati sulla capacità di legame con le proteine plasmatiche specifici per fluticasone propionato o formoterolo fumarato contenuti in Flutiformo®. Metabolismo - Non esistono attualmente dati sul metabolismo di fluticasone propionato o formoterolo fumarato rispetto all’inalazione di Flutiformo®. Eliminazione Fluticasone propionato Fluticasone propionato assunto con l’inalazione di 2 erogazioni di Flutiformo® 250 microgrammi/10 microgrammi ha un’emivita terminale di circa 14,2 ore. Formoterolo fumarato Formoterolo fumarato assunto con l’inalazione di 2 erogazioni di Flutiformo® 250 microgrammi/10 microgrammi ha un’emivita terminale di circa 6,5 ore. Una percentuale inferiore al 2% di una singola dose di formoterolo fumarato inalato con Flutiformo® viene escreta nelle urine. 6. INFORMAZIONI FARMACEUTICHE 6.1 Elenco degli eccipienti La tossicità osservata negli studi sugli animali con formoterolo fumarato e fluticasone propionato, somministrati separatamente o in combinazione, consiste principalmente in effetti associati a un’attività farmacologica esagerata. Gli effetti sul sistema cardiovascolare sono correlati alla somministrazione di formoterolo e comprendono iperemia, tachicardia, aritmie e danno miocardico. La co-somministrazione dei due principi attivi non ha provocato né un aumento della tossicità né l’insorgenza di reperti inattesi. Gli studi sulla riproduzione condotti con Flutiformo® su ratti e conigli hanno confermato i noti effetti embrio-fetali dei due componenti individuali, tra cui ritardo di crescita fetale, ossificazione incompleta, letalità embrionale, palatoschisi, edema e alterazioni scheletriche. Tali effetti sono stati osservati a esposizioni inferiori a quelle attese usando la dose massima clinica raccomandata. Un’esposizione sistemica molto alta a formoterolo ha provocato un certo calo della fertilità in ratti maschi. Test standard in vitro e in vivo condotti individualmente sui due componenti non hanno evidenziato genotossicità. Non sono stati condotti studi sulla cancerogenicità della combinazione. Non è emerso un potenziale cancerogeno per fluticasone propionato. In seguito alla somministrazione di formoterolo è stato osservato un lieve aumento nell’incidenza di tumori benigni del tratto riproduttivo nelle femmine di topo e ratto. Tale riscontro è considerato un effetto di classe nei roditori esposti, per periodi protratti, a dosi elevate di b2-agonisti e non è indicativo di un rischio potenziale di cancerogenicità nell’uomo. Studi preclinici su HFA 227 non rilevano rischi particolari per l’uomo sulla base di studi di tossicità a dosi ripetute, genotossicità, cancerogenicità e tossicità della riproduzione. 10. DATA DI REVISIONE DEL TESTO 5.3 Dati preclinici di sicurezza Sodio cromoglicato Etanolo anidro Eptafluoropropano HFA 227 6.2 Incompatibilità Non pertinente. 6.3 Periodo di validità 2 anni Validità della confezione aperta: 3 mesi dall’apertura della bustina di alluminio . 6.4 Precauzioni particolari per la conservazione Conservare a temperatura non superiore a 25°C. Non refrigerare o congelare. Se l’inalatore viene esposto a temperature vicino allo zero, occorre avvisare il paziente che deve lasciarlo a temperatura ambiente per 30 minuti e riattivarlo prima dell’uso (vedere paragrafo 4.2). La bomboletta contiene un liquido pressurizzato. Non esporre a temperature superiori a 50°C. Non forare, rompere o bruciare, anche se apparentemente vuota. 6.5 Natura e contenuto del contenitore 120 erogazioni per inalatore. L’erogatore è di colore bianco con un indicatore della dose integrato di colore grigio e un cappuccio di protezione del boccaglio di colore grigio chiaro. La sospensione è contenuta in una bomboletta pressurizzata di alluminio sigillata con una valvola dosatrice standard. La bomboletta è inserita in un erogatore predosato dotato di copriboccaglio (entrambi in polipropilene) e un indicatore della dose integrato che segnala il numero di erogazioni (puff) rimanenti. Ogni contenitore eroga 120 dosi. L’inalatore assemblato è avvolto in un foglio laminato di alluminio all’interno di una scatola in cartone. È possibile che non tutte le confezioni siano commercializzate 6.6 Precauzioni particolari per lo smaltimento e la manipolazione Nessuna istruzione particolare. Per istruzioni dettagliate sull’uso del medicinale vedere paragrafo 4.2 (Posologia e modo di somministrazione). 7. TITOLARE DELL’AUTORIZZAZIONE ALL’IMMISSIONE IN COMMERCIO Mundipharma Pharmaceuticals Srl Via G. Serbelloni, 4 - 20122 Milano, Italia 8. NUMERO(I) DELL’AUTORIZZAZIONE ALL’IMMISSIONE IN COMMERCIO AIC n. 042294013/M Flutiformo® 50 microgrammi/5 microgrammi 1 inalatore da 120 erogazioni AIC n. 042294025/M Flutiformo® 125 microgrammi/5 microgrammi 1 inalatore da 120 erogazioni AIC n. 042294037/M Flutiformo® 250 microgrammi/10 microgrammi 1 inalatore da 120 erogazioni 9. DATA DELLA PRIMA AUTORIZZAZIONE/RINNOVO DELL’AUTORIZZAZIONE 07/06/2013 06/2013 CLASSE A Dosaggi e prezzo al pubblico al netto degli sconti obbligatori di legge Flutiformo® 50 µg / 5 µg 31,35 € Flutiformo® 125 µg / 5 µg 47,66 € Flutiformo® 250 µg / 10 µg 70,28 € Indicato negli adulti e negli adolescenti al di sopra dei 12 anni Indicato negli adulti e negli adolescenti al di sopra dei 12 anni Indicato SOLO negli adulti, al di sopra dei 18 anni Società Italiana di MedIcIna Generale E AL ER EDICINA GEN TO SCIENTIFICO AGGIORNAMEN ONLINE R LA M IL PORTALE PEwww.progettoasco.it WWW.PROGETTOASCO.IT DISPONIBILE LA APP GRATuITA Novità 2010 Letteratura - Newsletter - 13.500 destinatari Formazione ECM Editoria ICI, I CLINICO-SCIENTIF ATO AD ARGOMENT PERIODICO DEDIC APPUNTAMENTO ATIVE SANITARIE. SSITÀ EFFETTIVE NECE DI POLITICA E NORM SODDISFARE LE O SERVIZIO PER IFICAT QUAL RALE UN CINA GENE DEI MEDICI DI MEDI PROFESSIONALI NOTIZIARIO ) DISTANZA ATIVI COMPLETI” SI (”MODULI FORM A IER – CORSI ESTE SI LIVELLI DELL PILLOLE – DOSS ATI PER I DIVER IATI E STRUTTUR CONTENUTI STUD E ONLIN E UTER AZION PORTATA DI COMP MODERNA FORM ONO – L’AULA A SINCR IN E NET ONLIN ATTRAVERSO INTER EVENTI FORMATIVI AZIONE IN AULA ZE DELLA FORM TUTTE LE VALEN FORMAZIONE A CONTINUO GIORNAMENTO SERVIZI PER L’AG , DICINALE INTERNAZIONALE NEWSLETTER QUIN A LETTERATURA A ANALISI DELL DAL COMITATO UNA QUALIFICAT ZIONATI SVILUPPATI DI ARTICOLI SELE CON COMMENTI SCIENTIFICO ASCO IALI A SPEC IZI SERV E DI LINEE GUID SEZIONI E COMMENTO IALI - SINTESI INSERTI MULTIMED CLINICI ANALISI DI CASI ESPOSIZIONE E Calcio Levofo linato Pentaid MEDICINA GENERALE - RIVISTA ISSn 1724- rato 1375 Società MedIcIna Italiana di Generale art.1, comma 2004 n°46 l.27/02/ Serie editoriale Guide Pratiche Oltre 40 titoli pubblicati edizioni cartacee e digitali Titoli disponibili su App Store S ocietà italiana di M edicina G enerale La gestione delle dipendenze da alcol in Medicina Generale Mauro Cibin, Alfio Lucchini, Alessandro Rossi con il contributo incondizionato di Società italiana di Medicina Generale MEDIA - RIVISTA AGGIORNAMENTO E FORMAZIONE IN DIABETOLOGIA E MALATTIE METABOLICHE Trimestrale In partnership con AMD - Associazione Medici Diabetologi 30.000 destinatari www.pacinimedicina.it www .simg. digitale 1 Febbraio it Periodic o aut. trib. bimestrale. Poste di Firenze Italiane Spa n. 4387 del 12-05-9 - Spedizione 4 - contiene in abbonam ento Supplem ento - IP Postale - d.l. 353/200 - Ir 3 conv.in Edizione DISEASE MANAGEMENT - SeRIe edIToRIAle 13 Paziente oncologic o anzian Polmonite o comuni taria e Primo col nosoco loquio me miale dico-pazi ente “Gut bar rier” e diarrea acuta SIBO 20 DISPONIBILE LA APP GRATuITA 1, dcB PISa Bimestrale 30.000 destinatari Serenità e sicurezza, secondo atto. nuovo TriTTico 60 mg/ml gocce orali, soluzione