by Sebastiano Inturri
La città di Assisi, in provincia di Perugia, è nota soprattutto per aver dato i natali a s. Francesco e a s.
Chiara.
È posta a circa 400 m s.l.m., sulle pendici del monte Subasio (1290 m s.l.m.).
In copertina è riprodotta la facciata della meravigliosa Basilica di s. Francesco.
Quando il Santo nacque, nel 1182, il padre, Pietro Bernardone, ricco commerciante di stoffe, si trovava in
Francia per affari. La madre, Giovanna, della “la Pica”, scelse per il bambino il nome di Giovanni; ma
quando il marito tornò dal viaggio aggiunse il nome di Francesco, che da allora prevalse sul primo.
All’età di vent’anni Francesco partecipò volontario alla guerra scoppiata per motivi di rivalità politica tra
Assisi, a maggioranza ghibellina, e Perugia, a maggioranza guelfa. In tale conflitto Francesco rimase
prigioniero dei Perugini per oltre un anno.
La lunga prigionia causò danni indelebili nella salute fisica di Francesco; inoltre ne determinò un radicale
cambiamento d’animo, tant’è che tornato ad Assisi egli non era più lo stesso: non era più attratto, come
prima, dalla vita allegra e spensierata con gli amici, ma cominciò a preferire la solitudine e la meditazione e a
dedicarsi alla carità per i più bisognosi.
Un giorno Francesco si recò, come spesso faceva, alla chiesetta campestre di s. Damiano, sita poco fuori
Assisi. Qui un crocifisso gli parlò: «Francesco, va’ e ripara la mia casa che, come vedi, cade in rovina».
Francesco, non capendo bene il significato di quelle parole, pensò che si riferissero alla chiesetta cadente di
s. Damiano; perciò si mise a ripararla con le proprie mani, e consegnò un po’ del denaro paterno al
sacerdote della chiesetta. Appena il padre seppe la cosa si infuriò col figlio, il quale per timore si nascose per
oltre un mese.
Il comportamento di Francesco era sempre più strano; un giorno arrivò persino a camminare per le strade
di Assisi vestito di stracci.
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Suo padre, convinto che il proprio primogenito, sul quale aveva riposto molte speranze, fosse malato di
mente, deluso lo rinchiuse in casa. Durante una sua assenza per affari, la moglie liberò Francesco. Rientrato
ad Assisi, Pietro ricercò il figlio per diseredarlo; ma il 12 aprile 1207 fu lo stesso Francesco che, in pubblica
piazza, rinunciò a tutti i beni paterni. In quell’occasione Francesco disse: «Udite tutti. Finora ho chiamato
padre Pietro Bernardone, ma poiché da oggi intendo servire solo il Signore, rinuncio a tutto quello che
potrebbe toccarmi da lui in eredità e gli rendo le vesti che ho indosso…»
Dopo essersi allontanato dalla città per un po’ di tempo, Francesco ritornò ad Assisi e andò ad abitare
presso la piccola cappella della Porziuncola, qualche chilometro fuori dalla città.
Avendo nel frattempo compreso che le parole pronunciate dal crocifisso a s. Damiano non si riferivano alla
riparazione dei muri della chiesetta, ma al rinnovamento morale della Chiesa e dei suoi membri, cominciò a
predicare la pace, l’uguaglianza fra gli uomini, il distacco dalle ricchezze materiali, l’amore per Dio e per le
Sue creature.
Ben presto, ammirati dalle sue gesta, molti seguaci si unirono a Francesco. Inizialmente il gruppo si riuniva
in un tugurio nella località chiamata Rivotorto, nei pressi della Porziuncola. Da qui Francesco e i suoi
seguaci iniziarono una predicazione che si spinse in diverse parti del mondo.
Nel tugurio di Rivotorto Francesco scrisse la sua Regola monastica. Nel mese di luglio 1210 questa fu
approvata verbalmente da papa Innocenzo III: nacque così l’Ordine dei Frati Minori.
A Fonte Colombo, una frazione di Rieti, Francesco, di ritorno da Roma, mise per iscritto, con delle
modifiche, la sua Regola, che fu ufficialmente approvata da papa Onorio III il 29 dicembre 1223.
Poi Francesco fece tappa a Greccio (RI). Qui egli il 24 dicembre 1223 ebbe l’idea di rappresentare, con
persone ed animali viventi, la Natività di Gesù, realizzando così il primo presepio della storia.
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Nell’agosto del 1224 si ritirò sul Monte della Verna, nel Casentino, insieme con alcuni suoi compagni, per
praticare un digiuno di quaranta giorni in preparazione della festa di s. Michele arcangelo. La mattina del
14 settembre, mentre era assorto in preghiera, vide scendere dal cielo un serafino avvolto da una nube di
fiamme e luce, che gli si avvicinò rimanendo sospeso in aria. Fra le ali del serafino, Francesco vide
lampeggiare la figura di un uomo con mani e piedi distesi e inchiodati ad una croce; quando la visione
scomparve, sulle mani, sui piedi e sul torace di Francesco miracolosamente si formarono le stesse ferite
che aveva Gesù Cristo in croce: per la prima volta della storia della Chiesa cattolica si era verificato il
fenomeno delle stigmate (o stimmate).
Francesco era ormai stanco e ammalato. Venne così curato a s. Damiano, nel piccolo convento annesso
alla chiesetta da lui restaurata tanti anni prima, ospite della giovane badessa Chiara, sua grande
ammiratrice, e delle altre suore. E fu in questo periodo che egli scrisse il famoso Cantico delle creature,
componimento poetico in lode di Dio e delle Sue creature.
Gli ultimi due anni furono per Francesco un autentico calvario: la prigionia perugina, i tanti viaggi, una
malattia agli occhi, i tanti digiuni gli avevano pesantemente minato il fisico.
Sentendo ormai prossima la fine terrena, Francesco si fece portare alla Porziuncola, dove a tarda sera del
3 ottobre 1226 spirò. La mattina del giorno successivo il suo corpo fu traslato con una solenne
processione alla chiesa parrocchiale di s. Giorgio ad Assisi, dove sarebbe rimasto fino al 1230, anno in cui
fu portato alla Basilica costruita in suo onore.
Il 16 luglio 1228, a meno di due anni dalla morte, papa Gregorio IX lo proclamò santo.
Il 18 giugno 1939 papa Pio XII ha proclamato lui e s. Caterina da Siena patroni d’Italia.
Facciata della Basilica Superiore di s. Francesco
La Basilica di s. Francesco d’ Assisi è stata dichiarata patrimonio dell’umanità.
È formata da due chiese sovrapposte l’una all’altra, che comunicano tra loro per mezzo di una scala
interna.
La prima, quella Inferiore, fu costruita nel 1228, due anni dopo la morte del Santo, di cui custodisce le
spoglie.
È in stile romanico-lombardo ed ha una pianta a forma di “tau” (lettera dell’alfabeto greco simile alla
lettera “T” maiuscola).
La Basilica Superiore è in stile gotico, ha un’unica navata e fu inaugurata da papa Innocenzo IV nel 1253.
Successivamente alla loro costruzione entrambe le Basiliche (Inferiore e Superiore) furono stupendamente
affrescate da Cimabue, Giotto e altri maestri del loro tempo. Celebri sono gli affreschi che riempiono quasi
tutta la parte centrale della navata della Basilica Superiore, intitolati Storie di San Francesco, che raffigurano
scene relative alla vita del Santo, opera che viene attribuita a un gruppo di pittori diretti da Giotto.
Il 26 settembre 1997, alle 2.33 della notte, una scossa di terremoto danneggiò gli affreschi del transetto
della Basilica Superiore; la mattina successiva, alle 11.42, un’altra scossa, più forte della prima, fece crollare
la volta dello stesso transetto, uccidendo due frati e due tecnici comunali che vi si trovavano sotto per
verificare i danni causati dalla scossa precedente.
La successiva opera di restauro, durata quasi dieci anni, ha permesso la ricostruzione della volta crollata e
la ricollocazione nella posizione originaria dei frammenti che è stato possibile recuperare (non tutti,
purtroppo).
Basilica di s. Chiara
La Basilica di s. Chiara, di stile gotico, fu costruita sul luogo della preesistente chiesa di s. Giorgio, e fu
ultimata nel 1260, anno in cui vi fu trasferita, dal convento di s. Damiano, la salma della Santa.
Chiara nacque nel 1194 ad Assisi da una nobile e ricca famiglia.
Conquistata dagli ideali di Francesco, appena diciottenne fuggì di casa per raggiungerlo alla Porziuncola.
Francesco le tagliò i capelli, le fece indossare un saio da penitente e poi la condusse al monastero
benedettino di Bastia Umbra per proteggerla dal padre, il quale però la trovò e la raggiunse comunque e
tentò, ma invano, di convincerla a ritornare a casa.
Dopo un po’ di tempo Chiara fece ritorno ad Assisi e si rifugiò nel piccolo convento annesso alla
chiesetta di s. Damiano, dove fondò l’Ordine femminile della “povere recluse”, che dopo la morte di lei
saranno chiamate “Clarisse”. Qui Chiara fu raggiunta da sua sorella Agnese, poi dall’altra sua sorella
Beatrice e da altri gruppi di ragazze e donne. A queste si aggiunse più tardi persino la madre di Chiara,
Ortolana.
Nel 1215 Chiara fu nominata badessa del convento di s. Damiano. Le sue seguaci osservavano una
Regola loro dettata da Francesco, sostituita in seguito da quella scritta dalla stessa Chiara.
A soli due anni dalla sua morte, avvenuta l’11 agosto 1253, Chiara fu proclamata santa da papa
Alessandro IV.
Attualmente l’Ordine delle Clarisse costituisce il ramo femminile dell’Ordine dei Frati Minori.
Gino e le sua statuette intagliate in legno d’olivo
Piazza del Comune
Duomo di s. Rufino
È in stile romanico-umbro e
fu ultimato nel 1135; ma nel
corso del tempo ha subito
numerosi interventi di restauro
e trasformazione.
Eremo delle Carceri
Risalendo da Assisi le pendici del monte Subasio si
arriva all’Eremo delle Carceri, posto a 800 m s.l.m.
Prende il nome dal fatto che s. Francesco ed i suoi
seguaci vi si “carceravano” nella solitudine e nel
silenzio per dedicarsi alla contemplazione e alla
preghiera.
Eremo delle Carceri - Chiostrino
Basilica di s. Maria degli Angeli
È in stile rinascimentale ed al suo
interno si trova l’antica cappella
della Porziuncola, dove tra l’altro il
Santo morì.
Santuario di s. Maria in Rivotorto
Al suo interno si trova il Sacro
Tugurio, che consiste nelle prime due
stanze dove trovarono rifugio i primi
seguaci di s. Francesco, e dove egli
scrisse la sua Regola monastica.
Le foto inserite in questa presentazione
sono state scattate il 14 e 15 ottobre 2006.
Il sottofondo musicale è il concerto per
violino e archi n° 6, in A minore, opera 3,
“Largo”, di Antonio Vivaldi
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Diapositiva 1 - Sebastiano Inturri