Nelle democrazie contemporanee,
il sistema elettorale è un meccanismo complesso
attraverso il quale il popolo sceglie i propri rappresentanti
nei diversi consessi politici.
Il presente lavoro è incentrato sui sistemi elettorali
utilizzati in Italia e nell’Unione Europea
per la scelta dei rappresentanti del popolo in seno ai parlamenti nazionali.
Cercheremo di esporre, nelle diapositive che seguono,
le caratteristiche principali dei vari sistemi elettorali
attraverso l’esposizione dei modelli in vigore nei quindici
Paesi dell’Unione Europea
(con riferimento quindi alla situazione antecedente
all’allargamento avvenuto nel 2005), cominciando
con uno sguardo particolare ai Paesi più grandi
(Italia, Germania, Gran Bretagna, Spagna e Francia).
SISTEMA PROPORZIONALE:
puro (Belgio, Finlandia, Lussemburgo, Portogallo)
con voto trasferibile (Irlanda)
con sbarramento (Austria, Danimarca, Grecia, Olanda, Spagna, Svezia)
SISTEMI MISTI:
misto a turno unico con prevalenza maggioritaria (Italia)
misto con prevalenza proporzionale (Germania)
SISTEMA MAGGIORITARIO:
puro a turno unico (Gran Bretagna)
a doppio turno (Francia)
Com’è noto la nostra Costituzione, dopo avere proclamato l’Italia una repubblica
democratica, afferma nel secondo comma che la sovranità appartiene al popolo che la
esercita nelle forme e nei limiti fissati dalla Costituzione medesima.
Il popolo nel suo insieme, ed in particolare i cittadini che godano dei diritti politici,
formano dunque il corpo elettorale (elettorato attivo ed elettorato passivo).
La sovranità quindi può essere esercitata in due forme diverse:
quella diretta e quella indiretta.
Quando parliamo di elezioni e di sistemi elettorali facciamo riferimento alla democrazia
indiretta che consiste nella scelta dei rappresentanti del popolo che si assumano l’onere
di operare le decisioni politiche nell’interesse collettivo.
La nostra Costituzione inoltre ha previsto un bicameralismo perfetto con 630 deputati
alla Camera dei Deputati e 315 Senatori al Senato (più cinque senatori a vita indicati dal
Presidente della Repubblica in aggiunta ai suoi predecessori tuttora viventi che ne fanno
parte di diritto all’atto della cessazione dall’Alta Carica).
Essendo l’Italia una repubblica parlamentare, l’elezione dei deputati e dei senatori
acquista un’importanza davvero centrale e quindi la scelta del sistema elettorale deve
essere oculata ed equilibrata. Infatti la vita politica ha come baricentro il Parlamento, il
quale oltre a fare le leggi, tra le altre, innumerevoli competenze, accorda (o toglie) la
fiducia al Governo ed elegge il Presidente della Repubblica.
Breve profilo storico dei sistemi elettorali
nella Repubblica Italiana 1/7
I 60 anni della democrazia italiana sono stati costellati da tentativi di riforme
e controriforme elettorali spesso cadute nel vuoto o rimaste incompiute.
1948
"Bipolarismo proporzionale"
Il 18 Aprile si tengono le prime elezioni politiche a suffragio universale nella
storia d'Italia appena diventata Repubblica con il referendum del 1946 e
dotata di una Costituzione democratica. Sono le elezioni dello scontro
epocale tra la Democrazia Cristiana e i partiti occidentali da una parte e il
Fronte Popolare e i partiti che guardavano all'esempio sovietico dall'altro.
Si trattò insomma di uno scontro bipolare giocato però con un sistema
proporzionale puro che accompagnerà il paese fino al 1994 all'insegna
di una grande instabilità (46 governi in 46 anni).
Breve profilo storico dei sistemi elettorali
nella Repubblica Italiana 2/7
La “legge truffa” del 1953
L’unico tentativo concreto di riforma della legge elettorale antecedente al 1993,
alla ricerca di una maggiore stabilità di governo,
venne operato dalla DC di De Gasperi nel 1953 con quella che
l’opposizione ribattezzò subito “legge truffa”.
La legge prevedeva un premio di maggioranza che assegnava,
ai partiti apparentati che superavano il 50% +1 dei voti,
il 65% dei seggi parlamentari.
La durissima opposizione della sinistra (PCI, PSI), della destra estrema (MSI,
Partito Monarchico) e di molti e autorevoli esponenti del liberalismo
democratico e del riformismo (Corbino, Calamandrei, Parri, Nitti),
impedì l'applicazione della legge per circa 57.000 voti.
Alle elezioni politiche del 7 ed 8 giugno 1953 le forze apparentate (DC,
PSDI, PLI, PRI, la Südtiroler Volkspartei ed il Partito Sardo d'Azione)
ottennero infatti, solo il 49,8% dei voti.
Breve profilo storico dei sistemi elettorali
nella Repubblica Italiana 3/7
1990/91
La "preferenza unica"
Nel 1990, su iniziativa di Mario Segni, Augusto Barbera, Marco Pannella,
Antonio Baslini ed altri, nacque un comitato promotore di tre
referendum in materia elettorale: l'ambizione era la modifica in senso
uninominale maggioritario della legge elettorale per il Senato;
l'abolizione della preferenza multipla per i candidati di lista alla Camera
dei Deputati; l'estensione a tutti i Comuni del sistema elettorale vigente
per quelli minori, dove il sindaco era scelto in modo indiretto dagli
elettori.
La Corte costituzionale, con la sentenza n. 47/1991, dichiarò
inammissibili i due quesiti su Senato e Comuni, ammettendo soltanto il
quesito sulla preferenza unica, che il 9 giugno 1991 venne approvato dal
98% dei votanti, con una partecipazione al voto del 62,5% degli aventi
diritto, nonostante gli inviti all'astensione lanciati da molti politici, tra cui
il celebre invito ad "andare al mare" di Bettino Craxi.
Breve profilo storico dei sistemi elettorali
nella Repubblica Italiana 4/7
1993
Maggioritario, l'80% degli italiani dice Sì
La vittoria mise le ali al comitato referendario: ora insieme a Segni, dirigenti
del PDS (come Augusto Barbera e Franco Bassanini), radicali (come Peppino
Calderisi, Giovanni Negri e Massimo Teodori), costituzionalisti,
professionisti e semplici cittadini chiedevano altri referendum:
sulla legge elettorale del Senato e dei Comuni.
Per evitare quest'ultimo, il Parlamento approvò la legge 81/93 sull'elezione
diretta del Sindaco. Ma ancora una volta non trovò un accordo su una
riforma elettorale per le elezioni politiche, e si arrivò al referendum del 18
aprile 1993, sulla legge elettorale del Senato, approvato con oltre l'80% dei
voti.
Breve profilo storico dei sistemi elettorali
nella Repubblica Italiana 5/7
1994: La prima volta del maggioritario
•
Abbandonato il sistema proporzionale, il 27 marzo 1994 si vota per la
prima volta col sistema maggioritario misto per cui ¾ dei seggi sono
assegnati col sistema maggioritario - un solo candidato appoggiato da
una o più liste - e ¼ dei seggi viene attribuito col tradizionale sistema
proporzionale. Il quadro politico ormai, è cambiato: la stampa parla di
“seconda repubblica”alludendo alla scomparsa delle sigle tradizionali, Dc,
Pci, Msi, ai nuovi equilibri politici e alla presenza di nuovi partiti, quali
Forza Italia e Lega Nord.
Breve profilo storico dei sistemi elettorali
nella Repubblica Italiana 6/7
1996: La "Bicamerale“
La riforma elettorale torna prepotentemente nell'agenda politica
dopo la caduta del primo governo Berlusconi (nel 1994 i parlamentari della
Lega Nord appoggiano il governo Dini di centrosinistra) e dopo la caduta
del primo governo Prodi (1996).
Dal maggio '96 infatti, si susseguono ben 4 governi di centrosinistra, prima
delle elezioni del 2001. In questi anni, la riforma elettorale si intreccia con il
più ampio tema delle riforme costituzionali, soprattutto nella Commissione
parlamentare bicamerale per le riforme presieduta da Massimo d’Alema.
Il presidente dei Ds cerca inutilmente di legare la nuova legge elettorale
(elaborata dal politologo Giovanni Sartori) ad un articolato progetto di
revisione costituzionale della forma di governo, proponendo un sistema
maggioritario di coalizione a doppio turno, "che avrebbe garantito stabilità
senza eliminare il pluralismo dei partiti, ma
sbaraccando il mercato dei collegi".
Breve profilo storico dei sistemi elettorali
nella Repubblica Italiana 7/7
1999
Dal fallimento della Bicamerale a quello del referendum
Dopo due anni di lavori, con l’abbandono del tavolo delle trattative da parte
dell’opposizione di centro-destra, viene rilanciata l’iniziativa dei comitati
referendari per un nuovo referendum elettorale, questa volta per
l’abolizione della quota proporzionale. L’obiettivo dei promotori del
referendum è chiaro: la stragrande maggioranza dei cittadini italiani è
favorevole ad un sistema maggioritario puro ma, il 'mattarellum' ha
ignorato la volontà popolare e reintrodotto una rilevante quota di
proporzionale. Il 18 aprile 1999 il referendum non raggiunge il quorum
del 50% +1 dei votanti: il 'mattarelum è salvo.
Da allora, tramontato il 'sogno' di una riforma organica delle istituzioni
disegnata in commissione bicamerale o, come proposto da più voci, da
un'apposita assemblea costituente, lo scomodo dossier della riforma
elettorale approda sui banchi della Commissione affari costituzionali di
Senato e Camera.
Proposta di legge della CdL:
modifica del sistema elettorale della Camera dei deputati 3/9/2005
Nel 2005, i punti che seguono hanno costituito l’oggetto principale di una riforma all’esame del
parlamento italiano. Tale sistema elettorale ha trovato accoglimento nella legge 270/2005
che introduce la modifica in senso proporzionale del D.P.R. 30 marzo 1957 n. 361.
Ecco, in sintesi, le principali modifiche che troveranno accoglimento:
•
Art. 1: suddivisione del territorio in circoscrizioni elettorali (anziché in collegi);
•
Art. 4: ogni elettore dispone di un voto per la scelta della lista ai fini dell’attribuzione dei seggi in
ragione proporzionale, da esprimere su un’unica scheda. Oltre al voto di lista l’elettore può esprimere
una preferenza per uno dei candidati della predetta lista“.
•
Art. 7: in materia di scioglimento anticipato della Camera;
•
Art. 14-bis: I partiti o i gruppi politici possono effettuare il collegamento in una coalizione delle liste
da essi rispettivamente presentate.
•
Art. 18 bis: La presentazione delle liste di candidati per l’attribuzione dei seggi con metodo
proporzionale deve essere sottoscritta: da almeno 1.500 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni
compresi nelle circoscrizioni fino a 500.000 abitanti.
•
Ogni lista, all’atto della presentazione, può essere composta da un primo elenco di candidati, e da un
secondo elenco per cui è possibile esprimere voto di preferenza.
•
Art. 20: Le liste dei candidati devono essere presentate, per ciascuna circoscrizione, alla Cancelleria
della Corte di Appello o del Tribunale.
•
Art. 31: Le schede sono di carta consistente sono fornite a cura del Ministero dell’Interno. Le schede
per l’attribuzione dei seggi riportano accanto ogni contrassegno
•
Art. 77: L’Ufficio centrale circoscrizionale:
1) determina la cifra elettorale circoscrizionale di ogni lista.
2) determina la graduatoria dei candidati secondo il numero di preferenze ottenute.
3) comunica all’Ufficio centrale nazionale, la cifra elettorale circoscrizionale di ciascuna lista.
•
Art 83: in materia di conteggio dei voti e attribuzione dei seggi alle varie liste; art. 77. 1.
•
Art. 84. 1: Il presidente dell’Ufficio centrale circoscrizionale proclamerà eletti alternativamente un
candidato indicato nel primo elenco, secondo l’ordine di presentazione e un candidato compreso nel
secondo elenco.
Il sistema misto e la riforma del 2005
In Italia, sino all’approvazione della L. 270 del 21 dicembre 2005,
per le elezioni politiche nazionali,
vigeva un sistema che poteva definirsi maggioritario
corretto con quota proporzionale ovvero misto, così composto:
• Camera dei Deputati: maggioritario (75%) e proporzionale (25%) a turno
unico con scorporo parziale e soglia di sbarramento al 4%, scheda doppia;
• Senato della Repubblica: maggioritario (75%) e proporzionale (25%) a
turno unico con scorporo totale.
Questo sistema elettorale ibrido, insinuava nell'elettore un certo
disorientamento ed infatti, con la legge 270/2005 sopra calendata,
si ritorna al proporzionale.
Occorre però, chiarire l’anomalia di questo sistema proporzionale.
Intanto, tre precisazioni preliminari:
1) Faremo un discorso distinto tra Camera e Senato
2) E’ importante sapere che 6 senatori e 12 deputati vengono eletti all’estero
3) Il sistema attuale prevede uno sbarramento ed un premio di maggioranza
se il partito di maggioranza non supera il 55% dei voti.
Come già accennato, il sistema proporzionale introdotto con la
riforma del 2005
è un proporzionale spurio.
Per quanto riguarda la Camera i 617 seggi in palio (escludi i 12 della
circoscrizione estera ed il deputato da eleggere in Valle d’Aosta)
vengono assegnati in misura proporzionale soltanto se il partito
o la coalizione di maggioranza relativa superano il 55% dei voti.
In caso contrario, la legge diventa maggioritaria:
infatti, se la coalizione vincitrice ottiene ad esempio,
il 40% (il discorso vale fino al 54%) dei voti su base nazionale
(conteggiando tutti i voti ottenuti nelle 26 circoscrizioni nazionali)
essa, non di meno, ha diritto al 55% dei 617 seggi in palio.
Al Senato il discorso può essere diverso in quanto vi è l’obbligo di
assegnare i seggi senatoriali regione per regione:
può succedere che un partito o una coalizione abbiano la maggioranza
in metà delle regioni ed il partito o coalizione avversi
abbiano la maggioranza nell’altra metà.
In questo caso, come successo nel 2006, si rischia la parità, la paralisi.
Alcune riflessioni
Tutti i partiti, i movimenti e i candidati alle elezioni dovrebbero
pubblicare i loro programmi "nero su bianco".
Il successo della democrazia dipende dalla cultura e dalla coscienza
politica degli elettori perciò, il miglioramento dell'istruzione è una
necessità primaria in un paese democratico.
Per contrastare la minaccia di un regime totalitario un numero sempre
più grande di persone dovrebbe partecipare al processo politico.
Se da un lato gli intellettuali che danno importanza ai valori umani
dovrebbero organizzare o partecipare in qualche modo alla competizione
elettorale, dall’altro sarebbe auspicabile che anche i giovani iniziassero a
prendere parte alla vita politica. Dapprima, magari, nei movimenti e nei
partiti, per poi candidarsi come rappresentanti nelle diverse istituzioni.
Il sistema elettorale della Germania è in sostanza proporzionale.
Se, in pratica, il 30% di elettori esprimono il proprio voto per un partito, questo avrà
(circa) il 30% dei seggi nel parlamento. Tuttavia, per evitare un frazionamento del
paesaggio politico, è stata introdotta la "clausola del cinque per cento". Infatti, per
entrare in parlamento, un partito deve ottenere almeno il 5% dei voti.
Nel sistema elettorale tedesco, però, sussistono anche degli elementi tipici di un
"sistema maggioritario": l'elettore ha infatti due voti a disposizione. Così come il
voto per il partito determina (in modo proporzionale) il numero dei seggi ad esso
assegnati in parlamento, l'altro voto è invece per un candidato del suo collegio
elettorale; viene eletto (a maggioranza semplice) chi ha ottenuto il maggior
numero di voti. Un elettore, quindi, ha la possibilità di votare, con il primo voto,
per un partito e con il secondo voto per un candidato di un altro partito.
Occorre però sottolineare che il sistema elettorale tedesco è proporzionale con dei
"correttivi maggioritari".
A livello comunale il sistema elettorale può essere diverso, perché spetta alle autorità
regionali determinarne le regole.
L'afflusso alle urne nelle elezioni per il parlamento nazionale è intorno al 80%,
mentre nelle elezioni comunali e regionali oscilla intorno al 70%.
Negli ultimi anni è comunque in discesa, come in Italia.
• Il parlamento federale tedesco si trova in Berlino ed è formato da 598 deputati
eletti con elezione diretta con sistema maggioritario in 299 collegi elettorali
corrispondenti a delle Landeslisten.
• La legislatura dura quattro anni. Il Bundestag tedesco tiene le sue sedute dal
1999 nell'edificio del Reichstag. I deputati portano il titolo di membri del
Bundestages (MdB).
• Il presidente del Bundestag viene eletto nella prima seduta costituente del
parlamento e di solito è espressione del gruppo parlamentare più numeroso.
• Il sistema legislativo tedesco prevede la presenza, oltre al Bundestag, anche del
Bundesrat (formato dagli eletti nei länder, corrispondente alle nostre regioni),
il consiglio federale. Complessivamente il sistema legislativo tedesco è dunque
bicamerale.
In Gran Bretagna vige un sistema maggioritario puro a turno
unico.
Vi sono 659 piccoli collegi elettorali e in ciascuno viene
eletto un solo deputato: quello che prende un voto in più
degli altri candidati. Si sa che in Gran Bretagna, come in
generale nei paesi anglosassoni, la tradizione culturale vede
tre sole grandi famiglie politiche: la socialista, la
conservatrice, la liberale. Nel ‘900 il partito laburista e
quello conservatore si sono alternati al governo come forze
di maggioranza, ma il partito liberale è sempre stato
rappresentato in Parlamento, sia pure con un numero di
seggi (oggi sono 47) sproporzionato rispetto alla
percentuale dei voti ottenuti (circa il 20% alle ultime
elezioni). Oggi si discute se il numero limitato dei partiti
rappresentati in Parlamento sia attribuibile alla sola
tradizione politica o se, invece, il sistema elettorale abbia
impedito il frazionamento è favorito il mantenimento delle
sole tre grandi famiglie politiche del continente europeo.
“Sistema elettorale Spagnolo”
“Il Parlamento”
L’esercizio del potere dello Stato
corrisponde
al Parlamento (Cortes Generales), che
rappresenta il popolo spagnolo e
controlla
l’azione del Governo.E’ formato da 2
Camere:
Senato e Camera dei Deputati
Si tratta di un sistema parlamentare che
corrisponde al tipo “bicamerale imperfetto”, dato
che non sono equiparabili le competenze delle 2
Camere. Il mandato dei deputati e dei senatori
dura 4 anni. Esiste la possibilità di scioglimento
anticipato del Parlamento ad opera del Presidente
del Governo.
La Camera dei Deputati
E’ formata da 350 deputati eletti con suffragio universale libero,
uguale, diretto e segreto. Il distretto elettorale è la provincia.
Ciascuna provincia ha un numero fisso di seggi pari a 2, tranne
alcune minori che ne hanno solo uno. Gli altri seggi sono
attribuiti a seconda della sua popolazione L'assegnazione dei seggi
ai vari gruppi politici segue criteri proporzionali.
Il Senato
E’ configurato nella Costituzione come la Camera di
rappresentanza territoriale. E’ formato da 259 senatori, di cui 208
sono stati eletti mediante suffragio universale diretto (4
rappresentanti per provincia), mentre i 51 restanti sono designati
dalle assemblee legislative delle Comunità Autonome (un
senatore per ogni Comunità più un altro per ogni milione di
abitanti del rispettivo territorio).
Sistema maggioritario a doppio turno
Nei sistemi maggioritari a doppio turno, i candidati che ottengono la maggioranza dei
voti, se non hanno ottenuto quella assoluta, devono sottoporsi ad una nuova prova.
557 membri eletti in altrettante circoscrizioni
territoriali.
108 membri designati con elezione indiretta, dai
rappresentanti eletti nei consigli dipartimentali.
Al primo turno viene eletto il candidato che ottiene
la maggioranza assoluta dei voti, a condizione che i
voti validi rappresentino almeno un quarto degli
elettori iscritti nella circoscrizione elettorale.
Se i senatori da eleggere sono 4 o meno di 4,
vengono designati con sistema maggioritario a
doppia votazione.
Al secondo turno partecipano i candidati che hanno
ottenuto un numero di voti validi pari ad almeno al
12,5% dei voti validi della circoscrizione.
Se solo un candidato ha raggiunto il quorum per
accedere al secondo turno, al ballottaggio accede il
secondo più votato, anche se non raggiunge il 12,5%
dei voti.
Per vincere al ballottaggio
maggioranza semplice dei voti.
è
sufficiente
la
Se sono più di 4 vengono designati con sistema
proporzionale secondo la maggior percentuale di voti
ottenuti.
Questo sistema favorisce gli accordi tra le forze
politiche in vista del ballottaggio: i partiti possono
indurre i propri candidati a non partecipare al
ballottaggio per favorire i candidati di altri partiti,
con i quali sono stati presi analoghi accordi in vista di
una maggioranza pluripartitica in parlamento.
Esso attribuisce ai partiti un forte potere di non tener
conto della volontà degli elettori.
ALCUNI CENNI SUGLI ALTRI PAESI DELL’UNIONE EUROPEA
Proporzionale puro
BELGIO
Camera dei rappresentanti: 150 membri vengono eletti con il sistema proporzionale in 20 circoscrizioni
provinciali. I seggi spettanti a ciascuna circoscrizione Vengono ripartiti proporzionalmente tra le liste di
candidati con il metodo di Hondt, con recupero dei resti in sede circoscrizionale.
Camera Federale: i 40 membri elettivi vengono eletti con sistema proporzionale e con il metodo di
Hondt in tre circoscrizioni regionali suddivise in due collegi elettorali, uno di lingua vallone e uno di
lingua fiamminga. 21 membri sono designati dai consigli municipali, tra i loro membri, nel rispetto dei
risultati relativi ai membri elettivi. 10 membri sono cooptati in base alla loro nazionalità, vallone o
fiamminga.
FINLANDIA
Parlamento: 199 dei 200 membri sono eletti in 14 circoscrizioni elettorali provinciali con il sistema
proporzionale. L’attribuzione dei seggi è affettuata con il metodo di Hondt alle singole liste di partito o
gruppi di partiti alleati. Un seggio è riservato alle isole Aland e viene di fatto attribuito al partito che ha
ottenuto il maggior numero di voti.
LUSSEMBURGO
Camera dei deputati: i 60 membri vengono eletti in 4 circoscrizioni elettorali con sistema proporzionale
su liste di partito contenenti un numero di candidati non superiore agli eligendi della circoscrizione. La
ripartizione dei seggi tra le liste viene effettuata con il metodo Hagenbach-Bischoff. Gli elettori possono
esprimere la preferenza anche per candidati di liste diverse da quella votata.
PORTOGALLO
Assemblea della repubblica: i 230 membri vengono eletti in 22 circoscrizioni elettorali su liste chiuse di
partito. La ripartizione dei seggi viene effettuata a livello circoscrizionale in proporzione ai voti ricevuti e
con il metodo di Hondt. Gli elettori non possono esprimere preferenze.
Proporzionale con sbarramento
GRECIA
Parlamento: dei 288 membri, dodici vengono eletti in un collegio unico nazionale; gli altri 276 in 56 collegi
circoscrizionali cui vengono attribuiti uno o più seggi. La votazione è unica con sistema proporzionale e per
liste di partito con voto di preferenza per i candidati. La ripartizione viene effettuata con il metodo
Hagenbach-Bischoff. Nei collegi cui spetta un solo deputato, questi viene eletto con la maggioranza semplice
dei voti. I partiti che hanno presentato candidati in almeno ¾ delle circoscrizioni elettorali ed hanno
conseguito almeno il 3% dei voti hanno assicurati da uno a tre seggi. I 12 membri del collegio unico nazionale
vengono designati dai partiti più votati, che hanno presentato liste in tutte le circoscrizioni elettorali
(considerate come un'unica circoscrizione nazionale), e ripartiti secondo la proporzione dei voti riportati
dalle loro liste.
OLANDA
Camera: i 150 membri sono eletti con il metodo proporzionale in 18 circoscrizioni elettorali. I seggi vengono
ripartiti in proporzione dei voti ricevuti dalle liste che hanno conseguito almeno lo 0,67% dei voti ed i
candidati eletti in ragione del quorum ottenuto dividendo il numero complessivo dei voti validi per 150,
quanti sono i deputati da eleggere.
Senato: i 75 senatori sono eletti indirettamente dai 12 consigli provinciali su liste di partiti e con sistema
proporzionale.
SVEZIA
Camera: dei 349 membri, 310 vengono eletti in 29 circoscrizioni elettorali su liste bloccate con sistema
proporzionale e con il metodo di St-Laguë. Partecipano alla ripartizione dei seggi i partiti che hanno
raggiunto il 12% dei voti nella circoscrizione o il 4% su tutto il territorio nazionale. Alla ripartizione dei 39
seggi della circoscrizione nazionale partecipano le liste che abbiano riportato almeno il 12% dei voti a livello
nazionale. Pur essendo un sistema a liste bloccate, gli elettori possono esprimere una preferenza per un
candidato della lista: se il candidato ottiene almeno l’8% delle preferenze della lista circoscrizionale, ha diritto
ad essere eletto scavalcando gli altri candidati della lista che abbiano riportato meno preferenze.
Proporzionale con sbarramento
AUSTRIA
Consiglio Nazionale: i 183 membri vengono eletti con il sistema proporzionale in 43 circoscrizioni
elettorali di 9 collegi regionali (Länder). I seggi spettanti a ciascuna circoscrizione vengono ripartiti
proporzionalmente tra le liste di candidati con il metodo Hagenbach-Bischoff, con recupero dei resti in
sede regionale. I partiti che non raggiungono la soglia del 4% su base nazionale non partecipano alla
ripartizione dei seggi.
Consiglio Federale: i 64 membri vengono eletti dalle Diete regionali.
DANIMARCA
Camera del popolo: i 175 membri vengono eletti in 103 distretti di 17 circoscrizioni elettorali
corrispondenti alle contee. 135 membri vengono eletti col sistema proporzionale su liste circoscrizionali.
40 membri vengono, invece, eletti tra le liste che abbiano avuto almeno un seggio circoscrizionale,
abbiano avuto la percentuale di voti più alta in due circoscrizioni elettorali ed abbiano avuto almeno il
2% su base nazionale. Una volta stabilito quali partiti abbiano titolo a concorrere ai 40 seggi (detti "di
compensazione")
Senato: I 69 membri sono designati dai singoli parlamenti regionali.
Proporzionale puro con voto trasferibile
IRLANDA
Camera dei rappresentanti: i 166 membri vengono eletti direttamente in circoscrizioni cui spettano più
seggi. In sede di scrutinio tutte le schede vengono raggruppate e ordinate in base al "primo voto" di
preferenza espresso per i candidati. Viene quindi stabilito il quoziente elettorale, dividendo il numero
delle schede valide per i seggi da assegnare più uno. Vengono dichiarati eletti per primi i candidati che
hanno conseguito o superato detto quoziente. Senato: dei 60 membri, 11 sono designati dal primo
ministro, mentre gli altri 49 vengono eletti con il metodo della Camera dalle Università e da altre
istituzioni culturali o dai consigli di contea.
Considerazioni Finali
Alla fine di questo percorso tra i sistemi elettorali dei maggiori paesi europei
verrebbe istintivo auspicare una maggiore omogeneità tra di essi.
Ma occorre invece, al di là di ogni idealismo, anche in considerazione del fatto
che il futuro dell’Unione Europea sarà tanto più solido quanto più essa riuscirà a
salvaguardare le specificità dei singoli paesi, tener conto che l’Italia ha una sua
particolare conformazione sociale, politica e culturale.
Pertanto, è indispensabile partire dalla Costituzione Repubblicana che, tutelando
le minoranze, ha di fatto indicato al legislatore la necessità di adottare un
sistema elettorale che tenga in giusta considerazione le numerose minoranze
linguistiche e le diversità culturali dell’Italia.
E’ per questo motivo che riteniamo di dover guardare con favore alla recente
iniziativa parlamentare (presentata dall’onorevole Donato Bruno) volta a
reintrodurre il sistema elettorale proporzionale, seppure corretto con un doppio
sbarramento, in entrambe le Camere.
Istituto Tecnico Comm.le e per Geometri “Enrico Mattei” Decimomannu (CA)
Classe 5^C IGEA
A.S. 2005-2006
(dati aggiornati a maggio 2008)
Assistenza tecnica: Luisa Angheleddu
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