Genesi di un portfolio
Appunti per la creazione
di un progetto personale
La fotografia e il suo potere
«La fotografia, che ha tanti usi narcisistici, è anche un potente
strumento per spersonalizzare il nostro rapporto con il mondo; e i
due usi sono complementari. Come un binocolo che non abbia
né un diritto né un rovescio, la macchina fotografica rende
vicine, immediate, le cose esotiche; e piccole, astratte strane,
assai più remote le cose familiari. Permette, con un’attività facile
e assuefativa, una partecipazione e insieme un’alienazione nelle
nostre vite e in quelle altrui, dandoci modo di partecipare
nell’atto stesso in cui rafforza l’alienazione»
Susan Sontag, Sulla fotografia, Einaudi.
La fotografia e il suo potere
Queste righe di Susan Sontag, limpide e attuali, sono una specie di
"istantanea" della fotografia, un condensato straordinariamente
denso del suo senso. Chiunque iniziasse, per caso o per passione,
a fotografare, dovrebbe tenerle bene a mente. Premere il pulsante di
scatto, infatti, significa poter raccontare qualcosa a qualcuno,
esattamente come prendere un foglio di carta e una matita.
Spesso, tuttavia, chi scatta, non è guidato dalla stessa
concentrazione, dalla stessa propensione narrativa di chi disegna
uno schizzo su un foglio o di chi inventa una fiaba per bambini. Chi
fotografa, infatti, è innanzitutto e inevitabilmente immerso proprio
nella storia che si accinge a narrare, dentro nella realtà fino al collo.
Solo dopo ne diventa il narratore, la voce fuori campo, ma solo se
riesce a mantenere abbastanza sangue freddo.
La fotografia e il suo potere
La magia della fotografia è tutta qui: la sua capacità di comunicare
senza nemmeno sprecare una parola, la sua predisposizione ad
articolare concetti (in)credibili senza neppure conoscerli a fondo.
Saper sfruttare questo suo potere è un’arte, ed è l’unica cosa che
conta quando si fotografa.
Cos’è un portfolio?
A livello professionale per portfolio s’intende una raccolta di
immagini che dia una visione generale e non sequenziale delle
proprie capacità lavorative da mostrare ai potenziali clienti.
A livello artistico per portfolio s’intende, invece, una raccolta di
immagini, numericamente limitata, atta a mettere in successione
una sequenza di immagini strettamente concatenate, ognuna densa
di significato, il cui accostamento alla precedente ed alla
successiva, determini un arricchimento in comunicazione e
possibilità di narrazione di un fatto, di una sensazione o di un’idea
creativa.
So di trovarmi davanti a un portfolio quando l’insieme delle immagini
che mi viene presentato costituisce un luogo della mente o dello
spazio o del tempo: ogni singolo scatto realizza con il precedente e
con il successivo una sinergia che amplifica il risultato, dilata la
percezione, penetra l’obiettivo e approfondisce un tema. Ogni
portfolio ha il suo ritmo e la sua grammatica, il suo fluire o il suo
singhiozzo, restituendo l’idea dell’autore alla complessità dei
sentimenti, dell’analisi o del racconto, alla forza delle evocazioni, dei
ricordi o delle paure. Il portfolio è una modalità espressiva che può
far uso delle più diverse tecniche e soluzioni scenografiche, è la
ricerca di una profondità, tra le tante raggiungibili, che tiene conto
dei molteplici solleciti contemporanei e fissa l’attenzione sulla
persistenza, oppure sull’evolversi del motivo ispiratore. Un portfolio
è un insieme di tessere che compone il caleidoscopio
dell’avvenimento.
CRISTINA PAGLIONICO – DOCENTE DAC – FIAF
La realizzazione di un portfolio dovrebbe rappresentare la naturale
evoluzione del linguaggio dei fotografi, divenendo “indice” della loro
maturità espressiva. La scelta accurata di un argomento, lo sviluppo
della sequenza narrativa (sia essa a ciclo chiuso o a ciclo aperto), la
possibilità di esprimere idee chiare (procedendo per analogia o per
contrasto), sono ulteriori passaggi che, uniti alle scelte operative
connesse ad ogni singolo scatto, consentono all’autore di elevare il
tenore della sua comunicazione, trasformando la fotografia in un
complesso, articolato e fortemente significativo sistema di
espressione.
GABRIELE LEANZA – DOCENTE DAC – FIAF
Si può intendere per “portfolio” un complesso coerente di immagini
finalizzate a esprimere un’IDEA centrale. I soggetti delle singole foto
(il “cosa”’) e il modo scelto dal fotografo per rappresentarli e ordinare
le immagini in sequenza utilizzando il valore espressivo degli
accostamenti (il “come”) devono essere in grado di comunicare con
logica e chiarezza l’IDEA scelta dal fotografo, e cioè il significato del
Portfolio (il “perché”). I significati possono spaziare in molte
direzioni: documentaria, narrativa artistica o tematica, creativa,
concettuale e altre ancora.
DEFINIZIONE UFFICIALE FIAF
Personalmente ritengo che il Portfolio sia:
una raccolta omogenea di un numero limitato d’immagini che,
nella presentazione di un’idea creativa, identifichi lo stile, la
sensibilità e il modus operandi di un fotografo.
L’omogeneità oltre che stilistica dovrebbe essere anche visiva. La
successione delle foto deve essere tale che la successiva deve
aggiungere o approfondire qualcosa a quella che la precede e nel
suo insieme deve raccontare il progetto del fotografo. Si deve
percepire nella visione il dipanarsi di un filo conduttore che porta il
lettore a capire anche la personalità dell’autore in una sorta di
confessionale muto in cui il fotografo mette a nudo se stesso. Ogni
foto deve essere la tessera di un puzzle, ognuna diversa dall’altra,
ognuna necessaria e indispensabile, ma deficitaria e limitata se
presa e letta singolarmente.
Il percorso di creazione di un
portfolio fotografico
Il faticoso e spesso travagliato percorso che porta un fotografo alla
realizzazione di un portfolio, di un progetto fotografico, è insidioso
proprio perché i concetti, le idee, sono vapori difficili da afferrare e
difficili da addomesticare.
Può capitare di inseguire una visione e di accorgersi, strada
facendo, che niente di quello immaginato è stato catturato dalle
immagini scattate. Come può anche capitare di non avere un’idea
nitida dietro agli occhi ma di scoprirla, con un sussulto, vedendo le
prime immagini scattate. La vera grande differenza, qualsiasi strada
si stia percorrendo, la fanno la costanza, la coerenza e l’insistenza.
Per fare un portfolio serve innanzitutto un’idea. Non importa che sia
un’idea complessa, però deve essere l’idea di qualcosa che
sentiamo fortemente di volere esporre, per trasmettere una nostra
conoscenza o un’emozione a chi guarderà il lavoro.
Se per rappresentare compiutamente l’idea basta una sola
fotografia, allora non serve predisporsi a realizzare un portfolio. La
fotografia singola mantiene tutta la sua dignità, la sua forza
evocativa il suo essere trasmissione di saperi e di intenzioni.
Tuttavia a volte quello che sentiamo, o quello che vediamo, e quindi
interpretiamo, è più complesso e ricco di sfaccettature. Allora serve
impostare un discorso approfondito per il quale occorrono più
immagini.
Progettazione
La fotografia è una cosa semplice. A condizione di avere qualcosa
da dire. Mario Giacomelli
È possibile, e in che misura, pianificare la realizzazione di un
portfolio fotografico? È possibile costruire una sequenza di immagini
capace di esprimere il senso voluto a prescindere da chi le
osserverà?
La risposta certa non esiste. Un’idea perfettamente a fuoco nella
mente del fotografo, potrebbe scontrarsi con una realtà avara di
appigli concettuali, così come una casualità fattuale potrebbe essere
colta dalla macchina fotografica quasi meccanicamente e produrre
un senso prima mancante. Oppure ancora, la confusione e la forza
di un evento reale, potrebbe prevalere sulla calma razionale
dell’idea di partenza, stravolgendola.
Prima cosa da fare è aver ben chiaro in mente COSA SI VUOLE
RACCONTARE.
Qualunque sia la finalità del Portfolio, esso deve avere un TITOLO
ed un OBIETTIVO di cui dobbiamo necessariamente tenere conto
nella successiva selezione.
Personalmente, ultimamente ho trovato molto utile scrivere nero su
bianco il progetto prima ancora di realizzarlo fotograficamente. La
fotografa modenese Alessandra Pellacani afferma che, una volta
scritto il progetto, sa di poterlo fare.
Cosa raccontare?
La scelta dei contenuti che si decide di raccontare è basilare. Il
fotografo compie un ‘atto qualificante’, come afferma Susan Sontag
in Sulla Fotografia, se lavora per primo su tematiche capaci di
risvegliare la considerazione su aspetti importanti della società.
Forse è un traguardo un po’ ambizioso, ma diamoci la possibilità di
arrivare a farlo.
Leggiamo libri, quotidiani, guardiamo film, anche le pubblicità sono
forme di narrazione interessanti.
Prendiamo l’abitudine di annotarci tutto quello che ci viene in mente.
Come raccontare?
Al di là della scelta linguistica (reportage, lavori intimi o concettuali,
ecc.) e stilistica (bianco e nero/colore, uso di particolari obiettivi,
ecc.), si opera una macrodistinzione tra due tipi di portfolio che
determinano il tipo di narrazione:
PORTFOLIO VERTICALE: portfolio di approfondimento.
PORTFOLIO ORIZZONTALE: immagini seriali.
Il tempo dello scatto e il tempo della realizzazione del portfolio
sono assai diversi. Durante lo scatto cerchiamo di dare corpo a una
soluzione narrativa, o evocativa che abbiamo in mente ma non
abbiamo ancora del tutto metabolizzato. Solo durante la
composizione del portfolio si renderà evidente il risultato del nostro
sforzo: a volte sarà perfettamente allineato con il progetto
preliminare, a volte sarà diverso, ma non meno incisivo. A volte,
invece, risulterà inefficace e ripetitivo, tanto da dover rivedere le
scelte tecniche di ripresa oppure quelle narrative.
TUTTO SI GIOCA QUINDI NELLA SELEZIONE E NELL’EDITING
Selezione ed editing
Editare un portfolio significa esaltarne i grumi di senso e dosarne le
incongruenze. Significa scremare alcune immagini e preferirne altre,
eliminare ed esaltare, limitare e accentuare, cercando di seguire un
ritmo ben preciso. Un ritmo mai piatto. Significa mettere ogni
immagine nelle condizioni di essere una nota, unica e irripetibile,
dell’intera melodia.
Questo, in definitiva, si deve considerare: un grande progetto
fotografico nasce sull’onda di un’idea e scorre sulla multiforme
corrente del reale. Ma per dirsi "perfetto" deve essere arrangiato
proprio sull’idea che gli ha dato vita, deve essere modellato e
perfezionato finché la spuma di quell’idea originaria profumi ancora
e inequivocabilmente di mare.
Di quante fotografie è fatto un
portfolio fotografico?
Un portfolio fotografico deve proporre un numero sufficiente di
fotografie da permettere al nostro interlocutore di valutare,
possibilmente in modo non superficiale, le nostre capacità.
Ho visto portfoli fotografici anche di solamente 3 fotografie che mi
sono rimasti impressi, anche se si tratta di eccezioni.
Ho anche visto un portfolio fotografico di quasi cento immagini che
dimostra semplicemente che il fotografo in questione non aveva
capito nulla di cosa sia un portfolio.
Generalmente il portfolio fotografico ha un numero di fotografie che
varia tra le 20 e le 30. Questo permette una visione
sufficientemente approfondita del progetto e delle qualità del
fotografo, senza però pagarla in termini di calo dell’attenzione da
parte dell’esaminatore. Se poi vorrà vedere un numero maggiore di
tue fotografie, sarà lui a chiederlo.
Selezione
Questa è la fase più importante, delicata ed anche dolorosa di tutto
il processo!
Imparare a selezionare vuol dire anche imparare a scegliere ed
avere anche il CORAGGIO DI ESCLUDERE “la foto più bella” se
non è coerente con l’insieme.
Il portfolio fotografico deve avere almeno tre pilastri, vale a dire tre
immagini forti. Una all’inizio del portfolio, una verso il centro e
l’ultima alla fine della raccolta.
Sarebbe bello avere un portfolio di 20 immagini eccezionali, ma non
è ragionevolmente possibile. Quindi dovremo scegliere tre immagini
tra le nostre migliori e utilizzarle in punti strategici nella sequenza
espositiva.
I tre pilastri del portfolio
La FOTO DI APERTURA, considerando che il verso di lettura
(anche fotografica) di noi occidentali è da sinistra verso destra e
dall’altro verso il basso, dovrà portare il nostro occhio all’interno
del progetto, e dovrà anche essere esteticamente una delle più
forti.
L’IMMAGINE CENTRALE è il puntello della struttura. Una buona
immagine collocata verso la metà della collezione permette di
accentuare nuovamente la curva dell’attenzione che, per forza di
cose, tende a calare con il passare delle immagini.
La FOTO DI CHIUSURA sarà invece quella che metterà un punto al
lavoro, che ne definirà la sua conclusione. L’ultima immagine è
quella che deve fare dire al lettore “ne voglio ancora”, perché gli hai
fatto vedere qualcosa che gli interessa e perché lo hai incuriosito.
La regola delle 5 W
Poiché il portfolio ha molte analogie con il racconto potremmo
seguire la cosiddetta regola delle 5W, a cui i giornalisti fanno
riferimento quando devono scrivere un articolo: Who, What, When,
Where, Why ai quali in genere si aggiunge un How.
Seguendo questo schema si può iniziare a dare un senso logico a
una storia anche dal punto di vista fotografico ricordandosi però che
l’immagine ha una lettura visiva e quindi con delle caratteristiche e
tempi diversi dalla scrittura.
Non è detto che l’ordine progressivo debba essere quello
giornalistico così come la presenza effettiva di tutti e cinque le ‘W’,
ma credo che tali elementi siano un ottimo punto di partenza anche
nella preparazione di un portfolio.
Sviluppo della sequenza
narrativa
Il consiglio che do a questo punto, una volta eseguita una prima
scrematura, è di stampare le fotografie in piccolo formato (10x15 o
meglio 13x18).
Ordinatele su un tavolo senza pensare alla sequenza, per ora.
Questa è una fase molto delicata: la scelta della sequenza
determina la forza del lavoro, la successione può provocare un
impoverimento del significato o definire la sua eccezionalità.
È importantissimo tenere sempre come riferimento per la
costruzione del portfolio l’argomento preciso che siete decisi a
raccontare. L’idea che avete avuto deve essere espressa
chiaramente e dovrebbe emergere senza dubbi, o lasciandone
pochi, dall’insieme delle immagini.
Intento del portfolio
L’intento del portfolio può anche essere semplicemente legato a
estetica e forma del soggetto, ma in questo caso il soggetto deve
essere molto forte e non banale o superficiale.
L’intento può anche essere documentativo: in questo caso sarà
cura del fotografo dare consapevolezza a chi quell’evento, luogo o
soggetto, non lo ha vissuto.
L’intento sarà concettuale se il fotografo vorrà fare passare un
concetto. In questo caso l’autore decide come meglio esprimere un
pensiero, mettendo il fruitore nelle condizioni di percepirne il
significato.
Struttura e narrazione
Struttura e tipo di narrazione sono due elementi fondamentali del
portfolio.
La struttura può essere LINEARE o NON LINEARE.
Struttura lineare
La struttura lineare ha un inizio e una fine, spesso determinati da
sequenze temporali.
Il lavoro è legato al tempo, allo svolgersi degli eventi.
Struttura non lineare
In questo caso, il portfolio non segue gli eventi in base a una
linearità del tempo, il racconto viene impostato a seconda delle
necessità del fotografo, sempre mantenendo centrale la scelta del
tema selezionato e l’idea utilizzata per esprimerlo.
Le fotografie apparentemente non seguono un ordine logico.
Il filo conduttore è dettato dal rimando emozionale che scaturisce
dalle immagini e dall’approccio personale dell’autore al tema.
Narrazione per assonanza
estetica
La sequenza è composta da
caratteristiche formali o estetiche.
immagini
accomunate
da
La scelta delle foto avviene comparando più elementi simili tra loro.
Talvolta la ripetizioni di tali elementi può diventare volutamente
ossessiva. La forza del portfolio, in questo caso, sta proprio nella
ricerca continua di soggetti legati dalle stesse caratteristiche di
base.
Narrazione poetica
Il susseguirsi delle fotografie prende forza grazie alla sintonia
poetica delle immagini.
La comunanza tra le foto in questo caso è di suggestione, più che di
estetica.
L’interesse dell’autore è quello di raccontare una storia, seguendo
un filo logico spesso legato alle sensazioni che ha provato riguardo
un dato oggetto.
Narrazione temporale
La narrazione temporale sviluppa la normale consequenzialità degli
eventi considerati nel racconto.
Spesso gli avvenimenti hanno uno svolgimento legato allo scorrere
del tempo.
Narrazione concettuale
Il tema seguito dall’autore è univoco e il concetto che il portfolio
esprime si ripropone di foto in foto rivelando la storia o il soggetto.
Attraverso la selezione, il fotografo comunica alcuni concetti precisi
che ha deciso di raccontare di quel tema.
Narrazione descrittiva
Il tema impostato dall’autore viene svolto seguendo le necessità di
documentazione di un soggetto, di un fatto o di un luogo.
Gli eventi sono collegati fotograficamente per permettere al fruitore
di capire realtà e fatti sconosciuti, grazie all’interpretazione del
fotografo.
Ogni sistema di narrazione ha però le sue peculiarità: nessuno è
uguale ad un altro. La poesia prosegue per evocazioni e
accostamenti inusuali mentre descrive qualcosa che vuole dire
qualche cosa d’altro. Il romanzo storico vive della precisione della
descrizione, della fedeltà e dell’attendibilità dell’autore. Il racconto
vive della scioltezza di linguaggio, della presa sull’azione (mentale o
materiale che sia). L’incisività è data dalla chiarezza d’intenti e dalla
proprietà del linguaggio. L’interesse per l’argomento scelto deve
essere costruito con attenzione: originalità, necessità espressiva,
particolarità dell’evento, documentazione….. Così è anche per il
portfolio: ogni immagine è una frase che deve collegarsi alle altre, in
una soluzione che dia continuità all’espressione o che faccia della
discontinuità lo spirito stesso della narrazione.
Con l’utilizzo del portfolio abbiamo a disposizione strumenti che
nell’uso dell’immagine singola non sono utilizzabili: possiamo
rappresentare l’idea del tempo che scorre, definire un ambiente con
maggiore dettaglio, descrivere diversi aspetti di una vicenda, di un
personaggio, di una realtà. Possiamo utilizzare l’effetto persistenza,
organizzare il ritmo dell’esposizione, dare maggiore rilevanza al
fatto che una scelta tecnica utilizzata sia parte integrante del
sistema di narrazione. Insomma abbiamo per le mani uno
strumento articolato e flessibile, la cui potenzialità è enorme e sta
a noi individuare come utilizzarla in tutta la sua forza.
Coerenza (stilistica, tematica …): A seconda del lavoro, della sua
finalità e quindi dell’effetto finale che vogliamo ottenere, sceglieremo
se presentarlo per esempio a colori o in bianco & nero, o se creare
una post-produzione particolare, oppure se presentare un lavoro
con foto mosse o tutte sovra/sottoesposte. Qualunque sia la nostra
scelta stilistica, questa dovrà essere coerente per tutto il lavoro, a
meno che non si voglia dare una valenza particolare ad una singola
foto che potrà essere rappresentata in modo diverso. Stesso
discorso possiamo farlo sulla scelta della focale utilizzata … saltare
da una foto grandandolata ad una molto zoomata rischia di rendere
il progetto difficile da leggere … ma questa non è una regola così
stretta, dipende sempre da ogni singolo caso.
La sintesi è il cuore di ogni operazione di successo. La sintesi non
significa brevità. Significa scelta ragionata di tutto quanto è
essenziale e scarto di tutto quanto è sovrabbondante e ripetitivo.
Ogni immagine deve dare un’informazione in più rispetto a quella
precedente, deve aprire una nuova porta, promuovere una
intuizione, completare il discorso avviato con altre indicazioni che
guidino il lettore verso il bersaglio che ci proponiamo.
Molto spesso, i racconti giocano la loro forza proprio su ciò che non
è detto.
Attraverso una sintesi estrema, l’immaginazione del fruitore viene
attivata e riempie gli spazi vuoti, ricostruendo l’accaduto, il seguito e
il contesto.
Stimolare è il vero compito di un fotografo.
Errori comuni e suggerimenti
NON MOLTIPLICARE il numero di immagini pensando di
moltiplicarne la potenza, il significato: un’immagine di troppo ed
incompresa potrebbe far cadere l’intero castello di carte.
Dal momento, però, che si potrebbe sostenere anche l’esatto
contrario di quanto appena scritto, risulta evidente come sia
estremamente difficile stilare una lista del "si può / non si può", "si
deve / non si deve": la fotografia è pur sempre manifestazione di
una libertà essenziale, quella di pensiero... e la ripetizione ossessiva
di immagini identiche potrebbe paradossalmente accrescere il
potere di un portfolio più concettuale!
NON ripetere IMMAGINI SIMILI: il coraggio di escludere foto belle o
che riteniamo importanti vale anche per questo punto … se abbiamo
due foto simili o con lo stesso soggetto e non sappiamo quale
scegliere … dobbiamo farci forza, ragionare su quale delle due (o
più) meglio si adatta al progetto, e necessariamente dobbiamo
scartare l’altra (o le altre).
L’OCCHIO VUOLE LA SUA PARTE: dovremo creare un “percorso
visivo” (SEQUENZA) tra le singole foto tenendo presente i colori, le
linee di forza e le geometrie e prospettive delle foto che andremo ad
accostare. Tutto questo ci aiuterà a creare un LAVORO
PIACEVOLE NEL SUO COMPLESSO, e non bello solo perché le
singole foto sono belle.
Meglio un portfolio con POCHE FOTO, MA BUONE: una sola foto
“incoerente” col complesso, rischia di stonare ed abbassare il livello
di tutto il lavoro.
NON SALTARE dal bianco e nero al colore, non saltare tra diversi
formati di stampa.
Generalmente un lavoro da far visionare ad un professionista o ad
un photoeditor per la lettura portfoli deve essere il più chiaro
possibile, con stampe non più grandi di 20×30 cm, con al massimo
una cornicetta bianca, senza incollaggi su cartoncini o simili.
NON portate LIBRI FOTOGRAFICI. Un lavoro editato in un libro
presuppone che siate già certi del risultato …
CURA LA POSTPRODUZIONE E LA QUALITÀ DI STAMPA (FINE
ART). Scegli il migliore laboratorio fotografico in zona e una carta
confacente al lavoro che stai presentando.
NO TABLET/PORTATILI.
Tuttavia, questo non deve essere un limite alla creatività. Una volta
ho visto un portfolio fotografico realizzato acquistando un’agenda
Moleskine in formato A5 e appiccicandoci sopra le fotografie,
fissandole con quattro pezzi di scotch agli angoli. A margine, scritte
a mano e in bella calligrafia, si trovavano le note che davano alcune
indicazioni sul progetto.
NON INSERIRE: watermark, firma ….
Il TITOLO DEL PORTFOLIO può aiutare, così come una buon testo
di accompagnamento. Che il portfolio debba parlare da solo è tutto
da dimostrare ….
La fotografia non può esprimere qualsiasi cosa. Viviamo in un
mondo in cui la comunicazione e l’informazione viaggiano per canali
differenti e complementari (video, scrittura, pittura, scultura, musica,
fotografia, letteratura, etc…) La realtà è talmente complessa che a
volte un solo linguaggio non basta. Se per la piena comprensione
del tema serve avere un certo livello di informazione, allora il testo di
accompagnamento, il titolo o qualche altro sistema di indirizzi la
lettura diventano essenziali.
L’aiuto di terzi è essenziale. C’è una difficoltà oggettiva nel
scegliere le proprie fotografie, soprattutto quando cerchiamo di fare
un portfolio. E’ fondamentale il confronto: serve a verificare che i
nostri significati siano passati dalla nostra mente all’immagine,
senza rimanere ingabbiati nelle intenzioni. Solo qualcuno che non
abbia partecipato al processo creativo può aiutarci a capire la
riuscita della comunicazione.
Il modo più semplice per comprendere come si fa un portfolio è
quello di guardare altri portfolio. Affinando le nostre capacità di
lettura potremmo comprendere se questo mezzo espressivo ci
appartiene. Potremmo anche scoprire che la fotografia singola è il
mezzo espressivo che sentiamo più nostro. Nell’osservazione delle
foto e dei portfolio degli altri autori possiamo cercare di aprirci a
nuove esperienze, scoprire nuovi punti di vista, lasciarci trasportare
dai significati. Cerchiamo di guardare senza pensare a come
avremmo fatto noi, ma cercando di capire, piuttosto, perché l’autore
abbia fatto quella determinata scelta. Allora potremmo scoprire le
nostre potenzialità nascoste e imparare ad usare la fotografia (sia
singola, sia a portfolio) per quello che è: uno strumento di grande
libertà creativa ed espressiva.
Cos’è una lettura portfolio?
La lettura portfolio, in occasione di festival, manifestazioni o
appuntamenti privati, è un’occasione durante la quale si ha
l’opportunità di presentare il proprio portfolio a critici, galleristi,
photoeditor e fotografi.
Prima di partecipare, informatevi sul profilo professionale
dell’esperto in modo da scegliere quello più vicino al vostro
linguaggio.
Scegliete in base all’intento per il quale avete prodotto il vostro
portfolio: editare un libro, ottenere un parere, preparare
un’esposizione, essere pubblicati su un giornale, preparare la
partecipazione a un premio.
Il proprio lavoro può essere sottoposto agli esperti per tre motivi
principali:
• Si ha la necessità di migliorare il proprio portfolio per sapere cosa
togliere, aggiungere o cambiare affinché la comunicazione delle
immagini risulti più chiara al fruitore.
• Si ha la necessità di trovare una collocazione per il proprio lavoro
(galleristi, photoeditor, operatori dei musei).
• Si ha la necessità di un confronto (colleghi fotografi).
È bene non portare più di due progetti (normalmente si hanno da 20
a 30 minuti a disposizione).
Ogni lavoro, a seconda della tipologia e delle finalità, deve essere
composto da 15-50 fotografie al massimo. Evitate di portare
centinaia di fotografie, anche quando si richiede una lettura portfolio
per chiarirsi le idee.
Conclusioni
Cinque idee da portarsi a casa:
• Un buon portfolio fotografico ha tra le 20 e 30 immagini.
• Un buon portfolio fotografico ha bisogno di almeno tre immagini
forti: una all’inizio, una nel mezzo, una alla fine.
• Scegli un taglio cui restare fedele: non saltare dal bianco e nero
al colore, non saltare tra diversi formati di stampa.
• Sistema le foto secondo l’ordine scelto in precedenza (sequenza)
e selezionale in base al tema del tuo progetto.
• Cura la stampa e la presentazione.
Bibliografia
Il portfolio fotografico, Istruzioni imperfette per l’uso, Sara Munari,
Ed. Emuse
Sulla Fotografia, Susan Sontag, Einaudi
http://www.fotoritoccoprofessionale.it/ideazione-editing-portfoliofotografico-creare-portfolio.htm
http://www.viaggiofotografico.it/3318/la-costruzione-del-portfoliofotografico/
http://www.ilfondodelweb.it/creare-un-portfolio-fotografico/
Scarica

La fotografia e il suo potere