Linguistica : studio scientifico del linguaggio UMANO e delle lingue
- linguaggio come facoltà umana, specie-specifica
- lingue storico-naturali (loro evolversi, loro
funzionamento, loro articolazione interna, ecc.)
I
P
O
T
E
S
I
generali
esplicative
della
M
O
L
T
E
P
L
I
C
I
T
A’
dei dati
Linguaggio: uno dei principali prodotti della mente umana (cfr. Chomsky)
Dunque: luce sul funzionamento della mente ( branca della psicologia?)
Tuttavia: lingue = sistemi complessi legati alle potenzialità della mente
umana, ma continuamente riorganizzati e ristrutturati dal CASO
(o, se si preferisce, dalla storia)
Interazione tra NATURA e STORIA/CULTURA
Linguaggi =
sistemi
di comunicazione
E
M
I
T
T
E
N
T
E
+
R
I
C
E
V
E
N
T
E
Infatti, sottostanti all’immensa varietà delle lingue, sono individuabili
dei meccanismi ricorrenti, delle invarianti che, nel loro complesso gioco,
organizzano l’intero organismo delle lingue.
Pertanto:
la linguistica ha una sua autonomia (rispetto alla Psicologia) in quanto persegue la ricerca del
rapporto tra natura e storia, nel quale la varietà dei fenomeni si lascia organizzare da una ristretta
serie di invarianti
Fine CONOSCITIVO
LINGUISTICA
Cioè:
- spiegare in base a leggi il più possibile generali ciò che
effettivamente si dice
- indagare i meccanismi alla base del comportamento linguistico
Non: Fine PRATICO
Cosa dire, quando dire, come dire
OBIETTIVI DELLA LINGUISTICA
Specificare la natura del linguaggio UMANO*
Identificare le regole che un parlante-ascoltatore deve saper applicare
Descrivere e spiegare i cambiamenti
*(linguaggi = funzione comunicativa intenzionalità)
I
N
T
E
N
Z
I
O
N
A
L
E
INDICI :naturalmente motivati/non intenzionali
SEGNALI: motivati naturalmente/intenzionali
ICONE: motivati analogicamente/intenzionali
SIMBOLI: motivati culturalmente/intenzionali
SEGNI: non motivati/intenzionali
+
M
O
T
I
V
A
T
O
Nuvole scure
Canti di uccelli
Fotografie, mappe, onomatopee
Rosso del semaforo
Messaggi linguistici, alcuni segnali stradali
-
+
La motivazione (che lega il qualcosa al qualcos’altro comunicato) diventa sempre più convenzionale/immotivato
Aumenta quindi anche la specificità culturale dei segni:
gli indici (in quanto fatti di natura) sono per definizione di valore universale, uguali per tutte le culture
I simboli e i segni sono dipendenti da ogni singola tradizione culturale
PROPRIETA’ FONDAMENTALI DEL LINGUAGGIO
CONGENITO
Relativamente IMMUTABILE
UNIVERSALE
INAPPRENDIBILE e INCANCELLABILE
INDIFFERENTE alle SINGOLE ESPRESSIONI
LIMITATO
Il linguaggio impone dei limiti alle possibilità umane di
associare espressione e contenuto: la Forma della
grammatica delle lingue è imposta dalla natura del linguaggio
CARATTERISTICHE DEL LINGUAGGIO UMANO
Specifico della specie
Proprietà specifiche*
(- BIPLANARITA’)
(- ARBITRARIETA’)
- ONNIPOTENZA SEMANTICA, PLURIFUNZIONALISMO, RIFLESSIVITA’
- DISTANZIAMENTO E LIBERTA’ DA STIMOLI
-TRASMISSIBILITA’ CULTURALE
- EQUIVOCITA’
-DISCRETEZZA (vs. CONTINUITA’)*
-DOPPIA ARTICOLAZIONE
-RICORSIVITA’*
-*DIPENDENZA DALLA STRUTTURA
Il libro che è sul tavolo è nuovo
Il libro di Chomsky sulle strutture sintattiche
Is the man who is tall John?/*Is the man who tall is John?
Arbitrarietà
-convenzione
Le parole delle diverse lingue dovrebbero essere tutte molto simili (le cose dovrebbero chiamarsi allo stesso modo
Parole simili nelle diverse lingue dovrebbero designare cose o concetti simili
Gatto
Mace (albanese)
Kedi (turco)
Paka (swahili)
Gatto
Gato (spagnolo)
arbitrarietà orizzontale delle lingue: cioè, non c’è ragione naturale per
cui si debba distinguere (o non distinguere) tra due o più significati:
italiano: foglio – foglia
spagn.: hoja
Bello
Bell(inglese)
Bellum (latino)
Belli (turco)
italiano: bosco –legno – legname
italiano:
dita
inglese: fingers – toes
inglese: wood
francese: bois
tedesco: wald-
Holz
questi esempi richiedono la necessità di approfondire un aspetto che è di cruciale interesse
per la linguistica e che fa riflettere sul fatto che il significato di una parola non è
semplicemente un rapporto tra linguaggio e realtà, ma è qc di più complesso e indiretto:
Un primo problema è dato dalla mancanza di corrispondenza globale tra i “significati” nelle
varie lingue: nei casi sopra citati, l’italiano talora sembra “più preciso”, in altri casi meno preciso.
In verità, non esistono lingue “più precise” di altre, ma ogni lingua si riferisce alla realtà in un
modo diverso.
Questo forse implica che un parlante inglese non riconoscerebbe la differenza tra un pezzo di
legno e un boschetto e un italiano tra le dita dei piedi e quelle delle mani?
Per quanto alcune teorie del passato (800 e prima metà del 900) potrebbero spingersi a dare una
risposta affermativa a questa domanda, questa sembra abbastanza implausibile:
la realtà è sempre identica sia che essa sia descritta tramite l’inglese sia tramite l’italiano.
Piuttosto, questi pochi esempi ci suggeriscono che il rapporto tra linguaggio e realtà
non è semplice come sembra a prima vista: le espressioni linguistiche non si limitano, cioè,
a “denominare” la realtà (e, dunque, imparare una lingua non significa attaccare etichette nuove).
Popolo degli inuit (lingua inuktitut): dozzina di parole per descrivere la neve: diceria usata come prova dell’idea
che colgano delle differenze nei tipi di neve che vanno al di là della comprensione delle persone il cui lessico non
possiede parole equivalenti.
Se ce n’è necessità, siamo in grado di specificare neve granulosa, neve farinosa,
neve dura come il ghiaccio, una spolverata di neve, cioè possiamo sfruttare
le varie possibilità che ci offre la sintassi per descrivere concetti non espressi da singole parole.
Cfr. Benveniste: tutte le lingue possono esprimere tutto; (le lingue si differenziano non per cosa
possono esprimere, ma per come esprimono).
Vedi il “possesso”: alcune lingue lo esprimono per mezzo di un verbo che può essere reso
con il nostro AVERE ; altre lingue, invece definiscono il possesso esprimendo la sua esistenza rispetto a
qualcos’altro, come il russo in cui il corrispondente di “ho una sorella” è “con me sorella”.
In greco, latino, sanscrito si esprime con il corrispondente del nostro ESSERE: ho una sorella è propriamente “A
me è una sorella”.
Ciò non significa che i russi pensano in modo differente a ciò che vuol dire avere una sorella.
Ma anche a livello morfologico: ci sono lingue (già l’inglese, a noi così vicino) che non distinguono il genere
grammaticale: non significa che gli inglesi non hanno il concetto di genere.
tedesco : Schadenfreude (shaden “sfortuna” + Freude “gioia”)
indica il piacere che si prova per la sfortuna degli altri.
Capiamo il concetto (ammesso che non abbiamo mai sperimentato questo piacere) a prescindere dal fatto che il
lessico italiano non possieda un termine per esprimerlo.
am eating/ I eat vs Mangio
Del resto, anche all’interno di una stessa lingua, possiamo citare diversi esempi che
mostrano come la relazione tra espressioni linguistiche e realtà sia molto più
mediata di quanto si possa credere.
La città indicata dal nome Roma è la stessa (almeno per il momento) di quella
indicata dal sintagma “la capitale d’Italia”. Quindi, il rapporto con la realtà è lo
stesso, ma siamo tutti d’accordo che dire
Roma è Roma
e dire
Roma è la capitale d’Italia
non è proprio la stessa cosa. Occorre cioè tenere distinti la realtà indicata dal
linguaggio e il modo in cui tale realtà è presentata.
Basti pensare all’uso non letterale di “stesse” espressioni:
“Vuole uscire?”
“Sa che ore sono?”
fenomeno
pragmatico
“Svendita bambini”
quattro livelli di arbitrarietà:
1.
Il rapporto tra il segno nel suo complesso e il referente (designatum): non c’è alcun legame naturale e c
concreto, di derivazione dell’uno dall’altro, fra un elemento della realtà esterna e il segno cui questo è
eventualmente associato (sedia – “sedia”)
2.
È arbitrario il rapporto tra significante e significato: il significante sedia, come sequenza di lettere o
suoni, non ha in sé , al di fuori della convenzione, nulla a che vedere con il significato “oggetto che serve
per sedersi”
3. (livello più profondo): è arbitrario il rapporto tra FORMA (struttura, organizzazione interna) e SOSTANZA
(materia, insieme di fatti concettualizzabili, significabili) del significato: ogni lingua ritaglia in un modo
che le è proprio (e spesso diverso da quello delle altre lingue)un certo spazio di significato, distinguendo
e rendendo pertinenti una o più entità
italiano: bosco –legno – legname
Italiano: Andare
Tedesco: Gehen - Fahren
inglese: wood
francese: bois
tedesco: wald-
Holz
4. E’ arbitrario il rapporto tra forma e sostanza del significante: ogni lingua organizza secondo criteri propri l
a scelta dei suoni pertinenti, distinguendo in una maniera in una maniera eventualmente diversa da altre lingue,
le entità rilevanti della materia fonica (es: quantità delle vocali:
Ted. Stadt “città” vs. Staat “stato”
Lat. anus “vecchia vs anus “anello”
Chicchiricchì
Tintinnio
Cocoricò
Sussurrare
Cock-a-doodle-doo
Kikeriki
Rimbombare
Din don dan
kukeluku
IDEOFONI
Zac
Zig zag
Gluglu
bum
Principio di iconismo: plurale
CARATTERISTICHE DEL LINGUAGGIO UMANO
Specifico della specie
Proprietà specifiche*
(- BIPLANARITA’)
(- ARBITRARIETA’)
- ONNIPOTENZA SEMANTICA, PLURIFUNZIONALISMO, RIFLESSIVITA (Jakobson)’
- DISTANZIAMENTO E LIBERTA’ DA STIMOLI
-TRASMISSIBILITA’ CULTURALE
- EQUIVOCITA’ (assenza di corrispondenze biunivoche: “carica”, ecc./ Faccia-volto-viso) > flessibilità
-DISCRETEZZA (vs. CONTINUITA’)* (il significato non varia in proporzione al variare del significante)
-DOPPIA ARTICOLAZIONE
-RICORSIVITA’*
-*DIPENDENZA DALLA STRUTTURA
Il libro che è sul tavolo è nuovo
Il libro di Chomsky sulle strutture sintattiche
Is the man who is tall John?/*Is the man who tall is John?
UN MODELLO DELL’ATTO COMUNICATIVO
F. FATICA
Canale (o contatto)
F. EMOTIVA, o ESPRESSIVA
Emittente
F. POETICA
Messaggio
F. METALINGUISTICA
Codice
F. CONATIVA
ricevente
F.REFERENZIALE, o DENOTATIVA
Contesto (o referenza)
In un messaggio linguistico è attiva una polifunzionalità sconosciuta ai simboli non linguistici.
Un MESSAGGIO, prodotto da un MITTENTE e diretto a un DESTINATARIO attraverso il contatto stabilito da
un canale di TRASMISSIONE, è riferito a un CONTESTO ed è formulato per mezzo delle unità di un CODICE
condiviso.
Il messaggio è legato a tutti e sei i fattori dell’atto comunicativo: rapporti chiamati FUNZIONI
Qualsiasi messaggio si costituisce nel rapporto con i sei fattori ed è fatto per avere le sei funzioni.
A seconda del tipo di messaggio prevale una funzione sulle altre.
Prevalente funzione referenziale (o denotativa) :“il treno per Milano è in partenza dal binario 2”
Funzione metalinguistica: “ho detto pollo, non bollo”
Funzione emotiva (o espressiva): “che bello!”
Funzione conativa: volto a far agire il destinatario : “Chiudi la porta”
Funzione fatica: verifica e sottolinea il canale di comunicazione (“ pronto! Mi senti?”)
Funzione poetica: mette in rilievo e sfrutta le potenzialità insite nel messaggio
- BIPLANARITA’
- ARBITRARIETA
- ONNIPOTENZA SEMANTICA,
- DISTANZIAMENTO E LIBERTA’ DA
STIMOLI
-TRASMISSIBILITA’ CULTURALE
- EQUIVOCITA
-DISCRETEZZA (vs. CONTINUITA)
-DOPPIA ARTICOLAZIONE
-RICORSIVITA’*
-*DIPENDENZA DALLA STRUTTURA
DISTANZIAMENTO E LIBERTA’ DA STIMOLI
Possibilità di formulare messaggi relativi a cose lontane, distanti nel tempo e nello spazio:
Il gatto può comunicare che ha fame, ma non può comunicare che “ieri” aveva fame
Il latrato del macaco è la reazione ‘istintiva’ , alla presenza di un predatore: in maniera deterministica
Possibilità di parlare di un’esperienza in assenza di tale esperienza o dello stimolo che ha provocato
tale esperienza
Connesso con LIBERTA’ DA STIMOLI: i segni linguistici rimandano a una elaborazione
concettuale della realtà esterna:
La specie-specificità della facoltà del linguaggio è questa capacità
‘simbolica’, non tanto o non solo da intendersi quale associazione tra
significante e significato o associazione tra segno e referente, ma quale
relazione tra simboli che si svolge tutta nella mente dell’uomo, che si
incorpora fisicamente nel cervello e che nel cervello è fisicamente
recuperata per essere usata e per agire fuori della propria mente nella
mente dell’altro, distanziata e libera da stimoli.
TRASMISSIBILITA’ CULTURALE
Antropologicamente: la lingua è trasmessa per tradizione all’interno di una società e non
attraverso informazioni genetiche:
Però: NON E’ UN FATTO PURAMENTE CULTURALE:
- Componente culturale-ambientale (che specifica QUALE lingua impariamo) +
- Componente innata (che fornisce la ‘facoltà del linguaggio’)
La predisposizione a comunicare mediante una lingua crea le caselle il cui riempimento
avviene con i materiali dell’ambiente culturale che ci circonda, i quali specificano come le proprietà
universali innate sono realizzate nella lingua che impariamo
Periodo critico
EQUIVOCITA’
È un codice che non pone corrispondenze
biunivoche, bensì plurivoche
tra significanti e significati
A un significante possono corrispondere più significati:
<carica>
1. mansione, ufficio, funzione
2. quantitativo di energia
3. assalto
4. piena (aggettivo)
5. (egli) carica
A un significato possono corrispondere più significanti:
“cogliere con la mente”
1. comprendere
2. capire
“parte anteriore della testa” 1. faccia
2. viso
3. volto
Non uno svantaggio (chiave
logico-formale)
Ma un PREGIO: connessa alla
onnipotenza
semantica e alla produttività:
contribuisce
alla flessibilità e alla
adattabilità a
contenuti e esperienze nuove
DISCRETEZZA e LINEARITA’
Proprietà del segno linguistico: (digitale, non analogico
Linearità: si realizza e si sviluppa in successione
Discretezza: la differenza tra gli elementi è assoluta, non quantitativa o relativa: c’è cioè
un confine preciso tra un elemento e un altro, tra loro distinti e separabili.
In particolare: le classi di suoni sono ben separabili tra loro:
pollo vs bollo
Pertanto: non possiamo intensificare il significante per intensificare il significato in modo corrispondente:
diversamente da quanto facciamo per esempio con grida o interiezioni:
ahi!
AHI!
AHI!
[GAATTOO]
Nella lingua: il significato non varia in proporzione al variare del significante
DOPPIA ARTICOLAZIONE (del segno linguistico)
SEGNO: entità costituita da un’espressione e da un contenuto
Concetti di base del SEGNO LINGUISTICO
- Non solo due piani (espressione e contenuto),
ma anche, all’interno di ciascun piano, due
STRATI diversi:
ESPRESSIONE
Forma
significanti
fonemi
Sostanza
suoni
CONTENUTO
significati,
accezioni
sensi in un
determinato con
foni prodotti e
percepiti
Espressione
contenuto
indici
Cielo grigio
Mercurio che sale nel termometro
Fumo nell’aria
Impronte di gatto su parabrezza
temporale in arrivo
temperatura alta
fuoco
un gatto è salito sulla
macchina
icone
(imitazione di alcune caratteristiche del contenuto)
Cartelli dei servizi pubblici
*Cartelli stradali (es. lavori in corso; vicinanza scuole)
Onomatopee
simboli
(rapporto convenzionale e arbitrario)
*Cartelli stradali (forma, colore)
Fonemi: entità astratte, non suoni concreti
Sostanza del contenuto: ciò che in una data situazione comunicativa il parlante intende dire e l’ascoltatore capisce
(il senso di una determinata espressione nel contesto particolare in cui è usata)
Forma del contenuto: il significato astratto (“cane”: significa tutti i cani dicibili e il contenuto ad esso associato è
il significato del segno)
Problema della variabilità del legame tra i segnali acustici e le unità
linguistiche.
Visione tradizionale del parlato = una stringa lineare di simboli discreti
Non si concilia con la natura continua dell’onda acustica prodotta da un
parlante.
In modo significativo, le conseguenze acustiche della coarticolazione , come
pure di altre fonti di variabilità contestualmente condizionata, non si conciliano
con le due supposte condizioni della linearità e dell’invarianza dell’input
acustico.
la scala soggettiva lungo la quale si distribuiscono le sensazioni
uditive non riflette perfettamente la scala oggettiva:
ad es.
-2 suoni di uguale frequenza (400 Hz) e di diversa intensità (30 e 40
dB)> sono percepiti come decisamente diversi per il volume
-2 suoni con la stessa frequenza (400 Hz) ,ma di intensità di 70 e 80
dB,
sono distinti dall’ascoltatore, ma la psicoacustica ha dimostrato che la
differenza tra i primi due suoni è percepita come maggiore rispetto
alla differenza tra gli altri due suoni,nonostante le distanze
tra loro siano oggettivamente uguali.
[t+i] vs [t+u]
La /t/ è condizionata dal suono che segue, perché i movimenti da eseguire per concludere la stessa
configurazione sono diversi in funzione della posizione che gli organi assumono nel fono successivo
(anche visivamente: arrotondamento delle labbra è spalmato sull’intera sillaba)
La percezione della nasalità della /n/ è in gran parte affidata alle vocali adiacenti
che, a causa della coarticolazione, si nasalizzano: es.
vini
vidi
La distinzione tra /n/ e /d/ non è affidata solo alle caratteristiche delle consonanti in sé,
ma anche e soprattutto, a quelle delle vocali adiacenti.
Se una consonante nasale come, ad es. /n/ viene fatta
seguire artificialmente da una vocale non nasalizzata, il risultato percettivo prevalente è /d/
Voice Onset Time (VOT)
La distinzione tra consonanti sorde e sonore non è
intrinseca al singolo segmento. E’ dovuta al cosiddetto
VOT, più lungo nelle sorde che nelle sonore (entro 25ms);
in più, il suo valore oggettivo varia, sia pure all’interno di
determinati limiti, nelle diverse lingue
[pampino]
Caso molto semplice dell’italiano (nella forma fonica, NON grafica!):
tonto tonfo
monto
monco
mando manco
monto monco
alga alto
Russo: ot “scandaglio”
Hindi: dal “ramo”
lot “ghiaccio”
al “lenticchia”
Variabilità (socio)linguistica.
Si parla di italiano standard, ma, in senso stretto, praticamente non esiste.
Qualunque sia la nostra biografia linguistica, ci si accorge che alcuni aspetti descritti
come di italiano standard concidono con il nostro italiano, altri no (solo poche categorie
professionali, forse)!
La situazione linguistica e sociolinguistica dell’italiano è tale che praticamente nessun
parlante adotta esattamente il modello standard, ricorrendo piuttosto ad un’ampia gamma
di varietà regionali di italiano, dotate ciascuna di caratteristiche specifiche.
reggione regione rejone
viɛni vieni
vɛdo, vedo
amiho
storia
Oltre, chiaramente, alle variabilità idiosincratiche riconducibili a proprietà fisiche
del parlante o a stati psicofisici momentanei (ebbrezza, stanchezza, ecc.)
sano
chilo
santo
tonto tonfo
mancia
monto monco
capo
cubo
fango
anfora
con me
con Gneo
patto
batto
patto
patto
matto
ratto
tatto
Hindi:
Russo:
kane, khane, hane
ot “scandaglio”
lot “ghiaccio”
dal “lenticchia”
al “ramo”
L’una
L’ago
L’abilità
ARAMOMENTUMALIS, Odifreddi, Penna, pennello, bacchetta: le tre
invidie del matematico
Aram omen tum alis (un segno per gli altri è la tomba)
Ara momentum alis (la tomba è un memento per gli altri
Ara omen tu malis (tu desideri un segno come tomba)
Guardandolo
•
[non mi trovi]
• Se-mi-cerchi
•
[rossi stavano sul davanzale]
Nessun’altra
• Zucchero: “Spirito diVino”
• Non penso affatto che siano inversi
• Non penso affatto che siano in versi
Johnisrunningquickly
Ancora sull’arbitrarietà
(F. de Saussure; E. Benveniste)
1. Arbitrarietà (assoluta): assenza di ragioni naturali, logiche, psicologiche che facciano sì che un dato segno
sia così com’è
l’esistenza di tante e diverse lingue è la dimostrazione migliore :
se i segni non fossero arbitrari, ma fossero strutturati secondo un legame di necessità tra espressione e
contenuto,
1. le parole delle diverse lingue sarebbero tutte uguali.
Quindi:
-Ci sarebbe una sola lingua
- Sarebbe immutabile nel tempo (muterebbe solo in quanto muta la realtà)
2. Le parole con stesso suono in lingue diverse designerebbero cose o concetti simili:
ma : ing. Loop
rumeno lup
rumeno boia “paprica” it. Boia
rumeno mici “piccoli”, it. “ gatti
2. Arbitrarietà formale:
1. stesso apparato articolatorio e stesso apparato acustico: suoni diversi usati dalle diverse lingue
2. diversa pertinentizzazione delle proprietà dei suoni
Spagnolo:
a
Italiano :
a
e
è
i
è
i
o
ò
u
ó
u
3. Arbitrarietà semantica: del rapporto tra la forma e la sostanza del contenuto
Ogni lingua ritaglia la materia del contenuto formandola in maniera propria
ITALIANO gamba
piede
braccio
mano
INGLESE
foot
arm
hand
leg
RUMENO
picior
Russo
nogá
brat
mână
ruká
anisomorfismo
L’arbitrarietà consiste nell’accoppiare significati diversi ai medesimi concetti, come se preesistessero alle
diverse lingue:
le lingue si differenziano tra loro, nel tempo e nello spazio, anche perché la sostanza del contenuto
si organizza in modo arbitrario in significati.
TUTTAVIA: il principio di arbitrarietà ha dei contrappesi. Infatti, le parole presentano dei collegamenti tra loro:
mangio mangiavo
Segni MOTIVATI
benzina benzinaio
cirdabile
1. trasparenza
2. diagrammaticità
Segni MOTIVATI
1. trasparenza
2. diagrammaticità
Criteri obiettivi:
-Un segno è tanto più trasparente
1. quanto più facile è riconoscere e segmentare i suoi componenti
sul piano dell’espressione (tr. Morfotattica)
creazione > creare
leale > lealtà
mangiare > mangiabile
2. Quanto più facile è assegnare un significato sul piano del contenuto (tr. Morfosemantica)
accendisigari > accendere
gattino > gatto
-Un segno è tanto più diagrammatico
1. quanto più è facile mettere in relazione i componenti dell’espressione coi rispettiv i
componenti del contenuto:
gatti > città
(in gatti si può individuare quale parte del significante veicola il significato di ‘plurale’)
Ancora limiti all’arbitrarietà
Ideofoni
Onomatopee
Raddoppiamento
Iconicità sintattica : veni vidi vici
( BIPLANARITA’
- ARBITRARIETA)
- ONNIPOTENZA SEMANTICA,
PLURIFUNZIONALISMO, RIFLESSIVITA
- DISTANZIAMENTO E LIBERTA’ DA STIMOLI
-TRASMISSIBILITA’ CULTURALE
- EQUIVOCITA
-DISCRETEZZA (vs. CONTINUITA)
-DOPPIA ARTICOLAZIONE
-RICORSIVITA’*
-*DIPENDENZA DALLA STRUTTURA
Doppia articolazione
Articolazione = segmentazione del dato linguistico in unità minori
Doppia articolazione: il significante di un segno l inguistico è articolato a
due livelli diversi:
1° livello: il significante è organizzato e scomponibile in unità che sono
ancora portatrici di significato e che sono riutilizzate (con lo stesso
significato) per formare altri segni = PRIMA ARTICOLAZIONE. Non sono
ulteriormente scomponibili in parti più piccole dotate di significato
2° livello: le unità minime di prima articolazione (MORFEMI) sono tuttavia
scomponibili in ulteriori elementi ma privi di significato e, dunque, non più
definibili segni = SECONDA ARTICOLAZIONE (FONEMI)
Consente alla lingua grande
ECONOMICITA’ (COMBINATORIETA’)
Complessità sintattica: ricorsività e dipendenza dalla struttura
Ricorsività: creazione continua di frasi sempre nuove inserendo in
una data frase un’altra frase, e poi un’altra ecc.. :
Cesare mi ha colpito > I ragazzi dicono che Cesare mi ha colpito >
I colleghi credono che i ragazzi dicano che Cesare mi ha
colpito………
[i ragazzi del quartiere > i ragazzi del quartiere vicino a casa mia>…]
[i colleghi d’ufficio > i colleghi d’ufficio di mio padre> che lavorano con
lui da anni >……]
Cesare corre > Cesare corre e grida > Cesare corre e grida e suda >
Cesare corre e grida e suda e inciampa…..
BRANDUARDI: “…e venne il macellaio che uccise il toro che bevve
l’acqua che spense il fuoco che bruciò il bastone che picchiò il cane
che morse il gatto che si mangiò il topo che al mercato mio padre
comprò”.
Un libro di poesie di Luigi
SN
SN
Det
N
Sprep
SN
Prep
SN
SN
Det
N
SPrep
SPrep
SN
Prep
N
SPrep
libro
di poesie
un
un
di Luigi
libro
di
poesie
di
N
Luigi
Le ragazze e le signore con il cappellino
SN
SN
CONG
SN
SN
Le ragazze
e
le signore
SPrep
col cappellino
DIPENDENZA DALLA STRUTTURA: operazioni sulle frasi richiedono la conoscenza
di una relazione strutturale tra le parole invece che della sequenza lineare
The man who is tall is John
La formazione di una frase interrogativa in inglese implica il
movimento dell’ausiliare della frase principale alla posizione
iniziale. Ciò spiega perché (2) è grammaticale mentre (1) non è
grammaticale.
1. *Is the man who tall is John?
2. Is the man who is tall John?
Il movimento consiste
nel muovere
l’elemento giusto
nel sintagma giusto:
dipende cioè
dalla struttura della frase
The man who is here is tall
2. *Is the man who here is tall?
1. Is the man who here is tall?
Principio di dipendenza dalla struttura: nessuna regola
sintattica può riferirsi al numero delle parole di una
frase o alla posizione di una parola in una sequenza di
parole
Maria ha parlato ad un amico di Gianni
Il capo del governo insulta i dimostranti senza pudore
Frase negativa: “la negazione sempre al quarto
posto di una sequenza affermativa”
<Paolo mangia la pera> <Paolo mangia la no pera>
<un amico di paolo mangia la pera> < Un amico di no
Paolo mangia la pera>
Frase interrogativa: “si forma invertendo l’ordine delle
parole della affermativa”
<Paolo mangia la pera> <Pera la mangia Paolo>
Articolo indeterminativo: “si accorda sempre con l’ultimo
nome”
“Una bambino mangia una pera”
Definizione di ‘LINGUA’ e princìpi di analisi
LINGUAGGIO: capacità propria di tutti gli esseri umani di sviluppare un sistema di
comunicazione (con determinate proprietà)
Quale il rapporto?
LINGUA/E: forma/e specifica/he che questo sistema di comunicazione assume nelle
varie comunità
GRAMMATICA UNIVERSALE
(dotazione innata): possiede
-princìpi generali (validi per tutte le lingue)
-parametri che definiscono, limitandole,
le possibilità di variazione tra una lingua e
l’altra
Elementi comuni a tutte le lingue:
Universali linguistici
(es. ricorsività, dipendenza dalla
struttura, ecc.)
PRINCIPI e PARAMETRI
Ordine delle parole
Weinreich: Una lingua è un dialetto
con un esercito e una marina
Chomsky: Dietro ad una lingua c’è sempre
una bandiera
Proposta di definizione: “un codice che organizza un sistema di segni dal significante primariamente
fonico-acustico, fondamentalmente arbitrario ad ogni loro livello e doppiamente articolati, capaci
di esprimere ogni esperienza esprimibile, posseduti come conoscenza interiorizzata che
permette di produrre infinite frasi a partire da un numero finito di elementi”
Principi generali/dicotomie per l’analisi
sincronia-diacronia
Astratto-concreto
(langue-parole)
(competenza-esecuzione)
fonologica
morfologica
sintattica
semantica
Sintagmatico-paradigmatico
cirto/cvardo
budinaio-pennamente
lo credo di parlare
…??…. carino-grazioso/alto-basso
Lingua e parola - Competenza e esecuzione
Lingua è il sistema linguistico astratto che permette ai singoli atti linguistici (parole) di funzionare
Parole: significa il ‘parlare’ sia come azione sia come prodotto di quell’azione.
Sono complementari: senza la lingua non esisterebbe la parole e senza la parole non esisterebbe la lingua
Competenza: conoscenza delle regole della lingua da parte di ogni parlante in quanto parlante nativo.
Appartiene all’individuo, non alla società (lingua), in quanto nessun individuo possiede né usa l’intero
sistema linguistico.
Ad essa si affianca l’esecuzione, che può essere definita come l’effettiva produzione di enunciati concreti
che possono allontanarsi anche in maniera sensibile dal modello della competenza grammaticale
Il concetto di competenza si articola su vari livelli (fonologica, morfologica, lessicale, sintattica).
A questa si affianca la competenza pragmatica (o comunicativa) che consiste nella conoscenza delle
regole che permettono di adeguare gli enunciati ai vari contesti d’uso,
COMPETENZA PRAGMATICA
ovvero: “del significato invisibile”
SEMANTICA: studio del significato e del riferimento delle espressioni linguistiche
PRAGMATICA: studio del modo in cui l’uso del linguaggio influisce sul significato
La finestra!
Sa che ore sono?
Vuole uscire?
Sei davvero un
amico!
Puoi passarmi il sale?
Qui dentro fa
freddo!
PROVERBI
Significato letterale/Significato figurato
-Vuoi un caffè?
- Il caffè mi
tiene sveglia
-Come è andata?
- Tutti fuori
SVENDITA BAMBINI E ADOLESCENTI
intenzione
ATTI LINGUISTICI
Locutivo
Illocutivo
Perlocutivo
- Formazione di una
frase
-Intenzione
- Effetto/risultato
VARIABILITA’ e CONTINUUM
Una lingua come luogo di
omogeneità?
Una Lingua non è lo Sfero di Parmenide: una, omogenea, immutabile
Varietà diamesica
Parlato e scritto
Varietà diatopica
città/campagna
centro/periferia
Regioni, ecc.
Varietà diastratica
Differenze demografiche
(età, sesso, classe sociale,
livello di istruzione, ecc.)
Varietà diafasica
Differenze di registro
(formale/informale)
“stili funzionali”
Linearità
Mezzo fonico-acustico
Contesto estralinguistico
Immediatezza
- Minima possibilità pianificazione
- Impossibilità di cancellazione
- Non permanenza
- Incidenza tratti prosodici e mezzi
paralinguistici
Ricorso a mezzi non linguistici
Uso di DEITTICI
Compresenza parlanti
Importanza funzione FATICA
Possibilità di feed-back
Possibilità di riferimento alle (spesso
presunte) conoscenze condivise
(ENCICLOPEDIA)
?
?
Diversa struttura sintattica e testuale
Strategie di autoriparazione implicite ed esplicite
- Frammentarietà
- Stile nominale
- Dislocazioni e topicalizzazioni
- Ellissi e brachilogie
- Prevalenza di paratassi e di coordinazione
- Anacoluti
-Esitazioni, pause
-CHE polivalente
- Lessico generico
-Ripetizioni
-Segnali discorsivi o demarcativi
-Autocorrezioni
-Parafrasi
-Particelle modali
-Tendenza alla ridondanza
-Particolare rapporto dell’intonazione con la
sintassi
- Forte deitticità
Fonetico e fonologico
Livelli d’analisi
(cioè, esame degli elementi
che compongono l’effettiva
organizzazione del linguaggio)
Morfologico
Sintattico
Semantico
SIGNIFICANTE
1)
Fonetica e Fonologia (2° articolazione)
2)
Morfologia
(1° articolazione)
3)
SEGNO
SIGNIFICATO
Sintassi
4) Semantica
I SUONI DELLE LINGUE
FONETICA e FONOLOGIA
Foni, Fonemi, Allofoni
Apparato fonatorio
Tratti distintivi
Classi e classificazione dei suoni
Suoni e grafia
Processi fonologici e tipi di regole
DISLESSIA
Cielo, cieco, igiene, ecc.
“PRONUNCIA”
Alcune grammatiche tradizionali giustificano le convenzioni ortografiche con delle aberrazioni fonetiche
e fonologiche: unica giustificazione LA STORIA
Cfr. anche “terminologia impressinistica”
sc, sci
q, c, ch
g, gh
gl
sc, sch
gn
ghiro
baci
foglio
o
g, gi
bachi
e
s
c, ci
giro
z
glicine
quadro
Toscano
Zio
azione
forza
calza
danza
Zero
azzurro
verza
Bolzano
sbronza
RAZZA RAZZA
Toscano
Chiese “luoghi di culto”
Fuso “part. pass.”
Chiese “domandò”
Fuso “arnese per filare”
Affittasi
Accetta
risurrezione
Affetto
Venti
e/è
Cero/c’ero
Botte
Colto
Volto
Porci
o/ho
ASSIMILAZIONE e DISSIMILAZIONE
Anticipatoria scarpa, svelto/ irresistibile, collegare
Perseverativa cats, dogs
Bidirezionale casa, fuso, asta
Ci si pettina
CANCELLAZIONE e INSERZIONE
Tavolino
Un arbusto
Son tornati, andar via (troncamento)
Cittadino
amalfitano
COALESCENZA
RIDUZIONE e RAFFORZAMENTO
Colgo-cogli
Scelgo-scegli
Scelgo–sceglievo
Colgo-coglievo
Ironia-ironico
Angelo -angelico
Disegna anitre
Perché (p)parti?
FENOMENI SOPRASEGMENTALI,
Capito / Capìto / Capitò
Come posso fare da solo? /
Come? Posso fare da solo?
Sei riuscita a vederla /
Sei riuscita a vederla?
La vecchia( …)legge(….) la regola
La MAMMA lavora
La mamma LAVORA
PARALINGUISTICI,
BRAAAAAAAAAAVO!
e EXTRALINGUISTICI
Funzione pragmatica. FOCUS
FENOMENI FONOLOGICI
Processi fonologici non casuali, ma sistematici: compito della fonologia è capirne il funzionamento
Possono essere più o meno produttivi: cioè: dato il contesto segmentale appropriato, possono
manifestarsi automaticamente (vedi sonorizzazione di /s/ intervocalica nell’italiano settentrionale),
oppure essere attivi solo in certi casi (vedi palatalizzazione di /k/ ), in cui vanno quindi nominati
alcuni suffissi nominali specifici ( vedi –ità):
/elettrik/
/-o/
Forma sottostante astratta
/-ità/
Processi sincronici
Cfr.
diacronia
Ci sono fenomeni che si manifestano sia al punto d’incontro di due morfemi sia all’interno di un singolo morfema:
vedi sonorizzazione di /s/ prima di C sonora: s-badato, asbesto, ma non in caso di –s finale (rebus difficile).
Dunque: si dirà che il fenomeno si manifesta esclusivamente all’interno della parola, indipendentemente dalla sua
analisi morfologica.
parziale
ASSIMILAZIONE E DISSIMILAZIONE
totale
1.
2.
3.
Anticipatoria
Perseverativa
bidirezionale
1.
scarpa, sgarbo. Panca, pancia. Irresistibile, immancabile,illegale
Altrimenti, sarebbe anche una
coincidenza ulteriore chr ir- e corSi trovino solo davanti a parole con r, im- e com- con parole com m-, ecc.
Processo fonologico,
e non prefissi tra loro un
po’ diversi, casualmente
con lo stesso significato
una forma sottostante
diversa da quella superficiale: Perché?
la presenza della nasale sottostante
è identificabile dal significato della
parola derivata, in cui ir-, im- il- hanno
tutti un significato negativo.
2. Dogs, cats.
3. casa, fuso (asta, abside)
ARMONIA VOCALICA E CONSONANTICA
EV “casa”
Son “ fine”
TURCO: prima vocale di una parola determina alcuni tratti delle vocali seguenti
V /-alte/ si assimilano alla V precedente nel tratto /± posteriore/:
ad es. suffisso del plurale
-ler
-lar
Evler
sonlar
Dopo V /- posteriore/
Dopo V /+posteriore
V /+alte/ si assimilano per due tratti: /± posteriore/
/ ± arrotondato/
ad es. Suffisso del possessivo
Evim
-im
-um
sonum
Dopo V /- posteriore/
/-arrotondata/
Dopo V /+ posteriore/
/+ arrotondata/
METAFONIA
Assimilazione anticiipatoria
Diversa dall’armonia perché limitata alla sola V accentata che si modifica per effetto della vocale suffissale
Salentino: /± alto/
fredda vs friddu/ friddi
Lingue germaniche: /±posteriore/
DISSIMILAZIONE
Inglese: -al
Più raro
Culture cultural
Tradition traditional
Molecule molecular
Pole polar
Italiano: allomorfismo (caso isolato)
Si si vede
ci si vede
Cfr. maggioranza
lingue germaniche
Cfr. Latino: militaris,
consularis
Generalmente motivati nella
struttura sillabica
( > CV)
CANCELLAZIONE e INSERZIONE
Italiano: ricco di cancellazioni vocaliche
1
Tavolo+ino
tavolino
Verde+ino
verdino
Lo albero
l’albero
Anche in posizione preconsonantica
C
C (non s-)C 8sonorante)
Uno arbusto un arbusto
2
Quello prete
quel prete
Uno papavero un papavero
Andar via
3
Vuol sapere
Troncamento: cancellazione facoltativa di /e/ o /o/
Finale di parola atona, se la parola è un verbo e se
la parola seguente comincia in C
Son tornati
*Ebb tempo
Produttivo nei V, non è completamente assente
dalle altre categorie lessicali (limitato, però, a
parole specifiche e in certi contesti
Signor Bianchi, dottor Carli, mar Nero, color verde ecc.
* Signor bianco, *un color per dipingere,
un mar limpido
*sapess già
*volev partire
Non ha luogo, se la V non è preceduta da
sonorante
Non ha luogo se il V è 1° pers sing
Cancellazione consonantica
Liaison francese: les enfants
tout à fait
Les garcon
Tout court
Greco moderno: den θélo de θélo
tin féro
ti féro
Nasale finale di parola funzionale atona
Seguita da parola iniziante per C /+ continua/
INSERZIONE
Più rari e più spesso limitati a (epentesi)
casi specifici
sC/s/
altamente marcata
come incipit sillabico
Cfr. italiano
- Unica C+ incipit biconsonantico all’inizio di parola (strano)
- Unica C + 2 CC di un incipit in cui la 2° C non è sonorante (scarpa)
-Unica C non sonorante che può essere coda, indipendentemente
dall’incipit della sillaba successiva (lapis)
- Unica C che non subisce il raddopiamento consonantico
Completamente produttivo
Spagnolo: escuela
cfr. estress
espina
Espray
esperanza
estalinismo
escorpion
estar
esmalte
esmeraldo
A-spro, pa-sto /as-pro/, /pas-to/
Lunghezza V
Errori bambini
Un fiore, uno schermo,
uno gnomo, uno scienziato
RAFFORZAMENTO SINTATTICO
Accanto = ad + canto
Accanirsi = ad + cane
DIACRONIA
Gruppo accentual
e unico
Monosillabi con accento grafico
(dà, dì, già, giù, sé, ciò, più, ecc.)
A casa
[ak’ka:sa]
A capire
[ak’kapi:re]
Polisillabi tronchi
(perché, poiché, però, andò, parlò,
caffè, Perù, perì, farà, ecc.)
4 bisillabi piani
(come, dove, sopra, qualche)
a
da
su
tra
fra
ma
o
e
ho
ha
do
fa
fu
va
tu
blu
che
chi
qui
qua
RAFFORZAMENTO SINTATTICO
Accanto = ad + canto
Accanirsi = ad + cane
DIACRONIA
Gruppo accentual
e unico
Monosillabi con accento grafico
(dà, dì, già, giù, sé, ciò, più, ecc.)
A casa
[ak’ka:sa]
A capire
[ak’kapi:re]
Polisillabi tronchi
(perché, poiché, però, andò, parlò,
caffè, Perù, perì, farà, ecc.)
4 bisillabi piani
(come, dove, sopra, qualche)
a
da
su
tra
fra
ma
o
e
ho
ha
do
fa
fu
va
tu
blu
che
chi
qui
qua
COALESCENZA (o FUSIONE) di due segmenti
Segmento che risulta 1) condivide alcuni tratti con ognuno dei due segmenti originari
2) è specificato con tutti i tratti di uno dei due segmenti,
ma porta traccia dell’altro nelle lunghezza
Coalescenza
C+C
Colgo cogli
italiano
[lg] > [ldz ] > [λ]
Spengo spengi/spegni
Scelgo scegli
Coalescenza
vocale+consonante
atten[t+j]on > atten[ς]on
progre[s+j]on >progre[ς]on
inglese
deci[d+j]on > deci[z]on
Coalescenza vocale+vocale
greco classico:
Timae > tima
Francese
V+ Cnasale
Bon + tè < b[ô]té
Bon > b[ô]
RIDUZIONE e RAFFORZAMENTO
Non processi unitari: - cambiamento della qualità di un segmento
- degeminazione *
- geminazione
- coalescenza *
- dittongazione
Per lo più connessi con assenza
o presenza di accenti:
sillabe toniche > rafforzamenti
Sillabe atone > riduzioni
Cfr. “centralizzazione” delle vocali
(catalano, portoghese,inglese,
olandese)
Pose position
S
O
N
O
R
I
T
A’
Cfr. SCALA di FORZA e di SONORITA’
Cfr. PROCESSI DIACRONICI
F
O
R
Z
a
Vocali > consonanti
Vocali < consonanti
AMICUM> amico> amigo> amie
NEUTRALIZZAZIONE
Eliminazione, in determinati contesti, di una distinzione tra due o più segmenti,
che può invece essere presente in altri contesti
Cfr.
riduzione a /Ə/ di vocali atone (inglese)
desonorizzazione di C finali di parola
(tedesco, olandese)
Riduzione dell’altezza vocalica (italiano)
Marcatezza e naturalezza
NEUTRALIZZAZIONE
Eliminazione, in determinati contesti, di una distinzione tra due o più segmenti,
che può invece essere presente in altri contesti
Cfr.
riduzione a /Ə/ di vocali atone (inglese)
desonorizzazione di C finali di parola
(tedesco, olandese)
Riduzione dell’altezza vocalica (italiano)
Marcatezza e naturalezza
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Linguistica generale prima parte