WOW!!! ECCOLA QUI, PROPRIO DAVANTI NOI, LA BIBLIOTECA PIÙ GRANDE DI TUTTA PARIGI!!
MI DIRIGO VERSO LA GROSSA PORTA VETRATA, LA SPINGO, SPINGO LE LUCIDE MANIGLIE
DORATE E LA PORTA SI MUOVE, GIRA E, IN UN SECONDO, SONO ALL’INTERNO DELLA STANZA.
UN FORTE ODORE ACRE MI COLPISCE IL NASO; TUTTI I MIEI COMPAGNI SI DIRIGONO VERSO GLI
SCAFFALI MARRONI: SEMBRANO LÌ DA SEMPRE.
MI AGGIRO, GUARDINGO PER LA BIBLIOTECA, MI ANNOIO, DECIDO DI TORNARE INDIETRO E DI
CERCARE ANDREA ZERLA, MA…UN MOMENTO: DOVE SONO?
ACCIDENTI, MI SONO PERSO…
UN PO’ SPAVENTATO FACCIO ALCUNI PASSI INCERTI, UN BRIVIDO MI PERCORRE LA SCHIENA.
PAURA? NO, DEVO ANDARE IN BAGNO.
INDIETREGGIO ANCORA DI QUALCHE PASSO, UN ALTRO BRIVIDO, MA COSA…
BOOM!
QUANDO RIAPRO GLI OCCHI SONO STESO A TERRA. CHE ORE SARANNO? MI CHIEDO QUANTO
TEMPO SIA PASSATO.
MI ALZO, LE GAMBE MI TREMANO, MI GUARDO ATTORNO, MA DOVE DIAVOLO SONO FINITO?
UNA LUCE FIOCA PENETRA APPENA DA UNA FINESTRELLA CHE DA’ SULLA STRADA. STO PER
URLARE, MA QUALCOSA ATTIRA LA MIA ATTENZIONE: UNO SCAFFALE. AVANZO ED,
OSSERVANDOLO DA VICINO, VEDO QUALCOSA SUL RIPIANO PIU’ ALTO: E’ UN LIBRO. VOGLIO
SALIRE, MA COME POSSO
NOTO UNO SGABELLINO DI LEGNO ALQUANTO MANGIUCCHIATO DALLE TARME.
SENZA FARCI TROPPO CASO LO SPOSTO E LO USO COME RIALZO PER RAGGIUNGERE IL LIBRO.
AFFERRO QUEST’ULTIMO E STO PER SCENDERE QUANDO…CRAC! UNA GAMBA DELLO
SGABELLO CEDE ED IO CADO ALL’INDIETRO CON UN TONFO.
SCATTO IN AVANTI, IL GOMITO MI FA MALE, L’HO SBATTUTO PER TERRA.
DOPO ESSERMI RIPRESO, CERCO IL MOTIVO DELLA MIA CADUTA, VICINO A ME C’E’ IL LIBRO, LO
GUARDO: SULLA COPERTINA DI CUOIO, VECCHIA E LOGORA, SONO RICAMATE IN ORO LE
LETTERE “C..D.B” .
NON HO IL CORAGGIO DI APRIRLO, COSI’ CERCO LE SCALE DA DOVE SONO CADUTO,
RISALGO E IN UN ATTIMO SONO DI NUOVO NELLA SALA DI PRIMA.
INIZIO A CORRERE, MA QUALCUNO MI VIENE ADDOSSO: E’ ANDREA ZERLA!
GOFFAMENTE MI RIALZO E TUTTO ECCITATO, STRILLO: -GUARDA! HO TROVATO UN LIBRO!LUI MI FISSA SPAZIENTITO: -PER FORZA FABIO! COSA CREDEVI DI TROVARE? SIAMO NELLA
BIBLIOTECA NAZIONALE DI PARIGI!LO GUARDO AMAREGGIATO, MA PRIMA CHE MI LASCI IL TEMPO DI RIBADIRE, QUALCUNO
STRILLA: -COSA STATE FACENDO? FINALMENTE VI HO TROVATO! SONO ORE CHE VI CERCO!FACCIO APPENA IN TEMPO A NASCODERE IL LIBRO DIETRO LA SCHIENA.
LA PROFESSORESSA CI RIPORTA NELLA SALA GRANDE, DOVE I NOSTRI COMPAGNI SONO IN
FILA PER USCIRE DALLA BIBLIOTECA.
CHIEDO GENTILMENTE AD UNA SIGNORINA IN GONNELLA SE, PRIMA DI PARTIRE, POSSO
DARE UN ’OCCHIATA AL COMPUTER, LEI ANNUISCE, MA MI DICE DI DARMI UNA MOSSA,
POICHE’ LA BIBLIOTECA STAVA CHIUDENDO ED IO AVREI PERSO IL MIO GRUPPO.
SEGUO ALLA LETTERA LE ISTRUZIONI DELLA SIGNORINA E 10 MINUTI DOPO RAGGIUNGO
ANDREA AL PULLMAN. HO UN SORRISETTO COMPIACIUTO STAMPATO IN VOLTO, PERCHE’
NEGLI ARCHIVI IL LIBRO NON RISULTA REGISTRATO.
DURANTE IL VIAGGIO DI RITORNO MI SIEDO NELLA PARTE POSTERIORE DEL PULLMAN,
DOVE RACCONTO A TUTTI LA MIA AVVENTURA E TUTTI, INTERESSATI, ASCOLTANO.
ALLA FINE ESTRAGGO DALLA SACCA IL LIBRO, CHE I RAGAZZI GUARDANO CON STUPORE,
FINCHE’ ELENA PARLA: -MA SEI PAZZO? LO HAI RUBATO, VERO?VALENTINA FIORA LE FA ECO: -LO HAI RUBATO? LO SAI CHE E’ UN REATO?IO SBUFFO E DICO:- CIO’ CHE E’ FATTO E’ FATTO, E POI NON RISULTAVA NEGLI ARCHIVI, NON
ERA REGISTRATO, CAPITE?
LE ORE DI VIAGGIO PASSANO RAPIDAMENTE, UN PO’ PER LA SCOPERTA DEL LIBRO, UN PO’
PER LE CHIACCHIERE E LA COMPAGNIA.
SI PARLA DELLA NOSTRA GITA DI TRE GIORNI A PARIGI, DEI MONUMENTI VISTI, DEI
MUSEI VISITATI E DELLA BIBLIOTECA, L’ULTIMA TAPPA DEL NOSTRO VIAGGIO PRIMA DI
RIPARTIRE PER L’ITALIA, MA, SOPRATTUTTO, PER LA NOSTRA ADORATA BORNO.
ALLA FINE DEL VIAGGIO, PRIMA DI LASCIARCI, CI ACCORDIAMO PER INCONTRARCI ALL’
ORATORIO DI BORNO ALLE 2.30 DI SABATO POMERIGGIO E LEGGERE INSIEME IL LIBRO.
SABATO SIAMO TUTTI PUNTUALI, TRANNE ADELE CHE ARRIVA ALLE 3.00. ENTRIAMO E CI
RECHIAMO NELLA SALA GIOCHI. DOVE CI SEDIAMO IN CERCHIO, IO TOLGO IL LIBRO
DALLO ZAINETTO E LO PASSO A VALENTINA CHE PIANO, PIANO, VOLTA LA COPERTINA
CON LE LETTERE DORATE E INIZIA A LEGGERE.
-ALLORA, -DICE,- VEDIAMO UN PO’ …-.
Venerdì, 5 luglio 1514
A soli 37 anni muore mia madre: Anna di Bretagna.
La sua morte ha rattristato tutta la famiglia; soprattutto me.
Il giorno del suo funerale, fra due giorni, arriveranno tutti i nostri
parenti.
Sarà una giornata interminabile, non voglio condividere questo
momento di dolore con la mia famiglia; ma solo con me stessa.
Voglio pensare, riflettere, affrontare la verità, ma ho paura di non
farcela.
Non so cosa fare, sono sola, mia madre l’unica persona che riuscisse a
comprendermi, che mi aiutava a risolvere i problemi, non c’è più, e più
ci penso più mi convinco che non ce la potrò mai fare da sola senza
l’aiuto di un adulto che mi sostenga.
Domenica, 7 luglio 1514
Alla cerimonia funebre non sono riuscita a trattenere le lacrime e sono scoppiata in
un pianto irrefrenabile.
Alla fine della giornata mi sono fermata al campo santo per salutare l’ultima volta
mia madre; mentre ero ancora in lacrime qualcuno mi ha chiamato.
Mi sono spaventata, perché non riconoscevo quella voce; avevo paura.
Mi sono girata di scatto e ho visto un ragazzo di gran classe co’
capelli mori e corti sulla fronte, con un naso aquilino.
Mi è parso, a prima vista, un ragazzo abbastanza intelligente ma anche molto
affabile e di portamento distinto.
Ho visto che avanzava verso di me, indietreggiai di un passo, ma lui continuava a
fissarmi e a venirmi incontro. Mi sono impaurita.
Quando mi ha raggiunto, mi ha salutato e mi ha porto sentite condoglianze per la
morte di mia madre.
Io ho ricambiato il saluto e l’ ho ringraziato per le condoglianze, ma mi domando
come abbia fatto a sapere che io sono la figlia di Anna di Bretagna?!...
Dopo qualche minuto che ci guardavamo, lui mi ha chiesto se potevamo andarcene da
quel posto angosciante.
Era già da un po’ che parlavo con lui, quando, senza sapere il suo nome, sono tornata
a casa.
Mio padre, tornata a casa, mi ha chiesto, con molto interesse se il gentiluomo che mi
aveva raggiunto al campo santo, mi era sembrato gentile, o anche solo cordiale.
Io, un po’ preoccupata per il fatto che lui sapeva di quel gentiluomo, gli ho
domandato il perché di tanto interesse.
Lui , emozionato ma anche preoccupato per come avrei reagito, mi ha detto con voce
soffocata, che quel l’uomo di nobili sentimenti, mi era stato promesso sin dal 1506
e che un giorno sarebbe diventato mio sposo.
Lunedì, 8 luglio 1514
Questa mattina al mio risveglio mi è sembrato tutto un sogno, ma so che è la pura verità.
Come ho fatto a non capire in tutti questi anni che lui, Francesco duca di Valois, sarebbe
diventato presto mio sposo?
Adesso che ripenso a ieri, a come ci siamo conosciuti per la prima volta, mi sembra tutto così
imbarazzante e inopportuno.
Avrei voluto conoscerlo in circostanze più serene
Proprio il giorno del funerale di mia madre non mi sarebbe mai venuto in mente di conoscere,
in quell’orribile giorno, il mio promesso sposo.
Non riesco a credere che mio padre mi abbia tenuto nascosta per otto lunghi, otto
lunghissimi anni, l’identità del mio promesso sposo.
Avrei preferito scegliere da sola il mio futuro consorte, ma qualcuno mi ha risparmiato
la fatica, scegliendo, senza il mio consenso, l’uomo con cui passerò il resto della
mia vita.
A me questa cosa non va affatto bene, non perché Francesco non mi sia gradito, ma
perché mi infastidisce il fatto che mio padre abbia aspettato proprio il giorno del
funerale di mia madre per farmelo conoscere.
Spero che quando gli parlerò del fatto che non acconsentirò a queste nozze di sposarlo
non si arrabbi con me.
Martedì, 9 Luglio 1514
Questo pomeriggio ho rivisto Francesco e lui mi ha parlato di come
si svolgeranno le nostre nozze; io mi sono finta interessata, ma
dentro di me non provavo alcun interesse.
Mi sembra tutto così strano da come me lo ero immaginata da
fanciulla.
M ‘immaginavo un lunghissimo vestito di seta bianca, con delle
damigelle che spargevano petali di rose rosse per terra e,
soprattutto, mi immaginavo di essere davvero innamorata.
Ma so che i sogni non si possono realizzare, non completamente,
non come te li immagini.
Mercoledì, 10 luglio 1514
Oggi ho passato una giornata noiosa col mio futuro sposo e, più ci parlo,
più capisco che non è l’ uomo con cui voglio passare la mia vita, ma alla
fine a nessuno importa di me o di quello che vorrei fare; qualsiasi cosa
pensi di lui, dovrò sposarlo comunque anche se di malavoglia.
Io non voglio sposarlo, ma sono obbligata, l’autorità di mio padre mi
impone questo matrimonio; non voglio contrariarlo, ha già sofferto
abbastanza per la morte di mia madre!
Per la sua felicità, tenterò di non far notare il fatto che a me non piaccia
Francesco e cercherò di accettarlo.
5 agosto 1514
È ormai stato deciso: devo sposarmi con Francesco. Ma non voglio. Una
donna non può avere il futuro dettato da altri solo perché la sua nobiltà
glielo impone. Quanto vorrei essere una di quelle ragazze borghesi e vivere
una vita normale con alcune difficoltà economiche e personali, ma vissuta
da me stessa e non dagli altri…
Francesco potrà anche essere nobile, ricco e potrà avere tutte quelle qualità
speciali che il padre mio continua a ripetermi, ma non è l’uomo che fa per
me, anche Mia Madre, la mia amatissima Madre, ne era fortemente
convinta…
Questo matrimonio potrà portare solo un vantaggio: Francesco sarà il
futuro re di Francia e io, di conseguenza, sarei, oltre che duchessa di
Bretagna, regina di Francia.
Inoltre la Bretagna non resterebbe una regione indipendente dalla Francia,
come mia madre aveva sempre sognato.
20 agosto 1514
Sono già iniziati i preparativi per il grande giorno, quello del mio
matrimonio con Francesco.
Mio padre e tutti i parenti, insieme a quelli di Francesco, stanno
preparando il nostro corredo, tutto pizzi e merletti e, ovviamente, a me non
piace, come d’altronde tutte le altre cose legate a questo matrimonio.
Inoltre dopo la cerimonia ci sarà un enorme banchetto a cui parteciperanno
tantissime persone, poche sono quelle che conosco.
Non so dove si svolga e che cosa si mangi, ma non mi interessa niente; so
solo che stanno preparando tutto secondo i loro gusti e a me non chiedono
nulla.
Qui a corte non si pensa ad altro ed io, che sono la persona più coinvolta,
sono quella meno interessata a tutto ciò che viene progettato per questo
fatidico matrimonio.
10 settembre 1514
Al mio matrimonio c’erano molte signore nobili che
indossavano vestiti stupendi, portavano al collo delle
collane e degli orecchini d’oro con diamanti incastonati al
centro. Ho scorto tra la folla una signora un po’ goffa
con un vestito verde, ricamato finemente dalle sarte di
corte.
Vicino a questa signora c’era un uomo che le teneva la
mano, certamente era suo marito, ed indossava un
vestito rosso, con dei pantaloni neri ed un colletto bianco.
Diversi uomini indossavano lo stesso vestito: un vestito
color nero con calzettoni bianchi lunghi fino alle ginocchia
con scarpe nere e continuavano a litigare.
Una signora, vedova, indossava un vestito arancio ed era
molto bella.
Molti bambini le giravano attorno e questa rideva senza
stancarsi di loro.
Un signore non si è mai spostato dal banchetto e si è
versato addosso del sugo di pollo senza accorgersene.
15 novembre 1514
Questa mattina mi sono svegliata un po’ tardi;
dopo avere fatto una buona colazione mi sono
messa a scrivere alle mie amiche Melanie,
Sophie e Celine per andare con loro a fare una
colazione sul prato e parlare del mio matrimonio.
Nelle lettere ho scritto di trovarci sulla nostra
collina segreta, che si trova vicino ad un
boschetto di abeti. Dovevamo trovarci lì nel
primo pomeriggio per mangiare qualcosa e
parlare.
Ero su un cavallo e mi dirigevo alla collinetta,
quasi arrivata vidi le mie due amiche con un
cestino colmo di cibo. Ad un tratto mi è venuto
in mente che avevo lasciato il mio cestino nella
stalla, perché lo avevo messo per terra mentre
salivo a cavallo. In quel momento ho udito dei
passi e mi ero spaventata dato che non avevo
rivelato a nessuno i progetti della mia giornata.
-MMMH…
-BEH…SUL PIU’ BELLO TI
FERMI?
-GUARDA CHE NON E’ COLPA
MIA, QUI MANCANO DELLE
PAGINE …
-VA BEH … CONTINUA DOPO LE
PAGINE MANCANTI.
-OK…VEDIAMO… SIAMO NEL
1517…
15 gennaio 1517
Alla nostra corte di Amboise oggi ho avuto il
privilegio di vedere all’opera una delle persone più
creative e intelligenti mai vissute: il grande
Leonardo da Vinci.
È qui per commissione di mio marito e mentre
stava progettando dei canali per il giardino io l’ho
visto e, sapendo chi era, ho iniziato a guardare il
meraviglioso modo con cui disegnava il suo
progetto e ad ammirare l’immensa passione che ci
metteva.
Poi ho continuato la mia passeggiata per il parco
pensando continuamente al fantastico modo di
ideare di quel bravissimo artista.
Ho visto e conosciuto personalmente molti artisti
e di inventori, ma come lui mai nessuno. Gli altri
sembravano avere tutti lo stesso stile e lui invece
dà l’impressione di possedere uno stile unico.
Per fortuna ogni tanto anche io ho l’opportunità di
16 Febbraio 1517
Oggi ho partecipato ad una bellissima festa nella
reggia di mia cugina: la bellezza di questa festa
non è stata determinata dalla sua organizzazione
e dal luogo in cui è stata svolta, ma dall’incontro
che ho avuto con uno degli invitati.
Ero seduta che meditavo, quando mi si è
avvicinato. Gli ho parlato della mia situazione con
Francesco e del fatto che ci siamo sposati contro
la mia volontà. Lui mi ha ascoltata ed è stato da
subito dalla mia parte, perché il matrimonio
obbligato gli è sempre sembrata una cosa orribile.
Ma non mi ha solo ascoltata e compatita, come
fanno in molti, lui mi ha proposto di ribellarmi a
questa situazione e mi ha detto che, se avessi
voluto progettare un complotto, avrei avuto tutto
il suo appoggio.
L’idea mi è piaciuta molto e da oggi tutti i giorni
dedicherò un momento della mia giornata ad
4 marzo 1517
E’ oggi; è arrivato.
Il giorno del mio piano, della mia vendetta, la fine della
mia sottomissione.
Deve filare tutto liscio, altrimenti io e Gustave
verremo accusati di alto tradimento e sarà la fine.
Oggi pomeriggio, quando il mio odiato marito lascerà
questa reggia per dirigersi al castello di Chambord, la
strada principale, quella che percorrerà, sarà infestata
da arcieri e banditi pronti ad assaltare la carovana
reale e uccidere il re al solo ordine di Gustave.
11 marzo 1517
Accidenti! Il mio piano è fallito! Lo sai che cosa è
successo?
Questa mattina dalla grossa porta della reggia è
entrato mio marito, e senza neanche una ferita
da battaglia.
Non ti immagini la mia sorpresa quando l’ho visto,
ho dovuto fingere tutto il resto della mattinata
di essere felice che fosse tornato.
Questa sera mi incontro in segreto con Gustave,
voglio proprio vedere cosa mi dice. Avrà scoperto
chi ha sventato il nostro piano diabolico???
12 marzo 1517
Gustave ha deciso di andarsene.
Abbiamo pensato che sia più sicuro
così, visto che, se qualcuno ha sventato
il piano, sa anche chi ha provato ad
attuarlo.
Dato che ogni minuto in più che passa
a corte è un enorme pericolo, partirà
questa sera stessa; diretto a Oriente.
Un viaggio senza ritorno, mi ha detto.
Vuol dire che era destino che andasse
così.
1517
15 maggio
Ho scoperto tutto.
So chi ha sventato il mio piano.
E’ stato il comandante delle guardie scelte:
Monsieur Guillaume de la Coure.
Probabilmente ha origliato me e il mio amato
mentre complottavamo.
Grazie a Dio non ha rivelato a mio marito del
terribile complotto da me pianificato ed io gli
sarò grata per il suo silenzio.
-Ancora! Uffa… dobbiamo saltare un’ altro
anno….-
Noia. Molta, tanta noia.
Non so proprio cosa fare, il piano contro
Francesco è fallito, ma il desiderio di eliminarlo
è ancora nella mia mente.
Penso a Gustave, sarà in Oriente ora, ma cosa
starà facendo?
Credo che in fondo ne fossi innamorata, e anche
lui di me, ma io non capivo… non capivo, perché
non volevo capire…
Sono stata proprio una stupida a lasciarlo
partire…ma che potevo fare?
Se fosse rimasto sarebbe morto.
C’è però un pensiero che mi tormenta, sarei
potuta partire con lui, no?
Ma che dico… non potevo lasciare i miei figli e la
mia casa; in fondo, anche se la odio, è la mia
Ho ricevuto una missiva questa mattina, me l’ha
consegnata una serva.
Mi ha detto che era una “lettera segreta”e di aprirla
da sola, nel mio studio.
L’ho aperta sola e nel mio studio, prima però l’ho
guardata a lungo: la busta era bianca e fine, con un
timbro verde proprio nel mezzo e quest’ultimo
raffigurava un marchio strano, che sembrava fatto a
mano.
Quando l’ho aperta e l’ho letta, non ho potuto fare a
mano di piangere, sì, proprio così, deboli lacrime di
gioia mi rigarono in un minuto le morbide guance
rosee.
La lettera era di Gustave, mi diceva che la
lontananza da me lo aveva fatto riflettere ed aveva
capito di amarmi e di non poter vivere senza di me.
Ha poi aggiunto che per la nostra storia non poteva
esserci un seguito qualora io fossi rimasta in Francia
Ieri sera ho scritto a Gustave, gli ho detto
che lo amo, ma che questo non aveva
importanza.
Gli ho detto che io sono sposata, ho dei figli e
che questo comporta numerose responsabilità.
Sono molto triste, ma la mia tristezza è
aumentata quando, volente o nolente, gli ho
scritto che ho delle responsabilità anche verso
la mia patria.
Pensandoci ora mi sento proprio una sciocca, gli
ho scritto che ho degli obblighi verso la mia
patria, quella stessa patria che mi ha delusa e
tradita, quella stessa patria per cui ho sposato
un uomo che non amo, tradendo così il mio
cuore.
1518
01 luglio
Gustave non ha risposto alla mia lettera.
E’ terribile, credo che ci sia rimasto molto
male.
Lui è là, a sperare che io cambi idea ed io
sono qui, tutta sola, che desidero partire, ma
non posso…
Che tristezza …
Accidenti! -esclamò Valentina.
– che succede? chiese scocciato lorenzo.
– c’è qualcosa di strano, qui mancano delle pagine.- rispose Valentina. –-prova ad andare avanti.- suggerì Adele.
- ma come mancano delle pagine? che vuol dire? -le dissi io
amareggiato.
- come che vuol dire? se diventato sordo? - mi riprese lei in tono
sarcastico.
- non sono sordo brutta … - ma qualcuno coprì la mia voce non
lasciandomi il tempo di finire.
- Fabio sta zitto! dobbiamo continuare a leggere! non c’è tempo per i
battibecchi!
- era Claudia, che severamente faceva cenno di no con il capo.
Valentina saltò rapidamente le pagine bruciate, e zittendo tutti
sentenziò:- eh va bene! adesso basta! salto le pagine e inizio a leggere
da questo punto. - disse indicando una pagina ingiallita dal tempo.
tutti smisero di parlare e la fissarono curiosi.
lei incominciò:- allora…
Sto invecchiando, lentamente invecchio.
Ormai mi sono rassegnata a restare in
Francia: fino alla morte.
Ho un ricordo vagamente affievolito del mio
piano contro Francesco, mio marito, e a tratti
altrettanto sbiaditi ricordo il volto del mio
amato Gustave, il mio grande amore:
purtroppo impossibile.
Mi sento in colpa a dimenticarlo così: è come
quando qualcuno muore, prima o poi lo
dimentichi e vai avanti; sì, è così, mi duole
dirlo, ma è come se Gustave fosse morto, lui
se ne è andato. E la possibilità di rivederlo,
vale a dire il suo ritorno in Francia,
non c’è.
28 ottobre1525
Sto morendo.
Sono giunta al limite, lo sento.
Che strano, tutta la vita mi passa dinanzi agli
occhi, le mie giornate, le mie risa, i miei
lamenti.
Ripenso alla mia vita, non ho combinato niente:
ho sposato un uomo che non amo, ed ora
diventa buffo pensare che, dopo la mia morte,
lui non manterrà la mia patria libera,
sciogliendo così l’accordo.
Sento gli occhi che mi prudono, il prurito si
trasforma poi in acqua e le lacrime iniziano a
sgorgare.
figli….
Ripenso alla nascita del mio adorato Francesco, mio
figlio, lo ricordo come ieri, era un’estate afosa e
soffocante quando lui nacque, l’8 di agosto.
Penso anche alla mia Maddalena, era una bambina così
graziosa, lo dicevano tutti; aveva i capelli biondi e due
grandi occhi neri, quando è nata lei era inverno,
il 15 dicembre.
Ho deciso, basta affogare nei bei ricordi, voglio
alzarmi, ma le mie gambe sembrano non darmi affatto
retta…e’ una cosa triste…
E’ triste stare qui, intendo, da sola, non ci sono i miei
parenti, non so veramente cosa mi aspettavo, forse
solo che se anche il mio matrimonio non è tra i più
felici, mio marito arrivasse, passando per quella porta,
e mi stringesse la mano, almeno in punto di morte.
Sto sprofondando, le forze mi stanno mancando…
Guardo la porta speranzosa, un’ultima volta, ma come
mi aspetto, non c’è nessuno.
- FINISCE COSI’. DICE VALENTINA.
GUARDO I MIEI COMPAGNI E DICO :- E ADESSO CHE FACCIAMO?
ANDREA MI FISSA SARCASTICO :- E CHE -FINISCE COSI’ CREDO…MI DICE VUOI FARE?... ANDIAMO A PRENDERE UN GELATO?
-MA SEI MATTO?-, SI GIRA DI COLPO E VEDE IL SEVERO SGUARDO DI DAVIDE
CHE SCUOTE LA TESTA.
-NON POSSIAMO FARE FINTA DI NIENTE, E’ UNA PARTE DI STORIA
TRASCURATA, NEI LIBRI NON C’ E’: CAPITE?TUTTI ANNUISCONO E QUALCUNO ACCENNA UN DEBOLE SORRISO.
NESSUNO PARLA, FINCHE’ TANIA SOSPIRANDO DICE:- DOBBIAMO DECIDERCI,
LO TENIAMO O LO CONSEGNAMO A QUALCUNO CHE SE NE INTENDA? LORENZO IMPULSIVAMENTE RISPONDE:- TENIAMOLO! RISCHIAMO DI FAR
SCOPPIARE IL FINIMONDO! TUTTO QUELLO CHE IL MONDO CONOSCE SAREBBE
FALSO!- SEMPRE CHE IL LIBRO SI ORIGINALE! COMMENTA CALUDIA.-
-IO SONO STUFO- COSI’ STREMATO MI ACCINGO A DIRE: -IL LIBRO E’
MIO! L’HO TROVATO IO, QUINDI CE LO TENIAMO!-.
-SEI SEMPRE IL SOLITO!-, DICE ANDREA BERTELLI.
ALLA FINE SI FA COME DICO IO E CI TENIAMO IL LIBRO.
DECIDIAMO DI METTERLO IN UN SACCHETTO, IL SACCHETTO NEL
VECCHIO BAULE DELLA NONNA DI SAMANTHA E IL BAULE DI
SEPPELLIRLO NELLA CISTERNA SOTTO IL PRATO DELLA BAITA DI
ANDREA BERTELLI.
E’ DANIEL A PORTARLO FIN LI’, DOVE GLI DIAMO L’ADDIO UNA VOLTA
PER TUTTE.
L’UNICO CHE SEMBRA DISPIACERSI SONO IO E QUANDO ANDREA
INCROCIA IL MIO SGUARDO MI DICE: -NON PREOCCUPARTI,
TORNEREMO A PRENDELO TRA UN PAIO DI ANNI, COSI’ AVREMO UN
PRETESTO PER RITROVARCI TUTTI INSIEME!-
FINE
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Racconto storico