IL MEDIOEVO VICINO
Il medioevo (476-1492) è stato un periodo di storia lungo complesso e vario: un arco di circa mille
anni con le più diverse forme etniche, istituzionali, culturali,non chiuse in se ma aperte
all’evoluzione storica in più di una direzione nelle quali possiamo riconoscere i primi germi
della civiltà moderna. I contrasti tra Oriente e Occidente, tra mondo nordico e mondo
mediterraneo, tra vecchio e nuovo, tra sacro e profano, tra ideale e reale, danno vita colore
movimento a questo periodo che, per le sue connessioni con l’età antica a quella moderna si
pone di diritto nella storia continua della storia umana. Continuità e innovazioni sono le
caratteristiche del medioevo, anche se per alcuni il medioevo è sinonimo di staticità e
uniformità.
Nel 476 avvenne la deposizione dell’ultimo imperatore d’Occidente, Romolo Augusto, e con ciò
terminò l’Impero romano d’Occidente. Già da decenni la realtà dell’Occidente era fatta di una
lotta tra popolazioni Germaniche in continuo movimento e rimase tale anche dopo che le
insigne dell’Impero furono mandate da Ravenna a Costantinopoli e con questo gesto
l’imperatore d’Oriente diventò l’unico ad avere un potere concreto. Le strutture politiche
della romanità erano sul punto di una dissoluzione e quelle dei regni romano-barbarici erano
fragilissime: l’unica che c’era e aveva una sua efficienza era quella della chiesa che proprio nel
V e VI secolo iniziò a porsi come direzione della società politica europea.
La definizione del rapporto fra l’Impero e sacerdozio fu opera del papa Gelasio I che formulò la
dottrina della distinzione fra i due poteri: Impero e sacerdozio erano tra loro diversi e
entrambi dovevano governare il mondo, ma il sacerdozio era più importante perché doveva
rendere conto a Dio della salvezza della anime, anche quelle dei re.
(Franco Gaeta e Pasquale Villani, Corso di Storia)
IL CRISTIANESIMO: NASCITA DEL POTERE TEMPORALE DEL PAPA
Il patrimonio della chiesa romana si era formato attraverso l’acquisizione di vastissimi possedimenti
fondiari ai quali le leggi civili accordavano speciale protezione che erano amministrati da una burocrazia
di ecclesiastici alle dirette dipendenze del papa. Le terre che costituivano i patrimonia delle singole
provincie erano lavorate da coloni (piccoli affittuari); tutte le attività economiche erano dirette da uffici
centrali che avevano sede a Roma. In questo modo il vescovo di Roma (il papa) oltre al prestigio
spirituale aveva anche una solida potenza economica.
PAPA ZACCARIA: IL COLPO DI STATO DEL 751 (INIZIO POTERE TEMPORALE DEL PAPA)
Secondo una versione ufficiale, nel 751 Pipino (il Breve) pose a Papa Zaccaria il quesito: “se fosse giusto
che i re Franchi portassero il nome di re senza avere l’autorità regia”. Papa Zaccaria rispose ch’era meglio
che colui che aveva l’autorità di re ne avesse anche il nome e incaricò Bonifacio di consacrare re il
maestro di palazzo (Pipino) ungendolo con il crisma che serviva la consacrazione dei vescovi. Ciò che
avvenne a Soissons dopo che un’assemblea di Franchi ebbe deposto Childerico e proclamato re Pipino.
In tal modo Zaccaria legittimò con la propria autorità religiosa l’usurpazione e stabilì su una salda base
l’alleanza tra i Franchi e il papato. Gli avvenimenti del 751 rappresentarono il vero e proprio ingresso
della chiesa in campo politico: la sostituzione di Pipino al sovrano Merovingio non ebbe nessuna
motivazione di carattere religioso, neppure come copertura formale; sicché, consentendo al colpo di
stato, anzi coprendolo con il suo avallo, papa Zaccaria, con un procedimento fino allora inaudito, diede
inizio alla vera e propria temporalizzazione della chiesa, cioè al suo ingresso nella storia come forza
politica accanto alle altre forze politiche.
Mentre nell’età Merovingica la situazione della chiesa era stata contrassegnata da una profonda
decadenza: il potere monarchico aveva grande potere nelle elezione dei vescovi, le assemblee
vescovili erano state abbandonate, il clero era diventato assai corrotto. Ma la crisi che portò alla
divisione dell’impero fu un momento importante per la chiesa che ne approfittò e cominciò ad
insistere sulla supremazia del papa nei confronti di tutti gli altri vescovi dell’Occidente e dell’Oriente.
La chiesa sosteneva che al papa era stata conferita direttamente da Dio piena potestà su tutte le cose
in quanto egli poteva giudicare tutti e non poteva essere giudicato da nessuno, da lui deriva la
potestà dei vescovi e la chiesa doveva avere piena autonomia da ogni potere temporale. La
controversia fu aspra soprattutto con il patriarca di Costantinopoli il quale contestava la supremazia
della chiesa romana, ne seguì uno scisma che fu la premessa della futura separazione. Questa
supremazia divenne oggetto di aspre contese tra i vari partiti della nobiltà: le elezioni papali vennero
spesso effettuate violando le norme canoniche.
papa Zaccaria
(Franco Gaeta e Pasquale Villani, Corso di Storia)
IL SISTEMA DELLA CHIESA PRIVATA
L’organizzazione ecclesiastica organizzata nei centri cittadini in seguito alle invasioni barbariche si
spostarono nei centri rurali. Furono istituite o per iniziativa dei vescovi che costruirono chiese
nei loro possedimenti, o per iniziativa delle comunità rurali, o per iniziativa dei ricchi
proprietari terrieri i quali edificarono chiese o cappelle vicine alla loro dimora, per uso
privato. A queste chiese veniva assegnato un possedimento terriero e i loro titolari (parroci)
presero iniziativa di fondare altre chiese che rimanevano dipendenti dalla chiesa madre. La
direzione spirituale veniva assicurata da persone scelte dal proprietario: queste persone
avevano bisogno della consacrazione da parte del vescovo, ma conservavano legami
strettissimi con chi gli aveva scelti. Lo stesso fenomeno si verificò con la creazione dei
monasteri.
Chiesa di Valsabbia
(Franco Gaeta e Pasquale Villani, Corso di Storia)
LA CULTURA NEL MEDIOEVO
La vita intellettuale del mondo cristiano Occidentale nel medioevo non interessò il popolo: pochi
sapevano leggere e scrivere ed erano per lo più ecclesiastici e, se si fa eccezione per il
modesto bagaglio culturale dei parroci, gli uomini istruiti costituivano in genere dei gruppi
ben distinti dalle masse rurali illetterati.
Nell’alto medioevo i principali centri della cultura erano stati monasteri, che avevano contribuito
a salvare la tradizione culturale dell’Occidente europeo. Il commercio dei libri e lo scambio di
idee non si fermò neanche a problemi come: strade dissestate e primitivi mezzi di
comunicazione.
Il monastero è stato nel medioevo un centro di raccolta per i viaggiatori, un nucleo di vita
economica, un centro di innovazione architettonica, un punto di incontro e di diffusione di
idee e di informazione, un laboratorio di nuovi moduli musicali e letterali: ma va tuttavia
considerato che esso divenne tale a poco a poco e quasi per caso.
Ogni monastero aveva una biblioteca di libri composta dalla bibbia e opere teologiche: inoltre
aveva una scuola per novizi e quindi libri di testo elementari; teneva le carte e i libri di
concessione (costituirono il primo nucleo di una certa importanza degli archivi); teneva un
registro dei membri della comunità vivi o defunti. La registrazione storica non era
obbligatoria, ma molti monasteri ne trassero profitto per diventare centri di storiografia
locale e per un certo tempo gli unici ad avere queste informazioni.
Nel basso medioevo nascono le università come distinto tipo di centro intellettuale. Risalgono a
questo periodo le più antiche università: Salerno, Bologna, Parigi, Montpellier e Oxford.
(Charles Haskins, La rinascita del dodicesimo secolo)
RINASCIMENTO GIURIDICO
L’influsso che Roma esercitò sulla cultura non fu limitato al linguaggio e alla letteratura perché
essi erano stati essenzialmente un popolo di governanti e giuristi prima di un popolo di
letterati. Nel medioevo ci furono molti intellettuali che si occuparono della giurisprudenza
che non fu solo di riportare alla luce testi dimenticati ma una vera e propria rinascita della
giurisprudenza.
Nei primi secoli del medioevo l’attività legislativa non si era mai fermata e aveva prodotto una
infinità di leggi che trattavano diritto consuetudinario. Con il ritrovamento dell’intero Corpus
del diritto civile romano (in particolare nel Digesto) si trovò un modello di metodologia
giuridica.
Nel medioevo erano state due le forme nelle quali il diritto romano aveva continuato ad esistere:
1. come diritto consuetudinario della popolazione romana fondata essenzialmente sul Codice
Teodosiano (438);
2. Corpus Iuris Civilis fatto scrivere da Giustiniano nel VI secolo.
Il Corpus Iuris Civilis comprendeva il Codice, o codificazione della legislazione imperiale; il Digesto,
una specie di raccolta dell’opera dei giuristi romani; le Istitizioni, un testo ad uso delle scuole
di diritto; e le Novelle, cioè tutta la legislazione posteriore di Giustiniano.
Durante tutto il medioevo il Digesto fu considerato il maggiore di tutte queste opere.
(Charles Haskins, La rinascita del dodicesimo secolo)
LE ORIGINI DELLE UNIVERSITA’
Il XII secolo fu un età innovatrice nel campo delle istituzioni, soprattutto in riferimento
all’istruzione superiore: una storia che comincia con le scuole monastiche e delle cattedrali e
termina con le prime università; si può dire che questo secolo abbia sviluppato l’istruzione
superiore (per lo più ha avviato il processo).
Per università si intese agli inizi una corporazione in senso generico, e in seguito si specificò nel
senso esclusivo di società corporativa di maestri e studenti ( Universitas societas
magistrorum discipulorumque ).
Per avere la licenza d’insegnare bisognava avere l’ammissione alla corporazione dei maestri dei
professori, tale ammissione era determinata da un esame in base al quale si stabiliva il grado
di cultura accademica in ogni disciplina. Questa licenza di insegnare ( Licentia Docendi )
costituì la prima forma di titolo accademico.
L’università è una dei contributi del medioevo alla storia della civiltà ed è un contributo specifico
del XII secolo.
(Charles Haskins, La rinascita del dodicesimo secolo)
IL PIANO DI STUDIO
Quali materie comportasse il piano di studi e come fosse impostato l’insegnamento nelle
universita’ del XII secolo sono tuttora oscure. Non esistevano regole e non si ha nessuna
descrizione in merito. L’attività universitaria consisteva in una serie di lezioni basate
essenzialmente sul commento dei testi, le esercitazioni si svolgevano nella casa del maestro o
in una sala da lui affittata a tale scopo, poiché non esistevano gli edifici e le aule universitarie.
Riguardo al piano di studi si sa qualcosa di più in quanto si conoscono i principali libri di studio di
quel tempo e perché venne redatto (forse da Alessandro Neckam), un elenco sistematico
delle opere studiate in ogni disciplina universitaria:
Grammatica: Prisciano e Donato e poeti retorici antichi;
Logica: Nuova locica di Aristotele e Metafisica del filosofo Stagira;
Aritmetica e Musica: Boezio;
Scienza: geometria di Euclide e compendi arabi delle opere astronomiche di Tolomeo;
Diritto civile: Corpus Iuris Civilis ;
Diritto canonico: Decretum di Graziano e decretali dei Papi successivi;
Medicina: Galeno e Ippocrate (nelle primitive traduzioni dall’arabo);
Teologia: Bibbia e Sentenze di Pietro Lombardo.
(Charles Haskins, La rinascita del dodicesimo secolo)
UNIVERSITA’ DI BOLOGNA
È ormai accertato che la rinascita del diritto romano (nel XII sec.) sia da collegarsi a Bologna e
all’attività che in questa città svolse il giurista Irnerio, che scrittori recenti considerano il
fondatore dello Studio di diritto di Bologna e l’artefice del rinascimento giuridico.
Egli operò la separazione del diritto dalla retorica e restituì al diritto la qualità di oggetto
autonomo di studio. Cercò di spiegare e interpretare in maniera chiara e concisa le varie
difficoltà testuali; incoraggiò la discussione e il dibattito, cercando di risolvere le apparenti
contraddizioni tra le fonti. Ebbe un grandissimo numero di discepoli che accorrevano da ogni
parte per ascoltare la sua parola.
La pratica dei continui dibattiti si dimostrò un eccellente palestra di educazione giuridica nel caso
di un avvocato e di un giudice.
L’opera degli uomini dell’università di Bologna è considerata il solo prodotto della cultura
medioevale che gli studiosi moderni possono ancora utilizzare, a qualunque ramo della
scienza si occupino; non solamente per l’interesse storico che esso può ancora avere, ne per
le idee ma per le possibilità concrete di trovarvi spesso una soluzione ai dubbi, alle difficoltà,
ai problemi che preoccupano ancora lo studioso moderno.
(Charles Haskins, La rinascita del dodicesimo secolo)
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