Incontro di formazione
degli operatori di pastorali
1
Iª Parte
La carità di fronte ai tanti cambiamenti che ci
interpellano in un mondo che cambia
IIª Parte
Quale Chiesa e quale carità per rispondere ai
bisogni dell’uomo di oggi?
IIIª Parte
Orizzonti di cambiamento pastorale
IVª Parte
La Caritas. Identità e implicanze pastorali
Vª Parte
La parrocchia nel cambiamento
2
3
1. I bisogni dell’uomo di oggi
• In un contesto sociale di
cambiamento
• “Bisogno” di dignità, di relazioni umane
significative, di opportunità,
a fronte di
–
–
–
–
–
–
competizione e individualismo diffusi
ricerca sfrenata di benessere materiale
offesa alla dignità e ai diritti della persona
aumento di forme di povertà
marginalità ed esclusione
crisi dei valori fondamentali: giustizia, onestà
famiglia, spiritualità…
?
4
2. I bisogni dell’uomo di oggi
• In un contesto culturale ed
esistenziale di cambiamento
• “Bisogno” di prospettive di speranza, di
senso, di orientamento, di legami con la
memoria e di prospettive progettuali,
a fronte di
– un’esistenza appiattita sul presente ed inquieta
– difficoltà di vivere la comunicazione e la relazione
sia in senso interpersonale che vasto
– una dimensione sempre più multietnica e
multiculturale della società
– perdita delle proprie radici
– una crescente globalizzazione.
5
3. I bisogni dell’uomo di oggi
• In un contesto
cambiamento
ecclesiale di
• “Bisogno” di attuare dentro le Chiese locali, le
importanti acquisizioni del Concilio Vat. II:
– la Chiesa soggetto di pastorale che si sviluppa
attorno a tre dimensioni costitutive
– la rivalutazione della Chiesa particolare
– la Chiesa come anima e fermento del mondo
– la riscoperta della cultura della carità e della
comunione nella sua valenza evangelizzatrice
a fronte di
– una religiosità che rischia diventare ritualismo
– paura di contaminarsi con il diverso e di
confrontarsi con il mondo
– pratica di una carità ridotta ad elemosina
occasionale, più che condivisione
6
A partire da… alcuni interrogativi
• Della pastorale di oggi, nella Nota “Il volto missionario delle
parrocchie in un mondo che cambia”, i Vescovi ci indicano
due possibili derive :
• “Fare della parrocchia una comunità «autoreferenziale»
in cui ci si accontenta di trovarsi bene insieme.
• La percezione della parrocchia come «centro di servizi»
per l’amministrazione dei sacramenti, che dà per
scontata la fede in quanti li richiedono”.
• Per evitare ciò, dobbiamo chiederci:
– “Come intercettare i nuovi «luoghi» dell’esperienza umana
così difficili e dispersi”?
– “Come accogliere e accompagnare le persone, tessendo
trame di solidarietà in nome di un vangelo di verità e carità
in un contesto di complessità crescente”?
– “Come far sì che la parrocchia sia porta di accesso al
vangelo, per tutti in una società pluralista”?
– “Come sfuggire al pericolo di ridursi a gestire il folklore
religioso o il bisogno del sacro”? (Cf. Il volto miss. delle parr. n.4).
• E’ necessario allora vedere quale idea di pastorale condividere,
in modo che ne conseguano scelte e azioni adeguate di
missionarietà e di testimonianza.
7
8
1. La Trinità primo modello della comunità
• La Trinità, è principio e modello della comunità cristiana, in quanto
con il battesimo siamo stati rigenerati a vita nuova nel nome del
Padre, del Figlio e dello Spirito Santo e “L’amore di Dio è stato
riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato
dato” (Rm 5,5).
- Però, “Nonostante che la fede nella Trinità sia considerata
fondamentale per la vita cristiana ed iniziamo preghiere ed azioni nel
nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo
“Si può parlare di un esilio della Trinità dalla teoria e dalla prassi dei
cristiani” (B. Forte).
- E’ fondamentale pertanto recuperare il rapporto con la Trinità,
principio e modello di comunione e di carità, coniugando Trinità e
storia della rivelazione.
- La Chiesa, manifestazione nella storia dell’amore gratuito di Dio,
attinge alla fonte eterna dell’amore nello Spirito, per il Figlio, sotto lo
sguardo amante del Padre.
• Pertanto, protagonista della vita di comunione e di carità della Chiesa
non è il parroco, né il vescovo, né il Papa, né l’operatore pastorale.
E’ Gesù Cristo morto, risorto e presente in mezzo a noi, che ci orienta
e ci porta al Padre, è lo Spirito Santo che ci suggerisce al momento9
giusto le cose che Lui ci ha detto.
2. Il modello cristologico della comunità
Per realizzare la carità, la Chiesa è chiamata ad operare
conformandosi a Gesù che ha risposto ai bisogni dell’uomo,
• Assumendo la condizione di servo: “Io sto in mezzo a voi come uno
che serve” (Lc 22, 26).
• Offrendoci un amore di piena donazione : “Pur essendo di natura
divina … spogliò se stesso e divenendo simile agli uomini… umiliò se
stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Fl
2,5-8).
• Proponendoci un amore su cui modellare la nostra vita
• “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho
amato” (Gv 13,34). “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita
per i propri amici” (Gv 15, 13),
“Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù” (Fl 2,5).
“Quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli… Figlioli, non amiamo a
parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità” (1Gv 3,16-18).
• Un amore gratuito: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt
10,8).
• Un amore fecondo: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi perché
andiate e portiate frutto ed il vostro frutto rimanga” (Gv 15,16).
• Un amore come segno di riconoscimento: “Da questo tutti sapranno10che
siete miei discepoli, se avrete amore gli uni gli altri” (Gv 13,35).
3. Dall’ agápe la Chiesa comunione
• La carità nella Chiesa nasce dall’agápe.
Nel N.T. quando si parla di agápe, si intende:
– Un amore che ci è gratuitamente donato fin dal battesimo:
“L’amore (αγάπη) di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo
dello Spirito Santo che ci è stato dato” (Rm 5,5).
– Un amore che ci rende partecipi della vita trinitaria: “La grazia del
Signore nostro Gesù Cristo, l’amore (αγάπη) di Dio Padre e la
comunione dello Spirito Santo, sia con tutti voi” (2Cor 13,13)
– Un amore che ci fa nascere a vita nuova e ci fa conoscere Dio:
“Chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama, non
ha conosciuto Dio, perché Dio è amore (αγάπη) ” (1Gv 4,7-8).
– Un amore che ci fa vivere in comunione con Dio: “Dio è amore
(αγάπη) ; chi sta nell’amore (αγάπη) dimora in Dio e Dio dimora in lui”
(1Gv 4,16).
Tutta la storia della salvezza ci dice che Dio è comunione e carità.
Un Dio che accoglie, perdona, rimane fedele al suo popolo, dona
tutto di sé in suo Figlio e ci chiede di vivere la comunione,
diventando dono per i nostri fratelli.
11
3.1 La mensa eucaristica alimenta la koinonia
Nel N.T. l’espressione koinonia
indica:
1.
la comunione con Dio Padre, in
Cristo Signore nostro (1Cor1,9)
2. La partecipazione al corpo e
sangue di Gesù (1Cor 10,16)
3. L’essere un cuor solo ed
un’anima sola e il condividere
tutto (Atti 4, 32-33).
E’ nella partecipazione all’eucaristia
che la comunità cristiana vivendo
la koinonia, si educa alla
comunione, per poi testimoniarla
attraverso “la sollecitudine verso i
più deboli e gli ultimi, il farsi
carico degli emarginati, dei poveri
antichi e nuovi, dei malati, dei
minori in disagio…” (Cf.Il volto
missionario…n. 10).
12
Ne consegue la centralità della carità
•
•
•
•
•
•
•
“La carità è un ambito che qualifica in modo decisivo la vita
cristiana, lo stile pastorale e la programmazione
pastorale…” (NMI n. 49)
“Se siamo ripartiti davvero dalla contemplazione di Cristo,
dovremmo saperlo scorgere soprattutto nel volto di coloro
con i quali egli ha voluto identificarsi: «Ho avuto fame… ero
forestiero…” (Cf. Mt 25, 31ss)
“Questa pagina non è un semplice invito alla carità: è una
pagina cristologica… Su questa pagina non meno che sul
versante dell’ortodossia, la Chiesa misura la sua fedeltà di
sposa di Cristo” (NMI n. 49).
La carità non è per la Chiesa una specie di attività di
assistenza sociale che si potrebbe anche lasciare ad altri,
ma appartiene alla sua natura, è espressione irrinunciabile
della sua stessa essenza” (DCE, n. 25).
L’attività caritativa cristiana non è un mezzo per cambiare il
mondo in modo ideologico,…ma è attualizzazione qui ed ora
dell’amore di cui l’uomo ha sempre bisogno” ( DCE n.31).
“L’amore nella sua purezza e nella sua gratuità è la miglior
testimonianza del Dio nel quale crediamo” (DCE, n. 31c).
“La carità è dunque il contenuto centrale e nello stesso
tempo la via maestra dell’evangelizzazione”( Conv. Ecclesiale
dii Palermo ’96).
13
Gli ostacoli di ieri e di oggi
alla comunione nella comunità cristiana
cfr 1Cor 11, 17-34
• la divisione in tante fazioni.
“Quando vi radunate in assemblea, vi
sono divisioni tra voi…” (1Cor 11,18)
• la chiusura di ciascuno nel proprio
egoismo. “Ciascuno, quando
partecipa alla cena, prende prima il
proprio pasto” (1 Cor 11,21).
• l’insensibilità di fronte ai bisogni di
altri fratelli. “E così, uno ha fame,
l’altro è ubriaco” (1Cor 11.21).
Fondamentale pertanto, è il come si partecipa alla cena
del Signore, perché la comunità, facendo memoria della
morte del Signore, sia luogo di comunione, fonte di
carità (cfr 1 Cor 11,20-33)
14
15
La Chiesa di fronte al cambiamento
• Di fronte a cambiamenti e trasformazioni, la Chiesa, sempre di
più ha preso consapevolezza che è chiamata ad essere “luce delle
genti” (LG n. 1).
• Inoltre, “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli
uomini di oggi, dei poveri soprattutto,… sono pure le gioie e le
speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo” (GS
n. 1).
• Attraverso l’opzione preferenziale per i poveri, si manifesta lo
stile dell’amore di Dio e si seminano nella storia i semi del Regno di
Dio (Cf. NMI, 49)
•
All’inizio di questo nuovo millennio, per attuare la nuova
evangelizzazione, il Papa ed i Vescovi ci hanno richiamato ad un
obiettivo primario:
“Fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione: ecco la
grande sfida che ci sta davanti nel millennio che inizia, se
vogliamo essere fedeli al disegno di Dio e rispondere anche alle
attese profonde del mondo” (NMI n. 43).
16
Orizzonti di cambiamento pastorale
Nonostante tutto però, “i consueti percorsi di trasmissione
della fede risultano in non pochi casi impraticabili”.
Pertanto,
– Non si può più dare per scontato che si sappia chi è Gesù
Cristo
• tutte le azioni pastorali vanno innervate di primo annuncio.
– Occorre incrementare la dimensione dell’accoglienza:
• tutti devono trovare nella parrocchia una porta aperta nei
momenti difficili o gioiosi della vita.
– Dare centralità all’ascolto della Parola di Dio,
• è la fonte da cui tutto scaturisce nella nostra vita.
– Non devono mancare iniziative organiche di proposta
del messaggio cristiano,
• vanno affrontate in modo unitario le domande di fondo.
– Intessere il dialogo tra fede e cultura
• bisogna incidere sulla cultura complessiva della nostra
società.
– Situare l’annuncio nel contesto del pluralismo religioso,
• considerando che il nostro paese cresce con
l’immigrazione.
– Circondare l’annuncio di segni di credibilità,
• a cominciare da quello dell’unità nell’azione pastorale
(Cf. CVinC, n. 6).
17
Bisogno di un rinnovamento su tre prospettive
• L’ascolto della vita delle comunità, fa cogliere
una forte istanza di rinnovamento, nella
direzione di una pastorale
– più vicina alla vita delle persone, meno affannata e
complessa, meno dispersa e più incisivamente
unitaria (Rigenerati pusv, 21);
• “Secondo queste linee occorre impegnasi in
un «cantiere» di rinnovamento pastorale”,
secondo le seguenti prospettive:
– La centralità della persona
– La qualità delle relazioni all’interno delle
comunità
– Le forme della corresponsabilità e
dell’interazione tra le dimensione della
pastorale (Rigenerati pusv, 21).
18
La centralità della persona
– L’unità della persona, come criterio
fondamentale, per ricondurre a unità l’azione
ecclesiale, anche se multiforme, richiede:
• superare l’attuale impostazione troppo settoriale,
centrata prevalentemente sulle tre dimensioni
costitutive della Chiesa.
• Ispirarsi aI Risorto che ci precede e ci insegna a
rinnovare le forme dell’annuncio nei diversi tempi
e luoghi.
• Ripensarsi in vista di un maggiore
coordinamento, per operare insieme, in maniera
più essenziale (Cf. Rigenerati pusv, 23).
L’accoglienza di chi è in difficoltà, la ricerca del
lavoro, della casa, dell’inserimento sociale la
proposta religiosa per gli stranieri, sono azioni che si
riferiscono alla persona e presuppongono una
progettazione pastorale comune.
19
La qualità delle relazioni
• Comunione, corresponsabilità, collaborazione,
sono la triade che delinea il volto di comunità
cristiane, con uno stile che valorizza ogni
risorsa. Ciò comporta:
• generare stili di incontro e di comunicazione di
comunione, ponendo sempre la qualità del
rapporto prima dei programmi.
• Capacità di stimarsi a vicenda
• Valorizzazione dei laici (Cf. Rigenerati pusv, 23)
La visita domiciliare a malati ed anziani, da
parte del ministro straordinario
dell’Eucaristia
La benedizione delle famiglie, la visita in
occasione di lutti o ricorrenze significative,
sono occasioni di cura delle relazioni.
20
La corresponsabilità e l’interazione
– La corresponsabilità dà forma concreta
alla comunione, attraverso la capacità di
condividere scelte che riguardano tutti.
– E’ necessario che si rendano operativi
quei luoghi in cui ci si allena al
discernimento spirituale (consigli
pastorali) e ci si allena alla
corresponsabilità.
– Sguardo aperto ai problemi del territorio
e dell’intera società (Cf. Rigenerati pusv, 23).
La progettazione pastorale congiunta ed
integrata di catechesi, liturgia, carità,
famiglia, giovani,pastorale sociale e del
lavoro, dovrebbe essere il modo ordinario
di far pastorale.
21
22
1. Dallo strumento caritativo all’organismo pastorale
• Dal ‘43 al ’70 in Italia ha operato la P.O.A. a livello nazionale, le
O.D.A. a livello diocesano, come strumento caritativo per far giungere
ai singoli e alle famiglie gli aiuti nel periodo della guerra e della
ricostruzione.
• Nel ’70 Paolo VI scioglie la P.O.A., avendo storicamente
esaurito il suo compito e sollecita la CEI ad istituire un proprio
organismo pastorale per la promozione della testimonianza della
carità, ispirato alle linee indicate dal Con. Vat. II.
• Con decreto del 2 luglio 1971 la CEI istituisce la Caritas
italiana. A livello diocesano, la decisone di istituire la Caritas veniva
lasciata ai vescovi.
• Nel settembre del ’72 il primo Convegno delle Caritas
diocesane, nel quale
– vengono sottolineate identità e finalità della Caritas
– si evidenzia che la Caritas si configura come organismo pastorale
con prevalente funzione pedagogica, per promuovere la
testimonianza della carità.
23 la
– Paolo VI commentando lo Statuto indica le linee orientative sulle quali
Caritas si è mossa in questi anni.
Le peculiarità della Caritas fissate nello Statuto
1. IDENTITA’
cfr. Statuto Caritas Italiana Art. 1
ORGANISMO PASTORALE che opera:
– per promuovere la testimonianza della carità della comunità cristiana, in
forme consone ai bisogni,
– in vista dello sviluppo integrale dell’uomo, della giustizia sociale e della
pace
– con particolare attenzione agli ultimi
– con prevalente funzione pedagogica.
2. COMPITI
cfr. Statuto Caritas Italiana Art. 3
– tradurre (il senso di carità) in interventi concreti con carattere
promozionale in collaborazione con i Vescovi
– realizzare studi e ricerche sui bisogni per aiutare a scoprirne le cause
– curare il coordinamento delle iniziative e delle opere caritative di
ispirazione cristiana
– promuovere il volontariato
– favorire la formazione degli operatori pastorali
– indire, organizzare e coordinare interventi di emergenza
– contribuire allo sviluppo umano e sociale dei Paesi in via di sviluppo
– sostenere la formazione del personale impegnato nelle attività di
promozione umana
24 24
– stimolare l’azione delle istituzioni civili ed una adeguata legislazione.
Ciò che è diventato peculiare per la Caritas
1. DESTINATARI: i poveri, la comunità, il territorio/mondo
La Caritas cerca di tenere sempre presente che:
– prima del bisogno, dell’emergenza, ci sono le persone che vivono
queste condizioni ed hanno necessità di essere ascoltate,
incontrate, considerate ed aiutate (poveri);
– c’è la comunità che va educata all’attenzione verso chi è in
difficoltà, responsabilizzandola a sentire che l’altro le appartiene, è
parte di sé (Chiesa);
– ci sono precisi contesti, dentro cui le persone vivono, che
richiedono discernimento e uno sguardo ampio, globale
(territorio/mondo).
Pertanto, i valori della condivisione, dell’accompagnamento,
della partecipazione, si concretizzano in misura in cui, con una
costante azione di animazione, la comunità cresce nella
consapevolezza di essere soggetto di una carità testimoniata,
nei riguardi di ogni persona, vicina e lontana, da vedere con
amore gratuito e totale.
Tutto ciò evangelizza, perchè manifesta in modo credibile, con
segni e fatti dentro la storia, l’amore di Dio per ogni persona.
25 25
Ciò che è diventato peculiare per la Caritas
2.
Assunzione di un metodo
Nel contesto sociale molto complesso ed in continuo
cambiamento, il metodo pastorale dell’ascoltare, osservare e
discernere per animare, assunto dalla Caritas, risulta efficace
perché, utilizzando anche luoghi e strumenti specifici per
l’ascolto (il CdA), l’osservazione (l’OPR) e il
discernimento/animazione (il Lp C), permette di partire dalla
realtà e dare sistematicità, organicità e concretezza al lavoro di
sensibilizzazione e coinvolgimento delle comunità.
3.
Lavoro in equipe
Per raggiungere i destinatari (poveri, chiesa, mondo),
per promuovere ed utilizzare opportunamente i luoghi
dell’ascolto, dell’osservazione e del discernimento
per progettare e realizzare percorsi formativi e azioni,
si è colto il valore del lavoro in equipe che permette:
–
–
–
il coinvolgimento di soggetti appartenenti ad ambiti diversi e con
competenze diverse,
il raggiungimento ed il coinvolgimento della comunità e delle
istituzioni,
la realizzazione di una pastorale progettuale e integrata, fornire
risposte, indicazioni e servizi con maggiore efficacia.
26 26
Ciò che è diventato peculiare per la Caritas
4.
Attenzione alla formazione
In questi decenni, la Caritas ha tenuto sempre al primo posto la
formazione.
Partendo dal corso più orientato alla trasmissione del sapere è
seguita l’esigenza di formare al saper fare per volontari e
operatori, e al saper essere animatori pastorali, in modo da
muoversi sul territorio con sempre maggiore competenza e
consapevolezza.
5.
La pastorale della carità
L’attenzione ai tre destinatari: poveri, chiesa, mondo
l’utilizzo del metodo di lavoro con gli appositi luoghi/strumenti,
il promuovere azioni che coniugano emergenza e quotidianità,
l’individuazione di percorsi che portino ad una testimonianza della
carità assunta responsabilmente dalla comunità, è pastorale della
carità.
L’obiettivo:
educare a condividere, a ripensare stili di vita personali e familiari, a
mettere a disposizione le proprie risorse (tempo, competenze,
professionaltà…) a vantaggio di chi sperimenta la difficoltà, per
testimoniare un amore solidale, in modo che tutti si sentano
responsabili di tutti.
27 27
Ciò che è diventato peculiare per la Caritas
6. La progettazione pastorale
La Caritas ha maturato la convinzione di
evitare che l’intervento di aiuto risulti
episodico e la promozione e
l’animazione siano affidate
all’improvvisazione.
La progettazione pastorale, permette di
evitare improvvisazione e provvisorietà,
rendendo organico, continuativo e
fruttuoso quanto si realizza, perché
richiede di:
– partire da una serie di elementi
conoscitivi
– fissare gli obiettivi
– prevedere tempi, risorse e soggetti
da coinvolgere
– metodi da utilizzare ed azioni da
promuovere
– verifiche periodiche da compiere.
28 28
IN DIOCESI
•
La Caritas diocesana,
utilizza con progettualità il
metodo ascoltare, osservare,
discernere e i relativi luoghistrumenti (CdA, OPR, LAB. Prom.
Caritas);
Vescovo
•
promuove azioni per animare
alla testimonianza l’intera Chiesa
locale;
Uffici di
curia
•
collabora con gli altri Uffici
pastorali in vista di una pastorale
unitaria;
•
cura la formazione degli
operatori;
•
è a servizio delle Parrocchie,
attraverso il laboratorio, perché
sorgano o si rafforzino le Caritas
parrocchiali, in modo che si crei
Equipe Caritas
Diocesana
laboratorio Car. Pa.
CdA
OPR
una diffusa rete di solidarietà.
29 29
SUL TERRITORIO
La Caritas diocesana,
• rileva situazioni di povertà e
risorse, per promuove risposte a
bisogni disattesi;
•
dialoga con gli Uffici delle
pubbliche istituzioni;
•
è presente nei tavoli dove si
progettano le politiche sociali e si
redigono i piani sociali di zona;
•
promuove azioni per animare alla
testimonianza l’intero territorio;
•
cura un’azione di rete tra le
associazioni caritative e di
volontariato;
svolge, al momento opportuno,
un’azione di denuncia di situazioni
di ingiustizia e abbandono.
•
30 30
IN PARROCCHIA
La Caritas parrocchiale, cuore che
vede sul territorio,
• utilizza con progettualità
il metodo ascoltare, osservare,
discernere,
• promuove azioni e percorsi
per animare e formare,
• attua la testimonianza della
carità dentro la comunità stessa
e sul territorio,
proponendo
stili di vita improntati a sobrietà,
l’accoglienza solidale,
l’apertura alla diversità,
la relazione gratuita,
puntando ad una comunità TUTTA
capace di annunciare, celebrare e
testimoniare il Vangelo con parole
e segni credibili.
31 31
Vª Parte
32 32
La parrocchia nel cambiamento
“Io faccio nuove tutte le cose” (Ap 21, 5)
In risposta al cambiamento culturale, sociale ed
economico, i Vescovi hanno sottolineato la l’attualità
e centralità della Parrocchia, definendola:
• “una forma storica privilegiata della localizzazione
della Chiesa particolare”;
• una comunità dove “si accede ai doni sacramentali e
al cui centro è l’eucaristia”;
• una comunità “cattolica”, cioè di tutti, Chiesa tra le
case, che vive rapporti di prossimità e si fa carico
degli abitanti di tutto il territorio (Cf. CVinC, n. 3; Nota
dopo Verona, n. 20).
33
La Parrocchia soggetto di pastorale
• La comunità cristiana nel suo insieme è il soggetto primario
della catechesi, della liturgia e della testimonianza della carità e
si qualifica non per se stessa, “ma in riferimento alla Chiesa
particolare, di cui costituisce un’articolazione” (CVinC, n. 3).
• “Il mutamento esige il discernimento comunitario, …che
riguarda tutti, ma in particolare i consigli pastorali parrocchiali,
in collegamento con quelli diocesani, e chiede di valorizzare gli
spazi del dialogo” (CVinC, n. 2).
• “Occorre avere il coraggio della novità che lo Spirito chiede
oggi alle Chiese, tenendo fisso lo sguardo su Gesù” (CVinC, n. 5).
• E’ necessario promuovere la partecipazione e la
corresponsabilità di tutti che trova l’espressione massima nella
comunione, pur nella diversità dei ruoli e nella varietà dei
carismi.
“Vi sono diversità di carismi… Vi sono diversità di ministeri… Vi sono
diversità di operazioni… E a ciascuno è data una manifestazione
particolare dello Spirito per l’utilità comune… Ora voi siete corpo
di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte” (1 Cor, 12ss).
Secondo questa prospettiva,
la parrocchia, in tutti i suoi componenti,
è soggetto di tutta la pastorale.
34
Una pastorale sempre più integrata
– L’integrazione pastorale fra i diversi soggetti
ecclesiali, non è una operazione di pura
ingegneria ecclesiastica, ma la condivisione
di un «disegno complessivo», che porta a
verificare:
• Il rapporto delle parrocchie tra di loro e con
la diocesi
• Le forme con cui viene accolto il dono della
vita consacrata
• La valorizzazione del laicato, delle
associazioni, dei movimenti e delle nuove
realtà ecclesiali, delle singole soggettività,
– E’ in vista di una espressione di comunione che,
in quanto dono di Dio, rigenera la persona in
Cristo e pone gli uomini in una nuova relazione
tra loro.
– Ha alla base la «spiritualità di comunione» come
elemento di fondo che precede le varie iniziative
concrete (Cf. n. 25).
35
Le caratteristiche della pastorale Integrata
La pastorale «integrata», consiste nell’integrare in un
cammino sia i diversi operatori pastorali che esistono
oggi, sia le diverse dimensioni del lavoro pastorale
– mette in campo tutte le energie di cui dispone il popolo di Dio,
facendole confluire dentro progetti comuni, definiti e realizzati
insieme (vedi la progettazione pastorale nelle “tre giorni”
all’inizio dell’anno pastorale) ;
– pone in rete le molteplici risorse di cui dispone: umane,
spirituali, culturali, pastorali, accogliendo e armonizzando al
proprio interno le differenze; (attraverso incontri programmati
nel corso dell’anno);
– rende la comunità in grado di dialogare con un contesto
variegato, bisognoso di approcci diversificati e plurali (sedendo
ai tavoli istituzionali);
– fa convergere esperienze pastorali diverse, su temi comuni,
per uscire dalla settorialità e rispondere efficacemente ai
problemi delle persone (convegni, percorsi formativi,
costruzione di sussidi, programmati e realizzati insieme);
– promuove la diffusione delle «unità pastorali», nella
direzione di un rapporto nuovo con il territorio e di un’azione più
organica e uno stretto collegamento con le comunità pastorali
di immigrati presenti nel nostro Paese.
36
Le indicazioni magisteriali per una
“conversione pastorale”
• Annuncio del Vangelo e testimonianza della carità,
né sono in concorrenza, né la seconda è premessa
all’evangelizzazione. “Il pane della Parola di Dio e il
pane della carità, come il pane dell’eucaristia, non
sono pani diversi: sono la persona stessa di Gesù
che si dona” (ETC n. 1).
• Per annunciare Gesù Cristo, bisogna averlo prima
incontrato, accolto, avendo lo sguardo fisso su di lui,
entrando in comunione con lui (CiV nn. 10 ss).
• E’ la comunità cristiana, soggetto di pastorale. Come
battezzati, dobbiamo essere dentro la missione
evangelizzatrice della Chiesa. (CiV nn. 44 ss).
37
6 indicazioni dal Convegno di Verona
• Senza cadere in una visione funzionale
dei carismi, è importante:
– mettere a fuoco meglio le singole vocazioni
cristiane, chiamate a testimoniare la
speranza cristiana;
– «accelerare l’ora dei laici», rilanciandone
l’impegno ecclesiale e sociale;
– ruolo speciale degli sposi cristiani, chiamati
a divenire «vangelo vivo tra gli uomini»;
– promozione di forme di spiritualità tipiche
della vita laicale;
– rilanciare le consulte delle aggregazioni
laicali;
– riscoprire l’esperienza della guida
spirituale.
38
In definitiva…
39
Scarica

testimonianza della carità