frontespizio
IL CAPITALE:
ISTRUZIONI PER L’USO
Secondo Ciclo: “Lavoro e Produzione”
SALARIO O REDDITO?
Libro I SezioneVI: Il Salario
Premessa
1
La forma di merce della forza-lavoro
Specificità e generalità della forma di merce
della forza-lavoro
Valore di scambio
Valore d’uso
Valore generale dei
mezzi di sussistenza per
la conservazione e
riproduzione
L’unica merce che
possiede la capacità di
creare valore attraverso il
suo valore d’uso
Equità e fissità del
valore
Iniquità nel valore d’uso e
variabilità nella creazione di
valore
Si scambia equivalente
con equivalente
Si consuma di più del valore
Premessa
La forma di merce della forza-lavoro
Specificità e generalità della forma di merce
della forza-lavoro
Merce Semplice
L’unica merce non
capitalistica, non
prodotta
capitalisticamente
L’unica merce la cui
proprietà appartiene al
lavoratore
Uso capitalistico della forzalavoro
La merce forza-lavoro è
consumata in modo capitalistico
dopo la sua alienazione
Il processo di consumo della
forza-lavoro coincide con il
processo di produzione
capitalistico delle merci
2
Le mistificazioni del salario
Alla superficie della società borghese il compenso dell’operaio
appare quale prezzo del lavoro.
Ma come misuriamo la grandezza del valore del lavoro?
Si tratterebbe di uno scambio di lavoro oggettivato -denaro-
con lavoro vivente
Per il capitale non
sarebbe conveniente
comprare una giornata
lavorativa di otto ore
per otto ore
Ma soprattutto sarebbe una
insulsa tautologia. Il lavoro è la
sostanza e la fonte di misura
immanente dal valore, e quindi
è valore, non ha valore
Si finisce col dire che lavoro è uguale al lavoro
Irrazionale e insignificante
3
Le mistificazioni del salario
La misura dello scambio tra denaro e lavoro
O si scambia una giornata
lavorativa di 12 ore del valore
di 72 € con 72 € , ossia
equivalente con equivalente
O si scambia una giornata
lavorativa di 12 ore del valore
di 72 € con un minor valore,
10 ore per 60 euro
i 72 € non si trasformerebbero
in capitale, non vi sarebbe
produzione capitalistica.
Ponendo così come eguali
grandezze diseguali; non più
O si abolisce la produzione
capitalistica
equivalente per equivalente
O si abolisce la legge del
valore
Contraddizione per cui legge del valore e del plusvalore
sembrano negarsi a vicenda
4
Le mistificazioni del salario
L’economia politica ha mutuato la categoria “prezzo del
lavoro”.
Ma datocca
cosa in
dipende?
L’economia classica
borghese
via approssimativa il
vero stato delle cose, senza per altro formularlo in modo
Le variazioni
della domanda
dell’offerta
le
consapevole.
Successivamente
dale lavoro
comespiegano
unico fattore
oscillazioni
del prezzo
di mercato
attorno dei
al prezzo
della produzione
si arriva
alla pluralità
fattori naturale,
della
ma non
naturale SALARIO ma
produzione. Il salario
non ilè prezzo
più propriamente
del servizio/fattore/missione
deldel
lavoro
Seremunerazione
la domanda e l’offerta
coincidono l’oscillazione
prezzo
cessa e allora queste cessano di spiegare
L’inconsapevolezza
di ciò si
haspiega
avvoltoattraverso
l’economia
politica
In tutte le merci allora
i costi
di
classica in confusioni e contraddizioni
produzione insolubili, mentre ha
offerto all’economia volgare una sicura base operativa per la
sua superficialità,
chelavoro
per principio
Il prezzo
della merce del
dipende s’inchina
allora dal solo
costo del
all’apparenza
lavoro. Il lavoro dipende
dal lavoro. L’economia politica si
muoveva in un circolo vizioso e non riusciva a fare un passo avanti
5
Le mistificazioni del salario
6
Se Sul
esistesse
realmente
una si
cosa
come davanti
il valorealdel
lavoro e senon
egli
mercato
delle merci
presenta
compratore
realmente
pagasse
valore (cosa
tautologicamente
insulsa) non
il lavoro,
maquesto
il lavoratore.
Ciò che
egli vende è la propria
esisterebbe alcunforza-lavoro,
capitale. E’non
come
dire lavoro=lavoro!!!
il lavoro
E’ la quantità di lavoro richiesta per la produzione -e riproduzionedella forza lavoro- non la forma oggettiva del lavoro che determina la
grandezza di valore della merce.
Nell’espressioneIl “valore
il concetto
di valore
solo è del tutto
lavoro del
è lalavoro”
sostanza
immanente
dei non
valori,
obliterato, ma rovesciatoma
nelesso
suo opposto.
E’ un’espressione
immaginaria. E’
stesso non
ha valore.
cosa abbastanza nota in tutte le scienze, tranne nell’economia politica, che
La trasformazione
del denaro
in capitale
è la trasformazione
del
nella loro apparenza
le cose
spesso risultano
invertite
lavoro in lavoro salariato. L’operaio deve ricevere meno di 72 €
Il valore
della
forza-lavoro,
pari al valore
mezzi
Per sua
fortuna
il capitalista
fa funzionare
la forzadei
lavoro
per di
un tempo
sussistenza,
vale meno
di 72 alla
euro,
cioè vale meno
ore della
maggiore di quello
necessario
riproduzione
della forza-lavoro.
giornata lavorativa
Il salario è l’essenza del modo di produzione capitalistica
Le mistificazioni del salario
Il valore e i prezzi della forza lavoro si presentano nella forma
trasmutata di salario
In una giornata lavorativa di 12 ore, 6 ore di lavoro necessario
e 6 ore di pluslavoro, su 72 € di valore complessivo solo 36 €
sono l’espressione monetaria di un valore nel quale sono
rappresentate le 6 ore lavorative
Eppure il valore di 36 €, in cui si rappresenta la parte
retribuita della giornata lavorativa appare nel salario come il
valore o il prezzo della giornata lavorativa complessiva
La forma del salario oblitera quindi ogni traccia della
divisione della giornata lavorativa in lavoro necessario e
pluslavoro, in lavoro retribuito e non retribuito.
TUTTO IL LAVORO APPARE COME LAVORO RETRIBUITO
7
Le mistificazioni del salario
8
La metamorfosi del valore della forza-lavoro nella forma del salario
Su questa forma fenomenica che rende invisibile il rapporto
reale e mostra precisamente il suo opposto si fondano tutte le
idee giuridiche dell’operaio e del capitalista, tutte le
mistificazioni del modo di produzione capitalistico, tutte le
sue illusioni sulla libertà, tutte le chiacchiere apologetiche
dell’economia volgare
La mistificazione per cui dalla vendita della merce
X forzaX
lavoro si passa alla vendita del lavoro
Per il salario vale quel che vale per tutte le forme fenomeniche e il suo
sfondo nascosto. Le forme fenomeniche si riproducono con
immediata spontaneità; il rapporto sostanziale deve essere scoperto
dalla scienza. L’economia politica classica non può farlo finché
rimane nella sua pelle borghese.
Le mistificazioni del salario
LAVORO
NECESSARIO
6 ORE
PLUSLAVORO
6 ORE
GIORNATA
LAVORATIVA
12 ORE
SAGGIO DI
SFRUTTAMENTO
= Pluslavoro /
Lavoro necessario =
6/6 = 100%
DalCAPITALE
punto diDELLA
vista del
VALORE
capitale produttivo al
FORZA-LAVORO
VARIABILE
punto
di vista del lavoro
(v)=36 €
36 €
LAVORO PAGATO
PLUSVALORE
PLUSVALORE
(p)=36
36 € €
LAVORO NON
PAGATO
NEO VALORE
PRODOTTO
72 €
LAVORO VIVO
unica fonte creatrice di
valore
SAGGIO
SAGGIO DI
DI
PLUSVALORE
PLUSVALORE=
Valore=forza
=Plusvalore/
(p)/(v) = 36/36
100%
lavoro = 36/36 = 100%
ORIGINE SOCIALE
DELLO
SFRUTTAMENTO
CAPITALISTICO
9
Le mistificazioni del salario
10
PRODOTTO NECESSARIO
equivalente dei MEZZI DI
SUSSISTENZA NECESSARI
LAVORO
NECESSARIO
VALORE DELLA
FORZA-LAVORO
6 ORE
36 €
PLUSLAVORO
PLUSVALORE
6 ORE
36 €
PLUSPRODOTTO parte del
prodotto che rappresenta il
plusvalore
GIORNATA
LAVORATIVA
NEO VALORE
PRODOTTO
72 €
PRODOTTO NETTO ossia
il valore aggiunto al netto del
valore del logorio del lavoro
morto, o capitale costante
12 ORE
SAGGIO DI
PLUSLAVORO =
Pluslavoro / Lavoro
necessario = 6/6 =
100%
SAGGIO DI
PLUSVALORE =
Plusvalore/ Valore forza
lavoro = 36/36 = 100%
SAGGIO DI
PLUSPRODOTTO = Quota
del plusprodotto sul prodotto
rappresentato nel lavoro
necessario = 100%
Le mistificazioni del salario
DIFFERENZA
LAVORO
TRA VALORE DI
NECESSARIO
SCAMBIO
DELLA
FORZA
6 ORE
LAVORO E
MASSA DEI
PLUSLAVORO
MEZZI DI
6 ORE
SUSSISTENZA
Nelle leggi del
GIORNATA
SALARIO è
LAVORATIVA
differenza tra
SALARIO
12 ORE
NOMINALE E
SALARIO
SAGGIOREALE
DI
IlSFRUTTAMENTO
salario nominale
= Pluslavoro
è salario /
Lavoro necessario =
STIMATO
in
6/6 = 100%
termini monetari
11
PRODOTTO
NECESSARIO
VALORE
SALARIO
DELLA
SALARIO
REALE o
Dalla sostanza
di
equivalente
dei MEZZI DI
FORZA-LAVORO
NOMINALE
potere
d’acquisto
o
valore allaSUSSISTENZA
forma
NECESSARI
SALARIO
MATERIALE
del salario
36 €
36 €
PLUSPRODOTTO parte del
prodotto che rappresenta il
plusvalore
NEO VALORE
PRODOTTO
72 €
PRODOTTO NETTO ossia
il valore aggiunto al netto del
valore del logorio del lavoro
morto, o capitale costante
PLUSVALORE
SAGGIO DI
PLUSVALORE =
Plusvalore/ Valore forza
lavoro = 36/36 = 100%
SAGGIO DI
PLUSPRODOTTO = Quota
del plusprodotto sul prodotto
rappresentato nel lavoro
necessario = 100%
Il salario a tempo
LAVORO
NECESSARIO
VALORE DELLA
FORZA-LAVORO
6 ORE
36 €
PLUSLAVORO
PLUSVALORE
6 ORE
36 €
GIORNATA
LAVORATIVA
NEO VALORE
PRODOTTO
72 €
12 ORE
SAGGIO DI
SFRUTTAMENTO
= Pluslavoro /
Lavoro necessario =
6/6 = 100%
SAGGIO DI
PLUSVALORE =
Plusvalore/ Valore forza
lavoro = 36/36 = 100%
12
VALORE
GIORNALIERO
DELLA FORZALAVORO = valore
della forza lavoro/
giornata lavorativa =
36/12 = 3 € all’ora=
SALARIO ORARIO
Se lavorasse solo il
necessario
guadagnerebbe 3*6 =
18 €, la metà della
sussistenza quotidiana
Nella forma del salario
sembra che 36 euro
siano la remunerazione
di 12 ore mentre lo
sono solo della metà
Il salario a tempo
13
Il salario assume a sua volta forme svariatissime. Analizzeremo le
due forme dominanti: il salario a tempo e il salario a cottimo
La forma immediata è quella del salario a tempo: valore
mensile, settimanale, giornaliero, orario della forza lavoro
Il salario orario, il prezzo dell’ora lavorativa, dato dalla
divisione tra il valore giornaliero delle forza-lavoro e il numero
delle ore della giornata lavorativa, serve da misura unitaria
Data il valore giornaliero della forza lavoro il prezzo dell’ora lavorativa
dipende dalle ore della giornata lavorativa
Dato il prezzo dell’ora lavorativa il valore giornaliero dipende dalla
giornata lavorativa
Ora il capitalista può prolungare la giornata lavorativa con il pretesto
che paga il “prezzo normale del lavoro”. Può alternare il lavoro
supplementare più mostruoso con la disoccupazione parziale
Il salario a tempo
14
Ogni ora di lavoro supplementare è pagata 3€, nonostante vale
anche più delle 6 € (maggiore logorio fisico e morale)
Quando la giornata lavorativa viene prolungata cresce il
logoramento della forza-lavoro stessa. Al di là della giornata
lavorativa normale il tempo di lavoro costituisce tempo
supplementare pagato meglio ma spesso in proporzioni esigue
Spesso il basso prezzo dell’ora lavorativa compiuto durante il tempo di
lavoro normale impone all’operaio il lavoro supplementare meglio
pagato, se egli vuole ricavare un salario sufficiente
La forma del salario a tempo sopprime il nesso tra lavoro retribuito e
lavoro non retribuito. Tutto il lavoro appare retribuito
Nel cervello del capitalista la categoria di pluslavoro non esiste. Non
appare che anche il prezzo normale del lavoro incude una quantità di
lavoro non retribuito.
Il salario a cottimo
Ogni
pezzo,
LAVORO
VALORE DELLA
detratta
la quota di FORZA-LAVORO
NECESSARIO
capitale costante,
ORE
36 €
vale672/24=3€
PLUSLAVORO
PLUSVALORE
L’operaio
riceve 1,5
€ a pezzo,
la metà di
6 ORE
36 €
quello che vale
GIORNATA
NEO VALORE
Ogni singolo
LAVORATIVA
PRODOTTO
pezzo è metà
72 €
12
ORE
pagato e metà
nonSAGGIO
pagato;
DIogni
SAGGIO DI
SFRUTTAMENTO
PLUSVALORE =
ora di lavoro è
= Pluslavoro
/ e
Plusvalore/ Valore forza
metà
pagata
Lavoro necessario =
lavoro = 36/36 = 100%
metà6/6non
pagata
= 100%
15
PRODOTTO
NECESSARIO
12 PEZZI
PLUSPRODOTTO
12 PEZZI
PRODOTTO
REALE
24 PEZZI
SAGGIO DI
PLUSPRODOTTO =
Plusprodotto/ Prodotto
necessario = 12/12 =
100%
Il salario a cottimo
16
Il salario a cottimo non è altro che una forma mutata del salario a
tempo così come il salario a tempo è una forma mutata del valore
della forza-lavoro
Nel salario a cottimo il prezzo della forza-lavoro è determinato dalla
capacità di rendimento del produttore
A prima vista pare che nel salario a cottimo il valore d’uso venduto
dall’operaio non sia la funzione della forza-lavoro ma il lavoro già
oggettivato nel prodotto. Torna l’apparenza del valore del lavoro.
Nel salario a tempo il lavoro è misurato nella sua immediata durata
temporale, nel salario a cottimo sulla mediata quantità di prodotto in
cui il lavoro si solidifica durante un determinato tempo
La qualità del lavoro è qui controllata; si offre una misura ben definita
di intensità del lavoro. Il salario a cottimo diventa la fonte
fecondissima di detrazioni sul salario e truffe capitalistiche
Il salario a cottimo
17
Siccome
la qualità
l’intensità didel
lavorocioè
sono
controllate
dalla
Il salario aqui
cottimo
facilita el’inserimento
parassiti,
il subaffitto
(il vecchio
caporalato,
nuovo del
interinale)
cuirende
guadagno
deriva dalla
differenza
il prezzo
forma ilstessa
salarioil si
superflua
buona
partetra
della
del lavoro pagato dal capitalista
e quanto
lasciano pervenire all’operaio
sorveglianza
delessi
lavoro
Lo sfruttamento degli operai da parte del capitale si attua qui
mediante lo sfruttamento dell’operaio da parte dell’operaio
E’ naturale interesse dell’operaio impegnare la propria forza lavoro con la
maggiore intensità possibile, o aumentare la giornata lavorativa, facilitando
al capitalista l’aumento del grado normale d’intensità
Il salario a cottimo tende a far sviluppare il sentimento della libertà,
l’autonomia e l’autocontrollo degli operai e dall’altro la concorrenza tra gli
uni con gli altri. Il lavoro non è più una merce. Il lavoratore diviene
imprenditore di sé stesso . Dalla merce forza-lavoro al lavoro libero!
Il salario a cottimo è la forma di salario che più corrisponde al modo
di produzione capitalistico
Il salario a cottimo
18
Il salario non è una partecipazione dell’operaio alla merce da lui
prodotta. Il salario è quella parte di merce già preesistente con la
quale il capitalista si compera una determinata quantità di forzalavoro produttiva. (Marx, LS&C)
Gli economisti moderni amano discettare di economia della partecipazione,
share economy, per cui la partecipazione viene accompagnata con le
chiacchiere odierne su azionariato popolare, public company, proprietà
diffusa , partecipazione agli utili, produttività, imprenditorialità …
Di solito, allora come oggi, il salario si divide e una sua quota viene legata
alla carota-produttività. Ma l’unico senso in cui i lavoratori partecipano è che
sono sicuri che per ottenere il salario pieno devono sostenere lo sforzo
produttivo massimo. Qui sta l’imbroglio della partecipazione che diviene
Economia del Ricatto
Nella società-partecipativa-corporativa spicca la comunanza di
interessi, il coinvolgimento, la concertazione, la complicità:
SISTEMA DEL COTTIMO CORPORATIVO
Salario minimo: reale e nominale
19
Il prezzo della forza-lavoro è determinato dai costi di produzione, dal
tempo di lavoro che si richiede per produrre la merce forza-lavoro. Il
prezzo di questa merce sarà dunque determinato dal costo dei mezzi di
sussistenza necessari. Il prezzo di questi costi di esistenza e di
riproduzione costituisce il salario. Il salario così determinato si
chiama salario minimo (Marx, LS&C)
Il salario è minimo. Il salario è dato materialmente dai mezzi di sussistenza
necessari al proletariato per riprodursi, ma nella realtà pratica il capitale
considera la forma monetaria del salario materiale
Il prezzo in denaro del lavoro, il salario nominale, non coincide con il
salario reale, cioè con la quantità MATERIALE di merci realmente date. Il
salario reale può diminuire non per la diminuzione del salario monetario ma
perché aumenta il valore dei mezzi di sussistenza. (Marx, LS&C)
Il salario è determinato anche dal suo rapporto col profitto del capitalista.
Questo è il salario proporzionale o salario relativo (Marx, LS&C)
Il salario relativo
20
Il salario reale può aumentare e ciononostante il salario relativo può
diminuire. Se per esempio in epoche di buoni affari il salario aumenta del
5% mentre il profitto aumenta del 30% il salario proporzionale, relativo,
non è aumentato, ma diminuito. La divisione della ricchezza sociale tra
capitale e lavoro è ancora più diseguale (Marx, LS&C)
Noi vediamo dunque che gli interessi del capitale e del lavoro salariato sono
diametralmente opposti. Profitto e salario stanno in proporzione inversa
La lotta per il salario nominale minimo è il frutto dell’illusione monetaria. La
lotta per il salario reale, attraverso l’indicizzazione salariale, è fondamentale,
ma non basta. Occorre aggiungere la lotta per il salario materiale, attraverso
la disponibilità di beni comuni: tariffe, prezzi amministrati, salario sociale
La lotta per il salario relativo attiene direttamente alla requisizione della
proprietà: la lotta per una riduzione del rapporto tra remunerazione massima
del capitale e remunerazione minima del lavoro. Essa si compone soprattutto
della riduzione della giornata lavorativa e dell’intensità di lavoro.
Il salario sociale
21
Il salario non si esaurisce nell’acquisto diretto di mezzi di sussistenza.
Non va analizzato solo il valore della forza-lavoro, anche il suo valore d’uso
Le componenti del salario sociale oltre la “busta paga” netta
1) Innanzitutto le quote differite del valore della forza lavoro
Sul piano del valore della
2) La quota erogata in servizi,
ossia istruzione, sanità, trasporti, energia,
forza-lavoro
comunicazioni
3) Il logorio fisico della forza-lavoro dato dall’intensità, condensazione,
ritmi
di lavoro
Sulporosità,
piano del
valore
d’uso
4) Il logorio fisico e morale
dellaforza-lavoro
forza-lavoro: la quota apparentemente
della
invisibile equivalente all’impiego di tempo di lavoro non retribuito che
ciascun lavoratore, soprattutto ciascuna donna lavoratrice, è costretta a
erogare per la sua conservazione e riproduzione fuori del tempo di lavoro
(lavoro domestico, asili, mense, lavanderie). Il paradosso è che il
capitalismo tanto più accorcia il tempo di lavoro necessario tanto più
subordina il presunto tempo libero alla valorizzazione capitalistica
Il salario variabile dipendente
22
Per usare una espressione matematica la grandezza dell’accumulazione
del capitale è la variabile indipendente, la grandezza del salario la variabile
dipendente, non viceversa (Marx, Cap ,23, Libro I)
Ed è egualmente giusto mettere l’accento sull’obiettivo del salario sociale.
Ma senza mai perdere di vista che perché il salario non sia più una
variabile dipendente, cioè cessi di essere una merce, è necessario che non
vigano più i rapporti di produzione capitalistici. (Maitan, 23-4-2004)
La pretesa che le rivendicazioni salariali possano ignorare o violare in
modo sistematico tale dipendenza è ideologicamente falsa. Il salario si
presume variabile indipendente quando la dialettica viene soppressa
dall’utopismo e dal soggettivismo. Si sfocia nel riformismo o
nell’utopismo. Ma il salario non è né variabile né indipendente; piuttosto
dato e dipendente dal vincolo dell’accumulazione del capitale!!!.
Dal salario variabile indipendente al reddito di cittadinanza
Ma cos’è il reddito? Analisi della duplicità del denaro e del capitale
La duplicità del denaro e del capitale
UNITA’ come
Dal punto di vista della
COMPENETRAZIONE
QUALITA’
La duplicità della merce,
del lavoro,
DI PARTI
del
23
Dal punto di vista della
QUANTITA’
denaro,
del capitale
LAVORO
MERCE
LAVORO
VALORE
CONCRETO
D’USO
VALORE
LAVORODI
ASTRATTO
SCAMBIO
DENARO
DENARO
REDDITO
DENARO
CAPITALE
PROCESSO
PRODUZIONE
PROCESSO
LAVORATIVO
PROCESSO
VALORIZZAZIONE
CAPITALE
PRODUTTIVO
CAPITALE
COSTANTE
CAPITALE
VARIABILE
PLUSVALORE
PLUSVALORE
RELATIVO
PLUSVALORE
ASSOLUTO
La duplicità del denaro
DENARO
DENARO
REDDITO
(M-D-M)
DENARO
CAPITALE
(D-M-D)
Valori d’uso
QUALITATIVAMENTE
differenti
Valori di scambio
QUANTITATIVAMENTE
differenti
E’ il denaro speso, che non crea
valore, che non da luogo ad
accumulazione
E’ il denaro anticipato, che crea
valore, che da luogo ad
accumulazione
Appartiene alla SFERA
DELLA CIRCOLAZIONE
Appartiene alla SFERA
DELLA PRODUZIONE
SALARIO E’ REDDITO,
CAPITALE VARIABILE E’
CAPITALE PRODUTTIVO
CONSUMO DI SUSSISTENZA
24
Salario o reddito?
SALARIO E’ REDDITO,
CONSUMO DI SUSSISTENZA
25
CAPITALE VARIABILE E’
CAPITALE PRODUTTIVO
Quello che dal punto di vista della classe operaia è consumo individuale dei
mezzi di sussistenza, denaro-reddito nella sfera della circolazione, dal
punto di vista del capitale è consumo produttivo, denaro-capitale anticipato.
Solo nel salario risiede l’antagonismo tra forza lavoro e capitale. Perché il
salario è reddito da un lato e capitale variabile dall’altro. Da un lato è
denaro di sussistenza, dall’altro denaro necessario per la valorizzazione
Nelle rivendicazioni del reddito di cittadinanza si sopprime l’antagonismo
capitale-lavoro; esso è reddito ma non è capitale; nell’illusione della
ricchezza generale si perde di vista il vincolo della dipendenza dalla
valorizzazione del capitale variabile e la necessità dell’abbattimento
congiunto di capitale variabile e salario, cioè della forza-lavoro come merce.
Il capitale frammenta e divide la classe tra occupati e disoccupati.
L’imbecillismo di sinistra cade nell’imbroglio
Salario o reddito?
26
Le tesi sociologiche delle “due società” non fanno altro che
affermare ciò che il capitale vuole sentirsi dire, indebolendo la
classe lavoratrice e rafforzando il capitale secondo il più classico
“divide et impera”.
La lotta per il c.d. “reddito di cittadinanza”, nell’illusione della
“autonomia” della ricchezza generale, si pone fuori mercato, fuori
dalla merce forza-lavoro; ma sarebbe meglio dire fuori capitale, fuori
dalla sfera della produzione capitalistica. Si pretende di uscire dal
capitale con la scorciatoia di una lotta di classe fuori dalla macelleria
della produzione. E’ più facile, ma totalmente illusorio!!!
Solo la lotta per la riduzione dell’orario di lavoro e per la conquista
crescente del salario sociale e del salario relativo unisce soldati
salariati e esercito di riserva nella lotta di classe, ponendo al centro
il tema della espropriazione della proprietà capitalistica; la
questione salariale è una, e si unisce compenetrando le parti.
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valore del lavoro