Democratizzazione e democrazia
Dall’ottimismo transitologico alla crisi del nuovo millennio
a cura di Claudio Foliti
Questioni preliminari
• Delineare il concetto di democrazia
• Definire il concetto di democratizzazione
Democratizzazione e democrazia
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DEFINIRE LA DEMOCRAZIA
Titolo Presentazione
21/12/2015
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Alcuni esempi riguardo il concetto di DEMOCRAZIA
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“Il metodo democratico è lo strumento istituzionale per
giungere a decisioni politiche, in base al quale singoli individui
ottengono il potere di decidere attraverso una competizione
che ha per oggetto il voto popolare”. (Schumpeter, 1954)
Il regime democratico è quindi “un sistema etico-politico nel
quale l’influenza della maggioranza è affidata al potere di
minoranze concorrenti che l’assicurano” attraverso il
meccanismo elettorale. Si parla anche di “poliarchia elettiva” o
“poliarchia selettiva”(Sartori, 1969)
La democrazia è “quell’insieme di norme e procedure che
risultano da un accordo-compromesso per la risoluzione
pacifica dei conflitti fra gli attori sociali, politicamente rilevanti,
e gli altri attori istituzionali presenti nell’arena politica”. (M.
Cotta, D. Della Porta, L. Morlino, 2001)
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La democrazia secondo DAHL:
la poliarchia e le 8 garanzie costituzionali
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libertà di costituire associazioni e di aderire ad esse;
libertà di espressione;
diritto di voto;
diritto di competere per il sostegno e per i voti;
eleggibilità delle cariche politiche;
possibilità di consultare fonti alternative di informazione;
elezioni libere e corrette;
istituzioni che rendano il governo dipendente dal voto e
dalle altre forme di espressione di preferenze politiche.
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Una democrazia “sostanziale”
Secondo Mary Kaldor e Ivan Vejvoda (1997), tuttavia, non
basta una democrazia di tipo “formale”, ma per poter essere
veramente democratico, un regime lo deve essere in senso
“sostanziale”, ossia deve detenere certe caratteristiche:
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una costituzione che sia in grado di limitare i poteri sia in senso negativo, sia in senso positivo, che
abbia, cioè, funzione legittimatrice e autorizzante;
un governo che sia in grado di far rispettare i diritti umani, sia a livello pubblico che a livello
privato;
una situazione in cui non vi sia un solo partito politico che, pur con la concorrenza di altri partiti,
da solo sia in grado di avere un posizione dominante tale da consentirgli di controllare anche i mezzi
di informazione o che riesca ad esercitare la propria influenza sul potere giudiziario o su altri organi e
istituzioni pubbliche;
una pluralità di mezzi di informazione, che non siano, direttamente o indirettamente controllati dal
Governo;
una amministrazione pubblica che non subisca il controllo diretto da parte del Governo e del
partito di maggioranza, in cui i dirigenti pubblici non siano apposti direttamente da chi governa,
dando luogo a fenomeni clientelari;
governi locali che abbiano un margine di autonomia ed indipendenza rispetto al Governo
centrale;
una società civile multiculturale, attiva e partecipe alla vita pubblica, in cui sia presente un
discreto grado di associazionismo
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Alcune utili distinzioni
• Democrazia diretta (referendum) vs. democrazia
rappresentativa (elezioni)
• Liberalismo vs. democrazia
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Hobbes ed il contratto sociale
– Il diritto ha origine naturale per ogni essere umano, è innato
in ogni individuo che abbiamo dei diritti e tutti gli stessi diritti
– nello stato di natura ognuno ha diritto a ogni cosa
– scarsità dei beni disponibili,
– gli uomini ingaggiano una guerra di tutti contro tutti (bellum
omnia omnes; homo homini lupus, ossia l’uomo è un lupo
divoratore per ogni altro uomo)
– Il contratto sociale
– La libertà è un diritto dei cittadini, mentre l’autorità è una
delega di libertà altrui
– Se lo Stato ricorre ad una eccessiva limitazione della
libertà, il popolo sovrano ha diritto di riappropriarsi dei suoi
diritti, visto e considerato che il contratto sociale è, non a
caso, un contratto con clausole rescissorie e scadenze.
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Locke perfeziona il pensiero di Hobbes
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Diritti naturali: vita, libertà e proprietà
Contro le limitazioni alla libertà individuale
Il costituzionalismo vs. l’assolutismo
Libertà da… e libertà di…
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Caratteristiche del liberalismo classico
• Stato minimo: un male necessario (Wilhelm von
Humboldt)
• Suffragio censuario
• Principio della rappresentanza (principio
maggioritario – no unanimità – , governo della
maggioranza, temperato da garanzia dei diritti
delle minoranze e inviolabilità dei diritti naturali)
• Divisione dei poteri
• Costituzione breve e flessibile
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Democrazia vs. liberalismo
• La democrazia privilegia l’uguaglianza, anche a scapito
della libertà, mentre il liberalismo privilegia la libertà, anche
a scapito dell’uguaglianza
• Il liberalismo ha della libertà una concezione che fa perno
sull’individuo, mentre per la democrazia la libertà deve far
perno sulla società.
• La libertà democratica non è la libertà del singolo ma la
realizzazione collettiva del bene comune come valore e
virtù uniforme per tutti.
• Per i democratici non esiste una sfera privata degli individui,
perché anche il privato è pubblico e deve conformarsi allo
spirito pubblico e realizzarne le virtù civili.
• La democrazia corre il rischio di scadere in un regime
plebiscitario, populistico, assemblearistico, totalitario, che
sono tutte forme di democrazia non liberale.
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Dallo scontro all’incontro: la democrazia liberale
• Il liberalismo si è ampliato e aperto a temi sociali
• La democrazia si è avvicinata al liberalismo
accettando la necessità di garantire, come valore
fondamentale, il sistema di regole costituzionali
che rendono possibile il godimento della libertà e
dei diritti.
• Non più forma vs. sostanza (Kelsen)
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Sartori: prima la libertà, poi l’uguaglianza
“L’itinerario che va dalla libertà alla eguaglianza va
in quest’ordine, ordine che non è reversibile:
l’assenza di impedimenti e costrizioni, o libertà da,
precede necessariamente le libertà di e la
partecipazione a.
Il libero individuo del liberalismo ha ‘voce’ e ha il
potere di ‘alzare la voce’ per chiedere, volendo, più
eguaglianza; mentre esseri eguali possono
benissimo restare non liberi, eguali nell’esser
costretti al silenzio e nella soggezione all’abuso”.
G. Sartori, Elementi di teoria politica, Bologna, Il Mulino, 1990.
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Modelli di democrazia (Lijphart, 1999)
• Modello maggioritario
– Governi monopartitici a
maggioranza risicata
– Predominio dell’esecutivo
– Sistema bipartitico
– Sistema elettorale maggioritario
– Pluralismo dei gruppi di interesse
tra loro in competizione
– Sistema di governo unitario e
accentrato
– Potere legislativo in un’unica
camera
– Flessibilità della costituzione
– Assenza di revisione giurisdizionale
– Banca centrale controllata
dall’esecutivo
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• Modello consensuale
– Condivisione del potere attraverso
grandi coalizioni
– Equilibrio di potere tra esecutivo e
legislativo
– Sistema multipartitico
– Rappresentanza proporzionale
– Corporativismo dei gruppi di
interesse (concertazione tripartita,
gruppi di interesse limitati nel
numero ed ampi)
– Federalismo e governo decentrato
– Bicameralismo forte
– Costituzione rigida
– Revisione giurisdizionale
– Indipendenza della Banca centrale
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Osservazioni sul modello maggioritario
• Modello maggioritario: governo della maggioranza del
popolo
• Esclusivo, competitivo, avversariale
• I partiti che vincono le elezioni prendono le decisioni,
quelli sconfitti all’opposizione, esclusi dal governo
• E’ realmente democratico?
• A due condizioni: se c’è frequente alternanza al
governo
• In caso contrario, in società omogenee, i partiti molto
vicini, in prossimità del centro
• Vale il criterio del “governo per il popolo”
• Nelle società plurali, divise sul piano religioso, culturale,
etnico o razziale, si rischia la perenne esclusione delle
minoranze
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Osservazioni sul modello consensuale
• Modello consensuale: governo di quanta più
gente è possibile
• Inclusività, negoziazione, compromesso
• Consenso più che opposizione, inclusione più
che esclusione, massima dimensione delle
maggioranze anziché risicate
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MISURARE E DEFINIRE LA DEMOCRAZIA
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Indice di Vanhanen
Elaborato nel 1984 dal politologo Tatu Vanhanen, l’indice di democratizzazione si
muove lungo una scala che va da 0 a 1 e mette in diretta relazione la partecipazione
al voto con la competizione fra i partiti secondo il seguente schema:
•
•
A. competizione: percentuale di voti per i partiti minori (100% - x % partito
maggiore)
B. partecipazione: percentuale dei votanti sul totale della popolazione
Per potersi definire democratico, un Paese deve raggiungere le seguenti soglie:
• il partito con il maggior numero di voti non deve ottenere oltre il 70% dei consensi;
• almeno il 10% della popolazione avente diritto al voto deve recarsi alle urne.
Una volta convertiti i valori percentuali di A e B in valori assoluti (es. A. 60% = 0,6), la
moltiplicazione di A con B deve dare un indice il cui valore sia superiore a 0,05.
Si tratta di un metodo di misurazione semplice, in quanto l’indice si compone di due
soli indicatori, e molto oggettivo.
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Polity IV
L’indice Polity prende in esame un numero maggiore di variabili.
I cinque attributi in questione sono:
1. competitività nella selezione dell’esecutivo
2. trasparenza nella selezione dell’esecutivo
3. vincoli imposti all’esecutivo/regole decisionali
4. regolamentazione della partecipazione politica
5. competitività della partecipazione politica
A ciascun attributo è assegnato un numero diverso di punti (ogni attributo
ponderato in modo diverso nel formare un punteggio di democrazia o
autocrazia).
Le variabili hanno punteggi combinati su due scale:
a) punteggio di democraticità da 0 a 10
b) punteggio di autocrazia da 0 a 10
L’indice finale (Polity Score) è il risultato della differenza fra Punteggio di
Democrazia e Punteggio di Autocrazia. Da ciò deriva una classificazione del
regime politico su scala da -10 (pienamente autoritario) a + 10 (pienamente
democratico), i cui gradi sono: regimi autoritari (-10 a -6), parzialmente
democratici (da -5 a +5), regimi democratici (+6 a +10).
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La tavola per l’assegnazione dei punteggi
DEMOCRAZIA
Competitività nella selezione dell’esecutivo
Elezione
Transizionale
AUTOCRAZIA
+2
+1
Selezione
+2
Chiuso
Duale/designazione
+1
+1
Autorità illimitata
Categoria intermedia
Accenno di moderate
limitazioni
+3
+2
+1
Repressa
Soppressa
+2
+1
Ristretta
Settoriale
+2
+1
10
Trasparenza nella selezione dell’esecutivo
Duale/elezione
Elezione
Vincoli imposti all’esecutivo/regole decisionali
Parità dell’esecutivo o
subordinazione
Categoria intermedia
Limitazioni sostanziali
Categoria intermedia
Competitività della partecipazione politica
Competitiva
Transizionale
Fattoriale
+1
+1
+4
+3
+2
+1
+3
+2
+1
Regolamentazione della partecipazione politica
Punteggio massimo
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Indice di Freedom House
Nato su iniziativa dell’organizzazione non governativa Freedom House, analizza il livello di democraticità di 192
Paesi a partire dal 1972. Questo indice non costituisce una vera e propria misura di democrazia, quanto, piuttosto
una valutazione annuale di grado di “libertà globale” a partire dai principi contenuti nella Dichiarazione Universale
dei Diritti dell’Uomo.
Sono fondamentalmente due le dimensioni poste sotto la lente di ingrandimento e a ciascuna fa riferimento la
relativa “checklist”:
A. Diritti politici (0-4 punti per ciascuno di 10 quesiti, in cui a 0 corrisponde un basso livello di democraticità e a 4
un alto livello): suffragio, vittoria recente dell’opposizione, pluralità di partiti, elezioni locali, libertà da influenze
militari o esterne, ecc.
B. Diritti civili (0-4 punti per ciascuno di 15 quesiti): alfabetizzazione, media indipendenti, assenza censura,
dibattito pubblico aperto, giudiziario indipendente, organizzazioni private indipendenti, ecc.
Le somme dei punteggi ottenuti vengono convertite in due scale da 1 a 7, dalla situazione di maggiore
democraticità a quella di minore democraticità.
L’indice unico di FH è il prodotto della media fra i due indici. Ciascuno Stato viene, poi, classificato secondo lo
schema che segue: stati liberi (1.0-2.5), parzialmente liberi (3.0-5.5), non liberi (5.5-7.0).
Diritti politici
Punteggio
primario
36-40
30-35
24-29
18-23
12-17
6-11
0-5
Libertà civili
Rating
1
2
3
4
5
6
7
Punteggio
primario
53-60
44-52
35-43
26-34
17-25
8-16
0-7
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Rating
1
2
3
4
5
6
7
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Misurazioni…di “qualità”: l’indice PACL
(Przeworski, Alvarez, Cheibub, Limongi)
Secondo Przeworski “la democrazia è un regime nel quale le posizioni di governo sono assegnate
attraverso elezioni competitive”.Quindi, secondo questi politologi, un Paese può dirsi democratico qualora
vengano soddisfatte quattro condizioni:
•
il capo dell’esecutivo viene eletto
•
il legislativo viene eletto
•
c’è più di un partito che compete alle elezioni
•
c’è stata alternanza al potere sotto identiche regole elettorali.
Nel malaugurato caso non si assolva a queste condizioni, il Paese è in un regime non democratico.
Centrale è anche la nozione di competizione (contestation), secondo l’accezione data da Dahl e anche da
Schumpeter. Le elezioni “contese” o competitive sono una condizione necessaria affinché si possa parlare
di democrazia, in quanto c’è “contendibilità” qualora l’opposizione disponga di una qualsivoglia possibilità
di ottenere cariche politiche a seguito di elezioni segnate da queste condizioni:
–incertezza ex ante, il cui risultato non sia noto in anticipo;
–irreversibilità ex post, per cui il vincitore delle elezioni ricopre in maniera effettiva la carica;
–ripetibilità, in quanto le elezioni devono avvenire secondo intervalli regolari e noti.
Oltre alla contendibilità è necessaria anche una certa alternanza al potere, altrimenti non sarebbe possibile
distinguere tra regimi i cui governanti:
–non perdono mai il potere perché sono popolari
–oppure indicono elezioni solo perché sanno che non verranno sconfitti.
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Analisi critica degli indici
• Visione troppo minimalista, troppo formale e poco
sostanziale degli indici Vanhanen, Polity IV e PACL
• Indice PACL ipersemplificativo perché dicotomico
• Soggettivismo nella rilevazione per Polity IV e Freedom
House
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Dai concetti alle variabili
Concetto
Rapporto
di
indicazione
Democratizzazione e democrazia
Indicatore
Definizione
operativa
Variabile
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La qualità della democrazia secondo Morlino
(Democrazie e democratizzazioni, 2003)
• Forma o procedura: accountability
(responsabilità dei governanti verso i governati)
e rule of law
• Sostanza o contenuto: libertà ed uguaglianza
• Risultati: responsivness (responsività o
rispondenza dell’operato del governo rispetto a
quanto richiesto dai cittadini, risultato
dell’azione di governo)
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Cinque tentativi di definire la democrazia
•
•
•
•
•
Definizione in senso generale: ossia la democrazia liberale di massa di
tipo occidentale, ove l’accento è posto su partecipazione, dissenso,
competizione, pluralismo e responsiveness
Definizione procedurale di democrazia, che riprende la celebre
asserzione di Schumpeter secondo cui “il metodo democratico è lo
strumento istituzionale per giungere a decisioni politiche, in base al
quale singoli individui ottengono il potere di decidere attraverso una
competizione che ha per oggetto il voto popolare”;
Definizione genetica di democrazia, che fa particolare riferimento al
patto originario di base tra gli attori sociali rilevanti e quelli istituzionali;
Definizione minima di democrazia, che, sul piano empirico, sancisce un
regime in senso democratico quando vi è la presenza di suffragio
universale, elezioni libere, competitive e ricorrenti, più di un partito,
diverse e alternative fonti di informazione;
Definizione ideale o normativa di democrazia, nei termini di “un regime
che deve creare le opportunità istituzionali migliori per realizzare libertà
ed eguaglianza”.
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L’impossibile definizione
• Problemi di quantificazione e qualificazione
(arbitrarietà, soggettivismo)
• Sforzo di conciliare accezioni procedurali e
normativo-sostanziali di democrazia
• Le trasformazioni politiche del XX secolo
mettono in crisi la coincidenza tra democrazia e
liberal-democrazia occidentale?
• Huntington (American Politics, 1981):
incompatibilità tra dirompenza di ideali
democratici e tecnicismi del costituzionalismo
liberale
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