Ferrera, Le politiche sociali, Il Mulino, 2012
Capitolo II. La politica pensionistica
LA RIFORMA FORNERO E LA RIORGANIZZAZIONE
COMPLESSIVA DEL SISTEMA PENSIONISTICO
Ferrera, Le politiche sociali, Il Mulino, 2012
Capitolo II. La politica pensionistica
La fase di transizione
• Nella fase di transizione, determinata dalla duplice riforma del 1992 e del
1995, i lavoratori possono essere divisi in tre categorie:
a) I “salvati”: i lavoratori che, al 31 dicembre 1995, avrebbero raggiunto
almeno diciotto anni di anzianità, per cui ad essi non sarebbe stato
applicato il metodo contributivo
b) I “parzialmente protetti”: quelli con anzianità inferiore a diciotto anni nel
1996, la cui pensione sarebbe stata calcolata in base alla regola retributiva
per l'anzianità maturata al 1995 e a quella contributiva per l'anzianità
accumulata dal 1996 in poi
c) Gli “indifesi”: gli assunti a partire dal 1996, la cui pensione sarebbe stata
interamente contributiva
Ferrera, Le politiche sociali, Il Mulino, 2012
Capitolo II. La politica pensionistica
Aspetti problematici della fase di transizione
• Scarso collegamento tra contributi versati e
prestazioni ricevute
• Rendimento troppo generoso, e cioè superiore
a quello finanziariamente sostenibile, con
conseguente sistematica violazione del criterio
della sostenibilità e del principio dell'equità
tra generazioni.
Ferrera, Le politiche sociali, Il Mulino, 2012
Capitolo II. La politica pensionistica
La generosità del metodo retributivo
• Present Value Ratio (PVR): indicatore che misura, al
momento del pensionamento, il "valore attuale atteso"
dei benefici pensionistici ai quali l'individuo ha diritto,
cioè la somma pari al valore complessivo dei
trasferimenti previdenziali di cui l'individuo godrebbe
data l'attuale aspettativa media di vita
• Montante contributivo versato: equivale al saldo
attuale disponibile di un ipotetico conto corrente in cui
l'individuo abbia depositato, senza mai ritirarli, i
contributi previdenziali versati lungo la vita lavorativa
Ferrera, Le politiche sociali, Il Mulino, 2012
Capitolo II. La politica pensionistica
L’entità del regalo
• Fatto pari a 100 euro il montante, un valore
del PVR superiore a 100 indica che il sistema
remunera i contributi corrisposti nella vita
attiva a un tasso di rendimento superiore a
quello che il sistema "può permettersi". Ciò
comporta una redistribuzione di risorse (ossia
"un regalo") alle generazioni anziane da parte
delle generazioni giovani presenti e future
Ferrera, Le politiche sociali, Il Mulino, 2012
Capitolo II. La politica pensionistica
6
Ferrera, Le politiche sociali, Il Mulino, 2012
Capitolo II. La politica pensionistica
I principi della riforma Fornero
• Semplificazione e armonizzazione delle regole;
• unificazione dei requisiti di pensionamento
per tutti, con deroghe solo per i più deboli;
• flessibilità nelle scelte di pensionamento;
• adeguamento dei requisiti anagrafici e
contributivi alle variazioni della speranza di
vita
Ferrera, Le politiche sociali, Il Mulino, 2012
Capitolo II. La politica pensionistica
I contenuti principali
1. Estensione a tutti i nuovi pensionati del sistema di
calcolo contributivo a partire dal 2012 e “pro-quota”;
2. superamento del sistema delle “finestre di uscita”
attraverso la completa eliminazione del ritardo tra
maturazione dei requisiti e decorrenza del trattamento;
3. unificazione delle prestazioni pensionistiche in due sole
tipologie: pensionamento di vecchiaia e
pensionamento anticipato;
Ferrera, Le politiche sociali, Il Mulino, 2012
Capitolo II. La politica pensionistica
4. adeguamento dei requisiti anagrafici e contributivi
per il pensionamento alle variazioni della speranza di
vita. Il primo adeguamento è anticipato al 2013; gli
altri sono triennali fino al 2019 e poi biennali;
5. progressivo aumento delle aliquote contributive dei
lavoratori autonomi dal 20 per cento al 24 per cento;
6. annullamento dell’indicizzazione all’inflazione nel
biennio 2012-13 per i trattamenti superiori a tre
volte il trattamento minimo Inps
Ferrera, Le politiche sociali, Il Mulino, 2012
Capitolo II. La politica pensionistica
Come cambia la previdenza obbligatoria
a) La pensione di vecchiaia
- Requisito anagrafico: viene maturata
nell’intervallo di età compreso tra i 66 e i 70
anni, intervallo che viene adeguato
periodicamente all’incremento della speranza di
vita
- Requisito contributivo: 20 anni
- Importo del trattamento: maggiore di 1,5 volte
l’ammontare dell’assegno sociale, pari a 644
euro
Ferrera, Le politiche sociali, Il Mulino, 2012
Capitolo II. La politica pensionistica
b) Pensione anticipata
- Requisito contributivo: 42 anni e un mese di
anzianità contributiva per gli uomini, 41 anni e
un mese per le donne nel 2012
- Requisito anagrafico: per i lavoratori per i
quali il metodo di calcolo del trattamento è
misto, cioè sia retributivo che contributivo, il
trattamento viene ridotto se l’età al
pensionamento è minore di 62 anni
Ferrera, Le politiche sociali, Il Mulino, 2012
Capitolo II. La politica pensionistica
b1) Pensione anticipata per i lavoratori per i
quali il metodo di calcolo è interamente
contributivo
- Requisito anagrafico: almeno 63 anni
- Requisito contributivo: almeno 20 anni
effettivi di versamenti
- Importo del trattamento: pari ad almeno 2,8
volte l’ammontare dell’assegno sociale, cioè a
1201 euro
Ferrera, Le politiche sociali, Il Mulino, 2012
Capitolo II. La politica pensionistica
c) Applicazione delle variazioni della speranza di vita
a 65 anni a tutti i requisiti sia anagrafici che
contributivi
- In base alle previsioni Istat, il limite massimo per il
pensionamento di vecchiaia salirebbe a 71 anni e
un mese nel 2019, a 72 anni e un mese nel 2031,
a 73 anni e un mese nel 2043, e infine a 73 e
sette mesi nel 2049. Analogamente il requisito
contributivo per il pensionamento di anzianità
contributiva per gli uomini salirebbe a 43 anni e 4
mesi nel 2019, a 44 anni e 4 mesi nel 2031, e a 45
anni e 10 mesi nel 2049
Ferrera, Le politiche sociali, Il Mulino, 2012
Capitolo II. La politica pensionistica
d) Meccanismo di calcolo delle nuove pensioni
A partire dal 2012 è per tutti contributivo, e
viene applicato “pro quota”
Ferrera, Le politiche sociali, Il Mulino, 2012
Capitolo II. La politica pensionistica
• LA POLITICS DELLE RIFORME PENSIONISTICHE
Quali fattori hanno permesso gli interventi sottrattivi?
Condizione
necessaria
Condizione
sufficiente
Condizione
facilitante
• Crisi eco-fin e
“vincolo esterno”
SI’
NO
-------
• Crisi pol-istituz.
e governi tecnici
NO
NO
SI’
• Concertazione
NO
NO
SI’
• “Pacchetti
distributivi”
SI’
NO
-------
15
Ferrera, Le politiche sociali, Il Mulino, 2012
Capitolo II. La politica pensionistica
Gli effetti delle riforme
• si raggiunge l’obiettivo del contenimento della spesa
• l’applicazione del sistema contributivo omogeneizza i
trattamenti tra le diverse categorie occupazionali
(aumenta l’equità intragenerazionale)
• l’applicazione parziale del metodo contributivo ai
lavoratori più anziani) ha però determinato una
frattura intergenerazionale
• riarticolazione del sistema pensionistico, possibile
grazie allo sfruttamento del cancello istituzionale TFR
Ferrera, Le politiche sociali, Il Mulino, 2012
Capitolo II. La politica pensionistica
• IL TRATTAMENTO di FINE RAPPORTO L. 297/82
– è “indennità di fine servizio” che le imprese devono obbligatoriamente corrispondere ai
loro dipendenti in ogni caso di risoluzione del rapporto di lavoro
– è concepito come una forma di “salario differito” per tutti i dipendenti privati, e prevede
un rendimento modesto (1,5% + 75% tasso inflazione) ma garantito…. il rendimento si
annulla se inflazione=6%
– è finanziato da contributi sociali (6,91% della retribuzione lorda)
– poiché l’accantonamento dei contributi versati è soltanto virtuale, il Tfr costituisce
un’importante – e relativamente conveniente – fonte di finanziamento per le imprese
– Il Tfr ha talvolta assolto la funzione di sussidio di disoccupazione. Con l’affermarsi di un
mercato del lavoro fondato su contratti a tempo indeterminato il Tfr ha sempre più
operato come uno schema pensionistico a prestazione definita per i dipendenti del
settore privato. La prestazione è però erogata in un’unica soluzione (no rendita)
17
Ferrera, Le politiche sociali, Il Mulino, 2012
Capitolo II. La politica pensionistica
Il secondo pilastro
• Il governo Amato definisce con il d.lgs. n. 124/1993 il primo
framework regolativo per lo sviluppo dei pilastri
complementari in Italia
• Introduzione di forme pensionistiche complementari a
capitalizzazione, che erogano prestazioni a contribuzione
definita
• Il cancello istituzionale TFR
• Individuazione di due diversi tipi di fondi complementari: a)
i fondi pensione “chiusi” (o negoziali), da creare tramite
contrattazione collettiva, gestiti da rappresentanti delle
parti sociali; b) i fondi “aperti”, istituiti e gestiti
direttamente da istituzioni finanziarie (banche,
assicurazioni, società di gestione del risparmio)
Ferrera, Le politiche sociali, Il Mulino, 2012
Capitolo II. La politica pensionistica
• TFR E SILENZIO-ASSENSO dopo la RIFORMA DAMIANO
Lav. Dip.
2006-2007
Sett. Priv.
Lavoratore
Prima iscrizione a prev. obbligatoria dopo 29.4.1993
Non iscritto a fondo pensione complementare
Entro 30.6.2007
o 6 mesi da
assunzione
“Voce”
“Silenzio”
Tfr
automaticamente
versato a forma
pensionistica
complementare
Fondo previsto
da contratti
collettivi
Tfr maturando
a qualsiasi forma
pensionistica
complementare
(fondo chiuso,
fondo aperto,
Pip)
se assente
Fondo
residuale
“Inps 1”
Mantenere Tfr
presso datore
di lavoro
azienda
< 50 dip.
azienda
almeno 50 dip.
Tfr rimane
in azienda
Tfr versato a
fondo “Inps 2”
Riforma Damiano
19
Ferrera, Le politiche sociali, Il Mulino, 2012
Capitolo II. La politica pensionistica
• IL SISTEMA PENSIONISTICO ITALIANO DOPO LE RIFORME
In transizione verso un assetto multi-pilastro
81 Fondi APERTI
42 Fondi CHIUSI
memb: 800.000
memb: 2 milioni
Schemi pubblici
obbligatori
PIP
memb: 1,8 milioni
dei quali
Dip. Priv: 1,9 mil.
A ripartizione
Contributivi
TFR
Assegno
Sociale
1°
Pilastro
2°
20
Pilastro
3°
Pilastro
Ferrera, Le politiche sociali, Il Mulino, 2012
Capitolo II. La politica pensionistica
Il primo pilastro in cifre
• Spesa complessiva per pensioni = 258.477 milioni di euro
(16,6% del PIL)
• Le pensioni di vecchiaia (anzianità inclusa) assorbono il 71%
della spesa complessiva; quelle assistenziali il 7,9%
• Numero complessivo pensionati = 16,7 milioni (53% donne)
• Età: il 70% ha più di 64 anni (di cui il 22% sopra gli 80 anni)
• Prestazione pensionistica media = 10.800 € annui (i.m.
pensioni di vecchiaia = 15.000 €)
• Redditi pensionistici: 12.800 € le donne, 18.400 € gli
uomini; il 14,4% riceve meno di 500€/mese, il 31% tra i 500
e i 1000€, il 23% tra i 1000 e i 1500€, il 31% oltre i 1500€
Ferrera, Le politiche sociali, Il Mulino, 2012
Capitolo II. La politica pensionistica
Adeguatezza del sistema pensionistico
attuale
a) Primo gruppo: lavoratori con prospettive
pensionistiche rassicuranti
b) Secondo gruppo: lavoratori delle piccole
imprese o dei settori a bassa densità
sindacale
c) Terzo gruppo: i parasubordinati,
praticamente esclusi dalla previdenza
complementare
Ferrera, Le politiche sociali, Il Mulino, 2012
Capitolo II. La politica pensionistica
Il welfare ai tempi del neoliberismo
(o del finanzcapitalismo)
• “…La gestione del welfare è un bottino che fa gola
ai privati. Le imprese, con la complicità dei
governi europei, puntano a mercificare lo stato
sociale e la spesa pubblica. Per loro parliamo di
3mila 800 miliardi l’anno di merci da comprare e
da vendere, non più servizi da erogare. La
privatizzazione del welfare – la sanità, gli asili, i
trasporti, le pensioni – è una grave lesione della
democrazia, perché non puoi mica discutere alla
pari con chi ti vende una merce …” (L. Gallino)
Ferrera, Le politiche sociali, Il Mulino, 2012
Capitolo II. La politica pensionistica
È giustificata la privatizzazione del
sistema pensionistico?
• Uno dei presupposti delle politiche sottrattive è stato
rappresentato dalla necessità di ridurre la spesa per
risanare i conti dell’Inps. Ma i conti dell’Inps sono davvero
in rosso?
1. La riduzione tendenziale delle pensioni Inps è giustificata
solo in parte dal bilancio dell’Inps, che è in condizioni
migliori di quanto non si dica: chiude ogni anno con un
attivo di circa 8-10 miliardi di €.
2. Il trasferimento di grossi capitali dallo Stato all’Inps è
dovuto al fatto che a questo ente sono assegnati impegni
che in altri Paesi fanno parte di altri capitoli del bilancio
dello Stato, come i sussidi di invalidità (15 miliardi €) e i
sostegni alle famiglie
Ferrera, Le politiche sociali, Il Mulino, 2012
Capitolo II. La politica pensionistica
3. le pensioni italiane sono tassate
esattamente come i redditi da lavoro. In altri
Paesi, come la Germania e la Francia, le
pensioni sono esentate fino ad una certa
quota e oltre sono tassate al minimo. Nel
2009 i pensionati italiani hanno pagato in
tasse qualcosa come 45 miliardi di €: quasi 3
punti di Pil
Ferrera, Le politiche sociali, Il Mulino, 2012
Capitolo II. La politica pensionistica
I caratteri della privatizzazione in
corso
• “A molti pensionandi è stato fatto intendere che le pensioni tra un
po’ di anni non ci saranno più, o meglio diventeranno minime. In
questo modo si è aperta la corsa ai fondi pensione. E questa è una
forma di privatizzazione. Il cosiddetto terzo pilastro delle pensioni è
interamente a capitalizzazione, per cui il lavoratore sa quanto versa
ma non quanto percepirà; questo dipenderà dall’andamento delle
Borse, dal tasso di interesse, dalla svalutazione della moneta e da
molte altre cose. Questo processo non è stato chiamato
“privatizzazione delle pensioni”, ma di fatto ingenti capitali sono
finiti nelle mani delle banche, mentre prima venivano governati
dalla persona stessa, che li passava ad un ente pubblico affinché li
amministrasse in base al patto intergenerazionale; è questo infatti il
vero patto tra generazioni: chi è al lavoro concorre a pagare – con il
contributo anche dell’impresa - la pensione di chi ha smesso di
lavorare.
Ferrera, Le politiche sociali, Il Mulino, 2012
Capitolo II. La politica pensionistica
• “Questi capitali sono invece finiti ai fondi
pensione, otto o nove su dieci dei quali sono di
proprietà o sono gestiti dalle banche. Anche i
fondi dei sindacati, nei quali è confluito il Tfr, per
chi ha così deciso, sono gestiti dalle banche. È
stata una gigantesca privatizzazione. Già qualche
anno fa i fondi pensione, nel loro complesso,
valevano circa 70 miliardi: 4 punti e mezzo di Pil
depositati nelle banche e gestiti unicamente dalle
banche. È una grossa forma di privatizzazione” (L.
Gallino).
Scarica

Diapositiva 1 - Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali