Equazioni differenziali alle derivate parziali Si chiama equazione differenziale alle derivate parziali in n variabili indipendenti una relazione del tipo: z z z F z( x1,..., xn ), x1, x2 ,..., xn , , ,..., ,... 0 x1 x2 xn Come si può notare, tale equazione coinvolge le variabili indipendenti x1, x2, …, xn, la variabile dipendente z e le derivate di qualsiasi ordine di z rispetto a x1, x2, …, xn. Si definisce ordine dell’equazione l’ordine massimo della derivata che compare nella relazione. Nota: l’ordine non va confuso con il grado, infatti il termine “grado” è riservato alle equazioni algebriche. 1 Equazioni alle derivate parziali in due variabili Se le variabili che compaiono sono solo 2 e il massimo ordine delle derivate parziale che compare è il primo, si ha a che fare con un’equazione alle derivate parziali del prim’ordine. z z F z(x, y ), x, y, , 0 x y Le soluzioni di tali equazioni non sono banali, e si fanno di solito con metodi geometrici. Se invece il massimo ordine delle derivate parziale che compare è il secondo, si ha a che fare con un’equazione alle derivate parziali del secondo ordine: z z 2 z 2 z 2 z F z(x, y ), x, y, , , 2, , 2 0 x y x xy y Per le applicazioni questo tipo di equazioni sono le più interessanti. 2 Esempi di equazioni del primo ordine (1) • Risolvere l’equazione alle derivate parziali del primo ordine: z 0 x La relazione comporta che la funzione incognita z non dipende esplicitamente dalla variabile x; la soluzione è una funzione del tipo z = f(y), ove f(y) è una funzione arbitraria della sola variabile y. • Risolvere l’equazione alle derivate parziali del primo ordine: z z x y Questo caso è meno banale. Conviene cambiare le variabili indipendenti. 3 Esempi di equazioni del primo ordine (2) Si introducono due nuove variabili α e β legate alle vecchie variabili x e y dalle relazioni (invertibili): x x y 2 x y y 2 Utilizzando il teorema di derivazione delle funzioni composte, si ricava: z z z z z z z 1 1 x x x z z z z z z z 1 (1) y y y Sostituendo nell’equazione di partenza si ottiene: z z z z z 2 0 z = h() Ritornando alle vecchie variabili, si ricava: z(x, y) = h(x + y) 4 Esempio di equazione del secondo ordine Risolvere l’equazione alle derivate parziali del secondo ordine: 2 z 0 xy z 0 x y da cui segue che z non dipende dalla variabile x, quindi: y z g(y ) y (g(y) è una funzione arbitraria di y). Integrando ora entrambi i due membri, si ottiene: z g(y )dy h(x) dove h(x) è una funzione arbitraria dell’altra variabile indipendente x (sostituisce, nel caso di più variabili, l’usuale costante arbitraria). Si ha quindi: z(x, y) = k(y) + h(x) 5 Equazioni alle derivate parziali del secondo ordine. Lo spazio ambiente considerato nella classificazione delle equazioni alle derivate parziali del secondo ordine è R3, lo spazio delle variabili indipendenti è R 2. Tutte le equazioni alle derivate parziali del secondo ordine viste nel paragrafo precedente si possono ricondurre al seguente modello: 2f 2f 2f f f a(x, y ) 2 2b(x, y ) c(x, y ) 2 d( , , f ) 0 xy x y x y Equazioni di questo tipo si chiamano equazioni quasilineari del secondo ordine alle derivate parziali. I termini a(x, y), b(x, y), c(x, y) in generale potranno dipendere dalle variabili indipendenti x, y e dalle eventuali loro derivate parziali prime, mentre il termine d(x, y) tiene conto della eventuale dipendenza dalle derivate prime ed eventualmente anche dalla funzione incognita f(x,y). 6 Matrice associata. A partire dall’espressione precedente, si può associare ai coefficienti che contengono le derivate parziali seconde la seguente matrice: a( x0 , y0 ) b( x0 , y0 ) H( x0 , y0 ) b( x0 , y0 ) c( x0 , y0 ) valutata in un generico punto P0 del dominio. In generale la matrice H può avere un maggior numero di righe e di colonne, se non ha due sole variabili: deve essere sempre una matrice simmetrica che contiene i coefficienti delle varie derivate seconde. Vedremo negli esempi cosa si intende. 7 Autovalori e classificazione Siccome H è una matrice simmetrica, essa ammette sempre autovalori reali. Introducendo le quantità: • n+ : numero di autovalori positivi • n- : numero di autovalori negativi • n0 : numero di autovalori nulli Il numero degli autovalori n (uguale all’ordine della matrice), soddisfa alla relazione n+ + n- + n0 = n. A seconda del valore assunto dagli autovalori, si possono, presentare vari casi. 8 Equazioni ellittiche Se n+ = n oppure n- = n, cioè gli autovalori sono tutti o positivi o negativi, l’equazione si dice ellittica. Esempio tipico è l’equazione di Laplace in R3: 2f 2 x1 2f 2 x2 2f 2 x3 0 La matrice associata non dipende dal punto che si sceglie nel dominio e vale: 1 0 0 H 0 1 0 0 0 1 La matrice H ammette tre autovalori tutti positivi (fra loro coincidenti e di valore 1), quindi siccome il numero degli autovalori positivi eguaglia l’ordine della matrice H, si ha n+ = 3, pertanto l’equazione è ellittica. 9 Equazioni iperboliche Si ha un’equazione iperbolica nel caso in cui: n+ = n – 1 e n- = 1 (non si hanno autovalori nulli). Un esempio tipico di equazione iperbolica è l’equazione di D’Alambert: 2u 1 2u 2 2 0 2 x v t la matrice associata, vale: 1 0 1 H 0 2 v 1 La matrice H ammette i due autovalori l1= 1 e l2 2 v si ha quindi n+ = 1 e n- = 1. Siccome n+= ordine della matrice – 1= 2-1 =1, l’equazione è iperbolica. 10 Equazioni ultraiperboliche Una equazione si dice ultraiperbolica se n0=0 e 1<n+<n–1. Un esempio di equazione ultraiperbolica è il seguente: 2u 2u 2u 2u 2 2 2 0 2 x y z s La matrice associata in tutti i punti del dominio, vale: 1 0 H 0 0 0 0 0 1 0 0 0 1 0 0 0 1 Tale matrice ammette un autovalore doppio positivo l1= 1 e un autovalore doppio negativo l2= - 1. Dato che n0 = 0, n+ = 2 e 1 <n+ < 3, l’equazione è ultraiperbolica. 11 Equazioni paraboliche Si parla di equazione parabolica quando n0 > 0 (cioè è presente almeno un autovalore nullo). Esempio di equazione parabolica è l’equazione di Fourier o di trasmissione del calore. Tale equazione si può scrivere nelle due forme equivalenti: 2u u 2u u h 2 0 k 0 2 t x t x 1 0 La matrice associata, vale in tutti i punti del dominio: H 0 0 I suoi autovalori sono l1 = 1 e l2 = 0; avendo un autovalore nullo è n0 > 0. L’equazione è dunque parabolica. 12 L’equazione di Tricomi Un caso interessante di equazione alle derivate parziali del secondo ordine è l’equazione di Tricomi, in cui cambia il tipo di classificazione a seconda della regione spaziale in cui la si considera. L’equazione di Tricomi è del tipo: 2u 2u x 2 0 2 x y La matrice associata, vale, nel dominio: H Gli autovalori di H sono λ1 = 1 ; λ2 = x. 1 0 0 x Al variare di x, si hanno i seguenti casi: • x > 0 due autovalori positivi equazione ellittica; • x < 0 un autovalore positivo e uno negativo equazione iperbolica; • x = 0 un autovalore nullo equazione parabolica. 13 Equazione di Laplace Equazione di Laplace in R2: 2f 2f 2 x1 2f 2 x2 0 2 2 2 2 2 x1 x2 Equazione di Laplace in R3. Si può scrivere utilizzando l’operatore di Laplace, così definito: 2 2 2 2 2 2 2 x1 x2 x3 e assume la forma 2f 2f 2f 2f 0 2 2 2 x1 x2 x3 in cui non compaiono derivate seconde miste. In fisica l’equazione di Laplace compare nel calcolo del potenziale gravitazionale, all’esterno della materia. 14 Soluzione della equazione di Laplace Sappiamo dalla fisica che il potenziale è una funzione che decresce più ci si allontana dalla sorgente (origine). Lo scopo è di determinare una soluzione compatibile con tale esigenza fisica. Per risolvere questo problema, si cerca una soluzione del tipo u = u(r); cioè una soluzione che dipenda solo dalla distanza del punto P dall’origine O. z r OP 2 2 x y z 2 P r Tornando alle vecchie coordinate cartesiane, si perviene alla nota espressione del potenziale gravitazionale newtoniano: u( x, y , z ) O y H 2 x 2 x y z 2 K 15 Equazione di D’Alambert L’equazione di D’Alambert è detta anche equazione delle onde o equazione della corda vibrante. 2u 1 2u 2 2 0 2 x v t Con u = u(x, t). In fisica tale equazione differenziale è utilizzata nello studio della propagazione ondosa, infatti v è da intendersi come velocità di avanzamento di un fronte d’onda, inteso come una superficie mobile nello spazio e che avanza nella direzione del vettore normale alla superficie. La soluzione originale dovuta a D’Alambert si riferisce ad una corda non vincolata e si può scrivere nella forma: u(x, t) = F(x + vt) + G(x - vt) ed è valida nello spazio infinito. 16 Caso degli estremi vincolati (1) L’equazione di D’Alambert trova applicazione anche in fisica nello studio di tutte le possibili oscillazioni di un filo elastico con i due estremi vincolati (fissati). Dato un filo elastico di lunghezza fissata , determinare tutte le possibili oscillazioni (moto) del filo tra gli estremi O ed A. La soluzione completa porterà alla costruzione della serie di Fourier. Per risolvere completamente questo problema è necessario assegnare le condizioni iniziali e quelle al contorno. Le oscillazioni sono descritte dall’equazione di D’Alambert. A 0 Per risolvere tale problema, si utilizza il metodo di separazione delle variabili. u(x, t) = X(x)T(t) nell'ipotesi X(x) 0, T(t) 0. 17 Caso degli estremi vincolati (2) Le condizioni iniziali mettono in evidenza che entrambi gli estremi devono essere vincolati sull’asse delle ascisse. Ulteriori condizioni assegnano il profilo iniziale f(x), ossia la forma del filo all’istante iniziale t = 0 e la velocità iniziale g(x) che viene impressa al filo al medesimo istante. Calcolate le derivate delle funzioni e sostituite nella equazione di D’Alambert, si devono risolvere due equazioni differenziali lineari ed omogenee a coefficienti costanti. A conti fatti la generica soluzione si esprime nel seguente modo (ove k è un intero positivo qualsiasi): 2k 2k 2k uk (x, t ) sen x Ck cos vt Dk sen vt Dalle condizioni al contorno, per ogni intero h, si ha: 2 2h 1 2h Ch f (x)sen xdx Dh g ( x ) sen xdx 0 h 0 Il risultato così ottenuto individua i coefficienti della serie di Fourier. 18 Serie di Fourier Abbiamo già introdotto la serie di Fourier nella prima parte del corso, parlando di sviluppi in serie. La serie di Fourier ha la forma: a0 k k f (x) ak cos x bk sen x 2 k 1 i termini che compaiono nello sviluppo in serie di Fourier di f(x) valgono: 1 k 1 k bk f (x) ·sen xdx ak f (x) ·cos xdx e in particolare 1 a0 f (x)dx rappresenta il valore medio di f(x) nell’intervallo [-, ] 19 Funzioni periodiche Gli sviluppi in serie servono ad approssimare una funzione nell’intorno di un suo punto. Particolari serie servono ad approssimare una funzione periodica; ricordiamo che una funzione f(x) si dice periodica di periodo T se f(x + T) = f(x), dove T è il più piccolo valore che soddisfa alla relazione data. Esempio 1: y=senx, per determinare l’eventuale periodo si pone: sen(x+T)=sen(x) da cui si ricava il periodo T=2π. Esempio 2: y = sen nx, per determinare il periodo si pone: sen[n(x+T)] = sen(nx) Dalle formule di addizione si ricava: sen(nx)cos(nT)+cos(nx)sen(nT)=sen(nx) cos(nT)=1,sen(nT)=0 nT = 2π T 2 n 20 Teorema di Dirichlet Condizione solo sufficiente (ma non necessaria) affinché una funzione f(x) definita in [-, ] sia sviluppabile in serie di Fourier, in un punto di continuità x, è che: • f(x) sia una funzione reale di variabile reale, con al più un numero finito di punti di discontinuità • f(x) sia periodica con periodo 2 al di fuori di [-, ] • f(x) e f '(x) siano continue a tratti nell’intervallo. Sotto queste ipotesi la serie di Fourier converge. Il teorema di Dirichlet è l’unica condizione nota sulla sviluppabilità di una funzione in serie di Fourier. La serie di Fourier si può scrivere, in forma complessa, nel seguente modo: f (x) Ck e k 1 i k x dove: i 1 Ck f (x) e 2 k x dx 21 Equazione di Fourier La Equazione di Fourier è detta anche Equazione della trasmissione del calore. 2u u h 2 0 t x 2u u k 0 2 t x k 1 h u(x, t) rappresenta la temperatura assoluta del corpo in esame, mentre le variabili indipendenti x, t rappresentano rispettivamente la posizione ed il tempo. Il coefficiente k (o h) tiene conto della natura del mezzo in cui si propaga il calore e in prima approssimazione si può ritenere costante nella regione in questione. A differenza delle altre contiene sia una derivata seconda che una derivata prima. 22 Osservazioni sulla serie di Fourier 1 • Le funzioni simmetriche rispetto all'asse delle y (funzioni pari) ammettono uno sviluppo in serie di Fourier di soli coseni; • le funzioni simmetriche rispetto all'origine degli assi (funzioni dispari) presentano uno sviluppo in serie di soli seni. • In generale non è necessario che la funzione f(x) sia periodica: qualunque funzione che nell'intervallo [0, 2] sia continua e limitata, può essere ridefinita in modo da essere estesa per periodicità a tutto l'asse reale, e quindi sviluppata in serie di Fourier come funzione periodica nell’intervallo. 23 Osservazioni sulla serie di Fourier 2 • Le serie di Fourier sono utilmente applicabili nel trattamento dei segnali elettrici e nello studio dei fenomeni vibratori e oscillatori di varia natura (corda vibrante, onde musicali … , tra cui l’onda triangolare, l’onda quadra ecc) • Se f(x) è la rappresentazione di un'onda sonora, lo sviluppo di Fourier decompone il suono nella sovrapposizione dell’armonica fondamentale con armoniche di frequenza differente; i valori successivi di k determinano le armoniche successive, come suoni di frequenza via via decrescente. • L’energia sonora è massima in corrispondenza dell’armonica fondamentale e va decrescendo per le armoniche successive. • Se più strumenti suonano la stessa nota è possibile distinguere la timbrica dei diversi strumenti. Ciò è legato all’emissione delle armoniche successive prodotte dai differenti strumenti, cioè strumenti differenti pur emettendo la stessa nota, emettono armoniche di ampiezza differente. 24 Esempio Esempio grafico di successive armoniche di un’onda quadra (essendo una funzione pari si ha una serie di soli coseni): E dell’onda a dente di sega (dispari, quindi solo seni) 25